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Il commento più chiaro sul caso Hannoun è (come spesso accade) quello del giornalista Sergio Scandura


Quali che siano le posizioni di ciascuno sul 'tema', sembra che non sia chiara a molti una dirimente 'stronzatina': le attività di intelligence trasposte pari-pari in una indagine della procura non sono consentite e si confida che sia ancora così per uno Stato di Diritto e non il suo opposto. Altrimenti, la 'giudiziaria' diventa un mera polizia politica, idem la magistratura 'requirente'. Valga per qualsiasi attività di intelligence: che provenga da Servizi italiani e non, che provenga da apparati al servizio del destinatario di un mandato di cattura emesso dalla Corte Penale Internazionale e non.


In materia di "trasposizioni" il caso Iuventa è quello più recente e più indicativo - già vergognoso di suo per come venne imbastito, concluso poi col proscioglimento delle ONG davanti al GUP di Trapani dopo sette anni (sette) di procedimento e accuse infamanti di contiguità coi trafficanti libici rese virali a mezzo stampa - ha ancora molto da 'insegnare'. L'elenco è lungo e si potrebbero pur mettere in inventario molti altri casi recenti finiti nel nulla.

"Vi è il pericolo che si privilegino discutibili strategie intese a valorizzare ai fini di una condanna, elementi sufficienti solo per aprire un’inchiesta",


scriveva Giovanni Falcone nel libro Cose Di Cosa Nostra, scritto a quattro mani con Marcelle Padovani.

"Trascurare l’accertamento dei singoli reati-fine imputabili ai membri delle organizzazioni mafiose, ritenere di poter far derivare la responsabilità degli imputati in ordine al delitto di associazione per delinquere soltanto da «indizi» che consentono di qualificare gli imputati stessi come mafiosi, significa incamminarsi per una falsa scorciatoia, illusoria quanto pericolosa; una siffatta impostazione è suscettibile di interpretazioni soggettive ed arbitrarie, e i ripetuti insuccessi giudiziari di indagini istruttorie condotte con tale metodo costituiscono la riprova che tale via non è praticabile"*:


sostennero Giovanni Falcone e Giuliano Turone al convegno Tecniche Di Indagine In Materia Di Mafia, tenuto a Castel Gandolfo nel lontano giugno 1982. Passaggi che tornano alle mente.

A Falcone (giustamente) interessava vincere i processi di Mafia: e non certo perderli per scivolose vie politiche o gestioni mediatiche 'a sbraito' sempre impiattate per via politica.

L'accusa

"è largamente costruita su elementi probatori e valutazioni giuridiche di fonte israeliana"


senza possibilità alcuna di controllo e verifica ed

"è singolare che la prova di possibili collegamenti tra i destinatari di queste somme e Hamas sia data solo da report che vengono dall’autorità militare israeliana o dai loro servizi segreti"


ha osservato ieri Alessandro Diddi sul Messaggero.

"Va verificata la modalità con cui sono state recepite dalle autorità italiane" le informative israeliane e "sarebbe grave" se fosse un "recepimento atipico in assenza di attività di riscontro"


osserva Giandomenico Caiazza oggi sul Domani.

L'inchiesta Hannoun lascia dubbi sul terreno anche a giuristi e avvocati che non sono certo cooptabili all'archetipo 'toghe rosse'.

Ove non bastasse, in delle due inchieste già archiviate a carico di #Hannoun, quella del 2010, procura e GIP hanno entrambi convenuto e ritenuto come materiale israeliano sia

"impossibile da utilizzare perché spesso raccolto senza l'osservanza dei principi fondamentali che regolano l'acquisizione delle prove nel nostro ordinamento".


Come spesso accade da quel tot di decenni a questa parte, che il Cossiga ministro dell'Interno sembra un ricordo lontano e non dovrebbe esserlo se la Memoria ha ancora un futuro, il rischio è che poi si vada ritualmente per pericolose scorciatoie da puro frontismo e 'guadagno' politico, con patente cambio di 'destinazione d'uso': da un Stato Di Diritto a uno Stato Di Polizia. A maggior ragione 'oggi' in epoche di tossiche viralità social, pure spesso gestite dai leader in capo delle nazioni. Putin ringrazia, Trump e 'Bibi' pure, sustainer retequattristi idem.

Chissà se si potrà mai riflettere su queste 'stronzatine' senza che i frontisti-a-sbraito ti diano del filo Hamas o dell'antisemita: ma la vedo dura.

