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Android 16 ‘Tiny UDP Cannon’ Flaw Lets Malicious Apps Bypass VPN and Expose Your Real IP Address
#CyberSecurity
securebulletin.com/android-16-…
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JDownloader Official Website Hijacked to Deliver RAT Malware in Windows and Linux Installers
#CyberSecurity
securebulletin.com/jdownloader…
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Google Project Zero Reveals Silent Zero-Click Exploit Chain Rooting Pixel 10 Devices
#CyberSecurity
securebulletin.com/google-proj…
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CVE-2026-46333: ‘ssh-keysign-pwn’ Linux Kernel Flaw Exposes SSH Keys and Shadow Passwords — Public PoC Released
#CyberSecurity
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Tommy Olsen nutzt soziale Medien, um Geflüchtete sichtbar zu machen und damit deren Pushbacks zu verhindern. In Griechenland soll ihm deshalb der Prozess gemacht werden. Die Auslieferung des Norwegers ist nun abgewendet – vorerst.

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Ghostwriter colpisce il governo ucraino con PDF georeferenziati, PicassoLoader e Cobalt Strike
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/ghostw…


Ghostwriter colpisce il governo ucraino con PDF georeferenziati, PicassoLoader e Cobalt Strike


A meno di ventiquattr’ore dalla pubblicazione del report ESET, emerge l’ennesima prova che il conflitto russo-ucraino si combatte su due fronti: quello fisico e quello cibernetico. Il gruppo Ghostwriter — noto anche come FrostyNeighbor, UNC1151, Storm-0257 e White Lynx — ha intensificato le proprie operazioni contro le istituzioni di Kiev, adottando una catena d’attacco sempre più sofisticata che combina phishing mirato, geofencing intelligente e payload a più stadi. La notizia, pubblicata il 14 maggio 2026 da The Hacker News sulla base della ricerca ESET, arriva mentre le operazioni cinetiche nel conflitto rimangono attive.

Chi è Ghostwriter / FrostyNeighbor


Ghostwriter è un APT attivo almeno dal 2016, ritenuto allineato con i servizi d’intelligence bielorussi. Nel corso degli anni ha condotto sia operazioni di cyberspionaggio che campagne di influenza — disinformazione, hack-and-leak, manipolazione di contenuti — contro Ucraina, Polonia, Lituania ed Estonia. ESET lo traccia con il moniker FrostyNeighbor; altri vendor lo conoscono come PUSHCHA, TA445, UAC-0057 o Umbral Bison. Il gruppo ha dimostrato una notevole capacità di adattamento: ogni campagna aggiorna strumenti e metodi di consegna per sfuggire ai sistemi di detection.

La nuova catena d’attacco: geofencing e PDF-esca


Le attività osservate da marzo 2026 evidenziano un salto qualitativo rispetto alle campagne precedenti. Il vettore iniziale è uno spear-phishing con allegato PDF che impersona la società di telecomunicazioni ucraina Ukrtelecom — un mittente di apparente legittimità per qualsiasi funzionario governativo di Kiev.

La caratteristica tecnica più rilevante è il geofencing lato server: quando il destinatario apre il PDF e clicca sul link incorporato, il server degli attaccanti verifica l’indirizzo IP del richiedente. Se l’IP non corrisponde a una geolocalizzazione ucraina, il server restituisce un documento PDF benigno e inoffensivo. Questa tecnica rende l’analisi in sandbox — tipicamente eseguita da infrastrutture cloud non ucraine — completamente inefficace, poiché l’analista riceverà sempre il file pulito.

Catena d’infezione a tre stadi


Per le vittime che superano il controllo geografico, il link nel PDF scarica un archivio RAR contenente un payload JavaScript. L’esecuzione di questo script avviene in parallelo su due binari:

  • Visualizzazione del documento-esca: viene aperto un file lure convincente per mantenere la credibilità dell’allegato originale.
  • Lancio di PicassoLoader: il downloader JavaScript viene eseguito in background, avviando il secondo stadio dell’attacco.

PicassoLoader, già noto dall’arsenale di Ghostwriter, svolge una funzione cruciale di fingerprinting e profilazione dell’host: raccoglie informazioni sul sistema (hostname, utente, sistema operativo, processi attivi, configurazione di rete) e le trasmette all’infrastruttura C2 degli attaccanti ogni 10 minuti. Questa telemetria consente agli operatori di valutare manualmente se la vittima è di interesse strategico.

Solo in caso di risposta affermativa da parte degli operatori, viene inviato un terzo stadio: un dropper JavaScript che installa il Cobalt Strike Beacon — il framework di post-exploitation preferito dagli APT di ogni nazionalità, qui usato per stabilire accesso persistente, esfiltrare dati e muoversi lateralmente nella rete della vittima.

Targeting selettivo: militare, difesa, governo


Secondo ESET, il targeting principale si concentra su organizzazioni militari, del settore difesa e governative in Ucraina. In Polonia e Lituania la campagna mostra un profilo vittimologico più ampio, includendo anche manifatturiero, healthcare, logistica e governo. Questa distinzione suggerisce che in Ucraina le operazioni abbiano un obiettivo di intelligence preciso — raccolta di informazioni militari e governative strategiche — mentre altrove Ghostwriter opera con una rete più larga, probabilmente per mantenere accesso a lungo termine in ottica NATO.

Il contesto più ampio: Gamaredon e BO Team


Le rivelazioni su FrostyNeighbor si inseriscono in un panorama di operazioni cyber parallele nel teatro ucraino. Contestualmente, il gruppo russo Gamaredon — attivo con campagne di spear-phishing contro istituzioni statali ucraine dal settembre 2025 — sta distribuendo GammaDrop e GammaLoad tramite archivi RAR che sfruttano la vulnerabilità CVE-2025-8088. HarfangLab descrive Gamaredon come un attore non sofisticato ma straordinariamente persistente, con un tempo operativo e una scala d’attacco difficilmente eguagliabili.

Sul fronte opposto, il gruppo filoukraino BO Team (alias Black Owl) starebbe collaborando con Head Mare (PhantomCore) in attacchi contro organizzazioni russe, impiegando backdoor come BrockenDoor, ZeronetKit e il nuovo ZeroSSH — un backdoor Go-based capace di stabilire canali SSH inversi e di compromettere anche sistemi Linux.

Indicatori di Compromissione

# Tattiche, Tecniche e Procedure (TTPs) - Ghostwriter / FrostyNeighbor (Marzo 2026)
## Vettore iniziale
- Spear-phishing con allegato PDF
- Lure document: impersonificazione Ukrtelecom
## Tecniche di evasione
- Geofencing IP lato server (solo IP ucraini ricevono payload malevolo)
- Anti-sandbox tramite user-agent check lato server
## Payload chain
1. PDF → link → server geofenzato
2. Archivio RAR → payload JavaScript
3. JavaScript → PicassoLoader (JavaScript variant)
4. PicassoLoader → fingerprint host (ogni 10 min → C2)
5. [Operatore approva] → JavaScript dropper → Cobalt Strike Beacon
## Malware families
- PicassoLoader (JavaScript variant, nuova versione 2026)
- Cobalt Strike Beacon
## Targeting primario
- Organizzazioni militari ucraine
- Settore difesa ucraino  
- Enti governativi ucraini
- Target secondari: Polonia, Lituania (industria, healthcare, logistica)
## Riferimenti
- ESET Research: FrostyNeighbor report, maggio 2026
- Tracking alias: UNC1151, Storm-0257, TA445, UAC-0057, PUSHCHA, White Lynx, Umbral Bison

Due righe per i difensori


La sofisticazione del geofencing rende inutili molte tecniche di sandboxing tradizionale. I team di difesa ucraini e dei paesi NATO nel mirino dovrebbero adottare le seguenti contromisure. Innanzitutto, simulare il download dei link presenti in PDF sospetti utilizzando proxy IP con geolocalizzazione ucraina, in modo da bypassare il filtro geografico e ottenere il payload reale. In secondo luogo, monitorare le connessioni HTTP/HTTPS in uscita ogni 10 minuti verso IP non noti, potenziale segnale di PicassoLoader in fase di beaconing. In terzo luogo, applicare una politica zero-trust sull’esecuzione di JavaScript tramite applicazioni utente: la catena d’infezione si basa interamente su JS. Infine, formare il personale governativo e militare a riconoscere le impersonificazioni di fornitori di servizi (come Ukrtelecom) come vettore di phishing ad alta credibilità.

Il report ESET sintetizza efficacemente la sfida: “FrostyNeighbor rimane un threat actor persistente e adattivo, con un elevato livello di maturità operativa. Il payload viene consegnato solo dopo una validazione lato server che combina controlli automatizzati con la validazione manuale degli operatori”. Una minaccia ibrida — tecnologica e umana — che richiede una risposta altrettanto ibrida.


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The Gentlemen smascherati: quando il secondo gruppo ransomware al mondo diventa la vittima
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/the-ge…


The Gentlemen smascherati: quando il secondo gruppo ransomware al mondo diventa la vittima


C’è una certa ironia nel vedere un gruppo ransomware diventare esso stesso vittima di una violazione dei dati. Il 4 maggio 2026, gli operatori di The Gentlemen — il secondo gruppo ransomware più attivo al mondo nel 2026 con oltre 400 vittime pubbliche — hanno dovuto ammettere sui forum underground che il loro database backend era stato compromesso. Check Point Research ha ottenuto una porzione di quei dati prima che venissero rimossi, producendo uno dei dossier più dettagliati mai pubblicati sull’anatomia interna di un’organizzazione RaaS moderna.

L’ascesa fulminante di un gruppo che usava l’AI per sviluppare ransomware


The Gentlemen è emerso nel panorama del cybercrime organizzato con una velocità insolita. Nei soli primi mesi del 2026 ha rivendicato oltre 240 attacchi, raggiungendo il secondo posto globale per numero di vittime secondo il Q1 2026 Ransomware Report di Check Point Research. Una crescita che non è casuale: gli analisti hanno documentato l’uso sistematico di assistenti AI per accelerare lo sviluppo del ransomware, riducendo drasticamente i tempi tra ideazione e deployment dei payload.

Il modello operativo è quello classico del Ransomware-as-a-Service: un nucleo di operatori gestisce la piattaforma, la crittografia, la negoziazione e l’infrastruttura, mentre affiliati terzi si occupano dell’accesso iniziale e del deploy nei sistemi delle vittime. Ciò che distingue The Gentlemen è la sofisticazione organizzativa e la velocità con cui ha scalato le operazioni.

La violazione: come un provider di hosting ha esposto tutto


La compromissione è stata possibile attraverso il provider di hosting 4VPS, utilizzato dal gruppo per gestire parti della propria infrastruttura backend. Una scelta operativa che si è rivelata fatale: quando 4VPS è stato compromesso, con esso è caduta anche la protezione dei database di The Gentlemen. L’annuncio è arrivato dai criminali stessi sui forum underground il 4 maggio 2026 — una mossa inusuale che testimonia quanto grave fosse la situazione.

Check Point Research è riuscita a recuperare una porzione significativa del database prima della rimozione. Il materiale ottenuto include chat interne tra operatori, roster organizzativi, trascrizioni di negoziazioni con le vittime, discussioni sugli strumenti e documentazione sulle infrastrutture utilizzate. Un tesoro informativo che i ricercatori hanno condiviso con le forze dell’ordine, con un’indagine in corso.

