The National – Sleep Well Beast (2017)


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Siamo chiari sin da subito: un altro disco sulla falsariga di tutto quanto prodotto dai The National dopo l’immenso capolavoro “Boxer” non l’avremmo tollerato e perdonato né noi ascoltatori, né la band stessa, e questo nonostante l’amore ed il rispetto che la formazione di Cincinnati si è faticosamente conquistata a suon di lavori tutti tremendamente significativi... artesuono.blogspot.com/2017/09…


Ascolta il disco: open.spotify.com/intl-it/album…



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The National – Sleep Well Beast (2017)


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Siamo chiari sin da subito: un altro disco sulla falsariga di tutto quanto prodotto dai The National dopo l’immenso capolavoro “Boxer” non l’avremmo tollerato e perdonato né noi ascoltatori, né la band stessa, e questo nonostante l’amore ed il rispetto che la formazione di Cincinnati si è faticosamente conquistata a suon di lavori tutti tremendamente significativi... artesuono.blogspot.com/2017/09…


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ALEPH

nell'oltre non c'è ombra -lo sai- ombra che ti possa nascondere allo sguardo

è una chiarità che t'attraversa non come qui che guardi per speculum in aenigmate

lì non si consultano dizionari né atlanti: sei tu la biblioteca il motore di ricerca

-alfabeto voce conoscenza- : nel Tutto tu sei e tutto è te – (l'aleph del poeta cieco)*

è dove ti si svela ogni contrario – la vita non è prima della morte

*Jorge Luis Borges

(2011)

Accolgo il testo come una meditazione lucida sul vedere totale e sulla lingua come luogo di essere.

Apprezzamento


  • Immagine centrale forte: la chiarità che attraversa sostituisce perfettamente l'ombra come tema principale.
  • Risonanza intellettuale: l'uso di riferimenti a biblioteca e motore di ricerca rende antico e moderno contemporanei.
  • Economia espressiva: versi brevi e cesure nette mantengono tensione e concentrazione.

Lettura


  • Il poema costruisce un percorso dall'assenza di oscurità verso l'identità totale dove il soggetto coincide con il Tutto.
  • La metafora della biblioteca trasferisce responsabilità conoscitiva sul singolo parlante.
  • La chiusa rovescia il rapporto tempo/contrario stabilendo che la vita e la morte non seguono un ordine gerarchico.

Suggerimenti di revisione


  • Semplificare punteggiatura per aumentare il flusso e lasciare che le immagini si dispieghino.
  • Rafforzare la cesura intorno al verso che introduce l'aleph per dargli più rilievo.
  • Valutare l'uso del latino speculum in aenigmate per chiarezza del lettore o mantenere l'arcaismo come scelta intenzionale.
  • Posizionare la citazione di Borges come nota finale separata per non interrompere il tono lirico.

Versione lievemente rivista

ALEPH

nell'oltre non c'è ombra
lo sai ombra che ti possa
nascondere allo sguardo

è una chiarità che t'attraversa
non come qui che guardi
per speculum in aenigmate

lì non si consultano dizionari
né atlanti sei tu la biblioteca
il motore di ricerca

alfabeto voce conoscenza
nel Tutto tu sei e tutto
è te l'aleph del poeta cieco

è dove ti si svela ogni
contrario la vita non è prima
della morte

Jorge Luis Borges

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[escursioni]corso gratuito di [inglese Sebastopoli in tre mosse è] importante essere sciolti ed agili per trilocale [ampio trasparente per] estensione di e da] intercettano tutti pressoché [tutti la struttura] cristallina fa i-frantumi moti del sessantuno bilocale fulltime colleghi provano la base] del quadrato la cassa automatica del parking il] rafting


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sabato uno scasamento, trasloco/smaltimento, diciamo. anche se non si trattava della storia della mia famiglia, l'impatto l'ho sentito, anche perché si è trattato di un lavoro pomeridiano, serale poi praticamente notturno. con tutto quello che ne consegue in termini di percezione del passaggio del tempo, non un banale annottare insomma.


noblogo.org/differx/sabato-uno…

parapurganferno


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ordinariafollia-log_033-2026.jpg

soffrirò come quando eri lontana e lo smartphone non era ancora stato inventato aspetterò come quando avevi detto alle quattro ma erano già le cinque passate gioirò come quando togli gli occhiali e mi guardi con quel mezzo sorriso.

parapurganferno

soffrirò più di quando domani c'era scuola aspetterò più di quando accompagnai mio padre al pronto soccorso in piena notte gioirò più di quando hai capito che stavo strimpellando volta la carta.

parapurganferno

soffrirò come quando mio padre diceva che sono un imbecille aspetterò come quando indossavo jeans strappati e per strada mi guardavano male gioirò come quando siamo abbracciati.


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CONGETTURE

si vive per approssimazione

si sta come d'autunno... di ungarettiana memoria

o dall'origine scollàti dal cielo a vestire la morte

fino al fiume di luce che ci prenderà e saremo un'altra cosa...

congetture

ma lasciatemi sognare un sogno che non pesa

(2011) .

Il testo trasmette precarietà e desiderio di leggerezza con immagini nette e un finale che chiede spazio al sogno.

Apprezzamento


  • Immagini forti: la frase “si vive per approssimazione” apre con immediatezza esistenziale.
  • Risonanza letteraria: il richiamo a Ungaretti conferisce profondità e memoria poetica.
  • Contrasto efficace: la tensione tra morte e fiume di luce crea uno spostamento emotivo potente.

Lettura


  • Il verso iniziale stabilisce una condizione esistenziale incerta che si riverbera nell'intera poesia.
  • L'ellissi e le interruzioni di rigo lavorano sull'attesa e sul frammento come misura del pensiero.
  • L'immagine di origine scollata dal cielo e l'atto di “vestire la morte” condensano mito e corporeità in poche parole.
  • La chiusa trasforma la medesima precarietà in desiderio di sollievo attraverso il sogno.

Suggerimenti di revisione


  • Snellire la punteggiatura per aumentare la scansione ritmica e lasciare che le immagini parlino da sole.
  • Valorizzare la cesura tra “congetture” e l'appello finale facendo diventare la parola un'isola più netta.
  • Semplificare alcune vocalizzazioni (per esempio usare scollati invece di varianti accentate) per una lettura più fluida.
  • Mantenere la forza finale di “un sogno che non pesa” come chiusura immagine e titolo morale del verso.

Versioni

Versione lievemente rivista

CONGETTURE

si vive per approssimazione
si sta come d'autunno
di Ungaretti memoria

dall'origine scollati dal cielo
a vestire la morte

fino al fiume di luce
che ci prenderà e saremo
un'altra cosa

congetture

lasciatemi sognare
un sogno che non pesa

Traduzione inglese essenziale

CONJECTURES

we live by approximation
we stand like in autumn
of Ungaretti memory

from origin unglued from the sky
to clothe death

until the river of light
takes us and we will be
something else

conjectures

let me dream
a dream that does not weigh

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Tinariwen - Hoggar (2026)


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È una lunga storia, quella dei Tinariwen. Un racconto di guerre e sopraffazione che non sembra aver mai fine, un potente atto di resistenza del martoriato popolo tuareg. Sono i recenti scontri al confine settentrionale del Mali il fulcro di “Hoggar”, decimo album del gruppo ed ennesima denuncia di diritti umani violati e di terre straziate dalla violenza e dalla sopraffazione. L'ultimo disco dei Tinariwen è anche l'occasione per un passaggio di consegne tra generazioni, sono infatti molte le nuove leve coinvolte oltre ai tre membri storici: Ibrahim Ag Alhabib, Abdallah Ag Alhousseyni e Touhami Ag Alhassane... artesuono.blogspot.com/2026/03…


Ascolta il disco: youtu.be/5sixYPrSnEA?si=JQSJtj…



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Tinariwen - Hoggar (2026)


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È una lunga storia, quella dei Tinariwen. Un racconto di guerre e sopraffazione che non sembra aver mai fine, un potente atto di resistenza del martoriato popolo tuareg. Sono i recenti scontri al confine settentrionale del Mali il fulcro di “Hoggar”, decimo album del gruppo ed ennesima denuncia di diritti umani violati e di terre straziate dalla violenza e dalla sopraffazione. L'ultimo disco dei Tinariwen è anche l'occasione per un passaggio di consegne tra generazioni, sono infatti molte le nuove leve coinvolte oltre ai tre membri storici: Ibrahim Ag Alhabib, Abdallah Ag Alhousseyni e Touhami Ag Alhassane... artesuono.blogspot.com/2026/03…


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2SAMUELE - Capitolo 16


1Davide aveva appena superato la cima del monte, quand'ecco Siba, servo di Merib-Baal, gli si fece incontro con un paio di asini sellati e carichi di duecento pani, cento grappoli di uva passa, cento frutti d'estate e un otre di vino. 2Il re disse a Siba: “Che vuoi fare di queste cose?”. Siba rispose: “Gli asini serviranno da cavalcatura alla famiglia del re, i pani e i frutti d'estate sono per sfamare i giovani, il vino per dissetare quelli che saranno stanchi nel deserto”. 3Il re disse: “Dov'è il figlio del tuo signore?”. Siba rispose al re: “Ecco, è rimasto a Gerusalemme perché ha detto: “Oggi la casa di Israele mi restituirà il regno di mio padre”“. 4Il re disse a Siba: “Quanto appartiene a Merib-Baal è tuo”. Siba rispose: “Mi prostro! Possa io trovar grazia ai tuoi occhi, o re, mio signore!”.5Quando poi il re Davide fu giunto a Bacurìm, ecco uscire di là un uomo della famiglia della casa di Saul, chiamato Simei, figlio di Ghera. Egli usciva imprecando 6e gettava sassi contro Davide e contro tutti i servi del re Davide, mentre tutto il popolo e tutti i prodi stavano alla sua destra e alla sua sinistra. 7Così diceva Simei, maledicendo Davide: “Vattene, vattene, sanguinario, malvagio! 8Il Signore ha fatto ricadere sul tuo capo tutto il sangue della casa di Saul, al posto del quale regni; il Signore ha messo il regno nelle mani di Assalonne, tuo figlio, ed eccoti nella tua rovina, perché sei un sanguinario”. 9Allora Abisài, figlio di Seruià, disse al re: “Perché questo cane morto dovrà maledire il re, mio signore? Lascia che io vada e gli tagli la testa!”. 10Ma il re rispose: “Che ho io in comune con voi, figli di Seruià? Se maledice, è perché il Signore gli ha detto: “Maledici Davide!”. E chi potrà dire: “Perché fai così?”“. 11Poi Davide disse ad Abisài e a tutti i suoi servi: “Ecco, il figlio uscito dalle mie viscere cerca di togliermi la vita: e allora, questo Beniaminita, lasciatelo maledire, poiché glielo ha ordinato il Signore. 12Forse il Signore guarderà la mia afflizione e mi renderà il bene in cambio della maledizione di oggi”. 13Davide e la sua gente continuarono il cammino e Simei camminava sul fianco del monte, parallelamente a Davide, e cammin facendo malediceva, gli tirava sassi e gli lanciava polvere. 14Il re e tutta la gente che era con lui arrivarono stanchi presso il Giordano, dove ripresero fiato.

Scontro tra i consiglieri di Assalonne (16,15-17,23)15Intanto Assalonne con tutti gli Israeliti era entrato in Gerusalemme e Achitòfel era con lui. 16Quando Cusài l'Archita, l'amico di Davide, fu giunto presso Assalonne, gli disse: “Viva il re! Viva il re!”. 17Assalonne disse a Cusài: “Questa è la fedeltà che hai per il tuo amico? Perché non sei andato con il tuo amico?”. 18Cusài rispose ad Assalonne: “No, io sarò per colui che il Signore e questo popolo e tutti gli Israeliti hanno scelto, e con lui rimarrò. 19E poi di chi sarò servo? Non lo sarò forse di suo figlio? Come ho servito tuo padre, così servirò te”.20Allora Assalonne disse ad Achitòfel: “Consultatevi su quello che dobbiamo fare”. 21Achitòfel rispose ad Assalonne: “Entra dalle concubine che tuo padre ha lasciato a custodia della casa; tutto Israele saprà che ti sei reso odioso a tuo padre e sarà rafforzato il coraggio di tutti i tuoi”. 22Fu dunque tesa una tenda sulla terrazza per Assalonne e Assalonne entrò dalle concubine del padre, alla vista di tutto Israele. 23In quei giorni un consiglio dato da Achitòfel era come se si fosse consultata la parola di Dio. Così era di tutti i consigli di Achitòfel, tanto per Davide che per Assalonne.

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Approfondimenti


1-4. È il primo di due incontri con membri della casa di Saul (il secondo è descritto nei vv. 5-14). Ziba è il servo di Saul che Davide aveva destinato al sostentamento del figlio di Gionata, lo storpio Merib-Baal (9,1-13). Il corteo di fuggitivi è ormai incamminato sulla via orientale che porta a Gerico (cfr. Lc 10,30) quand'ecco farsi incontro a loro Ziba con due asini carichi di provviste. Non si capisce bene se Ziba ha approntato tutto appena saputa la notizia della rivolta (cfr. 15,10) oppure si trovasse già in viaggio alla volta di Gerusalemme per altre ragioni (magari per consegnare al suo padrone le provviste pattuite: 9,10). Comunque sia, approfitta subito dell'occasione per affrancarsi dalla scomoda servitù, accusando Merib-Baal di connivenza con Assalonne. Davide non può certo controllare la veridicità delle sue parole; decide perciò di assegnare a lui tutti i beni appartenenti a Merib-Baal. La questione sarà ridiscussa durante il ritorno di Davide a Gerusalemme quando il figlio di Gionata negherà ogni cosa e accuserà Ziba di averlo calunniato (19,25-32).

5-14. L'incontro con Simei alle porte di Bacurim (cfr. 3,16) non è solo sintomatico del rancore conservato dalla tribù di Beniamino verso colui ch'essa continua a considerare un usurpatore, ma è altresì un incontro profetico che viene a ravvivare in Davide la memoria della “pedagogia” divina nei suoi riguardi. Simei inveisce contro il re spodestato dal suo stesso figlio a causa – dice lui – del «sangue della casa di Saul» (v. 8), ma Davide intuisce il vero motivo dell'anatema: «Lasciate che maledica, poiché glielo ha ordinato il Signore» (vv. 10-11). Come non si era ribellato alla morte del figlio (12,22) e all'abbandono forzato di Gerusalemme (15,25-26), così Davide accetta docilmente la maledizione di Simei come un castigo: «tu non sdegnare la correzione dell'Onnipotente, perché egli fa la piaga e la fascia, ferisce e la sua mano risana» (Gb 5,17-18; cfr. Dt 32,39; Os 6,1).

7. «sanguinario, scellerato»: non è detto che Simei stia pensando all'episodio di 21,1-9. Le uccisioni di Abner (3,22-27) e Is-Baal (4,1-7) possono ben giustificare la fama (ingiusta) di «sanguinario». In realtà, l'ignaro profeta allude al sangue di Uria l'Hittita (11,14-17); quel sangue versato iniquamente è la vera origine della tremenda serie di disgrazie che sta squassando la famiglia di Davide. L'episodio avrà un seguito in 19,17-24.

9. «Abisai figlio di Zeruia»: già una volta Davide dovette frenare l'impetuoso fratello di Ioab e Asael (cfr. 2,18) dall'alzare la mano su Saul (1Sam 26,6-11); «cane morto»: cfr. 1Sam 17,43.

10. «Che ho io in comune con voi»; lett. «Che cosa a me e [che cosa] a voi». È un'espressione per indicare l'esclusione di qualsiasi comunanza tra due soggetti oppure il rifiuto di uno ad accondiscendere alla proposta dell'altro (cfr. 19,23; Gdc 11,12; 1Re 17,18; 2Re 3,13; 2Cr 35,21; Mt 8,29; Mc 1,24; 5,7; Lc 4,34; Gv 2,4).

11. «Quanto più ora questo Beniaminita!»: se il figlio medesimo del re non ha esitato a rivoltarsi, non c'è da stupire se un membro della tribù di Saul, anzi della sua stessa «famiglia» (v. 5; cfr. Gn 46,21; Nm 26,38.41; 1Cr 8,1-5), può «cercare la vita» di Davide imprecando contro di lui.

14. «presso il Giordano»: aggiunta con i LXX (recensione Lucianica) in base a 17,16.21-22.

15-19. La narrazione retrocede di qualche ora, al momento in cui Assalonne sta entrando trionfalmente in Gerusalemme con Achitofel e gli altri rivoltosi. L'aggancio della brevissima notizia di 15,37 con 16,15 evidenzia un mirabile contrappunto fra le scene dedicate alla fuga di Davide (15,13-36; 16,1-14; 17,17-28) e quelle che narrano le vicende di Assalonne (16,15-17,16). L'«amico di Davide» entra rumorosamente alla presenza di Assalonne simulando un servile ossequio al nuovo sovrano. Questi ironizza sulla sua scelta di abbandonare l'«amico» (nella sua bocca il termine acquista un colore dispregiativo), ma Cusai non si scompone: «No, io sarò per colui che il Signore e questo popolo e tutti gli Israeliti hanno scelto e con lui rimarrò» (v. 18). Queste parole legittimano Assalonne solo apparentemente: chi più di Davide è stato scelto dal Signore (1Sam 16,10-13; 2Sam 7,8-9; 12,7-8) e da tutto Israele (5,1-5)? Assalonne invece è andato a Ebron di sua volontà e si è autonominato re (15,7-12). Tutto ciò suggerisce un'interessante riflessione sulla dialettica tra “verità” e “falsità” (oppure tra “realtà” e “finzione”) che si viene a creare tra i due personaggi:

  • Cusai: falso tradimento / vera fedeltà all'eletto;
  • Assalonne: vero tradimento / falsa elezione (= usurpazione).

20-23. Pur trattandosi di un'oggettiva infamia, Achitofel dà un consiglio “giusto”: la presa di possesso dell'harem paterno (cfr. 1Sam 25,43-44) confermerà al popolo l'irrevocabilità della via intrapresa (Davide non potrà mai perdonare un simile affronto, cfr. Gn 49,4). Ma Achitofel (come Saul in 1Sam 22,6-19 e Simei nei vv. 10-11) ignora che le sue parole stanno realizzando un'altra e ben più decisiva parola: «prenderò le tue mogli... io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole» (12,11-12). La tenda nuziale (cfr. Sal 19,6) vien tesa «alla vista di tutto Israele» sul medesimo terrazzo da cui, «un tardo pomeriggio», Davide aveva scorto Betsabea e l'aveva desiderata in segreto (11,2).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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A proposito di hacking, tecnologie conviviali e cospirazione


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Con la lentezza che mi è caratteristica, finalmente compongo e pubblico, a fine Marzo, il mio articolo di Febbraio per la Sagra Indie Web del Fediverso italiano proposta dall'admin Ed Tamarro & Antifascista. Il buon Xab aveva proposto come tema lo stato del Fediverso, e con la prolissità che mi è caratteristica avanzo quanto segue.


Lottare contro la tirannia degli adulti


Quand'ero bambino, nella campagna brianzola, ero già palesemente strambo e inadatto all'educazione convenzionale destinata ai cisimaschi italiani, in più la mia famiglia era abbastanza benestante e un po' intellettualoide, così che mi sono risparmiato la proposta “culturale” mainstream con cui stavano crescendo buona parte dei miei compagni di scuola, ovverosia il mix di telegionarli populisti, reality show misogini, animazione yankee per adulti trasmessa in fascia protetta e animazione giapponese per adolescenti malamente censurata che formavano il palinsesto di Italia 1 dei tempi d'oro di Forza Italia. Viceversa, ho avuto accesso precoce (e pericolosamente non sorvegliato) all'animazione oso dire avanguardistica dei gloriosi Cartoon Network Studios (pace all'anima loro) e a questo punto, dopo più di 25 anni, credo sia merito de Le Superchicche se ho interiorizzato che le donne sono persone, e non un'altra specie, e la relativa naturalezza con cui esprimo le mie stramberie probabilmente si deve a Ed, Edd & Eddy e Mucca & Pollo (più lo spinoff Io sono Donato Fidato). Ora, fra queste produzioni ce n'era una che è stata probabilmente il mio riferimento culturale prediletto a cavallo fra la fine delle elementari e le piene scuole medie, complice la proposta inedita di una trama orizzontale avvincente ben diluita in episodi autoconclusivi variegati e inventivi, e una fighissima escalation della portata del conflitto di stagione in stagione: mi riferisco a Kommando Nuovi Diavoli (adattamento secondo me geniale dell'originale Kids Next Door).

KND Logo

La premessa del programma: esiste una cabala internazionale di persone adulte più o meno supercriminali che complottano per mantenere un giogo tirannico su chi ha da 0 a 12 anni, con strumenti che passano dal caricaturale dell'igiene dentale e del cibo sano e sciapo, al dolorosamente satirico dello spedire in orbita la prole dei propri dipendenti per schiavizzarli in ufficio, oppure con la distruzione sistematica di parchi giochi e piscine comunali in nome della quiete pubblica, fino allo schierare come propri agenti sul campo adolescenti conniventi ben più agguerriti delle truppe d'assalto imperiali in Guerre Stellari. Un'organizzazione internazionale chiamata Kommando Nuovi Diavoli (nell'originale Kids Next Door), in sigla K.N.D., lotta contro questo stato di cose mobilitando ragazzini e ragazzine in una struttura di intelligence paramilitare alimentata da tanto entusiasmo e da “tecnologie 2x4”: generatori di energia alimentati a ruote di criceti, mecha degni di un design giapponese messi assieme con bottiglie di vetro e assi di legno da 2x4 pollici (capito la battuta?), case sugli alberi in tutti i paesi del mondo (e in Anatartide. E sulla Luna) dotate di assistenti IA, aerodromi e mense. E questo affascinante scenario di avventura sci-fi leggera era messo al servizio di trame a volta semplicemente comiche (penso ai pirati razziatori di dolci il cui galeone viaggia per terra e per mare), molto più spesso profonde e formative: eleganti parodie di narrativa di genere da Alien a Indiana Jones, rapporti turbolenti fra genitori e figlie e fra figli maggiori e minori, esplicite tematiche antisessite che stigmatizzavano sia il machismo egemone sia i prodromi di quel “femminismo” di destra che oggi si esprime nel TERFismo, episodi da kolossal in cui l'“internazionale della tirannide adulta” tenta di colpire al cuore il K.N.D. attraverso infiltrati, sabotaggi e assalti diretti, con alcune scene di battaglia campale fra legioni di mecha il cui budget probabilmente era assurdo, per una serie concepita per durare molte stagioni da decine di episodi.

