Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

Fra poco, alle 10:24, comincerà ufficialmente l'estate.

quotidiano.net/magazine/quando…

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

Consigli o suggerimenti di follow ...
Ovvero
Utenze che potresti seguire
qui raccolte da

@Trames

poliversity.it/@Trames/1165609…


Buongiorno.
Nuovi #consiglidifollow.

Questa volta l'elenco comprende account da cui si possano trarre notizie e informazioni non banali riguardo al Fediverso e al mondo dell'informatica.
Non è esaustivo: condivido alcuni degli account che mi è capitato d'incontrare per caso e che mi piacciono.

Ecco dunque il

Settimo elenco: Info Fediverso e Informatica.


(Aggiornamento 19 giugno 2026)

@admin@orwell.fun
@admin@poliverso.org
@aiucd
@anewsocial
@AntennaPod
@cheeaun
@chiaraepoi
@Curator
@FediFollows
@fediforum
@FediTips
@fediversereport
@fediverso
@Flipboard
@Framasoft
@hackordie_radio
@informapirata
@informatica
@jerome_herbinet
@kappazeta
@kathsone
@kenobit
@lealternative
@leodurruti
@lisamelton
@lorenzo
@macfranc
@MastodonEngineering
@moshidon
@notizie
@osservatorio
@poliverso
@privacity
@quillmatiq
@sbarrax
@skariko
@snow@snowfan.it
@snow@snowtest.it
@stefano
@tleilax
@Tux
@wikimediaitalia
@wubby74
@zeppe


Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

Una notizia triste dall'Inghilterra
rainews.it/video/2026/06/addio…
Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

Panico e indignazione al Roma Pride: spray al peperoncino sulla folla gayburg.com/2026/06/panico-e-i…
in reply to matz

@matz chiaramente un attacco, anche se non necessariamente omofobo in senso stretto: un attacco contro la libertà in generale, la libertà anche di manifestare in pubblico. Comunque molte persone erano decisamente impaurite, e noi anziani non ce la siamo sentita di proseguire (eravamo già anche stanchi e provati dal caldo).
Ma organizzare il pride che so a maggio?
@matz

reshared this

in reply to Elena ``of Valhalla''

@valhalla @marcoboh @matz
È da un po' di anni che c'è "l'onda pride", quindi le date sono spalmate su 3/4 mesi, ma per incaponimento o volutamente a Bologna hanno sempre optato per luglio inoltrato...
Tranne quest'anno che è stato il 13 scorso ma noi, vista la recente uscita di scena di @Tigrillo, non ce la siamo sentita... 🤷
Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

mandato il talk a sfs-con. Niente slide per ora... Le farò qualora accetteranno l'abstract. SFSCON a Bolzano. Terzo evento in presenza in cui parlerei inglese. Primo Tedx Assisi 2015, secondo WordPress Core Days 2024. Adesso vediamo se becco il sfscon. In attesa di finire il sito nuovo e poi avere qualcosa di pronto per il WordCamp Europe 2027 di Malaga.
Tutto in divenire, alla faccia del mondo. E se rifiutano... Come si dice? Sticazzi. Sarà per un'altra volta.
Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

Bezos, il male, e l'Horror vaqui.


«Col senno di poi, posso dire a cosa corrispondesse questa sensazione. Ma, come sto imparando, le nostre “sensazioni”, le nostre “euristiche”, sono così difficili da spiegare perché spesso non riusciamo a risalire alla causa.»


keinpfusch.net/bezos-il-male-e…

@eticadigitale


Bezos, il male, e l'Horror vaqui.


Sono venuto a contatto coi transumanisti anni fa. Credo vivessi ancora in Italia. All’inizio l’idea mi intrigava, e mi intrigavano le domande che l’idea poneva. Ma sebbene provassi un certo interesse per l’argomento, non riuscivo a stare sui loro forum a lungo perché, se ricordate, già una ventina di anni fa la mia diagnosi fu: “posto irrimediabilmente infetto da nazismo”. Presi quindi la decisione di non frequentare, nemmeno digitalmente, quella gente. Mi sembravano intrinsecamente nazisti o, meglio, credevo che la loro traiettoria li avrebbe portati inevitabilmente al nazismo.

E oggi, più passa il tempo, più mi rendo conto di quanto quella sensazione fosse corretta. E sia chiaro: la mia era solo una sensazione. Non avevo, allora, una dimostrazione formale in mano. Non avevo il documento firmato, il manifesto programmatico, la tessera nascosta nel cassetto, la foto col braccio teso e la mascella da cattivo casting. Era un’impressione, un odore, una direzione del discorso.

Non per nulla, quando fui “sfidato” a un confronto dialettico, faticai a dimostrare che fossero più nazisti di qualsiasi altro gruppo di persone preso a caso su Internet. Perché, messi davanti all’accusa, erano abbastanza furbi da non presentarsi come nazisti. Nessuno arrivava dicendo: buongiorno, siamo qui per rifare l’eugenetica con la fibra ottica. Anzi, loro proponevano come paradigma uno strano parlamento universale, nel quale avevano posto ANCHE i fascisti politici. E questo, secondo loro, significava democrazia e libertà.

Questo parlamento conteneva le differenti “correnti” del transumanesimo: per elencarle tutte, queste.