Anatomia di una gang: l’organigramma esposto


Il leak ha rivelato che il gruppo è gestito da circa nove operatori nominati, organizzati attorno a un singolo amministratore identificato con gli alias zeta88 e hastalamuerte. Questo profilo non è quello di un principiante: si tratta di un ex affiliato del programma ransomware Qilin, che ha imparato il mestiere sotto un’organizzazione consolidata prima di costruire una struttura concorrente. Una progressione di carriera nel crimine organizzato digitale che rispecchia schemi già visti con altre gang.

L’amministratore non si limita alla gestione della piattaforma, ma partecipa personalmente agli eventi di cifratura — un livello di coinvolgimento diretto insolito per gruppi di questa dimensione, dove solitamente il livello apicale delega completamente le operazioni tattiche agli affiliati. I log di chat mostrano un’organizzazione gerarchica con ruoli definiti: chi gestisce le trattative, chi monitora l’infrastruttura C2, chi coordina gli affiliati.

L’arsenale tecnico: SystemBC, GPO deployment e supply chain pivot


Dal punto di vista tecnico, il report di Check Point descrive una catena di attacco matura. Il punto di ingresso osservato in almeno un incident response tracciato è un Domain Controller già compromesso con privilegi Domain Admin. Da questa posizione, gli attaccanti eseguono una ricognizione sistematica della rete, utilizzando strumenti open-source come gogo per lo scanning automatizzato, validano le credenziali su tutti i sistemi raggiungibili e preparano il terreno per il deploy del payload.

Lo strumento chiave per la fase di persistenza e tunneling è SystemBC, un proxy malware che stabilisce tunnel SOCKS5 cifrati (RC4) verso il server C2 e consente il download e l’esecuzione di payload aggiuntivi, sia su disco che iniettati direttamente in memoria. Un C2 server SystemBC analizzato da Check Point ha rivelato un botnet di oltre 1.570 vittime, con un profilo di infezione orientato prevalentemente verso ambienti corporate.

Il deployment finale del ransomware avviene tramite Group Policy Object (GPO): il binario viene configurato per eseguirsi su tutti i sistemi domain-joined durante il refresh delle policy, producendo un evento di cifratura quasi simultaneo sull’intero dominio — massimizzando il danno e minimizzando la finestra di risposta per i difensori.

Particolarmente rilevante è un attacco documentato nell’aprile 2026 contro una software consultancy britannica: dopo aver violato questa azienda, The Gentlemen ha utilizzato i dati rubati — documentazione infrastrutturale, credenziali, informazioni sugli accessi dei clienti — per condurre un attacco successivo contro uno dei clienti della consultancy in Turchia. Un caso concreto di supply chain pivot che dimostra come il valore di un’intrusione non si misuri solo nei dati esfiltrati, ma nei vettori di attacco secondari che abilita.

Due righe per i difensori: cosa fare dopo questa disclosure


La violazione di The Gentlemen è un evento raro ma istruttivo. Il leak rivela tattiche, procedure e persino identità che possono supportare attività di threat intelligence proattiva. Alcuni elementi pratici: monitorare le connessioni SOCKS5 non autorizzate verso IP esterni; implementare alert su modifiche ai GPO che includono eseguibili non firmati; verificare l’integrità dei Domain Controller come primo indicatore di compromissione avanzata; e applicare il principio del minimo privilegio per limitare il blast radius nel caso di compromise di un affiliato o fornitore.

Check Point ha rilasciato regole YARA per il rilevamento basato su firma del ransomware di The Gentlemen. Per i team SOC, l’integrazione di questi indicatori nelle piattaforme SIEM/SOAR è raccomandata con priorità alta, data la velocità con cui il gruppo ha dimostrato di scalare le operazioni.

Indicatori di Compromissione (IoC)

# The Gentlemen Ransomware - IoC e TTPs
# Fonte: Check Point Research (maggio 2026)
## Tecniche MITRE ATT&CK
T1078 - Valid Accounts (credenziali rubate per lateral movement)
T1021.002 - Remote Services: SMB/Windows Admin Shares
T1484.001 - Group Policy Modification (GPO-based ransomware deployment)
T1090.001 - Proxy: Internal Proxy (SystemBC SOCKS5 tunneling)
T1486 - Data Encrypted for Impact
T1005 - Data from Local System
T1059 - Command and Scripting Interpreter
## SystemBC C2 Communication
Protocollo C2: custom RC4-encrypted SOCKS5
Botnet noto: 1.570+ vittime identificate da singolo C2 server
Caratteristica: payload iniettati in-memory per evasione AV
## Indicatori comportamentali
- Presenza di gogo scanner eseguito da account privilegiati
- Modifiche a GPO esistenti o creazione di nuovi GPO con executables
- Connessioni SOCKS5 in uscita da workstation non-server
- Autenticazioni a cascata originate da Domain Controller
  (pattern: failed auth → successful auth su multipli host)
## Operatore
Alias noti: zeta88, hastalamuerte
Background: ex affiliato Qilin ransomware
Infrastruttura: 4VPS hosting provider (compromesso maggio 2026)
## Nota
# YARA rules disponibili presso Check Point Research:
# https://research.checkpoint.com/2026/thus-spoke-the-gentlemen/

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TeamPCP Supply Chain Campaign Poisons Checkmarx KICS, Bitwarden CLI, and PyPI Packages to Steal Cloud Credentials at Scale
#CyberSecurity
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CVE-2026-8178: Critical Amazon Redshift JDBC Driver Flaw Enables RCE via Malicious Connection URLs — Patch Now
#CyberSecurity
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Tübinger Tage der digitalen Freiheit , #TDF - wir sind hier! :fsfe:

Come to our stand where @dreirik and @anaghz will explain you our work!

At 16h join us at the kids space for an "Ada & Zangenmann" workshop

#softwarefreedom #freesoftware

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Inside The Gentlemen: The Fastest-Growing Ransomware-as-a-Service Operation of 2026 — 332 Victims, Leaked Playbook Exposed
#CyberSecurity
securebulletin.com/inside-the-…
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CVE-2026-44338: PraisonAI Framework Actively Exploited Within Hours of Disclosure — No Auth Required
#CyberSecurity
securebulletin.com/cve-2026-44…
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Microsoft DSC v3.2.0: nuove risorse Windows, version pinning e integrazione Bicep
#tech
spcnet.it/microsoft-dsc-v3-2-0…
@informatica


Microsoft DSC v3.2.0: nuove risorse Windows, version pinning e integrazione Bicep


Cos’è Microsoft DSC v3 e perché è importante


Microsoft Desired State Configuration (DSC) è uno strumento di gestione della configurazione che permette di descrivere come deve essere configurato un sistema Windows o Linux — quali servizi devono essere in esecuzione, quali regole firewall applicare, quali funzionalità installare — e di applicare o verificare automaticamente quella configurazione. Con DSC v3, Microsoft ha riscritto l’engine da zero rispetto alla versione 2.x integrata in PowerShell, separando nettamente il motore DSC dai moduli PowerShell e aprendo la strada al supporto multi-piattaforma e multi-linguaggio.

Il 29 aprile 2026, il team PowerShell ha annunciato la General Availability di DSC v3.2.0. Questa release porta con sé risorse Windows native, l’integrazione sperimentale con Bicep via gRPC, il version pinning, un linguaggio di espressioni più ricco e miglioramenti agli adapter PowerShell. Vediamo in dettaglio cosa cambia per i sistemisti e gli amministratori di sistema che adottano DSC nei loro ambienti.

Come installare DSC v3.2.0


La modalità di installazione più semplice è tramite WinGet:

winget install --id Microsoft.DSC --version 3.2.0

In alternativa è disponibile un pacchetto MSIX e un archivio ZIP per ambienti disconnessi o air-gapped. Il pacchetto ZIP è necessario per le risorse OptionalFeatureList e FeatureOnDemandList che, per il momento, non sono incluse nel pacchetto MSIX.

Nuove risorse Windows built-in


Una delle novità più attese di DSC v3.2.0 è l’espansione significativa delle risorse Windows native, ovvero risorse incluse direttamente nel pacchetto DSC e utilizzabili senza installazioni aggiuntive.

Le nuove risorse disponibili sono le seguenti:

  • Microsoft.Windows/Service — gestione dei servizi Windows (stato, tipo di avvio, account di esecuzione)
  • Microsoft.Windows/OptionalFeatureList — gestione delle funzionalità opzionali di Windows
  • Microsoft.Windows/FeatureOnDemandList — gestione delle Features on Demand (FoD)
  • Microsoft.Windows/FirewallRuleList — gestione delle regole del Windows Firewall
  • Microsoft.OpenSSH.SSHD/sshd_config — gestione dell’intera configurazione del server SSH
  • Microsoft.OpenSSH.SSHD/Subsystem e SubsystemList — gestione dei sottosistemi SSH
  • Microsoft.OpenSSH.SSHD/Windows — configurazione Windows-specifica del server SSH (es. shell predefinita)

Un esempio pratico: per assicurarsi che il servizio Print Spooler sia disabilitato (pratica comune per ridurre la superficie d’attacco), basta ora scrivere:

$schema: https://aka.ms/dsc/schemas/v3/bundled/config/document.json
resources:
  - name: DisabilePrintSpooler
    type: Microsoft.Windows/Service
    properties:
      name: spooler
      startType: disabled
      state: stopped

Version pinning: configurazioni stabili e riproducibili


Una delle criticità di DSC v2 era la mancanza di un meccanismo affidabile per legare una configurazione a una specifica versione delle risorse. In ambienti enterprise con molti server e deployment automatizzati, una risorsa aggiornata poteva cambiare comportamento inaspettatamente.

DSC v3.2 risolve questo problema introducendo il version pinning sia a livello di documento di configurazione che a livello di singola risorsa. È possibile fissare la versione di DSC richiesta con la direttiva version e la versione di ogni risorsa con il campo requireVersion, usando la stessa sintassi semantica di npm/nuget:

$schema: https://aka.ms/dsc/schemas/v3/bundled/config/document.json
directives:
  version: '=3.2.0'          # Questa configurazione richiede esattamente DSC 3.2.0
resources:
  - name: os
    type: Microsoft/OSInfo
    requireVersion: '^1.0'   # Versioni >= 1.0.0 e =1.0.0, 

Se sul sistema non è disponibile una versione compatibile della risorsa, DSC solleva un errore esplicito invece di procedere in silenzio con una versione incompatibile. Questo rende le configurazioni DSC molto più affidabili nei pipeline CI/CD.

Supporto –what-if sulle singole risorse


Il flag --what-if esiste già da versioni precedenti per il comando dsc config set, ma era limitato all’esecuzione dell’intera configurazione. Con DSC v3.2, l’operazione di preview è disponibile anche sul comando dsc resource set, permettendo di testare il comportamento di una singola risorsa prima di applicarla:

dsc resource set --what-if \
  --resource Microsoft.Windows/Service \
  --input '{ "name": "spooler", "startType": "disabled" }'

Questo è particolarmente utile in fase di sviluppo di nuove risorse o durante troubleshooting di configurazioni complesse.

