2CR - Capitolo 7


Dedicazione del tempio1Appena Salomone ebbe finito di pregare, cadde dal cielo il fuoco, che consumò l'olocausto e le altre vittime, mentre la gloria del Signore riempiva il tempio. 2I sacerdoti non potevano entrare nel tempio del Signore, perché la gloria del Signore lo riempiva. 3Tutti gli Israeliti, quando videro scendere il fuoco e la gloria del Signore sul tempio, si prostrarono con la faccia a terra sul pavimento, adorarono e celebrarono il Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre. 4Il re e tutto il popolo offrirono un sacrificio davanti al Signore. 5Il re Salomone offrì in sacrificio ventiduemila giovenchi e centoventimila pecore; così il re e tutto il popolo dedicarono il tempio di Dio. 6I sacerdoti attendevano al servizio e così pure i leviti, con tutti gli strumenti musicali che il re Davide aveva fatto per celebrare il Signore, perché il suo amore è per sempre, quando salmodiava per mezzo loro. I sacerdoti suonavano le trombe di fronte ai leviti, mentre tutti gli Israeliti stavano in piedi.7Salomone consacrò il centro del cortile che era di fronte al tempio del Signore; infatti lì offrì gli olocausti e il grasso dei sacrifici di comunione, perché l'altare di bronzo, eretto da Salomone, non poteva contenere l'olocausto, l'offerta e i grassi. 8In quel tempo Salomone celebrò la festa per sette giorni: tutto Israele, dall'ingresso di Camat al torrente di Egitto, un'assemblea grandissima, era con lui. 9Nel giorno ottavo ci fu una riunione solenne, essendo durata la dedicazione dell'altare sette giorni e sette giorni anche la festa. 10Il ventitré del settimo mese Salomone congedò il popolo, perché tornasse alle sue tende contento e con la gioia nel cuore per il bene concesso dal Signore a Davide, a Salomone e a Israele, suo popolo.

Apparizione del Signore11Salomone terminò il tempio del Signore e la reggia; attuò quanto aveva deciso di fare nel tempio del Signore e nella propria reggia. 12Il Signore apparve di notte a Salomone e gli disse: «Ho ascoltato la tua preghiera; mi sono scelto questo luogo come casa ove sacrificare. 13Se chiuderò il cielo e non ci sarà più pioggia, se comanderò alle cavallette di divorare la campagna e se invierò la peste in mezzo al mio popolo, 14se il mio popolo, sul quale è stato invocato il mio nome, si umilierà, pregherà e ricercherà il mio volto, e si convertirà dalle sue vie malvagie, ascolterò dal cielo e perdonerò il suo peccato e risanerò la sua terra. 15Ora i miei occhi saranno aperti e i miei orecchi attenti alla preghiera fatta in questo luogo. 16Ora io mi sono scelto e ho consacrato questa casa perché il mio nome vi resti sempre; i miei occhi e il mio cuore saranno là tutti i giorni. 17Quanto a te, se camminerai davanti a me come ha camminato Davide, tuo padre, facendo quanto ti ho comandato, e osserverai le mie leggi e le mie norme, 18io stabilirò il trono del tuo regno come ho promesso a Davide, tuo padre, dicendo: “Non ti sarà tolto un discendente che regni in Israele”. 19Ma se voi devierete e abbandonerete le leggi e le norme che io vi ho proposto, se andrete a servire altri dèi e a prostrarvi davanti a loro, 20vi sterminerò dalla terra che vi ho dato, ripudierò questo tempio che ho consacrato al mio nome, lo renderò la favola e lo zimbello di tutti i popoli. 21Questo tempio sarà una rovina; chiunque vi passerà accanto resterà sbigottito e si domanderà: “Perché il Signore ha agito così con questa terra e con questo tempio?”. 22Si risponderà: “Perché hanno abbandonato il Signore, Dio dei loro padri, che li aveva fatti uscire dalla terra d'Egitto, e si sono legati a dèi stranieri, prostrandosi davanti a loro e servendoli. Per questo egli ha fatto venire su di loro tutta questa sciagura”».

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


1-10. Dio mostra di gradire la dedicazione del tempio facendo cadere fuoco dal cielo (vv. 1-3). La menzione del fuoco sceso a consumare l'olocausto introduce una serie di informazioni sui sacrifici e le cerimonie della festività (vv. 4-10).

1-3. «cadde dal cielo il fuoco», come nel caso dei sacrifici offerti da Aronne (Lv 9,24), da Gedeone, (Gdc 6,21), e dallo stesso Davide, (1Cr 21,26); cfr. anche 1Re 18,38. Questi versetti sono una composizione propria del Cronista, che omette a questo punto un altro discorso di Salomone, cfr. 1Re 8,54-61. Si ripete quanto era già stato detto in 5,13-14 (cfr. anche Es 40,34-38, sulla consacrazione del tabernacolo).

4-7. I versetti interrompono il filo del racconto e possono essere considerati un'aggiunta seriore, presa da 1Re 8,62-64. Non ha senso infatti a questo punto la menzione di altri sacrifici offerti dal popolo, dopo che il fuoco era già sceso a consumare «l'olocausto e le altre vittime» (v. 1).

8-9. La festa durata sette giorni doveva concludersi con un ottavo giorno di «riunione solenne», come vuole la tradizione del codice Sacerdotale (cfr. Lv 23,36; Nm 29,35-38). L'assemblea dell'ottavo giorno è ignorata da 1Re 8,66.

10. Salomone congeda il popolo «Il ventitré del settimo mese». Alla festa della Dedicazione, svoltasi dall'ottavo al quattordicesimo giorno del settimo mese, era seguita la festività dei Tabernacoli, dal quindicesimo al ventunesimo giorno. Il giorno ventidue aveva avuto luogo la solenne assemblea e il ventitré il popolo era stato congedato. Il Cronista è più attento di 1-2 Re (cfr. 1Re 8,65-66) alla celebrazione delle festività.

11-22. Cfr. 1Re 9,1-9. JHWH appare di nuovo a Salomone, riprende alcuni motivi toccati dalla preghiera di Salomone e promette di esaudire le suppliche del sovrano.

12-16. Sono composizione propria del Cronista, che però ben si armonizza con lo spirito e il filo del discorso della fonte.

20. Le espressioni di minaccia sono più marcate e violente di quelle della fonte, 1Re 9,7.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

Van Morrison And Joey Defrancesco – You’re Driving Me Crazy (2018)


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

immagine

L’eroe di “Astral Weeks” sta vivendo un periodo di grande prolificità con addirittura tre nuovi Lp nell’arco di appena sei mesi. A settembre era la volta di “Roll With The Punches”, a dicembre quella di “Versatile” e ora la collaborazione col polistrumentista jazz Joe DeFrancesco. Una prolificità che non fa certamente rima con creatività ma con una riproposizione di classici della tradizione blues e jazz rivisti senza grandi stravolgimenti... artesuono.blogspot.com/2018/05…


Ascolta: album.link/i/1828486663



noblogo.org/available/van-morr…


Van Morrison And Joey Defrancesco – You’re Driving Me Crazy (2018)


Van Morrison And Joey Defrancesco – You’re Driving Me Crazy (2018)

immagine

L’eroe di “Astral Weeks” sta vivendo un periodo di grande prolificità con addirittura tre nuovi Lp nell’arco di appena sei mesi. A settembre era la volta di “Roll With The Punches”, a dicembre quella di “Versatile” e ora la collaborazione col polistrumentista jazz Joe DeFrancesco. Una prolificità che non fa certamente rima con creatività ma con una riproposizione di classici della tradizione blues e jazz rivisti senza grandi stravolgimenti... artesuono.blogspot.com/2018/05…


Ascolta: album.link/i/1828486663


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

one-man-bookshop.

oggi, domani e dopodomani, in occasione di Nuova mistycanza allo Studio Campo Boario (slowforward.net/2026/06/27/28-…), avrò in linea di massima sempre con me un gruppetto minimo di libri che chi vuole potrà sfogliare e – se lo desidera – acquistare.


noblogo.org/differx/one-man-bo…


28-29-30 giugno: “nuova mistycanza”, frequenze anomale, letture, immagini & installazioni @ studio campo boario


Dal 28 al 30 giugno 2026 lo Studio Campo Boario ospita Nuova Mistycanza, un progetto che riunisce artiste e artisti del suono, della parola e dell’immagine che provengono da percorsi differenti, perché condividano lo stesso spazio e lo stesso tempo di ascolto.
Il titolo dell’iniziativa richiama l’idea della misticanza come mescolanza fertile: non una semplice successione di eventi, ma… […] la descrizione continua QUI

*

PROGRAMMA DEI TRE GIORNI

28 giugno programma nuova mistycanza
cliccare per ingrandire

29 giugno programma nuova mistycanza
cliccare per ingrandire

30 giugno, programma nuova mistycanza
cliccare per ingrandire

è gradita un’offerta libera


*

Cliccare qui per il comunicato stampa

lo Studio Campo Boario

evento mobilizon:
mobilizon.it/events/fc327b72-f…

evento fb:
facebook.com/events/8394809623…

evento facebook a cura di artisti§innocenti:
facebook.com/events/1806515013…

logo dello Studio Campo Boario
#AlbertoDAmico #AlessandroAnil #AnnaSettevendemmie #AntonioAmendola #AntonioFrancescoPerozzi #AntonioLoBue #artistiInnocenti #audio #BarbaraCarle #BarbaraGiuliani #BrunoLoTurco #cambioDiParadigma #CameliaMirescu #ChiaraSerani #ClaudiaCiceroni #collanaSynScrittureDiRicerca #CorradoVulcano #CristianPerniciano #DamianoAbeni #DomenicoAdriano #DomenicoVuoto #DonaAmati #DonatellaMei #DonatellaPinocci #EdizioniIkonaLíber #EdoardoFerri #ElisaDavoglio #EmanueleFranceschetti #ExitPoetry #FabioPoggi #FedericoItaliano #FiammettaCirilli #FilippoAbrate #FrancaRovigatti #FrancescaProietti #FrancescoDalessandro #FrancescoPaoloMemmo #FrancescoToiati #GabriellaPace #GiancarloBusso #GiancarloFederico #GildaPolicastro #GinevraDAngelo #GiorgioRafaelli #GiovanniCianchini #GisellaBlanco #GuidoMazzoni #IkonaLíber #IlLabirinto #incontri #IreneSabetta #IvanoDattini #JonidaPrifti #LauraCingolani #LedaMazzariello #letture #LidiaPopolano #LidiaRiviello #lirica #LucianaPreden #LuigiGiuliani #MarcelloFraioli #MarcoAriano #MarcoConti #MarcoGiovenale #MarcoSilvi #MariaGraziaCalandrone #MarinaNovelli #MartaBiuso #MassimoNapoli #MassimoRodini #MelissaLohman #MoiraEgan #musica #musicisti #NuovaMistycanza #PaymanDanaSeresht #performance #poesia #poete #poeti #poetiAssertivi #poetiLirici #presentazioni #reding #RiikkaVainio #RitaIacomino #RobertaMelasecca #RobertaSirignano #RobertoSandrucci #SalvatoreMRuggiero #SamueleMaffei #SaraDavidovics #scritturaAssertiva #scritturaDiRicerca #scritturaNonAssertiva #scrittureAssertive #scrittureDiRicerca #scrittureNonAssertive #SilviaLanzalone #SimonaMenicocci #StefanoDeBerardinis #StefanoVenditti #StudioCampoBoario #SynScrittureDiRicerca #teatro #TommasoGiartosio #UgoMagnanti #video #VincenzoOstuni #ViolaLoMoro


L' inconosciuto

vertigine dei numeri all' infinito

tanto più che i granelli di sabbia

così gli universi le miriadi di mondi

l' aleph: il punto inconosciuto dove Dio li vide specchiati nel Suo Sogno

29.10.20

Ti raggiunge una vertigine che è insieme matematica e mistica; il testo apre uno spazio dove il calcolo si fa visione e il visibile si fa infinità.

