Hacker, cybergang e propaganda: l’altra guerra tra Israele e Iran


Oltre al conflitto nel mondo fisico, è in corso un altro conflitto, che si svolge nello spazio digitale. E che ha regole e dinamiche molto diverse, come spiega l’autore di “Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti”

Arturo Di Corinto

24 Giugno 2026Aggiornato alle 17:30

La Stampa

6 minuti di lettura

In questo estratto da Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti, Arturo Di Corinto racconta la dimensione invisibile della guerra contemporanea: quella combattuta attraverso reti, dati, piattaforme digitali, propaganda e attacchi informatici. Il volume, pubblicato da Luiss University Press (pp. 220, euro 22), con prefazione di Roberto Baldoni, fondatore e primo direttore generale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, analizza il modo in cui cybersicurezza, intelligenza artificiale e disinformazione stanno trasformando i conflitti internazionali.

Il 12 giugno 2025 Israele lancia un attacco aereo verso l’Iran che, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Aiea, sta velocemente giungendo a una piena capacità nucleare. L’operazione, denominata “Rising Lion”, il “Risveglio del leone”, è accompagnata da una serie di attacchi informatici per tutta la prima fase del conflitto: attacchi Ddos, defacciamenti, esfiltrazione di dati sensibili e di informazioni riservate. Si creano due fronti hacktivisti: 94 a favore dell’Iran, 10 a favore di Israele e 15 anti-iraniani, per un totale di 119 gruppi, secondo le stime di CyberKnow (2025), l’azienda australiana specializzata in Osint e cyber threat intelligence.

Anche in occasione di questo conflitto, condotto con armi convenzionali e omicidi mirati che uccidono alti funzionari iraniani, compreso il capo dell’intelligence, il comandante della forza Quds, Saeed Izadi, lo schema si ripete: gli attacchi cinetici prima, e cioè i bombardamenti israeliani su siti sensibili iraniani e i lanci di missili balistici dall’Iran verso Israele, sono accompagnati dagli attacchi cibernetici e dalla disinformazione. Quello che pare un dominio separato, il mondo cyber, anche in questo caso ha una prosecuzione nel mondo fisico.

La propaganda viene subito attivata sui due fronti del conflitto. I media riportano un attacco alla banca iraniana Sepah, ma l’agenzia di stampa statale Irna sosterrà che le transazioni nella Repubblica Islamica non ne hanno sofferto. Poi sarà diffusa la notizia di un attacco informatico al cryptoexchange iraniano Nobitex con l’effetto di sottrargli circa 90 milioni di dollari di cryptovalute. L’exchange dirama una comunicazione in cui informa la clientela che ogni asset sarà rimborsato.

Le autorità della Repubblica Islamica dell’Iran sin dal 13 giugno decidono massicce restrizioni dell’accesso a Internet, il traffico si riduce all’80%. Ai funzionari del regime viene raccomandato di interrompere l’utilizzo di qualsiasi dispositivo connesso, anche di WhatsApp, per evitare di essere geolocalizzati e diventare un target degli israeliani, tecnica usata dagli stessi cybersoldati iraniani per identificare e colpire una base militare israeliana.

Dall’inizio del conflitto si registrano diversi tentativi di interruzione del funzionamento di infrastrutture critiche nei settori energetico e delle telecomunicazioni, con attacchi a centrali elettriche, raffinerie e impianti petrolchimici. I gruppi statuali e degli attivisti cercano infatti di infiltrarsi in dighe, aeroporti e centrali energetiche sfruttando vulnerabilità nei sistemi di controllo industriale (Industrial Control Systems, Ics, e Supervisory Control and Data Acquisition, Scada) per causare blackout o disservizi, intercettare dati e compromettere la sicurezza delle comunicazioni militari e civili.

Gli iraniani, per i quali la cyberwarfare è parte della dottrina militare della soft war, vedono schierate al proprio fianco alcune cybergang. Una di queste è nota come Handala, da sempre impegnata in attacchi ransomware, che stavolta però non appare interessata all’ottenimento di riscatti monetari ma a creare caos e incertezza nel cyberspace israeliano assumendo un profilo hacktivista.

Durante gli attacchi missilistici contro le città di Tel Aviv, Haifa, Be’er Sheva, vengono inoltre condotti attacchi Ddos mirati ai siti web delle stazioni radio israeliane per creare confusione e ostacolare la diffusione degli alert di allarme. In seguito, vengono divulgate notizie di attacchi contro centri di ricerca nucleare e militare, con diffusione di malware per il furto di informazioni. A farne le spese, il centro di ricerca Weizmann, come parte di una campagna di phishing avente come obiettivo istituzioni accademiche e del settore israeliano della difesa, azione motivata dal coinvolgimento delle università israeliane nel sistema militare e di sicurezza del Paese. Ed è infatti proprio il gruppo pro-pal Handala Hack che il 18 giugno 2025 annuncia una fuga di dati di 425 GB dall’azienda israeliana Mor Logistics e l’ottenimento dell’accesso a 4 TB di documenti classificati del Weizmann Institute of Science, colpito da un attacco missilistico iraniano il giorno prima (Daily DarkWeb, 2025).

Nel canale Telegram AptIran i gestori rivendicano gli attacchi contro Israele come ritorsione per i bombardamenti subiti. In aggiunta, il gruppo diffonde una serie di informazioni circa gli attacchi a servizi e infrastrutture iraniane e, in un post significativo, fornisce consigli ai potenziali target iraniani ricordando che, in un “teatro di guerra digitale”, “l’utilizzo di tecnologie non prodotte da vendor affidabili rappresenta un rischio diretto per le infrastrutture critiche del Paese (…) in quanto ogni componente importata o sviluppata da soggetti esterni può diventare uno strumento di intrusione, controllo o sabotaggio da parte del nemico” (Red Hot Cyber, 2025). Il gruppo mette in guardia i connazionali dalla possibile presenza di backdoor nella tecnologia in uso nel Paese, illustrando bene uno dei rischi centrali alla sovranità digitale.

