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RRF Focus Dai centri di deportazione in Albania alla Giornata Mondiale del Rifugiato


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RRF Focus Dai centri di deportazione in Albania alla Giornata Mondiale del Rifugiato radioritornofuturo.podbean.com…
#News

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L’Unione europea accelera sui data center, ma promette regole più severe


La Commissione europea vuole cavalcare il boom dei data center, ma rispettando gli obiettivi ambientali del Green Deal. Ci riuscirà?

valori.it/sovranita-tecnologic…

@informatica

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Un videomessaggio per esortare chi può votare al premio Italia a considerare "Tecnologie del futuro" per le categorie in cui è candidata
#fantascienza #premioItalia @fantascienza
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Bezos, il male, e l'Horror vaqui.


«Col senno di poi, posso dire a cosa corrispondesse questa sensazione. Ma, come sto imparando, le nostre “sensazioni”, le nostre “euristiche”, sono così difficili da spiegare perché spesso non riusciamo a risalire alla causa.»


keinpfusch.net/bezos-il-male-e…

@eticadigitale


Bezos, il male, e l'Horror vaqui.


Sono venuto a contatto coi transumanisti anni fa. Credo vivessi ancora in Italia. All’inizio l’idea mi intrigava, e mi intrigavano le domande che l’idea poneva. Ma sebbene provassi un certo interesse per l’argomento, non riuscivo a stare sui loro forum a lungo perché, se ricordate, già una ventina di anni fa la mia diagnosi fu: “posto irrimediabilmente infetto da nazismo”. Presi quindi la decisione di non frequentare, nemmeno digitalmente, quella gente. Mi sembravano intrinsecamente nazisti o, meglio, credevo che la loro traiettoria li avrebbe portati inevitabilmente al nazismo.

E oggi, più passa il tempo, più mi rendo conto di quanto quella sensazione fosse corretta. E sia chiaro: la mia era solo una sensazione. Non avevo, allora, una dimostrazione formale in mano. Non avevo il documento firmato, il manifesto programmatico, la tessera nascosta nel cassetto, la foto col braccio teso e la mascella da cattivo casting. Era un’impressione, un odore, una direzione del discorso.

Non per nulla, quando fui “sfidato” a un confronto dialettico, faticai a dimostrare che fossero più nazisti di qualsiasi altro gruppo di persone preso a caso su Internet. Perché, messi davanti all’accusa, erano abbastanza furbi da non presentarsi come nazisti. Nessuno arrivava dicendo: buongiorno, siamo qui per rifare l’eugenetica con la fibra ottica. Anzi, loro proponevano come paradigma uno strano parlamento universale, nel quale avevano posto ANCHE i fascisti politici. E questo, secondo loro, significava democrazia e libertà.

Questo parlamento conteneva le differenti “correnti” del transumanesimo: per elencarle tutte, queste.

  • C’erano gli extropiani, quelli della crescita continua, dell’ottimismo tecnologico, dell’entropia da prendere a calci nel sedere e della convinzione che ogni limite umano fosse soltanto un bug in attesa di patch.
  • C’erano gli immortalisti, convinti che la morte fosse una specie di problema tecnico, un difetto di progettazione, e che quindi il primo dovere morale dell’umanità fosse quello di abolirla, o almeno di rimandarla abbastanza da poter vendere un secondo corso.
  • C’erano i singularitarians, quelli della Singolarità tecnologica: l’idea che, prima o poi, l’intelligenza artificiale o qualche altra forma di accelerazione tecnologica avrebbe prodotto un salto tale da rendere il mondo successivo incomprensibile al mondo precedente.
  • C’erano i transumanisti libertari, per i quali il problema non era tanto “chi controllerà queste tecnologie?”, ma “come facciamo a impedire allo Stato di metterci il naso?”. Il che, tradotto, spesso significava: lasciamo decidere al mercato, cioè a chi ha più soldi.
  • C’erano i transumanisti democratici, che invece cercavano di tenere insieme potenziamento umano, welfare, uguaglianza di accesso e qualche forma di controllo pubblico. Una specie di socialdemocrazia con esoscheletro, CRISPR e abbonamento alla palestra cognitiva.
  • C’erano gli abolizionisti, non nel senso storico del termine, ma nel senso di abolire la sofferenza: usare biotecnologie, neuroscienze e farmacologia per eliminare dolore, depressione, angoscia, paura, forse perfino la tristezza. Una promessa bellissima, se non fosse che ogni promessa di eliminare la sofferenza dovrebbe sempre far venire voglia di controllare dove tengono le siringhe.
  • C’erano i postgenderisti, convinti che anche il genere fosse una vecchia infrastruttura biologica, un residuo dell’hardware evolutivo, e che prima o poi sarebbe stato possibile superarlo tramite biotecnologie, riproduzione artificiale e modifiche del corpo.
  • C’erano i tecnogaiani, quelli che tentavano la fusione tra ecologismo e tecnologia estrema: non “torniamo alla natura”, ma “salviamo Gaia con nanotecnologie, energia pulita, geoingegneria e qualche altra cosa che, normalmente, in un film di fantascienza esplode al secondo atto”.
  • C’erano gli equalisti, convinti che la tecnologia avrebbe finito per abolire le gerarchie sociali, perché l’abbondanza avrebbe reso inutili scarsità, classi e privilegi. Cioè il comunismo, ma con più server e meno riunioni di condominio.
  • E poi c’erano i postpolitici, quelli che già allora sognavano un superamento della democrazia rappresentativa in nome della ragione, dell’efficienza, della competenza e dell’accesso razionale alle tecnologie di potenziamento. Che è sempre un modo elegante per dire: basta con questa gente che vota male.

