Etiopia, mancanza di aiuti adeguati agli sfollati interni (IDP) in Tigray


Sono passati ormai più di 3 mesi dalla firma dell’accordo di cessazione ostilità siglato a Pretoria il 3 novembre 2022 tra governo etiope e rappresentanti del TPLF – Tigray People’s Liberation Front. Guerra genocida iniziata il 3 novembre 2020, nel silenz

Sono passati ormai più di 3 mesi dalla firma dell’accordo di cessazione ostilità siglato a Pretoria il 3 novembre 2022 tra governo etiope e rappresentanti del TPLF – Tigray People’s Liberation Front. Guerra genocida iniziata il 3 novembre 2020, nel silenzio del mondo che ignorerà la tragedia.

L’accordo ha prodotto una tregua per quanto riguarda un cessate il fuoco militare da parte di tutte le forze coinvolte nella guerra genocida definita una tra le più atroci dell’ ultimo secolo.

Le stime prodotte dal Professor Jan Nyssen e dal suo team di ricerca dell’ Università di Gand, parlano di 600.000 vittime tra i civili, dirette per massacri, bombardamenti ed indirette per blocco all’accesso umanitario, mancanza di cibo, medicinali e supporto medico.

Lo “scoop” sul numero di vittime prodotte dalla guerra genocida in Tigray per alcuni media mainstream in Italia arriva solo nei primi mesi del 2023.

Il professor Nyssen però con il suo team avevano già prodotto delle stime nel marzo 2022, stime riportate su Focus On Africa.

Sono 13 milioni invece le persone stimate dall’ ONU dipendenti dal supporto umanitario nel nord Etiopia, Tigray, Afar e regione Amhara.

L’accesso umanitario è stato bloccato “de facto” per scelte politiche in Tigray.

Oggi a viverne le atroci conseguenze sono i superstiti, le persone.

L’accordo di Pretoria ha prodotto una tregua che fortunatamente ha sbloccato parte dell’accesso alla consegna di materiale, cibo e medicinali. Si sono riattivate in alcune zone le linee telefoniche e internet, ma ci sono ancora grossi problemi nelle comunicazioni di molte aree: più di 6 milioni di persone in Tigray hanno vissuto 2 anni di guerra isolati dal mondo senza telefoni, elettricità e servizi di base bloccati. I conti correnti bloccati sono stati riattivati, ma ci sono segnalazione di ancora grossi disagi per il ritiro di contanti.

Nonostante l’accordo indichi esplicitamente che le “forze esterne” devono ritirarsi, come le forze Amhara che sono presenti nel Tigray occidentale, le truppe eritree, nonostante un parziale ritiro, stanno ancora occupando altre aree regionali.

Si sono rese protagoniste anche dopo la stipula dell’accordo di aver perpetrato abusi, violenze e crimini sulle persone di etnia tigrina. Ad Irob, woreda [distretto] del Tigray orientale, recentemente sono state denunciate per aver bloccato l’accesso ad un comparto umanitario. Le persone in Irob infatti sono tutto’ oggi sotto assedio degli eritrei. Irob è una delle due minoranze etniche più piccole tra l’ottantina di gruppi presenti in Etiopia.

Pochi giorni prima dell’accordo di cessazione ostilità per il Tigray, i soldati della vicina Eritrea lo scorso autunno hanno massacrato più di 300 abitanti del villaggio nel corso di una settimana, secondo testimoni e parenti delle vittime, riporta l’1 marzo il Washington Post in un suo articolo di approfondimento.

Zalambessa, luogo di confine tra Etiopia ed Eritrea, se già nell’agosto 2013 riportava ancora segni della guerra del 1998/2000 ma vissuta e con residenti, oggi, dopo i 2 anni di guerra genocida risulta svuotata, distrutta e deserta. Una città fantasma.

La comunità Irob rischia di soccombere.

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A pagare le conseguenze delle guerre non sono i governanti, i politici, ma sempre e solo la povera gente, i civili, le persone.


In questo caso gli sfollati interni in Tigray hanno denunciato che, nonostante l’accordo di Pretoria, gli IDP nella regione, compresi coloro che si sono rifugiati nelle capitale Mekelle, non hanno ricevuto aiuti umanitari adeguati.

Il 2 febbraio UNOCHA ha affermato che:

“Più di 4,5 milioni di persone o l’83% del totale di 5,4 milioni di persone bisognose di aiuti nella regione sono state assistite con cibo al 18 gennaio in due turni di distribuzione”, afferma il rapporto, aggiungendo che “più di 162.000 di quelli assistiti erano sfollati.”

Tuttavia gli sfollati presenti a Mekelle, la capitale tigrina, affermano che da 3 mesi non hanno ricevuto alcun aiuto.

Addis Standard riporta la testimonianza ricevuta da Solomon Kiros, 47 anni, che insieme ai suoi otto membri della famiglia, è stato sfollato dalla zona est, Adigoshu e ora si è rifugiato a Mekelle, campo di fortuna di Seba Kare.

Solomon ha dichiarato che:

“Non abbiamo rifugi adeguati, né abbiamo gli utensili necessari; siamo davvero in una brutta situazione. La maggior parte degli sfollati non vuole dipendere dagli aiuti umanitari, piuttosto vuole aiutarsi economicamente e assicurarsi il proprio cibo se devono essere riportati nei propri villaggi. In linea con l’ accordo di pace, il governo deve riportarci nelle nostre case perché finiscano le sofferenze”.

Samuel Teklehaimanot è un altro IDP fuggito dalla guerra da Kafta Humera a Mekelle insieme ai suoi sette membri della famiglia il 10 novembre 2020. Quel territorio si trova nel Tigray occidentale, rivendicato dalle governo regionale Amhara come giuridicamente e storicamente sotto il loro controllo. Il Tigray occidentale è stato scenario di pulizia etnica da parte delle forze e milizie amhara nei confronti dei residenti tigrini. Oggi le tensioni e la rivendicazione di quel territorio è parte dell’accordo di tregua e non ancora risolto.

Samuel attualmente è ospitato nella scuola elementare di Adi-Hawsi.

Samuel ha dichiarato che lui e la sua famiglia insieme ad altri sfollati non hanno ricevuto gli aiuti in tempo.

“Questo è il terzo mese di attesa per gli aiuti umanitari”

Aggiungendo

“Anche se abbiamo segnalato i nostri reclami al Distretto e alle autorità del Tigray, fino ad ora non c’è nulla di nuovo, dicono sempre che ci daranno presto”

Solomon Tsegay (PhD), vicedirettore degli sfollati interni di Mekelle, ha confermato che gli IDP – Internally Displaced Person, non hanno ricevuto alcun aiuto negli ultimi tre mesi tranne che nel primo turno.

“Sulla base delle lezioni che avevamo tratto dal primo round, abbiamo compilato correttamente i dati degli sfollati interni e li abbiamo inviati al Programma alimentare mondiale (WFP), ma i funzionari del WFP stanno invece utilizzando i dati raccolti da loro stessi con il metodo di tracciamento dei dati (DTM ),”

Sottolineando:

“Ci sono 184.000 nuovi sfollati solo a Mekelle, ma le agenzie umanitarie ci hanno fornito aiuti solo per 139.850 persone. Ci sono 44.150 persone che sono fuori dalle quote che ci vengono fornite.”

Già a gennaio 2023 avevamo segnalato le gravi problematiche di sopravvivenza degli IDP in Tigray:

Etiopia, 54.000 sfollati ad Abiy Addi senza cibo, medicinali e altre zone del Tigray senza aiuti

Secondo i dati del centro per sfollati di Mekelle, attualmente ci sono 300.000 sfollati solo a Mekelle.


Credit foto: Bambini all’interno del campo per sfollati di Abiy Addi. Foto: Fornita ad Addis Standard da fonti sul campo


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Etiopia, rimandata a tempo indeterminato visita in Tigray del Segretario delle Nazioni Unite Guterres


La visita in Tigray del Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, che avrebbe dovuto svolgersi lunedì prossimo, 20 febbraio 2023, è stata sospesa a tempo indeterminato per ragioni sconosciute: questo quanto dichiarato da Tigrai Television

La visita in Tigray del Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, che avrebbe dovuto svolgersi lunedì prossimo, 20 febbraio 2023, è stata sospesa a tempo indeterminato per ragioni sconosciute: questo quanto dichiarato da Tigrai Television che riporta la notizia di una sua fonte.

Antonio Guterres si era recato precedentemente in Etiopia per presenziare all’ IGF – Internet Governance Forum dove si era incontrato anche con il Premier Abiy Ahmed Ali. Il Segretario dell’ONU in quel contesto ha ribadito il suo pieno sostegno all’attuazione dell’accordo di cessazione delle ostilità (COHA) e alla dichiarazione sulle modalità per la sua attuazione, che è stata mediata dall’Unione Africana.

Il Segretario ONU, nella sua seconda visita in Etiopia dalla firma dell’accordo di pace avvenuta a Pretoria il 3 novembre, si trova ora nella capitale dell’Etiopia, Addis Abeba, per partecipare al vertice dell’Unione Africana.

Sarebbe poi dovuto volare in Tigrai, a Mekelle, per esaminare le distruzioni causate dalla guerra di due anni e la situazione umanitaria sul terreno. Come riporta Tigrai TV, si sarebbe dovuto spostare in seguito nelle regioni confinanti, Amhara e Afar, anch’esse territori con la sua gente che hanno subìto le atrocità del conflitto. La causa dell’annullamento non è nota.

La guerra è iniziata il 3 novembre 2020 in Tigray ed è stata combattuta nel totale isolamento territoriale regionale e in un blackout elettrico e delle comunicazioni (telefono, internet) tagliando via dal resto del mondo lo stato regionale etiope. Il blackout comunicativo è stato il più lungo della storia, la guerra genocida è stata dichiarata una delle più atroci del XIX secolo con una stima di più di 600.000 vittime. Tutte le forze sul campo, i membri del TPLF – Tigray People’s Liberation Front con il TDF – Tigray Defence Forces e l’esercito federale con gli alleati, forze speciali regionali amhara, milizia Fano e l’esercito invasore eritreo sono state denunciate responsabili di crimini. Il governo etiope è stato accusato di aver creato un blocco “de facto” all’accesso umanitario. Le truppe eritree non sono state mai ufficialmente “invitate” alla guerra dal governo etiope, ma si sono macchiate di crimini sistematici sui civili in Tigray, cosa che recentemente il leader eritreo Isaias Afwerki ha negato pubblicamente.


Foto: Il segretario generale António Guterres delle Nazioni Unite, a sinistra, stringe la mano al primo ministro etiope Abiy Ahmed ad Addis Abeba nel 2019. Credit: EPA, via Shutterstock


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Etiopia, l’accordo di tregua non ferma violenze e abusi dei soldati eritrei in Tigray


Etiopia, venerdì 10 febbraio il comitato congiunto di monitoraggio per l’attuazione dell’accordo sulla cessazione ostilità (COH) ha tenuto una riunione presso l’Unione Africana nella sede di Addis Abeba. Il comitato si è espresso positivo per i progressi

Etiopia, venerdì 10 febbraio il comitato congiunto di monitoraggio per l’attuazione dell’accordo sulla cessazione ostilità (COH) ha tenuto una riunione presso l’Unione Africana nella sede di Addis Abeba.

Il comitato si è espresso positivo per i progressi compiuti dalle parti, rappresentanti del governo etiope e dello stato regionale del Tigray per rispettare l’accordo di Pretoria.

Tuttavia ha espresso perplessità e fatto appello per la riapertura delle scuole i Tigray (tra emergenza COVID19 e guerra genocida i ragazzi ed i bambini sono 3 anni ormai che non hanno avuto la possibilità di frequentare le lezioni). Ha esortato anche per la riapertura delle strade per garantire un accesso senza ostacoli per il trasporto e la consegna di materiale umanitario e merci.

Sabato 11 febbraio l’UNOCHA ha riferito che 613.000 persone nel Tigray hanno ricevuto cibo durante l’ultimo ciclo di distribuzione, pari all’11% della popolazione presa come target. Per Afar e Amhara, è rispettivamente l’89% e il 61% della popolazione bisognosa di supporto.

Ethiopia Food Cluster ha sottolineato nel suo report che i residenti delle zone del Tigray orientale, dovrebbero sconfinare nelle aree limitrofe per poter accedere e recuperare il materiale umanitario:

“L’accesso umanitario nella regione, in particolare nelle aree di confine, nelle aree lontane dalle strade principali e nei luoghi che richiedono spostamenti transfrontalieri, continua a rappresentare una sfida per la risposta alimentare. A causa dei vincoli di accesso che hanno ostacolato la spedizione di cibo, alcune comunità (sia ospiti che sfollati) della città di Zala Anbesa, Aheferom, Emba Sieneti, Erob e Gulo Mekeda woreda hanno ricevuto le loro razioni alimentari nelle vicine woreda, tra cui Bizet, Adigrat e Hawzen.“

Il Comitato ha invitato l’Unione Africana ad “intensificare il proprio sostegno al disarmo [delle forze del Tigray n.d.r.], alla smobilitazione e al reinserimento” come da linee guida dell’accordo di tregua.

Lunedì 13 febbraio il Dott. Hagos Godefay ha dichiarato che il Comitato per l’istituzione del governo ad interim del Tigray presieduto dal generale Tadesse Woreda ha tenuto la mattina dello stesso giorno discussioni preliminari con i leader dei partiti politici del Tigray sulla formazione del governo ad interim del Tigray.

Giovedì 16 febbraio Tigrai TV segnala che:

“La morte di madri e bambini ad Axum è aumentata anche dopo l’accordo di pace, Saint Merry Hospital”

Lo stesso giorno arriva la notizia condivisa da Addis Standard che i funzionari della regione del Tigray hanno annunciato un piano per istituire un’amministrazione regionale ad interim (IRA) “inclusiva, democratica e trasparente” entro un breve periodo di tempo come pattuito nell’accordo di tregua firmato tra il governo federale e le autorità del Tigray a Pretoria il 3 novembre 2022.

Tedesse ha affermato:

“Sotto ogni aspetto, il processo per l’istituzione dell’IRA sarà democratico, inclusivo e trasparente. Membri dell’esercito, dei partiti politici e degli studiosi saranno coinvolti in questo processo.”

Prima dell’avvio del governo ad interim, gli studiosi del Tigray si confronteranno su come dovrebbe essere istituito nei prossimi giorni e prima che il comitato annunci l’istituzione dell’IRA in meno di una settimana.

Muluwork Kidanemariam, uno dei nove membri del comitato, che era a capo della commissione elettorale del Tigray durante le elezioni regionali del 2020, da parte sua ha ribadito quanto affermato dal tenente generale Tadesse. Ha aggiunto che lo scopo dell’istituzione dell’amministrazione ad interim era risolvere i gravi problemi che la regione sta attualmente affrontando.

Gatechew Reda, rappresentante del Tigray, l’aveva anticipato con le sue dichiarazioni, venerdì 3 febbraio durante le discussioni con il Primo Ministro Abiy Ahmed Ali:

“è in corso una transizione che mira a risolvere le questioni politiche relative all’accordo [di cessazione ostilità] e che tiene conto delle esigenze politiche del popolo del Tigray. Sarà condotta in modo che affronti e risolva in maniera particolare una volta per tutte le questioni che hanno portato alla guerra e in un modo che soddisfi le aspirazioni del popolo tigrino.”

Secondo l’accordo un altro punto fondamentale era l’accesso ed il supporto umanitario incondizionato e non vincolato o bloccato. Cosa che in alcune aree dello stato regionale tigrino non è stato rispettato causa l’occupazione ancora costante di “forze esterne”, le truppe dell’Eritrea, che se in parte si sono mobilitate per ritirarsi, molte altre unità si sono solo trasferite e decentralizzate in zone periferiche delle grandi città.

Le truppe eritree ancora protagoniste di violenze ed abusi


Nella metà di febbraio 2023, 3 mesi e mezzo dopo la firma dell’accordo di Pretoria, continuano ad arrivare segnalazioni di abusi, violenze e repressione da parte dei soldati eritrei sui civili etiopi di etnia tigrina.

Infatti la BBC porta alla luce la testimonianza di una donna che durante il giorno in cui i rappresentanti federali e regionali si stringevano le mani per l’accordo di cessazione ostilità, nel Tigray nord orientale Letay ha trascorso la notte nascosta sotto un ponte con colpi di mortaio che cadevano ed esplodevano tutt’intorno a lei. Era sola ed era appena sopravvissuta allo stupro di un soldato eritreo.

“Dopo che è successo, sono rimasta incosciente per molto tempo prima di riprendere i sensi. Ho dovuto nascondermi finché non se ne sono andati.”

Secondo i dati del Tigray Health Bureau ufficiale, a novembre e dicembre 2022, dopo la firma dell’accordo, sono stati segnalati 852 casi di stupro nei centri istituiti per aiutare i sopravvissuti.

Anche gli operatori per i diritti umani e le organizzazioni umanitarie che operano nel Tigray hanno continuato a documentare casi di violenza sessuale.

Adiama, che viene dalla città di Zalambesa nel Tigray nord-orientale, ha detto alla BBC di essere stata aggredita sessualmente da un soldato eritreo alla fine di gennaio.

“C’erano quattro di loro, ma solo uno mi ha violentato. Avevano persino intenzione di uccidermi, ma se ne sono andati dopo che sono stata violentato”.

Suor Mulu Mesfin, che ha lavorato con i sopravvissuti allo stupro dall’inizio del conflitto nel più grande ospedale del Tigray nella capitale regionale Mekelle, ha inviato un messaggio vocale alla BBC mentre attraversava un reparto:

“Ci sono molti sopravvissuti nel mio centro. Provengono da diverse parti del Tigray. La maggior parte di loro sono nuovi casi che sono stati stuprati negli ultimi 1 o 2 mesi”.

Si allinea con la testimonianza indiretta ricevuta dalla redazione di Focus On Africa pochi giorni fa, per cui una donna nei giorni di festeggiamento del Capodanno etiope, settembre 2022, recatasi col marito all’ospedale di Mekelle per essere assistita al parto, invece della solita degenza post parto in ospedale, i medici l’hanno rimandata subito a casa. La motivazione era far spazio, concedere nuovi posti letto alle decine di donne e ragazze abusate e stuprate in stato di gravidanza che si presentavano da molte aree della regione tigrina a Mekellé per essere aiutate.

Martedì 14 febbraio un servizio di Tigrai TV riporta testimonianze di civili tigrini di Gulo Mekeda (Gulomahda), Tigray orientale.

“Residenti di Fatsi indicano che le forze eritree continuano a commettere atrocità nel Tigrai orientale”

Mercoledì 15 febbraio la film maker Joanne M Hodgesuna condivide un tweet in cui indica che una donna sfollata con la forza da Samaz (un villaggio a ovest di Zalambessa) ha confermato che soldati eritrei hanno il controllo sui kebeles nel distretto di Gulomakeda e stanno sfollando i residenti, scavando trincee e armando ordigni esplosivi.

Testimoni della minoranza etnica di Irob


Tesfaye Awala, presidente della Irob Anina Civil Society (IACS), un’organizzazione basata sulla diaspora ha dichiarato a The New Humanitarian che:

“Gli eritrei occupano ancora metà di Irob.”

Tesfaye crede che l’Eritrea stia cercando di “cancellare” la comunità Irob e stabilire una zona cuscinetto militare nei loro altipiani strategici.


Approfondimento: Tigray, rischiano di sparire le minoranze etniche Irob e Kunama


Un sacerdote che ha aiutato le donne sopravvissute allo stupro ad accedere a cure mediche, ha testimoniato che le donne stanno ancora fuggendo da Irob. Le vittime hanno camminato per giorni per evitare i blocchi stradali eritrei diretti a Dawhan, la capitale di Irob.

