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insensatez / antonio carlos jobim, vinicius de moraes. 1963


jobim.org/jobim/handle/2010/11…

listen to the piano line. do not listen to the piano line

youtu.be/LvRyc7u-83k?si=5h8o2N…

it took me 17 years, more or less, to focus on this tune. recorded it in a taxi heading to a hospital with my father. 2008: slowforward.net/2024/06/24/lis…

youtu.be/N0WDNdI2-lw?si=n-Zl3X…

youtu.be/JpfyaD9R0_4?si=z0a21p…

#2008 #AntonioCarlosJobim #dad #DavidLynch #doNotListenToThePianoLine #Hospital #Insensatez #listenToThePianoLine #LostHighway #LungotevereInSassia #MuroTorto #music #musicA_ #piano #SantoSpirito #VillaBorghese #ViniciusDeMoraes

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petizione per il riconoscimento dello stato di palestina


https://secure.avaaz.org/campaign/it/palestine_recognition_now_it_paly_signers/

Il cessate il fuoco a Gaza ci ha ridato qualcosa che desideravamo da tanto: la speranza. Ma non cancella la devastazione. Non mette fine all’occupazione. E non concede la libertà a milioni di palestinesi che ne hanno un disperato bisogno.

Ora che il cielo di Gaza torna silenzioso, chiediamo una soluzione duratura: che il Regno Unito, la Francia e il Giappone riconoscano lo Stato della Palestina. Sarebbe un passo fondamentale verso la pace e la giustizia. Ma questi Paesi stanno esitando sotto l’enorme pressione di Israele.

Per decenni l’Italia è stata solidale con il popolo palestinese e la sua causa, ha sempre sostenuto il diritto del popolo palestinese ad avere «uno stato indipendente, sicuro ed economicamente prospero». Una posizione che il nostro governo condivide, è quindi ora di passare dalle parole ai fatti e riconoscere lo Stato della Palestina.

secure.avaaz.org/campaign/it/p…
__________________________
1.848.547 hanno firmato. Arriviamo a 2.000.000


#Cisgiordania #coloni #colonialism #criminali #Gaza #genocide #genocidio #ICC #icj #IDF #IOF #israelterroriststate #izrahell #massmurders #Palestina #Palestine #settlers #sionismo #starvingcivilians #starvingpeople #StatoDiPalestina #warcrimes #WestBank #zionism

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sì, è vero che #mastodon ha un numero limitato di caratteri, ma è altrettanto vero che - proprio per questo - è uno strumento ottimo per lavorare sulle #formebrevi, come sui rinvii a materiali ospitati da siti e blog.
personalmente, una modalità di 'diario' che posso avviare/attivare qui (come su #Friendica - dove scrivo ora - e/o #kofi ) è preferibile al rumore di #facebook.

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gaza, palestina, cisgiordania, genocidio


tutti i materiali relativi a #gaza #palestina #genocidio #cisgiordania inseriti nel tempo su slowforward sono rintracciabili a questi link:
slowforward.net/?s=Palestina
slowforward.net/?s=Gaza
slowforward.net/?s=genocidio
slowforward.net/?s=cisgiordani…

#Cisgiordania #Gaza #genocidio #Palestina

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Alessandro Portelli

Il 12 maggio 1996, a un intervistatore televisivo che le chiedeva se mezzo milione di bambini morti in Iraq fossero un prezzo che valeva la pena pagare, Madeleine Albright – ambasciatrice degli Stati uniti all’Onu e segretaria di stato durante la guerra in Iraq – rispose: «È una scelta difficile ma pensiamo che fosse un prezzo che valeva la pena».

Il 10 agosto scorso, Kamala Harris – prossima, speriamo, presidente degli Stati uniti – ha detto che i civili uccisi a Gaza sono «far too many», davvero troppi. In modo più confuso e ambiguo, anche il presidente uscente Joe Biden ha detto la stessa cosa nel suo discorso alla convention democratica a Chicago.

RICONOSCIAMOLO: ci vuole del coraggio, con l’aria che tira, a suggerire che possa esistere un limite a quello che lo stato di Israele ha diritto di fare in qualunque momento e in qualunque parte del globo. Però forse, visto che ci sono, Harris e Biden potrebbero fare un passo avanti e, sulla scia di Madeleine Albright, chiarire: esattamente a che punto diventano «troppe» le vittime civili? Quale sarebbe un numero non eccessivo di persone ammazzate – ventimila, diecimila, cinquemila…?

Quanti morti ci vogliono per disturbare la nostra coscienza democratica? Qual è la soglia statistica oltre la quale le persone smettono di essere umane e diventano numeri? Qual è la soglia statistica oltre la quale i «danni collaterali» diventano crimini?

Riconoscendo che le cifre delle vittime fornite dal ministero della sanità di Gaza sono «generalmente accurate», un portavoce dell’esercito israeliano spiegava che però almeno 12mila erano combattenti terroristi (cito da Times of Israel). Ora, non so se dodicimila combattenti uccisi sono «troppi»; ma quello che colpisce è che le fonti israeliane dichiarano con orgoglio di avere ucciso anche almeno 25mila non combattenti. Dopo due mesi di guerra, una fonte militare israeliana citata dalla Cnn dichiarava che due civili uccisi per ogni combattente è una quota «tremendamente positiva». Ok, il prezzo è giusto?

Dipende. Siamo tutti d’accordo che dei 695 civili israeliani uccisi nel raid di Hamas il 7 ottobre anche uno solo è uno di troppo (a me paiono «troppi» anche i 373 delle forze di sicurezza, e pure i dodicimila presunti «combattenti» palestinesi. Ma forse sono contaminato da residui di ideologia non-violenta). Comunque, a proposito di proporzioni: fino adesso, il rapporto fra vittime palestinesi e vittime israeliane – variabile a seconda delle fonti usate – è di circa 40 a uno. «Tremendamente positiva»?

Ovviamente, tutto questo vale se continuiamo a contare come vittime solo le persone direttamente uccise in azioni di guerra. Ma – come sapeva l’intervistatore di Madeleine Albright nel 1996 e come ci hanno insegnato eloquentemente Gino Strada e Emergency – la guerra ammazza anche in tanti altri modi e continuerà ad ammazzare anche quando diremo che «è finita».

