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OpenSSH 10.4: otto fix di sicurezza e il debutto della firma post-quantum ML-DSA+Ed25519


OpenSSH 10.4 corregge otto vulnerabilità su sftp, scp e sshd e introduce una firma post-quantum sperimentale ML-DSA-44 + Ed25519: ecco cosa cambia e cosa verificare prima dell'upgrade.
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Perché ogni release di OpenSSH merita attenzione


OpenSSH non è un pacchetto qualunque nell’inventario di un sistemista: è il canale attraverso cui la stragrande maggioranza degli accessi remoti a server Linux e Unix passa ogni giorno, dai deployment automatizzati alle sessioni interattive degli amministratori. Quando il progetto rilascia una nuova versione con otto correzioni di sicurezza, non è il tipo di changelog da archiviare “per dopo”: va letto, capito e pianificato subito, anche se nessuna delle falle risulta sfruttata attivamente al momento del rilascio.

Il 6 luglio 2026 è uscita OpenSSH 10.4, e oltre alle correzioni porta con sé la prima implementazione sperimentale di una firma post-quantum ibrida e un cambiamento strutturale nel motore che interpreta i pattern con wildcard. Vediamo cosa cambia davvero per chi gestisce infrastrutture in produzione.

Le correzioni di sicurezza che contano di più


Due delle otto falle sono state individuate dallo Swival Security Scanner e riguardano il trasferimento file:

  • sftp: un server malevolo poteva dirottare un download avviato da riga di comando (ad esempio sftp host:/percorso .) verso una destinazione diversa da quella attesa sul client.
  • scp: durante le copie tra due host remoti, un server compromesso poteva scrivere file nella directory padre di quella di destinazione, uscendo dal perimetro previsto.

Sul lato server (sshd) sono stati corretti altri problemi rilevanti:

  • l’implementazione internal-sftp troncava silenziosamente gli argomenti oltre il nono su righe di comando lunghe, con il rischio concreto di perdere un’opzione di sicurezza posizionata più avanti nella riga;
  • DisableForwarding=yes non disattivava correttamente il tunneling quando combinato con PermitTunnel=yes, una regressione ora risolta per allinearsi al comportamento documentato;
  • è stata chiusa una denial of service pre-autenticazione legata a GSSAPIAuthentication (funzione disattivata di default, ma diffusa in ambienti Active Directory);
  • il ritardo minimo di autenticazione — la misura che rallenta i tentativi ripetuti di indovinare una password — in alcuni casi non veniva applicato: ora viene sempre imposto.

Sul client, ssh aveva un bug use-after-free innescabile quando un server cambiava la propria host key durante un re-exchange delle chiavi. Non è uno scenario comune, ma è esattamente il tipo di corner case che un attaccante con un server sotto il proprio controllo può orchestrare deliberatamente.

Checklist di aggiornamento pratica


  1. Verifica la versione attuale con ssh -V e sshd -V su tutti i nodi.
  2. Prima di riavviare il servizio, testa la nuova configurazione con sudo sshd -t.
  3. Se hai script che analizzano l’output di sshd -T o sshd -G, verifica la sensibilità al maiuscolo/minuscolo (vedi sotto).
  4. Pianifica la finestra di manutenzione su bastion host e jump server per primi, dato il loro ruolo critico.


La firma post-quantum sperimentale: ML-DSA-44 + Ed25519


La novità più discussa di questa release è il supporto sperimentale per uno schema di firma che combina ML-DSA-44 (l’algoritmo lattice-based standardizzato da NIST) con Ed25519, seguendo la bozza IETF draft-miller-sshm-mldsa44-ed25519-composite-sigs. Le due firme vengono unite in un’unica firma composita: per validare l’autenticazione entrambi gli algoritmi devono verificare correttamente, il che significa che un attaccante dovrebbe rompere sia la crittografia classica sia quella post-quantum per falsificare una chiave.

La funzione resta disattivata di default. Per provarla su un host di test:

# Generare una nuova coppia di chiavi ibride
ssh-keygen -t mldsa44-ed25519 -f ~/.ssh/id_mldsa44_ed25519

# Abilitare l'algoritmo lato client (~/.ssh/config)
Host bastion.esempio.it
    PubkeyAcceptedAlgorithms +mldsa44-ed25519

# Abilitare l'algoritmo per le host key lato server (sshd_config)
HostKeyAlgorithms +mldsa44-ed25519
HostKey /etc/ssh/ssh_host_mldsa44_ed25519_key

Va trattata per quello che è: una funzione sperimentale. Non ha senso migrare in blocco l’infrastruttura di produzione oggi, ma vale la pena aprire un ticket interno per iniziare a testarla su ambienti non critici, perché la transizione verso algoritmi resistenti al calcolo quantistico nell’SSH arriverà — la domanda è solo quando, non se.

Un motore di pattern matching più robusto


La seconda novità tecnica è meno appariscente ma importante lato hardening: il matcher dei pattern con wildcard (usato ad esempio in AllowUsers, Match e nelle liste di host) è stato riscritto attorno a un automa a stati finiti non deterministico (NFA). Il vecchio codice poteva incorrere in un tempo di esecuzione esponenziale su pattern costruiti ad arte, un problema simile ai classici attacchi ReDoS sulle espressioni regolari. Con il nuovo matcher questo caso patologico scompare.

Modifiche che possono rompere configurazioni esistenti


Tre cambiamenti meritano un controllo esplicito prima dell’upgrade:

  • L’output di sshd -G ora stampa le direttive in stile misto (es. PubkeyAuthentication) invece che tutto minuscolo: se hai script di parsing con grep case-sensitive, vanno aggiornati.
  • Su Linux, se il sandbox seccomp non può essere attivato (o manca NO_NEW_PRIVS), l’avvio di sshd ora fallisce in modo fatale invece di degradare silenziosamente. Ambienti containerizzati con restrizioni sul syscall filtering (alcuni setup gVisor o kernel molto vecchi) vanno testati prima del rollout.
  • Il layer di trasporto è diventato più severo: un peer che invia messaggi non pertinenti al key exchange durante un rekey post-autenticazione viene ora disconnesso, chiudendo un vettore di esaurimento memoria.


In sintesi


OpenSSH 10.4 è un aggiornamento da programmare a breve termine, non da rimandare: le correzioni su sftp/scp toccano un vettore di attacco realistico (server malevolo o compromesso), mentre il fix sul ritardo minimo di autenticazione rafforza la resistenza al brute-force. La firma post-quantum resta un esperimento da monitorare, ma è il segnale più chiaro finora che il mondo SSH si sta muovendo verso la crittografia resistente al quantum computing. Prima di eseguire il rollout su larga scala, testate configurazione, script di automazione e ambienti containerizzati: le tre modifiche “breaking” di questa release sono piccole ma possono bloccare un deployment automatizzato se non verificate in anticipo.

Fonte: Help Net Security – OpenSSH 10.4 arrives with security fixes and a post-quantum signature option

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Sette vulnerabilità in FatFs mettono a rischio milioni di dispositivi IoT ed embedded


runZero ha scoperto sette CVE nella libreria FatFs, usata in ESP-IDF, STM32Cube, Zephyr e decine di altre piattaforme embedded. Solo una ha una patch upstream: ecco i dettagli tecnici e cosa fare.
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Sette nuove vulnerabilità in FatFs, la libreria FAT/exFAT più diffusa nel mondo embedded, mettono a rischio milioni di dispositivi IoT, controllori industriali, drone, telecamere di sicurezza e persino hardware wallet. A scoprirle è stato il team di ricerca runZero, che ha rispolverato un audit di sicurezza del 2017 usando un approccio decisamente più moderno: Visual Studio Code e GitHub Copilot in modalità “auto”, con prompt semplici e nessun tooling custom. Il risultato è stato sorprendente: bug che il fuzzing manuale non aveva mai individuato sono emersi con relativa facilità.

Per chi lavora su sistemi embedded, firmware o dispositivi IoT, questa vicenda merita attenzione non solo per i dettagli tecnici delle CVE, ma anche per quello che rivela sulla fragilità della supply chain del software embedded.

Cos’è FatFs e perché è ovunque


FatFs è una libreria open source compatta, scritta in C, che permette a dispositivi con risorse limitate di leggere e scrivere volumi formattati FAT e exFAT — gli stessi filesystem usati da chiavette USB e schede SD. Proprio per la sua leggerezza è stata integrata, spesso tramite vendoring (copia diretta del codice sorgente nel proprio progetto), in un numero enorme di piattaforme embedded:

  • Espressif ESP-IDF
  • STMicroelectronics STM32Cube
  • Zephyr RTOS
  • MicroPython
  • ArduPilot
  • RT-Thread
  • Mbed
  • Samsung TizenRT
  • SWUpdate

A valle di questi framework troviamo dispositivi IoT di consumo, controllori industriali, drone, hardware crypto wallet, telecamere con slot SD, chioschi pubblici, ATM e persino macchine per il voto elettronico con lettori USB. La maggior parte di questi dispositivi non dispone delle protezioni di memoria che diamo per scontate su desktop e smartphone, a partire dall’ASLR (Address Space Layout Randomization).

