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CVE-2026-23111: Linux Kernel nftables Use-After-Free Enables Root Privilege Escalation — Public Exploit Available
#CyberSecurity
securebulletin.com/cve-2026-23…
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CVE-2026-20245 e CVE-2026-41089: zero-day Cisco SD-WAN e RCE su Netlogon sotto attacco attivo
#tech
spcnet.it/cve-2026-20245-e-cve…
@informatica


CVE-2026-20245 e CVE-2026-41089: zero-day Cisco SD-WAN e RCE su Netlogon sotto attacco attivo


Questa settimana il panorama della sicurezza infrastrutturale è segnato da due vulnerabilità critiche in sfruttamento attivo: un zero-day su Cisco Catalyst SD-WAN Manager e un buffer overflow nel protocollo Netlogon di Windows. Entrambe riguardano componenti centrali nelle architetture enterprise e richiedono attenzione immediata da parte degli amministratori di sistema.

CVE-2026-20245: Zero-day su Cisco Catalyst SD-WAN Manager


Cisco ha divulgato la vulnerabilità CVE-2026-20245, una privilege escalation critica che colpisce Cisco Catalyst SD-WAN Manager. La caratteristica più preoccupante è che, al momento della divulgazione, non è disponibile alcuna patch.

Secondo Cisco, sono stati osservati casi di sfruttamento attivo in cui l’attaccante è riuscito a modificare configurazioni e a propagarle verso i dispositivi edge della rete SD-WAN. Questo tipo di accesso è particolarmente pericoloso perché consente potenzialmente di alterare il routing del traffico, intercettare comunicazioni o isolare segmenti di rete.

Il contesto: il gruppo UAT-8616


L’attività non è isolata. Il threat actor noto come UAT-8616 ha già sfruttato in precedenza vulnerabilità simili di authentication bypass su sistemi SD-WAN Cisco. Il pattern operativo del gruppo prevede:

  • Sfruttamento di falle di autenticazione per accedere al management plane
  • Modifica delle configurazioni degli edge device per ottenere persistenza o pivoting laterale
  • Campagne mirate a infrastrutture enterprise con SD-WAN distribuita geograficamente


Mitigazioni temporanee


In assenza di patch, Cisco raccomanda di:

  • Limitare l’accesso alla management interface di SD-WAN Manager esclusivamente a indirizzi IP fidati tramite ACL
  • Abilitare il logging avanzato per rilevare accessi anomali o modifiche di configurazione non autorizzate
  • Monitorare i cambiamenti alla configurazione degli edge device con sistemi di change management
  • Isolare il piano di gestione (out-of-band management) dalla rete dati

Verificare costantemente la pagina degli advisory di sicurezza Cisco per l’uscita della patch.

CVE-2026-41089: RCE nel protocollo Netlogon di Windows


Parallelamente, è in corso lo sfruttamento attivo di CVE-2026-41089, una vulnerabilità di tipo stack-based buffer overflow nel protocollo Netlogon di Windows. La falla consente l’esecuzione di codice remoto (RCE) senza necessità di autenticazione preventiva.

Il protocollo Netlogon è fondamentale nell’ecosistema Active Directory: gestisce l’autenticazione dei computer membri del dominio, la sincronizzazione delle password degli account macchina e la comunicazione sicura tra domain controller. Un attaccante che sfrutti questa vulnerabilità può eseguire codice arbitrario direttamente su un domain controller, compromettendo di fatto l’intera infrastruttura Active Directory.

Perché è critica


I domain controller rappresentano il cuore pulsante di ogni infrastruttura Windows enterprise:

  • Gestiscono tutte le autenticazioni Kerberos e NTLM
  • Ospitano il catalogo globale e le policy di gruppo (GPO)
  • Controllano i permessi e i privilegi di tutta la rete

Una compromissione del DC equivale tipicamente a un compromesso totale del dominio: l’attaccante può creare account privilegiati, modificare policy, accedere a segreti Kerberos (Golden Ticket) e muoversi lateralmente verso ogni sistema del dominio.

Azioni immediate


Se non già fatto, è essenziale applicare le patch del Patch Tuesday di giugno 2026 che correggono questa vulnerabilità. Fino all’applicazione della patch:

# Verificare se il servizio Netlogon è esposto su interfacce non necessarie
netstat -ano | findstr :135
netstat -ano | findstr :49152

# Controllare gli accessi recenti ai domain controller
Get-EventLog -LogName Security -InstanceId 4624,4625 -Newest 500 | 
  Where-Object {$_.EntryType -eq 'FailureAudit'} | 
  Select-Object TimeGenerated, Message | 
  Format-Table -AutoSize

È inoltre consigliabile verificare che il traffico Netlogon (RPC su porte dinamiche) sia limitato tramite firewall a soli sistemi del dominio e non esposto verso reti non fidate.

Contesto più ampio: giugno 2026, un mese critico per la sicurezza


Le due CVE sopra descritte si inseriscono in un contesto di patch Tuesday giugno 2026 che conta oltre 120 CVE corrette da Microsoft su Windows 10 e Windows 11. Nello stesso periodo:

  • Palo Alto GlobalProtect VPN: rilevati tentativi limitati di sfruttamento di un authentication bypass
  • Android (CVE-2025-48595): Google ha rilasciato l’aggiornamento di sicurezza di giugno 2026 per correggere una vulnerabilità di alta severità nel framework, probabilmente già usata in attacchi mirati
  • Miasma worm: nei giorni precedenti, un worm ha colpito 73 repository GitHub di Microsoft in un supply chain attack


Checklist per gli amministratori


  • ✅ Applicare il Patch Tuesday di giugno 2026 su tutti i domain controller il prima possibile
  • ✅ Verificare se l’ambiente usa Cisco Catalyst SD-WAN Manager e implementare le mitigazioni temporanee
  • ✅ Abilitare audit logging su DC per rilevare accessi anomali tramite Netlogon
  • ✅ Controllare che l’accesso al management plane SD-WAN sia ristretto via ACL
  • ✅ Monitorare i bollettini Cisco per la disponibilità della patch CVE-2026-20245

Fonti: 4sysops, Help Net Security, SecurityWeek


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✨ PulseRAT: il RAT .NET che usa Google Sheets come C2 e sfrutta il partenariato India-EAU come esca geopolitica
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/pulser…

@informatica


PulseRAT: il RAT .NET che usa Google Sheets come C2 e sfrutta il partenariato India-EAU come esca geopolitica


Si parla di:
Toggle

Un ISO caricato dagli Emirati Arabi con dentro un Remote Access Trojan inedito, progettato per nascondersi come servizio Windows legittimo e ricevere comandi da un semplice foglio Google Sheets: è PulseRAT, la nuova minaccia documentata il 6 giugno 2026 dal ricercatore DmpDump. L’esca geopolitica — la settimana della partnership strategica India-EAU, annunciata dal governo Modi nel maggio 2026 — e la catena d’infezione curata ne fanno un sample di forte interesse per la threat intelligence.

Il contesto geopolitico come vettore


Il campione è stato individuato il 19 maggio 2026, caricato su VirusTotal da un indirizzo UAE. Il file si chiama UAE-India_Strategic_Partnership_Week.iso ed è progettato per sembrare documentazione correlata alla visita di stato del Premier indiano Modi negli Emirati Arabi, durante la quale India e UAE hanno firmato accordi nel settore della difesa e dell’energia. Questo tipo di lure geopolitico — sfruttare eventi diplomatici reali per mascherare malware — è una tattica consolidata di gruppi APT, e suggerisce un operatore con sufficiente consapevolezza del contesto politico regionale per costruire un inganno credibile.

Al momento della pubblicazione dell’analisi, l’attribuzione resta aperta: il ricercatore nota analogie con artefatti legati a un host chiamato desktop-526nitv, ma non formula attribuzioni definitive a gruppi noti.

La catena d’infezione


L’ISO contiene due file:

  • UAE-India_Strategic_Partnership-Week.lnk — un collegamento Windows che esegue il secondo file tramite cmd.exe. I metadati del file LNK rivelano che è stato creato su una macchina denominata desktop-526nitv.
  • Document_11052026-03578240540350-93.exe — un dropper .NET compilato l’11 maggio 2026, il cui nome originale è FinalTool.exe.

Il dropper esegue le seguenti operazioni:

  • Crea la directory %LOCALAPPDATA%\Microsoft\Vault\
  • Estrae due risorse embedded: il payload principale (vaultsvc.exe) e un “decoy PDF” da 0 byte
  • Registra un Scheduled Task denominato WindowsVaultSyncService tramite l’interfaccia COM del Task Scheduler di Windows (non via riga di comando, riducendo la visibilità nei log)
  • Si auto-elimina dopo il setup

Il nome scelto per il servizio — WindowsVaultSyncService — è una tecnica classica di masquerading: nomi plausibili per processi di sistema Windows riducono la probabilità che un analista o un tool automatico sollevino un alert.

Il RAT: Google Sheets come C2


Il payload finale è un RAT .NET con una caratteristica architetturale notevole: utilizza un foglio Google Sheets come canale di command-and-control. Questa tecnica — nota come Living off Trusted Sites (LoTS) — è sempre più diffusa tra gli attori avanzati perché il traffico verso i servizi Google è raramente bloccato a livello di firewall o proxy aziendale e si confonde facilmente col traffico legittimo.