Secondo la Geneva Declaration on Armed Violence and Development del 2008, approvata da 113 paesi, nelle aree di conflitto armato «per ogni persona che muore per violenza diretta, muoiono per cause indirette da tre a quindici persone». Basta pensare alle crisi sanitarie in atto, tifo, poliomielite, fame e agli ostacoli posti agli aiuti umanitari. Su questa base una lettera pubblicata dalla rivista medica inglese Lancet ipotizzava un fattore di quattro a uno che porterebbe a 186mila il numero dei morti a Gaza. Forse esagerano. Ma se fossero la metà andrebbe bene, Ms. Harris? Novantamila sono un prezzo che vale la pena, Mr. Biden? Con i nostri soldi, con le nostre armi – che facciamo, continuiamo a mandarle?

E noi, quand’è che cominciamo a sentirci turbati? In Cisgiordania, dove in teoria non c’è nessuna guerra, dal 7 ottobre in poi esercito e coloni hanno approfittato dell’attenzione rivolta a Gaza per ammazzare 594 persone. Sono «troppi»? Per capirci: abbiamo commemorato in questi giorni la strage nazifascista di Sant’Anna di Stazzema, 560 persone uccise. Per noi, è una ferita insanabile nella nostra memoria e nella nostra coscienza civile, come ogni crimine simile.

E LA CISGIORDANIA? Persino le autorità israeliane parlano di pogrom; ma i nostri media tacciono e i governi farfugliano qualche parola di biasimo mentre continuano a mandare armi a chi li uccide. E ancora: sappiamo se qualcuno sta contando i morti – «civili» o «combattenti» – in Libano?

Nel frattempo, a proposito di antisemitismo, il più grande arresto in massa di ebrei avvenuto dopo la seconda guerra mondiale in un paese occidentale ha avuto luogo il 22 luglio scorso a Washington.

Circa duecento partecipanti a una manifestazione indetta da Jewish Voice for Peace, in occasione del trionfo annunciato di Netanyahu al Congresso, sono stati arrestati per manifestazione non autorizzata. Duecento ebrei arrestati farebbe notizia dovunque; ma questi non contano. Volevano la fine dei bombardamenti, gridavano che i morti erano troppi. Ma forse, a essere di troppo, erano loro.

slowforward.net/2024/08/26/ale…

#000000 #AlessandroPortelli #Biden #cifre #Cisgiordania #criminiControLUmanità #Gaza #genocidio #Harris #ilManifesto #Israele #massacriDiMassa #Netanyahu #numeri #Palestina #WestBank

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violenza e viltà del sionismo e delle sue sturmtruppen di criminali


mi domando di quale grave irreversibile danno neurologico soffrano alcun* amic*, poet*, intellettuali, storic* fiancheggiatori/-trici del genocidio nel considerare “legittima difesa” la m*rda omicida assoluta e inescusabile che izrh3ll sta riversando in medio oriente da prima della sua “fondazione”, e specialmente in quest’ultimo anno e mezzo.

slowforward.net/2025/01/18/meh…

slowforward.net/2025/01/15/un-…

instagram.com/p/DFFC4SWs91C/

instagram.com/p/DFFaGMmtCzv/

instagram.com/reel/DFEIzRON-wH…

instagram.com/reel/DFASiOPo6vI…

instagram.com/reel/DFBuRrHo3zR…

instagram.com/reel/DFDLmSlK88x…

instagram.com/reel/DFClq4hosCb…

*

qui di seguito una veloce e limitatissima ulteriore selezione di link:

that’s the kind of “hanukkah” a genocidal state believes in


slowforward.net/2024/12/28/tha…

some clear explanations by francesca albanese


slowforward.net/2024/12/22/som…

dopo reem e tareq, anche khaled nabhan “abu diaa”, il loro nonno, è stato ucciso dalle forze di occupazione


slowforward.net/2024/12/16/kha…

marco bascetta su israele e la guerra perpetua (oggi sul “manifesto”) + annotazioni di mg + documentazione recente


slowforward.net/2024/12/16/mar…

l’ennesimo attacco criminale di israele a una tendopoli


slowforward.net/2024/10/16/len…

let’s figure out izrahell routinely killing civilians this way & enjoying it


slowforward.net/2025/01/19/let…

palestinian voices today_ oct 7th, 2024


slowforward.net/2024/10/07/pal…

qualche link di dicembre ’24, a proposito di genocidio


slowforward.net/2025/01/19/qua…

2′ 40″ da ‘report’, sulla palestina e il genocidio


slowforward.net/2025/01/19/2-4…

strumenti e prassi oggettive di genocidio a gaza


slowforward.net/2025/01/15/str…

secondo natale di genocidio, pulizia etnica, colonizzazione


slowforward.net/2024/12/29/sec…

numeri del genocidio : 8 gennaio – 8 ottobre 2024


slowforward.net/2024/10/25/num…

ancora sul genocidio in palestina, e sulle complicità occidentali


slowforward.net/2024/10/24/anc…

israele, dopo più di 76 anni di impunità e un genocidio in corso


slowforward.net/2024/10/15/isr…

il famoso esercito morale, la famosa democrazia


slowforward.net/2024/07/09/il-…

alessandro portelli, sui numeri del genocidio a gaza (articolo di oggi sul ‘manifesto’)


slowforward.net/2024/08/26/ale…

operatori sanitari e tortura nel contesto del genocidio in atto in palestina (un documento di ‘sanitari per gaza’ dell’agosto 2024)


slowforward.net/2024/10/29/ope…

slowforward.net/2024/08/08/bts…

violenza e viltà del #sionismo e delle sue sturmtruppen di #criminali

#Gaza #zionism #genocide
#genocidio #Palestine #Palestina
#massmurders #warcrimes
#starvingpeople #starvingcivilians
#ICJ #ICC
#izrahell #israelterroriststate
#Cisgiordania #WestBank
#iof #idf #colonialism
#settlers #coloni

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tutti i materiali su slowforward sono rintracciabili a questi link:
https://slowforward.net/?s=Palestina
https://slowforward.net/?s=Gaza
https://slowforward.net/?s=genocidio
https://slowforward.net/?s=cisgiordania


#Cisgiordania #coloni #colonialism #criminali #Gaza #genocide #genocidio #ICC #icj #IDF #IOF #israelterroriststate #izrahell #massmurders #Palestina #Palestine #settlers #sionismo #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #WestBank #zionism

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25 gennaio, a monte vidon corrado: “senza margine. magdalo mussio all’origine del segno”


Sabato 25 gennaio, alle 15:30, al Teatro Comunale di Monte Vidon Corrado presentazione del volume dedicato a Magdalo Mussio di cui è in corso la mostra fino al 16 febbraio.

