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California’s Problematic Attempt to add Age-Verification to Software


Last year California’s Digital Age Assurance Act (AB 1043) was signed into law, requiring among other things that operating system providers implement an API for age verification purposes. With the implementation date of January 1, 2027 slowly encroaching this now has people understandably agitated. So what are the requirements, and what will its impact be, as it affects not only OS developers but also application stores and developers?

The required features for OS developers include an interface at account setup during which the person indicates which of the four age brackets they fit into. This age category then has to be used by application developers and application stores to filter access to the software. Penalties for non-compliance go up to $2,500 per affected child if the cause is neglect and up to $7,500 if the violation was intentional.

As noted in the Tom’s Hardware article, CA governor Newsom issued a statement when signing the unanimously passed bill, saying that he hopes the bill gets amended due to how problematic it would be to implement and unintended effects. Of course, the bigger question is whether this change requires more than adding a few input fields and checkboxes to an OS’ account setup and an API call or two.

When we look at the full text of this very short bill, the major questions are whether this bill has any teeth at all. From reading the bill’s text, we can see that the person creating the account is merely asked to provide their birth date, age or both. This makes it at first glance as effective as those ‘pick your age’ selection boxes before entering an age-gated part of a website. What would make this new ‘age-verification feature’ any more reliable than that?

Although the OS developer is required to provide this input option and an API feature of undefined nature that provides the age bracket in some format via some method, the onus is seemingly never put on the user who creates or uses the OS account. Enforcement as defined in section 1798.503 is defined as a vague ‘[a] person that violates this title’, who shall have a civil action lawsuit filed against them. What happens if a 9-year old child indicates that they’re actually 35, for example? Or when a user account is shared on a family computer?

All taken together, this bill looks from all angles to add a lot of nuisance and potential for catching civil lawsuit flak for in particular FOSS developers, all in order to circuitously reimplement the much beloved age dropdown selection widget that’s been around since at least the 1990s.

They could give this bill real teeth by requiring that photo ID is required for registering an (online-only) OS account, much like with the recent social media restrictions and Discord age-verification kerfuffle, but that’d run right over the ‘privacy-preserving’ elements in this same bill.


hackaday.com/2026/03/05/califo…



NOTA DEL GESTORE PAOLO PARTI (BRONSON):
Questo gruppo nei prossimi giorni verrà disattivato.
Ringrazio tutti coloro che l'hanno utilizzato.
È stata una bella esperienza.
Se vorrete potrete seguirmi tramite l'account @𝓑𝓻𝓸𝓷𝓼𝓸𝓷 🐐.


NOTA DEL GESTORE PAOLO PARTI (BRONSON):
Questo gruppo nei prossimi giorni verrà disattivato.
Ringrazio tutti coloro che l'hanno utilizzato.
È stata una bella esperienza.
Se vorrete potrete seguirmi tramite l'account @𝓑𝓻𝓸𝓷𝓼𝓸𝓷 🐐.


Prevent your Denon Receiver Turning on From Rogue Nvidia Shield CEC Requests


In theory HDMI’s CEC feature is great, as it gives HDMI devices the ability to do useful things such as turning on multiple HDMI devices with a single remote control. Of course, such a feature will inevitably feature bugs. A case in point is the Nvidia Shield which has often been reported to turn on other HDMI devices that should stay off. After getting ticked off by such issues one time too many, [Matt] decided to implement a network firewall project to prevent his receiver from getting messed with by the Shield.

The project is a Python-based network service that listens for the responsible rogue HDMI-CEC Zone 2 requests and talks with a Denon/Marantz receiver to prevent it from turning on unnecessarily. Of course, when you want these Zone 2 requests to do their thing you need to disable the script.

That said, HDMI-CEC is such a PITA that people keep running into issues like these over and over again, to the point where people are simply disabling the feature altogether. That said, Nvidia did recently release a Shield update that’s claimed to fix CEC issues, so maybe this is one CEC bug down already.


hackaday.com/2026/03/05/preven…



[2026-03-06] AGIAMO ORA PER FERMARE LA GUERRA! @ Bussero M2


AGIAMO ORA PER FERMARE LA GUERRA!

Bussero M2 - Piazza De Gasperi
(venerdì, 6 marzo 18:00)
AGIAMO ORA PER FERMARE LA GUERRA!
MARTESANA CONTRO LE GUERRE

Agiamo ora per fermare la guerra infinita!

Dopo Jugoslavia, Afganistan, Iraq, Palestina, Venezuela, ora Iran (e tanti altri), siamo ancora disposti a farci prendere in giro dalle "guerre umanitarie"?

La verità è che queste guerre hanno prodotto milioni di morti, feriti, profughi e hanno peggiorato le condizioni di vita dei paesi colpiti, portando tanti dollari all'industria delle armi e petrolio agli Stati Uniti.

Al di là delle questioni interne ad ogni paese, il punto fondamentale qui è un altro: il sistema della guerra perpetua usa i nostri soldi e il sangue dei popoli per ingrassare le proprie tasche. L'attacco diretto e voluto alla scuola, dove sono state uccise più di cento bambine, mostra quanto la liberazione della donna non sia nei pensieri di Trump e Netanyahu (come se ci fosse bisogno di dimostrarlo, visto il nutrito e abominevole club di Epstein). Come gli attacchi agli ospedali, pratiche già viste nel genocidio del popolo palestinese.

Dopo l'attacco terroristico di USA e Israele all'Iran, altri paesi come Francia, UK e Germania invece che condannarlo, si pongono di collaborare in varie forme; dall'Italia si alzano in volo aerei da guerra statunitensi, mentre per la nostra Costituzione ciò andrebbe impedito e andrebbe inibito lo spazio aereo ai signori della guerra. Loro non si fermeranno: l'ex Primo Ministro israeliano, Naftali Bennett, ha affermato che la Turchia "è la prossima" dopo che l'Iran sarà sconfitto.

Il nostro compito è mettere i nostri governanti di fronte alle loro responsabilità, è mobilitarci per fermare questa follia che assomiglia sempre di più alla terza guerra mondiale, che segnerebbe la fine dell'umanità stessa.

Il re è nudo e mostra la sua faccia più feroce e distopica: è giunto il momento di riprendere in mano il nostro destino, dato che ci governa e ce lo vuole negare.

Non saremo complici, non saremo sudditi: saremo un popolo consapevole che un mondo diverso è possibile, necessario e urgente. Questo ha bisogno di tutto il nostro impegno e della nostra forza; è il momento di agire.

Unisciti a noi! Venerdì 6 marzo, presidio contro la guerra infinita alla metropolitana di Bussero, ore 18.


puntello.org/event/agiamo-ora-…



[2026-03-08] 8 MARZO: FESTA DELLE DONNE DELLA BARRIERA @ Giardini Montanaro - Barriera di Milano


8 MARZO: FESTA DELLE DONNE DELLA BARRIERA

Giardini Montanaro - Barriera di Milano - corso giulio cesare 134
(domenica, 8 marzo 14:00)
8 MARZO: FESTA DELLE DONNE DELLA BARRIERA
OTTO MARZO Giornata Internazionale delle Donne
🏙️ UNA GIORNATA PER LE DONNE DELLA BARRIERA!

📌 Domenica 8/03 - dalle H. 14 - Giardini Montanaro

La passiamo insieme?
Stiamo in piazza con tutto quello che siamo ogni giorno: chiacchiere, risate, dialogo sul nostro quartiere, le nostre fatiche e i nostri bisogni.

Troverai:
Musica, laboratori artistici e di bellezza, giochi, danze, microfono aperto e tantissimo altro.

Vieni con le amiche e anche bimbe e bimbi che avranno spazi gioco per lasciarci godere la giornata!

🔴 Sabato 7Marzo ci troviamo tutte sempre ai Giardini Montanaro per raggiungere insieme il corteo cittadino (più info sull'orario nei prossimi giorni)!


gancio.cisti.org/event/8-marzo…




[2026-03-06] CENA CON HARIRA MAROCCHINA @ CSA Magazzino 47


CENA CON HARIRA MAROCCHINA

CSA Magazzino 47 - via industriale 10 Brescia
(venerdì, 6 marzo 20:00)
CENA CON HARIRA MAROCCHINA
Venerdì 6 marzo vi aspettiamo al centro sociale per le consuete iniziative:

🍽️ Dalle 20.00 – Cena sociale

Ceniamo insieme con un piatto di harira, zuppa marocchina (vegana… leggermente piccante!🌶️) Porta la tua schiscetta se preferisci consumarla a casa, altrimenti, in caso di avanzo ci aiuterai a non sprecare nulla!✌️

Ci vediamo al C.S.A. Magazzino 47 in Via Industriale 10!


lasitua.org/event/cena-con-har…



[2026-03-07] proiezione di BRUCIA ANCORA DENTRO - Vent'anni dalla notte nera di Milano con Dax nel cuore @ CSA Magazzino 47


proiezione di BRUCIA ANCORA DENTRO - Vent'anni dalla notte nera di Milano con Dax nel cuore

CSA Magazzino 47 - via industriale 10 Brescia
(sabato, 7 marzo 15:30)
proiezione di BRUCIA ANCORA DENTRO - Vent'anni dalla notte nera di Milano con Dax nel cuore
Ricordare Davide Cesare, per tutti e tutte Dax, non è un rito vuoto, una mera ricorrenza. È affermare che le lotte antifasciste, parlano ancora all’oggi.

