IO ERO LA'

(nella ricorrenza dell'11 settembre)

quasi un assentarmi da me (stato catatonico davanti allo schermo) (auto- difesa inconscia per non viverlo quel momento?)

-ma io “ero” là tra vite spaginate nell'aria:

io presente-assente stagliato contro un cielo stravolto

...e in me

cadevo

(2012)

.

Revision ravvicinata


IO ERO LÀ
(nella ricorrenza dell’11 settembre)

quasi un’assenza da me, stato
catatonico davanti allo schermo
autodifesa che si spezza: non viverlo
quel momento — o viverlo a metà?

ma io ero là,
tra vite spaginate nell’aria,
presente-assente,
stagliato contro un cielo stravolto.

...e dentro,
cadevo.

(2012)


Variante lirica


IO ERO LÀ
(nell’eco dell’11 settembre)

mi assentavo come se fossi aria,
catatonia appesa allo schermo,
autodifesa che impara a non sentire.

ero là, tra pagine di vite scagliate,
presenza che si frange contro un cielo spezzato.

e poi — nella quiete che resta —
cadevo, lento, dentro il giorno che non torna.

(2012)


Variante asciutta e tagliente


IO ERO LÀ
(11 settembre)

assente davanti allo schermo
catatonia, meccanismo: non guardare
o guardare senza essere tutto

ero là. vite spaginate nell’aria
io, presente-assente, contro il cielo rotto

e dentro di me
cadevo.

(2012)


Note su ritmo e immagini


  • Mantieni la dicotomia “presente-assente” come fulcro emotivo; ripeterla o trasformarla in immagine rafforza il conflitto interno.
  • Le parentesi funzionano per l’intimità riflessiva; usale di nuovo se vuoi sottolineare pensieri infranti, ma evita l’eccesso per non frammentare troppo la scansione.
  • Alterna frasi spezzate e versi compatti: i versi spezzati simulano lo sbandamento dello sguardo davanti allo schermo.
  • La chiusa “cadevo” è potente perché semplice; isolala visivamente per aumentare il peso del ricordo.
    .


Chiusura riflessiva


e nella sacca del silenzio raccolsi i frammenti
delle parole non dette, li tenni contro il petto
come lenti per vedere meglio quel giorno —
e restai, sospeso, a misurare il vuoto che ancora ha peso.

Chiusura secca e definitiva


e poi nulla di più che una caduta.
il corpo resta, il resto è memoria bruciata.
ho contato i battiti, ho visto il cielo cedere.
cadevo. fine.

Chiusura ambigua e possibile


e invece — qualcosa continuava a muoversi:
una voce lontana, il rumore di passi che ritornano,
una piccola luce che non voleva spegnersi.
cadevo, ma ogni caduta imparava a rialzarsi.


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2SAMUELE - Capitolo 24


Censimento, peste, costruzione di un altare1L'ira del Signore si accese di nuovo contro Israele e incitò Davide contro il popolo in questo modo: “Su, fa' il censimento d'Israele e di Giuda”. 2Il re disse a Ioab, capo dell'esercito a lui affidato: “Percorri tutte le tribù d'Israele, da Dan fino a Bersabea, e fate il censimento del popolo, perché io conosca il numero della popolazione”. 3Ioab rispose al re: “Il Signore, tuo Dio, aumenti il popolo cento volte più di quello che è, e gli occhi del re, mio signore, possano vederlo! Ma perché il re, mio signore, vuole questa cosa?”. 4Ma l'ordine del re prevalse su Ioab e sui comandanti dell'esercito, e Ioab e i comandanti dell'esercito si allontanarono dal re per fare il censimento del popolo d'Israele.5Passarono il Giordano e cominciarono da Aroèr e dalla città che è a metà del torrente di Gad su fino a Iazer. 6Poi andarono in Gàlaad e nella terra degli Ittiti a Kades, andarono a Dan-Iaan e piegarono verso Sidone. 7Andarono alla fortezza di Tiro e in tutte le città degli Evei e dei Cananei e finirono nel Negheb di Giuda a Bersabea. 8Percorsero così tutto il territorio e dopo nove mesi e venti giorni tornarono a Gerusalemme. 9Ioab consegnò al re il totale del censimento del popolo: c'erano in Israele ottocentomila uomini abili in grado di maneggiare la spada; in Giuda cinquecentomila.10Ma dopo che ebbe contato il popolo, il cuore di Davide gli fece sentire il rimorso ed egli disse al Signore: “Ho peccato molto per quanto ho fatto; ti prego, Signore, togli la colpa del tuo servo, poiché io ho commesso una grande stoltezza”. 11Al mattino, quando Davide si alzò, fu rivolta questa parola del Signore al profeta Gad, veggente di Davide: 12“Va' a riferire a Davide: Così dice il Signore: “Io ti propongo tre cose: scegline una e quella ti farò”“. 13Gad venne dunque a Davide, gli riferì questo e disse: “Vuoi che vengano sette anni di carestia nella tua terra o tre mesi di fuga davanti al nemico che ti insegue o tre giorni di peste nella tua terra? Ora rifletti e vedi che cosa io debba riferire a chi mi ha mandato”. 14Davide rispose a Gad: “Sono in grande angustia! Ebbene, cadiamo nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani degli uomini!”. 15Così il Signore mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato; da Dan a Bersabea morirono tra il popolo settantamila persone. 16E quando l'angelo ebbe stesa la mano su Gerusalemme per devastarla, il Signore si pentì di quel male e disse all'angelo devastatore del popolo: “Ora basta! Ritira la mano!”. L'angelo del Signore si trovava presso l'aia di Araunà, il Gebuseo. 17Davide, vedendo l'angelo che colpiva il popolo, disse al Signore: “Io ho peccato, io ho agito male; ma queste pecore che hanno fatto? La tua mano venga contro di me e contro la casa di mio padre!”.18Quel giorno Gad venne da Davide e gli disse: “Sali, innalza un altare al Signore nell'aia di Araunà, il Gebuseo”. 19Davide salì, secondo la parola di Gad, come il Signore aveva comandato. 20Araunà guardò e vide il re e i suoi servi dirigersi verso di lui. Araunà uscì e si prostrò davanti al re con la faccia a terra. 21Poi Araunà disse: “Perché il re, mio signore, viene dal suo servo?”. Davide rispose: “Per acquistare da te l'aia e costruire un altare al Signore, perché si allontani il flagello dal popolo”. 22Araunà disse a Davide: “Il re, mio signore, prenda e offra quanto vuole! Ecco i giovenchi per l'olocausto; le trebbie e gli arnesi dei buoi serviranno da legna. 23Tutte queste cose, o re, Araunà te le regala”. Poi Araunà disse al re: “Il Signore, tuo Dio, ti sia propizio!”. 24Ma il re rispose ad Araunà: “No, io acquisterò da te a pagamento e non offrirò olocausti gratuitamente al Signore, mio Dio”. Davide acquistò l'aia e i buoi per cinquanta sicli d'argento. 25Quindi Davide costruì in quel luogo un altare al Signore e offrì olocausti e sacrifici di comunione. Il Signore si mostrò placato verso la terra e il flagello si allontanò da Israele.

__________________________Note

24,1 incitò: il testo di 1Cr 21,1 attribuisce l’iniziativa a Satana, visto come una sorta di pubblico ufficiale, con il compito di misurare la gratuità della fede (vedi anche Gb 1,6; 2,3).

24,3 Ioab rispose al re: conoscere l’entità della popolazione equivale a poter calcolare il numero degli uomini validi per fare la guerra. Se ne ha conferma al v. 9. Ma per la fede d’Israele l’unico difensore è il Signore: la risposta di Ioab rispecchia tale convinzione (vedi Dt 1,11).

24,5 Aroèr: in Transgiordania, al confine con i Moabiti; Iazer è nel territorio di Gad (Gs 13,25).

24,6-7 Kades e Dan-Iaan: segnano i confini settentrionali del regno; così Sidone e Tiro, che non hanno fatto mai parte del territorio d’Israele.

24,16 Araunà: 1Cr 21,15 lo chiama Ornan.

24,24 cinquanta sicli: corrispondevano a circa 550 grammi (vedi nota a Es 30,13). Sulla stessa area acquistata da Davide, Salomone innalzerà il tempio (2Cr 3,1).

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


1-25. La sesta “appendice” richiama la prima (21,1-14) sia per l'analoga struttura (colpa – ira divina – espiazione) sia per le due formule introduttoria («di nuovo»: v. 1; cfr. 21,1) e conclusiva («il Signore si mostrò placato»: v. 24 e 21,14). Nel primo episodio si narrava di una carestia durata tre anni, qui Israele deve affrontare una pestilenza di tre giorni; in entrambi i casi si tratta di un castigo divino per un peccato legato alla persona del re (Saul, Davide). L'analogia vale fino a un certo punto, perché qui la collera del Signore contro Israele si accende prima del censimento ordinato da Davide (v. 1) e il capriccio di «conoscere il numero della popolazione» (v. 2) è suscitato da Dio stesso come “occasione” per punire il misterioso peccato del popolo. Nel mondo semitico “conoscere” (v. 2) significava “possedere”, esercitare un potere su qualcuno o qualcosa (Gn 2,17: il bene e il male; Gn 2,19: “dare il nome”; Gn 4,1 e 1Sam 1,19: “conoscere” sessualmente una donna). Dal momento che Dio solo può disporre della vita umana, il rimorso di Davide (v. 10; cfr. 1Sam 24,6) riguarda propriamente il fatto di aver voluto sostituirsi a lui nella “conoscenza” del popolo che gli appartiene (per tale motivo la legge prevedeva che in caso di censimento legittimamente indetto venisse applicata una forma di “riscatto” cultuale, come quando nasceva un primogenito: Es 30,12-13; cfr. Es 13,2.11-15). La prevaricazione commessa esige una riparazione e – come in 12,13-14 – il Signore ne fissa il “prezzo”, lasciando a Davide la possibilità di scegliere una fra le tre calamità minacciate al popolo infedele: la fame, la guerra e la peste (cfr. Lv 26,14-38; Dt 28,15-46; Ger 21,5-9; 24,10; 27,8). Davide opta per i «tre giorni di peste» (v. 13), gettandosi tra le braccia della misericordia divina con l'abbandono fiducioso del figlio che è certo dell'amore paterno nonostante la severa correzione (cfr. 12,16-23; 15,25-26. Cfr. anche Sir 2,18). Quando la peste sta per abbattersi su Gerusalemme il Signore «si pente» del male arrecato (cfr. Ger 26,3; altrove «si pente» del bene elargito senza frutto: Gn 6,6; 1Sam 15,11.35; Ger 18,10). Davide riceve l'ordine di edificare un altare sul luogo in cui gli è apparso l'angelo sterminatore (cfr. Gn 28,12-19; Gdc 6,22-24; 13,15-21) e di offrire olocausti e sacrifici di comunione (cfr. 1Sam 2,12-17). Ivi, sull'aia di Arauna il Gebuseo, Salomone edificherà il tempio (1Re 6). Il testo parallelo di 1Cr 22,1 aggiunge significativamente: «Davide disse: Questa è la casa del Signore Dio e questo è l'altare per gli olocausti di Israele».

L'ultima pagina di 1-2 Sam ci proietta nella nuova epoca storica dominata dal tempio, il «posto per l'arca, dove c'è l'alleanza che il Signore aveva concluso con i nostri padri quando li fece uscire dal paese di Egitto» (1Re 8,21). Anche quando la fragile intesa politica fra le tribù si sfalderà (1Re 11-12) il tempio si ergerà come simbolo di quella “comunione” cui Dio s'è impegnato «per sempre» (7,24; Es 6,7; Dt 7,6; 26,17-19; 29,12) e che coincide, in ultima analisi, con la vocazione ultima d'Israele e di ogni creatura umana (Gv 17,21-24; Rm 9-11; 1Cor 12,12-27; Ef 2,13-18; 4,4-6). Perciò non è casuale che le tappe fondamentali della storia narrata nei due libri di Samuele siano scandite, dal principio alla fine, da una serie di “sacrifici di comunione”:

  • 1) 1 Sam 1,4 – nascita di Samuele;
  • 2) 1 Sam 9,12-24 – scelta di Saul;
  • 3) 1 Sam 16,2-5 – elezione di Davide;
  • 4) 2 Sam 6,17-19 – trasporto dell'arca a Gerusalemme;
  • 5) 2 Sam 24,25 – erezione dell'altare sull'area del tempio.

1. «incitò Davide»: la concezione semitica del mondo era estremamente unitaria e tutto era rinviato al volere di Dio, anche il male (cfr. 1Sam 2,25; 16,14; 26,19; Es 4,21). Solo in tempi più recenti gli scrittori biblici si pongono il problema di un Dio “tentatore” in rapporto alla libertà umana (Prv 19,3; Ez 18,29-32; 33,11; Sir 15,11-20; Sap 1,13; 2,23-24). Il testo parallelo 1Cr 21,1 corregge infatti 2Sam 24,1: «Satana insorse contro Israele. Egli spinse Davide...» (cfr. Gb 1,6-12; 2,1-7). Per «Satana»: cfr. 1Sam 29,4.

2. «a Ioab e ai suoi capi dell'esercito»: TM ha: «a Ioab capo dell'esercito che era con lui». BC corregge secondo il v. 4.

3-8. Ioab pronuncia una benedizione sul popolo e sul re al fine di contrastare la maledizione incombente (cfr. 21,3). Il testo di 1Cr 21,3 esplicita il suo timore: «Perché dovrebbe cadere tale colpa su Israele?». Ma stavolta (pur essendo abituato ad ottenere tutto quel che vuole: 14,21; 18,14; 19,6-8) deve cedere alla determinazione del re e intraprende con gli altri capi militari un lungo itinerario ideale che li porta dapprima in Transgiordania e poi «da Dan fino a Bersabea», ossia fino agli estremi confini del paese (cfr. 17,11).

5. «cominciarono da Aroer e dalla città...»: con LXX (recensione Lucianica). TM, LXX e Vg hanno: «Si accamparono in Aroer, a destra della città...». A proposito del viaggio, il parallelo 1Cr 21,4 dice solo: «percorse tutto Israele». «Aroer»: città moabita presso il fiume Arnon (diversa da quella citata in 1Sam 30,28), assegnata alla tribù di Ruben come l'innominata «città che è in mezzo al torrente» (cfr. Dt 2,36; Gs 13,16).

6. «nel paese degli Hittiti a Kades»: traduzione congetturale del TM corrotto (’el ’ereṣ taḥtîm ḥōdšî). BC propone di correggere il testo con i LXX (recensione Lucianica): ’el ’ereṣ haḥittîm qādēšâ. Il regno di Davide non si è mai esteso così a nord, sino al fiume Oronte (250 km a nord del lago di Genesaret); l'itinerario ripercorre idealmente i confini stabiliti dal Signore stesso (Nm 34,3-12; Ez 47,15-20; cfr. 8,1-14). Percorrere “in lungo e in largo” un terreno (Gn 13,17) significa prenderne possesso: Davide afferma la sua proprietà su Israele, dimenticando che tutto gli è donato dall'alto (cfr. 12,7).

9. La cifra del censimento è troppo elevata se riguarda solo i maschi atti alla guerra (cfr. 1Sam 11,8); sarebbe più attendibile se comprendesse tutta la popolazione.

11. «Gad, il veggente di Davide»: cfr. 1Sam 22,5.

13. «tre anni»: con i LXX. TM ha: «sette anni» (cfr. Gn 41,27).

14. «la sua misericordia»: lett. raḥămîm (da reḥem, «utero, viscere materne»). A differenza del termine ḥesed che pone in evidenza la fedeltà verso se stessi e la responsabilità che ne deriva (cfr. 1Sam 20,8), raḥămîm denota l'amore della madre verso il figlio, totalmente gratuito e dotato di bontà e tenerezza, di pazienza e comprensione, di prontezza al perdono. È attribuito a Dio in Sal 40,12; 51,3; 77,10; 79,8; 119,77.156; 145,9; Is 49,15; 54,7; 63,7.15; Lam 3,22; Dn 9,18; Os 2,21; Zc 1,16.

15. «da Dan a Bersabea morirono settantamila persone»: il Signore ripercorre l'itinerario di Ioab per riaffermare la propria sovranità sul paese (cfr. v. 6). Il numero “settantamila” ha un valore simbolico (7x10x1000). Per il numero “sette” cfr. 6,13; il “dieci” simboleggia una quantità considerevole (Gn 31,7; Es 7,3-12.29; 34,28; Gb 19,3); il numero “mille” evoca la presenza dell'azione trascendente di Dio nella storia (Es 20,6; Sal 90,4; Ger 32,18; Ap 20,3-7).

16. «quando l'angelo ebbe stesa la mano»: l'angelo sterminatore dà seguito alle deliberazioni divine (cfr. 14,17). È già intervenuto in Egitto (Es 12,13.23) e riapparirà in 2Re 19,35; Is 37,36; At 12,23.

17. «Io ho peccato»: Davide si riconosce colpevole e meritevole del castigo (cfr. 12,13; 15,25-26); tuttavia trova l'audacia di intercedere per le «pecore» innocenti (cfr. però v. 1) che il Signore gli ha affidato (cfr. 7,7; 5,2; Sal 78,70-72), dimostrando ancora una volta di essere «un uomo secondo il suo cuore» (1Sam 13,14).

21-24. L'episodio narra alle generazioni future il modo in cui l'area sacra del tempio è entrata in possesso di Davide a favore di tutto Israele. Il Gebuseo Arauna è generoso solo in apparenza; in realtà conduce le trattative secondo i migliori canoni orientali (cfr. Gn 23,11-16). Oltre al terreno è disposto a «regalare» pure il necessario per i sacrifici (cfr. 1Sam 6,14; 1Re 19,21). Davide conosce queste schermaglie rituali ma insiste per il pagamento adducendo un unico motivo: un sacrificio che non costa nulla non ha valore agli occhi di Dio.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Bonnie Prince Billy - We Are Together Again (2026)


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Sono più di trent’anni che Will Oldham distilla la sua personale idea folk declinata al presente. Sulle prime – agendo come Palace Brothers e Palace – rivestendolo con una buccia scabra di ascendenza post-, una specie di esoscheletro spettrale col quale sembrava voler dare corpo al bisogno di recidere quelle stesse radici a cui ostinatamente si rifaceva, scavandosi la terra sotto i piedi, quasi a ribadire la spettrificazione del passato nel momento stesso in cui il passato iniziava a rovesciarsi sul mondo in maniera vasta e sistematica, di nostalgia in nostalgia, revival dopo revival, ristampa dopo ristampa... artesuono.blogspot.com/2026/04…


Ascolta il disco: album.link/i/1859974068



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Bonnie Prince Billy - We Are Together Again (2026)


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Sono più di trent’anni che Will Oldham distilla la sua personale idea folk declinata al presente. Sulle prime – agendo come Palace Brothers e Palace – rivestendolo con una buccia scabra di ascendenza post-, una specie di esoscheletro spettrale col quale sembrava voler dare corpo al bisogno di recidere quelle stesse radici a cui ostinatamente si rifaceva, scavandosi la terra sotto i piedi, quasi a ribadire la spettrificazione del passato nel momento stesso in cui il passato iniziava a rovesciarsi sul mondo in maniera vasta e sistematica, di nostalgia in nostalgia, revival dopo revival, ristampa dopo ristampa... artesuono.blogspot.com/2026/04…


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NEGAZIONE DELLA MORTE

inargenta sul mare la fine del giorno

sapere che Qualcuno da sempre mi conosce

notte d'ossidiana ora m'avvolge mi sogna nelle vene del buio io non posso morire

morire alla vita...

. Accolgo il tuo testo: netto, notturno, con una dichiarazione finale che ribalta il senso. Di seguito tre varianti che esplorano sfumature diverse mantenendo il centro tematico della negazione della morte.

Variante lirica


inargenta sul mare la fine del giorno
sapere che Qualcuno mi conosce da sempre
notte d’ossidiana mi avvolge, mi sogna
nelle vene del buio: io non posso morire

morire alla vita diventa un verbo che si rifiuta
la luce trattenuta come un segreto sotto la pelle.


Variante tagliente


il giorno si inargentava e si spegneva
c’è un Qualcuno che mi conosce da sempre
notte d’ossidiana: mi stringe, mi consuma
io dico no — non posso morire

morire alla vita è un atto che rifiuto, un colpo senza presa.


Variante minimalista


inargenta il mare
Qualcuno mi conosce
ossidiana notte
io non posso morire

morire alla vita


Note sul ritmo e le immagini


  • Immagine centrale: la contrapposizione tra l’argento del tramonto e l’ossidiana della notte funziona come ossimoro visuale; mantienila netta.
  • Voce e maiuscole: l’uso di “Qualcuno” con maiuscola evoca destino o divinità; mantienilo se vuoi quel senso di confidenza eterna.
  • Chiusura: la frase “io non posso morire” è un enunciato potente, trattalo come punto focale isolandola o dandole enjambement per amplificarne la forza.
  • Sugg.: prova a leggere ogni variante ad alta voce e segnare dove trattenere il respiro; i silenzi faranno il resto.

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DOSSIER. Impronte biologiche e digitali. Il Trattato di Prüm: Cooperazione di Polizia e Sfide Giuridiche

L'evoluzione storica della cooperazione di polizia europea: dalle origini al Trattato di Prüm


La genesi della cooperazione di polizia nell'Unione Europea rappresenta un percorso tortuoso, caratterizzato da un passaggio graduale da logiche puramente intergovernative a sistemi di integrazione sovranazionale sempre più stringenti. Il punto di partenza di questa evoluzione può essere rintracciato nel 1976 con l'istituzione del Gruppo TREVI, una rete informale di rappresentanti dei ministeri della giustizia e degli affari interni nata per rispondere alla minaccia del terrorismo internazionale, del traffico di stupefacenti e della criminalità organizzata. Questa iniziativa segnò il riconoscimento della necessità di un coordinamento che superasse i confini nazionali, sebbene agisse inizialmente al di fuori del quadro formale della Comunità Europea. Con la firma degli accordi di Schengen e la successiva creazione dello Spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia (AFSJ), l'abbattimento delle frontiere interne impose una riflessione profonda sulla sicurezza collettiva. Il Trattato di Prüm, firmato il 27 maggio 2005, che prende il nome dalla cittadina tedesca ove fu firmato, emerge come la risposta tecnica e politica più avanzata a questa necessità.[3, 4] Promosso originariamente da sette Stati membri — Austria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna — su iniziativa dell'allora ministro dell'interno tedesco Otto Schily, il trattato mirava a intensificare la cooperazione transfrontaliera per combattere il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e l'immigrazione illegale. L'architettura del Trattato di Prüm, spesso indicato impropriamente come “Schengen III”, si fonda sul principio della disponibilità delle informazioni. Questo concetto presuppone che i dati necessari per contrastare il crimine in uno Stato membro debbano essere resi accessibili alle autorità di altri Stati membri con la stessa facilità con cui sono disponibili a livello nazionale. La rilevanza del trattato fu tale che il Consiglio dell'Unione Europea decise di integrarne le disposizioni principali nel quadro giuridico dell'UE attraverso le Decisioni 2008/615/GAI e 2008/616/GAI, rendendo lo scambio automatizzato di profili DNA, impronte digitali e dati automobilistici un obbligo per tutti gli Stati membri.

Leggi tutto qui:poliverso.org/display/0477a01e…


noblogo.org/cooperazione-inter…


DOSSIER.


DOSSIER. Impronte biologiche e digitali. Il Trattato di Prüm: Cooperazione di Polizia e Sfide Giuridiche

L'evoluzione storica della cooperazione di polizia europea: dalle origini al Trattato di Prüm


La genesi della cooperazione di polizia nell'Unione Europea rappresenta un percorso tortuoso, caratterizzato da un passaggio graduale da logiche puramente intergovernative a sistemi di integrazione sovranazionale sempre più stringenti. Il punto di partenza di questa evoluzione può essere rintracciato nel 1976 con l'istituzione del Gruppo TREVI, una rete informale di rappresentanti dei ministeri della giustizia e degli affari interni nata per rispondere alla minaccia del terrorismo internazionale, del traffico di stupefacenti e della criminalità organizzata. Questa iniziativa segnò il riconoscimento della necessità di un coordinamento che superasse i confini nazionali, sebbene agisse inizialmente al di fuori del quadro formale della Comunità Europea. Con la firma degli accordi di Schengen e la successiva creazione dello Spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia (AFSJ), l'abbattimento delle frontiere interne impose una riflessione profonda sulla sicurezza collettiva. Il Trattato di Prüm, firmato il 27 maggio 2005, che prende il nome dalla cittadina tedesca ove fu firmato, emerge come la risposta tecnica e politica più avanzata a questa necessità.[3, 4] Promosso originariamente da sette Stati membri — Austria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna — su iniziativa dell'allora ministro dell'interno tedesco Otto Schily, il trattato mirava a intensificare la cooperazione transfrontaliera per combattere il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e l'immigrazione illegale. L'architettura del Trattato di Prüm, spesso indicato impropriamente come “Schengen III”, si fonda sul principio della disponibilità delle informazioni. Questo concetto presuppone che i dati necessari per contrastare il crimine in uno Stato membro debbano essere resi accessibili alle autorità di altri Stati membri con la stessa facilità con cui sono disponibili a livello nazionale. La rilevanza del trattato fu tale che il Consiglio dell'Unione Europea decise di integrarne le disposizioni principali nel quadro giuridico dell'UE attraverso le Decisioni 2008/615/GAI e 2008/616/GAI, rendendo lo scambio automatizzato di profili DNA, impronte digitali e dati automobilistici un obbligo per tutti gli Stati membri.

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2SAMUELE - Capitolo 23


Le ultime parole di Davide1Queste sono le ultime parole di Davide: “Oracolo di Davide, figlio di Iesse, oracolo dell'uomo innalzato dall'Altissimo, del consacrato del Dio di Giacobbe, del soave salmista d'Israele.2Lo spirito del Signore parla in me, la sua parola è sulla mia lingua;3il Dio di Giacobbe ha parlato, la roccia d'Israele mi ha detto: “Chi governa gli uomini con giustizia, chi governa con timore di Dio,4è come luce di un mattino quando sorge il sole, mattino senza nubi, che fa scintillare dopo la pioggia i germogli della terra”.5Non è forse così la mia casa davanti a Dio, poiché ha stabilito con me un'alleanza eterna, in tutto regolata e osservata? Non farà dunque germogliare quanto mi salva e quanto mi diletta?6Ma gli scellerati sono come spine, che si buttano via tutte e non si prendono in mano;7chi le tocca si arma di un ferro e di un'asta di lancia e si bruciano sul posto col fuoco”.

