Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Critical Fortinet FortiClient EMS Zero-Day CVE-2026-35616 Exploited Before Official Patch Was Released
#CyberSecurity
securebulletin.com/critical-fo…
Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Creare addon nativi per Node.js con .NET Native AOT: addio a Python e node-gyp
#tech
spcnet.it/creare-addon-nativi-…
@informatica


Creare addon nativi per Node.js con .NET Native AOT: addio a Python e node-gyp


Da sempre, creare addon nativi per Node.js significava entrare nel mondo di C++ e node-gyp, con la necessità di installare Python, Visual Studio Build Tools e una serie di dipendenze che trasformavano il setup dell’ambiente in un’impresa. Il team di C# Dev Kit di Microsoft ha trovato una soluzione elegante: usare .NET Native AOT per produrre librerie condivise compatibili con l’interfaccia N-API di Node.js, scritte interamente in C#.

In questo articolo vediamo come funziona questa tecnica, analizzando la struttura del progetto, il meccanismo di interop e i punti critici da tenere d’occhio in produzione.

Perché Node.js supporta addon scritti in qualsiasi linguaggio


Un addon nativo per Node.js è semplicemente una libreria condivisa (.dll su Windows, .so su Linux, .dylib su macOS) che esporta un punto di ingresso preciso: la funzione napi_register_module_v1. Node.js carica la libreria, chiama questa funzione e da quel momento il modulo è disponibile per JavaScript.

L’interfaccia che rende tutto questo possibile è N-API (Node-API), una API C stabile e ABI-compatibile tra le versioni di Node.js. Questo significa che qualsiasi linguaggio in grado di produrre una shared library ed esportare una funzione C può diventare un addon Node.js — incluso C# compilato con Native AOT.

Configurazione del progetto .NET


Il file di progetto è sorprendentemente minimale:

<Project Sdk="Microsoft.NET.Sdk">
  <PropertyGroup>
    <TargetFramework>net10.0</TargetFramework>
    <PublishAot>true</PublishAot>
    <AllowUnsafeBlocks>true</AllowUnsafeBlocks>
  </PropertyGroup>
</Project>

Due impostazioni chiave:
  • PublishAot: abilita la compilazione Ahead-of-Time, producendo una shared library nativa invece di un assembly IL.
  • AllowUnsafeBlocks: necessario per l’interop con N-API tramite function pointer e tipi non gestiti.


Il punto di ingresso del modulo


L’entry point usa l’attributo [UnmanagedCallersOnly], che istruisce il compilatore a generare una funzione C-callable con la firma esatta attesa da Node.js:

[UnmanagedCallersOnly(
    EntryPoint = "napi_register_module_v1",
    CallConvs = [typeof(CallConvCdecl)])]
public static nint Init(nint env, nint exports)
{
    // Registrazione delle funzioni esposte
    return exports;
}

Il tipo nint (native-sized integer) rappresenta gli handle opachi che N-API usa per riferirsi agli oggetti JavaScript. Non si tratta di puntatori diretti a memoria, ma di token gestiti dall’engine V8 tramite N-API.

Risoluzione delle funzioni N-API a runtime


Le funzioni N-API (come napi_create_string_utf8 o napi_get_cb_info) sono esportate direttamente da node.exe, non da una DLL separata. Per fare in modo che P/Invoke le risolva correttamente, si registra un custom resolver:

private static void Initialize()
{
    NativeLibrary.SetDllImportResolver(
        System.Reflection.Assembly.GetExecutingAssembly(),
        ResolveDllImport);
}

private static nint ResolveDllImport(string libraryName, Assembly assembly, DllImportSearchPath? searchPath)
{
    if (libraryName == "node")
        return NativeLibrary.GetMainProgramHandle();
    return IntPtr.Zero;
}

Questo permette di dichiarare le importazioni P/Invoke con [LibraryImport("node")] e averle risolte contro il processo host a runtime.

Marshalling delle stringhe UTF-8


Uno dei punti più delicati è la conversione tra stringhe JavaScript (UTF-16 internamente in V8, UTF-8 via N-API) e stringhe .NET. La strategia ottimale prevede:

  • Uso dello stack per stringhe piccole (≤512 byte) tramite stackalloc
  • Uso di ArrayPool<byte> per stringhe più grandi, evitando allocazioni sull’heap


private static string GetStringArg(nint env, nint info, int argIndex)
{
    // Recupera l'handle dell'argomento
    nint value = GetArgument(env, info, argIndex);
    
    // Prima chiamata: ottieni la dimensione necessaria
    nuint byteCount;
    napi_get_value_string_utf8(env, value, null, 0, out byteCount);
    
    // Allocazione efficiente in base alla dimensione
    if (byteCount <= 512)
    {
        Span<byte> buffer = stackalloc byte[(int)byteCount + 1];
        napi_get_value_string_utf8(env, value, buffer, (nuint)buffer.Length, out _);
        return Encoding.UTF8.GetString(buffer[..^1]);
    }
    else
    {
        byte[] buffer = ArrayPool<byte>.Shared.Rent((int)byteCount + 1);
        try
        {
            napi_get_value_string_utf8(env, value, buffer, (nuint)buffer.Length, out _);
            return Encoding.UTF8.GetString(buffer, 0, (int)byteCount);
        }
        finally
        {
            ArrayPool<byte>.Shared.Return(buffer);
        }
    }
}

Implementazione di una funzione reale: lettura dal Registry


L’esempio concreto mostrato dal team di Microsoft è un lettore del Windows Registry, che sostituisce il precedente addon C++:

private static nint ReadStringValue(nint env, nint info)
{
    try
    {
        var keyPath = GetStringArg(env, info, 0);
        var valueName = GetStringArg(env, info, 1);
        
        using var key = Registry.CurrentUser.OpenSubKey(keyPath, writable: false);
        
        return key?.GetValue(valueName) is string value
            ? CreateString(env, value)
            : GetUndefined(env);
    }
    catch (Exception ex)
    {
        // CRITICO: le eccezioni non gestite in [UnmanagedCallersOnly] crashano il processo
        ThrowError(env, $"Registry read failed: {ex.Message}");
        return 0;
    }
}

Attenzione: in un metodo [UnmanagedCallersOnly], le eccezioni non gestite provocano il crash dell’intero processo Node.js. Il pattern try/catch con ThrowError trasforma l’eccezione .NET in un errore JavaScript, mantenendo stabile il runtime.

Integrazione con TypeScript


Dopo dotnet publish, il file prodotto viene rinominato con estensione .node (convenzione Node.js) e caricato normalmente da TypeScript:

interface RegistryAddon {
    readStringValue(keyPath: string, valueName: string): string | undefined;
}

const registry = require('./native/win32-x64/RegistryAddon.node') as RegistryAddon;

const sdkPath = registry.readStringValue(
    'SOFTWARE\\dotnet\\Setup\\InstalledVersions\\x64\\sdk',
    'InstallLocation'
);
console.log(`SDK installato in: ${sdkPath}`);

Limiti e considerazioni


Questa tecnica ha un limite importante: Native AOT non supporta la cross-compilazione. Per ogni piattaforma target (Windows x64, Linux x64, macOS ARM64…) è necessario un ambiente di build separato. In pratica, questo si risolve con pipeline CI che eseguono la build su runner del sistema operativo corrispondente.

Esiste anche un’alternativa di più alto livello, node-api-dotnet, che astrae molti dei dettagli mostrati qui e supporta scenari più complessi come l’esposizione di interi namespace .NET a JavaScript. L’approccio “thin wrapper” descritto in questo articolo è preferibile quando si vuole controllo totale e dipendenze minime.

Conclusioni


L’integrazione tra .NET Native AOT e N-API apre uno scenario interessante per i team che già lavorano con C# e devono interfacciarsi con l’ecosistema Node.js. Eliminare Python e node-gyp dal setup semplifica notevolmente l’ambiente di sviluppo e unifica le competenze necessarie intorno a un unico SDK.

Il risultato è codice nativo con prestazioni paragonabili al C++, scritto con la produttività e la type safety di C# moderno, deployabile su Windows, Linux e macOS.


Fonte: Writing Node.js addons with .NET Native AOT — Microsoft .NET Blog, Drew Noakes


Ricerca scientifica: l’EDPB apre ad altre basi giuridiche oltre al consenso


@Informatica (Italy e non Italy)
L'EDPB fa chiarezza sul trattamento dei dati personali per la ricerca scientifica, a vantaggio dei tanti ricercatori e in ottica di semplificazione in conformità al GDPR. Perciò istituisce anche un “team sprint” proprio per accelerare la finalizzazione delle

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Violazione ANTS: un banale difetto IDOR espone 19 milioni di identità francesi in vendita sul dark web
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/violaz…


Violazione ANTS: un banale difetto IDOR espone 19 milioni di identità francesi in vendita sul dark web


Si parla di:
Toggle

Una vulnerabilità elementare di tipo IDOR (Insecure Direct Object Reference) sull’API del portale governativo francese ANTS ha consentito a un attore di minaccia di estrarre fino a 19 milioni di record contenenti dati anagrafici e di identità dei cittadini francesi. La vicenda, emersa pubblicamente il 21 aprile 2026, solleva interrogativi profondi sulla sicurezza delle infrastrutture digitali dello Stato francese e sulla protezione dei dati biometrici e documentali alla base del sistema di identità nazionale.