Perché la memoria è uno strumento di lotta: ci insegna a riconoscere le radici della violenza fascista, a leggere le responsabilità politiche, a non separarci mai dalle lotte contro ogni sistema di oppressione.

Dax era profondamente legato a Brescia e allo spazio del Magazzino47: questo posto, come tutti i centri sociali, è amore, casa, complicità, autorganizzazione.

Oggi, mentre i centri sociali subiscono attacchi politici, repressione e sgomberi, difendere questi spazi significa difendere la possibilità stessa di costruire comunità e conflitto.

Oggi più che mai, mentre il mondo è sull’orlo del baratro della barbarie capitalista e brucia tra conflitti alimentati da interessi economici, ricordare Dax significa scegliere da che parte stare. Con la stessa rabbia di allora. Con lo stesso, immutato amore. ❤️‍🔥

NELLA MEMORIA L'ESEMPIO, NELLA LOTTA LA PRATICA.


lasitua.org/event/proiezione-d…



[2026-03-12] Laboratorio Aperto @ Matrici Aperte


Laboratorio Aperto

Matrici Aperte - Via Elia Capriolo 41C, Brescia
(giovedì, 12 marzo 15:00)
Laboratorio Aperto
LABORATORIO APERTO

Tutti i Martedì (14:00-23:00) e i Giovedì (14:00-21:00) Matrici apre il laboratorio per chi ha bisogno di stampare ma anche per chi vuole solo bere un bicchiere in compagnia!
Potete venire a fare serigrafia, incisione calcografica, xilografia e tecniche grafiche sperimentali.
Per l'utilizzo del laboratorio chiediamo un contributo libero a supporto del progetto. Portate carta e matrici da casa, noi mettiamo a disposizione strumenti e spazio per i vostri lavori.
Ci sono due postazioni serigrafiche, due torchi calcografici, sala acidi e piani da inchiostrazione.
Dalle 18.00 (ma anche dalle 14.00 per lx ubriaconx) apre il baretto con vino, birre, pirli e gin tonic di pessima qualità! -c'è pure il pinkanello!-Chi suona strumenti è ben accettx.
Sarà aperto e consultabile anche l'archivio con libri serigrafici, fanzine e distro a supporto di movimenti e collettivi!


lasitua.org/event/laboratorio-…



[2026-03-14] partenza colletiva in treno da Brescia - corteo nazionale DAX RESISTE @ STAZIONE DI BRESCIA


partenza colletiva in treno da Brescia - corteo nazionale DAX RESISTE

STAZIONE DI BRESCIA - Piazzale della Stazione - Brescia
(sabato, 14 marzo 13:00)
partenza colletiva in treno da Brescia - corteo nazionale DAX RESISTE
Ricordare Davide Cesare, per tutti e tutte Dax, non è un rito vuoto, una mera ricorrenza. È affermare che le lotte antifasciste, parlano ancora all’oggi.

Perché la memoria è uno strumento di lotta: ci insegna a riconoscere le radici della violenza fascista, a leggere le responsabilità politiche, a non separarci mai dalle lotte contro ogni sistema di oppressione.

Dax era profondamente legato a Brescia e allo spazio del Magazzino47: questo posto, come tutti i centri sociali, è amore, casa, complicità, autorganizzazione.

Oggi, mentre i centri sociali subiscono attacchi politici, repressione e sgomberi, difendere questi spazi significa difendere la possibilità stessa di costruire comunità e conflitto.

Oggi più che mai, mentre il mondo è sull’orlo del baratro della barbarie capitalista e brucia tra conflitti alimentati da interessi economici, ricordare Dax significa scegliere da che parte stare. Con la stessa rabbia di allora. Con lo stesso, immutato amore. ❤️‍🔥

NELLA MEMORIA L'ESEMPIO, NELLA LOTTA LA PRATICA.


lasitua.org/event/partenza-col…




[2026-03-05] Danzare sulle teste dei re @ Spazio di Agitazione


Danzare sulle teste dei re

Spazio di Agitazione - Palazzo Hercolani, Str. Maggiore 45
(giovedì, 5 marzo 21:30)
Danzare sulle teste dei re
Spazio di agitazione torna per danzare sulle teste dei re del nostro tempo!

È arrivato il momento di sprigionare la primavera costruendo un fronte unito e ampio; riprendiamoci gli spazi che ci spettano a partire dai nostri luoghi di studio e di lavoro!

Verso una primavera di lotta e verso la manifestazione nazionale No Kings del 28 marzo a Roma, perché o re o libertà! E noi abbiamo già scelto da che parte stare.

Se viviamo, è per danzare sulla testa dei re!


balotta.org/event/danzare-sull…



[2026-03-06] Open Lab @ Sprint-stamperia di Split


Open Lab

Sprint-stamperia di Split - Via san Giacomo 11
(venerdì, 6 marzo 15:00)
Open Lab
Vuoi scoprire come funziona un laboratorio di serigrafia?

Se ti interessa vedere come pasticciamo a Sprint, vienici a trovare venerdì 6 marzo! Dalle 15 saremo a Split (via San Giacomo 11) a preparare i materiali che porteremo con noi il 15 marzo a “Mangiare Bologna”, l’iniziativa di lancio dell’inchiesta sul diritto al cibo di Fornelli Ribelli. Vienici a cercare tra pericolanti montagne di magliette, pitture, grembiuli, carta, telai, animali fantastici, birrette e qualche mutanda! Potrai provare a stampare, scoprire come si prepara un telaio e cosa serve per fare serigrafia.

E se hai un tuo progetto, vieni a proporcelo! Possiamo lavorarci insieme!

Ti aspettiamo venerdì 6 marzo alle 15 a Split


balotta.org/event/open-lab



[2026-03-07] Corteo rionale @ Parco Mitilini Stefanini Moneta


Corteo rionale

Parco Mitilini Stefanini Moneta - Parco Mitilini Stefanini Moneta
(sabato, 7 marzo 16:00)
Corteo rionale
SABATO 7 CORTEO

Sgomberi, arresti, idranti, lacrimogeni e multe da migliaia di euro grazie al nuovo DL Sicurezza: questa è la risposta di Prefettura e Questura su mandato dell'Amministrazione Lepore a chi si oppone alla costruzione del MuBa in un parco storico. Un progetto calato dall'alto su un rione popolare e criminalizzato.

Ma questo non è un caso isolato: mentre i governi europei corrono al riarmo e normalizzano la guerra, nei quartieri popolari si consolida la stessa logica — controllo, militarizzazione e violenza di Stato.

L'economia di guerra non finanzia solo i carri armati, ma anche una cultura della repressione che il comune sta usando contro chi non abbassa la testa.

Ci opponiamo alla cementificazione spietata! Ci opponiamo ai tentativi di gentrificazione di un rione popolare!

La rabbia è legittima ed è nostra, e diventa forza ogni volta che non ci lasciamo intimidire.

Sabato 7 scendiamo in piazza insieme: IL PILASTRO NON SI ARRESTA!


balotta.org/event/corteo-riona…


Corteo rionale
Inizia: Sabato Marzo 07, 2026 @ 4:00 PM GMT+01:00 (Europe/Rome)
Finisce: Sabato Marzo 07, 2026 @ 6:00 PM GMT+01:00 (Europe/Rome)

SABATO 7 CORTEO

Sgomberi, arresti, idranti, lacrimogeni e multe da migliaia di euro grazie al nuovo DL Sicurezza: questa è la risposta di Prefettura e Questura su mandato dell'Amministrazione Lepore a chi si oppone alla costruzione del MuBa in un parco storico. Un progetto calato dall'alto su un rione popolare e criminalizzato.

Ma questo non è un caso isolato: mentre i governi europei corrono al riarmo e normalizzano la guerra, nei quartieri popolari si consolida la stessa logica — controllo, militarizzazione e violenza di Stato.

L'economia di guerra non finanzia solo i carri armati, ma anche una cultura della repressione che il comune sta usando contro chi non abbassa la testa.

Ci opponiamo alla cementificazione spietata! Ci opponiamo ai tentativi di gentrificazione di un rione popolare!

La rabbia è legittima ed è nostra, e diventa forza ogni volta che non ci lasciamo intimidire.

Sabato 7 scendiamo in piazza insieme: IL PILASTRO NON SI ARRESTA!




