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Die Berliner Polizei ist lustig. Ich hab sie gefragt, wer ihr den Verhaltensscanner für "kriminalitätsbelastete Orte" baut. Die so: "sagichnicht".
Dank @kantorkel hab ich dann im Mitschnitt einer Ausschussitzung gesehen, wie die Polizei den Hersteller verkündet: Adesso SE.
Also Nachfrage. Stimmt das? Polizei Berlin lässt Frist verstreichen. Nachfrage zur Nachfrage. Dann endlich die Bestätigung.
Das hätten wir gleich so machen können.
Jetzt ists auf jeden Fall raus.

netzpolitik.org/2026/videouebe…

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Die Videoüberwachung mit automatisierter Verhaltenserkennung, die in Berlin geplant ist, wird von Adesso SE errichtet. Damit baut erstmals in Deutschland ein privatwirtschaftliches Unternehmen eine derartige Infrastruktur in den öffentlichen Raum. Adesso SE ist für ein massives Datenleck bekannt.
netzpolitik.org/2026/videouebe…
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Trump terrà giovedì un discorso alla nazione sulle elezioni del 2020


Il presidente parlerà in prima serata di intelligence declassificata sul voto del 2020 e di presunte falle delle macchine elettorali. Per gli esperti prepara la contestazione del voto di novembre

Donald Trump terrà giovedì un discorso televisivo alla nazione alle 21, ora della costa est degli Stati Uniti (le 3 del mattino di venerdì in Italia). Il presidente lo ha scritto lunedì sul suo social network Truth Social senza indicare l'argomento, ma un funzionario dell'amministrazione ha detto a Reuters che il discorso riguarderà l'intelligence appena declassificata sulle indagini relative alle elezioni americane e quelle che la Casa Bianca considera falle delle macchine per il voto, in grado in teoria di permettere intrusioni informatiche straniere. La notizia era stata anticipata dall'emittente televisiva MS Now.

Il riferimento è al voto del 2020, che Trump sostiene da anni di aver perso per colpa di brogli di massa a favore di Joe Biden. Nessuna prova è mai emersa: tribunali, ricontrolli delle schede e il Dipartimento di Giustizia del suo primo mandato non hanno trovato frodi, mentre l'agenzia federale per la sicurezza informatica definì quel voto "il più sicuro della storia americana".

Un consigliere del presidente ha descritto ad Axios il discorso come un "potpourri" che comprenderà le elezioni, un aggiornamento sull'Iran e qualsiasi altro tema Trump ritenga importante. Finora Trump ha tenuto pochi interventi in prima serata dalla Casa Bianca e vuole farne di più, ha spiegato il consigliere, perché questi discorsi "danno un senso di importanza" a quello che dice. Il presidente vuole anche rilanciare il SAVE America Act, una legge ferma al Congresso che introdurrebbe requisiti rigidi di identificazione per votare. Per fare pressione aveva detto al Congresso che non avrebbe firmato la legge bipartisan sulla casa se prima non fosse passata la sua stretta sul voto: il testo è entrato in vigore nei giorni scorsi senza la firma presidenziale.

L'annuncio è arrivato poche ore dopo che Trump aveva detto che avrebbe reimposto il blocco navale contro l'Iran, insieme a un pedaggio del 20% su tutte le navi in transito nello Stretto di Hormuz. La situazione con Teheran "cambia di minuto in minuto, ma è una cosa che vuole affrontare", ha detto il consigliere ad Axios. L'ultimo grande discorso televisivo del presidente risale al primo aprile, quando difese per la prima volta in modo completo la guerra contro l'Iran, iniziata più di un mese prima con la campagna militare condotta insieme a Israele. Il conflitto ha fatto salire il prezzo del petrolio e scendere i consensi di Trump.

Da oltre un anno l'amministrazione cerca di aumentare la supervisione federale sull'organizzazione delle elezioni e di cambiare il modo in cui gli americani votano, un tentativo che secondo gli esperti legali toglierebbe potere agli stati in violazione della Costituzione. Con il controllo repubblicano del Congresso in gioco alle elezioni di metà mandato di novembre, democratici ed esperti di sicurezza elettorale temono che l'amministrazione voglia interferire. Presentando il 2020 come illegittimo, dicono diversi esperti, Trump prepara il terreno per contestare eventuali sconfitte repubblicane e per indebolire i democratici se riconquisteranno il Congresso.

Un'analisi forense consegnata l'anno scorso da Mojave Research, una società esterna ingaggiata da Tulsi Gabbard quando era direttrice dell'intelligence nazionale, la carica che coordina le agenzie di spionaggio americane, ha trovato difetti in alcune macchine per il voto sequestrate a Porto Rico, ma nessuna prova di manomissioni. Secondo Reuters, prima di lasciare l'incarico a giugno Gabbard ha prodotto anche un rapporto che descrive vulnerabilità significative delle macchine e propone rimedi come l'aggiornamento del software: la Casa Bianca ne ha però rinviato la pubblicazione. Al suo posto Trump ha nominato ad interim Bill Pulte, il direttore dell'agenzia federale che regola i mutui, e lo ha autorizzato a declassificare i documenti legati al voto del 2020.

La Casa Bianca ha anche creato di recente una task force per riesaminare alcuni aspetti dell'elezione del 2020, a cui lavora il giornalista John Solomon, ex collaboratore di Fox News. Solomon ha chiesto accesso ai file di un'analisi che dissentiva dalla valutazione diffusa nel 2021 dall'intelligence americana, secondo cui nessun attore straniero aveva tentato o era riuscito ad alterare "alcun aspetto tecnico" del voto del 2020. Quel documento, preparato dal National Intelligence Council, il principale organo di analisi dell'intelligence, insieme a CIA, FBI, NSA e altre agenzie, concludeva che il presidente russo Vladimir Putin aveva autorizzato operazioni di influenza per favorire Trump e per minare la fiducia nel processo elettorale, che la Cina aveva preso in considerazione un intervento senza poi attuarlo e che l'Iran aveva condotto una campagna di influenza contro la candidatura di Trump.

I funzionari elettorali si dicono fiduciosi che le macchine siano adeguatamente sicure e ricordano che non è mai emersa alcuna prova di intrusioni straniere che abbiano cambiato i risultati delle elezioni passate.


La legge sulla casa entra in vigore senza la firma di Trump


Una delle leggi più importanti degli ultimi decenni sulla casa è entrata in vigore negli Stati Uniti senza la firma del presidente Donald Trump. Il 21st Century Road to Housing Act, il provvedimento bipartisan pensato per rendere le abitazioni più accessibili, è diventato legge sabato 11 luglio dopo che il presidente si è rifiutato di firmarlo per protesta.

Trump aveva dieci giorni di tempo per firmare il testo, opporre il veto o lasciarlo entrare in vigore senza il suo nome. La Costituzione americana prevede che una legge approvata dal Congresso diventi effettiva anche senza la firma del presidente, se questi non la respinge entro dieci giorni. Il termine scadeva alle 23:59 di venerdì sulla costa orientale (le 5:59 del mattino di sabato in Italia) e allo scadere il provvedimento è diventato legge in automatico.

"Non firmerò la legge sulla casa, che è stata approvata dal Congresso e inviata alla Casa Bianca, per protesta contro il fatto che il Senato degli Stati Uniti non è capace di approvare il SAVE America Act", ha scritto il presidente sul suo social Truth Social venerdì. Il SAVE America Act è una proposta di legge che imporrebbe la prova di cittadinanza per iscriversi alle liste elettorali e un documento con foto per votare. Il testo è fermo al Senato, dove non ha i sessanta voti necessari ad avanzare. Da mesi il presidente insiste per una stretta sulle regole del voto, un obiettivo che persegue anche per altre strade.

Nelle settimane precedenti Trump aveva più volte sminuito il provvedimento. Lo aveva definito "un grande sbadiglio" e di "minore importanza" rispetto alla legge elettorale. Il 24 giugno, poche ore prima di una cerimonia di firma già organizzata al Congresso, aveva annunciato a sorpresa che non avrebbe approvato la legge sulla casa finché i parlamentari non avessero prima approvato quella sul voto.

Il rifiuto mette in imbarazzo lo stesso partito del presidente in un anno di elezioni di metà mandato. La legge era passata con un sostegno larghissimo di entrambi gli schieramenti, 85 voti a 5 al Senato e 358 a 32 alla Camera. Rappresenta una delle poche vittorie legislative su cui i repubblicani contavano prima del voto di novembre. Invece di rivendicarla, si sono ritrovati a rincorrere le mosse del presidente.

"Le sue priorità non potrebbero essere più chiare: costi più alti per le famiglie e più potere per sé", ha scritto su X il leader dei democratici al Senato, Chuck Schumer. Il presidente della Camera, il repubblicano Mike Johnson, aveva provato a spingere Trump alla firma, ricordando ai giornalisti che la legge sarebbe comunque entrata in vigore e che l'avrebbero festeggiata lo stesso.

La legge affronta il problema soprattutto dal lato dell'offerta, cioè aumentando il numero di case disponibili. Raccoglie 47 proposte diverse, presentate sia dai repubblicani sia dai democratici. Questo spiega perché ha ottenuto un consenso così ampio. Tra le misure ci sono incentivi alle case prefabbricate, costruite in fabbrica e più economiche di quelle tirate su sul posto, la trasformazione di uffici in appartamenti e fondi federali in più ai comuni che costruiscono di più.

Per le case prefabbricate la legge elimina l'obbligo di avere un telaio d'acciaio permanente, quello che le rende trasportabili. Secondo gli esperti di politiche abitative il cambiamento può far risparmiare tra i 5.000 e i 10.000 dollari a casa e rendere più facili progetti più elaborati, come un secondo piano.

Per la prima volta il provvedimento limita anche il ruolo di Wall Street nel mercato immobiliare. Vieta ai grandi investitori che possiedono almeno 350 case unifamiliari di comprarne altre. L'obiettivo è rendere il mercato più accessibile alle famiglie, che spesso non riescono a competere con chi può pagare l'intera casa in contanti. La norma però non obbliga chi già supera quella soglia a vendere nulla. A livello nazionale, del resto, questi grandi investitori possiedono soltanto il 3% circa del mercato degli affitti unifamiliari, anche se in alcune città e quartieri la loro presenza è molto maggiore.

Le decisioni che contano di più sul mercato immobiliare si prendono nei governi locali o negli uffici dei costruttori, non a Washington. Le regole urbanistiche locali, che possono rallentare o bloccare le nuove costruzioni, restano intatte, perché a fissarle sono i comuni. Anche i tassi sui mutui, altro fattore decisivo, non dipendono dal Congresso: quello per un mutuo a trent'anni si aggira oggi intorno al 6,5%, molto più alto rispetto agli anni della pandemia.

A tenere ferme le case sul mercato contribuisce anche un altro meccanismo. Milioni di proprietari che avevano bloccato mutui a tassi bassissimi prima del 2022 non vogliono vendere, perché farlo significherebbe accendere un mutuo molto più caro. Nemmeno questo nodo viene toccato dalla legge.

L'Urban Institute, un centro studi di Washington, ha contato 35 tra programmi, regolamenti e studi che il Dipartimento per l'edilizia e lo sviluppo urbano, il ministero americano competente sulla casa, dovrà mettere in pratica, proprio mentre è a corto di personale dopo i tagli decisi dall'amministrazione Trump. "È una legge che cambia regole e regolamenti. Sbloccherà fondi, ma gran parte delle sue norme valgono quanto la loro attuazione", ha detto alla CNN Shaun Donovan, ex segretario del dipartimento sotto Barack Obama.

A giugno il prezzo mediano di una casa già esistente ha toccato i 440.600 dollari, il valore più alto da quando esistono questi dati, nel 1999. Una famiglia con un reddito di 75.000 dollari l'anno può oggi permettersi meno di un quarto delle case in vendita. Gli economisti della Casa Bianca hanno stimato all'inizio dell'anno una carenza di 10 milioni di abitazioni. Il nuovo provvedimento potrebbe colmarne solo una parte. Chi lo sostiene lo presenta comunque come un primo passo, il più ampio tentativo federale da decenni per rendere la casa più accessibile agli americani.


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Più di 10.000 morti in eccesso in una sola settimana.

È il dato preliminare registrato da EuroMOMO tra il 22 e il 28 giugno, durante l’ondata di caldo estremo che ha colpito l’Europa occidentale. Oltre 9.000 dei decessi riguardavano persone con almeno 65 anni e, secondo gli esperti, un picco simile è difficilmente spiegabile senza le temperature eccezionali di quei giorni.

Secondo World Weather Attribution, un’ondata di questa intensità sarebbe stata praticamente impossibile senza il riscaldamento globale causato dalle attività umane.

Il caldo diventa ancora più letale quando incontra case inefficienti, città povere di alberi e ombra, servizi sanitari sotto pressione e lavoratori esposti nelle ore più pericolose.

Affrontare ogni estate senza una risposta strutturale è una responsabilità politica: l’Europa deve investire in sistemi di allerta, rifugi climatici, edifici efficienti e tutele vincolanti sul lavoro.

Adattarsi è urgente. Ridurre le emissioni è indispensabile.

#CrisiClimatica #CaldoEstremo #CambiamentoClimatico #SalutePubblica #GiustiziaClimatica #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Monitoraggio server Linux: le 10 metriche che contano davvero (e quelle che ingannano)
#tech
spcnet.it/monitoraggio-server-…
@informatica


Monitoraggio server Linux: le 10 metriche che contano davvero (e quelle che ingannano)


Un server Linux quasi sempre avvisa prima di guastarsi. Il problema è che la maggior parte dei sistemisti guarda i numeri sbagliati: il carico della CPU invece dell’iowait, la percentuale di RAM occupata invece dello swap attivo, lo spazio disco invece degli inode liberi. Il risultato è che i segnali d’allarme restano invisibili finché non si trasformano in un incidente in produzione.

Vediamo dieci metriche che vale davvero la pena monitorare su un’infrastruttura Linux, con i comandi per raccoglierle, le soglie di riferimento e — soprattutto — come metterle in relazione tra loro invece di guardarle isolate.

1. CPU: l’iowait conta più dell’utilizzo grezzo


La percentuale di utilizzo CPU complessiva è un punto di partenza, ma il segnale utile è nell’%iowait: indica quanto tempo le CPU passano ferme in attesa di I/O su disco invece di eseguire codice applicativo. Un server all’90% di CPU è occupato; un server al 40% di iowait è in sofferenza, anche se il carico “totale” sembra alto allo stesso modo.

mpstat -P ALL 1 5

Un iowait sostenuto sopra il 20-30% giustifica un’indagine sullo storage con iostat -xz 1 (vedi punto 5).

2. Load average rapportato ai core disponibili


Il load average è tra le metriche più fraintese in assoluto: un valore di 8.0 non significa nulla senza sapere quanti core ha la macchina. La regola empirica è che un load sostenuto sopra 1.0 per core indica una possibile saturazione, anche se il collo di bottiglia potrebbe essere CPU, I/O su disco o un altro sottosistema.

cat /proc/loadavg
nproc

Le tre medie (1, 5, 15 minuti) vanno lette come trend: se il valore a 15 minuti cresce costantemente, c’è qualcosa che si sta accumulando — un processo runaway, un thread leak, un collo di bottiglia I/O.

3. Memoria: non temere l’uso, temi lo swap attivo


Linux usa la RAM libera come page cache, quindi un server che mostra il 95% di memoria occupata non è necessariamente in difficoltà, se gran parte è cache riutilizzabile. Quello che conta davvero è quanta memoria è effettivamente disponibile e se il sistema sta attivamente paginando su swap.

free -h
grep -E "MemAvailable|SwapTotal|SwapFree" /proc/meminfo
vmstat 1 5

Un po’ di swap usato non è di per sé un problema: con un vm.swappiness ben tarato, il kernel può spostare pagine “fredde” su swap in modo proattivo senza impatti percepibili. Il segnale d’allarme reale sono le colonne si (swap-in) e so (swap-out) di vmstat: valori sostenuti e diversi da zero, o uno swap che cresce sotto carico, indicano pressione di memoria che degraderà le prestazioni.

4. Spazio disco e utilizzo degli inode


Finire lo spazio disco è evidente. Finire gli inode è il killer silenzioso che manda in crisi anche i sistemisti più esperti: si possono avere gigabyte liberi e non riuscire comunque a creare un nuovo file se gli inode sono esauriti.

df -h   # spazio disco
df -i   # utilizzo inode

L’esaurimento degli inode capita tipicamente in directory con milioni di file piccoli — code di mail, session store, directory temporanee. Impostate soglie di allerta all’80% sia per lo spazio sia per gli inode, non solo per lo spazio.

5. Latenza e throughput I/O del disco


Il throughput dice quanti dati si muovono; la latenza dice quanto tempo impiega ogni singola operazione. Un disco che serve scritture sequenziali può avere un throughput ottimo e al contempo una latenza pessima su letture casuali — esattamente il pattern che uccide le prestazioni di un database.

iostat -xz 1

Le colonne chiave da osservare sono await (tempo medio in ms per servire una richiesta I/O), %util (percentuale di tempo in cui il device è occupato) e r/s/w/s (operazioni al secondo). Un await sopra 20ms per HDD, o sopra 1-2ms per workload sensibili alla latenza su SSD, merita un’indagine. Su HDD e SATA SSD un %util vicino al 100% indica saturazione; sugli NVMe questo indicatore è meno affidabile per via dell’architettura multi-queue, quindi in quel caso conviene fidarsi soprattutto dell’await.

6. Traffico di rete e tassi di errore


La banda utilizzata è la base. Quello che le dashboard spesso non mostrano sono i pacchetti persi, gli errori e le ritrasmissioni, che possono segnalare problemi alla scheda di rete, allo switch o una rete sotto flooding.

ip -s link show eth0
ss -s
netstat -s | grep -E "retransmit|error|drop"

Un contatore di errori sulla NIC che cresce nel tempo indica quasi sempre un problema hardware o di cablaggio. Un tasso di ritrasmissione TCP sopra l’1-2% segnala spesso congestione, perdita di pacchetti o altri problemi di connettività che stanno già impattando le applicazioni.

7. File descriptor aperti


Ogni file, socket e pipe aperti consuma un file descriptor. Applicazioni sotto carico — web server, database, sistemi di messaggistica — possono esaurire il limite per processo o quello di sistema e iniziare a restituire errori “too many open files” che si propagano a cascata.

# Uso corrente a livello di sistema
cat /proc/sys/fs/file-nr
# Massimo di sistema
cat /proc/sys/fs/file-max
# Per processo
ls /proc/<PID>/fd | wc -l
cat /proc/<PID>/limits | grep "open files"

Se l’utilizzo corrente supera stabilmente il 70-80% del massimo di sistema, è il momento di indagare. Se un processo specifico si avvicina al proprio ulimit, o ha un leak di descriptor (bug da correggere) oppure ha semplicemente bisogno di un limite più alto (tuning). Per capire quale processo trattiene quali file, lsof è lo strumento di riferimento.

8. Conteggio di processi e thread


Picchi improvvisi nel numero di processi possono indicare fork bomb, cron job impazziti o thread pool applicativi mal configurati. Su applicazioni fortemente multithread, una crescita illimitata del numero di thread è un classico sintomo di bug di concorrenza.

ps aux | wc -l
cat /proc/sys/kernel/threads-max
top -H -p <PID>   # thread di un processo specifico

Conoscere la propria baseline è essenziale: se un web server gira normalmente con 50 worker e improvvisamente se ne vedono 500, qualcosa nella configurazione del servizio o dell’applicazione non va.

9. Salute hardware: temperatura e SMART


È la metrica che più spesso manca negli stack di monitoraggio software, ed è un errore: le CPU riducono le prestazioni (thermal throttling) prima di spegnersi, quindi si osserva un degrado misterioso delle performance ben prima che compaia un errore esplicito.

