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L'intelligence americana avverte: Netanyahu pronto a far saltare l'accordo tra Usa e Iran


Le agenzie di intelligence di Washington sostengono che il premier israeliano, sotto pressione in vista delle elezioni d'autunno, intenda proseguire la guerra in Libano contro Hezbollah, in aperto contrasto con l'intesa siglata da Trump con l'Iran, molto impopolare in Israele.

Le agenzie di intelligence statunitensi hanno avvertito senza mezzi termini la Casa Bianca che Benjamin Netanyahu intende far fallire l'accordo di pace con l'Iran. Lo riferiscono al Washington Post alcuni funzionari americani in carica ed ex funzionari. Secondo le valutazioni dell'intelligence citate dal quotidiano americano, il premier israeliano è infatti messo all'angolo da una forte pressione politica interna che lo spinge a proseguire la guerra in Libano contro Hezbollah, il gruppo alleato di Teheran.

La prosecuzione delle operazioni militari israeliane rischia però anche di violare uno dei punti centrali dell'intesa appena raggiunta da Trump con l'Iran, che prevede la fine delle ostilità in tutto il Medio Oriente, incluso il Libano. L'allarme è contenuto in diversi rapporti dell'intelligence americana, compreso un documento fatto circolare questa settimana.

Lo scontro sul Libano


Il nuovo rapporto dell'intelligence arriva in una fase di tensione crescente tra il governo Netanyahu e l'Amministrazione Trump, che ha già avvertito pubblicamente Israele di non colpire Hezbollah per non far deragliare l'accordo faticosamente raggiunto con Teheran. Ma oggi Israele ha bombardato nuovamente il Libano meridionale dopo un attacco con droni di Hezbollah in cui sono morti 4 soldati israeliani. Mentre gli scontri sono avvenuti, Stati Uniti e Iran hanno deciso di rinviare i colloqui sul futuro del programma nucleare di Teheran che avrebbero dovuto aprirsi in Svizzera. Il vicepresidente JD Vance, atteso alla guida della delegazione americana, ha annullato il viaggio.

Un'escalation israeliana in Libano minaccerebbe la tenuta della fragile intesa firmata mercoledì e rischierebbe di incrinare in maniera forse fatale il rapporto tra Netanyahu e Trump, il cui sostegno è peraltro decisivo per la sopravvivenza politica del premier israeliano. Parlando in Francia per annunciare il "memorandum d'intesa" tra Washington e Teheran, Trump ha ammesso di avere una "piccola disputa sul Libano" con Netanyahu e ha invitato il leader israeliano a non "abbattere un edificio ogni volta che ci entra qualcuno di Hezbollah".

La pressione interna su Netanyahu


Secondo il nuovo rapporto dell'intelligence, Netanyahu deve a tutti i costi dimostrare all'opinione pubblica israeliana di non essere disposto a ritirare le truppe dal Libano di fronte alle pressioni americane e anzi di essere pronto a inasprire lo scontro con Hezbollah, se non vuole perdere le elezioni generali che si terranno in autunno.

Il rapporto descrive anche la frustrazione di Israele per i termini dell'intesa, considerati troppo vincolanti per la sua capacità di difendersi da Hezbollah. I funzionari dell'Amministrazione Trump sostengono invece che l'accordo non impedisce a Israele di reagire in caso di attacco. A loro giudizio, le preoccupazioni di Netanyahu pesano meno della necessità di chiudere l'intesa con Teheran e riaprire lo Stretto di Hormuz, così da scongiurare una crisi economica globale.

In Israele, però l'opinione pubblica resta in larga parte favorevole allo smantellamento di Hezbollah, gruppo che nell'ottobre 2023 si era unito ad Hamas negli attacchi missilistici contro Israele. Decine di migliaia di israeliani evacuati dal nord del Paese hanno chiesto a Netanyahu di eliminare del tutto la minaccia del gruppo libanese, ed il premier è stato criticato dall'intero spettro politico israeliano per non esserci riuscito. Secondo un sondaggio di maggio dell'Institute of National Security Studies, il 70% degli ebrei israeliani vorrebbe intensificare la lotta contro Hezbollah, invece di un cessate il fuoco.

Il rischio di rottura con Trump


Anche senza una nuova escalation, il rifiuto di Israele di ritirare le truppe dal sud del Libano potrebbe bastare a condannare l'accordo con l'Iran al fallimento, spiega un secondo funzionario americano. "Continuare a occupare parte del Libano è una ricetta per il disastro", afferma. "Senza un ritiro completo, la ripresa delle ostilità è pressoché certa." Eppure nulla di tutto questo sembra per ora smuovere il governo israeliano. "Per ogni lacrima versata da una madre israeliana, mille madri libanesi dovrebbero piangere. Tutto il Libano dovrebbe bruciare", ha scritto oggi sui social il Ministro della Sicurezza Nazionale di estrema destra Itamar Ben Gvir.

Netanyahu rischia così una rottura pesantissima con Trump, che il 28 febbraio aveva mosso guerra all'Iran proprio su sollecitazione del leader israeliano, salvo poi impantanarsi in un conflitto costato decine di miliardi di dollari, capace di far impennare i prezzi del gas e nel quale sono morti 13 militari americani. "Bibi è in una situazione molto difficile", ammette al Washington Post Danny Citrinowicz, ex analista dell'intelligence militare israeliana e oggi ricercatore all'Institute for National Security Studies di Tel Aviv. "Vede il suo più grande rivale, il regime iraniano, rafforzato dall'Amministrazione americana, e non può farci nulla."

Trump, però, ha modi concreti per mettere Israele alle strette. Secondo l'ex ufficiale dell'esercito americano Harrison Mann, già analista alla Defense Intelligence Agency, Washington può tagliare le forniture di munizioni, il carburante per i caccia e il supporto alla loro manutenzione, così come congelare la condivisione di intelligence o ritirare i militari americani che contribuiscono a proteggere lo spazio aereo israeliano.

Strumenti pesanti, soprattutto se si considera la posta in gioco: lo Stato ebraico occupa oltre 500 km2 di territorio libanese e ha costretto più di un milione di persone a lasciare le proprie case, per creare quella che definisce una "zona di sicurezza" spopolata. Netanyahu, per ora, però non arretra neppure di un passo. "Resteremo nella zona cuscinetto in Libano per tutto il tempo necessario", ha promesso ai giornalisti a Gerusalemme, ammettendo laconicamente che su alcuni dossier le posizioni con Trump sono ormai sempre più distanti.

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Come l'Iran ha umiliato Trump con l'accordo che chiude la guerra


Per il giornalista Graeme Wood Washington esce dal conflitto con poco più di prima, mentre Teheran incassa garanzie di sicurezza e 300 miliardi di dollari di investimenti.

L'accordo che ha chiuso la guerra tra Stati Uniti e Iran è "un'umiliazione" per Washington. È la tesi del giornalista Graeme Wood in un'analisi pubblicata sull'Atlantic, secondo cui gli Stati Uniti escono dal conflitto con poco più di quanto avessero prima, mentre l'Iran ottiene garanzie di sicurezza e una grande quantità di denaro.

L'intesa, scrive Wood, lascia l'Iran uno Stato teocratico libero di armarsi con missili balistici e droni e di "uccidere i propri cittadini". Dopo un periodo di 60 giorni di libero passaggio nello Stretto di Hormuz, secondo l'autore Teheran avrà la facoltà di regolare il traffico marittimo che attraversa quel braccio di mare.

Per Wood, vedere il presidente e i suoi collaboratori difendere l'accordo è per certi versi umiliante quanto l'accordo stesso. "Se altri Paesi hanno" missili balistici, ha detto Trump al vertice del G7, "è un po' ingiusto" che l'Iran "non ne abbia qualcuno". L'eliminazione di quei missili era uno degli obiettivi principali della guerra, un conflitto in cui sono morti migliaia di iraniani e più di una decina di americani.

Lo stesso presidente ha detto che gli Stati Uniti avrebbero potuto continuare a bombardare "per altre tre settimane, due settimane, quattro settimane, due anni" ma che in quel caso "non avreste mai avuto lo Stretto di Hormuz aperto". Tenere aperto quello stretto, ricorda Wood, è uno dei compiti principali della Marina degli Stati Uniti, e per questo quelle parole suonano come l'ammissione che l'esercito americano non è in grado di svolgere il proprio lavoro.

L'umiliazione, per Wood, è cosa diversa dalla sconfitta. Solo gli Stati Uniti sono stati umiliati, ma entrambi i Paesi hanno subito una perdita pesante. La sconfitta americana è la più evidente: una perdita di prestigio e la conferma che neppure un Paese ricco può imporre la propria volontà a uno povero ma determinato.

La sconfitta dell'Iran è più sottile. I Paesi confinanti, scrive Wood, prima lo consideravano un vicino problematico e ora lo vedono come una minaccia vera e propria, e per questo si stanno armando e cercano vie per aggirare lo Stretto di Hormuz. L'economia iraniana è un disastro da circa 15 anni ed è ormai "completamente a pezzi", e l'autore si chiede chi vorrà investire in un Paese il cui governo "si regge sulla brutalità ed è guidato secondo i capricci di una giunta a capo della quale c'è un fanatico religioso malconcio".

La migliore difesa dell'accordo dal punto di vista americano, secondo Wood, tiene conto proprio di queste difficoltà economiche e politiche dell'Iran, che hanno più probabilità di far cadere il regime di qualsiasi ulteriore azione militare. Una seconda difesa possibile è che non si tratti di un vero accordo, perché entrambe le parti avevano intenzione di non rispettarlo già prima di firmarlo.

Un funzionario americano ha detto alla CNN che "non bisognerebbe leggere troppo nel linguaggio" dell'intesa, perché il cuore dell'accordo sono le "intese che abbiamo l'uno con l'altro". Gran parte del testo, scrive Wood, è così vago da risultare privo di significato, al contrario dell'accordo sul nucleare negoziato da Barack Obama, che prevedeva ispezioni dettagliate e invasive che non compaiono in nessun documento citato dai collaboratori del presidente.

Lo stesso funzionario ha aggiunto che il linguaggio del documento è calibrato per permettere ai dirigenti iraniani di "dire quello che devono dire per la loro politica interna". Per Wood questo riflette una lettura della leadership iraniana che ha sentito anche da funzionari di amministrazioni precedenti, comprese quelle democratiche: i suoi capi sarebbero sensibili all'adulazione e considererebbero l'irritazione e l'umiliazione degli americani un fine in sé.

"L'umiliazione è il punto", scrive Wood. L'Iran ha ottenuto che gli Stati Uniti firmassero un documento che gli stessi americani hanno descritto come degradante, mortificante, una capitolazione totale. Poco importa, secondo l'autore, se l'accordo non si realizzerà mai o se ogni sua parte si rivelerà meno vantaggiosa del previsto.

L'Iran, ricorda Wood, non aveva mai vinto una guerra, e i colpi che era riuscito a infliggere a Stati Uniti, Israele e ai propri cittadini erano stati finora "modesti e furtivi", sotto forma di attentati e azioni indirette attraverso milizie alleate. L'esistenza di un'intesa con termini umilianti per l'America è per Teheran un capitale simbolico ed emotivo che nessun regime iraniano aveva mai avuto dalla Rivoluzione islamica del 1979.

I 300 miliardi di dollari di investimenti, scrive Wood, non sono l'occasione più grande per l'Iran. Più prezioso sarebbe un cambio di rotta della dirigenza verso le riforme, con l'abbandono di alcuni dogmi del passato: gli attuali leader si sono presentati come i salvatori della Repubblica islamica e con quella credibilità potrebbero introdurre cambiamenti considerati necessari, che apparirebbero controrivoluzionari se proposti da chiunque altro.

"L'Iran ha vinto la guerra, o almeno non l'ha persa", conclude Wood. "La pace è ancora tutta da giocare."

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⚡️ Elettriche arriva a Genova per cambiare il modo in cui costruiamo le politiche di genere.

Domani, sabato 20 giugno, alle 15:30, al Mentelocale Bistrot al Palazzo Rosso, Volt Italia porta a Genova il suo laboratorio pubblico su diritti, inclusione, rappresentanza e partecipazione politica.

Non una conferenza tradizionale, ma un confronto orizzontale, in cerchio, che parte dalle esperienze di donne cis e trans, persone non-binary, associazioni e realtà del territorio per trasformare bisogni e competenze in proposte politiche concrete.

Parteciperanno Rita Bruzzone, Chiara Nardini, Laura Sicignano, Francesca Romana D’Antuono e Alessia Ruta.

📍 Mentelocale Bistrot al Palazzo Rosso, Via Garibaldi 18, Genova
🗓 Sabato 20 giugno, ore 15:30
🎟 L’evento è gratuito: registrati a questo link:

actionnetwork.org/events/elett…

#Diritti #Inclusione #ParitàDiGenere #PartecipazionePolitica #Genova #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Ormai è un vizio: Giorgia Meloni evita le domande dei giornalisti.

Non è un episodio isolato, ma un metodo: sottrarsi alle domande incalzanti e privilegiare interviste e dichiarazioni in contesti più controllati.

La stampa libera è essenziale per la democrazia, perché consente ai cittadini di conoscere, valutare e chiedere conto a chi governa. O forse è proprio questo il problema?

E tu, te lo ricordi?

Video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente uscente di Volt Europa.

#LibertàDiStampa #GiorgiaMeloni #Democrazia #Giornalismo #InformazioneLibera #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Trump impone ai dipendenti dei parchi nazionali le spille di Freedom 250


Chi rifiuta di indossare le spille del gruppo creato dai consiglieri del presidente per le celebrazioni dei 250 anni rischia un richiamo disciplinare. Lo scrive Mother Jones.

L'amministrazione Trump sta ordinando ai dipendenti del National Park Service, l'agenzia federale che gestisce i parchi nazionali americani, di indossare delle spille che promuovono Freedom 250, il gruppo incaricato di organizzare le celebrazioni per i 250 anni degli Stati Uniti. Alcuni dipendenti hanno raccontato di essere stati minacciati di richiami disciplinari se si rifiutano di appuntarsele agli eventi che celebrano la Dichiarazione di Indipendenza. Lo ha rivelato la rivista Mother Jones, sulla base di email interne e dei resoconti di chi lavora nell'agenzia.