Shalom Chaverim

@politica

in reply to Lunga vita e prosperità.

@shumann78 Sì, ma il sistema dei valori condivisi funziona nel momento in cui questi valori hanno un impatto sui comportamenti sociali e solo Se coloro che si riconoscono in essi si sforzano di dare l'esempio e di stigmatizzare i comportamenti antisociali. Questo compito non può essere devoluto né alla legge né alle forze dell'ordine, ma solo alla comunità dei cittadini. Almeno questo è ciò che avviene nelle democrazie

@Phosphoros44@mastodon.uno @Sicofante @politica

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Il #2025 è stato un anno difficile per tutti noi.

Guerra sempre più aggressiva, crisi sociale, disuguaglianze ancora più evidenti e un restringimento costante del diritto di protesta con leggi fatte ad-hoc per punirci.

Come #UltimaGenerazione però abbiamo continuato a fare ciò che ritiene necessario: organizzare persone comuni per cambiare rotta, per contrastare il #CollassoClimatico passo dopo passo.

E ora siamo tornati anche su #Mastodon!

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Live du 03/12 - Impossible neutralité de la tech : la fascisation est-elle inscrite dans le code ?

Lors de ce live, nous avons reçu Mathilde Saliou, journaliste et auteure de L'envers de la tech et Pablo Rauzy, maître de conférences en informatique pour questionner l'apparente « neutralité des technologies ».

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in reply to La Quadrature du Net

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Help Lead the Party!


We elect our Pirate Council in February. Positions include Captain, First Officer, Quartermaster, PR/Media Director, Activism Director, Swarmwise Director, Web/Info Director, three Arbitrators and two representatives to the US Pirate Party.

If you are interested in throwing your hat in for any of these positions, nominations are open on-line until end of day Friday, January 30th. Before you do, become a member, join our activists email list, and read our Articles of Agreement and Code of Conduct.

Ballots will be sent out by February 13th and are due back by February 27th. We will use the same voting mechanism we used in our previous election. Voters will be emailed a randomly generated id that only the voter will know. Once the election is done, we will delete the ids. In this way, we can ensure that only supporters can vote, while also maintaining the secrecy of votes.

We look forward to multiple candidates for all positions.


masspirates.org/blog/2025/12/2…

ICYMI: Updates from the 12/28 Meeting


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ICYMI

Arizona – the Arizona Pirate Party will start the year off by hosting their first in-person meeting in the Tucson area, expected to be held at a public library. Discussions will include expectations for the upcoming year, the Henry campaign, among other topics. The Arizona Pirate Party has also been actively working to help Nevada and Colorado to get a Pirate Party officially formed in their states.

Illinois – the Illinois Pirate Party released their meeting dates for 2026 for both the Illinois Pirate Party and the Chicagoland Pirate Party. The first Illinois Pirate Party will be held January 4th over Jitsi. In-person meetings for both Chicagoland and Illinois will take place in earnest come August. Otherwise, meetings are expected to be held over Jitsi unless stated otherwise.

West Virginia – Those seeking a warm place to sleep have a location available in Keyser, WV. The link and address can be found in the link to the meeting posted below.

Committee News – A renewed focus shall be put onto our committees within the US Pirate Party. Regular meetings are scheduled to be held weekly for Platform, Outreach, IT and Press Committee. A new chair, USPP PR Director Cy Kindsfather, will take over for the Outreach Committee. You can join our Discord server to find more information on committees and to get involved in the discussions.

Volunteers – We are actively seeking volunteers! This is nothing new, but if you are from the states of Idaho, Michigan, Montana, North Carolina, Ohio or West Virginia, especially, you are incredibly close to having an official party in your state. It would only take a couple volunteers to make it official, and all it might take is you (yes, YOU 🫵).

Quote of the Week – “That’s what’s called leadership… those of us who are willing to actually look around and see ‘this isn’t getting done so I guess I’m gonna try to do something’. That’s leadership.” – Drew Bingaman

Check out our last meeting here! Victory is Arrrs.


uspirates.org/icymi-updates-fr…

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Rivolte senza rivoluzione – Per delle iperboli esatte