  • C’erano gli extropiani, quelli della crescita continua, dell’ottimismo tecnologico, dell’entropia da prendere a calci nel sedere e della convinzione che ogni limite umano fosse soltanto un bug in attesa di patch.
  • C’erano gli immortalisti, convinti che la morte fosse una specie di problema tecnico, un difetto di progettazione, e che quindi il primo dovere morale dell’umanità fosse quello di abolirla, o almeno di rimandarla abbastanza da poter vendere un secondo corso.
  • C’erano i singularitarians, quelli della Singolarità tecnologica: l’idea che, prima o poi, l’intelligenza artificiale o qualche altra forma di accelerazione tecnologica avrebbe prodotto un salto tale da rendere il mondo successivo incomprensibile al mondo precedente.
  • C’erano i transumanisti libertari, per i quali il problema non era tanto “chi controllerà queste tecnologie?”, ma “come facciamo a impedire allo Stato di metterci il naso?”. Il che, tradotto, spesso significava: lasciamo decidere al mercato, cioè a chi ha più soldi.
  • C’erano i transumanisti democratici, che invece cercavano di tenere insieme potenziamento umano, welfare, uguaglianza di accesso e qualche forma di controllo pubblico. Una specie di socialdemocrazia con esoscheletro, CRISPR e abbonamento alla palestra cognitiva.
  • C’erano gli abolizionisti, non nel senso storico del termine, ma nel senso di abolire la sofferenza: usare biotecnologie, neuroscienze e farmacologia per eliminare dolore, depressione, angoscia, paura, forse perfino la tristezza. Una promessa bellissima, se non fosse che ogni promessa di eliminare la sofferenza dovrebbe sempre far venire voglia di controllare dove tengono le siringhe.
  • C’erano i postgenderisti, convinti che anche il genere fosse una vecchia infrastruttura biologica, un residuo dell’hardware evolutivo, e che prima o poi sarebbe stato possibile superarlo tramite biotecnologie, riproduzione artificiale e modifiche del corpo.
  • C’erano i tecnogaiani, quelli che tentavano la fusione tra ecologismo e tecnologia estrema: non “torniamo alla natura”, ma “salviamo Gaia con nanotecnologie, energia pulita, geoingegneria e qualche altra cosa che, normalmente, in un film di fantascienza esplode al secondo atto”.
  • C’erano gli equalisti, convinti che la tecnologia avrebbe finito per abolire le gerarchie sociali, perché l’abbondanza avrebbe reso inutili scarsità, classi e privilegi. Cioè il comunismo, ma con più server e meno riunioni di condominio.
  • E poi c’erano i postpolitici, quelli che già allora sognavano un superamento della democrazia rappresentativa in nome della ragione, dell’efficienza, della competenza e dell’accesso razionale alle tecnologie di potenziamento. Che è sempre un modo elegante per dire: basta con questa gente che vota male.

Insomma, sulla carta sembrava davvero un parlamento. C’era il liberale, il socialista, il libertario, l’ecologista, il mistico della Singolarità, il medico dell’immortalità, il farmacista della felicità obbligatoria e il sociologo del corpo nuovo. E, naturalmente, c’era posto anche per il fascista politico. Secondo loro, questo significava democrazia e libertà.


Col senno di poi, posso dire a cosa corrispondesse questa sensazione. Ma, come sto imparando, le nostre “sensazioni”, le nostre “euristiche”, sono così difficili da spiegare perché spesso non riusciamo a risalire alla causa.

Ci chiediamo che cosa ci abbia portato a quella sensazione, quale ne sia l’origine. Ci interroghiamo sulla presenza di qualcosa che dovrebbe esserne la causa. Cerchiamo l’oggetto, il segnale, l’indizio, la cosa che era lì e che ci ha fatto reagire in quel modo. Ma non ci rendiamo conto di un fatto.

Questa ricerca della causa delle nostre sensazioni, del “cosa mi fa sentire così”, è viziata dal problema della presenza. Noi ci chiediamo che cosa sia presente, che cosa esista, che cosa stia agendo su di noi per farci sentire in un certo modo.

Quello di cui non ci rendiamo conto è che molto spesso, quasi sempre, queste “sensazioni” non sono causate da qualcosa che è presente, ma dalla reazione a qualcosa che è assente.

È come se, quando la nostra mente nota un “buco”, la nostra razionalità non riuscisse a considerare quel buco come una cosa, o quell’assenza come una causa. Allora ci mette sopra qualcosa di inspiegabile. Ma ci mette qualcosa di inspiegabile solo perché siamo forsennatamente abituati a cercare le cause in qualcosa che esiste, e fatichiamo a capire che anche l’assenza di qualcosa può essere una causa.

Ed ecco, anziché chiedermi a quale cosa presente dovessi quella sensazione, sto imparando che, quando ho una sensazione inspiegabile, devo cercare invece l’assenza di qualcosa.

Perché dalla presenza di cose possiamo dedurre e ragionare. Dalla loro assenza, invece, se non capiamo come originano le sensazioni, non possiamo dedurre quasi niente. Almeno sino a quando non abbiamo capito che la sensazione non significa necessariamente “c’è qualcosa di strano”, bensì: “stranamente, manca qualcosa”.

A quale assenza mi riferisco?


Leggete questo articolo.

theprint.in/feature/jeff-bezos…

In questo articolo, Bezos ci illumina con un argomento tipico dei transumanisti. E' vero, qualche milione di persone potrebbe morire di sete, magari qualche altro milione di persone potrebbe finire in poverta', ma quando avremo la nostra superintelligenza artificiale , che non puo' esistere per via di alcuni teoremi che non si sono posti il disturbo di imparare, essa risolvera' TUTTI i nostri problemi.

Questo ragionamento, in realta' non e' per nulla nuovo, in quanto basta cambiare “Singolarita' ” con “Dio” e improvvisamente e' chiaro che ci stanno promettendo il paradiso , se solo sacrifichiamo abbastanza gente al dio in questione. E cosi' chi se ne frega se moriranno milioni di persone per la sete, o per la poverta': poi arriva Dio, e crea il paradiso.

Su questo piano, i transumanisti miliardari non possono vantare nessuna originalita', credo. Roba che era gia' vecchia, se non arcaica, quando io ero giovane.

Certo, ci sono tante cose che non dicono. Omettono sempre il numero di vite umane da dare in olocausto al loro Dio, omettono di chiedersi che succede se la loro singolarita' che risolve i problemi insoluti dell'umanita', ci spiega se disporre la carta igienica con il rotolo verso il muro oppure verso l'esterno, e poi si ferma. Ha risolto un problema insoluto dell'umanita'. giusto? Il requisito viene rispettato. Il contract anche.

Oppure, se si limitasse a dire “miao”. Ho sempre sospettato che i gatti siano la cosa piu' vicina alla superintelligenza che conosciamo. Se non mi credete, provate a convincerne uno a trovarsi un lavoro.

Ci sono altre omissioni presenti, per esempio non si spiega mai quanto costeranno queste miracolose tecnologie, e chi se le potra' permettere. E a proposito, che fine faranno quelli che non se le possono permettere nella societa' di Bezos? Niente, problemi, ci pensa la Singolarita'-DIo a creare il paradiso. Poi, che la loro idea di Paradiso mi ricordi molto quella di Gentrificazione, e' tutto da ridere. O forse no.

Ma torniamo alla mia sensazione. Che era la sensazione di nazismo. Quale mancanza ho notato. Quale assenza? Quale assenza noto nel discorso di Bezos?


Se andate da Uriel Fanelli e gli sottoponete il problema di raffreddare i data center, Uriel Fanelli cosa fa?