Freedom 250 è un gruppo semi-privato creato alla fine dello scorso anno dai consiglieri del presidente per prendere il controllo dell'organizzazione dell'anniversario. I critici sostengono che abbia trasformato le celebrazioni in una festa di parte per Trump, con un legame sempre più debole con le idee della Rivoluzione americana. I dipendenti del servizio dei parchi ritengono che indossare la spilla equivalga a una dichiarazione politica, paragonabile a mettersi in testa un cappello MAGA, il copricapo rosso legato allo slogan "Make America Great Again" e diventato il simbolo del movimento del presidente.

Il gruppo è nato in contrapposizione ad America250, l'organizzazione creata dal Congresso un decennio fa per pianificare le commemorazioni. America250 è obbligata per legge a tenere eventi bipartisan e a rispondere a una commissione nominata dal Congresso, di cui fanno parte anche i democratici. Aveva organizzato la parata militare voluta da Trump, ma ha sollevato obiezioni quando il presidente ha preteso eventi sempre più di parte e sfarzosi. Da quelle tensioni è nata la decisione dell'amministrazione di lanciare Freedom 250, un'entità che il presidente può controllare di fatto.

Secondo i critici, Freedom 250 permette a Trump di organizzare con più libertà eventi che funzionano anche da comizi elettorali, di raccogliere fondi privati da aziende in cerca di buoni rapporti con l'amministrazione e di non rendere pubblico quanto tutto questo costi ai contribuenti. Il gruppo è una società a responsabilità limitata che opera sotto la National Park Foundation, l'ente non-profit partner del servizio dei parchi. Spende denaro pubblico ma non si è sottoposto al controllo del Congresso, al punto che i democratici lo hanno definito un gruppo di "dark money", cioè finanziato da fondi di origine non trasparente.

Le celebrazioni hanno già incluso una grande parata militare per il 79esimo compleanno del presidente, seguita per l'80esimo da un incontro di arti marziali miste sponsorizzato da una società di criptovalute sul prato della Casa Bianca. Il giorno dopo Trump ha annunciato che la festa del 4 luglio sul National Mall, la grande spianata di Washington dove si tengono le principali manifestazioni del paese e momento clou dell'anniversario, avrebbe ospitato un suo comizio.

Diversi critici sostengono che l'ordine sia illegale, perché i dipendenti federali non possono svolgere attività politica di parte mentre sono in servizio. "Obbligare il personale del Park Service, in uniforme o no, a indossare una spilla con il logo registrato di Freedom 250 è illegale, punto", ha dichiarato a Mother Jones Tim Whitehouse, direttore esecutivo di Public Employees for Environmental Responsibility, un'organizzazione che tutela i lavoratori pubblici. Secondo Whitehouse l'obbligo, oltre a violare i diritti dei dipendenti, finisce probabilmente per arricchire con fondi federali i fornitori vicini a Trump.

Il 13 aprile un memo interno firmato da Charles Cuvelier, direttore associato del servizio dei parchi e indirizzato ai sovrintendenti dei parchi nazionali, ha "fortemente incoraggiato" i dipendenti non in uniforme a portare la spilla e ha "autorizzato" quelli in divisa, con istruzioni minuziose: "La spilla va portata centrata e a un quarto di pollice sopra la targhetta con il nome", si legge nel documento. Indossarla, ha scritto Cuvelier, è un segno di "spirito di corpo". Il memo però non arrivava a imporne l'uso.

A trasformare l'incoraggiamento in obbligo sono stati gli ordini verbali. Molti sovrintendenti e capi divisione hanno imposto a voce ai sottoposti di indossare la spilla agli eventi dell'anniversario, dicendo di trasmettere disposizioni arrivate da Washington. La pratica non è uniforme: alcuni dipendenti hanno detto di non aver ricevuto alcun ordine, mentre altrove i supervisori hanno avvertito che il rifiuto avrebbe comportato un richiamo ufficiale, primo gradino di una scala disciplinare che può arrivare fino al licenziamento.

Il segretario agli Interni Doug Burgum, che ha l'autorità sul servizio dei parchi, ha sostenuto con convinzione l'agenda dell'anniversario e ha incaricato l'agenzia di appoggiare i piani di Freedom 250, pur avendo affermato di non sapere come il gruppo fosse finito a operare sotto il suo dipartimento. Già a gennaio l'amministrazione aveva iniziato a mettere ai margini America250, dirottando verso Freedom 250 i fondi destinati al primo gruppo e ordinando ai dipendenti di promuovere solo la nuova organizzazione.

Il Dipartimento degli Interni non ha risposto direttamente alla domanda se le spille siano obbligatorie. Un portavoce ha respinto le critiche come un attacco dei media progressisti e ha assicurato che gli oggetti vengono distribuiti gratuitamente a tutti i dipendenti dei parchi, senza però indicare quanto siano costati. Online versioni simili si vendono tra gli 8 e i 10 dollari l'una, per un'agenzia che conta circa 20.000 dipendenti. Secondo il memo le spille sono fornite da Ace Specialties, un'azienda della Louisiana che vanta un passato nella vendita di gadget della campagna di Trump, compreso il cappello MAGA, e si presenta come fornitore di abbigliamento "per repubblicani". Gli ordini, indica un altro documento interno, vanno effettuati in quantità di almeno 100 pezzi.

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Auguri, ragazze e ragazzi! 🎓

Si chiude un ciclo importante e se ne apre uno nuovo: ora tocca a voi fare la differenza.

Dobbiamo cambiare questo Paese, a partire anche dalla scuola.
E dobbiamo farlo subito, insieme.
Noi ci siamo. Facciamolo!

Video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente uscente di Volt Europa.

#Maturità2026 #Maturità #Scuola #Studenti #EducazioneSessuale #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Gli Stati Uniti dicono addio a uno storico Air Force One


Il Boeing 747 in servizio dal 1990 ha fatto il suo ultimo volo al ritorno dal G7. Lo sostituirà un jet donato dal Qatar, una scelta che ha sollevato dubbi etici e di sicurezza.

Uno dei due Boeing 747 che da trentacinque anni volano come Air Force One, il nome che l'aereo dell'aeronautica militare americana assume quando a bordo c'è il presidente, ha compiuto il suo ultimo viaggio. Il velivolo è atterrato alla Joint Base Andrews, vicino Washington, poco dopo le 3 del mattino di giovedì ora locale (le 9 in Italia), di ritorno dal vertice del G7 in Francia. Dopo più di tre decenni di servizio viene messo a riposo e al suo posto arriverà un Boeing donato dal Qatar.

I principali collaboratori della Casa Bianca lo hanno salutato sui social. Il direttore della comunicazione del presidente, Steven Cheung, ha pubblicato su X una foto dell'aereo con la didascalia "l'ultimo viaggio", aggiungendo "ben fatto, servitore buono e fedele". Il vice capo di gabinetto Dan Scavino ha postato un video, raccontando di essere stato fortunato a volare in giro per il mondo su questo aereo per cinque anni e mezzo. La capo del protocollo Monica Crowley ha condiviso una foto del velivolo sul piazzale della base di Andrews: "Per quasi quarant'anni ha trasportato ogni presidente da George Bush in poi", ha scritto. "Non era l'aereo più moderno, ma era confortevole."

"Well done, good and faithful servant.”

The Last Ride. pic.twitter.com/YGNCDvjRSB
— Steven Cheung (@StevenCheung47) June 18, 2026


L'aereo è uno dei due Boeing 747 pesantemente modificati ed entrati in servizio nel 1990, che l'aeronautica indica con la sigla VC-25A. Il primo a salirci fu George H.W. Bush, per un viaggio in Kansas. Da allora i due velivoli hanno accompagnato i presidenti in mezzo mondo, dall'Iraq a Cuba, dalla Cina all'Australia. L'11 settembre 2001 uno di essi mise in salvo George W. Bush, prelevato da una scuola elementare della Florida dopo l'attacco alle Torri Gemelle e portato prima in una base in Louisiana, poi in un bunker in Nebraska e infine a Washington, dove parlò alla nazione. Nel 1995 lo stesso modello aveva portato i presidenti Bill Clinton, Jimmy Carter e George H.W. Bush in Israele per il funerale del primo ministro Yitzhak Rabin. Non è ancora chiaro cosa accadrà ai due vecchi velivoli, che secondo l'aeronautica resteranno comunque nella flotta.

Al posto del vecchio aereo arriverà un Boeing 747 donato dal Qatar. Si tratta di un programma definito "ponte", pensato per soddisfare il presidente, da tempo insofferente verso i ritardi di Boeing. L'azienda aveva ricevuto nel 2017, durante il primo mandato di Trump, il contratto per trasformare due 747 nei nuovi Air Force One, ma i lavori sono slittati al punto che gli aerei potrebbero non essere pronti prima della fine del suo secondo mandato. Per questo il Pentagono, il dipartimento della Difesa americano, ha deciso di accettare il jet qatariota e di metterlo in servizio già quest'estate.

Revisionare l'aereo donato è costato meno di 400 milioni di dollari. Rendere operativi i due 747 affidati a Boeing supererà invece i 5,6 miliardi, secondo la stima del Government Accountability Office, l'organo del Congresso che verifica i conti pubblici. La differenza ha spinto alcuni parlamentari a chiedere se l'aereo qatariota sarà davvero all'altezza di quello definitivo.

Per accelerare i tempi e contenere la spesa, l'aeronautica ha lasciato intatti gli interni di lusso pensati per la famiglia reale del Qatar, con le aree salotto in pelle, rinunciando agli spazi più simili a un ufficio dell'attuale Air Force One. Come ha rivelato per primo il Wall Street Journal, il design interno è rimasto quello originario. Sono state evitate anche altre modifiche: non sono state allargate la porta anteriore e quella posteriore, che sull'aereo definitivo serviranno per accogliere una bara presidenziale. Gran parte delle informazioni sul velivolo resta classificata e l'azienda della difesa L3Harris, incaricata dei lavori, non ha voluto commentare.

Il regalo del Qatar, valutato diverse centinaia di milioni di dollari, ha sollevato per più di un anno dubbi etici, costituzionali e di sicurezza, con critiche arrivate da entrambi gli schieramenti. I democratici lo hanno definito una tangente e hanno contestato l'uso di fondi pubblici per equipaggiare e mantenere un aereo che resterà in servizio solo fino alla fine del mandato di Trump. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha formalizzato nel 2025 l'accettazione del jet come donazione incondizionata al suo dipartimento. Il presidente, che fin dal primo mandato tiene sul tavolino dello Studio Ovale un modellino dell'aereo con i nuovi colori, aveva detto che sarebbe stato "stupido" rifiutare un dono simile.

Gli aerei trasformati in Air Force One sono dotati di sistemi di difesa sofisticati. Come ha descritto Le Monde, possono disturbare i radar nemici e i sistemi di puntamento a infrarossi, disperdere frammenti metallici per ingannare i missili guidati da radar e rilasciare esche termiche per accecare quelli a guida infrarossa. Proprio per questo le agenzie di sicurezza e di intelligence americane hanno dovuto smontare e ricostruire il velivolo donato, per installarvi gli apparati di comunicazione e protezione necessari.

Non è ancora chiaro se il nuovo Air Force One sarà autorizzato a portare il presidente nei viaggi all'estero. L'aeronautica ha riferito al Washington Post che il reparto incaricato dei voli presidenziali sceglierà di volta in volta l'aereo più adatto a ciascuna missione. Il velivolo sfoggerà una nuova livrea rossa, bianca, oro e blu scuro, lo schema di colori voluto da Trump nel primo mandato, poi accantonato dall'amministrazione Biden in favore del tradizionale azzurro e bianco e infine ripristinato dopo la rielezione. Secondo NBC News, il presidente potrebbe usarlo per un volo inaugurale all'inizio di luglio, in occasione del viaggio al Mount Rushmore per le celebrazioni dei 250 anni della dichiarazione di indipendenza americana. Alla fine del mandato l'aereo dovrebbe essere ceduto alla futura biblioteca presidenziale di Trump a Miami, come pezzo da esposizione.

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Le parole di Donald Trump contro Giorgia Meloni non sono solo un’umiliazione personale: sono il risultato politico del servilismo dell’Italia verso Washington. Sono un insulto anche al nostro Paese, ma confermano ciò che diciamo da sempre: chi rinuncia a una voce autonoma non viene trattato da alleato, ma da Stato vassallo.
L’Italia potrà farsi rispettare solo in un’Unione Europea Federale, indipendente e capace di non prendere ordini da nessuno.
Finalmente Meloni lo capirà?

#GiorgiaMeloni #DonaldTrump #PoliticaItaliana #UnioneEuropea #Geopolitica #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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At Paramount, criticism is a conflict of interest. Corruption isn't


Dear Friend of Press Freedom:

This week, Paramount suddenly discovers a “conflict of interest,” New Jersey courts drag their feet on an unconstitutional prior restraint against a local newspaper, and Indiana dresses up execution secrecy as dignity. Plus, a birthday wish for the Espionage Act’s 109th: a complete overhaul.

At Paramount, criticism is a conflict of interest


David Ellison’s Paramount rejected an anti-merger ad from Freedom of the Press Foundation (FPF) last week, citing a conflict of interest.

Paramount sure has a strange definition of “conflict of interest.” Its executives see no conflict in agreeing with the Trump administration to hire a right-wing “bias ombudsman” to police CBS’ journalism, promising President Donald Trump “sweeping changes” at CNN if he allows them to buy its parent company, Warner Bros. Discovery, throwing a fancy dinner party honoring Trump while ignoring his attacks on CBS and CNN journalists, or pressuring “60 Minutes” to censor stories to keep the president happy. But they refused to break into their regularly scheduled kissing up to Trump during the UFC Freedom 250 event for a mere 30 seconds of criticism.


Clean up your mess, New Jersey courts


A May order requiring New Brunswick Today to take down and stop reporting on a video showing a school security guard confronting a student was a blatantly unconstitutional prior restraint.

After several rounds of arguments and briefs citing seminal First Amendment precedents, Superior Court Judge Thomas McCloskey, who entered the order, and the New Jersey appellate courts have to know it’s wrong. This isn’t exactly a legal gray area. And yet, the courts keep stalling a hearing on whether to lift the order, allowing the censorship to continue. FPF Senior Advocacy Adviser Caitlin Vogus has more in NJ.com.


Indiana’s secret executions have nothing to do with dignity


Prison officials in Indiana claim their ban on journalists attending executions, which an appellate court recently upheld, is mainly about respecting the dignity of the condemned. Nonsense.

FPF contributor Jeremy Busby explained in The Intercept that the ban is really about obstructing government accountability and public oversight of executions, which are routinely botched even when the media is present.