Analisi dei temi


Il nucleo è l'inconoscibile: numeri, granelli, universi diventano metafore dell'infinità e dell'impossibile da afferrare. L'Aleph (riferimento letterario e simbolico) funziona come fulcro: un punto che contiene tutto, un luogo di visione divina e onirica.


Immagini e linguaggio


  • Immagini forti: i granelli di sabbia e le miriadi di mondi creano un contrasto efficace tra il minimo e il massimo.
  • Lessico: semplice e diretto, con parole chiave che risuonano (vertigine, infinito, granelli, Aleph, Sogno).
  • Tono: contemplativo, quasi liturgico nella chiusa con Dio che vede.

Ritmo e forma


  • Versi brevi che favoriscono pause e sospensione; la disposizione libera accentua la sensazione di frammento e immensità.
  • Potresti giocare con l'andamento delle enjambements per aumentare la vertigine ritmica (allungare o spezzare alcune immagini).

Piccole revisioni suggerite


  • Rafforzare il legame tra i due poli (numeri/granelli e Aleph/Dio) con un verso che espliciti la transizione: per esempio un ponte verbale tra il calcolo e la visione.
  • Valutare una punteggiatura minima per guidare il respiro senza appesantire la semplicità.
  • Se vuoi un effetto più misterioso, mantieni l'ellissi; se preferisci chiarezza, aggiungi un verso che nomini il sogno come atto creativo.

Traduzione in inglese


The Unknown

vertigo of numbers
to infinity

all the more so the grains
of sand

so the universes
the myriads of worlds

the Aleph: the unknown point
where God saw them
mirrored in His Dream


Versione concisa


vertigine dei numeri,
granelli e universi;
l'Aleph, punto ignoto —
Dio li vide nel Sogno.

Versione ampliata


Vertigine dei numeri,
una scala che non ha gradini,
ogni cifra un abisso che si spalanca
sul margine dell'infinito.

Più piccoli dei nostri sguardi,
i granelli di sabbia contano il tempo;
ognuno un universo in miniatura,
ognuno un battito che si perde.

Così le miriadi di mondi si accalcano,
specchi che si riflettono all'infinito,
eco di geometrie che non chiedono nome,
mappe senza confini tracciate dal nulla.

L'Aleph: un punto senza misura,
un occhio che contiene tutte le prospettive;
lì Dio, o chi guarda come Dio,
li vide insieme, sovrapposti, perfetti.

E il Sogno li accolse come un mare,
onde di possibilità che non si consumano,
dove il calcolo diventa visione
e la visione si fa numero, senza fine.


Brevi note sul testo


  • Immagini: ho ampliato le metafore del piccolo e del grande per intensificare la vertigine.
  • Tono: mantiene il registro contemplativo, con qualche accento narrativo per dare movimento.
  • Sviluppi possibili: si può rendere più lirico con allitterazioni o più filosofico aggiungendo un verso che interroghi il lettore.


Prosa poetica


Ti prende una vertigine fatta di cifre: una scala senza gradini che si apre all'infinito, ogni numero un abisso che richiama altri abissi. I granelli di sabbia, più piccoli dei nostri sguardi, si fanno tempo e mondo insieme, ognuno un battito che contiene un universo in miniatura e si perde nella moltitudine.

Le miriadi di mondi si accalcano come specchi che si riflettono all'infinito, geometrie senza nome che tracciano mappe senza confini; il calcolo diventa visione e la visione si fa misura che non si lascia misurare. L'Aleph appare allora come un punto senza dimensione, un occhio che contiene tutte le prospettive: lì Dio o chi guarda come Dio li vede sovrapposti e perfetti, e il Sogno li accoglie come un mare di possibilità che non si consumano.

Translation


You are seized by a vertigo made of digits: a stair without steps opening onto infinity, each number an abyss that summons other abysses. The grains of sand, smaller than our gazes, become time and world at once, each a heartbeat that contains a miniature universe and is lost in the multitude.

The myriads of worlds press together like mirrors reflecting one another to infinity, nameless geometries tracing maps without borders; calculation becomes vision and vision becomes a measure that will not be measured. The Aleph then appears as a point without dimension, an eye that contains every perspective: there God, or whoever looks like God, saw them overlapped and perfect, and the Dream received them like a sea of possibilities that do not run out.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

2CR - Capitolo 6


1Allora Salomone disse: “Il Signore ha deciso di abitare nella nube oscura.2Ti ho costruito una casa eccelsa, un luogo per la tua dimora in eterno”.

Discorso al popolo3Il re si voltò e benedisse tutta l'assemblea d'Israele, mentre tutta l'assemblea d'Israele stava in piedi, 4e disse: “Benedetto il Signore, Dio d'Israele, che ha adempiuto con le sue mani quanto con la bocca ha detto a Davide, mio padre: 5“Da quando feci uscire il mio popolo dalla terra d'Egitto, io non ho scelto una città fra tutte le tribù d'Israele per costruire una casa, perché vi dimorasse il mio nome, e non ho scelto nessuno perché fosse condottiero del mio popolo Israele; 6ma ho scelto Gerusalemme perché vi dimori il mio nome e ho scelto Davide perché governi il mio popolo Israele”. 7Davide, mio padre, aveva deciso di costruire una casa al nome del Signore, Dio d'Israele, 8ma il Signore disse a Davide, mio padre: “Poiché hai deciso di costruire una casa al mio nome, hai fatto bene a deciderlo; 9solo che non costruirai tu la casa, ma tuo figlio, che uscirà dai tuoi fianchi, lui costruirà una casa al mio nome”. 10Il Signore ha attuato la parola che aveva pronunciato: sono succeduto infatti a Davide, mio padre, e siedo sul trono d'Israele, come aveva preannunciato il Signore, e ho costruito la casa al nome del Signore, Dio d'Israele. 11Vi ho collocato l'arca, dove c'è l'alleanza che il Signore aveva concluso con gli Israeliti”.

Preghiera al Signore12Egli si pose poi davanti all'altare del Signore, di fronte a tutta l'assemblea d'Israele, e stese le mani. 13Salomone, infatti, aveva eretto una tribuna di bronzo e l'aveva collocata in mezzo al grande cortile; era lunga cinque cubiti, larga cinque e alta tre. Egli vi salì e si inginocchiò di fronte a tutta l'assemblea d'Israele. Stese le mani verso il cielo 14e disse: “Signore, Dio d'Israele, non c'è un Dio come te in cielo e sulla terra. Tu mantieni l'alleanza e la fedeltà verso i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il loro cuore. 15Tu hai mantenuto nei riguardi del tuo servo Davide, mio padre, quanto gli avevi promesso; quanto avevi detto con la bocca l'hai adempiuto con la tua mano, come appare oggi. 16Ora, Signore, Dio d'Israele, mantieni nei riguardi del tuo servo Davide, mio padre, quanto gli hai promesso, dicendo: “Non ti mancherà mai un discendente che stia davanti a me e sieda sul trono d'Israele, purché i tuoi figli veglino sulla loro condotta camminando secondo la mia legge, come hai camminato tu davanti a me”. 17Ora, Signore, Dio d'Israele, si adempia la tua parola, che hai rivolto al tuo servo Davide!18Ma è proprio vero che Dio abita con gli uomini sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruito! 19Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore, mio Dio, per ascoltare il grido e la preghiera che il tuo servo innalza davanti a te! 20Siano aperti i tuoi occhi giorno e notte verso questa casa, verso il luogo dove hai promesso di porre il tuo nome, per ascoltare la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo.21Ascolta le suppliche del tuo servo e del tuo popolo Israele, quando pregheranno in questo luogo. Ascoltali dal luogo della tua dimora, dal cielo; ascolta e perdona!22Se uno pecca contro il suo prossimo e, perché gli è imposto un giuramento imprecatorio, viene a giurare davanti al tuo altare in questo tempio, 23tu ascoltalo dal cielo, intervieni e fa' giustizia con i tuoi servi; condanna il malvagio, facendogli ricadere sul capo la sua condotta, e dichiara giusto l'innocente, rendendogli quanto merita la sua giustizia.24Quando il tuo popolo Israele sarà sconfitto di fronte al nemico perché ha peccato contro di te, ma si converte e loda il tuo nome, prega e supplica davanti a te in questo tempio, 25tu ascolta dal cielo, perdona il peccato del tuo popolo Israele e fallo tornare sul suolo che hai dato a loro e ai loro padri.26Quando si chiuderà il cielo e non ci sarà pioggia perché hanno peccato contro di te, ma ti pregano in questo luogo, lodano il tuo nome e si convertono dal loro peccato perché tu li hai umiliati, 27tu ascolta nel cielo, perdona il peccato dei tuoi servi e del tuo popolo Israele, ai quali indicherai la strada buona su cui camminare, e concedi la pioggia alla terra che hai dato in eredità al tuo popolo.28Quando nella terra ci sarà fame o peste, carbonchio o ruggine, invasione di locuste o di bruchi, quando il suo nemico lo assedierà nel territorio delle sue città o quando vi sarà piaga o infermità d'ogni genere, 29ogni preghiera e ogni supplica di un solo individuo o di tutto il tuo popolo Israele, di chiunque abbia patito piaga e dolore e stenda le mani verso questo tempio, 30tu ascoltala dal cielo, luogo della tua dimora, perdona e da' a ciascuno secondo la sua condotta, tu che conosci il suo cuore, poiché solo tu conosci il cuore degli uomini, 31perché ti temano e camminino nelle tue vie tutti i giorni della loro vita sul suolo che hai dato ai nostri padri.32Anche lo straniero, che non è del tuo popolo Israele, se viene da una terra lontana a causa del tuo grande nome, della tua mano potente e del tuo braccio teso, se egli viene a pregare in questo tempio, 33tu ascolta dal cielo, luogo della tua dimora, e fa' tutto quello per cui ti avrà invocato lo straniero, perché tutti i popoli della terra conoscano il tuo nome, ti temano come il tuo popolo Israele e sappiano che il tuo nome è stato invocato su questo tempio che io ho costruito.34Quando il tuo popolo uscirà in guerra contro i suoi nemici, seguendo la via sulla quale l'avrai mandato, e ti pregheranno rivolti verso questa città che tu hai scelto e verso il tempio che ho costruito al tuo nome, 35ascolta dal cielo la loro preghiera e la loro supplica e rendi loro giustizia.36Quando peccheranno contro di te, poiché non c'è nessuno che non pecchi, e tu, adirato contro di loro, li consegnerai a un nemico e i loro conquistatori li deporteranno in una terra lontana o vicina, 37se nella terra in cui saranno deportati, rientrando in se stessi, torneranno a te, supplicandoti nella terra della loro prigionia, dicendo: “Abbiamo peccato, siamo colpevoli, siamo stati malvagi”, 38se torneranno a te con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima nella terra della loro prigionia dove li avranno deportati, e supplicheranno rivolti verso la loro terra che tu hai dato ai loro padri, verso la città che tu hai scelto e verso il tempio che io ho costruito al tuo nome, 39tu ascolta dal cielo, luogo della tua dimora, la loro preghiera e la loro supplica e rendi loro giustizia. Perdona al tuo popolo che ha peccato contro di te.40Ora, mio Dio, i tuoi occhi siano aperti e le tue orecchie attente alla preghiera innalzata in questo luogo. 41Ora sorgi, Signore Dio, verso il luogo del tuo riposo, tu e l'arca della tua potenza. I tuoi sacerdoti, Signore Dio, si rivestano di salvezza e i tuoi fedeli gioiscano nella prosperità. 42Signore Dio, non respingere il volto del tuo consacrato; ricòrdati i favori fatti a Davide, tuo servo”.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