Terminata la “guerra dei dodici giorni” gli attacchi cibernetici e le operazioni di influenza non smettono. L’azienda israeliana Check Point Software individua una campagna di phishing potenziata con l’intelligenza artificiale da parte di attori iraniani, gli Apt35 (Lakshmanan, 2025), che, a partire da metà giugno 2025, ha preso di mira cittadini israeliani utilizzando false e-mail e messaggi WhatsApp personalizzati, redatti con strumenti di intelligenza artificiale, come suggeriscono il layout strutturato e l’assenza di errori grammaticali. Al target della campagna, esperti israeliani di intelligenza artificiale, veniva paradossalmente chiesto supporto per un sistema di rilevamento delle minacce basato sull’AI, proprio per contrastare l’ondata di attacchi informatici che aveva preso di mira il loro Paese, Israele, a partire dal 12 giugno.

Successivamente, alla fine della guerra (quella che in seguito si rivelerà solo la prima campagna militare contro l’Iran), nei primi di agosto 2025, la società Security Scorecard decide di rilasciare pubblicamente un rapporto in cui viene chiarito come hanno operato gli attori filoiraniani delle minacce, noti e meno noti, durante il conflitto dei dodici giorni. Strike, il gruppo di threat intelligence di Security Scorecard, ha analizzato infatti oltre 250mila messaggi provenienti da 178 gruppi attivi, e ha potuto in tal modo rilevare una campagna digitale altamente coordinata che rispecchiava le azioni militari sul campo. L’analisi condotta ha individuato tre principali categorie di attori:

  1. hacktivisti vagamente affiliati che operano senza supervisione diretta ma allineati con le priorità del corpo delle Guardie della rivoluzione islamica (Irgc);
  2. cluster strutturati allineati all’Irgc che eseguono campagne mirate;
  3. gruppi interamente sponsorizzati dallo Stato come Imperial Kitten (noto anche come Tortoiseshell, Cuboid Sandstorm o Yellow Liderc).

Queste entità, concentrate su settori ad alto valore, tra cui istituzioni finanziarie, agenzie governative e organi di informazione, utilizzano attacchi di Sql injection, Ddos e metodi di esfiltrazione dei dati per la raccolta di informazioni e l’interruzione delle comunicazioni per danneggiare gli avversari. Operazioni che prevedono anche tecniche di ricognizione, analisi delle vulnerabilità per exploit zero-day e distribuzione di script malware personalizzati, il tutto programmato per coincidere con attacchi aerei e incursioni al confine (Security Scorecard, 2025).

In base alle analisi della società SOCRadar (2025), il conflitto Iran-Israele del 2025 ha portato a un’impennata dell’attività informatica, con oltre 600 segnalazioni di attacchi informatici su oltre cento canali Telegram tra il 12 e il 27 giugno 2025. Gli hacker filoiraniani non avrebbero colpito solo Israele, il Paese maggiormente preso di mira con 441 segnalazioni di attacchi, ma anche Stati Uniti (69), India (34) e nazioni mediorientali come Giordania (33) e Arabia Saudita (13).

[…]

A distanza di pochi mesi, nella notte di sabato 28 febbraio 2026, Israele attacca nuovamente l’Iran con una serie di incursioni aeree appoggiate dagli Stati Uniti. Tra sabato 28 febbraio e domenica 1° marzo, in concomitanza con l’avvio delle operazioni militari convenzionali, denominate “Operation Roaring Lion” (“Ruggito del leone”) da parte israeliana e “Operation Epic Fury” (“Furia epica”) da parte statunitense, si registra una serie di operazioni cyber di notevole portata.

Tra le prime evidenze documentate vi è il crollo quasi totale della connettività Internet in Iran. Secondo Doug Madory, direttore dell’analisi Internet presso la società Kentik, la connettività è precipitata in due distinte finestre temporali: la prima alle 07:06 GMT e la seconda alle 11:47 GMT del 1° marzo. NetBlocks ha a sua volta osservato un forte calo della connettività in coincidenza con l’inizio degli attacchi cinetici.

Inizialmente si ritiene che siano stati gli stessi iraniani a degradare la connettività, ma in seguito report pubblici e analisi specializzate la indicheranno come un’operazione in corso su larga scala che prende di mira le reti digitali iraniane. Secondo questi rapporti, diversi livelli dell’infrastruttura digitale e fisica del Paese sarebbero stati colpiti simultaneamente da diverse tecniche di sabotaggio: dalla manipolazione del Border Gateway Protocol (BGP) e dall’avvelenamento della cache DNS, fino ai sovraccarichi elettrici mirati tramite la manipolazione di sistemi SCADA, uniti agli attacchi cinetici contro gli Internet Exchange Point (IXP). L’effetto cumulativo di queste azioni, secondo diverse fonti, avrebbe ridotto drasticamente la connettività Internet in tutto il Paese, compromettendo gravemente le capacità operative e la risposta militare di Teheran.

Il blackout domestico non impedisce però le operazioni cibernetiche: impianti malware pre-posizionati e infrastrutture di attacco distribuite all’estero possono mantenere la capacità di colpire i bersagli, che includono settori civili e commerciali e la loro supply chain. In omaggio al solito cliché che vuole gli attacchi cinetici accompagnati da attacchi cibernetici, disinformazione e sabotaggio, va segnalato il fatto che subito viene hackerata un’app religiosa scaricata almeno cinque milioni di volte dai credenti sciiti. Si chiama BadeSaba Calendar e, invece di offrire informazioni sugli appuntamenti religiosi, all’improvviso visualizza messaggi di incitazione alla rivolta diretti alla popolazione islamica.