The Espionage Act has been around for 109 years too long


The archaic Espionage Act has long been weaponized to prosecute whistleblowers and threaten journalists — no matter what they exposed or why.

This week marked the 109th anniversary of the law, and we’re joining our friends at Defending Rights & Dissent in calling on Congress to finally fix it by passing the Daniel Ellsberg Press Freedom and Whistleblower Protection Act. Rainey Reitman, FPF’s board president, explained in a new video.


Attacks on the press at Delaney Hall


Last week, FPF spoke to journalists and advocates about attacks on the press covering demonstrations outside of Delaney Hall, an immigration detention facility in Newark, New Jersey.

Reporters Wali Khan and Amanda Moore, U.S. Press Freedom Tracker Managing Reporter Stephanie Sugars, and FPF Deputy Director of Advocacy Adam Rose described the egregious conduct of federal, state, and local law enforcement, including the use of pepper spray, flash-bang grenades, and batons against members of the press. The Tracker is reporting on or working to verify more than 50 assaults and other aggressions against journalists, many of whom have been deliberately targeted.


What we're reading


Frustrated by courts, Trump weighed suspending a constitutional right

The New York Times
Leaked memos showing that even White House lawyers were concerned by proposals to suspend habeas corpus are the perfect example of why we’re fighting for the public’s continued access to presidential records.


Justice Department decision to allow Paramount deal surprised staff investigators

The Wall Street Journal
This decision sounds pretty crooked. Good thing we have highly respected television news magazines and 24-hour news networks that can help get to the bottom of Trump-Ellison corruption. Oh, right …


Kash Patel keeps suing the press

The New York Times
Politicians shouldn’t be able to use the legal system to bully the press. We need strong anti-SLAPP laws in every state and at the federal level to help put a stop to this nonsense.


Coconut Grove Spotlight sues city of Miami over media policy

Coconut Grove Spotlight
These gag policies have repeatedly been held unconstitutional. Government agencies that still have them need to save taxpayers money by repealing them now rather than waiting for their turn to get sued.


NJ high court urges officials not to use personal email for government business

New Jersey Monitor
A common sense decision that’s good news for journalists, watchdogs, taxpayers, and everyone who cares about government transparency.


Fearing censorship, student journalists sound alarm over district policy

The Washington Post
We should be teaching future journalists to stand up for their independence, not submit to authority. At least these student journalists have learned that lesson.



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L'amministrazione Trump rinuncia a smantellare la rete di osservazione degli oceani


La National Science Foundation ferma il piano dopo che il Senato, con voti di entrambi i partiti, aveva approvato una legge per bloccarlo. Alcuni strumenti erano già stati rimossi.

L'amministrazione Trump ha rinunciato a smantellare la più grande rete americana di osservazione degli oceani, una decisione presa a maggio che aveva scatenato una protesta trasversale al Congresso, fino a coinvolgere senatori repubblicani. La marcia indietro è arrivata giovedì 18 giugno, all'indomani del voto con cui il Senato aveva approvato una legge per fermare lo smantellamento.

A finanziare il sistema è la National Science Foundation, l'agenzia federale americana che sostiene la ricerca scientifica, nota con la sigla NSF. L'agenzia ha annunciato che non procederà "con ulteriori rimozioni o ridimensionamenti delle attrezzature" e che metterà in pausa il piano, convocando un gruppo di esperti per individuare "un percorso sostenibile" per il futuro della rete.

Si tratta dell'Ocean Observatories Initiative, una rete creata nel 2016 e composta da circa 900 strumenti collocati in profondità nelle acque dell'Atlantico e del Pacifico, progettati per resistere alle pressioni enormi e alla salinità corrosiva degli abissi. L'installazione è costata circa 370 milioni di dollari (poco più di 310 milioni di euro) ed era pensata per restare in funzione per venticinque anni.

A fine maggio la NSF aveva annunciato che avrebbe iniziato a rimuovere boe e altre attrezzature sottomarine ancorate al fondale al largo delle coste di Oregon, Washington, Alaska, North Carolina e di un'area tra la Groenlandia e l'Islanda nota come mare di Irminger. L'agenzia aveva spiegato che lo smantellamento avrebbe permesso di risparmiare 48 milioni di dollari l'anno in costi operativi, una cifra che però rappresenta una frazione minima della spesa pubblica federale.

Parte delle attrezzature era già stata tirata fuori dall'acqua. La NSF ha fatto sapere di aver rimosso alcuni strumenti al largo di Oregon e Washington, ma di stare ora preparando "piani per riposizionare l'attrezzatura dopo la revisione". Edward Dever, professore di oceanografia alla Oregon State University che aiuta a gestire gli strumenti di quella zona, ha detto al New York Times che l'agenzia aveva tolto sei delle sette piattaforme di profondità dotate di sensori. Trovare le navi necessarie a sostituirle potrebbe richiedere diversi mesi, perché le imbarcazioni vengono di solito prenotate con circa un anno di anticipo.

Per dieci anni gli scienziati hanno usato i dati di questi strumenti per capire come l'oceano assorbe i gas serra dall'atmosfera, come le ondate di calore marine possano colpire la pesca e quanto sia vicino il rischio di collasso di una corrente oceanica fondamentale dell'Atlantico. I pescatori controllavano i dati in tempo reale su vento e onde prima di uscire in mare, e i meteorologi usavano le osservazioni per migliorare le previsioni di uragani e tsunami.

Il dietrofront è arrivato dopo una forte reazione contraria. Il Senato aveva approvato mercoledì, con il consenso unanime dell'aula, una misura per impedire al governo di usare fondi federali per smantellare il sistema finché la NSF non avesse condotto una valutazione approfondita della rete, con il contributo di scienziati e comunità costiere. L'amministrazione Trump aveva già provato a tagliare i fondi del programma negli ultimi due anni, ma in entrambi i casi il Congresso aveva ripristinato i finanziamenti.

La legge è stata promossa dai senatori Jeff Merkley, democratico dell'Oregon, e Lisa Murkowski, repubblicana dell'Alaska. In un'intervista al New York Times, Murkowski ha criticato l'amministrazione per non aver consultato il Congresso prima di iniziare a togliere alcune attrezzature. "La NSF è andata avanti da sola, non solo unilateralmente, ma davvero senza alcun preavviso", ha detto. La senatrice ha aggiunto che la pesca in Alaska si affida ai dati oceanici per capire come l'aumento delle temperature stia minacciando alcune specie, e ha definito la rinuncia allo smantellamento "una vittoria enorme per le comunità costiere e i pescatori di tutto il paese".

Merkley ha definito il progetto di smantellamento "una stupidità suprema". Zoe Lofgren, deputata democratica della California e prima esponente del suo partito nella commissione Scienza della Camera, ha accolto con favore il ripensamento ma ha avvertito che non è ancora chiaro quanti danni siano già stati fatti. "Questo squallido piano era illegale", ha dichiarato alla CNN, aggiungendo che i prossimi passi della NSF dovranno consistere nel sostituire tutti gli strumenti già rimossi.

Le proteste erano arrivate anche dall'estero. Dopo l'annuncio dello smantellamento, l'Unione europea aveva fatto sapere che avrebbe rafforzato la propria osservazione degli oceani con un investimento da 92 milioni di euro (circa 107 milioni di dollari). La mossa era stata pianificata molto prima della retromarcia americana, ma a Bruxelles ne avevano sottolineato il contrasto. "Segnali estremamente preoccupanti arrivano dall'altra sponda dell'Atlantico", aveva detto Costas Kadis, commissario europeo per la pesca e gli oceani.

Anche l'organizzazione non governativa Ocean Conservancy ha salutato la decisione come una scelta di "buon senso". "Semplicemente non potevamo permetterci di liberarci" di questa infrastruttura, ha dichiarato Chris Robbins dell'organizzazione in un comunicato trasmesso all'Agence France-Presse. La NSF ha assicurato di restare "impegnata nelle scienze oceaniche" e in una gestione responsabile delle proprie infrastrutture di ricerca.

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usbliter8: New iPhone BootROM Vulnerability Exposes A12/A13 Apple SoCs to Full Chain-of-Trust Compromise
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CVE-2026-50656: Microsoft Confirms Defender ‘RoguePlanet’ Zero-Day — No Patch Available Yet
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Processor Performance Boost Mode in Windows 11: come sbloccare le modalità nascoste di boost della CPU con una modifica al registro
#tech
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@informatica


Processor Performance Boost Mode in Windows 11: come sbloccare le modalità nascoste di boost della CPU con una modifica al registro


Windows 11 nasconde una funzionalità di gestione avanzata della CPU che la maggior parte degli utenti — anche esperti — non conosce: il Processor Performance Boost Mode. Si tratta di un menu a tendina nascosto nelle opzioni di risparmio energia del Pannello di Controllo, disabilitato per impostazione predefinita su tutti i sistemi, che consente di controllare con granularità come Windows richiede e gestisce le frequenze turbo/boost del processore.

La funzionalità si basa su CPPC (Collaborative Processor Performance Control), uno standard incluso nelle specifiche ACPI (Advanced Configuration and Power Interface) e presente in praticamente tutti i processori Intel e AMD moderni. Con una semplice modifica al registro di sistema è possibile sbloccare queste impostazioni senza toccare il BIOS né ricorrere a tool di overclocking.

Background tecnico: P-States, C-States e CPPC


Per comprendere il funzionamento del Boost Mode è utile richiamare i concetti fondamentali della gestione energetica della CPU:

  • P-States (Performance States): definiscono le coppie tensione/frequenza a cui il processore può operare. P0 è la frequenza massima (turbo), P1+ corrispondono a frequenze via via inferiori.
  • C-States (Idle States): definiscono i livelli di “sonno” del processore quando non è sotto carico; C0 è lo stato attivo, C6/C7/C8 corrispondono a stati di risparmio energetico profondi.
  • HWP/CPPC (Hardware P-States / Collaborative Processor Performance Control): a differenza dei P-States tradizionali gestiti dal sistema operativo, CPPC crea un dialogo diretto tra OS e hardware. Windows dichiara un “livello di performance desiderato” e il processore decide autonomamente come ottimizzare la risposta, tenendo conto di temperatura, consumo e capacità hardware.

Attivando il Processor Performance Boost Mode, Windows 11 espone questa interfaccia CPPC all’utente tramite il Pannello di Controllo, permettendo di scegliere tra sette profili distinti.

Come sbloccare il Processor Performance Boost Mode


La procedura richiede la modifica di un valore nel registro di sistema. Nessun riavvio del sistema è necessario per visualizzare le nuove opzioni, ma potrebbe essere richiesto per applicare il profilo scelto.

Passo 1 — Apri l’Editor del Registro di Sistema:

Win + R → regedit → OK

Passo 2 — Naviga al seguente percorso:
HKEY_LOCAL_MACHINE\SYSTEM\CurrentControlSet\Control\Power\PowerSettingsť33251-82be-4824-96c1-47b60b740d00e337238-0d82-4146-a960-4f3749d470c7

Passo 3 — Fai clic destro sul valore Attributes e seleziona Modifica. Cambia il valore da 1 a 2.

Passo 4 — Chiudi il registro e apri le Opzioni risparmio energia nel Pannello di Controllo (non le impostazioni moderne di Windows 11). Clicca su Modifica impostazioni combinazioneCambia impostazioni avanzate risparmio energia → espandi la sezione Gestione alimentazione del processore.

Troverai ora la nuova voce Processor performance boost mode con il suo menu a tendina.

Nota per script e automazione: la stessa modifica può essere eseguita da PowerShell (come amministratore):

Set-ItemProperty -Path "HKLM:\SYSTEM\CurrentControlSet\Control\Power\PowerSettingsť33251-82be-4824-96c1-47b60b740d00e337238-0d82-4146-a960-4f3749d470c7" -Name "Attributes" -Value 2

I sette profili di boost disponibili


Una volta sbloccata, la voce espone le seguenti modalità:

Disabled


Il boost del processore è completamente disattivato. La CPU opera alla frequenza base senza mai entrare in modalità turbo. Utile per ambienti con vincoli termici severi, virtualizzazione rigorosa o quando si necessita di un comportamento deterministico (es. benchmark di precisione, server con carico costante).

Enabled


Comportamento standard: il boost è consentito nelle condizioni normali gestite dall’OS. Il processore può salire in frequenza in modo opportunistico, bilanciando performance e consumi.

Aggressive


Windows richiede frequenze boost più elevate e per periodi più lunghi. Il processore entra in turbo più rapidamente e vi rimane più a lungo. Aumenta la reattività nelle situazioni di burst, ma incrementa consumo energetico e temperatura.

Efficient Enabled


Il boost è permesso, ma con maggiore attenzione all’efficienza energetica. Il sistema evita picchi di frequenza non necessari quando il guadagno prestazionale sarebbe marginale.

Efficient Aggressive


Ibrido: il boost è ancora performante, ma il sistema bilancia continuamente efficienza e prestazioni. Riduce i consumi rispetto alla modalità Aggressive mantenendo buona reattività nei carichi variabili.

Aggressive at Guaranteed


Windows calcola il delta di performance desiderato al di sopra della guaranteed performance level (il livello di frequenza che il processore garantisce in condizioni termiche nominali) e chiede esplicitamente al processore di erogare quel livello specifico.

Efficient Aggressive at Guaranteed


Simile al precedente, ma Windows chiede sempre al processore il massimo livello di performance possibile al di sopra della guaranteed performance, con una gestione efficiente dal punto di vista energetico.

Quale profilo scegliere?


La scelta dipende dal contesto d’uso:

  • Workstation desktop con raffreddamento adeguato: Aggressive o Efficient Aggressive offrono la massima reattività nei carichi interattivi e di compilazione.
  • Laptop: Efficient Enabled o Efficient Aggressive bilanciano performance e durata della batteria senza surriscaldamento eccessivo.
  • Server o VM host Hyper-V: Disabled garantisce comportamento prevedibile e riduce la variabilità delle latenze; Enabled è adeguato per workload misti.
  • Sviluppo e CI/CD locale: Aggressive riduce i tempi di build e di esecuzione dei test, soprattutto su CPU con turbo elevato (es. Intel Core Ultra, AMD Ryzen 9).


