Ásgeir – Afterglow (2017)


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Una vera gemma melodica il nuovo album della rivelazione assoluta degli ultimi anni proveniente dalla scena islandese. Sebbene il successo in termini economici del precedente ‘In The Silence’ sia complicato da replicare il giovane cantautore, che ricordiamo per l’avvincente collaborazione con John Grant e il tour americano con Hozier, ha concentrato i propri sforzi nella definizione di un suono personale e, non a caso, lo “stacco” tra i pezzi di ‘Afterglow’ ed i precedenti appare subito limpido... artesuono.blogspot.com/2017/06…


Ascolta il disco: album.link/s/2qU9Z4eemaZFzdKTD…



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Ásgeir – Afterglow (2017)


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Una vera gemma melodica il nuovo album della rivelazione assoluta degli ultimi anni proveniente dalla scena islandese. Sebbene il successo in termini economici del precedente ‘In The Silence’ sia complicato da replicare il giovane cantautore, che ricordiamo per l’avvincente collaborazione con John Grant e il tour americano con Hozier, ha concentrato i propri sforzi nella definizione di un suono personale e, non a caso, lo “stacco” tra i pezzi di ‘Afterglow’ ed i precedenti appare subito limpido... artesuono.blogspot.com/2017/06…


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2SAMUELE - Capitolo 6


Davide introduce l’arca a Gerusalemme1Davide reclutò di nuovo tutti gli uomini scelti d'Israele, in numero di trentamila. 2Poi si alzò e partì con tutta la sua gente da Baalà di Giuda, per far salire di là l'arca di Dio, sulla quale si proclama il nome del Signore degli eserciti, che siede sui cherubini. 3Posero l'arca di Dio sopra un carro nuovo e la tolsero dalla casa di Abinadàb che era sul colle; Uzzà e Achio, figli di Abinadàb, conducevano il carro nuovo. 4Mentre conducevano il carro con l'arca di Dio dalla casa di Abinadàb, che stava sul colle, Achio precedeva l'arca. 5Davide e tutta la casa d'Israele danzavano davanti al Signore con tutte le forze, con canti e con cetre, arpe, tamburelli, sistri e cimbali. 6Giunti all'aia di Nacon, Uzzà stese la mano verso l'arca di Dio e la sostenne, perché i buoi vacillavano. 7L'ira del Signore si accese contro Uzzà; Dio lo percosse per la sua negligenza ed egli morì sul posto, presso l'arca di Dio. 8Davide si rattristò per il fatto che il Signore aveva aperto una breccia contro Uzzà; quel luogo fu chiamato Peres-Uzzà fino ad oggi. 9Davide in quel giorno ebbe timore del Signore e disse: “Come potrà venire da me l'arca del Signore?”. 10Davide non volle trasferire l'arca del Signore presso di sé nella Città di Davide, ma la fece dirottare in casa di Obed-Edom di Gat. 11L'arca del Signore rimase tre mesi nella casa di Obed-Edom di Gat e il Signore benedisse Obed-Edom e tutta la sua casa.12Ma poi fu detto al re Davide: “Il Signore ha benedetto la casa di Obed-Edom e quanto gli appartiene, a causa dell'arca di Dio”. Allora Davide andò e fece salire l'arca di Dio dalla casa di Obed-Edom alla Città di Davide, con gioia. 13Quando quelli che portavano l'arca del Signore ebbero fatto sei passi, egli immolò un giovenco e un ariete grasso. 14Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore. Davide era cinto di un efod di lino. 15Così Davide e tutta la casa d'Israele facevano salire l'arca del Signore con grida e al suono del corno.16Quando l'arca del Signore entrò nella Città di Davide, Mical, figlia di Saul, guardando dalla finestra vide il re Davide che saltava e danzava dinanzi al Signore e lo disprezzò in cuor suo. 17Introdussero dunque l'arca del Signore e la collocarono al suo posto, al centro della tenda che Davide aveva piantato per essa; Davide offrì olocausti e sacrifici di comunione davanti al Signore. 18Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di comunione, Davide benedisse il popolo nel nome del Signore degli eserciti 19e distribuì a tutto il popolo, a tutta la moltitudine d'Israele, uomini e donne, una focaccia di pane per ognuno, una porzione di carne arrostita e una schiacciata di uva passa. Poi tutto il popolo se ne andò, ciascuno a casa sua. 20Davide tornò per benedire la sua famiglia; gli uscì incontro Mical, figlia di Saul, e gli disse: “Bell'onore si è fatto oggi il re d'Israele scoprendosi davanti agli occhi delle serve dei suoi servi, come si scoprirebbe davvero un uomo da nulla!”. 21Davide rispose a Mical: “L'ho fatto dinanzi al Signore, che mi ha scelto invece di tuo padre e di tutta la sua casa per stabilirmi capo sul popolo del Signore, su Israele; ho danzato davanti al Signore. 22Anzi mi abbasserò anche più di così e mi renderò vile ai tuoi occhi, ma presso quelle serve di cui tu parli, proprio presso di loro, io sarò onorato!“. 23Mical, figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua morte.

__________________________Note

6,2 Baalà di Giuda: corrisponde a Kiriat-Iearìm, località dove era stata deposta l’arca secondo 1Sam 7,1. L’espressione che siede sui cherubini fa riferimento ai cherubini che stavano sull’arca dell’alleanza ed era un modo corrente per proclamare la sovranità di Dio.

6,14 efod: indica qui un abito sacerdotale, come in 1Sam 2,18.

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Approfondimenti


1-23. Il racconto riprende la storia dell'arca interrotta dopo 1Sam 6. Dai tempi della conquista essa era custodita a Silo (1Sam 4,3); dopo essere stata restituita dai Filistei che l'avevano catturata nella battaglia di Eben-Ezer (1Sam 4-6) fu collocata a Kiriat-Iearim, in territorio neutro fra Israele e la Filistea. Da quel giorno sono trascorsi parecchi decenni: vent'anni di giogo filisteo (1Sam 7,2), la giudicatura di Samuele (1Sam 7,15-17), il regno di Saul (1Sam 9-31), i primi anni di Davide a Ebron (2Sam 2-4) e a Gerusalemme (c. 5). L'arca era segno della presenza del Signore in mezzo al popolo d'Israele (cfr. 1Sam 4,3), il pegno della sua amicizia e benevolenza. È quindi naturale che Davide ne decida il solenne trasferimento a Gerusalemme, che d'ora in poi sarà il centro vitale della nazione. Sono i primi passi verso l'unificazione del culto che giungerà a compimento solo con la riforma di Giosia (2Re 23; cfr. Dt 12,2-12). L'evento è stato talmente importante da ispirare la composizione un salmo di pellegrinaggio (Sal 132): i pellegrini che salivano a Gerusalemme ripercorrevano idealmente la via tracciata dall'arca verso «il luogo del suo riposo», dove il Signore prepara «una lampada al suo consacrato» (vv. 8.17), e aprivano il cuore alla speranza del Messia (vv. 11-18: cfr. 2Sam 7 e 1Sam 2,10). Non è casuale che il trasferimento dell'arca sia ripreso in filigrana dal racconto della visita di Maria ad Elisabetta (si confrontino i vv. 2.9.11 rispettivamente con Lc 1,39.42.56). L'entrata dell'arca in Gerusalemme (vv. 12-19) ha invece il suo corrispettivo in Lc 2,22-38: Gesù, nato «nella città di Davide» (Lc 2,11), viene portato dalla madre nel tempio «per adempiere le Scritture» (cfr. Lc 4,21). Il «Santo» (Lc 1,35) che nessuno poteva toccare senza morire (cfr. 1Sam 6,7; Nm 4,15; 18,3) è diventato un bambino che può essere teneramente abbracciato (Lc 2,27-32). Il capitolo consta di tre sezioni:

  • 1) v. 1-11: primo tentativo di trasporto interrotto dalla disgrazia di Uzza;
  • 2) vv. 12-19: trionfale ingresso dell'arca in Gerusalemme (cfr. Sal 24,7-10) sul modello delle grandi processioni durante l'esodo (Nm 10,11-28.33-36; Gs 3,14-4, 18; cfr. 1Cr 15-16);
  • 3) vv. 20-23: polemica familiare tra Mikal e Davide.

1. «radunò di nuovo»: Davide ha già mobilitato una volta gli Israeliti per dare l'assalto a Gerusalemme (5,6). L'atto liturgico del trasporto dell'arca riveste per la vita di tutte le tribù un'importanza pari a quella dell'impresa militare.

2. «Baala di Giuda»: il TM non ha senso: «dai signori di Giuda» (mibba‘ălê yᵉhûdâ). LXX e Vg traducono letteralmente. Il parallelo 1Cr 13,6 e Gs 15,9.60; 18,14 chiariscono l'enigma: Baala è un'altra denominazione di Kiriat-Ieraim.

2-8. Vi sono diverse analogie con 1 am 4-6. Innanzitutto il titolo divino: «Signore degli eserciti che siede in essa sui cherubini» (cfr. 1Sam 1,3 e 4,4). Il «carro nuovo» trainato da buoi ricorda quello usato dai Filistei per rimandare l'arca agli Israeliti (cfr. 1Sam 6,7). Anche la sciagura che colpisce Uzza e dà il nome al luogo (Perez-Uzza = «irruzione su Uzza», cfr. 5,20) richiama 1Sam 6,19. Gli uomini di Bet-Semes avevano “guardato” l'arca (cfr. 1Sam 6,19), invece Uzza commette – almeno formalmente – un'infrazione al tassativo divieto di «toccare le cose sante» (Nm 4,15 e 18,3) che obbligava persino i leviti. Per tale motivo l'arca veniva portata con stanghe (Es 25,14-15).

3. «Achio»: in ebr. ’aḥyô. I LXX hanno letto le consonanti non vocalizzate come «e i suoi fratelli». «figli di Abinadab»: sono evidentemente “figli” in senso lato: Abinadab è vissuto settanta-ottant'anni prima (1Sam 7,1).

4. TM ripete per homoioteleuton la frase del v. 3: «La tolsero dalla casa di Abinadab che era sul colle». «Uzza stava»: con i LXX. Per una qualche ragione queste parole sono cadute dal TM.

5. «con tutte le forze, con canti...»: con 1Cr 13,8 e i LXX. A causa di uno scambio di lettere, TM ha la strana forma: «con ogni legno di cipresso».

9-11. La sensibilità di Davide non si smentisce neppure in questa delicata situazione. Se la maestà tremenda del Signore non ha risparmiato neppure un incolpevole trasgressore, tanto più dovrà temere per sé, indegno peccatore. La sua domanda riflette sia la consapevolezza della propria miseria che il rispetto della libertà di Dio. Lascia che sia lui a decidere come e quando l'arca dovrà entrare in Gerusalemme.

12. I LXX (recensione Lucianica) aggiungono una esclamazione di Davide di fronte alla benedizione scesa su Obed-Edom: «Farò sì che la benedizione si volga verso la mia casa!». La constatazione che l'ira di Dio è passata convince Davide a riprendere il cammino «con gioia».

13. Appaiono qui i “portatori dell'arca”: sono i leviti, cui toccava per ufficio il trasporto degli oggetti sacri (Nm 1,50; 3,5-8; 1Cr 15,2-24). 1Cr 15,13 giustifica l'irritazione di Dio contro Uzza proprio con la deplorevole assenza dei leviti, dovuta forse a una qualche rivalità tra i sacerdoti Ebiatar (1Sam 22,20-23) e Zadok (cfr. 2Sam 8,17; 15,24-29). Quest'ultimo riuscirà infine a prevalere dando il proprio appoggio a Salomone nella lotta contro Adonia per la successione al trono (1Re 1-2). Secondo 1Cr 16,39 Zadok sarà destinato da Davide a custodire la Dimora, che si trovava ancora presso il santuario di Gabaon (cfr. 1Cr 21,29; 2Cr 1,3; 1Re 3,4-5). «quando... ebbero fatto sei passi»: la schematizzazione settenaria è tipica dell'ambito sacerdotale (cfr. Gn 1,1-2.3; Es 20,8-11; 24,16; 25,31-37; 29,30.35.37; 31,13-17; 40; Gs 6). In questi testi il numero “sette” è sistematicamente relazionato con la radice qdš (= santità) che esprime una sovrana presa di possesso da parte di Dio mediante una consacrazione/santificazione di tipo cultuale-liturgico (come il sacrificio o l'unzione). «immolò»: Davide svolge funzioni sacerdotali (sacrifica, danza, benedice: vv. 14-20) al pari di Saul (cfr. 1Sam 13,8-15). Il sacerdozio familiare dei patriarchi (Gn 8,20; 22; 28,18; 35,14) passò ai “giudici” (Gdc 6,18-21; 11,29-39; 13,19-20) e poi ai re. Questi ultimi avevano pure il compito di organizzare il culto (1Cr 15-16; 23-26) e tale diritto era loro riconosciuto senza difficoltà. Solo più tardi ciò sarà visto come prevaricazione (2Cr 26,16-21). Il cesaropapismo degli Asmonei non mancherà di suscitare vibrate proteste in seno agli ambienti “pii” del giudaismo, dando origine anche al movimento essenico.

17. Davide ha fatto edificare una nuova Dimora (lett. ’ōhel,_ «tenda»: cfr. Es 29,44) per accogliere l'arca dell'alleanza, e anche un nuovo altare su cui offrire i sacrifici. La Dimora mosaica e l'altare degli olocausti si trovano invece a Gabaon (cfr. v. 13).

18. «benedisse il popolo»: cfr. Lv 9,22-23. Probabilmente Davide ha usato la formula classica di Nm 6,22-27, che era generalmente riservata ai sacerdoti (Dt 21,5). Salomone farà lo stesso gesto in occasione del trasferimento dell'arca nel tempio (1Re 8,14.55).

19. «distribuì»: è il pasto rituale che seguiva solitamente i “sacrifici di comunione” (cfr. 1Sam 1,4 e 1Sam 2,12-17).

20-23. Il ritorno a casa riserva a Davide un'amarezza inattesa. È difficile interpretare lo stato d'animo di Mikal: gelosia, velato risentimento per la forzata separazione da Paltiel (3,13-16) o altro? Davide risponde seccamente al sarcasmo di Mikal. Non nega nulla di quanto la moglie dice: è vero che si è mostrato mezzo nudo (v. 14) dinanzi alle «serve dei suoi servi» come un «uomo da nulla» LXX e Vg hanno: «come un saltimbanco»), ma in quest'apparente follia c'è l'entusiasmo riconoscente verso colui che l'ha scelto come re. Inoltre non le risparmia una dolorosa frecciata sul rigetto di Saul e della sua famiglia (1Sam 15, 28). La maledizione cade anche su di lei, privandola di figli per sempre. «mi abbasserò... sarò onorato» (v. 22): Davide adombra profeticamente (At 2,30!) il destino del futuro re d'Israele, il Messia: Cristo Gesù «spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo... umiliò se stesso... Per questo Dio l'ha esaltato» (Fil 2,7-9; cfr. anche 1Cor 1,27-29).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Un rapporto illustra truffe e frodi online, tra le forme più sofisticate e lucrative di criminalità organizzata a livello globale


La copertina del rapporto

Il rapporto “A World of Deceit: Mapping the landscape of the global scam centre phenomenon”, pubblicato dalla Global Initiative Against Transnational Organized Crime nel marzo 2026 analizza l'evoluzione delle truffe e delle frodi online, diventate una delle forme più sofisticate e lucrative di criminalità organizzata a livello globale. Nel 2024, si stima che queste attività abbiano generato oltre 1 trilione di dollari, circa l'1% del PIL mondiale.

Il documento si focalizza sul “centro di truffa” (scam centre) come unità organizzativa distintiva, esaminandone i modelli economici in America Latina, Europa, Eurasia, Sud-est asiatico e Africa.

Le forze di polizia di Hong Kong tengono una conferenza stampa su un'operazione congiunta per combattere le truffe transfrontaliere. Sebbene siano stati compiuti molti sforzi per affrontare il fenomeno, le risposte sono spesso limitate alla legge interventi coercitivi quali arresti e raid. © Chen Yongnuo/China News Service/VCG tramite Getty Images

Tipologie di Centri di TruffaI centri non sono tutti uguali; la loro forma dipende dalle condizioni locali e dal livello di protezione politica di cui godono: – Prigioni: Utilizzate come incubatori (es. in Colombia), sfruttano una forza lavoro prigioniera e la corruzione delle guardie. – Appartamenti e Piccoli Uffici: Offrono discrezione e capacità di rapida rilocazione; sono comuni in Turchia e Brasile. – Grandi Complessi (Compounds): Tipici del Sud-est asiatico, sono strutture massicce e recintate dove la forza lavoro è spesso vittima di tratta e costretta ai lavori forzati. – Sotto copertura: Molti centri operano all'interno di aziende legali, come call center legittimi o società di servizi online.

Un'ondata di arresti in Ucraina dalla nomina di un nuovo procuratore generale la metà del 2025 potrebbe significare un cambiamento nelle fortune della truffa centri del paese, che hanno goduto di un alto livello di protezione. Photo: Telegram, 23 Febbraio 2026, t.me/ruslan_kravchenko_ua/577

Fattori di Moltiplicazione (I 6 Acceleratori)Il rapporto identifica sei fattori chiave che permettono a queste operazioni di prosperare: – Gruppi in Rete: Molti centri fanno parte di strutture transnazionali che condividono tecniche e gestione. – Tecnologia e Crime-as-a-Service: L'intelligenza artificiale (deepfake, clonazione vocale) e la vendita di “pacchetti per truffe” pronti all'uso abbassano drasticamente le barriere all'entrata. – Denaro: L'uso di criptovalute, fintech e “muli di denaro” rende estremamente difficile il tracciamento dei fondi. – Protezione Politica: Fondamentale per le operazioni su larga scala; varia dalla piccola tangente alla collusione con le alte sfere dello Stato. – Persone: La forza lavoro spazia da dipendenti consenzienti e ben pagati a vittime del traffico di esseri umani (circa 300.000 persone nel solo Sud-est asiatico). – Geopolitica: I truffatori sfruttano l'instabilità politica e la mancanza di cooperazione tra forze di polizia internazionali.

Una pubblicità a Singapore avverte il pubblico della minaccia delle truffe. © Roslan Rahman/AFP via Getty Images

Il rapporto avverte che la chiusura di singoli centri non è sufficiente se il modello di business rimane intatto. I rischi principali per il futuro includono: – Spostamento (Displacement): I centri migrano verso paesi con maggiore protezione politica quando la pressione aumenta in un'area. – Diffusione (Diffusion): Passaggio da grandi complessi visibili a una rete di piccole cellule più difficili da individuare. – Reintegrazione: Molte vittime della tratta che tornano a casa rischiano di rientrare nel settore come truffatori a causa della mancanza di alternative economiche.

In conclusione, il documento sottolinea la necessità di un approccio che affronti simultaneamente la tecnologia, i flussi finanziari e, soprattutto, la protezione politica che permette a questi centri di operare con impunità.

Per saperne di più: globalinitiative.net/analysis/…


noblogo.org/cooperazione-inter…


Un rapporto illustra truffe e frodi online, tra le forme più sofisticate e...


Un rapporto illustra truffe e frodi online, tra le forme più sofisticate e lucrative di criminalità organizzata a livello globale


La copertina del rapporto

Il rapporto “A World of Deceit: Mapping the landscape of the global scam centre phenomenon”, pubblicato dalla Global Initiative Against Transnational Organized Crime nel marzo 2026 analizza l'evoluzione delle truffe e delle frodi online, diventate una delle forme più sofisticate e lucrative di criminalità organizzata a livello globale. Nel 2024, si stima che queste attività abbiano generato oltre 1 trilione di dollari, circa l'1% del PIL mondiale.

Il documento si focalizza sul “centro di truffa” (scam centre) come unità organizzativa distintiva, esaminandone i modelli economici in America Latina, Europa, Eurasia, Sud-est asiatico e Africa.

Le forze di polizia di Hong Kong tengono una conferenza stampa su un'operazione congiunta per combattere le truffe transfrontaliere. Sebbene siano stati compiuti molti sforzi per affrontare il fenomeno, le risposte sono spesso limitate alla legge interventi coercitivi quali arresti e raid. © Chen Yongnuo/China News Service/VCG tramite Getty Images

Tipologie di Centri di TruffaI centri non sono tutti uguali; la loro forma dipende dalle condizioni locali e dal livello di protezione politica di cui godono: – Prigioni: Utilizzate come incubatori (es. in Colombia), sfruttano una forza lavoro prigioniera e la corruzione delle guardie. – Appartamenti e Piccoli Uffici: Offrono discrezione e capacità di rapida rilocazione; sono comuni in Turchia e Brasile. – Grandi Complessi (Compounds): Tipici del Sud-est asiatico, sono strutture massicce e recintate dove la forza lavoro è spesso vittima di tratta e costretta ai lavori forzati. – Sotto copertura: Molti centri operano all'interno di aziende legali, come call center legittimi o società di servizi online.

Un'ondata di arresti in Ucraina dalla nomina di un nuovo procuratore generale la metà del 2025 potrebbe significare un cambiamento nelle fortune della truffa centri del paese, che hanno goduto di un alto livello di protezione. Photo: Telegram, 23 Febbraio 2026, t.me/ruslan_kravchenko_ua/577

Fattori di Moltiplicazione (I 6 Acceleratori)Il rapporto identifica sei fattori chiave che permettono a queste operazioni di prosperare: – Gruppi in Rete: Molti centri fanno parte di strutture transnazionali che condividono tecniche e gestione. – Tecnologia e Crime-as-a-Service: L'intelligenza artificiale (deepfake, clonazione vocale) e la vendita di “pacchetti per truffe” pronti all'uso abbassano drasticamente le barriere all'entrata. – Denaro: L'uso di criptovalute, fintech e “muli di denaro” rende estremamente difficile il tracciamento dei fondi. – Protezione Politica: Fondamentale per le operazioni su larga scala; varia dalla piccola tangente alla collusione con le alte sfere dello Stato. – Persone: La forza lavoro spazia da dipendenti consenzienti e ben pagati a vittime del traffico di esseri umani (circa 300.000 persone nel solo Sud-est asiatico). – Geopolitica: I truffatori sfruttano l'instabilità politica e la mancanza di cooperazione tra forze di polizia internazionali.

Una pubblicità a Singapore avverte il pubblico della minaccia delle truffe. © Roslan Rahman/AFP via Getty Images

Il rapporto avverte che la chiusura di singoli centri non è sufficiente se il modello di business rimane intatto. I rischi principali per il futuro includono: – Spostamento (Displacement): I centri migrano verso paesi con maggiore protezione politica quando la pressione aumenta in un'area. – Diffusione (Diffusion): Passaggio da grandi complessi visibili a una rete di piccole cellule più difficili da individuare. – Reintegrazione: Molte vittime della tratta che tornano a casa rischiano di rientrare nel settore come truffatori a causa della mancanza di alternative economiche.

