per luigi bonotto / giovanni fontana, 20 nov. 2025
Ieri se n’è andato Luigi Bonotto.
Singolare figura di imprenditore tessile, collezionista, artista, è stato il fondatore dell’unica fabbrica-museo al mondo: un’azienda tessile dove le antiche tecnologie si sposano con le più avanzate ricerche di settore in un contesto che ha il vago sapore dell’utopia, dove opere degli artisti Fluxus e dei maggiori esponenti della Poesia Concreta, Visiva e Sonora internazionale avvolgono gli ambienti, dove le operaie e gli operai lavorano immersi in un gioco armonico di forme e di colori.
Luigi Bonotto è stato anche il creatore della Fondazione che reca il suo nome, dove oggi sono conservate migliaia di opere. Sul sito web ufficiale sono consultabili circa 20.000 documenti.
Sarebbe qui troppo impegnativo citare tutti gli autori rappresentati, ma per sottolineare l’importanza della collezione basti ricordare, sia pure alla rinfusa, i nomi di George Maciunas, Nam June Paik, Dick Higgins, Allan Kaprow, Yoko Ono, George Brecht, John Cage, Emmett Williams, Milan Knížák, Alison Knowles, Ben Vautier, Philip Corner, Jackson MacLow, Robert Filliou, Ken Friedman, Julien Blaine, Henri Chopin, Pierre Garnier, Juan Hidalgo, Joseph Beuys, Christo, John Giorno, Bernard Heidsieck, Augusto De Campos e, tra gli italiani, Sarenco, Luciano Caruso, Nanni Balestrini, Arrigo Lora Totino, Eugenio Miccini, Mario Diacono e moltissimi altri.
La Fondazione, diretta da Patrizio Peterlini, ha cooperato con università, gallerie d’arte e musei italiani ed esteri, distinguendosi sempre per la qualità e l’originalità delle proposte culturali e fregiandosi di numerosi premi e riconoscimenti. Tra le principali collaborazioni voglio ricordare quelle con il Centre Pompidou, la Biennale di Venezia e la Biennale di São Paulo.
Luigi Bonotto era nato il 26 maggio del 1941. Suo padre, come suo nonno, era stato titolare di una fabbrica di cappelli di paglia a Marostica. In famiglia si era abituato presto a coniugare l’imprenditoria con i valori estetici. Come racconta nella sua autobiografia “Nato di lunedì” (Danilo Montanari Editore, 2017), suo padre Giovanni gli fa scoprire, fin da giovanissimo, la straordinarietà dei maestri dell’arte classica in Veneto e successivamente lo aiuta ad apprezzare l’arte moderna attraverso i suoi resoconti di viaggio.
Dopo aver frequentato a Venezia l’Accademia di Belle Arti e insegnato all’Istituto Industriale di Valdagno, dove tiene la cattedra di Disegno tessile, nel 1972 inizia la sua attività di imprenditore e di stilista.
L’impresa tessile, ora diretta dai suoi figli, Giovanni e Lorenzo, è a Colceresa, già Molvena, frutto della fusione con il comune di Mason Vicentino nel 2019.
Lì era un piacere sentirsi raccontare storie da Luigi, come quella della sua partita a scacchi con Marcel Duchamp, disastrosamente perduta, o della nascita quasi casuale della Intermedia Chart, realizzata proprio a Molvena da Dick Higgins nel 1995, o delle visite degli artisti che hanno lasciato in fabbrica opere straordinarie favorendo la magia di quel legame fisico e concettuale tra arte e industria in cui credeva fermamente, con la passione del collezionista, col savoir faire dell’imprenditore, ma anche con la leggerezza e l’ironia di chi non perde occasione per cogliere il bello intorno a sé.
Per me la sua amicizia è stata preziosissima, come appassionante è stato conoscere, frequentare e apprezzare il suo mondo.
Luigi era un visionario.
Nel 2015 composi per lui il mio “Poema Bonotto”: un videopoema che, passando per il “Dream” di Yoko Ono (grande opera esposta in uno dei reparti produttivi), riconduce a quel “Sogno” che Luigi ha saputo magistralmente realizzare.
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differx
Unknown parent • •ti ringrazio della critica, che trovo giusta: ho corretto e ampliato il post!
differx
Unknown parent • •@Pare 🚲 🌞 @Poliversity - Università ricerca e giornalismo
ecco il post corretto: poliverso.org/display/0477a01e…
differx
2025-11-19 10:52:13