Il funzionamento documentato dal ricercatore:

  • Il RAT genera un UID vittima a partire da nome utente e nome macchina
  • Crea un mutex GlobalWinSync_ per evitare esecuzioni multiple
  • Raccoglie informazioni di sistema tramite PowerShell in-process (systeminfo)
  • Scrive i risultati e i log dei comandi eseguiti nel foglio Google Sheets dell’attaccante
  • Legge i comandi dal foglio e li esegue tramite PowerShell base64-encoded
  • Le stringhe critiche del RAT sono offuscate con una combinazione di base64 e XOR, decodificate a runtime dal metodo JIT


MITRE ATT&CK mapping


La catena copre diverse tecniche MITRE: T1204.002 (esecuzione file malevolo tramite LNK), T1059.001 (PowerShell), T1053.005 (Scheduled Task per persistenza), T1071.001 e T1102.001 (C2 via web service Google Sheets), T1027 (offuscamento stringhe), T1070.004 (auto-delete del dropper).

Indicatori di compromissione (IoC)

# File names
UAE-India_Strategic_Partnership_Week.iso
Document_11052026-03578240540350-93.exe
UAE-India_Strategic_Partnership-Week.lnk
vaultsvc.exe
# SHA-256 hashes
1ba67bb1cfad42446880cca53cbd05fe66d7514b2bb139b48e5c63adff14be7b  (ISO)
2cc7c2d8653c98e5bac32fcaf5e45b861efb4bb87df3b3f96285edb475e75bba  (dropper)
62d62950ff7a0e43550a5d0ba55d32d5083b9de5538e0f012e406b6d951e16aa  (RAT)
# Google Sheets C2
Spreadsheet ID: 1Lb5BEIsehbCGe8p1jkfWf5Mw1dBAcw5RHWFdga5gFq8
Service account: [redacted]@insicurezza-lab.iam.gserviceaccount.com
# Host artifact
Hostname: desktop-526nitv
# Mutex
GlobalWinSync_
# Scheduled Task
WindowsVaultSyncService

Due righe per i difensori


PulseRAT è un campione che illustra una tendenza crescente: l’abuso di infrastrutture cloud legittime (Google, OneDrive, GitHub, Slack) per il C2. Dal punto di vista difensivo, bloccare questo tipo di traffico è complesso perché si sovrappone al traffico produttivo aziendale. Alcune contromisure pratiche:

  • Monitorare creazioni anomale di Scheduled Task tramite l’interfaccia COM (Event ID 4698 nei log Windows Security, con particolare attenzione a task non firmati o con path in %LOCALAPPDATA%).
  • Implementare regole YARA o EDR per rilevare dropper .NET che si auto-eliminano dopo aver scritto payload in directory utente.
  • Considerare il blocco o il monitoraggio stretto delle API di Google Sheets in uscita da endpoint non autorizzati a usarle.
  • Bloccare il mount automatico di file ISO da fonti esterne tramite Group Policy.
  • Aggiungere i hash SHA-256 riportati alle threat intel feed aziendali.

Il ricercatore DmpDump ha reso disponibile l’analisi completa sul suo blog, con screenshot del codice decompilato e della struttura del foglio Google Sheets usato come C2. La ricerca resta aperta sull’attribuzione: se hai visto sample simili, il ricercatore accetta segnalazioni per aggiornare il nome e i riferimenti alla famiglia malware.


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Frontier AI Goes Federal: How the Great American AI Act Compares to State Laws
fpf.org/blog/frontier-ai-goes-…
@privacy
Introduction It has been an unusually active few weeks for AI safety policy. Following a new frontier model safety bill passed in Illinois, and a White House executive order on AI security, Rep. Jay Obernolte (R-CA) and Rep. Lori Trahan (D-MA) released a bipartisan discussion draft for the Great

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❌ "Der Handy- oder Stromvertrag kann nicht abgeschlossen werden, der Kreditantrag wird abgelehnt. Den Grund dafür wissen die wenigsten." 🔗 orf.at/stories/3432790/

⚖️ Mach bei der Sammelklage mit! 👉 crif.noyb.eu

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🎧 Hör dir jetzt den Beitrag "Schrems klagt Kreditauskunftei CRIF" des heutigen Ö1 Morgenjournals an! Inklusive Kommentar von Max #Schrems und Ingrid Francisco, Datenschutzexpertin bei #CRIF.

🔗 oe1.orf.at/player/20260609/834…

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🏛️ Today, our colleague Jithendra is in London to take part in the "Private Enforcement of Competition Law at the Digital Crossroads" conference organised by @ucl and King's College London

💡At 16:20, he will sit on a panel together with other representatives from consumer organisations, universities and civil society, to talk about FSFE's litigation against Apple and other private enforcement issues at the European Union Court of Justice.

👋 Say hi if you're around!

ucl.ac.uk/laws/events/2026/jun…

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💡 Dass sich der #Papst zu digitalen Themen äußert, ist nicht neu. Für Furore und Diskussionen sorgte die neue #Enzyklika dennoch.
🚨Aber ist alles reiner Wein, was der Vatikan hier predigt?

Wir haben uns einmal angeschaut, wie der Vatikan mit digitalen Themen umgeht und wie das im Verhältnis zu den Forderungen steht.

+++ Wir brauchen dich! Unterstütze jetzt unsere Arbeit unter www.netzpolitik.org/spenden +++

in reply to netzpolitik.org

@netzpolitik.org Trotzdem ist das dritte Kapitel der Enzyklika nicht schlecht. Das sage ich als Antichrist! Auf die von Euch angeführten Widersprüche müßte eben häufiger hingewiesen werden. Da hat der Papst noch viel zu tun, sofern er Kritik ernst nimmt. Die Chance müssen wir ihm lassen.

Hier das dritte Kapitel zum Nachlesen, für alle:
vatican.va/content/leo-xiv/de/…
Wäre natürlich unter Creative Commons eine schöne Geste* gewesen und hätte sich sicher besser verbreitet.

*So als Anfang, um zu probieren, ob danach der Dom noch steht.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
in reply to netzpolitik.org

Ich würde es ja auch lebhaft begrüßen, wenn der Vatikan hier konsequenter wäre.
Aber was ist das denn für eine Argumentationsfigur? Das klingt für mich fast so, als ob man nur noch aus einer vollumfänglichem FOSS-Praxis heraus Big Tech kritisieren dürfte? Das war bestimmt nicht so gemeint, oder?

Naomi Oreskes schrieb dazu mal in anderem Kontext:
“[abolitionists] wore clothes made of cotton picked by slaves. But that did not make them hypocrites … it just meant that they were also part of the slave economy, and they knew it. That is why they acted to change the system, not just their clothes.”

Dem kann ich nur zustimmen. Auch eine unvollkommene eigene Praxis delegitimiert nicht die Kritik.

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In Mecklenburg-Vorpommern hat sich das LKA kommerzielle Handy-Standortdaten beschafft. In mehreren Bundesländern will sich die Polizei nicht zu Databroker-Deals äußern. Nach Recherchen von uns und dem Bayerischen Rundfunk verlangen Abgeordnete jetzt Transparenz.

#DatabrokerFiles

netzpolitik.org/2026/databroke…

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In mindestens acht Bundesländern macht die Opposition Druck auf die Landesregierung und fordert Aufklärung über mögliche Databroker-Deals mit der Polizei. 🔥

Anlass sind unsere Recherchen zu den #DatabrokerFiles mit @br_data

👉 Berlin: „Rechtsstaat darf sich keine Abkürzungen kaufen“
👉 NRW: Regulierung „bislang völlig unzureichend“
👉 Bayern: „Mauern lässt nichts Gutes ahnen“
👉 M‑V: „Erwarten vom Innenminister Aufklärung“

1/2

netzpolitik.org/2026/databroke…

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🇦🇹 #CRIF hat von fast allen in Österreich Name, Geburtsdatum und Adresse gesammelt, um „Bonitätsscores“ zu berechnen. Dabei gibt es bei 90% keine Finanzdaten. Wir haben nun eine Unterlassungsklage eingebracht und starten eine #Sammelklage auf Schadenersatz. ⚖️

👉 Mach risikofrei mit: crif.noyb.eu

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⚖️🇦🇹 "Heute bringen die Datenschützer von Noyb die erste #Klage gegen die Kreditauskunftei #CRIF ein. […] Der Vorwurf: Die Kreditauskünfte von CRIF seien oft nicht aussagekräftig, können jedoch für die Betroffenen zu erheblichen wirtschaftlichen Nachteilen führen."

derstandard.at/story/300000032…

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WSL Container: i contenitori Linux nativi su Windows senza Docker Desktop
#tech
spcnet.it/wsl-container-i-cont…
@informatica


WSL Container: i contenitori Linux nativi su Windows senza Docker Desktop


Al Microsoft Build 2026, Microsoft ha annunciato WSL Container, una nuova funzionalità integrata nel Windows Subsystem for Linux (WSL) che consente di eseguire container Linux OCI-compatibili direttamente su Windows, senza la necessità di installare Docker Desktop o altri strumenti di terze parti.

Si tratta di un cambiamento significativo per sviluppatori e amministratori di sistema che lavorano in ambienti misti Windows/Linux, e che fino ad oggi dovevano fare affidamento su Docker Desktop (a pagamento per le organizzazioni sopra una certa dimensione) o su soluzioni alternative più complesse.

Perché WSL Container cambia le regole del gioco


Eseguire container Linux su Windows è da sempre un’operazione che richiede un livello di indirezione: Docker Desktop, ad esempio, avvia una macchina virtuale Linux in background e su di essa esegue i container. Questo approccio funziona bene, ma porta con sé costi di licenza, overhead di configurazione e una gestione centralizzata separata dalla piattaforma Windows stessa.

