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damnatio memoriae del teatro (e della scrittura) di ricerca


L’intervista di Katia Ippaso a Pippo Di Marca, dedicata al suo (e di Giancarlo Dotto) spettacolo Essere e non essere, centrato su CB, si può ascoltare su Rai RadioTre / RaiPlaySound a partire da 22′ 57” cliccando su raiplaysound.it/audio/2026/03/….

Bon. Se si ascolta l’intervista a partire da 37′ 20”, si può notare come Pippo Di Marca parli precisamente, a proposito dell’immenso patrimonio artistico del teatro sperimentale, di una vera e propria “damnatio memoriae” (il nome di Strehler non cade a caso) che negli anni ha impedito – e impedisce tutt’ora – di raccogliere e conservare in un unico luogo anche fisico le migliaia di materiali audio, video, testuali, visivi, della ricerca; rischiando così di cancellare dalla memoria decenni di lavoro collettivo e individuale cruciali non solo per l’Italia ma per il contesto internazionale, che nel nostro Paese vedeva un crocevia teatrale inaggirabile.

Non posso non notare e con ciò evidenziare quanta – e quanto forte – sintonia esista fra questa damnatio e quella che ha colpito e colpisce la sperimentazione letteraria, la ricerca testuale. Una marginalizzazione e tentata (ma non riuscita) cancellazione che ha avuto inizio già a fine anni Settanta, e ha contato tra i suoi responsabili principali vari personaggi dell’editoria mainstream, precisamente identificabili. Ho provato ad accennarne qui e qui, due interventi presentati rapidamente qui: slowforward.net/2026/03/19/il-….

#CarmeloBene #cb #damnatioMemoriae #FranciaEmersa #GiancarloDotto #ItaliaSommersa #KatiaIppaso #PippoDiMarca #poesiaPerIlPubblico #raiplaysound #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #teatroDAvanguardia #teatroSperimentale #tratroDiRicerca


28 e 29 marzo, roma, teatro di villa lazzaroni: “essere e non essere. in memoriam di carmelo bene”, di pippo di marca e giancarlo dotto


sabato 28 marzo ore 21:00 e domenica 29 marzo ore 17:30

Pippo Di Marca in

ESSERE e NON ESSERE
in memoriam di Carmelo Bene


di Pippo Di Marca e Giancarlo Dotto

esseere e non essere_ pippo di marca su e con carmelo bene (pdm + giancarlo dotto)

Sabato 28 e domenica 29 marzo Essere e non essere in memoriam di Carmelo Bene al Teatro di Villa Lazzaroni è un testo di Pippo Di Marca e Giancarlo Dotto con in scena lo stesso Di Marca.

Lo spettacolo dedicato alla memoria di Carmelo Bene vuole evocare, raccontare, testimoniare momenti salienti dell’opera e della vita di Carmelo Bene, fino agli ultimi anni di malattia e di isolamento. Pippo Di Marca è una figura centrale dell’avanguardia teatrale italiana. Il suo teatro è sempre stato un luogo di sperimentazione linguistica, vocale e performativa.
Di Marca, con diverse iniziative e pubblicazioni, ha lavorato molto sul tema della memoria dei maestri e sulla necessità di custodire e trasmettere un patrimonio teatrale che rischia di perdersi.

Come lui stesso spiega: “Carmelo Bene lo conobbi nel ’66 nel camerino del Teatro delle Muse, al termine di un memorabile Il rosa e il nero. Un artista debordante, che imponeva la sua Presenza, il suo ipertrofico, straordinario, carnale. Un’amicizia poi cresciuta e alimentata in decenni di frequentazioni e di spettacoli a specchio, in una sorta di cammino parallelo, di empatia, che ha segnato gran parte della mia storia teatrale. Mi ha lasciato una predisposizione alla libertà creativa assoluta, ad armeggiare con la furia, l’euforia e la parodia, a coltivare l’arbitrio, a negare, a dire no ad ogni canone, a ogni convenzione acquisita. Un gigante del teatro italiano del Novecento, un Maestro inimitabile e irraggiungibile, un maestro ‘negato’: poiché il suo ‘magistero’, come quello dei veri grandi, è unico e ‘intrasmissibile’. […] Un amico con cui e di cui sentiamo il bisogno di continuare a parlare, raccontarlo: fare memoria, presenza viva, scenica della sua poetica e della sua vita; senza tralasciare la sua ‘umanità’, la sua fiera ‘fragilità’, accentuate nei lunghi ultimi anni di malattie e volontario autoesilio. Per me è stato, insieme a Leo De Berardinis, come un fratello maggiore. È stato il Gigante del Novecento in grado di sprigionare una potenza primigenia e coltissima, erudita, un’energia misteriosa, e insieme lucida, consapevole, articolata su una gamma inesauribile di ‘umori’, di variazioni della crudeltà suonate ad altezze inarrivabili… Sul piano dell’ironia suprema penso che surclassi persino Artaud!!!”

Quando nel 2002, Carmelo Bene morì, Pippo Di Marca pensò a un omaggio immediato in memoria, dal titolo Ora che Carmelo è morto, ma la ferita era troppo aperta per aver seguito con dolore gli ultimi mesi orribili di quel calvario finale. Giusto si impose il silenzio.

“Ma era destino, o simpatetico stato di necessità, che quel mancato debutto – spiega Di Marca – diventasse un testo, che condivido con Giancarlo Dotto, che ho messo poi in scena ininterrottamente per decenni. A cominciare dal decennale della morte nel 2012. Lo spettacolo, da allora, ha preso il titolo di Essere e Non Essere, a sottolineare da una parte il suo ipertrofico Io Scenico, la sua Presenza debordante, carnale/carnascialesca, il suo ESSERE e dall’altra parte il suo rovinare tutto proteso verso il NON ESSERE, il suo radicale senso della vanità del tutto, della sottrazione, della cancellazione, dell’assoluta tensione tra vitalismo e abbandono al cupio dissolvi. Da genio assoluto, nei mesi del calvario finale, ha scritto e ci ha lasciato come suo impareggiabile, grandioso testamento artistico, il poema capolavoro ‘l mal de’ Fiori”.

TEATRO DI VILLA LAZZARONI
Via Appia Nuova 522
00179 ROMA (RM)

Ingresso 22,00 €
#Artaud #CarmeloBene #cb #EssereENonEssere #GiancarloDotto #PippoDiMarca #teatro #TeatroDiVillaLazzaroni


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[Photo] Invio materiale Trenord ETR421 in transito a Castagneto Carducci


Invio materiale Trenord ETR421 in transito a Castagneto CarducciCon E464.395 + E464.391 in testa ed ETR421 FNM-077 + ETR421 FNM-078 a seguitoVideo registrato il 02/04/2026 Post originale: https://treni.creeperiano99.it/tg/1609 Se non riesci a visualizzare le foto clicca qui https://treni.creeperiano99.it/2026/04/photo-invio-materiale-trenord-etr421-in.html
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Invio materiale Trenord ETR421 in transito a Castagneto Carducci
Con E464.395 + E464.391 in testa ed ETR421 FNM-077 + ETR421 FNM-078 a seguito

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Astrocampania organizza una visita guidata il 10 aprile 2026 presso l’Osservatorio Astronomico S. Di Giacomo in Agerola, serata dedicata al cielo di primavera in un viaggio tra gli ammassi stellari e i pianeti visibili in questa stagione sotto le stelle dell’alta costiera amalfitana

Un coinvolgente spettacolo al Planetario per un viaggio tra le stelle alla scoperta degli ammassi stellari e dei pianeti Giove e Venere ; a seguire emozionanti osservazioni di questi oggetti celesti attraverso un potente telescopio da campo, il tutto sotto la guida esperta dei divulgatori di Astrocampania.

[…]

astrocampania.it/2026/04/05/am…

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Pasqua 2026, un segno di speranza nella notte


Come fare Pasqua in questo tempo di guerra, di incertezza, di paura? Come parlare di Resurrezione dopo aver visto l’uso della forza e della sopraffazione giustificati in nome di Dio, come è avvenuto alla Casa Bianca? Abbiamo dimenticato che anche Gesù (fosse o non fosse figlio di Dio) è stato vittima della violenza, dopo aver vissuto accanto agli umili, commuovendosi fin nelle viscere per […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/04/05/pasq…

#Guerra #migranti #Pasqua #SanBerillo

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luisa canciello: “gli stupri di palestinesi nelle carceri israeliane. l’italia non parla” (‘il manifesto’, 4 apr. 2026)


dall’account fb di Assopace Palestina

Luisa Canciello: A Ginevra gli stupri di palestinesi nelle carceri israeliane. L’Italia non parla (da ‘il manifesto’, 4 aprile 2026)

PALESTINA Presentato il rapporto di Francesca Albanese

Nel centro di detenzione nel deserto del Naqab, i prigionieri palestinesi detenuti dalle forze israeliane sono sottoposti a torture sistematiche e a condizioni che trasformano la detenzione in una forma quotidiana di annientamento.
Khaled M. è il primo avvocato a cui è stato permesso entrare in questi centri. Dopo anni in questo campo, afferma di aver assistito a un livello di violenze senza precedenti. Lo incontriamo a Ginevra, al Palais de Nations, durante la presentazione del rapporto della relatrice speciale Onu per i Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese. Khaled racconta di un uomo di 67 anni stuprato mentre aveva mani e piedi legati, filmato e deriso. Di un ragazzo di 20 anni spogliato e sottoposto a waterboarding. Un soldato è arrivato con un estintore; la parte superiore è stata inserita nell’ano – Khaled si scusa per la crudezza- la sostanza spruzzata all’interno. Il ragazzo vive oggi con gravi conseguenze psicologiche. Anche il personale medico è coinvolto: «I prigionieri vengono amputati senza anestesia».
L’avvocato riporta un’altra testimonianza, di una donna: «Mi hanno chiesto di sedermi sulle ginocchia, hanno inserito una bottiglia nella mia vagina, e mi hanno costretto a toglierla più volte. Sei persone».

A DIMOSTRAZIONE di ciò, l’ottavo report di Albanese, «Tortura e genocidio», raccoglie oltre 300 testimonianze, identificando nella tortura uno dei simboli di questo genocidio configurandola come strumento di sterminio, perpetuata attraverso la sistematica e violenta deprivazione della dignità umana. Un inferno quotidiano, imposto a corpi e vite, reso possibile non solo dall’azione di Israele, ma anche dalla complicità e dal silenzio dei nostri governi. Durante la presentazione, Albanese presta la sua voce ai sopravvissuti, le cui testimonianze continuano a vivere nonostante l’annientamento subito: «Uno dei soldati mi ha violentato inserendo con forza un bastone nel mio ano. Dopo circa un minuto lo ha tolto e lo ha inserito di nuovo con più forza mentre urlavo. Poi mi ha costretto ad aprire la bocca e a leccare il bastone. Desideravo morire mentre mi stavano violentando».

È SOLO UNA delle testimonianze riportate da Albanese, che documentano crimini contro l’umanità e violazioni della Convenzione contro la tortura e della Convenzione per la prevenzione e la repressione del genocidio. «A Israele è stata di fatto concessa una licenza per torturare i palestinesi perché la maggior parte dei vostri governi, dei vostri ministri, lo ha permesso – denuncia Albanese – Tra ottobre 2023 e gennaio 2026, le forze israeliane hanno arrestato più di 18.500 palestinesi, inclusi bambini, soprattutto se erano medici, giornalisti, o operatori umanitari. Quasi 100 di loro sono morti in custodia. 4mila risultano ancora vittime di sparizione forzata. Migliaia sono stati detenuti senza accuse, trattenuti in condizioni disumane, picchiati, incatenati, abusati sessualmente, privati di cure mediche, affamati, stuprati».
Dopo la presentazione del rapporto, numerosi stati tra cui Slovenia, Irlanda, Spagna, hanno espresso sostegno al mandato della relatrice e denunciato l’uso sistemico della tortura da parte di Israele contro il popolo palestinese. L’Italia, invece, non ha espresso né sostegno né condanna: si è limitata a richiamare la relatrice al dovere di attenersi al proprio codice di comportamento, senza esprimersi nel merito delle accuse. Il divieto di tortura è una norma inderogabile (ius cogens): il silenzio non è neutralità, è complicità.
L’immobilità politica e la mancanza di volontà di agire rivelano i limiti di un sistema internazionale di matrice coloniale, formalmente costruito per tutelare il diritto, ma oggi incapace di farlo rispettare, fino a svuotarlo e sgretolarlo.
L’ambasciatore palestinese presso la sede Onu a Ginevra, Ibrahim Khraishi, intervistato nella sala del Café Suisse, afferma: «I doppi standard stanno uccidendo l’Europa. Si parla di valori condivisi con Israele, ma quali valori? Come si può dire di condividere i valori del genocidio? Gli europei devono difendersi». A queste parole fanno eco quelle di Albanese: «Ho fatto appello all’essere umano che è in voi: non siete stanchi? La diplomazia, in tempo di genocidio, non è neutrale. Com’è possibile che questa realtà non abbia ancora portato alla sospensione delle vostre relazioni con Israele?».

L’IMPUNITÀ alimenta i crimini: «La tortura fa all’individuo ciò che il genocidio fa a un gruppo in quanto tale. Un genocidio è diventato la forma estrema di tortura. Ciò che viene perso in Palestina sarà perso ovunque».

ilmanifesto.it/a-ginevra-gli-s…
#bambini #children #colonialism #FrancescaAlbanese #Gaza #genocide #genocidio #IbrahimKhraishi #IDF #ilManifesto #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #LuisaCanciello #massacri #Palestina #Palestine #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #tortura #warcrimes #zionism

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derek bailey – playing for friends on 5th street (excerpt)


#DerekBailey #improvisation #improvisedMusic

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Arti 2.2: il client Tor in Rust aggiunge il supporto HTTP CONNECT


Arti 2.2, la riscrittura in Rust del client Tor, introduce il supporto HTTP CONNECT ora attivo di default, migliora le API per sviluppatori e corregge una vulnerabilità a bassa severità.
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Il Tor Project ha rilasciato Arti 2.2, nuovo aggiornamento del client Tor scritto in Rust. Arti non è ancora quello che gira sotto Tor Browser, ma è il progetto su cui il Tor Project sta puntando per il futuro: una riscrittura completa del codice storico in C, pensata per eliminare alla radice intere categorie di vulnerabilità legate alla gestione della memoria.