#art #arte #Ephemeria #MagdaloMussio #materialiVerbovisivi #mostra #presentazione

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“flashpoint! protest photography in print”: book + conversation @ printed matter, january 21


Flashpoint! Protest Photography in Print


Conversation with Olga Yatskevich, Russet Lederman and Lesley A. Martin
TODAY, January 21, 2025
6–8PM

Join us for a conversation between Olga Yatskevich, Russet Lederman and Lesley A. Martin on occasion of the release of Flashpoint! Protest Photography in Print, 1950-Present, a new anthology from 10×10 Photobooks.

Flashpoint: protest photography 1950-present

The past seventy-five years have been a time of extreme social and cultural transformations worldwide. Political and social upheaval, often contentious, disorienting and polarizing, is now a daily reality. We live in a world rife with ideological and tribal conflicts. Since its inception, photography has captured defining historical moments, serving as either a tool or a document of protest—or both. Flashpoint! Protest Photography in Print, 1950-Present, does a deep dive into protest photography in print through a global selection of photobooks, zines, posters, pamphlets, independent journals and alternative newspapers.

book: printedmatter.org/catalog/6747…

conversation: printedmatter.org/programs/eve…

#10x10Photobooks #independentJournals #LesleyAMartin #OlgaYatskevich #pamphlets #photobooks #photography #posters #PrintedMatter #protest #protestPhotography #RussetLederman #zines

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david lynch, a few artworks


mostly from ar.inspiredpencil.com/pictures…

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youtu.be/f3ksbsP0wDY

#art #arte #artworks #DavidLynch

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cow going abstract / roy lichtenstein. 1985



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#art #arte #RoyLichtenstein

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[r] _ dark glasses / david lynch. 2021


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A post shared by élise d. Kleeb (@elisekleeb)

#art #arte #DavidLynch #video

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[r] _ the story of a small bug / david lynch. 2020


youtube.com/embed/5fvejLDSZYQ?…

#art #arte #DavidLynch #story #video

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mg su googlism e prosa in prosa @ canale youtube ‘officina di filosofia teoretica’

youtube.com/embed/CxqJd2XKdAE?…

letture da Oggettistica (TIC Edizioni, 2024): ticedizioni.com/products/ogget…

link: youtube.com/live/CxqJd2XKdAE?s…

(dal canale youtube.com/@officinadifilosof…)

il libro: ticedizioni.com/products/ogget…

#AI #dialogo #ElisaDeSilva #googlism #IA #intervista #MarcoGiovenale #MG #OfficinaDiFilosofiaTeoretica #PeterGenito #ProsaInProsa #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca

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oggi, 19 gennaio, h. 18, a roma, alla casa del jazz: fausto ferraiuolo, “domande senza risposta”


“Domande senza risposte”: alla Casa del Jazz di Roma un viaggio tra musica e immagini con il pianista Fausto Ferraiuolo. Composizioni ispirate alla fragilità degli incontri umani dialogano con opere d’art brut e contemporanee.

Informazioni e biglietti: casadeljazz.com/evento/fausto-…

“Domande senza risposte” è un’occasione per avvicinarsi alla dimensione plastica che accompagna e arricchisce il percorso del pianista e compositore Fausto Ferraiuolo. Un concerto per immagini, un viaggio all’interno di alcune delle opere più significative della sua collezione d’art brut e di arte contemporanea. Questo progetto audio-visivo nasce come risultato di una serie di residenze artistiche che Ferraiuolo, assieme al regista e curatore Gustavo Giacosa, ha tenuto nel 2021 e 2022 nel centro di cure palliative La Maison di Gardanne, vicino a Marsiglia. La loro residenza si è costruita a partire degli incontri con pazienti, medici, famiglie, membri dell’équipe e volontari di questo centro medico. Giacosa e Ferraiuolo si sono impegnati in una raccolta di domande. Dalle domande semplici della vita di ogni giorno a quelle più profonde che ognuno si rivolge nel corso della sua vita: un lavoro incentrato sull’ascolto dell’altro. Ispirandosi all’intimità e alla fragilità di questi incontri, Fausto Ferraiuolo ha composto e registrato alcune “domande senza risposte”. Si tratta di composizioni che evocano immagini. Da qui, il desiderio di proporre un dialogo tra l’intensità di queste composizioni e le immagini create da alcuni artisti singolari che Ferraiuolo raccoglie nella sua collezione d’arte. Questa collezione che si protende simbolicamente come un ponte tra artisti di origini e ambizioni diverse, è visitabile nello spazio SIC12 artstudio di Via Francesco Negri 65 a Roma. Perché fare una domanda è già trovare una risposta

#art #artBrut #arte #arteIrregolare #CasaDelJazz #concerto #DomandeSenzaRisposta #FaustoFerraiuolo #GustavoGiacosa #jazz #music #musicA_ #Sic12

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oggi, 19 gennaio, alle 21, mg su googlism e prosa in prosa @ canale youtube ‘officina di filosofia teoretica’


youtube.com/live/CxqJd2XKdAE?s…

con letture da Oggettistica (TIC Edizioni, 2024): ticedizioni.com/products/ogget…

link per il collegamento: youtube.com/live/CxqJd2XKdAE?s…

(dal canale youtube.com/@officinadifilosof…)

il libro: ticedizioni.com/products/ogget…

#AI #dialogo #ElisaDeSilva #googlism #IA #intervista #MarcoGiovenale #MG #OfficinaDiFilosofiaTeoretica #PeterGenito #ProsaInProsa #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca

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oggi, 19 gennaio, a roma, spazio sette: “gli anni del male” (deriveapprodi)


Presentazione "Gli anni del Male", Roma 19 gen. 2024
cliccare per ingrandire

dalla scheda editoriale:
«Il Male», il più famoso settimanale satirico italiano della seconda metà del Novecento, è durato solo cinque anni (1978-1982), ma la sua influenza è stata enorme e a lungo termine, non solo sul linguaggio della satira, ma anche su quello giornalistico, pubblicitario, televisivo. Coloratissimo, illustrato dai più grandi disegnatori dell’epoca, «Il Male» è stato lo specchio di un periodo di straordinaria creatività, di eventi drammatici e di notevoli cambiamenti. «Il Male» è rimasto famoso soprattutto per i suoi falsi, per quegli scenari plausibili e allo stesso tempo inverosimili, che hanno divertito e acceso l’immaginazione di centinaia di migliaia di lettori.
Questo libro, curato da autori e fondatori de «Il Male», combinando copertine, illustrazioni e testi scritti dai protagonisti, è un’opera fondamentale per far rivivere gli aspetti più paradossali e trasgressivi di quella sorta di «mondo parallelo» che ogni settimana nasceva sulle pagine di quell’inimitabile giornale.