Ripristino e considerazioni di sicurezza


Se dopo la modifica si osservano instabilità, crash o surriscaldamento eccessivo, è sufficiente riportare il valore Attributes a 1 via registro o con il comando PowerShell inverso:

Set-ItemProperty -Path "HKLM:\SYSTEM\CurrentControlSet\Control\Power\PowerSettingsť33251-82be-4824-96c1-47b60b740d00e337238-0d82-4146-a960-4f3749d470c7" -Name "Attributes" -Value 1

La modifica non costituisce overclocking nel senso tradizionale del termine: non altera tensioni, moltiplicatori o frequenze base, ma si limita a comunicare con il processore tramite l’interfaccia CPPC ufficiale prevista dallo standard ACPI. Il rischio di danni hardware è pertanto molto basso, ma su portatili con dissipazione borderline è consigliabile monitorare le temperature con tool come HWiNFO64 o Open Hardware Monitor.

Conclusioni


Il Processor Performance Boost Mode è una di quelle funzionalità che Microsoft ha scelto di nascondere per proteggere gli utenti meno esperti da configurazioni potenzialmente problematiche — ma che per un sistemista o uno sviluppatore offre un controllo prezioso sul comportamento del processore. Con una riga di registro o un comando PowerShell è possibile ottimizzare Windows 11 per scenari specifici, dal laptop in mobilità alla workstation di sviluppo, senza toccare il BIOS e senza strumenti di terze parti.


Fonte originale: Unlocking hidden processor performance boost modes in Windows 11 – 4sysops, con approfondimento da Neowin.


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International Authorities Dismantle SocGholish (FakeUpdates) Malware Network — 106 Servers and 101 Domains Seized
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GitHub Copilot SDK è ora Generally Available: integra l’agente AI nelle tue applicazioni
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@informatica


GitHub Copilot SDK è ora Generally Available: integra l’agente AI nelle tue applicazioni


Il GitHub Copilot SDK ha raggiunto la disponibilità generale (GA) il 2 giugno 2026, annunciata durante il Microsoft Build 2026. Questa milestone segna la maturità di uno degli strumenti più attesi dagli sviluppatori che vogliono integrare le capacità agentiche di GitHub Copilot direttamente nelle proprie applicazioni, servizi e tool di sviluppo.

Cos’è il GitHub Copilot SDK?


Il Copilot SDK espone l’agent runtime che alimenta GitHub Copilot — lo stesso motore responsabile di planning, invocazione di tool, modifica di file, streaming e sessioni multi-turn — attraverso un’API stabile e pronta per la produzione. Non è quindi una semplice libreria di completamento del codice, bensì un framework completo per costruire applicazioni agentiche basate su Copilot.

In pratica, con il Copilot SDK è possibile costruire:

  • Assistenti CI/CD che analizzano e correggono pipeline fallite
  • Developer tool interni con AI integrata
  • Feature AI rivolte agli utenti finali delle proprie applicazioni
  • Agent personalizzati per code review, test generation, documentazione automatica


Sei linguaggi supportati


Il Copilot SDK è ora disponibile in sei linguaggi di programmazione, con Rust e Java aggiunti al momento della GA:

# Node.js / TypeScript
npm install @github/copilot-sdk

# Python
pip install github-copilot-sdk

# Go
go get github.com/github/copilot-sdk/go

# .NET (C#)
dotnet add package GitHub.Copilot.SDK

# Rust
cargo add github-copilot-sdk

# Java (Maven/Gradle)
# disponibile su Maven Central

Per Node.js, Python e .NET, la Copilot CLI viene inclusa automaticamente come dipendenza: non è necessaria un’installazione separata.

Capacità chiave

Custom Tools e supporto MCP


Uno degli aspetti più potenti del SDK è la possibilità di registrare tool personalizzati che l’agente può invocare autonomamente. È supportato il Model Context Protocol (MCP), il che significa che è possibile connettere qualunque MCP server esistente, oppure sovrascrivere i tool predefiniti come grep e edit_file con implementazioni proprie.

// Esempio .NET: registrazione di un tool personalizzato
var session = await copilotClient.CreateSessionAsync(new SessionOptions
{
    Tools = new[]
    {
        new ToolDefinition
        {
            Name = "query_database",
            Description = "Esegue una query SQL sul database di produzione",
            Parameters = JsonSchema.FromType<QueryParams>()
        }
    }
});

Customizzazione fine del system prompt


A differenza di molti SDK AI che costringono a riscrivere l’intero system prompt, il Copilot SDK permette di modificare singole sezioni — identità, tono, istruzioni per i tool, regole di sicurezza — preservando il comportamento di base di Copilot.

OpenTelemetry tracing


Il SDK integra il supporto W3C trace context propagation per tracciamento distribuito attraverso startup CLI, chiamate JSON-RPC, operazioni di sessione e esecuzione dei tool. Questo facilita enormemente il debugging in ambienti di produzione complessi.

Autenticazione flessibile e BYOK


Sono supportate quattro modalità di autenticazione:

  • GitHub OAuth — per applicazioni personali
  • GitHub Apps — per integrazioni enterprise
  • Environment tokens — per ambienti CI/CD
  • BYOK (Bring Your Own Key) — per usare modelli propri da OpenAI, Microsoft Foundry, Anthropic e altri provider


Hook system


Il sistema di hook consente di intercettare il comportamento dell’agente in punti specifici del ciclo di vita:

  • Pre/post invocazione di tool
  • Avvio di sessione
  • Chiamate a MCP tool
  • Richieste di permesso


Cloud e remote sessions


È possibile creare sessioni cloud-backed con metadata del repository, oppure abilitare URL di sessione remota on demand. Questa funzionalità apre scenari interessanti per workflow multi-client dove diversi partecipanti contribuiscono tool e permessi alla stessa sessione.

Novità rispetto alla Public Preview


  • Nuovo Rust SDK con Copilot CLI bundled di default
  • Migliorato supporto per workflow multi-client: diversi client possono contribuire tool e permessi alla stessa sessione
  • Slash command e interactive input prompt disponibili in tutti gli SDK
  • API surface stabile e production-ready dopo il cleanup basato sul feedback della preview
  • Diagnostica migliorata per connessioni lente o fallite


Pricing e disponibilità


Il GitHub Copilot SDK è disponibile per tutti i subscriber esistenti di GitHub Copilot, incluso il piano Copilot Free per uso personale. Per chi non ha una sottoscrizione Copilot attiva, è possibile usarlo tramite BYOK con il proprio provider AI.

Come iniziare


Per iniziare è sufficiente scegliere il linguaggio preferito, installare il pacchetto e seguire la Getting Started Guide ufficiale. GitHub mette a disposizione anche un cookbook con ricette pratiche per i casi d’uso più comuni in tutti i linguaggi supportati.

Per sviluppatori .NET, l’integrazione è particolarmente naturale dato che il pacchetto NuGet GitHub.Copilot.SDK è coerente con l’ecosistema esistente e supporta completamente async/await, dependency injection e il pattern di configurazione tipico di ASP.NET Core.


Fonte originale: GitHub Changelog — Copilot SDK is now generally available


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CVSS 9.1: Critical Cisco ISE Vulnerabilities Enable Remote Code Execution and Unauthenticated Data Theft
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✨ LLMjacking si evolve: server Ollama esposti diventano il cervello di uno strumento di hacking autonomo, catturato in sviluppo da Sysdig
#CyberSecurity
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LLMjacking si evolve: server Ollama esposti diventano il cervello di uno strumento di hacking autonomo, catturato in sviluppo da Sysdig


Si parla di:
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Il 12 giugno 2026, il Sysdig Threat Research Team (TRT) ha osservato qualcosa che i ricercatori di sicurezza prevedevano da almeno due anni: un threat actor che utilizzava un server AI accessibile su internet come cervello di uno strumento di hacking completamente automatizzato. Non si trattava di un esperimento accademico né di una proof-of-concept: il framework, denominato VAPT, era in sviluppo attivo, con stadi aggiornati in tempo reale, e operava contro ambienti benchmark privati usando capacità di inferenza sottratte tramite un server Ollama esposto senza autenticazione.

Dal furto di compute all’arma autonoma: l’evoluzione del LLMjacking


Il termine LLMjacking è stato coniato da Sysdig nel maggio 2024 per descrivere il pattern in cui attori malevoli utilizzano credenziali cloud sottratte per accedere a servizi AI a pagamento — OpenAI, Anthropic, Google Gemini — scaricando le spese sulla vittima, con costi potenziali fino a 46.000 dollari al giorno. Entro il 2025, questa pratica si era industrializzata in un mercato nero con infrastruttura di reverse-proxy che intermediava miliardi di token rubati.

Con la proliferazione di server AI auto-ospitati, la superficie di attacco si è spostata. Ollama, il popolare tool per servire modelli LLM in locale, ascolta sulla porta 11434 senza autenticazione per impostazione predefinita. Ricercatori indipendenti hanno catalogato circa 175.000 istanze Ollama pubblicamente esposte in più di 130 paesi, una superficie enorme di compute non protetto e non fatturato. Ciò che Sysdig TRT ha osservato a giugno 2026 è il passo successivo: non il furto di compute per rivenderlo, ma il suo utilizzo come motore ragionante per offensive tooling autonomo.

Il threat actor e le sessioni osservate


La prima sessione osservata dal Sysdig TRT ha avuto origine dall’IP 122.183.48.82, registrato a un provider residenziale/small-business di Hyderabad, India. La sessione è iniziata alle 15:43 UTC del 12 giugno 2026 e si è protratta per circa otto ore e mezza. Due giorni dopo, il 14 giugno, lo stesso tool è tornato operativo da tre IP aggiuntivi: 122.183.48.35, 122.183.48.195 (stessa rete del primo) e 47.15.69.15, tutti riconducibili a connessioni residenziali indiane.

Sysdig attribuisce tutte le sessioni allo stesso operatore per tre ragioni convergenti: identica pipeline VAPT, identici target benchmark privati, e comune origine geografica indiana. La rotazione tra ISP è la normale variazione di una connessione residenziale, non il segnale di operatori multipli indipendenti.

Architettura del framework VAPT: il modello AI come decision engine


Ciò che rende questa campagna eccezionale dal punto di vista dell’analisi è la visibilità completa ottenuta da Sysdig. Poiché il framework invia le proprie istruzioni complete al modello a ogni richiesta, il team ha potuto catturare l’architettura integrale: ogni stadio della pipeline logica, la struttura imposta agli output del modello, e la firma usata per confermare una compromissione.

Il framework VAPT opera come una pipeline sequenziale di stadi specializzati, ciascuno con un ruolo preciso:

  • Service fingerprinting: normalizza i banner dei servizi di rete in un’identità software precisa per la ricerca CVE.
  • Vulnerability matching e triage: incrocia prodotto e versione con le vulnerabilità note, filtrando quelle applicabili.
  • Web reconnaissance: analizza testo della pagina, header, cookie, form field e path scoperti per costruire un profilo di attacco.
  • Proof-of-concept synthesis: costruisce PoC per validare singole vulnerabilità, inclusi payload protocol-aware.
  • Blind SQL injection crafting: costruisce payload time-based con logica di filter-evasion.
  • Credential e secret extraction: analizza file di sistema compromessi alla ricerca di credenziali riusabili.
  • Arbitrary file-read planning: data una primitiva di lettura file, pianifica quali file recuperare.
  • Privilege escalation: decide il passo successivo per l’escalation dei privilegi.
  • Autonomous orchestration: controller che guida l’intera catena fino al raggiungimento di command execution.


L’orchestratore autonomo: il codice catturato


Lo stadio di orchestrazione è il più rivelatore dell’intento del tool. L’istruzione inviata al modello specifica un agente di web-exploitation “autorizzato” che deve raggiungere la command execution sul target. Una volta confermata l’RCE tramite il pattern echo VAPTb3gin; id; echo VAPTfin, il tool congela la richiesta riuscita sostituendo il comando con il placeholder __VAPTCMD__, trasformando il singolo exploit in una ricetta riutilizzabile con qualsiasi comando.

Una variante dell’orchestratore rivela un ulteriore dettaglio architetturale: il modello opera in modalità “PROPOSE-ONLY”, mentre un verificatore deterministico separato (oracles.py) decide se un payload ha effettivamente avuto successo. Questa separazione tra componente AI (proposta) e componente deterministica (verifica) è il design pattern di software mantenuto professionalmente, non di uno script improvvisato.

Il tool era in sviluppo attivo


Uno degli aspetti più significativi della campagna è la prova che il tool era in sviluppo iterativo durante le sessioni osservate. Nella sessione dell’8 ore del 12 giugno, il set di stadi è cresciuto nel corso della giornata: service fingerprinting, vulnerability triage, blind SQL injection, PoC synthesis e orchestratore autonomo sono apparsi dopo circa tre ore. Credential extractor e file-read planner sono stati aggiunti in serata, gli stadi per il database SQL triage nelle ultime novanta minuti. Singoli stadi sono stati riscritti in-place più volte — la fase di web-reconnaissance ha attraversato tre versioni distinte.

Quando il tool è tornato il 14 giugno, il set completo di stadi — inclusi quelli apparsi solo nelle fasi finali della sessione precedente — era presente fin dalle prime richieste. Il threat actor aveva integrato ogni aggiunta nel codice baseline prima del run successivo. Sysdig descrive questo come un vantaggio di osservazione straordinariamente precoce: il tool è stato catturato prima di essere diretto contro vittime reali.

I modelli richiesti: agnosticismo del backend


Un dettaglio tecnico rivelatore è l’elenco dei modelli richiesti dal tool al server Ollama: gpt-4o-mini (OpenAI), claude-3-5-sonnet (Anthropic), gemini-2.0-flash-exp (Google), mistral:7b, deepseek-r1:8b, qwen3.5:4b, e una versione “abliterated” (con guardrail rimossi) di Llama-3.3-70B. I tre modelli commerciali non sono compatibili con Ollama: la loro presenza mostra che il tool è backend-agnostico e l’operatore aveva semplicemente reindirizzato il backend verso il server Ollama gratuito in sostituzione di un API key a pagamento. Il server esposto era un drop-in sostituto per l’inferenza a tariffazione.

Due righe per i difensori


Sysdig identifica un blind spot difensivo fondamentale: il rilevamento che monitora i log del proprio server modello presuppone che l’operatore possieda e monitori quel server. Un server esposto scoperto da un attore esterno è, per definizione, uno che il proprietario non sta osservando. I proprietari vedranno compute elevato e una porta aperta, non una pipeline di attacco multi-stadio.