La novità principale della 2.2 è l’adozione definitiva del protocollo HTTP CONNECT per connettersi alla rete Tor. Finora era una funzione sperimentale; ora è inclusa di default nelle build full e disponibile sulla stessa porta già usata da SOCKS. Per chi integra Arti in applicazioni proprie, avere i due protocolli sullo stesso punto di accesso semplifica parecchio la configurazione.

Sul fronte delle API, la libreria arti-rpc-client-core guadagna il supporto alle richieste non bloccanti e l’integrazione con i cicli di eventi delle applicazioni, due elementi rilevanti per chi costruisce software sopra Arti. Arriva anche una nuova funzionalità di accesso amministrativo tramite RPC, utile per chi gestisce istanze Arti in ambienti più complessi.

La 2.2 corregge anche TROVE-2026-005, una vulnerabilità a bassa severità che in alcune configurazioni embedded avrebbe potuto ridurre la resistenza agli attacchi di tipo denial-of-service..

In parallelo prosegue lo sviluppo del supporto relay, con lavoro su canali, circuiti e funzionalità legate ai server di directory. Non si tratta ancora di funzioni disponibili agli utenti, ma l’obiettivo, avere Arti che gestisce anche i relay della rete Tor, si avvicina versione dopo versione.

Chi vuole esplorare il progetto trova tutto su torproject.org.

SOURCE:// Arti 2.2.0 released blog.torproject.org

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Pi-hole: aggiornamento urgente, corrette vulnerabilità XSS e un bypass sull’API


Pi-hole rilascia FTL v6.6, Web v6.5 e Core v6.4.1 con fix di sicurezza importanti: XSS, escalation di privilegi e bypass dell'autorizzazione. Aggiornare prima possibile.
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Pi-hole ha rilasciato un aggiornamento su tutti e tre i suoi componenti principali, FTL v6.6, Web v6.5 e Core v6.4.1, con un’immagine Docker taggata come 2026.04.0. L’aggiornamento è principalmente di sicurezza e chi gestisce un’installazione esposta anche solo sulla rete locale farebbe bene ad aggiornare senza aspettare.

Le vulnerabilità corrette


Nell’interfaccia web sono stati chiusi diversi problemi di XSS e iniezione HTML, segnalati da tre ricercatori che hanno scelto di notificare il problema privatamente al team prima di renderlo pubblico. I componenti coinvolti includono la gestione delle query, la pagina Rete e la Dashboard.

Nel Core è stata corretta un’escalation di privilegi locale: il file /etc/pihole/versions veniva importato direttamente dagli script di Pi-hole eseguiti come root, con la possibilità, in uno scenario post-compromissione, di eseguire codice arbitrario. La correzione sostituisce quel meccanismo con un parser che accetta solo chiavi conosciute e valori validati.

In FTL, invece, è stato risolto un bypass dell’autorizzazione sull’endpoint /api/teleporter: le sessioni API da riga di comando, concepite come sola lettura, riuscivano ad importare archivi Teleporter aggirando i controlli previsti. Separato ma altrettanto delicato, un difetto nella gestione dei parametri di configurazione: FTL non verificava correttamente la presenza di caratteri di interruzione riga nei valori DNS e DHCP. Un parametro artefatto poteva così introdurre contenuto aggiuntivo nel file di configurazione, interpretato poi come istruzione valida, con possibilità di esecuzione di codice da remoto.

Novità e fix di affidabilità


Sul piano della stabilità, FTL ora attende il completamento di un aggiornamento della gravity (il database dei domini bloccati) in corso prima di riavviarsi, evitando la finestra in cui Pi-hole poteva temporaneamente smettere di rispondere alle query DNS. È anche disponibile la nuova opzione resolver.macNames per controllare la risoluzione dei nomi host tramite indirizzo MAC, utile in reti con segmentazione di livello 2.

Corretti inoltre un underflow intero che faceva apparire il log delle query con un numero assurdo di pagine, un contatore dei client gonfiato dal rate limiter, e una crescita incontrollata della memoria quando l’importazione dei grafici storici era disabilitata.

Come sempre, prima di aggiornare con pihole -up conviene esportare la configurazione con Teleporter.

SOURCE:// pi-hole.net
SOURCE:// github.com

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Telegram si aggiorna: editor IA, sondaggi potenziati e la rete Cocoon


L'ultimo aggiornamento di Telegram introduce un editor testuale basato su IA, nuove opzioni per i sondaggi, supporto alle Live Photo e uno scanner documenti. Le funzioni IA girano su Cocoon, la rete di calcolo decentralizzata di Telegram basata su blockchain TON.
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L’aggiornamento di fine marzo su Telegram introduce un discreto numero di novità, alcune più sostanziose, altre di contorno.

La feature più discussa è l’editor di testo IA, integrato direttamente nella barra dei messaggi. Dopo aver scritto almeno tre righe, compare un’icona “AI” che permette di correggere la grammatica, riscrivere il testo in stile diverso o tradurre il messaggio in un’altra lingua. Gli stili disponibili spaziano dal formale al decisamente folkloristico: ci sono Formal, Short, Corp, Zen, ma anche Tribal, Biblical e Viking. Onestamente mi sembra una funzione di dubbia utilità pratica, ma potrei anche sbagliarmi ovviamente.

Cocoon: la rete IA di Telegram


Tutte le funzioni IA di Telegram passano per Cocoon, una piattaforma di elaborazione decentralizzata sviluppata dall’ecosistema Telegram. L’idea è che le richieste vengano eseguite all’interno di ambienti di calcolo riservati basati su TEE (Trusted Execution Environment, attualmente Intel TDX), dove nemmeno i proprietari dei server possono accedere ai dati. Il tutto gira sulla blockchain TON, quella di Telegram, e i proprietari di GPU possono contribuire alla rete guadagnando criptovaluta. I modelli utilizzati sono open source.

È un’architettura interessante sulla carta, e la scelta dei TEE per proteggere i prompt è tecnicamente sensata. Resta il fatto che sia Cocoon sia TON sono progetti strettamente legati a Telegram e a Pavel Durov, il che richiede una certa fiducia nel soggetto, non diversamente da qualunque altro servizio centralizzato.

Sondaggi, Live Photo e altro


I sondaggi ricevono l’aggiornamento più ricco in termini di opzioni: si possono ora allegare immagini o posizioni alle domande, permettere agli utenti di suggerire nuove risposte, mostrare chi ha votato, impostare limiti di tempo con risultati nascosti fino alla scadenza, disabilitare il cambio di voto e mescolare le opzioni tra gli utenti. Un bel salto rispetto alle funzionalità precedenti, utile soprattutto per chi gestisce canali o gruppi numerosi.

Telegram supporta ora nativamente le Live Photo di iOS e le Foto in movimento di Android, con tre modalità di riproduzione: singola, continua o rimbalzo. Funzione attesa da chi usa queste fotocamere e si ritrovava i file degradati in fase di invio.

Su iOS arriva anche uno scanner documenti integrato: rileva automaticamente i bordi, rimuove lo sfondo e converte in PDF, con possibilità di ritocchi manuali.

I bot possono ora creare e gestire altri bot tramite le API, aprendo la strada a flussi automatizzati senza scrivere codice direttamente.

Infine, chi usa app Telegram di terze parti vedrà comparire un avviso di sicurezza sul proprio profilo, visibile agli altri utenti. Telegram ricorda che le app ufficiali sono open source con build verificabili, mentre le versioni non ufficiali non offrono le stesse garanzie crittografiche.

SOURCE:// telegram.org
SOURCE:// cocoon.org

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audio dell’intervista a giuseppe garrera su “vita minore” (rai radiotre, 4 aprile 2026)


A3 il formato dell'arte, 4-4-2026_ Garrera su Vita minore

Logo Rai Radio 3

A3 il formato dell’arte

San Francesco e l’arte, da Giotto alla contemporaneità


In occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, ospite d’apertura di Elena del Drago Giuseppe Garrera, curatore con Gianni Carrera della mostra “Vita minore. San Francesco e la santità dell’arte contemporanea” visitabile fino al 2 giugno a Spoleto a Palazzo Collicola; a seguire Veruska Picchiarelli racconta l’esposizione “Giotto e san Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento” da lei curata con Emanuele Zappasodi e aperta alla Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia fino al 14 giugno 2026. Le musiche scelte e presentate da Francesco Mandica: Les blue stars, La légende du pays des oiseaux; Aaron Neville, Hard to believe.

raiplaysound.it/audio/2026/04/…
04 Apr 2026

#A3 #AaronNeville #asemic #asemicWriting #audio #daGiottoAllaContemporaneità #ElenaDelDrago #EmanueleZappasodi #Francesco #FrancescoDAssisi #FrancescoMandica #GalleriaNazionaleDellUmbria #GianniGarrera #Giotto #GiottoESanFrancesco #GiuseppeGarrera #HardToBelieve #ilFormatoDellArte #intervista #LaLégendeDuPaysDesOiseaux #LesBlueStars #PalazzoCollicola #radio #Radio3 #RadioTre #RaiRadio3 #RaiRadioTre #SanFrancesco #SanFrancescoELArte #scritturaDiRicerca #VeruskaPicchiarelli #VitaMinoreSanFrancescoELaSantitàDellArteContemporanea

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Nextcloud e IONOS creano un fork di ONLYOFFICE, che li denuncia per violazione di licenza


Un consorzio europeo guidato da Nextcloud e IONOS ha lanciato Euro-Office, fork di ONLYOFFICE pensato come alternativa sovrana a Microsoft 365. Tre giorni dopo, ONLYOFFICE ha sospeso la partnership e accusato il progetto di violare la licenza AGPLv3.
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Il 27 marzo a Berlino, Nextcloud, IONOS e una dozzina di altri soggetti europei, tra cui Proton, XWiki e OpenProject, hanno annunciato Euro-Office: un componente open source per la modifica collaborativa di documenti, fogli di calcolo e presentazioni, pensato per integrarsi in piattaforme come Nextcloud Hub, Proton Docs o OpenProject. Non è una suite autonoma da installare sul desktop, ma un editor web da innestare in ambienti di lavoro esistenti. Il codice è già disponibile in anteprima su GitHub, con la prima versione stabile attesa per l’estate.

La base tecnica è quella di ONLYOFFICE, di cui Euro-Office è un fork diretto. Il consorzio ha scelto questo percorso invece di collaborare con il progetto originale per una serie di motivi documentati nel repository: pull request sistematicamente ignorate, istruzioni di compilazione obsolete, codice con parti offuscate o compilate senza sorgente, messaggi di commit che rimandano a tracker interni inaccessibili. Motivazioni tecniche concrete, non solo di principio.

La risposta di ONLYOFFICE


Tre giorni dopo l’annuncio, ONLYOFFICE ha risposto con un comunicato formale accusando Euro-Office di violare la licenza AGPLv3. Il nodo è nelle condizioni aggiuntive aggiunte da Ascensio System, la società dietro ONLYOFFICE, alla propria versione della licenza nel maggio 2021: la sezione 7 della AGPLv3 consente al titolare del copyright di imporre requisiti supplementari, e ONLYOFFICE ne ha inseriti due, ovvero l’obbligo di conservare il logo originale nei lavori derivati e il divieto di usare i marchi registrati.

Euro-Office ha rimosso entrambe queste clausole, ritenendole incompatibili tra loro, oltre che inapplicabili in quanto restrizioni di marchio non ammissibili come condizioni di licenza. Secondo Nextcloud, questa interpretazione è condivisa dalla Free Software Foundation e da Bradley M. Kuhn, tra gli autori della licenza AGPL stessa. ONLYOFFICE sostiene invece che la licenza sia un insieme indivisibile: o la si accetta per intero, condizioni aggiuntive incluse, o non si ha titolo per usare il codice.

In parallelo alla disputa legale, ONLYOFFICE ha sospeso la partnership commerciale con Nextcloud, in vigore da otto anni, che permetteva agli utenti di modificare documenti direttamente dall’interno di Nextcloud Hub.

Un formato nativo da definire


Sul progetto si è espressa anche The Document Foundation, l’ente che sviluppa LibreOffice. Il tono è benevolo verso l’iniziativa, ma la domanda che pone è scomoda: qual è il formato nativo di Euro-Office? Il comunicato di lancio non menziona ODF nemmeno una volta, e promette invece piena compatibilità con i formati Microsoft. Come scrive TDF sul proprio blog, compatibilità con OOXML e sovranità digitale non sono la stessa cosa: OOXML è uno standard progettato, controllato e gestito da Microsoft, e costruire un’alternativa europea con quel formato al centro significa spostare il server in Europa mantenendo il vincolo architetturale a Redmond.

TDF non chiede di abbandonare il supporto ai formati proprietari, cosa che LibreOffice stesso fa da sempre per ragioni pratiche. Chiede se ODF, standard ISO sviluppato fuori dal controllo di qualsiasi azienda e già obbligatorio in alcune giurisdizioni europee tra cui la Germania, sarà il formato in cui le pubbliche amministrazioni creeranno e scambieranno documenti. È una distinzione che Euro-Office dovrà affrontare prima che l’architettura sia consolidata.

La disputa legale è destinata a durare, e la questione al centro non è banale: stabilire se le condizioni aggiuntive che ONLYOFFICE ha inserito nella propria versione della AGPLv3 siano vincolanti per i fork è un tema che riguarda l’intero ecosistema open source, non solo questo progetto. Finché nessun tribunale si pronuncia, entrambe le parti hanno argomenti giuridici solidi. Nel frattempo, Euro-Office deve costruire una comunità di sviluppatori e convincere le pubbliche amministrazioni europee della propria affidabilità, con un contenzioso aperto fin dal primo giorno.

SOURCE:// nextcloud.com
SOURCE:// onlyoffice.com
SOURCE:// heise.de
SOURCE:// github.com
SOURCE:// blog.documentfoundation.org

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[film] L’ultima missione: Project Hail Mary


Titolo: L’ultima missione: Project Hail Mary
Regia: Phil Lord e Christopher Miller
Soggetto: dal romanzo Project Hail Mary di Andy Weir
Sceneggiatura: Drew Goddard
Effetti speciali: Chris Corbould, Neal Scanlan, Paul Lambert, Mag Sarnowska
Altro: anno 2026; durata 156 minuti; titolo originale: Project Hail Mary; paese di produzione: USA; genere: fantascienza; direzione del doppiaggio: Daniele Giuliani

(Dati da wikipedia e Antonio Genna per il doppiaggio.)

