Poème / J'ai oublié

J'ai oublié le son de ta voix, la couleur de tes yeux J'ai oublié jusqu'aux contours de ton corps Je ne pourrais pas te dire que tout vas pour le mieux Mais il me reste un arrière-goût encore...

Ou est ce que j'ai bien pu mettre tout ces souvenirs, Des poèmes naïfs, et des espoirs hallucinés ? En tout cas, pour le peu qu'il reste, a l'avenir, Il me faudra tous les assassiner...

Comme une bouteille à la mer, Tes mots, le sables et l'eau m'ont blessé. Je garderais toujours quelques choses, l'amer, Et partout, notre premier baiser

Looping


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Épigraphe / INVICTUS

Dans la nuit qui m’enserre, Dans les ténèbres qui me noient, Je loue les dieux quoiqu'ils soient Pour mon âme, à la fois noble et fière.

Dans l'étreinte féroce des circonstances Je n’ai ni gémi ni pleuré, Sous les coups de l’existence, Je suis debout bien que blessé.

En ce monde de colère et de pleurs Se profile l’ombre du néant Et pourtant la menace des ans Me trouve et me trouvera, sans peur

Peu importe l'étroitesse du chemin, Nombreux les châtiments infâmes, Je suis le maître de mon destin, Je suis le capitaine de mon âme.

William Ernest Henley 1875 Traduction par Looping


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Poème / Je ne voulais pas

Violent et fragile à la fois, mais vivant. D’un profond bleu mystique de ses yeux, Un plaisir clandestin pour le levant. En réponse au sanglot, un écho délicieux,

Après un passage à chercher les couleurs D’une histoire à faire pleurer les corbeaux. Jusqu'à la lumière d’un soleil de 14 heures Pour sans trembler, effleurer des corps beaux

Mes forces s’évaporaient sous la chaleur Des flammes de ce modèle, précieux. Sans rien se promettre ni ici ni ailleurs ; Je ne voulais pas t’aimer, Yseult.

Looping, mai 2020


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Dalla diossina al barbecue: smantellata la "Filiera Nera" che ha ingannato...


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Dalla diossina al barbecue: smantellata la “Filiera Nera” che ha ingannato l'Europa

L’operazione a carattere internazionale “Carbone delle Alpi” ha rivelato come migliaia di consumatori siano stati ingannati da un sistema capace di spacciare scarti tossici per eccellenze ecologiche


Il cuore dell'inchiesta, coordinata dalla Procura di #Trento e condotta dal Nucleo Operativo Ecologico (#NOE) dei #Carabinieri, svela una sofisticata “alchimia cartolare”. L'organizzazione criminale ha messo in piedi una vera e propria “filiera nera” per gestire il traffico illecito di ceneri da piro-gassificazione, residui carichi di inquinanti organici che, per legge, richiederebbero procedure di smaltimento estremamente costose.

Invece di essere trattate come rifiuti, queste ceneri venivano “lavate” attraverso certificazioni di sostenibilità contraffatte e immesse sul mercato sotto diverse forme:

  • Bricchette per barbecue (il classico carbone pronto all'uso);
  • Ammendanti per terreni agricoli;
  • Additivi per calcestruzzo;
  • Quote di CO₂ fittizie, vendute come crediti ambientali.

Non siamo di fronte a un semplice smaltimento abusivo. È un'operazione di #greenwashing sistematico dove il crimine ambientale si sposa con la frode economica. Il rifiuto non viene nascosto sotto terra, ma viene “nobilitato” sulla carta per essere venduto a caro prezzo come risorsa rigenerativa.

Le analisi chimiche effettuate dagli inquirenti hanno restituito un quadro allarmante. Nelle bricchette e nei fertilizzanti è stata isolata una presenza massiccia di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e diossine, con concentrazioni che superano ampiamente i limiti di sicurezza sanitaria.

Il dato più scioccante riguarda la distribuzione: secondo le indagini, ben 70.000 sacchi di carbonella tossica sono stati venduti sul solo mercato italiano. Si tratta di migliaia di famiglie che, inconsapevolmente, hanno cucinato i propri cibi su una brace saturata da inquinanti industriali. L'ironia tragica è che il consumatore, scegliendo un prodotto etichettato come “biochar” o “naturale”, ha finito per contaminare il proprio cibo e il proprio terreno con sostanze cancerogene.

L'aspetto più inquietante di questa “filiera nera” non è solo l'ingegno dei trafficanti, ma la complicità dei controllori. L'inchiesta vede sotto la lente d'ingrandimento alcuni funzionari dell'APPA (Agenzia provinciale per l'ambiente) di Bolzano. Secondo l'ipotesi accusatoria, queste figure avrebbero tradito il proprio mandato istituzionale trasformandosi in veri e propri facilitatori del crimine.

Il loro contributo è stato tecnico e normativo, sfruttando le pieghe del regolamento REACh (la normativa europea sulle sostanze chimiche) per fornire una parvenza di legalità al traffico:

  • Redazione di note interpretative “su misura” per declassificare i rifiuti in sottoprodotti;
  • Ritardi strategici nell'emissione di sanzioni;
  • Suggerimenti operativi su come eludere i controlli nazionali ed europei.

Senza questo supporto amministrativo, il sistema sarebbe crollato ai primi controlli. È il fallimento del sistema di vigilanza: chi doveva proteggere la salute pubblica ha invece costruito lo scudo legale dietro cui il traffico ha prosperato per anni.

La rete non conosceva frontiere, estendendosi tra Italia, Austria, Germania, Croazia, Serbia e Svizzera. Per abbattere questo impero, è stato necessario un coordinamento massiccio: oltre 100 militari dell'#Arma, inclusi gli specialisti del #ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) e il supporto del 3° Nucleo Elicotteri di Bolzano, operando in sinergia con #Europol, #Eurojust e #OLAF.

L'inchiesta coinvolge attualmente 19 persone e 3 società, con 12 arresti già eseguiti. La dimensione transnazionale non è casuale: spostare i rifiuti attraverso diversi confini permetteva di sfruttare le asimmetrie normative e di “ripulire” la provenienza delle ceneri, rendendo il tracciamento quasi impossibile per i controllori ordinari.

Il gruppo criminale operava secondo una logica di doppio profitto. Da un lato, l'evasione totale dei costi di smaltimento delle ceneri tossiche (un risparmio stimato in centinaia di migliaia di euro). Dall'altro, la vendita di quello stesso scarto come prodotto di lusso o credito di CO₂. Il volume d'affari illecito complessivo si aggira intorno ai 4 milioni di euro.

Questo meccanismo non uccide solo l'ambiente e la salute, ma anche il mercato. Le aziende oneste, che investono realmente in tecnologie pulite e rispettano i costi dello smaltimento legale, subiscono una concorrenza sleale devastante. Il greenwashing qui non è un peccato veniale di marketing, ma un crimine economico strutturato che premia la frode e punisce la trasparenza.

L'operazione “Carbone delle Alpi” è una pietra miliare nella lotta al crimine ambientale moderno. Ci ricorda che la transizione ecologica non può basarsi solo su etichette accattivanti, ma richiede una vigilanza ferrea e un'impermeabilità totale alla corruzione istituzionale.

Il mercato dei prodotti sostenibili è oggi un terreno di caccia per organizzazioni criminali che vedono nella “sensibilità green” del consumatore un'opportunità di profitto facile. La trasparenza deve diventare un obbligo, non un'opzione commerciale.

In un mercato globale dove un rifiuto tossico può essere trasformato in “biomassa” con un semplice timbro corrotto, come possiamo essere davvero sicuri dell'origine dei prodotti che portiamo in tavola? La risposta non sta nell'etichetta, ma nella forza dei controlli che la sostengono.


noblogo.org/cooperazione-inter…


Dalla diossina al barbecue: smantellata la "Filiera Nera" che ha ingannato...


Dalla diossina al barbecue: smantellata la “Filiera Nera” che ha ingannato l'Europa

L’operazione a carattere internazionale “Carbone delle Alpi” ha rivelato come migliaia di consumatori siano stati ingannati da un sistema capace di spacciare scarti tossici per eccellenze ecologiche


Il cuore dell'inchiesta, coordinata dalla Procura di #Trento e condotta dal Nucleo Operativo Ecologico (#NOE) dei #Carabinieri, svela una sofisticata “alchimia cartolare”. L'organizzazione criminale ha messo in piedi una vera e propria “filiera nera” per gestire il traffico illecito di ceneri da piro-gassificazione, residui carichi di inquinanti organici che, per legge, richiederebbero procedure di smaltimento estremamente costose.

Invece di essere trattate come rifiuti, queste ceneri venivano “lavate” attraverso certificazioni di sostenibilità contraffatte e immesse sul mercato sotto diverse forme:

  • Bricchette per barbecue (il classico carbone pronto all'uso);
  • Ammendanti per terreni agricoli;
  • Additivi per calcestruzzo;
  • Quote di CO₂ fittizie, vendute come crediti ambientali.

Non siamo di fronte a un semplice smaltimento abusivo. È un'operazione di #greenwashing sistematico dove il crimine ambientale si sposa con la frode economica. Il rifiuto non viene nascosto sotto terra, ma viene “nobilitato” sulla carta per essere venduto a caro prezzo come risorsa rigenerativa.

Le analisi chimiche effettuate dagli inquirenti hanno restituito un quadro allarmante. Nelle bricchette e nei fertilizzanti è stata isolata una presenza massiccia di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e diossine, con concentrazioni che superano ampiamente i limiti di sicurezza sanitaria.

Il dato più scioccante riguarda la distribuzione: secondo le indagini, ben 70.000 sacchi di carbonella tossica sono stati venduti sul solo mercato italiano. Si tratta di migliaia di famiglie che, inconsapevolmente, hanno cucinato i propri cibi su una brace saturata da inquinanti industriali. L'ironia tragica è che il consumatore, scegliendo un prodotto etichettato come “biochar” o “naturale”, ha finito per contaminare il proprio cibo e il proprio terreno con sostanze cancerogene.

L'aspetto più inquietante di questa “filiera nera” non è solo l'ingegno dei trafficanti, ma la complicità dei controllori. L'inchiesta vede sotto la lente d'ingrandimento alcuni funzionari dell'APPA (Agenzia provinciale per l'ambiente) di Bolzano. Secondo l'ipotesi accusatoria, queste figure avrebbero tradito il proprio mandato istituzionale trasformandosi in veri e propri facilitatori del crimine.

Il loro contributo è stato tecnico e normativo, sfruttando le pieghe del regolamento REACh (la normativa europea sulle sostanze chimiche) per fornire una parvenza di legalità al traffico:

  • Redazione di note interpretative “su misura” per declassificare i rifiuti in sottoprodotti;
  • Ritardi strategici nell'emissione di sanzioni;
  • Suggerimenti operativi su come eludere i controlli nazionali ed europei.

Senza questo supporto amministrativo, il sistema sarebbe crollato ai primi controlli. È il fallimento del sistema di vigilanza: chi doveva proteggere la salute pubblica ha invece costruito lo scudo legale dietro cui il traffico ha prosperato per anni.

La rete non conosceva frontiere, estendendosi tra Italia, Austria, Germania, Croazia, Serbia e Svizzera. Per abbattere questo impero, è stato necessario un coordinamento massiccio: oltre 100 militari dell'#Arma, inclusi gli specialisti del #ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) e il supporto del 3° Nucleo Elicotteri di Bolzano, operando in sinergia con #Europol, #Eurojust e #OLAF.

