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Meno fumatori, ma più sigarette illegali: nell’UE il mercato illecito supera il 10 per cento
@news
eunews.it/2026/06/03/meno-fuma…
"Se si vogliono adottare regolamentazioni ferme, proibitive e restrittive non ci si può stupire per l'emergere di un mercato illecito parallelo per quei prodotti", ha commentato Stefano Betti durante la presentazione del report realizzato da KPMG
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Il leader della maggioranza repubblicana al Senato John Thune viene ormai chiamato "l'uomo che ne ha abbastanza di Trump"

Come Donald Trump affronta quello che sembra essere un calo sostenuto dei sondaggi, il leader della maggioranza al Senato John Thune (R-SD) è emerso come un critico sempre più esplicito del presidente, segnando un notevole cambiamento nella volontà della leadership repubblicana di discostarsi pubblicamente da Trump su questioni chiave.

L'ultimo attrito è emerso martedì quando Thune ha dato un pollice in giù alla nomina di Trump il controverso Bill Pulte per sostituire il direttore uscente dell'intelligence nazionale Tulsi Gabbard. Pulte, che presta servizio come Il direttore della Federal Housing Finance Agency (FHFA) è stato criticato per aver sfruttato la sua posizione per prendere di mira i nemici politici del presidente.

rawstory.com/trump-thune-split…

@Politica interna, europea e internazionale

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I poliziotti di Filadelfia ammettono di stare monitorando “attività del Primo Emendamento” critiche nei confronti dell'intelligenza artificiale

Un documento delle forze dell'ordine ottenuto da The Intercept mostra che la polizia analizza i social media alla ricerca di post contrari ai data center di intelligenza artificiale.

@eticadigitale

theintercept.com/2026/06/01/ai…

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Citazione del giorno del co-fondatore di Oracle Larry Ellison: "I cittadini si comporteranno al meglio, perché registriamo e segnaliamo costantemente tutto ciò che accade" — un terribile avvertimento sull'erosione della privacy

Il leggendario tecnologo Larry Ellison ha delineato una visione per uno stato di sorveglianza sempre più aggressivo nel 21° secolo

techradar.com/pro/quote-of-the…

@privacypride

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I legislatori del Regno Unito chiedono al governo di abbandonare il contratto con il servizio sanitario nazionale di Palantir

Il comitato afferma che un piccolo numero di fornitori sta bloccando i piani del governo digitale

@politica

theregister.com/software/2026/…

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Alfredo Facchini

L’MSI NON HA MAI FATTO COSE BUONE

Quella sera a Sezze Romano. Quella sera del 28 maggio 1976. Un venerdì nero. Sezze è un piccolo centro di provincia, arroccato sui monti attorno a Latina. Ventimila anime. Una lunga tradizione antifascista: la “Stalingrado dei Lepini”.

Siamo in piena campagna elettorale per le politiche del 21 giugno. Piazza IV Novembre. Sono passate da poco le 20. Il comizio del deputato del MSI, Sandro Saccucci, è appena cominciato. La piazza rumoreggia. Ribolle. Bordate di fischi.

Saccucci urla: «Se non mi volete ascoltare con le buone, mi ascolterete con questa!», e brandisce una pistola. Pochi istanti dopo, il camerata Saccucci spara in aria. Non era mai accaduto nella storia dell’Italia repubblicana che un parlamentare sparasse durante un comizio elettorale. Ma Saccucci si sente coperto dall’immunità parlamentare.

Parte una sassaiola. Saccucci ordina la ritirata. Ma non è una fuga: è un raid.
Il corteo di uomini e auto è guidato dal maresciallo dei carabinieri e agente del SID, Francesco Troccia, originario di Sezze. Da una decina di auto cariche di camerati partono spari all’impazzata. Colpi anche contro l’abitazione del sindaco. Da una Simca Mille verde esplodono colpi di pistola ad altezza d’uomo.

Sul selciato resta ucciso Luigi Di Rosa, un giovane iscritto al Partito Comunista. Antonio Spirito, militante di Lotta Continua, è ferito a un polpaccio.

Luigi Di Rosa ha 21 anni. Secondogenito di un muratore, è iscritto alla FGCI. Quel giorno ha lavorato con il padre per finire una scala alla periferia del paese.
Stava tornando a casa, una modesta abitazione in via Roma, quando si è trovato nel mezzo della spedizione punitiva dei gorilla di Saccucci.

A sparargli è stato Pietro Allatta, 44 anni, fanatico nazifascista. Ad Aprilia, dove vive, lo conoscono tutti: rissoso, violento. Ha chiamato il figlio Benito. Allatta gira in camicia nera, sempre armato, accompagnato da due dobermann. Nella sua abitazione i carabinieri trovano un arsenale. Sulle pareti, ritratti di Mussolini e Hitler. Ha fondato un gruppuscolo chiamato “Aquila Romana”.

È lui l’assassino. È lui uno degli sgherri di Saccucci. Il deputato missino, ex maggiore dei parà, era già finito sotto inchiesta ai tempi del tentato golpe Borghese nel 1970. Il principe Junio Valerio Borghese lo considerava il suo “delfino”. Ma tutto finì in un nulla di fatto: la Camera negò l’autorizzazione a procedere.

Eppure Saccucci viene rieletto alle elezioni del 1976. Il 27 luglio la Camera autorizza il suo arresto per l’omicidio di Luigi Di Rosa, cospirazione politica e istigazione all’insurrezione armata (per il golpe Borghese). Saccucci fugge all’estero: prima nel Regno Unito, poi in Francia, Spagna e infine in Argentina. Pietro Allatta, riconosciuto colpevole, viene condannato a 13 anni. Ne sconta solo 8.

Saccucci, condannato in primo e secondo grado per concorso morale nell’omicidio, è assolto in Cassazione. Colpevole solo di reati minori, ormai prescritti.

Mariella, sorella di Luigi, dice:
«La cosa che mi lascia più sgomenta e mi addolora è la certezza che mio fratello non ha avuto giustizia fino in fondo. Responsabilità e complicità non sono state acclarate completamente. I responsabili della sua morte sono stati processati, ma alla fine tutto si è risolto con pene lievi, assurdamente sproporzionate alla gravità del gesto compiuto.»

Questo era, negli anni ’70, il partito di La Russa, Meloni, Rampelli e compagnia cantante. Oggi la Meloni fa la smemorata, quando urbi et orbi dichiara: «Il MSI ha combattuto la violenza politica.» Dirà che all’epoca non era ancora nata. Ma tanto nessuno glielo ricorderà. Anzi, le è consentito fare l’apologia di un partito nato dai reduci collaborazionisti di Salò.

Un partito che accolse con entusiasmo, come titolò Il Secolo d’Italia nel novembre 1969, il rientro di Ordine Nuovo fondato da Pino Rauti.
Un partito che ospitò Carlo Maria Maggi (condannato per la strage di Piazza della Loggia), Paolo Signorelli (del comitato centrale MSI, condannato per banda armata), Stefano Delle Chiaie, Franco Freda (Strage di piazza Fontana)

Come dimenticare quella Tribuna Politica del 1970, quando Giorgio Almirante auspicò un colpo di Stato all’ellenica, come quello dei colonnelli greci, per “salvare l’Italia dal comunismo”?

Anni in cui, nel novembre 1971, il procuratore generale di Milano Luigi Bianchi D’Espinosa aprì un’inchiesta contro Almirante e l’MSI per ricostituzione del partito fascista, a causa delle continue violenze squadriste e degli attentati firmati da militanti missini.

Il 24 maggio 1973 la Camera concesse l’autorizzazione a procedere contro Almirante. Il 6 giugno 1973 partì il processo contro Ordine Nuovo, che ne determinò infine lo scioglimento.

Un partito che chi usa il galateo istituzionale definirebbe “impresentabile”. Chi scrive, che è più terra terra, lo definisce per quello che è stato: un partito fascista e fuorilegge, che ha fatto dello squadrismo la sua ragione sociale.

#AlfredoFacchini #Sezzeromano #LuigiDiRosa #SandroSaccucci #PietroAllatta
#AquilaRomana #anni70 #squadrismofascista

#28maggio1976 #MSI #JunioValerioBorghese
@politica
@zapruder

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Zingaretti (S&D): “Bisogna riaccendere il dialogo nel Mediterraneo, mettendo al centro le persone”
@news
eunews.it/2026/06/03/zingarett…
L'eurodeputato : "Inizia il percorso parlamentare per un nuovo patto per il Mediterraneo"
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In memoria di Carola Frediani. Il ricordo di Dyne per la scomparsa della più brava giornalista italiana di temi cybersec

Carola era più di una semplice giornalista tecnologica: la sua voce, sempre precisa e indipendente, illuminava fatti profondi, condividendo con il pubblico le complessità tecniche, politiche e umane delle storie che raccontava.

news.dyne.org/in-memory-of-car…

@informatica

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Dichiarazione di Leida sull'intelligenza artificiale e la matematica


@matematica

Questa dichiarazione chiede azioni per affrontare le sfide poste dal utilizzo dell'intelligenza artificiale nella ricerca matematica. È il risultato di un'iniziativa comunitaria ed è approvato dall'Internazionale Unione Matematica (IMU).

