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PHP-FPM: perché pm static batte dynamic e ondemand sui server ad alto traffico
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PHP-FPM: perché pm static batte dynamic e ondemand sui server ad alto traffico


Il process manager sbagliato è spesso il vero collo di bottiglia di PHP


Quando un’applicazione PHP inizia a rallentare sotto traffico reale, la prima cosa che si tende a ottimizzare è il codice: query più efficienti, cache applicativa, opcache. Tutte cose giuste, ma c’è un parametro a monte che viene sistematicamente sottovalutato e che, su un server con traffico costante, può pesare quanto tutto il resto messo insieme: il process manager (PM) di PHP-FPM.

La quasi totalità delle installazioni lascia pm impostato su dynamic, il valore di default, oppure viene consigliato di passare a ondemand quando la memoria disponibile è scarsa. Per un server che riceve traffico costante e prevedibile, però, esiste una terza opzione quasi sempre trascurata: pm = static. In questo articolo vediamo perché, come calcolare i parametri corretti e in quali scenari conviene davvero.

Le tre modalità del process manager


PHP-FPM gestisce un pool di processi worker che eseguono lo script PHP per ogni richiesta. Il parametro pm nel file di configurazione del pool decide come questi worker vengono creati e distrutti nel tempo:

  • dynamic: il numero di processi figli varia dinamicamente in base a pm.max_children, pm.start_servers, pm.min_spare_servers e pm.max_spare_servers. All’avvio del servizio vengono lanciati pm.start_servers worker, poi il pool si espande e si contrae seguendo il carico.
  • ondemand: i processi vengono avviati solo quando arriva una richiesta, invece di essere già pronti all’avvio del servizio come accade con dynamic. Ottimo per il risparmio di memoria, meno per la latenza sul primo hit.
  • static: il numero di processi figli è fisso, determinato unicamente da pm.max_children. Nessuna logica di scaling: i worker vengono creati all’avvio e restano attivi.

La documentazione ufficiale di PHP elenca tutte le direttive globali di php-fpm.conf, ma la scelta tra queste tre modalità è più una questione di architettura del server che di singola direttiva.

Un parallelo utile: il governor della CPU


Chiunque abbia mai armeggiato con le impostazioni di risparmio energetico della CPU (CPUFreq governor, presenti sia su *nix che su Windows) riconoscerà lo stesso identico compromesso:

  • ondemand: scala la frequenza dinamicamente in base al carico corrente, saltando rapidamente alla frequenza massima per poi scendere durante i periodi di inattività.
  • conservative: scala la frequenza in modo più graduale rispetto a ondemand.
  • performance: mantiene sempre la CPU alla frequenza massima.

Il compromesso è lo stesso che si ritrova in PHP-FPM: un’impostazione privilegia la reattività immediata, le altre il risparmio di risorse durante i periodi di inattività. Con il governor performance, i core mantengono la frequenza massima invece di scalare verso il basso in idle: è un boost di prestazioni relativamente sicuro, il cui costo dipende quasi solo dai limiti termici della CPU. Lo stesso principio, applicato ai processi PHP-FPM invece che ai cicli di clock, è ciò che rende pm = static efficace su un server sotto carico costante.

Usare pm static per il massimo delle prestazioni


L’impostazione pm = static dipende fortemente dalla memoria libera disponibile sul server. Se la memoria è scarsa, ondemand o dynamic restano scelte più sicure. Se invece la memoria è disponibile, static elimina gran parte dell’overhead di gestione del pool impostando il numero di worker al massimo che il server può sostenere.

In pratica, pm.max_children con static va calcolato come il numero massimo di processi PHP-FPM che possono girare senza generare pressione sulla memoria disponibile o sulla cache del sistema, e senza saturare le CPU con una coda di operazioni PHP-FPM in attesa.

Un caso reale: un server con 32 GB di RAM installata, pm = static e pm.max_children = 100, usa un massimo di circa 10 GB. Anche con circa 200 utenti attivi negli ultimi 60 secondi (dato preso da Google Analytics), circa il 70% dei worker PHP-FPM resta idle. Questo è precisamente il punto: PHP-FPM lavora sempre alla capacità massima configurata, indipendentemente dal traffico istantaneo, e i worker idle restano pronti a rispondere immediatamente ai picchi di traffico invece di dover attendere che il process manager ne generi di nuovi (e poi li termini dopo che pm.process_idle_timeout scade).

Calcolare pm.max_children, non indovinarlo


Il passaggio più importante, spesso saltato, è misurare invece di stimare a occhio. Prima si misura la dimensione media residente (RSS) di un worker PHP-FPM sotto carico reale:

ps --no-headers -o rss -C php-fpm | awk '{ sum += $1; n++ } END { print sum/n/1024 " MB" }'

A questo punto si divide la memoria che si è disposti a dedicare a PHP-FPM per questo valore medio. Se un worker occupa in media 60 MB e si vogliono allocare 6 GB a PHP-FPM, il calcolo è circa pm.max_children = 100 (6144 / 60). È fondamentale lasciare margine per il sistema operativo, il web server e il database: non va mai assegnata a PHP-FPM tutta la RAM fisica disponibile.

Da qui si procede per iterazioni: si testa sotto carico reale e si affina il valore osservando uso di memoria, utilizzo CPU e tempi di risposta. Con pm = static, poiché i worker restano già residenti in memoria, i picchi di traffico si traducono in picchi di carico e CPU molto più contenuti, e le medie restano più stabili nel tempo.

Per monitorare i processi attivi in tempo reale si può usare top filtrato per utente:

top -bn1 | grep php-fpm

Impostando anche pm.max_requests a un valore alto (o a 0 per disabilitare il riavvio periodico dei worker) si evita ulteriore overhead di gestione, ma questa scelta ha senso solo su un server di produzione senza memory leak noti negli script PHP. In generale conviene comunque impostare un valore alto ma finito, ad esempio pm.max_requests = 1000, per garantire un riavvio periodico dei worker senza reintrodurre overhead significativo.

Quando usare ondemand e dynamic invece di static


Con pm = dynamic capita spesso di incontrare un warning simile a questo nei log:

WARNING: [pool xxxx] seems busy (you may need to increase pm.start_servers,
or pm.min/max_spare_servers), spawning 32 children, there are 4 idle,
and 59 total children

Il consiglio più comune, in questi casi, è passare a ondemand. Su un server costantemente sotto carico, però, questa scelta si ritorce contro: ondemand azzera i worker idle appena il traffico cala, per poi doverli rigenerare non appena il traffico torna a salire, scambiando risparmio di memoria con latenza di spawn esattamente nel momento peggiore. Un timeout di idle molto alto attenua il problema, ma a quel punto conviene semplicemente passare a pm.static con un pm.max_requests elevato.

dynamic e soprattutto ondemand restano invece la scelta giusta in scenari con molti pool PHP-FPM distinti sullo stesso server, ad esempio hosting condiviso con centinaia di account cPanel o siti diversi ciascuno con il proprio pool. In un ambiente con 100+ pool e 200+ domini, dove la maggior parte dei siti riceve pochissimo traffico, static o dynamic sprecherebbero enormi quantità di memoria su worker perennemente idle: ondemand chiude i worker inattivi liberando memoria, motivo per cui è diventato il default in ambienti come cPanel.

Un cenno ai container


Lo stesso ragionamento va adattato quando PHP-FPM gira dentro un container con risorse limitate (ad esempio 0.5 vCPU e 1 GB di RAM) e la scalabilità è orizzontale, tramite orchestrazione (Docker Swarm, Kubernetes). In questi contesti pm.static resta spesso l’unica scelta sensata a livello di singolo container, ma la decisione su quando far partire un nuovo container non può basarsi solo su CPU e memoria: va monitorato anche il numero di processi PHP-FPM attivi rispetto a pm.max_children. Se il pool ha 50 worker configurati e 40 sono già occupati, è il momento di avviare un nuovo container, indipendentemente da quanto CPU e RAM stiano effettivamente segnalando in quel momento. Questo richiede di esporre lo stato di php-fpm status al sistema di autoscaling, valutato a intervalli brevi.

Conclusione


Superata una certa soglia di traffico costante, ondemand e dynamic introducono un overhead di gestione dei processi che una configurazione static ben calcolata elimina alla radice. La regola pratica è semplice da enunciare ma richiede disciplina nell’applicarla: non indovinare pm.max_children, misurarlo a partire dal consumo medio di RSS dei worker sotto carico reale, lasciare margine per OS, web server e database, e poi affinare osservando le metriche reali. Su un server dedicato o una VM con traffico prevedibile, il guadagno in stabilità di CPU e tempi di risposta è concreto. Su hosting condiviso con centinaia di pool a bassissimo traffico, ondemand resta la scelta più razionale. Conoscere il proprio sistema, prima ancora del proprio codice PHP, è ciò che fa la differenza.

Fonte: PHP-FPM tuning: Using ‘pm static’ for max performance, LinuxBlog.io (Hayden James)


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A Booby-Trapped Git Repository Can Quietly Leak Files Through Claude Code, Researchers Show
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Nmap su Linux: la guida pratica a scanning e discovery di rete per sistemisti
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Nmap su Linux: la guida pratica a scanning e discovery di rete per sistemisti


Chi amministra server Linux prima o poi si trova a dover rispondere a una domanda apparentemente semplice: “cosa è realmente esposto su questa macchina, e su questa rete?” La risposta corretta non arriva mai da un elenco di regole firewall letto a memoria, ma da una verifica attiva. Nmap (Network Mapper) resta lo strumento di riferimento per questo tipo di verifica: open source, nato nel 1997, ancora oggi il punto di partenza per audit di sicurezza, mappatura di reti e troubleshooting di connettività.

In questo articolo vediamo un percorso pratico per usare nmap in scenari reali di amministrazione sistemi: dalla discovery degli host alla scansione delle porte, fino agli script NSE per individuare vulnerabilità e configurazioni deboli.