[2026-03-08] CORTEO @ Via etnea, ingresso Villa Bellini


CORTEO

Via etnea, ingresso Villa Bellini - Via etnea, ingresso Villa Bellini
(domenica, 8 marzo 17:30)
CORTEO
LOTTIAMO, BOICOTTIAMO, SCIOPERIAMO

la vergogna deve cambiare lato

RABBIA PROTEGGICI!


attoppa.it/event/corteo



[2026-03-12] NOI VOTIAMO NO al referendum costituzionale @ sede USB Catania


NOI VOTIAMO NO al referendum costituzionale

sede USB Catania - via Ventimiglia 256
(giovedì, 12 marzo 18:30)
NOI VOTIAMO NO al referendum costituzionale
Comitato per il NO sociale

NOI VOTIAMO NO al referendum costituzionale

Intervengono:

  • Dafne Anastasi (USB)
  • Fabio Massimino (Potere al Popolo Catania)
  • Francesco Faro (Avvocatura etnea per il NO)
  • Giulio Toscano (già magistrato presso la Procura Generale di Catania)
  • Giorgia Listi (Officina Rebelde)
  • Mattia Basso (UGS)

NO AL RIARMO E ALLA COMPLICITA' CON USA E ISRAELE

NO A DECRETI SICUREZZA E STATO DI POLIZIA

NO ALLA GUERRA SOCIALE CONTRO SALARIO E DIRITTI


attoppa.it/event/noi-votiamo-n…



[2026-03-08] Merenda e Cena di Quartiere @ Largo Perestrello


Merenda e Cena di Quartiere

Largo Perestrello - Largo Bartolomeo Perestrello, 00176 Roma RM, Italia
(domenica, 8 marzo 18:30)
Merenda e Cena di Quartiere
Domenica 8 Marzo 2026

Giornata Internazionale di Lotta Transfemminista

Questo mese l'appuntamento cade durante il Ramadan, per poter mangiare tuttx insieme diventa quindi una merenda e cena di quartiere a Torpignattara
Come le altre volte sarà un'occasione per conoscerci ed organizzare la lotta e la solidarietà nel quartiere che viviamo
Come sempre vieni e porta qualcosa da mangiare o da bere.
Ricordati di portare piatto, posata e bicchiere per evitare quintali di plastica

ore 18:30 a Largo Perestrello


roma.convoca.la/event/merenda-…


Merenda e Cena di Quartiere
Inizia: Domenica Marzo 08, 2026 @ 6:30 PM GMT+01:00 (Europe/Rome)

Domenica 8 Marzo 2026

Giornata Internazionale di Lotta Transfemminista

Questo mese l'appuntamento cade durante il Ramadan, per poter mangiare tuttx insieme diventa quindi una merenda e cena di quartiere a Torpignattara
Come le altre volte sarà un'occasione per conoscerci ed organizzare la lotta e la solidarietà nel quartiere che viviamo
Come sempre vieni e porta qualcosa da mangiare o da bere.
Ricordati di portare piatto, posata e bicchiere per evitare quintali di plastica

ore 18:30 a Largo Perestrello




[2026-03-09] Le Nostre Vite Valgono - Noi Scioperiamo @ Italia


Le Nostre Vite Valgono - Noi Scioperiamo

Italia - Italia
(lunedì, 9 marzo 00:00)
Le Nostre Vite Valgono - Noi Scioperiamo
APPELLO ALLA GIORNATA DI LOTTA E MOBILITAZIONE DELL'8 MARZO E ALLO SCIOPERO TRANSFEMMINISTA DEL 9 MARZO

Quest'anno sarà ancora sciopero transfemminista, lunedì 9 marzo, e l'8 sarà una giornata di lotta e mobilitazione.

Due giorni potenti che fermino la produzione e la riproduzione sociale, che rendano visibile l'invisibile, che facciano emergere il sommerso e mettano al centro desiderio, rabbia e lotta.
Per ribadire che questo presente costellato da violenza patriarcale, razzista e istituzionale, guerre, genocidi, militarizzazione, repressione, precarietà non è un destino a cui non possiamo sfuggire, ma il prodotto di politiche e retoriche autoritarie precise.

Il genocidio incontrastato del popolo palestinese, la spartizione di Gaza, l'attacco al Venezuela, al Rojava, le stragi continue in Iran, Congo e Sudan, le violenze e gli omicidi dell'ICE, la repressione del dissenso che ovunque si abbatte sui movimenti e su chiunque non si allinea a questo sistema, le politiche persecutorie antimigranti e il razzismo istituzionale sempre più feroce, sono tutti sintomi della più generale deriva transnazionale, segnata da un’escalation bellica e di violenza patriarcale che ridisegna le priorità politiche ed economiche verso riarmo, guerra e imperialismo.

L’economia di guerra non è più una minaccia astratta, ma una realtà tangibile che ci colpisce in modo ancora più terribile come donne, froce, lesbiche, persone queer, trans, non binarie, malatə, neurodivergenti e con disabilità, razzializzate, migrantə, sex workers, prigionierə, lavoratricə, anziane e in modo crescente bambinə.
La sottrazione delle risorse destinate ai bisogni reali, per destinarle invece al riarmo e alla militarizzazione, è sistemica.

L'autodeterminazione e la libertà dei corpi e dei popoli sono sotto attacco ovunque e in modi diversi, ma tutti con un impatto devastante.

Una politica della guerra, sul piano interno, è quella che fa della cultura dello stupro e della violenza sessista, maschilista, istituzionale ed economica le proprie parole chiave; una politica che pone al centro la virilità maschile, in un Paese in cui i femminicidi sono all’ordine del giorno e in cui le istituzioni si mostrano incapaci di affrontare il problema su un piano politico, sociale e culturale.
Siamo noi i soggetti che la società patriarcale ha deciso di sacrificare per poter garantire il proprio funzionamento, è su di noi che si scarica tutto il peso e la violenza di questa crisi capitalistica e delle sue guerre.
La sentiamo nel peso del lavoro riproduttivo e di cura, nei femminicidi, nella violenza di genere e dei ruoli di genere, nel controllo dei corpi, nel consumismo e nell'estrattivismo sui territori.
La nostra risposta alla violenza è collettiva, culturale e quotidiana e straborda nelle piazze e negli scioperi.

Per farlo abbiamo bisogno della pratica transfemminista, che continua ad essere uno degli anticorpi più efficaci e potenti, perché riesce a mettere al centro le vite materiali, le relazioni personali e politiche e le infrastrutture della cura. Vogliamo continuare a immaginare insieme nuovi modi di opporci a questo presente soffocante, per costruire una lotta imprevedibile e concreta.
Non permetteremo la strumentalizzazione della violenza patriarcale da parte del governo per legittimare risposte securitarie. "Sicurezza" che si traduce in politiche di controllo, militarizzazione dei quartieri, repressione e profilazione razziale, aumento dellə detenutə per reati penali, civili e amministrativi che sono costrettə a vivere in condizioni inumane in carceri sovraffollate.
L'uso sproporzionato della forza contro i movimenti sociali, le manifestazioni studentesche e quelle sindacali è il volto interno di questa stessa politica di guerra. È stato approvato l'ennesimo Pacchetto Sicurezza: misure che non sono pensate per la nostra sicurezza, ma per reprimere chi esprime dissenso e svuotare le piazze, rendendo la lotta costosissima sul piano economico e sul piano sociale e dando più protezione economica e politica alle forze dell'ordine (che sono ancora senza numeri identificativi).
La violenza dello stato si manifesta anche con proposte di legge come il DDL Bongiorno. Ci opponiamo alla formulazione della nuova legge sulla violenza sessuale, che elimina il consenso come parametro per giudicare se ci sia stata o meno violenza e smaschera la cultura profondamente patriarcale, misogina e antifemminista dell'esecutivo, che mette sul banco dellə imputatə chi ha subito violenza invece di chi l'agisce, mentre fa la guerra ai Centri Anti Violenza autonomi e transfemministi.
Vogliamo rimettere al centro i nostri desideri, la nostra rabbia, l'autodeterminazione sui nostri corpi e sui nostri territori.
Continuiamo a organizzarci, per trasformare il dolore in rabbia e la rabbia in lotta, per innescare il cambiamento personale e collettivo, tramare e cospirare insieme.

La potenza transfemminista in grado di distruggere le fondamenta di questo sistema razzista, patriarcale, coloniale, abilista e repressivo, forte di quello che abbiamo costruito e trasformato negli ultimi 10 anni e di tutte le genealogie precedenti, ma che sia in grado di leggere il presente e adeguare pratiche e lotte.
Lo sciopero è esploso in questi anni, anche a partire dal movimento transfemminista globale, nella sua dimensione di pratica sovversiva. È un processo politico costruito non solo su specifiche rivendicazioni, ma con l'obiettivo di trasformare radicalmente i presupposti materiali e sociali di disuguaglianze e gerarchie.
E quindi, dopo dieci anni, oggi è ancora più urgente lo sciopero dal lavoro riproduttivo e produttivo, dai generi e di genere.

