La psilocibina nel trattamento della depressione, per il professor Pettorruso “vogliamo uno strumento importabile nella pratica clinica”


Per la prima volta in assoluto, l’Italia ha avviato uno studio circa l’efficacia della psilocibina nell’ambito del trattamento della depressione resistente, studio condotto dal Polo Universitario di Chieti-Pescara. La sperimentazione, che è stata anche al centro del convegno Ricerca Scientifica, Realtà Clinica, Impieghi Terapeutici e Implicazioni Regolatorie, organizzato dall’Associazione Luca Coscioni, proprio a Chieti, durante gli scorsi 6-7 marzo, ha preso ufficialmente avvio lo scorso 4 febbraio con la prima somministrazione del farmaco presso il Reparto di Psichiatria dell’Ospedale Santissima Annunziata di Chieti. Il professor Mauro Pettorruso, psichiatra tra i coordinatori dello studio ed ospite dell’incontro, ha offerto una panoramica sulla ricerca che al momento è nella fase iniziale.

La ricerca sulla psilocibina a cosa mira?


Il nostro studio ha l’obiettivo di testare l’azione antidepressiva della psilocibina in un gruppo di pazienti che hanno sofferenze molto intense, legate alla depressione farmacoresistente. Nel nostro studio recluteremo persone che non rispondono ai trattamenti farmacologici, le quali hanno alle spalle mesi di depressione – in alcuni casi anche anni, senza che ci sia stato un effettivo beneficio dalle cure in atto. Il disegno dello studio si comporrà di una serie di indagini che permetteranno di valutare l’efficacia e la sicurezza di un trattamento con la psilocibina, randomizzando i pazienti su due bracci. Alcuni riceveranno psilocibina, altri invece riceveranno un placebo, ma ai pazienti ai quali verrà somministrato un placebo sarà dato un trattamento con un’altra metodica, la stimolazione magnetica transcranica. In questo modo verrà garantita a tutti i soggetti la possibilità di trarre beneficio dalla partecipazione a questo trial clinico.

Quindi uno studio randomizzato in doppio cieco?


Il formato randomizzato in doppio cieco è considerato il gold standard contemporaneo per poter approvare un trattamento che consente di controllare l’effetto placebo, che costituisce un effetto tangibile e misurabile attraverso il quale la partecipazione ad un soggetto e la speranza di cura stesse risultano essere artefici di un beneficio già nel soggetto stesso. In questo caso il nostro studio ha l’obiettivo di controllare questo effetto placebo attraverso metodi di randomizzazione e attraverso quello che è il doppio cieco: noi non sappiamo, nel momento in cui andiamo a misurare gli effetti, qual è il trattamento che il paziente ha ricevuto. Ciò permette allo sperimentatore di non rimanere influenzato da quella che potrebbe essere una sua preferenza. Lo stesso meccanismo vale per il paziente.

Quali sono le aspettative e i principali punti di interesse della ricerca?


Al momento abbiamo reclutato i primi quattro soggetti che sono stati quindi trattati, non conoscendo se il trattamento è stato appunto con psilocibina o con il placebo. Quello che possiamo dire oggi è che non abbiamo riscontrato effetti collaterali di rilievo, quindi in questi primi quattro soggetti stiamo osservando un ottimo profilo di sicurezza del trattamento e anche un notevole miglioramento della possibilità di gestione clinica rispetto a quanto ci attendevamo. Non siamo i primi nel mondo a sperimentare questo trattamento: i pionieri sono stati gli inglesi, ci sono stati poi studi americani, recentemente è stato pubblicato un articolo tedesco sull’utilizzo della psilocibina. In generale in questi contesti è stato necessario mettere insieme un setting di cura intensiva piuttosto importante. Una delle ambizioni del nostro studio è anche provare a semplificare quella che può essere la gestione clinica dei soggetti che assumono psilocibina e provare quindi a rendere questo trattamento uno strumento che possa essere più facilmente importabile nella pratica clinica.

Ci sono altri esempi di studi simili all’interno del contesto europeo e in che modo la comunità europea si sta approcciando a questo tipo di terapie?


Ci sono diversi studi in corso, non soltanto nell’ambito del trattamento della depressione: ci sono studi che riguardano per esempio il trattamento del disturbo d’uso di alcol o il disturbo post-traumatico da stress. Credo che l’essere parte del contesto europeo, insieme al contributo fondamentale di AIFA, ci abbia agevolato nell’ottenere l’approvazione per questo studio. Eravamo molto preoccupati da quello che poteva essere l’iter burocratico di approvazione, che non è stato semplice ma che ha permesso di arrivare all’avvio del trial con tutte le garanzie che servono per dare la massima sicurezza ai pazienti. Ad oggi gli altri studi stanno principalmente testando il potenziale di queste molecole che per tanti anni erano state messe da parte principalmente per motivazioni ideologiche. C’è chi parla di “rinascimento psichedelico” perché appunto la ricerca nell’ambito degli psichedelici era stata molto attiva negli anni ‘70, ma si era interrotta in maniera quasi brutale per motivazioni politiche, e da lì completamente abbandonata. In un certo senso, stiamo quindi assistendo a una ripartenza.

Ci sono altri Stati che al momento stanno portando avanti studi comparabili con quello italiano?


In Canada si stanno sviluppando degli studi con un approccio concettuale simile al nostro, così come negli Stati Uniti, in Germania e in Inghilterra, dunque sono diverse le energie che nel mondo si stanno muovendo in questo ambito. Diciamo che le domande scientifiche più urgenti riguardano i meccanismi di azione e non più la sicurezza, su cui ormai c’è un dato consolidato. L’altra questione riguarda un aspetto piuttosto importante da chiarire, ovvero l’effettiva applicabilità in un contesto di sistema sanitario nazionale.

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Archiviato il procedimento contro Marco Cappato per aver accompagnato in Svizzera Elena e Romano: il commento di Filomena Gallo


Quando l’11 marzo la giudice per le idagini preliminari (GIP) di Milano, la dottoressa Sara Cipolla, ha disposto l’archiviazione del procedimento nei confronti di Marco Cappato per l’aiuto prestato a Elena e a Romano, accompagnati in Svizzera dove hanno potuto accedere al suicidio medicalmente assistito, è apparso chiaro che la GIP ha riconosciuto e applicato quanto affermato dalla Corte costituzionale con la sentenza 66/2025, secondo cui il requisito del trattamento di sostegno vitale non può essere interpretato in modo restrittivo.

Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e alla guida del collegio di difesa che ha seguito la difesa di Marco Cappato, ha analizzato il decreto di archiviazione del procedimento.

Perché questo decreto si rivela così importante?


Si tratta di un decreto di grande importanza perché ci dice una cosa molto chiara: quando si parla di fine vita, il diritto non può essere applicato in modo rigido. La Corte ha evidenziato che in riferimento al trattamento di sostegno vitale l’interpretazione deve essere effettuata in modo da tenere presente le condizioni della persona. Il giudice guarda alla realtà concreta della persona, in questo caso Romano ed Elena, che sono stati aiutati a ottenere il rispetto della propria libera scelta in Svizzera. Il giudice, nel guardare alla realtà concreta della persona, si riporta al giudicato costituzionale, perché è stata proprio la Corte costituzionale a essere chiamata sul caso per cui c’è stato il decreto di archiviazione. La Corte costituzionale ha precisato nella propria decisione che quel trattamento di sostegno vitale che viene rifiutato dalla persona malata equivale a un requisito che esiste in base a un’indicazione medica.

Quindi non erano in corso trattamenti di sostegno vitale?


Ricordiamo che Romano aveva rifiutato la PEG, così come Elena – malata oncologica cui era stata prospettata una nuova chemioterapia con finalità esclusivamente palliative – aveva rifiutato il trattamento. In entrambi i casi si è trattato di una legittima scelta, prevista proprio dalla nostra Carta costituzionale all’articolo 32 secondo comma. Quindi, anche se non erano in corso trattamenti di sostegno vitale, il rifiuto della previsione proposta dal medico ne costituisce un equivalente. Nel provvedimento il giudice richiama anche una celebre riflessione attribuita a Seneca: non è il semplice vivere che conta, ma il vivere bene. Il valore dell’esistenza non si esaurisce cioè nella mera conservazione biologica della vita, ma si collega alla qualità dell’esistenza, alla dignità della persona.

Un aspetto da sottolineare riguarda il suo impatto politico: in che modo questo decreto può avere effetti anche su altri casi simili?


Il decreto offre un orientamento chiaro, spostando l’attenzione dalla forma alla sostanza, cioè la condizione reale delle persone. Ciò può aiutare a evitare che i diritti già riconosciuti restino solo sulla carta, e può inoltre agevolare la loro effettiva attuazione. Il dispositivo va nella direzione giusta: rendere concreti i diritti che oggi esistono già, ma che devono essere resi davvero accessibili alle persone.

Il Senato deve esaminare una proposta di legge presentata dal governo proprio sul tema del fine vita. Qual è il tuo commento su questo testo?


Il mio commento è che questo disegno di legge non afferma diritti, li toglie. Non riconosce i diritti che già sono in vigore e restringe l’accesso all’aiuto alla morte volontaria modificando il requisito di dipendenza da trattamenti di sostegno vitale in dipendenza da trattamenti sostitutivi di funzioni vitali. Significa che solo chi dipende da strumentazioni può accedere alla morte assistita, ma la Corte non ha scritto questo nelle sue decisioni. Anzi, proprio con la sentenza 135/24 ha chiarito la portata del requisito. Resterebbero inoltre anche escluse molte delle persone che oggi soffrono di più, come i malati oncologici. Il disegno di legge esclude il Servizio sanitario nazionale dalle verifiche e dall’assistenza alle persone, mentre la Corte conferma in ogni sua decisione che tutto deve avvenire all’interno di esso. Infine c’è un altro aspetto problematico: l’istituzione di una commissione unica nazionale che non sappiamo come farà a effettuare le verifiche a seguito di richieste e che arrivano da tutta Italia, oltre alla sospensione delle volontà espresse nel testamento biologico in caso di aggravamento delle condizioni di salute durante il periodo di verifica delle stesse. Pertanto si agisce in totale violazione del diritto all’autodeterminazione, secondo una scelta politica chiara affermare l’indisponibilità della vita. La conclusione è che se il testo divenisse legge ritorneremo nei tribunali per difenderci da una legge ingiusta ma intanto ci saranno persone malate discriminate e costrette a soffrire o ad andare all’estero per vedere rispettata la propria volontà.

Per contrastare questo arretramento dei diritti individuali l’Associazione Luca Coscioni sarà presente nelle piazze italiane con una mobilitazione annunciata dal 6 al 19 aprile. Ci potresti presentare l’iniziativa?


Dal 6 al 19 aprile saremo in piazza per dire una cosa semplice: questi diritti non si toccano e non possono essere cancellati cin una legge. La Corte costituzionale ha già riconosciuto e affermato diritti fondamentali in base alla nostra Carta costituzionale e la stessa prevede che le sentenze della Corte non sono modificabili. Chiediamo quindi al Governo di fermarsi e al Parlamento di ascoltare le persone, di non ignorarle, perché non si tratta di ideologia, ma della libertà di scegliere fino alla fine della propria vita, senza essere costretti a soffrire o a fuggire in un altro paese. L’Associazione Luca Coscioni ha anche raccolto le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare – proposta ferma in commissione in Senato: può essere un buon testo per legiferare in modo rispettoso di tutti i diritti fondamentali. Le leggi giuste tutelano le volontà di ognuno senza imporre scelte, ma definendo un quadro normativo di rispetto e tutela.

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Ridare dignità conquistando autonomia, Ada Covino racconta il progetto Lucilla


Mi chiamo Ada, ho 45 anni e da quando ho scoperto di avere la SLA ho perseguito l’idea di vita dignitosa fino in fondo. Supportata dalla mia famiglia e dall’Associazione Luca Coscioni ho combattuto per ottenere il diritto di scelta sulla mia vita. Il mio non è stato un gesto di resa, ma una certezza che quando il mio corpo cederà alla malattia io possa dire basta. È la garanzia contro un destino che per me è inaccettabile.

Ma fino a quel momento ho intenzione di preservare il mio corpo e la mia dignità con ogni mezzo. Ho messo insieme tutto il mio bagaglio di vita e il mio ingegno per costruire una vita autonoma, una vita in cui sono ancora io a decidere per me. Uso un metodo che scompone la difficoltà in problemi tecnici e li risolve utilizzando tecnologia e oggetti esistenti, adattati alla mia disabilità. Attraverso l’organizzazione e l’ottimizzazione delle ore assistenziali ho raggiunto un livello di autonomia che mi permette, nonostante la disabilità grave, di gestire da sola acquisti, pagamenti, utenze, comunicazioni, firmare documenti, organizzare il servizio assistenziale, stare da sola di notte e per molte ore durante il giorno, controllare la tv e utilizzare accessori smart. Dignità attraverso la responsabilizzazione, nella disabilità si tende a delegare spesso non per condizione di incapacità ma per mancanza di strumenti o di un’organizzazione adeguata.

Può spiegare il Progetto Lucilla?


