Da istituti tecnici a centri di addestramento per gli schiavi del terzo millennio


un post di Bianca Laura Granato su fb:

DA ISTITUTI TECNICI A CENTRI DI ADDESTRAMENTO PER GLI SCHIAVI DEL TERZO MILLENNIO: IL NUOVO SCEMPIO DEL GOVERNO MELONI

Sotto la copertura del PNRR, il governo manda a segno un altro colpo al cuore della scuola della Costituzione: la de-forma degli istituti tecnici, mandante Confindustria.

Con una legge delega, a sorpresa, senza un minimo di consultazione delle sigle sindacali di categoria e di docenti e dirigenti scolastici, il governaccio di centro-destra, che in disastri non ha nulla da invidiare ai suoi predecessori di centro sinistra, manda a segno un colpo che verrà avvertito soprattutto dalle famiglie con disagio economico: la riforma degli istituti tecnici.

La riforma prevede fin dal 2026/27, ad iscrizioni già avvenute, la riduzione di un anno del corso di studi degli istituti tecnici, con un taglio significativo delle ore di italiano e geografia economica e l’aumento delle ore di alternanza scuola lavoro.
Ma il bello arriva dopo: per acquisire un titolo di studio direttamente spendibile nel mondo del lavoro, gli studenti dovranno integrare il percorso con altri due anni A PAGAMENTO, in funzione del reddito e della capienza dei fondi pubblici, presso gli ITS.

Gli ITS, per chi non lo sapesse, sono delle fondazioni a cui con soldi pubblici lo stato ha delegato sotto il governo Draghi nella passata legislatura, il compito di addestrare i ragazzi usciti dagli istituti di istruzione secondaria di secondo grado al lavoro in aziende del territorio. Questi istituti infatti hanno un consiglio di amministrazione in cui la parte del Leone la fanno le aziende che danno l’indirizzo alla formazione o meglio all’addestramento da impartire.
Un regalone a Confindustria che si avvantaggia del fatto che i costi della formazione al lavoro in azienda vengono scaricati sui contribuenti e sulle famiglie dei ragazzi. Quindi Confindustria decide nel proprio esclusivo interesse come addestrare le proprie nuove reclute, senza pagare per la formazione.
Socializzare le perdite e privatizzare gli utili.

Come docenti hanno titolo ad insegnarvi quelli che insegnano pure negli istituti tecnici e professionali nonché persone non formate come docenti provenienti dalle stesse aziende.

Quindi appare scontato un dato : i ragazzi che usciranno dalla nuova riforma 4+2 non saranno più preparati di quelli che oggi escono dagli istituti tecnici, perché le ore che perdono per l’alternanza in più e l’anno che perdono di scuola gratuita vanno abbondantemente a compensare quello che acquisiscono nei due anni gestiti direttamente dalle imprese.
In più perderanno ore in quelle discipline formative (italiano e geografia economica) che danno un’impostazione minimamente critica e di respiro generale alla formazione tecnica che appunto si trasforma in addestramento al lavoro in azienda.

Ma c’è di più! In un periodo come quello in cui stiamo vivendo in cui le tecniche di produzione cambiano alla velocità della luce, i ragazzi usciti dagli ITS in capo a due o tre anni non avranno più la formazione idonea a quel lavoro specifico, quindi facilmente verranno rimpiazzati dalle nuove reclute con formazione aggiornata e costretti a pagare nuovamente per acquisire nuova formazione. Oltretutto quella formazione può avere un suo senso solo se legata alle aziende del territorio, difficilmente potrà essere fatta valere in altri luoghi. Quindi chi la conseguirà sarà un precario a vita, costretto ad una formazione continua e sotto il giogo di padroni locali, a pagamento, salvo che l’azienda non chiuda o modifichi completamente la produzione. In quel caso colui che avrà scelto di essere addestrato da schiavo, non avrà più modo di riciclarsi.