Insomma, sulla carta sembrava davvero un parlamento. C’era il liberale, il socialista, il libertario, l’ecologista, il mistico della Singolarità, il medico dell’immortalità, il farmacista della felicità obbligatoria e il sociologo del corpo nuovo. E, naturalmente, c’era posto anche per il fascista politico. Secondo loro, questo significava democrazia e libertà.


Col senno di poi, posso dire a cosa corrispondesse questa sensazione. Ma, come sto imparando, le nostre “sensazioni”, le nostre “euristiche”, sono così difficili da spiegare perché spesso non riusciamo a risalire alla causa.

Ci chiediamo che cosa ci abbia portato a quella sensazione, quale ne sia l’origine. Ci interroghiamo sulla presenza di qualcosa che dovrebbe esserne la causa. Cerchiamo l’oggetto, il segnale, l’indizio, la cosa che era lì e che ci ha fatto reagire in quel modo. Ma non ci rendiamo conto di un fatto.

Questa ricerca della causa delle nostre sensazioni, del “cosa mi fa sentire così”, è viziata dal problema della presenza. Noi ci chiediamo che cosa sia presente, che cosa esista, che cosa stia agendo su di noi per farci sentire in un certo modo.

Quello di cui non ci rendiamo conto è che molto spesso, quasi sempre, queste “sensazioni” non sono causate da qualcosa che è presente, ma dalla reazione a qualcosa che è assente.

È come se, quando la nostra mente nota un “buco”, la nostra razionalità non riuscisse a considerare quel buco come una cosa, o quell’assenza come una causa. Allora ci mette sopra qualcosa di inspiegabile. Ma ci mette qualcosa di inspiegabile solo perché siamo forsennatamente abituati a cercare le cause in qualcosa che esiste, e fatichiamo a capire che anche l’assenza di qualcosa può essere una causa.

Ed ecco, anziché chiedermi a quale cosa presente dovessi quella sensazione, sto imparando che, quando ho una sensazione inspiegabile, devo cercare invece l’assenza di qualcosa.

Perché dalla presenza di cose possiamo dedurre e ragionare. Dalla loro assenza, invece, se non capiamo come originano le sensazioni, non possiamo dedurre quasi niente. Almeno sino a quando non abbiamo capito che la sensazione non significa necessariamente “c’è qualcosa di strano”, bensì: “stranamente, manca qualcosa”.

A quale assenza mi riferisco?


Leggete questo articolo.

theprint.in/feature/jeff-bezos…

In questo articolo, Bezos ci illumina con un argomento tipico dei transumanisti. E' vero, qualche milione di persone potrebbe morire di sete, magari qualche altro milione di persone potrebbe finire in poverta', ma quando avremo la nostra superintelligenza artificiale , che non puo' esistere per via di alcuni teoremi che non si sono posti il disturbo di imparare, essa risolvera' TUTTI i nostri problemi.

Questo ragionamento, in realta' non e' per nulla nuovo, in quanto basta cambiare “Singolarita' ” con “Dio” e improvvisamente e' chiaro che ci stanno promettendo il paradiso , se solo sacrifichiamo abbastanza gente al dio in questione. E cosi' chi se ne frega se moriranno milioni di persone per la sete, o per la poverta': poi arriva Dio, e crea il paradiso.

Su questo piano, i transumanisti miliardari non possono vantare nessuna originalita', credo. Roba che era gia' vecchia, se non arcaica, quando io ero giovane.

Certo, ci sono tante cose che non dicono. Omettono sempre il numero di vite umane da dare in olocausto al loro Dio, omettono di chiedersi che succede se la loro singolarita' che risolve i problemi insoluti dell'umanita', ci spiega se disporre la carta igienica con il rotolo verso il muro oppure verso l'esterno, e poi si ferma. Ha risolto un problema insoluto dell'umanita'. giusto? Il requisito viene rispettato. Il contract anche.

Oppure, se si limitasse a dire “miao”. Ho sempre sospettato che i gatti siano la cosa piu' vicina alla superintelligenza che conosciamo. Se non mi credete, provate a convincerne uno a trovarsi un lavoro.

Ci sono altre omissioni presenti, per esempio non si spiega mai quanto costeranno queste miracolose tecnologie, e chi se le potra' permettere. E a proposito, che fine faranno quelli che non se le possono permettere nella societa' di Bezos? Niente, problemi, ci pensa la Singolarita'-DIo a creare il paradiso. Poi, che la loro idea di Paradiso mi ricordi molto quella di Gentrificazione, e' tutto da ridere. O forse no.

Ma torniamo alla mia sensazione. Che era la sensazione di nazismo. Quale mancanza ho notato. Quale assenza? Quale assenza noto nel discorso di Bezos?


Se andate da Uriel Fanelli e gli sottoponete il problema di raffreddare i data center, Uriel Fanelli cosa fa?

Ragiona.

E dice: “mettiamoli in un posto molto freddo”.

Geniale, eh?

Scandinavia, Alaska, Groenlandia, Siberia, giusto per citare l’emisfero settentrionale. Anche il Sud America ha posti freddi e interessanti, se proprio volete fare gli originali.

Certo, occorre ancora acqua per raffreddarli. Ma mi concederete che raffreddare qualcosa che vive in un range dai 15 ai 50°C è diverso dal raffreddare qualcosa che vive tra i -30 e i 15°C. La fisica, questa sconosciuta, ogni tanto aiuta.

E l’acqua?

