Multiple Open Source Projects Disclose High-Impact RCE, Injection, and Traversal Flaws ransomfeed.it/news.php?id_news…
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Virtual Surround Manager porta l'audio surround virtuale su Linux con PipeWire, supporto HRIR personalizzati e integrazione con EasyEffects.
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Mentre in Cina si attende ancora la presentazione ufficiale della serie Redmi Note 17, prevista entro luglio, i primi segnali del debutto internazionale iniziano già a farsi vedere. Due dispositivi riconducibili alla nuova gamma sono infatti apparsi nel database dell’ente di certificazione indiano BIS, un passaggio che di norma precede il lancio in India e in altri mercati globali.
I codici individuati nel database sono “2607DRA18I” e “2607DPC18I”. Secondo quanto riportato da diverse fonti internazionali, il primo corrisponderebbe al Redmi Note 17 destinato al mercato indiano, mentre il secondo rappresenterebbe la variante a marchio POCO dello stesso dispositivo, probabilmente commercializzata come POCO M8 Plus. Una pratica non nuova per Xiaomi, che spesso riutilizza la stessa base hardware per declinare un unico progetto in due brand distinti, riservando piccole differenze estetiche o di posizionamento a ciascun marchio.
Il database BIS, per sua natura, non fornisce dettagli sulle specifiche tecniche dei dispositivi certificati, limitandosi a confermarne l’esistenza in vista dell’ingresso sul mercato locale. Tuttavia, considerando l’approccio già seguito da Xiaomi in passato con le coppie Redmi Note e POCO, è probabile che i due modelli condividano gran parte dell’hardware, differenziandosi principalmente per il naming commerciale.
Per il mercato cinese, alcune informazioni sono già circolate nelle scorse settimane: il Redmi Note 17 dovrebbe montare un display OLED piatto da 6,83 pollici con risoluzione 1.5K, lettore di impronte sotto lo schermo e un processore Snapdragon 6s Gen 4. Se il debutto globale dovesse rispettare le tempistiche indicate dalle certificazioni, non è escluso che l’aumento dei costi dei componenti si traduca in un prezzo di lancio leggermente superiore rispetto alla generazione precedente, come già ipotizzato da alcuni analisti di settore.
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Xiaomi ha già annunciato che la nuova serie Redmi Note 17 sarà presentata entro luglio, e nel frattempo continuano a trapelare informazioni sul modello di punta della gamma. Le ultime immagini, riferite al Redmi Note 17 Pro Max, mostrano un design profondamente rinnovato rispetto alla generazione precedente, insieme ad alcune specifiche di rilievo come una batteria da oltre 10.000 mAh e una fotocamera da 200 megapixel.
Le immagini renderizzate mostrano un netto cambio di rotta rispetto alla precedente serie Redmi Note 15, che puntava su un display curvo ai lati e un vistoso modulo fotografico quadrato di grandi dimensioni. Il Redmi Note 17 Pro Max adotterebbe invece un display piatto abbinato a un’unità fotografica rettangolare più compatta, per un’estetica più sobria e in linea con le tendenze attuali del design smartphone.
Dalle immagini si nota anche la presenza di linee per le antenne lungo i bordi del dispositivo, un dettaglio che suggerisce l’adozione di un telaio in metallo, almeno per il modello di punta della serie. La scocca posteriore, inoltre, sembra adottare una finitura bicolore, in netta discontinuità rispetto all’aspetto dei modelli precedenti.
Al momento circolano già alcune indicazioni sulle specifiche dell’intera famiglia Redmi Note 17. Il modello base dovrebbe puntare su un display da 6,83 pollici e un processore Snapdragon 6s Gen 4, mentre il Pro Max punterebbe più decisamente su fotografia e autonomia, con la fotocamera principale da 200 megapixel e la batteria monstre da 10.100 mAh già citata.
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Le prime indiscrezioni sul Galaxy Z Fold 8 lasciavano intendere un aggiornamento piuttosto contenuto rispetto alla generazione precedente, almeno guardando alla scheda tecnica. Ma secondo nuove informazioni, il vero salto in avanti riguarderebbe un elemento spesso sottovalutato ma centrale per l’esperienza d’uso quotidiana di un pieghevole: la cerniera.
Le informazioni arrivano da due fonti indipendenti: il noto leaker Ice Universe e un report basato su dati di filiera pubblicato su un forum coreano di Naver. Entrambe le fonti concordano su un punto: il meccanismo di apertura e chiusura del Galaxy Z Fold 8 sarebbe stato profondamente rivisto rispetto ai modelli precedenti, con conseguenze dirette sulla sensazione d’uso quotidiana del dispositivo.
Secondo Ice Universe, la sensazione al tatto della nuova cerniera sarebbe “notevolmente diversa” rispetto alle generazioni precedenti. Per migliorare la piega centrale dello schermo, riducendone la visibilità, Samsung avrebbe reso il movimento di apertura e chiusura più netto e definito. Di conseguenza, sarebbe diventato più difficile mantenere il dispositivo aperto a metà, in determinate angolazioni intermedie, rispetto a quanto accadeva in passato.
Questo cambiamento rappresenta un compromesso interessante: da un lato dovrebbe garantire un netto miglioramento estetico riducendo il segno della piega centrale, uno dei difetti più criticati sui pieghevoli Samsung fin dalla prima generazione; dall’altro, potrebbe limitare parzialmente la flessibilità d’uso per chi sfrutta spesso la modalità a metà apertura per il multitasking o per scattare foto in modalità treppiede.
Resta da capire come Samsung bilancerà questi due aspetti nella versione finale del prodotto. Il Galaxy Z Fold 8 dovrebbe essere presentato, come da tradizione, nella seconda metà del prossimo anno, ma i primi dettagli tecnici stanno già iniziando a circolare con largo anticipo.
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Uno dei grandi vantaggi di Android rispetto ad altri sistemi operativi mobili è la possibilità di installare app anche al di fuori del Google Play Store, grazie al sideloading o a store alternativi. Un recente sondaggio ha provato a fare chiarezza su quale sia, secondo la community, il miglior sostituto allo store ufficiale di Google, e il risultato disegna un quadro piuttosto netto.
