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Chrome’s Latest Patch Closes 12 Security Holes, Nine of Them Rated High Severity
#CyberSecurity
securebulletin.com/chromes-lat…
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✨ Operation Olympus Blade: BKA e FBI smantellano Kratos, il phishing-as-a-service da 1.800 clienti in 35 paesi
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/operat…

@informatica


Operation Olympus Blade: BKA e FBI smantellano Kratos, il phishing-as-a-service da 1.800 clienti in 35 paesi


Duecento server sequestrati, un arresto in Indonesia e oltre 1.800 clienti criminali lasciati improvvisamente senza il loro strumento di lavoro preferito. Con l’Operazione “Olympus Blade”, le autorità tedesche e statunitensi hanno inferto uno dei colpi più duri mai assestati contro l’industria del phishing-as-a-service, smantellando l’infrastruttura di Kratos, la piattaforma che negli ultimi due anni ha permesso a criminali con competenze tecniche minime di colpire centinaia di migliaia di vittime in 35 paesi.

Un kit “chiavi in mano” per rubare account Microsoft


Kratos non era un semplice kit di phishing statico, ma una piattaforma completa di Phishing-as-a-Service (PhaaS) venduta in abbonamento e pagabile in criptovaluta. Chi acquistava una licenza riceveva l’accesso a un pannello web e a uno shop su Telegram da cui gestire le proprie campagne, registrare nuovi domini civetta e monitorare le credenziali raccolte in tempo reale. Il prodotto di punta erano pagine di login false, quasi indistinguibili dagli originali, che imitavano i portali di autenticazione Microsoft 365.

La caratteristica che ha reso Kratos particolarmente pericoloso agli occhi degli investigatori tedeschi non era però la semplice raccolta di username e password, ormai capacità minima per qualunque kit di phishing del 2026, ma l’implementazione di tecniche Adversary-in-the-Middle (AiTM). Il kit si interponeva tra la vittima e il vero portale Microsoft, inoltrando le richieste di autenticazione in tempo reale e catturando, oltre alle credenziali, anche i cookie di sessione validi dopo il completamento della MFA. Questo permetteva agli operatori di dirottare sessioni già autenticate, aggirando di fatto l’autenticazione a due fattori senza doverla “rompere” tecnicamente: la si scavalcava semplicemente rubando il token già emesso dal legittimo processo di login.

La scala del danno: 15.000 campagne al mese


Secondo la Procura Generale di Francoforte (ZIT) e il Bundeskriminalamt (BKA), che hanno guidato le indagini in collaborazione con l’FBI, Kratos veniva utilizzato da oltre 1.800 clienti criminali per condurre in media 15.000 campagne di phishing al mese, con vittime confermate in almeno 35 paesi, concentrate soprattutto in Europa e Stati Uniti. Gli inquirenti stimano che l’operatore del servizio abbia incassato almeno 300.000 euro dal 2024 a oggi, esclusivamente tramite canoni di abbonamento: una cifra che dà la misura di quanto sia diventato profittevole il modello “as-a-service” applicato al crimine informatico, dove il gestore della piattaforma monetizza l’accesso allo strumento senza dover mai toccare personalmente i dati rubati dai propri clienti.

Il modello di business di Kratos rispecchia da vicino quello di altri kit AiTM emersi negli ultimi anni, come Tycoon2FA ed EvilProxy, confermando una tendenza consolidata: il phishing contro gli account Microsoft 365 aziendali resta uno dei vettori di accesso iniziale più redditizi per i broker di accessi, che poi rivendono le credenziali rubate a gruppi ransomware o le usano per frodi sul Business Email Compromise.

L’operazione: da Francoforte a Giacarta


L’azione di contrasto, ribattezzata Operation Olympus Blade, ha coinvolto il sequestro di oltre 200 server usati per ospitare l’infrastruttura di distribuzione e le pagine di phishing generate dai clienti della piattaforma. Sul sito ufficiale di Kratos è comparso un banner di sequestro che informa gli utenti del trasferimento della proprietà del dominio all’FBI, prassi ormai standard nelle operazioni congiunte USA-Europa contro le infrastrutture criminali online.

La parte più significativa dell’operazione, dal punto di vista dell’attribuzione, è però l’arresto in Indonesia dello sviluppatore e amministratore tecnico della piattaforma. Si tratta di un elemento tutt’altro che scontato: la maggior parte dei kit PhaaS che vengono smantellati porta al sequestro dell’infrastruttura, ma raramente all’identificazione fisica e alla cattura di chi ne cura lo sviluppo, spesso protetto da più livelli di anonimizzazione e da rivenditori intermedi che fanno da schermo. La collaborazione tra BKA, FBI e le autorità indonesiane suggerisce un lavoro di attribuzione durato mesi, probabilmente basato sull’analisi dei flussi di pagamento in criptovaluta e sulla correlazione tra gli account amministrativi della piattaforma e l’identità reale del suo operatore.

Due righe per i difensori


Il takedown di Kratos rimuove un attore significativo dall’ecosistema PhaaS, ma non elimina la tecnica sottostante. Le organizzazioni che si affidano a Microsoft 365 dovrebbero considerare questo caso un promemoria per rivedere le proprie difese contro il phishing AiTM, che per definizione bypassa l’MFA basata su codici OTP o push notification semplici:

  • Adottare chiavi di sicurezza hardware FIDO2/WebAuthn o passkey, le uniche forme di MFA resistenti al furto di sessione tramite AiTM, poiché legano l’autenticazione all’origine del dominio.
  • Abilitare policy di Conditional Access che valutino segnali di rischio come token replay da IP o dispositivi anomali rispetto alla sessione originale di login.
  • Configurare la durata dei token di sessione e i criteri di revoca automatica in caso di cambio di posizione geografica o fingerprint del dispositivo.
  • Monitorare i log di Entra ID / Azure AD per pattern di accesso anomali, come login riusciti seguiti da immediata modifica delle regole di inoltro della posta, tipica fase successiva al furto di sessione.
  • Diffidare di email che rimandano a portali di login Microsoft con URL leggermente anomali o hosting su domini di terze parti, anche quando la pagina è visivamente identica all’originale.

Resta inoltre da chiedersi quanti cloni o eredi diretti di Kratos emergeranno nei prossimi mesi: la storia recente dei takedown PhaaS, da 16shop a Caffeine, mostra che la domanda di questi kit da parte della criminalità di basso profilo non si esaurisce con la cattura di un singolo operatore, ma semplicemente si sposta verso il prossimo servizio disponibile sui forum underground e sui canali Telegram dedicati.


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☕ CYBERBRIEFING — Mercoledì 22 luglio 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
ilpuntocyber.rfeed.it/article.…

#newsletter #cybersecurity
@informatica

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🍪 There's one thing we can all agree on: we're fed up with misleading cookie banners. 🚫 And we finally have a chance to get rid of them!

💡 The solution? Simple! Express your privacy preferences once, for example via your browser or device, and have them respected permanently.

📃 A proposal to end this tracking circus is currently on the table of EU lawmakers – and could easily simplify things for everyone in the European Union.

➡️ killthecookiebanner.eu/

Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)
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Google Play Servizi si aggiorna: IMEI dalla schermata di blocco e altre novità per Android


Google ha avviato il 20 luglio 2026 il rilascio di Google Play Servizi v26.28, un aggiornamento che introduce diverse novità pensate per migliorare sicurezza e comodità d'uso sugli smartphone Android. Le modifiche non stravolgono l'esperienza quotidiana, ma toccano funzioni utili che molti utenti finiranno per apprezzare nella pratica. IMEI visibile anche dalla schermata di blocco La novità più rilevante riguarda la possibilità di consultare il codice IMEI del dispositivo direttamente […]
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Google ha avviato il 20 luglio 2026 il rilascio di Google Play Servizi v26.28, un aggiornamento che introduce diverse novità pensate per migliorare sicurezza e comodità d’uso sugli smartphone Android. Le modifiche non stravolgono l’esperienza quotidiana, ma toccano funzioni utili che molti utenti finiranno per apprezzare nella pratica.

IMEI visibile anche dalla schermata di blocco


La novità più rilevante riguarda la possibilità di consultare il codice IMEI del dispositivo direttamente dalla schermata di blocco, senza dover sbloccare il telefono. Il numero IMEI è spesso richiesto in caso di smarrimento, per l’assistenza tecnica o per operazioni legate alla rete mobile: finora era necessario accedere alle impostazioni, mentre con questo aggiornamento la procedura diventa molto più rapida.

Miglioramenti per WebView, storage e Android TV


L’aggiornamento introduce anche il supporto ai permessi audio all’interno delle WebView legate alla gestione dell’account, oltre a nuove API rivolte ai produttori per avviare più facilmente le schermate di gestione dello storage e degli abbonamenti attivi sul dispositivo.

Su Android TV debutta invece il supporto ad Android Credential Manager, che semplifica l’utilizzo di password salvate e passkey, inclusa la possibilità di completare l’autenticazione tramite smartphone. Non mancano poi miglioramenti ai log di qualità per Android Auto, smartphone e Android TV, oltre ad alcune correzioni relative ai servizi di connessione tra dispositivi.

Anche Google Wallet diventa più fluido


Google ne ha approfittato anche per rifinire il comportamento di Google Wallet: dopo aver completato, annullato un’operazione o in caso di errore nella sezione “Il mio account”, l’app non riporterà più l’utente alla schermata principale del wallet, ma alla schermata visualizzata in precedenza, rendendo la navigazione più coerente e meno dispersiva.

Rilascio graduale nelle prossime settimane


Google Play Servizi rappresenta uno dei componenti di sistema più importanti per Android, dato che gestisce funzioni chiave legate a sicurezza e compatibilità delle app. Come da prassi, l’aggiornamento verrà distribuito in modo progressivo, e potrebbero volerci alcuni giorni o settimane prima che raggiunga tutti i dispositivi compatibili.

Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)
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La Polizia Federale Criminale Tedesca ha pubblicato le ultime statistiche su ChatControl: i rapporti tecnologici NCMEC/US non sono mai stati così inaffidabili!

@Privacy Pride

Nel 2025, il 52% delle segnalazioni era legalmente irrilevante. Di conseguenza, 113.000 foto, video e chat private sono state esposte ingiustamente (+14%)—un nuovo record.

Chi viene effettivamente denunciato? Nei casi di "pornografia infantile", il 40% delle indagini ha preso di mira i bambini stessi (età 10-14)! Spesso sono loro a scattare le foto o a condividerle senza pensarci. Solo l'anno scorso, queste denunce dagli USA hanno colpito oltre 8.000 bambini in Germania.

