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Xiaomi 18: batteria da 7.200mAh, Snapdragon 8 Elite Gen 6 e fotocamera periscopica su un corpo compatto


Il prossimo flagship compatto di Xiaomi si delinea sempre più chiaramente. Secondo il ben informato leaker Digital Chat Station, lo Xiaomi 18 monterà una batteria da 7.200mAh — in leggero aumento rispetto ai 7.000mAh del predecessore — mantenendo un form factor relativamente contenuto per la categoria. Design compatto con schermo 2K da 6,4 pollici Lo Xiaomi 18 adotterà un display da 6,4 pollici con risoluzione 2K e cornici ultra-sottili, puntando sull'ergonomia in un mercato dominato […]
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Il prossimo flagship compatto di Xiaomi si delinea sempre più chiaramente. Secondo il ben informato leaker Digital Chat Station, lo Xiaomi 18 monterà una batteria da 7.200mAh — in leggero aumento rispetto ai 7.000mAh del predecessore — mantenendo un form factor relativamente contenuto per la categoria.

Design compatto con schermo 2K da 6,4 pollici


Lo Xiaomi 18 adotterà un display da 6,4 pollici con risoluzione 2K e cornici ultra-sottili, puntando sull’ergonomia in un mercato dominato da schermi sempre più grandi. Una scelta apprezzata da chi cerca potenza in un formato maneggevole.

Specifiche hardware di fascia altissima


  • SoC: Snapdragon 8 Elite Gen 6 a 2nm
  • Fotocamere: sistema duale da 200MP, con zoom periscopico 3x (prima volta sul modello standard)
  • Autenticazione: sensore ultrasonico sotto display
  • Batteria: 7.200mAh
  • Ricarica: 100W cablata + wireless
  • Resistenza: certificazione impermeabilità


Differenze con il modello Pro e lancio atteso a settembre


Lo Xiaomi 18 non avrà il secondo display posteriore, funzione riservata al modello Pro. Il lancio dell’intera serie è previsto intorno a settembre 2026, in concomitanza con l’annuncio del Snapdragon Summit, dove verrà presumibilmente svelato anche il chip che equipaggerà i dispositivi.

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Redmi K90 Ultra: svelata la colorazione Sky Blue a poche ore dal lancio ufficiale


Manca ormai pochissimo all'annuncio ufficiale del Redmi K90 Ultra, previsto per oggi 30 giugno alle 20:00 ora italiana, e Xiaomi ha colto l'occasione per svelare l'ultima colorazione inedita: il Sky Blue, un azzurro sofisticato con lavorazione in alluminio anodizzato che punta a dare un tono premium a questo gaming phone. Design gaming con anima premium Il telaio in lega di alluminio lavorata CNC e il trattamento anodizzato conferiscono al dispositivo una qualità costruttiva sorprendente […]
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Manca ormai pochissimo all’annuncio ufficiale del Redmi K90 Ultra, previsto per oggi 30 giugno alle 20:00 ora italiana, e Xiaomi ha colto l’occasione per svelare l’ultima colorazione inedita: il Sky Blue, un azzurro sofisticato con lavorazione in alluminio anodizzato che punta a dare un tono premium a questo gaming phone.

Design gaming con anima premium


Il telaio in lega di alluminio lavorata CNC e il trattamento anodizzato conferiscono al dispositivo una qualità costruttiva sorprendente per un gaming phone. Il design con fotocamere piatte, insieme al nuovo Sky Blue e al precedentemente annunciato Space Silver, completa una proposta estetica volutamente sobria rispetto ai canoni del segmento gaming.

Specifiche da vero flagship gaming


  • SoC: Snapdragon 8 Elite + chip gaming D2 dedicato
  • Display: 6,83″ flat, 165Hz, 3.500 nit di picco
  • Supporto 165fps su 40+ titoli
  • Batteria: 8.550mAh con tecnologia Jinshajiang al silicio (16%)
  • Ricarica: 100W cablata + 22,5W reverse
  • Raffreddamento: sistema ad aria equivalente al K90 Max (32dB)
  • Resistenza a polvere e acqua


Prezzo atteso: circa 3.000 yuan


Con una stima di circa 3.000 yuan (attorno ai 370 euro al cambio attuale), il Redmi K90 Ultra si candida a essere uno dei gaming phone con il miglior rapporto qualità-prezzo dell’anno. Il prezzo ufficiale e le disponibilità verranno confermati stasera durante la presentazione.

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Pixel 10 Pro con foto sfocate? Il problema non è l’obiettivo: ecco come risolverlo


Se il vostro Google Pixel scatta foto meno nitide del previsto, la colpa potrebbe non essere dell'obiettivo sporco. Un giornalista di Android Police ha trascorso settimane a pulire il sensore del suo Pixel 10 Pro XL senza risultati, prima di scoprire che il problema era ben più semplice: una impostazione della fotocamera lasciata sui valori predefiniti. La causa: la risoluzione predefinita è solo 12MP Sui modelli Pixel Pro, la fotocamera principale è configurata di default a 12 […]
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Se il vostro Google Pixel scatta foto meno nitide del previsto, la colpa potrebbe non essere dell’obiettivo sporco. Un giornalista di Android Police ha trascorso settimane a pulire il sensore del suo Pixel 10 Pro XL senza risultati, prima di scoprire che il problema era ben più semplice: una impostazione della fotocamera lasciata sui valori predefiniti.

La causa: la risoluzione predefinita è solo 12MP


Sui modelli Pixel Pro, la fotocamera principale è configurata di default a 12 megapixel. Passando alla modalità Hi-Res a 50MP, la differenza di nitidezza è notevole, soprattutto per soggetti con molti dettagli come paesaggi o architettura. La modifica si effettua aprendo Google Fotocamera, entrando nelle Impostazioni, selezionando la scheda “Pro” e cambiando la voce “Resolution” da 12MP a 50MP. Questa funzione è disponibile esclusivamente sui modelli Pixel Pro.

Pregi e limiti della modalità 50MP


La modalità ad alta risoluzione ha alcuni effetti collaterali da considerare: il salvataggio dell’immagine richiede qualche secondo in più e ogni scatto occupa circa 3-5 volte più spazio rispetto ai 12MP standard. Per scatti in condizioni di luce scarsa o soggetti in movimento, la modalità 12MP rimane la scelta più pratica, grazie alla maggiore velocità di elaborazione e alla fusione multipla dei frame.

Altre cause di scatti sfocati da verificare


Android Police suggerisce anche altri controlli utili per migliorare la qualità delle foto su Pixel:

  • Scattare sempre con l’app Google Fotocamera, evitando le fotocamere integrate in Instagram o Snapchat
  • Rimuovere eventuali pellicole protettive per l’obiettivo integrate nelle cover
  • Cancellare la cache dell’app fotocamera
  • Riavviare il dispositivo
  • Sfruttare il teleobiettivo ottico 5x quando disponibile

Un promemoria utile: i Pixel Pro nascondono un potenziale fotografico che le impostazioni predefinite non sfruttano appieno. Bastano pochi secondi nelle opzioni per trasformare completamente la qualità dei propri scatti.

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Nuovo REDMI misterioso con ricarica da 100W avvistato in certificazione: di cosa si tratta?


Un dispositivo Xiaomi ancora sconosciuto è apparso nel database di certificazione 3C cinese con il codice modello M511CD e supporto alla ricarica rapida da 100W. Le poche informazioni disponibili suggeriscono un possibile nuovo membro della famiglia REDMI. Cosa sappiamo dal database 3C Le informazioni emerse dalla certificazione 3C sono scarne ma significative: Brand: REDMICodice modello: M511CDConnettività: 5GRicarica rapida: 100WCaricatore incluso: MDY-18-EW Il caricatore è un […]
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Un dispositivo Xiaomi ancora sconosciuto è apparso nel database di certificazione 3C cinese con il codice modello M511CD e supporto alla ricarica rapida da 100W. Le poche informazioni disponibili suggeriscono un possibile nuovo membro della famiglia REDMI.

Cosa sappiamo dal database 3C


Le informazioni emerse dalla certificazione 3C sono scarne ma significative:

  • Brand: REDMI
  • Codice modello: M511CD
  • Connettività: 5G
  • Ricarica rapida: 100W
  • Caricatore incluso: MDY-18-EW


Il caricatore è un indizio importante


Il caricatore MDY-18-EW è lo stesso già utilizzato dalla serie Xiaomi 17, confermando che le specifiche di ricarica sono di fascia alta. Una potenza da 100W per un dispositivo REDMI significherebbe posizionarlo nella parte alta della gamma del sub-brand — probabilmente un successore della serie Note o K.

Naming insolito: potrebbe essere una nuova serie


Il codice M511CD non rispetta le convenzioni di naming storiche di Xiaomi, REDMI e POCO, il che potrebbe indicare una nuova linea di prodotti ancora non annunciata. La certificazione 3C è solitamente uno degli ultimi passaggi prima del lancio, quindi potremmo avere notizie concrete nelle prossime settimane.

Questa voce è stata modificata (4 settimane fa)

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RedMagic Astra 2: il tablet gaming con Snapdragon 8 Elite e display OLED 185Hz arriva a livello globale


RedMagic ha ufficialmente annunciato l'imminente lancio globale di un nuovo tablet gaming. All'estero, il dispositivo verrà commercializzato con il nome RedMagic Astra 2 e sarà basato sul RedMagic Gaming Tablet 5 Pro, modello destinato inizialmente al mercato cinese e la cui presentazione ufficiale è prevista per il 30 giugno 2026. Specifiche tecniche di alto livello Il RedMagic Gaming Tablet 5 Pro si preannuncia come una macchina da guerra per il gaming mobile. Le specifiche trapelate […]
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RedMagic ha ufficialmente annunciato l’imminente lancio globale di un nuovo tablet gaming. All’estero, il dispositivo verrà commercializzato con il nome RedMagic Astra 2 e sarà basato sul RedMagic Gaming Tablet 5 Pro, modello destinato inizialmente al mercato cinese e la cui presentazione ufficiale è prevista per il 30 giugno 2026.

Specifiche tecniche di alto livello


Il RedMagic Gaming Tablet 5 Pro si preannuncia come una macchina da guerra per il gaming mobile. Le specifiche trapelate finora disegnano un profilo da vero flagship:

  • Display OLED da 9,06 pollici con refresh rate a 185Hz
  • Luminosità massima di 1.600 nit
  • Processore Snapdragon 8 Elite Gen 5
  • Batteria da 8.300 mAh con ricarica rapida a 80W
  • Doppia porta USB Type-C
  • Sistema di raffreddamento a liquido integrato
  • Colorazioni Black e Silver

Il chip Snapdragon 8 Elite Gen 5 è lo stesso adottato dal Lenovo Legion Tab Gen 5, garantendo prestazioni di alto profilo per i titoli più esigenti.

Raffreddamento e autonomia pensati per il gaming prolungato


Uno degli aspetti più interessanti è la presenza di un sistema di raffreddamento a liquido, che consente di mantenere prestazioni elevate anche durante sessioni di gioco intense. La batteria da 8.300 mAh, unita alla ricarica rapida da 80W, assicura lunghe sessioni senza tempi morti eccessivi tra una carica e l’altra.

Possibile arrivo anche in Italia


RedMagic ha già una presenza consolidata nei mercati internazionali con la sua linea di smartphone gaming, e storicamente ogni modello cinese ha trovato la sua controparte globale. È dunque plausibile che l’Astra 2 arrivi anche in Europa, compresa l’Italia, aprendo una finestra interessante per chi cerca un tablet Android ad alte prestazioni non solo per il gaming, ma anche per creatività e intrattenimento multimediale. Data di lancio e prezzo globali non sono ancora stati annunciati, ma ulteriori dettagli sono attesi subito dopo la presentazione cinese.

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Sony WH-1000XM6 si aggiorna: arriva GMAP, il Bluetooth a bassa latenza per i giocatori


Sony ha rilasciato un aggiornamento firmware per le cuffie WH-1000XM6 e il modello anniversario 1000X THE COLLEXION. La novità principale è il supporto a GMAP, il profilo Bluetooth pensato per ridurre la latenza audio durante il gaming. Cos'è GMAP e perché interessa agli utenti Android GMAP (Gaming Audio Profile) è uno standard Bluetooth ratificato nel 2023 che riduce significativamente la latenza audio durante le sessioni di gioco. Supporta anche l'audio chat stereo ad alta qualità […]
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Sony ha rilasciato un aggiornamento firmware per le cuffie WH-1000XM6 e il modello anniversario 1000X THE COLLEXION. La novità principale è il supporto a GMAP, il profilo Bluetooth pensato per ridurre la latenza audio durante il gaming.

Cos’è GMAP e perché interessa agli utenti Android


GMAP (Gaming Audio Profile) è uno standard Bluetooth ratificato nel 2023 che riduce significativamente la latenza audio durante le sessioni di gioco. Supporta anche l’audio chat stereo ad alta qualità durante il gameplay. Per chi usa le WH-1000XM6 con uno smartphone Android — collegato magari a una sessione di gaming mobile o cloud gaming — questo aggiornamento migliora concretamente l’esperienza, eliminando il fastidioso ritardo tra immagine e suono.