Il sondaggio, condotto da Android Authority e basato su circa 3.000 voti, ha visto trionfare F-Droid, lo store dedicato alle applicazioni open source, con il 37,7% delle preferenze, staccando nettamente tutte le altre alternative in gara. F-Droid si distingue per un catalogo composto quasi esclusivamente da app e giochi open source: non si trovano applicazioni commerciali molto diffuse come Spotify, Reddit o Gmail, ma in compenso l’offerta include numerose alternative gratuite e trasparenti con funzionalità equivalenti.
Al secondo posto si è piazzato Aurora Store, con il 17,4% dei voti. A differenza di F-Droid, Aurora Store permette di accedere praticamente allo stesso catalogo del Play Store, ma senza la necessità di un account Google, risultando particolarmente apprezzato da chi cerca maggiore privacy senza però rinunciare alle app più diffuse. Tra le altre opzioni citate nel sondaggio figura anche il Galaxy Store di Samsung, preinstallato su tutti i dispositivi del produttore coreano, a conferma di come le preferenze degli utenti Android restino piuttosto frammentate.
Le motivazioni che spingono gli utenti a esplorare alternative al Play Store sono diverse: dalla ricerca di maggiore privacy alla volontà di accedere ad app non disponibili nello store ufficiale, fino alla semplice preferenza per un ecosistema più aperto e trasparente come quello garantito dal software open source. Resta comunque fondamentale, per chi decide di affidarsi a store di terze parti, verificarne l’affidabilità prima di installare qualsiasi applicazione, per evitare di esporsi a rischi legati a software non verificato.
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Mancano poche settimane alla presentazione ufficiale di Galaxy Watch 9 e Galaxy Watch Ultra 2, attesa per il 22 luglio, e nel frattempo continuano a emergere nuovi dettagli sui prossimi smartwatch di Samsung. Dopo le indiscrezioni sul nuovo design, sull’aumento della capacità della batteria e su un display più luminoso, questa volta il focus si sposta sul fronte software, con diverse novità legate a One UI 9 Watch.
Il leak più recente mostra una serie di nuovi quadranti pensati per personalizzare ulteriormente l’esperienza d’uso. Tra questi figurano “Analog Balance”, con un’estetica analogica minimale, e “Dual Digit”, pensato per la massima leggibilità con una visualizzazione digitale. Non manca “Dual Clock Info Board”, pensato per chi viaggia spesso e ha bisogno di monitorare due fusi orari contemporaneamente, oltre a “Radial Dashboard”, che dispone le informazioni in modo circolare attorno all’orologio digitale centrale, e “Ultra Performance”, orientato più decisamente allo sport.
Oltre ai quadranti, le indiscrezioni parlano di un salto in avanti sul fronte del monitoraggio della salute, con funzioni che farebbero maggiore affidamento sull’intelligenza artificiale per fornire analisi più approfondite su sonno, attività fisica e parametri vitali. Samsung sembra voler consolidare la propria posizione in un segmento sempre più competitivo, dove l’integrazione tra hardware, sensori e algoritmi gioca un ruolo centrale.
Il pacchetto di novità includerebbe anche un restyling dell’app companion Galaxy Wearable, già al centro delle cronache di questi giorni per aver anticipato involontariamente il nome del nuovo auricolare Galaxy Able. Un’interfaccia rinnovata potrebbe semplificare la gestione di quadranti, notifiche e impostazioni di salute per tutti i dispositivi indossabili di Samsung.
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Manca pochissimo alla presentazione ufficiale di Nothing Ear (3a), ma il nuovo auricolare true wireless dell’azienda britannica è già stato completamente svelato da un leak che ne mostra immagini ad alta risoluzione e specifiche tecniche dettagliate. Il lancio ufficiale è atteso per il 7 luglio, ma a questo punto le sorprese sembrano ridotte al minimo.
Le immagini trapelate confermano quattro varianti cromatiche: bianco, nero, rosa e giallo, quest’ultimo particolarmente in linea con l’identità cromatica del brand. Il design riprende l’impostazione del modello precedente, Nothing Ear (a), con una custodia di ricarica dal coperchio trasparente che permette di vedere a colpo d’occhio se gli auricolari sono presenti all’interno, senza doverla aprire. Anche gli auricolari stessi mantengono alcune componenti trasparenti, in perfetto stile Nothing.
Sul fronte audio, la novità più interessante riguarda il supporto al codec Bluetooth ad alta risoluzione LDAC di Sony, con trasmissione fino a 32 bit/96 kHz e un bitrate massimo di 990 kbps. A questo si affianca un driver dinamico da 12 millimetri, una dimensione relativamente generosa per auricolari true wireless compatti, pensata per garantire una qualità sonora superiore rispetto alla media della categoria.
Il Nothing Ear (3a) si inserisce nella fascia intermedia della gamma dell’azienda, puntando a offrire gran parte delle funzionalità premium dei modelli di punta a un prezzo più accessibile. Con il supporto LDAC e un driver di dimensioni maggiorate, il nuovo modello sembra pensato per attrarre chi cerca una qualità audio superiore senza dover necessariamente investire sul top di gamma Ear (3).
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Le speranze di vedere una batteria da record sul Galaxy S27 Ultra si stanno progressivamente ridimensionando. Dopo mesi di rumor che parlavano addirittura di capacità vicine ai 6.000 o 7.000 mAh, le indiscrezioni più recenti riportano la discussione su cifre decisamente più contenute e realistiche.
Secondo un leaker attivo su X, Samsung starebbe attualmente testando due possibili capacità per la batteria del Galaxy S27 Ultra: 5.600 mAh oppure 5.800 mAh. Si tratta di numeri comunque in crescita rispetto alle generazioni precedenti, ma ben lontani dalle cifre più estreme circolate nei mesi scorsi, che ipotizzavano un salto ben oltre i 6.000 mAh.
A complicare ulteriormente il quadro è intervenuto il noto leaker Ice Universe, che si è mostrato scettico anche sulle cifre più moderate circolate finora. Secondo il suo commento diretto, non esisterebbe “alcuna prova attendibile” di una batteria superiore ai 5.500 mAh per il prossimo Ultra, riportando di fatto le attese su un livello ancora più contenuto rispetto alle ultime indiscrezioni.