L’operazione militare “Ruggito del leone” scatena comunque una risposta immediata di Teheran, con ondate di missili balistici e droni contro basi statunitensi, infrastrutture regionali e centri urbani nei Paesi del Golfo, inclusi Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrain e Kuwait. Nonostante questo dispiegamento di forze, però, come scrive Marco Bacini (2026), la superiorità continua in parte a misurarsi sulla quantità di mezzi dispiegati, ma si misura anche sulla capacità di strutturare conoscenza dai flussi di dati eterogenei raccolti da piattaforme autonome, sensoristica avanzata e reti di intelligence integrate. La velocità informazionale diventa moltiplicatore di potenza strategica e lo Stato che possiede un vantaggio strutturato nell’elaborazione cognitiva di segnali operativi consegue un vantaggio competitivo critico.

L’accecamento dei radar, l’azzeramento della contraerea e l’uccisione mirata del leader Khamenei al primo giorno di guerra, individuato forse tramite l’hacking di telecamere stradali, ci fa capire che missili e droni non sono i soli protagonisti di questa nuova era di conflitti. Come dice Bacini: “La guerra post-umana è in atto, e la sua comprensione teorica e politica è condizione necessaria per formulare politiche di sicurezza e deterrenza efficaci nelle prossime decadi”.


dicorinto.it/articoli/recensio…

Guerra profonda: recensioni e segnalazioni


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Di seguito le segnalazioni del mio nuovo libro, Guerra Profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti, pubblicato da Luiss University Press.

AGENDA DIGITALE

La fine dell’Internet globale nell’epoca della guerra algoritmica


La fine dell’Internet globale nell’epoca della guerra algoritmica


agendadigitale.eu/cultura-digi…

ANSA

Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti


ansa.it/sito/notizie/cultura/l…

BLASTING NEWS

Guerra algoritmica: Di Corinto svela i nuovi fronti del conflitto digitale


it.blastingnews.com/cultura-sp…

Insicurezza digitale

Guerra Profonda: perché il nuovo libro di Arturo Di Corinto merita l’attenzione della community cyber


Guerra Profonda: perché il nuovo libro di Arturo Di Corinto merita l’attenzione della community cyber


insicurezzadigitale.com/guerra…

Red Hot Cyber

Guerra algoritmica: così IA, hacker e Big Tech stanno riscrivendo il potere globale


Guerra algoritmica: così IA, hacker e Big Tech stanno riscrivendo il potere globale


redhotcyber.com/post/guerra-al…

Report Difesa

Editoria: il nuovo libro di Arturo Di Corinto analizza la cybersecurity, la geopolitica e la sfida per la sovranità digitale


Editoria: il nuovo libro di Arturo Di Corinto analizza la cybersecurity, la geopolitica e la sfida per la sovranità digitale


reportdifesa.it/editoria-il-nu…
Articolo Report Difesa

Agenzia parlamentare, AgenParl

“Guerra profonda”, Arturo Di Corinto presenta a Roma il libro sulle nuove guerre digitali tra hacker, IA e disinformazione


agenparl.eu/2026/05/29/guerra-profonda-arturo-di-corinto-presenta-a-roma-il-libro-sulle-nuove-guerre-digitali-tra-hacker-ia-e-disinformazione/

La Repubblica

Benvenuti nell’era della guerra algoritmica: così la rete è diventata la nuova trincea


repubblica.it/tecnologia/2026/…

ADN Kronos

CYBERSICUREZZA: ‘GUERRA PROFONDA’, IN ARRIVO IL NUOVO LIBRO DI ARTURO DI CORINTO


‘Pensiero Libero’ e in libreria dal 5 giugno sarà presentato venerdì a Roma Roma, 27 mag. (Adnkronos) – ”Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti”: è il titolo del nuovo libro del giornalista e analista di cybersicurezza Arturo Di Corinto, pubblicato da Luiss University Press all’interno della collana ”Pensiero Libero” con la prefazione di Roberto Baldoni, in libreria dal prossimo 5 giugno. Il volume sarà presentato per la prima volta venerdì 29 maggio a Roma, alle ore 18.30 alla Libreria Mondadori alla Galleria Alberto Sordi, mentre altre presentazioni sono già previste per martedì 9 giugno e mercoledì 10 giugno a Milano.

”In seguito alla progressiva dipendenza da software e algoritmi, con lo sviluppo esponenziale dell’intelligenza artificiale e la corsa agli armamenti digitali, siamo entrati in una nuova era dei conflitti, siamo nell’era della guerra algoritmica. Una guerra che mette a rischio la sovranità digitale e quindi il benessere e l’incolumità stessa dei cittadini. La rete è diventata spazio e strumento di conflitto aperto a cui partecipano anche i civili”, scrive Di Corinto.

Mentre si delineano gli spazi di una guerra ibrida e sfuggente, combattuta non solo sui campi di battaglia tradizionali ma attraverso sabotaggi digitali, attacchi ransomware e offensive cibernetiche, i sistemi di difesa occidentali scricchiolano sotto la pressione di potenze rivali e asimmetrie tecnologiche sempre più profonde: il libro analizza la crescente interdipendenza tra scelte tecnologiche e dinamiche geopolitiche, offrendo una riflessione di strettissima attualità sulle nuove sfide per la sicurezza nazionale e la protezione delle infrastrutture critiche.

”Il libro discute dei rischi per la sovranità digitale portati dall’uso incontrollato dell’intelligenza artificiale e quando la sovranità digitale è a rischio è come se fosse a rischio il territorio di uno Stato e in pericolo gli stessi cittadini”, afferma all’Adnkronos Di Corinto che, a pochi giorni dalla presentazione della prima enciclica ‘Magnifica Humanitas’ di Papa Leone XIV, osserva che si tratta proprio di molte questioni sollevate dal pontefice che ”ha riflettuto sul tema dell’autonomia della decisione degli agenti Ai, dell’uso illecito dell’Ai per la disinformazione, dell’importanza di adottare un approccio etico agli sviluppi dell’Ai”. ”Le minacce sono tre – conclude Di Corinto – i migliaia di attacchi cibernetici che si verificano ogni giorno; la disinformazione che offusca la distinzione tra verità e finzione; l’uso illecito e criminale dell’Ai”. (Sci/Adnkronos) ISSN 2465 – 1222 27-MAG-26 18:44 NNNN


dicorinto.it/articoli/recensio…


Guerra Profonda: perché il nuovo libro di Arturo Di Corinto merita l’attenzione della community cyber


Il settore della cybersecurity è spesso vittima di una visione riduttiva del conflitto digitale. Quando si parla di minacce informatiche si tende infatti a pensare quasi esclusivamente a malware, ransomware, vulnerabilità e attacchi alle infrastrutture critiche. Eppure la realtà degli ultimi anni ha dimostrato che il cyberspazio è soltanto una delle dimensioni attraverso cui si sviluppano i conflitti contemporanei.