Nota importante: esegui scansioni solo su reti e host di tua proprietà o per cui hai autorizzazione esplicita. La scansione non autorizzata può costituire reato in molte giurisdizioni, Italia compresa (accesso abusivo a sistema informatico, art. 615-ter c.p.).

Installazione


Nmap è disponibile nei repository di tutte le distribuzioni principali:

# Debian/Ubuntu
sudo apt install nmap

# Fedora/RHEL/CentOS
sudo dnf install nmap

# Arch/Manjaro
sudo pacman -S nmap

# Verifica
nmap --version

Host discovery: chi è vivo sulla rete


Il primo passo in qualsiasi audit è capire quali host rispondono. Per questo si usa la scansione “ping”, che salta completamente il controllo delle porte:

nmap -sn 192.168.1.0/24

Su una rete locale nmap non si limita all’ICMP: usa il protocollo ARP, molto più veloce e capace di scovare anche dispositivi che ignorano i normali ping. Su reti instradate, invece, combina richieste ICMP echo, TCP SYN sulla porta 443, TCP ACK sulla porta 80 e timestamp ICMP. Il risultato è un inventario rapido e silenzioso di ciò che è realmente connesso, utile ad esempio quando serve scoprire quale indirizzo IP il DHCP ha assegnato a un nuovo dispositivo.

Scansione delle porte


Una volta identificati gli host attivi, il passo successivo è capire quali servizi espongono. Senza opzioni, nmap scansiona le 1.000 porte TCP più comuni e non richiede privilegi root:

nmap 192.168.1.10

Da root, il tipo di scansione predefinito diventa la SYN scan (o “stealth scan”), più veloce perché non completa mai l’handshake TCP a tre vie e lascia meno tracce nei log applicativi:
sudo nmap -sS 192.168.1.10

Le 1.000 porte di default lasciano fuori parecchio. Un’istanza MySQL su una porta non standard, o un demone SSH spostato sulla 2222, restano invisibili. Per una copertura completa:
sudo nmap -sS -p- 192.168.1.10   # tutte le 65.535 porte
sudo nmap -p 22,80,443,3306 192.168.1.10   # porte specifiche
sudo nmap -p 1-1024 192.168.1.10   # un intervallo

Va tenuto d’occhio anche l’UDP, spesso trascurato ma sede di servizi critici come DNS (53), SNMP (161) e NTP (123):
sudo nmap -sU -p 53,161,123 192.168.1.1

Le scansioni UDP sono più lente perché una porta chiusa non sempre genera una risposta esplicita: conviene limitare l’intervallo di porte o armarsi di pazienza.

Version detection e OS fingerprinting


Sapere che la porta 22 è aperta è utile. Sapere che dietro c’è OpenSSH 8.9p1 lo è molto di più, soprattutto per intercettare versioni obsolete durante un audit di sicurezza:

sudo nmap -sV 192.168.1.10

PORT     STATE SERVICE VERSION
22/tcp   open  ssh     OpenSSH 8.9p1 Ubuntu 3ubuntu0.6
80/tcp   open  http    nginx 1.24.0
3306/tcp open  mysql   MySQL 8.0.35

Con --version-intensity (da 0 a 9, default 7) si regola quanto nmap insiste nel probing: abbassarlo a 2-3 velocizza la scansione senza perdere molta precisione sui servizi comuni.

Per un’ipotesi sul sistema operativo, tramite fingerprinting dello stack TCP/IP, serve almeno una porta aperta e una chiusa:

sudo nmap -O 192.168.1.10

Su macchine virtuali o stack TCP personalizzati la stima può essere imprecisa, ma resta un segnale utile per separare rapidamente server Linux, macchine Windows e dispositivi embedded su uno stesso segmento di rete.

Per un quadro completo in un colpo solo (OS detection, version detection, script scanning e traceroute) c’è la scansione aggressiva:

sudo nmap -A 192.168.1.10

Genera molto traffico: da evitare su reti di produzione senza una finestra di manutenzione concordata.

Nmap Scripting Engine (NSE): oltre il semplice port scan


La vera potenza di nmap emerge con NSE, il motore di scripting che esegue controlli automatizzati sugli host scoperti: dalla ricerca di vulnerabilità note alla verifica di configurazioni deboli. Gli script risiedono in /usr/share/nmap/scripts/ e sono organizzati in categorie (default, auth, vuln, discovery, intrusive, safe).

# Vulnerabilità note (categoria più invasiva, usarla con criterio)
sudo nmap --script=vuln 192.168.1.10

# Accesso FTP anonimo
sudo nmap --script=ftp-anon -p 21 192.168.1.10

# Header HTTP (spesso rivelano versioni software o debug info)
sudo nmap --script=http-headers -p 80,443 192.168.1.10

# Open relay SMTP
sudo nmap --script=smtp-open-relay -p 25 192.168.1.20

Un controllo rapido su porta 80/443 con http-headers capita spesso di far emergere header con versioni software esposte inutilmente: una correzione da cinque minuti che chiude una falla di information disclosure.

Output e automazione


Per qualsiasi verifica che vada oltre il controllo estemporaneo, conviene salvare i risultati:

sudo nmap -sV 192.168.1.0/24 -oA scan_results

Il flag -oA genera contemporaneamente output normale (.nmap), XML (.xml, utile per l’integrazione con altri strumenti e dashboard) e formato “grepable” (.gnmap), comodo per il parsing rapido da shell.

Combinazioni utili nel lavoro quotidiano

# Solo porte effettivamente aperte, timing aggressivo su rete affidabile
sudo nmap -sS -T4 --open 192.168.1.10

# Tutti i server SSH su una subnet
sudo nmap -p 22 --open -sV 192.168.1.0/24

# Verifica che MySQL non sia esposto inutilmente
sudo nmap -p 3306 --open 192.168.1.0/24

# Discovery + version scan solo sugli host realmente attivi
sudo nmap -sn 192.168.1.0/24 -oG - | grep "Up" | awk '{print $2}' | sudo nmap -sV -iL -

MySQL esposto senza motivo è uno degli errori di configurazione più comuni e più pericolosi: una scansione mirata come quella sopra richiede due secondi e può intercettare il problema prima che lo trovi qualcun altro.

Nmap ha inoltre sei template di timing, da T0 (paranoico, lentissimo) a T5 (aggressivo): T3 è il default bilanciato, T4 va bene su reti locali affidabili, mentre su VPN o collegamenti lenti conviene scendere a T2 per evitare falsi negativi dovuti a pacchetti persi.

Porte filtrate: un segnale, non un fastidio


Nmap distingue tre stati: open, closed e filtered. Quest’ultimo indica che un firewall o un packet filter sta bloccando silenziosamente la sonda. Se compaiono molte porte filtrate su un server che non ti aspetti sia protetto da firewall, vale la pena indagare: potrebbe essere ufw, firewalld, un ruleset nftables o un security group del provider cloud. In ogni caso, è un’indicazione da non ignorare, e lo stesso principio vale per i probe di version detection e OS fingerprinting, che un firewall può alterare o azzerare.

Conclusione


Nmap non si impara in un pomeriggio, ma i comandi visti coprono la maggior parte del lavoro quotidiano di un sistemista: discovery degli host, scansione delle porte, identificazione di servizi e versioni, script NSE per approfondire, e output strutturato per automazione o revisione successiva. La sequenza tipica è semplice: si parte con -sn per la discovery, si aggiunge -sV quando servono i dettagli sui servizi, e si porta NSE in campo quando serve scavare più a fondo. Timing prudente in produzione, aggressivo nel proprio lab: è una distinzione che vale la pena interiorizzare prima di lanciare la prima scansione su un ambiente che non si controlla del tutto.

Fonte originale: Hayden James, “nmap on Linux: Guide to Network Scanning and Discovery”, LinuxBlog.io.


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anexo del congreso, miércoles, 29 de julio, 00:00 GMT-3 [h1][strong]Revue du Casino Stakes777 : Les méthodes de paiement sont extrêmement pratiques[/strong][/h1] Dans cette analyse détaillée, nous explorons Stakes777 Casino et ses caractéristiques exceptionnelles. Cette plateforme de jeux en ligne se distingue par sa facilité d'utilisation et ses options de paiement remarquablement convenables. Les joueurs apprécient particulièrement la diversité des méthodes bancaires proposées, qui facilitent
Lug 29
sinnersthrift
Mer 5:00 - 16:55 Europe/Rome
Vagancio Pirato

Revue du Casino Stakes777 : Les méthodes de paiement sont extrêmement pratiques


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Wenn Politiker:innen nicht mehr selbst reden, sondern Maschinen für sich sprechen lassen, mangelt es ihrem Auftritt an Authentizität. Doch gerade die macht einen Teil ihrer Legitimität aus. Denn in einer Demokratie sollten wir von Menschen repräsentiert werden, nicht von Robotern.

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✨ Funky Mantis: la gang ransomware DevMan si dota di un CRM per gestire estorsioni contro ospedali e fabbriche
#CyberSecurity
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Funky Mantis: la gang ransomware DevMan si dota di un CRM per gestire estorsioni contro ospedali e fabbriche


C’è un momento in cui un’operazione di ransomware smette di essere un pugno di script e diventa un’azienda vera e propria, con reparti, scadenze e un pannello di controllo. Per il gruppo Funky Mantis, noto anche come DevMan, quel momento è arrivato tra la fine del 2025 e il gennaio 2026, quando la sua infrastruttura di attacco si è trasformata in una piattaforma centralizzata capace di gestire più operazioni contemporaneamente, con tanto di CRM interno per tracciare vittime, curatori e pagamenti attesi. A ricostruirlo sono stati gli analisti di Catalyst/Prodaft, che hanno esaminato due versioni del pannello web del gruppo e trovato indizi che l’infrastruttura sia stata usata in almeno un attacco reale.