Esistono gli oceani. Il 70% del pianeta ne è ricoperto. Non abbiamo davvero bisogno di usare l’acqua che si beve per raffreddare un data center. I data center non bevono. Esistono gli oceani, ed esistono gli scambiatori di calore. E gli scambiatori di calore funzionano anche con acqua salata. Altrimenti non avremmo i dissalatori.

E così, qualsiasi costa nel circolo polare artico, o antartico, diventa un buon posto per costruire un data center. Almeno, se il problema è il calore e la presenza di acqua.

E l’energia? Come la portiamo lì?

La soluzione esiste sin dai tempi dell’Unione Sovietica, che aveva cominciato a progettare e usare l’idea di reattori navali e unità energetiche galleggianti. Oggi l’esempio concreto si chiama Akademik Lomonosov: una centrale nucleare galleggiante russa, ormeggiata a Pevek, nell’Artico, fatta apposta per dare elettricità e calore a zone remote. Non stiamo parlando di magia nera, ma di una cosa che esiste.

I costi non sono poi così stravaganti, se li confrontiamo con quelli necessari a costruire centrali nucleari sul suolo, portandoci strade, cemento, permessi, sindaci, comitati, ricorsi al TAR e la signora del terzo piano che non vuole il traliccio perché le rovina il karma.

E le persone? Come le portiamo lì a lavorare?

Esistono delle cose che si chiamano “navi da crociera”. La gente ci vive per anni. Ci mettete dentro uffici, connessioni, mense, alloggi, e adesso avete gli uffici. Se consideriamo i cubicoli in colocation della Silicon Valley, sarebbe persino una soluzione di lusso.

Vi consuma troppo suolo?

Nemmeno questo problema è così difficile. Non dico “Venezia” per dire che il suolo, se si vuole, si crea. Ma potrei citare gli aeroporti giapponesi costruiti su isole artificiali: Kansai International Airport, in mezzo alla baia di Osaka, oppure Kobe Airport, costruito su un’isola artificiale davanti alla città. Non è fantascienza: ci atterrano gli aerei.

Oppure possiamo citare Dubai, che ha costruito Palm Jumeirah e le World Islands, cioè isole artificiali nel Golfo Persico, non per salvare l’umanità, ma per vendere case, hotel e panorami marini (cioe' l'acqua. Che e' orizzontale. E l'orizzonte. CHe e' una linea orizzontale, appunto. Per loro e' “un panoram” Oook.) a gente con troppi soldi e troppo poco senso del ridicolo. Quindi sì: la tecnica esiste.

Quindi.

Volete un megadatacenter che dovete raffreddare?

Prendiamo una costa artica, o antartica. Ci costruiamo delle isole artificiali. Ci portiamo navi con reattori. Poi le navi col personale. Ci mettiamo gli scambiatori di calore, sia con l’aria dell’ambiente, sia con l’acqua “vagamente freschina” di quelle parti.

Infine, quando il data center è acceso, l’acqua calda che risulta dal raffreddamento la versiamo nello stesso porto dove sono ferme le navi. E non ghiaccia più.

Ecco quello che manca nel discorso sui data center.

MA PERCHÉ CAZZO LI VOLETE IN CALIFORNIA?


Questa mancanza di ricerca delle soluzioni è la cosa che manca davvero. Il problema dei data center, in teoria, non dovrebbe nemmeno esistere. In un luogo freddissimo, raffreddare qualcosa non può essere il problema principale. Voglio dire: prendiamo la Siberia. Ci sono città che scendono tranquillamente sotto i -40°C. Yakutsk, per dire, ha una temperatura media annua intorno ai -8,8°C, e un periodo di riscaldamento che dura circa 256 giorni l’anno. Non stiamo parlando di “fa freschino, mettiti una felpa”. Stiamo parlando di posti dove il freddo è una parte dell’urbanistica.

Eppure la gente ci vive.

Come mai?

Perché sono collegate a sistemi di teleriscaldamento. Arriva un tubone di acqua calda e riscalda le case. A Pevek, nell’Artico russo, la centrale nucleare galleggiante Akademik Lomonosov è stata usata proprio anche per fornire calore alla città. Quindi non siamo nel mondo delle idee bizzarre: siamo nel mondo delle cose già fatte, che funzionano abbastanza da essere noiose.

Benissimo. Perché quell’acqua calda non può venire da un data center?

Perché dobbiamo considerare il calore prodotto dai server come un rifiuto, e non come una risorsa? Se avete un oggetto che produce calore in un luogo dove il calore serve per non morire congelati, forse il problema non è l’oggetto. Forse il problema è il modo idiota in cui lo state guardando.

E quando è estate?

A parte che, da quelle parti, la parola “estate” non ha esattamente lo stesso significato che ha in California. A Norilsk, per esempio, in luglio le massime medie stanno intorno ai 18°C, e le minime intorno ai 9-10°C. È estate, sì. Ma è un’estate che a Los Angeles verrebbe probabilmente classificata come “problema tecnico del meteo”.

La mia risposta sarebbe: serre.

Perché da quelle parti l’agricoltura non è precisamente la Pianura Padana. Nelle regioni settentrionali e nell’Estremo Oriente russo, la FAO segnala proprio i problemi classici: stagione vegetativa molto breve, permafrost, suoli paludosi, e quindi difficoltà o impossibilità di coltivare molte colture. L’Arctic Institute dice la stessa cosa in modo più generale: temperature basse e permafrost accorciano la stagione di crescita e rallentano i processi agricoli.