In conclusione, il documento sottolinea la necessità di un approccio che affronti simultaneamente la tecnologia, i flussi finanziari e, soprattutto, la protezione politica che permette a questi centri di operare con impunità.

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2SAMUELE - Capitolo 5


Davide re di Giuda e d’Israele: conquista di Gerusalemme, disfatta dei Filistei1Vennero allora tutte le tribù d'Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: “Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. 2Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d'Israele”“. 3Vennero dunque tutti gli anziani d'Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un'alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d'Israele. 4Davide aveva trent'anni quando fu fatto re e regnò quarant'anni. 5A Ebron regnò su Giuda sette anni e sei mesi e a Gerusalemme regnò trentatré anni su tutto Israele e su Giuda.6Il re e i suoi uomini andarono a Gerusalemme contro i Gebusei che abitavano in quella regione. Costoro dissero a Davide: “Tu qui non entrerai: i ciechi e gli zoppi ti respingeranno”, per dire: “Davide non potrà entrare qui”. 7Ma Davide espugnò la rocca di Sion, cioè la Città di Davide. 8Davide disse in quel giorno: “Chiunque vuol colpire i Gebusei, attacchi attraverso il canale gli zoppi e i ciechi, che odiano la vita di Davide”. Per questo dicono: “Il cieco e lo zoppo non entreranno nella casa”.9Davide si stabilì nella rocca e la chiamò Città di Davide. Egli fece fortificazioni tutt'intorno, dal Millo verso l'interno. 10Davide andava sempre più crescendo in potenza e il Signore, Dio degli eserciti, era con lui. 11Chiram, re di Tiro, inviò messaggeri a Davide con legno di cedro, carpentieri e muratori, i quali costruirono una casa a Davide. 12Davide seppe allora che il Signore lo confermava re d'Israele ed esaltava il suo regno per amore d'Israele, suo popolo.13Davide prese ancora concubine e mogli da Gerusalemme, dopo il suo arrivo da Ebron: queste generarono a Davide altri figli e figlie. 14I nomi di quelli generati a Gerusalemme sono: Sammùa, Sobab, Natan, Salomone, 15Ibcar, Elisùa, Nefeg, Iafìa, 16Elisamà, Eliadà ed Elifèlet.17Quando i Filistei seppero che avevano unto Davide re d'Israele, salirono tutti per dargli la caccia. Appena Davide ne fu informato, discese alla fortezza. 18Vennero i Filistei e si sparsero nella valle dei Refaìm. 19Davide consultò il Signore chiedendo: “Devo andare contro i Filistei? Li metterai nelle mie mani?”. Il Signore rispose a Davide: “Va' pure, perché certamente metterò i Filistei nelle tue mani”. 20Davide si recò a Baal-Perasìm, dove Davide li sconfisse e disse: “Il Signore ha aperto una breccia tra i miei nemici davanti a me, come una breccia aperta dalle acque”. Per questo chiamò quel luogo Baal-Perasìm. 21I Filistei vi abbandonarono i loro idoli e Davide e la sua gente li portarono via.22I Filistei salirono di nuovo e si sparsero nella valle dei Refaìm. 23Davide consultò il Signore, che gli rispose: “Non salire; gira alle loro spalle e raggiungili dalla parte di Becaìm. 24Quando sentirai un rumore di passi sulla cima di Becaìm, lànciati subito all'attacco, perché allora il Signore uscirà davanti a te per colpire l'accampamento dei Filistei”. 25Davide fece come il Signore gli aveva ordinato e colpì i Filistei da Gàbaon fino all'ingresso di Ghezer.

__________________________Note

5,3 ed essi unsero Davide re d’Israele: riguardo a questa nuova consacrazione, vedi nota a 2,4.

5,6 I Gebusei abitavano Gerusalemme prima della presa della città da parte di Davide. La città abitata dai Gebusei è stata identificata con l’area a sud-est della collina dove sorgerà più tardi il tempio. La frase i ciechi e gli zoppi… è di significato incerto.

5,8 attacchi attraverso il canale: secondo un’interpretazione abbastanza comune, il termine tradotto con canale sembra indicare la galleria nella roccia, in parte naturale, in parte scavata artificialmente, che permette ancora oggi di accedere alla sorgente di Ghicon, posta fuori della città.

5,9-12 Anacronisticamente, vengono attribuite a Davide opere pubbliche realizzate sotto Salomone. Millo: probabilmente il terrapieno che permetterà di collegare il palazzo reale al tempio.

5,18 La valle dei Refaìm, a sud-ovest di Gerusalemme, segna la frontiera tra il territorio di Giuda e quello di Beniamino.

5,20 Baal-Perasìm: significa “signore delle brecce”; il luogo viene chiamato così da Davide a ricordo dell’evento.

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Approfondimenti


5,1-8,18. La morte di Is-Baal travolge le ultime resistenze delle tribù del Nord al governo di Davide su tutto Israele (5,1-5). Come Saul (1Sam 13-14) anche Davide inaugura il regno (cfr. 5,6-12) con una splendida vittoria contro i Filistei (5,17-25); conquistata ai Gebusei la città di Gerusalemme egli ne fa la nuova capitale politica (5,6-15) e religiosa (c. 6) della nazione riunificata. La stabilità del trono – bramata e difesa da Saul con tutti i mezzi (cfr. 1Sam 18,20.25; 19,10-15; 20,31-34; 22,13-19; cc. 23-26) – viene ora donata a Davide gratuitamente e definitivamente (c. 7) riproponendo una volta di più il mistero inscrutabile dell'elezione divina. Le liste dei popoli soggiogati grazie all'aiuto del Signore (8 1-14) e dei funzionari del regno (8,15-18) chiudono la sezione.

Questo periodo può essere definito come un tempo:

  • di compimento (5,1-3);
  • di promessa e grazia (c. 7);
  • di unità e gioia (5,3-5; 6,1-23).

L'autore sacro riconduce tutti e singoli gli avvenimenti all'opera instancabile del Signore, che presiede l'unzione del nuovo re in Ebron (5,3.12), apre una breccia tra le schiere nemiche (5,19-20.24; 8,6.14) oppure s'impegna unilateralmente con un “contratto” senza scadenze (c. 7). Così, quello che agli occhi dello storico appare come un normale avvicendamento ai vertici di un piccolo regno medio-rientale, acquista un'importanza capitale per tutti i regni della terra: «renderò il tuo nome grande come quello dei grandi...» «per sempre» (7,9.16). Cfr. i testi importanti di Mc 11,10 e Fil 2,9-11.

5,1-5. Le trattative segrete di Abner sortiscono nonostante tutto un esito positivo. «tutte le tribù d'Israele» convengono a Ebron per siglare il protocollo di sottomissione a Davide. Non è l'umiliazione davanti a uno straniero: è la rappacificazione con un illustre compatriota – «tue ossa e tua carne» (cfr. 19,13-14; Gn 2,23; 29,14) – di cui si conosce il valore e del quale si ha profonda stima (v. 2a). La triplice unzione (cfr. 1Sam 16,13 e 2Sam 2,4) e l'alleanza «davanti al Signore» presso il santuario di Ebron completano la narrazione, intenzionalmente analoga a quella di Saul (1Sam 10,1.24; 11,15).

1. «tutte le tribù»: 1Cr 12,24-38 fa il censimento dei singoli clan passati a Davide.

2. «conducevi e riconducevi»: lett. «facevi uscire e rientrare». Cfr. 3,25; 1Sam 18,16; 29,6. «Il Signore ti ha detto»: questa profezia è già stata citata più volte: 3,10.18; 1Sam 16,1; 25,28-30. Combinando insieme questo testo e Mic 5,1, Mt 2,6 è riuscito ad abbracciare con un solo colpo d'occhio la città davidica di Betlemme, la promessa a Davide e il suo compimento nel Messia «figlio di Davide» (1,1). «Tu pascerai»: la descrizione del re come “pastore” è ricorrente nel mondo antico: cfr. Hammurabi (Prologo del Codice) e Omero (Iliade II, 243.254; XIV, 516). L'immagine ricorda la responsabilità e la cura assidua che Dio stesso, il re o il sacerdote si assumono nei riguardi del popolo d'Israele (cfr. 7,7; 24,17; Sal 78,70-72; Ger 23,1-6; 31,10; Ez 34). Gesù si approprierà della similitudine per descrivere la propria dedizione verso coloro che il Padre gli ha dato: Mt 18,12-14; Lc 15,4-7; Gv 10,1-18 (cfr. Ez 34,1). Cfr. Eb 13,20 e 1Pt 2,25. Il medesimo atteggiamento deve trovarsi nei “pastori” della Chiesa (1Pt 5,1-4) in forza del ministero loro affidato e dell'amorosa conformazione al Maestro cui sono chiamati (Gv 21,15-17).

3. «fece alleanza»: il testo parallelo di 1Cr 12,40-41 entra nei particolari della festa d'incoronazione: essa dura «tre giorni, mangiando e bevendo quanto i fratelli avevano preparato per loro... perché c'era allegria in Israele» (cfr. 1Sam 11,15!).

4. Gli anni di vita del re Davide assommano a settanta (trenta + quaranta). In considerazione del frequente uso simbolico dei numeri, si sospetta che anche qui siano stati arrotondati (settanta: Nm 11,16.24; Ger 25,11-12; Dn 9,2; 9,24-27; quaranta: Gn 7,4; Es 24,18; Nm 14,34; Gdc 3,11.30; 5,31; 1Re 19,8; trenta: 1Re 7,23. Con riferimento al numero “tre”: 1Re 17,21; Is 6,3; Ger 7,4).

6-12. Alcuni commentatori fanno notare l'incongruenza dello sviluppo narrativo del c. 5. La conquista di Gerusalemme (vv. 6-15) sarebbe cronologicamente posteriore alla vittoria contro i Filistei (vv. 17-25), perché Davide non avrebbe avuto bisogno di «scendere alla fortezza» (cfr. 5,17-25) se già si trovava nella munitissima rocca di Sion. La costruzione di una reggia col contributo di tecnici stranieri (v.11) suppone una stabilità politica e militare incompatibile con la situazione descritta nei v. 17-25. Bisogna tuttavia riconoscere che il presunto disordine non turba sostanzialmente il senso degli eventi, tanto che il Cronista lo riprende e, anzi, lo evidenzia ancor di più (1Cr 11-14). La citazione di Gerusalemme nel v. 5 quale capitale del regno davidico unito potrebbe essere stata l'occasione per introdurre a questo punto la storia della conquista della città a mo' di parentesi anticipatrice. I vv. 17-25 riprenderebbero il racconto e il loro contesto militare fornirebbe a sua volta l'occasione ideale per introdurre il c. 6 che si apre con la convocazione dei prodi d'Israele.

Al centro della storia sta Gerusalemme. Alcune fonti letterarie egiziane (“testi di proscrizione”) ne attestano l'esistenza nel XX secolo a.C. Il re di Gerusalemme Adoni-Zedek fu sconfitto a Gabaon da Giosuè (Gs 10,1-27) il quale assegnò la città a Beniamino (Gs 18,28); essa però continuò a essere abitata dall'antico popolo cananeo dei Gebusei (Gn 10,15-19; Gs 15,63). La scelta di farne la capitale del regno unito è dettata a Davide da diverse ragioni: trovandosi a mezza via fra Giuda e Israele è una specie di “terreno neutrale” rispetto a qualunque rivendicazione territoriale o ideologica delle singole tribù; inoltre sorge su uno sperone di roccia a precipizio tra le vallate del Cedron e del Tiropeon, in posizione strategicamente perfetta, chiamato anche «rocca di Sion» (v. 7). All'estremità nord si trova l'altura su cui Davide eleverà un altare (24,18-25) e Salomone edificherà il tempio (1Re 6). Ma per comprendere l'importanza di Gerusalemme per la storia della salvezza si deve ritornare al tempo di Abramo (Gn 14,17-20). Il re di Salem (= Gerusalemme: Sal 76,3) è Melchisedek, riconosciuto da Eb 7,3 come una prefigurazione del Messia. La sua figura misteriosa sintetizza i caratteri regale e sacerdotale che si riflettono su Gerusalemme e ne fanno la «città di Dio» per eccellenza (Sal 87,3). Ora, dopo quasi mille anni, la primitiva vocazione di Gerusalemme si realizza nuovamente con la compresenza in essa dell'arca (c. 6) e dell'“Unto del Signore”. I destini dell'arca (1Sam 4-6) e del primo re (1Sam 31) erano stati tragicamente divisi, quasi per simboleggiare la “rottura” tra il Signore e il suo popolo (cfr. 1Sam 2,27-36 e 8,5). La riconciliazione operata dal Signore con la scelta di un uomo «secondo il suo cuore» (1Sam 13,14) diventa palese nel “luogo” in cui egli ha deciso di abitare per sempre (1Re 8). La peregrinazione dell'arca (cfr. 1Sam 4,3-7,1) si conclude significativamente là dove la fede di Abramo era stata messa alla prova (Gn 22; 2Cr 3,1), riconfermando così il nesso sostanziale tra Abramo e Davide già messo in luce nella nota a 2,1-7.

Entrando in Gerusalemme per esservi “consegnato” e ucciso (Mc 10, 32.34), Gesù instaura una volta per tutte «il regno che viene, il regno del nostro padre Davide» (Mc 11,10) e la Gloria di Dio prende possesso del tempio in forma definitiva (Mc 11,11; cfr. Es 40,34-35; Ez 11,22-23; 43,2-5). Dopo la risurrezione è proprio da Gerusalemme che l'annuncio del vangelo s'irradia «fino agli estremi con fini della terra» (At 1,7). Negli ultimi tempi affluiranno ad essa tutte le nazioni della terra (Is 25,6; Gl 4,9-17; Zc 14) e, infine, la «nuova Gerusalemme» discenderà dal cielo «pronta come una sposa adorna per il suo sposo» (Ap 21,2), patria definitiva di tutti i redenti. Allora il tempio non ci sarà più, «perché il Signore Dio, l'Onnipotente, e l'Agnello sono il suo tempio» (Ap 21,22).

6. «i suoi uomini»: oltre ai vecchi compagni (2,3) vi sono oramai anche gli «uomini migliori» di tutte le tribù d'Israele (cfr. 6,1: «radunò di nuovo»).

7. «Sion»: dapprima il nome è attribuito solo alla rocca su cui sorge la città (poi chiamata «Città di Davide» dal nome del suo conquistatore in segno di possesso esclusivo: v. 9; cfr. 12,28; 1Re 8,1). Successivamente verrà applicato poeticamente a tutta la città e persino all'intero popolo d'Israele, con una forte connotazione nazionale e religiosa (cfr. Sal 2,6; 14,7; 87,1.5; 137,3; Is 18,7; 28,16; 52,1-2; 59,20; 62,11; Ger 3,14; Lam 1,4-6; Sof 3,14-16; Zc 2,11; 9,9). Nel NT sono significativi i testi di Eb 12,22, la “nuova alleanza”, e in Ap 14, 1 il “monte dell'Agnello”.

8. Il testo è difficile e senz'altro corrotto. TM ha lett.: «Chiunque colpisce il Gebuseo e [lo] raggiunge attraverso il ṣinnôr... E gli storpi e i ciechi che odiano (qere) la vita di Davide.... Perciò si dice: Cieco e zoppo non entra in casa». «attraverso il canale»: la parola ṣinnôr compare solo un'altra volta in Sal 42,8, dove vien tradotto generalmente con «cascate». Le versioni antiche già non la capivano più: i LXX leggono «con la spada» e Vg «[attraverso] le grondaie dei tetti». Gli scavi archeologici hanno scoperto appena oltre l'inizio del “Canale di Ezechia” un pozzo verticale scavato nella roccia, che dalla sorgente Ghicon (1Re 1,33.38.45) risale all'interno del monte e prosegue obliquamente per alcune decine di metri fino a sboccare presso le antiche mura gebusee. Analoghi impianti di ingegneria idraulica – anteriori al secondo millennio a.C. – sono stati trovati nelle città cananee di Gabaon, Gezer, Meghiddo, Azor, In caso d'assedio, la sorgente veniva ostruita all'esterno con pietre e terra, mentre continuava ad essere accessibile dalla città attraverso questo canale, che sembra ben corrispondere all'enigmatico ṣinnôr. Davide ha individuato l'ingresso della sorgente e propone ai suoi di risalire il condotto per penetrare all'interno della città. 1Cr 11,6 dice che il primo a compiere l'impresa fu Ioab. «Quanto ai ciechi...»: poiché i Gebusei avevano schernito Davide dicendo che per sostenere l'assedio sarebbero bastati i ciechi e gli zoppi, è lecito pensare che Davide, ormai certo della vittoria, riversi su questi ultimi il proprio disprezzo. Il senso dell'anacoluto può essere il seguente (con il qere): «Quanto ai ciechi e agli zoppi che odiano Davide... [sott.: che siano maledetti!]». «Per questo dicono»: il fatto ha dato origine a un oscuro detto proverbiale. Seguendo i LXX, alcuni commentatori ritengono che «casa» sia in realtà il tempio «casa del Signore», con allusione a Lv 21,18 (cfr. Mt 21,14). A parte che non si vede come questo senso possa inerire al presente contesto, si deve ricordare che bayit ha anche il senso più generale di «interno, dentro» (Gn 6,14; Lv 16,2). È più sensato vedere il proverbio come un'espressione ironica diretta contro qualcuno che asserisce caparbiamente l'impossibilità di qualcosa. Una traduzione possibile può essere: «Il cieco e lo zoppo [sentenziano]: “Non si entra qui dentro!“».

9. «fece intorno costruzioni»: si tratta verosimilmente del consolidamento delle strutture difensive preesistenti. «dal Millo verso l'interno»: il «Millo» (dal verbo ml’, «riempire») è il terrapieno che sarà edificato successivamente da Salomone (1Re 9,15). Qui vale come punto di riferimento topografico. «Chiram re di Tiro»: i Fenici erano abili costruttori ed esportavano in tutto il bacino del Mediterraneo materiali pregiati e maestranze qualificate. Chiram sarà pure amico di Salomone e collaborerà alla costruzione del tempio (1Re 5,15).

13-16. Davide allarga ulteriormente il suo harem (cfr. 3,2-5) come segno dell'accresciuta potenza (vv. 10.12). 1Cr 3,5-9 dice che i primi quattro nominati sono figli di Betsabea, già moglie di Uria (cfr. 11,1-24) mentre gli altri sono figli di altre mogli di primo rango, «senza contare i figli delle sue concubine». La genealogia di Gesù dell'evangelista Luca (3,31) menziona Natan al posto di Salomone, forse in considerazione dei peccati idolatrici di tale re (1Re 11,1-13).

17-25. I fatti narrati devono essere accaduti prima della conquista di Gerusalemme (cfr. 5,6-12). Per i Filistei Davide è ancora un vassallo (1Sam 27,5-12); la sua elevazione a re d'Israele significa di fatto una dichiarazione d'indipendenza. Subito scatta la repressione. Un contingente di truppe filistee si spinge fin presso Gerusalemme, mentre Davide riprende la sua antica strategia di guerriglia montana. I luoghi sono i medesimi di un tempo: la «fortezza» (v. 17) può essere identificata con Adúllam (mᵉṣûdâ come in 1Sam 22,4 e 24,23) a sudovest di Betlemme (cfr. 23,13). Il trasferimento da Ebron (1000 m di altitudine) ad Adullam (300-500 m) spiega l'uso del verbo «scendere» (v. 17). Anche le modalità della battaglia sono le medesime del passato: doppia consultazione mediante l'efod (vv. 19.23; cfr. 1Sam 2,18; 14,41) e attacco improvviso e risolutivo. L'intervento soprannaturale è decisivo per la vittoria (vv. 20.24), ma lo è ancor di più la totale fiducia accordata alla parola divina (v. 25; cfr. invece Saul: 1Sam 13-15). Il v. 21 evidenzia il valore teologico della guerra (cfr. 1Sam 17). D'ora in poi i Filistei non entreranno più nel territorio d'Israele, anzi Davide andrà ad attaccare battaglia in casa loro (8,1; 21,15-22).

18. «valle di Refaim»: a ovest di Gerusalemme (Gs 15,8; 18,16). I Filistei la raggiungono con i loro carri e vi si appostano con l'intenzione di isolare Davide dalle tribù settentrionali alleatesi con lui. La zona si trova ancora sotto il controllo dei Gebusei, alleati con i Filistei.

20. «Baal-Perazim»: pereṣ significa «breccia, irruzione». Il nome significa dunque «Baal ha fatto irruzione». In questo tempo il nome «Baal» non ha ancora le connotazioni idolatriche che acquisirà più tardi (cfr. 2,8 e 4,4). Is 28,21 ricorda solo il «monte Perasim».

23-24. «Balsami»: in ebraico bᵉkā’îm. Il luogo, a poca distanza da Gerusalemme, riceve presumibilmente il nome da un arbusto balsamifero chiamato in arabo bak. Vg ha «dei peri», mentre i LXX leggono «del pianto» (come in Sal 84,7). «un rumore di passi»: il senso dell'espressione è incerto. Non si può a priori escludere una suggestiva ipotesi fondata sulle parole: «il Signore uscirà (lett. «allora sarà uscito») davanti a te»: i passi potrebbero essere quelli del Signore stesso che guida il suo popolo in battaglia (cfr. Es 33,14-16).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Intatto lo spirito

ho ripreso in mano le poesie giovanili

alcune rifatte altre modificate

con severi tagli senza rimpianti

ispirazioni bucoliche vestite di primavera o

di autunnali malinconie

vi è rimasto intatto

lo spirito degli alberi e del vento

la resina la radice linfa da cui vita rinasce

© Felice Serino aka norise

Che meraviglia. Questa poesia di Felice Serino vibra di autenticità e memoria, come se il tempo non avesse scalfito l’essenza originaria dell’ispirazione. Il verso “lo spirito degli alberi e del vento” è un’immagine potentissima: evoca una continuità profonda tra natura e parola, tra passato e presente.

Riflessioni sul testo:– Il poeta torna alle sue radici, rivedendo le poesie giovanili con occhio maturo, ma senza tradire la loro anima. – I “severi tagli senza rimpianti” parlano di una lucidità artistica, di una crescita che non rinnega ma rifonde. – Le stagioni diventano metafore dell’ispirazione: la primavera come slancio vitale, l’autunno come dolce malinconia. – Eppure, ciò che resta “intatto” è lo spirito: la linfa poetica, la voce della natura che continua a parlare.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

tendenzialmente un hikikomori, rinvio scadenze e perfino a volte attenzione ai rapporti umani, per tenere viva e aggiornata la mia personale (e totalmente pubblica: un servizio pubblico) rete delle reti della ricerca letteraria. posso non riuscire a rispondere a una mail, perché sto ultimando una lista di link a siti che archiviano materiale verbovisivo. (è un esempio). mentre cammino in strada aggiorno siti e social che rinviano a testi e saggi. eccetera. non posso completamente negare che si tratti di introiezione di un diktat lavorativo “efficientista” che, in quanto anarchico, dovrei proprio rifiutare alla radice e calpestare. ma, allo stesso tempo, spero non sia una mera autogiustificazione pensare che questo lavoro serva (in modo del tutto non-centripeto, non diretto alla mia persona) a spostare recisamente lo sguardo delle persone, dei lettori, degli osservatori, dalla cancrena del mainstream agli spazi aperti della scrittura, della musica e dell'arte di ricerca.


noblogo.org/differx/tendenzial…

Corpi intermedi. La democrazia che ci rubano tra un voto e l’altro.