Da toolkit a piattaforma “as-a-service”


Funky Mantis opera secondo il modello ormai classico del ransomware-as-a-service: gli amministratori mantengono un’infrastruttura chiusa a cui gli affiliati accedono per ottenere accesso a reti già compromesse, generare versioni del malware, negoziare con le vittime e monitorare i pagamenti. Quello che distingue questa gang è la maturità del tooling gestionale. La prima versione del pannello, osservata a fine 2025, offriva già funzioni per creare varianti del malware, una sezione finanziaria, una chat diretta con le vittime e supporto tecnico per gli affiliati in difficoltà.

A gennaio 2026 è comparsa una seconda versione, con un sistema di contabilità molto più sofisticato: gli operatori possono creare team, assegnare partecipanti a specifici bersagli, tracciare lo stato di ogni attacco, le scadenze di pagamento e l’incasso atteso per ciascuna vittima. È, di fatto, un CRM per l’estorsione, che permette di coordinare più campagne parallele da un’unica cabina di regia — la stessa logica organizzativa di una software house legittima, applicata alla gestione degli attacchi ransomware su scala.

Cosa rivelano le chat interne


I ricercatori hanno avuto accesso a messaggi privati scambiati tra i partecipanti al programma, che mostrano l’organizzazione interna del gruppo: gli amministratori distribuiscono l’accesso a reti compromesse in diversi paesi, assegnano “curatori” (curator) che supervisionano gli affiliati e impongono scadenze strette, spesso di pochi giorni, per portare a termine l’attacco. Nelle conversazioni ricorrono riferimenti a organizzazioni del settore sanitario, infrastrutture critiche, ambito commerciale ed enti governativi. È interessante notare che, in alcuni casi, gli affiliati si limitano a dichiarare un attacco riuscito senza che i ricercatori abbiano potuto confermarne l’effettivo esito — un promemoria che, nell’ecosistema RaaS, la vanteria fa parte del modello di business quanto il cifrario stesso.

Il cifrario: ChaCha20-Poly1305 e la caccia ai sistemi medicali


Sul piano tecnico, gli analisti hanno esaminato la variante Windows del cifrario. Il programma verifica i privilegi di amministratore, tenta di disattivare le protezioni native di Windows, arresta servizi specifici, elimina le shadow copy di sistema per impedire il ripristino, enumera le risorse di rete raggiungibili e cifra i file sia sui dischi locali sia sugli storage connessi. Al termine dell’esecuzione rilascia una nota di riscatto e, in alcune configurazioni, può autoeliminare il proprio eseguibile per ostacolare l’analisi forense successiva.

La cifratura utilizza l’algoritmo ChaCha20-Poly1305 e aggiunge ai file colpiti l’estensione .devman21 — dettaglio che conferma il legame con l’alias DevMan con cui il gruppo è tracciato in altre fonti. Il malware è chiaramente orientato all’ambiente corporate: tra i bersagli figurano documenti, database, backup, macchine virtuali, codice sorgente e, soprattutto, file collegati a sistemi medicali. Gli operatori promuovono separatamente attacchi contro infrastrutture critiche e offrono funzionalità dedicate per colpire sistemi di controllo industriale, segnalando un’ambizione che va oltre la crittografia opportunistica di file server aziendali.

Un punto resta però non confermato: se il gruppo eserciti davvero double extortion con esfiltrazione dei dati. Il servizio pubblicizza questa capacità nei materiali promozionali rivolti agli affiliati, ma gli analisti non hanno trovato né strumenti di exfiltration né tracce concrete di trasferimento file verso l’esterno. È possibile che si tratti, almeno in parte, di una promessa commerciale non ancora del tutto implementata — un dettaglio che i difensori non dovrebbero comunque dare per scontato in fase di risposta all’incidente.

Come rilevarlo: TTP invece di hash


Il consiglio più utile che arriva dalla ricerca di Catalyst Prodaft riguarda l’approccio alla detection. Data la velocità con cui varianti e hash del cifrario possono cambiare tra un affiliato e l’altro, gli analisti raccomandano di non basare il rilevamento su file isolati o firme statiche, ma sulla sequenza di azioni tipica di un attacco in preparazione. Tra gli indicatori comportamentali da monitorare: accessi remoti anomali, uso successivo di account con privilegi elevati, attività insolita su condivisioni SMB, modifiche alle Group Policy, disattivazione di meccanismi di protezione endpoint e cancellazione di meccanismi di recupero come le shadow copy. Questo approccio “TTP-first” consente di intercettare la fase di preparazione dell’attacco prima ancora che il cifrario venga effettivamente distribuito, quando le opzioni di risposta sono ancora molte.

Per i team di sicurezza che operano in ambito sanitario o industriale, il caso Funky Mantis è un altro segnale che il ransomware-as-a-service sta convergendo verso modelli operativi sempre più simili a normali strumenti SaaS di project management — il che, paradossalmente, li rende anche più prevedibili da un punto di vista comportamentale, se si sa dove guardare.

Indicatori di compromissione

Gruppo: Funky Mantis (alias DevMan)
Modello: Ransomware-as-a-Service (RaaS) con pannello CRM per affiliati

Estensione file cifrati: .devman21
Algoritmo di cifratura: ChaCha20-Poly1305

Comportamenti osservati (Windows):
- Verifica privilegi amministrativi
- Tentativo di disattivazione delle protezioni Windows native
- Arresto di servizi specifici prima della cifratura
- Cancellazione delle shadow copy di sistema (inibizione del recovery)
- Enumerazione risorse di rete/condivisioni SMB
- Cifratura di dischi locali e storage connessi
- Possibile autoeliminazione del binario a fine esecuzione

Settori target: sanità (sistemi medicali), infrastrutture critiche/ICS,
ambito commerciale, enti governativi

Indicatori comportamentali da monitorare (TTP-first, non solo hash):
- Accesso remoto anomalo seguito da uso di account privilegiati
- Attività insolita su SMB / enumerazione di condivisioni di rete
- Modifiche alle Group Policy
- Disattivazione di strumenti di protezione endpoint
- Cancellazione di shadow copy o altri meccanismi di recupero dati

Fonte primaria: Catalyst Prodaft, "Funky Mantis platform: coordination and locker analysis"

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✨ Email bombing, finto IT support e un’estensione Edge che evade la sandbox: la tradecraft di UNC6692
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Email bombing, finto IT support e un’estensione Edge che evade la sandbox: la tradecraft di UNC6692


Migliaia di email di conferma iscrizione e newsletter che intasano la casella di posta in pochi minuti, seguite — puntuale come un copione — da un messaggio Teams di un fantomatico “IT Support” pronto ad aiutare. È la sequenza che eSentire’s Threat Response Unit (TRU) ha documentato in una campagna di luglio 2026 contro un’azienda del settore software, attribuita al broker di accessi iniziali UNC6692. Il bersaglio finale non è un semplice furto di credenziali: è l’installazione di Edgecution, un’estensione malevola per Microsoft Edge capace di evadere la sandbox del browser e prendere il controllo dell’host sottostante.

UNC6692 non è un nome nuovo per chi segue il crimine informatico organizzato: Google Cloud/Mandiant lo ha già descritto come un initial access broker (IAB) che prepara il terreno per gruppi ransomware, tra cui la syndicate nota come Payouts King. La catena osservata da eSentire — email bombing, impersonificazione IT via Teams, Quick Assist e una suite di malware modulare battezzata “SNOW” — è la stessa tradecraft già segnalata da Google e da The Hacker News nei mesi scorsi, ma il report più recente aggiunge dettagli tecnici granulari sull’ultimo anello della catena, l’estensione Edgecution, e sui suoi indicatori di compromissione.

Fase 1: sommergere la vittima di email per giustificare una chiamata


L’attacco si apre con una tecnica ormai da manuale ma sempre efficace: l’email bombing. Iscrivendo l’indirizzo della vittima a migliaia di newsletter e servizi di conferma automatica, gli attaccanti saturano la casella di posta in pochi minuti. L’obiettivo non è nascondere altro traffico, ma costruire un pretesto plausibile: un dipendente sommerso da email è più propenso ad accettare senza troppe domande il contatto di un “supporto IT” che offre di risolvere il problema.

Subito dopo il bombing, gli attaccanti contattano la vittima su Microsoft Teams impersonando l’identità “IT Support | Corporate IT Service (Internal)”. La scelta del canale non è casuale: Teams è percepito come un ambiente aziendale “fidato” rispetto alla posta elettronica, il che abbassa ulteriormente la soglia di sospetto della vittima nel momento cruciale.

Fase 2: Quick Assist come porta d’accesso hands-on


Il finto tecnico guida la vittima a lanciare Quick Assist, lo strumento di assistenza remota integrato in Windows, dando agli attaccanti accesso interattivo alla macchina. Da quel momento sono loro a dirigere l’infezione: portano la vittima su un sito di phishing ospitato su Amazon S3 e progettato per imitare una pagina Office 365. La pagina utilizza i primi due pulsanti per far scaricare alla vittima AutoHotkey e uno script stager, mentre un modulo di login raccoglie in chiaro la password Office 365 non appena viene premuto “invio”. Un dettaglio curioso della catena: lo script analizza persino gli appunti (clipboard) della vittima con un’espressione regolare, alla ricerca di un codice di riferimento fornito verbalmente durante la finta sessione di supporto — un ulteriore livello di “autenticazione sociale” della truffa.

Edgecution: un’estensione Edge che rompe il sandbox del browser


Il payload finale, Edgecution, combina un’estensione malevola per Microsoft Edge con un native messaging host in Python. È proprio questa combinazione a permettere all’estensione — normalmente confinata alla sandbox del browser — di comunicare con un processo nativo sul sistema operativo e, di fatto, evadere i limiti imposti dal browser stesso. Una volta installata, Edgecution è in grado di monitorare in tempo reale i siti web visitati dalla vittima, catturare le credenziali Office 365 inserite, scrivere file arbitrari sul disco, enumerare i processi in esecuzione ed eseguire comandi shell, Python o PowerShell a piacimento — di fatto un accesso remoto completo mascherato da componente del browser.