Cos’è ANTS e perché la violazione è così grave


L’Agence Nationale des Titres Sécurisés (ANTS), operativa sotto il Ministero dell’Interno francese, gestisce le domande e il ciclo di vita dei documenti d’identità ufficiali dei cittadini: carte d’identità nazionale, passaporti, patenti di guida e permessi di soggiorno. Il portale ants.gouv.fr costituisce il punto di accesso centralizzato attraverso cui milioni di francesi richiedono, rinnovano o tracciano i propri documenti d’identità. Una violazione di questa piattaforma non riguarda quindi dati di servizio generici: tocca direttamente le informazioni anagrafiche certificate dallo Stato, quelle stesse che alimentano i sistemi di identità digitale e i processi di verifica dell’identità.

La timeline: dall’intrusione alla divulgazione


La ricostruzione cronologica dell’incidente è la seguente:

  • 15 aprile 2026: ANTS rileva internamente un incidente di sicurezza sul portale istituzionale e avvia le procedure di risposta agli incidenti.
  • 16 aprile 2026: Un attore di minaccia che opera sotto lo pseudonimo breach3d pubblica su forum underground di hacking la rivendicazione dell’attacco, affermando di essere in possesso di un dataset di 18-19 milioni di record esfiltrati dalla piattaforma ANTS.
  • 19-20 aprile 2026: Il dato viene segnalato da ricercatori di sicurezza e giornalisti specializzati che accedono ai forum underground e verificano i campioni forniti dall’attore.
  • 21 aprile 2026: Il Ministero dell’Interno francese e ANTS confermano ufficialmente l’incidente, notificano il CNIL (Commission Nationale de l’Informatique et des Libertés), la Procura di Parigi e l’ANSSI (Agence Nationale de la Sécurité des Systèmes d’Information).


Il vettore d’attacco: IDOR, una vulnerabilità imbarazzante


Secondo quanto riferito da fonti vicine all’indagine e dalle dichiarazioni dello stesso attaccante, il vettore di compromissione è stato un difetto di tipo IDOR (Insecure Direct Object Reference) sull’API del portale ANTS. Lo stesso breach3d ha descritto la vulnerabilità come “really stupid” — stupida nella sua semplicità — rivelando che era sufficiente modificare un identificatore numerico nelle richieste HTTP all’API per accedere ai record di qualsiasi altro utente registrato sulla piattaforma.

L’IDOR è una vulnerabilità classificata nel OWASP Top 10 da oltre vent’anni (A01:2021 – Broken Access Control). Si verifica quando un’applicazione espone riferimenti diretti a oggetti interni — come ID di database, file o record — senza verificare che l’utente richiedente abbia effettivamente l’autorizzazione ad accedere a quell’oggetto. In questo caso, l’API governativa francese non implementava controlli di autorizzazione adeguati: un utente autenticato poteva iterare sugli ID numerici degli account per raccogliere massivamente i dati di tutti gli utenti registrati. Il processo di esfiltrazione risulta quindi altamente automatizzabile con script elementari.

I dati esposti e le implicazioni per i cittadini


Il Ministero dell’Interno francese ha confermato che i dati potenzialmente esposti includono: nome e cognome, indirizzo email, data di nascita, identificativi di account univoci e credenziali di accesso (login ID). Per un sottoinsieme di utenti, potrebbero essere stati esposti anche l’indirizzo postale, il luogo di nascita e il numero di telefono. ANTS ha precisato che i documenti caricati sul portale (immagini di passaporti o patenti, ad esempio) non risultano compromessi e che i dati esfiltrati non consentono l’accesso diretto agli account.

Tuttavia, la combinazione di dati anagrafici certificati dallo Stato con informazioni di contatto apre scenari di abuso estremamente preoccupanti per i difensori:

  • Phishing e spear-phishing di alta precisione: con nome completo, email, data di nascita e luogo di nascita, gli attaccanti possono costruire comunicazioni altamente credibili che si spacciano per corrispondenza ufficiale del governo francese o di istituti finanziari.
  • Furto di identità e creazione di identità sintetiche: la combinazione di dati anagrafici verificati dallo Stato costituisce una base ideale per aprire conti bancari fraudolenti, richiedere prestiti o commettere frodi fiscali.
  • Sextortion e social engineering: messaggi personalizzati che dimostrano conoscenza di dati specifici (luogo di nascita, data esatta) aumentano drasticamente la credibilità degli schemi di estorsione.
  • Credential stuffing: gli indirizzi email associati agli account ANTS vengono tipicamente testati su altri servizi, sfruttando il riutilizzo delle password.


Il profilo dell’attore: breach3d


L’attore breach3d non è nuovo alla scena underground. Prima di questa rivendicazione aveva già pubblicato dataset di altre organizzazioni su forum frequentati da broker di dati e operatori criminali. Non ci sono elementi pubblici che permettano di attribuire l’attività a un gruppo state-sponsored o a una gang ransomware strutturata: il profilo appare più coerente con quello di un opportunista focalizzato sulla monetizzazione dei dati piuttosto che su obiettivi di intelligence. Il dataset sarebbe stato messo in vendita a un prezzo non divulgato pubblicamente.

La risposta istituzionale e le notifiche


ANTS ha comunicato che non è richiesta alcuna azione immediata da parte degli utenti, invitandoli tuttavia a mantenere alta la vigilanza nei confronti di messaggi sospetti. L’agenzia ha notificato l’incidente alla CNIL, alla Procura di Parigi e all’ANSSI, che coordineranno le indagini e valuteranno la conformità al GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati). La violazione, se confermata nelle proporzioni dichiarate da breach3d, configurerebbe uno degli incidenti più gravi mai registrati nell’ambito dei sistemi di identità statale europei.

Pavel Durov, fondatore di Telegram, ha pubblicamente commentato l’incidente sottolineando i rischi sistemici legati alla centralizzazione dei dati d’identità governativi su piattaforme web esposte a Internet, alimentando il dibattito sulla progettazione sicura dei portali di e-government.

Cosa possono fare i difensori


Per le organizzazioni che gestiscono portali ad alta sensibilità e per i team di sicurezza che devono valutare il rischio residuo per i propri utenti alla luce di questo dataset circolante, si raccomanda di:

  • Implementare sistematicamente controlli di autorizzazione lato server su ogni endpoint API che restituisce dati associati a un identificatore: verificare sempre che l’utente autenticato sia il proprietario del record richiesto.
  • Adottare test di sicurezza specifici per IDOR e Broken Access Control nei cicli di sviluppo (SAST, DAST, penetration testing con focus su API).
  • Per le organizzazioni che gestiscono dipendenti o clienti francesi: alzare il livello di allerta anti-phishing e considerare campagne di sensibilizzazione mirate sull’utilizzo di questo tipo di dataset per attacchi personalizzati.
  • Monitorare i propri indirizzi email aziendali su servizi di threat intelligence e breach monitoring per rilevare tempestivamente la comparsa del dataset in nuovi marketplace underground.
  • Valutare l’abilitazione di autenticazione multi-fattore su tutti i servizi esposti che accettano email come username, poiché la disponibilità degli indirizzi email alimenta attacchi di account takeover.

La violazione ANTS è l’ennesima dimostrazione che le vulnerabilità più banali — note, documentate e prevenibili — continuano ad affliggere sistemi governativi critici. Una API senza controlli di accesso adeguati, su un portale che gestisce l’identità di decine di milioni di cittadini, rappresenta un rischio sistemico di proporzioni difficilmente accettabili in un’era in cui il furto d’identità digitale alimenta ecosistemi criminali globali.


Le troppe falle nella cybersicurezza dei trasporti italiani


@Informatica (Italy e non Italy)
Opacità, rischi sistemici e vulnerabilità diffusa: quanto e come sono protetti i nostri porti, aeroporti, ferrovie e non solo?
L'articolo Le troppe falle nella cybersicurezza dei trasporti italiani proviene da Guerre di Rete.

L'articolo proviene da #GuerreDiRete di

Gazzetta del Cadavere reshared this.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Violazione ANTS: un banale difetto IDOR espone 19 milioni di identità francesi in vendita sul dark web


@Informatica (Italy e non Italy)
L'Agence Nationale des Titres Sécurisés (ANTS), il portale governativo francese per passaporti, carte d'identità e patenti, è stata violata il 15 aprile 2026. Un attore di minaccia noto come 'breach3d' afferma


Violazione ANTS: un banale difetto IDOR espone 19 milioni di identità francesi in vendita sul dark web


Si parla di:
Toggle

Una vulnerabilità elementare di tipo IDOR (Insecure Direct Object Reference) sull’API del portale governativo francese ANTS ha consentito a un attore di minaccia di estrarre fino a 19 milioni di record contenenti dati anagrafici e di identità dei cittadini francesi. La vicenda, emersa pubblicamente il 21 aprile 2026, solleva interrogativi profondi sulla sicurezza delle infrastrutture digitali dello Stato francese e sulla protezione dei dati biometrici e documentali alla base del sistema di identità nazionale.

Cos’è ANTS e perché la violazione è così grave


L’Agence Nationale des Titres Sécurisés (ANTS), operativa sotto il Ministero dell’Interno francese, gestisce le domande e il ciclo di vita dei documenti d’identità ufficiali dei cittadini: carte d’identità nazionale, passaporti, patenti di guida e permessi di soggiorno. Il portale ants.gouv.fr costituisce il punto di accesso centralizzato attraverso cui milioni di francesi richiedono, rinnovano o tracciano i propri documenti d’identità. Una violazione di questa piattaforma non riguarda quindi dati di servizio generici: tocca direttamente le informazioni anagrafiche certificate dallo Stato, quelle stesse che alimentano i sistemi di identità digitale e i processi di verifica dell’identità.