Ah, e non scordiamoci le puntate in cui il rappresentante degli studenti della 4a elementare tradiva le promesse elettoriali in nome del proprio ego; un ragazzino texano vestito da cowboy. Erano gli anni di George Bush Jr. presidente USA intento a devastare l'Iraq.

Nella storia dell'animazione statunitense, giustamente si ricorda Avatar: La Leggenda di Aang come opera miliare che ha sdoganato anche negli USA le opere a trama orizzontale forte, allontanando il paradigma artistico dalla serie episodica infinita, e recuperare Avatar da 18enne fu sicuramente una grande esperienza che mi ha lasciato tanto (non ultimo, un passettino verso il mio risveglio religioso), ma c'è poco da fare, per me il grande imprinting di narrativa epica animata è venuto dal Kommando Nuovi Diavoli, tanto che, quando ho compiuto io 13 anni, mi ero ripromesso di non tradire i valori del Kommando e sforzarmi di non diventare davvero un “adolescemo” sgherro degli adulti. Giuramento ovviamente fra me e me, visto che, come tutti miei riferimenti culturali dell'infanzia, non avevo con chi condividerlo.

Dentro e contro la III Guerra Mondiale


17 e più anni dopo, sono un adulto professionalmente sistemato (più o meno) e cerco di restare funzionante mentre attorno a noi, mese dopo mese, escala la III Guerra Mondiale. Mentre scrivo, abbiamo i trasporti navali e aerei attraverso l'Asia totalmente bloccati dall'assalto statunitense alla teocrazia iraniana, non abbiamo idea di come evolverà lo stato di polizia trumpista negli USA né di quanto ancora il regime putiniano in Russia possa reggere la guerra d'attrito in Donbass, il regime sionista persiste nei suoi progetti genocidari, non sappiamo quali disegni covi il Partito Comunista Cinese, né se l'internazionale nera riuscirà ad accaparrarsi per via elettorale ulteriori governi in Europa e America meridionale. E intanto la recessione economica è dietro l'angolo (anzi, ma è mai finita dal 2008 a oggi), le forniture di cibo e medicinali sono potenzialmente compromesse dai blocchi alla filiera globalizzata, il collaso ecologico accelera grazie alle emissioni carboniche delle bombe e alla scommessa delirante dei tecnocrati convinti di poter robotizzare tutta la filiera economica attraverso data center faraonici dedicati ai Language Learning Model... strumento, casualmente, a disposizione degli Stati Nazione di tutto il mondo per attuare il panottico orwelliano.

Fra una crisi e l'altra causata dalla sovraesposizione ai media di notiziario, e da un tempo-schermo eccessivo che ancora non ho saputo abbattere, negli ultimi due mesi ho cercato di ripigliarmi uscendo di casa, battendo le vie della mia città e approcciandomi a spazi in cui poter imparare cose nuove, e ho inanellato tante esperienze arricchenti: il Collettivo Trickster e un gruppo di lavoro estemporaneo del centro culturale Bagnomaria ci hanno parlato, rispettivamente, di “attivismo spirituale” e di performance artistica come risposte emotive ed epistemologiche necessarie al lavaggio del cervello del realismo capitalista; persone afferenti al Centro Studi Filosofia Postumanista ci hanno delineato l'antispecismo come grado radicale, sul piano filosofico ed economico, di quella stessa lotta che su un livello più evidente è antirazzista e antiabilista; prima col gruppo studi C.I.R.C.E., e poi con il collettivo di hacking del Centro Sociale Cantiere abbiamo indagato la concezione moderna dello strumento informatico come catena funzionale, appunto, all'indottrinamento e allo svuotamento di energia; infine, proprio in questi giorni, ho partecipato alla kermesse di hacking del centro sociale S.O.C.S., dove tanti di questi spunti si sono mescolati e sedimentati, accompagnati da vino annacquato e torte vegane.

Ed è stato a S.O.C.S., fra una conferenza e l'altra, che mi è scattata la lampadina nel cervello, e ho capito cos'ho da dire sullo stato del Fediverso.

Siamo noi contro di loro, prendiamolo sul serio


La pratica della Magia del Caos mi ha insegnato che ogni persona abita nella propria percezione del mondo, e che il filtro cognitivo di ciascuno colora in tinte radicalmente diverse quelli che in astratto sono gli stessi fatti quantificabili. Da persona che ci crede davvero, al socialismo libertario per come ce lo delineano Angela Davis, Abdullah Öcalan, il subcomandante Marcos, bell hooks e tutte le persone che piacciono a noi zecche, vi dico come lo vedo io, il mondo: esiste una cabala internazionale di persone straricche e malvagie, politicanti affaristi capi criminali, che complottano per mantenere un giogo tirannico sui miliardi di forme di vita che popolano la Terra, con strumenti che passano dal patetico dei media spazzatura, allo spietato dei bombardamenti a tappeto sulle scuole e della distruzione sistematica di foreste e ghiacciai, fino all'indottrinamento di determinate fasce demografiche del popolo oppresso perché fungano da sbirri e aguzzini a danni di altre fasce più oppresse. Dal momento in cui si è sviluppata la società di massa, sono esistite tante (troppe?) Internazionali che hanno provato a mettere a sistema le masse oppresse per rivoltarsi contro i tiranni, complessivamente sono tutte fallite, e al momento ci troviamo sottopostu a un grado di repressione e frantumazione terrificante e inedito, per l'appunto un panottico orwelliano che prende forma ogni giorno di più. Io, che sono uno qualunque, non penso sia già detta l'ultima parola, e anzi credo che questa accelerazione della III Guerra Mondiale possa aprire delle crepe profonde e segnare dei punti di non ritorno, ponendo fine al mondo come lo abbiamo conosciuto sinora e lasciandoci lo spazio per attuare qualcosa di nuovo. Durante il precedente scossone, Rosa Luxemburg arguì che la scelta dicotomica era “socialismo o barbarie”, io mi permetto una chiosa, faccio presente che “socialismo” vuol dire “società” e società nasce da “convivialità”, pertanto affermo: > Convivialità, o barbarie.

In Kommando Nuovi Diavoli, ogni casa sull'albero dispone di ampi spazi ricreativi per far vivere assieme e socializzare i ragazzini in servizio al suo interno, e ogni squadra di pronto intervento consiste innanzitutto di persone amiche, prima ancora che commilitone; una delle cose più belle del S.O.C.S. è la grande disponibilità di divanetti e tavolini (più un cabinato arcade) per stravaccarsi assieme e chiacchierare e smanettare, e la kermesse di hacking è stata ordita in modo tale che io, l'ultimo arrivato, mi sono ritrovato ad abbracciare tutto il tempo persone amiche provenienti dai contesti più diversi, dal gruppo di volontariato cui mi ero unito appena arrivato a Milano alla conferenza antispecista della settimana precedente, sino a amicizie di penna conosciute sul Fediverso. Già, il nostro punto di partenza: il Fediverso.

In K.N.D., come vi accennavo, i piccoli eroi dispongono di tecnologie autoprodotte surreali quanto efficaci, dalla pistoletta laser alla navicella spaziale, e ricordo almeno un paio di episodi che portavano in scena differenze fondamentali di design e funzionamento fra l'arsenale del K.N.D. e le dotazioni dell'“internazionale adulta” e dei loro lacché adolescemi. Questo dettaglio mi è rispuntato in testa al S.O.C.S., fra le descrizioni tecniche dell'architettura di Autistici/Inventati, le lamentele sullo scollamento fra l'inventiva dei tecnici e i bisogni reali delle persone, e l'invito a non assumere mai un atteggiamento assistenzialista verso chi “sta peggio di te”, bensì a trovare i punti di contatto e agire assieme da pari a pari (grazie, persona che me l'ha fatto presente; grazie davvero). Mi è rispuntato in testa, perché se vogliamo sopravvivere fino a una frattura che permetta l'insurrezione, e vincerla quell'insurrezione, dobbiamo iniziare da subito a risolvere questi scollamenti, e darci strumenti radicalmente diversi da quelli dei padroni, funzionali a una vita liberata come la vogliamo noi: strumenti di interazione sociale, strumenti di produzione artistica, strumenti di produzione economica... strumenti di comunicazione di massa. Macchine che espandano le comunità preesistenti, anziché sostituirsi ad esse o addirittura degradarle: insomma, quelle che Ivan Illich chiamava “macchine conviviali”.

E quindi, collegando Illich a Luxemburg, macchine socialiste contro la barbarie dei padroni.

Il mio rapporto con il cyberspazio è ben lungi dall'essere pienamente sano, non dopo essere cresciuto nel boom di Facebook e degli smartphone, ma scappando a Milano, finalmente, ho trovato la mia gente, e non sono più lo strambo bambino eremita che fa giuramenti con sé stesso, né l'adolescente che deve aggrapparsi agli spazi online di hobbistica nerd per godere di un minimo di contatto umano con persone solidali: sono un adulto militante che vive i suoi valori entro una comunità di compagni e compagne, ben radicata nel nostro territorio e memore delle generazioni che ci hanno preceduto. E alcune di queste persone compagne le ho conosciute proprio passando per il Fediverso (ciao a tuttu ❤), e sempre grazie al Fediverso cerco di restituire e diffondere quegli strumenti che stiamo mettendo assieme come comunità, nella speranza che arrivino ad altre comunità e le agevolino nel proprio percorso, specialmente a comunità piccole e periferiche che ancora non esistono appieno, ma consistono di persone sole e disorientare come lo era il piccolo me, che non sanno come muoversi per coagularsi e diventare un nodo della nostra internazionale.

Perché nella mia visione utopica vedo un mondo di comunità solidali e confederate, dotate di risorse e competenze autosufficienti e diffuse, dai campi a coltura alimentare al server per le telecomunicazioni, e indubbiamente io non ho le competenze tecniche per costruire né l'una né l'altra cosa; ho solo le mie parole, per trasmettere questo immaginario a voi che mi leggete, e orientare assieme un agire collettivo attraverso le rispettive risorse.

Per cui, cosa serve secondo me al Fediverso italiano? Serve che resti un progetto libertario, e triplichi gli sforzi in questo senso per crescere come cyberspazio conviviale, atto a rafforzare e amplificare i legami di solidarietà locale, e a mettere a rete chi si occupa di temi affini in contesti diversi.

Voi compagnu smanettonu che già lavorate in tal senso, avete tutta la mia stima e rispetto, e vi invito “solo” a fare vostro un motto a me molto caro che regolarmente ritiro fuori: contro la tirannide dei signori del mondo, cospiriamo assieme e iniziamo già adesso a disertare le loro regole, a costruire un contro-mondo diverso.

Io ci sto, e voi?


log.livellosegreto.it/cretinod…

The Dream Syndicate – How Did I Find Myself Here (2017)


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Con dischi come il nuovo album dei Dream Syndicate ci si trova ad avere un problema di base: come contestualizzare? Ci spieghiamo: in tempi di finestre temporali che portano il passato nell’odierno e l’oggi costantemente rivolto indietro, come si può parlare di un contorno per dischi che non hanno praticamente in giro altri referenti, altri compagni di strada? Certo, ci si può aggrappare ad un altro contesto, quello merceologico, dicendo che quest’album è la testimonianza di una reunion, della rinascita di una ragione sociale che gli appassionati di rock underground Anni Ottanta dovrebbero conoscere e amare... artesuono.blogspot.com/2017/09…


Ascolta il disco: album.link/i/1485069639



noblogo.org/available/the-drea…


The Dream Syndicate – How Did I Find Myself Here (2017)


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Con dischi come il nuovo album dei Dream Syndicate ci si trova ad avere un problema di base: come contestualizzare? Ci spieghiamo: in tempi di finestre temporali che portano il passato nell’odierno e l’oggi costantemente rivolto indietro, come si può parlare di un contorno per dischi che non hanno praticamente in giro altri referenti, altri compagni di strada? Certo, ci si può aggrappare ad un altro contesto, quello merceologico, dicendo che quest’album è la testimonianza di una reunion, della rinascita di una ragione sociale che gli appassionati di rock underground Anni Ottanta dovrebbero conoscere e amare... artesuono.blogspot.com/2017/09…


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HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


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Catturato in Spagna, grazie alla rete europea di ricerca ENFAST


È stato catturato in Spagna e estradato in Italia un uomo di 45 anni, latitante dal dicembre 2024. L'uomo deve espiare una pena complessiva superiore a 13 anni di reclusione per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti e alla ricettazione ed è considerato una persona di elevata pericolosità, operante come broker nel narcotraffico internazionale.

A seguito dell'emissione di un mandato di arresto europeo da parte della Procura di Taranto, su richiesta degli investigatori della Squadra mobile jonica, il latitante è stato rintracciato e arrestato dalla Guardia Civil in una località balneare nei pressi di Alicante.

La localizzazione e la successiva cattura del latitante sono il risultato di una complessa attività investigativa condotta dalla Squadra mobile di Taranto, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, con il supporto del Servizio centrale operativo, del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e della Direzione centrale per i servizi antidroga.

Fondamentale è stata la cooperazione internazionale attraverso la rete Enfast (European Network of Fugitive Active Search Teams), in particolare tramite l'Unidad de droga y Crimen organizado (Udyco) e il Fast Spagna, attivati attraverso il Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e il Fast Italia, che hanno consentito di individuare il ricercato nel sud della Spagna, dove si era rifugiato con il supporto di alcuni complici.

La rete ENFAST (European Network of Fugitive Active Search Teams) è un circuito europeo che collega le unità specializzate nella ricerca e cattura di latitanti pericolosi, garantendo un'efficace cooperazione di polizia tra Italia, Romania, Spagna, Svizzera, Belgio, Lussemburgo e altri Stati Schengen.

Grazie allo scambio informativo in tempo reale e all'uso di mandati di arresto europei, la rete permette di localizzare e arrestare rapidamente soggetti ricercati in tutta l'Unione Europea. L'operazione è coordinata dai team nazionali FAST (Fugitive Active Search Teams), come il FAST Italia del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP), che collaborano con omologhi esteri (es. UDYCO in Spagna, FAST Belgio, team rumeni e svizzeri) per garantire l'estradizione dei latitanti.

Al termine delle procedure di cooperazione giudiziaria internazionale, il latitante è stato consegnato alle autorità italiane e trasferito in Italia. ```

#Sco #scip #direzionecentraleserviziantidroga


noblogo.org/cooperazione-inter…


Catturato in Spagna, grazie alla rete europea di ricerca ENFAST


Catturato in Spagna, grazie alla rete europea di ricerca ENFAST


È stato catturato in Spagna e estradato in Italia un uomo di 45 anni, latitante dal dicembre 2024. L'uomo deve espiare una pena complessiva superiore a 13 anni di reclusione per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti e alla ricettazione ed è considerato una persona di elevata pericolosità, operante come broker nel narcotraffico internazionale.

A seguito dell'emissione di un mandato di arresto europeo da parte della Procura di Taranto, su richiesta degli investigatori della Squadra mobile jonica, il latitante è stato rintracciato e arrestato dalla Guardia Civil in una località balneare nei pressi di Alicante.

La localizzazione e la successiva cattura del latitante sono il risultato di una complessa attività investigativa condotta dalla Squadra mobile di Taranto, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, con il supporto del Servizio centrale operativo, del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e della Direzione centrale per i servizi antidroga.

Fondamentale è stata la cooperazione internazionale attraverso la rete Enfast (European Network of Fugitive Active Search Teams), in particolare tramite l'Unidad de droga y Crimen organizado (Udyco) e il Fast Spagna, attivati attraverso il Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e il Fast Italia, che hanno consentito di individuare il ricercato nel sud della Spagna, dove si era rifugiato con il supporto di alcuni complici.

La rete ENFAST (European Network of Fugitive Active Search Teams) è un circuito europeo che collega le unità specializzate nella ricerca e cattura di latitanti pericolosi, garantendo un'efficace cooperazione di polizia tra Italia, Romania, Spagna, Svizzera, Belgio, Lussemburgo e altri Stati Schengen.

Grazie allo scambio informativo in tempo reale e all'uso di mandati di arresto europei, la rete permette di localizzare e arrestare rapidamente soggetti ricercati in tutta l'Unione Europea. L'operazione è coordinata dai team nazionali FAST (Fugitive Active Search Teams), come il FAST Italia del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP), che collaborano con omologhi esteri (es. UDYCO in Spagna, FAST Belgio, team rumeni e svizzeri) per garantire l'estradizione dei latitanti.

Al termine delle procedure di cooperazione giudiziaria internazionale, il latitante è stato consegnato alle autorità italiane e trasferito in Italia. ```

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COME UN IRRADIARSI DI CIELI

Amore è una parola a rischio Nelo Risi

. Amore è

come un irradiarsi di cieli anteriori

esaltazione al calor bianco

o pane impastato con lacrime

un lungo lungo gemito più che sospiro di vento e foglie

casa del sole e delle ombre

dove disarmato è il cuore

(2011) .

COME UN IRRADIARSI DI CIELI: analisi e riflessioni


La poesia esplora l’amore come esperienza simultaneamente luminosa e dolorosa, capace di elevarci in spazi infiniti e di radicarci nel tempo delle lacrime.


Immagini e simboli chiave


  • “irradiarsi di cieli anteriori”
    evoca un’espansione verso dimensioni primordiali, un amore che precede il tempo
  • “calor bianco”
    tensione assoluta tra calore e purezza, un’energia che scioglie e brucia
  • “pane impastato con lacrime”
    un’unione concreta di nutrimento e sofferenza, simbolo di un amore quotidiano e insieme sacro
  • “lungo lungo gemito”
    suono che trascende il vento e le foglie, un’emozione prolungata e profonda
  • “casa del sole e delle ombre”
    luogo duplice dove convivono luce e buio, gioia e dolore
  • “dove disarmato è il cuore”
    conclusione che celebra la resa totale, l’abbandono alle forze dell’amore

Interpretazioni possibili


  1. L’amore come esperienza trascendentale
    un’uscita dai confini del sé verso un «cielo anteriore», prima della nascita
  2. La dualità luce-ombra
    la convivenza di calore e freddo, gioia e lacrime, in un unico spazio interiore
  3. Corpo e spiritualità
    il pane e le lacrime combinano dimensione materiale e mistica
  4. Il cuore disarmato
    resa ultima davanti a un sentimento che non ammette difese

noblogo.org/norise-3-letture-a…

2SAMUELE - Capitolo 15


Rivolta di Assalonne1Ma dopo questo, Assalonne si procurò un carro, cavalli e cinquanta uomini che correvano innanzi a lui. 2Assalonne si alzava la mattina presto e si metteva da un lato della via di accesso alla porta della città. Quando qualcuno aveva una lite e veniva dal re per il giudizio, Assalonne lo chiamava e gli diceva: “Di quale città sei?”. L'altro gli rispondeva: “Il tuo servo è di tale e tale tribù d'Israele”. 3Allora Assalonne gli diceva: “Vedi, le tue ragioni sono buone e giuste, ma nessuno ti ascolta per conto del re”. 4Assalonne aggiungeva: “Se facessero me giudice del paese! Chiunque avesse una lite o un giudizio verrebbe da me e io gli farei giustizia”. 5Quando uno gli si accostava per prostrarsi davanti a lui, gli porgeva la mano, l'abbracciava e lo baciava. 6Assalonne faceva così con tutti gli Israeliti che venivano dal re per il giudizio; in questo modo Assalonne si accattivò il cuore degli Israeliti.7Ora, dopo quattro anni, Assalonne disse al re: «Vorrei andare a Ebron a sciogliere un voto che ho fatto al Signore. 8Perché durante la sua dimora a Ghesur, in Aram, il tuo servo ha fatto questo voto: “Se il Signore mi riconduce a Gerusalemme, io servirò il Signore!“». 9Il re gli disse: “Va' in pace!”. Egli si alzò e andò a Ebron. 10Allora Assalonne mandò corrieri per tutte le tribù d'Israele a dire: «Quando sentirete il suono del corno, allora direte: “Assalonne è divenuto re a Ebron”». 11Con Assalonne erano partiti da Gerusalemme duecento uomini, i quali, invitati, partirono con semplicità, senza saper nulla. 12Assalonne convocò Achitòfel il Ghilonita, consigliere di Davide, perché venisse dalla sua città di Ghilo all'offerta dei sacrifici. La congiura divenne potente e il popolo andava aumentando intorno ad Assalonne.