Aneddoti ed elenco dei guerrieri8Questi sono i nomi dei prodi di Davide: Is-Baal, l'Acmonita, capo dei Tre. Egli, impugnando la lancia contro ottocento uomini, li trafisse in un solo scontro. 9Dopo di lui veniva Eleàzaro, figlio di Dodo, l'Acochita, uno dei tre prodi che erano con Davide: quando i Filistei li insultarono, si schierarono là per combattere, mentre gli Israeliti si ritirarono sulle alture. 10Egli si alzò, percosse i Filistei, finché la sua mano, sfinita, rimase attaccata alla spada. Il Signore operò quel giorno una grande salvezza e il popolo seguì Eleàzaro soltanto per spogliare i cadaveri. 11Dopo di lui veniva Sammà figlio di Aghè, l'Ararita. I Filistei erano radunati a Lechì; in quel luogo vi era un campo pieno di lenticchie e il popolo fuggì dinanzi ai Filistei. 12Egli allora si appostò in mezzo al campo, lo difese e sconfisse i Filistei, e il Signore operò una grande vittoria.13Tre dei Trenta capi scesero al tempo della mietitura e vennero da Davide nella caverna di Adullàm, mentre una schiera di Filistei era accampata nella valle dei Refaìm. 14Davide era allora nel rifugio e c'era una postazione di Filistei a Betlemme. 15Davide ebbe un desiderio e disse: “Se qualcuno mi desse da bere l'acqua del pozzo che è vicino alla porta di Betlemme!”. 16I tre prodi irruppero nel campo filisteo, attinsero l'acqua dal pozzo di Betlemme, vicino alla porta, la presero e la presentarono a Davide, il quale però non ne volle bere, ma la sparse in onore del Signore, 17dicendo: “Non sia mai, Signore, che io faccia una cosa simile! È il sangue di questi uomini, che sono andati là a rischio della loro vita!”. Non la volle bere. Tali gesta compirono quei tre prodi.18Abisài, fratello di Ioab, figlio di Seruià, fu il capo dei Trenta. Egli, impugnando la lancia contro trecento uomini, li trafisse; si fece un nome fra i Trenta. 19Certo, fu glorioso fra i Trenta e divenne loro comandante, ma non giunse alla pari dei Tre. 20Poi veniva Benaià, figlio di Ioiadà, uomo valoroso, di molte prodezze, originario di Kabseèl. Egli uccise i due figli di Arièl, di Moab; inoltre, sceso in una cisterna in un giorno di neve, vi abbatté un leone. 21Uccise anche un Egiziano, uomo d'alta statura, il quale teneva in mano una lancia; gli andò incontro con un bastone, strappò di mano all'Egiziano la lancia e lo uccise con la sua stessa lancia. 22Questo fece Benaià, figlio di Ioiadà, e si fece un nome tra i trenta prodi. 23Fu glorioso fra i Trenta, ma non giunse alla pari dei Tre. Davide lo mise a capo del suo corpo di guardia. 24Poi Asaèl, fratello di Ioab, uno dei Trenta, Elcanàn, figlio di Dodo, di Betlemme, 25Sammà di Carod, Elikà di Carod, 26Cheles di Pelet, Ira, figlio di Ikkes, di Tekòa, 27Abièzer di Anatòt, Mebunnài di Cusa, 28Salmon di Acòach, Maarai di Netofà, 29Cheleb, figlio di Baanà, di Netofà, Ittài, figlio di Ribài, di Gàbaa dei figli di Beniamino, 30Benaià di Piratòn, Iddài di Nacalè-Gaas, 31Abi-Albòn di Arbàt, Azmàvet di Bacurìm, 32Eliacbà di Saalbòn, Iasen di Gun, Giònata, 33figlio di Sammà, di Arar, Achiàm, figlio di Sarar, di Arar, 34Elifèlet, figlio di Acasbài, il Maacatita, Eliàm, figlio di Achitòfel, di Ghilo, 35Chesrài di Carmel, Paarài di Arab, 36Igal, figlio di Natan, di Soba, Banì di Gad, 37Selek l'Ammonita, Nacrài di Beeròt, scudiero di Ioab, figlio di Seruià, 38Ira di Ieter, Gareb di Ieter, 39Uria l'Ittita. In tutto trentasette.

__________________________Note

23,1 Davide viene presentato qui in termini profetici (oracolo, v. 1), perché il dono dello spirito è associato a quello della parola. L’introduzione in prosa conferisce un tono solenne alla composizione, paragonabile al testamento di Giacobbe (Gen 49), o di Mosè (Dt 33). Il vocabolario usato avvicina questo testo all’oracolo di Balaam (Nm 24,3-4.15-16). Tema centrale è l’alleanza eterna di Dio con la famiglia di Davide.

23,11 Lechì: “mascella” è citato già in Gdc 15,17.

23,13 Trenta capi: il numero non va preso alla lettera; esso è contraddetto nel testo stesso (v. 39); è chiaro che doveva trattarsi di un corpo scelto. Adullàm è città della Sefela, in cui Davide si era rifugiato quando fuggiva da Saul (1Sam 22,1).

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Approfondimenti


1-7. Questo breve ma difficile poema, pur essendo presentato come «le ultime parole di Davide» (v. 1) differisce sia dai “testamenti” di Giacobbe e Mosè che chiudono rispettivamente Gn (c. 49) e Dt (c. 33), sia dal “testamento” di Davide vero e proprio (1Re 2,1-9). E piuttosto un oracolo protetico-sapienziale-messianico strettamente collegato col capitolo precedente e con la profezia di Natan (c. 7), nonché con i Sal 72; 89; 132. Davide si presenta in prima persona come «innalzato» (cfr. 22,28.34.49) e «consacrato» (cfr. 1Sam 16,1-13; 22,51), «soave cantore» (cfr. 1Sam 16,16-23; 1Cr 23,5; Sir 47,8-10) e “profeta” posseduto dallo spirito (cfr. 1Sam 16,13). Dio gli rivela (vv. 2-4) il destino luminoso di «chi governa» (= môšēl: attributo del Messia davidico in 2Cr 7,18; Ger 30,21; Mic 5,1) con giustizia (cfr. 22,21,25; anche questa è una qualità del re messianico: Sal 72,1-4.7.12-14; 101,1-8; Ger 23,5-6; 33,15) e timore di Dio (in Is 11,1-5 i due termini sono applicati insieme al «germoglio di lesse»). Davide riconosce che questo è ciò che il Signore ha preparato per la sua casa con una «alleanza eterna» (cfr. 7,9-16; 22,51; 2Cr 7,18; Sal 132,12) «in tutto regolata e garantita» (v. 5). Il destino degli «scellerati» (lett. bᵉliyya‘al: cfr. 20,1) è il fuoco distruttore (vv. 6-7; cfr. 22,9 e 1Sam 2,10). L'opposizione rispetto ai versetti precedenti è evidente: l'alleanza infrangibile offerta a Davide era espressa con l'immagine di germogli e di rugiada, qui invece si tratta di spine e di fuoco ardente (cfr. Sal 58,10; 118,12; Is 26,11; 33,12; 66,15-16.24; Ml 3,19-21; Sir 7,17; Gdt 16,17); inoltre, il nome collettivo «scellerati» è contrapposto all'unicità di Davide «innalzato». Il brano è disseminato di problemi testuali che ne rendono difficile la traduzione e la comprensione. Il ritratto di Davide “profeta”' e “cantore” (cfr. Sir 47,8-10) è abbastanza simile a quello abbozzato dal Cronista, tuttavia è difficile proporre una datazione precisa del poema. Un massiccio intervento redazionale è senz'altro avvenuto tra l'VIII e il IV sec. a.C., periodo in cui si fa strada l'ansiosa attesa della salvezza d'Israele e del Messia figlio di Davide (cfr. la ricorrente metafora messianica del “germoglio”: Is 4,2; 11,1; 61,11; Ger 23,5; 33,15; Sal 132,17; Zc 3,8; 6,12 e quella – più apocalittica – del castigo degli empi).

1. «figlio di Iesse»: cfr. 1Sam 16,1,11. Non è più un epiteto dispregiativo (1Sam 20,27.30; 22,7.9.13; 25,10; 2Sam 20,1) bensì un titolo di gloria che collega l'elezione di Davide (1Sam 16,1.11) con il «germoglio» (vv. 4.5) che sboccerà nella persona del Messia (Is 11,1.10; Ap 5,5). «l'Altissimo ha innalzato»: traduzione congetturale con i LXX e Qumran (4QSamª) della forma ebraica ‘āl + verbo passivo, lett. «innalzato sopra». Cfr. 1Sam 2,10.

2. «Lo spirito del Signore parla in me»: la “profezia” di Davide è messa in luce da 1Cr 28,19; 2Cr 29,25. È ripreso dal NT (At 2,30; 4,25), come pure dal giudaismo tardivo: nel grande rotolo dei Salmi ritrovato a Qumran (11QPsª) v'è un elogio di Davide profeta chiaramente ispirato a 2Sam 22 e 23,1-7. Il dono dello spirito e il carisma profetico sono una caratteristica del Messia davidico (Is 11,2; 42,1; 49,2; 50,4; 61,1 = Lc 4,18-19!).

3. «il Dio di Giacobbe»: TM ripete «Dio d'Israele». BC (secondo i LXX, recensione Lucianica) si basa sull'alternanza Giacobbe / Israele, frequente nello stile oracolare (cfr. v. 1; Nm 24,17; Dt 33,10; Is 48,12).

4. «luce del mattino»: è il simbolo della salvezza, della vita, della saggezza e della giustizia: cfr. v. 3; Sal 27,1; 36,10; 112,4. Anch'esso ha una forte connotazione messianica: Is 9,1 (= Mt 4,16); 42,6; 49,6; 60,1-3 (= Ap 21,24); Ml 3,20; Lc 1,78; Gv 8,12; Ap 21,23.

5. «Così è stabile la mia casa...»: non c'è ragione di modificare la proposizione interrogativa di TM e LXX: «Non è forse così la mia casa davanti a Dio?». Davide constata con gioiosa sorpresa la corrispondenza fra l'oracolo (vv. 3-4) e il dono divino accordato al proprio casato, reso stabile dall'alleanza eterna «in tutto regolata e garantita» dalla «rupe» d'Israele (cfr. 7,19.25-29); «quanto mi salva»: l'accezione è chiaramente messianica: cfr. 22,3; «quanto mi diletta»: lett. «quanto mi dà gioia». Anche il “diletto” come “attesa, desiderio” fa parte del ricco vocabolario messianico: Is 44,28; 62,4; Ml 3,1.

8-39. La quinta “appendice” fornisce la lista dei «prodi» (gibbōrîm) di Davide (cfr. 20,7) e alcune informazioni su prodezze da essi compiute. I gibbōrîm (cfr. anche 1Cr 11,10-47) erano un gruppo ristretto di guerrieri particolarmente valenti e meritevoli, premiati dal sovrano con l'elevazione al rango dei «Tre» (vv. 8-12) o dei «Trenta». I più valorosi tra i «prodi che l'aiutarono in guerra» durante il periodo della fuga (1Cr 12,1) ricevettero una particolare decorazione sul modello della “schiera dei Trenta” del faraone Ramses II. 1Cr 11,10 li definisce «capi dei prodi di Davide... che, insieme con tutto Israele, lo avevano costituito re». Il TM è corrotto; il parallelo 1Cr 11-41 e l'elenco di 1Cr 27,2-14 sono perciò di grande aiuto, anche se non risolvono tutti i dubbi. L'appendice si sviluppa in quattro parti:

  • 1) vv. 8-12: fatti d'arme straordinari compiuti dai «Tre». Per ben due volte il popolo fugge spaventato e i «prodi» affrontano da soli i nemici. In entrambe le occasioni, però, il racconto ha cura di precisare che fu il Signore a concedere «una grande vittoria» (vv. 10.12; cfr. 8,6.14 e 1Sam 19,5) per loro mezzo;
  • 2. vv. 13-17: prodezza compiuta da tre anonimi «prodi» nel corso di una campagna contro i Filistei (forse la stessa descritta in 5,17-25);
  • 3. vv. 18-23: alcune informazioni sulle imprese di Abisai e Benaia, tutt'e due definiti «il più glorioso fra i Trenta», ma non al punto da essere paragonati ai «Tre»;
  • 4) vv. 24-33: lista dei «Trenta», di cui vengono forniti quasi sempre, oltre al nome, la paternità e il luogo di provenienza del «prode».

8. «Is-Baal il Camonita»: con i LXX e 1Cr 11,11 (parzialmente corretti). TM ha: «colui che siede in cattedra Tacmonita». Poiché la strana parola taḥkmōnî contiene la radice verbale di «sapienza» (ḥkm), Vg ne prende spunto per interpretare tutta la frase in riferimento al “sapientissimo” Davide; «impugnò la lancia»: con 1Cr 11,11 e LXX. TM è corrotto.

10. «la sua mano, sfinita, rimase attaccata alla spada»: particolare pittoresco dei crampi che colgono l'eroe nel corso della lotta contro gli innumerevoli avversari.

11-12. La memoria della battaglia è legata al campo di lenticchie in cui essa ebbe luogo, presso la località sconosciuta di Lechi. La nota ha tutto il sapore del ricordo di un testimone oculare (cfr. 1Sam 30,12).

14. «fortezza»: cfr. 5,17-25.

16-17. Pur riconoscente per la dedizione dimostrata dai «tre prodi», Davide non osa bere l'acqua attinta a Betlemme e la sparge «davanti al Signore» come si faceva col sangue (cfr. 1Sam 14,31-35), tanto grave è stato il rischio corso per ottenerla.

39. «In tutto trentasette»: la lista dei vv. 24-39 conta trentuno nomi, cui bisogna aggiungere i «Tre» (vv. 8-12), Abisai e Benaia (vv. 18-23) e – senz'altro – anche Ioab, fratello di Asael e Abisai (vv. 18.24.37).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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2SAMUELE - Capitolo 22


Il cantico di Davide1Davide rivolse al Signore le parole di questo canto, quando il Signore lo liberò dalla mano di tutti i suoi nemici e dalla mano di Saul. 2Egli disse: “Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore,3mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio; mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo, mio nascondiglio che mi salva, dalla violenza tu mi salvi.4Invoco il Signore, degno di lode, e sarò salvato dai miei nemici.5Mi circondavano flutti di morte, mi travolgevano torrenti infernali;6già mi avvolgevano i lacci degli inferi, già mi stringevano agguati mortali.7Nell'angoscia invocai il Signore, nell'angoscia gridai al mio Dio: dal suo tempio ascoltò la mia voce, a lui, ai suoi orecchi, giunse il mio grido.8La terra tremò e si scosse; vacillarono le fondamenta dei cieli, si scossero perché egli era adirato.9Dalle sue narici saliva fumo, dalla sua bocca un fuoco divorante; da lui sprizzavano carboni ardenti.10Abbassò i cieli e discese, una nube oscura sotto i suoi piedi.11Cavalcava un cherubino e volava, appariva sulle ali del vento.12Si avvolgeva di tenebre come di una tenda, di acque oscure e di nubi.13Davanti al suo fulgore arsero carboni ardenti.14Il Signore tuonò dal cielo, l'Altissimo fece udire la sua voce.15Scagliò saette e li disperse, fulminò con folgore e li sconfisse.16Allora apparve il fondo del mare, si scoprirono le fondamenta del mondo, per la minaccia del Signore, per lo spirare del suo furore.17Stese la mano dall'alto e mi prese, mi sollevò dalle grandi acque,18mi liberò da nemici potenti, da coloro che mi odiavano ed erano più forti di me.19Mi assalirono nel giorno della mia sventura, ma il Signore fu il mio sostegno;20mi portò al largo, mi liberò perché mi vuol bene.21Il Signore mi tratta secondo la mia giustizia, mi ripaga secondo l'innocenza delle mie mani,22perché ho custodito le vie del Signore, non ho abbandonato come un empio il mio Dio.23I suoi giudizi mi stanno tutti davanti, non ho respinto da me la sua legge;24ma integro sono stato con lui e mi sono guardato dalla colpa.25Il Signore mi ha ripagato secondo la mia giustizia, secondo la mia innocenza davanti ai suoi occhi.26Con l'uomo buono tu sei buono, con l'uomo integro tu sei integro,27con l'uomo puro tu sei puro e dal perverso non ti fai ingannare.28Tu salvi il popolo dei poveri, ma sui superbi abbassi i tuoi occhi.29Signore, tu sei la mia lampada; il Signore rischiara le mie tenebre.30Con te mi getterò nella mischia, con il mio Dio scavalcherò le mura.31La via di Dio è perfetta, la parola del Signore è purificata nel fuoco; egli è scudo per chi in lui si rifugia.32Infatti, chi è Dio, se non il Signore? O chi è roccia, se non il nostro Dio?33Il Dio che mi ha cinto di vigore e ha reso integro il mio cammino,34mi ha dato agilità come di cerve e sulle alture mi ha fatto stare saldo,35ha addestrato le mie mani alla battaglia, le mie braccia a tendere l'arco di bronzo.36Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza, mi hai esaudito e mi hai fatto crescere.37Hai spianato la via ai miei passi, i miei piedi non hanno vacillato.38Ho inseguito i miei nemici e li ho distrutti, non sono tornato senza averli annientati.39Li ho annientati e colpiti e non si sono rialzati, sono caduti sotto i miei piedi.40Tu mi hai cinto di forza per la guerra, hai piegato sotto di me gli avversari.41Dei nemici mi hai mostrato le spalle: quelli che mi odiavano, li ho distrutti.42Hanno gridato e nessuno li ha salvati, hanno gridato al Signore, ma non ha risposto.43Come polvere della terra li ho dispersi, calpestati, schiacciati come fango delle strade.44Mi hai scampato dal popolo in rivolta, mi hai conservato a capo di nazioni. Un popolo che non conoscevo mi ha servito;45stranieri cercavano il mio favore, all'udirmi, subito mi obbedivano,46impallidivano uomini stranieri e uscivano tremanti dai loro nascondigli.47Viva il Signore e benedetta la mia roccia, sia esaltato Dio, rupe della mia salvezza.48Dio, tu mi accordi la rivincita e sottometti i popoli al mio giogo,49mi sottrai ai miei nemici, dei miei avversari mi fai trionfare e mi liberi dall'uomo violento.50Per questo ti loderò, Signore, tra le genti e canterò inni al tuo nome.51Egli concede al suo re grandi vittorie, si mostra fedele al suo consacrato, a Davide e alla sua discendenza per sempre”.

__________________________Note

22,1 Il cantico è presentato come parole di Davide (v. 1). Nel Salterio è conservato questo stesso cantico, con piccole varianti (Sal 18), e anche là esso è attribuito a Davide. Ma la paternità di questo cantico, assai antico, è discussa. Si tratta essenzialmente di un ringraziamento dopo una prodigiosa liberazione dai nemici (vv. 5-6.15-20.32-46).

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Approfondimenti


Questo lungo salmo di ringraziamento è riprodotto con diverse varianti nel Sal 18 e condensato parzialmente dal Sal 144. Le particolarità grammaticali (uso delle preposizioni e dei verbi) e l'universo simbolico impiegato sono indizi di una datazione molto antica, tra il X è l'VIII sec. a.C. Una redazione finale postesilica potrebbe spiegare la discreta idealizzazione di Davide tipicamente cronistica (vv. 21-25; cfr. 23,1-7). Sia 2Sam 22 che Sal 18 hanno subito diverse rielaborazioni e corruzioni. Fra le due versioni sussistono una sessantina di varianti puramente grafiche mentre altre sono più consistenti, pur non influendo sulla sostanza del testo. L'intestazione (v. 1) dice che Davide compose il salmo «quando il Signore lo liberò dal potere di tutti i suoi nemici, e dalla mano di Saul»; poiché nei vv. 21-25 egli esprime fieramente la consapevolezza della propria rettitudine, possiamo prudentemente collocare l'esperienza descritta dal salmo tra il periodo seguente alle vittoriose guerre di espansione (c. 8) e le campagne ammonite siglate dal peccato con Betsabea (cc. 10-12), vero spartiacque dell'itinerario religioso di Davide. Posto alla fine del grande affresco di 1-2 Sam, il salmo riprende numerosi temi fra quelli annunciati nel cantico di Anna (cfr. 1Sam 2,1-11). L'esultanza di Anna per la minuscola “salvezza” (1Sam 2,1) operata dal Signore nell'ambito della sua famiglia, si rinnova per la grande «salvezza» (22,3) che Davide riconosce di aver sperimentata nel corso delle sue lotte; entrambe le composizioni si concludono quasi con le stesse parole proiettandosi verso un adempimento futuro, ancora misterioso. Fra 1Sam 2 e 2Sam 22 si erge la promessa di 2Sam 7; il «re» e «Messia» preconizzati da Anna circa cent'anni prima (1Sam 2,10) mostrano ora un volto ben preciso: «Davide e i suoi discendenti per sempre» (22,51). Così, i due inni sono accomunati sia dall'argomento che da un'analoga struttura, nella quale si corrispondono le prime e le ultime battute ma anche la successione delle diverse parti (dossologia iniziale, descrizione della meravigliosa opera salvifica e lode finale della vittoriosa potenza divina). Tutta la parabola storica tracciata da 1-2 Sam è compresa tra una “promessa” (1Sam 2) e un “compimento” (2Sam 22), che a loro volta sono agganciati al tempo passato (1Sam 1: l'epoca dei “giudici” e dei molti santuari) e a quello futuro (2Sam 24: l'epoca dei re e dell'unico tempio). Davide riflette sulla propria vita, ripercorre col pensiero il tempo della fuga di fronte a Saul (1Sam 20-27) e le battaglie contro i Filistei e gli altri popoli (2Sam 8,1-14; 21,15-22). Non manca neppure un accenno alle «contese del popolo» (v. 44), forse la guerra civile scoppiata dopo la morte di Saul (2Sam 2-4). Tutto ciò si affaccia alla sua mente secondo una prospettiva ben precisa: la “salvezza” che è il Signore stesso (la radice yš‘ ricorre sette volte: v. 3.4.28.36.42.47.51). Davide riconosce di essere stato amato, custodito, liberato (radice nṣl: v. 18.20.49) da un Dio che pur abitando nei cieli “tra dense nubi” ha «steso la mano» (v. 17), anzi «ha piegato i cieli ed è disceso» (v. 10) per «trarre al largo» (v. 20) il suo “Unto” oppresso dall'angoscia. Il Dio cui Davide inneggia è un Dio vicino che risponde ogni volta che lo si invoca (vv. 4.7; cfr. Dt 4,7); è un Dio “tenebroso” e “splendente” allo stesso tempo (vv. 12-13) che dona se stesso come “lampada” a chi brancola nella “tenebra” (v. 29); è un Dio la cui opera è imprevedibile: salva coloro che non valgono nulla e rovina i “vincenti” (v. 28; cfr. 1Sam 2,4-9; Lc 1,51-53). Ma la valenza messianica di 1Sam 2,10 e 2Sam 22,51 (cfr. 1Sam 2,10) innesca una riflessione teologica che oltrepassa ogni previsione iniziale:

  • l'inno al Signore che «piega i cieli e discende» (v. 10) e scuote le fondamenta del cielo (v. 8; cfr. Sir 16, 18-19; 43,16) precorre l'anelito del profeta «Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti»: (Is 63, 19) che si compirà nel Figlio, che «apparso in forma umana, umiliò se stesso» (Fil 2, 7);
  • colui che è la «lucerna» di Davide (v. 29) splenderà un giorno come «la luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1,9), «luce per illuminare le genti» (Lc 2,32) e «per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre» (Lc 1,79; cfr. Is 9,1; 42,7);
  • il Signore dalla cui bocca «uscì un fuoco divoratore» (v. 9) è il medesimo che Isaia additerà così: «Maltrattato, si lasciò umiliare e non apri la sua bocca» (Is 53,7; cfr. At 8,32-35). Ma sarà anche colui che «è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio...» (Rm 8,34).

Alla luce di ciò si può stabilire la struttura generale:

1) vv. 2-7 – dossologia introduttiva in due parti:

  • A – vv. 2-3: “chi è” il Signore di Davide: elenco di titoli divini;
  • B – vv. 4-7: “cos'ha fatto”' il Signore per Davide: la liberazione. Questa sezione enunciativa è delimitata dalla ripresa della coppia di termini “invocazione”/“risposta” nei versetti 4.7;

2) vv. 8-20 – descrizione e celebrazione della liberazione operata da Dio. Consta anch'essa di due parti, che riprendono rispettivamente le sezioni A e B:

  • A1- vv. 8-16: l'apparizione divina sotto forma di teofania cosmica. Il linguaggio è modellato sulle esperienze analoghe dell'esodo (Es 15,5-10; 19,16-19; cfr. Sal 29,3-10; 97,2-6; Eb 12,18-21);
  • B1- vv. 17-20: la liberazione;

3) v. 21-28 – “perché” il Signore ha liberato Davide. Il vocabolario e le idee sono tipicamente deuteronomistici;

C – vv. 21-28; * vv. 21-25: Davide è consapevole della propria «giustizia» e «purità» (i due termini sono presenti a mo' d'inclusione nei vv. 21.25); * vv. 26-28: i criteri dell'azione divina. Essi sono due: la retribuzione (cfr. 1Sam 24,12-16; 26,23; 2Sam 3,39) e la sovrana libertà (v. 28; cfr. 1Sam 2,4-9). Quest'ultimo tema è collegato con quello dell'elezione (cfr. 1Sam 16,6-12);

4) vv. 29-46 – la certezza della vittoria contro i nemici – per quanto forti essi siano (cfr. vv. 5-6) – proviene dal combattere “insieme al Signore”' (v. 30). La sezione esprime “storicamente” ciò che le parti A1 e B1 hanno descritto in termini mitico-cosmologici (= A2 e B2);

5) vv. 47-51 – dossologia finale che riassume il salmo:

  • A3 – v. 47: esaltazione di Dio (cfr. vv. 2-3);
  • B3 – vv. 48-49: Dio liberatore (cfr. vv. 4-7);

D – vv. 50-51: lode universale motivata dalla «grazia» concessa alla casa davidica. Prospettiva messianica.

Schematicamente:

1) A + B (vv. 2-7) 2) A1 + B1 (vv. 8-20) 3) C (vv. 21-28) 4) A2 + B2 (vv. 29-46) 5) A3 + B3 (vv. 47-51)
 D (vv. 50-51)

2. «Il Signore è mia roccia»: Sal 18,2 inizia facendo precedere queste parole dall'espressione: «Ti amo, Signore, mia forza».

3. «mia rupe»: è l'immagine simbolica della stabilità, della sicurezza e della fedeltà. Ritorna anche nei vv. 32.47 (cfr. 23,3; 1Sam 2,2; Dt 32,4.30; Sal 19,15; 31,3; 62,3; 71,3; 78,35; Is 17,10; 26,4; 44,8). Nel caso del v. 47 («benedetta la mia rupe!») sembra trattarsi di un vero e proprio “nome” divino, come in Ab 1,12: «o Roccia!». «mia salvezza»: lett. «corno della mia salvezza» (cfr. 1Sam 2,1). Lc 1,69 riproduce anche nel testo greco l'espressione semitica (keras sōtērias), derivandola da 2Sam 22,3 (Lc 1,78 recupera invece i vv. 4.41) e conferendo al nostro salmo una forte connotazione messianica. «Sei la mia roccaforte... dalla violenza»: Sal 18 omette questo stico.

