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Dal "cretino locale" al cretino governativo?

Dopo che l' #Anvur è stata resa ancor più dipendente dal governo, è stata approvata in commissione la riforma dell'Abilitazione scientifica nazionale. Ora, per l'epifania della valutazione di stato, manca solo l'approvazione dell'aula della Camera.


Entra in vigore il 19 febbraio il nuovo regolamento dell’ANVUR, firmato dal presidente della repubblica il giorno successivo all’Epifania.
Il Presidente sarà nominato direttamente dal ministro, anziché, come avviene attualmente, essere eletto all’interno del direttivo. Sia il presidente che i quattro membri saranno scelti dal ministro ciascuno all’interno di una terna di nomi. Queste terne saranno predisposte da un “comitato di selezione appositamente costituito con decreto del Ministro”. Il ministro sceglierà direttamente tre dei cinque membri del comitato di selezione, cioè la maggioranza del comitato. Gli altri due membri saranno invece indicati da Accademia dei Lincei e ERC.


Il ministero dell’università, determinando la maggioranza del comitato di selezione dei membri dell’agenzia e nominandone il presidente, ne avrà un controllo ancora più intenso. L’operazione è avvenuta con un tratto di penna perché il dispositivo della soggezione della ricerca al governo era già in funzione, e i suoi vertici non solo si sono già sottomessi, ma hanno anche imposto sottomissione.
- The post’s content. aisa.sp.unipi.it/lanvur-agenzi…


Civil society launches demands for a just and flourishing digital Europe at Summit with Zuboff, MEP Benifei, DuckDuckGo, after guerrilla projection stunt in Brussels


On 23 June 2026, 13 civil society organisations – including EDRi – launched “Make It Real: Calls to Action for a Flourishing and Just Digital Europe”, a publication outlining concrete recommendations to EU lawmakers to safeguard fundamental rights, democratic accountability and fair competition in the digital economy. The launch took place at the “Fight for Us, Not for Them” Summit featuring eminent speakers like Professor Shoshana Zuboff, scholar, activist and author of ‘The Age of Surveillance Capitalism’, Brando Benifei, Member of the European Parliament, and more. The event comes after the European Council meeting on 18-19 June, for which EDRi co-organised a visual protest to raise the alarm against Big tech lobbying.

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Das Europäische Parlament hat für den Digitalen Euro votiert. Im weiteren Aushandlungsverfahren zwischen Parlament, Rat und Kommission stehen dann Haltelimits, Gebühren und Offline-Zahlungen im Fokus. Eine Einführung des digitalen Zentralbankgeldes ist frühestens ab 2029 möglich.

netzpolitik.org/2026/alternati…

in reply to netzpolitik.org

Ich geh mal davon aus, dass betrpgerische Hacker das Buffet bereits vorbereiten.
Die digitale Kompentenz in Sachen Bedienung und Vybersicherheit der Bevölkerung ist derart niedrig, dass ich mich geistig im Jripo Bereich schon auf die neuen Deliktsfelder freue...nicht.

Nfc ist schon ein Geschenk am Diebe und Betrüger, die deswegen nicht mal mehr pins abgucken, sondern nur noch an die Karten kommen müssen.

😒

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✨ VBScript via WhatsApp: documenti aziendali falsi installano ManageEngine RMM in campagna globale con tracce cinesi
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/vbscri…

@informatica


VBScript via WhatsApp: documenti aziendali falsi installano ManageEngine RMM in campagna globale con tracce cinesi


Si parla di:
Toggle

Kaspersky ha documentato una campagna malware attiva in 11 Paesi che utilizza WhatsApp come vettore di distribuzione iniziale. Allegati VBScript pesantemente offuscati, camuffati da documenti aziendali, avviano una catena di infezione multi-stadio che termina con l’installazione silenziosa di ManageEngine Endpoint Central — un software RMM legittimo riconfigurato per dare agli attaccanti accesso remoto persistente. L’infrastruttura mostra sovrapposizioni con campagne Gh0st RAT e ValleyRAT, suggerendo con bassa confidenza un operatore di lingua cinese.