Nei casi di "pornografia giovanile", il 53% delle indagini ha riguardato minori, criminalizzando >12.000 adolescenti. Il BKA rileva: L'esplorazione dell'identità sessuale avviene ora online, coinvolgendo regolarmente la creazione e la condivisione di file intimi di sé stessi o di coetanei (#Sexting).

Nota: la polizia persegue anche le raffigurazioni fittizie (come l'Hentai) e i contenuti generati dall'IA in base a queste leggi.
Nel frattempo, il tasso di risoluzione dei crimini da parte della polizia per la distribuzione online di pornografia illegale è già estremamente alto, raggiungendo l'87,1% nel 2025.

L'esperienza dimostra che la #DataRetention obbligatoria non aumenta i tassi di risoluzione dei crimini. Le indagini sotto copertura mirate nelle reti di autori sono ciò che effettivamente cattura gli abusi e salva i bambini, non il #ChatControl indiscriminato su piattaforme commerciali USA non crittografate!

Conclusione: #ChatControl non protegge i bambini; li criminalizza in massa. Più della metà dei rapporti sono falsi allarmi, esponendo decine di migliaia di file e chat privati. Il sistema sta fallendo.


Fonte (BKA 2025): bka.de/SharedDocs/Downloads/DE…

Questo host traduce il post pubblicato oggi da @Patrick Breyer


🇩🇪Neue BKA-Zahlen zur #Chatkontrolle: Noch nie waren US-Meldungen so unzuverlässig!
2025 waren 52 % der Verdachtsmeldungen von vornherein strafrechtlich irrelevant.
Folge: 113.000 Fotos, Videos & Chats wurden zu Unrecht geleakt (+14 %) – so viele wie nie zuvor. 1/6

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🇩🇪Neue BKA-Zahlen zur #Chatkontrolle: Noch nie waren US-Meldungen so unzuverlässig!
2025 waren 52 % der Verdachtsmeldungen von vornherein strafrechtlich irrelevant.
Folge: 113.000 Fotos, Videos & Chats wurden zu Unrecht geleakt (+14 %) – so viele wie nie zuvor. 1/6
in reply to Patrick Breyer

Demzufolge haben 43% der befragten Jugendlichen zwischen 12 und 19 schon einmal erotische oder aufreizende Fotos und Videos von anderen Teenagern auf ihrem Handy oder Computer erhalten. Solche Inhalte selbst verschickt haben insgesamt elf Prozent. 11% heisst übersetzt, in jeder deutschen Schulklasse sitzen 2-3 Teenager, die Nackbilder oder Nackvideos von sich oder anderen versenden.
tagblatt.ch/ostschweiz/sexting…
in reply to Patrick Breyer

Ich habe die Zahlen des BKA vor ein paar Jahren mal zerlegt.

untertauchen.info/2022/06/zahl…

Was mich am meisten nervt, ist, dass Verdächtige mit Tätern gleichgesetzt werden. Und dass man sagt, dass die Vertreibung von schlimmen Bildern genauso schlimm ist wie die Erstellung selber.

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🇪🇺BKA (German Federal Criminal Police) releases new stats on #ChatControl: NCMEC/US tech reports have never been so unreliable! In 2025, 52% of flags were legally irrelevant. As a result, 113,000 private photos, videos & chats were wrongfully exposed (+14%)—a new record. 🧵 1/6
in reply to Patrick Breyer

Every corporation over time comes up with crafty and underhanded ways to externalize their costs. They pass the buck of their own responsibilities onto civil society. Say, they weasel out of environmental protection laws through lobbyists. Or if they sell cigarettes, the healthcare system has the cost externalized to them, to take care of the health problems that cigarettes cause. This is just more of that externalizing of costs, with ChatControl.

The Metas of the world are extremely rich, and could afford to hire an army of moderators to catch all the CSAM, etc, getting sold on their platforms (remember, they get a cut of ad revenue). But why would they do that, when they can externalize the policing of CSAM onto civil society (with Age Verification mandates by gov't policy across the board)? Better - according to their amoral logic - to have every small time competitor be burdened with adding Age verification to their platform, whether it's needed or not.

So #ChatControl is, IMHO, just about externalizing costs (and CSAM is just used as an emotional appeal, just used as a rubric for this cost externalizing). They're actually protecting their ad revenue from CSAM, if people just opened their eyes and literally watched the flow of ad revenue. Armies of helpers can and are hired instead for other purposes by these corporate giants - to train LLMs. Way more profit is (foolishly) expected in that direction.

#Meta #CSAM

in reply to Patrick Breyer

if calm logic, reasoning and data-driven decision-making meant anything to the proponents of #ChatControl it would've been abandoned a long time ago.

At this point, an excuse of misguided ignorance is not valid anymore - we can only conclude that there is no real motivation to protect children and the disastrous side-effects we keep cautioning about is actually the intended consequences.

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🍪 On today’s menu: a batch of banners nobody ordered 🍪

Take a pinch of manipulation, mix with endless pop-ups, bake until people are too exhausted to say “no”. That’s the tracking industry’s favourite recipe.

As Europe debates the future of online privacy, there is a chance to replace today’s endless cookie banner circus with something much simpler: letting people express their privacy preferences once, for example through their browser or device, and requiring websites to respect that choice.

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Chatbots wirken auch bei persönlichen Fragen oft wie eine neutrale Instanz. Unsere Recherche zeigt, wie sehr das bei einem Schwangerschaftsabbruch täuschen kann – besonders dann, wenn man ChatGPT um Rat fragt.

netzpolitik.org/2026/schwanger…

in reply to netzpolitik.org

Jo Bots als neutral bezeichen DER IST IMMER WIEDER GUT!

fes.de/news/wie-generative-ki-…

hateaid.org/ki-rassismus/

freiheit.org/de/kuenstliche-in…

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Kasa La Gomera, martes, 28 de julio, 16:00 GMT-3 Porque la revolucion es mirarnos a los ojos,es intercambiar ideas,es enriquecernos el unx al otrx mediante la voz,la palabra,la lectura y la complicidad.por eso nunca perdamos el Encuentro y el Trabajo Colectivo! Lxs esperamos!! Salud!!!
Lug 28
Leyendo el Kaos
Mar 21:00 - 0:00 Europe/Rome
Vagancio Pirato
Porque la revolucion es mirarnos a los ojos,es intercambiar ideas,es enriquecernos el unx al otrx mediante la voz,la palabra,la lectura y la complicidad.por eso nunca perdamos el Encuentro y el Trabajo Colectivo!
Lxs esperamos!!
Salud!!!

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Federico García Lorca y las noches gitanas


Sindicato de Maravillas, jueves, 30 de julio, 21:00 GMT-3 Literatura, memoria y tradición flamenca en el Sindicato! 💃🏻 𝗙𝗘𝗗𝗘𝗥𝗜𝗖𝗢 𝗚𝗔𝗥𝗖𝗜́𝗔 𝗟𝗢𝗥𝗖𝗔 𝗬 𝗟𝗔𝗦 𝗡𝗢𝗖𝗛𝗘𝗦 𝗚𝗜𝗧𝗔𝗡𝗔𝗦 📅 Jue 30 🕘 21hs En la Sala! 🎟️ Anticipadas con descuento en nuestra web! A 90 años de su fusilamiento: una obra, una experiencia escénica, que pone en diálogo literatura, memoria y tradición flamenca, acercando al público la vigencia de uno de los autores más importantes de la cultura universal Charo Fernández y Alexis Menéndez al
Lug 31
Federico García Lorca y las noches gitanas
Ven 2:00 - Lun 0:00 Europe/Rome
Vagancio Pirato

Literatura, memoria y tradición flamenca en el Sindicato!

💃🏻 𝗙𝗘𝗗𝗘𝗥𝗜𝗖𝗢 𝗚𝗔𝗥𝗖𝗜́𝗔 𝗟𝗢𝗥𝗖𝗔 𝗬 𝗟𝗔𝗦 𝗡𝗢𝗖𝗛𝗘𝗦 𝗚𝗜𝗧𝗔𝗡𝗔𝗦
📅 Jue 30 🕘 21hs
En la Sala!

🎟️ Anticipadas con descuento en nuestra web!

A 90 años de su fusilamiento: una obra, una experiencia escénica, que pone en diálogo literatura, memoria y tradición flamenca, acercando al público la vigencia de uno de los autores más importantes de la cultura universal

Charo Fernández y Alexis Menéndez al baile
Fernando Suárez Castro guitarra
Álvaro González al cante
Constanza de la Cueva y Leticia Woods narradoras

@providencia_cba
@charitoflamenca @conidelacueva @leticia.lechu.woods @alvarogonzalezflamenco @alexismenendezflamenco @fersuarezcastro

📍 Libertad 326, Córdoba Capital

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Casa Yui, domingo, 23 de agosto, 16:00 GMT-3 Volvemos a encontrarnos alrededor de una mesa, con textos que nos llegan desde otra orilla. Para quien mira desde esta orilla, la relación que Oriente teje con la naturaleza tiene algo de incomprensible. No es un contrato, no es una posesión. Es otra cosa: un modo de estar que no distingue entre lo sagrado y lo cotidiano, donde los dioses no están en el cielo sino en la piedra, en el árbol, en el agua que corre. Donde el gesto de cuidar no es una ex
Ago 23
La ética de lo pequeño: club de lectura en torno a la literatura japonesa
Dom 21:00 Europe/Rome
Vagancio Pirato

Volvemos a encontrarnos alrededor de una mesa, con textos que nos llegan desde otra orilla.

Para quien mira desde esta orilla, la relación que Oriente teje con la naturaleza tiene algo de incomprensible. No es un contrato, no es una posesión. Es otra cosa: un modo de estar que no distingue entre lo sagrado y lo cotidiano, donde los dioses no están en el cielo sino en la piedra, en el árbol, en el agua que corre. Donde el gesto de cuidar no es una excepción sino una respiración.

Para este segundo encuentro, @andiparejas y @mobymartin eligieron textos que no explican esa relación. La habitan. Textos que nos invitan a desaprender la distancia, a preguntarnos si todavía estamos a tiempo de aprender a estar con el mundo de otra manera.

Nos reunimos el 23/8 a las 16hs en Casa Yui. Vas a recibir un cuaderno con las lecturas, para que el texto vuelva al papel y la conversación vuelva al cuerpo.

Para más info e inscripciones nos envían un MD, al 1140464601 o por mail yuilaboratorio@gmail.com

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Cooperativa Cafe Artigas, jueves, 23 de julio, 20:30 GMT-3 🎬 V.H.S. – Un retrodrama rebobinado Un unipersonal entre el humor, la nostalgia y el cine. Única función del mes! 📅 Jueves 23 de julio · 20:30 hs 📍 [url=https://www.instagram.com/cafe.artigas/]@cafe.artigas[/url] 🎟️ A la gorra con reserva por DM.
Lug 24
Teatro: V.H.S. Un retrodrama rebobinado
Ven 1:30 Europe/Rome
Vagancio Pirato

🎬 V.H.S. – Un retrodrama rebobinado

Un unipersonal entre el humor, la nostalgia y el cine.