L'inchiesta coinvolge attualmente 19 persone e 3 società, con 12 arresti già eseguiti. La dimensione transnazionale non è casuale: spostare i rifiuti attraverso diversi confini permetteva di sfruttare le asimmetrie normative e di “ripulire” la provenienza delle ceneri, rendendo il tracciamento quasi impossibile per i controllori ordinari.

Il gruppo criminale operava secondo una logica di doppio profitto. Da un lato, l'evasione totale dei costi di smaltimento delle ceneri tossiche (un risparmio stimato in centinaia di migliaia di euro). Dall'altro, la vendita di quello stesso scarto come prodotto di lusso o credito di CO₂. Il volume d'affari illecito complessivo si aggira intorno ai 4 milioni di euro.

Questo meccanismo non uccide solo l'ambiente e la salute, ma anche il mercato. Le aziende oneste, che investono realmente in tecnologie pulite e rispettano i costi dello smaltimento legale, subiscono una concorrenza sleale devastante. Il greenwashing qui non è un peccato veniale di marketing, ma un crimine economico strutturato che premia la frode e punisce la trasparenza.

L'operazione “Carbone delle Alpi” è una pietra miliare nella lotta al crimine ambientale moderno. Ci ricorda che la transizione ecologica non può basarsi solo su etichette accattivanti, ma richiede una vigilanza ferrea e un'impermeabilità totale alla corruzione istituzionale.

Il mercato dei prodotti sostenibili è oggi un terreno di caccia per organizzazioni criminali che vedono nella “sensibilità green” del consumatore un'opportunità di profitto facile. La trasparenza deve diventare un obbligo, non un'opzione commerciale.

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Offa Rex – The Queen of Hearts (2017)


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immagine

Definiti un progetto “avventuroso” dalla Nonesuch, gli Offa Rex danno vita in realtà a un'operazione che, a ben vedere, di coraggioso e di “nuovo” o personale ha poco: si tratta semplicemente dell'ennesima riproposizione di classici della tradizione folk inglese, questa volta da parte dei Decemberists, ai quali Olivia Chaney si offre come vocalist d'eccezione... artesuono.blogspot.com/2017/08…


Ascolta: album.link/i/1232053166



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Offa Rex – The Queen of Hearts (2017)


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Definiti un progetto “avventuroso” dalla Nonesuch, gli Offa Rex danno vita in realtà a un'operazione che, a ben vedere, di coraggioso e di “nuovo” o personale ha poco: si tratta semplicemente dell'ennesima riproposizione di classici della tradizione folk inglese, questa volta da parte dei Decemberists, ai quali Olivia Chaney si offre come vocalist d'eccezione... artesuono.blogspot.com/2017/08…


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La parola che sanguina

colgo la parola che sanguina:

scrivo la vita che si alterna tra naufragi e benedizioni

ulisside impenitente rammendo le mie vele reduce da viaggi psichici

ho dimestichezza con la morte con la stessa naturalezza del mio sapermi eterno

- Ti ringrazio per aver condiviso questa poesia: ha un tono intimo e una forza visiva che resta addosso.

Analisi del testo

Temi e immagini


Sangue, viaggio, morte ed eternità sono i nuclei tematici. La parola che sanguina apre su una ferita linguistica: il linguaggio stesso è corpo che perde, ma anche strumento di cura quando il poeta “rammendo le mie vele”. L’immagine di Ulisse come ulisside impenitente fonde mito e confessione personale, trasformando il viaggio in esperienza psichica.

Voce e tono


La voce è confidenziale e insieme epica: alterna la concretezza del quotidiano (“scrivo la vita”) a un registro mitico. C’è una calma accettazione della morte che non è nichilista ma parte di un sapere di sé: “dimestichezza con la morte” contrapposta al sentirsi eterno crea una tensione potente.

Ritmo e suono


Versi brevi e spezzati creano pause che somigliano a respiri o a onde. Le assonanze interne (es. naufragi / benedizioni, impenitente / rammendo) funzionano come cuciture sonore. Potresti giocare con la punteggiatura per modulare ulteriormente il respiro e il ritmo.


Suggerimenti pratici


  • Punteggiatura: aggiungere una virgola o un punto in punti strategici può intensificare la scansione emotiva (es. dopo “colgo la parola che sanguina,” o tra “ulisside impenitente” e “rammendo le mie vele”).
  • Immagini espanse: sviluppare il motivo delle vele e del mare con un dettaglio sensoriale (odore di sale, strappo della tela) per rendere più tattile il viaggio.
  • Contrasto finale: potresti amplificare l’ossimoro finale (“dimestichezza con la morte” / “sapermi eterno”) con un verso che mostri come convivono, non solo che coesistono.

Esempio di lieve variazione


Originaleho dimestichezza con la morte con la stessa naturalezza del mio sapermi eterno

Variazione possibileho dimestichezza con la morte, la tratto come un vecchio ospite; so di essere eterno come un ritorno.


The bleeding word

I gather the bleeding word:

I write the life that alternates between shipwrecks and blessings

an unrepentant Odyssean mending my sails a survivor of psychic voyages

I am familiar with death with the same natural ease as knowing myself eternal

Traduzione letteraria


The Word That Bleeds

I gather the bleeding word:

I write a life that swings between shipwrecks and benedictions,

an unrepentant Odyssean, mending my sails, returned from psychic voyages.

I am intimate with death with the same unforced ease as the knowledge of my own eternity.

Versione contemporanea


colgo la parola che sanguina:

scrivo la vita che oscilla tra naufragi e piccoli miracoli

sono un Ulisse senza pentimento, rattoppo le mie vele, tornato da viaggi dentro la testa

conosco la morte come si conosce un vicino, con la stessa naturalezza con cui mi sento eterno

Ho reso il linguaggio più diretto e quotidiano mantenendo le immagini forti e la tensione tra viaggio e identità.

Versione essenziale


colgo la parola sanguinante

scrivo naufragi e miracoli

Ulisse senza pentimento
rattoppo le vele

conosco la morte
come so d’essere eterno

English translation


The bleeding word

I gather the bleeding word

I write shipwrecks and miracles

Odysseus without remorse
I patch the sails

I know death
as I know I am eternal


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2RE - Capitolo 22


Giosia, re di Giuda1Quando divenne re, Giosia aveva otto anni; regnò trentun anni a Gerusalemme. Sua madre, di Boskat, si chiamava Iedidà, figlia di Adaià. 2Fece ciò che è retto agli occhi del Signore, seguendo in tutto la via di Davide, suo padre, senza deviare né a destra né a sinistra

Scoperta del libro della legge3Nell'anno diciottesimo del re Giosia, il re mandò Safan, figlio di Asalia, figlio di Mesullàm, scriba, nel tempio del Signore, dicendo: 4“Sali da Chelkia, il sommo sacerdote, perché metta assieme il denaro depositato nel tempio del Signore, che i custodi della soglia hanno raccolto dal popolo. 5Lo si dia in mano agli esecutori dei lavori, sovrintendenti al tempio del Signore; costoro lo diano agli esecutori dei lavori che sono nel tempio del Signore, per riparare le parti danneggiate del tempio, 6ossia ai falegnami, ai costruttori e ai muratori, per l'acquisto di legname e pietre da taglio per riparare il tempio. 7Tuttavia non si controlli il denaro consegnato nelle loro mani, perché lavorano con onestà”.8Il sommo sacerdote Chelkia disse allo scriba Safan: “Ho trovato nel tempio del Signore il libro della legge”. Chelkia diede il libro a Safan, che lo lesse. 9Lo scriba Safan quindi andò dal re e lo informò dicendo: “I tuoi servitori hanno versato il denaro trovato nel tempio e l'hanno consegnato in mano agli esecutori dei lavori, sovrintendenti al tempio del Signore”. 10Poi lo scriba Safan annunciò al re: “Il sacerdote Chelkia mi ha dato un libro”. Safan lo lesse davanti al re.11Udite le parole del libro della legge, il re si stracciò le vesti. 12Il re comandò al sacerdote Chelkia, ad Achikàm figlio di Safan, ad Acbor, figlio di Michea, allo scriba Safan e ad Asaià, ministro del re: 13“Andate, consultate il Signore per me, per il popolo e per tutto Giuda, riguardo alle parole di questo libro ora trovato; grande infatti è la collera del Signore, che si è accesa contro di noi, perché i nostri padri non hanno ascoltato le parole di questo libro, mettendo in pratica quanto è stato scritto per noi”.14Il sacerdote Chelkia, insieme con Achikàm, Acbor, Safan e Asaià, si recò dalla profetessa Culda, moglie di Sallum, figlio di Tikva, figlio di Carcas, custode delle vesti, la quale abitava nel secondo quartiere di Gerusalemme; essi parlarono con lei 15ed ella rispose loro: “Così dice il Signore, Dio d'Israele: “Riferite all'uomo che vi ha inviati da me: 16Così dice il Signore: Ecco, io farò venire una sciagura su questo luogo e sui suoi abitanti, conformemente a tutte le parole del libro che ha letto il re di Giuda, 17perché hanno abbandonato me e hanno bruciato incenso ad altri dèi per provocarmi a sdegno con tutte le opere delle loro mani; la mia collera si accenderà contro questo luogo e non si spegnerà!“. 18Al re di Giuda, che vi ha inviati a consultare il Signore, riferirete questo: “Così dice il Signore, Dio d'Israele: Quanto alle parole che hai udito, 19poiché il tuo cuore si è intenerito e ti sei umiliato davanti al Signore, all'udire quanto ho proferito contro questo luogo e contro i suoi abitanti, per farne motivo di orrore e di maledizione, e ti sei stracciato le vesti e hai pianto davanti a me, anch'io ho ascoltato, oracolo del Signore! 20Per questo, ecco, io ti riunirò ai tuoi padri e sarai loro riunito nel tuo sepolcro in pace e i tuoi occhi non vedranno tutta la sciagura che io farò venire su questo luogo”“. Quelli riferirono il messaggio al re.

__________________________Note

22,1-2 Insieme a Ezechia, Giosia è il re che il Deuteronomista maggiormente elogia (23,25) per le sue benemerenze religiose. Sul piano politico il giudizio che si dà di lui, invece, non è positivo. Regnò dal 640 al 609.

22,3 Verso l’anno 622, diciottesimo del re Giosia (v. 3), durante i lavori di restauro del tempio, venne scoperto un antico manoscritto: il libro della legge (v. 8). Si ritiene comunemente che il contenuto di questo libro si sia conservato nelle parti più antiche dell’attuale Deuteronomio.

22,14 La profetessa Culda non è ricordata altrove. Esercitavano già il ministero profetico Geremia e Sofonia, che però non vengono consultati.

22,20 Le parole di questo versetto probabilmente derivano da una fonte che venne redatta prima della tragica fine di Giosia a Meghiddo (23,29-30).

