BDS Italia – L’Indipendente: “Nessun porto per il genocidio: la nuova campagna ‘Block the boat’ di BDS” (3 giu. 2026)
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Pasquale Porciello, In Libano un numero insostenibile di bombe, sfollati e soccorritori uccisi, Il Manifesto, 12 giugno 2026
LIBANO Nuovi raid su Tiro, sotto evacuazione forzata anche il quartiere cristiano. Paese al collasso
Con i riflettori tutti puntati sulla crisi di Hormuz, Israele procede in maniera ancora più spedita l’occupazione militare del sud del Libano.
Le truppe di terra israeliane si sono ieri avvicinate ai sobborghi di Nabatieh, il cuore economico del Libano meridionale. Attraversato il fiume Litani – prima linea oltre cui l’esercito israeliano aveva spinto i libanesi a scappare, sostituita poi con quella del fiume Zahrani, più a nord, a 40 chilometri dal confine – alcune settimane fa, i soldati israeliani hanno già conquistato i villaggi di Zaoutar el-Charqieh, Arnoun e Yohmor el-Chaqif, dove insiste l’ormai celebre castello di Beaufort. Ora proseguono l’avanzata verso la collina di Ali Taher, Kfar Tebnit e Nabatieh el-Faouqa. Ieri sera il portavoce arabofono dell’esercito israeliano Avichai Adraee ha dichiarato che le truppe hanno stabilito il «controllo operativo sulla parte settentrionale dell’area di Wadi Slouki», tra Houla, Majdal Selm (Marjayoun) e Chaqra (Bint Jbeil), importantissima dal punto di vista strategico.
Hezbollah prova a contenere questa avanzata. Nel pomeriggio di ieri il partito armato sciita ha fatto sapere di aver abbattuto un carro Merkava sulla strada di Saf el-Hawa, a Bint Jbeil, con un drone di tipo Ababil, alla fibra ottica, droni che bucano i sistemi di sicurezza israeliani.
TUTTA LA ZONA sotto il fiume Zahrani è stata dichiarata da Netanyahu «zona di guerra». Il 20 aprile scorso Israele ha stabilito una fascia di una decina di chilometri in Libano lungo il confine sud e sud-est, la Linea Gialla, che occupa militarmente, nella quale la popolazione civile non può tornare e i militari libanesi non possono entrare. Le operazioni di questa ultima escalation hanno teso a spingere ancora più a nord questa fascia, soprattutto nell’area di Nabatieh.
I raid sono continuati anche su Tiro, assediata da due settimane. L’intera città è sotto ordine di evacuazione forzata, incluso da pochi giorni il quartiere cristiano. Bombe sul resto del sud e sulla valle della Beqa’a, a est del paese.
IL MINISTERO DELLA SALUTE libanese ha riportato anche ieri il bilancio delle vittime. Gli attacchi israeliani hanno fatto 3711 morti e 11483 feriti dal 2 marzo – data di inizio di questa nuova fase. È stato poi reso noto il numero preciso di soccorritori e del operatori medico-sanitari uccisi da Israele, spessissimo con la tecnica del double tap, il secondo o terzo colpo riservato a chi arriva sul luogo di un bombardamento appena avvenuto per soccorrere le vittime. 132 in totale gli uccisi, mentre sale a 393 il numero di quelli feriti. 17 ospedali sono stati danneggiati dai bombardamenti, di cui tre sono stati costretti a chiudere.
Continua l’emergenza umanitaria. Con il caldo, le condizioni igienico-sanitarie dei centri di accoglienza sono ad alto rischio. Si sono già registrate infezioni e contagi in molti degli oltri 600 centri che ospitano sfollati per tre volte la loro capacità.
Scarseggiano i beni di prima assistenza, colpa anche dei tagli a UsAid e a catena al terzo settore voluti da Trump nel 2025, e che oggi si fanno sentire. Oltre un milione le persone costrette a lasciare le loro abitazioni, su una popolazione totale di circa cinque milioni, moltissime delle quali non hanno trovato posto nei centri e sono costrette a vivere in tendopoli improvvisate o in macchina.