Un rifugiato Kunama ha detto a The New Humanitarian che continuano ad arrivare segnalazioni di rapimenti da parte di soldati eritrei intorno a Sheraro. La città è vicina al campo di Shimelba, che ha ospitato i rifugiati di Kunama fino a quando non è stato bruciato nel dicembre 2020 mentre era sotto il controllo delle forze eritree.

Le dichiarazioni del leader eritreo


Il dittatore della Corea del Nord africana, Isaias Afewerki in una conferenza congiunta con il Presidente Ruto in Kenya, ha detto che i crimini perpetuati dal suo esercito che ha invaso il Tigray dall’inizio del 2020, sono tutte “fantasie” e “disinformazione” dei media e della comunità occidentale.


Approfondimento: Etiopia, il dittatore eritreo Isaias Afewerki nega i crimini e violazione dei diritti in Tigray


Isaias Afwerki accusa gli USA di supporto al TPLF


Domenica 12 febbraio, in un’ intervista esclusiva di 90 minuti alla Eri TV trasmessa in streaming, il dittatore Afewerki ha accusato gli Stati Uniti di sostenere i combattenti del Tigray dall’inizio della guerra. Secondo il leader eritreo l’accordo firmato tra il governo etiope e le autorità del Tigray a Pretoria, in Sudafrica, nel novembre 2022 è stato organizzato dagli Stati Uniti per salvare le forze del Tigray dalla sconfitta sul campo di battaglia.

Commentando ulteriormente:

“Loro [i leader del TPLF] hanno viaggiato da Mekelle a Gibuti a bordo di un aereo statunitense, e poi da Gibuti a Pretoria dove hanno ricevuto un documento da firmare. Tutto è stato fatto da Washington. Obasanjo, Uhuru, African Union erano tutti accompagnatori”, ha detto il presidente, aggiungendo che “il documento è stato preparato e consegnato loro da Washington”.

Sottolioneando:

“È positivo che abbiano firmato; lascia che sia implementato, non possiamo dire questo e quello se non vediamo le sue implementazioni”

Specificando anche:

“I leader del TPLF non conoscevano le loro capacità. Il gruppo di Washington che li istruisce e li stimola non è migliore. Il calcolo sbagliato di Washington è ciò che ha rafforzato la fiducia del TPLF [per iniziare la guerra]”

“Siamo entrati in guerra in risposta alla guerra sfrenata e all’aggressione del TPLF. I nostri paesi, le nostre terre, la nostra gente e la nostra regione avevano bisogno di pace”.

Tuttavia, ha ammesso per la prima volta che centinaia di migliaia di persone sono morte nel conflitto e che “il danno era invisibile in qualsiasi parte del mondo”, ma ha reso il TPLF responsabile di tutta la devastazione.

Delegazione USA presente ad Addis Abeba


Martedì 14 febbraio un comunicato del Dipartimento di Stato Americano ha annunciato che una delegazione di alto livello del governo degli Stati Uniti era in viaggio ad Addis Abeba presente dal 14 al 19 febbraio per incontri con funzionari governativi etiopi a margine del vertice dell’Unione Africana.

“La delegazione degli Stati Uniti rafforzerà l’impegno degli Stati Uniti per promuovere la sicurezza alimentare e metterà in evidenza il lavoro in corso attraverso l’iniziativa Feed the Future del governo degli Stati Uniti e gli sforzi per intensificare il lavoro sull’agricoltura resiliente ai cambiamenti climatici e sulla salute del suolo, compreso il lavoro imminente sulla “Visione per colture adattate e Suoli” (VACS).”

Tigray, 2 anni di guerra, tra le più sanguinose del XIX secolo


Il Professor Jan Nyssen ed il suo team dell’università in Belgio, hanno stimato che la guerra genocida iniziata in Tigray il 3 novembre 2020 avrebbe prodotto più di 600.000 vittime: conflitto tra i più sanguinosi del XIX secolo.

Ha anche affermato che:

“Si è voluto convertire il Tigray in un nuovo Biafra. Privare la popolazione civile del cibo è un crimine di guerra, ma sembra che nessuno ne risponderà.”

L’accordo di tregua porterà alla giustizia?


Il fragilissimo accordo di cessazione ostilità ad oggi sembra fare difficoltà sul piano della giustizia: dare piena responsabilità a crimini e criminali. Guerra diplomatica ancora attiva tra il governo etiope e la denuncia di “non ingerenza” da parte di USA ed Europa nelle “questioni interne” da gestire come Stato Sovrano.

Le organizzazioni per i diritti umani hanno da tempo documentato le atrocità commesse contro i civili etiopi di etnia tigrina.


Approfondimento: Etiopia, report ONU sui crimini di guerra e violazione dei diritti umani in Tigray


Mercoledì 15 febbraio Demeke Mekonnen Hassen, ministro degli Esteri etiope, ha avvertito che le indagini sostenute dalle Nazioni Unite per far luce sulle violazioni dei diritti umani nel Tigray potrebbero “minare” i progressi sull’accordo di pace firmato lo scorso anno.

“ICHREE potrebbe minare il processo di pace guidato dall’UA e l’attuazione dell’accordo di pace di Pretoria con una retorica incendiaria. Potrebbe anche minare gli sforzi delle istituzioni nazionali.”

Contesto


La guerra iniziata nello stato regionale del Tigray e sconfinata nel giugno 2021 anche in Amhara ed Afar, ha prodotto centinaia di migliaia di morti, report di agenzie ONU avevano stimato 13 milioni di persone dipendenti dal supporto umanitario. La guerra si è combattuta nel totale isolamento blackout elettrico e delle comunicazioni (telefoni ed internet) dal resto del mondo, con il blocco dei servizi di base (conti correnti bloccati) e con l’ostracizzazione dalla regione dei media da parte del governo federale. Ad oggi, anche se sono ripartiti i voli per il Tigray, i media non possono accedere per provare a documentare cosa è accaduto sul campo, provando a sfruttare un territorio e prove ormai contaminati da 2 anni di conflitto dai risvolti genocidi.

La redazione di Focus On Africa nell’ ottobre del 2022 si è fatta portavoce dell’appello per parte della società civile e della diaspora in Italia, quest’ultima inascoltata dalle istituzioni, per chiedere trasparenza, verità e giustizia. Dopo 5 mesi ancora in attesa di risposta da parte degli organi competenti.


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Etiopia, il dittatore eritreo Isaias Afewerki nega i crimini e violazione dei diritti in Tigray


Isaias Afwerki, il dittatore eritreo della Corea del Nord africana, in conferenza stampa congiunta col Presidente Ruto a Nairobi, Kenya, ha eluso le domande dei giornalisti sul fatto che il suo esercito rimanga ad occupare aree della vicina regione etiope

Isaias Afwerki, il dittatore eritreo della Corea del Nord africana, in conferenza stampa congiunta col Presidente Ruto a Nairobi, Kenya, ha eluso le domande dei giornalisti sul fatto che il suo esercito rimanga ad occupare aree della vicina regione etiope del Tigray, tre mesi dopo la firma di un accordo di tregua che ne prevedeva il ritiro.

Alla domanda di un giornalista queste le parole di Isaias Afwerki:

“Parli di ritiro o non ritiro, abbiamo detto che non ha senso.”

Aggiungendo:

“Non provocarci per arrivare a un malinteso. Perché ci preoccupiamo per le truppe eritree che ci sono o non ci sono, uscite o non uscite?”

Sulla questione di crimini e violazione dei diritti sulla popolazione civile in Tigray, Isaias ha platealmente negato il coinvolgimento delle sue truppe:

“Tutti parlano di violazioni dei diritti umani qua e là – stupro, saccheggio – questa è una fantasia”

Ha anche dichiarato ai giornalisti che tutte le affermazioni sulle sue truppe erano “bugie inventate”.

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Contesto


La guerra genocida è scoppiata nello stato regionale del Tigray, Etiopia, il 3 novembre 2020 e perdurata 2 anni, per arrivare alla firma dell’ accordo di “cessazione ostilità” a Pretoria il 3 novembre 2022. Guerra condotta per l’ “unità e la sicurezza nazionale” dell’Etiopia dal governo di Abiy Ahmed, dal suo esercito e dagli alleati, forze regionali Ahmara, milizie Fano e l’esercito invasore eritreo. Guerra finalizzata a bloccare con una veloce “azione di polizia” tutti i membri del partito TPLF – Tigray People’s Liberation Front ritenuti dissidenti. Recenti stime hanno dichiarato più di 600.000 morti. Una guerra in cui si sono perpetrati crimini di guerra a contro l’umanità.

Il report della commissione investigativa ONU ha denunciato tutte le forze di aver commesso crimini sui civili.

Il governo etiope in particolare è stato accusato di aver bloccato l’accesso umanitario in Tigray.

Le truppe eritree si sono sentite in dovere di invadere un Paese come l’Etiopia per loro stessa difesa.

Pensiamo cosa accadrebbe però se l’Ucraina invadesse la Russia per difendersi?

Le truppe eritree sono state coinvolte tacitamente dal governo etiope, o per meglio dire, non è mai stato ufficializzato formalmente un’alleanza nella guerra genocida tra Eritrea ed Etiopia, ma ci sono state solo ambigue dichiarazioni.

Una cosa certa è che fin dall’inizio il governo del Nobel per la pace Abiy Ahmed Ali, ha sempre e ripetutamente negato la presenza degli eritrei nel Tigray. Solo dopo mesi di pressioni internazionali, in sede parlamentare ad inizio 2021 ha dovuto confessare.

Quando le notizie sulla loro presenza e sui crimini che hanno commesso in Tigray sono diventate innegabili, il governo etiope ha cercato di giustificare l’ invasione. Abiy Ahmed Ali una volta ha detto che l’Eritrea è entrata nel Tigray perché l’Etiopia non era in grado di difendere i propri confini a causa del presunto attacco del TPLF all’esercito etiope. In altri casi, il governo etiope ha espresso apertamente la sua gratitudine alle forze eritree per aver aiutato l’Etiopia a “mantenere la sua unità e integrità territoriale”.

L’esercito eritreo infatti si è macchiato di crimini denunciati dalle principali agenzie umanitarie internazionali e di aver perpetrato sistematicamente violazioni ed abusi sui civili etiopi in Tigray: stupri, massacri, saccheggio e distruzione di ospedali.

Un caso eclatante è il massacro di Axum confutato e confermato dal report congiunto di Amnesty Int. e HRW – Human Rights Watch che hanno rivelato che le truppe eritree sono andate porta a porta in una follia omicida che è durata due giorni. Uccisi centinaia di giovani, spesso uomini, residenti della città. Confermato in parte anche dalla Commissione Diritti Umani Etiope.

Sono stati utilizzati gli stupri come arma di guerra su base etnica.

Questi sono alcuni dei tanti casi confermati.


Approfondimento: Tigray, abusi e schiavitù sessuale utilizzati come armi di guerra


Anche dopo la firma dell’accordo ci sono state segnalazioni di abusi e crimini commessi dai soldati eritrei in varie aree del Tigray.

Un report del Centro di coordinamento delle emergenze nel Tigray, un comitato delle autorità regionali del Tigray, le Nazioni Unite e le ONG hanno riferito che le organizzazioni della società civile del Tigray avevano documentato che le truppe eritree e la milizia armata Amhara che occupavano congiuntamente gran parte del Tigray hanno ucciso 3708 civili.

Oggi ci sono aree ancora bloccate ed inaccessibili all’accesso umanitario, nonostante l’accordo di tregua in essere da 3 mesi.

La segnalazione di Irob Anina Civil Society (IACS) ha recentemente denunciato le attività di occupazione ed ostruzionismo da parte degli eritrei nella woreda Erob, nel distretto di Irob posizionato in zona di confine nell’estremo settentrione orientale del Tigray.

Mercoledì 1 febbraio un team dell’UNOCHA si è recato a Dowhan, Irob, per una missione conoscitiva sull’ostruzione degli aiuti umanitari. Tuttavia sono stati arrestati dalle forze eritree mentre si recavano lì.

Tigray Update per mezzo social denuncia:

“Dicono di essere stati detenuti per lunghe ore prima di essere liberati per tornare. La presenza delle forze eritree è indiscutibile ma continua anche a ostacolare gli aiuti umanitari ad alcune aree del Tigray, in particolare ai distretti confinanti con Eritrea come Irob.”

E’ palese che chi nega tali fatti sta mentendo.


Durante la conferenza congiunta a Nairobi, il dittatore eritreo ha anche rifiutato di rispondere a domande sul numero di soldati eritrei uccisi durante la guerra genocida e se avesse piani in atto per la sua successione.

Implicazioni del negazionismo nel processo di pace


Uno spunto di riflessione riguardo alle implicazioni da non sottovalutare di Isaias Afewerki nel processo di pace viene data dal ricercatore Teklehaymanot G. Weldemichel, che sottolinea:

“La dichiarazione di Isayas oggi non dovrebbe essere presa alla leggera. Da un lato, implicito nell’evasione e nell’elusione c’erano desideri più profondi da parte sua di chiudere semplicemente il capitolo della guerra del Tigray e di andare avanti come se niente fosse successo. Con ciò vuole che le questioni di giustizia per le vittime e i sopravvissuti della campagna di genocidio vengano abbandonate per dare una possibilità alla pace. Isayas ha insinuato che chiedere la responsabilità per le violazioni dei diritti umani, che ha definito “bugie inventate”, è cercare di “far deragliare” il processo di pace.”

Altro punto cruciale da tenere presente è che nei tavoli di negoziato per pianificare la “cessazione delle ostilità” nel nord Etiopia, non è stata inclusa l’Eritrea.

Da considerare anche che nessuna dichiarazione chiara è ancora stata data sul ritiro dell’esercito eritreo dal Tigray dopo la firma dell’accordo di pace. Confutazioni e garanzie dovrebbero essere fornite dal team di monitoraggio dell’Unione Africana, mediatrice dei negoziati di cessazione ostilità tra governo etiope e portavoci del Tigray.

Il percorso per la pace, la giustizia e la ricostruzione, come sempre e come conseguenza di tutte le guerre, sarà molto lungo. Oggi la speranza è che forze straniere, per la soppravvivenza di milioni di persone, non cerchino di ostacolare tali obiettivi.


tommasin.org/blog/2023-02-10/e…

Etiopia, 182 milioni di euro siglati tra la Presidente Giorgia Meloni e il Primo Ministro etiope in visita in Italia


Nell’ambito dell’Ethiopian Italian Cooperation Framework 2023-2025, annunciato durante la visita del Premier Abiy Ahmed a Roma lo scorso 6 febbraio, Italia ed Etiopia hanno firmato accordi per 140 milioni di euro [100 Milioni di credito, 40 milioni sotto

Nell’ambito dell’Ethiopian Italian Cooperation Framework 2023-2025, annunciato durante la visita del Premier Abiy Ahmed a Roma lo scorso 6 febbraio, Italia ed Etiopia hanno firmato accordi per 140 milioni di euro [100 Milioni di credito, 40 milioni sotto forma di dono e 42 milioni nel settore del caffé]

L’accordo è stato firmato dalla Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni e dal Primo Ministro Abiy Ahmed ali.

“L’accordo quadro di cooperazione ha due pilastri principali di azione: lo sviluppo economico e la creazione di posti di lavoro e l’accesso ai servizi di base. Particolare importanza è data alla formazione professionale che favorirà la creazione di posti di lavoro, ai servizi di base in particolare la sanità, l’istruzione e l’acqua e l’ambiente”

Due clausole aggiuntive per nuovi programmi.

“Minimizzazione del rischio di investimento nel settore del caffè etiope e supporto istituzionale all’Etiope Coffee Authority (ECTA)” del valore di 10,5 milioni di euro, e un’altra iniziativa, “WaSH, resilienza, energia nelle pianure etiopi” del valore di 31,5 milioni di euro sono state firmate durante il visita, del Vice Primo Ministro italiano, Antonio Tajani, e del Ministro delle finanze etiope, Ahmed Shide.

Questo porta l’importo complessivo degli accordi firmati a Roma a 182 milioni di euro, portando le iniziative di sviluppo finanziate dall’Italia in Etiopia nelle ultime settimane a 200 milioni di euro.

youtube.com/embed/MDdTBJOLQmk?…

Accordi anche sulla sicurezza, riattivando il precedente accordo congelato dall’ex ministro della Difesa Guerini.


Come sottolinea Paolo Lambruschi, giornalista di Avvenire, non bisogna dimenticare che è stato rimesso in opera l’accordo sulle armi:

“L’Italia ha riattivato l’accordo di cooperazione nel settore degli armamenti con l’Etiopia che con la guerra civile era stato sospeso.”

Settore della difesa, l’economia sulle armi, che non riscontra mai limiti di crescita, nonostante, o per meglio dire, grazie ai due anni di guerra genocida in Tigray. Guerra che ha prodotto più di 600.000 morti ed oggi, insieme al resto del nord Etiopia, nelle regioni Afar ed Amhara, milioni di persone ne stanno pagando le conseguenze.

Si ricorda che c’è voluta l’interrogazione parlamentare per voce della deputata Piera Aiello, appena dopo un anno di guerra genocida in pieno svolgimento, su pressione dei Giovani Tigrini Italiani, per chiedere trasparenza all’ex ministro della difesa Guerini sullo stato dell’accordo bilaterale per la difesa siglato da Elisabetta Trenta ed avviato pochi mesi prima dello scoppio della guerra in Tigray il 3 novembre 2020.

Come ricordava Antonio Mazzeo su Africa Express il 7 novembre 2020:

“Nonostante l’incalzante emergenza per la diffusione del Covid-19, la Camera dei deputati varava il testo il 5 febbraio 2020 (relatrice l’on. Mirella Emiliozzi di M5S, facente funzioni in una delle sedute l’on. Piero Fassino del Pd ), mentre il Senato della Repubblica lo approvava in via definitiva lo scorso 8 luglio (relatore il sen. Alessandro Alfieri del Pd). La legge è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 4 agosto 2020 ed è in vigore dal giorno successivo.”

Già all’inizio del 2020 c’erano segnali e tensioni molto forti che preannunciavano potenziali instabilità e la guerra come un’ipotesi di risoluzione di tale contesto in Etiopia.

L’interrogazione parlamentare ricevette risposta sintetica di e sbrigativa del Min. Guerini il 28 gennaio 2022: “Alla luce del degenerare della situazione nel Tigray rappresento che il Dicastero ha cessato ogni tipo di attività prevista dall’Accordo di cooperazione.”

Per mezzo dell’ articolo di Elisabetta Burba per Panorama riporta anche le dichiarazioni di Elisabetta Trenta, ministro predecessore di Guerini, che aveva espresso legittime perplessità.

“Una sospensione di fatto non è una sospensione ufficiale” aveva osservato l’ex ministro, che nel 2019 aveva sottoscritto l’accordo militare in questione. “Si sarebbe potuto ufficializzare la sospensione, dandole rilievo anche comunicativo, per fare in modo che la posizione del Paese fosse chiara.”

Approccio agli antipodi di quello perseguito ed esplicito della Francia quando il 13 agosto 2021 aveva sospeso il suo accordo militare con l’Etiopia e ne aveva dato comunicato di pubblico dominio e non fatto passare in sordina come dal governo italiano.

Elisabetta Trenta infatti ha aggiunto:

“Sul conflitto in Etiopia l’atteggiamento dell’Italia è sempre stato tiepido. A mio avviso sull’accordo militare occorreva un atto formale, un’interruzione formale ufficiale, in modo da fare una pressione più forte sul primo ministro Abiy Ahmed. Tra l’altro, mi piacerebbe anche sapere le modalità con cui l’accordo è stato sospeso. È stato comunicato all’Etiopia? O è stato semplicemente bloccato in attesa di sviluppi? Diciamo che da parte dell’Italia sono mancate azioni forti.”