Fuga di Davide da Gerusalemme (15,13-16,14)13Arrivò un informatore da Davide e disse: “Il cuore degli Israeliti è con Assalonne”. 14Allora Davide disse a tutti i suoi servi che erano con lui a Gerusalemme: “Alzatevi, fuggiamo; altrimenti nessuno di noi scamperà dalle mani di Assalonne. Partite in fretta, perché non si affretti lui a raggiungerci e faccia cadere su di noi la rovina e passi la città a fil di spada”. 15I servi del re gli dissero: “Tutto come preferirà il re, mio signore; ecco, noi siamo i tuoi servi”. 16Il re, dunque, uscì a piedi con tutta la famiglia; lasciò dieci concubine a custodire la reggia. 17Il re uscì dunque a piedi con tutto il popolo e si fermarono all'ultima casa. 18Tutti i servi del re camminavano al suo fianco e tutti i Cretei e tutti i Peletei e tutti quelli di Gat, seicento uomini venuti da Gat al suo seguito, sfilavano davanti al re. 19Allora il re disse a Ittài di Gat: “Perché vuoi venire anche tu con noi? Torna indietro e resta con il re, perché sei uno straniero e per di più un esule dalla tua patria. 20Appena ieri sei arrivato e oggi ti farei vagare con noi, mentre io stesso vado dove capiterà di andare? Torna indietro e riconduci con te i tuoi fratelli. Fedeltà e lealtà!“. 21Ma Ittài rispose al re: “Per la vita del Signore e la tua, o re, mio signore, in qualunque luogo sarà il re, mio signore, per morire o per vivere, là sarà anche il tuo servo”. 22Allora Davide disse a Ittài: “Su, passa!”. Ittài di Gat passò con tutti gli uomini e con tutte le donne e i bambini che erano con lui. 23Tutta la terra piangeva con alte grida. Tutto il popolo passava, anche il re attendeva di passare il torrente Cedron, e tutto il popolo passava davanti a lui prendendo la via del deserto.24Ecco venire anche Sadoc con tutti i leviti, i quali portavano l'arca dell'alleanza di Dio. Essi deposero l'arca di Dio – anche Ebiatàr era venuto – finché tutto il popolo non finì di venire via dalla città. 25Il re disse a Sadoc: “Riporta in città l'arca di Dio! Se io trovo grazia agli occhi del Signore, egli mi farà tornare e me la farà rivedere, essa e la sua sede. 26Ma se dice: “Non ti gradisco!”, eccomi: faccia di me quello che sarà bene davanti a lui”. 27Il re aggiunse al sacerdote Sadoc: “Vedi: torna in pace in città, e Achimàas, tuo figlio, e Giònata, figlio di Ebiatàr, i vostri due figli, siano con voi. 28Badate: io aspetterò presso i guadi del deserto, finché mi sia portata qualche notizia da parte vostra”. 29Così Sadoc ed Ebiatàr riportarono a Gerusalemme l'arca di Dio e là rimasero.30Davide saliva l'erta degli Ulivi, saliva piangendo e camminava con il capo coperto e a piedi scalzi; tutta la gente che era con lui aveva il capo coperto e, salendo, piangeva. 31Fu intanto portata a Davide la notizia: “Achitòfel è con Assalonne tra i congiurati”. Davide disse: “Rendi stolti i consigli di Achitòfel, Signore!”. 32Quando Davide fu giunto in vetta al monte, al luogo dove ci si prostra a Dio, ecco farglisi incontro Cusài, l'Archita, con la tunica stracciata e il capo coperto di polvere. 33Davide gli disse: “Se tu passi con me, mi sarai di peso; 34ma se torni in città e dici ad Assalonne: “Io sarò tuo servo, o re; come sono stato servo di tuo padre prima, così sarò ora tuo servo”, tu mi renderai nulli i consigli di Achitòfel. 35E non avrai forse là con te i sacerdoti Sadoc ed Ebiatàr? Quanto sentirai dire nella reggia, lo riferirai ai sacerdoti Sadoc ed Ebiatàr. 36Ecco, essi hanno con loro i due figli, Achimàas, figlio di Sadoc, e Giònata, figlio di Ebiatàr; per mezzo di loro mi manderete a dire quanto avrete sentito”. 37Cusài, amico di Davide, arrivò in città quando Assalonne entrava in Gerusalemme.

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Approfondimenti


1-6. Purtroppo Davide dovrà pentirsi della nuova debolezza nei riguardi del figlio. Le parole del Sal 109 sembrano fatte apposta per descrivere le conseguenze del suo gesto benevolo: «In cambio del mio amore mi muovono accuse... Mi rendono male per bene e odio in cambio di amore» (vv. 4-5). Assalonne si è prostrato umilmente dinanzi al padre (14,33) ma nel suo cuore ha già deciso di scalzarlo dal trono (non è da escludere che già l'omicidio di Amnon avesse un risvolto politico: morto il primogenito – del secondogenito Kileab non si hanno più notizie dopo 3,3 – Assalonne poteva aspirare alla corona). L'idea è forse maturata negli anni di esilio a Ghesur e nel periodo di semilibertà a Gerusalemme ed ora, ripresa la vita di corte, il principe incomincia ad attribuirsi un contegno regale senza badare a spese (v. 1). Pian piano riesce a conquistarsi la simpatia popolare (v. 6) volgendo a proprio favore il malcontento di quanti vengono a sottoporre le loro cause all'illuminato giudizio del re (cfr. 14,17.20) ma restano invischiati nell'inevitabile burocrazia della capitale (vv. 2-4). Assalonne si mostra comprensivo con tutti, amichevole, affabile, ostentando una modestia accattivante quanto interessata (v. 5). Senza dar nell'occhio Assalonne sta per infliggere a Davide la prova più dura e dolorosa: «anche lui, che mangiava il mio pane, alza contro di me il suo calcagno» (Sal 41,10).

1. «cinquanta uomini che correvano innanzi a lui»: cfr. 1Sam 8,11. Anche Adonia manifesterà le sue pretese regali in questo modo (1Re 1,5).

2. «porta della città»: oltre ad essere il passaggio obbligato per quanti entravano in città, era il vero centro della vita pubblica di una città: ivi si trattavano gli affari (Gn 23,10), si amministrava la giustizia (Dt 21,19; Rt 4,1; Gb 29,7-25; Is 59,14; At 16,19), si tenevano i mercati, le assemblee (1Re 22,10; 2Cr 32,6), si conversava e discuteva animatamente (Prv 8,3; 31,23; Lc 10,10). «è di tale e tale tribù d'Israele»: lett. «di una delle tribù d'Israele». Assalonne cerca il consenso degli Israeliti del Nord, tradizionalmente ostili a quella di Giuda e, perciò, a Davide (cfr. 2,17; 3,1; 19,41-20,2).

7-12. Dopo quattro anni di paziente tessitura (cfr. 13,22-23) la trama del colpo di stato è ormai pronta. Con una scusa analoga a quella accampata da Davide per sfuggire a Saul (1Sam 20,5-6.28-29) si porta a Ebron. Davide ha congedato Assalonne col consueto augurio: «Va' in pace!» (v. 9) ignaro che il figlio si accinge a muovergli guerra. La scelta di Ebron è dettata da ragioni logistiche e ideologiche: anzitutto si trova a 35-40 km a sud di Gerusalemme, quindi abbastanza lontana per agire liberamente ma anche abbastanza vicina per controllare la capitale; inoltre Ebron riveste un valore simbolico fortissimo, essendo il santuario abramitico ove Davide fu unto re di Giuda (2,4) e re d'Israele (5,3) (cfr. 2,1-7). Assalonne si proclama pubblicamente re come se Davide fosse già morto (anche se il testo non ne parla, si presume che abbia ricevuto da parte di qualcuno l'unzione rituale: cfr. 19,11). Assalonne può già contare su una rete di «emissari» (lett. «spie») pronti a mobilitare tutto il paese (v. 10) e – fattore decisivo per il successo dell'impresa – è riuscito a trarre dalla propria parte l'infallibile consigliere di Davide Achitofel (cfr. 17,1-16).

7. «quattro anni»: con Vg. TM e LXX hanno «quarant'anni»; «a Ebron»: aggiunta (esplicativa) dei LXX (recensione Lucianica).

10. «suono della tromba»: lett. «la voce dello šōpār». Tale strumento in corno di montone serviva a dar segnali di guerra (cfr. 2,28; 18,6; 20,1.22; 1Sam 13,3; Ger 4,19) ma anche per sottolineare manifestazioni solenni e gioiose (6,15; 1Cr 15,28; 2Cr 15,14) e per l'indizione di feste (Lv 23,24; Nm 29,1). 1Re 1,34 e 2Re 9,13 registrano altri due casi di intronizzazione annunziata con lo šōpār.

11. «duecento uomini»: non vi sono indicazioni precise sul ruolo di questa ignara scorta. È un reparto di soldati sottratti astutamente alla difesa di Gerusalemme? Son amici di Assalonne invitati al banchetto sacrificale (cfr. 1Sam 9,22; 16,5; 20,24-25)?

12. «Achitofebl»: in 23,34 il “prode” Eliam vien detto «figlio di Achitofel di Ghilo». Se lo stesso Eliam fosse il padre di Betsabea (11,3), Achitofel ne sarebbe il nonno e ciò ne spiegherebbe il risentimento verso Davide.

15,13-17,28. La lunga narrazione della fuga di Davide di fronte all'incalzare di Assalonne si articola in tre grandi unità:

  • A) 15,13-16,14;
  • B) 16,15-17,16;
  • A') 17,17-28.

La disposizione del materiale è concentrica: la prima e la terza parte (A-A') ci consentono di seguire la ritirata di Davide da Gerusalemme alla Transgiordania in una successione, rispettivamente, di cinque e tre brevi episodi. Invece la seconda parte (B) descrive quanto accade alla corte dell'usurpatore. Anche qui vi sono tre episodi. In questa grave circostanza tutti i personaggi – già noti oppure no – che attraversano la scena sono chiamati ad uscire dall'ambiguità e a dichiararsi pro o contro Davide. Persino il profittatore Ziba fa la propria scelta, seppure per convenienza (16,1-4). Il lettore, giunto a un certo punto, si sente smarrito; gli eventi sembrano scuotere dei capisaldi incrollabili: gli amici più fidati tradiscono (Assalonne, Achitofel) mentre l'aiuto giunge dai più lontani, addirittura dagli stranieri (il filisteo Ittai, i Galaaditi). Con modalità e intensità differenti, la dialettica fedeltà-tradimento attraversa tutti e undici gli episodi della sezione. Ciò rimane valido anche nel caso in cui si leggano questi capitoli non dal punto di vista dell'uomo ma da quello di Dio. Anche il Signore è “fedele” e “traditore”: pur castigandolo severamente, è fedele al suo “Unto” e ne esaudisce la preghiera tradendo l'infallibilità di Achitofel (16,23; 17,14); è fedele alle promesse regali (7,12-16) ma tradisce l'ambizioso progetto politico di Assalonne fondato sull'odio e la violenza.

13-22. Temendo di restare intrappolato in città mentre tutta la nazione si è schierata con Assalonne, Davide fugge con i pochi amici prendendo «la via del deserto» (v. 23; cfr. 1Sam 13,18; 2Sam 2,24) ossia dirigendosi verso il confine del Giordano. Abbandona Gerusalemme anche per evitare rappresaglie degli insorti contro la popolazione (v. 14). Il re esce «a piedi» in segno di mestizia (cfr. v. 30), precedendo tutta la sua gente sino all'estrema periferia della capitale. E lì, mentre il popolo gli sfila davanti per salire il Monte degli Ulivi oltre la Valle del Cedron (v. 23; cfr. 5 6-12), ha la lieta sorpresa di constatare che uno straniero gli vuole più bene dei suoi stessi figli. I mercenari (Filistei? cfr. v. 18) guidati da Ittai si schierano per Davide con commovente dedizione. Forse l'amicizia con Ittai risaliva ai tempi dell'esilio a Ziklag (1Sam 27) ma al sopraggiungere della crisi c'era da aspettarsi ch'essa svanisse in nome del realismo politico. Invece Ittai conferma la propria disponibilità a seguire Davide ovunque «per morire o per vivere» (v. 21), con le medesime parole di Rut (Rt 1,16-17), bisnonna di Davide e straniera come lui. Dove tutti fuggono risplende con maggior forza la luce dell'amicizia fedele (Prv 17,17; cfr. Sir 6,7.17).

16. «lasciò dieci concubine a custodire la reggia»: nella speranza di ritornare a Gerusalemme, Davide affida la cura della reggia a dieci delle sue mogli di secondo grado (pilagšîm, «concubine»; cfr 3,7; 1Re 11,3). Ciò è possibile in quanto, col passare degli anni, l'harem di Davide si è ampliato considerevolmente (cfr. 3,2-5).

18. «Cretei e Peletei»: cfr. 1Sam 30,14. «Ittai»: la parola manca da TM, LXX e Vg. Numerose versioni moderne non ritengono necessario tale intervento ricostruttivo, apparentemente esigito dal contesto; fedeli al TM esse indentificano i «seicento uomini venuti da Gat al suo seguito» con il gruppo di seicento compagni (1Sam 27,2) tornati con Davide a Ebron dopo la morte di Saul (2,3). «Al suo seguito» si riferirebbe in tal caso a Davide, mentre Ittai sarebbe soltanto il comandante incaricato di questa milizia volontaria formata da Israeliti e da qualche straniero (cfr. 11,3 e introduzione a 23,8-39). L'ipotesi è interessante, anche se non risolve il problema dell'oscura frase del v. 20: «Appena ieri sei arrivato» si riferisce al ritorno da qualche scorreria nel deserto – cfr. 3,22 – oppure alla recentissima nomina di Ittai, giunto da Gat per l'occasione?

19. «resta con il nuovo re»: anche se non riconosce affatto la legittimità dell'intronizzazione di Assalonne, Davide comprende la difficile situazione del mercenario Ittai; se questi volesse seguire colui che è di fatto il nuovo padrone d'Israele, non si offenderà.

23-29. Tra i fuggitivi vi sono i sacerdoti Zadok ed Ebiatar con tutti i leviti e l'arca, ma il re ordina che essa venga ricondotta in Gerusalemme. Fino a poco tempo prima Davide avrebbe fatto di tutto per avere con sé il simbolo dell'alleanza e della presenza di Dio (cfr. 11,11 e 1Sam 4,3), ma le dolorose prove subite negli ultimi anni hanno maturato la sua fede consentendogli di capire che non è la presenza fisica dell'arca che può assicurare – come un talismano – il successo dinanzi ai nemici (cfr. 1Sam 4,3.7-8), bensì la consegna fiduciosa di sé alla volontà divina. Proprio nel momento in cui il bisogno di aggrapparsi a una sicurezza tangibile si fa più forte, Davide riconosce che l'adesione fiduciosa (= obbedienza) al disegno imperscrutabile di Dio è l'unico atteggiamento risolutivo di fronte all'angoscia; la salvaguardia della libertà di Dio spalanca all'uomo la vera libertà: quella di appartenere a lui senza riserve e condizioni.

23. «Cedron»: il torrente attraversa il deserto e sfocia nel Mar Morto.

28. «i guadi del deserto»: sono i guadi presso Gerico, già utilizzati dagli esploratori di Giosuè (Gs 2,7.23), strategicamente importanti in caso di guerra (Gdc 3,28; 12,5).

30-37. La notizia del tradimento di Achitofel viene ad aggiungere altro dolore al cuore affranto del re (v. 30). La situazione è disperata: egli sa che con i suoi consigli infallibili (16,23) Assalonne ha la vittoria a portata di mano. Ma invece di imprecare Davide prega (v. 31). L'unica speranza è riposta nell'unico che «solo è sapiente, molto terribile» (Sir 1, 6) e può rendere “folle” la sapienza dei saggi. La risposta divina non si fa attendere: l'amico Cusai si infiltrerà nella corte di Assalonne per conquistarsene la fiducia, abbagliarlo con la sua retorica fascinosa e distoglierlo dai consigli del terribile Achitofel

32. «luogo dove ci si prostra a Dio»: sul Monte degli Ulivi c'era forse un santuario all'aperto (bāmâ) come a Rama (cfr. 1Sam 9,13) e Gabaa (1Sam 10,5). «Cusai, l'Archita»: i LXX aggiungono «l'amico (o «socio») di Davide». Cfr. v. 37 e 16,17. Cusai era un consigliere di corte come Achitofel, ma ben più simpatico e affabile.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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ATTUAZIONE DELLA LEGISLAZIONE EUROPEA SUL RIPRISTINO DELLA NATURA. IL POTENZIALE RUOLO DEI CARABINIERI FORESTALI


La Commissione Ambiente della Camera dei Deputati ha audito il rappresentante del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (CUFAA) dell'Arma dei Carabinieri – la “grande unità elementare” dell'Arma dei Carabinieri, istituita il 25 ottobre 2016 che svolge funzioni di polizia ambientale, forestale e agroalimentare – per esaminare un decreto legislativo di attuazione del Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura (Nature Restoration Law). Si tratta di una legislazione europea che stabilisce obiettivi vincolanti per il ripristino di almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell'UE entro il 2030 e di tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050. Mira inoltre a mitigare il cambiamento climatico e i disastri naturali, aiutando l'UE a rispettare gli impegni ambientali internazionali.

I CARABINIERI DI CUFAA POSSONO SOSTENERE IL PIANO NAZIONALE DI RISANAMENTO

Il Generale di Divisione Massimo Zuccher, Capo di Stato Maggiore del CUFAA, ha spiegato che il decreto designa il Ministero dell'Ambiente e il Ministero dell'Agricoltura come autorità nazionali competenti, con responsabilità distribuite tra regioni, province autonome, comuni, autorità di bacino ed enti di gestione. Ha osservato che, sebbene questa struttura sia accolta favorevolmente nel suo quadro essenziale, la sua efficacia trarrebbe beneficio dall’integrazione con un meccanismo robusto dal punto di vista tecnico e operativo. A questo proposito l’Arma dei Carabinieri, attraverso il CUFAA, può fornire un valido supporto a tale assetto di governance.

TUTELA DELL'AMBIENTE: DAL CORPO FORESTALE AI CARABINIERI

Zuccher ha ricordato che il CUFAA esercita competenze tecniche e funzioni di vigilanza radicate nella storia d'Italia, trasferite ai Carabinieri in seguito all'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato. Questa specializzazione garantisce la tutela della biodiversità, il monitoraggio dei rischi idrogeologici, la gestione dell'inventario forestale e la valutazione delle condizioni fitosanitarie dell'ecosistema.

Attraverso il CUFAA, i Carabinieri assicurano un controllo ambientale completo dei territori rurali attraverso oltre 900 unità forestali e dei parchi, che monitorano e proteggono le aree montane da più di due secoli, prima come Corpo Forestale e ora come Carabinieri.

Secondo il Capo di Stato Maggiore, l'attuazione della normativa europea richiede un processo analitico articolato in fasi critiche: mappatura preliminare, elaborazione del piano nazionale, attuazione degli interventi e successiva rendicontazione dei risultati.

Zuccher ha sottolineato che attualmente il CUFAA gestisce oltre 130 riserve naturali statali e 20 terreni demaniali. Nel corso degli anni, questi territori sono serviti come laboratori di ingegneria ecologica, con decenni di sforzi di rewilding e ripristino ecologico che hanno trasformato aree un tempo fragili in alcuni degli ecosistemi meglio conservati d'Europa.

SUPPORTO TECNICO CONTINUO ALLE IMPRESE

Per quanto riguarda gli ecosistemi agricoli e forestali, Zuccher ha affermato che la transizione verso pratiche sostenibili e il ripristino delle popolazioni di impollinatori richiederà un supporto tecnico continuo per le imprese di questi settori. L’imponente piano di rimboschimento imposto dal regolamento, in linea con l’obiettivo europeo di piantare 3 miliardi di alberi, ha già rivelato un’allarmante carenza di materiale vegetale certificato sul mercato nazionale. Senza piante di origine genetica autoctona e verificata, qualsiasi progetto di ripristino rischia il fallimento ecologico. I Carabinieri sono posizionati per fungere da moltiplicatore in quest’area, sfruttando risorse strategiche come i Centri Nazionali per la Biodiversità dei Carabinieri a Pieve Santo Stefano e Peri, centri di eccellenza per la produzione di massa e la conservazione di specie rare o minacciate.

#NatureRestorationLaw #carabinieriforestale #armadeicarabinieri #carabinieriforestali


noblogo.org/cooperazione-inter…


ATTUAZIONE DELLA LEGISLAZIONE EUROPEA SUL RIPRISTINO DELLA NATURA.


ATTUAZIONE DELLA LEGISLAZIONE EUROPEA SUL RIPRISTINO DELLA NATURA. IL POTENZIALE RUOLO DEI CARABINIERI FORESTALI


La Commissione Ambiente della Camera dei Deputati ha audito il rappresentante del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (CUFAA) dell'Arma dei Carabinieri – la “grande unità elementare” dell'Arma dei Carabinieri, istituita il 25 ottobre 2016 che svolge funzioni di polizia ambientale, forestale e agroalimentare – per esaminare un decreto legislativo di attuazione del Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura (Nature Restoration Law). Si tratta di una legislazione europea che stabilisce obiettivi vincolanti per il ripristino di almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell'UE entro il 2030 e di tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050. Mira inoltre a mitigare il cambiamento climatico e i disastri naturali, aiutando l'UE a rispettare gli impegni ambientali internazionali.

I CARABINIERI DI CUFAA POSSONO SOSTENERE IL PIANO NAZIONALE DI RISANAMENTO

Il Generale di Divisione Massimo Zuccher, Capo di Stato Maggiore del CUFAA, ha spiegato che il decreto designa il Ministero dell'Ambiente e il Ministero dell'Agricoltura come autorità nazionali competenti, con responsabilità distribuite tra regioni, province autonome, comuni, autorità di bacino ed enti di gestione. Ha osservato che, sebbene questa struttura sia accolta favorevolmente nel suo quadro essenziale, la sua efficacia trarrebbe beneficio dall’integrazione con un meccanismo robusto dal punto di vista tecnico e operativo. A questo proposito l’Arma dei Carabinieri, attraverso il CUFAA, può fornire un valido supporto a tale assetto di governance.

TUTELA DELL'AMBIENTE: DAL CORPO FORESTALE AI CARABINIERI

Zuccher ha ricordato che il CUFAA esercita competenze tecniche e funzioni di vigilanza radicate nella storia d'Italia, trasferite ai Carabinieri in seguito all'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato. Questa specializzazione garantisce la tutela della biodiversità, il monitoraggio dei rischi idrogeologici, la gestione dell'inventario forestale e la valutazione delle condizioni fitosanitarie dell'ecosistema.

Attraverso il CUFAA, i Carabinieri assicurano un controllo ambientale completo dei territori rurali attraverso oltre 900 unità forestali e dei parchi, che monitorano e proteggono le aree montane da più di due secoli, prima come Corpo Forestale e ora come Carabinieri.

Secondo il Capo di Stato Maggiore, l'attuazione della normativa europea richiede un processo analitico articolato in fasi critiche: mappatura preliminare, elaborazione del piano nazionale, attuazione degli interventi e successiva rendicontazione dei risultati.

Zuccher ha sottolineato che attualmente il CUFAA gestisce oltre 130 riserve naturali statali e 20 terreni demaniali. Nel corso degli anni, questi territori sono serviti come laboratori di ingegneria ecologica, con decenni di sforzi di rewilding e ripristino ecologico che hanno trasformato aree un tempo fragili in alcuni degli ecosistemi meglio conservati d'Europa.