Lucilla è un metodo. Nasce dalla mia esperienza diretta con la SLA e da una necessità concreta: costruire una vita autonoma dentro una condizione che tende a toglierla. Non è solo un insieme di soluzioni né un adattamento passivo alla malattia. È un approccio che parte dall’analisi delle difficoltà, le scompone in problemi e costruisce soluzioni pratiche per risolverli. Ogni azione che si perde può essere ripensata, semplificata o sostituita. L’obiettivo non è facilitare la vita sostituendo la persona, ma restituire controllo, protagonismo attivo e responsabilità sulla propria vita. Lucilla funziona perché non si basa su strumenti straordinari, ma sull’uso intelligente di ciò che esiste: tecnologia, oggetti comuni, organizzazione.

Non è solo il mio modo di vivere la malattia, ma un metodo replicabile, che può essere adattato alle esigenze di chiunque si trovi in una condizione di disabilità.

Un esempio?


Il primo esempio che mi viene in mente è la spesa e la gestione dei pasti e della dispensa. La delega della spesa si trasforma velocemente in delega della scelta dei pasti, che in breve diventano sempre più ripetitivi e rapidi. Io il pasto me lo godo perché lo scelgo, lo lavoro e lo creo.

Attraverso il puntatore ottico faccio la spesa online, programmando la consegna nelle fasce orarie in cui non sono sola. L’operatrice, man mano che sistema le cose, aggiorna le giacenze di frigorifero e congelatore. Ho acquistato una lavagna in sughero che utilizzo come bacheca organizzativa: le liste vengono affisse e le cose utilizzate scalate. In questo modo, dalla mia postazione, ho la visuale su mobili che non posso aprire, in qualsiasi momento e senza dover chiedere aiuto. Quando sono sola posso “vagare” virtualmente tra le corsie del negozio, con i miei tempi, senza fretta. Decido cosa comprare tra i prodotti che consumo abitualmente, sfizi o novità. Creo ricette saporite e varie, tenendo conto delle mie difficoltà e dei miei fabbisogni nutrizionali, aiutandomi con l’intelligenza artificiale. I miei operatori prendono la ricetta direttamente dalla stampante e si divertono a testarla. Attraverso il riappropriarmi di un dovere e di un piacere, risparmio ore di assistenza che posso impiegare nelle mansioni che non posso svolgere da sola. Anche qui il principio è lo stesso: non affidare ad altri, ma riorganizzare.

Acquisti online, quindi la tecnologia ha una parte importante nel Progetto Lucilla?


La tecnologia è il cuore al servizio del cervello. Nella rivoluzione informatica che stiamo vivendo, grazie anche all’intelligenza artificiale, alla tecnologia smart e alla domotica, oggi abbiamo strumenti alla portata di tutti. Non parliamo di fantascienza, ma di un sistema che utilizza strumenti obsoleti oppure non sfrutta al massimo la tecnologia esistente. Inizialmente il progetto è nato per dimostrare che il comunicatore ottico migliora la qualità della vita dei tetraplegici a prescindere dall’uso della parola. Un presidio che viene fornito come strumento sostitutivo della parola, mentre se usato correttamente in molte occasioni sostituisce mani e gambe.

Il Progetto Lucilla ha anche un risvolto molto pratico?


Il metodo evolve nella mia quotidianità, il prossimo passo è metterlo a disposizione di tutti. Attraverso la creazione di una pagina social, una rubrica multimediale di contenuti che, attraverso video e post, affronta le reali difficoltà della vita quotidiana con la malattia. Un format che non si basa su nostalgia e compassione, ma dà a chi lo desidera una bussola per orientarsi nella vita con una nuova prospettiva.

Cosa significa per te il Progetto Lucilla?


Personalmente è diventato uno scopo: trasformare l’esperienza peggiore della mia vita nella cosa migliore che ho fatto. Il mio retaggio non sarà deciso dalla malattia, voglio essere la crepa da cui nasce un fiore nel cemento.

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Primo Corso italiano di Alta Formazione in Integrazione Psichedelica


Il percorso è rivolto a medici, psichiatri, psicologi e psicoterapeuti ed è valido per ottenere i crediti ECM per la formazione professionale obbligatoria. QUI la presentazione con Emily Clancy, la vicesindaca di Bologna, città in cui si terranno le iniziative.

In un momento in cui le terapie assistite con psichedelici si stanno sempre più proponendo come come promettente frontiera innovativa in merito alla salute mentale, nasce in Italia il primo Corso di alta formazione in Integrazione Psichedelica, promosso da Illuminismo Psichedelico Academy il gruppo che nel 2025 ha lanciato il primo Master in Terapie Assistite con Psichedelici mai tenuto in Italia.

Illuminismo Psichedelico Academy è un progetto di formazione lanciato dall’Associazione Illuminismo Psichedelico, nata dall’esperienza dell’omonimo podcast prodotto dall’Associazione Luca Coscioni e condotto da Federico di Vita, il primo in Italia completamente dedicato alla psichedelia.

Il Corso è un percorso unico nel suo genere e si rivolge a medici, psichiatri, psicologi e psicoterapeuti per formare professionisti capaci di accompagnare in modo competente e consapevole l’integrazione delle esperienze psichedeliche. Le attività consentono di ottenere i crediti ECM per la formazione professionale obbligatoria.

Il corso si terrà a Bologna e rappresenta un altro passo nello sviluppo di competenze cliniche avanzate in un ambito in rapida evoluzione, perseguendo un approccio multidisciplinare che unisce psicologia, neuroscienze e visione umanistica, oltre a conoscenze specifiche rispetto alle sostanze psichedeliche.

Un corso innovativo e già concretamente applicabile


Sempre più persone intraprendono esperienze psichedeliche in contesti terapeutici, ludici, psiconautici, spirituali o cerimoniali. Per questo cresce il bisogno di figure competenti, capaci di offrire ascolto, accompagnamento, e strumenti per integrare l’esperienza nella vita quotidiana.

L’integrazione psichedelica è il processo attraverso cui si dà il senso a un’esperienza in uno stato espanso di coscienza e la si traduce in scelte concrete nella propria esistenza. Si tratta di una pratica relazionale e trasformativa, che richiede sensibilità e preparazione. Come sottolinea lo psicologo Michele Metelli, tra i docenti del corso, “l’integrazione psichedelica trasforma l’esperienza in cambiamento reale nella vita quotidiana. Senza integrazione, anche le esperienze più profonde restano incomplete”.

Gli psichedelici possono indurre stati di profonda rivelazione e neuroplasticità. Tuttavia, senza uno sforzo consapevole e un supporto clinico per ancorare le intuizioni emerse durante un’esperienza in stato espanso nella vita quotidiana, i benefici svaniscono rapidamente nel tempo. L’esito di un’esperienza psichedelica non dipende mai solo dalla molecola. Gli psichedelici agiscono come “amplificatori aspecifici”, secondo una definizione dello psichiatra Stanislav Grof, lavorando grazie a tre elementi fondamentali: la sostanza; il set, o stato mentale e il setting, ovvero il contesto sia sociale che culturale, in cui avviene l’assunzione. Un’esperienza potente, se non integrata, può generare meccanismi di difesa disfunzionali.

Il Corso di alta formazione in Integrazione Psichedelica nasce per offrire competenze teoriche e pratiche a professionisti che desiderano lavorare sul confine tra esperienze in stato espanso e vita ordinaria. Il corso permetterà di comprendere le fasi e le esigenze del processo di integrazione e sviluppare strumenti clinici, relazionali e creativi per accogliere chi ha fatto esperienze psichedeliche, offrendo uno spazio di confronto e supervisione su casi reali.

“Illuminismo Psichedelico Academy amplia la sua offerta formativa con un nuovo corso dedicato all’integrazione psichedelica, oggi uno dei campi più concreti, attuali e già praticabili nel panorama italiano – spiega la psicoterapeuta Sara Ballotti, direttrice di Illuminismo Psichedelico Academy e tra i docenti del corso – in questo ambito, Illuminismo Psichedelico rappresenta una realtà con esperienza consolidata, avendo promosso negli anni i cerchi di integrazione come spazio qualificato di ascolto, condivisione ed elaborazione. Proprio perché non riguarda la somministrazione di sostanze, ma il lavoro successivo di accompagnamento e riduzione del rischio, l’integrazione è uno dei pochi interventi già oggi pienamente legali e realizzabili”.

Tra gli elementi distintivi del percorso anche l’attenzione alla dimensione antropologica e culturale delle esperienze psichedeliche. “Nei contesti sciamanici tradizionali non esiste il concetto di integrazione così come viene inteso in ambito occidentale – aggiunge l’antropologo e docente del corso Alfonso Romaniellol’esperienza con sostanze enteogene, infatti, è già inscritta in un dispositivo simbolico-rituale che ne orienta il significato, attraverso miti, pratiche e cornici culturali condivise. Una parte del corso sarà dedicata all’esplorazione degli usi tradizionali, per comprendere come diverse culture hanno storicamente elaborato e strutturato queste esperienze, offrendo chiavi di lettura utili anche per il dibattito contemporaneo sull’integrazione psichedelica”.

Da persona che fa politica mi fa molto riflettere che l’Oms stimi che la depressione sarà la malattia più diagnosticata al mondo entro il 2030, e penso che come società dobbiamo necessariamente farci molto più carico collettivamente della salute mentale di quanto non sia stato fino a oggi, uscendo dai tabù, sperimentando nuove terapie e approcci e aumentando la riduzione del danno. Sono contenta che si possa fare partendo da Bologna che è sempre stato un territorio interessato all’innovazione e all’integrazione sociosanitaria”, ha concluso la vicesindaca di Bologna Emily Clancy in occasione della presentazione online del Corso.

Struttura, docenti e iscrizioni


Il corso prenderà il via il 20 e 21 giugno a Bologna (negli spazi in via Zanardi 230/2), avrà una durata di 7 mesi per un totale di 100 ore e includerà 5 weekend formativi in presenza, sessioni di mentoring a distanza e la partecipazione al convegno annuale di Illuminismo Psichedelico. Il corso è accreditato con gli ECM per la formazione continua delle professioni sanitarie, e rilascia 33,8 crediti formativi per medici, psichiatri, psicologi e psicoterapeuti.

Le attività si avvalgono di un team di docenti esperti e riconosciuti nel panorama italiano, che comprende oltre a Michele Metelli, psicologo transpersonale e punto di riferimento in Italia per la Respirazione Olotropica, Sara Ballotti, psicoterapeuta e direttrice didattica di Illuminismo Psichedelico Academy e Alfonso Romaniello, antropologo e post doc all’università di Guadalajara in Messico, anche lo psichiatra Piero Cipriano e gli psicoterapeuti Samuele Giovagnini e Stefano Roti.

Il corso prevede una formula early bird a 2.500 euro entro il 31 maggio e una formula rateizzata a 3.000 euro. Sono inoltre previste tre borse di studio, secondo le modalità indicate sul sito. La formazione in presenza si terrà a Bologna in via Zanardi 230/2. Tutte le informazioni si trovano QUI.

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A Voghera la proiezione del documentario “Lasciatemi morire ridendo” con la Cellula Coscioni Pavia

📍 Cinema Arlecchino, via XX settembre, 92 – Voghera (PV)📅 9 aprile 2026🕒 Ore 21:00


A Voghera la proiezione del documentario “Lasciatemi morire ridendo”, diretto da Massimiliano Fumagalli dedicato alla storia di Stefano Gheller, seconda persona in Italia – e prima in Veneto – ad aver ottenuto legalmente il diritto al suicidio medicalmente assistito senza dover lasciare il suo paese.

Al termine della proiezione sarà presente in sala il regista Massimiliano Fumagalli insieme a rappresentanti della Cellula Coscioni Pavia, per un momento di confronto con il pubblico sui contenuti del film e sulle questioni etiche, giuridiche e sociali legate al diritto di scegliere sul proprio fine vita.

L’iniziativa è realizzata in collaborazione con l’Associazione “L’Ostello dei Fiori Parlanti”, de Il Bocciolo APS, dell’Associazione Insieme, della CGIL Pavia e della S.O.M.S. di Voghera APS

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Liberi subito Friuli-Venezia Giulia, abbiamo scritto al presidente del Consiglio regionale Bordin affinché si riprenda l’esame della proposta


La richiesta arriva dopo l’autodenuncia di Marco Cappato e dei 3 disobbedienti che accompagnarono Martina Oppelli in Svizzera e l’annuncio di un nuovo caso in Regione


L’Associazione Luca Coscioni, insieme al Comitato promotore di “Liberi Subito”, la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall’Associazione per chiedere regole chiare sul suicidio assistito, ha inviato una comunicazione formale al Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia: la richiesta è quella di riattivare l’iter legislativo e riprendere l’esame nel merito della proposta di legge regionale depositata nel 2023 e sottoscritta da oltre 8.200 cittadini residenti nella regione. La lettera è stata inviata al Presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin, insieme al Relatore di maggioranza del provvedimento, Carlo Bolzonello, ai Relatori di minoranza, Roberto Cosolini, Serena Pellegrino e Enrico Bullian, e, per conoscenza, al Presidente della Regione Massimiliano Fedriga.

Il Consiglio Regionale, infatti, aveva bloccato l’iter della legge dichiarandola incostituzionale, ma la Corte costituzionale, nella sentenza dello scorso dicembre 2025, ha chiarito che le Regioni, anche in assenza di una legge nazionale sul fine vita, possono legittimamente intervenire per organizzare il Servizio sanitario e rendere effettivi i diritti già riconosciuti dalla sentenza della Corte sul caso Cappato\Dj Fabo che ha di fatto legalizzato l’aiuto alla morte volontaria in Italia.