Come aggiornare


L’aggiornamento è disponibile tramite l’app Sony Headphones Connect su Android e iOS. Le versioni firmware dopo l’update sono:

  • 1000X THE COLLEXION: versione 1.3.0
  • WH-1000XM6: versione 3.1.5

Sony segnala anche “altri miglioramenti generali” senza specificarne il dettaglio. L’aggiornamento è gratuito e disponibile da oggi. Per chi usa queste cuffie con un telefono Android, è consigliabile installarlo appena possibile.

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Curiosi di sapere quale sia il processo creativo dietro ai loghi di Ubuntu? Ve lo spiega Canonical!


In un interessante articolo pubblicato su Linkedin dalla mamma di Ubuntu, Marcus Haslam, che si è occupato dal 2008 dei loghi delle varie release, racconta le basi del processo creativo, facendo capire come sia impossibile per chiunque affermare "è solo un logo!"

🔗 Leggi il post completo

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Nothing Phone (4b): foto reali e specifiche complete trapelano prima dell’annuncio del 7 luglio


Mancano pochi giorni all'annuncio ufficiale del Nothing Phone (4b), previsto per il 7 luglio, ma le immagini della versione reale dello smartphone sono già online. Un utente di X ha condiviso foto del dispositivo fisico e della schermata "Informazioni dispositivo", rivelando praticamente tutti i dettagli tecnici in anticipo. Design: tre colori e telaio in plastica Il Phone (4b) sarà disponibile in tre colorazioni: Blu, Nero e Bianco. Il frame laterale è in plastica — una scelta […]
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Mancano pochi giorni all’annuncio ufficiale del Nothing Phone (4b), previsto per il 7 luglio, ma le immagini della versione reale dello smartphone sono già online. Un utente di X ha condiviso foto del dispositivo fisico e della schermata “Informazioni dispositivo”, rivelando praticamente tutti i dettagli tecnici in anticipo.

Design: tre colori e telaio in plastica


Il Phone (4b) sarà disponibile in tre colorazioni: Blu, Nero e Bianco. Il frame laterale è in plastica — una scelta comprensibile per contenere i costi — con i tasti colorati di bianco solo sulla variante White, neri sulle altre. Lo schermo è un AMOLED flessibile da 6,7 pollici.

Specifiche tecniche principali


  • SoC: Snapdragon 6 Gen 4
  • RAM: 8GB (esemplare testato), potrebbero esserci altre varianti
  • Storage: 128GB
  • Fotocamera principale: 50MP con OIS
  • Fotocamera secondaria: 8MP
  • Selfie: 16MP
  • Batteria: 6.000mAh (record per Nothing)
  • Ricarica: 33W via cavo (caricatore non incluso)
  • OS: Nothing OS 4.1 su base Android 16


Batteria record e posizionamento di prezzo accessibile


I 6.000mAh di batteria rappresentano il massimo mai visto su uno smartphone Nothing, un ottimo segnale per l’autonomia. Il Phone (4b) si posizionerà sotto il Phone (4a) in termini di prezzo. Tutti i dettagli ufficiali — incluso il prezzo — arriveranno il 7 luglio alle 19:00 ora italiana.

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Pixel, in arrivo la funzione “Photo Shuffle”: il wallpaper cambia automaticamente con le tue foto preferite


Google sta finalmente lavorando a una funzionalità che molti utenti Pixel attendevano da tempo: la possibilità di impostare un cambio automatico dello sfondo attingendo alle proprie foto personali. La funzione, denominata Photo Shuffle, è stata individuata nel codice della beta Android 17 QPR1. Come funziona Photo Shuffle Stando alle descrizioni interne trovate nel codice, Photo Shuffle permetterà di scegliere un album fotografico — ad esempio quello di familiari, animali domestici o […]
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Google sta finalmente lavorando a una funzionalità che molti utenti Pixel attendevano da tempo: la possibilità di impostare un cambio automatico dello sfondo attingendo alle proprie foto personali. La funzione, denominata Photo Shuffle, è stata individuata nel codice della beta Android 17 QPR1.

Come funziona Photo Shuffle


Stando alle descrizioni interne trovate nel codice, Photo Shuffle permetterà di scegliere un album fotografico — ad esempio quello di familiari, animali domestici o paesaggi — e di impostarlo come sorgente per il wallpaper, che si aggiornerà automaticamente a intervalli scelti dall’utente.

Frequenza di aggiornamento personalizzabile


  • Ogni ora
  • Ogni giorno
  • All’alba e al tramonto
  • Al tocco dello schermo


Una lacuna colmata in ritardo rispetto alla concorrenza


Sorprende che questa funzione manchi ancora sui Pixel, dato che Samsung Galaxy, OPPO e persino iPhone la offrono da tempo. Attualmente i dispositivi Pixel permettono solo di ruotare automaticamente le wallpaper della collezione Google, non le foto dell’utente. Con Photo Shuffle, questa limitazione verrebbe finalmente superata. Al momento la funzione esiste solo nel codice beta; potrebbe debuttare con Android 17 o in un futuro Pixel Feature Drop.

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Pixel Watch 5 certificato FCC: confermati NFC, UWB e comunicazione satellitare


Il Pixel Watch 5 ha ottenuto la certificazione FCC negli Stati Uniti, avvicinandosi sempre più all'annuncio ufficiale. I documenti depositati rivelano una dotazione di connettività molto ricca, con alcune novità significative rispetto alla generazione precedente. Quattro modelli in arrivo L'FCC ha registrato ben quattro numeri di modello: G25QD, G1XJ6, G0F3Y e GFW3R. Come per il Pixel Watch 4, si tratterà quasi certamente di due taglie (small e large) in versione Bluetooth/Wi-Fi e LTE. […]
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Il Pixel Watch 5 ha ottenuto la certificazione FCC negli Stati Uniti, avvicinandosi sempre più all’annuncio ufficiale. I documenti depositati rivelano una dotazione di connettività molto ricca, con alcune novità significative rispetto alla generazione precedente.

Quattro modelli in arrivo


L’FCC ha registrato ben quattro numeri di modello: G25QD, G1XJ6, G0F3Y e GFW3R. Come per il Pixel Watch 4, si tratterà quasi certamente di due taglie (small e large) in versione Bluetooth/Wi-Fi e LTE. Curioso notare che tutti e quattro i modelli presentano un modem LTE nei documenti: per il modello base la funzione potrebbe essere disabilitata via software.

Connettività completa: UWB e satellitare tra le novità


  • Wi-Fi 6 (2,4GHz / 5GHz)
  • Bluetooth
  • NFC
  • UWB (Ultra Wideband) — utile per chiavi digitali e localizzazione precisa
  • Comunicazione satellitare d’emergenza (LTE NTN Band 23/255)


Design simile al Watch 4, possibile nuovo chip Qualcomm


Le immagini trapelate finora mostrano un design coerente con il Pixel Watch 4, senza stravolgimenti estetici. Sul fronte hardware si vocifera di un nuovo processore Snapdragon Wear Elite di Qualcomm. Il lancio ufficiale è atteso in agosto, quasi certamente insieme alla serie Pixel 11.

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DevConf Italia 2026


Il 7 e l'8 luglio, a Pavia è DevConf Italia 2026, evento dedicato a open source, sviluppo e infrastrutture moderne. 
La conferenza riunisce community, developer e ricercatori per discutere tecnologie emergenti, cloud, security e tooling.Maggiori informazioni e registrazione: devconf.it/2026/

🔗 Leggi il post completo

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Galaxy Z Fold 8 Ultra: sensore ultra-grandangolare da 50MP in arrivo, Flip 8 senza novità alle fotocamere


Nuove indiscrezioni dalla Corea del Sud gettano luce sulle fotocamere dei prossimi pieghevoli Samsung. Il Galaxy Z Fold 8 Ultra dovrebbe ricevere un deciso aggiornamento al comparto fotografico, in particolare sull'ottica ultra-grandangolare, mentre il Galaxy Z Flip 8 potrebbe restare sostanzialmente invariato rispetto al modello attuale. Galaxy Z Fold 8 Ultra: l'ultra-grandangolare passa a 50MP Secondo le fonti, il Fold 8 Ultra manterrà il sensore principale da 200MP ISOCELL HP2 e il […]
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Nuove indiscrezioni dalla Corea del Sud gettano luce sulle fotocamere dei prossimi pieghevoli Samsung. Il Galaxy Z Fold 8 Ultra dovrebbe ricevere un deciso aggiornamento al comparto fotografico, in particolare sull’ottica ultra-grandangolare, mentre il Galaxy Z Flip 8 potrebbe restare sostanzialmente invariato rispetto al modello attuale.

Galaxy Z Fold 8 Ultra: l’ultra-grandangolare passa a 50MP


Secondo le fonti, il Fold 8 Ultra manterrà il sensore principale da 200MP ISOCELL HP2 e il teleobiettivo da 10MP con zoom ottico 3x già visti sul Fold 7 Ultra. La vera novità riguarda l’ultra-grandangolare: si passa dagli attuali 12MP a un sensore da 50MP, con un miglioramento sostanziale nella resa fotografica in campo largo, soprattutto in termini di dettaglio e nitidezza.

Galaxy Z Fold 8 standard: 50MP su tutti i sensori


Anche il modello standard del Fold 8 beneficia di un aggiornamento: trapelano configurazioni da 50MP sia per il sensore principale che per l’ultra-grandangolare, oltre a fotocamere frontali da 10MP sia sul cover display che sul pannello interno. Il teleobiettivo non è stato ancora menzionato nelle indiscrezioni.

Galaxy Z Flip 8: nessuna rivoluzione per le fotocamere


Per il pieghevole a conchiglia, invece, le attese sono più contenute. Il Flip 8 dovrebbe mantenere la stessa configurazione del predecessore — 50MP principale e 12MP ultra-grandangolare — suggerendo che Samsung punterà su altri aspetti come chipset, funzioni AI e autonomia. La presentazione ufficiale dei tre modelli è attesa per il 22 luglio a Londra, in occasione del prossimo Galaxy Unpacked.

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Samsung, SK Hynix e Micron accusati di manipolazione dei prezzi della RAM: arriva la class action


Negli Stati Uniti è stata avviata una class action contro i tre principali produttori mondiali di memoria DRAM: Samsung, SK Hynix e Micron. Secondo la denuncia, le tre società avrebbero deliberatamente ridotto la produzione per far lievitare artificialmente i prezzi, a scapito di consumatori e produttori di dispositivi. L'accusa: produzione ridotta per gonfiare i prezzi I tre colossi controllano circa l'89% del mercato DRAM mondiale. I ricorrenti sostengono che abbiano coordinato una […]
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Negli Stati Uniti è stata avviata una class action contro i tre principali produttori mondiali di memoria DRAM: Samsung, SK Hynix e Micron. Secondo la denuncia, le tre società avrebbero deliberatamente ridotto la produzione per far lievitare artificialmente i prezzi, a scapito di consumatori e produttori di dispositivi.

L’accusa: produzione ridotta per gonfiare i prezzi


I tre colossi controllano circa l’89% del mercato DRAM mondiale. I ricorrenti sostengono che abbiano coordinato una riduzione della produzione di memoria tradizionale (DDR3/DDR4), spostando le risorse verso la High Bandwidth Memory (HBM) destinata ai sistemi di intelligenza artificiale. Il risultato sarebbe stato un’artificiale carenza di RAM per il mercato consumer, con conseguente impennata dei prezzi.

L’accusa chiama in causa anche le norme antitrust: secondo i legali, il comportamento coordinato delle tre aziende in un mercato con alte barriere all’ingresso configura una possibile violazione della legislazione sulla concorrenza.

L’impatto sull’ecosistema Android e mobile


Il caro-memoria non riguarda solo i PC: i prezzi elevati di DRAM e storage si riflettono direttamente anche sugli smartphone Android e sui tablet. I produttori si trovano a dover assorbire costi maggiori o trasferirli sui consumatori, contribuendo all’aumento del prezzo medio dei dispositivi mobile nell’ultimo periodo.

Per ora si tratta delle affermazioni di parte, e la verità sui fatti sarà stabilita in sede giudiziaria. Le class action di questo tipo richiedono spesso anni prima di giungere a una sentenza definitiva, ma il caso potrebbe avere ripercussioni significative sull’intero settore.

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Samsung Galaxy Z Slide: lo smartphone arrotolabile arriverà nel 2028, ecco cosa sappiamo


Il futuro dei pieghevoli Samsung potrebbe chiamarsi Galaxy Z Slide. Secondo fonti vicine all'industria, il colosso coreano punta a lanciare il suo primo smartphone con display arrotolabile (rollable) nella prima metà del 2028, aprendo un nuovo capitolo nel mondo dei form factor innovativi. Samsung Display vuole guidare il mercato rollable Con la concorrenza cinese che erode sempre più terreno nel segmento dei pieghevoli tradizionali, Samsung Display starebbe puntando con forza sul mercato […]
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Il futuro dei pieghevoli Samsung potrebbe chiamarsi Galaxy Z Slide. Secondo fonti vicine all’industria, il colosso coreano punta a lanciare il suo primo smartphone con display arrotolabile (rollable) nella prima metà del 2028, aprendo un nuovo capitolo nel mondo dei form factor innovativi.