È TUTTO IL SISTEMA LIBANESE ad essere al collasso. La crisi economico-finanziaria che ha messo il pease in ginocchio nel 2019 non è ancora superata. L’inflazione è fuori ogni controllo e il costo della vita è alle stelle, aggravato ulteriormente dai rincari del carburante dovuti alla crisi in Iran. La guerra sta dando il colpo di grazia a un’economia già piegata da anni di crisi profondissima. Una situazione che tanto sul breve, quanto sul lungo periodo, è assolutamente insostenibile.
da
ilmanifesto.it/in-libano-un-nu…
postato da Assopace Palestina su fb
_______
da mg:
COSTRUIAMO UNA RETE DIVERSA, indipendente da algoritmi, ads, profilazione, big tech, violazione e vendita di dati personali, centralizzazione, censure e invasione della privacy: POSTIAMO I NOSTRI CONTENUTI SU SPAZI DEL #FEDIVERSO, SU #BLOG E SITI PERSONALI, e (se proprio necessario) USIAMO sì I VARI SOCIAL GENERALISTI MA SOLO PER OSPITARE LINK AI *VERI* POST NOSTRI, quelli che appunto inseriamo nel fediverso o in spazi indipendenti.
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Libano (Internazionale) Con i riflettori tutti puntati sulla crisi di Hormuz, Israele procede in maniera ancora più spedita l’occupazione militare del sud del Libano.Jacopo Favi (il manifesto)
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Renata Girardi su fb:
ANCHE SUI BAMBINI. NON VE LO DIMENTICATE
Lo stupro come arma di annientamento di un popolo. Lo stanno facendo sotto i nostri occhi.
Rivendicano un crimine come diritto.
Il cortocircuito morale.
Dopo l' uscita dell' inchiesta del NYT sugli stupri sistemici nelle prigioni israeliane, stiamo assistendo a qualcosa che, per sommi capi, avevamo già sperimentato al tempo di Wikileaks e la persecuzione di Julian Assange.
Il sit in organizzato dai comitati ebraico sionisti davanti alla sede del NYT per rivendicare un vittimismo utile a seppellire la verità denunciato dal premio Pulitzer Kristof mentre Trump dall' aereo presidenziale promette "di fare pulizia nel NYT" e contemporaneamente Netanyahu minaccia azioni legali contro la testata per aver diffamato l' IDF, mostra senza dubbio alcuno, l' esistenza di una struttura di potere che lavora in sincrono per uccidere la vera Informazione.
Di fatto avviene un cortocircuito senza precedenti: gli israeliani denunciano ancora
senza prove gli stupri del 7 ottobre mentre reclamano senza mezzi termini il diritto a praticare questo crimine (un ossimoro senza precedenti) sui palestinesi detenuti.
Ne ha parlato e scritto ampiamente lo storico ebreo Ilan Pappe'.
Pappe' affronta il tema degli stupri e delle violenze sessuali ai danni della popolazione palestinese, in particolare nel suo celebre saggio del 2006, "La pulizia etnica della Palestina" (The Ethnic Cleansing of Palestine).
Nel descrivere l'attuazione del Piano Dalet (il piano d'azione militare per l'espulsione dei palestinesi), Nakba 1948, Pappé evidenzia come le violenze di massa, inclusi gli stupri e i massacri, non fossero semplicemente atti isolati di soldati indisciplinati, ma facessero parte di una precisa strategia psicologica e militare.
Pappé cita documenti d'archivio e diari in cui si fa esplicito riferimento ad abusi sessuali commessi dalle milizie sioniste (come l'Haganah o l'Irgun) e, successivamente, dall'esercito israeliano appena formato.
Secondo l'analisi di Pappé e di altri studiosi (come la criminologa Nadera Shalhoub-Kevorkian), la violenza di genere e l'abuso sessuale – o la costante minaccia di essi – sono stati integrati in quella che viene definita una "politica dell'umiliazione".