La richiesta arriva dopo l’autodenuncia di Marco Cappato e dei 3 disobbedienti che accompagnarono Martina Oppelli in Svizzera e l’annuncio di un nuovo caso in Regione.

“La Corte ha confermato che le Regioni possono e devono intervenire per garantire l’attuazione concreta di un diritto già riconosciuto dall’ordinamento costituzionale. L’assenza di una legge regionale continua a generare disuguaglianze, incertezza e mancanza di garanzie sia per i pazienti sia per gli operatori sanitari“, hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Segretaria nazionale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.

“Non esaminare una proposta di legge popolare su presupposti ormai superati significa negare il diritto costituzionale alla partecipazione democratica di tutte le cittadine e cittadini della Regione Friuli Venezia Giulia, a partire da coloro che hanno avuto fiducia nel Consiglio regionale sottoscrivendo la legge di iniziativa popolare. Non è questione di essere a favore o contro l’eutanasia, ma a favore o contro la democrazia. La proposta di legge “Liberi Subito” mira a definire procedure e tempi celeri per l’accesso al suicidio medicalmente assistito all’interno del Servizio sanitario regionale, nel rispetto delle condizioni stabilite dalla giurisprudenza costituzionale, a partire dalla sentenza n. 242/2019″.


“Chiediamo al Consiglio Regionale del Friuli-Venezia Giulia di assumersi le proprie responsabilità e di avviare al più presto la discussione della proposta di legge “Liberi Subito”, nel rispetto della dignità delle persone, dei principi costituzionali e della volontà delle migliaia di cittadine e cittadini che l’hanno sostenuta. L’inerzia istituzionale non è neutra: si ripercuote sulle persone. Martina Oppelli ha dovuto recarsi in Svizzera dopo tre dinieghi, mentre Anna (nome di fantasia) ha potuto accedere al suicidio medicalmente assistito nella nostra Regione solo dopo un anno di battaglia legale. Due percorsi diversi che evidenziano l’urgenza di procedure chiare, uniformi e garantite”, Raffaella Barbieri e Gabriele Isola, del Comitato promotore della proposta di legge popolare “Liberi Subito” in Friuli-Venezia Giulia

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Filomena Gallo a Roma – Il fine vita e il riconoscimento della libertà di scelta

Filomena Gallo, avvocata e segretaria dell’Associazione Luca Coscioni, interverrà come relatrice al corso di formazione “Il fine vita e il riconoscimento della libertà di scelta. Uno sguardo alla vita ristretta”.

📍 Aula 5, Dipartimento di Giurisprudenza – Università Roma Tre
🗓 30 marzo 2026
🕛 10:00 – 14:00


Il corso, promosso da Antigone, Università Roma Tre e CILD, affronta il tema del fine vita con un focus particolare sul riconoscimento della libertà di scelta, anche nel contesto della detenzione e delle condizioni di vita ristretta. L’iniziativa intende offrire strumenti di approfondimento giuridico, sociale e culturale su un tema centrale nel dibattito pubblico e nei diritti fondamentali.

Tra i relatori: Sofia Antonelli, Stefano Ferrante, Filomena Gallo, Costanza Miriano, Roberto Monteforte e Silvia Talini.

Modereranno l’incontro Lazzaro Pappagallo e Patrizio Gonnella.

Il corso è accreditato per giornalisti con il riconoscimento di 4 crediti formativi. Per iscrizioni: formazionegiornalisti.it.

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Il mondo arabo è pieno di droghe sintetiche, ma non se ne parla


La guerra civile in Siria aveva, tra le altre cose, trasformato le zone sotto il controllo del regime di Assad in una fabbrica di captagon, la cacciata del dittatore si è portata dietro diversi mutamenti, tra cui l’impegno delle “nuove” autorità siriane a smantellare la produzione illecita. Il captagon è uno stimolante che da dipendenza, relativamente facile da sintetizzare, che negli ultimi anni è stato illegalmente trafficato dal Medio Oriente, Paesi del Golfo all’Africa e viceversa, con l’80% dei sequestri effettuati in Siria

Secondo un recente rapporto di dell’Ufficio ONU sulle droghe e il crimine, UNODC, la produzione sarebbe in calo. “Sebbene il mercato della droga si sia espanso negli ultimi anni, dividendo il Medio Oriente, la necessità di agire contro il narcotraffico, la sta ora unendo”, ha affermato Bo Mathiasen, Direttore delle Operazioni dell’UNODC, aggiungendo che i paesi del mondo arabo stanno iniziando a condividere informazioni, tra di loro e con l’ufficio di Vienna, conducendo operazioni congiunte – attività che hanno portato a sequestri “record” negli ultimi mesi.

Secondo il rapporto, da dicembre del 2024, la Siria ha smantellato 15 laboratori di livello industriale e 13 strutture di stoccaggio più piccole. Tuttavia, è probabile che la produzione di captagon continui in Medio Oriente. Prima di allora, la produzione giornaliera in Siria poteva raggiungere milioni di compresse. Le scorte derivanti dalla produzione precedente potrebbero garantire l’approvvigionamento per un paio d’anni, se non intercettate. Buona parte del commercio avveniva verso l’Arabia Saudita.

L’intensificarsi delle operazioni di sequestro nell’ultimo anno potrebbe aver in qualche modo ridotto le quantità di captagon sul mercato, con prezzi ora più elevati in alcuni Paesi del Golfo, così come nei Paesi confinanti con la Siria. Tuttavia, i trafficanti hanno diversificato le loro strategie di trasporto utilizzando nuovi metodi per spostare la pasticche attraverso i confini terrestri della regione, come palloni aerostatici e droni.

I Paesi interessanti stanno ancora raccogliendo i dati complessivi sui sequestri effettuati nei loro territori, ma i singoli casi documentati dall’UNODC suggeriscono che, da dicembre 2024, sono state intercettate almeno 177 milioni di compresse in tutta la regione araba, per qualcosa come 30 tonnellate di captagon.

Come spesso accade a operazioni su vasta scala come quella contro il captagon, il continuo smantellamento della filiera di produzione potrebbe spingere i trafficanti e i consumatori verso la metanfetamina e altre sostanze sintetiche. Un rapporto più ampio e aggiornato sul mercato delle droghe sintetiche nei Paesi arabi sarà completato entro giugno 2026.

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Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

Al referendum su cittadinanza e lavoro ha votato il 30,5%. A quello sulla giustizia il 55,72%.
La differenza di partecipazione non sta nei temi, ma in un'altra cosa molto importante. Ne parlo nella mia nuova newsletter che uscirà domattina. Per iscriversi: substack.com/@marcocappato

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La Cellula Coscioni di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 MUNICIPIO III di Roma, Via Umberto Fracchia 45 – Roma🗓 Mercoledì 01 aprile 2026🕡 Dalle 08:30 alle 13:00


La Cellula Coscioni di Roma, in collaborazione con il MUNICIPIO III di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017
Accesso libero, per maggiori informazioni cellularoma@associazionelucacoscioni.it

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La Cellula Coscioni di Rimini organizza uno sportello sulle DAT


📍Ospedale “Cervesi” di Cattolica, Via Ludwig Van Beethoven 1, Cattolica (RN)
📅Giovedì 2 aprile 2026
🕠Dalle ore 09:00 alle 13:00


La Cellula Coscioni di Rimini organizza uno sportello dedicato alle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), per approfondire i propri diritti sul fine vita e sul testamento biologico. Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017 e quali strumenti sono disponibili per l’autodeterminazione nelle scelte di cura.

Per maggiori info cellularimini@associazionelucacoscioni.it

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La Cellula Coscioni di Milano organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 Vicolo Calusca 10 (angolo Corso di Porta Ticinese 106) – Milano🗓 Mercoledì 01 aprile 2026🕡 Dalle 18:30 alle 20:30


La Cellula Coscioni di Milano, in collaborazione con il Municipio 1 del Comune di Milano, organizza un nuovo appuntamento dello sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT).Servizio su prenotazione scrivendo a: cellulamilano@associazionelucacoscioni.it

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L’Associazione Luca Coscioni al Congresso Nazionale della Società Italiana Funghi Medicinali (SIFM) di Pavia

📍 Università degli studi di Pavia, Aula A, Edificio Orto Botanico, via S. Epifanio 14, Pavia
📅 Venerdì 26 giugno 2026
🕠 ore 12:30


In occasione del Congresso Nazionale della Società Italiana Funghi Medicinali (SIFM) dal titolo “Biodiversità e applicazioni biotecnologiche dei funghi medicinali in prospettiva One Health”, l’Associazione Luca Coscioni sarà tra gli organizzatori dell’evento e presenzierà, nella giornata del 26 giugno, alla tavola rotonda “Funghi psichedelici: stato dell’arte, prospettive future e aspetti legislativi.” con gli interventi di:

  • Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni;
  • Marco Perduca, Responsabile delle attività internazionali dell’Associazione Luca Coscioni;
  • Tania Re, Psicologa, Antropologa e Consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni;
  • Caterina Bartoli, Medico e consulente scientifico dell’Associazione Luca Coscioni;
  • Claudia Moretti, Avvocata e Consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni;
  • Silvia Ciceri, Coordinatrice della Cellula Coscioni di Pavia.

Il congresso sarà strutturato nelle giornate del 25 e 26 giugno e rappresenterà un importante momento di confronto per affrontare le tematiche scientifiche, le prospettive terapeutiche e il quadro normativo legato all’impiego dei funghi medicinali.

Per tutti i dettagli e le modalità di partecipazione qui il programma completo

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La Cellula Coscioni Monza organizza a Mezzago l’incontro “Psichedelici: scienza, cura e società” con Tania Re

📍 Bloom, Via Eugenio Curiel 39, Mezzago
📅 9 aprile 2026
🕒 Ore 21:00


La Cellula Coscioni Monza organizza l’incontro pubblico “Psichedelici: scienza, cura e società”, promosso per approfondire il ruolo delle sostanze psichedeliche nella ricerca scientifica, nella pratica terapeutica e nel dibattito pubblico contemporaneo.

Tra gli interventi in programma ci sarà quello di Tania Re, psicologa clinica e consigliera dell’Associazione Luca Coscioni. Insieme a lei parteciperanno Riccardo Magi, segretario di +Europa; Annarita Eva, psicologa e rappresentante di Psychedelicare.eu; Letizia Renzini, di MAPS Italia e curatrice de Il bosco fiorito; Andrea Siclari, paziente svizzero e attivista di Psychedelicare.eu; Beatrice Dal Bianco, medico SIMEPSI e ricercatrice; e Carolina Camurati, psicologa psicoterapeuta.

L’iniziativa vuole offrire uno spazio di confronto sui possibili sviluppi delle terapie psichedeliche, sulle evidenze scientifiche oggi disponibili e sulle prospettive culturali e normative in Italia e in Europa.

L’ingresso è a offerta libera

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TSO, il Tribunale di Firenze porta davanti alla Consulta il nodo della difesa tecnica


Nota all’ordinanza del Tribunale di Firenze, 29 dicembre 2025

Il Tribunale di Firenze ha rimesso alla Corte costituzionale una questione di legittimità dell’art. 35 della legge 833/1978 nella parte in cui il procedimento di convalida del TSO non assicura adeguatamente la difesa tecnica della persona interessata. Dopo la sentenza n. 76 del 2025, emerge con maggiore chiarezza la necessità di riallineare la disciplina del TSO ai principi costituzionali e di ripensare un modello di gestione dell’emergenza psichiatrica segnato da persistenti tratti custodiali.


Con ordinanza del 29 dicembre 2025, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 4 marzo 2026, il Tribunale di Firenze ha sollevato davanti alla Corte costituzionale una questione di legittimità dell’art. 35 della legge n. 833 del 1978. La censura riguarda la mancata previsione, nel procedimento di convalida del TSO, di alcune garanzie essenziali: l’avviso alla persona circa la facoltà di nominare un difensore, la comunicazione dell’ordinanza sindacale anche al difensore nominato, la presenza del difensore all’audizione davanti al giudice tutelare e la comunicazione al legale del decreto di convalida.

La questione nasce da un caso concreto nel quale la persona sottoposta a TSO aveva dichiarato, nel corso dell’audizione, di voler contattare i propri avvocati, senza che a tale richiesta risultasse dato effettivo seguito. Il Tribunale ritiene che proprio questo profilo renda rilevante il dubbio di costituzionalità e pone il tema della compatibilità dell’attuale disciplina con l’art. 24 della Costituzione.

L’ordinanza si inserisce nel percorso già aperto dalla sentenza n. 76 del 2025 della Corte costituzionale, che aveva dichiarato illegittima la disciplina nella parte in cui non prevedeva la comunicazione del provvedimento sindacale alla persona sottoposta a TSO, la sua audizione prima della convalida e la notificazione del decreto del giudice tutelare. In quella decisione la Corte ha chiarito che il TSO in degenza ospedaliera, in quanto disposto contro la volontà dell’interessato e suscettibile di esecuzione coattiva, incide sulla libertà personale e richiede quindi garanzie coerenti non solo con l’art. 32, ma anche con gli artt. 13, 24 e 111 della Costituzione.

Il nuovo passaggio aperto dal Tribunale di Firenze sviluppa coerentemente quella impostazione. L’ascolto della persona costituisce una garanzia necessaria, ma non sempre sufficiente. Se la misura comporta ricovero coatto e compressione della libertà personale, il diritto di difesa non può restare privo di strumenti adeguati, almeno nei casi in cui l’interessato chieda di essere assistito da un difensore.

