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Le funzioni sociali di una lingua e l’alienazione del proprio idioma


di Antonio Zoppetti

Voglio ripartire dall’incipit del libro Meglio l’italiano o l’itanglese? Linee guida sull’uso di anglicismi nella comunicazione trasparente (Mind, 2024):

La lingua è potere. Attraverso l’uso del linguaggio e la selezione delle parole è possibile controllare il destinatario, intimorirlo, porlo in uno stato di inferiorità psicologica e trasformare chi non è d’accordo in qualcuno che non ha capito.

In un proverbiale passo dei Promessi sposi, per esempio, Don Abbondio ricorreva appositamente al latinorum per occultare gli impedimenti al matrimonio, invece di spiegarli e di chiarirli come Renzo domandava. Per esercitare questo potere e questa forma di controllo, il parroco sfruttava la sua posizione superiore, per cultura e anche per il suo ruolo sociale di sacerdote, ostentando una lingua più elevata e solenne di quella di un semplice filatore di seta poco istruito. Il comunicatore che si pone in questa prospettiva “verticale” – in cui il mittente e il destinatario non sono sullo stesso piano e non ricorrono alla medesima lingua – gioca sporco, perché ha accesso a entrambi i sistemi di comunicazione, mentre il suo interlocutore è imprigionato nella sua lingua “bassa”; quando i due sistemi sono mescolati quest’ultimo non è in grado di intendere a pieno le cose: al massimo riesce a intuirle, ma non è capace di replicare. E per uscire da questa trappola Renzo non può far altro che rifiutare in blocco la lingua “alta” e incomprensibile: “Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?”.

Non tutti, però, hanno la forza di ribellarsi, davanti a simili meccanismi. Molto più spesso il destinatario è docile, si arrende alla propria “ignoranza”, si convince della propria incapacità e subalternità davanti al ruolo sociale – e alla lingua – di chi ricopre una posizione dominante. E il comunicatore che è allo stesso tempo il detentore del potere lo può controllare e manipolare.

L’esercizio del potere attraverso la lingua può avvenire con il ricorso ai registri più alti o ai paroloni difficili, attraverso l’esibizione dei gerghi settoriali che arrivano solo agli specialisti, oppure attraverso una selezione manipolatoria delle parole che non tutti sono in grado di cogliere in modo consapevole. La manipolazione delle parole è essenziale per costruire la realtà in modo funzionale alle proprie visioni e ai giochi di potere che si sposano, invece che rappresentarla. E così l’invasione russa dell’Ucraina che viola il diritto internazionale (con un aggressore e un aggredito) nel caso dell’invasione del Libano da parte di Israele si trasforma in uno sconfinamento o in una serie di blitz, come si sente spesso nei telegiornali. Oppure, passando a esempi più futili, le fastidiosissime interruzioni pubblicitarie si trasformano in un più suadente e ipocrita “consigli per gli acquisti”.

Se la lingua del potere si stacca dall’italiano

Le cose si complicano quando chi esercita il potere della lingua lo fa abbandonando l’italiano e ricorrendo a un altro sistema linguistico considerato più prestigioso del proprio idioma, come appunto il latino di Don Abbondio o l’inglesorum dei giorni nostri. In questo caso è la funzione sociale dell’italiano a essere messa in discussione.

La grande differenza tra il latino e l’inglese veicolari è che il primo non era la lingua madre di nessuno, era una lingua franca un po’ astratta e artificiale che si acquisiva con lo studio e poneva tutti gli interlocutori sullo stesso livello. Il globish, al contrario, è la lingua naturale dei popoli dominanti che mediamente non studiano altre lingue e vogliono rendere la propria qualcosa di universale. E gli interessi di potere – economici, culturali, politici – che si celano sotto questo disegno sono enormi.

Quando la lingua naturale di una parte del mondo diventa una lingua “franca” impiegata per la comunicazione internazionale, inevitabilmente il suo prestigio e il suo potere acquisiscono una nuova funzione sociale, e il rischio è quello dell’alienazione linguistica che si ripercuote sul piano interno di ogni idioma.
Ciò avviene quando le classi dirigenti dei Paesi non anglofoni finiscono per sottomettersi e sposare la supremazia dell’inglese anche sul piano interno (agendo da collaborazionisti). Se le pressioni esterne dell’inglese planetario che si espande attraverso la lingua delle multinazionali, delle merci, delle interfacce informatiche, delle categorie culturali d’oltreoceano… vengono sposate e fatte proprie anche dalla classe dirigente di un Paese che preferisce l’inglese e l’inglesorum all’italiano, queste spinte si sommano e ci portano tutte nella stessa direzione travolgendo il nostro idioma. E va a finire che un sistema linguistico alieno viene salutato come qualcosa che invece ci appartiene – anche se non è affatto così – perché lo si vuole imporre a tutti.

Il punto critico si raggiunge proprio quando la lingua veicolare – l’inglese – finisce per interferire con le lingue locali riversandosi, mescolandosi e sovrapponendosi a queste. E nel caso dell’italiano questo punto di non ritorno è stato superato da un pezzo. La supremazia dell’inglese porta a due conseguenze pericolosissime: l’abbandono dell’italiano come lingua di cultura, dell’università o della ricerca in favore dell’angloamericano (langlificazione) e allo stesso tempo il ricorso a un lessico e a una terminologia che vengono importati e ripetuti direttamente in inglese, invece di tradurre, adattare o inventare nuove parole italiane, quando ci mancano (il che ci conduce a un sistema ibrido chiamato itanglese). Queste sono le due facce della stessa medaglia.

L’alienazione linguistica

Quando l’egemonia culturale dell’angloamericano, e la sua supremazia, viene riconosciuta e perseguita dai ceti sociali alti o dalle istituzioni – che si comportano come suprematisti dell’inglese – si determina una sorta di alienazione linguistica, un fenomeno che caratterizza il nostro Paese da ben prima della sua unità politica.

Come ho provato a ricostruire in K e spada. La controversa storia dell’italiano (goWare 2026), siamo un Paese in cui da sempre regna la diglossia, cioè la presenza di due (ma spesso anche più) sistemi linguistici che non godono dello stesso prestigio.

Nel Medioevo tutti parlavano solo nei propri volgari locali, ma a nessuno sarebbe mai venuto in mente di metterli per iscritto, perché la lingua della scrittura e della cultura era il latino che possedeva la sua precisa grammatica. Quando finalmente è nata una letteratura in volgare, e nello Stivale le opere di Dante, Boccaccio e Petrarca hanno raggiunto il prestigio che prima di loro spettava solo ai poeti latini, i primi umanisti hanno cominciato a mettere in discussione questo prestigio, e nuovamente, chi voleva essere elegante e internazionale ha ricominciato a scrivere in latino, mentre il volgare veniva disprezzato e dismesso. Successivamente il volgare è stato recuperato dall’egemonia culturale del secondo umanesimo, per esempio da Lorenzo il Magnifico che con il suo “quant’è bella giovinezza” ritornava a promuovere il suo fiorentino, che rilanciava come lingua alta per promuovere la magnificenza di Firenze, il suo potere e la sua politica illuminata.

Il modello tosco-forentino in seguito è stato diventato il canone dell’italiano, che ha avuto la meglio sugli altri volgari regrediti a dialetti, lingue inferiori da purgare ed emendare nella scrittura. E l’orgogliosa alienazione del proprio idioma naturale per inseguire la lingua “pura” e perfetta dei toscani ha contraddistinto autori come il veneto Bembo che rinunciava alla propria lingua madre per perorare il prestigio della lingua superiore delle tre corone fiorentine che faceva diventare “grammatica”, o il milanese Manzoni che sceglieva di sciacquare i cenci in Arno per ripulire e correggere la sua milanesità.

Intanto, fuori dalla letteratura, le masse si esprimevano quasi solo nel proprio dialetto e l’italiano era una lingua oligarchica e poco accessibile: solo nel Novecento l’italofonia è divenuta un fenomeno sociale naturale. Ma nel frattempo la lingua alta è diventata l’inglese, che però non ha la semplice funzione di comunicare e scambiare informazioni sul piano internazionale, si riversa sul piano interno con una nuova funzione sociale, e viene usato dai ceti alti per costruire un senso di appartenenza a un sistema culturale transnazionale superiore. In questo nuovo contesto, la funzione sociale dell’italiano si riduce a una sorta di dialetto di un mondo elitario che pensa e parla in inglese.

Se la lingua è potere, per sopravvivere dobbiamo ribellarci e contestare lo strapotere dell’anglosfera, mettere in discussione la supremazia dell’angloamericano e recuperare il senso e la funzione sociale dell’italiano e anche di tutte le altre lingue. Il plurilinguismo è una ricchezza e non un ostacolo alla lingua unica delle multinazionali e dei mercati che, invece di riconoscere il valore sociale delle altre culture, hanno tutta la convenienza a creare un pubblico di consumatori globalizzato, omologato e intercambiabile.

Senza una rivoluzione culturale che metta in discussione allo stesso tempo il globish e l’inglesorum, il nostro destino è segnato, e finiremo con l’essere inglobati in un sistema di lingua e potere che non ci appartiene – checché ne dicano i suprematisti dell’inglese – e che ci schiaccerà.

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Alienazione linguistica e diglossia lessicale


Di Antonio Zoppetti

Provo a a riprendere e sviluppare qualche riflessione esposta in una lezione intitolata “L’italiano e i libri ieri e oggi: l’inglese tra le righe?” che ho tenuto la scorsa settimana presso l’Università di Heidelberg (Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda) nell’ambito della XXIV Settimana della lingua italiana nel mondo.

La diglossia storica: il toscano e gli altri volgari

Alla fine del Trecento, in una corrispondenza privata con il toscano Francesco di Marco Datini di Prato, il lombardo Giovanni da Pessano si scusava per non essere un “bon scritore” e per non essere “achostumato” alla scrittura colta [Lorenzo Tomasin, “Sulla percezione medievale dello spazio linguistico romanzo”, in Medioevo romanzo, Dalerno editrice, Roma 2015, XXXIX / 2, p. 280].
A quei tempi, il volgare toscano si stava imponendo in tutta la nostra penisola come lingua colta della scrittura, ed era considerato di maggior prestigio rispetto agli altri volgari, soprattutto quelli del nord che erano percepiti come rozzi. In uno scritto di Dante sui volgari (il De vulgari eloquentia), le parlate di genovesi, milanesi e bergamaschi erano addirittura oggetto di scherno, e anche Machiavelli (nel Discorso o dialogo intorno alla nostra lingua, 1524 circa) non poteva accomunare l’idioma di Dante alla lingua di “Milano, Vinegia e Romagna, e tutte le bestemmie di Lombardia.”

Nel Cinquecento, in Italia regnava la diglossia, cioè un bilinguismo squilibrato per cui le masse perlopiù si esprimevano nei propri idiomi locali, ma la lingua “superiore” dei libri era diventata il toscano delle tre corone del Trecento (Dante, Petrarca e Boccaccio) elevato a modello grammaticale, o al massimo il fiorentino che era comunque abbastanza vicino a quel canone. Questa frattura è stata sancita da Pietro Bembo, il teorico del purismo che considerava il toscano trecentesco la perfezione. I suoi precetti e la sua grammatica si erano imposti come il modello vincente, orientando anche la nascita dell’accademia della Crusca e del suo vocabolario che legittimava solo il lessico e le varianti ortografiche toscane respingendo invece tutte le voci degli altri volgari, considerate indegne e da purgare.

Da quel momento in poi tutti gli altri volgari regredirono allo stato di “dialetti”, varietà “impure” dell’italiano-toscano elevato a lingua perfetta. E nella nostra storica diglossia, questo toscano prendeva il posto ed era destinato a soppiantare l’altra lingua superiore del passato, il latino della cultura e dei libri, che nei secoli successivi avrebbe perso sempre più terreno nella scienza, nella scuola, nelle leggi e in ogni altro ambito.

Il purismo, pur tra le accesissime polemiche, si impose nell’egemonia culturale con una forza schiacciante. Basta ricordare che il massimo poeta del Cinquecento, Ludovico Ariosto, che non era toscano ma emiliano, per adeguarsi a questi principi riscrisse per ben tre volte il suo Orlando furioso per modificare la sua lingua “impura” e intrisa di settentrionalismi: el diventava il (e in lo/la si trasformava in nello/nella), mentre le x erano riscritte con le s, e le forme verbali venivano uniformate (mostrerò invece di mostrarò o trassero invece di tràrro). In questo modo Ariosto fu incluso nel vocabolario, al contrario di Torquato Tasso, che davanti alle stroncature della Crusca, invece di inchinarsi al canone del toscano e “purgarsi” da solo aveva osato difendere la sua lingua della Gerusalemme liberata e dunque fu il grande escluso che non venne inserito tra gli autori del dizionario. Chi non pubblicava in toscano e non seguiva i precetti dei puristi non solo era biasimato, ma addirittura non veniva pubblicato o considerato.

Su questo sfondo, chi non era toscafono di nascita – dunque in grado di mettere in pratica quei precetti in modo quasi naturale e istintivo – faticava enormemente a scrivere in “italiano”. E davanti alla nuova diglossia a base toscana, invece che latina, l’atteggiamento dei letterati oscillava tra il riconoscimento della superiorità del toscano e il rivendicare invece la dignità degli altri volgari.

Il primo atteggiamento è stato quello vincente.

Il toscano era un buon collante in grado di superare le incomprensioni dialettali delle varie regioni, sin dal Quattrocento ammirato e imitato anche a Milano: Ludovico il Moro apprezzava gli scrittori toscani e guardava alla lingua fiorentina come modello. Aleggiava insomma un certo senso di inferiorità delle altre parlate rispetto ai modelli toscani, e alla fine del Quattrocento, Gaspare Visconti, un poeta alla corte degli Sforza, nella premessa ai suoi componimenti si scusava del suo “non molto polito naturale idioma milanese”, ma il chiedere venia per la propria lingua non toscana è un motivo ricorrente che si trova spesso negli scritti di chi voleva ricorrere al toscano senza che fosse la sua lingua naturale.

L’alienazione del proprio idioma in favore di un altro

Per imparare la lingua superiore, successivamente tra gli scrittori prese piede la consuetudine dei soggiorni toscani, e il veneziano Carlo Goldoni, nel Settecento, considerava fortunatissimo chi era nato a Firenze, perché quella lingua gli risultava spontanea, e consigliava per “un Uomo di lettere, trattenersi per qualche tempo a Firenze ad imparar dalle Balie e dalle Fantesche ciò che altrove si mendica dal Bembo, dal Boccaccio o dalla Crusca medesima.”
Emblema di questa prassi, e di questa difficoltà di apprendere la lingua pura, è il celebre “volli, volli, fortissimamente volli” dell’Alfieri, piemontese di nascita ma che decise di “parlare, udire, pensare e sognare in toscano” e si trasferì a Firenze per meglio padroneggiare “quella doviziosissima ed elegante lingua; prima indispensabile base per bene scriverla” (Vita scritta da esso). Allo stesso tempo l’autore lamentava tutta la difficoltà, per chi non era toscano, di padroneggiare quell’idioma (“Lettera a Ranieri de’ Calzabugi”) scrisse le proverbiali parole:

“Da quel giorno in poi (che fu in giugno del 75) volli, e volli sempre, e fortissimamente volli. Ma dovendo io scrivere in pura lingua toscana, di cui era presso che all’abbiccì, fu d’uopo per primo contravveleno astenermi affatto dalla lettura d’ogni qualunque libro francese, per non iscrivere poi in lingua barbarica: un poco di latino, ed il rimanente d’italiano fu dunque la mia sola lettura d’allora in poi; stante che di greco non so, né d’inglese.”

Era la stessa difficoltà e la stessa soluzione che avrebbe intrapreso il milanese Alessandro Manzoni, che nella tormentata revisione dei Promessi Sposi, si accorse che i dizionari non gli bastavano per toscanizzare nel giusto modo la sua lingua, e alla fine abbandonò quella soluzione per sciacquare i panni in Arno. La lingua delle precedenti stesure del suo capolavoro gli risultava troppo artificiale e libresca, proprio perché si basava sui dizionari, e quelli che aveva utilizzato erano soprattutto il monumentale vocabolario milanese-italiano di Cherubini e quello della cosiddetta “Crusca veronese” di Cesari, il massimo rappresentante del purismo Ottocentesco che aveva dato vita a un dizionario di taglio cruscante benché fosse appunto di Verona.
Ma questo non deve stupire, perché a prevalere nel nostro Paese caratterizzato da un’eterna diglossia è stata la compiaciuta alienazione linguistica. In altre parole, a parte gli scrittori toscani che avevano fatto la storia, i massimi difensori dell’italiano basato sul tosco-fiorentino furono spesso i non toscafoni.

Pietro Bembo era veneziano, ma oltre a imporsi come teorico del purismo fu autore di una grammatica che avrebbe fatto scuola; fu uno stretto collaboratore del tipografo-editore Aldo Manuzio, il più grande stampatore del Cinquecento di tutta l’Europa. Benché Venezia impiegasse il proprio volgare orgogliosamente come lingua ufficiale delle leggi e della cancelleria, che si estendeva anche come lingua-tetto in tutta l’area veneta, i libri nati dal sodalizio Manuzio-Bembo si basarono sulla norma del toscano, dunque contribuirono a diffonderlo e in tutto il Paese e a renderlo il canone della scrittura.

E così è prevalsa l’alienazione linguistica e i più intransigenti difensori del toscano erano spesso non toscani, come Bembo, Cesari, Alfieri e soprattutto come Manzoni.

I sostenitori della dignità delle altre lingue italiche, invece, furono sconfitti. Esisteva una letteratura parallela che si esprimeva in altre parlate, e uno dei più noti e agguerriti sostenitori di queste posizioni fu per esempio il milanese Carlo Porta, che contro il classicista Pietro Giordani (storpiato in “Giavan”) scriveva:

“Dunque senza sapere la lingua toscana non ci può essere morale né civiltà? (…) E noi, zoticoni di Milano, li andiamo a mozzar via senza pietà quelle frattaglie tanto preziose, quelli così fatti che sono il gran merito dell’abate Giavano?”

Accanto a simili posizioni c’erano poi gli scrittori “indifferenti” alla questione della lingua, quelli che scrivevano in modo istintivo senza preoccuparsi della forma, e avevano in mente una lingua che doveva farsi intendere, invece che seguire il purismo. Costoro scrivevano spesso trattati pratici, articoli di giornale, romanzi come quelli di Garibaldi… Ma ancora una volta questi componimenti non erano considerati un modello virtuoso.

Dalla diglossia a base toscana a quella a base inglese

La diglossia per cui il toscano era la lingua della scrittura mentre le masse erano dialettofone si è ricomposta soltanto nella seconda metà del Novecento, quando sono spuntate le prime generazioni italofone anche fuori dalle aree toscane e finalmente l’italiano è diventato una lingua unitaria. Parlare e scrivere hanno trovato la loro convergenza in un’osmosi in cui le differenze tra oralità e scrittura si sono sempre più attenuate in un italiano unitario dove erano confluiti anche altri elementi oltre a quelli tosco-fiorentini che costituivano lo zoccolo duro. Negli anni Sessanta Pasoliniaveva notato che questo nuovo italiano unitario era soprattutto tecnologico e arrivava prevalentemente dai centri industriali del nord, più che dal modello toscano letterario.
Se l’italiano standard nell’Ottocento indicava quello che si insegnava a scuola in opposizione alle varietà dialettofone, superata la diglossia lingua-dialetto il nuovo italiano unificato, nel diventare un nuovo standard inevitabilmente si livellava e alcuni vocaboli o costrutti un tempo considerati popolari e non ammessi nella lingua “alta” sono stati invece accettati non solo nel parlato, ma anche nella scrittura dei giornali, dei contesti istituzionali o universitari. Negli anni Ottanta questo italiano di tutti è stato definito dal linguista Gaetano Berruto come “neostandard” e da Francesco Sabatini come “italiano medio”.

Ma proprio quando sembrava che la diglossia fosse superata, ecco che nel nuovo millennio ne è emersa una nuova: la diglossia che fa dell’inglese la lingua superiore. E davanti alla quale l’italiano regredisce su tutti i fronti.