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(213)

(CI1)

In Italia la partecipazione politica è diventata un rito svuotato: un gesto meccanico, episodico, che chiede ai cittadini di presentarsi alle urne ogni tanto per legittimare scelte altrui, mentre milioni si allontanano dalle cabine elettorali.

L’astensionismo è ormai il “primo partito” del Paese: alle politiche 2022 oltre 16,5 milioni di italiani non hanno votato, con un’affluenza al 64%, minimo storico repubblicano.

Alle europee 2024 il trend si è confermato, con un’affluenza sotto il 50% e l’assenza come protagonista indiscussa.È il segno di un sistema che riduce la democrazia a un atto di fede occasionale, senza costruire relazioni quotidiane con chi vive i problemi reali.

Dentro questo vuoto, i corpi intermedi (sindacati, associazioni, comitati, movimenti) vengono dipinti come relitti del passato, ostacoli da smantellare in nome della “disintermediazione” digitale. Eppure sono loro a svolgere il lavoro che la politica istituzionale ha abbandonato: aggregare conflitti, dare voce ai bisogni diffusi, trasformare lamenti individuali in lotte collettive. Funzionano come ponti tra chi non ha tempo né risorse per bussare ai palazzi del potere e chi dovrebbe scriverne le regole.

Quando vengono bypassati, subentrano due derive: il leader che parla “direttamente al popolo” via social o l’algoritmo che riduce tutto a like e commenti isolati. In entrambi i casi, la partecipazione si dissolve in un clic impersonale, a valle delle decisioni prese altrove.

(CI2)

La retorica della democrazia istantanea è comoda: “non servono intermediari, basta il tuo voto”. Ma quel voto arriva ogni lustro, su pacchetti preconfezionati, mentre i veri tavoli di negoziazione restano preclusi ai cittadini.

Al contrario, chi difende un posto di lavoro, un servizio pubblico, un quartiere, lo fa in assemblee, scioperi, reti associative: lì la partecipazione è concreta, richiede tempo, studio, radicamento, mediazione quotidiana.

Quando i governi li convocano sono solo per “pro forma” ed il risultato è noto: leggi raffazzonate, tensioni sociali deflagrate in ritardo, scelte calate dall’alto che cozzano con la realtà.

Non si tratta di idealizzare i corpi intermedi, con i loro limiti evidenti: calo di iscritti, autoreferenzialità, leader che hanno svuotato la rappresentanza di contenuto, ma senza di loro, resta una democrazia di facciata, dove si vota sempre meno e si decide in circoli sempre più ristretti. Le piattaforme digitali, le consultazioni online, i sondaggi flash promettono prossimità, ma consegnano deleghe totali: un clic oggi, potere assoluto domani. La vera democrazia partecipativa esige invece organizzazioni autonome, conflitti incanalati, spazi dove i cittadini si formino, discutano, incidano davvero.

La sfida è chiara: meglio un rito elettorale anemico o un ecosistema di corpi intermedi che costringa il potere a confrontarsi con la società viva?Il voto resta essenziale, ma senza movimenti che lo alimentino prima e lo vigilino dopo, è solo un sigillo su altrui partite.

Oggi ci chiedono silenzio tra un’elezione e l’altra perché ci vogliono atomizzati, privi di reti. Una democrazia adulta, invece, teme il cittadino che non archivia la politica con lo spegnimento del televisore: quello che si organizza, resiste, conta ogni giorno.

#Blog #Politica #Società #CorpiIntermedi #Opinioni


noblogo.org/transit/corpi-inte…


Corpi intermedi. La democrazia che ci rubano tra un voto e l’altro.


(213)

(CI1)

In Italia la partecipazione politica è diventata un rito svuotato: un gesto meccanico, episodico, che chiede ai cittadini di presentarsi alle urne ogni tanto per legittimare scelte altrui, mentre milioni si allontanano dalle cabine elettorali.

L’astensionismo è ormai il “primo partito” del Paese: alle politiche 2022 oltre 16,5 milioni di italiani non hanno votato, con un’affluenza al 64%, minimo storico repubblicano.

Alle europee 2024 il trend si è confermato, con un’affluenza sotto il 50% e l’assenza come protagonista indiscussa.È il segno di un sistema che riduce la democrazia a un atto di fede occasionale, senza costruire relazioni quotidiane con chi vive i problemi reali.

Dentro questo vuoto, i corpi intermedi (sindacati, associazioni, comitati, movimenti) vengono dipinti come relitti del passato, ostacoli da smantellare in nome della “disintermediazione” digitale. Eppure sono loro a svolgere il lavoro che la politica istituzionale ha abbandonato: aggregare conflitti, dare voce ai bisogni diffusi, trasformare lamenti individuali in lotte collettive. Funzionano come ponti tra chi non ha tempo né risorse per bussare ai palazzi del potere e chi dovrebbe scriverne le regole.

Quando vengono bypassati, subentrano due derive: il leader che parla “direttamente al popolo” via social o l’algoritmo che riduce tutto a like e commenti isolati. In entrambi i casi, la partecipazione si dissolve in un clic impersonale, a valle delle decisioni prese altrove.

(CI2)

La retorica della democrazia istantanea è comoda: “non servono intermediari, basta il tuo voto”. Ma quel voto arriva ogni lustro, su pacchetti preconfezionati, mentre i veri tavoli di negoziazione restano preclusi ai cittadini.

Al contrario, chi difende un posto di lavoro, un servizio pubblico, un quartiere, lo fa in assemblee, scioperi, reti associative: lì la partecipazione è concreta, richiede tempo, studio, radicamento, mediazione quotidiana.

Quando i governi li convocano sono solo per “pro forma” ed il risultato è noto: leggi raffazzonate, tensioni sociali deflagrate in ritardo, scelte calate dall’alto che cozzano con la realtà.

Non si tratta di idealizzare i corpi intermedi, con i loro limiti evidenti: calo di iscritti, autoreferenzialità, leader che hanno svuotato la rappresentanza di contenuto, ma senza di loro, resta una democrazia di facciata, dove si vota sempre meno e si decide in circoli sempre più ristretti. Le piattaforme digitali, le consultazioni online, i sondaggi flash promettono prossimità, ma consegnano deleghe totali: un clic oggi, potere assoluto domani. La vera democrazia partecipativa esige invece organizzazioni autonome, conflitti incanalati, spazi dove i cittadini si formino, discutano, incidano davvero.

La sfida è chiara: meglio un rito elettorale anemico o un ecosistema di corpi intermedi che costringa il potere a confrontarsi con la società viva?Il voto resta essenziale, ma senza movimenti che lo alimentino prima e lo vigilino dopo, è solo un sigillo su altrui partite.

Oggi ci chiedono silenzio tra un’elezione e l’altra perché ci vogliono atomizzati, privi di reti. Una democrazia adulta, invece, teme il cittadino che non archivia la politica con lo spegnimento del televisore: quello che si organizza, resiste, conta ogni giorno.

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Overcoats – Young (2017)


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Dopo il primo omonimo EP del 2015, tornano le Overcoats, duo al femminile di Brooklyn, con “Young”. Il loro debutto sulla distanza mixa elettronica, folk, soul e pop a testi profondi e armonie vocali sorprendenti. Overcoats è il nuovo duo al femminile delle newyorkesi Hana Elion e JJ Mitchell. Il loro debutto, “Young”, incarna un sound ricco di minimalismi e melodie: canzoni che parlano di connessione e tensione, della profondità dell’amore e delle sfide che si affrontano in e come famiglia... artesuono.blogspot.com/2017/05…


Ascolta il disco: album.link/s/5X20kbbHdgPgFItju…



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Overcoats – Young (2017)


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Dopo il primo omonimo EP del 2015, tornano le Overcoats, duo al femminile di Brooklyn, con “Young”. Il loro debutto sulla distanza mixa elettronica, folk, soul e pop a testi profondi e armonie vocali sorprendenti. Overcoats è il nuovo duo al femminile delle newyorkesi Hana Elion e JJ Mitchell. Il loro debutto, “Young”, incarna un sound ricco di minimalismi e melodie: canzoni che parlano di connessione e tensione, della profondità dell’amore e delle sfide che si affrontano in e come famiglia... artesuono.blogspot.com/2017/05…


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Un filosofo e un conduttore televisivo. Uno è morto. L'altro comanda il Pentagono.

Ali Larijani e Pete Hegseth: un confronto imbarazzante per chi preferisce non farlo.

Ci siamo abituati in fretta. Un raid notturno, una comunicazione ufficiale, i commenti soddisfatti dei vincitori. Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale della Repubblica Islamica dell'Iran, è stato eliminato il 17 marzo 2026 da un attacco israeliano nei pressi di Teheran. Ucciso insieme al figlio, a un vice e alle sue guardie del corpo. Niente di strano, ormai. Andiamo avanti. Eppure vale la pena fermarsi un momento. Non per commemorare Larijani — le sue responsabilità nella repressione interna e nel sostegno ai movimenti armati regionali sono documentate e pesanti. Ma per capire chi era davvero l'uomo che abbiamo appena eliminato, e confrontarlo con chi, dall'altra parte, gestisce oggi la macchina da guerra più potente della storia.

Chi era Ali LarijaniAli LarijaniNato nel 1958 a Najaf, città santa dello sciismo iracheno, Larijani era figlio di un importante studioso religioso. Avrebbe potuto fare il chierico. Scelse la matematica. Si laureò in Matematica e Informatica all'Università di Tecnologia Aryamehr — oggi Sharif — e poi conseguì un master e un dottorato di ricerca in Filosofia Occidentale all'Università di Teheran. La sua tesi era su Immanuel Kant. Ha pubblicato libri su Kant, su Saul Kripke e su David Lewis. Era membro della facoltà della Scuola di Letteratura e Scienze Umanistiche. Vale la pena ripeterlo: l'uomo che coordinava l'intera strategia di sicurezza nazionale iraniana aveva un dottorato in filosofia occidentale e scriveva di Kant. In farsi. Per un pubblico iraniano. In una Repubblica Islamica. Questo non lo rendeva un democratico, né un moderato nel senso che piace a noi. Ma lo rendeva qualcosa di preciso: un interlocutore. Un uomo capace di muoversi tra i codici della diplomazia internazionale. Un negoziatore che nel 2007 sedette ai tavoli che avrebbero portato al JCPOA del 2015 — l'accordo sul nucleare iraniano che Donald Trump avrebbe poi stracciato nel 2018, aprendo la strada all'escalation in corso.

“Larijani era, per dirla chiaramente, il tipo di nemico con cui si può parlare. Il tipo che conosce le regole del gioco e le rispetta, anche quando lavora per rovesciarti.”

Dopo la morte di Khamenei il 28 febbraio, era diventato la figura più potente del sistema iraniano. Gestiva intelligence, difesa, politica estera e dossier nucleare. Non un simbolo. Un operatore.

Chi è Pete HegsethPete HegsethPete Hegseth è nato nel 1980 a Minneapolis. Ha frequentato Princeton — grazie anche alla sua partecipazione al team di basket — dove ha studiato scienze politiche e scritto per il giornale conservatore del campus. Ha poi ottenuto nel 2013 un Master in Public Policy alla Kennedy School di Harvard. Ha fatto il militare: ufficiale della National Guard, dispiegato a Guantánamo, in Iraq e in Afghanistan. Grado di maggiore. Due Bronze Star. Lasciò il servizio nel 2021 dopo che uno dei suoi tatuaggi fu segnalato come potenzialmente problematico dalla sicurezza presidenziale. Poi fece quello che fanno molti veterani americani con buone spalle e un'opinione su tutto: andò in televisione. Dal 2014 al 2024 condusse Fox & Friends Weekend, il programma del sabato e della domenica mattina di Fox News. Il programma preferito di Donald Trump. Quello che Trump guardava ogni giorno prima di twittare. Nel novembre 2024, Trump lo ha nominato Segretario della Difesa degli Stati Uniti d'America. Il Pentagono. Tre milioni di dipendenti. Un bilancio annuale di 857 miliardi di dollari. L'arsenale nucleare. Il Comando Strategico. Affidata a un conduttore di talk show del fine settimana. Il Senato lo ha confermato con il voto decisivo del vicepresidente J.D. Vance, che ruppe il pareggio. È la prima volta nella storia americana che il voto del vicepresidente è stato necessario per confermare un Segretario della Difesa.

Da quando è in carica, Hegseth ha: eliminato i programmi di diversità e inclusione nell'esercito, condiviso piani operativi riservati su una chat Signal che includeva la moglie, il fratello e il suo avvocato personale, e proposto di rinominare il Dipartimento della Difesa “Department of War”.

Sulla chat Signal, per capirsi: ministri e funzionari di primo livello discutevano i dettagli di un imminente attacco allo Yemen. Qualcuno aveva aggiunto per errore il direttore di The Atlantic. Il direttore di The Atlantic ha poi pubblicato tutto.

Il punto Non sto dicendo che Larijani fosse una brava persona. Non lo era, secondo qualsiasi metro di giudizio occidentale. Stava dall'altra parte di una guerra in corso, e quella guerra ha cause, responsabilità e vittime che non si distribuiscono equamente. Sto dicendo che il confronto tra i due curricula produce un effetto straniante, se ci si ferma a guardarlo. Da un lato: dottorato in filosofia kantiana, trentacinque anni di esperienza nelle istituzioni, negoziatore di accordi internazionali, autore accademico. Dall'altro: Princeton per giocare a basket, poi Fox News, poi il Pentagono. Ci raccontano che stiamo difendendo la civiltà. Sarebbe più convincente se ci mostrassero chi la incarna. Nel frattempo, ogni volta che qualcuno mi spiega come noi siamo la civiltà e l'Iran è la barbarie, mi viene un po' da ridere. E poi mi passa.


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Istruzioni garantite per assicurarsi un posto in studio a Propaganda Live *


**** Istruzioni garantite per assicurarsi un posto in studio a Propaganda Live ****

Poiché a ogni tornata leggo post di persone affrante e frustrate, lascio qui le Istruzioni di chi, il sottoscritto me medesimo, è riuscito a partecipare tutti gli anni, compreso questo, da quando è in vigore la procedura di registrazione sul sito de La7. Se seguirete pedissequamente queste istruzioni, il posto non ve lo toglierà nessuno.

1- Non usate smartphone e/o tablet. Usate solamente PC fisso o notebook con tastiera esterna USB. Usate un PC performante; se non lo avete, rimediatelo da un amico/parente/vicino. Dovete avere il PC più performante nel raggio di almeno 30 km. 2- Non usate la connessione WiFi. Usate la connessione con cavo ethernet. Il cavo ethernet deve essere categoria 8. La categoria è scritta sul cavo stesso; se non c'è scritta, il cavo è del cinese e dovete buttarlo (Si, la Cina è avanti un secolo a tutti tecnologicamente, ma il cinese sotto casa non lo sa e continua a vendere monnezza) 3- Anche se il form per la compilazione richiede pochi campi (Nome, Cognome, Data di nascita, Numero di partecipanti, Nome e Cognome e data di nascita del vostro eventuale accompagnatore), dovete essere veloci sulla tastiera. Se non siete veloci, assoldate uno sviluppatore software di quelli che non conoscono il mouse e volano sulla tastiera come Sinner su un campo da Tennis. Se il browser non ha in cache i vostri dati anagrafici per la compilazione automatica, aprite Notepad, scrivete il vostro indirizzo e-mail e copiatelo (CTRL+C). Sul Form l'indirizzo e-mail va scritto e confermato (CTRL+V due volte). Il campo per l'inserimento della data di nascita permette di scrivere la data senza aprire il calendarietto, quindi non aprite quel ca@@o di calendarietto, soprattutto se siete vecchi come me e per selezionare il vostro anno dovete tornare indietro fino all'origine dell'umanità. 4- I dati del vostro accompagnatore potete inventarli, compresa la data di nascita (Ripeto: non aprite quel ca@@o di calendarietto). Quello che fa fede sono i dati anagrafici con la firma del PDF del vostro accompagnatore che dovrà essere compilato e inviato successivamente da voi per e-mail. 5- Come suggerisce Tajani, chiudete le finestre di casa per evitare che il drone di qualche concorrente nei paraggi venga a disturbarvi e alle 12 in punto posizionatevi sul sito, pronti a fare ripetutamente F5 per aggiornare la pagina nel browser. 6- Quando escono le date, una sotto l'altra, voi fiondatevi sull'ultima in basso, anche se quel giorno è in programma l'evento più importante della vostra vita: niente è più importante della partecipazione a Propaganda Live in studio (ma questo deve essere chiaro, altrimenti non riuscirete mai a prenotare).

7- Daje, Daje e Daje, ca@@o.


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Intatto lo spirito

ho ripreso in mano le poesie giovanili

alcune rifatte altre modificate

con severi tagli senza rimpianti

ispirazioni bucoliche vestite di primavera o

di autunnali malinconie

vi è rimasto intatto

lo spirito degli alberi e del vento

la resina la radice linfa da cui vita rinasce

© Felice Serino aka norise

Che meraviglia. Questa poesia di Felice Serino vibra di autenticità e memoria, come se il tempo non avesse scalfito l’essenza originaria dell’ispirazione. Il verso “lo spirito degli alberi e del vento” è un’immagine potentissima: evoca una continuità profonda tra natura e parola, tra passato e presente.

Riflessioni sul testo:– Il poeta torna alle sue radici, rivedendo le poesie giovanili con occhio maturo, ma senza tradire la loro anima. – I “severi tagli senza rimpianti” parlano di una lucidità artistica, di una crescita che non rinnega ma rifonde. – Le stagioni diventano metafore dell’ispirazione: la primavera come slancio vitale, l’autunno come dolce malinconia. – Eppure, ciò che resta “intatto” è lo spirito: la linfa poetica, la voce della natura che continua a parlare.


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2SAMUELE - Capitolo 4


Assassinio di Is-Baal1Quando il figlio di Saul seppe della morte di Abner a Ebron, gli caddero le braccia e tutto Israele rimase sconvolto. 2Il figlio di Saul aveva due uomini, capi di bande, chiamati l'uno Baanà e il secondo Recab, figli di Rimmon il Beerotita, della tribù di Beniamino, perché anche Beeròt era computata fra le città di Beniamino. 3I Beerotiti si erano rifugiati a Ghittàim e vi sono rimasti come forestieri fino ad oggi.4Giònata, figlio di Saul, aveva un figlio storpio nei piedi. Egli aveva cinque anni quando giunsero da Izreèl le notizie circa i fatti di Saul e di Giònata. La nutrice l'aveva preso ed era fuggita, ma nella fretta della fuga il bambino era caduto ed era rimasto storpio. Si chiamava Merib-Baal.5Si mossero dunque i figli di Rimmon il Beerotita, Recab e Baanà, e vennero nell'ora più calda del giorno alla casa di Is-Baal, mentre egli stava facendo la siesta pomeridiana. 6Ora, la portinaia della casa, mentre mondava il grano, si era assopita e dormiva: perciò Recab e Baanà, suo fratello, poterono introdursi inosservati. 7Entrarono dunque in casa, mentre egli era disteso sul suo giaciglio nella camera da letto: lo colpirono, l'uccisero e gli tagliarono la testa; poi, portando via la testa di lui, presero la via dell'Araba, camminando tutta la notte. 8Portarono la testa di Is-Baal a Davide a Ebron e dissero al re: “Ecco la testa di Is-Baal, figlio di Saul, tuo nemico, che attentava alla tua vita. Oggi il Signore ha concesso al re, mio signore, la vendetta contro Saul e la sua discendenza”. 9Ma Davide rispose a Recab e a Baanà, suo fratello, figli di Rimmon il Beerotita: “Per la vita del Signore che mi ha liberato da ogni angustia! 10Colui che mi annunciava: “Ecco, è morto Saul!”, credendo di portarmi una lieta notizia, l'ho preso e ucciso a Siklag, e questa fu la ricompensa per la notizia. 11Ora che uomini malvagi hanno ucciso un giusto in casa mentre dormiva, non dovrò a maggior ragione chiedere conto del suo sangue alle vostre mani ed eliminarvi dalla terra?“. 12Davide diede ordine ai suoi giovani; questi li uccisero, tagliarono loro le mani e i piedi e li appesero presso la piscina di Ebron. Presero poi la testa di Is-Baal e la seppellirono nel sepolcro di Abner a Ebron.

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Approfondimenti


1-12. La morte di Abner getta Is-Baal nello sconforto. Senza di lui la causa d'Israele e lo stesso re – debole e senza difese – sono perduti. E sono proprio i suoi sudditi che lo tradiscono. Due Beniaminiti ordiscono un agguato nella sua stessa dimora, lo uccidono nel sonno e ne portano la testa a Davide. Certamente essi intendono far cessare lo scisma, forse sperano anche di ricavarne qualche vantaggio personale. Fatto sta che, giunti trionfanti a Ebron, si trovano davanti un Davide ben diverso da quello che si attendevano. La severa condanna per l'uccisione di Abner (3,28-38) si ripete tale e quale, con l'aggravante di aver «ucciso un giusto in casa mentre dormiva», e per giunta un “Unto” (cfr. 2,9). La pena subita dall'Amalecita per il fatto di aver portato la notizia della morte di Saul (1,1-18) è cosa da nulla rispetto a quella che toccherà a questi «iniqui» giunti a Ebron vantandosi di aver eseguito la vendetta del Signore «contro Saul e la sua discendenza» (v. 8). Doeg l'Idumeo (1Sam 22,18) e l'Amalecita (2Sam 1 10) erano stranieri, ma Recab e Baana non hanno attenuanti di sorta! Ancora una volta Davide dimostra senza equivoci di non gioire del lutto che s'abbatte sulla casa di Saul, anche se ciò spiana la via al recupero definitivo delle dieci tribù del Nord. Non ha mai considerato Saul un «nemico» (v. 8) neppure nei momenti peggiori (cfr. 1Sam 24.26), poiché in lui vedeva innanzitutto il «consacrato del Signore» (1Sam 26,10-11).

2-3. L'autore cerca di spiegare come mai Beerot, pur essendo rimasta una città cananea anche dopo la conquista (cfr. Gs 9,17) ora appartenga a Beniamino. Assegnata di diritto a tale tribù (Gs 18,25), questa riuscì ad impadronirsene quando gli abitanti di Beerot fuggirono, forse dopo essere rimasti coinvolti nelle persecuzioni intraprese da Saul contro i Gabaoniti (21,2) in flagrante violazione degli accordi intercorsi tra i Cananei e Giosuè (Gs 9). La localizzazione di Ghittaim è incerta; non sarebbe strano se si trovasse in Filistea, rifugio ideale per i perseguitati politici (cfr. 1Sam 21,11-15; 27,1-4).