Le sette vulnerabilità


Tutte le CVE condividono lo stesso schema di innesco: il dispositivo legge un volume di storage o un’immagine firmware malformata, FatFs gestisce male i dati corrotti, e da lì partono corruzioni di memoria, crash o fughe di informazioni. Due delle sette CVE, la 6682 e la 6683, sono implicate anche nei processi di aggiornamento firmware over-the-air, il che estende la superficie di attacco ben oltre il semplice accesso fisico al dispositivo.

Le tre vulnerabilità più severe (CVSS 7.6, High)

CVE-2026-6682 - Integer overflow in mount_volume() (FAT32)
Un overflow intero può produrre metadati di dimensione file
controllati dall'attaccante. Se questo valore viene usato come
lunghezza di lettura da codice a valle, si arriva a corruzione
di heap/stack e potenziale esecuzione di codice arbitrario.

CVE-2026-6687 - Stack overflow in f_getlabel() (exFAT)
La gestione della label exFAT non limita correttamente la
lunghezza del campo, permettendo scritture oversize nel buffer
della label. Corruzione di memoria diretta nel firmware.

CVE-2026-6688 - Overflow nei filename lunghi
Quando fno.fname supera le dimensioni del buffer fisso nel
codice chiamante, il problema si manifesta tipicamente in
wrapper che usano strcpy o sprintf senza controlli di bound.

Le quattro vulnerabilità di severità media (CVSS 4.6–6.1)

CVE-2026-6685 (CVSS 6.1) - Wraparound in sottrazione unsigned
nella gestione della dirty-cache su volumi frammentati: può
corrompere memoria o causare corruzione silente dei dati,
particolarmente pericolosa in sistemi di logging e controllo.

CVE-2026-6683 (CVSS 4.6) - Divide-by-zero in exFAT nei percorsi
di sync/write, innescabile con media malformati: crash affidabili
e possibile "brick" del dispositivo durante update firmware.

CVE-2026-6686 (CVSS 4.6) - Esposizione di cluster non
inizializzati quando si estende un file oltre EOF: può rivelare
dati residui di file precedentemente cancellati (data leak).

CVE-2026-6684 (CVSS 4.6) - Loop di scansione GPT nelle versioni
precedenti a R0.16: può causare scansioni illimitate e denial
of service al boot. Corretta in R0.16, ma resta presente in
gran parte dei deployment embedded esistenti.

Il vero problema: chi la corregge?


FatFs è mantenuta da un solo sviluppatore. runZero ha tentato ripetutamente di contattarlo e ha coinvolto JPCERT/CC nel processo di coordinamento, senza ottenere risposta. Il risultato è che, delle sette CVE, solo quella relativa alla scansione GPT (CVE-2026-6684) ha una patch upstream disponibile, nella versione R0.16.

Ma anche questa correzione non risolve automaticamente nulla: praticamente tutti i produttori che integrano FatFs lavorano su copie vendorizzate e modificate localmente. Ogni patch upstream deve quindi essere validata con cura prima di essere incorporata nel proprio codice, un processo che — come insegna il precedente di PixieFail (le nove vulnerabilità in EDK II divulgate nel 2024) — può richiedere anni, non settimane.

Cosa fare se sviluppi o gestisci dispositivi con FatFs


Se sei tra chi costruisce firmware che interagisce con storage FAT o exFAT, le priorità immediate sono chiare:

  • Individua la copia vendorizzata di FatFs nel tuo codice e verificane la versione
  • Fai il audit del wrapper code che circonda le chiamate a FatFs, in particolare come vengono gestiti nomi file e dimensioni
  • Presta particolare attenzione a qualsiasi punto in cui fno.fname viene copiato in un buffer di dimensione fissa
  • Pianifica la validazione e il rilascio di patch per la tua base di codice specifica

Se invece gestisci dispositivi che integrano FatFs senza averli sviluppati (telecamere, NAS embedded, sistemi industriali), tratta le porte fisiche e i canali di aggiornamento firmware come superficie di attacco: limita chi può inserire fisicamente supporti removibili, monitora gli advisory di sicurezza dei vendor e applica gli aggiornamenti firmware non appena disponibili.

runZero ha pubblicato immagini disco proof-of-concept, un test harness e una dimostrazione di exploit basata su QEMU in un repository di accompagnamento. Alla data di divulgazione (1 luglio 2026) non risultavano attacchi noti che sfruttassero attivamente queste vulnerabilità — ma la disponibilità pubblica di PoC e tooling di fuzzing basato su AI riduce drasticamente il tempo necessario perché qualcuno le sfrutti.

Conclusione


Il caso FatFs è un promemoria di quanto sia fragile la catena di fornitura del software embedded: componenti piccoli, utili e copiati ovunque, che diventano difficili da correggere proprio per la loro diffusione capillare e la mancanza di un processo di manutenzione strutturato. È anche un caso di studio interessante sull’uso di strumenti AI-assisted (Copilot in modalità agente) per il security auditing: un processo che nel 2017 richiedeva settimane di fuzzing manuale, nel 2026 è stato in parte automatizzato con risultati migliori. Per i team che gestiscono flotte di dispositivi embedded, il messaggio pratico è di trattare ogni libreria di terze parti vendorizzata come debito tecnico da monitorare attivamente, non come un componente “impostato e dimenticato”.

Fonte: Security Affairs e 4sysops, basato sulla ricerca originale di runZero.

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Stirling PDF: coltellino svizzero libero, gratuito, open-source


Gestione e modifica di PDF. Spesso con software limitato o a pagamento, in abbonamento o con siti web per cui carichi documenti in un luogo sconosciuto. Da tempo uno strumento alternativo offre di farlo nel tuo cloud privato. Stirling PDF, open-source, libero, trasparente, potentissimo da si installa anche gratuitamente nel proprio computer con Linux, Windows e macOS. Senza condizioni, pubblicità...

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Recensione e test CachyOS


Cachy OS. Non si parla di altro tra le distribuzioni Linux. Una Arch semplificata e spinta al massimo su performance, versatilità e stabilità con un ecosistema molto più evoluto di tantissime altre distribuzioni. Una rolling release con punti di ripristino automatici integrati nell'avvio che rompe con la monotonia delle distribuzioni finora note. L'ho installato in ... Leggi tutto
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Debian Pure Blend: come specializzare Debian per ogni esigenza


I Debian Pure Blend sono una caratteristica poco conosciuta di Debian che consente di trasformare il sistema in una piattaforma specializzata per scuola, ricerca, astronomia, medicina, multimedialità e molto altro. Vediamo cosa sono, come funzionano e quali vale la pena provare.
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Super Linux Utility: app italiana di gestione sistemi Linux Ubuntu e Arch


Un software open-source tutto italiano per la gestione e la salute di sistemi Linux su base Ubuntu.Concentra in un'unica interfaccia grafica numerose funzioni amministrative per utenti Linux esperti ed esigenti.
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Q4OS 6.7 Andromeda


Q4OS 6.7 Andromeda. Il sistema operativo open-source basato su Debian, si propone di correre incontro ai computer più datati e meno potenti. Prevede le due consuete edizioni basate sull'ambiente KDE Plasma e l'ultraleggera TDE basata sul desktop Trinity. Vediamo le caratteristiche mentre lo installiamo e verifichiamo sul campo prestazioni, dotazione software e semplicità di gestione.
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Android 17 fa volare la connessione? Il Pixel 9 registra un +50% di velocità


Un aggiornamento ad Android 17 potrebbe portare con sé un netto miglioramento delle prestazioni di rete su smartphone, almeno stando ad alcune segnalazioni che stanno circolando online. Un utente Reddit ha documentato un incremento di velocità di download vicino al 50% su un Google Pixel 9, riaccendendo la curiosità su cosa si nasconda davvero dietro il nuovo sistema operativo di Google. Il test: oltre 2 Gbps sul Pixel 9 Tutto nasce da uno screenshot di Speedtest condiviso su Reddit: […]
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Un aggiornamento ad Android 17 potrebbe portare con sé un netto miglioramento delle prestazioni di rete su smartphone, almeno stando ad alcune segnalazioni che stanno circolando online. Un utente Reddit ha documentato un incremento di velocità di download vicino al 50% su un Google Pixel 9, riaccendendo la curiosità su cosa si nasconda davvero dietro il nuovo sistema operativo di Google.

Il test: oltre 2 Gbps sul Pixel 9


Tutto nasce da uno screenshot di Speedtest condiviso su Reddit: dopo l’aggiornamento ad Android 17, il Pixel 9 dell’utente ha registrato una velocità di download di circa 2.050 Mbps, contro i circa 1.350 Mbps misurati prima dell’update, sulla stessa rete Wi-Fi. Un salto di circa il 50% che, se confermato su larga scala, farebbe pensare a un’ottimizzazione della gestione della connettività integrata nella nuova versione di Android.

Un caso isolato, per ora


Va detto che si tratta al momento di un singolo riscontro, e Google non ha annunciato ufficialmente alcun miglioramento delle prestazioni di rete legato ad Android 17. Lo stesso utente aveva in passato registrato valori più bassi sullo stesso dispositivo e sulla stessa rete, quindi non si può escludere che le condizioni dell’ambiente di test abbiano influito sul risultato. Curiosamente, nello stesso test anche un OnePlus 11 ha superato i 2 Gbps di download, segno che l’infrastruttura di rete utilizzata era già di per sé molto performante: il collegamento sfruttava un router Wi-Fi 7 di fascia alta con banda dei 6 GHz e una linea capace di raggiungere i 2 Gbps.

