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Gli iscritti al nostro canale telegram sono più di 600.
t.me/ppInforma

Sono tanti?

In realtà no!
Abbiamo visto che canali tipo i #BimbiDiPutin, #BenessereQuantico o #PuenteServoDiBiden #GuerrieriSenzaGreenPass viaggiano a botte di 20.000 iscritti... 😭

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Oggi parteciperò all’evento organizzato da EY in collaborazione con il Centro di Ricerca in Strategic Change “Franco Fontana” – Luiss Guido Carli “Web 3.0 opportunità e sfide di un contesto in rapida evoluzione”. Nel corso dell’iniziativa, sarà presentato il report EY-Luiss sul Metaverso, sugli NFT e sulle regolamentazioni del mercato in ambito tributario e contabile a loro associate, con lo scopo di...

ANSA da prestazione: "Secondo alcuni, somiglia a qualcosa della popolare serie manga #DragonBall , mentre altri sostengono che sia un #Ufo"


Come non dare una notizia: MISTERIOSA PALLA DI FERRO IN UNA SPIAGGIA GIAPPONESE. MEDIA E SOCIAL IMPAZZITI PARLANO DI MANGA E UFO

@Giornalismo e disordine informativo

Stiamo chiaramente peggiorando...


E' cava come una boa, ha degli agganci come una boa, è tonda come una boa: è chiaramente una capsula spaziale Sayan 😎

ansa.it/sito/notizie/politica/…


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E' cava come una boa, ha degli agganci come una boa, è tonda come una boa: è chiaramente una capsula spaziale Sayan 😎

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All’indomani della discussione della causa Gonzalez vs. Google, un’altra udienza infuocata è iscritta al ruolo della Corte Suprema degli Stati Uniti. Dinanzi ai giudici sono, infatti, comparse le parti della controversia Twitter vs. Taamneh. Soltanto un giorno dopo aver discusso se Google e la sua controllata YouTube debbano essere ritenuti responsabili per il modo in...

Dignità e marketing, quindi, persona e mercati sono le due parole più ricorrenti nelle relazioni del Garante privacy negli ultimi 25 anni, due parole che delimitano il terreno di gioco della partita più complicata: coniugare la privacy con le forze centrifughe del mercato. Oggi la presentazione del volume “La Privacy dell’Era Digitale. Le Relazioni dei Presidenti...

Grazie a Focus Junior per aver inserito “La privacy spiegata semplice ai più giovani (e ai loro genitori)“, scritto a quattro mani con Michela Massimi, tra i testi consigliati nella sezione dedicata ai libri, ai film, ai siti che possono aiutare i più piccoli ad utilizzare la rete in modo consapevole.

Dopo il recente provvedimento adottato dal Garante privacy nei confronti di Replika – il servizio di chatbot che scommette sul voler diventare il nostro miglior amico, la nostra amante o il nostro confidente – da più parti, in Italia e all’estero, si sono chiesti e ci hanno chiesto se servizi di questo genere, basati su...

Federico Oliveri reshared this.

Ieri sera alla trasmissione di Radio Popolare, Doppio Click, con Marco Schiaffino abbiamo parlato di intelligenza artificiale e dei trojan, i malware che vengono utilizzati per fare intercettazioni e di tutti i risvolti legati alla privacy e al loro utilizzo. Per riascoltare la puntata clicca qui.

È il momento delle arringhe dinanzi alla Corte Suprema degli Stati Uniti: si è tenuta l’udienza di discussione orale della causa Gonzalez vs. Google. La Corte è chiamata a stabile se la società possa essere citato in giudizio per la promozione di video inneggianti al terrorismo sulla piattaforma YouTube operata automaticamente dagli algoritmi di raccomandazione....
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Aggiornamento caso #Spid: i gestori propongono al governo una proroga fino a giugno dei contratti esistenti. A quattro condizioni. Finanziamenti dedicati in primis. Poi fare di #SPID il trampolino per la futura identità Ue
Di Luca #Zorloni su #wireditalia
cc @quinta wired.it/article/spid-scadenza…

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Il biliardino delle #cosedagarante si arricchisce di un nuovo pezzo di storia: l’illustrazione che racconta della prima puntata di “A little privacy, please!” , il podcast di Radio Activa Plus, al quale ho avuto il privilegio di essere ospite e di presentare “La privacy degli ultimi”. Grazie a Sergio Aracu, Marco Trombadore e ad Alterales per il...

