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dal 23 aprile: lamberto pignotti al mart di rovereto


mart.tn.it/mostre/pignotti-100…
cliccare per ingrandire#art #arte #ingressoGratuito #LambertoPignotti #MART #materialiVerbovisivi #mostra #mostraGratis #Pignotti #poesiaVisiva #Rovereto #vispo

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𝘕𝘦𝘪 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘪𝘴𝘴𝘪𝘮𝘪 𝘢𝘯𝘯𝘪 '80, 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘧𝘳𝘦𝘲𝘶𝘦𝘯𝘵𝘢𝘷𝘰 𝘭𝘢 𝘵𝘦𝘳𝘻𝘢 𝘮𝘦𝘥𝘪𝘢, 𝘭'𝘰𝘵𝘵𝘪𝘮𝘰 𝘱𝘳𝘰𝘧𝘦𝘴𝘴𝘰𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘭𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘦 𝘤𝘪 𝘧𝘦𝘤𝘦 𝘭𝘦𝘨𝘨𝘦𝘳𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘦𝘭𝘦𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘣𝘳𝘢𝘯𝘪 𝘵𝘳𝘢𝘵𝘵𝘪 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘭𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘢𝘵𝘶𝘳𝘢 𝘥𝘦𝘨𝘭𝘪 𝘶𝘭𝘵𝘪𝘮𝘪 𝘥𝘶𝘦 𝘴𝘦𝘤𝘰𝘭𝘪 𝘱𝘦𝘳 𝘧𝘢𝘳𝘤𝘪 𝘳𝘪𝘧𝘭𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘦 𝘴𝘶𝘪 𝘳𝘪𝘴𝘤𝘩𝘪 𝘥𝘪 𝘢𝘭𝘪𝘦𝘯𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘰𝘤𝘪𝘦𝘵à 𝘮𝘰𝘥𝘦𝘳𝘯𝘢.
𝘗𝘦𝘳 𝘮𝘦 𝘧𝘶 𝘶𝘯 𝘪𝘮𝘱𝘰𝘳𝘵𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘰𝘳𝘴𝘰 𝘥𝘪 𝘮𝘢𝘵𝘶𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢𝘭𝘦.
𝘈𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘪𝘯𝘦 𝘤𝘪 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘵ò 𝘭𝘢 𝘣𝘦𝘭𝘭𝘪𝘴𝘴𝘪𝘮𝘢 𝘱𝘰𝘦𝘴𝘪𝘢 𝘥𝘪 𝘕𝘢𝘻𝘪𝘮 𝘏𝘪𝘬𝘮𝘦𝘵 𝘪𝘯𝘵𝘪𝘵𝘰𝘭𝘢𝘵𝘢 "𝘗𝘳𝘪𝘮𝘢 𝘥𝘪 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘭'𝘶𝘰𝘮𝘰":

Non vivere su questa terra
come un estraneo
e come un vagabondo sognatore.

Vivi in questo mondo
come nella casa di tuo padre:
credi al grano, alla terra, al mare,
ma prima di tutto credi all'uomo.

Ama le nuvole, le macchine, i libri,
ma prima di tutto ama l'uomo.
Senti la tristezza del ramo che secca,
dell'astro che si spegne,
dell'animale ferito che rantola,
ma prima di tutto senti la tristezza
e il dolore dell'uomo.

Ti diano gioia
tutti i beni della terra:
l'ombra e la luce ti diano gioia,
le quattro stagioni ti diano gioia,
ma soprattutto, a piene mani,
ti dia gioia l'uomo!

(Nazim Hikmet)

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𝗟𝗔 𝗣𝗜𝗭𝗭𝗔 𝗔𝗟 𝗧𝗘𝗚𝗔𝗠𝗜𝗡𝗢

La differenza con la tradizionale pizza napoletana, che a Torino viene denominata localmente 𝘱𝘪𝘻𝘻𝘢 𝘢𝘭 𝘮𝘢𝘵𝘵𝘰𝘯𝘦, è che quella partenopea viene cotta in forno senza l’uso del tegamino.
Le origini della 𝙥𝙞𝙯𝙯𝙖 𝙖𝙡 𝙩𝙚𝙜𝙖𝙢𝙞𝙣𝙤 sono incerte.
L'ipotesi che sostiene sia stata inventata a Torino da ristoratori toscani potrebbe essere avvalorata dal fatto che le principali pizzerie storiche torinesi erano gestite da famiglie toscane e che, come ormai consuetudine, prima di servire la pizza si offre una porzione di farinata di ceci, piatto tipico della cucina toscana.
In ogni caso, la ragione che ha portato alla nascita della pizza al tegamino è il tentativo di velocizzare la produzione della pizza per servire più rapidamente i clienti.
Infatti, l’impasto viene steso nei tegamino e parzialmente condito molto prima della cottura. Dunque, le fasi di completamento del preparato e del passaggio in forno risultano particolarmente veloci.
I primi locali di vendita di pizza al tegamino hanno aperto negli 𝘢𝘯𝘯𝘪 𝘛𝘳𝘦𝘯𝘵𝘢. Fino agli anni Sessanta questo tipo di pizza era l’unico in commercio, conosciuto e apprezzato sotto la Mole.
Con il 𝘣𝘰𝘰𝘮 𝘦𝘤𝘰𝘯𝘰𝘮𝘪𝘤𝘰 e la massiccia immigrazione dal sud Italia, però, cominciarono ad aprire in città numerose pizzerie classiche napoletane che fecero diventare la pizza al tegamino un prodotto 𝘥𝘪 𝘯𝘪𝘤𝘤𝘩𝘪𝘢 fino agli inizi del nuovo millennio quando, grazie alla riscoperta dei prodotti gastronomici tipici e locali, la pizza al tegamino è tornata alla ribalta con l'apertura di nuovi locali specializzati e l’ampliamento di molte pizzerie storiche.
Ad oggi la pizza al tegamino è prodotta quasi unicamente a Torino e, in misura minore, in altre località del Piemonte.
Per quanto riguarda il resto del Paese questa particolare pizza è praticamente sconosciuta.

#pizza #pizzaaltegamino #torino

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)
in reply to 𝓑𝓻𝓸𝓷𝓼𝓸𝓷

@𝓑𝓻𝓸𝓷𝓼𝓸𝓷 Interessante il fatto che anche a Varese / Como la prima pizza ad essere arrivata fosse di toscani, però mi risulta che oltre alla pizza non facessero farinata ma castagnaccio.

E facevano, e fanno tutt'ora, pizza in teglia, alta, ma con la teglia grande, venduta a tranci in buona parte da asporto, non in tegamino

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SmokedHam e UNC2465: il backdoor dei ransomware operator che si nasconde nei tool IT più usati dagli amministratori
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/smoked…


SmokedHam e UNC2465: il backdoor dei ransomware operator che si nasconde nei tool IT più usati dagli amministratori


Se siete amministratori di sistema e avete cercato su Google uno strumento come PuTTY, RVTools o Remote Desktop Manager nelle ultime settimane, potreste aver incontrato un annuncio pubblicitario che conduceva a una versione modificata del software, contenente un backdoor. È la tecnica di malvertising che il gruppo criminale UNC2465 ha affinato nel tempo, e che Orange Cyberdefense ha documentato in una nuova serie di attacchi condotti nel 2026 contro organizzazioni europee.

Chi è UNC2465: dai ex affiliati DarkSide agli operator Qilin


UNC2465 è un cluster di attività tracciato da Mandiant fin dal 2019. Il gruppo ha guadagnato notorietà come affiliato del ransomware DarkSide — lo stesso che colpì Colonial Pipeline nel 2021 causando una crisi energetica negli Stati Uniti. Dopo lo scioglimento di DarkSide, UNC2465 ha mantenuto la propria operatività affiliandosi con LockBit e, più recentemente, con Qilin (noto anche come Agenda ransomware), uno dei gruppi ransomware in più rapida crescita nel panorama della cybercriminalità organizzata.

Ciò che distingue UNC2465 da molti altri attori del crimine informatico è la sofisticazione operativa: il gruppo non si affida a exploit zero-day, ma a una combinazione di malvertising, trojanizzazione di software legittimo e tecniche di blending con attività normali — incluso l’uso di bossware commerciale legale per mascherare le proprie azioni malevole.

Il vettore: annunci di ricerca malevoli per tool IT


La campagna documentata da Orange Cyberdefense nel febbraio-aprile 2026 si basa su un meccanismo collaudato: acquistare spazi pubblicitari su motori di ricerca come Google e Bing per intercettare le ricerche di strumenti IT ampiamente utilizzati da system administrator e IT manager. I tool impersonati includono:

  • PuTTY e KiTTY — client SSH tra i più usati al mondo
  • RVTools — tool di inventario VMware indispensabile in ambienti virtualizzati
  • Remote Desktop Manager — gestore di sessioni RDP diffusissimo
  • Zoho Assist — software di supporto remoto
  • Total Commander — file manager Windows
  • Advanced IP Scanner — scanner di rete molto popolare

Il meccanismo è infido perché gli amministratori di sistema sono abituati a scaricare questi tool di frequente, spesso su nuove macchine, e la fiducia nel brand del software abbassa la guardia. Un click sull’annuncio — che compare sopra i risultati organici — porta a un dominio malevolo con un installer visivamente identico all’originale.

Anatomia di SmokedHam: il backdoor che evolve continuamente


Il payload distribuito tramite gli installer trojanizzati è SmokedHam (tracciato da ConnectWise anche come Parcel RAT), un backdoor basato su PowerShell e C# attivo dalla fine del 2019. Nelle versioni più recenti, SmokedHam è stato snellito rispetto alle prime varianti: la funzionalità di screen capture è stata rimossa e il keylogger è presente ma disattivato. L’obiettivo primario del backdoor, nella fase attuale, è quello di stabilire un canale C2 persistente e ricevere comandi PowerShell da eseguire.