WhatsApp come vettore: la scelta tattica


La scelta di WhatsApp come canale di distribuzione è tutt’altro che casuale. A differenza della posta elettronica, WhatsApp non dispone di gateway di sicurezza aziendali, filtri antimalware inline, o sandbox automatici per gli allegati. I file vengono recapitati direttamente al dispositivo della vittima, bypassando la maggior parte delle difese perimetrali tradizionali. Inoltre, i messaggi arrivano da account WhatsApp precedentemente compromessi — non da numeri sconosciuti — il che aumenta notevolmente la probabilità che la vittima apra l’allegato, fidandosi del mittente apparente.

I file vengono distribuiti come archivi ZIP con nomi volutamente credibili in più lingue: “Financial Reports.vbs”, “Account Statement.vbs”, ma anche varianti in portoghese, francese, tedesco e malese, a riflettere la portata geografica dell’operazione.

La catena di infezione: quattro stadi verso il controllo remoto


Una volta che la vittima apre il file VBScript su Windows, si attiva una sequenza di infezione articolata in quattro fasi.

Stage 1 — VBScript offuscato: il file VBS è pesantemente offuscato per eludere il rilevamento statico. All’esecuzione, contatta l’infrastruttura dell’attaccante e scarica due script aggiuntivi.

Stage 2 — UAC bypass: uno degli script scaricati disabilita le protezioni User Account Control (UAC) attraverso modifiche al registro di sistema di Windows, eliminando i prompt di sicurezza per le operazioni successive.

Stage 3 — Download del payload: viene scaricato un archivio ZIP contenente un deployment preconfigurato di ManageEngine Endpoint Central, comprensivo di installer MSI (UEMSAgent.msi), certificati, file di configurazione e script di installazione.

Stage 4 — Installazione silenziosa: il launcher setup1.vbs esegue l’installazione silenziosa dell’agente tramite msiexec.exe. L’agente viene registrato sull’infrastruttura di controllo dell’attaccante, fornendo accesso remoto completo al sistema della vittima: esecuzione di comandi, trasferimento file, accesso alla shell, e molto altro.

--- CATENA DI INFEZIONE ---

[WhatsApp] → ZIP archive
    └── Financial_Reports.vbs (offuscato)
          ├── Stage 2: Download script → UAC bypass via Registry
          │     HKLM\SOFTWARE\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Policies\System
          │     ConsentPromptBehaviorAdmin = 0 / EnableLUA = 0
          └── Stage 3: Download ZIP (ManageEngine Endpoint Central)
                └── UEMSAgent.msi
                └── setup1.vbs → msiexec.exe /quiet /norestart
                └── Certificati e config preconfigurati
                      └── Registrazione su C2 attaccante

L’abuso degli strumenti RMM legittimi: una tecnica consolidata


L’utilizzo di ManageEngine Endpoint Central come payload finale è una scelta deliberata e strategica. I software RMM legittimi come ManageEngine, AnyDesk, TeamViewer o Atera presentano vantaggi significativi per gli attaccanti: sono firmati digitalmente da vendor riconosciuti, vengono spesso esclusi dalle soluzioni antimalware per evitare falsi positivi operativi, sono difficilmente distinguibili da usi legittimi in ambienti enterprise, e forniscono funzionalità complete di gestione remota. La CISA americana ha già avvertito in passato dell’abuso di strumenti RMM da parte di attori state-sponsored e cybercriminali.

Attribuzione: tracce verso la Cina, confidenza bassa


I ricercatori di Kaspersky hanno identificato sovrapposizioni infrastrutturali con campagne precedenti attribuite a ValleyRAT e Gh0st RAT, due famiglie di malware storicamente associate ad attori di lingua cinese. In particolare, l’indirizzo IP 202.61.160.201 è apparso sia nell’infrastruttura di questa campagna sia in precedenti operazioni Gh0st RAT/ValleyRAT. Nonostante queste sovrapposizioni, Kaspersky mantiene una bassa confidenza nell’attribuzione, in quanto la riutilizzazione di infrastruttura non implica necessariamente la stessa organizzazione — una tecnica che alcune operazioni usano deliberatamente per depistare le attribuzioni.