Única función del mes!

📅 Jueves 23 de julio · 20:30 hs
📍 @cafe.artigas
🎟️ A la gorra con reserva por DM.

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Bar de las Artes, viernes, 24 de julio, 20:00 GMT-3 Este viernes 24/7 te esperamos en BAR DE LAS ARTES Para compartir esta una jornada de arte arte arte Con la propuesta de PIBA COLLAGE [url=https://www.instagram.com/pibacollage/]@pibacollage[/url] Collage colectivo ( veni a dejar tu subjetividad en recortes y chrlas!) Tambien se presentaran ROCK EN VIOLIN zoe guichane en violín Diego Casanova en guitarra [url=https://www.instagram.com/casanovaa0_0/]@casanovaa0_0[/url] instag
Lug 25
Piba Collage + Rock en violín + feria + tarot
Sab 1:00 Europe/Rome
Vagancio Pirato

Este viernes 24/7 te esperamos en BAR DE LAS ARTES

Para compartir esta una jornada de arte arte arte

Con la propuesta de PIBA COLLAGE

@pibacollage

Collage colectivo
( veni a dejar tu subjetividad en recortes y chrlas!)

Tambien se presentaran

ROCK EN VIOLIN

zoe guichane en violín

Diego Casanova en guitarra

@casanovaa0_0

instagrams:
@zoeguichane

y CATARSIA

Que agitaran con
Punk rock!

@catarsia.banda
@fioree.lala

Sumate con tu emprendimiento
En la feria gratuita

Show room de
@zoeboucheroficial

Tarot

Juegos y mucho mas!

Shows a la gorra

Te saperamos desde las 20.hs.
En Luis Viale 108

No te la pierdas!

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Gelsomina Cultural, jueves, 23 de julio, 20:30 GMT-3 🌊❤️‍🔥EXTRACTO DE ADIÓS❤️‍🔥🌊 Dir. Emanuel Brunella | 2025 | Argentina Los vestigios de dos personas perdidas en la vida que son, tanto Iván como Camila, dos seres que como manotazo de ahogado deciden conocerse para esquivar el tedio de la vida. JUEVES 23/7 🕰️ Abrimos puertas: 20:30 hs 🎞️ Proyectamos: 21:30 hs ¡¡ENTRADA GRATIS!! Barra y comida a precio muy accesible para que puedan consumir algo y aportar al espacio [url=https://www.instag
Lug 24
Cine desde los Escombros: EXTRACTO DE ADIÓS
Ven 1:30 Europe/Rome
Vagancio Pirato

🌊❤️‍🔥EXTRACTO DE ADIÓS❤️‍🔥🌊

Dir. Emanuel Brunella | 2025 | Argentina

Los vestigios de dos personas perdidas en la vida que son, tanto Iván como Camila, dos seres que como manotazo de ahogado deciden conocerse para esquivar el tedio de la vida.

JUEVES 23/7
🕰️ Abrimos puertas: 20:30 hs
🎞️ Proyectamos: 21:30 hs

¡¡ENTRADA GRATIS!!

Barra y comida a precio muy accesible para que puedan consumir algo y aportar al espacio @gelsomina_cultural que nos permite hacer este ciclo posible.

📍 Humberto Primo 1909 - Espacio Independiente Gelsomina Cultural

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✨ HollowGraph: la backdoor che trasforma il calendario di Microsoft 365 in un canale C2 cifrato
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/hollow…

@informatica


HollowGraph: la backdoor che trasforma il calendario di Microsoft 365 in un canale C2 cifrato


Un impianto di spionaggio finora sconosciuto ha trasformato uno degli strumenti più banali della vita d’ufficio, il calendario di Microsoft 365, in un canale di comando e controllo. Si chiama HollowGraph, non sfrutta alcuna vulnerabilità software e per questo è quasi impossibile da rilevare con i controlli di rete tradizionali: il traffico che porta gli ordini dell’attaccante e i file rubati è, a tutti gli effetti, traffico legittimo verso le API di Microsoft Graph.

A scoprirlo è stata Group-IB, che ha pubblicato l’analisi tecnica il 20 luglio 2026 dopo aver individuato l’impianto su almeno 12 macchine compromesse, di cui solo tre attivamente in comunicazione con l’attaccante durante la finestra di osservazione. Il traffico della vittima analizzata copre il periodo dal 3 giugno al 9 luglio 2026, e la casella di posta usata per l’esfiltrazione appartiene a un’organizzazione israeliana. Un’impronta piccola e selettiva, che i ricercatori leggono come spionaggio mirato piuttosto che criminalità opportunistica, anche se la tecnica potrebbe essere riutilizzata su scala molto più ampia.

Il calendario come dead drop


HollowGraph è una DLL .NET che supporta solo due comandi, get e send, e non contatta mai direttamente un server dell’attaccante per ricevere istruzioni. Al loro posto usa il calendario della casella compromessa come dead drop bidirezionale: per ricevere i comandi, interroga un evento specifico piazzato dall’operatore e datato 2050-05-13, una data così lontana nel futuro che nessun utente lo scoprirebbe mai scorrendo la propria agenda, e ne legge le istruzioni da un file allegato.

Per l’esfiltrazione il processo si inverte: il malware cifra il file rubato, crea un proprio evento altrettanto lontano nel tempo e carica i dati come uno o più allegati. L’intero scambio è protetto da uno schema ibrido RSA più AES-256, con coppie di chiavi separate per il canale di comando in entrata e per quello di esfiltrazione in uscita. Chi osservasse solo i log di rete vedrebbe esclusivamente chiamate alle API Microsoft Graph, indistinguibili dal traffico generato da un client Outlook qualsiasi.

Il secondo canale: DNS tunneling per restare vivi


Perché l’accesso a Graph resti valido nel tempo, HollowGraph mantiene un secondo canale, più grezzo ma altrettanto insidioso. Via DNS, il malware aggiorna periodicamente le credenziali dell’applicazione registrata su Entra ID (Azure AD): tenant ID, client ID, client secret e la casella di posta bersaglio. Questi valori vengono decodificati da record AAAA IPv6 restituiti da un dominio controllato dall’attaccante, cloudlanecdn[.]com, e scritti in un file camuffato da log di routine, logAzure.txt. A differenza del traffico sul calendario, qui le credenziali applicative viaggiano in chiaro, il che rende questo canale un punto di osservazione prezioso per i difensori.

Chi c’è dietro: Cavern e l’ombra di Teheran


Group-IB collega HollowGraph al framework backdoor modulare Cavern con alta confidenza, sulla base della sintassi di comando condivisa e di corrispondenze nella logica di tasking interna. Cavern era stato documentato all’inizio di luglio da Check Point, che lo ha attribuito a un cluster legato al Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza iraniano (MOIS) soprannominato Cavern Manticore, con sovrapposizioni note verso i gruppi iraniani MuddyWater e Lyceum.

Il legame però riguarda il codice, non necessariamente l’operatore di questa specifica campagna: Group-IB è stata esplicita nel dire di non poter attribuire con sicurezza questa attività a un attore già noto, segnalando solo una sovrapposizione a bassa confidenza con Lyceum, sottogruppo dell’iraniano OilRig. La geografia della vittima, un’organizzazione israeliana, viene trattata dai ricercatori come dato sul bersaglio e non come prova di attribuzione.

Va detto che nascondere il comando e controllo dentro servizi Microsoft fidati non è una novità assoluta: caselle Outlook, cartelle bozze e OneDrive sono già stati abusati in passato con logiche simili. Ciò che rende HollowGraph interessante è aver scelto l’angolo cieco più remoto possibile, un evento di calendario piantato 24 anni nel futuro, in un momento in cui la difesa si concentra sempre di più sul monitoraggio delle identità cloud e delle applicazioni OAuth piuttosto che sui contenuti stessi delle caselle di posta.

Perché conta per i difensori


Non c’è una vulnerabilità Microsoft da patchare: HollowGraph vive su un account compromesso e sulle normali funzionalità dell’API Graph, il che è esattamente ciò che lo rende difficile da individuare. Il lavoro va fatto sul piano dell’identità e dei permessi applicativi, non su quello delle patch. Group-IB raccomanda di restringere e verificare le applicazioni OAuth con credenziali client che possono raggiungere Graph, allertare sulla creazione di nuovi client secret e applicare la consueta igiene su Entra ID: Conditional Access, rotazione delle credenziali e rilevamento di token anomali.

  • Cercare eventi di calendario con data remota 2050-05-13
  • Verificare oggetti che siano un GUID nudo o seguano schemi tipo Event ID: o Boss{..}ID{..}
  • Individuare allegati con nome File{n}.txt
  • Auditare le modifiche al calendario generate da un’applicazione anziché da una persona (eventi creati, allegati caricati, oggetti rinominati via app)
  • Monitorare query DNS AAAA insolitamente frequenti verso un singolo dominio, con sottodomini lunghi e ad alta entropia
  • Cercare il dominio cloudlanecdn[.]com e il file di configurazione logAzure.txt

L’operatore dietro questa campagna resta senza nome, e il traffico della vittima risultava ancora attivo il 9 luglio. Vale la pena controllare fin da ora quegli eventi datati nel remoto futuro: è esattamente lì che nessun analista avrebbe mai pensato di guardare.

Indicatori di compromissione

Dominio C2 (DNS tunneling): cloudlanecdn[.]com
File di configurazione: logAzure.txt
Evento calendario esca: data 2050-05-13
Pattern oggetto evento: GUID nudo / "Event ID:" / "Boss{..}ID{..}"
Allegati di comando: File{n}.txt
Framework correlato: Cavern (Cavern Manticore / MOIS-linked, overlap MuddyWater e Lyceum)
Finestra di attività osservata: 3 giugno - 9 luglio 2026
Set completo di IoC e hash: report tecnico Group-IB, "HOLLOWGRAPH: Turning Microsoft 365 Calendars into Covert Command-and-Control Channels"

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Jean Jaures Circuito Cultural, domingo, 26 de julio, 17:00 GMT-3 📍Domingo 26/7- Filo a la gorra por Diego Singer- Michael Foucalt- Historia de la Locura. [url=https://www.instagram.com/tallerdefilo/]@tallerdefilo[/url] ⏰17hs 🎫Entrada a la gorra.
Lug 26
Filo a la gorra: Foucault - Historia de la Locura
Dom 22:00 Europe/Rome
Vagancio Pirato
📍Domingo 26/7- Filo a la gorra por Diego Singer-
Michael Foucalt- Historia de la Locura. @tallerdefilo
⏰17hs
🎫Entrada a la gorra.