Approfondimenti:


Lunedì 6 febbraio 2023 invece Lia Quartapelle, deputata PD, in un post social si dichiara vicinanza al Tigray e fa appello perché:

“L’Italia non deve riprendere la cooperazione militare con l’Etiopia”

Un appello poco credibile, almeno per il su citato contesto e per chi ha seguito assiduamente la tematica del conflitto in Etiopia negli ultimi 2 anni e soprattutto per la diaspora in Italia che aspetta ancora risposte ai molteplici appelli dal governo di oggi della destra di Giorgia Meloni e soprattutto da quello precedente.

Aggiornamento: per dovere di cronaca si segnala il chiarimento di smentita della deputata PD che chiarisce indicando gli atti di preoccupazione e interrogazione avanzati sotto il Gov. Draghi:


Approfondimenti:


Sono stati due anni in cui la diaspora ha atteso risposte, non ha avuto possibilità di confronto con le istituzioni.


Alcuni appelli e manifestazioni della diaspora segnalati dalla redazione di Focus On Africa:


Diaspora che ha vissuto in agonia, e per certi versi ancora oggi, e letteralmente in mancanza di comunicazioni con conoscenti e famigliari in Tigray sotto le bombe, repressione, violenze, abusi ed isolati totalmente dal resto del mondo, senza elettricità, linea telefonica e internet per 2 anni: il blackout più lungo della storia.


Approfondimento:


Il governo italiano è stato ligio alle formalità comunitarie europee e soprattutto al capofila USA di Joe Biden. Nel contempo non c’è mai stata una vera presa di posizione né da parte politica né mediatica italiana per mantenere alta l’attenzione riguardo al genocidio avvenuto in Tigray.

Oggi parte della società civile e della diaspora chiede giustizia e soprattutto trasparenza.

La redazione di Focus On Africa si è fatta portavoce nel settembre 2022 di questo particolare appello e sta ancora aspettando risposta dagli organi competenti di governo.

Il Tigray, nonostante l’accordo di “cessazione ostilità” (un cessate il fuoco, una tregua siglata dal governo centrale di Abiy e dai rappresentanti del Tigray, portavoce del TPLF – Tigray People’s Liberation Front) diverse aree dello stato regionale tigrino non sono ancora accessibili al supporto ed agli umanitari perché ancora occupate da “forze straniere”, militari eritrei nella zona, nel distretto di Erob ( Irob woreda) e nella zona occidentale tigrina, occupata e rivendicata dagli Amhara come storicamente di loro giurisdizione.

Il ritiro delle “forze straniere” dalla regione e la rivendicazione territoriale sono due punti basilari dell’accordo di Pretoria che ancora oggi, insieme all’accesso umanitario sono ago della bilancia per raggiungere o meno la stabilità del nord Etiopia, per perseguire la pace.

Un altro punto fondamentale, oltre al disarmo del TDF – Tigray Defence Forces che in buona parte è avvenuto, è anche il ripristino dei servizi di base: linea telefonica ed internet funzionante ma a basso livello, rete non ancora stabile. In molte zone rurali, la maggior parte della regione, sono ancora isolati. I conti correnti bancari, per 2 anni bloccati in toto, stanno riattivandosi

Abie Sano, presidente della Commercial Bank of Ethiopia ha annunciato:

“Grazie mille a tutti coloro che ci hanno aiutato, siamo tornati alla piena attività a MEKELE e nelle città circostanti poiché 31 filiali di CBE hanno già iniziato a operare questa mattina e altre 16 si uniranno nel pomeriggio!”

La conferma è arrivata da alcune fonti, contatti diretti in loco. Purtroppo Mekellé, per quanto importante e fulcro storico, culturale e capitale regionale, non è tutto il Tigray. Tigray che attende da molto, ha urgentemente bisogno di tutto, materiale igienico/sanitario, medicinali, cibo e acqua, oltre appunto a una stabilità sociale subordinata al rispetto dei punti dell’accordo di tregua per il bene comune, la ripresa e la ricostruzione, per la pace.

Anche le regioni Amhara e Afar prese di mezzo dal conflitto hanno milioni di sfollati interni in attesa di aiuto e supporto. Il Sudan è da due anni che accoglie circa 70.000 rifugiati tigrini scappati dalla guerra genocida e che sono impossibilitati a torrnare a casa perché ormai non esiste più o perché molti di loro sfiduciati e soprattutto impauriti dall’occupazione militare di eritrei e amhara. Le stime ONU parlavano di 13 milioni di persone nel nord etiopia in attesa e dipendenti dagli aiuti umanitari.

Punti quelli dell’accordo da perseguire e tanto sognati da milioni di etiopi che hanno sofferto per più di 2 anni subendo violenze, abusi e repressione (90% degli ospedali distrutti, e da considerare bambini e ragazzi che per 3 anni nonhanno ricevuto istruzione e non sono andati a scuola per emergenza COVID e perché distrutte dalla guerra) ma nel contempo punti anche tanto fragili e delicati che se non corrisposti con i fatti sul campo potrebbero disgregare e rompere anche quel minimo di fiducia diplomatica raggiunta negli ultimi 3 mesi.

Contesto diplomatico etiope in Europa


Il primo ministro Abiy e la sua delegazione, dopo la visita in Italia, hanno intrapreso un volo in Francia incontrandosi con il Presidente Macron.

Francia che solo dopo 27 anni, durante l’atroce commemorazione del genocidio in Rwanda, nel 21 marzo 2021 ha dichiarato per mezzo del report “La France, le Rwanda et le génocide des Tutsi (1990-1994) – Rapport remis au Président de la République” e attraverso le parole del Premier Macron, di aver avuto la responsabilità nel non aver voluto vedere i preparativi e di non aver compreso il pericolo della politica che ha consentito il genocidio di milioni di persone.

L’atteggiamento di silenzio è stato complice della carneficina e sembra in qualche maniera essere anche la politica estera italiana nei confronti di 2 anni di guerra genocida in Tigray e sconfinata in altre aree del nord Etiopia. Guerra che ha prodotto più di 600.000 vittime, persone uccise da bombe, arresti di massa su decine di migliaia di tigrini, stupri, pulizia etnica e scelte politiche che hanno prodotto blocco “de facto” del supporto umanitario.


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PRIVACY DAILY 71/2023


Amazon è stata citata in giudizio per non aver avvisato i suoi clienti di New York City che erano monitorati dalla tecnologia di riconoscimento facciale. La class action ha preso di mira i minimarket Amazon Go, contestando che la tecnologia fosse stata impiegata senza previo avvertimento. Grazie a una legge del 2021, New York è... Continue reading →
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❗️❗️❗️ Attenzione ❗️❗️❗️


Attenzione, è sempre poca. Attenzione, la vogliono tutti.

Vuoi la tua, per fare ciò che non riesci a fare. Vuoi quella degli altri, per dormire la notte.

Ma la vuole anche il tuo Instagram, il tuo TikTok. La vuole Zuckerberg, la vuole Nadella, la vuole Yiming. La vuole anche la vernice di Ultima Generazione.

Attenzione vuol dire dati e dati vuol dire soldi. L'attenzione è il nuovo petrolio e tu sei il pozzo. Non devi sorprenderti se l'ansia ti trivella la testa.

Attenzione: sarò breve, per non sprecarvela.

Senza attenzione siete più deboli. Lo dice il boomer sessantottino con la vignetta, lo dice la ricercatrice di social media con il report, lo dice chi cerca di salvare le persone dalle sezioni commenti e portarle a fare politica.

L'attenzione vale e voi ve la lasciate rubare dal primo che passa. Disattivate Facebook ma poi vi sparate otto ore di Netflix. Non è svuotando le vostre serate che vi libererete, ma riempondole.

Ci sono migliaia e migliaia di spacciatori con una laurea in economia, informatica, design. Sono collegati direttamente al vostro sistema nervoso. La vostra forza di volontà non può competere.

Ve l'hanno già detto tutti e lo sapete, lo sapete che vi fa male, però hai lavorato tutto il giorno, hai litigato col capo, te lo meriti di staccare, di indulgere e quindi via di S12E07/E08/E09 e un'altra serata è andata. Dio ti ama, ma l'autodistruzione fa quella cosa lì con la lingua...

Come tutte le dipendenze, non si risolve con la rinuncia e nemmeno con le buone abitudini di una volta: “sempre davanti a quello schermo? vai un po' fuori e vedi che ti passa” ma fuori c'è l'inferno.

Vuoi smettere? Vuoi smettere davvero? Riempi il tuo tempo di significato. Le case sono il modo in cui abitiamo lo spazio. I riti sono il modo in cui abitiamo il tempo. Ritualizza la tua attenzione. Abitala. Solo così puoi liberare il tuo tempo senza amputarti i social.

La tua attenzione è un campo di battaglia. Il tuo tempo è un campo di battaglia. Da una parte la Macchina che vuole misurare i movimenti delle tue pupille tramite uno schermo, dall'altra il Collasso che urla a pieni polmoni che sta venendo a prendere te, il tuo schermo e tutto ciò che hai di più caro. Tu però il Collasso non lo senti perché nelle cuffiette c'è TikTok che canta:

You own me, please use my bodyI don't want your loveI want your cumDon't want your loveI want your cum

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Nella guerra del Tigray in Etiopia, lo stupro è usato come arma


Gli attacchi sessuali contro donne e ragazze sono continuati dall’accordo di pace dello scorso anno tra il governo etiope e la leadership del Tigray, hanno detto testimoni a DW. Il giorno in cui le forze governative etiopi hanno raggiunto una treguacon le
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Gli attacchi sessuali contro donne e ragazze sono continuati dall’accordo di pace dello scorso anno tra il governo etiope e la leadership del Tigray, hanno detto testimoni a DW.

Il giorno in cui le forze governative etiopi hanno raggiunto una treguacon le forze ribelli del Tigray, la sedicenne Hadas era a casa con sua madre in un villaggio vicino alla città del Tigray di Adwa. Ha sentito qualcuno bussare alla porta e poi un soldato etiope ha chiesto di entrare. Il suo nome in questo rapporto.

Hadas, il cui nome è stato cambiato per proteggerla da stigmatizzazione e rappresaglie, ha descritto a DW come si è svolto il suo calvario quel giorno, 2 novembre 2022. Era un giorno che avrebbe dovuto portare la pace dopo due anni di conflitto che ha ucciso circa 600.000 persone, milioni di sfollati e altri milioni affamatia causa di un blocco de facto della regione del Tigray.

“È entrato in casa da solo. Portava con sé un bastone”, ha detto Hadas a DW. “C’era un altro soldato con una pistola che aspettava fuori. Ha cercato di portarmi nella boscaglia, ma ho rifiutato. Mi ha detto che aveva un coltello e una pistola. Poi mi ha picchiato con il bastone”.

Ha iniziato a urlare. I vicini sono venuti e hanno cercato di salvarla, ma i soldati li hanno minacciati, ha detto Hadas. Così tornarono alle loro case.

Hadas ha ricordato come ha iniziato allora a piangere.
La ragazza di 16 anni afferma di essere stata violentata più volte da un soldato etiope lo stesso giorno in cui è stato firmato l'accordo di paceImmagine: Mariel Müller/DWLa ragazza di 16 anni afferma di essere stata violentata più volte da un soldato etiope lo stesso giorno in cui è stato firmato l’accordo di paceImmagine: Mariel Müller/DW

Incubi


“Mi ha chiesto la mia età”, ha detto. “Gli ho detto che avevo 14 anni, ma lui ha detto ‘Sei un bugiardo. Non hai il seno?’ Poi mia madre ha iniziato a piangere”.

L’ha violentata più volte nel corso di diverse ore. L’attacco ha lasciato Hadas sanguinante pesantemente. Dopo che se n’è andato, ha cercato cure in un ospedale vicino ma, a causa della mancanza di rifornimenti, potevano fornire solo cure di base, ha detto Hadas.

Hadas ha ancora gli incubi su quello che le è successo quel giorno e ha bisogno di aiuto psicologico. Vuole anche che l’uomo che le ha fatto questo sia assicurato alla giustizia.

“Dovrebbe essere ritenuto responsabile”, ha insistito. “Dovrebbero essere ritenuti responsabili non solo per me, ma per tutte le altre vittime di stupro”.

Le organizzazioni per i diritti umani hanno documentato aggressioni sessuali , stupri, stupri di gruppo e altre forme di violenza sessuale commesse dai soldati etiopi e dai loro alleati, come l’esercito eritreo e la milizia locale durante la guerra.

I medici hanno detto a DW che molti casi non sono stati segnalati. E gli operatori sanitari hanno confermato a DW che stupri e altre forme di violenza sessuale sono continuate anche dopo la firma dell’accordo di pace.

Una richiesta di commento inviata al portavoce del governo etiope Legesse Tulu è rimasta senza risposta.

Il ministro dell’informazione eritreo Yemane Meskel ha negato qualsiasi illecito da parte dei soldati eritrei nel Tigray in risposta a DW.

Più di 500 vittime di stupro sono state curate al Mekelle General Hospital nel corso dei due anni di guerra nel TigrayImmagine: Mariel Müller/DW

Più di 500 vittime di stupro sono state curate al Mekelle General Hospital nel corso dei due anni di guerra nel TigrayImmagine: Mariel Müller/DW

Carenza di medicinali


Nonostante l’accordo di pace, l’ospedale può fornire solo una frazione delle cure necessarie ai suoi pazienti.

Il dottore e direttore del General Hospital Mekelle, il dottor Filimon Mesfin, ha detto a DW che lui ei suoi colleghi hanno lottato per fornire assistenza durante il conflitto.

“Non abbiamo farmaci di emergenza o farmaci per malattie croniche, come ipertensione, diabete, HIV e farmaci psichiatrici: siamo fuori da tutto questo. Possiamo fornire solo il 10% o il 20% dei farmaci di cui questi pazienti hanno bisogno”, ha affermato. disse.

Ha descritto di dover respingere la maggior parte dei pazienti. Il massimo che lui ei suoi colleghi potevano fare era scrivere una ricetta nella speranza che i pazienti potessero in qualche modo trovare le medicine necessarie da qualche altra parte.

Mesfin ha detto a DW che i farmaci sono urgentemente necessari. “Questi pazienti non possono aspettare. Muoiono ogni giorno”, ha detto.

Morti prevenibili


Aveva sperato che le cose sarebbero cambiate in meglio dopo la firma dell’accordo di pace a novembre, ma gli aiuti e le consegne di forniture mediche che stanno raggiungendo il suo ospedale non sono sufficienti.

“Sono passati quasi quattro mesi dalla firma dell’accordo. Mi sarei aspettato che queste cose fossero già fornite”, ha detto Mesfin. “Questi pazienti non possono aspettare. Muoiono ogni giorno, hanno così tante complicazioni ogni giorno”.

E quelli che arrivano in ospedale sono solo la punta dell’iceberg, ha detto il dottor Mesfin, perché pochi possono permettersi i costi di trasporto.
Il direttore dell'ospedale Mesfin ha dovuto respingere la maggior parte dei pazienti a causa della mancanza di forniture medicheImmagine: Mariel Müller/DWIl direttore dell’ospedale Mesfin ha dovuto respingere la maggior parte dei pazienti a causa della mancanza di forniture medicheImmagine: Mariel Müller/DW

Clinica per le vittime di stupro


All’inizio della guerra del Tigray, il dottor Mesfin ha istituito un’unità speciale per i sopravvissuti alla violenza sessuale nel suo ospedale.

Nei due anni di conflitto, lui ei suoi colleghi hanno curato più di 500 vittime.

“Ci sono stati così tanti stupri di gruppo, così tanti materiali estranei inseriti nei loro genitali”, ha detto Mesfin.

Il dottor Mesfin ha scritto i resoconti degli stupri per richiedere finanziamenti alle ONG, ha detto, aggiungendo che soprattutto quelli commessi dalle forze eritree erano particolarmente agonizzanti da ascoltare.

“Questi non erano stupri ‘normali'”, ha detto. “Senza esagerare, ho letteralmente pianto scrivendo alcune delle storie.”

Ha detto che, come medico, è stato molto difficile vedere cosa hanno passato queste persone, figuriamoci come essere umano.
È stato necessario aprire una nuova unità a causa dell'enorme numero di vittime di stupro che affluivano durante la guerraImmagine: Mariel Müller/DWÈ stato necessario aprire una nuova unità a causa dell’enorme numero di vittime di stupro che affluivano durante la guerraImmagine: Mariel Müller/DW


FONTE: dw.com/en/in-ethiopias-tigray-…


tommasin.org/blog/2023-03-17/n…

Droni, biometria, IA e programmi spia: quando la tecnologia erode la privacy


Nuovo appuntamento con la rubrica Privacy weekly, tutti i venerdì su StartupItalia. Uno spazio dove potrete trovare tutte le principali notizie della settimana su privacy e dintorni. E se volete saperne di più potete leggere qui le news quotidiane di Privacy Daily o iscrivervi alla newsletter di #cosedagarante. Grazie a StartupItalia per l’ospitalità!


guidoscorza.it/droni-biometria…

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A Firenze gli attivisti di @ultimagenerazione hanno imbrattato Palazzo Vecchio.

Lo verrete a sapere su tutti i TG.

E così verrete anche a sapere che ieri sono stati rifiutati dalla commissione bilanci degli emendamenti al PNRR per il taglio di sussidi pubblici alle fonti fossili.

agi.it/cronaca/news/2023-03-17…

Questa voce è stata modificata (3 anni fa)
in reply to informapirata ⁂

purtroppo la gente è troppo ritardata è lo di deduce dai commenti nei social di massa riguardo questi attivisti, va di moda la parola #gretini a sottolineare il ritardo di chi la scrive, poi pene di morte, gente che dice che non si rovinano i monumenti e manco sanno che davanti ad un quadro famoso c'è un vetro!

informapirata ⁂ reshared this.

Unknown parent

mastodon - Collegamento all'originale

Manuel

@Ele_Baron è siamo arrivati al punto che non serve più andare a vedere un ghiacciaio per vedere gli effetti del cambiamento climatico, mi chiedo che altro debba succedere🤷🏻‍♂️ oggi sono tornato in una zona famosa per un suo specchio d'acqua, sono rimasto sconvolto non c'è più nulla, il fiume completamente secco non sgorga più acqua dalla sorgente

Il compromesso della presidenza svedese sul #CyberResilienceAct, presentato al #Cyber​WorkingParty, organo tecnico del Consiglio dei ministri dell'UE


Un nuovo testo del Consiglio sul Cyber ​​Resilience Act, visto da EURACTIV, rimuove il limite di cinque anni al ciclo di vita del prodotto, chiarisce l'ambito di applicazione del regolamento e rende gli aggiornamenti automatici di sicurezza l'opzione predefinita per i dispositivi connessi

@Pirati Europei

La presidenza svedese ha diffuso un nuovo testo di compromesso, forse il più significativo finora, sul Cyber ​​Resilience Act prima della riunione del Cyber ​​Working Party del Consiglio questa settimana. Il testo, visionato da EURACTIV, introduce modifiche fondamentali come la rimozione del limite di cinque anni sul ciclo di vita del prodotto, chiarimento del campo di applicazione, in particolare sui componenti open source non commerciali, obblighi di due diligence durante l'integrazione di componenti di terze parti, sicurezza automatica gli aggiornamenti hanno reso l'impostazione predefinita e l'obbligo per i team di risposta (CSIRT) di informare il produttore se terze parti segnalano vulnerabilità sfruttate attivamente.