«Grande è la ricchezza di un mondo in agonia», scriveva Ernst Bloch. Per il momento, con l’iniziativa che è ancora nelle mani di Stati e tecnocrati, questa «agonia» è ricca soprattutto di disastri, di coercizioni e di guerre, il cui tessuto di silicio copre letteralmente la vista. Se quella di uscire progressivamente da questa «infermità sovra-equipaggiata», con l’accumulazione quantitativa delle lotte e delle forze, è un’illusione fuori tempo massimo, anche l’idea che gli scossoni delle rivolte riannodino improvvisamente i fili dell’esperienza umana e del giudizio critico risulta a suo modo consolatoria. Serve più che mai la lucidità di far proprie delle verità scomode. Ad esempio, che non c’è alcun progetto rivoluzionario bell’e pronto da ereditare dal passato; e che non esistono delle capacità umane meta-storiche su cui fare affidamento. Il dominio ha scavato a fondo. Non solo per estorcere sotto tortura i segreti della vita biologica, sfruttata fin nelle sue particelle sub-atomiche; ma anche per condizionare fin nell’intimo degli individui il senso della libertà. Nondimeno, le forme autoritarie di organizzazione fanno sempre più fatica a imporsi nei movimenti, e lo spazio-tempo dentro il quale questi si sviluppano tende ad assomigliarsi sul piano internazionale. Resta probabilmente vero quello che diceva Gustav Landauer, e cioè che nelle epoche di rottura i rivoluzionari nascono per germinazione spontanea. Ma questo non è necessariamente vero per le rivoluzioni. Continua a leggere→

Upcoming Cambridge/Somerville Pirate Meetups


We scheduled four upcoming Cambridge/Somerville Pirate Meetups over the next two months:

Click the links to go to their respective registration pages. Knowing how many people plan to attend helps to choose the right sized table.

Looking forward to meeting with fellow pirates in Camberville!

PS: You can also join our local mailing list.


masspirates.org/blog/2025/12/2…

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Let's ask why only one in a crowd has the right reaction... zirk.us/@ChrisMayLA6/115796068…


The exploitative character of academic publishing in a single cartoon.

#publishing #universities #research #academics

h/t Alexandra Kupferberg/LinkedIn

original illustration: Thailand by Tawan Chuntra.

irancartoon.com/site/artists/t… #TawanChuntra #Thailand


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Offerte che si possono rifiutare: Springer-Nature e una conferenza dei rettori... aisa.sp.unipi.it/trattative-al…


La Conferenza dei Rettori ha deciso di non rinnovare l’accordo con Springer-Nature e di continuare con le trattative, anche se ciò renderà inaccessibili, almeno per un periodo, i testi dell’editore commerciale in questione. Ha inoltre raccomandato:

di non usare fondi centrali per la pubblicazione a pagamento

di prendere in considerazione alternative a Springer-Nature

di rendere disponibili […]
aisa.sp.unipi.it/trattative-al…


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Live du 10 décembre - Surveillance des personnes étrangères : aux frontières du fascisme

Lors de ce live, nous avons parlé de la surveillance des frontières et du rôle que jouent les technologies numériques dans les politiques de contrôle et de répression des populations étrangères. Nous avons reçu Romain Lanneau (Statewatch) ainsi que Paloma et Pauline (Human Rights Observers).

Questa voce è stata modificata (3 mesi fa)

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in reply to La Quadrature du Net

Pour voir la rediffusion du live en entier, rendez vous sur notre chaîne Peertube et Youtube : video.lqdn.fr/w/uw4CDTUfm3yHF7…

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Einladung Piratenversammlung 17. Januar 2026


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Wir laden Dich herzlich zur ersten ordentlichen Piratenversammlung 2026 ein. Diese findet in Bern statt.

Ort: Käfigturm Bern (polit-forum-bern.ch/turmgeschi…)
Marktgasse 67, 3011 Bern
openstreetmap.org/way/25123620…
Anreise mit PW: Parkhaus Metro liegt am nächsten
Anreise mit ÖV: HB Bern, zu Fuss 5min entfernt.

Wann: Samstag, 17.01.2026
11:00 : Türöffnung
11:30 : Beginn ordentliche Piratenversammlung
13:00 : Imbiss
14:00 : Fortsetzung ordentliche Piratenversammlung
16:00 : Ende & sozialer Teil

Im Programm vorgesehen sind Budget, Parolenfassungen u.a. Die Traktanden im Detail werden rund eine Woche vor der PV kommuniziert.

Organisatorisches

Unsere Versammlungen sind öffentlich und alle sind herzlich willkommen, aber stimmberechtigt sind nur Piraten, die den Mitgliederbeitrag 2026 bezahlt haben. Die Zahlungsinformationen findest du hier: https://www.piratenpartei.chhttps://www.piratenpartei.ch/mitgliedschaft/
Danke für deinen Beitrag!