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Jean Jaures Circuito Cultural, miércoles, 22 de julio, 20:00 GMT-3 📍Miércoles 22/7- Peña Sombra Blanca ⏰20HS Clase de Folclore a cargo de [url=https://www.instagram.com/lolafunesok/]@lolafunesok[/url] y en vivo desde las 22hs Marian Tuamá, Perfume de albahaca y Céfiros 🎫Entrada a la gorra 📌 Por reservas de mesa escribir un msj a [url=https://www.instagram.com/penia.sombra.blanca/]@penia.sombra.blanca[/url]
Lug 23
Peña Sombra Blanca
Gio 1:00 Europe/Rome
Vagancio Pirato
📍Miércoles 22/7- Peña Sombra Blanca
⏰20HS
Clase de Folclore a cargo de @lolafunesok y en vivo desde las 22hs Marian Tuamá, Perfume de albahaca y Céfiros
🎫Entrada a la gorra
📌 Por reservas de mesa escribir un msj a @penia.sombra.blanca

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✨ World Leaks nel cuore del nucleare indiano: 19.000 file della centrale di Kudankulam in vendita sul dark web
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/world-…

@informatica


World Leaks nel cuore del nucleare indiano: 19.000 file della centrale di Kudankulam in vendita sul dark web


Diciannovemila file, 14,3 gigabyte di planimetrie, elenchi fornitori, verbali di ispezione e persino polizze assicurative contro il terrorismo. È quanto la gang di data extortion World Leaks ha pubblicato sul proprio leak site relativamente alla Kudankulam Nuclear Power Plant, la più grande centrale nucleare indiana, dopo che l’appaltatore Reliance Infrastructure ha rifiutato di pagare il riscatto. Non si tratta dei sistemi di controllo del reattore — quelli restano di competenza russa, forniti da Rosatom — ma la mole di documentazione tecnica esposta è comunque sufficiente per preoccupare gli esperti di sicurezza nucleare.

Un incidente nato a maggio, esploso a luglio


La vicenda comincia il 29 maggio 2026, quando Yotta, il data center indiano che ospita i server di Reliance Infrastructure, rileva un’attività sospetta su un’istanza riconducibile al gruppo Reliance. Yotta dichiara di aver bloccato l’esecuzione di un probabile ransomware in tempo reale. A fine giugno, però, Reliance Infrastructure comunica a Yotta di aver ricevuto rivendicazioni di data breach da parte di “attori esterni”: il tempo tra il contenimento tecnico e la scoperta dell’esfiltrazione reale è il primo campanello d’allarme di questa storia, e non è un caso isolato nel panorama delle intrusioni contro appaltatori di infrastrutture critiche.

Il 15 luglio i file compaiono sul portale World Leaks, accessibile solo tramite browser specializzati per l’accesso al dark web. Secondo il ricercatore indipendente Rakesh Krishnan, che per primo ha segnalato la fuga di dati a Reuters, i documenti riferiti alla sigla “KKNP” (Kudankulam Nuclear Power) risultavano online già dall’11 giugno — quasi un mese prima che la notizia diventasse pubblica. Reliance ha confermato una “violazione parziale” dei propri dati, senza specificarne l’estensione.

Chi è World Leaks


World Leaks non è un nome nuovo per chi segue il cybercrime organizzato. Il gruppo è la reincarnazione operativa di Hunters International, storica gang ransomware che nel 2025 ha scelto di abbandonare quasi del tutto la cifratura dei file per concentrarsi sulla pura estorsione dei dati: niente più payload di encryption da sviluppare e far evolvere contro gli antivirus, solo intrusione silenziosa, permanenza prolungata nella rete della vittima, esfiltrazione massiva e pressione pubblica sul leak site. Un modello di business più snello, più difficile da rilevare con gli strumenti EDR tradizionali (che sono tarati soprattutto sul comportamento anomalo della cifratura) e altrettanto redditizio.

Dal gennaio 2025 il gruppo rivendica oltre 150 vittime, tra cui Nike (1,4 TB di dati, 188.347 file, gennaio 2026), Dell, UBS e — soprattutto — un trio di società del conglomerato indiano Tata: Tata Technologies (1,4 TB, ereditata direttamente da Hunters International nel marzo 2025), Tata Electronics (630,4 GB, 204.341 file, giugno 2026, con dati sensibili di Apple e Tesla legati alla produzione di iPhone) e ora, con Reliance, un secondo grande gruppo industriale indiano colpito nello spazio di poche settimane. Nel caso Tata, World Leaks aveva dichiarato a Reuters di aver chiesto un riscatto di 1,5 milioni di dollari, pubblicando i dati dopo che l’azienda aveva “ignorato” la richiesta. Lo stesso copione — silenzio della vittima, contatore che scade, pubblicazione integrale — si è ripetuto con Reliance.

Cosa contengono davvero i file


Reuters, che ha potuto visionare parte del materiale senza tuttavia certificarne l’autenticità al 100%, descrive documenti datati tra il 2016 e la metà del 2025: planimetrie dei sistemi di ventilazione e raffreddamento delle Unità 3 e 4 (ancora in costruzione, operative entro il 2027, per una capacità combinata di 2.000 MW), la mappa completa di una control room comune, proposte di fornitori, un elenco di supplier approvati e i verbali di un’ispezione congiunta del 2024 tra Nuclear Power Corporation of India (NPCIL) e Reliance, corredati di fotografie degli impianti. Tra i documenti più delicati compare anche una polizza assicurativa che garantirebbe 112 milioni di dollari a Reliance Infrastructure e NPCIL in caso di atto terroristico contro le Unità 3 o 4 — un dettaglio che, se autentico, offre a un aggressore una stima concreta di quanto l’operatore stesso consideri “critico” quel bersaglio.

Nickolas Roth, senior director della Nuclear Threat Initiative, ha sottolineato a Reuters il vero rischio operativo di questo genere di fughe: non serve accedere ai sistemi del reattore per costruire un profilo utile a un attacco fisico o informatico successivo. Planimetrie, elenchi fornitori e mappe di controllo “mostrano a un avversario non solo chi ha accesso al progetto, ma quali sistemi quell’accesso può raggiungere” — in altre parole, permettono di ricostruire la catena di sicurezza dell’impianto e di individuarne i punti deboli, dai fornitori meno protetti ai varchi fisici meno sorvegliati.

Non è la prima volta per Kudankulam


Kudankulam ha già una storia di incidenti cyber: nel 2019 la rete amministrativa della centrale era stata infettata da un malware attribuito a un gruppo nordcoreano — un episodio che, secondo NPCIL, non aveva toccato i sistemi operativi dell’impianto. Il fatto che la stessa struttura torni due volte in sette anni al centro di un incidente informatico, per quanto di natura diversa, la dice lunga sulla difficoltà di isolare completamente reti industriali critiche dalla catena di fornitura IT che le circonda: la violazione non è avvenuta contro NPCIL direttamente, ma contro un fornitore terzo (Reliance) ospitato su infrastruttura di un altro fornitore terzo (Yotta) — un classico esempio di rischio di supply chain in ambito OT/critical infrastructure.

Contesto: l’India nel mirino


Il caso Reliance si inserisce in un trend più ampio. Secondo dati Surfshark, l’India è il terzo Paese al mondo per numero di account compromessi nel 2025 (28,9 milioni), dietro solo a Stati Uniti e Francia. Un report del Data Security Council of India realizzato con Seqrite ha rilevato che il 73% delle 204 organizzazioni intervistate “non sa se sia mai stata attaccata” e il 57% non applica pratiche basilari di igiene informatica. In un Paese che sta rapidamente espandendo il proprio parco nucleare — Kudankulam è centrale nel piano del governo Modi — il divario tra ambizione infrastrutturale e maturità della sicurezza informatica degli appaltatori resta il vero punto debole.

Due righe per i difensori


Per i team di sicurezza che gestiscono ambienti industriali o infrastrutture critiche, il caso Reliance/World Leaks offre alcune lezioni pratiche:

  • Il rilevamento di un tentativo di cifratura bloccato non implica che l’esfiltrazione dei dati sia stata impedita: va sempre assunta l’ipotesi di data theft anche quando il ransomware “classico” viene neutralizzato in tempo.
  • La sicurezza dei fornitori terzi (in questo caso un data center che ospita un appaltatore di un operatore nucleare) va trattata come estensione diretta del perimetro critico, con audit periodici e segmentazione delle reti che ospitano documentazione sensibile.
  • Documentazione apparentemente “amministrativa” — planimetrie, elenchi fornitori, verbali di ispezione, polizze assicurative — va classificata e protetta con lo stesso rigore dei dati operativi, perché costituisce ricognizione pronta all’uso per un aggressore.
  • Il ritardo tra compromissione (29 maggio), notifica interna (fine giugno) e pubblicazione pubblica (15 luglio, con dati online già dall’11 giugno) mostra quanto sia critico ridurre il tempo di rilevamento delle fughe di dati, anche tramite monitoraggio proattivo dei leak site e dei marketplace del dark web.


Dati chiave dell’incidente

Vittima: Reliance Infrastructure (contractor NPCIL/Kudankulam NPP)
Hosting compromesso: Yotta Data Services (data center terze parti)
Gruppo responsabile: World Leaks (rebrand di Hunters International)
Modello operativo: data extortion senza cifratura (double extortion "leak-only")
Volume totale dati Reliance: ~858.000 file
File più sensibili pubblicati: ~19.000 file / 14,3 GB
Data compromissione rilevata: 29 maggio 2026
Data comparsa dati su leak site: online dall'11 giugno, pubblicazione ufficiale 15 luglio 2026
Precedenti vittime note del gruppo: Nike, Dell, UBS, Tata Technologies, Tata Electronics, Mediaworks
Riscatto richiesto (caso Tata, riferimento): 1,5 milioni di USD
Accesso al leak site: solo tramite browser dark web dedicato

NPCIL, CERT-In e l’ufficio stampa del governo indiano non hanno risposto alle richieste di commento di Reuters. L’indagine è in corso, e resta da chiarire l’estensione reale della compromissione oltre i file già pubblicati.