Il quadro che emerge conferma una tendenza già vista in passato: le prime voci più ottimistiche sulle capacità delle batterie dei futuri flagship tendono spesso a ridimensionarsi con l’avvicinarsi della fase di produzione. Se le stime più caute dovessero essere confermate, il Galaxy S27 Ultra offrirebbe comunque un incremento di autonomia rispetto al modello attuale, pur senza il balzo eclatante che una parte della community si aspettava.
Come sempre in questi casi, si tratta di informazioni non ufficiali e soggette a possibili variazioni nelle prossime settimane, man mano che il dispositivo si avvicinerà alla fase finale di sviluppo.
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Non arrivano buone notizie per i possessori di Xperia 1 V: dopo l’installazione dell’ultimo aggiornamento software, contrassegnato dalla build 67.2.A.3.178, un numero crescente di utenti sta segnalando problemi di connettività 5G. L’aggiornamento, basato su Android 15, era stato indicato come probabilmente l’ultimo importante per questo modello, ma il suo rilascio sta invece portando con sé nuovi grattacapi.
La build incriminata è stata distribuita in Giappone anche sulla variante per NTT Docomo, denominata Xperia 1 V SO-51D, dopo essere già arrivata in precedenza sulle versioni per SoftBank e au. Al momento la versione SIM-free del dispositivo non risulta ancora aver ricevuto l’aggiornamento, il che potrebbe limitare temporaneamente la diffusione del problema, mano a mano che il rollout prosegue su scala più ampia.
Le lamentele raccolte su Reddit descrivono uno scenario preciso: dopo l’aggiornamento, il dispositivo perde la capacità di agganciare reti 5G, restando bloccato in 4G oppure, nei casi più gravi, non riuscendo più a connettersi affatto alla rete mobile. Alcuni utenti riferiscono lo stesso comportamento anche su Xperia 5 V, suggerendo che il problema non sia isolato a un singolo modello ma legato più in generale al pacchetto software distribuito.
Sony non ha ancora rilasciato una dichiarazione ufficiale sul problema. In attesa di eventuali chiarimenti o di una patch correttiva, chi utilizza Xperia 1 V o Xperia 5 V e non ha ancora installato l’aggiornamento potrebbe valutare di posticiparne il download, mentre chi ha già riscontrato il problema può provare, come soluzione temporanea, a riavviare il dispositivo o a reimpostare le impostazioni di rete dal menu apposito.
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Un nuovo indizio suggerisce che Xiaomi si prepara a portare il Redmi Note 17 Pro anche sul mercato giapponese tramite l’operatore SoftBank. Il codice modello A601XM, riconducibile a Xiaomi, è stato individuato nel database del sito MVNO internazionale “TRAVEL SIM”, una fonte che in passato si è già rivelata attendibile per anticipare device destinati al mercato nipponico.
A rendere plausibile questa ipotesi è un precedente diretto: lo scorso anno, il codice “A501XM” destinato a SoftBank corrispondeva esattamente al Redmi Note 15 Pro. Seguendo la stessa logica di nomenclatura, molti osservatori ritengono che il nuovo “A601XM” rappresenti l’evoluzione naturale di quel modello, ovvero il prossimo Redmi Note 17 Pro pensato per il mercato giapponese.
Al momento, le indiscrezioni indicano che la serie Redmi Note 17 sarà composta da tre modelli distinti: il Redmi Note 17 base, il Redmi Note 17 Pro di fascia intermedia e il Redmi Note 17 Pro Max come top di gamma. Il modello legato al codice A601XM corrisponderebbe proprio al Redmi Note 17 Pro, pensato per bilanciare prestazioni e prezzo, e sarebbe equipaggiato secondo i rumor con un chip Snapdragon 6 Gen 5.
Va precisato che, al momento, non è stato confermato ufficialmente alcun nome commerciale per il dispositivo con codice A601XM: si tratta per ora di una deduzione basata su precedenti analoghi. Se le previsioni si rivelassero corrette, il lancio della versione SoftBank del Redmi Note 17 Pro potrebbe avvenire nei prossimi mesi, in linea con la tempistica di presentazione della serie a livello globale, attesa entro l’anno.
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Il nuovo flagship di Sony, Xperia 1 VIII, sta facendo parlare di sé non solo per le specifiche tecniche ma anche per un problema di disponibilità che riguarda la sua variante di punta. Diverse segnalazioni raccolte dalla community internazionale, in particolare su Reddit, indicano che il modello da 1TB di memoria interna rischia di diventare una vera e propria rarità, con scorte che si esauriscono rapidamente e senza garanzie di reintegro.
Secondo quanto riportato, lo store ufficiale Sony di Singapore avrebbe esaurito il modello da 1TB già in fase di preordine, senza alcuna indicazione su un possibile ripristino delle scorte. Diversi utenti ritengono che Sony, a livello locale, abbia scelto di non produrre ulteriori unità del taglio di memoria più capiente, lasciando la variante come una sorta di edizione limitata di fatto.
Anche il mercato europeo racconta una storia simile: la variante da 1TB in colorazione oro sarebbe andata esaurita pochi giorni dopo l’apertura dei preordini, per poi tornare disponibile una sola volta e sparire nuovamente nel giro di 24 ore. In quel momento la consegna era indicata per ottobre, ma il prodotto ha rapidamente assunto lo status di “esaurito” o “edizione limitata” nella percezione degli acquirenti.
I commenti raccolti su Reddit segnalano differenze significative anche tra Malesia, Taiwan e Hong Kong, dove le configurazioni disponibili e i tempi di lancio non sempre coincidono, pur trattandosi sostanzialmente dello stesso hardware. Un utente ha fatto notare che questi modelli regionali sono “praticamente identici”, ma con tempistiche di rilascio degli aggiornamenti software e di commercializzazione differenti da un paese all’altro.
Sony non ha ancora commentato ufficialmente la situazione. Chi è interessato al modello da 1TB dell’Xperia 1 VIII farebbe bene a monitorare con attenzione gli store ufficiali, considerando le scorte estremamente limitate segnalate finora in diversi paesi.
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POCO amplia la gamma cromatica del suo smartphone di punta di fascia media: è stata annunciata una nuova colorazione gialla per il POCO X8 Pro, lanciata in concomitanza con le promozioni legate al Prime Day di Amazon. Il nuovo colore arriva accompagnato da uno sconto del 17% circa rispetto al prezzo di listino.