Distribuzione geografica: Malaysia epicentro, portata globale


Le vittime osservate sono distribuite in 11 Paesi e territori: Malaysia (circa l’80% dei casi), Brasile, India, Messico, Singapore, Regno Unito, Spagna, Taiwan, Australia, Russia e Vietnam. La concentrazione in Malaysia suggerisce che questa possa essere la regione target primaria, con gli altri Paesi colpiti da una distribuzione più opportunistica o da campagne parallele adattate linguisticamente.

Due righe per i difensori


Per mitigare questa minaccia è necessario agire su più livelli. A livello di endpoint, occorre bloccare l’esecuzione di file .VBS, .VBE, .JS e .WSF da parte di utenti non amministratori tramite Group Policy (Software Restriction Policies o AppLocker). È altresì importante monitorare le modifiche alle chiavi di registro relative a UAC (ConsentPromptBehaviorAdmin, EnableLUA) come segnale di compromissione. Sul fronte delle applicazioni, è necessario implementare una whitelist dei software RMM autorizzati e bloccare l’installazione silenziosa di agenti non approvati tramite msiexec. Gli utenti, infine, vanno sensibilizzati a non aprire allegati ricevuti via WhatsApp — specialmente file .ZIP con estensioni .VBS — anche quando provengono da contatti noti, poiché gli account WhatsApp dei mittenti potrebbero essere compromessi.

--- INDICATORI DI COMPROMISSIONE (IoC) ---

IP infrastruttura:
  202.61.160.201  (overlap con Gh0st RAT / ValleyRAT)

File sospetti:
  Financial Reports.vbs
  Account Statement.vbs
  setup1.vbs
  UEMSAgent.msi  (ManageEngine Endpoint Central preconfigurato)

Chiavi di registro modificate (UAC bypass):
  HKLM\SOFTWARE\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Policies\System\ConsentPromptBehaviorAdmin
  HKLM\SOFTWARE\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Policies\System\EnableLUA

Processo sospetto:
  msiexec.exe /quiet /norestart [lanciato da VBScript]

Paesi colpiti: Malaysia (80%), Brasile, India, Messico, Singapore,
               UK, Spagna, Taiwan, Australia, Russia, Vietnam

Fonte: Kaspersky Securelist, giugno 2026

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👓 Smart Glasses: #bigtech’s hottest new product 📹 DW News spoke with noyb's data privacy expert Kleanthi Sardeli about the safety risks 👉 youtube.com/watch?v=P2jlRzBfzq…
in reply to noyb.eu

there is a wonderful great book from your Austrian companion Marc Elsberg, Zero. When you read it, you weaponize yourself because millions of people will wear them and wont care a second.

de.wikipedia.org/wiki/Zero_%E2…

Maybe you want to look at this

github.com/yjeanrenaud/yj_near…

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Vor einiger Zeit bin ich in 1 Bericht der Zentralen Ausländerbehörde Essen über einen Satz gestolpert. "Zufallsfunde" bei der Durchsuchung der Datenträger von Abzuschiebenden würden auch an Ermittlungsbehörden gemeldet. Wait what? Eigentlich sollen die Handy-Durchsuchungen nur die Herkunft klären.

Habe dann nachgefragt, wie häufig das geschieht und auf welcher Rechtsgrundlage - mit überraschendem Ergebnis.

netzpolitik.org/2026/abschiebu…

in reply to quotentoter ☕

@quotentoter
Aber Ausländerbehörden sind nicht zuständig für Strafverfahren. (Abgesehen davon, dass auch dann Grundrechte nicht beliebig beeinträchtigt werden dürfen.)

D., der Wischi-waschi-Klauseln in Landesdatenschutzgesetzen sieht, die die Anforderungen von Art. 6 DSGVO an mitgliedsstaatliche Regelungen nicht erfüllen. (2-Türen-Prinzip: die Strafermittlungsbehörden dürfen erhaltene Daten evtl. verarbeiten; doch Verwaltungsbehörden brauchen zunächst einen zutreffenden Erlaubnistatbestand, um sie ihnen zu übermitteln. Nämlich?)

@ckoever

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Eigentlich sollen Handy-Durchsuchungen bei Menschen, die abgeschoben werden sollen, nur die Herkunft klären. Doch eine Recherche zeigt: Zufallsfunde landen bei der Polizei. Juristen sehen darin einen fragwürdigen Grundrechtseingriff.

netzpolitik.org/2026/abschiebu…

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🚨 Fight for Us, Not for Them Summit is now live!

