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[Letture] Where the internet went wrong – and how we can reboot it


Da The New Statesman:

Where the internet went wrong – and how we can reboot it

The online world is run by tech companies that we depend on but deeply distrust. New books by Justin EH Smith and Ben Tarnoff ask: is an alternative possible?

Di William Davies
newstatesman.com/culture/books…

Qui sotto, la traduzione dell'incipit dell'articolo.

"La storia popolare di Internet può essere suddivisa all'incirca in tre fasi. C'è stato il decennio tra il lancio del world wide web nel 1990 e il crollo delle dotcom nel 2000, in cui "navigare" sul web era un'attività nuova e rara, che di solito richiedeva una visita in biblioteca o l'uso di una linea telefonica. A parte le bacheche e la posta elettronica, le opportunità di pubblicare informazioni online erano ancora in gran parte limitate agli utenti in grado di scrivere codice. La seconda fase, che si è svolta nel primo decennio del nuovo secolo, ha visto la nascita e il consolidamento di quelle che sarebbero state conosciute come "piattaforme", aziende gigantesche, massicciamente capitalizzate con l'aiuto dei bassissimi tassi d'interesse di Alan Greenspan, che si erano inserite nella nostra vita quotidiana, divorando dati in questo processo. L'elemento "social" si è insinuato, rendendo più facile per gli utenti di Internet condividere contenuti tra loro, attraverso blog e siti di social networking."
@maupao @informapirata :privacypride: @Paolo Vecchi

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in reply to nilocram

"forbidden". Devo essere iscritto a poliverso.org per vedere il post?

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in reply to Jun Bird

no, credo che @nilocram abbia lasciato le impostazioni di privacy predefinite per il suo profilo friendica... Il problema che la maggior parte degli utenti friendica IGNORA è che l'impostazione di default è la seguente:

"io me ne sto per i ca%%i miei e tranne i pochi amici selezionati, non voglio avere a che fare con nessuno!" 😂 😂 😂

informapirata.it/2021/09/03/mi…

@paolo @maupao

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in reply to informapirata ⁂

Il risultato di chi usa Friendica è spesso la frustrazione: Pensa se Range Rover ti vendesse il SUV più figo del mondo con l'autopilot per parcheggiare con la ruota sul marciapiede, ma con lo stealth attivo di default...

Tu vai alle feste col tuo mostro, ti senti figo anche perché lo parcheggi davanti allo scivolo per i disabili, ma nessuno lo può vedere e tutti pensano che sei andata alla festa con l'autobus.

Che senso ha comprare quel SUV? Che ci fai?

@nilocram @paolo @maupao

in reply to Jun Bird

@Jun Bird no. Quel post è (e sarà) visibile SOLO ED ESCLUSIVAMENTE a chi è collegamento di primo grado di @nilocram almeno dal momento della pubblicazione di quel post. È un'opzione che in molti tendono a sottovalutare, ma Friendica è davvero "privacy by default" e questo purtroppo ha un costo in termini di ergonomia... 😅

@Paolo Vecchi @informapirata :privacypride: @maupao

in reply to Informa Pirata

friendica è molto interessante ed è lodevole l’attenzione alla privacy ma rischia di creare dei casini alla federazione distribuendo contenuti inaccessibili.

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in reply to ⁂ Fediverso e Social Network ⁂

sì, vero. Ma il problema non è tanto il fatto in sé (io devo essere libero di creare contenuti accessibili solo agli amici), quanto il fatto che mancano gli strumenti per avvisare l'utente in fase di creazione del profilo che, facendo in quel modo, i suoi contenuti non saranno accessibili. Perché il problema è che spesso l'utente non può essere in grado di capire da solo questo cambio di paradigma!

@junbird @informapirata@poliverso.org @maupao @nilocram @paolo

in reply to Jun Bird

@Jun Bird @informapirata :privacypride:
Ho controllato le impostazioni dei messaggi, ma sono già settate su Pubblico e non su Limitato/Privato. È quello che mi succedeva anche su squeet.me. Qualche consiglio?
in reply to nilocram

hai provato ad andare su poliverso.org/settings e contrassegnare la casella di controllo "Rendi tutte le immagini pubblicate accessibili"?
@junbird


[Letture] Histoire du logiciel entre collaboration et confiscation des libertés


Articolo molto lungo e molto interessante sulla nascita e lo sviluppo del software tra collaborazione e appropriazione privatistica: ploum.net/lhistoire-du-logicie…
È scritto da Lionel Dricot, alias Ploum, linuxiano, sviluppatore ed esperto di usabilità del software. L'articolo è distribuito con licenza CC-By BE
Qui sotto, la traduzione italiana dell'incipit.
Buona lettura 😀
@nilocram @Informa Pirata

La storia del software: tra collaborazione e confisca della libertà
Il concetto stesso di software non è per niente evidente. Come ha ricordato Marion Créhange, la prima dottoranda francese in informatica, il modo per influenzare il comportamento dei primi computer era quello di cambiare il cablaggio. Un programma era letteralmente uno schema elettrico che richiedeva di mettere le mani sui fili.
Gradualmente, i primi informatici hanno migliorato la tecnologia. Hanno creato computer "programmabili" che potevano essere modificati se dotati di programmi in formato binario, di solito fori su schede di cartone da inserire in un ordine specifico. Naturalmente, per programmare la macchina bisognava capire esattamente come funzionava il processore.
I processori sono stati poi migliorati per comprendere istruzioni semplici, chiamate "assembler". Gli informatici potevano pensare con questo linguaggio che dava istruzioni dirette al processore. Tuttavia, hanno utilizzato altri formalismi che hanno chiamato "linguaggio di programmazione". I programmi venivano scritti su carta in questo linguaggio e poi tradotti in assembler utilizzando delle tabelle.
È nata l'idea di progettare un programma che effettuasse questa traduzione. Il primo di questi programmi si chiamava "Formula Translator", abbreviato in "FORTRAN". I traduttori di formule furono presto ribattezzati "compilatori". Con un compilatore, non era più necessario capire cosa stesse facendo il processore. Diventava possibile creare un programma in un linguaggio cosiddetto "di alto livello" e darlo alla macchina.
Tuttavia, va sottolineato che all'epoca ogni computer era dotato di un proprio sistema software estremamente complesso e speciale. L'esecuzione di un programma richiede la conoscenza del computer in questione. L'esecuzione dello stesso programma su più computer diversi non viene nemmeno presa in considerazione.

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