Con il libro Guerra Profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti, in uscita il 5 giugno per Luiss University Press, Arturo Di Corinto propone una riflessione che va ben oltre la tradizionale analisi della sicurezza informatica, portando il lettore all’interno di quel territorio sempre più sfumato dove tecnologia, informazione, psicologia e geopolitica si intrecciano (ordinabile già ora in pre-vendita).

Per chi conosce il percorso professionale dell’autore, non si tratta di un salto nel vuoto. Giornalista, divulgatore, docente e ricercatore nel campo della cybersecurity e dei diritti digitali, Di Corinto ha raccontato per anni l’evoluzione della rete, delle minacce informatiche e dei rapporti di potere che si sviluppano attorno alle tecnologie digitali.

Ciò che rende particolarmente interessante questo nuovo lavoro è il tentativo di superare la distinzione tradizionale tra guerra informatica e guerra dell’informazione. Le anticipazioni disponibili descrivono infatti un’analisi delle minacce ibride in cui cyberattacchi, campagne di disinformazione, operazioni psicologiche e utilizzo dell’intelligenza artificiale diventano componenti di un’unica architettura conflittuale.

È un approccio che risulta particolarmente attuale. Negli ultimi anni abbiamo osservato come gli attori statuali e non statuali abbiano progressivamente integrato strumenti tecnici e cognitivi nelle proprie operazioni. L’obiettivo non è più soltanto compromettere sistemi informatici o interrompere servizi essenziali, ma influenzare percezioni, alterare processi decisionali, polarizzare il dibattito pubblico e modellare il comportamento delle persone.

In questo contesto il concetto di “guerra profonda” appare particolarmente efficace. Non una guerra combattuta esclusivamente nelle reti informatiche, ma un conflitto che agisce contemporaneamente sulle infrastrutture tecnologiche e sulle infrastrutture cognitive della società.

Per gli operatori della cybersecurity il valore di una lettura come questa risiede proprio nella capacità di ampliare il perimetro di osservazione. La sicurezza non può più essere considerata esclusivamente un problema tecnico. Le campagne di influence operation, l’uso malevolo dell’intelligenza artificiale generativa, la manipolazione algoritmica dell’informazione e la crescente centralità della sovranità digitale rappresentano oggi fattori strategici almeno quanto le vulnerabilità software o gli exploit zero-day.

Il libro sembra inoltre inserirsi in un dibattito particolarmente rilevante per l’Europa: quello relativo all’autonomia tecnologica e alla capacità degli Stati di governare infrastrutture, dati e sistemi di intelligenza artificiale in un contesto caratterizzato da una crescente competizione geopolitica.

Per chi lavora nella threat intelligence, nella sicurezza nazionale, nella gestione del rischio o nella protezione delle infrastrutture critiche, Guerra Profonda promette quindi di offrire una chiave di lettura utile per comprendere come le minacce del XXI secolo stiano evolvendo verso forme sempre più ibride e multidimensionali.

In un’epoca in cui ransomware, campagne di disinformazione, deepfake, operazioni psicologiche e intelligenza artificiale convergono all’interno dello stesso ecosistema di minaccia, la vera sfida non è soltanto difendere reti e sistemi, ma comprendere il modo in cui viene attaccata la fiducia stessa su cui si fondano le nostre società digitali.

Ed è probabilmente proprio questa la domanda più interessante che il nuovo lavoro di Arturo Di Corinto sembra voler porre al lettore: siamo davvero preparati a riconoscere i nuovi campi di battaglia del mondo digitale?


Repairing a “for parts” Canon 7D Mark II DSLR


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The exciting part of buying a ‘broken, for parts’ off a site like EBay is that you rarely know exactly just how ‘broken’ it truly is. Even if the seller insists that it’s thoroughly buggered, you just might be able to eke out a fix with some out-of-the-box thinking and plucky ingenuity. Such was the case for [Dieter Vansteenwegen] who gambled on a cheap Canon 7D Mark II DSLR body that was sold for a mere €180 on account of broken condition.

After confirming that the DSLR’s condition was basically as described by the seller, with nothing on the LCD or HDMI output and the auto-focus not working while partially pressing the trigger button, but still taking a picture when fully pressed. Sometimes it would also show a standard maintenance message on the LCD, so clearly it ought to be working. Maybe the camera’s processor was just being chronically unhappy about something, in which case an easy fix might be possible.

As anyone who has ever taken a digital camera apart knows, you do not simply pop them open for a quick look. Somewhere in the nightmarish contraption of flatflex cables, PCBs and endless sub-assemblies there might be a fault, but where to start? Fortunately with some support from the custom Canon firmware community Magic Lantern and the website Photo Parts UA for reference images he was able to start tracing a number of pertinent signals.

With the auto-focus hint as guide, this was traced back to the MPU, which turned out to have a floating signal on the auto-focus pin that got interpreted as ‘active’. Likely the internal pull-up got damaged due to the use of an external trigger module as there’s no real protection on these lines. One bodge wire later to create an external 3.3 V pull-up the DSLR happily sprung back to life.