Questa semplicità apparente è in realtà una scelta strategica: un backdoor minimale è più difficile da rilevare. La complessità dell’attacco viene delegata agli strumenti post-exploitation che vengono scaricati successivamente.

Il flusso di attacco dettagliato


L’installer NSIS (Nullsoft Scriptable Install System) scaricato dalla vittima esegue simultaneamente due operazioni: installa il software legittimo (per non insospettire l’utente) e avvia silenziosamente la catena di compromissione.

  • I file vengono estratti in C:\ProgramData\LogConverter\
  • La persistenza viene stabilita tramite una chiave di registro Run che punta a Microsoft.NodejsTools.PressAnyKey.lnk — un abuso di un binario legittimo di Visual Studio (LOLBin)
  • PowerShell esegue comandi offuscati per caricare SmokedHam direttamente in memoria (fileless)
  • Il backdoor contatta i propri server C2 nascosti dietro Cloudflare Workers e endpoint AWS, rendendo il traffico indistinguibile da comunicazioni legittime verso cloud provider


Il bossware come copertura: la tecnica più insidiosa


Una delle caratteristiche più originali di UNC2465, segnalata dal CERT di Orange Cyberdefense, è l’uso di software di monitoraggio dei dipendenti — il cosiddetto bossware — per mimetizzare le proprie attività malevole. Tool come ControlioNet e Teramind, normalmente impiegati dai datori di lavoro per monitorare la produttività, vengono installati dagli attaccanti sui sistemi compromessi. Poiché questi software sono commerciali, firmati e spesso già presenti nelle whitelist aziendali, le loro comunicazioni di rete e le loro funzioni (screenshot, keylogging, accesso remoto) non vengono flaggate come anomale.

In questa maniera, UNC2465 può condurre ricognizione prolungata, esfiltrare credenziali e preparare il terreno per il ransomware finale rimanendo sotto il radar per settimane o mesi.

Indicatori di compromissione (IoC)

# Domini C2 SmokedHam/Parcel RAT (Cloudflare Workers)
cloud-9cd9.wtf-system.workers[.]dev
cdn-adv.systems-scanner.workers[.]dev
cdn-cloude.extended-system.workers[.]dev
# Pattern comune: cdn-*.workers[.]dev con nomi che imitano CDN legittimi

# Directory di installazione sospetta
C:\ProgramData\LogConverter\

# Persistenza via registro
HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Run
  → Microsoft.NodejsTools.PressAnyKey.lnk

# LOLBin abusato
Microsoft.NodejsTools.PressAnyKey.exe (legittimo ma usato come launcher)

# Installer firmato sospetto
Firma: LLC DIAPROM (distribuito su domini che imitano siti ufficiali)

# Bossware da monitorare se non autorizzato
ControlioNet, Teramind

Raccomandazioni per i difensori


La campagna UNC2465 pone sfide particolari perché prende di mira esattamente le persone che si occupano di sicurezza e amministrazione dei sistemi. Ecco le contromisure più efficaci:

  • Download dai soli siti ufficiali: abituare tutti gli amministratori a scaricare tool esclusivamente dai siti ufficiali o tramite package manager interni verificati. Mai dal primo risultato di un motore di ricerca
  • Blocco degli annunci nei browser aziendali: implementare un ad-blocker a livello di DNS (Pi-hole, NextDNS, filtering proxy) per eliminare il vettore primario di questa campagna
  • Application allowlisting: garantire che solo software approvato possa essere eseguito, prevenendo l’installazione di bossware non autorizzato
  • Monitoraggio Cloudflare Workers: alert su connessioni verso domini *.workers.dev non presenti nelle baseline del traffico aziendale
  • Verifica degli hash prima dell’esecuzione: confrontare gli hash SHA-256 degli installer con quelli pubblicati dai vendor prima dell’installazione
  • EDR con analisi comportamentale: rilevare l’abuso di LOLBin come Microsoft.NodejsTools.PressAnyKey.exe e l’esecuzione di PowerShell offuscato

UNC2465 rappresenta un caso di studio esemplare su come i gruppi criminali di alto livello combinino tecniche di accesso iniziale mutuate dal cybercrime di massa (malvertising) con operazioni post-compromise da APT. L’obiettivo finale — il ransomware — arriva solo dopo un lungo periodo di radicamento silenzioso nella rete bersaglio. La prevenzione deve quindi concentrarsi sul vettore iniziale: un download sbagliato può compromettere un’intera infrastruttura.


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Critical SAP SQL Injection CVE-2026-27681 (CVSS 9.9) Exposes Financial Data in Business Planning and Warehouse Systems
#CyberSecurity
securebulletin.com/critical-sa…
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ShinyHunters Breaches Rockstar Games via Supply Chain Attack: 80 Million Records Ransomed, Data Leaked After Deadline
#CyberSecurity
securebulletin.com/shinyhunter…
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AOT-Friendly DTO Mapping in .NET: Source Generators al posto della reflection
#tech
spcnet.it/aot-friendly-dto-map…
@informatica


AOT-Friendly DTO Mapping in .NET: Source Generators al posto della reflection


Con l’adozione crescente di NativeAOT e il trimming in .NET, uno dei nodi critici per molti progettisti è la gestione del mapping tra oggetti: le librerie classiche come AutoMapper si basano pesantemente sulla reflection a runtime, che è incompatibile con la compilazione Ahead-of-Time. In questo articolo esploreremo ElBruno.AotMapper, una libreria che risolve il problema spostando la generazione del codice di mapping a compile time grazie ai Roslyn Source Generators.

Il problema: reflection e AOT non vanno d’accordo


Quando si compila un’applicazione .NET con PublishAot=true oppure si abilita il trimming aggressivo, il runtime non può più analizzare dinamicamente i tipi come farebbe normalmente. Le librerie che usano System.Reflection per scoprire proprietà e invocare setter al volo — come AutoMapper nella sua configurazione classica — provocano errori in fase di esecuzione o vengono tagliate dal trimmer.

Le alternative tradizionali per chi vuole restare AOT-compatible sono:

  • Scrivere il mapping a mano (tedioso e soggetto a errori)
  • Usare Mapster con configurazione esplicita (verbosa)
  • Affidarsi a Source Generators che generano il codice prima della compilazione

ElBruno.AotMapper percorre la terza strada: usa un Source Generator basato su Roslyn per emettere metodi di estensione fortemente tipizzati già al momento del build, con zero reflection a runtime.

Come funziona: Source Generators al posto della reflection


I Roslyn Source Generators sono componenti che vengono eseguiti durante la compilazione e possono produrre file C# aggiuntivi. In questo caso, il generator analizza le vostre classi annotate con attributi specifici e genera automaticamente i metodi di mapping corrispondenti.

I vantaggi concreti di questo approccio:

  • Gli errori di mapping emergono in fase di compilazione, non a runtime
  • Zero overhead da reflection: il codice generato è codice C# diretto, ottimizzabile dal JIT o dall’AOT compiler
  • Compatibilità completa con NativeAOT e applicazioni trimmate
  • Il codice generato è visibile e debuggabile (potete ispezionarlo nelle cartelle di build)


Installazione


La libreria si divide in due package NuGet distinti:

# Attributi e interfacce core
dotnet add package ElBruno.AotMapper

# Il Source Generator (solo per il progetto che contiene i DTO)
dotnet add package ElBruno.AotMapper.Generator

Il Generator va aggiunto come PrivateAssets="all" in genere, per evitare che la dipendenza si propaghi ai progetti dipendenti:
<PackageReference Include="ElBruno.AotMapper.Generator" Version="x.y.z">
  <PrivateAssets>all</PrivateAssets>
  <IncludeAssets>runtime; build; native; contentfiles; analyzers</IncludeAssets>
</PackageReference>

Utilizzo degli attributi di mapping

Mapping base con [MapFrom]


Il caso più semplice: due classi con le stesse proprietà. Si annota il DTO destinazione con [MapFrom] specificando il tipo sorgente:

// Entità del dominio
public class Product
{
    public int Id { get; set; }
    public string Name { get; set; } = string.Empty;
    public decimal Price { get; set; }
    public DateTime CreatedAt { get; set; }
}

// DTO di risposta annotato
[MapFrom(typeof(Product))]
public class ProductDto
{
    public int Id { get; set; }
    public string Name { get; set; } = string.Empty;
    public decimal Price { get; set; }
}

Il Source Generator analizza questo codice e genera automaticamente un metodo di estensione. Dopo la compilazione potrete usarlo così:
var product = await dbContext.Products.FindAsync(id);
var dto = product.ToProductDto(); // Metodo generato, zero reflection

Rimappatura di proprietà con [MapProperty]


Quando i nomi delle proprietà non corrispondono tra sorgente e destinazione, si usa [MapProperty] per indicare esplicitamente il mapping:

[MapFrom(typeof(User))]
public class UserSummaryDto
{
    public int Id { get; set; }

    [MapProperty(nameof(User.FirstName))]
    public string Nome { get; set; } = string.Empty;  // Diverso da FirstName

    [MapProperty(nameof(User.LastName))]
    public string Cognome { get; set; } = string.Empty;
}

Ignorare proprietà con [MapIgnore]


Per escludere campi sensibili o non necessari:

[MapFrom(typeof(User))]
public class PublicUserDto
{
    public int Id { get; set; }
    public string UserName { get; set; } = string.Empty;

    [MapIgnore]
    public string? PasswordHash { get; set; }  // Non verrà mappato
}

Conversioni custom con [MapConverter]


Per logiche di conversione non banali, si implementa IMapConverter<TSource, TDestination>:

public class PriceToStringConverter : IMapConverter<decimal, string>
{
    public string Convert(decimal source) => source.ToString("C2");
}

[MapFrom(typeof(Product))]
public class ProductDisplayDto
{
    public string Name { get; set; } = string.Empty;

    [MapConverter(typeof(PriceToStringConverter))]
    public string FormattedPrice { get; set; } = string.Empty;
}

Integrazione in un Minimal API ASP.NET Core


Il package AspNetCore della libreria facilita l’integrazione con Dependency Injection. Ecco un esempio completo di endpoint:

// Program.cs
var builder = WebApplication.CreateBuilder(args);
builder.Services.AddDbContext<AppDbContext>(...);

var app = builder.Build();

app.MapGet("/products/{id}", async (int id, AppDbContext db) =>
{
    var product = await db.Products.FindAsync(id);
    if (product is null) return Results.NotFound();

    // ToProductDto() è un metodo generato dal Source Generator
    return Results.Ok(product.ToProductDto());
});

app.Run();

Quando si pubblica con dotnet publish -r win-x64 -p:PublishAot=true, il codice di mapping generato viene incluso senza problemi perché è codice C# statico, non reflection dinamica.