Ottimizzazioni di sistema più che nuove funzioni


Android 17 non include, almeno ufficialmente, funzioni dedicate al miglioramento della velocità di rete. Tuttavia ogni nuova versione del sistema operativo porta con sé ottimizzazioni interne ai processi di sistema e alla gestione dei task in background, che possono riflettersi positivamente anche sulle prestazioni di Wi-Fi e rete mobile.

Cosa aspettarsi ora


Se segnalazioni simili dovessero arrivare anche da altri produttori, come Samsung, OnePlus e Xiaomi, si potrebbe iniziare a parlare di un reale miglioramento strutturale introdotto da Android 17. Il beneficio più interessante si vedrebbe soprattutto sui modelli di fascia media e entry level, storicamente più limitati sul fronte della connettività.

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Galaxy A18: il design trapela in render, in arrivo Snapdragon e nuove dimensioni


Nuove immagini render svelano il design del prossimo Galaxy A18, l'entry level di Samsung atteso nei prossimi mesi. Basate su dati CAD per la produzione di cover, le immagini mostrano una continuità stilistica con l'attuale Galaxy A17, con alcune modifiche mirate al comparto fotografico e alle dimensioni del corpo. Stile confermato, fotocamere leggermente riviste Le render, realizzate dal noto leaker OnLeaks a partire da dati CAD destinati ai produttori di accessori, mostrano un design […]
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Nuove immagini render svelano il design del prossimo Galaxy A18, l’entry level di Samsung atteso nei prossimi mesi. Basate su dati CAD per la produzione di cover, le immagini mostrano una continuità stilistica con l’attuale Galaxy A17, con alcune modifiche mirate al comparto fotografico e alle dimensioni del corpo.

Stile confermato, fotocamere leggermente riviste


Le render, realizzate dal noto leaker OnLeaks a partire da dati CAD destinati ai produttori di accessori, mostrano un design molto simile a quello del Galaxy A17. Il modulo fotografico posteriore a tripla fotocamera viene mantenuto, ma la cornice che lo circonda diventa più piatta, per un effetto complessivo più pulito sul retro del dispositivo. Sul fronte, invece, si conferma il display da 6,7 pollici con notch a goccia Infinity-U per la fotocamera anteriore.

Dimensioni quasi invariate, spessore in leggero aumento


Secondo i dati CAD, le dimensioni del Galaxy A18 sarebbero di 164,4 × 77,8 × 7,84 mm, contro i 164,4 × 77,9 × 7,5 mm del Galaxy A17. L’altezza resta quindi invariata, la larghezza si riduce di appena 0,1 mm, mentre lo spessore aumenta di circa 0,34 mm. Non è ancora chiaro se questo lieve aumento sia legato a una batteria più capiente: al momento si parla di una capacità intorno ai 5.000 mAh, ma la cifra resta da confermare ufficialmente.

Verso Snapdragon al posto di Exynos


Il dato forse più interessante riguarda il chipset: secondo le indiscrezioni, la variante 5G del Galaxy A18 potrebbe abbandonare gli Exynos Samsung a favore di un processore Qualcomm Snapdragon, probabilmente un Snapdragon 6s Gen 3. Il modello 4G, invece, dovrebbe continuare a puntare su un chip MediaTek.

Le altre specifiche circolate finora


  • Display Super AMOLED da 6,7 pollici
  • Refresh rate a 90 Hz
  • Batteria da circa 5.000 mAh
  • Supporto alla ricarica rapida

Anche il comparto fotografico dovrebbe restare in gran parte invariato rispetto al modello precedente, con sensore principale da 50 MP, ultra-grandangolare da 5 MP e macro da 2 MP. Per il prezzo, alcune fonti britanniche indicano un posizionamento in linea con quello del Galaxy A17. La data di lancio non è ancora nota, ma tutto lascia pensare a un’evoluzione misurata, concentrata più sull’aggiornamento del chipset che su un cambio radicale di design: un aggiornamento tipico da fascia entry, per una delle serie Samsung più vendute al mondo.

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Google risolve 5 bug su Pixel con il primo aggiornamento di Android 17


Google ha avviato il rilascio dell'aggiornamento software di luglio 2026 per la famiglia Pixel, il primo intervento di manutenzione mensile dopo il debutto della versione definitiva di Android 17. L'update non introduce nuove funzioni, ma corregge cinque problemi che stavano creando disagi concreti agli utenti, dai riavvii improvvisi ai crash delle app. Corretto il fastidioso bootloop La correzione più significativa riguarda i casi in cui il dispositivo non riusciva più ad avviarsi […]
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Google ha avviato il rilascio dell’aggiornamento software di luglio 2026 per la famiglia Pixel, il primo intervento di manutenzione mensile dopo il debutto della versione definitiva di Android 17. L’update non introduce nuove funzioni, ma corregge cinque problemi che stavano creando disagi concreti agli utenti, dai riavvii improvvisi ai crash delle app.

Corretto il fastidioso bootloop


La correzione più significativa riguarda i casi in cui il dispositivo non riusciva più ad avviarsi correttamente, restando bloccato in un ciclo di riavvii continui. Alcuni utenti Pixel avevano segnalato schermate bloccate al caricamento del sistema: un problema serio, ora risolto con questo aggiornamento.

Risolti anche crash delle app e problemi grafici


L’update interviene anche su un bug che causava la chiusura improvvisa di alcune applicazioni o ne impediva il corretto avvio, un fastidio capace di toccare l’utilizzo quotidiano di moltissimi utenti. Sono stati sistemati inoltre due problemi grafici: un’anomalia nei colori e nel contrasto dei widget di sistema, e un effetto di forma applicato agli sfondi che in alcuni casi copriva il soggetto principale della foto invece di valorizzarlo.

Una correzione dedicata al Pixel 10 Pro Fold


Per il pieghevole Pixel 10 Pro Fold è prevista una correzione specifica: veniva risolto lo spostamento della posizione dei pulsanti di navigazione subito dopo l’apertura o la chiusura del dispositivo, un difetto tipico dei device con schermo flessibile.

Chi riceve l’aggiornamento e come verificarlo


L’update è destinato ai modelli Pixel 6 e successivi, inclusi Pixel 10, Pixel Tablet e i pieghevoli, e viene distribuito via OTA in modo progressivo nell’arco di circa una settimana. Chi non volesse attendere la notifica può controllare la disponibilità andando su Impostazioni, poi Sistema e infine Aggiornamento software; in alternativa, immagini factory e file OTA sono già disponibili sul sito sviluppatori di Google.

Dopo un rilascio di Android 17 ricco di novità, questo primo aggiornamento mensile punta tutto sulla stabilità: per chi possiede un Pixel, si tratta di un tassello importante per un’esperienza d’uso più solida con la nuova versione del sistema operativo.

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Xiaomi 18 Ultra a rischio cancellazione: si punta tutto su Xiaomi 19 Ultra nel 2027


Il futuro top di gamma fotografico di Xiaomi potrebbe non vedere mai la luce. Secondo nuove indiscrezioni, lo sviluppo di Xiaomi 18 Ultra sarebbe stato sospeso o addirittura cancellato, un colpo di scena che rimetterebbe in discussione la strategia dell'azienda cinese sul segmento più estremo del mercato smartphone. Una fotocamera ambiziosissima, forse mai realizzata Le indiscrezioni raccolte finora descrivevano un comparto fotografico senza compromessi: sensore teleobiettivo LOFIC da […]
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Il futuro top di gamma fotografico di Xiaomi potrebbe non vedere mai la luce. Secondo nuove indiscrezioni, lo sviluppo di Xiaomi 18 Ultra sarebbe stato sospeso o addirittura cancellato, un colpo di scena che rimetterebbe in discussione la strategia dell’azienda cinese sul segmento più estremo del mercato smartphone.

Una fotocamera ambiziosissima, forse mai realizzata


Le indiscrezioni raccolte finora descrivevano un comparto fotografico senza compromessi: sensore teleobiettivo LOFIC da 1/1,28 pollici e 200 megapixel, zoom ottico continuo e messa a fuoco macro fino a 15 centimetri. Sarebbe stata la configurazione più ambiziosa mai vista su un modello Ultra, frutto della collaborazione con Leica che ha caratterizzato l’intera serie.

Costi e domanda di mercato dietro lo stop


Secondo fonti del settore, dietro la possibile cancellazione ci sarebbero soprattutto ragioni industriali ed economiche.

  • Costi di produzione elevati per moduli fotocamera e sensori LOFIC
  • Difficoltà tecniche nello sviluppo del meccanismo di zoom ottico continuo
  • Criticità nell’approvvigionamento di alcuni componenti avanzati
  • Una domanda di mercato sempre più orientata a flagship bilanciati piuttosto che a modelli fotografici estremi

Xiaomi starebbe quindi valutando di dirottare le risorse verso un modello capace di raggiungere un pubblico più ampio, piuttosto che concentrarsi su un dispositivo di nicchia dal prezzo molto elevato.