L'articolo di Luca Bertuzzi è disponibile su Euractiv

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Il Parlamento Europeo sui "Sistemi di intelligenza artificiale per scopi generici"


Gli uffici dei relatori del AI Act al Parlamento europeo, Tudorache e Benifei, hanno condiviso martedì una prima bozza su 'Sistema di intelligenza artificiale per scopi generici'

@Etica Digitale (Feddit)

I legislatori che guidano l'AI Act hanno condiviso una prima bozza sull'argomento delicato di come gestire l'AI per uso generale (GPAI), come modelli linguistici di grandi dimensioni come ChatGPT che possono essere adattati per svolgere vari compiti. La proposta dei correlatori del fascicolo, vista da EURACTIV, rende i sistemi GPAI ad alto rischio per impostazione predefinita, che dovranno rispettare i requisiti più stringenti. Inoltre, le soluzioni GPAI dovrebbero essere sottoposte a audit esterni durante l'intero ciclo di vita ed essere registrate nella banca dati dell'UE. I correlatori hanno inoltre proposto lo spostamento delle responsabilità se un attore a valle modifica in modo significativo il modello GPAI. Tuttavia, in questi casi, i fornitori di GPAI devono fornire tutte le informazioni pertinenti per rendere l'attore a valle conforme al regolamento sull'IA.

L'articolo di Luca Bertuzzi è su Euractiv

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Against AI mass surveillance in Paris 2024: 41 MEPs address French Parliament


Today, 41 MEPs from different political groups address the French Parliament with an open letter. In the letter, the MEPs call on the French Parliament to stop … https://www.patrick-breyer.de/wp-content/uploads/2023/03/MEP-letter-to-FR-MPs-about-biometri

Today, 41 MEPs from different political groups address the French Parliament with an open letter. In the letter, the MEPs call on the French Parliament to stop an unprecedented planned automated mass surveillance of citizens’ behaviour in public using artificial intelligence. French MPs are being asked to rescind an authorisation to do so from the planned legislation for the Paris 2024 Olympics before the final vote next Tuesday.

The proposed legislation would authorise police authorities during sporting events to use surveillance cameras and error-prone artificial intelligence to automatically report supposedly “abnormal” or “suspicious” behaviour. MEPs warn against the crippling effect of such mass surveillance of public spaces, which has never been conducted before in Europe, and which would set a precedent. The signatories to the open letter include several negotiators of the proposed EU Artificial Intelligence Act, which would ban biometric mass surveillance, including co-rapporteur Brando Benifei (Socialist Group). German signatories include Birgit Sippel (SPD), Cornelia Ernst (Left Party) and Patrick Breyer (Pirate Party).

Pirate Party MEP Patrick Breyer, initiator of the letter, explains:

“Such suspicion machines report countless citizens wrongly, are discriminatory, educate to conformist behaviour and are absolutely useless in catching criminals, as studies and experiences have proven. Step by step, like in China, social diversity is threatened and our open society replaced by a conformist consumer society. While MEPs in Brussels are currently fighting hard for a ban on biometric mass surveillance of public spaces, the French parliament is threatening to help it enter Europe for the first time. At a unifying event like the Olympic Games, discriminatory and error-prone technology will now be used to constantly monitor people from all over the world and to blacklist them if they are noticed. This would set a dangerous precedent and deeply intrude into the highly personal lives of every human being. The French Parliament is called upon to defend our values of freedom and diversity and to protect our open society.”


patrick-breyer.de/en/against-a…

A joint Statmement in support and extension of ICHEE’s mandate and its continued investigations on Human rights violations.


It’s to be recalled that massive human rights and humanitarian law violations that may amount to major international crimes happened in Tigray in connection with the armed conflict occurred for the last two or more years. These violations are still contin
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It’s to be recalled that massive human rights and humanitarian law violations that may amount to major international crimes happened in Tigray in connection with the armed conflict occurred for the last two or more years. These violations are still continuing in some parts of Tigray. In response, many international human rights organizations, among others, Amnesty International, HCR – Humani Rights Watch, the UN International Commission of Human Rights Experts on Ethiopia and many international media have investigated and reported that there are reasonable grounds to believe that at least war crimes and crime against humanity are committed in the two years’ war on Tigray.

Against the backdrop of these, many national and international human rights groups and other international organizations have expressed their concerns on the Pretoria agreement signed between the Federal government of Ethiopia and the Tigray People’s Liberation Front (TPLF) on November 2022 for it marginalization of the issues of accountability and justice. Like these, Tigray-based Civil Society Organizations including Alliance of Civil Society Organizations of Tigray Advocacy Network (THRAN)- a network of rights based civil society organizations based in Tigray – and Tigray Universities Association (TUSA) are disappointed by the agreement’s downgrading of the issue of justice and accountability as it failed to include robust transitional justice infrastructures that meet international standards

We, the above mentioned Tigray-based CSO networks and our members also believe that the post-Pretoria agreement political developments in Ethiopia and Tigray tend to sideline the issue of ensuring justice and accountability for the gross human rights violations committed in Tigray over the past two or more years.
The international community (most importantly, the United Nations Humans Rights Council, the Office of the High Commissioner for the Human Rights and the negotiators and observers of Pretoria agreement) has been negligently watching while this was happening. We the abovementioned petitioners and our members, have also been following such dynamics with great concern and disappointment.

And, most alarmingly, ACSOT, THRAN, and TUSA have recently learned that the Ethiopian government is currently actively engaged in smear campaign to terminate the mandate of ICHEE and its continued investigations on human rights violations in Tigray and other parts of Ethiopia.

The government is engaged in an open international diplomatic and political struggle for this purpose. In response to this, significant number of human rights group and organizations and civil society organizations have badly opposed the move and are appealing for the United Nations Human Rights Council to defend and support the extension of the mandate of ICHEE and its continued investigations. The 63 organizations who recently released a joint statement in this regard are very good example. ACSOT, THRAN and their members and TUSA share the concerns and raccomendations of these organizations and commends their efforts.

ACSOT, THRAN and TUSA strongly believe that there can be no sustainable peace without ensuring accountability and justice for the human rights and humanitarian law violations and this can be realized if the international community raises collective voice against governments (be them perpetrators or otherwise) who attempt to escape from independent investigations and accountability and effectively stops they efforts. In this sprit, ACSOT, THRAN and TUSA, thus call:

  • The members states in the United Nations Human Rights Council to block/stop the Ethiopian government’s ongoing efforts to terminate the mandate of ICHREE and its continued investigations in Tigray and other parts of Ethiopia and also to support the commission through mobilizing adequate budget and other necessary resources and creating access for investigations;
  • The Office of the High Commissioner for Human Rights, the African Commission on Human and People’s Rights, EU Human Rights commission, international human rights groups and organizations, civil society organizations and international media to defend the mandate of the ICHREE and its continued investigations by influencing and pressurizing the UN and other relevant actors to continue mandating and financing the commission. This is necessary because national and regional institutions lack impartiality, commitment and capacity to ensure accountability and justice;
  • The international negotiators and observers of the Pretoria agreement and the international community at large to demand and pressurize the Ethiopian government, the Tigray government, the African Union and its bodies and other stakeholders to give primary to ensuring accountability and justice both as an end in itself and as a means for lasting peace and stability in Ethiopia.

By doing all these the organizations mentioned here and other stakeholders should demonstrate their real commitment to save the human rights and humanitarian world order from the degenerating path it currently finds itself.
ACSOT, THRAN, their members and USA reiterate their unwavering support for the extension of the mandate of ICHEE and its continued investigations on Human rights violations in Tigray and other parts of Ethiopia.

Alliance of Civili Society Organizations of Tigray (ACSOT)
Tigray Human Rights Advocacy Network (THRAN)
& Tigray Universities Scholars Association (TUSA)

March 6, 2023,
Mekelle, Tigray, Ethiopia

PDF Ver : 1678307983568_Advocacy Note on UN ICHREE_230309_112649

Tigray, A Causa della Mancanza di Contanti, le Banche Non Forniscono Servizi Sufficienti


Tigray : Si dice che i cinque miliardi di birr inviati dalla Banca nazionale siano finiti in una settimana Le banche che hanno riaperto le loro filiali nella regione del Tigray e forniscono servizi, è stato rivelato che non forniscono servizi sufficienti

Tigray : Si dice che i cinque miliardi di birr inviati dalla Banca nazionale siano finiti in una settimana


Le banche che hanno riaperto le loro filiali nella regione del Tigray e forniscono servizi, è stato rivelato che non forniscono servizi sufficienti ai propri clienti a causa della mancanza di denaro.

Sebbene i clienti si rivolgano a diverse filiali bancarie per spendere soldi, è stato capito dai dirigenti della banca e dai clienti con cui il giornalista ha parlato che non potevano ottenere più della piccola somma di denaro data loro dal numero limitato di filiali gestite da pochi banche.

Un mese fa, il primo ministro Abiy Ahmed (Dr.) ha avuto una discussione con gli alti dirigenti del TPLF, secondo quanto stabilito, sebbene la Banca nazionale dell’Etiopia avesse inviato cinque miliardi di birr nella regione del Tigray, si è appreso che il i soldi sono stati spesi entro una settimana.

Secondo la portata del servizio clienti fornito dalle banche e dalla divisione della Banca nazionale, dei cinque miliardi di birr in contanti inviati nel Tigray, un miliardo di birr è stato dato a Waggan e Ansa Banks ciascuno, mentre i restanti tre miliardi di birr sono stati dati alla Banca Commerciale d’Etiopia.

Secondo una persona che è il manager di uno dei distretti del Tigray della Commercial Bank of Ethiopia, che ha parlato con il giornalista e ha chiesto di non essere nominato, poiché la società era in difficoltà, quando il denaro è stato approvato, la banca che guidava spendeva fino a 50.000 birr al giorno per un individuo senza ulteriori restrizioni.

Il manager, che ha detto di averlo fatto pensando che i soldi sarebbero stati restituiti alla banca, ha spiegato che la situazione nella regione non ha migliorato il sistema imprenditoriale e il denaro non torna alla banca. Ha aggiunto che delle sole 24 filiali della Banca commerciale dell’Etiopia a Mekele, tranne una, lavorano tutte in rete e la maggior parte delle filiali ha smesso di pagare per mancanza di fondi.

“Pochissimi rami stanno dando due o tremila birr adesso. Stanno prelevando denaro da ciò che raccolgono dalle società che mettono denaro in banca come obbligo”, ha detto, aggiungendo che le filiali hanno esaurito il denaro dato loro dalla Banca nazionale e stanno pagando solo una piccola somma di denaro ottengono dal mercato.

Ethio Telecom, Ethiopian Airlines e alcune stazioni Total Energy sono tra le poche organizzazioni che stanno depositando i soldi delle vendite in banca, e il manager ha detto che non hanno altri soldi per pagare. “Il contante viene ancora venduto come merce in città. Se la parte interessata non lo ferma, sarà molto difficile per noi”, ha detto.

Il dirigente ha affermato che la Commercial Bank of Ethiopia ha distribuito i tre miliardi di birr che le erano stati assegnati in meno di cinque giorni, oltre alla mancanza di denaro dal governo e alle vendite private, la società ha ritirato i contanti per mancanza di fiducia. “Cinque miliardi di birr sarebbero sufficienti se la gestione della liquidità e il sistema aziendale venissero adeguati”, ha affermato.

Ato Gesutou Tadese, direttore della Wealth Collection and Branch Banking di Wagen Bank, ha detto al giornalista che sebbene la sua banca funzioni bene, altre banche sono a corto di liquidità, quindi anche loro sono sotto pressione. Il direttore ha spiegato che Wogan Bank non ha avuto molti problemi nell’adeguare le sue operazioni, come l’acquisizione di grandi organizzazioni di trasferimento di denaro e il denaro ricevuto dalla Banca nazionale.

Per quanto riguarda i prelievi dei clienti dalla banca, Wagen Bank sta lavorando in conformità con il National Bank Act e la banca è responsabile delle circostanze, ha affermato. Non lo incoraggiamo “, ha affermato.

Wagan Bank ha 122 filiali che fornivano servizi prima della guerra, comprese le regioni di Amhara e Afar, ma sono state danneggiate durante la guerra. Si dice che una filiale nella regione di Afar non abbia iniziato a fornire servizi. È stato anche sottolineato che 87 delle 112 filiali nel Tigray sono ora aperte e forniscono servizi.

Il professore associato Amha Kahsai, che insegna all’Ider Hospital dell’Università di Mekele e ha affermato di non aver ricevuto uno stipendio negli ultimi 21 mesi, ha riferito al giornalista ciò che ha osservato: quando cinque miliardi di birr sono stati inviati nella regione del Tigray, le banche sono state dando 50.000 birr al giorno. Ma hanno detto che hanno ridotto la quantità di denaro che stanno dando e ora molti sportelli bancari non hanno contanti.

Sebbene non abbia subito molestie per prelevare denaro a causa del mancato pagamento dello stipendio, come visto dalla sua famiglia e dai suoi amici, sta ritirando solo duemila birr da una certa filiale. “Il mio amico voleva inviarmelo dall’estero, ma non è stato possibile perché il mio conto in banca era chiuso. Anche se il mio conto viene aperto, se sono abbastanza fortunato da ricevere più di duemila birr, non vale niente”, ha detto il professore associato.

“Poiché le persone muoiono ogni volta, il denaro salva vite e compra medicine e cibo. “Non è come il grano che aiuta e chiede l’elemosina, ma la società sta aspettando i propri soldi, fissando la porta della banca”, ha detto.

Il direttore della Banca Commerciale del Tigray, che ha detto al giornalista di aver ripetutamente chiesto alla Banca Nazionale di dar loro più soldi, ha detto di non aver ricevuto alcuna risposta, ha detto che i dipendenti del governo e i pensionati non hanno ancora ricevuto il pagamento stipendi, e se gli viene ordinato di iniziare a pagarli, il problema sarà peggiore.

Ha detto che solo la “grande filiale” nella città di Mekele fornisce un servizio non-stop e la quantità di denaro che può essere prelevata da questa filiale è di soli tremila birr. “La fila qui in filiale è lunghissima”, ha aggiunto.

Ha detto che i contanti vengono venduti come merce in città e anche dal centro del paese, le persone trasferivano denaro ad altre persone e lo ritiravano su commissione.


FONTE: ethiopianreporter.com/116592/


tommasin.org/blog/2023-03-08/t…

Non si può permettere al TPLF di monopolizzare il governo ad interim del Tigray


Traduzione dell’articolo apparso su Ethiopia Insight: TPLF cannot be allowed to monopolize Tigray’s interim government Tentando di escludere i partiti di opposizione e le voci indipendenti dall’amministrazione regionale ad interim, i funzionari del TPLF s
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Traduzione dell’articolo apparso su Ethiopia Insight: TPLF cannot be allowed to monopolize Tigray’s interim government


Tentando di escludere i partiti di opposizione e le voci indipendenti dall’amministrazione regionale ad interim, i funzionari del TPLF stanno dimostrando che la devastante guerra non ha insegnato loro nulla.

Il panorama politico di igray ha subito cambiamenti drammatici in numerose occasioni da quando è scoppiata la guerra civile tra le forze federali e regionali nel novembre 2020.

Mentre le elezioni del settembre 2020 hanno rafforzato la posizione del TPLF alla guida del governo della regione, lo svolgimento di questo voto ha spianato la strada alla guerra civile. Da allora, due anni di conflitto hanno spinto le dinamiche politiche della regione in direzioni impreviste.

Gli alti e bassi della guerra includevano l’espulsione del TPLF da Mekelle da parte delle forze invasori etiopi, amhara ed eritree alla fine di novembre 2020 e la resistenza armata del Tigray che si univa in risposta ad atrocità inimmaginabili .

Dopo che le forze del Tigray hanno riconquistato gran parte della regione nel luglio 2021, le autorità federali hanno imposto un disumano assedio al Tigray e una situazione di stallo difficile fino a quando l’ultimo e più brutale round del conflitto ha avuto luogo tra agosto e novembre 2022.

Questo round di combattimenti si è concluso con la capitolazione della leadership del Tigray ed è stata costretta a firmare un accordo di pace altamente sfavorevole in Sud Africa. La prevista istituzione di un’amministrazione regionale ad interim – un elemento centrale dell’accordo di Pretoria firmato il 2 novembre 2022 – porta qualche speranza per un vero cambiamento nella politica del Tigray.

Tuttavia, tutti i segnali indicano che il TPLF è tornato ai suoi vecchi trucchi di essere intollerante nei confronti di qualsiasi opposizione interna. I tigrini sono ora più divisi che mai, poiché alcuni ritengono che, nella sua collaborazione con le autorità federali, il TPLF abbia svenduto il popolo del Tigray.

Campagna indipendente


Uno sviluppo importante all’inizio del conflitto fu che la grande comunità della diaspora del Tigray si unì nella mobilitazione di massa contro la guerra.

Sono nate nuove organizzazioni della società civile che hanno avuto successo nell’aumentare la consapevolezza internazionale, lanciare campagne di advocacy e organizzare manifestazioni (alcune segnalate in Italia 1 2 3 4) Gli individui si sono impegnati volontariamente, a volte rischiando la vita e la carriera, e hanno lavorato instancabilmente per creare una rete globale e attirare le parti interessate per una diplomazia pubblica di successo.

Durante i primi nove mesi di guerra, a causa di un vero e proprio blackout delle comunicazioni nel Tigray, c’era poca o nessuna comunicazione tra il TPLF e la diaspora del Tigray. Questo spiega perché le prime iniziative sono rimaste in gran parte indipendenti, con discussioni obiettive e depoliticizzate all’interno della comunità della diaspora che hanno plasmato l’agenda.

Il movimento che è emerso ha lanciato con successo campagne sui social media (video approfondimento in italiano grazie al format di Matteo Flora – Ciao Internet) e si è impegnato nella diplomazia digitale internazionale, esponendo gli orrori della guerra e condividendo con il mondo informazioni che le autorità federali hanno cercato con tutte le loro forze di sopprimere.

La conseguente mobilitazione e lobbying per fermare le atrocità ha dato voce a coloro che erano stati silenziati nel Tigray, riempiendo un vuoto che in circostanze normali sarebbe stato occupato dai canali ufficiali.

Anche se tali sforzi non sono riusciti ad alleviare la devastazione inflitta dalle forze d’invasione, la comunità internazionale è stata almeno costretta a prestare la dovuta attenzione alla crisi umanitaria nel Tigray.

D’ora in poi, nonostante l’impegno diplomatico concertato e aggressivo del governo etiope, l’amministrazione ha dovuto affrontare continue condanne e severe sanzioni economiche . La diaspora ha anche mobilitato un sostanziale sostegno finanziario e materiale per la popolazione del Tigray.

Riaffermando il dominio


Le forze del Tigray alla fine hanno spinto gli eserciti invasori fuori da Mekelle e da gran parte della regione nel giugno 2021. A quel tempo, il TPLF ha iniziato a ristabilire collegamenti diplomatici formali e rafforzare le sue reti.

Come si suol dire, le vecchie abitudini sono dure a morire. La famigerata rete uno a cinque , lo strumento di lunga data del TPLF utilizzato per monitorare i cittadini e monopolizzare la politica, ha iniziato a cambiare la struttura dei movimenti della diaspora.

Durante questo processo, lealisti e rappresentanti del partito hanno acquisito il controllo delle iniziative della diaspora. Le organizzazioni comunitarie sono state ristrutturate in un modo che meglio si adattava all’agenda del partito.

Coerentemente con la pratica consolidata del partito , le voci dissenzienti che offrivano un punto di vista oggettivo sono state isolate. La vibrante mobilitazione formata contro la guerra è stata riorganizzata per servire gli interessi politici del TPLF, non quelli del pubblico in generale nel Tigray.

Complessivamente, il forte controllo del partito ha indebolito la partecipazione della vasta diaspora tigraya. Questo intervento prepotente ha compromesso il successo della diplomazia pubblica e ha limitato la capacità e le risorse del movimento.

Il TPLF ha anche iniziato a impegnarsi diplomaticamente sulla scena internazionale. Coloro che hanno guidato questo appello erano volti noti della precedente amministrazione, responsabili di gravi violazioni dei diritti umani.

Non sorprende quindi che abbiano fatto un pessimo lavoro ottenendo un sostegno significativo per arginare le sfide poste da una delle principali crisi umanitarie mondiali.