Anträge

Anträge an die Piratenversammlung müssen bis am 03. Januar eingereicht werden und durch mindestens 3 Piraten (= Quorum gemäss Statuten) unterstützt werden. Wir bitten auch um Übersetzungen der Anträge ins Französische/Deutsche oder auf Englisch, damit möglichst alle verstehen, was verhandelt wird. Änderungs- und Gegenanträge sind bis 1 Woche vor der Versammlung einzureichen. Die Anträge werden im Redmine erfasst (projects.piratenpartei.ch/proj…) und sollten mindestens folgende Kriterien erfüllen:

  • Antragstext mit Begründung
  • Für Statutenänderungen: alter & neuer Text im Vergleich
  • Liste der Unterstützer (Quorum)

An und während der PV sind nur noch Ordnungsanträge zulässig. Damit wir die Versammlungen bestmöglich durchführen können, sind wir auf Personen angewiesen, die vor Ort die Debatten übersetzen. Es soll von Deutsch auf Französisch und umgekehrt übersetzt werden. Wer mithelfen kann, melde sich bitte per E-Mail an info@piratenpartei.ch

Wir freuen uns, dich und viele andere Piraten wiederzusehen!

Piratige Grüsse
Arbeitsgruppe PV

============

Nous t’invitons cordialement à la troisième assemblée générale ordinaire des Pirates en 2023. Celle-ci aura lieu à Berne.

Lieu : Käfigturm Berne (polit-forum-bern.ch/turmgeschi…)
Marktgasse 67, 3011 Berne
openstreetmap.org/way/25123620…
Arrivée en voiture : utiliser les parkings publics.
Arrivée en transports publics : gare centrale de Berne, à 5min à pied.

Quand : Samedi, 17.01.2026
11h : Ouverture des portes
11:30h : Début de l’assemblée
13:00h : Collation
14:00h : Suite de l’assemblée
16:00h : fin et part sociale

Le programme prévoit entre autres le budget et les paroles au peuple. Les détails de l’ordre du jour seront communiqués environ une semaine avant l’AP.

Organisation

Nos assemblées sont publiques et tout le monde est le bienvenu, mais seuls les Pirates qui ont payé leur cotisation 2026 ont le droit de vote. Tu trouveras les informations de paiement ici :
partipirate.ch/membres/
Merci pour ta contribution !

Motions

Les motions à l’assemblée des Pirates doivent être soumises avant le 03 janvier et être soutenues par au moins 3 Pirates (= quorum selon les statuts). Nous demandons également une traduction des motions en français/allemand ou en anglais, afin que tout le monde puisse comprendre ce qui est négocié. Les amendements et les contre-propositions doivent être déposés jusqu’à une semaine avant l’assemblée. Les motions sont saisies dans Redmine (projects.piratenpartei.ch/proj…) et doivent remplir au moins les critères suivants :

  • texte de la motion avec justification
  • Pour les modifications des statuts : ancien & nouveau texte en comparaison.
  • Liste des soutiens (quorum).

Lors et pendant l’AP, seules les motions d’ordre sont autorisées. Pour que les assemblées se déroulent au mieux, nous avons besoin de personnes qui traduisent les débats sur place. Il s’agit de traduire de l’allemand au français et vice-versa. Les personnes qui peuvent aider sont priées de s’annoncer par e-mail à info@piratenpartei.ch.

Nous nous réjouissons de te revoir, toi et de nombreux autres pirates !

Salutations pirates
Groupe de travail AP


piratenpartei.ch/2025/12/26/ei…

Oltre la melanconia di sinistra


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In Italia e in Europa la sinistra vive da anni dentro un paradosso: mentre le disuguaglianze esplodono, i diritti sociali vengono erosi e il continente si riallinea senza pudore alla logica di guerra e di austerità permanente, le forze che dovrebbero rappresentare il lavoro e i ceti popolari arrancano, si dividono, si ricollocano ai margini o diventano semplici gestori “responsabili” dell’esistente. Continua a leggere→