Xiaomi 18 Pro Max come possibile erede


Al posto dell’Ultra, secondo le stesse fonti, Xiaomi punterebbe su un “Xiaomi 18 Pro Max” con display generoso e Snapdragon 8 Elite Gen 6 Pro, che potrebbe ereditare parte delle tecnologie fotografiche pensate per l’Ultra. Un cambio di strategia che concentrerebbe l’innovazione nel Pro Max invece di mantenere un brand Ultra a sé stante.

Le voci contrastanti dei leaker


Non tutti concordano su questo scenario: il noto leaker Digital Chat Station aveva in precedenza condiviso dettagli sulla fotocamera dell’Ultra, lasciando intendere che lo sviluppo fosse ancora attivo. Se la cancellazione fosse reale, si tratterebbe quindi di una decisione presa in tempi recenti.

Cosa significherebbe per la serie Ultra


Qualora Xiaomi 18 Ultra non arrivasse mai sul mercato, si tratterebbe di una svolta importante per la strategia flagship dell’azienda, che finora ha usato la serie Ultra come vetrina fotografica. Secondo le stesse fonti, la serie potrebbe comunque tornare con Xiaomi 19 Ultra nella seconda metà del 2027, segno che l’addio al segmento più estremo potrebbe essere solo temporaneo. Al momento non c’è alcuna conferma ufficiale da parte dell’azienda, e la vicenda resta quindi da verificare nelle prossime settimane.

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Snapdragon sbaglia le specifiche dello Xperia 1 VIII, gli utenti chiedono la rettifica


Un post pubblicato dall'account ufficiale giapponese di Qualcomm ha scatenato le proteste degli appassionati Xperia: nella descrizione dello Xperia 1 VIII, Snapdragon Japan ha indicato un display con rapporto 21:9, caratteristica che però lo smartphone Sony non possiede più da due generazioni. L'errore nel post di Snapdragon Japan Il 6 luglio, l'account X ufficiale di Snapdragon Japan ha pubblicato un contenuto promozionale dedicato allo Xperia 1 VIII, equipaggiato con Snapdragon 8 Elite […]
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Un post pubblicato dall’account ufficiale giapponese di Qualcomm ha scatenato le proteste degli appassionati Xperia: nella descrizione dello Xperia 1 VIII, Snapdragon Japan ha indicato un display con rapporto 21:9, caratteristica che però lo smartphone Sony non possiede più da due generazioni.

L’errore nel post di Snapdragon Japan


Il 6 luglio, l’account X ufficiale di Snapdragon Japan ha pubblicato un contenuto promozionale dedicato allo Xperia 1 VIII, equipaggiato con Snapdragon 8 Elite Gen 5, descrivendone il display come un pannello “21:9 ad alta definizione” capace di offrire, insieme agli altoparlanti migliorati, un’esperienza immersiva paragonabile a quella del cinema. Il problema è che questa descrizione non corrisponde più alle caratteristiche reali del dispositivo.

Dallo Xperia 1 VI in poi il rapporto è 19,5:9


Sony ha mantenuto il rapporto d’aspetto 21:9, ispirato ai grandi schermi cinematografici, dal primo Xperia 1 fino allo Xperia 1 V. Con lo Xperia 1 VI, lanciato nel 2024, l’azienda ha però cambiato rotta, passando a un display 19,5:9, formato confermato anche su Xperia 1 VII e sull’attuale Xperia 1 VIII. Il rapporto 21:9 resta quindi una caratteristica dei soli modelli precedenti allo Xperia 1 VI.

Le reazioni della community Xperia


A far notare l’errore è stata la community “SonyXperia” su Reddit, dove diversi utenti hanno segnalato l’imprecisione nel post di Snapdragon Japan, chiedendo una correzione o la rimozione del contenuto. La preoccupazione principale riguarda chi non segue da vicino l’evoluzione della serie Xperia e potrebbe farsi un’idea sbagliata delle caratteristiche del nuovo modello, magari basandosi sui ricordi di uno Xperia 1 III, IV o V, ancora oggi diffusi tra gli utenti.

Un dettaglio che pesa nella scelta d’acquisto


Per chi valuta l’acquisto di uno Xperia 1 VIII, il rapporto d’aspetto dello schermo non è un dettaglio secondario: il formato allungato 21:9 è stato per anni un tratto distintivo della serie, apprezzato da una parte consistente degli utenti Xperia. Un’informazione errata proprio su questo aspetto, diffusa da un canale ufficiale legato al produttore del chip, rischia quindi di generare confusione in un momento delicato per il lancio del nuovo top di gamma Sony.

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Xiaomi HyperOS 3.3 in arrivo: aggiornamento ponte verso Android 17


Xiaomi potrebbe rilasciare già la prossima settimana la beta di HyperOS 3.3, un aggiornamento pensato principalmente per preparare il terreno all'adozione di Android 17 sui dispositivi dell'azienda, in attesa dell'arrivo della release più corposa, HyperOS 4. Un aggiornamento ponte basato su HyperOS 3.1 Secondo le informazioni circolate finora, HyperOS 3.3 sarà un aggiornamento minore costruito sull'attuale HyperOS 3.1, con la novità principale rappresentata dall'integrazione delle API […]
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Xiaomi potrebbe rilasciare già la prossima settimana la beta di HyperOS 3.3, un aggiornamento pensato principalmente per preparare il terreno all’adozione di Android 17 sui dispositivi dell’azienda, in attesa dell’arrivo della release più corposa, HyperOS 4.

Un aggiornamento ponte basato su HyperOS 3.1


Secondo le informazioni circolate finora, HyperOS 3.3 sarà un aggiornamento minore costruito sull’attuale HyperOS 3.1, con la novità principale rappresentata dall’integrazione delle API di Android 17. L’obiettivo è migliorare la compatibilità delle app e la stabilità generale del sistema, senza introdurre un restyling dell’interfaccia o funzioni particolarmente vistose.

I modelli coinvolti nella beta


La beta di HyperOS 3.3 dovrebbe interessare inizialmente un numero limitato di dispositivi:

Il rollout riguarderebbe non solo la Cina, ma anche le versioni globale, europea, indiana e russa, con un numero di build indicato come “OS3.0.331.0.X”, in aggiornamento rispetto all’attuale serie OS3.0.301.

Il vero salto sarà con HyperOS 4


HyperOS 3.3 resta comunque un passaggio intermedio: le novità più rilevanti sono attese con HyperOS 4, che secondo le indiscrezioni introdurrà un nuovo linguaggio grafico ispirato al “Liquid Glass”, un netto potenziamento delle funzioni basate su intelligenza artificiale e una revisione dell’architettura di sistema.

Debutto di HyperOS 4 sempre più vicino


Il leaker cinese Digital Chat Station ha di recente indicato agosto come possibile mese di presentazione per HyperOS 4, sviluppato anch’esso su base Android 17 e con un utilizzo più ampio di Rust e Flutter per migliorare fluidità ed efficienza nella gestione della memoria. In questo scenario, HyperOS 3.3 assumerebbe soprattutto il ruolo di preparare in anticipo la base tecnica su cui costruire il passaggio a HyperOS 4, rendendo la transizione più fluida per gli utenti Xiaomi.

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Pixel 11: data di uscita, design e prezzi trapelano a un mese dal debutto


Mancano poco più di quattro settimane alla presentazione ufficiale della serie Pixel 11, e nelle ultime ore si sono accumulate diverse informazioni che iniziano a comporre un quadro piuttosto completo: data dell'evento, primo sguardo al design del Pixel 11 Pro, finestra di lancio e persino i prezzi europei attesi per i quattro nuovi modelli. L'evento è ufficiale: 11 agosto a New York Google ha inviato gli inviti alla stampa per l'evento di presentazione, in programma l'11 agosto alle 18 […]
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Mancano poco più di quattro settimane alla presentazione ufficiale della serie Pixel 11, e nelle ultime ore si sono accumulate diverse informazioni che iniziano a comporre un quadro piuttosto completo: data dell’evento, primo sguardo al design del Pixel 11 Pro, finestra di lancio e persino i prezzi europei attesi per i quattro nuovi modelli.

L’evento è ufficiale: 11 agosto a New York


Google ha inviato gli inviti alla stampa per l’evento di presentazione, in programma l’11 agosto alle 18 (ora della costa est USA) a New York. L’invito promette di “presentare la prossima generazione di Pixel”, e si attende il debutto di Pixel 11, Pixel 11 Pro, Pixel 11 Pro XL, Pixel 11 Pro Fold e del nuovo smartwatch Pixel Watch 5.

Il design del Pixel 11 Pro si mostra nel teaser


Nell’immagine teaser diffusa da Google compare per la prima volta anche il presunto Pixel 11 Pro, con un design che ricalca da vicino quanto già emerso dai render trapelati nelle scorse settimane: cornice piatta in metallo e caratteristica barra fotocamere che attraversa il retro del dispositivo, oltre a una nuova colorazione dorata. Non si nota invece, almeno in questa immagine, la funzione di illuminazione posteriore “Pixel Glow” di cui si vocifera da tempo, anche se potrebbe essere integrata nella parte in vetro nero della barra fotocamere.