La necessità di riconoscere in modo espresso il diritto alla difesa tecnica della persona sottoposta a trattamento, prevedendo l’assistenza dell’avvocato nel procedimento di convalida davanti al giudice tutelare, nasce da una semplice constatazione. Non esiste, non può né deve esistere, in caso di trattenimento o privazione della libertà personale, assenza di garanzia giurisdizionale e di difesa. Neppure al delinqueste si negano le procedure minime previste nei casi indicati dall’art. 13 della Costituzione, non si vede perché, su labili e fumosi presupposti di cura, si possa assistere a contenzioni che, di certo, non curano. La rimessione fiorentina mostra invece che quel rilievo individuava un nodo reale di tutela dei diritti fondamentali.

L’ordinanza sollecita anche una riflessione più ampia e slatentizza i veri scopi delle prassi che rendono il TSO un istituto abnorme e fuorilegge per come regolarmente applicato. Il progressivo emergere di deficit di garanzia e violazioni ripetute (ancora oggi la contenzione è praticata nella maggior parte degli SPDC) così elementari induce a interrogarsi su un assetto della gestione dell’emergenza psichiatrica che, pur formalmente costruito come strumento di tutela della salute, ha opera di fatto secondo una logica prevalentemente custodiale. La legge n. 833 del 1978 configura il TSO ospedaliero come extrema ratio, subordinandolo alla compresenza di alterazioni psichiche che richiedano urgenti interventi terapeutici, rifiuto delle cure e impossibilità di adottare tempestive misure extraospedaliere. Il fatto che il suo adeguamento costituzionale stia avvenendo soprattutto per via giudiziaria, e su aspetti tanto essenziali, rende evidente la necessità di una revisione più complessiva.

L’ordinanza di Firenze non esaurisce questo percorso, ma gli imprime ulteriore forza. Il tema non è soltanto processuale, ma riguarda un assetto di interessi, spesso contrapposti, che mirano a sopprimere e sedare pazienti e l’allarme sociale a cui danno luogo, tutela della collettività “sana”. Il tema riguarda il rapporto tra libertà personale, autodeterminazione sanitaria, organizzazione dei servizi e limiti dell’intervento coercitivo in ambito psichiatrico. Ma anche la verità delle intenzioni con cui la società si difende da ciò che, pur non pericoloso, fa comunque paura.

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Martina Oppelli, dopo l’archiviazione della denuncia-querela, Cappato e i disobbedienti si autodenunciano: “Se la condotta della ASL è stata legittima, allora non lo è stata la nostra”


L’Associazione sta seguendo un’altra persona a Trieste per la richiesta di accesso al “suicidio assistito”: come Martina Oppelli possiede tutti i requisiti ma ha già ricevuto un diniego dalla parte della azienda sanitaria.

“Il Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, smentito dalla Consulta sull’incostituzionalità della legge regionale Liberi Subito proposta da oltre 8.000 cittadini, ne riprenda subito la discussione”


La denuncia-querela che Martina Oppelli aveva depositato nei confronti dell’azienda sanitaria locale ASUGI prima di andare in Svizzera per ricorrere al suicidio assistito è stata definitivamente archiviata: il GIP del tribunale di Trieste ha accolto la richiesta della procura, ritenendo che le valutazioni della commissione medica, che non aveva ritenuto Oppelli in possesso dei requisiti per l’aiuto alla morte volontaria, rientrino nella discrezionalità tecnica e non integrino profili di rilevanza penale.

Dopo questa decisione, Marco Cappato insieme a Claudio Stellari, Matteo D’Angelo e Felicetta Maltese – che hanno aiutato Martina Oppelli a raggiungere la struttura svizzera – si sono presentati oggi presso la questura di Trieste per autodenunciarsi. I quattro disobbedienti, il giorno successivo alla morte di Oppelli, avevano già reso pubblico l’aiuto fornito, mettendosi a disposizione dell’autorità giudiziaria. Tuttavia, fino a oggi non sono mai stati contattati né risulta avviato alcun procedimento penale nei loro confronti.

↓ LA VIDEO DICHIARAZIONE DI MARCO CAPPATO ↓


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Dichiara Marco Cappato, presidente dell’associazione Soccorso Civile e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni: “Martina Oppelli ha chiesto per mesi che venissero verificate le sue condizioni secondo quanto previsto dalla Corte costituzionale. Di fronte a dinieghi e ritardi, è stata costretta ad andare in Svizzera. Se questa condotta da parte della ASL è stata ritenuta legittima, allora è necessario chiarire anche la nostra: abbiamo aiutato Martina a fare ciò che in Italia le è stato impedito nella convinzione che lei rientrasse pienamente nei requisiti per accedere all’aiuto alla morte volontaria in Italia. Per questo ora ci autodenunciamo: chiediamo che la magistratura accerti se abbiamo commesso un reato nell’aiutare Martina”.

Filomena Gallo, avvocata difensore – insieme a Francesca Re – e Segretaria dell’Associazione Luca Coscioni dichiara: “Questa archiviazione dimostra che in Italia esiste una frattura tra i diritti riconosciuti dalla Corte costituzionale e la loro applicazione concreta. Le sentenze della Corte sono vincolanti e devono essere applicate, non reinterpretate. Invece le aziende sanitarie continuano a introdurre letture restrittive che limitano l’accesso a diritti già riconosciuti, trasformando una garanzia costituzionale in un percorso a ostacoli. Martina Oppelli è l’esempio di questa frattura: una persona cui un diritto era riconosciuto sulla carta ma negato nei fatti, fino a costringerla nelle sue fragili e delicate condizioni a lasciare il Paese. Quando accade questo, non siamo di fronte a un vuoto normativo, ma a una responsabilità precisa del potere pubblico. E questa responsabilità oggi non può più essere elusa”.

L’Associazione Luca Coscioni torna dunque a chiedere al Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia la discussione della legge Liberi Subito, che quasi due anni fa era stata affossata, ignorando le firme di 8.266 cittadini e cittadine della Regione. Il Consiglio, che aveva dichiarato la legge incostituzionale, è infatti stato smentito dalla Corte costituzionale che, nella sentenza dello scorso dicembre 2025, ha chiarito che le Regioni possono legittimamente intervenire per organizzare il Servizio sanitario e rendere effettivi i diritti già riconosciuti dalla sentenza n. 242 del 2019, anche in assenza di una legge nazionale sul fine vita.

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Stati Cellulari: una simulazione di assemblea civica su disabilità e accessibilità. Il documento finale


Si sono tenuti a Bologna, dal 13 al 15 marzo 2026, gli Stati Cellulari dell’Associazione Luca Coscioni: tre giorni di confronto, attivismo e formazione che hanno riunito coordinatori e rappresentanti delle Cellule Coscioni provenienti da tutta Italia.

Al centro dell’incontro, una simulazione di Assemblea civica dedicata ai temi della disabilità e dell’accessibilità, intesa in senso ampio: accessibilità fisica, sensoriale e digitale, accesso agli ausili e contrasto alle discriminazioni. Un esercizio concreto di democrazia deliberativa, pensato per mettere alla prova strumenti e metodi che possano poi essere utilizzati nei territori, sperimentando proprio come può funzionare un’assemblea civica.

Il lavoro è stato reso possibile grazie all’impegno e al coordinamento di Francesca Maria Montemagno, Cristiana Zerosi e Giada Giorgi, insieme al contributo fondamentale degli esperti che hanno guidato i gruppi tematici: Sonia Montegiove sull’accessibilità digitale, Vittorio Ceradini sulle barriere fisiche e sensoriali, Alessandro Gerardi sulle discriminazioni e Alessandro Bardini sugli ausili (la tre giorni ha avuto come protagonisti anche Marco Cappato, Filomena Gallo, Jennifer Tocci, Riccardo Biffi, Rodolfo Lewanski, Francesca Re, Alessia Cicatelli, Lorenzo Mineo ed io stesso come coordinatore della parte sulla disabilità dell’associazione).

Dopo una prima fase di approfondimento e confronto nei gruppi, i partecipanti si sono riuniti in plenaria simulando una vera e propria Assemblea civica. In queste sedi sono state discusse, argomentate e votate le proposte emerse, fino ad arrivare alla definizione condivisa di un documento finale.

L’esito di questo lavoro è una raccomandazione rivolta alle istituzioni, che raccoglie criticità, priorità e proposte operative per rafforzare l’accessibilità e i diritti delle persone con disabilità.

Di seguito pubblichiamo integralmente il documento approvato.

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RACCOMANDAZIONE DELL’ASSEMBLEA
Stati Cellulari 2026 – Disabilità e Accessibilità

PRINCIPIO GUIDA
L’assemblea riconosce che l’accessibilità rappresenta una condizione fondamentale per garantire l’effettivo esercizio dei diritti e delle libertà delle persone con disabilità.

Promuovere l’accessibilità significa rendere possibile la piena partecipazione alla vita sociale, relazionale e civile, assicurando e garantendo alle persone pari dignità, autonomia e la possibilità di contribuire attivamente alla vita della collettività

Rimuovere gli ostacoli che limitano l’autonomia delle persone significa dare concreta attuazione al principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’articolo 3 della Costituzione.

PROBLEMA
Nel corso dei lavori sono emerse diverse criticità che limitano la piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita sociale.

In particolare:
– persistono barriere fisiche nello spazio urbano e non.
– l’accesso agli ausili e alle informazioni è spesso complesso e disomogeneo
– le normative esistenti risultano applicate in modo incompleto o frammentato
– mancanza di controlli da parte degli enti competenti
– i servizi digitali e documenti della pubblica amministrazione e aziende presentano ancora problemi di accessibilità

Un elemento ricorrente emerso in tutti i gruppi riguarda inoltre la difficoltà nel segnalare criticità, raccogliere i bisogni e monitorare l’effettiva applicazione delle norme e degli interventi.

La mancanza di strumenti strutturati di ascolto e monitoraggio rende spesso difficile trasformare i problemi segnalati dai cittadini in interventi concreti.
Inoltre, viene richiamata l’importanza di garantire da parte degli enti competenti i tempi di risposta e/o soluzione secondo tempi certi come fissato dalle linee guida/ normativa per risposta della PA (rintracciare riferimento specifico)

Accanto a questo aspetto, è emersa anche una diffusa carenza di competenze specifiche sul tema dell’accessibilità, che riguarda diversi livelli: operatori delle amministrazioni pubbliche, professionisti coinvolti nella progettazione dei servizi e degli spazi, operatori sanitari, sviluppatori digitali e, più in generale, i cittadini stessi.

OGGETTO DELLA RACCOMANDAZIONE
L’assemblea raccomanda alle istituzioni competenti di adottare interventi coordinati volti a rafforzare l’accessibilità degli spazi, dei servizi, delle tecnologie e degli strumenti di tutela dei diritti, promuovendo al tempo stesso sistemi di monitoraggio, formazione e partecipazione civica secondo le specifiche seguenti per ciascun ambito tematico

AMBITI PRIORITARI

01 Barriere architettoniche
Rafforzare la centralità del PEBA (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche) come strumento fondamentale per migliorare l’accessibilità dello spazio urbano, promuovendo la piena adozione dei piani da parte dei Comuni, sistemi di monitoraggio e rendicontazione periodica degli interventi e l’introduzione di obiettivi quantitativi e misurabili nel medio periodo.
Favorire inoltre la trasparenza e il coordinamento territoriale attraverso l’istituzione di registri regionali dei PEBA e la valorizzazione delle segnalazioni provenienti dalla cittadinanza.

02 Ausili
Promuovere il miglioramento dell’accesso agli ausili e alle informazioni attraverso programmi di formazione specifica per operatori sanitari e amministrativi e la creazione di punti di accesso e informazione dedicati agli utenti.
Valutare inoltre l’istituzione di un osservatorio permanente composto da esperti, associazioni e cittadini per monitorare bisogni emergenti, qualità dei servizi e livelli di soddisfazione dell’utenza.

03 Leggi e discriminazioni
Rafforzare l’efficacia delle normative esistenti attraverso un migliore coordinamento istituzionale e la creazione di articolazioni territoriali permanenti del Garante nazionale per la disabilità, in grado di facilitare le segnalazioni e favorire il raccordo con associazioni accreditate e soggetti impegnati nella tutela dei diritti.

04 Accessibilità digitale
Promuovere una maggiore applicazione delle normative sull’accessibilità digitale attraverso strumenti di misurazione dei servizi digitali, sistemi più efficaci di segnalazione da parte degli utenti e programmi di formazione e diffusione di competenze sul tema dell’accessibilità digitale.
Valutare inoltre la creazione di un osservatorio o centro di competenza per mappare l’accessibilità dei servizi digitali e favorire la diffusione di buone pratiche tra pubblica amministrazione, imprese e sviluppatori con la collaborazione dei portatori di interesse.

ASSE TRASVERSALE
In tutti gli ambiti individuati emerge la necessità di rafforzare sistemi di ascolto, segnalazione e monitoraggio, in grado di raccogliere i bisogni delle persone, orientare le priorità di intervento e verificare nel tempo l’effettiva applicazione delle politiche per l’accessibilità.

IMPEGNO ISTITUZIONALE RICHIESTO
L’assemblea invita le istituzioni competenti a prendere in esame le raccomandazioni formulate e a promuovere iniziative concrete per affrontare le criticità emerse, garantendo trasparenza, continuità nel tempo e restituzione periodica dei risultati alla collettività.