Interpreti e personaggi:
Ryan Gosling: Ryland Grace
Sandra Hüller: Eva Stratt
Milana Vayntrub: Olesya Ilyukhina
Ken Leung: Yáo Li-Jie

Voto: 7/10

In un prossimo futuro l’umanità scopre che dei microrganismi riescono a mangiarsi, letteralmente, il Sole e che lo stanno facendo anche nelle stelle vicino a noi. Tutte tranne una: Tau Ceti. I tempi per capire come contrastare questi astrofagi è poco, qualche decina di anni, e l’unico modo per capire come contrastarli è andare su Tau Ceti per studiare questa eccezione. Il viaggio dell’equipaggio umano, però, sarà di sola andata. I risultati dell’indagine, se riusciranno a scoprire il mistero, saranno spediti verso la terra da speciali sonde automatiche.

Il viaggio verso Tau Ceti riesce, in qualche modo, ma non siamo gli unici ad aver avuto la stessa idea. Gli alieni di 40 Eridani hanno avuto la stessa idea e un viaggio verso Tau Ceti finito allo stesso modo.

Solo la cooperazione fra le due specie potrà portare a qualcosa di utile.

Ecco, da questo punto di vista il film è molto bello: in un mondo dominato dalla competizione per far vedere chi ce l’ha più lungo, la cooperazione e la compassione qui, alla fine, hanno la meglio.

Fra le perplessità da cagacazzo 55enne che mi permetto di segnalare: le supercazzole per spiegare il funzionamento dei microrganismi divoratori di stelle mi sembrano molto inverosimili, nel senso che si potevano anche evitare. Non c’è bisogno di spiegare cose con altre cose impossibili. In Star Trek il teletrasporto funziona benissimo, non c’è bisogno di dare troppe spiegazioni. La cosa più grave, invece, è far scendere una sfera metallica con una catena da una astronave in orbita. Spero di aver visto male e di essermi perso un pezzo nell’azione della scena, ma se si lascia andare una sfera da una astronave in orbita, la sfera non cadrà affatto verso il pianeta, starà in orbita assieme a tutta l’astronave. Per farla scendere, una forza la deve spingere verso il basso.

Le spiegazioni di Luca Nardi vanno viste DOPO la visione del film.

Buona visione!
#andyWeir #ChristopherMiller #film #LUltimaMissioneProjectHailMary #PhilLord #recensione #RyanGosling

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I consigli di Montanelli all’ambasciatrice statunitense


Diversi [nel 1953, cone le elezioni politiche caratterizzate dalla legge maggioritaria ribatezzata “legge truffa”] erano i problemi di cui si doveva tenere conto e che complicavano l’ipotesi di un annuncio apparentemente senza problemi. Innanzitutto era indispensabile valutare l’impatto che avrebbe avuto sui partiti laici di centro, non entusiasti di un sistema troppo concentrato nelle mani della Dc e penalizzante per gli alleati minori. C’era poi una questione tempistica. In parlamento si stava già discutendo l’abrogazione della legge elettorale, quindi l’annuncio andava fatto in tempi ragionevoli e con dati precisi alla mano. Da ultimo, come si diceva, la perplessità di De Gasperi relativa alla nuova composizione di Camera e Senato non accompagnata da una issue d’impatto sull’elettorato. Si riferiva, più di ogni altra cosa, a Trieste, come annotava la signora Luce [ambasciatrice in Italia degli Stati Uniti] in chiusura di conversazione. E la questione, nel caso in cui fosse stata risolta, avrebbe potuto davvero imprimere un corso diverso agli eventi: “Quando [De Gasperi] mi accompagnò alla porta, mi chiese se sarei andata a casa per Natale. Dissi che speravo di sì. Poi, stringendomi la mano, affermò: ‘se il vostro Paese riuscirà a dare Trieste a questo governo per Natale, noi potremo farvi il regalo di annunciare che abbiamo ricontato i voti e vinto le elezioni di giugno, per poi cominciare la controversia coi comunisti. In quel caso potremmo avere qualche possibilità di vincere le future elezioni’ ” <59. Trieste, com’è noto, non tornò italiana quell’anno. Da un lato, i tempi non erano ancora maturi e, dall’altro, prevalse il senso di responsabilità di fronte a risultati e ad un parlamento ormai funzionante e legittimato <60.
«Le elezioni non sono andate proprio a male – commentava la Luce usando un’immagine “gastronomica” – ma certamente si sono un po’ inacidite. Non offrono presagi luminosi per la nostra linea politica sulla Nato» <61. L’ambasciatrice accusava la stampa americana di aver dato un peso eccessivo al suo intervento di Milano: i giornali avevano fornito «immagini distorte e fuori dal contesto», dimenticando che solo la destra monarchico-fascista aveva esplicitamente attaccato il suo discorso <62. La conferenza del 28 maggio alla Camera di commercio di Milano è stata spesso ritenuta emblematica dell’interventismo della Luce, poiché in quella sede minacciò gravi conseguenze per il sostegno all’Italia in caso di vittoria di una delle ali estreme <63. Una tale interpretazione della vicenda, però, suscita a qualche perplessità. Esternazioni del genere non erano una novità per la diplomazia americana: John Foster Dulles in Germania aveva espresso sostanzialmente gli stessi concetti <64. Tuttavia, quelle di Milano risultarono sgradite al Dipartimento di Stato, che aveva espressamente chiesto alla Luce di non rilasciare dichiarazioni e tenere un basso profilo <65. In più, pochi giorni prima del discorso era stata la stessa ambasciatrice a fare considerazioni analoghe sui pericoli di un’eccessiva ingerenza statunitense. Scrivendo a Ferguson, amico personale nonché influente senatore repubblicano, aveva affermato che gli elementi antiamericani in Italia stavano «ansiosamente cercando prove di interferenza o pressione americana» <66.
In questo frangente, non è azzardato ipotizzare l’influenza di una personalità importante con cui Clare Luce aveva stretto un rapporto di amicizia privilegiato: Indro Montanelli. Poco prima della partenza per l’Italia, Mrs. Luce aveva ricevuto una lettera del giornalista toscano, suo amico di lunga data <67. Augurandole un magnifico successo, che sarebbe stato «un gran bene per i due paesi», Montanelli così si rivolgeva alla Signora: «Spero di non trovarla delusa dei miei compatrioti, del loro (apparente) cinismo, della loro (superficiale) immoralità. Comunque, li affronti con coraggio, qualche volta con insolenza, e sempre con assoluta spregiudicatezza. Gl’italiani vanno pazzi per queste virtù, forse perché non conoscono la Virtù vera» <68.
Pare proprio che l’ambasciatrice abbia seguito alla lettera i consigli del giornalista, a cui tra l’altro chiedeva, a conferma del rapporto di fiducia tra i due, un elenco di persone da incontrare a Roma. Montanelli le consigliò alcuni «manipolatori dell’opinione pubblica [sic]» <69. Da neofita della diplomazia e da scarsa conoscitrice del nostro Paese, Mrs. Luce doveva affidarsi necessariamente a qualcuno che la introducesse ai pregi e ai difetti del popolo italiano. Montanelli fu il suo “Cicerone” prima della partenza, dato che avevano passato molto tempo insieme a New York <70. Ma continuò ad essere una figura di riferimento molto ascoltata anche in Italia, suggerendo perfino vie d’uscita
extraparlamentari. Non fu perciò solo una concezione semplicistica e grossolana della politica e della capacità americana di influenzare l’Italia a dettare il tenore dell’intervento di Milano a una settimana dal voto. Pesarono, come spesso accade, rapporti di amicizia, situazioni contingenti e tanti dubbi. Dubbi che, da quanto risulta dalla documentazione, rimasero in Clare Boothe Luce fino alla fine, facendo conoscere aspetti finora trascurati dell’ambasciatrice come, appunto, i tormenti sulle decisioni da prendere.

[NOTE]59 Memorandum of conversation, C.B. Luce, A. De Gasperi, November 21, 1953, NARA, RG 84, Italy, U.S. Embassy, Rome, Records of Clare Boothe Luce 1955-1957, Lot File 64F26 (d’ora in poi RG 84, CBL), Box 4, f. Memoranda of conversations ’53.
60 Pietro Ingrao, tra gli altri, ha sottolineato la correttezza di De Gasperi e Scelba nel prendere atto dei risultati, si veda C. Rodotà, Storia della legge truffa, cit., p. 105; M.S. Piretti, La legge truffa, cit., pp. 210-211.
61 C.B. Luce to C.D. Jackson (Special Assistant to the President), June 19, 1953, FRUS, 1952-54, VI, pt. 2, pp. 1612-13. Si veda L. Nuti, Gli Stati Uniti e l’apertura a sinistra, cit., p. 7.
62 C.B. Luce to C.D. Jackson, cit., pp. 1612-13.
63 M. Del Pero, Gli Stati Uniti e la «guerra psicologica», cit., p. 977; A. Brogi, L’Italia e l’egemonia americana, cit., p. 74. Per il testo integrale del discorso in lingua originale si veda LOC, CBLP, Box 686, f. 4, May 28, 1953. Sulle varie reazioni della stampa italiana si vedano Wide press comments on Ambassador Luce’s speech, Italian press highlights n. 229, prepared by Mutual Security Agency and United States Information Service, May 30-31, June 1, 1953, DDEL, JFD Papers, 1951-59, General correspondence and memoranda series, Box 2, f. Strictly confidential – L (4); Italian elections, C. Norberg (Acting Deputy Assistant Director, PSB) to Acting Director (Office of Coordination, PSB), May 29, 1953, DDEL, WH Office, NSC Staff Papers 1953-1961, PSB Central File Series, Box 13, f. PSB 091 Italy (3).
64 Dulles mise in guardia i tedeschi sulla pericolosità di votare i socialdemocratici, M. Del Pero, American Pressures and their Containment in Italy during the Ambassadorship of Clare Boothe Luce, 1953-1956, «Diplomatic History», vol. 28, n. 3, june 2004, p. 418.
65 M. Del Pero, Stati Uniti e “legge truffa”, cit., p. 505; M. Del Pero, L’alleato scomodo, cit., p. 186. Significativo, inoltre, il fatto che la Luce ricevette il plauso dell’armatore genovese Ernesto Fassio, che non nascose le simpatie per il ventennio fascista ma fu sempre assai critico verso il Msi, si veda LOC, CBLP, Box 603, f. Fa-Fea 1953.
66 C.B. Luce (Ambassador in Italy) to H.S. Ferguson (Republican Senator), May 11, 1953, NARA, RG 59, Subject files relating to Italian Affairs, 1944-1956, Lot File 58D357, Box 11, f. 380.02 Emigration 1951-54.
67 Il giornalista trasse da un incontro-intervista del 21 marzo a New York l’articolo Clare Luce, «Corriere della Sera», 7 aprile 1953. Si veda il commento nel diario di Montanelli, citato in S. Gerbi, R. Liucci, Lo stregone. La prima vita di Indro Montanelli, Einaudi, Torino, 2006, p. 295.
68 I. Montanelli a C.B. Luce, 31 marzo 1953, LOC, CBLP, Box 606, f. 3 Mod-Mon 1953.
69 I. Montanelli a C.B. Luce, s.d. ma tra il 21 marzo, quando i due si incontrano, e il 31 marzo 1953, data in cui Montanelli ringrazia per l’approvazione dell’articolo destinato al «Corriere», LOC, CBLP, Box 606, f. Mod-Mon 1953. Altro segno della stima reciproca tra i due è un passaggio di un memorandum del 1954, in cui la Luce enumera le tante volte (sei in venti mesi) in cui si è incontrata con il giornalista, definito «un profeta di inevitabili sventure». Al sostantivo «profeta» è abbinato l’aggettivo inesistente «voluable», non è chiaro se la parola originale fosse «valuable» (prezioso) o «voluble» (loquace). Si veda Memorandum of conversation, I. Montanelli, C.B. Luce, November 20, 1954,
NARA, RG 84, CBL, Box 4, f. Memoranda of conversations ’54.
70 È Montanelli ad affermare di essere amico di Mrs. Luce «da molto prima che lei diventasse ambasciatrice in Italia», si veda Una gladio in borghese, Intervista a Indro Montanelli di M.G. Rossi e M. Del Pero, «Italia contemporanea», settembre 1998, n. 212, p. 647.
Federico Robbe, Gli Stati Uniti e la Destra italiana negli anni Cinquanta, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 2009-2010
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DJI Avata 360: il nuovo drone FPV che rivoluziona il volo immersivo


DJI Avata 360 porta il volo FPV a un livello completamente nuovo grazie a un’esperienza immersiva a 360°. Ecco come funziona, cosa cambia rispetto ai droni tradizionali e perché potrebbe rivoluzionare il settore
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DJI ha presentato Avata 360, il nuovo drone di punta dell’azienda offre immagini a 360°. Inoltre, il potente sistema di trasmissione video O4+ e il rilevamento degli ostacoli permettono ai creator di vedere più lontano, con un’esperienza di volo più stabile, più sicura e ancora più immersiva. Abbinato a DJI Goggles e ai Motion Controller, l’ultimo arrivato della serie Avata offre un’esperienza di volo immersiva con tutto il brivido dell’FPV.
Nella foto sopra, DJI Avata segue i ciclistiNella foto sopra, DJI Avata segue i ciclisti

Due obiettivi per aumentare la creatività


Avata 360 beneficia di due diversi obiettivi che possono essere alternati in modo fluido. L’obiettivo a 360° utilizza sensori equivalenti a 1 pollice che catturano immagini a 360° con ricchi dettagli per video HDR a 8K/60 fps e foto da 120 MP. Con pixel grandi e un'ampia gamma dinamica, anche luci e ombre vengono catturate con nitidezza. Sia i video sia le foto possono essere esportati direttamente o rielaborati in post-produzione. La modalità Obiettivo singolo, invece, consente ai creator di effettuare riprese tradizionali in 4K/60fps, come con Avata.