Scioperiamo perché senza consenso è stupro.
Scioperiamo perché senza dissenso è dittatura.
Scioperiamo perché non vogliamo che le nostre vite siano regolate da un'economia di guerra che impone militarizzazione in ogni ambito delle nostre vite.
Scioperiamo per lo smantellamento delle frontiere che generano morti continue e contro il razzismo di stato.
Scioperiamo perché nelle scuole non vogliamo le forze dell'ordine ma un'educazione sessuo-affettiva al consenso e al desiderio.
Scioperiamo perché siamo stanchə di vivere di contratti di lavoro poveri, di lottare contro la disoccupazione, contro la violenza economica, razzista e maschilista dentro e fuori ai luoghi del lavoro.
Scioperiamo per una salute transfemminista per spazi e reti di cura - siano essi autogestiti o all'interno dei servizi di sanità pubblica - che sappiano farsi carico della nostra salute a 360°: dalla salute sessuale e riproduttiva alla salute mentale.
Scioperiamo perché vogliamo una casa per tuttə.
Scioperiamo perché ancora oggi il sud Italia è ai margini delle politiche istituzionali, in cui il progetto surreale del ponte sullo stretto è al centro e le nostre vite terrone sono dimenticate.
Scioperiamo per il reddito di autodeterminazione.
Scioperiamo per l'autodeterminazione dei popoli oppressi, per la fine del colonialismo in tutte le sue forme e delle guerre.
Scioperiamo per immaginare una società che metta al centro la cura e la vita, non il profitto e la guerra.
LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI SCIOPERIAMO!


roma.convoca.la/event/le-nostr…


Le Nostre Vite Valgono - Noi Scioperiamo
Inizia: Lunedì Marzo 09, 2026 @ 12:00 AM GMT+01:00 (Europe/Rome)

APPELLO ALLA GIORNATA DI LOTTA E MOBILITAZIONE DELL'8 MARZO E ALLO SCIOPERO TRANSFEMMINISTA DEL 9 MARZO

Quest'anno sarà ancora sciopero transfemminista, lunedì 9 marzo, e l'8 sarà una giornata di lotta e mobilitazione.

Due giorni potenti che fermino la produzione e la riproduzione sociale, che rendano visibile l'invisibile, che facciano emergere il sommerso e mettano al centro desiderio, rabbia e lotta.
Per ribadire che questo presente costellato da violenza patriarcale, razzista e istituzionale, guerre, genocidi, militarizzazione, repressione, precarietà non è un destino a cui non possiamo sfuggire, ma il prodotto di politiche e retoriche autoritarie precise.

Il genocidio incontrastato del popolo palestinese, la spartizione di Gaza, l'attacco al Venezuela, al Rojava, le stragi continue in Iran, Congo e Sudan, le violenze e gli omicidi dell'ICE, la repressione del dissenso che ovunque si abbatte sui movimenti e su chiunque non si allinea a questo sistema, le politiche persecutorie antimigranti e il razzismo istituzionale sempre più feroce, sono tutti sintomi della più generale deriva transnazionale, segnata da un’escalation bellica e di violenza patriarcale che ridisegna le priorità politiche ed economiche verso riarmo, guerra e imperialismo.

L’economia di guerra non è più una minaccia astratta, ma una realtà tangibile che ci colpisce in modo ancora più terribile come donne, froce, lesbiche, persone queer, trans, non binarie, malatə, neurodivergenti e con disabilità, razzializzate, migrantə, sex workers, prigionierə, lavoratricə, anziane e in modo crescente bambinə.
La sottrazione delle risorse destinate ai bisogni reali, per destinarle invece al riarmo e alla militarizzazione, è sistemica.

L'autodeterminazione e la libertà dei corpi e dei popoli sono sotto attacco ovunque e in modi diversi, ma tutti con un impatto devastante.

Una politica della guerra, sul piano interno, è quella che fa della cultura dello stupro e della violenza sessista, maschilista, istituzionale ed economica le proprie parole chiave; una politica che pone al centro la virilità maschile, in un Paese in cui i femminicidi sono all’ordine del giorno e in cui le istituzioni si mostrano incapaci di affrontare il problema su un piano politico, sociale e culturale.
Siamo noi i soggetti che la società patriarcale ha deciso di sacrificare per poter garantire il proprio funzionamento, è su di noi che si scarica tutto il peso e la violenza di questa crisi capitalistica e delle sue guerre.
La sentiamo nel peso del lavoro riproduttivo e di cura, nei femminicidi, nella violenza di genere e dei ruoli di genere, nel controllo dei corpi, nel consumismo e nell'estrattivismo sui territori.
La nostra risposta alla violenza è collettiva, culturale e quotidiana e straborda nelle piazze e negli scioperi.

Per farlo abbiamo bisogno della pratica transfemminista, che continua ad essere uno degli anticorpi più efficaci e potenti, perché riesce a mettere al centro le vite materiali, le relazioni personali e politiche e le infrastrutture della cura. Vogliamo continuare a immaginare insieme nuovi modi di opporci a questo presente soffocante, per costruire una lotta imprevedibile e concreta.
Non permetteremo la strumentalizzazione della violenza patriarcale da parte del governo per legittimare risposte securitarie. "Sicurezza" che si traduce in politiche di controllo, militarizzazione dei quartieri, repressione e profilazione razziale, aumento dellə detenutə per reati penali, civili e amministrativi che sono costrettə a vivere in condizioni inumane in carceri sovraffollate.
L'uso sproporzionato della forza contro i movimenti sociali, le manifestazioni studentesche e quelle sindacali è il volto interno di questa stessa politica di guerra. È stato approvato l'ennesimo Pacchetto Sicurezza: misure che non sono pensate per la nostra sicurezza, ma per reprimere chi esprime dissenso e svuotare le piazze, rendendo la lotta costosissima sul piano economico e sul piano sociale e dando più protezione economica e politica alle forze dell'ordine (che sono ancora senza numeri identificativi).
La violenza dello stato si manifesta anche con proposte di legge come il DDL Bongiorno. Ci opponiamo alla formulazione della nuova legge sulla violenza sessuale, che elimina il consenso come parametro per giudicare se ci sia stata o meno violenza e smaschera la cultura profondamente patriarcale, misogina e antifemminista dell'esecutivo, che mette sul banco dellə imputatə chi ha subito violenza invece di chi l'agisce, mentre fa la guerra ai Centri Anti Violenza autonomi e transfemministi.
Vogliamo rimettere al centro i nostri desideri, la nostra rabbia, l'autodeterminazione sui nostri corpi e sui nostri territori.
Continuiamo a organizzarci, per trasformare il dolore in rabbia e la rabbia in lotta, per innescare il cambiamento personale e collettivo, tramare e cospirare insieme.

La potenza transfemminista in grado di distruggere le fondamenta di questo sistema razzista, patriarcale, coloniale, abilista e repressivo, forte di quello che abbiamo costruito e trasformato negli ultimi 10 anni e di tutte le genealogie precedenti, ma che sia in grado di leggere il presente e adeguare pratiche e lotte.
Lo sciopero è esploso in questi anni, anche a partire dal movimento transfemminista globale, nella sua dimensione di pratica sovversiva. È un processo politico costruito non solo su specifiche rivendicazioni, ma con l'obiettivo di trasformare radicalmente i presupposti materiali e sociali di disuguaglianze e gerarchie.
E quindi, dopo dieci anni, oggi è ancora più urgente lo sciopero dal lavoro riproduttivo e produttivo, dai generi e di genere.

Scioperiamo perché senza consenso è stupro.
Scioperiamo perché senza dissenso è dittatura.
Scioperiamo perché non vogliamo che le nostre vite siano regolate da un'economia di guerra che impone militarizzazione in ogni ambito delle nostre vite.
Scioperiamo per lo smantellamento delle frontiere che generano morti continue e contro il razzismo di stato.
Scioperiamo perché nelle scuole non vogliamo le forze dell'ordine ma un'educazione sessuo-affettiva al consenso e al desiderio.
Scioperiamo perché siamo stanchə di vivere di contratti di lavoro poveri, di lottare contro la disoccupazione, contro la violenza economica, razzista e maschilista dentro e fuori ai luoghi del lavoro.
Scioperiamo per una salute transfemminista per spazi e reti di cura - siano essi autogestiti o all'interno dei servizi di sanità pubblica - che sappiano farsi carico della nostra salute a 360°: dalla salute sessuale e riproduttiva alla salute mentale.
Scioperiamo perché vogliamo una casa per tuttə.
Scioperiamo perché ancora oggi il sud Italia è ai margini delle politiche istituzionali, in cui il progetto surreale del ponte sullo stretto è al centro e le nostre vite terrone sono dimenticate.
Scioperiamo per il reddito di autodeterminazione.
Scioperiamo per l'autodeterminazione dei popoli oppressi, per la fine del colonialismo in tutte le sue forme e delle guerre.
Scioperiamo per immaginare una società che metta al centro la cura e la vita, non il profitto e la guerra.
LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI SCIOPERIAMO!




[2026-03-10] CORSO DI SCACCHI @ Che Guevara Roma


CORSO DI SCACCHI

Che Guevara Roma - Via Fontanellato 69
(martedì, 10 marzo 18:00)
CORSO DI SCACCHI
Corso di scacchi gratuito multilivello.

Se ti piacciono le nostre iniziative puoi aiutarci col tuo 5x1000 codice fiscale 97768200582


roma.convoca.la/event/corso-di…



[2026-03-11] Assemblea verso la Festa di Ciro 2026 @ Giardino Ciro Principessa


Assemblea verso la Festa di Ciro 2026

Giardino Ciro Principessa - Largo dei Savorgnan
(mercoledì, 11 marzo 19:00)
Assemblea verso la Festa di Ciro 2026
A quarantasette anni dall'uccisione per mano fascista del compagno Ciro Principessa anche questa primavera vogliamo tenere vivo il suo ricordo.

Pensiamo fortemente che la memoria e l'antifascismo non sono rituali vuoti ma pratiche di lotta quotidiana. Riprendiamo la battaglia di Ciro per la piena realizzazione della costituzione antifascista nata dalla resistenza, usandola come lente per interrogare il presente.