Integrazione sperimentale con Bicep via gRPC


La novità più ambiziosa di questa release è l’introduzione di un server gRPC in DSC, che permette a Bicep di orchestrare direttamente le risorse DSC senza passare per Azure Resource Manager (ARM). L’estensione dsc-bicep-ext è ora inclusa nel pacchetto MSIX e disponibile nel PATH di sistema.

In pratica, questo significa che sarà possibile scrivere configurazioni DSC nella sintassi Bicep, sfruttando il tooling e le funzionalità del linguaggio (modularità, parametri tipizzati, linting) per gestire la configurazione di sistema. L’integrazione è attualmente marcata come sperimentale, ma rappresenta una direzione strategica importante: avvicinare la gestione della configurazione di sistema agli strumenti Infrastructure-as-Code già adottati dagli ambienti Azure.

Miglioramenti al linguaggio di espressione


I documenti di configurazione DSC v3.2 supportano ora un linguaggio di espressione più ricco, che riprende in parte la sintassi ARM/Bicep:

  • Lambda expressions con le funzioni map() e filter()
  • Funzioni dataUri() e dataUriToString() per la gestione di contenuti encodati
  • Utilizzo di reference() all’interno di loop copy
  • secret() per il recupero di segreti a runtime tramite estensioni dedicate

Il campo requireVersion sostituisce il precedente apiVersion per specificare i requisiti di versione, uniformando la sintassi con i nuovi meccanismi di pinning.

Adapter PowerShell: trace automatica e manifest adattati


Per chi utilizza risorse PowerShell esistenti tramite gli adapter PSDSC, DSC v3.2 porta alcune novità significative. È stata aggiunta la conversione automatica degli stream PowerShell (Write-Verbose, Write-Warning, ecc.) in trace DSC, il che significa che le risorse esistenti partecipano automaticamente al modello di tracing senza modifiche al codice.

È stato inoltre corretto il passaggio di credenziali alle istanze di risorse PSDSC adattate, un bug che causava problemi in ambienti con configurazioni di sicurezza elevate.

Conclusione


DSC v3.2.0 consolida la piattaforma DSC v3 con funzionalità concrete e richieste dalla community: risorse Windows native, version pinning per deployment riproducibili, preview granulare con --what-if e l’avvio di un’integrazione Bicep che promette di semplificare notevolmente la gestione IaC negli ambienti Microsoft.

Per chi gestisce ambienti Windows Server, Intune o pipeline DevOps su infrastruttura Microsoft, vale la pena iniziare a esplorare DSC v3.2 e valutare la migrazione dalle configurazioni DSC v2, la cui architettura è ormai considerata legacy.

Fonte: Announcing Microsoft Desired State Configuration v3.2.0 – PowerShell Team Blog


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In dieser Woche hat uns besonders eine Rede beschäftigt. Es geht um "empfindliche Seelen" und harte Kontrollen. Und um Lücken in der Argumentation von Kommissionspräsidentin Ursula von der Leyen. Sie will offenbar Ausweiskontrollen an jeder Ecke des Internets. Das dürfen wir nicht zulassen.

Unser Wochenrückblick.

netzpolitik.org/2026/kw-20-die…

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Mesi fa ho scritto il codice di un connector #OpenCTI per #Ransomfeed.

Dopo un po' ho deciso di presentarlo con una Pull Request al progetto ufficiale di Filigran che racchiude tutti i connector ufficiali per la piattaforma.

Oggi quel codice è stato revisionato e approvato dal team ufficiale di Filigran e da questa release (7.20260515.0), Ransomfeed è un connector della piattaforma disponibile sul repo ufficiale.

La release con il mio contributo è online da poche ore


Big milestone for Ransomfeed today 🚨

After the review process, the Ransomfeed connector for OpenCTI has now been officially approved ✅

This means that starting from this release, Ransomfeed will become part of the official OpenCTI connector ecosystem. ⏭️

#ThreatIntelligence

Release 7.260515.0 of OpenCTI/connectors official project, now show Ransomfeed contributor on code ❤️

Statement here: ransomfeed.it/?page=comunicati…

Release notes: github.com/OpenCTI-Platform/co…


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Hi @eden
Did you have a chance to read the message @francommit sent you?

Franco asked you what you used to get the statistics data

livellosegreto.it/@francommit/…

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We are at the #TDF5 ! And we came with stickers, posters, postcards, awesome tshirts, red #ilovefs socks and #AdaZangemann book

6th floor on your way to the waffles 😉

#freesoftware #softwarefreedom

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Der durchdigitalisierte Staat soll her und das möglichst schnell. Darin sind sich Bund und Länder nach der Digitalministerkonferenz einig. Um Tempo zu machen, wollen die zuständigen Minister:innen mehr sogenannte Künstliche Intelligenz und weniger Datenschutz.

netzpolitik.org/2026/digitalmi…

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Dieci persone arrestate con l’accusa di aver consultato illegalmente le banche dati dello stato e rivenduto i loro contenuti

La procura di Napoli ha richiesto l’arresto di 10 persone accusate di essere coinvolte in un articolato sistema per la vendita di dati ottenuti consultando illegalmente le banche dati della polizia, dell’INPS, dell’Agenzia delle entrate e delle Poste. I dati venivano venduti ad agenzie di investigazione privata in tutta Italia.

ilpost.it/2026/05/14/dieci-per…

@politica

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It is the second Friday of the month! 🤫

So 😀 Hello, hello turn your #SoftwareFreedom Podcast on!

The SFP is back with the 51st episode and it is all about #PMPC: because if it is public money, it should be #publiccode!

@annabonnie is talking with @johas and the Nordic Institute for Interoperability Solutions (NIIS) about X-Road and the challenges ahead for adopting #FreeSoftware in public administration.

fsfe.org/news/podcast/2026/epi…

#DigitalSovereignty

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)
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ApocalypseZ: come gli hacker russi automatizzano il furto di account Signal su scala industriale
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/apocal…


ApocalypseZ: come gli hacker russi automatizzano il furto di account Signal su scala industriale


Si parla di:
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Il 14 maggio 2026 TechCrunch ha pubblicato una storia che ha del cinematografico: un ricercatore specializzato nell’investigare attacchi spyware diventa lui stesso bersaglio di hacker governativi russi, ma invece di soccombere trasforma l’attacco in un’indagine che porta alla scoperta di un’infrastruttura di spionaggio capace di prendere di mira oltre 13.500 persone. La storia di Donncha Ó Cearbhaill, responsabile del Security Lab di Amnesty International, è la dimostrazione pratica di come lo spionaggio digitale di Stato oggi lavori in modo industrializzato, automatizzato e scalabile.

Il messaggio che non inganna (ma quasi)


Tutto è iniziato con un messaggio sul suo account Signal: “Dear User, this is Signal Security Support ChatBot. We have noticed suspicious activity on your device, which could have led to data leak. We have also detected attempts to gain access to your private data in Signal. To prevent this, you have to pass verification procedure, entering the verification code to Signal Security Support Chatbot. DON’T TELL ANYONE THE CODE, NOT EVEN SIGNAL EMPLOYEES.”

Il messaggio è grossolano per un esperto di sicurezza — nessuna piattaforma legittima chiede mai codici di verifica via chat — ma per un utente ordinario è sufficientemente convincente. La minaccia di una violazione imminente, il tono urgente, la richiesta di non condividere il codice: tutti elementi classici di ingegneria sociale progettati per innescare una risposta emotiva prima che quella razionale possa intervenire.

Il meccanismo tecnico: device linking via codice OTP


L’obiettivo dell’attacco non è rubare la password (Signal non ha password tradizionali), ma sfruttare la funzionalità legittima di linked devices di Signal. Quando si collega un nuovo dispositivo a un account Signal esistente, l’app genera un QR code o un codice numerico. Se l’utente viene ingannato a condividere questo codice con gli attaccanti, questi possono aggiungere un dispositivo controllato da loro come “dispositivo secondario” dell’account — ottenendo così accesso a tutti i messaggi futuri e a quelli precedenti sincronizzati.

La tecnica non richiede zero-day, exploit sofisticati o accesso fisico al dispositivo: bastano ingegneria sociale e un utente che si fida abbastanza da inserire un codice. Ó Cearbhaill, riconoscendo immediatamente la natura del tentativo, ha deciso di non bloccare l’interazione ma di utilizzarla come punto d’ingresso per investigare la campagna.

ApocalypseZ: la piattaforma di attacco di Stato


La scoperta più significativa dell’indagine è lo strumento che gli attaccanti utilizzano: ApocalypseZ. Si tratta di una piattaforma di automazione degli attacchi che consente agli operatori di prendere di mira molte persone simultaneamente con supervisione umana minima. Il codebase e l’interfaccia operativa sono in russo, e lo strumento include funzionalità di traduzione automatica dei messaggi delle vittime in russo — elemento che allinea l’attribuzione ai servizi intelligence russi confermata da CISA, NCSC britannico e intelligence olandese.

La logica operativa di ApocalypseZ funziona come un “funnel” automatizzato: il sistema invia messaggi di phishing in bulk, traccia le risposte, e quando una vittima interagisce attivamente, allerta un operatore umano per gestire la fase di convincimento finale. Questo approccio semi-automatizzato consente di scalare la campagna a decine di migliaia di bersagli mantenendo l’efficacia del social engineering.

La “snowball hypothesis”: come si espande il targeting


Ó Cearbhaill ha identificato un pattern importante nel modo in cui gli attaccanti selezionano i propri bersagli. Egli chiama questo meccanismo la “snowball hypothesis”: quando gli hacker compromettono con successo un account Signal, ottengono accesso alla lista dei contatti e alle chat di gruppo di quella persona. Questo fornisce una lista pronta di nuovi potenziali bersagli — colleghi, giornalisti, attivisti, fonti — che vengono aggiunti automaticamente alla coda di attacco.

Il ricercatore ritiene di essere diventato un bersaglio perché era membro di una chat di gruppo con qualcuno che era già stato compromesso. Tra i target identificati figurano giornalisti con cui aveva lavorato e un collega diretto — confermando che il network di contatti delle vittime è il principale meccanismo di espansione della campagna.

Scala e attribuzione: 13.500 bersagli e CISA


Analizzando l’infrastruttura di ApocalypseZ, Ó Cearbhaill ha determinato di essere tra almeno 13.500 bersagli identificati — e lui stesso precisa che il numero reale è certamente molto più alto, poiché la campagna era ancora attiva al momento della pubblicazione del suo report. Tra le vittime confermate vi sarebbero anche politici di alto profilo tedeschi, come riportato da Der Spiegel.

L’attribuzione a hacker governativi russi è stata formalizzata da più agenzie: la CISA statunitense, il NCSC britannico e i servizi d’intelligence olandesi hanno tutti emesso avvisi pubblici su questa campagna. Il targeting include giornalisti, ricercatori di sicurezza, funzionari governativi, attivisti e personale delle ONG — il tipico profilo di interesse dei servizi d’intelligence russi (FSB/GRU/SVR).

Il contesto: una campagna di lunga durata contro le app di messaggistica sicura


Questo attacco non è isolato. Da inizio 2026, Signal ha emesso avvisi pubblici su campagne di phishing contro i propri utenti. L’intelligence olandese aveva già messo in guardia a marzo 2026 contro hacker russi che prendono di mira Signal e WhatsApp. Il pattern è chiaro: man mano che la crittografia end-to-end è diventata lo standard per le comunicazioni sensibili, i servizi d’intelligence hanno spostato i propri sforzi dall’intercettazione delle comunicazioni al compromissione degli endpoint — cioè del dispositivo o dell’account dell’utente.