5-6. Due coppie di termini omogenei tra loro (flutti-torrenti/ funi-lacci) descrivono le strettezze e l'impotenza in cui Davide si trova a causa dei nemici: non c'è alcuna possibilità di scampo (cfr. vv. 17.20: solo Dio potrà liberarlo dai flutti e dai ceppi). «torrenti esiziali»: lett. «torrenti di Belial». Questi è immaginato come un mostro mitologico o come il dragone apocalittico (Dn 7,7) che Ap 12,9 identifica con Satana (cfr. 20, 1).

8. Le forze invincibili degli inferi (v. 6: šᵉ’ôl, cfr. 1Sam 28,11) devono piegarsi alla potenza del Signore dell'universo (cfr. 1 Sam 5,3-4). Cielo e terra si scuotono e tremano (cfr. v. 16) dinanzi alla sua ira (cfr. Sal 82,5; Is 24,18; Gb 26,11). C'è un implicito riferimento alla teofania di Es 19,16-19 e al tema cosmologico presente nel cantico di Anna (cfr. 1Sam 2,8).

11. «Cavalcò un cherubino»: cfr. 1Sam 4,4.

13. Sal 18,13 legge: «Davanti al suo fulgore si dissipavano le nubi con grandine e carboni ardenti».

14. Alla fine del versetto, Sal 18,14 aggiunge: «grandine e carboni ardenti».

20. «perché oggetto della sua benevolenza»: lett. «perché si è compiaciuto di me». La descrizione della liberazione (vv. 17-20) si conclude con la motivazione del favorevole intervento divino, che verrà ripresa e sviluppata nei vv. 21-25.

26-28. Anche nel peccato Davide saprà riconoscere onestamente la “giustizia” del Signore che ripaga ciascuno secondo il merito (12,13.22; 15,25-26); «con il prode» (v. 26): con TM leggermente corretto; lett. «con il prode integro». LXX e Sal 18,26 leggono: «con l'uomo integro» (probabile equivoco tra gibbôr, «prode» e geber, «uomo»).

33. «mi cinge di forza»: il TM ha: mā‘ûzzî ḥāyil, lett. «mio rifugio di forza». BC adotta la lezione di Sal 18,33, LXX, Syr e Vg: mᵉ’azzᵉrēnî ḥāyil. «rende sicura»: TM ha l'impossibile wayyattēr: «scioglie, terrorizza». BC corregge con Sal 18,33 wayyittēn, «rende».

36. Tra i due stichi Sal 18,36 inserisce: «la tua destra mi ha sostenuto».

42. Mentre il grido di Davide trova sollecita risposta (vv. 4.7) nell'intervento fattivo del Signore (vv. 30.41), i nemici restano soli e disperati. Non è difficile riconoscere in costoro che odiano Davide i lineamenti di Saul (1Sam 18,19), abbandonato dallo spirito (1Sam 16,14) e senza il conforto della parola divina (1Sam 28,6).

42-46. Accenno alle vittorie di Davide contro i popoli stranieri (cfr. 8,1-14; 10,1-19; 12,28-31), prime conferme della profezia di Natan: «anche per il futuro... renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra» (7,9).

49. «mi innalzi»: ritorna il tema del v. 28, ampiamente sviluppato in 1Sam 2,4-9.

50. L'uso che Rm 15,9 ha fatto di questo versetto per dimostrare la vocazione universale dei popoli alla «misericordia» (eleos) di Dio, conferisce al salmo il senso messianico che risplende chiaramente nel v. 51: Dio concede la «grazia» (ḥesed, nei LXX eleos) alla casa di Davide «per sempre» (cfr. 7,16.29), ma questa grazia è data affinché si riversi su tutte le nazioni (cfr. Rm 15,9-12)!

51. «grande vittoria»: TM ha lett. «grandi salvezze». Il salmo si è aperto con la lode del Signore «mia salvezza» (v. 3) e si conclude con un nuovo inno a colui che opera «grandi salvezze».

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Ingredienti per una poesia . prendiamo una manciata di metafore alcuni ossimori degli appropriati enjambements togliamo qualche fronzolo che stona il tutto condito con spicchi di luna . ingredienti per fare una poesia ma che nasca dal sangue . come un fiore panacea sia per gli occhi dell'anima nuda e sola

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Versione rivista


prendiamo una manciata di metafore
qualche ossimoro ben disposto
enjambements che respirano veri spazi
togliamo i fronzoli che stonano
e condiamo il tutto con spicchi di luna.

ingredienti per una poesia
ma che nasca dal sangue.

come un fiore che sia panacea
per gli occhi dell'anima nuda e sola.


Variante più sintetica e serrata


manciata di metafore, ossimori a filo
enjambements che aprono il petto
fronzoli via, luna a pezzetti.

che nasca dal sangue, non da fiato vuoto.

fiore-panacea per l'occhio dell'anima sola.


Note sul ritmo e le immagini


  • Metafore e ossimori funzionano come spezie: dosali per contrastare e sorprendere senza appesantire.
  • Enjambement dà respiro; usalo per far cadere il significato proprio quando il lettore si aspetta una punteggiatura.
  • Eliminare fronzoli richiede scegliere la parola più forte invece di molte deboli.
  • La luna è immagine potente: varia dimensione e ruolo (pezzetto, spicchio, lume) per evitare cliché.
  • Chiusa emotiva: la richiesta che la poesia nasca dal sangue dà pathos; mantieni lessico corporeo coerente se vuoi intensificare.

Variante più lirica


Prendiamo una manciata di metafore,
ossimori che tremano come stelle,
enjambements che sospendono il respiro,
fronzoli spazzati via dalla notte.
Condire con spicchi di luna e sangue.

Nasca dal sangue una poesia che fiorisce,
petali di dolore e luce insieme,
panacea per gli occhi dell'anima nuda e sola.


Variante più tagliente


Manciata di metafore; ossimori a coltello.
Enjambement che squarciano frasi,
fronzoli ammazzati, luna spezzata.

Poesia nata dal sangue, non dal vezzo.

Fiore che guarisce con spine per occhi bruciati.


Variante minimalista


metafore, una manciata
ossimori, pochi e netti
enjambements che aprono ferite
luna a pezzetti
sangue come seme

che nasca dal sangue
fiore panacea per l'anima sola


noblogo.org/norise-3-letture-a…

2SAMUELE - Capitolo 21


APPENDICI (21,1-24,25)

Carestia e sacrificio di sette membri della stirpe di Saul1Al tempo di Davide ci fu una carestia per tre anni; Davide cercò il volto del Signore e il Signore gli disse: “Su Saul e sulla sua casa c'è sangue, perché egli ha fatto morire i Gabaoniti”. 2Allora il re chiamò i Gabaoniti e parlò loro. I Gabaoniti non erano Israeliti, ma un resto degli Amorrei, e gli Israeliti avevano fatto con loro un giuramento; Saul però, nel suo zelo per gli Israeliti e per quelli di Giuda, aveva cercato di colpirli. 3Davide disse ai Gabaoniti: “Che devo fare per voi? In che modo espierò, perché voi possiate benedire l'eredità del Signore?”. 4I Gabaoniti gli risposero: “Fra noi e Saul e la sua casa non è questione d'argento o d'oro, né ci riguarda l'uccidere qualcuno in Israele”. Il re disse: “Quello che voi direte io ve lo farò”. 5Quelli risposero al re: “Di quell'uomo che ci ha distrutti e aveva progettato di finirci, perché più non sopravvivessimo in tutto il territorio d'Israele, 6ci siano consegnati sette uomini tra i suoi figli e noi li impiccheremo davanti al Signore a Gàbaon, sul monte del Signore”. Il re disse: “Ve li consegnerò”. 7Il re risparmiò Merib-Baal, figlio di Giònata, figlio di Saul, per il giuramento del Signore che c'era tra loro, tra Davide e Giònata, figlio di Saul. 8Il re prese i due figli che Rispa, figlia di Aià, aveva partoriti a Saul, Armonì e Merib-Baal, e i cinque figli che Merab, figlia di Saul, aveva partoriti ad Adrièl di Mecolà, figlio di Barzillài. 9Li consegnò nelle mani dei Gabaoniti, che li impiccarono sul monte, davanti al Signore. Tutti e sette caddero insieme. Furono messi a morte nei primi giorni della mietitura, quando si cominciava a mietere l'orzo.10Allora Rispa, figlia di Aià, prese il sacco e lo stese sulla roccia, dal principio della mietitura fino a quando dal cielo non cadde su di loro la pioggia. Essa non permise agli uccelli del cielo di posarsi su di loro di giorno e alle bestie selvatiche di accostarsi di notte. 11Fu riferito a Davide quello che Rispa, figlia di Aià, concubina di Saul, aveva fatto. 12Davide andò a prendere le ossa di Saul e quelle di Giònata, suo figlio, presso i signori di Iabes di Gàlaad, i quali le avevano sottratte furtivamente dalla piazza di Bet-Sean, dove i Filistei li avevano appesi quando avevano colpito Saul sul Gèlboe. 13Egli riportò le ossa di Saul e quelle di Giònata, suo figlio; poi si raccolsero anche le ossa di quelli che erano stati impiccati. 14Le ossa di Saul e di Giònata, suo figlio, furono sepolte nel territorio di Beniamino a Sela, nel sepolcro di Kis, padre di Saul. Fu fatto quanto il re aveva ordinato e, dopo questo, Dio si mostrò placato verso la terra.

Gesta eroiche contro i Filistei15I Filistei mossero di nuovo guerra a Israele e Davide scese con i suoi servi a combattere contro i Filistei. Davide era stanco 16e Isbi-Benòb, uno dei discendenti di Rafa, con una lancia del peso di trecento sicli di bronzo e portando una spada nuova, manifestò il proposito di uccidere Davide; 17ma Abisài, figlio di Seruià, venne in aiuto al re, colpì il Filisteo e lo uccise. Allora gli uomini di Davide gli giurarono: “Tu non uscirai più con noi a combattere e non spegnerai la lampada d'Israele”.18Dopo questo, ci fu un'altra battaglia con i Filistei, a Gob. Allora Sibbecài di Cusa uccise Saf, uno dei discendenti di Rafa.19Ci fu un'altra battaglia con i Filistei, a Gob, ed Elcanàn, figlio di Iair, di Betlemme, uccise Golia di Gat: l'asta della sua lancia era come un cilindro da tessitori.20Ci fu un'altra battaglia a Gat, dove c'era un uomo di grande statura, che aveva sei dita per mano e per piede, in tutto ventiquattro, e anche lui discendeva da Rafa. 21Egli sfidò Israele, ma Giònata, figlio di Simeà, fratello di Davide, lo uccise. 22Questi quattro discendevano da Rafa, a Gat. Essi caddero per mano di Davide e dei suoi uomini.

__________________________Note

21,1 I capitoli 21-24 interrompono il filo principale della narrazione, che continua in 1Re 1. Si tratta di una interruzione sia letteraria che cronologica, perché gran parte del materiale narrativo, qui inserito a opera di un redattore deuteronomistico, si riferisce a eventi precedenti alla rivolta di Assalonne.

21,17 non spegnerai la lampada d’Israele: la lampada è il segno della vita che continua, significa la discendenza regale (vedi Sal 132,17).

21,19 Elcanàn…: si registra qui una tradizione circa la morte di Golia, diversa da quella tramandata in 1Sam 17,1-18,5.

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Approfondimenti


21,1-24,25. La cronaca della successione al trono di Davide (2Sam 9-20; 1Re 1-2) è interrotta dall'inserzione di sei “appendici” di contenuto storico e poetico, incerte quanto a provenienza e datazione. Risalgono verosimilmente a un tempo molto antico, non molto diverso da quello del resto del libro, poiché sembrano rifarsi soprattutto a documenti e liste d'archivio (cataloghi di persone e cronache: cfr. 21,15-22; 8-39) oltre che a tradizioni orali. Non hanno un rapporto diretto con la narrazione precedente e non sono pochi i problemi che sorgono a ta le proposito (come valutare 21,1-14 rispetto a 5-13?). Non è l'unico caso nella Bibbia in cui l'autore (o redattore) aggiunge alla sua opera parti chiaramente eterogenee rispetto al piano generale (cfr. Gn 49; Dt 32-33; Gdc 17-18 e 19-21). Tuttavia le sei “appendici” si innestano bene su 1-2 Sam e mostrano una prospettiva teologica ben definita in funzione dell'interpretazione dell'opera e della definizione del ruolo di Davide nella storia salvifica (cfr. in particolare i cc. 22 e 24). Anche la successione delle “appendici” rivela una sensibilità tutt'altro che disprezzabile: esse sono disposte simmetricamente e concentricamente attorno alle due pericopi poetiche centrali (22,1-51 e 23,1-7) cosicché agli aneddoti di indole militare (21,15-22 e 23,8-39) che occupano le posizioni intermedie corrispondono, infine, i racconti storici (21,1-14 e 24,1-25). Il Cronista ha ripreso parte della seconda appendice (21,18-22 = 1Cr 20,4-8), la quinta e la sesta (23,8-39 = 1Cr 11,11-47 e 24,1-25 = 1Cr 21,1-30), mentre la terza (22,1-51) è riprodotta anche nel libro dei Salmi (Sal 18).

21,1-14. L'impressionante episodio dell'esecuzione di sette figli di Saul (v. 9) e della difesa dei loro cadaveri da parte di Rizpa (v. 10; cfr. 3, 7), prende le mosse da un'inspiegabile carestia che tormenta Israele. Il Signore rivela a Davide che essa è dovuta alla sua collera per un fatto di sangue commesso da Saul contro i Gabaoniti e mai vendicato (v. 1). Secondo la legge di Nm 35,33 (cfr. Gn 9,5-6) il crimine può essere espiato soltanto spargendo il sangue del reo (3,27.30; 7) o dei suoi familiari (cfr. il “principio della solidarietà”: 12,14). Davide non si rallegra del tragico destino dei sette giovani (contro la presunzione di Simei: 16,8), ma deve adeguarsi alla necessità di una riparazione cruenta anche per stornare la maledizione gettata dai Gabaoniti su Israele (v. 3). Tale disposizione interiore sembra confermata dal suo impegno nel seppellire dignitosamente le ossa dei giustiziati assieme a quelle di Saul e Gionata (cfr. 1Sam 31,13) nel sepolcro di famiglia (vv. 12-14). La menzione del figlio di Gionata Merib-Baal (v. 7) ci fa pensare che la vicenda (ammesso che sia accaduta davvero, e nei termini descritti) sia da correlare cronologicamente col c. 9. Resta irrisolta la questione suscitata da 9,3, che nega l'esistenza di altri eredi oltre a Merib-Baal.

1. «carestia»: se la pioggia è considerata una benedizione (Dt 11,14-15; Ger 5,24; Gl 2,23) nella carestia si vede invece un castigo divino (Lv 26,18-20; Dt 28,23-24; 1Re 17-18; 2Re 8,1; Gc 5,17-18). «cercò il volto del Signore»: non significa «consultare» Dio (verbo š’l: 1Sam 14,37; 23,2; 28,6; 30,8; 2Sam 2,1; cfr. 1Sam 14,41) bensì ricorrere a lui per avere il perdono (Os 5,15), essere disponibili a compiere la sua volontà (Sal 24,6; 27,7-8; 105,4) o supplicarlo affinché cessi una calamità (qui e 2Cr 7,14). La modalità della rivelazione di Dio a Davide non è precisata (rivelazione diretta o mediante un profeta?). «Su Saul... fatto di sangue»: testo completato secondo i LXX. TM ha lett. «A Saul e alla casa sangue».

2. «Gabaoniti»: questa popolazione era riuscita con un'astuzia a rimanere nel proprio territorio stringendo alleanza con Giosuè (Gs 9). Lo zelo per l'unità fra le tribù aveva indotto Saul a perseguitarli con i suoi metodi violenti (cfr. 1Sam 22,11-19). Questa gravissima violazione degli accordi intercorsi tra i Gabaoniti e Israele (cui è legata la fuga dei Beerotiti: cfr. 4,2-3) è la causa diretta della carestia.

3. «In che modo espierò»: i Gabaoniti hanno maledetto Israele a causa di Saul. Bisogna che tale maledizione si trasformi in una “benedizione” (cfr. Gdc 17,2). Gli altri modi per neutralizzare una maledizione sono l'eliminazione fisica di chi l'ha pronunciata (16,9; 1Re 2,8-9.44-46) oppure la distruzione del testo scritto che la contiene (Ger 36,23).

4-6. Secondo il tortuoso stile orientale i Gabaoniti esordiscono con una negazione, ma la formulano in modo tale da far capire a Davide l'obiettivo che intendono conseguire; solo quando Davide offre la sua disponibilità (e non può fare altrimenti, date le circostanze) essi espongono i termini della richiesta: «sette uomini». Il “sette” è un numero sacro e un simbolo di totalità (cfr. 6,13), dunque è la misura adeguata per saldare il “debito” con la casa di Saul «davanti al Signore». «li impiccheremo» (v. 6): il verbo yq‘ (hifil) appare solo qui e in Nm 25,4. Non è chiaro il genere di pena capitale cui si riferisce: impalamento, impiccagione o altro. Si potrebbe tradurre con un generico «li giustizieremo» (cfr. vv. 9.13). «Ve li consegnerò»: lett. «Io li darò». L'“io” enfatico richiama l'attenzione sul fatto che Davide intende riservarsi la scelta delle vittime tra tutti i «figli» (in senso lato) di Saul, risparmiando Merib-Baal (cfr. 19,25 ss.) in ossequio al giuramento fatto a Gionata (v. 7; cfr. 1Sam 20,15-16). Guai se dovesse disattenderlo: una nuova maledizione si abbatterebbe sulla casa di Davide. La traduzione più adeguata è perciò: «Sarò io stesso a consegnarveli».

9. «sul monte»: l'altura (bāmâ) di Gabaon era la più grande d'Israele (1Re 3,4). Fino al tempo di Salomone vi furono conservate la Dimora e l'altare dell'olocausto (1Cr 21,29). «quando si cominciava a mietere l'orzo»: evidentemente si tratta solo di un'indicazione cronologica (mese di maggio), dato che la carestia non consente il raccolto da ormai tre anni. Sta per iniziare la stagione più calda e arida: se alla scadenza naturale (ottobre-novembre) la pioggia tornerà a cadere, questo sarà il segno della ritrovata benevolenza celeste.

10-11. Rizpa difende tenacemente i cadaveri dagli uccelli e dalle fiere sino alla fine della siccità. I giustiziati vengono infatti privati della sepoltura in attesa del segno inequivocabile che la maledizione è stata annullata, in apparente contraddizione con la norma di Dt 21,22-23 (cfr. Gs 8,29). L'orrore dell'antichità per la privazione della sepoltura è ampiamente documentato: Antigone di Sofocle, Ghilgamesh (tav. XII,151-153), Palinuro (Eneide VI, 362-371), Afrodite (Iliade XXIII, 184-187: la dea custodisce la salma di Ettore dai cani “giorno e notte”). Cfr. anche 1Sam 44-46. «mantello di sacco» (v. 10): l'abito del lutto (cfr. 12,16-21) diventa un simbolo dell'audacia materna che difende i propri figli anche oltre la morte.

14. «come anche le ossa degli impiccati»: aggiunto con i LXX. «Zela»: non lontano da Gerusalemme (cfr. Gs 18,28). «fu fatto..»: si riferisce all'esecuzione, non alla sepoltura dei sette giovani. Infatti questo versetto conclude la pericope riprendendo il v. 1 a mo' d'inclusione: alla notizia della carestia corrisponde quella della sua cessazione e alla richiesta di una riparazione fa eco la conferma della sua attuazione.

15-22. La seconda appendice tramanda la memoria di alcuni episodi straordinari avvenuti durante le guerre contro i Filistei nei primi anni del regno di Davide (cfr. 5,17-25). Si tratta di quattro duelli, nel corso dei quali quattro “prodi” di Davide uccidono altrettanti Filistei, glganti «figli di Rafa» (= Refaim: commento a 1Sam 17,4). Il testo è purtroppo molto rovinato e richiede diverse correzioni. Tuttavia se ne riconoscono l'antichità (forse è un riassunto, incompleto e malamente trasmesso, di tradizioni orali) e la storicità. La dimensione religiosa è del tutto assente.

16. «cinto di una spada nuova»: la parola «spada», omessa da TM e LXX, è restituita con Vg. I LXX traducono «nuova» (ḥădāšâ) con «mazza».

  1. «Abisai»: nipote di Davide, è una figura ben nota al lettore (1Sam 26,6-9; 2Sam 2,18; 10,10; 16,9; 19,22; 20,6-7.10). 23,18-19 lo annovera tra i “prodi” di Davide. «non spegnerai la lampada d'Israele»: la vita di Davide
  2. luce, gioia, prosperità del popolo – è troppo preziosa per essere messa a repentaglio.

18. «Gob»: località sconosciuta, ubicata presumibilmente tra Gat e Gerusalemme (o Ebron, nel caso che Davide non l'avesse ancora conquistata: cfr. 5,6-12). «Sibbecai il Cusatita»: originario della zona di Betlemme (cfr. 1Cr 4,4), sarà uno dei dodici ufficiali superiori al servizio del re (1Cr 27,11). Forse appartiene anch'egli ai “prodi” (in 23,27 «Mebunnai» potrebbe essere una corruzione di «Sibbecai», a causa del facile scambio mem/samec e nun/kaf).

19. «Elcanan, figlio di Iair»: è lo stesso Elcanan, «figlio di Dodo» nominato in 23,24 tra i “prodi”? TM ha «Elcanan figlio di ya‘rê ’ōrᵉgîm (lett. dei boschi dei tessitori)». «Iair» è ricostruito col qere di 1Cr 20,5; ’ōrᵉgîm è evidentemente una dittografia della notizia sulla lancia «come un subbio di tessitori», che ci rimanda a 1Sam 17,7; «il fratello»: manca da TM, LXX e Vg. La parola è aggiunta con 1Cr 20,5 (da correggere quanto al nome del Filisteo, che rimane anonimo: «Lacmi» significa «il Betlemmita»). L'episodio non è da confondere con quello narrato da 1Sam 17.

20-22. Il quarto gigante «insulta Israele» come Golia (1Sam 17,10.26.45). Il particolare impressionante della sua polidattilia è ritenuto più essenziale del nome. Il suo uccisore è Gionata, nipote di Davide e fratello di quel Ionadab che fu cattivo consigliere di Amnon (13,3). Anche Gionata fa parte della schiera dei “prodi” (23,33).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Installazione di Cloudflare WARP su OSMC


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cloudflare-warpÈ noto come l'uso dei resolver Cloudflare sia uno dei modi per anonimizzare il proprio IP all'ISP.

Cloudflare offre anche altre modalità di risoluzione ancora più efficaci:

  1. DNS over HTTPS (DoH)
  2. DNS over TCP (DoT)
  3. DNS over WARP (DoW)

I primi due sono relativi a richieste dns crittografate e incapsulate, in una richiesta https (porta 443) la prima, e in una connessione TLS (porta 853) la seconda.

La terza modalità è una richiesta dns in chiaro ma all'interno di un tunnel Wireguard o MASQUE (QUIC + HTTP/3 – rif. datatracker.ietf.org/meeting/i…). Molto interessante ed è quella che approfondirò in seguito.

Senza entrare nel merito, tutte le soluzioni anonimizzano le query dns. L'ultima, quella che mi ha stutzzicato, è in realtà un tunnel vpn che crittografa TUTTO il traffico, non solo le richieste DNS.

DoT è una cifratura TLS che lascia intatto il pacchetto UDP iniziale, è quindi più efficiente di DoH che converte una richieste DNS in una HTTP cifrata dal layer TLS.

DoT di solito viene fatta a livello di dispositivo, DoH per singole applicazioni.

DoT, basandosi su una porta specifica, 853, è facilmente identificabile (e bloccabile) come traffico DNS (benché cifrato), DoH è una richiesta HTTPS e si mescola col traffico che viaggia sulla porta 443 (difficilmente si invaliderà tutto quel tipo di traffico).

DoT, DoH, DoW, mitigano notevolmente il cache poisoning dei resolver perché rendono quasi impossibilie per un attaccante alterare una richiesta che viene protetta per l'intero percorso. Va detto che la soluzione ideale in questo contesto è la combinazione con DNSSEC, che fornisce autenticità e integrità alla riservatezza fornita da DoH/DoT.

Anche se l'obiettivo rimane l'approfondimento di CLoudflare WARP, vale la pena di spendere due parole anche sulle altre modalità di risoluzione, DoT/DoH

Configurare risoluzioni DNS DoH


Configurare DoH è molto semplice perché è qualcosa legato all'applicazione, il browser tipicamente. Se l'applicazione lo supporta, di solito è poco di più di un flag da abilitare.

Ad es. Firefox o Chrome permettono di attivare una sorte di “protezione avanzata del DNS” indicando semplicemente un resolver che la supporti (es. Cloudflare, NextDNS o Quad9).

Configurare risoluzioni DNS DoT


DoT, come detto, è una configurazione che avviene a livello di dispositivo, l'anonimizzazione delle query DNS si ottiene quindi per ogni applicazione. Sul come farlo, dipende dal dispositivo.

Ad es. su una linux box basta aggiungere due righe su systemd-resolved e riavviare il relativo servizio.

sudo vi /etc/systemd/resolved.conf
...
DNS=1.1.1.1
DNSOverTLS=yes

# dopo aver salvato il file
systemctl restart systemd-resolved

Un veloce test su 1.1.1.1/help (da qualunque browser) ci mostrerà qualcosa del tipo:
Connected to 1.1.1.1        Yes
Using DNS over HTTPS (DoH)  No
Using DNS over TLS (DoT)    Yes
Using DNS over WARP         No
AS Name                     Cloudflare, Inc.
AS Number                   13335
Cloudflare Data Center      MXP

indice che DoT è attivo e funzionante. Lo stesso test poteva essere fatto anche per DoH.

Cloudflare WARP


E poi c'è DoW, che è qualcosa di ancora più estremo perché, all'occorrenza, anonimizza non solo le richieste DNS ma tutto il nostro traffico (e infatti diversi servizi di streaming non lo consentono).

Cloudflare Warp attiva diverse modalità di risoluzione dns fra cui DoH e DoT.

Dal momento che Cloudflare Warp agisce su tutta la connessione, è il modo più semplice per avere risoluzione dns di tipo DoH o DoT, su qualunque dispositivo su cui è presente Cloudflare Warp senza gli sbattimenti di systemd o altro.

Cloudflare Warp in modalità tunnel è un client che instaura un collegamento cifrato punto-punto (un tunnel) fra il nostro host e un endpoint Cloudflare. In questo modo ogni bit che esce dal nostro dispositivo viene cifrato prima della comunicazione, che diventa così totalmente schermata.

La vpn di Coudflare si basa su wireguard o su MASQUE. Nel primo caso è una normale vpn con un setup roadwarrior, il secondo caso offre in più la possibilità di associare al tunnel anche le modalità DoH/DoT per le richieste dns.

Anonimato sì/no?


Cloudflare WARP è uno strumento incentrato sulla sicurezza, progettato per crittografare il traffico internet e proteggere la privacy dagli ISP, piuttosto che per garantire l'anonimato completo o nascondere la posizione dell'utente.

Sostituisce l'IP dell'utente con un IP di Cloudflare che generalmente corrisponde alla sua reale area geografica, rendendolo inadatto a eludere le restrizioni basate sulla posizione.