il libro:
deriveapprodi.com/libro/gli-an…
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#AlessandraVanzi #AndreaCortellessa #AngeloPasquini #CarloZaccagnini #CinziaLeone #DeriveApprodi #EnzoSferra #FulvioAbbate #GiovannaCaronia #GliAnniDelMale #ilMale #LucaRaffaelli #MarioCanale #satira #SpazioSette #ubik

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qualche link di dicembre ’24, a proposito di genocidio


amputazioni in bambini
instagram.com/p/DDOkzyHsDeQ/

a doctor speaks (eyewitness):
instagram.com/reel/DDrBjXVMvpk…

the zionists speak the truth only when they joyfully confess they want eradication, annihilation and genocide
instagram.com/reel/DEDnTV7ukCa…

119mila, non 42000
instagram.com/reel/DBx052FqlXl…

a witness of a murder in cold blood
instagram.com/reel/DEJF0vau5ry…

it’s not the religion, it’s the occupation
instagram.com/reel/DCquf5cIUJa…

they denied medical supplies to save children who were dying
instagram.com/reel/DCjVgIcIkxW…

one year of genocide
instagram.com/reel/DC0V2XDC8qo…

toddlers sniped twice
instagram.com/reel/DDu05pRycza…

an Haaretz article about idf atrocities
instagram.com/p/DEF2zBmPH9-/

slowforward.net/2024/12/28/tha…

slowforward.net/2024/12/29/sec…

slowforward.net/2024/12/29/izr…

not the jews but the colonialist agenda
instagram.com/reel/DEKnFcQMAYZ…

27 dec 2024
abuses committed by the iof/idf at Kamal Adwan Hospital
instagram.com/reel/DENAVl8ovXw…

29 dic 2024, quinto neonato ucciso dal freddo a Gaza
ansa.it/sito/notizie/mondo/202…

30 dic 2024
il NYT sulla rimozione del numero delle vittime il 7 ottobre 2023
instagram.com/p/DEMZofRNHhL/

[ Dr Mads Gilbert: x.com/KerryBurgess/status/1872… ]

#genocide #genocidio #Palestine #Palestina #Gaza #children #ethniccleansing #murder #hospitals #massmurders #warcrimes #crimesagainsthumanity #occupation #settlers #WestBank #Jenin #Cisgiordania #deathtoll #bambini #bambiniuccisi #bombardments #bombardamenti #gunpoint #droni #drones #quadcopters #ai

#AI #bambini #bambiniuccisi #bombardamenti #bombardments #children #Cisgiordania #crimesagainsthumanity #deathtoll #drones #Droni #ethniccleansing #Gaza #genocide #genocidio #gunpoint #hospitals #ICC #icj #israelterroriststate #izrahell #Jenin #massmurders #murder #occupation #Palestina #Palestine #quadcopters #settlers #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #WestBank #zionism


that’s the kind of “hanukkah” a genocidal state believes in


src: MDE – Middle East Eye, instagram.com/p/DEIC7DWNQB4/

instagram.com/p/DEGSwBlKCpD/

instagram.com/p/DEGGmj0osvY/

internazionale.it/opinione/pie…

#genocide #Palestine #Palestina #hanukkah #izrahell #liesrael #genocidio #KamalAdwan #hospital
facebook.com/share/p/1CnzR8ET2…instagram.com/p/DEIrFv9iDSI/
*

an eyewitness: instagram.com/reel/DEIciVStpWJ…

instagram.com/reel/DEFJDKNIp_h…

#blood #Gaza #genocide #genocidio #hanukkah #Hospital #hospitals #IDF #IOF #izrahell #KamalAdwanHospital #KamalAdwan #liesrael #Palestina #Palestine


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enzo patti: un contributo su “asemia” (da un saggio di gillo dorfles) + un’annotazione di luigi di cicco

cliccare per ingrandire
Da: Gillo Dorfles, Elogio della disarmonia, Garzanti, Milano, 1986, introduzione, pag. 12.

*

Dorfles individua, e comincia a seguire, le scritture asemantiche dalla fine degli anni Cinquanta. Considerava il lavoro degli scrittori asemantici come un’esigenza – e una ribellione – “incalzata” da una “nostalgia del vuoto” e da “un orrore del pieno”.
Parlava di necessità di ricreare un intervallo. In modo simile, negli stessi anni Barthes desiderava un mondo esentato dal significato, e Cage mirava a una smilitarizzazione del linguaggio.
Il numero di scrittori asemantici dell’epoca è nutritissimo e i nomi sono importanti (Tobey, Twombly, Michaux, Capogrossi, Blank, Lai, Dermisache etc), ma – nonostante questo – a metà degli anni Settanta Dorfles scriveva: “Malauguratamente solo pochissimi intendono questa necessità ‘fisiologica’ del vuoto e della pausa. La maggior parte degli uomini è ancora profondamente ancorata all’errore del pieno e non all’orrore dello stesso”.
Tuttavia il critico era fiducioso in una reazione, auspicava/preconizzava un’inevitabile presa di coscienza collettiva concludendo: “ci troviamo all’alba di una Rivoluzione Asemantica”.

Luigi Di Cicco

*

post scriptum (di MG): Dorfles non poteva forse saperlo, ma quell’alba avrebbe iniziato a manifestarsi di fatto e copiosamente (lui ancora in vita) in tutto il mondo, nell’esplosione e irraggiamento, agevolato dalla rete, dell’asemicwriting

#asemia #asemic #asemicWriting #EnzoPatti #GilloDorfles #LuigiDiCicco #rivoluzioneAsemica #scritturaAsemantica #scritturaAsemica

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scritture sul ciglio del significato / luigi di cicco. 2024 [parte prima]


Luigi Di Cicco

Scritture sul ciglio del significato


(parte prima – dicembre 2024)