La nuova variante cromatica punta su una tonalità di giallo brillante, pensata per differenziarsi nettamente dalle colorazioni più sobrie già disponibili sul mercato. Il design del pannello posteriore rimane fedele allo stile riconoscibile della linea POCO, con un’estetica che l’azienda stessa ha definito scherzosamente “pienamente POCO” nella comunicazione ufficiale condivisa sui social.
Il debutto della nuova colorazione coincide con una finestra promozionale legata al Prime Day, durante la quale il prezzo scende da circa 60.000 a circa 50.000 yen, un ribasso di circa il 17%. Si tratta di una mossa comune per i produttori che lanciano nuove varianti estetiche di modelli già presenti sul mercato: abbinare l’uscita a un evento di vendite aiuta a generare visibilità immediata attorno al prodotto.
Con l’arrivo del giallo, il POCO X8 Pro amplia ulteriormente le opzioni disponibili per chi è alla ricerca di uno smartphone di fascia media con un design più personale rispetto alla concorrenza. Il modello resta comunque lo stesso a livello hardware: cambia solo l’estetica, un aspetto su cui POCO ha sempre puntato molto per differenziarsi da Xiaomi e Redmi, gli altri due marchi del gruppo.
Non è ancora chiaro se e quando la nuova colorazione gialla arriverà anche sui mercati europei, ma la mossa conferma comunque l’attenzione di POCO verso strategie di lancio scaglionate per tenere alta l’attenzione sui propri modelli anche mesi dopo il debutto originale.
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Sono partite su Amazon le offerte anticipate legate al Prime Day, e tra i protagonisti di questa tornata di sconti c’è Nothing, il marchio britannico noto per il design distintivo e semi-trasparente dei suoi prodotti. Tutta la gamma di auricolari true wireless Ear è protagonista di ribassi importanti, con sconti che in un caso arrivano fino al 38% rispetto al prezzo di listino.
Le promozioni riguardano tre modelli della gamma Nothing Ear, pensati per fasce di prezzo e utenza diverse. Il più recente Nothing Ear (3), top di gamma dell’azienda con cancellazione attiva del rumore da 45 dB, supporto Bluetooth 5.4 e audio ad alta risoluzione, riceve uno sconto del 23%. Il modello Nothing Ear standard, che punta tutto sulla qualità audio con oltre 40 ore di autonomia complessiva, scende fino al 38% rispetto al prezzo precedente. Chiude il terzetto il più economico Nothing Ear (a), apprezzato per le colorazioni vivaci e il buon rapporto qualità-prezzo, in sconto del 31%.
Le offerte, lanciate in via anticipata rispetto al Prime Day vero e proprio, rientrano nella consueta strategia di Amazon di distribuire promozioni nei giorni precedenti all’evento principale per invogliare gli utenti a monitorare i prezzi in anticipo. Per chi segue da tempo il mercato degli auricolari true wireless, si tratta di alcuni dei ribassi più consistenti mai visti sulla gamma Ear, complice probabilmente anche l’avvicinarsi del lancio del nuovo Nothing Ear (3a), atteso a breve.
Chi è indeciso su quale modello scegliere dovrebbe valutare l’uso che intende farne: il Nothing Ear (3) resta la scelta più completa per chi cerca la miglior qualità audio e la cancellazione del rumore più efficace, mentre il Nothing Ear (a) rimane l’opzione più accessibile per chi vuole comunque un prodotto dal design riconoscibile senza spendere cifre elevate. Come sempre in questi casi, si consiglia di verificare la disponibilità e i prezzi aggiornati direttamente sulle pagine prodotto, poiché le offerte a tempo possono variare rapidamente o esaurirsi in fretta.
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In vista del Galaxy Unpacked del 22 luglio, Samsung si è tradita da sola: un aggiornamento dell’app ufficiale Galaxy Wearable ha rivelato in anticipo il nome di uno dei prodotti che verranno presentati durante l’evento. Si tratta di Galaxy Able, il primo auricolare open-ear a clip del marchio, che segna anche un cambio di strategia sul fronte del naming.
Fino a poco tempo fa circolava l’ipotesi che il nuovo prodotto si sarebbe chiamato “Galaxy Buds Able”, in continuità con la gamma esistente. I riferimenti trovati nell’app rivelano invece che Samsung ha scelto il nome “Galaxy Able” senza il prefisso Buds, segnale che l’azienda intende trattarlo come una linea a sé stante rispetto agli auricolari in-ear tradizionali.
A differenza dei Galaxy Buds classici, pensati per essere inseriti nel condotto uditivo, Galaxy Able adotterebbe una forma a clip da agganciare esternamente all’orecchio. Si tratta di un formato open-ear sempre più diffuso nel settore, apprezzato da chi vuole ascoltare musica o rispondere a chiamate senza isolarsi completamente dall’ambiente circostante, ad esempio durante lo sport o gli spostamenti in città.
Lo stesso aggiornamento dell’app Galaxy Wearable ha confermato, sempre in anteprima, i nomi di Galaxy Watch 9 e Galaxy Watch Ultra 2, i prossimi smartwatch di Samsung. Tutto lascia quindi presagire un Unpacked ricco di novità per l’ecosistema wearable dell’azienda coreana, con almeno tre nuovi prodotti attesi sul palco tra dieci giorni.
Samsung non ha ancora rilasciato commenti ufficiali sull’accaduto, ma con l’evento ormai vicino è probabile che l’azienda scelga di non modificare più i dettagli trapelati. Non resta che attendere il 22 luglio per scoprire specifiche tecniche, prezzo e disponibilità di Galaxy Able.
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Nuovi rumor sulla gamma Galaxy S27 confermano una svolta importante nella strategia dei chip di Samsung: il produttore coreano punta a espandere in modo massiccio l’uso dei propri processori Exynos, a partire dal nuovo modello “Pro” che dovrebbe affiancare la line-up del prossimo anno. Secondo le ultime indiscrezioni, il misterioso Galaxy S27 Pro monterebbe il non ancora annunciato Exynos 2700, e lo stesso chip finirebbe anche sotto la scocca dei modelli standard e Plus in gran parte del mondo.