Gli sviluppi tecnologici hanno ripetutamente trasformato la pratica della matematica. Le recenti tecnologie di intelligenza artificiale, compresi i metodi simbolici e neurali per la generazione e la formalizzazione della matematica, potrebbero aver già dato inizio a un capitolo significativo di questa lunga storia. Tra i ricercatori, l'intelligenza artificiale ha suscitato un'ampia gamma di reazioni: entusiasmo per il suo potenziale di produrre nuove scoperte; intimidazione per il ritmo degli sviluppi; indifferenza verso questi rapidi cambiamenti; preoccupazione per le implicazioni, sia per la matematica che per la società in generale.

I matematici possono scegliere se e come adottare l'intelligenza artificiale nello svolgimento delle loro ricerche. Hanno anche la responsabilità di garantire il continuo sviluppo della disciplina. Questa Dichiarazione invita i matematici ad esercitare questa responsabilità e fornisce raccomandazioni per individui, istituzioni, governo e industria.

Sebbene adottiamo la prospettiva della ricerca matematica, gran parte di ciò che scriviamo si applica anche ad altri aspetti della matematica. Ciò include il lavoro nelle scienze matematiche più ampie, l’istruzione, il tutoraggio, l’editoria, i finanziamenti, la politica scientifica e l’uso della matematica nel resto del mondo.


leidendeclaration.ai/

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La Commissione UE nomina l’Inviato speciale per l’IA industriale, è Hagemann Snabe
@news
eunews.it/2026/06/03/la-commis…
Bruxelles – La Commissione europea ha nominato oggi (3 giugno) il danese Jim Hagemann Snabe, che ha una esperienza di 25 anni nel settore dell’IT, quale Inviato Speciale per l’Intelligenza Artificiale Industriale. In questo ruolo, fornirà consulenza alla presidente dell’esecutivo
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Chip, cloud e IA: Bruxelles lancia il Pacchetto sulla sovranità tecnologica
@news
eunews.it/2026/06/03/chip-clou…
L'iniziativa punta a ridurre la dipendenza dalle forniture di Paesi terzi, in particolare Stati Uniti e Cina. Tra i provvedimenti previsti, figurano il potenziamento della produzione 'made in UE' di semiconduttori e l'aumento delle capacità dei datacenter domestici
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Quelle nane rosse che mancano all’appello

@astronomia

Tra le nane rosse c’è un significativo deficit di astri in corrispondenza di una massa ben definita, pari a circa il 35% di quella del Sole. Lo conferma uno studio guidato dall’Inaf e dallo Space Telescope Science Institute che, grazie ai dati di Euclid, hanno osservato questo ‘gap’ per la prima volta in un antico ammasso di stelle. La scoperta

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La Commissione Europea propone un pacchetto sulla sovranità tecnologica per rafforzare l'autonomia e la resilienza digitale dell'Europa.

@Informatica (Italy e non Italy)

La Commissione ha presentato oggi il Pacchetto sulla sovranità tecnologica europea , un insieme di misure volte a rafforzare le capacità dell'Europa nei settori dei semiconduttori, dell'intelligenza artificiale (IA), del cloud e dell'open source.
La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha dichiarato:

“Non possiamo permetterci di dipendere da altri per le tecnologie che garantiscono il funzionamento dei nostri ospedali, la stabilità delle nostre reti energetiche e la sicurezza dei nostri servizi. Si tratta di proteggere i nostri cittadini, difendere i nostri interessi e fare le nostre scelte. L'Europa ha il talento, l'eccellenza nella ricerca, la base industriale e il mercato unico. Insieme, dobbiamo trasformare questi punti di forza in sovranità tecnologica”.

Il pacchetto comprende due proposte legislative - il Chips Act 2.0 e il Cloud and AI Development Act - nonché la strategia per l'open source e una tabella di marcia strategica per la digitalizzazione e l'intelligenza artificiale nel settore energetico .

ec.europa.eu/commission/pressc…

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CVE-2026-42945 (NGINX Rift): vulnerabilità critica attivamente sfruttata — aggiornare subito
#tech
spcnet.it/cve-2026-42945-nginx…
@informatica


CVE-2026-42945 (NGINX Rift): vulnerabilità critica attivamente sfruttata — aggiornare subito


Il 13 maggio 2026 il team di ricerca di Depthfirst ha reso pubblici i dettagli tecnici di CVE-2026-42945, una vulnerabilità critica nel modulo ngx_http_rewrite_module di NGINX, immediatamente ribattezzata NGINX Rift. Appena tre giorni dopo la divulgazione, i sistemi canary di VulnCheck hanno rilevato tentativi di sfruttamento attivo in the wild. Con oltre 5,7 milioni di istanze NGINX esposte su Internet che eseguono versioni potenzialmente vulnerabili, questo CVE richiede attenzione immediata da parte di tutti gli amministratori di sistema.

Cos’è e come funziona la vulnerabilità


CVE-2026-42945 è una vulnerabilità di memory corruption (heap-based buffer overflow) che risiede nel modulo di riscrittura URL di NGINX. Il problema nasce da un errore nel calcolo del buffer di destinazione quando vengono usate capture non nominati (i riferimenti $1, $2, ecc.) nelle direttive rewrite.

Il bug si manifesta quando sono presenti tutte e tre queste condizioni nella configurazione di NGINX:

  1. Una direttiva rewrite con capture non nominati (es. $1, $2)
  2. Una stringa di sostituzione che contiene un punto interrogativo (parametri GET)
  3. Un’ulteriore direttiva rewrite, if, o set successiva

In questa configurazione, NGINX calcola la dimensione del buffer usando un insieme di assunzioni sull’escape dei caratteri, ma poi scrive nel buffer con assunzioni diverse. Il risultato è una scrittura oltre i limiti del buffer allocato — un classico heap overflow. La cosa particolarmente insidiosa è che i byte scritti oltre il buffer sono determinati dall’URI dell’attaccante, rendendo la corruzione controllabile e quindi molto più pericolosa di un semplice crash casuale.

Esempio di configurazione vulnerabile


Ecco un pattern di configurazione che espone l’istanza NGINX all’exploit:

server {
    listen 80;
    server_name example.com;

    location / {
        # Configurazione VULNERABILE: capture non nominato ($1) + "?" nella sostituzione
        rewrite ^/vecchio/(.*)$ /nuovo/?id=$1 last;
        
        # La presenza di questa seconda direttiva aggrava il problema
        rewrite ^/nuovo/(.*)$ /index.php?path=$1 last;
    }
}

La versione sicura usa capture nominati:
server {
    listen 80;
    server_name example.com;

    location / {
        # Configurazione SICURA: uso di capture nominati
        rewrite ^/vecchio/(?P<slug>.*)$ /nuovo/?id=${slug} last;
        rewrite ^/nuovo/(?P<path>.*)$ /index.php?path=${path} last;
    }
}

Impatto: DoS garantito, RCE possibile


L’impatto della vulnerabilità dipende dalla configurazione del sistema operativo:

  • Denial of Service (DoS): ottenibile su qualsiasi configurazione NGINX vulnerabile. Richieste HTTP ripetute mantengono i worker process in un crash loop, degradando la disponibilità di tutti i virtual host serviti dall’istanza.
  • Remote Code Execution (RCE): teoricamente possibile, ma richiede che l’Address Space Layout Randomization (ASLR) sia disabilitata sul server target. Su sistemi Linux moderni con ASLR abilitata (la configurazione predefinita), il RCE è significativamente più difficile da ottenere.

Il proof-of-concept pubblico rilasciato da Depthfirst dimostra il DoS in modo affidabile e ripetibile.

Versioni affette


La vulnerabilità colpisce:

  • NGINX Open Source: versioni dalla 0.6.27 alla 1.30.0 inclusa
  • NGINX Plus: versioni dalla R32 alla R36
  • Prodotti F5 che incorporano NGINX: NGINX Ingress Controller, F5 WAF for NGINX, F5 DoS for NGINX e altri


Come verificare la propria esposizione


Prima di aggiornare, è utile capire se la propria configurazione è effettivamente sfruttabile. Non basta avere una versione vulnerabile: è necessario che sia presente il pattern di configurazione critico.