Quindi avete calore in eccesso, avete acqua, avete energia, avete infrastruttura. E avete anche posti dove il problema non è “fa troppo caldo”, ma “se voglio un pomodoro devo farlo arrivare da molto lontano, pagandolo come se fosse un organo di ricambio”.

E allora usateli. Scaldate serre. Coltivateci qualcosa. Trasformate un problema termico in un pezzo di economia locale.

Perché se il problema è “questi cosi scaldano troppo”, forse la prima domanda non dovrebbe essere “come li raffreddiamo in mezzo della California?”, ma “dove possiamo mettere del calore in un posto in cui il calore serve?”.

E allora perché non si fa così?

La risposta è che, in parte, si fa già. Solo che lo si fa come sempre: a pezzetti, con prudenza, come se fosse una stranezza locale invece che una conseguenza abbastanza ovvia della fisica.

In Olanda, per esempio, Microsoft ha un grande data center a Middenmeer, nell’area di Agriport A7, cioè dentro una zona dove ci sono anche serre industriali di dimensioni importanti. E lì il discorso non è teorico: il calore residuo dei data center viene considerato una risorsa per le serre, non semplicemente un fastidio da buttare via.

Agriport A7, del resto, non è il campo del contadino col cappello di paglia. È un distretto agroindustriale dove convivono serre ad alta tecnologia, infrastrutture energetiche, fibra, data center, reti elettriche e gestione dell’acqua. Cioè esattamente quel genere di posto dove una persona normale direbbe: se da una parte produco calore e dall’altra parte ho bisogno di calore, forse posso fare incontrare le due cose senza convocare un congresso mondiale di consulenti.

E se volete sapere come mai l’Olanda esporti così tanti pomodori, più della Spagna in valore e spesso anche in certe classifiche di volume, la risposta non è “il sole olandese”, perché il sole olandese è una barzelletta meteorologica.

La risposta è: serre, energia, logistica, tecnologia, controllo dell’ambiente, catene del freddo, porti, camion, export, e tutta quella roba noiosa che non entra nei comunicati stampa dove si parla di “innovazione” con le lucine blu.

Non perché ChatGPT coltivi pomodori. Ma perché lo stesso calore che trattiamo come problema quando esce da un data center diventa improvvisamente risorsa quando lo metti vicino a una serra di un posto freddo.

Ed è esattamente questo il punto: non manca la tecnologia.

Manca la voglia di ragionare sul sistema intero.


E come si chiama questa “mancanza di volontà di ragionare sul sistema intero”?

Ha un nome: malvagità.

Non credo minimamente che gente che vive di tecnologia abbia bisogno della Singolarità-Dio per capire che una cosa si raffredda meglio al freddo. O per capire che, se vuoi acqua, devi avvicinarti al mare. Sono concetti triviali, persino per un americano.

Ok, alcuni hanno bisogno di una scritta per capire che non devono bere l’acido della batteria dell’auto. Lo so. Ma se proprio non ci arrivano, se davvero non riescono a capire che in un posto freddo c’è meno caldo, esistono i consulenti. Esistono gli esperti. Esistono i report. Esistono intere aziende che si fanno pagare cifre oscene per dire, con un PowerPoint, che il ghiaccio tende a essere freddo.

Quindi no: non è ignoranza.

Il problema è che queste persone scelgono deliberatamente il male. Scelgono deliberatamente di fare la cosa che produce più sofferenza, più devastazione, più miseria, più sete, più spreco. E la scelgono anche quando l’alternativa esiste, è nota, è industrialmente possibile, e in alcuni casi funziona già.

La scelgono persino quando potrebbero guadagnare anche facendo la cosa sensata. Le serre olandesi, il calore, lo pagano a Microsoft. Non è nemmeno un discorso da frati francescani scalzi che vogliono salvare il mondo vendendo candele al mercato equo e solidale. È business. È infrastruttura. È integrazione industriale. È denaro.

E tuttavia, quando devono scegliere tra un sistema che riduce il danno e un sistema che lo concentra, tra una soluzione che usa il calore e una che lo butta via, tra un territorio che potrebbe ricevere qualcosa e un territorio che deve solo subire, scelgono la seconda.

Scelgono la sete. Scelgono lo spreco. Scelgono il calore disperso. Scelgono il data center nel posto sbagliato, la pipeline nel posto sbagliato, l’acqua nel posto sbagliato, l’energia nel posto sbagliato.

E poi chiamano tutto questo “innovazione”.

No.

Questo ha un nome: malvagità.

Sono persone malvage. Non confuse. Non ingenue. Non vittime di un errore tecnico.

Malvage.

La malvagita' che percepivo nei transumanisti che ho incontrato, e che avevo identificato come “nazismo intrinseco”.


Il discorso della malvagità appartiene al discorso di prima.

Che cos’è?

Nel tempo ho sviluppato una congettura mia.

Sappiamo di certo quando l’abbiamo di fronte, perché ci fa inorridire. Un latino direbbe: horror. Ma non sapremmo dire esattamente di cosa sia fatta. E questo, a mio avviso, è legato al fatto che la malvagità non è qualcosa, ma è la mancanza di qualcosa.

Per questo non sappiamo dire cosa sia. Perché è qualcosa che manca.

Hannah Arendt, in Eichmann in Jerusalem: A Report on the Banality of Evil, parlava appunto della “banalità del male”: non il male come demone metafisico, non il cattivo con la risata da melodramma, ma il male amministrativo, ordinario, procedurale, quello che compila moduli e obbedisce a un flusso di lavoro.