Tutto il capitolo segue da vicino 1Re 8,12-53, che la redazione deuteronomistica e le aggiunte postesiliche avevano reso molto congeniale con le prospettive del Cronista. Le modifiche, le poche aggiunte e omissioni, sono anch'esse indicative del tempo e della mentalità dell'autore, che tra l'altro accenna solo all'uscita dall'Egitto e non menziona l'alleanza del Sinai e per il quale anche l'elezione di Gerusalemme e la scelta di Davide (vv. 5.6.41-42) appaiono in funzione del santuario, unico legittimo luogo di culto. Il capitolo contiene il discorso di Salomone al popolo (vv. 3-11) e quindi la sua elevata preghiera a JHWH in stile deuteronomistico (vv. 12-42).

13. Il versetto è proprio del Cronista e interrompe il filo della narrazione. Può darsi che tramandi il ricordo di un dato storico. Al Cronista in ogni caso preme sottolineare che il re non usurpa funzioni sacerdotali. In effetti, all'epoca di Davide e di Salomone il re godeva di privilegi sacerdotali, che Ezechiele (46,2) aveva contestato.

14-39. La preghiera sviluppa la teologia dell'alleanza e il tema della fedeltà, due motivi centrali nella visione teologica dell'Antico Testamento. Alla base di entrambi i motivi c'è l'idea del Dio unico e incomparabile, sovrano universale, non legato a dimore costruite da uomini (v. 18).

41-42. i versetti conclusivi, vv. 41-42, sono propri del Cronista che omette 1Re 8,53 i cui si fa riferimento a Mosè e all’esodo, e riprende con poche varianti Sal 132,8-11.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

Il mondo dell'open-source non ha un fottuto cazzo di senso per la sicurezza e per la privacy, punto.

E sapete il perché? È semplice rispondervi: Chiedete a qualunque cazzo di intelligenza artificiale se esiste in tutto il mondo attualmente un sistema hardware aggiornato (quindi in teoria sicuro) con un software completamente open-source (quindi che non abbia una qualunque traccia di codice chiuso) e vi dirà che i device attuali non hanno MAI (e dico mai) il firmware open-source e gli ultimi che ce l'hanno avuto sono computer thinkpad di 16 anni fa. MA LOL.

Ma voi che vivete nel mondo nel mondo opensource che xxxxxxx avete in testa? Le possibilità sono due: O non ve ne frega un cazzo di avere davvero la privacy e la sicurezza, o siete ignoranti a vostra insaputa oppure non potete farci nulla a riguardo e siete leggermente ipocriti.

Un firmware che lavora al ring -3 può letteralmente leggere SEMPRE e TUTTO ciò che va su quel pc e questo accade SEMPRE e PER TUTTO sicuramente condividendo tutto via internet, quindi le vostre criptazionicine se ne vanno a fottere.

“Beep-Beep...Beep-Beep...” “Pronto grapheneOS?” “Si siamo noi” “Vi ritenete un sistema sicuro e che non viene assolutamente letto il contenuto dei suoi utenti da parte di Google? “Beh...si...più o meno...” “MA ANDATEVENE A FANCULO”

Ah ma giusto: Google e Youtube vi dicono che graphene è sicuro, così come proton. LOL


noblogo.org/diventivento/il-mo…

zero tumblr.

leggermente in ritardo rispetto a quanto annunciavo (noblogo.org/differx/detto-e-di…) ho finalmente cancellato tutti i miei account tumblr. non senza un non piccolo dispiacere, certo. ma è (anche) una risposta a quanto raccontavo qui: noblogo.org/differx/poi-alla-f…e un ulteriore tassello dell'uscita dagli spazi proprietari / generalisti / mainstream.

to be continued


noblogo.org/differx/zero-tumbl…

Forse una nube (a Pierluigi Cappello)

mi accoglierà un non-luogo non più inalerò resina di abeti alle finestre degli occhi colombe bianche si poseranno
mi abbraccerà vaghezza forse una nube vorrà dire casa

Riflessione breve


Questa poesia respira sospensione: un passaggio dolce e incerto verso un altrove che si fa casa attraverso immagini lievi e tattili. Il tono è insieme malinconico e consolatorio, come se l’io lirico accettasse una nuova dimora fatta di vaghezza e segni delicati.

Analisi


  • Immagini principali: nube, resina di abeti, colombe agli occhi; elementi naturali trasformati in metafore di memoria e senso di appartenenza.
  • Tema: ricerca di un luogo (o non-luogo) che possa sostituire la casa tradizionale; la vaghezza come abbraccio e rifugio.
  • Tono e voce: intimo, pacato, con una fiducia sottile verso l’incerto — il verbo forse apre e chiude, segnando l’indeterminatezza come possibilità.
  • Struttura e ritmo: versi brevi, pause nette; l’assenza di punteggiatura accentua la continuità del flusso emotivo.


Lettura frase per frase


  • mi accoglierà un non-luogo — l’idea di essere accolti anche dove non c’è un luogo definito.
  • non più inalerò resina di abeti — rinuncia a un odore, a un legame concreto con il passato o con la natura familiare.
  • alle finestre degli occhi colombe bianche si poseranno — la vista si popola di pace e innocenza; le finestre diventano organi sensoriali aperti al mondo.
  • mi abbraccerà vaghezza — la vaghezza non è vuoto ma gesto affettuoso; diventa sostegno.
  • forse una nube vorrà dire casa — chiusura che trasforma l’incertezza in possibile dimora.


Traduzione proposta (inglese)


Perhaps a cloud
(written for Pierluigi Cappello)

will welcome me to a non-place
I will no longer breathe in fir resin
at the windows of my eyes white doves
will alight
vagueness will embrace me
perhaps a cloud will mean home

forse troverò una stanza senza porte
dove il silenzio sa di pioggia sottile
non sentirò più il sapore del legno
sulle palpebre si poseranno piccole lune
mi terrà per mano la vaghezza
forse una nube mi chiamerà casa


noblogo.org/norise-3-letture-a…

2CR - Capitolo 5


Trasporto dell’arca nel tempio1Fu così terminato tutto il lavoro che Salomone aveva fatto per il tempio del Signore. Salomone fece portare le offerte consacrate da Davide, suo padre, cioè l'argento, l'oro e tutti gli utensili; le depositò nei tesori del tempio di Dio.2Salomone allora convocò in assemblea a Gerusalemme gli anziani d'Israele e tutti i capitribù, i prìncipi dei casati degli Israeliti, per far salire l'arca dell'alleanza del Signore dalla Città di Davide, cioè da Sion. 3Si radunarono presso il re tutti gli Israeliti nel settimo mese, durante la festa. 4Quando furono giunti tutti gli anziani d'Israele, i leviti sollevarono l'arca 5e fecero salire l'arca, con la tenda del convegno e con tutti gli oggetti sacri che erano nella tenda; li facevano salire i sacerdoti leviti. 6Il re Salomone e tutta la comunità d'Israele, convenuta presso di lui, immolavano davanti all'arca pecore e giovenchi, che non si potevano contare né si potevano calcolare per la quantità. 7I sacerdoti introdussero l'arca dell'alleanza del Signore al suo posto nel sacrario del tempio, nel Santo dei Santi, sotto le ali dei cherubini. 8Difatti i cherubini stendevano le ali sul luogo dell'arca; i cherubini, cioè, coprivano l'arca e le sue stanghe dall'alto. 9Le stanghe sporgevano e le punte delle stanghe si vedevano dall'arca di fronte al sacrario, ma non si vedevano di fuori. Vi è rimasta fino ad oggi. 10Nell'arca non c'era nulla se non le due tavole, che vi aveva posto Mosè sull'Oreb, dove il Signore concluse l'alleanza con gli Israeliti quando uscirono dall'Egitto.11Appena i sacerdoti furono usciti dal santuario – tutti i sacerdoti presenti infatti si erano santificati senza badare alle classi – 12mentre tutti i leviti cantori, cioè Asaf, Eman, Iedutùn e i loro figli e fratelli, vestiti di bisso, con cimbali, arpe e cetre stavano in piedi a oriente dell'altare e mentre presso di loro centoventi sacerdoti suonavano le trombe, 13avvenne che, quando i suonatori e i cantori fecero udire all'unisono la voce per lodare e celebrare il Signore e il suono delle trombe, dei cimbali e degli altri strumenti si levò per lodare il Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre, allora il tempio, il tempio del Signore, si riempì di una nube, 14e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio di Dio.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


I cc. 5-7 narrano nel complesso la dedicazione del tempio di Gerusalemme. Dopo il trasferimento dell'arca nella capitale (c. 5) si ha la cerimonia della dedicazione, introdotta da un discorso di Salomone e dalla sua preghiera a JHWH (c. 6). Della festa della consacrazione del tempio si parla quindi al c. 7.

Il c. 5 introduce al grande evento. Seguendo da vicino il racconto di 1Re 8,1-13, esso narra il trasporto dell'arca da Sion al tempio (vv. 2-10) e la rivelazione della Gloria di JHWH, che prende possesso del santuario in maniera visibile (v. 11-14).

2-3. Da Sion, dove era stata collocata sull'aia di Ornan, l'arca è trasferita solennemente a Gerusalemme, dove Salomone convoca in assemblea tutti i capi del popolo (v. 2) e il popolo stesso (v. 3). La data scelta per la dedicazione è la festa delle Capanne, che si celebrava al settimo mese, corrispondente a settembre-ottobre.