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La Sudaka Lomas, viernes, 31 de julio, 21:00 GMT-3 [url=https://www.instagram.com/e.c.i.m.m.e/]e.c.i.m.m.e[/url] 🎛️ 𝙉𝙊𝘾𝙃𝙀 𝙀𝙇𝙀𝘾𝙏𝙍𝙊𝙉𝙄𝘾𝘼 𝙀𝙉 𝙀𝙇 𝘾𝙊𝙉𝙐𝙍𝘽𝘼𝙉𝙊🎚️ 🌌 Debuta el 𝙀𝙣𝙨𝙖𝙢𝙗𝙡𝙚 𝘾𝙤𝙣𝙪𝙧𝙗𝙖𝙣𝙤 𝙙𝙚 𝙄𝙢𝙥𝙧𝙤𝙫𝙞𝙨𝙖𝙘𝙞𝙤𝙣 𝙙𝙚 𝙈𝙪𝙟𝙚𝙧𝙚𝙨 𝙚𝙣 𝙡𝙖 𝙈𝙪𝙨𝙞𝙘𝙖 𝙀𝙡𝙚𝙘𝙩𝙧𝙤𝙣𝙞𝙘𝙖 [url=https://www.instagram.com/e.c.i.m.m.e/]@e.c.i.m.m.e[/url] 🌌 Aterriza desde Suiza 𝙀𝙡𝙚𝙘𝙩𝙧𝙞𝙘 𝙍𝙞𝙙𝙚 [url=https://www.instagram.com/malena.sardi_compositrice/]@malena.sardi_compositrice[/url] 🌌 Nos conecta 𝘼𝙢𝙤𝙧 𝙖 𝙡𝙖𝙨 𝙈𝙖𝙦𝙪𝙞𝙣𝙖𝙨 [url=https://www.instagram.com/am
Ago 1
𝙉𝙊𝘾𝙃𝙀 𝙀𝙇𝙀𝘾𝙏𝙍𝙊𝙉𝙄𝘾𝘼 𝙀𝙉 𝙀𝙇 𝘾𝙊𝙉𝙐𝙍𝘽𝘼𝙉𝙊
Sab 2:00 Europe/Rome
Vagancio Pirato

e.c.i.m.m.e

🎛️ 𝙉𝙊𝘾𝙃𝙀 𝙀𝙇𝙀𝘾𝙏𝙍𝙊𝙉𝙄𝘾𝘼 𝙀𝙉 𝙀𝙇 𝘾𝙊𝙉𝙐𝙍𝘽𝘼𝙉𝙊🎚️

🌌 Debuta el 𝙀𝙣𝙨𝙖𝙢𝙗𝙡𝙚 𝘾𝙤𝙣𝙪𝙧𝙗𝙖𝙣𝙤 𝙙𝙚 𝙄𝙢𝙥𝙧𝙤𝙫𝙞𝙨𝙖𝙘𝙞𝙤𝙣 𝙙𝙚 𝙈𝙪𝙟𝙚𝙧𝙚𝙨 𝙚𝙣 𝙡𝙖 𝙈𝙪𝙨𝙞𝙘𝙖 𝙀𝙡𝙚𝙘𝙩𝙧𝙤𝙣𝙞𝙘𝙖
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🌌 Aterriza desde Suiza 𝙀𝙡𝙚𝙘𝙩𝙧𝙞𝙘 𝙍𝙞𝙙𝙚
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Cine York, jueves, 30 de julio, 19:30 GMT-3 CINE YORK PLAYLIST FELI COLINA-LA OTRA MEJILLA Jueves 30 de julio - 19.30 hs Hay películas atravesadas por la música y hay obras en las que la música es el punto de partida. Con PLAYLIST, el nuevo ciclo de Cine York dedicado a explorar el cine desde su vínculo con el universo musical, buscamos poner la música en primer plano y celebrar las múltiples formas en que dialoga con las imágenes. Y no podríamos inaugurar este recorrido de mejor manera. La
Lug 31
Ciclo Playlist: FELI COLINA - LA OTRA MEJILLA
Ven 0:30 Europe/Rome
Vagancio Pirato

CINE YORK
PLAYLIST
FELI COLINA-LA OTRA MEJILLA

Jueves 30 de julio - 19.30 hs

Hay películas atravesadas por la música y hay obras en las que la música es el punto de partida. Con PLAYLIST, el nuevo ciclo de Cine York dedicado a explorar el cine desde su vínculo con el universo musical, buscamos poner la música en primer plano y celebrar las múltiples formas en que dialoga con las imágenes. Y no podríamos inaugurar este recorrido de mejor manera.

La primera función será la presentación de LA OTRA MEJILLA, el visual album del nuevo disco de Feli Colina, dirigido por Valeria Bertuccelli. Lejos de ser un registro o un videoclip extendido, la película construye un universo propio que lleva al cine la potencia emocional, teatral y poética del álbum, acompañando a una mujer que atraviesa las versiones que otros construyeron sobre ella hasta reencontrarse consigo misma.

Con esta función, PLAYLIST abre un espacio para descubrir películas donde la música no acompaña el relato: es el relato. Obras que expanden los límites entre el cine y la creación musical, invitando a vivir la escucha también como una experiencia cinematográfica.

‼️Las entradas se entregan una hora antes de la función, dos entradas por persona.
A los 10 minutos de iniciada la función las entradas pierden validez.
Entrada no arancelada. Acceso por orden de llegada. Capacidad limitada.

📍Cine York (Juan Bautista Alberdi 895, Olivos)

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✨ Redmi Watch 6 Active e Lite in arrivo: prezzi e specifiche trapelate

Redmi, il marchio del gruppo Xiaomi, starebbe lavorando a due nuovi smartwatch entry-level: Redmi Watch 6 Active e Redmi Watch 6 Lite. Dalle indiscrezioni emergono immagini di prodotto, specifiche principali...

🔗 Leggi di più: androidiani.net/redmi-watch-6-…

@Androidiani@feddit.it


Redmi Watch 6 Active e Lite in arrivo: prezzi e specifiche trapelate


Redmi, il marchio del gruppo Xiaomi, starebbe lavorando a due nuovi smartwatch entry-level: Redmi Watch 6 Active e Redmi Watch 6 Lite. Dalle indiscrezioni emergono immagini di prodotto, specifiche principali e persino i prezzi previsti per il mercato europeo, che andranno ad affiancare l’attuale Redmi Watch 6.

Nome ingannevole: Active costa meno di Lite


Curiosamente, nonostante il nome suggerisca il contrario, sarà Redmi Watch 6 Active il modello più economico della coppia, mentre Lite si posizionerà leggermente più in alto.

  • Redmi Watch 6 Active: circa 50 euro (8.100 yen)
  • Redmi Watch 6 Lite: circa 60 euro (9.700 yen)


Redmi Watch 6 Active: display AMOLED e batteria da 470 mAh


Il modello Active dovrebbe montare un display AMOLED da 1,85 pollici con risoluzione 390×450 pixel, connettività Bluetooth 5.3 e una batteria da 470 mAh. Non mancano le funzioni base per il monitoraggio della salute: rilevazione della frequenza cardiaca, misurazione della saturazione di ossigeno nel sangue (SpO2), tracciamento del sonno e oltre 140 modalità sportive.

Redmi Watch 6 Lite aggiunge GPS e altoparlante


Il modello Lite si distingue per un display leggermente più grande, da 1,96 pollici con risoluzione 410×502 pixel, e per la presenza di un sensore di movimento a 9 assi oltre al GPS multi-costellazione (GNSS). A differenza di Active, Lite integra anche un altoparlante, pur mantenendo la stessa batteria da 470 mAh. Anche su questo modello sono confermate le funzioni di monitoraggio cardiaco, SpO2, sonno e le oltre 140 modalità sportive.

Lancio ancora senza data ufficiale


Al momento Xiaomi e Redmi non hanno confermato ufficialmente né la data di lancio né la disponibilità nei vari mercati. La presenza di prezzi in euro lascia intendere che l’Europa sarà tra le prime regioni coinvolte, ma resta da vedere se i due smartwatch arriveranno anche in altri mercati. In sintesi, Redmi Watch 6 Active si candida a modello d’ingresso puntando sul prezzo, mentre Watch 6 Lite punta su GPS e altoparlante per un pubblico che cerca qualcosa in più senza spendere cifre elevate.


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🚨 Un gestore di password commercializzato come europeo e utilizzato dalle agenzie governative e dalle università dell'UE risulta essere costruito in Russia, e il suo prodotto gemello in Russia è certificato dall'FSB e da un'agenzia del Ministero della Difesa.

I dettagli. La società "Made in EU" chiamata Passwork riceve i suoi aggiornamenti software da un'azienda registrata a "Shed No.23" in una zona franca degli Emirati Arabi Uniti, gestita da uno dei cofondatori russi. Le versioni russa e UE spediscono gli stessi aggiornamenti a un giorno di distanza con note di rilascio identiche. E il sito web conteneva istruzioni nascoste che dicevano ai chatbot di intelligenza artificiale che l'azienda non ha "nessuna affiliazione" con la Russia. Quelli sono stati cancellati subito dopo l'uscita del rapporto.

🔗 occrp.org/en/investigation/eur…

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Sandbox escape negli agenti di coding AI: come Cursor, Codex, Gemini CLI e Antigravity sono stati bypassati
#tech
spcnet.it/sandbox-escape-negli…
@informatica


Sandbox escape negli agenti di coding AI: come Cursor, Codex, Gemini CLI e Antigravity sono stati bypassati


Il sandbox non basta più: come Cursor, Codex, Gemini CLI e Antigravity sono stati bypassati


Per mesi il messaggio rassicurante degli editor e delle CLI potenziate da AI è stato semplice: l’agente lavora dentro un sandbox, quindi anche se un prompt injection lo convince a fare qualcosa di malevolo, il danno resta confinato al workspace. Il team di ricerca di Pillar Security ha appena dimostrato, in una serie di sette advisory pubblicate come “The Week of Sandbox Escapes”, che questa assunzione è sbagliata per almeno quattro strumenti molto usati da sviluppatori e sistemisti: Cursor, OpenAI Codex CLI, Google Gemini CLI e Antigravity.

La cosa interessante, e preoccupante, è che in nessuno dei casi l’agente ha attaccato direttamente il confine del sandbox. Ha semplicemente scritto un file che uno strumento fidato, esterno al sandbox, ha poi eseguito, caricato o scansionato per conto proprio.

Il vero confine non è il processo dell’agente


Il modello mentale comune è: “dentro il workspace l’agente può fare quello che vuole, fuori è protetto”. Pillar mostra che questo confine ha in realtà tre livelli distinti:

  • Esecuzione diretta: cosa può lanciare il processo dell’agente
  • Scrittura nel workspace: quali file l’agente può creare o modificare
  • Fiducia dell’host: cosa fanno i componenti non sandboxati con quei file

È il terzo livello a rompersi sistematicamente. Editor e CLI moderni sono pieni di automazioni che girano fuori dal sandbox: estensioni Python che scoprono interpreti, integrazioni Git che scansionano repository, VS Code che carica task file, hook engine che eseguono comandi al lifecycle, Docker Desktop che espone un socket locale privilegiato. Un agente sandboxato può rispettare ogni singola regola che gli è stata imposta e comunque condizionare l’input che questi componenti consumeranno.