From Brussels to online, we are kicking off a full afternoon of conversations on the concrete human, societal and geopolitical consequences of the European Commission’s deregulation agenda.

As hard-won digital protections face growing pressure, this summit is a chance to debate what comes next for EU tech policy and what Europe’s path toward technological self-determination should look like.

📺 Join us live on fairtube: fair.tube/w/res8Zscg69HAXs8iT3…

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robertocaso.it/2026/06/23/i-da…

G. Bincoletto, R. Caso, P. Guarda (a cura di), I dati della sperimentazione clinica tra chiusura e apertuura della conoscenza scientifica. Filosofia, politica, etica, diritto e prassi, Prima edizione, Milano, Ledizioni, giugno 2026

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1/2 🕵🏽‍♂️ 🇪🇺 On 24 June, the European Parliament interest group on spyware is taking stock of the human rights violations that have occurred due to this harmful technology, and the response at the EU and the international level to this crisis.

We can make it easy for our lawmakers. Spoiler alert: nothing has been done to address the unbridled spread of #spyware and other #surveillance tech. The only steps taken have been window dressing measures at best.

in reply to EDRi

2/2 The surveillance tech industry is thriving while the victims are nowhere close to justice.

✊🏽 It's time for regulation. It's time to act. We need safe and secure digital communications. Join us, and thousands of people, in calling on EU lawmakers to BAN spyware ➡️ edri.org/take-action/our-campa…

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In Deutschland gibt es eine privatwirtschaftliche Organisation, die relativ freihändig Websites sperrt, die CUII. @lina findet das doof. Deshalb guckt sie der CUII beim Netzsperren auf die Finger. Achtmal habe ich inzwischen über Fails geschrieben, die sie gefunden hat. Für den aktuellsten Text hat die CUII per Rechtschreibfehler die falsche Seite gesperrt. Zum Glück guckt Lina da drauf.
netzpolitik.org/2026/zensur-ag…
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Eigentlich soll die Clearingstelle Urheberrecht im Internet illegale Streaming-Plattformen sperren. Tatsächlich macht sie dabei immer wieder Fehler. Die 18-jährige Lina deckt sie auf. Der neueste Fail: Die CUII hat eine nicht existierende Domain aus Versehen gesperrt. netzpolitik.org/2026/zensur-ag…
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Squidbleed: 29-Year-Old Squid Proxy Vulnerability Leaks Passwords and API Keys from Other Users
#CyberSecurity
securebulletin.com/squidbleed-…
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AryStinger Botnet Hijacks 4,300+ Routers to Build Global Covert Attack Proxy Network
#CyberSecurity
securebulletin.com/arystinger-…
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Prinz Eugen Ransomware Uses RemotePC RMM and PowerShell Stagers to Evade Detection
#CyberSecurity
securebulletin.com/prinz-eugen…
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Klue Supply Chain Hack Exposes Salesforce Data at Nine Cybersecurity Companies
#CyberSecurity
securebulletin.com/klue-supply…
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🍪❌ With the #DigitalOmnibus, the EU Commission FINALLY wanted to get rid of cookie banners. However, Google and some of the very EU Member States that are actually calling for simplification – including Germany and France – are now standing in the way. @maxschrems

Find out more 👉 noyb.eu/en/eu-member-states-an…

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In Dresden wird heute gegen die Novelle des Sächsischen 🚓-Gesetzes demonstriert. Denn morgen wollen BSW, CDU und SPD im Landtag mit dem neuen #SächsPVDG die Überwachung massiv ausweiten. Ich habe die Kritik der Zivilgesellschaft für @netzpolitik_feed zusammengefasst.

Hier zu lesen: netzpolitik.org/2026/sachsen-v…

#dd2306

Los gehts um 17 Uhr am Terrassenufer. Aufgerufen zur Demo hatten (u.a.) die Grüne Jugend Sachsen und der @CCC

in reply to Leonhard Pitz

Auf was sich BSW, CDU und SPD geeinigt haben, hatte ich für @netzpolitik_feed hier aufgeschrieben:
netzpolitik.org/2026/smartphon…
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#GDPR / #Cookies: You CAN NOT make it up: #Google, #Germany and #France are now lobbying to keep (!) the Cookie Banners in the EU, when the European Commission has proposed to replace them with a simple signal. #Lobbying against the vast majority of voters worked. Details: noyb.eu/en/eu-member-states-an…
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🚨 #Europol has been using a secret second database with no safeguards and limited oversight for years.