Considerazioni pratiche


La libreria è indicata soprattutto per chi:

  • Sta migrando applicazioni verso NativeAOT o vuole abilitare il trimming
  • Sviluppa microservizi con startup time critico (AOT avvia le app molto più velocemente)
  • Preferisce avere errori di mapping evidenziati a compile time
  • Vuole ispezionare il codice generato per capire esattamente cosa succede

La libreria è ancora in evoluzione (work-in-progress secondo l’autore), quindi prima di adottarla in produzione è consigliabile valutare alternative mature come Mapperly, anch’essa basata su Source Generators e con una community più consolidata. Detto questo, ElBruno.AotMapper è un ottimo punto di partenza per capire come funziona il mapping AOT-friendly e i Source Generators in generale.

Conclusione


Il passaggio a NativeAOT e al trimming in .NET è una tendenza inesorabile, specialmente per applicazioni cloud-native e microservizi che richiedono avvio rapido e footprint ridotto. Le librerie di mapping basate su reflection appartengono a un’era che sta tramontando: i Source Generators sono il futuro, e ElBruno.AotMapper mostra come si possa risolvere un problema pratico quotidiano — il mapping DTO — con questo approccio moderno.

Se volete esplorare ulteriormente l’argomento, la documentazione ufficiale di Roslyn Source Generators è disponibile su Microsoft Learn, e il progetto di riferimento industriale è Mapperly.


Fonte originale: AOT-Friendly DTO Mapping in .NET – El Bruno


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klavierstück xii / karlheinz stockhausen. 1983


[youtube youtube.com/watch?v=w99vk76rhV…]

Karlheinz Stockhausen, Klavierstück XII (1983)
Chiara Saccone, pianoforte
Rondò 2016
registrazione effettuata il 31.03.2016 al Teatro Litta di Milano
#ChiaraSaccone #KarlheinzStockhausen #KlavierstückXII #music #musica #TeatroLitta

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radio papesse: conversazioni su giuseppe chiari


giuseppe chiari _ conversazioni
Radio Papesse :
radiopapesse.org/it/progetti/g…
Conversazioni su Giuseppe Chiari,
con Giancarlo Cardini, Gian Piero Frassinelli, Paolo Masi, Lara Vinca Masini, Gianni Pettena, Renato Ranaldi, Daniele Lombardi, Alvin Curran
#AlvinCurran #archivi #archivio #art #arte #DanieleLombardi #Firenze #fluxus #fluxusMusic #GianPieroFrassinelli #GiancarloCardini #GianniPettena #GiuseppeChiari #Gruppo70 #improvvisazione #LaraVincaMasini #MusicaNuova #musicaSperimentale #PaoloMasi #partitura #PieroFrassinelli #PietroGrossi #RenatoRanaldi #scrittura #sound #suono #SylvanoBussotti #VillaRomana

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CyberAv3ngers: Iran-Linked IRGC Hackers Target Rockwell PLCs Across U.S. Critical Infrastructure
#CyberSecurity
securebulletin.com/cyberav3nge…
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Three Windows Defender Zero-Days Exploited in the Wild: BlueHammer Patched, RedSun and UnDefend Still Unpatched
#CyberSecurity
securebulletin.com/three-windo…
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Command Pattern in C#: guida completa con undo, redo e Dependency Injection
#tech
spcnet.it/command-pattern-in-c…
@informatica


Command Pattern in C#: guida completa con undo, redo e Dependency Injection


Il Command Pattern è uno dei design pattern comportamentali più utili nel mondo dello sviluppo software. In C#, la sua implementazione è particolarmente elegante e consente di costruire sistemi robusti con funzionalità di undo/redo, accodamento di operazioni e logging senza intaccare la logica di business. In questo articolo vedremo come implementarlo passo dopo passo, con esempi concreti e consigli pratici per applicazioni reali.

Cos’è il Command Pattern?


Il Command Pattern incapsula una richiesta come un oggetto autonomo, separando chi la emette da chi la esegue. Questo consente di parametrizzare i client con richieste diverse, accodare operazioni, supportare il rollback e costruire sistemi di macro o audit trail. In parole semplici: invece di chiamare direttamente un metodo, si crea un oggetto che “sa come” eseguire quella chiamata, e lo si passa all’esecutore.

I casi d’uso più classici includono:

  • Editor di testo o grafica con undo/redo illimitato
  • Sistemi di workflow con operazioni reversibili
  • Transaction scripts in architetture DDD
  • Logging e auditing di operazioni critiche
  • Macro recording nelle applicazioni di produttività


I componenti del pattern


Un’implementazione corretta del Command Pattern in C# prevede quattro attori principali:

  • ICommand: l’interfaccia contrattuale che definisce Execute(), Undo() e una proprietà descrittiva
  • Receiver: la classe che contiene la logica di business effettiva, ignara del pattern
  • Concrete Command: le implementazioni di ICommand, che catturano i parametri in costruzione e delegano al Receiver
  • Invoker: gestisce la coda di esecuzione e le stack di undo/redo


Implementazione passo dopo passo

Step 1: definire l’interfaccia ICommand


Il contratto deve essere minimale. Tutti i dati necessari all’esecuzione viaggiano dentro il comando stesso, non vengono passati ai metodi:

public interface ICommand
{
    string Description { get; }
    void Execute();
    void Undo();
}

La scelta di metodi senza parametri è deliberata: favorisce l’immutabilità del comando dopo la costruzione e impedisce il condizionamento da stato esterno.

Step 2: creare il Receiver


Il Receiver contiene la logica reale. Non sa nulla di comandi, stack o undo. È testabile in isolamento:

public class TextDocument
{
    private readonly List<string> _lines = new();

    public IReadOnlyList<string> Lines => _lines.AsReadOnly();

    public void AddLine(string text) => _lines.Add(text);

    public void RemoveLine(int index)
    {
        if (index >= 0 && index < _lines.Count)
            _lines.RemoveAt(index);
    }
}

Step 3: implementare i Concrete Commands


Ogni comando cattura i propri dati al momento della costruzione e implementa sia Execute che Undo. Notare che lo stato necessario per l’undo viene salvato durante Execute:

public sealed class AddLineCommand : ICommand
{
    private readonly TextDocument _document;
    private readonly string _text;

    public string Description => $"Aggiungi riga: "{_text}"";

    public AddLineCommand(TextDocument document, string text)
    {
        _document = document ?? throw new ArgumentNullException(nameof(document));
        _text = text ?? throw new ArgumentNullException(nameof(text));
    }

    public void Execute() => _document.AddLine(_text);

    public void Undo() => _document.RemoveLine(_document.Lines.Count - 1);
}

public sealed class RemoveLineCommand : ICommand
{
    private readonly TextDocument _document;
    private readonly int _index;
    private string? _removedText;

    public string Description => $"Rimuovi riga {_index}";

    public RemoveLineCommand(TextDocument document, int index)
    {
        _document = document;
        _index = index;
    }

    public void Execute()
    {
        // Salviamo lo stato per poter fare undo
        _removedText = _document.Lines[_index];
        _document.RemoveLine(_index);
    }

    public void Undo()
    {
        if (_removedText is not null)
            _document.AddLine(_removedText);
    }
}

Il punto critico è la cattura dello snapshot in Execute(): RemoveLineCommand ricorda il testo rimosso prima di cancellarlo, rendendo possibile il ripristino.

Step 4: costruire l’Invoker con history


L’Invoker mantiene due stack: uno per l’undo e uno per il redo. Quando si esegue un nuovo comando, la redo stack viene svuotata per evitare storie ramificate incoerenti:

public class CommandInvoker
{
    private readonly Stack<ICommand> _undoStack = new();
    private readonly Stack<ICommand> _redoStack = new();

    public void ExecuteCommand(ICommand command)
    {
        command.Execute();
        _undoStack.Push(command);
        _redoStack.Clear(); // Nuova azione invalida il redo
    }

    public bool CanUndo => _undoStack.Count > 0;
    public bool CanRedo => _redoStack.Count > 0;

    public void Undo()
    {
        if (!CanUndo) return;
        var cmd = _undoStack.Pop();
        cmd.Undo();
        _redoStack.Push(cmd);
    }

    public void Redo()
    {
        if (!CanRedo) return;
        var cmd = _redoStack.Pop();
        cmd.Execute();
        _undoStack.Push(cmd);
    }

    public IEnumerable<string> GetHistory() =>
        _undoStack.Select(c => c.Description);
}

Step 5: Macro Commands (Composite)


Il Command Pattern si combina naturalmente con il Composite Pattern per costruire macro che raggruppano più operazioni atomiche:

public sealed class MacroCommand : ICommand
{
    private readonly IReadOnlyList<ICommand> _commands;

    public string Description => $"Macro ({_commands.Count} operazioni)";

    public MacroCommand(IEnumerable<ICommand> commands)
    {
        _commands = commands.ToList();
    }

    public void Execute()
    {
        foreach (var cmd in _commands)
            cmd.Execute();
    }

    public void Undo()
    {
        // L'undo avviene in ordine inverso
        for (int i = _commands.Count - 1; i >= 0; i--)
            _commands[i].Undo();
    }
}

Step 6: integrazione con Dependency Injection


In applicazioni .NET moderne, il pattern si integra perfettamente con il DI container di ASP.NET Core:

// Program.cs
builder.Services.AddSingleton<TextDocument>();
builder.Services.AddSingleton<CommandInvoker>();
builder.Services.AddTransient<DocumentCommandFactory>();

// Factory per creare comandi on-demand
public class DocumentCommandFactory
{
    private readonly TextDocument _document;

    public DocumentCommandFactory(TextDocument document)
    {
        _document = document;
    }

    public ICommand AddLine(string text) => new AddLineCommand(_document, text);
    public ICommand RemoveLine(int index) => new RemoveLineCommand(_document, index);
}

I componenti longevi (TextDocument, CommandInvoker) sono Singleton; i comandi vengono creati on-demand tramite factory e rimangono short-lived.