Signal stesso, nella sua architettura, è resistente agli attacchi a livello di rete. Ma nessuna crittografia può proteggere da un utente che viene convinto a consegnare volontariamente l’accesso al proprio account.

Indicatori e vettori di attacco

# Campagna phishing Signal - APT russo (ApocalypseZ)
# Rilevata: inizio 2026 | Pubblicata: 14 maggio 2026

## Vettore di attacco
- Piattaforma: Signal (messaggistica diretta)
- Metodo: impersonificazione "Signal Security Support ChatBot"
- Obiettivo: ottenere codice OTP per device linking
- Automazione: strumento ApocalypseZ (codebase in russo)

## Tecnica (MITRE ATT&CK)
- T1566 - Phishing
- T1078 - Valid Accounts (device linking tramite codice OTP legittimo)
- T1119 - Automated Collection (scraping lista contatti post-compromissione)

## Targeting
- 13.500+ bersagli identificati (numero reale superiore)
- Profili: giornalisti, ricercatori sicurezza, funzionari gov, attivisti, ONG
- Nazioni: USA, UK, Germania, Paesi Bassi, altri paesi NATO/UE

## Attribuzione
- CISA (USA): hacker governativi russi
- NCSC (UK): campagna attribuita a spie russe
- AIVD (NL): servizi intelligence russi

## Indicatori comportamentali (social engineering)
- Messaggio urgente da "Signal Security Support"
- Richiesta codice OTP/verifica
- Istruzione "non condividere il codice"
- Pressione temporale per completare verifica

## Difesa specifica
- Abilitare Registration Lock in Signal (Impostazioni > Account > PIN)
- Non condividere MAI codici OTP ricevuti su Signal
- Verificare dispositivi collegati: Impostazioni > Dispositivi collegati

Due righe per i difensori


La difesa contro questo tipo di attacco è paradossalmente semplice rispetto alla sofisticazione dell’infrastruttura offensiva. Ó Cearbhaill raccomanda di attivare immediatamente la funzione Registration Lock di Signal (nelle impostazioni come PIN di blocco registrazione): questa feature impedisce che il proprio numero di telefono venga registrato su un nuovo dispositivo senza conoscere il PIN, vanificando il device linking non autorizzato anche se l’attaccante ottiene il codice OTP.

Più in generale, per le organizzazioni che gestiscono profili ad alto rischio — giornalisti investigativi, difensori dei diritti umani, ricercatori di sicurezza, funzionari governativi — è fondamentale adottare un approccio sistematico alla sicurezza delle comunicazioni: audit periodico dei dispositivi collegati a ogni account, formazione sul riconoscimento del social engineering su piattaforme di messaggistica, e protocolli di verifica out-of-band quando si ricevono richieste inusuali anche da fonti apparentemente note.

La storia di Ó Cearbhaill termina con una nota di sfida aperta: il ricercatore ha dichiarato di dubitare che gli attaccanti proveranno a colpirlo di nuovo, e di dare il benvenuto a futuri messaggi — specialmente se contenessero zero-day da condividere. Un invito ironico che sintetizza l’essenza del lavoro di chi studia lo spionaggio digitale: trasformare ogni attacco in conoscenza.


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CVE-2026-26083: Critical Fortinet FortiSandbox Flaw Allows Unauthenticated Remote Code Execution — Patch Now
#CyberSecurity
securebulletin.com/cve-2026-26…
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84 TanStack npm Packages Poisoned in Sophisticated Supply-Chain Attack Stealing Cloud and CI Credentials
#CyberSecurity
securebulletin.com/84-tanstack…
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CVE-2026-43898: Critical SandboxJS Escape (CVSS 10.0) Enables Full Host Takeover via npm
#CyberSecurity
securebulletin.com/cve-2026-43…
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BitUnlocker: New Tool Breaks BitLocker on Patched Windows 11 Systems in Under 5 Minutes
#CyberSecurity
securebulletin.com/bitunlocker…
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SimpleChat: un template Blazor provider-agnostico per chat AI con .NET 10 Aspire
#tech
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@informatica


SimpleChat: un template Blazor provider-agnostico per chat AI con .NET 10 Aspire


Chi sviluppa applicazioni AI in .NET lo sa bene: ogni volta che si integra un LLM in un progetto Blazor, si finisce a riscrivere lo stesso boilerplate per connettere OpenAI, Azure OpenAI, Anthropic o Google. SimpleChat è un template open-source che risolve esattamente questo problema — un’applicazione Blazor Server + .NET 10 Aspire che gestisce quattro provider AI in modo intercambiabile, esponendo un unico IChatClient all’intera applicazione.

Il progetto è disponibile su GitHub: github.com/ADefWebserver/SimpleChat

Perché esiste SimpleChat


Il problema che SimpleChat risolve è concreto: ogni provider AI ha il proprio contratto REST, le proprie intestazioni e le proprie particolarità. OpenAI usa una API key e un base URL. Azure OpenAI richiede un endpoint, un deployment name e una versione API. Anthropic ha il proprio formato di richiesta e rifiuta il parametro temperature sui modelli Claude 4 con ragionamento. Google AI (Gemini) ha ancora un’altra struttura REST sotto generativelanguage.googleapis.com.

SimpleChat risolve tutto questo costruendo su Microsoft.Extensions.AI e centralizzando la logica di creazione del client in una sola classe: ChatClientFactory. Tutto il codice upstream non deve mai sapere quale provider è attivo.

Architettura del progetto


La soluzione Aspire è composta da tre progetti:

  • SimpleChat — l’app web Blazor Server
  • SimpleChat.AppHost — l’orchestratore Aspire
  • SimpleChat.ServiceDefaults — OpenTelemetry condiviso, health check e resilienza

I componenti principali dell’applicazione sono:

  • AIConfigurationService — legge la sezione AI della configurazione e scrive le modifiche dell’utente su disco
  • ChatClientFactory — l’unico posto dove l’app conosce la differenza tra i provider; restituisce un IChatClient
  • ChatService — orchestratore stateless che fa streaming delle risposte dall’IChatClient attivo
  • AIModelService — chiama l’endpoint /models di ogni provider, con una lista di fallback


Il modello di configurazione


Tutta la configurazione AI vive in una sezione AI di appsettings.json:

{
  "AI": {
    "ActiveProvider": "OpenAI",
    "Providers": {
      "OpenAI": {
        "Enabled": true,
        "ApiKey": "",
        "Endpoint": "https://api.openai.com/v1",
        "DefaultModel": "gpt-4o-mini",
        "Models": ["gpt-4o-mini", "gpt-4o", "gpt-5-mini", "o4-mini"]
      },
      "AzureOpenAI": {
        "Enabled": false,
        "ApiKey": "",
        "Endpoint": "",
        "DeploymentName": "",
        "ApiVersion": "2024-10-21"
      },
      "Anthropic": {
        "Enabled": false,
        "ApiKey": "",
        "Endpoint": "https://api.anthropic.com",
        "DefaultModel": "claude-sonnet-4-20250514"
      },
      "GoogleAI": {
        "Enabled": false,
        "ApiKey": "",
        "Endpoint": "https://generativelanguage.googleapis.com",
        "DefaultModel": "gemini-2.5-flash"
      }
    },
    "Defaults": {
      "Temperature": 0.7,
      "MaxOutputTokens": 1024,
      "SystemPrompt": "You are a helpful assistant."
    }
  }
}

Questa struttura è il contratto. Per scambiare il layer di storage (database, Key Vault, browser storage, file share), basta modificare solo AIConfigurationService — nient’altro nell’app cambia.

La ChatClientFactory: un solo posto per tutta la logica provider


La factory è il cuore del template. Dopo che questo metodo ritorna, tutto il codice downstream vede solo un IChatClient:

public (IChatClient Client, string Model) Create(string providerKey)
{
    var key = NormalizeProviderKey(providerKey);
    var settings = _config.GetProvider(key);

    if (!settings.Enabled)
        throw new InvalidOperationException($"Provider '{providerKey}' is disabled.");

    IChatClient inner;
    string model;

    switch (key)
    {
        case "OpenAI":
            model = settings.DefaultModel ?? "gpt-4o-mini";
            var openAI = new OpenAIClient(
                new ApiKeyCredential(settings.ApiKey!),
                new OpenAIClientOptions { Endpoint = ... });
            inner = openAI.GetChatClient(model).AsIChatClient();
            break;

        case "AzureOpenAI":
            model = settings.DeploymentName!;
            var azure = new AzureOpenAIClient(
                new Uri(settings.Endpoint!),
                new AzureKeyCredential(settings.ApiKey!));
            inner = azure.GetChatClient(model).AsIChatClient();
            break;

        case "Anthropic":
            model = settings.DefaultModel ?? "claude-sonnet-4-20250514";
            inner = new AnthropicChatClient(settings.ApiKey!, model, _httpClientFactory.CreateClient(...));
            break;

        case "GoogleAI":
            model = settings.DefaultModel ?? "gemini-2.5-flash";
            inner = new GoogleAIChatClient(settings.ApiKey!, model, _httpClientFactory.CreateClient(...));
            break;

        default:
            throw new InvalidOperationException($"Unknown provider '{providerKey}'.");
    }

    return (inner, model);
}

Per Anthropic e Google AI, SimpleChat include client personalizzati (AnthropicChatClient e GoogleAIChatClient) che adattano le rispettive REST API all’interfaccia IChatClient di Microsoft.Extensions.AI — necessari perché questi provider non hanno ancora un pacchetto MEAI ufficiale.

Streaming e configurazione runtime


ChatService.StreamAsync restituisce un IAsyncEnumerable<string> di chunk di token. L’interfaccia utente fa lo streaming degli aggiornamenti nella bolla dell’assistente man mano che arrivano, e supporta un pulsante Cancel che interrompe la chiamata in corso.

Una delle funzionalità più interessanti è il cambio di provider e modello a runtime senza riavviare l’app. Il dropdown viene popolato dall’endpoint /models live di ogni provider. Il trucco tecnico è in Program.cs:

builder.Configuration.AddJsonFile(userOverlay, optional: true, reloadOnChange: true);
// ...
builder.Services.AddOptions<AIOptions>()
    .Bind(builder.Configuration.GetSection(AIOptions.SectionName));

reloadOnChange: true fa sì che salvare il file faccia scattare IOptionsMonitor<AIOptions>.OnChange, al quale il ChatPanel è sottoscritto — così il dropdown del provider si aggiorna senza ricaricare la pagina.

Gestione sicura delle chiavi API


In Development, le modifiche alla pagina Settings vengono scritte su appsettings.Development.json. In Production vengono scritte su un file separato appsettings.User.json che viene sovrapposto ad appsettings.json all’avvio — così le chiavi reali non devono mai essere committate nel repository.

private string WritablePath => _env.IsDevelopment()
    ? Path.Combine(_env.ContentRootPath, "appsettings.Development.json")
    : Path.Combine(_env.ContentRootPath, "appsettings.User.json");

Come usarlo come template per i propri agenti AI


Il vero valore di SimpleChat non è l’applicazione in sé, ma il pattern riutilizzabile che porta con sé. Quando si inizia una nuova app, si può puntare un agente AI di coding verso questo repository con l’istruzione: “implementa la configurazione di SimpleChat, ma salva le impostazioni AI in un database (o in un file JSON, o in Azure Key Vault, o dove mi dici).” Tutta la logica di incollaggio specifica per provider è già fatta.