L’attenzione si è concentrata sulla mobilitazione della diaspora per raccogliere ingenti contributi finanziari. Mentre già affrontano l’onere di fornire sostegno finanziario alle loro famiglie allargate nel Tigray – con un’allarmante commissione del 40-50% prelevata dai contrabbandieri – i tigrini all’estero sono stati costretti dalle reti dei partiti a contribuire con ingenti somme alle autorità regionali.

Come è stata la norma per decenni, non c’è trasparenza sullo scopo dei milioni di dollari raccolti e su come questi soldi sono stati spesi.

La situazione è resa più difficile dal fatto che i funzionari del TPLF non hanno chiaramente articolato l’obiettivo centrale del conflitto se non invocando vaghe dichiarazioni sull’autodeterminazione.

Per questo motivo, i diplomatici e gli esperti stranieri che stanno monitorando attentamente la situazione sono stati in gran parte incapaci di comprendere gli obiettivi fondamentali della resistenza popolare.

Unità sfruttata


Il monopolio sulla politica e l’istituzione dell’autorità da parte del TPLF esercitato sulla diaspora era ancora più forte all’interno della regione stessa. Lì, le autorità hanno lanciato diverse strategie per riprendere il controllo, spesso utilizzando i bollenti sentimenti nazionalisti del popolo creati dalla guerra.

Testimoniando la profondità delle atrocità sul campo e l’entità dell’incitamento all’odio contro i tigrini diffuso sui media convenzionali e sui social media, la stragrande maggioranza dei tigrini ha riconosciuto la natura esistenziale della guerra.

Condividendo questa convinzione, i partiti politici hanno smesso di litigare con il TPLF e hanno contribuito in ogni modo possibile. Questa unità ha alimentato le speranze di una nuova cultura emergente nell’ambiente politico antidemocratico del Tigray, qualcosa che è stato reso possibile solo dal contesto straordinario.

Adempiendo ai loro giuramenti, leader e membri dei partiti di opposizione hanno combattuto e sono morti in difesa della loro società. L’ ondata di reclute ha incluso medici, professori universitari, colletti bianchi e tigrini della diaspora provenienti da Stati Uniti, Europa e altrove.

Nel corso della guerra ci fu un incredibile livello di mobilitazione pubblica. Ciò ha portato alla costituzione di una nuova forza, popolarmente chiamata Tigray Defence Forces (TDF), composta principalmente dalle nuove generazioni.

Si è costruito un forte consenso attorno al ruolo del TDF come custode della libertà delle persone. Ancora più importante, si credeva che questa forza avrebbe trattato allo stesso modo tutti i tigrini, compresi quelli affiliati ai partiti di opposizione, e che sarebbe stata un attore indipendente negli affari interni del Tigray.

Quella che in retrospettiva potrebbe sembrare un’aspettativa ingenua era in realtà una valutazione razionale del debito di gratitudine che i leader del TPLF avevano nei confronti del pubblico a causa dei sacrifici del popolo fatti durante una guerra scoppiata in parte a causa di fatali fallimenti strategici del partito.

Tuttavia, la speranza che il pluralismo delle opinioni all’interno della regione venisse finalmente accettato non durò a lungo.

I generali del TDF che controllano l’alto comando dell’esercito, molti dei quali erano combattenti del TPLF negli anni della lotta armata contro il brutale regime del Derg dal 1975 al 1991, hanno rivelato la loro lealtà al TPLF nelle loro interviste. Uno di loro ha espressamente avvertito i giovani di attenersi rigorosamente al monopolio del potere del partito al potere.

Nel tentativo di rafforzare l’autorità politica sul nuovo ruolo dei militari nella società del Tigray, Getachew Reda, uno dei massimi funzionari del TPLF, ha aggiunto che il Tigray non può mantenere il suo esercito finché rimane parte dell’Etiopia. Ha continuato affermando che era stato lui ad aver coniato spontaneamente il termine “TDF” in un’intervista, affermando inoltre che l’espressione non denota legittimamente alcuna istituzione.

Queste dichiarazioni facevano parte delle manovre politiche da parte dei funzionari del TPLF dietro le quinte per limitare l’opinione pubblica emergente secondo cui l’esercito era un’istituzione indipendente che deve essere preservata in un aspirante “nuovo Tigray”.

Narrazione monopolizzata


La legittimità del TPLF è stata influenzata negativamente dalla guerra. Con questo in mente, le strategie concertate dei leader del TPLF per riaffermare il monopolio sulle narrazioni politiche dovrebbero essere intese come aventi molteplici obiettivi.

Quello chiave era mostrare alla società del Tigray la forza e la legalità delle azioni del partito anche durante i tempi di guerra. A tal fine, anche se il governo regionale era stato sciolto dopo essere stato espulso da Mekelle nel novembre 2020, il partito ha continuato a usare il termine “governo” per la sua propaganda.

Ignorando la loro responsabilità condivisa nel causare il conflitto e incolpando le circostanze esterne al di fuori del loro controllo, i funzionari del TPLF hanno fuorviato il pubblico sugli sviluppi sul campo di battaglia fin dall’inizio.

Resta il fatto che centinaia di migliaia di combattenti e civili tigrini hanno sacrificato le loro vite a causa in gran parte dei fallimenti strategici del TPLF prima e durante la guerra. Ciò è stato particolarmente vero quando i leader del TPLF hanno deciso di marciare verso Addis Abeba alla fine del 2021 invece di perseguire opzioni che avrebbero evitato il blocco mortale.

Un altro obiettivo strategico di questa offensiva di comunicazioni era segnalare alla comunità internazionale che il TPLF rimane il loro unico interlocutore nel Tigray in grado di articolare e combattere per gli interessi della regione.

Avendo compreso la strategia del partito di governo, i gruppi di opposizione e gli studiosi indipendenti del Tigray hanno chiesto la formazione di un governo di transizione inclusivo.
40° Anniversario del TPLF; Mekelle, Etiopia; 18 febbraio 2015; Paul Kagame40° Anniversario del TPLF; Mekelle, Etiopia; 18 febbraio 2015; Paul Kagame
Durante la guerra, il TPLF ha respinto apertamente tali proposte, sostenendo che la sua legittimità continuava a derivare dalle elezioni del settembre 2020. Allo stesso modo, Getachew Reda ha ribadito che il suo partito è stato eletto per salvaguardare il popolo in un momento precario, sorvolando sulla responsabilità condivisa della sua amministrazione per la devastazione che ne è seguita.

Nello spirito di una critica costruttiva, intellettuali indipendenti hanno proposto idee alternative su come affrontare le minacce esistenti e formare una nuova amministrazione.

Temendo la voce crescente di questo gruppo, il TPLF ha istituito la Tigray University Scholars Association (TUSA) all’inizio del 2022 per indebolire la Global Society of Tigray Scholars and Professionals (GSTS), che era stata determinante nell’organizzazione della comunità della diaspora.

Ciò è avvenuto subito dopo la spinta morbida del GSTS per un governo onnicomprensivo, dimostrando ancora una volta le aspirazioni egemoniche del TPLF. La cosa ironica, tuttavia, è che GSTS, un gruppo di migliaia di studiosi del Tigray, come afferma, ha servito gli obiettivi del TPLF piuttosto che esercitare la dovuta pressione sui suoi leader e organizzare la comunità per affrontare le sfide attuali.

La pace dei signori della guerra


Dopo diverse fasi di deliberazioni infruttuose, il 2 novembre 2022 è stata firmata una cessazione definitiva delle ostilità tra il governo dell’Etiopia e il TPLF. L’accordo di pace è stato celebrato come una vittoria da diversi attori, comprese le autorità del Tigray.

È lecito concludere che con esso il governo etiope ha raggiunto la maggior parte dei suoi obiettivi di guerra. In particolare, l’accordo di pace ha assicurato il ripristino dell’autorità federale nel Tigray e ha imposto lo scioglimento del governo regionale.

Inoltre, includeva una tempistica irrealisticamente ambiziosa per il disarmo, la smobilitazione e il reinserimento dei combattenti TDF, mentre istituiva scarsi processi di monitoraggio e verifica per l’attuazione dell’accordo, compreso il ritiro di tutte le forze armate diverse da quelle federali dalla regione.

Non si può negare che l’accordo di pace ha, almeno temporaneamente, fermato la guerra, migliorato il flusso degli aiuti umanitari e portato alla parziale ripresa dei servizi di base.

Tuttavia, l’accordo ha deluso le aspettative in molti modi, tra cui le disposizioni insoddisfacenti sulla giustizia di transizione per le atrocità in tempo di guerra e l’assenza di soluzioni durature alle questioni sottostanti.

È particolarmente preoccupante che l’accordo di pace abbia escluso principi e linee guida consolidati dal quadro di giustizia di transizione basato sulle Nazioni Unite. Invece, la costituzione etiopica, nonostante la mancanza di articoli a tal fine, e la politica di giustizia di transizione dell’UA recentemente adottata sono gli strumenti centrali che guidano questo processo.

In questo senso, l’accordo di pace cede alle persistenti obiezioni del governo etiope ai meccanismi internazionali e sembra aver eluso con successo la responsabilità internazionale per i crimini commessi dalle sue forze e da quelle dei suoi alleati amhara ed eritrei.

Si può sostenere che il lungo assedio , le sconcertanti atrocità seguite al nuovo ciclo di scontri iniziato nell’agosto 2022 e l’insopportabile costo umano della guerra abbiano costretto il Tigray ad accettare qualsiasi accordo, per quanto sfavorevole.

Per i leader del TPLF, l’accordo di pace ha aperto un capitolo imbarazzante, poiché è stato costretto a fare concessioni dolorose. L’infame elezione che ha avuto un ruolo scatenante nel conflitto è stata annullata, l’amministrazione regionale ha accettato di essere sciolta e il Tigray ha accettato di tornare sotto l’autorità esclusiva del governo federale.

Questi passaggi sono in netto contrasto con la designazione di genocidio sostenuta dal TPLF approvata dal defunto Consiglio di Stato nel gennaio 2022 riguardante gli sforzi militari del governo federale.

A difesa di queste scelte, il TPLF – in dichiarazioni rilasciate attraverso gli uffici governativi e gli organi del partito – ha cercato di vendere l’accordo come una storia di successo che ha portato al “ripristino dell’ordine costituzionale”.

Questa argomentazione è una debole razionalizzazione e nasconde la realtà che uno degli obiettivi primari dell’accordo era garantire la sopravvivenza politica del partito attraverso la rimozione pianificata della sua designazione di terrorista da parte delle autorità federali.

Confronti interni


Dopo aver affrontato temporaneamente i suoi nemici esterni, il Tigray deve ora affrontare molte sfide interne. In un momento simile, l’inclusività nel processo decisionale è di fondamentale importanza e gli appelli a costruire un governo di unità nazionale sono più importanti che mai.

Sfortunatamente, il TPLF non sembra aver imparato molto dai suoi fallimenti di leadership che hanno contribuito a portare la guerra in primo luogo. Il partito ha condotto la regione, come sua forza politica di governo, in una terribile guerra e ora vuole riprendere il monopolio del potere nel Tigray.

L’accordo di pace di Pretoria obbliga l’istituzione di un’amministrazione provvisoria regionale inclusiva, ma il processo finora è stato dettato da solo dalla leadership del TPLF, con grande sgomento dei partiti di opposizione , degli studiosi e dei generali dissenzienti .

Se il Tigray vuole avere qualche speranza di forgiare un futuro più pacifico e prospero in circostanze così terribili – in cui le autorità federali ora controllano la regione, le truppe eritree predoni continuano a vagare liberamente e le forze di Amhara controllano ancora il Tigray occidentale – i leader del TPLF devono cambiare il loro modi e promuovere una dispensazione politica più inclusiva.


Questo è il punto di vista dell’autore. Tuttavia, Ethiopia Insight correggerà evidenti errori fattuali.

Foto principale: 40° Anniversario del TPLF; Mekelle, Etiopia; 18 febbraio 2015; Paul Kagame.


AUTORI:

Emnet Negash: è un dottorando presso l’Università di Ghent in Belgio e Assistant Professor presso l’Università di Mekelle, in Etiopia. I suoi interessi di ricerca includono il clima, i sistemi agricoli e il monitoraggio delle crisi.

Getachew Gebrekiros Temare: ha una laurea in giurisprudenza ed è uno studente laureato in risoluzione dei conflitti. È un difensore dei diritti umani ed è attivo sui diritti delle persone disabili.

Gebrehiwot Hadush Abera: ex decano del College of Law and Governance presso la Mekelle University. Attualmente è un dottorato di ricerca. ricercatore presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università KU Leuven, Belgio.


Licenza: Pubblicato sotto licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0 International . Non è possibile utilizzare il materiale per scopi commerciali


Traduzione dell’articolo apparso su Ethiopia Insight: TPLF cannot be allowed to monopolize Tigray’s interim government


tommasin.org/blog/2023-03-07/n…

Le minoranze etiopi rimangono timorose nonostante l’accordo di pace


“Le persone non si sentono al sicuro, quindi stanno cercando di proteggersi.” Quando è scoppiata la guerra nella regione settentrionale del Tigray in Etiopia nel novembre 2020, i residenti della città di Adebay, vicino al confine con l’Eritrea, si sono sv

“Le persone non si sentono al sicuro, quindi stanno cercando di proteggersi.”

Quando è scoppiata la guerra nella regione settentrionale del Tigray in Etiopia nel novembre 2020, i residenti della città di Adebay, vicino al confine con l’Eritrea, si sono svegliati al suono degli spari e dei motori in moto.

I soldati eritrei picchiavano i civili e li costringevano a salire su camion militari, hanno riferito due testimoni a The New Humanitarian. Hanno stimato che fino a 70 persone fossero state rapite quella notte da Heletkoka, un quartiere alla periferia di Adebay.

Le vittime erano Kunama, un piccolo gruppo etnolinguistico che si trova a cavallo del confine tra Etiopia ed Eritrea. Circa 5.000 Kunama si erano stabiliti in Etiopia nei primi anni 2000 , in fuga dall’espropriazione della terra e dalla coscrizione militare ( spesso indefinita ) dell’Eritrea .

Quando è iniziata la guerra del Tigray del 2020, il governo etiope ha permesso alle forze eritree di attraversare il confine per combattere il loro nemico comune: il Fronte popolare di liberazione del Tigray (TPLF). Ma i soldati eritrei hanno anche rapito i rifugiati Kunama, riportandoli con la forza in Eritrea.

Quindici persone sono riuscite a sfuggire al raid su Adebay quella notte, compiendo un pericoloso viaggio a piedi verso il Sudan orientale, stabilendosi nei campi profughi intorno alla città di Gedaref. Tra loro c’era Muna*, che si identifica come Kunama.

Due anni dopo, non è più vicina al ritorno a casa. Nonostante un accordo di pace firmato a novembre tra il governo federale e il TPLF per porre fine alla guerra, come molti altri rifugiati delle comunità minoritarie, è ancora preoccupata per la sua sicurezza in Etiopia.

Nessuna fiducia nell’accordo di pace


Si stima che la guerra, combattuta contro il TPLF dalle forze federali sostenute dagli alleati regionali eritrei e amhara, abbia ucciso direttamente centinaia di migliaia di persone. Innumerevoli altri hanno subito gli effetti di ricaduta del conflitto durato due anni, incluso un blocco de facto che ha lasciato milioni di persone senza un adeguato accesso a cibo e medicine.

Tra le vittime c’erano Kunama, Irob, Qemant e Agew, gruppi minoritari che vivono principalmente nelle regioni etiopi del Tigray e dell’Amhara. In un conflitto caratterizzato dalla soppressione dell’informazione , si sa poco della violenza che queste comunità hanno subito e delle minacce che continuano a subire.

“Dopo la guerra, vuoi stare con la tua gente”


I rifugiati in Sudan hanno detto a The New Humanitarian che dubitano che saranno al sicuro, protetti e rappresentati politicamente nell’Etiopia postbellica.

Diverse comunità minoritarie hanno risposto a queste paure in modi diversi. Alcuni si stanno ritirando nelle proprie comunità, agitandosi per una maggiore autonomia politica. Altri si stanno armando o si stanno allineando con altri gruppi armati non inclusi nell’accordo di pace. Alcuni temono di non poter mai tornare. Tutti furono travolti in una guerra che non avevano creato loro.

Aida* e Fissha* sono di Irob, una comunità di circa 30.000 persone che vive lungo il confine montuoso dell’Etiopia con l’Eritrea. Se tornano in Etiopia, non torneranno in città diverse come quelle che hanno lasciato nel Tigray occidentale, una regione che è stata testimone di alcuni dei combattimenti più feroci. “Dopo la guerra, vuoi stare con la tua gente”, ha detto Fishha.

Prima dell’inizio del conflitto, Aida e Fissha si erano trasferite da Irob in una cittadina vicino a Dansha, nel Tigray occidentale, in cerca di lavoro. La regione è ufficialmente parte del Tigray, ma storicamente la vicina regione di Amhara l’ha rivendicata come propria.

Quando le forze amhara e federali sono arrivate nell’area all’inizio della guerra, le case delle due donne sono state saccheggiate da Fano, una milizia della regione amhara. Sono stati sparsi anche volantini che avvertivano i tigrini che avevano una settimana per andarsene o sarebbero stati uccisi.

Poiché Irob è culturalmente vicino ai tigrini, Aida e Fissha credevano che anche loro sarebbero stati presi di mira. Quando tre dei parenti maschi di Aida sono stati duramente picchiati dai soldati etiopi, la famiglia spaventata ha preso la difficile decisione di lasciare l’Etiopia.

Tuttavia, se il governo etiope potesse garantire la sua sicurezza, Aida ha detto che sarebbe tornata nel Tigray occidentale. Le piaceva il suo lavoro di insegnante e aveva una vita dignitosa nella comunità. Ma Fishha rise all’idea: “Sarai l’unico Irob rimasto a Dansha!”

Continua l’occupazione eritrea


Nessun rifugiato Irob crede che sia sicuro tornare nella propria regione d’origine. È una delle poche aree del Tigray che rimane ancora inaccessibile alle agenzie umanitarie, secondo il Tigray Regional Emergency Coordination Centre, un gruppo di ONG internazionali e locali e funzionari del governo regionale.

“Gli eritrei occupano ancora metà di Irob”, ha detto Tesfaye Awala, presidente della Irob Anina Civil Society , un’organizzazione basata sulla diaspora. Crede che l’Eritrea stia cercando di “cancellare” la comunità Irob e stabilire una zona cuscinetto militare nei loro altipiani strategici. In una rara conferenza stampa a Nairobi la scorsa settimana, il presidente eritreo Isaias Afwerki ha eluso le domande riguardanti la presenza dell’Eritrea nel Tigray.

“Sarai l’unico Irob rimasto a Dansha!”


Le aggressioni sessuali da parte delle forze eritree sono persistite nonostante l’accordo di pace. Un sacerdote che ha aiutato le donne sopravvissute allo stupro ad accedere ai medici locali ha detto a The New Humanitarian che le donne stanno ancora fuggendo da Irob. I sopravvissuti hanno camminato per giorni per evitare i blocchi stradali eritrei diretti a Dawhan, la capitale di Irob.

Il fatto che il ritiro delle forze eritree non sia stato esplicitamente menzionato nell’accordo di pace di novembre è motivo di preoccupazione sia per i rifugiati Irob che per quelli Kunama in Sudan. Sono preoccupati che le loro comunità rimangano ancora vulnerabili ad attacchi e rapimenti transfrontalieri.

“L’accordo di pace dice che l’esercito etiope dovrebbe proteggere il confine”, ha detto a The New Humanitarian Tesfaye, l’attivista della società civile. “Ma come possono proteggerci quando hanno collaborato con i nostri aggressori?”