Cerca nelle tue configurazioni il pattern problematico:

# Cerca direttive rewrite con $1, $2, ecc. seguite da "?"
grep -rn 'rewrite.*\$[0-9].*?' /etc/nginx/

# Verifica la versione installata
nginx -v

Su sistemi Debian/Ubuntu puoi controllare se il pacchetto è già stato aggiornato:
apt-cache policy nginx
apt-cache policy nginx-full

Patch e mitigazioni disponibili


F5 ha già rilasciato le versioni corrette:

  • NGINX Open Source 1.31.0 (versione mainline) e 1.30.1 (versione stable)
  • NGINX Plus R36 P4 e R32 P6
  • F5 WAF for NGINX v5.13.0
  • F5 DoS for NGINX v4.9.0

Le principali distribuzioni Linux stanno rilasciando pacchetti aggiornati:

# Debian/Ubuntu
sudo apt update && sudo apt upgrade nginx

# AlmaLinux/RHEL/CentOS
sudo dnf update nginx

# Verifica la versione dopo l'aggiornamento
nginx -v && nginx -t

Se non è possibile aggiornare immediatamente, la mitigazione ufficiale di F5 consiste nel convertire tutti i capture non nominati in capture nominati nelle direttive rewrite, come mostrato nell’esempio di configurazione sicura sopra.

Considerazioni operative


Alcuni aspetti pratici da tenere a mente durante la risposta a questo incidente:

L’aggiornamento di NGINX su sistemi in produzione richiede tipicamente un graceful reload (nginx -s reload) che non interrompe le connessioni esistenti. Tuttavia, se si installa una nuova versione del pacchetto, potrebbe essere necessario un riavvio del processo:

# Reload della configurazione (zero-downtime)
nginx -s reload

# Oppure tramite systemd
systemctl reload nginx

# Riavvio completo (se necessario dopo aggiornamento del binario)
systemctl restart nginx

Per ambienti containerizzati con NGINX come base image, è necessario ricostruire e ridistribuire i container aggiornando la versione base dell’immagine. Se si usa NGINX Ingress Controller su Kubernetes, aggiornare il deployment del controller.

Conclusione


CVE-2026-42945 è una vulnerabilità seria che merita risposta rapida. Sebbene non tutte le istanze NGINX siano sfruttabili (dipende dalla configurazione delle direttive rewrite), il DoS è ottenibile su qualsiasi sistema vulnerabile con il pattern critico e lo sfruttamento attivo è già confermato. La patch è disponibile, la migrazione alla versione 1.30.1 o 1.31.0 è il percorso consigliato. In alternativa, la conversione ai capture nominati nelle configurazioni rewrite offre una mitigazione efficace nell’immediato.

Fonti: Help Net Security, Depthfirst Security Research, F5 Security Advisory K000161019, VulnCheck


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Linux Network Bonding: configurare la ridondanza e il bilanciamento del carico delle interfacce di rete
#tech
spcnet.it/linux-network-bondin…
@informatica


Linux Network Bonding: configurare la ridondanza e il bilanciamento del carico delle interfacce di rete


Cos’è il Network Bonding su Linux?


Il network bonding (detto anche NIC bonding, link aggregation o NIC teaming) è una tecnica che consente di unire due o più interfacce di rete fisiche in un’unica interfaccia logica. Il risultato? Maggiore larghezza di banda, ridondanza contro i guasti, o entrambi — a seconda della modalità scelta.

Il kernel Linux gestisce tutto questo tramite il modulo bonding, disponibile di default in quasi tutte le distribuzioni moderne. L’interfaccia bond appare al sistema operativo e alle applicazioni come una singola NIC: tutto il traffico la attraversa in modo trasparente.

Importante: il bonding non è la stessa cosa del bridging. Un bridge connette segmenti di rete separati; il bonding aggrega più interfacce in una sola. Scopo diverso, configurazione diversa. Inoltre, le interfacce Wi-Fi generalmente non sono compatibili con il bonding — i driver wireless non supportano la modalità promiscua e la manipolazione dei MAC address che il bonding richiede. Usate esclusivamente NIC Ethernet cablate.

Le 7 modalità di bonding


La scelta della modalità è la decisione più importante nell’intera configurazione. Ecco una panoramica pratica:

Mode 0 — Round-Robin (balance-rr)


I pacchetti vengono trasmessi in sequenza su tutte le interfacce. Offre bilanciamento del carico e tolleranza ai guasti, ma richiede una configurazione di static link aggregation sullo switch. Senza di essa si verificano pacchetti fuori sequenza e prestazioni scadenti.

Mode 1 — Active-Backup


Una sola interfaccia è attiva alla volta. Se quella attiva cade, subentra immediatamente una di riserva. Non richiede configurazione sullo switch: è la modalità più sicura e compatibile. Usatela se il vostro obiettivo è la pura ridondanza.

Mode 4 — 802.3ad (LACP)


Link Aggregation dinamica secondo lo standard IEEE 802.3ad. Richiede uno switch gestito con LACP abilitato. È la modalità più usata in ambienti enterprise: se il vostro switch lo supporta, questa è la scelta per la produzione.

Mode 6 — Balance-ALB


Bilancia sia il traffico in uscita sia quello in entrata tramite negoziazione ARP. Non richiede configurazione sullo switch: ottima scelta per home lab o server senza switch gestiti.

Per home lab senza switch gestito: Mode 1 (failover) o Mode 6 (load balancing). Per server di produzione con switch gestito: Mode 4 (LACP).

Prerequisiti


Prima di iniziare, verificate di avere:

  • Due o più NIC fisiche (o virtuali, in una VM)
  • Accesso root o sudo
  • Il modulo bonding del kernel (incluso nella maggior parte delle distribuzioni)

Verificate che il modulo sia disponibile:

modinfo bonding

Caricatelo immediatamente se necessario:
sudo modprobe bonding

Identificate le vostre interfacce prima di toccare qualsiasi configurazione:
ip link show

Sui sistemi moderni vedrete nomi come enp3s0, enp4s0 oppure eth0, eth1. Annotateli.

Metodo 1: NetworkManager con nmcli (desktop e server moderni)


Se usate Ubuntu, Fedora, Debian con NetworkManager o qualsiasi distribuzione desktop, questo è l’approccio più diretto. NetworkManager supporta il bonding in modo nativo da anni.

Creare prima l’interfaccia bond:

sudo nmcli con add type bond con-name bond0 ifname bond0 bond.options "mode=active-backup,miimon=100"

Aggiungere le interfacce fisiche come slave del bond:
sudo nmcli con add type ethernet slave-type bond con-name bond0-slave1 ifname enp3s0 master bond0
sudo nmcli con add type ethernet slave-type bond con-name bond0-slave2 ifname enp4s0 master bond0

Assegnare un indirizzo IP statico al bond:
sudo nmcli con modify bond0 ipv4.addresses 192.168.1.100/24 ipv4.gateway 192.168.1.1 ipv4.dns 1.1.1.1 ipv4.method manual

Oppure usare DHCP:
sudo nmcli con modify bond0 ipv4.method auto

Attivare la connessione:
sudo nmcli con up bond0

Verificare che il bond funzioni:
cat /proc/net/bonding/bond0

L’output mostrerà l’interfaccia slave attiva, lo stato MII, velocità e duplex di ogni NIC. Questo file è il vostro migliore alleato per il troubleshooting.

Metodo 2: systemd-networkd (server e installazioni minimali)


Per server senza NetworkManager, systemd-networkd gestisce il bonding in modo pulito. Adatto a Ubuntu Server, Debian minimale e configurazioni snelle.