Gesti monumentali, orme sottili

1959: “Quando nell’immediato dopoguerra Capogrossi […] inventò quegli ‘ideogrammi asemantici’ noti oggi in tutto il mondo, forse non si rendeva conto d’aver creato uno dei primi ‘cifrari magici’ dei nostri tempi”. 1960: “Nei gesti monumentali di Kline, in quelli più dispersi e frenetici di Vedova, in quelli più composti ed ermetici di Hartung, vive l’estrema volontà di dar vita ad una nuova – o resuscitata? – scrittura asemantica”. 1961: “Le composizioni segniche d’un Tobey o d’un Mathieu avevano voluto dire la apertura di nuovi orizzonti di scritture asemantiche ignote all’arte occidentale”. Henri Michaux è autore di “curiose scritture filiformi e concitate – veri alfabeti asemantici”. 1962: Giuseppe Capogrossi ha “una sua scrittura, autonoma, unica nel suo genere, del tutto asemantica, eppure carica di sensi nascosti”. 1964: “Sanfilippo modula con grande finezza i suoi alfabeti asemantici”.
Dalla fine degli anni Cinquanta Gillo Dorfles impiega con insistenza l’espressione scrittura asemantica per indicare segni privi di significato, ma carichi di senso. Si tratta soprattutto di segni pittorici, di una scrittura da atelier. Le tele a volte sono enormi. I movimenti del braccio sono ampi, in alcuni casi tutto il corpo è coinvolto. Lo stile è dato “dalla grafia stessa degli artisti”.
Dorfles torna a utilizzare l’espressione nel 1974 in un saggio dal titolo Le “scritture asemantiche” di Irma Blank: “una sorta di grafia-ortografia, che si vale d’un segno ben individualizzato (con tutte le caratteristiche della personalità di chi lo usa), ma privo, vuoto, scevro, di ogni semanticità esplicita, giacché non è costituito da – né è scindibile in – ‘segni discreti’, in lettere d’un sia pur modificato alfabeto, né in ideogrammi sia pur alterati o neoformati”.
Le dimensioni sono quelle del libro, della lettera, dell’appunto. I fogli registrano piccole oscillazioni, “orme sottili”, scritture domestiche che entrano comodamente in cartelle, riviste, libri d’artista e scatole editoriali.
Le scritture asemantiche sono disancorate dal compito di dover comunicare, veicolare informazioni. Per Dorfles il loro proliferare tra gli anni Cinquanta e Settanta deriva dall’esigenza di porre un arresto all’ipertrofia di segni significanti, dalla necessità di una pausa, dall’urgenza di stabilire un intervallo al flusso ininterrotto di sollecitazioni sensoriali.
In origine l’horror vacui doveva aver spinto gli uomini a segnare le pareti vuote delle caverne, l’horror pleni, adesso, dovrebbe spingere verso la direzione opposta, verso un’interruzione, verso il recupero di un “fattore isolante, diastemizzante tra opera e spettatore, tra opera e opera”.
Per Dorfles “la pagina bianca, la scrittura asemantica, la stessa ‘forma primaria’ alla Sol LeWitt o alla Judd, sono, tutto sommato, le prove evidenti di un’aspirazione al vuoto, alla ricostruzione d’un intervallo. […] Non sarebbe illogico se un’eventuale rivoluzione asemantica facesse seguito a un periodo di eccessi semiologici”.
Una rivoluzione contro la sovrabbondanza di segni e di significati al fine di giungere a “una stagione dove esistano di nuovo ‘segni vergini’ da non catalogare, codici da non decriptare, pagine bianche da non decifrare”.

L’essenza della scrittura

Roland Barthes, scrittura, 1976Roland Barthes, cultore della scrizione, ossia del puro gesto manuale dello scrivere, in più di un’occasione si sofferma sulle scritture illeggibili, “scritture che non possiamo comprendere e delle quali non si può affermare che siano indecifrabili semplicemente perché si situano al di là di ogni possibile decrittazione”. In esse il significante è “libero, sovrano”.
Barthes stesso è autore di contre-écritures che traccia allo scopo di creare qualcosa al di fuori della “trappola del linguaggio”, della “responsabilità fatalmente legata a ogni frase”. Cinque esempi di contre-écritures sono ospitate nel secondo numero della rivista belga Luna-Park (1976), dedicato alle Graphies. Mirtha Dermisache, scrittura, 1970Lo stesso numero riporta una sua lettera del 1971 indirizzata a Mirtha Dermisache: “avete saputo produrre un certo numero di forme, né figurative, né astratte, che potremmo classificare sotto il nome di scrittura illeggibile – il che equivale a offrire ai vostri lettori, non i messaggi e nemmeno le forme contingenti dell’espressione, ma l’idea, l’essenza della scrittura. Niente è più difficile che produrre un’essenza, vale a dire una forma che faccia riferimento esclusivamente al suo nome”.
A proposito di questa lettera, l’autrice argentina dichiarerà: “È stato incredibile, da quel momento ho capito cosa stavo facendo”. Per la prima volta, qualcuno chiamava il suo lavoro scrittura.
Barthes utilizza il termine lettori per riferirsi ai fruitori delle pagine di Dermisache. Lo fa nuovamente poco tempo dopo in un articolo su Cy Twombly, specificando: “dico: lettore, anche se non c’è nulla da decifrare”. Nelle stesse pagine, Barthes torna sul concetto di essenza concentrandosi sul gesto: “A modo suo TW dice che l’essenza della scrittura non è né la forma né l’uso, ma solo il gesto, il gesto che la produce lasciandola trascinare: uno scarabocchio, quasi una sozzura, una negligenza”. Ancora, in un testo su Bernard Réquichot, parlando del suo “testamento illeggibile” Barthes scrive: “per ciò che concerne il suo essere, la scrittura lo trae non dal suo significato (dalla sua funzione comunicativa) bensì dalla rabbia, dalla tenerezza o dal rigore in cui sono tracciate le gambe e le curve”.
Il punto nodale è nella liberazione del segno “tristemente appesantito dal suo significato”, nell’illeggibilità che “lungi dall’essere lo stadio difettivo, o mostruoso, del sistema scrittorio, ne sarebbe al contrario la verità propria”.

Sul ciglio del significato

Alcopley, scrittura, 1954Alfred Lewin Copley, fisiologo ed ematologo, è stato autore di preziose scritture realizzate con lo pseudonimo di Alcopley. Nel 1954, presentando i suoi lavori, il critico d’arte Michel Seuphor scrive: “a differenza della scrittura pratica, che impone un dovere, la scrittura astratta […] è svincolata, il suo contenuto è universale”. Nel 1958, sulla scorta di queste considerazioni, il critico Lawrence Alloway aggiunge: “la nostra aspettativa di significato è stimolata ma non soddisfatta. I segni si librano sul ciglio del significato”.
Come in un’allegoria vuota di Kafka, la scrittura astratta allude in modo persistente a un qualcosa che non c’è. L’illusione di riuscire a mettere a fuoco il significato è ininterrottamente frustrata.
Siamo lettori avidi e instancabili. Nelle scritture astratte il significante si emancipa dal giogo del significato; il nostro occhio, tuttavia, continua ad esserne asservito.