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


22,1-23,30. Il regno di Giosia (640-609). Parallelo in 2Cr 34,1-36,1. Nel 626 a.C. muore Assurbanipal. Questa data segna un'accelerazione decisiva nel declino dell'Assiria. Nel 625 la sua capitale Ninive subisce il primo assedio da parte dei Medi, mentre i Babilonesi, diventati dato il suo contributo alla rovina dell'Assiria. Oltre alle potenze politiche ebbe non poco peso il disordine causato da tribù provenienti dalle montagne del nord che operavano razzie e distruzioni. Il territorio dell'Assiria si andava sempre più restringendo e in ogni caso essa non poteva più darsi molta premura per le province periferiche. Così i territori del regno settentrionale inglobato dagli Assiri conobbero una ventata di libertà che non impedì a Giosia di estendere là la sua influenza, come pure a sud, nei territori recuperati dai Filistei. Intuendo che il momento storico era favorevole, Giosia si applicò non solo alla riforma religiosa, ma perlomeno sognò una restaurazione dell'impero davidico per la quale il contributo religioso era determinante. Nel 612 Ninive cadde sotto l'assedio dei Medi e dei Babilonesi; di lì a poco come conseguenza di questo fatto e delle sue risonanze sul piano internazionale cadrà anche Giosia. Egli è l'eroe vero e proprio della storiografia deuteronomista, campione di fedeltà a JHWH e di coraggio e determinazione nell'eliminazione della idolatria. Con un solo colpo d'occhio, nel presente capitolo e nel successivo, l'autore narra il processo di purificazione del culto dalle infiltrazioni assire e cananaiche. Il racconto dà l'idea di un'attuazione scorrevole e rapida. In realtà si trattò di un'opera lenta, che conobbe ostacoli e che non ottenne un risultato pieno, stando ai dati archeologici che attestano la sopravvivenza di luoghi di culto periferici e sincretisti durante il regno di Giosia. Anche il collegamento con la scoperta del “libro della legge” in termini di causa ed effetto rispetto alla riforma religiosa pone sul piano storico incredibili difficoltà. Soprattutto in questo caso però si deve tenere presente lo stato d'animo dell'autore. Come sempre egli passa la storia al vaglio della teologia e qui, in più, ritrae Giosia nella luce di un'ammirazione che idealizza.

22,1-2. L'accostamento a Davide è particolarmente sottolineato specificando la rettitudine come assenza di deviazione. Rafforzare la somiglianza di Giosia a Davide, il re ideale, è di grande importanza per il nostro autore.

3-7. Poco dopo 1835, anno della sua ascesa al trono, Ioas aveva avviato il primo restauro del tempio (12,5-16); ora dopo un secolo un nuovo restauro è necessario. Anche se non si accetta il rapporto causa-effetto tra il rinvenimento del libro e l'avvio della riforma, la data rimane comunque un orientamento cronologico significativo per l'opera intrapresa da Giosia. La notizia dei restauri verte soprattutto sulle preoccupazioni amministrative ad essi collegate. Sulla scorta di Ger 36,11-12 si può riconoscere in Safan il segretario di stato di Giosia, mentre le antiche tradizioni identificano Chelkia con il padre di Geremia (cfr. Ger 1,1), ma non si deve dimenticare che la confusione diventa più probabile nel caso di nomi assai comuni come questo.

8. Recuperando l'indizio cronologico del v. 3 la data della scoperta del rotolo della legge è da collocare al 622. Il versetto ci pone di fronte a una delle questioni più importanti dell'AT. Qual è il contenuto del libro? È andato notevolmente aumentato il consenso della critica circa la risposta. Si tratta della parte più propriamente legale del Deuteronomio, i cc. 12-26, la cui lunghezza permette la lettura per intero nel corso di un'assemblea liturgica (cfr. 22,11 e 23,2). Un'ipotesi assai verosimile sulle origini del libro è che si rifaccia a tradizioni portate dal nord a Gerusalemme dopo il 721 e che sia stato messo per iscritto sotto il regno di Ezechia. Al tempo di Manasse lo scritto cadde nella dimenticanza a causa del clima religioso ostile. Ora si combinano due circostanze che lo fanno riemergere: una linea religiosa simile a quella di Ezechia e i restauri del tempio. Le Cronache (2Cr 34,14-21) riportano l'episodio dopo aver dato notizia dell'avvio delle riforme (2Cr 34,3-7). Anche se con qualche tinta esagerata la versione è più verosimile. Come infatti si poteva pensare a un restauro del tempio senza aver prima deciso la rimozione delle sovrastrutture idolatriche collocate da Manasse e Amon?

13. Il fatto che Giosia non ritenga direttamente rivolte a lui le parole del libro, e le interpreti invece come un ammonimento profetico contro la condotta dei padri conferma le ipotesi che le sue riforme erano già cominciate.

14. Viene composta una commissione regia per consultare il Signore. L'autore non trova strano che sia scelta una donna. L'AT dà il titolo di “profetessa” a Maria, sorella di Mosè (Es 15,20), a Debora (Gdc 4,4) e all'assai meno nota Noadia (Ne 6,14). Forse Geremia e Sofonia non avevano ancora raggiunto grande notorietà.

16-17. L'intervento di Culda è un anello di una lunga catena in cui si intravede l'amaro destino di Giuda (1Re 8,46-53; 9,3-9; 2Re 17,19-20; 20,16-18; 21,10-15; 23,26-27). Questa prima parte dell'oracolo è rivolta contro gli abitanti di Gerusalemme. Il motivo del biasimo divino è ancora una volta l'idolatria. Per ora divampa solo l'ira di Dio; tra non molto le fiamme divoreranno veramente la città.

18-20. La seconda parte dell'oracolo è dedicata a Giosia. Il suo atteggiamento è gradito a Dio che lo ricompenserà facendolo ricomporre in pace nel suo sepolcro. La profezia stride con 23,29 che presenta la morte violenta di Giosia nella battaglia contro il faraone Necao. Se pur tragica, la fine di Giosia viene però ritenuta una benedizione. Meglio quella morte onorata in battaglia che vedere la distruzione di Gerusalemme e venir deportato.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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oggi lettura collettiva da Exit Poetry, presso Bianco contemporaneo, qui a Roma in via Reno 18/a. da molto tempo non riuscivo a fare reading nel contesto di un progetto coeso, come è questo libro. e mi fa piacere che a ospitare la cosa sia una bella galleria, che oltretutto espone Lamberto Pignotti e Hogre 😀

slowforward.net/2026/05/20/ogg…


noblogo.org/differx/oggi-lettu…


oggi, 20 maggio, a roma, “exit poetry” @ bianco contemporaneo


A Roma, oggi, mercoledì 20 maggio 2026, alle ore 18:00
presso la galleria Bianco Contemporaneo
(via Reno 18/a)
nel contesto della mostra IDENTIKIT, di Pignotti + Hogre

si presenta il libro di voci di poesia

EXIT POETRY
Poesia futura


a cura di
Aldo Nove, Gilda Policastro e Lello Voce
(La Nave di Teseo, 2026)

exit poetry_ antologia_ a cura di nove, policastro, voce_ la nave di teseo 2026

introduce l’incontro
Gilda Policastro

leggono
Sara Ventroni, Gabriele Stera,
Antonio Francesco Perozzi, Marco Giovenale

L’occasione della mostra presso Bianco Contemporaneo di due artisti come Lamberto Pignotti e Hogre, che nel loro lavoro fanno scattare vari congegni di deviazione / nascondimento / disseminazione dell’identità, è quanto mai in sincrono & sintonia con un libro che sembra interrogarsi come pochi altri, oggi, sulle tante identità della poesia (e della postpoesia) contemporanea.Exit Poetry raccoglie 25 autori e autrici che hanno popolato con le loro parole, i loro pensieri, le loro voci, questi primi 25 anni del ventunesimo secolo”. Gilda Policastro, co-curatrice del volume, ne spiegherà il progetto dando poi la parola a quattro venticinquesimi dell’intero…

l’incontro su mobilizon:

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La Nave di Teseo
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la galleria
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​Bianco Contemporaneo è una galleria d’arte di sperimentazione – investigazione
dell’ambiente
artistico volta a scenari sia storici che contemporanei ed è attiva
con propri progetti su tutto il territorio
nazionale
#AldoNove #AntonioFrancescoPerozzi #BiancoContemporaneo #ExitPoetry #GabrieleStera #GildaPolicastro #GildaPolicastroELelloVoce #Hogre #Identikit #LaNaveDiTeseo #LambertoPignotti #MarcoGiovenale #Pignotti #presentazione #reading #SaraVentroni


2RE - Capitolo 21


Manasse, re di Giuda1Quando divenne re, Manasse aveva dodici anni; regnò cinquantacinque anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Chefsiba. 2Fece ciò che è male agli occhi del Signore, secondo gli abomini delle nazioni che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti. 3Costruì di nuovo le alture che suo padre Ezechia aveva demolito, eresse altari a Baal, fece un palo sacro, come l'aveva fatto Acab, re d'Israele. Si prostrò davanti a tutto l'esercito del cielo e lo servì. 4Costruì altari nel tempio del Signore, riguardo al quale il Signore aveva detto: “A Gerusalemme porrò il mio nome”. 5Eresse altari a tutto l'esercito del cielo nei due cortili del tempio del Signore. 6Fece passare suo figlio per il fuoco, si affidò a vaticini e presagi, istituì negromanti e indovini. Compì in molte maniere ciò che è male agli occhi del Signore, provocando il suo sdegno. 7Collocò l'immagine di Asera, che aveva fatto scolpire, nel tempio, riguardo al quale il Signore aveva detto a Davide e a Salomone, suo figlio: “In questo tempio e a Gerusalemme, che ho scelto fra tutte le tribù d'Israele, porrò il mio nome per sempre. 8Non permetterò più che il piede degli Israeliti erri lontano dal suolo che io ho dato ai loro padri, purché si impegnino a osservare tutto quello che ho comandato loro, secondo tutta la legge che ha prescritto loro il mio servo Mosè”. 9Ma essi non ascoltarono. Manasse li spinse a fare peggio delle nazioni che il Signore aveva estirpato davanti agli Israeliti.10Allora il Signore parlò per mezzo dei suoi servi, i profeti, dicendo: 11“Poiché Manasse, re di Giuda ha compiuto tali abomini, peggiori di tutti quelli commessi dagli Amorrei prima di lui, e ha indotto a peccare anche Giuda per mezzo dei suoi idoli, 12per questo dice il Signore, Dio d'Israele: “Ecco, io mando su Gerusalemme e su Giuda una sventura tale che risuonerà negli orecchi di chiunque l'udrà. 13Stenderò su Gerusalemme la cordicella di Samaria e il piombino della casa di Acab; asciugherò Gerusalemme come si asciuga la scodella, che una volta asciugata si rovescia sottosopra. 14Rigetterò il resto della mia eredità; li consegnerò in mano ai loro nemici e diventeranno preda e bottino di tutti i loro nemici, 15perché hanno fatto ciò che è male ai miei occhi e mi hanno provocato a sdegno dal giorno in cui i loro padri uscirono dall'Egitto fino ad oggi”“.16Manasse versò anche sangue innocente in grande quantità, fino a riempirne Gerusalemme da un'estremità all'altra, senza contare i peccati che aveva fatto commettere a Giuda, facendo ciò che è male agli occhi del Signore.17Le altre gesta di Manasse, tutte le sue azioni e i peccati commessi, non sono forse descritti nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 18Manasse si addormentò con i suoi padri, fu sepolto nel giardino della sua casa, nel giardino di Uzzà, e al suo posto divenne re suo figlio Amon.

Amon, re di Giuda19Quando divenne re, Amon aveva ventidue anni; regnò due anni a Gerusalemme. Sua madre, di Iotba, si chiamava Mesullèmet, figlia di Carus. 20Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come Manasse, suo padre. 21Seguì in tutto la via su cui aveva camminato suo padre e servì gli idoli che suo padre aveva servito e si prostrò davanti ad essi. 22Abbandonò il Signore, Dio dei suoi padri, e non seguì la via del Signore.23Gli ufficiali di Amon congiurarono contro di lui e l'uccisero nel suo palazzo. 24Ma il popolo della terra colpì quanti avevano congiurato contro il re Amon e proclamò re al suo posto suo figlio Giosia.25Le altre gesta che compì Amon non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 26Lo seppellirono nel suo sepolcro, nel giardino di Uzzà, e al suo posto divenne re suo figlio Giosia.