Autenticazione push mobile: sicurezza bancaria sul tuo smartphone
Le banche stanno abbandonando le password tradizionali. L’autenticazione push mobile permette di approvare accessi e pagamenti con un tap sullo smartphone — ma come funziona davvero e quanto è sicura?
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Trasmissione video stabile


Il nuovo drone è dotato del sistema di trasmissione video O4+ di punta dell’azienda, che offre live feed stabili e nitidi per voli più fluidi e coinvolgenti. Le sue eccellenti capacità anti‑interferenza consentono la trasmissione in alta definizione e ad alta frequenza di fotogrammi a 1080p/60 fps e supportano una portata fino a 20 km.
Le lenti sono facilmente intercambiabiliLe lenti sono facilmente intercambiabili

Sicurezza avanzata


Avata 360 offre fino a 23 minuti di autonomia di volo (dichiara DJI) e include diverse funzioni di sicurezza standard, tra cui il rilevamento omnidirezionale degli ostacoli in notturna e le pareliche integrate. Se danneggiata, la lente della fotocamera può essere sostituita facilmente con il kit lente di ricambio con strumenti per DJI Avata 360 (venduto separatamente). Consente inoltre un’esperienza eccezionale nella creazione di contenuti aerei: una singola ripresa realizzata con l’imaging a 360° può essere trasformata, in post-produzione, in molteplici clip.
Grazie a DJI RC Motion 3, anche i principianti potranno eseguire acrobazie aeree come il driftingGrazie a DJI RC Motion 3, anche i principianti potranno eseguire acrobazie aeree come il drifting

Le principali funzionalità


Il DJI Avata 360 integra una serie di funzionalità avanzate che ridefiniscono l’esperienza FPV rendendola accessibile anche ai meno esperti. Tra le principali novità spiccano lo Spotlight Free, che consente di agganciare automaticamente un soggetto in movimento replicando movimenti di camera professionali, e ActiveTrack 360°, capace di adattare dinamicamente il tracciamento in base allo scenario, mantenendo sempre il soggetto al centro dell’inquadratura.
DJI Avata con Radiocomando RC2DJI Avata con Radiocomando RC2
La modalità FPV introduce un effetto di rollio naturale applicabile anche in post-produzione, mentre il tracciamento intelligente, supportato da algoritmi evoluti, permette di seguire con precisione persone, veicoli e animali anche in riprese a 360°. Sul fronte editing, il sistema GyroFrame consente un controllo totale dell’inquadratura direttamente in app, affiancato da uno stabilizzatore virtuale che abilita rotazioni e inclinazioni infinite per movimenti di camera più dinamici. Completano il pacchetto una lente frontale sostituibile, 42 GB di memoria interna per registrazioni fino a 30 minuti in 8K senza microSD e trasferimenti ultra rapidi tramite Wi-Fi 6, che garantiscono velocità fino a 100 MB/s per un flusso di lavoro immediato e senza interruzioni.

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Prezzo e disponibilità


DJI Avata 360 sarà disponibile per l’acquisto su dji-store.it e presso i rivenditori autorizzati a partire dal 23 aprile, nelle seguenti configurazioni:

  • DJI Avata 360 (DJI RC 2) 729 euro;
  • DJI Avata 360 Fly More Combo (DJI RC 2) 949 euro;
  • DJI Avata 360 Motion Combo 949 euro.

Autenticazione push: come funziona e perché le banche la stanno adottando al posto delle password


Nel settore bancario, la protezione delle identità digitali è diventata una priorità strategica. L’aumento delle transazioni digitali, insieme a quello delle potenziali vulnerabilità e all’inasprimento dei requisiti normativi, sta spingendo le istituzioni finanziarie a ripensare i propri sistemi di verifica. In questo scenario, l’autenticazione tramite notifiche push mobile mobile si sta affermando come una soluzione capace di coniugare sicurezza, rapidità e semplicità. Infobip osserva come le banche stiano gradualmente abbandonando l’utilizzo degli OTP inviati via SMS o email per adottare modelli più sicuri e più resilienti alle frodi. L’autenticazione push consente infatti di verificare identità e operazioni direttamente all’interno dell’app bancaria, riducendo drasticamente il rischio di intercettazioni, SIM swapping o tentativi di phishing.

Autenticazione push mobile: come funziona e perché le banche la stanno adottando


L’autenticazione push nasce dalla necessità di creare un meccanismo di verifica più robusto e adatto ai modelli di rischio attuali. L’associazione univoca tra app, dispositivo e identità garantisce che ogni richiesta non possa essere replicata o manipolata da attori malevoli. Parallelamente, la possibilità di approvare un’operazione con un solo tocco elimina passaggi ridondanti e migliora la customer experience, un fattore sempre più decisivo nell'ambito dei servizi finanziari digitali.

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La spinta normativa conferma l’urgenza del cambiamento. In Europa, PSD2 e gli standard di Strong Customer Authentication impongono l’utilizzo di sistemi multifattore basati su app; in India cresce l’adozione della biometria; negli Stati Uniti e in America Latina sono in corso test su passkey e notifiche push per contrastare il phishing. Anche la Central Bank of the UAE ha stabilito l’eliminazione degli OTP su canali non sicuri entro marzo 2026, accelerando una trasformazione già in atto.

Perché le banche stanno adottando questa tecnologia


L’applicazione delle notifiche push nel settore bancario è ampia e supporta una vasta gamma di esigenze operative. Le banche possono verificare in tempo reale la legittimità di un login effettuato da un nuovo dispositivo o da una posizione insolita, riducendo il rischio di accessi non autorizzati. I clienti possono inoltre autorizzare pagamenti e altre operazioni sensibili direttamente all’interno dell’app, visualizzando in modo chiaro tutti i dettagli della transazione—un approccio che migliora i tassi di completamento del 3D Secure e riduce le opportunità di frode.

Truffe telefoniche: 559 milioni rubati agli italiani. Ecco Devia | Techpertutti
Le frodi telefoniche costano agli italiani oltre 559 milioni di euro in tre anni. Per arginare il fenomeno nasce Devia, l’app che combina intelligenza artificiale e operatori umani reali per filtrare chiamate sospette, spam e tentativi di truffa prima che raggiungano il telefono
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Quando viene rilevata un’attività potenzialmente fraudolenta, una notifica push consente ai clienti di confermare o bloccare immediatamente l’azione sospetta, contribuendo a ridurre i falsi positivi e a limitare eventuali perdite. Anche la registrazione di un nuovo dispositivo avviene in modo sicuro: l’attivazione viene confermata tramite un dispositivo già registrato, proteggendo le credenziali da utilizzi fraudolenti. Il risultato è un modello che rafforza la fiducia nelle interazioni digitali senza compromettere un’esperienza utente fluida.

“L’adozione dell’autenticazione push non è soltanto una scelta tecnologica: rappresenta un’evoluzione culturale, in cui sicurezza e semplicità devono procedere insieme per garantire continuità operativa, protezione e centralità delle persone", ha dichiarato Vittorio D’Alessio di Infobip.



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oggi, 4 aprile, a spoleto: nel contesto della mostra “vita minore”, intervento di giuseppe garrera su gino de dominicis


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I cookie di Google come strumento investigativo: identificato un utente anonimo incrociando due account


Un caso negli USA mostra come la polizia abbia usato i cookie di Google per collegare un account anonimo a un'identità reale. Ma anche i provider di posta crittografata non sono impermeabili alle richieste legali.
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Un caso giudiziario negli Stati Uniti ha portato alla luce un utilizzo insolito dei cookie di tracciamento: non per vendere pubblicità, ma per smascherare l’identità di un sospettato.

Ad agosto 2025, qualcuno ha chiamato il tribunale della contea di Hamilton, in Ohio, annunciando la presenza di una bomba nell’edificio. Falso allarme, come accertato dopo una perquisizione con cani addestrati. Gli investigatori sono risaliti alla minaccia a un account Gmail anonimo, ma a quel punto si sono trovati di fronte a un vicolo cieco classico: un’identità fittizia, nessun dato reale.

La mossa insolita è stata chiedere a Google i dati dei cookie associati a quell’account. I cookie, quei piccoli file di testo che i siti depositano sui dispositivi e che reggono l’intero sistema pubblicitario online, registrano anche quali dispositivi accedono a quali account. Dall’analisi è emerso che lo stesso iPhone usato per accedere all’account anonimo era stato usato anche per un secondo account Google, registrato con nome e cognome reale. Il sospettato, Don’tavius Conley, è stato identificato e accusato di falsa minaccia. Ha dichiarato la propria innocenza.

Cosa dice questo caso a chi usa più account Google


Il punto non è la colpevolezza o meno del sospettato, ma il meccanismo sottostante: i cookie di Google collegano tra loro tutti gli account usati sullo stesso dispositivo. Non è una vulnerabilità tecnica, è esattamente come il sistema è progettato per funzionare, nell’interesse della pubblicità comportamentale. Usare un account “anonimo” sullo stesso telefono su cui si usa il proprio account principale lascia una traccia che li collega entrambi, a prescindere da qualsiasi precauzione presa su nome utente o password.

Come nota Jennifer Lynch dell’Electronic Frontier Foundation, sentita da Forbes, questa tecnica investigativa non è comune, ma non è nuova in linea di principio. Ed è ragionevole pensare che sia già stata usata in altri casi senza diventare di pubblico dominio.

Vale la pena ricordare che nessun servizio di posta è immune da richieste legali. Proton Mail, negli anni, ha consegnato metadati alle autorità svizzere in più occasioni, incluso un caso del 2026 che ha coinvolto l’FBI. Tuta (ex Tutanota), basata in Germania, ha resistito con più determinazione a certi ordini, ma un tribunale di Colonia l’ha costretta a monitorare un account specifico in un caso di estorsione. Entrambe lo comunicano con trasparenza nei rispettivi rapporti, e in entrambi i casi il contenuto dei messaggi crittografati è rimasto inaccessibile. Ma i metadati, i dati di pagamento, gli indirizzi IP sono un’altra storia.

Per chi vuole davvero separare identità digitali diverse, la risposta non è solo scegliere il provider giusto. Serve separare i dispositivi, o almeno gli ambienti, tenendo ben distinte le identità che si vogliono tenere separate.

SOURCE:// forbes.com
SOURCE:// pbxscience.com
SOURCE:// techcrunch.com

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oggi, 4 aprile, rai radio tre: giuseppe garrera ospite di ‘a3 – il formato dell’arte’, per parlare della mostra “vita minore. san francesco e la santità dell’arte contemporanea”


Nel contesto di A3 – Il formato dell’arte, trasmissione radiofonica ideata e condotta da Elena Del Drago, in onda su Rai Radio Tre, oggi, sabato 4 aprile, alle ore 13:00 Giuseppe Garrera parlerà della mostra Vita minore. San Francesco e la santità dell’arte contemporanea, a Palazzo Collicola (Spoleto), di cui è curatore insieme al fratello Gianni.

Il museo sarà aperto anche nelle giornate di domenica 5 e lunedì 6 aprile, in occasione delle festività di Pasqua, dalle 10:30 alle 13:00 e dalle 14:30 alle 18:00.

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nanni balestrini: “arianna”


[youtube=youtube.com/watch?v=mXT2nERhMy…]

Registrazione della prima esecuzione integrale di Arianna, a cura di Luigi Cinque, all’Auditorium di Mecenate di Roma il 28 ottobre 2018, con le voci di Nanni Balestrini e Ilaria Drago, Luigi Cinque ai fiati, Valerio Corzani alle percussioni e cagean sounds e Fabrizio Bosso alla tromba e flicorno.

L’operapoesia è raccolta in Nanni Balestrini, Caosmogonia e altro. Poesie complete. Volume III (1990-2017), con introduzione di Andrea Cortellessa, Roma, DeriveApprodi, 2018
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Trantino, Piazza Lupo e il degrado del dibattito pubblico


Il dibattito sullo sgombero del centro sociale Lupo si accende con un post del sindaco. Un post rivelatore di un’idea di città intrisa di cultura autoritaria, incapace di leggere la complessità sociale, culturale e civile di una grande area metropolitana.

Colpisce anzitutto il tono. Il sindaco rivendica lo sgombero come un successo personale e politico. Ma di quale politica stiamo […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/04/04/tran…

#AmministrazioneTrantino #EnricoTrantino #giovani #PalestraPietroLupo #rigenerazioneUrbana

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6 aprile: le “istruzioni politico-morali” di m. zaffarano @ la finestra di antonio syxty


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Floorp 12.12.0: modalità zen e finestre divise fino a quattro pannelli


Floorp 12.12.0 introduce la modalità zen per navigare senza distrazioni e lo Split View a quattro pannelli con layout a scelta. Aggiornamento basato su Firefox 149.
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Floorp è un browser giapponese basato su Firefox, sviluppato dal team Ablaze e distribuito come software libero. Rispetto al Firefox standard aggiunge una serie di funzioni pensate per chi vuole più controllo sull’interfaccia: pannelli laterali, schede verticali, gestione degli spazi di lavoro, gesti del mouse e ampie possibilità di personalizzazione grafica. Non è un progetto enorme, ma ha una comunità attiva e riceve aggiornamenti regolari. La versione 12.12.0, basata su Firefox 149, introduce due novità concrete.
Modalità Zen
La prima è la modalità zen: attivandola, l’interfaccia del browser si riduce al minimo, le notifiche spariscono e resta sostanzialmente solo la pagina web. L’idea è creare un ambiente di navigazione più raccolto, adatto a chi vuole concentrarsi su un contenuto senza che il browser stesso faccia rumore. Si attiva e disattiva dall’icona nella barra degli strumenti, con un gesto del mouse o tramite scorciatoia da tastiera.

La seconda novità riguarda lo Split View, disponibile nel canale sperimentale Flasco: i pannelli affiancati passano da due a quattro, con tre layout disponibili, verticale, orizzontale e a griglia, e lo stato della visualizzazione viene mantenuto dopo il riavvio. Gli sviluppatori precisano che la funzione resterà in beta per un po’, data la complessità dell’implementazione, e che il numero massimo di pannelli potrebbe aumentare in futuro. Firefox 149 ha introdotto una propria versione di Split View, ma Floorp la estende con opzioni aggiuntive.

Floorp è scaricabile gratuitamente dal sito ufficiale. Per chi usa Firefox e vuole qualcosa di più flessibile senza cambiare motore, è un’alternativa che vale la pena esplorare.