Samsung Display vuole guidare il mercato rollable


Con la concorrenza cinese che erode sempre più terreno nel segmento dei pieghevoli tradizionali, Samsung Display starebbe puntando con forza sul mercato dei display arrotolabili come prossima frontiera di crescita. Secondo le fonti, sono in corso trattative attive con Samsung Electronics per un dispositivo consumer che dovrebbe debuttare entro la prima metà del 2028.

Specifiche trapelate: schermo da 10 pollici espanso


Le previsioni delle società di ricerca di mercato indicano uno schermo che, una volta aperto, raggiungerebbe circa 10 pollici con aspect ratio 16:9 e densità di pixel di 440,6 ppi. Il nome commerciale più probabile sarebbe Galaxy Z Slide, anche se Samsung ha registrato nel tempo anche il marchio “Galaxy Z Roll”.

Tecnologia complessa ma Samsung è avanti


I display arrotolabili sono tecnicamente più complessi dei pieghevoli, ma Samsung Display ha un vantaggio considerevole: oltre agli anni di R&D, ha già mostrato prototipi funzionanti nel 2023 e attualmente fornisce pannelli rollable a Lenovo per i suoi laptop. Se il progetto rispetterà i tempi, il Galaxy Z Slide potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova generazione di smartphone — con eventuali successori previsti intorno al 2030.

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Snapdragon Summit 2026: Qualcomm annuncia l’evento per settembre, atteso il nuovo chip Elite Gen 6


Qualcomm ha confermato ufficialmente la data del Snapdragon Summit 2026: l'evento si terrà dal 22 al 24 settembre alle Hawaii, come da tradizione. L'appuntamento è già tra i più attesi dell'anno nel mondo Android, con l'annuncio del prossimo chip di punta che farà da cuore ai flagship del 2027. Snapdragon 8 Elite Gen 6: il grande protagonista atteso Tutti gli occhi sono puntati sul Snapdragon 8 Elite Gen 6 e sulla sua variante Pro, che secondo le indiscrezioni trapelate finora sarà il […]
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Qualcomm ha confermato ufficialmente la data del Snapdragon Summit 2026: l’evento si terrà dal 22 al 24 settembre alle Hawaii, come da tradizione. L’appuntamento è già tra i più attesi dell’anno nel mondo Android, con l’annuncio del prossimo chip di punta che farà da cuore ai flagship del 2027.

Snapdragon 8 Elite Gen 6: il grande protagonista atteso


Tutti gli occhi sono puntati sul Snapdragon 8 Elite Gen 6 e sulla sua variante Pro, che secondo le indiscrezioni trapelate finora sarà il SoC di riferimento per i flagship Android del 2027. I principali produttori — Xiaomi, Samsung, OnePlus, ASUS — sono già candidati all’adozione del nuovo chip.

Tra le novità più interessanti che circolano, c’è la possibile adozione di un processo produttivo a 2nm, che porterebbe a un notevole salto in avanti sia in termini di prestazioni che di efficienza energetica.

Possibili sorprese: nuove varianti e piattaforme XR


Oltre alla serie Gen 6, lo Snapdragon Summit potrebbe riservare ulteriori annunci. Si parla di nuove varianti derivate della serie Snapdragon 8 Elite Gen 5, nonché di aggiornamenti sulla piattaforma XR Snapdragon Reality Elite, presentata qualche mese fa.

L’elefante nella stanza: i prezzi degli smartphone


Quest’anno, però, il tema delle prestazioni divide la scena con quello dei prezzi. La continua crescita del costo di memoria DRAM e storage, trainata dalla domanda di chip AI, si ripercuote inevitabilmente sul costo finale degli smartphone. Gli analisti prevedono che i flagship con Snapdragon 8 Elite Gen 6 potrebbero essere sensibilmente più cari dei predecessori. L’appuntamento è fissato per il 22 settembre.

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Xiaomi 18: doppia fotocamera da 200MP su tutti i modelli e ritorno dell’Ultra. Ma i prezzi salgono


I rumor sullo Xiaomi 18 si fanno sempre più concreti. Nuove indiscrezioni provenienti da leaker affidabili delineano una serie destinata a ridefinire i parametri della fotografia mobile, con doppi sensori da 200 megapixel su tutta la gamma e il possibile ritorno del modello Ultra, che sembrava ormai cancellato. Doppio 200MP: la fotocamera al centro di tutto Secondo il leaker Kartikey Singh, tutti i modelli della serie Xiaomi 18 monteranno due fotocamere da 200 megapixel — sia il sensore […]
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I rumor sullo Xiaomi 18 si fanno sempre più concreti. Nuove indiscrezioni provenienti da leaker affidabili delineano una serie destinata a ridefinire i parametri della fotografia mobile, con doppi sensori da 200 megapixel su tutta la gamma e il possibile ritorno del modello Ultra, che sembrava ormai cancellato.

Doppio 200MP: la fotocamera al centro di tutto


Secondo il leaker Kartikey Singh, tutti i modelli della serie Xiaomi 18 monteranno due fotocamere da 200 megapixel — sia il sensore principale che il teleobiettivo periscopico. Il modello base includerà anche un’ultra-grandangolare da 50MP. I modelli Pro e Pro Max aggiungeranno la tecnologia LOFIC (per una migliore gestione dell’alto contrasto) e, nel caso del Pro Max, la versione avanzata LOFIC 3.0.

Specifiche Xiaomi 18 Pro e Pro Max


  • Xiaomi 18 Pro: display da circa 6,4 pollici, chip Snapdragon 2nm di nuova generazione, ricarica rapida da 100W, ricarica wireless e certificazione IP
  • Xiaomi 18 Pro Max: sensore principale LOFIC 3.0, doppia configurazione 200MP confermata


Xiaomi 18 Ultra: il progetto non è morto


Il leaker Digital Chat Station riferisce che lo sviluppo dell’Xiaomi 18 Ultra è ancora in corso, nonostante in precedenza si parlasse di una sospensione del progetto. Il modello Ultra sarebbe equipaggiato con un sensore da 1 pollice e 200 megapixel — una combinazione che, se confermata, potrebbe segnare un nuovo benchmark per la fotografia smartphone.

Prezzi in aumento di circa il 10%


La medaglia ha il suo rovescio: i prezzi della serie Xiaomi 18 dovrebbero aumentare di circa il 10% rispetto alla generazione precedente. Lo Xiaomi 18 Pro si avvicinerebbe alle quotazioni dell’attuale Xiaomi 17 Pro Max, mentre il Pro Max raggiungerebbe la fascia di prezzo dello Xiaomi 17 Ultra. Una tendenza comune nell’attuale mercato degli smartphone premium, dove componenti più avanzati si riflettono inevitabilmente sul prezzo finale.

Tutte le informazioni provengono ancora da fonti non ufficiali: l’annuncio formale di Xiaomi è atteso nei prossimi mesi.

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Podman su Linux: alternativa sicura e rootless a Docker


Guida pratica a Podman, il container engine daemonless e rootless che sostituisce Docker su Linux: installazione, comandi, Quadlet per systemd e migrazione da Docker Compose.
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Cos’è Podman e perché considerarlo


Docker è stato per anni il punto di riferimento per la containerizzazione su Linux. Funziona, è ben documentato e ha un ecosistema enorme. Eppure, man mano che i requisiti di sicurezza sono aumentati e l’integrazione con systemd è diventata più importante, le sue limitazioni strutturali hanno iniziato a pesare. Podman nasce per affrontare esattamente questi problemi.

Podman (Pod Manager) è un container engine open source, daemonless: a differenza di Docker, non ha un demone centralizzato (dockerd) che gira in background con privilegi root. I container vengono avviati direttamente come processi figli dell’utente, il che significa che è possibile eseguirli in modalità rootless, senza mai richiedere sudo. Supporta gli stessi formati OCI di Docker (le immagini Docker funzionano senza modifiche), parla la stessa sintassi CLI e comprende nativamente il concetto di pod, gruppo di container che condividono rete e storage, esattamente come in Kubernetes.

Installazione su Linux


Podman è disponibile nei repository ufficiali di tutte le principali distribuzioni. Non servono PPA esterni o script di terze parti.

Debian / Ubuntu (20.10+) e Linux Mint:

sudo apt-get update
sudo apt-get install -y podman

Fedora / CentOS Stream / RHEL 8+:
sudo dnf install -y podman

openSUSE:
sudo zypper install podman

Arch / Manjaro:
sudo pacman -S podman

Dopo l’installazione, verificare con:
podman --version
podman info

Un rapido smoke test per assicurarsi che tutto funzioni:
podman run hello-world

Se si ottiene il messaggio di conferma, Podman è operativo.

Comandi di base: la compatibilità con Docker è quasi totale


La CLI di Podman rispecchia quella di Docker comando per comando. Chi conosce Docker si trova subito a proprio agio. Ecco i comandi più usati:

# Shell interattiva in un container Ubuntu
podman run -it ubuntu bash

# Container in background (Nginx su porta 8080)
podman run -d --name web -p 8080:80 nginx

# Elenco container in esecuzione
podman ps

# Elenco di tutte le immagini locali
podman images

# Stop e rimozione
podman stop web
podman rm web

Per chi vuole una transizione trasparente, è possibile creare un alias:
alias docker=podman

Oppure installare il pacchetto podman-docker, che fornisce uno shim che reindirizza automaticamente i comandi docker a Podman.

Le differenze che contano davvero


La maggior parte dei comandi funziona identica, ma ci sono differenze che emergono quando si lavora con volumi e SELinux. La più comune riguarda i bind mount in modalità rootless: i namespace utente e il mapping subuid/subgid possono causare problemi di ownership. Sui sistemi con SELinux attivo è necessario aggiungere il suffisso :Z ai volumi:

podman run -v /host/path:/container/path:Z myimage

La z minuscola condivide il volume tra più container; la Z maiuscola lo etichetta come privato per un singolo container. Altre differenze da tenere a mente:
  • L’accesso GPU rootless per NVIDIA richiede nvidia-container-toolkit e la configurazione CDI.
  • Docker Secrets e alcune configurazioni di rete non hanno un mapping diretto.
  • I container rootless usano porte superiori a 1024 per default (limite del kernel per utenti non root).

Nessuna di queste differenze è un blocco, ma richiedono un test esplicito prima di assumere che la migrazione sia trasparente.

Integrazione con systemd: i Quadlet


Questo è forse il punto di forza più significativo di Podman per un amministratore di sistema. Invece di lasciare un demone attivo, è possibile affidare i container a systemd tramite i Quadlet: file dichiarativi con estensione .container che Podman trasforma automaticamente in unit systemd.

Per un servizio utente rootless, creare il file in ~/.config/containers/systemd/. Esempio minimale per Nginx:

[Container]
ContainerName=web
Image=docker.io/library/nginx:latest
PublishPort=8080:80

[Install]
WantedBy=default.target

Ricaricare systemd e avviare il servizio:
systemctl --user daemon-reload
systemctl --user start web

Aggiungendo l’etichetta AutoUpdate=registry, Podman scaricherà automaticamente le immagini aggiornate e riavvierà il servizio tramite timer, senza alcun tool esterno:
podman auto-update

Migrazione da Docker Compose


Chi ha ambienti basati su Docker Compose ha due strade. La prima è continuare a usare Compose puntando al socket di Podman, abilitandolo con:

systemctl --user enable --now podman.socket

I file docker-compose.yml esistenti funzionano senza modifiche. La seconda opzione è convertire i Compose in Quadlet usando podlet, uno strumento che legge un docker-compose.yml e genera i corrispondenti file Quadlet. La curva di apprendimento c’è, ma il risultato è un’integrazione più pulita con il sistema.

Quando Docker rimane la scelta migliore


Podman offre sicurezza migliore e un’integrazione più nativa con Linux. Ma Docker ha un ecosistema più maturo: Docker Swarm, strumenti CI/CD che assumono la presenza del comando docker, e team già standardizzati su determinati workflow. Se si parte da zero su un server Linux, Podman è la scelta più pulita. Se si ha già un’infrastruttura Docker consolidata, la migrazione va pianificata e testata con attenzione.

Podman è un’alternativa concreta e matura a Docker, non un esperimento di nicchia. L’assenza del demone root, l’integrazione nativa con systemd tramite Quadlet e la compatibilità quasi totale con la CLI Docker lo rendono una scelta solida per chiunque gestisca container su Linux. L’installazione richiede un singolo comando, i comandi quotidiani sono identici a Docker, e i vantaggi in termini di sicurezza arrivano senza configurazioni complesse. Vale la pena provarlo.