Oltre la melanconia di sinistra


Pubblicato in origine su Transform Italia il 17/12/2025

di M. Sommella

In Italia e in Europa la sinistra vive da anni dentro un paradosso: mentre le disuguaglianze esplodono, i diritti sociali vengono erosi e il continente si riallinea senza pudore alla logica di guerra e di austerità permanente, le forze che dovrebbero rappresentare il lavoro e i ceti popolari arrancano, si dividono, si ricollocano ai margini o diventano semplici gestori “responsabili” dell’esistente. Dai partiti socialdemocratici convertiti al neoliberismo alle sinistre radicali bruciate dall’esperienza di governo (Syriza) o dalla parabola discendente dei movimenti elettorali (Podemos), fino al caso italiano di un campo progressista incapace di nominare davvero il conflitto sociale, il paesaggio è segnato da sconfitte, ripiegamenti, nostalgie. È dentro questo sfondo che il capitolo di Rodrigo Nunes1 sulla “melanconia di sinistra” diventa particolarmente utile anche per noi: non come l’ennesima diagnosi moralistica, ma come una lente per leggere il modo in cui la sconfitta è entrata nel nostro modo di pensare l’organizzazione e l’azione politica, in Italia come nel resto d’Europa. La parola “melanconia” non è un vezzo psicologico, quando si parla di sinistra. È il nome di un clima affettivo diffuso: una miscela di lutto non elaborato, nostalgia, senso di sconfitta permanente e, a volte, compiacimento nella propria impotenza. Nel suo libro sull’organizzazione politica, Rodrigo Nunes dedica un capitolo proprio a questa “melanconia di sinistra” e la tratta non come un problema di carattere, ma come un nodo teorico e organizzativo decisivo.

Quello che segue è un tentativo di ricostruire e discutere i passaggi principali di quel capitolo, mettendoli in relazione con il dibattito internazionale sulla “left melancholy” (Brown, Dean, Benjamin) e con la tradizione, a noi più vicina, della “melanconia di sinistra” ricostruita da Enzo Traverso.

Che cos’è la melanconia di sinistra per Nunes


Nunes parte da una constatazione semplice e scomoda: una parte consistente della sinistra vive come se la sconfitta fosse diventata una seconda natura. Non si tratta solo di aver perso battaglie politiche: è l’idea che la sconfitta sia ormai la forma normale dell’esperienza politica.
Per nominare questo stato, Nunes riprende il lessico della “left melancholy”, una categoria che viene da Walter Benjamin (la melanconia come affezione del militante che si attacca alla propria sconfitta) e che, nel dibattito contemporaneo, è stata ripensata soprattutto da Wendy Brown e Jodi Dean.
Nel capitolo, la melanconia di sinistra non è semplicemente tristezza per ciò che è andato perduto, né un generico pessimismo storico. È piuttosto una struttura di desiderio: la tendenza a identificarsi con la perdita, a trasformare le sconfitte in oggetto di attaccamento, fino al punto da difenderle quasi gelosamente. È il momento in cui l’idea di rivoluzione, comunismo, emancipazione, lotta di classe smette di essere un orizzonte praticabile e diventa un feticcio da esibire, un segno di purezza morale, un “noi” identitario contrapposto a un mondo irrimediabilmente corrotto. Nunes insiste su un punto decisivo: questa melanconia non è solo culturale o emotiva, ma profondamente organizzativa. Si traduce in scelte concrete: rifiuto di costruire organizzazioni durevoli, sospetto permanente verso le forme esistenti, oscillazione sterile tra nostalgia del partito e feticismo del movimento puro.

La “doppia melanconia”: 1917 e 1968 come epoche perdute


Uno dei contributi più originali di Nunes è l’idea di una “doppia melanconia”: la melanconia di ciò che è finito con il 1917 e quella di ciò che è finito con il 1968.
Il 1917 diventa il simbolo del ciclo dei partiti comunisti, dell’organizzazione verticale, della centralità della fabbrica e del proletariato industriale. La melanconia qui assume la forma della nostalgia per il partito forte, la disciplina, l’identità di classe compatta.
Il 1968 (e il lungo ’68) rappresenta invece il ciclo dei movimenti, dell’orizzontalità, dell’autonomia, delle soggettività plurali, dei nuovi diritti e della democrazia diretta. La melanconia prende la forma della nostalgia per il momento insurrezionale, per le assemblee permanenti, per la spontaneità.
Secondo Nunes, oggi buona parte della sinistra si muove in un corridoio stretto tra queste due melanconie: chi rimpiange il “partito di una volta”, chi rimpiange le piazze e le occupazioni del ciclo altermondialista e di Occupy, chi si limita a opporre una all’altra come se fossero le uniche due opzioni possibili. Il risultato è paralizzante: se il modello del partito novecentesco appare irripetibile e quello del movimento puro si è rivelato insufficiente a cambiare i rapporti di forza, la sinistra rischia di restare intrappolata in un lutto doppio, incapace di immaginare forme nuove di organizzazione all’altezza del presente.