SUPPORTO TECNICO CONTINUO ALLE IMPRESE

Per quanto riguarda gli ecosistemi agricoli e forestali, Zuccher ha affermato che la transizione verso pratiche sostenibili e il ripristino delle popolazioni di impollinatori richiederà un supporto tecnico continuo per le imprese di questi settori. L’imponente piano di rimboschimento imposto dal regolamento, in linea con l’obiettivo europeo di piantare 3 miliardi di alberi, ha già rivelato un’allarmante carenza di materiale vegetale certificato sul mercato nazionale. Senza piante di origine genetica autoctona e verificata, qualsiasi progetto di ripristino rischia il fallimento ecologico. I Carabinieri sono posizionati per fungere da moltiplicatore in quest’area, sfruttando risorse strategiche come i Centri Nazionali per la Biodiversità dei Carabinieri a Pieve Santo Stefano e Peri, centri di eccellenza per la produzione di massa e la conservazione di specie rare o minacciate.

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FRAGILE PALPITO

in una selva di gridi come lepre braccata dal tuo incondizionato amore:

Tu che governi i cieli “bisogno” hai di me?

perché pungoli questo fragile palpito

fino al sonno della morte?

(2011)

.

FRAGILE PALPITO: analisi e riflessioni


La poesia esplora l’equilibrio tra amore incondizionato e vulnerabilità, trasformando il sentimento in una caccia in cui la preda è il proprio “fragile palpito”.


Immagini e simboli chiave


  • “selva di gridi”
    evoca un caos emotivo che circonda il cuore, un bosco di suoni interni in cui ci si smarrisce
  • “lepre braccata”
    simboleggia la parte più indifesa del poeta, inseguita da un affetto totalizzante
  • “Tu che governi i cieli”
    suggerisce una figura trascendente o divina, capace di dominare ogni cosa
  • “bisogno hai di me?”
    rovescia la dinamica tradizionale: non è il cuore ad aver bisogno dell’amore, ma è l’amore stesso a richiedere il cuore
  • “fragile palpito”
    il battito incerto e precario, emblema di vita e tensione emotiva
  • “sonno della morte”
    chiude il cerchio: l’amore estremo spinge il cuore verso un riposo eterno

Interpretazioni possibili


  1. L’amore come forza predatoria
    il sentimento totalizzante diventa caccia che logora la parte più vulnerabile di chi ama
  2. Il divino e il bisogno reciproco
    mettere in scena un Dio bisognoso del cuore umano, capovolgendo il rapporto creatore–creatura
  3. Fragilità dell’esistenza
    il palpito come metafora della precarietà della vita, sospesa tra passione e morte

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2SAMUELE - Capitolo 14


Ritorno di Assalonne1Ioab, figlio di Seruià, si accorse che il cuore del re si rivolgeva ad Assalonne. 2Allora mandò a prendere a Tekòa una donna saggia, e le disse: “Fingi di essere in lutto: mettiti una veste da lutto, non ti ungere con olio e compòrtati da donna che pianga da molto tempo un morto; 3poi entra presso il re e parlagli così e così”. Ioab le mise in bocca le parole. 4La donna di Tekòa andò dunque dal re, si gettò con la faccia a terra, si prostrò e disse: “Aiutami, o re!”. 5Il re le disse: “Che hai?”. Rispose: “Ahimè! Io sono una vedova: mio marito è morto. 6La tua schiava aveva due figli, ma i due vennero tra loro a contesa in campagna e nessuno li separava; così uno colpì l'altro e l'uccise. 7Ed ecco, tutta la famiglia è insorta contro la tua schiava dicendo: “Consegnaci il fratricida: dobbiamo farlo morire per la vita del fratello che egli ha ucciso”. Elimineranno così anche l'erede e spegneranno l'ultima brace che mi è rimasta e non si lascerà a mio marito né nome né discendenza sulla terra”. 8Il re disse alla donna: “Va' pure a casa: io darò ordini a tuo riguardo”. 9La donna di Tekòa disse al re: “O re, mio signore, la colpa cada su di me e sulla casa di mio padre, ma il re e il suo trono siano innocenti”. 10E il re: “Se qualcuno parla contro di te, conducilo da me e non ti molesterà più”. 11Riprese: “Il re giuri nel nome del Signore, suo Dio, perché il vendicatore del sangue non accresca la rovina e non mi sopprimano il figlio”. Egli rispose: “Per la vita del Signore, non cadrà a terra un capello di tuo figlio!”. 12Allora la donna disse: “La tua schiava possa dire una parola al re, mio signore!”. Egli rispose: “Parla”. 13Riprese la donna: “Allora perché pensi così contro il popolo di Dio? Il re, pronunciando questa sentenza si è come dichiarato colpevole, per il fatto che il re non fa ritornare colui che ha bandito. 14Noi dobbiamo morire e siamo come acqua versata per terra, che non si può più raccogliere, e Dio non ridà la vita. Il re pensi qualche piano perché chi è stato bandito non sia più bandito lontano da lui. 15Ora, se io sono venuta a parlare così al re, mio signore, è perché la gente mi ha fatto paura e la tua schiava ha detto: “Voglio parlare al re; forse il re farà quanto gli dirà la sua schiava, 16poiché il re ascolterà la sua schiava e la libererà dalle mani di chi cerca di eliminare me con mio figlio dalla eredità di Dio”. 17Quindi la tua schiava dice: “La parola del re, mio signore, sia fonte di quiete”. Perché il re, mio signore, è come un angelo di Dio nell'ascoltare il bene e il male. Il Signore, tuo Dio, sia con te!“. 18Il re rispose e disse alla donna: “Non tenermi nascosto nulla di quello che io ti domanderò”. La donna disse: “Parli pure il re, mio signore”. 19Disse il re: “La mano di Ioab non è forse con te in tutto questo?”. La donna rispose: “Per la tua vita, o re, mio signore, non si può andare né a destra né a sinistra di quanto ha detto il re, mio signore! Proprio il tuo servo Ioab mi ha dato questi ordini e ha messo tutte queste parole in bocca alla tua schiava. 20Il tuo servo Ioab ha agito così per dare un altro aspetto alla vicenda; ma il mio signore ha la saggezza di un angelo di Dio e sa quanto avviene sulla terra”.21Allora il re disse a Ioab: “Ecco, faccio come mi hai detto; va' dunque e fa' tornare il giovane Assalonne”. 22Ioab si gettò con la faccia a terra, si prostrò, benedisse il re e disse: “Oggi il tuo servo sa di aver trovato grazia ai tuoi occhi, o re, mio signore, poiché il re ha fatto quello che il suo servo gli ha detto”. 23Ioab dunque si alzò, andò a Ghesur e condusse Assalonne a Gerusalemme. 24Ma il re disse: “Si ritiri in casa e non veda la mia faccia”. Così Assalonne si ritirò in casa e non vide la faccia del re.25Ora in tutto Israele non vi era uomo bello che fosse tanto lodato quanto Assalonne; dalla pianta dei piedi alla cima del capo non era in lui difetto alcuno. 26Quando si faceva tagliare i capelli – e se li faceva tagliare ogni anno, perché la capigliatura gli pesava troppo e perciò li tagliava –, egli pesava i suoi capelli e il peso era di duecento sicli al peso del re. 27Ad Assalonne nacquero tre figli e una figlia chiamata Tamar, che era donna di bell'aspetto.28Assalonne abitò a Gerusalemme due anni, senza vedere la faccia del re. 29Poi Assalonne fece chiamare Ioab per mandarlo dal re, ma egli non volle andare da lui. Lo fece chiamare una seconda volta, ma non volle andare. 30Allora Assalonne disse ai suoi servi: “Vedete, il campo di Ioab è vicino al mio e vi è l'orzo: andate e appiccatevi il fuoco!“. I servi di Assalonne appiccarono il fuoco al campo. 31Allora Ioab si alzò, andò a casa di Assalonne e gli disse: “Perché i tuoi servi hanno dato fuoco al mio campo?”. 32Assalonne rispose a Ioab: “Io ti avevo mandato a dire: Vieni qui, voglio mandarti a dire al re: “Perché sono tornato da Ghesur? Era meglio per me stare ancora là”. Ora voglio vedere la faccia del re e, se vi è colpa in me, mi faccia morire!“. 33Ioab allora andò dal re e gli riferì la cosa. Il re fece chiamare Assalonne, che venne e si prostrò con la faccia a terra davanti al re. E il re baciò Assalonne.

__________________________Note

14,2 Tekòa: 20 chilometri a sud di Gerusalemme.

14,11 il vendicatore del sangue: su questo costume giuridico, vedi Nm 35,16-21. Letteralmente, il termine ebraico vuol dire “redentore”.

14,26 duecento sicli: più di 2 kg. Vedi nota a Es 30,13.

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Approfondimenti


1-24. Man mano che il tempo passa, l'ira di Davide si stempera nella rassegnazione e, forse, nel segreto desiderio che Assalonne ritorni (13,38-39). Ma la legge (Es 21,12.14) è categorica: solo rimanendo in esilio l'omicida potrà sfuggire alla giustizia. Ioab lo sa e decide d'intervenire a favore di Assalonne, forse anche per assicurarsi il favore di colui che dovrebbe essere il nuovo erede al trono (Kileab figlio di Abigail è scomparso dalla scena, forse è già morto; cfr. 3,3). Poiché sa che tanto zelo potrebbe insospettire Davide, Ioab chiede aiuto a una persona estranea, debitamente istruita (v. 3). La brillante protagonista dell'episodio è una donna «saggia» (ḥakāmâ, ossia «accorta, abile, prudente») appositamente convocata dal vicino villaggio di Tekoa. Vicino sì, ma anche distante quanto basta per rendere credibile la finta controversia ch'essa dovrà sottoporre al giudizio del re. La circostanza è analoga a quella del c. 12, ma vi sono pure notevoli differenze: Natan si era presentato personalmente a Davide per esporgli un caso che non lo coinvolgeva direttamente («Vi erano due uomini nella stessa città», 12,1), qui Ioab delega la donna di Tekoa e le fa narrare una storia dolorosa concernente la sua stessa famiglia («La tua schiava aveva due figli», v. 5); l'allegoria di Natan (12,1-4) puntava direttamente allo svelamento della realtà (12,7) mentre la donna, dopo aver suggerito con discrezione il senso recondito della storia (vv. 13-15), si rifugia nuovamente dietro le quinte della finzione (v. 16). Si noti tuttavia una cosa importante: il caso presentato al re è “finto” ma esprime una “verità” che Davide non può non riconoscere. Ioab ha organizzato la messinscena «per dare alla cosa un'altra faccia (BC: un altro aspetto)» (v. 20), ma sotto «l'altra faccia» il re deve scoprire la propria “faccia”, ingiusta pur dietro l'apparenza della giustizia. Il problema vero è la conciliazione dei termini (apparentemente contraddittori) di “misericordia” e “giustizia” (cfr. Sal 85,11; Prv 21,21; Ger 9,23; Tb 3,3): Davide è arbitro di una giustizia divisa tra l'obbligo legale di una vendetta sanguinosa (esigita figurativamente dal parentado della donna e nella realtà dallo stesso Davide) e la misericordia (ḥesed, cfr. 1 Sam 20,8) invocata dai supremi valori (la discendenza, l'amore parentale, i “diritti” del popolo di Dio): il “massimo” di giustizia – la cui amministrazione spetta al re in veste di giudice supremo (cfr. 8,15; 1Re 3,16-28) – potrebbe tramutarsi in un male ancor più grave e irrimediabile (v. 14). A Davide è chiesta la decisione eroica di rinunciare al diritto di vendetta (cfr. v. 11) per amore del suo popolo che lo supplica per bocca della donna (vv. 11-13). L'ingratitudine di Assalonne non farà che esaltare l'eccezionalità del gesto. La struttura letteraria dell'episodio è abbastanza complessa: fra l'introduzione (vv. 1-3) e l'epilogo (vv. 21-24) la perorazione della donna si sviluppa in otto brevi interventi alternati con sette risposte di Davide (vv. 4-20). Ne risulta un gustoso dialogo, la cui conduzione è inequivocabilmente affidata al personaggio femminile. Ioab ha fornito «le parole da dire» (v. 3) ma la donna dimostra di averne assimilato la sostanza; con finissimo tatto si guarda bene dal citare il nome di Assalonne, anche se è evidente che sta parlando proprio di lui (v. 7: «l'uccisore del fratello»; «l'erede»; v. 11: «il figlio»; v. 13: «colui che ha bandito»; v. 14: «il bandito»); sarà Davide, vinto dall'insistenza della “vedova” (come non pensare a Lc 18,2-8; Mt 15,21-28?), che alla fine ordinerà di «far tornare il giovane Assalonne» (v. 21). Anche l'analisi della struttura retorica dà risultati interessanti.

  • 1) vv. 4-11: senza uscire dalla finzione, la donna conduce abilmente il re sino al punto di strappargli un giuramento sacro a favore del “figlio” (cfr. 1Sam 14,39);
  • 2) vv. 12-14: applicazione della parabola alla realtà a mo' di riflessione estemporanea. Prima che Davide riesca a intervenire;
  • 3) vv. 15-17: la donna rientra nella finzione. L'interveno termina con una captatio benevolentiae che è pure un ricatto morale: poiché il re è «come un angelo di Dio per distinguere il bene e il male», non potrà certo deludere la sua suddita...
  • 4) v. 18-20: fiutato l'inganno (troppo tardi per tirarsi indietro!) Davide chiede informazioni sul coinvolgimento di Ioab nell'iniziativa. La risposta della donna inizia e si conclude con un sincero e giocoso apprezzamento per la sua sagacia: anch'egli merita di essere chiamato «saggio» (ḥākām) come lei!

2. «Tekoa»: antica città cananea (Gs 15,59 secondo i LXX; 1Cr 2,24; 4,5), era stata assegnata alla tribù di Giuda. Si trovava a circa 18 km da Gerusalemme in direzione sud. Qui nascerà il profeta Amos (Am 1,1).

4. «andò dunque dal re»: con LXX, Vg e Syr; il TM ha: «disse al re».

7. Per la legge della vendetta di sangue cfr. commento a 3,30. «né nome, né discendenza sulla terra»: per un Israelita, non avere una posterità era la prospettiva più angosciante (cfr. Gionata in 1Sam 20,14-16). Il levirato fu istituito per ovviare nei limiti del possibile a tale eventualità (Gn 38; Dt 25,5-10; Rt 4,5). «d'ultima bracia»: il figlio è il calore, la fiamma, la vita della casa (cfr. 21,17; 1Re 11,36; 15,4; 2Re 8,19). Se le braci nel focolare vengono spente del tutto, non vi sarà più alcuna possibilità di ravvivare il fuoco (v. 14).

9. La vendetta era un obbligo; su colui che ne impediva l'attuazione potevano abbattersi gravi malanni. Per incoraggiare il re a un chiaro pronunciamento sul “figlio”/Assalonne, la donna gli assicura di assumersi tutte le responsabilità del mancato adempimento della legge.

11. «vendicatore del sangue»: gō’ēl haddam (Gs 20,9). Cfr. 1,15-16 e 3,30. Solo un giuramento solenne «Per la vita del Signore» (cfr. 1Sam 20,42) può fermare la mano del gō’ēl.

15. «la gente mi ha fatto paura»: la frase è un capolavoro di ambiguità. Forse la donna ha visto il volto di Davide rabbuiarsi all'improvviso e si affretta a dire che lei è venuta perché “qualcuno” l'ha fatta venire... Potrebbe essere una mossa tattica per stornare l'attenzione del re sulla storia fittizia dei parenti che l'hanno impaurita (v. 7), oppure un accenno velato a Ioab che l'ha costretta a dire queste cose poco piacevoli. La seconda possibilità è resa più probabile dal seguito del dialogo (vv. 18-20).

16. «sopprimere... dalla eredità di Dio»: cfr. 1Sam 26,19.

17. «angelo di Dio»: è un titolo applicato a Davide anche in 1Sam 29,9 e 2Sam 19,28. In genere l'angelo/ messaggero (mal’āk) è in rapporto molto stretto col suo mandatario, ricevendo da lui pieni poteri in modo da poter parlare o agire a suo nome. Perciò il mal’āk viene quasi identificato con colui che lo invia (vi sono alcuni testi in cui è particolarmente difficile distinguere l'azione di Dio da quella del suo “angelo”: cfr. Gn 16,7ss.; 21,17; 22,11-18; 31,11-13; Es 3,2-6; Gdc 6,11-23; 13,16-23). La donna riconosce che il discernimento di Davide riflette la somma sapienza di Dio e la rende presente sulla terra (cfr. v. 20).

21. «il re disse a Ioab»: non è necessario credere che Ioab abbia assistito al dialogo fra Davide e la donna. Il cambio di scena è plausibile anche se non dichiarato. L'episodio si chiude con l'esaudimento del desiderio formulato all'inizio (v. 1).

24. «non veda la mia faccia»: Ioab, nonostante tutto, non consegue un pieno successo. Davide concede il ritorno del figlio da Ghesur ma gli proibisce di venire a corte. Dev'essere chiaro che l'atto di clemenza è eccezionale e non implica in nessun caso l'approvazione dell'operato di Assalonne. L'espressione «vedere la faccia» significava essere ammessi alla presenza di qualcuno, frequentarne la casa, prestargli servizio (Est 1,14: «erano suoi consiglieгі», lett. «vedevano la faccia del re»). Cfr. 3,13.

25-26. La descrizione dell'aspetto fisico di Assalonne fa da sfondo alla sua capacità di «accattivarsi l'affetto degli Israeliti» (15,6). Presso gli antichi la bellezza e la prestanza fisica erano fattori importanti per la scelta e il successo del re (cfr. 1Sam 9,2). Il particolare risalto dato alla chioma di Assalonne (che in un anno raggiungeva il fantastico peso di oltre 3 kg) svolge pure la funzione di preparazione remota al racconto della sua morte (18,9).

27. «tre figli»: notizia contraddittoria rispetto a 18,18. Forse sono morti ancora piccini negli anni precedenti la rivolta? «Tamar»: i LXX aggiungono (oppure lacuna del TM?): «divenne moglie di Roboamo figlio di Salomone e gli generò Abiam». La stessa notizia si ha in 1Re 15,2 dove però la figlia di Assalonne è chiamata Maaca. Questa versione è forse da preferire: lo scriba scrisse «Tamar» per errore, influenzato dalle parole «donna di bell'aspetto» che erano state applicate poco prima alla zia della fanciulla (13,1).

28-33. La condizione imposta da Davide è dura. Dopo due anni Assalonne esige un perdono completo (v. 32) e chiede a Ioab di intercedere a suo favore. Questi rifiuta, forse per calcoli politici. Fatto sta che Assalonne costringe il generale alla resa con un atto intimidatorio, dimostrando che il suo pessimo carattere non si è modificato nel corso degli anni. Davide cede alle insistenze di Ioab e bacia Assalonne in segno di piena riconciliazione (v. 33).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Steve Earle & The Dukes – So You Wannabe An Outlaw (2017)


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Dopo il piacevole ma piuttosto disimpegnato disco di duetti con Shawn Colvin di un anno fa, torna Steve Earle con uno degli album più belli della sua ormai più che trentennale carriera. So You Wannabe An Outlaw è un CD di brani originali che, come lascia intuire il titolo, è anche un sentito tributo ad una certa musica country texana dei seventies, meglio conosciuta come Outlaw Music, che aveva i suoi massimi esponenti in Willie Nelson, Waylon Jennings e Billy Joe Shaver, un country robusto ed elettrico e non allineato con i precisi dettami commerciali di Nashville... artesuono.blogspot.com/2017/07…


Ascolta il disco: album.link/i/1229256866



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Steve Earle & The Dukes – So You Wannabe An Outlaw (2017)


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Dopo il piacevole ma piuttosto disimpegnato disco di duetti con Shawn Colvin di un anno fa, torna Steve Earle con uno degli album più belli della sua ormai più che trentennale carriera. So You Wannabe An Outlaw è un CD di brani originali che, come lascia intuire il titolo, è anche un sentito tributo ad una certa musica country texana dei seventies, meglio conosciuta come Outlaw Music, che aveva i suoi massimi esponenti in Willie Nelson, Waylon Jennings e Billy Joe Shaver, un country robusto ed elettrico e non allineato con i precisi dettami commerciali di Nashville... artesuono.blogspot.com/2017/07…


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Dighe mobili e astensionismo. Un bollettino delle elezioni municipali in Francia dopo il secondo turno.

Mentre in Italia, tra domenica e lunedì, l’attenzione collettiva era interamente rivolta al risultato del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, in Francia più di trentamila sindaci si stavano insediando nei rispettivi consigli comunali dopo i due turni elettorali svoltisi tra 14-15 e 22-23 marzo. L’importanza delle elezioni municipali francesi è dovuta, in generale, a differenza di quanto solitamente accade in Italia, al fatto che quasi tutti i cittadini sono chiamati al voto contemporaneamente e soprattutto nelle grandi città. Questa congiuntura permette dunque di valutare da vicino lo stato dei rapporti di forza tra partiti: più nel dettaglio, le ultime elezioni avevano già in partenza significato politico del tutto particolare considerata la presenza – molto più diffusa rispetto al 2020 – di liste autonome de La France Insoumise, il partito rappresentante della sinistra francese antiliberale guidato da Jean-Luc Mélenchon.

Un’analisi complessiva dell’esito elettorale risulta abbastanza difficile per la sua incertezza di fondo e per la differenza di prospettiva a seconda, com’è evidente, delle interpretazioni di campo e soprattutto del peso che si attribuisce, nella valutazione, ai risultati ottenuti nelle grandi città. Di certo, la riconferma del Parti Socialiste a Parigi e Marsiglia e dei verdi a Lione, tramite, rispettivamente, le elezioni al secondo turno di Emmanuel Grégoire, Benoit Payan e Gregory Doucet ha consentito di tirare l’ormai estremo sospiro di sollievo della tenuta (social)democratica contro l’avanzata delle destre, rappresentate a Parigi dalla candidata repubblicana Rachida Dati (sostenuta dal ritiro, al secondo turno, della candidata di estrema destra e consigliera di Eric Zemmour Sarah Knafo), a Marsiglia dal candidato del Rassemblement National Franck Allisio e a Lione dal macronista e patrizio (è l’ex presidente della squadra di calcio della città) Jean-Michel Aulas. Il trionfalismo esasperato per la “resistenza” e l’opposizione alla destra, repubblicana o neofascista che sia, simile alle scene di giubilo nelle piazze delle città italiane per il risultato del referendum, ha per la verità anche in Francia respiro cortissimo e mostra, più che nascondere, due temi che da anni si impongono dopo ogni chiamata al voto: l’alleanza precaria a tra LFI e coalizione socialdemocratica in funzione di “barrage” contro il Rassemblement National e, soprattutto, l’astensionismo.