Proprio la scorsa settimana, un rifugiato Kunama ha detto a The New Humanitarian che continuano a ricevere segnalazioni di rapimenti da parte di soldati eritrei intorno a Sheraro. La città è vicina al campo di Shimelba , che ha ospitato i rifugiati di Kunama fino a quando non è stato bruciato nel dicembre 2020 mentre era sotto il controllo delle forze eritree.

Lottare per l’autodeterminazione


Nel frattempo, nella regione di Amhara, anche le comunità di Qemant e Agew sono state travolte dalle violenze legate alla guerra del Tigray. I civili sono stati uccisi e sfollati dall’esercito etiope, dalle forze regionali di Amhara e dalla milizia di Fano, che li hanno accusati di sostenere il TPLF.

La violenza durante la guerra ha aggravato le tensioni preesistenti sulla terra, l’identità culturale e la rappresentanza politica ad Amhara. Le fazioni di Qemant e Agew hanno ora preso le armi per combattere per il proprio “stato regionale”, che secondo la costituzione dell’Etiopia significa che possono formare forze di sicurezza su base regionale e avere una rappresentanza federale.

Etenesh*, una rifugiata Qemant sulla sessantina, ha tremato raccontando la morte del marito durante un attacco delle forze federali e regionali alla città di Gubay . I militanti di Fano hanno ucciso il marito davanti a lei, e ora occupano la sua casa. “L’hanno tagliato con i coltelli”, ha detto, mentre le lacrime le rigavano il viso. Non è mai riuscita a seppellire il suo corpo.

“L’Etiopia è una federazione di etnie e tutti meritano di sentirsi al sicuro vivendo in qualsiasi parte del paese”.


Lei e dozzine di altri rifugiati Qemant hanno detto a The New Humanitarian che non possono tornare a casa nelle città pattugliate dalle stesse forze di sicurezza che hanno attaccato le loro comunità. La violenza contro i civili ha contribuito a galvanizzare il sostegno all’Esercito di liberazione del Qemant (QLA) . Continua a lottare per reclamare le terre occupate dalle milizie e ottenere lo stato regionale per i Qemant, che ora si ritiene siano oltre 172.000 – la loro popolazione è stata contata l’ultima volta nel 1994 .

Anche le comunità di Agew nell’Amhara sudoccidentale hanno subito attacchi da parte delle forze di sicurezza di Fano e Amhara. I terreni agricoli sono stati sequestrati e gli è stato impedito di parlare la loro lingua, hanno detto a The New Humanitarian gli attivisti per i diritti di Agew. Queste esperienze hanno aiutato a sostenere il Fronte di Liberazione Agew (ALF), che sta anche cercando l’autodeterminazione regionale per i circa 900.000 Agew.

“Credevo in un’identità etiope”, ha detto Mola Mekonen, un’attivista di Agew in esilio in Australia. “Ora mi identifico di più come Agew.”

Alla fine del 2021, i gruppi politici Qemant e Agew si sono uniti pubblicamente a una coalizione “federalista” nella diaspora guidata dal TPLF. La coalizione comprendeva l’Esercito di Liberazione Oromo (OLA) e altre sette organizzazioni i cui membri ritengono che un sistema federale decentralizzato sia necessario per proteggere la diversità etnico-linguistica dell’Etiopia.

Mentre il conflitto andava avanti, i membri armati della coalizione iniziarono a collaborare in Etiopia. Il governo regionale di Amhara vede questi gruppi come una minaccia alla loro sicurezza.

L’ascesa dell’OLA


In base all’accordo di pace , il TPLF è obbligato a interrompere il sostegno ad altri gruppi armati. Di conseguenza, QLA e ALF hanno perso un potente sostenitore. Ma i membri della coalizione hanno detto a The New Humanitarian che continueranno a lavorare con altri gruppi che sostengono i diritti di “autodeterminazione” in Etiopia.

Per ora, dicono che la loro scommessa migliore è l’OLA, la cui insurrezione in Oromia non è coperta dall’accordo di pace e si è intensificata da quando l’accordo è stato raggiunto. Un rappresentante dell’OLA, che vive fuori dall’Etiopia, ha affermato che sono state condotte operazioni di addestramento congiunte con l’ALF nell’Oromia occidentale.

Ma la durata di queste nuove alleanze non è chiara. Un rifugiato Qemant ha notato che il TPLF ha fatto poco per proteggere i Qemant quando hanno guidato il governo federale dell’Etiopia dal 1991 al 2019, ed era arrabbiato per il fatto che i Qemant fossero esclusi dal processo di pace.

“L’Etiopia è una federazione di etnie e tutti meritano di sentirsi al sicuro vivendo in qualsiasi parte del paese”, ha affermato un ricercatore etiope che ha chiesto l’anonimato per timore di rappresaglie. “Le persone non si sentono al sicuro, quindi stanno cercando di proteggersi”.

L’accordo di pace richiede all’Etiopia di adottare una politica di “giustizia di transizione” per combattere l’impunità per i crimini commessi. Ma la proposta di responsabilità del governo federale rimane vaga. Ha impedito a una squadra investigativa delle Nazioni Unite di accedere all’Etiopia, suggerendo che tale lavoro potrebbe minare le istituzioni nazionali.

Attivisti e rifugiati non sono d’accordo. Dicono che la guerra abbia distrutto la fiducia nelle istituzioni statali, comprese le forze di sicurezza, quindi il coinvolgimento esterno nelle indagini potrebbe aiutare a stabilire i fatti e ricostruire la fiducia. Questo sembra improbabile che accada. Anche il TPLF, una volta così esplicito sulla necessità di indagini indipendenti, ora parla molto meno di responsabilità.

I rifugiati hanno preoccupazioni più immediate. Etenesh, che ha visto suo marito morire, vuole semplicemente tornare a casa in una comunità sicura dove i suoi assassini non vagano più per le strade che prima camminavano insieme.

Per ora resterà in Sudan, accanto a tanti profughi colpiti dalla guerra ma esclusi dalla pace.

*I nomi sono stati modificati per proteggere le identità reali delle persone per motivi di sicurezza.

A cura di Obi Anyadike.


FONTE: thenewhumanitarian.org/news-fe…


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Tigray, Aggiornamento Operativo del Centro di Coordinamento delle Emergenze. 27 Gen. 2023 // TGHAT


Questo rapporto è stato pubblicato dal Centro regionale di coordinamento delle emergenze del Tigray il 7 febbraio 2023. Include aggiornamenti dai seguenti cluster: Cibo agricoltura Rifugio di emergenza e NFI Logistico Nutrizione Salute WASH Cluster CCM Fo

Questo rapporto è stato pubblicato dal Centro regionale di coordinamento delle emergenze del Tigray il 7 febbraio 2023. Include aggiornamenti dai seguenti cluster:

  • Cibo
  • agricoltura
  • Rifugio di emergenza e NFI
  • Logistico
  • Nutrizione
  • Salute
  • WASH Cluster
  • CCM
  • Formazione scolastica
  • Protezione

Si noti che l’aggiornamento di questa settimana è stato notevolmente più breve rispetto alle edizioni precedenti e fornisce meno dettagli. Si spera che questa sia un’aberrazione, piuttosto che una tendenza.

Principali punti salienti

  • Per lo più vecchie notizie:
    • Servizi essenziali parzialmente restaurati, no servizi commerciali.
    • L’accesso stradale è migliorato, affrontando ancora problemi di linea di controllo.
    • Lavoratori governativi, insegnanti, operatori sanitari ancora non pagati.
    • La maggior parte delle strutture sanitarie e delle scuole sono state distrutte.
  • Dal 2 novembre sono arrivate 148.000 tonnellate di aiuti, di cui solo il 51% distribuito.
  • Le stime attuali sono di circa 2,5 tigrini sfollati.

Aggiornamenti per cluster:

Aggiornamento del cluster alimentare

  • L’attuale popolazione bisognosa (PiN) di assistenza alimentare è di 6,5 milioni secondo la valutazione stagionale multisettoriale di Meher. C’è un divario di 1,3 milioni tra gli obiettivi del WFP/JEOP e l’effettiva necessità.
  • Dalla fine di gennaio è in corso una nuova valutazione di emergenza sulla sicurezza alimentare condotta dal WFP.
  • Sfide:
    • Molti PiN, compresi gli sfollati interni, richiedono assistenza alimentare mensile. Il sistema basato sui turni non funziona.
    • I gruppi di aiuto devono ancora affrontare difficoltà per raggiungere Adet, Egela e Naeder nella zona centrale; Erob e Gulo Mekeda nella zona orientale; e Dima nella zona nordoccidentale; così come l’intera zona occidentale.
    • L’assistenza alimentare deve essere integrata con l’agricoltura e il sostegno ai mezzi di sussistenza al fine di migliorare la sicurezza alimentare. Per ulteriori informazioni sui bisogni agricoli del Tigray, vedere questo rapporto , anch’esso incluso in questa analisi .
    • C’è carenza di liquidità. Con il sistema bancario nel Tigray ancora in crisi, i gruppi umanitari sono costretti a trasportare denaro contante nel Tigray in aereo.
    • Hanno bisogno che la società civile locale del Tigray possa ripartire. I governi locali non sono stati in grado di pagare il personale, le forniture commerciali non sono disponibili ei servizi di base non sono ancora ripresi nelle aree del Tigray.

Gruppo Logistico

  • Il cluster logistico non sembra fornire una suddivisione settimanale delle forniture umanitarie in arrivo nel Tigray.
  • Mancanza di carburante che ostacola la distribuzione degli aiuti.

Cluster nutrizionale

  • Quasi 44.000 bambini sotto i 5 anni sottoposti a screening per malnutrizione: il 5% presentava malnutrizione grave, il 19% presentava malnutrizione moderata, 2.483 bambini SAM ricoverati per assistenza, 114 ricoverati.
  • 14.507 donne in gravidanza o in allattamento sottoposte a screening: il 40% gravemente malnutrito
  • Il benessere degli operatori sanitari è citato come il maggiore ostacolo alla fornitura di servizi sanitari e nutrizionali tempestivi e di qualità; le sfide secondarie sono l’abuso dell’offerta e l’aumento del costo del RUSF.

WASH

  • Il 72% degli schemi di approvvigionamento idrico è stato danneggiato (13.284 siti). Lasciando 4,7 milioni fuori dall’accesso all’acqua potabile sicura.
    • Il 63% dei punti d’acqua nelle scuole è danneggiato.
    • Il 76% dei punti d’acqua nelle istituzioni sanitarie è danneggiato.
  • La risposta WASH deve aumentare considerevolmente, con forniture, finanziamenti e un sistema governativo pienamente funzionante.

Gruppo Salute

  • Le attuali epidemie includono malaria, malattie diarroiche, malattie zoonotiche, tifo e HIV.
  • Un numero “scioccante” di donne ha subito violenze di genere.
  • Cifre di mortalità elevate rispetto all’anteguerra: materna (5 volte più alta), neonatale (4 volte più alta), neonato/bambino (2 volte più alta).
  • Le strutture sono distrutte, gli operatori sanitari sono dispersi o non pagati, basso livello di forniture e farmaci, necessità schiacciante.

Cluster agricolo

  • Progressi limitati nell’acquisizione di forniture e fattori di produzione per l’agricoltura.
  • Nessun progresso nel ripristino dei sistemi di irrigazione.
  • Le principali sfide citate erano: (1) risorse limitate; (2) input agricoli inadeguati (sementi, pesticidi, fertilizzanti); (3) controllo e prevenzione limitati delle malattie degli animali.

Duke Burbridge ha riassunto il rapporto: Tigray-Regional-Emergency-Coordination-Center-PPT-07-02-2023


FONTE: tghat.com/2023/02/08/tigray-em…


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Etiopia, L’Alto Commissario delle Nazioni Unite Filippo Grandi visita gli sfollati a Mekelle, Tigray


L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi si è recato questa settimana nella regione del Tigray in Etiopia per incontrare le famiglie sfollate a causa del conflitto. Dal suo arrivo in Etiopia il 5 febbraio, Grandi ha anche inco

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi si è recato questa settimana nella regione del Tigray in Etiopia per incontrare le famiglie sfollate a causa del conflitto.

Dal suo arrivo in Etiopia il 5 febbraio, Grandi ha anche incontrato il presidente dell’Etiopia e i rifugiati eritrei nel campo di Alemwach ad Amhara.

I rifugiati eritrei in Etiopia hanno subito attacchi mirati negli ultimi due anni di guerra. A dicembre, l’UNHCR ha collaborato con i partner per trasferire 7.000 rifugiati eritrei dal Tigray occidentale ad Alemwach.

Sebbene l’accesso agli aiuti al Tigray sia migliorato da quando a novembre è stato firmato un accordo di pace tra il governo federale e le forze del Tigray, le risorse rimangono limitate rispetto alle necessità, secondo un rapporto delle Nazioni Unite.

Grandi ha affermato attraverso una dichiarazione rilasciata su Twitter che l’accordo di pace ha consentito alle agenzie umanitarie di fornire maggiori aiuti nelle aree dell’Etiopia settentrionale colpite dal conflitto.

Dall’accordo, il governo federale ha ripristinato i servizi di base e gli aiuti umanitari nella regione. Come parte dell’accordo, i combattenti del Tigray hanno consegnato armi pesanti al governo federale, mentre le forze speciali di Amhara hanno lasciato la regione del Tigray. Il 3 febbraio, il primo ministro Abiy Ahmed ha incontrato per la prima volta i leader del TPLF per discutere l’attuazione dell’accordo di pace.


FONTE: voanews.com/a/un-high-commissi…


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Etiopia, palazzo faraonico per il Premier Abiy Ahmed, preso da manie di grandezza


Laghi artificiali, zoo, ville di lusso… Gli impulsi edilizi del leader etiope sono sproporzionati. Il Progetto Chaka, sulle alture di Addis Abeba, prenderà un’area di 503 ettari nella foresta di Yeka. Soldati federali fanno la guardia lungo la strada appe

Laghi artificiali, zoo, ville di lusso… Gli impulsi edilizi del leader etiope sono sproporzionati. Il Progetto Chaka, sulle alture di Addis Abeba, prenderà un’area di 503 ettari nella foresta di Yeka.

Soldati federali fanno la guardia lungo la strada appena asfaltata che attraversa, per una trentina di chilometri, la foresta di Yeka, alla periferia di Addis Abeba. In questi boschi che sovrastano la capitale etiope sta emergendo un cantiere faraonico. Il primo ministro, Abiy Ahmed, ha deciso di costruirvi, con tutta discrezione, un gigantesco complesso. Si intravedono le fondamenta dietro i prefabbricati blu di un’impresa edile cinese che si ergono nel fango, su una collina solitamente frequentata da fondisti di giorno e da iene di notte.

Il Progetto Chaka rispecchia le ambizioni del capo del governo etiope: sproporzionato. Su un’area di 503 ettari dovrebbe comprendere un palazzo che dovrebbe ospitare il presidente del Consiglio, ma anche tre laghi artificiali, uno zoo, una cascata e un progetto immobiliare di ville di lusso. Lo stesso Abiy Ahmed lo ha riconosciuto davanti al Parlamento il 15 novembre 2022:

“Abbiamo sentito in città che il Primo Ministro sta costruendo un palazzo per la somma di 49 miliardi di birr [circa 850 milioni di euro] , mentre ‘Veramente sarà di circa 400 miliardi o 500 miliardi di birr. A titolo di paragone, la costruzione del “palazzo dalle mille stanze”, inaugurato nel 2014 dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ad Ankara,era costato 491 milioni di euro.

Prezzo colossale


Ma il Premio Nobel per la Pace 2019 non intende frenare il suo slancio costruttivo.

“Non sono venuto in Parlamento con l’intenzione di chiedervi soldi per costruirlo “, ha detto ai parlamentari.

Il finanziamento del progetto dipenderà da fondi privati. Secondo diversi funzionari del municipio di Addis Abeba che hanno parlato in condizione di anonimato, il costo totale del progetto Chaka potrebbe raggiungere circa 800 miliardi di birr (13,8 miliardi di euro), una somma approssimativamente equivalente al budget annuale etiope. Secondo queste stesse fonti, gli Emirati Arabi Uniti, stretti alleati di Abiy Ahmed, finanzierebbero gran parte del palazzo. L’entourage del leader etiope conta anche sulle ricadute economiche dei vari progetti immobiliari per assicurarne la fattibilità.

Non è la prima volta che il Presidente del Consiglio aggira in questo modo il Parlamento. Per i suoi precedenti progetti infrastrutturali, ha più volte fatto appello a ricchi etiopi della sua cerchia o della diaspora, raccogliendo miliardi di birr in occasione di cene di gala chiamate “Dine for Ethiopia”. Dal 2018, l’uomo forte di Addis Abeba ha intrapreso, con grandi spese, una serie di vistosi progetti destinati ad abbellire la capitale: ammodernamento della centrale piazza Meskel, conversione del palazzo dell’imperatore Haile Selassie in un museo, creazione di numerosi parchi, biblioteche e musei…

Oggi il nuovo palazzo è diventato “la sua principale preoccupazione”, confida un dirigente del Partito della Prosperità (Prosperity Party), la formazione del Primo Ministro. Abiy Ahmed visita spesso i locali, situati a meno di 5 chilometri dal suo attuale ufficio. Ma il sontuoso palazzo in costruzione non è per tutti i gusti. Oltre al suo prezzo colossale, il sito porta al disboscamento di parte del sito di Yeka e all’esproprio di migliaia di famiglie che vivono sulle alture della capitale.

Il municipio ha già raso al suolo diverse case di persone che non potevano provare il loro titolo di proprietà. Da quando ha ricevuto una visita inaspettata dai funzionari della città, una madre che desidera rimanere anonima dice di aver vissuto nella paura dello sfratto, si lamenta davanti ai suoi tre figli.

“Quando abbiamo chiesto loro specificamente perché dovevamo lasciare la nostra terra, ci hanno esortato ad accettare gli ordini del governo, rifiutandosi di darci dettagli sul sito in costruzione ”.

Economia sull’orlo del collasso


Uno dei suoi vicini è stato arrestato per aver protestato un po’ troppo forte contro le nuove linee guida.

“Mi hanno accusato di essere un criminale perché mi oppongo a un progetto governativo.

L’unico scopo di questo progetto è quello di compiacere il Primo Ministro, che vuole stabilire attorno a sé un’immagine simile a quella degli imperatori etiopi nonostante tutti i problemi che il Paese sta attraversando.”


Lodato per le sue riforme liberali quando è salito al potere nel 2018, Abiy Ahmed deve ora fare i conti con un’economia sull’orlo del collasso. Il Paese è uscito incruento dalla guerra che ha opposto, dal 2020 al 2022, le forze federali e i loro alleati ai ribelli del Tigray, nel nord, provocando oltre 600.000 vittime, secondo l’Unione Africana. L’inflazione galoppante, spinta dall’aumento dei prezzi alimentari, ha superato il 30% in media annua nel 2022. L’agenzia Fitch Ratings ha rivisto al ribasso il rating a lungo termine dell’Etiopia all’inizio di gennaio a causa di un “significativo rischio di default del debito” .

Le autorità stimano in 20 miliardi di dollari (18,6 miliardi di euro) il costo della ricostruzione nel nord del Paese.

“In uno scenario senza guerra civile e senza pandemia di coronavirus, un progetto del genere avrebbe potuto convincere i più scettici. Ma per come stanno le cose, le ambizioni narcisistiche del primo ministro non sono accettabili , ha detto uno studioso etiope in condizione di anonimato. (…) [Abiy Ahmed] crede di poter cambiare l’Etiopia attraverso la costruzione di monumenti moderni. Pensa che puoi cambiare la mentalità di una popolazione cambiando il suo ambiente fisico. In verità, vivere ad Addis Abeba è diventato più costoso a causa dei suoi piani.”