Se la lingua della scienza, sino al Seicento, era esclusivamente il latino, Galileo Galilei ha spezzato questa prassi fondando la prosa scientifica italiana, e costruendo un modello poi seguito da altri scienziati – da Redi a Vallisneri – che è sopravvissuta fino al Novecento, quando Enrico Fermi e i ragazzi di via Panisperna hanno diffuso un internazionalismo come neutrino.
Se l’italiano-toscano, nei secoli, ha sottratto al latino sempre più ambiti, come la lingua dell’insegnamento e delle leggi, oggi assistiamo alla sua regressione nei confronti dell’inglese, e sempre più atenei stanno puntando all’inglese come la lingua della formazione, con buona pace del diritto allo studio nella propria lingua madre. Intanto, l’inglese prende piede come lingua dell’Ue, benché non esista alcuna carta che sancisca la legittimità di questa prassi. E mentre l’inglese planetario – definito un po’ spregiativamente anche globalese o globish – si allarga in tutto il mondo, stiamo andando verso una nuova diglossia neomedioevale – come l’ha chiamata il linguista tedesco Jürgen Trabant – per cui l’inglese diviene la lingua della cultura alta, e gli idiomi nazionali rischiano di diventare i dialetti di un mondo che pensa e parla in inglese.

Gli anglicismi che penetrano in ogni idioma locale – e l’italiano è una delle lingue più coinvolte dal fenomeno – sono gli effetti collaterali di questa nuova situazione. Il loro numero è tale che in molti ambiti – si pensi all’informatica, all’economia, alle tecno-scienze, al lavoro… – l’italiano è ormai incapace di esprimere certi domini con le proprie parole. E mentre la lingua dei giornali e anche delle istituzioni si riempie di espressioni inglese, l’italiano regredisce, si ibrida e fondamentalmente viene meno lo storico prestigio basato sui suoni dell’italiano-toscano.
Come ai tempi dello sfaldamento del latino nascevano parole costruite sul sonus del latino – per esempio caballus invece di equus – oggi sul modello dell’inglese nascono pseudoanglicismi come footing, smart working, beauty case o baby gang. E se un tempo i non toscafoni cercavano di “toscaneggiare” e di approssimarsi al modello della lingua superiore, oggi si introducono le espressioni inglesi in modo voluto e compiaciuto: il nuovo modello cerca e riproduce i suoni inglesi, poco importa siano ortodossi o reinventati in modo maccheronico. Questo è il nuovo modello linguistico inseguito dalla nuova egemonia culturale, e questo italiano “newstandard” – o itanglese – è caratterizzato dalla sua “diglossia lessicale”. Nell’ambiente di lavoro, per esempio, non si può più usare l’italiano per esprimere certe cose, perché la lingua di prestigio è l’inglese, dunque bisogna usare questa terminologia “alienante” che il settore richiede e allo stesso tempo impone. E così nel mio settore non è più possibile evitare l’alienazione linguistica e parlare per esempio di revisioni editoriali, perché c’è solo l’editing, e sono costretto a presentarmi ai clienti come editor, altrimenti mi guardano male, sono percepito come un non addetto ai lavori che non sta usando la lingua che identifica il settore da un punto di vista sociolinguistico.

E chi non adegua il suo linguaggio, come aveva fatto Ariosto, viene fatto fuori come è accaduto a Tasso.

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20 maggio a Roma: non perdiamola di vista. La Costituzione.


L'impegno per la difesa e l'attuazione della nostra Costituzione dev'essere costante e condiviso. Un obiettivo non semplice, ma necessario. Per capire come perseguirlo al meglio, con i Comitati per il NO e tante altre realtà ci vedremo a Roma mercoledì 20 maggio, dove poco meno di due mesi fa attendemmo insieme l'esito del referendum. L'Avv. Pietro Adami, del Direttivo GD, illustra ragioni e temi dell'incontro
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I Giuristi Democratici, insieme al Comitato 15 per il NO, al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Salviamo la Costituzione, Libertà e Giustizia e molte altre realtà, promuovono l’incontro del 20 maggio 2026 dal titolo non casuale: “NON PERDIAMOLA DI VISTA”.

Le ore seguite alla vittoria referendaria del 23 marzo scorso sono state felici, ma hanno mostrato anche il limite dei Partiti italiani. Già dal giorno dopo la vittoria, sembra sia stato dimenticato il vasto movimento della società civile che l’aveva resa possibile. Il dibattito politico ha immediatamente volto lo sguardo alle elezioni politiche ed alle ventilate primarie di coalizione. Legittimo, naturalmente. Ma il messaggio è chiaro. Finita la parentesi referendaria, ci si torna a concentrare sui temi quotidiani.

Il calo del livello del dibattito è sembrato evidente. Fino al 23 marzo si discuteva di valori alti e del modo di dar loro corpo costituzionale. Successivamente, questa ampiezza di vedute è venuta meno.

Dunque, le strade che per un momento avevano fatto incontrare società civile e Partiti sembrano tornare a dividersi. Tuttavia, occorre chiedersi se davvero il dibattito politico italiano possa fare a meno dell’apporto costante della riflessione della società civile, ed in particolare di tutti coloro che si occupano di Costituzione e dei diritti che ne conseguono. Non può essere un caso il periodico tornare ad affacciarsi di proposte di stravolgimento costituzionale.

Inoltre, ci sono ancora questioni aperte sui precedenti stravolgimenti. Ad esempio, continuano a fare danni le riforme del Titolo V, in particolare l’art. 116 che apre all’autonomia differenziata.

In periodo elettorale ai Partiti, non solo della sinistra, andrebbe chiesto un impegno, e comunque trasparenza, sull’intenzione di porre rimedio a questi sconvolgimenti.

Si avverte allora la necessità di un coordinamento tra i molti protagonisti dell’impegno e della riflessione sulla Costituzione; di costruire un’agorà costituzionale, dove tenere viva l’attenzione sulle questioni emergenti, aperta a gruppi, associazioni, studiose e studiosi, esperte ed esperti.

Non vi è cosa più difficile di costruire un terreno comune, uno spazio condiviso, davvero aperto a ogni contributo. Occorre pertanto individuare le idee giuste per sollecitare e valorizzare l’apporto di ciascuna e ciascuno, in modo che il mondo della gestione del quotidiano non possa eludere il continuo confronto con i principi costituzionali.

Di questo si parlerà alla riunione di mercoledì 20 maggio 2026, alle ore 17, a Roma, cui invitiamo tutte e tutti a partecipare.

L’incontro si terrà simbolicamente nello stesso luogo che ha già riunito molte e molti di noi nel giorno dell’attesa dei risultati del referendum: l’Aula magna della Facoltà teologica valdese in Via Pietro Cossa, 40.

Avv. Pietro Adami

Comitati per il NO, associazioni, giuriste e giuristi si incontrano

MERCOLEDÌ 20 MAGGIO ‒ ORE 17

Aula magna Facoltà teologica valdese

Via Pietro Cossa, 40 ‒ ROMA

Prime adesioni: Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Comitato 15 per il NO, Salviamo la Costituzione, Libertà e Giustizia, Giuristi Democratici

Temi dell’incontro:

– valutazioni della campagna referendaria e dell’esito del referendum;

– stabilizzare il collegamento tra le varie realtà, rafforzando le possibilità di risposte coordinate e tempestive per la democrazia;

– analisi dei rischi più imminenti per la nostra Costituzione.

Altri articoli sul tema:

Verso l’incontro del 20 maggio 2026. Intervista a Daniela Padoan – Presidente dell’Associazione Libertà e Giustizia

Verso l’incontro del 20 maggio 2026. Intervista all’Avv. Paolo Solimeno Giuristi Democratici


Verso l’incontro del 20 maggio 2026. Intervista a Daniela Padoan – Presidente dell’Associazione Libertà e Giustizia


I Giuristi Democratici, insieme a molte realtà tra cui il Comitato 15 per il NO, il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Salviamo la Costituzione, Libertà e Giustizia hanno promosso per il 20 maggio 2026 l’incontro intitolato “Non perdiamola di vista” presso l’Aula magna della Facoltà teologica valdese in Roma, Via Pietro Cossa, 40.

Al centro dell’incontro le valutazioni della campagna referendaria e dell’esito del referendum, la volontà di stabilizzare il collegamento tra le varie realtà, rafforzando le possibilità di risposte coordinate e tempestive per la democrazia e l’analisi dei rischi più imminenti per la nostra Costituzione.

Vi proponiamo l’intervista con Daniela Padoan, dal 2023 Presidente di Libertà e Giustizia, associazione che figura tra le prime adesioni all’incontro del 20 maggio 2026.

INTERVISTA A DANIELA PADOAN – LIBERTA’ E GIUSTIZIA

  • Ci puoi spiegare come nasce Libertà e Giustizia?

L’associazione nasce nel 2002 con un grande evento al Piccolo Teatro di Milano a cui partecipano personaggi rilevanti della cultura milanese e non solo tra cui Claudio Magris, Umberto Eco, Enzo Biagi, Gae Aulenti, Umberto Veronesi, Maurizio Pollini. Tutte queste figure si sono raccolte per affermare la necessità di un dialogo continuativo della società civile con la politica partitica, nella comune tensione a difendere e attuare la democrazia costituzionale. Un luogo riconoscibile di partecipazione tra lo spazio istituzionale della politica e la propositività della società civile.

  • L’associazione nasce per rendere non solo più protagonista la società civile ma anche per farla pesare complessivamente, senza doversi rinchiudere solo negli apparati partitici?

Esattamente. Un dialogo che rendesse fluido il rapporto tra elettori ed eletti, che rendesse la democrazia rappresentativa una parte vitale della democrazia partecipativa.

  • A più di vent’anni dalla nascita qual è lo spirito che vi caratterizza?

La causa in cui Libertà e Giustizia si è sempre identificata è la difesa della Costituzione. L’anno dopo la nascita dell’associazione, nel 2003, si tenne un grosso evento intitolato “Giù le mani dalla Costituzione”, e nel 2004 partì la campagna “L’Italia è anche mia” in contrapposizione al sistema di potere berlusconiano. Nel 2006 venne la prima battaglia per difendere la Costituzione dal progetto di manomissione avanzato dal Governo Berlusconi, con un referendum in cui Libertà e Giustizia si impegnò con tutte le forze; nel 2016 fu la volta del referendum contro il disegno riformatore del Governo Renzi, e adesso, nel 2026 – con una sorta di ricorsività di dieci anni in dieci anni – è arrivata la riforma della magistratura voluta dal Governo Meloni. Ogni volta, i cittadini hanno mostrato di saper costituire un argine in difesa della democrazia costituzionale.

Cos’è cambiato in tutti questi anni? Sicuramente è cambiato il mondo intorno. È cambiato il modo in cui gli stessi partiti sono percepiti e guidati. È cambiata la centralità del Parlamento, esautorato un pezzo alla volta. I movimenti si sono imposti come un lievito, un fermento della società. Ma non si è trovato il modo per creare quel dialogo necessario a trasformare le richieste, i bisogni, ma anche le progettualità dei cittadini in politiche concrete e in spazi condivisi di democrazia. O anche in una piena attuazione della Costituzione, visto che larga parte dei suoi articoli più importanti resta tuttora disattesa.

Nel 2014 si era creata grande attenzione attorno alla figura di Alexis Tsiparas, il leader di SYRIZA simbolo del rifiuto delle politiche di austerità imposte durante la crisi del debito greco. Nacque una lista ispirata alla sua lotta per la giustizia sociale e questo comportò suoi frequenti viaggi in Italia. Ricordo che rimase stupefatto e incantato dalla ricchezza della partecipazione civica, associazionismo, collettivi, centri sociali, volontariato. Tanto da affermare: “Questa realtà italiana vi pare scontata, ma è molto particolare e dovreste capirne fino in fondo le potenzialità e la forza”. Credo che questo sia vero anche adesso.

  • Facciamo un salto temporale ad oggi, al risultato del referendum del 2026 che si può dire sia stata una dimostrazione di tutto quello che descrivevi e cioè le potenzialità della società, generazioni diverse che si mettono in gioco, etc. Tutto questo si è trasformato nel segno NO fatto su un pezzo di carta dentro le urne. Voi avete partecipato attivamente alla campagna referendaria?

Abbiamo fatto parte del direttivo del Comitato della Società civile per il NO, ma abbiamo partecipato soprattutto come circoli – Libertà e Giustizia è strutturata in circoli territoriali presenti in varie città d’Italia – lavorando, come da tempo accade, fianco a fianco con associazioni “sorelle”, come ANPI, ARCI, il Coordinamento per la democrazia costituzionale, Salviamo la Costituzione, Giuristi Democratici… C’è un reticolo che in molte città, quasi sempre in dialogo con la CGIL, costituisce una sorta di spazio comune d’azione, di formazione e di elaborazione di pensiero politico.

Il mondo dell’associazionismo ha diverse sfaccettature e peculiarità che non sono escludenti l’una dell’altra, ma anzi lavorano insieme, tanto che a volte le persone scelgono di assumere contemporaneamente diverse appartenenze, tessere, adesioni informali. Questa mi pare già di per sé una bella indicazione.

Cosa è successo questa volta? Anche se questo mondo associativo spesso parla a persone di una certa età – per quanto ci riguarda, Libertà e giustizia è legata fin dalla sua nascita all’interlocuzione con un ambito culturale universitario, specialistico – quello che poi accade in campagne come questa è che si propaga una radice comune, una necessità di fondo che risiede nella comprensione della posta in gioco. Nonostante gli esponenti dell’esecutivo abbiano cercato più volte di attenuare l’impatto della riforma Nordio Meloni, assicurando che non si trattava di un’operazione contro l’indipendenza della magistratura né di una prova di forza del governo, ma solo della separazione delle carriere, sono stati smentiti anzitutto dai quindici che hanno presentato il quesito. La definizione stessa della riforma è stata esplicitata e non poteva più essere contrabbandata come qualcosa che non andava a toccare la Costituzione. Di fronte a una campagna mediatica di attacco ai giudici – in certi momenti veramente scomposta – che il governo ha potuto condurre avendo dalla sua praticamente tutte le televisioni, le persone si sono rese conto che il referendum si era trasformato nella necessità di segnare una linea davanti alla quale la maggioranza doveva fermarsi, una linea del Piave, una coscienza democratica dei diritti che non può essere impunemente infranta.

  • Come si può mantenere viva la ricchezza sociale che si è espressa con il segno NO nella scheda elettorale? Un incontro come quello del 20 maggio 2026 in cui voi e altre associazioni come Giuristi Democratici vi ritroverete vuole essere un tassello per iniziare a trovare una risposta comune. Avete iniziato a riflettere su come si potrebbe tenere aperta questa possibilità?

Stiamo riflettendo su questo, certamente, ma credo che quello che avviene nel Paese ci indichi già una strada, perché la corsa verso una legge elettorale che riverbera la legge Acerbo rende necessario che il NO espresso nelle urne continui a risuonare con determinazione nelle piazze.

Dovremmo, con la stessa capacità di lavorare insieme, riprendere un lavoro di sensibilizzazione città per città. Gli argomenti sembrano ostici, lontani – anche con il referendum sulla giustizia è stato così – ma poi, continuando a cercare luoghi di incontro, spazi fisici e virtuali nei quali veicolare un messaggio molto preciso – e cioè che non dobbiamo permettere che venga toccata la nostra democrazia costituzionale – le persone si mobilitano, e si mobilitano anche i giovani.

Oggi è necessario guardare in modo sistemico all’impianto complessivo che questo governo ha mostrato di avere in mente sia sulle riforme – l’autonomia differenziata che continua sotto traccia e il premierato, che sia palese o contrabbandato attraverso una legge elettorale improntata alla stessa retorica del leader – sia sull’ordine pubblico, con i decreti sicurezza, la compressione della libertà di opinione e manifestazione, la stretta ulteriore sulla migrazione, il progressivo desiderio di criminalizzazione dell’attivismo e del pacifismo.

C’è un impianto complessivo disegnato da questo governo che dobbiamo cercare di avere molto ben chiaro in mente, combattattendo non solo sui singoli obiettivi, ma vedendo in modo sistemico quello che sta succedendo e cercando un costante dialogo con i vari ambiti sociali che vanno dalle università ai centri sociali.

Altri articoli sul tema:

20 maggio a Roma: non perdiamola di vista. La Costituzione.

Verso l’incontro del 20 maggio 2026. Intervista all’Avv. Paolo Solimeno Giuristi Democratici


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ASUS Zenbook DUO ufficiale: più potente, portatile e con doppio schermo migliorato


ASUS rinnova lo Zenbook DUO con un design aggiornato, prestazioni superiori e un’esperienza dual-screen ancora più avanzata. Il nuovo modello punta su mobilità, produttività e versatilità, confermandosi tra i notebook più innovativi della categoria
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ASUS ha annunciato la disponibilità del nuovo Zenbook DUO (UX8407), una versione evoluta del rivoluzionario notebook a doppio schermo che ora offre maggiore potenza, portabilità e un'esperienza utente migliorata. Progettato per professionisti e creativi. Con un processore Intel Core Ultra X9 Series 3 e un layout a doppia batteria da 99Wh, Zenbook DUO offre prestazioni di livello desktop che favoriscono la produttività e la creatività.
Zenbook Duo è dotato di un telaio interamente in Ceraluminum che garantisce un'alta resistenzaZenbook Duo è dotato di un telaio interamente in Ceraluminum che garantisce un'alta resistenza
Progettato per un'esperienza coinvolgente, il compatto Zenbook DUO è dotato di due display OLED ASUS Lumina Pro da 14 pollici con risoluzione 3K e cornici sottili, che garantiscono immagini realistiche con maggiore luminosità e contrasto, oltre a un design completamente piatto che riduce lo spazio tra gli schermi. Il nuovo sistema audio a sei altoparlanti trasforma il notebook in un vero e proprio centro di intrattenimento. Grazie al software ScreenXpert aggiornato e al nuovo sistema di aggancio per tastiera MagLatch, il multitasking si svolge in modo fluido su entrambi gli schermi, il tutto in un telaio più compatto del 5% rispetto alla generazione precedente.

World Book Day: Rakuten Kobo rilancia la lettura serale
In occasione del World Book Day, Rakuten Kobo punta sulla lettura serale come nuovo rituale quotidiano. Tra ebook, relax e benessere digitale, leggere torna protagonista nelle ore serali
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Costruito per durare, progettato per muoversi


La resistenza e la mobilità sono al centro del design del nuovo dispositivo Asus. Ogni elemento è stato perfezionato per resistere alle esigenze di viaggio, uso frequente e flussi di lavoro dinamici: in particolare, il telaio completo in Ceraluminum combina resistenza e leggerezza, mentre la nuova cerniera e il cavalletto integrato ridisegnato garantiscono un'azione affidabile e un posizionamento stabile in tutte le modalità operative. La tastiera Bluetooth full-size si aggancia in sicurezza tra i pannelli OLED, offrendo protezione ed efficienza, per transizioni fluide tra le modalità di lavoro.
La riduzione del 70% del gap tra i due schermi rende la transizione visiva quasi impercettibileLa riduzione del 70% del gap tra i due schermi rende la transizione visiva quasi impercettibile

Progettato per andare più veloci


Dotato di un sistema a doppia batteria ad alta capacità da 99Wh, Zenbook DUO garantisce un funzionamento a lunga durata per carichi di lavoro intensivi. Il processore di nuova generazione fino a Intel Core Ultra X9 Serie 3 offre un notevole salto di efficienza in termini di elaborazione e grafica, raggiungendo fino a 180 TOPS di prestazioni AI. La gestione termica è stata ulteriormente migliorata grazie ad aperture di aerazione ricavate con taglio CNC di precisione, con una superficie tre volte superiore a quella della soluzione precedente e ventole migliorate, così da mantenere temperature ottimali anche sotto carichi prolungati.