Io penso che il male sia semplicemente vuoto. E siccome l’insieme vuoto appartiene a ogni possibile insieme, allora il male può stare ovunque. Banale, come diceva Arendt. Ma banale proprio perché vuoto.

Semplicemente vuoto.

E qui torna utile un’espressione antica: horror vacui. In filosofia naturale e nella fisica antica, il concetto viene associato alla tradizione aristotelica e alla formula, poi diventata proverbiale, secondo cui “la natura aborrisce il vuoto”. L’idea era che il vuoto non potesse davvero esistere, perché la natura tenderebbe sempre a riempirlo.

Poi l’espressione è passata anche nell’estetica. Mario Praz la usò per descrivere quella specie di terrore decorativo del vuoto, tipico di certi interni vittoriani: riempire ogni spazio, ogni parete, ogni superficie, come se lasciare un vuoto fosse già un cedimento morale.

E quindi, se la guardiamo dal punto di vista dell’osservatore, la nostra malvagità non è altro che un concetto parecchio alchimistico: horror vacui, l’orrore che la natura, e quindi anche noi, ha per il vuoto.

Noi lo sentiamo. Non perché vediamo qualcosa, ma perché manca qualcosa. Manca il limite. Manca la pietà. Manca la vergogna. Manca la capacità di vedere l’altro come parte del sistema, e non come materiale di scarto.

E allora il nostro orrore non è la reazione a una presenza mostruosa. È la reazione a un’assenza mostruosa.

È questo il vuoto, l' ASSENZA che chiamiamo male.


Un americano mi chiederebbe come mai queste persone malvage abbiano così tanto successo. Ed è spiegato proprio dal vuoto.

Avete mai riflettuto sul “distraction free”, quel pattern di design delle UI sul web?

È molto facile avere successo se non ci si lascia distrarre da alcune cose. Per esempio, dal fatto che stai assetando un posto. Che lo stai distruggendo. Che lì c’era della gente. Che nel ghetto di Varsavia quelle erano persone. Che nel tuo forno crematorio ci entravano anche i bambini.

È facile sganciare bombe e uccidere ventimila bambini a Gaza, se non ti lasci distrarre dal fatto che sono bambini, che piangono, che chiamano mamma mentre bruciano.

L’assenza aiuta. Aiuta anche la coscienza.

Tanti dicono di averla pulita, ma dimenticano che il modo più semplice per avere una coscienza pulita è tenerla chiusa nella scatola. Mai usata. Perfetta. Immacolata. Pulita.

Chi ha una coscienza, invece, sa di avere fatto dei casini. È umano, se ne rammarica, ci torna sopra, ci perde sonno. Diffidate molto di chi dice di avere una coscienza pulita, perché spesso quella pulizia non è virtù: è inutilizzo.

Ancora una volta, la mancanza di problemi di coscienza, la mancanza, è malvagia.

Ma rimane il punto: se non siete distratti da alcune cose, potete focalizzarvi ed essere efficienti. Ed ecco per quale motivo certe persone hanno più successo: sono più focalizzate perché non si lasciano distrarre dalla sofferenza altrui.

Non chiamateli “psicopatici”. Non dite che i manager di successo sono psicopatici.

Sono semplicemente “malvagi”.


Siamo umani. Siamo quindi vivi nello stesso universo e sottoposti alle stesse leggi fisiche. E l’universo, se proprio vogliamo personalizzarlo, si comporta come se avesse orrore del vuoto.

E questo deve riflettersi, in qualche modo, nel nostro rapporto con l’Universo. La sensazione che proviamo di fronte al “male” è semplicemente il modo in cui viviamo l’horror vacui. Il male non “esiste”.

Il male… “manca”.

E quando avevo iniziato a frequentare i transumanisti, era proprio questa mancanza ad avermi dato una sensazione di malvagio. Non diventeranno solo nazisti. Quello è soltanto un tipo di malvagio.

Diventeranno ogni tipo di malvagio possibile.

Un parlamento di malvagi, appunto.

E non perché la tecnologia sia inerentemente malvagia.

Perché è finita nelle loro mani.

Uriel Fanelli


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Uriel Fanelli


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L'intelligenza artificiale sta rovinando le nostre competenze? I primi risultati sono arrivati ​​e non sono incoraggianti.

Gli studi dimostrano che la dipendenza dagli strumenti di #IntelligenzaArtificiale compromette le capacità di medici e ingegneri informatici.

nature.com/articles/d41586-026…

@aitech

in reply to informapirata ⁂

Ehi, io sono ingegnere informatico, ma la mia AI mi ha detto che le mie capacità sono ancora al top!

Ah... ok... 🤣😅😂

Devo usare 'sti strumenti di merda al lavoro, ma almeno mi prendo le mie piccole rivincite: dato che i "documenti" che produce solo file Markdown (poi trasformati in PDF sennò la gente normale non capisce), uso shields.io per aggiungere un badge "contains AI slop" all'inizio di ogni documento che mi fanno fare cogli LLM. 😇
@aitech

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in reply to informapirata ⁂

@AAMfP la mia maggior paura è, più che il peggioramento, l'appiattimento. Cioè che trovi persone capaci di fare, ma non escono da determinati standard. Per cui sanno produrti qualcosa di basilare, di tipico, ma se gli chiedi una situazione più specifica (settore medico, geologico, archeologico) addio

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in reply to Elena Brescacin

@elettrona
c'è anche la questione esperienza: i lavori basilari li fa un llm e non più uno stagista, lo stagista non può fare esperienza, quando lo specialista di oggi andrà in pensione non ci sarà uno specialista per rimpiazzarlo.
e a quel punto non ci sarà nemmeno modo di rimediare.

alcuni settori potrebbero non avere questo problema, ma in alcuni campi la gavetta è necessaria e lo studio non la può rimpiazzare.