SOURCE:// blog.floorp.app
SOURCE:// neowin.net

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4 aprile, rai radio tre: giuseppe garrera ospite di ‘a3 – il formato dell’arte’, per parlare della mostra “vita minore. san francesco e la santità dell’arte contemporanea”


Nel contesto di A3 – Il formato dell’arte, trasmissione radiofonica ideata e condotta da Elena Del Drago, in onda su Rai Radio Tre, sabato 4 aprile alle ore 13:00 Giuseppe Garrera parlerà della mostra Vita minore. San Francesco e la santità dell’arte contemporanea, ora a Palazzo Collicola (Spoleto), di cui è curatore insieme al fratello Gianni.

Il museo sarà aperto anche nelle giornate di domenica 5 e lunedì 6 aprile, in occasione delle festività di Pasqua, dalle 10:30 alle 13:00 e dalle 14:30 alle 18:00.
#A3IlFormatoDellArte #art #arte #ElenaDelDrago #GianniGarrera #GiuseppeGarrera #PalazzoCollicola #Radio3 #RadioTre #RaiRadioTre #RaiRadioTre #SanFrancescoELaSantitàDellArteContemporanea #VitaMinore #VitaMinoreSanFrancescoELaSantitàDellArteContemporanea

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Opera Neon diventa un server MCP: strumenti AI esterni possono ora controllare il browser


Opera Neon introduce il supporto al Model Context Protocol come server, permettendo a client AI come Claude Code, ChatGPT e n8n di connettersi direttamente a una sessione di navigazione attiva.
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Opera Neon è il browser “agente” di Opera, disponibile solo in abbonamento, pensato per chi vuole delegare all’AI operazioni di navigazione più complesse: ricerche multi-fonte, automazioni, creazione di widget e report. Non è il browser che si usa tutti i giorni, ma un prodotto separato rivolto a chi lavora con flussi di lavoro assistiti dall’AI.

Può ora funzionare come server MCP, aprendo la sessione di navigazione a client AI esterni compatibili con il protocollo. L’aggiornamento, annunciato il 31 marzo, riguarda per ora i soli abbonati a pagamento del browser.

In pratica, strumenti come Claude Code, ChatGPT, Lovable o n8n possono connettersi direttamente al browser, accedere alle schede aperte, leggere il contenuto delle pagine, scattare screenshot, compilare moduli e aprire nuovi tab, tutto senza che l’utente debba copiare e incollare manualmente il contesto tra un’applicazione e l’altra.

A differenza di soluzioni che operano in ambienti di navigazione simulati, Opera Neon lavora sulla sessione reale del browser, con l’utente già autenticato sui propri servizi. L’autenticazione avviene tramite OAuth2 e un URL dedicato al server MCP, mentre un proxy persistente mantiene la connessione stabile anche quando il browser viene chiuso.

Opera si autoproclama primo browser AI “major” con un server MCP integrato. Una versione semplificata del connettore è prevista anche per Opera One e Opera GX, i browser più diffusi dell’azienda.

Vale la pena ricordare che MCP è uno standard aperto sviluppato da Anthropic e poi ceduto alla Linux Foundation.

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Thunderbird accelera sul supporto a Exchange e ripensa la crittografia


Il digest di marzo del team di sviluppo di Thunderbird racconta progressi concreti: supporto nativo a Exchange quasi completo e un nuovo modello per mostrare il livello di fiducia nelle email cifrate.
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Marzo è stato un mese produttivo per il team di Thunderbird, e il loro aggiornamento mensile porta novità che riguardano da vicino chi usa il client ogni giorno.

La più attesa riguarda il supporto nativo a Microsoft Exchange. Il team ha completato le prime due fasi dell’implementazione tramite Graph API, il sistema moderno con cui Microsoft espone i propri servizi di posta. Accesso con OAuth, rilevamento automatico dei server, sincronizzazione delle cartelle e invio dei messaggi funzionano già; la terza fase, in corso, si concentra sulla gestione dei messaggi in entrata. Per chi è costretto a usare Exchange sul lavoro, significa poterlo fare presto senza dover installare componenti aggiuntivi di terze parti o ricorrere a soluzioni alternative.

Sul fronte sicurezza, il cambiamento più interessante riguarda la crittografia delle email. Oggi Thunderbird mostra sostanzialmente un’informazione binaria: il messaggio è cifrato oppure no. Il nuovo modello su cui sta lavorando il team introduce invece una scala di fiducia, che tiene conto di quanto sia verificabile la chiave usata dal destinatario: verificata manualmente, garantita da un’autorità di certificazione, oppure semplicemente presente ma non confermata. L’idea è rendere la crittografia più automatica senza togliere trasparenza all’utente, che vedrà un indicatore chiaro del livello di affidabilità.

Da segnalare anche il lavoro, portato avanti da un contributore esterno, per migliorare l’integrazione con il system tray su Linux: l’obiettivo è uniformare il comportamento degli indicatori di posta non letta tra le varie piattaforme, un piccolo ma fastidioso punto dolente per chi usa Thunderbird su desktop Linux.

SOURCE:// blog.thunderbird.net

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Proton Meet arriva per tutti: videochiamate crittografate, gratuite e senza account


Proton lancia Meet per tutti gli utenti: videochiamate con crittografia end-to-end basata su MLS, gratuite fino a 50 partecipanti. Ecco come funziona il modello di sicurezza.
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Proton Meet esce dalla beta e diventa disponibile per chiunque. Il servizio di videoconferenza crittografato end-to-end si aggiunge alla suite dell’azienda svizzera con un’offerta che punta a sostituire Zoom, Google Meet e Microsoft Teams per chi non vuole che le proprie conversazioni finiscano in mano a terzi, o peggio, nell’addestramento di modelli di intelligenza artificiale.

La versione gratuita permette chiamate fino a un’ora con un massimo di 50 partecipanti. Non serve nemmeno un account Proton per partecipare: basta ricevere un link e aprirlo nel browser. Senza account si possono anche creare riunioni al volo, con un limite di 4 partecipanti. Per chi ha bisogno di più, il piano Meet Professional (7,99 dollari al mese per utente) estende le chiamate fino a 24 ore e 250 partecipanti, ed è disponibile anche come componente dei nuovi piani Proton Workspace.

Come funziona la crittografia


Il cuore tecnico di Proton Meet è il protocollo Messaging Layer Security (MLS), diventato standard IETF nel 2023. A differenza dei protocolli di crittografia end-to-end pensati per comunicazioni uno a uno, come OpenPGP usato da Proton Mail, MLS è progettato specificamente per gestire gruppi numerosi in modo efficiente. I partecipanti sono organizzati in una struttura ad albero binario che consente di aggiornare le chiavi crittografiche senza che il costo computazionale cresca in modo lineare con il numero di persone nella chiamata.

Ogni volta che qualcuno entra o esce dalla riunione, le chiavi vengono ruotate: si genera un nuovo “epoch” con nuove chiavi di cifratura. Questo garantisce sia la cosiddetta forward secrecy (chi si unisce dopo non può decifrare ciò che è stato detto prima) sia la sicurezza post-compromissione (chi esce perde l’accesso ai contenuti successivi). Audio, video, condivisione schermo e messaggi in chat vengono cifrati lato client con chiavi derivate da MLS prima di essere trasmessi ai server.

La password che Proton non conosce


L’infrastruttura si basa su WebRTC con Selective Forwarding Unit (SFU), gli stessi server di inoltro usati da tutti i servizi di videoconferenza professionali. La differenza è che i server di Proton ricevono solo dati già cifrati e non possono decifrarli.

Ogni riunione genera automaticamente una password unica. Il link di una chiamata è composto da un identificativo della riunione e, dopo il carattere “#”, dalla password. Il frammento dopo l’hashtag non viene mai inviato al server dal browser: è una caratteristica del protocollo HTTP. La password resta quindi sul dispositivo dell’organizzatore e viene condivisa con i suoi altri dispositivi tramite crittografia end-to-end.

Per verificare che i partecipanti possiedano la password corretta senza mai conoscerla, Proton utilizza il protocollo Secure Remote Password (SRP), lo stesso che da dieci anni protegge l’autenticazione degli account Proton. La password della riunione viene inoltre usata come chiave pre-condivisa (PSK) all’interno di MLS, garantendo che solo chi possiede il link completo possa derivare le chiavi crittografiche corrette.

Cosa succede se i server vengono compromessi


Proton descrive nel dettaglio tre scenari di compromissione. Se vengono violati i server SFU (quelli che inoltrano audio e video), l’attaccante può al massimo bloccare il traffico, ma non decifrarlo, perché le chiavi esistono solo sui dispositivi dei partecipanti. Se viene compromesso il database, il danno è minimo: contiene solo gli identificativi delle riunioni, mai le password né i contenuti. Se vengono compromessi i server API e MLS, un attaccante potrebbe tentare di inserirsi nel gruppo, ma senza la password della riunione non riuscirebbe a derivare le chiavi corrette e non vedrebbe né sentirebbe nulla.

Per gli utenti con esigenze di sicurezza particolarmente elevate, Proton Meet mostra nella scheda informativa della riunione lo stato MLS in tempo reale: epoch corrente, dimensione del gruppo e un codice di sicurezza derivato dal segreto dell’epoch. Confrontando questi valori tra i partecipanti è possibile verificare che nessun intruso si sia inserito.

Niente log, niente metadati


Proton dichiara di non conservare log dei metadati delle riunioni: al termine di una chiamata non resta traccia di chi ha partecipato e con chi. I partecipanti possono unirsi in modo anonimo scegliendo un nome qualsiasi, senza necessità di effettuare l’accesso con un account Proton. Nessuna informazione identificativa come indirizzo email o IP viene esposta agli altri partecipanti. A differenza delle app consumer come WhatsApp o FaceTime, che spesso usano connessioni peer-to-peer (rivelando gli indirizzi IP reciproci), Proton Meet instrada tutto attraverso i propri SFU distribuiti globalmente, nascondendo la posizione dei partecipanti.

Funzionalità e limiti


Oltre alla videochiamata base, Proton Meet offre condivisione schermo, chat in tempo reale (anch’essa crittografata), sfocatura dello sfondo, riduzione del rumore e registrazione locale delle riunioni (sul dispositivo, non nel cloud). L’integrazione con Proton Calendar consente di programmare riunioni e inserire automaticamente il link Meet, e funziona anche con Google Calendar e Microsoft Calendar. È disponibile una pagina di prenotazione per permettere a colleghi o clienti di fissare appuntamenti.

L’organizzatore può bloccare la riunione dopo che tutti i partecipanti attesi si sono collegati, silenziare, rimuovere ospiti indesiderati o disattivarne il video. La funzione di pianificazione genera automaticamente un link unico per ogni sessione, evitando il riuso dello stesso collegamento tra gruppi diversi.

L’applicazione è accessibile via browser su qualsiasi dispositivo, oltre che tramite app dedicate per desktop e dispositivi mobili.

Codice aperto


I client di Proton Meet sono pubblicati come codice aperto su GitHub, sotto l’organizzazione ProtonMeet con quattro repository. Come per tutti i prodotti Proton, il protocollo MLS utilizzato è a sua volta uno standard aperto, sottoposto a revisione indipendente. Non risultano ancora audit di sicurezza specifici per i client Meet, ma è ragionevole aspettarseli nei prossimi mesi, coerentemente con quanto Proton ha fatto per ogni altro prodotto della suite.

La questione del piano Unlimited


Un aspetto che merita una nota riguarda il rapporto tra Meet e i piani esistenti. Diversi utenti del subreddit r/ProtonMail hanno chiesto perché Meet non sia incluso nel piano Proton Unlimited. Andy Yen, CEO di Proton, ha risposto direttamente spiegando che servizi come Meet e Lumo hanno costi operativi elevati e inserirli nel piano Unlimited avrebbe costretto l’azienda ad aumentare i prezzi, cosa che Proton non ha mai fatto in dodici anni.

La scelta è stata quindi di offrire questi servizi separatamente e, contestualmente, rinominare il piano Unlimited con un nome che non generi aspettative su un’inclusione totale. Yen ha chiesto alla comunità suggerimenti per il nuovo nome, ammettendo che l’attuale denominazione crea fraintendimenti.

È una posizione che si può condividere o meno, ma va riconosciuto che Proton ha mantenuto i prezzi invariati nonostante l’inflazione, l’aumento dei costi energetici e quello dei server legato alla corsa all’intelligenza artificiale. I servizi a costo elevato come le videochiamate crittografate richiedono infrastruttura distribuita, e includerli nei piani esistenti senza adeguamento di prezzo non sarebbe sostenibile per un’azienda che non monetizza i dati degli utenti.

Una chat crittografata all’orizzonte?


A poche ore dal lancio di Meet, un utente su r/ProtonMail ha chiesto se Proton abbia in programma anche un servizio di messaggistica, qualcosa che possa sostituire Slack o Teams senza passare per Signal. Andy Yen ha risposto spiegando che per realizzare Meet è stato necessario costruire un’infrastruttura di chat crittografata end-to-end, dato che la messaggistica è parte integrante della videoconferenza. Se la comunità dimostrerà interesse sufficiente, ha aggiunto, Proton potrebbe sviluppare ulteriormente questa tecnologia nel corso dell’anno. Non è un annuncio, ma il fatto che l’infrastruttura esista già rende l’ipotesi concreta.

Chi vuole l’intero ecosistema Proton in un unico abbonamento può guardare al piano Visionary o ai nuovi piani Workspace.

SOURCE:// proton.me
SOURCE:// proton.me
SOURCE:// reddit.com
SOURCE:// Proton Chat reddit.com

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Tower 16 beta per Mac aggiunge la generazione automatica dei messaggi di commit


Tower 16 beta per Mac introduce la generazione automatica dei messaggi di commit tramite AI, con supporto a Claude Code e OpenAI Codex come provider.
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Tower, il client Git a pagamento per Mac e Windows, è entrato in beta con la versione 16 introducendo una funzione per generare messaggi di commit tramite AI. Dopo aver messo in stage le modifiche, un pulsante nell’area di composizione propone un messaggio e una descrizione generati automaticamente. Accanto c’è un menu a tendina con prompt preimpostati per passare rapidamente da uno stile all’altro, ad esempio da un messaggio sintetico a uno più dettagliato.

Nelle impostazioni compare una nuova scheda dedicata all’AI, da cui si sceglie il provider da usare, Claude Code o OpenAI Codex, e si gestiscono i prompt personalizzati. Utile per chi lavora in team con convenzioni precise, come i Conventional Commits.