Diciamo che questa riforma è semplicemente SCANDALOSA!
E chiunque avesse da spezzare una lancia a favore di questo governo rispetto al precedente deve prendere atto che questo governo altro non è se non la CONTINUAZIONE di quello precedente.

Infatti la stessa Forza Italia che ha perorato la costituzione degli ITS, ora attraverso Valditara, l’estensore della riforma universitaria del 2010, quella della Gelmini, per intenderci, oggi ci propina questo bel pacchetto tutto incluso in cui paghi per diventare schiavo a vita dei signorotti locali.

Ovviamente le materie umanistiche saranno le più sacrificate: per fare lo schiavo non hai bisogno di usare il cervello, bastano le mani.

Corradino Mineo scatenato sul governo :)


Corradino Mineo in un post su fb:

Da una disfatta all’altra. Mattarella chiede conto a Nordio del dossier che gli hanno inviato su Nicole Minetti. Conteneva argomenti per concederle la grazia: vita nuova, orfano malato adottato, da accudire amorevolmente. Ma taceva circostanze che un’inchiesta del Fatto ha spiattellato. Il bambino avrebbe i genitori naturali e con loro Minetti sarebbe in causa, Cipriani compagno di Nicole, sarebbe stato a lungo un sodale di Epstein, la loro villa a Punta de l’Est in Uruguay luogo di feste con escort e miliardari. Se un ministro di Grazia e Giustizia avesse servito tale polpetta avvelenata al Quirinale, per “salvare” l’amica di Berlusconi che corse a prendere Ruby Rubacuori e ne chiese l’affido, saremmo ben oltre la decenza. Nordio, che ha insultato i magistrati, la cui riforma è stata seppellita dai No, che (lui o la factotum Bertolozzi, ora costretta alle dimissioni ma scudata con immunità parlamentare) hanno salvato e scortato a Tripoli con volo di Stato un assassino di torturatore. Ministro dell’Ingiustizia. Non di Grazia e Giustizia,

Un altro ministro, Giorgetti, che forse siede ancora alla scrivania di Quintino Sella, mitico tutore del rigore dei conti, ha dimostrato di non saper far di conto. Il governo Meloni aveva messo a dieta lavoratori dipendenti (i salari più bassi) e contribuenti fedeli (le imposte più alte), per mantenere il deficit entro il 3% ed evitare la procedura europea d’infrazione. Ma lui ha sbagliato i conti di un niente, lo 0,1% del PIL. Somma che ogni contabile avrebbe saputo come far rientrare in bilancio. Bocciati i conti, il ministro chiede lo sconto.

E che dire di Piantedosi? Ha varato 4 decreti sicurezza -uno l’anno- ma l’insicurezza è aumentata. Ha spinto in clandestinità migliaia di migranti, lasciando che bivacchino dove trovano, ne ha spediti altri in Albania calpestandone diritti e dovendoli riportare in Italia con navi militari, ha ordinato alla polizia di limitare il diritto di far festa e di manifestare, ma non le dato i mezzi, né gli ordini, né il metodo, per contenere piccoli gruppi di violenti. Ministro distratto, innamorato di una arrampicatrice sociale cui ha aperto le porte del Viminale, delle forze di polizia e della televisione. Fin quando Lei s’è fatta intervistare e ha confessato la relazione. A una moglie (del ministro) ignara, a una premier, che cade dal pero, a una pubblica opinione, attonita. Le carceri ospitano un terzo di detenuti più della capienza. I suicidi vanno al ritmo di 4 al mese, Ma un ex sottosegretario addetto alla polizia penitenziaria -che s’era detto felice che i galeotti soffocassero - correva a Roma a comprare quote di un ristorante da persone coinvolte in inchieste per riciclaggio in favore della camorra. Del Mastro s’è dimesso. Piantedosi no. Pare stia lavorando sul Primo Maggio.