FONTE: lemonde.fr/afrique/article/202…


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Lo Scisma della Chiesa Ortodossa Etiope Tewahedo – EOTC in Oromia


Contesto Giovedì 26 gennaio 2023 il Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Etiope (EOTC) ha scomunicato tre arcivescovi separatisti e 25 episcopati nominati accusandoli di essere coinvolti in “unzioni illegali” all’insaputa della chiesa. Sabato 28 gennaio, i
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Contesto


Giovedì 26 gennaio 2023 il Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Etiope (EOTC) ha scomunicato tre arcivescovi separatisti e 25 episcopati nominati accusandoli di essere coinvolti in “unzioni illegali” all’insaputa della chiesa.

Sabato 28 gennaio, i tre arcivescovi e il 25 episcopato hanno scomunicato 12 arcivescovi dei membri del Santo Sinodo EOTC come contromisura, seguiti dall’invio nel fine settimana dei vescovi alle loro diocesi assegnate.

L’evento che ha portato a quella che ora è potenzialmente diventata una scissione dell’EOTC è avvenuto presso la Haro Beale Wold Church nella città di Woliso, nella zona sud-occidentale della Shoa nello stato regionale di Oromia, il 22 gennaio, dove Sua Santità Abune Sawiros (PhD), L’arcivescovo della diocesi di South West Shoa, insieme ad altri due arcivescovi, ha nominato 26 vescovi: 17 vescovi per le diocesi situate nella regione dell’Oromia e 9 vescovi per le diocesi al di fuori dell’Oromia senza il coinvolgimento del Santo Sinodo, creando un diffuso shock e rabbia tra molti di seguaci della chiesa.

Sua Santità Abune Sawiros ha spiegato che la decisione di nominare il 26° episcopato è stata presa per risolvere problemi di lunga data all’interno della chiesa per non aver servito i credenti nelle loro lingue native e distaccati dalla loro cultura, il che ha provocato la perdita di milioni di credenti negli ultimi anni, in particolare in Oromia e nella regione meridionale.

Tuttavia, la nomina è stata definita “illegale” da Sua Santità Abune Mathias I, Patriarca della Chiesa ortodossa etiope Tewahedo (EOTC) che ha convocato una riunione di emergenza per affrontare l’evento che ha definito “un grande evento che ha preso di mira la Chiesa”

Lo scisma ha provocato vittime a Shashemene, Oromia


Tre persone sono state uccise sabato 4 febbraio 2023 in attacchi contro una chiesa nel sud dell’Etiopia, secondo quanto riferito da un media religioso. Le uccisioni sono avvenute per mano delle forze dell’ordine regionali su alcuni civili chiamati a raccolta dal suono delle campane a Shashemene.

Le violenze sono scoppiate sullo sfondo delle tensioni nell’antica chiesa ortodossa etiope Tewahedo dopo che i vescovi ribelli hanno creato il proprio sinodo in Oromia, la regione più popolosa dell’Etiopia.

Abune Henok, arcivescovo della diocesi di Addis Abeba, ha descritto gli incidenti nella città oromo di Shashamene come “vergognosi e strazianti”, secondo il Tewahedo Media Center (TMC), affiliato alla Chiesa.

Il TMC ha dichiarato che 2 giovani cristiani ortodossi sono stati uccisi e altre 4 persone ferite, quando le forze speciali di Oromia hanno attaccato la chiesa di Shashamene, che si trova a circa 250 chilometri a sud di Addis Abeba.

Successivamente ha detto che c’era stato un fuoco di cecchino sulla chiesa dai grattacieli vicini che aveva ucciso 1 donna e ferito altri civili.

Sempre secondo TMC, Abune Henok ha invitato le autorità di Oromia, la più grande regione dell’Etiopia, a fermare la “persecuzione” dei cristiani ortodossi, secondo il TMC.

Una dichiarazione rilasciata dal Santo Sinodo ha successivamente esortato il clero e i fedeli a vestirsi di nero in segno di protesta e ha chiesto manifestazioni pacifiche nelle chiese in patria e all’estero il 12 febbraio.

Lo scisma, dichiarazioni ed appelli


La Chiesa ortodossa etiopica, una delle più antiche del mondo e che rappresenta circa il 40 per cento dei 115 milioni di abitanti del Paese, è sotto attacco e minacciata dopo il scisma del clero ribelle il mese scorso.

I leader ortodossi si sono lamentati a lungo della persecuzione religiosa, compreso l’incendio di chiese diversi anni fa, e le relazioni con il governo sono state tese in passato, anche a causa del conflitto nel Tigray.

Venerdì il Consiglio ecumenico delle chiese ha rilasciato una dichiarazione esprimendo “profonda preoccupazione” per gli sviluppi nell’istituzione etiope.

“Chiediamo a tutti i leader politici in Etiopia di sostenere la Chiesa ortodossa etiope Tewahedo nei suoi sforzi per raggiungere l’unità e la pace tra i suoi membri”, ha detto il segretario generale del World Council of Churches (WCC) Jerry Pillay.

La Chiesa, guidata da un decennio dal patriarca Abune Mathias, che ha dichiarato illegale il sinodo scissionista e ha scomunicato i vescovi coinvolti, ha anche accusato il governo del primo ministro Abiy Ahmed di interferire nei suoi affari e di aver fatto commenti che hanno effettivamente riconosciuto il “gruppo illegittimo”.

Lo scisma politicizzato della EOTC e la posizione del Premier etiope Abiy Ahmed Ali


Addis Standard // Rivolgendosi ai membri del gabinetto convocati per una valutazione semestrale delle prestazioni dei ministeri del governo, il primo ministro Abiy Ahmed ha rotto il silenzio con un’osservazione sulla controversia in corso all’interno della Chiesa ortodossa etiope Tewahedo (EOTC) e ha invitato i leader del Chiesa per risolvere le loro divergenze attraverso il dialogo e la discussione. Ha anche difeso l’esperienza del suo governo nell’aiutare la Chiesa di fronte alle crescenti critiche, anche da parte del partito Ezema (Ethiopian Citizens for Social Justice), sui ruoli svolti dal partito al governo per dividere la chiesa aiutando gli arcivescovi separatisti.

NOTA: “Il partito EZEMA (Ethiopian Citizens for Social Justice) si è da sempre contraddistinto per una marcata opposizione al principio della cittadinanza etnica.” Luca Puddu

L’osservazione del primo ministro è arrivata tra le crescenti critiche secondo cui il suo governo si sta schierando con gli arcivescovi separatisti e le forze di sicurezza stanno detenendo e facendo pressioni sui leader religiosi che sono contrari agli arcivescovi separatisti.

In un video pubblicato martedì 1 febbraio 2023 sulla sua pagina Facebook, il primo ministro Abiy ha affermato che le istituzioni religiose dovrebbero ripulirsi da “politica, furti e razzismo”, che secondo lui sono contrari ai principi e ai valori dei religiosi. Ma la tendenza è stata più volte testimoniata nel caso etiope, ha detto, lasciando una scia di “rottura della storia, ostacolo allo sviluppo e danno alla convivenza sociale”.

Il primo ministro Abiy ha paragonato il suo governo a quelli del passato, nello specifico il Derg, che ha detto di aver “ucciso”, e l’EPRDF, che ha detto di aver “espulso” con una lettera, i rispettivi Patriarchi della Chiesa.

Il premier etiope ha accreditato il suo governo in carica guidato dal Partito della Prosperità come uno che ha sostenuto la Chiesa a differenza dei regimi precedenti menzionando il coinvolgimento del governo nel portare il defunto Abune Merkorios, il 4° Patriarca della Chiesa, dopo 27 anni di esilio. Il Patriarca è stato deposto durante i primi giorni del governo EPRDF (coalizione con a capo il TPLF – Tigray People’s Liberation Front) in quella che è ampiamente ritenuta dai fedeli una decisione politicamente motivata, che ha portato all’esilio del defunto Abune Merkorios che aveva istituito un Sinodo separato negli Stati Uniti, dividendo di fatto la Chiesa fino a quando il Sinodo in esilio non si è riunito dopo che il defunto Abune Merkorios e i suoi membri del Sinodo sono arrivati ​​ad Addis Abeba il 1° agosto 2018.

Nella sua osservazione il Primo Ministro ha riconosciuto al suo governo di aver compiuto. “Quello che abbiamo fatto è stato cercare di riconciliare e unire i due”, ha detto, aggiungendo che questa è stata una delle “differenze fondamentali” del suo governo con i governi del passato. “Questa non è una questione ordinaria.”

Confutando ulteriormente le crescenti affermazioni secondo cui il suo governo stava svolgendo un ruolo nell’attuale controversia tra i due gruppi della chiesa, ha continuato a calcolare il numero di edifici e le dimensioni del terreno che il suo governo ha messo a disposizione della Chiesa; ha detto che il suo governo ha facilitato la restituzione alla Chiesa di due edifici confiscati dai regimi precedenti, e ha “concesso” solo negli ultimi quattro anni la dimensione di 1.045.000 metri quadrati di terreno nella capitale Addis Abeba, “tre volte di più ” di quanto il suo governo abbia “concesso” ad altre importanti istituzioni religiose tra cui denominatori islamici, cattolici ed evangelici messi insieme, che secondo lui erano circa 350.000 metri quadrati di terra.

Pur difendendo il suo governo dalle accuse, il primo ministro Abiy ha anche ammesso che il governo ha inviato mediatori per consigliare ai leader dell’EOTC di discutere e risolvere con calma le questioni, che ha detto essere state respinte.

Il Premier ha riflettuto sulle denunce che hanno avanzato gli arcivescovi separatisti in fatto di discriminazione di lunga data sulle nomine dei vescovi e sui problemi relativi all’ottenimento di servizi religiosi nella propria lingua come cause principali dei disaccordi in corso: il PM ha affermato che il suo governo non può fermare le richieste della gente da ottenere risposta.

“Potrebbe non essere possibile nominare cento vescovi dall’oggi al domani per l’Oromia, ma in un periodo più lungo, e ascoltando le richieste della gente, è possibile risolvere la questione, in modo che tali questioni di lingua, razza, politica ecc. non possano distruggere un grande istituzione come questa”


Ha aggiunto:

“È possibile risolverlo senza sopprimere il diritto e la richiesta delle persone di usare la propria lingua”


Il primo ministro Abiy ha anche rimarcato la decisione presa lo scorso anno dai membri della Chiesa della regione del Tigray di prendere le distanze dal Santo Sinodo di Addis Abeba e istituire il Patriarcato della Chiesa ortodossa del Tigray per il silenzio di quest’ultimo sull’uccisione di sacerdoti e la distruzione di chiese nel Guerra del Tigray; ha detto che nessuno si era opposto alla decisione.


NOTA: i vescovi ortodossi uccisi in Tigray

Di seguito è riportato un elenco di sacerdoti e diaconi tigrini uccisi in Tigray durante la guerra genocida.

Si noti che il Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa di Tewahedo in Etiopia non ha rilasciato una sola dichiarazione su questi martiri fino ad oggi. Al contrario, oltre una dozzina di membri del Sinodo (nella foto allegata) hanno lavorato per minare gli sforzi degli USA per fermare la guerra, alcuni predicando apertamente per la sua continuazione.

Questo crimine rimarrà parte della dolorosa ferita sul corpo della popolazione del Tigray che ancora oggi lotta per riavere i servizi di base ed avere giustizia per le centinaia di migliaia di vittime causate dalla guerra genocida in più di 2 anni.


Le osservazioni del Primo Ministro, tuttavia, potrebbero non adattarsi bene al Santo Sinodo dopo che domenica 29 gennaio, Sua Santità Abune Mathias I, Patriarca della Chiesa ortodossa etiope di Tewahedo (EOTC), il Santo Sinodo principale ha esortato il governo e la popolazione in generale ad aiutare assicurando il rispetto del dogma e del canone della “storica Chiesa ortodossa etiope di Tewahedo”, e ha chiesto cautela e protezione da parte delle forze di sicurezza per evitare che “il sangue di cristiani innocenti” venga versato.

In quello che sembra essere l’esatto contrario, il primo ministro Abiy ha affermato che “non c’è nessun gruppo che sosteniamo o ci opponiamo, entrambi i gruppi sono ortodossi, ed entrambi hanno rivendicazioni e proprie verità”.

Il PM Abiy avvertito che le conseguenze possono essere disastrose per entrambi i gruppi e per il Paese in generale se non riescono a risolvere la questione con la discussione e con uno spirito calmo, aggiungendo che ci sono forze che vogliono intervenire e utilizzare l’agenda per i propri interessi. Ha anche avvertito i membri del suo gabinetto di non intervenire in alcun modo.

Il video della negazione dell’intervento del governo da parte del Primo Ministro è stato diffuso poche ore dopo che il partito Ethiopian Citizens for Social Justice (Ezema) ha rilasciato un comunicato in cui accusava il governo di ingerenza nella vicenda ed esprimeva “preoccupazione” per “misure che le forze di sicurezza stanno prendendo.”

“Sono stati rilevati diversi interventi del governo” ha detto il partito, senza rivelare la natura degli interventi, e ha invitato il governo ad astenersi dai suoi atti. Il partito ha anche chiesto al governo di prendere misure contro individui e gruppi con un’agenda politica che vogliono intervenire nelle questioni interne della chiesa.


tommasin.org/blog/2023-02-07/l…

Report Corno d’Africa, Etiopia Tigray – EEPA n. 366 – 6 febbraio 2023


Negoziati di pace (per 06 febbraio) Venerdì 3 febbraio, una delegazione del Tigray, guidata da Getachew Reda e dal generale Tsadkan Gebre Tinsay, ha incontrato di persona una delegazione etiope guidata dal primo ministro Abiy Ahmed, DPM Demeke Mekonen acc

Negoziati di pace (per 06 febbraio)


Venerdì 3 febbraio, una delegazione del Tigray, guidata da Getachew Reda e dal generale Tsadkan Gebre Tinsay, ha incontrato di persona una delegazione etiope guidata dal primo ministro Abiy Ahmed, DPM Demeke Mekonen accompagnata da funzionari governativi di alto livello.

Le delegazioni hanno discusso l’attuazione dell’accordo di Pretoria sulla cessazione delle ostilità (CoH).

È stata la prima volta dal 2 novembre 2022 che il primo ministro Abiy è entrato a far parte del “Comitato di coordinamento per l’attuazione dell’accordo di pace”, ha affermato Ethiopia State Media.

Il comandante in capo del TDF – Tigray Defence Forces, il generale Tadesse, ha parlato alla televisione etiope dopo l’incontro, affermando che c’era un’atmosfera positiva con l’obiettivo di scrivere la storia del conflitto e avviare la ricostruzione.

Ha detto che le due parti hanno qualificato l’attuazione dell’accordo come “lenta” ma generalmente buona rispetto alla situazione di conflitto di pochi mesi fa.

Ha anche affermato che “non si è sentito alcun fuoco di arma da fuoco” da quando è stato firmato l’accordo e questo ha dimostrato che “gli eserciti erano ben gestiti da entrambe le parti”.

Ha aggiunto che si sta creando una situazione in cui le parti non possono tornare di nuovo alla guerra.

Il generale Tadesse ha anche affermato che la responsabilità non può essere ignorata attraverso i negoziati.

Le forze di difesa nazionali etiopi hanno riferito di aver iniziato il movimento delle armi pesanti che sono state consegnate da TDF, afferma Fana Broadcasting Corporate (FBC).

ENDF sta spostando armi pesanti e veicoli da un luogo nel Tigray chiamato Ageulae, 36 km a est della capitale regionale Mekelle, verso aree segrete.

L’amministrazione civile e le forze di sicurezza della zona centrale del Tigray sono entrate ad Axum, inclusi amministratori di zona, distretti e sottodistretti.

L’amministrazione regionale viene reintegrata poiché l’ENDF si è distaccato dalla città e si è stabilito nei campi prebellici della zona.

Secondo quanto riferito, anche l’amministrazione civile della zona nord-occidentale del Tigray si sta preparando a entrare nella città di Shire.

Il Ministero della Pace etiope stima 400.000 morti per conflitti armati in Etiopia, afferma The Reporter Ethiopia . La cifra è annotata nel “Programma di costruzione della pace sostenibile e universale (2023-2032)” che è aperto ai commenti.

Altre fonti hanno precedentemente stimato che fino al doppio delle persone potrebbero essere state uccise durante il solo conflitto del Tigray.

Situazione in Tigray (per 06 febbraio)


La Banca nazionale dell’Etiopia ha inviato 5 miliardi di birr per far fronte alla carenza di liquidità delle banche nel Tigray, secondo Dimtsi Woyane .

Ethiopian Airlines ha aumentato da tre a cinque i voli giornalieri da Addis Abeba a Mekelle.

Ciò ha fatto seguito all’incontro di venerdì (3 febbraio) tra le delegazioni del Tigray e dell’Etiopia.

Tutti i ponti danneggiati che portano al Tigray sono stati riparati e sono idonei per il servizio di trasporto su strada tra la regione e il resto dell’Etiopia, afferma FBC citando l’Etiope Road Administration Authority.

I ponti riparati includono quelli sul fiume Tekeze che collegano la zona occidentale del Tigray con le altre parti del Tigray.

Situazione in Etiopia (al 06 febbraio)


Il governo federale dell’Etiopia ha invitato le fazioni all’interno della Chiesa ortodossa etiope a risolvere pacificamente le loro divergenze attraverso discussioni, afferma una dichiarazione dell’ufficio comunicazioni del governo.

La dichiarazione ha avvertito che “il governo agirà contro tutti coloro che stanno lavorando per disintegrare l’Etiopia sotto la copertura della religione”.

Il Tewahedo Media Center (TMC) , affiliato alla Chiesa, ha dichiarato che tre persone sono state uccise quando le forze speciali di Oromia hanno attaccato una chiesa ortodossa a Shashamene, Oromia.

Oggi (6 febbraio), è iniziata la votazione in un referendum per la statualità regionale in alcune parti dell’attuale regione delle nazioni, delle nazionalità e dei popoli del sud dell’Etiopia, afferma Fana Broadcasting Corporate .

Secondo quanto riferito, il referendum si sta svolgendo nelle zone di Gamo, Wollaita, Gedeo, Konso e nei distretti speciali di Burgi, Basketo, Ale, Amaro e Derashe. Oltre 3 milioni di persone si sono registrate per votare.

Situazione internazionale (per 06 febbraio)


Il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha visitato oggi l’Italia e ha incontrato il primo ministro Meloni. Hanno firmato un accordo di collaborazione finanziaria di 180 milioni di € per il periodo 2023-2025.

Ha apprezzato il presidente Sergio Mattarella per aver ricevuto questa mattina la delegazione etiope.

Ha twittato “Le relazioni tra Etiopia e Italia che durano da molti decenni sono state di lunga data e definite da una fruttuosa collaborazione. Continueremo a rafforzare le relazioni esistenti”.

Gli inviati di Francia, Norvegia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania e l’inviato dell’Unione Europea nel Corno d’Africa visiteranno Khartoum, in Sudan, l’8 e 9 febbraio. Discuteranno i progressi verso una transizione democratica.

L’8 febbraio arriverà in Sudan anche il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov per discutere questioni bilaterali, regionali e internazionali.

Il canale Telegram russo indipendente Mozhem Obyasnit sostiene che la Russia abbia tentato di “corrompere” i paesi africani affinché si astenessero da un voto delle Nazioni Unite per condannare le sue operazioni in Ucraina.

Presumibilmente, la Russia ha offerto contratti di equipaggiamento militare all’Eritrea.