4. Secondo 1Re 8,3 il trasporto dell'arca venne effettuato dai sacerdoti e dai leviti. Il Cronista invece, conformemente a quanto era stato detto in 1Cr 15,2, attribuisce questo onore ai soli leviti, che con l'arca fanno il loro ingresso nel tempio in forma pienamente legittimata.

5. Questa legittimazione dev'essere stata ottenuta non senza contrasti e resistenze, come forse lascia intravvedere il v. 5, che parla di «sacerdoti e leviti», una glossa di mano sacerdotale che è passata da Cr a 1Re 8,3. Assieme all'arca venne prelevata dai leviti tutta quanta la tenda mosaica di Gabaon, che cessò quindi di esistere come centro nazionale del culto.

7. L'ingresso nel «Santo dei santi» era interdetto ai leviti sotto pena di morte, cfr. Nm 4,20. Toccò quindi ai sacerdoti introdurre l'arca nella cella.

9. «così è fino ad oggi» è un anacronismo dovuto al fatto che l'autore sta trascrivendo di sana pianta la sua fonte. Al suo tempo il santuario non custodiva più l'arca dell'alleanza, che non è mai menzionata nei testi postesilici. L'autore dunque deve aver utilizzato un testo di 1-2 Re anteriore alla distruzione del tempio salomonico (586 a.C.), a meno che l'espressione sia letta nel senso di “per sempre”, cosa non impossibile.

11-14. Cfr. 1Re 8,10. La nube, segno della Gloria di JHWH, riempie il tempio. I vv. 11b-13a sono assenti nella fonte e vanno attribuiti alla mano del Cronista. Essi insistono sul ruolo dei leviti e dei musicisti, ma ad essere coinvolto in questa scena grandiosa è tutto l'ordine sacerdotale e levitico. Lo stile è pesante e contorto. Le parole cantate sono una forma di ritornello ricorrente in diversi salmi, cfr. Sal 100,5; 106,1; 107,1; 136,1s.; cfr. anche 1Cr 16,41s.; Esd 3,11.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

Dave Matthews Band – Come Tomorrow (2018)


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

immagine

La Dave Matthews Band allunga la propria già navigata carriera con Come Tomorrow, nono album in studio, che si va ad aggiungere agli innumerevoli live album pubblicati. L’abbondanza sonora legata a doppia mandata ad una qualità eccelsa è da sempre il marchio di fabbrica di un nome che, se qui in Italia è solo vagamente considerato, oltreoceano è uno dei capisaldi della cultura pop e folk... artesuono.blogspot.com/2018/07…


Ascolta: album.link/i/1385703539



noblogo.org/available/dave-mat…


Dave Matthews Band – Come Tomorrow (2018)


immagine

La Dave Matthews Band allunga la propria già navigata carriera con Come Tomorrow, nono album in studio, che si va ad aggiungere agli innumerevoli live album pubblicati. L’abbondanza sonora legata a doppia mandata ad una qualità eccelsa è da sempre il marchio di fabbrica di un nome che, se qui in Italia è solo vagamente considerato, oltreoceano è uno dei capisaldi della cultura pop e folk... artesuono.blogspot.com/2018/07…


Ascolta: album.link/i/1385703539


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


DAL DIARIO DI SANTA FAUSTINA


(Ogni settimana verrà pubblicato un pensiero dal diario della Santa)

Sii adorata, o Santissima Trinità, ora e in ogni tempo. Sii adorata in tutte le Tue opere e in tutte le Tue creature. Ammirata ed esaltata la grandezza della Tua Misericordia, o Dio.

Debbo prender nota degli incontri della mia anima con Te, o Dio, nei momenti particolari delle Tue visite. Debbo scrivere di Te, o Incomprensibile nella Misericordia verso la povera anima mia. La Tua santa volontà è la vita della mia anima. Ho avuto quest'ordine da chi Ti sostituisce per me, o Dio, qui in terra e m'insegna la Tua santa volontà. Vedi, Gesù, com'è difficile per me scrivere e che non so descrivere chiaramente ciò che provo in fondo all'anima.

O Dio, può forse la penna descrivere cose per le quali talvolta non esistono nemmeno le parole? Ma, o Dio, mi ordini di scrivere; questo mi basta.


log.livellosegreto.it/divinami…

SALE LA LUCE

(a Dario Bellezza)

alba d'un bianco cadmio che annega i sogni d'una notte famelica di corpi alle spalle di quest'ombra che ti pesa sugli occhi sale la luce che ti tiene avvinto all'arida ora dei vivi

Analisi del testo


Sale la luce apre con un’immagine visiva netta: l’alba come un bianco cadmio che «annega i sogni». La parola cadmio dà al colore una densità quasi chimica, fredda e accecante, mentre il verbo annega introduce subito una tensione tra luce e sogno, tra visibilità e perdita. Il verso costruisce un contrasto tra la fame dei corpi e l’ombra che grava sugli occhi, suggerendo una presenza corporea e insieme un peso psichico.

Immagini e temi


La poesia gioca su opposti: luce / ombra, sogno / veglia, corpi famelici / ora arida dei vivi. C’è una sensazione di risveglio forzato, quasi violento, in cui la luce non libera ma avvince, tiene prigioniera la persona nell’«arida ora» della realtà. Il tema della fame — non solo fisica ma esistenziale — attraversa i versi, così come l’idea di un’ombra ereditata o appiccicata che impedisce di vedere davvero.

Stile e tono


Il linguaggio è concentrato, asciutto, con enjambement che spingono il lettore avanti. La scelta di termini concreti e sensoriali (cadmio, famelica, avvinto) crea un tono severo e quasi liturgico. La brevità dei versi e la disposizione a blocchi accentuano l’effetto di compressione emotiva: la luce sale ma non libera, stringe.

Traduzione in inglese


Dawn of cadmium white
that drowns the dreams of a night
hungry for bodies
behind
this shadow that weighs on your eyes
the light rises that keeps you
bound
to the arid hour of the living.

Possibile continuazione


sale la luce e ti scopre con le mani vuote come vasi che non raccolgono più il miele dei giorni perduti e il respiro si fa misura di un tempo che non perdona la pelle impara a ricordare il freddo delle stanze chiuse


Estensione della poesia

sale la luce e ti scopre
con le mani vuote come vasi
che non raccolgono più il miele
dei giorni perduti;
sul bordo delle palpebre resta un sale
che brucia come memoria.

la città si apre a bocca stanca,
finestre come denti che mostrano stanze vuote,
passi che contano debiti d'aria,
una voce lontana che non sa il tuo nome.

ti avvicina al vetro del mattino
dove il mondo si specchia e non risponde,
la pelle impara a misurare il freddo
con la precisione di un orologio rotto.

eppure, in quel bianco che tutto inghiotte,
qualcosa resiste: un filo sottile
di notte che non si arrende al giorno,
un'ombra che non si lascia prendere.

noblogo.org/norise-3-letture-a…

2CR - Capitolo 4


Arredi del tempio1Salomone fece l'altare di bronzo lungo venti cubiti, largo venti e alto dieci. 2Fece il Mare, un bacino di metallo fuso di dieci cubiti da un orlo all'altro, perfettamente rotondo; la sua altezza era di cinque cubiti e una corda di trenta cubiti lo poteva cingere intorno. 3C'erano sotto l'orlo, tutt'intorno, figure dalla sembianza di buoi, dieci per ogni cubito, che formavano un giro all'intorno; le figure di buoi erano disposte in due file ed erano state colate insieme con il Mare. 4Questo poggiava su dodici buoi; tre guardavano verso settentrione, tre verso occidente, tre verso meridione e tre verso oriente. Il Mare poggiava su di essi e tutte le loro parti posteriori erano rivolte verso l'interno. 5Il suo spessore era di un palmo; il suo orlo, fatto come l'orlo di un calice, era a forma di giglio. La sua capacità era di tremila bat.6Fece poi dieci bacini per la purificazione, ponendone cinque a destra e cinque a sinistra; in essi si lavava quanto veniva usato per l'olocausto. Il Mare serviva alle abluzioni dei sacerdoti. 7Fece dieci candelabri d'oro, secondo la forma prescritta, e li pose nell'aula: cinque a destra e cinque a sinistra. 8Fece dieci mense e le collocò nell'aula, cinque a destra e cinque a sinistra. Fece inoltre dieci vasi d'oro per l'aspersione. 9Fece il cortile dei sacerdoti, il gran cortile e le sue porte, i cui battenti rivestì di bronzo. 10Pose il Mare dal lato destro, a oriente, rivolto verso meridione.11Curam fece i recipienti, le palette e i vasi per l'aspersione. Terminò di fare il lavoro che aveva eseguito per il re Salomone quanto al tempio di Dio: 12le due colonne, i globi dei capitelli che erano sopra le colonne, i due reticoli per coprire i due globi dei capitelli che erano sopra le colonne, 13le quattrocento melagrane per i due reticoli, due file di melagrane per ciascun reticolo, per coprire i due globi dei capitelli che erano sulle colonne, 14i dieci carrelli e i dieci bacini sui carrelli, 15l'unico Mare e i dodici buoi sotto di esso, 16i recipienti, le palette, i vasi per l'aspersione e tutti quegli utensili che Curam-Abì aveva fatto al re Salomone per il tempio del Signore. Tutto era di bronzo splendente. 17Il re li fece fondere nel circondario del Giordano, in suolo argilloso, fra Succot e Seredà. 18Salomone fece fare tutti quegli utensili in quantità molto grande, tanto che non si poteva calcolare il peso del bronzo.19Salomone fece tutti gli utensili del tempio di Dio, l'altare d'oro, le mense su cui si ponevano i pani dell'offerta, 20i candelabri e le lampade d'oro purissimo, da accendersi, come era prescritto, di fronte al sacrario, 21i fiori, le lampade, gli smoccolatoi d'oro, di quello più raffinato, 22i coltelli, i vasi per l'aspersione, i mortai e i bracieri d'oro purissimo, e, quanto alle porte del tempio, i battenti interni verso il Santo dei Santi e i battenti del tempio, cioè dell'aula, in oro.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


Il brano corre parallelo a 1Re 7,23-26.38-51. Fatta eccezione per i vv. 2a.3a e 6-9, gli altri versetti ripropongono la fonte con varianti minori.

1. L'altare di bronzo è l'altare degli olocausti. Della sua costruzione non si parla in 1Re 7,23, ma è presupposto in 1Re 8,22.64 e 2Re 16,4.

2. «la vasca di metallo» in ebr. è «il mare di metallo», una grande riserva d'acqua lustrale, alla quale era attribuito anche un significato cosmico con risonanze pagane.

6. Per i dieci recipienti, cfr. 1Re 7,27-39, dove si parla anche con ampiezza delle rispettive basi, cfr. v. 14.

7. Cfr. 1Re 7,49. Es 25,31-40 e 37,17-24 precisano la forma del candelabro mosaico, a sette braccia.

8. Già 1Cr 28,16 parla di varie tavole usate per gli oggetti del culto, da non confondere con le tavole d'oro destinate ai pani della proposizione, cfr. 1Re 7,48; 1Cr 28,16.