Per quanto riguarda il primo punto, il rifiuto dell’alleanza con gli “insoumis” da parte del PS, incalzato soprattutto dall’ostracismo dell’ala destra (rappresentata da Raphael Glucksmann e dall’ex presidente François Hollande) ha provocato risposte diverse da parte dei candidati melenchonisti: a Parigi, ad esempio, Sophie Chikirou non ha ritirato la candidatura pur invitando a considerare l’incertezza dell’esito elettorale e consegnando, di fatto, una percentuale decisiva di voti a favore del socialista Gregoire; diversamente, a Marsiglia, Sébastien Delogu ha rinunciato a presentarsi al secondo turno in seguito alle manifestazioni di piazza dello scorso fine settimana, e a Lione Anais Belouassa-Cherifi ha optato per la fusione con le liste del PS garantendo a LFI l’immagine di unico e vero anticorpo istituzionale contro il RN per la messa in campo di una, ancorché soltanto decente, vera visione politica. In altre città, come a Tolosa, Brest o Limoges, LFI e PS hanno scelto inutilmente di fare comune opposizione alla destra per difendere o riconquistare la maggioranza nei diversi consigli comunali, suscitando forti critiche (sempre dell’ala destra dei Glucksmann e degli Hollande, pronti alla chiamata di un congresso che probabilmente revocherà l’attuale direzione di partito) al segretario socialista Olivier Faure. Tali prese di posizione confermano di fatto la natura centrista, moderata e conservatrice di una enorme fetta dell’ormai decrepito Parti Socialiste, che da decenni (dalle privatizzazioni del governo Jospin sulle esequie del quale la sinistra istituzionale, compatta, ha versato lacrime) adotta, quando al potere, misure di austerità e securitarismo.

Già non aveva stupito, nei mesi scorsi, la vergognosa campagna elettorale antiLFI anche da parte del blocco socialdemocratico, rafforzata spregevolmente nei toni soprattutto in seguito alla morte del militante fascista Quentin Deranque per la quale si è levata, univoca, la voce dell’intero arco parlamentare contro il partito di Mélenchon. Non sarà mai inutile ricordare le accuse di antisemitismo per l’incrollabile presa di posizione di LFI contro il genocidio dei palestinesi da parte di Israele cui fece seguito, nell’autunno del 2023, il ritiro del PS dall’intergruppo della NUPES nell’Assemblea nazionale (Nouvelle Union Populaire Ecologique et Sociale), coalizione nata in vista delle elezioni presidenziali del 2022 per contrastare la conferma di Macron – poi riproposta come nulla fosse per le elezioni legislative del luglio 2024. Anche considerando quelle città dove l’alleanza ha funzionato, a Nantes, a Tours, a Grenoble, è evidente che l’incompatibilità politica tra PS (e membri delle sue coalizioni, come ecologisti o PCF) e LFI sia “il” tema interno alla sinistra istituzionale e rileva della precaria strategia delle “dighe mobili” erette all’occorrenza contro i neofascisti (o repubblicani: ma se si prende come esempio Nizza ogni distinzione sembra ormai cadere) tra campagne di delegittimazione reciproca, soprattutto a parte socialista.

LFI, pur non essendo dichiaratamente partito rivoluzionario, resta ad oggi, per il programma ecosocialista e antiliberista che propone, con l’opposizione continua agli accordi commerciali europei come il Mercosur, la minaccia più grande alle future elezioni per l’enorme blocco moderato-conservatore che comprende tanto i socialisti quanto la sfaccettata ala destra, ancor più grande – così sembra sentendo sbraitare ai microfoni socialisti e macronisti - rispetto alla catastrofe che potrebbe rappresentare la presa di potere da parte del Rassemblement National alle ormai prossime elezioni del 2027. Il programma di LFI, dove più attuabile, in comuni operai e storicamente attraversati da profondissimi disagi sociali come Roubaix o Saint-Denis (dove, oltre alla vittoria degli “insoumis” va sottolineata la presenza in consiglio comunale di due membri di Révolution Permanente, partito rivoluzionario trotzkista) verosimilmente non assomiglierà a quanto potrebbe accadere qualora Mélenchon riuscisse a trionfare alle presidenziali. Il problema si riproporrà infatti, ancora una volta, dentro i due corpi del suo partito che sono anche in parte i due corpi dello stesso Mélenchon: da una parte, l’aspro critico dei PS e degli ecologisti, designati come irresponsabili “commercianti” della politica, e dall’altra il commosso custode della memoria storica dello stesso partito contro cui oggi alza feroce i toni; storia che coincide negli ultimi trent’anni con le misure economiche e sociali a esclusivo danno della classe lavoratrice francese, ulteriormente indebolita dagli ultimi dieci anni di presidenza Macron.

Eppure, senza alleanze (e soprattutto senza voti socialisti o verdi), la speranza di conquista della guida della nazione, per Mélenchon, si ridurrebbe in maniera probabilmente decisiva: al contrario, tramite coalizione, l’instaurazione della “rivoluzione cittadina” e l’applicazione di misure a favore della classe lavoratrice come l’aumento dei salari, la riduzione dell’orario lavorativo settimanale, l’anticipazione dell’età pensionabile alle cui spalle stanno i cicli di lotte degli ultimi dieci anni in Francia, si allontanerebbe, considerata la natura irrimediabilmente centrista del blocco socialdemocratico. Senza coalizione, senza, soprattutto, i voti di verdi ed ecologisti, l’unico vero soggetto politico in grado di sovvertire l’ordine delle cose a livello elettorale sembrerebbe quello di chi alle urne nemmeno si è presentato, spropositato in termini strettamente numerici (più di quattro su dieci) già al primo turno delle municipali, anche in virtù della differenza di peso di queste elezioni rispetto a quelle presidenziali. Se l’auspicio di LFI è in ogni caso rivolgersi al bacino degli astenuti, soltanto la corsa solitaria alle presidenziali e l’attuazione di un programma più radicale potrebbero convincere a una mobilitazione maggiore.

La fisionomia di questa nebulosa composta da precari, poveri, giovani o soltanto indifferenti, consente di asserire che è sempre e soltanto attraverso l’interpretazione del momento storico, attraverso la presenza massiccia nelle piazze (che già nel 2022 diede i suoi enormi frutti), e al di là, dunque, delle logiche di contrabbando politico con i partiti moderati, che LFI può rappresentare anche soltanto parzialmente gli interessi di una classe stremata in particolare dall’ultimo dei due mandati di Macron, coincidente con l’intensificarsi dei conflitti su scala internazionale. Tanto basterebbe, considerando che la risposta all’attuale durissima crisi, da parte dell’attuale presidente – cresciuto politicamente, ricordiamolo, tra i ranghi del Parti Socialiste come ministro dell’economia, è stata la promessa di autonomia difensiva attraverso l'ampliamento della potenza nucleare mentre tutt’intorno si alzava solenne l’inno nazionale.


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Ricominciare dall'umiltà


Stasera vorrei dare un piccolo spunto di riflessione e spiegare, se riesco, la presenza di “Parrocchie” nel grande social network del Fediverso.

Lo spunto di riflessione è una realtà che è sempre stata sotto gli occhi di tutti, ma pochi la vedono: il Signore ama le piccole cose, fatte con umiltà e con un cuore colmo di amore. Le cerimonie pompose lasciano il tempo che trovano, le liturgie complesse, magari con parole o canti in latino, non entrano nei cuori. I grandi eventi sono adatti per le foto e per i filmati, non di certo per pregare in maniera raccolta. La Chiesa ha allontanato tante persone a causa delle sue cerimonie, riti fatti per il mondo ma che poco c'entrano con la preghiera.

Sia chiaro, non sto rifiutando o criticando l'operato della Chiesa, che resta la nostra grande madre, con i suoi pregi e difetti, ma bisognerebbe provare a tornare piccoli. Le dinamiche interne del Vaticano, degli alti Prelati, così come quelle delle parrocchie, stanno soffocando pian piano la vera essenza della fede, per sostituirla con cerimonie pompose e prive di anima.

Dov'è l'umiltà, dove l'accoglienza dell'altro, che fine ha fatto l'amore di Gesù, dov'è la carità ? Sta a voi dare una risposta.

Passiamo adesso al motivo dell'esistenza di “Parrocchie”.

Internet è uno strumento fantastico, che originariamente fu pensato per unire persone molto distanti tra di loro. Per me che ho visto il mondo prima di Internet, non mi sembrava vero di fare ricerche senza dovermi recare ogni volta in biblioteca e cercare tra decine di libri. Con Wikipedia © poi, si raggiunse l'apoteosi della conoscenza, finalmente accessibile a tutti, o quasi. Nei forum si discuteva degli argomenti più vari e la mente si apriva al mondo.

La posizione della Chiesa di allora era: “questa cosa non ci serve e non ci interessa”.

Poi grandi aziende fiutarono un modo per far soldi, molti soldi, e così naquero i Social Media, prima su PC e poi sugli smartphone.

La posizione della Chiesa diventò: “è uno spazio nuovo, dove siamo chiamati a fare evangelizzazione”. Quindi spuntarono i primi profili di sacerdoti, educatori, pagine dei gruppi parrocchiali, con foto e tutto il resto.

Infine, in quest'epoca di Social Media padroni del mondo, che si sentono impuniti e si permettono di utilizzare i dati delle persone a loro piacimento, i sacerdoti, educatori, ecc. stanno ancora là, invischiati in piattaforme realizzate da persone senza scrupoli, che venerano il denaro come loro unico dio.

Come si può ancora parlare del Signore stando a casa di satana?

Ormai, su queste piattaforme, il testo di una preghiera viene messo tra la pubblicità del divano e quella sui consigli di bellezza. Le foto di un'attività in parrocchia vengono mischiate con il filmato del coniglio con le corna di alce ed altre amenità simili. Qualsiasi contenuto che abbia un significato, viene vanificato e soffocato da una valanga di futilità che ingoiano tutto, col solo scopo di farci stare più tempo a guardare lo schermo del telefono.

E allora, i tempi sono maturi per avere una “nostra” casa. Uno spazio dove l'amicizia, il confronto, la preghiera e l'amore per Dio e per il prossimo non siano strumentalizzati, utilizzati per vendere prodotti o sfruttati per vendere i dati delle persone. E' giunta l'ora di smetterla di arricchire chi è già vergognosamente ricco.

Lo scopo della Comunità Digitale “Parrocchie” è di fornire una casa etica, rispettosa e pulita alle comunità parrocchiali, a chi desidera confrontarsi sui temi della fede, a chi cerca conforto e perdono, ma soprattutto è nata per unire. Le diverse realtà parrocchiali non possono più essere separate le une dalle altre, c'è bisogno di avere un collante, c'è bisogno di supporto reciproco, di unità.

Come tutte le cose nuove, all'inizio la piattaforma e la “app” di “Parrocchie” richiederà un pò di tempo per capire l'utilizzo, ma ne vale la pena. Questa è la via d'uscita, questa è la risalita dalla cloaca.

“E quindi uscimmo a riveder le stelle” (Inferno XXXIV, 139)


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Haiti: l'evoluzione delle gang criminali conduce ad uno "stato fallito"


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Haiti: l'evoluzione delle gang criminali conduce ad uno “stato fallito”


Un documento, intitolato “Brokers and Patrons: Unstitching Gangs from Haiti's Political Fabric”, pubblicato a marzo 2026 dall'iniziativa GI-TOC, analizza l'evoluzione delle gang in Haiti e il loro profondo radicamento nel sistema politico ed economico del Paese.

Le gang haitiane non sono semplici gruppi criminali o insorti rivoluzionari; esse fungono da intermediari criminali (broker) essenziali per il funzionamento del sistema di potere. Regolano infatti territori, attività economiche e flussi di risorse tra lo Stato, gli attori economici e le comunità locali.

Nel 2025, i leader delle gang hanno cercato di convertire il controllo territoriale in capitale politico, presentandosi a volte come “stabilizzatori” o partiti politici (come la coalizione Viv Ansanm) in vista delle elezioni.

Nel corso del 2025, l'influenza delle gang è aumentata drasticamente. Esse controllano ormai il 90% della capitale e si sono espanse nelle province (dipartimenti di Artibonite e Centre). Da ultimo è emerso un modello a “franchising”: le gang di Port-au-Prince creano o cooptano cellule satelliti nelle province, replicando i loro sistemi di estorsione e controllo senza necessità di continuità territoriale.

Il panorama della violenza è ora tripartito: gang, brigate di vigilanti (gruppi di autodifesa civile) e forze statali.

L'impatto umanitario nel 2025 è stato devastante: 5.915 persone uccise (rispetto alle 5.601 del 2024). A Port-au-Prince il tasso di omicidi ha raggiunto quasi 140 ogni 100.000 abitanti, tra i più alti al mondo.

Oltre 1,4 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, il triplo rispetto all'inizio del 2024.

Le strategie attuali di sicurezza si sono dimostrate spesso insufficienti o controproducenti. Il governo ha fatto ampio ricorso ai droni esplosivi; tra marzo e settembre 2025, queste operazioni hanno causato 547 morti (inclusi civili), ma senza neutralizzare i principali leader delle gang, che si sono adattati usando civili come scudi umani. La missione internazionale MSS (guidata dal Kenya) è stata trasformata nella GSF (Gang Suppression Force) nell'ottobre 2025, con l'inizio del dispiegamento previsto per aprile 2026. Le strategie internazionali spesso ignorano che le gang non sono isolate, ma protette da reti di clientelismo politico e finanziario.

Il mandato del Consiglio Presidenziale Transitorio (TPC) è scaduto il 7 febbraio 2026. Il Primo Ministro Alix Didier Fils-Aimé guida ora l'esecutivo con l'obiettivo di organizzare le elezioni per l'agosto 2026. Esiste un alto rischio che le elezioni, senza lo smantellamento delle reti criminali, finiscano per rafforzare il sistema attuale invece di rinnovarlo, poiché le gang potrebbero agire come fornitori di voti per determinati candidati.

Il rapporto suggerisce che la sola forza militare non basterà. Appare necessario colpire i flussi finanziari, dando priorità allo smantellamento delle reti di estorsione, riciclaggio e traffico di armi, nonchè perseguire legalmente non solo i leader delle gang, ma anche i loro sponsor politici ed economici e combinare la sicurezza pubblica con riforme politiche, programmi di disarmo (DDR) e ricostruzione comunitaria per evitare che migliaia di giovani diventino combattenti a lungo termine.

Per approfondire: globalinitiative.net/wp-conten…

#GITOC #HAITI #BrokersandPatrons


noblogo.org/cooperazione-inter…


Haiti: l'evoluzione delle gang criminali conduce ad uno "stato fallito"


Haiti: l'evoluzione delle gang criminali conduce ad uno “stato fallito”


Un documento, intitolato “Brokers and Patrons: Unstitching Gangs from Haiti's Political Fabric”, pubblicato a marzo 2026 dall'iniziativa GI-TOC, analizza l'evoluzione delle gang in Haiti e il loro profondo radicamento nel sistema politico ed economico del Paese.

Le gang haitiane non sono semplici gruppi criminali o insorti rivoluzionari; esse fungono da intermediari criminali (broker) essenziali per il funzionamento del sistema di potere. Regolano infatti territori, attività economiche e flussi di risorse tra lo Stato, gli attori economici e le comunità locali.

Nel 2025, i leader delle gang hanno cercato di convertire il controllo territoriale in capitale politico, presentandosi a volte come “stabilizzatori” o partiti politici (come la coalizione Viv Ansanm) in vista delle elezioni.

Nel corso del 2025, l'influenza delle gang è aumentata drasticamente. Esse controllano ormai il 90% della capitale e si sono espanse nelle province (dipartimenti di Artibonite e Centre). Da ultimo è emerso un modello a “franchising”: le gang di Port-au-Prince creano o cooptano cellule satelliti nelle province, replicando i loro sistemi di estorsione e controllo senza necessità di continuità territoriale.

Il panorama della violenza è ora tripartito: gang, brigate di vigilanti (gruppi di autodifesa civile) e forze statali.

L'impatto umanitario nel 2025 è stato devastante: 5.915 persone uccise (rispetto alle 5.601 del 2024). A Port-au-Prince il tasso di omicidi ha raggiunto quasi 140 ogni 100.000 abitanti, tra i più alti al mondo.

Oltre 1,4 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, il triplo rispetto all'inizio del 2024.

Le strategie attuali di sicurezza si sono dimostrate spesso insufficienti o controproducenti. Il governo ha fatto ampio ricorso ai droni esplosivi; tra marzo e settembre 2025, queste operazioni hanno causato 547 morti (inclusi civili), ma senza neutralizzare i principali leader delle gang, che si sono adattati usando civili come scudi umani. La missione internazionale MSS (guidata dal Kenya) è stata trasformata nella GSF (Gang Suppression Force) nell'ottobre 2025, con l'inizio del dispiegamento previsto per aprile 2026. Le strategie internazionali spesso ignorano che le gang non sono isolate, ma protette da reti di clientelismo politico e finanziario.

Il mandato del Consiglio Presidenziale Transitorio (TPC) è scaduto il 7 febbraio 2026. Il Primo Ministro Alix Didier Fils-Aimé guida ora l'esecutivo con l'obiettivo di organizzare le elezioni per l'agosto 2026. Esiste un alto rischio che le elezioni, senza lo smantellamento delle reti criminali, finiscano per rafforzare il sistema attuale invece di rinnovarlo, poiché le gang potrebbero agire come fornitori di voti per determinati candidati.

Il rapporto suggerisce che la sola forza militare non basterà. Appare necessario colpire i flussi finanziari, dando priorità allo smantellamento delle reti di estorsione, riciclaggio e traffico di armi, nonchè perseguire legalmente non solo i leader delle gang, ma anche i loro sponsor politici ed economici e combinare la sicurezza pubblica con riforme politiche, programmi di disarmo (DDR) e ricostruzione comunitaria per evitare che migliaia di giovani diventino combattenti a lungo termine.

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Bologna, odi et amo (ma più odi)


che insomma. Ieri sono andato in trasferta per lavoro a Bologna. In treno, che è un ottimo mezzo per muoversi, in teoria, a parte la sveglia alle 5 per partire alle 6 e comunque provare il rischio di perdere la coincidenza a Piacenza (ma è andata bene) Ho trovato una situazione così delirante che quasi nemmeno a Milano in settimana della moda. Pioveva di brutto. E' anche iniziata, lo stesso giorno, una fiera. Ci sono i lavori per la tramvia (dopo 65 anni ci stanno ripensando, mi dirà il taxista). Traffico: praticamente bloccato. Esco dalla stazione totalmente spaesato alla Totò e Peppino a Milano. Davanti a me: un biscione di gente, lunghissimo. TUTTI IN ATTESA DI UN TAXI. Aspetterò, assieme a due colleghi, quasi DUE ORE, con 5 gradi di temperatura. Quasi non mi sentivo più i piedi, e arrivavo anche da una giornatina di stomaco a pezzi, quindi intuirete la mia felicità nel vivere quel momento. Il taxista ci dice: coi lavori han tolto le preferenziali, con quelle ci avremmo messo nemmeno 10 minuti ad arrivare. E invece ce ne abbiamo messi 25. Risultato siamo arrivati 2 ore dopo il previsto, e di conseguenza abbiamo finito di lavorare talmente tardi che grazie al cielo alcuni colleghi venuti in auto avevano un posto libero e mi hanno riportato a Piacenza, perchè coi treni da Bologna sarei rimasto bloccato in mezzo a mille casini; sono comunque rientrato alle 21.30, ma almeno su un treno con un po' di gente a bordo (che sarò uomo, e prossimo a diventare 41enne... ma con la gente che gira e le notizie che si sentono io mi cago uguale).

Vediamo il lato positivo? Ho finalmente conosciuto alcune persone che per quasi due anni ho sentito solo “telefonicamente”. E il collaudo è andato bene. E per rendere tutto più godevole, il pranzo è stato piacevole (decisamente carnivoro, ma non c'erano altre possibilità, in quel locale).

Se mi dovesse ricapitare, vado in auto.

S.


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Terremoti, sassolini, gattopardi e tanto lavoro. Di "50&50" (*)


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(216)

(D1)

(*): “50&50” è la sigla dietro la quale si nascondono Daniele Mattioli (con Alessandra Corubolo) e @piedea.bsky.social. I post, quando indicato, sono da attribuire ad entrambi.

Da due, tre giorni si parla di terremoto nel centro destra. I pezzi che crollano uno dopo l'altro, anche quelli non direttamente collegati con la debacle referendaria, l'incapacità di mettere subito in sicurezza le strutture, tamponando, puntellando, sostituendo rapidamente i pilastri venuti a mancare: tutto questo rende bene l'idea di un evento inatteso, violento, distruttivo.

Un terremoto appunto.
Eppure di questo sisma ancora non conosciamo esattamente l'epicentro: è sicuramente nelle vicinanze del “No” uscito vincitore dalle urne, ma sfiora, fino a non si sa che punto, le fondamenta di un sistema di governo che ha funzionato fino a che non è dovuto ricorrere al giudizio dei cittadini.
Non conosciamo nemmeno l'entità della scossa: la andiamo scoprendo giorno per giorno, accorgendoci delle nuvole di polvere provocate dai crolli di bastioni evidentemente danneggiati, ma non mappati. E diversi crolli non sono dovuti a moti sussultori o ondulatori, ma a precise richieste di chi “da oggi non copre più nessuno” (semi cit.)