Domani – dalle ore 15.00 – parteciperò alla presentazione del volume “La Privacy dell’Era Digitale. Le Relazioni dei Presidenti dell’Autorità Garante 1997-2022”, a cura del nostro Presidente Pasquale Stanzione. L’evento, che si terrà a Roma presso Esperienza Europa – David Sassoli, potrà essere anche seguito in diretta streaming collegandosi al sito del Garante www.gpdp.it.
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Dopo colazione con croissant francesi🥐 siamo andati a mangiare la pizza italiana🍕🇮🇹

Abbiamo chiuso il sito web del Ministero della Difesa italiano:

check-host.net/check-report/eb…

Gli hacktivisti del collettivo NoName057, già attivi su su operazioni di di disturbo rivolte ai paesi europei dell'Alleanza Atlantica, hanno lanciato un attacco DDoS al Ministero della Difesa Italiano

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L’accordo transatlantico sui dati personali naviga in acque cattive. Contro il patto concordato dal Governo degli Stati Uniti e dalla Commissione Europea si è sollevata, infatti, una fronda parlamentare in seno all’Eurocamera. Così, secondo quanto rivelato dal quotidiano tedesco Die Welt, dopo tre anni di negoziati il “Trans-Atlantic Data Privacy Framework” (TADPF) rischia di subire...

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È scomparso Akira 'Leiji' Matsumoto, mangaka leggenda dell'animazione giapponese e padre del pirata spaziale Harlock. L'artista è morto la scorsa settimana a Tokio all'età di 85 anni per insufficienza cardiaca.

Lo ha annunciato oggi lo studio di produzione Toei.

@fumetti

#CapitanHarlock #GalaxyExpress 999 #StarBlazers #Yamato

ansa.it/sito/notizie/topnews/2…

Nuovo appuntamento con la rubrica #iprovvedimentispiegatisemplice su Agenda Digitale. In questo numero parliamo dell’illecito trattamento dei dati biometrici dei dipendenti che è costato alla società Sportitalia una sanzione di 20 mila euro da parte del Garante privacy.

In questa nuova puntata di #Garantismi insieme a Matteo Flora parliamo delle “Spunte Blu” per ottenere la “verifica” dell’account oltre ad una serie di servizi accessori, in cambio di una copia dei propri documenti di identità. Il gioco vale la candela?

Consultazione pubblica sui dati biometrici in Nuova Zelanda Il Privacy Commissioner neozelandese sta valutando l’adozione un codice di condotta per regolamentare la biometria. L’uso di tecnologie biometriche, come il riconoscimento facciale o delle impronte digitali, è una questione di interesse per le autorità garanti della privacy di tutto il mondo e la Nuova Zelanda non...

Continuano le battaglie legali per i dati biometrici davanti alla Corte Suprema dell’Illinois. Due settimane dopo essersi pronunciata in favore dell’estensione dei termini di prescrizione a cinque anni per tutte le violazioni del Biometric Information Privacy Act (BIPA), la Corte ritorna sull’argomento. È stata una decisione sofferta (passata per 4 voti contro 3), ma alla...
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Come anticipato un paio di settimane fa da Wired, anche meta starebbe per predisporre Facebook e Instagram per una sorta di "spunta blu" a pagamento.
A subdorare la possibilità, è sviluppatore Alessandro Paluzzi, attraverso una procedura di reverse engineering.
punto-informatico.it/instagram…

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Il diritto alla privacy, per settimane, è stato additato come responsabile dapprima dell’impossibilità di procedere a ricerche più efficaci e, quindi, della morte di una persona. Ma quei dati avrebbero potuto e, probabilmente, dovuto essere utilizzati come il Garante ha chiarito sin dal 2008. Leggi qui il pezzo nella mia rubrica Governare il futuro su...