Vendite al via il 20 agosto


Secondo il leaker francese billbil-kun, che pubblica abitualmente su Dealabs, la commercializzazione dei quattro modelli inizierebbe il 20 agosto, circa una settimana dopo la presentazione ufficiale, in linea con lo schema ormai consolidato negli ultimi anni: annuncio, apertura dei preordini e lancio sul mercato a distanza di circa otto giorni.

Addio al taglio da 128 GB, prezzi in aumento


Le indiscrezioni più recenti indicano anche un cambio nella gamma degli storage: il taglio base da 128 GB verrebbe eliminato, con tutti i modelli che partirebbero da 256 GB. Una novità che si accompagnerebbe però a un aumento di prezzo di circa 100 euro per ciascun modello in Europa.

  • Pixel 11 (256 GB): 999 euro
  • Pixel 11 Pro (256 GB): 1.199 euro
  • Pixel 11 Pro XL (256 GB): 1.399 euro
  • Pixel 11 Pro Fold (256 GB): 1.999 euro

Considerando il raddoppio dello storage minimo, l’aumento reale sarebbe meno marcato di quanto sembri a prima vista; l’incremento dei prezzi della memoria RAM sul mercato globale viene indicato come una delle possibili cause. Applicando le stesse percentuali di rincaro ai prezzi giapponesi dell’attuale gamma Pixel 10, il Pixel 11 potrebbe attestarsi attorno ai 143.000 yen, ma si tratta per ora solo di stime basate sulle percentuali europee, che potrebbero non riflettersi allo stesso modo sui listini degli altri mercati, Italia compresa.

Cosa resta da scoprire


Nessuna di queste informazioni è stata confermata ufficialmente da Google, che finora ha reso pubblica solo la data dell’evento del prossimo 11 agosto. Mancano ancora dettagli certi su specifiche tecniche, funzioni AI e colorazioni definitive, ma il quadro generale della nuova serie Pixel comincia finalmente a delinearsi con chiarezza.

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Redmi Note 17 Pro avvistato su Geekbench con Snapdragon 6s Gen 4


Un dispositivo che sembra corrispondere al futuro Redmi Note 17 Pro è comparso sul database di Geekbench, rivelando alcune informazioni su chipset, memoria e sistema operativo del prossimo smartphone di fascia media firmato Xiaomi. Il modello con codice 2607DRA18C Il dispositivo, identificato dal codice 2607DRA18C, è stato registrato sulla piattaforma di benchmark con un processore Qualcomm siglato QTI SM6435, che secondo la configurazione riscontrata corrisponderebbe a uno Snapdragon 6s […]
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Un dispositivo che sembra corrispondere al futuro Redmi Note 17 Pro è comparso sul database di Geekbench, rivelando alcune informazioni su chipset, memoria e sistema operativo del prossimo smartphone di fascia media firmato Xiaomi.

Il modello con codice 2607DRA18C


Il dispositivo, identificato dal codice 2607DRA18C, è stato registrato sulla piattaforma di benchmark con un processore Qualcomm siglato QTI SM6435, che secondo la configurazione riscontrata corrisponderebbe a uno Snapdragon 6s Gen 4.

Configurazione a 8 core e 12 GB di RAM


La scheda tecnica emersa da Geekbench indica una CPU octa-core, con quattro core fino a 2,4 GHz e altri quattro core fino a 1,8 GHz, accompagnata da 12 GB di RAM e sistema operativo Android 16. Sul fronte prestazionale, il dispositivo ha ottenuto 1.027 punti in single-core e 3.002 punti in multi-core, un risultato nella norma per un chip di fascia media, adatto sia all’uso quotidiano sia al gaming meno esigente.

Un chip diverso da quanto ipotizzato in precedenza


Le indiscrezioni circolate finora indicavano per Redmi Note 17 Pro l’adozione di uno Snapdragon 6 Gen 5, ma il nuovo riscontro su Geekbench, riferito a quello che sembra un’unità di test più vicina al prodotto finale, suggerisce che il chip effettivamente montato sarà lo Snapdragon 6s Gen 4. Lo stesso codice modello era già comparso in precedenza in un database di certificazione, dove era stato confermato il supporto alla ricarica rapida da 67W.

Una gamma Note 17 in tre varianti


La nuova serie Redmi Note 17 dovrebbe articolarsi in tre modelli: Note 17, Note 17 Pro e Note 17 Pro Max. Per ora sono note solo alcune specifiche del modello Pro, mentre restano ancora da confermare display, fotocamere e capacità della batteria. La serie Redmi Note continua comunque a rappresentare un punto di riferimento per chi cerca prestazioni solide e un buon rapporto qualità-prezzo, e anche questa nuova generazione sembra destinata a muoversi nella stessa direzione.

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Redmi Turbo 6 Max: batteria da 10.000 mAh e schermo 2K da 7 pollici nelle indiscrezioni


Nuove indiscrezioni delineano le caratteristiche di Redmi Turbo 6 Max, il prossimo smartphone ad alte prestazioni del marchio controllato da Xiaomi. Display generoso, batteria enorme e un design orientato alla resistenza: se le voci saranno confermate, il debutto è previsto per l'inizio del 2027. Display da 7 pollici e chip Dimensity di nuova generazione A diffondere le informazioni è stato il leaker cinese Digital Chat Station, tra le fonti più affidabili quando si parla di smartphone […]
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Nuove indiscrezioni delineano le caratteristiche di Redmi Turbo 6 Max, il prossimo smartphone ad alte prestazioni del marchio controllato da Xiaomi. Display generoso, batteria enorme e un design orientato alla resistenza: se le voci saranno confermate, il debutto è previsto per l’inizio del 2027.

Display da 7 pollici e chip Dimensity di nuova generazione


A diffondere le informazioni è stato il leaker cinese Digital Chat Station, tra le fonti più affidabili quando si parla di smartphone non ancora annunciati, tramite un post pubblicato sul social cinese Weibo. Secondo il leaker, Redmi lancerebbe un nuovo modello ad alte prestazioni attorno a gennaio 2027: pur senza confermare il nome commerciale, le informazioni raccolte finora fanno pensare proprio a Redmi Turbo 6 Max. Il dispositivo dovrebbe montare un ampio display piatto da circa 7 pollici con risoluzione 2K, abbinato a un chip Dimensity di nuova generazione ancora non annunciato, probabilmente prodotto con processo a 3 nanometri.

Batteria da 10.000 mAh e grande resistenza


Il punto di forza del nuovo Redmi Turbo dovrebbe essere l’autonomia: si parla di una batteria da circa 10.000 mAh, una capacità fuori dal comune per uno smartphone ad alte prestazioni, capace di garantire un’autonomia particolarmente lunga rispetto alla media di categoria.

  • Sensore di impronte digitali in-display a ultrasuoni
  • Telaio centrale in metallo
  • Certificazione di resistenza IP68/IP69 attesa

Un pacchetto che punta su prestazioni elevate senza rinunciare a robustezza e praticità d’uso quotidiano.

Possibile debutto globale come POCO X9 Pro Max


Sul mercato cinese, Redmi Turbo 6 Max si troverebbe a competere direttamente con i prossimi modelli ad alte prestazioni di OnePlus. A livello internazionale, invece, il dispositivo potrebbe arrivare con un nome diverso, come “POCO X9 Pro Max”, seguendo una strategia già vista in passato per altri modelli della serie Turbo.

Un’attesa che punta sul rapporto qualità-prezzo


La serie Redmi Turbo si è costruita negli anni una solida reputazione puntando su chip potenti e batterie generose a un prezzo relativamente contenuto, e Turbo 6 Max sembra destinato a proseguire su questa linea. Mancano ancora diversi mesi alla presentazione ufficiale, ma è probabile che nelle prossime settimane emergano ulteriori dettagli sulle specifiche complete del dispositivo.

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HyperOS 4 in arrivo ad agosto: Xiaomi punta su Android 17 e design Liquid Glass


Xiaomi sembra avvicinarsi sempre di più alla presentazione di HyperOS 4, la nuova versione della propria interfaccia personalizzata basata su Android 17. Secondo un noto leaker cinese, l'annuncio ufficiale potrebbe arrivare già ad agosto, con un design rinnovato e un netto potenziamento delle funzioni di intelligenza artificiale. Test interni già avviati con HyperOS 3.3 Stando alle indiscrezioni, Xiaomi avrebbe già avviato test interni di "HyperOS 3.3", versione basata su Android 17 ma […]
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Xiaomi sembra avvicinarsi sempre di più alla presentazione di HyperOS 4, la nuova versione della propria interfaccia personalizzata basata su Android 17. Secondo un noto leaker cinese, l’annuncio ufficiale potrebbe arrivare già ad agosto, con un design rinnovato e un netto potenziamento delle funzioni di intelligenza artificiale.

Test interni già avviati con HyperOS 3.3


Stando alle indiscrezioni, Xiaomi avrebbe già avviato test interni di “HyperOS 3.3”, versione basata su Android 17 ma non destinata alla distribuzione pubblica: si tratterebbe piuttosto di una build di transizione, funzionale allo sviluppo del più corposo HyperOS 4.