In terms of parts this definitely was a cheap repair, but it comes with the prerequisite of having the skills and equipment to perform said repair. Still, massive props and congratulations to [Dieter] for saving this DSLR from being merely a device to be picked over for parts.


hackaday.com/2026/07/26/repair…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The ABC has these cool maps of what scam compounds have been built this year in Myanmar, despite a promised government crackdown

"The scam industry in Myanmar is morphing and heading into the jungle, according to satellite imagery, victim testimony and local investigators."

abc.net.au/news/2026-07-21/mya…

reshared this

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

SECURITY AFFAIRS #MALWARE #NEWSLETTER ROUND 107
securityaffairs.com/196037/mal…
#securityaffairs #hacking
Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

È stato un lavoro tosto, dopo tante botte prese da chi aveva promesso di darci una mano.. e invece siamo sempre Claudio ed io a mandare avanti la baracca.

Grazie a Christian, Francesco e Paolo per il supporto e a Federico per la gestione di GH.

ransomnews.online/RedACT/ransomNews_RedACT_2026_H1.html

reshared this

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

📣 il Report RedACT H1 2026 è online

Analisi del primo semestre 2026:

🥷🏻 30 gruppi ransomware attivi
🇮🇹 148 rivendicazioni verificate in Italia
💾 13.405,22 GB di dati esfiltrati
🏭 Manifatturiero è il settore più colpito

reshared this

in reply to ransomNews

Dati verificati manualmente, trend e analisi del panorama ransomware italiano solo su: ransomnews.online/RedACT/ransomNews_RedACT_2026_H1.html

#ransomNews #RedACT #cybersecurity #ransomware

RedACT · Report Ransomware Ita...

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

Hackers Hijack #Hotel Wi-Fi to Steal #Microsoft 365 Credentials
securityaffairs.com/196017/sec…
#securityaffairs #hacking #Russia #APT28 #WIFI
in reply to securityaffairs

When attackers hijack unsecured hotel Wi-Fi, they often rely on SSL stripping or transparent proxying to intercept Microsoft 365 traffic before it reaches the corporate gateway. The real risk isn't just the open network, but whether the endpoint or the organization's conditional access policies are configured to detect these man-in-the-middle attempts and block them automatically.
Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

L'hacker che ha umiliato i creatori di spyware e non è mai stato catturato

Phineas, l'hacktivista che ha hackerato i produttori di spyware FinFisher e Hacking Team. Quest'ultima è stata tra le prime a trasformare lo spyware governativo in un'attività globale redditizia, aprendo la strada a produttori di spyware come il gruppo israeliano NSO. L'attacco di Phineas contro Hacking Team ha infine portato alla chiusura della startup anni dopo

techcrunch.com/2026/07/25/the-…

@pirati

reshared this

in reply to informapirata ⁂

A proposito di Hacking Team avevo letto una lunga spiegazione sul blog di Paolo Attivissimo, che metteva in risalto la faciloneria con cui i loro sistemi operativi fossero gestiti e la figuraccia nazionale e internazionale della startup, oltre, naturalmente, ai reati commessi e alle connivenze dell'azienda con dittature e governi che calpestavano i diritti umani.
Beh forse la ricordo in maniera un po' troppo epica, ma Phineas è un mito.
Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

Cloudflare incrementa le opzioni per la gestione di diverse tipologie di traffico generato dall'intelligenza artificiale

Stiamo lanciando la possibilità di gestire il traffico IA in base a tre principali casi d'uso: crawler di ricerca, agenti e addestramento. Con queste nuove opzioni, i nostri clienti potranno ottimizzare ulteriormente la gestione del traffico dei bot IA, inclusi i clienti del nostro piano gratuito.

blog.cloudflare.com/content-in…

@informatica

reshared this

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

"LA MANIA DELL'IA STA SCONVOLGENDO IL PROCESSO DECISIONALE GLOBALE"

«L'intero mondo aziendale – non solo quello informatico/tecnologico/industriale – è travolto da una mania per l'IA che non ammette dissenso. È un fervore religioso e gli eretici vengono scomunicati. Ma i dissidenti, che si sentono costretti a tacere, hanno in gran parte ragione.»

daringfireball.net/linked/2026…

@aitech

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

Protezioni di GrapheneOS contro l'estrazione di dati da dispositivi bloccati.

GrapheneOS offre solide difese contro l'estrazione dei dati. Si basa in gran parte sulle funzionalità di sicurezza standard fornite da Android 17 e sull'hardware più sicuro disponibile per Android. Attualmente, solo i Pixel offrono le funzionalità di sicurezza hardware e gli aggiornamenti richiesti da GrapheneOS. Questo cambierà nel 2027 grazie alla nostra partnership con Motorola Mobility e ai progressi compiuti da Qualcomm.

discuss.grapheneos.org/d/40700…

@Informatica (Italy e non Italy)

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

It's not my usual beat, but I wrote a pure-Python ML-DSA verifier.

pip install mldsa

It's 350 lines, CC0/0BSD, single-file, no dependencies, and thoroughly tested.

Signature verification handles no secrets, so it doesn't need to be constant-time.

words.filippo.io/mldsa-py/

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

Security Affairs #newsletter Round 587 by #Pierluigi #Paganini – INTERNATIONAL EDITION
securityaffairs.com/196006/sec…
#securityaffairs #hacking
Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

« Ho studiato Filosofia a Cambridge, la mia prima start up fattura 2 milioni di euro l'anno »


Manovalanza ai robot e gestione alle IA ? 🤔
Questa voce è stata modificata (1 giorno fa)

Duplicating Parts Using Silicone Molds


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

[Do As I Do] had a simple task to complete. A couple of small parts needed to be duplicated in some quantity, with good dimensional accuracy and surface finish. There are a number of ways you might go about this, particularly if you have the original tooling or a machine shop on hand. In this case, however, the plan was to duplicate the parts with silicone molds.

The first step, naturally, was to produce the silicone molds. Doing this involved some craft supplies, with glossy paper and hot glue used to create a vessel for casting silicone around the original parts. The silicone itself was mixed carefully and poured into the vessels, and soon enough [Do As I Do] had a pair of negative molds that could be used to produce duplicates of the original. The original parts were removed, and the silicone molds were filled with resin over and over again to make as many duplicates as were needed.