Errori comuni da evitare


Chi si avvicina al Command Pattern per la prima volta tende a commettere questi errori:

  • Logica nel comando invece che nel Receiver: i comandi devono orchestrare, non implementare. La logica di business appartiene al Receiver, dove può essere testata in isolamento.
  • Mancato snapshot dello stato per l’undo: se dimenticate di catturare lo stato prima dell’esecuzione, l’undo diventa impossibile o inaffidabile.
  • Stato condiviso tra comandi: ogni comando deve essere autosufficiente. Lo stato mutabile condiviso porta a bug sottili quando i comandi vengono eseguiti in ordine diverso.
  • Undo implementato in modo forzato: per operazioni genuinamente non reversibili (come l’invio di un’email), meglio lanciare un’eccezione o documentare esplicitamente il limite, piuttosto che fingere un undo inesistente.


Conclusione


Il Command Pattern è uno strumento potente e sottovalutato. Quando il vostro sistema ha bisogno di storico operazioni, undo/redo, accodamento differito o audit trail, questo pattern vi offre una soluzione elegante e testabile. La separazione netta tra Receiver (logica) e Command (orchestrazione) rende il codice mantenibile anche su larga scala.

Se state sviluppando con C# e .NET, consideratelo ogni volta che la vostra architettura richiede operazioni reversibili o la composizione di azioni complesse.


Fonte originale: How to Implement Command Pattern in C# – DevLeader.ca


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PayoutsKing: il ransomware che si nasconde in una macchina virtuale per eludere gli antivirus
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/payout…


PayoutsKing: il ransomware che si nasconde in una macchina virtuale per eludere gli antivirus


Un gruppo criminale noto come GOLD ENCOUNTER ha trovato un modo per rendere il proprio ransomware quasi invisibile agli strumenti di sicurezza endpoint: eseguire tutte le operazioni malevole all’interno di una macchina virtuale creata silenziosamente sui sistemi delle vittime. Il ransomware PayoutsKing, attivo da novembre 2025, sfrutta QEMU — un emulatore open source legittimo — per nascondere ogni traccia dell’attacco al di fuori del perimetro di visibilità delle soluzioni EDR e antivirus.

Il contesto: quando la virtualizzazione diventa un’arma


La tecnica di utilizzare macchine virtuali per eludere i controlli di sicurezza non è del tutto nuova: già nel 2025 diversi gruppi ransomware avevano sperimentato l’abuso di hypervisor legittimi come VMware ESXi. Ma il gruppo GOLD ENCOUNTER ha portato questa tattica a un nuovo livello di raffinatezza, usando QEMU — uno strumento open source normalmente impiegato da sviluppatori e ricercatori — per creare ambienti virtuali nascosti direttamente sui sistemi Windows delle vittime.

I ricercatori di Secureworks, che tracciano le operazioni di GOLD ENCOUNTER, hanno identificato due campagne distinte: STAC4713 (attiva da novembre 2025) e STAC3725 (identificata da febbraio 2026), entrambe caratterizzate dall’uso di QEMU come vettore di persistenza e comando-e-controllo. Secondo alcune analisi, il gruppo potrebbe avere legami con ex affiliati di BlackBasta.

Come funziona l’attacco: dalla compromissione alla VM nascosta


Il vettore di accesso iniziale varia a seconda della campagna. In STAC4713, gli attaccanti hanno sfruttato principalmente dispositivi SonicWall VPN esposti senza autenticazione a più fattori e, in almeno un incidente documentato a gennaio 2026, la vulnerabilità CVE-2025-26399 in SolarWinds Web Help Desk. La campagna STAC3725, invece, ha fatto leva su CitrixBleed2, la seconda iterazione della vulnerabilità NetScaler che ha colpito migliaia di organizzazioni.

Una volta ottenuto l’accesso iniziale, gli attori procedono con una sequenza di azioni strutturata:

  • Creazione di un scheduled task denominato TPMProfiler con privilegi SYSTEM, che esegue il binario QEMU
  • Deployment di un’immagine disco virtuale (custom.qcow2) mascherata da file di database o librerie DLL per evitare il rilevamento
  • Avvio di una VM Alpine Linux 3.22.0 con port forwarding verso il sistema host
  • Instaurazione di un tunnel SSH inverso per il comando e controllo covert

Il principio è semplice ma devastante: le soluzioni di sicurezza endpoint monitorano i processi del sistema operativo host, ma non possono ispezionare l’interno di una macchina virtuale in esecuzione. Tutto ciò che avviene dentro la VM rimane completamente opaco agli EDR.

Il toolkit nella macchina virtuale: un arsenale da penetration test


La VM Alpine Linux non è un ambiente minimale: è un’armeria completa di strumenti offensivi. In STAC4713, la VM preinstallata conteneva:

  • AdaptixC2: framework C2 open source per il controllo remoto
  • Chisel: tunneling TCP/UDP attraverso HTTP
  • BusyBox: suite di utility Unix compatta
  • Rclone: tool per l’esfiltrazione dati verso storage cloud

In STAC3725, rilevata dal CERT di Secureworks in incidenti a febbraio 2026, il toolkit era ancora più sofisticato e compilato manualmente dagli operatori: Impacket, KrbRelayx, Coercer, BloodHound.py, NetExec, Kerbrute e un’istanza di Metasploit completamente funzionale. Un arsenale che denota una profonda conoscenza delle tecniche di post-exploitation in ambienti Active Directory.

Furto di credenziali e movimento laterale


Prima di distribuire il ransomware, GOLD ENCOUNTER conduce operazioni estese di ricognizione e furto credenziali. Le tecniche documentate includono:

  • Creazione di Volume Shadow Copies tramite vssuirun.exe per accedere a file altrimenti bloccati
  • Esfiltrazione via SMB di NTDS.dit, SAM e dei registry hive SYSTEM — il database completo degli utenti Active Directory
  • Enumerazione Kerberos con Kerbrute per identificare account validi
  • Ricognizione AD tramite BloodHound per mappare percorsi di escalation dei privilegi
  • Deployment di ScreenConnect e del framework Havoc C2 tramite DLL sideloading su ADNotificationManager.exe


Il ransomware PayoutsKing: cifratura furtiva


PayoutsKing utilizza uno schema di cifratura robusto: AES-256 in modalità CTR per la cifratura dei file, con scambio di chiavi tramite RSA-4096. Per i file di grandi dimensioni viene adottata una strategia di intermittent encryption — cifra solo porzioni del file — che accelera l’operazione e rende la cifratura meno rilevabile in tempo reale dai sistemi di monitoraggio comportamentale.

Le richieste di riscatto vengono gestite attraverso siti leak sul dark web, con la consueta doppia estorsione: pagare per il decryptor, o vedere i propri dati pubblicati.

Indicatori di compromissione (IoC)

# Scheduled Task sospetto
Nome task: TPMProfiler
Privilegi: SYSTEM
Binary: qemu-system-x86_64.exe (o varianti)

# File da monitorare
*.qcow2 in posizioni anomale (es. %APPDATA%, C:\ProgramData\)
File .qcow2 mascherati da .dll o .db

# Servizi sospetti installati
AppMgmt (uso anomalo)
CtxAppVCOMService

# Tool post-compromise da cercare
AdaptixC2, Chisel, Rclone, BloodHound.py
Kerbrute, Impacket, NetExec, KrbRelayx

# Traffico di rete
Tunnel SSH reversi su porte non standard
Connessioni SSH in uscita verso IP esterni insoliti
Traffico Rclone verso storage cloud (es. Mega, Dropbox)

Cosa fare per difendersi


La tecnica QEMU rappresenta una sfida concreta per i team di sicurezza perché sfrutta uno strumento legittimo e firmato. Le raccomandazioni per i difensori includono:

  • Application allowlisting: bloccare l’esecuzione di qemu-system-*.exe su tutti gli endpoint non espressamente autorizzati
  • Monitoraggio scheduled task: alert su qualsiasi task creato con privilegi SYSTEM che esegue binari non standard
  • MFA obbligatoria su VPN e accessi remoti: quasi tutti i vettori di accesso iniziale documentati avrebbero potuto essere bloccati con MFA
  • Patching tempestivo: CVE-2025-26399 (SolarWinds), CitrixBleed2 e vulnerabilità SonicWall devono essere priorità assolute
  • Network monitoring: rilevare port forwarding SSH non autorizzato e connessioni in uscita verso storage cloud da server
  • Hunt proattivo: cercare file .qcow2 e il processo qemu-system-x86_64.exe nell’intero parco macchine

La capacità di GOLD ENCOUNTER di operare per settimane o mesi all’interno di reti compromesse prima di distribuire il payload ransomware — sfruttando una VM nascosta impossibile da ispezionare dagli EDR — rende questo gruppo particolarmente pericoloso. È l’ennesima dimostrazione di come i ransomware operator stiano evolvendo verso tecniche da APT, con longevi periodi di dwell time dedicati alla ricognizione e alla maximizzazione del danno.