Lo stager scaricato dal sito S3 arriva come archivio ZIP protetto da password, estratto tramite tar.exe in una sottocartella nascosta dentro %LOCALAPPDATA%\Microsoft\Edge\User Data. Tutte le stringhe presenti nello stager e nel native messaging host sono offuscate con XOR e decodificate solo a runtime, un accorgimento pensato per rallentare l’analisi statica. Per la persistenza, il malware scrive voci di registro sotto la chiave NativeMessagingHosts di Microsoft Edge e crea — eseguendolo immediatamente — un’attività pianificata configurata per rilanciare Edge con l’estensione caricata a ogni accesso.

Un IAB al servizio del ransomware


Il quadro attributivo colloca UNC6692 non come gruppo ransomware in sé, ma come specialista dell’accesso iniziale che poi rivende o passa il testimone a operazioni di estorsione più ampie, in particolare Payouts King. È un modello di business ormai consolidato nell’ecosistema del cybercrime: separare chi entra da chi cifra e negozia il riscatto permette a entrambe le parti di specializzarsi e di essere più difficili da tracciare come un’unica organizzazione. Vista in quest’ottica, la sofisticazione dell’ingegneria sociale di UNC6692 — pretesto costruito ad arte, canale Teams “aziendale”, Quick Assist, verifica via clipboard — non è fine a se stessa: è l’investimento necessario per garantirsi l’accesso di alta qualità che un cliente ransomware è disposto a pagare.

Due righe per i difensori


Per i team blue team, la catena UNC6692 offre diversi punti di intercettazione prima che si arrivi a Edgecution. Il primo è comportamentale: un’ondata improvvisa di iscrizioni a newsletter verso una singola casella dovrebbe generare un alert automatico, così come un contatto Teams esterno o appena creato che si presenta come “IT Support” — Microsoft Teams consente di etichettare gli account esterni, e questa etichetta va monitorata, non ignorata dagli utenti. Il secondo punto di controllo è tecnico: le policy aziendali dovrebbero limitare l’uso di Quick Assist ai soli casi avviati dall’help desk interno tramite ticket, bloccandolo o quantomeno alertando su ogni sessione avviata da un utente su richiesta esterna. Sul fronte endpoint, vale la pena monitorare la creazione di voci sotto HKLM\SOFTWARE\Microsoft\Edge\NativeMessagingHosts e la creazione di scheduled task che rilanciano msedge.exe con parametri di estensione custom, oltre a restringere via policy quali estensioni Edge possono essere installate al di fuori dello store ufficiale.

Va sottolineato che, secondo eSentire, l’archivio ZIP di Edgecution viene ricostruito da byte “spogliati” dell’header standard, un dettaglio che rende la sua individuazione tramite semplice controllo di firma file inefficace: servono euristiche comportamentali o EDR capaci di ispezionare i native messaging host registrati, non solo le estensioni installate nel browser.

Indicatori di compromissione

[Infrastruttura C2 Edgecution - domini CloudFront]
d385m5skczp5q5.cloudfront[.]net
d7xpwoah6gdv2.cloudfront[.]net
(+ 5 domini CloudFront aggiuntivi identificati da eSentire TRU)
[URL di delivery phishing/payload - Amazon S3]
hxxps://app7040.s3.us-east-1.amazonaws[.]com/patch.html
hxxps://app5805.s3.us-east-1.amazonaws[.]com/js/patch3265343.a
(+ 3 URL aggiuntivi identificati da eSentire TRU)
[Hash SHA-256 - artefatti sito phishing e payload]
232bca658c585627830623fcdce56647dc291666b25c901ee56212681198067a
e88c196a86c74ea0e53dfe77c93f577cb441ee590756cf7f3284522a2d6a6be5
da1cf68c9dc1cebcebf8ec7d1cf99ac9c0291db7b21bf279b9cad24c7a49948c
[Comandi osservati in fase di deployment]
tar.exe -xf ".zip" -C "%LOCALAPPDATA%\Microsoft\Edge\User Data\test1" --passphrase ""
cmd.exe /c python --version 2>&1
cmd /c start /min ... & del
[Account Microsoft Teams usati per l'impersonificazione IT]
Identità display: "IT Support | Corporate IT Service (Internal)"
(indirizzi email specifici omessi dalla fonte originale)
[Persistenza]
Chiave di registro: HKLM\SOFTWARE\Microsoft\Edge\NativeMessagingHosts\
Meccanismo: Scheduled Task creato ed eseguito immediatamente per rilanciare Microsoft Edge con l'estensione caricata

Fonti: eSentire Threat Response Unit (TRU), Google Cloud Threat Intelligence/Mandiant, The Hacker News, BleepingComputer.

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✨ Un agente IA in modalità YOLO contro il Ministero delle Finanze thailandese: dentro l’operazione Hermes/Hades
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/un-age…

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Un agente IA in modalità YOLO contro il Ministero delle Finanze thailandese: dentro l’operazione Hermes/Hades


Per tre giorni, tra il 9 e il 13 luglio 2026, un server ospitato a Hong Kong ha lasciato aperte al mondo intero tre directory contenenti l’intera cassetta degli attrezzi di un’operazione contro il Ministero delle Finanze thailandese. Dentro, oltre 580 file e 470 MB di exploit, webshell e credenziali rubate, i ricercatori di Hunt.io e il giornalista Bob Diachenko hanno trovato qualcosa di nuovo: i log di un agente IA autonomo, Hermes, lasciato libero di enumerare host, scalare privilegi e frugare tra i file di un ministero senza che nessun essere umano ne supervisionasse i comandi in tempo reale.

Non è la prima volta che un attore offensivo delega lavoro di routine a un modello linguistico: negli ultimi mesi si sono già visti agenti IA usati in intrusioni ransomware e cloud, e persino in operazioni di spionaggio attribuite ad attori legati alla Cina. Ma il caso thailandese, documentato da Hunt.io in un report pubblicato il 25 luglio, è tra i primi a mostrare un’agente IA che opera davvero “senza supervisione” — in modalità YOLO, senza prompt di conferma — contro un obiettivo governativo, mentre un impianto Go inedito, ribattezzato dall’operatore stesso “Hades”, veniva preparato per garantire la persistenza sui sistemi compromessi.

Un server in Hong Kong, tre directory aperte


L’infrastruttura ruota attorno all’indirizzo 43.246.208[.]207, allocato da AS132883 (TOPIDC, Hong Kong). Non è un server anonimo qualsiasi: Hunt.io lo classifica ad alto rischio perché in passato ha ospitato un controller ShadowPad, e al momento dell’analisi serviva anche un server C2 VShell sulla porta 21083. Un solo dominio, redhatupdating432.dnsrd[.]com, risolveva verso l’host, ma la sua presenza precede l’attività osservata, che i ricercatori collocano tra fine giugno e i primi di luglio 2026.

Sul server sono state trovate tre directory aperte in rapida successione: il 9 luglio (145 file, tra cui exploit per diverse CVE, script per attacchi alle caselle di posta del ministero e i primi log di Hermes), il 10 luglio (62 eseguibili Go compilati per Windows e Linux, incluso l’impianto Hades) e una terza il 13 luglio. Un pivot sui certificati TLS — tutti con Common Name “www” ma organizzazioni emittenti rotanti come “Web Services” o “Cloud Platform”, uniti dalla stessa impronta JA4X — ha permesso di collegare altri due host alla stessa infrastruttura: uno in Malesia (118.107.222[.]232) e un secondo a Hong Kong (202.181.27[.]115), quest’ultimo usato come nodo C2 secondario per Hades.

Hermes: l’agente che ha fatto il lavoro sporco


Hermes è un agente IA open source pubblicato a febbraio 2026, capace di funzionare come demone persistente con memoria tra sessioni, e ha da tempo superato le 140.000 stelle su GitHub, diventando uno dei framework agentici più diffusi. Tra le sue modalità operative c’è “YOLO”, che elimina le richieste di conferma umana prima di eseguire comandi potenzialmente pericolosi — esattamente l’impostazione che l’operatore ha scelto di attivare.

Nella directory hermes-results recuperata il 9 luglio, Hunt.io ha trovato cinque file di log (schema call_00_[ID].txt) che documentano l’agente al lavoro: una prima scansione LinPEAS per la valutazione dell’escalation di privilegi, una seconda esecuzione LinPEAS per l’enumerazione dei servizi, una ricerca di binari SUID/SGID, un’enumerazione di container e file system (con numerosi errori di broken pipe, segno che l’agente produceva più output di quanto il server riuscisse a gestire) e, infine, una ricerca ricorsiva nella web root collegata all’ufficio del Segretario Permanente del ministero, dove ha esposto documenti Office, moduli di valutazione del personale e archivi risalenti al 2012.

Lo script LinPEAS fornito all’agente era stato personalizzato per verificare tre CVE Linux del 2026: CVE-2026-43503 (“DirtyClone”), CVE-2026-31431 (“Copy Fail”, nel modulo algif_aead) e CVE-2026-43284/CVE-2026-43500 (“Dirty Frag”), tutte vulnerabilità locali di privilege escalation nel kernel Linux. Un file di configurazione recuperato mostra inoltre l’indirizzo IP del client SSH usato per operare l’agente, 103.97.0[.]57 (AS133073, Hong Kong), un quarto nodo dell’infrastruttura dell’attaccante.

Il pannello web di Hermes espone un fingerprint HTTP riconoscibile — header Server: HermesWebUI, realm Basic-auth “Hermes WebUI” — che ha permesso a Hunt.io di censire i pannelli esposti in rete: quasi 5.900 eventi nell’ultimo mese. Un secondo pivot sul percorso predicibile /hermes-results/call_*.txt ha restituito 575 directory con output dell’agente pubblicamente accessibili senza autenticazione, un’indicazione che l’uso “disattento” di questi agenti da parte di altri operatori è tutt’altro che isolato.