This was a simple enough project with straightforward geometry that suited the process. More challenging parts would require more care in mold prep and more advanced techniques. Depending on material choice for the duplicate parts and other factors like intended final application, extra steps like degassing may be necessary, too. Still, for a quick guide on duplicating a simple plastic part, it’s hard to beat.

We’ve featured other silicone mold jobs before, like these impressive recreated tail light lenses. Video after the break.

youtube.com/embed/xcJPfvGbf2o?…


hackaday.com/2026/07/26/duplic…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

La corsa ai robot entra nel vivo: Samsung scende in campo per battere NVIDIA e Meta

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/la-corsa-…

Carolina Vivianti

#redhotcyber #cybersecurity #cybercrime #hacking #cti #ai #privacy #news #technology

reshared this

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

XCharge EV charging stations can be hacked via the charging port because the connector apparently runs SSH with root/root as the default creds

saiflow.com/blog/the-hidden-cc…

reshared this

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

#nerdystuff in pausa pranzo

#Formula è una mini chicca WebGL nascosta nel lab sperimentale di Patrick Heintzmann.
Creative coding allo stato puro, senza motivo se non "perché sì"!

🏎️ lab.patrickheintzmann.com/demo/demoFormula

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

#YSMR - track 010 Crawling
One track. One Sunday. One spin.

🔗 open.substack.com/pub/youspinm…

#ysmr

Delta Pen Plotter Draws In Multiple Colors


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

If you’re building your first plotter, or you just like thinking in right angles, you’d probably consider a Cartesian design for your build. [András Vujovits] went another route with his project, building an impressive delta pen plotter with a useful tool changer, to boot.

The build relies on a unique motion system, wherein two NEMA 17 stepper motors drive either side of the linkage to control the position of the end effector—in this case, a pen carriage. By controlling the position of each side of the mechanism, it’s possible to move the pen through XY space. Running the show is an Arduino Nano, fitted with a GRBL shield and appropriate stepper motor drivers.

The magnetic tool changer is particularly nifty, too. It allows the plotter to grab a different ink at will to add more color to the drawing. It’s well-designed, with the plotter able to change inks without losing accuracy or otherwise fumbling the switchover. The plotter uses Muji ball point pens, which are available in a range of colors and draw with slick, clean lines. It’s also quite a fast plotter, thanks in part to [András]’s efforts to keep the pen carriage light by using a smart mechanism to offload the pen lifting actuator to the main body.

[András] has plans available, but you’re going to have to pay for them. Still, it’s always nice to see a new machine in the wild. Video after the break.

youtube.com/embed/IRmwhncLU2s?…


hackaday.com/2026/07/26/delta-…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

kritica.it/ambiente/pfas-una-s…

Nel suo libro‑inchiesta PFAS, un disastro annunciato (Marietti Editore), la giornalista indipendente Laura Fazzini ricostruisce una storia italiana di omissioni, responsabilità e silenzi, ma soprattutto di persone: operai, medici, ricercatori, famiglie in un territorio avvelenato da sostanze chimiche e abbandonate a sé stesse.

#PFAS #Miteni #Vicenza #Veneto

Questa voce è stata modificata (2 giorni fa)
Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

☕ CYBERBRIEFING MATTUTINO — Domenica 26 luglio 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
ilpuntocyber.rfeed.it/article.…

#newsletter #cybersecurity
@informatica

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Internet torna in Venezuela: riparato il cavo sottomarino distrutto dal terremoto da magnitudo 7,5

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/internet-…

Silvia Felici

#redhotcyber #cybersecurity #cybercrime #hacking #cti #ai #privacy #news #technology

reshared this

Se i chatbot fanno consulenza sull’aborto


@Informatica (Italy e non Italy)
Per fornire informazioni, i modelli linguistici attingono da un ecosistema di fonti dove autorevolezza e visibilità non sempre coincidono. E che le realtà pro-choice faticano a presidiare.

#GuerreDiRete è la newsletter curata da guerredirete.substack.com/p/se…

Informatica reshared this.

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

Su mastodon.uno sono solo il fondatore e responsabile (la mia PEC è sul sito), ma la gestione quotidiana è affidata a un grande team di una decina di moderatori (mastodon.uno/collections/11677…) tra cui anche @informapirata che gestisce altre importantissime istanze del @fediverso e tutti svolgono un ruolo di mod, garanzia e supervisione.

Mastodon.uno inoltre risponde anche ai soci di @fedimedia, l'associazione del fediverso di cui fa parte e a cui ci si può unire da qui: cloud.mastodon.uno/apps/forms/…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

Pace e guerra, paci e guerre 8 incontri a @pavia e da remoto #formazione per docenti e persone interessate reteparri.it/eventi/pace-e-gue…

reshared this

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

382 – IL TUO PROSSIMO TELEFONO COSTERÀ DI PIÙ. COLPA DELL’AI camisanicalzolari.it/382-il-tu…

reshared this

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Allarme Check Point: vulnerabilità critica già sfruttata, i black hacker aggirano il login

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/allarme-c…

Luigi Zullo

#redhotcyber #cybersecurity #cybercrime #hacking #cti #ai #privacy #news #technology

reshared this

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Le AI Saranno libere! Scoperto il jailbreak universale per tutte le AI di frontiera?

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/le-ai-sar…

Carolina Vivianti

#redhotcyber #cybersecurity #cybercrime #hacking #cti #ai #privacy #news #technology

reshared this

How Film Industry Data Website The-Numbers.com got Mauled by Bots


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

A lot has been made about the increase of automated traffic on the Internet, with the past years LLM-related crawlers having quite literally swarmed the picture here. Not only does this drive up traffic, it also increases load on web servers, whose owners find themselves faced with increased hosting costs. This recently led to The-Numbers.com going offline for a while as automated traffic was quite literally destroying their bottom line.

This saga is covered by [Stephen Follows], who had a chance to talk with the founder and CEO of the site, [Bruce Nash], after the site went basically offline for a few months. Since the website both licenses data for commercial purposes as well as offering the free access on its website, there were accusations of this being a ‘rug pull’.