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GIÙ LE MANI DALLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE

Con Eumans abbiamo bisogno di chiunque creda nella difesa della Corte Penale Internazionale.

Stiamo preparando una mobilitazione in tutta Europa, per chiedere a Von Der Leyen di proteggere i giudici e le ONG che lavorano con la Corte penale internazionale.

Se volete aiutarci a organizzare un presidio nella vostra città domani alle 18:30 abbiamo organizzato una call italiana per affrontare aspetti operativi.

Qui il link: us06web.zoom.us/meeting/regist…

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

Fine vita, Genova approva una mozione per sostenere “Liberi Subito”, la proposta di legge dell’Associazione Luca Coscioni che chiede regole chiare sul suicidio assistito


Il Consiglio comunale di Genova ha approvato una mozione, chiedendo così ufficialmente al Consiglio regionale di riprendere il dibattito su “Liberi Subito”, la proposta di legge regionale promossa dall’Associazione Luca Coscioni che punta a stabilire tempi certi e procedure chiare per l’accesso al suicidio medicalmente assistito, legale in Italia, alla presenza di condizioni, grazie alla sentenza “Cappato-Antoniani” del 2019.

La mozione, presentata dalla Lista Silvia Salis e illustrata dal consigliere Filippo Bruzzone, è stata approvata con 24 voti favorevoli della maggioranza, mentre l’opposizione non ha partecipato al voto. Con questo atto, il Comune impegna sindaca e Giunta a sostenere la proposta di legge e a portare il tema anche a livello nazionale, ad esempio all’interno dell’ANCI, l’associazione dei Comuni italiani.

“Liberi Subito” nasce proprio per colmare un vuoto: oggi, anche se il diritto è stato riconosciuto dalla Corte, mancano regole operative uniformi e tempi certi. Questo significa che le persone che si trovano in condizioni di sofferenza possono incontrare ostacoli, ritardi o risposte diverse a seconda dei territori.

In Liguria il percorso è già iniziato: nel 2024 una proposta di legge sul fine vita era stata presentata e discussa in Consiglio regionale, ma l’interruzione della legislatura ne ha bloccato l’iter. Il 14 luglio 2025, Gianni Pastorino, capogruppo della lista Andrea Orlando Presidente, ha annunciato la ripresentazione della proposta di legge regionale per l’attuazione della sentenza 242/2019 della Corte costituzionale. Redatta in collaborazione con l’Associazione Luca Coscioni, la proposta è stata nuovamente depositata presso la II Commissione consiliare. La proposta attende ora di essere calendarizzata per la discussione.

Nel frattempo, il caso di “Silvano” ha riportato il tema al centro dell’attenzione pubblica. Ligure, affetto da una grave patologia, dopo mesi di attese e senza risposte definitive da parte della sanità regionale, ha deciso di recarsi in Svizzera per accedere al “suicidio assistito”.

“Accogliamo con soddisfazione il sostegno del Comune di Genova – dichiara Jennifer Tocci, coordinatrice Associazione Luca Coscioni in Liguria -, che ha scelto di farsi portavoce di un atto di civiltà riguardante la libertà e l’autodeterminazione di ogni persona. È un atto necessario per chiedere che non si ripetano mai più storie come quella di Silvano, che ha vissuto un intero anno bloccato in un limbo di incertezze ed enormi sofferenze. Nessun cittadino dovrebbe essere costretto a subire attese o viaggi estenuanti all’estero per veder riconosciuto il proprio diritto di autodeterminarsi. Ci auspichiamo che il Consiglio Regionale della Liguria raccolga questa richiesta riprendendo i lavori”.

Ora la pressione si sposta sul Consiglio regionale della Liguria, che dovrà decidere se discutere e approvare la proposta “Liberi Subito”, trasformando queste richieste in norme concrete valide per tutti i cittadini.

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“Libera”, 55enne toscana affetta da sclerosi multipla, è morta a casa sua, oggi, a seguito della autosomministrazione di un farmaco letale tramite dispositivo con comando oculare che era stato appositamente predisposto dal Cnr, per consentirle di azionare l'infusione endovenosa del farmaco per il fine vita. È la 14esima persona in Italia ad aver avuto accesso al suicidio medicalmente assistito e la seconda in Toscana seguita dall'Associazione Luca Coscioni che dà notizia della sua morte. (ANSA)

“Libera” è morta, ha ottenuto il suicidio assistito grazie a un dispositivo a comando oculare della USL, primo caso in Italia


Dopo due anni di attesa, battaglie legali e continui rinvii, aveva ricevuto la settimana scorsa dalla USL il dispositivo con comando oculare predisposto dal CNR per l’autosomministrazione del farmaco letale

“Libera”: “Spero, con tutta me stessa, che nessuno debba più aspettare due anni per poter esercitare un diritto che gli appartiene già. Nessuno dovrebbe essere costretto a lottare così a lungo per ciò che dovrebbe essere garantito”


Filomena Gallo e Marco Cappato dichiarano: “A ‘Libera’ va il nostro grazie per aver lottato non solo per sé, ma per tutte le persone nelle sue condizioni, contribuendo ad aprire una strada che potrà essere percorsa anche da altri”.


“Libera”, 55enne toscana affetta da sclerosi multipla, è morta a casa sua, oggi mercoledì 25 marzo, a seguito della autosomministrazione di un farmaco letale tramite il dispositivo con comando oculare che era stato appositamente predisposto dal Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) per consentire di azionare l’infusione endovenosa del farmaco per il fine vita.

Grazie al sistema di puntamento oculare interfacciato con una pompa infusionale, “Libera” ha infatti potuto attivare autonomamente l’infusione endovenosa del farmaco, superando l’ostacolo della tetraparesi spastica del corpo che le impediva qualsiasi movimento, compreso quello necessario per premere il tasto di attivazione del macchinario solitamente usato per questa procedura.

Il messaggio che “Libera” ha affidato all’Associazione Luca Coscioni:


Spero, con tutta me stessa, che nessuno debba più aspettare due anni per poter esercitare un diritto che gli appartiene già. Nessuno dovrebbe essere costretto a lottare così a lungo per ciò che dovrebbe essere garantito. La mia battaglia è stata dura, ma desidero credere che non sia stata vana. Se servirà ad aprire anche solo una strada, ad accorciare anche solo un’attesa, allora avrà avuto senso. Ringrazio profondamente l’Associazione Luca Coscioni, che mi ha dato voce e strumenti per vedere riconosciuto questo diritto. E ringrazio, con sincera gratitudine, il mio medico, Paolo Malacarne. Questa non è solo la mia storia. È una richiesta di dignità, che spero un giorno non debba più essere conquistata, ma semplicemente rispettata“.


“Libera” aveva ottenuto dalla USL Toscana Nord Ovest il via libera per l’accesso alla procedura di aiuto medico alla morte volontaria a luglio 2024.

Non essendo però in grado di assumere autonomamente il farmaco letale, essendo completamente paralizzata, aveva presentato un ricorso urgente, tramite il suo collegio legale coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, affinché il suo medico fosse autorizzato a somministrare il farmaco.

A quel punto il giudice di Firenze aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale sull’articolo del codice penale che configura il reato di omicidio del consenziente, il 579 del codice penale, perché la somministrazione del farmaco da parte del medico sarebbe rientrata in questa fattispecie di reato. Dopo l’intervento della Consulta, che ha ordinato la verifica anche a livello internazionale dell’esistenza di dispositivi idonei all’autosomministrazione del farmaco per il suicidio assistito, il CNR su ordine del tribunale ha predisposto e collaudato il dispostivo.

Dichiarano Filomena Gallo e Marco Cappato: “A ‘Libera’ va il nostro grazie per aver lottato non solo per sé, ma per tutte le persone nelle sue condizioni, contribuendo ad aprire una strada che potrà essere percorsa anche da altri. In questo momento il nostro pensiero e la nostra vicinanza vanno alla sua famiglia e a tutte le persone che le sono state accanto“.

La famiglia di “Libera” ha chiesto il rispetto della privacy.

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Il bambino e l’acqua sporca


Il No alla riforma costituzionale Nordio ha vinto, ma, come in tutte le vicende umane, anche nelle posizioni dei fautori del Sì non mancavano aspetti degni di considerazione. P.es. nei riguardi delle nomine dei dirigenti degli Uffici. Senza dover citare casi di patologia istituzionale come il cosiddetto caso “Palamara”, troppo spesso si è assistito a comportamenti di “autopromozione” da parte dei candidati magistrati agli Uffici dirigenziali men che decorosi. Con loro richieste ai dirigenti di questa o quella corrente ed ai decisori in Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), di sostegno alla propria nomina.

L’ambizione personale e di carriera può essere benefica, spingendo le persone a migliorarsi ed avere i mezzi per giovare alle comunità professionali di appartenenza. Ma è necessario ripulire le procedure di nomina dirigenziale, che nell’attuale sistema troppo spesso sono inquinate da opacità. Ovunque, ma soprattutto in Magistratura, i cui componenti per le loro funzioni, hanno necessità inderogabile di non temere né sperare alcunché.

La soluzione del sorteggio dei membri del CSM prospettata dalla Riforma non era una soluzione. Innanzitutto, perché nulla autorizzava a credere che tali membri sorteggiati avrebbero potuto essere meno influenzabili rispetto ai loro predecessori eletti, nelle scelte importanti, anche politiche, che avrebbero dovuto fare. Secondo, perché nello scegliere, il caso non sempre dà buoni risultati, soprattutto su numeri piccoli come quello dei consiglieri togati del CSM (sedici). Se Gianni Agnelli avesse avuto ragione nel paragonare l’essere sotto indagine da parte della Magistratura al trovarsi sul tavolo operatorio, chi avrebbe avuto piacere di essere operato da un chirurgo sorteggiato? Esiste un’alternativa al sorteggio, tanto semplice quanto difficile da ottenere nel nostro Bel Paese: i candidati non cerchino raccomandazioni e i decisori nel CSM non se ne facciano influenzare. Il bambino è salvo, ma i magistrati ora devono dimostrare di saper buttare l’acqua sporca

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Questioni in Oncologia 6. Fine vita per i pazienti con glioblastoma


Traduzione ed adattamento da: Frosina G. (2025) End of life for glioblastoma patients, Support Care Cancer. 2025 Mar 14;33. Autorizzato da Springer Nature


Con l’aumento in Europa dell’aspettativa di vita, anche se purtroppo non sempre di una vita sana, un numero sempre crescente di persone avrà bisogno di cure e assistenza di fine vita. Si prevede che saranno quasi 10 milioni nel 20501. Nonostante vi sia un’ampia variabilità tra i diversi paesi e regioni europei, oltre il 50% dei decessi avviene ancora in ospedale, a causa della mancanza di adeguate cure domiciliari di fine vita e nonostante il desiderio della maggior parte dei pazienti di morire a casa. L’accesso alle cure di fine vita è maggiore per coloro che hanno un livello di istruzione più elevato e le attuali disuguaglianze richiedono misure correttive. Migliorare la qualità delle cure, la loro governance e la formazione del personale mettendo il paziente al centro, potrebbe aiutare molto. Gli standard e le norme delle cure palliative a livello continentale sono stati forniti dall’Associazione Europea per le Cure Palliative2.

Il glioblastoma è il tumore cerebrale maligno più frequente e letale, con una sopravvivenza mediana dei pazienti di 16-21 mesi3 4. I sintomi coinvolgono sia la sfera neurologica (crisi epilettiche, cefalee, incontinenza) che quella non neurologica (infezioni, embolie). Tra quelli neurologici, di particolare rilevanza sono l’affaticamento, l’astenia e il declino cognitivo (Figura). Sebbene non vi sia consenso su quando inizia la fase terminale del paziente5, è chiaro che durante questo periodo aumenta la necessità di cure anticipate e palliative. Come accennato in precedenza, una parte importante di questi trattamenti viene ancora somministrata in ambito ospedaliero piuttosto che a domicilio, sebbene gli studi sull’argomento siano limitati, così come le risorse stanziate nella maggior parte dei paesi europei3.

È stato riferito che un quarto dei pazienti di glioblastoma non muore con dignità, il che può essere dovuto a molteplici fattori tra cui la formazione inadeguata del personale sanitario, ambienti sanitari inadatti e/o l’incapacità del paziente di comunicare in modo efficace7 8. Questa situazione devastante colpisce spesso anche i familiari i cui sintomi di ansia e depressione possono, in alcune fasi del decorso della malattia, essere perfino più gravi di quelli del paziente stesso8 9. Come nella gestione della diagnosi, della prognosi e del trattamento della malattia10, anche nell’affrontare quelle ultime fasi della vita, la natura multidisciplinare dell’équipe sanitaria è essenziale per garantire al paziente affetto da glioblastoma il miglior supporto e la minor sofferenza legata al deterioramento neurologico, alle complicanze cliniche e ai problemi psico-sociali. L’assistenza domiciliare invece dell’assistenza ospedaliera può fornire un valore aggiunto11.