La Cultura? Come è andata con la famosa “cultura di destra” che la sinistra arrogante pretendeva che non esistesse? Dopo il Sangiuliano innamorato, ferito e sputtanato, Meloni ha voluto il narcisista Giuli. Al quale non serve un’amante, essendo già innamorato delle sue basette e delle frasi oscure e arzigogolate che lascia cadere come perle dal cielo. Ma la destra tutta non ha saputo resistere al fascino di Beatrice Venezi, giovane, bella, molto di destra. Ma senza titoli né talento per dirigere una orchestra di professionisti quale la Fenice di Venezia. Alla fine i “Fratelli” l’hanno dovuta cacciare. Anche perché in Laguna si vota il 24-25 maggio. E le cose si mettevano male.

Poi il divorzio da Santanché, pupilla plurindagata del Presidente del Senato. Quello da Trump Re Mida che condanna chiunque tocchi. Come sa Orban, cacciato a furor di popolo. In più gli eredi di Mattei vietano a “Giorgia” di usare un nome che rappresentò tra il 1954 e il 1962, all’ombra del neo atlantismo di Fanfani, una politica italiana nel Mediterraneo e in Medio Oriente non prona agli interessi delle 7 Sorelle e agli ordini di Washington.

Il mito della donna “tosta”, apprezzata all’estero, indiscussa in Italia, nazionalista ed europeista, orgogliosa madre, cristiana, italiana, crolla come castello di carte. A una opposizione non resterebbe che raccogliere col cucchiaio il poco che resta e promettere di rifondare l’Italia.

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i fasci avanzano (ma sono anche idioti se pensano che arretreremo noi)


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Mettiamo insieme: le "logiche" del presidenzialismo, lo sconcio dell'autonomia differenziata, gli attacchi alla magistratura, le collusioni con la criminalità organizzata (nuovo esercito della destra, relativamente ufficioso?), i capovolgimenti dei fatti storici accertati (le stragi neofasciste), la continuità di comportamento dei servizi segreti istituzionalmente deviati, la violenza poliziesca impunita contro chiunque, i regali legislativi ai padroni reali del Paese, la svendita del patrimonio pubblico, la guerra alla sanità e alla scuola pubbliche, l'incardinamento sempre più radicale nelle politiche frontalmente guerrafondaie della Nato; e leggiamo poi questo articolo - sul "manifesto" di oggi - di Alessandra Agostino: --> continua qui: slowforward.net/2024/08/05/ver…


Mettiamo insieme: le “logiche” del presidenzialismo, lo sconcio dell’autonomia differenziata, gli attacchi alla magistratura, le collusioni con la criminalità organizzata (nuovo esercito della destra, relativamente ufficioso?), i capovolgimenti dei fatti storici accertati (le stragi neofasciste), la continuità di comportamento dei servizi segreti istituzionalmente deviati, la violenza poliziesca impunita contro chiunque, i regali legislativi ai padroni reali del Paese, la svendita del patrimonio pubblico, la guerra alla sanità e alla scuola pubbliche, l’incardinamento sempre più radicale nelle politiche frontalmente guerrafondaie della Nato; e leggiamo poi questo articolo – sul “manifesto” di oggi – di Alessandra Agostino:

Il disegno di legge sulla sicurezza pubblica che la maggioranza vorrebbe licenziare alla Camera prima della pausa estiva infittisce la tela repressiva che oscura lo spazio democratico; una tela intrecciata da anni di decreti sicurezza adottati senza soluzione di continuità dai vari governi. La trama è sempre la stessa: punire il nemico, ovvero dissenzienti, poveri, migranti; il colore nero più intenso.

La criminalizzazione è funzionale a delegittimare e giustificare la repressione di chi potrebbe minare il modello neoliberista egemone e consente di sviare e occultare la responsabilità delle diseguaglianze sociali, della guerra, della devastazione climatica.
Della sicurezza come sociale nessuna traccia. La deriva autoritaria si salda con gli assunti del neoliberismo: si tagliano le fondamenta materiali della trasformazione sociale e si preclude la possibilità di rivendicarla.