La timeline: dall’intrusione alla divulgazione


La ricostruzione cronologica dell’incidente è la seguente:

  • 15 aprile 2026: ANTS rileva internamente un incidente di sicurezza sul portale istituzionale e avvia le procedure di risposta agli incidenti.
  • 16 aprile 2026: Un attore di minaccia che opera sotto lo pseudonimo breach3d pubblica su forum underground di hacking la rivendicazione dell’attacco, affermando di essere in possesso di un dataset di 18-19 milioni di record esfiltrati dalla piattaforma ANTS.
  • 19-20 aprile 2026: Il dato viene segnalato da ricercatori di sicurezza e giornalisti specializzati che accedono ai forum underground e verificano i campioni forniti dall’attore.
  • 21 aprile 2026: Il Ministero dell’Interno francese e ANTS confermano ufficialmente l’incidente, notificano il CNIL (Commission Nationale de l’Informatique et des Libertés), la Procura di Parigi e l’ANSSI (Agence Nationale de la Sécurité des Systèmes d’Information).


Il vettore d’attacco: IDOR, una vulnerabilità imbarazzante


Secondo quanto riferito da fonti vicine all’indagine e dalle dichiarazioni dello stesso attaccante, il vettore di compromissione è stato un difetto di tipo IDOR (Insecure Direct Object Reference) sull’API del portale ANTS. Lo stesso breach3d ha descritto la vulnerabilità come “really stupid” — stupida nella sua semplicità — rivelando che era sufficiente modificare un identificatore numerico nelle richieste HTTP all’API per accedere ai record di qualsiasi altro utente registrato sulla piattaforma.

L’IDOR è una vulnerabilità classificata nel OWASP Top 10 da oltre vent’anni (A01:2021 – Broken Access Control). Si verifica quando un’applicazione espone riferimenti diretti a oggetti interni — come ID di database, file o record — senza verificare che l’utente richiedente abbia effettivamente l’autorizzazione ad accedere a quell’oggetto. In questo caso, l’API governativa francese non implementava controlli di autorizzazione adeguati: un utente autenticato poteva iterare sugli ID numerici degli account per raccogliere massivamente i dati di tutti gli utenti registrati. Il processo di esfiltrazione risulta quindi altamente automatizzabile con script elementari.

I dati esposti e le implicazioni per i cittadini


Il Ministero dell’Interno francese ha confermato che i dati potenzialmente esposti includono: nome e cognome, indirizzo email, data di nascita, identificativi di account univoci e credenziali di accesso (login ID). Per un sottoinsieme di utenti, potrebbero essere stati esposti anche l’indirizzo postale, il luogo di nascita e il numero di telefono. ANTS ha precisato che i documenti caricati sul portale (immagini di passaporti o patenti, ad esempio) non risultano compromessi e che i dati esfiltrati non consentono l’accesso diretto agli account.

Tuttavia, la combinazione di dati anagrafici certificati dallo Stato con informazioni di contatto apre scenari di abuso estremamente preoccupanti per i difensori:

  • Phishing e spear-phishing di alta precisione: con nome completo, email, data di nascita e luogo di nascita, gli attaccanti possono costruire comunicazioni altamente credibili che si spacciano per corrispondenza ufficiale del governo francese o di istituti finanziari.
  • Furto di identità e creazione di identità sintetiche: la combinazione di dati anagrafici verificati dallo Stato costituisce una base ideale per aprire conti bancari fraudolenti, richiedere prestiti o commettere frodi fiscali.
  • Sextortion e social engineering: messaggi personalizzati che dimostrano conoscenza di dati specifici (luogo di nascita, data esatta) aumentano drasticamente la credibilità degli schemi di estorsione.
  • Credential stuffing: gli indirizzi email associati agli account ANTS vengono tipicamente testati su altri servizi, sfruttando il riutilizzo delle password.


Il profilo dell’attore: breach3d


L’attore breach3d non è nuovo alla scena underground. Prima di questa rivendicazione aveva già pubblicato dataset di altre organizzazioni su forum frequentati da broker di dati e operatori criminali. Non ci sono elementi pubblici che permettano di attribuire l’attività a un gruppo state-sponsored o a una gang ransomware strutturata: il profilo appare più coerente con quello di un opportunista focalizzato sulla monetizzazione dei dati piuttosto che su obiettivi di intelligence. Il dataset sarebbe stato messo in vendita a un prezzo non divulgato pubblicamente.

La risposta istituzionale e le notifiche


ANTS ha comunicato che non è richiesta alcuna azione immediata da parte degli utenti, invitandoli tuttavia a mantenere alta la vigilanza nei confronti di messaggi sospetti. L’agenzia ha notificato l’incidente alla CNIL, alla Procura di Parigi e all’ANSSI, che coordineranno le indagini e valuteranno la conformità al GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati). La violazione, se confermata nelle proporzioni dichiarate da breach3d, configurerebbe uno degli incidenti più gravi mai registrati nell’ambito dei sistemi di identità statale europei.

Pavel Durov, fondatore di Telegram, ha pubblicamente commentato l’incidente sottolineando i rischi sistemici legati alla centralizzazione dei dati d’identità governativi su piattaforme web esposte a Internet, alimentando il dibattito sulla progettazione sicura dei portali di e-government.

Cosa possono fare i difensori


Per le organizzazioni che gestiscono portali ad alta sensibilità e per i team di sicurezza che devono valutare il rischio residuo per i propri utenti alla luce di questo dataset circolante, si raccomanda di:

  • Implementare sistematicamente controlli di autorizzazione lato server su ogni endpoint API che restituisce dati associati a un identificatore: verificare sempre che l’utente autenticato sia il proprietario del record richiesto.
  • Adottare test di sicurezza specifici per IDOR e Broken Access Control nei cicli di sviluppo (SAST, DAST, penetration testing con focus su API).
  • Per le organizzazioni che gestiscono dipendenti o clienti francesi: alzare il livello di allerta anti-phishing e considerare campagne di sensibilizzazione mirate sull’utilizzo di questo tipo di dataset per attacchi personalizzati.
  • Monitorare i propri indirizzi email aziendali su servizi di threat intelligence e breach monitoring per rilevare tempestivamente la comparsa del dataset in nuovi marketplace underground.
  • Valutare l’abilitazione di autenticazione multi-fattore su tutti i servizi esposti che accettano email come username, poiché la disponibilità degli indirizzi email alimenta attacchi di account takeover.

La violazione ANTS è l’ennesima dimostrazione che le vulnerabilità più banali — note, documentate e prevenibili — continuano ad affliggere sistemi governativi critici. Una API senza controlli di accesso adeguati, su un portale che gestisce l’identità di decine di milioni di cittadini, rappresenta un rischio sistemico di proporzioni difficilmente accettabili in un’era in cui il furto d’identità digitale alimenta ecosistemi criminali globali.


reshared this

Tracking pixel nelle e-mail, le linee guida del Garante: cosa devono fare (davvero) i titolari


@Informatica (Italy e non Italy)
Il Garante privacy ha adottato le linee guida sull'uso dei pixel di tracciamento nelle comunicazioni di posta elettronica, chiarendo il quadro normativo e definendo obblighi precisi in materia di informativa, consenso,

Gazzetta del Cadavere reshared this.

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Vuoi passare lo Stretto di Hormuz? Nessun problema, paga in Bitcoin!

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/vuoi-pass…

A cura di Carolina Vivianti

#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #malware #ransomware #truffeinformatica

DIY Smart Button Gets Surprisingly Complicated


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

There’s a reason that the standards specifications for various wireless communications protocols are extremely long and detailed. [Made by Dennis] found this out first hand when he decided to build a wireless button from scratch.

The major issues with wireless devices is one of power consumption. If reliable power is available from a wall plug or solar panel, this isn’t as serious of a concern. But [Dennis] is using batteries for his buttons, so minimizing power consumption is a priority. He’s going with the nRF52, a microcontroller designed for low power and which has a built in wireless radio, and configuring it in a way that uses the least amount of energy possible.

From there, [Dennis] turns to the wireless communication. He goes into detail about how the microcontroller is woken up, how it sends its data packets to another wireless-enabled microcontroller, and how they handle handshakes and acknowledgements of data. For something as simple as a button press, it gets quickly more complicated especially when adding some basic encryption and security to the communications protocol.

With all the design decisions out of the way, the system can be built. [Dennis] has created custom PCBs for his devices, and also included some expansion I/O for other sensors and peripherals beyond just a pushbutton. All of the schematics and code are available on the project’s GitHub page and the STL files can be found at Printables.

For those new to offline home automation or who are turning away from cloud-based services lately, there are some easy entry points that don’t require much extra hardware or expenditure.

youtube.com/embed/ljrKFFjFT04?…


hackaday.com/2026/04/22/diy-sm…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

#Venezuela #energy #sector targeted by highly destructive #Lotus #wiper
securityaffairs.com/191106/mal…
#securityaffairs #hacking #malware
Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

290 – Se vi chiudono i social, dove vi trovano? camisanicalzolari.it/290-se-vi…
Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Mythos, il modello AI più potente, è stato violato in pochi giorni

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/mythos-il…

A cura di Redazione RHC

#redhotcyber #news #intelligenzaartificiale #sicurezzainformatica #vulnerabilita #hacking

reshared this

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

🚀 Gli speaker della RHC Conference 2026

📍𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼: Martedì 19 Maggio con ingresso dalle ore 8:45
📍𝗗𝗼𝘃𝗲: Teatro Italia, Via Bari 18, Roma (Metro Piazza Bologna)
📍𝗣𝗿𝗼𝗴𝗿𝗮𝗺𝗺𝗮: redhotcyber.com/linksSk2L/prog…
📍𝗜𝘀𝗰𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 conferenza di Martedì 19 Maggio: rhc-conference-2026.eventbrite…

#redhotcyber #rhcconference #conferenza #informationsecurity #ethicalhacking #dataprotection

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

LunaSpy: quando i criminali ti regalano uno smartphone con Trojan integrato

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/lunaspy-q…

A cura di Carolina Vivianti

#redhotcyber #news #lunaspytrojan #androidmalware #trojanandroid #malwarebancario

reshared this

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Firewall? Antivirus? No, il problema sei tu dopo 8 ore di lavoro

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/firewall-…

A cura di Paloma Donadi

#redhotcyber #news #psicologiadellacybersecurity #cybersecurity #sicurezzainformatica

Wearable MIDI Controller Built With Raspberry Pi


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Most synths happily get by with keyboard or pad inputs and make lovely sounds in response. [Becky Clarke] and her fellow collaborators are building a synth that works rather differently. DigitSynth is a wearable controller that’s rather fun to interact with.