...ma se non c'è più nessuno con esperienza...

@informapirata @aitech @AAMfP

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in reply to Ingordi Channel

@Ingordi_Channel @pgo @AAMfP se anche la formazione è lasciata a sé stessa... Io sono la prima a dire che si fanno (anche a livello aziendale) un sacco di corsi, pure obbligatori, ma poca formazione. Anche su temi delicati. Teoria che viene fornita in moduli digitali senza confronto, qualche quiz dove puoi anche imbrogliare, certificati senza alcuna verifica. Anche su temi essenziali come la sicurezza sul lavoro. Dove vogliamo andare così? La formazione dovrebbe essere attiva, non passiva.

Intelligenza Artificiale reshared this.

in reply to informapirata ⁂

C'è una questione ulteriore di cui si parla ancora troppo poco. Il punto è secondo me che l'intelligenza artificiale sta anche rovinando il gusto e la spettative medie.

Mi spiego meglio: A forza di vedere immagini prodotte con l'intelligenza artificiale, o ascoltare musica fatta con l'intelligenza artificiale o leggere testi interi, libri magari fatti con l'intelligenza artificiale, le persone si stanno abituando a pensare che quello che possono aspettarsi è quello, e quindi che uno scrittore e un fotografo musicista devono fare di più, altrimenti fa to vale usare l'IA.

Siccome mediamente il gusto in questi campi era già basso da prima, questo eliminerà di fatto molti professionisti che verranno ritenuti inutili perché non si riesce più a capire la differenza di valore tra i lavori prodotti dagli umani e quelli scopiazzati dalle IA.

In poche parole, perché devo assumenre uno svilippatore, se c'è l'IA? Perché mi devo sbattere a imparare programmazione se tanto la fa l'IA?

Poi, l'IA lavora coi piedi ma l'uomo medio non ha la competenza ler capirlo, però è CONVINTO del contrario. È convinto che la foto dell'IA, il codice dell'Ia, ecc, vadano bene.

E così è tutto un fiorire di lavori mediocri fatti con l'IA, che stanno ridefinendo il livello (verso il basso) un po' di tutto.

Che ne pensate?

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in reply to ilsimoneviaggiatore

@ilsimoneviaggiatore Concordo: a forza di vedere contenuti generati dall’IA, la gente si abitua alla mediocrità e non distingue più la qualità e l'autenticità. È come usare sempre la calcolatrice: smetti di saper fare i conti a mano e non riconosci nemmeno quando un risultato è sbagliato perchè hai digitato un numero errato.
Cosi con l’IA succede lo stesso: perdiamo la capacità di riconoscere la qualità, e il lavoro umano sembra “inutile”, anche quando è migliore.

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in reply to ilsimoneviaggiatore

Sulla musica non mi preoccuperei così tanto.
Ad ora la musica dell'IA mi sembra solo spazzatura, certo alla gente piace perché alla maggiorparte piace ascoltare spazzatura, ma dubito che possa partorire niente di interessante ne che sia una minaccia dato che i musicisti sono già abituati a fare la fame.
E comunque anche se dovessi sbagliarmi, sono pronto ad ascoltare solo musica fino al 2020, ce ne è già abbastanza.
youtu.be/QD3z6jrtjW0 :°)

Il grosso problema è che la sbobba ce la forzano spesso senza dichiararla, pensa che flop farebbero se fossero costretti a dichiararlo sempre

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RRF Caserta Ucraina Droni su strutture petrolifere russe. Russia intensifica attacchi 20 06 26


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RRF Caserta Ucraina Droni su strutture petrolifere russe. Russia intensifica attacchi 20 06 26 radioritornofuturo.podbean.com…
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Junior Eurovision 2026, la Francia sarà in gara con Alec Burette


Junior Eurovision 2026, la Francia sarà in gara con Alec Burette

eurofestivalnews.com/2026/06/2…

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Ben Howard – Noonday Dream (2018)


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Ben Howard è un caso più unico che raro nel panorama folk inglese. Chitarrista dotato di una tecnica sopraffina capace di raggiungere un successo improvviso e inaspettato con una manciata di EP e due album (“Every Kingdom” e “I Forget Where We Were”) che sono riusciti a mettere d’accordo pubblico e critica... Leggi e ascolta...


Ben Howard – Noonday Dream (2018)


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Ben Howard è un caso più unico che raro nel panorama folk inglese. Chitarrista dotato di una tecnica sopraffina capace di raggiungere un successo improvviso e inaspettato con una manciata di EP e due album (“Every Kingdom” e “I Forget Where We Were”) che sono riusciti a mettere d’accordo pubblico e critica, scalando a sorpresa le classifiche britanniche tra una nomination (al Mercury Prize) e un premio anzi due (i Brit Awards vinti nel 2013). Fatta la storia, Ben Howard avrebbe potuto dormire sonni tranquilli. Invece ha scelto di non accontentarsi... artesuono.blogspot.com/2018/06…


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RRF Caserta Almanacco del 20 giugno


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Cecilia Strada
Oh-oh, la destra italiana si è presa la briga di scatenare i troll e i profili finti a loro disposizione per darmi della bugiarda e dire che "non è vero, non si deporteranno i bambini, solo i delinquenti!".

Se hanno bisogno di investire tutte queste energie per negare la realtà significa, forse, che è un punto debole anche per i loro elettori: eh, già, deportare i bambini non è per niente da "madri cristiane"!