Il contratto è semplice: l’agente deve implementare solo AIConfigurationService per leggere e scrivere lo stesso grafo di oggetti AIOptions. Nient’altro nell’app deve cambiare.

Conclusione


SimpleChat è un punto di partenza concreto per chiunque voglia costruire applicazioni AI con Blazor e .NET 10 Aspire senza dover reinventare ogni volta la ruota dell’integrazione multi-provider. L’architettura è intenzionalmente piccola e comprensibile: un frontend Blazor Server, un servizio di configurazione, una factory che produce un IChatClient, e un orchestratore di streaming leggero sopra. Il codice è aperto e modificabile per adattarsi a qualsiasi layer di storage.

Per chi lavora regolarmente con LLM in progetti .NET, avere questo template a disposizione può fare risparmiare ore di lavoro ripetitivo ad ogni nuovo progetto.

Fonte originale: SimpleChat: A Provider-Agnostic AI Chat Starter for Blazor di Michael Washington — via Morning Dew #4664


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LINQ in C#: guida completa alle operazioni di aggregazione (Count, Sum, MinBy, MaxBy, Aggregate)
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LINQ in C#: guida completa alle operazioni di aggregazione (Count, Sum, MinBy, MaxBy, Aggregate)


Le operazioni di aggregazione sono tra le più frequenti in qualsiasi applicazione .NET che lavora con collezioni di dati. LINQ mette a disposizione un toolkit completo: dagli operatori di base come Count e Sum, alle più potenti MinBy/MaxBy introdotte in .NET 6, fino ad Aggregate, il fold generico che permette di sostituire loop complessi con pipeline dichiarative. In questo articolo approfondiamo ogni operatore con esempi pratici, evidenziamo le trappole di performance più comuni e mostriamo come costruire aggregazioni efficienti anche in scenari avanzati.

Il modello di dominio


Tutti gli esempi utilizzano tre record che rappresentano un sistema di ordini e vendite:

public record Order(int Id, string CustomerId, string Status, decimal Total, DateTimeOffset PlacedAt);
public record Product(int Id, string Name, string Category, decimal Price, int StockLevel);
public record SalesData(string Region, string ProductId, int UnitsSold, decimal Revenue, DateTimeOffset Period);


Count e LongCount


Count() restituisce il numero di elementi come int. La versione con predicato conta solo gli elementi che soddisfano la condizione:

IEnumerable<Order> orders = GetOrders();

int total        = orders.Count();
int pendingCount = orders.Count(o => o.Status == "Pending");
int paidCount    = orders.Count(o => o.Status == "Paid");

Console.WriteLine($"Totale: {total}, In attesa: {pendingCount}, Pagati: {paidCount}");


Per sequenze con più di int.MaxValue elementi (circa 2,1 miliardi), usare LongCount() che restituisce long. Nella pratica, questo scenario si presenta principalmente in contesti di log aggregation o telemetria su larga scala.

La trappola di performance: Count vs Any


Questo è uno degli errori di performance più diffusi con LINQ. Quando si vuole verificare l’esistenza di almeno un elemento, molti sviluppatori usano Count() > 0 invece di Any():

IEnumerable<Order> orders = GetOrders();

// ❌ Count() valuta l'intera sequenza — O(n)
if (orders.Count(o => o.Status == "Pending") > 0)
{
    Console.WriteLine("Ci sono ordini in attesa.");
}

// ✅ Any() si ferma al primo match — O(1) nel caso migliore
if (orders.Any(o => o.Status == "Pending"))
{
    Console.WriteLine("Ci sono ordini in attesa.");
}


Any(predicate) cortocircuita non appena trova il primo elemento corrispondente. Count(predicate) deve valutare ogni elemento per produrre un conteggio accurato, anche quando la risposta a “esiste almeno un elemento?” sarebbe nota immediatamente. La differenza di performance è particolarmente evidente con sorgenti lazy, query EF Core o sequenze molto lunghe.

Stesso principio per il test di sequenza vuota:

// ❌ Enumera tutta la sequenza
if (orders.Count() == 0) { }

// ✅ Si ferma al primo elemento
if (!orders.Any()) { }


La regola da memorizzare: usare Any() per verifiche di esistenza, Count() solo quando serve il numero esatto.

Sum e Average


Sum(selector) e Average(selector) accettano un selettore per proiettare ogni elemento a un valore numerico prima di aggregare:

IEnumerable<Order> orders = GetOrders();

decimal totalRevenue = orders.Sum(o => o.Total);
decimal averageOrder = orders.Average(o => o.Total);

Console.WriteLine($"Fatturato totale: €{totalRevenue:F2}");
Console.WriteLine($"Ordine medio: €{averageOrder:F2}");


Importante: Average() lancia InvalidOperationException su una sequenza vuota. È buona pratica proteggersi con un controllo preventivo:
decimal? safeAverage = orders.Any()
    ? orders.Average(o => o.Total)
    : null;


Un esempio più articolato che combina GroupBy con Sum e Average per ottenere statistiche per regione geografica:
IEnumerable<SalesData> sales = GetSalesData();

var revenueByRegion = sales
    .GroupBy(s => s.Region)
    .Select(g => new
    {
        Region       = g.Key,
        TotalRevenue = g.Sum(s => s.Revenue),
        AverageUnits = g.Average(s => s.UnitsSold)
    })
    .OrderByDescending(x => x.TotalRevenue);

foreach (var row in revenueByRegion)
{
    Console.WriteLine($"{row.Region}: €{row.TotalRevenue:F0}, media {row.AverageUnits:F1} unità");
}


Min e Max


Min(selector) e Max(selector) restituiscono il valore scalare minimo o massimo — non l’elemento che lo contiene:

IEnumerable<Product> products = GetProducts();

decimal cheapest      = products.Min(p => p.Price);
decimal mostExpensive = products.Max(p => p.Price);

Console.WriteLine($"Range prezzi: €{cheapest:F2} — €{mostExpensive:F2}");


Il limite: se serve il prodotto più economico (non solo il suo prezzo), prima di .NET 6 si era costretti a enumerare la sequenza due volte:
// Prima di .NET 6 — due passaggi, potenziale bug con prezzi duplicati
decimal minPrice     = products.Min(p => p.Price);
Product? cheapestOld = products.FirstOrDefault(p => p.Price == minPrice);


Questo approccio ha un bug sottile: se più prodotti condividono il prezzo minimo, FirstOrDefault sceglie il primo trovato nell’ordine di iterazione, che potrebbe non essere quello desiderato. Inoltre itera la sequenza due volte.

MinBy e MaxBy: l’elemento, non il valore (.NET 6+)


MinBy(keySelector) e MaxBy(keySelector) restituiscono l’elemento che ha il valore minimo o massimo della chiave, in un singolo passaggio sulla sequenza:

// .NET 6+ — singolo passaggio, restituisce l'elemento
Product? cheapest      = products.MinBy(p => p.Price);
Product? mostExpensive = products.MaxBy(p => p.Price);

Console.WriteLine($"Più economico: {cheapest?.Name} a €{cheapest?.Price:F2}");
Console.WriteLine($"Più costoso: {mostExpensive?.Name} a €{mostExpensive?.Price:F2}");


Quando più elementi condividono la stessa chiave minima/massima, MinBy/MaxBy restituiscono il primo incontrato, coerentemente con la semantica di OrderBy().First().

Esempio reale: trovare il periodo di vendita con fatturato più alto e la regione con performance peggiore:

// Periodo con il singolo record di fatturato più alto
SalesData? topPeriod = sales.MaxBy(s => s.Revenue);
Console.WriteLine($"Periodo migliore: {topPeriod?.Region} — €{topPeriod?.Revenue:F2}");

// Regione con fatturato totale più basso
var revenueSummary = sales
    .GroupBy(s => s.Region)
    .Select(g => (Region: g.Key, Total: g.Sum(s => s.Revenue)));

(string Region, decimal Total) worstRegion = revenueSummary.MinBy(r => r.Total);
Console.WriteLine($"Regione con fatturato minore: {worstRegion.Region} (€{worstRegion.Total:F2})");


Aggregate: fold personalizzato


Aggregate è l’operatore più generale: accetta un valore seed e una funzione accumulatrice, piegando ogni elemento nel risultato accumulato. È il fold funzionale di LINQ, e può fare tutto ciò che i metodi specializzati fanno — e molto di più:

IEnumerable<Order> orders = GetOrders();

// Concatena gli ID degli ordini come stringa CSV
string orderList = orders.Aggregate(
    string.Empty,
    (acc, order) => string.IsNullOrEmpty(acc)
        ? order.Id.ToString()
        : $"{acc},{order.Id}");

Console.WriteLine($"ID ordini: {orderList}");


Caso pratico: calcolo del fattore di sconto combinato (moltiplicativo):
decimal[] discounts = [0.10m, 0.05m, 0.15m]; // 10%, 5%, 15%

// Il fattore risultante dopo l'applicazione di tutti gli sconti in sequenza
decimal combinedFactor = discounts.Aggregate(
    1.0m,
    (factor, discount) => factor * (1 - discount));

Console.WriteLine($"Fattore combinato: {combinedFactor:P2}"); // es. 72,54%


Aggregate con result selector


La variante a tre argomenti aggiunge una proiezione finale applicata al risultato accumulato dopo aver processato tutti gli elementi. Questo permette di calcolare la media in un singolo passaggio senza dover iterare due volte:

IEnumerable<SalesData> sales = GetSalesData();

decimal averageRevenue = sales.Aggregate(
    seed: (Total: 0m, Count: 0),
    func: (acc, s) => (acc.Total + s.Revenue, acc.Count + 1),
    resultSelector: acc => acc.Count > 0 ? acc.Total / acc.Count : 0m);

Console.WriteLine($"Fatturato medio: €{averageRevenue:F2}");


Aggregazioni multiple in un singolo passaggio


Calcolare più aggregazioni sulla stessa sequenza in modo ingenuo significa iterarla più volte. Per sorgenti costose — query su database, chiamate di rete, lettura di file — questo ha un impatto reale. La soluzione è usare Aggregate con un accumulatore composito che raccoglie tutti i valori contemporaneamente:

public record AggregateSummary(int Count, decimal Sum, decimal Min, decimal Max);

IEnumerable<Order> orders = GetOrders();

AggregateSummary summary = orders.Aggregate(
    new AggregateSummary(0, 0m, decimal.MaxValue, decimal.MinValue),
    (acc, order) => new AggregateSummary(
        acc.Count + 1,
        acc.Sum   + order.Total,
        Math.Min(acc.Min, order.Total),
        Math.Max(acc.Max, order.Total)));

decimal average = summary.Count > 0 ? summary.Sum / summary.Count : 0m;

Console.WriteLine($"Count:   {summary.Count}");
Console.WriteLine($"Somma:   €{summary.Sum:F2}");
Console.WriteLine($"Minimo:  €{summary.Min:F2}");
Console.WriteLine($"Massimo: €{summary.Max:F2}");
Console.WriteLine($"Media:   €{average:F2}");


Un passaggio, quattro valori. Questo pattern è particolarmente utile nei query handler CQRS in cui il risultato richiede più statistiche e la sorgente dati è un database o un servizio esterno.