The heart of the build is a Raspberry Pi 5. It’s set up to talk to a TI ADS1115 ADC chip that lets it read a bunch of analog flex sensors embedded in a right-hand glove, while the Pi can also read a bunch of tactile buttons activated by the left hand. The flex sensors are used to control synth parameters like LFO rate and filter cutoffs, while the buttons control chord changes. The Raspberry Pi runs custom code to read these devices and generate the requisite MIDI commands to send to a Roland JD-Xi synth which is responsible for actually making the sound. Both sets of fingers are also dotted with LEDs for visual feedback, controlled via a TLC59711 PWM driver.

It’s a fun build that creates some ethereal sounds in an intuitive way, thanks to the nature of the interface. We’ve featured some similar builds before, using the flexure of the hand to create musical soundscapes. Video after the break.

View this post on Instagram

View this post on Instagram


hackaday.com/2026/04/21/wearab…

Itanium: the Great X86 Replacement that Never Was


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Itanium was once meant to be the next step in computing, to compete with the likes of IBM, Sun and DEC, but also for Intel to have an architecture that couldn’t be taken from it, as the PC was from IBM by its clones. Today, however, Itanium is a relic of the past. [Asianometry] tells us the story of Itanium.

By the ’90s, servers were an established market dominated by RISC architectures and Unix-like operating systems. Intel wanted to compete in this market, due in part to worries of losing control over x86. So, when Hewlett Packard came to Intel in late ’93, Intel eventually agreed to collaborate on a new project in EPIC (Explicitly Parallel Instruction Computing).

The project initially called PA-WW (later IA-64 and Itanium), was also a radical approach to ILP (Instruction-Level Parallelism). As HP engineers saw RISC architectures potentially hitting performance limits in the future, the idea was a compromise between fully compiler-driven VLIW and the fully hardware-driven superscalar and out-of-order computers.

The collaboration between Intel and HP did not go without problems, however. Internal politics, both between HP and Intel disagreeing about design choices and Intel’s Itanium and x86 teams internally competing who was making the new big product, were early signs of trouble. The x86 team’s work eventually came to be the Pentium Pro, which was now catching up with the fastest RISC architectures.

In the mean time, Itanium had been delayed once and twice, due to Intel underestimating the true scale of the project and the fabrication technology required. The mounting delays eventually caused a release in 2003, 4 years late. And the competition wasn’t waiting in the mean time. New RISC chips were still being released year after year, eating in to what would have been Itanium’s performance advantage.

In an ironic twist, Itanium’s attempt to dislodge x86 actually solidified it. AMD realized that Intel had made a mistake; software developers would not want to recompile for a completely different architecture. And so, yet more competition began in the form of AMD’s 64-bit extension to x86, the specification written by the legendary Jim Keller. And, while sales numbers were lower than projected, AMD had still won; more AMD64 chips were being sold than Itanium ones.

In the end, Itanium died a slow death due to delays and increasing competition. With it, AMD made a major change to x86, the first time Intel was on the back foot in the x86 race, eventually leading to their adoption of AMD64 (now called x86-64) with some minor changes. By the time Itanium 2 launched, the writing was on the wall: Itanium had failed to capture the market.

History often rhymes, and so does the story of Itanium to that of VLIW; an architecture perhaps too ambitious for its own good.

youtube.com/embed/-K-IfiDmp_w?…

Die shots of an Intel Itanium processor courtesy of [der8auer].


hackaday.com/2026/04/21/itaniu…

The Electromechanical Computer of the B-52’s Star Tracker


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.


The Angle Computer of the B-52, opened. (Credit: Ken Shirriff)The Angle Computer of the B-52, opened. (Credit: Ken Shirriff)
In the ages before convenient global positioning satellites to query for one’s current location military aircraft required dedicated navigators in order to not get lost. This changed with increasing automation, including the arrival of increasingly more sophisticated electromechanical computers, such as the angle computer in the B-52 bomber’s star tracker that [Ken Shirriff] recently had a poke at.

We covered star trackers before, with this devices enabling the automation of celestial navigation. In effect, as long as you have a map of the visible stars and an accurate time source you will never get lost on Earth, or a few kilometers above its surface as the case may be.

The B-52’s Angle Computer is part of the Astro Compass, which is the star tracker device that locks onto a star and outputs a heading that’s accurate to a tenth of a degree, while also allowing for position to be calculated from it. Inside the device a lot of calculations are being performed as explained in the article, though the full equations are quite complex.

Not burdening the navigator of a B-52 with having to ogle stars themselves with an instrument and scribbling down calculations on paper is a good idea, of course. Instead the Angle Computer solves the navigational triangle mechanically, essentially by modelling the celestial sphere with a metal half-sphere. The solving is thus done using this physical representation, involving numerous gears and other parts that are detailed in the article.

In addition to the mechanical components there are of course the motors driving it, feedback mechanisms and ways to interface with the instruments. For the 1950s this was definitely the way to design a computer like this, but of course as semiconductor transistors swept the computing landscape, this marvel of engineering would before long find itself too replaced with a fully digital version.


hackaday.com/2026/04/21/the-el…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

Durante la guerra, tutte le apparecchiature di comunicazione iraniane di fabbricazione statunitense hanno smesso di funzionare. E i media cinesi gongolano...

@Informatica (Italy e non Italy)

Tutti i dispositivi difettosi erano di marchi americani come Cisco, Fortinet e Juniper comprati durante la tregua di Obama, per apparecchiature nazionali di telecomunicazione, difesa, governo, infrastrutture di base e industriali, corrispondenti direttamente alle comunicazioni militari, ai centri di comando per le emergenze e agli hub di comunicazione regionali.
A seguito di un'ispezione, è emerso che tutti questi problemi agli hub di comunicazione erano causati da guasti hardware di base, e non da vulnerabilità software di livello superiore o attacchi virus. Il problema derivava da un meccanismo di attivazione di basso livello integrato nei dispositivi hardware. Quando questo meccanismo veniva attivato da remoto, bloccava immediatamente l'hardware sottostante, paralizzando di fatto l'intero dispositivo.
Stranamente, quando si è verificato il malfunzionamento, l'Iran aveva già preventivamente interrotto la sua connessione internet internazionale, rendendo irraggiungibile il gateway globale. Ciò suggerisce che questi strumenti e apparecchiature non avessero affatto bisogno di essere connessi a internet e che gli Stati Uniti avessero i mezzi per manipolarli.

163.com/dy/article/KR0E9NT5055…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

#Ransomware negotiator caught secretly assisting #BlackCat extortion scheme
securityaffairs.com/191100/sec…
#securityaffairs #hacking #malware
Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

[RISOLTO] donazione Toner per stampanti samsung


Scusatemi se vi scrivo da qui. Avevo una vecchia stampante funzionante samsung scx3200, che aveva bisogno di un toner nuovo. Allora ne ho comperati 3 su amazon perchè nei negozi di vicinato non c'erano. Purtroppo nell'inserirlo non avevo tolto il coperchio e l'ho spinto con forza rovinando i contatti a molla della stampante, quelli che si collegano al toner. Ho provato ad aggiustarli inutilmente. Volentieri gli spedisco a mie spese a voi o a qualcuno che ha stampanti compatibili. [...]
Scusatemi se vi scrivo da qui. Avevo una vecchia stampante funzionante samsung scx3200, che aveva bisogno di un toner nuovo. Allora ne ho comperati 3 su amazon perchè nei negozi di vicinato non c'erano. Purtroppo nell'inserirlo non avevo tolto il coperchio e l'ho spinto con forza rovinando i contatti a molla della stampante, quelli che si collegano al toner. Ho provato ad aggiustarli inutilmente. Volentieri gli spedisco a mie spese a voi o a qualcuno che ha stampanti compatibili. Sono:alphaink 3 Toner compatibili MLT-D1042S SU737A Nero per Samsung ML-1661, ML-1665, ML-1666, ML1670, ML -1675, ML-1860, ML-1865, 1865W, SCX-3200, SCX-3201, SCX-3205, SCX-3206, SCX-3217, SCX-3218. Io questo materiale non lo butto se a voi interessa fatemi sapere.
Grazie
Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

Analog Circuitry Lets You Blow This LED Out


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

LED candles are neat, but they’re very suboptimal for wish-making: you can’t blow them out. Unless you take the circuit from [Andrea Console]’s latest project that lets you do just that, using only analog electronics— no microcontroller in sight.

He’s using the known temperature-voltage behaviour of the LED for control here– sort of like the project we saw in last year’s Component Abuse Challenge that let you illuminate the LED with a butane lighter. Here it’s a bit less dramatic, relying only on the small cooling effect your breath has on the LED.