Allora, visto che mi si chiede di "stare zitta", lo ripeto.

Vogliono far credere che il regolamento rimpatri riguarderà "i delinquenti", ma non è vero: riguarderà potenzialmente CHIUNQUE.

Persone incensurate, che non hanno mai commesso crimini, che magari erano anche arrivate qui in modo regolare, e che poi hanno perso il permesso di soggiorno (per esempio, perché hanno perso il lavoro).

Riguarderà anche le loro famiglie, le donne e i bambini. Donne e BAMBINI.

Potranno essere DETENUTI fino a due anni e mezzo prima di essere espulsi. È brutto sentirsi dire che volete detenere per anni incensurati e famiglie con bambini? Eh lo so, è molto poco cristiano, ma è esattamente quello che avete voluto e votato!

E non sono neanche "rimpatri": rimpatrio e quando rimandi qualcuno nel suo Paese d'origine, ma con le nuove leggi potranno essere mandati contro la loro volontà in qualunque Paese. Non rimpatri, quindi, ma deportazioni.

Anche il relatore (del gruppo politico di Meloni) ha lavorato sul testo le ha chiamate deportazioni; poteva dire "returns", ha scelto "deportations".

La storia va raccontata tutta. Ditelo, ai vostri elettori, che non riguarda solo i criminali ma anche gli innocenti, le famiglie e i bambini. Di che cosa avete paura?

E buona Giornata dei Rifugiati.

#worldrefugeeday
#ceciliastrada

@news

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Giada 1.5.0 Leshy: il nuovo motore di timing tick-based per la produzione musicale live

@GNU/Linux Italia

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Giada 1.5.0 Leshy introduce un motore audio tick-based, gestione scene avanzata, monitoraggio CPU e miglioramenti MIDI per DJ e musicisti elettronici.
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KDE Plasma 6.8 migliora monitor, interfaccia e produttività

@GNU/Linux Italia

linuxeasy.org/kde-plasma-6-8-m…

KDE Plasma 6.8 migliora la gestione dei monitor, il selettore colori e l'interfaccia con novità pensate per produttività e semplicità d'uso.
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Il delitto nell’era delle piattaforme. Il successo del true crime secondo Boccia Artieri


L'articolo è pubblicato da #Formiche
cc @culture
formiche.net/2026/06/delitto-e…
C’è qualcosa di profondamente rivelatore nell’esplosione dell’interesse per il true crime, qualcosa che va oltre il fascino per il delitto, il voyeurismo o la suspense investigativa e

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OpenBubbles porta Apple iMessage e FaceTime su Android e Linux

@GNU/Linux Italia

linuxeasy.org/openbubbles-appl…

OpenBubbles porta iMessage e FaceTime su Android e altri dispositivi, con funzioni avanzate e supporto ai gruppi Apple.
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Riflessioni tossiche sul Fediverso.

Quinta puntata.


Ci fu un momento in cui, qui nel Fediverso, gli argomenti principali di conversazione erano gli Alt Text e la buona abitudine di aggiungerli sempre alle immagini che si pubblicavano.

Parecchi anni prima ci fu un altro momento in cui ero solito inserire nell'HTML dei siti descrizioni che da alcuni browser venivano visualizzate sotto forma di piccole etichette gialle quando il puntatore passava sulle immagini. Le chiamavo "bandierine" ed ero stupito che non funzionassero con tutti i browser.

Quando qui si cominciò a insistere sulla necessità d'inserire sempre gli Alt Text nei post del Fediverso, mi sembrò di rivedere le vecchie amiche bandierine e fui felicissimo di riprendere quell'antico rapporto agrodolce.

Venni anche a sapere dell'esistenza di un bot che, grazie all'intelligenza artificiale, generava in automatico le descrizioni utili a chi, per i motivi più vari, fosse impossibilitato a vedere le immagini. Lo testai per qualche giorno, poi mi resi conto che ovviamente non poteva che generare descrizioni pedanti e completamente inutili. Meglio scrivere io descrizioni che, per quanto sommarie e sbrigative, spiegassero ciò che nelle immagini era significativo per il contesto in cui le avevo pubblicate.

In seguito, affinché non venissero aggiunte descrizioni insopportabilmente inutili come risposta alle poche immagini che pubblicavo, e per non perdere tempo a leggerne sotto alle illustrazioni pubblicate dagli altri, bloccai quel bot e mi dimenticai della sua esistenza.

§

Pochi giorni fa mi sono accorto per caso che alcuni tra gli account che per fortuna non seguo sono troppo pigri per scrivere gli Alt Text ma sono ancora agganciati automaticamente a quel bot IA che descrive ogni immagine (utile o inutile) pubblichino a corredo dei loro sproloqui. Leggere quelle descrizioni automatiche è sempre inutile perché non dicono nulla riguardo a che cosa dell'immagine sia davvero significativo.

Il mio invito tossico di oggi è dunque questo: descrivete tramite Alt Text le vostre immagini, scrivete sinteticamente ciò che di quelle immagini ritenete significativo, senza affidarvi alla pedante intelligenza artificiale; e, se ancora seguite account così pigri da non scrivere di persona gli AltText ma da affidarli a un bot pedante, smettetela.

§

Come sempre concludo con gli hashtag che voglio appiccicare a questo post: #riflessionitossiche, #Fediverso, #AltText e #IntelligenzaArtificiale. E cito la comunità @fediverso perché è moderata dallo stesso admin dell'istanza in cui mi trovo.

Arrivederci alla prossima Riflessione Tossica.