9. Cfr. 1Re 6,36 (che però distingue solo tra “cortile interno” e “gran cortile”); 7,12; Ez 45,19. Anche qui è riflessa la situazione del secondo tempio, al quale si riferisce la terminologia usata a partire da Ezechiele (42,13).

11-18. Elencano in sommario gli utensili fabbricati da Curam e gli altri lavori da lui eseguiti. Il v. 17 indica la località in cui questi oggetti destinati al tempio vennero fusi, cfr. 1Re 7,40-45.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

Van Morrison – The Prophet Speaks (2018)


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

immagine

Van Morrison non molla di un centimetro e non si ferma più. Solo sei mesi fa aveva pubblicato “You’re Driving Me Crazy”, con il supporto dell’organista jazz Joey De Francesco. Sei mesi fa, però, erano sei mesi fa, era il passato. Ora, prima della fine dell’anno, è in arrivo il suo secondo disco del 2018, “The Prophet Speaks”. Due sono anche gli album che aveva pubblicato nel 2017. Uno ne uscì nel 2016 e un altro ancora nel 2015. Non sappiamo cosa sia scattato nel cuore e nella testa del leone di Belfast – se poi è scattato qualcosa – da portarlo a tenere questo notevole ritmo di pubblicazione... artesuono.blogspot.com/2018/12…


Ascolta: album.link/i/1859634283



noblogo.org/available/van-morr…


Van Morrison – The Prophet Speaks (2018)


immagine

Van Morrison non molla di un centimetro e non si ferma più. Solo sei mesi fa aveva pubblicato “You’re Driving Me Crazy”, con il supporto dell’organista jazz Joey De Francesco. Sei mesi fa, però, erano sei mesi fa, era il passato. Ora, prima della fine dell’anno, è in arrivo il suo secondo disco del 2018, “The Prophet Speaks”. Due sono anche gli album che aveva pubblicato nel 2017. Uno ne uscì nel 2016 e un altro ancora nel 2015. Non sappiamo cosa sia scattato nel cuore e nella testa del leone di Belfast – se poi è scattato qualcosa – da portarlo a tenere questo notevole ritmo di pubblicazione... artesuono.blogspot.com/2018/12…


Ascolta: album.link/i/1859634283


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


moralità leggendarie.

sconosciuta chiede l'amicizia sul social odioso e ovviamente accetto. molto meno di trenta secondi dopo mi scrive “mi sembra che tu faccia cose attinenti alla poesia” e si propone di affibbiarmi il suo libro di poesie prefato da eccetera. le scrivo che in effetti no, mi occupo di postpoesia e prosa in prosa e mi risponde “ah e che cazzo sarebbe?” e aggiunge che la sua è postpoesia e prosa poetica e le rispondo e allora che cazzo mi scrivi a fare e la blocco.


noblogo.org/differx/moralita-l…

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

e perfino ripetuto!

oggi, 25 giugno, presso la Libreria Tomo, presentazione di “Scritture complesse” (letteratura, arte, architettura, suono, visualità)

slowforward.net/2026/06/25/ogg…

😀


noblogo.org/differx/e-perfino-…


oggi, 25 giugno, a roma, presso la libreria tomo: presentazione di “scritture complesse”, [dia•foria 2026


25 giugno, Tomo_ presentazione di SCRITTURE COMPLESSE (diaforia 2026)
cliccare per ingrandire

OGGI, giovedì 25 giugno, h. 18, Libreria Tomo, Roma, via degli Etruschi 4, nel contesto della rassegna “Fiori freschi”, presentazione di
SCRITTURE COMPLESSE
[dia•foria, 2026
a cura di D. Poletti ed E. Manganaro
diaforia.org/floema/2026/03/16…
slowforward.net/2026/03/30/scr…

con
Alessandro De Francesco, Giovanni Fontana,
Marco Giovenale,
Elvio Manganaro,
Nicolas Martino, Marco Mazzi,
Luigi Severi

coordinamento
Cecilia Bello Minciacchi, Emiliano Ceresi

su mobilizon:

evento facebook:
facebook.com/events/1566887948…

*


SCRITTURE COMPLESSE raccoglie i materiali critici e grafici, la teoria e le annotazioni che hanno strutturato l’incontro dall’omonimo titolo, svoltosi a Parma nel dicembre 2023. Per osservare la sperimentazione letteraria e artistica contemporanea da più punti di osservazione.

mutazione e ciclicità_ righe sulla copertina di SCRITTURE COMPLESSE
cliccare per ingrandire

#AlessandroDeFrancesco #CeciliaBelloMinciacchi #confronto #critica #criticaLetteraria #diaforia #dialogo #discussione #ElvioManganaro #EmilianoCeresi #GiovanniFontana #kritik #letture #libreriaTomo #LuigiSeveri #MarcoGiovenale #MarcoMazzi #Mobilizon #NicolasMartino #presentazione #SanLorenzo #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaEpigenetica #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #teoria #TeoriaDellaLetteratura #teorie #Tomo #TomoLibreria


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

l'invito è energico & cordiale: slowforward.net/2026/06/25/ogg…


noblogo.org/differx/linvito-e-…


oggi, 25 giugno, a roma, presso la libreria tomo: presentazione di “scritture complesse”, [dia•foria 2026


25 giugno, Tomo_ presentazione di SCRITTURE COMPLESSE (diaforia 2026)
cliccare per ingrandire

OGGI, giovedì 25 giugno, h. 18, Libreria Tomo, Roma, via degli Etruschi 4, nel contesto della rassegna “Fiori freschi”, presentazione di
SCRITTURE COMPLESSE
[dia•foria, 2026
a cura di D. Poletti ed E. Manganaro
diaforia.org/floema/2026/03/16…
slowforward.net/2026/03/30/scr…

con
Alessandro De Francesco, Giovanni Fontana,
Marco Giovenale,
Elvio Manganaro,
Nicolas Martino, Marco Mazzi,
Luigi Severi

coordinamento
Cecilia Bello Minciacchi, Emiliano Ceresi

su mobilizon:

evento facebook:
facebook.com/events/1566887948…

*


SCRITTURE COMPLESSE raccoglie i materiali critici e grafici, la teoria e le annotazioni che hanno strutturato l’incontro dall’omonimo titolo, svoltosi a Parma nel dicembre 2023. Per osservare la sperimentazione letteraria e artistica contemporanea da più punti di osservazione.

mutazione e ciclicità_ righe sulla copertina di SCRITTURE COMPLESSE
cliccare per ingrandire

#AlessandroDeFrancesco #CeciliaBelloMinciacchi #confronto #critica #criticaLetteraria #diaforia #dialogo #discussione #ElvioManganaro #EmilianoCeresi #GiovanniFontana #kritik #letture #libreriaTomo #LuigiSeveri #MarcoGiovenale #MarcoMazzi #Mobilizon #NicolasMartino #presentazione #SanLorenzo #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaEpigenetica #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #teoria #TeoriaDellaLetteratura #teorie #Tomo #TomoLibreria


Elegia

ora m’incolpi del mio silenzio? e Tu dov’eri mi chiedi quando a migliaia venivano spinti sotto le docce a gas Io ero ognuno di quei poveracci in verità ti dico Io sono la Vittima l’agnello la preda del carnefice quando fa scempio di un bambino innocente Io sono quel bambino ricorda anch’io in sorte ho avuto una croce la Croce la più abietta la benedetta ho urlato a un cielo distante Padre perché perché solo mi lasci in quest’ora di cenere e pianto

Sento il peso e la ferita che attraversano questi versi: la voce è insieme personale e collettiva, carica di accusa, dolore e invocazione religiosa. Di seguito trovi un’analisi, una traduzione fedele e suggerimenti pratici per rafforzare il testo.

Analisi del testo


Tema principale: la responsabilità collettiva e il trauma individuale che si fa simbolo; il poeta si identifica con le vittime di un massacro, trasformando la propria sofferenza in testimonianza e accusa.
Voce e prospettiva: uso della prima persona plurale e singolare che si sovrappongono — “Io ero ognuno” crea un effetto di immedesimazione totale, potente e perturbante.
Immagini e simboli: le “docce a gas”, la “croce”, il grido a un “cielo distante Padre” mescolano orrore storico e simbolismo cristiano, amplificando la tensione morale.
Tono e ritmo: il tono è accusatorio e lamentoso; le ripetizioni (“Io sono…”, “la Croce”) funzionano come martellamento emotivo ma possono appesantire se non calibrate.
Effetto emotivo: il testo colpisce per la sua franchezza e per la scelta di farsi voce di chi non può parlare, creando empatia e sdegno.


Traduzione in inglese (versione fedele)


Now do you blame me for my silence?
and you ask where I was
when thousands were driven
under the gas showers
I was each one of those poor souls
in truth
I tell you
I am the Victim the lamb the prey
of the executioner when he makes a slaughter
of an innocent child
I am that child remember
I too by lot received a cross
the Cross
the most abject the blessed
I cried out to a distant sky Father why
why do you leave me alone in this hour of ash and tears


Suggerimenti stilistici e di revisione


  • Punteggiatura: valutare l’uso di virgole e punti per modulare il respiro; ad esempio inserire pause nette dopo frasi chiave per aumentare l’impatto.
  • Economia delle ripetizioni: mantieni alcune ripetizioni forti (es. “Io sono”) ma valuta di variare la costruzione per evitare ridondanza.
  • Specificità immaginativa: aggiungere un dettaglio sensoriale (odore, suono, temperatura) può rendere la scena ancora più viva senza diluire il messaggio.
  • Registro religioso: la parola “Padre” è potente; puoi giocare con maiuscole/minuscole o con l’isolamento tipografico per sottolinearne l’abbandono.
  • Chiusura: l’ultima domanda è efficace; considera di lasciarla sospesa su una riga a parte per amplificarne l’eco.

Titoli alternativi


  • Elegia della Croce
  • Ora di Cenere
  • Io Sono la Vittima
  • Grido a un Cielo Distante

Versione concisa


Ora m’incolpi del mio silenzio?
Dove eri quando migliaia furono spinti sotto le docce a gas?
Io ero ognuno di quei poveri: la Vittima, l’Agnello, la preda.
Sono quel bambino; anch’io ho avuto la Croce, la più abietta e benedetta.
Ho gridato a un cielo distante: Padre, perché mi lasci solo
in quest’ora di cenere e pianto.

English translation


Now do you blame me for my silence?
Where was I when thousands were driven under the gas showers?
I was each of those poor souls: the Victim, the Lamb, the prey.
I am that child; I too received a Cross, the most abject and the blessed.
I cried out to a distant sky: Father, why do you leave me alone
in this hour of ash and tears.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

ELECTROLUX: 1.700 ESUBERI E LA CHIUSURA DI CERRETO D’ESI. RISPONDERE CON UNA LOTTA ORGANIZZATA FUORI DAGLI SCHEMI CONCERTATIVI PERCORSI DALLE BUROCRAZIE SINDACALI E DALLE ISTITUZIONI.