# Richiede lm-sensors
sensors
# Stato dischi
smartctl -a /dev/sda
# IPMI su bare metal
ipmitool sdr type Temperature

Su macchine virtuali questi dati possono essere nascosti al guest OS; su server bare metal, temperatura e dati SMART/NVMe rappresentano un livello di preallarme che nessuna metrica software può sostituire. Temperature CPU stabilmente sopra 80°C, o dischi che riportano settori riallocati o errori non correggibili nei dati SMART/NVMe, richiedono intervento immediato.

10. Tasso di errore nei log di sistema


Le metriche dicono come sono i numeri; i log dicono perché. Tracciare il tasso di voci ERROR e CRITICAL nel tempo, invece di leggere i log riga per riga, offre un segnale d’allarme precoce prima che il problema diventi un’interruzione di servizio.

# systemd
journalctl -p err --since "1 hour ago"
journalctl -p err --since "1 hour ago" | wc -l

# syslog classico
grep -iEc "error|critical" /var/log/syslog

Un improvviso aumento del tasso di errore nei log, anche se il sistema sembra funzionare normalmente, spesso precede un guasto di minuti o ore. Anche qui, definire una baseline dei tassi di errore “normali” rende evidenti le anomalie.

Mettere insieme i pezzi: le baseline battono le soglie fisse


Soglie statiche (ad esempio: allerta se la CPU supera l’80%) sono un buon punto di partenza, ma restano strumenti grezzi. La pratica più efficace di monitoraggio Linux è costruire baseline specifiche per il proprio carico di lavoro e allertare sulla deviazione dalla norma, non solo sui valori assoluti.

  • Correlate le metriche, non guardatele a compartimenti stagni: CPU alta combinata con iowait elevato e await del disco in crescita racconta una storia molto più chiara di ciascuna metrica da sola.
  • Allertate sui trend, non sugli scatti isolati: un load average in crescita costante nell’arco di 15 minuti è più utile di un singolo picco.
  • Tenete d’occhio il gap del monitoraggio: il tempo che passa tra il superamento di una soglia e l’intervento umano è dove gli incidenti crescono. Automatizzate tutto ciò che potete, ad esempio con Prometheus + node_exporter + Alertmanager per la raccolta e la notifica, o con Grafana per la visualizzazione delle baseline nel tempo.

Su una manciata di server, eseguire questi controlli manualmente da riga di comando funziona bene. Quando l’infrastruttura cresce a decine o centinaia di macchine, diventa poco pratico farlo a mano: è il momento di investire in una piattaforma di observability centralizzata che aggreghi queste metriche, applichi soglie dinamiche e correli gli eventi tra sistemi diversi.

Gli strumenti cambiano nel tempo — oggi iostat e vmstat, domani forse eBPF-based tooling come bpftrace — ma i fondamentali restano gli stessi: sapere cosa guardare, in che relazione, e con quale baseline confrontarlo.

Fonte: LinuxBlog.io


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Rubio dichiara guerra alla Corte Penale Internazionale: “La smantelleremo pezzo dopo pezzo”


Il segretario di Stato Marco Rubio annuncia una campagna per “smantellare” il tribunale dell’Aja. Washington minaccia nuove sanzioni contro i giudici e funzionari e farà pressione sui Paesi alleati che ancora sostengono la Corte.

Gli Stati Uniti intendono smantellare la Corte Penale Internazionale (CPI). Lo ha annunciato lunedì il Segretario di Stato Marco Rubio, spiegando che Washington punta a “smantellare sistematicamente” il tribunale dell’Aja, istituito per perseguire i responsabili dei crimini più gravi.

“Usando tutti gli strumenti a disposizione del nostro governo e lavorando al fianco di ogni alleato con cui possiamo fare causa comune, smantelleremo la CPI, mattone dopo mattone, se necessario”, ha detto Rubio in un video pubblicato sul suo account X.

The International Criminal Court seeks to become the unaccountable arbiter of a new global law — empowered to prosecute and arrest our citizens at will and existentially threaten American sovereignty.

We will teach the ICC the full meaning of American resolve. pic.twitter.com/2egHK1jA98
— Secretary Marco Rubio (@SecRubio) July 13, 2026


Istituita nel 2002 e con sede all’Aja, nei Paesi Bassi, la Corte Penale Internazionale indaga su genocidi, crimini di guerra, crimini contro l’umanità e altri gravi reati internazionali. Gli Stati Uniti non hanno però mai ratificato lo Statuto di Roma, il trattato che ha dato vita alla Corte. Rubio giustifica l’offensiva con il rischio che il tribunale possa processare cittadini americani: un’eventualità che, a suo giudizio, rappresenterebbe “la morte degli Stati Uniti come nazione sovrana e indipendente”.

Le pressioni sui Paesi alleati


Il Dipartimento di Stato americano accusa la CPI di volersi trasformare in un “arbitro globale che non risponde a nessuno” e di minacciare gli americani attraverso le indagini sulla condotta di militari e funzionari statunitensi nelle guerre combattute all’estero. L’annuncio ufficiale è arrivato lunedì, ma Rubio avrebbe cominciato a muoversi già la scorsa settimana, telefonando ai responsabili della diplomazia di diversi Paesi per costruire un fronte internazionale contro il tribunale.

In concreto, tuttavia, la possibilità che la Corte riesca a processare cittadini americani rimane remota. La CPI, infatti, non dispone di una propria forza di polizia e può arrestare e giudicare cittadini statunitensi soltanto se uno Stato membro esegue il mandato. Più di cento Paesi, inoltre, hanno sottoscritto accordi con Washington impegnandosi a non consegnare cittadini americani alla Corte.

In base al principio di complementarità, infine, un’autentica indagine o un procedimento condotto dalle autorità nazionali può impedire l’intervento della CPI sugli stessi presunti crimini.

Una minaccia all’intera istituzione


L’Amministrazione Trump aveva già contestato precedentemente le indagini aperte dalla CPI sulla condotta dei soldati americani in Afghanistan, per poi attaccare duramente anche le iniziative della Corte contro Israele, cosa che aveva portato all’imposizione di sanzioni a diversi esponenti della Corte.

La nuova offensiva, però, non si limita più a impedire singole inchieste: prende invece di mira l’istituzione nel suo complesso. Per indebolirla, il Dipartimento di Stato minaccia nuove sanzioni contro giudici e funzionari e avverte che Washington potrebbe riconsiderare i rapporti con i Paesi alleati che “dipendono dall’assistenza americana” ma “rifiutano di respingere la falsa autorità della CPI”.

Secondo diversi esperti, la campagna potrebbe ostacolare il perseguimento dei più gravi crimini internazionali e approfondire la frattura tra Washington e i Paesi alleati che sostengono il tribunale. “Se gli Stati Uniti si rivoltano contro la Corte nel suo complesso, si stanno davvero allontanando da principi ai quali i nostri alleati più importanti attribuiscono un valore enorme”, ha osservato in una intervista al New York Times Alex Whiting, professore di diritto ad Harvard e lui stesso ex procuratore della CPI.

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☕ CYBERBRIEFING — Martedì 14 luglio 2026

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When the facts change, adequacy must be reviewed


Following the Supreme Court's ruling in Trump v. Slaughter, EDRi and other 36 civil society organisations and academics have urged the European Commission to immediately reassess the EU-US adequacy decision. The ruling undermines one of the safeguards on which the Commission relied when concluding that personal data transferred to the United States receives an adequate level of protection.

The post When the facts change, adequacy must be reviewed appeared first on European Digital Rights (EDRi).

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La sorella di Lindsey Graham nominata per completare il suo mandato al Senato


Darline Graham Nordone, 62 anni, non ha mai ricoperto cariche elettive e sarà la prima donna a rappresentare la South Carolina al Senato. Trump aveva chiesto al governatore McMaster di nominarla

Darline Graham Nordone, 62 anni, presta giuramento martedì come senatrice della South Carolina al posto del fratello, Lindsey Graham, morto sabato sera a 71 anni per una dissezione aortica. Il governatore repubblicano dello Stato, Henry McMaster, ha annunciato la nomina lunedì, poche ore dopo che il presidente Donald Trump aveva chiesto pubblicamente di scegliere la "meravigliosa sorella" di Graham, scrivendo su Truth Social che sarebbe stata "un favoloso tributo a Lindsey, che la amava profondamente". Nordone resterà in carica fino al 3 gennaio, quando scade il mandato del fratello.

Con il giuramento Nordone diventerà la prima donna a rappresentare la South Carolina al Senato. Non ha mai ricoperto cariche elettive: dal 2019 era commissaria della South Carolina Commission for the Blind, l'agenzia statale che aiuta le persone cieche o ipovedenti a trovare lavoro e vivere in autonomia, e in precedenza aveva lavorato alla Clemson University e in due agenzie dello Stato. McMaster ha raccontato di averle proposto l'incarico domenica, il giorno dopo la morte del fratello, e che lei ha accettato in lacrime. "Lindsey è sempre stato lì per me e ora io ci sarò per lui", ha detto Nordone lunedì, aggiungendo che intende "portare avanti il lavoro" del fratello e che "è quello che Lindsey avrebbe voluto".

Il legame tra i due è una parte centrale della biografia di Graham. I fratelli crebbero in una stanza sul retro del Sanitary Café, il locale di Central, in South Carolina, che i genitori gestivano come bar, sala da biliardo e negozio di liquori. La madre morì nel 1976 per un linfoma di Hodgkin e quindici mesi dopo il padre ebbe un infarto nel sonno. Graham aveva 22 anni ed era all'inizio della facoltà di legge all'Università della South Carolina, la sorella ne aveva 13. Lui ne divenne il tutore legale e, dopo essere entrato nell'aeronautica come avvocato militare, la adottò perché potesse ricevere i suoi benefici militari. "È un po' come un fratello, un padre e una madre in uno", disse Nordone al New York Times nel 2015. Graham, che non si è mai sposato e non ha avuto figli, disse nello stesso anno che la buona riuscita della vita della sorella era "di gran lunga" la cosa migliore capitata nella sua.

Nordone è stata una presenza costante anche nella carriera politica del fratello. Fece campagna porta a porta quando Graham si candidò per la prima volta alla Camera nel 1992, comparve in uno spot elettorale nel 2014 e lo presentò nel 2015, davanti alla casa dove erano cresciuti, quando lui lanciò la sua candidatura alla presidenza. Durante quella campagna, a chi gli chiedeva chi avrebbe fatto da first lady in caso di vittoria, Graham rispose scherzando che quel ruolo poteva toccare alla sorella.

Le nomine di familiari per i seggi rimasti vacanti hanno una lunga storia nella politica americana. La pratica, chiamata "widow's succession" (successione della vedova), riguardava soprattutto le mogli chiamate a occupare temporaneamente il seggio del marito morto e nel Novecento contribuì all'ingresso delle donne al Congresso. Nel 2001 Jean Carnahan entrò al Senato al posto del marito Mel, governatore del Missouri morto in un incidente aereo durante la campagna elettorale e poi eletto postumo. Nel 2002 il governatore dell'Alaska Frank Murkowski nominò la figlia Lisa per il seggio che lui stesso aveva lasciato: lei lo occupa ancora oggi.

Il futuro del seggio si deciderà invece a novembre. Come previsto dalla legge della South Carolina, i repubblicani sceglieranno il nuovo candidato con primarie speciali l'11 agosto, con un eventuale ballottaggio il 25 agosto: le candidature si potranno presentare dal 21 luglio. Graham era in corsa per un quinto mandato e aveva vinto le primarie repubblicane il mese scorso. Nordone non ha escluso esplicitamente una candidatura, ma non è attesa in corsa. Hanno mostrato interesse per il seggio i deputati Nancy Mace e Ralph Norman e la vicegovernatrice Pamela Evette, tutti sconfitti alle primarie per la carica di governatore il mese scorso. Chi vincerà affronterà a novembre la democratica Annie Andrews.

Nordone arriva al Senato in un momento carico per la politica americana, con un'agenda che la morte del fratello aveva complicato: la guerra con l'Iran che Graham aveva sostenuto con forza, i negoziati sulla legge annuale di finanziamento della difesa e le pressioni di Trump per approvare una controversa legge elettorale che non ha abbastanza sostegno tra i repubblicani. Nel suo primo intervento pubblico Nordone ha promesso di "lavorare duramente nei prossimi mesi per sostenere il presidente" e onorare l'impegno del fratello verso i cittadini della South Carolina.


È morto Lindsey Graham, senatore repubblicano della South Carolina


Il senatore repubblicano Lindsey Graham è morto sabato sera all’età di 71 anni. Ad annunciarlo questa mattina è stato il suo ufficio, secondo cui il senatore della South Carolina è stato stroncato da una malattia “breve e improvvisa”, sulla quale non sono stati forniti ulteriori dettagli.

Statement from the Office of U.S. Senator Lindsey Graham (R-South Carolina). pic.twitter.com/CQ5yVvqTH1
— Lindsey Graham (@LindseyGrahamSC) July 12, 2026


Ieri sera i soccorritori erano intervenuti nella sua abitazione di Capitol Hill, a Washington, dopo una chiamata per un arresto cardiaco, secondo quanto emerge dalle comunicazioni radio della polizia ottenute da NBC News. Alcune immagini esaminate dall’emittente mostrano i paramedici mentre trasportano una persona in barella verso un’ambulanza, circondata da auto della polizia e mezzi dei vigili del fuoco.

Trent’anni al Congresso e il rapporto con Trump


Graham sedeva al Congresso da oltre trent’anni. Dopo una breve esperienza nel Congresso della South Carolina, era stato eletto prima alla Camera dei Rappresentanti nel 1994 e poi al Senato nel 2002. Riconfermato nel 2008, nel 2014 e nel 2020, presiedeva la Commissione Bilancio del Senato ed era candidato a un nuovo mandato nelle elezioni di quest’anno.

La legge della South Carolina prevede ora la necessità di convocare nuove primarie speciali repubblicane quando, come in questo caso, un candidato scelto attraverso le primarie muore prima delle elezioni generali. Il partito dovrà quindi selezionare con una nuova consultazione elettorale chi sostituirà Graham sulla scheda elettorale di novembre.

Considerato uno dei principali alleati del presidente Donald Trump, ne aveva sostenuto la linea sulla maggior parte dei dossier, pur prendendone talvolta le distanze, soprattutto in politica estera. I due erano stati rivali alle primarie repubblicane del 2016, prima di riconciliarsi. “È eccezionale, è stato al mio fianco per molto tempo”, aveva dichiarato Trump il mese scorso durante un comizio organizzato a sostegno del senatore. “Dopo quella battaglia siamo diventati grandi amici e mi ha aiutato come pochi altri al Senato”.

Questa mattina Trump ha reagito alla notizia della sua morte improvvisa con il seguente post pubblicato su Truth Social:

Il senatore Lindsey Graham, una delle persone e dei senatori più straordinari che abbia mai conosciuto, è morto. Era sempre al lavoro ed era un autentico patriota americano. Lindsey ci mancherà moltissimo!!! SEGUIRANNO DETTAGLI E INFORMAZIONI SULLE ESEQUIE. Che tristezza! Presidente DONALD J. TRUMP

President Trump releases a statement following the passing of US Senator Lindsey Graham. pic.twitter.com/y9on145ifd
— Faytuks Network (@FaytuksNetwork) July 12, 2026


L’ultimo viaggio a Kyiv


Graham era appena rientrato dall’Ucraina, dove venerdì aveva incontrato a Kyiv il presidente Volodymyr Zelensky. Oggi avrebbe dovuto partecipare alla trasmissione Meet the Press di NBC News. Il sostegno all’Ucraina era stato negli ultimi anni una delle sue principali battaglie politiche.

Good meeting with U.S. Senator Lindsey Graham @LindseyGrahamSC in Kyiv. This is already his 10th visit to our country, and we appreciate this support.

I'm grateful to Lindsey for recognizing our warriors. The stronger Ukraine is on the battlefield, the greater the chances that… pic.twitter.com/bgZjjgIqu1
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) July 10, 2026


Insieme al senatore democratico Richard Blumenthal, Graham era infatti il primo firmatario di una proposta di legge che prevedeva pesanti sanzioni contro la Russia e dazi fino al 500% sui Paesi che avessero continuato ad acquistare petrolio, gas e uranio russi.

Proprio venerdì, dalla capitale ucraina, aveva annunciato di aver raggiunto un’intesa con la Casa Bianca sul provvedimento, che era rimasto bloccato per oltre un anno. Quell’annuncio, da lui descritto come l’ultimo passo prima dell’approvazione della legge, è stato il suo ultimo atto politico.

Durante l’incontro, Zelensky lo aveva anche aggiornato sull’intesa politica raggiunta con Trump nel corso del vertice NATO ad Ankara per concedere all’Ucraina le licenze necessarie a produrre i sistemi Patriot, un accordo strenuamente sponsorizzato proprio dal senatore repubblicano della North Carolina.

Questo il commento del Ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha alla notizia della sua morte:

Sono addolorato per la scomparsa del senatore Lindsey Graham, che era appena stato a Kyiv per la sua decima visita in Ucraina. Il senatore Graham è stato un vero amico dell'Ucraina e una delle voci più forti a sostegno della nostra lotta contro l'aggressione russa. È stato inflessibile nel chiedere con forza sanzioni più severe contro la Russia e nel fornire all'Ucraina le capacità necessarie per difendere il nostro popolo. La sua leadership, la sua convinzione e il suo impegno incrollabile per l'Ucraina non saranno mai dimenticati.

Saddened by the passing of Senator @LindseyGrahamSC, who was just in Kyiv on his tenth visit to Ukraine.

Senator Graham was a true friend of Ukraine and one of the strongest voices in support of our struggle against Russia's aggression.

He was unwavering in advocating for…
— Andrii Sybiha 🇺🇦 (@andrii_sybiha) July 12, 2026


Il suo legame con Israele


Graham era anche uno dei più convinti sostenitori di Israele al Congresso degli Stati Uniti. Dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 si era recato più volte nel Paese, difendendone il diritto alla sicurezza e sostenendo una linea particolarmente dura contro Hamas e l’Iran.

La sua opposizione al regime iraniano era infatti altrettanto netta: a febbraio, durante una manifestazione a Monaco, aveva sventolato la bandiera pre-1979 con il Leone e il Sole, schierandosi apertamente “con il popolo iraniano contro l’ayatollah assassino”.

Non meraviglia dunque il fatto che la notizia della sua morte abbia già suscitato numerose reazioni in Israele. Il presidente Isaac Herzog lo ha ricordato come “un faro di chiarezza morale” e un autentico difensore dell’alleanza tra i due Paesi. Il Ministro della Difesa Israel Katz lo ha invece definito “un vero amico dello Stato di Israele” e uno dei suoi sostenitori più forti e costanti.


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Der Berliner Radiosender FluxFM hat mit mir über den Verhaltensscanner gesprochen, der bald am Kotti installiert wird. Hier gehts zum 3-Min-Beitrag: fluxfm.de/channels/7efc3ff2-48…
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La rassegna stampa di martedì 14 luglio 2026


Trump ordina la terza notte di raid sull'Iran e il blocco di Hormuz con una tariffa del 20%, mentre salgono petrolio e timori sui tassi; la sorella di Lindsey Graham eredita il seggio al Senato e un giudice stronca la causa dell'Amministrazione contro il fisco

Questa è la rassegna stampa di martedì 14 luglio 2026

Gli Stati Uniti colpiscono l'Iran per la terza notte e reintroducono il blocco di Hormuz


Il presidente Trump ha notificato al Congresso la ripresa dei combattimenti con l'Iran mentre le forze americane lanciavano una terza notte consecutiva di attacchi. Ha inoltre annunciato il ripristino del blocco navale nello Stretto di Hormuz e una tariffa del 20% su tutto il carico in transito, definendo gli Stati Uniti i "guardiani" della via d'acqua. Trump ha anche indicato la montagna di Pickaxe, sito nucleare iraniano, come possibile obiettivo di un prossimo raid.