L’uso di un nuovo tipo di software di analisi dei dati da parte della polizia non è conforme alla Costituzione tedesca. Lo ha affermato il Bundesverfassungsgericht (la Corte costituzionale federale), stabilendo l’incostituzionalità delle attuali norme relative all’uso di questi software da parte della polizia di Assia e Amburgo. Si tratta di programmi informatici complessi, come...
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Mentre in UE l'identità digitale è tra i temi nodali, l'Italia sta facendo morire #SPID, la conquista più importante per la nostra cittadinanza digitale.
Perché da noi l'unica #eutanasialegale è quella sui nostri diritti...
Di Luca #Zorloni su #wireditalia
wired.it/article/spid-convenzi…

Le minoranze etiopi rimangono timorose nonostante l’accordo di pace


“Le persone non si sentono al sicuro, quindi stanno cercando di proteggersi.” Quando è scoppiata la guerra nella regione settentrionale del Tigray in Etiopia nel…

“Le persone non si sentono al sicuro, quindi stanno cercando di proteggersi.”

Quando è scoppiata la guerra nella regione settentrionale del Tigray in Etiopia nel novembre 2020, i residenti della città di Adebay, vicino al confine con l’Eritrea, si sono svegliati al suono degli spari e dei motori in moto.

I soldati eritrei picchiavano i civili e li costringevano a salire su camion militari, hanno riferito due testimoni a The New Humanitarian. Hanno stimato che fino a 70 persone fossero state rapite quella notte da Heletkoka, un quartiere alla periferia di Adebay.

Le vittime erano Kunama, un piccolo gruppo etnolinguistico che si trova a cavallo del confine tra Etiopia ed Eritrea. Circa 5.000 Kunama si erano stabiliti in Etiopia nei primi anni 2000 , in fuga dall’espropriazione della terra e dalla coscrizione militare ( spesso indefinita ) dell’Eritrea .

Quando è iniziata la guerra del Tigray del 2020, il governo etiope ha permesso alle forze eritree di attraversare il confine per combattere il loro nemico comune: il Fronte popolare di liberazione del Tigray (TPLF). Ma i soldati eritrei hanno anche rapito i rifugiati Kunama, riportandoli con la forza in Eritrea.

Quindici persone sono riuscite a sfuggire al raid su Adebay quella notte, compiendo un pericoloso viaggio a piedi verso il Sudan orientale, stabilendosi nei campi profughi intorno alla città di Gedaref. Tra loro c’era Muna*, che si identifica come Kunama.

Due anni dopo, non è più vicina al ritorno a casa. Nonostante un accordo di pace firmato a novembre tra il governo federale e il TPLF per porre fine alla guerra, come molti altri rifugiati delle comunità minoritarie, è ancora preoccupata per la sua sicurezza in Etiopia.

Nessuna fiducia nell’accordo di pace


Si stima che la guerra, combattuta contro il TPLF dalle forze federali sostenute dagli alleati regionali eritrei e amhara, abbia ucciso direttamente centinaia di migliaia di persone. Innumerevoli altri hanno subito gli effetti di ricaduta del conflitto durato due anni, incluso un blocco de facto che ha lasciato milioni di persone senza un adeguato accesso a cibo e medicine.

Tra le vittime c’erano Kunama, Irob, Qemant e Agew, gruppi minoritari che vivono principalmente nelle regioni etiopi del Tigray e dell’Amhara. In un conflitto caratterizzato dalla soppressione dell’informazione , si sa poco della violenza che queste comunità hanno subito e delle minacce che continuano a subire.

“Dopo la guerra, vuoi stare con la tua gente”


I rifugiati in Sudan hanno detto a The New Humanitarian che dubitano che saranno al sicuro, protetti e rappresentati politicamente nell’Etiopia postbellica.