Non è una VPN tradizionale. WARP non maschera la nostra posizione ai siti web, che spesso possono visualizzare la tua posizione approssimativa.

Per migliorare la privacy, si dovrebbe utilizzare il protocollo MASQUE, che offre anche una maggiore efficienza.

In sintesi, WARP fornisce un “tunnel sicuro” per proteggere la privacy dei dati da amministratori di rete indiscreti, protegge il traffico perché eccelle nella crittografia del traffico su reti non sicure (ad esempio, Wi-Fi pubbliche), ma non offre le funzionalità di anonimato dei tradizionali servizi VPN incentrati sulla privacy.

Fatta questa doverosa premessa, vediamo come può essere usato.

Configurare Cloudflare WARP


L'installazione del client è molto semplice. Per Gnu/Linux c'è la versione cli, per android un app, per altri sistemi, Win /MacOS, un installer. La parte applicativa prima di tutto registra il dispositivo sulla rete Cloudflare generando degli ID e una chiave di licenza. In un secondo momento si generano le chiavi di cifratura.

Per fissare le idee, una volta fatte le operazioni di inizializzazione, sulla linux box per tunnellizzare ogni nostra comunicazione con una risoluzione DoT, basta:

# facoltativo
warp-cli mode warp+dot

#connessione
warp-cli connect

Per terminare:
warp-cli disconnect

Questo approccio torna molto comodo quando per es. vogliamo usare wifi pubbliche, in città o in aeroporto. A meno di non avere un'installazione personale di una nostra vpn, questa è una soluzione immediata. Certo, bisogna fidarsi di Clooudflare ma è certamente meglio che fidarsi delle wifi free.

E arriviamo al caso d'uso che volevo approfondire riguardante l'“anonimizzazione” di un mediacenter casalingo per il quale non vogliamo rendere noto il suo utilizzo.

L'esperienza che ho avuto al proposito è stata interessante, visto che uso da anni OSMC su una RasbPi 3 e ho deciso di metterla dietro Cloudflare.

OSMC insieme a LibreELEC sono ottime soluzioni di mediacenter per SBC. La prima più “general”, essendo una debian customizzata per ospitare un mediacenter, la seconda invece meno elastica ma più essenziale ed efficiente.

Nonostante la Raspberry Pi 3 sia dotata di un processore ARM64, la versione di OSMC che ho installato a suo tempo è a 32 bit e per quella non c'è disponibilità per il client cloudflare (solo ARM64).

Ho dovuto ricorrere ad un client “unofficial”, wgcf, che permette di registrare il dispositivo e di generare le chiavi ma solo per la modalità Wireguard, non MASQUE, quindi niente Warp+DoT/DoH (per inciso, wgcf rappresenta un'ottima alternativa anche per chi non vuole usare il client Cloudflare su Gnu/Linux).

A questo aggiungo che, sebbebe OSMC sia una Debian su cui posso installare e configurare tanta roba, l'installazione di Wireguard, e penso di qualunque cosa che vada a toccare lo stack di rete, diventa qualcosa di estremamente complicato da fare, dal momento che OSMC si rifiuta categoricamente di eseguire operazione che metterebbero a rischio il suo essere un mediacenter, fondamentalmente.

Tradotto in soldoni, il client wireguard si installa, sale su correttamente ma non c'è verso di far funzionare la risoluzione. L'unica via d'usicta è stata configurare Wireguard attraverso il gestore di rete di OSMC che è connman.

Una volta fatto questo, sono stati necessari solo un paio di piccoli accorgimenti per far si che, in seguito all'avvio del mediacenter, la configurazione vpn venisse caricata automaticamente da connman, contestualmente alla connessione vpn.

Configurazione wgcf

# Account cloudflare
curl -L https://github.com/ViRb3/wgcf/releases/latest/download/wgcf_2.2.30_linux_armv7 -o /usr/local/bin/wgcf
chmod u+x /usr/local/bin/wgcf
wgcf register
wgcf generate

# status & trace
wgcf status
curl https://www.cloudflare.com/cdn-cgi/trace

Configurazione connman


Su OSMC connman ha i suoi file di configurazione in /var/lib/connman e /var/lib/connman-vpn

Nel file di configurazione, l'host va indicato con l'ip non con l'fqdn (engage.cloudflareclients.com)

# Configurazione wireguard cloudflare
# La configurazione della vpn deve essere un file .config sotto /var/lib/connman-vpn

vi /var/lib/connman-vpn/cloudflare_warp.config
[provider_*]
Type = WireGuard
Name = Cloudflare_WARP
Host = 162.159.192.1
AutoConnect = true
WireGuard.Address = 172.16.0.2/24
WireGuard.ListenPort = 51280
WireGuard.PrivateKey = <my_private_key>
WireGuard.PublicKey = <cloudlare_wg_public_key>
WireGuard.DNS = 1.1.1.1, 1.0.0.1
WireGuard.AllowedIPs = 0.0.0.0/0
WireGuard.EndpointPort = 2408
WireGuard.PersistentKeepalive = 25

Dopo aver creato il file di configurazione, possiamo vedere il nuovo servizio pronto per essere richiamato da comman-vpnd
# elenco servizi attivi
connmanctl services
* AO <SSID>           wifi_<id>_managed_psk
* R Cloudflare_WARP      vpn_162_159_192_1

Affinché la connessione alla vpn parta all'avvio di OSMC, è necessario disporre di un servizio che:
  1. esegua common-vpnd per caricare il file di configurazione
  2. effettui la connessione vpn


# Creazione nuovo servizio in /lib/systemd/system/connman-vpn.service
[Unit]
Description=ConnMan VPN service
After=network-online.target
Wants=network-online.target

[Service]
Type=dbus
BusName=net.connman.vpn
ExecStart=/usr/sbin/connman-vpnd -n
ExecStop=/usr/local/bin/vpn-autoconnect.sh
StandardOutput=null
Restart=on-failure

[Install]
WantedBy=multi-user.target

Script richiamato dal servizio per la connessione alla vpn:
# connessione vpn
vi /usr/local/bin/vpn-autoconnect.sh
#!/bin/bash
# Attende che il demone VPN sia pronto
sleep 5
# Tenta la connessione (usa il nome esatto che vedi in connmanctl services)
connmanctl connect vpn_162_159_192_1

Inifine si rende il file eseguibile e si avvia il servizio
chmod +x /usr/local/bin/vpn-autoconnect.sh

# avvio servizio
systemctl daemon-reload
systemctl enable connman-vpn.service
systemctl start connman-vpn.service

E il gioco è fatto.

Da questo momento in poi, OSMC tunnellizza tutto il suo traffico verso Cloudflare.

Come detto, in questo modo ho “solo” la configurazione di un tunnel wireguard verso l'endpoint Cloudflare, non dispongo di altre funzionalità che warp-cli offre.

Tuttavia è un procedimento abbastanza trasparente che non prevede la convivenza con ulteriori servizi come nel caso di warp-cli e che può essere un'alternativa anonimizzante valida anche su una linux box normale.

#dns #doh #dot #warp #vpn #tunnel #cloudflare #wireguard #masque #osmc


noblogo.org/aytin/installazion…

il genocidio nell'epoca della sua indefinita riproducibilità.

è totalmente evidente che in un mondo che sia degno di dirsi – ed essere – umano non c'è spazio per un'entità genocidaria. attualmente, la diffusione dell'attitudine allo (e desiderio di) sterminio dimostrata dalla popolazione di tale entità è enorme e riguarda la stragrande maggioranza degli abitanti, fornitori pressoché entusiasti di carne da cannone coscritta: figlie e figli da allevare nell'odio e gettare come proiettili contro donne e bambini palestinesi, come ormai dimostrato da centinaia e migliaia di prove fattuali, e accertato da associazioni umanitarie, medici, osservatori internazionali, istituzioni giuridiche, studiosi dei genocidi e specificamente della Shoah, politici, testimoni diretti, documentazioni video che sono già storia.

ma cosa significa dire che “non c'è spazio per un'entità genocidaria”, quando questa entità conta milioni di persone, una vita statuale di ormai quasi un secolo di vita (vita propria e morte altrui), nonché sostenitori e finanziatori potenti e numerosi in tutto il mondo, gruppi di potere, lobby, big tech companies e interi governi stranieri, USA in testa? l'impossibilità di convivere con questa realtà mostruosa si scontra con la pressoché evidente impossibilità di riformarla o revocarne la legittimità di Stato.

la forma della tragedia degli ultimi otto decenni, soprattutto da tre anni in qua, coincide con questo stato di fatto, questa impossibilità. che a sua volta, demolendo o silenziando il diritto internazionale, pone inevitabilmente le fondamenta per la riproducibilità indefinita del genocidio come strumento di dominio. (ciò che sta succedendo infatti in Libano e potrebbe replicarsi domani o già oggi in altre regioni orientali, occidentali: ovunque).


noblogo.org/differx/il-genocid…

[rotazioni]arruòlati il pin perno puntina [pòrtici tra [poco la ripresa [smaltirle polistiroli grami città nella sfera almeno e ventigradi] ventilato in esemplari tarlatissimi acrobatici regimi [di coccarde gentamicine o particelle bianche servizi dei [dinoccolati lo] segue in terza visione [dare per] contabili forrine come] se piovessero arruolàti don't these [city lights Charlie Chaplin's cane well it flicked away the rain code [per mancato assorbimento


noblogo.org/lucazanini/rotazio…

non è sempre facile spiegare un lavoro che solo in parte è un lavoro. nel senso di “lavoro (immediatamente) pagato”, immediatamente – o quasi – redditizio. non è facile spiegarlo alle “persone che domandano”, né a sé stessi, né alla prole. capita che solo il tempo porti remunerazioni, di vario tipo, anche economiche, e/o ulteriori offerte di lavoro (stavolta direttamente pagato) e opportunità, e la cosa non funziona sempre. e in ogni caso la ...costante variabile tempo è fondamentale. solo il tempo (quando si riesce a farne un alleato e non un nemico: e può non succedere) fa girare il volano.


noblogo.org/differx/non-e-semp…

E OGGI CHE MI RITROVI UOMO FATTO

padre che sei rimasto di me più giovane consumato anzitempo una vita sul mare e le brevi soste col mal di terra

avevi la salsedine nel sangue

così presenti mi restano le rare passeggiate mattutine e mai che mi avessi preso per la strada in discesa a cavalcioni sulle spalle

di carezze non eri capace

e oggi che mi ritrovi uomo fatto sai: mi fa male quel distacco

Osservazione breve


Il testo è intimo e diretto; la voce sceglie immagini quotidiane che scontrano l'affetto mancato con la consapevolezza adulta.


Temi principali


  • Relazione padre-figlio: presenza fisica limitata; eredità emotiva.
  • Tempo e perdita: consumo precoce, nostalgia delle piccole abitudini.
  • Corpo e territorio: mare come vita; mal di terra come radicamento mancato.
  • Affetto non manifestato: incapacità di carezze e distanza che ferisce.

Punti di forza


  • Immagini concrete e toccanti: “salsedine nel sangue”, “mal di terra”.
  • Ritmo colloquiale che rende il parlato interiore credibile.
  • Finale sintetico e doloroso che lascia una ferita aperta: “mi fa male quel distacco”.

Piccole revisioni proposte (mantengo la voce, semplifico punteggiatura)


E OGGI CHE MI RITROVI UOMO FATTO

padre, che sei rimasto di me più giovane
consumato anzitempo:
una vita sul mare e le brevi soste
col mal di terra.

Avevi la salsedine nel sangue.

Così presenti
mi restano le rare passeggiate mattutine,
e mai che mi avessi preso per la strada in discesa
a cavalcioni sulle spalle.

Di carezze non eri capace.

E oggi che mi ritrovi uomo fatto
sai: mi fa male quel distacco.


Variante alternativa più condensata ed evocativa


E OGGI CHE MI RITROVI UOMO FATTO

padre rimasto più giovane di me,
consumato anzitempo dal mare.
Soste brevi, mal di terra;
salsedine nel sangue.

Le passeggiate mattutine—rare—restano,
mai la tua mano sulle mie spalle in discesa.
Di carezze non eri capace.

Oggi che ritorni su un uomo fatto,
mi fa male quel distacco.


Traduzione in inglese


AND TODAY WHEN YOU FIND ME A MAN

father, you who stayed younger than me
worn down before your time:
a life at sea and the brief stops
with seasickness on land.

You had salt in your blood.

So present, what remain are rare morning walks,
and never did you lift me astride your shoulders
down the downhill road.

You were not able to give caresses.

And today when you find me a man,
know this: that distance hurts me.


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Bill Callahan – My Days of 58 (2026)


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immagine

Bill Callahan continua a fare dischi e noi insistiamo a occuparcene. Come mai? Perché le qualità che esprime in termini narrativi e musicali lo rendono autore raro nel panorama contemporaneo. Alla soglia dei sessant’anni, nel nono album a suo nome, dopo quelli marchiati Smog, racconta – dichiara il titolo – i suoi giorni da 58enne in una dozzina di brani appena oltre l’ora di durata complessiva... artesuono.blogspot.com/2026/04…


Ascolta il disco: album.link/s/497p1j3P9Xzlb7vXa…



noblogo.org/available/bill-cal…


Bill Callahan – My Days of 58 (2026)


immagine

Bill Callahan continua a fare dischi e noi insistiamo a occuparcene. Come mai? Perché le qualità che esprime in termini narrativi e musicali lo rendono autore raro nel panorama contemporaneo. Alla soglia dei sessant’anni, nel nono album a suo nome, dopo quelli marchiati Smog, racconta – dichiara il titolo – i suoi giorni da 58enne in una dozzina di brani appena oltre l’ora di durata complessiva... artesuono.blogspot.com/2026/04…


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Felpe


Al parco ho visto da lontano un papà con la schiena curva che inseguiva una bimbetta in bicicletta con la tipica andatura a zig-zag di quando si impara a pedalare. Una scena che mi fa stringere sempre il cuore pensando a quando 2 decenni fa me lo sono spaccata io la schiena. Quando mi avvicino vedo che il papà ha una felpa delle frecce tricolori dell'aeronautica militare. Avrei voluto affiancarlo e dirgli che grazie a quelli della sua felpa ci sono due genitori che una figlia non ce l'hanno più.

Torino, tragedia delle Frecce tricolori, i genitori: «Dopo un anno Laura ci manca come l’aria. Le dobbiamo giustizia»


log.livellosegreto.it/highway-…


Felpe


Al parco ho visto da lontano un papà con la schiena curva che inseguiva una bimbetta in bicicletta con la tipica andatura a zig-zag di quando si impara a pedalare. Una scena che mi fa stringere sempre il cuore pensando a quando 2 decenni fa me lo sono spaccata io la schiena. Quando mi avvicino vedo che il papà ha una felpa delle frecce tricolori dell'aeronautica militare. Avrei voluto affiancarlo e dirgli che grazie a quelli della sua felpa ci sono due genitori che una figlia non ce l'hanno più.

Torino, tragedia delle Frecce tricolori, i genitori: «Dopo un anno Laura ci manca come l’aria. Le dobbiamo giustizia»


Un cielo di palpiti

si punterà verso il non- luogo dell’ Inconoscibile intrisa la vela del sogno del sangue della passione uscendo dalla bocca della notte

-e siamo grumo e infinito

vivo di palpiti sarà quel cielo tenerezza di madre ad accoglierci

.

Il testo è intenso e sensoriale; le immagini funzionano come richiami emotivi che collegano il cosmo, il sogno e la nascita di un sentimento condiviso.


Analisi


  • Temi: incontro tra inconoscibile e passione, nascita e accoglienza materna, tensione fra infinito e intimità.
  • Immagini: il cielo come organismo palpita; la vela del sogno intrisa di sangue evoca desiderio e offerta; la “bocca della notte” è immagine forte di passaggio o parto.
  • Tono e voce: lirico, misto a metafisico; il «-e siamo grumo e infinito» apre un nucleo centrale che concentra antitesi e sublime.
  • Musicalità: versi brevi alternati a frammenti più lunghi creano pause drammatiche; ripetizioni di “palpiti” e “cielo” rafforzano il battito ritmico.

Versione rivista (proposta)


Un cielo di palpiti
si punterà verso il non-luogo dell'Inconoscibile.
Intrisa la vela del sogno
del sangue della passione,
uscendo dalla bocca della notte.

E siamo grumo e infinito.

Vivo di palpiti sarà quel cielo,
tenerezza di madre ad accoglierci.


Traduzione in inglese


A sky of palpitations
will aim toward the non-place of the Unknowable.
The sail of dream soaked
with the blood of passion,
emerging from the mouth of night.

And we are clot and infinite.

Alive with palpitations that sky will be,
a mother’s tenderness to welcome us.


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2SAMUELE - Capitolo 20


1Capitò là uno scellerato chiamato Seba, figlio di Bicrì, un Beniaminita, il quale suonò il corno e disse: “Non abbiamo alcuna parte con Davide e non abbiamo un'eredità con il figlio di Iesse. Ognuno alle proprie tende, Israele!“.2Tutti gli Israeliti si allontanarono da Davide per seguire Seba, figlio di Bicrì; ma gli uomini di Giuda rimasero uniti al loro re e lo accompagnarono dal Giordano fino a Gerusalemme. 3Davide entrò nella reggia a Gerusalemme. Il re prese le dieci concubine che aveva lasciato a custodia della reggia e le mise in una residenza sorvegliata; dava loro sostentamento, ma non si accostava a loro. Rimasero così recluse fino al giorno della loro morte, vivendo da vedove.4Quindi il re disse ad Amasà: “Radunami tutti gli uomini di Giuda in tre giorni; poi férmati qui”. 5Amasà dunque partì per far venire gli uomini di Giuda; ma tardò più del tempo fissato. 6Allora Davide disse ad Abisài: “Seba, figlio di Bicrì, ci farà ora più male di Assalonne; prendi i servi del tuo signore e inseguilo, perché non trovi fortezze e sfugga ai nostri occhi”. 7Con lui uscirono gli uomini di Ioab, i Cretei, i Peletei e tutti i prodi; uscirono da Gerusalemme per inseguire Seba, figlio di Bicrì.8Si trovavano presso la grande pietra che è a Gàbaon, quando Amasà venne loro incontro. Ioab indossava la veste militare, sopra la quale portava il cinturone con la spada pendente dai fianchi nel fodero; venendo fuori, essa gli cadde. 9Ioab disse ad Amasà: “Stai bene, fratello mio?” e con la destra prese Amasà per la barba per baciarlo. 10Amasà non fece attenzione alla spada che Ioab aveva nell'altra mano, e Ioab lo colpì al ventre e ne sparse le viscere a terra; non lo colpì una seconda volta perché era già morto. Poi Ioab e Abisài, suo fratello, inseguirono Seba, figlio di Bicrì. 11Uno dei giovani di Ioab era rimasto presso Amasà e diceva: “Chi ama Ioab e chi è per Davide segua Ioab!”. 12Intanto Amasà giaceva insanguinato in mezzo al sentiero e quell'uomo vide che tutto il popolo si fermava. Allora trascinò Amasà fuori dal sentiero, in un campo, e gli buttò addosso una veste, perché quanti gli arrivavano vicino lo vedevano e si fermavano. 13Quando fu rimosso dal sentiero, passarono tutti al seguito di Ioab per inseguire Seba, figlio di Bicrì.14Costui passò per tutte le tribù d'Israele fino ad Abel-Bet-Maacà; tutti gli alleati si radunarono e lo seguirono. 15Vennero dunque, lo assediarono ad Abel-Bet-Maacà e innalzarono contro la città un terrapieno addossato al contrafforte; tutto il popolo che era con Ioab faceva di tutto per far cadere le mura. 16Allora una donna saggia gridò dalla città: “Ascoltate, ascoltate! Dite a Ioab di avvicinarsi, gli voglio parlare!”. 17Quando egli le si avvicinò, la donna gli chiese: “Sei tu Ioab?”. Egli rispose: “Sì”. Allora ella gli disse: “Ascolta la parola della tua schiava”. Egli rispose: “Ascolto”. 18Riprese: “Una volta si soleva dire: “Si consultino quelli di Abel”, e la cosa si risolveva. 19Io vivo tra uomini pacifici e fedeli d'Israele, e tu cerchi di far perire una città che è una madre in Israele. Perché vuoi distruggere l'eredità del Signore?“. 20Ioab rispose: “Non sia mai, non sia mai che io distrugga e devasti! 21La questione è diversa: un uomo delle montagne di Èfraim, chiamato Seba, figlio di Bicrì, ha alzato la mano contro il re Davide. Consegnatemi lui solo e io me ne andrò dalla città”. La donna disse a Ioab: “Ecco, la sua testa ti sarà gettata dalle mura”. 22Allora la donna si rivolse a tutto il popolo con saggezza; così quelli tagliarono la testa a Seba, figlio di Bicrì, e la gettarono a Ioab. Egli fece suonare il corno; tutti si dispersero lontano dalla città, ognuno alla propria tenda. Poi Ioab tornò a Gerusalemme presso il re.

23Ioab era a capo di tutto l'esercito d'Israele; Benaià, figlio di Ioiadà, era capo dei Cretei e dei Peletei; 24Adoràm sovrintendeva al lavoro coatto; Giòsafat, figlio di Achilùd, era archivista; 25Seva era scriba; Sadoc ed Ebiatàr erano sacerdoti 26e anche Ira, lo Iairita, era sacerdote di Davide.

__________________________Note

20,14 Abel-Bet-Maacà: era situata all’estremità settentrionale d’Israele, nel territorio di Dan.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


1-22. Approfittando del risentimento contro Giuda c'è chi fomenta la ribellione delle tribù del Nord. Poco fa esse esigevano «dieci parti... sul re» (19, 44) ed ora osannano Seba che grida: «Non abbiamo alcuna parte con Davide!» (v. 1). Sotto un certo aspetto questo scisma è più inquietante di quello di Assalonne, perché la contesa valica i confini familiari e mette in questione l'unità del popolo di Dio. È una fugace anticipazione della grande frattura che si verificherà sul finire del regno di Salomone (1Re 11-12). Ma la nuova rivolta non riesce ad attecchire e ben presto Seba si ritrova a fuggire nell'estremo Nord del paese con il sostegno di pochi parenti (v. 14; cfr. 1Sam 22,1). Accerchiato dalle truppe di Ioab, viene infine ucciso dagli abitanti della città in cui aveva trovato rifugio (vv. 15-20). La narrazione della nuova rivolta è inframmezzata da due episodi relativi a quella appena conclusasi: la segregazione delle dieci concubine di Davide violate da Assalonne (v. 3, cfr. 16,20-22) e l'assassinio di Amasa da parte di Ioab (vv. 4-13, cfr. 19,14).

1. «uomo iniquo»: lett. «uomo di Belial» (cfr. Dt 13,14; Gdc 19,22; 1Sam 2,12; 25,25; 1Re 21,13). Nel NT «Belial» è uno dei soprannomi di Satana (2Cor 6,15) ma in ebraico bᵉliyya‘al è un termine dispregiativo che significa lett. «senza utilità». Dunque, oltre che «iniquo» (moralmente) Seba è anche un «buono a nulla», un inetto, un incosciente, un poco di buono: non potrà che finir male. «Bicri»: forma derivata da Becher, secondo figlio di Beniamino (Gn 46,21; 1Cr 7,6). «Non abbiamo alcuna parte»: lo stesso grido di rivolta (completato da un quarto stico) verrà ripetuto in 1Re 12,16 in occasione dello scisma di Geroboamo, che darà origine ai due regni del Nord e del Sud. «figlio di Iesse»: titolo offensivo (cfr. 1Sam 21,27.30.31).

3. Le dieci concubine lasciate a custodire la reggia durante l'insurrezione (15,16) e violate da Assalonne (16,20-22) vengono relegate per sempre in una dimora controllata, non perché Davide le voglia punire ma a causa della contaminazione che hanno subito (cfr. Lv 18,8; Dt 23,1; 27,20; Am 2,7). Pur non lasciando mancare loro nulla, il re non avrà più rapporti con loro per non aggiungere scandalo a scandalo.

4-13. Avendo nominato Amasa capo dell'esercito al posto di Ioab (19,14), Davide lo incarica di radunare tutti i combattenti di Giuda per contrastare Seba. Non vedendolo arrivare entro il tempo fissato, il re affida la spedizione ad Abisai. Con lui sono le truppe scelte di Davide, tra cui le guardie del corpo (Cretei e Peletei, cfr. 1Sam 30,14) e i «prodi» (cfr. 23,8-39). Giunti presso Gabaon (cfr. 2, 12) incontrano Amasa che sta tornando a Gerusalemme. Ioab coglie l'occasione per riprendere in mano il comando dell'esercito. Si avvicina ad Amasa per salutarlo e, mentre lo bacia (cfr. Mt 26,48!), lo trafigge al basso ventre (cfr. 3,27). Tolto di mezzo Amasa (in tutti i sensi: vv. 12-13) l'inseguimento riprende sotto il comando di Ioab. È difficile dire quanto i «figli di Zeruia» (3,39; 16,10; 19,23) siano devoti al re o quanto stiano curando i propri interessi. Di fatto hanno sfidato ancora una volta (cfr. 18,12-14) gli ordini di Davide. Ma verrà il giorno in cui pagheranno tutto (1Re 2,32-34).

6. «e ci sfugga»: con Vg lett. «e liberi i nostri occhi» (LXX: «oscuri i nostri occhi»). La locuzione vuol esprimere il fastidio, lo scacco provocato dall'eventuale rifugiarsi di Seba in una città fortificata, il che obbligherebbe a un lungo assedio (come di fatto avverrà: v. 15).

7. «Abisai uscì per la spedizione»: aggiunta esplicativa di BC. TM, LXX e Vg hanno: «Uscirono dietro di lui».

8. TM, LXX e Vg forniscono due differenti versioni dell'omicidio. TM dice che Ioab «estrasse ed essa cadde»: finge cioè che la spada cada mentre corre incontro ad Amasa e la raccoglie da terra con noncuranza per averla in mano senza destare sospetti. Similmente, per i LXX «la spada uscì e cadde» in seguito a qualche opportuna mossa. Per Vg, invece, la spada è fabbricata in modo tale che «con un lieve movimento» possa lestamente essere estratta e brandita. In tal caso Ioab l'avrebbe sfoderata nello stesso istante in cui bacia Amasa, sorprendendolo del tutto.

9. «prese Amasa per la barba per baciarlo»: in segno di deferenza e affetto (Ioab e Amasa sono cugini), il che rende ancor più odioso il tradimento (cfr. Prv 26,24-28; 27,6).

10. «era già morto»: apparente contraddizione col v. 12. Il testo vuol solo dire che Amasa è stato colpito a morte, senza prendere in considerazione il prolungarsi dell'agonia.

11. Uno degli scudieri di Ioab invita i soldati a non fermarsi (cfr. Es 32,26): se non amano Ioab (e c'è da credere che fossero molti a provare questo sentimento...) lo seguano almeno per Davide!