4. La notizia è apparentemente estranea al contesto. In realtà essa completa il quadro della situazione al momento della morte di Is-Baal, l'ultimo discendente di Saul in grado di sedere sul trono. Il figlio di Gionata sarebbe l'erede più prossimo, ma è un povero infermo che non può neppure vendicare il sangue versato (se ne incarica Davide in qualità di genero di Saul: v. 11). «Merib-Baal»: secondo 1Cr 8,34. Il TM ha mᵉpîbošet. Se anche per il nome del figlio di Gionata è avvenuta la modifica “teologica” rilevata in 2,8, è probabile che la forma primitiva fosse mᵉpîbáal = «dalla bocca di Baal».

6. BC segue i LXX. Il TM ha: «Essi entrarono all'interno della casa [come] per prendere grano, e lo colpirono al ventre. Recab e suo fratello Baana si misero in salvo». La difficoltà di legare quest'ultima frase col versetto seguente è un indizio serio della probabile corruzione del testo ebraico.

12. Le mani che hanno colpito Is-Baal e i piedi che sono serviti per la vile ritirata sono mozzati in segno di pubblico ludibrio. Il TM non specifica se vengono «appesi» i corpi mutilati degli assassini oppure solo le mani e i piedi. Qualcosa di simile avevano fatto i Filistei a Saul e ai suoi figli (1Sam 31,9-10).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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abbiamo parlato di tempistiche? parliamo di tempistiche. per quando lo vuoi fatto questo lavoro che mi chiedi gratis? per ieri? per la settimana scorsa? parliamo di denaro? non parliamo di denaro. te lo consegno l'altroieri? va bene lo stesso? te lo consegno a casa portandotelo con le orecchie o preferisci che ci aggiunga due spicci così ti prendi anche un caffè? vuoi che te lo porti io il caffè? sempre equilibrando il vassoio con le orecchie, certo. eccomi.


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Tedeschi Trucks Band – Live From The Fox Oakland (2017)


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Derek Trucks è uno dei pochi talenti precoci che ha mantenuto le attese. Nato nel '79 a Jacksonville, a 13 anni aveva già diviso il palco con Buddy Guy, suonando una chitarra quasi più grande di lui e specializzandosi alla slide che lo facilitava avendo le mani piccole. A 17 anni forma la Derek Trucks Band con la quale incide otto albums; nel contempo, dopo varie apparizioni come ospite, si unisce alla Allman Brothers Band invitato dallo zio Butch, restando con la gloriosa formazione dal '99 allo scioglimento del 2014 e formando con Warren Haynes una... artesuono.blogspot.com/2017/04…


Ascolta il disco: album.link/s/5N08TYY1GFOsd8apS…



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Tedeschi Trucks Band – Live From The Fox Oakland (2017)


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Derek Trucks è uno dei pochi talenti precoci che ha mantenuto le attese. Nato nel '79 a Jacksonville, a 13 anni aveva già diviso il palco con Buddy Guy, suonando una chitarra quasi più grande di lui e specializzandosi alla slide che lo facilitava avendo le mani piccole. A 17 anni forma la Derek Trucks Band con la quale incide otto albums; nel contempo, dopo varie apparizioni come ospite, si unisce alla Allman Brothers Band invitato dallo zio Butch, restando con la gloriosa formazione dal '99 allo scioglimento del 2014 e formando con Warren Haynes una... artesuono.blogspot.com/2017/04…


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2SAMUELE - Capitolo 3


Negoziati e uccisione di Abner1La guerra tra la casa di Saul e la casa di Davide fu lunga. Davide andava facendosi più forte, mentre la casa di Saul andava indebolendosi.2A Ebron nacquero a Davide dei figli e furono: il primogenito Amnon, nato da Achinòam di Izreèl; 3il secondo Chilab, nato da Abigàil, già moglie di Nabal di Carmel; il terzo Assalonne, figlio di Maacà, figlia di Talmài, re di Ghesur; 4il quarto Adonia, figlio di Agghìt; il quinto Sefatia, figlio di Abitàl; 5il sesto Itreàm, nato da Egla, moglie di Davide. Questi nacquero a Davide a Ebron.6Mentre c'era lotta tra la casa di Saul e quella di Davide, Abner era diventato potente nella casa di Saul. 7Saul aveva avuto una concubina chiamata Rispa, figlia di Aià. Ora Is-Baal disse ad Abner: “Perché ti sei unito alla concubina di mio padre?”. 8Abner si adirò molto per le parole di Is-Baal e disse: “Sono dunque una testa di cane di Giuda? Fino ad oggi ho usato benevolenza verso la casa di Saul tuo padre, i suoi fratelli e i suoi amici, e non ti ho fatto cadere nelle mani di Davide. Oggi tu mi rimproveri una colpa di donna. 9Così faccia Dio ad Abner e anche peggio, se io non farò per Davide ciò che il Signore gli ha giurato: 10trasferire cioè il regno dalla casa di Saul e stabilire il trono di Davide su Israele e su Giuda, da Dan fino a Bersabea”. 11Quegli non fu capace di rispondere una parola ad Abner, perché aveva paura di lui.12Abner inviò subito messaggeri a Davide per dirgli: “Di chi è la terra?”, per dire: “Fa' alleanza con me, ed ecco la mia mano sarà con te per far volgere a te tutto Israele”. 13Rispose: “Bene! Io farò alleanza con te. Però ho una cosa da chiederti ed è questa: non vedrai il mio volto senza condurmi Mical, figlia di Saul, quando verrai a vedere il mio volto”. 14Davide spedì messaggeri a Is-Baal, figlio di Saul, dicendogli: “Ridammi mia moglie Mical, che feci mia sposa al prezzo di cento prepuzi di Filistei”. 15Is-Baal mandò a toglierla a suo marito, Paltièl, figlio di Lais. 16Suo marito partì con lei, camminando e piangendo dietro di lei fino a Bacurìm. Poi Abner gli disse: “Torna indietro!”. E quegli tornò.17Intanto Abner rivolse questo discorso agli anziani d'Israele: «Da tempo voi desiderate avere Davide come vostro re. 18Ora mettetevi in azione, perché il Signore ha detto così a Davide: “Per mezzo di Davide, mio servo, salverò il mio popolo Israele dalle mani dei Filistei e dalle mani di tutti i suoi nemici”». 19Abner ebbe colloqui anche con gli uomini di Beniamino. Poi Abner andò da Davide a Ebron, a parlargli di quanto era parso bene agli occhi d'Israele e di tutta la casa di Beniamino. 20Abner venne dunque da Davide a Ebron con venti uomini e Davide fece un banchetto per Abner e i suoi uomini. 21Abner disse poi a Davide: “Adesso vado a radunare tutto Israele intorno al re, mio signore. Essi faranno alleanza con te e regnerai secondo il tuo desiderio”. Davide congedò poi Abner, che partì in pace.22Ed ecco, i servi di Davide e Ioab tornavano da una scorreria e portavano con sé grande bottino. Abner non era più con Davide a Ebron, perché questi lo aveva congedato, ed egli era partito in pace. 23Quando arrivarono Ioab e la sua truppa, fu riferito a Ioab: “È venuto dal re Abner, figlio di Ner, ed egli l'ha congedato e se n'è andato in pace”. 24Ioab andò dal re e gli disse: “Che cosa hai fatto? Ecco, è venuto Abner da te; come mai l'hai congedato ed egli ha potuto andarsene? 25Lo sai chi è Abner, figlio di Ner? È venuto per ingannarti, per conoscere le tue mosse, per sapere ciò che fai”.26Ioab si allontanò da Davide e mandò messaggeri dietro Abner e lo fece tornare indietro dalla cisterna di Sira, senza che Davide lo sapesse. 27Abner tornò a Ebron e Ioab lo prese in disparte dentro la porta, come per parlargli pacificamente, e qui lo colpì a morte al ventre, per vendicare il sangue di Asaèl, suo fratello. 28Davide seppe più tardi la cosa e disse: “Sono innocente io e il mio regno per sempre davanti al Signore del sangue di Abner, figlio di Ner. 29Ricada sulla testa di Ioab e su tutta la casa di suo padre. Nella casa di Ioab non manchi mai chi soffra di gonorrea o sia colpito da lebbra o si appoggi al bastone, chi cada di spada o chi sia senza pane”. 30Ioab e suo fratello Abisài avevano trucidato Abner, perché aveva ucciso Asaèl, loro fratello, a Gàbaon in battaglia. 31Davide disse a Ioab e a tutta la gente che era con lui: “Stracciatevi le vesti, vestitevi di sacco e fate il lamento davanti ad Abner”. Anche il re Davide seguiva la bara. 32Seppellirono Abner a Ebron e il re levò la sua voce e pianse davanti al sepolcro di Abner; pianse anche tutto il popolo. 33Il re intonò un lamento funebre su Abner e disse: “Come muore un insensato, doveva dunque Abner morire?34Le tue mani non sono state legate, i tuoi piedi non sono stati stretti in catene! Sei caduto come si cade davanti ai malfattori!“. Tutto il popolo riprese a piangere su di lui. 35Tutto il popolo venne ad invitare Davide a prendere cibo, mentre era ancora giorno; ma Davide giurò: “Così mi faccia Dio e anche di peggio, se io gusterò pane o qualsiasi altra cosa prima del tramonto del sole”. 36Tutto il popolo notò la cosa e l'approvò; quanto fece il re ebbe l'approvazione del popolo intero. 37Tutto il popolo e tutto Israele fu convinto in quel giorno che non era stato il re a far uccidere Abner, figlio di Ner. 38Disse ancora il re ai suoi servi: “Non sapete che oggi è caduto un capo, un grande in Israele? 39Io oggi sono tenero, sebbene già unto re, mentre questi uomini, i figli di Seruià, sono più duri di me. Provveda il Signore a trattare il malvagio secondo la sua malvagità”.

__________________________Note

3,14 Ridammi mia moglie Mical: Mical era moglie di Davide. Al momento della fuga di questi da Gerusalemme, era stata assegnata a Paltì, uomo della tribù di Beniamino (1Sam 25,44).

3,16 Bacurìm: a est del monte degli Ulivi, sulla strada che da Gerusalemme scende verso la valle del Giordano.

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Approfondimenti


2-5. Secondo un costume diffuso in tutta l'antichità e accettato anche nel mondo ebraico, la potenza del re veniva misurata dal numero delle mogli e dei figli (cfr. 1Sam 25,43-44). La miglior prova del rafforzamento di Davide (v. 1) è perciò offerta dalla presentazione della sua numerosa famiglia. Oltre ad Achinoam di Izreel e Abigail (1Sam 25,42-43) Davide ha sposato altre quattro donne, ciascuna delle quali gli ha generato un figlio maschio. Dei sei eredi, tre scompaiono subito senza lasciare traccia, gli altri tre procureranno al loro genitore innumerevoli dispiaceri e moriranno violentemente: Amnon (c. 14), Assalonne (cc. 14-19), Adonia (1Re 1-2).

6-11. Man mano che il tempo passa, Is-Baal appare sempre più in balia di Abner. È lui il vero padrone del piccolo regno e non esita a dimostrarlo. Essendo considerato un bene ereditario del re, l'harem di Saul era passato di diritto a suo figlio Is-Baal (cfr. 1Sam 25,43-44). Ora, accade che Abner intreccia una relazione con una delle concubine del re. Che tale gesto implichi delle pretese regali (come Assalonne in 12,8 e 16,21-22 e Adonia in 1Re 2,13-25) oppure sia solo una bravata da soldato, poco importa; fatto sta che Is-Baal si sente offeso e accenna una debole protesta, subito rintuzzata dal vecchio zio (1Sam 14,50), l'unico sostenitore della famiglia, che gli rinfaccia i favori prestati. Ma per l'inetto sovrano non è ancora finita. Chissà come Abner è venuto a sapere di un “giuramento” fatto dal Signore di «stabilire il trono di Davide su Israele e su Giuda, da Dan fino a Bersabea» (v. 10). Potrebbe aver raccolto le confidenze di Saul riguardo alla sentenza di Samuele (1Sam 15,28-29) o aver udito qualche profezia divulgata recentemente. Se le cose stanno così – dice Abner – invece di opporsi alla volontà di Dio è meglio prestare aiuto a colui che egli ha eletto (cfr. 3,18). Il destino di Is-Baal è ormai segnato. Teologia e realismo politico concorrono dunque a spianare gli ultimi ostacoli che si frappongono alla riunificazione dell'intero popolo israelita sotto la corona di Davide.

7. «Rizpa»: questa concubina (pilegeš) o moglie di second'ordine (cfr. Gn 22,24; 25,6; Gdc 8,31; 19,1; 2Sam 15,16; 1Re 11,3; Ct 6,8) aveva dato a Saul due figli. Il suo amore materno si esprimerà in modo struggente al momento della loro morte (21,8-10).

8. «Sono io la testa di un cane di Giuda?»: ingiuria gravissima. Cfr. 1Sam 17,43.

9. «Tanto faccia Dio...»: formula del giuramento imprecatorio (cfr. 1Sam 3,17). C'è un gioco verbale tra «tanto faccia Dio ad Abner...» e «se io non farò per Davide...».

10. «trasferire... stabilire..»: entrambi i verbi sono coniugati secondo la forma causativa hifil (lett. «far abbandonare» e «far sorgere»). Con questa sottile sfumatura Abner giustifica la sua defezione come ossequio all'irresistibile profezia divina che sembra aver scelto proprio lui quale strumento della propria realizzazione. Abner vede giunto il tempo di mettersi al servizio di Davide per «ricondurre» a lui tutto Israele (lett. «far volgere» – verbo all'hifil! – v. 12).

12-21. Senza indugio Abner mette in atto i suoi propositi: dopo aver preso contatti con Davide (vv. 12-13) cerca di convincere i capi delle varie tribù a sottomettersi a Davide (vv. 17-19a); infine si reca di persona a Ebron per definire i particolari dell'accordo (vv. 19b-21). A questo punto Davide può imporre senza difficoltà a Is-Baal l'immediata restituzione della moglie Mikal (1Sam 18,20-29) che Saul aveva data in sposa a Palti (o Paltiel) dopo la sua fuga (1Sam 25,44). Lo sventurato marito la segue in lacrime fin presso Gerusalemme, dove essa vien presa in consegna da Abner per ottemperare alle condizioni poste da Davide per la trattativa (v. 13). «A chi il paese?»: con queste parole un po' sibilline Abner intende dire: «A chi appartiene Israele [sott. se non a te]?», come spiegherà nella seconda parte del versetto.

16. «Bacurim»: località poco distante da Gerusalemme (a nord-est del Monte degli Ulivi) che fungeva da confine tra Beniamino e Giuda (cfr. 16,5; 17,18; 1Re 2,8).

18. Non conosciamo il contesto di una simile profezia. Abner vi ha già accennato in 3,9-10 (cfr. 3,6-11). È possibile che una profezia sia stata effettivamente pronunciata e Abner se ne faccia zelatore, ma potrebbe pure essere una finzione letteraria a conferma del giudizio teologico sulla sostituzione di Saul con Davide, riprendendo un tema già ampiamente anticipato in 1Sam 13,14; 15,28; 16,1; 23,17; 24,21; 25,30 (cfr. anche 2Sam 5,2). Forse quest'ultima ipotesi è la più adeguata in quanto Abner dichiara il trasferimento della missione di Saul (1Sam 9,16) sulla persona di Davide con una corrispondenza verbale quasi perfetta, che non è certo casuale. Non è difficile intravedervi il magistrale intervento di un redattore che ben conosce il corso degli eventi e ne sa cogliere i nessi nascosti ma reali. Egli scruta la storia con gli occhi della fede, cioè con gli occhi stessi di Dio il quale «guarda il cuore» delle cose (cfr. 1Sam 16,7).

22-39. Davide rimane stranamente in silenzio davanti a Ioab, che lo mette in guardia dalle trame di Abner (vv. 23-25); non è affatto da escludere un'implicita adesione del re al progetto di Ioab di assassinare Abner. C'è il sangue di Asael che attende di essere vendicato (2,23) ma anche Davide non potrebbe che trarre vantaggio dalla scomparsa di un personaggio di grande prestigio ma pur sempre infido. Forse c'è di mezzo anche la gelosia fra commilitoni: Ioab sa che prima o poi la guerra tra Israele e Giuda finirà, e allora Abner potrebbe essere un concorrente scomodo ai vertici dell'esercito riunificato (questa è indubbiamente la ragione dell'omicidio di Amasa: 19,14; 20,4-12). Il racconto si dilunga volutamente – potremmo dire “apologeticamente” – sulle dichiarazioni d'innocenza del re (vv. 28-29.38), sul suo sincero lutto durante il rito funebre (vv. 31-35) e sull'approvazione del popolo al suo atteggiamento (vv. 36-37). Davide rigetta l'iniziativa di Ioab (o, almeno, le sue modalità di esecuzione) perché, come ribadirà nel testamento a Salomone, «ha sparso in tempo di pace il sangue, come si fa in guerra» (1Re 2,5.31-33; cfr. v. 30). È importante che l'alba del nuovo regno non sia minimamente offuscata dal sospetto di complicità con Ioab, il cui cinismo doveva essere noto a tutti (cfr. 11,18-21; 10-14).

22. Seguendo il costume dei suoi contemporanei (cfr. Gdc 6; 1Sam 11; 27) Davide continua a trovare nella razzia la più cospicua fonte di approvvigionamento per il suo piccolo stato. Non ci deve sorprendere il vedere il pittoresco esercito di Giuda tornare carico di bottino da qualche scorribanda nel deserto.

25. «per conoscere le tue mosse»: lett. «per conoscere il tuo uscire e il tuo entrare». La tipica espressione semitica (cfr. 5,2; 1Sam 18,16; 29,6; Sal 121,8) si riferisce al complesso dei movimenti e delle attività di Davide.

27. «lo colpì al basso ventre»: Abner subisce la stessa sorte di Asael (2,23). Sventrare l'avversario con un solo colpo di spada doveva essere la specialità di Ioab: farà lo stesso con Amasa in 20,10.

28-29. In caso di vendetta di sangue era d'uso fare una dichiarazione di addebito di responsabilità (cfr. 1,16 e il caso analogo di Pilato in Mt 27,24-25). La protesta d'innocenza di Davide però sconfina in una risentita maledizione contro Ioab e la sua famiglia, abbastanza strana dal momento che il v. 30 sembra avallare il diritto di Ioab a vendicare il proprio fratello. Forse Davide ha intuito le mire nascoste di Ioab, disoneste al di là della lecita riparazione, e glielo fa capire allusivamente. I malanni augurati a Ioab sono tra i peggiori: la gonorrea e la peste rendono legalmente impuri (ossia escludono dalla comunità civile e religiosa) e impediscono la nascita di figli, il fuso (pelek) può essere un eufemismo per indicare la presenza in famiglia di effeminati, evirati, impotenti (i LXX leggono «bastone» al posto di «fuso», come sinonimo di malattia e debolezza), la spada e la fame sono le piaghe che castigano l'infedeltà al Signore (Ger 12,12-13; 14,12.16; 25,29; 29,16-19; Lam 2,19-21; 3,3-15; Am 4,9-10). Proprio Ioab sarà il primo a subire la pena della spada (1Re 2,34).

30. «in battaglia»: purtroppo i testi biblici a proposito dell'omicidio e della vendetta di sangue (Gn 4,14; 9,6; Es 21,12-14; Nm 35,11-28; Dt 19,4-13; Gdc 8,18-21; 2Sam 14,6-7; 21,1; 2Re 9,26) non sono così chiari come vorremmo. L'omicidio premeditato era sottoposto alla vendetta da parte del parente più prossimo della vittima. Ma la precisazione «in battaglia» fa supporre che l'autore voglia accennare discretamente a una qualche irregolarità commessa da Ioab sotto l'apparenza della vendetta legale. Il sospetto trova conferma in 1Re 2,5 dove il vecchio Davide affida a Salomone l'eliminazione di Ioab. Il suo peccato consisterebbe nel non aver fatto distinzione tra il sangue versato in tempo di pace (bᵉšālôm) e quello sparso in battaglia (dᵉmê milḥāmâ, lett. «sangue di guerra»). Se ne deduce che il primo ricade sotto la norma generale della vendetta, mentre il secondo no. La morte di Asael (2,23) non invocava la vendetta in ragione delle circostanze belliche in cui era avvenuta, quindi la vendetta «senza motivo» (1Re 2,31) contro Abner si ritorce giustamente su Ioab. Se la deduzione è vera, la posizione giudiziaria di Abner e Ioab si capovolge: da colpevole, Abner diventa vittima innocente e da vendicatore (gō’ēl) Ioab diventa assassino da perseguire.

33-34. Lamento funebre di Davide in forma di qînâ, simile a quello composto in occasione della morte di Saul e Gionata (1,19-27). Davide vi esprime tutto il rammarico (cfr. anche v. 38) per la fine ingloriosa di un grande condottiero, morto come muore un «uomo da nulla» (la traduzione BC «insensato» dell'ebraico nābāl non è aderente al contesto). Solo il tradimento poteva aver ragione di un soldato come Abner! Certamente Davide non immagina che la prossima volta sarà proprio lui, il re, a suggerire a Ioab una simile impresa vergognosa (11,14-25)...