Link di approfondimento:

Link di interesse

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Etiopia Update – 6 feb. 2023


Tigray, zona Irob, Arrestati e rilasciati funzionari UNOCHA da militari eritrei Giovedì 2 febbraio 2023 Tigray Today denuncia: Le forze eritree ostacolano gli aiuti umanitari nel Tigray. Team UNOCHA si è recato a Dowhan , Irob ieri (1 febbraio 2023) per u
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Tigray, zona Irob, Arrestati e rilasciati funzionari UNOCHA da militari eritrei

Giovedì 2 febbraio 2023 Tigray Today denuncia:

Le forze eritree ostacolano gli aiuti umanitari nel Tigray. Team UNOCHA si è recato a Dowhan , Irob ieri (1 febbraio 2023) per una missione conoscitiva sull’ostruzione degli aiuti umanitari. Tuttavia sono stati arrestati dalle forze eritree mentre si recavano lì.

Hanno dovuto attraversare Qerseber – Sobeya, una brutta strada sterrata, poiché la principale strada asfaltata via Zalambesa verso Dowhan non è aperta a causa della presenza delle forze eritree. La squadra è stata però trovata e trattenuta dalle forze dell’ordine in un luogo denominato Engal.

Dicono di essere stati detenuti per lunghe ore prima di essere liberati per tornare. La presenza delle forze eritree è indiscutibile, ma continua anche a ostacolare gli aiuti umanitari ad alcune aree del Tigray, in particolare ai distretti confinanti con l’Eritrea come la wereda di Irob.

FONTE: twitter.com/tigraytoday24/stat…


Supporto umanitario al nord Etiopia

Venerdì 3 febbraio 2023 Addis Standard riporta che l’accesso agli aiuti al nord Etiopia in miglioramento ma alcune aree ancora difficili da raggiungere.

Gli umanitari dicono che i combattimenti in alcune parti del sud della regione Amhara e nelle aree limitrofe della regione Oromia, hanno portato a “slocamenti significativi” nelle zone del nord Shewa, sud Wello e ovest Gojam, ad Amhara.

UNOCHA riporta che in quelle aree di Amhara, “un numero significativo di case e proprietà private sarebbe stato bruciato e distrutto. I partner stanno mobilitando generi alimentari e non alimentari come rifugio di emergenza, tra la chiusura delle strade e le ostilità in corso. ”

FONTE: news.un.org/en/story/2023/02/1…


L’Etiopia chiede il sostegno degli Stati Uniti per terminare il mandato degli esperti dei diritti umani delle Nazioni Unite

L’ Etiopia chiede il sostegno agli USA per porre fine al mandato degli Esperti dei Diritti Umani ONU

L’Etiopia ha chiesto agli Stati Uniti di sostenere la loro “offerta per porre fine al mandato” della Commissione internazionale degli esperti per i diritti umani sull’Etiopia (ICHREE).

Durante la discussione, l’ambasciatore Misganu “ha raccomandato agli Stati Uniti per il sostegno all’accordo di pace Pretoria guidato dall’AU tra il governo etiope e il TPLF”, e ha dichiarato che il governo è “completamente impegnato ad attuare i termini dell’accordo di pace. ” Ha chiesto agli Stati Uniti di fornire sostegno agli sforzi di ricostruzione e riabilitazione.

“Ribadendo l’impegno dell’Etiopia ad affrontare le questioni delle violazioni dei diritti umani attraverso il sistema giudiziario transitorio, l’ambasciatore Mesganu ha chiesto agli Stati Uniti di sostenere l’offerta dell’Etiopia nel porre fine al mandato della Commissione internazionale di esperti dei diritti umani in Etiopia,” ha affermato il MoFA.

[Nota: un ossimoro in quanto il governo centrale etiope è implicato col suo esercito e gli alleati in crimini di guerra e contro l’umnaità nella guerra genocida in Tigray: denunce e confutazioni effettuate dallo stessa commissione UN ICHREE da cui si vuole disimpegnare.]

Tuttavia, durante l’ultimo briefing stampa del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti tenutosi ovedì 2 febbraio 2023, Ned Price, portavoce del Dipartimento, ha dichiarato che gli Stati Uniti elogiano le parti per il loro impegno a favore della cessazione dell’accordo sulle ostilità e incoraggiano la continua attuazione, “compreso garantire la protezione dei civili attraverso il monitoraggio internazionale dei diritti umani, oltre a seguire attraverso la responsabilità per le violazioni dei diritti umani e la giustizia transitoria. ”

FONTE: addisstandard.com/news-ethiopi…


Focolai di colera

Focolai di colera rappresentano una minaccia mortale per i bambini già denutriti in Etiopia.

I bambini stanno affrontando un rischio crescente di malattie, poiché le epidemie di colera e morbillo stringono la loro presa sull’Etiopia, creando timori per i molti bambini vulnerabili che già soffrono di malnutrizione.

Un focolaio di colera sta interessando le regioni Oromia e la regione dei Somali, con almeno 1.055 casi segnalati, tra cui 28 decessi, da settembre 2022. Solo nell’ultimo mese segnalati più di 316 casi nelle due regioni, un salto del 30% rispetto a 739 casi di fine dicembre 2022, con un milione di persone a rischio malattia nelle due regioni.

Secondo le autorità sanitarie sono stati segnalati anche picchi nei casi di morbillo con 357 nuovi casi di morbillo e 6 decessi segnalati solo nell’ultima settimana di gennaio.

Una combinazione mortale di grave carenza d’acqua, scarsa igiene e servizi igienici, tra cui defecazione all’aperto e mancanza di opzioni di trattamento dell’acqua, sta portando alla rapida diffusione del colera, con una grave siccità che aggrava la situazione.

FONTE: addisstandard.com/news-measles…


Etiopia, incontro tra governo e rappresentanti del Tigray, TPLF

Etiopia, sabato 4 febbraio 2023, in mezzo alle crescenti preoccupazioni per il ripristino dei servizi ritardati e inadeguati, il Premier incontra il team negoziale tigrino e promette di accelerare il processo.

Secondo il dispaccio ufficiale sull’incontro, le due parti hanno discusso per due giorni lo stato di avanzamento dell’accordo di pace.

L’incontro inaspettato è avvenuto tra le crescenti preoccupazioni per il ripristino dei servizi di base ritardato e inadeguato nella regione del Tigray, tra cui banche, trasporti stradali e telecomunicazioni. Sebbene alcuni progressi siano stati registrati nella ripresa del trasporto aereo, nell’apertura dei servizi bancari e nel ripristino delle telecomunicazioni nella regione del Tigray, sotto un “blocco de facto” da due anni, i progressi sono stati lenti e i servizi ripresi restano inadeguati rispetto a i bisogni enormi.

Anche nell’area degli aiuti umanitari, dove si sono compiuti notevoli progressi da quando è stato concluso l’accordo di pace [accordo sulla “cessazione ostilità”, una tregua], l’ONU ha dichiarato il 2 febbraio che “sono rimaste alcune aree a cui non si ha ancora avuto accesso [umanitario – dall’accordo di PRetoria, dopo oltre 3 mesi]” per la consegna degli aiuti, e che per le consegne andate a buon fine il materiale ammonta a “più di 127.000 tonnellate di cibo… raggiungendo più di 3,8 milioni di persone.” (il Tigray è formto da +6 milioni di persone)

FONTE: addisstandard.com/analysis-ami…


Annuncio di nuove risorse per il Tigray

Sabato 4 febbraio 2023 Redwan Hussien, capo della sicurezza nazionale etiope, annuncia per mezzo social, DOPO l’incontro tra governo e rappresentanti del Tigray, TPLF, che:

Secondo la decisione presa dal primo ministro Abiy, la Banca nazionale ha iniziato a inviare 5 miliardi di Birr a Mekele da erogare a partire da lunedì. È un incremento multiplo rispetto ai 20 milioni precedenti. Inoltre, EAL ha aumentato i suoi voli da 3 a 5 a partire da oggi.


FONTE: twitter.com/RedwanHussien/stat…


Liquidità in Tigray e servizi di base ancora interrotti

Etiopia 6 febbraio 2023, la Banca centrale invia contanti alle banche del Tigray, mentre la crisi di liquidità paralizza le recenti riprese dei servizi

I residenti nella regione hanno manifestato la loro frustrazione per i fallimenti di tutte le banche della regione nel fornire servizi nonostante la ripresa dei servizi bancari nella regione.

“Tutte le banche del Tigray sono aperte ogni giorno durante l’orario di lavoro ma non forniscono alcun servizio finanziario alla gente”, ha detto Tsega’ab Kassa, residente di Mekelle ad Addis Standard.

Ha detto che a differenza di quanto riportato dai vari media, tutte le banche al momento non forniscono alcun servizio finanziario ma sono sempre aperte in orario di lavoro. “L’unica cosa che stanno facendo al momento è trasferire denaro dal conto corrente di un cliente al conto di un altro cliente”, ha detto.

Il giornalista Berihu Shiferaw, un altro residente a Mekelle, ha detto ad Addis Standard che “le banche, compresa la Commercial Bank of Ethiopia, non hanno ancora iniziato a offrire servizi che hanno reso la vita difficile alla gente. ”

FONTE: addisstandard.com/analysis-cen…


Scisma della Chiesa Ortodossa Etiope, Oromia e uccisioni

Scontri tra fedeli ortodossi, la polizia locale rivendica “vite di molti” a Shashemene; Santo Sinodo e governo in guerra di parole perché entrambi si attengono alle loro posizioni sullo scisma della Chiesa.

Scontri tra seguaci del cristianesimo ortodosso e la polizia locale nella zona dell’Arsi Ovest, città Shashemene della Regione Oromia sabato 04 febbraio “ha rivendicato la vita di molte persone”, ha detto un testimone oculare ad Addis Standard. Gli scontri sono scoppiati nella chiesa di San Michele durante una cerimonia di accoglienza per i membri del clero nominata dal nuovo “Holy Synod of Oromia and Nations and Nationalities.”

Secondo il testimone oculare, gli scontri sono avvenuti il 4 febbraio 2023 quando Abune Paulos, nominato dal “Santo Sinodo di Oromia e nazioni e nazionalità” per servire la diocesi dell’Arsi Occidentale, si è recato nella città di Shashemene e il gruppo di seguaci della chiesa hanno iniziato a protestare contro il “vescovo e la sua squadra” per essere stato accolto.

In precedenza alcune chiese della città hanno suonato le campane per richiamare i seguaci, ha aggiunto il testimone oculare, sottolineando che “in uno scontro tra i manifestanti e la polizia speciale regionale, due persone sono state uccise immediatamente.” Entrambi sono stati uccisi dalla polizia.

FONTE:


Incontro tra Italia ed Etiopia: visita del Primo Ministro Abiy Ahmed Ali da Mattarella e Giorgia Meloni

Lunedì 6 febbraio 2023 il PM Abiy Ahmed Ali con una delegazione è presente a Roma per incontri e accordi bilaterali e tavole rotonde con il Pres. Mattarella e la PM Giorgia Meloni.

FONTE: governo.it/it/agenda/2023-02-0…


180 Milioni dall’ Italia all’Etiopia 2023/2025

Il premier Abiy Ahmed e il premier Giorgia Meloni hanno inoltre firmato l’accordo ‘Ethiopian-Italian Cooperation Framework 2023-2025’ che prevede un impegno finanziario pari a 180 milioni di euro.

FONTE: twitter.com/PMEthiopia/status/…


Scuola e studenti nella regione Amhara

“Un totale di 520.000 scolari (di cui 250.000 sono sfollati) non ha accesso equo all’istruzione di base nella regione Amhara. Dei 520.000, circa 255.000 bambini nelle zone nord di Gonder, North Wello e WagHamra richiedono assistenza con materiale scolastico e alimentazione. Anche il personale scolastico, compresi gli insegnanti, ha bisogno di supporto mentale e psicosociale per riprendere i servizi. ”

FONTE: amharic.addisstandard.com/%e1%…


tommasin.org/blog/2023-02-06/e…

Anche ai funzionari governativi del Regno Unito è stato vietato di utilizzare TikTok. Il Cabinet Minister Oliver Dowden, che ha tra le deleghe del suo portafoglio quella alla cybersicurezza, ha dichiarato in Parlamento che il divieto è una mossa “precauzionale” ma che entrerà in vigore immediatamente. TikTok ha negato con forza le accuse di trasmettere...

“Il valore della protezione e sicurezza dei dati personali nell’era dei social network. Consapevolezza, diritti, rischi ed opportunità”. Ne parliamo domani, dalle ore 14.00, al seminario organizzato dall’Associazione protezione diritti e libertà privacy. Maggiori info qui.
Informa Pirata ha ricondiviso questo.

Due notizie dagli Stati Uniti d’America confermano la natura drammaticamente globale di come la dimensione digitale possa a volte costituire una vera e propria trappola per la comunità LGBT+
di Guido Scorza
huffingtonpost.it/rubriche/gov…

Internet, nata per essere un mezzo di amplificazione delle libertà, diventa sempre più spesso uno strumento di compressione delle libertà di taluni. È il caso della comunità gay ormai letteralmente perseguitata nella dimensione digitale. Qualche settimana fa, su queste stesse colonne, ho scritto dell’inchiesta realizzata da Human Rights Watch, efficacemente intitolata, “Tutto questo orrore a causa...

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Ora alle 16:30 nell'ambito del programma #Fahrenheit su Rai Radio 3 , il prof. @enriconardelli parla del suo libro "La rivoluzione informatica"
raiplaysound.it/programmi/fahr…

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Il più grande cyberattacco alla nostra #sicurezzaNazionale viene sferrato ogni santo giorno dal pericolosissimo gruppo cybercriminale #ottantottopercento... 😈

«L’88% delle #PA non è conforme alle Linee Guida #AGID»: i risultati dell’indagine #ANORC saranno presentati a Roma il 23 marzo, con la moderazione del direttore di #Key4biz Raffaele #Barberio

key4biz.it/l88-delle-pa-non-e-…

Il Parlamento Europeo ha adottato la sua posizione negoziale sul Data Act. Questa normativa mira a stabilire norme UE sulla condivisione dei dati generati dall’uso di prodotti connessi o servizi affini (ad esempio “l’internet delle cose” e le macchine industriali) al fine di garantire un’equità dei contratti di condivisione dei dati. Il testo è stato...
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La storia dell'Open Source! Una storia di successo e di collaborazione dell'essere umano.

Il software #opensource è oggi così presente ed integrato nella nostra vita quotidiana che sarebbe difficile pensare ad un mondo senza di esso.

Come sempre, #condividere e #collaborare e quindi avere una mente aperta ad essere contaminata da altre idee evitando di erigere muri, è sempre la chiave del successo e quantomai oggi il mondo dovrebbe prendere esempio dall'Open Source.

A cura di Massimiliano Brolli

#redhotcyber #opensource #ethicalhacking #fsf #hacking #cybersecurity #freesoftwaredfoundation #cybersecurityawareness #cybersecuritytraining #cybersecuritynews #privacy #infosecurity

redhotcyber.com/post/la-storia…

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I dispositivi FlipperZero vengono sequestrati dall'agenzia delle telecomunicazioni brasiliana

@Pirati Europei

L'ente regolatore nazionale delle telecomunicazioni Anatelha contrassegnato il Flipper Zero come un dispositivo che serve a scopi illeciti o facilita un crimine o un illecito. Come con altri dispositivi che emettono radiofrequenze, quando il Flipper Zero viene spedito nel Paese, l'ufficio postale nazionale intercetta e reindirizza il dispositivo ad Anatel per la certificazione. Anatel ha quindi deciso di non certificare l'apparecchiatura e di conseguenza sequestrarla, impedendo al Flipper Zero di procedere verso la sua destinazione finale

Il post di EFF continua qui

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I sistemi di apprendimento automatico hanno proprietà politiche? A cura di Daniela Tafani, ricercatrice presso l'Università di Pisa


📣 Tornano gli incontri di @Etica Digitale !
🏷 I sistemi di apprendimento automatico hanno proprietà politiche?
🎙 Conduce: Daniela Tafani, ricercatrice presso l'Università di Pisa

Le tecnologie sono politiche? Langdon Winner, nel 1980, distingueva due modi in cui gli artefatti tecnologici possono essere politici: quando nascono come risposta a un problema di una specifica comunità; e quando invece sono "intrinsecamente politici", cioè quando la loro stessa esistenza presuppone o promuove una determinata visione politica della società.

A partire da questa distinzione, discuteremo la tesi formulata da Dan McQuillan nel suo recente libro Resisting AI. An Anti-fascist Approach to Artificial Intelligence. Secondo McQuillan, «L'intelligenza artificiale è una tecnologia politica, nella sua esistenza materiale e nei suoi effetti», che condensa la violenza strutturale, amplifica disuguaglianze e ingiustizie e incarna e consolida un regime autoritario.

🗓 Martedì 21 marzo
🕑 21:30
ℹ️ Non serve registrarsi

📍 blue.meet.garr.it/b/dan-vzz-hu…

#EticaDigitale #IA

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e-ID: Decentralised storage and right to anonymity are additional Pirate successes in final trilogue mandate


Brussels, 15/03/2023 – On Thursday, the European Parliament is expected to formally adopt its final position on the European Electronic Identity (e-ID), before going into trilogue negotiations with the Council of …

Brussels, 15/03/2023 – On Thursday, the European Parliament is expected to formally adopt its final position on the European Electronic Identity (e-ID), before going into trilogue negotiations with the Council of the European Union. In addition to privacy successes in the leading industry Committee, Pirate Party MEPs were able to implement additional data protection safeguards into the final text via the Civil Liberties Committee (LIBE). Most importantly the content of a user’s identity wallet, which may include sensitive medical data, payment data or criminal records, would be stored on the user’s device only unless they explicitly choose that an external cloud copy should be kept. The text also protects the right to use digital services anonymously by providing that digital services should be provided without electronic identification or authentication where reasonably possible.

Via the lead industry Committee Pirate Party MEPs had already made sure that Member States will not have to establish a unique personal identification number for every citizen. The source code used for providing European Digital Identity Wallets would be open source, that non-users of the voluntary eID scheme would not suffer disadvantages and would be able to use alternative means of identification or authentication. Pirates have not been able to prevent the mandatory acceptance of government browser certificates but there will be exceptions.

Pirate Party MEP Patrick Breyer, who negotiated the bill in the Committee on Civil Liberties (LIBE), comments:

“We successfully pushed for the addition of a provision ensuring that services are normally provided without electronic identification or authentication wherever reasonably possible. I’m glad that we thus countered the risk that the anonymity online that protects us from profiling and online crime is gradually eroded. We further managed to ensure that the content of a user’s identity wallet, which may include sensitive medical data, payment data or criminal records, would be stored decentrally on the user’s device only unless they explicitly choose that an external cloud copy should be kept. After all, nobody keeps a duplicate of a person’s physical wallet, either. Decentralized data storage protects our data from hacks and identity theft.

While the e-ID can be an important tool for the modernization and digitization within the EU, the European Commission’s initial proposal was problematic and put users’ data needlessly at risk. That’s why in the trilogue negotiations, my Pirate Party colleague Mikuláš Peksa, who is in the negotiating team as Shadow rapporteur will fortunately continue the fight to protect our personal data and right to anonymity online.”

The e-ID will allow EU citizens to prove their identity via mobile app, access public and private services online, pay online and facilitate everyday situations. Driving licences or medical prescriptions could also be stored in the “Wallet App”.


patrick-breyer.de/en/eid-addit…

I legislatori UE alla guida dei sull’AI Act, la Legge UE sull’intelligenza artificiale, hanno previsto importanti obblighi per i fornitori di modelli di linguaggio generativo come ChatGPT e Stable Diffusion, cercando di chiarire le responsabilità lungo la value chain dell’intelligenza...

Le ferrovie svizzere (FFS) hanno deciso di non adottare sensori aumentati per analizzare il flusso di persone. Si tratta di un’importante vittoria per i sostenitori della privacy in Svizzera. Le FFS abbandoneranno l’analisi del flusso di persone nelle stazioni in base all’età, all’altezza e al sesso. La decisione, annunciata durante la conferenza stampa annuale dell’azienda,...

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