14-22. L'assedio di Abel-Bet-Maaca, la città dell'estremo nord (all'altezza di Dan e Tiro: 1Re 15,20; 2Re 15,29) in cui Seba s'è rifugiato con pochi seguaci, si conclude rapidamente grazie all'intervento di una «donna saggia» che prima chiede la ragione del pesante attacco sferrato da Ioab contro una città antica e veneranda come quella, poi esorta giudiziosamente i concittadini a consegnare la testa di Seba in cambio della pace. Vi sono alcune analogie col c. 14: in entrambe c'è una «donna saggia» che si preoccupa affinché non sia intaccata «l'eredità del Signore» (v. 19; 14,16) ma stavolta è la donna che parla e Ioab che ascolta (cfr. 14,2-3).

18-19a. «per sapere se... stabilite dai fedeli d'Israele»: il TM è molto rovinato. BC si basa parzialmente sui LXX. La donna vuol far desistere Ioab dalla distruzione della città che è rinomata in Israele per aver conservato intatte le antiche tradizioni civili e religiose del popolo.

20-22. Seba era entrato in città senza rivelare la propria condizione di ribelle. Conosciuti i termini della questione, i cittadini di Abel-Bet-Maaca non indugiano a liberarsene.

23-26. Le cariche amministrative sono rimaste pressoché immutate rispetto agli inizi del regno di Davide (cfr. 8,16-18). I figli di Davide sono stati sostituiti nell'ufficio di «ministri» (lett. «sacerdoti», cfr. 8,18) da Ira lo Iairita, e Adoniram (cfr. 1Re 4,6; 12,18) è stato preposto ai «lavori forzati» cui sono obbligati anche i sudditi non schiavi (cfr. 1Re 5,27-32; 12,4.10), specialmente nel settore dell'edilizia pubblica (cfr. 5,9).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Deforestazione e traffico illegale di legname. Una grave crisi ambientale. Il caso del Camerun


La deforestazione e il traffico illegale di legname in Camerun stanno spingendo il Bacino del Congo verso una grave crisi ambientale. Nonostante i tentativi governativi, il paese non ha protetto efficacemente i suoi quasi 22 milioni di ettari di foreste, che occupano il 45% del territorio nazionale. La crescente domanda globale di specie tropicali rare ha intensificato il disboscamento industriale fin dagli anni '90, con esportazioni dirette principalmente verso Cina, Vietnam, Belgio, Italia, Francia, Stati Uniti e Spagna.

Sebbene le esportazioni europee siano crollate dopo il 2018 a causa delle normative sulla legalità del legname, la domanda asiatica è cresciuta costantemente, con la Cina che nel 2019 ha importato legname per 1 miliardo di dollari dall'Africa Centrale.

Il traffico illegale rimane un problema strutturale: le aziende operano in aree proibite, falsificano documenti e utilizzano canali ufficiali per esportare legname illegale. La porosità dei confini camerunensi facilita ulteriormente il contrabbando verso paesi vicini come Gabon, Guinea Equatoriale e Ciad, da dove il legname viene riesportato con documenti falsificati. Di conseguenza, lo Stato camerunense subisce perdite annuali di miliardi di franchi CFA in diritti di sfruttamento, tasse non pagate e mancati guadagni dalla lavorazione locale.

Per saperne di più:it.globalvoices.org/2026/04/re…

#deforestazione #africa #camerun #trafficoillegaledilegname #Africasubsahariana #Cina


noblogo.org/cooperazione-inter…


Deforestazione e traffico illegale di legname.


Deforestazione e traffico illegale di legname. Una grave crisi ambientale. Il caso del Camerun


La deforestazione e il traffico illegale di legname in Camerun stanno spingendo il Bacino del Congo verso una grave crisi ambientale. Nonostante i tentativi governativi, il paese non ha protetto efficacemente i suoi quasi 22 milioni di ettari di foreste, che occupano il 45% del territorio nazionale. La crescente domanda globale di specie tropicali rare ha intensificato il disboscamento industriale fin dagli anni '90, con esportazioni dirette principalmente verso Cina, Vietnam, Belgio, Italia, Francia, Stati Uniti e Spagna.

Sebbene le esportazioni europee siano crollate dopo il 2018 a causa delle normative sulla legalità del legname, la domanda asiatica è cresciuta costantemente, con la Cina che nel 2019 ha importato legname per 1 miliardo di dollari dall'Africa Centrale.

Il traffico illegale rimane un problema strutturale: le aziende operano in aree proibite, falsificano documenti e utilizzano canali ufficiali per esportare legname illegale. La porosità dei confini camerunensi facilita ulteriormente il contrabbando verso paesi vicini come Gabon, Guinea Equatoriale e Ciad, da dove il legname viene riesportato con documenti falsificati. Di conseguenza, lo Stato camerunense subisce perdite annuali di miliardi di franchi CFA in diritti di sfruttamento, tasse non pagate e mancati guadagni dalla lavorazione locale.

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Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



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[tempistica]anche il garage] è inutilizzabile o berlina firma] [addio oriente in] ora questo momento non è possibile utilizzare la carta di -identità scade] ogni volta alla prima infanzia alla] seconda edizione lo posano fanno] straordinari poderali a] malta pietruzze assorbi rumore i [muri tengono per le inclinazioni sono portati con le mescolanze danno] abiti leggeri l'età nel quadrante in [colonne tono] su tono] galleggiati danneggianti


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per i fatti del 22 settembre - in occasione delle manifestazioni contro il...


per i fatti del 22 settembre – in occasione delle manifestazioni contro il genocidio – e per i compagni ingiustamente sotto scacco, si può contribuire con una donazione a GoFundMe (nella pagina al link tutto è spiegato): gofundme.com/f/il-22-settembre…


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NASCITA

come appena emerso

da naufragio di sangue a luce ferita

rosa del tuo fiato – madre -

(2011) .

Riflessione


Il poema ha un'intensità immediata e primordiale: il neonato che emerge è rappresentato con immagini viscerali e sacrali insieme, dove il sangue e la luce si sovrappongono a costruire una nascita che è al contempo violenta e tenera. La parola “madre” chiude il quadro in modo intimo e devoto.

Traduzione in inglese


as if just
emerged

from a shipwreck of blood
to wounded light

pink
of your breath – mother -

Interpretazione breve


  • Tema: il passaggio dalla ferita alla vita, il travaglio come trasformazione che restituisce luce.
  • Immagini chiave: “naufragio di sangue” evoca la violenza del parto; “luce ferita” trasforma la sofferenza in bellezza fragile; “rosa del tuo fiato” avvicina al corpo materno con delicatezza cromatica.
  • Tono e ritmo: versi brevi, a capo frequente, creano pause che simulano respiri affannati e momenti di stupore; il tratto isolato di “rosa” enfatizza l'epifania del colore e del respiro.


Suggerimenti di revisione


  • Valutare di mantenere la cesura ma ridurre qualche interruzione per aumentare musicalità e fluidità.
  • Considerare la capitalizzazione iniziale dei versi chiave per segnare il passaggio dall'orrore alla luce.
  • Se si vuole accentuare la dimensione materna, spostare o allungare il verso finale con un verbo che renda più esplicito il legame (es. “madre che mi accogli”).


Versione lirica e lineare


come appena emerso
da un naufragio di sangue alla luce ferita,
rosa del tuo fiato, madre.

.


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Il paradosso delle parole


Troppe persone si scagliano contro il “woke”, il “politicamente corretto”, rivendicano il diritto di usare liberamente termini offensivi verso interi gruppi. L'unica volta in cui do loro ragione è quando considerano insensato dire “operatore cimiteriale” al posto di “becchino” o “operatore ecologico” anziché “netturbino” perché chi si prende cura dei morti PRIMA della sepoltura non è chi fa il custode dei cimiteri, chi pulisce le strade non è lo stesso che smista i rifiuti dove ci si occupa di riciclo, ecc.

Il punto qui è proprio la morte: perché chi vorrebbe usare la n-word senza conseguenze, nel momento in cui muore fa un sacco di giri con le parole? Non dire “è morto improvvisamente”, ma “se n'è andato così com'è venuto” (manco fosse morto dopo una eiaculazione).

Oppure, “se n'è andato dolcemente”. Peggio ancora quando si parla di tumori maligni. Non un cancro, un tumore maligno. No. “Un male incurabile, un male cattivo, un brutto male”.

Il punto è che la morte tocca tutti, loro compresi. E le parole che la riguardano, fanno loro male. Li mettono a disagio. Non le usano. Mentre le altre? Le altre non li riguardano, usarle contro gli altri li fa sentire superiori.

Finché non arriva... la signora con la falce... a rimetterli al loro posto.


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Am Fluss(o) Pensieri tra la Limmat e Höngg – Log#01

C'è questa cosa del tempo che mi spaventa e mi innervosisce, che sono terrorizzato dal suo scorrere e al tempo stesso mi sembra non sia mai abbastanza. In 365 giri del sole intorno alla terra (almeno apparenti, capiscimi) non è cambiato poi tanto, a parte lo Stato, finiti i 20, un paio di chili in più, mezza casa che fu dei nonni, gli amici che iniziano a figliare e mille altre cose che quasi non riesco già a ricordare.

Negli occhi dei figli neonati dei miei amici (un conglomerato di amore impotente e inadatto alla vita) qualcosa mi ricorda mio nonno poco prima che morisse. Il ciclo della vita, all'inizio e alla fine restano bisogni fisiologici, esprimersi solo con la faccia, senza parole, a gemiti; poi addormentarsi profondamente con la bocca socchiusa subito dopo la poppata.

Negli occhi degli amici che sono padri; delle amiche che sono madri; vedo una luce che non ho. Forse dovremmo procreare anche noi, amore mio, per scrollarci di dosso questo terrore nel futuro, quest'ansia che il mondo finisca, se non domani fra cinquant'anni, spremuto tra le dita di un manipolo di tiranni e techbro sociopatici che boostano con la cocaina la produttività e vedono nel sonno una perdita di tempo. Nell'altro, un pollo da spennare, nel pollo, ormoni per avere più carne da divorare.

L'artificio è compiuto. Giuravo che non sarebbe successo, ma anche io sono diventato dipendente dall'IA, anche io prostituisco i miei dati ai techbro. Mi ero detto che sarebbe stato solo a lavoro, solo qualche volta, ma questa roba è una droga, limitless, sentirsi prestativi. Poco importa se sono gli algoritmi a prestare, e noi a regalare prompt spesso evitabili. Ho il terrore che il mio capo sappia che senza IA sono solo un inetto, perciò continuo. Delegare il processo mentale e la ricerca faticosa al di fuori di sé atrofizza il cervello e la fantasia. E non lo dico, io lo dice la scienza, e forse è per questo che ho disinstallato Instagram sul mio telefono, per sentirmi meno in colpa, o forse perché lo spettro della guerra era troppo pesante per la mia psiche, troppo pesante per continuare la mia vita un po' distrattamente facendo finta che vada tutto bene.

E senza IG posso fingere meglio. O forse l'ho disinstallato per la pubblicità, e perché Zuckerberg è uno di quei techbro di cui sopra. Non mi ricordo più. Vorrei scappare da questo loop di catene digitali, di big corps che vendono info alle intelligence sioniste per ammazzare gazawi in maniera più vicina all'ottima. Il capitalismo dei corpi: colpi di spugna a cancellare popoli, non potranno vendicarsi se son tutti morti. Ma rimangono spettri dentro resort per miliardari che si lamentano della cancel culture.

Tisana di miele e propoli: allevare api per rubare loro il miele e sostituirlo con acqua e zucchero, poi spacciarsi per paladini della biodiversità. Poco importa che le specie di api da miele si contano sulle dita di una mano, le altre 20mila non si contano perché non contano, perché sul mero polline non sappiamo ancora monetizzare. Che si estinguano grazie, più fiori per le nostre api.

Ma nel mondo c'è ancora del bello, c'è ancora del buono per parafrasare Samvise sull'orlo del vulcano. A me ogni tanto sembra possa bastare l'acqua fresca, ma poi ci ripenso e grido no, voglio l'acqua fresca per tutt, e miele per le api as it was meant to be. E se questo vuol dire rivoluzione, che rivoluzione sia, penso sorridendo sotto i baffi (non in senso figurato, un'altra novità di quest'ultimo anno è che me li sono fatti crescere).

Ma il bus sta quasi per arrivare a lavoro e la giornata credo andrà come tutte le altre: l'unica rivoluzione è quella terrestre (non in senso figurato nel senso di terra che si ribella ahimè, ma nel senso che gira intorno al sole). E se ci sarà evoluzione non credo sarà mia, o forse è solo così lenta da non potermene accorgere.

Il problema di questa routine è che ti dà abbastanza per sopravvivere ma che prende troppo per vivere come vorrei davvero. Il guaio delle nostre prigioni è che hanno l'acqua calda. Ma la temperatura sta crescendo lenta, rana bollita, brodo di umana.

A volte ho la sensazione di aver sacrificato tutto quello in cui credevo per queste catene fatte di meeting e giorni tutti uguali. All'inizio mi dicevo che era un compromesso, che era un'esperienza, che sarei tornato poi dove non so ma insomma che non sarei rimasto. Poi un giorno avevo l'emicrania e ho preso un moment di troppo e ora non ho più un momento per me. Queste parole le sto scrivendo di nascosto in ufficio, che comunque non ho voglia di lavorare, che comunque tra poco è Pasqua e subito dopo Natale, e se credi che ci sia una morale temo tu abbia capito male.

1 aprile 2026, Zurigo


log.livellosegreto.it/sirmarco…

Le classi esistono ancora, anche se non si devono nominare.


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(217)

(LDC1)

In #Italia ogni conflitto, aperto o latente, nasce da una diseguaglianza di fondo: quella tra chi possiede e chi sopravvive. In un paese che si illude di essere uscito dall’età delle contrapposizioni, la linea di frattura tra le classi si è soltanto spostata, assumendo forme più sottili, più digitali, ma non meno violente. Negli ultimi decenni il linguaggio politico ha provato a disinnescare la parola “classe”, quasi fosse un relitto ideologico. Si è preferito parlare di “merito”, “mobilità sociale” o “uguaglianza di opportunità”.

Ma dietro la facciata della modernità resta immutata la gerarchia di fondo: chi nasce povero continua, statisticamente, a restare tale, mentre chi nasce ricco eredita non solo patrimoni, ma anche relazioni, competenze e possibilità. In questa Italia apparentemente pacificata, la lotta di classe non è mai finita: ha solo cambiato campo di battaglia. Le nuove forme di conflitto sociale attraversano i luoghi di lavoro precario, le piattaforme digitali, le periferie abbandonate, le scuole pubbliche impoverite.

Dalle piazze per il diritto alla casa ai cortei studenteschi, fino alle battaglie per un salario minimo dignitoso, si muove una costellazione di resistenze che hanno tutte lo stesso nemico: un sistema economico che concentra ricchezza in poche mani e lascia briciole al resto della nazione. Eppure queste voci vengono spesso derise, ignorate o criminalizzate. La narrazione dominante le descrive come minoritarie o “ideologiche”, quando in realtà raccontano la condizione di milioni di lavoratori, giovani, pensionati e migranti.

(LDC2)

La sinistra italiana sconta anni di arretramento culturale: ha accettato troppe volte le logiche del mercato e della finanza, dimenticando che la giustizia sociale non si misura in punti di PIL ma in vite dignitose. Il vero dramma è che anche il fronte istituzionale, l’attuale governo, procede in direzione opposta.Le politiche fiscali favoriscono i grandi patrimoni, la sanità pubblica viene smantellata pezzo per pezzo, la scuola vive di precarietà e tagli mentre il lavoro stabile è trattato come un privilegio.

Si parla di sicurezza e decoro, mai di povertà; si invocano le “radici cristiane” ma si abbandonano i più fragili. In questo scenario, riaffermare il valore delle lotte sociali significa restituire senso politico alla parola solidarietà. Significa ricordare che ogni rivendicazione, dal diritto a un reddito dignitoso alla difesa del territorio, riguarda sempre la distribuzione del potere e della ricchezza.

Riconoscere questo non è nostalgia, ma lucidità: finché l’Italia rimarrà divisa tra chi accumula e chi resiste, tra chi governa e chi sopporta, resterà intatta la verità di fondo da cui tutto parte: che ogni lotta, in ultima istanza, è una lotta di classe.

#Blog #LottaDiClasse #Italia #Diseguaglianze #Opinioni #Società


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Le classi esistono ancora, anche se non si devono nominare.


(217)

(LDC1)

In #Italia ogni conflitto, aperto o latente, nasce da una diseguaglianza di fondo: quella tra chi possiede e chi sopravvive. In un paese che si illude di essere uscito dall’età delle contrapposizioni, la linea di frattura tra le classi si è soltanto spostata, assumendo forme più sottili, più digitali, ma non meno violente. Negli ultimi decenni il linguaggio politico ha provato a disinnescare la parola “classe”, quasi fosse un relitto ideologico. Si è preferito parlare di “merito”, “mobilità sociale” o “uguaglianza di opportunità”.

Ma dietro la facciata della modernità resta immutata la gerarchia di fondo: chi nasce povero continua, statisticamente, a restare tale, mentre chi nasce ricco eredita non solo patrimoni, ma anche relazioni, competenze e possibilità. In questa Italia apparentemente pacificata, la lotta di classe non è mai finita: ha solo cambiato campo di battaglia. Le nuove forme di conflitto sociale attraversano i luoghi di lavoro precario, le piattaforme digitali, le periferie abbandonate, le scuole pubbliche impoverite.

Dalle piazze per il diritto alla casa ai cortei studenteschi, fino alle battaglie per un salario minimo dignitoso, si muove una costellazione di resistenze che hanno tutte lo stesso nemico: un sistema economico che concentra ricchezza in poche mani e lascia briciole al resto della nazione. Eppure queste voci vengono spesso derise, ignorate o criminalizzate. La narrazione dominante le descrive come minoritarie o “ideologiche”, quando in realtà raccontano la condizione di milioni di lavoratori, giovani, pensionati e migranti.

(LDC2)

La sinistra italiana sconta anni di arretramento culturale: ha accettato troppe volte le logiche del mercato e della finanza, dimenticando che la giustizia sociale non si misura in punti di PIL ma in vite dignitose. Il vero dramma è che anche il fronte istituzionale, l’attuale governo, procede in direzione opposta.Le politiche fiscali favoriscono i grandi patrimoni, la sanità pubblica viene smantellata pezzo per pezzo, la scuola vive di precarietà e tagli mentre il lavoro stabile è trattato come un privilegio.

Si parla di sicurezza e decoro, mai di povertà; si invocano le “radici cristiane” ma si abbandonano i più fragili. In questo scenario, riaffermare il valore delle lotte sociali significa restituire senso politico alla parola solidarietà. Significa ricordare che ogni rivendicazione, dal diritto a un reddito dignitoso alla difesa del territorio, riguarda sempre la distribuzione del potere e della ricchezza.

Riconoscere questo non è nostalgia, ma lucidità: finché l’Italia rimarrà divisa tra chi accumula e chi resiste, tra chi governa e chi sopporta, resterà intatta la verità di fondo da cui tutto parte: che ogni lotta, in ultima istanza, è una lotta di classe.

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Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com


2SAMUELE - Capitolo 19


1Allora il re fu scosso da un tremito, salì al piano di sopra della porta e pianse; diceva andandosene: “Figlio mio Assalonne! Figlio mio, figlio mio Assalonne! Fossi morto io invece di te, Assalonne, figlio mio, figlio mio!”. 2Fu riferito a Ioab: “Ecco, il re piange e fa lutto per Assalonne”. 3La vittoria in quel giorno si cambiò in lutto per tutto il popolo, perché il popolo sentì dire in quel giorno: “Il re è desolato a causa del figlio”. 4Il popolo in quel giorno rientrò in città furtivamente, come avrebbe fatto gente vergognosa per essere fuggita durante la battaglia. 5Il re si era coperta la faccia e gridava a gran voce: “Figlio mio Assalonne, Assalonne, figlio mio, figlio mio!”. 6Allora Ioab entrò in casa del re e disse: “Tu fai arrossire oggi il volto di tutta la tua gente, che in questo giorno ha salvato la vita a te, ai tuoi figli e alle tue figlie, alle tue mogli e alle tue concubine, 7perché ami quelli che ti odiano e odii quelli che ti amano. Infatti oggi tu mostri chiaramente che capi e servi per te non contano nulla; ora io ho capito che, se Assalonne fosse vivo e noi quest'oggi fossimo tutti morti, questa sarebbe una cosa giusta ai tuoi occhi. 8Ora dunque àlzati, esci e parla al cuore dei tuoi servi, perché io giuro per il Signore che, se non esci, neppure un uomo resterà con te questa notte; questo sarebbe per te un male peggiore di tutti quelli che ti sono capitati dalla tua giovinezza fino ad oggi”. 9Allora il re si alzò e si sedette alla porta; fu dato quest'annuncio a tutto il popolo: “Ecco, il re sta seduto alla porta”. E tutto il popolo venne alla presenza del re.

Ritorno di Davide a Gerusalemme e repressione della rivolta (19,9b-20,26)Gli Israeliti erano fuggiti ognuno alla sua tenda. 10In tutte le tribù d'Israele tutto il popolo stava discutendo e diceva: “Il re ci ha liberati dalle mani dei nostri nemici e ci ha salvati dalle mani dei Filistei; ora è dovuto fuggire dalla terra a causa di Assalonne. 11Ma Assalonne, che noi avevamo unto re su di noi, è morto in battaglia. Ora perché indugiate a fare tornare il re?“. 12Ciò che si diceva in tutto Israele era giunto a conoscenza del re. Il re Davide mandò a dire ai sacerdoti Sadoc ed Ebiatàr: «Riferite agli anziani di Giuda: “Perché volete essere gli ultimi a far tornare il re alla sua casa? 13Fratelli miei, voi siete mio osso e mia carne e perché dunque sareste gli ultimi a far tornare il re?“. 14Dite ad Amasà: “Non sei forse mio osso e mia carne? Dio mi faccia questo e anche peggio, se tu non diventerai davanti a me capo dell'esercito per sempre al posto di Ioab!“». 15Così piegò il cuore di tutti gli uomini di Giuda, come se fosse stato il cuore di un sol uomo; essi mandarono a dire al re: “Ritorna tu e tutti i tuoi servi”.16Il re dunque tornò e giunse al Giordano; quelli di Giuda vennero a Gàlgala per andare incontro al re e per fargli passare il Giordano.17Simei, figlio di Ghera, Beniaminita, che era di Bacurìm, si affrettò a scendere con gli uomini di Giuda incontro al re Davide. 18Aveva con sé mille uomini di Beniamino. Siba, il domestico della casa di Saul, i suoi quindici figli e i suoi venti servi si precipitarono al Giordano prima del re. 19La barca faceva la traversata per far passare la famiglia del re e poi fare quanto gli fosse sembrato opportuno. Intanto Simei, figlio di Ghera, si gettò ai piedi del re nel momento in cui passava il Giordano 20e disse al re: “Il mio signore non tenga conto della mia colpa! Quanto il tuo servo ha commesso quando il re, mio signore, è uscito da Gerusalemme, non ricordarlo, non lo conservi il re nel suo cuore! 21Certo, il tuo servo riconosce di aver peccato, ed ecco oggi, primo di tutta la casa di Giuseppe, sono sceso incontro al re, mio signore”. 22Ma Abisài, figlio di Seruià, disse: “Non dovrà forse essere messo a morte Simei perché ha maledetto il consacrato del Signore?”. 23Davide disse: “Che ho io in comune con voi, o figli di Seruià, perché diventiate oggi miei avversari? Si può mettere a morte oggi qualcuno in Israele? Non so già forse di essere oggi il re d'Israele?”. 24Il re disse a Simei: “Tu non morirai!”. E il re glielo giurò.25Anche Merib-Baal, nipote di Saul, scese incontro al re. Non si era curato i piedi né la barba intorno alle labbra e non aveva lavato le vesti dal giorno in cui il re era partito a quello in cui tornava in pace. 26Mentre andava a Gerusalemme incontro al re, il re gli disse: “Perché non sei venuto con me, Merib-Baal?”. 27Egli rispose: “O re, mio signore, il mio servo mi ha ingannato! Il tuo servo aveva detto: “Io mi farò sellare l'asino, monterò e andrò con il re, perché il tuo servo è zoppo”. 28Inoltre egli ha calunniato il tuo servo presso il re, mio signore. Però il re, mio signore, è come un angelo di Dio; fa' dunque ciò che sembrerà bene ai tuoi occhi. 29Perché tutti quelli della casa di mio padre erano solo degni di morte per il re, mio signore; ma tu hai posto il tuo servo fra quelli che mangiano alla tua tavola. E che diritto avrei ancora di supplicare il re?“. 30Il re gli disse: “Non occorre che tu aggiunga altre parole. Ho deciso: tu e Siba vi dividerete i campi”. 31Merib-Baal rispose al re: “Se li prenda pure tutti lui, dato che ormai il re, mio signore, è tornato in pace a casa sua!”.32Barzillài il Galaadita era sceso da Roghelìm e aveva passato il Giordano con il re, per congedarsi da lui presso il Giordano. 33Barzillài era molto vecchio: aveva ottant'anni. Aveva dato sostentamento al re mentre questi si trovava a Macanàim, perché era un uomo molto facoltoso. 34Il re disse a Barzillài: “Vieni con me; io provvederò al tuo sostentamento presso di me, a Gerusalemme”. 35Ma Barzillài rispose al re: “Quanti sono gli anni che mi restano da vivere, perché io salga con il re a Gerusalemme? 36Io ora ho ottant'anni; posso forse ancora distinguere ciò che è buono da ciò che è cattivo? Può il tuo servo gustare ancora ciò che mangia e ciò che beve? Posso udire ancora la voce dei cantanti e delle cantanti? E perché allora il tuo servo dovrebbe essere di peso al re, mio signore? 37Il tuo servo verrà con il re appena oltre il Giordano; perché il re dovrebbe darmi una tale ricompensa? 38Lascia che il tuo servo torni indietro e che io possa morire nella mia città, presso la tomba di mio padre e di mia madre. Ecco qui mio figlio, il tuo servo Chimam: venga lui con il re, mio signore; fa' per lui quello che ti piacerà”. 39Il re rispose: “Venga dunque con me Chimam e io farò per lui quello che a te piacerà; farò per te quello che desidererai da me”. 40Poi tutto il popolo passò il Giordano. Il re l'aveva già passato. Allora il re baciò Barzillài e lo benedisse; quegli tornò a casa.41Così il re proseguì per Gàlgala e Chimam era venuto con lui. Tutta la gente di Giuda e anche metà della gente d'Israele aveva fatto passare il re.42Allora tutti gli Israeliti vennero dal re e gli dissero: “Perché i nostri fratelli, gli uomini di Giuda, ti hanno prelevato e hanno fatto passare il Giordano al re, alla sua famiglia e a tutta la gente di Davide?”. 43Tutti gli uomini di Giuda risposero agli Israeliti: “Il re è un nostro parente stretto; perché vi adirate per questo? Abbiamo forse mangiato a spese del re o ci fu portata qualche porzione?”. 44Gli Israeliti replicarono agli uomini di Giuda: “Io ho dieci parti sul re e anche su Davide ho la preminenza rispetto a te; perché mi hai disprezzato? Non sono forse stato il primo a proporre di far tornare il re?”. Ma il parlare degli uomini di Giuda fu più ostinato di quello degli Israeliti.