Instead of holding them accountable for their rogue tactics, on June 24, the European Commission is expected to reward the police agency with more powers and money in a proposal to overhaul their mandate 🤑

This is far from the first time that Europol is getting away with severe breaches of its own rules and flouting our fundamental rights.

Read more in our op-ed: euobserver.com/222391/europol-…

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Log Out @ Roma

🕒 24 giugno, 18:30 - 24 giugno, 21:30

📍 Largo Pietro Tacchi Venturi, Roma, Lazio

🔗 mobilizon.it/events/7a673971-9…


Log Out @ Roma
Inizia: Mercoledì Giugno 24, 2026 @ 6:30 PM GMT+02:00 (Europe/Rome)
Finisce: Mercoledì Giugno 24, 2026 @ 9:30 PM GMT+02:00 (Europe/Rome)

Mercoledì 24 giugno torniamo con il Logout di TWC Roma, il ritrovo per tech workers che vogliono incontrarsi dopo il lavoro: un'occasione per socializzare, conoscersi, parlare del nostro lavoro e come organizzarci nei prossimi mesi!

Ci vediamo mercoledì 24 giugno, dalle 18:30 alle 21:30, alla Casa del Parco in Caffarella (ingresso Largo Tacchi Venturi angolo Via Latina).

E' raggiungibile a piedi dalla Metro A fermata Colli Albani.

Unisciti ai canali Telegram Tech Workers Coalition !

Roma

t.me/twcroma

Italia

t.me/twcitagruppo


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Bastian’s Night #482 June, 25th


Every Thursday of the week, Bastian’s Night is broadcast from 21:30 CEST/DST.

Bastian’s Night is a live talk show in German with lots of music, a weekly round-up of news from around the world, and a glimpse into the host’s crazy week in the pirate movement.


If you want to read more about @BastianBB: –> This way


piratesonair.net/bastians-nigh…

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

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🍪❌ With the Digital Omnibus, the EU Commission FINALLY wanted to get rid of cookie banners. However, Google and some of the very EU Member States that are actually calling for simplification – including Germany and France – are now standing in the way.

👉 In the Council’s latest position paper, the plan to abolish the cookie banner has been scrapped. This will likely cost European users a great deal of hassle, frustration and billions of clicks per year.

noyb.eu/en/eu-member-states-an…

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#Linktipp: 10 Jahre "Funk": Reichweite auf Big-Tech-Plattformen ist nicht mehr genug netzpolitik.org/2026/10-jahre-…
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Municipal tokens are not "crypto for cities".

In Lugano, LVGA shows how digital complementary currency can become an urban policy tool: cashback, cultural vouchers, tourism incentives, local economic coordination and, soon, privacy-preserving identity.

Our new peer reviewed essay connects with several points I raised at Plan B Summer School: monetary infrastructure should be civic infrastructure, not just another extractive platform layer.

Download open access:
p2pfisy.com/research-papers/mu…

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"Memes und AI-Slop prägen die zweite Amtszeit von US-Präsident Donald Trump. Der Kunsthistoriker Wolfgang Ullrich sieht darin eine neue illiberale Regierungsform begründet – die „Memokratie“."

netzpolitik.org/2026/memes-wer…

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✨ AryStinger: la botnet che trasforma router D-Link in armi silenziose per attacchi globali
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/arysti…

@informatica


AryStinger: la botnet che trasforma router D-Link in armi silenziose per attacchi globali


I ricercatori di XLab (Qianxin) hanno scoperto AryStinger, una botnet precedentemente sconosciuta che ha compromesso oltre 4.000 router obsoleti in tutto il mondo, trasformandoli in proxy silenziosi al servizio di attori malevoli. A differenza delle classiche botnet DDoS, AryStinger è progettata per il ricognizione e il supporto alle intrusioni — un’infrastruttura invisibile concepita per penetrare reti aziendali e governative.