Questa non si limita al 1948, ma si estende alle dinamiche dell'occupazione successiva (es. durante la Prima Intifada o all'interno delle carceri israeliane), dove la vulnerabilità del corpo femminile e maschile viene utilizzata per spezzare il tessuto sociale e la resistenza politica palestinese.
Non solo storia, si tratta di pratica brutale sistematica odierna.
I report come quelli in mano all' ONU di Human Rights Watch e di Save the Children, poiché in Israele anche minori e bambini subiscono questo Immondo crimine, le testimonianze, le riunioni dei vertici militari israeliani "per regolamentare e legalizzare" tale pratica , le risultanze anatomopatoligiche sui corpi dei palestinesi restituiti non ammettono dubbi in materia.
I report di Francesca Albanese documentano e denunciano con prove granitiche.
Che cosa vogliano negare e al contempo rivendicare dimostra come la menzogna sia
il solo campo fertile su cui i crimini contro l'Umanita' si consumino sotto gli occhi di un Occidente svuotato di principi e fondamenti che un tempo gli garantivano il primato mondiale di giusto e giudicante.
Ma se il criminale è un piccolo stato tuo alleato per sensi di colpa indotti e che ti tiene in pugno con segreti orrendi, che esercita un controllo tecnologico spionistico di primo livello, che detiene 400 testate nucleari la musica cambia.
(In questo mentre va ricordato che l' Europa di Ursula sta allestendo un tribunale speciale per processare Putin, siamo in piena distopia orwelliana ).
Per quanto i sionisti davanti alla redazione del NYT con cartelli e urla " GLI EBREI MINACCIATI" tentino di trasformare con il consueto logoro vittimismo i reati commessi dagli israeliani come un diritto e la denuncia giornalistica una minaccia, siamo ad un punto di svolta da non sottovalutare .
Il tentativo di affermare lo stupro come arma legittima se praticata da israeliani e come crimine passibile di pena di morte se ad attuarla è Hamas, sta di fatto avvenendo.
Le prove prodotte dal NYT, i video cancellati in Rete, i report e ora l' attacco della propaganda sionista controllata da editor ebrei contro la vera Informazione che smantella negazione, bugie, pressioni politiche e lobby di potere attive su questo fronte, diventa il campo di battaglia sul quale scopriremo se Diritto Internazionale e Democrazia ancora esistono.
In fondo , se i criminali del club Epstein ancora sono liberi e in posti di potere che non hanno mai lasciato, quale Giustizia possiamo attenderci per le vittime palestinesi ?
Renata Girardi
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ieri a roma abbiamo dato una straordinaria dimostrazione di fermezza di fronte alle provocazioni sioniste. ma soprattutto non si può dire che sia solo stata la presentazione di un libro, l’am…Marco Giovenale (marco giovenale)
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"Forse, di fronte a uno Stato canaglia che persegue la pulizia etnica con intento di genocidio, rifiuta il diritto internazionale e si considera al di sopra delle risoluzioni delle Nazioni Un...differxdiario
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ilmanifesto.it/non-riconoscete…
(Michele Giorgio)
Nel "Giorno di Gerusalemme", mentre migliaia di israeliani celebravano l’occupazione dell’intera città avvenuta nel 1967 e sfilavano sventolando bandiere bianche e azzurre nella zona palestinese, il governo Netanyahu ha alzato il livello dello scontro diplomatico con l’Europa. Il ministro degli Affari strategici Ron Dermer, scriveva ieri Haaretz, ha lanciato un avvertimento diretto a Parigi e Londra: se riconoscerete lo Stato palestinese, Israele risponderà con l’annessione della Cisgiordania. Allo stesso modo, secondo Yisrael HaYom, ha fatto il ministro degli Esteri Gideon Saar inviando un messaggio simile alle controparti del Regno unito.
«Azioni unilaterali contro Israele saranno accolte con azioni unilaterali da parte di Israele», avrebbe minacciato Saar. Tel Aviv lancia così l’offensiva contro l’Europa, in vista del vertice previsto per il prossimo mese a New York, promosso da Francia e Arabia Saudita, dove il presidente francese Macron dovrebbe presentare la proposta di un riconoscimento coordinato dello Stato palestinese.