__________________________Note

19,11 che noi avevamo unto re: solo qui si apprende di un’unzione regale di Assalonne. In 15,10 si parla del suono del corno che, nel rituale regale, sarà il segno di giubilo dell’avvenuta intronizzazione (1Re 1,34; 2Re 9,13; Sal 47,6).

19,21 la casa di Giuseppe: designa forse l’insieme delle tribù del nord, in contrapposizione con la “casa di Giuda” al sud.

19,44 dieci parti: la disputa tra gli Israeliti e gli uomini di Giuda manifesta una incomprensione, che prepara lo scisma di Geroboamo e il rifiuto della sovranità della stirpe di Davide da parte delle tribù del nord (vedi 1Re 12,16). Detto scisma è anticipato qui dall’insurrezione di Seba (20,1), che toccherà a Davide sedare, appena rientrato a Gerusalemme (20,6).

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Approfondimenti


1-9. Davide rimane annichilito. Si ritira nei locali al piano superiore della torre sovrastante la porta della città, ma il suo terribile lamento si ode ovunque. I combattenti rientrano in città vergognosamente, quasi che ciascuno si sentisse responsabile della morte di Assalonne (tutti avevano udito l'ordine del re: 18,5). Poiché Davide continua a ripetere: «Fossi morto io invece di te!» Ioab, con la freddezza che lo caratterizza (cfr. 3,26-27; 11,18-21; 14,1-3; 18,9-15; 20,8-13), lo rimprovera aspramente e lo pone dinanzi alle sue responsabilità: se non smette di piangere si alienerà la devozione di coloro che hanno rischiato tutto per difendere lui e la sua famiglia, e ciò sarebbe un guaio peggiore dell'aver perduto un figlio. Come era necessario uccidere Assalonne, così bisogna che Davide riprenda al più presto le sue funzioni. Alla fine la ragion di stato prevale sulla pietà paterna. D'altra parte non c'è nulla da fare: «Posso io farlo tornare? Io andrò da lui, ma lui non tornerà da me» (cfr. 12,23). La notizia: «il re si alzò e si sedette sulla porta» (cfr. 1Re 22,10; 2Cr 32,6) segnala la sua riassunzione dei poteri regali.

10-15. Davide ha recuperato il trono ma è ancora un re senza popolo e senza terra. La pericope precedente si è conclusa con la ripetizione della notizia già data in 18,17: «Tutto Israele era fuggito ciascuno alla sua tenda» (v. 9). Tutti hanno tradito il loro re e forse si vergognano, dopo quanto è accaduto, di riconoscersi nuovamente suoi sudditi. In tutte le tribù si discute della questione ma nessuno osa farsi avanti per primo, finché Davide interviene discretamente presso la propria tribù esortandola a prendere una decisione. La parentela che li unisce è più forte di ogni contrasto e per dimostrarlo compie un gesto di fiducia: come Assalonne aveva nominato Amasa capo dell'esercito al posto del cugino Ioab, Davide farà altrettanto, destituendo Ioab (i motivi non gli mancano di certo) e assumendo Amasa come generale supremo. La generosa offerta sortisce immediatamente l'effetto desiderato. Purtroppo Ioab non tollererà di essere un subalterno e presto si riprenderà il potere con la violenza (20,8-10.23).

16-24. Sulla via del ritorno Davide ritrova i personaggi che avevano segnato vari momenti della sua fuga: Simei, Ziba, Merib-Baal, Barzillai. Anche ora vi sono i veri amici e quelli che lo sono soltanto per interesse (Ziba) o per timore (Simei). Gli incontri hanno luogo presso il guado del Giordano di fronte a Galgala, dove la tribù di Giuda si è radunata per andare incontro al suo re. Presso il santuario di Galgala, luogo storico della prima Pasqua dopo l'esodo e della circoncisione del popolo (Gs 5,2-12), fu inaugurato, lett. «rinnovato» il regno di Saul (1Sam 11,14-15). In questo giorno anche il regno di Davide vie ne “rinnovato” e Davide vien riconosciuto come re (cfr. 1Sam 11,15). Per completare l'analogia tra i due episodi non manca neppure il contrasto fra coloro che vorrebbero punire gli oppositori (v. 22 e 1Sam 11,12) e la ferma benevolenza del sovrano (v. 23; cfr. 1Sam 11,13). In questa cornice solenne e carica di significati storici s'insinua fastidiosamente Ziba il profittatore (cfr. 16,1-4). Pur di strappare a Davide qualche altra concessione, non esita a precedere – lui, beniaminita – la delegazione di Giuda (v. 18). Neppure i mille uomini che Simei (cfr. 16,5-13) s'è portato appresso (v. 18) si danno da fare quanto «i suoi quindici figli e i suoi venti servi» (cfr. 9,10) per aiutare il re ad attraversare il fiume.

21. Tutti sono alla ricerca di una “primogenitura”. Simei si presenta non a titolo personale ma come «primo di tutta la casa di Giuseppe» (cui è collegata la tribù di Beniamino: Gs 14,1; 18,11). La folta delegazione che lo accompagna vuol significare la rinnovata devozione delle tribù del Nord al re Davide.

23. «Non so dunque che oggi divento re di Israele?»: la risposta di Davide ad Abisai (cfr. 16,9) ha tutto il sapore di una rivalsa sui «figli di Zeruia». Come in quell'occasione in cui dovette piegarsi alla loro determinazione (cfr. 3,39) essi tentano di ostacolare il Nord nel suo desiderio di riconciliazione con Giuda, ma Davide oggi può contare su un'autorità molto maggiore. Ciò che non poteva esigere, pur essendo già consacrato re, lo può ora che è «re di Israele».

24. «Tu non morirai»: Davide s'impegna con un giuramento, ma Salomone non è obbligato a rispettarlo. A lui, dunque, il compito di neutralizzare la maledizione di Simei (1Re 2,8-9.36-46; cfr. 21,3).

25-31. Appena toccata la riva israelita del Giordano ecco giungere il figlio di Gionata Merib-Baal sporco e lacero in segno di mestizia (cfr. 12,20; Dt 21,12-13), protestando di essere stato calunniato da Ziba (16,1-4). Mai avrebbe tradito il re che lo aveva accolto tra i suoi intimi! Non accusa Davide di aver sterminato i discendenti di Saul come affermava Simei (16,7-8; cfr. 21,1-14); anzi riconosce la sua magnanimità verso di loro nonostante avessero «meritato la morte» (cfr. 1Sam 20,1-21,1). Alla luce di tali considerazioni il re decide di rettificare almeno parzialmente la sua precedente delibera riguardo ai beni di Merib-Baal (16,4), ma questi rifiuta (vv. 30-31).

25. «nipote di Saul»: TM ha «figlio di Saul». Nella genealogia in linea diretta bēn, «figlio» può indicare anche i discendenti più o meno prossimi. In 9,7 Saul è chiamato «avo», lett. «padre», di Merib-Baal (cfr. Mt 1,1). «mani»: aggiunto con i LXX, lett. «non si era tagliate le unghie» (cfr. Dt 21,12).

28. «come un angelo di Dio»: cfr. 14,17

32-40. Commiato dal generoso Barzillai. Egli aveva messo a disposizione di Davide vivande e suppellettili (17,27-28), ed ora questi lo vorrebbe ricambiare offrendogli un posto alla sua mensa come aveva fatto con Merib-Baal (9,7). Barzillai declina l'invito facendo presente la sua vecchiaia: ormai incapace di gioire della vita di corte, sarebbe solo di peso. Gli affida invece il figlio Chimam, al quale Davide potrà fare quel che riterrà opportuno (lett. «fa' per lui quel che è bene ai tuoi occhi»). Il re gli risponde con squisita cortesia dichiarandosi pronto a sua volta ad esaudire i desideri dell'amico: «farò per lui quel che è bene ai tuoi occhi».

36. «distingere ciò che è buono da ciò che è cattivo»: non è il discernimento morale bensì quello de sensi. Vg traduce opportunamente: «distinguere il soave dall'amaro».

38. «presso la tomba di mio padre»: era una delle massime aspirazioni di un uomo. Morire significava riunirsi ai padri (Gn 25,8-10; 35,29; 47,30; Gdc 2,10; 2Sam 21,14; 1Re 2,10); «mio figlio»: aggiunta ad sensum (cfr. 1Re 2,7) col sostegno di pochi manoscritti greci. Discendenti di Barzillai sono citati nella lista dei reduci dall'esilio (Esd 2,61; Ne 7,63).

41-44. Passata l'emozione dei primi momenti la vecchia contesa fra le tribù si riaccende attorno alla persona del re. Israele si lamenta con Giuda per aver «portato via di nascosto», lett. «rubato», il re e la sua famiglia in occasione del passaggio del Giordano; Giuda si giustifica adducendo motivi di parentela con la famiglia reale. A loro volta le tribù del Nord rivendicano la preminenza basata su due argomenti: il numero delle tribù («Dieci parti mi spettano...») e – vergogna per Giuda! (cfr. 19,13) – la loro sollecitudine nell'invocare il ritorno del re. A questo punto scoppia il litigio e la tracotanza prevale (v. 44). Ancora una volta Davide tace (cfr. 13,21) senza rendersi conto che quest'alterco prelude a un nuovo scisma non meno doloroso del precedente.

44. «Non sono forse stato il primo a proporre»: lett. «non è stato forse affare mio il primo». La frase si può intendere in due modi: 1) Israele ha preceduto Giuda nell'iniziativa; 2) la «prima preoccupazione» in senso assoluto.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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La speranza nella crisi. Crisi petrolifera e transizione comunitaria.


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La crisi petrolifera e sistemica


Scrive l'economista Gabriele Guzzi in un post di ieri:

Non credo che ci rendiamo conto di quello che sta accadendo:

la più grave crisi energetica di sempre si sta avvicinando.

Se la guerra in Iran proseguisse ancora, non solo ci sarebbe una forte ripercussione sull'offerta mondiale – come già sta avvenendo – ma ci sarebbero effetti a cascata su tutti i mercati di approvvigionamento.

La possibile risposta delle élite europee – del tutto inadatte ad affrontare questi tempi – sarebbe austerità energetica e controllo sociale: una specie di mix perverso tra austerità e lockdown.

È proprio vero che viviamo nel disvelamento dell'Eurosuicidio: tutto si sta mostrando, tutto sta venendo alla luce. Ma in questo tempo di smascheramento si producono morti e feriti.

Dovremo ragionare sempre più seriamente su costruire reti autonome, anche per i beni di prima necessità, senza rinunciare a cambiare i rapporti di forza, cioè a provare a fare veramente politica.

È il tempo delle scelte, sia a livello personale che collettivo: o la guerra o un cambiamento radicale.

Non facciamoci ingannare dagli stregoni della separazione, e continuiamo ad alimentare un fuoco di verità e di comunità. Qui c'è il futuro dell'umanità.

Gabriele Guzzi


Ora, forse molti non se ne rendono conto, ma dal novecento in poi il nostro sistema si basa sul petrolio. La crisi del petrolio significa la crisi dell'industria, dei trasporti, dell'energia. Come rispondere a questa crisi. Abbiamo due alternative, che vanno in direzioni opposte:

  • futuro Mad Max: l'energia sarà nelle mani di sempre meno persone che, grazie a questo privilegio, potranno alimentare il sistema della guerra e del controllo totalitario sviluppato per tenere sottomessa la stragrande maggioranza della popolazione.
  • futuro Pianeta Verde: i popoli si auto-organizzano in modo da salvaguardare la civiltà, ridistribuendo equamente l'energia, adattandosi a un futuro più “verde”, con meno energia a disposizione, ma con più saggezza (maturità dell'umanità)

È ovvio che il sistema “Trump” sta spingendo nella prima direzione, bullizzando il resto del mondo per appropriarsi dei giacimenti petroliferi di Sudamerica e Medio Oriente, ed è altrettanto ovvio che le masse occidentali non sono psicologicamente pronte a impegnarsi per perseguire una via di umanizzazione e trasformazione sistemica.

Esistono però da decenni gruppi e persone che, rendendosi conto che la civiltà del petrolio stava per finire, si sono impegnati a creare, sperimentare e condividere gli strumenti per una transizione “sana” verso un mondo a meno energia e a maggiore felicità. Mi riferisco all'esperienza delle Transition Town (città in transizione)

Comunità in Transizione


La società industrializzata è caratterizzata da un bassissimo livello di resilienza. Viviamo tutti un costante stato di dipendenza da sistemi e organizzazioni dei quali non abbiamo alcun controllo. Nelle nostre città consumiamo gas, cibo, prodotti che percorrono migliaia di chilometri per raggiungerci, con catene di produzione e distribuzione estremamente lunghe, complesse e delicate. Il tutto è reso possibile dall’abbondanza di petrolio a basso prezzo che rende semplice avere energia ovunque e spostare enormi quantità di merci da una parte all’altra del pianeta.

È facile scorgere l’estrema fragilità di questo assetto, basta chiudere il rubinetto del carburante e la nostra intera civiltà si paralizza. Questa non è resilienza.

transitionitalia.it/cose-la-tr…


Le Transition Towns (Città in Transizione) sono ==comunità locali che, partendo dall'iniziativa dei cittadini, si preparano a ridurre la dipendenza dal petrolio e contrastare il cambiamento climatico==. Nato nel 2005-2006 da Rob Hopkins nel Regno Unito, il movimento promuove resilienza, sostenibilità e buone pratiche come orti urbani, energie rinnovabili e mercati locali.

Ecco alcuni dettagli chiave sul movimento:

  • Origini: Il modello è nato a Kinsale (Irlanda) e Totnes (Inghilterra) tra il 2005 e il 2006 grazie al permacultore Rob Hopkins.
  • Obiettivi: Preparare le comunità al picco del petrolio e al riscaldamento globale, costruendo economie locali più solide, resilienti e autosufficienti.
  • Metodo: Si basa sulla “transizione”, un processo dal basso che incoraggia i cittadini a proporre soluzioni pratiche per ridurre sprechi e rifiuti.
  • Azioni concrete: Progetti comuni includono l'orticoltura urbana, la promozione della mobilità sostenibile, l'efficienza energetica e la creazione di monete locali.
  • Rete: Il movimento è internazionale, con il sito Transition Network che connette comunità e offre risorse. In Italia, la rete è coordinata da Transition Italia.

Il cuore del movimento è la capacità di immaginare un futuro sostenibile e agire localmente attraverso la collaborazione e la riprogettazione degli stili di vita.

[! info] video presentazione di Cristiano Bottoneyoutube.com/embed/40Zgh17fIyo?…

youtube.com/watch?v=40Zgh17fIy…


Proprio il mese scorso, il Parlamento scozzese ha approvato il Community Wealth Building Bill, una legge che impone un modello alternativo di sviluppo economico per favorire lo sviluppo delle comunità localiContro il capitalismo estrattivo, la Scozia sceglie l’economia delle comunità locali


noblogo.org/metanoeite/la-sper…


La speranza nella crisi. Crisi petrolifera e transizione comunitaria.


È ormai diventato un luogo comune che le crisi possano essere occasioni di grande cambiamento, occasioni per uscire dalla nostra zona di confort (e questo vale sia per i singoli che per le società). Al di là della tragedia umanitaria e dell'oltraggio al diritto internazionale compiuto dalle “democrazie”, quali preziose opportunità di cambiamento si celano dietro l'attuale, spaventosa crisi in Medio Oriente? Possiamo accogliere questa crisi, tragedia per il business as usual, come un volano che ci fornisca l'energia (spirituale) per realizzare una società radicalmente nuova e realmente sostenibile?

Cosa sta accadendo


Relativamente ai recenti sviluppi della situazione in medio oriente, scrive l'economista Gabriele Guzzi in un un post di ieri:

Non credo che ci rendiamo conto di quello che sta accadendo:

la più grave crisi energetica di sempre si sta avvicinando.

Se la guerra in Iran proseguisse ancora, non solo ci sarebbe una forte ripercussione sull'offerta mondiale – come già sta avvenendo – ma ci sarebbero effetti a cascata su tutti i mercati di approvvigionamento.

La possibile risposta delle élite europee – del tutto inadatte ad affrontare questi tempi – sarebbe austerità energetica e controllo sociale: una specie di mix perverso tra austerità e lockdown.

È proprio vero che viviamo nel disvelamento dell'Eurosuicidio: tutto si sta mostrando, tutto sta venendo alla luce. Ma in questo tempo di smascheramento si producono morti e feriti.

Dovremo ragionare sempre più seriamente su costruire reti autonome, anche per i beni di prima necessità, senza rinunciare a cambiare i rapporti di forza, cioè a provare a fare veramente politica.

È il tempo delle scelte, sia a livello personale che collettivo: o la guerra o un cambiamento radicale.

Non facciamoci ingannare dagli stregoni della separazione, e continuiamo ad alimentare un fuoco di verità e di comunità. Qui c'è il futuro dell'umanità.

Gabriele Guzzi

Ora, forse molti non se ne rendono conto, ma dal novecento in poi la nostra organizzazione socioeconomica si basa sul petrolio a basso costo, dal quale produce gran parte dei nostri prodotti di uso quotidiano (dalle aspirine alla plastica, dai rossetti a capi d’abbigliamento) e che ci permette di localizzare la produzione, progettando in America, producendo in Asia, confezionando in Africa e vendendo in Europa. Anche l'elettricità che consumiamo, i mezzi di trasporto che usiamo quotidianamente sono fortemente dipendenti dal petrolio. Quindi la crisi del petrolio conduce direttamente alla crisi dell'industria, dei trasporti, della socialità, dell'energia. Questo non significa che il petrolio sparirà, ma che sarà sempre meno accessibile, o che comunque costerà molto di più di quanto costa ora, indipendentemente da una qualsiasi proclamazione o manovra che potranno escogitare i nostri governi. Qualcuno ha detto che la nostra società è drogata di petrolio, e stiamo per entrare in un regime di astinenza forzata.Cosa ci aspetta quindi? Se una persona fortemente dipendente da sostanze rimane in privazione ed entra in crisi da astinenza, ha di fronte a sé una scelta: fare letteralmente di tutto (violenze, truffe, prostituzione) per procurarsi le sostanze da cui dipende, oppure entrare in un regime di disintossicazione, che potrà essere difficile ma che porterà senza dubbio ad un futuro più libero e sereno. Anche per la nostra società possiamo individuare due modelli, che dipendono dal mondo in cui scegliamo di rispondere a questa crisi. Le alternative che si prospettano vanno in direzioni opposte:

  • Futuro alla Mad Max: l'energia sarà nelle mani di gruppi sempre più ristretto di persone che, grazie a questo privilegio, potranno alimentare il sistema della guerra e del controllo totalitario sviluppato per tenere sottomessa la stragrande maggioranza della popolazione.
  • Futuro Pianeta Verde: i popoli si auto-organizzano in modo da salvaguardare la civiltà, ridistribuendo equamente l'energia, adattandosi a un futuro più “verde”, con meno energia a disposizione, ma con più saggezza (maturità dell'umanità)

È ovvio che il sistema “Trump” sta spingendo nella prima direzione, bullizzando il resto del mondo per appropriarsi dei giacimenti petroliferi di Sudamerica e Medio Oriente, ed è altrettanto ovvio che le masse occidentali non sono psicologicamente pronte a impegnarsi con decisione per perseguire una via di umanizzazione e trasformazione sistemica.

Esistono però da decenni minoranze attive che, rendendosi conto che la civiltà del petrolio stava per finire, si sono impegnati a creare, sperimentare e condividere gli strumenti per una transizione “sana” verso un mondo a meno energia e a maggiore felicità. Oltre agli ecovillaggi, ai gruppi per il cambiamento degli stili di vita, o a quelli che volti alla decrescita, alla permacultura, le Comunità Laudato Sì, vorrei portare l'attenzione sulle esperienze legate alle Transition Town (città in transizione) che rispondono “chirurgicamente” a uno scenario di crisi petrolifera globale che era stato previsto da decenni e che ora si sta dispiegando davanti ai nostri occhi.

Il movimento delle città in transizione


La premessa di base sulla quale si fondano le pratiche di transizione è questa:

La società industrializzata è caratterizzata da un bassissimo livello di resilienza. Viviamo tutti un costante stato di dipendenza da sistemi e organizzazioni dei quali non abbiamo alcun controllo. Nelle nostre città consumiamo gas, cibo, prodotti che percorrono migliaia di chilometri per raggiungerci, con catene di produzione e distribuzione estremamente lunghe, complesse e delicate. Il tutto è reso possibile dall’abbondanza di petrolio a basso prezzo che rende semplice avere energia ovunque e spostare enormi quantità di merci da una parte all’altra del pianeta.

È facile scorgere l’estrema fragilità di questo assetto, basta chiudere il rubinetto del carburante e la nostra intera civiltà si paralizza. Questa non è resilienza.

transitionitalia.it/cose-la-tr…


https://jessicaperlstein.com/products/the-fifth-sacred-thing-international?_pos=1&_sid=685317ed0&_ss=r[Jessica Perlstein, The Fifth Sacred Thing]

Le Transition Towns (Città in Transizione) sono quindi comunità locali che, partendo dall'iniziativa dei cittadini, si preparano a ridurre la dipendenza dal petrolio e contrastare il cambiamento climatico. Nato nel 2005-2006 da Rob Hopkins nel Regno Unito, il movimento promuove dal basso resilienza, sostenibilità e buone pratiche come orti urbani, energie rinnovabili e mercati locali, fino ad arrivare a modelli di organizzazione municipale.

Ecco alcuni dettagli chiave sul movimento:

  • Origini: Il modello è nato a Kinsale (Irlanda) e Totnes (Inghilterra) tra il 2005 e il 2006 grazie al permacultore Rob Hopkins.
  • Obiettivi: Preparare le comunità al picco del petrolio e al riscaldamento globale, costruendo economie locali più solide, resilienti e autosufficienti.
  • Metodo: Si basa sulla “transizione”, un processo dal basso che incoraggia i cittadini a proporre soluzioni pratiche per ridurre sprechi e rifiuti.
  • Azioni concrete: Progetti comuni includono l'orticoltura urbana, la promozione della mobilità sostenibile, l'efficienza energetica e la creazione di monete locali al fine di mantenere la ricchezza sul territorio.
  • Rete: Il movimento è internazionale, con il sito Transition Network che connette comunità e offre risorse. In Italia, la rete è coordinata da Transition Italia.

Il cuore del movimento è la capacità di immaginare un futuro sostenibile e agire localmente attraverso la collaborazione e la riprogettazione degli stili di vita.

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youtube.com/watch?v=40Zgh17fIy…

In cosa consiste questa metodologia?«Attualmente è denominata “Local Transformation Toolkit” ed è stata sperimentata attraverso un progetto di 4 anni chiamato “Municipalities in Transition” che ha visto applicazioni pilota in Italia (Valsamoggia, Roma V Municipio, Santorso), Spagna, Ungheria, Portogallo e Brasile. Si tratta di dotare la comunità di tutto ciò che serve a formare un centro permanente di sviluppo, coordinamento e valutazione delle attività di transizione che possa operare e prendere decisioni al di fuori dei normali processi di competizione politica e pressione di mercato, focalizzandosi completamente sul senso delle azioni da intraprendere.Cristiano Bottone

terranuova.it/news/stili-di-vi…


Segnaliamo inoltre che proprio il mese scorso, il Parlamento scozzese ha approvato il Community Wealth Building Bill, una legge che impone un modello alternativo di sviluppo economico per favorire lo sviluppo delle comunità localivalori.it/scozia-legge-svilupp…

Non si tratta quindi di apportare dei cambiamenti cosmetici alla società, o togliere per 20 giorni le accise sulla benzina, oppure riempire il territorio di mega impianti industriali atti a produrre energia più o meno verde ma, come ha affermato la relatrice ONU Francesca Albanese, è necessario fare i conti con il colonialismo intrinseco nella nostra società, e da questa partorirne una nuova, basata su altri valori, fondata sull'amore. Sono questi valori, elevati ma antichi, che possono e devono guidarci nella foschia di guerra nella quale siamo immersi.

Risorse:


#società #economia #crisi #transizione #conversione #regno


Una sola priorità: suicidarsi con le primarie


Quando si esaurirà finalmente la sbornia collettiva post referendum di giornalisti e politici di opposizione? La Gruber, a distanza di due settimane, al consueto meteorismo verbale dei Bocchino, delle Bolloli e dei Senaldi, risponde ancora con “Comunque il No ha vinto e il Sì ha perso”. Ok, va bene... e adesso?

Naturalmente a quei laidi cortigiani senza dignità, non importa nulla di avere perso il referendum. Loro si fanno pagare per diffondere menzogne, inquinare i pozzi e titillare i più bassi istinti dell'italico elettore.

Malgrado il fallimento, occupano ancora le poltrone di Direttore e Vicedirettore della cartastraccia su cui scrivono, che sono rimasti i soli al mondo a chiamare ancora giornali.

Perché? Semplice, perché i lorolauti e rubati stipendi sono pagati anche da noi attraverso contributi pubblici. Non solo, Libero, nella cui redazione si registra la più alta concentrazione di servi pennivendoli, è uno dei quotidiani che riceve in assoluto la maggiore quantità di contributi pubblici. Ciò spiega perché le sue firme più “autorevoli”, e più ospitate in TV, siano così solerti e attive nella loro opera di servilismo e sevizie della verità oggettiva.

Fatta questa breve digressione, torno alla pseudo-sinistra che, dopo la schiacciante vittoria non sua, riprende il filo del discorso dove lo aveva lasciato due settimane fa: suicidarsi politicamente.

La scelta su come suicidarsi è caduta ancora una volta sulle primarie. Giusto perché l'elettorato di sinistra ma soprattutto quello che si è rotto le balle di andare a votare senza alcuna speranza, ha proprio ancora bisogno dell'ennesimo duello politico fratricida senza esclusione di colpi.

Mi raccomando, confermare sempre la totale incapacità della sinistra (però mi viene il vomito a chiamarla così) a trovare un accordo che duri più di un cambio di mutande è un imperativo categorico assoluto ineludibile.

Ma attenzione, qualcuno ha trovato la soluzione alternativa! Ancora più sucida delle primarie: trovare un leader federatore moderato. Moderato? E che cazzo ci facciamo con la moderazione quando i fascisti vincono con la violenza verbale, con le menzogne e la falsa propaganda e diffondendo odio e livore contro i più deboli e i poveri?

sniff sniff... mi sembra di sentire l'acre olezzo di Renzi e Franceschini...

I nomi venuti fuori sono già un caso di studio per la psichiatria mondiale.Gabrielli, ex-capo della polizia. Il candidato perfetto per il voto dei giovani, a cui questa sgangherata sinistra-democrista dice di volersi rivolgere e chiede di mantenere l'attivismo.

Ruffini, il democristiano figlio di Ministro democristiano, nipote del cardinale e arcivescovo di Palermo e ex-direttore dell'Agenzia dell'Entrate. Ottimo e abbondante per compattare ancora di più a destra il vastissimo e trasversale popolo di evasori fiscali italiani e a far tirare giù tutti i santi del Paradiso dai veri e genuini elettori di sinistra che credono ancora in uno Stato fortemente laico.