Ragiona.

E dice: “mettiamoli in un posto molto freddo”.

Geniale, eh?

Scandinavia, Alaska, Groenlandia, Siberia, giusto per citare l’emisfero settentrionale. Anche il Sud America ha posti freddi e interessanti, se proprio volete fare gli originali.

Certo, occorre ancora acqua per raffreddarli. Ma mi concederete che raffreddare qualcosa che vive in un range dai 15 ai 50°C è diverso dal raffreddare qualcosa che vive tra i -30 e i 15°C. La fisica, questa sconosciuta, ogni tanto aiuta.

E l’acqua?

Esistono gli oceani. Il 70% del pianeta ne è ricoperto. Non abbiamo davvero bisogno di usare l’acqua che si beve per raffreddare un data center. I data center non bevono. Esistono gli oceani, ed esistono gli scambiatori di calore. E gli scambiatori di calore funzionano anche con acqua salata. Altrimenti non avremmo i dissalatori.

E così, qualsiasi costa nel circolo polare artico, o antartico, diventa un buon posto per costruire un data center. Almeno, se il problema è il calore e la presenza di acqua.

E l’energia? Come la portiamo lì?

La soluzione esiste sin dai tempi dell’Unione Sovietica, che aveva cominciato a progettare e usare l’idea di reattori navali e unità energetiche galleggianti. Oggi l’esempio concreto si chiama Akademik Lomonosov: una centrale nucleare galleggiante russa, ormeggiata a Pevek, nell’Artico, fatta apposta per dare elettricità e calore a zone remote. Non stiamo parlando di magia nera, ma di una cosa che esiste.

I costi non sono poi così stravaganti, se li confrontiamo con quelli necessari a costruire centrali nucleari sul suolo, portandoci strade, cemento, permessi, sindaci, comitati, ricorsi al TAR e la signora del terzo piano che non vuole il traliccio perché le rovina il karma.

E le persone? Come le portiamo lì a lavorare?

Esistono delle cose che si chiamano “navi da crociera”. La gente ci vive per anni. Ci mettete dentro uffici, connessioni, mense, alloggi, e adesso avete gli uffici. Se consideriamo i cubicoli in colocation della Silicon Valley, sarebbe persino una soluzione di lusso.

Vi consuma troppo suolo?

Nemmeno questo problema è così difficile. Non dico “Venezia” per dire che il suolo, se si vuole, si crea. Ma potrei citare gli aeroporti giapponesi costruiti su isole artificiali: Kansai International Airport, in mezzo alla baia di Osaka, oppure Kobe Airport, costruito su un’isola artificiale davanti alla città. Non è fantascienza: ci atterrano gli aerei.

Oppure possiamo citare Dubai, che ha costruito Palm Jumeirah e le World Islands, cioè isole artificiali nel Golfo Persico, non per salvare l’umanità, ma per vendere case, hotel e panorami marini (cioe' l'acqua. Che e' orizzontale. E l'orizzonte. CHe e' una linea orizzontale, appunto. Per loro e' “un panoram” Oook.) a gente con troppi soldi e troppo poco senso del ridicolo. Quindi sì: la tecnica esiste.

Quindi.

Volete un megadatacenter che dovete raffreddare?

Prendiamo una costa artica, o antartica. Ci costruiamo delle isole artificiali. Ci portiamo navi con reattori. Poi le navi col personale. Ci mettiamo gli scambiatori di calore, sia con l’aria dell’ambiente, sia con l’acqua “vagamente freschina” di quelle parti.

Infine, quando il data center è acceso, l’acqua calda che risulta dal raffreddamento la versiamo nello stesso porto dove sono ferme le navi. E non ghiaccia più.

Ecco quello che manca nel discorso sui data center.

MA PERCHÉ CAZZO LI VOLETE IN CALIFORNIA?


Questa mancanza di ricerca delle soluzioni è la cosa che manca davvero. Il problema dei data center, in teoria, non dovrebbe nemmeno esistere. In un luogo freddissimo, raffreddare qualcosa non può essere il problema principale. Voglio dire: prendiamo la Siberia. Ci sono città che scendono tranquillamente sotto i -40°C. Yakutsk, per dire, ha una temperatura media annua intorno ai -8,8°C, e un periodo di riscaldamento che dura circa 256 giorni l’anno. Non stiamo parlando di “fa freschino, mettiti una felpa”. Stiamo parlando di posti dove il freddo è una parte dell’urbanistica.

Eppure la gente ci vive.

Come mai?

Perché sono collegate a sistemi di teleriscaldamento. Arriva un tubone di acqua calda e riscalda le case. A Pevek, nell’Artico russo, la centrale nucleare galleggiante Akademik Lomonosov è stata usata proprio anche per fornire calore alla città. Quindi non siamo nel mondo delle idee bizzarre: siamo nel mondo delle cose già fatte, che funzionano abbastanza da essere noiose.

Benissimo. Perché quell’acqua calda non può venire da un data center?

Perché dobbiamo considerare il calore prodotto dai server come un rifiuto, e non come una risorsa? Se avete un oggetto che produce calore in un luogo dove il calore serve per non morire congelati, forse il problema non è l’oggetto. Forse il problema è il modo idiota in cui lo state guardando.

E quando è estate?

A parte che, da quelle parti, la parola “estate” non ha esattamente lo stesso significato che ha in California. A Norilsk, per esempio, in luglio le massime medie stanno intorno ai 18°C, e le minime intorno ai 9-10°C. È estate, sì. Ma è un’estate che a Los Angeles verrebbe probabilmente classificata come “problema tecnico del meteo”.

La mia risposta sarebbe: serre.

Perché da quelle parti l’agricoltura non è precisamente la Pianura Padana. Nelle regioni settentrionali e nell’Estremo Oriente russo, la FAO segnala proprio i problemi classici: stagione vegetativa molto breve, permafrost, suoli paludosi, e quindi difficoltà o impossibilità di coltivare molte colture. L’Arctic Institute dice la stessa cosa in modo più generale: temperature basse e permafrost accorciano la stagione di crescita e rallentano i processi agricoli.

Quindi avete calore in eccesso, avete acqua, avete energia, avete infrastruttura. E avete anche posti dove il problema non è “fa troppo caldo”, ma “se voglio un pomodoro devo farlo arrivare da molto lontano, pagandolo come se fosse un organo di ricambio”.