Altalena a bilico

Marco Giovenale, scrittura, 2013Un paradosso: svuotate, alleggerite dal dover significare qualcosa, le scritture asemiche dovrebbero rappresentare la quintessenza della scrittura, eppure rinviano perennemente al disegno. I fruitori – lettori/osservatori – oscillano tra i due poli di un’altalena a bilico. La scrittura è subito individuata, ma essendone impossibile la comprensione si cerca appagamento altrove: nell’osservazione, nel disegno.
Marco Giovenale, che ha coniato il termine drawriting per i propri lavori, appunta: “È l’incerto il territorio dell’asemico, proprio in quanto si fonda su o parte da uno stato di flickering multiplo tra (1) grafia che punta a una lingua, (2) lingua che però non esiste, (3) grafia che torna allora a sé in aspetto di disegno (astratto), (4) disegno che si nega come tale perché (appunto) in origine punta a una lingua, chiudendo così il cerchio”.
Michael Betancourt, nel presentare l’opera di Giovenale, analizza bene l’esitare “sulla soglia del riconoscimento e della lessicalità prima di dissolversi in un’illeggibilità puramente grafica”. Un approdo che è soltanto provvisorio. Le sirene della scrittura sono lì: reclamano centralità, promettono contenuti.
Nel suo saggio su Saul Steinberg, Barthes commenta: “il significato diventa sia un desiderio folle (vogliamo decifrare a tutti i costi), sia un inganno persistente (non c’è nulla da decifrare: si sa, ma ci si ostina)”.
Desiderio folle e inganno persistente sono il motore di un meccanismo perpetuo. La combinazione è instabile, l’altalena continua a oscillare senza sosta:
scrittura/disegno
scrittura\disegno
scrittura/disegno
scrittura\disegno

Un silenzio prolisso

Henri Michaux, scrittura, 1951Una particolare serie lavori asemantici di Henri Michaux viene chiamata dall’autore Movimenti. Michaux ne parla come di “una scrittura inaspettata” dove ci si può esprimere finalmente “lontano dalle parole”. I Movimenti si caratterizzano per la loro singolare somiglianza con un elemento piuttosto diffuso in natura: il lichene Graphis scripta, detto anche lichene della scrittura segreta.
Quest’organismo simbionte ispira il poeta tedesco Hans Magnus Enzensberger: “il lichene si descrive, / si inscrive, scrive / in una scrittura cifrata / un silenzio prolisso: / Graphis scripta”.
Invero, nel Graphis scripta non c’è nulla di segreto e nulla da decifrare. Un lichene asemico per eccellenza: non nasconde codici, non ne ha e non ne vuole.

Graphis scripta

Il piacere del vuoto

Scrive John Cage: “La sintassi, secondo Norman O. Brown, è la disposizione dell’esercito. Quando ci allontaniamo da essa, smilitarizziamo il linguaggio”.
In Empty words, seduto al centro di un palco vuoto, Cage farfuglia incomprensibili lacerti di parole, intervallandoli con lunghi e profondi silenzi. La durata complessiva dell’opera è di circa dieci ore, anche se la divisione in quattro sezioni permette che le esecuzioni durino due ore e mezza. I borbottii non sono che frammenti smembrati di un testo, i Diari di Henry David Thoreau, da cui Cage salva metodicamente solo alcune lettere. Il pubblico è messo in crisi dall’ascolto del testo in frantumi. In Empty words la lingua è sabotata, Cage fa tabula rasa di ogni significato, rende incomprensibile il linguaggio per smilitarizzarlo.
Ma quando avviene la militarizzazione? Avviene da piccoli, tra i banchi di scuola. Per Michel de Certeau “imparare a scrivere è l’iniziazione per eccellenza a una società capitalista e conquistatrice. Si sono dovuti attendere gli effetti inquietanti di un così prodigioso sviluppo affinché cominciassimo a guardare con sospetto la formazione del fanciullo moderno attraverso la pratica scritturale”.
Il critico Giuseppe Garrera parte proprio dalle parole di Norman O. Brown e da una descrizione circostanziata di un’esecuzione di Empty words, al Teatro Lirico di Milano, per affermare che “il sistema scolastico è un sistema di imposizione e di dittatura del significato e delle regole”. Scopo delle istituzioni è rendere la scrittura codificata, conforme. Seduti in banchi allineati, gli studenti imparano a scrivere rispettando rigorosamente le righe dei quaderni. Il dettato, la dettatura. Il diktat, la dittatura.
Per Garrera le scritture asemantiche sono “bande anarchiche di demilitarizzazione del linguaggio”. Un atto profondo di diserzione, di disobbedienza, di opposizione alle convenzioni imposte. Roland Barthes scrive “non c’è attualmente al mondo un luogo istituzionale da cui il significato sia bandito” e sogna un mondo esentato dal significato, come lo si può essere dal servizio militare. Le scritture illeggibili incarnano appieno i desideri di Barthes.

Il 2 dicembre 1977 tra gli spettatori di Cage al Teatro Lirico di Milano è presente anche Roberto Calasso. Racconta l’esperienza in un articolo dal titolo John Cage o il piacere del Vuoto: “una delle malattie più gravi di cui soffriamo è quella del Pieno: la malattia di chi vive in un continuo mentale occupato da un vorticare di parole smozzicate, di immagini stolidamente ricorrenti, di inutili e infondate certezze, di timori formulati in sentenze prima che emozioni. Tutto questo produce molti disastri – ma soprattutto uno, da cui discendono gli altri: la mancanza, l’incapacità di attenzione”.
Pochi mesi prima, giugno 1977, Gillo Dorfles iniziava così un suo articolo: “Ricreare l’intervallo: la pausa, il momento vuoto in un mondo troppo pieno, troppo gremito, troppo affollato, dove l’eccesso di pienezza preclude la vista e la conoscenza dei singoli momenti, oggetti, eventi”. E ancora: “Malauguratamente solo pochissimi intendono questa necessità ‘fisiologica’ del vuoto e della pausa. La maggior parte degli uomini […] è ancora profondamente ancorata all’errore del pieno e non all’orrore dello stesso”. Nonostante tutto, il critico preconizzava un’inevitabile presa di coscienza collettiva: “ci troviamo […] all’alba di una Rivoluzione Asemantica”.