Fonti: The New York Times, The Hill, The Wall Street Journal

Il prezzo del petrolio sale e cresce il timore di un rialzo dei tassi


La tariffa del 20% imposta da Trump sul transito nello Stretto di Hormuz potrebbe raddoppiare i costi di spedizione di petrolio e altre merci, alimentando le preoccupazioni tra gli operatori. Un alto funzionario della banca centrale ha lasciato intendere che un rialzo dei tassi resta sul tavolo se l'inflazione dovesse riaccendersi con il conflitto iraniano. Il quadro pesa su famiglie già in difficoltà: quasi un adulto su cinque dichiara di attingere ai risparmi per fare la spesa, con un ricorso crescente alle carte di credito.

Fonti: The New York Times, Semafor, The Hill

La sorella di Lindsey Graham nominata per completarne il mandato al Senato


Il governatore della Carolina del Sud Henry McMaster ha nominato Darline Graham Nordone per completare il mandato del fratello, il senatore Lindsey Graham, morto sabato scorso. La scelta è arrivata su sollecitazione del presidente Trump e la nomina avrà carattere interinale per alcuni mesi. Nel frattempo diversi candidati si stanno già muovendo in vista di una primaria speciale per il seggio.

Fonti: The New York Times, BBC News, NPR

Il Senato punta a onorare Graham approvando le sanzioni alla Russia


Senatori di entrambi i partiti si stanno raccogliendo attorno a un pacchetto rivisto di sanzioni contro la Russia per onorare la memoria di Lindsey Graham, che ne era stato il principale promotore. Il disegno di legge conta 85 cofirmatari e la Casa Bianca ha fatto sapere che Trump ne sostiene l'avanzamento. La versione aggiornata restringe però la portata delle sanzioni previste, in particolare quelle verso i Paesi che continuano ad acquistare petrolio e gas russi.

Fonti: Axios, Semafor, The Hill

Un agente dell'immigrazione uccide un uomo nel Maine, il secondo caso in una settimana


Un agente dell'ICE ha ucciso a colpi d'arma da fuoco un cittadino colombiano di 26 anni fermandone il veicolo a Biddeford, nel Maine, nel secondo episodio del genere in una settimana. L'ufficio del senatore Angus King ha precisato che l'uomo non era l'obiettivo del mandato d'arresto, correggendo una precedente ricostruzione del Dipartimento per la Sicurezza interna. La senatrice Susan Collins e altri parlamentari hanno chiesto un'indagine indipendente e imparziale sull'accaduto.

Fonti: The New York Times, Fox News, The Hill

Trump riduce drasticamente due monumenti nazionali nello Utah


Il presidente Trump ha firmato ordini esecutivi che riducono in modo netto i monumenti nazionali di Bears Ears e Grand Staircase-Escalante, nello Utah, sottraendo protezioni a quasi tre milioni di acri di terre pubbliche. La misura, più drastica di quella del primo mandato, apre la strada a possibili attività estrattive come l'estrazione di uranio. Tribù native e gruppi ambientalisti hanno già annunciato ricorsi, in una disputa legale sui poteri presidenziali che si trascina da anni.

Fonti: The New York Times, ABC News, The Hill

Un giudice stronca la causa di Trump contro l'agenzia delle entrate


Un giudice federale ha censurato duramente una causa promossa dall'Amministrazione contro l'IRS, l'agenzia delle entrate statunitense, definendola un improprio esercizio di interesse personale volto a manipolare il sistema giudiziario. La decisione ha inoltre raccomandato provvedimenti disciplinari nei confronti dei legali coinvolti, tra cui il procuratore generale facente funzioni Todd Blanche. La vicenda ruota attorno a un fondo da 1,8 miliardi di dollari.

Fonti: The New York Times, The Wall Street Journal

Trump annuncia un discorso alla nazione giovedì su Iran ed "integrità elettorale"


Il presidente Trump ha annunciato che giovedì sera terrà un discorso in prima serata dalla Casa Bianca, incentrato sullo scontro con l'Iran e sull'"integrità elettorale". Secondo un consigliere, il presidente vuole spingere sul SAVE Act, una legge sull'identificazione degli elettori ferma al Congresso, e potrebbe presentare le conclusioni della sua Amministrazione sulla revisione delle elezioni del 2020. Trump intende inaugurare una serie più frequente di discorsi diretti in prima serata.

Fonti: Axios, The Hill

Trump ha dato il via libera all'Arabia Saudita per gli attacchi agli Houthi


Secondo funzionari statunitensi, il presidente Trump ha assicurato al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman il proprio sostegno per un'azione militare contro gli Houthi in Yemen, sostenuti dall'Iran. Il raid saudita sull'aeroporto di Sanaa e i successivi lanci di missili degli Houthi rappresentano l'escalation transfrontaliera più grave dal 2022. Un conflitto rinnovato rischia di aggravare le tensioni regionali e di allargare la guerra tra Stati Uniti e Iran.

Fonti: Axios

Trump appoggia sette candidati repubblicani alla Camera in vista delle elezioni di metà mandato


Il presidente Trump ha annunciato per la prima volta il sostegno a sette repubblicani in corsa per la Camera dei rappresentanti. Con una serie di messaggi su Truth Social, ha appoggiato tra gli altri John Cowan nell'undicesimo distretto della Georgia e Anthony DiLorenzo. Le dichiarazioni di sostegno arrivano mentre il Partito repubblicano difende una maggioranza risicata alla Camera in vista delle elezioni di metà mandato.

Fonti: The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Contos #6 – Al Comune di Quartu S.E. davvero l’opposizione viene ignorata?

La seduta del Consiglio Comunale del 7 luglio racconta una realtà diversa da quella che oggi circola nel dibattito politico quartese. Le sedute dedicate alle linee programmatiche di un’amministrazione sono probabilmente il momento più importante dell’intero mandato. È lì che una maggioranza spiega dove sucontu.wordpress.com/2026/07/…

@sardegna

Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)
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Devo ammetterlo, #AntiX è una bomba su qualsiasi hardware
@news
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Vote By Mail applications due by August 25th


The Massachusetts Election Division has started to mail out Vote By Mail applications. You can sign up to vote by mail by filling out the attached form and mailing back to them. Since the form is on a postcard, USPS will scan the postcard recording the from and to fields and potentially other information on the postcard. You can instead request a mail ballot on-line via the Election Division’s website. There you an also track the status of your ballot as well as find your local ballot drop box.

Applications for the primary election (in which Pirate voters can participate), are due by August 25th. For the general election, applications are due October 25th.

If you are not registered to vote, you can register on-line, by mailing a voter registration application or at your municipality. You must to register ten (10) days before the election to participate:

  • State Primary: Saturday, August 22nd, 2026
  • State Election: Saturday, October 24, 2026

To register to vote on-line, you need to be a US citizen, at least sixteen years old and have an Massachusetts id issued by the Registry of Motor Vehicles. When registering to vote, you will need to select a party, political designation, or no party. To register as a Pirate, choose the Political Designation radio button and then select the Pirate designation in the drop down. There you can also update your address, name and check your registration status.

You can also register or pre-register to vote with a mail-in voter registration form or at your municipality’s town clerks, election commission, and Boards of Registrars. Print, fill out, and sign the voter registration form. When registering by mail, mail the signed form to your local election office. Your voter registration form must be postmarked by the voter registration deadline. When registering to vote, you will need to select a party, political designation, or no party. To register as a Pirate, write Pirate in the Political Designation field of the form.

If you are registering to vote in Massachusetts for the first time, you should include a copy of identification that shows your name and address with your form. If you don’t include a copy of your ID, you may need to show it the first time you vote.

For more information on registering to vote, view the Elections Division page.

Finally, the dates for this year’s elections are:

  • State Primary: Tuesday, September 1, 2026
  • State Election: Tuesday, November 3, 2026

masspirates.org/blog/2026/07/1…

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I generali americani hanno smesso di dire quello che pensano


Un'analisi dell'Atlantic: con Hegseth che rimuove gli ufficiali poco leali, il capo di stato maggiore Caine evita ogni giudizio pubblico. Per gli esperti un silenzio così è pericoloso

I più alti generali americani hanno ridotto il loro ruolo a occuparsi di tattica, eseguire gli ordini e tacere su tutto il resto. Secondo un'analisi pubblicata sull'Atlantic da Missy Ryan e Nancy Youssef, due giornaliste che seguono il Pentagono da decenni, i vertici militari degli Stati Uniti hanno interpretato in modo strettissimo il compito di consigliare il presidente, anche perché servono un comandante in capo che ha detto di preferire "il tipo di generali che aveva Hitler" e un segretario alla Difesa, Pete Hegseth, che ha rimosso gli ufficiali giudicati poco leali.

Il simbolo di questo approccio è Dan Caine, il generale che il presidente ha richiamato dalla pensione per farne il capo dello stato maggiore congiunto, il vertice militare delle forze armate americane. Caine presenta le opzioni militari e risponde su questioni tattiche, ma evita i giudizi di fondo sulla geopolitica e sull'opportunità delle scelte dell'amministrazione, purché siano considerate legali. Il mese scorso, parlando ai diplomati della National Defense University, l'università della Difesa americana, ha spiegato che la domanda "possiamo farlo?" spetta ai militari, mentre la domanda "dovremmo farlo?" "arriva al livello politico, e noi non ci occupiamo di questo nel nostro mestiere".

Hegseth ha costretto all'uscita più di venti generali e ammiragli, tra cui alcuni degli ufficiali di carriera più rispettati delle forze armate: il predecessore di Caine, il generale dell'aeronautica C. Q. Brown Jr., altri due membri dello stato maggiore congiunto e, da ultimo, il generale dell'esercito C. D. Donahue. Al loro posto ha promosso ufficiali meno esperti, senza mai spiegare le singole rimozioni. Tra i comandanti si è diffusa la convinzione che il segretario premi la fedeltà e l'acquiescenza più della competenza e dell'esperienza.

La prudenza dei generali non ha però garantito risultati migliori sul campo. Prima della guerra con l'Iran, i comandanti avevano preparato un piano per tenere aperto lo Stretto di Hormuz al traffico marittimo, che prevedeva più navi, più truppe e altre forze nell'ipotesi che Teheran provasse a chiuderlo. Il presidente ha scelto una strada diversa e i comandanti hanno eseguito le sue indicazioni senza criticarle pubblicamente, salvo poi vedere l'Iran chiudere lo stretto al traffico commerciale, con gravi danni al commercio mondiale, una tregua fragile, poi saltata, e un ritorno alla diplomazia finora inutile. Le guerre in Iraq e in Afghanistan, guidate da generali molto più assertivi, erano d'altra parte durate anni, costate migliaia di miliardi di dollari e finite lontano dalla vittoria.

Il modo in cui il presidente considera i militari rende la questione più urgente. Nel primo mandato definì i vertici del Pentagono "stupidi e bambini" e, una volta lasciata la Casa Bianca, accusò di tradimento il suo principale consigliere militare. Nel secondo mandato ha mandato le truppe nelle città americane, ha usato le forze armate per la campagna, dalla dubbia base legale, contro i presunti narcotrafficanti nei Caraibi e ha ipotizzato di impiegare i militari per sorvegliare le elezioni. "Se Trump 1.0 era le Olimpiadi per questi leader militari, Trump 2.0 è Hunger Games", ha detto alla rivista Carrie Lee, studiosa dei rapporti tra civili e militari al German Marshall Fund, un centro studi.

La storia americana offre modelli diversi. George Washington discuteva le scelte politiche con il Congresso continentale durante la guerra d'indipendenza e nel 1783, dopo la vittoria, rinunciò al comando militare prima di diventare presidente. Abraham Lincoln lasciò al generale Ulysses Grant ampia libertà operativa nella guerra civile, mentre Grant accettava che fosse il presidente a fissare gli obiettivi politici del conflitto. Nel 1951 Harry Truman rimosse il generale Douglas MacArthur, che contestava pubblicamente la strategia sulla guerra di Corea, e spiegò in pubblico le ragioni della decisione, facendo capire al resto delle forze armate che cosa i leader civili si aspettassero. L'attuale amministrazione, invece, non ha mai chiarito perché i generali vengono rimossi.

Prima dell'invasione dell'Iraq del 2003 il generale Eric Shinseki disse al Congresso che per occupare il paese sarebbero serviti "qualcosa nell'ordine di diverse centinaia di migliaia di soldati", una valutazione respinta dall'allora segretario alla Difesa Donald Rumsfeld. Negli anni successivi generali come David Petraeus e Stanley McChrystal erano figure note a livello nazionale, parlavano di grande strategia con i media e mobilitavano l'opinione pubblica a favore delle politiche sostenute dai militari, al punto che Joe Biden, da vicepresidente, li accusò di voler "ingabbiare" Barack Obama sull'Afghanistan per costringerlo ad approvare un massiccio aumento delle truppe.

Il precedente più recente di generale assertivo è Mark Milley, capo di stato maggiore scelto da Trump nel primo mandato. Nel 2020 rimase inorridito quando il presidente propose di sparare su manifestanti disarmati e di usare l'esercito per pattugliare le strade americane. Dopo la sconfitta elettorale di Trump lavorò dietro le quinte per garantire la transizione dei poteri. Alcuni ufficiali in servizio e in congedo ritengono però che Milley abbia a volte esagerato, per esempio quando nel discorso di congedo del 2023 definì Trump, senza nominarlo, un "aspirante dittatore". Biden gli concesse una grazia preventiva temendo che venisse perseguito al ritorno di Trump al potere. Gli stessi ufficiali pensano che oggi Caine e gli altri stiano correggendo l'approccio di Milley in modo eccessivo e che il pendolo sia tornato indietro troppo.

Kori Schake, analista di questioni di difesa e autrice di un libro sui rapporti tra civili e militari negli Stati Uniti, ha detto all'Atlantic che le rimozioni senza spiegazioni decise da Hegseth, insieme all'assenza di dibattito pubblico o parlamentare prima delle azioni militari in Iran, in Venezuela e nei Caraibi, "hanno creato un clima di comando che penalizza le valutazioni oneste dei militari sulle questioni in cui i militari sono esperti e i civili no". I generali intimoriti di Vladimir Putin alimentarono la convinzione sbagliata che il Cremlino potesse vincere facilmente in Ucraina e quelli americani, ha aggiunto, non dovrebbero avere la stessa paura di parlare: "È molto pericoloso. È così che si perdono le guerre".

Caine è intanto diventato uno dei collaboratori più vicini al presidente, che si affida a una cerchia ristretta di consiglieri per la sicurezza nazionale: nei primi 365 giorni in carica è andato alla Casa Bianca più di 330 volte. In privato, secondo una persona che conosce il suo modo di pensare, "dice la verità al potere". In pubblico, davanti al Congresso e alla stampa, ha però evitato ripetutamente di rispondere sulle iniziative più controverse, dal dispiegamento della Guardia Nazionale nelle città a maggioranza democratica alla decisione di iniziare una guerra con l'Iran senza dibattito parlamentare. Quando il senatore democratico Dick Durbin gli ha chiesto se l'operazione contro l'Iran avesse raggiunto i suoi obiettivi, ha risposto: "Signore, solo i leader politici decidono la vittoria o la sconfitta, e lascio a loro esprimersi su questo".

Qualche ufficiale è stato più diretto. Il generale Gregory Guillot, a capo del comando che sorveglia il territorio nordamericano, ha riconosciuto davanti ai parlamentari che schierare truppe armate ai seggi sarebbe illegale, salvo il caso di una ribellione armata, anche se il presidente ha suggerito di volerlo fare. Altri hanno seguito la linea del silenzio: l'ammiraglio Brad Cooper, a capo del comando militare per il Medio Oriente, ha evitato di confermare al deputato democratico Jason Crow che le regole militari vietano dichiarazioni come quella di Hegseth, che a inizio guerra aveva promesso "nessun quartiere" ai nemici, una formula proibita perché implica non lasciare sopravvissuti sul campo. Nella stessa audizione Cooper ha reagito con rabbia al deputato Seth Moulton, che gli chiedeva quanti altri americani dovessero morire per la guerra in Iran: "È una dichiarazione del tutto inappropriata da parte sua, signore". Per le autrici dell'analisi, in decenni di audizioni al Congresso, nessun leader militare aveva mai risposto in modo così duro a un eletto.

Dentro il Pentagono e al Congresso molti si chiedono se Caine e gli altri alti ufficiali stiano conservando la loro influenza su Hegseth e sul presidente per quando servirà davvero, per esempio in una crisi costituzionale come un tentativo di piazzare truppe ai seggi nel 2026 o nel 2028. Caine dovrebbe lasciare l'incarico a settembre 2027, ma il mandato potrebbe essere prorogato. Lui e gli altri ufficiali hanno promesso di rispettare la legge, in un'amministrazione che però si è mostrata disposta ad agire prima e a difendersi in tribunale poi.


Trump dichiara finito il cessate il fuoco con l’Iran dopo i nuovi raid americani


Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di fatto concluso il cessate il fuoco con l’Iran e ha definito ogni ulteriore trattativa con Teheran come “una perdita di tempo”. Queste dichiarazioni sono state rilasciate al margine del vertice NATO di Ankara, in Turchia, poche ore dopo una nuova ondata di raid americani contro obiettivi militari iraniani.

“Per come la vedo io, penso che sia finita”, ha risposto Trump a chi gli chiedeva se il memorandum di intesa sottoscritto con Teheran fosse ormai lettera morta. Gli attacchi della notte, condotti dal Pentagono, sono stati presentati come una risposta ai nuovi raid iraniani contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz.

L’intesa era stata firmata 3 settimane prima e Trump l’aveva descritta come una “resa incondizionata” dell’Iran. Da allora, però, la tregua era rimasta estremamente fragile: le due parti erano tornate più volte a attaccarsi, seppure in modo limitato, mentre formalmente continuavano a sostenere di voler evitare una nuova escalation.

Il presidente statunitense ha detto che lascerà comunque proseguire i colloqui guidati dal vicepresidente J.D. Vance con i rappresentanti iraniani, ma ha lasciato intendere di non attribuire più alcun valore al negoziato. “Per quanto mi riguarda, è solo una perdita di tempo avere a che fare con loro”, ha detto.

Trump ha poi accusato Teheran di mentire sistematicamente. “Sottoscrivono un accordo, poi loro escono, parlano con la stampa e dicono che non ne abbiamo mai nemmeno discusso”, ha dichiarato. A farlo infuriare, in particolare, sarebbe stato il fatto che l’Amministrazione americana avesse consentito lo svolgimento senza incidenti dei funerali dell’ayatollah Ali Khamenei proprio mentre le forze iraniane colpivano navi mercantili.

Khamenei, all’epoca Guida Suprema dell’Iran, era stato ucciso il 28 febbraio nei raid che avevano aperto la guerra; le esequie si sono tenute solo in questi giorni. “Sono feccia, sono persone malate, guidate da gente malata, violente e spietate”, ha aggiunto Trump parlando della leadership iraniana.

Petrolio in rialzo e sostegno della NATO


I mercati hanno reagito immediatamente. Dopo le parole del presidente, il prezzo del petrolio è salito con forza: il Brent, riferimento globale del greggio, ha guadagnato il 6%, avvicinandosi ai 79 dollari al barile nelle contrattazioni del mattino. Il petrolio è così tornato sopra i livelli precedenti all’inizio della guerra.

Sempre in risposta agli attacchi nello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti hanno revocato anche la licenza che consentiva la vendita di petrolio iraniano, aumentando ulteriormente l’incertezza sulle forniture globali e alimentando nuovi timori sui mercati energetici.

Al fianco di Trump, il Segretario Generale della NATO Mark Rutte ha sostenuto l’azione americana. “Penso che quello che avete fatto la scorsa notte fosse assolutamente necessario. È stata una risposta molto forte”, ha detto.

Trump accusa da tempo gli alleati della NATO di non contribuire abbastanza allo sforzo bellico contro l’Iran, ma Rutte ha respinto la critica: gli aerei da guerra e le aerocisterne statunitensi, ha ricordato, hanno compiuto 5.000 missioni dalle basi europee nelle fasi più intense del conflitto.