Hades: l’impianto che tiene il terreno


Se Hermes ha fatto l’enumerazione, il lavoro di persistenza è affidato a Hades, un impianto Go inedito individuato nella directory del 10 luglio insieme a 62 binari compilati per Windows (PE) e Linux (ELF), molti dei quali mascherati da processi di sistema legittimi — ctfmon, csrss, conhost, MicrosoftEdgeUpdate su Windows; kworker, multipathd, accounts-daemon su Linux. Alcuni file, come hades_linux_amd64 e hades_windows_amd64, portano invece il nome del progetto e sembrano fungere da template.

L’analisi statica e dinamica dei due campioni recuperati (uno per piattaforma) conferma che condividono lo stesso codebase. Tra le funzionalità di sicurezza operativa integrate: un kill-date configurabile (variabile d’ambiente HADES_KILLDATE) e un orario di lavoro programmato, che tiene il beacon “addormentato” fuori da una finestra oraria configurata per ridurre le probabilità di essere rilevato. Sul lato tecniche, il malware usa process hollowing su svchost.exe per il caricamento riflessivo del PE, persistenza via chiave di registro Run e task pianificati su Windows (cron su Linux), comunicazione HTTPS su percorsi URI camuffati da asset statici, e include capacità di screenshot basate su GDI. Il nome — nella mitologia greca Hermes accompagna le anime nell’Ade — è probabilmente una scelta non casuale dell’operatore.

Il bersaglio: Hadoop, Hive e credenziali di posta


Gli script e i file di configurazione recuperati fanno riferimento a sistemi del Ministero delle Finanze per nome host e indirizzo interno: un pannello amministrativo web, un cluster big-data Apache Hadoop e la relativa piattaforma di gestione Ambari, tutti su IP non instradabili — un livello di conoscenza della topologia interna che suggerisce una fase di ricognizione precedente non documentata nei file recuperati. Tra gli artefatti anche una web shell PHP camuffata da file di cache di sistema, tunnel HTTP suo5, e script Perl/Python per attacchi di password spraying contro l’infrastruttura di posta ministeriale con wordlist mirate. File di cookie jar mostrano inoltre token di sessione e CSRF sottratti da un pannello amministrativo e da una piattaforma di document management interna.

Cookie di sessione attivi, webshell distribuite e accesso alla rete interna indicano che l’operatore è riuscito a compromettere più sistemi all’interno della rete del MOF. Il vettore di accesso iniziale, tuttavia, resta sconosciuto: non è emerso dai documenti analizzati. Hunt.io e Diachenko hanno notificato il CERT nazionale thailandese e la National Cyber Security Agency (NCSA) il 15 luglio, ricevendo conferma di presa in carico lo stesso giorno; la pubblicazione della ricerca è stata trattenuta per la consueta finestra di disclosure di 7 giorni. Al momento della scrittura il ministero non ha confermato la violazione.

Due righe per i difensori


Il dato tecnico più interessante non è la singola vulnerabilità sfruttata, ma la combinazione: un agente IA che coordina l’enumerazione e la scoperta di privilege escalation, un impianto cross-platform con opsec dedicata che tiene l’accesso, e tooling scritto su misura per un bersaglio specifico. Per i team di sicurezza, Hunt.io suggerisce interventi molto concreti: rivedere la modalità di autenticazione di HiveServer2 (il default NONE accetta qualunque credenziale via SASL PLAIN), applicare la blocklist delle UDF Hive, effettuare audit ricorsivi delle web root alla ricerca di file PHP con nomi “a punto” che imitano cache di sistema, aggiornare sudo alla 1.9.5p2 e verificare la presenza di CVE-2021-4034 (PwnKit), disabilitare WebDAV su eventuali istanze IIS 6.0 residue, e soprattutto allertare su connessioni in uscita da processi web server verso porte interne come 10000 o 50070 — un web server che raggiunge un nodo Hadoop è di per sé un segnale forte.

Più in generale, il caso conferma una tendenza che i team di threat intelligence osservano da mesi: gli agenti IA “agentic” stanno diventando un moltiplicatore di forza per operatori anche non particolarmente sofisticati, capaci di automatizzare fasi di post-exploitation che un tempo richiedevano ore di lavoro manuale. E, come dimostra la scoperta di 575 directory /hermes-results/ esposte pubblicamente, la fretta con cui questi strumenti vengono dispiegati genera essa stessa nuove superfici di esposizione per chi li usa.

Indicatori di compromissione

[Infrastruttura di rete]
43.246.208[.]207   - AS132883 TOPIDC, Hong Kong - server con directory aperte (9/10/13 luglio)
103.97.0[.]57      - AS133073 HK Kwaifong Group, Hong Kong - client SSH verso il server di staging
118.107.222[.]232  - AS55720 The Gigabit, Malaysia - overlap certificato TLS 'www'
202.181.27[.]115   - AS134196 Converged Communications, Hong Kong - overlap certificato TLS 'www'
redhatupdating432.dnsrd[.]com - dominio storicamente risolto verso 43.246.208[.]207
[Hash SHA-256]
linux_amd64 (VShell stage 1, Linux):      0f8c905aa25c86f85454acb7e77bf5c50220c2a82e5b69a33741e55c8a85f2fc
windows_amd64.exe (VShell stage 1, Win):  a9447ae174f4aa54f760b7d7cc985c1a970f31e151d3ff66fac247f99ba1b509
linux_amd64 (VShell stage 2, Linux):      ec7e9ab43a0cc65d29f0b84a93ba88c43d01fed3dec5c968525dc73c03cbfda2
windows_amd64.exe (VShell stage 2, Win):  b65b7ede835ebba36294d52d7780065523340ee09bb8b209ef2dc495e53dfd53
multipathd_04d0 (Hades, Linux):           d252ee7b348b7e43e432d8fb154465838f5cd5fb564905323460e6f0a0c7d1e2
dwm_33b7.exe (Hades, Windows):            c74010aa82e8164c8d4ca9e073ec6b9a762e53db67498b22f5ccaef3a82853f
[Configurazione Hades]
User-Agent:    Mozilla/5.0 (Windows NT 10.0; Win64; x64) AppleWebKit/537.36 (KHTML, like Gecko) Chrome/131.0.0.0 Safari/537.36
Check-in:      /assets/app.min.js
Tasking:       /assets/vendor.js
Result upload: /assets/main.js
Env var:       HADES_KILLDATE (kill-date operativo)
[CVE sfruttate per privilege escalation nello script LinPEAS custom]
CVE-2026-43503 (DirtyClone) - LPE kernel Linux
CVE-2026-31431 (Copy Fail, modulo algif_aead) - LPE kernel Linux
CVE-2026-43284 / CVE-2026-43500 (Dirty Frag) - LPE via page-cache write
CVE-2021-3156 (sudo heap overflow) e CVE-2021-4034 (PwnKit) - exploit staged sul server
[Fingerprint per rilevare pannelli Hermes esposti]
Header: Server: HermesWebUI
Basic-auth realm: "Hermes WebUI"
Percorso output: /hermes-results/call_*.txt
Porta osservata sul server di staging: 8878

Fonti: Hunt.io (“Thailand’s Ministry of Finance Targeted With Hermes AI Agent Running Unattended, Hades Implant Staged”), BleepingComputer, The Hacker News, Security Affairs.

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Plaza Primero de Mayo, sábado, 1 de agosto, 14:00 GMT-3 Nos encontramos en una nueva Asamblea de vivienda porque este ajuste NO SE AGUANTA MÁS!! Y sabemos que la unica salida es colectiva. [strong]NI UNX PIBX SIN TECHO[/strong] Basta de discriminar a las infancias en los alquileres [strong] Ni UNX MENOS SIN VIVIENDA[/strong] Solución habitacional por violencia de género YA! [strong]NI UNX LABURANTE EN LA CALLE[/strong] Solidaridad con lxs despedidxs. Podemos ayudarles! ✊🏽 [strong]¡NO A LOS
Ago 1
Asamblea de vivienda
Sab 19:00 Europe/Rome
Vagancio Pirato

Nos encontramos en una nueva Asamblea de vivienda porque este ajuste NO SE AGUANTA MÁS!! Y sabemos que la unica salida es colectiva.

NI UNX PIBX SIN TECHO
Basta de discriminar a las infancias en los alquileres

Ni UNX MENOS SIN VIVIENDA
Solución habitacional por violencia de género YA!

NI UNX LABURANTE EN LA CALLE
Solidaridad con lxs despedidxs. Podemos ayudarles!

✊🏽 ¡NO A LOS DESALOJOS! Si estás atravesando una situación de desalojo, vení para que te hagamos entre todxs el aguante, y llevarte herramientas para zafar la urgencia, mientras se organiza la resistencia.

🙋🏿‍♂️🙋🏽Acordate que por urgencias o comentarnos tu situación podés contactarnos al 11.2532.6567, pero la posta pasa acá en la Asambleas de vivienda. Te esperamos!

Si no tenés problemas de vivienda pero querés venir a dar una mano, más que bienvenidx!

Fuente: instagram.com/p/DI0y7orui3h/

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Parque Saavedra, sábado, 1 de agosto, 16:00 GMT-3 [h2]Ocurre todos los sabados a las 16hs. En caso de lluvia se mueve al bar Atilano[/h2][h1] Somos la Asamblea Interbarrial Pqe Saavedra[/h1] La asamblea vuelve a surgir en diciembre del 2020 con la asuncion de este gobierno, pero se origino en el 2001 y resurgio en otros momentos importantes del barrio, por ejemplo en 2018 cuando se intento hacer un falso entubamiento del arroyo maldonado, conflicto que ganaron lxs vecinxs via asamblea y moviliz
Ago 1
Asamblea Parque Saavedra
Sab 21:00 - 23:00 Europe/Rome
Vagancio Pirato

Ocurre todos los sabados a las 16hs. En caso de lluvia se mueve al bar Atilano


Somos la Asamblea Interbarrial Pqe Saavedra

La asamblea vuelve a surgir en diciembre del 2020 con la asuncion de este gobierno, pero se origino en el 2001 y resurgio en otros momentos importantes del barrio, por ejemplo en 2018 cuando se intento hacer un falso entubamiento del arroyo maldonado, conflicto que ganaron lxs vecinxs via asamblea y movilizacion .

