L’oscuro linguaggio delle norme: se il legislatore è Azzeccagarbugli

Dice Sabino Cassese che gli argomenti dei decreti ministeriali sul Covid non presentano un grado di difficoltà paragonabile a quello affrontato da Hegel nella “Fenomenologia dello spirito” e, tuttavia, l’opera del grande filosofo tedesco, così ricca …

Forse non se ne rendono conto, ma i politici del Pusp stanno uccidendo la politica. Quella vera. Ripetono meccanicamente la stessa battuta, convinti che sia viatico per il successo, non rendendosi conto di provare così a comprare quella fetta del mer…

#ilcafFLEdelmercoledi – Speciale scuola con Gianna Fregonara, Paola Di Caro, Giancristiano Desiderio

#ilcafFLEdelmercoledi - Puntata speciale sul tema "scuola" con Gianna Fregonara, Paola Di Caro, Giancristiano Desiderio

Bene avere ricordato che le riforme evocate dal presidente della Repubblica dovrebbe farle il Parlamento. Lui non ne ha i poteri. E bene avere specificato, quando si parla di elezione diretta del presidente, di quale presidente si tratti.

Nuovo episodio de #LaFLEalMassimo per la Fondazione Luigi Einaudi oggi cerco di catturare un profilo un po’ sfuggente, potremmo chiamarla forma mentis o mindset con terminologia meno antiquata a me piace parlare di “infrastrutture culturali”.

Nella puntata odierna è ospite l’ing. Marco d’Ucria, esperto progettista di reti di telecomunicazioni e di cybersecurity, con una consolidata esperienza lavorativa in Italia e all’astore, con le più importanti aziende di telecomunicazioni.

L’assassino non fu Mani Pulite: la Prima Repubblica morì nel 1978

Non si avvertirebbe il bisogno di scrivere un Elogio della Prima Repubblica (La nave di Teseo) come ha fatto Stefano Passigli, se la cosiddetta Seconda Repubblica avesse dato buona prova di sé.

Per richiamare gli intellettuali a reinventarsi senza tradirsi Chi sono gli intellettuali oggi? Com’è cambiato il loro ruolo al tempo di internet? Se tutti possono dialogare con tutti, se i media tradizionali di cui di solito gli intellettuali si val…

Tra intellettuali, politica e garantismo: l’intervista al Prof. Sabino Cassese

Sabino Cassese è una delle figure più importanti del panorama culturale italiano. Studioso, giurista, giudice emerito della Corte Costituzionale, è da anni propugnatore di una visione liberaldemocratica e garantista, che lo hanno reso più volte il ca…

La “società chiusa” sembra forte ma è debole, la “società aperta” sembra debole ma è forte. La storia – che, forse, non ha un fine come voleva Marx, ossia il comunismo, o come credeva Fukuyama, ossia l’ordine liberale, ma che ha un suo interno senso …

a cura di Luca Ricolfi e Luca Princivalle (Fondazione David Hume) Donna non vota donna I dati sono chiari. Derivarne che siano frutto di maschilismo, educazione patriarcale, arretratezza e via così con i luoghi comuni, è superficiale.

Il Protocollo di Noto nasce dalla consapevolezza che il perseguimento della crescita socio-economica e culturale del territorio può essere conseguito attraverso azioni utili non solo a garantire uno sviluppo ed una gestione amministrativa efficiente,…

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Senza una patria non si conosce la felicità di essere cosmopoliti Emilio Salgari, geniale creatore di Sandokan, scrisse i suoi romanzi d’avventura ambientati in Malesia senza uscir mai dai confini dell’Italia.

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Immaginate di essere stati dei dipendenti della pubblica amministrazione, per esempio di un Comune, e di avere ricevuto per ben tre anni ogni mese un emolumento aggiuntivo allo stipendio ordinario, il cosiddetto trattamento accessorio.
Pëtr Arkad'evič Stolypin ha ricondiviso questo.

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Mai 'na gioia... 😅

Bentornati alla #FLEalMassimo qualche giorno fa ricorreva l’anniversario del giorno nel quale le truppe dell’armata rossa nel 1945 liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.

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L’elezione del Presidente della Repubblica ha le sue regole, ha le sue anche liturgie, ricorrenti nel tempo, ma le difficoltà delle forze politiche sono sono emerse subito, fin dall’inizio.