Il disagio psicologico nei pazienti affetti da glioblastoma può essere grave12. Il rischio di suicidio è generalmente maggiore nei pazienti affetti da cancro con un rischio suicidario di base più elevato e questi soggetti dovrebbero essere identificati e aiutati precocemente con un adeguato supporto psichiatrico13. Combinata con la psicoterapia, la psilocibina è un nuovo farmaco che potrebbe essere utile in alcuni casi, poiché ha dimostrato di essere efficace nel calmare i sintomi psichiatrici più gravi che spesso insorgono nei pazienti affetti da cancro, come ansia, depressione, sensibilità interpersonale alterata, ostilità, ossessione-compulsione e somatizzazione dei sintomi, senza indurre fobie, paranoie o psicosi durature14. I risultati promettenti degli studi condotti finora con la psilocibina sono stati coerenti in questo senso, ma ulteriori studi, quanto più randomizzati possibile, sono più necessari che mai per approfondire la nostra comprensione della attività di questo farmaco e dei suoi possibili effetti collaterali, nonché per alleviare il formidabile carico di salute mentale che grava su molti pazienti terminali di cancro, compresi quelli con glioblastoma.

Nonostante gli sforzi per alleviare la loro sofferenza e un ambiente che li renda consapevoli di essere amati, non sono rari i malati terminali di cancro in condizioni di sofferenza insopportabile che vorrebbero poter dire basta, con autonomia e dignità. In Italia emerge da parte di alcuni di loro la richiesta di sottoporsi al suicidio assistito (autosomministrazione di un farmaco letale sotto controllo medico) o all’eutanasia attiva (somministrazione di un farmaco letale direttamente da parte del medico)15.

Con la sentenza 242 del 25 settembre 2019, la Corte Costituzionale italiana ha ammesso in alcuni casi specifici la legittimità di sottoporre alcuni pazienti terminali alla procedura di suicidio medicalmente assistito. I requisiti per l’approvazione della procedura sono stati così indicati dalla Corte: “intento suicidario formato autonomamente e liberamente da persona pienamente capace di prendere decisioni libere e informate, mantenuta in vita da cure di sostegno vitale e affetta da malattia incurabile che sia fonte di sofferenza fisica o psichica ritenuta intollerabile, a condizione che tali condizioni e le modalità di attuazione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, sentito il comitato etico territorialmente competente”.

Tuttavia, anche se sono soddisfatti tutti e quattro i requisiti stabiliti dalla sentenza 242/2019 (e in particolare quello di “persona mantenuta in vita mediante trattamenti di sostegno vitale” non è sempre inequivocabilmente soddisfatto nei pazienti terminali, aspetto che ha richiesto l’ulteriore sentenza 135/2024 della Corte Costituzionale, i tempi di attuazione delle procedure di suicidio assistito effettuate nei 20 diversi Servizi Sanitari Regionali italiani sono enormemente variabili. Ciò rende spesso inutile l’avvio dell’iter burocratico per accedere al suicidio assistito a causa della morte prematura del paziente dopo un calvario che sarebbe stato evitabile. Sono in corso azioni politiche e giuridiche per uniformare in tutta Italia i tempi di attuazione del suicidio assistito come richiesto dalla sentenza 242/2019. L’11 febbraio 2025, la Toscana è stata la prima delle 20 regioni italiane ad approvare una legge regionale per garantire tempi garantiti per l’attuazione del suicidio assistito ai pazienti in possesso di tutti e quattro i requisiti indicati dalla Corte Costituzionale italiana16. Con un’ulteriore sentenza, la Corte Costituzionale italiana ha confermato che non è illegittima l’intera legge toscana sul fine vita, sebbene varie sue disposizioni violino competenze statali.

Per lungo tempo, il Parlamento Italiano non è sembrato intenzionato a legiferare in materia, nonostante molteplici sondaggi indicassero che le percentuali di italiani favorevoli all’eutanasia (66,7%) e/o al suicidio assistito (47,8%) fossero significative. Solo recentemente è entrato in discussione un disegno di legge in materia presentato dalla maggioranza parlamentare di centro destra che, se approvato nell’attuale versione, limiterebbe molte delle possibilità di autodeterminazione dei pazienti già dichiarate legittime dalla Corte Costituzionale.

In Germania, il 26 febbraio 2020, la Corte Costituzionale federale tedesca (Bundesverfassungsgericht, o in breve BVerfG) ha revocato il divieto nazionale al suicidio assistito organizzato17. Il BVerfG ha affermato che il diritto generale alla libertà personale include il diritto alla vita e alla morte autodeterminate, compresa la libertà di togliersi la vita con l’assistenza volontaria di altri. Pertanto in Germania il suicidio medicalmente assistito è consentito mentre resta vietata l’eutanasia attiva.

Tuttavia, in Germania poco è cambiato dalla decisione del BVerfG. La sentenza non è ampiamente discussa né tra i medici né tra il pubblico. L’autonomia del paziente, come evidenziata dalla decisione del BVerfG, non è ancora pienamente riconosciuta.

Attualmente in Germania non esiste alcun farmaco approvato per il suicidio medicalmente assistito e le persone gravemente malate non hanno il diritto di acquistare farmaci che consentirebbero loro di porre fine alla propria vita. Se l’uso di un farmaco letale viene approvato dalle autorità regolatorie, la via di somministrazione più sicura è spesso quella endovenosa, ma deve essere il paziente ad aprire l’infusione, compiendo l’atto decisivo. I medici dovrebbero assistere ma non essere direttamente coinvolti nell’atto durante il suicidio medicalmente assistito.

Ancora una volta, la regolamentazione legislativa è cruciale, ma due progetti di legge di gruppi bipartisan del Bundestag con interpretazioni più o meno restrittive dei diritti della persona non hanno ottenuto il sostegno della maggioranza nel luglio 2023. Nel 2024 si sono registrati in Germania circa 1200 suicidi assistiti ed il loro numero è in crescita.

Pertanto, il dibattito sull’introduzione del suicidio medicalmente assistito o addirittura dell’eutanasia legale per i malati di cancro terminali è impantanato sia nella politica italiana che in quella tedesca, mentre il diritto all’autodeterminazione sulla propria vita è stato riaffermato sia dalla Corte Costituzionale italiana che da quella tedesca.

Una discussione simile nella scienza medica è sostanzialmente assente. Per alcuni tumori, come il glioblastoma, due decenni dopo l’ultimo progresso terapeutico significativo (introduzione della temozolomide nel 200518) il protocollo di trattamento standard per i pazienti non è sostanzialmente cambiato, terminando quasi invariabilmente con la palliazione e la morte19. Poco è migliorato negli ultimi vent’anni per quanto riguarda la condizione devastante causata da una diagnosi di glioblastoma.

Come sopra ricordato, alcuni di questi pazienti terminali rifiutano alcuni tipi di interventi palliativi come la sedazione profonda che ha l’effetto di sopprimere totalmente e permanentemente la coscienza e la volontà del paziente fino al momento della morte; e chiedono la libertà di decidere in autonomia e con consapevolezza se e quando fermare quello che considerano un inutile calvario.

Sebbene sia garantito in alcuni Paesi Europei (Olanda, Svizzera e altri), il diritto dei malati oncologici terminali all’autodeterminazione, ricorrendo eventualmente al suicidio medicalmente assistito, non è regolamentato in modo omogeneo in Europa e molti di questi eventi di assistenza medica si svolgono in riservatezza e silenzio. Sarebbe importante sostenere protocolli standardizzati, linee guida etiche e una ricerca più ampia sulle cure palliative e sulla morte assistita.

L’assenza di dibattito costituisce quindi allo stesso tempo il limite più forte di questo articolo e la ragione principale della sua redazione che nelle mie intenzioni è innanzitutto una ricerca di dialogo con la classe medica.

Suggeriamo che le società oncologiche nazionali e internazionali aprano una discussione su questi importanti aspetti per i pazienti malati di cancro terminali.

Riferimenti bibliografici


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  2. Payne S, Harding A, Williams T, Ling J, Ostgathe C (2022) Revised recommendations on standards and norms for palliative care in Europe from the European Association for Palliative Care (EAPC): A Delphi study. Palliat Med 36:680–697 – DOI: 10.1177/02692163221074547.
  3. Wu A, Ruiz Colón G, Aslakson R, Pollom E, Patel CB (2021) Palliative Care Service Utilization and Advance Care Planning for Adult Glioblastoma Patients: A Systematic Review. Cancers (Basel) 13:2867 – DOI: 10.3390/cancers13122867. – DOI: 10.3390/cancers13122867.
  4. Horbinski C, Nabors LB, Portnow J, Baehring J, Bhatia A, Bloch O, Brem S, Butowski N, Cannon DM, Chao S, Chheda MG, Fabiano AJ, Forsyth P, Gigilio P, Hattangadi-Gluth J, Holdhoff M, Junck L, Kaley T, Merrell R, Mrugala MM, Nagpal S, Nedzi LA, Nevel K, Nghiemphu PL, Parney I, Patel TR, Peters K, Puduvalli VK, Rockhill J, Rusthoven C, Shonka N, Swinnen LJ, Weiss S, Wen PY, Willmarth NE, Bergman MA, Darlow S (2023) NCCN Guidelines® Insights: Central Nervous System Cancers, Version 2.2022. J Natl Compr Canc Netw 21:12–20. – DOI: 10.6004/jnccn.2023.0002.
  5. Coronatto LH, Formentin C (2024) Palliative care in glioblastoma patients: a systematic review. Rev Assoc Med Bras (1992) 70:e2024S122 – DOI: 10.1590/1806-9282.2024S122.
  6. Flechl B, Ackerl M, Sax C, Oberndorfer S, Calabek B, Sizoo E, Reijneveld J, Crevenna R, Keilani M, Gaiger A, Dieckmann K, Preusser M, Taphoorn MJB, Marosi C (2013) The caregivers’ perspective on the end-of-life phase of glioblastoma patients. J Neurooncol 112:403–411. DOI: 10.1007/s11060-013-1069-7.
  7. Sizoo EM, Taphoorn MJB, Uitdehaag B, Heimans JJ, Deliens L, Reijneveld JC, Pasman HRW (2013) The end-of-life phase of high-grade glioma patients: dying with dignity?. Oncologist 18:198–203. – DOI: 10.1634/theoncologist.2012-0247.
  8. Ståhl P, Fekete B, Henoch I, Smits A, Jakola AS, Rydenhag B, Ozanne A (2020) Health-related quality of life and emotional well-being in patients with glioblastoma and their relatives. J Neurooncol 149:347–356. – DOI: 10.1007/s11060-020-03614-5.
  9. Gulino V, Brunasso L, Avallone C, Costa V, Adorno AA, Lombardo MC, Tumbiolo S, Iacopino DG, Maugeri R (2024) Caregivers’ Perspective and Burden of the End-of-Life Phase of Patients with Glioblastoma: A Multicenter Retrospective Study. World Neurosurg 192:e49–e55. – DOI: 10.1016/j.wneu.2024.08.114.
  10. Bozzao A, Weber D, Crompton S, Braz G, Csaba D, Dhermain F, Finocchiaro G, Flannery T, Kramm C, Law I, Marucci G, Oliver K, Ostgathe C, Paterra R, Pesce G, Smits M, Soffietti R, Terkola R, Watts C, Costa A, Poortmans P (2023) European Cancer Organisation Essential Requirements for Quality Cancer Care: Adult glioma 38:100438 – DOI: 10.1016/j.jcpo.2023.100438.
  11. Pompili A, Telera S, Villani V, Pace A (2014) Home palliative care and end of life issues in glioblastoma multiforme: results and comments from a homogeneous cohort of patients. Neurosurg Focus 37:E5. – DOI: 10.3171/2014.9.FOCUS14493.
  12. Kinslow CJ, Kumar P, Olfson M, Wall MM, Petridis PD, Horowitz DP, Wang TJC, Kachnic LA, Cheng SK, Prigerson HG, Yu JB, Neugut AI (2024) Prognosis and risk of suicide after cancer diagnosis 130:588–596. – DOI: 10.1002/cncr.35118.
  13. Mofatteh M, Mashayekhi MS, Arfaie S, Chen Y, Malhotra AK, Alvi MA, Sader N, Antonick V, Fatehi Hassanabad M, Mansouri A, Das S, Liao X, McIntyre RS, Del Maestro R, Turecki G, Cohen-Gadol AA, Zadeh G, Ashkan K (2023) Suicidal ideation and attempts in brain tumor patients and survivors: A systematic review. Neurooncol Adv 5:vdad058. – DOI: 10.1093/noajnl/vdad058.
  14. Petridis PD,&nbsp, Grinband J,&nbsp, Agin-Liebes G, Kinslow, ,Connor J.,&nbsp, Zeifman. Richard J. B, Michael P.&nbsp, Griffiths &, Roland R. &&nbsp, Ross.Stephen (2024) Psilocybin-assisted psychotherapy improves psychiatric symptoms across multiple dimensions in patients with cancer 2:1408–1414
  15. Delogu G, Morena D, Tortorella V, Perna F, Arcangeli M, Rinaldi R (2024) First Case of Medically Assisted Suicide in Italy Set New Legal Perspectives. Clin Ter 175:7–10. – DOI: 10.7417/CT.2024.5026.
  16. Associated Press (2025), Tuscany becomes the first region to approve assisted suicide in Roman Catholic Italy
  17. Wiesing U (2022) The Judgment of the German Federal Constitutional Court regarding assisted suicide: a template for pluralistic states?. J Med Ethics 48:542–546. – DOI: 10.1136/medethics-2021-107233.
  18. Stupp R, Mason WP, van den Bent MJ, Weller M, Fisher B, Taphoorn MJ, Belanger K, Brandes AA, Marosi C, Bogdahn U, Curschmann J, Janzer RC, Ludwin SK, Gorlia T, Allgeier A, Lacombe D, Cairncross JG, Eisenhauer E, Mirimanoff RO, European Organisation for Research and Treatment of Cancer Brain Tumor and Radiotherapy Groups, National Cancer Institute of Canada Clinical Trials Group (2005) Radiotherapy plus concomitant and adjuvant temozolomide for glioblastoma. N Engl J Med 352:987–996
  19. Frosina G (2023) Radiotherapy of high-grade gliomas: dealing with a stalemate. Crit Rev Oncol Hematol 190:104110. – DOI: 10.1016/j.critrevonc.2023.104110.