TryGetNonEnumeratedCount (.NET 6)


Prima di calcolare aggregazioni che richiedono il conteggio, conviene verificare se è disponibile senza enumerare la sequenza:

IEnumerable<Order> orders = GetOrders();

if (orders.TryGetNonEnumeratedCount(out int count))
{
    Console.WriteLine($"Conteggio rapido: {count}");
    // Disponibile senza iterare — usabile per pre-allocazione o logging
}
else
{
    // Fallback: deve enumerare
    count = orders.Count();
}


TryGetNonEnumeratedCount restituisce true per List<T>, array, HashSet<T> e altri tipi che implementano ICollection<T>. Restituisce false per pipeline lazy, risultati di GroupBy e qualsiasi IEnumerable che deve essere valutato per conoscere la propria lunghezza.

Novità .NET 9: CountBy e AggregateBy


.NET 9 ha introdotto due nuovi operatori di aggregazione per chiave che migliorano i pattern basati su GroupBy:

IEnumerable<Order> orders = GetOrders();

// CountBy: conta gli elementi per chiave — più conciso di GroupBy + Count
var countByStatus = orders.CountBy(o => o.Status);
foreach (var (status, count) in countByStatus)
{
    Console.WriteLine($"{status}: {count} ordini");
}

// AggregateBy: aggregazione personalizzata per chiave
var totalByCustomer = orders.AggregateBy(
    keySelector: o => o.CustomerId,
    seed: 0m,
    func: (total, order) => total + order.Total);

foreach (var (customerId, total) in totalByCustomer)
{
    Console.WriteLine($"Cliente {customerId}: €{total:F2}");
}


Per aggregazioni per chiave in .NET 9+, preferire CountBy e AggregateBy rispetto a GroupBy seguito da aggregazione: il codice è più leggibile e spesso più efficiente.

Guida rapida alla scelta dell’operatore


  • Verificare se esiste almeno un elementoAny(predicate)
  • Contare elementiCount() / Count(predicate)
  • Somma di valori proiettatiSum(selector)
  • Media di valori proiettatiAverage(selector)
  • Valore scalare minimo/massimoMin(selector) / Max(selector)
  • Elemento con chiave minima (.NET 6+)MinBy(keySelector)
  • Elemento con chiave massima (.NET 6+)MaxBy(keySelector)
  • Conteggio per chiave (.NET 9+)CountBy(keySelector)
  • Aggregazione personalizzata per chiave (.NET 9+)AggregateBy(keySelector, seed, func)
  • Fold generico con seedAggregate(seed, func)
  • Fold generico con proiezione finaleAggregate(seed, func, resultSelector)


Conclusione


Le operazioni di aggregazione LINQ coprono l’intero spettro delle necessità di riduzione dei dati. Conoscere la differenza tra Any e Count, sapere quando usare MinBy/MaxBy invece di un doppio passaggio, e saper costruire fold multi-valore con Aggregate sono competenze che migliorano sia le performance che la leggibilità del codice. Con l’aggiunta di CountBy e AggregateBy in .NET 9, il toolkit di aggregazione LINQ è oggi più completo che mai: vale la pena tenerlo presente come alternativa ai foreach loop ogni volta che si lavora con trasformazioni di collezioni.

Fonte: LINQ Aggregation in C#: Count, Sum, Min, Max, Average, and Aggregate — Dev Leader


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FamousSparrow nel Caucaso: tre ondate di spionaggio cinese colpiscono il gas azero che alimenta l’Europa
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/famous…


FamousSparrow nel Caucaso: tre ondate di spionaggio cinese colpiscono il gas azero che alimenta l’Europa


Quando il 25 dicembre 2025 un processo silenzioso ha tentato di scrivere una web shell in una directory pubblica di un server Microsoft Exchange di un’azienda petrolifera azera, nessuno sapeva ancora che quello era l’inizio di un’operazione di cyberspionaggio in tre ondate. Il gruppo cinese FamousSparrow ha dimostrato una persistenza metodica e una sofisticazione tecnica che va ben oltre la semplice opportunismo: ha continuato a rientrare nello stesso sistema, cambiando ogni volta backdoor, per quasi due mesi. La ricerca di Bitdefender pubblicata il 13 maggio 2026 ricostruisce l’intera catena.

Un bersaglio di valore strategico nel Caucaso meridionale


L’Azerbaigian non è mai stato un paese secondario per la sicurezza energetica europea, ma la sua importanza è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni. Con la scadenza nel 2024 del transito del gas russo attraverso l’Ucraina e le successive interruzioni dello Stretto di Hormuz nel 2026, Baku si è trasformata in uno snodo critico per l’approvvigionamento energetico del continente. Chi controlla l’informazione che circola all’interno di quelle aziende ha accesso a dati di valore incalcolabile: prezzi di vendita futuri, capacità estrattive, negoziati contrattuali, infrastrutture fisiche.

È esattamente in questo contesto che Bitdefender Labs ha individuato un’intrusione plurifase attribuita con fiducia da moderata ad alta al gruppo FamousSparrow, noto anche come UAT-9244 e storicamente sovrapponibile a cluster come Earth Estries e Salt Typhoon — tutte denominazioni che orbitano intorno all’ecosistema dello spionaggio informatico legato allo stato cinese. L’obiettivo era un’azienda petrolifera e del gas azerbaigiana non nominata. L’operazione è durata dalla fine di dicembre 2025 alla fine di febbraio 2026.

Tre ondate, stesso ingresso: la tattica della porta sempre aperta


L’aspetto più rilevante dal punto di vista operativo è la persistenza attraverso lo stesso vettore iniziale nonostante i tentativi di bonifica. Gli attaccanti hanno sfruttato la catena ProxyNotShell (CVE-2022-41082 / CVE-2022-41040) su un server Microsoft Exchange esposto, una vulnerabilità che risale al 2022 ma che molte organizzazioni non hanno ancora patchato correttamente.

Il processo w3wp.exe è stato osservato tentare di scrivere una web shell in una directory pubblica del server Exchange il 25 dicembre 2025, avviando la prima ondata. Invece di cambiare punto di accesso quando il team difensivo ha tentato la remediation, FamousSparrow ha semplicemente sostituito la backdoor, dimostrando che la vulnerabilità non era stata effettivamente chiusa:

  • Ondata 1 — Dicembre 2025: Deploy di Deed RAT (aka Snappybee), successore di ShadowPad, strumento condiviso tra molteplici gruppi di spionaggio cinesi. Caricato tramite DLL sideloading sul binario legittimo di LogMeIn Hamachi.
  • Ondata 2 — Fine gennaio / inizio febbraio 2026: Sostituzione con TernDoor, un backdoor recentemente documentato in attacchi alle telecomunicazioni sudamericane nel 2024, mai visto prima nel Caucaso.
  • Ondata 3 — Fine febbraio 2026: Ritorno a una variante modificata di Deed RAT, probabilmente aggiornata per eludere le firme generate dopo le prime rilevazioni.


L’arsenale tecnico: DLL sideloading di nuova generazione


Ciò che distingue questa campagna da molte altre operazioni APT è l’evoluzione della tecnica di DLL sideloading utilizzata per caricare Deed RAT. Il metodo tradizionale si limita a rimpiazzare una libreria legittima; la variante di FamousSparrow va oltre, sovrascrivendo due specifiche funzioni esportate all’interno della DLL malevola. Questo crea un meccanismo a doppio trigger che subordina l’esecuzione del loader di Deed RAT al flusso di controllo naturale dell’applicazione host — in questo caso il client Hamachi di LogMeIn.

Il risultato pratico è duplice: il processo appare legittimo agli strumenti di monitoring basati su firma, e l’analisi statica del binario non rivela comportamenti anomali fino all’esecuzione del secondo trigger. Un design che porta il segno di un gruppo con elevate capacità di sviluppo custom.

Deed RAT è un impianto modulare a plug-in, successore architetturale di ShadowPad, storicamente associato a gruppi come APT41, Bronze Atlas e altri cluster dell’ecosistema China-nexus. Supporta esecuzione di comandi, manipolazione del filesystem, tunneling di rete e caricamento dinamico di moduli aggiuntivi. TernDoor è invece un backdoor relativamente nuovo, scoperto per la prima volta nel contesto delle telecomunicazioni sudamericane: la sua comparsa in Azerbaigian suggerisce una condivisione di tooling tra operazioni geograficamente distinte.

Chi è FamousSparrow: storia di un gruppo nell’ombra


FamousSparrow è stato documentato per la prima volta da ESET nel 2021, quando veniva osservato sfruttare ProxyLogon contro hotel, studi legali e organizzazioni governative in cinque continenti. Da allora, il gruppo ha mantenuto un profilo basso, operando con tooling condiviso e sovrapposizioni tattiche con altri cluster China-nexus. La sua attribuzione rimane complessa proprio a causa di questa natura di “contractor” dell’ecosistema: usa strumenti come Deed RAT che circolano tra più gruppi, rendendo difficile tracciare confini netti tra operazioni distinte.

Bitdefender nota sovrapposizioni tattiche con Earth Estries (il gruppo noto per aver colpito le telecomunicazioni globali nel 2022-2024) e con Salt Typhoon, il cluster che nel 2024 aveva compromesso le infrastrutture di intercettazione legale di diversi carrier americani. Questa rete di attribuzioni incrociate riflette quella che gli analisti definiscono la “shared malware economy” del cyberspionaggio cinese: un ecosistema in cui strumenti, infrastrutture e accessi vengono riutilizzati tra operazioni con mandanti potenzialmente diversi.

Due righe per i difensori


Il caso azerbaigiano offre lezioni concrete per i team di sicurezza operanti in settori ad alto valore strategico. La prima, forse la più scomoda, è che un tentativo di remediation che non chiude completamente la vulnerabilità iniziale può essere peggio del non fare nulla: dà al team difensivo una falsa sensazione di sicurezza mentre l’avversario osserva e si riadatta. L’attaccante ha dimostrato di monitorare le azioni difensive e di rispondervi con una nuova backdoor.

Alcune raccomandazioni pratiche: verificare che ProxyNotShell (CVE-2022-41082 e CVE-2022-41040) sia effettivamente patchato attraverso validazione post-patch, non solo applicazione dell’aggiornamento; monitorare l’esecuzione di processi Exchange come w3wp.exe per attività di scrittura su filesystem inusuali; implementare detection per DLL sideloading tramite binari firmati di terze parti come strumenti di remote access legittimi; e adottare una strategia di threat hunting proattiva basata sui TTP di FamousSparrow anche dopo la chiusura di un incidente confermato.