There are two parts to the circuit, really– a latching section to turn the thing on from a single button press, and breath-detecting section. The breath-detecting section relies on an op-amp acting as a comparator, comparing the voltage across the LED’s current-limiting resistor, and a reference stored in a 100 µF capacitor. Blowing on the candle spikes the voltage on the LED, and thus the current-limiting resistor too fast for the capacitor’s voltage to change, so the comparator flips, triggering a reset of the latching circuit. Could you do it with an Arduino? No doubt, but the fact is you don’t have to and this is a more elegant solution than just another microcontroller.Check it out in action with the video embedded below.

It reminds us of the sort of circuit we’d have found in a project book, back in the day. [Andrea] seems to have a knack for that sort of thing, as seen with the half crystal/half regenerative radio we saw previously.

youtube.com/embed/OWNeqiZT3Yw?…


hackaday.com/2026/04/21/analog…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

#North #Korea’s #Lazarus #APT stole $290M from #Kelp #DAO
securityaffairs.com/191092/dig…
#securityaffairs #hacking

2026 Green Powered Challenge: A Low Power Distraction Free Writing Tool


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Distraction free writing tools are a reaction to the bells and whistles of the modern desktop computer, allowing the user to simply pick up the device and write. The etyper from [Quackieduckie] is one such example, packing an e-paper screen into a minimalist case.

These devices are most often made using a microcontroller such as an ESP32, so it’s interesting to note that this one uses a full-fat computer — if an Orange Pi Zero 2W can be described as “Full-fat”, anyway. There’s an Armbian image for it with the software pre-configured, and also mention of a Raspberry Pi port. It works with wired USB-C keyboards, and files can be retrieved via Bluetooth. It doesn’t look as though there’s a framebuffer or other more general driver for the display so it’s likely you won’t be using this as a general purpose machine, but maybe that’s not the point. We like it, though maybe it’s not a daily driver.

This hack is part of our 2026 Green Powered Challenge. You’ve just got time to get your own entry in, so get a move on!

2026 Hackaday Greep Powered Challenge


hackaday.com/2026/04/21/2026-g…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

14x2026 Linux trionfa a Parigi
- La guerra dei robot in Ucraina
- Gli influencer contro Putin
- Iran - 50 giorni di blocco Internet
- IT-Wallet - 200 documenti in arrivo
- Ray-Ban - allarme Stalker
- App della settimana - Joplin
- Russia - i limiti per Telegram e WhatsApp
- Commissione Infanzia - l’impatto dei chatbot sui minori
- La Campagna MAGA dei finti americani
- Linux trionfa a Parigi
- Il Deepfake Intelligence Report

reshared this

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

CyberAv3ngers e l’IRGC all’assalto delle infrastrutture critiche USA: sei agenzie federali confermano gli attacchi ai PLC Rockwell Automation
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/cybera…


CyberAv3ngers e l’IRGC all’assalto delle infrastrutture critiche USA: sei agenzie federali confermano gli attacchi ai PLC Rockwell Automation


Il 7 aprile 2026, sei agenzie federali statunitensi — tra cui CISA, FBI e NSA — hanno pubblicato l’advisory congiunto AA26-097A, confermando che CyberAv3ngers, gruppo di cyberoffensiva direttamente controllato dall’IRGC-CEC (Islamic Revolutionary Guard Corps Cyber-Electronic Command) iraniano, ha condotto attacchi contro infrastrutture critiche americane sfruttando una vulnerabilità critica nei Programmable Logic Controller di Rockwell Automation. L’aspetto più preoccupante: per questa vulnerabilità non esiste alcuna patch del vendor.

Il gruppo: CyberAv3ngers e la struttura del comando IRGC


CyberAv3ngers è un threat group state-directed attivo almeno dal 2020, tracciato dalla comunità di threat intelligence con molteplici denominazioni: Storm-0784 (Microsoft), Bauxite (Dragos), Hydro Kitten, UNC5691 (Mandiant) e classificato da MITRE ATT&CK come G1027. Il gruppo opera come persona ufficiale dell’IRGC-CEC, distinguendosi per la focalizzazione sulle Operational Technology (OT) e i sistemi di controllo industriale (ICS), un dominio in cui pochi gruppi APT hanno sviluppato capacità analoghe.

La traiettoria evolutiva del gruppo è significativa: da attacchi opportunistici con credenziali di default su PLC Unitronics di fabbricazione israeliana nel 2023, alla distribuzione della piattaforma malware ICS custom IOCONTROL nel 2024, fino alla campagna 2026 contro i controller Rockwell Automation, che rappresenta un salto qualitativo nell’ambito delle capacità offensive ICS.

Il contesto geopolitico: rappresaglia cyber dopo gli attacchi del febbraio 2026


La campagna si inserisce in un contesto geopolitico estremamente teso. Il 28 febbraio 2026, USA e Israele hanno condotto un’operazione militare congiunta contro obiettivi iraniani, innescando una campagna di rappresaglia cyber multi-vettore che Unit 42 di Palo Alto Networks ha tracciato come cluster CL-STA-1128. In questo contesto, CyberAv3ngers ha intensificato le operazioni contro infrastrutture critiche americane, spostando il focus dai precedenti target israeliani verso obiettivi statunitensi.

CVE-2021-22681: la vulnerabilità senza patch al centro degli attacchi


Il vettore tecnico primario della campagna è CVE-2021-22681, una vulnerabilità di authentication bypass con CVSS score 9.8 che affligge i controller Logix di Rockwell Automation. La vulnerabilità permette a un attaccante di bypassare l’autenticazione e ottenere accesso ai PLC senza credenziali valide. Il problema strutturale: Rockwell Automation non ha rilasciato una patch, indicando invece misure di difesa in profondità come unica mitigazione disponibile.

I prodotti vulnerabili includono un ampio portfolio:

  • RSLogix 5000 (versioni 16-20)
  • Studio 5000 Logix Designer (versione 21 e successive)
  • Famiglie di controller: CompactLogix, ControlLogix, GuardLogix, DriveLogix, SoftLogix

Secondo la scansione Cortex Xpanse di Palo Alto, risultano esposti su internet globalmente 5.600 indirizzi IP con servizi Rockwell Automation o Allen-Bradley SCADA, inclusi FactoryTalk e vari PLC — una superficie di attacco di proporzioni allarmanti.

Le TTPs operative: preparazione con FactoryTalk su VPS


L’analisi di Unit 42 rivela che gli attaccanti hanno adottato un approccio metodico nella preparazione. Con moderata confidenza, i ricercatori ritengono che CL-STA-1128 abbia installato il software FactoryTalk di Rockwell Automation su infrastruttura VPS per abilitare le proprie attività di exploitation, sviluppando internamente la capacità di interagire con il protocollo CIP (Common Industrial Protocol) prima di colpire i target reali. La mappatura delle porte utilizzate dai dispositivi esposti ha permesso al gruppo di identificare i target mediante pattern statici caratteristici dei prodotti Rockwell.

I settori colpiti confermati dall’advisory federale comprendono Water and Wastewater Systems (WWS), Energy e Government Services and Facilities. L’advisory CISA AA26-097A, primo caso in cui sei agenzie federali attribuiscono congiuntamente un’operazione all’IRGC, conferma interruzioni operative e perdite economiche in organizzazioni multiple.

Escalation della minaccia: dall’hacktivism all’OT warfare


La progressione di CyberAv3ngers illustra una tendenza preoccupante nel panorama delle minacce state-sponsored: la convergenza tra capacità IT e OT in un unico gruppo APT. Nelle prime operazioni del 2023, il gruppo si limitò a modificare i display HMI dei Unitronics PLC presso impianti idrici israeliani e americani, un’azione prevalentemente dimostrativa. Con IOCONTROL nel 2024, il gruppo ha sviluppato malware custom per dispositivi IoT e OT. La campagna del 2026, che sfrutta una vulnerabilità critica senza patch in uno dei vendor di automazione industriale più diffusi al mondo, rappresenta una capacità offensiva significativamente più matura.

Mitigazioni: nessuna patch disponibile, solo difesa in profondità


In assenza di una patch per CVE-2021-22681, le organizzazioni che utilizzano controller Rockwell Automation devono implementare le seguenti misure di difesa in profondità raccomandate dall’advisory federale:

  • Segmentazione di rete: isolare i PLC e i sistemi OT in zone di rete separate, con firewall tra IT e OT, eliminando qualsiasi esposizione diretta a internet
  • Isolamento delle engineering workstation: le workstation che comunicano con i PLC devono essere dedicate e segregate dalla rete corporate generale
  • Abilitazione di CIP Security: configurare il protocollo CIP Security per autenticazione e cifratura delle comunicazioni tra EWS e PLC dove supportato
  • Physical mode switch: impostare i PLC in modalità fisica protetta dove applicabile, impedendo modifiche al firmware via software
  • Monitoraggio anomalie CIP-IP: deployare soluzioni di monitoraggio OT (es. Dragos, Claroty, Nozomi) in grado di rilevare download anomali e cambi di modalità sui PLC tramite protocollo CIP
  • Rimozione dell’esposizione internet: verificare con Shodan o Censys la presenza di dispositivi Rockwell/Allen-Bradley esposti e rimuoverli immediatamente


Implicazioni strategiche


La campagna di CyberAv3ngers evidenzia la crescente militarizzazione del cyberspazio nelle operazioni di rappresaglia tra stati. La scelta di colpire infrastrutture idriche, energetiche e governative — settori con potenziale impatto diretto sulla popolazione civile — segnala una volontà di massimizzare l’effetto psicologico e operativo degli attacchi. Il fatto che Rockwell Automation non abbia rilasciato una patch per CVE-2021-22681 pone interrogativi seri sul modello di sicurezza dei vendor OT: in un settore dove i device lifecycle si misurano in decenni, l’assenza di aggiornamenti di sicurezza per vulnerabilità critiche è un rischio sistemico che va affrontato con urgenza a livello regolatorio.