The site was started in 1997, as a static HTML site on Geocities where [Bruce] provided box office analyses for investment purposes. Since that beginning traffic was generally polite, with human visitors and usually well-behaved search engine crawlers. Then around 2024 the first wave of scraper bots arrived, followed by a larger wave around December of 2025.

Despite implementing a few mitigations, such as LLM-targeted text, the increased traffic and the resulting load on a site architecture that was never designed for this ultimately led to a collapse. One of the major sources of traffic turned out to be from so-called ‘prediction markets’, like Polymarket, whose bots absolutely hammered the site.

Fortunately for [Bruce] and his team they do not rely on the free website for income, but they have had to massively rework the site’s architecture to bring back a semblance of the original features. As noted in the article, the amount of crawling traffic by these LLMs and ‘agentic AI’ tools is logarithmically more than that for search engines, which makes this a major challenge.

Issues like these is why services such as Cloudflare are offering blocking features for such automated traffic. After all, unless such traffic is of use to you, you may as well treat it like a DDoS attack and cut it off at the root.

Thanks to [Ben] for the tip.


hackaday.com/2026/07/25/how-fi…

Building A Fencing Scoring Box


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The sport of fencing requires keeping score, just like so many other similar pastimes. When their club’s existing scoring rig broke, [jc0025] stepped up to build a scoring box of their own, using the typical tools of the maker trade.

The brains of the operation is an Arduino Nano, running the venerable ATmega328P. It’s set up to drive a pair of 8×8 WS2812B addressable LED panels. It’s also hooked up to a pair of fencing socket blocks, which hook up to the lamé (jacket), weapon, and guard of each player for electronically scoring hits. The Arduino is thus programmed to respond to various conditions, lighting the LEDs in turn. For example, the tip of one player’s weapon hitting the other player’s lamé will fire a colored light, allowing the hit to be scored. Meanwhile, a tip hitting the floor will fire a white light, indicating off-target. There’s also a buzzer for sonic indication, as well. Everything is wrapped up in a tidy 3D-printed housing, while power is courtesy of a USB-C charger hooked up to the unit.

If you’re looking to replace some old broken fencing scoring gear on the cheap, this project is probably a good place to start. We’ve featured some other great scoreboard projects over the years, too. Meanwhile, if you’re whipping up your custom own gear for your local sporting club, we might like to hear about it on the tipsline.


hackaday.com/2026/07/25/buildi…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

Telegram spear-phishing campaign targeting Russia, Belarus and Kazakhstan for 2 years

Some victims have been identified as dissidents

resident.ngo/lab/writeups/chec…

resident.ngo/lab/writeups/a-te…

reshared this

Taking Tri-Camera True-Color Infrared Videos


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

An image of skyscrapers over a bay is shown, with some foliage along the bank. The sky and water are a pale blue-grey, while the foliage is pink.

Silicon-based CMOS camera sensors are cheap and plentiful, but they’re rarely used to their full potential: they can detect a greater range of wavelengths in the infrared spectrum than they can in the visible spectrum, but in most cameras this is blocked by an IR-cut filter. [Project 326]’s infrared camera system reverses this: it records infrared images in color while blocking out visible light.

The system uses three USB webcams, each with its IR cut filter removed and replaced with a different dichroic IR band-pass filter. One filter is centered at 750 nm, one at 850 nm, and one at 940 nm. There is no band overlap; in testing, each camera only detected an infrared flashlight tuned to its own filter wavelength. The original cameras didn’t hold the sensors in a consistent position, so [Project 326] designed new housings. Using three lenses, each with distinct aberrations, introduced some difficulties in alignment. [Project 326] originally intended to use a pair of beam-splitting prisms with only one lens, but this proved too difficult to align using 3D-printed frames.

A Raspberry Pi records a separate monochromatic stream from each camera, which can then be processed into a composite color video. The first frames need to be manually aligned, but afterwards a script can apply the alignment to the rest of the video. Finally, the channels are mapped to colors, with the precise mapping being freely changeable. There were some few unexpected issues: each camera has its own, not terribly precise, local oscillator, and they drifted apart by about one or two frames per minute. Parallax error, on the other hand, was less severe than might be expected: at close range it’s noticeable, but by a distance of 35 meters, it represents less than one pixel of distortion.

The resulting images look great, and it’s easy to forget that they’re being captured without the use of any visible light. We’ve seen a similar technique (though extending into the visible range) used to recreate the surreal effect of Aerochrome film.

youtube.com/embed/N2n_BZ_acCE?…


hackaday.com/2026/07/25/taking…

Tyorgg reshared this.

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

US lawmakers have proposed a bill that would force AI companies to build killswitches to shut down or throttle powerful AI models

The bill was proposed a week after OpenAI admitted to losing control of two models that ended up hacking AI platform Hugging Face

lieu.house.gov/media-center/pr…

reshared this

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

✨ Funky Mantis: la gang ransomware DevMan si dota di un CRM per gestire estorsioni contro ospedali e fabbriche
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/funky-…

@informatica


Funky Mantis: la gang ransomware DevMan si dota di un CRM per gestire estorsioni contro ospedali e fabbriche


C’è un momento in cui un’operazione di ransomware smette di essere un pugno di script e diventa un’azienda vera e propria, con reparti, scadenze e un pannello di controllo. Per il gruppo Funky Mantis, noto anche come DevMan, quel momento è arrivato tra la fine del 2025 e il gennaio 2026, quando la sua infrastruttura di attacco si è trasformata in una piattaforma centralizzata capace di gestire più operazioni contemporaneamente, con tanto di CRM interno per tracciare vittime, curatori e pagamenti attesi. A ricostruirlo sono stati gli analisti di Catalyst/Prodaft, che hanno esaminato due versioni del pannello web del gruppo e trovato indizi che l’infrastruttura sia stata usata in almeno un attacco reale.