Secondo fonti sudcoreane, Samsung starebbe accelerando il piano per aumentare la quota di dispositivi equipaggiati con chip proprietari. Il debutto dell’Exynos 2700 sul Galaxy S27 Pro rappresenterebbe il primo passo di questa strategia, ma il chip non si fermerebbe qui: sarebbe destinato anche ai modelli Galaxy S27 e Galaxy S27+ venduti in Asia (Corea del Sud, India), Europa, Regno Unito, Australia, Africa e America Latina. Le varianti con Snapdragon, al contrario, verrebbero riservate quasi esclusivamente al mercato di Stati Uniti, Canada e Messico.
Un dettaglio che sta facendo discutere riguarda il mercato giapponese, storicamente attento alle specifiche premium: secondo le stesse fonti, anche i modelli venduti in Giappone monterebbero Exynos su tutta la gamma, con l’unica eccezione del Galaxy S27 Ultra, che continuerebbe a utilizzare Snapdragon per garantire le massime prestazioni sul modello di punta. Se confermato, si tratterebbe di un cambio di rotta significativo rispetto alle generazioni precedenti, dove i chip Qualcomm erano la scelta prevalente in molti mercati asiatici.
La scelta di Samsung non è priva di conseguenze pratiche. In passato le versioni Exynos dei Galaxy S sono state spesso oggetto di critiche per prestazioni ed efficienza energetica inferiori rispetto alle controparti Snapdragon vendute negli Stati Uniti. Un’espansione così ampia dell’Exynos 2700 solleva quindi interrogativi sulla reale competitività del chip, ma suggerisce anche che Samsung abbia lavorato duramente per colmare il divario con Qualcomm.
Per ora si tratta di indiscrezioni non confermate ufficialmente da Samsung, ma la fonte coreana ha un buon track record su temi legati ai chipset Exynos. Ulteriori dettagli sono attesi nei prossimi mesi, man mano che ci si avvicina alla presentazione della gamma Galaxy S27, prevista come da tradizione a inizio 2027.
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Samsung potrebbe estendere a tutta la famiglia Galaxy S27 una funzione finora riservata al solo modello Ultra: la Privacy Display, la tecnologia che protegge lo schermo dagli sguardi indiscreti. Secondo indiscrezioni provenienti dalla Corea del Sud, la nuova generazione della flagship coreana adotterebbe questa soluzione su Galaxy S27, S27 Pro e S27 Ultra, rendendola un tratto distintivo dell’intera serie.
L’indiscrezione arriva dal sito coreano TheElec, fonte spesso affidabile su ciò che bolle in pentola nella filiera dei display. Con la generazione Galaxy S26, la Privacy Display era stata riservata esclusivamente al modello Ultra, lasciando S26 e S26 Pro privi di questa protezione. Le informazioni raccolte finora indicano che Samsung intenda cambiare strategia con la prossima serie, portando la funzione su tutti e tre i modelli.
Se confermata, si tratterebbe di una delle novità più rilevanti dell’intera gamma, capace di differenziare i futuri top di gamma Samsung dalla concorrenza Android.
La Privacy Display è una funzione integrata direttamente nel pannello dello smartphone, attivabile e disattivabile a seconda delle esigenze. Una volta accesa, riduce drasticamente l’angolo di visione dello schermo: chi guarda il telefono frontalmente continua a vedere il contenuto in modo perfettamente nitido, mentre chi prova a sbirciare da un lato vede lo schermo scurirsi fino a rendere illeggibile ciò che viene mostrato.
Si tratta di una soluzione particolarmente utile in contesti affollati come treni, metropolitane, uffici open space o bar, dove digitare password, leggere messaggi privati o consultare l’home banking espone spesso a occhi indiscreti.
La prima versione della tecnologia, debuttata su Galaxy S26 Ultra, non era priva di compromessi: attivando la modalità privacy si registrava un calo della luminosità massima del pannello e una resa cromatica leggermente meno accurata. Per la versione che dovrebbe equipaggiare i Galaxy S27, i fornitori starebbero lavorando proprio su questi due fronti, con l’obiettivo di limitare al minimo le perdite in termini di luminosità e fedeltà dei colori quando la funzione è attiva.
Al momento si tratta di indiscrezioni non confermate ufficialmente da Samsung, e i dettagli tecnici definitivi potrebbero cambiare in fase di sviluppo. La linea Galaxy S27 è attesa al debutto nei primi mesi del 2027, e nelle prossime settimane sono probabili ulteriori conferme su questa e altre novità della gamma.
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GNOME Papers arriva anche su Windows grazie a un porting nativo che mantiene le funzionalità del visualizzatore di documenti GNOME
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GPaint è un semplice programma di disegno per Linux con GTK4 e Libadwaita, ideale per creare e modificare immagini con un'interfaccia moderna.
L'articolo GPaint il programma di disegno GTK4 che porta uno stile moderno su Linux proviene da Linux Easy.
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Niente di drammatico, ma per la prossima release transitoria di Ubuntu, ossia Stonking Stingray, il comando cp rimarrà quello scritto in C, poiché la versione Rust è al momento incompatibile con altre componenti del sistema.
Tutto normale, ma meno banale di quanto si possa pensare.
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Si parla di:
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Sei pacchetti npm, un nome quasi identico a un progetto scaricato oltre un milione di volte al mese, e in fondo alla catena un impianto capace di aprire sessioni SSH, leggere la clipboard e rovistare tra i wallet crypto della vittima. È l’ultima campagna di supply chain attribuita a gruppi legati alla Corea del Nord, documentata da JFrog Security Research il 30 giugno e ancora attiva nei repository pubblici a inizio luglio. Non è un incidente isolato: è l’ennesima iterazione di una macchina offensiva, quella riconducibile all’ecosistema Lazarus/Contagious Interview, che negli ultimi anni ha trasformato l’npm registry in un vettore di spionaggio e furto di criptovalute su scala industriale.
I ricercatori di JFrog hanno individuato due pacchetti “entry point”, rollup-packages-polyfill-core e rollup-runtime-polyfill-core, costruiti per somigliare in tutto e per tutto al legittimo rollup-plugin-polyfill-node: stesso tipo di README (“A modern Node.js polyfill for your Rollup bundle”), stesso link a repository e homepage puntati al progetto originale su GitHub, persino porzioni di codice del plugin reale copiate all’interno del pacchetto malevolo prima della logica dannosa. Il progetto legittimo conta circa 295.000 download settimanali e oltre 1,2 milioni nell’ultimo mese: un bersaglio ideale per un attacco che punta sulla somiglianza superficiale, non sul typosquatting grossolano.