Le quattro classi di vulnerabilità


I ricercatori raggruppano i sette bug in quattro pattern ricorrenti:

1. Sandbox a denylist che non tengono il passo del sistema operativo


Il caso più chiaro è la sandbox Seatbelt di Antigravity su macOS: un profilo “allow by default” deve ricordarsi di bloccare ogni singola funzionalità pericolosa del sistema operativo. Come scrive Pillar, “non è un sandbox, è una lista di cose che qualcuno si è ricordato di bloccare, sempre corta di una voce”.

2. Configurazioni di progetto che sono a tutti gli effetti codice eseguibile


Diversi bug non sono breakout classici: l’agente ha scritto file che era autorizzato a scrivere. Il problema è nato dopo, quando l’host ha trattato quei file come configurazione fidata. È il caso dell’hook .claude in Cursor, diventato esecuzione di comandi non sandboxata (ora CVE-2026-48124, corretto nella 3.0.0), o del task config .vscode che Antigravity ha usato per aggirare la sua Secure Mode.

3. Allowlist di comandi “sicuri” per nome, non per invocazione


In Codex CLI, un comando come git show era considerato sicuro perché il nome suggerisce sola lettura. Ma Git ha decine di flag che cambiano completamente il comportamento: possono scrivere file, caricare configurazioni, invocare hook. La domanda giusta, scrivono i ricercatori, non è “git show è sicuro?” ma “quale invocazione esatta viene eseguita, con quali argomenti, in quale directory, contro quale configurazione?”. OpenAI ha corretto il bug nella v0.95.0 e pagato una bounty per severità alta.

4. Demoni locali privilegiati fuori dal sandbox


Il bug più trasversale riguarda il socket Docker: un demone locale privilegiato raggiungibile da Codex, Cursor e Gemini CLI contemporaneamente, che diventava un ambiente di esecuzione non sandboxato. Sandboxare il processo dell’agente non serve a nulla se lascia aperto un demone con accesso pieno all’host: il confine si sposta semplicemente sull’API del demone.

Come si arriva all’exploit: il ruolo del prompt injection


In tutti i casi il vettore d’ingresso è un’istruzione malevola nascosta in un README, in una issue, in una dipendenza o in un diff, che l’agente legge come input “normale” durante il suo lavoro. Da lì, l’istruzione si trasforma in un’azione locale sulla macchina dello sviluppatore, senza che l’utente abbia mai approvato esplicitamente nulla di sospetto: dal punto di vista dell’agente, ha semplicemente scritto un file di configurazione plausibile in un progetto.

Google ha classificato le due vulnerabilità di Antigravity come “Other valid security vulnerabilities”, applicando un downgrade perché richiedono ingegneria sociale o che l’utente si fidi di un repository con prompt injection indiretto — pur riconoscendo, nelle parole dei ricercatori, che uno dei report era “di qualità eccezionale”.

Cosa chiedere ai vendor (e cosa verificare in azienda)


Per chi gestisce endpoint di sviluppo con strumenti agentici, Pillar suggerisce di andare oltre la domanda “ha un sandbox?” e porsi domande più operative:

  • Cosa può scrivere l’agente, esattamente?
  • Quali componenti dell’host si fidano di quei file?
  • Quali demoni locali privilegiati sono raggiungibili dall’agente?
  • Quali comandi saltano l’approvazione, e perché?
  • La policy valuta il nome del comando o l’invocazione e i suoi effetti reali?
  • Il prodotto distingue file creati dall’utente da file creati dall’agente?
  • Che telemetria esiste quando un componente fidato esegue qualcosa scritto dall’agente?

Sul piano pratico, per chi amministra postazioni di sviluppo con Cursor, Codex CLI, Gemini CLI o Antigravity: aggiornate immediatamente alle versioni patchate (Cursor 3.0.0+, Codex CLI 0.95.0+), verificate che l’accesso al socket Docker dagli strumenti AI sia effettivamente ristretto quando non necessario, e trattate le configurazioni di progetto generate o modificabili da un agente (hook, task VS Code, config Git non standard) come superficie di attacco da rivedere in code review, non come dettagli innocui.

Conclusione


Il punto centrale della ricerca di Pillar non è la lista dei singoli bug, quasi tutti già corretti, ma il pattern che li accomuna: gli agenti di coding sono diventati attori endpoint a tutti gli effetti, con accesso a codice sorgente, chiavi SSH, token cloud e sessioni browser, e processano di routine input non fidato (README, issue, dipendenze, diff). Un sandbox che protegge solo il processo dell’agente, ignorando cosa scrive e chi si fida di quello che scrive, non è un confine di sicurezza reale. Per chi introduce questi strumenti in azienda, la domanda da porsi non è più “abbiamo attivato il sandbox”, ma “sappiamo tracciare ogni volta che un componente fidato dell’host esegue qualcosa che l’agente ha scritto”.

Fonte: Pillar Security, “The Week of Sandbox Escapes” e BleepingComputer.


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Swap attivo con RAM libera? Ecco come scoprire il processo colpevole con smem su Linux
#tech
spcnet.it/swap-attivo-con-ram-…
@informatica


Swap attivo con RAM libera? Ecco come scoprire il processo colpevole con smem su Linux


Perché il tuo server usa swap con RAM libera (e come scoprire chi è il colpevole con smem)


Capita spesso: un server ha 32 o 64 GB di RAM, il carico è tutto sommato modesto, eppure free -h mostra qualche centinaio di MB o addirittura qualche GB in swap. Il riflesso istintivo di molti sistemisti è colpevolizzare la RAM insufficiente e chiedere un upgrade. Nella maggior parte dei casi, però, il problema non è la quantità di memoria disponibile, ma quali processi stanno finendo in swap e perché. Per rispondere serve uno strumento che guardi dentro ai singoli processi, non solo ai numeri aggregati: smem.

Perché Linux usa lo swap anche con RAM libera


Il kernel Linux non tratta la RAM come una risorsa da tenere il più vuota possibile: la usa aggressivamente per la page cache, per velocizzare I/O su file e librerie. Quando il kernel individua pagine di memoria che non vengono acquisite/toccate da tempo, può decidere di spostarle in swap per liberare RAM fisica da destinare alla cache, anche se tecnicamente c’è ancora memoria “libera” disponibile. Questo comportamento è regolato dal parametro vm.swappiness (0-100, con default storicamente a 60 su molte distribuzioni), che indica al kernel quanto è propenso a scambiare memoria anonima verso lo swap piuttosto che liberare pagine di cache.

Il punto chiave: prima di toccare vm.swappiness alla cieca, bisogna sapere chi sta effettivamente occupando swap. Un valore aggregato come quello di free non lo dice. Serve la vista per processo.

smem: memoria proporzionale, non solo RSS


Tool classici come top o ps mostrano RSS (Resident Set Size), che però ha un difetto noto: se due processi condividono le stesse pagine di memoria (librerie condivise, memoria mappata), quella memoria viene contata per intero in ognuno dei due, gonfiando artificialmente i numeri quando si sommano i processi.

smem risolve il problema calcolando anche:

  • USS (Unique Set Size): memoria usata esclusivamente da quel processo, non condivisa con nessun altro — utile per capire quanto libereresti davvero uccidendo il processo
  • PSS (Proportional Set Size): memoria condivisa divisa proporzionalmente tra i processi che la usano — la metrica più corretta per sommare l’uso reale di memoria di un sistema senza doppi conteggi
  • Swap: quanta memoria di quello specifico processo è stata spostata su disco


Installazione


smem non è quasi mai preinstallato, ma è nei repository di tutte le principali distribuzioni:

# RHEL / CentOS / AlmaLinux / Fedora
dnf install smem

# Debian / Ubuntu
apt install smem

Uso pratico: trovare chi consuma swap


Il comando base per ordinare i processi per swap consumato:

smem -rs swap

Output tipico (troncato):
PID  User   Command                    Swap     USS      PSS      RSS
28986 mysql /usr/sbin/mysqld --daemon  476372   10963864 10963932 10965112
29152 root  /usr/sbin/rsyslogd -n      371424   3956     17475    43352
31423 root  /opt/fluent-bit/bin/fluent 22508    26612    26739    29100

Da un output così è immediato capire che mysqld e rsyslogd sono i principali responsabili dell’uso di swap su questo host, e non un generico “poca RAM”. Da qui l’indagine si sposta su quel servizio specifico: per MySQL, ad esempio, tipicamente significa rivedere innodb_buffer_pool_size rispetto alla RAM totale disponibile, o verificare connessioni/thread che allocano memoria inutilmente.

Alcune varianti utili del comando:

# Ordina per USS (memoria realmente esclusiva del processo)
smem -rs uss

# Filtra per utente
smem -u

# Vista grafica a torta per RSS (richiede matplotlib)
smem --pie name -s rss

Dalla diagnosi al tuning


Una volta identificati i servizi che finiscono in swap, ci sono due strade complementari:

  1. Agire sul servizio: ridimensionare i buffer/pool applicativi (buffer pool di MySQL, heap JVM, cache applicative) in base alla RAM effettivamente disponibile, invece di lasciare valori di default pensati per macchine generiche.
  2. Agire sul kernel, solo dopo aver capito il quadro reale: ridurre vm.swappiness per rendere il kernel meno aggressivo nello spostare memoria anonima in swap:


sysctl vm.swappiness=1
echo 'vm.swappiness=1' >> /etc/sysctl.conf

Da notare che vm.swappiness=0 non disabilita completamente lo swap su kernel recenti (dal 3.5 in poi il comportamento è cambiato rispetto alle versioni più vecchie), mentre valori molto bassi come 1 riducono drasticamente la propensione allo swap mantenendo comunque una valvola di sicurezza in caso di pressione di memoria reale. Su un database server dedicato, dove si preferisce quasi sempre tenere i dati “caldi” in RAM piuttosto che liberare cache, è una delle prime ottimizzazioni da considerare.

Conclusione


Vedere swap attivo su un server con RAM apparentemente libera non è di per sé un allarme: è il comportamento normale di un kernel che ottimizza l’uso della cache. Il problema comincia quando lo swap coinvolge processi critici per la latenza, come un database o un servizio applicativo, degradando le performance in modo silenzioso. smem -rs swap è il primo comando da lanciare in questi casi: in pochi secondi isola il processo responsabile, distingue la memoria condivisa da quella esclusiva, e trasforma un sintomo generico (“il server è lento”) in un’azione concreta di tuning, sul servizio o sul kernel.