Scoperta e timeline dell’operazione


Il 12 marzo 2026, il sistema di threat awareness di XLab ha rilevato l’indirizzo IP 107.150.106.14 che diffondeva un campione ELF con zero detection su VirusTotal, sfruttando due vulnerabilità datate: CVE-2013-3307 e CVE-2016-5681. Il campione, implementato in C, prendeva di mira router D-Link DIR-850L e DIR-818LW — dispositivi giunti a fine vita, privi di patch e ancora ampiamente diffusi in ambito SOHO.

Il 26 aprile è comparso un secondo campione correlato, questa volta scritto in Go e rivolto a dispositivi NAS, sfruttando CVE-2025-11837. Il percorso nel codice sorgente del campione Go rivela il nome del progetto interno: Ary-Attack — un dettaglio che ha consentito ai ricercatori di attribuire le due famiglie alla stessa operazione.

Architettura e capacità operative


AryStinger converte i dispositivi infetti in “executor” telecomandati, capaci di eseguire un insieme ricco di operazioni su richiesta del C2:

  • Scansione di rete: port scanning, identificazione dei servizi, enumerazione di sottodomini — attività tipiche della fase di ricognizione pre-intrusione.
  • Proxying e tunneling: il device infetto instrada traffico malevolo verso destinazioni terze, mascherando l’origine reale dell’attaccante.
  • Esecuzione di comandi arbitrari sul sistema.
  • Modifiche DNS: la botnet può alterare le configurazioni DNS del router per intercettare il traffico web degli utenti connessi.
  • Payload multi-linguaggio: supporta l’iniezione di payload scritti in Go, Java e Python, garantendo flessibilità operativa.
  • Canali di accesso persistente via dropbear (SSH) o gs-netcat.

Le comunicazioni con il server di comando e controllo avvengono via HTTP/HTTPS, con traffico serializzato tramite Protobuf e cifrato con XOR — una scelta che garantisce compattezza e una certa difficoltà nell’ispezione del traffico.

Distribuzione geografica e target


La telemetria di Qianxin mostra che la distribuzione delle infezioni è geograficamente concentrata: Corea del Sud (48,5%), Cina (31,8%), Svezia (6,4%), Malesia (3,5%) e Singapore (2,5%). La forte prevalenza asiatica suggerisce che il deployment iniziale sia stato mirato su mercati dove i router D-Link di fascia bassa hanno avuto larga diffusione e dove la sostituzione dei dispositivi a fine vita avviene con ritardi.

Il targeting di NAS oltre ai router nella seconda fase dell’operazione indica un’evoluzione verso dispositivi con maggiore capacità di elaborazione e connettività persistente — ideali per operazioni di lunga durata che richiedono stabilità dell’infrastruttura proxy.

Perché AryStinger è diversa dalle botnet tradizionali


La distinzione fondamentale di AryStinger rispetto a botnet come Mirai o AISURU è l’obiettivo operativo: non DDoS né mining di criptovalute, bensì la costruzione di un’infrastruttura di intrusione distribuita. I dispositivi compromessi diventano nodi di una rete di proxy residenziali che conferiscono agli attaccanti un’anonimizzazione difficile da penetrare: il traffico malevolo emerge da indirizzi IP domestici o di piccola impresa, superando spesso i blocchi basati su reputazione IP.

Questo modello operativo è tipico di gruppi APT che necessitano di infrastrutture di staging durante la fase di ricognizione e di pivoting nelle reti bersaglio. La capacità di modificare le configurazioni DNS aggiunge una dimensione ulteriore: chi usa un router infetto espone tutte le proprie comunicazioni a potenziale intercettazione.