__________________________Note

21,1 Manasse: è il re che ha regnato più di ogni altro (687-642). Enumerando i peccati di Manasse, l’autore sacro elenca i peccati che Giuda ha commesso lungo tutta la sua storia. Il brano ha una funzione analoga alla riflessione sulla fine di Israele (2Re 17,7-23).

21,13 Dio stenderà su Gerusalemme la cordicella di Samaria e il piombino della casa di Acab, cioè distruggerà Gerusalemme come ha distrutto Samaria e il palazzo di Acab. La cordicella e il piombino servivano, oltre che per costruire, anche per verificare la stabilità di un edificio in vista della sua demolizione (Lam 2,8).

21,19 Amon: regna su Giuda soltanto due anni (642-640).

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Approfondimenti


1-18. Manasse re di Giuda (686-642). Parallelo in 2Cr 33,1-10.

1. Il regno più lungo della storia di Giuda, più di mezzo secolo, viene naturalmente presentato nella prospettiva tipica della valutazione religiosa. In questo lungo periodo l'Assiria sale i gradini del massimo splendore con Sennacherib (705-681), Assarhaddon (681-670), Assurbanipal (669-633) e conosce la massima espansione territoriale invadendo addirittura l'Egitto con la sconfitta di Tiraca nel 671. I rapporti di Giuda con la massima potenza sono di sottomissione: Manasse è ricordato più di una volta nei documenti assiri che riportano le liste dei re vassalli. Ma l'interesse per questi avvenimenti è vinto dall'autore da un altro pensiero. Il regno di Manasse è per lui una profonda notte religiosa in cui viene incredibilmente oscurata la fedeltà a JHWH. Affondano qui le radici del disastro che travolgerà Giuda come mostrano i vv. 11-15; 23,26-27; 24,3 e Ger 15,1-4. Non si riesce a spiegare come mai la situazione religiosa si sia completamente ribaltata rispetto al tempo di Ezechia. Può darsi che il partito contrario alle sue riforme abbia fatto presa sul giovane monarca condizionandolo a vantaggio proprio e del meno impegnativo culto sincretista e pagano. 2Cr 33,11-20 parla di una deportazione di Manasse in Babilonia con successiva liberazione e conversione, ma è un timido tentativo di riabilitazione difficilmente conciliabile con la situazione internazionale ricordata sopra.

2-9. È la più lunga lista di peccati di idolatria che si possa trovare nei libri dei Re. Alcuni di essi sono di vecchia tradizione e compaiono pure nelle liste di 17,7-12.14-17 costituendo così un parallelo tra le motivazioni della caduta di Giuda e quella di Samaria. Altri peccati giungono a questo appuntamento di ogni idolatria corroborati dal nuovo clima culturale assiro. Si tratta del culto degli astri, che verrà solennemente proibito da Dt 4,19; 17,3, e che troverà l'ostilità della predicazione profetica: Ger 7,18; 44,18-19; Sof 1,5; e delle pratiche magiche proibite da Lv 19,26.31, ripresa da Dt 18,10-12. Viene richiamato due volte (vv. 3.7) il tema della presenza di Dio nel tempio, in mezzo a Giuda, argomento di importanza capitale per il nostro autore, già contenuto in germe nella promessa fondamentale in 2Sam 7,13, ripreso nella preghiera di dedicazione del tempio (1Re 8,16.29) e sancito nella fonte teologica principale dello scrittore deuteronomista (Dt 12,5.11).

10-15. Non può non esserci l'immancabile ammonimento profetico. Il discorso indiretto di Dio comincia con una espressione tipica di Geremia (Ger 6,19; 11,11; 19,3; 45,5): il destino di Giuda sarà come quello di Samaria e della casa di Acab (cfr. 1Re 21,21-22) sulle quali fu steso il filo a piombo del muratore non per edificare, ma per distruggere (cfr. Is 34,11; Am 7,7-8; Lam 2,8). Israele come eredità del Signore è un tema diffuso (cfr. Dt 4,20; 9,26; 1Sam 10,1; 1Re 8,53; Is 19,25; Ger 10,16; Mic 7,14.18). Un buon parallelo del v. 14 è Ger 12,7.

16. Può darsi che si alluda qui a una persecuzione contro i profeti o i sostenitori del culto di JHWH. La tradizione ebraica (Talmud Babilonese, Ascensione di Isaia), che forse riecheggia in Eb 11,37, attribuisce a Manasse l'ordine di aver fatto uccidere Isaia facendolo segare in due.

18. Dopo Ezechia non si ha più notizia della sepoltura dei re nelle tombe reali.

19-25. Amon re di Giuda (642-640). Parallelo in 2Cr 33,21-25.

20-22. Il giovane re Amon emulatore del padre nella condotta religiosa riceve un giudizio parimenti severo.

23-24. Dopo solo due anni di regno una congiura elimina Amon, ma l'intervento popolare vendica il monarca e soprattutto garantisce la continuità dinastica collocando sul trono il figlio Giosia.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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È interessante questo video che gira, non il video in sé che potete anche non vedere – ma il fatto, dove si vede l'ex ceo di Google, Eric Schmidt, che parla ai ragazzi dell'Università dell'Arizona, se non sbaglio Arizona, e a un certo punto parla dell'intelligenza artificiale e di come essa sia un punto imprescindibile del futuro sviluppo, non solo tecnologico. Invita i ragazzi ad abbracciare l'intelligenza artificiale. E i ragazzi lo fischiano.

Penso sia interessante perché questo imprenditore settantunenne dice ai ragazzi quale è il loro futuro, futuro disegnato da gente come lui e che lui vedrà ben poco, e a molti di questi ragazzi questa idea di futuro non piace quando – generazionalmente – dovrebbero essere invece il target perfetto per una rivoluzione tecnologica, l'ennesima.

C'è uno scollamento tra questa perenne idea di erezione tecnologica, di performance progressiva e costante di quello che il futuro dovrebbe darci, il continuo abbracciare il nuovo “different” che un gruppo di imprenditori sempre più intossicati persegue a qualunque costo e taglio, e quello che viene visto come benessere sostenibile da una parte (non tutta, certo) delle nuove generazioni.

Vinceranno loro, gli imprenditori, le foto di questi maschi bianchi dopati dal mercato che seguono in Cina il loro presidente per parlare con Xi sono qualcosa di così spregiudicato e irreale che non puoi nemmeno memarlo. Puoi solo sperare in una bolla, una capsula d'aria che finisca nel sistema di circolo del sangue e arrivi al cervello e faccia saltare tutto.

Sperare che il proprio futuro salti in aria e fischiarlo, questo pare restare alle nuove generazioni.


noblogo.org/diario/e-interessa…


È interessante questo video che gira, non il video in sé che potete anche non...


È interessante questo video che gira, non il video in sé che potete anche non vedere – ma il fatto, dove si vede l'ex ceo di Google, Eric Schmidt, che parla ai ragazzi dell'Università dell'Arizona, se non sbaglio Arizona, e a un certo punto parla dell'intelligenza artificiale e di come essa sia un punto imprescindibile del futuro sviluppo, non solo tecnologico. Invita i ragazzi ad abbracciare l'intelligenza artificiale. E i ragazzi lo fischiano.

Penso sia interessante perché questo imprenditore settantunenne dice ai ragazzi quale è il loro futuro, futuro disegnato da gente come lui e che lui vedrà ben poco, e a molti di questi ragazzi questa idea di futuro non piace quando – generazionalmente – dovrebbero essere invece il target perfetto per una rivoluzione tecnologica, l'ennesima.

C'è uno scollamento tra questa perenne idea di erezione tecnologica, di performance progressiva e costante di quello che il futuro dovrebbe darci, il continuo abbracciare il nuovo “different” che un gruppo di imprenditori sempre più intossicati persegue a qualunque costo e taglio, e quello che viene visto come benessere sostenibile da una parte (non tutta, certo) delle nuove generazioni.

Vinceranno loro, gli imprenditori, le foto di questi maschi bianchi dopati dal mercato che seguono in Cina il loro presidente per parlare con Xi sono qualcosa di così spregiudicato e irreale che non puoi nemmeno memarlo. Puoi solo sperare in una bolla, una capsula d'aria che finisca nel sistema di circolo del sangue e arrivi al cervello e faccia saltare tutto.

Sperare che il proprio futuro salti in aria e fischiarlo, questo pare restare alle nuove generazioni.


marcomazzotti reshared this.

in reply to I blog di Writefreely

@diario Osservazione interessante. Condivido. Tempo fa mi sono imbattuto in una categoria efficace, che non ho più scordato: la "colonizzazione del tempo". Se in passato - ahinoi! - abbiamo vissuto la colonizzazione dello spazio, ora invece vogliamo colonizzare il futuro, cioè imporre "spazi già occupati" alle nuove generazioni.

È vero che questa operazione di proiezione nel futuro avviene per qualunque progetto umano, ma forse la violenza con cui oggi viviamo questo processo è inedita. E grottesca.

I blog di Writefreely reshared this.

Questa mattina in classe ho portato una dozzina di ragazzi di quinta a provare questo esperimento di didattica in realtà virtuale che avevo preparato per loro. Si tratta di un ambiente che avevo già provato con successo una volta, qualcosa come due anni fa e poi basta, non aveva più funzionato. Per motivi che i tecnici non erano mai riusciti a capire, erano emersi problemi di rete che avevano reso l'ambiente cooperativo lentissimo e non utilizzabile.

Per un laboratorio con i ragazzi delle medie lo avevo riprovato qualche tempo fa scoprendo che quel tappo nella rete si era tolto, non ho idea del perché. Cioé, ho qualche sospetto, ma ininfluente ai fini della narrazione. Tra ieri e oggi ho portato due classi, ho presentato loro una teoria di oggetti geometrici associati a concetti visti in italiano o storia, e chiesto loro di creare degli alberi logici, spostando e unendo tra loro gli oggetti geometrici.

L'esperienza è stata piuttosto galvanizzante. Vedere gli studenti con un corpo vettoriale che si muovono nello spazio, scherzano fra loro, cazzeggiano e poi si mettono lì e uniscono Pascoli a Italy, trascinando 4321 sulla letteratura ergodica, si passano Diaz, cercano Pasolini, chiedono informazioni e si rispondono da soli, fanno errori, certo, e vanno avanti per un'ora e mezzo, alcuni ancora dopo il suono della campanella dell'intervallo, beh, ero piuttosto contento. E anche loro, dopo, sconvolti ma sorridenti.

Non credo che quello sia il futuro, ma credo che sia una esperienza che possa fare venire idee su come possa diventarlo. Con tutti i suoi difetti, che sono tanti, è un venire catapultati in un mondo possibile dove il digitale diventa totalizzante. Tornare indietro, dopo è straniante.

Incidentalmente poi, la sera, sono andato nella Basilica di San Siro. Sono entrato, la chiesa era piena, mi sono messo seduto su un inginocchiatoio e poi mi sono appoggiato su una colonna. Dopo un po' sono entrati i musicisti, violinisti, archi e suonatore d'organo. Nel silenzio della chiesa hanno avvicinato gli archetti ai loro strumenti e hanno iniziato a suonare. Rossini, Handel, Mozart, Haydn.