Diverse comunità minoritarie hanno risposto a queste paure in modi diversi. Alcuni si stanno ritirando nelle proprie comunità, agitandosi per una maggiore autonomia politica. Altri si stanno armando o si stanno allineando con altri gruppi armati non inclusi nell’accordo di pace. Alcuni temono di non poter mai tornare. Tutti furono travolti in una guerra che non avevano creato loro.

Aida* e Fissha* sono di Irob, una comunità di circa 30.000 persone che vive lungo il confine montuoso dell’Etiopia con l’Eritrea. Se tornano in Etiopia, non torneranno in città diverse come quelle che hanno lasciato nel Tigray occidentale, una regione che è stata testimone di alcuni dei combattimenti più feroci. “Dopo la guerra, vuoi stare con la tua gente”, ha detto Fishha.

Prima dell’inizio del conflitto, Aida e Fissha si erano trasferite da Irob in una cittadina vicino a Dansha, nel Tigray occidentale, in cerca di lavoro. La regione è ufficialmente parte del Tigray, ma storicamente la vicina regione di Amhara l’ha rivendicata come propria.

Quando le forze amhara e federali sono arrivate nell’area all’inizio della guerra, le case delle due donne sono state saccheggiate da Fano, una milizia della regione amhara. Sono stati sparsi anche volantini che avvertivano i tigrini che avevano una settimana per andarsene o sarebbero stati uccisi.

Poiché Irob è culturalmente vicino ai tigrini, Aida e Fissha credevano che anche loro sarebbero stati presi di mira. Quando tre dei parenti maschi di Aida sono stati duramente picchiati dai soldati etiopi, la famiglia spaventata ha preso la difficile decisione di lasciare l’Etiopia.

Tuttavia, se il governo etiope potesse garantire la sua sicurezza, Aida ha detto che sarebbe tornata nel Tigray occidentale. Le piaceva il suo lavoro di insegnante e aveva una vita dignitosa nella comunità. Ma Fishha rise all’idea: “Sarai l’unico Irob rimasto a Dansha!”

Continua l’occupazione eritrea


Nessun rifugiato Irob crede che sia sicuro tornare nella propria regione d’origine. È una delle poche aree del Tigray che rimane ancora inaccessibile alle agenzie umanitarie, secondo il Tigray Regional Emergency Coordination Centre, un gruppo di ONG internazionali e locali e funzionari del governo regionale.

“Gli eritrei occupano ancora metà di Irob”, ha detto Tesfaye Awala, presidente della Irob Anina Civil Society , un’organizzazione basata sulla diaspora. Crede che l’Eritrea stia cercando di “cancellare” la comunità Irob e stabilire una zona cuscinetto militare nei loro altipiani strategici. In una rara conferenza stampa a Nairobi la scorsa settimana, il presidente eritreo Isaias Afwerki ha eluso le domande riguardanti la presenza dell’Eritrea nel Tigray.

“Sarai l’unico Irob rimasto a Dansha!”


Le aggressioni sessuali da parte delle forze eritree sono persistite nonostante l’accordo di pace. Un sacerdote che ha aiutato le donne sopravvissute allo stupro ad accedere ai medici locali ha detto a The New Humanitarian che le donne stanno ancora fuggendo da Irob. I sopravvissuti hanno camminato per giorni per evitare i blocchi stradali eritrei diretti a Dawhan, la capitale di Irob.

Il fatto che il ritiro delle forze eritree non sia stato esplicitamente menzionato nell’accordo di pace di novembre è motivo di preoccupazione sia per i rifugiati Irob che per quelli Kunama in Sudan. Sono preoccupati che le loro comunità rimangano ancora vulnerabili ad attacchi e rapimenti transfrontalieri.

“L’accordo di pace dice che l’esercito etiope dovrebbe proteggere il confine”, ha detto a The New Humanitarian Tesfaye, l’attivista della società civile. “Ma come possono proteggerci quando hanno collaborato con i nostri aggressori?”

Proprio la scorsa settimana, un rifugiato Kunama ha detto a The New Humanitarian che continuano a ricevere segnalazioni di rapimenti da parte di soldati eritrei intorno a Sheraro. La città è vicina al campo di Shimelba , che ha ospitato i rifugiati di Kunama fino a quando non è stato bruciato nel dicembre 2020 mentre era sotto il controllo delle forze eritree.