Fonte: LinuxBlog.io, “Diagnosing Swap Usage with smem on Linux”.


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Die Polizei nutzt immer öfter Staatstrojaner. Im Jahr 2024 durfte sie 129 Mal Geräte hacken und ausspionieren, 79 Mal war sie damit erfolgreich. Das ist neuer Rekord. Anlass sind wie immer vor allem Drogendelikte. netzpolitik.org/2026/justizsta…
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Die Polizei nutzt immer öfter Staatstrojaner. Im Jahr 2024 durfte sie 129 Mal Geräte hacken und ausspionieren, 79 Mal war sie damit erfolgreich. Das ist neuer Rekord. Anlass sind wie immer vor allem Drogendelikte. netzpolitik.org/2026/justizsta…
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El Portal Teatro, jueves, 23 de julio, 20:00 GMT-3 GRATIS EN EL PORTAL !!El jueves se cumplen tres años desde nuestro debut y es de alguna forma para nosotros el inicio de Louded, asi que decidimos festejar este aniversario con bandas amigas que saben lo que hacen y con todo aquel que quiera venir. Todo esto absolutamente gratis como haciamos en un principio Nos vemos el jueves !! 👊👊
Lug 24
Louded + Shuudan + Los Santos Diurnos
Ven 1:00 Europe/Rome
Vagancio Pirato
GRATIS EN EL PORTAL !!El jueves se cumplen tres años desde nuestro debut y es de alguna forma para nosotros el inicio de Louded, asi que decidimos festejar este aniversario con bandas amigas que saben lo que hacen y con todo aquel que quiera venir. Todo esto absolutamente gratis como haciamos en un principio
Nos vemos el jueves !! 👊👊

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HOLLOWGRAPH Malware Turns Microsoft 365 Calendars Into a Covert Spy Channel
#CyberSecurity
securebulletin.com/hollowgraph…
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New Windows ‘Bind Link’ Trick Lets Attackers Fool EDR, AMSI, and AppLocker Without Touching a File
#CyberSecurity
securebulletin.com/new-windows…
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Qilin Ransomware Affiliates Exploit Palo Alto Firewall Bypass to Skip Straight Past Perimeter Defenses
#CyberSecurity
securebulletin.com/qilin-ranso…
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Gig Economy Platform Paidwork Leaks Banking and Personal Data of 23 Million Users
#CyberSecurity
securebulletin.com/gig-economy…
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☕ CYBERBRIEFING MATTUTINO — Martedì 21 luglio 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
ilpuntocyber.rfeed.it/article.…

#newsletter #cybersecurity
@informatica

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Parque Patricios, lunes, 27 de julio, 18:30 GMT-3 [h3]Desde hace mas de un año un grupo de amigxs y vecinxs nos encontramos en la plaza para hacer una olla, hacerle un poco de frente al hambre y al frío. A lo largo de este año fuimos buscando diferentes formas de mantener la olla cada semana: algunas donaciones, actividades para juntar dinero, acopios esporádicos, recicle y desde nosotrxs mismxs. Hoy, necesitamos apañe. ¿Nos ayudas a seguir sosteniendola? Recibimos aportes económicos al alia
Lug 27
Olla Comun Plaza China Cuellar
Lun 23:30 Europe/Rome
Vagancio Pirato

Desde hace mas de un año un grupo de amigxs y vecinxs nos encontramos en la plaza para hacer una olla, hacerle un poco de frente al hambre y al frío.

A lo largo de este año fuimos buscando diferentes formas de mantener la olla cada semana: algunas donaciones, actividades para juntar dinero, acopios esporádicos, recicle y desde nosotrxs mismxs.
Hoy, necesitamos apañe.

¿Nos ayudas a seguir sosteniendola?

Recibimos aportes económicos al alias: ollacomun.plaza

También nos puede apañar:
🫘 Legumbres.
🌻Aceite.
🫑Condimentos.
🧅Verduras.

Gracias!

🔥 Al hambre lo combatimos entre todxs.
🔥 Que la solidaridad se expanda.

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Anfiteatro Parque Lezama, lunes, 27 de julio, 18:00 GMT-3 Todos los lunes a las 18 hs en el anfiteatro de Parque Lezama, CABA. Desde 2018✊ Horizontal y antifascista
Lug 27
Olla Popular Parque Lezama
Lun 23:00 Europe/Rome
Vagancio Pirato
Todos los lunes a las 18 hs en el anfiteatro de Parque Lezama, CABA. Desde 2018✊
Horizontal y antifascista

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❗ Campagna StopChatControl.it

L'attivismo continua e con alcune interazioni sul forum, è arrivato il primo materiale e le prime iniziative civiche per fare rumore, generale e locale!

Diffondete e condividete
#STOPChatControl

forum.ransomfeed.it/d/5173-pro…

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✨ Un ordine su Uber Eats incastra la banda dietro i giochi-malware PirateFi e BlockBlasters su Steam
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/un-ord…

@informatica


Un ordine su Uber Eats incastra la banda dietro i giochi-malware PirateFi e BlockBlasters su Steam


Si parla di:
Toggle

Per quasi due anni un gruppo criminale ha pubblicato su Steam videogiochi apparentemente innocui — tra cui BlockBlasters, Dashverse, Lunara e PirateFi — che nascondevano malware capace di svuotare i portafogli cripto delle vittime. Il 15 luglio 2026 l’FBI ha arrestato il primo membro pubblicamente noto dell’operazione: Zyaire Dontaevious Zamarion Wilkins, 21 anni, di North Lauderdale, Florida, noto online come Sibel.eth. A incastrarlo non è stata un’indagine sulla blockchain, ma un dettaglio molto più terreno: un ordine di cibo a domicilio pagato con una gift card comprata con Bitcoin rubato.

Uno schema attivo da maggio 2024


Secondo la denuncia penale di 15 pagine depositata a Seattle — sede scelta non a caso, essendo la città più vicina al quartier generale di Valve a Bellevue — lo schema ha infettato circa 8.000 dispositivi e sottratto almeno 220.000 dollari da circa 80 portafogli di criptovalute, tra maggio 2024 e febbraio 2026. Il tasso di successo, poco sopra l’1% dei dispositivi infettati, non è casuale: gli otto giochi elencati nell’atto d’accusa venivano promossi su Discord, Telegram, X e LinkedIn, e i complici usavano bot per identificare utenti con portafogli cripto consistenti e contattarli direttamente, invece di affidarsi alla sola diffusione di massa.

Wilkins, secondo l’accusa, non ha scritto il malware ma ne ha finanziato lo sviluppo e curato la promozione. Chat Signal sequestrate a casa dello sviluppatore del malware — non identificato nell’atto d’accusa e a oggi non incriminato — collegano Wilkins, sotto lo pseudonimo Sibel.eth, a un pagamento di 10.000 dollari per l’acquisto di un trojan ad accesso remoto (RAT) e a discussioni su come indurre le vittime ad approvare transazioni che ne svuotavano i portafogli.

Il precedente di BlockBlasters e i fondi di beneficenza rubati


Non è la prima volta che questo cluster di giochi malevoli fa notizia. I ricercatori ZachXBT e il collettivo vx-underground avevano già stimato che il solo BlockBlasters avesse sottratto oltre 150.000 dollari a un numero di vittime compreso tra 261 e 478, incluso un episodio particolarmente odioso nel settembre 2025: 32.000 dollari donati per curare un tumore, rubati dal portafoglio di una streamer Twitch che stava raccogliendo fondi per le proprie cure oncologiche. L’FBI aveva iniziato a cercare pubblicamente le vittime di questi giochi infetti a marzo 2026, e Steam negli ultimi due anni ha visto una serie costante di incidenti simili, incluso il caso Chemia, un gioco in accesso anticipato che nascondeva tre ceppi di malware diversi: cryptojacking, infostealer e una backdoor per installare ulteriore malware in futuro.

Dalla blockchain a Uber Eats: come è stato individuato


La parte più istruttiva del caso, dal punto di vista investigativo, è la catena di tracciamento. Gli inquirenti hanno seguito i Bitcoin rubati fino a un portafoglio dello schema che li ha convertiti in oltre 150 gift card tramite Bitrefill, un servizio che permette di acquistare buoni regalo con criptovalute. Una parte consistente di quelle gift card è stata spesa su Uber Eats. Una richiesta formale (subpoena) inviata a Uber ha permesso di collegare le gift card a un account che riceveva consegne proprio all’abitazione della famiglia Wilkins a North Lauderdale e agli indirizzi frequentati dall’indagato all’Università della Florida Occidentale.

Quando gli agenti hanno perquisito l’abitazione, una settimana prima dell’arresto, hanno sequestrato diversi dispositivi e tre seed phrase di portafogli cripto, una delle quali relativa a un wallet Monero — la criptovaluta privacy-oriented spesso usata proprio per rendere più difficile questo tipo di tracciamento. La cronologia delle transazioni di Wilkins, secondo l’atto d’accusa, mostra un flusso complessivo di 382.000 dollari in criptovalute inviate o ricevute, ben oltre i 220.000 dollari attribuiti direttamente allo schema contestato.

Timeline


  • Maggio 2024 – febbraio 2026: periodo di attività dello schema, otto giochi infetti distribuiti su Steam
  • Settembre 2025: BlockBlasters svuota il portafoglio di una streamer Twitch che raccoglieva fondi per cure oncologiche (32.000 dollari)
  • Marzo 2026: l’FBI rende pubblica la ricerca di vittime dei giochi Steam infetti
  • Inizio luglio 2026: perquisizione dell’abitazione di Wilkins a North Lauderdale, sequestro di dispositivi e seed phrase
  • 15 luglio 2026: arresto di Zyaire Wilkins e deposito della denuncia penale presso il tribunale federale di Seattle


Cosa resta aperto


Wilkins deve rispondere di cospirazione per l’ottenimento di informazioni tramite computer a scopo di profitto privato, un capo d’accusa che prevede fino a dieci anni di carcere. Ma la parte tecnica dell’operazione resta scoperta: lo sviluppatore del RAT e del malware che infettava i giochi non è nominato nell’atto d’accusa e, a oggi, non risulta incriminato, nonostante la sua abitazione sia già stata perquisita. È un pattern comune nelle indagini su cybercrime organizzato attorno alle criptovalute: chi finanzia e promuove viene identificato per primo, spesso tramite un errore operativo banale, mentre chi scrive il codice — più attento all’anonimato tecnico ma non necessariamente a quello finanziario — richiede più tempo.