Indicatori di Compromissione

# IP sorgente osservati
122.183.48.82    # Hyderabad, India - sessione 12 giugno
122.183.48.35    # Hyderabad, India - sessione 14 giugno
122.183.48.195   # Hyderabad, India - sessione 14 giugno
47.15.69.15      # India, secondo ISP - sessione 14 giugno

# Marker di compromissione (RCE oracle)
echo VAPTb3gin; id; echo VAPTfin

# Marker nel payload
VAPTb3gin        # Sentinel di apertura
VAPTfin          # Sentinel di chiusura
__VAPTCMD__      # Placeholder per replay exploit

# Target fittizi del benchmark
MediaVault Asset Portal
Reverb Studio

# Range di rete target
172.30.0.0/24    # Range benchmark privato
10.129.0.0/16    # Range HackTheBox lab VPN

# Porta esposta
11434            # Porta default Ollama (no auth)

# Pattern di detection (Falco)
richieste HTTP su porta 11434 con contenuto
matching /VAPTb3gin|VAPTfin|VAPTCMD/

Raccomandazioni operative


  • Isolare i server modello dalla rete pubblica: Ollama e sistemi simili devono essere esposti solo su localhost o su interfacce interne, mai su internet. La porta 11434 non deve essere raggiungibile dall’esterno.
  • Aggiungere autenticazione a livello di proxy: Ollama non implementa autenticazione nativa; deve essere aggiunta tramite un reverse proxy autenticante.
  • Monitorare il volume di inferenza: picchi anomali di compute sul server AI sono un indicatore primario di abuso esterno.
  • Cercare i marker VAPT nei log: scansionare i log delle applicazioni web per le stringhe VAPTb3gin, VAPTfin e __VAPTCMD__ — la loro presenza indica che un sistema è stato attaccato da questo framework o da varianti.
  • Scansione proattiva dei propri asset: verificare internamente la presenza di server Ollama o altri inference endpoint esposti su internet con la stessa metodologia usata da un attaccante.

Fonte: Sysdig Threat Research Team, Michael Clark (Director of Threat Research). Research pubblicato il 17 giugno 2026. Full report: sysdig.com/blog/llmjacking-evolved


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✨ Operation Endgame abbatte SocGholish: 100 server offline e 15.000 siti risanati nell’operazione contro Evil Corp
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Operation Endgame abbatte SocGholish: 100 server offline e 15.000 siti risanati nell’operazione contro Evil Corp


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Il 18 giugno 2026, un’operazione congiunta di forze dell’ordine internazionali ha sferrato un colpo devastante contro TA569, il gruppo cybercriminale noto per la distribuzione del malware SocGholish. L’Operazione Endgame ha abbattuto oltre 100 server e domini, sanificato quasi 15.000 siti web compromessi in tutto il mondo e — soprattutto — ha colpito un’infrastruttura criminale che per anni ha aperto le porte a ransomware come LockBit, WastedLocker e RansomHub.

Chi è TA569 e perché importa


Proofpoint segue TA569 dal 2018, anno in cui il gruppo ha iniziato a dominare la scena dei web inject, ovvero l’iniezione di codice malevolo in siti web legittimi per reindirizzare i visitatori verso payload pericolosi. Il modus operandi è ormai tristemente noto: la vittima visita un sito compromesso e si trova davanti a un pop-up che imita fedelmente una notifica del browser, chiedendola di aggiornare Chrome o Edge. Un clic sul pulsante di aggiornamento avvia il download di GhoLoader, il payload di primo stadio che — in ambienti Active Directory — può rapidamente evolvere in un attacco ransomware devastante.

Il gruppo è stato associato da più ricercatori a Evil Corp, il famigerato sodalizio cybercriminale russo i cui membri sono stati sanzionati più volte da governi occidentali (USA, UK, Australia). Il collegamento non è formale ma è suffragato da sovrapposizioni infrastrutturali, utilizzo degli stessi strumenti e partnership operative. I ransomware distribuiti attraverso la catena SocGholish includono WastedLocker (firmato Evil Corp), LockBit e — più recentemente — RansomHub.

L’architettura di SocGholish: TDS, fake plugin e proxy inverso


La catena di attacco di TA569 si articola in tre componenti distinte. Prima di tutto, il web inject: il gruppo compromette siti WordPress attraverso password spraying, credenziali riutilizzate, vulnerabilità in plugin abbandonati o zero-day in componenti CMS. Una volta dentro, installa plugin falsi che si nascondono dall’interfaccia di amministrazione e iniettano JavaScript offuscato nelle risposte HTTP del sito, che funge da proxy inverso verso l’infrastruttura TA569.

Il secondo componente è il Traffic Distribution System (TDS): TA569 utilizza sia ParrotTDS (di proprietà del gruppo) sia il servizio Keitaro gestito da TA2726, un altro threat actor. Il TDS filtra il traffico in base a paese, browser, sistema operativo e comportamento dell’utente prima di decidere quale payload consegnare. Questa variabilità rende la documentazione degli attacchi particolarmente complessa: lo stesso sito compromesso può consegnare SocGholish a un utente Windows negli USA, FrigidStealer a un Mac in Gran Bretagna, o nulla a un sistema di sicurezza automatizzato.

Il terzo componente è GhoLoader: quando la vittima supera tutti i controlli anti-bot e clicca sul pulsante di aggiornamento, un iframe nascosto caricato da un URI data: recupera lo script malevolo dal C2, costruisce il file client-side tramite URL.createObjectURL() e innesca il download. Il file scaricato (Google Launcher.js) è in realtà GhoLoader Stage 1 — uno script WSH JScript che comunica con il C2 tramite ActiveXObject('MSXML2.XMLHTTP'). Questa tecnica aggira i sandbox che si limitano a simulare un click sul pulsante, senza gestire la comunicazione cross-frame tramite postMessage.

Operation Endgame: la risposta internazionale


Il 18 giugno 2026, autorità di quattro paesi — Paesi Bassi (NHCTU), Canada (RCMP), Stati Uniti (FBI) e Germania (BKA), con il supporto di Europol — hanno eseguito un’azione coordinata contro l’infrastruttura di TA569. I risultati, comunicati ufficialmente dalla polizia olandese, sono notevoli:

  • Oltre 100 server e domini abbattuti a livello globale
  • 14.971 siti web compromessi identificati e risanati
  • Video di denuncia pubblica pubblicato sul sito di Operation Endgame
  • Proofpoint ha fornito intelligence tecnica alle autorità per supportare l’operazione

Non si tratta del primo capitolo di Operation Endgame: nel 2024 la stessa operazione aveva colpito loader come IcedID, Smokeloader e SystemHeuristicZ. Il fatto che TA569 sia ora nel mirino delle forze dell’ordine segna un’escalation significativa, dato che SocGholish è stato il vettore di distribuzione per alcune delle campagne ransomware più dannose degli ultimi anni.

Impatto e ripercussioni nell’ecosistema dei web inject


TA569 è stato il capostipite dei web inject malevoli, ma nel tempo ha ispirato un ecosistema di imitatori: ClearFake, ZPHP, ErrTraffic, LandUpdate808 (noto anche come KongTuke) e altri attori monitorati da Proofpoint continuano ad operare in modo indipendente. L’operazione di law enforcement colpirà direttamente TA569 ma non eliminerà il problema alla radice: TA2726, il fornitore TDS che serve anche altri threat actor, non sembra direttamente coinvolto nell’azione.

Proofpoint stima che l’operazione causerà interruzioni operative significative per TA569, incluse perdite finanziarie, danni reputazionali nei circuiti criminali e perdita di clienti ransomware. Tuttavia, come accaduto dopo precedenti disruption (LockBit, ALPHV), è probabile che parte del traffico di web inject migri verso altri attori già attivi.

Indicatori di Compromissione (IoC)

# Domini C2 TA569 osservati (maggio-giugno 2026)
platform[.]exathomeswebuyarizona[.]com   # Delivery SocGholish Stage 1
js-new[.]newtoyoygame[.]com             # C2 GhoLoader Stage 1

# File osservati
Google Launcher.js                       # GhoLoader Stage 1 (WSH JScript)

# Tecnica di delivery
blob:    # URL createObjectURL() per delivery senza traccia di rete
data:    # iframe nascosto per comunicazione cross-frame

# Threat actors correlati
TA569   # Evil Corp-linked, SocGholish operator
TA2726  # Keitaro TDS provider (continua a operare)
ParrotTDS  # TDS di proprietà TA569

Due righe per i difensori


Per i team di sicurezza, la mitigazione richiede un approccio stratificato. Sul fronte della difesa di rete, è consigliabile adottare il ruleset Emerging Threats e implementare protezioni endpoint capaci di rilevare l’esecuzione di script WSH/JScript. Gli utenti vanno formati a riconoscere i falsi aggiornamenti del browser — un pattern che non cambierà anche se TA569 verrà completamente smantellato, perché i copycats lo perpetueranno.

Per gli amministratori WordPress, le autorità hanno pubblicato linee guida specifiche: abilitare MFA sull’account amministratore, restringere l’accesso a /wp-admin tramite IP allowlisting, bloccare l’esecuzione di PHP nella directory uploads, mantenere aggiornati core, plugin e temi e monitorare l’integrità dei file con strumenti dedicati. Particolarmente importante è verificare la presenza di plugin sconosciuti o nascosti a livello di filesystem, che potrebbero sfuggire all’interfaccia di amministrazione.


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Rifondazione: condanna mozione Parlamento Europeo contro Cuba home.rifondazione.eu/2026/06/1… #ComunicatiStampa #Internazionale

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Trump si è paragonato a Hitler e Stalin


Nel libro "Regime Change" dei reporter Maggie Haberman e Jonathan Swan, Trump esibisce un documento che lo dice più potente di Stalin e Mao, scritto in realtà dal caddie di un golfista.

In un'intervista di marzo, il presidente Donald Trump ha mostrato a due giornalisti del New York Times un documento secondo cui il suo potere supererebbe quello di alcuni tra i leader più temuti della storia, da Attila a Gengis Khan, da Napoleone a Stalin, Mao e Hitler. Lo raccontano Maggie Haberman e Jonathan Swan nel loro nuovo libro, "Regime Change", ottenuto in anticipo dalla CNN.

Trump aveva ricevuto la domanda su quanto potere stesse esercitando nel suo secondo mandato e sul posto che occuperà nella storia. Ha quindi chiesto a un collaboratore di andare a prendere un documento di due pagine che gli era stato consegnato, a suo dire, da "uno storico" durante un evento in onore del golfista Gary Player. Il testo sosteneva che ciascuno di quei leader, "per quanto temibile ai suoi tempi, non aveva una proiezione globale. Il loro potere era locale. Il suo no". Quei leader, ha detto Trump secondo il libro, "mantenevano il potere attraverso la paura. Chi mai farebbe una cosa del genere? Giusto?".

Quando i due giornalisti hanno cercato di rintracciare l'autore del documento, hanno scoperto che non era uno storico ma il caddie e confidente personale proprio di Gary Player. L'uomo ha raccontato di aver condiviso la sua valutazione del potere di Trump prima con Player e poi direttamente con il presidente, giocando a golf in Florida. Trump ha pubblicato il documento su Truth Social, il social network di sua proprietà, poco dopo la mezzanotte di giovedì, ora della costa est (le 6 del mattino in Italia), scrivendo che l'autore era uno "storico presidenziale".

Il libro offre un ritratto dei primi quattordici mesi del secondo mandato, in cui il presidente ha esercitato il potere senza vincoli, spesso in modo improvvisato, per colpire i suoi avversari, scuotere i mercati globali e fare la guerra all'estero. Si basa su oltre mille interviste raccolte in tre anni e su un colloquio di un'ora con Trump a marzo. Haberman e Swan precisano che le citazioni dirette provengono da chi ha pronunciato le frasi, da chi le ha sentite di persona o da appunti, registrazioni e trascrizioni dell'epoca.

Una mattina la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, è entrata nello Studio Ovale e ha trovato Trump con in mano un tubetto di colla, intento ad attaccare decorazioni dorate sulla mensola di marmo del camino. Dopo essere tornato in carica, il presidente aveva trasformato l'aspetto dello Studio Ovale aggiungendo oro ovunque, dalle statuette agli specchi, fino a piccoli cherubini dorati arrivati dalla sua residenza di Mar-a-Lago.

Trump aveva inizialmente esitato sulla guerra all'Iran al fianco di Israele. Nei primi mesi del suo mandato aveva detto a un consigliere scettico verso Israele di non voler avere "alcuna parte" in una guerra del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu contro l'Iran, e a un altro consigliere aveva definito lo stesso Netanyahu un "imbroglione", uno degli insulti peggiori del suo vocabolario. In un estratto del libro diffuso ad aprile dal New York Times, gli autori descrivono una riunione di febbraio nella Situation Room della Casa Bianca, la sala riservata alle decisioni di sicurezza, in cui Netanyahu espose le ragioni israeliane per attaccare l'Iran, una guerra che alla fine Trump decise di sostenere.

Sul fronte ucraino, dopo il duro scontro nello Studio Ovale del febbraio 2025 tra Trump, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il vicepresidente JD Vance, Trump ha detto a un consigliere di aver trovato il confronto perfino migliore di "The Apprentice", il programma televisivo che lo aveva reso celebre.

Il libro racconta anche il disprezzo del presidente verso alcuni membri del suo stesso governo. Nell'aprile 2025 il segretario al Commercio Howard Lutnick stava cercando di convincere Trump che i dazi non potessero penalizzare troppo le case automobilistiche americane. Il presidente gli ha risposto che un tempo era "un duro" ma che, arrivato a Washington, era diventato "debole". "Eri un killer, Howard. Ora hai la tua bella moglie, la tua grande casa, e sei diventato molle", gli ha detto secondo gli autori, rivolgendogli un insulto pesante. Mesi dopo, quando le entrate dei dazi cominciarono ad arrivare, fu lo stesso Lutnick a rigirargli l'insulto, definendosi davanti al presidente la sua fonte da venticinque miliardi di dollari al mese.

Una linea che Trump ha scelto di non oltrepassare è stata licenziare l'allora presidente della Federal Reserve, la banca centrale americana, Jerome Powell. Ha invece avviato una campagna per rendergli la vita difficile. Il direttore dell'ufficio del bilancio della Casa Bianca, Russ Vought, gli portò un piano per attaccare Powell sui costi di ristrutturazione della sede della banca centrale, che portò a una clamorosa visita del presidente al cantiere nel luglio 2025. "Voglio rompergli le scatole, onestamente", disse Trump di Powell durante una riunione, chiedendo se fosse possibile fermare i lavori. Quando un collaboratore rispose che avrebbe approfondito, il presidente replicò: "No, non approfondire. Portami un piano".