Ed è anche il tremare della tanto sbandierata solidità istituzionale, quella che dovrebbe cambiare la storia d’Italia.
Non è solo un fatto temporale, di giorni di governo che fanno curriculum.
E’ un’idea che passa ed è quella che, in fondo, spesso erano solo chiacchiere. Uno strano modo di affrontare un moto tellurico da parte di chi dovrebbe coordinare i soccorsi e strano modo di subirlo da parte di chi è crollato, responsabile o meno della scossa.
Poi ci sono quelli che scappano, non importa chiederglielo. Loro scappano, da sempre. Scappavano dai vascelli in procinto di affondare, scappavano vestiti da caporali tedeschi, scappano per paura che un terremoto, irrispettoso del loro ruolo di capogruppo, possa seppellirli. Figure marginali che verranno sostituite da altre altrettanto insignificanti.

Ed è uno strano il modo con cui si affronta: in fondo, se non previsto, poteva essere preso in considerazione, i punti deboli potevano essere rinforzati o sostituiti ben prima del referendum che lo ha provocato.

(D2)

Si potrebbe avere l'impressione di essere di fronte a un “redde rationem”, se non fosse strano pure questo, visto che non riguarda solo i responsabili. Anzi ci si dimentica dei principali, dal guarda sigilli alla PdC che mai avrà la dignità di fare un passo indietro. Smentirebbe se stessa e la sua narrazione, lasciando un vuoto negli impavidi cuori di coloro che la considerano davvero una politica di fango.
Quindi, è anche un problema di propaganda.

Il tutto assomiglia, invece, a un ben più prosaico riequilibrio di potere, un levarsi sassolini di varie dimensioni dalle scarpe, volendo dare al tempo stesso un'impressione di repulisti e di impegno democratico: un gattopardesco e vendicativo cambiare tutto per non cambiare nulla.

Fra tutte queste macerie, pugnalate alle spalle ed esercizi di potere più o meno leciti, sbocciano le illusioni delle opposizioni, convinte di tramutare in voti la percentuale vittoriosa dei dati referendari. Non sarà così, non lo sarà se i partiti minori non decideranno una volta per tutte da che parte stare.

Come dovranno fare anche i riformisti che hanno fatto campagna contro il proprio schieramento. E non lo sarà se non verranno velocemente chiariti e mantenuti pochi punti guida del patto contro la destra in generale ed il governo in particolare e se non si chiariranno i rapporti di forza, senza prevaricazioni.

Dovrebbe essere fatto senza indecisioni, dando dimostrazione di efficienza e coesione, magari formando un governo ombra che non solo ribatta colpo su colpo le storture di un esecutivo incompetente, ma si dimostri capace di proposte serie e attrattive.

E curando la comunicazione.
Reimparare a comunicare, spiegare, martellare. L'augurio è che il prossimo sia un vero sisma, forte, distruttivo, per ricostruire un paese libero da spinte reazionarie e di bassa politica, rispettando i progetti della Costituzione ed ampliandoli per un vero bene comune.

#Blog #50&50 #Politica #GovernoMeloni #Dimissioni #Italia #Opinioni


noblogo.org/transit/terremoti-…


Terremoti, sassolini, gattopardi e tanto lavoro. Di "50&50" (*)


(216)

(D1)

(*): “50&50” è la sigla dietro la quale si nascondono Daniele Mattioli (con Alessandra Corubolo) e @[url=did:plc:l3vm6ay6u3rpcvzld3ilsag4]Piede Amaro[/url]. I post, quando indicato, sono da attribuire ad entrambi.

Da due, tre giorni si parla di terremoto nel centro destra. I pezzi che crollano uno dopo l'altro, anche quelli non direttamente collegati con la debacle referendaria, l'incapacità di mettere subito in sicurezza le strutture, tamponando, puntellando, sostituendo rapidamente i pilastri venuti a mancare: tutto questo rende bene l'idea di un evento inatteso, violento, distruttivo.

Un terremoto appunto.
Eppure di questo sisma ancora non conosciamo esattamente l'epicentro: è sicuramente nelle vicinanze del “No” uscito vincitore dalle urne, ma sfiora, fino a non si sa che punto, le fondamenta di un sistema di governo che ha funzionato fino a che non è dovuto ricorrere al giudizio dei cittadini.
Non conosciamo nemmeno l'entità della scossa: la andiamo scoprendo giorno per giorno, accorgendoci delle nuvole di polvere provocate dai crolli di bastioni evidentemente danneggiati, ma non mappati. E diversi crolli non sono dovuti a moti sussultori o ondulatori, ma a precise richieste di chi “da oggi non copre più nessuno” (semi cit.)

Ed è anche il tremare della tanto sbandierata solidità istituzionale, quella che dovrebbe cambiare la storia d’Italia.
Non è solo un fatto temporale, di giorni di governo che fanno curriculum.
E’ un’idea che passa ed è quella che, in fondo, spesso erano solo chiacchiere. Uno strano modo di affrontare un moto tellurico da parte di chi dovrebbe coordinare i soccorsi e strano modo di subirlo da parte di chi è crollato, responsabile o meno della scossa.
Poi ci sono quelli che scappano, non importa chiederglielo. Loro scappano, da sempre. Scappavano dai vascelli in procinto di affondare, scappavano vestiti da caporali tedeschi, scappano per paura che un terremoto, irrispettoso del loro ruolo di capogruppo, possa seppellirli. Figure marginali che verranno sostituite da altre altrettanto insignificanti.

Ed è uno strana modalità quella con cui lo si affronta: in fondo, se non previsto, poteva essere preso in considerazione, i punti deboli potevano essere rinforzati o sostituiti ben prima del referendum che lo ha provocato.

(D2)

Si potrebbe avere l'impressione di essere di fronte a un “redde rationem”, se non fosse strano pure questo, visto che non riguarda solo i responsabili. Anzi ci si dimentica dei principali, dal guarda sigilli alla PdC che mai avrà la dignità di fare un passo indietro. Smentirebbe se stessa e la sua narrazione, lasciando un vuoto negli impavidi cuori di coloro che la considerano davvero una politica di rango.
Quindi, è anche un problema di propaganda.

Il tutto assomiglia, invece, a un ben più prosaico riequilibrio di potere, un levarsi sassolini di varie dimensioni dalle scarpe, volendo dare al tempo stesso un'impressione di repulisti e di impegno democratico: un gattopardesco e vendicativo cambiare tutto per non cambiare nulla.

Fra tutte queste macerie, pugnalate alle spalle ed esercizi di potere più o meno leciti, sbocciano le illusioni delle opposizioni, convinte di tramutare in voti la percentuale vittoriosa dei dati referendari. Non sarà così, non lo sarà se i partiti minori non decideranno una volta per tutte da che parte stare.

Come dovranno fare anche i riformisti che hanno fatto campagna contro il proprio schieramento. E non lo sarà se non verranno velocemente chiariti e mantenuti pochi punti guida del patto contro la destra in generale ed il governo in particolare e se non si chiariranno i rapporti di forza, senza prevaricazioni.

Dovrebbe essere fatto senza indecisioni, dando dimostrazione di efficienza e coesione, magari formando un governo ombra che non solo ribatta colpo su colpo le storture di un esecutivo incompetente, ma si dimostri capace di proposte serie e attrattive.

E curando la comunicazione.
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Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com


The Delines – The Set Up (2026)


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immagine

Nella scrittura di Willy Vlautin, principale compositore dei Delines, gli elementi vengono disposti in fila a costruire immagini che danno all’ascoltatore un punto di osservazione, un angolo da inquadrare per potersi calare all’interno di una vicenda, una fotografia nitida di cui non conosce lo sfondo. Racconti che diventano canzoni, dove la musica ha lo scopo di sottolineare, accompagnare e a sua volta descrivere: per questo è impossibile apprezzare i brani della band americana senza tenere in considerazione il legame indissolubile tra musica e letteratura... artesuono.blogspot.com/2026/03…


Ascolta il disco: album.link/i/1856214311



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The Delines – The Set Up (2026)


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Nella scrittura di Willy Vlautin, principale compositore dei Delines, gli elementi vengono disposti in fila a costruire immagini che danno all’ascoltatore un punto di osservazione, un angolo da inquadrare per potersi calare all’interno di una vicenda, una fotografia nitida di cui non conosce lo sfondo. Racconti che diventano canzoni, dove la musica ha lo scopo di sottolineare, accompagnare e a sua volta descrivere: per questo è impossibile apprezzare i brani della band americana senza tenere in considerazione il legame indissolubile tra musica e letteratura... artesuono.blogspot.com/2026/03…


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HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


ON PUNK, INSTAGRAM AND CONSUMERISM

We used and sometimes still use instagram and other social networks. Purity is not the point. The point is recognising traps and regain agency. step by step, each one at its own pace.

yesterday on instagram i saw a band self-identified with DIY punk etc. advertising some left-over merch: 'buy it so we can go on tour'. classic, I have seen it so many times it's almost normal

supporting a band through merch has always been part of punk.

but is it possible that in 2026 buying merch has become basically THE MAIN way to show support in the punk scene?

buy this t-shirt for gaza, buy this record for that cause...

It's always about consuming things. Things 99% of the time we don't need.


noblogo.org/reality2062/on-pun…

INVERNI

quanti ancora ne restano nel conto apparente degli anni incorniciati nella finestra i rami imperlati di gelo e la coltre candida che copre anche il silenzio dei morti

immacolato manto come una immensa pagina bianca la immagini graffiata da due righe di addio il sangue delle parole già rappreso mentre è lo spirito a spiare da un lembo del cielo

(2010)

.

INVERNI: Riflessioni sul gelo e sul silenzio


La poesia cattura l’attimo sospeso dell’inverno, dove il tempo si fa visibile nei cristalli di brina, nella neve che seppellisce ogni suono e nella tensione tra vita e morte. Il bianco immacolato diventa pagina su cui resta impresso solo un graffio di dolore, un addio che non si cancella.


Immagini e simboli chiave


  • i rami “imperlati di gelo”
    evocano il peso dell’attesa e la fragilità di ciò che resiste al freddo
  • la “coltre candida” che soffoca persino il silenzio dei morti
    suggerisce un oblio gelido, un riposo che non concede parole
  • il “manto” come pagina bianca
    trasforma il paesaggio in un libro aperto, pronto a essere ferito da segni dolorosi
  • “due righe di addio” graffiate nel bianco
    offrono un contrasto netto tra purezza e lacerazione emotiva
  • lo “spirito a spiare da un lembo del cielo”
    invita a guardare l’inverno non solo come stagione, ma come stato dell’anima

noblogo.org/norise-3-letture-a…

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Partite di calcio truccate. L'allarme che viene dalla Repubblica Ceca, in un contesto di collaborazione internazionale


Le autorità ceche, in collaborazione con le controparti slovene, hanno condotto un'importante operazione sulle sospette manipolazioni delle partite nel calcio professionistico e giovanile.

Giocatori, arbitri e dirigenti sono tra i sospettati di aver tentato di influenzare l'esito delle partite per ottenere vantaggi economici. Le perquisizioni effettuate in diverse località hanno portato al sequestro di dispositivi e prove fondamentali. L'indagine è tuttora in corso e si prevedono ulteriori sviluppi man mano che le prove verranno analizzate.

La task force dell' #INTERPOL per la lotta alle partite truccate ha inviato agenti in entrambi i paesi fornendo informazioni, supporto analitico e coordinamento transfrontaliero, contribuendo a scoprire i collegamenti con reti criminali più ampie.

La Task Force INTERPOL per le partite truccate (#IMFTF) costituisce il fulcro della risposta operativa dell'INTERPOL in questo settore. Riunisce le forze dell’ordine di tutto il mondo per contrastare le partite truccate e la corruzione nello sport.

La Task Force conta circa 100 unità membri, con più di 150 punti di contatto nazionali in tutto il mondo. Si concentra sulla condivisione di esperienze e migliori pratiche e funge da piattaforma per le indagini e il coordinamento dei casi internazionali.

Strumenti specifici sviluppati dall’INTERPOL sono a disposizione delle forze dell’ordine di tutto il mondo, dedicati alla raccolta dati sulla corruzione sportiva (progetto ETICA) e all’analisi dei crimini finanziari (FINCAF). Grazie alla sua portata globale, l’IMFTF è in una posizione unica per collegare le unità investigative criminali in tutti i paesi membri dell’INTERPOL, le unità di integrità pertinenti delle principali federazioni sportive internazionali e i servizi di monitoraggio dedicati per unire gli sforzi per contrastare qualsiasi illecito nello sport.


noblogo.org/cooperazione-inter…


Partite di calcio truccate.


Partite di calcio truccate. L'allarme che viene dalla Repubblica Ceca, in un contesto di collaborazione internazionale


Le autorità ceche, in collaborazione con le controparti slovene, hanno condotto un'importante operazione sulle sospette manipolazioni delle partite nel calcio professionistico e giovanile.

Giocatori, arbitri e dirigenti sono tra i sospettati di aver tentato di influenzare l'esito delle partite per ottenere vantaggi economici. Le perquisizioni effettuate in diverse località hanno portato al sequestro di dispositivi e prove fondamentali. L'indagine è tuttora in corso e si prevedono ulteriori sviluppi man mano che le prove verranno analizzate.

La task force dell' #INTERPOL per la lotta alle partite truccate ha inviato agenti in entrambi i paesi fornendo informazioni, supporto analitico e coordinamento transfrontaliero, contribuendo a scoprire i collegamenti con reti criminali più ampie.

La Task Force INTERPOL per le partite truccate (#IMFTF) costituisce il fulcro della risposta operativa dell'INTERPOL in questo settore. Riunisce le forze dell’ordine di tutto il mondo per contrastare le partite truccate e la corruzione nello sport.

La Task Force conta circa 100 unità membri, con più di 150 punti di contatto nazionali in tutto il mondo. Si concentra sulla condivisione di esperienze e migliori pratiche e funge da piattaforma per le indagini e il coordinamento dei casi internazionali.

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2SAMUELE - Capitolo 13


Uccisione di Amnon e fuga di Assalonne1Dopo questo, accadde che, avendo Assalonne, figlio di Davide, una sorella molto bella, chiamata Tamar, Amnon figlio di Davide si innamorò di lei. 2Amnon ne ebbe una tale passione da cadere malato a causa di Tamar, sua sorella; poiché ella era vergine, pareva impossibile ad Amnon di poterle fare qualcosa. 3Ora Amnon aveva un amico, chiamato Ionadàb, figlio di Simeà, fratello di Davide, e Ionadàb era un uomo molto esperto. 4Egli disse: “Perché tu, figlio del re, diventi sempre più magro di giorno in giorno? Non me lo vuoi dire?”. Amnon gli rispose: “Sono innamorato di Tamar, sorella di mio fratello Assalonne”. 5Ionadàb gli disse: “Mettiti a letto e fa' l'ammalato; quando tuo padre verrà a vederti, gli dirai: “Mia sorella Tamar venga a darmi il cibo da preparare sotto i miei occhi, perché io possa vedere e prendere il cibo dalle sue mani”“.6Amnon si mise a letto e fece l'ammalato; quando il re venne a vederlo, Amnon gli disse: “Mia sorella Tamar venga e faccia un paio di frittelle sotto i miei occhi e allora prenderò il cibo dalle sue mani”. 7Allora Davide mandò a dire a Tamar, in casa: “Va' a casa di Amnon tuo fratello e prepara una vivanda per lui”. 8Tamar andò a casa di Amnon suo fratello, che giaceva a letto. Ella prese la farina, la impastò, ne fece frittelle sotto i suoi occhi e le fece cuocere. 9Poi prese la padella e le versò davanti a lui; ma egli rifiutò di mangiare e disse: “Escano tutti di qui”. Tutti uscirono di là. 10Allora Amnon disse a Tamar: “Portami la vivanda in camera e prenderò il cibo dalle tue mani”. Tamar prese le frittelle che aveva fatto e le portò in camera ad Amnon suo fratello. 11Ma mentre gli porgeva il cibo, egli l'afferrò e le disse: “Vieni, giaci con me, sorella mia”. 12Ella gli rispose: “No, fratello mio, non farmi violenza. Questo non si fa in Israele: non commettere quest'infamia! 13E io, dove andrei a finire col mio disonore? Quanto a te, tu diverresti uno dei più infami in Israele. Parlane piuttosto al re: egli non mi rifiuterà a te”. 14Ma egli non volle ascoltarla: fu più forte di lei e la violentò giacendo con lei. 15Poi Amnon concepì verso di lei un odio grandissimo: l'odio verso di lei fu più grande dell'amore con cui l'aveva amata prima. Le disse: 16“Àlzati, vattene!”. Gli rispose: “O no! Questo male, che mi fai cacciandomi, è peggiore dell'altro che mi hai già fatto”. Ma egli non volle ascoltarla. 17Anzi, chiamato il domestico che lo serviva, gli disse: “Caccia fuori di qui costei e sprangale dietro la porta”. 18Ella vestiva una tunica con le maniche lunghe, perché le figlie del re ancora vergini indossavano tali vesti. Il servo di Amnon dunque la mise fuori e le sprangò dietro la porta. 19Tamar si sparse polvere sulla testa, si stracciò la tunica con le maniche lunghe che aveva indosso, si mise le mani sulla testa e se ne andava gridando. 20Assalonne suo fratello le disse: “Forse Amnon tuo fratello è stato con te? Per ora taci, sorella mia: è tuo fratello. Non fissare il tuo cuore su questo fatto”. Tamar desolata rimase in casa di Assalonne, suo fratello. 21Il re Davide venne a sapere tutte queste cose e ne fu molto irritato, ma non volle urtare suo figlio Amnon, perché aveva per lui molto affetto: era infatti il suo primogenito. 22Assalonne non disse una parola ad Amnon né in bene né in male, ma odiava Amnon perché aveva fatto violenza a Tamar, sua sorella.23Due anni dopo, Assalonne aveva i tosatori a Baal-Asor, presso Èfraim, e invitò tutti i figli del re. 24Andò dunque Assalonne dal re e disse: “Ecco, dal tuo servo ci sono i tosatori. Venga dunque anche il re con i suoi servi a casa del tuo servo!”. 25Ma il re disse ad Assalonne: “No, figlio mio, non verremo tutti, perché non ti siamo di peso”. Sebbene insistesse, il re non volle andare e gli diede la sua benedizione. 26Allora Assalonne disse: “Ma almeno venga con noi Amnon, mio fratello”. Il re gli rispose: “Perché dovrebbe venire con te?”. 27Ma Assalonne tanto insisté che Davide lasciò andare con lui Amnon e tutti i figli del re. Assalonne fece un banchetto da re 28e diede quest'ordine ai domestici: “Badate, quando Amnon avrà il cuore allegro per il vino e io vi dirò: “Colpite Amnon!”, voi allora uccidetelo e non abbiate paura. Non ve lo comando io? Siate forti e coraggiosi!“. 29I domestici di Assalonne fecero ad Amnon come Assalonne aveva comandato. Allora tutti i figli del re si alzarono, montarono ciascuno sul proprio mulo e fuggirono. 30Mentre essi erano ancora per strada, giunse a Davide questa notizia: “Assalonne ha ucciso tutti i figli del re e neppure uno è scampato”. 31Allora il re si alzò, si stracciò le vesti e si gettò per terra; tutti i suoi servi che stavano là si stracciarono le vesti. 32Ma Ionadàb, figlio di Simeà, fratello di Davide, disse: “Non dica il mio signore che tutti i giovani figli del re sono stati uccisi, poiché il solo Amnon è morto: da Assalonne era stato deciso fin da quando egli aveva fatto violenza a sua sorella Tamar. 33Ora non pensi il mio signore che tutti i figli del re siano morti, poiché il solo Amnon è morto 34e Assalonne è fuggito”. Il giovane che stava di sentinella alzò gli occhi, guardò, ed ecco venire una gran turba di gente per la strada di Coronàim, dal lato del monte, sulla discesa. La sentinella venne ad avvertire il re e disse: “Ho visto uomini scendere per la strada di Coronàim, dal lato del monte”. 35Allora Ionadàb disse al re: “Ecco i figli del re che arrivano; la cosa sta come il tuo servo ha detto”. 36Come ebbe finito di parlare, ecco giungere i figli del re, i quali alzarono grida e piansero; anche il re e tutti i suoi servi fecero un gran pianto. 37Intanto Assalonne era fuggito ed era andato da Talmài, figlio di Ammiùd, re di Ghesur. Il re fece il lutto per suo figlio per lungo tempo. 38Assalonne rimase tre anni a Ghesur, dove era andato dopo aver preso la fuga. 39Poi il re Davide cessò di sfogarsi contro Assalonne, perché si era consolato per la morte di Amnon.

__________________________Note

13,1 Amnon: era nato da Achinòam di Izreèl (3,2); Assalonne, invece, da Maacà (3,3), figlia di Talmài, re di Ghesur, presso il quale riparerà dopo l’omicidio del fratello (13,37); Tamar, non menzionata altrove, era sorella di Assalonne. Una tradizione, riportata in 2Sam 14,27, vuole che Assalonne avesse anche una figlia con lo stesso nome.

13,23 Baal-Asor: oggi Gebel Asur, in Samaria, monte alto circa 1000 metri. Sulle sue pendici pascolavano le greggi di Assalonne.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


13,1-19,44. L'adulterio con Betsabea e l'omicidio di Uria hanno innescato un meccanismo funesto che attirerà sulla famiglia di Davide una dolorosa serie di disgrazie. Il proteta Natan aveva detto: «sto per suscitare contro di te la sventura dalla tua stessa casa» (12,11); il personaggio centrale del dramma è proprio Assalonne, uno dei figli di Davide (cfr. 3,3). La sete di vendetta contro il fratello Amnon lo conduce all'omicidio e alla fuga (c. 13). Richiamato a Gerusalemme grazie all'intercessione di Ioab (c. 14), Assalonne capeggia una rivolta contro suo padre (cc. 15-17) ma viene sconfitto e ucciso (cc. 18-19). Davide dovrà subire le umiliazioni più terribili: la fuga dinanzi al figlio ribelle (15,13-17,28), la violazione del proprio harem (16,20-23), il tradimento degli amici (15,12.31) e infine l'uccisione di Assalonne da parte di Ioab (18,9-18). Il Signore educa Davide a consegnarsi umilmente nelle sue mani e alla fine gli restituirà il regno. Ma a quale prezzo!