Lottare per l’autodeterminazione


Nel frattempo, nella regione di Amhara, anche le comunità di Qemant e Agew sono state travolte dalle violenze legate alla guerra del Tigray. I civili sono stati uccisi e sfollati dall’esercito etiope, dalle forze regionali di Amhara e dalla milizia di Fano, che li hanno accusati di sostenere il TPLF.

La violenza durante la guerra ha aggravato le tensioni preesistenti sulla terra, l’identità culturale e la rappresentanza politica ad Amhara. Le fazioni di Qemant e Agew hanno ora preso le armi per combattere per il proprio “stato regionale”, che secondo la costituzione dell’Etiopia significa che possono formare forze di sicurezza su base regionale e avere una rappresentanza federale.

Etenesh*, una rifugiata Qemant sulla sessantina, ha tremato raccontando la morte del marito durante un attacco delle forze federali e regionali alla città di Gubay . I militanti di Fano hanno ucciso il marito davanti a lei, e ora occupano la sua casa. “L’hanno tagliato con i coltelli”, ha detto, mentre le lacrime le rigavano il viso. Non è mai riuscita a seppellire il suo corpo.

“L’Etiopia è una federazione di etnie e tutti meritano di sentirsi al sicuro vivendo in qualsiasi parte del paese”.


Lei e dozzine di altri rifugiati Qemant hanno detto a The New Humanitarian che non possono tornare a casa nelle città pattugliate dalle stesse forze di sicurezza che hanno attaccato le loro comunità. La violenza contro i civili ha contribuito a galvanizzare il sostegno all’Esercito di liberazione del Qemant (QLA) . Continua a lottare per reclamare le terre occupate dalle milizie e ottenere lo stato regionale per i Qemant, che ora si ritiene siano oltre 172.000 – la loro popolazione è stata contata l’ultima volta nel 1994 .

Anche le comunità di Agew nell’Amhara sudoccidentale hanno subito attacchi da parte delle forze di sicurezza di Fano e Amhara. I terreni agricoli sono stati sequestrati e gli è stato impedito di parlare la loro lingua, hanno detto a The New Humanitarian gli attivisti per i diritti di Agew. Queste esperienze hanno aiutato a sostenere il Fronte di Liberazione Agew (ALF), che sta anche cercando l’autodeterminazione regionale per i circa 900.000 Agew.

“Credevo in un’identità etiope”, ha detto Mola Mekonen, un’attivista di Agew in esilio in Australia. “Ora mi identifico di più come Agew.”

Alla fine del 2021, i gruppi politici Qemant e Agew si sono uniti pubblicamente a una coalizione “federalista” nella diaspora guidata dal TPLF. La coalizione comprendeva l’Esercito di Liberazione Oromo (OLA) e altre sette organizzazioni i cui membri ritengono che un sistema federale decentralizzato sia necessario per proteggere la diversità etnico-linguistica dell’Etiopia.

Mentre il conflitto andava avanti, i membri armati della coalizione iniziarono a collaborare in Etiopia. Il governo regionale di Amhara vede questi gruppi come una minaccia alla loro sicurezza.

L’ascesa dell’OLA


In base all’accordo di pace , il TPLF è obbligato a interrompere il sostegno ad altri gruppi armati. Di conseguenza, QLA e ALF hanno perso un potente sostenitore. Ma i membri della coalizione hanno detto a The New Humanitarian che continueranno a lavorare con altri gruppi che sostengono i diritti di “autodeterminazione” in Etiopia.

Per ora, dicono che la loro scommessa migliore è l’OLA, la cui insurrezione in Oromia non è coperta dall’accordo di pace e si è intensificata da quando l’accordo è stato raggiunto. Un rappresentante dell’OLA, che vive fuori dall’Etiopia, ha affermato che sono state condotte operazioni di addestramento congiunte con l’ALF nell’Oromia occidentale.