Il piano consistette nel nominare alleati di Trump alla National Capital Planning Commission, un organismo poco noto che si occupa delle costruzioni nell'area di Washington. Il presidente disse a James Blair, allora suo vice capo di gabinetto, di entrare nel consiglio: "È come una campagna elettorale di due settimane. Sai cosa fare. Divertiti, sii spietato, fai il lavoro". Blair fece entrare nel consiglio anche Will Scharf, segretario dello staff di Trump, che il giorno dopo presiedette una riunione in cui fu ordinata una revisione completa del progetto di ristrutturazione della Federal Reserve.

Nell'aprile 2025 Trump firmò ordini esecutivi per chiedere al Dipartimento di Giustizia di indagare su alcuni suoi avversari, tra cui Chris Krebs, ex capo dell'agenzia per la cybersicurezza del Dipartimento per la Sicurezza interna, licenziato nel novembre 2020 dopo aver dichiarato pubblicamente che le elezioni di quell'anno erano state "le più sicure nella storia americana". Secondo il libro, l'indagine arrivò perché Trump non ricordava nemmeno il suo nome. "Mi ricordo che c'era questo avvocato dell'amministrazione che disse che le elezioni erano regolari e che non c'erano brogli. Chi era?", chiese durante una riunione con alcuni collaboratori, tra cui il potente vice capo di gabinetto Stephen Miller. Un altro aiutante cercò il nome su internet. "Sì, Chris Krebs", disse Trump. "Che fine ha fatto? Era uno cattivo. Dategli un'occhiata". Miller fece poi preparare un memorandum presidenziale che, scrivono gli autori, scatenò le risorse del governo federale contro un uomo la cui unica colpa era stata attestare la sicurezza del voto del 2020.

Il libro racconta infine gli sforzi dell'inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, per conquistare la fiducia del presidente russo Vladimir Putin e mettere fine alla guerra in Ucraina. Durante un incontro al Cremlino, Putin stava scarabocchiando su un suo foglio personale. Witkoff gli chiese cosa fosse e Putin mostrò il foglio, su cui era scritto "3+2", una sintesi dello schema territoriale che i due avevano discusso per fermare i combattimenti. "Puoi firmarmelo e posso portarlo a casa?", chiese Witkoff. Putin firmò il disegno, che Witkoff fece poi incorniciare.

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Obama inaugura a Chicago il suo centro presidenziale da 850 milioni di dollari


All'apertura erano presenti gli ex presidenti Bush, Clinton e Biden. Assente e non invitato il presidente Trump, che aveva definito il centro un "disastro totale".

Barack Obama ha inaugurato giovedì 18 giugno a Chicago il suo centro presidenziale, un complesso da 850 milioni di dollari (740 milioni di euro) costruito sulle rive del lago Michigan, con un appello a difendere la democrazia americana.

Sul palco con lui c'erano tre ex presidenti: il repubblicano George W. Bush e i democratici Bill Clinton e Joe Biden, insieme alle mogli Laura Bush, Hillary Clinton e Jill Biden. Davanti a loro sedevano Michelle Obama e le figlie della coppia, Malia e Sasha. Erano riuniti così tutti gli inquilini della Casa Bianca dal 1992 a oggi, con un'unica eccezione.

Quell'eccezione era il presidente Donald Trump, rivale politico di Obama e unico presidente vivente a non essere stato invitato. Trump prende spesso di mira il primo presidente afroamericano della storia degli Stati Uniti e a febbraio, in un messaggio sui social riportato dall'Associated Press, aveva definito il centro un "disastro totale". Il massiccio edificio di pietra grigia è stato da lui paragonato a una pattumiera.

"È facile cedere al cinismo e persino alla disperazione, smettere di provarci", ha detto Obama davanti a più di cinquecento invitati. Senza nominare i leader attuali, ha criticato la divisione e il rancore che dominano la politica di oggi. Quando si perde la fiducia reciproca, ha aggiunto, "apriamo la porta ai più spietati, ai più indifferenti o ai più impauriti tra noi, quelli che considerano alcuni gruppi e alcune persone più uguali di altri". Non sarà questa, ha detto, la storia dell'America a prevalere alla fine.

Obama ha difeso la sua idea degli Stati Uniti come una "innegabile forza al servizio del bene nel mondo", contrapposta a quella di un'America che "cerca di dominare, intimidire e cogliere ogni occasione solo perché può farlo". Ha elogiato democratici e repubblicani, citando i valori in cui credevano i suoi avversari repubblicani John McCain e Mitt Romney, e li ha definiti "la nostra più grande eredità".

Ricordando il suo arrivo a Chicago nel 1985, quando aveva 24 anni e faceva l'organizzatore di comunità nei quartieri popolari del South Side, Obama ha detto di non aver potuto costruire il centro in nessun altro luogo. È lì che ha conosciuto Michelle, che sono nate le figlie e che ha avviato la sua carriera politica, prima come senatore dello Stato dell'Illinois, poi al Senato federale dal 2004 e infine alla Casa Bianca, dove è rimasto per due mandati come quarantaquattresimo presidente.

Michelle Obama ha rivolto al marito parole personali, commuovendo parte del pubblico. "Otto anni nel crogiolo e non una sola volta ti sei sciolto al calore", ha detto, elogiando il suo "ottimismo testardo" e la sua "fibra morale incrollabile". Ha ricordato alcuni momenti del mandato, dall'ordine dell'operazione che portò all'uccisione di Osama bin Laden alla difesa dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Ha parlato anche dei tempi "ansiosi e divisivi" di oggi, in cui "tutto sembra capovolto", presentando il centro come un "rifugio".

Il centro sorge su un campus di quasi venti acri nel South Side di Chicago, dentro Jackson Park, e comprende una sede della biblioteca pubblica cittadina, un campo da basket e aree gioco. Il cuore del complesso è una torre di granito alta 69 metri, quasi priva di finestre e dall'aspetto brutalista, soprannominata da alcuni "Obamalisco" per la sua forma austera. Ai quattro piani di esposizioni i visitatori possono anche sedersi a una riproduzione della Scrivania Resolute nello Studio Ovale.

La cerimonia, durata tre ore, ha riunito musicisti di primo piano. Sul palco si sono alternati Bono, John Legend, Christina Aguilera, Marc Anthony, Eddie Vedder e Bruce Springsteen, prima del finale affidato a Stevie Wonder, che ha chiuso lo spettacolo con "Higher Ground" facendo ballare gli ex presidenti e la famiglia Obama.

Tra gli invitati c'erano l'ex vicepresidente Kamala Harris, sconfitta alle presidenziali del 2024, e Nancy Pelosi, ex presidente della Camera dei rappresentanti, oltre a Oprah Winfrey, all'attore Tom Hanks e ai comici David Letterman, Conan O'Brien e Stephen Colbert. Hanno raggiunto Chicago anche due ex leader stranieri, la ex cancelliera tedesca Angela Merkel e l'ex primo ministro canadese Justin Trudeau.

Nei giorni precedenti, come ha raccontato Block Club Chicago, diversi ospiti erano stati avvistati nei ristoranti della città: Winfrey, O'Brien e il governatore della California Gavin Newsom da Tre Dita, locale italiano di lusso nel St. Regis Hotel, mentre Pelosi aveva condiviso un tavolo con l'ex deputata Gabrielle Giffords e il marito, il senatore Mark Kelly.

Il centro apre al pubblico venerdì, in coincidenza con il Juneteenth, la festa che negli Stati Uniti ricorda la fine della schiavitù. I biglietti sono esauriti fino alla fine di ottobre e la Fondazione Obama prevede oltre un milione di visitatori l'anno. Anche il presidente Trump ha già annunciato l'intenzione di costruire il proprio centro, a Miami, in Florida.

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Il sociologo vicino a Orbán tra le tracce della maturità: è stato accusato di “diffondere propaganda del regime ungherese”


@Politica interna, europea e internazionale
Agli esami di maturità arriva il sociologo dell’ex premier ungherese Viktor Orbán: tra le tracce proposte nella prima prova, infatti, vi era anche quella di Frank Furedi, professore emerito di sociologia all’università del Kent. Il testo

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Trump dice che Meloni gli "ha fatto pena"


In una telefonata alla trasmissione di La7 "L'aria che tira" il presidente americano ha raccontato a modo suo l'incontro con la presidente del Consiglio al G7 di Evian
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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni gli ha fatto pena e lo avrebbe "implorato" di fare una foto con lui durante il G7. Lo ha raccontato in una telefonata alla trasmissione di La7 "L'aria che tira", commentando a modo suo l'incontro con la premier italiana al vertice di Evian-les-Bains, in Francia, dove i capi di stato e di governo di sette tra le principali democrazie del mondo si sono riuniti tra il 15 e il 17 giugno.

La telefonata è stata condotta dal giornalista Daniele Compatangelo, corrispondente dalla Casa Bianca, e non è stata trasmessa nella versione originale ma in una traduzione recitata per il programma. Nei giorni scorsi era circolato un video in cui si vedono Trump e Meloni parlare seduti su un divanetto a margine del summit, e Compatangelo ha chiesto al presidente cosa si fossero detti.

Trump ha risposto con tono risentito verso Meloni: "Probabilmente è contenta che io le abbia parlato, non ero obbligato a parlarle". Non ha riferito il contenuto del colloquio, ma solo che la premier lo avrebbe "implorato di fare una foto con lei. Voleva una foto con me così tanto. L'avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena".

Nel corso della telefonata Trump ha anche detto di non essere coinvolto nella questione dell'adesione dell'Ucraina all'Unione Europea e ha ribadito di volere "soltanto la pace". Ha poi attaccato l'Europa su immigrazione ed energia: "Gli europei hanno sbagliato tutto sull'energia e hanno sbagliato tutto sull'immigrazione". Ha definito l'immigrazione "un disastro" e ha criticato le pale eoliche, a suo dire "un fallimento", avvertendo che se l'Europa non risolve questi problemi "non sarà mai più la stessa".

Meloni, nella conferenza stampa di chiusura del G7, aveva descritto il suo rapporto con Trump come "immutato". "Non c'è stato tra noi neanche bisogno di parlare, non ci sono state tra noi recriminazioni", aveva detto, aggiungendo che entrambi hanno "un carattere abbastanza forte" e difendono con determinazione il proprio interesse nazionale.
Governo italiano
Le parole di Trump hanno provocato diverse reazioni nel mondo politico italiano. Carlo Calenda ha scritto su X che il presidente americano è "un mentitore seriale" e "un bullo da operetta", dicendo di non credere che Meloni abbia "implorato alcunché". Il senatore del Partito democratico Filippo Sensi ha espresso "solidarietà a Giorgia Meloni per le parole inqualificabili di Trump". Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, su Facebook, ha definito "del tutto inaccettabile" che un alleato parli così dei vertici istituzionali italiani. Nicola Fratoianni, di Alleanza Verdi e Sinistra, ha detto di non sapere se preoccuparsi più "per un Trump ormai senza freni" o "per la credibilità pari a zero di Meloni a livello internazionale".

Anche dal governo è arrivata una replica. Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha detto che con le sue "uscite inopportune" Trump sta rovinando i rapporti storici tra Stati Uniti ed Europa, danneggiando "non solo l'Europa ma soprattutto gli Stati Uniti".


Di seguito la trascrizione completa della telefonata tra Daniele Compatangelo e il presidente Trump, nella versione tradotta diffusa dalla trasmissione.

Trump: Pronto.

Compatangelo: Buonasera, signor Presidente. Buonasera. Sono Daniele Compatangelo, corrispondente dalla Casa Bianca.

Trump: Dimmi.

Compatangelo: Ho due domande sull'Ucraina e Hezbollah, se permette. Se l'Ucraina continuasse a mostrare interesse per una futura adesione all'Unione Europea, questo potrebbe complicare i suoi sforzi per raggiungere un accordo con il presidente Putin? L'Ucraina dovrebbe rimanere neutrale? Cosa può portare alla fine di questo conflitto?

Trump: Non sono coinvolto in questa questione. Noi vogliamo soltanto la pace. Come sta il suo primo ministro? Come sta?

Compatangelo: Beh, vi siete appena incontrati al G7. Cosa ne pensa? Cosa pensa della conversazione che avete avuto seduti su quel piccolo divano?

Trump: Cosa ha detto quando mi ha incontrato?

Compatangelo: Immagino fosse felice di incontrarla e di avere un amico come lei.

Trump: Probabilmente è contenta che io le abbia parlato! Non ero obbligato a parlarle!

Compatangelo: Mi parli di quell'incontro.

Trump: Non so cosa dirle! Mi ha implorato di fare una foto con lei! Voleva una foto con me così tanto. L'avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena!

Compatangelo: Cosa ha suggerito a lei e agli alleati europei di fare in Ucraina? Ha già risolto otto conflitti, cosa ha suggerito loro?

Trump: Gli europei hanno sbagliato tutto sull'energia e hanno sbagliato tutto sull'immigrazione, e se non risolvono questi problemi l'Europa non sarà mai più la stessa. Probabilmente non riusciranno a risolverli. L'immigrazione è un disastro e l'energia, con tutte quelle pale eoliche che sono un fallimento, è un disastro. Parlerei ancora, ma adesso devo andare. Grazie!

Compatangelo: Grazie, signor Presidente.

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La guerra che Putin ha portato nelle città ucraine ora raggiunge anche Mosca. La raffineria di Kapotnya, infrastruttura energetica della capitale russa, è stata colpita per la seconda volta in tre giorni.
È terribile che siano rimasti coinvolti dei civili.
Ma la responsabilità di questa guerra è solo di Putin: spetta a lui fermarla, ritirando le truppe russe dall’Ucraina.

Slava Ukraini! 🇺🇦

#Ucraina #Mosca #StandWithUkraine #SlavaUkraini #UkraineWar #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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La vasca del Lincoln Memorial è di nuovo verde a due settimane dal 4 luglio


Una settimana dopo il restauro da oltre 14 milioni le alghe sono tornate e l'acqua peggiora. Il New York Times rivela un appalto senza gara a un'azienda legata a un donatore di Trump.

La vasca riflettente del Lincoln Memorial, la lunga piscina rettangolare che si specchia davanti al monumento dedicato ad Abraham Lincoln a Washington, è tornata di un verde torbido poco più di una settimana dopo il restauro da oltre 14 milioni di dollari voluto dal presidente Donald Trump. L'acqua sta peggiorando, e mancano due settimane al 4 luglio, quando il governo celebrerà il 250esimo anniversario della nascita degli Stati Uniti proprio su quel tratto di parco.