Oggi che al governo siedono le stesse persone che in quegli anni militavano in organizzazioni conniventi o complici con quella destra eversiva responsabile di tanti omicidi tra lə compagnə, questa giornata non può essere una mera ricorrenza. La deriva securitaria che si incarna nei continui decreti "sicurezza", l'offensiva contro gli spazi sociali, la criminalizzazione dellə antifascistə, le ronde squadriste che prendono di mira le persone razzializzate, gli attentati ai luoghi della memoria antifascista, le violenze contro le comunità LGBTQIA+, l'attacco al consenso delle donne e il sostegno al genocidio del popolo palestinese necessitano di una risposta collettiva. Una risposta che deve venire dal basso, da chi vive i nostri quartieri, da chi crede che sicurezza non sia repressione e militarizzazione, ma accesso al welfare e a un reddito dignitoso, diritto all'abitare, una città libera e attraversabile da tuttə.

Le strade sicure le fanno le persone che le attraversano. Per questo motivo quest'anno abbiamo deciso di lanciare per il 23 magio un corteo rumoroso e partecipato, oltre alla tradizionale festa, per riprenderci quelle strade.
Riempiremo le vie di Certosa e Torpignattara per gridare che Ciro vive e costruire insieme la città che vogliamo.

Vi invitiamo l'11 Marzo alle ore 19 a un'assemblea nei nostri spazi per immaginare insieme la giornata
Comitato di Quartiere - Villa Certosa


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Quali sono i partiti curdi nel Rojhilat (Kurdistan orientale) e quali sono i loro obiettivi?


Sei partiti politici curdi attivi nel Rojhilat (Kurdistan orientale) hanno formato un’alleanza congiunta per proteggere il popolo e difendere le conquiste curde. Di quali partiti si tratta e quali sono i loro obiettivi?

Gli attacchi aerei statunitensi e israeliani contro l’Iran continuano per il sesto giorno. Il 22 febbraio, cinque partiti politici curdi attivi nel Rojhilat (Kurdistan iraniano) hanno deciso di combattere insieme sotto il nome di “Alleanza delle Forze Politiche del Kurdistan iraniano”.

I partiti politici curdi che operano nel Rojhilat (Kurdistan orientale) hanno formato un’alleanza politica comune per proteggere il popolo e difendere le conquiste curde. Partiti con posizioni politiche, slogan e una lunga storia di lotta diversi si sono uniti attorno a un obiettivo nazionale e hanno deciso di agire con una posizione politica comune.

Partiti che aderiscono all’alleanza

Partito della vita libera del Kurdistan (PJAK), Partito della libertà del Kurdistan (PAK), Partito democratico del Kurdistan iraniano, Organizzazione di lotta del Kurdistan iraniano (Sazman-ı Xebat) e Komeleya Zehmetkêşan ya Kurdistanê (Comunità dei lavoratori del Kurdistan).

Ieri anche la Comunità rivoluzionaria dei lavoratori del Kurdistan iraniano ha annunciato la sua adesione all’alleanza. In una dichiarazione l’organizzazione ha affermato: “Abbiamo deciso di aderire all’alleanza per il bene del nostro popolo”. I membri dell’alleanza hanno anche annunciato di accogliere con favore questa decisione.

Tutto questo porta a sei il numero dei partiti nell’alleanza

*Partito per la vita libera del Kurdistan (PJAK): fondato nel 2004 il partito svolge le sue attività basandosi sulle idee del suo leader, Abdullah Öcalan. Il partito è governato da un sistema di co-presidenti. Attualmente i suoi co-presidenti sono Peyman Viyan ed Emîr Kerîmî. Il PJAK si concentra in particolare sulla liberazione delle donne e su un modello di autogoverno democratico.

*Partito democratico del Kurdistan Iraniano (HDKA): uno dei più antichi partiti politici del Rojhilatê Kurdistan. Venne fondato a Mahabad nel 1945 con lo slogan “Democrazia per l’Iran, autonomia per il Kurdistan”. Il segretario generale del partito è Mustafa Hijri.

*Partito democratico del Kurdistan Iraniano: fondato nel 1969, questo partito ha un orientamento socialdemocratico. Guidato da Abdullah Mohtadi, il partito privilegia la cooperazione con le forze di opposizione in Iran.

*Partito per la libertà del Kurdistan (PAK): Fondato nel 1991, il leader del partito è Huseyn Yezdan Pena. Lo slogan del partito è “Indipendenza del Kurdistan” e la separazione del Kurdistan Rojhilatê dall’Iran. In questo senso è considerato un partito con una linea più nazionalista e radicale rispetto ai partiti dell’alleanza.

*Comunità dei lavoratori del Kurdistan: fondata nel 2007 in seguito di una una scissione all’interno di un’altra comunità. Si concentra sui diritti dei lavoratori, sui poveri e sulla politica socialista. Il segretario generale del partito è Reza Kebî.

*Organizzazione per la lotta del Kurdistan iraniano (Sazman-ı Xebat): fondata nel 1980, questa organizzazione è descritta come un movimento nazional-religioso. Pur sostenendo la separazione tra religione e Stato, sottolinea anche la preservazione dei valori religiosi della società curda. Il segretario generale dell’organizzazione è Babêşêx Huseynî. Si distingue come l’unica forza politica islamica all’interno dell’alleanza.

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Le forze curde negano le notizie di una presunta offensiva terrestre contro l’Iran


I media internazionali hanno riportato la notizia di una presunta offensiva di terra da parte dei combattenti curdi nell’Iran nordoccidentale. I partiti curdi hanno negato queste affermazioni.

Le notizie diffuse dai media internazionali su una presunta offensiva terrestre da parte dei combattenti curdi nell’Iran nordoccidentale sono state smentite dalle organizzazioni curde. Rappresentanti di diverse forze curde hanno dichiarato che le notizie non corrispondono alla realtà. In precedenza, diversi media internazionali avevano affermato che i combattenti curdi avevano lanciato un’operazione militare contro il regime iraniano nel Kurdistan orientale.

L’emittente israeliana i24News ha riportato, citando un funzionario statunitense, la conferma di un attacco in territorio iraniano. Anche un giornalista dell’emittente statunitense Axios ha inizialmente dichiarato sui social media di aver ricevuto conferma da un alto funzionario statunitense, ma in seguito ha cancellato il suo post. Un giornalista di Fox News ha scritto sulla piattaforma X, citando una fonte statunitense, che “migliaia di curdi iracheni” avevano lanciato un’offensiva di terra in Iran.

Tuttavia, un rappresentante del Partito per la Vita Libera del Kurdistan (PJAK) ha dichiarato ad ANF che queste affermazioni non corrispondono alla realtà. Anche il Partito Democratico del Kurdistan-Iran (PDKI) e Komala hanno respinto le segnalazioni di tali attività militari durante le apparizioni televisive. Secondo il rappresentante del PJAK, non vi sono inoltre indicazioni di movimenti di forze provenienti dal Kurdistan meridionale (regione del Kurdistan iracheno) che potrebbero essere coinvolte in tale operazione.

Anche il governo della regione del Kurdistan ha smentito. Aziz Ahmed, vice capo dell’ufficio del primo ministro, ha dichiarato in risposta al servizio di Fox News: “Non un solo curdo iracheno ha attraversato il confine. Questa notizia è completamente infondata”.

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In Iran i prigionieri curdi vengono trasferiti senza informare le loro famiglie


Kurdistan Human Rights Network ha dichiarato che 18 prigionieri curdi sono stati trasferiti da Mahabad alla prigione di Miandoab contro la loro volontà e senza informare le loro famiglie.

Ha dichiarato che i prigionieri curdi di Mahabad sono stati trasferiti segretamente nel carcere di Miandoab, situato tra Urmia e Mahabad. Un comunicato sul sito web della rete afferma che almeno 18 prigionieri curdi sono stati trasferiti mercoledì dal carcere di Mahabad al carcere di Miandoab senza alcuna notifica né a loro né alle loro famiglie.

Protesta dei detenuti

La dichiarazione afferma che la misura era stata implementata a seguito del bombardamento di una base militare vicino alla prigione di Mahabad e che altri prigionieri, le cui celle erano chiuse, avevano protestato contro quella situazione. La protesta è stata poi repressa dalle forze speciali con l’uso di gas lacrimogeni. La dichiarazione prosegue: “A circa 100 prigionieri, insieme a diversi prigionieri politici che scontavano pene brevi, è stato concesso un permesso di 15 giorni o la libertà temporanea su cauzione o con licenze commerciali. La maggior parte dei 18 prigionieri politici trasferiti erano detenuti che scontavano pene superiori ai 10 anni. Mercoledì sono stati condotti nel cortile della prigione e, poche ore dopo, trasportati alla prigione di Miandoab con un convoglio delle forze speciali”.

Nella dichiarazione si sottolinea che, con l’aumento degli attacchi aerei negli ultimi cinque giorni, le misure di sicurezza in varie prigioni del Kurdistan sono state notevolmente rafforzate.