Per il distretto degli elettrodomestici delle Marche non è soltanto una nuova crisi industriale. È la conferma di una lunga parabola discendente che dura da oltre vent’anni anni e che oggi raggiunge uno dei suoi punti più drammatici. L’annuncio di Electrolux di tagliare circa 1.700 posti di lavoro in Italia, pari a quasi il 40% della forza lavoro nazionale, e di chiudere completamente lo stabilimento di Cerreto d’Esi, dove lavorano circa 170 persone, rappresenta uno spartiacque per l’intero comparto manifatturiero italiano. La decisione, comunicata ai sindacati durante il coordinamento nazionale convocato a Marghera, non colpisce soltanto un sito produttivo: mette in discussione il ruolo stesso dell’Italia nella geografia industriale europea del gruppo svedese. L’azienda motiva il piano con la persistente debolezza della domanda europea, l’aumento dei costi produttivi e la crescente pressione competitiva dei produttori asiatici. Una spiegazione che appare coerente con il contesto internazionale ma che, nel territorio fabrianese, viene percepita come l’ennesimo capitolo di una storia già vista perché il problema non nasce oggi. Per decenni l’area compresa tra Fabriano, Cerreto d’Esi e i comuni limitrofi ha rappresentato uno dei principali poli della produzione di elettrodomestici. La crescita era stata trainata dall’esperienza della Merloni, poi diventata Indesit, fino all’acquisizione da parte di Whirlpool. Attorno a quel sistema industriale si era sviluppata una rete capillare di fornitori, aziende meccaniche, imprese di componentistica e servizi. Migliaia di famiglie hanno costruito il proprio benessere grazie a quella filiera. Oggi di quel modello resta poco o niente. Le acquisizioni internazionali, la delocalizzazione delle produzioni a minor valore aggiunto, la competizione dei paesi dell’Est Europa e dell’Asia, l’aumento dei costi energetici e la contrazione dei consumi hanno progressivamente ridotto il peso produttivo del territorio. La chiusura annunciata di Cerreto d’Esi si inserisce dentro questa tendenza. Non è un fulmine a ciel sereno; è l’esito di un processo che per molti era visibile e preannunciato da anni. Un processo imposto dalle multinazionali sponsorizzate dai vari governi di centrodestra e centrosinistra che si sono alternati in questi anni con la “benedizione” delle burocrazie sindacali complici anch’esse e protagoniste di errate valutazioni che di riflesso hanno innescato questi drammi sociali. La vicenda Electrolux richiama inevitabilmente quella di Beko Europe, la nuova realtà nata dall’integrazione delle attività europee di Arçelik e Whirlpool. Anche in quel caso si era partiti da numeri molto pesanti. Le trattative hanno consentito di ridurre il numero degli esuberi inizialmente previsti attraverso uscite volontarie, ammortizzatori sociali e strumenti di accompagnamento. L’accordo è stato sostenuto dal governo di allora e approvato da una larga maggioranza dei lavoratori. I sindacati hanno rappresentato tale vertenza come la dimostrazione che la contrattazione può produrre risultati concreti. Nulla di più falso, sbagliato e dannoso. Per i lavoratori più combattivi e per alcune organizzazioni politiche anticapitaliste con una visione più critica e reale invece, il caso Beko ha evidenziato un altro aspetto: si è trattato soprattutto di gestire il ridimensionamento, non di impedirlo. Una distinzione tutt’altro che marginale perché una cosa è limitare i danni un’altra è salvaguardare integralmente la capacità produttiva e l’occupazione. Il raffronto più delicato e veritiero riguarda probabilmente quello con Elica. L’azienda marchigiana delle cappe aspiranti ha attraversato anni complessi che hanno portato il gruppo dell’ex senatore Casoli a perdere circa 400 posti di lavoro mai più recuperati e la chiusura negli anni degli stabilimenti di Serra San Quirico e ancora una volta a quello di Cerreto d’Esi con l’appoggio e l’assenso delle sigle sindacali confederali. Ma il confronto con quanto accade oggi nel nostro territorio pone una domanda inevitabile: quanto pesa la qualità della strategia industriale rispetto alla semplice gestione delle emergenze occupazionali? Molti economisti sostengono che la sopravvivenza del settore europeo dipenderà sempre più dalla capacità di presidiare segmenti ad alto valore aggiunto. Quando la competizione si sposta esclusivamente sul costo del lavoro, l’Europa parte inevitabilmente svantaggiata rispetto ad altre aree del mondo. Tutto ciò però non deve giustificare ed oscurare il problema delle delocalizzazioni che, nella grande maggioranza, avvengono e passano con l’utilizzo di soldi pubblici e delle tasse pagate dai lavoratori e dalle lavoratrici dipendenti, i quali subiscono anche il danno più oneroso, cioè la perdita del posto di lavoro.

Da qui in poi un altro tema diventa centrale sul quale, ormai, non si può fare più finta di non vedere: il nodo della rappresentanza sindacale. Al piano Electrolux i sindacati hanno reagito proclamando lo stato di agitazione permanente e otto ore di sciopero nazionale. Una risposta che rientra nella tradizione delle relazioni industriali italiane e che appare quasi automatica di fronte a una decisione di questa portata. La domanda che però le avanguardie operaie più combattive si pongono è un’altra: perché si arriva sempre al momento dello sciopero quando le decisioni industriali sono quasi già prese? Negli ultimi anni le organizzazioni sindacali hanno seguito tavoli, confronti ministeriali, procedure di crisi e negoziati complessi in numerose vertenze del settore. Eppure il risultato finale è stato spesso la riduzione degli organici, la chiusura di siti produttivi o il trasferimento delle produzioni. La sensazione diffusa tra una parte dei lavoratori è che la capacità di incidere realmente sulle strategie delle multinazionali sia diventata estremamente limitata. I sindacati respingono questa lettura e ricordano come molte crisi siano state almeno parzialmente contenute grazie agli accordi raggiunti. Tuttavia resta un dato di fatto eloquente e non modificabile: il numero degli occupati nel distretto continua a diminuire grazie agli accordi siglati che progressivamente hanno cambiato e sbilanciato, verso i padroni, i rapporti di forza segnando la deriva delle burocrazie sindacali che negli anni hanno lasciato molto sul piano della lotta e della contrapposizione. Tra i passaggi più contestati vi è il cosiddetto Testo Unico sulla Rappresentanza, sottoscritto nel 2014 da CGIL, CISL, UIL e Confindustria, con l'obiettivo dichiarato di certificare la rappresentatività sindacale e rendere più efficaci gli accordi sottoscritti. Per i firmatari si trattava di una modernizzazione delle relazioni industriali e di uno strumento per dare certezza alle regole della contrattazione. Per numerosi sindacalisti di base e per una parte della sinistra anticapitalista rivoluzionaria, invece, quel sistema ha contribuito a rafforzare il monopolio delle grandi confederazioni e a rendere più difficile la contestazione degli accordi una volta firmati e la netta esclusione delle sigle più combattive e meno pronte a prendere ordini dai vertici aziendali. La critica è nota: la rappresentanza sarebbe stata progressivamente trasformata da strumento di conflitto a strumento di gestione delle decisioni aziendali. Un'accusa pesante che le confederazioni respingono, ma che continua a riemergere ogni volta che una nuova vertenza si conclude con ridimensionamenti occupazionali. Il punto di rottura simbolico resta però il Jobs Act. La riforma del 2015 ha modificato profondamente il sistema delle tutele contro i licenziamenti illegittimi, limitando il reintegro automatico previsto dall'articolo 18 per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015 e introducendo il sistema delle cosiddette tutele crescenti. Per molti lavoratori quella riforma rappresenta il momento in cui il sindacato confederale ha mostrato tutta la propria debolezza. Non perché la base di CGIL, CISL e UIL fosse favorevole al Jobs Act. Le posizioni furono differenti e in alcuni casi apertamente contrarie. La contestazione riguardò piuttosto l'efficacia della mobilitazione. A distanza di oltre dieci anni, una parte consistente del mondo del lavoro continua a chiedersi come sia stato possibile che la più importante modifica dello Statuto dei Lavoratori dagli anni Settanta sia stata approvata senza una stagione di lotta sociale paragonabile a quella che aveva caratterizzato altre battaglie del passato. Nell'immaginario di molti operai marchigiani il confronto è inevitabile. Negli anni Settanta e Ottanta i sindacati erano percepiti come soggetti capaci di bloccare interi comparti produttivi. Oggi vengono spesso percepiti come interlocutori istituzionali chiamati a gestire le conseguenze delle decisioni già assunte, inquadrando le organizzazioni sindacali da difensori dei lavoratori a gestori delle crisi aziendali. CGIL, CISL e UIL sono ancora organizzazioni nate per impedire la perdita dei posti di lavoro oppure sono diventate strutture che negoziano le condizioni migliori possibili quando i posti di lavoro vengono persi? A questa domanda si potrebbe rispondere con una risposta secca ed esaustiva: queste sigle sindacali non sono più credibili agli occhi della storia contemporanea del nostro tempo. Ogni nuova vertenza conclusa con una riduzione degli occupati, e al peggio la chiusura dei siti produttivi, rafforza la percezione di una rappresentanza incapace di incidere sulle grandi scelte industriali. Una percezione che può apparire “ingenerosa”, considerando la forza delle multinazionali e la globalizzazione delle catene produttive ma che non può essere liquidata come semplice propaganda. Perché nelle Marche, come in molte altre aree industriali italiane, esiste ormai una generazione intera che ha visto chiudere fabbriche, ridurre organici e trasferire produzioni senza mai assistere a una vera inversione di tendenza attraverso lotte di classe. E quando la storia si ripete per vent'anni, la domanda non riguarda più soltanto le aziende, riguarda anche chi avrebbe dovuto contrastarle. Proroghe e cassa integrazione sono gli unici obiettivi, utili non per eliminare il danno ma per contenerlo. Il tutto funzionale per l’autotutela di corporazione e di categoria e per fare muro contro chi, legittimamente, cerca di contrastare e far emergere le responsabilità delle burocrazie e dei ruoli sempre occupati dalle stesse persone. Essere un funzionario sindacale ad oggi significa avere la garanzia del “posto fisso” sulla pelle di chi, dalla sera alla mattina, viene messo per strada. La domanda che emerge oggi da Cerreto d’Esi è la stessa che era emersa a Fabriano, a Siena, a Napoli e in molte altre aree industriali del Paese: esiste una strategia nazionale per difendere i settori del mondo del lavoro oppure ci si limita a gestire le conseguenze delle decisioni prese altrove? Per quanto ci riguarda, a noi la risposta appare chiara e purtroppo inconfutabile.