Con 5.600 dispositivi Rockwell Automation esposti su internet a livello globale e nessuna patch in vista, la superficie di attacco rimane aperta. Le organizzazioni che operano infrastrutture critiche devono trattare l’advisory AA26-097A come una priorità assoluta e avviare immediatamente una revisione dell’esposizione OT.


Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

With growing focus on the threat quantum computing poses to crucial and widely used forms of encryption, @filippo wants to make one thing perfectly clear: Contrary to popular mythology that refuses to die, AES 128 is perfectly fine in a post-quantum world

arstechnica.com/security/2026/…

reshared this

The Splice Must Flow


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

There are plenty of electronic components out there, but the one we tend to forget is the most basic: wire. Sure, PC boards have largely replaced wire with copper traces, but most projects still need some kind of wire somewhere. Once you need any wire, there’s a good bet you will need longer wire, and that means splicing one wire to another. Simple, right? Not really. There are a variety of ways to splice wires, and which one you use depends on what you want to do and the type of wire you are using.

If the wires touch, good enough, right? Not necessarily. You need enough contact area for the current you are drawing through the wire to flow. It is also nice if the splice can survive some amount of mechanical strain, vibration, and survive getting hot and cold repeatedly.

Usually, after splicing, you’d like to solder the connection, although depending on the application, you don’t always see that. At the very least, you’d want to wrap it in electrical tape, use heat-shrink tubing, or otherwise insulate the bare wires and maybe provide a little mechanical support or strain relief.

Keep in mind that there are connector options, either mechanical, crimped, or soldered, that allow you to avoid splices. Soldering to a terminal strip, for example, or scewing wires into a barrier strip will get the job done. So will a butt connector, a wire nut, or a WAGO connector. But sometimes, for whatever reason, you just need to attach two wires to each other. It’s been done before.

The Gold Standard


Arguably, the best way to join two similar-sized solid wires is the Western Union splice, or the lineman’s splice, which goes back to at least 1915 when the book Practical Electric Wiring (PDF) described it. It will work with stranded wire, too, if you twist it tightly and, even better, tin the wires first.

You essentially bend each wire around the other and then tightly wrap each wire around the other wire. There are a few options about how to handle the middle part, as you can see in the adjacent figure.

These aren’t hard to make, but it does depend a bit on the skill and patience of the person making the splice. On the other hand, they are mechanically very robust.

NASA’s workmanship document (NASA-STD-8739.3, PDF) urges you to avoid splices and prefer controlled processes like crimps, where a tool produces repeatable connections. However, in testing, soldered Western Union splices were found to be quite strong, usually stronger than the wire around them.

youtube.com/embed/SKr3h1cHIiM?…

Other Common Splices


Perhaps the most common splice is the rat or pig tail splice. That’s where you just twist two wires together. If you don’t have to survive mechanical tension and you have solid wire, this works ok and is what you often see inside electrical boxes in North America, either made by or topped with a wire nut.

These are fast and simple, but without something like a wire nut, a bit suspect. They tend to loosen over time, especially under vibration.

Another problem is when you have very large solid wires that are not practical to twist. That calls for a Britannia splice. Here, you put two presumably thick wires end-to-end and bind them with a smaller wire. You don’t see these very often, although you may see them in some utility contexts. More often, you’d crimp a butt connector to join two large wires. Note the binding wire wraps around both wires and the common part where the wires touch.

youtube.com/embed/bfpagotoIak?…

A similar splice is the so-called fixture splice, in which a smaller wire wraps around a larger one. This is another case where you would almost always finish this off with some kind of mechanical connector, like a wire nut.

Sometimes you need a splice that isn’t much larger than the original wire. You can do that with a scarfed splice. This is usually only practical for large, solid wires. You essentially taper each wire to a point (using, for example, a file) and then bond them together much like a scarf joint in carpentry. Of course, you must solder or somehow fix the wires together, as there is no mechanical connection. This takes a lot of work and also takes skill to get right.

Specialty Splices


Sometimes, you want a splice into an existing wire to form like a “T” or a tap. It is possible to create a tap joint by removing insulation from the main conductor and then wrapping wire around the bare metal. Often, you’ll tie a knot it the tap wire before wrapping to try to improve the mechanical hold a bit.

However, these are not especially strong, and you have to be careful removing the insulation so as not to nick the main conductor and weaken it or reduce its current capacity.

If the main wire is stranded, another variation is to carefully split the main conductor into two segments and then pass the tap wire through the center before wrapping it as before. While this might be slightly more mechanically advantageous, it is still not a good replacement for a crimp-on tap or a connector to hold three wires.

Splicing multiconductor wire can also pose a challenge. Sure, for a lamp cord, it is just as simple as making two splices. But in cables where the pair is balanced, it is often impractical to maintain the spacing and twisting of the wire. Better to get a cable of the proper length.

Probably Others


There are probably as many ways to make a splice as there are people making splices. Some are clever, others are terrible, and a few — like the Western Union splice — have stood the test of time.

Most of the time, you want to avoid splices where you can. Try a terminal block, a solder sleeve, or a crimp connector. Even a wire nut, while technically a splice, will give you some mechanical advantage over just twisting wire together.

We favor the Western Union splice with a good coat of solder. In the end, the “right” splice is the one that matches the electrical load, mechanical demands, and environment you expect it to live in. A quick twist might work today, but a properly executed splice will still be working years down the line.

What’s your go-to method? Let us know in the comments.


hackaday.com/2026/04/21/the-sp…

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

CyberAv3ngers e l’IRGC all’assalto delle infrastrutture critiche USA: sei agenzie federali confermano gli attacchi ai PLC Rockwell Automation


@Informatica (Italy e non Italy)
Un advisory congiunto di sei agenzie federali statunitensi, pubblicato il 7 aprile 2026, conferma che CyberAv3ngers — gruppo


CyberAv3ngers e l’IRGC all’assalto delle infrastrutture critiche USA: sei agenzie federali confermano gli attacchi ai PLC Rockwell Automation


Il 7 aprile 2026, sei agenzie federali statunitensi — tra cui CISA, FBI e NSA — hanno pubblicato l’advisory congiunto AA26-097A, confermando che CyberAv3ngers, gruppo di cyberoffensiva direttamente controllato dall’IRGC-CEC (Islamic Revolutionary Guard Corps Cyber-Electronic Command) iraniano, ha condotto attacchi contro infrastrutture critiche americane sfruttando una vulnerabilità critica nei Programmable Logic Controller di Rockwell Automation. L’aspetto più preoccupante: per questa vulnerabilità non esiste alcuna patch del vendor.

Il gruppo: CyberAv3ngers e la struttura del comando IRGC


CyberAv3ngers è un threat group state-directed attivo almeno dal 2020, tracciato dalla comunità di threat intelligence con molteplici denominazioni: Storm-0784 (Microsoft), Bauxite (Dragos), Hydro Kitten, UNC5691 (Mandiant) e classificato da MITRE ATT&CK come G1027. Il gruppo opera come persona ufficiale dell’IRGC-CEC, distinguendosi per la focalizzazione sulle Operational Technology (OT) e i sistemi di controllo industriale (ICS), un dominio in cui pochi gruppi APT hanno sviluppato capacità analoghe.

La traiettoria evolutiva del gruppo è significativa: da attacchi opportunistici con credenziali di default su PLC Unitronics di fabbricazione israeliana nel 2023, alla distribuzione della piattaforma malware ICS custom IOCONTROL nel 2024, fino alla campagna 2026 contro i controller Rockwell Automation, che rappresenta un salto qualitativo nell’ambito delle capacità offensive ICS.

Il contesto geopolitico: rappresaglia cyber dopo gli attacchi del febbraio 2026


La campagna si inserisce in un contesto geopolitico estremamente teso. Il 28 febbraio 2026, USA e Israele hanno condotto un’operazione militare congiunta contro obiettivi iraniani, innescando una campagna di rappresaglia cyber multi-vettore che Unit 42 di Palo Alto Networks ha tracciato come cluster CL-STA-1128. In questo contesto, CyberAv3ngers ha intensificato le operazioni contro infrastrutture critiche americane, spostando il focus dai precedenti target israeliani verso obiettivi statunitensi.

CVE-2021-22681: la vulnerabilità senza patch al centro degli attacchi


Il vettore tecnico primario della campagna è CVE-2021-22681, una vulnerabilità di authentication bypass con CVSS score 9.8 che affligge i controller Logix di Rockwell Automation. La vulnerabilità permette a un attaccante di bypassare l’autenticazione e ottenere accesso ai PLC senza credenziali valide. Il problema strutturale: Rockwell Automation non ha rilasciato una patch, indicando invece misure di difesa in profondità come unica mitigazione disponibile.

I prodotti vulnerabili includono un ampio portfolio:

  • RSLogix 5000 (versioni 16-20)
  • Studio 5000 Logix Designer (versione 21 e successive)
  • Famiglie di controller: CompactLogix, ControlLogix, GuardLogix, DriveLogix, SoftLogix

Secondo la scansione Cortex Xpanse di Palo Alto, risultano esposti su internet globalmente 5.600 indirizzi IP con servizi Rockwell Automation o Allen-Bradley SCADA, inclusi FactoryTalk e vari PLC — una superficie di attacco di proporzioni allarmanti.