Rutte ha poi minimizzato le divisioni interne all’Alleanza Atlantica, definendo “casi isolati” le decisioni di alcuni Paesi membri, tra cui Italia e Spagna, di non concedere le proprie basi per le operazioni militari contro l’Iran.

Lo scontro con la Spagna


Proprio la Spagna di Pedro Sánchez è finita al centro di un secondo affondo del presidente americano. Poco prima dell’incontro con gli altri leader dell’Alleanza Atlantica, Trump ha annunciato di voler interrompere ogni rapporto commerciale con Madrid a causa della sua spesa militare, giudicata insufficiente da Washington.

“Non ho parlato con la Spagna. La Spagna è una causa persa. Non vogliamo più fare affari con la Spagna”, ha detto ai giornalisti. Poi, rivolgendosi a quello che sembrava essere il Segretario al Tesoro Scott Bessent, ha aggiunto: “A proposito, vorrei che li tagliassi fuori”.

Lo scontro con Madrid risale già al vertice NATO dello scorso anno, quando la Spagna era stata l’unico Paese alleato a rifiutare il nuovo obiettivo di portare la spesa per la difesa al 5% del PIL entro il 2035. Una scelta che aveva irritato profondamente Washington e spinto Trump a minacciare più volte una risposta commerciale attraverso i dazi.

La frattura si è poi aggravata con la guerra contro l’Iran. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha criticato la decisione americana di entrare nel conflitto e ha negato l’uso delle basi militari spagnole per la campagna contro Teheran. “La Spagna è un pessimo partner nella NATO. Non partecipano, non pagano nulla”, ha attaccato Trump.

Resta però da capire come un annuncio del genere possa tradursi in pratica. La Spagna è infatti parte integrante dell’Unione Europea e la politica commerciale è una competenza di Bruxelles, non dei singoli Stati membri. Un eventuale stop deciso unilateralmente da Washington finirebbe quindi per scontrarsi con il quadro giuridico e commerciale dell’UE.


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I Paesi Bassi avvertono che la dipendenza dalla tecnologia statunitense potrebbe avere "gravi conseguenze" per la società.

Gli esperti ritengono che ciò potrebbe promuovere la concorrenza tra i fornitori di servizi IT.

Diversi organismi di regolamentazione nei Paesi Bassi stanno esprimendo preoccupazione per la dipendenza del paese dalle aziende tecnologiche americane e chiedono un'azione immediata per rafforzare l'autonomia digitale.

cybernews.com/privacy/netherla…

@eticadigitale

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ICYMI: Updates from the 7/12 Meeting


ICYMI


Arizona – Last Monday, Arizona held their protest of the plan by the Indian Health Services to shut down the only health clinic in Tucson. The protest was later shut down by tribal police, but not before receiving some news coverage. Check that out here!

Bylaws – We have updated our bylaws to allow the Pirate National Committee to conduct our yearly elections with methods beyond Schultze. Officers shall be elected via one of the following methods via silent ballot as selected by the PNC: Instant-runoff, Runoff, Ranked pairs, Schulze, Borda, Approval, Score, or Score Then Automatic Runoff (STAR).

Illinois – The Illinois Pirate Party has updated their meeting schedule, starting August 2nd, to hold meetings during the first and third Sunday of each month. The 2nd Sunday, while unconfirmed, is planned to be the day set aside for the Chicagoland Pirate Party meeting.

In addition, the Davilo for Midlothian Village Board of Trustees campaign shall begin in earnest come August. Currently, the plan will be to appear on the ballot under the designation “Midlothian Pirate Party,” which shall be recognized by the Illinois and Chicagoland Pirate Parties as an organization within their ranks.

Maryland – The Maryland Pirate Party has continued their outreach efforts which has culminated in an uptick in interest for the state chapter. The MDPP is actively campaigning to host the 2027 Pirate National Conference in Baltimore.

North Carolina – The NCPP inquired about candidate endorsement. Per the traditions of the party, state parties are able to endorse state and local candidates without seeking the endorsement of the national party. The NCPP, which is actively seeking more membership and volunteers, recently interviewed a local candidate and was considering endorsement, but wished to not proceed without speaking with the board first.

Pirate National Conference – We are currently discussing possible locations for the 2027 PNC. Right now, the top discussed locations have been Baltimore, MD, Mobile, AL and Milwaukee, WI. It could be one of these three, it could be a dark horse. More discussions to come.

Platform – Per the recommendations of the Platform Committee, our police reform plank has been updated to include bullet points for “Ending cash bail” and “Ending prison slavery.” Further discussions regarding our copyright position have been pushed to next week.


That is all the news from the 7.12 meeting. Unfortunately, due to technical difficulties we were not able to livestream, however, we did record the meeting and are looking to upload the meeting to YouTube.

Our next meeting is 7.19 and will be open to the public.


uspirates.org/icymi-updates-fr…

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Sparatoria durante un'operazione dell'ICE in Maine: un uomo ucciso


L'episodio letale è avvenuto a Biddeford durante un intervento degli agenti federali dell'immigrazione. I testimoni raccontano di un'auto speronata e di un conducente estratto dall'abitacolo mentre perdeva sangue.

Un uomo è morto lunedì mattina a Biddeford, in Maine, dopo una sparatoria che ha coinvolto agenti dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE), l'agenzia federale statunitense incaricata del controllo dell'immigrazione. L'episodio è avvenuto poco prima delle 7:18, all'incrocio tra Hill Street e Pool Street. Le autorità non hanno ancora reso nota l'identità della vittima.

Il presidente della Camera del Maine, Ryan Fecteau, che rappresenta proprio Biddeford, ha confermato la morte di una persona e il coinvolgimento dell'ICE. La polizia locale ha precisato di essersi limitata a mettere in sicurezza l'area, mentre l'agenzia federale e il Dipartimento per la Sicurezza Interna non hanno rilasciato dichiarazioni.

I residenti descrivono però una scena caotica. Poco dopo le 7:15 ora locale avrebbero udito diversi colpi d'arma da fuoco, circa 8 in tutto. Una piccola automobile bianca si muoveva senza controllo nell'incrocio, mentre alcuni agenti in borghese, riconoscibili dai giubbotti tattici, cercavano di bloccarla. Secondo le testimonianze, uno dei veicoli degli agenti avrebbe speronato l'auto. Il conducente sarebbe stato poi trascinato fuori dall'abitacolo mentre perdeva molto sangue dalla testa e continuava a ripetere di aver cercato di fermarsi.

I dubbi sui soccorsi e l'indagine


Un testimone ha affermato che le manovre di rianimazione sarebbero cominciate soltanto dopo l'arrivo della polizia di Biddeford e di un'ambulanza. Lo stesso testimone ha raccontato che uno degli agenti, passandogli accanto, avrebbe sostenuto che l'uomo aveva tentato di investirlo. Il corpo della vittima sarebbe rimasto a lungo scoperto sulla strada.

Poco prima di mezzogiorno, la governatrice del Maine Janet Mills ha dichiarato di essere stata informata della "sparatoria letale avvenuta questa mattina a Biddeford, che ha coinvolto le forze dell'ordine federali". La polizia di Stato del Maine, ha aggiunto, sta collaborando con l'ufficio del procuratore generale, il medico legale capo dello Stato e le autorità federali "per accertare i fatti".

Le reazioni politiche e i precedenti


L'episodio ha già provocato immediate reazioni politiche. Diversi candidati democratici al seggio del Maine al Senato degli Stati Uniti hanno criticato l'ICE sui social, chiedendo l'abolizione dell'agenzia o una sua profonda riorganizzazione. La Segretaria di Stato del Maine, Shenna Bellows, ha scritto che si tratta "almeno dell'undicesima sparatoria letale che coinvolge l'ICE o la Border Patrol dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca" e ha invocato la rimozione dell'agenzia "dalle nostre strade".

L'episodio letale di Biddeford si aggiunge a una serie di altri episodi analoghi avvenuti nell'ultimo anno e mezzo. Secondo il Guardian, da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca e ha fatto della repressione dell'immigrazione irregolare una priorità della sua Amministrazione, gli agenti federali dell'immigrazione hanno ucciso a colpi d'arma da fuoco 10 persone in tutto il Paese.

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Data center: una moratoria è necessaria home.rifondazione.eu/2026/07/1… #Lombardia

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Censorship of medical journals infects journalism too


Secretary of Health and Human Services Robert F. Kennedy Jr. seems better suited as the subject of medical research than its arbiter. He’s not an editor or peer reviewer, and he’s definitely (and thankfully) not a judge. So why is he issuing veiled threats to scientific publications — in the process eroding vital source material for journalists?

His title may be impressive (less so given that it’s from the same administration that appointed a mortgage regulator to run the nation’s intelligence agencies). But beyond that, he’s just some quack with a famous name who admits to dumping a bear carcass in Central Park and all sorts of other nonsense.

Legal authority aside, he is in no position to question brainworm-free scholars’ judgment, let alone censor them. We haven’t conducted a survey, but we’re pretty sure Americans would prefer medical literature not be subject to the whims of a guy who used to cut off roadkill raccoon penises when he wasn’t snorting coke off toilet seats.

But that didn’t stop him from firing off a letter last month to the editor-in-chief of Toxicology Reports, demanding a fuller accounting of why the journal pulled a study linking infant vaccines to sudden death, then posting the letter on social platform X for his millions of followers to see. He gave the editor two weeks to comply — a deadline he had no power to set for a demand he had no authority to make in the first place.

Plus, with thousands of Americans suffering from explosive diarrhea after cuts to foodborne illness monitoring under Kennedy’s watch, people aren’t really in a position to meet tight deadlines right now.

Kennedy is not the first Trump official to pull this kind of stunt. Last year, Ed Martin, then the interim U.S. attorney for the District of Columbia, sent a letter to a pulmonary medicine journal published in Illinois by the American College of Chest Physicians. Martin informed the editor that journals like his were “conceding that they are partisans in various scientific debates” and that he had “certain responsibilities.”

Martin’s letter asked a series of questions about the journal’s editorial decisions. Other journals, including the New England Journal of Medicine, reportedly got similar correspondence from the since-disgraced lawyer.

Neither Martin nor Kennedy has any legal basis for these demands. HHS, of course, doesn’t regulate what a private scientific journal decides to publish or retract. And as a U.S. attorney, Martin’s job was to prosecute federal crimes in his district, not to police the editorial judgment of a specialty medical publication in another state with no connection to any case his office is handling.

Rather than using his actual prosecutorial powers, like warrants and subpoenas, Martin preferred to send intimidating (albeit typo-ridden) letters on government stationery and then post them on X to kiss up to Trump and his then-buddy Elon Musk.

The correspondence from Martin and Kennedy is similar to Federal Communications Commission Chair Brendan Carr’s baseless letters to broadcasters that he claims aren’t serving the “public interest” because they report news Trump would prefer the public not know.

In some ways, it’s even worse. At least Carr, unlike Martin and Kennedy, has some regulatory power over broadcast licensees — just not over their editorial decisions. And at least Carr’s victims are news companies that are likely to have First Amendment attorneys on retainer and some familiarity with the rights of journalists. They’re also accustomed to the spotlight. Niche medical journals, on the other hand, might not check those boxes.

It’s also reminiscent of the Trump administration’s efforts to intimidate law firms, nonprofits, and others. The modus operandi is to use the appearance of government power, minus any legitimate legal process, to make an institution second-guess its independence. The more they get away with it, the more powerful a weapon it becomes.

And all of it has downstream effects on the press. Medical journal articles, like research from nonprofits and facts exposed through litigation, are often cited by journalists as source material in coverage of everything from outbreaks to drug recalls to promising new treatments. When they’re censored, so is the news that reaches newspaper pages and the public.

Kennedy’s conduct, like Martin’s and Carr’s, is obviously unconstitutional jawboning, or use of threats and coercion to censor speakers that the government can’t censor directly. It’s something conservatives used to oppose, in far less egregious cases than this one. It needs to stop.

Kennedy might have once gotten away with severing that poor raccoon from its manhood, but he should not get away with severing journalists from reliable sources.


freedom.press/issues/censorshi…

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Il problema dell'età dei parlamentari americani


Graham è morto a 71 anni, sotto la media di un Senato dove più di un terzo dei membri ha la sua età o di più. Quasi un quarto del Congresso ha più di 70 anni e tornano le proposte di un limite di età

Per gli standard del Senato americano Lindsey Graham non era un senatore anziano. Il repubblicano della South Carolina è morto sabato sera, due giorni dopo il suo 71esimo compleanno, per quella che il suo ufficio ha descritto solo come una malattia "breve e improvvisa". In un'aula dove l'età media sfiora i 66 anni e più di un terzo dei membri ha la sua età o di più, la notizia ha colto di sorpresa i colleghi, molti dei quali suoi coetanei, che non consideravano la sua età o la sua salute un problema.

La morte di Graham è arrivata mentre Washington seguiva da oltre un mese il ricovero di Mitch McConnell, l'ex leader repubblicano del Senato, che ha 84 anni. Domenica McConnell ha spiegato per la prima volta la sua lunga assenza: ha detto di essere caduto il mese scorso, di essere rimasto "brevemente incosciente" e di trovarsi ora in un centro di riabilitazione dopo un caso "lieve" di polmonite. La mattina del ricovero i soccorritori avevano riferito di aver rianimato una persona incosciente in arresto cardiaco all'indirizzo del senatore, ma McConnell ha detto di non aver avuto né un infarto né un ictus. Non ha indicato quando tornerà al Senato: "Alla mia età tendo a fare quello che mi dicono i medici".

Secondo un'analisi del New York Times basata sui dati del progetto @unitedstates, questo Congresso, il parlamento americano composto da Camera e Senato, è il più vecchio della storia moderna: dei 530 membri votanti, 131, quasi un quarto, hanno almeno 70 anni. Negli Stati Uniti l'età media di pensionamento è invece di 64 anni per gli uomini e di circa 62 per le donne. Il Senato viene definito, in modo solo in parte scherzoso, la casa di riposo più prestigiosa del mondo.

Graham sedeva accanto a senatori molto più anziani di lui. Charles Grassley, repubblicano dell'Iowa, ha 92 anni, guida la commissione Giustizia ed è terzo nella linea di successione alla presidenza, cioè tra le persone che assumerebbero la carica se il presidente non potesse più esercitarla; all'inizio del mese ha ricordato con orgoglio sui social di coltivare mais dai tempi del movimento per i diritti civili. Bernie Sanders, l'indipendente del Vermont che resta una delle figure più influenti del Partito Democratico, ne ha 84 ed è uno dei sette ultraottantenni della camera. Alcuni degli omaggi arrivati domenica venivano da colleghi che avevano iniziato la carriera quando Graham era ancora al liceo: Richard Blumenthal, democratico del Connecticut di 80 anni, ha detto in una nota che l'ultima volta che si erano parlati Graham era "entusiasta ed esuberante" come non mai.

Rohan Patel, direttore esecutivo di Majority Democrats, un comitato di azione politica che sostiene la nuova generazione di democratici e prepara una campagna contro i parlamentari più anziani, ha detto al New York Times che "le continue morti in carica viste negli ultimi anni non sorprendono quando hai una gerontocrazia in cui troppi eletti preferirebbero morire alla scrivania piuttosto che lasciare che qualcuno di nuovo risolva i problemi delle persone". E ha aggiunto: "Se non ti preoccupi dell'assistenza all'infanzia da 50 anni, non fai domanda per un lavoro da 40 e non compri una casa da 30, non puoi capire i problemi che gli americani affrontano oggi e il resto di noi ne paga il prezzo".

Rahm Emanuel, ex sindaco di Chicago ed ex capo di gabinetto della Casa Bianca che pensa a una candidatura presidenziale nel 2028, chiede da tempo il pensionamento obbligatorio a 75 anni per chi lavora nei tre rami del governo federale e per i ministri. "Non sei al massimo della forma a 78 anni", ha detto domenica al New York Times. "Il governo degli Stati Uniti a tutti i livelli sembra l'ufficio politico di Breznev dei tempi sovietici". Emanuel ha ricordato Dianne Feinstein, la senatrice democratica della California con cui aveva lavorato negli anni migliori, quando ebbe un ruolo chiave nell'approvazione del divieto delle armi d'assalto. Negli ultimi giorni, ha detto, Feinstein "non sapeva di essere una senatrice degli Stati Uniti". È morta in carica nel 2023, a 90 anni, dopo un lungo declino fisico e mentale; Graham è il primo senatore a morire in carica da allora. Per Emanuel il compito dei grandi legislatori dopo i 75 anni è semplice: "andarsene da Washington".

I parlamentari anziani però raramente lasciano il potere e considerano l'esperienza un vantaggio, non un limite. Il Senato celebra l'anzianità di servizio ed è costruito per non mettere in discussione chi è già in carica, mentre gli staff hanno interesse a mantenere al loro posto i capi che invecchiano. Strom Thurmond, repubblicano della South Carolina, rimase senatore fino a oltre 100 anni. Robert Byrd, democratico della West Virginia, morì in carica a 92 anni dopo 51 anni al Senato. Thad Cochran, repubblicano del Mississippi, si ricandidò a 76 anni nonostante seri problemi di salute, attratto dalla prospettiva di presiedere la potente commissione che decide la spesa federale, ma si dimise prima della fine del mandato.

Il tema dell'età è entrato nella conversazione politica anche grazie ai due presidenti più anziani della storia, l'ex presidente Joe Biden e il presidente Trump. Graham era nel pieno della campagna per la rielezione, che avrebbe dovuto vincere senza difficoltà. In South Carolina si è già aperta la corsa per il suo seggio. Quando lunedì il Senato tornerà dalla pausa dei lavori, i repubblicani piangeranno Graham senza sapere ancora quando, o se, McConnell rientrerà.


È morto Lindsey Graham, senatore repubblicano della South Carolina


Il senatore repubblicano Lindsey Graham è morto sabato sera all’età di 71 anni. Ad annunciarlo questa mattina è stato il suo ufficio, secondo cui il senatore della South Carolina è stato stroncato da una malattia “breve e improvvisa”, sulla quale non sono stati forniti ulteriori dettagli.

Statement from the Office of U.S. Senator Lindsey Graham (R-South Carolina). pic.twitter.com/CQ5yVvqTH1
— Lindsey Graham (@LindseyGrahamSC) July 12, 2026


Ieri sera i soccorritori erano intervenuti nella sua abitazione di Capitol Hill, a Washington, dopo una chiamata per un arresto cardiaco, secondo quanto emerge dalle comunicazioni radio della polizia ottenute da NBC News. Alcune immagini esaminate dall’emittente mostrano i paramedici mentre trasportano una persona in barella verso un’ambulanza, circondata da auto della polizia e mezzi dei vigili del fuoco.

Trent’anni al Congresso e il rapporto con Trump


Graham sedeva al Congresso da oltre trent’anni. Dopo una breve esperienza nel Congresso della South Carolina, era stato eletto prima alla Camera dei Rappresentanti nel 1994 e poi al Senato nel 2002. Riconfermato nel 2008, nel 2014 e nel 2020, presiedeva la Commissione Bilancio del Senato ed era candidato a un nuovo mandato nelle elezioni di quest’anno.

La legge della South Carolina prevede ora la necessità di convocare nuove primarie speciali repubblicane quando, come in questo caso, un candidato scelto attraverso le primarie muore prima delle elezioni generali. Il partito dovrà quindi selezionare con una nuova consultazione elettorale chi sostituirà Graham sulla scheda elettorale di novembre.

Considerato uno dei principali alleati del presidente Donald Trump, ne aveva sostenuto la linea sulla maggior parte dei dossier, pur prendendone talvolta le distanze, soprattutto in politica estera. I due erano stati rivali alle primarie repubblicane del 2016, prima di riconciliarsi. “È eccezionale, è stato al mio fianco per molto tempo”, aveva dichiarato Trump il mese scorso durante un comizio organizzato a sostegno del senatore. “Dopo quella battaglia siamo diventati grandi amici e mi ha aiutato come pochi altri al Senato”.