Indicatori di compromissione (IoC)

# IP di spreading iniziale
107.150.106.14
# Dominio C2 autenticazione
eixfi.ajb8.com  (/auth endpoint)
# CVE sfruttate
CVE-2013-3307   (D-Link DIR-850L - autenticazione bypassata)
CVE-2016-5681   (D-Link DIR-818LW - esecuzione remota di codice)
CVE-2025-11837  (dispositivi NAS - variante Go)
# Processi sospetti da verificare sul dispositivo
syswapd0h
syswapd0w
# Percorso da verificare
/tmp/bin/  (presenza di campioni malware)
# Nome progetto interno (da path nel codice Go)
Ary-Attack

Due righe per i difensori


Per chi gestisce reti con dispositivi edge, le azioni prioritarie sono: sostituire immediatamente i router D-Link DIR-850L e DIR-818LW con modelli supportati e aggiornati; applicare gli aggiornamenti firmware più recenti su tutti i dispositivi di rete perimetrali; modificare le credenziali amministrative di default; disabilitare le interfacce di gestione remota se non strettamente necessarie. A livello di monitoraggio, è opportuno inserire il dominio eixfi.ajb8.com e l’IP 107.150.106.14 nelle blocklist e verificare nei log di rete la presenza di connessioni Protobuf verso host sconosciuti su porte non standard.

La scoperta di AryStinger conferma una tendenza consolidata: i dispositivi IoT e i router SOHO a fine vita restano un vettore di attacco privilegiato per costruire infrastrutture di intrusione persistenti e difficili da attribuire. La prossima botnet potrebbe già essere nascosta nel router del vostro operatore ISP locale.


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Troubleshooting su Linux: il metodo sistematico in 4 passi che risolve il 99% degli errori
#tech
spcnet.it/troubleshooting-su-l…
@informatica


Troubleshooting su Linux: il metodo sistematico in 4 passi che risolve il 99% degli errori


Chi lavora con Linux da anni conosce bene quella sensazione: un errore inaspettato blocca il server, un servizio smette di rispondere, un sistema che ieri funzionava perfettamente oggi presenta comportamenti anomali. La differenza tra un amministratore di sistema esperto e uno alle prime armi non sta tanto nella conoscenza enciclopedica dei comandi, quanto nell’adozione di un metodo sistematico di analisi.

In questo articolo descriviamo un approccio in quattro passi che consente di affrontare con metodo qualsiasi errore su Linux, riducendo drasticamente i tempi di risoluzione e gli errori per tentativi.

Il principio fondamentale: metodo prima di tutto


Il troubleshooting efficace non è una questione di fortuna o di esperienza accumulata a caso. È una disciplina che richiede di rallentare, osservare e procedere un passo alla volta. La tentazione più comune è quella di applicare subito la prima soluzione trovata online, modificando più variabili contemporaneamente. Questo approccio porta quasi sempre a peggiorare la situazione o, nella migliore delle ipotesi, a non capire quale modifica ha effettivamente risolto il problema.

Passo 1: raccogliere indizi e definire il problema con precisione


Il punto di partenza è una definizione precisa del problema. “Il server non funziona” è inutile ai fini diagnostici. “Il web server restituisce un 503 su /api/users dopo il deploy delle 14:30″ è un punto di partenza solido.

Le domande da porsi immediatamente sono:

  • Quando si è manifestato il problema per la prima volta?
  • Cosa è cambiato recentemente? (aggiornamento pacchetti, modifica configurazione, riavvio)
  • Il problema è riproducibile? In quali condizioni?
  • Qual è esattamente il messaggio di errore?

Un consiglio pratico spesso sottovalutato: se un’applicazione non si avvia correttamente, chiudete l’interfaccia grafica e lanciatela da terminale. La maggior parte delle applicazioni stampa i messaggi di errore sullo standard output o standard error, fornendo clue preziosi che l’interfaccia nasconde.

Catturate sempre l’output esatto dell’errore. Un kernel panic al boot, un prompt GRUB rescue, o un messaggio “device not found” contengono già le informazioni necessarie per risolvere il problema.

Passo 2: analizzare lo stato del sistema e i log


Con il problema definito, è il momento di esaminare lo stato corrente del sistema. Questa fase si divide in due parti: lo stato delle risorse e l’analisi dei log.

