Il Presidente Marotta dona duecento euro alla Commissione delle Elette.
La notizia va letta con attenzione, perché sotto la generosità del gesto ci sono almeno due problemi seri.
Nulla vieta a Gennaro Marotta di fare beneficenza, ci mancherebbe: è una scelta privata, legittima, anche se — come si dice — di solito non si racconta, si fa e basta.
Ma non è questo il punto. Si parla di un presidente di Municipalità che annuncia pubblicamente, in commissione delle Elette, che verserà 200 euro di tasca propria a un organo di un’istituzione di cui è il vertice politico.
Non è un atto di generosità privata: è un modo personalissimo e inopportuno di intendere il rapporto tra chi amministra e le istituzioni che rappresenta.
Il problema è duplice.
Il primo è di metodo contabile: le risorse destinate ad attività istituzionali di un ente pubblico devono passare dal bilancio — è il principio di universalità sancito dal D.Lgs. 118/2011, che qualifica espressamente come incompatibili con l'ordinamento contabile le "gestioni fuori bilancio". Duecento euro versati – al mese o una tantum? Qui le versioni delle presenti differiscono- senza un atto formale di accettazione e senza rendicontazione pubblica, sono esattamente questo: una gestione informale di fondi destinati a un organo dell'ente.
Il secondo è di opportunità istituzionale. Un presidente di Municipalità che finanziasse con continuità, di tasca propria, le attività di un organo di cui è il vertice ne condizionerebbe l'autonomia. Le decisioni su cosa fare — Novembre Donna, iniziative su scuola, sport, cultura — dovrebbero nascere da una programmazione dell'organismo, discussa e finanziata attraverso gli strumenti che la legge prevede a questo scopo, non da una liberalità di un donatore.
Le funzioni pubbliche non si sostengono con la generosità individuale di chi le presiede: si finanziano con risorse pubbliche, stanziate con atti trasparenti e tracciabili.
Cogliamo allora l'occasione per sollecitare il Presidente Marotta a farsi carico, verso il Sindaco Venturini, delle richieste che riguardano il funzionamento della sua Municipalità: ai gruppi consiliari non è ancora garantito lo spazio e la strumentazione che l'art. 17 del Regolamento Comunale delle Municipalità prevede "compatibilmente con le risorse disponibili", risorse che, evidentemente, non sono state ancora reperite; non sono stati forniti i verbali delle riunioni di Consiglio, perché mancano le risorse umane per redigerli; la partecipazione da remoto alle sedute, pur prevista dall'art. 4 bis del Regolamento Interno e già attiva nella stessa sala per le sedute del Consiglio Comunale, non viene attivata per il Consiglio di Municipalità, diversamente da quanto accade in altre Municipalità del territorio comunale.
Le istituzioni non hanno bisogno di benefattori, ma di chi le fa funzionare. È questo il mestiere di un presidente di Municipalità.
La coalizione dei gruppi consiliari PD, AVS e M5S in Municipalità Mestre Carpenedo