Wendy Brown, Jodi Dean, Benjamin: il dialogo sotterraneo


Il capitolo di Nunes è costruito, come lui stesso dichiara altrove, su una rilettura critica di due testi chiave: “Resisting Left Melancholy” di Wendy Brown e il lavoro di Jodi Dean sul “desiderio comunista” e sull’“orizzonte comunista”, entrambi in dialogo con l’intuizione originaria di Walter Benjamin sulla melanconia di sinistra.
In Benjamin, la melanconia di sinistra è quella dell’intellettuale che vende al mercato la propria radicalità come posa estetica, trasformando la politica in un repertorio di immagini della sconfitta. La filosofa politica Wendy Brown, alla fine degli anni Novanta, radicalizza questo spunto: per lei una parte della sinistra resta aggrappata a oggetti politici perduti (il movimento operaio, il socialismo reale, certe forme di partito) al punto da trasformare la sconfitta in identità. L’“eroismo del fallimento” diventa una forma di conservatorismo mascherato. La teorica Jodi Dean, al contrario, prova a salvare qualcosa da questa ostinazione, leggendo la persistenza del desiderio comunista non come patologia, ma come desiderio collettivo che sopravvive alle sconfitte e che chiede nuove forme organizzative (il partito come forma che tiene aperta la possibilità comunista, invece di chiuderla nel lutto).
Nunes mette queste letture in tensione. Da un lato riconosce il rischio, denunciato da Brown, di una sinistra che si compiace del proprio fallimento, trasformando la memoria in culto sterile. Dall’altro lato, rifiuta l’idea che l’unica soluzione sia “guarire” dalla melanconia liquidando il passato: ciò che serve non è l’amnesia, ma una lavorazione politica della ferita, come suggeriscono Dean e, a modo suo, anche il Prof. Enzo Traverso.

Traverso e la “tradizione nascosta”: quando la melanconia diventa risorsa


Qui la riflessione di Nunes incrocia direttamente quella del teorico italiano Enzo Traverso. Traverso parla di melanconia di sinistra come di una “tradizione nascosta”: non nostalgia per il socialismo reale, ma memoria delle sconfitte e dei vinti che continua a trasmettere, nelle macerie, una promessa emancipativa. La melanconia, in questa chiave, non è soltanto peso che trascina verso il basso, ma anche memoria critica dei disastri prodotti in nome del socialismo, consapevolezza che la storia non è una marcia trionfale, ma un susseguirsi di rotture, regressioni, ritorni del peggio nonchè rifiuto di trasformare le vittorie del capitale in “fine della storia”.
Rodrigo Nunes, pur non scrivendo un libro di storia delle idee come Traverso, si muove in un territorio simile: la melanconia non va semplicemente curata come se fosse una malattia, perché in quella memoria dolorosa ci sono lezioni politiche preziose. È il modo in cui la si maneggia che fa la differenza: o diventa culto della sconfitta, oppure si trasforma in capacità di guardare in faccia i fallimenti senza rinunciare ad agire.

“Chiarificare l’esistente”: la proposta di Nunes per uscire dallo stallo


Il punto forse più forte del capitolo è il legame che Nunes stabilisce tra melanconia e immaginario organizzativo. Una sinistra melanconica, dice in sostanza, è una sinistra che proietta le sue energie su forme politiche impossibili: il partito perfetto che non esiste, il movimento assolutamente puro che non si compromette mai, la rivoluzione improvvisa che cade dal cielo.
Per questo Nunes, nel libro, rovescia il canone: invece di proporre l’ennesimo “modello di organizzazione” da calare dall’alto, inizia da un’opera di chiarificazione dell’esistente. Prima di sognare il partito ideale o il movimento ideale, bisogna mappare la reale ecologia di organizzazioni, collettivi, sindacati, campagne, reti in cui la sinistra già si muove.
La melanconia, in questa prospettiva, è anche il prodotto di un errore di sguardo: ci si concentra su ciò che non c’è più (il PCI, il grande sindacato di massa, il ciclo di Genova o Occupy) mentre si ignorano le forme nuove, ibride, contraddittorie, già in atto (reti mutualistiche, comitati territoriali, collettivi femministi, movimenti climatici, campagne digitali, ecc.)
“Chiarificare l’esistente” significa allora rendersi conto che non partiamo da zero, che non siamo in un deserto totale, ma in un paesaggio affollato e caotico che ha bisogno di essere connesso, coordinato, messo in relazione. L’antidoto alla melanconia non è l’ennesima tabula rasa, ma una cartografia lucida del presente.