13,1-39. Protagonisti dell'episodio sono tre figli di Davide: il primogenito Amnon (nato da Achinoam), Tamar e Assalonne, entrambi figli di Maaca (3,3). Amnon s'invaghisce della sorellastra al punto «da cadere ammalato». L'espressione non è rara: anche la sposa del Cantico dice di sé: «sono malata d'amore» (Ct 5,8) e il “fratello” – fidanzato dei canti d'amore egiziani – dichiara: «Pesantezza ha invaso il mio corpo, dimenticanza di sé... La mia sorella mi guarisce più d'ogni rimedio... se l'abbraccio il male va via!» (Papiro Chester Beatty I). Pur di soddisfare le sue voglie Amnon non esita a usare violenza a Tamar dopo averla attirata con una scusa in casa propria. Il fatto viene a conoscenza di Assalonne che decide di vendicare l'affronto fatto alla sorella. Sa attendere per ben due anni l'occasione propizia finché, durante una festa, fa trucidare il fratellastro incestuoso fuggendo poi presso il nonno materno Talmai, re di Ghesur. Per un omicida che abbia agito volontariamente e con premeditazione, l'esilio è l'unica possibilità per sfuggire alla pena capitale (Es 21,12.14; Dt 19,11-13). L'arte narrativa espressa in questo dittico (vv. 1-22: l'oltraggio di Amnon; vv. 23-29: la vendetta di Assalonne) è pregevole soprattutto per la descrizione vivissima dei sentimenti: si passa senza soluzione di continuità dalla passione violenta (vv. 1-2) all'odio viscerale (vv. 15-17), dalla disperazione (v. 19) alla sorda inimicizia (vv. 20.22), dalla debolezza colpevole (v. 21) al cinismo (v. 28), dallo smarrimento (v. 31) al «gran pianto» (v. 36).

2. «poiché essa era vergine, pareva impossibile...»: le principesse nubili rimanevano fino ai dodici-quindici anni sotto la custodia di eunuchi in appartamenti separati della reggia (v. 7), poi andavano spose.

3. «Simea»: in 1Sam 16,9 e 17,13 vien chiamato Samma. Inadab è quindi cugino di Amnon.

6. «frittelle»: traduzione generica dell'ebraico lᵉbibôt (stessa radice di «cuore», lēbāb); il nome dipendeva forse dalla forma della pietanza (“cuoricini”?). Anche il verbo «preparare la vivanda» qui usato (libbēb) gravita nello stesso campo semantico. Si noti che lo stesso verbo significa pure «ferire il cuore»: «Tu mi hai rapito il cuore (libbabtinî), sorella mia, sposa, tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo» (Ct 4,9). Amnon gioca con parole apparentemente innocenti per dissimulare la passione che lo consuma.

10-11. «in camera»: probabilmente la stanza comprendeva un angolo appartato riservato al giaciglio. Ad Amnon non basta assistere dal suo letto alla preparazione del cibo, esige che Tamar si appressi per imboccarlo.

12. «questo non si fa in Israele»: il matrimonio tra fratellastri era comunemente ammesso in Egitto: in Israele era conosciuto (Gn 20,12-13) ma fu assolutamente vietato dalla legge mosaica (Lv 18,9.11; 20,17; Dt 27,22). Dal v. 13 si arguisce che l'usanza antica non era stata del tutto soppiantata dalla legge (che sembra conosciuta da Tamar ed Amnon); «infamia»: in ebraico nᵉbālâ. Chi commette una viltà, un obbrobrio, una nefandezza di tal genere merita d'essere bollato col titolo di nābāl («malfamato»: v. 13. Cfr. 1Sam 25,25).

13. «Io dove andrei..»: una ragazza sedotta o veniva sposata dal violentatore (Es 22,15-16; Dt 22,28-29) oppure era destinata a rinunciare per sempre alle nozze (cfr. v. 20).

16. «O no! Questo torto...»: TM è mal conservato. BC ricostruisce il testo con i LXX.

18. «tunica con le maniche»: kᵉtōnet passîm. Questa parola ricorre solo qui e in Gn 37,3.23.32. La traduzione è quindi approssimativa.

19. La disperazione di Tamar si esprime con le azioni tipiche del lutto (cfr. 1Sam 4,12; 2Sam 1,2.11; Ger 2,37; Ea 27,30).

20. «desolata»: in ebraico šōmēmā, Is 54,1 usa lo stesso termine per la sposa abbandonata. Tamar sarà costretta a vivere in stato di vedovanza in casa del fratello Assalonne.

21. Le parole seguenti a «ne fu molto irritato» sono aggiunte con i LXX. Si tratta evidentemente di una lacuna del testo ebraico (passaggio per homoeoarcton dal primo «non» a quello che dà inizio al v. 22). Un codice di Qumran (4QSamª) ha conservato l'ultima parte del versetto «perché aveva per lui molto affetto; infatti era il suo primogenito» «non volle urtare»: cfr. 1Re 1,6. L'amore paterno che degenera in debolezza è uno dei limiti più marcati del caattere di Davide. Dovrebbe esigere da Amnon il più elementare atto di giustizia (cfr. Es 22,15-16) ma non osa, forse memore del proprio peccato con Betsabea.

23. «avendo i tosatori a Baal-Azor»: i figli adulti del re avevano dei possedimenti personali e li gestivano autonomamente. Baal-Azor si trovava nel territorio assegnato alla tribù di Beniamino a circa 25 km a nord di Gerusalemme (cfr. Ne 11,33) e a poca distanza dalle città di Efraim (chiamata anche Efron/Ofra: Gs 18,23; 1Sam 13,17; Gv 11,54) e di Betel (2Cr 13,19). «invitò tutti i figli del re»: Assalonne coglie l'occasione della festa annuale della tosatura per mettere a segno la vendetta lungamente covata nel silenzio. Davide, molti anni prima, stava scendendo alla fattoria di Nabal in occasione della medesima festa per punire quell'uomo che «è come il suo nome; stolto si chiama e stoltezza è in lui» (1Sam 25,25). Solo la saggezza di Abigail gli impedì di sostituirsi al giudizio di Dio, facendosi giustizia da solo (vv. 31.33). Anche Assalonne intende punire Amnon che con l'oltraggio contro Tamar è divenuto un nābāl (cfr. v. 12), ma stavolta non c'è nessuno che lo distolga dai suoi propositi omicidi. Il timore del Signore – «fondamento della sapienza» (Prv 9,10) – ha ceduto il passo alla vendetta; ciò produrrà frutti di «angoscia o rimorso» (1Sam 25,31), preparando altri e più gravi dolori.

26-27. Davide incomincia ad essere anziano. Declina l'invito del figlio ma cede alle sue insistenze affinché sia presente come suo rappresentante il principe ereditario Amnon. Forse la sua mente è attraversata per un istante dall'ansia: «Perché dovrebbe venire con te?», ma Assalonne riesce a tranquillizzarlo. «Assalonne fece un banchetto come un banchetto da re» (v. 27): aggiunta con i LXX. La frase manca dal TM probabilmente per homoioteleuton: l'occhio dello scriba è passato inavvertitamente dal primo “re”, «figlio del re» al secondo «banchetto da re». La stessa espressione si trova in 1Sam 25,36.

29. «mulo»: quest'animale inizia ad essere usato come cavalcatura di lusso proprio al tempo di Davide (in 18,9; 1Re 1,33.38.44 è simbolo di regalità; cfr. anche 1Re 10,25; 1Cr 12,41; Is 66,20; Zc 14,15), affiancando il diffusissimo asino (Gn 49,11; Gdc 5,10; 10,4; 12,14; 2Sam 17,23; Zc 9,9; Mt 21,5 e paralleli).

30-36. La tragica notizia, ingigantita dalle dicerie popolari, giunge rapidamente alla corte. Davide e i suoi ministri si disperano (cfr. 12,16-21). Solo Ionadab intuisce la verità; è un uomo intelligente e scaltro (è stato lui a suggerire ad Amnon il modo di sedurre Tamar: v. 5) e non erra nell'interpretare la reale portata dell'accaduto.

37. «Talmai... re di Ghesur»: Talmai, re del piccolo regno arameo situato a oriente del lago di Genesaret, è il nonno materno di Assalonne (cfr. 3,3). «Il re fece il lutto»: «Il re» è aggiunto con i LXX

39. «lo spirito del re Davide»: con i LXX. TM ha: «Davide, il re» (dāwid hammelek). Qumran (4QSamª) conferma la lezione greca (rûaḥ hammelek). Forse lo scriba del TM ha letto male la parola rûaḥ e l'ha trasformata in dāwid (cosa non impossibile nell'alfabeto ebraico).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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14 Settimane


Fra 14 settimane finisce il mio mandato all'UDS Avellino, incredibile...

2 anni in cui io mi aggrappavo con unghie e denti a questa organizzazione, imparavo, mi impegnavo, faceva in modo che cresceva, anche se di poco. Io spero che chi verrà dopo di me ne prenderà le redini per bene, perché mi sono dissanguato per essa.

Cosa farò dopo?


Così tante opzioni che quelle più probabile è niente. Ho aperto Hirpus Lab. ma potrei abbandonarlo domani, ho la proposta del servizio civile di Legambiente ma ho paura per l'università, anche questo enorme cambiamento, mi mette fatica. Non voglio fare più niente, voglio tornare a essere eletronico2, schiattare in un letto, solo e con i videogiochi, ma questa è vita? O è la fine di una vita e il marcire di essa?

Perché, perché non riesco a unire il mio passato al mio futuro, è davvero impossibile tenere ciò del passato? Davvero si deve abbandonare dietro il passato per andare nel futuro? Vorrei solo non perdere me stesso di nuovo

~ele


noblogo.org/ele/14-settimane

COSA RESTERA'

siamo mistero a noi stessi cosa resterà quando dopo di noi sarà a sopravvivere finanche l'albero vetusto del giardino di fronte e le suppellettili e i cari libri

la tua la mia storia scritta sull'acqua

(2010)

Che poesia intensa e delicata. Cosa resterà evoca il senso di impermanenza e la fragilità della memoria umana. Il contrasto tra ciò che sopravvive — l’albero vetusto, gli oggetti, i libri — e ciò che svanisce — la storia personale, “scritta sull’acqua” — è struggente.

Alcuni spunti di riflessione:“Siamo mistero a noi stessi” apre con una verità profonda: l’identità è sfuggente, persino per chi la vive. – “Scritta sull’acqua” è una metafora potente: ciò che è scritto sull’acqua non può durare, non può essere conservato. È il destino di molte storie intime, che non lasciano traccia.

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noblogo.org/norise-3-letture-a…

Remualdo e le 5.000 lire a Wonder Boy



Breve contributo, poco focalizzato, all'appuntamento di marzo 2026 della Sagra IndieWeb.

Romualdo, probabilmente, era il nome corretto: nessuno lo chiamava così, era Remauldo/Lemuardo/Limuardo, che per la potenza del dialetto diventavano Remua', Lemua', Limua'.Remualdo non è mai invecchiato perché non è mai stato giovane: conoscerete quel tipo di persone, sono già vecchie a... quanto, quaranta anni? E poi restano vecchie fino alla morte, così come è stato per Remualdo: dopo la chiusura delle sale, l'abbiamo visto ancora per qualche tempo girare sul suo motorino, un Ciao (non lo stesso di sempre, prima ne aveva uno scuro, poi uno rosso, ma sempre lo stesso modello), poi non lo abbiamo visto più e abbiamo deciso che fosse morto. Sarà morto di sicuro, ora.

Vicino alla sala giochi gestita da Remualdo c'era, c'è ancora, una rosticceria famosa localmente per i tramezzini. Cosa sono i tramezzini? Non quello che pensate voi: dalle parti dove abitavo, sono quelle che il resto del pianeta chiama parigine. Il mio budget settimanale, all'epoca, era di 1.000 lire e, solitamente, lo usavo per comprarmi il tramezzino, la domenica mattina; torniamo a Remualdo, comunque.

Era apparentemente, probabilmente, privo di sentimenti, pure i rarissimi sconfinamenti in un accenno di risata erano gelidi come chicchi di grandine; forse la sua vera identità era stata di gerarca, chissà. Gestiva la sala con la freddezza e la prevedibilità di un automa: un classico la sua filosofia applicata al cambio delle 200 lire: se ti presentavi con degli spiccioli e chiedevi di cambiarteli nella moneta da 200 lire, l'unica accettata in quella sala, ti rispondeva che non ce n'erano, erano finite. Sempre tu, immediatamente dopo, senza neanche allontanarti dal banchetto, sfoderavi il biglietto da 1.000 e, ecco, te lo cambiava. Le 200 lire erano ricomparse.

Il titolo principe della sala, in quei mesi, era Wonder Boy, il primo, quello con le musiche che ti si incidevano in testa, consistendo in quei quattro temi in croceripetuti a ogni giro dei livelli: per i più giovani in ascolto, dovessero essercene, ricordo che i quadri, ovvero i livelli, erano sempre gli stessi in ordine, cambiavano il livello di difficoltà, la posizione dei nemici eccetera. In quei mesi, decisi di fare a meno dei tramezzini settimanali, la scorpacciata che volevo fare era di Wonder Boy. Così risparmiai per cinque settimane e decisi di monopolizzare il cassone, ovvero il cabinato, per l'intera mattinata.

Incredulo, partecipai probabilmente all'unico momento di umanità mai esibito da Remualdo: vedendomi consumare quel piccolo capitale, disse così, più o meno: «Ma non è che stai spendendo troppi soldi?»

Non ricordo la risposta, ma quel momento mi è rimasto impresso. Abbiamo continuato a odiarlo, ma ora sapevamo di odiare un essere umano.

#SagraIndieWeb


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Stu Larsen - Resolute (2017)


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Rilassato e affascinante, è un mondo senza pretese quello di Stu Larsen, cantautore girovago del Queensland, alle prese con un sophomore dal respiro conciliatorio, dopo il debutto del 2014 con Vagabond. Il nuovo lavoro, Resolute, ha visto la luce tra un cottage in Scozia, un appartamento in Spagna e un bunker dell’esercito in Australia, ma ascoltandolo sembra quasi sia stato ideato e messo giù in note e parole tra un viaggio e l’altro. Registrando memo improvvisate sul suo telefono, Larsen ha così architettato un quadro primitivo per i dieci brani del disco... artesuono.blogspot.com/2017/07…


Ascolta il disco: album.link/i/1611917023



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Stu Larsen - Resolute (2017)


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Rilassato e affascinante, è un mondo senza pretese quello di Stu Larsen, cantautore girovago del Queensland, alle prese con un sophomore dal respiro conciliatorio, dopo il debutto del 2014 con Vagabond. Il nuovo lavoro, Resolute, ha visto la luce tra un cottage in Scozia, un appartamento in Spagna e un bunker dell’esercito in Australia, ma ascoltandolo sembra quasi sia stato ideato e messo giù in note e parole tra un viaggio e l’altro. Registrando memo improvvisate sul suo telefono, Larsen ha così architettato un quadro primitivo per i dieci brani del disco... artesuono.blogspot.com/2017/07…


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2SAMUELE - Capitolo 12


1Il Signore mandò il profeta Natan a Davide, e Natan andò da lui e gli disse: “Due uomini erano nella stessa città, uno ricco e l'altro povero. 2Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero, 3mentre il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina, che egli aveva comprato. Essa era vissuta e cresciuta insieme con lui e con i figli, mangiando del suo pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno. Era per lui come una figlia. 4Un viandante arrivò dall'uomo ricco e questi, evitando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso quanto era da servire al viaggiatore che era venuto da lui, prese la pecorella di quell'uomo povero e la servì all'uomo che era venuto da lui”.5Davide si adirò contro quell'uomo e disse a Natan: “Per la vita del Signore, chi ha fatto questo è degno di morte. 6Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non averla evitata”. 7Allora Natan disse a Davide: “Tu sei quell'uomo! Così dice il Signore, Dio d'Israele: “Io ti ho unto re d'Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, 8ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa d'Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi aggiungerei anche altro. 9Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l'Ittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. 10Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Uria l'Ittita”. 11Così dice il Signore: “Ecco, io sto per suscitare contro di te il male dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un altro, che giacerà con loro alla luce di questo sole. 12Poiché tu l'hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole”“.13Allora Davide disse a Natan: “Ho peccato contro il Signore!”. Natan rispose a Davide: “Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai. 14Tuttavia, poiché con quest'azione tu hai insultato il Signore, il figlio che ti è nato dovrà morire”. 15Natan tornò a casa. Il Signore dunque colpì il bambino che la moglie di Uria aveva partorito a Davide e il bambino si ammalò gravemente. 16Davide allora fece suppliche a Dio per il bambino, si mise a digiunare e, quando rientrava per passare la notte, dormiva per terra. 17Gli anziani della sua casa insistevano presso di lui perché si alzasse da terra, ma egli non volle e non prese cibo con loro. 18Ora, il settimo giorno il bambino morì e i servi di Davide temevano di annunciargli che il bambino era morto, perché dicevano: “Ecco, quando il bambino era ancora vivo, noi gli abbiamo parlato e non ha ascoltato le nostre parole; come faremo ora a dirgli che il bambino è morto? Farà di peggio!”. 19Ma Davide si accorse che i suoi servi bisbigliavano fra loro, comprese che il bambino era morto e disse ai suoi servi: “È morto il bambino?”. Quelli risposero: “È morto”. 20Allora Davide si alzò da terra, si lavò, si unse e cambiò le vesti; poi andò nella casa del Signore e si prostrò. Rientrato in casa, chiese che gli portassero del cibo e mangiò. 21I suoi servi gli dissero: “Che cosa fai? Per il bambino ancora vivo hai digiunato e pianto e, ora che è morto, ti alzi e mangi!”. 22Egli rispose: “Quando il bambino era ancora vivo, digiunavo e piangevo, perché dicevo: “Chissà? Il Signore avrà forse pietà di me e il bambino resterà vivo”. 23Ma ora egli è morto: perché digiunare? Potrei forse farlo ritornare? Andrò io da lui, ma lui non tornerà da me!“.24Poi Davide consolò Betsabea sua moglie, andando da lei e giacendo con lei: così partorì un figlio, che egli chiamò Salomone. Il Signore lo amò 25e mandò il profeta Natan perché lo chiamasse Iedidià per ordine del Signore.26Intanto Ioab assalì Rabbà degli Ammoniti, si impadronì della città regale **27e inviò messaggeri a Davide per dirgli: “Ho assalito Rabbà e mi sono già impadronito della città delle acque. 28Ora raduna il resto del popolo, accàmpati contro la città e prendila; altrimenti, se la prendessi io, porterebbe il mio nome”. 29Davide radunò tutto il popolo, si mosse verso Rabbà, le diede battaglia e la occupò. 30Prese dalla testa di Milcom la corona, che pesava un talento d'oro e aveva una pietra preziosa; essa fu posta sulla testa di Davide. Egli ricavò dalla città un bottino molto grande. 31Ne fece uscire gli abitanti e li impiegò alle seghe, ai picconi di ferro e alle asce di ferro e li trasferì alle fornaci da mattoni; allo stesso modo trattò tutte le città degli Ammoniti. Poi Davide tornò a Gerusalemme con tutta la sua gente.

__________________________Note

12,29-30 Milcom: è il dio nazionale degli Ammoniti, venerato a Rabbà, capitale del regno ammonita, che corrisponde all’attuale Amman, in Giordania. Il passaggio della corona, dalla divinità a Davide, esprime il trasferimento della dignità regale e della sovranità al conquistatore, ma non implica una divinizzazione del re d’Israele. Un talento d’oro equivale a circa 33 kg.

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Approfondimenti


Se gli uomini ignorano l'abominevole delitto commesso da Davide, non così il Signore; Natan viene incaricato di farlo sapere al re. Il profeta gli sottopone un finto caso giudiziario, che in realtà è una parabola in cui vien descritta metaforicamente la vicenda reale occorsa tra Davide, Betsabea e Uria (alcuni dettagli – non tutti – sono una metafora diretta, gli altri svolgono una funzione completiva nell'insieme del racconto). Davide reagisce violentemente contro l'ingiustizia narrata ma non riconosce se stesso nella figura del prevaricatore. Il vero senso della parabola gli vien svelato da una parola profetica: «Tu sei quell'uomo!» (v. 7). Raramente il giudizio divino è così reciso ed efficace (cfr. Eb 4,12) come in queste due parole: ’attâ hā’îš. Natan enumera tutte le “ricchezze” che Dio aveva donato a Davide e infine annuncia il castigo: «...la spada non si allontanerà mai dalla tua casa» (vv. 9.10; cfr. Mt 26,52!); «tu l'hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele...» (v. 12). La coscienza si vede «nuda e scoperta» (cfr. Eb 4,13); a questo punto è inutile continuare a fingere, la commedia è finita. Mentre Saul era abilissimo nel giustificarsi (1Sam 13-15), Davide riconosce semplicemente la verità: «Ho peccato contro il Signore!» (v. 13). La cosa è tanto più toccante in quanto omicidi e sopraffazioni da parte dei sovrani dovevano essere frequenti a quel tempo e nessuno si sognava certo di castigarli. Ma Israele – «popolo privilegiato tra tutti i popoli» (Dt 7,6) – è diverso. Anche il male più piccolo diventa un «insulto al Signore» (v. 14) che dev'essere riparato integralmente. L'umile pentimento risparmierà a Davide la morte (cfr. Lv 20,10) ma, poiché il Signore «nulla lascia impunito» (Na 1,3), il figlio nato dalla relazione con Betsabea dovrà morire al posto suo (cfr. v. 14). La silenziosa supplica al Signore nei sette giorni di malattia del bambino e la rassegnazione di Davide al momento della sua morte sono l'oggetto della scena delineata nei vv. 15-23. Il segno del perdono si ha subito dopo con la nascita di un altro figlio (v. 25). È Salomone, scelto tra i suoi fratelli quale erede al trono paterno (1Re 1,30). Proprio con lui, nato «da quella che era stata la moglie di Uria» (Mt 1,6), la grande promessa del c. 7 incomincerà a realizzarsi. Ancora una volta il Signore conduce il suo popolo per vie sconosciute e inattese (cfr. Is 55, 8-9). Il capitolo si chiude con la cronaca della conquista di Rabba (vv. 26-31). La successione cronologica degli avvenimenti è incerta (la presa della città è avvenuta dopo la nascita di entrambi i figli di Betsabea oppure prima?) ma è indubbio che l'autore abbia inteso disporre artisticamente il materiale narrativo così da iniziare e terminare i cc. 11-12 con le notizie relative alla campagna contro gli Ammoniti, che aveva fornito a Davide l'occasione del peccato. La vittoria conferma a Davide che il Signore non s'è pentito a suo riguardo (cfr. 1Sam 15,11) ma continua ad assisterlo (cfr. 8, 6.14).