Riunito nel quartiere occupato di Silwan – nel sito archeologico della cosiddetta "Città di Davide", gestito interamente da un gruppo di coloni israeliani – il governo Netanyahu ha anche approvato una risoluzione per incentivare in vari modi il trasferimento delle ambasciate straniere a Gerusalemme.
Attualmente solo sei Paesi, tra cui gli Stati Uniti, hanno ambasciate nella città. Le Fiji si preparano ad aprirne una a settembre. Il resto del mondo non riconosce Gerusalemme come capitale di Israele.
Per il resto, il "Giorno di Gerusalemme" si è svolto secondo il solito copione. È stata l’abituale vetrina di suprematismo religioso, intimidazione verso i palestinesi e sfide alla legalità internazionale. Migliaia di manifestanti hanno lungamente scandito per le strade slogan come «Morte agli Arabi» e «Che il tuo villaggio possa bruciare». Quest’ultima invocazione è tristemente reale: ormai non passa notte in Cisgiordania senza che coloni israeliani assaltino villaggi e comunità palestinesi, incendiando case, automobili, frutteti e campi coltivati.
Giorni fa gli abitanti di Mughayer, o almeno una buona parte di essi, sono stati costretti a evacuare a causa di questi attacchi. Un’aggressione simile ha colpito ieri Khallet a Daba, nella zona ad alta tensione di Masafer Yatta (Hebron): 13 coloni, armati di bastoni e armi, hanno costretto due famiglie a fuggire. La nuova strategia dei settler consiste nel costruire avamposti a ridosso dei villaggi palestinesi più isolati, in modo da spingere i residenti a lasciare le loro terre. Nel sud di Israele sono scoppiate proteste contro la demolizione, iniziata la scorsa settimana, di 70 abitazioni beduine nel villaggio non riconosciuto dallo Stato di Qasr El Sir. La polizia ha arrestato due abitanti.
Star del "Giorno di Gerusalemme" anche quest’anno è stato il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, leader dell’estrema destra religiosa. Ieri all’alba si è presentato nel complesso della moschea di Al-Aqsa, guidando un’incursione di massa: oltre 1.400 estremisti hanno attraversato i cortili del terzo luogo sacro dell’Islam – per gli ebrei è il Monte del Tempio – issando la bandiera israeliana e recitando preghiere, in violazione dello status quo delle moschee. «Sono venuto a pregare per la vittoria nella guerra a Gaza», ha dichiarato Ben-Gvir, filmato mentre sventolava bandiere e distribuiva adesivi con lo slogan «Gaza è nostra per sempre». Al raid hanno partecipato anche il ministro del Negev e della Galilea Yitzhak Wasserlauf e i parlamentari Amit Halevi e Zvi Succot. Quest’ultimo, sventolando la bandiera israeliana, ha proclamato: «Il Monte del Tempio è ora nelle nostre mani».
Oltre alle bandiere di Israele, molti hanno issato vessilli con la scritta «Terzo Tempio», per sollecitare la costruzione di un nuovo tempio ebraico sulla Spianata. «Quella che gli arabi – i palestinesi, ndr – chiamano Al Aqsa non è altro che una parte dell’area dove sorgeva fino a duemila anni fa il nostro tempio. È venuto il momento di ricostruirlo, senza indugio», ci ha detto Yedidia Gabai, un manifestante giunto da una colonia in Cisgiordania. Intorno a lui decine di giovani danzato e urlato slogan tutto il tempo.
In quelle stesse ore, la deputata di destra Yulia Malinovsky ha simbolicamente occupato il quartier generale dell’Unrwa a Gerusalemme Est – l’agenzia che assiste i profughi palestinesi – trasformandolo nel suo "ufficio parlamentare".