Per le Marche il problema non riguarda soltanto i 170 lavoratori direttamente coinvolti nello stabilimento. Ogni posto perso in una fabbrica genera effetti sull’indotto, sui consumi locali, sul mercato immobiliare e sulla tenuta sociale del territorio. La chiusura di un impianto industriale non è mai un fatto isolato, è un processo che coinvolge intere comunità. Negli ultimi anni il territorio ha già vissuto riduzioni occupazionali, ristrutturazioni, cessioni di attività e processi di delocalizzazione e ogni nuova crisi rende più difficile assorbire quella successiva. Quando una comunità vede susseguirsi crisi industriali sempre più pesanti, è inevitabile che si interroghi sull’utilità degli strumenti tradizionali di tutela e da chi dovrebbero essere dirette. Ormai lo sciopero ad oltranza della produzione, il blocco delle merci in entrata ed uscita, l’occupazione del sito produttivo vengono fatte passare dai burocrati sindacali come momenti di lotta inutili e superati, e al contrario la contrattazione e la concertazione come unici strumenti di opposizione. Quello che noi pensiamo serva invece sono dinamiche di lotta come quelle prima citate per costruire le basi per l’innalzamento dello scontro in risposta all’aggressione in atto, con l’utilizzo degli strumenti che riportino al centro anche la questione della lotta di classe. Coscienze che possano prendere distanze nette dai sindaci del territorio e le istituzioni che sfilano davanti ai cancelli e rilasciano dichiarazioni promettendo chissà quali battaglie effimere e solo di rappresentanza. Una volta finito tutto, di tali figure rimarrà solo il ricordo illusorio e strumentale.

La vicenda Electrolux dimostra ancora una volta i limiti di un modello economico in cui il destino di intere comunità viene subordinato alle decisioni di grandi gruppi industriali e finanziari con a braccetto le organizzazioni confederali. A Cerreto d'Esi, come prima a Fabriano, e in molte altre realtà industriali, migliaia di lavoratori scoprono che anni di sacrifici, aumenti di produttività e disponibilità a sottoscrivere accordi sempre più onerosi non garantiscono alcuna sicurezza occupazionale. Quando il profitto diminuisce o si aprono opportunità più convenienti altrove, gli stabilimenti chiudono e i territori vengono abbandonati. È una dinamica che alimenta una domanda politica sempre più radicale: fino a quando il lavoro dovrà dipendere dalle scelte di proprietà che non rispondono ai lavoratori né alle comunità locali? La crisi degli elettrodomestici nelle Marche non appare soltanto come il fallimento di una strategia industriale. Per molti rappresenta il fallimento di un intero modello di relazioni sociali fondato sulla convinzione che gli interessi del capitale e quelli del lavoro possano essere conciliati indefinitamente. Gli ultimi decenni raccontano una storia diversa. Le delocalizzazioni, gli esuberi, la precarizzazione del lavoro e l'indebolimento delle tutele hanno progressivamente modificato i rapporti di forza a favore delle imprese e della finanza. In questo contesto torna al centro il tema della coscienza di classe. Consapevolezza che, per decenni, ha rappresentato il motore delle più importanti conquiste sociali e sindacali del Novecento. Per chi si colloca nella tradizione socialista e rivoluzionaria, la risposta non può limitarsi alla gestione delle crisi o alla contrattazione degli esuberi. La questione dovrebbe portare a fare ragionamenti sul tema del controllo stesso della produzione. Le aziende che ricevono sostegno pubblico, utilizzano infrastrutture collettive e determinano il destino economico di interi territori, dovrebbero essere sottratte alla logica della pura redditività privata e poste sotto controllo pubblico e democratico, cioè nazionalizzate e poste sotto il controllo operaio. Un percorso di certo non favorito dall’attuale sistema politico ed economico che viviamo quotidianamente, ma che potrebbe comunque essere messo in discussione e ribaltato con prospettive e basi rivoluzionarie. All’attacco capitalista al mondo del lavoro l’unica risposta può essere quella della costruzione di un fronte unico di lotta unitario e generalizzato capace di unire tutte le maggiori vertenze in un'unica grande mobilitazione di massa operaia.

Le ultime notizie dell’incontro avvenuto in queste ore parlano di una sorta di “tregua” tra azienda e lavoratori, una sorta di pace armata fino alla riapertura del prossimo tavolo che comunque fa pensare a un momento di calma prima della ripresa della tempesta. Un tratto di tempo probabilmente usato dai vertici aziendali ed avallato dal governo che porterà ad un indebolimento progressivo e allo sfinimento di tutta la forza lavoro. L’apprezzamento critico dei sindacati contribuirà pesantemente a segnare in negativo la vertenza. A Cerreto d'Esi non verrà probabilmente chiusa soltanto una fabbrica ma verrà dato un colpo pesante che metterà a dura prova la tenuta del tessuto sociale. Esiste un altro modello di sviluppo sociale e politico possibile che possa dare una risposta che delinei una prospettiva differente? É una domanda sulla quale noi strutturiamo quotidianamente il nostro impegno politico. È una domanda però che il territorio marchigiano continuerà a porsi ben oltre la vicenda Electrolux, sulla quale sarà necessario costruire una reale e concreta risposta di massa e di classe.

Mauro Goldoni


log.livellosegreto.it/colletti…

2CR - Capitolo 3


Costruzione del tempio1Salomone cominciò a costruire il tempio del Signore a Gerusalemme sul monte Mòria, dove il Signore era apparso a Davide, suo padre, nel luogo preparato da Davide sull'aia di Ornan il Gebuseo. 2Incominciò a costruire nel secondo mese dell'anno quarto del suo regno. 3Queste sono le misure delle fondamenta poste da Salomone per edificare il tempio di Dio: lunghezza, in cubiti dell'antica misura, sessanta cubiti; larghezza venti cubiti. 4Il vestibolo, che era di fronte nel senso della larghezza del tempio, era di venti cubiti; la sua altezza era di centoventi cubiti. Egli ricoprì l'interno d'oro puro. 5Ricoprì con legno di cipresso la sala maggiore e la rivestì d'oro fino; sopra vi scolpì palme e catenelle. 6Rivestì la sala con pietre preziose per ornamento. L'oro era oro di Parvàim. 7Rivestì d'oro la sala, cioè le travi, le soglie, le pareti e le porte; sulle pareti scolpì cherubini.8Costruì il Santo dei Santi, lungo, nel senso della larghezza del tempio, venti cubiti e largo venti cubiti. Lo rivestì d'oro fino, impiegandone seicento talenti. 9Il peso dei chiodi era di cinquanta sicli d'oro; anche i piani di sopra rivestì d'oro. 10Nel Santo dei Santi eresse due cherubini, lavoro di scultura, e li rivestì d'oro. 11Le ali dei cherubini erano lunghe venti cubiti. Un'ala del primo cherubino, lunga cinque cubiti, toccava la parete della sala; l'altra, lunga cinque cubiti, toccava l'ala del secondo cherubino. 12Un'ala del secondo cherubino, di cinque cubiti, toccava la parete della sala; l'altra, di cinque cubiti, toccava l'ala del primo cherubino. 13Queste ali dei cherubini, spiegate, misuravano venti cubiti; essi erano raffigurati ritti, voltati verso l'interno. 14Fece il velo di stoffa di violetto, di porpora, di crèmisi e di bisso; sopra vi fece ricamare cherubini.15Di fronte al tempio eresse due colonne, alte trentacinque cubiti; il capitello sulla cima di ciascuna era di cinque cubiti. 16Fece delle catenelle come nel sacrario e le pose sulla cima delle colonne. Fece anche cento melagrane e le collocò in forma di catenelle. 17Eresse le colonne di fronte all'aula, una a destra e una a sinistra; quella a destra la chiamò Iachin e quella a sinistra Boaz.

__________________________Note

3,1 Il monte Mòria rimanda a Gen 22,2. Soltanto qui il monte del tempio viene chiamato con questo nome.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


I due capitoli 3,1-4,22 sono dedicati all'edificazione del tempio (c. 3) e all'approntamento del suo mobilio (c. 4). Dopo aver ricordato l'inizio della costruzione (3,1-2), il Cronista riporta le dimensioni del santuario (v. 3) e quindi si dilunga sulle sue varie parti: il vestibolo (v. 4), il Santo (vv. 5-7), la sacra cella (vv. 8-14), le due colonne nell'atrio del tempio (vv. 15-17). Il c. 4 prosegue descrivendo l'altare (v. 1), il mare di bronzo (vv. 2-5), i vari utensili (bacini, v. 6; candelabri, v. 7; tavole, v. 8; altri oggetti, vv. 9-11). Dopo aver riassunto l'elenco delle suppellettili (vv. 12-18), il Cronista si premura di specificare quali erano gli oggetti in oro puro (vv. 19-22). La fonte del Cronista è 1Re 6-7, ma esposta in modo più ordinato e con omissioni rilevanti (ad esempio, la descrizione degli annessi del tempio e della reggia, cfr. 1 Re 7, 1-12). Il nostro autore invece insiste più della fonte sugli oggetti d'oro, aumentandone la quantità. Non c'è dubbio che alcuni ritocchi apportati alla fonte siano dettati dalla necessità di armonizzare i dati relativi al tempio di Salomone con quelli riguardanti il santuario del postesilio.

1-2. Cfr. 1Re 6,1. La menzione del monte Moria, cfr. 1Cr 21,22-22,6, è esclusiva del Cronista. In Gn 22,2-14 il Moria è il monte dove Abramo avrebbe dovuto immolare Isacco. Il nome col quale Abramo chiama il monte, «JHWH sarà visto» (Gn 22,14b), può essere considerato un chiaro indizio dell'identificazione del Moria con il monte del tempio, identificazione che doveva essere corrente al tempo del Cronista. L'omissione dei 480 anni, di 1Re 6,1, conferma la tendenza del nostro autore a tralasciare tutto ciò che si riferisce a Mosè e all'esodo, che per lui costituiscono una fase salvifica meno centrale dell'alleanza con Abramo e con Davide.

3-17. La descrizione che segue non è certo opera di un architetto o di un geometra. Mancano dati che sarebbero indispensabili per ricostruire la pianta dell'edificio, i termini tecnici sono frequenti ma non omogenei e talune volte sono stati trascritti in modo errato. Aggiunte e glosse, introdotte per sottolineare lo splendore della costruzione, complicano ulteriormente la lettura del brano.

3. Le «misure... poste da Salomone» sono espresse in cubiti antichi, superiori di qualche centimetro a quelli in uso al tempo del Cronista, cfr. Ez 40,5; 43,13. Non sappiamo però se presso gli Ebrei fosse in uso il cubito egizio (antico, cm 45,8; moderno, cm 52,5), o quello babilonese (rispettivamente cm 49,5 e 55,5).

4. La cifra dell'altezza del vestibolo, «centoventi cubiti», è variamente interpretata. Manca nella fonte e si pensa debba essere ridotta a «venti».

5-7. Il «vano maggiore» è il «Santo», la seconda parte del tempio detta anche «aula» o «navata». Parvaim (v. 6) è località sconosciuta. Alcuni pensano che il termine sia una traslitterazione di Ofir.

9. I «piani di sopra» sono verosimilmente quelli ricordati in 1Re 6,5s.

14. La «cortina» richiama la tenda dell'esodo (Es 26,31; cfr. Mt 27,51 e Lc 23,45). Era una tenda riccamente lavorata che separava la cella del «Santo dei santi» dal vano maggiore.