L’area di composizione è stata ridisegnata anche indipendentemente dall’AI: tre nuove icone danno accesso rapido alla visualizzazione espansa del corpo del messaggio, ai template di commit e all’andata a capo automatica.

Tra le altre novità della beta, miglioramenti alle prestazioni con repository Graphite che hanno molti branch, la possibilità di creare stash parziali trascinando singoli file, e vari fix tra cui uno che in certi casi impediva l’avvio dell’app.

Tower 16 è disponibile in beta cambiando il canale di aggiornamento nelle impostazioni. Il client è a pagamento con prova gratuita di 30 giorni.

SOURCE:// git-tower.com

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Addio chiavi: con Nuki la porta si apre con un tap, come il contactless


Addio chiavi: con Nuki Smart Lock puoi aprire la porta di casa con un semplice tap, proprio come i pagamenti contactless. Ecco come funziona la serratura smart
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Da Tap to Pay a Tap to Unlock: Nuki porta la stessa semplicità e sicurezza dei pagamenti contactless direttamente alla porta di casa. Ciò che da tempo fa parte della vita quotidiana nel mondo dei pagamenti sta diventando realtà anche nell'accesso alla propria abitazione grazie al nuovo Keypad 2 NFC. Il pioniere austriaco dell'accesso intelligente lancia la prima keypad al mondo certificata Aliro per serrature elettroniche residenziali. La spesa settimanale al supermercato, un biglietto della metropolitana valido 24 ore, il pagamento con carta alla biglietteria del cinema o una bibita fresca allo stadio: tutto questo può essere pagato in modo comodo, sicuro e in pochi secondi con un solo tocco. In ciascuna di queste situazioni, è la tecnologia Near Field Communication (NFC) che consente il pagamento contactless tramite smartphone o smartwatch.

WD My Passport Ultra 6TB: Recensione Completa | Techpertutti
Con il My Passport Ultra da 6TB, Western Digital porta sul mercato una capacità da storage professionale in formato tascabile ad un prezzo competitivo lo rendono interessante — ma le velocità tipiche da HDD restano il nodo da sciogliere in un mercato sempre più dominato dagli SSD.
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Con il nuovo Keypad 2 NFC, Nuki applica alla porta di casa i vantaggi della tecnologia NFC, che permette uno scambio di dati sicuro e immediato a distanza ravvicinata (pochi centimetri).

"L'accesso non è mai stato così intelligente, sicuro e veloce. Con il Keypad 2 NFC portiamo i vantaggi del Tap to Pay direttamente alla porta di casa. I nostri utenti possono contare sulla stessa comodità e sullo stesso livello di sicurezza a cui sono già abituati nei pagamenti contactless di tutti i giorni", afferma Martin Pansy di Nuki.



Poiché Smart Lock e Keypad sono prodotti standalone di Nuki, la nuova funzionalità può essere facilmente integrata a posteriori: infatti, il Keypad NFC consente alle serrature elettroniche Nuki già compatibili con Matter di supportare Tap to Unlock in pochissimo tempo.

Sblocco contactless. Come funziona


Ma come funziona Tap to Unlock? Basta avvicinare il proprio dispositivo mobile al Keypad 2 NFC: non è necessario aprire l’app Nuki. Per utilizzare Apple Home Key o Samsung Digital Home Key all’interno di un portafoglio digitale, sono necessari una Nuki Smart Lock compatibile con Matter, un hub Matter del rispettivo provider e un dispositivo mobile compatibile. “Uno dei principi fondamentali di Nuki è rendere le nuove funzionalità accessibili a tutti gli utenti, indipendentemente dal produttore”, sottolinea il co-fondatore Jürgen Pansy. Per questo motivo, la modalità Nuki App amplia le opzioni di sblocco: consente infatti di utilizzare Tap to Unlock in modo completamente indipendente da Matter o dalle app wallet. Questa modalità è disponibile per tutti gli utenti con una Nuki Smart Lock di quarta o quinta generazione e uno smartphone dotato di NFC, senza necessità di un hub aggiuntivo.

Progettato per durare nel tempo


Con il Keypad 2 NFC, ora è possibile accedere alla propria abitazione in cinque modi diversi: tramite Apple Home Key, Samsung Digital Home Key, Tap to Unlock nella modalità Nuki App, impronta digitale o codice di accesso personalizzato. Il nuovo Keypad può memorizzare fino a 20 impronte digitali, 35 chiavi Tap-to-Unlock e 200 codici di accesso. Ogni singolo accesso alla propria casa, sia tramite tap, impronta digitale o codice di accesso, è protetto da una crittografia end-to-end in quanto l'azienda austriaca si affida agli stessi standard di crittografia collaudati utilizzati nei sistemi di pagamento. Come tutti i prodotti Nuki, anche il nuovo Keypad garantisce il massimo livello di sicurezza dei dati: tutti i dati di accesso Nuki sono memorizzati localmente, mentre l'utilizzo del cloud rimane facoltativo. L'installazione è semplice: il montaggio richiede pochi minuti utilizzando strisce adesive o viti, senza alcun cablaggio complesso.
l nuovo Keypad può memorizzare fino a 20 impronte digitali, 35 chiavi Tap-to-Unlock e 200 codici di accessol nuovo Keypad può memorizzare fino a 20 impronte digitali, 35 chiavi Tap-to-Unlock e 200 codici di accesso
Nuki Keypad 2 NFC è progettato per durare nel tempo: è protetto dalla polvere e dall'umidità secondo lo standard internazionale IP54. Anche l'alimentazione è progettata per durare a lungo; poiché Keypad e Smart Lock non sono connessi in modo permanente, il consumo energetico si riduce significativamente, assicurando un’autonomia di almeno dodici mesi.

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Disponibilità


Il Nuki Keypad 2 NFC è disponibile al prezzo di 179 euro nello Shop online di Nuki e su Amazon.


WD My Passport Ultra 6TB: tanta capacità ad un prezzo accessibile. Ma vale ancora un HDD portatile nel 2026?


Con My Passport Ultra 6TB Western Digital è tra le poche aziende ad aver superato il limite dei 5TB per gli hard disk portatili da 2,5 pollici. Un limite tecnico imposto dalle dimensioni compatte di questi device, in grado di collegarsi al PC tramite USB e che non necessitano di alimentazione esterna. Il drive esterno di WD, compatibile con Windows e Mac, risulta quindi una delle poche opzioni disponibili sul mercato ed offre un ottimo rapporto tra capacità, portabilità e prezzo. I principali concorrenti, basati su tecnologia SSD sono superiori in velocità e robustezza ma il costo da sostenere è significativamente più alto. In questo articolo Techpertutti analizza nel dettaglio il WD My Passport Ultra 6TB, e tra design, software, sicurezza dei dati e confronto di prestazioni cercheremo di capire se vale davvero la pena sceglierlo.

WD My Passport Ultra 6TB – Scheda Tecnica | Techpertutti.com

WD My Passport Ultra 6TB

Scheda tecnica completa

Capacità
6 TB

Interfaccia
USB-C / USB 3.2 Gen 1

Velocità max
5 Gbps

Rotazione disco
5.400 rpm

Crittografia
AES 256-bit

Dimensioni
110 × 82 × 22 mm

Peso
237 g

Garanzia
3 anni

Alimentazione
Bus powered (USB)

Compatibilità
PC, Mac, PS4/5, Xbox

Design e costruzione


Il WD My Passport Ultra 6TB si presenta con un form factor da 2,5 pollici, un'estetica sobria con una finitura lucida sulla parte superiore e una base in plastica opaca. Le colorazioni disponibili variano a seconda della capacità: in particolare, nella versione da 2TB troviamo anche il color oro, in aggiunta all'argento e al blu. La versione Ultra da 6TB in prova è disponibile solo in blu, ha sullo stesso lato un connettore USB-C con accanto l'indicatore LED di attività. Il cavo in dotazione misura circa 46 cm, sufficiente per l'uso quotidiano.
Sul lato superiore troviamo la porta USB-C ed accanto il led di statoSul lato superiore troviamo la porta USB-C ed accanto il led di stato
Il punto debole estetico è lo spessore: infatti, con i suoi 22 mm risulta decisamente più spesso rispetto a qualsiasi SSD portatile comparabile. Tuttavia, le sue dimensioni non costituiscono un problema di portabilità perchè il My Passport Ultra entra comodamente in una borsa da laptop o in uno zaino tecnico.
WD My Passport Ultra entra comodamente nelle tasche ed il suo utilizzo è molto versatile
Il WD My Passport Ultra integra una porta USB-C e include nella confezione un adattatore USB-C / USB-A, pensato per chi utilizza ancora dispositivi con connettori di vecchia generazione — una scelta pratica che amplia la compatibilità senza dover acquistare accessori aggiuntivi. Il drive, inoltre, è dotato di software integrato per la gestione dei file e il backup automatico, con protezione tramite password e supporto alla crittografia hardware AES a 256 bit. Un livello di sicurezza di livello professionale che rende i dati illeggibili a chiunque non sia autorizzato, anche in caso di smarrimento o furto del dispositivo.

Confronto Velocità HD Portatili | Techpertutti.com

Confronto Velocità – HD Portatili

Lettura e scrittura sequenziale (MB/s)

Lettura sequenziale

Scrittura sequenziale

★ WD My Passport Ultra 6TB
In prova HDD · 5.400 rpm

Lettura

~130 MB/s

Scrittura

~109 MB/s

Seagate One Touch 5TB
HDD · 5.400 rpm

Lettura

~145 MB/s

Scrittura

~136 MB/s

LaCie Rugged Mini USB-C 5TB
HDD · 5.400 rpm

Lettura

~132 MB/s

Scrittura

~130 MB/s

Toshiba Canvio Advance 4TB
HDD · 5.400 rpm

Lettura

~138 MB/s

Scrittura

~129 MB/s

I valori indicati sono orientativi e possono variare in base alla configurazione del sistema, al tipo di file trasferito e alle condizioni d'uso.

Prestazioni


Dopo la configurazione iniziale, ho utilizzato l'HD per verificarne la velocità di lettura dati: il processo di trasferimento ha raggiunto i 110 MB/s costanti, senza cali, in media con gli hard disk portatili 2,5" di questa generazione. Un aspetto apprezzabile è il funzionamento silenzioso del drive: il rumore di rotazione è estremamente basso, appena percettibile in ambienti anche in ambienti silenziosi. L'alimentazione avviene interamente via USB, senza cavi di rete o adattatori aggiuntivi. Le prestazioni potrebbero sembrare modeste rispetto agli standard odierni ma è importante capire il contesto tecnologico in cui si inserisce questo drive.

HDD vs SSD: qual è la differenza


Se stiamo valutando di acquistare il WD My Passport Ultra, potremmo chiederci perché non comprare direttamente un SSD portatile? La risposta dipende tutto da cosa ci serve davvero: un Hard Disk Drive come questo di WD funziona tramite una testina meccanica che si sposta fisicamente sopra dei piatti magnetici rotanti per leggere e scrivere i dati.

È una tecnologia collaudata, affidabile e soprattutto economica per grandi capacità. Uno svantaggio rispetto ai drive a stato solido è la velocità, espressa in giri al minuto (rpm) e dalla posizione fisica dei dati sul disco. Un SSD (Solid State Drive), al contrario, non ha parti mobili: i dati vengono archiviati su chip di memoria flash NAND, garantendo accessi praticamente istantanei, consumi ridotti e maggiore resistenza agli urti.
Screenshot del software di gestione del My Passport Ultra 6TBScreenshot del software di gestione del My Passport Ultra 6TB

Conclusioni


In un'epoca in cui gli SSD dominano sempre di più il mercato dello storage portatile il WD My Passport Ultra da 6TB conserva una sua nicchia di mercato. In particolare, il suo costo per terabyte rimane imbattibile rispetto a qualsiasi SSD equivalente, e la sua capacità di offrire ben 6 TB tascabili offre un formato adatto a tenere al sicuro intere librerie multimediali, backup periodici e persino i giochi. A completare il quadro, Western Digital ha integrato materiali riciclati nella costruzione, un segnale concreto di attenzione alla sostenibilità che si aggiunge a un design tutto sommato solido, sviluppato per resistere all'uso quotidiano. Infine, ma non meno importante, la garanzia di ben 3 anni offerta dal produttore. Dunque, se avete bisogno di archiviare enormi librerie di filmati, foto RAW, o semplicemente "alleggerire" l'enorme quantità di file conservati nel Cloud, questo disco è un'unità di storage molto affidabile e difficile da battere in rapporto qualità-prezzo.


Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)
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oggi, 3 aprile, in camera verde (roma, via g. miani 20), finissage della mostra di francesca vitale, “il gioco delle caleidoscopie”


Finissage Il gioco delle caleidoscopie di Francesca Vitale
La camera verde, Roma, via G. Miani 20

#art #arte #CameraVerde #finissage #FrancescaVitale #IlGiocoDelleCaleidoscopie #laCameraVerde #mostra

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GitHub Copilot usa i tuoi dati per addestrare i modelli: come disattivarla


Dal 24 aprile, GitHub raccoglierà i dati di interazione degli utenti Copilot Free, Pro e Pro+ per addestrare i suoi modelli AI. La funzione è attiva per default: ecco come disattivarla.
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Dal 24 aprile, GitHub inizierà a usare i dati di interazione degli utenti di Copilot Free, Pro e Pro+ per addestrare i propri modelli di intelligenza artificiale. La modifica è attiva per impostazione predefinita, e per escludersi bisogna intervenire manualmente nelle impostazioni.

Chi aveva già disattivato la raccolta dati per il miglioramento del prodotto non deve fare nulla: la preferenza è stata preservata e i dati non verranno usati per l’addestramento. Per tutti gli altri, la voce da cercare si trova nelle impostazioni di Copilot, alla sezione “Privacy”.

Gli utenti Copilot Business e Copilot Enterprise non sono coinvolti dalla modifica.

Cosa viene raccolto


L’elenco di ciò che GitHub considera “dati di interazione” è piuttosto esteso: frammenti di codice inviati al modello o mostrati come suggerimento, il testo accettato o modificato, i nomi dei file, la struttura del repository, il codice circostante la posizione del cursore, commenti e documentazione, i pattern di navigazione, le interazioni con le funzioni di Copilot (chat, suggerimenti in linea) e i giudizi espressi sui suggerimenti.