Emblematico è l’articolo 8, che interviene su un classico della recrudescenza punitiva, l’occupazione di immobili e terreni, prevedendo un nuovo reato: «occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui» (con reclusione da due a sette anni).

Ancora una volta a fronte di un drammatico problema sociale, la casa, la risposta non è in termini di politiche che garantiscano il diritto all’abitazione, che la Corte costituzionale connette alla dignità umana e inserisce fra i diritti inviolabili, ma punitivo (la linea del «decreto Caivano»). Si colpisce il disagio sociale e insieme i movimenti di lotta per la casa, ovvero la partecipazione alternativa e dissenziente: ad essere punito è anche «chiunque si intromette o coopera nell’occupazione dell’immobile».

Fra i fili dell’ordito repressivo, quindi, ritorna un’altra costante: un’aggravante relativa ai reati di «violenza o minaccia a pubblico ufficiale e resistenza a pubblico ufficiale» (art. 14), con riferimento specifico al suo esercizio «al fine di impedire la realizzazione di un’opera pubblica o di una infrastruttura strategica» (la sperimentazione della repressione sul movimento no Tav si arricchisce visto che lo spettro del ponte di Messina aleggia).

Sono fattispecie tipicamente contestate a chi manifesta, il cui abuso crea un clima di intimidazione e dissuasione rispetto all’esercizio del diritto di riunione. La tutela privilegiata per gli operatori di polizia si estende alle lesioni (art. 15). Sono comprese le lesioni anche lievi o lievissime: si pensa forse agli agenti in tenuta antisommossa che si feriscono sempre nel “fronteggiare” gli studenti a mani nude? Alla repressione del dissenso si affianca il vittimismo del potere.

Una novità è la norma denominata «anti Gandhi», parte del pacchetto repressivo specificamente dedicato ai luoghi di detenzione (carceri e Cpr). Viene introdotto il delitto di rivolta penitenziaria, che comprende la resistenza «anche passiva». Si sperimenta su chi sta ai margini e si ara il terreno, nel contempo si innaffia il campo con una abbondante denigrazione nei confronti di chi pratica la disobbedienza civile (gli eco-attivisti)… e il prossimo decreto sicurezza prevederà punizione della resistenza passiva per tutti. Dall’accanimento nella criminalizzazione dei modi della contestazione, in relazione alla supposta violenza esercitata dai manifestanti, si giunge alla punizione della protesta pacifica: la via dell’espulsione del dissenso in sé è segnata.
Invero, già in questo disegno di legge (art. 11) il blocco stradale o ferroviario «con il proprio corpo» diviene illecito penale con una aggravante se il fatto è commesso da più persone; dato che è difficile immaginare un blocco in solitaria, la pena “normale” sarà la reclusione da sei mesi a due anni. È una norma ad hoc, come prassi di questo Governo, scritta pensando alle proteste di Ultima Generazione, ma – effetto collaterale chiaramente gradito dagli estensori del provvedimento – varrà anche a reprimere presidi e cortei spontanei fuori da fabbriche e scuole.
Non manca, infine, un altro passo nel percorso, nato nel “laboratorio migranti”, di amministrativizzazione della sicurezza: il disegno di legge amplia, come i precedenti decreti Minniti, Salvini, Lamorgese, Caivano, l’ambito di applicazione del daspo urbano (ordine di allontanamento modellato sulla falsariga del daspo sportivo). Per tacere della reclusione di madri e bambini e degli ulteriori emendamenti liberticidi che complice la distrazione agostana potrebbero essere inseriti.
La democrazia non può vivere sotto l’ombra di una tela repressiva, ma richiede l’orizzonte aperto del conflitto.

Voi siete tranquilli? Personalmente, io no.

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