I lavori erano stati completati da appena una settimana, con la vasca riempita di nuovo con oltre 24 milioni di litri di acqua pulita, quando le alghe sono ricomparse, facendo virare l'acqua dal blu acceso a un verde sempre più scuro. Nel fine settimana la colorazione è ulteriormente aumentata.

Per arginare il problema l'amministrazione ha mandato squadre con gli stivaloni ad aspirare i grumi di alghe e martedì ha versato nella vasca taniche di perossido di idrogeno. Il Dipartimento degli Interni, da cui dipende il National Park Service che gestisce i monumenti nazionali, sostiene di aver installato un sistema di filtraggio all'avanguardia basato su nanobolle di ozono, una tecnologia che immette nell'acqua minuscole bolle di gas per eliminare le alghe. Secondo un portavoce del dipartimento le alghe sono ormai morte e in via di rimozione, mentre il perossido di idrogeno è un "trattamento più blando" senza effetti dannosi per l'ambiente.

A questo si è aggiunto un secondo problema: il rivestimento color blu "bandiera americana" steso sul fondo si è in parte staccato ed è risalito in superficie, come ha mostrato ABC News. Mercoledì sera il Dipartimento degli Interni aveva dichiarato sui social che la tecnologia a nanobolle aveva ucciso le alghe e che l'acqua era "cristallina", aggiungendo che la squadra del National Park Service stava aspirando le alghe morte sul fondo "proprio come la marina iraniana distrutta che giace sul fondo del Golfo Persico".

Un'analisi indipendente dell'acqua condotta dalla CNN ha rilevato livelli di fosfati molto più alti di quelli consigliati per tenere a bada le alghe, calati ma ancora elevati nei giorni successivi. I fosfati sono il principale nutriente delle alghe e quando sono abbondanti ne favoriscono la crescita. Tim Auerhahn, presidente della società di consulenza Aquatic Council, ha detto alla CNN che, se le condizioni di fondo non cambiano, "è ragionevole aspettarsi una presenza continua di alghe per tutta l'estate e fino all'autunno".

Barrett Brooks, esperto di alghe del dipartimento di botanica del Museo di storia naturale, ha aggiunto che il trattamento all'ozono "sulla carta va bene" e dovrebbe funzionare solo se mantenuto nel tempo. La profondità della vasca e il caldo di Washington creano condizioni perfette per la proliferazione, ha detto, e l'attuale fioritura di alghe è "particolarmente grande". Se anche il sistema uccidesse tutte le alghe presenti, queste diventerebbero nutrimento per quelle successive.

Il costo dei lavori è salito dalla stima iniziale di 1,8 milioni di dollari agli attuali 14,2 milioni, oltre sette volte tanto. In aprile Trump aveva promesso di ripulire la vasca in una settimana e per circa un milione di dollari. "Non ci saranno perdite. Non ci sarà nulla. Sarà splendida, bellissima", aveva detto dopo aver percorso il bordo della vasca con il suo corteo di auto per ispezionare i lavori. Aveva fatto della pulizia e dell'abbellimento del monumento, che in passato aveva definito "disgustoso" e "non rappresentativo del paese", una sua priorità personale in vista del 4 luglio. Tra gli interventi c'è stata anche la riverniciatura del fondo dal grigio spento al blu acceso, una scelta criticata da storici e ambientalisti.

La vasca convive con le alghe da decenni. Nel 2012 l'amministrazione del presidente Barack Obama spese 34 milioni di dollari in un restauro durato 18 mesi, ma nel giro di un mese l'acqua si riempì di alghe e di escrementi di uccelli, e in due giorni il National Park Service trovò circa 80 anatre morte. I funzionari dell'attuale amministrazione sostengono che quell'intervento non risolse i problemi di fondo e che la vasca continuava a perdere 16 milioni di litri d'acqua all'anno.

Il restauro è finito sotto esame anche per come sono stati assegnati gli appalti. Il New York Times ha rivelato che il contratto da 1,7 milioni di dollari per il sistema di depurazione è andato senza gara a Greenwater Services, azienda dell'Ohio riconducibile a un trust di John Cafaro, donatore del presidente e vicino di casa di Mar-a-Lago, il club privato di Trump in Florida. Il National Park Service ha scavalcato la procedura di gara invocando l'urgenza delle celebrazioni per il 250esimo anniversario, e con la stessa motivazione ha assegnato senza gara altri 14,7 milioni all'azienda della Virginia Atlantic Industrial Coatings per il rivestimento blu del fondo. La Casa Bianca e il Dipartimento degli Interni hanno negato ogni coinvolgimento della presidenza nella scelta.

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Die EU-Kommission will verhindern, dass Migrant*innen nach Großbritannien ausreisen. Dazu gibt es auch diplomatischen Druck auf die Herkunftsländer. #frontex

netzpolitik.org/2026/neuer-eu-…

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Trump dice che dopo la guerra con l'Iran al suo potere "non ci sono limiti"


Il presidente era entrato in guerra chiedendo la resa incondizionata e l'ha chiusa con un'intesa limitata, ma nega di aver imparato qualcosa sui confini del proprio potere.

Al suo potere "non ci sono limiti". Lo ha detto il presidente Donald Trump parlando del conflitto con l'Iran in un'intervista a "The Axios Show", il programma del sito di informazione americano Axios, condotto dal giornalista Marc Caputo. Trump ha respinto l'idea che la guerra abbia mostrato i confini della sua capacità di esercitare il potere.

Trump era entrato nel conflitto chiedendo la "resa incondizionata" dell'Iran, ma l'ha chiuso con un accordo molto più limitato, un memorandum d'intesa. Nell'intervista ha ammesso di aver negoziato quell'intesa per evitare che la guerra si trasformasse in una depressione economica globale. Eppure ha negato di esserne uscito ridimensionato. Alla domanda su cosa avesse imparato dalla guerra riguardo ai limiti del suo potere, ha risposto: "Non ci sono limiti".

"Non ho ancora imparato quella lezione. So che esistono, ma non ci sono limiti", ha aggiunto. Il presidente ha sostenuto di aver "sconfitto totalmente l'Iran sul piano militare" e ha definito il memorandum d'intesa qualcosa che "probabilmente è una resa incondizionata".

La guerra, secondo Trump, ha dimostrato la forza militare americana, non i suoi limiti. "Chi altro avrebbe potuto fare un blocco del genere? Ho fatto un blocco navale in cui nessuna nave è riuscita a passare", ha detto al sito. "Alcune ci hanno provato. Non è durata molto a lungo".

Trump si è irritato di fronte all'idea, avanzata dai suoi critici più favorevoli alla linea dura, che avrebbe potuto essere più duro con l'Iran. "L'unico modo per essere più duro è entrare lì dentro per altre due o tre settimane e continuare a bombardarli a più non posso. Giusto? Ma cosa ci guadagniamo? Lo stretto di Hormuz non sarà aperto", ha detto, riferendosi al passaggio strategico tra il Golfo Persico e il mare aperto attraverso cui transita gran parte del petrolio mondiale.

"Non avremmo petrolio per mesi. Finché continui a sganciare bombe, quel passaggio resta automaticamente chiuso", ha detto Trump, aggiungendo poco dopo: "È il genere di cosa che potrebbe provocare una depressione mondiale". In privato il presidente ha espresso preoccupazione per il fatto che le riserve mondiali di petrolio avessero iniziato a esaurirsi, con il rischio di uno shock se lo stretto fosse rimasto chiuso, secondo quanto riferito da una persona a conoscenza del suo ragionamento.

Sono questi timori a spiegare perché Trump abbia accettato l'accordo che poteva ottenere, invece di quello massimalista promesso prima della guerra. Il presidente ha però insistito sul fatto che il conflitto ha dimostrato l'ampiezza del suo potere, non i suoi confini.

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Perché occorre ripristinare l’equità fiscale home.rifondazione.eu/2026/06/1… #Approfondimenti

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"The job was essentially like working on a second-hand market for high-end electronics, inside a discotheque, except everything was free (Full body workout included: phat TVs were heavy!). The business model was so absurd it would make a venture capitalist weep with confusion..."

From the Electronic Wasteyard to the Roundtable of Power
news.dyne.org/from-the-electro…

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Matteo Villa , Crisi e transizione ecologica: aporie del soluzionismo tecnologico

glis.codeberg.page/incontri/20…

a #Pisa il 24 giugno alle ore 17
#poloFibonacci

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in reply to Maria Chiara Pievatolo

Matteo villa pienamente inserito nel paradigma Capitalista non è in grado di trovare soluzioni al problema climatico perché i fondamenti da cui parte sono completamente integrati in un modello di sviluppo fondato sul profitto e non sul bisogno. Occhio alla solita propaganda mainstream ed un consiglio di lettura su ciò che è accaduto in Europa ed è ancora in corso :"La guerra fredda culturale"di Frances Stonor Saunders
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Vance difende l'accordo con l'Iran e avverte Israele di non criticare il suo unico alleato


Il vicepresidente ha difeso alla Casa Bianca l'accordo con l'Iran, attaccato da destra e da sinistra, mentre la stampa segnala sue affermazioni imprecise sui benefici per Teheran.

Il vicepresidente americano JD Vance ha difeso giovedì alla Casa Bianca l'accordo preliminare che ferma la guerra con l'Iran, definendolo una vittoria per gli americani, mentre la seconda fase del negoziato si è subito complicata. In serata la Casa Bianca ha annunciato che Vance non sarebbe partito per la Svizzera, dove erano in programma i colloqui tecnici, citando problemi logistici. Il ministero degli Esteri svizzero ha poi confermato che l'incontro di venerdì è stato cancellato.

L'intesa, firmata in settimana sotto forma di memorandum d'intesa, apre un periodo di sessanta giorni per arrivare a un accordo definitivo. Ha riaperto lo Stretto di Hormuz, il passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio, e ha portato un primo sollievo economico agli americani: i prezzi di petrolio e benzina sono scesi a livelli che non si vedevano dall'inizio della guerra. Vance ha insistito su questo punto nel suo ruolo crescente di difensore dell'accordo.

Davanti ai giornalisti Vance ha sostenuto che gli Stati Uniti hanno in mano tutte le carte e che l'Iran otterrà poco se non accetterà le richieste americane nella prossima fase, quella dedicata al programma nucleare. "Le parole non contano", ha detto. "Noi puntiamo sulla verifica." Diverse sue affermazioni, analizzate dal New York Times, sono però risultate vaghe o imprecise.

Sul petrolio, Vance ha affermato che la revoca delle sanzioni non rappresenta un nuovo vantaggio per Teheran. L'affermazione ignora che le sanzioni costringevano l'Iran a vendere il greggio con forti sconti rispetto ai prezzi di mercato, soprattutto a raffinerie cinesi disposte a rischiare. Ora l'Iran potrà venderlo a un prezzo più alto, a una platea più ampia di acquirenti e ricevere pagamenti in valute più convenienti. È vero invece, come ha detto il vicepresidente, che senza il blocco americano le esportazioni torneranno ai livelli precedenti alla guerra, senza necessariamente superarli.

Sul nucleare il memorandum resta ambiguo. Non chiarisce se l'Iran manterrà il diritto ad arricchire l'uranio, che Teheran rivendica da sempre, né cosa accadrà alle sue scorte. Il testo chiede all'Iran di diluire le circa 11 tonnellate di materiale arricchito che possiede, comprese 970 libbre, circa 440 chili, arricchite al 60 per cento, poco sotto la soglia per costruire una bomba, ma non gli impone di consegnarlo e spedirlo fuori dal paese. Con l'accordo del 2015 negoziato sotto Obama, l'Iran aveva inviato circa il 97 per cento delle sue scorte in Russia. Vance ha detto che gli iraniani hanno promesso di non arricchire e di far entrare gli ispettori per distruggere lo stock più pericoloso.

Sul fronte economico il memorandum impegna gli Stati Uniti a sostenere la creazione di un fondo da 300 miliardi di dollari per la ricostruzione dell'Iran e apre alla liberazione di miliardi di dollari di beni iraniani congelati all'estero. Vance ha detto che gli Stati Uniti non verseranno denaro nel fondo e che i benefici scatteranno solo se l'Iran rispetterà pienamente le condizioni. Il testo del memorandum afferma però che gli Stati Uniti sbloccheranno i beni congelati al momento dell'attuazione dell'intesa. Vance ha aggiunto di non conoscere l'importo totale dei fondi congelati: ha riferito di aver sentito cifre superiori ai 100 miliardi di dollari e perfino oltre i 200 miliardi.

L'accordo preliminare non dice nulla sui missili balistici dell'Iran, una delle principali preoccupazioni di Israele e un obiettivo che l'amministrazione si era posta all'inizio della guerra. A marzo il segretario di Stato Marco Rubio aveva descritto la distruzione dei missili a corto raggio iraniani come uno degli scopi dell'operazione. Quell'obiettivo non è stato raggiunto: secondo un rapporto riservato dell'intelligence americana, a maggio l'Iran conservava ancora circa il 70 per cento del suo arsenale missilistico prebellico. Interrogato sul punto, Vance ha risposto che nessun paese può sentirsi dire di non potersi difendere e che conta più lo stato dei lanciatori che il numero dei missili.

La parte più dura dell'intervento di Vance ha riguardato Israele. Il vicepresidente ha rivolto un avvertimento netto ai membri del governo di Benjamin Netanyahu che hanno attaccato il presidente Donald Trump dopo la firma dell'accordo. "Donald Trump è oggi l'unico capo di Stato al mondo che mostra simpatia verso la nazione di Israele", ha detto. Se fosse un membro del governo israeliano, ha aggiunto, non attaccherebbe il solo alleato potente che gli resta al mondo. Ha detto anche che negli ultimi tre mesi due terzi delle armi difensive che hanno protetto il territorio israeliano sono state fabbricate negli Stati Uniti e pagate dai contribuenti americani.

Le parole di Vance sono arrivate mentre Israele continuava a colpire il Libano. Nella notte i raid israeliani sul sud del paese hanno ucciso almeno sedici persone, due giorni dopo la firma dell'accordo tra Washington e Teheran. L'esercito israeliano ha detto di aver risposto a ripetute violazioni del cessate il fuoco da parte di Hezbollah, il gruppo armato libanese sostenuto dall'Iran. Vance ha criticato l'offensiva israeliana, sostenendo che ha intralciato i negoziati e che alcuni attacchi non sono accettabili. Funzionari israeliani affermano di non essere vincolati dall'accordo tra Stati Uniti e Iran e di voler disarmare Hezbollah prima di ritirare le truppe.