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Luigi Di Cicco, Scritture sul ciglio del significato
(parte prima – dicembre 2024)

NOTE


Gesti monumentali, orme sottili

Gillo Dorfles, “Giuseppe Capogrossi”, in VIII Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma, cat., De Luca Editore, Roma, 1959

Gillo Dorfles, “Struttura, segno e figura alla XXX Biennale” in aut aut, nr. 59, Edizioni Kairos, Milano, 1960

Gillo Dorfles, Ultime tendenze nell’arte d’oggi, Feltrinelli Editore, Milano, 1961

Gillo Dorfles, L’alfabeto di Capogrossi (saggio introduttivo), All’Insegna del Pesce d’Oro, Vanni Scheiwiller, Milano, 1962

Gillo Dorfles, “Gli italiani alla XXXII Biennale”, in Art International, VIII/7, Lugano, 1964

Gillo Dorfles, Il divenire delle arti, Einaudi Editore, Torino, 1959

Gillo Dorfles, “Le ‘scritture asemantiche’ di Irma Blank” in Irma Blank, Galleria Cenobio-Visualità, Grafiche Alessandro Nava, Milano, 1974

Gillo Dorfles, L’intervallo perduto, Einaudi Editore, Torino, 1980

L’essenza della scrittura

Roland Barthes, Variazioni sulla scrittura, Einaudi Editore, Torino, 1999

Roland Barthes, “Le degree zero du coloriage”, in Les Nouvelles Littéraires, Larousse, Paris, march 1978

Marc Dachy (a cura di), Luna-Park 2 – Graphies, rivista, Transédition, Bruxelles, avril 1976

Cintia Mezza, Cecilia Iida y Ana Ravina, “Mirtha Dermisache, vida y obra 1940-2012”, in Mirtha Dermisache. Porque ¡yo escribo!, cat., MALBA e Fundación Espigas, Buenos Aires, 2017

Roland Barthes, “Cy Twombly o «Non multa sed multum»”, in L’ovvio e l’ottuso, Einaudi Editore, Torino, 1985

Roland Barthes, “Réquichot e il suo corpo”, in L’ovvio e l’ottuso, Einaudi Editore, Torino, 1985

Roland Barthes, Barthes di Roland Barthes, Einaudi Editore, Torino, 1980

Sul ciglio del significato

Michel Seuphor, écritures. Alcopley, Les Nourritures Terrestres, Paris, 1954

Lawrence Alloway, “Marks and signs” in ARK. The Journal of The Royal College of Art, nr 22, Royal College of Art, London, 1958

Altalena a bilico

Marco Giovenale, asemics. senso senza significato, Edizioni ikonaLíber, Francavilla al mare, 2023

Michael Betancourt, “Semiotic Degree Zero: Drawriting”, in Marco Giovenale, Glitchasemics, Post-Asemic Press, 2020

Roland Barthes, all except you, con illustrazioni di Saul Steinberg, Repères édition d’art, Paris, 1983

Un silenzio prolisso

Gillo Dorfles, Ultime tendenze nell’arte d’oggi, Feltrinelli Editore, Milano, 1961

Henri Michaux, Mouvements, Editions Gallimard, Paris, 1951

Hans Magnus Enzensberger, “Flechtenkunde” in blindenschrift, Suhrkamp Verlag, Frankfurt, 1964

Il piacere del vuoto

John Cage, M – writings 67-72, Wesleyan University Press, Middletown, 1973

Michel de Certeau, L’invenzione del quotidiano, Edizioni Lavoro, Roma, 2001

Giuseppe Garrera, audio presentazione volume asemics. senso senza significato di Marco Giovenale (ascoltabile in rete, sito: slowforward.net), Studio Campo Boario, Roma, 3 marzo 2023

Roland Barthes, La grana della voce. Interviste 1962-1980, Einaudi Editore, Torino, 1986

Roland Barthes, Barthes di Roland Barthes, Einaudi Editore, Torino, 1980

Roberto Calasso, “John Cage o il piacere del Vuoto”, in Panorama, rivista, 20 dicembre 1977

Gillo Dorfles, “Troppe immagini, troppi messaggi”, in Corriere della Sera, 20 giugno 1977

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da oggi, 18 gennaio @ biffi arte (piacenza): da>verso 2010-2022, le edizioni d’arte dell’accademia di brera


da>verso 2010-2022
Edizioni d’arte all’Accademia di Brera
@ Galleria Biffi Arte, Piacenza
dal 18 gennaio al 15 febbraio 2025
Inaugurazione 18 gennaio, ore 17
a cura di Susanna Gualazzini

Mostra dedicata alle edizioni da>verso, realizzate nell’ambito di progetti dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel corso della mostra, il 12 febbraio, sarà presentato un quaderno che racconta l’esperienza, con alcuni approfondimenti.

Galleria Biffi Arte
Via Chiapponi, 39 – 29121 Piacenza
da>verso 2010-2022, Edizioni d'arte all'Accademia di Brera @ Galleria Biffi Arte, Piacenza - dal 18 gennaioL’esposizione, a cura di Margherita Labbe, intende presentare la copiosa produzione artistica-editoriale di multipli che accostano grafica e poesia, realizzati nell’ambito del laboratorio didattico dell’Accademia di Belle Arti di Brera da>verso. Transizioni arte_poesia (e sue titolazioni successive), a cura dei docenti Paolo Di Vita, Chiara Giorgetti, Margherita Labbe e Anna Mariani, e del poeta Italo Testa per la parte letteraria. Obiettivo e oggetto del laboratorio, oltre al grado zero della conoscenza, ovvero a un approccio diretto e antiretorico alla poesia contemporanea, è la sperimentazione di prospettive di interazione e contaminazione, anzi di vera e propria transizione mediale, tra linguaggi e forme del testo letterario e pratica visiva in senso ampio, includendo codici e procedimenti tradizionali e di nuova tendenza.

Le edizioni coincidenze, 2×2 e non_identità, sono state presentate a Milano presso la Fondazione Mudima, la Biblioteca Nazionale Braidense, l’Archivio Ricerca Visiva – Ar.Ri.Vi. di Anna Valeria Borsari. Per alcuni anni, complice la pandemia e la sospensione dei progetti, le edizioni sono rimaste in aula chiuse in un armadio della Scuola di Grafica d’arte, e siamo lieti di proporle oggi a un pubblico piacentino, viste le forti connessioni con la cultura contemporanea della nostra città, e la presenza di numerosi piacentini tra gli ospiti e collaboratori del Progetto da>verso, e tra gli autori delle opere grafiche negli anni elaborate. La mostra, presso le sale interrate della Galleria Biffi Arte, espone un corposo “campione” dei risultati. Non essendo possibile esporre tutto il materiale, si è dovuto a malincuore operare una selezione, motivata, più che da scelte di merito (notorietà dell’artista o del poeta, impatto visivo, ecc.), da ragioni editoriali, a far sì che fossero rappresentati in modo equilibrato tutti gli autori in campo – poeti, artisti, docenti e studenti, e la grande varietà poetica e tecnologica, dando risalto ad alcuni risultati eccellenti. Tutte le edizioni saranno documentate da una slide di immagini proiettate nel nevaio della galleria.