Fonte: Docker Alternative: Podman on Linux – LinuxBlog.io

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.NET 8 e .NET 9: fine del supporto il 10 novembre 2026 — come migrare a .NET 10 LTS


.NET 8 e .NET 9 raggiungono la fine del supporto il 10 novembre 2026. Ecco cosa cambia, perché migrare direttamente a .NET 10 LTS e come pianificare la transizione con .NET Upgrade Assistant.
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La scadenza che riguarda milioni di applicazioni


Il 10 novembre 2026 è una data che ogni sviluppatore .NET dovrebbe segnare in calendario. In quel giorno, coincidente con il Patch Tuesday di novembre, sia .NET 8 che .NET 9 raggiungeranno la fine del supporto ufficiale Microsoft. Nessun aggiornamento di sicurezza, nessuna correzione di bug, nessun supporto tecnico. Le applicazioni continueranno a funzionare, ma rimarranno permanentemente esposte a qualsiasi vulnerabilità scoperta dopo quella data.

La cosa insolita di questa scadenza è che riguarda contemporaneamente due versioni: .NET 8 (LTS) e .NET 9 (STS). Normalmente un release LTS ha un ciclo di vita più lungo, ma in questo caso il calendario ha fatto sì che le loro finestre di supporto si chiudano lo stesso giorno. Chi è su .NET 9 sperando di guadagnare tempo rispetto a .NET 8 rimarrà deluso: la scadenza è identica.

Cosa succede dopo la fine del supporto


Le applicazioni basate su .NET 8 o .NET 9 continueranno a girare normalmente il giorno dopo la scadenza. Il problema non è l’esecuzione, è il rischio accumulato nel tempo:

  • Nessuna patch di sicurezza per vulnerabilità future nel runtime o nelle librerie base.
  • Visual Studio 2022 inizierà a segnalare i componenti .NET 8 e .NET 9 come “fuori supporto” in un aggiornamento futuro.
  • Problemi di compliance per applicazioni in ambienti regolamentati (finanziario, sanitario, PA) che richiedono software aggiornato.
  • Dipendenze di terze parti che smettono di supportare le versioni EOL, creando colli di bottiglia nelle pipeline di aggiornamento.

Il rischio non è immediato ma cresce nel tempo. Ogni mese trascorso su un runtime non supportato è un mese in cui una CVE critica potrebbe restare irrisolta.

Perché migrare direttamente a .NET 10 LTS


.NET 10 è il target di migrazione raccomandato. È la versione LTS corrente, rilasciata a novembre 2025 e supportata fino al novembre 2028: tre anni di aggiornamenti garantiti. Non ha senso fermarsi a .NET 9, che ha la stessa data di scadenza di .NET 8: sarebbe aggiungere lavoro di migrazione senza estendere la finestra di supporto.

.NET 10 porta miglioramenti significativi in diverse aree:

  • Performance: ulteriori ottimizzazioni al JIT, riduzione delle allocazioni in Span e Memory, miglioramenti a LINQ e collezioni.
  • ASP.NET Core: nuove API per minimal API, miglioramenti a Blazor, OpenAPI nativo senza dipendenze esterne.
  • C# 14: field keyword per le proprietà auto, extension members, parametri params su ReadOnlySpan.
  • Tooling: .NET Aspire 9 integrato, nuove funzionalità in dotnet publish per container nativi.


Come migrare: i passi pratici

1. Aggiornare il TargetFramework


Il primo passo è aggiornare il file di progetto .csproj. La modifica è minimale:

<!-- Prima -->
<TargetFramework>net8.0</TargetFramework>

<!-- Dopo -->
<TargetFramework>net10.0</TargetFramework>

Per progetti multi-target:
<TargetFrameworks>net10.0;net8.0</TargetFrameworks>

2. Aggiornare i pacchetti NuGet


Verificare che tutti i pacchetti Microsoft.* siano aggiornati alla versione compatibile con .NET 10. Usare dotnet outdated (strumento separato) o il Package Manager di Visual Studio per identificare i pacchetti da aggiornare.

dotnet list package --outdated

3. Usare il .NET Upgrade Assistant


Per progetti complessi o soluzioni con più progetti, Microsoft fornisce il .NET Upgrade Assistant, disponibile come tool CLI e come estensione Visual Studio:

dotnet tool install -g upgrade-assistant
upgrade-assistant upgrade MyProject.csproj

L’Upgrade Assistant analizza il progetto, identifica API deprecate, suggerisce sostituzioni e può applicare alcune modifiche automaticamente. Non risolve tutto, ma riduce significativamente il lavoro manuale.

4. Verificare le dipendenze di terze parti


Questo è spesso il collo di bottiglia più sottovalutato. Librerie NuGet che non hanno ancora rilasciato una versione compatibile con .NET 10 possono bloccare la migrazione. Controllare GitHub e NuGet Gallery per verificare lo stato di supporto di ogni dipendenza critica. Se un vendor non ha ancora aggiornato, contattarlo subito: con cinque mesi alla scadenza, i tempi di risposta si stringeranno progressivamente.

5. Testare prima del rollout


Per applicazioni con buona copertura di test, la migrazione da .NET 8 a .NET 10 è generalmente lineare. Breaking changes tra versioni LTS sono limitati e ben documentati nelle note di rilascio. Microsoft pubblica la lista completa su GitHub nel repository dotnet/core. Il time-to-complete dipende dalla complessità: da una a tre settimane per un singolo servizio con buon test coverage, quattro-otto settimane per piattaforme multi-servizio con audit delle dipendenze e rollout graduale.

Timeline consigliata


Con la scadenza al 10 novembre 2026, luglio e agosto sono il momento ideale per avviare la pianificazione. Aspettare settembre o ottobre significa sovrapporsi con i freeze di fine anno e ridurre drasticamente il margine di sicurezza per gestire problemi imprevisti.

Un approccio ragionevole:

  • Luglio 2026: inventario delle applicazioni su .NET 8/9, audit delle dipendenze NuGet, verifica compatibilità vendor.
  • Agosto 2026: migrazione dei progetti interni meno critici, test in ambiente staging.
  • Settembre-Ottobre 2026: migrazione dei sistemi critici, test di regressione, formazione del team sulle novità .NET 10.
  • Novembre 2026: deploy in produzione con ampio margine prima della scadenza.


Conclusione


La doppia scadenza di .NET 8 e .NET 9 il 10 novembre 2026 è un’opportunità per consolidare il proprio stack su .NET 10 LTS, garantendo tre anni di supporto garantito e beneficiando delle ottimizzazioni di performance dell’ultimo runtime. La migrazione è tecnicamente accessibile, ma richiede pianificazione anticipata, soprattutto per gestire le dipendenze di terze parti. Iniziare ora, prima che la finestra si restringa, è la mossa giusta.

Fonti: Microsoft aligns .NET 8 and .NET 9 end of support for November 2026 – 4sysops · Official .NET Support Policy – Microsoft

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Agent AI e malware nascosto: come i Coding Agent vengono ingannati da repository GitHub apparentemente puliti


I ricercatori di Mozilla 0DIN dimostrano come un agente AI di coding possa essere indotto a eseguire una reverse shell da un repository GitHub privo di qualsiasi codice malevolo, sfruttando record DNS TXT e il comportamento goal-oriented degli agenti.
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I moderni strumenti di coding assistito da AI stanno diventando parte integrante del flusso di lavoro di milioni di sviluppatori. Ma questa automazione introduce una nuova superficie di attacco che i ricercatori di sicurezza hanno appena dimostrato in modo preoccupante: un repository GitHub apparentemente pulito può indurre un agente AI a eseguire malware, senza che nessun codice malevolo sia visibile né agli scanner statici né agli occhi umani.

La ricerca di Mozilla 0DIN


I ricercatori della Mozilla Zero Day Investigative Network (0DIN), la piattaforma di sicurezza AI di Mozilla, hanno pubblicato un proof-of-concept che dimostra come un agente di coding autonomo possa essere indotto a installare una reverse shell sul sistema dello sviluppatore. Il test è stato condotto specificamente con Claude Code, ma la vulnerabilità concettuale riguarda qualsiasi agente AI che abbia accesso al filesystem e al terminale.

La parte più inquietante della ricerca è questa frase dei ricercatori: “No exploit code, no warning, no suspicious command anyone had to approve.” Nessun codice exploit, nessun avvertimento, nessun comando sospetto da approvare.

Come funziona l’attacco: tre componenti innocui


L’attacco si basa su tre elementi che, considerati singolarmente, non destano alcun sospetto:

  1. Un repository GitHub pulito — Il repo contiene istruzioni di setup standard: installazione dipendenze (pip3 install -r requirements.txt) e inizializzazione del progetto (python3 -m axiom init). Nessun codice malevolo, nessun flag da scanner.
  2. Un pacchetto Python progettato per fallire — Il package è volutamente configurato per rifiutare l’esecuzione finché non viene inizializzato. Genera un errore che istruisce l’utente (o l’agente) a eseguire python3 -m axiom init. L’agente AI, tentando di risolvere autonomamente l’errore di setup, lancia questo comando.
  3. Un record DNS TXT controllato dall’attaccante — Il comando di inizializzazione chiama uno script shell che recupera un valore di configurazione da un record DNS TXT controllato dall’attaccante. Quel valore viene eseguito come comando.

Il risultato è una reverse shell con i privilegi del developer. L’agente AI ha eseguito tre livelli di indirection — un messaggio di errore fidato, uno script che ha recuperato un valore, e un record DNS che non ha mai esaminato — senza mai “vedere” il payload malevolo.

Perché è invisibile ai controlli tradizionali


Questa tecnica bypassa tutti i meccanismi di difesa convenzionali:

  • Scanner statici: non trovano nulla perché il repository è genuinamente pulito
  • Code review umana: anche un revisore attento non vedrebbe codice malevolo
  • AI review: l’agente AI valuta solo il codice che vede, non il payload DNS
  • Audit log limitati: l’agente potrebbe non registrare l’intera catena di esecuzione, incluse le risorse recuperate dinamicamente a runtime

Ciò che rende l’attacco efficace è il comportamento goal-oriented degli agenti AI: quando incontrano un errore, il loro obiettivo è risolverlo. E lo risolvono eseguendo esattamente ciò che viene suggerito — anche se quel suggerimento porta a recuperare ed eseguire un payload da un record DNS remoto.

Cosa ottiene l’attaccante


Se l’attacco va a segno, l’attaccante ottiene una shell interattiva con i privilegi dello sviluppatore. Questo significa accesso a:

  • Variabili d’ambiente (incluse credenziali e API key)
  • File di configurazione locali (chiavi SSH, certificati, config di cloud provider)
  • Possibilità di stabilire persistenza sul sistema
  • Accesso ai repository locali e ai segreti in essi contenuti

I ricercatori 0DIN avvertono che questa tecnica potrebbe essere distribuita facilmente attraverso fake job posting, tutorial, post su blog tecnici o messaggi diretti su piattaforme come Discord o LinkedIn.

Come mitigare il rischio


0DIN ha proposto alcune contromisure concrete per chi sviluppa o utilizza strumenti di coding AI agentico:

  1. Execution chain disclosure: gli agenti AI dovrebbero mostrare esplicitamente l’intera catena di esecuzione dei comandi di setup, inclusi script e codice recuperato dinamicamente a runtime, prima di eseguirlo.
  2. Sandboxing più rigido: gli agenti autonomi che interagiscono con repository esterni dovrebbero operare in ambienti isolati (container, VM, namespace separati) con privilegi minimi.
  3. Permission scoping: limitare le azioni che un agente AI può compiere autonomamente — specialmente l’esecuzione di comandi shell — richiedendo conferma esplicita dell’utente per operazioni ad alto rischio.
  4. Monitoraggio DNS in uscita: implementare logging e alerting su query DNS anomale durante le operazioni di build e setup.
  5. Analisi comportamentale: non fidarsi solo degli scanner statici, ma adottare strumenti di analisi comportamentale che monitorino le azioni effettive a runtime.


Un segnale di allarme per il settore


Questa ricerca evidenzia un problema strutturale nell’adozione degli agenti AI nel ciclo di sviluppo: l’automazione che ci fa risparmiare tempo è la stessa che può diventare un vettore di attacco. Man mano che strumenti come Claude Code, GitHub Copilot Workspace e altri agenti simili vengono integrati nelle pipeline CI/CD e nei workflow quotidiani, la superficie di attacco si espande in modi che i modelli di minaccia tradizionali non contemplano.

La buona notizia è che, per ora, si tratta di un proof-of-concept. La cattiva è che chiunque abbia letto questa ricerca sa come replicarlo — e il costo per un attaccante è praticamente zero: basta pubblicare un repository GitHub e registrare un dominio per il record DNS TXT.

Per i team di sicurezza, questo è il momento di rivedere le policy di utilizzo degli agenti AI, in particolare per quanto riguarda le operazioni autonome su repository di terze parti.


Fonte originale: 4sysops.com — ricerca originale di Mozilla 0DIN via BleepingComputer

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Slackel MATE 9.0: la distribuzione GNU/Linux greca che mantiene vivo Slackware Current per i sistemi a 32 bit


Slackel è una distribuzione GNU/Linux sviluppata in Grecia da Dimitris Tzemos. Il nome nasce dalla fusione tra Slackware e Hellenic (grecia), a sottolinearne le radici greche. La distribuzione è basata su Slackware Current, il...