Now playing:“You Can't Bring Me Down”Lights...Camera...Revolution! – Suicidal Tendencies – 1990


noblogo.org/grad/una-sola-prio…

bisogna dirlo chiaramente come lo dice e lo scrive - a caratteri cubitali - Ugo...


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bisogna dirlo chiaramente come lo dice e lo scrive – a caratteri cubitali – Ugo Pierri a Trieste: “chi fabbrica, chi vende, chi usa le armi è un grandissimo figlio di mignotta” (striscione all'ultimo piano di via del Veltro 59)

slowforward.net/2026/04/01/ts-…

differx.noblogs.org/2026/04/01…

differx.tumblr.com/post/812689…


noblogo.org/differx/bisogna-di…

Ipocrisia anche basta


Perché a doverci vergognare e nascondere siamo sempre noi persone, in qualche modo, marginalizzate? LGBT, con HIV, con disabilità, migranti, o con più di una condizione in contemporanea. I guerrafondai, giustizialisti da tastiera, estremisti di ogni genere urlano in continuazione. Poi se sei una persona con disabilità devi piegarti alle loro aspettative: – chi si piange addosso, pieno di problemi, che chiede aiuto; – chi fa l'eroe, in una volgare pornografia dell'ispirazione e del dolore.

Anche basta. L'ultima mi arriva da qualcuno secondo cui io, HIV negativa, non dovrei parlare della mia passata relazione con un uomo HIV positivo.

Se lui è sempre stato il primo a non nascondersi, perché dovrei farlo io? Perché dovrei negare il mio passato? Non ho rubato né truffato né ammazzato qualcuno. Parlare significa esistere, far sentire la propria voce in un mondo che si muove come se tu non ci fossi; paghi le tasse, rispetti le leggi, ma guai se chiedi qualcosa in più di quello che ti concedono. Lo stigma esiste, e io sono stata fortunata a non subire ripercussioni come è accaduto ad altri nella stessa situazione, o che vivono col virus direttamente. Quando posso, cerco di dare voce anche agli altri e soprattutto di combattere l'attivismo performativo, la pornografia del dolore. Quell'atteggiamento indecente di chi parla di sé per costruire un prodotto. Io non sono in vendita, sono una persona attiva nelle cause in cui credo. E mando a quel paese l'ipocrisia.


noblogo.org/elettrona/ipocrisi…

Van Morrison - Versatile (2017)


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Nell’arco di poco meno di un anno Van Morrison ha scodellato ben tre nuovi album. E fin qui non ci sarebbe da meravigliarsi, se non fosse che il settantaduenne songwriter irlandese ha confezionato altrettante leccornie sonore. Dopo “Keep Me Singing” e “Roll With The Punches”, ecco arrivare, a sorpresa, il trentasettesimo pezzo della sua discografia personale, “Versatile”... artesuono.blogspot.com/2017/12…


Ascolta il disco: youtube.com/watch?v=0mUgNQxPPy…



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Van Morrison - Versatile (2017)


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Nell’arco di poco meno di un anno Van Morrison ha scodellato ben tre nuovi album. E fin qui non ci sarebbe da meravigliarsi, se non fosse che il settantaduenne songwriter irlandese ha confezionato altrettante leccornie sonore. Dopo “Keep Me Singing” e “Roll With The Punches”, ecco arrivare, a sorpresa, il trentasettesimo pezzo della sua discografia personale, “Versatile”... artesuono.blogspot.com/2017/12…


Ascolta il disco: youtube.com/watch?v=0mUgNQxPPy…


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Il contrabbando di sigarette come fenomeno transnazionale: flussi, connessioni e minacce


Una recente operazione internazionale (condotta il 24 marzo 2026) e supportata tecnicamente da Europol, ha smantellato una vasta rete criminale dedita al contrabbando di sigarette contraffatte che operava dal Regno Unito verso l'Europa.

L'inchiesta è partita nel settembre 2024 a seguito del sequestro di 12 milioni di sigarette contraffatte nel porto di Genova. Le sigarette erano prodotte in Armenia e spedite via Georgia. L'operazione è stata guidata dall'Ufficio della Procura Europea (EPPO) di Torino e ha coinvolto autorità di cinque paesi: Italia, Polonia, Francia, Regno Unito e Svizzera. L'organizzazione transnazionale aveva la sua base operativa nel Regno Unito, con ramificazioni in Europa, Africa e Asia. Per eludere i controlli doganali, i carichi venivano instradati attraverso rotte complesse che includevano Georgia, Kenya, Paesi Bassi e Turchia. ** Utilizzavano container con doppio fondo e presentavano dichiarazioni doganali fraudolente, dichiarando il carico come materiale da costruzione. Sono stati arrestati lavoratori portuali sospettati di agevolare il passaggio dei carichi bypassando i controlli tramite l'uso di sigilli per container clonati.

Si trattava di un'organizzazione a conduzione familiare collegata a criminali turchi di alto livello coinvolti in altri reati gravi, come il traffico di droga. Il gruppo si avvaleva di una società nell'area di Genova per le procedure doganali, magazzini in provincia di Alessandria per lo stoccaggio e un esperto informatico che creava siti web e indirizzi email falsi per nascondere l'identità dei destinatari. Usavano inoltre piattaforme di comunicazione criptate. Cinque sospetti sono stati posti in custodia cautelare tra Italia, Polonia e Regno Unito. Nel giorno dell'operazione sono stati sequestrati beni per circa 2,5 milioni di euro. Le attività di contrasto precedenti avevano già portato al sequestro di oltre 40 tonnellate di tabacco illecito, con un valore di mercato stimato in 15 milioni di euro e una perdita fiscale sventata per l'UE di oltre 10 milioni di euro.

Il contrabbando di tabacchi lavorati rappresenta una sfida criminale complessa che impatta pesantemente sull'Erario, sulla salute pubblica e sulla sicurezza dell'Unione Europea. Nonostante l'incidenza del consumo illecito in Italia si attesti su livelli contenuti (5,8%) rispetto alla media europea, la perdita stimata di entrate fiscali per il Paese raggiunge il miliardo di euro annuo (10 miliardi a livello UE).

La principale leva del contrabbando è l'estrema variabilità dei prezzi tra i Paesi. Si passa dai 0,52 € dell'Ucraina agli oltre 12 € della Norvegia (l'Italia si attesta a 4,76 €). Al fenomeno classicamente conosciuto, si aggiungono le “Illicit Whites”, prodotte legalmente in territori extra-UE ma destinate esclusivamente al mercato illecito, che rappresentano oltre il 60% dei sequestri in Italia. Il marchio Regina è il più diffuso in questo segmento. Le Illicit Whites (o cheap whites) sono destinate principalmente a essere contrabbandate in altri mercati dove non hanno una distribuzione legale o dove la loro disponibilità è limitata. A differenza delle sigarette contraffatte, che sono prodotte illegalmente da soggetti diversi dal titolare del marchio, le Illicit Whites sono prodotti originali fabbricati da produttori legittimi E' la Grecia a fungere da hub logistico fondamentale. I carichi provenienti dall'Est Europa e dall'Asia transitano per i porti ellenici (Patrasso, Pireo) per raggiungere l'Italia via mare attraverso Ancona, Bari e Taranto. Le organizzazioni utilizzano la “parcellizzazione” dei carichi (mediana di circa 2 kg per sequestro) per minimizzare le perdite economiche in caso di intervento delle autorità. In Italia, il fenomeno è radicato al Sud, con Napoli come epicentro (un pacchetto su quattro è illecito). Al Nord, Trieste emerge come punto critico a causa della vicinanza con la Slovenia.

Inquadramento e Dimensioni del Fenomeno

Il contrabbando di tabacchi è una frode fiscale articolata che sottrae risorse vitali al bilancio dello Stato. Oltre al danno erariale, il fenomeno comporta:

  • Rischi per la salute: Le sigarette illecite non rispettano gli standard di controllo e autorizzazione.
  • Sicurezza Nazionale: Esiste una correlazione documentata tra i proventi del contrabbando e il finanziamento di altre attività illecite, come il traffico di armi, droga e il terrorismo. Ciò si traduce in un danno per la sicurezza complessiva del Paese e dell'Unione Europea, poiché permette a organizzazioni mafiose (come la Camorra o la Sacra Corona Unita) di acquisire liquidità e potere. Si pensi al Montenegro, che ha rappresentato una vulnerabilità critica per la sicurezza nazionale italiana a cavallo del millennio, fungendo da base logistica per traffici su scala industriale gestiti dalla criminalità organizzata, una situazione che ha richiesto un intervento massiccio per impedire che il territorio diventasse una zona di totale impunità criminale. Tra il 1997 e il 2000, le coste pugliesi furono teatro di massicci sbarchi di carichi di sigarette provenienti proprio dal Montenegro e dall'Albania, traffici che avvenivano sotto la direzione della Sacra Corona Unita, che ne curava la distribuzione sul territorio. I contrabbandieri utilizzavano fuoristrada modificati con blindature in acciaio (mezzi corazzati) per speronare i veicoli delle forze dell'ordine, rappresentando una sfida diretta all'autorità dello Stato. Questa situazione di allarme portò all'avvio dell'Operazione Primavera nel 2000, con l'impiego di circa 1900 effettivi (Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia) per sradicare il fenomeno e ripristinare la legalità. Attualmente il Montenegro continua a comparire nei rapporti recenti come un punto di origine per sigarette destinate al mercato croato (grazie ai prezzi molto bassi, circa 1 € a pacchetto rispetto ai costi europei) e un porto di partenza (Antivari/Bar) per carichi sequestrati in Grecia. Nel 2023, si è registrato un calo significativo (-11,8%) nella quota di sigarette illecite consumate in Montenegro, segno di un possibile miglioramento dei controlli interni

Si possono distinguere due modalità principali di introduzione illecita:

  • Contrabbando Intraispettivo: Le merci entrano dai varchi doganali con documentazione falsa (es. dichiarando carichi a minore incidenza fiscale).
  • Contrabbando Extraispettivo: Le merci evitano i controlli doganali passando per rotte clandestine (storicamente gli “spalloni” alpini, oggi scafi veloci o rotte transfrontaliere).

Il Contesto Europeo

L'incidenza del consumo illecito varia drasticamente all'interno dell'UE. Mentre la Lettonia guida la classifica con oltre il 22% di sigarette illecite, l'Italia occupa il 19° posto (5,8%).

I flussi verso l'Italia originano principalmente da Ucraina, Bielorussia, Romania, Emirati Arabi e Tunisia. Di particolare rilievo è il ruolo del canale duty free, da cui proviene una quota crescente di prodotti poi immessi illegalmente sul mercato (43,8% dei pacchetti non domestici rilevati nel 2017).

Il Mercato delle “Illicit Whites” e dei Marchi Noti

Le illicit whites rappresentano la sfida più pressante per le autorità. In Italia, la loro incidenza è in forte aumento (+13,5% rispetto al 2015).

Il prezzo sul mercato illegale italiano oscilla generalmente tra 2,50 € e 4,00 €, rendendo l'acquisto estremamente vantaggioso rispetto al mercato legale.

  • Marchi Noti: Marlboro (leader nel mercato illecito), Winston, Rothmans, Chesterfield, L&M.
  • Illicit Whites: Regina (leader assoluto), Marble, Pine, Minsk, Mark1.

3.2 Provenienza delle sigarette illecite (Miliardi di pezzi – 2016)

  • Illicit Whites: 2,47 mld (in forte crescita).
  • Ucraina: 0,99 mld (aumento del 309% rispetto al 2015).
  • Canale Duty Free: 0,40 mld.
  • Contraffatte: 0,20 mld (in netto calo).

Analisi Territoriale e Operativa in Italia

Il consumo di sigarette “non domestiche” (lecite acquistate all'estero o illecite) segue logiche geografiche precise:

  • Napoli: Città con il radicamento più profondo (24,1% di pacchetti non domestici). La vendita avviene spesso alla luce del sole tramite bancarelle rimovibili.
  • Trieste: Seconda città per incidenza (14,3%). Il dato è trainato dal differenziale di prezzo con la vicina Slovenia (-1,25 € a pacchetto).
  • Sud Italia: In città come Palermo, le illicit whites rappresentano quasi il 70% del mercato non domestico.

Con riguardo all'attività di contrasto, nel 2017, la Campania ha registrato il maggior numero di operazioni (Napoli da sola copre il 48% dei sequestri nazionali). Tuttavia, le quantità maggiori sono state intercettate in luoghi di transito e stoccaggio:

  • Trieste: Sequestrate 70 tonnellate (un quarto del totale nazionale) in poche operazioni mirate.
  • Pavia: Sequestrate oltre 35 tonnellate in un'unica operazione che ha smantellato una fabbrica illegale interna ai confini nazionali.

I mezzi più utilizzati per il trasporto sono autovetture, tir e furgoni. I tir e le navi garantiscono i carichi più voluminosi, mentre l'auto rimane il mezzo preferito per la distribuzione capillare e parcellizzata.

Il Caso Greco: Hub e Mercato Interno

La Grecia riveste un ruolo duale: è sia un mercato di consumo ad alta incidenza illecita (18,8%), sia un punto di transito critico.

I carichi arrivano in Grecia spesso dopo aver transitato in zone di libero scambio come Jebel Ali (Emirati Arabi) o Port Klang (Malesia). Contrariamente all'Italia, il mercato illecito greco presenta un prezzo omogeneo di 1,50 € per pacchetto, indipendentemente dal marchio. La riforma delle accise del 2012 ha causato un brusco aumento dei prezzi nel mercato lecito, spingendo i consumatori della fascia bassa verso l'illegalità.

Prospettive Future

Appare evidente la necessità di evolvere verso un approccio di Risk Analysis avanzato, basato sull'integrazione di dati pubblici e privati.

Raccomandazioni strategiche:

  1. Definizione Univoca: È necessario armonizzare la terminologia (es. distinzione tra illicit whites e cheap whites) a livello internazionale per coordinare meglio le indagini.
  2. Database Condivisi: Creazione di una mappatura transnazionale dei marchi di illicit whites per agevolare l'identificazione e il tracciamento da parte delle autorità (come la Guardia di Finanza e l'ADM).
  3. Cooperazione Internazionale: Rafforzare il coordinamento investigativo attraverso organismi come Eurojust, specialmente sulla rotta Italia-Grecia.
  4. Monitoraggio della Tracciabilità: Focus non solo sulle sanzioni, ma sul governo dell'intera filiera dei tabacchi per prevenire le fuoriuscite illecite.

#contrabbando contrabbandodisigarette #contrabbandotle #tle


noblogo.org/cooperazione-inter…


Il contrabbando di sigarette come fenomeno transnazionale: flussi, connessioni...


Il contrabbando di sigarette come fenomeno transnazionale: flussi, connessioni e minacce


Una recente operazione internazionale (condotta il 24 marzo 2026) e supportata tecnicamente da Europol, ha smantellato una vasta rete criminale dedita al contrabbando di sigarette contraffatte che operava dal Regno Unito verso l'Europa.

L'inchiesta è partita nel settembre 2024 a seguito del sequestro di 12 milioni di sigarette contraffatte nel porto di Genova. Le sigarette erano prodotte in Armenia e spedite via Georgia. L'operazione è stata guidata dall'Ufficio della Procura Europea (EPPO) di Torino e ha coinvolto autorità di cinque paesi: Italia, Polonia, Francia, Regno Unito e Svizzera. L'organizzazione transnazionale aveva la sua base operativa nel Regno Unito, con ramificazioni in Europa, Africa e Asia. Per eludere i controlli doganali, i carichi venivano instradati attraverso rotte complesse che includevano Georgia, Kenya, Paesi Bassi e Turchia. ** Utilizzavano container con doppio fondo e presentavano dichiarazioni doganali fraudolente, dichiarando il carico come materiale da costruzione. Sono stati arrestati lavoratori portuali sospettati di agevolare il passaggio dei carichi bypassando i controlli tramite l'uso di sigilli per container clonati.

Si trattava di un'organizzazione a conduzione familiare collegata a criminali turchi di alto livello coinvolti in altri reati gravi, come il traffico di droga. Il gruppo si avvaleva di una società nell'area di Genova per le procedure doganali, magazzini in provincia di Alessandria per lo stoccaggio e un esperto informatico che creava siti web e indirizzi email falsi per nascondere l'identità dei destinatari. Usavano inoltre piattaforme di comunicazione criptate. Cinque sospetti sono stati posti in custodia cautelare tra Italia, Polonia e Regno Unito. Nel giorno dell'operazione sono stati sequestrati beni per circa 2,5 milioni di euro. Le attività di contrasto precedenti avevano già portato al sequestro di oltre 40 tonnellate di tabacco illecito, con un valore di mercato stimato in 15 milioni di euro e una perdita fiscale sventata per l'UE di oltre 10 milioni di euro.

Il contrabbando di tabacchi lavorati rappresenta una sfida criminale complessa che impatta pesantemente sull'Erario, sulla salute pubblica e sulla sicurezza dell'Unione Europea. Nonostante l'incidenza del consumo illecito in Italia si attesti su livelli contenuti (5,8%) rispetto alla media europea, la perdita stimata di entrate fiscali per il Paese raggiunge il miliardo di euro annuo (10 miliardi a livello UE).

La principale leva del contrabbando è l'estrema variabilità dei prezzi tra i Paesi. Si passa dai 0,52 € dell'Ucraina agli oltre 12 € della Norvegia (l'Italia si attesta a 4,76 €). Al fenomeno classicamente conosciuto, si aggiungono le “Illicit Whites”, prodotte legalmente in territori extra-UE ma destinate esclusivamente al mercato illecito, che rappresentano oltre il 60% dei sequestri in Italia. Il marchio Regina è il più diffuso in questo segmento. Le Illicit Whites (o cheap whites) sono destinate principalmente a essere contrabbandate in altri mercati dove non hanno una distribuzione legale o dove la loro disponibilità è limitata. A differenza delle sigarette contraffatte, che sono prodotte illegalmente da soggetti diversi dal titolare del marchio, le Illicit Whites sono prodotti originali fabbricati da produttori legittimi E' la Grecia a fungere da hub logistico fondamentale. I carichi provenienti dall'Est Europa e dall'Asia transitano per i porti ellenici (Patrasso, Pireo) per raggiungere l'Italia via mare attraverso Ancona, Bari e Taranto. Le organizzazioni utilizzano la “parcellizzazione” dei carichi (mediana di circa 2 kg per sequestro) per minimizzare le perdite economiche in caso di intervento delle autorità. In Italia, il fenomeno è radicato al Sud, con Napoli come epicentro (un pacchetto su quattro è illecito). Al Nord, Trieste emerge come punto critico a causa della vicinanza con la Slovenia.

Inquadramento e Dimensioni del Fenomeno

Il contrabbando di tabacchi è una frode fiscale articolata che sottrae risorse vitali al bilancio dello Stato. Oltre al danno erariale, il fenomeno comporta:

  • Rischi per la salute: Le sigarette illecite non rispettano gli standard di controllo e autorizzazione.
  • Sicurezza Nazionale: Esiste una correlazione documentata tra i proventi del contrabbando e il finanziamento di altre attività illecite, come il traffico di armi, droga e il terrorismo. Ciò si traduce in un danno per la sicurezza complessiva del Paese e dell'Unione Europea, poiché permette a organizzazioni mafiose (come la Camorra o la Sacra Corona Unita) di acquisire liquidità e potere. Si pensi al Montenegro, che ha rappresentato una vulnerabilità critica per la sicurezza nazionale italiana a cavallo del millennio, fungendo da base logistica per traffici su scala industriale gestiti dalla criminalità organizzata, una situazione che ha richiesto un intervento massiccio per impedire che il territorio diventasse una zona di totale impunità criminale. Tra il 1997 e il 2000, le coste pugliesi furono teatro di massicci sbarchi di carichi di sigarette provenienti proprio dal Montenegro e dall'Albania, traffici che avvenivano sotto la direzione della Sacra Corona Unita, che ne curava la distribuzione sul territorio. I contrabbandieri utilizzavano fuoristrada modificati con blindature in acciaio (mezzi corazzati) per speronare i veicoli delle forze dell'ordine, rappresentando una sfida diretta all'autorità dello Stato. Questa situazione di allarme portò all'avvio dell'Operazione Primavera nel 2000, con l'impiego di circa 1900 effettivi (Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia) per sradicare il fenomeno e ripristinare la legalità. Attualmente il Montenegro continua a comparire nei rapporti recenti come un punto di origine per sigarette destinate al mercato croato (grazie ai prezzi molto bassi, circa 1 € a pacchetto rispetto ai costi europei) e un porto di partenza (Antivari/Bar) per carichi sequestrati in Grecia. Nel 2023, si è registrato un calo significativo (-11,8%) nella quota di sigarette illecite consumate in Montenegro, segno di un possibile miglioramento dei controlli interni

Si possono distinguere due modalità principali di introduzione illecita:

  • Contrabbando Intraispettivo: Le merci entrano dai varchi doganali con documentazione falsa (es. dichiarando carichi a minore incidenza fiscale).
  • Contrabbando Extraispettivo: Le merci evitano i controlli doganali passando per rotte clandestine (storicamente gli “spalloni” alpini, oggi scafi veloci o rotte transfrontaliere).

Il Contesto Europeo

L'incidenza del consumo illecito varia drasticamente all'interno dell'UE. Mentre la Lettonia guida la classifica con oltre il 22% di sigarette illecite, l'Italia occupa il 19° posto (5,8%).

I flussi verso l'Italia originano principalmente da Ucraina, Bielorussia, Romania, Emirati Arabi e Tunisia. Di particolare rilievo è il ruolo del canale duty free, da cui proviene una quota crescente di prodotti poi immessi illegalmente sul mercato (43,8% dei pacchetti non domestici rilevati nel 2017).

Il Mercato delle “Illicit Whites” e dei Marchi Noti

Le illicit whites rappresentano la sfida più pressante per le autorità. In Italia, la loro incidenza è in forte aumento (+13,5% rispetto al 2015).

Il prezzo sul mercato illegale italiano oscilla generalmente tra 2,50 € e 4,00 €, rendendo l'acquisto estremamente vantaggioso rispetto al mercato legale.

  • Marchi Noti: Marlboro (leader nel mercato illecito), Winston, Rothmans, Chesterfield, L&M.
  • Illicit Whites: Regina (leader assoluto), Marble, Pine, Minsk, Mark1.

3.2 Provenienza delle sigarette illecite (Miliardi di pezzi – 2016)

  • Illicit Whites: 2,47 mld (in forte crescita).
  • Ucraina: 0,99 mld (aumento del 309% rispetto al 2015).
  • Canale Duty Free: 0,40 mld.
  • Contraffatte: 0,20 mld (in netto calo).

Analisi Territoriale e Operativa in Italia

Il consumo di sigarette “non domestiche” (lecite acquistate all'estero o illecite) segue logiche geografiche precise:

  • Napoli: Città con il radicamento più profondo (24,1% di pacchetti non domestici). La vendita avviene spesso alla luce del sole tramite bancarelle rimovibili.
  • Trieste: Seconda città per incidenza (14,3%). Il dato è trainato dal differenziale di prezzo con la vicina Slovenia (-1,25 € a pacchetto).
  • Sud Italia: In città come Palermo, le illicit whites rappresentano quasi il 70% del mercato non domestico.

Con riguardo all'attività di contrasto, nel 2017, la Campania ha registrato il maggior numero di operazioni (Napoli da sola copre il 48% dei sequestri nazionali). Tuttavia, le quantità maggiori sono state intercettate in luoghi di transito e stoccaggio:

  • Trieste: Sequestrate 70 tonnellate (un quarto del totale nazionale) in poche operazioni mirate.
  • Pavia: Sequestrate oltre 35 tonnellate in un'unica operazione che ha smantellato una fabbrica illegale interna ai confini nazionali.

I mezzi più utilizzati per il trasporto sono autovetture, tir e furgoni. I tir e le navi garantiscono i carichi più voluminosi, mentre l'auto rimane il mezzo preferito per la distribuzione capillare e parcellizzata.

Il Caso Greco: Hub e Mercato Interno

La Grecia riveste un ruolo duale: è sia un mercato di consumo ad alta incidenza illecita (18,8%), sia un punto di transito critico.

I carichi arrivano in Grecia spesso dopo aver transitato in zone di libero scambio come Jebel Ali (Emirati Arabi) o Port Klang (Malesia). Contrariamente all'Italia, il mercato illecito greco presenta un prezzo omogeneo di 1,50 € per pacchetto, indipendentemente dal marchio. La riforma delle accise del 2012 ha causato un brusco aumento dei prezzi nel mercato lecito, spingendo i consumatori della fascia bassa verso l'illegalità.

Prospettive Future

Appare evidente la necessità di evolvere verso un approccio di Risk Analysis avanzato, basato sull'integrazione di dati pubblici e privati.

Raccomandazioni strategiche:

  1. Definizione Univoca: È necessario armonizzare la terminologia (es. distinzione tra illicit whites e cheap whites) a livello internazionale per coordinare meglio le indagini.
  2. Database Condivisi: Creazione di una mappatura transnazionale dei marchi di illicit whites per agevolare l'identificazione e il tracciamento da parte delle autorità (come la Guardia di Finanza e l'ADM).
  3. Cooperazione Internazionale: Rafforzare il coordinamento investigativo attraverso organismi come Eurojust, specialmente sulla rotta Italia-Grecia.
  4. Monitoraggio della Tracciabilità: Focus non solo sulle sanzioni, ma sul governo dell'intera filiera dei tabacchi per prevenire le fuoriuscite illecite.