Le TTPs operative: preparazione con FactoryTalk su VPS


L’analisi di Unit 42 rivela che gli attaccanti hanno adottato un approccio metodico nella preparazione. Con moderata confidenza, i ricercatori ritengono che CL-STA-1128 abbia installato il software FactoryTalk di Rockwell Automation su infrastruttura VPS per abilitare le proprie attività di exploitation, sviluppando internamente la capacità di interagire con il protocollo CIP (Common Industrial Protocol) prima di colpire i target reali. La mappatura delle porte utilizzate dai dispositivi esposti ha permesso al gruppo di identificare i target mediante pattern statici caratteristici dei prodotti Rockwell.

I settori colpiti confermati dall’advisory federale comprendono Water and Wastewater Systems (WWS), Energy e Government Services and Facilities. L’advisory CISA AA26-097A, primo caso in cui sei agenzie federali attribuiscono congiuntamente un’operazione all’IRGC, conferma interruzioni operative e perdite economiche in organizzazioni multiple.

Escalation della minaccia: dall’hacktivism all’OT warfare


La progressione di CyberAv3ngers illustra una tendenza preoccupante nel panorama delle minacce state-sponsored: la convergenza tra capacità IT e OT in un unico gruppo APT. Nelle prime operazioni del 2023, il gruppo si limitò a modificare i display HMI dei Unitronics PLC presso impianti idrici israeliani e americani, un’azione prevalentemente dimostrativa. Con IOCONTROL nel 2024, il gruppo ha sviluppato malware custom per dispositivi IoT e OT. La campagna del 2026, che sfrutta una vulnerabilità critica senza patch in uno dei vendor di automazione industriale più diffusi al mondo, rappresenta una capacità offensiva significativamente più matura.

Mitigazioni: nessuna patch disponibile, solo difesa in profondità


In assenza di una patch per CVE-2021-22681, le organizzazioni che utilizzano controller Rockwell Automation devono implementare le seguenti misure di difesa in profondità raccomandate dall’advisory federale:

  • Segmentazione di rete: isolare i PLC e i sistemi OT in zone di rete separate, con firewall tra IT e OT, eliminando qualsiasi esposizione diretta a internet
  • Isolamento delle engineering workstation: le workstation che comunicano con i PLC devono essere dedicate e segregate dalla rete corporate generale
  • Abilitazione di CIP Security: configurare il protocollo CIP Security per autenticazione e cifratura delle comunicazioni tra EWS e PLC dove supportato
  • Physical mode switch: impostare i PLC in modalità fisica protetta dove applicabile, impedendo modifiche al firmware via software
  • Monitoraggio anomalie CIP-IP: deployare soluzioni di monitoraggio OT (es. Dragos, Claroty, Nozomi) in grado di rilevare download anomali e cambi di modalità sui PLC tramite protocollo CIP
  • Rimozione dell’esposizione internet: verificare con Shodan o Censys la presenza di dispositivi Rockwell/Allen-Bradley esposti e rimuoverli immediatamente


Implicazioni strategiche


La campagna di CyberAv3ngers evidenzia la crescente militarizzazione del cyberspazio nelle operazioni di rappresaglia tra stati. La scelta di colpire infrastrutture idriche, energetiche e governative — settori con potenziale impatto diretto sulla popolazione civile — segnala una volontà di massimizzare l’effetto psicologico e operativo degli attacchi. Il fatto che Rockwell Automation non abbia rilasciato una patch per CVE-2021-22681 pone interrogativi seri sul modello di sicurezza dei vendor OT: in un settore dove i device lifecycle si misurano in decenni, l’assenza di aggiornamenti di sicurezza per vulnerabilità critiche è un rischio sistemico che va affrontato con urgenza a livello regolatorio.

Con 5.600 dispositivi Rockwell Automation esposti su internet a livello globale e nessuna patch in vista, la superficie di attacco rimane aperta. Le organizzazioni che operano infrastrutture critiche devono trattare l’advisory AA26-097A come una priorità assoluta e avviare immediatamente una revisione dell’esposizione OT.


Inchiesta sui servizi segreti italiani: a rischio le fondamenta stesse dello Stato


@Informatica (Italy e non Italy)
Il caso dei dossier e di un ramo dei servizi segreti italiani coinvolto mette in risalto un rischio strutturale legato all'uso "non istituzionale" delle informazioni riservate colpisce. Ecco cosa accade quando dati sensibili, acquisiti tramite

RecruitRAT, la nuova generazione di Android banker: come difendersi


@Informatica (Italy e non Italy)
Sono stati identificati come RecruitRAT, SaferRat, Astrinox e Massiv i quattro malware usati in altrettante campagne di trojan bancari per Android che segnano il passaggio da operazioni isolate a modelli organizzati e scalabili. Ecco tutti i dettagli e i consigli per

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Zero-day su Microsoft Defender senza patch: exploit pubblici usati in attacchi reali

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/zero-day-…

A cura di Chiara Nardini

#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #malware #zeroDay #microsoftDefender #vulnerabilita

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

NEW: Angelo Martino, a former ransomware negotiator, pleaded guilty to helping a ransomware gang get more money — of which he took a cut — from their victims.

He was secretly playing both sides in several ransomware negotiations, and he also deployed ransomware himself with co-conspirators.

techcrunch.com/2026/04/21/rans…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

Can confirm this for Arc, Brave, Edge, Chromium, and Vivaldi on my machine:

#Anthropic secretly installs spyware when you install Claude Desktop
thatprivacyguy.com/blog/anthro…

CAN Bus Analyzer Runs In Your Browser


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

If you’ve got a modern car, truck, or tractor, it’s probably got a CAN bus or three that is bouncing data all around the vehicle. Listening in on these transmissions can enlighten you to what’s going on with sensors and modules which can aid in troubleshooting. You might find [Chanchal]’s latest work to be helpful in this regard — a CAN bus visualizer that runs right in your browser.

CANviz, as the project is known, is designed to work with any one of a number of cheap USB CAN reader modules. To use it, you simply run the Python “pip” tool to install it, and then you have a live CAN bus frame analyzer running on your local machine. Point your browser to localhost:8080 and you can see the data pouring in from whatever you happen to be hooked up to. The tool supports decoding CAN DBC files to make better sense of the raw data coming off the bus, and you can also record sessions for later analysis and even send CAN frames yourself if you need to. You can also run the tool on a remote single-board PC if so desired and access it over a network connection from another machine.

We’ve explored CAN hacking tools before and tools for visualization as well. Often, the latter is important when trying to debug and investigate dynamic issues. Meanwhile, if you’re working on your own automotive interface hacks, don’t hesitate to notify the tipsline!


hackaday.com/2026/04/21/can-bu…

SuperDisk: The Better Floppy That Never Caught On


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Once the microcomputer era got going in earnest, the floppy disk quickly supplanted the tape as the portable storage method of choice. They were never particularly large, but they were fine for the average user to get by.

At the same time, it wasn’t long before heavier-duty removable storage solutions hit the market for power users who needed to move many megabytes at a time. In the 1980s, these were primarily the preserve of big print shops, corporate users, and governments. By the 1990s, even the mildly savvy computerist was starting to chafe against the tyrannical 1.44 MB limit of the regular 3.5″ diskette. Against this backdrop launched the SuperDisk—the product which hoped to take the floppy format to the next level, yet faltered all the same.

More Is Better

SuperDisk drives could also write regular floppy disks, which was a chief difference between them and the then-dominant Zip drives from Iomega. Credit: Kirbylover4000, CC BY-SA 4.0
The SuperDisk was yet another innovation spawned by 3M, or more specifically, by the company’s storage group, Imation. Landing on the market in 1996, it was intended to be a higher-capacity successor to the regular floppy disk. In this era, the default removable storage was was the 3.5″ floppy, capable of storing 1.44 MB on a high-density double-sided disk in the dominant IBM format. The SuperDisk would easily eclipse that with its 120 MB capacity, nearly ten times what users were used to getting from a compact floppy disk. Back in the mid-1990s, when hard drives were just starting to flirt with gigabyte capacities in the single digits, this was a huge chunk of storage to be carrying around in your pocket.

The format relied on so-called “floptical” technology. The idea was to use optical guidance to more precisely position the magnetic heads that read and write the floppy magnetic platter. This would allow a disk to pack more tracks in per given area of disk, massively increasing the storage density. Where a regular 3.5″ floppy disk had 135 tracks per inch, an LS-120 disk would expand that to 2,490 tracks per inch. The LS-120 disks were physically unique, due to the need to have optical alignment tracks on the magnetic surface that could be read via a laser and sensor. Hence the LS designation, for “laser servo.”
LS120 SuperDisks had very similar dimensions to regular 3.5″ floppy disks, but the unique shutter design was an easy tell you were holding something different. Credit: Amada44, CC BY-SA 4.0Inside, the construction was not so different to a regular floppy disk. Credit: Amada44, CC BY-SA 4.0Optical tracking marks on the surface of the LS120 disk were used to enable more accurate head tracking for denser storage. Credit: Shelby Jueden, CC BY-SA 4.0
A variety of drives were made available in the marketplace, both in internal and external versions. The latter typically used parallel, USB, or SCSI interfaces, while internal drives were accessed via SCSI or ATAPI. Despite the special technology inside SuperDisks, they were otherwise very close in size to regular floppies, albeit with a rather unique shutter design. This allowed the SuperDisk drive to also read regular 1.44 MB and 720 KB diskettes. Notably, though, this was really only a thing in the PC world—the drives could not read 800 KB or 400 KB Macintosh format disks.