Nos juntamos todos los domingos a hablar y resolver cuestiones de coyuntura nacional, internacional y especificos del barrio. Tambien hacemos ciclos de cine debate en el parque, futbol y un monton de actividades mas. Una vez por mes tenemos asamblea debate.

Te esperamos con tus manos e ideas

podes encontrarnos por instagram en instagram.com/asamblea.parques…
o entrar a nuestro grupo de whatsapp: chat.whatsapp.com/C3esxV0WGSDH…

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Plaza del Congreso, CABA, sábado, 8 de agosto, 14:00 GMT-3 [h3]nos volvemos a encontrar en la glorieta de la Plaza del Congreso para compartir una nueva edición de nuestra Olla Popular Trava. ⁠ 💪🏽 Necesitamos manos solidarias para lavar, picar y revolver las ollas. Si tenés ganas de sumarte al equipo de cocina, ¡escribinos o caéte directamente! ⁠ 💸 También podés colaborar con la olla haciendo un aporte al alias olla.trava o comprando una de nuestras tote bags solidarias. ⁠ ❤️ La Olla Trava se so
Ago 8
🍲✨ Olla Trava en la Plaza ✨🍲
Sab 19:00 Europe/Rome
Vagancio Pirato

nos volvemos a encontrar en la glorieta de la Plaza del Congreso para compartir una nueva edición de nuestra Olla Popular Trava.

💪🏽 Necesitamos manos solidarias para lavar, picar y revolver las ollas. Si tenés ganas de sumarte al equipo de cocina, ¡escribinos o caéte directamente!

💸 También podés colaborar con la olla haciendo un aporte al alias olla.trava o comprando una de nuestras tote bags solidarias.

❤️ La Olla Trava se sostiene cada quince días gracias al amor y al compromiso colectivo. Gracias por estar, difundir, aportar, cocinar y cuidar.⁠

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eSentire TRU ricostruisce la catena d'attacco dell'initial access broker UNC6692: email bombing, impersonificazione IT su Microsoft Teams, Quick Assist e l'estensione malevola Edgecution, capace di evadere la sandbox del browser per conto della syndicate ransomware Payouts King.
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Fase 1: sommergere la vittima di email per giustificare una chiamata


L’attacco si apre con una tecnica ormai da manuale ma sempre efficace: l’email bombing. Iscrivendo l’indirizzo della vittima a migliaia di newsletter e servizi di conferma automatica, gli attaccanti saturano la casella di posta in pochi minuti. L’obiettivo non è nascondere altro traffico, ma costruire un pretesto plausibile: un dipendente sommerso da email è più propenso ad accettare senza troppe domande il contatto di un “supporto IT” che offre di risolvere il problema.

Subito dopo il bombing, gli attaccanti contattano la vittima su Microsoft Teams impersonando l’identità “IT Support | Corporate IT Service (Internal)”. La scelta del canale non è casuale: Teams è percepito come un ambiente aziendale “fidato” rispetto alla posta elettronica, il che abbassa ulteriormente la soglia di sospetto della vittima nel momento cruciale.

Fase 2: Quick Assist come porta d’accesso hands-on


Il finto tecnico guida la vittima a lanciare Quick Assist, lo strumento di assistenza remota integrato in Windows, dando agli attaccanti accesso interattivo alla macchina. Da quel momento sono loro a dirigere l’infezione: portano la vittima su un sito di phishing ospitato su Amazon S3 e progettato per imitare una pagina Office 365. La pagina utilizza i primi due pulsanti per far scaricare alla vittima AutoHotkey e uno script stager, mentre un modulo di login raccoglie in chiaro la password Office 365 non appena viene premuto “invio”. Un dettaglio curioso della catena: lo script analizza persino gli appunti (clipboard) della vittima con un’espressione regolare, alla ricerca di un codice di riferimento fornito verbalmente durante la finta sessione di supporto — un ulteriore livello di “autenticazione sociale” della truffa.

Edgecution: un’estensione Edge che rompe il sandbox del browser


Il payload finale, Edgecution, combina un’estensione malevola per Microsoft Edge con un native messaging host in Python. È proprio questa combinazione a permettere all’estensione — normalmente confinata alla sandbox del browser — di comunicare con un processo nativo sul sistema operativo e, di fatto, evadere i limiti imposti dal browser stesso. Una volta installata, Edgecution è in grado di monitorare in tempo reale i siti web visitati dalla vittima, catturare le credenziali Office 365 inserite, scrivere file arbitrari sul disco, enumerare i processi in esecuzione ed eseguire comandi shell, Python o PowerShell a piacimento — di fatto un accesso remoto completo mascherato da componente del browser.

Lo stager scaricato dal sito S3 arriva come archivio ZIP protetto da password, estratto tramite tar.exe in una sottocartella nascosta dentro %LOCALAPPDATA%\Microsoft\Edge\User Data. Tutte le stringhe presenti nello stager e nel native messaging host sono offuscate con XOR e decodificate solo a runtime, un accorgimento pensato per rallentare l’analisi statica. Per la persistenza, il malware scrive voci di registro sotto la chiave NativeMessagingHosts di Microsoft Edge e crea — eseguendolo immediatamente — un’attività pianificata configurata per rilanciare Edge con l’estensione caricata a ogni accesso.

Un IAB al servizio del ransomware


Il quadro attributivo colloca UNC6692 non come gruppo ransomware in sé, ma come specialista dell’accesso iniziale che poi rivende o passa il testimone a operazioni di estorsione più ampie, in particolare Payouts King. È un modello di business ormai consolidato nell’ecosistema del cybercrime: separare chi entra da chi cifra e negozia il riscatto permette a entrambe le parti di specializzarsi e di essere più difficili da tracciare come un’unica organizzazione. Vista in quest’ottica, la sofisticazione dell’ingegneria sociale di UNC6692 — pretesto costruito ad arte, canale Teams “aziendale”, Quick Assist, verifica via clipboard — non è fine a se stessa: è l’investimento necessario per garantirsi l’accesso di alta qualità che un cliente ransomware è disposto a pagare.

Due righe per i difensori


Per i team blue team, la catena UNC6692 offre diversi punti di intercettazione prima che si arrivi a Edgecution. Il primo è comportamentale: un’ondata improvvisa di iscrizioni a newsletter verso una singola casella dovrebbe generare un alert automatico, così come un contatto Teams esterno o appena creato che si presenta come “IT Support” — Microsoft Teams consente di etichettare gli account esterni, e questa etichetta va monitorata, non ignorata dagli utenti. Il secondo punto di controllo è tecnico: le policy aziendali dovrebbero limitare l’uso di Quick Assist ai soli casi avviati dall’help desk interno tramite ticket, bloccandolo o quantomeno alertando su ogni sessione avviata da un utente su richiesta esterna. Sul fronte endpoint, vale la pena monitorare la creazione di voci sotto HKLM\SOFTWARE\Microsoft\Edge\NativeMessagingHosts e la creazione di scheduled task che rilanciano msedge.exe con parametri di estensione custom, oltre a restringere via policy quali estensioni Edge possono essere installate al di fuori dello store ufficiale.

Va sottolineato che, secondo eSentire, l’archivio ZIP di Edgecution viene ricostruito da byte “spogliati” dell’header standard, un dettaglio che rende la sua individuazione tramite semplice controllo di firma file inefficace: servono euristiche comportamentali o EDR capaci di ispezionare i native messaging host registrati, non solo le estensioni installate nel browser.

Indicatori di compromissione

[Infrastruttura C2 Edgecution - domini CloudFront]
d385m5skczp5q5.cloudfront[.]net
d7xpwoah6gdv2.cloudfront[.]net
(+ 5 domini CloudFront aggiuntivi identificati da eSentire TRU)
[URL di delivery phishing/payload - Amazon S3]
hxxps://app7040.s3.us-east-1.amazonaws[.]com/patch.html
hxxps://app5805.s3.us-east-1.amazonaws[.]com/js/patch3265343.a
(+ 3 URL aggiuntivi identificati da eSentire TRU)
[Hash SHA-256 - artefatti sito phishing e payload]
232bca658c585627830623fcdce56647dc291666b25c901ee56212681198067a
e88c196a86c74ea0e53dfe77c93f577cb441ee590756cf7f3284522a2d6a6be5
da1cf68c9dc1cebcebf8ec7d1cf99ac9c0291db7b21bf279b9cad24c7a49948c
[Comandi osservati in fase di deployment]
tar.exe -xf ".zip" -C "%LOCALAPPDATA%\Microsoft\Edge\User Data\test1" --passphrase ""
cmd.exe /c python --version 2>&1
cmd /c start /min ... & del
[Account Microsoft Teams usati per l'impersonificazione IT]
Identità display: "IT Support | Corporate IT Service (Internal)"
(indirizzi email specifici omessi dalla fonte originale)
[Persistenza]
Chiave di registro: HKLM\SOFTWARE\Microsoft\Edge\NativeMessagingHosts\
Meccanismo: Scheduled Task creato ed eseguito immediatamente per rilanciare Microsoft Edge con l'estensione caricata

Fonti: eSentire Threat Response Unit (TRU), Google Cloud Threat Intelligence/Mandiant, The Hacker News, BleepingComputer.
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Das Thema sollte nicht sein, wie schnell die Merz-Regierung Reformen durchbekommt. Oder wer in der Koalition dabei die meisten Punkte macht. Sondern was Schwarz-Rot mit diesem Land vorhat und welche Folgen das für unsere Demokratie haben wird.