Creare il file netdev per il bond:

sudo nano /etc/systemd/network/10-bond0.netdev
[NetDev]
Name=bond0
Kind=bond

[Bond]
Mode=active-backup
MIIMonitorSec=100ms
UpDelaySec=200ms
DownDelaySec=200ms

Configurare la rete per l’interfaccia bond:
sudo nano /etc/systemd/network/20-bond0.network
[Match]
Name=bond0

[Network]
DHCP=yes

Creare un file per ogni interfaccia slave (uno per NIC):
sudo nano /etc/systemd/network/30-bond0-slave1.network
[Match]
Name=enp3s0

[Network]
Bond=bond0

Riavviare il servizio e verificare:
sudo systemctl restart systemd-networkd
cat /proc/net/bonding/bond0

Metodo 3: Netplan (Ubuntu Server 18.04+)


Ubuntu Server usa Netplan come layer di configurazione di rete predefinito. Modificate il file di configurazione (di solito /etc/netplan/01-netcfg.yaml):

network:
  version: 2
  renderer: networkd
  ethernets:
    enp3s0:
      dhcp4: no
    enp4s0:
      dhcp4: no
  bonds:
    bond0:
      interfaces:
        - enp3s0
        - enp4s0
      addresses:
        - 192.168.1.100/24
      routes:
        - to: default
          via: 192.168.1.1
      nameservers:
        addresses:
          - 1.1.1.1
      parameters:
        mode: active-backup
        mii-monitor-interval: 100
        primary: enp3s0

Applicare la configurazione:
sudo netplan apply

Consiglio: su macchine remote, usate sudo netplan try prima di applicare definitivamente. Il comando applica la configurazione temporaneamente e la ripristina automaticamente dopo 120 secondi se non viene confermata — una rete di sicurezza preziosa.

Test del failover


Una volta configurato il bond, testate che il failover funzioni davvero. Con il bond attivo, simulate il guasto di una NIC scollegando fisicamente il cavo o disabilitando l’interfaccia via software:

sudo ip link set enp3s0 down

Il traffico dovrebbe continuare a fluire sull’interfaccia secondaria senza interruzioni percepibili. Verificate:
cat /proc/net/bonding/bond0

Il campo Currently Active Slave mostrerà la NIC di backup ora attiva.

Comandi utili per il monitoraggio

# Stato dettagliato del bond
cat /proc/net/bonding/bond0

# Statistiche di traffico per interfaccia
ip -s link show bond0

# Link failure count per slave
grep -A2 "Slave Interface" /proc/net/bonding/bond0

Problemi comuni e soluzioni


L’interfaccia bond non ha IP dopo il reboot: verificate che le connessioni NetworkManager siano impostate su autoconnect, oppure che i file systemd-networkd siano nel percorso corretto (/etc/systemd/network/).

Un solo slave risulta attivo anche in modalità round-robin o LACP: lo switch non è configurato correttamente per il LAG. Controllate la configurazione delle porte sullo switch.

I ping drop durano più del previsto durante il failover: aumentate il valore di UpDelaySec/DownDelaySec — un valore troppo basso può causare flapping. Valori tipici: 200ms per il down, 0ms per l’up.

Conclusione


Il network bonding su Linux è una soluzione matura, stabile e sorprendentemente semplice da configurare su distribuzioni moderne. Che vogliate ridondanza per un server critico o maggiore throughput per trasferimenti locali, i tre metodi descritti — nmcli, systemd-networkd e Netplan — coprono la quasi totalità degli scenari reali. Iniziate con Mode 1 (active-backup) se siete alle prime armi: non richiede switch gestito ed entra in produzione in pochi minuti.

Fonte: Linux Network Bonding: Combine Network Interfaces — LinuxBlog.io


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Italia, l’UE non chiude la procedura per deficit eccessivo. È solo congelata
@news
eunews.it/2026/06/03/italia-lu…
La decisione contenuta nel pacchetto del semestre europeo. Il governo ottiene concessioni sulla spesa per l'energia, per la gioia di Giorgetti. Paese bacchettato anche per i pochi progressi nella lotta alla povertà
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Perchè utilizzare i semi in cucina alleati preziosi per aggiungere fibre,


I semi sono tra gli ingredienti più semplici per arricchire la cucina quotidiana.

Pur essendo piccoli, apportano sapore, consistenza e varietà, e possono essere utilizzati in quasi ogni momento del pasto.

Sono alleati preziosi in cucina per aggiungere fibre, acidi grassi essenziali e sali minerali, spesso utilizzati a crudo per insalate, tostati o ammollati per creare gel.

@Cucina e ricette
#cucina #Semi #Alimentazione #Salute #dieta #mastodon #friendica #fediverso

blog.giallozafferano.it/lacuci…

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Le aziende utilizzano Reddit per manipolare ChatGPT e la ricerca basata sull'intelligenza artificiale di Google.

@Etica Digitale (Feddit)

Le aziende che si occupano di terapie ormonali e peptidiche stanno inviando spam in modo subdolo su Reddit nel tentativo di far sì che i loro post vengano indicizzati da chatbot basati sull'intelligenza artificiale. La strategia consiste nel manipolare sistematicamente le risposte fornite dai chatbot, alterando il materiale di origine da cui questi ultimi attingono i dati, in questo caso una popolare community di Reddit.

404media.co/companies-are-usin…


Companies Are Using Reddit to Manipulate ChatGPT and Google AI Search


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The moderators of the biohacking subreddit say that peptide and hormone replacement therapy companies have been surreptitiously spamming Reddit in an attempt to get their posts scraped by AI chatbots. The strategy is an effort to systematically manipulate the answers provided by chatbots by manipulating the underlying source material that those chatbots will scrape—in this case, a popular Reddit community.

In a post last week, the moderators of r/biohackers said they would be banning new posts about peptides and hormone replacement therapy (HRT) because of attempted manipulation by the companies that make, market, and sell them. r/Biohackers is a long-running subreddit about using supplements, experimental pharmacology, and other longevity or fitness-adjacent themes; peptides and HRT have become a wildly popular topic of discussion on the subreddit, especially as companies try to market them off-label or as grey-market compounds.

“As AI search engines increasingly pull answers from Reddit, companies are using us for AEO. On top of that, there's been an explosion of peptide interest and AI usage flooding the sub. Together, this has put serious pressure on content quality,” a post by the moderators read.

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Feddit Un'istanza italiana Lemmy ha ricondiviso questo.

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Ciao Carola


@Informatica (Italy e non Italy)
Ci sono notizie che arrivano come un pugno nello stomaco. Quella della morte di Carola Frediani è una di quelle. Per chi vive e lavora nel mondo della cybersecurity italiana, Carola non era semplicemente una giornalista. Era una presenza costante. Una delle poche persone capaci di osservare il nostro settore con lucidità, spirito critico e […]
L'articolo Ciao Carola proviene da


Ciao Carola


Ci sono notizie che arrivano come un pugno nello stomaco.

Quella della morte di Carola Frediani è una di quelle.

Per chi vive e lavora nel mondo della cybersecurity italiana, Carola non era semplicemente una giornalista. Era una presenza costante. Una delle poche persone capaci di osservare il nostro settore con lucidità, spirito critico e una rara capacità di distinguere il rumore dai fatti.

In un’epoca in cui tutto deve essere urgente, allarmistico e spettacolare, Carola aveva scelto una strada diversa: quella della comprensione.

Leggevo con attenzione la sua newsletter, seguivo i suoi articoli, i suoi approfondimenti, il suo modo di raccontare la tecnologia e la sicurezza informatica senza mai cedere alla superficialità. Riusciva a parlare tanto agli addetti ai lavori quanto a chi si avvicinava per la prima volta a questi temi, senza mai banalizzare la complessità.

Ricordo ancora con orgoglio una circostanza che mi aveva particolarmente colpito: quando citò un articolo pubblicato sul mio blog all’interno di uno dei suoi approfondimenti (la newsletter Guerre di rete sul caso SIAE) dedicati a un caso nazionale. Un gesto probabilmente normale per chi fa giornalismo con serietà, ma che per me rappresentò un riconoscimento importante. Non tanto perché proveniva da una figura autorevole del settore, quanto perché arrivava da una persona che aveva costruito la propria credibilità sulla competenza e sull’onestà intellettuale.

Negli anni, Carola è stata una delle voci che hanno contribuito a definire il dibattito italiano sulla sorveglianza digitale, sul cybercrime, sulla sicurezza delle infrastrutture, sui diritti digitali e sulle implicazioni sociali delle tecnologie che utilizziamo ogni giorno.

Ha insegnato a molti di noi che la cybersecurity non riguarda soltanto malware, ransomware e vulnerabilità. Riguarda soprattutto persone. Riguarda libertà, informazione, potere e responsabilità.

Forse è proprio questo che rende oggi così difficile accettare questa notizia.

Perché quando scompare una persona come Carola, non perdiamo soltanto una professionista. Perdiamo una voce autorevole, indipendente e profondamente necessaria.

In un settore che spesso premia chi urla più forte, lei ha dimostrato che si può lasciare un segno anche parlando con calma, documentandosi con rigore e mantenendo sempre uno sguardo umano sulle storie che raccontava.

Oggi la comunità italiana della cybersecurity è un po’ più povera.

E molti di noi si sentono improvvisamente più soli.

Grazie, Carola, per tutto quello che hai scritto, spiegato e raccontato.