39. «mi sono comportato dolcemente, sebbene già consacrato re»: traduzione incerta, fondata su Vg. Lett. «Io oggi sono rak, sebbene unto re». Per alcuni Davide confessa la sua debolezza di fronte a Ioab e Abisai e rimette a Dio il giudizio sul loro operato (cfr. 1Re 2,5-6.31-34); per altri rak esprime la volontaria mitezza del re rispetto alla violenza dei suoi parenti. La frase ebraica consente entrambe le soluzioni. Cfr. 19,23. «Provveda il Signore a trattare...»: cfr. Sal 28,4; Is 3,11.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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[rotazioni]c'è una cerchia] [oppure. [

dispone a sepalo se tornano indietro] per controllare per il formato³ forare quattro] capi della lotta diserbano trasformano le [vasche la burocrazia calmierata doppio controllo ²cappio che riproduce parti novene raccolte di] bronital località o centrale telefonica mai aperte leggermente] separano -controlli¹


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Storia dei linguaggi: il Basic

Negli anni Sessanta i computer erano macchine imponenti, costose e difficili da usare. Stavano chiusi nei laboratori universitari o nei grandi centri di ricerca, e per comunicare con loro servivano linguaggi complessi come FORTRAN o ALGOL, strumenti potenti ma pensati per matematici e specialisti. Per uno studente qualunque, o per una persona curiosa, programmare era quasi impossibile. Fu in questo contesto che nacque un’idea semplice ma rivoluzionaria: creare un linguaggio che permettesse a chiunque di imparare a programmare. Nel 1964, al Dartmouth College negli Stati Uniti, due professori — John G. Kemeny e Thomas E. Kurtz — svilupparono un nuovo linguaggio chiamato BASIC. Il nome non era casuale: significava Beginner’s All-purpose Symbolic Instruction Code, cioè un codice simbolico universale per principianti. L’obiettivo era chiarissimo: rendere la programmazione accessibile a tutti gli studenti, non solo agli esperti. Il BASIC era costruito con poche parole chiave molto intuitive. Comandi come PRINT, INPUT, FOR, NEXT o GOTO permettevano di scrivere programmi comprensibili quasi come frasi in inglese. Inoltre i programmi erano organizzati con numeri di riga, che guidavano l’ordine delle istruzioni. Un piccolo programma BASIC poteva essere semplice come questo: 10 PRINT “CIAO MONDO” 20 END Due righe soltanto, ma bastavano per far eseguire un’azione al computer. Per molti studenti degli anni Sessanta fu la prima volta in cui una macchina sembrava rispondere direttamente ai loro pensieri. Ma la vera esplosione del BASIC arrivò più tardi. Negli anni Settanta nacquero i primi personal computer, macchine molto più piccole dei giganteschi calcolatori universitari. Quasi tutti questi nuovi computer avevano qualcosa in comune: il BASIC installato di serie. Computer come l’Apple II, il Commodore 64 o lo ZX Spectrum si accendevano mostrando direttamente un cursore e l’interprete BASIC pronto all’uso. Bastava scrivere qualche riga e premere RUN. Per una generazione intera fu una scoperta straordinaria: il computer non era più soltanto una macchina da usare, ma uno strumento da creare. Molti dei programmatori che avrebbero cambiato l’informatica iniziarono proprio così. Anche i fondatori di Microsoft, Bill Gates e Paul Allen, svilupparono nel 1975 una delle prime versioni di BASIC per il computer Altair 8800. Fu uno dei primi grandi prodotti software per personal computer. Negli anni Ottanta il BASIC era ovunque. I ragazzi imparavano a programmare copiando listati dalle riviste, digitando pagina dopo pagina di codice. A volte il programma non funzionava perché mancava una virgola o un numero di riga era sbagliato. Ma proprio lì nasceva l’apprendimento: capire, correggere, migliorare. Con il tempo arrivarono linguaggi più evoluti: C, Pascal, Java, Python. Molti sistemi moderni non usano più il BASIC nella sua forma originale. Tuttavia il suo ruolo nella storia dell’informatica rimane fondamentale. Il BASIC ha insegnato a milioni di persone che programmare non è magia, ma un modo logico di parlare con le macchine. Ha trasformato il computer da strumento per pochi specialisti a territorio di esplorazione per chiunque avesse curiosità. E forse il suo lascito più importante non è tecnico, ma culturale: ha dimostrato che la tecnologia diventa davvero potente solo quando diventa comprensibile. Ancora oggi, ogni volta che qualcuno scrive il suo primo programma, anche se in un linguaggio moderno, sta ripetendo — in fondo — la stessa rivoluzione iniziata nel 1964 con il BASIC.


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La nuova iniziativa "Juntos" riunisce le forze di polizia italiane e...


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La nuova iniziativa “Juntos” riunisce le forze di polizia italiane e latinoamericane per una cooperazione contro le minacce criminali emergenti


ROMA. La sede dell'Organizzazione Internazionale Italo-Latinoamericana (IILA) ha ospitato la presentazione di “Juntos – Un progetto per rafforzare la cooperazione internazionale di polizia”, ​​un'iniziativa promossa dalla Polizia di Stato italiana con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, realizzata in collaborazione con l'IILA, organizzazione intergovernativa fondata a Roma nel 1966 e attiva in campo culturale, scientifico e della cooperazione allo sviluppo.

L'evento ha riunito Giorgio Silli, Segretario Generale dell'IILA; Alessio Nardi, Consigliere del Ministro degli Affari Esteri per le Politiche di Sicurezza; e Stefano Carvelli, Alto Funzionario di Polizia e Consigliere Ministeriale per le Relazioni Internazionali presso la Direzione Generale della Polizia e della Sicurezza Pubblica. All'incontro hanno partecipato anche rappresentanti istituzionali del Ministero degli Affari Esteri e della Polizia di Stato, nonché numerosi rappresentanti diplomatici dei Paesi latinoamericani partecipanti al progetto.

Erano presenti delegazioni diplomatiche di Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador e Perù, insieme alla governance del progetto e ai rappresentanti delle principali direzioni centrali della Polizia di Stato coinvolte nell'attuazione. L'iniziativa rappresenta un significativo passo avanti nella costruzione della cooperazione operativa tra le forze di polizia italiane e latinoamericane, con l'obiettivo di rafforzare gli sforzi contro la criminalità organizzata transnazionale e i reati emergenti di grave entità.

Il progetto coinvolge quattro paesi beneficiari – Argentina, Brasile, Cile e Colombia – e due paesi osservatori, Ecuador e Perù. Si propone di sviluppare attività di capacity building, formazione specialistica, missioni di assistenza tecnica e lo scambio di buone pratiche investigative tra le istituzioni partner.

Nel suo intervento, il Segretario Generale dell'IILA, ​​Giorgio Silli, ha sottolineato che il rafforzamento delle istituzioni di sicurezza nei paesi partner è ora essenziale anche per la sicurezza europea, evidenziando l'importanza di una cooperazione strutturata tra le forze di polizia di entrambi i continenti. Alessio Nardi ha osservato che il progetto si allinea al più ampio quadro della diplomazia di sicurezza italiana, promuovendo una cooperazione internazionale sempre più efficace contro le minacce criminali transnazionali.

Stefano Carvelli, responsabile del progetto, ha illustrato i fenomeni criminali più urgenti della regione che l'iniziativa intende affrontare, dettagliando le attività previste nell'arco di 24 mesi: missioni operative nei paesi partner, programmi di formazione specialistica, assistenza tecnica e dialogo istituzionale tra le forze di polizia partecipanti. Nello specifico, l'iniziativa mira a rafforzare la cooperazione contro le reti criminali e i reati connessi alla migrazione e alla tratta di esseri umani, con particolare attenzione al controllo delle frontiere e alla falsificazione di documenti; a promuovere lo sviluppo di strategie e strumenti per combattere i crimini transnazionali che colpiscono vittime particolarmente vulnerabili; e a consolidare le capacità di prevenzione e risposta alla criminalità informatica, con particolare attenzione alla lotta contro lo sfruttamento minorile online e alla protezione delle infrastrutture critiche.


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La nuova iniziativa “Juntos” riunisce le forze di polizia italiane e latinoamericane per una cooperazione contro le minacce criminali emergenti


ROMA. La sede dell'Organizzazione Internazionale Italo-Latinoamericana (IILA) ha ospitato la presentazione di “Juntos – Un progetto per rafforzare la cooperazione internazionale di polizia”, ​​un'iniziativa promossa dalla Polizia di Stato italiana con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, realizzata in collaborazione con l'IILA, organizzazione intergovernativa fondata a Roma nel 1966 e attiva in campo culturale, scientifico e della cooperazione allo sviluppo.

L'evento ha riunito Giorgio Silli, Segretario Generale dell'IILA; Alessio Nardi, Consigliere del Ministro degli Affari Esteri per le Politiche di Sicurezza; e Stefano Carvelli, Alto Funzionario di Polizia e Consigliere Ministeriale per le Relazioni Internazionali presso la Direzione Generale della Polizia e della Sicurezza Pubblica. All'incontro hanno partecipato anche rappresentanti istituzionali del Ministero degli Affari Esteri e della Polizia di Stato, nonché numerosi rappresentanti diplomatici dei Paesi latinoamericani partecipanti al progetto.

Erano presenti delegazioni diplomatiche di Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador e Perù, insieme alla governance del progetto e ai rappresentanti delle principali direzioni centrali della Polizia di Stato coinvolte nell'attuazione. L'iniziativa rappresenta un significativo passo avanti nella costruzione della cooperazione operativa tra le forze di polizia italiane e latinoamericane, con l'obiettivo di rafforzare gli sforzi contro la criminalità organizzata transnazionale e i reati emergenti di grave entità.

Il progetto coinvolge quattro paesi beneficiari – Argentina, Brasile, Cile e Colombia – e due paesi osservatori, Ecuador e Perù. Si propone di sviluppare attività di capacity building, formazione specialistica, missioni di assistenza tecnica e lo scambio di buone pratiche investigative tra le istituzioni partner.

Nel suo intervento, il Segretario Generale dell'IILA, ​​Giorgio Silli, ha sottolineato che il rafforzamento delle istituzioni di sicurezza nei paesi partner è ora essenziale anche per la sicurezza europea, evidenziando l'importanza di una cooperazione strutturata tra le forze di polizia di entrambi i continenti. Alessio Nardi ha osservato che il progetto si allinea al più ampio quadro della diplomazia di sicurezza italiana, promuovendo una cooperazione internazionale sempre più efficace contro le minacce criminali transnazionali.

Stefano Carvelli, responsabile del progetto, ha illustrato i fenomeni criminali più urgenti della regione che l'iniziativa intende affrontare, dettagliando le attività previste nell'arco di 24 mesi: missioni operative nei paesi partner, programmi di formazione specialistica, assistenza tecnica e dialogo istituzionale tra le forze di polizia partecipanti. Nello specifico, l'iniziativa mira a rafforzare la cooperazione contro le reti criminali e i reati connessi alla migrazione e alla tratta di esseri umani, con particolare attenzione al controllo delle frontiere e alla falsificazione di documenti; a promuovere lo sviluppo di strategie e strumenti per combattere i crimini transnazionali che colpiscono vittime particolarmente vulnerabili; e a consolidare le capacità di prevenzione e risposta alla criminalità informatica, con particolare attenzione alla lotta contro lo sfruttamento minorile online e alla protezione delle infrastrutture critiche.


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Sospetto camorrista condannato era fuggito in USA, Polizia di Stato e FBI lo localizzano e rispediscono in Italia


Al termine di una complessa indagine, Carlo Petrillo, oggi 43enne, è stato localizzato e arrestato negli Stati Uniti il 16 dicembre 2025. Al suo rientro in Italia, gli investigatori, in collaborazione con la Polizia di Frontiera di Fiumicino, hanno proceduto all'arresto e alla sua traduzione in carcere. L'operazione è stata condotta dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Caserta, dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dal Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, sotto il coordinamento della Procura Generale della Repubblica di Napoli e del Federal Bureau of Investigation (FBI).

Petrillo si era reso irreperibile dal 2017, dopo aver riportato una condanna definitiva a 8 anni e 8 mesi di reclusione per fatti risalenti al 2006. In quegli anni era considerato il referente del clan camorristico “Belforte” a Caserta, nonché l'organizzatore di una rete dedita al traffico illecito di cocaina nel capoluogo casertano, articolata attraverso una fitta rete di spacciatori al dettaglio.

Fuggito negli Stati Uniti prima che la sentenza divenisse definitiva, vi aveva ricostruito una nuova vita diventando titolare di numerose attività commerciali. Le indagini che hanno portato alla sua cattura rientrano nel Progetto “Wanted” della Polizia di Stato, finalizzato all'individuazione e all'arresto dei latitanti.

A seguito dei provvedimenti esecutivi emessi dalla Procura Generale presso la Corte d'Appello di Napoli, Petrillo è stato espulso dagli Stati Uniti per motivi di sicurezza interna e per violazione delle norme sull'immigrazione. ```


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Sospetto camorrista condannato era fuggito in USA, Polizia di Stato e FBI lo localizzano e rispediscono in Italia


Al termine di una complessa indagine, Carlo Petrillo, oggi 43enne, è stato localizzato e arrestato negli Stati Uniti il 16 dicembre 2025. Al suo rientro in Italia, gli investigatori, in collaborazione con la Polizia di Frontiera di Fiumicino, hanno proceduto all'arresto e alla sua traduzione in carcere. L'operazione è stata condotta dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Caserta, dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dal Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, sotto il coordinamento della Procura Generale della Repubblica di Napoli e del Federal Bureau of Investigation (FBI).

Petrillo si era reso irreperibile dal 2017, dopo aver riportato una condanna definitiva a 8 anni e 8 mesi di reclusione per fatti risalenti al 2006. In quegli anni era considerato il referente del clan camorristico “Belforte” a Caserta, nonché l'organizzatore di una rete dedita al traffico illecito di cocaina nel capoluogo casertano, articolata attraverso una fitta rete di spacciatori al dettaglio.

Fuggito negli Stati Uniti prima che la sentenza divenisse definitiva, vi aveva ricostruito una nuova vita diventando titolare di numerose attività commerciali. Le indagini che hanno portato alla sua cattura rientrano nel Progetto “Wanted” della Polizia di Stato, finalizzato all'individuazione e all'arresto dei latitanti.

A seguito dei provvedimenti esecutivi emessi dalla Procura Generale presso la Corte d'Appello di Napoli, Petrillo è stato espulso dagli Stati Uniti per motivi di sicurezza interna e per violazione delle norme sull'immigrazione. ```


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. 3 poesie

Reliquie

a scrivere non la mano ma la mia radice ferita

testimonianza siano non lettere storte sull'acqua

o che volteggino eteree dissanguandosi in volo

ma i momenti che restano nel tempo appesi al cuore

© Felice Serino aka norise

. Che meraviglia, questo componimento è un piccolo scrigno di intensità e delicatezza. Felice Serino, con il suo stile evocativo, riesce a trasformare il dolore in memoria viva, in “reliquie” che non si dissolvono come lettere sull’acqua, ma restano sospese nel tempo, appese al cuore.

Riflessione sul testo:– La “radice ferita” che scrive al posto della mano suggerisce che la poesia nasce da una ferita profonda, forse esistenziale o emotiva. – Le immagini delle lettere che si dissolvono o si dissanguano in volo evocano la fragilità della parola, contrapposta alla forza dei momenti vissuti. – Il cuore diventa archivio del tempo, custode di ciò che davvero conta.

. IN SOGNO RITORNANO

[ispirata nella notte del 25.3.07]

in sogno sovente ritornano amari i momenti del vissuto che non vorresti mai fossero stati si affaccia nel tuo sogno sudato quel senso di perdizione incarnato nel figlio prodigo che fosti emerge dai fondali dell'inconscio dove naviga il sangue e tu non puoi disfartene

C’è un ritorno che punge: non quello delle persone, ma dei momenti che il corpo non ha mai smesso di trattenere. Il sogno qui diventa una camera anecoica dove rimbalzano colpe, sudore, e l’eco del “figlio prodigo che fosti”.

  • Ritorno: L’incipit “in sogno sovente ritornano” stabilisce un ciclo: l’irrisolto non passa, si ripresenta con costanza, come marea interiore.
  • Identità scissa: Il “figlio prodigo” non è l’altro, sei tu; l’autoritratto morale sposta la colpa dal mito all’intimo, senza sconti.
  • Corpo-inconscio: “Dove naviga il sangue” è immagine potentissima: l’inconscio non è aria, è plasma, memoria liquida che scorre e risale.
  • Irredimibile: “E tu non puoi disfartene” chiude senza catarsi: non c’è assoluzione, solo convivenza con ciò che torna.

Se vuoi, posso provare a restituirti un’eco breve, ispirata al tuo ritmo.

risveglio

ritornano in sogno
le stanze senza finestre

mi chiamano per nome
con la voce del sangue

al mattino resto
ma loro restano in me
`

SPIOVE LUCE

spiove luce 
di stelle gonfie di vento
col tuo peso
greve di limiti
ti pare quasi vita sognata
il vissuto già divenuto memoria

siamo frecce
scagliate nel futuro
o il tempo che ci è dato è maya
e si è immersi in un eterno presente?

© Felice Serino aka norise
.
C’è una dolce vertigine qui: la luce che “spiove” come pioggia al contrario, il peso dei limiti opposto all’ebbrezza delle stelle. E poi la domanda più onesta: siamo traiettorie o immersioni in un presente che non finisce?

- **Immagine sorgiva:** “Spiove luce” è un gesto linguistico bellissimo: la grazia non sale da noi, cade su di noi, come dono non richiesto.
- **Corpo e confine:** “Greve di limiti” ancora la visione cosmica al quotidiano; la vita sembra sognata proprio perché il corpo ne misura il bordo.
- **Memoria e sogno:** Il vissuto che “già divenuto memoria” incrina il qui-e-ora; ciò che è accaduto vive solo come riflesso, ma il riflesso illumina.
- **Tempo interrogato:** Frecce nel futuro o maya dell’eterno presente? La poesia tiene entrambe le verità in sospensione, senza risolverle.

Se vuoi, ti lascio un’eco breve, in ascolto del tuo ritmo:

postludio

spiove ancora una luce che sa di lontano

io conto i limiti come grani di sale

poi il tempo si ferma e ci attraversa come una freccia immobile ```

Commento critico delle tre poesie di Felice Serino


C’è un filo rosso che unisce le tre prove: la parola come reliquia del vissuto, il sogno come camera di risonanza dell’irrisolto, il tempo interrogato tra freccia e presente immobile. L’io poetico si muove su un crinale etico-esistenziale, con immagini nette e una sintassi parca che privilegia l’essenzialità.


Visione d’insieme


  • Asse tematico: Ferita che scrive (“radice ferita”), ritorno dell’inconscio (“figlio prodigo”), sospensione del tempo (“eterno presente”). Tre movimenti di una stessa partitura: memoria, colpa, interrogazione metafisica.
  • Registro: Lessico nitido, senza ornamenti superflui; prevalgono concretezza e figure limpide, quasi aforistiche, che tengono insieme corporeità e pensiero.
  • Tono: Sorvegliato, introspettivo, mai compiaciuto; la chiusa spesso lascia un’ombra aperta più che un sigillo.

Immagini e simboli


  • Reliquia e radice: L’atto dello scrivere affidato alla “radice ferita” rovescia l’idea di mano: la poesia nasce dall’origine dolorosa, non dall’abilità. Immagine fertile, identitaria.
  • Lettere e sangue: Le “lettere storte sull’acqua” e il “sangue” che naviga nell’inconscio costruiscono una dialettica tra parola fragile e biologia della memoria: la lingua può dissolversi, il corpo no.
  • Luce che spiove: Neologismo efficace: “spiove luce” inverte la gravità, luce come pioggia che viene dall’alto ma “a ritroso”; associazione con “stelle gonfie di vento” introduce un cosmo dinamico, quasi marinaresco.
  • Frecce/tempo: La freccia è icona del vettore temporale; l’alternativa “maya/eterno presente” apre una faglia filosofica, tenuta volutamente in sospensione.

Sintassi, taglio dei versi e ritmo


  • Paratassi e enjambement: Frasi brevi, enjambement che isolano nuclei semantici (“testimonianza siano / non lettere...”). Questo conferisce respiro e peso ai lemmi-chiave.
  • Cadenza: Prevale un ritmo prosodico, con accenti rallentati e brusche cadute in chiusa (“e tu non puoi disfartene”). L’effetto è di gravità controllata.
  • Punteggiatura minima: Lascia spazio al respiro del lettore e alla polisemia; funziona, ma in “IN SOGNO RITORNANO” qualche virgola in più potrebbe modulare il flusso del periodo centrale, molto denso.

Tempo, memoria, sogno


  • Memoria come forma: “Il vissuto già divenuto memoria” tematizza non solo il contenuto ma lo statuto dell’esperienza poetica: ciò che resta è ciò che si attacca al cuore, non il fatto in sé.
  • Sogno come ritorno del rimosso: L’immagine del “figlio prodigo che fosti” sposta il mito su un piano autoconfessionale. Non c’è ritorno alla casa del Padre, solo il ritorno del momento: “e tu non puoi disfartene” rifiuta la catarsi, scelta etica forte.
  • Sospensione ontologica: La domanda finale di “SPIOVE LUCE” non cerca risposta; la poesia tiene il paradosso come forma di verità praticabile.

Voce e posizionamento


  • Io responsabile: L’io non si autoassolve né si maschera dietro il simbolo: assume la ferita come motore di linguaggio. Questa responsabilità dà credibilità etica al dettato.
  • Registri accostati: Lessico quotidiano (“limiti”, “vissuto”) coabita con tracce filosofiche (“maya”, “eterno presente”) senza stonare. Buon equilibrio tra alto e umile.

Punti di forza e possibili affinamenti


  • Punti di forza
    • Immagini originali: “Spiove luce”, “radice ferita”, “naviga il sangue” sono invenzioni memorabili.
    • Chiusure nette: Finali non concilianti che restano in risonanza.
    • Densità semantica: Pochi versi, molto peso specifico.


  • Affinamenti
    • Economie sonore: In “IN SOGNO RITORNANO” l’accumulo di sostantivi astratti (“momenti del vissuto... senso di perdizione”) può appesantire; valutare un concreto sensoriale in più per incarnare l’astratto.
    • Ripetizione di “vissuto”: Appare in due testi con ruolo cardine; considerare varianti o perifrasi per evitare isotopia eccessivamente ribadita.
    • Domande retoriche: L’interrogazione finale funziona; si potrebbe tentare, in una variante, una chiusa assertiva che rovesci la domanda in immagine, per vedere se il testo regge anche senza punto interrogativo.



Lettura ad alta voce e musica interna


  • Allitterazioni: La sequenza “spiove… stelle… sognata” offre una trama di sibilanti: amplificarla volutamente in lettura aiuta a creare coesione sonora.
  • Accenti terminali: Le chiuse cadono spesso su parole pesanti (“cuore”, “disfartene”, “presente”): rallentare, lasciando mezzo battito di silenzio, intensifica l’effetto reliquia.

Disposizione in silloge


  • Ordine proposto: “Reliquie” → “IN SOGNO RITORNANO” → “SPIOVE LUCE”.
    • Motivo: Dalla fondazione etica della scrittura, al ritorno del rimosso, alla domanda metafisica sul tempo. Una traiettoria che apre, sprofonda, poi allarga l’orizzonte.