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Filomena Gallo e Marco Cappato a Trieste – Conferenza stampa e assemblea regionale “Liberi Subito” Friuli Venezia Giulia

Filomena Gallo e Marco Cappato saranno a Trieste per la conferenza stampa e assemblea regionale della campagna “Liberi Subito Friuli Venezia Giulia”, dell’Associazione Luca Coscioni.

📍 Antico Caffè San Marco, via Cesare Battisti 18
🗓 Giovedì 26 marzo
🕛 Ore 11:00


Giovedì 26 marzo Filomena Gallo e Marco Cappato saranno a Trieste anche per l’autodenuncia relativa all’aiuto a morire fornito a Martina Oppelli, un’azione pubblica che intende riportare al centro dell’attenzione il tema del rispetto delle scelte individuali sul fine vita e delle responsabilità istituzionali.

A seguire, alle ore 11 presso l’Antico Caffè San Marco, si terrà un incontro pubblico aperto alla stampa, agli iscritti e a tutte le persone interessate.

L’incontro rappresenterà anche un momento di confronto e organizzazione tra attivisti e attiviste sul territorio.

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Giovedì 26 marzo l’assemblea delle cellule venete con Filomena Gallo e Marco Cappato a Padova


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Assemblea delle cellule venete con Filomena Gallo e Marco Cappato a Padova

Si terrà questo giovedì a Padova l’assemblea delle cellule venete dell’Associazione Luca Coscioni, insieme a Filomena Gallo, Segretaria Nazionale, e Marco Cappato, tesoriere.

📍 LibrOsteria, via Savonarola 16, Padova
🗓 Giovedì 26 marzo
🕛 Ore 18:00


L’iniziativa rappresenta un momento di confronto e coordinamento tra le cellule territoriali del Veneto, impegnate nelle campagne per i diritti civili, la libertà di ricerca scientifica e l’autodeterminazione delle persone, in particolare sui temi del fine vita.

Nel corso dell’assemblea si discuterà dello stato delle iniziative politiche e legali in corso, delle prospettive di mobilitazione nei territori e delle strategie per rafforzare la presenza dell’associazione a livello locale. Sarà anche un’occasione per condividere esperienze, criticità e buone pratiche tra attivisti e attiviste.

L’incontro è aperto a iscritti, simpatizzanti e a chiunque voglia avvicinarsi alle battaglie per i diritti e le libertà fondamentali.

A seguire ci sarà l’assemblea della Cellula Vicenza-Padova, aperta a tutti gli iscritti e simpatizzanti.

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La Cellula Coscioni Rimini promuove un incontro pubblico sulle DAT con Matteo Mainardi

📍 Casa della Cultura, Piazza Silvagni 24- San Giovanni in Marignano RN📅 Martedì 24 marzo 2026🕒 Ore 20:45


La Cellula Coscioni Rimini promuove un incontro pubblico dedicato al testamento biologico (Disposizioni Anticipate di Trattamento – DAT), con l’obiettivo di informare cittadini e cittadine sui diritti legati all’autodeterminazione nelle scelte di cura.

All’incontro interverranno:Matteo Mainardi,Consigliere Generale dell’Associazione Luca Coscioni e Coordinatore della campagna “Liberi subito” Consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni.Michela Bertuccioli, Sindaca San Giovanni in Marignano.Cristina Pittureri, responsabile delle cure palliative e hospice dell’ambito di Rimini.Antonella Potalivo, direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Rianimazione e Anestesia degli ospedali di Riccione e Cattolica.

L’iniziativa rappresenta un’occasione di approfondimento aperta alla cittadinanza per comprendere cosa sono le cure palliative, come funziona il consenso informato e come vengono gestite le disposizioni anticipate di trattamento. All’ingresso sarà inoltre presente una postazione con materiale informativo.

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La Cellula Coscioni Genova organizza un evento informativo sul testamento biologico (DAT)

📍 FIMMG, Via Edmondo De Amicis 4/7, Genova
📅 Martedì 24 marzo 2026
🕒 Ore 19:30


La Cellula Coscioni Genova promuove un incontro informativo dedicato al testamento biologico (Disposizioni Anticipate di Trattamento – DAT), realizzato in collaborazione con la FIMMG, per approfondire strumenti e diritti legati all’autodeterminazione nelle scelte di cura.

Nel corso dell’iniziativa interverranno Gabriella Dodero e Roberta Pelletta, attiviste della Cellula Coscioni Genova e del Numero Bianco, insieme a Marco Polese, medico di medicina generale.

L’incontro rappresenta un’occasione di approfondimento rivolta ai professionisti sanitari sui temi delle DAT e del ruolo dei medici nelle scelte dei pazienti.
La partecipazione all’evento è riservata ai medici.

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C’è il primo psichedelico nel programma PRIME dell’EMA!


La bretisilcina potrebbe essere la svolta per l’Europa


A metà marzo, un composto psichedelico, la bretisilcina, è entrato nel programma PRIME (Priority Medicines) dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) per il trattamento del disturbo depressivo maggiore. Si tratta di un importante sviluppo per la ricerca sui farmaci psichedelici e per l’impegno regolatorio in Europa.

La bretisilcina, nota anche con il suo nome in codice di sviluppo GM-2505 e come 5-fluoro-N-metil-N-etiltriptamina (5F-MET o 5-fluoro-MET), è uno psichedelico serotoninergico della famiglia delle triptamine in fase di sviluppo per il trattamento del disturbo depressivo maggiore. È un analogo della dimetiltriptamina (DMT) ed è il derivato 5-fluorurato della metiletiltriptamina (MET).[8] La via di somministrazione della bretisilcina è l’infusione endovenosa.

Il programma PRIME dell’EMA è concepito per sostenere lo sviluppo di farmaci che possano rispondere a esigenze mediche insoddisfatte e offre un’interazione precoce e continua con gli enti regolatori durante tutto il processo di sviluppo e un utilizzo potenziato degli strumenti regolatori – inclusa la possibilità di una valutazione accelerata nelle fasi successive.

Dopo un progetto pilota di due anni, l’EMA ha annunciato il lancio di tre nuovi strumenti per assistere gli sviluppatori nell’ambito del programma PRIME. Pur non essendo un percorso di approvazione, è un meccanismo generalmente ampiamente considerato l’equivalente europeo più vicino alla designazione di “Breakthrough Therapy” della Food and Drug Administration (FDA) statunitense.

Se paragonata ad altre aree terapeutiche come l’oncologia, fino a oggi la psichiatria ha avuto una presenza molto limitata all’interno del programma PRIME. Al contrario, negli Stati Uniti sono state concesse già sette designazioni di “Breakthrough Therapy” dalla FDA per trattamenti a base di psichedelici. Ciò rende l’inclusione di un programma sugli psichedelici in Europa particolarmente rilevante nel panorama dell’innovazione nel campo della salute mentale.

La bretisilcina, originariamente sviluppata da Gilgamesh Pharmaceuticals, e ora di proprietà di AbbVie, è in fase 2 di sviluppo clinico per il disturbo depressivo maggiore. La sua inclusione nel programma PRIME suggerisce che i primi dati potrebbero essere considerati sufficientemente promettenti da giustificare un maggiore sviluppo regolatorio.

La comunicazione dell’EMA arriva in un momento in cui la salute mentale e i bisogni medici insoddisfatti a lei connessa stanno acquisendo sempre maggiore importanza nell’ambito della revisione della legislazione farmaceutica europea.

Anche la dirigenza dell’EMA ha incoraggiato gli sviluppatori di terapie psichedeliche a collaborare precocemente con le autorità regolatorie europee e a utilizzare i percorsi disponibili, come PRIME. È sempre più urgente suscitare un confronto europeo per allineare le strategie di sviluppo alle aspettative regolatorie dell’UE.

Sebbene permangano significative incertezze, tra cui la necessità di solidi dati clinici di fase avanzata, la revisione regolatoria e le riforme o adeguamenti a livello nazionale in materia di rimborso e distribuzione di queste molecole innovative, l’inclusione della bretisilcina nel programma PRIME potrebbe segnare l’inizio di un ruolo più attivo dell’Europa nello sviluppo di farmaci psichedelici e, in definitiva, nell’accesso dei pazienti a tali terapie.

A inizio di maggio a Bruxelles, Claudia Moretti, parteciperà per l’Associazione Luca Coscioni a un primo coordinamento europeo promosso da PAREA di organizzazioni impegnate per le terapie psichedeliche nell’UE.

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Anna Pompili e Marina Mengarelli partecipano al webinar “Maternità libera e consapevole: è ancora così?”

Anna Pompili, ginecologa e Consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, e Marina Mengarelli, sociologa e Consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, partecipano al webinar “Maternità libera e consapevole: è ancora così?”, promosso nell’ambito delle iniziative per una sanità del servizio pubblico. L’incontro si svolgerà in presenza a Bologna e sarà accessibile anche online, e vedrà la partecipazione di Anna Pompili da remoto.

📍 Fondazione del Monte Bologna e Ravenna, Via delle Donzelle 2, Bologna📅 Lunedì 31 marzo 2026🕒 Ore 18:00
🔗 Diretta online a questo link


Insieme a loro interverranno: Susanna Zaccaria, della Casa delle Donne per non subire violenza; Susanna Sandri, della segreteria della Camera del Lavoro di Bologna; Susanna Zucchelli, della Fondazione Bellisario Emilia-Romagna; e Marinella Lenzi, componente della Commissione Percorso Nascita della Regione Emilia-Romagna. L’incontro sarà introdotto da Corrado Melega, della Consulta di Bioetica Onlus, e Giovanni Gordini, promotore dell’iniziativa “Per una sanità del servizio pubblico”.

L’incontro offrirà un’occasione di confronto multidisciplinare sulle condizioni della maternità oggi, tra diritti, servizi sanitari e trasformazioni sociali. La registrazione sarà visionabile al seguente link: perunasanitadelserviziopubblico.home.blog

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“RicordARTI”: una serata a Padova nel ricordo di Maria Vittoria Milanesi

📍 Teatro SanClemente, Via Messico (zona industriale – Granze di Camin), Padova🗓 Martedì 31 marzo 2026🕗 ore 20:00


Il Teatro SanClemente di Padova ospiterà la serata “RicordARTI”, un appuntamento dedicato al ricordo di Maria Vittoria Milanesi e al suo lascito umano e creativo.

L’iniziativa nasce dalla volontà della famiglia di preservare e condividere la memoria di Maria Vittoria, ricordandone la “creativa vitalità” attraverso una serata che intreccia arte, testimonianze e riflessioni, con contributi e voci al femminile. Durante l’evento interverranno: Giulia Belloni, Chiara Briani, Giulia Briata, Cristina Grazioli, Raffaella Rivi e Claudia Vatteroni, che porteranno letture, interventi e contributi artistici per dare forma a un momento di memoria collettiva.

La serata rappresenta anche un’occasione per rinnovare il sostegno a due realtà impegnate nella promozione dei diritti e della solidarietà: l’Associazione Luca Coscioni e la Fondazione Banca degli Occhi del Veneto ETS.

L’iniziativa è realizzata con la collaborazione di TOP Teatri Off Padova.Ingresso libero fino a esaurimento posti
Prenotazione consigliata: mv31.3@libero.it

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Marco Cappato partecipa al convegno “La Cura nel Fine Vita e la Libertà di decidere di sé” a Ravenna

In occasione del convegno “La Cura nel Fine Vita e la Libertà di decidere di sé”, promosso dall’Ausl della Romagna, interverrà Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.

📍 Teatro Alighieri, Via Angelo Mariani 2, Ravenna📅 Lunedì 30 marzo 2026🕒 Ore 14:30


Il convegno, riunirà esperti insieme a rappresentanti delle istituzioni e testimonianze dirette, con l’obiettivo di approfondire gli aspetti clinici, etici e normativi legati alle scelte di fine vita. Inserendosi nel quadro del dibattito sulla legge 219/2017, che ha sancito il diritto all’autodeterminazione nelle scelte di cura, e sulla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale, che ha individuato le condizioni per l’accesso al suicidio medicalmente assistito

L’iniziativa è aperta a professionisti e studenti dell’area sanitaria, sociale ed educativa, alle Associazioni e a tutta la cittadinanza. Il programma completo e le modalità di iscrizione sono consultabili alla seguente locandina.

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La Cellula Vicenza-Padova parteciperà all’incontro sulle DAT a Bassano del Grappa

📍 Sala comunale Bellavitis, Via Beata Giovanna 65, Bassano del Grappa📅 Mercoledì 11 marzo 2026🕒 Ore 20:30


La Cellula Vicenza-Padova parteciperà ad un incontro formativo sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) promosso dalla lista civica “È il momento”, con sede a Bassano del Grappa. Per la Cellula interverrano Diego Silvestri, Consigliere Generale Associazione Luca Coscioni e Domenico Farano coordinatore Cellula Coscioni Vicenza Padova. L’evento sarà un’occasione per approfondire il tema del fine vita, contribuendo a diffondere una maggiore consapevolezza sui diritti all’autodeterminazione nelle scelte di cura.