Unser netzpolitischer Wochenrückblick:
netzpolitik.org/2026/kw-30-die…

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Servizi online che sul più bello ti chiedono la registrazione?
#nosignups risponde a questo problema con una directory ricca di servizi open, privacy-first e zero registrazioni

nosignups.net/

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Fail2ban su Linux: come configurarlo per bloccare davvero gli attacchi brute-force
#tech
spcnet.it/fail2ban-su-linux-co…
@informatica
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HOLLOWGRAPH: quando il calendario di Microsoft 365 diventa un canale C2 nascosto
#tech
spcnet.it/hollowgraph-quando-i…
@informatica


HOLLOWGRAPH: quando il calendario di Microsoft 365 diventa un canale C2 nascosto


Un malware che usa il calendario di Outlook come dead-drop


A metà luglio 2026 il team di Threat Intelligence di Group-IB ha pubblicato un’analisi tecnica su HOLLOWGRAPH, un impianto malevolo che ribalta un’assunzione su cui molte architetture di sicurezza si basano ancora: se il traffico esce verso graph.microsoft.com con un token valido, allora è “legittimo”. HOLLOWGRAPH dimostra che non è più così, e lo fa in un modo che vale la pena capire in dettaglio anche per chi non si occupa di threat intelligence, perché le tecniche di evasione che usa (abuso di API cloud fidate, DNS tunneling, cifratura ibrida) sono ormai pattern ricorrenti e replicabili.

Il malware è attribuito con alta confidenza al framework di backdoor modulare Cavern, già collegato ad attività di cyberspionaggio riconducibili all’area di influenza iraniana (con sovrapposizioni tecniche, seppur a bassa confidenza, con il gruppo Lyceum). La campagna osservata ha colpito in modo mirato organizzazioni israeliane: 12 sistemi compromessi identificati, di cui solo 3 attivamente in comunicazione con l’attaccante al momento dell’analisi — un profilo operativo selettivo, non opportunistico.

Il calendario come canale C2 bidirezionale


L’idea centrale di HOLLOWGRAPH è semplice da spiegare e proprio per questo efficace: invece di contattare un server C2 sotto il controllo dell’attaccante, il malware autentica una mailbox Microsoft 365 compromessa tramite Microsoft Graph API e usa il calendario di quella mailbox come dead-drop bidirezionale.

Il malware supporta solo due comandi:

  • get — cerca eventi del calendario con oggetto Event ID: <taskID>, programmati per il 13 maggio 2050 (una data lontana nel futuro, scelta per non comparire mai nella vista “prossimi eventi” del proprietario della mailbox), scarica gli allegati e li decifra con la chiave privata RSA incorporata nel binario.
  • send — cifra i dati da esfiltrare, crea un nuovo evento con la stessa data fittizia, carica i dati come allegati File{n}.txt e rinomina l’oggetto dell’evento con un tag riconoscibile dall’operatore (schema Boss{..}ID{..}).

Le chiamate Graph coinvolte sono quelle che qualunque applicazione legittima con permessi calendario userebbe normalmente:

GET /users/{mailbox}/calendarView
    ?startDateTime=2050-05-13T22:00:00
    &endDateTime=2050-05-13T23:00:00
    &$filter=contains(subject,'Event ID: ')

POST /users/{mailbox}/calendar/events
POST /users/{mailbox}/events/{event-id}/attachments
PATCH /users/{mailbox}/events/{event-id}

Non c’è nulla in queste richieste che le distingua sintatticamente da un utente che crea un invito a una riunione. È questo il punto: il traffico malevolo non anomalizza il protocollo, sfrutta la fiducia implicita che i controlli di rete perimetrali attribuiscono al dominio graph.microsoft.com.

Cifratura ibrida e rinnovo credenziali via DNS tunneling


Ogni payload scambiato tramite il calendario è protetto con uno schema ibrido RSA-OAEP + AES-256-GCM, con due coppie di chiavi RSA distinte per le due direzioni (tasking in ingresso ed esfiltrazione in uscita), così che comandi e dati rubati restino crittograficamente indipendenti l’uno dall’altro anche in caso di compromissione parziale.

Il secondo canale, separato, serve a rinnovare le credenziali Microsoft Entra ID (tenant ID, client ID, client secret, indirizzo della mailbox) necessarie per autenticarsi a Graph. Qui HOLLOWGRAPH usa DNS tunneling su record AAAA verso un dominio controllato dall’attaccante (cloudlanecdn[.]com):

LENGTH query:  {random}.{taskID}.{fieldIndex}.p.cloudlanecdn.com
DATA   query:  {random}.{taskID}.{fieldIndex}.{offset}.q.cloudlanecdn.com

Ogni risposta IPv6 restituita (16 byte) trasporta 14 byte di payload utile; il client ricompone i frammenti, li decodifica come UTF-8 e aggiorna un file di configurazione locale (logAzure.txt) mascherato da comune file di log. L’uso di IPv6/AAAA anziché dei più monitorati record TXT o A è una scelta non casuale: molte pipeline di DNS analytics sono ancora tarate prevalentemente su IPv4.

Perché elude i controlli tradizionali


Tre fattori rendono HOLLOWGRAPH difficile da individuare con gli strumenti perimetrali classici:

  • Il traffico C2 viaggia interamente su infrastruttura Microsoft fidata (Graph API), quindi non compare in nessuna blocklist di reputazione IP o dominio.
  • Non c’è mai una connessione diretta a un server dell’attaccante per il tasking o l’esfiltrazione: solo il canale di rinnovo credenziali tocca un dominio esterno, e lo fa via DNS, spesso meno ispezionato del traffico HTTPS.
  • Gli eventi di calendario datati 2050 sono progettati per restare invisibili all’utente reale della mailbox, che normalmente non scorre trent’anni avanti nel proprio calendario.


Cosa può fare concretamente un team di sicurezza


Le raccomandazioni di Group-IB si traducono in azioni piuttosto precise per chi gestisce ambienti Microsoft 365 / Entra ID:

Caccia agli indicatori noti. Bloccare o mettere in allerta su richieste verso cloudlanecdn[.]com e cercare sugli endpoint il file logAzure.txt.

Monitoraggio Graph API e audit di calendario. Con Microsoft Sentinel o Defender Advanced Hunting è possibile costruire una query che cerchi eventi di calendario creati da un’applicazione (non da un utente interattivo) con oggetto sospetto o data anomala:

CloudAppEvents
| where Application == "Microsoft Exchange Online"
| where ActionType in ("New item created.", "New-CalendarItem")
| extend AppId = tostring(RawEventData.ClientAppId)
| where isnotempty(AppId)
| extend Subject = tostring(RawEventData.ItemSubject)
| where Subject matches regex @"Event ID: |Boss\{.*\}ID\{.*\}"
| project Timestamp, AccountDisplayName, AppId, Subject, RawEventData

Rilevamento di DNS tunneling. Una query di partenza per individuare volumi anomali di query AAAA verso lo stesso dominio, con sottodomini ad alta entropia:
DnsEvents
| where QueryType == "AAAA"
| extend RootDomain = strcat(split(Name, ".")[-2], ".", split(Name, ".")[-1])
| summarize QueryCount = count(), DistinctSubdomains = dcount(Name) by Computer, RootDomain
| where QueryCount > 200 and DistinctSubdomains > 100
| order by QueryCount desc

Irrigidire l’identità cloud. Applicare Conditional Access con restrizioni sulle app registrate che usano client-credentials flow, generare alert sulla creazione di nuovi client secret e ruotare periodicamente le credenziali applicative — HOLLOWGRAPH dipende interamente da un set di credenziali Entra ID statiche incorporate nel binario: se quelle credenziali vengono revocate o ruotate, il canale Graph smette di funzionare finché l’attaccante non le rinnova via DNS tunneling, un’operazione che a sua volta genera telemetria rilevabile.

Conclusione


HOLLOWGRAPH non introduce tecniche crittografiche nuove né exploit in Microsoft Graph: il suo valore per l’attaccante sta tutto nel mimetismo. Per i team che gestiscono tenant Microsoft 365, il takeaway pratico non è “bloccare Graph API” — impossibile in qualunque organizzazione moderna — ma spostare parte della detection dal perimetro di rete alla telemetria applicativa: audit log di Exchange Online, anomalie nei permessi delle app registrate, e DNS analytics capace di guardare oltre i soliti record A/TXT. È un promemoria che vale la pena avere in mente ogni volta che si progetta un controllo di sicurezza basato solo sulla reputazione del dominio di destinazione.

Fonte: Group-IB Threat Intelligence, “HOLLOWGRAPH: Turning Microsoft 365 Calendars into Covert Command-and-Control Channels” e Petri IT Knowledgebase.


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How a Crafted SVG File Could Have Handed Attackers SYSTEM Access on Microsoft’s Bing Servers
#CyberSecurity
securebulletin.com/how-a-craft…
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Fake Claude Desktop Ads on Bing Are Delivering SectopRAT to Corporate Networks
#CyberSecurity
securebulletin.com/fake-claude…
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Cl0p Affiliates Are Breaching PTC Windchill Servers to Steal Product Blueprints Before Extortion
#CyberSecurity
securebulletin.com/cl0p-affili…
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Certighost Flaw Let Ordinary Users Impersonate Domain Controllers and Seize Active Directory
#CyberSecurity
securebulletin.com/certighost-…
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Decentralized Social Media: What Creators Need To Know About Web3 Platforms

Most people don’t think about where their social media actually lives.
And if that doesn’t sit right with you, you’re not alone. That’s a little too much power for a small group of people to wield.