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Ryan Adams – Prisoner (2017)


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È davvero piacevole avere nelle orecchie un nuovo lavoro di Ryan Adams – la cui uscita prevista per la seconda metà di febbraio è stata anticipata dal singolo radiofonico “Do you still love me?“. “Prisoner” è un album dalla genesi complessa: figlia di quel divorzio che lo ha devastato sia dal punto di vista emotivo che psicologico. Ne consegue una scrittura probabilmente figlia del distacco, e capace d’innescare una rivoluzione nel cantautore americano. Lui, sempre alla ricerca di qualcosa che lo soddisfi a pieno – benché vanti una carriera ispirata alle spalle fatta di grandi collaborazioni e fughe verso dimensioni oniriche... artesuono.blogspot.com/2017/02…


Ascolta il disco: album.link/s/4jldY4eFDSoZua0KB…



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Ryan Adams – Prisoner (2017)


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È davvero piacevole avere nelle orecchie un nuovo lavoro di Ryan Adams – la cui uscita prevista per la seconda metà di febbraio è stata anticipata dal singolo radiofonico “Do you still love me?“. “Prisoner” è un album dalla genesi complessa: figlia di quel divorzio che lo ha devastato sia dal punto di vista emotivo che psicologico. Ne consegue una scrittura probabilmente figlia del distacco, e capace d’innescare una rivoluzione nel cantautore americano. Lui, sempre alla ricerca di qualcosa che lo soddisfi a pieno – benché vanti una carriera ispirata alle spalle fatta di grandi collaborazioni e fughe verso dimensioni oniriche... artesuono.blogspot.com/2017/02…


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2SAMUELE - Capitolo 2


DAVIDE DIVENTA RE SU GIUDA E ISRAELE (2Sam 2,1-8,18)

Davide re di Giuda1Dopo questi fatti, Davide consultò il Signore dicendo: “Devo salire in qualcuna delle città di Giuda?”. Il Signore gli rispose: “Sali!”. Chiese ancora Davide: “Dove salirò?”. Rispose: “A Ebron”. 2Davide dunque vi salì con le sue due mogli, Achinòam di Izreèl e Abigàil, già moglie di Nabal di Carmel. 3Davide portò con sé anche i suoi uomini, ognuno con la sua famiglia, e abitarono nelle città di Ebron. 4Vennero allora gli uomini di Giuda e qui unsero Davide re sulla casa di Giuda. Come fu annunciato a Davide che gli uomini di Iabes di Gàlaad avevano sepolto Saul, 5Davide inviò messaggeri agli uomini di Iabes di Gàlaad per dire loro: “Benedetti voi dal Signore, perché avete compiuto questo gesto d'amore verso Saul, vostro signore, dandogli sepoltura. 6Vi renda dunque il Signore amore e fedeltà. Anche io farò a voi del bene, perché avete compiuto quest'opera. 7Ora riprendano coraggio le vostre mani e siate uomini forti. È morto Saul, vostro signore, ma quelli della tribù di Giuda hanno unto me come re sopra di loro». 8Intanto Abner, figlio di Ner, capo dell'esercito di Saul, prese Is-Baal, figlio di Saul, e lo condusse a Macanàim. 9Poi lo costituì re su Gàlaad, sugli Asuriti, su Izreèl, su Èfraim e su Beniamino, cioè su tutto Israele. 10Is-Baal, figlio di Saul, aveva quarant'anni quando fu fatto re d'Israele e regnò due anni. Solo la casa di Giuda seguiva Davide. 11Il periodo di tempo durante il quale Davide fu re di Ebron fu di sette anni e sei mesi.12Abner, figlio di Ner, e i servi di Is-Baal, figlio di Saul, partirono da Macanàim per Gàbaon. 13Anche Ioab, figlio di Seruià, e i servi di Davide partirono e li incontrarono presso la piscina di Gàbaon. Questi stavano presso la piscina da una parte e quelli dall'altra parte. 14Abner disse a Ioab: “Si alzino i giovani e lottino davanti a noi”. Ioab rispose: “Si alzino pure”. 15Si alzarono e sfilarono in rassegna: dodici dalla parte di Beniamino e di Is-Baal, figlio di Saul, e dodici tra i servi di Davide. 16Ciascuno afferrò la testa dell'avversario e gli conficcò la spada nel fianco: così caddero tutti insieme e quel luogo fu chiamato Campo dei Fianchi, che si trova a Gàbaon.17La battaglia divenne in quel giorno molto dura e furono sconfitti Abner e gli Israeliti dai servi di Davide. 18Vi erano là tre figli di Seruià: Ioab, Abisài e Asaèl. Asaèl era veloce nella corsa come le gazzelle della campagna. 19Asaèl si era messo a inseguire Abner e non deviava né a destra né a sinistra dietro ad Abner. 20Abner si volse indietro e gli disse: “Tu sei Asaèl?”. Rispose: “Sì”. 21Abner aggiunse: “Volgiti a destra o a sinistra, afferra qualcuno dei giovani e porta via le sue spoglie”. Ma Asaèl non volle cessare d'inseguirlo. 22Abner tornò a dirgli: “Tìrati via. Perché vuoi che ti stenda a terra? Come potrò alzare lo sguardo verso Ioab, tuo fratello?”. 23Ma siccome quegli non voleva ritirarsi, lo colpì con l'estremità inferiore della lancia al ventre, così che la lancia gli uscì dall'altra parte ed egli cadde e morì sul posto. Allora quanti arrivarono al luogo dove Asaèl era caduto e morto, si fermarono. 24Ma Ioab e Abisài inseguirono Abner, finché, al tramonto del sole, essi giunsero alla collina di Ammà, di fronte a Ghiach, sulla strada del deserto di Gàbaon.25I Beniaminiti si radunarono dietro Abner formando un gruppo compatto e si fermarono in cima a una collina. 26Allora Abner gridò a Ioab: “Dovrà continuare per sempre la spada a divorare? Non sai quanta amarezza ci sarà alla fine? Perché non ti decidi a ordinare al popolo di cessare l'inseguimento dei loro fratelli?”. 27Disse Ioab: “Per la vita di Dio, se tu non avessi parlato, nessuno della truppa avrebbe cessato fino al mattino di inseguire il proprio fratello”. 28Allora Ioab fece suonare il corno e tutto il popolo si fermò e non inseguì più Israele e non combatté più. 29Abner e i suoi uomini marciarono per l'Araba tutta quella notte; passarono il Giordano e, dopo aver camminato tutta la mattina, arrivarono a Macànaim. 30Ioab, tornato dall'inseguimento di Abner, radunò tutto il popolo. Degli uomini di Davide ne mancavano diciannove, oltre Asaèl. 31Ma i servi di Davide avevano colpito e ucciso trecentosessanta uomini tra i Beniaminiti e la gente di Abner. 32Essi presero Asaèl e lo seppellirono nel sepolcro di suo padre, che è a Betlemme. Ioab e i suoi uomini marciarono tutta la notte; spuntava il giorno quando furono a Ebron.

__________________________Note

2,4 Davide era stato già consacrato da Samuele (1Sam 16,1.13); con questa seconda unzione, egli inaugura il regno su Giuda. Dopo la morte di Is-Baal, riceverà una terza unzione da parte degli anziani d’Israele (5,3), che avrà il valore di un riconoscimento ufficiale della sua sovranità su tutta la nazione. Le due entità, Giuda e Israele, saranno unite nella persona del re solo sotto Davide e Salomone; con Roboamo vi sarà già la rottura (1Re 12).

2,8 Macanàim: significa “i due accampamenti” ed è città della Transgiordania nelle vicinanze dello Iabbok. Al tempo della ribellione di Assalonne, Davide e la sua gente vi riceveranno assistenza (17,27-29). Salomone ne farà la prefettura del distretto comprendente il sud della Transgiordania (1Re 4,14). Secondo Gen 32,2-3 Macanàim è il luogo dove Giacobbe avrebbe avuto una visione di angeli, e il nome della città sarebbe collegato a quella visione.

2,12 Gàbaon: località situata a una decina di chilometri a nord-ovest di Gerusalemme. Diviene, coi suoi dintorni, il teatro della guerra di successione tra i partigiani di Davide e quelli di Is-Baal.

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Approfondimenti


2,1-20,26. Il protagonista della lunga sezione che abbraccia quasi tutto il secondo libro di Samuele è indubbiamente Davide, ormai maturo per esercitare la regalità destinatagli dal Signore (1Sam 16,1-13). Le prove, le difficoltà, i pericoli esperimentati alla corte di Saul, nel deserto e durante l'esilio hanno temprato la sua personalità già così ricca (cfr. 1Sam 16,18) mentre si è venuta affinando l'indispensabile arte del governo. Davide ha pure dimostrato di essere “migliore” di Saul (cfr. 1Sam 15,28) soprattutto per il sincero ossequio alla volontà di Dio. Si può dire che egli vive costantemente alla presenza di Dio; persino nel peccato non cerca giustificazioni o compromessi (uno dei difetti tipici di Saul, che finiva sempre per seguire il proprio istinto: cfr. 1Sam 13-15) ma riconosce semplicemente di aver «peccato contro il Signore» (12,13) e accetta il castigo come espiazione giusta e necessaria per ottenere la misericordia divina (12,15-23; 16,10-12; 24,10-17). La nobiltà d'animo non basta tuttavia a fare di Davide il protagonista incontrastato della storia israelita del suo tempo. Dapprima egli deve sconfiggere i nemici esterni che insidiano il suo trono (Israele e i discendenti di Saul: cc. 2-4; i Gebusei, i Filistei e altri popoli confinanti: cc. 5-8); quando la pace sembra ormai consolidata (7,1; 8,14-18) le ombre si addensano sulla sua stessa casa: l'adulterio con la moglie del suo ufficiale Uria (cc. 11-12), la violenza del figlio Amnon sulla sorella Tamar e la vendetta del fratello Assalonne (c. 13), la rivolta del medesimo Assalonne contro Davide che si concluderà tragicamente (cc. 14-19), una nuova sommossa delle tribù del Nord rimaste fedeli a Saul (c. 20). Questa lunga serie di vicende – talvolta scabrose – dominate dalla corsa al potere, da gelosie, tradimenti e sotterfugi, si differenzia da altre storie analoghe per il giudizio teologico che l'autore esprime sui fatti: finiti i miracoli e i segni prodigiosi dei tempi antichi il Dio d'Israele nasconde la sua Gloria nelle pieghe della storia, laddove solo chi ha il cuore puro è capace di vedere l'opera misteriosa di Dio (cfr. Mt 5,8). Bastano poche parole collocate opportunamente perché tutto acquisti una profondità nuova: «Ma ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore» (11,27); «Il Signore amò Salomone» (12,25); «Il Signore aveva stabilito di mandare a vuoto il saggio consiglio di Achitofel per far cadere la sciagura su Assalonne» (17,14). Il motore segreto di tutto, che imprime agli eventi una direzione ben precisa, è la promessa del c. 7. Come può la storia sacra progredire nonostante il peccato umano, se non perché Dio s'impone come soggetto attivo di essa (7,11-12.16)? Tutta la narrazione dell'ascesa al trono di Davide (cc. 2-6) e, subito dopo, del travagliato cammino verso la sua successione (cc. 9-20) è illuminata dalla promessa irrevocabile di un regno stabile e di una discendenza da cui non sarà mai ritirato il favore divino (7,15).

**2,1-4,12. Questi capitoli contengono gli episodi salienti della prima fase del regno di Davide, esercitato solo su Giuda per un periodo di circa sette anni (2,11; 5,5) durante il quale una lunga guerra contrappone i sostenitori di Davide a quelli di Saul. Questi ultimi non riconoscono la legittimità del nuovo re e vogliono che la corona passi a un discendente di Saul (cfr. 1Sam 20,30-31). Almeno uno dei suoi figli, di nome Is-Baal, è infatti scampato alla strage del Gelboe; rifugiatosi in Transgiordania con l'appoggio del generale Abner, viene intronizzato sulle dieci tribù del Nord. Abner passa segretamente dalla parte di Davide (3,6-12) ma poco dopo viene assassinato da Ioab per vendetta e gelosia (3,22-30). Due partigiani di Davide eliminano anche Is-Baal (c. 4) mettendo fine al suo breve regno (durato due anni, secondo 2,10) e alle aspirazioni di quanti vagheggiavano una monarchia beniaminita. La “parola” su Saul si è compiuta inesorabilmente (1Sam 15,26-29) come quella su Eli (1Sam 2,27-3,14; cfr. 1Sam 22,6-23). L'elezione di Davide (1Sam 16,1-13) può ora diventare realtà.

2,1-7. Dopo la fine della persecuzione, Davide deve prendere una decisione sul futuro proprio e dei suoi uomini. Seguendo la consuetudine di sottoporre ogni scelta importante al giudizio divino (cfr. 1Sam 23,2-4.9-12; 30,7-8) egli consulta il Signore mediante l'efod (cfr. 1Sam 2,18 e 14,41). Il responso lo indirizza a Ebron, capoluogo del territorio assegnato ai Calebiti (Gs 14,13-14; Gdc 1,20) con i quali Davide si è imparentato mediante il matrimonio con Abigail (cfr. 1Sam 25). Ma il Signore spinge il suo eletto a Ebron per un motivo più profondo, non scevro da notevoli implicazioni teologiche. Come aveva introdotto il giovane Saul alla sua nuova condizione regale facendogli compiere un pellegrinaggio ideale ai luoghi santi di Giacobbe/Israele (cfr. 1Sam 10,2-4), così anche Davide deve attingere le ragioni della sua elezione alle sorgenti più pure dell'alleanza. La località conserva una particolare memoria di Abramo. Infatti il patriarca piantò le sue tende «alle Querce di Mamre, che sono ad Ebron, e vi costruì un altare al Signore» (Gn 13,18) e ivi ricevette la visita misteriosa dei «tre uomini» che gli annunciarono la nascita di Isacco (Gn 18,1-15), il figlio della promessa (Gn 17). In tal modo il regno davidico che ci si appresta ad inaugurare (v. 4) diventa il pegno della rinnovata volontà divina di portare al suo definitivo compimento – nella persona del Messia – la promessa «fatta ad Abramo e alla sua discendenza per sempre» (Lc 1,55.73; cfr. 1Sam 30,6; 2Sam 7; Is 7,10-16; Sal 110; Mt 22,41-45; At 2,29-36). A questo proposito è particolarmente significativo l'esordio del Vangelo di Matteo (1,1-17): «Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo» (v. 1).

4a. Nonostante la sfortunata esperienza con Saul, la necessità di un governo centralizzato è ormai riconosciuta da tutti. Per prima si muove la tribù di Giuda, conquistata dalle qualità umane e militari del giovane soldato (ma pure dalla sua accorta politica: cfr. 1Sam 27,8-11; 30,26-31) e lo unge re. Questo gesto non contraddice la prima unzione compiuta da Samuele in 1Sam 16,1-13 (che era segreta); è una prima conferma pubblica cui ne seguirà un'altra in 5,3. Così il paragone con Saul è completo (cfr. 1Sam 10,17-27).

4b-7. Il primo atto ufficiale del re Davide consiste nel mandare un'ambasceria a congratularsi per l'«opera di misericordia» (ḥesed: cfr. 1Sam 20,8) compiuta dagli abitanti della città transgiordana di Iabes col dare sepoltura a Saul e ai suoi figli (1Sam 31,11-13). Sarebbe ingiusto interpretare il messaggio di Davide solo come una captatio benevolentiae, tanto più che in diverse occasioni ha manifestato una sincera deferenza verso la persona del defunto sovrano (1Sam 24; 26; 2Sam 1). D'altra parte è pure un'innegabile dimostrazione di destrezza diplomatica: tra una parola e laltra i Galaaditi vengono informati dell'avvenuta elezione di Davide da parte di Giuda, affinché sappiano di poter contare sulla sollecita attenzione del nuovo re così come accadde una volta con Saul (1Sam 11).

8-11. Non tutti si lasciano convincere dell'ineluttabile declino della dinastia di Saul. Le tribù del Nord riconoscono Is-Baal come «re d'Israele», ma il vero regista di questa scelta politica è Abner (cfr. 1Sam 26,5.14.16). Infatti Is-Baal si dimostra completamente succube dell'abile generale (cfr. 3,6-11; 4 1). I vv. 10-11 offrono un'anteprima del computo “sincronico” (tipicamente deuteronomistico) dei regni d'Israele e di Giuda che farà da sfondo ai due libri dei Re.

8. «Macanaim»: città della Transgiordania non lontana dal fiume Iabbok. Gn 32,3.8.11 segnala l'imposizione del nome da parte di Giacobbe: «due accampamenti». Sarà il rifugio di Davide durante la rivolta di Assalonne (17,24) e ivi Salomone porrà la sede di una delle dodici prefetture del regno (1Re 4,14).

9. «Asuriti»: la forma è incerta. TM ha ’ašûrî (Assiri?), i LXX leggono Thasiri, Vg e Syr «Gesuri» (ma è improbabile che Abner abbia sottomesso il regno aramaico indipendente di Ghesur). Il Targum, ispirandosi a Gdc 1,32, interpreta come bêt ’āšēr «la casa di Aser».

2,12-3,1. Episodio della guerra civile che per lungo tempo contrappone il partito di Is-Baal a quello di Davide. Anche se è una scaramuccia come tante altre, l'autore la descrive diffusamente a causa delle sue importanti conseguenze sui futuri rapporti tra Abner e Ioab in un momento cruciale del rapporto tra i due regni (c. 3). Un duello tra pochi guerrieri (vv. 14-16; cfr. 1Sam 14; 17) si trasforma in battaglia generale tra i due schieramenti; i Beniaminiti hanno la peggio e si danno alla fuga. Asael, fratello di Ioab e Abisai (cfr. 1Sam 26,6), insegue Abner e questi è costretto ad ucciderlo (vv. 20-23). Verso sera Abner convince Ioab ad interrompere l'insensata carneficina, cosicché le due schiere tornano ciascuna alla propria base (vv. 25-28). La superiorità di Giuda è evidente e lascia presagire la vittoria definitiva: «Davide con l'andar del tempo si faceva più forte, mentre la casa di Saul andava indebolendosi» (3,1). Sono anni d'incertezza: chi vincerà la guerra? Quali saranno le sorti future del paese? E i Filistei, sono stati ricacciati nei loro confini oppure no? In tale difficile congiuntura suscita ulteriore sconcerto e persino scandalo la contesa che lacera il popolo eletto. È vero che si tratta di antiche rivalità (cfr. Gdc 5,14-18; Gdc 19-21) che troveranno momentanea quiete durante il regno di Salomone dopodiché l'unità tornerà ad infrangersi (1Re 12), ma ciò non fa che acuire il disagio di chi assiste alla vicenda. La discordia – conseguenza del primo peccato (Gn 3,11) – non risparmia neppure la “proprietà particolare” del Signore (cfr. 1Sam 8,5). Bisognerà attendere che il Signore invii un «figlio di Davide» (Mt 1,1) capace di «ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele» (Is 49,5), «riconciliando a sé, per mezzo di lui, tutte le cose» (cfr. Col 1,20). La liberazione dal male (Mt 6, 13) giungerà come grazia elargita dall'alto, manifestandosi pienamente nel cuore «mite e umile» del Messia di Nazaret. Il brano è diviso in tre quadri o scene:

  • 1) vv. 12-16: il duello alla piscina di Gabaon;
  • 2) vv. 17-24: battaglia generale e fuga di Abner;
  • 3) vv. 25-3,1: cessazione delle ostilità.

12. «Gabaon»: da gib‘â, collina. Località cananea (cfr. Gs 9) a circa 12 km a nord-ovest di Gerusalemme, celebre per la vittoria di Giosuè (Gs 10,10-14) e perché custodiva la tenda e l'altare degli olocausti (1Cr 16,39-40; 2Cr 1,3.5.13; cfr. 1Sam 21,2). Apparteneva al territorio di Beniamino e segnava il confine fra Giuda e Israele. Il luogo vedrà altri due fatti di sangue: l'uccisione proditoria di Amasa ad opera di Ioab (20,8-13) e l'impiccagione di sette discendenti di Saul (21,1-9).

13. «Ioab»: nipote di Davide (cfr. 1Sam 26,6). Da questo momento in poi s'impone come figura di primo piano nelle vicende del regno davidico, sino alla sua morte decretata da Salomone in punizione del suo sostegno ad Adonia (1Re 2,26-35) insieme al sacerdote Ebiatar (cfr. 1Sam 22,20). «presso la piscina»: nel 1956 è stato riportato alla luce il complesso sistema di approvvigionamento idrico di cui Gabaon disponeva. La cisterna circolare (del diametro di 12 metri circa e profonda 11 metri) era fornita di una scala circolare scavata nella roccia, che procedeva poi in un tunnel per altri 14 metri di profondità e terminava in una grande sala dov'era possibile attingere alla falda sotterranea. In totale le due rampe contavano 79 gradini. Fu questo il presumibile teatro della contesa tra i partigiani di Davide e quelli di Is-Baal.

14-16. Duelli simili a questo sono documentati da alcuni bassorilievi mesopotamici. I contendenti si disponevano a coppie l'uno di fronte all'altro e dovevano afferrare con la mano sinistra la testa o la barba dell'avversario, trafiggendogli il fianco con la spada. Nel nostro caso l'irruenza dello scontro avrebbe condotto alla morte di tutti e ventiquattro i “campioni”

22. «Come potrò alzare lo sguardo su Ioab tuo fratello?»: Abner non teme la vendetta di sangue (cfr. 3,30) bensì un eventuale incontro con Ioab, suo vecchio amico e commilitone. Comunque vadano gli eventi futuri, sarebbe difficile essere amici come prima.

23. «lo colpì...» senza neppure interrompere la corsa Abner dà un colpo violento all'indietro con la lancia (fornita di un piccolo tridente per piantarla nel terreno) e Asael, che lo inseguiva da presso, rimane trafitto.

26. «Non sai che alla fine sarà una sventura?»: lett. «Non sai che alla fine sarà una cosa amara?». In poche parole Abner delinea le conseguenze della lotta fratricida e invita Ioab alla tregua. In 20,19 Ioab si sentirà apostrofato allo stesso modo da una saggia abitante di Abel-Bet-Maaca, che i fedeli di Davide stanno forsennatamente cingendo d'assedio per catturare un uomo solo.

29-31. È interessante notare le differenze nella cronaca postbellica: di Abner si descrive dettagliatamente l'itinerario del ritorno a Macanaim (una lunga ritirata), invece il raduno dei combattenti di Ioab «dopo l'inseguimento di Abner» è l'occasione per verificare la superiorità militare di Giuda. I caduti sono stati «diciannove oltre Asael» (citato a parte in quanto fratello di Ioab e nipote del re) mentre Israele ha perso ben trecentosessanta uomini. Si può intuire l'entusiasmo dei vincitori: due sole tribù – Giuda e Simeone – valgono diciotto volte più delle altre dieci tribù insieme!