Restano esclusi i contenuti di issue, discussioni e repository privati “a riposo”, un’espressione che GitHub usa con una certa cautela: il codice dei repository privati viene comunque elaborato durante l’uso attivo di Copilot, e potrebbe quindi rientrare nella raccolta se non si disattiva l’opzione.

I dati potranno essere condivisi con le aziende del gruppo Microsoft, ma non con fornitori terzi di modelli AI.

GitHub motiva la decisione con i risultati ottenuti incorporando i dati di interazione dei dipendenti Microsoft nell’addestramento, che avrebbe portato a un aumento dei tassi di accettazione dei suggerimenti in più linguaggi di programmazione. Il passo successivo, spiega l’azienda, è estendere questa pratica alla base utenti più ampia.

Il meccanismo è quello ormai consolidato nel settore: opt-out invece di opt-in, con la raccolta attiva per impostazione predefinita e la responsabilità di disattivarla spostata sull’utente.

SOURCE:// github.blog

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oreste scalzone legge “vogliamo tutto”, di nanni balestrini


[youtube=youtube.com/watch?v=AU0GttK484…]
#lettura #NanniBalestrini #OresteScalzone #VogliamoTutto

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richiesta di cancellazione pignante a sorpresa, e così aggiornamento di privacy ancor più a magia


Una delle cose che naturalmente può accadere quando mi dimentico che il fritto misto di octospacc esiste (e, a dire il vero, anche quando mi dimentico solamente di alcune delle sue parti), e che infatti guarda caso è accaduta in grosso stile stavolta che avevo dimenticato il sito per ben più di 2 mesi, è che mi dimentico (…la dimenticanza è combustibile e comburente di sé stessa e delle rognine!!!) di controllare eventuale posta che mi arriva tramite il form di contatto che ho appunto qui sul sito… (e che in realtà ho come punto di contatto generico, per qualsiasi cosa, solo perché è il metodo per i miei standard più affidabile) 😰

Ebbene, l’altro ieri mi è capitato di andare a controllare nel pannello admin del sito se avessi nuovi messaggi arrivati in questi ultimi 2 mesi — anche perché il mio server mail self-hosted si è misteriosamente rotto da un mesetto, non mi arriva più niente lì, quindi non mi viene inoltrato nessun messaggio e devo ricordarmi io di guardarli a manina — e, con mia sorpresa, ce n’era uno (…anzi, due, di cui uno scritto tipo 3 settimane fa, e poi un altro 2 settimane fa, visto che io intanto non avevo risposto): di una persona che praticamente chiedeva di cancellare un memino finito salvato sul mio Pignio (tra l’altro perfettamente innocuo, quindi bah, ma OK), perché stava cercando di ripulire la propria traccia digitale e, cercando il suo username su Google, avrebbe appunto trovato il post in questione, giustamente rimasto sul mio sito anche dopo che aveva cancellato l’originale su Pinterest… 😳

Beh, sapevo che prima o poi, per la legge dei grandi numeri e dell’inaspettata stranezza per cui magicamente pignio.octt.eu.org è decentemente indicizzato su Google, un fatto di questo tipo sarebbe accaduto, e sarebbe quindi stata solo questione di tempo prima che… io mi trovassi costretta ad implementare al volissimo più impostazioni di privacy per le robe archiviate in Pignio!!! Precisamente, oltre alla visibilità pubblica predefinita, ora c’è quindi anche l’opzione di non in elenco (ossia, accessibile solo sapendo l’URL, o praticamente l’ID) e, cosa utile in questo caso specifico, visibilità privata o solo all’utente creatore dell’elemento, o almeno a qualunque utente loggato nell’istanza… e così ho fatto, letteralmente il pomeriggio stesso dopo aver scoperto (già fin troppo tardi) questa richiesta, senza troppe difficoltà… dopo mesi e mesi che ho procrastinato la feature perché non era ancora mai risultata urgente, lol. 😝

Alla fine è anche ovvio così, però, eheh… comportamento prevedibile da una ragazza magica tutta sfaldata, direi; nel tecnico, nel pratico, e nel mancato. Da un lato, ovviamente io rispetto le richieste di privacy e robe e mazzetti personali vari, perché è giusto così e soprattutto perché io, per quanto mi piaccia atteggiarmi a malvagia, sono brava… ma, dall’altro, ovviamente il Pignio da me ospitato sul mio serverino è pur sempre la mia collezione privata di memini ed immagini particolari, e nessuno potrà mai (mai!!!) sottrarmi dati da essa in questo modo così insensato!!! Ma ecco: di disperar, bisogno non c’è stato, perché la soluzione a questo problema è stata appunto semplice come ho detto: ho impostato il meme oggetto della questione come privato, così la pagina restituisce 404 per chiunque eccetto me che ho l’account, e stessa cosa l’endpoint API per lo stesso elemento, con la ricerca integrata di Pignio ovviamente questo non si trova, e a tempo debito il link sparirà pure da Google (dove però è già inutile). 🔥
Schermate come descritte sotto
…Quello che non ho ancora fatto però, e questo mi è saltato in mente solo ora scrivendo, è implementare il controllo dei permessi di accesso anche per l’endpoint che restituisce i file media effettivi, oltre a quelli delle pagine, perché altrimenti chi conosce l’ID ad esempio di un’immagine salvata può comunque almeno vedere quella, pur senza i metadati, andando all’URL diretto del file… e, pensandoci ancora più forte, credo che il controllo dei permessi di accesso non ci sia attualmente nemmeno per l’endpoint di download, attraverso cui si può quindi fare la stessa magagna, ma non lo so, dovrei controllare… E ah, per via della fretta di fare il commit ed aggiornare la mia istanza di produzione l’altro ieri, non ho nemmeno tradotto tutte le nuove stringhe, quindi ora c’è pure un orribile miscuglio di italiano ed inglese in quel <select> che si vede qui nella schermata di modifica di un elemento (e nel testo che appare passando il mouse sopra l’icona di stato della privacy che viene mostrato sulle pagine degli elementi, appena aggiunta per l’occasione!!!), che lasciamo stare… 💩

E non solo questo, comunque, eh… perché, visto che sono veramente terribilmente iperterribile, ho anche dimenticato una cosa meno fondamentale ma comunque importante, cioè di aggiungere l’header di noindex alla risposta HTTP per le pagine degli elementi pubblici non in elenco, altrimenti i motori di ricerca potrebbero elencarli, e non è il massimo… e, inoltre, dopo ben 2 giorni che la richiesta di questa persona l’ho esaudita, ancora in realtà non ho inviato neanche una mail indietro per informare del fatto che mi sono svegliata dal mio sonno millenario ed ho fatto la cosa; che certo, non è importantissimo, perché la cosa importante era fare ciò che mi è stato chiesto, e questo l’ho fatto appena possibile, seppur mio malgrado in ritardo… però eh, la rispostina di cortesia farebbe bene all’anima, quindi è un peccato non inviarla… ma il fatto è che non so neanche con quale delle mie email private rispondere, perché la pagina di contatto mi permette solo di ricevere, quindi per rispondere devo sempre passare da fuori, e che palle. 😤

Pensando al futuro, invece… questa sarebbe finalmente la volta buona, almeno dopo aver sistemato i buchi di cui sopra, di implementare queste impostazioni di privacy anche per collezioni e cartelle in Pignio, che probabilmente farebbe comodo a me in primis per archiviare roba personalissima mia… Ma, a parte ciò, mi rendo anche conto che, probabilmente, dovrei aggiungere delle pagine di sistema in Pignio tipo contatto, privacy policy, termini di servizio, e chissà che altro, o almeno la possibilità per gli admin di istanza di impostare facilmente dei link a pagine esterne per questi scopi… perché beh, è qualcosa che qualsiasi piattaforma di comunicazione self-hostabile implementa, per ovvi motivi che a me nella pratica sfuggono sempre; e in questo caso non servirebbe nemmeno tanto a me per la mia istanza, quanto più perché, semmai Pignio dovesse diventare effettivamente popolare, sarebbe lievemente fastidioso ricevere magari email di questo tipo ma legate ad istanze che io non controllo… o, forse, piuttosto sarebbe divertente, per la mia parte amante del caos (Evil Octt), ma per ora basta. 💥
#devlog #Pignio #privacy

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La fine di chatcontrol rappresenta un’opportunità: un piano d’azione in 5 punti per una vera protezione dei minori.

La fine di #ChatControl non è una falla di sicurezza, ma un nuovo inizio! Basta sorveglianza di massa, servono indagini mirate e app sicure. Il nostro piano in 5 punti per tutelare davvero i minori (incluse voci dei sopravvissuti)
informapirata.it/2026/04/02/la…

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Delta Chat 2.48: chiamate native, zero metadati e più server di inoltro


Delta Chat 2.48 è un rilascio importante: metadati quasi azzerati lato server, chiamate audio e video in background su Android e iOS, consegna multi-relay e descrizioni cifrate per i gruppi.
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Delta Chat continua a costruire in silenzio quello che altri spesso promettono soltanto. Con le versioni 2.48+, il progetto raggiunge un traguardo significativo sulla privacy: un messaggio inviato rivela ai server di transito pochissimi metadati, avvicinandosi concretamente al cosiddetto “zero-metadata”.

Fino a questa versione, alcune intestazioni dei messaggi viaggiavano in chiaro, come quelle di threading e risposta. Ora anche queste sono cifrate nell’involucro interno, in conformità con l’RFC 9788 per la protezione completa degli header. I server di transito vedono solo l’indirizzo del destinatario, niente altro. In aggiunta, la data del messaggio viene randomizzata in una finestra di cinque giorni, rendendo molto più difficile la correlazione temporale per chi avesse accesso ai log dei server.

Cambia anche il protocollo SecureJoin, usato quando si scansiona un codice QR per avviare una chat verificata: tutti i messaggi iniziali sono ora cifrati, eliminando un’altra potenziale fuga di informazioni. E dopo mesi di attesa per dare tempo a tutti di aggiornarsi, è stato abilitato il supporto ai destinatari anonimi OpenPGP, eliminando dai messaggi qualsiasi riferimento alle chiavi crittografiche del destinatario.

Chiamate native, finalmente


Le chiamate audio e video su Android e iOS si comportano finalmente come vere telefonate di sistema: restano attive in background mentre si usa un’altra applicazione o si passa a un’altra chat. La tecnologia sottostante è WebRTC peer-to-peer con segnalazione via messaggi Delta Chat. La funzione è ancora nelle impostazioni sperimentali, ma il team indica che probabilmente non sarà più così nel prossimo rilascio.

Le chiamate in background arrivano anche su DeltaTouch, il client per Ubuntu Touch, che raggiunge così la parità con le versioni Android e iOS.

Consegna ridondante


La novità forse più rilevante per resilienza e resistenza alla censura è la consegna multi-relay: ogni profilo può ora usare più server di inoltro contemporaneamente. Se uno viene bloccato o va offline, i messaggi passano automaticamente per un altro. È una risposta concreta al punto debole dei sistemi centralizzati come Signal, WhatsApp o Telegram, che in caso di blocco non offrono alcuna alternativa. Per attivarlo, bisogna aggiornare tutti i propri dispositivi alla versione 2.48 prima di abilitare la funzione nelle impostazioni avanzate.

Completano il rilascio le descrizioni cifrate per gruppi e canali, sincronizzate automaticamente con i nuovi membri, e la riproduzione in background dei messaggi vocali su desktop e Android.

Per chi vuole un sistema di messaggistica che non dipenda da un’azienda, non chieda il numero di telefono e funzioni anche sotto pressione, Delta Chat rimane una delle opzioni più serie disponibili.

SOURCE:// delta.chat

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Astrocampania organizza una visita guidata il 10 aprile 2026 presso l’Osservatorio Astronomico S. Di Giacomo, serata dedicata al cielo di primavera in un viaggio tra gli ammassi stellari e i pianeti visibili in questa stagione sotto le stelle dell’alta costiera amalfitana

Un coinvolgente spettacolo al Planetario per un viaggio tra le stelle alla scoperta degli ammassi stellari e dei pianeti Giove e Venere ; a seguire emozionanti osservazioni di questi oggetti celesti attraverso un potente telescopio da campo, il tutto sotto la guida esperta dei divulgatori di Astrocampania.

[…]

oasdg.astrocampania.it/2026/04…

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Carbonara Day: oltre 250.000 ordini su Glovo, Roma guida la classifica del food delivery


I dati di Glovo sul Carbonara Day mostrano oltre 250.000 ordini nell’ultimo anno. Roma domina la classifica, seguita da Milano e Napoli, mentre il sabato sera si conferma il momento preferito per il food delivery
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Il 6 aprile prossimo torna uno degli appuntamenti più amati dagli appassionati di pasta: il Carbonara Day. Si tratta della giornata dedicata a uno dei piatti simbolo della tradizione italiana, capace di conquistare il pubblico ben oltre i confini nazionali. In occasione della ricorrenza, Glovo fotografa i principali trend di consumo legati alla carbonara, confermando il successo senza tempo di una ricetta iconica anche nel mondo del delivery.

È San Valentino il giorno preferito


Secondo i dati rilevati da Glovo, negli ultimi 12 mesi in Italia sono stati consegnati 250.000 ordini contenenti carbonara. Un risultato che dimostra quanto un grande classico della cucina del Bel Paese continui a essere una scelta amata dagli italiani in ogni stagione e occasione. Tra le curiosità emerse, spicca un dato interessante: il giorno con il maggior numero di ordini di carbonara nell’ultimo anno è stato San Valentino, a conferma di come anche un piatto della tradizione possa trasformarsi in una coccola da condividere.

vivo V70 in Italia: caratteristiche e prezzo
vivo porta in Italia la nuova serie vivo V70, puntando su design curato, comparto fotografico evoluto e prestazioni solide. Ecco tutto quello che c’è da sapere su caratteristiche, prezzo e disponibilità
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Quando si ordina di più


La carbonara conquista soprattutto il weekend con sabato come giorno preferito dagli italiani per ordinarla. Quanto ai momenti della giornata, il consumo si concentra prevalentemente a cena, con un picco tra le 19 e le 20, fascia che raccoglie il 35% degli ordini. Segue il pranzo, in particolare tra le 12 e le 13. Guardando invece alla stagionalità, i mesi in cui la carbonara viene ordinata di più sono ottobre, settembre e maggio: per gli italiani è sempre un buon momento per gustarsi un buon piatto di carbonara.