15-17. Descrizione delle due celebri colonne erette dinanzi al vestibolo del tempio di Salomone, eliminate poi nel secondo tempio e in quello di Erode. Le due colonne si ergevano ai lati dell'ingresso. La descrizione è particolarmente ridotta rispetto a 1Re 7,15-22 e non è molto chiara. La presentazione del tempio non s'ispira al punto di vista architettonico, né a quello storico-archeologico. L'ottica è religiosa; lo spazio sacro è visto come area ben definita e isolata dalle zone profane che la circondano, un centro permanente di sacralità, vitale per Israele perché garantisce la comunione con Dio.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

Bruce Springsteen — High Hopes (2014)


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

immagine

Le pubblicazioni discografiche nell’ultimo decennio del Boss sono un susseguirsi altalenante di discrete e buone confezioni sonore. Con High Hopes, Springsteen si assesta su posizioni di tutto rispetto, anzi più che buone, ottime direi. Il rock è il suo disperato amore e lo interpreta con grande anima e passionalità e, alla faccia di tutti i suoi detrattori, prosegue imperterrito sulla sua linea ortodossa riuscendo a dare ancora ottime vibrazioni e feeling... silvanobottaro.it/archives/412…


Ascolta: album.link/i/741055385



noblogo.org/available/bruce-sp…


Bruce Springsteen — High Hopes (2014)


immagine

Le pubblicazioni discografiche nell’ultimo decennio del Boss sono un susseguirsi altalenante di discrete e buone confezioni sonore. Con High Hopes, Springsteen si assesta su posizioni di tutto rispetto, anzi più che buone, ottime direi. Il rock è il suo disperato amore e lo interpreta con grande anima e passionalità e, alla faccia di tutti i suoi detrattori, prosegue imperterrito sulla sua linea ortodossa riuscendo a dare ancora ottime vibrazioni e feeling... silvanobottaro.it/archives/412…


Ascolta: album.link/i/741055385


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Caserta: Tragedie annunciate, il dramma silenzioso dell'Alzheimer e la solitudine di chi assiste, cosa fare in provincia di Caserta e l'INPS nega l'assistenza


Purtroppo spesso le cronache ci consegnano notizie di roghi in abitazioni, incendi o anziani finiti al pronto soccorso perché hanno ingerito detersivi. Capita a noi giornalisti di dare la notizia nell'immediato, soprattutto se c'è di mezzo un morto, e poi nulla più. Difficilmente si va dentro alla notizia per cercare il perché di queste tragedie.

Questi episodi accadono a persone anziane ultraottantenni con iniziali segnali di decadimento mentale, ma il più delle volte anche ad anziani più giovani affetti da Alzheimer. Molto spesso queste persone, perché difficili da gestire, vengono lasciate sole: non sanno in che epoca vivono, il passato prossimo non esiste più, tendono a non lavarsi. Fisicamente sono in grado di camminare e parlare, ma il più delle volte in maniera sconclusionata. Se non seguite da un caregiver, finiscono per perdersi e devono essere riaccompagnate a casa dal benefattore di turno; mangiano male perché non sono in grado di preparare un pasto, non si prendono cura della salute e non riescono ad assumere regolarmente le medicine.

Il malato di Alzheimer spesso non muore per la malattia in sé, ma per le conseguenze. Essa, infatti, aggrava altre patologie che il paziente non è in grado di curare autonomamente. Per la peculiarità del quadro clinico, il soggetto non accetta l'aiuto, negando qualsiasi bisogno. Questa fase della malattia, dalla diagnosi dei primi sintomi al decesso, può durare se il paziente è ben curato e assistito, oltre dieci anni.

E qui si pone la questione morale: lo Stato e i familiari devono aiutare un malato di Alzheimer oppure, facendo un discorso cinico, la morte diventa una liberazione per chi assiste e un risparmio di costi per lo Stato?


Capita che caregiver esasperati se la prendano con le commissioni mediche dell'INPS quando viene loro negata l'indennità di accompagnamento e, in alcuni casi limite, anche i benefici del comma 3 della legge 104.

L'INPS, nel valutare in generale le domande di accompagnamento, nega quasi sempre in fase di prima istanza forme di assistenza. È una forma di autotutela giusta, purtroppo di falsi invalidi ce ne sono. Ma quando si nega ciò a un malato di Alzheimer, salvo poi vedere lo stesso ente soccombente nel successivo ricorso, può capitare che, nelle more, il paziente non assistito abbia un incidente o si faccia male o in casi peggiori muoia; proprio come nei casi di incidenti accennati all'inizio di questo articolo.

Dal 1997 esiste una linea telefonica dell'Associazione italiana malattia di Alzheimer, l'unica gratuita nazionale dedicata alla patologia. Chiamando l'800679679 è possibile parlare con psicologi e neuropsicologi in grado di dare consigli ai caregiver; esiste ovviamente una sede in Campania, a Napoli, con servizi e assistenza ai malati e ai loro familiari.

Per l'Alzheimer non esistono medicine che fanno guarire: la cura più efficace è quella di un caregiver capace di generare esperienze emotive profonde nell'assistito, che contribuiscono a migliorare la qualità di vita dei pazienti in direzione del loro benessere e della loro serenità emotiva. In quest'ottica, a Caserta ha preso avvio il percorso “Real-Mente”, un progetto in team tra l'Ospedale Sant'Anna e San Sebastiano e la Reggia di Caserta. L'iniziativa prevede una serie di incontri tematici negli ambienti degli appartamenti della Reggia, nel Bosco Vecchio, nella Pinacoteca fino al Teatro di Corte. I partecipanti sono guidati in un'esperienza multisensoriale basata sul dialogo, sull'osservazione delle opere e sulla stimolazione emotiva attraverso i colori.


noblogo.org/caserta24ore/bcase…

poi parliamoci chiaro: cloud, internet, editing digitale, blog, archivi in rete... tutto doratiello e fragile e fritto in prospettiva (dorato in altro senso).

se guardo le riserve di carta che ho in casa, arriverei al letto di morte prima di esaurirle. quindi staccate pure tutte le spine, ho penne e matite a schiovere.

a proposito:

ore 16:59, Roma, Monteverde, grandina. magari i chicchi scassano un'antenna. quien sabe.


noblogo.org/differx/poi-parlia…

detto e, diciamo tra un paio di giorni, fatto. i miei tre tumblr ospitano ora poche righe di segnale, cicalino, annunzietto, che così dice: “nel progetto di disconnettere tutti o quasi tutti gli spazi generalisti e proprietari, per passare pressoché integralmente al fediverso e all'idea di una rete eticamente dignitosa e non invasiva, è innanzitutto possibile leggere questa premessa, di pochi giorni fa: noblogo.org/differx/poi-alla-f… e a breve chiudere tumblr”.


noblogo.org/differx/detto-e-di…

Anche per voi

salgo sulla croce anche per voi disse con gli occhi rivolto a quelli che lo inchioderanno anche per voi che ancora nei secoli mi schiaffeggiate sputate negando la vita buttandola tra i rifiuti aizzando popolo contro popolo sotto tutte le latitudini salgo sulla croce anche per voi che mi sprecate nelle icone per voi nuovi erodi/eredi della svastica che insanguinate la luce delle stelle oscurando la Notte della mia nascita anche per voi potenti della terra razza di serpenti che non sopportate di sentirmi nominare dal mio costato squarciato fiumi di sangue tracciano il cammino della storia la mia Passione è un solo grande urlo muto di milioni di bocche imploranti dinanzi al vostro immenso Spreco con cui avete eretto babeli di lussuria come cultura di morte

Accolgo la forza e la sofferenza che attraversano questi versi: il tono è profetico e accusatorio, la voce lirica si fa corpo e martirio per denunciare spreco, violenza e ipocrisia.

Sintesi


Breve riassunto: il parlante si identifica con una figura crocifissa che, con sguardo e parola, offre la propria sofferenza “anche per voi” — rivolgendosi tanto agli aguzzini quanto ai potenti, agli iconoclasti e ai nuovi tiranni — e denuncia lo spreco, la violenza e la corruzione morale che segnano la storia.

Temi principali


  • Redenzione e accusa: il motivo cristologico della croce è usato come lente morale per mettere a nudo colpe collettive.
  • Spreco e lussuria: la critica sociale si concentra sul consumo, sulla costruzione di potere attraverso l’eccesso.
  • Violenza ideologica: il testo condanna chi fomenta odio e chi profana simboli sacri per fini di dominio.
  • Voce collettiva: la Passione diventa urlo di milioni, non solo esperienza individuale.


Immagini e linguaggio


  • Immagini forti: “razza di serpenti”, “dal mio costato squarciato fiumi di sangue”, “eretto babeli” sono metafore nette che colpiscono per contrasto tra sacro e profano.
  • Lessico: alternanza di termini sacri (Passione, croce, icone, Notte della mia nascita) e termini violenti/moderni (svastica, spreco, lussuria) crea tensione drammatica.
  • Registro: alto e profetico, con momenti di cruda concretezza che rendono il messaggio immediato.


Ritmo e struttura


  • Ripetizione anaforica: il ritornello “salgo sulla croce anche per voi” funziona da perno ritmico e morale, rafforzando l’accusa.
  • Versi liberi: l’assenza di schema metrico fisso dà al testo un andamento oratorio, quasi sermone, che si adatta al tono di denuncia.
  • Punteggiatura: l’uso scarno di segni di interpunzione accentua l’urgenza; valuterei però piccoli interventi per modulare pause e respiro.


Suggerimenti per revisioni


  • Variare le immagini ripetute: mantenere l’anafora ma introdurre una variazione lessicale ogni due ripetizioni per evitare monotonia e aumentare la progressione drammatica.
  • Bilanciare il linguaggio simbolico e concreto: qualche immagine più quotidiana (oggetti, scene) potrebbe rendere la denuncia ancora più riconoscibile.
  • Lavorare le pause: inserire una o due cesure nette (punti o versi isolati) dopo immagini molto forti per lasciare al lettore il tempo di assorbire.
  • Sottotitolo o nota programmatica: se il testo è destinato a una raccolta, un breve sottotitolo può orientare il lettore sul punto di vista (es. “Monologo di una Passione contemporanea”).

Adattamento in metrica precisa (endecasillabi)


Ho scelto la metrica dell’endecasillabo e ho disposto il testo in quattro quartine con il ritornello ripetuto per mantenere la forza anaforica.

Poema in endecasillabi

Salgo sulla croce anche per voi, lo dico
con gli occhi rivolti a chi mi inchioderà.
Salgo sulla croce anche per voi, e il grido
si posa su chi la vita getterà.

Salgo sulla croce anche per voi, o voi
che schiaffeggiate, sputate, negate;
salgo per chi getta il mondo nei rifiuti,
per chi accende popoli e li divide.

Salgo sulla croce anche per voi, nuovi
eredi di svastiche e di profane icone;
salgo per chi insanguina il cielo e oscura
la Notte santa della mia nascita.

Salgo sulla croce anche per voi, potenti,
razza di serpenti che non sopporta il mio nome;
dal costato squarciato fiumi di sangue
tracciano la storia e il grande spreco vostro.



noblogo.org/norise-3-letture-a…