WSL Container integra questo meccanismo direttamente nel sistema operativo, eliminando la dipendenza da software di terze parti. Il risultato è una pipeline di sviluppo e operativa più snella, completamente gestibile tramite strumenti nativi Windows.

Come funziona tecnicamente


WSL Container esegue i container OCI all’interno di una macchina virtuale Hyper-V dedicata, separata dalle distribuzioni Linux WSL 2 tradizionali. La comunicazione tra il processo Windows e la VM avviene tramite Hyper-V socket, un canale a bassa latenza ottimizzato per la comunicazione host-guest in ambienti virtualizzati.

La configurazione predefinita della VM prevede:

  • 2 vCPU
  • 2.000 MB di RAM
  • 32 GB di disco virtuale ad espansione dinamica

Questi parametri sono personalizzabili tramite l’SDK C# esposto dal pacchetto NuGet ufficiale.

Il CLI: wslc.exe


Il nuovo strumento da riga di comando wslc.exe sarà distribuito con il prossimo aggiornamento stabile di WSL. Microsoft ha scelto deliberatamente una sintassi analoga a Docker, così chi già conosce Docker non deve imparare nulla di nuovo:

# Avvia un container interattivo e rimuovilo all'uscita
wslc run --rm -it ubuntu:latest bash -c "echo Ciao da WSL Container!"

# Elenca le immagini disponibili localmente
wslc image ls

# Avvia un web server nginx in background, esponendo la porta 8080
wslc run -it --rm -d -p 8080:80 --name webserver nginx

# Elenca i container in esecuzione
wslc container ps

# Ferma il container
wslc container stop webserver

# Accesso a registry privati
wslc registry login registry.example.com
wslc registry logout registry.example.com

La portabilità dei comandi rispetto a Docker è intenzionale: permette di adottare WSL Container senza riscrivere script o pipeline esistenti.

Modalità di rete supportate


WSL Container supporta tre modalità di rete a livello di VM:

  • none: nessuna connettività di rete
  • NAT: il traffico della VM viene tradotto attraverso la rete dell’host Windows
  • virtio-proxy: interfaccia di rete paravirtualizzata, con traffico più diretto e minore overhead

A livello di singolo container, si può scegliere tra bridge, host, none oppure condividere il namespace di rete di un altro container. Il publish delle porte, al momento, inoltro solo connessioni TCP su localhost.

API per sviluppatori Windows


Per chi sviluppa applicazioni Windows, WSL Container espone un’API programmatica via NuGet che include:

  • Una libreria C nativa (wslcsdk.dll)
  • Una proiezione WinRT (la moderna superficie API di Windows)
  • Bindings C# per integrazione .NET

Tramite l’API è possibile: scaricare immagini, creare e avviare container, gestire stdin/stdout, pubblicare porte, montare volumi e abilitare il pass-through GPU. Microsoft cita come scenari d’uso principali i workload AI locali, le pipeline di test e l’elaborazione basata su Linux, anche se i dettagli tecnici specifici sono ancora limitati data la fase di preview.

Controllo enterprise con Group Policy


Per gli ambienti aziendali, WSL Container introduce un’impostazione di Group Policy chiamata WSLContainerRegistryAllowlist. Questa policy limita i registry da cui gli utenti possono scaricare immagini: se un utente tenta di fare pull da un registry non in lista, l’operazione fallisce con l’errore WSLC_E_REGISTRY_BLOCKED_BY_POLICY.

La policy viene applicata a livello di servizio e vale sia per il CLI, sia per l’API, sia per eventuali plugin. Non è aggirabile chiamando l’SDK direttamente. Si tratta di un controllo importante per le organizzazioni che devono garantire la provenienza delle immagini container usate dai team di sviluppo.

Stato attuale e limitazioni


Come chiarito dalla documentazione Microsoft Learn, WSL Container è ancora in sviluppo attivo al momento della scrittura di questo articolo (giugno 2026). Non è ancora disponibile in una release stabile di WSL. Per seguire l’avanzamento del progetto, Microsoft rimanda al repository open-source microsoft/wsl su GitHub.

Tra le informazioni non ancora pubblicate: la versione minima di Windows richiesta, le specifiche di compatibilità hardware, e la roadmap per la disponibilità generale (GA).

Perché è rilevante per sistemisti e DevOps


L’integrazione nativa dei container Linux in Windows apre scenari interessanti:

  • Riduzione dei costi di licenza: nessun Docker Desktop a pagamento per le organizzazioni grandi
  • Gestione centralizzata via Group Policy: controllo degli allowlist di registry già nei tool di amministrazione esistenti
  • Pipeline CI/CD semplificate: possibilità di eseguire container Linux in ambienti Windows senza dipendenze esterne
  • Workload AI locali: esecuzione di modelli o pipeline ML su macchine Windows di sviluppo con pass-through GPU

Vale la pena monitorare l’evoluzione di questa funzionalità, specialmente per i team che lavorano su Windows e hanno bisogno di compatibilità con l’ecosistema container Linux.


Fonte: 4sysops – WSL container: Linux containers built into Windows | Microsoft Build 2026


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:fsfe: June newsletter is here!🚀

We got the green light to intervene against Apple before the European Court of Justice for the 2nd time (!) while the @EUCommission included the “Public Money? Public Code!” principle in its Technological Sovereignty Package.

Stay tuned! A new European consortium will be launching soon, and we are part of it!

And more! Read it now! fsfe.org/news/nl/nl-202606.en.…

#publiccode #SoftwareFreedom

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📢 noyb hat heute eine Unterlassungsklage gegen CRIF eingebracht und startet seine erste große DSGVO-Sammelklage! Hier kannst du mitmachen: crif.noyb.eu

📃CRIF sammelt die Daten fast aller Erwachsenen in Österreich – und nutzt diese Daten, um die Menschen mit einem Score zu bewerten. Für 90% der Betroffenen basiert dieser Score allerdings vor allem auf Adresse, Geschlecht und Alter.

Mehr Infos zum Fall: noyb.eu/de/secret-scoring-join…

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Punteggio segreto: Partecipa subito alla class action di CRIF!


Credit Scoring

[strong]CRIF è una delle maggiori agenzie di riferimento creditizio in Austria. Ha costruito un "registro ombra" in gran parte sconosciuto che contiene i nomi, le date di nascita e gli indirizzi di quasi tutti gli adulti in Austria. CRIF utilizza questi dati per assegnare un punteggio alle persone. Per il 90% delle persone colpite, questo punteggio si basa principalmente su indirizzo, sesso ed età. Sebbene questi dati non permettano di trarre conclusioni reali sull'affidabilità creditizia di una persona, il punteggio CRIF spesso determina la concessione di un contratto con i fornitori di telefonia mobile, di elettricità o con le banche. Siamo convinti che questa raccolta ingiustificata di dati e l'assegnazione di punteggi a persone per le quali non sono disponibili dati rilevanti per il credito violino il GDPR. noyb ha quindi presentato un'ingiunzione e un'azione collettiva per il risarcimento dei danni.[/strong]


Unisciti subito alla class action!

Che cos'è CRIF? Quasi nessuno ha mai sentito parlare di "CRIF GmbH". Eppure questa agenzia di riferimento creditizio detiene i dati personali di milioni di persone in Austria. Una ricerca approfondita di noyb confermano che il suo database contiene dettagli come nomi, date di nascita e indirizzi di casa. CRIF utilizza queste informazioni per assegnare alle persone un punteggio compreso tra 250 e 700 su richiesta. Tuttavia, il CRIF non dispone di alcuna informazione finanziaria per un buon 90% delle persone nel suo database. Per queste persone, il punteggio si basa esclusivamente su età, sesso e indirizzo. Pertanto, ha poco a che fare con l'effettiva affidabilità creditizia di una persona, ovvero la sua capacità e disponibilità a pagare.

In pratica, però, il punteggio determina spesso la concessione di un contratto ai consumatori. I maggiori clienti di CRIF includono operatori di telefonia mobile come Magenta e Drei, banche come Erste Bank e Santander, fornitori di energia come Verbund, rivenditori online come Zalando e il fornitore di servizi di pagamento Klarna.

In definitiva, il CRIF ha creato una sorta di "registro" segreto e privato e un sistema di credit scoring che ha il potenziale di avere un impatto massiccio su milioni di persone, per lo più senza alcun dato affidabile sulla reale situazione finanziaria dell'individuo.

Max Schrems, presidente di noyb: "Il CRIF ha raccolto dati su quasi tutti gli austriaci e assegna "punteggi" discutibili. Siamo convinti che né la raccolta di dati né l'assegnazione di punteggi siano legali in questa forma e su questa scala"

Molteplici violazioni della legge.noyb ritiene che questa raccolta ingiustificata e occulta di dati personali sia illegale, per diversi motivi: gran parte dei dati del CRIF sono stati originariamente raccolti per scopi completamente diversi. Provengono, ad esempio, dall'intermediario di indirizzi AZ Direct (parte del Gruppo Bertelsmann), da Compass Verlag e da DPIT (un altro intermediario di indirizzi). Tuttavia, secondo le norme commerciali austriache e diverse sentenze dei tribunaliquesti broker di indirizzi sono autorizzati a vendere indirizzi solo per scopi di marketing e non per valutazioni del credito. Inoltre, CRIF sarebbe tenuta a informare tutti gli interessati del trattamento dei dati. Tuttavia, questo avviene solo in casi eccezionali. Quasi nessuno ha mai sentito parlare di CRIF o del fatto che l'azienda raccolga dati e valutazioni sulle persone. CRIF sostiene che sarebbe troppo complicato informare attivamente le persone.