E allora usateli. Scaldate serre. Coltivateci qualcosa. Trasformate un problema termico in un pezzo di economia locale.

Perché se il problema è “questi cosi scaldano troppo”, forse la prima domanda non dovrebbe essere “come li raffreddiamo in mezzo della California?”, ma “dove possiamo mettere del calore in un posto in cui il calore serve?”.

E allora perché non si fa così?

La risposta è che, in parte, si fa già. Solo che lo si fa come sempre: a pezzetti, con prudenza, come se fosse una stranezza locale invece che una conseguenza abbastanza ovvia della fisica.

In Olanda, per esempio, Microsoft ha un grande data center a Middenmeer, nell’area di Agriport A7, cioè dentro una zona dove ci sono anche serre industriali di dimensioni importanti. E lì il discorso non è teorico: il calore residuo dei data center viene considerato una risorsa per le serre, non semplicemente un fastidio da buttare via.

Agriport A7, del resto, non è il campo del contadino col cappello di paglia. È un distretto agroindustriale dove convivono serre ad alta tecnologia, infrastrutture energetiche, fibra, data center, reti elettriche e gestione dell’acqua. Cioè esattamente quel genere di posto dove una persona normale direbbe: se da una parte produco calore e dall’altra parte ho bisogno di calore, forse posso fare incontrare le due cose senza convocare un congresso mondiale di consulenti.

E se volete sapere come mai l’Olanda esporti così tanti pomodori, più della Spagna in valore e spesso anche in certe classifiche di volume, la risposta non è “il sole olandese”, perché il sole olandese è una barzelletta meteorologica.

La risposta è: serre, energia, logistica, tecnologia, controllo dell’ambiente, catene del freddo, porti, camion, export, e tutta quella roba noiosa che non entra nei comunicati stampa dove si parla di “innovazione” con le lucine blu.

Non perché ChatGPT coltivi pomodori. Ma perché lo stesso calore che trattiamo come problema quando esce da un data center diventa improvvisamente risorsa quando lo metti vicino a una serra di un posto freddo.

Ed è esattamente questo il punto: non manca la tecnologia.

Manca la voglia di ragionare sul sistema intero.


E come si chiama questa “mancanza di volontà di ragionare sul sistema intero”?

Ha un nome: malvagità.

Non credo minimamente che gente che vive di tecnologia abbia bisogno della Singolarità-Dio per capire che una cosa si raffredda meglio al freddo. O per capire che, se vuoi acqua, devi avvicinarti al mare. Sono concetti triviali, persino per un americano.

Ok, alcuni hanno bisogno di una scritta per capire che non devono bere l’acido della batteria dell’auto. Lo so. Ma se proprio non ci arrivano, se davvero non riescono a capire che in un posto freddo c’è meno caldo, esistono i consulenti. Esistono gli esperti. Esistono i report. Esistono intere aziende che si fanno pagare cifre oscene per dire, con un PowerPoint, che il ghiaccio tende a essere freddo.

Quindi no: non è ignoranza.

Il problema è che queste persone scelgono deliberatamente il male. Scelgono deliberatamente di fare la cosa che produce più sofferenza, più devastazione, più miseria, più sete, più spreco. E la scelgono anche quando l’alternativa esiste, è nota, è industrialmente possibile, e in alcuni casi funziona già.

La scelgono persino quando potrebbero guadagnare anche facendo la cosa sensata. Le serre olandesi, il calore, lo pagano a Microsoft. Non è nemmeno un discorso da frati francescani scalzi che vogliono salvare il mondo vendendo candele al mercato equo e solidale. È business. È infrastruttura. È integrazione industriale. È denaro.

E tuttavia, quando devono scegliere tra un sistema che riduce il danno e un sistema che lo concentra, tra una soluzione che usa il calore e una che lo butta via, tra un territorio che potrebbe ricevere qualcosa e un territorio che deve solo subire, scelgono la seconda.

Scelgono la sete. Scelgono lo spreco. Scelgono il calore disperso. Scelgono il data center nel posto sbagliato, la pipeline nel posto sbagliato, l’acqua nel posto sbagliato, l’energia nel posto sbagliato.

E poi chiamano tutto questo “innovazione”.

No.

Questo ha un nome: malvagità.

Sono persone malvage. Non confuse. Non ingenue. Non vittime di un errore tecnico.

Malvage.

La malvagita' che percepivo nei transumanisti che ho incontrato, e che avevo identificato come “nazismo intrinseco”.


Il discorso della malvagità appartiene al discorso di prima.

Che cos’è?

Nel tempo ho sviluppato una congettura mia.

Sappiamo di certo quando l’abbiamo di fronte, perché ci fa inorridire. Un latino direbbe: horror. Ma non sapremmo dire esattamente di cosa sia fatta. E questo, a mio avviso, è legato al fatto che la malvagità non è qualcosa, ma è la mancanza di qualcosa.

Per questo non sappiamo dire cosa sia. Perché è qualcosa che manca.

Hannah Arendt, in Eichmann in Jerusalem: A Report on the Banality of Evil, parlava appunto della “banalità del male”: non il male come demone metafisico, non il cattivo con la risata da melodramma, ma il male amministrativo, ordinario, procedurale, quello che compila moduli e obbedisce a un flusso di lavoro.

Io penso che il male sia semplicemente vuoto. E siccome l’insieme vuoto appartiene a ogni possibile insieme, allora il male può stare ovunque. Banale, come diceva Arendt. Ma banale proprio perché vuoto.

Semplicemente vuoto.

E qui torna utile un’espressione antica: horror vacui. In filosofia naturale e nella fisica antica, il concetto viene associato alla tradizione aristotelica e alla formula, poi diventata proverbiale, secondo cui “la natura aborrisce il vuoto”. L’idea era che il vuoto non potesse davvero esistere, perché la natura tenderebbe sempre a riempirlo.

Poi l’espressione è passata anche nell’estetica. Mario Praz la usò per descrivere quella specie di terrore decorativo del vuoto, tipico di certi interni vittoriani: riempire ogni spazio, ogni parete, ogni superficie, come se lasciare un vuoto fosse già un cedimento morale.

E quindi, se la guardiamo dal punto di vista dell’osservatore, la nostra malvagità non è altro che un concetto parecchio alchimistico: horror vacui, l’orrore che la natura, e quindi anche noi, ha per il vuoto.