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2SAMUELE - Capitolo 18


1Davide fece ispezione tra la sua gente e costituì comandanti di migliaia e comandanti di centinaia su di loro. 2Davide dispose la gente: un terzo sotto il comando di Ioab, un terzo sotto il comando di Abisài, figlio di Seruià, fratello di Ioab, e un terzo sotto il comando di Ittài di Gat. Poi il re disse al popolo: “Voglio uscire anch'io con voi!”. 3Ma il popolo rispose: “Tu non devi uscire, perché se noi fossimo messi in fuga, non si farebbe alcun caso di noi; quand'anche perisse la metà di noi, non se ne farebbe alcun caso, ma tu conti per diecimila di noi. Quindi è meglio che tu sia per noi di aiuto dalla città”. 4Il re rispose loro: “Farò quello che vi sembra bene”. Il re si fermò al fianco della porta, mentre tutto l'esercito usciva a schiere di cento e di mille uomini. 5Il re ordinò a Ioab, ad Abisài e a Ittài: “Trattatemi con riguardo il giovane Assalonne!”. E tutto il popolo udì quanto il re ordinò a tutti i capi a proposito di Assalonne.6L'esercito uscì in campo contro Israele e la battaglia ebbe luogo nella foresta di Èfraim. 7La gente d'Israele fu sconfitta in quel luogo dai servi di Davide; la strage fu grande in quel giorno: ventimila uomini. 8La battaglia si estese per tutta la regione e la foresta divorò in quel giorno molta più gente di quanta non ne avesse divorata la spada.9Ora Assalonne s'imbatté nei servi di Davide. Assalonne cavalcava il mulo; il mulo entrò sotto il groviglio di una grande quercia e la testa di Assalonne rimase impigliata nella quercia e così egli restò sospeso fra cielo e terra, mentre il mulo che era sotto di lui passò oltre. 10Un uomo lo vide e venne a riferire a Ioab: “Ho visto Assalonne appeso a una quercia”. 11Ioab rispose all'uomo che gli portava la notizia: “Dunque, l'hai visto? E perché non l'hai steso al suolo tu, sul posto? Io t'avrei dato dieci sicli d'argento e una cintura”. 12Ma quell'uomo disse a Ioab: “Quand'anche mi fossero messi in mano mille sicli d'argento, io non stenderei la mano sul figlio del re, perché con i nostri orecchi abbiamo udito l'ordine che il re ha dato a te, ad Abisài e a Ittài: “Proteggetemi il giovane Assalonne!”. 13Ma se io avessi agito con perfidia di mia testa, poiché nulla rimane nascosto al re, tu avresti preso le distanze”. 14Allora Ioab disse: “Io non voglio perdere così il tempo con te”. Prese in mano tre dardi e li ficcò nel cuore di Assalonne, che era ancora vivo nel folto della quercia. 15Poi dieci giovani scudieri di Ioab circondarono Assalonne, lo colpirono e lo finirono.16Allora Ioab suonò il corno e il popolo cessò di inseguire Israele, perché Ioab aveva trattenuto il popolo. 17Quindi presero Assalonne, lo gettarono in una grande buca nella foresta ed elevarono sopra di lui un grande mucchio di pietre. Tutto Israele era fuggito, ciascuno nella sua tenda. 18Ora Assalonne, mentre era in vita, si era eretta la stele che è nella valle del Re, perché diceva: “Io non ho un figlio per conservare il ricordo del mio nome”. Chiamò quella stele con il suo nome e la si chiamò monumento di Assalonne fino ad oggi.19Achimàas, figlio di Sadoc, disse a Ioab: “Correrò a portare al re la bella notizia che il Signore lo ha liberato dai suoi nemici”. 20Ioab gli disse: “Tu non sarai oggi l'uomo della bella notizia, la darai un altro giorno; non darai oggi la bella notizia, perché il figlio del re è morto”. 21Poi Ioab disse all'Etiope: “Va' e riferisci al re quello che hai visto”. L'Etiope si prostrò a Ioab e corse via. 22Achimàas, figlio di Sadoc, disse di nuovo a Ioab: “Comunque sia, voglio correre anch'io dietro all'Etiope”. Ioab gli disse: “Ma perché correre, figlio mio? La bella notizia non ti porterà nulla di buono”. 23E l'altro: “Comunque sia, voglio correre”. Ioab gli disse: “Corri!”. Allora Achimàas prese la corsa per la strada della valle e oltrepassò l'Etiope. 24Davide stava seduto fra le due porte; la sentinella salì sul tetto della porta sopra le mura, alzò gli occhi, guardò, ed ecco vide un uomo correre tutto solo. 25La sentinella gridò e l'annunciò al re. Il re disse: “Se è solo, ha in bocca una bella notizia”. Quegli andava avvicinandosi sempre più. 26La sentinella vide un altro uomo che correva e gridò al guardiano: “Ecco un altro uomo correre tutto solo!”. E il re: “Anche questo ha una bella notizia”. 27La sentinella disse: “Il modo di correre del primo mi pare quello di Achimàas, figlio di Sadoc”. E il re disse: “È un uomo buono: viene certo per una lieta notizia!“. 28Achimàas gridò al re: “Pace!”. Poi si prostrò al re con la faccia a terra e disse: “Benedetto sia il Signore, tuo Dio, che ha fermato gli uomini che avevano alzato le mani contro il re, mio signore!”. 29Il re disse: “Il giovane Assalonne sta bene?”. Achimaàs rispose: “Quando Ioab mandava il servo del re e me tuo servo, io vidi un gran tumulto, ma non so che cosa fosse”. 30Il re gli disse: “Mettiti là, da parte”. Quegli si mise da parte e aspettò. 31Ed ecco arrivare l'Etiope che disse: “Si rallegri per la notizia il re, mio signore! Il Signore ti ha liberato oggi da quanti erano insorti contro di te”. 32Il re disse all'Etiope: “Il giovane Assalonne sta bene?”. L'Etiope rispose: “Diventino come quel giovane i nemici del re, mio signore, e quanti insorgono contro di te per farti del male!”.

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Approfondimenti


18,1-19,9. Il giorno della battaglia in cui Assalonne viene sconfitto e ucciso è scandito da quattro momenti di intensità drammatica crescente: * 1) 18,1-8: la battaglia; * 2) 18,9-18: l'uccisione di Assalonne; * 3) 18,19-32: la notizia viene portata a Davide; * 4) 19,1-9: la disperazione di Davide.

Il protagonista di tutt'e quattro le scene è senza dubbio Assalonne. È vero che è un protagonista “passivo” in quanto non dice né fa nulla se non «imbattersi nei servi di Davide» (18,9), ma ciò non impedisce che tutto ruoti attorno a lui. L'atmosfera è dominata da un senso d'ineluttabilità; l'ansia di Davide per la sorte del figlio ribelle contrasta violentemente col freddo realismo politico di Ioab. Da questo confronto Davide esce sconfitto (19,6-9) ma non diminuito nella sua umanità. Persino il giudizio sui peggiori sentimenti di Assalonne (alterigia, cinismo, doppiezza, cattiveria) si stempera nella pietà per il giovane principe destinato a concludere le sue imprese “appeso a un terebinto”. La sua misera fine vien sottolineata dalla menzione di un monumento che egli si era fatto costruire per «conservare il ricordo del suo nome» (18,18).

1-8. Quasi tutta la scena è occupata dagli antefatti alla battaglia vera e propria. Il cuore di Davide s'è ormai volto del tutto verso Assalonne (cfr. 14,1) nonostante la gravità dei suoi crimini (Achitofel ha errato, almeno su questo punto: 16,21?). Nonostante l'età chiede dunque di unirsi ai combattenti, ma viene da essi dissuaso. Davide deve tutto a questi uomini coraggiosi e non osa contraddirli, pur sapendo che così la vita di Assalonne correrà pericoli maggiori. Particolare rilievo assume la raccomandazione ai comandanti di «trattare con riguardo il giovane Assalonne» (v. 5). L'autore ha cura di notare che l'ordine viene udito da tutti: se Assalonne morirà, non sarà per inavvertenza o ignoranza (cfr. v. 12; 19,4). La battaglia ha luogo nella non meglio identificata «foresta di Efraim» non lungi da Macanaim, forse verso la valle del Giordano (cfr. 19,32-33). Le difficili condizioni del terreno favoriscono i più esperti soldati di Davide. Alla fine della giornata essi contano tra le file avversarie ventimila morti, dovuti sia alla spada che alle asperità naturali del luogo.

1. «capi di migliaia e capi di centinaia»: è la ripartizione degli eserciti del tempo (cfr. 1Sam 8,12; 29,2).

2. «Divise la gente in tre corpi»: cfr. 1Sam 11,11. Ittai s'è guadagnato il comando grazie alla fedeltà dimostrata in 15,18-22

9-18. Assalonne braccato dai soldati di Davide fugge a dorso di mulo (cfr. 13,29), ma non riesce ad andare molto lontano; anche lui, si può dire, vien «divorato dalla foresta» (v. 8) in quanto rimane impigliato tra i rami di un terebinto con la sovrabbondante capigliatura di cui si disse in 14,26. A differenza di colui che gli porta la notizia, Ioab non si fa scrupoli a «stendere la mano sul figlio del re» nonostante l'ordine ricevuto (v. 12). Il soldato semplice è degno del suo signore (cfr. 1Sam 24,7; 26,9) mentre il generale ragiona da politico: morto Assalonne, la rivolta si spegnerà da sola (v. 16). La notizia sulla “stele di Assalonne” (v. 18) desta particolare interesse. Probabilmente è stata collocata proprio qui e non altrove a causa di un'associazione spontanea con il “monumento” eretto su di lui in segno di disprezzo (v. 17). Assalonne si era edificato una stele nella «Valle del re» per perpetuare «il ricordo del suo nome» in mancanza di figli (cfr. 14,27); invece gli tocca un'anonima sepoltura in terra straniera, «in una grande fossa nella foresta». È la terribile ricompensa del malvagio: «il suo ricordo sparirà dalla terra... Lo getteranno dalla luce nel buio... Non famiglia, non discendenza avrà nel suo popolo» (Gb 18,17-19; cfr. Sal 37,28). La stele sopravvissuta al suo committente è un penoso ricordo dell'accaduto nonché un monito ai superbi di ogni tempo.

11. «Io non avrei mancato di darti»: è un modo discreto per far sapere al soldato che è ancora in tempo per guadagnarsi la ricompensa.

13. «nulla rimane nascosto al re»: cfr. 14,19-20. «tu stesso saresti sorto contro di me»: la malvagità di Ioab è ben nota, e tutti hanno ragione di diffidare di lui. Il soldato non osa dirglielo apertamente, ma glielo fa capire: «Se io avessi commesso di mia testa una perfidia...».

17. «Tutto Israele era fuggito ciascuno nella sua tenda»: la triste ripetizione di questo ritornello in 19,9 incornicia gli eventi succedutisi dopo la fine della battaglia. La tragedia sta nel fatto che «Israele» (cfr. anche v. 16) non è solo la lega della dieci tribù del Nord come in 2,28, bensì «tutto Israele, da Dan fino a Bersabea» (17,11): è l'intero popolo di Dio che ribellatosi “all'Unto del Signore” ha subito una dura sconfitta.

18. «Valle del re»: dovrebbe trovarsi presso Gerusalemme (Gn 14,17). Ancor oggi nella valle del Cedron esiste un'antica tomba ellenistica, chiamata “Tomba di Assalonne”, che evidentemente non ha nulla a che fare con la “stele di Assalonne” qui nominata.

19-32. Al momento di portare a Davide la notizia della cessazione delle ostilità si fa avanti il figlio del sacerdote Zadok (cfr. 15,27.36; 17,17). Ioab lo dissuade perché «il figlio del re è morto»: una notizia così tragica (si noti il cinismo di Ioab, unico responsabile dell'assassinio) non è adatta a un giovane levita come lui, andrà piuttosto uno schiavo straniero (v. 21). Achimaaz insiste finché Ioab gli permette di seguire il messaggero Etiope già partito alla volta di Macanaim. Ma Achimaaz è anche scaltro: giunto per primo in città annuncia la sconfitta nemica ma risponde evasivamente all'ansiosa domanda di Davide circa la sorte di Assalonne. Ha visto un «gran tumulto» (cfr. v. 17) ma non sa nulla di più. Al sopraggiungere dell'Etiope Davide ripete la domanda su Assalonne e quello – che non ha certo la sensibilità di un Israelita (cfr. 1Sam 22,18) – ne annuncia la morte (v. 32) con un'imprecazione che non lascia dubbi sull'accaduto. L'intero episodio è imperniato sulla radice verbale bśr, che ricorre almeno nove volte. Il sostantivo bᵉśōrâ significa «buona notizia» (gr. eu-aggelion) e il verbo biśśar vuol dire «dare una buona notizia». Questi termini acquistano diversi significati a seconda delle circostanze. Vediamo dunque che Achimaaz vuol rallegrare il re con la «notizia» della vittoria (v. 19) ma Ioab lo sconsiglia: oggi non sarebbe «l'uomo della buona notizia» perché la “buona notizia” è allo stesso tempo una “cattiva notizia” a causa della morte di Assalonne (v. 20). Nel v. 22 Ioab parla ancora di «buona notizia» ma nel senso più generico di «annuncio». Scorgendo da lontano i due corridori Davide pregusta una «buona notizia», che riguarda naturalmente sia la vittoria che la salvezza di Assalonne (vv. 25-27). La massima tensione fra i significati positivo e negativo di bśr si verifica nel v. 31, dove l'Etiope afferma di portare «buone notizie per il re». Per lui sono tali sia il ristabilimento della giustizia contro i nemici (inclusione col v. 19) sia la morte del traditore. Ma quest'ultima «buona notizia» – come aveva pronosticato Ioab (v. 20) – annienta d'un colpo tutte le speranze del re. Mai gli era stata portata una bᵉśōrâ peggiore!

19. «a Ioab»: aggiunta ad sensum di BC. Manca in TM e nelle versioni.

23. «strada della valle»: lett. «via del kikkār». kikkār significa «forma rotonda» (cfr. 1Sam 2,36 e 10,3: «forma di pane»; 2Sam 12,30: “talento d'oro”), ma indica pure la parte meridionale della valle del Giordano, forse per i suoi contorni tondeggianti (Gn 13,10; 19,17.25; Dt 34,3). Era una via più lunga di quella scelta dall'Etiope, ma comoda e veloce.

25. «Se è solo»: in caso di sconfitta si scorgerebbero gruppi di sbandati in cerca di scampo.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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LADRO DI PAROLE

[l'ispirazione della poesia]

la farfalla immagine-pensiero sotto la volta del bicchiere -della cattura l'ebbrezza ma d'un solo attimo e poi il volo...- la destrezza nel carpirne la luce frangente nei colori - l'inavvertito suono

(2011)

Riflessione iniziale


Questa poesia ha un tono delicato e nervoso insieme: la farfalla come immagine-pensiero cattura un istante di luce, bellezza e perdita, e il linguaggio frammentato aumenta la sensazione di sorpresa e rarefazione.

Traduzione in inglese


the butterfly image-thought
under the dome of the glass
—of capture the intoxication but of a single
moment and then the flight…—
the skill in seizing its fractured
light in the colours —
the unobtrusive sound

Interpretazione breve


  • Tema: la fragilità dell’istante creativo e il confronto tra prigionia effimera e libertà del volo.
  • Immagine centrale: la farfalla come pensiero visivo che si può “catturare” solo per un lampo; il bicchiere funziona da microcosmo che concentra luce, colore e suono.
  • Struttura e tono: versi spezzati e punteggiatura minimale creano sospensione e ritmi frammentari che rispecchiano il soggetto. L’uso di parole come “ebbrezza”, “destrezza”, “frangente” e “inavvertito” dona intensità sensoriale.


Piccoli suggerimenti di revisione


  • Valutare se uniformare la punteggiatura per guidare il respiro del lettore (più pause o più sospensioni).
  • Considerare la sostituzione di qualche trattino con versi liberi per chiarire se i segni sono pause emotive o tecniche.
  • Se si vuole enfatizzare la perdita, aggiungere un ultimo verso che chiuda il circuito immagine → esperienza → assenza.


Versione alternativa proposta (leggibile come testo unico)


la farfalla immagine-pensiero
sotto la volta del bicchiere:
della cattura l'ebbrezza, ma d'un solo attimo — e poi il volo.
la destrezza nel carpirne la luce frangente nei colori,
l'inavvertito suono.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

2SAMUELE - Capitolo 17


1Achitòfel disse ad Assalonne: “Sceglierò dodicimila uomini: mi metterò a inseguire Davide questa notte, 2gli piomberò addosso mentre egli è stanco e ha le braccia fiacche, lo spaventerò e tutta la gente che è con lui si darà alla fuga; io colpirò solo il re 3e ricondurrò a te tutto il popolo, come ritorna la sposa al suo uomo. La vita di un solo uomo tu cerchi: la gente rimarrà tranquilla”. 4Questo parlare piacque ad Assalonne e a tutti gli anziani d'Israele. 5Ma Assalonne disse: “Chiamate anche Cusài, l'Archita, e sentiamo ciò che ha in bocca anche lui”. 6Quando Cusài fu giunto da Assalonne, questi gli disse: “Achitòfel ha parlato così e così: dobbiamo fare come ha detto lui? Se no, parla tu!“. 7Cusài rispose ad Assalonne: “Questa volta il consiglio dato da Achitòfel non è buono”. 8Cusài continuò: “Tu conosci tuo padre e i suoi uomini: sai che sono dei prodi e che hanno l'animo esasperato, come un'orsa privata dei figli nella campagna; poi tuo padre è un guerriero e non passerà la notte con il popolo. 9A quest'ora egli è nascosto in qualche buca o in qualche altro luogo; se fin da principio cadranno alcuni dei tuoi, si verrà a sapere e si dirà: “C'è stata una strage tra la gente che segue Assalonne”. 10Allora il più valoroso, anche se avesse un cuore di leone, si avvilirà, perché tutto Israele sa che tuo padre è un prode e che i suoi uomini sono valorosi. 11Perciò io consiglio che tutto Israele, da Dan fino a Bersabea, si raduni presso di te, numeroso come la sabbia che è sulla riva del mare, e che tu in persona vada alla battaglia. 12Così lo raggiungeremo in qualunque luogo si troverà e piomberemo su di lui come la rugiada cade sul suolo; di tutti i suoi uomini non ne resterà uno solo. 13Se poi si ritira in qualche città, tutto Israele porterà corde a quella città e noi la trascineremo nella valle, in modo che non se ne trovi più nemmeno una pietruzza”. 14Assalonne e tutti gli Israeliti dissero: “Il consiglio di Cusài, l'Archita, è migliore di quello di Achitòfel”. Il Signore aveva stabilito di render nullo il buon consiglio di Achitòfel per far cadere la rovina su Assalonne.15Allora Cusài disse ai sacerdoti Sadoc ed Ebiatàr: “Achitòfel ha consigliato Assalonne e gli anziani d'Israele così e così, ma io ho consigliato diversamente. 16Ora dunque mandate in fretta a informare Davide e ditegli: “Non passare la notte presso i guadi del deserto, ma passa subito dall'altra parte, perché non sia finita per il re e la gente che è con lui”“.17Ora Giònata e Achimàas stavano presso la fonte di Roghel e una schiava andò a portare loro le notizie che essi dovevano andare a riferire al re Davide, perché non potevano farsi vedere entrare in città. 18Ma un giovane li vide e informò Assalonne. I due partirono di corsa e giunsero a Bacurìm, a casa di un uomo che aveva nel cortile una cisterna. Essi vi si calarono 19e la donna di casa prese una coperta, la distese sulla bocca della cisterna e sparse del grano su di essa, così che non ci si accorgeva di nulla. 20I servi di Assalonne vennero in casa della donna e chiesero: “Dove sono Achimàas e Giònata?”. La donna rispose loro: “Hanno oltrepassato il serbatoio dell'acqua”. Quelli si misero a cercarli, ma non riuscendo a trovarli, tornarono a Gerusalemme.21Quando costoro se ne furono partiti, i due uscirono dalla cisterna e andarono a informare il re Davide. Gli dissero: “Muovetevi e passate in fretta l'acqua, perché così ha consigliato Achitòfel a vostro danno”. 22Allora Davide si levò con tutta la sua gente e passò il Giordano. Allo spuntare del giorno, neppure uno era rimasto che non avesse passato il Giordano. 23Achitòfel, vedendo che il suo consiglio non era stato seguito, sellò l'asino e partì per andare a casa sua nella sua città. Mise in ordine gli affari della casa e s'impiccò. Così morì e fu sepolto nel sepolcro di suo padre.

Scontro tra gli eserciti e rovina di Assalonne (17,24-19,9a)24Davide era giunto a Macanàim, quando Assalonne passò il Giordano con tutti gli Israeliti. 25Assalonne aveva posto a capo dell'esercito Amasà invece di Ioab. Amasà era figlio di un uomo chiamato Itra l'Israelita, il quale si era unito ad Abigàl, figlia di Nacas e sorella di Seruià, madre di Ioab. 26Israele e Assalonne si accamparono nel territorio di Gàlaad. 27Quando Davide fu giunto a Macanàim, Sobì, figlio di Nacas, da Rabbà degli Ammoniti, e Machir, figlio di Ammièl, da Lodebàr, e Barzillài il Galaadita, da Roghelìm, 28portarono giacigli, coppe e vasi di terracotta, grano, orzo, farina, grano arrostito, fave, lenticchie, 29miele, panna e pecore e formaggio di mucca, per Davide e per la sua gente, perché mangiassero; infatti dicevano: “Questa gente ha patito fame, stanchezza e sete nel deserto”.

__________________________Note

17,17 presso la fonte di Roghel: “fonte dei folloni”, corrisponde all’attuale Bir Ayub, “pozzo di Giobbe”, località situata nel punto in cui la valle della Geenna si congiunge con la valle del Cedron. In questo stesso luogo Adonia radunerà i suoi sostenitori per l’intronizzazione regale (1Re 1,9), interrotta però dalla consacrazione di Salomone (1Re 1,41-49).

17,24 Macanàim: vedi nota a 2,8.

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Approfondimenti


1-16. Il c. 16 si è chiuso con un'affermazione di principio: «un consiglio dato da Achitofel era come una parola data da Dio» (v. 23), il presente capitolo ne mostra un caso concreto. Achitofel propone (vv. 1-3) d'inseguire Davide prima che abbia tempo di riprendere forza; una volta ucciso lui, la resistenza dei suoi si dissolverà. Anzi, egli si offre di sostituire Assalonne nella guida della spedizione (non sarebbe prudente permettergli di entrare in contatto col padre, il quale sarebbe capace di riconciliarsi con lui in extremis; cfr. 1Sam 29,4!). Assalonne e gli anziani sono soddisfatti del consiglio ma vogliono sentire anche l'opinione di Cusai. Questi contrappone allo stringato intervento di Achitofel un fiume di parole e immagini iperboliche che conquistano l'entusiasmo degli astanti. Dapprima liquida magistralmente il collega: non nega l'infallibilità di Achitofel in altri casi, ma «questa volta» ha sbagliato... (v. 7). Si può immaginare lo sconcerto suscitato da un'affermazione così categorica (cfr. 16,23: «tutti i consigli»!). Ma Cusai incalza proponendo la sua soluzione: è necessario radunare «tutto Israele, da Dan fino a Bersabea»; solo così la vittoria sarà sicura (e Davide avrà il tempo per mettersi in salvo). Però, mentre Achitofel voleva sostituire Assalonne, Cusai ritiene assolutamente indispensabile che egli «vada in persona alla battaglia» (v. 11). Assalonne è troppo solleticato nell'orgoglio per resistere all'allettante proposta, ma non si accorge che, in questo modo, Cusai lo trascina alla rovina come una città sgretolata dalle fondamenta (v. 13), simbolo tragico del destino che lo aspetta (18, 17). Così il Signore ha esaudito la preghiera di Davide (15,31) disponendo che il «saggio consiglio» di Achitofel fosse respinto (v. 14). Assalonne è stato lo strumento divino per punire i peccati del padre (12,11-12) ma le sue iniquità (fratricidio, ribellione, incesto, parricidio premeditato) gli attireranno addosso la sciagura (come l'Assiria in Is 10,5-19). Nonostante il successo ottenuto, Cusai fa avvertire prudentemente Davide di rifugiarsi oltre il Giordano, onde evitare sorprese nel caso che Assalonne cambiasse improvvisamente idea.

8. «come un'orsa»: la stessa metafora si trova in Os 13,8; Prv 17,12.

11. «che tu vada in persona alla battaglia»: lett. «che essi procedano in battaglia al tuo cospetto».

17-23. Secondo gli accordi presi con Davide e Cusai (15,35-36), i figli dei sacerdoti Zadok ed Ebiatar stanno all'erta nei pressi di Gerusalemme. Se partissero all'improvviso dalla città desterebbero sospetti, perciò restano in attesa di notizie alla fonte di En-Roghel («fonte del lavandaio»: Gs 18,16; 1Re 1,9) alla confluenza delle valli di Innom e del Cedron (oggi Bir Aj-jub: «pozzo di Giobbe» o «di Ioab»?). Confondendosi tra le numerose lavandaie, una serva dei sacerdoti li informerà senza dar troppo nell'occhio. Nonostante il testo un po' disordinato supponiamo che la donna abbia portato a compimento l'incarico affidatole, anche se non è passata inosservata. I due informatori trovano rifugio a Bacurim, proprio il villaggio di Simei (16,5). Con la complicità di una donna del posto si calano nella cisterna domestica (cfr. 2Re 18,31; 2Cr 26,10; Qo 2,6) forse priva d'acqua (cfr. Gn 37,24), e vi rimangono celati finché gli inseguitori si allontanano. Quattro anni prima una «donna saggia» perorò il ritorno di Assalonne a Gerusalemme (14,1-20); una massaia non meno astuta oggi lo inganna, compromettendo il successo del colpo di stato così meticolosamente architettato (15,1-11). Sfuggito al pericolo prossimo di un attacco ai guadi del Giordano, Davide avrà la possibilità di riorganizzare il proprio esercito (18,1).

23. Achitofel s'impicca non per orgoglio bensì per disperazione. Capisce che la disfatta incombe su Assalonne e lui stesso ne sarebbe travolto. Dopo aver indotto Assalonne a violare l'harem regale (16,20-22) non può certo sperare nel perdono di Davide. Achitofel, come Giuda Iscariota, è un amico che tradisce e non crede alla possibilità di una misericordia più grande del proprio peccato. Il rimorso non riesce a tramutarsi in pentimento (come invece accade a Pietro: Lc 22,61-62; Gv 21,15-17) e non trova altra soluzione che la morte (cfr. Mt 27,3-5). Per il giudizio morale sul suicidio, cfr. 1Sam 31,4-5.

24-29. Quando Assalonne guada il Giordano col suo esercito sono passate almeno alcune settimane dagli eventi precedenti. Infatti ha dovuto radunare i combattenti «da Dan fino a Bersabea» secondo il consiglio di Cusai (17,11). Ma anche Davide è riuscito a mettere insieme un esercito consistente (cfr. 18,1), certo con l'aiuto degli amici che hanno ospitato e sfamato lui e il suo seguito (vv. 27-29). In verità, non tutto è chiaro in queste “amicizie”: Sobi è fratello di Canun re degli Ammoniti (cfr. 10,1-5) messo sul trono da Davide dopo la conquista di Rabba (12,26-31) e dunque tributario d'Israele; come mai non approfitta dell'occasione per riacquistare l'indipendenza? Machir è legato a Davide dalla comune assistenza al figlio di Gionata Merib-Baal (9,4-5). Simpatizza senz'altro per i saulidi: perché Davide accetta la sua assistenza in un momento critico dei rapporti con Merib-Baal (16,3-4) e mentre tutta la tribù di Beniamino è in fermento (16,5-13)? Sono interrogativi legittimi ma si è già visto che, in questi giorni, può accadere di tutto...

25. «Amasa»: cugino di Ioab per parte di madre; quindi sono entrambi cugini di Assalonne e nipoti di Davide. Israele è trascinato in una guerra familiare vera e propria. «Itra l'Ismaelita»: con 1Cr 2,17. TM e LXX hanno l'assurdo «Itra l'Israelita»; Vg legge: «di Izreel». «figlia di Iesse»: con 1Cr 2,13.16. TM, LXX e Vg hanno «figlia di Nacas».

27. «Barzillai»: non sono noti i precedenti dell'amicizia di Davide con quest'uomo facoltoso di Roghelim (località galaadita sconosciuta). Cfr. 19,32-40.

28. «portarono»: aggiunto con LXX e Vg, così come la parola «tappeti». TM omette.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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