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Archinstall 4.4: il programma di installazione di Arch Linux si arricchisce


Archinstall è un programma di installazione guidata, scritto in Python, per la distribuzione GNU/Linux Arch Linux, progettato per semplificare il processo di installazione tradizionalmente manuale e complesso. Nato come progetto libero e open source,...

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Pixel 10 Pro con foto sfocate? Il problema non è l’obiettivo: ecco come risolverlo


Se il vostro Google Pixel scatta foto meno nitide del previsto, la colpa potrebbe non essere dell'obiettivo sporco. Un giornalista di Android Police ha trascorso settimane a pulire il sensore del suo Pixel 10 Pro XL senza risultati, prima di scoprire che il problema era ben più semplice: una impostazione della fotocamera lasciata sui valori predefiniti. La causa: la risoluzione predefinita è solo 12MP Sui modelli Pixel Pro, la fotocamera principale è configurata di default a 12 […]
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Se il vostro Google Pixel scatta foto meno nitide del previsto, la colpa potrebbe non essere dell’obiettivo sporco. Un giornalista di Android Police ha trascorso settimane a pulire il sensore del suo Pixel 10 Pro XL senza risultati, prima di scoprire che il problema era ben più semplice: una impostazione della fotocamera lasciata sui valori predefiniti.

La causa: la risoluzione predefinita è solo 12MP


Sui modelli Pixel Pro, la fotocamera principale è configurata di default a 12 megapixel. Passando alla modalità Hi-Res a 50MP, la differenza di nitidezza è notevole, soprattutto per soggetti con molti dettagli come paesaggi o architettura. La modifica si effettua aprendo Google Fotocamera, entrando nelle Impostazioni, selezionando la scheda “Pro” e cambiando la voce “Resolution” da 12MP a 50MP. Questa funzione è disponibile esclusivamente sui modelli Pixel Pro.

Pregi e limiti della modalità 50MP


La modalità ad alta risoluzione ha alcuni effetti collaterali da considerare: il salvataggio dell’immagine richiede qualche secondo in più e ogni scatto occupa circa 3-5 volte più spazio rispetto ai 12MP standard. Per scatti in condizioni di luce scarsa o soggetti in movimento, la modalità 12MP rimane la scelta più pratica, grazie alla maggiore velocità di elaborazione e alla fusione multipla dei frame.

Altre cause di scatti sfocati da verificare


Android Police suggerisce anche altri controlli utili per migliorare la qualità delle foto su Pixel:

  • Scattare sempre con l’app Google Fotocamera, evitando le fotocamere integrate in Instagram o Snapchat
  • Rimuovere eventuali pellicole protettive per l’obiettivo integrate nelle cover
  • Cancellare la cache dell’app fotocamera
  • Riavviare il dispositivo
  • Sfruttare il teleobiettivo ottico 5x quando disponibile

Un promemoria utile: i Pixel Pro nascondono un potenziale fotografico che le impostazioni predefinite non sfruttano appieno. Bastano pochi secondi nelle opzioni per trasformare completamente la qualità dei propri scatti.

Questa voce è stata modificata (4 settimane fa)

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Mustang Panda colpisce il governo indiano: ZOHOMURK usa Zoho WorkDrive come canale C2 segreto


Il gruppo APT cinese Mustang Panda ha compromesso reti governative indiane e il settore idroelettrico con tre nuovi malware — SHARDLOADER, MINIRECON e ZOHOMURK — quest'ultimo capace di usare Zoho WorkDrive come infrastruttura di comando e controllo invisibile tra il traffico legittimo.
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Il gruppo APT cinese Mustang Panda ha colpito reti governative indiane e il settore idroelettrico con un toolkit malware completamente rinnovato, abusando di Zoho WorkDrive come canale di comando e controllo. La scoperta, firmata da Acronis Threat Research Unit in collaborazione con il CERT-In indiano, rivela come gli attori statali stiano sempre più sfruttando servizi cloud legittimi per mimetizzare il traffico malevolo all’interno delle reti bersaglio.

Il contesto: Mustang Panda e l’India


Mustang Panda — noto anche come Earth Preta, BRONZE PRESIDENT, RedDelta, STATELY TAURUS e CAMARO DRAGON — è uno dei gruppi di cyberspionaggio più attivi nell’orbita dell’intelligence cinese. Attivo almeno dal 2012, il gruppo ha storicamente preso di mira governi del Sud-Est asiatico, istituzioni religiose, ONG e — con crescente frequenza — obiettivi indiani legati alle dispute territoriali e alle partnership geopolitiche di New Delhi.

Il precedente attacco significativo contro l’India risale all’aprile 2026, quando Acronis aveva attribuito al gruppo l’uso del backdoor LOTUSLITE contro il settore bancario indiano e circoli policy sudcoreani, già allora con infrastruttura cloud come relay. Prima ancora, nel 2021, la campagna RedEcho — attribuita a attori cinesi da Recorded Future — aveva preso di mira le centrali elettriche dell’India con ShadowPad. Il pattern è chiaro: la Cina ha un interesse strategico consolidato nelle infrastrutture energetiche indiane.

Le due campagne di giugno 2026


Acronis TRU ha identificato due campagne parallele con beaconing attivo rilevato tra il 12 e il 22 giugno 2026 su macchine usate da personale amministrativo di alto livello. I bersagli sono stati selezionati con precisione chirurgica:

  • Campagna A: obiettivo il settore idroelettrico indiano, con lure a tema cooperazione su impianti idroelettrici.
  • Campagna B: obiettivo enti governativi indiani coinvolti in accordi di cooperazione (MOU) con istituzioni taiwanesi.

Entrambe le campagne sono state consegnate tramite archivi ZIP contenenti una DLL malevola marcata come file nascosto. Il vettore di accesso iniziale è ritenuto lo spear-phishing: il documento esca risultava contestualmente credibile per il destinatario, aumentando drasticamente la probabilità di esecuzione.

Il toolkit: SHARDLOADER, MINIRECON e ZOHOMURK


Il cuore tecnico dell’operazione risiede in tre componenti inediti o fortemente rielaborati:

SHARDLOADER


E’ il loader iniziale, eseguito tramite DLL sideloading da un binario legittimamente firmato. Nella campagna A, il binario ospite e’ un eseguibile di Solid PDF Creator; nella campagna B viene utilizzato un binario di Citrix Receiver. La tecnica sfrutta la fiducia del sistema operativo nei confronti dei binari firmati per caricare codice arbitrario senza triggerare alert standard degli EDR. SHARDLOADER funge da stager, deployando uno degli altri due implant a seconda del target.

MINIRECON


Si tratta di una variante rielaborata del backdoor Toneshell, gia’ documentato da IBM X-Force come strumento tipico di Mustang Panda. La novita’ principale e’ il protocollo di beaconing: MINIRECON comunica con i server C2 tramite connessione WebSocket su HTTPS, rendendo il traffico indistinguibile da normali sessioni web cifrate. Il cambio di protocollo rispetto alla versione originale di Toneshell rappresenta un aggiornamento operativo significativo, pensato per eludere i sistemi di ispezione profonda del traffico di rete.

ZOHOMURK: il C2 nascosto nel cloud aziendale


Questo e’ l’elemento piu’ sofisticato e originale dell’operazione. ZOHOMURK e’ un implant che porta hardcoded le credenziali OAuth di Zoho, utilizzate per autenticarsi su un account WorkDrive controllato dagli attaccanti. Il meccanismo di C2 e’ implementato come un classico dead drop:

  • Inbox folder: i comandi impartiti dagli operatori vengono scritti in questa cartella dall’attaccante.
  • Outbox folder: i dati esfiltrati dalla vittima vengono scritti dall’implant in questa cartella, dove l’attaccante li recupera periodicamente.

La scelta di Zoho WorkDrive non e’ casuale: e’ una piattaforma ampiamente adottata nel settore governativo indiano. Il traffico verso i server Zoho e’ quindi whitelistato per definizione nelle policy di rete delle organizzazioni bersaglio. Non c’e’ alcun dominio C2 sospetto da bloccare: tutto il traffico di comando e controllo appare come normale utilizzo di un servizio SaaS autorizzato. E’ esattamente il tipo di Living-off-the-Cloud (LoC) che rende inutili le soluzioni di blocco basate su reputazione dei domini.

Attribution e OPSEC: gli errori che hanno tradito il gruppo


Nonostante la sofisticazione del toolkit, Mustang Panda ha mostrato lacune significative nella sicurezza operativa. Acronis ha potuto attribuire l’attivita’ con alta confidenza grazie a piu’ elementi convergenti: la sovrapposizione di codice con Toneshell gia’ legato al gruppo da IBM X-Force; un typo ricorrente negli implant — la chiave di registro “RunOnece” (anziche’ “RunOnce”) — che funge da fingerprint involontario; l’infrastruttura C2 ospitata nello stesso netblock gia’ associato al gruppo; token OAuth hardcoded e identificatori in plaintext che hanno facilitato l’analisi statica e la notifica a Zoho per la chiusura degli account malevoli.

Indicatori di Compromissione (IoC)

# Persistenza -- chiave di registro Run
HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Run\RunOnece

# Scheduled Task
Nome task: SolidPDFPcl2Bmp

# Dominio C2
couldinstallup[.]com

# Anomalia da monitorare (behavioural)
- Processi non-browser che aprono connessioni verso workdrive.zoho.com
- User-Agent Zoho rilevato su processi senza legittima ragione di accesso a WorkDrive

# DLL sideloading -- binari legittimi da monitorare
- Solid PDF Creator che carica DLL inattese dalla stessa directory
- Citrix Receiver che carica DLL inattese dalla stessa directory

Implicazioni geopolitiche e due righe per i difensori


La selezione dei target rivela con precisione gli interessi strategici di Pechino. La campagna focalizzata sull’idroelettrico si inserisce nel contesto della storica rivalita’ sino-indiana sulle risorse idriche himalayane, dove la Cina controlla le sorgenti di fiumi vitali per l’India. La campagna contro gli enti che gestiscono accordi con Taiwan segue invece la logica del monitoraggio delle alleanze diplomatiche di New Delhi.

Questo attacco non si contrasta con patch o aggiornamenti software: il vettore e’ l’ingegneria sociale e l’abuso di strumenti legittimi. Le difese piu’ efficaci comprendono: sandbox email configurate per detonare ZIP con DLL nascoste anche se firmate; regole EDR/XDR per rilevare sideloading da Solid PDF Creator e Citrix Receiver; monitoraggio del traffico cloud su processi non-browser verso WorkDrive; threat hunting su chiavi Run con errori ortografici e scheduled task con nomi inusuali; awareness del personale su lure geopolitiche ricevute via email.

Questa voce è stata modificata (4 settimane fa)

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Samsung Galaxy M47 5G ufficiale in India: AMOLED 120Hz, batteria da 6.000mAh e 6 anni di aggiornamenti


Samsung ha presentato ufficialmente il Galaxy M47 5G per il mercato indiano. L'ultimo arrivato della serie M porta con sé un pannello Super AMOLED da 120Hz, una grande batteria da 6.000mAh e — fatto non scontato per questo segmento di prezzo — la garanzia di 6 anni di aggiornamenti Android e altrettanti di patch di sicurezza. Display e processore: buon livello per il mid-range Il Galaxy M47 5G monta un pannello Super AMOLED da 6,7 pollici con risoluzione Full HD+ (2340×1080), refresh […]
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Samsung ha presentato ufficialmente il Galaxy M47 5G per il mercato indiano. L’ultimo arrivato della serie M porta con sé un pannello Super AMOLED da 120Hz, una grande batteria da 6.000mAh e — fatto non scontato per questo segmento di prezzo — la garanzia di 6 anni di aggiornamenti Android e altrettanti di patch di sicurezza.

Display e processore: buon livello per il mid-range


Il Galaxy M47 5G monta un pannello Super AMOLED da 6,7 pollici con risoluzione Full HD+ (2340×1080), refresh fino a 120Hz e picco di luminosità di 1.400 nit. Il vetro protettivo è il Corning Gorilla Glass Victus+. Sotto al cofano troviamo lo Snapdragon 6 Gen 3 con RAM LPDDR5X (6 o 8GB) e storage UFS 3.1 (128 o 256GB), espandibile fino a 2TB via microSD.

Fotocamere triple e batteria da 6.000mAh


Il comparto fotografico è un triplo posteriore: 50MP principale, 5MP ultra-grandangolare e 2MP macro. Il selfie è affidato a una cam da 12MP. La batteria da 6.000mAh si ricarica a 45W e supporta il bypass charging per ridurre il surriscaldamento durante il gaming.

Android 16 con One UI 8.5 e prezzo da 22.999 rupie


Il dispositivo arriva con Android 16 e One UI 8.5 preinstallati. Disponibile nelle colorazioni Rogue Red e Blaze Blue, sarà in vendita in India dal 4 luglio a partire da 22.999 rupie (circa 250 euro). Al momento non sono previsti annunci per mercati globali o europei.