Da toolkit a piattaforma “as-a-service”


Funky Mantis opera secondo il modello ormai classico del ransomware-as-a-service: gli amministratori mantengono un’infrastruttura chiusa a cui gli affiliati accedono per ottenere accesso a reti già compromesse, generare versioni del malware, negoziare con le vittime e monitorare i pagamenti. Quello che distingue questa gang è la maturità del tooling gestionale. La prima versione del pannello, osservata a fine 2025, offriva già funzioni per creare varianti del malware, una sezione finanziaria, una chat diretta con le vittime e supporto tecnico per gli affiliati in difficoltà.

A gennaio 2026 è comparsa una seconda versione, con un sistema di contabilità molto più sofisticato: gli operatori possono creare team, assegnare partecipanti a specifici bersagli, tracciare lo stato di ogni attacco, le scadenze di pagamento e l’incasso atteso per ciascuna vittima. È, di fatto, un CRM per l’estorsione, che permette di coordinare più campagne parallele da un’unica cabina di regia — la stessa logica organizzativa di una software house legittima, applicata alla gestione degli attacchi ransomware su scala.

Cosa rivelano le chat interne


I ricercatori hanno avuto accesso a messaggi privati scambiati tra i partecipanti al programma, che mostrano l’organizzazione interna del gruppo: gli amministratori distribuiscono l’accesso a reti compromesse in diversi paesi, assegnano “curatori” (curator) che supervisionano gli affiliati e impongono scadenze strette, spesso di pochi giorni, per portare a termine l’attacco. Nelle conversazioni ricorrono riferimenti a organizzazioni del settore sanitario, infrastrutture critiche, ambito commerciale ed enti governativi. È interessante notare che, in alcuni casi, gli affiliati si limitano a dichiarare un attacco riuscito senza che i ricercatori abbiano potuto confermarne l’effettivo esito — un promemoria che, nell’ecosistema RaaS, la vanteria fa parte del modello di business quanto il cifrario stesso.

Il cifrario: ChaCha20-Poly1305 e la caccia ai sistemi medicali


Sul piano tecnico, gli analisti hanno esaminato la variante Windows del cifrario. Il programma verifica i privilegi di amministratore, tenta di disattivare le protezioni native di Windows, arresta servizi specifici, elimina le shadow copy di sistema per impedire il ripristino, enumera le risorse di rete raggiungibili e cifra i file sia sui dischi locali sia sugli storage connessi. Al termine dell’esecuzione rilascia una nota di riscatto e, in alcune configurazioni, può autoeliminare il proprio eseguibile per ostacolare l’analisi forense successiva.

La cifratura utilizza l’algoritmo ChaCha20-Poly1305 e aggiunge ai file colpiti l’estensione .devman21 — dettaglio che conferma il legame con l’alias DevMan con cui il gruppo è tracciato in altre fonti. Il malware è chiaramente orientato all’ambiente corporate: tra i bersagli figurano documenti, database, backup, macchine virtuali, codice sorgente e, soprattutto, file collegati a sistemi medicali. Gli operatori promuovono separatamente attacchi contro infrastrutture critiche e offrono funzionalità dedicate per colpire sistemi di controllo industriale, segnalando un’ambizione che va oltre la crittografia opportunistica di file server aziendali.

Un punto resta però non confermato: se il gruppo eserciti davvero double extortion con esfiltrazione dei dati. Il servizio pubblicizza questa capacità nei materiali promozionali rivolti agli affiliati, ma gli analisti non hanno trovato né strumenti di exfiltration né tracce concrete di trasferimento file verso l’esterno. È possibile che si tratti, almeno in parte, di una promessa commerciale non ancora del tutto implementata — un dettaglio che i difensori non dovrebbero comunque dare per scontato in fase di risposta all’incidente.

Come rilevarlo: TTP invece di hash


Il consiglio più utile che arriva dalla ricerca di Catalyst Prodaft riguarda l’approccio alla detection. Data la velocità con cui varianti e hash del cifrario possono cambiare tra un affiliato e l’altro, gli analisti raccomandano di non basare il rilevamento su file isolati o firme statiche, ma sulla sequenza di azioni tipica di un attacco in preparazione. Tra gli indicatori comportamentali da monitorare: accessi remoti anomali, uso successivo di account con privilegi elevati, attività insolita su condivisioni SMB, modifiche alle Group Policy, disattivazione di meccanismi di protezione endpoint e cancellazione di meccanismi di recupero come le shadow copy. Questo approccio “TTP-first” consente di intercettare la fase di preparazione dell’attacco prima ancora che il cifrario venga effettivamente distribuito, quando le opzioni di risposta sono ancora molte.

Per i team di sicurezza che operano in ambito sanitario o industriale, il caso Funky Mantis è un altro segnale che il ransomware-as-a-service sta convergendo verso modelli operativi sempre più simili a normali strumenti SaaS di project management — il che, paradossalmente, li rende anche più prevedibili da un punto di vista comportamentale, se si sa dove guardare.

Indicatori di compromissione

Gruppo: Funky Mantis (alias DevMan)
Modello: Ransomware-as-a-Service (RaaS) con pannello CRM per affiliati

Estensione file cifrati: .devman21
Algoritmo di cifratura: ChaCha20-Poly1305

Comportamenti osservati (Windows):
- Verifica privilegi amministrativi
- Tentativo di disattivazione delle protezioni Windows native
- Arresto di servizi specifici prima della cifratura
- Cancellazione delle shadow copy di sistema (inibizione del recovery)
- Enumerazione risorse di rete/condivisioni SMB
- Cifratura di dischi locali e storage connessi
- Possibile autoeliminazione del binario a fine esecuzione

Settori target: sanità (sistemi medicali), infrastrutture critiche/ICS,
ambito commerciale, enti governativi

Indicatori comportamentali da monitorare (TTP-first, non solo hash):
- Accesso remoto anomalo seguito da uso di account privilegiati
- Attività insolita su SMB / enumerazione di condivisioni di rete
- Modifiche alle Group Policy
- Disattivazione di strumenti di protezione endpoint
- Cancellazione di shadow copy o altri meccanismi di recupero dati

Fonte primaria: Catalyst Prodaft, "Funky Mantis platform: coordination and locker analysis"