ECOVACS DEEBOT X12 ufficiale: robot con FocusJet
ECOVACS DEEBOT X12 è ufficiale: il nuovo robot aspirapolvere introduce la tecnologia FocusJet e punta a migliorare la pulizia smart con funzioni avanzate e maggiore automazione
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Una nuova realtà, oltre gli schermi


Zenbook DUO ridefinisce il multi-schermo grazie all'integrazione di due display OLED in uno spazio di lavoro unificato e fluido. Il telaio è più piccolo del 5% rispetto alla generazione precedente e introduce gli schermi OLED ASUS Lumina Pro 3K da 14 pollici, insieme a un'esperienza utente migliorata. La riduzione del 70% del gap tra i due schermi rende la transizione visiva quasi impercettibile. Questi doppi schermicertificati Dolby Vision raggiungono ciascuno fino a 1.000nits di luminosità massima, hanno una frequenza di aggiornamento variabile (VRR) di 48-144Hz e sono dotati di un rivestimento antiriflesso per una nitidezza HDR impeccabile. Le funzionalità intelligenti migliorano ulteriormente l'esperienza utente: il software ScreenXpert riconosce automaticamente l’apertura del notebook oltre i 175°, attivando strumenti di condivisione e annotazione che semplificano la collaborazione. Il sistema audio Dolby Atmos aggiornato ora include sei altoparlanti per un suono coinvolgente e potente. Utilizza woofer a doppio diaframma, con tweeter frontali integrati in modo discreto nel meccanismo della cerniera.

Disponibilità e prezzi


ASUS Zenbook DUO è disponibile su ASUS eShop al prezzo a partire da 2.199 euro.


World Book Day: Rakuten Kobo rilancia il piacere della lettura serale


In un’epoca in cui la sera rischia di scivolare via tra notifiche e scroll infinito, la lettura sta tornando a ritagliarsi uno spazio tutto suo nella routine pre-sonno. In occasione del World Book Day che è celebrato lo scorso 23 aprile, Rakuten Kobo ha chiesto ai membri della propria community di raccontare quando legge, per quanto tempo e se l’utilizzo di Kobo ha cambiato, anche solo un pò, le abitudini di lettura. Ne emerge una fotografia chiara: la lettura non è un’attività “extra” da incastrare nel calendario, ma un rituale serale sempre più consolidato. Un gesto semplice che, grazie a Kobo, diventa più naturale e più facile da mantenere nel tempo.

MOVA rivoluziona la pulizia smart con il primo sistema modulabile
MOVA introduce il primo sistema di pulizia smart modulabile del settore, una soluzione innovativa basata sull’intelligenza artificiale pensata per semplificare la gestione della casa
TechpertuttiGuglielmo Sbano

La luce integrata: il vero game changer della lettura notturna


Dai dati raccolti emerge che il momento dedicato alla lettura coincide sempre di più con quello del relax: il 62% dei rispondenti utilizza Kobo principalmente la sera prima di dormire, contro il 18% che legge solamente nelle brevi pause giornaliere. Dati che confermano come l’eReader si inserisca in un’abitudine già esistente, quella di leggere a letto, rendendola più naturale e continua. In questo contesto, la differenza la fanno i dettagli che semplificano il gesto. Il 46% dei lettori individua nella luce integrata la funzionalità chiave, perché consente di continuare a leggere anche al buio, evitando di disturbare chi dorme nella stessa stanza.

Essendo pensato espressamente per la lettura, lo schermo antiriflesso E Ink di Kobo non affatica la vista. In più, la ComfortLight PRO consente di regolare luminosità e temperatura del colore per ridurre l’esposizione alla luce blu, aiutando a restare concentrati sulla storia e a preservare l’atmosfera del momento.

Con Kobo si legge più spesso e più a lungo


Quando leggere diventa comodo, lo si fa più di frequente e per più tempo. Il 41% dei rispondenti dedica in media 20–40 minuti alla lettura, mentre un ulteriore 36% supera i 40 minuti. Solo il 19% si ferma tra i 10 e i 20 minuti e appena il 4% legge meno di 10 minuti. Un segnale che evidenzia una fruizione più immersiva e continuativa, tipica dei momenti dedicati a sé stessi. Inoltre, il 49% dei lettori afferma di leggere più spesso da quando utilizza Kobo, il 31% di leggere in più luoghi, e il 15% di acquistare libri più frequentemente, mostrando un evidente, e positivo, cambio di abitudini.

Nuovo consumatore italiano 2025: 670.000 recensioni Feedaty
Il nuovo consumatore italiano cambia abitudini, aspettative e fiducia verso l’e-commerce. Il Report Feedaty 2025, basato su oltre 670.000 recensioni, fotografa trend e comportamenti emergenti
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Il paradosso: un device digitale che riduce le distrazioni


In un mondo iper-digitale come quello in cui viviamo oggi, un eReader Kobo è uno strumento che riporta l’attenzione su una cosa sola. A differenza degli schermi generalisti, Kobo nasce con un obiettivo preciso: leggere. Questo si traduce in un’esperienza priva di distrazioni, che favorisce concentrazione e continuità. Ciò ha un impatto concreto sulle abitudini quotidiane, poiché il suo utilizzo non comporta solo un passaggio di formato, ma un ritorno alla lettura come gesto ricorrente, capace di riconquistare il tempo “a fine giornata” spesso assorbito da smartphone e TV. In occasione del World Book Day, Kobo ha invitato tutti a riscoprire il piacere di un capitolo in più prima di dormire: perché, a volte, il modo migliore per spegnere il mondo è accendere una storia.


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Caposaldo E-065 據點 stronghold


Il caposaldo E-065 è chiamato 三哨, ovvero terzo posto di guardia di quel tratto di costa che si trova vicino al villaggio di 峰上 - Fengshang. Costruito a ridosso del mare, si raggiunge facilmente grazie ad una comoda strada da nord oppure direttamente dal caposaldo E-066. Il tratto distintivo del sito è una grande roccia recante lo slogan 固若金湯, ovvero "solido come metallo e come un fossato pieno d’acqua bollente". Parole che servivano a rimarcare l'impenetrabilità della […]
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Il caposaldo E-065 è chiamato 三哨, ovvero terzo posto di guardia di quel tratto di costa che si trova vicino al villaggio di 峰上 – Fengshang. Costruito a ridosso del mare, si raggiunge facilmente grazie ad una comoda strada da nord oppure direttamente dal caposaldo E-066. Il tratto distintivo del sito è una grande roccia recante lo slogan 固若金湯, ovvero “solido come metallo e come un fossato pieno d’acqua bollente”. Parole che servivano a rimarcare l’impenetrabilità della fortezza, ma che a noi possono suonare un po’ come un girone dantesco.

Sotto alla roccia recante lo slogan, si trova l’ingresso ad un tunnel, credo risalente agli anni ’50, il quale probabilmente porta alla fortezza vera e propria, o forse ad un bunker isolato; purtroppo all’epoca della mia visita non era accessibile.

Da quando è stata aperta al pubblico, l’area viene curata e ripulita continuamente anche grazie ai veterani che periodicamente si occupano della manutenzione. Dalla sommità, su cui è stato costruito un piccolo padiglione in legno, si può ammirare un lungo tratto di costa; a nord la statua di Mazu, in mezzo al mare l’isola di Běidìng – 北碇島. Ad ovest, nell’entroterra, fra la boscaglia, sulla sommità di una collina, si possono intravedere le mura bianche del caposaldo E-066. Da E-065, oltre la spiaggia, verso sud, se il cielo è sufficientemente limpido, si intravede invece il caposaldo E-067. La localizzazione fa di questo complesso un luogo ideale per le fotografie all’alba.

A destra dell’edificio principale (verso sud dunque), si possono notare delle fosse quadrate nel terreno: si tratta delle vecchie postazioni ove venivano posti 4 carri armati i quali, in casso di necessità, potevano fare fuoco sulla spiaggia od addirittura avventurarvisi. Ora i mezzi militari sono stati rimossi. Dal punto di vista funzionale il sito prevedeva una compagnia di fanteria, l’osservatorio 775 (che sorge sul punto più alto del forte, accanto al pavillon in legno), una stazione radar, vari posti di guardia e collegamenti con altri punti strategici.

Come è facile intuire, la fortezza si sviluppa su più piani. Costruita e ristrutturata fra gli anni ’70 e gli anni ’80, serviva sia come struttura difensiva che come postazione d’osservazione del tratto di mare antistante. All’entrata a forma di U, è stata apposta una targa per ricordare la storia della costruzione. Entrando troviamo una piacevole sorpresa: la prima stanza è adornata da cimeli d’epoca messi a disposizione: divise militari, anfibi, un elmo, uno zaino, oggetti d’uso comune, ordini, qualche fotografia e lo stendardo della tigre. Preziosi cimeli lasciati a testimonianza di un passato non tanto lontano, e che lì nessuno si sognerebbe di rubare.

L’avamposto è diviso in due sezioni, destra e sinistra: a destra il bunker per il cannone da 90 mm (ora rimosso), a sinistra il bunker per carri armati. In quest’ultimo troviamo una sorpresa: un vecchio carro arrugginito M24 ancora vigila sulla sottostante area; da lì parte un breve corridoio fortificato su cui si affacciano postazioni per mitragliatrici. Strutturalmente il sito militare era infatti dotato di bunker per cannoni da 90 mm e 57 mm, postazioni antiaeree da 40 mm, bunker per mitragliatrici, ovviamente magazzini munizioni, dormitori, sala mensa ed aree di servizio, oltre al centro comando. Benché di per sé il sito non sia grandissimo, i tunnel sotterranei sono comunque lunghi e bui (almeno lo erano nel 2019); attenzione a dove si cammina perché alcuni punti all’epoca erano allagati. Per esplorarli è necessaria una torcia, anche perché ci sono delle zone allagate.Nel 2019 i bagni e wc erano ancora quasi intatti, persino le porte di legno resistevano ancora. Interessante la cucina, che presenta ancora un tradizionale forno a legna, cosa rara, con sopra una canna fumaria. La maggior parte delle stanze è completamente spoglia, se si eccettua la spazzatura accatastata ed un po’ di materiale edile. Vi aspetta dunque un’esplorazione emozionante.

Qui potete vedere un video sulla fortezza, realizzato da un gruppo di appassionati.

Veduta aerea di E-065 da 金門縣現有巷道資訊管理系統 電子地圖
Veduta aerea di E-065 da 金門縣現有巷道資訊管理系統 電子地圖

Fonti:
ttt0920.pixnet.net/blog/posts/…
visitkinmen.pixnet.net/blog/po…
anny.cc/e-065/
Kinmen Daily News

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Tatsuoaki Egusa – Stage di Judo


Presso la Sambo Invicta (MB) Stage di Judo di Tatsuoaki Egusa - aperto a cadetti, junor, senior insegnanti e allenatori. Campione del Giappone, Campione D'asia, Campione Asian games.
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Presso la Sambo Invicta (MB) Stage di Judo di Tatsuoaki Egusa – aperto a cadetti, junor, senior insegnanti e allenatori.

Campione del Giappone, Campione D’asia, Campione Asian games.

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Bear si apre all’esterno: arriva la riga di comando, l’integrazione con Claude e il supporto MCP


Bear 2.8 introduce BearCLI per la gestione delle note da terminale, un connettore zero-config per Claude Desktop e un server MCP. Ecco cosa cambia per chi usa l'app.
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Bear ha sempre avuto un approccio piuttosto chiuso alle integrazioni esterne. Le note vivono dentro l’app, accessibili tramite x-callback-url e Scorciatoie Apple, e per molti utenti questo è bastato. Con la versione 2.8, però, la strategia cambia in modo netto: Bear introduce uno strumento da riga di comando, un connettore per Claude e un server MCP, trasformando l’app da ambiente isolato a piattaforma aperta.

Il cuore tecnico dell’aggiornamento è BearCLI, un eseguibile integrato direttamente nell’app su macOS. Da terminale si possono cercare, creare, modificare e leggere note con la stessa sintassi di ricerca già familiare agli utenti. Qualcosa come bearcli search "@todo #work" --format json restituisce risultati strutturati pronti per essere elaborati da script o altri programmi. Le note cifrate restano protette: si possono elencare, ma non leggerne il contenuto.

Claude entra nelle note


Per chi usa Claude Desktop, Bear ha pensato a un percorso ancora più semplice. Dal menu Aiuto, Avanzate, Installa connettore Claude, l’app configura tutto in automatico. Dopo di che, si può chiedere a Claude di cercare note con un certo tag, elencare quelle create questa settimana, o persino spostare nel cestino le note vuote, tutto in linguaggio naturale. Il connettore poggia su BearCLI, quindi qualunque operazione disponibile da riga di comando è ripetibile in conversazione con l’assistente.

Il terzo pilastro è il server MCP, attivabile con bearcli mcp-server. Qualsiasi client compatibile con il protocollo Model Context Protocol, come Claude Code o alcuni IDE, può collegarsi direttamente alle note senza configurazioni aggiuntive. E se un tool non supporta MCP ma sa eseguire comandi shell, può puntare direttamente a BearCLI.

La privacy come principio, non come opzione


Il team di Bear sottolinea un punto importante: questi strumenti non sono pensati solo per l’intelligenza artificiale. Sono strumenti generici per accedere ai dati dall’esterno. Claude è arrivato primo perché il team lo usa internamente, ma la stessa infrastruttura funziona con qualsiasi tool che supporti CLI o MCP. Nulla si collega alle note senza un’azione esplicita dell’utente, e nessun contenuto viene condiviso fino a quando non lo si decide.

La scelta del Markdown come formato base, ricordano gli sviluppatori, era già una dichiarazione di indipendenza: le note restano leggibili fuori dall’app. BearCLI estende lo stesso principio alle operazioni, non solo al formato. L’aggiornamento è disponibile su macOS.

SOURCE:// blog.bear.app
SOURCE:// community.bear.app

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da oggi, 4 maggio, a roma: concetto Pozzati. 50 anni dopo


Concetto Pozzati. 50 anni dopo

Studio SALES di Norberto Ruggeri
In collaborazione con Archivio Concetto Pozzati

4 maggio – 20 giugno 2026

Concetto Pozzati, Dalla mia finestra vedo il mare, 1975, tecnica mista, cm 86×116
Studio SALES di Norberto Ruggeri è lieto di presentare Concetto Pozzati. 50 anni dopo, una mostra dedicata all’artista bolognese, realizzata in collaborazione con l’Archivio Concetto Pozzati.
L’esposizione si inserisce nel cinquantesimo anniversario della storica antologica dedicata a Concetto Pozzati inaugurata il 4 maggio 1976 presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma, offrendo l’occasione per rileggere un momento cruciale della sua produzione artistica. In occasione di quella mostra, il catalogo raccoglieva interventi di alcuni tra i più importanti critici del tempo – da Giulio Carlo Argan a Renato Barilli, da Enrico Crispolti a Filiberto Menna, Giulio Briganti, Lea Vergine e molti altri – restituendo la centralità della sua ricerca nel dibattito contemporaneo.

Le opere selezionate per Studio SALES di Norberto Ruggeri – quattro di grandi dimensioni (tutte presenti nella rassegna del 1976), più una di formato più contenuto, a cui si affianca una selezione di lavori su carta incorniciati in plexiglass secondo una soluzione espositiva ideata dallo stesso artista – testimoniano una fase meno indagata ma estremamente fertile della sua produzione, quella degli anni Settanta, caratterizzata da sperimentazioni tecniche e linguistiche che si discostano dalla sua cifra più riconoscibile, aprendo a nuove possibilità espressive. In quel periodo Pozzati introduce nel quadro reperti oggettuali, scritte e immagini serigrafate, mescolando tecniche diverse, come nell’uso della pittura a spruzzo nelle grandi tele.

Tutte le opere in mostra provengono dall’Archivio Concetto Pozzati e includono nuclei di lavori che, in alcuni casi, non sono più stati esposti al pubblico dopo la mostra romana del 1976, evidenziando una fase decisamente sperimentale della ricerca dell’artista.

Figura centrale dell’arte italiana del secondo dopoguerra, Concetto Pozzati (1935–2017) è stato tra i principali protagonisti della stagione della Pop Art italiana, sviluppando un linguaggio originale capace di mettere in dialogo suggestioni surrealiste, riferimenti alla tradizione pittorica e un immaginario legato alla quotidianità. Definito “il corsaro della pittura”, nel corso della sua carriera ha costruito un percorso articolato, in cui il segno e l’immagine si confrontano continuamente con il pensiero critico e teorico. Accanto all’attività artistica, Pozzati è stato anche un intellettuale attivo e influente: docente in diverse accademie italiane, tra cui Bologna, Firenze e Venezia, direttore dell’Accademia di Urbino, curatore e organizzatore di rassegne in Italia e all’estero, nonché figura impegnata nella vita culturale e politica.

La mostra è accompagnata da un testo di Danilo Eccher, concepito come un ricordo personale del rapporto di amicizia che lo ha legato all’artista.

INFO
Concetto Pozzati. 50 anni dopo

Studio SALES di Norberto Ruggeri

In collaborazione con Archivio Concetto Pozzati

Opening: lunedì 4 maggio 2026, dalle 18:00 alle 21:00

Durata: 4 maggio – 20 giugno 2026

Orari: dal lunedì al venerdì, dalle 15:00 alle 18:00 e su appuntamento

Sede: Studio SALES di Norberto Ruggeri, Piazza Dante 2, 00185 Roma
Info: t +39 06 77591122 | info@studiosales.it | www.studiosales.it

Ufficio Stampa: Sara Zolla | Ufficio stampa e comunicazione | t. +39 346 8457982 | press@sarazolla.com

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IPFire 2.29 Core Update 201 arriva con il DNS Firewall integrato


IPFire 2.29 Core Update 201 introduce il DNS Firewall integrato, bloccando malware e phishing a livello di risoluzione DNS senza bisogno di soluzioni esterne come Pi-hole.
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IPFire ha appena rilasciato Core Update 201 per la sua distribuzione firewall 2.29, introducendo una delle funzionalità più richieste dagli utenti negli ultimi anni. Il nuovo DNS Firewall cambia radicalmente il modo in cui il sistema protegge la rete, passando da un ruolo di controllo passivo a una difesa attiva che blocca i domini malevoli direttamente durante la risoluzione DNS.

Questa novità sostituisce il precedente URL Filter, che richiedeva configurazione proxy esplicita sui client e affrontava difficoltà con il traffico HTTPS. Con il nuovo approccio, ogni richiesta DNS proveniente dai dispositivi della rete viene controllata automaticamente contro l’IPFire Domain Block List prima che venga completata qualsiasi ricerca verso server upstream.

Protezione integrata senza configurazioni complesse


Il DNS Firewall elimina la necessità di installare soluzioni separate come Pi-hole su hardware dedicato. Il firewall gestisce già tutto il traffico DNS della rete, quindi posizionare il filtro a questo livello risulta naturale ed efficiente. La lista di blocco IPFire DBL contiene voci curate per malware, phishing, pubblicità e altri contenuti indesiderati.

Gli aggiornamenti delle liste di blocco possono essere programmati regolarmente. Secondo gli sviluppatori, il download completo delle liste malware e phishing richiede circa 100 MiB per aggiornamento, rendendo praticabili refresh giornalieri o settimanali tramite HTTP.

Altri miglioramenti nell’aggiornamento


Oltre al DNS Firewall, Core Update 201 include miglioramenti al sistema di Intrusion Prevention. Gli amministratori possono ora configurare destinatari diversi per i report IDS giornalieri, settimanali e mensili, offrendo maggiore flessibilità nella gestione degli avvisi di sicurezza.

Il rilascio comprende anche un ampio rebase del toolchain e numerosi aggiornamenti di pacchetti in tutto il sistema.

Core Update 201 è disponibile per il download immediato dal sito ufficiale di IPFire come immagine ISO e USB. Gli utenti che gestiscono firewall IPFire possono valutare l’aggiornamento per beneficiare della protezione DNS integrata e delle varie migliorie apportate.

SOURCE:// ipfire.org
SOURCE:// 9to5linux.com
SOURCE:// helpnetsecurity.com

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pod al popolo, #092, facciamo finalmente una lista di cose che la scrittura di ricerca deve a (oppure ha in comune con) cb


3 maggio 2026, il teatroinscatola organizza un incontro intitolato sulle tracce di carmelo bene (grazie anche alla Fondazione Massimo Fagioli e a Trastevere Attiva; qui il comunicato stampa). Con interventi di Pippo Di Marca, Giuseppe Garrera, Corrado Landi, Federico Primosig, Giuseppe Sansonna. Nella locandina ci sono anch’io ma, non potendo partecipare di persona, ho pensato di lasciare una traccia vocale in Pod al popolo. Podcast irregolareed ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto.