Il risultato è evidente: esiste una maggioranza di governo, quindi un numero di parlamentari e di forze politiche che sono colleghi e alleati nel medesimo governo, i cui rappresentanti siedono nel medesimo Consiglio dei Ministri, che con quei numeri e con quella maggioranza avrebbero potuto – secondo me, dovuto – eleggere il Presidente della Repubblica al primo scrutinio.

Non è andata così, però non c’è neanche da fare moralismi sul fatto che ci sono stati dei nomi e ci sono state delle divisioni.

Io, però, vorrei richiamare l’attenzione su una cosa apparentemente laterale, ma, in realtà, molto rilevante, secondo me, perché dice molto anche del futuro.

Nel corso della discussione, tra i nomi emersi e rimbalzati continuamente sui giornali, c’erano da una parte quello del Presidente del Consiglio, il Professor Mario Draghi, e quello della Dottoressa Belloni, il Capo dei Servizi di Informazione – una volta detti servizi segreti – quindi il servizio di intelligence.

Su Draghi al Quirinale si è detto che poteva essere pericoloso, perché c’è il PNRR, ci sono gli impegni presi con l’Europa: è una considerazione fondatissima, che condivido.

Poi c’è chi dice che Draghi è una persona di spessore e di tale importanza per l’Italia, che, se fosse al Quirinale, saremmo sicuri che ci rimarrebbe per 7 anni. É vero che il Quirinale ha funzioni diverse rispetto al governo, però, con una permanenza di 7 anni, può esercitare la sua garanzia: discussione totalmente legittima.

Dunque, si è detto che se Draghi andasse al Quirinale, a Palazzo Chigi potrebbe andare la Dottoressa Belloni. Se, invece, Draghi restasse a Presidente del Consiglio, allora perché non eleggere la Belloni Presidente della Repubblica? Si tratterebbe anche di una donna.

Ora, non è minimamente in discussione la qualità delle persone, perché si tratta di due nomi di altissimo livello, tra i migliori che abbiamo in Italia: dunque, non è minimamente in discussione questo.

Il tema è: in quale Paese il Capo dei Servizi di Sicurezza diventa Capo del Governo o Presidente della Repubblica? In guerra, forse, anzi neanche.

Ci sono Paesi molto esposti sul lato della sicurezza, che si guardano bene dal fare una scelta simile. Ad esempio, Israele tiene separate le cose ed il perché è evidente: il mestiere delle informazioni e non è esattamente lo stesso mestiere dell’ esporsi al consenso popolare.

Questo mi pare assolutamente giusto e corretto.

Come si può pensare che la stragrande maggioranza dei parlamentari, quindi delle forze politiche e, quindi, in qualche modo, degli elettori che li hanno votati – perché, ricordiamolo, sono comunque tutti figli delle elezioni politiche del 2018 – dica: “noi vogliamo restare maggioranza, perché gli obiettivi che abbiamo raggiunto devono essere difesi nell’interesse generale, però ad una condizione: non sia mai uno di noi a fare una scelta, che non sia mai uno di noi a prendere la guida”.

In questa ottica, deve esserci sempre qualcuno che viene da fuori.

Dunque, prima di arrivare a considerare inutile il voto – che in democrazia sarebbe una disastro e non deve succedere mai – si arriverà alla conclusione di avere votato degli inutili.

Infatti, le forze politiche, pur sapendo di dover andare d’accordo, pur sapendo di dover rimanere in coalizione, non sono in grado di individuare una persona condivisa.

Tutti malfidati? Tra le vostre fila non c’è nessuno che possa essere considerato dagli altri, cioè anche da quelli che saranno avversari al momento della campagna elettorale, apprezzabile dal punto di vista istituzionale o delle capacità di governo?

Ripeto ho nominato due persone che il cielo ce l’hai conservi, ma, forse, da questo tipo di politica, che il cielo ce ne liberi.

L'articolo proviene da Fondazione Luigi Einaudi.

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La Belt & Road Initiative (BRI), conosciuta anche come “la nuova via della seta” può essere descritta come un ambizioso progetto di sviluppo economico e commerciale cinese, lanciato nel 2013 dal presidente Xi Jinping.