Nel cuore della Gerusalemme vecchia, con i negozi tutti chiusi e gli abitanti palestinesi rintanati nelle case per evitare il peggio, la tensione è rimasta alta tutto il giorno. La polizia israeliana ha arrestato un palestinese che aveva difeso un commerciante dall’aggressione di giovani estremisti. L’uomo è stato picchiato dagli agenti, mentre gli aggressori si sono allontanati senza conseguenze. Sulla scena, i volontari del movimento arabo-ebraico «Standing Together», con i loro gilet viola, hanno tentato invano di impedire altre aggressioni. Loro stessi, insieme ad altri attivisti israeliani di sinistra, sono stati bersaglio di insulti e provocazioni da parte dei partecipanti alla «Marcia delle Bandiere». Arrivando alla Porta di Damasco della città vecchia, Danny Levy, capo della polizia, ha minimizzato l’accaduto. «Non abbiamo arrestato nessuno, solo qualche fermo tra gruppetti isolati», ha detto, aggiungendo di non aver sentito alcuno slogan anti-arabo. «Sapete, non sento bene, sono stato un artigliere nell’esercito», ha commentato sorridendo. Levy non ha neanche visto i fanatici del gruppo Im Tirzu esporre striscioni con le scritte «Nessuna vittoria senza Nakba» e «1967 – Gerusalemme nelle nostre mani, 2025 – Gaza nelle nostre mani».
A chiusura del «Giorno di Gerusalemme», è intervenuto anche l’altro leader della destra religiosa, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. «Abbiamo paura della vittoria? Abbiamo forse paura della parola occupazione?», ha domandato Smotrich alla folla. Quindi ha insistito: «Stiamo forse colonizzando la Terra d’Israele? No, noi stiamo liberando Gaza. Stiamo trionfando sul nemico».
______________
riportato in
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Ed ecco a voi Sinistra per Israele (come già noto prezzolata da Netanyahu)
Cronaca. Ieri in un dibattito in Senato si è riunita la cosiddetta “Sinistra per Israele” con Ivan Scalfarotto (Iv), Lucio Malan e Piero Fassino, Sensi e Delrio, Alfredo Bazoli e Walter Verini, Lia Quartapelle e Marianna Madia, Enza Rando e Antonio Nicita, Simona Malpezzi e Sandra Zampa; Marco Carrai, da sempre vicino a Matteo Renzi, e console onorario di Israele e Raffaella Paita, Luciano Nobili, Silvia Fregolent di IV.
L’iniziativa voleva contrastare la mozione contro Israele di Conte del giorno prima che ha visto anche la partecipazione della Shlein.
Fassino, oltre a ricordare ai presenti con orgoglio che viene definito “il sionista di sinistra”, ha ricordato anche “che va bene dire due popoli due Stati, ma che la soluzione ad ora non è praticabile”, dicendo inoltre che molte delle strutture operative di Hamas sono costruite vicino a luoghi come gli ospedali, e dunque risultano “fatali” le vittime civili. Fatali, ha usato questo termine per giustificare le conseguenze genocidiarie delle bombe israeliane. Per la cronaca - leggo da un articolo di oggi sul FQ- “una donna dal pubblico è pure intervenuta per rivendicare il fatto che l’esercito israeliano “avverte sempre dei suoi obiettivi”. Fassino l’ha rassicurata sulle sue posizioni, la sala ha applaudito”.
Cosa dire? Niente di più, se non che nella sala non aleggiava profumo di Chanel, ma di carne umana bruciata.
(Cosimo Minervini)
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da Radio Popolare (19-7-2024):
Le colonie israeliane in Cisgiordania sono illegali. Lo ha stabilito oggi la Corte internazionale di giustizia con un pronunciamento storico, che ha chiuso un importante procedimento avviato nel 2022.
“Il popolo ebraico non è conquistatore nella propria terra”, ha subito commentato il premier israeliano Benyamin Netanyahu, mentre i ministri di estrema destra Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich hanno risposto chiedendo “l’annessione” di larghe parti della Cisgiordania.
Il parere della Corte era stato formalmente richiesto dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite a proposito delle conseguenze legali dell’occupazione da parte di Israele della Cisgiordania e di Gerusalemme Est. Sentiamo Chantal Meloni, docente di diritto penale internazionale alla statale di Milano: radiopopolare.it/riassunto-del…