Annuncio ad agosto, si parte dalla Cina


Il leaker Digital Chat Station indica agosto 2026 come possibile mese per la presentazione ufficiale di HyperOS 4. Come da tradizione, il rilascio dovrebbe partire dal mercato cinese con una fase beta e una distribuzione iniziale, per poi estendersi gradualmente ai mercati internazionali, non escludendo l’avvio di un programma di beta pubblica nelle settimane successive.

Riscrittura del sistema e design “Liquid Glass”


Le informazioni circolate finora parlano di una revisione profonda del codice di base, sviluppato sempre più con Rust e Flutter, con l’obiettivo di eliminare il codice ereditato dai tempi di MIUI in un’ottica di “design a zero eredità”. Le voci parlano di un miglioramento della fluidità di circa il 40% e dell’efficienza della memoria fino al 30%, oltre a un minor calo delle prestazioni nel tempo. Sul fronte estetico, si vocifera anche dell’adozione di uno stile ispirato al “Liquid Glass”, lo stesso linguaggio grafico che ha fatto discutere anche nel mondo Apple.

Intelligenza artificiale protagonista


HyperOS 4 dovrebbe puntare molto anche sulle funzioni di intelligenza artificiale, con il potenziamento delle funzioni già esistenti e l’introduzione di nuove capacità pensate per semplificare l’uso quotidiano dello smartphone.

Versione stabile in arrivo con Xiaomi 18


Se la beta potrebbe partire già ad agosto, la versione stabile di HyperOS 4 dovrebbe invece debuttare insieme alla serie Xiaomi 18, attesa più avanti nell’anno. Tra i primi dispositivi a ricevere l’aggiornamento dovrebbero esserci gli attuali top di gamma Xiaomi 17, oltre potenzialmente alla serie Redmi K90. Con HyperOS 4, Xiaomi punta quindi a un salto generativo sia in termini di leggerezza del sistema sia di funzioni intelligenti, e nelle prossime settimane sono attesi ulteriori dettagli su calendario e dispositivi compatibili.

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Nothing Phone (4b) è ufficiale: batteria da 5.200 mAh e Snapdragon 6 Gen 4 a prezzo contenuto


Nothing ha presentato ufficialmente Nothing Phone (4b), il nuovo smartphone di fascia media che punta tutto sull'autonomia: si tratta del modello con la batteria più capiente mai realizzato dall'azienda, abbinato allo Snapdragon 6 Gen 4 e alla nuova Glyph Bar, il tutto a un prezzo relativamente contenuto. Autonomia da record per la serie Il Nothing Phone (4b) monta una batteria da 5.200 mAh nella versione globale, con un'autonomia dichiarata fino a 22 ore di riproduzione video continua. […]
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Nothing ha presentato ufficialmente Nothing Phone (4b), il nuovo smartphone di fascia media che punta tutto sull’autonomia: si tratta del modello con la batteria più capiente mai realizzato dall’azienda, abbinato allo Snapdragon 6 Gen 4 e alla nuova Glyph Bar, il tutto a un prezzo relativamente contenuto.

Autonomia da record per la serie


Il Nothing Phone (4b) monta una batteria da 5.200 mAh nella versione globale, con un’autonomia dichiarata fino a 22 ore di riproduzione video continua. Per il mercato indiano è prevista anche una variante con batteria da 6.000 mAh. Sul fronte ricarica, il dispositivo supporta la ricarica rapida cablata da 33W e la ricarica inversa cablata da 7,5W, mentre manca il supporto alla ricarica wireless.

Snapdragon 6 Gen 4 per un posizionamento intermedio


Il nuovo modello si colloca nel listino Nothing tra Phone (3a) Lite e Phone (4a), con prestazioni superiori al Dimensity 7300 Pro del primo ma leggermente inferiori allo Snapdragon 7s Gen 4 del secondo. La memoria segue schemi diversi a seconda del mercato: 8 GB di RAM LPDDR4X con 128 GB di storage UFS 2.2 nella versione globale, con opzione a 256 GB per l’India. A differenza del Phone (3a) Lite, non è previsto lo slot per microSD.

Display AMOLED a 120 Hz e fotocamera da 50 MP


Il pannello è un OLED da 6,77 pollici FHD+ con refresh rate a 120 Hz, luminosità massima all’aperto di 1.200 nit e picco di 2.000 nit, protetto da vetro Dragontrail Pro. Sul retro trova posto una doppia fotocamera con sensore principale da 50 megapixel con stabilizzazione ottica e un ultra-grandangolare da 8 megapixel con campo visivo di 120 gradi, capace di registrare video fino al 4K a 30fps. La fotocamera anteriore è invece da 16 megapixel.

Glyph Bar, AI ed Essential Key


Il dispositivo eredita dal Phone (4a) la Glyph Bar, la striscia luminosa posteriore con quattro LED bianchi e uno rosso personalizzabile da Nothing OS, utile per notifiche, timer e indicatore di registrazione. Sul fianco è presente l’Essential Key, tasto dedicato per richiamare rapidamente funzioni AI come Essential Voice ed Essential Search.

  • Sistema operativo: Nothing OS 4.1 su base Android 16
  • Aggiornamenti Android garantiti per 3 anni
  • Patch di sicurezza garantite per 6 anni
  • Certificazione IP64, testato fino a 25 cm di profondità per 20 minuti
  • Wi-Fi 6, Bluetooth 6.0, NFC e dual SIM (con eSIM in Giappone)


Prezzo e disponibilità


Nothing Phone (4b) viene proposto in Europa a 330 euro, nelle colorazioni bianca, nera e blu, con i preordini già aperti. Vista l’attenzione che Nothing ha sempre riservato al mercato italiano con i suoi Phone, non è escluso un arrivo anche da noi nelle prossime settimane.

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Google usa le tue foto e i tuoi video per addestrare l’AI: ecco come disattivarlo


Google ha introdotto una nuova impostazione che consente di utilizzare foto, video e file audio caricati dagli utenti per migliorare i propri modelli di intelligenza artificiale. La funzione è attiva di default, ma può essere disattivata facilmente dalle impostazioni sulla privacy dell'account Google. I contenuti multimediali usati per addestrare l'AI Il colosso di Mountain View ha recentemente riorganizzato una parte delle impostazioni relative ai dati di attività, introducendo un […]
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Google ha introdotto una nuova impostazione che consente di utilizzare foto, video e file audio caricati dagli utenti per migliorare i propri modelli di intelligenza artificiale. La funzione è attiva di default, ma può essere disattivata facilmente dalle impostazioni sulla privacy dell’account Google.

I contenuti multimediali usati per addestrare l’AI


Il colosso di Mountain View ha recentemente riorganizzato una parte delle impostazioni relative ai dati di attività, introducendo un meccanismo che permette di conservare immagini, audio e video caricati sui servizi Google per migliorarne il funzionamento, incluso l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale. Non si tratta solo di Google Search: la novità coinvolge anche servizi come Google Maps, Google Traduttore, Google Shopping, Google Voli e Google Hotel.

Come disattivare l’utilizzo dei propri contenuti


Chi non desidera che le proprie foto e i propri video vengano utilizzati per l’addestramento dell’intelligenza artificiale può intervenire facilmente sulle impostazioni dell’account.

  • Aprire le impostazioni della “Cronologia dei servizi di ricerca” nell’account Google
  • Disattivare la voce relativa al salvataggio dei contenuti multimediali
  • In alternativa, disattivare completamente la cronologia dei servizi di ricerca
  • Impostare un periodo di conservazione con cancellazione automatica dei dati


Un’impostazione nata da una riorganizzazione più ampia


La novità nasce da una suddivisione più granulare dei dati che in precedenza rientravano nella voce “Attività web e app”: i dati legati alla ricerca sono stati isolati in una categoria a sé stante, di cui questa nuova opzione sui contenuti multimediali fa ora parte.

Perché conviene controllare le impostazioni periodicamente


Google aggiorna con una certa frequenza le proprie impostazioni sulla privacy, spostando voci esistenti o introducendone di nuove, e non è raro che gli utenti perdano traccia di dove si trovino determinate opzioni. Con lo sviluppo sempre più rapido dell’intelligenza artificiale, l’ambito di utilizzo dei dati personali è destinato ad ampliarsi ulteriormente: per chi utilizza quotidianamente i servizi Google, un controllo periodico delle impostazioni sulla privacy resta il modo più sicuro per mantenere il controllo su come vengono trattati i propri contenuti.

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P2P File Transfer: Condivisione Sicura Browser-to-Browser


P2P File Transfer permette condivisione file browser-to-browser con crittografia AES-256, WebRTC e WebAssembly, senza server intermedi
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TUXEDO OS abbandona Ubuntu e passa a Debian Testing: le motivazioni e le novità per la distribuzione GNU/Linux


TUXEDO Computers ha annunciato una modifica significativa per la sua distribuzione GNU/Linux interna, TUXEDO OS, rivelando che Ubuntu non sarà più la base del sistema. Al contrario, le versioni future si baseranno su Debian...

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OpenSSH 10.4: correzioni di sicurezza e supporto sperimentale per la crittografia post-quantum


OpenSSH è una suite di strumenti open source progettata per implementare il protocollo SSH, acronimo di Secure Shell, una tecnologia che permette la gestione sicura di sistemi remoti tramite connessioni crittografate. Sviluppata e mantenuta...