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C’è una parte della storia dello spazio che raramente viene raccontata: quella delle persone che hanno reso possibili le missioni, progettandole e guidandole.

Marjorie Townsend è una di queste. Ingegnera della NASA, fu tra le prime donne a ricoprire ruoli di responsabilità nel programma spaziale statunitense e la prima a guidare una missione come project manager.

Nel nuovo articolo del blog raccontiamo la sua storia
👉 buff.ly/PPpj4Pu

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ecce bombo / nanni moretti. 1978


[youtube=youtube.com/watch?v=PatM-OipNZ…]

#EcceBombo #film #NanniMoretti

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Yellow and Turquoise, Ena Bianca, graphite and digital, 2026

#Art #Painting

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age verification but it's just a dialog box that asks "are you old" and the answers are "yes" and "maybe later"
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Someone I care about told me about this and I asked for a screenshot.

And I’m proud to share this! Though I don’t know the best hashtags to use to spread the joy 😀❤️

#LGBTQIA #LGBTQ

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LINQ Max e i tipi valore nullable in C#: il comportamento inatteso che causa eccezioni a runtime
#tech
spcnet.it/linq-max-e-i-tipi-va…
@informatica


LINQ Max e i tipi valore nullable in C#: il comportamento inatteso che causa eccezioni a runtime


Chi usa LINQ in C# con una certa frequenza prima o poi si imbatte in un comportamento del metodo Max che, a prima vista, appare del tutto irrazionale: due chiamate sintatticamente quasi identiche producono risultati radicalmente diversi, e una delle due lancia un’eccezione a runtime su una sequenza vuota. Vediamo perché accade e come risolverlo.

Il problema: Max con proiezioni su tipi diversi


Consideriamo questo tipo record:

public record WithValues(string Label, int Number, DateTimeOffset Date);

Ora proviamo a chiamare Max su un array vuoto con tre proiezioni diverse:
WithValues[] empty = [];

string? maxLabel  = empty.Max(x => x.Label);   // Restituisce null
var     maxDate   = empty.Max(d => d.Date);     // Lancia InvalidOperationException
int?    maxNumber = empty.Max(x => x.Number);   // Lancia InvalidOperationException

La firma del metodo è:
public static TResult? Max<TSource, TResult>(
    this IEnumerable<TSource> source,
    Func<TSource, TResult> selector);

Il tipo di ritorno è dichiarato come TResult? — nullable. Eppure il comportamento cambia radicalmente in base a ciò che la funzione di proiezione restituisce.

La causa: come Max distingue i tipi internamente


Internamente, l’implementazione di Max usa un test per decidere come comportarsi su una sequenza vuota:

TResult val = default;
if (val == null)
{
    // Tipo reference o nullable: restituisce null per sequenze vuote
}
else
{
    // Tipo valore non nullable: lancia eccezione per sequenze vuote
}

Questo porta a tre comportamenti distinti:
  • Tipi reference (string): default(string) è null, quindi il ramo “restituisce null” viene eseguito correttamente.
  • Tipi valore non nullable (int, DateTimeOffset): i loro default non sono null, quindi viene eseguito il ramo che lancia InvalidOperationException.
  • Tipi valore nullable (int?, DateTimeOffset?): default(int?) è null, quindi rientra nel primo ramo e restituisce null.


Perché questo design?


Il ragionamento alla base è comprensibile: per i tipi valore, restituire il valore di default per una sequenza vuota sarebbe ambiguo. Se Max su una lista vuota di interi restituisse 0, come distinguere tra “il massimo è zero” e “la lista era vuota”? L’eccezione rimuove questa ambiguità, ma lo fa in modo sorprendente data la firma del metodo.

Il problema di fondo è storico: C# ha sviluppato la nullabilità in tre fasi distinte che non si integrano uniformemente nel codice generico:

  • I tipi reference erano sempre nullable (fin dalle origini del linguaggio).
  • I tipi valore nullable (Nullable<T>, ovvero T?) sono stati introdotti in C# 2.0.
  • Le nullable reference types (NRT) sono arrivate in C# 8.0 come feature opzionale.


La soluzione: cast esplicito al tipo nullable


La correzione è semplice: basta fare il cast esplicito della proiezione al tipo nullable corrispondente.

// Invece di:
var maxDate    = empty.Max(d => d.Date);
int? maxNumber = empty.Max(x => x.Number);

// Usare:
DateTimeOffset? maxDate    = empty.Max(d => (DateTimeOffset?)d.Date);
int?            maxNumber  = empty.Max(x => (int?)x.Number);

Il cast forza il compilatore a inferire TResult = DateTimeOffset? (o int?), il cui default è null, e Max segue quindi il percorso corretto, restituendo null invece di lanciare un’eccezione.

Alternativa: DefaultIfEmpty


Un’altra soluzione è preporre DefaultIfEmpty prima di Max:

int maxNumber = empty
    .Select(x => x.Number)
    .DefaultIfEmpty(0)
    .Max();

Questa alternativa è utile quando si vuole un valore di fallback esplicito invece di null, ma va usata con attenzione: il valore di default deve essere scelto consapevolmente per non introdurre ambiguità semantica nel risultato.

Quando questo si manifesta in produzione


Il problema diventa insidioso quando si lavora con sequenze filtrate dinamicamente che possono risultare vuote in certi contesti, o quando il codice viene testato sempre con dati non vuoti e crasha in produzione su edge case inaspettati. Una buona pratica difensiva è usare sempre il cast a tipo nullable quando si usa Max (o Min, che ha lo stesso comportamento) su tipi valore, a meno che non si abbia la certezza assoluta che la sequenza non sarà mai vuota.

Conclusioni


Il comportamento di LINQ.Max con i tipi valore è uno di quei casi in cui l’implementazione è tecnicamente coerente, ma la firma del metodo lascia intendere qualcosa di diverso da ciò che avviene a runtime. La regola da ricordare è semplice: se la proiezione restituisce un tipo valore non nullable e la sequenza potrebbe essere vuota, usare sempre un cast esplicito a T?. Un piccolo accorgimento che previene eccezioni difficili da diagnosticare in produzione.


Fonte originale: LINQ Max and nullable value types (Ian Griffiths, endjin.com) — tratto dal briefing Dew Drop del 17 aprile 2026


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nuovo testo di Luca Zanini su compostxt


compressorio / luca zanini. 2026
compostxt.blogspot.com/2026/04…
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un milione di europei = un soffio nell'orecchio del potere


comunque è abbastanza assurdo che un milione di europei chieda al consiglio EU di interrompere i rapporti con lo stato genocida, e questo milione di firme sia soltanto un obbligo a "considerare" la cosa, un soffio nell'orecchio insomma -> noblogo.org/differx/comunque-e…
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Operation PowerOFF: 21 paesi coordinati smantellano 53 piattaforme DDoS-for-hire e identificano 75.000 cyberattaccanti
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/operat…


Operation PowerOFF: 21 paesi coordinati smantellano 53 piattaforme DDoS-for-hire e identificano 75.000 cyberattaccanti


Ventuno paesi hanno coordinato la più vasta azione globale mai condotta contro le piattaforme DDoS-for-hire: Operation PowerOFF, culminata il 13 aprile 2026 con il sequestro di 53 domini, l’arresto di 4 amministratori, l’emissione di 25 mandati di perquisizione e l’invio di comunicazioni di allerta a oltre 75.000 utenti identificati come clienti di servizi “booter”. Europol ha coordinato l’operazione insieme all’FBI, all’NCFTA e alle forze di polizia di Europa, America e Asia-Pacifico, acquisendo accesso a database con oltre 3 milioni di account criminali.

L’ecosistema dei booter: DDoS come servizio a 10 euro al mese


I servizi booter — chiamati anche stresser nel gergo del mercato underground — sono piattaforme commerciali che vendono potenza di fuoco DDoS a chiunque sia disposto a pagare una quota mensile, tipicamente tra i 10 e i 200 dollari. Il modello di business è quello di un SaaS criminale: interfacce web con dashboard intuitive, piani tariffari differenziati per banda e durata dell’attacco, e assistenza clienti. Le vittime sono target eterogenei — siti di e-commerce, server di gaming, infrastrutture governative locali, concorrenti aziendali — il denominatore comune è la disponibilità del pagante a causare interruzioni di servizio per denaro o vendetta.

Tecnicamente, i booter operano sfruttando due modelli di amplificazione: botnet di dispositivi IoT compromessi (router SOHO, telecamere IP, NAS) e reflection amplification tramite protocolli UDP vulnerabili — DNS, NTP, SSDP, memcached — che consentono di amplificare il traffico di attacco fino a 50.000x rispetto al volume inviato. La decentralizzazione e il frequente ricorso a frontend anonimi dietro CDN rendevano queste piattaforme particolarmente resilienti ai tentativi di takedown tradizionali.

Operazione PowerOFF: storia di un’escalation investigativa


PowerOFF non è nata il 13 aprile: è il risultato di anni di indagini parallele che Europol ha progressivamente coordinato in un’unica architettura operativa. La prima fase significativa risale al dicembre 2024, quando l’operazione aveva già portato al sequestro di 27 piattaforme — tra cui zdstresser.net, orbitalstress.net e starkstresser.net — con 3 arresti e l’identificazione di oltre 300 utenti. La seconda ondata, coordinata nell’aprile 2026, ha esteso la portata dell’operazione a livello globale, coinvolgendo per la prima volta paesi come Brasile, Thailandia e Giappone.

L’elemento innovativo della fase 2026 è stata l’approccio preventivo parallelo all’enforcement: mentre gli investigatori sequestravano server e domìni, un team specializzato lanciava una campagna di awareness mirata, rimuovendo oltre 100 URL pubblicitari dai risultati dei motori di ricerca che promuovevano servizi booter, e inviando messaggi di allerta direttamente sulle blockchain delle transazioni in criptovaluta usate per pagare i servizi — una tecnica nuova che segnala un’evoluzione nell’approccio investigativo alle piattaforme crypto-monetizzate.