Inoltre, quasi nessuno dei milioni di persone colpite in Austria ha acconsentito a essere inserito nel database del CRIF o a essere valutato da esso. CRIF sostiene di avere un "interesse legittimo" a creare un database con ogni persona in Austria e sostiene che questo interesse ha la precedenza sul diritto fondamentale alla protezione dei dati di milioni di persone. CRIF sostiene inoltre che il punteggio non è "decisivo" per le decisioni delle aziende e quindi non richiede il consenso. noyb ha una posizione fondamentalmente diversa: un "registro ombra" privato a cui le aziende possono semplicemente accedere e basarsi su punteggi discutibili per le decisioni contrattuali è del tutto sproporzionato.

Max Schrems: "Come viene a un'azienda l'idea di costruire segretamente un ampio "registro" privato e di assegnare un "punteggio" per valutare l'affidabilità creditizia di milioni di individui senza mai interpellarli?"

noyb ha quindi intrapreso un'azione per proteggere le persone colpite da queste pratiche:

Fase 1: abbiamo presentato oggi un'ingiunzione. In qualità di ente qualificato ente qualificato approvato dallo Stato, noyb ha depositato oggi un'ingiunzione contro CRIF per porre fine a questa violazione della legge per tutte le persone interessate in futuro. L'azione sospende inoltre il periodo di prescrizione e garantisce che i consumatori possano far valere ulteriori diritti nei confronti di CRIF.

Christian Wirthensohn, partner di TWP Rechtsanwälte e rappresentante del ricorrente: "Il nuovo strumento dell'azione collettiva inibitoria consente di porre fine alle violazioni sistemiche della legge, senza dover intentare migliaia di cause individuali. Questo conferisce un potere reale al GDPR"

Fase 2: azione collettiva per il risarcimento dei danni. Per motivi legali, i danni subiti finora devono essere richiesti in un'azione collettiva separata (definita dalla legge "azione rappresentativa di risarcimento"). A tal fine, ogni consumatore deve registrarsi e aderire all'azione individuale. In caso di successo, ci aspettiamo un risarcimento di circa 500 euro per ogni persona che è stata inserita illegalmente nella banca dati o che ha ottenuto un punteggio. noyb si occuperà delle procedure legali e coprirà tutti i costi. Non c'è alcun rischio per i partecipanti, poiché la quota di partecipazione prevista dalla legge (39 euro in questo caso) sarà detratta dal risarcimento solo a posteriori, se la causa avrà successo. L'azione di risarcimento vera e propria sarà avviata nei prossimi mesi, dopo la procedura di ingiunzione. I consumatori possono registrarsi online all'indirizzo crif.noyb.eu/.

Si prevede una lunga battaglia legale.noybil progetto CRIF è uno dei primi procedimenti ai sensi della Direttiva sulle azioni di rappresentanza dell'Unione Europea e le due richieste di risarcimento contro CRIF devono essere presentate in due fasi. Ciò comporta numerose singole fasi legali e il tribunale deve esaminare e valutare molti fattori. CRIF, ovviamente, utilizzerà tutti i mezzi a sua disposizione per bloccare le richieste di risarcimento. Prevediamo inoltre che la questione dell'ammissibilità dell'azione collettiva di risarcimento, ad esempio, passerà attraverso diversi gradi di giudizio prima che il tribunale esamini la sostanza della richiesta di risarcimento dei consumatori.

Unisciti subito alla class action!


noyb.eu/it/secret-scoring-join…

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Heute hat @noybeu eine #Unterlassungsklage gegen #CRIF eingebracht, weil die Kreditauskunftei persönliche Daten von fast allen Menschen in Österreich sammelt und zu ca 90% der Leute "Scores" vergibt die nur auf Anschrift, Alter und Geschlecht basieren.
Gleichzeitig starten wir eine #Sammelklage auf Schadenersatz wo jeder risikofrei mitmachen kann! Mehr Infos auf crif.noyb.eu
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Hackers Can Hijack Claude Code MCP Traffic to Steal OAuth Tokens — No Patch Coming
#CyberSecurity
securebulletin.com/hackers-can…
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Critical HuggingFace Transformers Flaw CVE-2026-4372 Enables Silent RCE — 232 Million Installs at Risk
#CyberSecurity
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CISA Warns: SolarWinds Serv-U CVE-2026-28318 Actively Exploited — Zero-Auth DoS Attack Hits File Transfer Platform
#CyberSecurity
securebulletin.com/cisa-warns-…
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Miasma Worm: il supply chain attack che ha colpito 73 repository Microsoft su GitHub
#tech
spcnet.it/miasma-worm-il-suppl…
@informatica


Miasma Worm: il supply chain attack che ha colpito 73 repository Microsoft su GitHub


Una campagna di attacco alla supply chain ha compromesso 73 repository Microsoft su GitHub, colpendo organizzazioni di alto profilo come Azure, Azure-Samples, Microsoft e MicrosoftDocs. Il responsabile è un worm auto-replicante denominato Miasma, variante del malware Mini Shai-Hulud rilasciato pubblicamente dal gruppo TeamPCP a metà maggio 2026.

L’incidente ha costretto GitHub a disabilitare l’accesso ai repository compromessi, tra cui alcuni di assoluta centralità nell’ecosistema Microsoft open source, come Azure/azure-functions-host e l’intera famiglia dei Durable Task SDK.

La catena di compromissione: dai pacchetti PyPI ai repository GitHub


Miasma non è una minaccia nuova: il worm ha già colpito in precedenza. Il mese prima di questo incidente, il pacchetto PyPI durabletask era stato infettato da TeamPCP per consegnare un information stealer su sistemi Linux. Il fatto che, un mese dopo, l’intero ecosistema Durable Task su GitHub sia stato compromesso — incluse le implementazioni .NET, Go, Java, JavaScript, MSSQL e Protobuf — non è una coincidenza.

Come ha osservato il ricercatore di sicurezza Paul McCarty (alias 6mile): “Quando il repository al centro dell’attacco del mese scorso diventa l’epicentro del takedown di questo mese, non è una coincidenza — è la stessa ferita che si riapre. Chi deteneva quelle credenziali a maggio non le ha probabilmente mai perso del tutto.”

Come funziona Miasma: sfruttare la fiducia, non le vulnerabilità


Quello che rende Miasma particolarmente pericoloso è il suo meccanismo di propagazione: il worm non sfrutta vulnerabilità tecniche nei registri npm o in GitHub. Sfrutta invece il modello di fiducia su cui si reggono questi ecosistemi.

Come sintetizza FalconFeeds.io: “Il genio del worm sta nel fatto che opera interamente attraverso canali legittimi. Non sfrutta una vulnerabilità in npm o GitHub. Sfrutta il modello di fiducia su cui queste piattaforme sono costruite: l’assunzione che se un pacchetto è firmato con una chiave valida e pubblicato da un maintainer autenticato, sia sicuro. Miasma compromette la chiave e il maintainer, poi agisce esattamente come farebbe un publisher legittimo.”

Da un punto di vista dei sistemi di difesa convenzionali, ogni evento di pubblicazione malevolo è indistinguibile da un aggiornamento ordinario.

Il vettore di attacco: gli agenti AI come trigger


Uno degli aspetti più innovativi — e preoccupanti — di Miasma è il suo vettore di detonazione. Secondo l’analisi di SafeDep, il worm ha piantato un payload runner da 4,3 MB nei repository infetti, configurato per attivarsi automaticamente attraverso cinque strumenti di sviluppo:

  • Claude Code
  • Gemini CLI
  • Cursor
  • VS Code
  • Lo script npm test

In pratica: uno sviluppatore clona un repository infetto, lo apre nel suo agente AI preferito, e il payload si esegue automaticamente. Nessun click, nessuna interazione esplicita richiesta.

Questo segna un’evoluzione significativa nel panorama degli attacchi supply chain: gli agenti AI, progettati per eseguire codice in autonomia, diventano inconsapevolmente vettori di esecuzione per payload malevoli.

I repository Microsoft colpiti


Tra i repository compromessi e disabilitati da GitHub figurano:

  • Azure/azure-functions-host
  • Azure/durabletask
  • durabletask-dotnet
  • durabletask-go
  • durabletask-js
  • durabletask-mssql
  • azure-search-openai-demo-purviewdatasecurity
  • llm-fine-tuning
  • windows-driver-docs
  • Connectors-NET-SDK, Connectors-NET-LSP

Oltre ai repository Microsoft, Miasma ha saltato completamente il registro npm in alcuni casi, compromettendo direttamente il repository GitHub icflorescu/mantine-datatable e quattro repository correlati (mantine-contextmenu, next-server-actions-parallel, mantine-datatable-v6, mantine-contextmenu-v6).

Come difendersi dagli attacchi supply chain di questa generazione


La natura di Miasma — operare all’interno dei canali legittimi — rende i controlli tradizionali insufficienti. Ecco le misure pratiche che i team di sviluppo e i sistemisti dovrebbero adottare:

1. Lockfile e hash verification


Usare sempre lockfile (package-lock.json, poetry.lock, go.sum) e verificare gli hash dei pacchetti. Non fare mai npm install o pip install senza version pinning stretto su ambienti di produzione e CI.