Noi lo sentiamo. Non perché vediamo qualcosa, ma perché manca qualcosa. Manca il limite. Manca la pietà. Manca la vergogna. Manca la capacità di vedere l’altro come parte del sistema, e non come materiale di scarto.

E allora il nostro orrore non è la reazione a una presenza mostruosa. È la reazione a un’assenza mostruosa.

È questo il vuoto, l' ASSENZA che chiamiamo male.


Un americano mi chiederebbe come mai queste persone malvage abbiano così tanto successo. Ed è spiegato proprio dal vuoto.

Avete mai riflettuto sul “distraction free”, quel pattern di design delle UI sul web?

È molto facile avere successo se non ci si lascia distrarre da alcune cose. Per esempio, dal fatto che stai assetando un posto. Che lo stai distruggendo. Che lì c’era della gente. Che nel ghetto di Varsavia quelle erano persone. Che nel tuo forno crematorio ci entravano anche i bambini.

È facile sganciare bombe e uccidere ventimila bambini a Gaza, se non ti lasci distrarre dal fatto che sono bambini, che piangono, che chiamano mamma mentre bruciano.

L’assenza aiuta. Aiuta anche la coscienza.

Tanti dicono di averla pulita, ma dimenticano che il modo più semplice per avere una coscienza pulita è tenerla chiusa nella scatola. Mai usata. Perfetta. Immacolata. Pulita.

Chi ha una coscienza, invece, sa di avere fatto dei casini. È umano, se ne rammarica, ci torna sopra, ci perde sonno. Diffidate molto di chi dice di avere una coscienza pulita, perché spesso quella pulizia non è virtù: è inutilizzo.

Ancora una volta, la mancanza di problemi di coscienza, la mancanza, è malvagia.

Ma rimane il punto: se non siete distratti da alcune cose, potete focalizzarvi ed essere efficienti. Ed ecco per quale motivo certe persone hanno più successo: sono più focalizzate perché non si lasciano distrarre dalla sofferenza altrui.

Non chiamateli “psicopatici”. Non dite che i manager di successo sono psicopatici.

Sono semplicemente “malvagi”.


Siamo umani. Siamo quindi vivi nello stesso universo e sottoposti alle stesse leggi fisiche. E l’universo, se proprio vogliamo personalizzarlo, si comporta come se avesse orrore del vuoto.

E questo deve riflettersi, in qualche modo, nel nostro rapporto con l’Universo. La sensazione che proviamo di fronte al “male” è semplicemente il modo in cui viviamo l’horror vacui. Il male non “esiste”.

Il male… “manca”.

E quando avevo iniziato a frequentare i transumanisti, era proprio questa mancanza ad avermi dato una sensazione di malvagio. Non diventeranno solo nazisti. Quello è soltanto un tipo di malvagio.

Diventeranno ogni tipo di malvagio possibile.

Un parlamento di malvagi, appunto.

E non perché la tecnologia sia inerentemente malvagia.

Perché è finita nelle loro mani.

Uriel Fanelli


Written using Blogfrei: git.keinpfusch.net/loweel/blog…
Fedi: @uriel@bbs.keinpfusch.net
XMPP: uriel@keinpfusch.net
vecchio blog: blog.keinpfusch.net
email: blog@keinpfusch.net

Uriel Fanelli


Written using Blogfrei: git.keinpfusch.net/loweel/blog…
Fedi: @uriel@bbs.keinpfusch.net
XMPP: uriel@keinpfusch.net
vecchio blog: blog.keinpfusch.net
email: blog@keinpfusch.net


reshared this

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

È finita con lo spray al peperoncino su via di san Gregorio. Non sono riuscito a capire bene come e perché, ma qualcuno ha spruzzato lo spray e abbiamo visto molte persone in fuga verso il colosseo. Al che anche noi, con gli occhi irritati, abbiamo fatto dietrofront e preso la metro al colosseo anziché al circo massimo come avremmo voluto.
#RomaPride
opentouchmap.org/?lat=41.88712…
Questa voce è stata modificata (2 giorni fa)
Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

Ecco, appunto.


Panico e indignazione al Roma Pride: spray al peperoncino sulla folla gayburg.com/2026/06/panico-e-i…

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

pare che al roma pride qualcuno abbia spruzzato spray al peperoncino. E che c'erano striscioni di forza nuova.
Io dico: striscioni fastidiosi ma non sono alla pari di un attacco fisico. Magari, se è vero, sono pure capaci di dire di esser stati provocati. Magari sono gli stessi del 25 aprile. Scommettiamo?
Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

ilpost.it/2026/06/20/liran-dic…

Il vicepresidente statunitense JD Vance ha sostenuto che «non ci siano prove» che lo stretto sia stato richiuso.

Ma ci fa o c'è?

Se l'Iran dice che è chiuso e lui dice che non ci sono prove le navi che fanno, ci passano per vedere chi ha ragione?

reshared this

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Setting aside the #Meloni #Trump affair (see apnews.com/article/trump-melon…), an unsettling parallel emerges between the press in #Italy and #Russia, in both cases instrumentally subservient.

Months ago, a critical comment by Meloni about #Putin triggered a composed reaction from the #Kremlin, but vulgar insults from lackey #Solovyev. Now that the criticism comes from Trump toward Meloni? A similarly composed reaction from Rome, a similar lackey—though Italian—similar vulgarity in the insults.

in reply to Simone

Fornito da @altbot, generato localmente e privatamente utilizzando Gemma4:26b

@simone_z La prima pagina del quotidiano Libero. Il titolo principale recita: "NON ERA VERO AMORE TRUMP È COGLIONE". Sotto, un sottotitolo riporta: "Attacco frontale alla Meloni: «Al G7 mi ha implorato di far una foto, mi ha fatto pena»" e "Secca replica del premier: «Sono alibì, si è inventato tutto. L'I L'Italia non implora mai»". Una fotografia centrale ritrae Donald Trump e Giorgia Meloni che si guardano. Altre testate riportano: "La sinegra eletta Donald leader del campo largo: «Governo italiano ridicolo»", "SOLO CONTRO TUTTI Da Macron al Papa: gli insulti del Tuxton", "LA FORZA DELLE IMMAGINI Le foto e i video smontano Donald" e "TRATTATIVE IN SALITA E già traballa la pace con l'Iran".