Unfortunately for Imation, the SuperDisk had a major hurdle to overcome from the outset. Iomega had already launched the Zip drive in 1995 to rapturous applause, racking up huge orders from the drop. The drives were not compatible with regular floppies in any way, and initial versions stored just 100 MB per disk. However, the first mover advantage had launched Iomega’s market share and stock into the stratosphere. There was little market interest in the upstart competitor when purple drives were already sitting on desks in business and universities around the world. Nevertheless, the SuperDisk drive still found some traction with big OEMs, showing up as an option in Dell, Compaq, and Gateway computers way back when. Panasonic even launched a line of digital cameras that used the supersized disks, not unlike Sony’s floppy disk cameras but with far more storage that made them more practical. Sadly, though, uptake was never high enough to make the SuperDisk a normalized replacement for a regular floppy drive, nor even a viable or well-known competitor to the all-domineering Zip.

Nevertheless, Matsushita persevered with the SuperDisk concept for some time. In 2001, the company launched LS-240 drives, which doubled capacity to 240 MB per disk. They also came with a fun party trick that allowed regular 3.5″ floppies to be formatted to hold 32MB. This feat was achieved in part due to the use of shingled magnetic recording (SMR), a technique wherein magnetic tracks on the platter are allowed to overlap to increase storage density. “FD32MB” formatted disks could only be read in LS-240 drives.

By this point, however, the CD burner had already taken over the world. With a CD-R or CD-RW retailing for less than a dollar in quantity, and capable of storing 700MB-plus, the value proposition of the SuperDisk faltered, along with most other magnetic storage solutions of the era. The drives would eventually go out of production in 2003, by which point the venerable USB drive was rising to prominence as the go-to standard for removable media.

Other than being a little late to market, there wasn’t a lot the SuperDisk got wrong. There were no major scandals with the reliability of the drives or media, and they had the nice feature that they were backwards compatible with existing floppy disks to boot. Sometimes, though, it’s impossible to overcome showing up late to the party. Between Iomega’s dominance in the 90s, and the widespread abandonment of magnetic removable media in the early 2000s, there was never really a good time for the SuperDisk to shine. Like so many other technologies out there, it was perfectly capable at what it was supposed to do, it just didn’t find the right audience. A solution without a problem, perhaps, given that others had already solved the issue before the SuperDisk saw the light of day.

Featured image: “SuperDisk” by [Miguel Durán]


hackaday.com/2026/04/21/superd…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

Diamo il benvenuto alle ultime newsletter e blog federati basati su Ghost, seguiti e rilanciati dal nostro account

Questo post viene ripubblicato sulla comunità @Che succede nel Fediverso? che puoi seguire per avere tutti i recenti aggiornamenti sul Fediverso

Diamo il benvenuto nel Fediverso a:

@RAEE - Storie Digitali
@L'Analista
@Alessio Pomaro
@Zuppa di Particelle
@Giuseppe Castagna
@Cambia le tue Abitudini
@Spherenode
@L'Unica
@Ricardo Antonio Piana
@Stranger Than Cinema
@La Terna Sinistrorsa
@Ivan Agliardi | PRO
@SmartPulse.it
@Agensocial
@SpazioLIFE
@VistaGare
@Luca Schenato

Questo account è gestito dagli amministratori di poliverso.org.

Se vuoi dare un contributo ai nostri servizi, puoi farlo con una donazione.

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Cisco Patches Four Critical Flaws in Identity Services Engine and Webex: Unauthenticated RCE and Full User Impersonation at Risk
#CyberSecurity
securebulletin.com/cisco-patch…
Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Inditex (Zara) Confirms Third-Party Data Breach: Transaction Records Exposed via Analytics Platform with April 21 Leak Deadline
#CyberSecurity
securebulletin.com/inditex-zar…
Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Primary Constructor e Dependency Injection in C# 12: vantaggi, insidie e quando usarli
#tech
spcnet.it/primary-constructor-…
@informatica


Primary Constructor e Dependency Injection in C# 12: vantaggi, insidie e quando usarli


Con C# 12, Microsoft ha introdotto i primary constructors per tutte le classi e le struct — non solo per i record come in precedenza. Per chi lavora quotidianamente con ASP.NET Core e il pattern di dependency injection, questa feature merita attenzione: riduce il boilerplate in modo significativo, ma nasconde un'insidia che è bene conoscere prima di adottarla sistematicamente.

Il problema: il boilerplate del costruttore classico


Chi ha scritto servizi ASP.NET Core sa bene come appare il costruttore tradizionale con dependency injection:

public class OrderService
{
    private readonly IOrderRepository _orderRepository;
    private readonly ILogger<OrderService> _logger;
    private readonly IEventBus _eventBus;
    private readonly IValidator<Order> _validator;

    public OrderService(
        IOrderRepository orderRepository,
        ILogger<OrderService> logger,
        IEventBus eventBus,
        IValidator<Order> validator)
    {
        _orderRepository = orderRepository;
        _logger = logger;
        _eventBus = eventBus;
        _validator = validator;
    }
}

Per ogni dipendenza: una dichiarazione di campo, un parametro nel costruttore, un'assegnazione nel corpo. Con quattro dipendenze, sono già dodici righe di puro scaffolding. In un servizio con sei o sette dipendenze, il costruttore diventa il blocco di codice più lungo della classe — senza contenere logica.

La soluzione con primary constructors


Con i primary constructors di C# 12, lo stesso servizio si scrive così:

public class OrderService(
    IOrderRepository orderRepository,
    ILogger<OrderService> logger,
    IEventBus eventBus,
    IValidator<Order> validator)
{
    public async Task<Order?> GetOrderAsync(Guid id)
    {
        logger.LogInformation("Fetching order {OrderId}", id);
        return await orderRepository.GetByIdAsync(id);
    }

    public async Task PlaceOrderAsync(Order order)
    {
        await validator.ValidateAndThrowAsync(order);
        await orderRepository.SaveAsync(order);
        await eventBus.PublishAsync(new OrderPlacedEvent(order.Id));
    }
}

I parametri del primary constructor diventano direttamente disponibili in tutta la classe senza dichiarazioni esplicite di campo. Il risultato è codice più snello, con meno rumore visivo e il focus immediato sulla logica di business.

L'insidia della mutabilità: perché Milan Jovanović era inizialmente scettico


Il motivo di resistenza di molti sviluppatori esperti è legittimo: i parametri del primary constructor non sono campi readonly. Il compilatore non impedisce la riassegnazione accidentale:

public class OrderService(IOrderRepository orderRepository)
{
    public void SomeMethod()
    {
        orderRepository = null!;  // Compila senza warning
    }
}

Con i campi privati readonly tradizionali, questo codice causa un errore di compilazione. Con i primary constructors, il compilatore lo accetta silenziosamente. In un servizio DI dove le dipendenze non dovrebbero mai essere rimpiazzate a runtime, questo è un rischio concreto in team di grandi dimensioni.

Mitigazione: assegnazione esplicita a readonly field


Quando la garanzia di immutabilità è critica, si può assegnare esplicitamente il parametro a un campo readonly:

public class CriticalService(IRepository repository)
{
    private readonly IRepository _repository = repository;

    // Da qui in poi si usa _repository, mai repository direttamente
}

Questo reintroduce parte del boilerplate, ma mantiene la sintassi più compatta per la firma del costruttore e garantisce l'immutabilità a livello compilatore.

Quando usare i primary constructors


La valutazione pragmatica è che i primary constructors offrono il massimo vantaggio nelle classi di servizio DI tipiche di ASP.NET Core, dove i parametri vengono usati ma raramente riassegnati. In questi scenari, il rischio di mutabilità accidentale è basso e i benefici di leggibilità sono immediati.

Vale la pena usarli anche per entity e value object dove i parametri di costruzione diventano proprietà read-only:

public class Order(Guid customerId, Money total)
{
    public Guid Id { get; } = Guid.NewGuid();
    public Guid CustomerId { get; } = customerId;
    public Money Total { get; } = total;
    public DateTime CreatedAt { get; } = DateTime.UtcNow;
}

Quando evitarli


Tre scenari in cui i primary constructors non sono la scelta giusta:

  • Logica di validazione nel costruttore: se il costruttore deve eseguire guard clause o validazioni prima dell'assegnazione, il corpo esplicito del costruttore tradizionale è necessario.
  • Multiple signature di costruttore: i primary constructors supportano una sola firma. Con overload multipli (es. per serializzazione), la sintassi tradizionale è l'unica opzione.
  • Cinque o più dipendenze: se una classe richiede molte dipendenze, il problema non è la sintassi del costruttore ma il design della classe. Il segnale che suggerisce un refactoring verso interfacce più coese o il pattern Facade.


Conclusione: adottarli con consapevolezza


I primary constructors di C# 12 non sono una rivoluzione, ma un'evoluzione pragmatica del linguaggio. Per la maggior parte delle classi di servizio in ASP.NET Core, il tradeoff è favorevole: meno boilerplate, codice più leggibile, rischio di mutabilità basso nel contesto DI. L'importante è conoscere il comportamento del compilatore e scegliere consapevolmente quando la garanzia di readonly è effettivamente necessaria.

Come sempre con le feature di C#, il consiglio è adottarle dove migliorano la leggibilità del codice reale, non per seguire una moda sintattica.

Fonte originale: Why I Switched to Primary Constructors for DI in C# di Milan Jovanović.