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XMB Dashboard: Il Launcher Fullscreen per KDE Plasma 6


XMB Dashboard è un launcher fullscreen per KDE Plasma 6 con navigazione stile PlayStation, sfondo animato e ricerca integrata KRunner
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TUXEDO OS, distribuzione dell’azienda che produce laptop Linux, lascia Ubuntu per Debian


Troppo Snap, poca trasparenza sull'AI e, soprattutto una serie di problematiche tecniche relative all'aggiornamento dei pacchetti ed alla gestione delle versioni Long Term Support hanno convinto l'azienda produttrice di laptop Linux a rivedere i propri piani a proposito della distribuzione base da cui partire: sarà neutrale, flessibile e controllata dalla comunità. In una parola: Debian.

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Teen Arrested for Bandai Channel Attack That Canceled 46,000 Subscriptions ransomfeed.it/news.php?id_news…
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Virtual Surround Manager porta l’audio surround virtuale nelle cuffie su Linux


Virtual Surround Manager porta l'audio surround virtuale su Linux con PipeWire, supporto HRIR personalizzati e integrazione con EasyEffects.
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Redmi Note 17 e POCO M8 Plus passano la certificazione BIS: debutto globale sempre più vicino


Mentre in Cina si attende ancora la presentazione ufficiale della serie Redmi Note 17, prevista entro luglio, i primi segnali del debutto internazionale iniziano già a farsi vedere. Due dispositivi riconducibili alla nuova gamma sono infatti apparsi nel database dell'ente di certificazione indiano BIS, un passaggio che di norma precede il lancio in India e in altri mercati globali. Due modelli, due brand: Redmi e POCO I codici individuati nel database sono "2607DRA18I" e "2607DPC18I". […]
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Mentre in Cina si attende ancora la presentazione ufficiale della serie Redmi Note 17, prevista entro luglio, i primi segnali del debutto internazionale iniziano già a farsi vedere. Due dispositivi riconducibili alla nuova gamma sono infatti apparsi nel database dell’ente di certificazione indiano BIS, un passaggio che di norma precede il lancio in India e in altri mercati globali.

Due modelli, due brand: Redmi e POCO


I codici individuati nel database sono “2607DRA18I” e “2607DPC18I”. Secondo quanto riportato da diverse fonti internazionali, il primo corrisponderebbe al Redmi Note 17 destinato al mercato indiano, mentre il secondo rappresenterebbe la variante a marchio POCO dello stesso dispositivo, probabilmente commercializzata come POCO M8 Plus. Una pratica non nuova per Xiaomi, che spesso riutilizza la stessa base hardware per declinare un unico progetto in due brand distinti, riservando piccole differenze estetiche o di posizionamento a ciascun marchio.

Ancora nessuna scheda tecnica ufficiale


Il database BIS, per sua natura, non fornisce dettagli sulle specifiche tecniche dei dispositivi certificati, limitandosi a confermarne l’esistenza in vista dell’ingresso sul mercato locale. Tuttavia, considerando l’approccio già seguito da Xiaomi in passato con le coppie Redmi Note e POCO, è probabile che i due modelli condividano gran parte dell’hardware, differenziandosi principalmente per il naming commerciale.

Le specifiche attese per la versione cinese


Per il mercato cinese, alcune informazioni sono già circolate nelle scorse settimane: il Redmi Note 17 dovrebbe montare un display OLED piatto da 6,83 pollici con risoluzione 1.5K, lettore di impronte sotto lo schermo e un processore Snapdragon 6s Gen 4. Se il debutto globale dovesse rispettare le tempistiche indicate dalle certificazioni, non è escluso che l’aumento dei costi dei componenti si traduca in un prezzo di lancio leggermente superiore rispetto alla generazione precedente, come già ipotizzato da alcuni analisti di settore.

  • Codici BIS individuati: 2607DRA18I (Redmi Note 17) e 2607DPC18I (POCO M8 Plus)
  • Certificazione indiana, primo passo verso il lancio globale
  • Possibile chip Snapdragon 6s Gen 4 sulla versione cinese
  • Non esclusi rincari di prezzo rispetto alla generazione precedente

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Redmi Note 17 Pro Max, spuntano le foto: batteria da 10.100 mAh e fotocamera da 200MP


Xiaomi ha già annunciato che la nuova serie Redmi Note 17 sarà presentata entro luglio, e nel frattempo continuano a trapelare informazioni sul modello di punta della gamma. Le ultime immagini, riferite al Redmi Note 17 Pro Max, mostrano un design profondamente rinnovato rispetto alla generazione precedente, insieme ad alcune specifiche di rilievo come una batteria da oltre 10.000 mAh e una fotocamera da 200 megapixel. Addio curve, il display diventa piatto Le immagini renderizzate […]
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Xiaomi ha già annunciato che la nuova serie Redmi Note 17 sarà presentata entro luglio, e nel frattempo continuano a trapelare informazioni sul modello di punta della gamma. Le ultime immagini, riferite al Redmi Note 17 Pro Max, mostrano un design profondamente rinnovato rispetto alla generazione precedente, insieme ad alcune specifiche di rilievo come una batteria da oltre 10.000 mAh e una fotocamera da 200 megapixel.

Addio curve, il display diventa piatto


Le immagini renderizzate mostrano un netto cambio di rotta rispetto alla precedente serie Redmi Note 15, che puntava su un display curvo ai lati e un vistoso modulo fotografico quadrato di grandi dimensioni. Il Redmi Note 17 Pro Max adotterebbe invece un display piatto abbinato a un’unità fotografica rettangolare più compatta, per un’estetica più sobria e in linea con le tendenze attuali del design smartphone.

Possibile telaio in metallo e retro bicolore


Dalle immagini si nota anche la presenza di linee per le antenne lungo i bordi del dispositivo, un dettaglio che suggerisce l’adozione di un telaio in metallo, almeno per il modello di punta della serie. La scocca posteriore, inoltre, sembra adottare una finitura bicolore, in netta discontinuità rispetto all’aspetto dei modelli precedenti.

Le specifiche attese per l’intera gamma


Al momento circolano già alcune indicazioni sulle specifiche dell’intera famiglia Redmi Note 17. Il modello base dovrebbe puntare su un display da 6,83 pollici e un processore Snapdragon 6s Gen 4, mentre il Pro Max punterebbe più decisamente su fotografia e autonomia, con la fotocamera principale da 200 megapixel e la batteria monstre da 10.100 mAh già citata.

  • Redmi Note 17 Pro Max: display piatto, addio alle curve laterali
  • Modulo fotocamera più compatto e rettangolare
  • Possibile telaio in metallo e retro bicolore
  • Batteria da 10.100 mAh e fotocamera da 200MP
  • Presentazione della serie attesa entro luglio

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Galaxy Z Fold 8, la piega migliora grazie a una nuova cerniera più decisa


Le prime indiscrezioni sul Galaxy Z Fold 8 lasciavano intendere un aggiornamento piuttosto contenuto rispetto alla generazione precedente, almeno guardando alla scheda tecnica. Ma secondo nuove informazioni, il vero salto in avanti riguarderebbe un elemento spesso sottovalutato ma centrale per l'esperienza d'uso quotidiana di un pieghevole: la cerniera. Meccanismo di apertura completamente rivisto Le informazioni arrivano da due fonti indipendenti: il noto leaker Ice Universe e un report […]
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Le prime indiscrezioni sul Galaxy Z Fold 8 lasciavano intendere un aggiornamento piuttosto contenuto rispetto alla generazione precedente, almeno guardando alla scheda tecnica. Ma secondo nuove informazioni, il vero salto in avanti riguarderebbe un elemento spesso sottovalutato ma centrale per l’esperienza d’uso quotidiana di un pieghevole: la cerniera.

Meccanismo di apertura completamente rivisto


Le informazioni arrivano da due fonti indipendenti: il noto leaker Ice Universe e un report basato su dati di filiera pubblicato su un forum coreano di Naver. Entrambe le fonti concordano su un punto: il meccanismo di apertura e chiusura del Galaxy Z Fold 8 sarebbe stato profondamente rivisto rispetto ai modelli precedenti, con conseguenze dirette sulla sensazione d’uso quotidiana del dispositivo.

Una piega più decisa, meno margine per posizioni intermedie


Secondo Ice Universe, la sensazione al tatto della nuova cerniera sarebbe “notevolmente diversa” rispetto alle generazioni precedenti. Per migliorare la piega centrale dello schermo, riducendone la visibilità, Samsung avrebbe reso il movimento di apertura e chiusura più netto e definito. Di conseguenza, sarebbe diventato più difficile mantenere il dispositivo aperto a metà, in determinate angolazioni intermedie, rispetto a quanto accadeva in passato.

Un compromesso tra usabilità multitasking e piega ridotta


Questo cambiamento rappresenta un compromesso interessante: da un lato dovrebbe garantire un netto miglioramento estetico riducendo il segno della piega centrale, uno dei difetti più criticati sui pieghevoli Samsung fin dalla prima generazione; dall’altro, potrebbe limitare parzialmente la flessibilità d’uso per chi sfrutta spesso la modalità a metà apertura per il multitasking o per scattare foto in modalità treppiede.