Stato delle risorse


Verificate se CPU, memoria, disco e rete sono in condizioni normali:

# CPU e memoria
top
htop

# Spazio disco
df -h
du -sh /var/log/* | sort -rh | head -20

# Rete
ip a
ip route
ping -c 4 8.8.8.8


Analisi dei log


Linux mette a disposizione strumenti potenti per l’analisi dei log. Con systemd, il comando principale è journalctl:

# Log del boot corrente con dettagli errori
journalctl -xb

# Log di un servizio specifico (es. nginx)
journalctl -u nginx --since "1 hour ago"

# Seguire i log in tempo reale
journalctl -f

# Filtrare solo gli errori
journalctl -p err -b


Per i sistemi che usano ancora i log tradizionali:
# Syslog generale
grep -i error /var/log/syslog | tail -50

# Log kernel
dmesg | grep -i "error\|fail\|warn" | tail -30

# Ricerca per intervallo temporale
journalctl --since "2026-06-22 14:00" --until "2026-06-22 15:00"


Non è necessario comprendere ogni singola riga dei log. L’obiettivo è identificare parole chiave come error, failed, segfault, permission denied, o il nome del servizio problematico nelle righe temporalmente vicine all’evento.

Passo 3: formulare ipotesi e testare una variabile alla volta


Con i dati raccolti nei passi precedenti, è il momento dell’analisi. Basandosi sui sintomi, sui cambiamenti recenti e sui log, si formula un’ipotesi sulla causa del problema.

Alcune regole pratiche:

  • Un segmentation fault → sospettare corruzione della memoria o libreria incompatibile
  • “Permission denied” → verificare permessi file, SELinux/AppArmor, ACL
  • “Device not found” al boot → UUID del disco modificato dopo aggiornamento o sostituzione
  • Servizio che crasha dopo un aggiornamento → provare il rollback del pacchetto

La regola d’oro è modificare una variabile alla volta. Se sospettate che un aggiornamento del pacchetto abbia causato il problema, fate il downgrade su un sistema di test prima di applicarlo in produzione. Questo permette di isolare la causa con certezza.

# Rollback di un pacchetto su Debian/Ubuntu
apt-cache showpkg nginx
apt-get install nginx=1.24.0-2

# Su RHEL/Rocky Linux
dnf downgrade nginx

# Verificare i file di configurazione con sintassi check
nginx -t
systemd-analyze verify /etc/systemd/system/myservice.service


La ricerca online è un validissimo alleato: incollare il messaggio di errore esatto in un motore di ricerca, nella documentazione ufficiale della distro, o in un AI assistant porta quasi sempre a soluzioni già documentate.

Passo 4: applicare la correzione e documentare


Una volta identificata la causa, applicare la correzione in modo controllato. Per le modifiche più invasive (sostituzione hardware, rebuild dell’initramfs, cambio configurazione kernel), è fondamentale:

  • Eseguire uno snapshot del sistema prima di procedere
  • Procedere un passo alla volta
  • Verificare dopo ogni modifica che il problema sia risolto e che nulla si sia rotto

Il passo finale, spesso trascurato, è la documentazione. Annotare cosa è andato storto, quali log hanno fornito i clue decisivi, e come è stato risolto il problema. Un ticket nel sistema di ticketing, un post nel blog interno, o anche una semplice nota in un file di testo possono fare la differenza quando lo stesso problema si ripresenterà tra sei mesi.

Strumenti essenziali da padroneggiare


Per mettere in pratica questo metodo in modo efficace, vale la pena avere familiarità con questi strumenti:

# Monitoraggio risorse
htop, btop, atop, glances

# Analisi disco e I/O
iotop, iostat, lsblk, blkid, smartctl -a /dev/sda

# Rete
ss -tlnp, netstat -tlnp, tcpdump, traceroute, mtr

# File di sistema
strace -p , lsof -i, inotifywait

# Analisi log avanzata
grep, awk, sed, logwatch, fail2ban-client status

Conclusione


Il troubleshooting su Linux non è magia: è l’applicazione di un metodo. Raccogliere i dati, analizzare i log, formulare ipotesi e testarle una alla volta, applicare la correzione e documentare. Quattro passi che, se seguiti con disciplina, permettono di affrontare con sicurezza qualsiasi problema, dai più banali ai più complessi.

La vera competenza si costruisce nel tempo, attraverso l’accumulo di esperienze documentate. Ogni errore risolto correttamente è una voce nel vostro archivio personale di soluzioni.


Fonte originale: Linux Troubleshooting: These 4 Steps Will Fix 99% of Errors – LinuxBlog.io


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