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Xperia 1 VIII e il mistero dei benchmark: le prestazioni a “due velocità” sono una scelta voluta da Sony


Il nuovo Sony Xperia 1 VIII monta lo Snapdragon 8 Elite Gen 5, uno dei chip Android più potenti disponibili oggi. Eppure, analizzando la distribuzione dei punteggi Geekbench raccolti dagli utenti, emerge un comportamento insolito: le prestazioni sembrano avere due facce distinte. E la spiegazione svela molto sulla filosofia progettuale di Sony. Il benchmark "bimodale": due picchi invece di uno In un normale smartphone, i punteggi multicore di Geekbench si distribuiscono intorno a un valore […]
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Il nuovo Sony Xperia 1 VIII monta lo Snapdragon 8 Elite Gen 5, uno dei chip Android più potenti disponibili oggi. Eppure, analizzando la distribuzione dei punteggi Geekbench raccolti dagli utenti, emerge un comportamento insolito: le prestazioni sembrano avere due facce distinte. E la spiegazione svela molto sulla filosofia progettuale di Sony.

Il benchmark “bimodale”: due picchi invece di uno


In un normale smartphone, i punteggi multicore di Geekbench si distribuiscono intorno a un valore centrale con piccole variazioni. Nell'Xperia 1 VIII, invece, i dati mostrano una distribuzione bimodale — ovvero due gruppi distinti di punteggi:

  • Picco alto (9.000–9.900 punti): il chip funziona a piena potenza
  • Picco basso (6.200–6.700 punti): le prestazioni vengono deliberatamente ridotte

Quasi nessun punteggio cade nel mezzo: il dispositivo opera sempre in uno dei due stati.

Thermal throttling aggressivo: protezione o limite?


La causa più probabile è un thermal throttling molto aggressivo: quando la temperatura interna supera una soglia, lo Xperia 1 VIII abbassa bruscamente le frequenze della CPU per proteggere i componenti e mantenere la superficie dello smartphone a temperature sicure. A differenza di molti competitor che montano grandi camere di vapore per spingere al massimo il chip anche durante sessioni prolungate, Sony privilegia la gestione termica attraverso il software.

Punteggio medio inferiore del 10% rispetto ai rivali


Se si calcola la media di tutti i punteggi — compresi quelli del picco basso — l'Xperia 1 VIII risulta circa il 10% meno veloce rispetto ad altri smartphone con lo stesso Snapdragon 8 Elite Gen 5. Una differenza che potrebbe sembrare uno svantaggio, ma che Sony ha scelto consapevolmente: il corpo sottile e compatto dell'Xperia 1 VIII non può ospitare sistemi di raffreddamento massicci, e il brand preferisce garantire stabilità termica e longevità piuttosto che numeri record sui benchmark.

La filosofia Xperia: costanza invece di picchi


L'Xperia 1 VIII non è progettato per chi vuole i punteggi più alti su Geekbench. È pensato per chi vuole un flagship Android elegante, stabile nella temperatura durante le sessioni fotografiche e in grado di offrire un'esperienza d'uso quotidiana coerente. In questo senso, il comportamento "a due velocità" non è un difetto — è la firma del tuning Sony.

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Sony Walkman NW-ZX900 con Android 16 e Snapdragon: il lettore musicale di nuova generazione è in arrivo


Il leggendario Sony Walkman si prepara a un salto generazionale. Il nuovo modello NW-ZX900 è stato individuato sui server interni di Sony, confermando che il dispositivo è in fase di sviluppo attivo. Secondo il sito specializzato The Walkman Blog, il lancio potrebbe avvenire tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027. Android 16 e chip Snapdragon: una svolta importante Le specifiche emerse da test di benchmark rivelano un dispositivo notevolmente più potente rispetto al predecessore […]
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Il leggendario Sony Walkman si prepara a un salto generazionale. Il nuovo modello NW-ZX900 è stato individuato sui server interni di Sony, confermando che il dispositivo è in fase di sviluppo attivo. Secondo il sito specializzato The Walkman Blog, il lancio potrebbe avvenire tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.

Android 16 e chip Snapdragon: una svolta importante


Le specifiche emerse da test di benchmark rivelano un dispositivo notevolmente più potente rispetto al predecessore NW-ZX700. Il NW-ZX900 girerà su Android 16 e sarà equipaggiato con uno dei seguenti chip Snapdragon:

  • Snapdragon 7s Gen 3
  • Snapdragon 6 Gen 4
  • Snapdragon 7s Gen 4

Tutti e tre i candidati sono prodotti con processo a 4nm, un enorme passo avanti rispetto all’attuale QCS4290 a 11nm. La memoria RAM sarà da 8 GB e la CPU avrà 8 core, con clock volutamente contenuto per favorire l’autonomia della batteria.

GPU e connettività di nuova generazione


La GPU Adreno 810 offre prestazioni grafiche fino a 4-5 volte superiori rispetto all’attuale Adreno 610, rendendo l’interfaccia Android molto più reattiva e fluida. Sul fronte della connettività, il dispositivo supporterà Bluetooth 5.4 con LE Audio e Auracast, oltre a Wi-Fi 6 e Wi-Fi 6E — specifiche che si abbinano perfettamente alla crescente gamma di auricolari Sony con codec LC3. La ricarica Quick Charge 4+ velocizzerà anche i tempi di carica.

Un Walkman moderno per audiofili Android


Il NW-ZX900 conferma la filosofia Sony di unire audio hi-res e piattaforma Android in un lettore dedicato. La combinazione di un SoC moderno, Android 16 e supporto ai più recenti standard audio lo rende uno dei dispositivi Android più attesi dagli appassionati di musica in alta qualità. Ulteriori dettagli su prezzo e disponibilità sono attesi nei prossimi mesi.

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“Mai più un Pixel”: la serie Pixel 6 continua a fare discutere, ma Google ha imparato la lezione?


A pochi mesi dalla fine del supporto ufficiale — prevista per ottobre 2026 — il Google Pixel 6 torna al centro del dibattito online. Su Reddit, un post di un ex utente con toni molto critici ha raccolto migliaia di interazioni, riaccendendo la discussione sui problemi storici della serie e sul futuro della fiducia nel brand Pixel. Una lista di problemi che non si dimentica L'utente racconta di aver ricevuto due Pixel 6 gratuitamente durante la migrazione da Sprint a T-Mobile, ma […]
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A pochi mesi dalla fine del supporto ufficiale — prevista per ottobre 2026 — il Google Pixel 6 torna al centro del dibattito online. Su Reddit, un post di un ex utente con toni molto critici ha raccolto migliaia di interazioni, riaccendendo la discussione sui problemi storici della serie e sul futuro della fiducia nel brand Pixel.

Una lista di problemi che non si dimentica


L’utente racconta di aver ricevuto due Pixel 6 gratuitamente durante la migrazione da Sprint a T-Mobile, ma l’esperienza si è rivelata deludente fin dai primi mesi. I problemi segnalati includono: lettore d’impronte digitali in-display impreciso e lento, bug persistenti anche dopo gli aggiornamenti, batteria gonfia con conseguente sostituzione del dispositivo, surriscaldamento frequente, blocchi dell’app fotocamera, connettività mobile instabile e rapido degrado della batteria. Il fatto che anche il dispositivo sostitutivo presentasse gli stessi difetti ha convinto l’utente a voltare definitivamente le spalle a Google.

Il debutto difficile del chip Tensor


Il Pixel 6 è stato il primo smartphone con il SoC proprietario Google Tensor, lanciato nel 2021. Sebbene l’ambizione fosse encomiabile, la prima generazione di Tensor ha sofferto di diversi problemi: il modem Exynos 5123 era noto per instabilità nella connettività mobile, il chip generava calore elevato e il sensore d’impronte ottico era oggettivamente sotto la media del mercato.

Google ha migliorato: ma la fiducia si riacquista lentamente


A partire dal Pixel 9, Google ha adottato il sensore d’impronte a ultrasuoni, molto più veloce e affidabile. Il modem è stato progressivamente migliorato e per il Pixel 11 si parla addirittura dell’adozione di un modem MediaTek. L’autore dell’articolo originale, pur avendo vissuto in prima persona i problemi del Pixel 6 Pro, dichiara di essere comunque pronto ad acquistare il Pixel 11 Pro XL questa estate, convinto dai progressi compiuti e dall’integrazione di Gemini. Un segnale che Google sta recuperando terreno, ma la strada per riconquistare chi ha vissuto una brutta esperienza è ancora lunga.

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RedMagic Astra 2: il tablet gaming con Snapdragon 8 Elite e display OLED 185Hz arriva a livello globale


RedMagic ha ufficialmente annunciato l'imminente lancio globale di un nuovo tablet gaming. All'estero, il dispositivo verrà commercializzato con il nome RedMagic Astra 2 e sarà basato sul RedMagic Gaming Tablet 5 Pro, modello destinato inizialmente al mercato cinese e la cui presentazione ufficiale è prevista per il 30 giugno 2026. Specifiche tecniche di alto livello Il RedMagic Gaming Tablet 5 Pro si preannuncia come una macchina da guerra per il gaming mobile. Le specifiche trapelate […]
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RedMagic ha ufficialmente annunciato l’imminente lancio globale di un nuovo tablet gaming. All’estero, il dispositivo verrà commercializzato con il nome RedMagic Astra 2 e sarà basato sul RedMagic Gaming Tablet 5 Pro, modello destinato inizialmente al mercato cinese e la cui presentazione ufficiale è prevista per il 30 giugno 2026.

Specifiche tecniche di alto livello


Il RedMagic Gaming Tablet 5 Pro si preannuncia come una macchina da guerra per il gaming mobile. Le specifiche trapelate finora disegnano un profilo da vero flagship:

  • Display OLED da 9,06 pollici con refresh rate a 185Hz
  • Luminosità massima di 1.600 nit
  • Processore Snapdragon 8 Elite Gen 5
  • Batteria da 8.300 mAh con ricarica rapida a 80W
  • Doppia porta USB Type-C
  • Sistema di raffreddamento a liquido integrato
  • Colorazioni Black e Silver

Il chip Snapdragon 8 Elite Gen 5 è lo stesso adottato dal Lenovo Legion Tab Gen 5, garantendo prestazioni di alto profilo per i titoli più esigenti.

Raffreddamento e autonomia pensati per il gaming prolungato


Uno degli aspetti più interessanti è la presenza di un sistema di raffreddamento a liquido, che consente di mantenere prestazioni elevate anche durante sessioni di gioco intense. La batteria da 8.300 mAh, unita alla ricarica rapida da 80W, assicura lunghe sessioni senza tempi morti eccessivi tra una carica e l’altra.

Possibile arrivo anche in Italia


RedMagic ha già una presenza consolidata nei mercati internazionali con la sua linea di smartphone gaming, e storicamente ogni modello cinese ha trovato la sua controparte globale. È dunque plausibile che l’Astra 2 arrivi anche in Europa, compresa l’Italia, aprendo una finestra interessante per chi cerca un tablet Android ad alte prestazioni non solo per il gaming, ma anche per creatività e intrattenimento multimediale. Data di lancio e prezzo globali non sono ancora stati annunciati, ma ulteriori dettagli sono attesi subito dopo la presentazione cinese.

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AI e open-source: tra opportunità e nuove regole ecco una fotografia dello stato delle cose


Come si sta evolvendo l'intelligenza artificiale nel mondo open-source? Ci sono importanti iniziative proposte dalla Linux Foundation e dalla Software Freedom Conservancy per stabilire delle regole e, nel frattempo, ci sono integrazioni nelle distribuzioni Linux che finalmente lasciano da parte l'hype in virtù di un utilizzo più sensato delle tecnologie.

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Xperia 1 VIII e il mistero dei benchmark: le prestazioni a “due velocità” sono una scelta voluta da Sony


Il nuovo Sony Xperia 1 VIII monta lo Snapdragon 8 Elite Gen 5, uno dei chip Android più potenti disponibili oggi. Eppure, analizzando la distribuzione dei punteggi Geekbench raccolti dagli utenti, emerge un comportamento insolito: le prestazioni sembrano avere due facce distinte. E la spiegazione svela molto sulla filosofia progettuale di Sony. Il benchmark "bimodale": due picchi invece di uno In un normale smartphone, i punteggi multicore di Geekbench si distribuiscono intorno a un valore […]
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Il nuovo Sony Xperia 1 VIII monta lo Snapdragon 8 Elite Gen 5, uno dei chip Android più potenti disponibili oggi. Eppure, analizzando la distribuzione dei punteggi Geekbench raccolti dagli utenti, emerge un comportamento insolito: le prestazioni sembrano avere due facce distinte. E la spiegazione svela molto sulla filosofia progettuale di Sony.