*

tutto ciò, volendo, espresso in vario modo e in altri momenti qui:
utilities da cb ad uso degli scrittori (non assertivi)
notilla su “je” e “moi” sempre grazie a cb e lacan e sempre ad usum auctoris (e sempre ‘a vuoto’, s’intende)
alcune ragioni (da cb)
sulle tracce di carmelo bene_#asemicWriting #audio #cambioDiParadigma #CarmeloBene #cb #CorradoLandi #disturbo #FedericoPrimosig #GiuseppeGarrera #GiuseppeSansonna #glitch #inciampo #interventiDiMgInRete #io #je #MG #moi #PAP #pap092Pap092 #PippoDiMarca #podcast #scritturaAsemica #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #soggetto #soggettoDellInconscio #TeatroInScatola #teatroInSccatola #Teatroinscatola #testiDiMgOnline

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DietPi 10.3 aggiunge Prometheus e accelera l’installazione di Home Assistant


DietPi 10.3 è disponibile con Prometheus nel catalogo software, la migrazione di Home Assistant da pyenv a uv, il montaggio automatico USB e il supporto per Orange Pi 4 LTS.
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DietPi 10.3, rilasciato il 18 aprile, arriva con alcune novità che chi usa questo sistema operativo leggero su Raspberry Pi o altri SBC noterà abbastanza concretamente.

Prometheus nel catalogo


La novità più visibile per chi gestisce infrastrutture è l’aggiunta di Prometheus (ID 218) al catalogo dietpi-software. Il toolkit open source per il monitoraggio e gli avvisi era già ampiamente usato dagli utenti DietPi, ma ora si installa con un comando come qualsiasi altro pacchetto del catalogo.

Home Assistant cambia gestore Python


Più rilevante sul piano pratico è la migrazione di Home Assistant da pyenv a uv per la gestione dell’ambiente Python. In precedenza, ogni installazione richiedeva la compilazione di Python dal codice sorgente, un’operazione lunga e pesante soprattutto su hardware con risorse limitate. Con uv, Python non viene più compilato e i tempi scendono in modo significativo. In più, se la versione di Python già installata è compatibile con quella richiesta, l’ambiente viene conservato e aggiornato senza reinstallare tutti i moduli da zero.

La directory di installazione si sposta da /home/homeassistant a /opt/homeassistant. Chi vuole migrare un’installazione esistente può farlo eseguendo dietpi-software reinstall 157. Da tenere a mente che con questa migrazione cade il supporto per l’architettura ARMv6, che uv non gestisce.

Gestione dello storage


Il Drive Manager smette di riscrivere l’intero file /etc/fstab a ogni operazione: d’ora in poi modifica, aggiunge o rimuove solo la singola voce interessata, lasciando intatte le personalizzazioni aggiunte a mano. Chi ha configurazioni non standard lo apprezzerà.

Sempre nel Drive Manager arriva il montaggio automatico dei dispositivi USB: abilitando l’opzione, DietPi installa una regola udev che monta chiavette e dischi in /media/<uuid> all’inserimento e li smonta alla rimozione. Le voci già presenti in /etc/fstab vengono rispettate secondo la loro configurazione.

Nuovo hardware e bug fix


DietPi 10.3 aggiunge supporto e immagini per l’Orange Pi 4 LTS, la variante a lunga disponibilità basata sul SoC Rockchip RK3399.

Tra i bug risolti, due erano piuttosto seri. Il primo riguardava i SoC Allwinner H5 e H6: una regressione nel firmware di avvio causava l’utilizzo di un solo core CPU su queste piattaforme. Il secondo colpiva Rockchip RK356x, dove i dispositivi PCIe, tra cui SSD M.2 e adattatori Ethernet da 2,5 Gbit su NanoPi R5S e R5C, venivano rilevati in modo intermittente.

Viene rimossa dal catalogo anche QuiteRSS, abbandonata da Debian in Trixie per dipendenze obsolete. Chi usa Bookworm può ancora installarla manualmente con apt install quiterss; in alternativa il progetto suggerisce RSS Guard.

SOURCE:// dietpi.com
SOURCE:// linuxiac.com

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Bazzite 44 aggiorna tutto: GNOME 50, Plasma 6.6 e kernel 6.19 per il gaming Linux


Bazzite 44 include GNOME 50, KDE Plasma 6.6 e kernel 6.19 agli utenti desktop. Immagini più leggere, ISO firmate e SBOM per la sicurezza. Le build Steam Deck arriveranno prossimamente.
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Bazzite, la distribuzione Linux pensata per chi gioca, ha rilasciato la versione 44 per gli utenti desktop. Un aggiornamento corposo che rinnova l’intero stack software, dal kernel all’ambiente grafico, passando per qualche scelta strategica interessante.

Un salto generazionale negli ambienti grafici


Il salto più visibile riguarda i desktop environment. Chi usa GNOME passa alla versione 50, mentre gli utenti KDE ricevono Plasma 6.6 con il nuovo gestore di login. Sotto il cofano, il kernel OGC sale alla serie 6.19.x, con la promessa che la versione 7.0 arriverà a breve includendo anche le patch VRAM di Valve, fondamentali per chi usa lo Steam Deck.

La parte grafica si completa con Mesa 26.0.5 e Bazaar 0.7.15. Nelle immagini KDE, Ptyxis lascia il posto al nuovo Konsole con supporto nativo ai container, una mossa che semplifica la gestione degli ambienti isolati spesso necessari nel gaming su Linux.

Immagini più leggere e sicurezza rafforzata


Una novità particolarmente pratica riguarda le dimensioni. Le immagini base si alleggeriscono di circa 1 GB grazie allo spostamento di QEMU e ROCm in Bazzite-DX, un’immagine separata destinata a chi ha bisogno di virtualizzazione e calcolo GPU. Chi vuole solo giocare trova quindi un sistema più snello.

Bazzite introduce gli SBOM (Software Bill of Materials) per tracciare ogni componente incluso nell’immagine, la build attestation per verificare l’integrità del processo di compilazione, la scansione OpenSSF e le ISO firmate cryptographicamente. Un approccio che rende la supply chain della distribuzione trasparente e verificabile.

Nuovi driver e rollout graduale


Tra le aggiunte hardware, spicca il supporto integrato per le schede di acquisizione Elgato 4K e le patch ASUS Linux per chi usa ASUSCtl. Sunshine, il software di game streaming, non è più preinstallato ma si installa tramite un nuovo comando ujust, lasciando maggiore libertà agli utenti.

Per ora l’aggiornamento è riservato ai desktop. Le build per Steam Deck arriveranno in fase di testing nelle prossime settimane, con un rollout graduale per garantire stabilità dato l’enorme numero di cambiamenti introdotti.

SOURCE:// universal-blue.discourse.group
SOURCE:// linuxcompatible.org
SOURCE:// alternativeto.net
SOURCE:// distrowatch.com

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SumUp Fedeltà arriva in Italia: il loyalty program per commercianti che sfida le grandi catene


SumUp porta in Italia Fedeltà, il nuovo programma loyalty pensato per piccoli commercianti e attività locali. Una soluzione semplice per fidelizzare i clienti e migliorare la gestione delle relazioni, con strumenti digitali simili a quelli delle grandi catene
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In Italia, la diffusione dei programmi fedeltà è ormai consolidata: il 77% dei consumatori dichiara di utilizzarne almeno uno. Allo stesso tempo, la loyalty sta diventando una leva sempre più strategica per le imprese: il 64% la considera un centro di profitto e, nell’ultimo anno, il 55% ha registrato un aumento dei clienti. In questo scenario rendere questi strumenti accessibili anche ai piccoli business - commercianti, ristoratori, artigiani e professionisti - diventa un fattore chiave di competitività, ma le soluzioni di loyalty disponibili sul mercato sono di solito costose, complesse e pensate per i grandi retailer.

DJI Osmo Pocket 4: nuove funzionalità di imaging
DJI Osmo Pocket 4 alza il livello dell’imaging portatile con nuove tecnologie video e funzionalità avanzate pensate per creator, vlogger e appassionati di contenuti digitali
TechpertuttiGuglielmo Sbano


SumUp Fedeltà cambia questo scenario, integrando i meccanismi di reward direttamente nel flusso di pagamento e offrendo agli esercenti uno strumento competitivo per incentivare il ritorno dei clienti e aumentare le vendite.

“Le piccole imprese non hanno mai avuto accesso agli strumenti di loyalty che le grandi catene danno per scontati - commenta Joseph Flynn di SumUp - abbiamo sviluppato SumUp Fedeltà affinché qualsiasi esercente possa premiare i propri clienti abituali in pochi minuti, senza dover sviluppare app o dotarsi di hardware aggiuntivi”.


Come funziona il programma Fedeltà di SumUp


Al centro dell’esperienza di SumUp Fedeltà c’è Local, una nuova app per i consumatori che consente di scoprire le attività locali aderenti, monitorare i propri premi e gestire i pagamenti in un unico spazio. Per gli utenti, rappresenta un modo semplice per sostenere i piccoli business del territorio, accumulando vantaggi sulle spese di tutti i giorni. Gli esercenti possono configurare in pochi minuti carte fedeltà digitali (a timbri) o programmi a punti direttamente dalla propria dashboard SumUp. I clienti scaricano gratuitamente l’app SumUp Local, collegando una sola volta una carta di pagamento: da quel momento, ogni acquisto presso un esercente aderente al programma genera automaticamente ricompense senza bisogno di scansioni, né digitali né cartacee, e senza passaggi aggiuntivi alla cassa.

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La crescente disponibilità di dati in tempo reale ha progressivamente reso i mercati finanziari più efficienti, abbattendo barriere tecnologiche ed economiche e riducendo drasticamente i costi operativi
TechpertuttiGuglielmo Sbano


SumUp Fedeltà mette, inoltre, a disposizione degli esercenti strumenti per restare in contatto con i clienti anche dopo l’uscita dal negozio: notifiche push e promozioni mirate mantengono alta la visibilità del business, mentre una funzione Autopilot identifica automaticamente i clienti inattivi e invia offerte personalizzate per riattivarli, trasformando visitatori occasionali in clienti abituali. Il lancio in Italia segue una fase di test di successo nei mercati del Regno Unito e dell’Irlanda, dove migliaia di esercenti hanno già aderito al programma.

SumUp Cassa: un sistema di cassa completo


A SumUp Fedeltà e SumUp Local si affianca SumUp Cassa: sistema di cassa “all-in-one” da banco pensato per i negozi, i bar, le strutture ricettive e la ristorazione dotato di doppio schermo. L’esercente utilizza un touchscreen da 13,3 pollici per la vendita e la gestione dell’attività; il cliente visualizza su un display da 8 pollici prodotti, prezzi e informazioni su SumUp Fedeltà durante il pagamento. Il design a doppio schermo abilita l’interazione con il programma di loyalty direttamente al momento dell’acquisto, in modo che i clienti possano visualizzare l’ordine, monitorare i progressi e pagare in un’unica esperienza fluida.

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SumUp Cassa viene fornito senza costi di noleggio hardware; gli esercenti che passano all’abbonamento Cassa Plus, sbloccano funzionalità avanzate, tra cui la sincronizzazione degli ordini su più dispositivi, ideale per i locali dove il personale prende comande e gestisce i pagamenti in movimento. Pensate in un’ottica integrata, SumUp Fedeltà, l’app SumUp Local e SumUp Cassa creano un ecosistema che aiuta le piccole imprese ad attrarre clienti, premiare la fedeltà e aumentare i ricavi.


DJI Osmo Pocket 4: nuove funzionalità di imaging e video di nuova generazione


DJI ha annunciato Osmo Pocket 4, con capacità di imaging migliorate rispetto alla versione precedente. Ora il dispositivo può registrare video in 4K/240fps e produrre scatti più nitidi in condizioni di scarsa illuminazione, offrendo al contempo una eccellente profondità cinematografica. Inoltre, con le nuove funzioni di tracciamento intelligente di Osmo Pocket 4, i creator possono mantenere i soggetti a fuoco e nell’inquadratura mentre si spostano.
Osmo Pocket 4 montato su un mini treppiedeOsmo Pocket 4 montato su un mini treppiede

Scatti nitidi e dettagli più definiti


Il sensore CMOS da 1 pollice e l’apertura f/2,0 di Osmo Pocket 4 garantiscono ritratti naturali e nitidi anche in condizioni di scarsa illuminazione, assicura DJI. I 14 stop di gamma dinamica e il profilo colore D-Log a 10 bit mettono in risalto toni ricchi e colori realistici, sia al crepuscolo sia in ambienti scarsamente illuminati, con ritratti restituiscono un incarnato dall’aspetto più sano e più curato. Con un pulsante Zoom dedicato, i creator possono passare con un solo tocco dallo zoom senza perdita 1x a quello 2x, ed è possibile registrare filmati Ultra HD in slow motion in 4K/240fps.

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Smart Capture


Osmo Pocket 4 offre stabilizzazione su tre assi per vlog e livestream sempre fluidi, anche in movimento. Le diverse modalità dello stabilizzatore migliorano la qualità delle riprese, mentre ActiveTrack 7.0 consente di seguire i soggetti anche con zoom 4x. Le funzioni avanzate come Segui persona, Inquadratura dinamica e il blocco del soggetto rendono le riprese cinematografiche semplici anche con una sola mano. La messa a fuoco automatica intelligente mantiene sempre i soggetti nitidi, con possibilità di cambiare target al volo o dare priorità a un soggetto specifico. Completa il tutto il controllo gestuale, che permette di avviare tracking e registrazione con semplici movimenti della mano.
Le diverse modalità dello stabilizzatore migliorano la qualità delle riprese Le diverse modalità dello stabilizzatore migliorano la qualità delle riprese

Immediata e facile da usare


Osmo Pocket 4 migliora l’esperienza utente con diverse nuove funzionalità intuitive: per iniziare a registrare, i creator possono semplicemente ruotare lo schermo. Sotto lo schermo due pulsanti permettono di passare da cambiare zoom velocemente, mentre l’altro è un pulsante personalizzabile che può essere configurato con le impostazioni preferite del creator. Con 107 GB di archiviazione integrata, i creator possono girare più filmati e trasferire facilmente fino a 800 MB/s di contenuti senza scheda di memoria.

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Osmo Pocket 4 amplia le possibilità creative con funzioni avanzate pensate per ogni tipo di contenuto. Il video con otturatore lento permette di ottenere suggestivi effetti motion blur, mentre i toni pellicola offrono stili visivi professionali pronti all’uso. L’abbellimento in-camera migliora l’aspetto dei soggetti in modo naturale, affiancato da una luce di riempimento regolabile ideale per scene in scarsa illuminazione. Completano il tutto un’autonomia estesa e la ricarica rapida, che garantiscono lunghe sessioni di ripresa senza interruzioni.
La messa a fuoco automatica intelligente di Osmo Pocket 4 mantiene sempre i soggetti nitidiLa messa a fuoco automatica intelligente di Osmo Pocket 4 mantiene sempre i soggetti nitidi
Osmo Pocket 4 può catturare voci chiare e registrare i suoni ambientali grazie all'array di microfoni integrato. Supporta anche la connessione diretta ai trasmettitori DJI Mic, consentendo la registrazione audio a quattro canali. I trasmettitori DJI Mic supportati includono Mic 2, Mic 3 e Mic Mini (ciascuno venduto separatamente o incluso in alcuni combo selezionati).

Prezzo e disponibilità


Osmo Pocket 4 è disponibile in diverse configurazioni, accompagnato da obiettivo grandangolare e microfono, a partire da 499 euro.


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AliasVault 0.28 introduce le sottocartelle nidificate e il backup completo del vault


AliasVault 0.28.0 aggiunge sottocartelle nidificate, formati di esportazione completa del vault (.avex crittografato e .avux in chiaro) e copia automatica dei codici 2FA nell'estensione browser.
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La versione 0.28.0 di AliasVault introduce due funzionalità che gli utenti di questo gestore di credenziali open source attendevano da tempo: le sottocartelle nidificate e un sistema di esportazione completa del vault. Entrambe le novità rispondono a esigenze concrete di chi gestisce un numero elevato di login e vuole mantenere il controllo diretto sui propri dati.

Le cartelle nidificate funzionano su tutte le piattaforme, dall’app web all’estensione browser fino alle app mobili. Chi ha vault con centinaia di credenziali può ora organizzare login, note e identità in una struttura gerarchica, rendendo la navigazione molto più agevole. Gli strumenti di importazione sono stati aggiornati di conseguenza, così le strutture cartacee provenienti da altri gestori vengono preservate durante la migrazione.

La vera novità sostanziale riguarda però i formati di esportazione. AliasVault introduce .avex, un formato crittografato che racchiude tutto il contenuto del vault, incluse credenziali, passkey, allegati e favicon, e .avux, la variante in chiaro per chi ha bisogno di un backup leggibile. Il formato crittografato permette anche di trasferire l’intero vault tra server diversi, per esempio passando dall’istanza cloud a un’installazione self-hosted, senza perdere dati.

L’estensione browser migliora il flusso di lavoro con l’autenticazione a due fattori: dopo un’autofill, il codice TOTP viene copiato automaticamente negli appunti, pronto per essere incollato nel campo di conferma. Il rilevamento dei campi 2FA è stato affinato per funzionare su un numero maggiore di siti.

Tra le altre migliorie, l’app web mostra ora un indicatore della robustezza della password durante la registrazione e il cambio credenziali, mentre lo sblocco locale è stato dotato di un limite di tentativi per prevenire attacchi brute force.

Gli sviluppatori hanno inoltre anticipato che stanno lavorando a una delle funzionalità più richieste, la condivisione del vault, che richiede interventi profondi su diversi componenti del sistema e sarà inclusa in un rilascio futuro di maggior peso.

SOURCE:// aliasvault.net
SOURCE:// github.com

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“choreodrome”, di minh lan tran, alla fondazione giuliani (roma) fino al 17 luglio


Alla Fondazione Giuliani (via Gustavo Bianchi 1)
fino al 17 luglio, CHOREODROME, di Minh Lan Tran

Minh Lan Tran_ Choreodrome_ alla Fondazione Giuliani (Roma)

Fondazione Giuliani is pleased to present Choreodrome, the first presentation of Minh Lan Tran’s work in an Italian institution. Bringing together painting, drawing and the moving image, the exhibition unfolds as a sustained exploration of material and affect. Conceived as a constellation of completed works, on-site interventions and choreographic elements, Choreodrome extends across the Foundation’s spaces as a dynamic environment in which processes of making, staging and perception remain in flux.

We thank the French Academy in Rome – Villa Medici for its kind support of this exhibition.

***

Fondazione Giuliani è lieta di presentare Choreodrome, la prima mostra di Minh Lan Tran ad aver luogo all’interno di un’istituzione italiana. Riunendo pittura, disegno e immagine in movimento, la mostra si sviluppa come un’esplorazione continua della materia e dell’espressione. Concepite come una costellazione di opere, interventi site-specific ed elementi coreografici, Choreodrome si estende negli spazi della Fondazione intesa come ambiente dinamico in cui i processi della creazione, della messa in scena e della percezione rimangono in costante divenire.

Si ringrazia l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici per il gentile sostegno a questa mostra.

ulteriori informazioni:
fondazionegiuliani.org/mostre/…
#art #arte #Choreodrome #disegno #drawing #FondazioneGiuliani #immaginiInMovimento #MinhLanTran #movingImage #painting #pittura

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cPanel, falla critica nell’autenticazione: gli attacchi erano già in corso da mesi


Una falla critica in cPanel e WHM (CVE-2026-41940) permetteva di aggirare l'autenticazione e ottenere accesso completo ai server. Sfruttata già da febbraio, la patch è arrivata il 28 aprile. Ecco come verificare se il tuo hosting è al sicuro
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Quando cPanel ha pubblicato il suo bollettino di sicurezza il 28 aprile, gli attacchi erano già in corso da almeno due mesi. Lo conferma il CEO di KnownHost, un provider di hosting gestito, che ha trovato nei propri log i primi tentativi di sfruttamento risalenti al 23 febbraio. La vulnerabilità, ora tracciata come CVE-2026-41940 con un punteggio di gravità di 9,8 su 10, riguarda tutte le versioni supportate di cPanel e WHM, il pannello di controllo usato per gestire decine di milioni di siti web.

Come funzionava


Il meccanismo era semplice nella sua struttura, e per questo particolarmente insidioso. cPanel, prima ancora di verificare le credenziali di accesso, scrive su disco un file di sessione per ogni tentativo di login. La falla stava proprio lì: manipolando un cookie di sessione con una sequenza di caratteri speciali, era possibile iniettare nel file di sessione una proprietà arbitraria, come user=root. Al successivo caricamento della sessione, il sistema trovava già una marcatura di autenticazione avvenuta con successo, saltava il controllo della password e concedeva accesso completo come amministratore. Nessuna credenziale necessaria.