Tutte le attività sociali sono vietate

La dichiarazione sottolinea che il numero di guardie nei reparti è stato aumentato più volte, le porte dei reparti erano chiuse a chiave e l’accesso alla palestra e alla biblioteca era vietato. Aggiunge: “Inoltre, le forze del Corpo delle guardie rivoluzionarie iraniane (Sepah) sono state dispiegate nel carcere centrale di Urmia. Durante questo periodo, centinaia di persone, per lo più arrestate per ‘crimini’ generici, sono state rilasciate condizionalmente su cauzione o hanno ottenuto licenze commerciali, o un permesso di 15 giorni”.

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A court record reviewed by 404 Media shows privacy-focused email provider Proton Mail handed over payment data related to a Stop Cop City email account to the Swiss government, which handed it to the FBI.#News #Privacy


Proton Mail Helped FBI Unmask Anonymous ‘Stop Cop City’ Protester


Privacy-focused email provider Proton Mail provided Swiss authorities with payment data that the FBI then used to determine who was allegedly behind an anonymous account affiliated with the Stop Cop City movement in Atlanta, according to a court record reviewed by 404 Media.

The records provide insight into the sort of data that Proton Mail, which prides itself both on its end-to-end encryption and that it is only governed by Swiss privacy law, can and does provide to third parties. In this case, the Proton Mail account was affiliated with the Defend the Atlanta Forest (DTAF) group and Stop Cop City movement in Atlanta, which authorities were investigating for their connection to arson, vandalism and doxing. Broadly, members were protesting the building of a large police training center next to the Intrenchment Creek Park in Atlanta, and actions also included camping in the forest and lawsuits. Charges against more than 60 people have since been dropped.

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"As part of our commitment to supporting ICE, we will be adding a ‘Support ICE’ donation button to the footer of every email sent through our platform."#Cybersecurity #ICE


ICE Phishing: Scammers Are Sending 'Support ICE' Emails to Steal Credentials


Clients of a long-running email marketing platform are getting targeted with a phishing campaign telling them that their emails would begin automatically inserting a “‘Support ICE’ donation button” into every email they send. The strategy suggests that scammers are trying to capitalize on people’s revulsion to ICE by coming up with strategies that would cause users to quickly log into their accounts to disable the setting. In reality, clients would be revealing their username and password to hackers.

The move indicates that hackers are targeting clients of enterprise software companies with extremely controversial political emails. The scam targeted customers of Emma, a long-running email marketing platform whose clients include Orange Theory, Yale University, Texas A&M University, the Cystic Fibrosis Foundation, Dogfish Head Brewery, and the YMCA, among others. 404 Media was forwarded a copy of the phishing email from an Emma client.

“As part of our commitment to supporting U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE), we will be adding a ‘Support ICE’ donation button to the footer of every email sent through our platform,” the phishing email reads. “This button will appear automatically in all outgoing emails starting next week […] all emails sent from your account will include the Support ICE footer element […] this change helps us demonstrate our platform’s civic commitment.” The email adds that it is possible to opt out of this feature, and that “we appreciate your understanding as we implement this platform-wide initiative.”

Lisa Mayr, the CEO of Marigold, which owns Emma, told 404 Media that the company “would never publish anything like this. This is a very common phishing attempt.”

Mayr is right—clients of other email sending services have recently been targeted with similar attacks. In January, programmer Fred Benenson wrote about phishing emails he had gotten that were targeting users of SendGrid, another email marketing service. At least one of the emails Benenson got used the same “Support ICE button” language and has the subject line “ICE Support Initiative.”

“If you’ve been paying any attention at all to US politics, you’ll know how insidiously provocative this would be if it were a real email,” Benenson wrote in a blog post about the email. “This phishing campaign is a fascinating example of how sophisticated social engineering has become. Instead of Nigerian 419 scams, hackers have evolved to carefully craft messages sent to professionals that are designed to exploit the American political consciousness. The opt-out buttons are the trap.”

In SendGrid’s case, Benenson found that the emails looked “real” because they were sent from other SendGrid user accounts. Basically, hackers compromised the account of a SendGrid user and then used that account to send phishing emails using the SendGrid infrastructure. “The emails look real because, technically, they are real SendGrid emails sent via SendGrid’s platform and via a customer’s reputation–they’re just sent by the wrong people and wrong domains,” he wrote.

Besides the ICE-themed phishing emails, Benenson also received an email that said SendGrid was going to add a “pride-themed footer to all emails” and another that said “all emails sent from your account will feature a commemorative theme honoring George Floyd and the Black Lives Matter movement.”

“The political sophistication on display here (BLM, LGBTQ+ rights, ICE, even the Spanish language switch playing on immigration anxieties) suggests someone with a deep understanding of American cultural fault lines,” Benenson wrote.

The Emma email was sent via Survey Monkey through an email address called “myemma@help-myemma.app.” When users clicked a “Settings” button that would have allowed them to opt out of the feature, they’re sent to a generic-looking site designed to steal credentials hosted at app-e2maa.net. By the time 404 Media got the email, Chrome had detected it as a “Dangerous site” and warned users not to visit it.




Mario Riccio interviene all’incontro “Il senso dell’ultimo passo” a Bosisio Parini

Mario Riccio, Consigliere dell’Associazione Luca Coscioni, anestesista che nel 2006 assistette Piergiorgio Welby, sarà tra i protagonisti dell’incontro pubblico “Il senso dell’ultimo passo. Etica e fine vita: prospettive a confronto”, promosso dalla Cooperativa Accoglienza e Lavoro – Comunità Sorella Amelia di Molteno, in collaborazione con il Comune di Bosisio Parini.

📍 Aula Magna Centro Studi Giuseppe Parini, Via Andrea Appiani 10, Bosisio Parini🗓 Giovedì 5 marzo 2026🕣 Ore 20:30


L’incontro sarà introdotto dai saluti istituzionali del Sindaco Paolo Gilardi, del Sottosegretario alla Regione Lombardia Mauro Piazza e di Christian Broch, presidente della Cooperativa Accoglienza e Lavoro di Molteno. Interverranno inoltre: Carlo Piazza, responsabile della Segreteria Politica del Sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia; Don Tullio Proserpio, cappellano clinico dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano; Gianlorenzo Scaccabarozzi, professore di Medicina e Cure Palliative e direttore scientifico del Centro Studi Medicina della Complessità e Cure Palliative Virgilio Floriani. A moderare l’incontro sarà Angelo Villa, psicoanalista e direttore scientifico di Accoglienza e Lavoro Molteno.

L'articolo Mario Riccio interviene all’incontro “Il senso dell’ultimo passo” a Bosisio Parini proviene da Associazione Luca Coscioni.



Il pasticcio della destra sulla Legge per la Montagna


La legge 12 settembre 2025 nr. 131 (detta “Legge sulla montagna”) è la cartina di tornasole della politica della destra italiana. Si spara alto, si aspetta la reazione e poi si torna indietro, fino quasi al punto di partenza, tanto poi nel bilancio per gli allocchi si menziona tra le cose fatte anche se, di fatto, non ci sono fatti.

La legge in oggetto disciplina agevolazioni e contributi per quei comuni che vengono definiti “montani” per contrastarne lo spopolamento e agevolarne lo sviluppo. È chiaro che esserci è un vantaggio: la vecchia classificazione ne prevedeva oltre 4000, la nuova li aveva ridotti a 2844.

L’artefice di tutto ciò è Calderoli, quello del porcellum, delle magliette anti-islam, dei cartoni di leggi inutili bruciati in piazza (senza poi effettivamente abolirle quelle leggi).

“Montagna è chi montagna fa”, direbbe Forrest Gump, e Forrest Calderoli stabilisce che la montagna è quando il territorio è situato sopra i 600 metri sopra il livello del mare. In questo modo taglia fuori praticamente tutto l’Appennino e una parte del territorio alpino, soprattutto in Piemonte. Che poi questo coincida con molti territori in cui la Lega è meno forte è un nostro retropensiero da comunisti.

Apriti cielo, mezza Italia in subbuglio perché la classificazione montana non definisce semplicemente una morfologia ma anche la situazione della logistica, dei collegamenti viari, dello spopolamento e dell’accesso alle tecnologie digitali. E in questo il territorio italiano, soprattutto al centro sud, ha un deficit strutturale atavico.

Calderoli, sensibile alle ragioni di chiunque, persevera nella scelta del parametro (montagna = altezza sul livello del mare) e abbassa i metri portandoli da 600 a 350. Bene, ma non benissimo. Una parte di comuni gioisce ma ce ne sono diversi che sono ancora fuori (29 nelle Marche, ad esempio, tra cui alcuni importanti come Urbino).

La Lega è a posto ma Fratelli d’Italia, il cui elettorato e i cui sindaci sono stati massicciamente colpiti dal provvedimento, non ancora. Ecco allora che si muovono i vertici (Acquaroli e Fioravanti nelle Marche) per pressare il montanaro Calderoli e portarlo a più miti consigli.

E Calderoli, naturalmente, cede, o almeno fa finta, dicendo che sì, se siete tutti d’accordo possiamo rivedere i criteri, che comunque i benefici economici li possiamo mantenere anche sui comuni che non rientrano etc etc etc, insomma: sei mesi di fuffa per tornare al punto di partenza, togliendo energie, risorse, impegno a problemi seri e non rinviabili.