Un collage di tre ritratti ravvicinati di persone diverse, disposti verticalmente. A sinistra, una persona con capelli biondi e occhi chiari indossa un capo rosso, con tracce di umidità intorno agli occhi. Al centro, centro, una persona con capelli chiari e occhi chiari ha delle lacrime che scendono lungo le guance, indossando una giacca blu, camicia bianca e cravatta rossa. A destra, una persona con capelli corti e chiari ha la bocca leggermente aperta, indossando una giacca scura e una camicia bianca.

Una ripresa a mezzo busto di una persona in uno studio con un microfono nero in primo piano. La persona ha capelli corti e grigi e indossa una giacca beige con cerniera. Una mano è sollevata verso l'alto. Sul lato sinistro sono presenti l'illustrazione di una testa di cane nera e il testo in caratteri cirillici "КРОВАВАЯ БАРЫНЯ". Lo sfondo mostra uno schienale bianco e una trama scura di triangoli.

🌱 Energia utilizzata: 2.345 Wh

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

@WebAppsMagazine - UniGetUI ha cambiato link. Quello che hai messo nell'articolo è sbagliato. Quello giusto è devolutions.net/unigetui/
Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

Riflessioni tossiche sul Fediverso.

Quinta puntata.


Ci fu un momento in cui, qui nel Fediverso, gli argomenti principali di conversazione erano gli Alt Text e la buona abitudine di aggiungerli sempre alle immagini che si pubblicavano.

Parecchi anni prima ci fu un altro momento in cui ero solito inserire nell'HTML dei siti descrizioni che da alcuni browser venivano visualizzate sotto forma di piccole etichette gialle quando il puntatore passava sulle immagini. Le chiamavo "bandierine" ed ero stupito che non funzionassero con tutti i browser.

Quando qui si cominciò a insistere sulla necessità d'inserire sempre gli Alt Text nei post del Fediverso, mi sembrò di rivedere le vecchie amiche bandierine e fui felicissimo di riprendere quell'antico rapporto agrodolce.

Venni anche a sapere dell'esistenza di un bot che, grazie all'intelligenza artificiale, generava in automatico le descrizioni utili a chi, per i motivi più vari, fosse impossibilitato a vedere le immagini. Lo testai per qualche giorno, poi mi resi conto che ovviamente non poteva che generare descrizioni pedanti e completamente inutili. Meglio scrivere io descrizioni che, per quanto sommarie e sbrigative, spiegassero ciò che nelle immagini era significativo per il contesto in cui le avevo pubblicate.

In seguito, affinché non venissero aggiunte descrizioni insopportabilmente inutili come risposta alle poche immagini che pubblicavo, e per non perdere tempo a leggerne sotto alle illustrazioni pubblicate dagli altri, bloccai quel bot e mi dimenticai della sua esistenza.

§

Pochi giorni fa mi sono accorto per caso che alcuni tra gli account che per fortuna non seguo sono troppo pigri per scrivere gli Alt Text ma sono ancora agganciati automaticamente a quel bot IA che descrive ogni immagine (utile o inutile) pubblichino a corredo dei loro sproloqui. Leggere quelle descrizioni automatiche è sempre inutile perché non dicono nulla riguardo a che cosa dell'immagine sia davvero significativo.

Il mio invito tossico di oggi è dunque questo: descrivete tramite Alt Text le vostre immagini, scrivete sinteticamente ciò che di quelle immagini ritenete significativo, senza affidarvi alla pedante intelligenza artificiale; e, se ancora seguite account così pigri da non scrivere di persona gli AltText ma da affidarli a un bot pedante, smettetela.

§

Come sempre concludo con gli hashtag che voglio appiccicare a questo post: #riflessionitossiche, #Fediverso, #AltText e #IntelligenzaArtificiale. E cito la comunità @fediverso perché è moderata dallo stesso admin dell'istanza in cui mi trovo.

Arrivederci alla prossima Riflessione Tossica.

Questa voce è stata modificata (2 giorni fa)
Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

Ricordo di non tenere accesi ventilatori e aria condizionata e di non bere e lavarsi altrimenti sottraete energia e acqua ai data center. Grazie per l'attenzione.
Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

25 giugno, roma, libreria tomo: presentazione di “scritture complesse”, [dia•foria 2026


25 giugno, Tomo_ presentazione di SCRITTURE COMPLESSE (diaforia 2026)
cliccare per ingrandire

Giovedì 25 giugno, h. 18, Libreria Tomo, Roma, via degli Etruschi 4, nel contesto della rassegna “Fiori freschi”, presentazione di
SCRITTURE COMPLESSE
[dia•foria, 2026
a cura di D. Poletti ed E. Manganaro
diaforia.org/floema/2026/03/16…
slowforward.net/2026/03/30/scr…

con
Alessandro De Francesco, Giovanni Fontana,
Marco Giovenale,
Elvio Manganaro,
Nicolas Martino, Marco Mazzi,
Luigi Severi

coordinamento
Cecilia Bello Minciacchi, Emiliano Ceresi

su mobilizon:
https://mobilizon.it/events/d0f17be5-9bd8-447e-b6e9-bb4c970a7f54

evento facebook:
facebook.com/events/1566887948…

*


SCRITTURE COMPLESSE raccoglie i materiali critici e grafici, la teoria e le annotazioni che hanno strutturato l’incontro dall’omonimo titolo, svoltosi a Parma nel dicembre 2023. Per osservare la sperimentazione letteraria e artistica contemporanea da più punti di osservazione.

mutazione e ciclicità_ righe sulla copertina di SCRITTURE COMPLESSE
cliccare per ingrandire

#AlessandroDeFrancesco #CeciliaBelloMinciacchi #confronto #critica #criticaLetteraria #dialogo #discussione #ElvioManganaro #EmilianoCeresi #GiovanniFontana #kritik #letture #libreriaTomo #LuigiSeveri #MarcoGiovenale #MarcoMazzi #Mobilizon #NicolasMartino #presentazione #SanLorenzo #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaEpigenetica #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #teoria #TeoriaDellaLetteratura #teorie #Tomo #TomoLibreria #DiaForia


esce “scritture complesse”, raccolta di testi relativi all’omonimo incontro di parma (dicembre, 2023)


scritture complesse_ a cura di elvio manganaro e daniele poletti_ diaforia_

[dia•foria // scritture complesse
diaforia.org/floema/2026/03/16…

Nel volume:

Andrea Borghi
DISCOMATERIA
Alessandro De Francesco
FLUSSO DI COSCIENZA INVERSO E CONOSCENZA SENZA COMPRENSIONE
Giovanni Fontana
SCRITTURE COMPLESSE
Marco Giovenale
UNA MACCHINA DI EFFETTI
Elvio Manganaro
LES ANNÉES COMBINATOIRES
Salvatore Margiotta/ Phoebe Zeitgeist
PHOEBE ZEITGEIST/SCRITTURE COMPLESSE
Nicolas Martino
L’ALFABETO HA FATTO BANG
Marco Mazzi
NIHIL
Susanna Pisciella
LETTURA CARTOGRAFICA, SCRITTURA DI PROGETTO
Daniele Poletti
IL SUPERAMENTO DELL’APPARTENENZA
Franco Purini
TRE RIFERIMENTI
Luigi Severi
MILLEPIANI DI SCRITTURA ESLEGE

Il lavoro grafico e di impaginazione è stato eseguito da FELIPE EMILIO PSZEMIAROWER e RUZANNA MELIKSETYAN, con la supervisione di [dia•foria.