Il dettaglio tecnico più rilevante è che solo l’entry point CommonJS (dist/index.js) contiene la backdoor: le versioni ESM restano pulite, un accorgimento che complica le analisi automatiche basate su un singolo file di ingresso.
All’importazione del pacchetto, una funzione dal nome innocuo (ValidateSvgModule) decodifica una stringa base64 che nasconde il comando npm install swift-parse-stream --no-save --silent --no-audit --no-fund, eseguito in silenzio tramite child_process.spawn. Il secondo pacchetto, quirky-token, viene installato allo stesso modo dal gemello rollup-runtime-polyfill-core.
Questi pacchetti di secondo stadio si presentano come utility di sanitizzazione SVG, e in gran parte lo sono davvero: rimuovono tag <script>, minificano il markup. Ma in coda al file, una funzione getPlugin() effettua una richiesta verso un endpoint su jsonkeeper.com, estrae un campo JSON chiamato model e lo passa direttamente a eval(). Il codice malevolo, quindi, non risiede mai nei file pubblicati sul registry: vive su un servizio di hosting JSON esterno, invisibile a qualunque analisi statica del pacchetto.
Il payload recuperato da JSONKeeper effettua per primo un controllo ambientale, uscendo silenziosamente se rileva variabili tipiche di Codespaces, CodeSandbox, Vercel, AWS Lambda, Google Cloud, Azure Functions, Docker, Render o sandbox di analisi — un chiaro tentativo di colpire solo workstation di sviluppatori reali ed evitare l’esposizione in ambienti di test automatizzati. Superato il controllo, installa axios e socket.io-client e scarica da un IP grezzo (216.126.236.244) un blob cifrato in AES-256-CBC (chiave derivata via scryptSync), lo decifra, lo scrive in una directory temporanea come file pack e lo esegue con node pack.
Il modulo pack altro non è che un loader per almeno quattro componenti distinti, ricostruiti da JFrog in ambiente sandbox: scdata.js, un modulo di accesso remoto che installa ssh2, node-pty e librerie di cattura schermo/input, offrendo all’operatore sessioni terminali interattive (PowerShell su Windows, zsh altrove), sessioni SSH, screenshot, movimento del mouse e digitazione simulata tramite @nut-tree-fork/nut-js; ldata.js, dedicato al furto di dati da browser e wallet crypto, che tenta l’esfiltrazione di file come Login Data, Web Data e lo storage delle estensioni di wallet noti (incluso MetaMask, identificato tramite i suoi ID di estensione); un file collector che scandaglia il filesystem alla ricerca di chiavi SSH, file .env, cronologia di editor come VS Code, Cursor e Windsurf, e directory di configurazione di strumenti AI (.claude, .gemini, .cursor); infine un modulo di monitoraggio della clipboard, che invia ogni nuovo contenuto copiato — password, seed phrase, token — a un endpoint dedicato.
La combinazione di queste capacità va ben oltre il semplice furto di credenziali una tantum: garantisce all’attaccante un accesso interattivo e persistente alla macchina compromessa, tipico degli impianti usati da attori state-sponsored per operazioni di raccolta informativa prolungata, non solo per il cash-out rapido tipico del cybercrime finanziario puro.
Questa campagna si inserisce in un pattern già documentato. Ad aprile 2026 la società Panther aveva descritto una campagna sostenuta con 108 pacchetti npm malevoli distribuiti in 261 versioni, veicolo dei malware BeaverTail e OtterCookie, entrambi associati al cluster Contagious Interview — l’insieme di operazioni nordcoreane che si finge selezione del personale per convincere sviluppatori a clonare repository infetti come parte di un finto colloquio tecnico. Nello stesso periodo, Google aveva collegato attori nordcoreani anche a un dirottamento di un progetto open source molto diffuso, portato a termine dopo settimane di lavoro di ingegneria sociale ai danni del maintainer. Il filo conduttore è sempre lo stesso: colpire la fiducia implicita che sviluppatori e pipeline CI/CD ripongono nelle dipendenze open source.
Per i team di sicurezza e gli sviluppatori, la lezione operativa è chiara: la somiglianza del nome non è un indicatore affidabile di legittimità, e i controlli automatici basati su pattern di typosquotting classico (distanza di edit, caratteri sostituiti) non intercettano questo tipo di masquerading semantico. Chi ha installato uno dei pacchetti elencati dovrebbe considerare la macchina compromessa, ruotare tutte le credenziali (npm, GitHub, cloud, SSH, wallet) e verificare la presenza di processi o file residui nelle directory temporanee. Vale la pena ricordare che gran parte della logica dannosa non è mai stata pubblicata sul registry npm: bloccare gli indicatori di rete elencati sotto è quindi essenziale quanto rimuovere i pacchetti stessi.
Pacchetti npm malevoli:
rollup-packages-polyfill-core
rollup-runtime-polyfill-core
swift-parse-stream
quirky-token
react-icon-svgs
rollup-plugin-polyfill-connect
Indicatori di rete:
hxxps[:]//www[.]jsonkeeper[.]com/b/3P9BF
hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244/api/service/98cb54c0b4ac259d30c9c1ca1ae87c68
hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244/api/service/makelog
hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244/api/service/process/
hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244:4801
hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244:4806/upload
hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244:4809/upload
hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244:4809/cldbs
Indicatori host:
/pack
/scdata
/ldata
vhost.ctl
Comandi/comportamenti sospetti:
npm install swift-parse-stream --no-save --silent --no-audit --no-fund
npm install quirky-token --no-save --silent --no-audit --no-fund
node pack
node scdata
node ldatareshared this
Gli editor Markdown su Linux oscillano spesso tra soluzioni elettroniche basate su Electron e strumenti da terminale privi di interfaccia grafica. MarkPad occupa uno spazio intermedio: un’applicazione GTK 3 scritta in C puro che offre visualizzazione e modifica di documenti Markdown senza ricorrere a webview o stack tecnologici pesanti. Architettura e interfaccia Il progetto deriva […]...
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Waywallen è un gestore di sfondi dinamici per Linux con supporto a immagini, video, plugin e configurazione indipendente per ogni monitor.