Questa mattina Trump ha reagito alla notizia della sua morte improvvisa con il seguente post pubblicato su Truth Social:

Il senatore Lindsey Graham, una delle persone e dei senatori più straordinari che abbia mai conosciuto, è morto. Era sempre al lavoro ed era un autentico patriota americano. Lindsey ci mancherà moltissimo!!! SEGUIRANNO DETTAGLI E INFORMAZIONI SULLE ESEQUIE. Che tristezza! Presidente DONALD J. TRUMP

President Trump releases a statement following the passing of US Senator Lindsey Graham. pic.twitter.com/y9on145ifd
— Faytuks Network (@FaytuksNetwork) July 12, 2026


L’ultimo viaggio a Kyiv


Graham era appena rientrato dall’Ucraina, dove venerdì aveva incontrato a Kyiv il presidente Volodymyr Zelensky. Oggi avrebbe dovuto partecipare alla trasmissione Meet the Press di NBC News. Il sostegno all’Ucraina era stato negli ultimi anni una delle sue principali battaglie politiche.

Good meeting with U.S. Senator Lindsey Graham @LindseyGrahamSC in Kyiv. This is already his 10th visit to our country, and we appreciate this support.

I'm grateful to Lindsey for recognizing our warriors. The stronger Ukraine is on the battlefield, the greater the chances that… pic.twitter.com/bgZjjgIqu1
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) July 10, 2026


Insieme al senatore democratico Richard Blumenthal, Graham era infatti il primo firmatario di una proposta di legge che prevedeva pesanti sanzioni contro la Russia e dazi fino al 500% sui Paesi che avessero continuato ad acquistare petrolio, gas e uranio russi.

Proprio venerdì, dalla capitale ucraina, aveva annunciato di aver raggiunto un’intesa con la Casa Bianca sul provvedimento, che era rimasto bloccato per oltre un anno. Quell’annuncio, da lui descritto come l’ultimo passo prima dell’approvazione della legge, è stato il suo ultimo atto politico.

Durante l’incontro, Zelensky lo aveva anche aggiornato sull’intesa politica raggiunta con Trump nel corso del vertice NATO ad Ankara per concedere all’Ucraina le licenze necessarie a produrre i sistemi Patriot, un accordo strenuamente sponsorizzato proprio dal senatore repubblicano della North Carolina.

Questo il commento del Ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha alla notizia della sua morte:

Sono addolorato per la scomparsa del senatore Lindsey Graham, che era appena stato a Kyiv per la sua decima visita in Ucraina. Il senatore Graham è stato un vero amico dell'Ucraina e una delle voci più forti a sostegno della nostra lotta contro l'aggressione russa. È stato inflessibile nel chiedere con forza sanzioni più severe contro la Russia e nel fornire all'Ucraina le capacità necessarie per difendere il nostro popolo. La sua leadership, la sua convinzione e il suo impegno incrollabile per l'Ucraina non saranno mai dimenticati.

Saddened by the passing of Senator @LindseyGrahamSC, who was just in Kyiv on his tenth visit to Ukraine.

Senator Graham was a true friend of Ukraine and one of the strongest voices in support of our struggle against Russia's aggression.

He was unwavering in advocating for…
— Andrii Sybiha 🇺🇦 (@andrii_sybiha) July 12, 2026


Il suo legame con Israele


Graham era anche uno dei più convinti sostenitori di Israele al Congresso degli Stati Uniti. Dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 si era recato più volte nel Paese, difendendone il diritto alla sicurezza e sostenendo una linea particolarmente dura contro Hamas e l’Iran.

La sua opposizione al regime iraniano era infatti altrettanto netta: a febbraio, durante una manifestazione a Monaco, aveva sventolato la bandiera pre-1979 con il Leone e il Sole, schierandosi apertamente “con il popolo iraniano contro l’ayatollah assassino”.

Non meraviglia dunque il fatto che la notizia della sua morte abbia già suscitato numerose reazioni in Israele. Il presidente Isaac Herzog lo ha ricordato come “un faro di chiarezza morale” e un autentico difensore dell’alleanza tra i due Paesi. Il Ministro della Difesa Israel Katz lo ha invece definito “un vero amico dello Stato di Israele” e uno dei suoi sostenitori più forti e costanti.


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Trump annuncia un pedaggio americano del 20% nello Stretto di Hormuz e il blocco navale contro l'Iran


Gli Stati Uniti saranno "il guardiano dello Stretto di Hormuz" e riscuoteranno il 20% su tutti i carichi in transito. Il blocco dei porti iraniani era stato tolto tre settimane fa con la tregua
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Il presidente Donald Trump ha annunciato lunedì il ripristino del blocco navale sui porti iraniani e l'introduzione di una tariffa del 20% su tutti i carichi che attraversano lo Stretto di Hormuz. In un post su Truth Social, il suo social network, Trump ha scritto che lo stretto "è aperto e resterà aperto, con o senza l'Iran" e che gli Stati Uniti saranno d'ora in poi conosciuti come "il guardiano dello Stretto di Hormuz". Per questo, "come questione di equità", verranno "rimborsati, con una tariffa del 20% su tutti i carichi trasportati, per tutti i costi necessari a garantire la sicurezza" di un tratto di mare che ha definito "molto volatile". Il processo, ha aggiunto, "inizierà immediatamente".

Poche ore prima, in un'intervista telefonica al programma Fox & Friends di Fox News, Trump aveva detto che gli Stati Uniti "si stanno prendendo lo stretto" e probabilmente lo gestiranno: "Lo sorveglieremo e ci faremo pagare per sorvegliarlo, un sacco di soldi". Il conto, ha spiegato, sarà presentato agli altri paesi: "Saremo rimborsati, perché le altre nazioni sono molto ricche. Sono dalla nostra parte e non ci si può aspettare che lo facciamo per niente". Nella stessa intervista si è lamentato dei negoziatori iraniani: "Ieri hanno avuto una riunione di 11 ore e tutto era stato concordato. Poi lasciano la stanza, richiamano e dicono che dovevano fare un paio di modifiche".

Il blocco dei porti iraniani era stato tolto poco più di tre settimane fa, nell'ambito del memorandum d'intesa firmato a metà giugno che aveva stabilito una tregua tra i due paesi e la riapertura dello stretto. Il primo blocco era iniziato in aprile, quando le forze americane avevano cominciato a intercettare e respingere le navi dirette verso le coste iraniane o in partenza da lì, per impedire a Teheran di guadagnare dalle esportazioni di petrolio. L'Iran lo aveva definito "pirateria", mentre per l'Organizzazione marittima internazionale, l'agenzia delle Nazioni Unite che regola la navigazione, nessun paese ha il diritto di bloccare il transito negli stretti usati per il trasporto internazionale. La Casa Bianca valutava da giorni il ritorno al blocco, mentre la tariffa del 20% è una novità e Trump non ha spiegato come funzionerà in pratica.

L'annuncio contraddice la posizione espressa meno di tre settimane fa dal segretario di Stato Marco Rubio, che aveva definito lo stretto "una via d'acqua internazionale" e aveva detto che "nessun paese può imporre pedaggi o tariffe su una via d'acqua internazionale: è il diritto internazionale vigente".

Sabato l'Iran aveva colpito una nave portacontainer battente bandiera cipriota e aveva chiuso di nuovo lo stretto, mentre da mercoledì le forze americane hanno colpito più di 300 obiettivi militari in Iran. L'ultima ondata di attacchi, nella notte tra domenica e lunedì, ha usato caccia, navi, droni aerei e per la prima volta droni marini, con l'obiettivo dichiarato di ridurre la capacità iraniana di attaccare le navi commerciali. Il traffico nello stretto, da cui prima della guerra passava un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale, è di nuovo crollato: domenica lo hanno attraversato solo 14 navi, il numero più basso da un mese secondo la società di dati marittimi Kpler, contro le oltre 130 al giorno prima del conflitto e le quasi 400 in una settimana dopo l'accordo di giugno.

Il comando militare congiunto iraniano, Khatam al-Anbiya, ha risposto che l'Iran non permetterà agli Stati Uniti di "interferire nella gestione" dello stretto e che le forze armate tratteranno "severamente" qualsiasi disturbo al passaggio delle navi commerciali fuori dalla rotta indicata da Teheran. Il portavoce ha avvertito anche gli altri paesi della regione: qualsiasi cooperazione o supporto logistico agli Stati Uniti "sarà considerato una guerra contro la sovranità e la sicurezza nazionale dell'Iran" e, se il conflitto si allargherà, "le fiamme della guerra avvolgeranno tutti i paesi della regione".

Dopo l'annuncio il prezzo del Brent, il petrolio di riferimento mondiale, è risalito verso gli 80 dollari al barile, in crescita di circa il 5% rispetto a venerdì. Negli Stati Uniti il prezzo medio della benzina è arrivato a 3,87 dollari al gallone (circa 3,8 litri), 7 centesimi in più rispetto a una settimana fa.

Per la BBC molti alleati degli Stati Uniti difficilmente accetteranno di pagare il 20% dei carichi e l'annuncio rischia di creare problemi al presidente anche in patria: alcuni parlamentari, anche repubblicani, si chiedono cosa abbiano ottenuto gli Stati Uniti dalla tregua e dai negoziati, mentre i prezzi della benzina risalgono a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato. L'annuncio potrebbe però anche essere un tentativo di far ripartire i negoziati e spingere altri paesi a farsi coinvolgere, una tattica che Trump ha già usato in passato.


Israele ha avvertito gli Stati Uniti di un nuovo piano iraniano per uccidere Trump


Israele ha condiviso con gli Stati Uniti nuove informazioni di intelligence che indicherebbero un piano iraniano per uccidere Donald Trump. Lo riferisce il Wall Street Journal, citando persone a conoscenza del dossier. Se confermata, la minaccia segnerebbe una nuova escalation nella guerra in corso da mesi tra Washington e Teheran.

La vendetta contro Trump è una promessa che l’Iran ripete apertamente da anni, dopo l’uccisione di Qassem Soleimani, comandante della Forza Quds dei Pasdaran, eliminato nel gennaio 2020 su ordine del presidente americano, all’epoca nel suo primo mandato. Mercoledì, parlando con i giornalisti ad Ankara, in Turchia, Trump ha fatto riferimento alle minacce contro di lui: “Vogliono eliminare il leader degli Stati Uniti, cioè me”, ha detto.

“Sono su ogni loro lista. L’ho visto questa mattina: sono su ogni singola lista. Finora, direi, sono stato un po’ fortunato, ma potrebbe non durare a lungo”.


L’ostilità verso Trump è emersa anche ai funerali della Guida suprema Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio in un raid congiunto americano-israeliano: la folla ha invocato la morte del presidente americano e ha esposto uno striscione con la scritta “Uccideremo Trump”.

Le tensioni tra Trump e Netanyahu


La nuova allerta arriva mentre i rapporti tra Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu continuano a mostrare segnali di tensione. I due leader condividono l’obiettivo di contenere l’Iran, ma divergono sul proseguimento della guerra: Netanyahu spinge per continuare gli attacchi e completare gli obiettivi militari, mentre Trump cerca una via d’uscita dal conflitto, temendo un crollo dell’economia globale.

Il mese scorso gli Stati Uniti hanno raggiunto con Teheran un fragile cessate il fuoco. Giovedì Trump e Netanyahu si sono sentiti al telefono e, secondo l’ufficio del premier israeliano, hanno concordato di proseguire “il coordinamento tra i due Paesi”. Il presidente americano ha inoltre aggiornato Netanyahu sulle recenti attività degli Stati Uniti nel Golfo.

La Casa Bianca valuta il blocco navale


Intanto, volente o nolente, Washington si prepara a uno scontro prolungato. Secondo l’emittente israeliana Channel 12, che cita funzionari americani, Trump ha deciso di riunire nello Studio Ovale i suoi consiglieri e i vertici della sicurezza nazionale per decidere le prossime mosse. Un funzionario ha spiegato che i combattimenti potrebbero durare da pochi giorni a un mese, a seconda che l’Iran continui o meno ad attaccare le navi commerciali nello Stretto di Hormuz. “Gli daremo qualche schiaffo, così capiranno che non stiamo scherzando”, ha detto.

Tra le opzioni sul tavolo c’è anche il ritorno al blocco navale dei porti iraniani, una misura che Trump ha già evocato pubblicamente. La decisione non è ancora stata presa, ma diversi funzionari vicini al presidente la considerano la strada più probabile. Gli Stati Uniti avevano già imposto il blocco quando l’Iran, all’inizio della guerra, aveva chiuso lo Stretto di Hormuz. A Washington, riferisce Channel 12, c’è invece poca voglia di vedere Israele entrare direttamente nei combattimenti.

Israele si prepara comunque a un possibile allargamento della campagna, compresa l’ipotesi che l’Iran colpisca le basi da cui hanno operato gli aerei americani, come Nevatim e Ramon. In questo contesto il coordinamento tra le Forze Armate israeliane e il Comando Centrale statunitense, CENTCOM, resta continuo, fanno sapere fonti israeliane.


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Damit hat Schwarz-Rot offenbar nicht gerechnet: Heftige Kritik am Angriff auf die staatliche Transparenz kommt nicht nur von der Opposition, sondern aus der Koalition selbst. Eine Petition gegen das Vorhaben erreicht nach nur einer guten Woche 500.000 Unterzeichner:innen:

netzpolitik.org/2026/gegenwind…

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La battaglia del Texas contro l'"islamizzazione"


Per l'Economist il più grande Stato repubblicano è il laboratorio di una nuova politica identitaria che fonde valori cristiani e vita civile: nel mirino ci sono i musulmani, l'1% della popolazione

Fermare l'"islamizzazione del Texas" è la seconda priorità legislativa del Partito Repubblicano dello Stato. Secondo un'analisi dell'Economist, il più grande Stato repubblicano d'America sta diventando il laboratorio di una nuova politica identitaria, che afferma le radici cristiane del paese e combatte l'islam come minaccia interna.

La campagna è iniziata nel febbraio del 2025, quando il governatore Greg Abbott definì un progetto immobiliare proposto dall'East Plano Islamic Center un esempio di "città della sharia". Una decina di agenzie statali aprì indagini sul centro islamico. A novembre Abbott ha designato il CAIR, la più grande organizzazione per i diritti civili dei musulmani americani, come "organizzazione terroristica straniera" e le ha vietato di comprare terreni nello Stato. A marzo il responsabile dei conti pubblici del Texas ha escluso le scuole musulmane dal nuovo programma di buoni scuola, che usa fondi pubblici per pagare le rette delle scuole private.

In apparenza sembra un ritorno della reazione all'islam radicale seguita agli attentati dell'11 settembre. La campagna di oggi nasce però dalla paura di una trasformazione interna più che della violenza esterna. In tutto il paese cresce il sostegno alle idee che fondono la vita civile americana con i valori cristiani, un insieme definito in modo approssimativo come nazionalismo cristiano. "Gli Stati Uniti d'America sono stati fondati come nazione cristiana", ha detto Abbott quest'anno. Tra i sostenitori più in vista dell'identità cristiana del paese ci sono il vicepresidente J.D. Vance, il segretario alla Guerra Pete Hegseth e Charlie Kirk, l'attivista conservatore assassinato nel 2025 a cui il presidente ha conferito postuma la Medaglia presidenziale della libertà, la più alta onorificenza civile americana. Kirk sosteneva che l'America vivesse una "crisi costituzionale" perché "non puoi avere la libertà se non hai una popolazione cristiana".

Nei tredici mesi fino a marzo, 46 eletti repubblicani in tutta America hanno pubblicato 1.111 post contro i musulmani, con un volume mensile quindici volte superiore a prima, secondo il Center for the Study of Organized Hate, un osservatorio sull'odio organizzato. Molti descrivono l'islam come un culto di morte che vuole indottrinare i bambini e prendere il controllo della società. Il senatore dell'Alabama Tommy Tuberville ha condiviso un post che accostava le foto del sindaco musulmano di New York alle Torri Gemelle in fiamme, con l'avvertimento che "il nemico è dentro le mura". Il deputato del Tennessee Andy Ogles ha detto che "i musulmani non appartengono alla società americana". Il presidente cita spesso le città europee come esempio negativo, con Parigi e Londra "non più riconoscibili" e la seconda avviata verso la "legge della sharia". L'anno scorso due deputati texani, Chip Roy e Keith Self, hanno fondato al Congresso il gruppo parlamentare per un'"America libera dalla sharia", a cui si sono uniti altri 66 membri da 25 Stati.

Tre quarti dei repubblicani pensano che i valori americani e l'islam siano in conflitto, contro il 30% dei democratici, secondo il Public Religion Research Institute, un istituto di ricerca su religione e vita pubblica: un divario tra i partiti raddoppiato dal 2011. Chi sostiene l'idea dell'America come nazione cristiana è ancora più propenso a considerare l'islam un rischio. I musulmani sono circa l'1% della popolazione degli Stati Uniti e i timori di una conquista possono sembrare fuori luogo, ma per i promotori del movimento non è questo il punto: i musulmani sono il bersaglio perfetto per definire chi è un "vero cittadino", ha detto all'Economist Andrew Whitehead, che studia il nazionalismo cristiano all'Università dell'Indiana.

Le proposte repubblicane vanno dal blocco dei fondi pubblici a qualsiasi organizzazione "fedele a un sistema giuridico straniero" alla spinta per "espellere i sostenitori della legge della sharia". Al Congresso Roy ha presentato una legge per vietare l'ingresso nel paese agli stranieri che osservano la sharia. Il Texas è qualche passo avanti: dopo aver imposto l'anno scorso l'esposizione dei Dieci Comandamenti nelle aule, a fine giugno il consiglio statale per l'istruzione ha riscritto i programmi scolastici. Le nuove linee guida eliminano il corso di "culture del mondo" alle medie e sostituiscono le unità delle superiori che "spiegano le credenze fondamentali dell'islam" con altre che "descrivono gli insegnamenti del jihad e come hanno portato all'espansione dell'islam e alla conquista di terre cristiane". Gli studenti dovranno leggere più storie della Bibbia. L'ufficio di Abbott ha detto all'Economist che le politiche del governatore non denigrano "i musulmani texani rispettosi della legge", ma colpiscono "chi aiuta il terrorismo o tenta di imporre una legge straniera sul suolo americano".

Shaimaa Zayan del CAIR, l'organizzazione che Abbott ha bollato come terroristica, ha detto all'Economist che quella che una volta era "islamofobia" è diventata "persecuzione religiosa": "Stanno cercando di renderci la vita un inferno perché ce ne andiamo da soli". Anche una parte della destra è critica: Sam Westrop della Texas Public Policy Foundation, un centro studi conservatore, sostiene che il "rumore da branco" sui social oscuri una crescita reale e pericolosa dell'estremismo islamista in America e che la destra dovrebbe capire che i musulmani comuni potrebbero essere alleati nel combatterlo.

I tribunali hanno finora frenato la campagna. Più di dieci anni fa un giudice annullò il tentativo dell'Oklahoma di vietare ai tribunali di considerare la sharia e in Texas le corti hanno bloccato l'esclusione delle scuole islamiche dai buoni scuola e hanno fatto proseguire la causa per discriminazione religiosa dell'East Plano Islamic Center. Un giudice nominato da Ronald Reagan ha rimproverato lo Stato, scrivendo che "non è stata presentata alcuna prova" che la moschea intenda imporre la sharia ai texani. I legislatori texani, che torneranno a riunirsi a gennaio, non sembrano intenzionati a fermarsi. Altri Stati osservano: il deputato della Florida Randy Fine ha detto che un recente sondaggio tra gli elettori delle primarie repubblicane del suo distretto ha rilevato che l'"islam in America" interessa sette volte più dell'aborto e sei volte più del diritto alle armi. Quando l'Economist gli ha chiesto di definire la "legge della sharia", Fine ha evitato la domanda e ha ripetuto che l'islam si fonda su un'ideologia di "conquista e sottomissione" che minaccia la democrazia. Lui stesso, ebreo, si mostra conciliante verso chi spinge la religione cristiana nella vita pubblica: "Gli Stati Uniti sono una nazione cristiana. Dobbiamo capire dove viviamo".