Con circa 1,5 milioni di istanze di cPanel esposte su internet, il raggio d’azione potenziale è enorme. Non solo il sito del titolare del server: in un ambiente di hosting condiviso, un singolo server compromesso può trascinare con sé centinaia di siti di clienti diversi.

Cosa fare adesso


Se usi un hosting condiviso, hai poca possibilità di scoprire la versione di cPanel installata. La cosa più pratica è cercare comunicazioni del tuo provider sull’aggiornamento, oppure contattare il supporto chiedendo esplicitamente se CVE-2026-41940 è stato applicato. Provider come Namecheap e Hostgator hanno già dichiarato pubblicamente di aver aggiornato i propri sistemi.

Se gestisci un VPS o un server dedicato con cPanel, il controllo è immediato: la versione corrente appare in alto nel pannello WHM. Le versioni corrette rilasciate il 28 aprile sono: 11.110.0.97, 11.118.0.63, 11.126.0.54, 11.132.0.29, 11.134.0.20 e 11.136.0.5. Per aggiornare via riga di comando basta eseguire /scripts/upcp --force. Chi usa WP Squared, il pannello per hosting WordPress basato su cPanel, deve portarsi alla versione 136.1.7.

Come misura temporanea in attesa dell’aggiornamento, bloccare il traffico in entrata sulle porte 2083, 2087, 2095 e 2096 riduce l’esposizione. cPanel ha rilasciato anche uno script di rilevamento per chi vuole verificare se i propri file di sessione mostrano già tracce di accessi non autorizzati.

La CISA americana ha aggiunto CVE-2026-41940 alla propria lista di vulnerabilità attivamente sfruttate, imponendo agli enti federali statunitensi di applicare la patch entro il 3 maggio.

SOURCE:// techcrunch.com
SOURCE:// helpnetsecurity.com
SOURCE:// labs.watchtowr.com
SOURCE:// cyberscoop.com

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Global Sumud Flotilla, ricorso urgente alla Corte Europea dei diritti dell’uomo contro l’Italia per la detenzione arbitraria di due attivisti da parte delle autorità israeliane


Comunicato stampa della Global Sumud Flotilla
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Di seguito il comunicato stampa in cui si annuncia che il team legale della Global Sumud Flotilla ha depositato nella notte un ricorso urgente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ai sensi dell’Art. 39 del Regolamento, contro lo Stato Italiano, nell’interesse di due attivisti – Saif Abukeshek Abdelrahim di cittadinanza palestinese e Thiago de Avila e Silva Oliviera di cittadinanza brasiliana, attualmente detenuti arbitrariamente dalle autorità israeliane, in regime di incomunicabilità, senza accesso a difensori, familiari o autorità consiliari.

Nel ricorso si evidenzia la responsabilità dello Stato Italiano, quale stato di bandiera dell’imbarcazione su cui i due attivisti si trovavano al momento della loro intercettazione.

Il comunicato nella sua parte finale fa un forte richiamo alle responsabilità della comunità internazionale nel garantire il rispetto del diritto internazionale e dei diritti fondamentali e si conclude dicendo che “il ricorso si inserisce nel quadro delle azioni urgenti messe in campo per richiedere un immediato intervento e per accertare le responsabilità . Ieri pomeriggio infatti era stato depositato un esposto alla Procura di Roma con il quale si chiedeva tra l’altro un intervento urgente per fermare le violazioni in corso.”

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Roma 2 maggio 2026

Il team legale della Global Sumud Flotilla ha depositato nella notte un ricorso urgente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ai sensi dell’Art. 39 del Regolamento, contro lo Stato italiano, nell’interesse di due attivisti – Saif Abukeshek Abdelrahim di cittadinanza palestinese e Thiago de Avila e Silva Oliveira di cittadinanza brasiliana, attualmente detenuti arbitrariamente dalle autorità israeliane, in regime di incomunicabilità, senza accesso a difensori, familiari o autorità consiliari.

Con questo ricorso, il team legale della Global Sumud Flotilla denuncia una violazione grave e attuale della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in particolare degli articoli 2 e 3 che tutelano il diritto alla vita e vietano in modo assoluto ed inderogabile la tortura, i trattamenti inumani o degradanti e ogni forma di esposizione a tali trattamenti. il rischio risulta ulteriormente aggravato dall’essere stati indicati pubblicamente, da parte delle autorità isrealiane, quali soggetti sospettati rispettivamente di terrorismo e attività illegali.

La detenzione dei due attivisti avviene in assenza di qualsiasi informazione ufficiale sul loro luogo di detenzione, sena accesso a difensori, familiari o autorità consolari e senza alcuna garanzia prrocedurale. Una situazione che integra gli estremi della detenzione incommunicado e che, nei suoi elementi sistanziali, si avvicina a una forma di sparizione forzata, riconosciuta dal diritto internazionale come una delle più gravi violazioni dei diritti fondamentali.

Il ricorso evidenzia, inoltre, la responsabilità dello Stato Italiano, quale stato di bandiera dell’imbarcazione su cui i due attivisti si trovavano al momento della loro intercettazione. In base alla giurispudenza consolidata della Corte di Strasburgo e al diritto internazionale del mare, l’Italia esercitava giurisdizione sui soggetti a bordo ed era quindi tenuta ad adottare tutte le misure necessarie per prevenire violazioni prevedibili dei diritti fondamentali.

Nonostante le autorità italiane fossero state tempestivamente informate del rischio concreto ed imminente per la vita e l’integrità fisica degli attivisti, non è stata adottata alcuna misura effettiva di protezione nè è stato avviato alcun intervento idoneo a impedire o interrompere la violazione in corso. Tale inerzia configura una violazione degli obblighi positivi che incombono sugli Stati ai sensi della Convenzione.

La Global Sumud Flotilla richiama con forza la comunità internazionale alla responsabilità di garantire il rispetto del diritto internazionale e dei diritti fondamentali anche in contesti extraterritoriali, ribadendo che nessuna operazione può giustificare la sospensione delle garanzie fondamentali, nè la detenzione aritraria, nè l’esposizione a trattamenti vietati in modo assoluto.

Il ricorso si inserisce nel quadro delle azioni urgenti messe in campo dalla Global Sumud Flotilla per richiedere un immediato intervento e per accertare le responsabilità . Ieri pomeriggio infatti era stato depositato un esposto alla Procura di Roma con il quale si chiedeva tra l’altro un intervento urgente per fermare le violazioni in corso.

Attraverso la procedura d’urgenza, è stato richiesto alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di indicare allo Stato italiano l’adozione immediata di tutte le misure necessarie per accertare il luogo di detenzione dei due attivisti, garantirne l’integrità fisica e psicologica, assicurare l’accesso alla difesa e impedire trasferimenti o forme di isolamento

La Global Sumud Flotilla continuerà a utilizzare tutti gli strumenti giuridici e politici disponibili per ottenere la protezione dei propri attivisti e l’accertamento delle respondabilità per le gravi violazioni in atto.

Immagine di copertina tratta da FB Global Sumud Italia

Questa voce è stata modificata (3 mesi fa)
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past gone mad / the fall


[youtube youtube.com/watch?v=p6UzPaFwno…]

#music #TheFall #video

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SimpleX 6.5: arrivano i canali pubblici e una fondazione indipendente


SimpleX 6.5 introduce i canali pubblici con una logica di privacy interessante: i relay vedono i messaggi, ma nessuno sa chi li ha scritti né chi li sta leggendo. E arriva anche una fondazione indipendente per la governance dei protocolli.
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Con la versione 6.5, SimpleX introduce i canali pubblici.

I canali di SimpleX sono pubblici nel senso letterale: chiunque può leggere, relay inclusi. L’identità di chi scrive e di chi legge, però, resta anonima per tutti. È l’opposto di come funziona di solito, dove i contenuti vengono cifrati ma gli utenti sono identificati.

Come funzionano i canali


In questa prima versione beta, ogni canale si appoggia a più relay, così da non dipendere da un singolo operatore. I proprietari gestiscono direttamente le proprie chiavi crittografiche e possono far girare relay propri. I canali sono inseribili nella directory pubblica di SimpleX. Anche la funzione di messaggi tra proprietari e abbonati esiste, ma è opzionale.

L’architettura completa è descritta nel whitepaper del progetto per chi vuole i dettagli tecnici.

Una fondazione per sottrarre il controllo all’azienda


L’altro annuncio riguarda la governance. SimpleX sta costituendo una fondazione indipendente, SimpleX Network Foundation, che firmerà un accordo con la società commerciale per la gestione dei protocolli e delle licenze. Secondo il team, l’accordo sarà irrevocabile e sopravviverà anche in caso di vendita o chiusura dell’azienda, con altre organizzazioni che potranno aderire in seguito.

Il riferimento al caso WordPress e Automattic è esplicito nel post del blog, citato come esempio di cosa succede quando il controllo di un progetto aperto rimane concentrato in una singola entità commerciale. Il consorzio sarà operativo entro qualche mese, il consiglio della fondazione è ancora in fase di formazione.

Crowdfunding in arrivo


Il team sta sondando l’interesse per una raccolta fondi comunitaria basata su crediti privati, legati al finanziamento di server e sviluppo. Per ora si raccolgono solo manifestazioni di interesse, nessun pagamento è aperto né accettato.

SOURCE:// simplex.chat
SOURCE:// github.com

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DJI sorprende tutti con Power 1000 Mini: la power station compatta che cambia le regole


DJI Power 1000 Mini debutta come una delle power station portatili più compatte e interessanti del momento. Pensata per chi cerca energia affidabile in mobilità, combina dimensioni ridotte, buone prestazioni e versatilità d’uso
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DJI ha lanciato sul mercato globale la Power 1000 Mini. Con dimensioni pari alla metà della DJI Power 1000, questa è la stazione di alimentazione da 1 kWh più portatile dell’azienda fino a oggi, frutto di oltre 15 anni di ricerca e sviluppo dedicati all’innovazione delle batterie. Progettata per il campeggio, i viaggi su strada e la creazione di contenuti, DJI Power 1000 Mini è ottimizzata per un'alimentazione ad alta efficienza e può essere ricaricata fino all’80% in soli 58 minuti (dati DJI). Essa include, inoltre, cavi e caricabatterie integrati per una ricarica e una gestione senza sforzo, tra cui un cavo USB-C retrattile da 100W, un caricatore per auto da 400W e un modulo MPPT.

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La crescente disponibilità di dati in tempo reale ha progressivamente reso i mercati finanziari più efficienti, abbattendo barriere tecnologiche ed economiche e riducendo drasticamente i costi operativi
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Dimensioni compatte, potenza ad alta efficienza


La DJI Power 1000 Mini ha una capacità della batteria di 1008 Wh ed è ottimizzata per un basso consumo energetico. Caratterizzata da una struttura più squadrata, grazie al suo design compatto misura 314 × 212 × 216 mm e pesa 11,5 kg. Con una potenza massima di 1000 W, essa può alimentare alcuni apparecchi da 1200 W tramite due porte USB-A, due prese CA o una porta SDC.
Il DJI Power 1000 Mini supporta diverse modalità di ricarica: da rete elettrica, auto e pannelli solariIl DJI Power 1000 Mini supporta diverse modalità di ricarica: da rete elettrica, auto e pannelli solari

DJI Power 1000 Mini

Autonomia e scenari d’uso

Campeggio e viaggi
Smartphone: 54 ricariche
Macchina caffè: 55 min
Proiettore: 7 ore
Frigo auto: 18 ore
Ventilatore: 7 ore

Creazione contenuti
Fotocamera: 53 ricariche
Laptop: 9 ricariche
Drone: 8 ricariche
Luci foto: 1,2 ore
Cassa Bluetooth: 50 ricariche

Ricarica desktop
PC gaming: 2 ore
Monitor: 5 ore
NAS: 7 ore
Console portatile: 50 ricariche
Lampada: 40 ore

Uso domestico
Router Wi-Fi: 30 ore
Frigorifero: 7 ore
Tostapane: 1 ora
Spremiagrumi: 3 ore
Microonde: 1 ora

Opzioni di ricarica


Il DJI Power 1000 Mini supporta diverse modalità di ricarica — da rete elettrica, auto e pannelli solari — offrendo grande flessibilità d’uso. In modalità rapida, può raggiungere l’80% in circa 58 minuti e il 100% in 75 minuti, mentre tramite il caricatore per auto da 400 W è possibile completare una ricarica da 1 kWh in circa 160 minuti anche durante la guida.
DJI Power 1000 Mini: utilizzo in campeggioDJI Power 1000 Mini: utilizzo in campeggio
Il modulo MPPT integrato consente inoltre il collegamento diretto ai pannelli solari senza adattatori, mentre il cavo USB-C retrattile da 100 W facilita la ricarica di dispositivi elettronici in modo pratico. Sul fronte dell’affidabilità, la power station integra una modalità UPS automatica che, in caso di blackout, attiva l’alimentazione in appena 0,01 secondi, garantendo continuità operativa; a completare il tutto, è presente anche un sistema di illuminazione LED regolabile utile nelle situazioni di emergenza.
utilizzo in modalità Desktop

Design e alimentazione per l'acosistema DJI


DJI Power 1000 Mini integra un sistema di sicurezza avanzato pensato per garantire affidabilità in qualsiasi contesto, dal campeggio in ambienti difficili fino all’uso ad alta quota. Le celle LFP assicurano lunga durata (fino all’80% della capacità dopo 4000 cicli) e hanno superato test di resistenza come la perforazione con chiodo, mentre un sistema monitora costantemente temperatura e prestazioni tramite 10 sensori e app dedicata. La struttura utilizza materiali ignifughi, resiste a pressioni fino a una tonnellata e funziona anche in condizioni ambientali complesse, grazie a un sistema di protezione dell’inverter contro pioggia, condensa e salsedine. Sul fronte dell’ecosistema, la presenza di porte SDC consente un’integrazione diretta con accessori DJI, supportando ricarica solare, pass-through e ricarica rapida per batterie di droni (come DJI Air 3, dal 10% al 95% in circa 30 minuti), mentre tramite app DJI Home è possibile gestire e monitorare il dispositivo da remoto in tempo reale.

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La normativa EU Common Charger si espande: dal 2026 anche i laptop adotteranno l’USB-C. Ecco cosa cambia per utenti e produttori e le soluzioni proposte da Anker
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prezzo e disponibilità


DJI Power 1000 Mini è disponibile al prezzo di 579 euro.


Trading ed evoluzione algoritmica: dove finisce il fattore umano ed entra l’IA


C'era un tempo in cui le sale operative delle grandi borse erano luoghi fisici, rumorosi, quasi teatrali. Trader che urlavano ordini, gesti codificati, decisioni prese in frazioni di secondo con il solo ausilio dei riflessi e dell'intuizione. Quell'epoca è finita da decenni; tuttavia, comprendere come — e quanto in fretta — sia cambiato tutto aiuta a dare il giusto peso a ciò che sta accadendo oggi. A Padova, dal 17 al 19 aprile scorsi, un evento ha riunito per la prima volta sullo stesso palco tre campioni mondiali del trading: l'italiano Andrea Unger, l'americano Kevin Davey e l'inglese Michael Cook. Non una competizione, non una fiera; piuttosto, una riflessione collettiva su dove stia andando una delle professioni più trasformate dalla rivoluzione digitale.
L'high frequency trading ha portato la velocità a livelli che escludono qualsiasi intervento umano nel loop decisionaleL'high frequency trading ha portato la velocità a livelli che escludono qualsiasi intervento umano nel loop decisionale

Dalle grida al codice: quarant'anni di trasformazione


Fino agli anni '70, il trading era un'attività interamente manuale. Nelle grandi borse tradizionali — Wall Street, Londra, Milano — domina l'open outcry, dove ogni transazione è il risultato di una trattativa diretta tra persone fisicamente presenti. Il fattore umano era, dunque, totale: non esistevano algoritmi, non esistevano modelli statistici operativi in tempo reale. Esistevano esperienza, relazioni, capacità di leggere il sentiment della sala. Con gli anni '80 arrivano i primi sistemi automatizzati, software che eseguivano pacchetti di ordini al verificarsi di condizioni predefinite. La logica era ancora interamente umana, ma l'esecuzione diventava automatica. Con gli anni 2000 esplode il quantitative trading. La novità è sostanziale: i sistemi non applicano più regole scritte dall'uomo, ma cercano autonomamente pattern nei dati storici. Il machine learning introduce una discontinuità ancora più profonda: la logica decisionale del modello non è più completamente comprensibile nemmeno ai suoi creatori. Il sistema impara — e le regole emergono dai dati, non dalla mente di un analista. Nel frattempo, l'high frequency trading porta la velocità a livelli che escludono strutturalmente qualsiasi intervento umano nel loop decisionale. I fondi HFT arrivano a posizionare fisicamente i propri server nei data center delle borse per guadagnare qualche centinaio di microsecondi sul concorrente.

"Il trading degli anni '80 aveva un fascino indiscutibile, ma oggi è tecnicamente irriproducibile. La disponibilità dei dati in tempo reale ha portato a un efficientamento estremo", ha dichiarato Andrea Unger.



Polaroid Hi-Print: stampante fotografica per smartphone
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TechpertuttiGuglielmo Sbano

Padova, aprile 2025: un confronto tra tre scuole


L'evento organizzato a Padova ha avuto il merito di mettere a confronto tre approcci geograficamente e culturalmente distinti al trading sistematico. Andrea Unger — unico trader al mondo ad aver vinto quattro titoli mondiali — rappresenta la scuola italiana, che ha trovato nella formalizzazione algoritmica una via per competere ad alto livello con risorse inizialmente molto più limitate rispetto ai grandi fondi internazionali. Kevin Davey, americano, e Michael Cook, britannico, portano sul palco due visioni maturate in ecosistemi finanziari tra i più competitivi al mondo. Eppure, nonostante le differenze di background, di mercati di riferimento e di stile operativo, il confronto ha evidenziato una convergenza sorprendente.

La convergenza verso il modello algoritmico


Al di là delle specificità di ciascun approccio, l'evento di Padova ha cristallizzato una direzione comune: il trading discrezionale — quello basato sull'istinto e sulla valutazione soggettiva momento per momento — è sempre meno sostenibile nei mercati attuali. I tre campioni hanno condiviso una filosofia di fondo: ridurre l'impatto dell'emotività umana attraverso sistemi automatizzati e basati su regole rigorose, misurabili, riproducibili. Non perché l'intuizione non abbia valore, ma perché in mercati dove la competizione avviene in microsecondi, l'elemento emotivo diventa sistematicamente un fattore di rischio.

Mobilità digitale in Italia: pagamenti smart e nuovi servizi
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Ricerca, sviluppo e nuovi strumenti


Uno degli aspetti che hanno caratterizzato l'evento, è stato l'apertura del reparto di ricerca e sviluppo della Unger Academy. Per la prima volta, i processi con cui vengono create, testate e validate le strategie di trading sono stati mostrati pubblicamente: dall'analisi dei dati storici alla verifica statistica, fino alla messa in produzione degli algoritmi. È stato inoltre presentato un software proprietario per il backtest di strategie in opzioni, sviluppato internamente con il contributo dell'intelligenza artificiale.

"Grazie all'AI si è riusciti a velocizzare uno sviluppo complesso e a costruire un back-tester evoluto che consente di analizzare il mercato in modo più rapido e approfondito", ha concluso Andrea Unger


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Primo maggio: il lavoro che manca


Il Primo maggio non è solo una ricorrenza. Non è una bandiera da tirare fuori una volta all’anno, magari un po’ stropicciata, per poi rimetterla nel cassetto. È il giorno in cui dovremmo chiederci se il lavoro, in Ticino, permette ancora di vivere con dignità. La risposta, purtroppo, è no.

Il nostro mercato del lavoro è fragile. Lo diciamo da anni. I salari ticinesi restano i più bassi della Svizzera. Nel 2024 il salario mediano nel settore privato era di 5’393 franchi, con un divario ancora importante rispetto al resto del Paese. E quando guardiamo ai salari femminili, il dato scende a 4’952 franchi. Non sono numeri astratti. Sono affitti, premi di cassa malati, spesa, figli, trasporti, bollette. Sono la vita quotidiana.