Grazie per aver contribuito a costruire una cultura della sicurezza informatica più matura, più consapevole e più umana.

Ci mancherai.


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Aggiornamenti Android giugno 2026: corretta una zero-day già sfruttata in attacchi mirati


@Informatica (Italy e non Italy)
Google rilascia il bollettino di sicurezza Android per il mese di giugno 2026 con patch per 124 vulnerabilità, tra cui la zero-day CVE-2025-48595 già attivamente sfruttata. Ecco l'analisi tecnica e le contromisure per aziende e

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ChatGPhish, così una pagina web malevola trasforma l’AI in strumento di phishing


@Informatica (Italy e non Italy)
La nuova tecnica di attacco ribattezzata ChatGPhish dimostra che, nell’era dell’intelligenza artificiale, anche la semplice consultazione di una pagina web può trasformarsi in un’opportunità per gli attaccanti di manipolare la percezione degli utenti

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Avanti con transizione energetica, ricerca e lavoro di qualità: le raccomandazioni UE per gli Stati
@news
eunews.it/2026/06/03/avanti-co…
La Commissione europea pubblica la lista delle riforme mirate per tutti i 27. Dombrovskis: "Delineato un percorso chiaro"
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La Repubblica italiana va difesa da chi vuole i pieni poteri


@Politica interna, europea e internazionale
Archiviate le celebrazioni dell’ottantesimo anniversario della Repubblica, il rischio è che il significato del 2 giugno resti confinato alla dimensione della ricorrenza. In realtà, le trasformazioni che attraversano il nostro tempo – dall’indebolimento dei corpi intermedi alle

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Catasto, energia, evasione fiscale e lavoro: le raccomandazioni dell’UE all’Italia (vecchie di oltre 10 anni)
@news
eunews.it/2026/06/03/catasto-e…
La Commissione europea pubblica il documento con le indicazioni di riforme richieste da ogni Paese: per l'Italia gli stessi richiami del 2012
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Bulgaria, sei mesi dopo l’adozione dell’euro è procedura per deficit eccessivo
@news
eunews.it/2026/06/03/bulgaria-…
I conti pubblici di Sofia ben oltre la soglia del 3 per cento. Dombrovskis: "Non si spiega con la spesa aggiuntiva per la difesa, proporremo di aprire la procedura". Il Paese nell'eurozona dall'1 gennaio
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✨ DriveSurge e il sistema zTDS: migliaia di siti dirottati per distribuire ClickFix e FakeUpdates su Windows e macOS
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/drives…

@informatica


DriveSurge e il sistema zTDS: migliaia di siti dirottati per distribuire ClickFix e FakeUpdates su Windows e macOS


Si parla di:
Toggle

Un gruppo di cybercriminali tracciato come DriveSurge ha costruito un’infrastruttura di distribuzione malware su scala industriale, dirottando migliaia di siti web legittimi per veicolare campagne ClickFix e FakeUpdates. Dietro l’operazione si cela il sistema di distribuzione del traffico zTDS, che seleziona dinamicamente la trappola più efficace per ciascuna vittima. Il target: qualunque utente Windows o macOS che visiti un sito compromesso.

Chi è DriveSurge e cosa fa zTDS


DriveSurge è un threat actor di tipo malware-as-a-service specializzato nella distribuzione massiva di payload attraverso siti web compromessi. La sua infrastruttura operativa si regge sul Traffic Distribution System zTDS, un sistema sofisticato che analizza i visitatori in tempo reale — sistema operativo, geolocalizzazione, browser, orario di accesso — e li reindirizza verso la trappola ottimale, scelta tra due filoni principali: ClickFix o FakeUpdates.

I ricercatori di SilentPush hanno documentato la campagna, rilevando che DriveSurge gestisce attivamente una rete di traffic broker che monetizzano il traffico dai siti compromessi indirizzandolo verso le campagne di distribuzione. Si tratta di un modello di business criminale consolidato: chi compromette i siti raccoglie il traffico e lo vende; DriveSurge compra quel traffico e lo converte in infezioni.

ClickFix: il trucco psicologico che bypassa l’antivirus


La tecnica ClickFix si basa su un principio di social engineering brutalmente efficace: mostrare all’utente un messaggio di errore fasullo — tipicamente un avviso del browser o di un’applicazione — che invita a “risolvere il problema” incollando ed eseguendo manualmente un comando nella console PowerShell o nel terminale.

Il vantaggio per gli attaccanti è che l’utente diventa il vettore di infezione: non serve exploit, non serve privilege escalation — è la vittima stessa a lanciare il payload con i propri privilegi. Il comando incollato è solitamente una lunga stringa offuscata che scarica ed esegue il malware direttamente dalla memoria, senza scrivere file su disco che possano essere rilevati dall’antivirus.

Nella versione DriveSurge, i lure ClickFix impersonano avvisi di Google Chrome, Microsoft Edge o applicazioni enterprise, con messaggi localizzati nella lingua del visitatore. Il comando finale tipicamente esegue uno script PowerShell che:

  • Scarica un payload cifrato da un dominio compromesso o da un CDN legittimo abusato
  • Lo decifra in memoria ed esegue il dropper
  • Installa un infostealer (Lumma Stealer, Vidar, o varianti custom) o un RAT
  • Aggiunge persistenza tramite scheduled task o chiavi di registro


FakeUpdates: il classico che non tramonta


Il secondo filone, FakeUpdates (noto anche come SocGholish), simula un prompt di aggiornamento del browser: una pagina sovrapposta al sito legittimo mostra un finto avviso di aggiornamento critico per Chrome, Firefox o Edge, invitando a scaricare un file .zip o .js che contiene il dropper.

La novità documentata da SilentPush nella campagna DriveSurge è l’estensione a macOS: oltre ai target Windows classici, il sistema zTDS identifica i visitatori Apple e li reindirizza verso una variante della campagna che distribuisce script JavaScript malevoli ottimizzati per l’ecosistema macOS, scaricando payload .dmg o .pkg firmati con certificati sviluppatore ottenuti fraudolentemente.

Infrastruttura e scala dell’operazione


La campagna sfrutta migliaia di siti web WordPress, Joomla e Magento compromessi come stager di primo livello: il codice iniettato nel sito vittima è minimo e difficile da rilevare — spesso poche righe di JavaScript offuscato aggiunte a file tema o plugin — che si limita a interrogare l’infrastruttura zTDS per decidere se mostrare o meno il lure al visitatore.

Questa architettura “many-to-one” offre a DriveSurge una resilienza elevata: anche se decine di siti vengono ripuliti, l’infrastruttura centrale rimane intatta e la campagna continua su altri domini. Il sistema zTDS applica anche un meccanismo di frequency capping: lo stesso indirizzo IP non riceve il lure più di una volta in una finestra temporale definita, riducendo il rischio che ricercatori di sicurezza o sistemi automatizzati di crawling identifichino i siti compromessi.

Implicazioni per i difensori


La campagna DriveSurge richiede un approccio difensivo stratificato, poiché aggira molti controlli tradizionali:

  • Blocco delle esecuzioni PowerShell da clipboard: configurare Windows Defender Application Control (WDAC) o AppLocker per limitare l’esecuzione di PowerShell non firmato lanciato interattivamente riduce drasticamente l’efficacia di ClickFix.
  • Proxy DNS con blocco dei redirect sospetti: i sistemi zTDS usano catene di redirect multi-hop; una soluzione DNS filtering (Cisco Umbrella, Cloudflare Gateway) che blocchi i redirect a dominio nuovo può interrompere la catena prima che la vittima veda il lure.
  • Awareness degli utenti: il vettore ClickFix è efficace perché convincente — investire in training specifico su “nessun sito legittimo ti chiede mai di aprire PowerShell e incollare comandi” ha un ROI alto.
  • Monitoraggio dei processi figli di browser: un browser che lancia powershell.exe, cmd.exe o wscript.exe come processo figlio è un segnale forte di ClickFix in esecuzione — aggiungere questa detection nelle regole EDR.
  • Hardening dei CMS: verificare regolarmente l’integrità dei file JavaScript dei propri siti WordPress/Joomla/Magento — i propri siti potrebbero essere già usati come stager di DriveSurge a insaputa degli amministratori.

DriveSurge dimostra che ClickFix e FakeUpdates non sono tecniche in declino: l’adozione di un TDS sofisticato come zTDS e l’espansione a macOS segnalano un investimento operativo continuo e una struttura criminale in crescita. La semplicità del vettore — fare in modo che sia l’utente a eseguire il malware — lo rende uno degli attacchi più difficili da bloccare con soli controlli tecnici.