  • Cerniera completamente ridisegnata secondo due fonti indipendenti
  • Movimento di apertura e chiusura più deciso
  • Piega centrale dello schermo ridotta rispetto alle generazioni precedenti
  • Meno margine per il mantenimento in posizioni intermedie

Resta da capire come Samsung bilancerà questi due aspetti nella versione finale del prodotto. Il Galaxy Z Fold 8 dovrebbe essere presentato, come da tradizione, nella seconda metà del prossimo anno, ma i primi dettagli tecnici stanno già iniziando a circolare con largo anticipo.

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Qual è il miglior store alternativo al Google Play Store? Gli utenti Android scelgono F-Droid


Uno dei grandi vantaggi di Android rispetto ad altri sistemi operativi mobili è la possibilità di installare app anche al di fuori del Google Play Store, grazie al sideloading o a store alternativi. Un recente sondaggio ha provato a fare chiarezza su quale sia, secondo la community, il miglior sostituto allo store ufficiale di Google, e il risultato disegna un quadro piuttosto netto. F-Droid domina con il 37,7% dei voti Il sondaggio, condotto da Android Authority e basato su circa 3.000 […]
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Uno dei grandi vantaggi di Android rispetto ad altri sistemi operativi mobili è la possibilità di installare app anche al di fuori del Google Play Store, grazie al sideloading o a store alternativi. Un recente sondaggio ha provato a fare chiarezza su quale sia, secondo la community, il miglior sostituto allo store ufficiale di Google, e il risultato disegna un quadro piuttosto netto.

F-Droid domina con il 37,7% dei voti


Il sondaggio, condotto da Android Authority e basato su circa 3.000 voti, ha visto trionfare F-Droid, lo store dedicato alle applicazioni open source, con il 37,7% delle preferenze, staccando nettamente tutte le altre alternative in gara. F-Droid si distingue per un catalogo composto quasi esclusivamente da app e giochi open source: non si trovano applicazioni commerciali molto diffuse come Spotify, Reddit o Gmail, ma in compenso l’offerta include numerose alternative gratuite e trasparenti con funzionalità equivalenti.

Aurora Store secondo, Galaxy Store tra le opzioni citate


Al secondo posto si è piazzato Aurora Store, con il 17,4% dei voti. A differenza di F-Droid, Aurora Store permette di accedere praticamente allo stesso catalogo del Play Store, ma senza la necessità di un account Google, risultando particolarmente apprezzato da chi cerca maggiore privacy senza però rinunciare alle app più diffuse. Tra le altre opzioni citate nel sondaggio figura anche il Galaxy Store di Samsung, preinstallato su tutti i dispositivi del produttore coreano, a conferma di come le preferenze degli utenti Android restino piuttosto frammentate.

Perché scegliere uno store alternativo


Le motivazioni che spingono gli utenti a esplorare alternative al Play Store sono diverse: dalla ricerca di maggiore privacy alla volontà di accedere ad app non disponibili nello store ufficiale, fino alla semplice preferenza per un ecosistema più aperto e trasparente come quello garantito dal software open source. Resta comunque fondamentale, per chi decide di affidarsi a store di terze parti, verificarne l’affidabilità prima di installare qualsiasi applicazione, per evitare di esporsi a rischi legati a software non verificato.

  • F-Droid: 37,7% dei voti, focus su app open source
  • Aurora Store: 17,4%, accesso al catalogo Play Store senza account Google
  • Galaxy Store: citato tra le alternative più utilizzate
  • Sondaggio Android Authority su circa 3.000 partecipanti

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Galaxy Watch 9, spuntano i nuovi quadranti e le funzioni AI in vista del debutto del 22 luglio


Mancano poche settimane alla presentazione ufficiale di Galaxy Watch 9 e Galaxy Watch Ultra 2, attesa per il 22 luglio, e nel frattempo continuano a emergere nuovi dettagli sui prossimi smartwatch di Samsung. Dopo le indiscrezioni sul nuovo design, sull'aumento della capacità della batteria e su un display più luminoso, questa volta il focus si sposta sul fronte software, con diverse novità legate a One UI 9 Watch. Cinque nuovi quadranti in arrivo Il leak più recente mostra una serie di […]
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Mancano poche settimane alla presentazione ufficiale di Galaxy Watch 9 e Galaxy Watch Ultra 2, attesa per il 22 luglio, e nel frattempo continuano a emergere nuovi dettagli sui prossimi smartwatch di Samsung. Dopo le indiscrezioni sul nuovo design, sull’aumento della capacità della batteria e su un display più luminoso, questa volta il focus si sposta sul fronte software, con diverse novità legate a One UI 9 Watch.

Cinque nuovi quadranti in arrivo


Il leak più recente mostra una serie di nuovi quadranti pensati per personalizzare ulteriormente l’esperienza d’uso. Tra questi figurano “Analog Balance”, con un’estetica analogica minimale, e “Dual Digit”, pensato per la massima leggibilità con una visualizzazione digitale. Non manca “Dual Clock Info Board”, pensato per chi viaggia spesso e ha bisogno di monitorare due fusi orari contemporaneamente, oltre a “Radial Dashboard”, che dispone le informazioni in modo circolare attorno all’orologio digitale centrale, e “Ultra Performance”, orientato più decisamente allo sport.

Funzioni di salute potenziate dall’intelligenza artificiale


Oltre ai quadranti, le indiscrezioni parlano di un salto in avanti sul fronte del monitoraggio della salute, con funzioni che farebbero maggiore affidamento sull’intelligenza artificiale per fornire analisi più approfondite su sonno, attività fisica e parametri vitali. Samsung sembra voler consolidare la propria posizione in un segmento sempre più competitivo, dove l’integrazione tra hardware, sensori e algoritmi gioca un ruolo centrale.

Anche l’app Galaxy Wearable si rinnova


Il pacchetto di novità includerebbe anche un restyling dell’app companion Galaxy Wearable, già al centro delle cronache di questi giorni per aver anticipato involontariamente il nome del nuovo auricolare Galaxy Able. Un’interfaccia rinnovata potrebbe semplificare la gestione di quadranti, notifiche e impostazioni di salute per tutti i dispositivi indossabili di Samsung.

  • Cinque nuovi quadranti: Analog Balance, Dual Digit, Dual Clock Info Board, Radial Dashboard, Ultra Performance
  • Funzioni di salute potenziate con l’intelligenza artificiale
  • App Galaxy Wearable in fase di restyling
  • Presentazione ufficiale attesa il 22 luglio al Galaxy Unpacked

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Nothing Ear (3a) in anteprima: trapelano design trasparente e supporto LDAC prima del debutto


Manca pochissimo alla presentazione ufficiale di Nothing Ear (3a), ma il nuovo auricolare true wireless dell'azienda britannica è già stato completamente svelato da un leak che ne mostra immagini ad alta risoluzione e specifiche tecniche dettagliate. Il lancio ufficiale è atteso per il 7 luglio, ma a questo punto le sorprese sembrano ridotte al minimo. Quattro colori e case trasparente Le immagini trapelate confermano quattro varianti cromatiche: bianco, nero, rosa e giallo, quest'ultimo […]
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Manca pochissimo alla presentazione ufficiale di Nothing Ear (3a), ma il nuovo auricolare true wireless dell’azienda britannica è già stato completamente svelato da un leak che ne mostra immagini ad alta risoluzione e specifiche tecniche dettagliate. Il lancio ufficiale è atteso per il 7 luglio, ma a questo punto le sorprese sembrano ridotte al minimo.

Quattro colori e case trasparente


Le immagini trapelate confermano quattro varianti cromatiche: bianco, nero, rosa e giallo, quest’ultimo particolarmente in linea con l’identità cromatica del brand. Il design riprende l’impostazione del modello precedente, Nothing Ear (a), con una custodia di ricarica dal coperchio trasparente che permette di vedere a colpo d’occhio se gli auricolari sono presenti all’interno, senza doverla aprire. Anche gli auricolari stessi mantengono alcune componenti trasparenti, in perfetto stile Nothing.

Supporto LDAC e driver da 12mm per l’audio in alta risoluzione


Sul fronte audio, la novità più interessante riguarda il supporto al codec Bluetooth ad alta risoluzione LDAC di Sony, con trasmissione fino a 32 bit/96 kHz e un bitrate massimo di 990 kbps. A questo si affianca un driver dinamico da 12 millimetri, una dimensione relativamente generosa per auricolari true wireless compatti, pensata per garantire una qualità sonora superiore rispetto alla media della categoria.

Un posizionamento intermedio nella gamma Ear


Il Nothing Ear (3a) si inserisce nella fascia intermedia della gamma dell’azienda, puntando a offrire gran parte delle funzionalità premium dei modelli di punta a un prezzo più accessibile. Con il supporto LDAC e un driver di dimensioni maggiorate, il nuovo modello sembra pensato per attrarre chi cerca una qualità audio superiore senza dover necessariamente investire sul top di gamma Ear (3).

  • Quattro colori: bianco, nero, rosa e giallo
  • Case di ricarica con coperchio trasparente
  • Supporto al codec LDAC fino a 990 kbps
  • Driver dinamico da 12mm
  • Presentazione ufficiale attesa il 7 luglio

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