Indicatori di Compromissione (IoC)

# Campagna FamousSparrow - Azerbaigian Oil & Gas (Dic 2025 - Feb 2026)
# Fonte: Bitdefender Labs / The Hacker News (13 maggio 2026)
## File IoC identificati
# Ondata 2 - TernDoor loader
MD5: 762f787534a891eca8aa9b41330b4108
Percorso: C:\ProgramData\USOShared\USOShared.exe
## Vettore di accesso iniziale
Vulnerabilità: ProxyNotShell
CVE: CVE-2022-41082 (RCE) / CVE-2022-41040 (SSRF)
Processo sfruttato: w3wp.exe (IIS Worker Process su Exchange)
## Tecniche MITRE ATT&CK
T1190 - Exploit Public-Facing Application (Exchange ProxyNotShell)
T1505.003 - Web Shell
T1574.002 - DLL Side-Loading (LogMeIn Hamachi binary)
T1027 - Obfuscated Files or Information
T1071 - Application Layer Protocol (C2)
## Malware families
Deed RAT (aka Snappybee) - modulare, successore di ShadowPad
TernDoor - backdoor, prima rilevato in telecomunicazioni SA 2024
## Nota ai defender
# Verificare presenza di web shell residue su:
# %ExchangeInstallPath%\FrontEnd\HttpProxy\
# %ExchangeInstallPath%\ClientAccess\

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ClickFix Evolves: Attackers Combine Social Engineering With Decade-Old PySoxy SOCKS5 Proxy for Persistent Access
#CyberSecurity
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Critical Exim Vulnerability (EXIM-Security-2026-05-01.1): Remote Code Execution via GnuTLS BDAT Flaw — Patch Now
#CyberSecurity
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CVE-2026-32185: Microsoft Teams for Android Vulnerability Enables Local Spoofing Attacks — Patch Available
#CyberSecurity
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Foxconn Confirms Cyberattack: Nitrogen Ransomware Gang Claims 8TB Stolen From North American Plants
#CyberSecurity
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Nächste Woche findet die re:publica statt, die größte Konferenz für die digitale Gesellschaft in Europa. Das Programm bietet viele spannende Themen und Formate. Auf den Bühnen stehen auch Redakteur:innen und Autor:innen von netzpolitik.org.

netzpolitik.org/2026/dagegenha…

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GitLab Act 2: il manifesto dell’AI agentica che promette il futuro e inquieta gli sviluppatori
#CyberSecurity
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GitLab Act 2: il manifesto dell’AI agentica che promette il futuro e inquieta gli sviluppatori


Quando una piattaforma DevSecOps da miliardi di dollari decide di riscrivere la propria identità attorno agli agenti AI, non sta semplicemente annunciando una nuova roadmap di prodotto. Sta dichiarando che il modello stesso di sviluppo software che abbiamo conosciuto negli ultimi vent’anni è destinato a diventare obsoleto.

È questo il messaggio reale dietro GitLab Act 2, il lungo manifesto pubblicato da GitLab per spiegare la trasformazione interna dell’azienda nell’era dell’AI agentica. Un documento che, più che un post corporate, assomiglia a una dottrina industriale: il software costerà sempre meno produrlo, gli sviluppatori diventeranno supervisori di sistemi autonomi e le organizzazioni dovranno ripensare completamente struttura, processi e ruoli.

Il problema è che, dietro la retorica della “nuova era”, molti sviluppatori vedono qualcosa di molto diverso: una drastica razionalizzazione aziendale mascherata da inevitabile rivoluzione tecnologica.

La tesi di GitLab: il software sarà scritto dalle macchine


Nel manifesto, GitLab sostiene che l’AI generativa stia comprimendo il costo marginale della produzione software in modo paragonabile a quanto avvenuto nell’industria manifatturiera con l’automazione. La conseguenza, secondo l’azienda, non sarà una riduzione della domanda di software ma l’opposto: un’esplosione.

Se creare applicazioni diventa più economico, ogni azienda produrrà più software, più automazione, più integrazioni e più servizi interni. In questo scenario, il valore umano non sarà più nella scrittura manuale del codice ma nella definizione degli obiettivi, nella governance, nella sicurezza e nella supervisione degli agenti AI.

È una narrativa ormai dominante nella Silicon Valley: gli sviluppatori non spariranno, ma evolveranno in orchestratori di sistemi autonomi.

GitLab vuole posizionarsi esattamente al centro di questa transizione con la propria piattaforma “Duo Agent Platform”, immaginata come un layer operativo in cui agenti AI collaborano lungo l’intero ciclo DevSecOps: pianificazione, sviluppo, code review, security scanning, remediation, test e deployment.

Non più copiloti. Non più semplici assistenti. Ma entità autonome capaci di eseguire task complessi all’interno delle pipeline.

La ristrutturazione interna è il vero cuore del manifesto


La parte più interessante del documento non è però tecnologica. È organizzativa.

GitLab annuncia infatti una profonda trasformazione della propria struttura interna. L’azienda parla apertamente di riduzione dei livelli manageriali, team più piccoli e autonomi, maggiore automazione operativa e integrazione massiccia dell’AI nei processi decisionali.

I gruppi R&D verranno suddivisi in circa 60 unità snelle, progettate per muoversi più rapidamente e lavorare in parallelo insieme agli agenti AI. Nel manifesto si percepisce chiaramente un’influenza delle metodologie “founder mode” e delle moderne filosofie ultra-efficientiste adottate da molte aziende AI-first.

Tradotto dal linguaggio corporate: meno coordinamento umano, meno middle management e più automazione decisionale.

Ed è qui che la community ha iniziato a reagire in modo estremamente critico.

La critica principale: “state inseguendo l’hype”


Molti sviluppatori hanno interpretato Act 2 come il segnale definitivo che GitLab stia inseguendo il trend AI sacrificando progressivamente gli elementi che l’avevano resa popolare nella community engineering.

Nel forum ufficiale e su diverse discussioni tecniche, il malcontento è emerso rapidamente. Alcuni utenti accusano GitLab di aver trasformato la piattaforma in un contenitore di feature AI ancora immature mentre problemi storici di UX, performance e stabilità rimangono irrisolti.

Il timore più diffuso è che l’azienda stia vendendo una visione futuristica molto più avanzata della realtà tecnica attuale.

Ed effettivamente esiste un forte scollamento tra la narrativa dell’AI agentica e lo stato reale degli LLM moderni.

Per quanto impressionanti, gli agenti AI soffrono ancora problemi enormi in contesti enterprise:

  • perdita di contesto su codebase estese;
  • hallucinations in scenari complessi;
  • incapacità di ragionamento affidabile multi-step;
  • difficoltà nel comprendere architetture legacy;
  • fragilità nelle decisioni di sicurezza;
  • dipendenza da prompt engineering estremamente fragile.

Nel mondo DevSecOps questi limiti non sono marginali. Sono potenzialmente catastrofici.

Automatizzare una pipeline CI/CD è relativamente semplice. Delegare ad agenti AI remediation di vulnerabilità, code review o decisioni infrastrutturali in ambienti enterprise è un’altra storia.

Soprattutto quando si parla di sicurezza.

Il nodo cybersecurity: chi valida l’agente?


Dal punto di vista della cybersecurity, il manifesto di GitLab apre questioni enormi che nel documento vengono affrontate solo superficialmente.

Se gli agenti AI diventano parte attiva della supply chain software, diventano automaticamente anche una nuova superficie d’attacco.

Un agente che modifica codice, approva merge request o interagisce con pipeline CI/CD introduce rischi completamente nuovi:

  • prompt injection nei workflow DevOps;
  • poisoning dei contesti RAG;
  • manipolazione degli agenti tramite issue o commenti malevoli;
  • escalation di privilegi attraverso tool integration;
  • generazione di codice vulnerabile apparentemente corretto;
  • supply chain compromise mediata da AI.

La community security sta già osservando casi concreti di agenti AI manipolabili tramite input indiretti, specialmente quando connessi a repository, ticketing system o documentazione interna.

In pratica, il problema non è più soltanto “il codice è vulnerabile?”, ma anche:

“l’agente che ha preso la decisione era affidabile?”

È una differenza enorme.

GitLab sembra convinta che governance e supervisione umana saranno sufficienti a mitigare questi rischi. Ma molti esperti ritengono che l’industria stia sottovalutando drasticamente la complessità della sicurezza negli ecosistemi agentici.

Il sottotesto economico: fare di più con meno persone


C’è poi un altro elemento che ha generato parecchio nervosismo: il sospetto che “Act 2” sia soprattutto un piano di efficientamento.

Nel manifesto, GitLab evita accuratamente toni allarmistici sui posti di lavoro, ma il messaggio implicito è difficile da ignorare. Se gli agenti AI aumentano drasticamente la produttività, le aziende avranno bisogno di meno persone per svolgere gli stessi task.

Molti hanno letto il documento come la formalizzazione di una tendenza già evidente nel settore tech: usare l’AI come leva per comprimere organici, ridurre management intermedio e aumentare output per dipendente.

Ed è qui che la narrativa “visionaria” inizia a somigliare a qualcosa di molto più concreto: una ridefinizione radicale del rapporto tra capitale umano e automazione nel software engineering.

Un manifesto che racconta il futuro del settore


Al di là dell’hype e delle critiche, GitLab Act 2 resta un documento importante perché fotografa perfettamente il momento storico dell’industria software.

Per la prima volta una grande piattaforma DevSecOps non presenta l’AI come una feature aggiuntiva, ma come il fondamento operativo attorno a cui ridisegnare un’intera azienda.

La vera domanda non è se GitLab riuscirà o meno nella trasformazione.

La domanda è quante altre aziende seguiranno lo stesso modello nei prossimi 24 mesi.

Perché se Act 2 dovesse diventare il template organizzativo dell’era agentica, il cambiamento non riguarderà soltanto il modo in cui scriviamo codice.

Riguarderà il modo in cui verranno costruite le aziende tecnologiche stesse.


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Buongiorno.
Nuovi #consiglidifollow

Questa volta l'elenco comprende account da cui si possano trarre notizie e informazioni non banali riguardo al Fediverso e al mondo dell'informatica.
Non è esaustivo: condivido alcuni degli account che mi è capitato d'incontrare per caso e che mi piacciono.

Ecco dunque il

Settimo elenco: Info Fediverso e Informatica.


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Nitrogen ransomware colpisce Foxconn: 8TB di dati con segreti industriali di Apple, Nvidia e Intel
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/nitrog…


Nitrogen ransomware colpisce Foxconn: 8TB di dati con segreti industriali di Apple, Nvidia e Intel


Il 12 maggio 2026 Foxconn ha confermato un cyberattacco ai danni delle sue fabbriche nordamericane, rivendicato dal gruppo ransomware Nitrogen. Gli aggressori affermano di aver sottratto 8 TB di dati — oltre 11 milioni di file — contenenti documentazione riservata, schemi tecnici e istruzioni di assemblaggio relative a progetti di Apple, Intel, Google, Nvidia e Dell. L’attacco ha bloccato la produzione per giorni in uno dei nodi più critici della supply chain tecnologica globale.

La timeline dell’attacco


Secondo le ricostruzioni, il 1° maggio 2026 i lavoratori del turno di notte dello stabilimento Foxconn di Mount Pleasant, Wisconsin, hanno interrotto la produzione a causa di un’interruzione di rete. Al mattino, i lavoratori del primo turno sono arrivati senza Wi-Fi e sono stati rimandati a casa entro le 11. La produzione è rimasta ferma fino al 4 maggio. Undici giorni dopo, il 11 maggio, il gruppo Nitrogen ha aggiunto Foxconn al proprio data leak site sul dark web, rivendicando il furto di 8 TB di dati e pubblicando campioni come prova.