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The Lounge è un client IRC moderno per il self-hosting con notifiche push, sincronizzazione tra dispositivi e connessione sempre attiva
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Degoog, l'aggregatore di motori di ricerca open source che unisce risultati da più fonti con plugin, personalizzazione e supporto Docker
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GitHub e altri colossi tech si oppongono alla legge californiana sulla trasparenza dell'IA (SB 1000) sostenendo - ipocritamente, secondo la Software Freedom Conservancy - che danneggerebbe le licenze FOSS.
E il discorso ritorna a quanto sono liberi i modelli che usiamo quotidianamente e quanto, volutamente, vogliamo ignorare questo aspetto a favore della comodità.
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Ubuntu 25.10 raggiunge la fine del supporto il 9 luglio 2026. Scopri cosa cambia, quali rischi comporta e perché conviene passare a Ubuntu 26.04 LTS.
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Hannah Montana Linux è una distribuzione GNU/Linux tematica che, dopo quasi vent’anni dalla sua prima apparizione, ritorna in una versione moderna e completamente aggiornata. Nata originariamente come una curiosità basata su Kubuntu, questa distribuzione...
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Il prossimo smartphone di fascia media di Sony, l’Xperia 10 VIII, potrebbe essere più vicino al debutto di quanto si pensasse. Sul sito della catena giapponese di elettronica Edion è infatti comparsa una categoria dedicata alle cover per “Xperia 10 VIII”, nonostante il dispositivo non sia ancora stato presentato ufficialmente da Sony.
La scoperta riguarda la sezione dedicata alle cover Xperia sul sito ufficiale di Edion, uno dei principali rivenditori di elettronica in Giappone. Tra le voci relative ai modelli attualmente in commercio, come Xperia 1 VIII e Xperia 10 VII, è comparsa una nuova categoria denominata semplicemente “Cover Xperia 10 VIII”.
Aprendo la pagina, però, non si trova ancora alcun prodotto in vendita: la sezione risulta vuota, con solo l’impalcatura della categoria già predisposta in attesa dei relativi accessori.
Anche se non si tratta di una conferma ufficiale, la comparsa di una categoria dedicata a un modello non ancora annunciato è un segnale che i preparativi per il lancio starebbero procedendo. I rivenditori, infatti, tendono a predisporre le pagine dei prodotti con un certo anticipo rispetto alla loro effettiva disponibilità, in previsione dell’arrivo di accessori e cover ufficiali.
Sony non ha ancora fornito alcuna informazione ufficiale su specifiche, design o data di presentazione dell’Xperia 10 VIII. Il modello dovrebbe però proseguire la linea della serie 10, storicamente pensata come alternativa più accessibile rispetto ai top di gamma Xperia 1, mantenendo comunque caratteristiche di qualità tipiche del brand giapponese.
Nei prossimi mesi si attendono ulteriori indizi che potrebbero confermare tempistiche e caratteristiche del dispositivo. Per ora, l’unico dato certo è che i preparativi commerciali sembrano essere già in fase avanzata, almeno sul fronte degli accessori.
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Samsung potrebbe estendere a tutta la futura serie Galaxy S27 una delle funzioni più apprezzate finora riservata al solo modello Ultra: il Privacy Display, il sistema che riduce l’angolo di visione dello schermo per proteggere i contenuti da occhi indiscreti. Secondo un report del media coreano TheElec, la nuova generazione della tecnologia sarebbe pronta per debuttare su Galaxy S27, Galaxy S27 Pro e Galaxy S27 Ultra.
Sulla generazione precedente, il Privacy Display era stato riservato esclusivamente a Galaxy S26 Ultra, il modello di punta della gamma. Se le indiscrezioni si confermeranno, con Galaxy S27 la situazione cambierebbe radicalmente: la funzione diventerebbe una caratteristica comune a tutta la famiglia, incluso il modello base e la variante Pro, rendendo l’intera gamma più uniforme sul fronte della privacy visiva.
Il Privacy Display è una soluzione integrata direttamente nel pannello dello smartphone. Quando viene attivato, riduce l’angolo di visione dello schermo: chi guarda il telefono frontalmente continua a vedere il contenuto normalmente, mentre chi tenta di sbirciare da un lato vede lo schermo scurirsi, rendendo illeggibili le informazioni visualizzate. È una funzione particolarmente utile in contesti pubblici come treni, metropolitane o bar, dove la privacy dello schermo può essere facilmente violata da sguardi curiosi.
La prima versione della tecnologia non era priva di difetti: attivare la modalità privacy comportava una riduzione della luminosità massima del display e una perdita di fedeltà nella resa cromatica. Con la seconda generazione, attesa sui Galaxy S27, Samsung punterebbe a correggere proprio questi limiti, offrendo un’esperienza che riduca al minimo l’impatto su luminosità e colori mentre la protezione è attiva.
Va sottolineato che, al momento, si tratta di informazioni provenienti da fonti di settore e non di dettagli confermati ufficialmente da Samsung. La serie Galaxy S27 sarebbe comunque protagonista di diversi aggiornamenti oltre al display, incluse voci su una nuova fotocamera frontale. Non resta che attendere ulteriori indiscrezioni nei prossimi mesi, in vista di una presentazione ufficiale che si preannuncia ricca di novità per gli appassionati Samsung.
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Xiaomi Japan ha annunciato l’arrivo dello “Xiaomi Hyper Prime Day”, una promozione a tempo limitato che dal 7 al 13 luglio proporrà sconti importanti su smartphone e tablet del brand cinese. L’iniziativa sarà attiva sullo store ufficiale Xiaomi e sugli store partner, con riduzioni di prezzo fino al 30% sugli smartphone e al 21% sui tablet.
Il protagonista assoluto della promozione è il REDMI 15 5G, modello entry-level che passa dal prezzo di listino a un taglio del 30%, il più consistente tra tutti i dispositivi in offerta. Sconti significativi interessano anche la fascia media, con REDMI Note 15 Pro 5G scontato del 23% e POCO X8 Pro al 17% di sconto. Anche il modello Xiaomi 17T beneficia di una riduzione del 14%, mentre il top di gamma Xiaomi 17T Pro, dotato di sistema fotografico sviluppato con Leica, si ferma a uno sconto più contenuto del 5%, offrendo comunque l’occasione di acquistare un flagship recente a un prezzo inferiore al lancio.