Ma la durata di queste nuove alleanze non è chiara. Un rifugiato Qemant ha notato che il TPLF ha fatto poco per proteggere i Qemant quando hanno guidato il governo federale dell’Etiopia dal 1991 al 2019, ed era arrabbiato per il fatto che i Qemant fossero esclusi dal processo di pace.

“L’Etiopia è una federazione di etnie e tutti meritano di sentirsi al sicuro vivendo in qualsiasi parte del paese”, ha affermato un ricercatore etiope che ha chiesto l’anonimato per timore di rappresaglie. “Le persone non si sentono al sicuro, quindi stanno cercando di proteggersi”.

L’accordo di pace richiede all’Etiopia di adottare una politica di “giustizia di transizione” per combattere l’impunità per i crimini commessi. Ma la proposta di responsabilità del governo federale rimane vaga. Ha impedito a una squadra investigativa delle Nazioni Unite di accedere all’Etiopia, suggerendo che tale lavoro potrebbe minare le istituzioni nazionali.

Attivisti e rifugiati non sono d’accordo. Dicono che la guerra abbia distrutto la fiducia nelle istituzioni statali, comprese le forze di sicurezza, quindi il coinvolgimento esterno nelle indagini potrebbe aiutare a stabilire i fatti e ricostruire la fiducia. Questo sembra improbabile che accada. Anche il TPLF, una volta così esplicito sulla necessità di indagini indipendenti, ora parla molto meno di responsabilità.

I rifugiati hanno preoccupazioni più immediate. Etenesh, che ha visto suo marito morire, vuole semplicemente tornare a casa in una comunità sicura dove i suoi assassini non vagano più per le strade che prima camminavano insieme.

Per ora resterà in Sudan, accanto a tanti profughi colpiti dalla guerra ma esclusi dalla pace.

*I nomi sono stati modificati per proteggere le identità reali delle persone per motivi di sicurezza.

A cura di Obi Anyadike.


FONTE: thenewhumanitarian.org/news-fe…


tommasin.org/blog/2023-02-17/l…

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Non potrò mai giustificare gli intellettuali che oggi, come nel 1914, si sono prestati a questo gioco.

"Anche un movimento #pacifista, antimilitarista e nonviolento giù di morale come può apparire quello attuale 'per il potere è ancora troppo. E allora bisogna inveirgli contro preventivamente, trollarlo, intimidirlo, ridicolizzarlo. Chi comanda sa che il sistema è fragile, che le persone fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e anche quel poco che c’è che aspira a un modello economico e sociale diverso è pericoloso e va tenuto sotto controllo. Nei movimenti tendiamo a sottovalutarci perché invece la consapevolezza diffusa può davvero portare alla ribellione e a un rovesciamento dello stato di cose. Altrimenti perché il sistema di potere dovrebbe investire così tanto in sorveglianza, negli algoritmi, nelle videocamere ovunque, nelle analisi predittive? Semplice: è *la dimostrazione di un sistema che sa bene di essere debole*, di non avere un reale sostegno da buona parte della popolazione'." wumingfoundation.com/giap/2023… @_Nico_Piro_

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La proposta di acquisizione di iRobot (produttore dell’aspirapolvere Roomba) da parte di Amazon potrebbe detestare forti preoccupazioni per la privacy nella Commissione Europea. Lo scrive il Financial Times, sostenendo che la società americana avrebbe ricevuto già una richiesta di informazioni rispetto a questa nuova operazione da 1,7 miliardi di dollari. E questa mossa della Commissione...

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Oggi a Milano per il workshop promosso da ABILab e CERTFin “Fronteggiare la minaccia ransomware nelle organizzazioni finanziarie”. L’incontro è stato l’occasione per approfondire, insieme ad esperti del settore, le fasi che consentono di fronteggiare efficacemente un attacco randomware.Durante l’evento è stato presentato il CERTFin Ransomware Playbook, che raccoglie numerose best practice presenti in letteratura...