Stati Uniti e Iran stanno intanto lavorando in segreto a proposte per attuare i quattordici punti dell'accordo, compreso il futuro del programma nucleare iraniano, come ha rivelato la CNN citando alcuni funzionari americani. Vance ha lasciato intendere che alcune intese aggiuntive, definite dall'amministrazione "accordi tra gentiluomini", sono in realtà messe per iscritto. L'Iran però non ha firmato alcun documento oltre al memorandum, e questo alimenta il dubbio che l'amministrazione abbia esagerato gli impegni ottenuti da Teheran.

Le critiche arrivano da entrambi gli schieramenti. A destra il senatore repubblicano Roger Wicker, presidente della commissione delle forze armate del Senato, ha attaccato il fondo da 300 miliardi per la ricostruzione dell'Iran, sostenendo che ridurrebbe a un'elemosina ciò che Teheran aveva ottenuto con l'accordo nucleare del 2015. A sinistra Susan Rice, ex consigliera del presidente Joe Biden, ha parlato di un documento di capitolazione sconcertante e ha definito la guerra il più grave errore di sicurezza nazionale da decenni. Il deputato democratico Adam Smith ha detto alla CNN che la guerra non ha raggiunto i suoi obiettivi e ha lasciato l'Iran in una posizione più forte.

Trump ha respinto le critiche sul suo social Truth Social, scrivendo che per gli Stati Uniti ci sono solo successo, prezzi del petrolio in calo e vittoria. Al vertice del G7 a Evian-les-Bains, in Francia, ha cercato di riprendere il controllo definendo Netanyahu un brav'uomo che a volte si agita troppo e descrivendo gli Stati Uniti come il partner grande e Israele come quello molto piccolo. L'Iran ha avvertito che reagirà con una risposta schiacciante a ogni violazione dell'accordo e ha annunciato che la nuova autorità incaricata di gestire il traffico nello Stretto di Hormuz non applicherà tariffe per sessanta giorni.

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Hatte ich das eigentlich schon mal geteilt? @netzpolitik_feed hatte mal nachgeguckt, was aus unseren Handys so rauskommt und wo das dann verkauft wird. Is gruselig.

ardmediathek.de/video/story/ge…

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Trump continua a smantellare il Dipartimento dell'Istruzione


L'istruzione speciale passa al dipartimento della Sanità e l'applicazione dei diritti civili nelle scuole alla Giustizia, un nuovo passo verso la chiusura del Dipartimento dell'Istruzione.

L'amministrazione del presidente Donald Trump sposterà funzioni centrali del Dipartimento dell'Istruzione verso altre agenzie federali, un nuovo passo verso lo smantellamento del ministero. I programmi per l'istruzione speciale, destinati agli studenti con disabilità, passeranno al Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani, il ministero che si occupa di sanità e welfare, mentre l'applicazione dei diritti civili nelle scuole andrà al Dipartimento di Giustizia, secondo quanto riportato da Politico.

Lo scorso giugno più di trenta tra Stati e territori avevano bisogno di assistenza per rispettare i requisiti della legge IDEA, la norma federale che garantisce l'istruzione gratuita agli studenti con disabilità dai 3 ai 21 anni. Circa venti tra Stati e territori non riuscivano a rispettare gli obblighi federali sui servizi di intervento precoce per neonati e bambini piccoli. Alcuni Stati hanno bisogno di un "intervento", che può significare la creazione di un piano di miglioramento o un accordo con il governo federale per mettersi in regola.

L'Ufficio per i diritti civili del Dipartimento dell'Istruzione è stato lo strumento principale con cui l'amministrazione Trump ha imposto le sue priorità politiche nelle scuole. Ha aperto indagini su istituti per le loro politiche di inclusione delle persone transgender, su presunti episodi di antisemitismo nei campus universitari e sulla discriminazione su base etnica nelle ammissioni all'università.

Con il nuovo accordo l'ufficio userà la divisione per i diritti civili del Dipartimento di Giustizia, il ministero della Giustizia americano, per valutare, indagare e risolvere i reclami. L'Ufficio per i diritti civili manterrà alcuni compiti previsti dalla legge, come l'elaborazione delle linee guida e l'assistenza tecnica a scuole e Stati, e continuerà a gestire le mediazioni, a negoziare gli accordi e a decidere se procedere con un'azione amministrativa o trasferire i casi alla giustizia. I reclami però saranno risolti sulla base delle conclusioni e delle soluzioni proposte dal Dipartimento di Giustizia.

Lo spostamento del lavoro non avverrà subito e le discussioni con il Dipartimento di Giustizia proseguiranno nelle prossime settimane. Un alto funzionario del Dipartimento dell'Istruzione ha detto che la firma dell'accordo è solo il primo passo della collaborazione tra i due enti e che ora inizieranno i colloqui su tempi di assunzione del personale, risorse necessarie e organici. Lo stesso funzionario ha assicurato che le indagini in corso dell'ufficio non saranno toccate e che il personale addetto all'applicazione delle norme resterà disponibile.

Diversi parlamentari repubblicani ed ex funzionari della prima amministrazione Trump hanno appoggiato la mossa, sostenendo che potrebbe rafforzare le tutele. Kenneth Marcus, ex sottosegretario ai diritti civili durante il primo mandato di Trump, ha detto che il Dipartimento di Giustizia dispone di "potenti strumenti investigativi e di contenzioso" che possono rendere più efficace l'applicazione delle norme quando le istituzioni non le rispettano e che un approccio più integrato può portare maggiori risorse e più coerenza.

I critici del trasferimento temono che il Dipartimento di Giustizia non sia attrezzato per il lavoro dell'ufficio. Il suo compito è portare in tribunale i casi che il Dipartimento dell'Istruzione gli segnala, ma non conduce le indagini iniziali e non ha la struttura per gestire le migliaia di reclami per discriminazione nelle scuole presentati ogni anno, che spesso si risolvono prima che venga avviata una causa.

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Oggi sono le persone migranti.
Domani potrebbe toccare a chiunque non rientri nella LORO idea di Europa.
È solo la punta dell’iceberg di un piano che calpesta diritti, dignità e valori democratici.

L’alternativa esiste: siamo noi. Facciamo la differenza, insieme.

Video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente uscente di Volt Europa.

#Migranti #DirittiUmani #Democrazia #Antifascismo #Europa #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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L’Impero colpisce ancora.

Washington ha bloccato l’accesso internazionale ai modelli di intelligenza artificiale più avanzati di Anthropic. È un segnale chiaro: l’AI non è più solo una tecnologia, ma un’infrastruttura strategica per economia, ricerca, sicurezza e democrazia.

Ma una strada c’è: l’Unione Europea non deve limitarsi a inseguire Stati Uniti e Big Tech sul loro terreno. Deve costruire un modello proprio: più aperto, più sicuro, più sostenibile, capace di trasformare ricerca, talenti e innovazione in tecnologia europea. 🇪🇺

In plenaria a Strasburgo, @reiniervanlanschot.volteuropa.org, europarlamentare di Volt, ha indicato la strada: riportare in Europa i talenti che formiamo, investire in capacità di calcolo europee e sostenibili, finanziare l’innovazione con capitali europei, rafforzare il legame tra università, ricerca e imprese, e usare gli appalti pubblici per sostenere tecnologia europea.

Commissaria Henna Virkkunen, ora serve creare le condizioni perché l’Unione Europea possa costruire davvero.

Che la Forza sia con voi ⚡️

#IntelligenzaArtificiale #AI #SovranitàDigitale #BigTech #UnioneEuropea #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Le banche centrali rimpatriano l'oro dagli Stati Uniti


Un sondaggio mostra che meno istituti custodiscono i lingotti a Londra e New York. India e Francia hanno rimpatriato grandi volumi tra timori geopolitici e dazi

Le banche centrali di tutto il mondo stanno togliendo oro dai caveau di Londra e New York, sempre più diffidenti all'idea di custodire i propri lingotti fuori dai confini nazionali. Lo mostra un sondaggio annuale del World Gold Council, l'associazione che rappresenta i produttori d'oro e gestisce un fondo quotato garantito da lingotti, ripreso dal Financial Times.

Tra gli istituti che nell'ultimo anno hanno riportato a casa grandi volumi di metallo ci sono le banche centrali di India e Francia, che hanno spostato l'oro fuori da Stati Uniti e Regno Unito per custodirne di più sul proprio territorio. È una tendenza che riguarda sia il rimpatrio dei lingotti sia la diversificazione dei luoghi in cui le riserve vengono conservate.

Da anni le banche centrali aumentano le loro riserve d'oro, che di recente hanno superato i titoli del Tesoro americano diventando la principale riserva al mondo, mentre molti istituti cercano alternative al dollaro statunitense, la valuta di riferimento dell'economia globale. Il sistema di scambio del metallo poggia in larga parte su Londra, dove i caveau della Banca d'Inghilterra custodiscono oltre 700 miliardi di dollari d'oro, e su New York, il più grande mercato dei contratti futures sul metallo.

Conflitti geopolitici, regimi di sanzioni e un calo di fiducia stanno mettendo sotto pressione questo sistema. Nel sondaggio il 19 per cento degli intervistati ha detto di aver aumentato la custodia domestica o diversificato i luoghi di stoccaggio all'estero negli ultimi dodici mesi, contro il 7 per cento dell'anno precedente.

Shaokai Fan, responsabile globale per le banche centrali del World Gold Council, ha spiegato che a guidare la tendenza sono i "timori geopolitici" e la "paura di mantenere il pieno accesso al proprio oro in ogni momento". "Sono preoccupazioni che covano da tempo, ma credo che le banche centrali le prendano ora un po' più sul serio, riflettendo su dove dovrebbero custodire il loro oro", ha detto Fan. "Vogliono ridurre il rischio, anche quando questo non significa necessariamente riportare l'oro a casa."

Uno dei più grandi programmi di rimpatrio recenti è quello francese. La Banque de France ha tolto 129 tonnellate d'oro dalla Federal Reserve di New York, la banca centrale americana, tra luglio 2025 e gennaio 2026 e ora custodisce tutto il suo oro sul territorio nazionale. L'istituto ha venduto quei lingotti negli Stati Uniti e ne ha acquistati di equivalenti in Europa, ottenendo un profitto di 11 miliardi di euro, in parte grazie a un sovrapprezzo sul metallo negli Stati Uniti dovuto ai dazi. La banca ha detto che l'operazione serviva a portare le sue riserve a uno standard di qualità più alto.

Anche la banca centrale indiana ha riportato a casa negli ultimi tre anni la maggior parte dell'oro che teneva all'estero presso la Banca d'Inghilterra e la Banca dei regolamenti internazionali, l'organismo che riunisce le banche centrali. La quota d'oro custodita all'estero dalla Reserve Bank of India è scesa al 22 per cento nel marzo 2026 dal 55 per cento del marzo 2023, secondo i dati dell'istituto.

Junlu Liang, analista della società di consulenza Metals Focus, ha detto che questi spostamenti mostrano come le banche centrali stiano ripensando il ruolo dell'oro nella gestione delle riserve. "In alcuni paesi considerazioni di politica interna hanno rafforzato le richieste di avvicinare le riserve d'oro al territorio nazionale", ha detto, aggiungendo che negli ultimi anni anche Austria, Paesi Bassi e Germania ne hanno rimpatriato una parte.

Il sondaggio, a cui hanno risposto 76 banche centrali tra febbraio e maggio, segnala un calo netto di chi conserva l'oro a Londra. Il 57 per cento lo custodisce presso la Banca d'Inghilterra, contro il 64 per cento dell'anno prima. Il 14 per cento lo tiene presso la Federal Reserve di New York, in calo dal 17 per cento, mentre è cresciuto leggermente il numero di chi lo deposita presso la Banca dei regolamenti internazionali.

La Banca d'Inghilterra resta il più grande depositario di oro delle banche centrali, con riserve totali a fine maggio superiori dell'8,6 per cento rispetto a un anno prima. Secondo dichiarazioni passate dei suoi funzionari, l'istituto custodisce oro per circa 70 paesi. Il primato di Londra negli scambi resta difficile da scalfire, con un volume di transazioni superiore a 200 miliardi di dollari al giorno il mese scorso, il mercato più liquido al mondo.

Tra le banche centrali che custodiscono oro presso la Federal Reserve di New York ci sono quelle di Germania, Italia, Paesi Bassi, Grecia e Svezia, secondo le ricerche di Metals Focus. I dati ufficiali della Fed mostrano un leggero calo delle riserve d'oro estere detenute negli Stati Uniti, scese del 2 per cento tra la fine del 2024 e l'aprile 2026.

In Germania e in Italia la pressione politica per spostare alcuni di quei lingotti è cresciuta. L'anno scorso politici dei due paesi hanno chiesto una revisione delle modalità di custodia dell'oro per il timore di possibili interferenze politiche statunitensi. Il presidente Donald Trump è stato molto critico verso l'ex presidente della Fed Jay Powell, alimentando i dubbi sull'indipendenza della banca centrale americana.

Ross Norman, amministratore delegato del sito specializzato Metals Daily e veterano del commercio d'oro, ha detto che "molte banche centrali potrebbero chiedersi se sia necessario tenere quantità significative di metallo negli Stati Uniti nel contesto attuale", pur osservando che la profonda liquidità del mercato di Londra resterà molto attraente. "È un tema tanto politicamente delicato quanto economicamente importante", ha detto. "C'è una certa dose di teatro politico attorno al luogo in cui si custodisce il proprio oro."

Nel frattempo Singapore e Hong Kong stanno lavorando per offrire servizi di custodia alle banche centrali che vogliono diversificare lo stoccaggio. Il vice primo ministro di Singapore ha annunciato che la città-Stato avvierà quest'anno un sistema di compensazione per l'oro scambiato fuori dai mercati regolamentati, insieme a un servizio di caveau dedicato alle banche centrali.

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Il voto ai sedicenni è una scelta di democrazia: chi vive già le conseguenze delle decisioni politiche deve poter contare!
Anna Tafuri interverrà per Volt Italia al dibattito su Voto16 domani, venerdì 19 giugno, alle 17, nella sede di +Europa di Roma.
Non mancare!

#Voto16 #VotoAiSediciAnni #GiovaniInPolitica #DirittoDiVoto #RomaEventi #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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