2. Controllo delle permission degli agenti AI


Configurare gli agenti AI (VS Code, Cursor, Claude Code, Gemini CLI) in modo che non eseguano script automaticamente alla clonazione di un repository. Molti agenti hanno modalità di esecuzione permissiva abilitata di default: è necessario revisionare le impostazioni.

3. Ambienti sandbox per il codice sconosciuto


Prima di aprire repository esterni in un agente AI, eseguire un’ispezione manuale dei file package.json, pyproject.toml, script di lifecycle, e configurazioni degli agenti (.cursor/, .claude/, .vscode/). Meglio ancora: usare ambienti sandbox isolati (container, VM) per il primo accesso a codice di terze parti.

4. Monitoraggio delle dipendenze con tool come OpenSourceMalware e SafeDep


Strumenti come OpenSourceMalware e SafeDep monitorano attivamente l’ecosistema npm, PyPI e GitHub per rilevare comportamenti anomali nei pacchetti. Integrare questi feed nei processi di revisione delle dipendenze.

5. Principio del minimo privilegio per le credenziali di repository


La ricompaprsa delle stesse credenziali a distanza di un mese dimostra che il reset delle credenziali post-incidente spesso non è completo. Implementare credenziali rotate automaticamente, short-lived token (es. GitHub OIDC token in CI), e auditing degli accessi ai repository.

Il quadro più ampio: la minaccia ai modelli di sviluppo moderni


L’attacco Miasma evidenzia una tensione strutturale nell’ecosistema software moderno: la velocità e l’apertura che rendono l’open source produttivo sono le stesse caratteristiche che lo rendono vulnerabile a questa classe di attacchi. I worm supply chain che operano “dentro le regole” sono una categoria di minaccia che crescerà, soprattutto con la diffusione degli agenti AI come strumenti di sviluppo quotidiani.

Per i team di sviluppo e i sistemisti, il messaggio è chiaro: i controlli di sicurezza devono evolvere oltre la verifica dell’autenticità formale dei pacchetti, verso un’analisi comportamentale dei contenuti e una gestione più granulare delle permission degli strumenti di sviluppo.


Fonte: 4sysops – Miasma worm compromises 73 Microsoft GitHub repositories | The Hacker News – Miasma Worm Hits 73 Microsoft GitHub Repositories


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Microsoft Warns: Claude Code GitHub Action Exploitable via Prompt Injection to Leak CI/CD Secrets
#CyberSecurity
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VS Code 1.124: cronologia chat per sessione, multi-chat e regex flag per i folding marker
#tech
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@informatica


VS Code 1.124: cronologia chat per sessione, multi-chat e regex flag per i folding marker


Visual Studio Code 1.124 è disponibile dal 4 giugno 2026 e porta con sé miglioramenti significativi alla finestra Agenti, novità sul controllo dei folding marker e altri raffinamenti per il workflow di sviluppo. Ecco una panoramica tecnica delle novità più rilevanti.

Finestra Agenti: storico chat contestuale per sessione


Fino alla versione precedente, la navigazione cronologica dei prompt nella finestra Agenti (tasto ↑ / ↓ nell’input della chat) includeva prompt provenienti da sessioni diverse. Questo comportamento poteva far trapelare contesti di lavoro non pertinenti all’attività corrente.

Con VS Code 1.124, la cronologia dei prompt è ora limitata alla sessione corrente. Navigare la cronologia con i tasti freccia restituisce solo i comandi digitati nella stessa sessione attiva, evitando contaminazioni di contesto tra task distinti. Un miglioramento apparentemente piccolo, ma apprezzabile nei workflow che prevedono sessioni parallele o rapide rotazioni di contesto.

Multi-chat e invio in background


La versione 1.124 introduce il supporto multi-chat per le sessioni locali: è ora possibile tenere aperte più conversazioni indipendenti nella finestra Agenti senza dover gestire tutto in un’unica thread lineare.

Altrettanto utile è il nuovo invio in background (background send). Con Alt+Invio oppure Alt+clic sul pulsante Send, si avvia una sessione agente senza che il focus venga spostato su di essa. Il vantaggio pratico: si può lanciare un’attività lunga e iniziare immediatamente a comporre il messaggio successivo nella sessione successiva, senza interruzioni del flusso.

Navigazione da tastiera e chiusura massiva delle sessioni


La griglia delle sessioni nella finestra Agenti ora supporta la navigazione da tastiera:

  • Ctrl+1 – Ctrl+9 (oppure Cmd+1 – Cmd+9 su macOS) per portare il focus sulla sessione nella posizione corrispondente.
  • Ctrl+K Ctrl+W (Cmd+K Cmd+W su Mac) per chiudere tutte le sessioni attive in una sola operazione.

Chi lavora con più agenti in esecuzione simultanea troverà queste scorciatoie particolarmente utili per tenere sotto controllo lo spazio di lavoro senza dover ricorrere al mouse.

Regex flags per i folding marker


Un aggiornamento più tecnico riguarda la configurazione dei folding marker nei file di definizione del linguaggio (language-configuration.json). In precedenza, i pattern di apertura e chiusura dei blocchi di codice piegabili accettavano solo stringhe regex semplici.

Con VS Code 1.124, i pattern supportano ora un formato a oggetto che permette di specificare flag aggiuntivi, come la corrispondenza case-insensitive:

{
  "folding": {
    "markers": {
      "start": { "pattern": "#region", "flags": "i" },
      "end":   { "pattern": "#endregion", "flags": "i" }
    }
  }
}

Questo permette ai maintainer di estensioni linguistiche di definire regole di folding più granulari e flessibili, utili ad esempio per linguaggi che non rispettano convenzioni di case uniformi.

Come aggiornare


L’aggiornamento a VS Code 1.124 avviene automaticamente per chi ha attivato gli aggiornamenti automatici. In alternativa, è possibile aggiornare manualmente tramite Aiuto → Controlla aggiornamenti oppure scaricando l’installer dal sito ufficiale.

Per chi usa VS Code Insiders, le stesse funzionalità erano già disponibili nelle build di maggio-giugno 2026 con la possibilità di testarle in anticipo.

Considerazioni finali


VS Code 1.124 non è una release rivoluzionaria, ma dimostra come Microsoft stia raffinando sistematicamente l’esperienza degli agenti AI integrati nell’editor. La contestualizzazione della cronologia chat, il supporto multi-sessione e le scorciatoie di navigazione sono dettagli che, sommati, riducono il friction quotidiano per chi lavora intensamente con GitHub Copilot o altri agenti AI nel proprio workflow.

Il miglioramento ai folding marker è invece un regalo apprezzato per chi sviluppa o mantiene estensioni per linguaggi personalizzati o poco comuni.


Fonte: VS Code 1.124 Release Notes · 4sysops


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Instagram Logic Bug Exposed Unredacted Emails and Phone Numbers for Any Account — Including Mark Zuckerberg’s
#CyberSecurity
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EDRChoker: New Red Team Tool Silences Cloud-Connected EDR Agents by Choking Network With Windows QoS
#CyberSecurity
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PHP-FPM: perché usare pm static per le massime prestazioni in produzione
#tech
spcnet.it/php-fpm-perche-usare…
@informatica


PHP-FPM: perché usare pm static per le massime prestazioni in produzione


Chi amministra server Linux con stack LEMP o LAMP sa bene che le prestazioni di PHP-FPM dipendono in larga misura dalla corretta configurazione del process manager (PM). L’impostazione predefinita pm = dynamic va bene per molti scenari, ma su server ad alto traffico con memoria disponibile può diventare un collo di bottiglia. Vediamo perché pm = static è spesso la scelta migliore per la produzione.

Le tre modalità di PHP-FPM process manager


PHP-FPM offre tre strategie per gestire i processi worker:

pm = dynamic


Il numero di processi varia dinamicamente in base ai parametri:

pm = dynamic
pm.max_children = 50
pm.start_servers = 5
pm.min_spare_servers = 5
pm.max_spare_servers = 35

PHP-FPM mantiene un pool variabile: avvia un certo numero di processi al boot, ne crea di nuovi sotto carico e termina quelli in eccesso in fase di inattività. È la modalità più flessibile ma anche quella con più overhead gestionale.

pm = ondemand

pm = ondemand
pm.max_children = 50
pm.process_idle_timeout = 10s

I processi vengono creati solo quando arrivano le richieste e terminati dopo un timeout di inattività. Ideale quando la memoria è scarsa o si gestiscono molti pool con traffico basso (tipicamente hosting condiviso con cPanel). Il limite è che su server con traffico intermittente ma costante, i processi vengono continuamente creati e distrutti, aggiungendo latenza esattamente nei momenti di picco.

pm = static

pm = static
pm.max_children = 100
pm.max_requests = 1000

Il numero di processi è fisso: pm.max_children worker vengono avviati al boot e restano sempre in memoria, pronti a rispondere. Non c’è overhead di creazione/terminazione dei processi.

L’analogia con il CPU governor


La scelta tra le tre modalità rispecchia esattamente quella del governor CPUFreq su Linux:

  • ondemand (CPU): scala la frequenza in base al carico, poi scende — stessa logica di pm ondemand
  • conservative (CPU): simile ma più graduale — analogo a pm dynamic
  • performance (CPU): massima frequenza sempre — equivalente a pm static

Su un server di produzione dedicato con carico consistente, proprio come si imposta il governor a performance, ha senso impostare PHP-FPM a static: si sacrifica un po’ di memoria per azzerare la latenza di spawn dei processi.