Sul fronte tablet, il modello più conveniente è il REDMI Pad 2 9.7, che grazie a uno sconto del 21% scende sotto la soglia psicologica di 20.000 yen. Seguono REDMI Pad 2 Pro con il 18% di sconto, Xiaomi Pad Mini al 14% e Xiaomi Pad 8 Pro con una riduzione dell’11%, offrendo una gamma di opzioni per ogni fascia di prezzo.
La promozione appare particolarmente vantaggiosa per chi cerca un dispositivo entry-level o di fascia media a un prezzo ridotto, ma anche gli utenti interessati ai modelli più recenti della gamma Xiaomi possono approfittare di sconti minori su prodotti lanciati da poco sul mercato. L’iniziativa partirà il 7 luglio e resterà attiva fino al 13 luglio, con alcune anticipazioni di vendita già disponibili sugli store partner.
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La corsa all’intelligenza artificiale sta mettendo sotto pressione il mercato della memoria a livello globale, con conseguenze che rischiano di ripercuotersi pesantemente sugli smartphone economici. Secondo fonti del settore, entro il 2027 gli smartphone di fascia bassa potrebbero ridursi drasticamente o addirittura scomparire dal mercato, vittime della crescente scarsità di DRAM assorbita in gran parte dai data center dedicati all’IA.
Le stime di settore indicano che, entro la fine del 2026, la domanda di DRAM per il calcolo IA supererà già la metà dell’offerta complessiva, per poi superare il 60% nel 2027. La rapida espansione dei data center dedicati all’intelligenza artificiale continua ad alimentare una domanda crescente di memoria ad alte prestazioni, lasciando sempre meno margine per i prodotti di consumo come smartphone e PC, con i produttori costretti a una vera e propria corsa all’accaparramento delle scorte disponibili.
Anche i grandi produttori di smartphone, incluso Apple, starebbero dando priorità alla sicurezza dell’approvvigionamento piuttosto che alla trattativa sui prezzi, pur di garantirsi le quantità di memoria necessarie.
Dal 2022 a oggi, alcune stime parlano di un aumento dei prezzi della DRAM fino al 700%. Il mercato mondiale è attualmente concentrato per circa il 90% nelle mani di tre soli produttori, Samsung, SK hynix e Micron, mentre le aziende cinesi come CXMT e YMTC stanno ampliando la propria capacità produttiva senza però riuscire, per ora, a risolvere la carenza globale, anche a causa delle difficoltà geopolitiche che ne limitano l’adozione al di fuori della Cina.
Il settore stima che entro il 2027 gli smartphone economici, con un prezzo indicativo di circa 1500 yuan (intorno ai 33.000 yen), diventeranno difficilmente sostenibili dal punto di vista economico. I componenti legati a memoria e storage potrebbero arrivare a rappresentare fino al 60% del costo di produzione in questa fascia di prezzo, rendendo di fatto antieconomico continuare a produrre questi modelli, che potrebbero quindi sparire dal mercato o subire forti rincari.
Secondo le previsioni della società di ricerca IDC, questo scenario potrebbe contribuire a un calo delle spedizioni globali di smartphone fino ai livelli più bassi dal 2013, con un impatto negativo anche sul mercato PC.
Gli smartphone moderni richiedono quantità di RAM sempre maggiori per gestire le funzioni IA più avanzate, con i modelli di punta che si avvicinano ormai stabilmente a 12 o 16 GB di memoria. Con la domanda lato server destinata a crescere ulteriormente, diversi analisti considerano gli attuali livelli di prezzo della memoria come una “nuova normalità” difficile da invertire nel breve periodo. Se questa tendenza dovesse confermarsi, il 2027 potrebbe segnare un punto di svolta per l’intero mercato smartphone, con rincari che coinvolgerebbero anche i modelli di fascia media, storicamente più accessibili.
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Un tablet Motorola ancora inedito è comparso nei database di certificazione di UL Solutions e Bluetooth SIG, fornendo alcuni indizi importanti sulle sue caratteristiche tecniche. Dai documenti emerge il supporto alla ricarica rapida da 45W e una probabile commercializzazione anche sul mercato giapponese, oltre che in numerosi altri paesi.
I modelli coinvolti nella certificazione portano le sigle “XT2673-1” e “XT2673-2”. Secondo la documentazione di UL Solutions, il dispositivo supporterà una ricarica rapida fino a 45W (10V/4,5A). Tra le aree geografiche indicate per la commercializzazione figurano Giappone, Australia, Canada, Cina, diversi paesi europei, Nuova Zelanda, Arabia Saudita e Stati Uniti, a conferma di un lancio pensato per un pubblico internazionale. Lo stesso numero di modello risulta registrato anche presso il Bluetooth SIG, sebbene le specifiche dettagliate non siano ancora state rese note.
Pur non comparendo alcun nome commerciale nei documenti di certificazione, diversi forum specializzati nel monitoraggio dei prodotti Lenovo e Motorola ipotizzano che il tablet possa essere lanciato con il nome “Moto Pad 70”. Il nome in codice interno risulterebbe essere “Cava”, lo stesso già associato ad altri modelli già in commercio come Lenovo Tab K12, Lenovo Idea Tab Plus Matte Edition e Lenovo Idea Tab Plus.
Questo elemento suggerisce che il nuovo Moto Pad 70 potrebbe essere, di fatto, una versione rimarchiata di uno di questi tablet Lenovo, una pratica comune considerando che Motorola fa parte del gruppo Lenovo.
Se l’ipotesi della rimarchiatura fosse confermata, il Moto Pad 70 si posizionerebbe presumibilmente come alternativa più economica rispetto all’eventuale Moto Pad 70 Pro, offrendo agli utenti Android un’opzione tablet accessibile all’interno del catalogo Motorola. Non sono ancora note informazioni su display, processore o prezzo di vendita.
Il passaggio attraverso le certificazioni internazionali è generalmente considerato un segnale che il lancio commerciale è ormai prossimo. Non resta che attendere una comunicazione ufficiale da parte di Motorola per conoscere il nome definitivo, le specifiche complete e la data di disponibilità sul mercato, incluso quello giapponese.
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