75.000 allerte: la strategia della deterrenza scalabile


La novità più significativa di Operation PowerOFF 2026 non è il numero di domini sequestrati, ma la scelta strategica di non arrestare la stragrande maggioranza degli utenti identificati. Le autorità hanno inviato 75.000 comunicazioni personalizzate via email e posta ordinaria agli utenti dei servizi booter — molti dei quali sono giovani che non si percepiscono come criminali — spiegando le implicazioni legali delle loro azioni e le sanzioni previste. Questa strategia di deterrenza scalabile mira a modificare il comportamento prima che si consolidi in attività criminale conclamata.

L’accesso ai database con 3 milioni di account — ottenuto tramite le operazioni di sequestro dell’infrastruttura — ha permesso alle autorità di costruire un profilo dettagliato dell’ecosistema: età media degli utenti, distribuzione geografica, modelli di pagamento, target preferiti. Questi dati alimenteranno future indagini mirate sui soggetti recidivi o con profili di rischio elevato.

Paesi partecipanti e coordinamento internazionale


L’operazione ha visto la partecipazione di: Australia, Austria, Belgio, Brasile, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Giappone, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Svezia, Thailandia, Regno Unito e Stati Uniti. Il coordinamento tecnico è stato gestito dall’EC3 di Europol (European Cybercrime Centre), con supporto dell’Eurojust per gli aspetti giuridizionali delle richieste di mutua assistenza internazionale (MLA). Per la prima volta, paesi tradizionalmente assenti da operazioni cyber-enforcement come Brasile e Thailandia hanno contribuito con azioni di sequestro locali — segnale di una maturazione del quadro normativo e investigativo globale.

Piattaforme disrupted: infrastruttura tecnica

# Tipologie di servizi smantellati
- Booter/stresser con interfaccia web (SaaS DDoS-for-hire)
- Layer 4 flood: UDP amplification (DNS, NTP, SSDP, memcached)
- Layer 7 HTTP flood su infrastruttura botnet IoT
- Servizi di anonimizzazione del pagamento (crypto mixer integration)

# Esempi di piattaforme sequestrate in operazioni precedenti
zdstresser.net
orbitalstress.net  
starkstresser.net

# Indicatori da monitorare
- Traffico UDP anomalo su porte 53, 123, 1900, 11211
- Elevato numero di SYN senza ACK su range IP distribuiti
- Picchi di amplification ratio >100x in NetFlow/IPFIX
- Query DNS flood con domain randomization (NXDOMAIN storm)

Implicazioni per i difensori e gli operatori di rete


Il takedown di 53 piattaforme non risolve strutturalmente il problema — nuovi servizi emergeranno, spesso ospitati in giurisdizioni meno cooperative. La risposta efficace per chi gestisce infrastrutture è combinare scrubbing center upstream con BGP blackholing d’emergenza e accordi preventivi con il proprio upstream provider per la gestione di volumetric attack. La vera svolta di PowerOFF è l’approccio sistemico: colpire non solo le piattaforme, ma anche la domanda (gli utenti) e il canale di acquisizione (pubblicità sui motori di ricerca). Se l’ecosistema booter viene reso meno accessibile e percepito come più rischioso, la domanda si riduce — e con essa la viabilità economica dei servizi stessi. Per le organizzazioni esposte ad attacchi DDoS frequenti, il momento è propizio per negoziare con i provider uplink accordi di DDoS Protection Service Level Agreement, mentre il mercato dei booter attraversa una fase di disruption e riorganizzazione.


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Booking.com Data Breach Exposes Customer Reservation Details, Raising Phishing Risk for Travellers
#CyberSecurity
securebulletin.com/booking-com…
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APT28 Deploys New PRISMEX Malware Suite Against Ukraine and NATO in Sophisticated Espionage Campaign
#CyberSecurity
securebulletin.com/apt28-deplo…
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opere asemiche di differx esposte a palazzo collicola, spoleto, 2026 / video di dino ignani

il contesto è quello della mostra Vita minore, a cura di Gianni e Giuseppe Garrera: https://slowforward.net/2026/02/21/oggi-21-febbraio-a-palazzo-collicola-spoleto-vita-minore-a-cura-di-gianni-e-giuseppe-garrera

altri link: slowforward.net/2026/03/28/scr… e slowforward.net/2026/03/14/dif…
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oggi, 21 febbraio, a palazzo collicola (spoleto): “vita minore”, a cura di gianni e giuseppe garrera

a PALAZZO COLLICOLA
Spoleto, piazza Collicola 1


Vita minore_ mostra a Palazzo Collicola (Spoleto)_ dal 21 feb 2026_

Vita minore. San Francesco
e la santità dell’arte contemporanea


mostra collettiva a cura di Gianni e Giuseppe Garrera
dal 21 febbraio al 2 giugno 2026

Inaugurazione oggi, sabato 21 febbraio 2026, ore 11:00
Piazza Collicola 1, Spoleto
palazzocollicola.it/schdMostra…

Vita minore. San Francesco e la santità dell’arte contemporanea è il titolo della mostra collettiva realizzata in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi.
A cura di Gianni e Giuseppe Garrera, il progetto propone una rilettura in chiave contemporanea della figura del Santo, profondamente legato al territorio umbro e spoletino: Francesco scelse infatti Monteluco, la montagna che s’innalza di fronte a Spoleto, come luogo di preghiera e contemplazione e, secondo la tradizione, pronunciò la celebre frase «Nihil jucundius vidi valle mea spoletana» – «Non vidi mai nulla di più gioioso della mia valle spoletana» – che ancora oggi testimonia il suo rapporto privilegiato con il contesto.

La mostra, allestita al piano terra di Palazzo Collicola, ripercorre l’esempio radicale e impraticabile di San Francesco – dell’avventura e della parabola del Santo – attraverso frammenti luminosi rintracciabili in opere d’arte contemporanea. Immaginando l’impossibilità di fatto di poter avere un contatto diretto con San Francesco, se ne rinvengono solo le schegge, come di un vaso infranto e da ricomporre, incastonate in momenti speciali e autentici della ricerca contemporanea. Il percorso espositivo, concepito come uno scambio di segni tra memoria storica e sensibilità contemporanea, si fonda su prestiti dalle collezioni private dei curatori, frutto di attenta raccolta e selezione nel corso degli ultimi vent’anni, arricchita da prestiti nazionali e internazionali e da opere site-specific realizzate per gli spazi storici del palazzo.

La mostra, a partire dal concetto di “minorità”, intesa come sfida alla società e rifiuto di tutti i suoi principi per “farsi minori” e mettersi al servizio del prossimo, tenta di evocare e reinterpretare i valori fondamentali di San Francesco – povertà assoluta, farsi minori, corporeità e nudità, abdicazione dell’umano di fronte agli animali, amore per le creature – non attraverso immagini della tradizione, ma mediante l’“esempio” di pratiche artistiche contemporanee articolate in sezioni dedicate ai diversi temi: la presenza esclusiva del Vangelo; la condanna radicale di ogni aspetto della ricchezza; il linguaggio come strumento di controllo e potere da demolire; la sottomissione alla natura e al creato fino alla gloria della fraternità con la morte. Il percorso si sofferma, inoltre, con particolare dedizione, sulla santità attiva, fondata dai miracoli, e sul privilegio femminile, con riferimenti a Santa Chiara e alla clausura come scelta di introspezione e resistenza.

Artisti storicizzati come Alberto Burri, Gino De Dominicis, Jimmie Durham, Leoncillo, Yoko Ono, Giulio Paolini, Salvo, Anna Torelli, insieme ad altri di generazioni successive come Luca Bertolo, Antonio Del Donno, Matteo Fato, Flavio Favelli, Cesare Pietroiusti, Tomas Saraceno, Luca Vitone, per citarne solo alcuni, offrono al visitatore interpretazioni inedite e suggestive del pensiero francescano, trasformando Palazzo Collicola in uno spazio in cui la storia dialoga con il contemporaneo.

Ogni sala diventa così luogo di esercizio spirituale, di meditazione, contemplazione e stupore, dove l’eredità estetica di San Francesco si intreccia con la sensibilità artistica contemporanea, offrendo un’esperienza che rinnova la percezione del sacro e del vivere nel mondo contro il mondo stesso.

Vita minore. San Francesco e la santità dell’arte contemporanea include opere, documenti e testi di: Vincenzo Accame, Mirella Bentivoglio, Luca Bertolo, Alain Bornain, Paolo Bufalini, Alberto Burri, John Cage, Cristina Campo, Ugo Carrega, Gea Casolaro, Ugo Celada da Virgilio, Laura Cingolani, Claudio Costa, Gino De Dominicis, Antonio Del Donno, Jimmie Durham, Matteo Fato, Flavio Favelli, Albino Galvano, Alessandro Gamba, Augusto Garau, Fabio Giorgi Alberti, Marco Giovenale, Francesco Gioacchini, Elisabetta Gut, Jannis Kounellis, Giovanni Korompay, Fabio Lapiana, Leoncillo, Jochen Lemberg, Carla Lonzi, Claude Maillard, Miltos Manetas, Cristina Maulini, Olivier Messiaen, Elisa Montessori, Elsa Morante, Magdalo Mussio, Maurizio Nannucci, Gualtiero Nativi, Richard Nonas, Giancarlo Norese, Martino Oberto, Yoko Ono, Anna Maria Ortese, Giulio Paolini, Pier Paolo Pasolini, Luca Maria Patella, Cesare Pietroiusti, Lamberto Pignotti, Juha-Matti Pitkanen, Fabrizio Prevedello, Giustina Prestento, Giuseppe Pulvirenti, Domenico Purificato, Antonietta Raphäel Mafai, Mauro Reggiani, Max Renkel, Salvo, Tomas Saraceno, Alba Savoi, Greta Schödl, Augusto Strindberg, Alfonso Talotta, Michele Tocca, Mario Tozzi, Luca Trevisani, Luca Vitone, Alberto Ziveri.