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OpenBubbles porta Apple iMessage e FaceTime su Android e Linux

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Trova qualcuno che ti guardi come il Garante guarda i data broker.


@Privacy Pride
Il post completo di Christian Bernieri è sul suo blog: garantepiracy.it/blog/lusha/
Questo è amore, in una delle sue svariate forme! Non c'è altra spiegazione. Le api amano il bello, lo sanno riconoscere ovunque. Un'ape, davanti ad un fetente letamaio, ignorerà ogni cosa e vedrà subito quel minuscolo fiorellino appena spuntato dalla

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Alla scoperta della cucina indonesiana attraverso i suoi ristoranti.


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Cosa ti ha fatto più impressionare con i tuoi giorni di scuola, specialmente durante il liceo?

Sono il primo, è stato il momento in cui io e gli altri miei tre amici abbiamo saltato la classe di matematica.

È stato un momento che mi ha sempre innervosito.

#cucinaindonesiana #ristorante
@Cucina e ricette
blog.giallozafferano.it/lacuci…

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Dal cervello al movimento: il chip con IA che aiuta i malati di Parkinson a camminare

@scienza

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Un telescopio sudafricano rileva un segnale da record proveniente dall'universo primordiale

@astronomia @astronomia@feddit.it @astronomia@diggita.com

Astronomi che utilizzano il radiotelescopio MeerKAT in Sudafrica hanno scoperto il megamaser dell'idrossile più distante mai rilevato, aprendo una nuova frontiera per la radioastronomia. Un megamaser dell'idrossile è un laser spaziale naturale, e questo si trova in una galassia in violenta fusione a più di 8 miliardi di anni luce di distanza.

umbertogaetani.substack.com/p/…

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Furia del vento nemico. Temporale abbatte uno storico mulino. Come funzionavano davvero queste strutture. Dove, in Italia? Cosa producevano al di là delle farine?

@culture

Un violento temporale ha colpito nelle scorse ore le Fiandre belghe, provocando la caduta di uno dei più noti mulini storici della regione. A darne notizia sono stati i gestori dell’Heimolen di Keerbergen, che hanno espresso il proprio

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Dalla frequenza alla forma, come i pinguini associano suoni e dimensioni

@scienza

blitzquotidiano.it/scienza-e-t…

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Sotto la sabbia guardate cosa c’è. La scoperta

@culture

Il Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano ha annunciato ora il ritrovamento di due tombe dell’epoca arcaica nella necropoli di Gebel el-Tayr, presso Minya, in Medio Egitto. Il rinvenimento assume particolare interesse perché documenta soluzioni costruttive che potrebbero collocarsi tra le esperienze architettoniche precedenti alla comparsa

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RSS Feed l’estensione GNOME Shell che porta le notizie direttamente nel pannello di sistema

@GNU/Linux Italia

linuxeasy.org/rss-feed-estensi…

RSS Feed è un’estensione GNOME Shell che porta feed RSS, Atom e RDF direttamente nel pannello di sistema con notifiche e gestione avanzata.
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Il padrone e i servi: lezione “erga omnes”


@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2026/06/il-padr…
I padroni e i servi. Gli imperatori e i sudditi. Un servo o un suddito lo tratti come ti pare, tanto ha più volte fortemente dichiarato che da te dipende anima e cuore, pane e gas. Quindi, se si permette qualunque disobbedienza o semplice distanza, va

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Il caffè a ultrasuoni: è pronto in tre minuti, non ha bisogno dell’acqua e consente di risparmiare il 75% di energia

@scienza

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Oceano senza confini: il lungo viaggio di 14 mila chilometri della balena gibbosa tra Australia e Brasile

@scienza

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Uccidere meglio e di più con la AI… sbagliata?.il post di @lastknight

L’allineamento etico di una macchina non è una questione di reputazione, ma di sicurezza fisica, e lo abbiamo capito solo dopo aver consegnato il grilletto al modello sbagliato.

mgpf.it/2026/06/20/grok-maven.…

@aitech

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Audacity 4 Beta 2: Nuove Funzionalità e Ottimizzazioni

@GNU/Linux Italia

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Audacity 4 Beta 2 introduce editing spettrale, nuove buste di guadagno e supporto LV2 nativo per Linux, ottimizzando il flusso di lavoro creativo
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E'

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L'Ucraina apre ai suoi partner l'accesso alle tecnologie militari russe attraverso la piattaforma TrophyLab. Il nuovo portale consente l'accesso alle analisi tecniche delle armi nemiche sequestrate, accelerando lo sviluppo di contromisure e la collaborazione internazionale

@Notizie dall'Italia e dal mondo

L'Ucraina lancia TrophyLab, una piattaforma ad accesso aperto per le tecnologie belliche russe, destinata ai partner di tutto il mondo, con l'obiettivo di potenziare le capacità di difesa e accelerare le contromisure.

Secondo quanto affermato dal ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, la piattaforma Telegram fornirà agli utenti verificati l'accesso a informazioni sulle moderne armi russe e ai relativi dati.

Perché è una novità: di solito queste informazioni non venivano mai condivise con questo livello di dettaglio

ukrinform.ua/rubric-ato/413555…

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Qual è secondo te la figura più sottovalutata dell’astronautica? Sono inclusi progettisti, scienziati e astronauti.

@astronomia

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La faglia di Sant'Andrea ai livelli di stress più alti degli ultimi mille anni

@scienza

Lo indicano alcune simulazioni, utili per valutare il rischio sismico

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Le persone tendono a camminare in senso antiorario

@scienza

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