Formato: 16×30 cm
Pagine: 152
a cura di Daniele Poletti e Elvio Maganaro
[dia•foria, febbraio 2026
collana: floema – esplorazioni della parola

per info e acquisti: info@diaforia.org
#AlessandroDeFrancesco #AndreaBorghi #DanielePoletti #diaforia #ElvioManganaro #FelipeEmilioPszemiarower #Floema #floemaEsplorazioniDellaParola #FrancoPurini #GiovanniFontana #LuigiSeveri #MarcoGiovenale #MarcoMazzi #NicolasMartino #PhoebeZeitgeist #RuzannaMelikesetyan #SalvatoreMargiotta #SusannaPisciella #DiaForia


Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

A una settimana dall’entrata in vigore del #PattoEuropeoSuMigrazioniEAsilo e in occasione del #WorldRefugeeDay, condividiamo l’analisi di Chiara Denaro per #SociologiaDelDiritto.

Tra #DecretoCutro e “paesi di origine sicura”, norme sempre più stringenti e delegittimazione dei giudici, quale futuro si prospetta per i richiedenti #asilo in Italia?

⬇️ In #OpenAccess qui: riviste.unimi.it/index.php/soc…

#diritto #migrazione #rifugiati

reshared this

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

Come era quella?
A che serve se ti servi di una serva che non serve?


globalist.it/politics/2026/06/…

Noi lo abbiamo sempre considerato un megalomane e disumano bugiardo.
Ora chi l'ha osannato deve fare i conti con la realtà


Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

Queste sono attività che si possono fare con chi ha un residuo visivo o chi è diventato cieco ma sa cos'è un quadro.

Non posso parlare per gli altri ovviamente, ma se sei nato cieco, la pittura è preclusa comunque. Anche le versioni in 3D puoi conoscerle, farti un'idea grossolana, sicuramente è meglio di nulla. Ma non potrai mai goderti un quadro per quello che è.

Vedere un museo con chi non vede ilpost.it/2026/06/20/montieri-…

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

𝗟𝗮 𝗽𝗹𝗮𝘀𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗶𝗻 𝗺𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗶 𝘃𝗲𝗱𝗲 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗼 𝘀𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼?

Per capirlo, un team INGV, CNR-ISMAR e Sapienza Università di Roma, nell’ambito del progetto SPACE IT UP ha realizzato due esperimenti: nel Lago di Massaciuccoli, in Toscana, e nel Golfo di La Spezia, vicino a Portovenere.
Sono state create piccole “isole” artificiali di plastica galleggiante, usando bottiglie e taniche e osservate dai satelliti radar ad alta risoluzione COSMO-SkyMed e ICEYE.
buff.ly/F9kByol

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Qual è secondo te la figura più sottovalutata dell’astronautica? Sono inclusi progettisti, scienziati e astronauti.

@astronomia

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

🇳🇴 Con l’intento di prevenire impatti negativi sulle nuove generazioni, la Norvegia ha imposto una stretta quasi totale sull’uso dell’#AI generativa nelle scuole primarie: nessun utilizzo dai 6 ai 13 anni e poco, sotto la guida di un insegnante, tra 14 e 16.
reuters.com/technology/norway-…
in reply to Filippo Bianchini

esattamente: soprattutto gli insegnanti sono professionisti che hanno il dovere di acquisire conoscenze e competenze strumentali all'insegnamento.

Poi potremmo disquisire giorni e giorni sul fatto che il Ministero tende ad attribuire agli insegnanti la responsabilità di insegnare argomenti per i quali non sono né dovrebbero essere titolati...

Ma questo è un problema di competenza politica più che di competenza degli insegnanti

@L_Alberto

@AV
in reply to AV

@L_Alberto @macfranc concordo con te, specie se parliamo di corsi online fatti “one-size-fits-all”. Quanto tempo necessario? Non ho una soluzione pronta ma sicuramente va considerato l’impatto generale di questa tecnologia. Forse saliranno in cattedra i nostri figli 🤭 Battuta a parte, forse non è tanto la conoscenza della tecnologia in sé, che sarebbe ben difficile, da proporre quanto una comprensione di come governarla e usarla correttamente.
in reply to Filippo Bianchini

non è tanto la conoscenza della tecnologia in sé, che sarebbe ben difficile, da proporre quanto una comprensione di come governarla e usarla correttamente


Infatti qui non si tratta di "insegnare l'intelligenza artificiale", o di spiegare ai ragazzi matrici e tensori, ma soltanto di guidare gli studenti che si accingono a utilizzarla, spiegando loro con cosa hanno a che fare.

Per quanto riguarda l'insegnamento della IA nelle scuole poi esistono già diversi corsi (vedi code.org) con moduli che consentono di trasmettere conoscenza e competenze anche ai ragazzi della scuola di primo grado.

@L_Alberto

@AV

Filippo Bianchini reshared this.