Nel frattempo, due comuni che prima non erano montani ora lo sono diventati. Indovinate chi li governa? No, sbagliato, non è il centrosinistra!
Luca Angeloni
Possibile Marche

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📣 Al via la terza edizione del #Concorso “Da uno sguardo: film di studentesse e studenti sulla violenza contro le donne”, promosso dal #MIM, dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero della Cu…


Railway End Table Powered By Hand Crank


Most end tables that you might find in a home are relatively static objects. However, [Peter Waldraff] of Tiny World Studios likes to build furniture that’s a little more interesting. Thus came about this beautiful piece with a real working railway built right in.

The end table was built from scratch, with [Peter] going through all the woodworking steps required to assemble the piece. The three-legged wooden table is topped with a tiny N-scale model railway layout, and you get to see it put together including the rocks, the grass, and a beautiful epoxy river complete with a bridge. The railway runs a Kato Pocket Line trolley, but the really neat thing is how it’s powered.

[Peter] shows us how a small gearmotor generator was paired with a bridge rectifier and a buck converter to fill up a super capacitor that runs the train and lights up the tree on the table. Just 25 seconds of cranking will run the train anywhere from 4 to 10 minutes depending on if the tree is lit as well. To top it all off, there’s even a perfect coaster spot for [Peter]’s beverage of choice.

It’s a beautiful kinetic sculpture and a really fun way to build a small model railway that fits perfectly in the home. We’ve featured some other great model railway builds before, too.

youtube.com/embed/9cLuf6BuB3A?…


hackaday.com/2026/03/05/railwa…



Capacitor Memory Makes Homebrew Relay Computer Historically Plausible


It’s one thing to create your own relay-based computer; that’s already impressive enough, but what really makes [DiPDoT]’s design special– at least after this latest video— is swapping the SRAM he had been using for historically-plausible capacitor-based memory.

A relay-based computer is really a 1940s type of design. There are various memory types that would have been available in those days, but suitable CRTs for Williams Tues are hard to come by these days, mercury delay lines have the obvious toxicity issue, and core rope memory requires granny-level threading skills. That leaves mechanical or electromechanical memory like [Konrad Zeus] used in the 30s, or capacitors. he chose to make his memory with capacitors.

It’s pretty obvious when you think about it that you can use a capacitor as memory: charged/discharged lets each capacitor store one bit. Charge is 1, discharged is 0. Of course to read the capacitor it must be discharged (if charged) but most early memory has that same read-means-erase pattern. More annoying is that you can’t overwrite a 1 with a 0– a separate ‘clear’ circuit is needed to empty the capacitor. Since his relay computer was using SRAM, it wasn’t set up to do this clear operation.

He demonstrates an auto-clearing memory circuit on breadboard, using 3 relays and a capacitor, so the existing relay computer architecture doesn’t need to change. Addressing is a bit of a cheat, in terms of 1940s tech, as he’s using modern diodes– though of course, tube diodes or point-contact diodes could conceivably pressed into service if one was playing purist. He’s also using LEDs to avoid the voltage draw and power requirements of incandescent indicator lamps. Call it a hack.

He demonstrates his circuit on breadboard– first with a 4-bit word, and then scaled up to 16-bit, before going all way to a massive 8-bytes hooked into the backplane of his Altair-esque relay computer. If you watch nothing else, jump fifteen minutes in to have the rare pleasure of watching a program being input via front panel with a complete explanation. If you have a few extra seconds, stay for the satisfyingly clicky run of the loop. The bonus 8-byte program [DiPDoT] runs at the end of the video is pure AMSR, too.

Yeah, it’s not going to solve the rampocalypse, any more than the initial build of this computer helped with GPU prices. That’s not the point. The point is clack clack clack clack clack, and if that doesn’t appeal, we don’t know what to tell you.

youtube.com/embed/EtDyzEDMOoo?…


hackaday.com/2026/03/05/capaci…



Keebin’ with Kristina: the One With the Beginner’s Guide to Split Keyboards


Illustrated Kristina with an IBM Model M keyboard floating between her hands.

Curious about split keyboards, but overwhelmed by the myriad options for every little thing? You should start with [thehaikuza]’s excellent Beginner’s Guide to Split Keyboards.

Three different split keyboards.Image by [thehaikuza] via redditYour education begins with the why, so you can skip that if you must, but the visuals are a nice refresher on that front.

He then gets into the types of keyboards — you got your standard row-staggered rectangles that we all grew up on, column-staggered, and straight-up ortholinear, which no longer enjoy the popularity they once did.

At this point, the guide becomes a bit of a Choose Your Own Adventure story. If you want a split but don’t want to learn to change much if at all about your typing style, keep reading, because there are definitely options.

But if you’re ready to commit to typing correctly for the sake of ergonomics, you can skip the Alice and other baby ergo choices and get your membership to the light side. First are features — you must decide what you need to get various jobs done. Then you learn a bit about key map customization, including using a non-QWERTY layout. Finally, there’s the question of buying versus DIYing. All the choices are yours, so go for it!

Via reddit

Is That a Bat In Your Pocket?


Need something ultra-portable for those impromptu sessions at the coffee shop (when you can actually find a table)? You can’t get much smaller than the 28-key Koumori by [fata1err0r81], which means “bat” in Japanese. Here’s the repo.

A black and purple bat-shaped monoblock split with a 40 mm track pad.Image by [fata1err0r81] via redditThis unibody beauty runs on an RP2040 Zero using QMK firmware. That 40 mm Cirque track pad has a glass overlay, which is a really nice touch. It’s actually a screen protector for a smart watch, and the purple bit is some craft vinyl cut to size.

Protecting that glass overlay is a case with a handle and a magnetic lid. Both the PCB and the case were designed in Ergogen, which as you know, I really like to see people using.

As you might have guessed, those are Kailh V1 choc switches with matching key caps. If you want a bat for your pocket, the build guide is simple, and there aren’t even any microscopic parts involved.

The Centerfold: [arax20]’s Been Workin’ On the Railroader


A very long (or wide) keyboard. Like three 40% keyboards wide.Image by [arax20] via redditOkay, before you do anything, go check out the image gallery to see this baby glowing and being worn like a katana or something. Yeah.

So [arax20] built this as a gift for an ex. She likes the ergonomics of splits, but didn’t want cables between the halves and feels the space between is otherwise wasted. Really? There’s so much you can put there, from cats to mice to coffee mugs.

Do you rock a sweet set of peripherals on a screamin’ desk pad? Send me a picture along with your handle and all the gory details, and you could be featured here!

Historical Clackers: the Mysterious Rico


Frustratingly little is known about the Rico, a 1932 index machine out of Nuremburg, Germany. But the Antikey Chop has over a dozen books on typewriters, and only two have any mention of the Rico: Adler’s Antique Typewriters, From Creed to QWERTY, and Dingwerth’s Kleines Lexikon Historischer Schreibmaschinen.
The Rico, a wide index typewriter with nice details.Image via The Antikey Chop
Adler calls it a “pleasant toy typewriter with indicator selecting letters from a rectangular index”, saying nothing more descriptive. Dingwerth’s volume both dates the Rico and lists the maker as Richard Koch & Co. of Nuremburg.

The Rico was ambitiously declared the No. A1 model, though there is no evidence of any other model in existence. It was made mostly of stamped tin, though the type element was made of brass. The type element looked like a tube cut in half lengthwise, and worked in a similar fashion to the Chicago typewriter with its type sleeve.

There are some interesting things about the Rico nonetheless. The platen could not accommodate paper wider than 4″, for one thing. There is also no inking system to speak of. Weirder still, this oversight isn’t mentioned in the original instructions. Most people just taped a couple inches of typewriter ribbon between the element and the platen and called it good .

To use the thing, you would move the center lever to the character you wanted. The lever has a pin in the bottom, and each character has a dimple in it for the pin to sit. The lever on the left side was used to pivot the carriage toward the type element in order to print. In total, the Rico typed 74 characters plus Space.

Finally, Someone’s Made a Braille Keyboard, and It’s Inexpensive


Once upon a time, New Jersey high schooler Umang Sharma saw an ad for a Braille keyboard. The price? A cool seven grand. For a keyboard. No problem, he thought. I can build my own.
High school senior Umang Sharma and his affordable Braille keyboard.Image via NJ.com
The astute among you will notice that there’s a Logitech keyboard in the picture, with what look like key cap hats. That is exactly what’s happening here. Sharma starts with a standard keyboard base, one that is usually either donated or was previously discarded.

He then focuses on the most important accessibility layer, which is tactile Braille key caps that are both readable and durable. In 2022, Sharma launched the non-profit Jdable to bring affordable, accessible design to people with disabilities.

He designed the key caps himself, and uses a combination of 3D printing and other materials to create them in bulk. They’re printed using a combination of PETG for toughness, TPU for grippiness, and resin for definition. The key caps are attached to the standard set with a strong adhesive.

Sharma has a team of student volunteers that help him build the keyboards and distribute them, and they have reached nearly 1,000 blind or visually-impaired students in the U.S. and abroad.


Got a hot tip that has like, anything to do with keyboards? Help me out by sending in a link or two. Don’t want all the Hackaday scribes to see it? Feel free to email me directly.


hackaday.com/2026/03/05/keebin…



A Live ISO For Those Vibe Coding Experiments


Vibe coding is all the rage at the moment if you follow certain parts of the Internet. It’s very easy to dunk upon it, whether it’s to mock the sea of people who’ve drunk the Kool-Aid and want the magic machine to make them a million dollar app with no work, or the vibe coded web apps with security holes you could drive a bus through.