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Commissione UE contro le accuse USA sul lavoro forzato: “Dazi ingiustificati”
@news
eunews.it/2026/06/03/commissio…
Palazzo Berlaymont "condivide le preoccupazioni degli Stati Uniti riguardo al lavoro forzato" ma difende l'efficacia delle norme europee anti-sfruttamento e richiama Washington al rispetto dell'accordo trovato a luglio 2025 in Scozia
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✨ Gamaredon sfrutta CVE-2025-8088 in WinRAR per distribuire GammaWorm e GammaSteel contro l’Ucraina
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/gamare…

@informatica


Gamaredon sfrutta CVE-2025-8088 in WinRAR per distribuire GammaWorm e GammaSteel contro l’Ucraina


Si parla di:
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Il gruppo russo Gamaredon, legato all’FSB (Federalnaya Sluzhba Bezopasnosti), ha intensificato le sue operazioni contro l’Ucraina sfruttando una vulnerabilità recentemente scoperta in WinRAR per distribuire una sofisticata catena di malware multi-stadio. La campagna, osservata dai ricercatori di Sekoia nel gennaio 2026, utilizza una sequenza di payload denominati GammaPhish, GammaLoad, GammaWorm e GammaSteel — strumenti progettati per persistenza a lungo termine, propagazione laterale e esfiltrazione massiva di dati sensibili.

La vulnerabilità sfruttata: CVE-2025-8088


Il vettore iniziale di compromissione è la CVE-2025-8088, un path traversal flaw in WinRAR che consente l’estrazione di file in percorsi arbitrari del filesystem, incluse directory di avvio e cartelle di sistema. L’exploit si concretizza attraverso archivi RAR appositamente costruiti che, all’apertura, rilasciano silenziosamente un file HTA (HTML Application) denominato GammaPhish. La scelta di WinRAR come vettore non è casuale: il software è praticamente onnipresente negli ambienti governativi e militari ucraini, e Gamaredon ha già in passato sfruttato archivi RAR malevoli come vettore principale delle proprie campagne di spear-phishing.

La catena d’infezione: da GammaPhish a GammaSteel


Una volta eseguito, GammaPhish lancia GammaLoad, un downloader scritto in VBScript con tre funzioni primarie: fingerprinting del sistema host, aggiornamento della configurazione di rete nel registro di Windows tramite dead drop resolver (DDR), e recupero ed esecuzione di payload VBScript aggiuntivi dai server C2 dell’attaccante.

Da GammaLoad si biforcano i principali payload operativi. Il primo è GammaWorm, un worm VBScript progettato per garantire persistenza e propagazione laterale: stabilisce scheduled task come meccanismo di persistenza, poi individua le condivisioni di rete e i drive USB connessi al sistema infetto, ne nasconde le directory legittime e le sostituisce con file LNK (Windows Shortcut) malevoli. Quando una vittima nella rete clicca su uno di questi shortcut, viene scaricato ed eseguito codice arbitrario dal C2. Per risolvere l’indirizzo del server di comando, GammaWorm effettua una GET request tramite curl verso un canale Telegram pubblico hard-coded, sfruttando la legittimità della piattaforma per evadere i controlli di rete. I moduli core del worm vengono nascosti tramite NTFS Alternate Data Streams (ADS), rendendoli invisibili ai tool standard di ispezione del filesystem.

Il secondo payload principale è GammaSteel, un infostealer modulare che cattura file corrispondenti a specifiche estensioni (documenti Office, PDF, archivi, configurazioni) ed esfiltrate verso un bucket Amazon Web Services S3 controllato dagli attaccanti, con un server di fallback alternativo. La flessibilità dell’architettura permette anche la distribuzione di GammaWipe (GamaWiper), un componente distruttivo attivabile selettivamente a seconda degli obiettivi operativi.

Chi è Gamaredon e perché rappresenta una minaccia persistente


Gamaredon (noto anche come Primitive Bear, ACTINIUM, Armageddon, UAC-0010) è un APT attribuito ufficialmente all’FSB russo, specificamente al suo Centro 18 operante dalla Crimea. Attivo dal 2013, il gruppo si concentra quasi esclusivamente su target ucraini — enti governativi, militari, forze dell’ordine, organizzazioni del settore energetico — con campagne quasi ininterrotte che combinano spear-phishing tramite allegati RAR malevoli, malware custom VBScript e PowerShell, e tecniche di living-off-the-land. A differenza di gruppi più furtivi come APT29 o Turla, Gamaredon privilegia volume e persistenza, aggiornando costantemente i propri tool per sfuggire al rilevamento. L’analisi di Sekoia descrive questa architettura come “resiliente, massiva e altamente offuscata”: la capacità di aggiornare le configurazioni on the fly tramite Telegram DDR rende estremamente difficile bloccare le comunicazioni C2.

Campagne parallele: il fronte ucraino sotto attacco multiplo


La campagna Gamaredon si inserisce in un panorama di minacce concorrenti. UAC-0184 continua a colpire obiettivi militari ucraini con lure LNK che distribuiscono PassMark BurnInTest come carrier per payload malevoli. UAC-0247 (ex UAC-0244) ha preso di mira gli operatori di droni FPV, distribuendo dropper HTA via archivi ZIP con backdoor a reverse shell. Separatamente, ricercatori di ExaTrack hanno documentato l’evoluzione di PixyNetLoader, attribuito ad APT28, che sfrutta CVE-2026-21509 su Microsoft Office per rilasciare un implant COVENANT Grunt — varianti rilevate fino al 15 aprile 2026.

Due righe per i difensori


  • Patching immediato di WinRAR all’ultima versione disponibile (CVE-2025-8088 è patchata)
  • Blocco esecuzione HTA tramite Group Policy Object (GPO) e regole AppLocker
  • Restrizione VBScript: disabilitare wscript.exe e cscript.exe dove non necessario
  • Monitoraggio NTFS ADS su endpoint critici con Sysmon EventID 15
  • Regole SIEM/YARA per curl verso endpoint Telegram in contesti non aziendali
  • Blocco in uscita verso bucket AWS S3 sconosciuti e monitoraggio DNS per endpoint Telegram anomali
  • Segmentazione USB: policy di blocco o controllo accessi ai supporti rimovibili


Indicatori di compromissione (IoC)

## Tecniche MITRE ATT&CK
T1566.001 – Spearphishing Attachment (archivi RAR malevoli)
T1204.002 – User Execution: Malicious File (GammaPhish HTA)
T1059.005 – Command and Scripting Interpreter: VBScript (GammaLoad/GammaWorm)
T1053.005 – Scheduled Task/Job (GammaWorm persistence)
T1091    – Replication Through Removable Media (GammaWorm USB spread)
T1027    – Obfuscated Files/Information: NTFS Alternate Data Streams
T1102.001 – Web Service: Dead Drop Resolver (Telegram per risoluzione C2)
T1041    – Exfiltration Over C2 Channel (GammaSteel → AWS S3)
T1485    – Data Destruction (GammaWipe, attivato selettivamente)

## Vulnerabilità sfruttata
CVE-2025-8088 – WinRAR path traversal
Soluzione: aggiornare WinRAR all'ultima versione

## Infrastruttura C2
- Canali Telegram pubblici (hard-coded nei sample GammaWorm per DDR)
- Bucket AWS S3 attaccante-controllati (esfiltrazione GammaSteel)
- Server fallback attaccante-controllati

## Fonte primaria della ricerca
Sekoia – FSBS Matryoshka 1.3:
https://blog.sekoia.io/fsbs-matryoshka-1-3-gamaredons-gifts-that-keeps-unpacking-gammaphish-and-gammaworm/

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✨ Ciao Carola
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/ciao-c…

@informatica


Ciao Carola


Ci sono notizie che arrivano come un pugno nello stomaco.

Quella della morte di Carola Frediani è una di quelle.

Per chi vive e lavora nel mondo della cybersecurity italiana, Carola non era semplicemente una giornalista. Era una presenza costante. Una delle poche persone capaci di osservare il nostro settore con lucidità, spirito critico e una rara capacità di distinguere il rumore dai fatti.

In un’epoca in cui tutto deve essere urgente, allarmistico e spettacolare, Carola aveva scelto una strada diversa: quella della comprensione.

Leggevo con attenzione la sua newsletter, seguivo i suoi articoli, i suoi approfondimenti, il suo modo di raccontare la tecnologia e la sicurezza informatica senza mai cedere alla superficialità. Riusciva a parlare tanto agli addetti ai lavori quanto a chi si avvicinava per la prima volta a questi temi, senza mai banalizzare la complessità.