Il benchmark “bimodale”: due picchi invece di uno


In un normale smartphone, i punteggi multicore di Geekbench si distribuiscono intorno a un valore centrale con piccole variazioni. Nell'Xperia 1 VIII, invece, i dati mostrano una distribuzione bimodale — ovvero due gruppi distinti di punteggi:

  • Picco alto (9.000–9.900 punti): il chip funziona a piena potenza
  • Picco basso (6.200–6.700 punti): le prestazioni vengono deliberatamente ridotte

Quasi nessun punteggio cade nel mezzo: il dispositivo opera sempre in uno dei due stati.

Thermal throttling aggressivo: protezione o limite?


La causa più probabile è un thermal throttling molto aggressivo: quando la temperatura interna supera una soglia, lo Xperia 1 VIII abbassa bruscamente le frequenze della CPU per proteggere i componenti e mantenere la superficie dello smartphone a temperature sicure. A differenza di molti competitor che montano grandi camere di vapore per spingere al massimo il chip anche durante sessioni prolungate, Sony privilegia la gestione termica attraverso il software.

Punteggio medio inferiore del 10% rispetto ai rivali


Se si calcola la media di tutti i punteggi — compresi quelli del picco basso — l'Xperia 1 VIII risulta circa il 10% meno veloce rispetto ad altri smartphone con lo stesso Snapdragon 8 Elite Gen 5. Una differenza che potrebbe sembrare uno svantaggio, ma che Sony ha scelto consapevolmente: il corpo sottile e compatto dell'Xperia 1 VIII non può ospitare sistemi di raffreddamento massicci, e il brand preferisce garantire stabilità termica e longevità piuttosto che numeri record sui benchmark.

La filosofia Xperia: costanza invece di picchi


L'Xperia 1 VIII non è progettato per chi vuole i punteggi più alti su Geekbench. È pensato per chi vuole un flagship Android elegante, stabile nella temperatura durante le sessioni fotografiche e in grado di offrire un'esperienza d'uso quotidiana coerente. In questo senso, il comportamento "a due velocità" non è un difetto — è la firma del tuning Sony.

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Xiaomi 18: doppia fotocamera da 200MP su tutti i modelli e ritorno dell’Ultra. Ma i prezzi salgono


I rumor sullo Xiaomi 18 si fanno sempre più concreti. Nuove indiscrezioni provenienti da leaker affidabili delineano una serie destinata a ridefinire i parametri della fotografia mobile, con doppi sensori da 200 megapixel su tutta la gamma e il possibile ritorno del modello Ultra, che sembrava ormai cancellato. Doppio 200MP: la fotocamera al centro di tutto Secondo il leaker Kartikey Singh, tutti i modelli della serie Xiaomi 18 monteranno due fotocamere da 200 megapixel — sia il sensore […]
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I rumor sullo Xiaomi 18 si fanno sempre più concreti. Nuove indiscrezioni provenienti da leaker affidabili delineano una serie destinata a ridefinire i parametri della fotografia mobile, con doppi sensori da 200 megapixel su tutta la gamma e il possibile ritorno del modello Ultra, che sembrava ormai cancellato.

Doppio 200MP: la fotocamera al centro di tutto


Secondo il leaker Kartikey Singh, tutti i modelli della serie Xiaomi 18 monteranno due fotocamere da 200 megapixel — sia il sensore principale che il teleobiettivo periscopico. Il modello base includerà anche un’ultra-grandangolare da 50MP. I modelli Pro e Pro Max aggiungeranno la tecnologia LOFIC (per una migliore gestione dell’alto contrasto) e, nel caso del Pro Max, la versione avanzata LOFIC 3.0.

Specifiche Xiaomi 18 Pro e Pro Max


  • Xiaomi 18 Pro: display da circa 6,4 pollici, chip Snapdragon 2nm di nuova generazione, ricarica rapida da 100W, ricarica wireless e certificazione IP
  • Xiaomi 18 Pro Max: sensore principale LOFIC 3.0, doppia configurazione 200MP confermata


Xiaomi 18 Ultra: il progetto non è morto


Il leaker Digital Chat Station riferisce che lo sviluppo dell’Xiaomi 18 Ultra è ancora in corso, nonostante in precedenza si parlasse di una sospensione del progetto. Il modello Ultra sarebbe equipaggiato con un sensore da 1 pollice e 200 megapixel — una combinazione che, se confermata, potrebbe segnare un nuovo benchmark per la fotografia smartphone.

Prezzi in aumento di circa il 10%


La medaglia ha il suo rovescio: i prezzi della serie Xiaomi 18 dovrebbero aumentare di circa il 10% rispetto alla generazione precedente. Lo Xiaomi 18 Pro si avvicinerebbe alle quotazioni dell’attuale Xiaomi 17 Pro Max, mentre il Pro Max raggiungerebbe la fascia di prezzo dello Xiaomi 17 Ultra. Una tendenza comune nell’attuale mercato degli smartphone premium, dove componenti più avanzati si riflettono inevitabilmente sul prezzo finale.

Tutte le informazioni provengono ancora da fonti non ufficiali: l’annuncio formale di Xiaomi è atteso nei prossimi mesi.

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Drauger OS 7.8 ‘Urgal’: la distribuzione GNU/Linux per giocare basata su Ubuntu 26.04 LTS con KDE Plasma


Drauger OS è una distribuzione GNU/Linux libera e open source, progettata specificamente per giocare sui sistemi GNU/Linux. Nata come progetto di nicchia, la distribuzione si basa su Ubuntu LTS per offrire una piattaforma stabile...

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USB contraffatti made in China nelle reti classificate delle Forze di Autodifesa giapponesi: un anno di spionaggio silenzioso


Nikkei rivela come chiavette USB cinesi contraffatte, distribuite durante le operazioni di soccorso post-terremoto, abbiano compromesso per quasi un anno sistemi classificati delle Forze di Autodifesa Terrestre giapponesi. Il malware, riconducibile ad APT di Stato cinesi, ha colpito oltre 50 computer tra reti operative e classificate prima della scoperta.
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Tra marzo 2024 e febbraio 2025, le Forze di Autodifesa Terrestre giapponesi (JGSDF) hanno inconsapevolmente utilizzato chiavette USB contraffatte — prodotte in Cina e contenenti malware riconducibile a gruppi APT legati a Pechino — su computer collegati a reti classificate. La scoperta, rivelata da un’inchiesta di Nikkei Asia basata su documenti interni riservati, ha portato alla luce una delle operazioni di compromissione hardware più significative degli ultimi anni a danno di una forza armata del G7.

Il vettore di infezione: hardware come arma


Tutto inizia con il terremoto della penisola di Noto nel gennaio 2024. Durante le operazioni di soccorso, l’headquarter del Middle Army della JGSDF a Itami, nei pressi di Osaka, riceve otto chiavette USB da fonti esterne all’Ishikawa Prefecture come parte della risposta all’emergenza. I dispositivi, acquistati a prezzi ben al di sotto di mercato tramite canali non ufficiali, vengono distribuiti senza verifiche adeguate e collegati a sistemi operativi. Le scansioni di sicurezza obbligatorie, che avrebbero dovuto rilevare anomalie prima dell’utilizzo, falliscono nel identificare il payload malevolo nascosto nel firmware delle chiavette.

La tecnica non è nuova, ma rimane devastantemente efficace: il malware si annida a livello di controller USB, operando al di sotto del sistema operativo e risultando invisibile agli strumenti di endpoint detection standard. L’esecuzione è automatica — nessuna interazione dell’utente è richiesta al di là dell’inserimento del dispositivo nella porta USB.

Undici mesi di presenza silenziosa


La compromissione rimane non rilevata per quasi un anno. È solo nel febbraio 2025 che un soldato di stanza a Itami nota il suo computer funzionare in modo insolitamente lento. La scansione del sistema rivela un virus che opera silenziosamente in background da mesi. A quel punto, secondo l’inchiesta di Nikkei, oltre 50 computer avevano già interagito con le chiavette infette — con quasi la metà di questi sistemi appartenente a reti chiuse utilizzate per la gestione di informazioni altamente classificate, inclusi movimenti di truppe e pianificazione operativa.

L’analisi forense dei dispositivi ha rilevato che sei delle otto chiavette distribuite durante l’operazione di soccorso contenevano lo stesso malware. Il ceppo è stato documentato da una società di cybersecurity statunitense come riconducibile a un gruppo di hacker sponsorizzato dallo Stato cinese, presentando pattern di comunicazione con infrastrutture C2, tecniche di offuscamento e modalità di deployment del payload coerenti con campagne di cyberspionaggio di matrice cinese.

Caratteristiche tecniche del malware


Il malware incorporato nei controller USB delle chiavette contraffatte presenta diverse caratteristiche tecniche rilevanti per i difensori:

  • Esecuzione automatica alla connessione (AutoRun firmware-level): il codice malevolo si attiva al momento dell’inserimento, senza richiedere l’interazione dell’utente o l’abilitazione di funzionalità AutoRun a livello OS — il tradizionale metodo di difesa risulta quindi inefficace.
  • Operatività below-OS: il malware opera a livello di firmware del controller USB, rendendo invisibile la sua presenza agli strumenti di endpoint detection convenzionali che operano sopra il livello del sistema operativo.
  • C2 covert channel: pattern di comunicazione C2 coerenti con APT cinesi documentati, con tecniche di offuscamento del traffico di rete progettate per simulare traffico legittimo.
  • Payload modulare: capacità di raccogliere metadata di sistema, accedere a file sensibili ed esfiltrare dati anche in ambienti air-gapped attraverso timing covert channel.
  • Evasione di scan standard: sei dispositivi su otto hanno superato le scansioni di sicurezza obbligatorie, suggerendo una progettazione specifica per eludere i tool AV/EDR in uso negli ambienti militari giapponesi.


# IoC e indicatori di compromissione documentati (aggregati da fonti pubbliche)
Vettore: USB firmware-level malware
Origine hardware: dispositivi contraffatti prodotti in Cina, venduti su marketplace online a prezzi anomalmente bassi
Distribuzione: canali non ufficiali durante operazioni di emergenza (terremoto Noto, gennaio 2024)
Esecuzione: automatica all'inserimento USB, nessuna interazione richiesta
Sistemi colpiti: Windows (ambienti military-grade JGSDF)
Rilevamento: febbraio 2025, dopo ~11 mesi di presenza silenziosa
Attribuzione: ceppo documentato come China-linked da vendor statunitense (nome non divulgato)
C2 pattern: traffico HTTP/S offuscato verso IP non pubblicamente rivelati
Impatto: 50+ computer, ~50% su reti classificate (movimenti truppe, pianificazione operativa)
Settori colpiti oltre JGSDF:
- Impianti manifatturieri (fabbriche di elettronica)
- Laboratori di ricerca chimica
- Studi di ingegneria
- Potenzialmente altri acquirenti dei drive online

Il silenzio istituzionale: una seconda vulnerabilità


Altrettanto allarmante è la gestione post-discovery. Dopo aver scoperto la compromissione nel febbraio 2025, la JGSDF ha scelto di mantenere l’incidente riservato, senza allertare il pubblico né emettere avvisi ai potenziali altri acquirenti degli stessi drive disponibili online. Una decisione che ha lasciato esposti fabbriche, laboratori di ricerca e istituti di ingegneria in tutto il Giappone che avevano acquistato gli stessi dispositivi contraffatti attraverso retailer online, come documentato nell’inchiesta follow-up di Nikkei. Lo stesso malware, con le stesse caratteristiche tecniche, continuava a diffondersi attraverso la supply chain commerciale mentre le forze armate tacevano.

Il Ministero della Difesa ha confermato solo che una chiavetta USB acquisita dalla JGSDF Middle Army headquarters è stata trovata contenere malware nel febbraio 2025, fermandosi ben al di sotto di una disclosure pubblica completa.

Contesto geopolitico: la strategia della “contaminazione silenziosa”


L’incidente si inserisce in un pattern più ampio di operazioni cyber cinesi contro infrastrutture militari e industriali in Asia-Pacifico. L’utilizzo di hardware contraffatto come vettore di compromissione, noto nel settore come hardware supply chain attack, presenta vantaggi operativi significativi rispetto agli attacchi software-based: bypassa i perimetri di rete, è difficile da attribuire in modo conclusivo, e può colpire sistemi air-gapped che sarebbero altrimenti irraggiungibili.

Il timing è particolarmente rilevante: l’operazione si sovrappone al periodo di tensione crescente nel Mar Cinese Orientale e alle dispute territoriali sulle isole Senkaku/Diaoyu, e avviene mentre il Giappone accelera la modernizzazione delle proprie capacità militari nell’ambito dell’AUKUS-Plus e della partnership con gli Stati Uniti. La capacità di monitorare movimenti di truppe e pianificazione operativa — anche prima di un eventuale conflitto — rappresenta un vantaggio strategico difficilmente sopravvalutabile.

