Da Valigia Blu.
Il ritorno della Russia alla Biennale di Venezia e l’ennesima figuraccia internazionale dell’Italia
Di Matteo Pascoletti.
La riapertura del padiglione russo alla Biennale di Venezia, per la prima volta dall’invasione su larga scala dell’Ucraina, è diventata in pochi giorni un caso politico internazionale.Data l’ufficialità della presenza garantita a una rappresentanza del paese, ha preso posizione la Commissione Europea, vanificando i giochini sulla “libertà di espressione” condotti a distanza di sicurezza da cimiteri e fosse comuni. La vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen e il commissario alla Cultura Glenn Micallef hanno condannato “la decisione della Fondazione Biennale di consentire alla Russia di riaprire il proprio padiglione nazionale”, minacciando di togliere i fondi.
Come se non bastasse, una lettera firmata da ministri della Cultura e degli Esteri di 22 paesi europei ha definito “inaccettabile” la partecipazione della Federazione Russa nelle attuali circostanze, ricordando i danni inferti alla cultura ucraina e il rischio che il padiglione diventi uno strumento di legittimazione internazionale.
Una terza lettera è stata promossa dal padiglione estone alla Biennale in collaborazione con quello lettone, lituano e finlandese. Lì si ricorda che “a differenza di un’ambasciata”, il padiglione russo non gode di immunità diplomatica”, e che la Biennale, insieme al governo italiano, ha l’autorità per impedire alla Russia di partecipare.
Non si è certo fatta attendere la posizione dell'Ucraina. “La Biennale di Venezia è una delle piattaforme artistiche più autorevoli al mondo”, ha dichiarato il ministro degli Esteri, Andrii Sybiha, “e non deve diventare un palcoscenico per nascondere i crimini di guerra che la Russia commette quotidianamente contro il popolo ucraino e il nostro patrimonio culturale”. Secondo i dati forniti dal ministero, dall’inizio della guerra la Russia ha ucciso 346 artisti ucraini e 132 persone tra giornalisti e operatori. A questi numeri si aggiungono i luoghi d’arte distrutti o danneggiati.
Nel 2022 furono proprio l’artista Kirill Savchenkov, Alexandra Sukhareva e il curatore Raimundas Malašauskas a ritirarsi dal padiglione russo e a dimettersi, scrivendo che “non c’è posto per l’arte” mentre i civili muoiono sotto i missili, gli ucraini si nascondono nei rifugi e i manifestanti russi vengono messi a tacere. Là dove c’è ancora possibilità di scegliere, la scelta è un atto politico poiché investe una comunità più ampia dei cerimoniali del potere. A questi artisti si chiede oggi di tornare a Venezia e curare uno spazio davanti a chi, una volta finita la Biennale, potrebbe arrestarli. Oppure perseguitare i parenti mentre è ancora in svolgimento.
Alla Berlinale, all’inizio del festival Wim Wenders ha detto che il cinema dovrebbe stare fuori dalla politica, salvo poi presiedere una manifestazione in cui il conflitto su Gaza, le accuse di censura e i discorsi dal palco hanno mostrato esattamente il contrario. L’arte non può essere tenuta fuori dalla politica con una formula rituale, soprattutto quando le istituzioni decidono quali conflitti sono dicibili e quali devono essere neutralizzati.
Quando si parla di “dialogo” cancellando asimmetrie, responsabilità e propaganda, il risultato è la riduzione di eventi e manifestazioni a vetrine. E nelle vetrine, per definizione, ci stanno i manichini.
L'articolo completo si può leggere qui: valigiablu.it/biennale-venezia….
#BiennalediVenezia #pensierocritico #arteepolitica @politica
parappappero
in reply to informapirata ⁂ • • •reshared this
Politica interna, europea e internazionale e informapirata ⁂ reshared this.
informapirata ⁂
in reply to parappappero • • •@parapiglia del resto un ministro della guerra è un guerriero, un attaccante, uno con la maglia n. 9! mica un difensore (nel senso di terzino destro, che è sempre il più scarso della squadra 😂 )
@politica
Politica interna, europea e internazionale reshared this.
ricci
in reply to informapirata ⁂ • • •informapirata ⁂
in reply to ricci • • •@ricci 😂