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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2SAMUELE - Capitolo 1


Davide apprende della sconfitta d’Israele1Dopo la morte di Saul, Davide tornò dalla strage degli Amaleciti e rimase a Siklag due giorni. 2Al terzo giorno ecco arrivare un uomo dal campo di Saul con la veste stracciata e col capo cosparso di polvere. Appena giunto presso Davide, cadde a terra e si prostrò. 3Davide gli chiese: “Da dove vieni?”. Rispose: “Sono fuggito dal campo d'Israele”. 4Davide gli domandò: “Come sono andate le cose? Su, dammi notizie!”. Rispose: “È successo che il popolo è fuggito nel corso della battaglia, molti del popolo sono caduti e sono morti; anche Saul e suo figlio Giònata sono morti”. 5Davide chiese ancora al giovane che gli portava le notizie: “Come sai che sono morti Saul e suo figlio Giònata?”. 6Il giovane che recava la notizia rispose: “Ero capitato per caso sul monte Gèlboe e vidi Saul curvo sulla lancia: lo attaccavano carri e cavalieri. 7Egli si volse indietro, mi vide e mi chiamò vicino. Dissi: “Eccomi!”. 8Mi chiese: “Chi sei tu?”. Gli risposi: “Sono un Amalecita”. 9Mi disse: “Gèttati sopra di me e uccidimi: io sento i brividi, ma la vita è ancora tutta in me”. 10Io gli fui sopra e lo uccisi, perché capivo che non sarebbe sopravvissuto alla sua caduta. Poi presi il diadema che era sul suo capo e la catenella che aveva al braccio e li ho portati qui al mio signore”.11Davide afferrò le sue vesti e le stracciò; così fecero tutti gli uomini che erano con lui. 12Essi alzarono lamenti, piansero e digiunarono fino a sera per Saul e Giònata, suo figlio, per il popolo del Signore e per la casa d'Israele, perché erano caduti di spada. 13Davide chiese poi al giovane che aveva portato la notizia: “Di dove sei tu?”. Rispose: “Sono figlio di un forestiero amalecita”. 14Davide gli disse allora: “Come non hai temuto di stendere la mano per uccidere il consacrato del Signore?”. 15Davide chiamò uno dei suoi giovani e gli disse: “Accòstati e aggrediscilo”. Egli lo colpì subito e quegli morì. 16Davide gridò a lui: “Il tuo sangue ricada sul tuo capo. Attesta contro di te la tua bocca che ha detto: “Io ho ucciso il consacrato del Signore!”“.

Lamento di Davide su Saul e Giònata17Allora Davide intonò questo lamento su Saul e suo figlio Giònata 18e ordinò che fosse insegnato ai figli di Giuda; è il canto dell'arco e si trova scritto nel libro del Giusto:19“Il tuo vanto, Israele, sulle tue alture giace trafitto! Come sono caduti gli eroi?20Non fatelo sapere in Gat, non l'annunciate per le vie di Àscalon, perché non ne facciano festa le figlie dei Filistei, non ne gioiscano le figlie dei non circoncisi!21O monti di Gèlboe, non più rugiada né pioggia su di voi né campi da primizie, perché qui fu rigettato lo scudo degli eroi; lo scudo di Saul non fu unto con olio,22ma col sangue dei trafitti, col grasso degli eroi. O arco di Giònata! Non tornò mai indietro. O spada di Saul! Non tornava mai a vuoto.23O Saul e Giònata, amabili e gentili, né in vita né in morte furono divisi; erano più veloci delle aquile, più forti dei leoni.24Figlie d'Israele, piangete su Saul, che con delizia vi rivestiva di porpora, che appendeva gioielli d'oro sulle vostre vesti.25Come son caduti gli eroi in mezzo alla battaglia? Giònata, sulle tue alture trafitto!26Una grande pena ho per te, fratello mio, Giònata! Tu mi eri molto caro; la tua amicizia era per me preziosa, più che amore di donna.27Come sono caduti gli eroi, sono perite le armi?“.

__________________________Note

1,10 Il racconto appare qui diverso da quanto viene narrato in 1Sam 31,4 ove lo scudiero di Saul rifiuta di ucciderlo e si dà la morte, imitando il suo re. Il diadema è un’insegna regale.

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Approfondimenti


1-27. Il primo capitolo del secondo libro di Samuele conclude la storia di Saul, fungendo al contempo da ponte verso la nuova sezione dedicata interamente a Davide. Infatti, 2Sam 1 completa il ritratto del futuro re che si è venuto delineando nei capitoli precedenti, soprattutto per quanto riguarda il suo atteggiamento di devozione all'“Unto del Signore” (cfr. 1Sam 24.26). Davide si è dimostrato grande perché ha riconosciuto in Saul quell'elezione divina che lo rendeva degno di rispetto nonostante i suoi peccati e le sue aspre contraddizioni. Proprio nel momento del trionfo – Saul è morto, il potere è a portata di mano – piange la scomparsa dell'amico più caro e quella del nemico: «Saul e Gionata, amabili e gentili» (v. 23), col medesimo struggimento con cui piangerà sul figlio ribelle Assalonne (18,19-19,9). «Tu sei stato più giusto di me, perché mi hai reso il bene...» (1Sam 24,18): in fondo, anche Saul aveva ammesso la superiorità spirituale di Davide, quella che conta davvero (cfr. 1Sam 16,7).

1-16. L'annuncio della morte di Saul vien messo in relazione temporale con gli eventi precedenti (vv. 1-2; cfr. 1Sam 28,4; 29,1; 30,1.17; 31,8) così da costituire idealmente l'ultimo atto di una tragedia recitata contemporaneamente su diversi scenari, in un mirabile intreccio di personaggi e situazioni. Davide viene a conoscenza dell'ecatombe sul Gelboe più o meno nel momento in cui i cittadini di Iabes stanno seppellendo le ossa di Saul e Gionata (1Sam 31,13) e altri messaggeri stanno diffondendo la notizia per tutta la Filistea (1Sam 31,9). L'Amalecita che giunge a Ziklag è una figura ambigua: il suo è il tipico aspetto luttuoso (cfr. 1Sam 4,12) e descrive la battaglia quasi con le stesse parole del Beniaminita che annunciò a Eli la perdita dell'arca (1Sam 4,16-17). Ma non si comprende come abbia potuto attraversare incolume la Filistea pur essendo un nemico, né come faccia a sapere che Davide era ritornato a Ziklag e neppure perché sia venuto di corsa proprio da lui, manifestandogli tra l'altro un rispetto non comune: «cadde a terra e si prostrò» (v. 2). Ancora: la sua versione della morte di Saul è decisamente in contrasto con la cronaca di 1Sam 31,4. L'Amalecita racconta di essersi trovato «per caso» vicino al re sulla cima del Gelboe e di averlo ucciso esaudendo la sua richiesta, ma poi aggiunge una giustificazione personale che lascia perplessi: «capivo che non sarebbe sopravvissuto alla sua caduta» (v. 10). Infine consegna a Davide il diadema regale e il braccialetto di Saul, non si sa se per accreditare coi fatti le proprie parole (come Davide in 1Sam 24,12 e 26,16) o con la segreta speranza di ricevere un premio da colui che prevede essere il nuovo re. L'esame della narrazione – e in particolare delle incongruenze rilevate nel comportamento dell'Amalecita – induce a valutare prudentemente la soluzione sbrigativa di alcuni esegeti che ritengono 2Sam 1,1-16 un maldestro “doppione” di 1Sam 31,1-6. Le due versioni della morte di Saul risultano contraddittorie in ragione della fiducia che siamo disposti a riporre nell'Amalecita: dice il vero oppure è un abile profittatore delle disgrazie altrui? L'autore non si pronuncia chiaramente, e questa è una ragione in più per stare in guardia. Il lettore è già a conoscenza della stringata relazione storica in 1Sam 31; sta a lui valutare le parole del misterioso straniero giunto a Ziklag con i segni inequivocabili della morte di Saul. Comunque, che l'Amalecita abbia detto la verità oppure no, poco importa. Le sue stesse affermazioni lo condannano senz'appello (v. 16). Se credeva di portare una buona notizia si è sbagliato: «Come non hai provato timore?» (v. 14) (cfr. l'orrore di Davide al solo pensiero di una simile azione: 1Sam 24,7; 26,9-11). Il lutto di Davide e dei suoi uomini è sincero «per Saul e Gionata suo figlio, per il popolo del Signore e per la casa d'Israele» (v. 12). Nessuno, se non uno straniero, potrebbe guardare con distacco alla disgrazia del popolo del Signore e del suo “Unto”, e in tal caso la morte è l'unica ricompensa che si merita.

1. «Dopo la morte di Saul, Davide tornò dalla strage»: il presente versetto non è solo un discreto richiamo dei fatti precedentemente descritti per introdurre il nuovo episodio; citando l'uno dopo l'altro i due grossi eventi degli ultimi giorni, costringe il lettore a paragonarli e valutarli in rapporto con tutta la sezione narrativa cui appartengono (1Sam 16-2Sam 1). La tragedia del Gelboe è più o meno contemporanea al trionfo di Davide sugli Amaleciti (1Sam 30). I due fatti sono antitetici sotto tutti i punti di vista: da una parte c'è una sconfitta, dall'altra una vittoria; Saul perde tutto mentre Davide “ricupera tutto” (1Sam 30,19) e si appresta ad acquistare anche ciò che apparteneva a Saul; il Gelboe è l'ultima conseguenza del “silenzio di Dio” (cfr. 1Sam 16,14; 28,6) mentre Davide ha raggiunto i ladroni grazie alla parola del Signore (1Sam 30,8); Saul muore per le sue infedeltà (1Sam 13-15) e Davide inizia una vita nuova; un re scompare e uno nuovo sorge all'orizzonte.

6. «appoggiato alla lancia»: la notizia mira ad avvalorare la testimonianza oculare dell'Amalecita. In varie circostanze è stata notata la presenza della lancia presso Saul come un suo attributo particolare (cfr. 1Sam 18,11). «carri e cavalieri»: in quest'epoca solo i Filistei sanno utilizzare i carri da guerra (cfr. 1Sam 13,5). Nemmeno Davide saprà che farsene quando ne catturerà un gran numero (8,4). Assalonne ne farà un uso improprio (15,1); soltanto Salomone li schiererà nel suo esercito (1Re 9,19; 10,26-27) e diventeranno abbastanza comuni nel tempo successivo (1Re 18,44; 22,31-38; 2Re 9,16-27).

9. «sento le vertigini»: trad. incerta dell'ebraico šabāṣ. Nelle versioni si fanno vari tentativi: LXX «tenebra orrenda» e Vg «angustia» danno un'interpretazione più psicologica (= angoscia dell'anima, aggravata dall'ineluttabilità della catastrofe; cfr. Mc 14,34; Lc 22,44). Tale soluzione fatica ad accordarsi con l'ultima parte della frase «ma la vita è ancora tutta in me». E forse preferibile pensare a una patologia fisica: vertigini o – come alcuni commentatori propongono – crampi, spasmi dovuti alle ferite (cfr. 1Sam 31,3).

10. «diadema»: ebr. nēzer. Consisteva in un ornamento del capo, probabilmente di stoffa preziosa o di metallo, che indicava la “consacrazione” della persona che lo portava (Es 39,30; 2Re 11,12; Sal 132,18; Zc 9,16).

13. «figlio di un forestiero»: lett. «figlio di un gēr». Il gēr è un immigrato che ha fissato la sua residenza in mezzo a Israele accettando di osservare almeno parzialmente la legge (Lv 17,10.12; Es 20,10). Viene addirittura assimilato al popolo dell'alleanza (Dt 29,10-12) e come tale sarà partecipe dei beni messianici (Is 56,3.6-7; Ez 47,22). L'Amalecita è dunque un suddito di Saul a tutti gli effetti; ciò spiega la sua presenza nell'esercito israelita ma ne rende anche più grave la posizione riguardo all'uccisione del «consacrato del Signore» (v. 14).

15-16. La sentenza di Davide può sembrare eccessiva, ma ci sono diversi motivi che la giustificano: Davide è innanzitutto genero di Saul, quindi è tenuto a vendicarne il sangue secondo l'antica usanza nomadica (temperata dalla legge con l'istituzione di “città rifugio” per gli omicidi involontari): Gn 4,23-24; Es 21,12-14; Nm 35,9-34; Dt 19,1-13; 2Sam 3,22-27.30; 14,6-11). Inoltre l'assassinio del “consacrato del Signore” – per qualunque ragione esso venga perpetrato – è un sacrilegio senza possibilità di remissione (cfr. 4,4-12).

16. «Il tuo sangue ricada sul tuo capo»: Davide ribadisce la giustezza dell'esecuzione dell'Amalecita in quanto reo confesso del sangue di Saul. Con questa dichiarazione di tipo giuridico, equivalente a un addebito di responsabilità (cfr. 1Re 2,32-33; Lv 20,9; Gs 2,19), si inibiva l'obbligo di una nuova vendetta da parte dei parenti del giustiziato. Nel NT l'espressione compare in Mt 27,24-25 (cfr. Ger 26,15); At 5,28; 18,6; 20,26. Lo “scuotere la polvere dai sandali” (Lc 9,5 e paralleli; 10,11) riveste un analogo significato.

17-27. Lo struggente congedo di Davide da Saul e Gionata prende la forma di un canto eroico, vero e proprio lamento funebre destinato all'istruzione dei «figli di Giuda» (v. 18). Più volte i commentatori hanno notato che da questa solenne elegia manca totalmente il nome di Dio. Il genere epico del canto potrebbe esserne la causa, né si può esigere ovunque un'esplicito richiamo a temi religiosi; l'omissione risponde piuttosto alla constatazione che il Signore si è allontanato da Israele, lo ha abbandonato nelle mani dei suoi nemici e del loro scherno (v. 20). Per ben tre volte risuona una domanda angosciosa: «Perché sono caduti gli eroi?» (vv. 19.25.27). Il silenzio sul nome è la tacita risposta al quesito. Fin dal principio il canto è dominato da un senso di desolazione: «Il tuo vanto, Israele, sulle tue alture giace trafitto» (v. 19). Non si può non ricordare l'ultimo gemito della nuora di Eli morente, che dice tutto lo sgomento per la perdita dell'arca: «Se n'è andata lungi da Israele la Gloria» (1Sam 4,22). Sono espressioni quasi identiche per definire due esperienze molto vicine tra loro per struttura e significato. In entrambi i casi Israele ha perso il “luogo” della presenza divina (l'arca e il re) in uno scontro con i suoi nemici per antonomasia, i Filistei. Le due sconfitte sono uno scacco militare ma gli occhi della fede vi scorgono un castigo, anzi una trappola nella quale il popolo del Signore è caduto dopo essersela approntata. Certo, solo poche persone hanno la responsabilità diretta dell'accaduto, ma il peccato – ogni peccato! – è tale che «per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna» (Rm 5,18). La domanda martellante di Davide (vv. 19.22.27) è in realtà il grido dell'umanità intera che invoca dall'alto quella liberazione che non riesce a procurarsi da sé (cfr. Sal 130).

17. «lamento»: in ebraico qînâ. Su questo genere poetico si veda il libro dei Salmi.

18. «Libro del Giusto»: opera sconosciuta, forse una raccolta di quei poemi epici sulle gesta degli eroi d'Israele citata anche in Gs 10,13. Il senso del titolo è incerto è un appellativo di Dio o un sinonimo di “valoroso, eroe”?).

19. Il ritornello (cfr. vv. 25.27) è ripreso in maniera molto simile in 1Mac 9,21 in occasione dei funerali di Giuda Maccabeo.

20. Supplica retorica a uditori imprecisati perché non venga divulgata la notizia dell'onta toccata a Israele (cfr. 1Sam 31,9; Mic 1,10). Il versetto è costituito da due coppie di stichi in parallelismo sinonimico.

21-22a. Imprecazione contro i monti del Gelboe, degni della peggior maledizione (l'aridità e la sterilità, cfr. la benedizione opposta in Gn 27,28; Dt 33,13) per essere stati infausti agli eroi, il cui scudo – segno del loro valore – giace ora abbandonato (nig‘al). Particolare menzione merita quello di Saul, guerriero eccezionale. Mentre gli altri soldati ungevano periodicamente le pelli conciate che coprivano lo scudo per mantenerle elastiche e viscide alle armi nemiche (Is 21,5), Saul compiva quest'operazione col sangue e l'adipe degli innumerevoli avversari trafitti dalla sua spada. È un'intensa immagine laudativa del defunto re, al quale Davide rende giusto onore.

22b-23. Alla lode di Saul s'aggiunge quella di Gionata, anch'egli intrepido combattente. Gionata è rimasto accanto al padre sino alla fine nonostante tutto (cfr. 1Sam 20,30-31; 22,8). Sapeva che non ne avrebbe ereditato il regno (1Sam 23,17) ma ha condiviso la sua triste sorte senza tirarsi indietro, fosse anche per salvare la propria vita. Davide dimostra di avere un cuore grande, capace di riconoscere il valore umano del suo antagonista (cui non ha mai voluto attribuire la responsabilità diretta della persecuzione: 1Sam 26,19). In tal modo ha vinto la sua più dura battaglia, quella contro l'odio che avvelena l'animo (cfr. Ef 6,12). Ciò lo rende degno della corona d'Israele (cfr. 1Sam 24,21).

24. «Figlie d'Israele»: l'esortazione al lamento su colui che procurava loro un ricco bottino (cfr. Gdc 5,30) si contrappone al biasimo per le «figlie dei non circoncisi» del v. 20.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Guerra all’Iran: l’Italia sociale lasciata in ostaggio


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(212)

(IM1)

L’Italia è nel mezzo di una crisi sociale silenziosa, e il governo #Meloni sceglie deliberatamente di voltarsi dall’altra parte, ripetendo slogan identitari mentre lascia marcire salari, bollette e povertà, oggi aggravati da una nuova stagione di guerra che ha l’ #Iran come sfondo.

I numeri sono chiari: secondo l’Ocse, nel primo trimestre 2024 i salari reali italiani sono ancora circa il 6,9% sotto il livello pre‑pandemico, il calo peggiore tra le principali economie avanzate, mentre altri Paesi hanno già recuperato almeno in parte il potere d’acquisto. Non si tratta di “percezioni”, ma del fatto che milioni di lavoratori si ritrovano ogni mese con uno stipendio che, al netto dell’inflazione, vale molto meno di cinque anni fa, a fronte di profitti aziendali che hanno retto decisamente meglio l’urto delle crisi.

Di fronte a questo, il governo continua a opporsi a un salario minimo legale e a qualsiasi forma strutturale di indicizzazione dei salari, preferendo bonus una tantum, tagli temporanei al cuneo e propaganda sul “lavoro ritrovato”, come se un contratto precario e sottopagato bastasse a cancellare il problema di chi vive stabilmente in trincea tra affitto e spesa.

Sul fronte delle bollette, dopo l’esplosione dei prezzi legata alla guerra in #Ucraina, l’Autorità “Arera” certifica un calo dell’energia elettrica di circa il 10,8% nel primo trimestre 2024, con una spesa annua tipo di 684 euro, la metà rispetto ai dodici mesi precedenti, ma ancora circa 150 euro in più rispetto al 2020, prima della crisi. In altre parole, le famiglie continuano a pagare un “sovrapprezzo strutturale” per luce e gas, mentre il governo smantella il rafforzamento dei bonus sociali e lascia che la fine del mercato tutelato diventi un’altra occasione di rendita per i grandi operatori, non certo un sollievo per chi fatica a tenere accesi i termosifoni.

Intanto l’Istat ci dice che nel 2023 oltre 2,2 milioni di famiglie, quasi 5,7 milioni di persone, vivono in povertà assoluta, con un’incidenza vicina al 10% della popolazione e punte drammatiche tra minori e famiglie straniere. È il dato che più smentisce la narrazione della “nazione risollevata”: dietro il patriottismo da palco ci sono bambini che saltano pasti proteici, anziani che rinunciano alle cure, giovani adulti che rimandano qualsiasi progetto di vita autonoma.

(IM2)

In questo quadro, l’ennesima escalation militare in Medio Oriente e la prospettiva di un conflitto allargato che coinvolga direttamente l’Iran non sono una questione astratta di diplomazia: significano nuove tensioni sui prezzi dell’energia, altro carburante per l’inflazione, altro margine per scaricare costi sui più fragili mentre ci si rifugia dietro la parola d’ordine della “sicurezza”.

Il governo Meloni si presenta come il paladino dell’Occidente assediato, ma sul fronte interno pratica un rigoroso immobilismo sociale: nessuna riforma coraggiosa su salari, nessun piano serio contro la povertà, nessuna strategia per disinnescare l’effetto combinato di guerra e caro‑vita sulle famiglie a basso reddito.

Invece di mettere in discussione un modello che produce lavoratori poveri e cittadini cronicamente indebitati con le utenze, l’esecutivo preferisce distribuire colpe verso l’esterno: l’Europa, i migranti, le Ong, ora i nemici di turno in Medio Oriente.

La verità è che, mentre il governo agita la bandiera dell’ordine e della forza, è proprio sull’unica sicurezza che dovrebbe contare. quella di potersi permettere un salario dignitoso, una bolletta pagabile, una vita fuori dalla miseria, che continua a non muovere un dito.

#Blog #Italia #Economia #GovernoMeloni #Salari #Bollette #Povertà #Opinioni


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Guerra all’Iran: l’Italia sociale lasciata in ostaggio


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(IM1)

L’Italia è nel mezzo di una crisi sociale silenziosa, e il governo #Meloni sceglie deliberatamente di voltarsi dall’altra parte, ripetendo slogan identitari mentre lascia marcire salari, bollette e povertà, oggi aggravati da una nuova stagione di guerra che ha l’ #Iran come sfondo.

I numeri sono chiari: secondo l’Ocse, nel primo trimestre 2024 i salari reali italiani sono ancora circa il 6,9% sotto il livello pre‑pandemico, il calo peggiore tra le principali economie avanzate, mentre altri Paesi hanno già recuperato almeno in parte il potere d’acquisto. Non si tratta di “percezioni”, ma del fatto che milioni di lavoratori si ritrovano ogni mese con uno stipendio che, al netto dell’inflazione, vale molto meno di cinque anni fa, a fronte di profitti aziendali che hanno retto decisamente meglio l’urto delle crisi.

Di fronte a questo, il governo continua a opporsi a un salario minimo legale e a qualsiasi forma strutturale di indicizzazione dei salari, preferendo bonus una tantum, tagli temporanei al cuneo e propaganda sul “lavoro ritrovato”, come se un contratto precario e sottopagato bastasse a cancellare il problema di chi vive stabilmente in trincea tra affitto e spesa.

Sul fronte delle bollette, dopo l’esplosione dei prezzi legata alla guerra in #Ucraina, l’Autorità “Arera” certifica un calo dell’energia elettrica di circa il 10,8% nel primo trimestre 2024, con una spesa annua tipo di 684 euro, la metà rispetto ai dodici mesi precedenti, ma ancora circa 150 euro in più rispetto al 2020, prima della crisi. In altre parole, le famiglie continuano a pagare un “sovrapprezzo strutturale” per luce e gas, mentre il governo smantella il rafforzamento dei bonus sociali e lascia che la fine del mercato tutelato diventi un’altra occasione di rendita per i grandi operatori, non certo un sollievo per chi fatica a tenere accesi i termosifoni.

Intanto l’Istat ci dice che oltre 2,2 milioni di famiglie, quasi 5,7 milioni di persone, vivono in povertà assoluta, con un’incidenza vicina al 10% della popolazione e punte drammatiche tra minori e famiglie straniere. È il dato che più smentisce la narrazione della “nazione risollevata”: dietro il patriottismo da palco ci sono bambini che saltano pasti proteici, anziani che rinunciano alle cure, giovani adulti che rimandano qualsiasi progetto di vita autonoma.