Quando usare pm static


pm = static è la scelta giusta quando:

  • Il server ha memoria abbondante rispetto al traffico atteso
  • Il carico è costante o con picchi frequenti (non siti dormenti)
  • Si gestisce un singolo pool PHP-FPM per applicazione
  • Si vuole la latenza minima possibile per ogni richiesta

Con i worker già in memoria, un picco di traffico improvviso viene assorbito senza dover attendere lo spawn di nuovi processi — che su sistemi sotto carico può richiedere decine di millisecondi.

Calcolare il valore corretto di pm.max_children


Impostare pm.max_children a caso è il classico errore. Troppo alto esaurisce la RAM, troppo basso crea code di attesa. Ecco come calcolarlo con dati reali.

Step 1: misurare la dimensione media di un worker

ps --no-headers -o rss -C php-fpm | awk '{ sum += $1; n++ } END { print sum/n/1024 " MB" }'

Questo comando mostra la dimensione media in MB del Resident Set Size (RSS) di ogni processo php-fpm in esecuzione. Eseguirlo sotto carico reale, non a server scarico.

Step 2: applicare la formula

pm.max_children = memoria_allocabile_MB / dimensione_media_worker_MB

Esempio concreto: se il worker medio pesa 60 MB e si possono allocare 6 GB a PHP-FPM:
pm.max_children = 6144 / 60 ≈ 100

Importante: non assegnare tutta la RAM disponibile a PHP-FPM. Lasciare sempre headroom per il kernel, Nginx/Apache, il database (MySQL/PostgreSQL) e la cache del filesystem. Una regola empirica è non superare il 60-70% della RAM totale per PHP-FPM su un server LEMP monolitico.

Step 3: impostare pm.max_requests

pm.max_requests = 1000

Con pm = static, i processi non vengono mai riavviati automaticamente per inattività. pm.max_requests definisce dopo quante richieste un worker viene riavviato — utile per prevenire memory leak in applicazioni PHP non perfette. Un valore alto (1000+) riduce l’overhead mantenendo una certa protezione. Solo se si ha certezza assoluta di assenza di leak si può usare pm.max_requests = 0.

Monitoraggio dei processi PHP-FPM


Per verificare il comportamento in produzione:

# Vedere tutti i processi PHP-FPM con CPU e memoria
top -bn1 | grep php-fpm

# Contare i worker attivi vs idle (richiede pm.status_path abilitato)
curl http://localhost/fpm-status

# Dimensione totale RSS usata da PHP-FPM
ps --no-headers -o rss -C php-fpm | awk '{ sum += $1 } END { print sum/1024 " MB totali" }'

Abilitare il status page di PHP-FPM nel pool configuration è fondamentale per il monitoring:
; in /etc/php/8.x/fpm/pool.d/www.conf
pm.status_path = /fpm-status

Quando ondemand e dynamic restano la scelta giusta


Non tutto è nero o bianco. pm ondemand e pm dynamic restano preferibili in questi scenari:

  • Hosting condiviso con 100+ pool: con tanti siti a traffico basso, tenere worker statici per ogni pool divorberebbe la RAM. cPanel stessa usa ondemand come default per questo motivo.
  • Server con memoria limitata: se la RAM è il collo di bottiglia, meglio sacrificare un po’ di latenza che andare in swap.
  • Ambienti containerizzati con autoscaling orizzontale: in un setup Kubernetes dove i pod scalano orizzontalmente, ha più senso un pm ondemand con confini ben definiti per container, lasciando che l’orchestratore gestisca il scaling.


Esempio di configurazione ottimale per server ad alto traffico

[www]
user = www-data
group = www-data

listen = /run/php/php8.3-fpm.sock
listen.owner = www-data
listen.group = www-data

pm = static
pm.max_children = 80
pm.max_requests = 2000

pm.status_path = /fpm-status

request_terminate_timeout = 60s
request_slowlog_timeout = 10s
slowlog = /var/log/php/fpm-slow.log

php_admin_value[error_log] = /var/log/php/fpm-error.log
php_admin_flag[log_errors] = on
php_admin_value[memory_limit] = 256M

Conclusione


Su server dedicati ad alto traffico con memoria disponibile, pm = static è quasi sempre la configurazione vincente. Elimina l’overhead del process manager, garantisce latenza costante e rende il comportamento del sistema prevedibile sotto carico. La chiave è misurare prima di configurare: il valore di pm.max_children deve essere basato sulla dimensione reale dei worker in produzione, non su stime.

Per ambienti multi-pool o con memoria limitata, ondemand rimane una scelta sensata. Ma per il classico server LEMP di produzione con una singola applicazione, passare a pm static è spesso uno dei miglioramenti più semplici e impattanti che si possano fare.


Fonte originale: PHP-FPM tuning: Using ‘pm static’ for max performance — LinuxBlog.io


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OpenAI Launches ChatGPT Lockdown Mode to Block Prompt Injection Data Exfiltration
#CyberSecurity
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NuGet Package Pruning in .NET 10: dipendenze più pulite e meno falsi positivi di vulnerabilità
#tech
spcnet.it/nuget-package-prunin…
@informatica


NuGet Package Pruning in .NET 10: dipendenze più pulite e meno falsi positivi di vulnerabilità


Se hai mai eseguito dotnet list package --vulnerable su un progetto .NET, probabilmente hai visto avvisi per pacchetti transitivi che non hai mai installato esplicitamente — come System.Text.Json o System.Formats.Asn1. In molti casi, questi pacchetti sono già forniti in una versione più recente dal runtime .NET, e gli avvisi sono falsi positivi. Con .NET 10, NuGet risolve questo problema in modo elegante: il package pruning.

Il problema: dipendenze transitorie fantasma


Molte librerie su NuGet.org hanno come target netstandard2.0 per massima compatibilità, e portano con sé dipendenze da pacchetti come System.Memory, System.Text.Json o System.IO.Pipelines — pacchetti che nel frattempo sono diventati parte delle .NET Runtime Libraries.

Il risultato pratico: un progetto .NET 10 che dipende da una di queste librerie si trova a risolvere durante il restore System.Text.Json 8.0.0 come dipendenza transitiva, anche se il runtime .NET 10 già include una versione più recente. Quando viene pubblicata una CVE contro quella versione, i vulnerability scanner la segnalano — anche se la tua applicazione non la usa affatto.

Questo genera tre problemi concreti:

  • Falsi positivi nelle vulnerability scan: avvisi per pacchetti già coperti dal runtime
  • Grafi di restore più grandi: più pacchetti da risolvere e scaricare
  • Riferimenti obsoleti: entry vecchie nel dependency graph che non rispecchiano cosa usa davvero l’app


Come funziona il Package Pruning


Il package pruning rimuove dal grafo di dipendenze NuGet i pacchetti già forniti dalle .NET Runtime Libraries al momento del restore. Il .NET SDK include una lista dei pacchetti forniti da ciascun target framework, con la versione massima disponibile. Se una dipendenza transitiva rientra in quel range, NuGet la elimina.

Ad esempio, net10.0 include System.Text.Json 10.x: una dipendenza transitiva su System.Text.Json 9.0.0 verrebbe pruned; una su System.Text.Json 11.0.0 no (perché il runtime non copre quella versione).

Prima del pruning

Sample.csproj : warning NU1903: Package 'System.Formats.Asn1' 6.0.0 has a
known high severity vulnerability

Project 'Sample' has the following package references
   [net10.0]:
   Top-level Package              Resolved
   > Microsoft.Extensions.AI      10.0.1
   > NuGet.Protocol               6.9.1

   Transitive Package                                     Resolved
   > System.Diagnostics.DiagnosticSource                  10.0.0
   > System.Formats.Asn1                                  6.0.0   ← VULNERABILE
   > System.Text.Json                                     10.0.0
   > System.Threading.Channels                            10.0.0
   ...

Dopo il pruning

Project 'Sample' has the following package references
   [net10.0]:
   Top-level Package              Resolved
   > Microsoft.Extensions.AI      10.0.1
   > NuGet.Protocol               6.9.1

   Transitive Package                                     Resolved
   > Microsoft.Extensions.AI.Abstractions                 10.0.1
   > Newtonsoft.Json                                      13.0.3
   > NuGet.Common                                         6.9.1
   ...
   (System.Formats.Asn1, System.Text.Json, System.Threading.Channels rimossi)

System.Formats.Asn1, System.Text.Json e System.Threading.Channels non compaiono più come dipendenze transitorie perché sono ridondanti su net10.0. L’avviso di vulnerabilità scompare.

Le novità in .NET 10


Il package pruning era disponibile come opt-in dal .NET SDK 9.0.200. Con .NET 10 diventa il comportamento predefinito per i progetti che hanno come target net10.0 o versioni successive.

In parallelo, NuGetAuditMode ora vale all per default, estendendo l’audit alle dipendenze transitorie. Pruning e audit lavorano insieme: il pruning rimuove i pacchetti ridondanti, l’audit si concentra sulle dipendenze che la tua app usa davvero.