Dalla melanconia alla strategia: cosa vuol dire, concretamente, “superarla”


Nunes non invita a “smettere di essere tristi” in nome di un ottimismo ingenuo. Il suo è un invito a politizzare la melanconia, trasformandola da affetto paralizzante in motore strategico.
Superare la melanconia di sinistra, nel capitolo, significa almeno tre cose:

  • Riconoscere che nessuna forma organizzativa è innocente. Il partito ha prodotto gerarchie, burocratizzazione, compromessi; il movimento ha prodotto verticalità occulte, deleghe non riconosciute, impotenza decisionale. Ma se ogni fallimento diventa motivo per rifiutare in blocco una forma, finiamo per non avere più strumenti con cui agire.
  • Accettare che la politica del futuro non potrà essere né solo verticale né solo orizzontale. Il titolo stesso del libro è un manifesto: l’organizzazione deve essere pensata come ecologia di livelli, funzioni, nodi diversi, non come una forma unica da opporre al nemico. La melanconia che rimpiange solo il passato impedisce di vedere questa pluralità come possibilità, e la vive invece come frammentazione senza rimedio.
  • Trasformare il lutto in criterio di scelta, non in habitat permanente. Le sconfitte del Novecento, il crollo delle utopie, le restaurazioni neoliberali, i tradimenti dei partiti socialdemocratici non devono essere rimossi. Devono diventare parametri con cui giudicare le nostre scelte presenti: come evitare di ripetere quelle forme di verticalismo cieco? Come evitare di riprodurre la dispersione impotente dei movimenti senza strategia? La melanconia diventa allora memoria critica, non gabbia.


Uno sguardo dalla nostra parte del mondo


Se spostiamo lo sguardo verso l’Italia e l’Europa, la diagnosi di Nunes suona terribilmente familiare, anche se il libro non parla direttamente del nostro contesto.
Da un lato c’è una melanconia “1917”: il rimpianto per un ciclo del movimento operaio che non tornerà identico a se stesso, per partiti che non ci sono più, per un radicamento sociale che la precarizzazione e la deindustrializzazione hanno frantumato. Dall’altro lato c’è una melanconia “1968–2011”: il rimpianto per i grandi cicli di movimento – dal lungo ’68 al G8 di Genova, fino alle primavere arabe e a Occupy – che hanno aperto immaginari radicali senza riuscire a consolidare istituzioni alternative durature. In mezzo, una sinistra istituzionale che ha interiorizzato la sconfitta al punto da farsi gestore obbediente del neoliberismo, e una galassia di sinistre sociali, mutualistiche, ambientaliste, femministe e internazionaliste che faticano a riconoscersi in un progetto comune. Qui la melanconia non è solo affettiva: è anche organizzativa, frammentazione cronica, incapacità di articolare livelli diversi di lotta (locale, nazionale, transnazionale).
Leggere Nunes da questa prospettiva significa usare il suo capitolo come specchio: non per cercare l’ennesimo “manuale del buon militante”, ma per domandarci quanto della nostra pratica quotidiana sia ancora governato dal lutto, dalla nostalgia, dal rifiuto delle forme realmente disponibili.
Una melanconia che pensa, non una melanconia che si compiace

Il merito del capitolo di Né verticale né orizzontale sulla melanconia di sinistra sta nel rifiuto di due risposte facili: da un lato, il moralismo che colpevolizza i militanti: “siete depressi, dovete solo smettere di esserlo”, dall’altro, l’estetizzazione che trasforma la sconfitta in stile di vita, in posa identitaria. Al loro posto, Nunes propone una prospettiva più esigente: prendere sul serio la melanconia come sintomo storico e organizzativo, leggerla alla luce delle grandi sconfitte del secolo scorso, delle illusioni e dei limiti dei movimenti più recenti, e usarla come leva per ripensare l’organizzazione politica in chiave ecologica, complessa, non dicotomica. In questo senso, la melanconia non viene cancellata, ma attraversata. Diventa memoria vigilante, anticorpo contro le scorciatoie, rifiuto di raccontarsi la storia come se la vittoria fosse garantita. Però smette di essere il nostro unico orizzonte emotivo.
Per una sinistra che vuole ancora dirsi tale, forse la sfida è proprio questa: imparare a guardare le rovine senza trasformarle in casa, a portare con sé i morti senza vivere nel cimitero, a fare della melanconia una lente critica e non un rifugio. È qui che il capitolo di Nunes parla anche a noi, ai nostri movimenti, alle nostre sconfitte: non ci promette consolazione, ma ci chiede di ricominciare a organizzare, malgrado tutto, con la lucidità di chi sa che il lutto, da solo, non farà mai politica.