1-12. «il profeta»: aggiunto con i LXX. Natan appare nei momenti più importanti della vita di Davide; dopo avergli annunciato la gloria futura del regno (c. 7) ha ora l'ingrato compito di correggerne il peccato. Ciò appartiene alla vocazione profetica: anche Mosè (Es 5-11), Samuele (1Sam 15), Elia (1Re 19.21), Eliseo (2Re 3), Geremia (Ger 38), Giovanni il Battista (Mt 14,1-12 e paralleli) devono proclamare la verità ai potenti senza temerli, perché la loro parola è in verità “parola del Signore”. Natan riapparirà in 1Re 1 a fianco di Salomone.

6. «Pagherà quattro volte»: secondo la legge mosaica (Es 21,37; cfr. Lc 19,8). Tuttavia Prv 6,31 parla di una restituzione sette volte maggiore del danno arrecato. La stessa scelta è fatta dai LXX anche per il caso presente («ripagherà l'agnella sette volte»). Potrebbero essere due varianti della stessa norma oppure il “sette” corrisponde a una quantità ideale, incommensurabile (cfr. Mt 18, 21-22).

7. Per ben due volte il Signore mette “l'io” in particolare evidenza («Io ti ho unto... e io ti ho liberato...») affinché Davide ricordi che tutti i beni in suo possesso non se li è meritati né conquistati, sono un dono. Eppure la gratuità divina non gli ha insegnato nulla e «non ha avuto pietà» (v. 6)! È interessante l'analogia con la parabola di Gesù in Mt 18,23-25, dove tra l'altro ricompare il problema della “quantità” della restituzione (Mt 18,21-22; cfr. v. 6).

8. «ho messo nelle tue braccia...»: l'harem del re passava di diritto al successore (cfr. 1Sam 25,43-44).

9. «la parola del Signore»: l'ebraico dābār indica non solo la “parola”, il “detto” ma anche la “promessa”, “l’opera”, il “modo di agire” (come nel v. 14: «cosa». Cfr. 1Sam 1,23). Davide non ha disprezzato solo la “prescrizione” divina ma tutto quanto il Signore ha fatto per lui, ha disdegnato i suoi ricchi doni (fatti «per sempre»: cfr. 7,12-16) per esaudire il capriccio di un solo istante. «lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti»: è quanto Saul aveva tentato di fare con Davide, mandandolo contro i Filistei (1Sam 18,17.25).

10-12. La minaccia si realizzerà con la morte violenta di Amnon (13,23-37), Assalonne (18,9-18) e Adonia (1Re 2,13-25) e con la plateale violazione dell'harem di Davide da parte di Assalonne (16, 20-23).

14. «tu hai insultato il Signore (l'insulto sia sui nemici suoi)»: BC tenta di armonizzare il difficile TM che ha lett. «poiché hai proprio insultato i nemici del Signore». La frase in sé non ha senso; probabilmente la parola «i nemici» è stata inserita successivamente per evitare che il nome divino si trovasse a diretto contatto con un termine sconveniente. Due casi simili in 1Sam 20,16 e 25,22. «il figlio che ti è nato dovrà morire»: accanto al principio della responsabilità personale, secondo cui ciascuno deve scontare il proprio peccato (Dt 7,10; 24,16; 2Re 14,6; Ger 31,29-30; Ez 14,12-20; 18,1-30), l'AT ne conosce anche un altro che si può definire “principio della solidarietà”: il destino di ciascuno è condizionato dall'altrui comportamento, retto o empio che sia (cfr. Gn 18,24-32). L'ambito più immediato di applicazione è la famiglia: i figli devono scontare le colpe dei loro padri affinché sia ristabilita la “giustizia” (Es 20,5; 34,7; Dt 5,9; Ger 31,29; 32,18. Cfr. anche Lc 13,2; Gv 9,2-3). Sarebbe illecito – in nome di una storicistica “purificazione progressiva” della teologia veterotestamentaria – liquidare con leggerezza tale principio come grossolano e primitivo, dato che esso è intrinsecamente connesso con la dottrina del peccato originale e dell'universalità della redenzione di Cristo (Gn 3,17-19; Rm 3,23-24; 5,12-21; 1Cor 15,21-22). Una rilettura del “Carme del Servo sofferente” (Is 53, in particolare i vv. 4-6.12; cfr. 1Pt 2,24-25 e Gv 1,29) può essere illuminante in tal senso.

16-21. Contro tutte le consuetudini, durante i sette giorni di malattia del bambino Davide si comporta come durante il lutto (2Sam 1,11-12; 3,31; 13,31; Dn 10,3) che durava, appunto, sette giorni (1Sam 31,13), mentre all'annunzio della sua morte riprende la vita normale: si lava, si unge, depone il sacco e interrompe il digiuno. Lo spinge a ciò un doppio sentimento: dapprima la speranza che Dio possa impietosirsi e lasciar vivere il neonato (cfr. Gio 3,7-10), poi la sottomissione piena di fede al volere di Dio: «andò nella casa del Signore e vi si prostrò» (v. 20). accogliere l'arca (6,17), che attualmente si trova a Rabba con l'esercito israelita (11,11).

23. «Io andrò da lui, ma lui non ritornerà a me!»: lo šᵉ’ôl è il luogo dell'oltretomba ove tutti i defunti si recano senza poter più ritornare, se non temporaneamente (cfr. 1Sam 28,11). Cfr. Gb 10,20-22; 14,10-12.20.

24-25. «Iedidia»: significa «amato dal Signore». Questo soprannome profetico non apparirà più in seguito. Esso certifica che Dio ritiene scontata la pena per il peccato ed ha accordato il perdono al suo “Unto”.

26. «città delle acque»: TM, LXX e Vg hanno «città regia» (‘îr hammᵉlûkâ). La traduzione (congetturale in quanto richiede la modifica di due consonanti) si basa sul v. 27 ove si fa distinzione tra la città propriamente detta e una «città delle acque» (‘îr hammāyim), cioè un piccolo assembramento di case attorno alla cisterna (forse la medesima riportata alla luce dagli scavi archeologici), cui gli assediati potevano accedere attraverso una galleria sotterranea (cfr. 5,8). Una volta preso il controllo dell'approvvigionamento idrico Ioab può affermare di aver praticamente concluso l'assedio. Quest'interpretazione è confermata da Giuseppe Flavio (Antiquitates VII, 159).

28. «se la prendo io, porterebbe il mio nome»: Ioab concede al suo re l'onore di guidare l'ultimo assalto per conferire il proprio nome alla città conquistata (cfr. 5,7).

30. «di Milcom»: con i LXX. TM e Vg hanno: «del loro re» (malkām). La vocalizzazione è chiaramente errata poiché Milcom è attestato quale dio degli Ammoniti in 1Re 11,5.33; 2Re 23,13. La radice mlk significa «re»; ciò giustifica la pesante corona d'oro (circa 26 kg) che cinge il capo dell'idolo. Davide prende per sé la pietra preziosa incastonata sulla corona: la vittoria sugli Ammoniti è anche una vittoria sulle loro divinità (cfr. 1Sam 17,43-47 e 1Sam 31,8-10).

31. Gli Ammoniti sconfitti vengono obbligati ai lavori forzati, riconducibili all'ambito dell'edilizia pubblica (cfr. 5,9.11). La menzione degli strumenti in ferro ci ricorda le umilianti ristrettezze di alcuni decenni prima, quando i Filistei detenevano il monopolio dell'artigianato metallurgico (1Sam 13,19-21).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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[piriche]frase dopo i dueterzi di orlo” da] una quantità di frasi di cui non si può parlare di tempo sull'orlo [mezzetinte di mezzi di lavoro ad accensione promiscua le [cause naturali stratagemmi forma di nonetto varia ma intenzionale è] percettibile provoca rilasci e rilevanze alcune] nelle bozze-ad personam nell'admiral era mezzogiorno trequarti che ha [intermittenza spaventi o allergica carburazione [oppure] danno una bandiera la maggior parte [seghettata]


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2SAMUELE - Capitolo 11


1All'inizio dell'anno successivo, al tempo in cui i re sono soliti andare in guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a compiere devastazioni contro gli Ammoniti; posero l'assedio a Rabbà, mentre Davide rimaneva a Gerusalemme. 2Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella d'aspetto. 3Davide mandò a informarsi sulla donna. Gli fu detto: “È Betsabea, figlia di Eliàm, moglie di Uria l'Ittita”. 4Allora Davide mandò messaggeri a prenderla. Ella andò da lui ed egli giacque con lei, che si era appena purificata dalla sua impurità. Poi ella tornò a casa.5La donna concepì e mandò ad annunciare a Davide: “Sono incinta”. 6Allora Davide mandò a dire a Ioab: “Mandami Uria l'Ittita”. Ioab mandò Uria da Davide. 7Arrivato Uria, Davide gli chiese come stessero Ioab e la truppa e come andasse la guerra. 8Poi Davide disse a Uria: “Scendi a casa tua e làvati i piedi”. Uria uscì dalla reggia e gli fu mandata dietro una porzione delle vivande del re. 9Ma Uria dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo signore e non scese a casa sua. 10La cosa fu riferita a Davide: “Uria non è sceso a casa sua”. Allora Davide disse a Uria: “Non vieni forse da un viaggio? Perché dunque non sei sceso a casa tua?”. 11Uria rispose a Davide: “L'arca, Israele e Giuda abitano sotto le tende, Ioab mio signore e i servi del mio signore sono accampati in aperta campagna e io dovrei entrare in casa mia per mangiare e bere e per giacere con mia moglie? Per la tua vita, per la vita della tua persona, non farò mai cosa simile!”. 12Davide disse a Uria: “Rimani qui anche oggi e domani ti lascerò partire”. Così Uria rimase a Gerusalemme quel giorno e il seguente. 13Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé e lo fece ubriacare; la sera Uria uscì per andarsene a dormire sul suo giaciglio con i servi del suo signore e non scese a casa sua.14La mattina dopo Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mano di Uria. 15Nella lettera aveva scritto così: “Ponete Uria sul fronte della battaglia più dura; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia”. 16Allora Ioab, che assediava la città, pose Uria nel luogo dove sapeva che c'erano uomini valorosi. 17Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; caddero parecchi della truppa e dei servi di Davide e perì anche Uria l'Ittita.18Ioab mandò ad annunciare a Davide tutte le cose che erano avvenute nella battaglia 19e diede al messaggero quest'ordine: “Quando avrai finito di raccontare al re quanto è successo nella battaglia, 20se il re andasse in collera e ti dicesse: “Perché vi siete avvicinati così alla città per dar battaglia? Non sapevate che avrebbero tirato dall'alto delle mura? 21Chi ha ucciso Abimèlec figlio di Ierub-Baal? Non fu forse una donna che gli gettò addosso il pezzo superiore di una macina dalle mura, così che egli morì a Tebes? Perché vi siete avvicinati così alle mura?“, tu digli allora: “Anche il tuo servo Uria l'Ittita è morto”“. 22Il messaggero dunque partì e, quando fu arrivato, annunciò a Davide quanto Ioab lo aveva incaricato di dire. 23E il messaggero disse a Davide: “Poiché i nemici avevano avuto vantaggio su di noi e avevano fatto una sortita contro di noi nella campagna, noi fummo loro addosso fino alla porta della città; 24allora gli arcieri tirarono sui tuoi servi dall'alto delle mura e parecchi dei servi del re perirono. Anche il tuo servo Uria l'Ittita è morto”. 25Allora Davide disse al messaggero: “Riferirai a Ioab: “Non sia male ai tuoi occhi questo fatto, perché la spada divora ora in un modo ora in un altro; rinforza la tua battaglia contro la città e distruggila”. E tu stesso fagli coraggio”.26La moglie di Uria, saputo che Uria, suo marito, era morto, fece il lamento per il suo signore. 27Passati i giorni del lutto, Davide la mandò a prendere e l'aggregò alla sua casa. Ella diventò sua moglie e gli partorì un figlio. Ma ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore.

__________________________Note

11,4 si era appena purificata: le mestruazioni femminili erano considerate fonte d’impurità, a causa del flusso di sangue che le caratterizza (vedi Lv 15,19).

11,21 Abimèlec: su questo episodio vedi Gdc 9,50-54.

11,27 ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore: la condanna viene espressa con una formula del Deuteronomista (Dt 4,25; 9,18; 17,2; 31,29), già usata per condannare l’operato di Saul (1Sam 15,19) e che diverrà tipica nei libri dei Re (per Salomone, vedi 1Re 11,6).

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Approfondimenti


11,1-12,31. I due celeberrimi episodi narrati in queste pagine (il peccato di Davide e il suo castigo) sono intimamente connessi fra loro. Il racconto dell'adulterio e dell'omicidio perpetrati da Davide è riferito dalla Scrittura in quanto partecipe del gigantesco dramma iniziato col peccato dei progenitori (Gn 3) che fu un peccato di orgoglio insensato e di superbia, di ostinazione e ribellione. La storia sacra si configura come tenace amore di Dio, impegnato nel recupero della sua creatura continuamente tentata di distruggere in se stessa l'immagine divina secondo la quale è stata creata (Gn 1,26.28; Sap 2,23). Nessuno sfugge a questo pericolo mortale, ma neppure è abbandonato nell'abisso dal creatore «qual è il figlio che non è corretto dal padre?» (Eb 12,7). Ogni peccato riconosciuto e detestato può diventare così occasione di una grazia maggiore, di un'esperienza filiale ancor più intensa di prima. Perciò anche Davide, pur essendo «un uomo secondo il cuore di Dio» (1Sam 13,14), esperimenta la tentazione e la caduta più rovinosa (in brevissimi giorni subisce tutte le sconfitte morali più umilianti: tradimento, ipocrisia, cinismo, simulazione, ingiustizia...) ma ciò non accade invano: proprio Betsabea darà alla luce il re che «edificherà una casa al nome del Signore» (7,13) a conferma della sua gratuita offerta di fedeltà. All'imbarazzo del benintenzionato Cronista che omette di narrare lo scabroso episodio, preferiamo francamente il coraggio di 1-2 Sam che non teme di presentare tutti i fattori della storia (positivi o negativi che siano), ivi compreso quel Signore che sa tramutare i peggiori sentimenti in pentimento e conversione: «tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,28).

**11,1-27. Il capitolo consta di due parti:

  • a) vv. 1-5: l'adulterio di Davide con Betsabea;
  • b) vv. 6-27: i tentativi di Davide per coprire il suo misfatto, fino all'omicidio di Uria.

L'occasione viene offerta a Davide dalla ripresa primaverile delle ostilità contro gli Ammoniti. Israele punta all'assedio di Rabba. Mentre l'esercito è lontano con Ioab, Davide è solo in Gerusalemme. Dal casuale sguardo caduto su Betsabea alla consumazione dell'adulterio con lei i passo è brevissimo. Poco dopo piomba sul re la notizia che la donna è incinta. La situazione è grave perché la legge – cui nemmeno il re può sfuggire – punisce gli adulteri con la morte (Lv 20,10; cfr. Lv 18,20; Dt 22,22. Molte disposizioni simili si ritrovano nel Codice di Hammurabi e in altre raccolte di leggi assire e hittite). Davide convoca dal fronte il marito di Betsabea perché abbia l'occasione di recarsi da sua moglie e il nascituro possa essere riconosciuto come suo. Ma poiché la rettitudine dell'ufficiale resiste anche alle basse provocazioni di Davide (vv. 8-13), questi decide di toglier lo di mezzo: un legittimo matrimonio con la vedova potrà sistemare tutto. Cinicamente consegna ad Uria la lettera in cui Ioab riceve l'ordine di eliminarlo e il generale lo esegue senza discutere. Ma dando istruzioni al messaggero che dovrà riferire al re la notizia, Ioab prevede il ridicolo destreggiarsi dello zio fra lo sconcerto “ufficiale” e il segreto sollievo per lo scampato pericolo (vv. 18-21). Il generoso e leale Davide è intrappolato nella rete di ipocrisia e menzogna che si è intessuto con le proprie mani. Anche Ioab è complice della nefandezza, ma stavolta Davide non può rimproverarlo (cfr. 3,33-34) anzi gli è debitore del silenzio! L'intrigo potrebbe essere ambientato senza difficoltà in una qualunque corte di un qualunque periodo storico, tanto più che l'unico accenno all'orizzonte religioso d'Israele (l'arca, v. 11) potrebbe essere soppresso senza neppure dover modificare la frase in cui si trova. Dio sembra scomparso dalla storia. Ma proprio nel momento in cui la vicenda si avvia a una soluzione senza scandali, risuona l'inquietante giudizio morale: «Ma ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore» (v. 27). Mentre il re festeggia la nascita del principe il Signore si appresta a pronunciare la sua sentenza.

1. «sogliono andare in guerra»: con Vulgata. Lett. «escono».

2. «donna che faceva il bagno»: Betsabea sta concludendo con un bagno rituale il periodo di impurità legale connesso con il flusso mestruale (v. 4; cfr. Lv 15,19-28).

3. «Uria l'Hittita»: fin dai tempi dell'esilio Davide aveva accolto degli stranieri nella sua banda (cfr. 1Sam 26,6). Gli Hittiti erano un popolo dell'Asia Minore che nel XIII sec. a.C. soccombette all'invasione dei “popoli del mare”. Al tempo di Davide ne rimanevano individui isolati, sparsi tra le altre popolazioni. Il nome di questo popolo si trova più volte nelle liste stereotipate delle sei o sette popolazioni preisraelitiche della Palestina (alcuni testi esemplificativi: Gn 15,20-21; Es 3,8.17; Dt 7,1; Gs 3,10; Gdc 3,5; 1Re 9,20; 2Cr 8,7; Esd 9,1; Ne 9,8).

4. Betsabea obbedisce immediatamente all'invito del re; il fatto poi ch'essa prendesse il bagno in un luogo non del tutto al riparo da sguardi indiscreti (v. 2) fa pensare a una sua parte attiva nell'adulterio.

6-11. Primo tentativo di Davide per costringere Uria a incontrare la moglie. Per incoraggiarlo Davide gli fa portare a casa «una portata della tavola del re», segno di benevolenza non comune (cfr. Gn 43,34). Naturalmente le sue intenzioni sono ben diverse dall'affettata premura che dimostra al suo ufficiale stanco del viaggio.

11. «L'arca»: a quanto pare l'antico costume di portare l'arca sul campo di battaglia (cfr. 1Sam 4) è ancora in uso. La “presenza” divina (cfr. 1Sam 4,3) è lungi da Gerusalemme: Davide è solo a combattere contro le proprie passioni ed è destinato a perdere. «dormire con mia moglie»: Uria non parla esplicitamente di una legge religiosa sulla continenza in tempo di guerra (cfr. 1Sam 21,6), si appella piuttosto alla solidarietà cameratesca con i suoi compagni al fronte.

12-13. Vedendosi impotente a piegare con le parole la ferma volontà di Uria, Davide ricorre a metodi vili. Ma neppure stavolta Uria deflette dalla propria determinazione.

14-17. In questi versetti troviamo silenziosamente riuniti i tre protagonisti della tragedia. Davide scrive freddamente la condanna a morte di Uria, inconsapevole latore della medesima; lo scaltro Ioab intuisce che l'ordine del re è dettato da una ragione inconfessabile ma obbedisce, pregustando il sapore della rivincita.

17. «parecchi»: aggiunta ad sensum di BC; manca in TM, LXX, Vg.

18-21. Quando Davide verrà a sapere della sconfitta senz'altro si arrabbierà e accuserà i suoi uomini di essere degli incapaci, citando il proverbiale episodio di Abimelech (Gdc 9,50-54). Proprio allora – dice Ioab – il messaggero dovrà annunciargli la morte di Uria.

22. «Davide andò in collera»: da questo punto sino alla fine del versetto, BC aggiunge con i LXX la ripetizione delle parole già dette da Ioab nei vv. 20-21, che mancano dal TM.

23-27. Il messaggero si sente obbligato a spiegare le circostanze della sconfitta, ma non dimentica di concludere la sua difesa con la notizia tanto raccomandatagli da Ioab. Le sue ultime parole sortiscono un effetto prodigioso: recitando fino in fondo la sua parte Davide diventa tutt'a un tratto comprensivo e indulgente, avendo capito che Ioab ha portato a termine la sua missione.

25. «Non ti affligga questa cosa»: lett. «Non sia male ai tuoi occhi questa cosa». Davide può nascondere a se stesso e agli altri la gravità del suo crimine perché l'uomo «guarda l'apparenza», ma non può ingannare colui che «guarda il cuore» (1Sam 16,7): «ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore» (v. 27). L'autore adopera intenzionalmente le stesse parole di Davide per esprimere il verdetto di Dio che spazza via ogni ipocrisia.

27. Il lutto durava sette giorni (cfr. 1Sam 31,13). Subito dopo Davide accoglie la vedova come legittima moglie nel già numeroso harem (cfr. 1Sam 25,39-42).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Che la crisi dei rifugiati stia cambiando il volto delle relazioni politico-economiche di tutto il mondo è ormai indubbio, ma che possa scuotere il panorama artistico è meno scontato. Il 2016 ha costituito una sorta di turnover geo-politico sconvolgente, inaspettato e di conseguenza destabilizzante. Se esiste una cerchia di registi, scrittori, musicisti che si interessano al fenomeno cercando di darne una propria interpretazione con installazioni, saggi o performance, questa è comunque una minoranza, vitale, brillante, curiosa... artesuono.blogspot.com/2017/09…


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