Ieri a Roma, all’evento organizzato da Open Gate Italia in collaborazione con Assintel e CISPE “Cloud senza barriere. L’interoperabilità delle licenze nel mercato del cloud”. La tavola rotonda è stata l’occasione per un confronto con istituzioni e rappresentanti del settore su temi legati alle pratiche anti-competitive e anticoncorrenziali relative all’interoperabilità delle licenze software in uno scenario normativo rinnovato,...

First parliamentary amendments on EU Child Sexual Abuse Regulation: Some poison teeth are pulled, but indiscriminate chat control still looming


This week, the Social Democrat rapporteur of the opinion-giving Internal Market Committee in the European Parliament, Alex Saliba, proposed first amendments to the draft EU Child Sexual Abuse Regulation (CSAR), also …

This week, the Social Democrat rapporteur of the opinion-giving Internal Market Committee in the European Parliament, Alex Saliba, proposed first amendments to the draft EU Child Sexual Abuse Regulation (CSAR), also known as chat control proposal.

[1]Pirate Party MEP and Greens/EFA shadow rapporteur in the lead Home Affairs Committee (LIBE), Patrick Breyer, has a mixed assessment of the proposals:

“Colleague Saliba wants to pull various poison teeth from Commissioner Johansson‘s extreme proposal: The proposed deletion of mandatory age verification safeguards the right to anonymous communication, on which whistleblowers, among others, depend. The deletion of appstore censorship for young people safeguards their right to free and protected communication.

However, ineffective netblocks with collateral damage for many legitimate contents could still be imposed. Above all, indiscriminate chat control would still be implemented: Excluding encrypted communication and telephony, leaving AI algorithms out of it – all this would not change the fact that the end of digital secrecy of correspondence for most emails and chats is imminent. Digital privacy of correspondence does not only apply to encrypted communication!

Meta already indiscriminately searches all Facebook and Instagram private messages “only” for known material, but it is precisely this flood of mostly criminally irrelevant reports that drains law enforcement capacities that are missing for undercover investigations against abusers. This chat control leads to the mass accusation of innocent people (in 80-90% of all cases) and to the criminalisation of thousands of minors. To target law-abiding users without suspicion and indiscriminately violates fundamental rights and would not stand up in court.

Only a few days ago, the Social Democrats in the European Parliament promised in a digital strategy that the CSA regulation should not “lead to any form of mass surveillance” [2]. This commitment needs to be honoured!”

Marcel Kolaja, Pirate MEP and shadow rapporteur in IMCO and in the Committee on Culture and Education (CULT), comments:

“Although I am pleased that the opinion proposes some changes to the problematic parts of the Commission proposal, I believe it still approaches the problem from the wrong direction.

The proposal as well as the draft aims to protect children from sexual abuse. However, the proposed legislation will not achieve this. Instead of focusing on real protection, it wants to unleash mass surveillance.

Europe should rather choose the path of prevention and real protection, not snooping. Prevention is something we need to get better at. As the Commission found out, several countries have not even properly implemented the child sexual abuse directive from 2011, including Spain which will chair the upcoming Council presidency.”

Until 7 March, the other political groups can now propose amendments to the draft report of the Internal Market Committee (IMCO), which is to be finalised by the summer break. The leading LIBE Committee wants to finalise its position by September. The conservative Spanish rapporteur Zarzalejos then wants to strike a deal by the end of the year under the Council Presidency of his home country Spain and quickly adopt the regulation.


patrick-breyer.de/en/first-par…

La proliferazione di leggi sulla protezione e la sicurezza dei dati conduce le organizzazioni multinazionali a dover affrontare un puzzle di norme diverse provenienti da nazioni con interessi concorrenti. E vi sono diversi aspetti da tenere presenti per chi si occupa di business, secondo il World Economic Forum. Da ultimo, è arrivata la severa legislazione...

Il fenomeno è quello dei minori di otto, nove o dieci anni che fingono di averne più di tredici per entrare in social network, piattaforme di condivisione di contenuti audiovisivi o di gaming o, ancora, app di messaggistica che sono riservate agli ultratredicenni. È un fenomeno planetario che ha dimensioni enormi. Leggi qui il pezzo nella...