Per i difensori, il caso conferma due lezioni già note ma sistematicamente ignorate: primo, la promozione mirata via bot verso utenti con portafogli consistenti rende inefficaci le difese basate solo sul volume di download o sulle recensioni Steam; secondo, ogni conversione di criptovaluta rubata in un servizio che tocca il mondo reale — gift card, delivery, e-commerce — riapre una superficie di tracciamento che l’uso di Monero a monte non riesce a chiudere del tutto. Per chi acquista giochi indie su Steam, resta valida la raccomandazione di isolare il portafoglio cripto su un dispositivo separato da quello usato per il gaming, e di trattare con sospetto qualsiasi titolo nuovo che chieda permessi di sistema non giustificati dal gameplay.

Indicatori e riferimenti del caso

Indagato: Zyaire Dontaevious Zamarion Wilkins, 21 anni, North Lauderdale (FL)
Alias online: Sibel.eth
Capo d'imputazione: cospirazione per ottenimento di informazioni tramite computer
                     a scopo di profitto privato (fino a 10 anni)
Foro competente: Tribunale federale di Seattle, WA

Giochi Steam associati allo schema:
BlockBlasters, Dashverse, Lunara, PirateFi (+ 4 titoli aggiuntivi non ancora resi noti)

Canali di promozione: Discord, Telegram, X, LinkedIn
Servizio di conversione: Bitrefill (BTC -> gift card, 150+ carte, prevalenza Uber Eats)
Wallet sequestrati: 3 seed phrase, incl. 1 wallet Monero
Flusso cripto totale osservato sul conto dell'indagato: ~382.000 USD
Perdite attribuite allo schema: ~220.000 USD da ~80 wallet, ~8.000 dispositivi infetti

Fonti: denuncia penale depositata presso il tribunale federale di Seattle, prima riportata da WPLG Local 10; ricostruzione tecnica di Tom’s Hardware (17 luglio 2026); dati sulle perdite di BlockBlasters da ZachXBT e vx-underground.

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✨ Hugging Face violata da un agente AI autonomo: quando l’attaccante non ha bisogno di un umano
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/huggin…

@informatica


Hugging Face violata da un agente AI autonomo: quando l’attaccante non ha bisogno di un umano


Si parla di:
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Per la prima volta un fornitore di infrastruttura AI ammette pubblicamente di essere stato violato da un attacco condotto end-to-end da un agente AI autonomo, senza un operatore umano al comando durante l’intrusione vera e propria. Hugging Face, il più grande repository al mondo di modelli e dataset open source, ha reso noto il 16 luglio di aver rilevato e contenuto un’intrusione nella propria infrastruttura di produzione partita da un dataset malevolo e proseguita per un intero weekend attraverso migliaia di azioni automatizzate. L’ironia non è sfuggita a nessuno: la piattaforma che ospita gran parte dell’ecosistema AI open source è stata compromessa da un attacco reso possibile proprio dall’AI agentica.

Il vettore: la pipeline di elaborazione dataset


Il punto di ingresso non è stato un endpoint applicativo generico, ma il cuore stesso del business di Hugging Face: la pipeline che processa i dataset caricati dagli utenti. Un dataset predisposto ad hoc ha sfruttato due distinti code-execution path nel sistema di elaborazione: un remote-code dataset loader (una funzionalità che consente l’esecuzione di codice personalizzato durante il caricamento di certi formati di dataset) e una vulnerabilità di template injection nella configurazione del dataset stesso. La combinazione ha permesso l’esecuzione di codice arbitrario su un processing worker — il classico “primo piede nella porta” che qualunque red teamer riconoscerebbe, solo che qui a orchestrare i passi successivi non c’era una persona.

Da quel singolo worker compromesso, l’attaccante ha scalato privilegi fino ad accesso a livello di nodo, raccolto credenziali cloud e di cluster, e si è mosso lateralmente in diversi cluster interni nell’arco di un intero fine settimana — la finestra temporale preferita da chi attacca infrastrutture aziendali, quando il personale di sicurezza è ridotto e la reattività cala. Hugging Face ha successivamente confermato l’accesso non autorizzato a un insieme limitato di dataset interni e a diverse credenziali di servizio, ma nessuna evidenza di manomissione di modelli, dataset o Spaces pubblici, e la supply chain software (immagini container, pacchetti pubblicati) è risultata pulita.

Uno sciame di sandbox, non uno script


Ciò che distingue questo incidente da un normale attacco automatizzato è la scala e l’autonomia dell’orchestrazione. Secondo Hugging Face, la campagna è stata condotta da un framework di agenti autonomi — verosimilmente costruito su un harness da security research agentico, anche se il modello linguistico usato dall’attaccante resta sconosciuto — capace di eseguire migliaia di azioni individuali distribuite su uno sciame di sandbox effimere, con un’infrastruttura di comando e controllo self-migrating ospitata su servizi pubblici legittimi (una tecnica di “living off trusted services” che rende il traffico C2 difficile da distinguere da normale attività cloud). È esattamente lo scenario dell'”agentic attacker” che l’industria della sicurezza discute da mesi come previsione teorica, qui osservato per la prima volta in produzione contro un target reale.

La caccia forense: quando i guardrail bloccano i difensori


La parte più istruttiva della disclosure riguarda la risposta all’incidente. Il rilevamento iniziale è arrivato da una pipeline di anomaly-detection che usa LLM per il triage della telemetria di sicurezza: è stata la correlazione automatica dei segnali a far scattare l’allarme. Per ricostruire cosa avesse fatto realmente lo sciame di azioni automatizzate, il team ha fatto girare agenti di analisi LLM sull’intero log delle azioni dell’attaccante — oltre 17.000 eventi registrati — per ricostruire la timeline, estrarre indicatori di compromissione, mappare le credenziali toccate e separare l’impatto reale dalle attività diversive. Un lavoro che con metodi tradizionali avrebbe richiesto giorni, completato in poche ore.

Ma è qui che Hugging Face ha incontrato un ostacolo inatteso, e potenzialmente rilevante per ogni team di incident response che lavora con modelli commerciali “hosted”: i primi tentativi di analisi con modelli frontier dietro API commerciali sono falliti, perché le richieste — che necessariamente contenevano comandi di attacco reali, exploit payload e artefatti C2 — venivano bloccate dai guardrail di sicurezza dei provider, incapaci di distinguere un incident responder legittimo da un attaccante. La soluzione è stata spostare l’analisi forense su GLM 5.2, modello open-weight del laboratorio cinese Z.ai, eseguito sull’infrastruttura interna dell’azienda: un doppio vantaggio, perché ha sbloccato l’analisi e ha evitato che dati dell’attaccante e credenziali compromesse uscissero dal perimetro aziendale.

L’asimmetria che nessuno aveva pianificato


Hugging Face descrive questo come “un gap su cui vale la pena pianificare”: non si sa quale modello alimentasse gli agenti dell’attaccante — un modello hosted jailbreakato o uno open-weight senza restrizioni — ma in ogni caso l’attaccante non era vincolato da alcuna policy d’uso, mentre il lavoro forense legittimo dei difensori è stato bloccato proprio dai guardrail dei modelli hosted inizialmente scelti. La lezione pratica che l’azienda condivide con il settore: avere già pronto e validato, prima che scoppi un incidente, un modello capace eseguibile sulla propria infrastruttura, sia per evitare il lockout dei guardrail sia per mantenere dati e credenziali sensibili entro il proprio perimetro. Non è, precisano, un argomento contro le misure di sicurezza sui modelli hosted — è un feedback che l’azienda dice di aver già condiviso con i provider coinvolti.

Timeline dell’incidente


  • Settimana del 6 luglio 2026: rilevamento dell’intrusione nella pipeline di elaborazione dataset tramite anomaly-detection basata su LLM.
  • Weekend successivo al primo accesso: escalation di privilegi, raccolta di credenziali cloud/cluster, movimento laterale su più cluster interni condotto dallo sciame di agenti autonomi.
  • 16 luglio 2026: pubblicazione della disclosure ufficiale sul blog Hugging Face, con dettaglio tecnico del vettore e delle contromisure adottate.
  • Contestualmente: chiusura dei code-execution path usati come accesso iniziale, rotazione precauzionale di credenziali e token, rafforzamento degli admission control sui cluster, coinvolgimento di specialisti forensi esterni e notifica alle forze dell’ordine.


Due righe per i difensori


Questo incidente non è solo una curiosità tecnica: ridefinisce cosa significa “superficie di attacco” per qualunque piattaforma che elabora contenuti generati da utenti tramite pipeline automatizzate, AI o non AI.

  • Trattare ogni pipeline di data processing che esegue codice fornito dall’utente (loader personalizzati, plugin, configurazioni con logica di templating) come superficie di attacco di prima classe, non come funzionalità di prodotto neutra.
  • Validare in anticipo — prima di un incidente — un modello LLM eseguibile on-premise o in ambiente isolato per l’analisi forense, così da non dipendere da provider commerciali i cui guardrail possono bloccare legittime attività di incident response.
  • Assumere che attacchi “a sciame” con orchestrazione agentica possano operare a velocità e scala superiori a quelle di un operatore umano, e dimensionare di conseguenza i tempi di detection e risposta: Hugging Face cita l’obiettivo di allertare un responder “in pochi minuti, in qualsiasi giorno della settimana”.
  • Segmentare rigorosamente i processing worker dal resto del cluster e limitare il raggio d’azione di credenziali cloud raccolte da un singolo nodo compromesso, per contenere il movimento laterale anche quando l’accesso iniziale non può essere prevenuto al 100%.


Indicatori e dettagli tecnici noti

Target: infrastruttura di produzione Hugging Face (dataset processing pipeline)
Vettore iniziale: dataset malevolo caricato dall'utente
Tecniche di code execution: remote-code dataset loader + template injection in dataset config
Escalation: da worker compromesso a node-level access
Post-exploitation: raccolta credenziali cloud/cluster, movimento laterale multi-cluster
Durata campagna attiva: un intero weekend
Orchestrazione: framework di agenti autonomi, presumibile harness di security-research agentico
Infrastruttura C2: self-migrating, ospitata su servizi pubblici legittimi
Eventi registrati nel log dell'attaccante: 17.000+
Impatto confermato: accesso non autorizzato a dataset interni limitati e a credenziali di servizio
Impatto escluso: nessuna manomissione di modelli/dataset/Spaces pubblici; supply chain software verificata pulita
Strumento di analisi forense: GLM 5.2 (Z.ai, open-weight), eseguito su infrastruttura interna
Contatto per segnalazioni: security@huggingface.co

Hugging Face raccomanda a chi utilizza la piattaforma di ruotare i propri access token e rivedere l’attività recente sui rispettivi account. L’azienda ha inoltre chiarito di stare ancora completando la valutazione di eventuali impatti su dati di partner o clienti, con notifiche dirette previste per le parti coinvolte.