Fonti e sitografia essenziale

R. Nunes, Né verticale né orizzontale. Una teoria dell’organizzazione politica, Alegre, 2025.
W. Brown, “Resisting Left Melancholy”, in boundary 2, vol. 26, n. 3, 1999, pp. 19–27, jstor.org/stable/303736.
J. Dean, The Communist Horizon, Verso Books, 2012. The Communist Horizon (estratti e capitoli in PDF): Fai clic per accedere a dean-communist-horizon.pdf.
E. Traverso, Malinconia di sinistra, Feltrinelli, 2016. Intervista e sintesi del libro su Europe Solidaire: europe-solidaire.org/spip.php?….
#dean #malinconia #nunes #organizzazione #politica #sinistra #transform #traverso #verticale


Ending war is possible


101 years ago, World War 1 British and German soldiers, sitting on their respective sides of no man’s land, stopped shooting at one another. They left their trenches, shared food and some even played soccer against one another. For over a day, soldiers refused to fight and instead shared what they had with those who were their enemies before Christmas Eve.

As Trump kills civilians in the Caribbean and seizes other countries’ tankers in order to increase pressure on the Venezuelan government, we remember that bright moment over a century ago when combatants saw each other as fellow human beings. The alternative to killing one another is to refuse to dehumanize others as our leaders urge us to do and instead build a world founded on peace and freedom from oppression.

youtube.com/embed/B2j7zxow6yc?…

Image Source: World War 1 Christmas Truce – Illustrated London News, Public Domain


masspirates.org/blog/2025/12/2…

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Live du vendredi 21 novembre - Sommes-nous à l'heure du technofascisme ?

Lors de ce live, nous avons reçu @nastasiahadjadji , journaliste et co-autrice du livre "Apocalypse Nerds, comment les technofascistes ont pris le pouvoir", aux éditions Divergences.

Pour voir la rediffusion du live en entier, rendez vous sur notre chaîne Peertube et Youtube : video.lqdn.fr/w/eJoXfAgCgiTg5L…

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j'avais trouvé son précédent livre faible sur pas mal de sources ; je me souviens de la petite ferme de crypto au Congo qui dans son livre était un truc gigantesque servant de cheval de Troie à la Chine, mais sans source précise citée, et en creusant (un peu) cela ne ressemblait à rien d'autre qu'à une ferme minuscule, unique, sur un terrain en terre battue, financée sur fond français (ou européen). Donc pour argumenter contre la crypto, son livre n'était pas le bon outil malheureusement, on m'avait cloué le bec comme ça.
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Une OLIGARCHIASSE

l'oligarchie a toujours besoin d'un maximum de contrôle pour assurer ses succession.

Et c'est le système oligarchique qui conduit à la dictature parce qu'au bout d'un moment, la population risque de refuser d'accepter qu'on continue de la prendre pour une grosse conne.

C'est alors que L'oligarchiasse se prémunit par le sécuritaire, le contrôle des masse passe à un cran supérieur quand le sotf power ne les contient plus.

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Visito poco fa il sito web di news della Repubblica (GEDI) e si apre automaticamente una finestra con un video in cui si vedono esercito italiano e militari NATO che simulano azioni di guerra. Il video non ha sottotitoli né voce di commento. C'è da chiedersi chi siano i destinatari del messaggio implicito del video: i nemici della Nato? O noi italiani? I nostri figli?
Conforta il fatto che siamo a Natale, tempo di pace...
L'URL del video è qui di seguito:
repubblica.it/embed/esteri/202…
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Live du 17 décembre - Répression administrative : l'état d'urgence sans fin contre les musulman·es

Lors de ce live, nous nous sommes attaqué aux techniques de répression utilisées par les services de renseignement contre les personnes musulmanes, à commencer par les assignations à résidence et l’utilisation de notes blanches pour les criminaliser. Nous avons reçu Mathilde Dabed (Legal Team Antiraciste), Rayan Freschi (CAGE International) et Nicolas Klausser (chercheur).

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La rediffusion est disponible ici : video.lqdn.fr/w/r8QvJapD78B6A3…

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Apple inizia a tagliare il cordone di iOS 18.7.3. Ecco perché è una mossa (cyber)strategica
#CyberSecurity
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