Nel momento in cui la musica ha iniziato a sostituire i suoni e le voci si è creata come una frattura. Quella roba era irreale quanto quella digitale al mattino. Nella realtà si è aperta una feritoia e da lì è emerso un mondo che era composto di materia, estetica, storia, un avviluppo che per un'ora e mezzo è restato lì mentre io ascoltavo, mi distraevo, restavo fulminato con il collo teso a seguire un passaggio, sentivo la schiena mandare fitte, mi chiedevo se Mozart o Haydn fossero coevi della rivoluzione francese, cercavo su internet, osservavo la gente, studiavo i movimenti delle braccia, i gesti dei musicisti, applaudivo.

C'è questa cosa nei concerti che sono unici, non puoi riascoltarli e riascoltarli, sei lì in quel momento e ti senti anche in colpa a non essere sempre collegato con quello che viene suonato. Sei in un ambiente e sei un povero essere umano. Anche stare lì è una condizione dell'essere. E come spesso mi accade ho pensato che sarebbe carino portarci gli studenti, ma poi ho pensato anche che gli studenti a sentire Mozart si romperebbero i coglioni. Ci vorrebbe un lavoro preparatorio, tutto l'armamentario che serve per fare in modo che una serie di roba incomprensibile e apparentemente amorfa diventi leggibile, mandi significato. Condizioni piaceri. Insomma, la cultura.

E mentre ero lì, da solo, ad ascoltare, ho pensato alla fortuna che ho avuto, quella che ha fatto in modo di avere le competenze minime (ma proprio minime) per stare in piedi per un'ora e mezzo a sentire musica da camera, sapere che non bisogna fare la cazzata di applaudire tra un movimento e l'altro, riconoscere grossolanamente pattern e stilemi e /goderne/ un pochino. Che dono prezioso. E avere la fortuna di possederlo assieme a quello che sembra dall'altra parte del mondo; di immaginarsi nodi vettoriali, imbastire visori, avere la determinazione di farci entrare dentro delle persone.


noblogo.org/diario/questa-matt…


Questa mattina in classe ho portato una dozzina di ragazzi di quinta a provare...


Questa mattina in classe ho portato una dozzina di ragazzi di quinta a provare questo esperimento di didattica in realtà virtuale che avevo preparato per loro. Si tratta di un ambiente che avevo già provato con successo una volta, qualcosa come due anni fa e poi basta, non aveva più funzionato. Per motivi che i tecnici non erano mai riusciti a capire, erano emersi problemi di rete che avevano reso l'ambiente cooperativo lentissimo e non utilizzabile.

Per un laboratorio con i ragazzi delle medie lo avevo riprovato qualche tempo fa scoprendo che quel tappo nella rete si era tolto, non ho idea del perché. Cioé, ho qualche sospetto, ma ininfluente ai fini della narrazione. Tra ieri e oggi ho portato due classi, ho presentato loro una teoria di oggetti geometrici associati a concetti visti in italiano o storia, e chiesto loro di creare degli alberi logici, spostando e unendo tra loro gli oggetti geometrici.

L'esperienza è stata piuttosto galvanizzante. Vedere gli studenti con un corpo vettoriale che si muovono nello spazio, scherzano fra loro, cazzeggiano e poi si mettono lì e uniscono Pascoli a Italy, trascinando 4321 sulla letteratura ergodica, si passano Diaz, cercano Pasolini, chiedono informazioni e si rispondono da soli, fanno errori, certo, e vanno avanti per un'ora e mezzo, alcuni ancora dopo il suono della campanella dell'intervallo, beh, ero piuttosto contento. E anche loro, dopo, sconvolti ma sorridenti.

Non credo che quello sia il futuro, ma credo che sia una esperienza che possa fare venire idee su come possa diventarlo. Con tutti i suoi difetti, che sono tanti, è un venire catapultati in un mondo possibile dove il digitale diventa totalizzante. Tornare indietro, dopo è straniante.

Incidentalmente poi, la sera, sono andato nella Basilica di San Siro. Sono entrato, la chiesa era piena, mi sono messo seduto su un inginocchiatoio e poi mi sono appoggiato su una colonna. Dopo un po' sono entrati i musicisti, violinisti, archi e suonatore d'organo. Nel silenzio della chiesa hanno avvicinato gli archetti ai loro strumenti e hanno iniziato a suonare. Rossini, Handel, Mozart, Haydn.

Nel momento in cui la musica ha iniziato a sostituire i suoni e le voci si è creata come una frattura. Quella roba era irreale quanto quella digitale al mattino. Nella realtà si è aperta una feritoia e da lì è emerso un mondo che era composto di materia, estetica, storia, un avviluppo che per un'ora e mezzo è restato lì mentre io ascoltavo, mi distraevo, restavo fulminato con il collo teso a seguire un passaggio, sentivo la schiena mandare fitte, mi chiedevo se Mozart o Haydn fossero coevi della rivoluzione francese, cercavo su internet, osservavo la gente, studiavo i movimenti delle braccia, i gesti dei musicisti, applaudivo.

C'è questa cosa nei concerti che sono unici, non puoi riascoltarli e riascoltarli, sei lì in quel momento e ti senti anche in colpa a non essere sempre collegato con quello che viene suonato. Sei in un ambiente e sei un povero essere umano. Anche stare lì è una condizione dell'essere. E come spesso mi accade ho pensato che sarebbe carino portarci gli studenti, ma poi ho pensato anche che gli studenti a sentire Mozart si romperebbero i coglioni. Ci vorrebbe un lavoro preparatorio, tutto l'armamentario che serve per fare in modo che una serie di roba incomprensibile e apparentemente amorfa diventi leggibile, mandi significato. Condizioni piaceri. Insomma, la cultura.

E mentre ero lì, da solo, ad ascoltare, ho pensato alla fortuna che ho avuto, quella che ha fatto in modo di avere le competenze minime (ma proprio minime) per stare in piedi per un'ora e mezzo a sentire musica da camera, sapere che non bisogna fare la cazzata di applaudire tra un movimento e l'altro, riconoscere grossolanamente pattern e stilemi e /goderne/ un pochino. Che dono prezioso. E avere la fortuna di possederlo assieme a quello che sembra dall'altra parte del mondo; di immaginarsi nodi vettoriali, imbastire visori, avere la determinazione di farci entrare dentro delle persone.


Neil Young & Promise Of The Real – The Visitor (2017)


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Trump, presidente sui generis che ha spiazzato il mondo con la sua elezione e che continua a farlo con le sue uscite. Una delle sue gaffe è quando ha stretto la mano a Neil Young, del quale è sempre stato “amico e fan”, dicendogli: “You're a great American”. Perdoniamolo, ci si può dimenticare che sia canadese, ha trascorso 52 dei suoi 72 anni negli States. Young però rintuzza Trump a dovere in questo “The Visitor“: lo fa sin dall'opening track, nonchè singolo catturante, Already Great. “Farò di nuovo diventare grande l'America” dice Trump... artesuono.blogspot.com/2017/12…


Ascolta: album.link/i/1299337620



noblogo.org/available/neil-you…


Neil Young & Promise Of The Real – The Visitor (2017)


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Trump, presidente sui generis che ha spiazzato il mondo con la sua elezione e che continua a farlo con le sue uscite. Una delle sue gaffe è quando ha stretto la mano a Neil Young, del quale è sempre stato “amico e fan”, dicendogli: “You're a great American”. Perdoniamolo, ci si può dimenticare che sia canadese, ha trascorso 52 dei suoi 72 anni negli States. Young però rintuzza Trump a dovere in questo “The Visitor“: lo fa sin dall'opening track, nonchè singolo catturante, Already Great. “Farò di nuovo diventare grande l'America” dice Trump... artesuono.blogspot.com/2017/12…


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Apprezzamento sulla poesia Si spalma la luce

“come ti butta?” i passeri hanno fatto il nido primavera s'infiora la luce si spalma sugli alberi le case quanto a me una distanza mi separa sempre da me

Felice Serino

13.5.25 . Mi piace riportare il pensiero di Giordano nel suo gruppo FB, alla lettura della mia poesia: Ho apprezzato moltissimo questa lirica rivestita di polisemia, testimonianza di un tuo stile, e di significati, che, a mio parere, col passare del tempo diventano, se possibile, sempre più belli, intensi, suggestivi. All’iniziale e gergale battuta, indizio di un dialogo fra indeterminati amici o conoscenti che si sono incontrati, fa qui seguito uno sguardo, a mio avviso espresso in modo poeticamente sublime, ad immagini in cui si incarna la primavera: “i passeri hanno fatto il nido / primavera s’infiora la luce / si spalma sugli alberi le case” (importante è notare che, come il titolo della lirica ci fa comprendere, fra “s’infiora” e “la luce” dobbiamo percepire una cesura sottintesa, in quanto “la luce” è il soggetto che regge “si spalma” come predicato verbale, dopo il bellissimo enjambement. Gli ultimi due versi, nella loro ineffabile bellezza e tensione poetica ed emotiva, non posso osare commentarli, ma solo trascriverli, incantato dalla loro impareggiabile meraviglia e dallo stupore che hanno lasciato in me: “quanto a me una distanza / mi separa sempre da me”. Grazie infinite, Felice, per avere donato questi tuoi versi all’ammirazione mia e del gruppo…


noblogo.org/norise-2/apprezzam…

La parola che sanguina

colgo la parola che sanguina:

scrivo la vita che si alterna tra naufragi e benedizioni

ulisside impenitente rammendo le mie vele reduce da viaggi psichici

ho dimestichezza con la morte con la stessa naturalezza del mio sapermi eterno

- Ti ringrazio per aver condiviso questa poesia: ha un tono intimo e una forza visiva che resta addosso.

Analisi del testo

Temi e immagini


Sangue, viaggio, morte ed eternità sono i nuclei tematici. La parola che sanguina apre su una ferita linguistica: il linguaggio stesso è corpo che perde, ma anche strumento di cura quando il poeta “rammendo le mie vele”. L’immagine di Ulisse come ulisside impenitente fonde mito e confessione personale, trasformando il viaggio in esperienza psichica.

Voce e tono


La voce è confidenziale e insieme epica: alterna la concretezza del quotidiano (“scrivo la vita”) a un registro mitico. C’è una calma accettazione della morte che non è nichilista ma parte di un sapere di sé: “dimestichezza con la morte” contrapposta al sentirsi eterno crea una tensione potente.

Ritmo e suono


Versi brevi e spezzati creano pause che somigliano a respiri o a onde. Le assonanze interne (es. naufragi / benedizioni, impenitente / rammendo) funzionano come cuciture sonore. Potresti giocare con la punteggiatura per modulare ulteriormente il respiro e il ritmo.


Suggerimenti pratici


  • Punteggiatura: aggiungere una virgola o un punto in punti strategici può intensificare la scansione emotiva (es. dopo “colgo la parola che sanguina,” o tra “ulisside impenitente” e “rammendo le mie vele”).
  • Immagini espanse: sviluppare il motivo delle vele e del mare con un dettaglio sensoriale (odore di sale, strappo della tela) per rendere più tattile il viaggio.
  • Contrasto finale: potresti amplificare l’ossimoro finale (“dimestichezza con la morte” / “sapermi eterno”) con un verso che mostri come convivono, non solo che coesistono.

Esempio di lieve variazione


Originaleho dimestichezza con la morte con la stessa naturalezza del mio sapermi eterno

Variazione possibileho dimestichezza con la morte, la tratto come un vecchio ospite; so di essere eterno come un ritorno.