La geografia della carbonara


A livello globale, l’Italia si posiziona nella top five per consumo di carbonara su Glovo, insieme a Spagna, Romania, Portogallo e Polonia, a dimostrazione di quanto questo piatto simbolo della tradizione italiana sia apprezzato anche all’estero. Nel panorama nazionale, è Roma a guidare la classifica delle città con il maggior numero di ordini, seguita da Milano, Napoli, Torino e Palermo. Stupisce la presenza di città come Catania, Bari e Padova, che rientrano nella top 10 delle città a maggiore diffusione di carbonara. Se quello romano resta un primato prevedibile, in quanto patria indiscussa della ricetta, questa fotografia racconta anche quanto la carbonara sia amata lungo tutto lo Stivale.

Tra i piatti romani più apprezzati


Tra amatriciana, cacio e pepe, pasta alla gricia e carbonara, quest’ultima risulta la più amata con il 48% degli ordini. Inoltre, se gli spaghetti restano il formato più iconico, la creatività dei menu disponibili su Glovo dimostra come questa ricetta si presti anche a interpretazioni diverse altrettanto sfiziose, come la Frittatina, i Tonnarelli, i Supplì, le Mezze maniche e i Rigatoni. Tradizione e sperimentazione convivono così in un piatto che continua a reinventarsi, mantenendo intatto il suo posto speciale nell’immaginario e nelle abitudini di consumo degli italiani.

World Backup Day: 1 over 70 su 3 in difficoltà con password e dati | TechPerTutti
In occasione del World Backup Day 2026, emporia rivela che oltre 1 over 70 su 3 ha difficoltà a gestire password, codici e informazioni personali. Ecco i consigli pratici per mettere al sicuro i propri dati digitali e aiutare chi è più vulnerabile
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In un contesto sempre più guidato dai dati, il caso del Carbonara Day conferma come piattaforme digitali come Glovo non siano più solo servizi di consegna, ma veri osservatori privilegiati delle abitudini di consumo. I numeri registrati offrono uno spaccato chiaro delle preferenze degli utenti italiani, tra grandi classici intramontabili e nuovi trend legati alla fruizione del cibo. Un’evoluzione che rafforza il ruolo del food delivery come ecosistema tecnologico sempre più centrale nella quotidianità.


vivo lancia la nuova serie V70 in Italia: caratteristiche, novità e prezzi


Vivo ha annunciato il lancio in Italia della nuova serie V70, composta da due modelli inediti: vivo V70 e V70 FE. Si tratta di due dispositivi progettati per offrire un’esperienza fotografica avanzata, un design distintivo e prestazioni affidabili. Dalla fotografia ritrattistica professionale sviluppata con ZEISS alle funzionalità AI per la creazione quotidiana di contenuti, la serie V70 è progettata per accompagnare una nuova generazione di fotografi rendendo l’esperienza imaging più accessibile, intuitiva e potente.
Per il lancio della serie V70, vivo ha previsto numerose promozioniPer il lancio della serie V70, vivo ha previsto numerose promozioni

vivo V70: la partenrship con ZEISS


Sviluppato in collaborazione con ZEISS, vivo V70 si posiziona come modello di riferimento per la fotografia ritrattistica: il suo teleobiettivo ZEISS da 50 MP integra un sensore ultrasensibile da 1/1.95 pollici e stabilizzazione ottica OIS che garantisce scatti più nitidi anche in condizioni di scarsa luminosità. Il comparto fotografico posteriore è completato da una fotocamera principale ZEISS OIS da 50 MP con sensore flagship da 1/1.56" e da una fotocamera ultra grandangolare ZEISS da 8 MP, per una maggiore versatilità. Frontalmente troviamo una ZEISS Selfie Camera Group da 50 MP con Auto Focus, ideale sia per selfie individuali sia per foto di gruppo. Per la prima volta nella serie V, inoltre, V70 introduce la registrazione video 4K a 60 fps, per riprese cinematografiche fluide e di altissima qualità.

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tado° diventa profittevole superando i 5,5 milioni di termostati smart connessi: un traguardo importante che conferma la crescita del mercato smart home e la solidità della strategia aziendale
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Affidabilità e stile


vivo V70 adotta un'estetica che unisce eleganza e resistenza, grazie a un raffinato telaio in lega di alluminio di origine aerospaziale, angoli arrotondati e un display flat con cornici ultrasottili, che conferiscono al dispositivo una silhouette slanciata e sofisticata. Sul retro, il comparto fotografico dal profilo ribassato mantiene un aspetto essenziale e discreto. Sulla parte anteriore, cornici ultrasottili di soli 1,25 mm incorniciano il display OLED Ultra Clear da 6,59 pollici con risoluzione 1.5K che funziona a 120 Hz con 459 PPI. Sotto il display, è stato aggiunto il sistema di sblocco 3D Ultrasonic Fingerprint che offre uno sblocco rapido e sicuro, anche con le dita bagnate. Il pannello posteriore, infine, è realizzato con vetro AG inciso, ed è progettato per resistere a impronte e graffi. La batteria BlueVolt da 6500 mAh garantisce una ricarica duratura per tutto il giorno, anche in condizioni di caldo o freddo estremo (dati vivo), mentre il caricabatterie FlashCharge da 90W permette di ricaricare il dispositivo in pochi minuti. Oltre alla potenza, V70 è progettato per durare nel tempo grazie alla certificazione IP68 e IP696 e alla certificazione 10-Facet Drop Resistance, che protegge il dispositivo da cadute accidentali fino a 1,8 metri, garantendo una protezione completa contro getti d'acqua ad alta pressione, immersioni e cadute accidentali. L'affidabilità si estende anche alla connettività di rete grazie alla tecnologia Dual-Bridge Signal Concurrency e a ottimizzazioni mirate per ambienti altamente congestionati.

vivo V70 FE: imaging ad alta risoluzione


Pensato per un pubblico giovane, dinamico e attento allo stile, vivo V70 FE combina un design raffinato con funzionalità avanzate per la creazione di contenuti. Il cuore di V70 FE è la modalità High Resolution da 200 MP, progettata per garantire immagini nitide e stabili sia durante i viaggi sia nella vita quotidiana. Grazie al sensore da 1/1,56 pollici, alla stabilizzazione ottica certificata CIPA 4.0 e a uno zoom fino a 30x il dispositivo è in grado di catturare panorami ampi e dettagli distanti preservando precisione in ogni scatto. La funzione Ultra-Clear Photo Crop, inoltre, consente di ritagliare più scene da una singola fotografia, mantenendo inalterata la nitidezza. A supporto delle capacità fotografiche, V70 FE integra la batteria BlueVolt da 7000 mAh, il sistema di ricarica rapida FlashCharge da 90W e la certificazione IP68 e IP69 contro acqua e polvere. Dai dati vivo, con una singola ricarica completa V70 FE può garantire fino a 43,8 ore di riproduzione continua su YouTube 12 e fino a 16 ore 13 di utilizzo combinato tra le app principali 14 come navigatore, fotocamera, TikTok, Spotify e Instagram, mantenendo comunque una riserva del 14% di batteria.
Pensato per un pubblico giovane vivo V70 FE combina un design raffinato con funzionalità avanzatePensato per un pubblico giovane vivo V70 FE combina un design raffinato con funzionalità avanzate
Il dispositivo è alimentato dal MediaTek Dimensity 7360-Turbo, che assicura prestazioni fluide per le attività quotidiane, il gaming e il multitasking. Il display AMOLED Ultra Clear da 1,5K e il sistema dual stereo speaker simmetrico completano l’esperienza, offrendo audio e video ultra-immersivi per godersi l’intrattenimento.

Strumenti AI avanzati


La serie vivo V70 punta fortemente sull’intelligenza artificiale per migliorare l’esperienza fotografica, adattandosi a diversi contesti d’uso. Tra le novità spicca la Modalità Palco AI, pensata per catturare performance dal vivo anche in condizioni difficili, sfruttando la fotocamera ZEISS Super Telephoto da 50 MP e algoritmi avanzati per garantire scatti nitidi e dettagliati fino a 10x di zoom. A completare il comparto fotografico troviamo le opzioni ZEISS Multifocal Portrait, che permettono di personalizzare lunghezze focali e bokeh per ritratti più professionali, insieme a una suite di strumenti AI come Cambia Cielo, Cambia Scenario e Ritocco AI, disponibili anche su V70 FE, per modifiche rapide e creative con un solo tocco.
Il pannello posteriore della serie vivo V70 è realizzato con vetro AG inciso, progettato per resistere a impronte e graffiIl pannello posteriore della serie vivo V70 è realizzato con vetro AG inciso, progettato per resistere a impronte e graffi

OriginOS 6: intelligente, intuitivo e sicuro


La serie vivo V70 integra il nuovo OriginOS 6, che garantisce fino a cinque anni di aggiornamenti software e di sicurezza, assicurando longevità e affidabilità. Il sistema, completamente rinnovato offre prestazioni fluide nel tempo e un’esperienza ottimizzata grazie all’integrazione dell’intelligenza artificiale. Tra le novità spicca Origin Island, una finestra dinamica che semplifica l’accesso alle informazioni. Sul fronte produttività, gli strumenti AI permettono di migliorare scrittura, traduzioni e gestione delle riunioni, affiancati dall’assistente Google Gemini. Non manca un ecosistema orientato alla condivisione e alla continuità tra dispositivi, con soluzioni per il trasferimento rapido dei file e la collaborazione tra smartphone e computer.

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Disponibilità


La serie vivo V70 arriva in Italia dal domani, con vivo V70 disponibile a partire da 699 euro nei colori Alpine Gray e Authentic Black, mentre la variante Sandalwood Brown sarà esclusiva online. Il modello vivo V70 FE parte invece da 459 euro e sarà proposto in diverse configurazioni e colorazioni, tra cui Muse Purple e Ocean Blue. Per il lancio, vivo ha previsto numerose promozioni: sconti dedicati sullo store ufficiale, offerte bundle con caricatore da 90W e auricolari, oltre a finanziamenti a tasso zero. Sono previste anche offerte speciali su piattaforme come Amazon e presso retailer come Unieuro, Euronics e MediaWorld, con sconti per gli iscritti ai programmi fedeltà. Non manca infine la collaborazione con WINDTRE, che propone piani rateizzati con canone mensile e servizi inclusi, rendendo l’acquisto più accessibile e flessibile.


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Servo 0.0.6: layout incrementale, debugger e molto altro


Servo 0.0.6 porta il layout incrementale della struttura ad albero, il debugger funzionante con breakpoint e pausa, e una lunga serie di miglioramenti al motore web open source scritto in Rust.
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Febbraio è stato un mese intenso per Servo. La versione 0.0.6 del motore web scritto in Rust arriva con miglioramenti su più fronti, alcuni dei quali toccano l’architettura interna in modo piuttosto significativo.

Layout più veloce


Il cambiamento più rilevante riguarda il layout incrementale. Servo introduce finalmente un layout incrementale vero della struttura ad albero dei box, abbandonando il vecchio approccio basato sui “nodi sporchi”. In pratica, quando una pagina cambia parzialmente, il motore può riutilizzare le parti già calcolate invece di rifare tutto da capo. Stesso discorso per l’albero dei frammenti: i contesti di formattazione indipendenti possono ora essere messi in cache e riusati. Il parser asincrono, ancora sperimentale, potrebbe in futuro ridurre sensibilmente il costo energetico del parsing su pagine che non usano document.write().

DevTools e debugger


Le DevTools fanno un salto in avanti. Nel tab Debugger è ora possibile mettere breakpoint, mettere in pausa l’esecuzione degli script e riprenderla, sia manualmente che quando si colpisce un punto di interruzione. Nel tab Inspector si possono modificare gli attributi del DOM direttamente, e la struttura ad albero si aggiorna in tempo reale. La Console mostra ora un’anteprima degli oggetti passati a console.log().

Piattaforma web e accessibilità


Per quanto riguarda le API web, arrivano il supporto parziale a transform-style: preserve-3d, le regole @property, i Pointer Events, e vari miglioramenti a cookie, IndexedDB e al calcolo dei tempi di rendering (First e Largest Contentful Paint). È partito anche il lavoro sull’accessibilità, al momento nascosto dietro un flag, che permetterà a ciascuna webview di esporre il proprio albero di accessibilità.

Il parser per le immagini ora rispetta i metadati EXIF per l’orientamento, e il fallback dei font diventa più intelligente sfruttando i font di sistema.

Per chi volesse provarla release è già disponibile su GitHub.

SOURCE:// servo.org
SOURCE:// github.com

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Element X, gli Spaces sono finalmente arrivati


Gli Spaces arrivano su Element X: le conversazioni Matrix si organizzano in contenitori tematici navigabili, con filtri, scoperta delle stanze e gestione avanzata per gli amministratori.
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Gli Spaces, una delle funzioni più attese dagli utenti di Element X, sono ora disponibili ufficialmente. Annunciati alla Matrix Conference e descritti in anteprima mesi fa, arrivano come parte del processo di modernizzazione che punta a rendere Element X il rimpiazzo definitivo dei client “classici”.

L’idea degli Space è di avere le conversazioni vengono raggruppate in contenitori tematici navigabili invece di una lista infinita di stanze. Si può filtrare la lista chat per Space direttamente dall’alto, passando in un tap dal canale del team tecnico alle notizie aziendali, senza perdersi nel rumore di fondo.

La nuova scheda Spaces funziona anche da punto di scoperta: mostra gli Space a cui si è iscritti, permette di trovare stanze ancora non raggiunte e offre agli amministratori controlli diretti per gestire accessi e struttura. A questo si aggiunge la possibilità di assegnare una stanza a uno Space già al momento della creazione, e un’anteprima degli inviti che mostra descrizione e numero di membri prima di accettare.

Chi usa Element Server Suite Pro può anche automatizzare l’assegnazione degli utenti agli Space giusti in base alla struttura organizzativa, con permessi configurati fin dall’ingresso.

Per chi gestisce server Matrix in autonomia, soluzioni di hosting come Hetzner offrono un buon punto di partenza per tenere tutto sotto controllo.

Per accedere agli Spaces basta aggiornare l’app all’ultima versione disponibile.

SOURCE:// element.io