Il problema non è che in Ticino si lavori poco. Anzi. Il problema è che troppo spesso si lavora senza costruire sicurezza. Ci sono giovani formati che se ne vanno perché qui non vedono prospettive. Ci sono persone sopra i 50 anni che, dopo una perdita d’impiego, diventano improvvisamente “troppo care”, “troppo vecchie”, “troppo esperte”. Tradotto: scartate. Ci sono madri che vorrebbero rientrare nel mondo del lavoro e trovano un mercato che perdona poco le interruzioni di carriera. Come se crescere figli fosse una vacanza lunga. Magari pagata pure bene, nella fantasia di qualcuno.

A tutto questo si aggiunge la particolarità ticinese: siamo un piccolo mercato del lavoro aperto su un’area molto più grande, dove i salari sono più bassi. Ogni giorno entrano circa 80 mila frontalieri. Non sono loro il nemico. Sarebbe troppo facile, e anche sbagliato. Il punto è economico: quando l’offerta di lavoro cresce molto e rapidamente, il salario viene messo sotto pressione. Il salario, piaccia o no, è anche il prezzo del lavoro.

Per questo parlare di dumping solo come abuso illegale è riduttivo. I controlli servono, certo. Ma non bastano. Perché il problema è strutturale. Nasce da un equilibrio che, per il Ticino, è diverso da quello del resto della Svizzera. La libera circolazione ha portato benefici al Paese, ma nel nostro Cantone ha prodotto anche costi sociali evidenti.

Ecco perché i Bilaterali III non possono essere discussi come se vivessimo a Berna, Zurigo o Lucerna. Qui la frontiera non è un concetto. È una realtà quotidiana. Se si rafforza il quadro degli accordi con l’Unione europea, allora va rafforzata anche la protezione concreta dei salari e delle condizioni di lavoro. Non con slogan. Con strumenti veri.

Il Primo maggio dovrebbe ricordarci proprio questo: non basta avere un lavoro. Serve un lavoro che permetta di restare in Ticino, vivere con dignità e guardare avanti senza paura. E questo, prima ancora che economico, è un problema politico.
#disoccupazione #donne #economia #frontalieri #giovani #lavoro #povertà #svizzera #ticino

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5 maggio, roma, palazzo esposizioni: “tecniche miste su schermo”

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#avanguardia #BrunoDiMarino #cinema #cinemaDiRicerca #film #filmSperimentale #filmSperimentali #MarioSchifano #PalazzoDelleEsposizioni #PalazzoEsposizioni #Schifano

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Tails 7.7.1: aggiornamento d’emergenza per falle critiche in Firefox


Tails 7.7.1 è un rilascio d'emergenza che corregge quattro vulnerabilità in Tor Browser, tra cui una critica legata alla gestione della memoria di Firefox ESR. Aggiornamento consigliato subito.
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Sei giorni dopo il rilascio di Tails 7.7, il team ha pubblicato in via d’emergenza la versione 7.7.1, necessaria per correggere alcune vulnerabilità di sicurezza rilevanti nel motore di Tor Browser.

Tor Browser si basa su Firefox ESR, e Mozilla ha dovuto rilasciare una patch urgente per la versione 140.10.1 dopo aver scoperto quattro vulnerabilità, una delle quali classificata come critica.

Le vulnerabilità corrette


La più grave riguarda difetti nella gestione della memoria presenti in Firefox ESR 140.10.0: secondo Mozilla, alcuni di questi problemi mostravano evidenti segni di corruzione della memoria e, con lo sforzo necessario, avrebbero potuto essere sfruttati per eseguire codice arbitrario sul sistema (CVE-2026-7322). Un secondo gruppo di bug simili, specifici alla stessa versione, è classificato anch’esso ad alto rischio (CVE-2026-7323).

Completano il quadro una falla ad alto impatto che poteva causare divulgazione di informazioni nel componente audio/video (CVE-2026-7320) e un problema di fuga dalla sandbox tramite WebRTC, classificato a impatto moderato (CVE-2026-7321).

Il team di Tails precisa di non avere notizia di casi in cui queste vulnerabilità siano state sfruttate attivamente.

Come aggiornare


Gli aggiornamenti automatici sono disponibili per chi usa Tails 7.0 o versione successiva. In caso di problemi, è possibile ricorrere all’aggiornamento manuale seguendo le istruzioni sul sito ufficiale.

Oltre alle correzioni di sicurezza, la versione aggiorna Thunderbird alla 140.10.0 e introduce una piccola modifica strutturale: le immagini ISO non funzionano più se copiate direttamente su chiavetta USB. Restano disponibili per DVD e macchine virtuali, ma per le chiavette è necessaria l’immagine USB dedicata, raccomandata dal 2019 come formato principale. La modifica serve a ridurre la confusione per chi finiva per installare il formato sbagliato, ritrovandosi con un sistema privo di aggiornamenti automatici e di archiviazione persistente.

SOURCE:// blog.torproject.org
SOURCE:// blog.torproject.org
SOURCE:// mozilla.org

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persian surgery dervishes / terry riley. 1971-72


[youtube=youtube.com/watch?v=sqQ59i4PmG…]
#experimentalMusic #music #musica #PersianSurgeryDervishes #TerryRiley

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let there be more light / pink floyd. 1968


youtu.be/Gh5bAie2pHw
#LetThereBeMoreLight #PinkFloyd

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[libro] Un inno alla vita


Autrice: Gisèle Pelicot
Titolo: Un inno alla vita – «La vergogna deve cambiare lato.»
Editore: Rizzoli
Altro: 9788817196635; 252 p.; 19,00€; I ed. 2026; genere: autobiografia; titolo originale: Et la joie de vivre; traduzione di Bérénice Capatti; ghostwriter: Judith Perrignon

Voto: 8/10

La vita di Gisèle, fino al 2020, è una vita ordinaria, come la nostra, con il lavoro, gli amori, i figli, i nipoti, le difficoltà economiche, le piccole gioie della vita, i piccoli (o grandi?) drammi della gioventù. A novembre 2020 questo mondo si trasforma in modo radicale e Gisèle si ritrova in un inferno più grande di lei. Il marito, infatti, per un decennio, l’ha drogata con psicofarmaci e l’ha stuprata e fatta stuprare da circa una ottantina di uomini. La cosa viene scoperta per caso. A novembre 2020 Domenique Pelicot viene denunciato alla polizia per aver tentato di fotografare alcune donne sotto la gonna in un supermercato. Nelle indagini gli inquirenti scoprono un orrore molto più grande. Degli stupri alla moglie Domenique Pelicot tiene sul telefono e sul pc un diario minuzioso, con video, foto e chat. Da questo materiale, la magistratura riuscirà a risalire all’identità di 50 uomini. Le prove sono schiaccianti. Nel 2024 vengono tutte condannate con pene che vanno dai 20 anni (il marito) ai 3 anni. L’unico imputato che ricorrerà in appello si vedrà aumentare la pena da 9 a 10 anni.

Il racconto del processo è un campionario di cosa si deve aspettare una vittima di stupro in tribunale: il tentativo continuo di essere delegittimata. Ma pochi mesi prima di andare in aula, Gisèle fa una mossa contro intuitiva. Avrebbe diritto a un processo a porte chiuse, ma decide di rinunciarvi. Certo, sarà molto esposta mediaticamente, ma davanti ai suoi aguzzini non sarà sola. Nel frattempo ha trovato un nuovo amore, che questa volta la sostiene.

Nel racconto vi è anche la descrizione della difficile situazione psicologica che Gisèle si trova ad affrontare: da una parte un marito che ha amato e che si è sempre dimostrato premuroso con lei e con i figli, e dall’altra 10 anni di stupri. E poi ci sono le reazioni dei tre figli e loro familiari. Ognuno, di fronte a questo dramma, reagisce in modo diverso e queste diversità producono attriti e incomprensioni. Solo il fatto di dover affrontare a processo il responsabile di tutto consentirà al resto della famiglia di tenere un minimo di unità e concedersi un motivo di ricostruzione.

La grandezza di Gisèle è anche nei dettagli: in tutto il libro non traspare mai odio per i suoi stupratori. Mai nel processo avrà atteggiamenti vendicativi nei confronti degli imputati o giudicanti nei confronti dei testimoni. Chiede solo giustizia e che le cose (e le persone) vengano chiamate con il loro nome. Gisèle non è credente.

Nelle ultime pagine l’autrice spiegherà perché usa ancora il cognome dell’ormai ex marito.

Per chi non avesse voglia di leggere il libro, segnalo una lunga intervista su Vogue e un articolo su ilPost.
#gisèlePelicot #libro #recensione #unInnoAllaVita

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56 giorni — Catherine Ryan Howard


Copertina del libro: il disegno di una sfera di cristallo in cui è presente un condominio in mattoni.

56 giorni mi è stato consigliato da mia moglie. La trama sembrava interessante, quindi, nonostante la mia reticenza, l’ho letto con poche aspettative, ma mi ha comunque deluso.

Di per sé, il romanzo non è malaccio. Usa un’espediente interessante per raccontare la storia, salta tra il presente e il passato dei personaggi. Solo che lo fa continuamente: ogni capitolo è un salto temporale, ora in avanti, ora all’indietro… Certo, il periodo temporale è chiaramente indicato dal titolo del capitolo (es. 56 giorni prima, Oggi, 32 giorni prima, etc.), ma, per chi come me, non ha tempo per leggerlo con continuità risulta un po’ pesante e caotico. Specie quando le linee temporali diventano più di una, perché man mano si alternano il punto di vista della protagonista donna, del protagonista uomo, di una seconda protagonista donna e di una terza protagonista donna.

C’è poi un grosso problema:
Possibile anticipazione
Alla fine del libro uno dei capitoli iniziali viene completamente riscritto in base alle informazioni trapelate nel corso del romanzo. Il problema è che rende il primo capitolo totalmente inutile, perché, di fatto, è una completa ammissione da part dell’autrice di aver volutamente fuorviato il lettore all’inizio del libro.

La trama si regge in piedi piuttosto bene, anche se a un certo punto, quando vengono rivelate le relazioni tra i rispettivi personaggi, un po’ mi è preso il senso di schifo nei confronti di uno di loro.

Il tono dei dialoghi non mi è piaciuto molto, se devo essere sincero: i due protagonisti principali parlano tra di loro e a loro stessi come se fossero adolescenti in preda all’ormone, quando in realtà hanno entrambi tra i 25 e i 33 anni.

Grossa delusione sul finale, che dovrebbe sembrare aperto, ma lascia un senso di incompletezza enorme, quasi come se l’autrice non avesse avuto la più pallida idea di come chiudere la storia e abbia lasciato tutto in sospeso o, peggio, abbia aggiunto un capitolo finale totalmente inutile (perché, per come è scritto e per cosa c’è scritto, lo è).


Maggiori informazioni sul libro su OpenLibrary
#BibliofiliIncurabili #libri #Recensioni

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Alexa+ arriva in Italia: cos’è, come funziona e cosa cambia con l’IA generativa di Amazon


Alexa+ è finalmente disponibile in Italia: la nuova assistente Amazon basata su intelligenza artificiale generativa promette risposte più naturali, maggiore personalizzazione e un controllo ancora più evoluto della smart home. Ecco cosa cambia davvero
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Dal 2018 ad oggi, Alexa ha trasformato il modo in cui funziona la nostra casa: dalla musica allo streaming video, dall'ascolto delle notizie al seguire ricette passo dopo passo, fino al ricordarci gli appuntamenti più importanti. L'assistente virtuale di Amazon è diventata parte integrante della vita quotidiana, un vero e proprio membro aggiuntivo delle nostre famiglie: basti pensare che solo negli ultimi tre anni, gli italiani hanno interagito con Alexa oltre 40 miliardi di volte. Alexa+ non è solo più intelligente, è anche in grado di aiutare concretamente nella vita di tutti i giorni. Prenotazioni al ristorante, shopping, sicurezza domestica, scoperte musicali, gestione degli impegni: Alexa+ fa tutto questo attraverso conversazioni naturali, proprio come se parlassimo ad una persona.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano

Alexa+: cosa cambia davvero


Alexa+ segna un salto netto rispetto alla versione tradizionale, puntando su conversazioni molto più naturali e su una reale capacità di azione. Grazie ai modelli linguistici avanzati integrati tramite Amazon Bedrock, l’assistente comprende richieste anche incomplete o complesse, permette di interrompere e cambiare argomento senza perdere il contesto e risponde con una voce più fluida ed espressiva. Ma la vera differenza sta nelle funzionalità operative: Alexa+ non si limita a rispondere, ma agisce concretamente collegandosi a servizi e dispositivi, dalla gestione della smart home alla scelta della musica, fino a suggerire regali, ricette personalizzate o effettuare prenotazioni. L’integrazione con piattaforme già diffuse in Italia, come servizi musicali e presto anche TheFork per i ristoranti, amplia ulteriormente le possibilità, rendendo l’assistente un vero hub intelligente per la vita quotidiana.
Alexa+ diventa un vero hub intelligente per la vita quotidiana Alexa+ diventa un vero hub intelligente per la vita quotidiana

Personalizzata, proattiva e accessibile ovunque


Oltre all'intelligenza, Alexa+ porta attenzione, empatia e, quando serve, anche un pizzico di ironia. Più interagisci, più diventa utile: essa impara le nostre preferenze, la musica che amiamo, i libri che leggiamo, i cibi che evitiamo e le abitudini della nostra famiglia. Grazie al riconoscimento vocale e visivo, essa e in gradi di distinguere i membri della famiglia e personalizzare le risposte per ciascuno. Se stiamo pianificando un viaggio, Alexa+ ricorderà le nostre destinazioni preferite e ci aiuterà a organizzare i dettagli. Rientriamo stanchi dal lavoro? Alexa+ potrebbe abbassare le luci e far partire la nostra playlist preferita, ricorderà che qualcuno della famiglia è vegetariano e lo terrà in considerazione per suggerimenti su ristoranti o ricette. Alexa+ è pensata per essere sempre accessibile e accompagnarci in ogni momento della giornata, dai dispositivi Echo in casa fino al browser, presto disponibile anche in Italia tramite Alexa.com. Il vero punto di forza è la continuità: puoi iniziare una conversazione su un dispositivo e riprenderla su un altro senza perdere il contesto, rendendo l’esperienza fluida e senza interruzioni.
Alexa+ è pensata per essere sempre accessibile e accompagnarci in ogni momento della giornata, dai dispositivi Echo in casa fino al browserAlexa+ è pensata per essere sempre accessibile e accompagnarci in ogni momento della giornata, dai dispositivi Echo in casa fino al browser

Fare shopping è ancora più semplice


Se in casa stiamo finendo qualcosa basta dirlo: Alexa+ suggerirà il nostro marchio preferito al miglior prezzo e ci chiederà conferma prima di ordinare. Se stiamo pianificando una cena, Alexa+ crea la lista della spesa considerando le nostre preferenze alimentari e quelle della nostra famiglia, tiene traccia delle consegne, ci segnala variazioni di prezzo interessanti e ci aiuta a scoprire prodotti in linea con i nostri interessi. Alexa+ può anche confrontare prodotti, riassumere recensioni e suggerire alternative.

Gestisci la casa in modo naturale


Alexa+ consente di gestire la casa semplicemente parlando in modo naturale: basta dire: “È buio” e Alexa accenderà le luci, “Pulisci qui” e farà partire il robot aspirapolvere compatibile. È possibile, inoltre, creare routine personalizzate completamente con la voce, combinando più azioni: regolare le luci, riprodurre musica, condividere le previsioni meteo, senza bisogno di aprire l'app Alexa.
Alexa + ITAlexa+ consente di gestire la casa semplicemente parlando in modo naturale
Presto Alexa+ consentirà di controllare consegne e visitatori tramite il videocitofono Ring: basta dire “Alexa, è stato consegnato qualche pacco oggi?” e lei si collegherà alla videocamera Ring, analizzerà le registrazioni e ti mostrerà se qualcuno ha lasciato un pacco alla porta.

Progettata per l’Italia, in Italia


Alexa+ è stata adattata al mercato italiano andando ben oltre la semplice traduzione, con un forte lavoro sulla comprensione del contesto culturale e linguistico. Grazie al contributo di ricercatori e ingegneri del centro R&D di Torino, l’assistente è in grado di interpretare sfumature, modi di dire e varianti regionali, comprendendo non solo cosa viene detto ma anche come. Questo approccio consente ad Alexa+ di offrire un’esperienza più naturale e personalizzata, ricordando preferenze, abitudini e contesti, fino a integrarsi nella quotidianità degli utenti come un assistente realmente “locale”.
Alexa+ sarà gratuita durante la fase di Accesso Anticipato, per poi passare a un costo di 22,99 euro al meseAlexa+ sarà gratuita durante la fase di Accesso Anticipato, per poi passare a un costo di 22,99 euro al mese
Alexa+ è stata progettata con un forte focus su privacy e controllo dell’utente, offrendo strumenti chiari per gestire registrazioni vocali, dati e interazioni direttamente dall’app o online, con piena trasparenza su ciò che viene salvato e per quanto tempo. Dal punto di vista del modello di accesso, sarà inizialmente gratuita durante la fase di Accesso Anticipato, per poi passare a un costo di 22,99 euro al mese, restando però inclusa senza costi aggiuntivi per gli abbonati Amazon Prime, ampliando così il pacchetto di servizi già disponibili.

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La crescente disponibilità di dati in tempo reale ha progressivamente reso i mercati finanziari più efficienti, abbattendo barriere tecnologiche ed economiche e riducendo drasticamente i costi operativi
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Alexa+ è disponibile in Italia in Accesso Anticipato, con un rilascio progressivo che nelle prossime settimane coinvolgerà sempre più utenti. Per provarla subito, è possibile acquistare un dispositivo Echo di nuova generazione — come Echo Show 11, Echo Show 8, Echo Dot Max o Echo Studio — oppure registrarsi sul sito Amazon per ricevere un invito, anche se si possiede già un dispositivo compatibile. Più che un semplice aggiornamento, Alexa+ rappresenta un’evoluzione profonda dell’assistente vocale, destinata a cambiare il modo in cui interagiamo con la tecnologia nella vita quotidiana.


EU Common Charger: anche i laptop passano a USB-C, le soluzioni Anker


Dal 28 aprile 2026, in seguito all’estensione della direttiva europea sul caricatore unico, tutti i laptop immessi sul mercato dell’Unione Europea dovranno adottare lo standard USB-C. Questa misura completa il percorso già avviato su smartphone, tablet e altri dispositivi elettronici, con l’obiettivo di ridurre i rifiuti elettronici, semplificare l’esperienza d’uso e promuovere l’interoperabilità tra dispositivi. In questo scenario, i caricabatterie non saranno più sempre inclusi nella confezione dei nuovi laptop, rendendo fondamentali soluzioni di ricarica universali, potenti e multi-dispositivo.

Dyson HushJet Mini Cool Fan: mini ventilatore compatto e silenzioso
Dyson lancia HushJet Mini Cool Fan, un ventilatore compatto e silenzioso progettato per offrire un flusso d’aria potente in dimensioni ridotte. Ecco caratteristiche, tecnologia e dettagli del nuovo dispositivo
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Anker risponde a questa evoluzione con due soluzioni di ultima generazione pensate per utenti professionali e consumer evoluti.

Anker Zolo 140W


Il modello Anker Zolo 140W è progettato per offrire una ricarica rapida e sicura su più dispositivi contemporaneamente. Grazie alla tecnologia GaN di ultima generazione, è in grado di fornire fino a 140W di potenza complessiva, permettendo di alimentare fino a quattro dispositivi in parallelo senza compromessi sulle prestazioni. Le due porte USB-C ad alta potenza consentono, per esempio, di ricaricare dispositivi come un MacBook Air da 15” fino al 50% in circa 30 minuti.
Un display a colori ad alta definizione rende il controllo semplice e intuitivoUn display a colori ad alta definizione rende il controllo semplice e intuitivo
Il dispositivo integra inoltre il sistema di sicurezza ActiveShield 3.0, che monitora costantemente la temperatura con oltre 6 milioni di controlli al giorno per proteggere i dispositivi collegati. Un display a colori ad alta definizione offre una visualizzazione immediata e dettagliata dello stato di ricarica, della temperatura e dell’utilizzo delle singole porte, rendendo il controllo semplice e intuitivo.