Due righe per i difensori


  • USB allowlisting hardware: implementare soluzioni di controllo dell’accesso USB che verifichino l’identità del dispositivo a livello di firmware, non solo a livello di driver OS.
  • Validazione su sistemi isolati: tutti i dispositivi removibili devono essere sottoposti a scansione su sistemi dedicati e air-gapped prima di essere connessi a reti operative.
  • Procurement da vendor certificati: zero tolerance per dispositivi acquisiti tramite canali non ufficiali, indipendentemente da urgenze operative o logistiche.
  • Firmware integrity check: adottare tool in grado di analizzare il firmware del controller USB, non solo il contenuto del filesystem del dispositivo.
  • Zero Trust per removable media: trattare ogni dispositivo rimovibile come potenzialmente ostile, indipendentemente dalla provenienza apparente.
  • Incident disclosure tempestiva: un protocollo di notifica coordinata agli stakeholder potrebbe aver limitato la diffusione del malware attraverso la supply chain commerciale.

L’incidente delle chiavette USB nelle JGSDF è un promemoria brutale che la supply chain dell’hardware — specialmente per dispositivi a basso costo prodotti in contesti geopoliticamente sensibili — rappresenta un vettore di attacco che le organizzazioni ad alta sicurezza non possono permettersi di sottovalutare. La semplicità del vettore, una chiavetta USB da pochi dollari distribuita durante un’emergenza, rende la lezione ancora più amara.

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CachyOS Giugno 2026: disponibile lo snapshot con l’opzione desktop Hyprland Noctalia


CachyOS è una distribuzione GNU/Linux (o distro) “rolling release” basata su Arch Linux, progettata per offrire prestazioni elevate, tempi di risposta ridotti e un’esperienza d’uso ottimizzata. Le sue radici risalgono al 2021, quando gli sviluppatori Peter “ptr1337” Jung e Vladislav “vnepogodin” Nepogodin iniziano....

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Pixel 10 Pro con foto sfocate? Il problema non è l’obiettivo: ecco come risolverlo


Se il vostro Google Pixel scatta foto meno nitide del previsto, la colpa potrebbe non essere dell'obiettivo sporco. Un giornalista di Android Police ha trascorso settimane a pulire il sensore del suo Pixel 10 Pro XL senza risultati, prima di scoprire che il problema era ben più semplice: una impostazione della fotocamera lasciata sui valori predefiniti. La causa: la risoluzione predefinita è solo 12MP Sui modelli Pixel Pro, la fotocamera principale è configurata di default a 12 […]
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Se il vostro Google Pixel scatta foto meno nitide del previsto, la colpa potrebbe non essere dell’obiettivo sporco. Un giornalista di Android Police ha trascorso settimane a pulire il sensore del suo Pixel 10 Pro XL senza risultati, prima di scoprire che il problema era ben più semplice: una impostazione della fotocamera lasciata sui valori predefiniti.

La causa: la risoluzione predefinita è solo 12MP


Sui modelli Pixel Pro, la fotocamera principale è configurata di default a 12 megapixel. Passando alla modalità Hi-Res a 50MP, la differenza di nitidezza è notevole, soprattutto per soggetti con molti dettagli come paesaggi o architettura. La modifica si effettua aprendo Google Fotocamera, entrando nelle Impostazioni, selezionando la scheda “Pro” e cambiando la voce “Resolution” da 12MP a 50MP. Questa funzione è disponibile esclusivamente sui modelli Pixel Pro.

Pregi e limiti della modalità 50MP


La modalità ad alta risoluzione ha alcuni effetti collaterali da considerare: il salvataggio dell’immagine richiede qualche secondo in più e ogni scatto occupa circa 3-5 volte più spazio rispetto ai 12MP standard. Per scatti in condizioni di luce scarsa o soggetti in movimento, la modalità 12MP rimane la scelta più pratica, grazie alla maggiore velocità di elaborazione e alla fusione multipla dei frame.

Altre cause di scatti sfocati da verificare


Android Police suggerisce anche altri controlli utili per migliorare la qualità delle foto su Pixel:

  • Scattare sempre con l’app Google Fotocamera, evitando le fotocamere integrate in Instagram o Snapchat
  • Rimuovere eventuali pellicole protettive per l’obiettivo integrate nelle cover
  • Cancellare la cache dell’app fotocamera
  • Riavviare il dispositivo
  • Sfruttare il teleobiettivo ottico 5x quando disponibile

Un promemoria utile: i Pixel Pro nascondono un potenziale fotografico che le impostazioni predefinite non sfruttano appieno. Bastano pochi secondi nelle opzioni per trasformare completamente la qualità dei propri scatti.

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“Mai più un Pixel”: la serie Pixel 6 continua a fare discutere, ma Google ha imparato la lezione?


A pochi mesi dalla fine del supporto ufficiale — prevista per ottobre 2026 — il Google Pixel 6 torna al centro del dibattito online. Su Reddit, un post di un ex utente con toni molto critici ha raccolto migliaia di interazioni, riaccendendo la discussione sui problemi storici della serie e sul futuro della fiducia nel brand Pixel. Una lista di problemi che non si dimentica L'utente racconta di aver ricevuto due Pixel 6 gratuitamente durante la migrazione da Sprint a T-Mobile, ma […]
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A pochi mesi dalla fine del supporto ufficiale — prevista per ottobre 2026 — il Google Pixel 6 torna al centro del dibattito online. Su Reddit, un post di un ex utente con toni molto critici ha raccolto migliaia di interazioni, riaccendendo la discussione sui problemi storici della serie e sul futuro della fiducia nel brand Pixel.

Una lista di problemi che non si dimentica


L’utente racconta di aver ricevuto due Pixel 6 gratuitamente durante la migrazione da Sprint a T-Mobile, ma l’esperienza si è rivelata deludente fin dai primi mesi. I problemi segnalati includono: lettore d’impronte digitali in-display impreciso e lento, bug persistenti anche dopo gli aggiornamenti, batteria gonfia con conseguente sostituzione del dispositivo, surriscaldamento frequente, blocchi dell’app fotocamera, connettività mobile instabile e rapido degrado della batteria. Il fatto che anche il dispositivo sostitutivo presentasse gli stessi difetti ha convinto l’utente a voltare definitivamente le spalle a Google.

Il debutto difficile del chip Tensor


Il Pixel 6 è stato il primo smartphone con il SoC proprietario Google Tensor, lanciato nel 2021. Sebbene l’ambizione fosse encomiabile, la prima generazione di Tensor ha sofferto di diversi problemi: il modem Exynos 5123 era noto per instabilità nella connettività mobile, il chip generava calore elevato e il sensore d’impronte ottico era oggettivamente sotto la media del mercato.

Google ha migliorato: ma la fiducia si riacquista lentamente


A partire dal Pixel 9, Google ha adottato il sensore d’impronte a ultrasuoni, molto più veloce e affidabile. Il modem è stato progressivamente migliorato e per il Pixel 11 si parla addirittura dell’adozione di un modem MediaTek. L’autore dell’articolo originale, pur avendo vissuto in prima persona i problemi del Pixel 6 Pro, dichiara di essere comunque pronto ad acquistare il Pixel 11 Pro XL questa estate, convinto dai progressi compiuti e dall’integrazione di Gemini. Un segnale che Google sta recuperando terreno, ma la strada per riconquistare chi ha vissuto una brutta esperienza è ancora lunga.

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RedMagic Astra 2: il tablet gaming con Snapdragon 8 Elite e display OLED 185Hz arriva a livello globale


RedMagic ha ufficialmente annunciato l'imminente lancio globale di un nuovo tablet gaming. All'estero, il dispositivo verrà commercializzato con il nome RedMagic Astra 2 e sarà basato sul RedMagic Gaming Tablet 5 Pro, modello destinato inizialmente al mercato cinese e la cui presentazione ufficiale è prevista per il 30 giugno 2026. Specifiche tecniche di alto livello Il RedMagic Gaming Tablet 5 Pro si preannuncia come una macchina da guerra per il gaming mobile. Le specifiche trapelate […]
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RedMagic ha ufficialmente annunciato l’imminente lancio globale di un nuovo tablet gaming. All’estero, il dispositivo verrà commercializzato con il nome RedMagic Astra 2 e sarà basato sul RedMagic Gaming Tablet 5 Pro, modello destinato inizialmente al mercato cinese e la cui presentazione ufficiale è prevista per il 30 giugno 2026.

Specifiche tecniche di alto livello


Il RedMagic Gaming Tablet 5 Pro si preannuncia come una macchina da guerra per il gaming mobile. Le specifiche trapelate finora disegnano un profilo da vero flagship:

  • Display OLED da 9,06 pollici con refresh rate a 185Hz
  • Luminosità massima di 1.600 nit
  • Processore Snapdragon 8 Elite Gen 5
  • Batteria da 8.300 mAh con ricarica rapida a 80W
  • Doppia porta USB Type-C
  • Sistema di raffreddamento a liquido integrato
  • Colorazioni Black e Silver

Il chip Snapdragon 8 Elite Gen 5 è lo stesso adottato dal Lenovo Legion Tab Gen 5, garantendo prestazioni di alto profilo per i titoli più esigenti.

Raffreddamento e autonomia pensati per il gaming prolungato


Uno degli aspetti più interessanti è la presenza di un sistema di raffreddamento a liquido, che consente di mantenere prestazioni elevate anche durante sessioni di gioco intense. La batteria da 8.300 mAh, unita alla ricarica rapida da 80W, assicura lunghe sessioni senza tempi morti eccessivi tra una carica e l’altra.

Possibile arrivo anche in Italia


RedMagic ha già una presenza consolidata nei mercati internazionali con la sua linea di smartphone gaming, e storicamente ogni modello cinese ha trovato la sua controparte globale. È dunque plausibile che l’Astra 2 arrivi anche in Europa, compresa l’Italia, aprendo una finestra interessante per chi cerca un tablet Android ad alte prestazioni non solo per il gaming, ma anche per creatività e intrattenimento multimediale. Data di lancio e prezzo globali non sono ancora stati annunciati, ma ulteriori dettagli sono attesi subito dopo la presentazione cinese.

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Sony Walkman NW-ZX900 con Android 16 e Snapdragon: il lettore musicale di nuova generazione è in arrivo


Il leggendario Sony Walkman si prepara a un salto generazionale. Il nuovo modello NW-ZX900 è stato individuato sui server interni di Sony, confermando che il dispositivo è in fase di sviluppo attivo. Secondo il sito specializzato The Walkman Blog, il lancio potrebbe avvenire tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027. Android 16 e chip Snapdragon: una svolta importante Le specifiche emerse da test di benchmark rivelano un dispositivo notevolmente più potente rispetto al predecessore […]
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Il leggendario Sony Walkman si prepara a un salto generazionale. Il nuovo modello NW-ZX900 è stato individuato sui server interni di Sony, confermando che il dispositivo è in fase di sviluppo attivo. Secondo il sito specializzato The Walkman Blog, il lancio potrebbe avvenire tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.

Android 16 e chip Snapdragon: una svolta importante


Le specifiche emerse da test di benchmark rivelano un dispositivo notevolmente più potente rispetto al predecessore NW-ZX700. Il NW-ZX900 girerà su Android 16 e sarà equipaggiato con uno dei seguenti chip Snapdragon:

  • Snapdragon 7s Gen 3
  • Snapdragon 6 Gen 4
  • Snapdragon 7s Gen 4

Tutti e tre i candidati sono prodotti con processo a 4nm, un enorme passo avanti rispetto all’attuale QCS4290 a 11nm. La memoria RAM sarà da 8 GB e la CPU avrà 8 core, con clock volutamente contenuto per favorire l’autonomia della batteria.

GPU e connettività di nuova generazione


La GPU Adreno 810 offre prestazioni grafiche fino a 4-5 volte superiori rispetto all’attuale Adreno 610, rendendo l’interfaccia Android molto più reattiva e fluida. Sul fronte della connettività, il dispositivo supporterà Bluetooth 5.4 con LE Audio e Auracast, oltre a Wi-Fi 6 e Wi-Fi 6E — specifiche che si abbinano perfettamente alla crescente gamma di auricolari Sony con codec LC3. La ricarica Quick Charge 4+ velocizzerà anche i tempi di carica.

Un Walkman moderno per audiofili Android


Il NW-ZX900 conferma la filosofia Sony di unire audio hi-res e piattaforma Android in un lettore dedicato. La combinazione di un SoC moderno, Android 16 e supporto ai più recenti standard audio lo rende uno dei dispositivi Android più attesi dagli appassionati di musica in alta qualità. Ulteriori dettagli su prezzo e disponibilità sono attesi nei prossimi mesi.

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SparkyLinux 2026.06 Special Editions: aggiornamenti per GameOver, Multimedia e Rescue


SparkyLinux è una distribuzione GNU/Linux basata su Debian, progettata per offrire un sistema operativo leggero, veloce e altamente personalizzabile, pensato principalmente per l’uso desktop. Nata nell’ottobre del 2011 come remix di Ubuntu con l’ambiente...

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Incus 7.2: il gestore di contenitori e macchine virtuali con supporto SELinux


Incus è un sistema avanzato per la gestione di container (ambienti isolati che condividono il kernel del sistema operativo ma funzionano come piccoli sistemi indipendenti) e macchine virtuali (sistemi operativi completi eseguiti in modo isolato tramite un hypervisor). Il progetto...

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