But AI-assisted coding is now a thing that will stick around whether you like it or not, and there are many who want to dip a toe in the water to see what the fuss is about. For those who don’t quite trust the magic machines in their inner sanctum, [jscottmiller] is here with Clix, a bootable live Linux environment which puts Claude Code safely in a sandbox away from your family silver.

Physically it’s a NixOS live USB image with the Sway tiling Wayland compositor, and as he puts it: “Claude Code ready to go”. It has a shared partition for swapping files with Windows or macOS machines, and it’s persistent. The AI side of it has permissive settings, which means the mechanical overlord can reach parts of the OS you wouldn’t normally let it anywhere near; the point of having it in a live environment in the first place.

We can see the attraction of using an environment such as this one for experimenting without commitment, but we’d be interested to hear your views in the comments. It’s about a year since we asked you all about vibe coding, has the art moved forward in that time?


hackaday.com/2026/03/05/a-live…



SpyTech: The Underwater Wire Tap


In the 1970s, the USSR had an undersea cable connecting a major naval base at Petropavlovsk to the Pacific Fleet headquarters at Vladivostok. The cable traversed the Sea of Okhotsk, which, at the time, the USSR claimed. It was off limits to foreign vessels, heavily patrolled, and laced with detection devices. How much more secure could it be? Against the US Navy, apparently not very secure at all. For about a decade starting in 1972, the Navy delivered tapes of all the traffic on the cable to the NSA.

Top Secret


You need a few things to make this a success. First, you need a stealthy submarine. The Navy had the USS Halibut, which has a strange history. You also need some sort of undetectable listening device that can operate on the ocean floor. You also need a crew that is sworn to secrecy.

That last part was hard to manage. It takes a lot of people to mount a secret operation to the other side of the globe, so they came up with a cover story: officially, the Halibut was in Okhotsk to recover parts of a Soviet weapon for analysis. Only a few people knew the real mission. The whole operation was known as Operation Ivy Bells.

The Halibut


The Halibut is possibly the strangest submarine ever. It started life destined to be a diesel sub. However, before it launched in 1959, it had been converted to nuclear power. In fact, the sub was the first designed to launch guided missiles and was the first sub to successfully launch a guided missile, although it had to surface to launch.

Oddly enough, the sub carried nuclear cruise missiles and its specific target, should the world go to a nuclear war, was the Soviet naval base at Petropavolvsk.

By 1965, the sub had been replaced for missile duty by newer submarines. It was tapped to be converted for “special operations.” Under the guise of being a deep-sea recovery vehicle, the Halibut received skids to settle on the seabed, side thrusters, specialized anchors, and a host of electronic equipment, including “the Fish” a 12-foot-long array of cameras, sonar, and strobe lights weighing nearly two tons. The “rescue vehicle” on its stern didn’t actually detach. It was a compartment for deploying saturation divers.

An early mission was Operation Sand Dollar. Halibut found the wreck of the Soviet K-129, which the US would go on to recover in another top secret mission, looking for secrets and Soviet technology.

When it came time to deploy the listening device on an underwater cable, Halibut was perfect. It could park a safe distance away, deploy saturation divers, and recover them. If you want to see more about the Halibut, check out the [Defence Central] video below.

youtube.com/embed/mrgR8cMWKVo?…

The Listening Device

A later undersea wire tap device (Soviet photograph)
This wasn’t a hidden microphone in a briefcase. It was a 20-foot, six-ton pressure vessel parked on the ocean floor. Details are murky, but there was another part, probably smaller, that clamped around the cable. Working inductively, it didn’t pierce the cable for fear the Soviets would notice that. In addition, if they raised the cable for maintenance, the device was made to break away and sink to the bottom.

Needless to say, tapping a cable on the ocean floor isn’t easy. First, they had to locate the cable. Luckily, there were signs at either end telling fishing vessels to avoid the area. That helped, but they still had to search for the 5-inch wide cables. They found them at least 400 feet below the surface, some 120 miles offshore.

Saturation diving was a relatively new idea at the time, and the Navy’s SeaLab experiments had given them several years of experience with the technology. While commercial saturation dives started in 1965, it was still exotic technology in 1971. The first mission simply recorded a bit of data on the submarine and returned it. Once it was proven, the sub returned with the giant tap device and installed it.

It took four divers to position the big tap. Even then, you couldn’t just leave it there. The device used tapes and required service once a month. So Halibut or another sub had to visit each month to swap tapes out. We couldn’t find out what the power source for the bug was, so they probably had to change the batteries, too.

The Soviets didn’t consider the cable to be at risk for eavesdropping, so much of the traffic on the cable was in the clear. It was a gold mine of intelligence information, and many credit the information gained as crucial to closing the SALT II treaty talks.

Secondary Mission


Most of the crews participating in Operation Ivy Bells didn’t have clearance to know what was going on. Instead, they thought they were on a different secret mission to retrieve debris from Soviet anti-ship missiles.

To keep the story believable, the crew actually did recover a large number of parts from the subject Soviet missiles. Turns out, analysis of the debris did reveal some useful information, so two spy missions for the price of one.

Presumably, the assumption would be that if the Soviets heard a sub was scavenging missile parts, it might qualify as a secret, but it would hardly be a surprise. They couldn’t have imagined the real purpose of the submarine.

Future Taps


Later undersea taps were created that used radioisotope batteries and could store a year’s data between visits that tapped other Soviet phone lines. Submarines Parche, Richard B. Russel, and Seawolf saw duty with some of these other taps as well as taking over for Halibut when it retired four years after the start of Operation Ivy Bells.

The original Okhotsk tap would have operated for many more years if it were not for [Ronald Pelton]. A former NSA employee, he found himself bankrupt over $65,000 of debt. In 1980, he showed up at the Soviet embassy in Washington and offered to sell what he knew.

He knew a number of things, including what was going on with Operation Ivy Bells. That data netted him $5,000 and, overall, he got about $35,000 or so. Oh, he also got life in prison when, in 1985, a Soviet defector revealed he had been the initial contact for [Pelton].

The Soviets didn’t immediately act on [Pelton’s] intel, but by 1981, the Americans knew something was up. A small fleet of ships was parked right over the device. The USS Parche was sent to retrieve it, but they couldn’t find it. Today, it (or, perhaps, a replica) is in the Great Patriotic War Museum in Moscow.

A surprising amount of the Cold War was waged under the sea. Not to mention in the air.


hackaday.com/2026/03/05/spytec…

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LEGO Space Computer Made Full Size, 47 Years On


The LEGO-lookalike displaying [Paul]'s dashboard

There’s just something delightful about scaled items. Big things shrunk down, like LEGO’s teeny tiny terminal brick? Delightful. Taking that terminal brick and scaling it back to a full-sized computer? Even better. That’s what designer [Paul Staal] has done with his M2x2 project.

In spite of the name, it actually has a Mac Mini M4 as its powerful beating heart. An M2 might have been more on-brand, but it’s probably a case of wanting the most horsepower possible in what [Paul] apparently uses as his main workstation these days. The build itself is simple, but has some great design details. As you probably expected, the case is 3D printed. You may not have expected that he can use the left stud as a volume control, thanks to an IKEA Symfonisk remote hidden beneath. The right stud comes off to allow access to a wireless charger.
The minifigs aren’t required to charge those airpods, but they’re never out of place.
The 7″ screen can display anything, but [Paul] mostly uses it either for a custom home assistant dashboard, or to display an equalizer, both loosely styled after ‘screen’ on the original brick. We have to admit, as cool as it looked with the minifigs back in the day, that sharp angle to the screen isn’t exactly ergonomic for humans.

Perhaps the best detail was putting LEGO-compatible studs on top of the 10:1 scaled up studs, so the brick that inspired the project can sit securely atop its scion. [Paul] has provided a detailed build guide and the STLs necessary to print off a brick, should anyone want to put one of these nostalgic machines on their own desk.

We’ve covered the LEGO computer brick before, but going the other way–putting a microcontroller and display in the brick it to run DOOM. We’ve also seen it scaled up before, but that project was a bit more modest in size and computing power.


hackaday.com/2026/03/05/lego-s…



“Nel ringraziare il Santo Padre che ci invita sempre a una pace disarmata e disarmante, in queste ore desideriamo intensificare la preghiera in modo vivo e ardente affinché le nubi oscure della guerra non prevalgano, ma ritorni il sole della pace”.



“L’escalation di violenza in Medio Oriente rischia di trascinare l’umanità in una guerra di proporzioni planetarie, una nuova inutile strage dalle conseguenze incalcolabili”.


Sarà la parrocchia di Santa Maria della Presentazione, in via di Torrevecchia, ad accogliere domenica Papa Leone XIV per la sua quarta visita a una parrocchia romana. Il Santo Padre arriverà alle 16 e sarà accolto, tra gli altri, dal card.


“L’augurio che il Signore oggi fa all’Ordinariato militare è questo: fidatevi sempre di lui. Quando vi accostate a giovani militari che si formano, che partono, che vivono in contesti difficili, aiutateli a fidarsi di Dio”. Così il card.