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Un evento riservato alle persone con disabilità può sembrare un esempio di inclusione. Ma creare un’occasione speciale e separata non risolve il vero problema: la scarsa accessibilità dei concerti in Italia.

Le persone con disabilità non chiedono occasioni “riservate” come forma di carità. Chiedono di partecipare agli stessi eventi, insieme a famiglie e amici, con la stessa libertà degli altri: acquistare il biglietto online senza interminabili email e telefonate, scegliere con chi andare, avere una visuale adeguata e non essere confinate in aree isolate dietro grate o transenne.

L’inclusione non consiste nel creare uno spazio a parte, ma nel rimuovere le barriere che impediscono una partecipazione piena a tutt3: perché il diritto alla cultura, alla musica e al divertimento appartiene a tutte e tutti.

Durante il Disability Pride Month, noi lo ribadiamo: non vogliamo la carità, vogliamo accessibilità. Concerti, spettacoli e luoghi culturali devono essere progettati per ogni persona, fin dall’inizio.

Leggi la policy sulla disabilità di Volt Italia e unisciti a noi!

#DisabilityPride #Accessibilità #Disabilità #Inclusione #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Adesso è diventato davvero necessario leccare la busta per chiuderla!


Ripubblichiamo questo post dell’Internationale Pirata L’antica formula olandese del “briefgeheim” (lettera confidenziale) prevedeva che il servizio postale (e per analogia le piattaforme dei social media) non potesse aprire e leggere le lettere. C’erano però delle eccezioni. Le cartoline, come quelle che si inviavano dalle vacanze, erano semplici e leggibili a tutti. Queste, quindi…

Source

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EU Chat Control


Licking the envelope closed is now mandatory!


The old Dutch ‘briefgeheim’ (confidential letter) meant the postal service (and by analogy social media platforms) could not open and read letters. But there were conditions. Postal cards like those that you sent from your holiday location were plain, and openly readable. Those were exempt.

That is the current situation for messages online now that the EU has again weakened the ePrivacy directive. The encripted messages that we send are confidential, the others are potentially accessible to anyone. We have to lick the envelope closed, use encryption, for our personal communication to have them private again.

As a result of the void in digital regulations that will protect our private messages, a number of Pirates have issued statements, including a statement by Dr. Patrick Breyer

patrick-breyer.de/en/eu-parlia…

and an official Czech Pirate Party statement featuring comments from Pirate MEP Markéta Gregorová

pirati.cz/jak-pirati-pracuji/c…

While the specific regulation is related to the European Union, at PPI we would like to emphasize the importance of this issue as a global concern.

What happened?


On 9 July 2026, the European Parliament supported the return of the temporary “Chat Control 1.0” framework but also adopted an amendment explicitly protecting encrypted communications. Because Parliament amended the proposal, the text returns to the Council. If the Council rejects Parliament’s changes, further negotiations may be required. The temporary framework is intended to apply until 2028, unless it is replaced earlier by a permanent regulation.

Negotiations for the permanent law will resume in September. The core dispute between the EU Parliament, member state governments, and the EU Commission remains the scanning of private chats: should it be indiscriminate, or targeted at criminal suspects?

What changes with the return of Chat Control 1.0—and what stays the same:


  • What is coming back: US tech companies are once again allowed to scan private messages without a warrant or prior suspicion. This affects direct messages on platforms like Instagram, Discord, Snapchat, Skype, and Xbox, as well as emails via Google’s Gmail and Apple’s iCloud.
  • What remains unchanged: Public social media posts and files hosted in cloud storage could already be scanned without this law. Furthermore, private messages can always be reported by users, or monitored by authorities using targeted, court-ordered wiretapping.
  • What is still NOT being scanned: End-to-end encrypted chats, such as those on WhatsApp, have always been exempt from these scans. Additionally, European providers of messaging and email services have never implemented chat control measures.


Background: The deadlock over a permanent solution


In parallel, negotiations are ongoing for a permanent regulation to protect children from sexualized online violence (the “CSAM Regulation” or “Chat Control 2.0”). In these talks, the EU Parliament is pushing for a paradigm shift in how we approach online child safety, demanding:

  • Mandatory, targeted detection orders against actual criminal suspects, rather than blanket mass scanning left to the tech industry’s discretion.
  • An EU Child Protection Centre tasked with the systematic removal of known abuse material from the public internet.
  • Strict security standards for messaging apps (“Security by Design”) to prevent cyber grooming.

Patrick Breyer sums up the problem:

“As long as EU governments can use procedural loopholes to continually extend their comfortable status quo of voluntary, indiscriminate mass scanning, they have zero incentive to engage with the Parliament’s targeted, legally sound, and far more effective child protection strategy.“


Dorothée Hahne, founding member and vice-chair of the survivors’ initiative MOGiS e.V. (A Voice for Survivors), emphasizes the danger mass surveillance poses to victims themselves:

“As survivors, we see our ‘safe spaces’, our protected areas and communication channels, endangered or destroyed by this. For survivors, this need is existential.“


Markéta Gregorová:

“The fight to protect privacy does not end here. On the contrary. Today’s vote showed that there is still a strong majority of Members of the European Parliament who oppose at least the weakening of encryption. But that does not change the fact that Parliament approved the possibility of carrying out mass surveillance of millions of messages belonging to innocent citizens.”

pp-international.net/2026/07/e…

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In Texas gli imprenditori ispanici abbandonano Trump per la linea dura anti immigrazione


Un sondaggio dello U.S. Hispanic Business Council dà il democratico James Talarico 7 punti avanti sul repubblicano Ken Paxton, nonostante la maggioranza relativa degli intervistati si riconosca proprio nel GOP: uno su 5 afferma di aver avuto propri dipendenti espulsi dal Paese.

Un imprenditore ispanico del Texas su cinque ha visto almeno un proprio dipendente espulso dagli Stati Uniti nell'ultimo anno. Il dato emerge da un sondaggio commissionato dallo U.S. Hispanic Business Council (USHBC), riportato da Politico, e fotografa il crescente allontanamento della comunità imprenditoriale latina texana dal Partito repubblicano.

Tra il 2 e il 15 giugno l'associazione ha intervistato 1.012 suoi membri in Texas, tra cui titolari di imprese edili, ristoranti, negozi e aziende manifatturiere. Sette su dieci affermano inoltre che i dazi introdotti dall'Amministrazione Trump abbiano danneggiato la loro attività.

Midterm 2026 · Texas

Le espulsioni entrano nelle aziende: un imprenditore ispanico su cinque in Texas ha perso un dipendente

Il sondaggio dello U.S. Hispanic Business Council fotografa la rottura tra la comunità imprenditoriale latina e il Partito repubblicano: i dazi pesano sui bilanci, i blitz dividono e Talarico sorpassa Paxton.

Grafica di FocusAmerica 12 luglio 2026

Imprenditori ispanici del Texas con almeno un dipendente espulso nell’ultimo anno
1 su 5


1.012 titolari di imprese edili, ristoranti, negozi e aziende manifatturiere intervistati dallo USHBC tra il 2 e il 15 giugno

Non è l’unico colpo: sette su dieci dicono che i dazi dell’Amministrazione Trump hanno colpito la loro attività.

Il sondaggio USHBC

Espulsioni, dazi e blitz: il conto presentato alle imprese


Percentuali sul totale degli intervistati, per ciascun effetto o giudizio.

Ha avuto almeno un dipendente espulso nell’ultimo anno20%

I dazi hanno danneggiato la sua attività70%

Boccia i blitz anti immigrazione nei luoghi di lavoro70%

Una delle politiche chiave della Casa Bianca, respinta anche da molti intervistati che si dichiarano repubblicani.

«La paura, la disgregazione e il clima che si sono creati sono debilitanti»

Javier Palomarez, presidente e amministratore delegato dello USHBC, a Politico. In un’impresa di dieci dipendenti, aggiunge, basta una sola espulsione per intimorire tutti gli altri.

La corsa al Senato

Tra gli imprenditori ispanici Talarico è avanti su Paxton


Intenzioni di voto per le elezioni di novembre tra gli intervistati dallo USHBC, dove la maggioranza relativa si dichiara repubblicana.

Vantaggio di James Talarico (Dem) su Ken Paxton (Rep)
+7
punti tra gli intervistati dallo USHBC

Dove vanno ora gli elettori che alle primarie del GOP avevano scelto Cornyn

Restano con Paxton: poco più della metà Passano a Talarico: circa 1 su 4 Altri o indecisi

Il precedente del 2024

Il malcontento cresce proprio dove Trump aveva sfondato


Alle presidenziali del 2024 Trump ha battuto Harris di circa 10 punti tra gli elettori ispanici del Texas e ha dominato la fascia di confine con il Messico.

14 su 18

Le contee al confine con il Messico vinte da Trump nel 2024, molte delle quali storiche roccaforti democratiche.

Il caso Starr County

Ispanica al 97%, la contea più latina degli Stati Uniti: nessun repubblicano vi vinceva dalla fine dell’Ottocento. Quota di voti alle presidenziali.

2016Clinton 79% · Trump 19%

2024Harris 41,8% · Trump 57,7%

I casi simbolo

Gli episodi che hanno acceso la tensione


Tre fermi finiti sulle cronache locali hanno alimentato il malumore, fino a dividere gli stessi repubblicani. Tocca ogni caso per i dettagli.

Houston Un immigrato irregolare ucciso da un agente ICE+

L’uccisione durante un’operazione dell’Immigration and Customs Enforcement ha provocato proteste di piazza nella città più grande del Texas.

San Antonio Un musicista mariachi fermato dagli agenti+

Il fermo di una figura popolare della cultura texano-messicana è diventato per molti la prova di quanto denuncia il costruttore Mario Guerrero, tre volte elettore di Trump: per essere fermati basta il colore della pelle.

McAllen · 28 giugno Una suora arrestata mentre andava a messa+

La religiosa nigeriana Leticia Ugboaja, 56 anni, è stata rilasciata dopo poche ore grazie all’intervento di politici di entrambi gli schieramenti. La deputata repubblicana Monica De La Cruz: i controlli si concentrino sui criminali violenti, una suora diretta in chiesa non è una minaccia.

Fonte: sondaggio U.S. Hispanic Business Council, 1.012 imprenditori ispanici intervistati in Texas dal 2 al 15 giugno 2026 (riportato da Politico) · Risultati elettorali: Texas Secretary of State

Talarico avanti nonostante il vantaggio repubblicano


Le conseguenze politiche sono già visibili. Nella corsa al Senato in Texas, il deputato statale democratico James Talarico è avanti di +7 punti in questo gruppo demografico sul procuratore generale Ken Paxton, suo rivale repubblicano alle elezioni di novembre. Un risultato ancora più significativo perché la maggioranza relativa degli intervistati si dichiara di fede repubblicana. Ciò comporta anche il fatto che circa un quarto di coloro che alle primarie del GOP avevano sostenuto il senatore John Cornyn afferma ora che voterà per Talarico, mentre poco più della metà resterà fedele a Paxton.

Javier Palomarez, presidente e amministratore delegato dello USHBC, ha spiegato a Politico che in gioco non ci sono soltanto i bilanci delle aziende: "La paura, la disgregazione e il clima che si sono creati sono debilitanti". In un'impresa con dieci dipendenti, ha aggiunto, basta una sola espulsione per intimorire tutti gli altri, titolare compreso.

Mario Guerrero, alla guida della South Texas Builders Association, che riunisce più di 160 imprese edili, contesta l'idea secondo cui le espulsioni libererebbero posti di lavoro per i cittadini americani: nessuno, ha detto a Politico, vuole gettare calcestruzzo con 40 gradi all'ombra nella valle del Rio Grande. Guerrero ha votato per Trump tre volte. Oggi però sostiene che, per essere fermati dagli agenti dell'immigrazione, basti il colore della pelle.

Il cambio di orientamento è particolarmente rilevante perché nel 2024 Trump aveva conquistato proprio quelle aree, vincendo in 14 delle 18 contee al confine con il Messico. Tra queste c'era Starr County, ispanica al 97% e considerata la contea più latina degli Stati Uniti: nel 2016 Hillary Clinton vi aveva ottenuto il 79% dei voti e nessun repubblicano vi vinceva dal 1892. Nel complesso, alle presidenziali del 2024 Trump ha prevalso di circa 10 punti su Kamala Harris tra gli elettori ispanici texani.

I blitz anti immigrazione dividono anche i repubblicani


Il 70% degli intervistati dallo USHBC boccia sonoramente una delle politiche chiave anti immigrazione della Casa Bianca: i blitz nei luoghi di lavoro. Ad alimentare la tensione sono stati anche alcuni casi simbolo finiti sulle cronache locali: un immigrato irregolare ucciso a Houston da un agente dell'Immigration and Customs Enforcement, un musicista mariachi fermato a San Antonio e una suora cattolica arrestata a McAllen mentre si recava a messa.

Quest'ultimo episodio, in particolare, ha indotto anche alcuni esponenti repubblicani a prendere le distanze. La religiosa nigeriana Leticia Ugboaja, 56 anni, è stata rilasciata poche ore dopo il fermo del 28 giugno, in seguito all'intervento di politici di entrambi gli schieramenti. Tra loro anche la deputata repubblicana Monica De La Cruz, eletta in un distretto in bilico della valle del Rio Grande, che su Facebook ha scritto che i controlli dovrebbero concentrarsi sui criminali violenti e che una suora diretta in chiesa non rappresenta una minaccia.

Paxton, da sempre sostenitore di una linea dura sull'immigrazione, finora non ha cambiato rotta. Ha anzi ribadito il proprio appoggio a una controversa legge texana sull'immigrazione e promosso una causa per impedire che fondi pubblici finanzino l'assistenza legale agli immigrati irregolari. La sua portavoce, Madison Cercy, ha dichiarato a Politico che gli elettori ispanici chiedono "tasse più basse, meno regolamentazione, energia a prezzi accessibili e un'economia forte", attaccando poi Talarico per quelle che ha definito posizioni radicali in materia di religione e identità di genere.

Il rivale democratico si rivolge invece direttamente alla comunità ispanica: "Dovremmo sostenere le piccole imprese ispaniche, non schiacciarle sotto il peso dei costi elevati e di politiche migratorie fallimentari". Chiunque si senta ingannato o abbandonato da entrambi i partiti, ha aggiunto, troverà spazio nella sua campagna.

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Verhaltensscanner und Gesichtserkennung an Bahnhöfen: Was der Bundestag am Freitag – auf spontanen Antrag von schwarz-rot – beschlossen hat, macht mich heute noch so wütend, dass ich mich zu einem Rant gezwungen sah. Text hier: netzpolitik.org/2026/sicherhei…
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Am Freitag hat der Bundestag den Einsatz von KI-Kameras an Bahnhöfen beschlossen. Weitere automatisierte Überwachungstools sollen folgen. Doch die haben in einer Demokratie nichts verloren. Ein Kommentar.
netzpolitik.org/2026/sicherhei…
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Macron e il capo dell'OMS hanno appena pubblicato una dichiarazione congiunta che chiede la verifica dell'età online per proteggere i bambini!

Tralasciano che per controllare l'età di un bambino serve verificare l'identità di tutti!

L'OMS e la Francia avvertono che il profiling dei dati minaccia la tua privacy, poi nella stessa dichiarazione pretendono sistemi di verifica dell'età che raccolgono ancora più informazioni sulla tua identità... 🤡

reclaimthenet.org/france-and-w…

@privacypride@feddit.it

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Browser tools per GitHub Copilot in VS Code sono GA: come funzionano e come metterli in sicurezza
#tech
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@informatica


Browser tools per GitHub Copilot in VS Code sono GA: come funzionano e come metterli in sicurezza


Cosa cambia con la GA dei browser tools


Dal 1° luglio 2026 i browser tools per GitHub Copilot in Visual Studio Code sono generalmente disponibili (GA) e attivi di default. Non si tratta di una semplice estensione per il debugging: gli agenti di Copilot ottengono ora le stesse azioni che un developer compirebbe normalmente in un browser reale — aprire pagine, navigare, cliccare, digitare, gestire dialog, leggere il contenuto del DOM, catturare errori di console e screenshot, fino all’esecuzione di flussi scriptati quando conviene eseguire una sequenza di passi invece di tante singole chiamate a tool.

Per chi lavora quotidianamente su applicazioni web — sviluppo frontend, test end-to-end, troubleshooting di regressioni UI — questa funzionalità cambia sensibilmente il flusso di lavoro con l’AI: l’agente può verificare da solo se una modifica ha funzionato, invece di chiedere all’utente di incollare uno screenshot o l’output della console.

Cosa può fare davvero l’agente nel browser


Sotto il cofano, VS Code espone all’agente un set di azioni equivalenti a quelle di uno strumento di automazione come Playwright, ma integrate direttamente nell’editor:

  • Apertura e navigazione di pagine, click, digitazione testo, hover, drag and drop, gestione di dialog nativi del browser.
  • Lettura del contenuto della pagina, cattura degli errori di console e degli screenshot per il debugging visivo.
  • Esecuzione di flussi scriptati quando una sequenza di passi predefinita è più efficiente di singole chiamate a tool separate.

Le DevTools restano comunque disponibili direttamente nella toolbar del browser integrato, così lo sviluppatore può ispezionare elementi, leggere la console e fare debug manuale in parallelo a quanto fa l’agente.

Il modello di permessi: cosa resta sotto il tuo controllo


Dare a un agente AI la capacità di pilotare un browser reale solleva ovvie domande di sicurezza. Il team di VS Code ha progettato il modello di permessi attorno a tre principi:

Le tue schede restano private di default


L’agente non può leggere né interagire con una scheda che hai aperto tu finché non selezioni esplicitamente Share with Agent. L’accesso concesso può essere revocato in qualsiasi momento.

Le schede dell’agente sono isolate


Le pagine che l’agente apre autonomamente girano in sessioni pulite, senza accesso a cookie o storage della tua normale sessione di navigazione. Se esegui più agenti in parallelo nella finestra Agents, ciascuno mantiene le proprie schede private rispetto agli altri.

I permessi sensibili restano manuali


Fotocamera, microfono, geolocalizzazione, notifiche e lettura della clipboard non vengono mai concessi automaticamente: ogni sito richiede un’approvazione esplicita da parte tua, e l’agente non può approvarli al posto tuo. Solo azioni a basso rischio, come la scrittura sanificata sulla clipboard, sono consentite di default.

Controlli enterprise e configurazione della rete


Per chi gestisce flotte di postazioni sviluppatore, VS Code espone controlli centralizzati pensati proprio per governare questa superficie:

// settings.json — disabilitare completamente i browser tools
{
  "workbench.browser.enableChatTools": false
}

// Limitare i domini raggiungibili dagli agenti e dal browser integrato
{
  "chat.agent.networkFilter": true,
  "chat.agent.allowedNetworkDomains": [
    "*.miaazienda.it",
    "github.com"
  ],
  "chat.agent.deniedNetworkDomains": [
    "*.pagamenti-esterni.com"
  ]
}

La regola pratica da tenere a mente in produzione: gli elenchi di domini negati hanno sempre precedenza su quelli consentiti, ed entrambi supportano wildcard (ad esempio *.example.com). Restano inoltre attivi i normali prompt di Workspace Trust e le approvazioni già previste per gli altri tool dell’agente, quindi l’attivazione dei browser tools non aggira le policy di sicurezza esistenti a livello di workspace.

Un caso d’uso pratico: test end-to-end guidato dall’agente


Un flusso tipico che questa funzionalità sblocca è la verifica autonoma di una modifica UI. Dopo aver chiesto a Copilot di correggere un bug nel form di login, si può semplicemente chiedere all’agente di “aprire l’app in locale, compilare il form con credenziali di test e verificare che il redirect alla dashboard funzioni”. L’agente aprirà una scheda browser isolata, eseguirà i passaggi, catturerà eventuali errori di console e screenshot, e riporterà l’esito direttamente in chat, senza che lo sviluppatore debba fare context switch verso il browser.