Ricordo ancora con orgoglio una circostanza che mi aveva particolarmente colpito: quando citò un articolo pubblicato sul mio blog all’interno di uno dei suoi approfondimenti (la newsletter Guerre di rete sul caso SIAE) dedicati a un caso nazionale. Un gesto probabilmente normale per chi fa giornalismo con serietà, ma che per me rappresentò un riconoscimento importante. Non tanto perché proveniva da una figura autorevole del settore, quanto perché arrivava da una persona che aveva costruito la propria credibilità sulla competenza e sull’onestà intellettuale.

Negli anni, Carola è stata una delle voci che hanno contribuito a definire il dibattito italiano sulla sorveglianza digitale, sul cybercrime, sulla sicurezza delle infrastrutture, sui diritti digitali e sulle implicazioni sociali delle tecnologie che utilizziamo ogni giorno.

Ha insegnato a molti di noi che la cybersecurity non riguarda soltanto malware, ransomware e vulnerabilità. Riguarda soprattutto persone. Riguarda libertà, informazione, potere e responsabilità.

Forse è proprio questo che rende oggi così difficile accettare questa notizia.

Perché quando scompare una persona come Carola, non perdiamo soltanto una professionista. Perdiamo una voce autorevole, indipendente e profondamente necessaria.

In un settore che spesso premia chi urla più forte, lei ha dimostrato che si può lasciare un segno anche parlando con calma, documentandosi con rigore e mantenendo sempre uno sguardo umano sulle storie che raccontava.

Oggi la comunità italiana della cybersecurity è un po’ più povera.

E molti di noi si sentono improvvisamente più soli.

Grazie, Carola, per tutto quello che hai scritto, spiegato e raccontato.

Grazie per aver contribuito a costruire una cultura della sicurezza informatica più matura, più consapevole e più umana.

Ci mancherai.


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Hackmeeting 2026

firenze.linux.it/2026/06/hackm…

Segnalato dal LUG di Firenze e pubblicato sulla comunità Lemmy @GNU/Linux Italia
#Firenze
Siamo lieti di annunciare che parteciperemo all’hackmeeting 2026 con ben due presentazioni! La manifestazione si svolgerà dal 12 al 14 giugno presso il CSA Next Emerson, in via di Bellagio 15 a Firenze. Segue la

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Chip, cloud e IA: Bruxelles lancia il Pacchetto sulla sovranità tecnologica
@news
eunews.it/2026/06/03/tecnologi…
L'iniziativa punta a ridurre la dipendenza dalle forniture di Paesi terzi, in particolare Stati Uniti e Cina. Tra i provvedimenti previsti, figurano il potenziamento della produzione 'made in UE' di semiconduttori e l'aumento delle capacità dei datacenter domestici
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@lealternative @lealternative@feddit.it

... Inoltre, essendo queste grosse aziende basate negli Stati Uniti, sono soggette a normative (come CLOUD Act e FISA 702) che, tra le altre cose, consentono alle forze dell’ordine oltreoceano di accedere ai dati di qualunque utente, ovunque si trovino.

Abbandonare Google e Microsoft è possibile? Le 4 alternative 100% europee che puntano su privacy e sovranità digitale | DDay.it
dday.it/redazione/57597/abband…

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DriveSurge e il sistema zTDS: migliaia di siti dirottati per distribuire ClickFix e FakeUpdates su Windows e macOS


@Informatica (Italy e non Italy)
Il gruppo DriveSurge usa il Traffic Distribution System zTDS per selezionare dinamicamente le vittime sui siti web compromessi e veicolare campagne ClickFix e FakeUpdates. L'operazione


DriveSurge e il sistema zTDS: migliaia di siti dirottati per distribuire ClickFix e FakeUpdates su Windows e macOS


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Un gruppo di cybercriminali tracciato come DriveSurge ha costruito un’infrastruttura di distribuzione malware su scala industriale, dirottando migliaia di siti web legittimi per veicolare campagne ClickFix e FakeUpdates. Dietro l’operazione si cela il sistema di distribuzione del traffico zTDS, che seleziona dinamicamente la trappola più efficace per ciascuna vittima. Il target: qualunque utente Windows o macOS che visiti un sito compromesso.

Chi è DriveSurge e cosa fa zTDS


DriveSurge è un threat actor di tipo malware-as-a-service specializzato nella distribuzione massiva di payload attraverso siti web compromessi. La sua infrastruttura operativa si regge sul Traffic Distribution System zTDS, un sistema sofisticato che analizza i visitatori in tempo reale — sistema operativo, geolocalizzazione, browser, orario di accesso — e li reindirizza verso la trappola ottimale, scelta tra due filoni principali: ClickFix o FakeUpdates.

I ricercatori di SilentPush hanno documentato la campagna, rilevando che DriveSurge gestisce attivamente una rete di traffic broker che monetizzano il traffico dai siti compromessi indirizzandolo verso le campagne di distribuzione. Si tratta di un modello di business criminale consolidato: chi compromette i siti raccoglie il traffico e lo vende; DriveSurge compra quel traffico e lo converte in infezioni.

ClickFix: il trucco psicologico che bypassa l’antivirus


La tecnica ClickFix si basa su un principio di social engineering brutalmente efficace: mostrare all’utente un messaggio di errore fasullo — tipicamente un avviso del browser o di un’applicazione — che invita a “risolvere il problema” incollando ed eseguendo manualmente un comando nella console PowerShell o nel terminale.

Il vantaggio per gli attaccanti è che l’utente diventa il vettore di infezione: non serve exploit, non serve privilege escalation — è la vittima stessa a lanciare il payload con i propri privilegi. Il comando incollato è solitamente una lunga stringa offuscata che scarica ed esegue il malware direttamente dalla memoria, senza scrivere file su disco che possano essere rilevati dall’antivirus.

Nella versione DriveSurge, i lure ClickFix impersonano avvisi di Google Chrome, Microsoft Edge o applicazioni enterprise, con messaggi localizzati nella lingua del visitatore. Il comando finale tipicamente esegue uno script PowerShell che:

  • Scarica un payload cifrato da un dominio compromesso o da un CDN legittimo abusato
  • Lo decifra in memoria ed esegue il dropper
  • Installa un infostealer (Lumma Stealer, Vidar, o varianti custom) o un RAT
  • Aggiunge persistenza tramite scheduled task o chiavi di registro


FakeUpdates: il classico che non tramonta


Il secondo filone, FakeUpdates (noto anche come SocGholish), simula un prompt di aggiornamento del browser: una pagina sovrapposta al sito legittimo mostra un finto avviso di aggiornamento critico per Chrome, Firefox o Edge, invitando a scaricare un file .zip o .js che contiene il dropper.

La novità documentata da SilentPush nella campagna DriveSurge è l’estensione a macOS: oltre ai target Windows classici, il sistema zTDS identifica i visitatori Apple e li reindirizza verso una variante della campagna che distribuisce script JavaScript malevoli ottimizzati per l’ecosistema macOS, scaricando payload .dmg o .pkg firmati con certificati sviluppatore ottenuti fraudolentemente.

Infrastruttura e scala dell’operazione


La campagna sfrutta migliaia di siti web WordPress, Joomla e Magento compromessi come stager di primo livello: il codice iniettato nel sito vittima è minimo e difficile da rilevare — spesso poche righe di JavaScript offuscato aggiunte a file tema o plugin — che si limita a interrogare l’infrastruttura zTDS per decidere se mostrare o meno il lure al visitatore.

Questa architettura “many-to-one” offre a DriveSurge una resilienza elevata: anche se decine di siti vengono ripuliti, l’infrastruttura centrale rimane intatta e la campagna continua su altri domini. Il sistema zTDS applica anche un meccanismo di frequency capping: lo stesso indirizzo IP non riceve il lure più di una volta in una finestra temporale definita, riducendo il rischio che ricercatori di sicurezza o sistemi automatizzati di crawling identifichino i siti compromessi.

Implicazioni per i difensori


La campagna DriveSurge richiede un approccio difensivo stratificato, poiché aggira molti controlli tradizionali:

  • Blocco delle esecuzioni PowerShell da clipboard: configurare Windows Defender Application Control (WDAC) o AppLocker per limitare l’esecuzione di PowerShell non firmato lanciato interattivamente riduce drasticamente l’efficacia di ClickFix.
  • Proxy DNS con blocco dei redirect sospetti: i sistemi zTDS usano catene di redirect multi-hop; una soluzione DNS filtering (Cisco Umbrella, Cloudflare Gateway) che blocchi i redirect a dominio nuovo può interrompere la catena prima che la vittima veda il lure.
  • Awareness degli utenti: il vettore ClickFix è efficace perché convincente — investire in training specifico su “nessun sito legittimo ti chiede mai di aprire PowerShell e incollare comandi” ha un ROI alto.
  • Monitoraggio dei processi figli di browser: un browser che lancia powershell.exe, cmd.exe o wscript.exe come processo figlio è un segnale forte di ClickFix in esecuzione — aggiungere questa detection nelle regole EDR.
  • Hardening dei CMS: verificare regolarmente l’integrità dei file JavaScript dei propri siti WordPress/Joomla/Magento — i propri siti potrebbero essere già usati come stager di DriveSurge a insaputa degli amministratori.