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Claudia Moretti e Fabrizio Starace partecipato al VIII Congresso “Diritti alla Follia” a Collegno

In occasione dell’VIII Congresso “Diritti alla Follia”, interverrà Claudia Moretti, Avvocata e Consigliera Generale dell’Associazione Luca Coscioni, insieme a Fabrizio Starace, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’AUSL di Modena, e Consigliere Generale dell’Associazione Luca Coscioni.

📍 Sala Consiglio, Via Torino 9, Parco Dalla Chiesa, Collegno (TO)📅 Sabato 28 marzo 2026🕒 Ore 9:00 – 13:00


Il Congresso, articolato nelle giornate del 28 e 29 marzo, rappresenta un importante momento di confronto tra esperti, operatori, giuristi e attivisti sui temi della psichiatria, della giustizia e della tutela delle libertà individuali. Attraverso panel tematici, testimonianze e dibattiti, l’iniziativa intende promuovere una riflessione sulle attuali pratiche e sulle necessarie riforme nel campo della salute mentale.Per consultare il programma completo e le modalità di partecipazione, è possibile fare riferimento alla locandina ufficiale dell’evento.

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Filomena Gallo a Torino al convegno “DAT, una pagina da scrivere.”
Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà al convegno “DAT, una pagina da scrivere. Diritto, medicina e amministrazione nelle disposizioni anticipate di trattamento”, intervenendo nel panel dedicato a “Il diritto all’autodeterminazione nelle cure: storia, confini e prospettive della legge 219/2017”.

📍 Città metropolitana di Torino – auditorium c.so Inghilterra 7, Torino🗓 31 marzo 2026🕘 Ore 9:00 – 13:00


Il convegno vedrà la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni locali, esperti di diritto sanitario, professionisti del settore medico e giuridico, con una tavola rotonda dedicata alle esperienze applicative della legge e alle prospettive di sviluppo.
Sono previsti crediti formativi.La partecipazione è gratuita, previa iscrizione tramite piattaforma dedicata.
Per maggiori informazioni qui la locandina completa

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Libera ha ricevuto il dispositivo con comando oculare modificato dal CNR su ordine del Tribunale per l’autosomministrazione del farmaco letale


Da oggi potrà davvero scegliere se e quando procedere

La consegna è avvenuta dopo 2 anni di attesa, battaglie legali e continui rinvii. È la prima volta al mondo, per quanto l’Associazione Luca Coscioni è a conoscenza, che viene costruito un dispositivo pubblico appositamente per l’aiuto alla morte volontaria


“Ora mi sento finalmente ‘libera’. Ho resistito non solo per me stessa ma perché nessuno, nelle mie condizioni, debba dipendere dal volere politico per esercitare un diritto che la giustizia ha già riconosciuto. Ora ho bisogno di tempo, tranquillità e riservatezza”, ha commentato Libera. Filomena Gallo commenta: “D’ora in poi, chi è nelle condizioni di ‘Libera’ potrà davvero scegliere”.


“Libera”, 55enne toscana affetta da sclerosi multipla, ha ottenuto la predisposizione di un dispositivo necessario per consentire, tramite comando oculare, l’infusione endovenosa del farmaco per il fine vita. Il dispositivo, realizzato dal Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) su ordine del tribunale di Firenze, è stato collaudato e consegnato nei giorni scorsi e oggi si è conclusa la procedura in Tribunale.

“Libera” potrà decidere se e quando procedere con l’autosomministrazione del farmaco letale. Grazie a un sistema di puntamento oculare interfacciato con una pompa infusionale, “Libera” potrà attivare autonomamente l’infusione endovenosa del farmaco, superando l’ostacolo della tetraparesi spastica del corpo che le impediva qualsiasi movimento, compreso quello necessario per premere il tasto di attivazione del macchinario solitamente usato per questa procedura.

La consegna del dispositivo arriva 2 anni dopo la richiesta effettuata da “Libera” alla ASL, nel marzo 2024, per la verifica delle condizioni per procedere al suicidio medicalmente assistito che sussistono, come confermato dalla ASL di competennza con parere del comitato etico.

Dichiara “Libera”:

“La mia vicenda mostra l’ipocrisia di un sistema che considera legittimo accompagnare una persona alla morte attraverso giorni di sedazione profonda, ma impedisce a un medico di rispondere alla richiesta consapevole di una persona paralizzata che possiede tutti i requisiti per l’accesso al suicidio medicalmente assistito indicati dalla sentenza Cappato e chiede la somministrazione di un farmaco che ponga fine subito alla sofferenza. Per vedere riconosciuto un diritto già affermato dalla Corte costituzionale ho dovuto attendere due anni, tra rinvii, ostacoli e silenzi della politica. Oggi però mi sento finalmente libera. Ho resistito non solo per me stessa ma perché nessuno, nelle mie condizioni, debba dipendere dal volere politico per esercitare un diritto che la giustizia ha già riconosciuto. Ringrazio tutte le persone che mi sono state accanto con rispetto e umanità.

Un ringraziamento speciale va all’Associazione Luca Coscioni, alla mia avvocata Filomena Gallo e a tutto il team legale che mi ha difesa: mi hanno fatto sentire non sola quando sembrava non esserci alcuna libertà di scelta. Ora ho bisogno di tempo, tranquillità e riservatezza per vivere questo momento così personale. Chiedo quindi ai media e a tutti di rispettare il mio desiderio di silenzio, per poter restare concentrata sulla mia vita, sulle persone che amo e sulle scelte che mi riguardano”.


Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e coordinatrice del collegio legale di studio e difesa di”Libera” (composto anche dalle avvocate Francesca Re, Alessia Cicatelli e dagli avvocati Angelo Calandrini e Giacomo D’Amico) ha dichiarato:

“Il percorso di ‘Libera’ è stato possibile grazie alle disobbedienze civili e alla relativa giurisprudenza costituzionale, che ha affermato il diritto all’autodeterminazione terapeutica anche nel fine vita. Dopo le verifiche sanitarie e i passaggi davanti ai tribunali è stato possibile dare concreta attuazione a questo diritto.

Per rendere effettiva la volontà di ‘Libera’ è stata realizzata dal CNR una soluzione tecnica che prima non esisteva: un sistema che le consente di attivare autonomamente, tramite comando oculare, l’infusione del farmaco nonostante l’impossibilità di muoversi.

La sua determinazione dimostra ancora una volta che sono le persone, quando rivendicano i propri diritti, a far avanzare la loro concreta applicazione nel nostro Paese. Questo avviene oggi mentre il legislatore discute una proposta di legge del Governo che punta a restringere e il più possibile annullare quanto già stabilito dalla Corte costituzionale, mettendo in discussione diritti che sono già in vigore. Grazie al coraggio di ‘Libera’ oggi si apre una strada anche per altre persone nelle sue stesse condizioni, perché per la prima volta sono state le istituzioni dello Stato a rimuovere un ostacolo concreto all’esercizio di una libertà fondamentale garantita dalla Costituzione”.


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Mario Riccio e Marilisa D’Amico al convegno “Il medico, il giurista ed il filosofo di fronte al suicidio assistito”

📍 Centro Congressi Federico II, Via Partenope 36, Napoli🗓 Sabato 21 marzo 2026🕚 ore 9.00


Mario Riccio, medico anestesista, Consigliere dell’Associazione Luca Coscioni e componente della Consulta di Bioetica e Marilisa D’Amico, professoressa ordinaria di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Milano e Consigliera Generale dell’Associazione Luca Coscioni, interverranno presso Il Centro Congressi Federico II di Napoli nel convegno “Il medico, il giurista ed il filosofo di fronte al suicidio assistito”, una giornata di studio e confronto dedicata alle implicazioni etiche, giuridiche e cliniche delle scelte di fine vita, presieduta dal prof. Giuseppe Servillo.

Il convegno sarà strutturato in tre sessioni dedicate alle prospettive del medico, del giurista e del filosofo, con l’obiettivo di promuovere un dialogo interdisciplinare su uno dei temi più complessi e discussi del diritto e della bioetica contemporanei.

Il corso è gratuito, l’iscrizione si effettua sulla piattaforma ECM
Per maggiori informazioni qui la locandina completa

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La Cellula di Rieti organizza nel ricordo di Fabrizio un convegno sulla prevenzione e sul fine vita

📍 Parco Regina – Via Oreste Leonardi 8, Torricella in Sabina (RI)🗓 20 marzo 2026🕕 Ore 18:00


La Cellula Coscioni di Rieti organizza un evento di beneficenza nel ricordo di Fabrizio, un momento di confronto e sensibilizzazione dedicato ai temi della prevenzione, delle cure palliative, del testamento biologico e del sostegno alle persone affette da patologie oncologiche. Interverranno:

  • Matteo Mainardi, Consigliere Generale dell’Associazione Luca Coscioni e Coordinatore della campagna “Liberi subito
  • Santina Proietti, Presidente dell’associazione Alcli Giorgio & Silvia
  • Raffaele Fracassi, Co-coordinatore della Cellula Coscioni di Rieti

A moderare l’incontro sarà Francesca Castellani.

Al termine è previsto un momento di convivialità con un rinfresco offerto dal Ristorante Regina.
Ingresso ad offerta libera, per maggiori info: 346 2250715

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Chiara Lalli al DAT Festival: incontro sul fine vita e il diritto all’autodeterminazione

📍 Cinema Al Corso, c.so San Pietro, 49 – Abbiategrasso (MI)🗓 26 marzo 2026🕘 Ore 21:00


La bioeticista e giornalista Chiara Lalli, Consigliera Generale dell’Associazione Luca Coscioni, sarà protagonista dell’ultimo appuntamento del DAT Festival, un’iniziativa culturale promossa dall’Hospice di Abbiategrasso intitolato “Fine vita: quale diritto?”

L’appuntamento rappresenterà un’occasione di approfondimento su una delle questioni etiche e giuridiche più discusse degli ultimi anni: la possibilità per ogni persona di scegliere liberamente sui trattamenti sanitari che riguardano la propria vita, anche attraverso strumenti come le DAT (disposizione anticipate di trattamento), previste dalla legge 219 del 2017.

L’obiettivo è promuovere informazione e consapevolezza su uno strumento ancora poco conosciuto e utilizzato, nonostante la sua importanza nel garantire alle persone la possibilità di decidere in anticipo sulle cure che desiderano o non desiderano ricevere.

Ingresso libero fino a esaurimento posti.
È possibile prenotare il proprio a questo link

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Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

Trump ora vuole un intervento della NATO. In pratica, di un’istituzione basata sul diritto internazionale. Cioè su ciò che Trump è impegnato con tutte le proprie forze a distruggere dal suo primo giorno di mandato.

16 anni fa veniva approvata la legge sulle Cure palliative: rilanciamo al Governo le nostre 6 proposte


Filomena Gallo e Marco Cappato rilanciano: “Non esiste contrapposizione tra il diritto alle cure palliative e la libertà di scelta sul fine vita”


Il 15 marzo 2010 venne approvata e promulgata la legge 38/2010, la prima legge che garantisce ai cittadini il diritto di accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. Sedici anni dopo l’Associazione Luca Coscioni sottolinea l’importanza di una legge che garantisce in Italia il diritto alle cure palliative e alla terapia del dolore, un diritto ancora poco conosciuto e spesso disomogeneo sul territorio nazionale.

Negli ultimi 12 mesi, il Numero Bianco (0699313409), servizio gratuito dell’Associazione attivo tutti i giorni e coordinato da Valeria Imbrogno, ha ricevuto 16.035 richieste di informazioni sui diritti del fine vita, con una media di 44 telefonate al giorno e un aumento del 14% rispetto all’anno precedente.

È importante sottolineare che molte di queste telefonate provengono da persone che chiedono informazioni sull’aiuto alla morte volontaria o sulla sedazione profonda, e in tutti questi casi il Numero Bianco fornisce anche informazioni dettagliate e orientamento anche sulle cure palliative, come primo passo fondamentale per chi deve affrontare decisioni così delicate.

“Le cure palliative non devono essere limitate alle fasi terminali – dichiarano Filomena Gallo e Marco Cappato – offrono una prospettiva che mette la persona al centro, prendendosi cura non solo della gestione della malattia, ma anche della qualità della vita e la presa in carico dei familiari.

Tuttavia, alcune persone affrontano sofferenze fisiche o esistenziali intollerabili, e a loro dovrebbe essere garantita la possibilità di scegliere tra cure palliative, sedazione profonda e suicidio assistito, come riconosciuto dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale.

Non esiste alcuna contrapposizione tra il diritto alle cure palliative e il diritto all’aiuto alla morte volontaria. Usare le cure palliative come pretesto per negare la libertà di scelta è un atto ideologico compiuto sulla pelle di chi soffre”.


L’Associazione Luca Coscioni chiede al Governo e alle Regioni di:

  • promuovere campagne informative sul diritto di accesso alle cure palliative;
  • applicare in modo omogeneo la legge 38 del 2010;
  • ridurre le differenze di accesso tra assistenza domiciliare, hospice e terapia del dolore;
  • formare e aggiornare gli operatori sanitari sulla medicina palliativa;
  • sostenere le migliori pratiche per la gestione del dolore, comprese terapie innovative come cannabis e psichedelici;
  • pubblicare annualmente una relazione aggiornata sull’applicazione della legge.

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