The bleeding word

I gather the bleeding word:

I write the life that alternates between shipwrecks and blessings

an unrepentant Odyssean mending my sails a survivor of psychic voyages

I am familiar with death with the same natural ease as knowing myself eternal

Traduzione letteraria


The Word That Bleeds

I gather the bleeding word:

I write a life that swings between shipwrecks and benedictions,

an unrepentant Odyssean, mending my sails, returned from psychic voyages.

I am intimate with death with the same unforced ease as the knowledge of my own eternity.

Versione contemporanea


colgo la parola che sanguina:

scrivo la vita che oscilla tra naufragi e piccoli miracoli

sono un Ulisse senza pentimento, rattoppo le mie vele, tornato da viaggi dentro la testa

conosco la morte come si conosce un vicino, con la stessa naturalezza con cui mi sento eterno

Ho reso il linguaggio più diretto e quotidiano mantenendo le immagini forti e la tensione tra viaggio e identità.

Versione essenziale


colgo la parola sanguinante

scrivo naufragi e miracoli

Ulisse senza pentimento
rattoppo le vele

conosco la morte
come so d’essere eterno

English translation


The bleeding word

I gather the bleeding word

I write shipwrecks and miracles

Odysseus without remorse
I patch the sails

I know death
as I know I am eternal


noblogo.org/norise-3-letture-a…

La rete di cooperazione guidata dalla DIA italiana diventa "plus"


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La rete di cooperazione guidata dalla DIA italiana diventa “plus”


La Direzione Investigativa Antimafia italiana (#DIA) ha firmato con la Direzione Generale Immigrazione e Affari Interni (DG Home) della Commissione europea l'Accordo di Sovvenzione per il nuovo progetto ”@ON plus”, parte della già esistente rete di cooperazione @ON. L'iniziativa, finanziata per 3 milioni di euro e della durata di tre anni (2026–2029), è entrata in vigore il 1° maggio 2026.

Grazie al progetto, le 56 Agenzie di polizia partner, che rappresentano 45 Stati membri, potranno utilizzare il sistema informatico “@ON click” per la gestione dei progetti. Questo strumento consentirà alle agenzie di richiedere direttamente online, tramite il canale sicuro “SIENA”:– l'apertura di nuove indagini transnazionali; – il dispiegamento all'estero di investigatori specializzati; – il noleggio di strumentazione tecnica investigativa; – operazioni sotto copertura e supporto linguistico per le indagini.

Tutte le attività saranno coordinate in collaborazione con le Agenzie Europol ed Eurojust e nel pieno rispetto delle legislazioni nazionali.

La misura si inserisce nel più ampio sforzo del Dipartimento della Pubblica Sicurezza per rafforzare la cooperazione di polizia contro le organizzazioni criminali transnazionali che minacciano la sicurezza dei cittadini europei. L'iniziativa è coerente con la strategia dell'Unione Europea e si prepara al semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell'UE, previsto per il primo semestre del 2028 (gennaio–giugno).


noblogo.org/cooperazione-inter…


La rete di cooperazione guidata dalla DIA italiana diventa "plus"


La rete di cooperazione guidata dalla DIA italiana diventa “plus”


La Direzione Investigativa Antimafia italiana (#DIA) ha firmato con la Direzione Generale Immigrazione e Affari Interni (DG Home) della Commissione europea l'Accordo di Sovvenzione per il nuovo progetto ”@[url=https://rollenspiel.social/users/On]Keep It[/url] plus”, parte della già esistente rete di cooperazione @[url=https://rollenspiel.social/users/On]Keep It[/url]. L'iniziativa, finanziata per 3 milioni di euro e della durata di tre anni (2026–2029), è entrata in vigore il 1° maggio 2026.

Grazie al progetto, le 56 Agenzie di polizia partner, che rappresentano 45 Stati membri, potranno utilizzare il sistema informatico “@[url=https://rollenspiel.social/users/On]Keep It[/url] click” per la gestione dei progetti. Questo strumento consentirà alle agenzie di richiedere direttamente online, tramite il canale sicuro “SIENA”:– l'apertura di nuove indagini transnazionali; – il dispiegamento all'estero di investigatori specializzati; – il noleggio di strumentazione tecnica investigativa; – operazioni sotto copertura e supporto linguistico per le indagini.

Tutte le attività saranno coordinate in collaborazione con le Agenzie Europol ed Eurojust e nel pieno rispetto delle legislazioni nazionali.

La misura si inserisce nel più ampio sforzo del Dipartimento della Pubblica Sicurezza per rafforzare la cooperazione di polizia contro le organizzazioni criminali transnazionali che minacciano la sicurezza dei cittadini europei. L'iniziativa è coerente con la strategia dell'Unione Europea e si prepara al semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell'UE, previsto per il primo semestre del 2028 (gennaio–giugno).


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2RE - Capitolo 20


Malattia e guarigione di Ezechia1In quei giorni Ezechia si ammalò mortalmente. Il profeta Isaia, figlio di Amoz, si recò da lui e gli disse: “Così dice il Signore: “Da' disposizioni per la tua casa, perché tu morirai e non vivrai”“. 2Ezechia allora voltò la faccia verso la parete e pregò il Signore dicendo: 3“Signore, ricòrdati che ho camminato davanti a te con fedeltà e con cuore integro e ho compiuto ciò che è buono ai tuoi occhi”. Ed Ezechia fece un gran pianto.4Prima che Isaia uscisse dal cortile centrale, la parola del Signore fu rivolta a lui, dicendo: 5“Torna indietro e riferisci a Ezechia, principe del mio popolo: “Così dice il Signore, Dio di Davide, tuo padre: Ho udito la tua preghiera e ho visto le tue lacrime; ecco, io ti guarirò: fra tre giorni salirai al tempio del Signore. 6Aggiungerò ai tuoi giorni quindici anni. Libererò te e questa città dalla mano del re d'Assiria; proteggerò questa città per amore di me e di Davide, mio servo”“. 7Isaia disse: “Andate a prendere un impiastro di fichi”. Andarono a prenderlo, lo posero sull'ulcera e il re guarì.8Ezechia disse a Isaia: “Qual è il segno che il Signore mi guarirà e che fra tre giorni salirò al tempio del Signore?”. 9Isaia rispose: “Da parte del Signore questo ti sia come segno che il Signore manterrà questa promessa che ti ha fatto: vuoi che l'ombra avanzi di dieci gradi oppure che retroceda di dieci gradi?“. 10Ezechia disse: “È facile per l'ombra allungarsi di dieci gradi. Non così! L'ombra deve tornare indietro di dieci gradi”. 11Il profeta Isaia invocò il Signore che fece tornare indietro di dieci gradi l'ombra sulla meridiana, che era già scesa sull'orologio di Acaz.

L’ambasciata di Merodac-Baladàn12In quel tempo Merodac-Baladàn, figlio di Baladàn, re di Babilonia, mandò lettere e un dono a Ezechia, perché aveva sentito che Ezechia era stato malato. 13Ezechia ne fu molto lieto e mostrò agli inviati tutto il tesoro, l'argento e l'oro, gli aromi e l'olio prezioso, il suo arsenale e quanto si trovava nei suoi magazzini; non ci fu nulla che Ezechia non mostrasse loro nella reggia e in tutto il suo regno.14Allora il profeta Isaia si presentò al re Ezechia e gli domandò: “Che cosa hanno detto quegli uomini e da dove sono venuti a te?”. Ezechia rispose: “Sono venuti da una regione lontana, da Babilonia”. 15Quegli soggiunse: “Che cosa hanno visto nella tua reggia?”. Ezechia rispose: “Hanno visto quanto si trova nella mia reggia; non c'è nulla nei miei magazzini che io non abbia mostrato loro”.16Allora Isaia disse a Ezechia: “Ascolta la parola del Signore: 17“Ecco, verranno giorni nei quali tutto ciò che si trova nella tua reggia e ciò che hanno accumulato i tuoi padri fino ad oggi verrà portato a Babilonia; non resterà nulla, dice il Signore. 18Prenderanno i figli che da te saranno usciti e che tu avrai generato, per farne eunuchi nella reggia di Babilonia”“. 19Ezechia disse a Isaia: “Buona è la parola del Signore, che mi hai riferita”. Egli pensava: “Perché no? Almeno vi saranno pace e stabilità nei miei giorni”.20Le altre gesta di Ezechia, tutta la sua potenza, la costruzione della piscina e del canale per introdurre l'acqua nella città, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 21Ezechia si addormentò con i suoi padri e al suo posto divenne re suo figlio Manasse.

__________________________Note

20,11 La maggior durata della luce del giorno, segnalata dall’ombra sulla meridiana che è tornata indietro di dieci gradi, sta a indicare il prolungamento della vita di Ezechia.

20,12 Merodac-Baladàn: resosi indipendente dall’Assiria, fu re di Babilonia dal 721 al 710, poi nel 703. Viene a visitare Ezechia per avere Giuda come alleato contro l’Assiria.

20,20 Il canale per introdurre l’acqua nella città scorreva dalla fontana di Ghicon, che era all’esterno della città, a quella che viene chiamata la piscina di Sìloe (Gv 9,7) e che era dentro le mura. È il tunnel di Ezechia, scavato tutto nella roccia, che sostituiva un canale più antico, scavato in parte a cielo aperto.

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Approfondimenti


20,1-11. Paralleli in 2Cr 32,24 e Is 38,1-8.

1. Il capitolo si apre con una indicazione cronologica generica, ma bisogna chiarire che i fatti qui raccontati precedono cronologicamente il contenuto dei cc. 18-19. Retrocedendo di quindici anni dalla morte di Ezechia (v. 6), avvenuta nel 699, si raggiunge una data anteriore di circa un decennio all'invasione di Sennacherib. Per avere conferma di questo basta confrontare 18,14 e 20,13; nell'ultimo passo Ezechia è ancora in possesso di tutti i suoi tesori. Anche la profezia del v. 6 non avrebbe senso se i fatti fossero già avvenuti come si narrava nei cc. 18-19. Molto probabilmente l'autore si è lasciato guidare dalla teologia più che dalla cronologia. I vv. 16-18 infatti sono la profezia che annuncia la caduta di Giuda per bocca di Isaia ed è assai conforme al suo stile concludere i racconti con predizioni di castighi destinati o a Israele, o a Giuda, o ai loro re (cfr. 1Re 11,31-39; 14,6-16; 21,20-24; 22,28; 2Re 10,30; 17,19-20; 20,16-18; 21,11-15; 23,26-27). Non si riesce a diagnosticare la malattia di Ezechia. Dalla terapia suggerita si può dedurre che essa comportava acuti effetti infiammatori esterni.

2-3. La richiesta di Ezechia riposa sulla convinzione che alla fedeltà a Dio corrisponde una lunga vita (cfr. Gn 25,8; 35,29; Dt 6,1-2). Si noti il contrasto tra la brevità della preghiera e il prolungarsi del pianto.

4-6. Prima che Isaia lasci il cortile centrale la risposta del Signore è già arrivata. Egli viene presentato come Dio di Davide, titolo che lo lega alla promessa dinastica (2Sam 7). Considerando l'età con cui Manasse è salito al trono (21,1), probabilmente non era ancora nato al tempo della malattia di Ezechia. La morte del re avrebbe costituito una prematura interruzione della discendenza davidica. La risposta divina concede alla vita del re una dilazione precisamente limitata: quindici anni. Essi, oltre a essere un'alternativa alquanto apprezzata alla morte, saranno anche il tempo per vedere la forza della fedeltà divina all'amore per Gerusalemme.