DriveSurge dimostra che ClickFix e FakeUpdates non sono tecniche in declino: l’adozione di un TDS sofisticato come zTDS e l’espansione a macOS segnalano un investimento operativo continuo e una struttura criminale in crescita. La semplicità del vettore — fare in modo che sia l’utente a eseguire il malware — lo rende uno degli attacchi più difficili da bloccare con soli controlli tecnici.


Feddit Un'istanza italiana Lemmy ha ricondiviso questo.

Sicurezza underwater, a Singapore si certifica il modello italiano. L’analisi di Caffio

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Gamaredon sfrutta CVE-2025-8088 in WinRAR per distribuire GammaWorm e GammaSteel contro l’Ucraina


@Informatica (Italy e non Italy)
Sekoia documenta una campagna di gennaio 2026 del gruppo APT russo Gamaredon: sfruttando CVE-2025-8088 in WinRAR, gli operatori dell'FSB distribuiscono GammaPhish, GammaLoad, GammaWorm e GammaSteel contro target


Gamaredon sfrutta CVE-2025-8088 in WinRAR per distribuire GammaWorm e GammaSteel contro l’Ucraina


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Il gruppo russo Gamaredon, legato all’FSB (Federalnaya Sluzhba Bezopasnosti), ha intensificato le sue operazioni contro l’Ucraina sfruttando una vulnerabilità recentemente scoperta in WinRAR per distribuire una sofisticata catena di malware multi-stadio. La campagna, osservata dai ricercatori di Sekoia nel gennaio 2026, utilizza una sequenza di payload denominati GammaPhish, GammaLoad, GammaWorm e GammaSteel — strumenti progettati per persistenza a lungo termine, propagazione laterale e esfiltrazione massiva di dati sensibili.

La vulnerabilità sfruttata: CVE-2025-8088


Il vettore iniziale di compromissione è la CVE-2025-8088, un path traversal flaw in WinRAR che consente l’estrazione di file in percorsi arbitrari del filesystem, incluse directory di avvio e cartelle di sistema. L’exploit si concretizza attraverso archivi RAR appositamente costruiti che, all’apertura, rilasciano silenziosamente un file HTA (HTML Application) denominato GammaPhish. La scelta di WinRAR come vettore non è casuale: il software è praticamente onnipresente negli ambienti governativi e militari ucraini, e Gamaredon ha già in passato sfruttato archivi RAR malevoli come vettore principale delle proprie campagne di spear-phishing.

La catena d’infezione: da GammaPhish a GammaSteel


Una volta eseguito, GammaPhish lancia GammaLoad, un downloader scritto in VBScript con tre funzioni primarie: fingerprinting del sistema host, aggiornamento della configurazione di rete nel registro di Windows tramite dead drop resolver (DDR), e recupero ed esecuzione di payload VBScript aggiuntivi dai server C2 dell’attaccante.

Da GammaLoad si biforcano i principali payload operativi. Il primo è GammaWorm, un worm VBScript progettato per garantire persistenza e propagazione laterale: stabilisce scheduled task come meccanismo di persistenza, poi individua le condivisioni di rete e i drive USB connessi al sistema infetto, ne nasconde le directory legittime e le sostituisce con file LNK (Windows Shortcut) malevoli. Quando una vittima nella rete clicca su uno di questi shortcut, viene scaricato ed eseguito codice arbitrario dal C2. Per risolvere l’indirizzo del server di comando, GammaWorm effettua una GET request tramite curl verso un canale Telegram pubblico hard-coded, sfruttando la legittimità della piattaforma per evadere i controlli di rete. I moduli core del worm vengono nascosti tramite NTFS Alternate Data Streams (ADS), rendendoli invisibili ai tool standard di ispezione del filesystem.

Il secondo payload principale è GammaSteel, un infostealer modulare che cattura file corrispondenti a specifiche estensioni (documenti Office, PDF, archivi, configurazioni) ed esfiltrate verso un bucket Amazon Web Services S3 controllato dagli attaccanti, con un server di fallback alternativo. La flessibilità dell’architettura permette anche la distribuzione di GammaWipe (GamaWiper), un componente distruttivo attivabile selettivamente a seconda degli obiettivi operativi.

Chi è Gamaredon e perché rappresenta una minaccia persistente


Gamaredon (noto anche come Primitive Bear, ACTINIUM, Armageddon, UAC-0010) è un APT attribuito ufficialmente all’FSB russo, specificamente al suo Centro 18 operante dalla Crimea. Attivo dal 2013, il gruppo si concentra quasi esclusivamente su target ucraini — enti governativi, militari, forze dell’ordine, organizzazioni del settore energetico — con campagne quasi ininterrotte che combinano spear-phishing tramite allegati RAR malevoli, malware custom VBScript e PowerShell, e tecniche di living-off-the-land. A differenza di gruppi più furtivi come APT29 o Turla, Gamaredon privilegia volume e persistenza, aggiornando costantemente i propri tool per sfuggire al rilevamento. L’analisi di Sekoia descrive questa architettura come “resiliente, massiva e altamente offuscata”: la capacità di aggiornare le configurazioni on the fly tramite Telegram DDR rende estremamente difficile bloccare le comunicazioni C2.

Campagne parallele: il fronte ucraino sotto attacco multiplo


La campagna Gamaredon si inserisce in un panorama di minacce concorrenti. UAC-0184 continua a colpire obiettivi militari ucraini con lure LNK che distribuiscono PassMark BurnInTest come carrier per payload malevoli. UAC-0247 (ex UAC-0244) ha preso di mira gli operatori di droni FPV, distribuendo dropper HTA via archivi ZIP con backdoor a reverse shell. Separatamente, ricercatori di ExaTrack hanno documentato l’evoluzione di PixyNetLoader, attribuito ad APT28, che sfrutta CVE-2026-21509 su Microsoft Office per rilasciare un implant COVENANT Grunt — varianti rilevate fino al 15 aprile 2026.

Due righe per i difensori


  • Patching immediato di WinRAR all’ultima versione disponibile (CVE-2025-8088 è patchata)
  • Blocco esecuzione HTA tramite Group Policy Object (GPO) e regole AppLocker
  • Restrizione VBScript: disabilitare wscript.exe e cscript.exe dove non necessario
  • Monitoraggio NTFS ADS su endpoint critici con Sysmon EventID 15
  • Regole SIEM/YARA per curl verso endpoint Telegram in contesti non aziendali
  • Blocco in uscita verso bucket AWS S3 sconosciuti e monitoraggio DNS per endpoint Telegram anomali
  • Segmentazione USB: policy di blocco o controllo accessi ai supporti rimovibili


Indicatori di compromissione (IoC)

## Tecniche MITRE ATT&CK
T1566.001 – Spearphishing Attachment (archivi RAR malevoli)
T1204.002 – User Execution: Malicious File (GammaPhish HTA)
T1059.005 – Command and Scripting Interpreter: VBScript (GammaLoad/GammaWorm)
T1053.005 – Scheduled Task/Job (GammaWorm persistence)
T1091    – Replication Through Removable Media (GammaWorm USB spread)
T1027    – Obfuscated Files/Information: NTFS Alternate Data Streams
T1102.001 – Web Service: Dead Drop Resolver (Telegram per risoluzione C2)
T1041    – Exfiltration Over C2 Channel (GammaSteel → AWS S3)
T1485    – Data Destruction (GammaWipe, attivato selettivamente)

## Vulnerabilità sfruttata
CVE-2025-8088 – WinRAR path traversal
Soluzione: aggiornare WinRAR all'ultima versione

## Infrastruttura C2
- Canali Telegram pubblici (hard-coded nei sample GammaWorm per DDR)
- Bucket AWS S3 attaccante-controllati (esfiltrazione GammaSteel)
- Server fallback attaccante-controllati

## Fonte primaria della ricerca
Sekoia – FSBS Matryoshka 1.3:
https://blog.sekoia.io/fsbs-matryoshka-1-3-gamaredons-gifts-that-keeps-unpacking-gammaphish-and-gammaworm/

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