Per team con suite di test end-to-end già basate su Playwright o Cypress, i browser tools non sostituiscono la pipeline CI, ma accorciano il ciclo di iterazione locale: si individua un problema, si corregge, si verifica visivamente, il tutto restando nell’editor.

Come iniziare


La funzionalità è disponibile sia nella finestra dell’editor sia nella finestra Agents. È sufficiente aggiornare VS Code all’ultima versione e chiedere all’agente di aprire o testare una pagina: i browser tools sono attivi per impostazione predefinita da GA in poi. Per la documentazione completa, si vedano le pagine ufficiali sui browser tools per gli agenti e la relativa guida al testing con agenti nel browser.

Conclusione


Il passaggio a GA dei browser tools segna un salto di maturità per gli agenti AI integrati in VS Code: da assistenti che scrivono codice sulla fiducia, a strumenti capaci di verificare autonomamente il proprio lavoro in un ambiente reale. Per i team enterprise, la combinazione di isolamento delle sessioni, permessi granulari e filtri di rete configurabili rende la funzionalità adottabile anche in contesti con requisiti di sicurezza stringenti, a patto di configurare fin da subito le allowlist di dominio e di rivedere periodicamente chi ha accesso a quali capacità.

Fonte: GitHub Changelog — Browser tools for GitHub Copilot in VS Code are generally available


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Quando l’attaccante è un agente AI: dentro la prima campagna di cyberspionaggio orchestrata da Claude
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@informatica


Quando l’attaccante è un agente AI: dentro la prima campagna di cyberspionaggio orchestrata da Claude


Nel novembre 2025 Anthropic ha pubblicato un report che ha segnato un punto di svolta per chi si occupa di sicurezza informatica: la disclosure della prima campagna di cyberspionaggio su larga scala eseguita in modo largamente autonomo da un sistema di intelligenza artificiale agentica. Non un semplice “assistente” usato da attaccanti umani per scrivere codice malevolo più in fretta, ma un agente AI — basato su Claude Code — che ha condotto l’80-90% delle operazioni di un’intera campagna di intrusione con un intervento umano ridotto a pochi punti decisionali critici. A distanza di mesi, il caso resta uno dei riferimenti tecnici più concreti per capire cosa significhi davvero “minaccia agentica” e come i team di sicurezza debbano riorganizzare le proprie difese.

Cosa è successo


A metà settembre 2025 Anthropic ha rilevato un’attività sospetta che le indagini successive hanno ricondotto a una sofisticata campagna di spionaggio. Il gruppo responsabile, attribuito con alta confidenza a un attore state-sponsored cinese, ha manipolato Claude Code per tentare l’infiltrazione in circa trenta organizzazioni a livello globale, riuscendo in un numero limitato di casi. I bersagli includevano grandi aziende tecnologiche, istituzioni finanziarie, produttori chimici ed enti governativi.

Ciò che distingue questo caso da precedenti campagne di “vibe hacking” (in cui un operatore umano restava saldamente nel loop) è il grado di autonomia raggiunto: gli umani sono intervenuti solo in 4-6 momenti decisionali critici per ciascuna campagna di attacco, mentre l’agente AI ha eseguito ricognizione, sviluppo di exploit, raccolta di credenziali ed esfiltrazione dati in modo quasi completamente autonomo — a una velocità (migliaia di richieste, spesso multiple al secondo) semplicemente irraggiungibile per un team di operatori umani.

I tre ingredienti tecnici che hanno reso possibile l’attacco


Secondo il report, l’attacco si è basato su tre capacità che, nella loro combinazione attuale, non esistevano o erano molto più acerbe fino a un anno prima:

  • Intelligenza: i modelli attuali seguono istruzioni complesse e comprendono il contesto al punto da rendere fattibili task molto sofisticati, in particolare nella scrittura di codice — competenza che si presta direttamente alla creazione di exploit.
  • Agentività: i modelli possono operare in cicli autonomi, concatenando task e prendendo decisioni con un intervento umano minimo e occasionale.
  • Strumenti: attraverso standard aperti come il Model Context Protocol (MCP), i modelli accedono oggi a un ampio ventaglio di tool software — scanner di rete, cracker di password, strumenti di ricognizione — un tempo dominio esclusivo di operatori umani.


Le fasi dell’attacco


Il report descrive un ciclo di vita dell’attacco articolato in cinque fasi:

1. Setup e jailbreak


Gli operatori umani hanno selezionato i target e costruito un framework di attacco basato su Claude Code. Per aggirare l’addestramento di sicurezza del modello, hanno scomposto l’attacco in task singoli apparentemente innocui, privando Claude del contesto complessivo malevolo, e lo hanno convinto di essere un dipendente di una società di cybersecurity legittima impegnata in un penetration test difensivo.

2. Ricognizione


Claude Code ha ispezionato sistemi e infrastrutture dei target, individuando i database a più alto valore, in una frazione del tempo che avrebbe richiesto un team umano, per poi riportare agli operatori un riepilogo dei risultati.

3. Sviluppo exploit


L’agente ha identificato e testato vulnerabilità, scrivendo codice exploit in autonomia.

4. Raccolta credenziali ed esfiltrazione


Il framework ha usato Claude per raccogliere credenziali, ottenere accessi privilegiati, creare backdoor ed esfiltrare grandi quantità di dati, classificati automaticamente per valore d’intelligence.

5. Documentazione


Nella fase finale, l’agente ha prodotto documentazione dettagliata dell’attacco — credenziali rubate, sistemi analizzati — utile agli operatori per pianificare le fasi successive della campagna.

Va notato un limite tecnico interessante: Claude non ha lavorato in modo impeccabile. Il report segnala episodi di allucinazione di credenziali e casi in cui il modello dichiarava di aver estratto informazioni segrete in realtà pubblicamente disponibili — un ostacolo che al momento frena la piena autonomia offensiva, ma che non va scambiato per un limite strutturale duraturo.

Implicazioni pratiche per chi difende le infrastrutture


Al di là della cronaca, il report ha ricadute operative dirette per amministratori di sistema e team di sicurezza:

  • Gli agenti AI vanno trattati come identità. Un agente con accesso a credenziali, tool e API va sottoposto agli stessi controlli IAM, di segmentazione di rete e di logging che si applicherebbero a un account umano privilegiato — inclusa la possibilità di revoca rapida.
  • Il rilevamento basato sul volume di richieste diventa più rilevante. Pattern come migliaia di richieste al secondo, provenienti da un singolo account verso infrastrutture eterogenee, sono un indicatore comportamentale che i classificatori di sicurezza devono imparare a riconoscere, indipendentemente dal contenuto delle singole richieste.
  • Il jailbreak per scomposizione del contesto è difficile da bloccare a livello di singolo prompt. Se un attaccante frammenta un’operazione malevola in task innocui presentati singolarmente, i controlli di sicurezza dei provider AI devono valutare il contesto aggregato di una sessione, non solo il singolo messaggio.
  • Il MCP abbassa la barriera d’ingresso. La disponibilità di tool standardizzati per la ricognizione e l’exploiting tramite protocolli aperti significa che anche gruppi meno esperti o meno finanziati possono oggi orchestrare attacchi di portata prima riservata ad attori sofisticati.
  • L’AI è anche difesa, non solo minaccia. Lo stesso team Threat Intelligence di Anthropic ha usato Claude per analizzare l’enorme mole di dati generata durante l’indagine. Vale la pena valutare l’uso di AI per automazione del SOC, rilevamento delle minacce, vulnerability assessment e incident response, ambiti in cui la stessa velocità che rende pericolosi gli attaccanti diventa un vantaggio per chi difende.


Conclusione


Il caso documentato da Anthropic non è un esperimento accademico: è un attacco reale, riuscito in alcuni dei circa trenta target colpiti, condotto quasi interamente da un agente AI. Per i sysadmin italiani, il punto chiave non è tanto la specifica tecnica usata quanto la traiettoria che indica: la barriera per condurre attacchi sofisticati si è abbassata, e continuerà a farlo. Predisporre oggi policy di accesso, monitoraggio comportamentale e governance sull’uso di agenti AI — sia interni che di terze parti — non è più un esercizio teorico ma una priorità operativa per il 2026.

Fonte originale: Disrupting the first reported AI-orchestrated cyber espionage campaign, Anthropic


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PostgreSQL 19 Beta: query a grafo con SQL/PGQ e REPACK CONCURRENTLY senza downtime
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PostgreSQL 19 Beta: query a grafo con SQL/PGQ e REPACK CONCURRENTLY senza downtime


PostgreSQL 19 Beta 1: due novità che meritano attenzione


Il 4 giugno 2026 il PostgreSQL Global Development Group ha rilasciato la prima beta di PostgreSQL 19, con disponibilità generale attesa tra settembre e ottobre 2026. Tra le decine di miglioramenti elencati nelle release notes, due si distinguono per l’impatto pratico su chi gestisce database in produzione: il supporto nativo alle SQL Property Graph Queries (SQL/PGQ) e il nuovo comando REPACK, che introduce finalmente una modalità CONCURRENTLY per riorganizzare le tabelle senza bloccare le scritture. Vale la pena approfondire entrambe, perché rispondono a due esigenze molto concrete: interrogare relazioni complesse senza migrare verso un database a grafo dedicato, e liberare spazio su disco senza fermare l’applicazione.

SQL/PGQ: query a grafo sulle tue tabelle relazionali esistenti


SQL/PGQ è la Parte 16 dello standard ISO/IEC 9075 (SQL:2023) e definisce un modo standard per esprimere query di pattern matching su grafi usando sintassi SQL. La scelta implementativa di PostgreSQL è particolarmente interessante: un property graph non è una nuova struttura di storage, ma una vista in sola lettura sopra tabelle relazionali già esistenti. I dati restano dove sono sempre stati — in tabelle normali, con vincoli di chiave primaria ed esterna — e vengono semplicemente “esposti” come grafo per le query che lo richiedono. Query relazionali e query a grafo condividono lo stesso planner e lo stesso motore di esecuzione, e possono anche essere combinate nella stessa istruzione.

Per capire la sintassi conviene partire da uno schema minimo di e-commerce:

CREATE TABLE products (
    product_no integer PRIMARY KEY,
    name varchar,
    price numeric
);

CREATE TABLE customers (
    customer_id integer PRIMARY KEY,
    name varchar,
    address varchar
);

CREATE TABLE orders (
    order_id integer PRIMARY KEY,
    ordered_when date
);

CREATE TABLE order_items (
    order_items_id integer PRIMARY KEY,
    order_id integer REFERENCES orders (order_id),
    product_no integer REFERENCES products (product_no),
    quantity integer
);

CREATE TABLE customer_orders (
    customer_orders_id integer PRIMARY KEY,
    customer_id integer REFERENCES customers (customer_id),
    order_id integer REFERENCES orders (order_id)
);

Le prime tre tabelle diventano i vertici del grafo, le ultime due — grazie alle chiavi esterne che collegano coppie di vertici — diventano gli archi. La definizione del grafo è dichiarativa:
CREATE PROPERTY GRAPH myshop
    VERTEX TABLES (
        products LABEL product,
        customers LABEL customer,
        orders LABEL "order"
    )
    EDGE TABLES (
        order_items SOURCE orders DESTINATION products LABEL contains,
        customer_orders SOURCE customers DESTINATION orders LABEL has_placed
    );

Da qui in poi si può interrogare il grafo con la clausola GRAPH_TABLE e la sintassi di pattern matching, invece delle classiche JOIN:
SELECT customer_name
FROM GRAPH_TABLE (
    myshop
    MATCH (c IS customer)-[IS has_placed]->(o IS "order" WHERE o.ordered_when = current_date)
    COLUMNS (c.name AS customer_name)
);

che corrisponde, dal punto di vista relazionale, a:
SELECT customers.name
FROM customers
JOIN customer_orders USING (customer_id)
JOIN orders USING (order_id)
WHERE orders.ordered_when = current_date;

La differenza diventa evidente man mano che i pattern si complicano: catene di relazioni a più salti, percorsi variabili, ricerche “chi è collegato a chi entro N passaggi” sono espressioni naturali in sintassi a grafo, ma diventano rapidamente catene di self-join illeggibili in SQL relazionale puro. Per chi lavora su organigrammi, grafi di dipendenze tra servizi, reti di frodi o raccomandazioni, SQL/PGQ evita di dover affiancare un database a grafo dedicato (Neo4j, Amazon Neptune) solo per questo tipo di interrogazioni, con tutto il costo operativo che una piattaforma aggiuntiva comporta.

È bene ricordare che, essendo una vista sopra le tabelle esistenti, un grafo così definito eredita automaticamente permessi, vincoli e integrità referenziale già presenti: non introduce una nuova copia dei dati da tenere sincronizzata.

REPACK CONCURRENTLY: addio alle finestre di manutenzione per VACUUM FULL


Chi amministra PostgreSQL conosce bene il dilemma tra VACUUM normale, che non recupera sempre tutto lo spazio occupato da tuple morte, e VACUUM FULL (o CLUSTER), che lo recupera per intero ma richiede un ACCESS EXCLUSIVE lock per l’intera durata dell’operazione — inaccettabile su una tabella calda in produzione. PostgreSQL 19 risolve il problema unificando le due funzionalità in un unico comando, REPACK, e aggiungendo un’opzione CONCURRENTLY che cambia le regole del gioco.

-- Riorganizza una tabella riscrivendola su nuovo file, senza clustering
REPACK employees;

-- Riorganizza mantenendo l'app pienamente operativa in lettura/scrittura
REPACK (CONCURRENTLY) employees;

-- Repack con clustering fisico secondo un indice, più ANALYZE finale
REPACK (ANALYZE, VERBOSE) cases (district, case_nr);

Il meccanismo interno spiega perché questa opzione è sicura da usare su tabelle attive: REPACK copia il contenuto della tabella (ignorando le tuple morte) in un nuovo file, ordinato secondo l’indice specificato se presente, e crea nuovi file anche per gli indici collegati. Con CONCURRENTLY, l’ACCESS EXCLUSIVE lock viene acquisito solo per lo scambio finale dei file: le modifiche avvenute durante la copia vengono catturate tramite logical decoding e riapplicate prima dello swap, che quindi risulta tipicamente molto breve. La tabella resta leggibile e scrivibile per la quasi totalità dell’operazione.

Ci sono comunque limiti operativi da conoscere prima di affidarsi a questa modalità in produzione: CONCURRENTLY non è disponibile su tabelle UNLOGGED, su tabelle partizionate, su tabelle prive di chiave primaria e di un’identità di replica basata su indice, su cataloghi di sistema o tabelle TOAST, né dentro un blocco di transazione. Serve inoltre che max_repack_replication_slots consenta la creazione di uno slot di replica aggiuntivo, dato che il meccanismo si appoggia alla logical decoding. Va anche segnalato che REPACK CONCURRENTLY non è MVCC-safe nello stesso senso di altre operazioni online, quindi vale la pena leggere con attenzione la sezione sulle caveat di MVCC nella documentazione prima di pianificarne l’adozione su carichi critici.

Il progresso dell’operazione è osservabile in tempo reale tramite la vista pg_stat_progress_repack, utile per stimare i tempi su tabelle di grandi dimensioni prima di schedulare l’operazione su ambienti con SLA stringenti.

Altre novità rilevanti per chi amministra database in produzione


Oltre alle due funzionalità principali, la beta introduce una serie di miglioramenti che meritano di essere tenuti d’occhio in fase di test: l’autovacuum può ora usare worker paralleli (autovacuum_max_parallel_workers), le inserzioni con controlli di chiave esterna sono fino a due volte più veloci, e il nuovo comando WAIT FOR LSN permette di implementare pattern “read-your-writes” verso le repliche senza più bisogno di sleep applicativi o di forzare le letture sul primario. Da segnalare anche un cambiamento di default che avrà impatto diretto sui workload analitici: la compilazione JIT (jit) è ora disattivata di default, il che può alterare sensibilmente i piani e i tempi di query che finora beneficiavano (o soffrivano) silenziosamente della compilazione just-in-time.

Conclusione


PostgreSQL 19 conferma la strategia degli ultimi anni: estendere le capacità del database relazionale invece di costringere i team a moltiplicare le piattaforme specializzate. SQL/PGQ evita un database a grafo dedicato per molti casi d’uso comuni, mentre REPACK CONCURRENTLY chiude una lacuna operativa che gli amministratori PostgreSQL si portavano dietro da anni. Trattandosi ancora di una beta, entrambe le funzionalità vanno testate su ambienti non di produzione prima della GA prevista per l’autunno 2026, ma la direzione presa merita già di essere seguita da vicino da chi pianifica le prossime migrazioni.

Fonte: PostgreSQL Global Development Group — PostgreSQL 19 Beta 1 Released!


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✨ Basta un npm install: la 8.14.0 di jscrambler distribuiva un infostealer Rust nelle pipeline di sviluppo
#CyberSecurity
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@informatica


Basta un npm install: la 8.14.0 di jscrambler distribuiva un infostealer Rust nelle pipeline di sviluppo


Bastava un “npm install” per essere compromessi. L’11 luglio 2026 la versione 8.14.0 del pacchetto jscrambler, tool di offuscamento JavaScript usato in migliaia di pipeline di build e ambienti CI/CD, è stata pubblicata su npm con un hook di preinstallazione malevolo capace di eseguire silenziosamente un infostealer nativo scritto in Rust, con build dedicate per Windows, macOS e Linux. Non serviva importare il pacchetto né lanciare un comando: la sola installazione bastava a far partire il payload.

Il caso, documentato da Socket, StepSecurity e SafeDep, si inserisce in una scia di attacchi alla supply chain npm che va avanti da fine 2025 — dal worm Shai-Hulud alla compromissione di chalk e debug, fino al trojan iniettato in Axios a marzo. Ma questa volta il bersaglio non è la massa di utenti finali: è l’ambiente di build stesso, dove risiedono le chiavi cloud, i token di deploy e il codice sorgente che un’infrastruttura CI può raggiungere.

Sei minuti per essere scoperti, troppo tardi per molti


Socket ha segnalato la release appena sei minuti dopo la pubblicazione. Chiunque, o qualsiasi sistema di build, avesse scaricato il pacchetto in quella finestra ha già eseguito il payload con tutti i permessi del processo di installazione. L’hook malevolo si attiva prima ancora che il pacchetto venga configurato, e non compare nella release precedente, la 8.13.0: il diff del pacchetto mostra due nuovi file sotto dist/, setup.js — un piccolo loader — e intro.js, che nonostante il nome non è affatto JavaScript ma un container di circa 7,8 MB che impacchetta tre binari nativi compressi in gzip, uno per Linux, uno per Windows e uno per macOS.

All’installazione, setup.js seleziona il binario per il sistema operativo host, lo scrive con un nome casuale nella directory temporanea di sistema, lo rende eseguibile e lo lancia in modalità detached nascondendone l’output. I file aggiunti erano presenti nel pacchetto pubblicato ma assenti nel codice sorgente pubblico: sia StepSecurity sia SafeDep, che hanno analizzato indipendentemente la release, riportano l’assenza di qualsiasi commit, tag o pull request corrispondente alla versione 8.14.0 nel repository GitHub, il cui ultimo tag ufficiale resta 8.13.0.

La versione compromessa è stata pubblicata direttamente su npm da un account maintainer legittimo, bypassando il normale flusso di rilascio del progetto — un forte indicatore di account npm compromesso o pipeline di build violata. Quale delle due ipotesi sia corretta non è ancora stato stabilito.