In mostra anche alcuni esempi della linea grafica della comunicazione legata al progetto, locandine e comunicati progettati da Paolo Di Vita, autore del concept grafico di tutte le edizioni: la copertina dei multipli coincidenze, formato, piega e grafica di 2×2 e non_identità.

Il quaderno edito da Scritture che accompagna l’esposizione sarà presentato il 12 febbraio. Racconta sinteticamente dieci anni di attività, e ospita brevi saggi che approfondiscono alcuni aspetti strutturali dell’intero progetto, in primis l’identità della grafica contemporanea e il concetto di “traduzione” tra lingue e linguaggi e con media differenti, oltre a focus su personaggi che sono stati protagonisti, il poeta Angelo Lumelli, scomparso nel 2024, e Adriano Spatola, figura fondamentale della Poesia visiva e concreta.

Il progetto da>verso e le edizioni sono documentate dal sito da>verso.wordpress.com, creato e aggiornato da Chiara Giorgetti, dove si può leggere in pdf la prima pubblicazione del 2011, vedere immagini di mostre e opere, visionare le videoregistrazioni di Roberto Dassoni di alcuni reading e incontri.

Sarebbe un’ardua impresa elencare tutti gli artisti e poeti coinvolti nel progetto, e inquietante sarebbe prendere atto e dare notizia di quanti siano venuti meno nell’arco di poco più di dieci anni – suonerebbe più come un elenco di epitaffi alla Spoon River. Auspichiamo che i più giovani colgano e sviluppino l’eredità vivente dei contenuti di questo progetto, la profondità storica, il pensiero e la sperimentazione artistica, campo di indagine aperta in molteplici direzioni.

#12Febbraio #2x2 #AccademiaDiBelleArtiDiBrera #AccademiaDiBrera #AdrianoSpatola #AngeloLumelli #AnnaMariani #AnnaValeriaBorsari #ArRiVi_ #ArchivioRicercaVisiva #arte #BibliotecaNazionaleBraidense #ChiaraGiorgetti #Coincidenze #daVerso #FondazioneMudima #GalleriaBiffiArte #ItaloTesta #MargheritaLabbe #nonIdentità #PaoloDiVita #poesia #ricerca #RobertoDassoni #scritture #ScuolaDiGraficaDArte #sperimentazioni #SusannaGualazzini #transizioniArtePoesia

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oggi, 18 gennaio, a bologna: “observatorium” @ labs contemporary art


Elisabeth Scherffig
Observatorium
A cura di Angela Madesani

18 gennaio – 5 aprile 2025
Opening 18 gennaio 2025, h. 17-21
Labs Contemporary Art
Via Santo Stefano 38, Bologna

Elisabeth Scherffig, Untitled, 2024. Pastello su carta Arches, 130 x 110 cm
Elisabeth Scherffig, Untitled, 2024. Pastello su carta Arches, 130 x 110 cm

Sabato 18 gennaio 2025 inaugura presso LABS Contemporary Art la mostra di Elisabeth Scherffig dal titolo Observatorium.

È la prima mostra dell’artista tedesca ospitata dallo spazio bolognese. Una rassegna con una ventina di lavori datati fra gli anni Settanta e oggi, tesa a indagare la metodologia operativa di Scherffig, attenta indagatrice del suo circostante, attraverso il disegno, il calco, la scultura. La rassegna è curata dalla storica dell’arte Angela Madesani.

Nel suo lavoro, l’artista privilegia lo sguardo sullo spazio urbano e sulla natura, che considera un organismo in continua metamorfosi. Indagando tale processo, ha realizzato dei cicli di disegni alcuni in scala monumentale di luoghi in trasformazione.

Non si tratta di un percorso cronologico, quanto di dialoghi tra opere, in cui è possibile cogliere dei fils rouges che testimoniano la coerenza della sua ricerca.

Observatorium opera in due sensi: da una parte è relativo all’atteggiamento dell’artista nei confronti del circostante, dall’altra è la possibilità che lo spettatore ha di entrare nella sua ricerca, che richiede attenzione e puntualità.

Elisabeth Scherffig è nata a Düsseldorf nel 1949 e vive a Milano dal 1971.
Recenti mostre personali: “Contrappunto”, Teatro Massimo e Palazzo Butera, Palermo, 2023 (testo di C. Gulli); “Elisabeth Scherffig”, THE OPEN BOX, Milano, 2023 (a cura di G. L. Marcone); “Le mani sulla città”, Studio Paolo Pessarelli, Milano, 2022 (a cura di A. Madesani); “Sostituzioni”, Casa Museo Boschi Di Stefano, Milano, 2021.
Recenti mostre collettive: “Artenumero”, Museo Archeologico Regionale, Aosta, 2024 (a cura di A. Madesani); “Fragmente”, Ribot Gallery, Milano, 2024 (a cura di G. L. Marcone e M. Villa); “ORO&BLU”, Nuova Galleria Morone, Milano, 2022 (a cura di V. Coen).
Sue opere saranno esposte nello stand di LABS Contemporary Art ad Arte Fiera, Bologna (7-9 febbraio 2025), a Drawing Now Paris, Parigi (27-30 Marzo 2025) e ad Art Paris, Parigi (3-6 Aprile 2025).

Elisabeth Scherffig, Bologna, 2013. Grafite su 3 strati di carta svedese 134 x 140 cm
Elisabeth Scherffig, Bologna, 2013. Grafite su 3 strati di carta svedese 134 x 140 cm

Elisabeth Scherffig, Untitled, 2024. Pastello su carta Arches, 90 x 70 cm
Elisabeth Scherffig, Untitled, 2024. Pastello su carta Arches, 90 x 70 cm

Labs Contemporary Art
Via Santo Stefano 38, Bologna

Orari
Martedì-sabato: h. 10-13 e 15-19 o su appuntamento

#AngelaMadesani #art #arte #ElisabethScherffig #LabsContemporaryArt #Observatorium

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l’œil écoute / bernard parmegiani. 1970


youtu.be/pQL8GHzkcwM?si=NRBDj0…

#audio #BernardParmegiani #experimentalMusic #music #musicA_ #musicaDiRicerca #musiqueDeRecherche

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21 gennaio, reggio emilia: presentazione di “casino conolly”, di mariangela guatteri


Casino Conolly, di Mariangela Guatteri (il verri edizioni, 2024) a Reggio Emilia, Librerie.coop All’Arco: martedi 21 gennaio alle ore 18.

#CasinoConolly #edizioniDelVerri #ilVerri #ilVerriEdizioni #LibrerieCoopAllArco #MariangelaGuatteri #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca

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