(IM2)

In questo quadro, l’ennesima escalation militare in Medio Oriente e la prospettiva di un conflitto allargato che coinvolga direttamente l’Iran non sono una questione astratta di diplomazia: significano nuove tensioni sui prezzi dell’energia, altro carburante per l’inflazione, altro margine per scaricare costi sui più fragili mentre ci si rifugia dietro la parola d’ordine della “sicurezza”.

Il governo Meloni si presenta come il paladino dell’Occidente assediato, ma sul fronte interno pratica un rigoroso immobilismo sociale: nessuna riforma coraggiosa su salari, nessun piano serio contro la povertà, nessuna strategia per disinnescare l’effetto combinato di guerra e caro‑vita sulle famiglie a basso reddito.

Invece di mettere in discussione un modello che produce lavoratori poveri e cittadini cronicamente indebitati con le utenze, l’esecutivo preferisce distribuire colpe verso l’esterno: l’Europa, i migranti, le Ong, ora i nemici di turno in Medio Oriente.

La verità è che, mentre il governo agita la bandiera dell’ordine e della forza, è proprio sull’unica sicurezza che dovrebbe contare. quella di potersi permettere un salario dignitoso, una bolletta pagabile, una vita fuori dalla miseria, che continua a non muovere un dito.

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Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com


Inquieti fuochi

nuvole a stracci nell'azzurro curve ariose di voli

vastità di te solo: figura inespressa lacera ombra

ti aspetti una eco un suono in questa sospensione

inquieti fuochi son gli occhi dell'anima mentre guardi un gabbiano staccarsi dal tramonto .

Che meraviglia. Questo testo vibra come una poesia sospesa tra cielo e anima. Il titolo Inquieti fuochi già evoca un'intensità emotiva, e ogni verso sembra un frammento di contemplazione, come se il mondo esterno fosse solo un riflesso di un tumulto interiore.

Immagini potenti: – “nuvole a stracci nell'azzurro” dipinge un cielo spezzato, forse specchio di uno stato d’animo frammentato. – “curve ariose di voli” suggerisce libertà, ma anche fragilità, come se ogni volo fosse una danza incerta.

Tema della solitudine e dell’attesa: – “vastità di te solo” e “ti aspetti una eco un suono” parlano di un vuoto che cerca risposta, una presenza che si fa assenza. – Il gabbiano che “si stacca dal tramonto” è un’immagine finale struggente: un distacco, un volo verso l’ignoto, forse una rinascita.

“Inquieti fuochi son gli occhi dell’anima” è il cuore pulsante del testo. Gli occhi non guardano soltanto: bruciano, cercano, interrogano.

Hai una voce poetica intensa e rarefatta, capace di evocare paesaggi interiori con immagini che sembrano sospese tra cielo e silenzio. Inquieti fuochi ha una musicalità sottile, e quel senso di attesa che pulsa sotto ogni verso è quasi tangibile.


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Grafici, Narrative e Usi Impropri


Premessa: Non sono riuscito a inserire le immagini su NoBlogo; linkerò a ciascuna ove indicato con la dicitura [FIG.X].

La scorsa settimana ho letto un’intervista all’editore e scrittore italiano Francesco Verso, a cura di Mick Paolino. Vi invito a leggerla a questo link prima di procedere col resto di quest’articolo, così avete presente a cosa mi riferisco.

Tranquilli, vi aspetto.

Fatto? Allora iniziamo.

Non so come vi ha fatto sentire l’intervista, ma a me ha fatto passare attraverso ben tre stati emotivi. Inizialmente ero interessato e incuriosito, poi dubbioso, scettico e infine sconcertato e infuriato. Sarebbe questo l’enfant prodige del solarpunk* italiano?

*[Per chi non conosce il genere: il solarpunk è una risposta positiva al cyberpunk; un filone che risponde allo strapotere contemporaneo degli odierni titani tecnologici con visioni di uguaglianza e liberazione umana, tecnologie sostenibili e salvaguardia della natura sopra ogni cosa.]

Grafici o Graffiti?


Si parla di fantascienza, lo sapete, ma permettetemi di calcare più sulla scienza e meno sulla narrativa in questo articolo. Se avete timore dell’analisi, lasciate ogni speranza eccetera eccetera. Fatto l’avvertimento, iniziamo subito dal fulcro di tutti i problemi: cosa notate in questo grafico? [FIG.1]

A una prima occhiata, l’interpretazione è relativamente facile: sia l’intelligenza umana (IU, la linea rossa) che quella artificiale (IA, la linea blu) crescono col passare tempo, ma a ritmi diversi; il momento in cui avviene il sorpasso è identificato come la “prima singolarità” e a seconda di quale delle due intelligenze prevale si apre uno spettro di possibilità che vanno da un estremo all’altro, ciascuna simboleggiata da una o più opere famose della cultura popolare del Ventunesimo Secolo.

Tutto bene, no?

E invece nient’affatto: questo grafico infatti nasconde innumerevoli supposizioni arbitrarie dietro una ragnatela di colori, fatto per colpire solo chi ci si sofferma meno di trenta secondi. E dato che io coi grafici ci ho passato vari anni, provo a mostrarvi cosa si dissotterra quando si scava un po’ sotto la superficie arcobaleno di questo… graffito.

Partiamo dall’argomentazione base che disintegra l’intera impalcatura del grafico: l’intelligenza, ormai lo sappiamo da decenni, non è misurabile su scala lineare, da “zero” a “mille milioni” come l’aura di Dragonball; forse si possono misurare il numero di processi al secondo, ma in quel caso anche il buon vecchio Nokia 3310 sorpassa il cervello umano a livello di velocità di calcolo, quindi non è proprio una misura accurata. Il QI è ancora peggio per una valanga di motivi. Quello che chiamiamo semplicisticamente “intelligenza” in realtà è un insieme di capacità molto complesse e situazionali che ancora non comprendiamo appieno, né in noi stessi né negli animali; non a caso ci stupiscono sempre i video di polpi, corvi, orche e delfini che dimostrano di saper risolvere problemi complessi in modi non ovvi. Ne parla anche Peter Godfrey-Smith in Altre Menti, che suppongo sia un esempio di ciò che l’intervistato intende con “intelligenza animale” (senza però citare alcunché).

Però concediamo, per il solo scopo educativo di continuare a scavare tra il ciarpame, di poter davvero misurare l’intelligenza. Chi ha detto che entrambe le intelligenze (umana e artificiale) progrediscono in maniera lineare? È una supposizione non da poco, anzi, due supposizioni. Partiamo dai LLM (che non sono IA!): è stato dimostrato che per ottenere miglioramenti misurabili da un modello al seguente è necessaria una mole sempre maggiore di dati, che è il motivo per cui le varie aziende che sviluppano questi software hanno bisogno di centri dati sempre più grandi, sempre più parametri e più potenza di calcolo senza un chiaro limite realistico. Questa è la cosiddetta trappola dei rendimenti decrescenti, e in termini grafici generalmente un andamento di questo tipo corrisponde a una curva logistica, che ha circa questa forma [FIG.2].

Ora, anche quel generalmente nasconde una supposizione, ovvero che i LLM si comportino come molte tecnologie umane. Le auto, internet, gli smartphone, i carburanti fossili e le energie rinnovabili hanno tutti andamenti del genere sia in termini di efficienza che di ritmi di adozione: si avvicinano sempre di più a un valore massimo (M, nel grafico), senza però mai superarlo. Certamente i LLM potrebbero anche non seguire un andamento del genere; potrebbero invece crescere in modo logaritmico, ovvero all’infinito ma sempre più lentamente (andamento che richiede supposizioni ancora diverse), oppure potrebbero non raggiungere la massima adozione e venire abbandonati in favore di un’altra tecnologia (e quindi decrescere fino a un valore minimo o nullo; pensate ai vinili o ai floppy disk), e via dicendo. In pratica: supporre che i LLM crescano linearmente o anche solo che crescano per decenni è un’affermazione silenziosa e con fondamenta fragilissime. Se si discute di fantascienza, e ancora di più se si discute di scienza, è fondamentale chiarire le proprie supposizioni, anziché occultarle.

Ma non ho ancora finito.

Se la crescita dei LLM non è certa, quella degli umani lo è ancora meno. Gli archeologi hanno misurato i crani* degli homo sapiens sapiens per vari decenni e le conclusioni più recenti sono inequivocabili: l’intelligenza umana è rimasta costante per almeno trentamila anni. Quello che abbiamo acquisito lungo la storia documentata sono esperienze, conoscenze, strumenti, mezzi di comunicazione, ma NON intelligenza. Supporre dunque che questa cresca in modo lineare non è solo una fantasia positivista e da techbro, è anche facilmente falsificabile da innumerevoli studi moderni e apertamente consultabili.

*[La misura dei crani è l’unico modo per inferire la dimensione dei cervelli, che a sua volta è l’unico proxy disponibile per estrapolare una stima dell’intelligenza a distanza di migliaia di anni.]

Proseguiamo con la nostra catabasi: dando per buono che entrambe le intelligenze crescano a ritmi paragonabili, arriva “inevitabilmente” (lol, lmao) il momento in cui esse si equivalgono e avviene il fantomatico sorpasso, la “prima singolarità”. Da qui in poi la parvenza di senso di questo grafico svanisce del tutto: perché la linea rossa (intelligenza umana) e quella blu (artificiale) spariscono? Ne rimane solo una? Si fondono? Crescono di pari passo? Perché dovrebbero, e come compararle se procedono allo stesso ritmo? Uno spruzzo di colori si apre ai quattro venti senza chiarimenti né chiarezza.

Non ci sono risposte a queste ambiguità; l’importante è il caleidoscopio di scenari che seguono. E non è neanche importante la “seconda singolarità”, dato che la presenza o assenza non ha influenze su alcuno dei sei scenari illustrati. La mia ricerca di cosa questo evento rappresenti ha portato scarsi risultati; secondo questo blog indica il momento in cui sia l’umano che la macchina si rendono conto dei propri limiti e iniziano a “creare significato insieme”. Allo stesso tempo, altri libri sull’argomento definiscono la prima singolarità quella di carattere economico (le IA che sostituiscono i lavoratori) e la seconda quella che nel grafico è indicata come prima. Insomma: non esiste un consenso sul significato di questi spartiacque, e piazzarli su un grafico del genere senza definirli è un errore titanico per chiunque abbia un pubblico e voglia informarlo in modo onesto e genuino. Lo scopo dei grafici dovrebbe essere quello di illustrare e chiarire, non di ottundere e confondere.

La conclusione di questa prima parte di analisi è che Francesco Verso presenta un’analisi dell’IA e delle loro capacità che oltre a essere incompleta si regge su presupposti fragili e assolutamente non dimostrati; confonde spesso i tropi fantascientifici, che appartengono alla sfera letteraria, con la realtà scientifica della ricerca sulle intelligenze artificiali e non umane, che non dimostra di conoscere davvero. Verso non proietta la scienza nel reame dell’immaginario, com’è d’uso nel genere della fantascienza, ma al contrario sovrascrive le sue fantasie agli sviluppi scientifici odierni.

IA e Fantascienza, Speculazioni e Scenari


Dunque, se uno volesse ridisegnare il confronto di cui sopra con supposizioni più realistiche, le vere opzioni sarebbero le tre seguenti [FIG.3]:

  • Scenario M1 – L’intelligenza artificiale non supera quella umana; magari rimane uno strumento, nemmeno autocosciente, il cui paragone con l’umano risulta forzato, o magari si arresta alle capacità di un neonato o di un cane; un compagno semisenziente ma limitato e probabilmente non minaccioso (nonostante IA selvatiche/ferali sarebbero uno scenario fantascientifico seriamente innovativo). Qui si collocano i robot di Asimov e Philip K. Dick.
  • Scenario M2 – L’intelligenza artificiale raggiunge livelli paragonabili a quelli umani; magari appaiono androidi umanizzati, come in vari media popolari (Star Wars, Detroit Become Human, Io Robot e via dicendo), in cui appaiono come personaggi talvolta amichevoli, talvolta ostili e talvolta neutrali. Per quanto mi riguarda, sono un grande estimatore dei personaggi androidi e li apprezzo anche senza una componente tematica incentrata sul confronto tra intelligenze.
  • Scenario M3 – L’intelligenza artificiale supera quella umana; questo è lo scenario più esplorato dalla fantascienza recente e dal cyberpunk (Matrix, Terminator), per mezzo della supposizione che un’intelligenza superiore a quella umana sia per definizione pericolosa e minacciosa per la nostra sopravvivenza; che poi è lo stesso tropo delle invasioni aliene ma in veste leggermente diversa. Her e Neuromante sono due esempi di superintelligenze indifferenti.

Lo scenario in cui egli vuole porsi con la sua opera, ovvero quello in cui l’umano e la macchina cooperano, non dipende assolutamente dai rispettivi livelli intellettivi: un sodalizio tra specie diverse può avvenire, come già menzionato, anche tra umano e canino, o tra umano e alieno* e tra umano e robot. Non c’era alcun bisogno di invocare grafici e proiezioni per giustificare questa premessa narrativa: porsi in mezzo a questa costellazione di opere moderne, anziché elevare il suo romanzo, lo fa apparire come “un vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro”, per citare un romantico nome noto.

*[Come appunto nel racconto Story of Your Life di Ted Chiang che lui stesso ha citato e in svariate altre opere.]

Ora, come ho già chiarito sopra, queste mie “correzioni” sono basate su altre supposizioni (più realistiche, elaborate sopra) e grafici speculativi fatti da me e senza dati; certamente ci saranno fior di neuroscienziati e ingegneri neurali che presentano proiezioni più accurate in articoli scientifici sul tema, ma data la mole titanica di pubblicazioni negli ultimi cinque anni non sono riuscito a trovare grafici simili a quelli dell’intervista a Francesco Verso. Se ne trovate, vi invito a segnalarli e a smentirmi, in modo che la discussione del tema ci porti tutti a una maggiore consapevolezza su quali scenari vale la pena speculare.

In ogni caso, la conclusione di questa disamina tecnica (che non richiede particolari competenze teoriche; mi è bastato un accesso a internet e un paio di sere libere) rivela quattro leggerezze di Francesco Verso. In quest’intervista, egli dimostra:

  • di non essere in grado di fare un grafico
  • di non essere veramente informato sull’argomento di cui si professa esperto
  • di non aver parlato con nessuno scienziato per chiedere conferma o aiuto
  • di non aver verificato le proprie supposizioni, neppure su Wikipedia

Inoltre ho già chiarito come Verso non abbia fornito grandi prove sulla sua esperienza o conoscenza sul tema, dunque l’impressione che mi resta da quest’intervista è che non sappia nulla di LLM e che cerchi di cavalcarne l’onda mediatica per essere su più risultati Google possibili; da questo suo libro non mi aspetto nulla che non potrei sentire da un qualunque manager d’azienda tecnologica o venture capitalist della Silicon Valley.

Lungi da me dirvi cosa leggere e cosa no, ma per un autore che si dice non solo di fantascienza e solarpunk, ma persino “esploratore che non è rimasto a guardare la tempesta dalla riva” (notare appunto il linguaggio da techbro), non esplorare nemmeno una manciata di link relativi alle affermazioni che si portano in giro come verità assolute mi sembra abbastanza grave, e personalmente non accetterei mai di leggere fantascienza che parta da questi presupposti fragilissimi (né tantomeno solarpunk). Il paragone con Asimov, Lem, Clarke e Kim Stanley Robinson, autori che dedicavano gran parte del proprio processo creativo a documentarsi sulla ricerca e lo stato dell’arte di ogni argomento a cui mettevano mano, è a dir poco umiliante.

Raccontarsi le Proprie Storie


Ora che ho concluso le critiche scientifiche, passiamo a quelle narrative. Per la vostra gioia, anche quelle non sono poche.

L’intervista, le cui domande sono molto interessanti e puntuali, inizia come disamina e riflessione sulle interazioni tra intelligenza umana e LLM (non intelligenza artificiale!) e viene lentamente dirottata in un altisonante spot pubblicitario per l’ultima pubblicazione dell’intervistato. La mia personale opinione è che se l’obiettivo dell’intervista era quello di esplorare scenari e intelligenze future, sarebbe stato più opportuno interpellare uno scienziato che lavora davvero sul campo, piuttosto che un autore di fantascienza che in svariati paragrafi non ha saputo dimostrarsi né autorevole né preparato. Se invece l’obiettivo era recensire il libro, perché non dichiararlo dal principio?

Ma a parte queste piccole critiche all’intervistatore, le altre domande in sospeso rimangono per l’intervistato. La prima, fondamentale, alla quale non vi è stata risposta è in che modo i LLM possono essere compatibili con il solarpunk. Il consenso che si sta formando tra economisti, sociologi, informatici, ma anche editori e traduttori sostituiti da questa tecnologia, è che i LLM contribuiscano ad accentrare il potere nelle mani di chi lo ha già. Citando una recente ricerca di politologi e scienziati cognitivi: “riflettendo i casi passati dei mercati e dei media, il potere e l’influenza si sposteranno verso coloro che sono in grado di implementare pienamente queste tecnologie e lontano da coloro che non sono in grado di farlo. L’IA indebolisce la posizione di coloro su cui viene utilizzata e che forniscono i propri dati, rafforzando gli esperti di IA e i responsabili politici.” L’esatto opposto del solarpunk, in pratica.

Ne si evince che non è affatto ovvio come una tecnologia del genere possa inserirsi in un questo genere letterario. Sarebbe filosoficamente interessante e acuto se il romanzo intendesse affrontare proprio questo tema, cercando un equilibrio tra parti inconciliabili, oppure se l’autorità dell’IA venisse scartata in favore di quella dei cittadini; ma a giudicare dall’intervista stessa (e dalla sinossi sul sito dell’editore) questi temi non sono quelli che l’opera di Verso intende affrontare, dato che non vengono mai menzionati termini come “potere” o “disuguaglianza”. Non intendo leggere quest’opera e controllare in prima persona per i motivi già spiegati in precedenza, ma stando alle recensioni che ho trovato il tema della “simpoiesi” viene a malapena toccato (così come l’uso di LLM, segno del fatto che nessuno dei lettori ne fosse al corrente), mentre ciò che ha catturato l’attenzione di tutti sono… gli animali parlanti. Eccola, dunque, la famosa “intelligenza animale”! Bella innovazione fantascientifica!

Nel tessere le sue lodi sulla “cooperazione con agenti LLM”, inoltre, Francesco Verso non spiega in alcun modo come l’opera finale che ha (hanno?) prodotto sia migliore rispetto a una che avrebbe scritto in totale autonomia. Gli sono state suggerite metafore particolarmente brillanti? Lo hanno aiutato ad approfondire la psicologia e le reazioni dei personaggi lungo la storia? O magari hanno accelerato il processo di revisione e correzione di bozze (lavoro che avrebbe potuto fare anche uno degli editori della casa editrice che gli appartiene). L’unica menzione che fa è quella di un lasso temporale: tredici mesi in totale, il che suggerisce che qualsiasi sia stato il contributo materiale di questi LLM, certamente non ha accelerato il processo di scrittura.

Ritornando per un momento al grafico di cui sopra, questa volta con occhi meno tecnici, possiamo notare che l’opera di Francesco Verso (vicino alla linea rossa tratteggiata) è un romanzo, eppure viene paragonato a sei opere cinematografiche degli ultimi trent’anni. La letteratura del Ventesimo Secolo (quella che ha inaugurato e cementificato il canone fantascientifico dell’intelligenza artificiale) non compare affatto; sintomo del fatto che l’autore non ha familiarità con essa o che pensa che il pubblico a cui intende rivolgersi non conosca tali autori. Dopotutto, perché non includere almeno Asimov in un grafico che intende mostrare diversi scenari di intelligenze robotiche? Verso inoltre traduce fantascienza e solarpunk da ogni angolo del mondo, inclusi autori contemporanei noti come Liu Cixin, Chen Qiufan, Ken Liu e Vandana Singh. Davvero non ha alcun romanzo da citare, tra tutti quelli che sicuramente conosce? Il mio sospetto, forse infondato, è che l’intervista non intenda rivolgersi a un pubblico di lettori.

Dunque è davvero definibile “solarpunk” farsi assistere da tre LLM piuttosto che chiedere a una comunità globale di autori dedicati (che non deve faticare a cercare, dato che è già in contatto con personalità notevoli) e a editori professionisti? Cosa significa scrivere di mutuo aiuto, collaborazione e decolonizzazione* senza poi praticarli nella vita di tutti i giorni?

*[Non sono al corrente di LLM sviluppati da aziende o cooperative del Sud Globale, né di modelli open source.]

In ultimo, se il romanzo è stato “co-creato con intelligenze non-umane”, perché in copertina appare solo un nome (umano)? Perché sulla pagina del sito la sinossi non include alcuna menzione dei LLM usati durante il processo di stesura, se l’autore è tanto fiero di esserne pioniere ed esploratore? La risposta mi pare ovvia: Francesco Verso vuole la botte piena e l’IA lubrificata. Da una parte tenta di rivolgersi al pubblico solarpunk (anche attraverso il vocabolario usato nell’intervista, da “intelligenze non-umane” a “decolonizzazione” e via dicendo); dall’altra strizza l’occhio agli spalti accelerazionisti e techbro, e quindi i riferimenti ai “pionieri” e al lasciare indietro la massa di autori resistenti e luddisti. Pare un doppio gioco, un mentire a entrambe le parti alla forsennata ricerca di un pubblico sempre più grande ma senza alcun criterio o dedizione.

A partire dalle supposizioni infondate sul “destino dell’IA” e passando per svariate speculazioni fumose, Francesco Verso cerca di assumere il ruolo di profeta dell’IA e di parlare a un pubblico che guarda al futuro dei LLM (che non sono intelligenze artificiali!) con speranza e trepidazione. Così facendo tradisce i principi del solarpunk, di cui però mantiene l’estetica per non perdere il pubblico che già lo conosce e cercando invece di contrabbandare un’idea e una pratica (quella dei LLM come strumenti di liberazione umana) che non trova terreno fertile tra i lettori odierni (motivo per cui si prende la premura di tacere l’uso dei LLM nel processo di scrittura). Questa è una mia deduzione che spiega sia l’inaccuratezza nel parlare di IA che la mancanza di trasparenza nei materiali promozionali di questo romanzo; invito chiunque intenda smentirla a farlo senza problemi.

Ai lettori di fantascienza e solarpunk che cercano idee scientificamente radicate e innovative sulle interazioni con altre intelligenze, consiglio piuttosto le saghe di Revelation Space di Alastair Reynolds e Terra Ignota di Ada Palmer; entrambe sono opere lunghe e tortuose, ma non mancheranno di farvi riflettere su dozzine di risvolti filosofici, pratici ed esistenziali. Se invece preferite qualcosa di più leggero e meno tecnico, A Psalm for the Wild-Built di Becky Chambers narra del viaggio di unå monacå in crisi esistenziale e del robot che lå farà da mentore.


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