[…]

III. Elogio dell’analfabetismo

La Regula prima di San Francesco vieta di imparare a leggere e scrivere. La povertà assoluta è riconoscere che non è necessario saper leggere e scrivere. Demilitarizzare il linguaggio. La deculturalizzazione. Contro l’ortografia, contro la sintassi, contro la scrittura. Desacralizzare la grammatica. Ogni forma di linguaggio costituito è esercizio di potere. Tutte le informazioni del mondo sono ordini del mondo. Unico libro ammesso da San Francesco è il Vangelo (che però va dato via, se serve per soccorrere i poveri). I libri costano cari e sono contrari alla povertà. Contro i libri e contro la presunzione del sapere.
La sala è concepita come una sala di amanuensi speciali, dediti alla distruzione della scrittura e dell’ortografia del mondo (Vincenzo Accame, Matteo Fato, Elisabetta Gut, Marco Giovenale, Magdalo Mussio, Francesco Gioacchini, Fabio Giorgi Alberti, Alba Savoi, ecc.) accompagnati dal canto liturgico di John Cage (Empty Words).
Amanuensi contemporanei per una pratica quotidiana di distruzione e disintegrazione della dittatura della scrittura come significato e ordine del significato. In un lato della sala anche matite, contro la scrittura, di Gea Casolaro e Maurizio Nannucci. Unico testo ufficiale ammesso e come modello: il quaderno della prima elementare di Luca Maria Patella con il disegno della predica agli uccelli di San Francesco compiuto dall’artista quando aveva 6 anni.

Giuseppe Garrera, descrizione della terza sala della mostra

[…]

§

[youtube=youtube.com/watch?v=w5U4Z3Z5ff…]

John Cage performs a 90 minute excerpt from Empty Words at the 1991 Subtropics Music Festival in Miami, Florida. The Subtropics website: subtropics.org

Subtropics also has a youtube channel:
youtube.com/user/isawsubtropic…

Special thanks to:
The John Cage Trust – Laura Kuhn, Director – johncage.org
Subtropics Music Festival, Gustavo Matamoros, Director
John Kramel & Mary Luft – Tigertail Productions, Miami
South Florida Composers Alliance
Miami-Dade Community College, Wolfson Campus
WLRN-TV

Empty Words – Writings ’73-’78, by John Cage is
published by the CF-Peters Corporation
Video: 1991 © DavidOlive
#AlainBornain #AlbaSavoi #AlbertoBurri #AlbertoZiveri #AlbinoGalvano #AlessandroGamba #AlfonsoTalotta #AnnaMariaOrtese #AnnaTorelli #AntoniettaRaphäelMafai #AntonioDelDonno #art #arte #arteContemporanea #asemic #asemicWriting #audiovideo #AugustoGarau #AugustoStrindberg #breviariAsemici #CarlaLonzi #CesarePietroiusti #CFPetersCorporation #ClaudeMaillard #ClaudioCosta #CollezioneGarrera #contemporaryArt #CristinaCampo #CristinaMaulini #DavidOlive #DavidOliveVideo #DavidOliveYoutubeChannel #distruzioneDellOrtografia #dittaturaDellaScritturaComeSignificato #DomenicoPurificato #ElisaMontessori #ElisabettaGut #ElsaMorante #EmptyWords #excerptFromEmptyWords #fabioGiorgiAlberti #FabioLapiana #FabrizioPrevedello #FlavioFavelli #FrancescoGioacchini #GeaCasolaro #GiancarloNorese #GianniGarrera #GinoDeDominicis #GiovanniKorompay #GiulioPaolini #GiuseppeGarrera #GiuseppePulvirenti #GiustinaPrestento #GretaSchödl #GualtieroNativi #GustavoMatamoros #JannisKounellis #JimmieDurham #JochenLemberg #JohnCage #JohnKramel #JuhaMattiPitkanen #LambertoPignotti #LauraCingolani #LauraKuhn #Leoncillo #LucaBertolo #LucaMariaPatella #LucaTrevisani #LucaVitone #MagdaloMussio #MarcoGiovenale #MarioTozzi #MartinoOberto #MaryLuft #MatteoFato #MaurizioNannucci #MauroReggiani #MaxRenkel #MiamiDadeCommunityCollege #micheleTocca #MiltosManetas #minorità #MirellaBentivoglio #mostra #mostraCollettiva #music #musicA #OlivierMessiaen #PalazzoCollicola #PaoloBufalini #PierPaoloPasolini #preghiereAsemiche #RichardNonas #rifiutoDelPotere #Salvo #SanFrancesco #SanFrancescoELaSantitàDellArteContemporanea #scritturaAsemica #SouthFloridaComposersAlliance #Spoleto #Subtropics #SubtropicsMusicFestival #TigertailProductions #TomasSaraceno #UgoCarrega #UgoCeladaDaVirgilio #video #VincenzoAccame #VitaMinore #WLRNTV #WolfsonCampus #YokoOno #youtube


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La newletter che ti dà il buongiorno #cyber insieme al caffè!
Alcuni giorni anche la buonanotte con l’edizione serale 😂

È online da pochi giorni, un breve briefing senza approfondimenti, con le news più salienti delle ultime ore

securitybriefing.substack.com/

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Visual Studio Code 1.117: agenti più potenti, permessi configurabili e nuove funzioni per gli sviluppatori
#tech
spcnet.it/visual-studio-code-1…
@informatica


Visual Studio Code 1.117: agenti più potenti, permessi configurabili e nuove funzioni per gli sviluppatori


Visual Studio Code continua la sua evoluzione rapida e la versione 1.117, rilasciata ad aprile 2026, porta con sé una serie di miglioramenti significativi soprattutto per chi lavora con agenti AI, gestisce sessioni di sviluppo automatizzato o vuole un controllo più fine sui permessi degli strumenti agentico. Ecco una panoramica tecnica di tutto ciò che cambia.

Agenti e strumenti AI: più controllo e precisione


La funzionalità Run VS Code Command Agent Tool è stata aggiornata con il supporto per l’allowlisting di comandi specifici. Questo significa che è ora possibile definire una lista esplicita di comandi che un agente è autorizzato ad eseguire, riducendo la superficie di rischio nelle automazioni. Le approvazioni sono ora più granulari: invece di dare un via libera generico all’agente, l’operatore può specificare esattamente cosa è consentito.

Anche la Agent Sessions View ha ricevuto attenzione: le sessioni possono ora essere ordinate per data di creazione o di aggiornamento. Chi gestisce molte sessioni parallele troverà questa funzione molto utile per navigare tra sessioni attive e recenti.

Un’altra aggiunta pratica riguarda i messaggi in coda nella chat: è ora possibile modificare un messaggio già accodato prima che venga elaborato, tramite una nuova voce “Edit” nel menu contestuale. Questo evita di dover annullare l’intera sequenza per correggere un messaggio inviato per errore.

Miglioramenti al terminale e all’output automatico


VS Code 1.117 introduce un cambiamento interessante nel modo in cui vengono gestiti i comandi terminale in background. Il completamento di un comando eseguito in background viene ora notificato come notifica di sistema, invece di apparire solo come testo inline nell’interfaccia. Questo migliora l’accessibilità e rende più evidenti i completamenti che avvengono mentre si lavora in altre finestre.

Un’altra miglioria riguarda l’integrazione agente-terminale: quando un agente invia input a un terminale, l’output del terminale viene ora incluso automaticamente nel risultato dopo un breve ritardo. In pratica, l’agente non ha più bisogno di un turno aggiuntivo per “leggere” l’output del comando — lo riceve direttamente nel flusso di risposta. Questo riduce il numero di round-trip necessari nei workflow automatizzati.

VS Code ora riconosce anche Copilot CLI, Claude Code e Gemini CLI come tipi di shell nativi, migliorando l’integrazione e il rilevamento automatico per chi utilizza questi strumenti nel terminale integrato.

Gestione dei permessi: tre modalità di auto-approvazione


Uno degli aggiornamenti più rilevanti per i team che usano VS Code in ambienti agentico è il nuovo sistema di gestione dei permessi. Vengono introdotte tre modalità di auto-approvazione nell’Agent Host:

  • Default Approvals: il comportamento standard, con richiesta esplicita di approvazione per ogni azione sensibile.
  • Bypass Approvals: le approvazioni vengono saltate per azioni considerate sicure nel contesto attuale.
  • Autopilot (Preview): modalità completamente automatica in cui l’agente opera senza interruzioni per l’approvazione.

La modalità Autopilot persiste tra le sessioni e può essere configurata come default tramite l’impostazione chat.permissions.default. Questa flessibilità permette agli sviluppatori di scegliere il livello di supervisione appropriato in base al contesto — più controllo in produzione, più automazione in ambienti di sviluppo controllati.

Supporto per sottoagenti e team di agenti


Il protocollo Agent Host ora supporta ufficialmente sottoagenti e team di agenti. Questo apre la strada a workflow multi-agente direttamente in VS Code, dove un agente orchestratore può delegare compiti specifici ad agenti specializzati. La funzionalità si integra con le sessioni worktree e git isolation a livello di sessione, garantendo che ogni sottoagente lavori in un ambiente isolato e riproducibile.

Copilot CLI aggiunge anche la generazione di nomi di branch significativi basati sul prompt dell’utente quando crea worktree per sessioni in background. Questo rende molto più semplice identificare a cosa corrisponde ogni branch nei workflow automatizzati.

Miglioramenti all’editor: JSDoc con immagini e hover su package.json


Sul lato editor, due aggiunte migliorano sensibilmente l’esperienza per gli sviluppatori JavaScript e TypeScript:

Le immagini nei commenti JSDoc, inclusi i tag HTML <img>, vengono ora renderizzate correttamente negli hover, nei dettagli di completamento e nell’aiuto alla firma. Chi documenta componenti con screenshot o diagrammi nei commenti apprezzerà questa miglioria.