Anker Prime 160W


Anker Prime 160W rappresenta una soluzione compatta e ad alte prestazioni pensata per la massima efficienza in mobilità. Questo caricatore offre fino a 160W totali in un formato estremamente ridotto, paragonabile alle dimensioni della custodia degli AirPods Pro, rendendolo facilmente trasportabile. La singola porta USB-C è in grado di erogare fino a 140W costanti senza cali di potenza, permettendo di ricaricare un MacBook Pro da 16” fino al 50% in circa 25 minuti.
Anker Prime offre fino a 160W totali di potenzaAnker Prime offre fino a 160W totali di potenza
Grazie alla tecnologia PowerIQ 5.0, la potenza viene distribuita in modo intelligente tra più dispositivi, consentendo di alimentare contemporaneamente laptop, smartphone e tablet con un solo caricatore. Il sistema AnkerSense View introduce un livello avanzato di controllo, permettendo di monitorare in tempo reale la potenza erogata tramite display e applicazione mobile con connessione Bluetooth, oltre a personalizzare le modalità di utilizzo..

Crisi climatica in Italia: 376 eventi estremi e frane +42%
L’Italia affronta una crescente emergenza climatica: in occasione dell’Earth Day, cittadini e comunità si mobilitano con azioni concrete per contrastare il cambiamento climatico e promuovere la sostenibilità
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Nuovo scenario europeo della ricarica


Con l’adozione del caricatore unico per laptop, il mercato evolve verso soluzioni sempre più efficienti, versatili e sostenibili, in cui la riduzione dei caricabatterie proprietari diventa uno standard industriale. In questo contesto, Anker si posiziona come uno dei player di riferimento nell’evoluzione verso ecosistemi di ricarica universali, offrendo dispositivi ad alte prestazioni progettati per semplificare la vita digitale quotidiana.


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obscured by clouds / pink floyd. 1972


[youtube=youtube.com/watch?v=Te_-nISxLV…]
#music #musica #ObscuredByClouds #PinkFloyd

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5 maggio, roma: “veguastampa fabbrica occupata (1969–1972)”, incontro all’aamod sul libro di berardino nisii


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[table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td]InSalaZa 2026
INCONTRI IN BIBLIOTECA

Martedì 5 maggio – Ore 17:30

Presentazione del libro

Veguastampa fabbrica occupata (1969–1972).

Memorie e testimonianze di Berardino Nisii

(Edizioni Nuova Prhomos, Città di Castello, 2026)

Intervengono:

Berardino Nisii

autore del libro ed ex operaio della Veguastampa

Riccardo Catini

ex operaio della Veguastampa e componente del Comitato di agitazione

Alexander Höbel

storico e ricercatore

Gino Melis

ex operaio della Veguastampa e componente del Comitato di agitazione

Giulia Zitelli Conti

docente di Storia Orale Università Roma Tre

Paola Scarnati

fondatrice dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico

introduce e modera Roberta Tucci – antropologa

AAMOD – Sala Zavattini

Via Ostiense 106 – Roma

Ingresso libero

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[table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td]Si terrà martedì 5 maggio 2026 alle ore 17:30, presso la Sala Zavattini dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD), la presentazione del volume Veguastampa fabbrica occupata (1969–1972). Memorie e testimonianze di Berardino Nisii (Edizioni Nuova Prhomos, Città di Castello, 2026). L’iniziativa si inserisce nell’ambito del ciclo “InSalaZa”, promosso dall’AAMOD in collaborazione con la Biblioteca di cinema e storia Ėsfir’ Šub.
Il libro ripercorre, attraverso una ricca e articolata documentazione archivistica, la vicenda dell’occupazione della tipografia Veguastampa di Pomezia, portata avanti dalle maestranze contro la dismissione dello stabilimento e in difesa dei diritti sindacali. Un’esperienza di lotta lunga e significativa, durata tre anni, dal novembre 1969 all’inizio del 1972, che rappresenta una pagina importante della storia del movimento operaio italiano.

Autore del volume è Berardino Nisii, protagonista diretto di quella vicenda: entrato giovanissimo in fabbrica, prese parte all’occupazione e nel corso degli anni ha conservato un ampio patrimonio di materiali – volantini, ritagli di giornale, documenti sindacali, comunicati – con l’intento di preservarne la memoria. Il libro restituisce così non solo la cronaca degli eventi, ma anche il clima umano e politico di quei mesi, segnati da momenti di grande intensità dentro e fuori la fabbrica, e dalla solidarietà diffusa che sostenne la lotta degli operai.

L’opera si inserisce nel filone della storiografia dal basso, dando voce a protagonisti spesso rimasti ai margini delle narrazioni ufficiali. Attraverso uno stile chiaro e attento alle fonti, Nisii intreccia dimensione individuale e collettiva, offrendo uno sguardo partecipe e documentato su un’esperienza capace di illuminare processi storici più ampi.

L’incontro sarà introdotto e moderato dall’antropologa Roberta Tucci e vedrà la partecipazione dell’autore Berardino Nisii, ex operaio della Veguastampa, insieme a Riccardo Catini e Gino Melis, anch’essi ex operai dello stabilimento e compo
nenti del Comitato di agitazione durante gli anni dell’occupazione. Interverranno inoltre Alexander Höbel, storico e ricercatore, Giulia Zitelli Conti, docente di Storia Orale all’Università Roma Tre, e Paola Scarnati, fondatrice dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico. Nel corso della presentazione saranno proiettati documenti filmici relativi all’occupazione della Veguastampa, conservati presso l’Archivio dell’AAMOD, offrendo una preziosa testimonianza visiva di quella esperienza di lotta e partecipazione collettiva.

L’ingresso è libero fino a esaurimento posti

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[table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td]ARCHIVIO AUDIOVISIVO DEL MOVIMENTO OPERAIO E DEMOCRATICO ETS
+39 06 57305447 – eventi

Sito web: aamod.it

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Tutte le tecniche di Bjj / Judo / Sambo?


ho anche creato una sezione chiamata "tecniche" in cui si possono raccogliere e catalogare i video che ci bombardano sui social.
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E’ molto probabile che conosci la super aggiornata lista delle cinture nere di BJJ in italia – Quello che forse ti è scappato è che ho anche creato una sezione chiamata “tecniche” in cui si possono raccogliere e catalogare i video che ci bombardano sui social.

Oltre ad aggiungere il video, puoi selezionare la posizione di partenza, dalla schiena all’essere sotto.
e l’azione che avviene dopo: finalizzazione, sweep, escape etc etc

Fatto questo puoi anche creare delle collezioni, che ho chiamato workflow per mettere le tecniche in sequenza per studiarle

il link è questo: grappling-italia.com/tecniche/

puoi accedere con un click facendo accesso con Gmail.com

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Fedora 44: arriva GNOME 50, nuovo look per KDE e prestazioni migliori nei giochi


Fedora 44 è uscita con GNOME 50, KDE Plasma 6.6, supporto NTSYNC per Wine e Steam e un avviso per chi usa GPU NVIDIA della serie 10xx o precedente.
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In Fedora 44 il fractional scaling smette di essere una funzione sperimentale: GNOME 50 lo promuove a stabile insieme al variable refresh rate, e nell’edizione KDE arriva Plasma 6.6 con il nuovo Plasma Login Manager, di cui questa release è la prima distribuzione ad adottarlo come predefinito.

Desktop: cosa cambia davvero


La versione Workstation include GNOME 50, che completa la transizione a Wayland rimuovendo la sessione X.org dal display manager. Per chi usa schermi ad alta densità o alta frequenza di aggiornamento, la promozione di fractional scaling e variable refresh rate da sperimentali a stabili è il cambiamento più concreto. Miglioramenti anche su accessibilità, gestione del colore e desktop remoto; il file manager Nautilus aggiunge il completamento del percorso senza distinzione maiuscole/minuscole.

L’edizione KDE porta Plasma 6.6 con il passaggio definitivo da SDDM al nuovo Plasma Login Manager. A gestire la configurazione iniziale ci pensa Plasma Setup, un wizard post-installazione che riduce le sovrapposizioni con l’installer Anaconda e rende il primo avvio più lineare. Nell’edizione KDE di Fedora 44, Spectacle, lo strumento per gli screenshot, aggiunge il riconoscimento ottico dei caratteri: si può estrarre testo direttamente da un’immagine, utile per copiare messaggi di errore o didascalie.

Gaming, strumenti e sottocoperta


NTSYNC è abilitato automaticamente per Wine e Steam tramite raccomandazione di pacchetto: il modulo introduce un meccanismo di sincronizzazione tra thread più efficiente, con benefici nelle prestazioni di giochi e applicazioni Windows, senza richiedere intervento manuale.

Tra le altre novità: OpenSSL carica i certificati più rapidamente grazie all’adozione del formato directory-hash per i certificati CA; MariaDB 11.8 diventa la versione predefinita per le nuove installazioni; il gestore di pacchetti Nix è ora disponibile nei repository ufficiali per chi vuole gestire software aggiuntivo nella propria home senza toccare il sistema base. Il kernel è alla versione 6.19. Tra gli aggiornamenti del toolchain: Ruby 4.0, Go 1.26, GCC 16 e LLVM 22.

Attenzione alle schede NVIDIA più vecchie


A partire dalla serie di driver 590, NVIDIA ha tolto il supporto alle schede GeForce delle serie 10xx (Pascal) e precedenti, incluse le 9xx. Chi aggiorna a Fedora 44 con una di queste GPU si ritroverà a usare Nouveau, il driver open source della comunità, che funziona ma non regge il confronto con i driver proprietari in termini di prestazioni. Chi ha invece una GTX 1650 o una scheda RTX non deve preoccuparsi. Per chi è rimasto indietro, la soluzione c’è: i driver legacy sono disponibili tramite RPM Fusion, ma vanno installati a mano.

Chi usa già Fedora 43 può aggiornare con dnf system-upgrade, senza reinstallazione da zero.

SOURCE:// fedoramagazine.org
SOURCE:// itsfoss.com
SOURCE:// ilsoftware.it
SOURCE:// marcosbox.com

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Stremio v5 si aggiorna: tasti multimediali, zoom video e HDR completo su Mac


Stremio v5 e la versione web si aggiornano alla beta.35: arrivano le media key, lo zoom sul video, il badge HDR e un supporto HDR migliorato per i display XDR di Apple.
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Nelle ultime ore Stremio ha rilasciato la v5.0.0-beta.35, aggiornamento che tocca sia il client desktop che la versione web e porta con sé una serie di migliorie al lettore che gli utenti aspettavano.

La novità più comoda per l’uso quotidiano è il supporto ai tasti multimediali della tastiera: play/pausa, brano precedente e successivo funzionano adesso anche dentro Stremio. Aggiunto anche un controllo per lo zoom e la scala del video, utile quando i contenuti non si adattano bene al proprio schermo, oltre a un indicatore visivo per i contenuti HDR. Per i sottotitoli, il menu contestuale si arricchisce con opzioni per scaricare il file, copiare l’ID o il link diretto, e al passaggio del mouse ora compare il nome del sottotitolo selezionato. Corretti anche diversi bug: la pausa con la barra spaziatrice, la priorità dei sottotitoli incorporati e alcune animazioni su browser WebKit.

Su macOS il salto più significativo


La versione macOS (v5.1.21) riceve il supporto HDR completo con passthrough EDR corretto, il che significa gestione della luminosità massima sui display XDR e correzione del colore. MPV è stato aggiornato alla versione stabile 5.0.3 e, in caso di errori all’avvio, l’app mostra finalmente dialoghi di errore nativi invece di sparire in silenzio.

Su Windows (v5.0.21) si correggono l’indicatore di buffering che non compariva e la gestione degli errori MPV durante lo streaming.

SOURCE:// blog.stremio.com

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Un altro atto di pirateria dell’esercito israeliano contro la solidarietà internazionale


Comunicato stampa GD. 30 aprile 2026 mobilitazioni in tutta Italia
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Tra ieri sera e stanotte, al largo di Creta, l’esercito israeliano ha bloccato, danneggiato le navi e sequestrato gli attivisti e le attiviste della Flotilla, diretti verso Gaza con aiuti per riportare l’attenzione sulla situazione determinata dagli attacchi israeliani ora (solo) formalmente cessati, ma in realtà consolidati e ben presenti.

Non ci possiamo far distrarre dalla finta pace imposta dal guerrafondaio Trump, che consolida il dominio illecito di Israele sui palestinesi, a Gaza, come in Cisgiordania. Non ci faremo distrarre da alcuna critica o fandonia sull’iniziativa degli e delle attiviste della Global Sumud Flotilla, che sosteniamo con forza e con orgoglio.

Chiediamo subito il rilascio di tutte le persone fermate in quest’ennesima e illegittima incursione dell’esercito israeliano e chiediamo che le autorità italiane intervengano immediatamente a loro tutela e contestando l’operato delle forze armate del governo di Netanyahu, che stanno allargando la loro sfera d’azione veramente oltre l’immaginabile, intervenendo ben oltre i loro confini (reali o illegalmente pretesi).

Non c’è alcun dubbio sull’illegittimità di questa azione di sequestro di persone operata in acque internazionali, che estende un già illegittimo blocco navale a 600 miglia dalla costa palestinese e viola la libertà di navigazione. Pretendiamo una chiara e immediata presa di posizione da parte delle nostre autorità nazionali e diplomatiche e l’immediata assistenza agli equipaggi lasciati in balia delle imminenti tempeste, su mezzi distrutti.

La pirateria internazionale del governo Netanyahu va fermata subito e definitivamente.

Come Giuristi Democratici partecipiamo oggi alle mobilitazioni che si svolgono in tutte le città italiane e ci mettiamo a disposizione per qualunque intervento possibile e necessario a tutela dei nostri preziosi attivisti sequestrati.

Associazione Nazionale Giuristi Democratici

Comunicato stampa Flotilla – 30 Aprile 2026Download

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iOS chiude la falla che teneva in vita i messaggi Signal cancellati


Apple ha corretto con iOS 26.4.2, iPadOS 26.4.2, iOS 18.7.8 e iPadOS 18.7.8 il bug che poteva conservare notifiche di messaggi Signal anche dopo la loro eliminazione. Secondo 404 Media, l’FBI lo ha sfruttato in almeno due casi documentati.
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Mercoledì 22 aprile Apple ha rilasciato un aggiornamento fuori ciclo per iOS e iPadOS per correggere un bug che poteva conservare notifiche in arrivo da Signal, e potenzialmente da altre app, anche quando erano marcate per la cancellazione. In alcuni casi, quei contenuti potevano restare nel database delle notifiche del sistema operativo anche dopo l’eliminazione dei messaggi o la disinstallazione dell’app.

Come avevamo raccontato, secondo 404 Media l’FBI ha sfruttato questa situazione in almeno due procedimenti giudiziari, recuperando il testo di messaggi che gli utenti ritenevano non più disponibili. Il problema non riguardava la cifratura di Signal, che non risulta compromessa, ma il modo in cui iOS gestiva alcune notifiche push: se il contenuto del messaggio veniva mostrato nell’anteprima, poteva essere salvato dal sistema fuori dal perimetro dell’app.

Il punto è tecnico ma importante. Signal può cancellare un messaggio dalla propria app e proteggerlo con crittografia end-to-end durante la trasmissione, ma non controlla tutto ciò che il sistema operativo decide di fare con una notifica già ricevuta. È lì che si inseriva il bug: il messaggio spariva da Signal, ma una sua copia poteva restare altrove.

Cosa cambia con la patch


Il bug è tracciato come CVE-2026-28950 ed è stato corretto il 22 aprile in iOS 26.4.2, iPadOS 26.4.2, iOS 18.7.8 e iPadOS 18.7.8. Apple ha descritto il problema come un “logging issue”, risolto con una migliore redazione dei dati, spiegando che notifiche marcate per la cancellazione potevano essere conservate in modo inatteso sul dispositivo.

La patch non si limita a impedire che nuove notifiche vengano conservate. Signal ha chiarito che, una volta installato l’aggiornamento, le notifiche già salvate per errore vengono eliminate e quelle future non dovrebbero più essere conservate per le applicazioni cancellate. Anche Apple, secondo quanto riportato da 404 Media, ha indicato che l’aggiornamento elimina retroattivamente le notifiche salvate in modo improprio.

Il fix è disponibile sia per la linea corrente di iOS sia per i dispositivi rimasti su iOS 18. È un dettaglio rilevante, perché estende la correzione anche a installazioni non aggiornate al ramo principale più recente. La pressione pubblica era cresciuta dopo gli articoli di 404 Media e dopo l’intervento della presidente di Signal, Meredith Whittaker, che aveva sottolineato come notifiche relative a messaggi cancellati non dovrebbero restare in alcun database del sistema operativo.

Una questione di confini


La vicenda mette in luce qualcosa che gli sviluppatori attenti alla sicurezza sanno bene, ma che spesso sfugge agli utenti: le app di messaggistica cifrata controllano solo ciò che accade al loro interno. Non appena il contenuto entra nel territorio del sistema operativo: notifiche, backup, clipboard, tastiere, anteprime, segue anche le regole di quel sistema.

La crittografia di Signal era e resta solida; il problema era altrove. Non è stato necessario rompere Signal, se il testo del messaggio era già stato copiato in una notifica conservata da iOS.

Per chi usa i messaggi a scomparsa come parte di una strategia di sicurezza reale, l’indicazione è semplice: aggiornare subito e verificare che gli aggiornamenti automatici siano attivi. In via precauzionale, conviene anche rivedere le impostazioni di Signal: nelle preferenze Notifiche è possibile impostare la visualizzazione su “Solo nome” o “Nessun nome o contenuto”, così da non esporre il testo dei messaggi nelle notifiche di sistema.

SOURCE:// 404media.co
SOURCE:// bleepingcomputer.com
SOURCE:// support.apple.com
SOURCE:// support.apple.com


Apple Fixes Bug That Let FBI Extract Deleted Signal Messages After 404 Media Coverage


Last week Apple fixed an issue that let the FBI forensically extract copies of incoming Signal messages from a defendant’s iPhone, even after the app had been deleted, because copies of those messages were stored in the iPhone’s notification database. The move comes directly in response to 404 Media’s coverage of a case in which the FBI was able to extract a suspect’s deleted Signal messages. Apple’s fix means iPhones should no longer save copies of deleted messages from Signal or other apps, and Apple said the patch also purges already saved and related notifications.

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ForkLift 4.6.1 si adegua a macOS Tahoe: cartelle colorate, preview PDF ripristinata e fix alla memoria


ForkLift 4.6.1 aggiunge il supporto ai colori delle cartelle di macOS Tahoe, ripristina la preview PDF interattiva nel pannello di anteprima e corregge perdite di memoria e altri bug.
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macOS Tahoe ha cambiato il modo in cui il Finder gestisce le cartelle: il colore dell’etichetta applicata si riflette adesso sull’icona, ed è possibile impostare anche immagini personalizzate per distinguerle. Una modifica estetica di un certo peso, che richiedeva un adeguamento anche dai gestori di file alternativi.

ForkLift 4.6.1, rilasciato in queste ore, colma questo divario. Il gestore di file dual-pane di BinaryNights, una delle alternative più complete agli strumenti nativi di Apple su macOS, eredita i colori delle cartelle direttamente dal Finder: assegnare un’etichetta colore in ForkLift aggiorna l’icona di conseguenza, e le icone personalizzate impostate nel Finder vengono visualizzate correttamente. Resta ancora fuori portata la configurazione di icone personalizzate direttamente dall’app, per via di API di sistema non ancora esposte agli sviluppatori terzi.

Preview PDF di nuovo funzionante


Il pannello di anteprima aveva perso alcune funzioni dalla versione 4.3.5: la selezione del testo e il menu contestuale non erano più disponibili nelle anteprime PDF. La 4.6.1 ripristina entrambe.

Memoria e altri fix


Corretti anche diversi memory leak, con un miglioramento generale nell’utilizzo della RAM. Tra i bug risolti figurano l’impossibilità di rimuovere l’ultimo tag su iCloud Drive, la scomparsa dei tag durante il completamento automatico con Tab, e un’anomalia nella vista a lista che faceva saltare la posizione dei file dopo una rinomina o un’eliminazione con il raggruppamento attivo.