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

struttura n. 3 / carla accardi. 1958


Carla Accardi, Struttura n 3_ 1958 (fonte_ catalogo Galleria Martano_ Torino, 1981)

fonte: catalogo Galleria Martano, Torino, 1981)
#abstract #abstrasemic #art #arte #artisteDelSegno #artistiDelSegno #asemic #asemicWriting #astratta #astratto #CarlaAccardi #GalleriaMartano #scritturaAsemica

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

dall’audioarchivio di radio onda rossa: “onorata società”, di francesco nicolini, con patricia zanco


dall’audioarchivio di
★ Radio Onda Rossa 87.9 FM ★

Onorata società
con Patricia Zanco
drammaturgia Francesco Niccolini
regia Daniela Mattiuzzi e Patricia Zanco
consulenza storica Toni Sirena e A.C. Tina Merlin

archive.org/details/onorata.so…

Un carosello nero, degno di una dittatura sudamericana. Si rapina e si rapisce, si fanno scomparire i corpi, e poi tutti assolti. Si mangia, si beve e si brinda, in nome del profitto e della luce elettrica. Un feroce banchetto al quale sono seduti presidenti, vassalli, valvassori, servi e luogotenenti che nella carne affondano i denti. Impuniti ingrassano.
Con ironia e rabbia si piega la cronaca al grottesco deformando le atmosfere. Lo spettacolo entra sotto la pelle viva di una tragedia nazionale che non ha fine: quella di una classe dirigente rovinosa. Tragedie che non finiscono nel loro accadere ma si moltiplicano con effetti incontrollati sulla società, provocate dai vizi capitali di controllori e controllati che ci portano alla deriva. Il Vajont e il dopo Vajont diventa così un tragico modello esemplare che in Italia si ripete sistematicamente, per arroganza e corruzione e che ci lascia la disperazione di una domanda senza risposta: di chi ci possiamo fidare?

Info
patriciazanco.it/spettacoli/on…
ondarossa.info/newstrasmission…
#archive #ArchiveOrg #arroganza #audio #audioarchivio #classeDirigente #corruzione #DanielaMattiuzzi #dopoVajont #FrancescoNiccolini #italia #luceElettrica #luogotenenti #OnorataSocietà #PatriciaZanco #podcast #presidenti #profitto #radio #RadioOndaRossa #radioondarossa #rapina #ROR #RORRadioOndaRossa #servi #TinaMerlin #ToniSirena #tragedia #Vajont #valvassori #vassalli

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

«Sembra esserci un cambiamento di tono nella televisione di Stato russa.
Di solito il messaggio è: “Siamo imbattibili”, ma ora si parla del fatto che l’Ucraina sia in vantaggio nella corsa ai droni e stia acquisendo missili balistici, il che diventerà un problema».
mastodon.social/@randahl/11678…


There seems to be a change in tone on Russian state tv.

Usually the message is always, “we are unbeatable”, but now they talk about Ukraine being ahead in the drone race and acquiring ballistic missiles which will become a problem.

youtu.be/7pOEpMRRHCA?si=54-ylB…


reshared this

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

There seems to be a change in tone on Russian state tv.

Usually the message is always, “we are unbeatable”, but now they talk about Ukraine being ahead in the drone race and acquiring ballistic missiles which will become a problem.

youtu.be/7pOEpMRRHCA?si=54-ylB…

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

"I contatti tra i leader Ue e il sospetto di un piano della Casa Bianca per picconare l’Europa"

Ma proprio solo un vaghissimo sospetto eh!

corriere.it/settegiorni-france…

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

#WSocial: "We want to promote European digital sovereignty. We're made in Europe, for the world!"

@EUCommission: "A strong Europe needs independent digital spaces. Today, we’re expanding our presence to W."

W Social: "You need to verify your identity. Please download our #WIdentity app from Apple's App Store or Google's Play Store"

No further comment necessary.

Check for yourselves (04:30): inv.nadeko.net/Vcq4MiabpEQ

#BigTech #OpenWashing #EuropeWashing #SovereigntyWashing

in reply to Elena Rossini 🌈

Today #WSocial CEO Anna Zeiter will be participating at a panel discussion at the prestigious Cannes Lions: "A Sense of Impending Doomscrolling: Rebooting AI and Social Media."

The 30 min panel will be live-streamed at 4pm CET
🔗 : canneslions.com/festival/progr…

I'm interested in the AI bit because she previously gave some controversial statements but her video was deleted from YouTube.

If any of you have time to watch & report back, I would be SO GRATEFUL (family thing; I can't watch sadly)

reshared this

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

Dove diavolo andiamo a finire con questa sinistra qui? In mano alla destra. E dove andremo a finire con questa destra qui? Nei guai. Quindi, proprietà transitiva.
La sinistra de coccio ilpost.it/lucasofri/2026/06/19…
in reply to Elena Brescacin

@Elena Brescacin

In effetti sono 30 anni che per prendere voti cercano di convincere gli elettori che quegli altri sono il Male. Neanche ci provano a cercare voti facendo una proposta politica interessante.

E va anche aggiunto che le rare volte in cui hanno governato loro non è che ce le ricordiamo per quanto siano stati bravi...

in reply to Max - Poliverso 🇪🇺🇮🇹

@max E la destra ha imparato la stessa menata però. Ogni volta che dici qualcosa contro, ti dicono "siete i soliti sinistri". Quello che è più grave, è aver perso l'elettorato di riferimento (lavoratori, operai delle fabbriche...)
questi vanno a votare destra. Con tutte le conseguenze del caso.
Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

è un bellissimo pezzo questo...
Pinocchio e il Campo dei Miracoli dell’intelligenza artificiale macitynet.it/pinocchio-e-il-ca…
in reply to Elena Brescacin

@poliversity

qui l'articolo originale, davvero interessante:
om.co/2026/05/25/we-are-living…

in reply to Guido Dotti

@oKolobos @poliversity sì, lo linkano anche loro. Domani me lo leggo con calma! Io sono affezionatissima a queste letture: Pinocchio e il Mago di Oz. Non tanto per la solita narrazione "fai il buono fai il bravo" ma per tutti i simboli che contengono. Umani che abbassano la guardia, credono agli imbonitori, ecc. Non è che gli scrittori fossero visionari, è che certe caratteristiche dell'essere umano sono vecchie come l'universo e questi due, a distanza di pochi decenni uno dall'altro, sono riusciti a disegnarli con una storia efficace.
Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

domani, 20 giugno, roma: “amuleto, talismano, ornamento”, i gioielli di shohreh bayatipour


mostra di shohreh bayatipour_ 20 giu 2026_ roma
cliccare per ingrandire

Amuleto, talismano, ornamento: i gioielli artigianali di Shohreh Bayatipour

Le opere saranno presentate nel corso di un incontro conviviale, 20 giugno 2026, h. 18-22
Roma, via Nomentana nuova 25, scala A, piano 1, Int 3 Cimini-Bayatipour

Siete pregati di dare conferma

#Amuleto #art #arte #gioielliArtigianali #ornamento #ShohrehBayatipour #talismano