Cosa fa davvero l’infostealer


L’analisi di follow-up di Socket identifica il payload come un infostealer Rust, compilato per tutte e tre le piattaforme, che scandaglia la macchina dello sviluppatore alla ricerca di segreti e li invia a un server di raccolta via TLS. La lista dei bersagli è ampia e mirata esplicitamente agli sviluppatori:

  • Credenziali cloud da AWS, Azure e Google Cloud, inclusi gli endpoint di metadata usati dai runner CI.
  • Wallet di criptovalute e seed phrase da MetaMask, Phantom ed Exodus, oltre al vault del password manager Bitwarden.
  • Password e cookie salvati nel browser, insieme alle sessioni di Discord, Slack, Telegram e Steam.
  • File di configurazione di strumenti di coding AI — Claude Desktop, Cursor, Windsurf, VS Code e Zed — dove risiedono tipicamente chiavi API e credenziali dei server Model Context Protocol (MCP).

Il payload va oltre il furto ordinario di credenziali: su Linux, si collega alla libreria BPF del kernel ed è in grado di caricare in memoria un programma eBPF, un punto d’appoggio a livello kernel piuttosto che il semplice accesso userspace ai file su cui si basa il resto dello stealer. Sia StepSecurity sia SafeDep hanno segnalato questa capacità, anche se la funzione esatta del programma eBPF è ancora in fase di analisi. Le build Windows e macOS aggiungono controlli anti-debug, mentre la persistenza è garantita da un task pianificato nascosto su Windows, impostato per rilanciarsi ogni minuto, e da un LaunchAgent su macOS che si ricarica a ogni login.

I dettagli di comando e controllo restano cifrati nel binario e non sono emersi dall’analisi statica; il monitoraggio runtime di StepSecurity ha però intercettato il binario mentre contattava due indirizzi IP hardcoded e infrastruttura Tor — i primi indicatori di rete pubblicati per questa campagna.

Timeline e portata dell’incidente


Nell’arco di circa tre ore, l’attaccante ha pubblicato cinque release malevole — 8.14.0, 8.16.0, 8.17.0, 8.18.0 e 8.20.0 — intervallate da release pulite che i maintainer sembrano aver spinto come tentativo di rimedio. Il pacchetto jscrambler conta circa 15.800 download settimanali: una base d’utenza ben più contenuta rispetto ai grandi incidenti npm dell’ultimo anno, che hanno coinvolto pacchetti con miliardi di download settimanali complessivi. Ma per uno stealer pensato per colpire macchine di build, la portata non era l’obiettivo: lo era l’accesso.

Un dettaglio temporale rende il caso ancora più significativo: npm 12, rilasciato l’8 luglio 2026, appena tre giorni prima di questo incidente, ha disattivato di default l’esecuzione automatica degli script di installazione delle dipendenze. Su npm 12, un preinstall hook come questo non gira a meno che qualcuno non lo approvi esplicitamente. I client più datati, però, continuano a eseguirli automaticamente — ed è esattamente lì che l’attacco ha colpito.

La versione 8.15.0 ha da allora sostituito la 8.14.0 in cima all’elenco versioni di npm, pubblicata dallo stesso account maintainer e priva di qualsiasi alert di malware: nessuno script di installazione, nessun binario incluso. Ma la versione 8.14.0 non è stata rimossa da npm: resta scaricabile, quindi qualsiasi lockfile o comando ancorato a quella versione continua a installare lo stealer. Solo il pacchetto CLI principale è stato colpito; i plugin jscrambler per webpack, gulp, Metro e grunt sono rimasti sulle release pulite di giugno, senza hook di installazione.

Cosa fare adesso


  1. Abbandonare immediatamente la versione 8.14.0: passare alla 8.15.0, oppure fissare la 8.13.0 (release precedente all’incidente), ed eliminare jscrambler@8.14.0 da lockfile e cache.
  2. Verificare se la versione compromessa è stata installata: controllare lockfile e log dei package manager per jscrambler@8.14.0, e i log CI per qualsiasi esecuzione di dist/setup.js dall’11 luglio in poi. Il loader scrive il payload con un nome casuale nella directory temporanea, quindi non esiste un nome di binario fisso da cercare: bisogna incrociare i timestamp di installazione con i processi figli di Node e l’esecuzione nella directory temp. Su Windows controllare Task Scheduler per task nascosti; su macOS ispezionare ~/Library/LaunchAgents per plist sconosciuti.
  3. Se la 8.14.0 è stata eseguita su una macchina, trattare ogni segreto raggiungibile come rubato, non solo come esposto: ruotare chiavi cloud, token npm e GitHub, chiavi API di strumenti AI e MCP; revocare sessioni Discord, Slack, browser e Bitwarden; spostare eventuali fondi in criptovaluta da wallet presenti su quell’host. Bloccare i due IP di comando e controllo elencati di seguito.

La pulizia da parte del maintainer è stata rapida, ma uno stealer compie il proprio lavoro nei secondi immediatamente successivi all’installazione. La 8.14.0 resta su npm, e una build ancorata a quella versione, su un client datato che esegue ancora gli script di installazione, continua a eseguire il payload. Nel momento in cui la 8.15.0 ha raggiunto la cima della lista versioni, i segreti su ogni macchina che aveva già eseguito la 8.14.0 erano già compromessi.

Indicatori di compromissione

Pacchetto malevolo: jscrambler@8.14.0

SHA-256 dei file aggiunti e dei payload decompressi:
dist/setup.js: a742de963f14a92d24ebcbc7b44ac867e23a20d31d1b0094a13a4f83287f4e60
dist/intro.js: a41a523ef9517aab37ed6eea0ec881821bdcb7aefcb5c5f603adc7907f868c86
Payload Linux:   fbbcf4d8f98168f78f5c0c47a9ae56d59ec8ac84a7c9ca6b797fedfb8d62d2bd
Payload Windows: b7ca95d1b23c8e67416a25cedf741de0917c2096bbc9d24649eea7853d054903
Payload macOS:   c8fd47d36bdf7c825378593ab82ed8c24d1dc52e26b507812393e24e1d5201fd

Endpoint di rete osservati a runtime (StepSecurity):
C2 IP: 37.27.122[.]124
C2 IP: 57.128.246[.]79
Infrastruttura Tor: check.torproject[.]org, archive.torproject[.]org

Artefatti on-host:
File nascosto con nome casuale nella directory temp di sistema (.{random}, o .{random}.exe su Windows)
Task pianificato nascosto su Windows / LaunchAgent su macOS per la persistenza

Fonti: Socket.dev, StepSecurity, SafeDep.

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✨ Il negoziatore infedele: come un consulente anti-ransomware ha tradito i suoi clienti per BlackCat
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Il negoziatore infedele: come un consulente anti-ransomware ha tradito i suoi clienti per BlackCat


Lo pagavano per salvare le vittime dai ransomware. Invece vendeva le loro strategie di trattativa proprio a chi le stava estorcendo. Il 9 luglio 2026 un tribunale federale della Florida ha condannato Angelo Martino, ex negoziatore per una società di incident response statunitense, a 70 mesi di carcere per aver collaborato dall’interno con la gang BlackCat/ALPHV, passando ai criminali informazioni riservate sulle trattative dei propri clienti e, in un secondo momento, aiutando a distribuire ransomware contro altre vittime. È uno dei casi di insider threat più clamorosi mai emersi nel settore della risposta agli incidenti, e riscrive le regole su chi va fidato quando un’azienda è sotto estorsione.

Il ruolo del negoziatore, capovolto


Nel settore della cyber incident response, il negoziatore è la figura che si siede — metaforicamente — al tavolo con la gang ransomware per conto della vittima: valuta la credibilità della minaccia, verifica le prove dell’esfiltrazione, tratta il prezzo del riscatto e gestisce la comunicazione con l’attaccante attraverso chat cifrate o portali onion dedicati. È un ruolo che richiede accesso diretto alle informazioni più sensibili di un’azienda compromessa: quanto è disposta a pagare, quali dati sono stati davvero rubati, quali sono le sue coperture assicurative, quanto è disperata la situazione. Martino, impiegato presso una società statunitense di incident response il cui nome non è stato reso pubblico negli atti giudiziari, aveva esattamente questo tipo di accesso.

Secondo il Dipartimento di Giustizia USA, a partire dall’aprile 2023 Martino ha iniziato a collaborare con gli operatori di BlackCat/ALPHV — all’epoca una delle ransomware-as-a-service più aggressive al mondo, poi disattivata a inizio 2024 dopo un’operazione internazionale di law enforcement e una successiva, sospetta “exit scam” ai danni degli affiliati. In cambio di un compenso, Martino forniva alla gang informazioni riservate sulla posizione negoziale e sulla strategia dei clienti che stava, formalmente, difendendo: quanto erano disposti a pagare, quali argomentazioni avrebbero usato per abbassare il riscatto, quando stavano per cedere. Con queste informazioni in mano, gli attaccanti potevano calibrare la pressione e massimizzare l’incasso finale, in un conflitto d’interessi totale in cui la vittima pagava — letteralmente — anche lo stipendio di chi la stava tradendo.

Da complice a operatore: il salto di qualità criminale


Il caso non si è fermato alla fuga di informazioni. Gli atti giudiziari descrivono un’evoluzione: Martino ha reclutato Kevin Martin, 36 anni del Texas, assunto come suo collega dopo che la cospirazione era già in corso, e si è coordinato con Ryan Goldberg, 41 anni della Georgia, dipendente di un’altra società di incident response con lo stesso accesso privilegiato alle trattative delle vittime. Insieme, tra aprile e novembre 2023, i tre non si sono limitati a passare informazioni: hanno distribuito attivamente ransomware BlackCat contro nuove vittime statunitensi, diventando a tutti gli effetti affiliati della gang che avrebbero dovuto combattere. Una delle estorsioni portate a termine dal gruppo ha fruttato circa 1,2 milioni di dollari in Bitcoin, spartiti tra i cospiratori.

Le forze dell’ordine hanno sequestrato asset per oltre 10 milioni di dollari riconducibili a Martino: criptovalute, veicoli, un food truck e persino un’imbarcazione da pesca di lusso, tutti acquistati con i proventi dello schema. Un dettaglio che, secondo gli investigatori, è stato decisivo per ricostruire il flusso di denaro e collegare i pagamenti in criptovaluta ricevuti dagli affiliati BlackCat all’account personale di Martino.

Timeline del caso


  • Aprile 2023 — Martino inizia a collaborare con gli operatori BlackCat/ALPHV, passando informazioni riservate sulle trattative dei clienti che sta assistendo.
  • Aprile–novembre 2023 — Martino, Martin e Goldberg distribuiscono attivamente ransomware BlackCat contro nuove vittime negli Stati Uniti; una delle estorsioni frutta circa 1,2 milioni di dollari.
  • 2024 — Le indagini federali portano all’incriminazione dei tre; sequestro di asset per oltre 10 milioni di dollari.
  • 9 luglio 2026 — Angelo Martino viene condannato a 70 mesi di carcere federale; Martin e Goldberg hanno già ricevuto condanne separate in procedimenti collegati.


Perché conta per chi lavora nella risposta agli incidenti


Il caso Martino non è un episodio isolato di corruzione: è un campanello d’allarme strutturale per un intero settore che, negli ultimi anni, si è professionalizzato rapidamente ma spesso senza gli stessi controlli di integrità richiesti in altri ambiti a contatto con informazioni finanziarie sensibili, come la consulenza legale o quella assicurativa. Un negoziatore ransomware ha, per definizione, accesso a tutto ciò che serve a un attaccante per massimizzare il danno: la soglia di dolore economico della vittima, le sue debolezze legali, la tempistica delle sue decisioni. Se quella figura può essere corrotta — o è già collusa fin dall’inizio, come sembra essere il caso qui — l’intero modello di negoziazione assistita si trasforma in un vettore di attacco interno.

Per le aziende che si affidano a società di incident response e negoziatori esterni, alcune contromisure pratiche emergono direttamente da questo caso:

  • Richiedere che le società di IR dichiarino esplicitamente le proprie policy di vetting interno per il personale che gestisce trattative con gruppi ransomware, incluse verifiche periodiche successive all’assunzione.
  • Separare, dove possibile, chi conduce materialmente la trattativa da chi ha visibilità completa sulla soglia di pagamento autorizzata dal cliente e dalla sua assicurazione cyber.
  • Tracciare e loggare ogni comunicazione tra il negoziatore e l’attaccante, con controlli indipendenti (legale esterno, assicuratore) che rivedano a campione le trascrizioni delle chat di negoziazione.
  • Trattare l’accesso alle informazioni di negoziazione — cifre, scadenze, coperture assicurative — con lo stesso livello di compartimentazione riservato ai segreti industriali, non come normale corrispondenza operativa.

Il collasso di BlackCat/ALPHV a inizio 2024, con il probabile exit scam ai danni dei propri affiliati, ha già dimostrato quanto fosse marcio l’ecosistema attorno a quella particolare gang. Il caso Martino aggiunge un tassello inquietante: la marcescenza non riguardava solo il lato criminale dell’equazione, ma si era infiltrata anche in chi, sulla carta, doveva difendere le vittime.

Fonti: comunicato del Dipartimento di Giustizia USA (justice.gov/opa), TechCrunch, The Hacker News, CyberScoop, DataBreaches.net.


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Democratici avanti di 10 punti, un vantaggio che non si vedeva dall'onda blu del 2006


Secondo Gallup, il 49% degli americani si identifica con il Partito Democratico o gli è vicino, contro il 39% che si riconosce nei repubblicani. In un anno di midterm, un divario simile non si registrava da vent'anni.

Il 49% degli adulti americani si identifica ora come democratico o come indipendente vicino al Partito Democratico, contro solo il 39% che si riconosce nei repubblicani. È quanto emerge dalle rilevazioni trimestrali sull'identificazione degli elettori americane condotte da Gallup nei primi 6 mesi del 2026. Un vantaggio di 10 punti che, in un anno di elezioni di metà mandato, non si registrava dal 2006 e che, a pochi mesi dal voto di novembre, ovviamente alimenta le speranze dei democratici di riprendere il controllo del Congresso.

Il confronto con i dati delle precedenti elezioni di metà mandato mostra quanto il dato sia eccezionale. In questa stessa rilevazione, nel 2022 i due partiti erano quasi in parità, con i repubblicani avanti di un solo punto, 45% a 44%. Nel 2018, invece, i democratici guidavano di 6 punti, nel 2014 di 3 e nel 2010 di 1, mentre nel 2002 si trovavano in perfetta parità. L'unico precedente davvero paragonabile risale al 2006, quando i democratici erano avanti di +10, 50% a 40%. Quell'anno alle elezioni di novembre travolsero il Partito Repubblicano di George W. Bush, guadagnando 31 seggi e riconquistando la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti dopo 12 anni, oltre a strappare anche la maggioranza al Senato grazie a 6 nuovi seggi guadagnati.

Midterm 2026 · Sondaggi
I democratici avanti di 10 punti: un vantaggio che in un anno di midterm mancava dal 2006

Nel primo semestre del 2026 il 49% degli adulti americani si identifica nel Partito Democratico o pende verso di esso, contro il 39% dei repubblicani. L’ultima volta che il divario fu così ampio, nel 2006, finì con un’onda blu.
Grafica di FocusAmerica 12 luglio 2026

Identificazione di partito · Media Gallup, primo semestre 2026

Democratici
0%
+10

Repubblicani
0%
Adulti che si dichiarano democratici o indipendenti vicini al partito
Adulti che si dichiarano repubblicani o indipendenti vicini al partito

Alla fine del 2024 i repubblicani erano ancora avanti di 4 punti: da allora il pendolo si è spostato di 14 punti verso i democratici.

La serie Gallup
Il collasso repubblicano dopo il voto del 2024
Quota di adulti che si identifica in ciascun partito, simpatizzanti inclusi. Medie trimestrali dal 2015. Tocca o sfiora il grafico per leggere ogni trimestre.
T2 2026 Dem 49% Rep 39% esplora sul grafico ↓

La conferma degli altri indicatori · Emerson College, aprile 2026

50–40
Voto generico per il Congresso, Dem contro Rep

40%
Approva l’operato del presidente Trump

56%
Boccia l’operato del presidente Trump

Il confronto storico
Solo il 2006 somiglia al 2026
Distacco nell’identificazione di partito negli anni di elezioni di metà mandato: a destra il vantaggio democratico, a sinistra quello repubblicano.

2002 Parità
2006 Dem +10
2010 Dem +1
2014 Dem +3
2018 Dem +6
2022 Rep +1
2026 Dem +10

Il vantaggio democratico non garantì sempre la vittoria: nel 2010 e nel 2014, con margini minimi, i repubblicani dominarono comunque le urne. Ma un +10 non si vedeva, appunto, dal 2006.

Il precedente
2006: l’onda blu che travolse Bush
Presidente repubblicano al secondo mandato, consenso in calo, una guerra impopolare, centristi in fuga: con gli stessi ingredienti di oggi, a novembre 2006 i democratici ripresero il Congresso.

+0
Seggi guadagnati alla Camera
Maggioranza riconquistata

+0
Seggi guadagnati al Senato
Maggioranza strappata al Gop

0
Anni di opposizione alla Camera interrotti quella notte
La Camera era repubblicana dal 1994

Le incognite
Un elettorato mai così sfuggente
Gallup invita alla prudenza: il vantaggio democratico poggia sul segmento più instabile dell’elettorato.


45% Indipendenti

Nel 2025 il 45% degli americani si è dichiarato indipendente: la quota più alta mai registrata da Gallup. Una parte enorme dell’elettorato che nessuno dei due partiti può considerare acquisita.

Gran parte dello spostamento è avvenuta tra gli indipendenti che pendono verso un partito: legami deboli, preferenze potenzialmente volatili.

L’immagine dei democratici resta ai minimi storici: il movimento riflette più il malcontento verso Trump che un ritrovato entusiasmo per l’opposizione.

Fonte Gallup, identificazione di partito tra gli adulti americani (medie trimestrali 2015–2026, simpatizzanti inclusi); Emerson College Polling, sondaggio nazionale di aprile 2026 tra gli elettori probabili.

Il collasso repubblicano dopo il voto del 2024


Il ribaltamento è stato rapido e si è consumato nel giro di poco più di un anno. Nell'ultimo trimestre del 2024, infatti, i repubblicani erano ancora avanti di 4 punti, con il 47% contro il 43% dei democratici. Da allora però sono scesi al 39%, mentre i democratici sono saliti al 49%: uno spostamento complessivo di 14 punti a favore di questi ultimi.

Anche altri indicatori descrivono una dinamica simile. Ad esempio un recente sondaggio dell'Emerson College, condotto ad aprile tra gli elettori probabili, attribuisce ai democratici esattamente 10 punti di vantaggio nel voto generico per il Congresso: 50% contro 40%. Nello stesso sondaggio il consenso per il presidente Donald Trump si fermava invece al 40%, mentre il 56% degli intervistati ne boccia l'operato.

Il precedente del 2006 e l'incognita degli indipendenti


Gallup invita tuttavia alla prudenza. Gran parte dello spostamento è avvenuta tra gli indipendenti che "pendono" verso uno dei due partiti: si tratta quindi di elettori con legami politici più deboli e preferenze potenzialmente volatili. I democratici, inoltre, stanno guadagnando terreno nonostante la loro immagine resti ai minimi storici. Il movimento sembra quindi riflettere più il malcontento verso Trump che un ritrovato entusiasmo per l'opposizione.

A rendere il quadro ancora più incerto contribuisce un altro record: nel 2025 il 45% degli americani si è dichiarato indipendente, la quota più alta mai rilevata sinora nelle rilevazioni Gallup. Si tratta di una parte enorme dell'elettorato che nessuno dei due partiti può considerare acquisita e che potrebbe ancora cambiare idea da qui a novembre. Ciò nonostante, il parallelo con il 2006 resta difficile da ignorare: anche allora alla Casa Bianca sedeva un presidente repubblicano al secondo mandato, con un consenso in calo, una guerra impopolare in corso e gli elettori centristi sempre più lontani dal partito di governo. Vent'anni dopo, molti degli ingredienti che hanno portato all'onda blu sembrano essere gli stessi.

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