I risultati misurati dal team NuGet:

  • 70% di report di vulnerabilità transitorie in meno rispetto ai default precedenti
  • Fino al 50% di riduzione del tempo di restore a livello di singolo progetto
  • Tasso di successo del restore misurabilmente più alto


Gestione dei PackageReference diretti


Se hai un riferimento diretto a un pacchetto che rientra nel range del pruning, NuGet non lo rimuove automaticamente dal tuo .csproj, ma lo “privatizza” aggiungendo implicitamente PrivateAssets='all' e IncludeAssets='none'. Quando un riferimento diretto può essere rimosso completamente, NuGet emette il warning NU1510:

<!-- Prima: riferimento diretto ridondante -->
<PackageReference Include="System.Text.Json" Version="10.0.0" />

<!-- NuGet emetterà NU1510: puoi rimuovere questo riferimento -->

Come attivare manualmente (per progetti precedenti)


Per progetti che non usano ancora i default di .NET 10, è possibile attivare pruning e audit esplicitamente:

<PropertyGroup>
  <NuGetAuditMode>all</NuGetAuditMode>
  <RestoreEnablePackagePruning>true</RestoreEnablePackagePruning>
</PropertyGroup>

In un progetto multi-target, se almeno un target framework è net10.0 o successivo, il pruning si applica a tutti i target framework del progetto.

Impatto su pipeline CI/CD e security scanning


Per i team che usano tool come OWASP Dependency-Check, Snyk, GitHub Dependabot o dotnet-outdated, il package pruning riduce significativamente il rumore nei report. I vulnerability report post-pruning riflettono le dipendenze reali dell’applicazione, rendendo le decisioni di remediation più precise e il triage più veloce.

Il comando per verificare lo stato attuale del tuo progetto:

dotnet list package --include-transitive --vulnerable

Con .NET 10 e pruning attivo, l’output dovrebbe essere significativamente più corto rispetto a .NET 8/9 con gli stessi package di primo livello.

Conclusione


Il package pruning in .NET 10 è uno di quei miglioramenti silenziosi che hanno un impatto concreto quotidiano: meno rumore nei report di sicurezza, restore più veloci, e un dependency graph che rispecchia davvero cosa usa la tua applicazione. Se stai ancora su .NET 9, vale la pena attivarlo subito con le due property nella sezione precedente.

Fonte: NuGet Package Pruning: Cleaner Dependencies and Actionable Vulnerability Reports — .NET Blog


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✨ Polyfill.io torna attivo nel 2026: pop-up di login sospetti colpiscono Toshiba, Muji e Samsung
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/polyfi…

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Polyfill.io torna attivo nel 2026: pop-up di login sospetti colpiscono Toshiba, Muji e Samsung


Il dominio polyfill[.]io — protagonista di uno dei più clamorosi supply chain attack del 2024 — è tornato attivo a fine maggio 2026 con un nuovo vettore: risposte HTTP 401 che inducono i browser a mostrare finestre di autenticazione false agli utenti di siti che non avevano ancora rimosso il vecchio script. Tra le vittime più note: Toshiba, Muji, Zojirushi e Samsung Smart TV.

Il contesto: l’incidente polyfill.io del 2024


Polyfill è una libreria JavaScript che permette ai siti web di supportare funzionalità moderne su browser legacy, fornendo uno strato di compatibilità lato client. Per anni, milioni di siti hanno caricato questa libreria dal CDN ospitato su polyfill[.]io — un dominio che tuttavia non era mai stato di proprietà del creatore del progetto open source, Andrew Betts.

Nel febbraio 2024, il dominio polyfill[.]io fu acquistato da un’entità cinese (Funnull), che lo utilizzò per iniettare codice malevolo negli script distribuiti dal CDN, colpendo oltre 100.000 siti. Betts reagì subito consigliando a tutti gli amministratori di rimuovere il servizio dai propri siti e rilancò il progetto originale sotto nuovi domini (polyfill.com, poi polyfill.top). Le autorità e diversi CDN provider bloccarono l’accesso a polyfill[.]io, fermando i redirect malevoli.

Maggio 2026: il dominio risponde di nuovo — con HTTP 401


Il problema del 2026 ha un meccanismo diverso ma altrettanto insidioso. Secondo il ricercatore di sicurezza Pasquale Pillitteri, a partire da fine maggio 2026 il dominio polyfill[.]io ha ricominciato a rispondere alle richieste, questa volta restituendo codici HTTP 401 (Unauthorized). Quando un browser carica una risorsa da un dominio esterno e riceve una risposta 401, interpreta questo come una richiesta di autenticazione e mostra automaticamente una finestra di dialogo per inserire username e password.

Tutti i siti che negli ultimi due anni non avevano completato la pulizia del codice — rimuovendo ogni riferimento a polyfill[.]io — si sono trovati improvvisamente a presentare ai propri utenti delle finestre di login che sembravano provenire dal sito legittimo, ma erano in realtà generate da una risorsa esterna non controllata dall’azienda.

Le organizzazioni colpite


Il colosso tecnologico Toshiba ha pubblicato un avviso urgente ai propri utenti il 2 giugno 2026, chiedendo di annullare qualsiasi finestra di autenticazione insolita apparsa sul sito e di non inserire credenziali. Il gigante del retail Muji ha emesso un comunicato simile, dichiarando di non aver rilevato accessi non autorizzati o fughe di dati, ma invitando comunque alla prudenza chi avesse eventualmente inserito le proprie credenziali. Anche Zojirushi (elettrodomestici), FiNC Technologies (app di salute), Ishiyaku Publishers e Hobonichi (editore e brand lifestyle) hanno segnalato lo stesso problema. Pillitteri ha riportato che il fenomeno si è manifestato anche sui televisori Samsung Smart TV l’1 giugno 2026.

Analisi tecnica: il meccanismo dell’HTTP 401 browser prompt


Il comportamento è standard nelle specifiche HTTP: quando una risorsa (script, immagine, iframe) risponde con 401, il browser mostra automaticamente una finestra di autenticazione nativa (WWW-Authenticate challenge). L’aspetto visivo di questa finestra è quello di un dialog box del browser — non una pagina web — il che può dare all’utente l’impressione di una richiesta legittima proveniente dal sito che sta visitando. Se l’utente inserisce le credenziali, queste vengono inviate in chiaro (o con Basic Auth) al server che ha emesso la challenge — in questo caso polyfill[.]io.

Al momento della pubblicazione dell’articolo originale di BleepingComputer (5 giugno 2026), non erano emerse prove concrete che le credenziali eventualmente inserite dagli utenti fossero state effettivamente raccolte. Toshiba e Muji hanno dichiarato di aver rimosso il riferimento a polyfill[.]io e di aver sospeso il servizio. Tuttavia, il rischio per gli utenti che abbiano inserito credenziali prima della chiusura rimane reale, e il cambio password immediato è fortemente consigliato.

Cosa devono fare gli amministratori di siti web


La lezione principale di questo incidente è chiara: le dipendenze da CDN esterni non controllati rappresentano un rischio persistente anche dopo che un incidente di sicurezza è stato apparentemente risolto. Gli amministratori devono verificare immediatamente che nessuna pagina del proprio sito contenga riferimenti a polyfill[.]io — incluse pagine secondarie, template legacy e componenti di terze parti. Gli strumenti di Content Security Policy (CSP) e Subresource Integrity (SRI) possono prevenire questo tipo di attacco bloccando il caricamento di risorse da domini non autorizzati o con hash diverso da quello atteso. Qualsiasi CDN di terze parti dovrebbe essere monitorato per variazioni nel comportamento delle risorse caricate.

Indicatori

## Dominio da bloccare
polyfill.io
cdn.polyfill.io

## Pattern da cercare nel codice sorgente
src="https://polyfill.io/
src='https://polyfill.io/
src="//polyfill.io/


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✨ Luna Moth incassa 20 milioni di dollari da Weil Gotshal & Manges: il gruppo entra fisicamente negli uffici per rubare dati
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/luna-m…

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Luna Moth incassa 20 milioni di dollari da Weil Gotshal & Manges: il gruppo entra fisicamente negli uffici per rubare dati


Weil, Gotshal & Manges — una delle law firm più influenti al mondo, con un portafoglio clienti che include le maggiori transazioni M&A e contenziosi corporate degli Stati Uniti — ha corrisposto tra 18 e 20 milioni di dollari al gruppo di estorsione noto come Luna Moth, Silent Ransom Group o UNC3753. Il pagamento è avvenuto nell’arco di tre giorni dalla richiesta. Contemporaneamente, l’FBI ha emesso un alert FLASH — il secondo in dodici mesi su questo attore, il primo a livello FLASH — documentando un’escalation tattica senza precedenti: il gruppo ora invia operativi fisici negli uffici delle vittime.

Chi è Luna Moth / Silent Ransom Group


Luna Moth è attiva dal 2022 e affonda le proprie radici nelle operazioni BazarCall, un’infrastruttura di phishing telefonico che fino alla primavera di quell’anno aveva fornito accesso iniziale alle operazioni ransomware di Ryuk e Conti. Dopo il collasso di Conti (aprile 2022), il nucleo operativo si è separato dando vita al Silent Ransom Group, che ha abbandonato il modello tradizionale di ransomware con cifratura dei sistemi in favore di pura estorsione via data theft.

Il modello economico è cinico ma efficace: non cifrare i sistemi delle vittime significa non bloccare l’operatività aziendale (il che riduce la pressione a chiamare le forze dell’ordine) e concentrarsi sulla minaccia più cogente per le law firm — la pubblicazione di documenti riservati dei clienti. Secondo la società di sicurezza Halcyon, tra il 2025 e l’inizio del 2026 si contano oltre 200 incidenti ransomware/estorsione ai danni di studi legali, con il SRG protagonista indiscusso della verticalizzazione su questo settore.