Here’s the good news: A different kind of social media is starting to grow in the background. One built on openness, transparency, and user control instead of central control.

bloggingwizard.com/decentraliz…

@fediverse

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Dutch Surf sta elaborando un'offerta per liberarsi dalla dipendenza dalle grandi aziende tecnologiche

La cooperativa olandese per l'informatica applicata all'istruzione e alla ricerca sta conducendo progetti pilota con strumenti open source, affiancando valide alternative ai servizi esistenti delle grandi aziende tecnologiche.

computerweekly.com/news/366645…

@informatica

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☕ CYBERBRIEFING MATTUTINO — Sabato 25 luglio 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
ilpuntocyber.rfeed.it/article.…

#newsletter #cybersecurity
@informatica

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Erst jetzt bin ich dazu gekommen, die Reportage von #Arte mit @netzpolitik_feed "Gefährliche Apps - Im Netz der Datenhändler" anzusehen. OK. Nichts Neues für mich. Alles Infos die mir bekannt sind und auch vor dem Artikel von Netzpolitik. Dennoch finde ich die Aufbereitung und die Informationsweitergabe gut in diesem Beitrag, besonders was aus "Ich habe nichts zu verbergen" Heute alles über Menschen zu jeder Zeit und in jeder Situation (Krieg, Abtreibung, Stalking) heißt

arte.tv/de/videos/123951-000-A…

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Nach der Einstellung von USAID arbeiten die USA an Nachfolgeprogrammen zur Unterstützung der Gesundheitsversorgung in afrikanischen Ländern. Doch Hilfe beim Kampf gegen Ebola, HIV und Co. gibt es künftig nur noch gegen weitreichenden Zugang zu Gesundheitsdaten.

netzpolitik.org/2026/digitaler…

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La Casita de Boedo, viernes, 31 de julio, 18:00 GMT-3 Nos juntamos todos los viernes a cocinar de manera solidaria para la gente de la zona !! Con esperanza y alegría resistimos y nos organizamos por un país más justo para todxs !!! Sumate a esta experiencia colectiva ❤️‍🔥💪‼️ La casita de boedo La Dignidad Movimiento Popular ❤️‍🔥💪‼️
Lug 31
Vianda Social Comunitaria
Ven 23:00 Europe/Rome
Vagancio Pirato
Nos juntamos todos los viernes a cocinar de manera solidaria para la gente de la zona !! Con esperanza y alegría resistimos y nos organizamos por un país más justo para todxs !!!
Sumate a esta experiencia colectiva ❤️‍🔥💪‼️
La casita de boedo
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Facultad de Psicología UBA, viernes, 7 de agosto, 21:00 GMT-3 [h1]Taller de lectura[/h1] Leemos: El anti edipo - Deleuze y Guattari abierto y gratuito, informes, incripcion y bibliografia, escribir a: colectivopdepdisco@gmail.com viernes a las 21hs, frecuencia quincenal inicio 15 de mayo
Ago 8
Taller de lectura "El Anti Edipo de Deleuze y Guattari"
Sab 2:00 - 4:00 Europe/Rome
Vagancio Pirato

Taller de lectura

Leemos: El anti edipo - Deleuze y Guattari

abierto y gratuito,

informes, incripcion y bibliografia, escribir a: colectivopdepdisco@gmail.com

viernes a las 21hs, frecuencia quincenal

inicio 15 de mayo

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Centro Cultural Nuestra América., sábado, 25 de julio, 17:00 GMT-3 [h3]Cine-debate y presentación de libro en el Centro Cultural Nuestra América. [/h3] Se presentará el documental Zoo: el derecho animal de Ernesto Gut, que recorre la historia de la lucha activista contra el encierro animal en la Argentina con foco en el Zoológico de Buenos Aires. La pieza recopila entrevistas y videos de archivo dando a conocer los argumentos en contra de los zoológicos. Uno de los entrevistados, el activista
Lug 25
Cine-debate y presentación de libro.
Sab 22:00 Europe/Rome
Vagancio Pirato

Cine-debate y presentación de libro en el Centro Cultural Nuestra América.


Se presentará el documental Zoo: el derecho animal de Ernesto Gut, que recorre la historia de la lucha activista contra el encierro animal en la Argentina con foco en el Zoológico de Buenos Aires.

La pieza recopila entrevistas y videos de archivo dando a conocer los argumentos en contra de los zoológicos. Uno de los entrevistados, el activista Andrei Chtcherbine, es el autor del libro que se presentará después del debate. “Hormigas” es un texto de ensayo político que mezcla la filosofía, la crítica al poder desde un enfoque anarquista y una mirada comprometida con las luchas sociales.

¡Los esperamos a partir de las 17hs!

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La Bicicletería Creacion Colectiva, domingo, 26 de julio, 12:00 GMT-3 la casita abierta los domingos al mediodía tiene una mágica única ☀️ y si además están las exquisiteces de [url=https://www.instagram.com/diezdingos/]@diezdingos[/url] pa chuparse los dedos ni les cuento!!! Como si fuera poco, [url=https://www.instagram.com/luciosoy94/]@luciosoy94[/url] se toca unas milongas, [url=https://www.instagram.com/zaguan.libreriaycafe/]@zaguan.libreriaycafe[/url] arma feria de libros, y armamos mic a
Lug 26
La Bici al mediodía: milongas, libros y cocina
Dom 17:00 Europe/Rome
Vagancio Pirato

la casita abierta los domingos al mediodía tiene una mágica única ☀️ y si además están las exquisiteces de @diezdingos pa chuparse los dedos ni les cuento!!!
Como si fuera poco, @luciosoy94 se toca unas milongas, @zaguan.libreriaycafe arma feria de libros, y armamos mic abierto pa' la poesía desobediente ❤️‍🔥

💌entrada libre & gratuita💌

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online, sábado, 8 de agosto, 11:00 GMT-3 Por que hacer musica en 8 bit en la era de la sobre informacion? El 8 de agosto arranca este taller para aprender a hacer musica chiptune con el tracker Little Sound Dj. 4 encuentros sincrónicos online Sabados de 11 a 12hs Arg Intercambio x el total del taller: $50.000 pesos argentinos $40usd para otros paises $35 euros especial España Facilita @maiakoenig con conciencia critica y desobediencia tecnológica, lo obsoleto para un sistema extractivis
Ago 8
Taller de chiptune y 8bit con Little Sound DJ
Sab 16:00 Europe/Rome
Vagancio Pirato

Por que hacer musica en 8 bit en la era de la sobre informacion?

El 8 de agosto arranca este taller para aprender a hacer musica chiptune con el tracker Little Sound Dj.

4 encuentros sincrónicos online

Sabados de 11 a 12hs Arg

Intercambio x el total del taller:

$50.000 pesos argentinos

$40usd para otros paises

$35 euros especial España

Facilita @maiakoenig con conciencia critica y desobediencia tecnológica, lo obsoleto para un sistema extractivista es resistencia para nosotrxs, buscamos oidos y mentes creativas que desafien su criterio de la construcción sonora para ser artivista hacia el cambio contracultural que exigen estos tiempos.

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Copia Club, jueves, 13 de agosto, 18:00 GMT-3 LA TIGRA AL PASO [url=https://www.instagram.com/explore/tags/02/]#02[/url] La Tigra al Paso es un encuentro intensivo para conocer la impresión tipográfica desde la práctica. Entre todes decidimos qué imprimir, componemos, entintamos, probamos y volvemos a imprimir. Cada participante forma parte de todo el proceso y se lleva sus propias impresiones al finalizar el encuentro. No hace falta experiencia previa. ✶ Jueves 13 de agosto ✶ 18 a 21 hs. ✶
Ago 13
LA TIGRA AL PASO #02: taller de impresión tipográfica
Gio 23:00 - Ven 0:00 Europe/Rome
Vagancio Pirato

LA TIGRA AL PASO #02

La Tigra al Paso es un encuentro intensivo para conocer la impresión tipográfica desde la práctica. Entre todes decidimos qué imprimir, componemos, entintamos, probamos y volvemos a imprimir. Cada participante forma parte de todo el proceso y se lleva sus propias impresiones al finalizar el encuentro.

No hace falta experiencia previa.

✶ Jueves 13 de agosto
✶ 18 a 21 hs.
✶ Incluye todos los materiales

Los cupos son limitados. Si querés sumarte, escribime.

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Centro Cultural Tita Merello, sábado, 22 de agosto, 22:00 GMT-3 Habemus encuentro 🙂‍↕️ El 22/08 volvemos al @cctitamerello a tocar con una lista renovada manteniendo algunos clasicos 🕺🏻 Nos presentamos junto a @los.pistons y @irupe_rock Una noche con música variada pero manteniendo la vibra de siempre ♥️ Entrada Libre y Gratuita 🎫🆓 CALLE 838 N*2184, SOLANO 📍
Ago 23
Clona ese funk + los pistons + irupe rock
Dom 3:00 Europe/Rome
Vagancio Pirato

Habemus encuentro 🙂‍↕️

El 22/08 volvemos al @cctitamerello a tocar con una lista renovada manteniendo algunos clasicos 🕺🏻

Nos presentamos junto a @los.pistons y @irupe_rock

Una noche con música variada pero manteniendo la vibra de siempre ♥️

Entrada Libre y Gratuita 🎫🆓

CALLE 838 N*2184, SOLANO 📍

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Lemonade: la piattaforma open source per usare l’intelligenza artificiale in locale


Lemonade, la piattaforma open source per eseguire modelli di intelligenza artificiale in locale con supporto a chat, immagini, codice e gestione avanzata.Stai leggendo Lemonade: la piattaforma open source per usare l’intelligenza artificiale in locale, un articolo del blog Linux Easy. Non riprodurlo altrove senza permesso.

🔗 Leggi il post completo

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FPF Submits Comments to Inform Colorado Automated Decision-Making Technology and Chatbot Rulemaking Processes
fpf.org/blog/fpf-submits-comme…
@privacy
On July 13, FPF submitted comments in response to the Colorado Department of Justice’s (the Department’s) pre-rulemaking process for the Colorado Automated Decision-making Act (SB 189) and the Chatbot Safety Act (HB 1263). As lawmakers

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