7. L'impiastro di fichi è un uso antico ben attestato per la cura di ulcere e infiammazioni. La collocazione più logica del versetto è dopo il v. 11. Infatti non ha senso il segno se la guarigione è già avvenuta (cfr. Is 38,21).

8-11. Il «segno» per la guarigione può essere scelto dallo stesso Ezechia nell'ambito indicato da Dio. La retrocessione dell'ombra solare su una scala è un miracolo maggiormente in contrasto con le leggi naturali, che non l'avanzamento, ma è anche un simbolo di quanto accade a Ezechia. La sua vita giunta la tramonto ora recupera tempo.

12-15. Merodak-Baladan è il principe caldeo Marduk-Apal-Iddin, che contro la volontà degli Assiri occupò il trono di Babilonia dal 721 al 710. Allontanato da Sargon II, rioccupò il trono dal 703 al 702. L'ambasciata non ha solo lo scopo di ottemperare alle norme di cortesia vigenti tra le corti orientali per cui i sovrani amici inviavano delegazioni in occasioni di malattie dei colleghi, ma vuole essere l'occasione per un accordo antiassiro. Merodak-Baladan era infatti accanito avversario dell'Assiria. Questo spiega la reazione di Isaia contrario ad alleanze pericolose.

16-18. È la prima profezia sulla caduta di Gerusalemme (cfr. 21,11-15; 22,15-20; 23,26-27) che troverà compimento in 25,1-21. Significativo che il primo annuncio della tragica fine di Giuda sia dato da un profeta importantissimo come fu Isaia.

19. Tenendo conto che la seconda metà del v. manca nei LXX, pare che la risposta di Ezechia fosse solo improntata a rassegnazione e non a egoistico interesse come risulta dal TM.

20. Nella conclusione del regno si fa riferimento alle opere idrauliche fatte eseguire da Ezechia. Per rifornire d'acqua Gerusalemme, anche in caso d'assedio, Ezechia fece scavare sotto la collina di Ofel una galleria per poter prendere acqua dalla sorgente di Ghicon e convogliarla in un bacino urbano nella valle del Tiropeon (2Cr 32,30; Sir 48,17). Secondo Is 22,9-11, l'impresa fu compiuta dopo l'invasione del 701. Sir 48,17-21 colloca Ezechia nell'elogio dei padri.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Integratori alimentari e medicinali contraffatti. Smantellata rete che vendeva in tutta Europa


Le forze dell'ordine di 15 paesi (Italia compresa) hanno collaborato per smantellare una sofisticata rete criminale che ha truffato vittime in tutta Europa e oltre, vendendo integratori alimentari e medicinali contraffatti. Il gruppo, attivo dal 2019, ha generato circa 240 milioni di euro commercializzando prodotti non autorizzati come cure legittime per malattie gravi e incurabili. Utilizzavano una struttura gerarchica, creando centinaia di siti web e profili sui social media che impersonavano medici e personaggi famosi per ingannare i consumatori.

Una volta acquistati questi prodotti, operatori di call center che si spacciavano per specialisti medici li convincevano ad abbandonare le terapie prescritte. Gli integratori, che contenevano gli stessi ingredienti indipendentemente dall'uso previsto, non avevano alcun effetto terapeutico e spesso causavano gravi danni alla salute. Se un prodotto riceveva troppe lamentele, il gruppo lo rinominava e lo rilanciava.

Le autorità rumene hanno guidato l'indagine su questa rete internazionale, che sfruttava aziende europee legittime per mascherare le proprie attività. Un team investigativo congiunto, supportato da Eurojust ed Europol, ha coordinato dieci incontri all'Aia per la condivisione di informazioni. La collaborazione è culminata in una giornata di operazioni coordinate che ha comportato perquisizioni in 113 località tra Bulgaria, Grecia, Ungheria, Polonia, Romania e Moldavia. Le autorità hanno bloccato 196 siti web in Romania, sequestrato ingenti quantitativi di integratori e congelato beni per un valore di 1,8 milioni di euro in Polonia. Diversi sospetti chiave sono stati arrestati in Polonia, Romania e Moldavia, e le indagini sono tuttora in corso per identificare i restanti membri e interrogare altri testimoni.

Le autorità europee avvertono che l'acquisto di medicinali da fonti non registrate comporta gravi rischi, esortando i cittadini ad acquistare solo da farmacie online registrate, identificabili da uno specifico logo UE definito dalla Commissione Europea in conformità alla Direttiva 2011/62/UE sui medicinali falsificati, presente su ogni pagina dei siti autorizzati e contiene un link ipertestuale cliccabile che reindirizza all'autorità nazionale competente (in Italia, al Ministero della Salute) per verificare l'iscrizione nell'elenco ufficiale (salute.gov.it/LogoCommercioEle…)


noblogo.org/cooperazione-inter…


Integratori alimentari e medicinali contraffatti.


Integratori alimentari e medicinali contraffatti. Smantellata rete che vendeva in tutta Europa


Le forze dell'ordine di 15 paesi (Italia compresa) hanno collaborato per smantellare una sofisticata rete criminale che ha truffato vittime in tutta Europa e oltre, vendendo integratori alimentari e medicinali contraffatti. Il gruppo, attivo dal 2019, ha generato circa 240 milioni di euro commercializzando prodotti non autorizzati come cure legittime per malattie gravi e incurabili. Utilizzavano una struttura gerarchica, creando centinaia di siti web e profili sui social media che impersonavano medici e personaggi famosi per ingannare i consumatori.

Una volta acquistati questi prodotti, operatori di call center che si spacciavano per specialisti medici li convincevano ad abbandonare le terapie prescritte. Gli integratori, che contenevano gli stessi ingredienti indipendentemente dall'uso previsto, non avevano alcun effetto terapeutico e spesso causavano gravi danni alla salute. Se un prodotto riceveva troppe lamentele, il gruppo lo rinominava e lo rilanciava.

Le autorità rumene hanno guidato l'indagine su questa rete internazionale, che sfruttava aziende europee legittime per mascherare le proprie attività. Un team investigativo congiunto, supportato da Eurojust ed Europol, ha coordinato dieci incontri all'Aia per la condivisione di informazioni. La collaborazione è culminata in una giornata di operazioni coordinate che ha comportato perquisizioni in 113 località tra Bulgaria, Grecia, Ungheria, Polonia, Romania e Moldavia. Le autorità hanno bloccato 196 siti web in Romania, sequestrato ingenti quantitativi di integratori e congelato beni per un valore di 1,8 milioni di euro in Polonia. Diversi sospetti chiave sono stati arrestati in Polonia, Romania e Moldavia, e le indagini sono tuttora in corso per identificare i restanti membri e interrogare altri testimoni.

Le autorità europee avvertono che l'acquisto di medicinali da fonti non registrate comporta gravi rischi, esortando i cittadini ad acquistare solo da farmacie online registrate, identificabili da uno specifico logo UE definito dalla Commissione Europea in conformità alla Direttiva 2011/62/UE sui medicinali falsificati, presente su ogni pagina dei siti autorizzati e contiene un link ipertestuale cliccabile che reindirizza all'autorità nazionale competente (in Italia, al Ministero della Salute) per verificare l'iscrizione nell'elenco ufficiale (salute.gov.it/LogoCommercioEle…)


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Il mio secondo computer, avevo quattordici anni, era un Apple II illegale. Un clone proveniente dai paesi orientali, Taiwan o qualche posto del genere. Al posto della scritta APPLE II, quando si accendeva, appariva la scritta ATON II. Come le scarpe Addas. Da buon clone offiriva anche delle cose che l'originale non aveva, come le minuscole.

Era affascinante avere queste macchine per ufficio, questi micro, home e personal computer che non sapevi bene da dove arrivassero, con l'intero manuale originale fotocopiato alla ben e meglio o sottili fascicoli informativi con un rapido sommario del BASIC residente e poco altro. Tradotti da chissà che lingua. Un inglese folkloristico.

Se avevi tredici/quattordici anni come il sottoscritto, riempivi gli spazi vuoti con l'immaginazione e l'estetica. Quelle macchine arrivavano da ogni parte, soprattutto gli home computer. Cloni, derivati, arrivavano allo SMAU, nelle riviste di informatica con i case/tastiera e la loro schedina di silicio che bruciava dentro, i sedici kappa di ram, le espansioni, i videogiochi su nastro o – costosissime – direttamente in scheda.

Ricordo ancora quando per la prima volta infilai un disco del cp/m nel mio clone per usare la scheda z80 e mi trovai di fronte, di fatto, ad un altro computer di cui non capivo assolutamente niente. E mi mettevo lì a lanciare comandi e vedere quello che succedeva, cosa si eseguiva. Tutto senza specifiche, senza manuali, era roba crakkata che arrivava direttamente dagli Stati Uniti facendo chissà quali giri. Il gwbasic, il prolog, wordstar. Non bisognerebbe mai turbare il sonno della memoria.

A quell'epoca nella mia vita non era ancora arrivata la telematica, il computer iniziava e finiva lì. Quello che non c'era si poteva provare a programmarlo e quello che non si poteva programmare si sognava. Terza opportunità si copiavano disketti, bulk da cinque pollici e un quarto. Ricordo ancora il gusto della plastica nera e di un materiale fibroso bianco che veniva messo all'interno, ogni volta che con le forbici tagliavo un pezzo del floppy disk per poterne usare anche il secondo lato, poi mi mettevo in bocca il frammento di floppy ritagliato e lo masticavo.

Tutto roba che morirà con me. Mangiavo la carta, masticavo la plastica. Cos'altro. Pensavo di avere un corpo infinito. Rispondeva agli stimoli, a volte correvo senza motivo per le strade sconosciute della campagna, giusto per liberare l'energia. L'ho fatto per decenni. Ora che sono un po' a pezzi, sono contento di averlo fatto, di aver avuto tutta quell'energia muscolare dentro, tutta quella voglia di bruciare. E di averla bruciata. Poteva finire male.

Ieri ho fatto vedere il video di me che salgo le scale spezzandomi in decine di venerandi ad alcune persone che hanno detto qualcosa del tipo 'venerandi devi farti vedere da uno bravo'. Questo tipo di commento mi accompagna da quando ero un ragazzino. Ma adesso sono più tranquillo. Ho risposto che la creatività ha un costo. Decine e decine e decine di fallimentari, improbabili venerandi che fanno cose che li guardi e scuoti la testa. Può piacerti o non piacerti quello che faccio, può interessanti un frammento infinitesimale di quello che faccio o niente, non importa. Comunque di quello si nutre. Si tratta di una teoria di infinti venerandi che mangiano carta, plastica, che si moltiplicano, fanno cose possibili, rinunciano, escono di scena, lasciano residui.

Tutto questo è molto egocentrico, ma almeno nel diario. In più c'è questo fatto: ho avuto la fortuna, davvero fortuna, di essere riuscito nella mia vita a farmi vedere da uno bravo, come da consigli. In più di un'occasione; E quello bravo mi ha detto, beh non male venerandi. Non male. Continua. Quindi non consigliatemi più di farmi vedere da uno bravo, perché quelli bravi mi portano a perdere.


noblogo.org/diario/il-mio-seco…


Il mio secondo computer, avevo quattordici anni, era un Apple II illegale.


Il mio secondo computer, avevo quattordici anni, era un Apple II illegale. Un clone proveniente dai paesi orientali, Taiwan o qualche posto del genere. Al posto della scritta APPLE II, quando si accendeva, appariva la scritta ATON II. Come le scarpe Addas. Da buon clone offiriva anche delle cose che l'originale non aveva, come le minuscole.