L’aggiornamento include anche la possibilità di modificare i preferiti dalla barra laterale tramite menu contestuale, un miglioramento alla barra di stato e un avviso quando iCloud Drive non è in grado di completare un’operazione perché occupato.

ForkLift 4.6.1 è scaricabile dal sito di BinaryNights o come aggiornamento diretto dall’app.

SOURCE:// blog.binarynights.com

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Breve cronistoria dei servizi segreti italiani dal 1949 al 1965


Una volta finita la guerra, in base agli accordi di Teheran <7, l’Italia finisce sotto l’influenza degli Alleati: ciò vale, oltre che per la politica, anche per i servizi di sicurezza. I nostri servizi informativi vivono una fase di standby fino al 30 marzo del 1949 quando (quattro giorni prima della firma del Patto Atlantico) viene creato il Servizio Informazioni Forze Armate (Sifar) e, parallelamente, viene istituito un Servizio Informazioni Operative e Situazione (Sios) per ciascun’arma <8. Tuttavia i nostri servizi non rispondono esclusivamente al governo italiano, né sono fedeli solamente alla Repubblica, ma – e potemmo dire soprattutto – sono rigorosamente legati «agli impegni che l’Italia [ha] appena assunto con la firma del Patto Atlantico» <1. È all’interno di tale situazione di «sovranità limitata» che nasce la tanto discussa Gladio. Nata ufficialmente il 26 luglio 1956 (inserita nell’Ufficio R del Sifar) nell’ambito della Stay-Behind Net ha lo scopo di organizzare una resistenza “dietro le linee”, nel caso di un’invasione sovietica <2.
A dare al Sifar un’indesiderata fama sono gli scandali emersi nel 1967. Da un lato abbiamo una guerra ferocissima tra i generali De Lorenzo e Aloja combattuta a colpi di dossier pubblicati su alcuni quotidiani – da cui nascerà lo scandalo dossier (3 – dall’altro la questione del «Piano Solo» che nasce, secondo Taviani, da «una situazione di declino senile dell’allora capo dello Stato Antonio Segni» <4, ormai stanco stanco del centro-sinistra e convinto di una prossima vittoria elettorale degli «stalinisti» e, temendo che la svolta a destra da lui auspicata potesse provocare dei moti di piazza, pretende da De Lorenzo <5 – che, sostiene D’Amato, fomentava le paure del Presidente dandogli «informazioni fasulle che creava lui stesso» <6 – «l’elaborazione di un piano d’emergenza per il mantenimento dell’ordine pubblico» <7. Nella sua attuazione, il perno del Piano è l’enucleazione di tutti i «possibili leader della sommossa», parlamentari compresi, e il loro “trasferimento” – come dichiarato da De Lorenzo stesso innanzi alla Commissione Lombardi – presso la base di Capo Marraggiu <8 (quartier generale di Gladio). A tutt’oggi la famigerata “Rubrica E”, contente l’elenco degli enucleandi, non è stata resa nota, protetta dal segreto di stato posto sugli allegati alla Relazione Lombardi. <9
In seguito allo scandalo De Lorenzo, per arginare le crescenti proteste dell’opinione pubblica, nel 1965, a pochissimo tempo dal celeberrimo convegno dell’Istituto Pollio <1, viene creato – per decreto del Presidente della Repubblica – il Servizio Informazioni Difesa (Sid). Per la verità rispetto al Sifar non cambia assolutamente nulla, né a livello organizzativo, né a livello legislativo, né nella composizione dell’organico: a istituirlo non è neanche una legge o una riforma, bensì un decreto presidenziale seguito da una circolare interna al Ministero della Difesa che indica il cambiamento del nome e non altro <2. Alla guida guida del “nuovo” servizio segreto viene posto l’ammiraglio (3 Eugenio Henke, rimasto a capo del Sid fino al 1970. È questo uno dei periodi più problematici e misteriosi dei nostri servizi militari: è il periodo in cui viene avviata la «strategia della tensione», in cui si consumano le relazioni pericolose con la destra eversiva <4, con il Bnd (servizio segreto segreto della Germania Federale) di Reinhard Gehlen <5, con il Kyp (servizio segreto della Grecia dei colonnelli) <6. È il periodo delle compromissioni con la strage di piazza Fontana, con il golpe Borghese.

[NOTE]7 E non a quelli di Yalta dove, contrariamente a ciò che si dice normalmente, non fu fatto alcun accenno alla “divisione del mondo”. Detti T., Gozzini G., Storia contemporanea. Il Novecento, Bruno Mondadori, Milano 2002, pp. 218-222. Giannuli A., La guerra dei mondi cit., pp. 22-24, 26-27.
8 Prima facevano capo ai diversi ministeri della Guerra, della Marina e dell’Aviazione; ora, unificati sotto il ministero della Difesa i servizi d’arma fanno capo ai rispettivi Stati Maggiori. De Lutiis G., I servizi segreti in Italia cit., p. 39. Giannuli A., L’armadio della Repubblica cit., p. 94.
1 Situazione che perdurerà lungo tutta la Guerra Fredda. De Lutiis G., I servizi segreti in Italia cit., p. 40. Giannuli A., Perizia Salvini cit., p. 65.
2 Su Gladio è stato detto di tutto e, frequentemente, senza una particolare cognizione di causa. Si rimanda in proposito agli atti della Commissione Stragi e in particolare all’audizione del presidente Cossiga del 6 novembre 1997, Giannuli A., Perizia Salvini, pp. 63-69. Pellegrino G., Fasanella G., Sestrieri C., Segreto di Stato cit., pp. 18-28. De Lutiis G., I servizi segreti in Italia cit., pp. 51-53, 352-379.
3 Di ciò si è abbondantemente parlato in precedenza.
4 La citazione è la parafrasi fatta dal “politichese” tavianeo da Giovanni Pellegrino in Pellegrino G., Fasanella G., Sestrieri C., Segreto di Stato cit., p. 46-47. Il discorso originale è contenuto in Commissione Stragi, vol. II, tomo II resoconto stenografico dell’audizione del senatore Taviani del 1 luglio 1997, p. 393.
5 Non più a capo del Sifar, ma comandante generale dell’arma dei Carabinieri.
6 Purgatori A., Spie del sesso ai tempi di Gronchi, Corriere della Sera, 17 gennaio 1994.
7 Pellegrino G., Fasanella G., Sestrieri C., Segreto di Stato, p. 47.
8 «Pensavo se li pigliamo li portiamo ad Alghero, vanno pure a stare bene». Relazione Commissione d’inchiesta Lombardi, vol. V, p. 423, in Commissione Stragi, vol. I, tomo II, p. 117. Commissione Stragi, vol. I, tomo I, p. 109.
9 Commissione Stragi, vol. I, tono I, p. 108 e vol. I, tomo III, p. 19. Come scrive De Lutiis (I servizi segreti in Italia cit., p. 85), la Commissione Lombardi viene istituita «nel tentativo di bloccare l’indagine parlamentare» e composta da «tre anziani generali, abbastanza legati all’establishment militare» per cui «dava ben scarse garanzie», ma nell’affidare la commissione proprio al generale Lombardi «il tentativo di far svolgere un indagine addomesticata era praticamente fallito». Vedi supra.
1 Vedi supra.
2 De Lutiis G., I servizi segreti in Italia cit., pp. 93-94.
3 D’Amato polemizza fortemente con la scelta del Ministero di nominare direttore di un servizio segreto un ufficiale, per quanto di alto profilo, senza una precorsa esperienza di intelligence: «Henke [è] un ammiraglio, Miceli un bersagliere, Casardi un altro ammiraglio, Maletti della fanteria. Gente che fino al giorno prima aveva comandato un battaglione di carri armati e poi si trovava a guidare un servizio segreto». Per questo motivo l’unico direttore a godere della sua stima è stato De Lorenzo che proveniva dal servizio informativo del Cln romano. Purgatori A., Spie del sesso ai tempi di Gronchi, Corriere della Sera, 17 gennaio 1994. De Lutiis G., I servizi segreti in Italia cit., p. 519.
4 Vedi il caso Giannettini. Già sotto osservazione da parte dell’Uaarr dal 1961 per la sua affiliazione ad “Avanguardia Nazionale” e per le sue relazioni con l’Oas, viene arruolato nel Sid nel 1966 «per esigenze dello Stato Maggiore» (non si è ancora oggi capito se come infiltrato del Sid in “Ordine Nuovo” o come infiltrato di “Ordine Nuovo” nel Sid). Lo stesso ammiraglio Henke si occuperà personalmente di sedare le troppe domande dei giudici sul suo ruolo di agente, reso pubblico invece da Andreotti in un’intervista a “Il Mondo” nel ’74. De Lutiis G., I servizi segreti in Italia cit., pp. 178-183. Requisitoria Alessandrini, pp. 228-229. Giannuli A., Bombe a inchiostro cit., pp. 112, 290. Il rapporto dell’Uaarr è riprodotto in Giannuli A., L’Ufficio Affari Riservati Vol. I cit., p. 73 e Giannuli A., Perizia Salvini, p. 55-56. La deposizione di Henke è riprodotta in Requisitoria Alessandrini, pp. 178-179. Boatti G., Piazza Fontana cit., p. 104.
5 Passato dalla Gestapo (capo della sezione orientale durante la guerra) alla Cia per poi tornare in Germania al vertice del neonato servizio tedesco nel 1956. De Lutiis G., I servizi segreti in Italia cit., p. 524. Caretto E., La Cia: «Sì, arruolammo spie della Gestapo», “Corriere della Sera”, 19 marzo 2001.
6 De Lutiis G., I servizi segreti in Italia cit., p. 95.
Igor-Andy Caputo, 1969. Un anno esplosivo, Tesi di laurea, Università degli Studi di Torino, Anno Accademico 2011-2012
#1949 #1956 #1965 #Gladio #IgorAndyCaputo #Italia #piano #segreti #servizi #Sid #SIFAR #SIM #SIOS #Solo

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Pulizia domestica: boom di ricerche in Italia (oltre 400mila) per aspirapolvere, lavapavimenti e scope elettriche


La pulizia domestica conquista sempre più italiani: oltre 400mila ricerche online per aspirapolvere, lavapavimenti e scope elettriche confermano il boom della casa smart
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L’interesse degli italiani per gli elettrodomestici dedicati alla pulizia domestica è in forte crescita, spinto dalla diffusione di soluzioni smart, automatizzate e sempre più orientate alla praticità quotidiana. Secondo l’analisi di Trovaprezzi.it, tra aprile 2025 e marzo 2026 le ricerche online hanno raggiunto quota 407.350, segnando un incremento del 13% rispetto all’anno precedente: un dato che conferma il boom della pulizia casa e l’evoluzione delle abitudini di consumo. In questo scenario, accanto agli aspirapolvere tradizionali, emergono con forza i lavapavimenti, che non sostituiscono ma ampliano il mercato, rispondendo a nuove esigenze di velocità, efficienza e automazione nella gestione degli ambienti domestici.

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L'aspirapolvere regina del mercato


L’aspirapolvere si conferma protagonista nel mercato della pulizia domestica con circa 170.000 ricerche nell’ultimo anno, in crescita di oltre il 59%, segno di un interesse solido per soluzioni dedicate a una pulizia profonda. Accanto a questo trend si rafforza anche la domanda di dispositivi più evoluti e multifunzione: i robot aspirapolvere raggiungono quota 35.000 ricerche, mentre i lavapavimenti superano le 100.000, evidenziando come queste soluzioni stiano ampliando il mercato intercettando nuove esigenze di automazione, rapidità ed efficienza. Le scope elettriche, pur registrando un calo (circa 29.000 ricerche contro le 41.000 precedenti), continuano a rappresentare un’opzione equilibrata tra praticità e versatilità. L’analisi demografica conferma inoltre un ecosistema ben segmentato: i lavapavimenti risultano particolarmente attrattivi tra i 35 e i 44 anni, target orientato a soluzioni smart e automatizzate; l’aspirapolvere mantiene una diffusione trasversale ma con maggiore incidenza tra gli over 65 (circa 10%), mentre le scope elettriche trovano il loro pubblico principale nella fascia 54-64 anni, dove l’interesse raggiunge il 23,5%, a conferma della loro familiarità d’uso e praticità quotidiana.

Chi compra e dove


Dal punto di vista del genere, il mercato resta a prevalenza femminile, con una forte concentrazione soprattutto sui lavapavimenti, che presentano una quota femminile del 70,5%. L’aspirapolvere mostra invece una distribuzione più equilibrata, con una quota femminile pari al 54,8%. A livello geografico, la Lombardia si conferma una delle regioni più attive sia per l’aspirapolvere sia per i lavapavimenti. Per l’aspirapolvere seguono Veneto e Toscana, mentre nel comparto dei lavapavimenti emerge anche la Puglia tra le aree più interessate. Un dato che riflette non solo la diffusione delle tecnologie domestiche, ma anche differenze nei comportamenti di consumo e nelle priorità legate alla gestione della casa.

World Book Day: Rakuten Kobo rilancia la lettura serale
In occasione del World Book Day, Rakuten Kobo punta sulla lettura serale come nuovo rituale quotidiano. Tra ebook, relax e benessere digitale, leggere torna protagonista nelle ore serali
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Tra i modelli più ricercati su Trovaprezzi.it spiccano brand consolidati e soluzioni sempre più evolute, come Dyson con le serie V15 e V10, Vorwerk Folletto VK7S e VK150, oltre a Rowenta e Ariete. Un quadro che conferma il peso della notorietà del marchio e dell’innovazione tecnologica nell’orientare l’interesse degli utenti.

“Quello che osserviamo nei dati è l’evoluzione di un mercato sempre più maturo, che non si ridefinisce per semplice trasferimento da una tipologia di prodotto all’altra, ma attraverso un progressivo ampliamento dell’offerta e dei bisogni” , ha commentato Dario Rigamonti di Trovaprezzi.it.



Samsung Galaxy A57 5G e Galaxy A37 5G ufficiali: funzioni premium a prezzo competitivo


Samsung ha annunciato i nuovi Galaxy A57 5G e Galaxy A37 5G. Si tratta degli ultimi dispositivi della serie Galaxy A che introducono le più recenti innovazioni mobile di Samsung, inclusa una Awesome Intelligence ancora più evoluta. I nuovi Galaxy A57 5G e A37 5G rafforzano le esperienze su cui le persone fanno affidamento ogni giorno, grazie a miglioramenti in termini di prestazioni, fotocamera e display, insieme a funzionalità di resistenza e sicurezza. Con sei generazioni di aggiornamenti del sistema operativo e un supporto di sicurezza a lungo termine, la nuova serie è progettata per durare nel tempo.

E-commerce Italia 2026: trend e abitudini nel report Idealo
Il report Idealo 2026 analizza l’evoluzione dell’e-commerce in Italia: consumatori sempre più attenti alle offerte, ai prezzi e a scelte di acquisto più consapevoli
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Awesome Intelligence potenziata


La nuova serie Samsung Galaxy A introduce funzionalità AI pensate per migliorare produttività, comunicazione e creatività. La Trascrizione vocale dell’app Registratore Vocale consente di trascrivere, tradurre registrazioni e convertire messaggi vocali in testo, ideale per riunioni, lezioni e chiamate. Con Selezione AI, attivabile dal Pannello Edge, è possibile estrarre testo, creare contenuti e trascinare immagini in modalità multischermo verso Samsung Notes o Editor Foto per un flusso di lavoro più rapido. Sul fronte fotografico, Awesome Intelligence semplifica l’editing con strumenti evoluti: Gomma Oggetto rimuove elementi indesiderati con risultati più naturali, mentre su Galaxy A57 5G Volto Migliore migliora le foto di gruppo grazie al supporto per più scatti e sequenze continue. Presenti anche Filtri, Suggerimenti di modifica e Ritaglio automatico per velocizzare il montaggio video. Non manca Cerchia e cerca con Google, ora con riconoscimento multi-oggetto per identificare più elementi in un’unica immagine. Completano l’esperienza il nuovo Bixby, che gestisce impostazioni e funzioni tramite linguaggio naturale, e Gemini, capace di eseguire attività complesse tra app Samsung e servizi di terze parti.
Samsung Galaxy A57 5G nella colorazione Awesome LilacSamsung Galaxy A57 5G nella colorazione Awesome Lilac

Fotocamera


Galaxy A57 5G e Galaxy A37 5G puntano su un comparto fotografico evoluto, con hardware aggiornato e ISP migliorato per immagini più luminose, nitide e dettagliate. Entrambi integrano una tripla fotocamera con sensore principale da 50 MP, progettata per offrire scatti di qualità in diverse condizioni di luce senza interventi manuali. Con la modalità Nightography, i due smartphone catturano foto e video più chiari e realistici anche in ambienti poco illuminati. Galaxy A57 5G aggiunge un’elaborazione immagini avanzata che migliora dettagli, riduce il rumore digitale e assicura colori più equilibrati e contrasto superiore, oltre a uno scatto più rapido per immortalare i momenti in movimento con maggiore precisione. Il supporto dell’AI Scene Optimization e del riconoscimento soggetti ottimizza ritratti, tonalità della pelle e separazione tra soggetto e sfondo. Completano il sistema fotografico un obiettivo ultra-grandangolare per panorami e foto di gruppo e una fotocamera macro da 5 MP dedicata ai dettagli ravvicinati.
Samsung Galaxy A37 5G nella colorazione Awesome CharcoalSamsung Galaxy A37 5G nella colorazione Awesome Charcoal

Prestazioni


Galaxy A57 5G unisce design premium e prestazioni avanzate grazie a CPU, GPU e NPU potenziate, pensate per offrire fluidità nello streaming, nello scrolling e nella creazione di contenuti. Il dispositivo si presenta con un corpo più sottile e leggero, finitura lucida e modulo fotografico a tripla camera dal look moderno e distintivo. Nonostante il design compatto, esso integra una batteria da 5.000 mAh con autonomia fino a due giorni e supporto alla Ricarica Ultra Rapida 2.0, capace di raggiungere circa il 60% in 30 minuti. La camera di vapore ampliata migliora la dissipazione del calore, mantenendo prestazioni stabili durante gaming e registrazioni prolungate. L’esperienza visiva è affidata a un display Super AMOLED+ con cornici ridotte e tecnologia Vision Booster, che assicura immagini brillanti e leggibili anche all’aperto. Galaxy A57 5G e A37 5G offrono inoltre certificazione IP68, garantendo resistenza ad acqua e polvere per un utilizzo quotidiano più sicuro e affidabile.

Supporto e sicurezza


Galaxy A57 5G e Galaxy A37 5G rafforzano la strategia Samsung sulla longevità dei dispositivi, garantendo fino a sei generazioni di aggiornamenti Android e One UI e fino a sei anni di patch di sicurezza, per un supporto software esteso nel tempo e una maggiore affidabilità d’uso. Inoltre, con Samsung Care+, è possibile contare su una copertura aggiuntiva pensata per proteggere il dispositivo e mantenerne il valore nel tempo, garantendo maggiore tranquillità nell’utilizzo quotidiano.

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Disponibilità e prezzi


Galaxy A57 5G e Galaxy A37 5G sono disponibili nel nostro Paese; i prezzi per Galaxy A57 5G partono da 549,90 euro e per Galaxy A37 5G partono da 449,90 euro. Galaxy A57 5G è disponibile nelle colorazioni Awesome Navy, Awesome Gray, Awesome Icyblue e Awesome Lilac, mentre A37 5G è disponibile nelle colorazioni Awesome Lavender, Awesome Charcoal, Awesome Graygreen e Awesome White.


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oggi, 30 aprile, a roma: conferenza stampa di presentazione della iv edizione di “unarchive found footage fest” (aamod)

AAMOD


UNARCHIVE FOUND FOOTAGE FEST
ARCHIVIO BENE COMUNE
IV edizione, 26 – 31 maggio 2026, Roma

Conferenza stampa di presentazione
OGGI, giovedì 30 aprile 2026 ore 15.00

welcome coffee

Real Academia de España en Roma – Sala Conferenze
Piazza San Pietro in Montorio, 3 Roma
R.S.V.P. eventi@aamod.it

Torna, dal 26 al 31 maggio 2026, UnArchive Found Footage Fest, per una quarta edizione densa di immagini, riflessioni e nuove prospettive, tutta in varie location di Trastevere, nel cuore di Roma. Tutte le informazioni qui: aamod.it/unarchive-found-foota…
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Un buon motivo per utilizzare Ghost!
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