Foxconn ha confermato l’incidente con una dichiarazione sobria: “Alcune fabbriche di Foxconn in Nord America hanno subito un cyberattacco. Il team di cybersecurity ha immediatamente attivato il meccanismo di risposta e implementato misure operative multiple per garantire la continuità di produzione e consegna. Le fabbriche interessate stanno riprendendo la normale produzione.” L’azienda si è rifiutata di confermare quali dati clienti fossero stati effettivamente esfiltrati.

Chi è Nitrogen: genealogia di un gruppo ransomware


Nitrogen è attivo dal 2023 ed è considerato uno dei numerosi discendenti del codice trapelato del builder Conti 2. Il gruppo è operativamente collegato a threat actor dell’Europa dell’Est e alcuni suoi operatori sarebbero associati al cartello BlackHat/ALPHV. Una caratteristica critica emersa a febbraio 2026 rende il gruppo particolarmente pericoloso per le sue stesse vittime: un bug di programmazione nel modulo di cifratura per VMware ESXi rende il decryptor incapace di recuperare i file cifrati. Secondo i ricercatori di Coveware, pagare il riscatto — in questo specifico scenario — è inutile, poiché nemmeno gli stessi operatori di Nitrogen riescono a decifrare i file. Foxconn avrà quasi certamente verificato questa criticità prima di prendere qualsiasi decisione sui negoziati.

Il bottino: schemi tecnici di Apple, Nvidia, Intel, Google e Dell


I campioni pubblicati da Nitrogen sul data leak site comprendono, secondo le ricostruzioni di più fonti, istruzioni di assemblaggio, diagrammi di data center e schemi hardware relativi a progetti di Apple, Intel, Google, Nvidia e Dell. La natura della documentazione è coerente con l’operatività dello stabilimento di Mount Pleasant, che Foxconn gestisce come Fii USA (Foxconn Industrial Internet) e che produce principalmente server, workstation e componenti per data center — non dispositivi consumer Apple, il che spiega perché Apple abbia dichiarato di non essere direttamente a rischio per quanto riguarda i propri prodotti al consumo.

La vera preoccupazione non è nella divulgazione di schemi per smartphone già in commercio, ma nella potenziale esposizione di roadmap future, specifiche ingegneristiche riservate di infrastrutture cloud e configurazioni di data center enterprise. Per aziende come Nvidia, i cui chip AI sono al centro di una corsa tecnologica globale con implicazioni geopolitiche, la divulgazione di topologie di sistemi e specifiche tecniche costituisce un rischio di intelligence industriale non trascurabile.

Foxconn nel mirino: una vittima seriale


Non si tratta del primo incidente ransomware per il colosso taiwanese. Nel 2022 un gruppo criminale aveva colpito una filiale messicana di Foxconn. Nel 2024 LockBit aveva attaccato Foxsemicon Integrated Technology, società del gruppo nel settore equipment per semiconduttori. La recidività di questi attacchi suggerisce che la superficie di attacco di Foxconn — distribuita tra decine di stabilimenti, migliaia di sistemi IT e una rete supply chain planetaria — sia strutturalmente difficile da proteggere nella sua totalità.

Implicazioni per la supply chain tecnologica


L’attacco a Foxconn rappresenta un caso emblematico di come le grandi aziende di contract manufacturing costituiscano un vettore di rischio sistemico per l’intera industria tecnologica. Un singolo incidente a un fornitore terzo può esporre simultaneamente la proprietà intellettuale di decine di brand globali — anche quando questi brand mantengono standard di sicurezza interni elevatissimi. La documentazione tecnica che fluisce verso i produttori include spesso specifiche pre-commerciali, che diventano bersagli appetibili per attori mossi da interessi sia economici (concorrenza sleale, contraffazione) che geopolitici (intelligence industriale statale).

Vale la pena notare che Nitrogen stessa ha un track record di affidabilità tecnica discutibile: la presenza del bug nel decryptor ESXi lascia aperta la domanda su quanto effettivamente il gruppo sia in grado di “consegnare” quanto promesso in sede di negoziazione. Per Foxconn, questo potrebbe significare che, nel caso in cui parte dei sistemi produttivi fosse stata cifrata con la variante ESXi, i dati potrebbero essere irrecuperabili indipendentemente da qualsiasi trattativa.

Due righe per i difensori: lezioni dall’incidente Foxconn


  • Segmentazione di rete per gli ambienti OT/IT: negli stabilimenti manifatturieri, la convergenza tra reti IT e sistemi operativi (OT/ICS) amplifica l’impatto di un’intrusione. Una corretta segmentazione può contenere il blast radius e prevenire interruzioni produttive.
  • Hardening degli hypervisor VMware ESXi: Nitrogen e molti altri gruppi ransomware prendono specificamente di mira ESXi. L’applicazione tempestiva delle patch, la disabilitazione di servizi non necessari (SLP, OpenSLP) e il monitoraggio delle API di hypervisor sono controlli prioritari.
  • Protezione della documentazione tecnica con DRM o controlli di accesso granulari: schemi, BOM e specifiche ingegneristiche riservate dovrebbero essere soggetti a policy di accesso basate sul principio del minimo privilegio e tracciabilità degli accessi.
  • Verifica dei fornitori critici: le aziende che condividono IP con contract manufacturer dovrebbero condurre audit periodici della postura di sicurezza dei propri fornitori e includere clausole di notifica di incidenti nei contratti.
  • Valutare la recuperabilità prima del pagamento: in caso di attacco Nitrogen su ambienti ESXi, ricercatori indipendenti hanno confermato che il pagamento non garantisce il recupero. Prioritizzare i backup offline e testare regolarmente i piani di disaster recovery.

Fonti: The Register (12 maggio 2026); CyberNews; The CyberSec Guru


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La hotline olandese per la prevenzione del suicidio condivide i dati dei visitatori con le aziende tecnologiche

La hotline olandese per la prevenzione del suicidio 113 ha condiviso i dati dei visitatori del sito web con terze parti senza consenso, BNR rapporti basato sulla ricerca dell'hacker etico Mick Beer di Hackedemia.nl. Ora Stichting 113 ha temporaneamente sospeso tutti gli strumenti di misurazione e analisi presenti sul suo sito web.

nltimes.nl/2026/05/13/dutch-su…

@privacypride@feddit.it

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Gli sviluppatori di software affermano che l’intelligenza artificiale sta marcendo i loro cervelli

Gli sviluppatori a cui viene detto di usare l'intelligenza artificiale, che gli piaccia o no, raccontano una storia diversa. Su Reddit, Notizie sugli hacker e in altri luoghi in cui le persone impegnate nello sviluppo software parlano tra loro, sempre più persone sono deluse dalla promessa di codice generato da modelli linguistici di grandi dimensioni. Gli sviluppatori non parlano solo di come l'output dell'intelligenza artificiale sia spesso difettoso, ma anche del fatto che utilizzare l'intelligenza artificiale per portare a termine il lavoro è spesso un'esperienza più dispendiosa in termini di tempo, più difficile e più frustrante, perché devono esaminare l'output e correggerne gli errori. Ancora più preoccupante è il fatto che gli sviluppatori che utilizzano l'intelligenza artificiale sul lavoro dichiarano di avere la sensazione di perdere competenze e di riuscire a svolgere il proprio lavoro come prima.

404media.co/software-developer…

@aitech


Software Developers Say AI Is Rotting Their Brains


Tech company executives are confident that AI will completely transform the economy and point to the changes they see in-house to prove that this change is coming fast. At Meta, Google, Microsoft, and others, leadership says that AI generates a growing share of the overall code, which makes it cheaper and faster to produce. The implication is that if this AI is good enough that tech companies are using it internally to improve efficiency and reduce headcount, it’s only a matter of time until every other industry is similarly transformed.

Developers who are told to use AI whether they like it or not, however, tell a different story. On Reddit, Hacker News and other places where people in software development talk to each other, more and more people are becoming disillusioned with the promise of code generated by large language models. Developers talk not just about how the AI output is often flawed, but that using AI to get the job done is often a more time consuming, harder, and more frustrating experience because they have to go through the output and fix its mistakes. More concerning, developers who use AI at work report that they feel like they are de-skilling themselves and losing their ability to do their jobs as well as they used to.

“We're being told to use [AI] agents for broad changes across our codebase. There's no way to evaluate whether that much code is well-written or secure—especially when hundreds of other programmers in the company are doing the same,” a UX designer at a midsized tech company told me. 404 Media granted all the developers we talked to for this story anonymity because they signed non-disclosure agreements or because they fear retribution from their employers. “We're building a rat's nest of tech debt that will be impossible to untangle when these models become prohibitively expensive (any minute now...).”

The actual quality of output doesn't matter as much as our willingness to participate.


Tech company executives love to brag about how much of the code at their company is AI-generated. In April, Google said that three quarters of new code at the company was generated by AI. Last year, Microsoft CEO Satya Nadella said up to 30 percent of the company’s code was generated by AI. Microsoft’s CTO Kevin Scott said he expects 95 percent of all code at the company to be AI-generated by 2030. Meta’s Mark Zuckerberg said last year he expects AI to write most of the code improving AI within 12-18 months. Anthropic says 90 percent of the code written by most if its team is AI generated. Tech companies have also been bragging about their “tokenmaxxing,” or how much money they’re spending on AI tools instead of human employees.

💡
Are you a developer at Google, Microsoft, or another tech being pressured to use AI? I would love to hear from you. Using a non-work device, you can message me securely on Signal at ‪(609) 678-3204‬. Otherwise, send me an email at emanuel@404media.co.

Predictably, the huge spike in productivity that these companies claim their own AI products have enabled hasn’t resulted in more or better products, shorter work weeks, or better consumer experiences. Mostly, AI implementation in tech companies has been used to justify multiple massive rounds of layoffs. To name just a few examples where tech companies said they reduced headcount because of AI use, more recently, Meta said it would cut 10 percent of its workforce (around 8,000 people), Microsoft said it would offer voluntary retirement to 7 percent of its American workforce (around 125,000 people). Snapchat said it would lay off 16 percent of its full-time staffers (about 1,000 people).

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CISA Adds CVE-2026-32202 to KEV Catalog as APT28 Actively Exploits Zero-Click Windows Shell Flaw
#CyberSecurity
securebulletin.com/cisa-adds-c…
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1/ 🥳 Big news for digital rights in Europe: Ireland’s Digital Services Coordinator, Coimisiún na Meán, has opened a formal investigation into Meta’s potential use of “dark patterns” that may prevent people from choosing feeds not based on profiling on Facebook and Instagram.

👏 We’re glad to see regulators taking these concerns seriously. This investigation could become a major step toward meaningful #DSA enforcement and stronger user rights across the EU.

Our reaction ➡️ lnkd.in/euyCMjcA

#dsa
in reply to EDRi

2/ This follows a complaint we filed last year together with @bitsoffreedom, @Freiheitsrechte & Convocation Research+Design on behalf of an 🇮🇪 user. For over a year, civil society organisations have raised concerns that Meta’s design practices undermine people’s freedom to choose how content is recommended to them online.

More information ⤵️
edri.org/our-work/civil-societ…

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