Il caso Weil Gotshal: cronologia e dettagli


Secondo il reporting esclusivo di The Insurer, Luna Moth ha ottenuto accesso a un numero non specificato di documenti riservati dei clienti di Weil, Gotshal & Manges e li ha caricati su un’infrastruttura cloud esterna senza autorizzazione. La richiesta di riscatto — definita “suppression payment” — ammonta a una cifra tra 18 e 20 milioni di dollari. Il pagamento sarebbe stato effettuato entro tre giorni dalla richiesta.

Weil ha confermato l’incidente in una dichiarazione ufficiale, specificando che “un attore malintenzionato ha caricato senza autorizzazione un numero limitato di documenti clienti su una risorsa cloud esterna”. La firma ha aggiunto che i forensic specialist ingaggiati non hanno trovato prove di penetrazione nella rete interna e che non è stata rilevata attività non autorizzata nei monitoraggi successivi. La società ha notificato i clienti i cui dati sono stati coinvolti e ha comunicato di aver allertato le forze dell’ordine. Il pagamento del riscatto non è stato confermato da Weil.

L’impatto reputazionale è comunque significativo: una law firm che gestisce transazioni miliardarie e contenziosi sensibili è per definizione un target ad altissimo valore per chi punta alla pubblicazione di informazioni riservate. Secondo EclecticIQ, il SRG ha già pubblicato dati di oltre 38 studi legali sul proprio leak site, con un totale di incidenti che supera i 100.

L’escalation tattica: dal vishing all’infiltrazione fisica


L’elemento più allarmante documentato dall’alert FLASH dell’FBI (numero FLASH-20260526-01) è l’evoluzione della kill chain del SRG, che si è articolata in tre generazioni tattiche distinte.

Fase 1 (2022-2024) — Callback phishing: invio massivo di email che impersonano servizi di subscription con un numero telefonico da chiamare per “risolvere il problema”. L’operatore al telefono — che finge di essere il supporto del servizio — convince la vittima a installare un tool di remote monitoring and management (RMM) da un sito fake dell’helpdesk. Non ci sono link o allegati malevoli nell’email, il che consente di bypassare la stragrande maggioranza dei filtri enterprise.

Fase 2 (primavera 2025-inizio 2026) — IT impersonation via cold call: invece di aspettare che la vittima chiami, il SRG inizia a contattare direttamente i dipendenti spacciandosi per l’IT interno dell’azienda target. Il pretesto standard è una “manutenzione di routine” o una risposta a un presunto attacco phishing ricevuto. La richiesta è la stessa: concedere l’accesso a una sessione desktop remota. Il livello di preparazione degli operatori è elevato: registrano domain typosquatted che impersonano i portali IT delle law firm target, personalizzano il social engineering in base all’organigramma aziendale.

Fase 3 (primavera 2026) — Infiltrazione fisica: questa è la novità documentata dall’FBI nel FLASH alert. Quando i tentativi di accesso remoto falliscono, il SRG invia un operativo fisicamente presso la sede della vittima. L’attore si presenta come tecnico IT e dichiara di dover “clonare il disco” o “creare un backup” per far fronte a potenziali impatti del phishing ricevuto. Una volta ottenuto l’accesso fisico alla macchina, inserisce un dispositivo di storage per estrarre i dati direttamente.

TTP e strumenti tecnici


Una volta ottenuto l’accesso remoto o fisico, la metodologia del SRG è caratterizzata da minima privilege escalation e rapido pivot verso l’esfiltrazione. Gli strumenti principali documentati dall’FBI sono WinSCP (Windows Secure Copy) e versioni nascoste o rinominate di rclone per la sincronizzazione cloud. Il gruppo usa le credenziali carpite per accedere a repository documentali, drive condivisi e cartelle clienti. Il leak site è attivo e viene aggiornato regolarmente come strumento di pressione nelle negoziazioni.

Le richieste di riscatto variano significativamente in base alla dimensione dell’organizzazione target: secondo EclecticIQ i range storici vanno da 1 a 8 milioni di dollari. Il caso Weil Gotshal — con 18-20 milioni — rappresenta un massimo storico documentato per questa famiglia, coerente con il profilo ultra-premium della law firm target.

Perché le law firm sono il target ideale


Le law firm concentrano un livello di riservatezza dei dati che pochi altri settori possono eguagliare: memorie difensive in contenziosi attivi, documenti M&A pre-annuncio, segreti industriali, comunicazioni privilegiate attorney-client, strategie fiscali. La minaccia di pubblicazione crea pressioni sia sulla firma sia sui clienti rappresentati — un effetto moltiplicatore che rende la negoziazione più probabile rispetto ad altri settori. Alcuni dei clienti più importanti di Weil includono aziende Fortune 500, fondi private equity e istituzioni finanziarie: la pubblicazione di loro documenti strategici avrebbe conseguenze che vanno ben oltre il danno reputazionale della firma.

Due righe per i difensori


  • Verifica out-of-band dell’identità: qualsiasi richiesta di accesso remoto da presunto personale IT deve essere verificata tramite canale separato (non il numero fornito dal chiamante). Istituire procedure di autenticazione per gli interventi tecnici da remoto.
  • Politiche di accesso fisico: nessun tecnico esterno deve poter connettere dispositivi USB o storage alle macchine aziendali senza autorizzazione documentata e supervisione. Badge visitatori con registrazione obbligatoria.
  • Allowlist degli strumenti RMM: bloccare l’installazione di RMM tool non approvati (AnyDesk, ConnectWise, TeamViewer e simili) tramite application control.
  • DLP e monitoraggio esfiltrazione: alert su uso anomalo di WinSCP o rclone, trasferimenti bulk verso storage cloud esterni, accessi insoliti a repository documentali fuori orario.
  • Formazione specifica sul vishing: simulazioni di callback phishing e IT impersonation per tutti i dipendenti, con enfasi sul non fornire mai accesso remoto a chiamanti inbound non verificati.
  • MFA resistente al phishing: FIDO2/hardware token per tutti gli accessi ai sistemi documentali.

Fonti: The Insurer, BleepingComputer, FBI FLASH-20260526-01, EclecticIQ, Dark Reading


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Ich habe einen sehr interessanten Menschen kennengelernt, der aus Protest Kaugummis auf Videokameras geklebt hat. Als ich mich näher mit dem Thema beschäftigte, fand ich heraus, dass es in sozialen Bewegungen eine reiche Geschichte von Attacken auf Überwachungskameras gibt. Entstanden ist dieser Text: netzpolitik.org/2026/widerstan…
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Die neue Open-Source-Strategie der EU-Kommission bringt viele Forderungen der Community auf Papier. Rechtlich bindend sind die Maßnahmen allerdings noch nicht. Die anstehende Reform des EU-Vergaberechts könnte das ändern.

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Menschen wehren sich nicht nur mit Petitionen und Demos gegen den Ausbau des Überwachungsapparats, sondern auch ganz handfest. Wir zeigen die Geschichte des Widerstands gegen Videoüberwachung sowie die Rechtslage, wenn Kameras das Licht ausgeht. Und wir haben mit einem Menschen gesprochen, der für seine Attacken vor Gericht stand. netzpolitik.org/2026/widerstan…
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Ein neuer UN-Report warnt vor dem wachsenden Energie- und Wasserverbrauch von Rechenzentren aufgrund des KI-Booms. Doch statt auf die Verantwortung von Tech-Konzernen zu pochen, gibt er Tipps für Nutzer:innen, wie sie ihr Verhalten ändern könnten. Eine vertane Chance, kritisieren Forscher:innen.

netzpolitik.org/2026/un-report…

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Se ti piace pubblicare su #Pixelfed le foto di luoghi e città d'Italia, ricordadi di menzionare alla fine del post le comunità cittadine di citiverse.it!

Citivrse.it è un forum completamente federato tramite ActivityPub e la sezione "Luoghi e città" contiene l'unico forum tematico federato sui luoghi d'Italia!

Per condividere un post Pixelfed dovrai fare solo due cose:
- cercare la comunità di tuo interesse per esempio @ lombardia @ citiverse.it o @ napoli @ citiverse.it (per il momento ci sono ancora pochi comuni che non siano capoluogo di provincia)
- aggiungere alla fine del post la menzione all'account della categoria

A quel punto, tutti coloro che sono iscritti alle comunità locali o che le seguono dal #Fediverso, vedranno il tuo post

Ecco la pagina delle categorie locali di citiverse.it
citiverse.it/category/12/luogh…

@fediverso@feddit.it

in reply to Francesco

@macfranc@pixelfed.uno naturalmente è possibile pubblicare foto o altri contenuti sulle comunità di citiverse.it anche da Mastodon, Friendica, Lemmy, Pleroma, Piefed, NodeBB, etc etc

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HTTP/2 Bomb: Single-Attacker Remote DoS Exploit Hits nginx, Apache, IIS, Envoy, and Cloudflare Pingora
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CVE-2026-9614 (CVSS 8.8): Ivanti Neurons for ITSM Flaw Allows Authenticated Attackers to Gain Full Admin Access
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CISA Warns: Hackers Are Targeting U.S. Fuel Tank Monitoring Systems Across Critical Infrastructure
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JS.MonoGlyphRAT: Stealthy New Malware Hidden in Fake Purchase Orders Targets US Enterprises
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CISA Adds Actively Exploited Linux Kernel CVE-2022-0492 to KEV Catalog — Patch Now
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