Gli hover sulle dipendenze in package.json mostrano ora sia la versione attualmente installata che l’ultima versione pubblicata su npm. Questo rende immediato capire se un pacchetto è aggiornato senza dover uscire dall’editor.

Aggiornamenti per macOS


Su macOS, l’app Agents può ora aggiornarsi autonomamente (self-update), eliminando la necessità di intervento manuale per i rilasci futuri.

Conclusioni


VS Code 1.117 consolida e affina il modello di sviluppo agentico introdotto nelle versioni precedenti. Le novità più importanti riguardano la gestione granulare dei permessi, il supporto per team di agenti e i miglioramenti al flusso terminale, tutti elementi che migliorano la produttività nei workflow automatizzati. Se state usando VS Code come ambiente per sviluppo assistito da AI, questo aggiornamento è decisamente consigliato.


Fonte originale: Visual Studio Code 1.117 Release Notes (Visual Studio Code Team)


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oggi, 18 aprile, canale video del centroscritture: presentazione di “si fa per dire”, di simona menicocci (arcipelago itaca, 2026)


oggi h 18:30
#ArcipelagoItaca #CentroScritture #LorenzoBasileBaldassarre #SimonaMenicocci #ValerioMassaroni

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Empedocle, duemila anni dopo: un papiro del Cairo rivela trenta versi inediti del filosofo

Il piccolo frammento identificato in un archivio egiziano permette di leggere il pensatore presocratico con la sua propria voce e apporta nuovi dati sul suo ruolo come precursore dell’atomismo

@storia

storicang.it/a/empedocle-duemi…

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Microsoft April 2026 Patch Tuesday: Actively Exploited SharePoint Zero-Day Among 167 Fixes
#CyberSecurity
securebulletin.com/microsoft-a…
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CISA Adds Apache ActiveMQ CVE-2026-34197 to KEV Catalog as Active Exploitation Surges
#CyberSecurity
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Operation Masquerade: l’FBI smantella la rete di router compromessi dall’intelligence militare russa APT28 per il furto di credenziali Microsoft 365
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/operat…


Operation Masquerade: l’FBI smantella la rete di router compromessi dall’intelligence militare russa APT28 per il furto di credenziali Microsoft 365


Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato lo smantellamento di una vasta rete di router domestici e aziendali compromessi dall’Unità 26165 del GRU russo — il gruppo noto come APT28, Forest Blizzard e Fancy Bear. L’operazione, denominata Operation Masquerade, ha neutralizzato un’infrastruttura che al picco contava oltre 18.000 indirizzi IP distribuiti in 120 paesi, utilizzata per intercettare credenziali Microsoft 365 di obiettivi militari, governativi e infrastrutture critiche.

Chi è APT28: l’unità fantasma del GRU


APT28 — conosciuto anche come Forest Blizzard, Fancy Bear, Sofacy Group, Pawn Storm e Sednit — è il braccio cyber dell’85° Centro Principale dei Servizi Speciali del GRU (sigla interna: 85th GTsSS), identificato dai servizi di intelligence occidentali come Unità 26165. Attivo almeno dal 2004, il gruppo ha condotto alcune delle campagne di cyberspionaggio più audaci della storia recente: dall’interferenza nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016 all’attacco al Bundestag tedesco, dal DNC all’Olimpiade invernale di Pyeongchang. La caratteristica distintiva di APT28 è la capacità di operare “below the radar”, sfruttando infrastrutture di terzi per rendere l’attribuzione più complessa.

La campagna: come APT28 ha trasformato router domestici in armi di spionaggio


La campagna documentata nell’advisory FBI (PSA260407) si articola in tre fasi distinte. Il punto di ingresso iniziale ha sfruttato una botnet criminale preesistente chiamata MooBot, già attiva su centinaia di router Ubiquiti EdgeRouter con credenziali di fabbrica predefinite (ubnt/ubnt). Successivamente, nel 2025, la campagna si è espansa verso i router TP-Link attraverso lo sfruttamento della vulnerabilità CVE-2023-50224. Nella fase di picco — dicembre 2025 — oltre 18.000 indirizzi IP unici in 120 paesi comunicavano attivamente con l’infrastruttura APT28.

Fase 1: Compromissione del router


Una volta ottenuto accesso ai dispositivi — tramite credenziali predefinite o vulnerabilità note — gli operatori di APT28 installavano un malware persistente capace di sopravvivere ai riavvii del dispositivo (richiedendo un factory reset completo per la rimozione). Il router compromesso veniva quindi arruolato come nodo proxy nell’infrastruttura C2 del gruppo.

Fase 2: DNS Hijacking e Adversary-in-the-Middle


Il cuore tecnico della campagna è il DNS hijacking a livello di router — una tecnica che opera al di sotto del layer applicativo, dove gli strumenti di endpoint security tipicamente non possono intervenire. APT28 modificava le impostazioni DHCP/DNS dei router compromessi, reindirizzando le query DNS verso resolver controllati dagli attori. Un sistema di filtraggio automatizzato analizzava le richieste DNS in transito: per i target di interesse, il resolver GRU restituiva record DNS fraudolenti — in particolare per domini che emulano Microsoft Outlook Web Access — equipaggiati con certificati SSL validi per non triggerare warning nel browser della vittima.

Fase 3: Furto di credenziali M365 e NTLMv2


Le vittime che tentavano di autenticarsi su Microsoft 365 venivano reindirizzate su pagine di phishing ad alta fedeltà. Script Python personalizzati sui router compromessi validavano le credenziali in tempo reale contro i server Microsoft. Il gruppo raccoglieva password in chiaro, token di autenticazione e NTLMv2 digest — particolarmente preziosi per attacchi di pass-the-hash e relay. Parallelamente, APT28 sfruttava anche CVE-2023-23397 (vulnerabilità di Outlook per la divulgazione di hash NTLM) contro obiettivi selezionati.

Target colpiti: militare, governo, infrastrutture critiche


Secondo le agenzie di intelligence coinvolte nell’advisory congiunto — FBI, NSA, NCSC britannico e omologhi europei — i settori primariamente presi di mira includono organizzazioni governative, militari, contractor della difesa e aziende tecnologiche. I paesi con obiettivi confermati includono Repubblica Ceca, Italia, Lituania, Polonia, Ucraina, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti. La presenza dell’Italia nella lista conferma l’interesse persistente del GRU verso obiettivi NATO nell’Europa meridionale.

Operation Masquerade: la risposta dell’FBI


Il Dipartimento di Giustizia ha ottenuto un’autorizzazione giudiziaria (court order) per condurre un’operazione tecnica sui router compromessi negli Stati Uniti. L’FBI ha sviluppato una serie di comandi inviati direttamente ai dispositivi per: raccogliere evidenze forensi sull’attività GRU, reimpostare le configurazioni DNS ai valori legittimi, e disabilitare i meccanismi di accesso non autorizzato. Si tratta di una delle poche operazioni di law enforcement in cui l’FBI ha utilizzato autorizzazioni legali per accedere attivamente a dispositivi privati compromessi — una strategia già impiegata nella disruption di Volt Typhoon e della botnet Qakbot.

Indicatori di Compromissione (IoC)

# Vulnerabilità sfruttate
CVE-2023-50224  - TP-Link Router - Arbitrary Code Execution
CVE-2023-23397  - Microsoft Outlook - NTLM Hash Disclosure

# Hardware primariamente compromesso
- Ubiquiti EdgeRouter (credenziali default: ubnt/ubnt)
- TP-Link SOHO Routers (vari modelli)

# Indicatori comportamentali
- Modifiche DNS/DHCP non autorizzate sulle interfacce LAN
- Traffico DNS verso resolver non configurati dall'utente
- Certificati SSL unexpected per domini M365/OWA
- Connessioni NTLMv2 verso IP non aziendali
- Presenza di script Python su filesystem router (via SSH/Telnet)

# Tecniche MITRE ATT&CK
T1584.001  - Compromise Infrastructure: Domains
T1557.003  - Adversary-in-the-Middle: DHCP Spoofing  
T1040     - Network Sniffing
T1110.001  - Brute Force: Password Guessing
T1566.002  - Phishing: Spearphishing Link

Cosa devono fare i difensori


La natura della minaccia — che opera a livello di infrastruttura di rete anziché su endpoint — la rende particolarmente insidiosa per le organizzazioni che non monitorano attivamente il traffico DNS. Le contromisure prioritarie includono: aggiornare il firmware di tutti i dispositivi SOHO, cambiare immediatamente le credenziali predefinite, disabilitare la gestione remota esposta a Internet, e implementare il DNS-over-HTTPS (DoH) o DNSSEC per resistere a manomissioni DNS. Per le organizzazioni con accesso remoto, è fondamentale imporre MFA phishing-resistant (FIDO2/passkey) su tutti i servizi M365, poiché token e password rubati tramite AitM diventano inutilizzabili senza il secondo fattore hardware. Il monitoraggio di anomalie NTLM — in particolare tentativi di autenticazione verso IP esterni — dovrebbe essere prioritario nei SIEM aziendali.


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𝗧𝗿𝗮 𝗖𝗮𝗹𝗮𝗯𝗿𝗶𝗮 𝗲 𝗦𝗶𝗰𝗶𝗹𝗶𝗮 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗿𝘂𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗧𝗲𝗿𝗿𝗮 𝗲̀ 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗶𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗶𝗮𝗺𝗼

Grazie all’analisi delle onde sismiche un nuovo studio a guida INGV ha ricostruito in dettaglio la struttura della crosta e del mantello superiore nell’area dell’Arco Calabro, una delle zone geodinamicamente più attive del Mediterraneo. Qui una porzione di litosfera sta sprofondando nel mantello terrestre.

buff.ly/zwpoLAy

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