Era affascinante avere queste macchine per ufficio, questi micro, home e personal computer che non sapevi bene da dove arrivassero, con l'intero manuale originale fotocopiato alla ben e meglio o sottili fascicoli informativi con un rapido sommario del BASIC residente e poco altro. Tradotti da chissà che lingua. Un inglese folkloristico.

Se avevi tredici/quattordici anni come il sottoscritto, riempivi gli spazi vuoti con l'immaginazione e l'estetica. Quelle macchine arrivavano da ogni parte, soprattutto gli home computer. Cloni, derivati, arrivavano allo SMAU, nelle riviste di informatica con i case/tastiera e la loro schedina di silicio che bruciava dentro, i sedici kappa di ram, le espansioni, i videogiochi su nastro o – costosissime – direttamente in scheda.

Ricordo ancora quando per la prima volta infilai un disco del cp/m nel mio clone per usare la scheda z80 e mi trovai di fronte, di fatto, ad un altro computer di cui non capivo assolutamente niente. E mi mettevo lì a lanciare comandi e vedere quello che succedeva, cosa si eseguiva. Tutto senza specifiche, senza manuali, era roba crakkata che arrivava direttamente dagli Stati Uniti facendo chissà quali giri. Il gwbasic, il prolog, wordstar. Non bisognerebbe mai turbare il sonno della memoria.

A quell'epoca nella mia vita non era ancora arrivata la telematica, il computer iniziava e finiva lì. Quello che non c'era si poteva provare a programmarlo e quello che non si poteva programmare si sognava. Terza opportunità si copiavano disketti, bulk da cinque pollici e un quarto. Ricordo ancora il gusto della plastica nera e di un materiale fibroso bianco che veniva messo all'interno, ogni volta che con le forbici tagliavo un pezzo del floppy disk per poterne usare anche il secondo lato, poi mi mettevo in bocca il frammento di floppy ritagliato e lo masticavo.

Tutto roba che morirà con me. Mangiavo la carta, masticavo la plastica. Cos'altro. Pensavo di avere un corpo infinito. Rispondeva agli stimoli, a volte correvo senza motivo per le strade sconosciute della campagna, giusto per liberare l'energia. L'ho fatto per decenni. Ora che sono un po' a pezzi, sono contento di averlo fatto, di aver avuto tutta quell'energia muscolare dentro, tutta quella voglia di bruciare. E di averla bruciata. Poteva finire male.

Ieri ho fatto vedere il video di me che salgo le scale spezzandomi in decine di venerandi ad alcune persone che hanno detto qualcosa del tipo 'venerandi devi farti vedere da uno bravo'. Questo tipo di commento mi accompagna da quando ero un ragazzino. Ma adesso sono più tranquillo. Ho risposto che la creatività ha un costo. Decine e decine e decine di fallimentari, improbabili venerandi che fanno cose che li guardi e scuoti la testa. Può piacerti o non piacerti quello che faccio, può interessanti un frammento infinitesimale di quello che faccio o niente, non importa. Comunque di quello si nutre. Si tratta di una teoria di infinti venerandi che mangiano carta, plastica, che si moltiplicano, fanno cose possibili, rinunciano, escono di scena, lasciano residui.

Tutto questo è molto egocentrico, ma almeno nel diario. In più c'è questo fatto: ho avuto la fortuna, davvero fortuna, di essere riuscito nella mia vita a farmi vedere da uno bravo, come da consigli. In più di un'occasione; E quello bravo mi ha detto, beh non male venerandi. Non male. Continua. Quindi non consigliatemi più di farmi vedere da uno bravo, perché quelli bravi mi portano a perdere.


2RE - Capitolo 19


1Quando udì, il re Ezechia si stracciò le vesti, si ricoprì di sacco e andò nel tempio del Signore. 2Quindi mandò Eliakìm il maggiordomo, Sebna lo scriba e gli anziani dei sacerdoti ricoperti di sacco dal profeta Isaia, figlio di Amoz, 3perché gli dicessero: “Così dice Ezechia: “Giorno di angoscia, di castigo e di disonore è questo, poiché i bimbi stanno per nascere, ma non c'è forza per partorire. 4Forse il Signore, tuo Dio, udrà tutte le parole del gran coppiere, che il re d'Assiria, suo signore, ha inviato per insultare il Dio vivente e lo castigherà per le parole che il Signore, tuo Dio, avrà udito. Innalza ora una preghiera per quel resto che ancora rimane”“.5Così i ministri del re Ezechia andarono da Isaia. 6Disse loro Isaia: “Riferite al vostro signore: “Così dice il Signore: Non temere per le parole che hai udito e con le quali i ministri del re d'Assiria mi hanno ingiuriato. 7Ecco, io infonderò in lui uno spirito tale che egli, appena udrà una notizia, ritornerà nella sua terra, e nella sua terra io lo farò cadere di spada”“.8Il gran coppiere ritornò, ma trovò il re d'Assiria che combatteva contro Libna; infatti aveva udito che si era allontanato da Lachis, 9avendo avuto, riguardo a Tiraka, re d'Etiopia, questa notizia: “Ecco, è uscito per combattere contro di te”.

Nuova minaccia di SennàcheribAllora il re d'Assiria inviò di nuovo messaggeri a Ezechia dicendo: 10“Così direte a Ezechia, re di Giuda: “Non ti illuda il tuo Dio in cui confidi, dicendo: Gerusalemme non sarà consegnata in mano al re d'Assiria. 11Ecco, tu sai quanto hanno fatto i re d'Assiria a tutti i territori, votandoli allo sterminio. Soltanto tu ti salveresti? 12Gli dèi delle nazioni, che i miei padri hanno devastato, hanno forse salvato quelli di Gozan, di Carran, di Resef e i figli di Eden che erano a Telassàr? 13Dove sono il re di Camat e il re di Arpad e il re della città di Sefarvàim, di Ena e di Ivva?“”.14Ezechia prese la lettera dalla mano dei messaggeri e la lesse, poi salì al tempio del Signore, l'aprì davanti al Signore 15e pregò davanti al Signore: “Signore, Dio d'Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei Dio per tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra. 16Porgi, Signore, il tuo orecchio e ascolta; apri, Signore, i tuoi occhi e guarda. Ascolta tutte le parole che Sennàcherib ha mandato a dire per insultare il Dio vivente. 17È vero, Signore, i re d'Assiria hanno devastato le nazioni e la loro terra, 18hanno gettato i loro dèi nel fuoco; quelli però non erano dèi, ma solo opera di mani d'uomo, legno e pietra: perciò li hanno distrutti. 19Ma ora, Signore, nostro Dio, salvaci dalla sua mano, perché sappiano tutti i regni della terra che tu solo, o Signore, sei Dio”.20Allora Isaia, figlio di Amoz, mandò a dire a Ezechia: “Così dice il Signore, Dio d'Israele: “Ho udito quanto hai chiesto nella tua preghiera riguardo a Sennàcherib, re d'Assiria. 21Questa è la sentenza che il Signore ha pronunciato contro di lui: Ti disprezza, ti deride la vergine figlia di Sion. Dietro a te scuote il capo la figlia di Gerusalemme.22Chi hai insultato e ingiuriato? Contro chi hai alzato la voce e hai levato in alto i tuoi occhi? Contro il Santo d'Israele!23Per mezzo dei tuoi messaggeri hai insultato il mio Signore e hai detto: Alla guida dei miei carri sono salito in cima ai monti, sugli estremi gioghi del Libano: ne ho reciso i cedri più alti, i suoi cipressi migliori, sono penetrato nel suo angolo più remoto, nella sua foresta lussureggiante.24Io ho scavato e bevuto acque straniere, ho fatto inaridire con la pianta dei miei piedi tutti i fiumi d'Egitto.25Non l'hai forse udito? Da tempo ho preparato questo, da giorni remoti io l'ho progettato; ora lo eseguo. E sarai tu a ridurre in mucchi di rovine le città fortificate.26I loro abitanti, stremati di forza, erano atterriti e confusi, erano erba del campo, foglie verdi d'erbetta, erba di tetti, grano riarso prima di diventare messe.27Ti sieda, esca o rientri, io lo so.28Poiché il tuo infuriarti contro di me e il tuo fare arrogante è salito ai miei orecchi, porrò il mio anello alle tue narici e il mio morso alle tue labbra; ti farò tornare per la strada, per la quale sei venuto”.29Questo sarà per te il segno: mangiate quest'anno il frutto dei semi caduti, nel secondo anno ciò che nasce da sé, nel terzo anno seminate e mietete, piantate vigne e mangiatene il frutto.30Il residuo superstite della casa di Giuda continuerà a mettere radici in basso e a fruttificare in alto.31Poiché da Gerusalemme uscirà un resto, dal monte Sion un residuo. Lo zelo del Signore farà questo.32Perciò così dice il Signore riguardo al re d'Assiria: “Non entrerà in questa città né vi lancerà una freccia, non l'affronterà con scudi e contro essa non costruirà terrapieno.33Ritornerà per la strada per cui è venuto; non entrerà in questa città. Oracolo del Signore.34Proteggerò questa città per salvarla, per amore di me e di Davide mio servo”“.35Ora in quella notte l'angelo del Signore uscì e colpì nell'accampamento degli Assiri centoottantacinquemila uomini. Quando i superstiti si alzarono al mattino, ecco, erano tutti cadaveri senza vita.36Sennàcherib, re d'Assiria, levò le tende, partì e fece ritorno a Ninive, dove rimase. 37Mentre si prostrava nel tempio di Nisroc, suo dio, i suoi figli Adrammèlec e Sarèser lo colpirono di spada, mettendosi quindi al sicuro nella terra di Araràt. Al suo posto divenne re suo figlio Assarhàddon.

__________________________Note

19,9a Tiraka, re d'Etiopia: faraone della XXV dinastia, di origine etiopica, che i testi egiziani chiamano Taharqa e che sostenne una politica antiassira. Regnò dal 690 al 664; nel 701, anno dell'invasione vittoriosa di Sennàcherib, Tiraka non era ancora re.

19,35 colpì: come aveva fatto lo sterminatore con i primogeniti d’Egitto (Es 12,12-13.23). Forse colpì con la peste (2Sam 24,15-16): si potrebbe collegare questa notizia del testo biblico a un racconto di Erodoto secondo il quale, nel corso di una battaglia tra Sennàcherib e il faraone, ai confini dell’Egitto, un’invasione di topi provocò la peste nell’accampamento degli Assiri.

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Approfondimenti


1-4. Ezechia fa consultare Isaia. Il re paragona la situazione difficile di Gerusalemme a quella di una partoriente che non ha energie necessarie per dare alla luce il bambino. La paura di fronte al nemico descritta come dolore simile a quella del parto è ricorrente (Sal 48,7; Is 13,8; Ger 6,24; Mic 4,9). Così pure l'oltraggio a Dio fatto dai nemici (Sal 74,10.18.12-23; 79,12). Qui Dio è qualificato come il vivente in contrasto con la sua equiparazione agli idoli in 18,35, tema conduttore del Sal 115. L'ambasciata si conclude con un tema tipico della predicazione d'Isaia: il resto d'Israele risparmiato per la conversione (Is 1,9; 4,3; 7,3; 10,20-21).

5-7. Pur distante dalla capitale per dirigere imprese militari, il re è costantemente raggiunto da notizie circa il resto dell'impero. Una di queste causerà la sua partenza e infine la sua morte. Il compimento della profezia si trova nei vv. 36-37.

8-9. Sennacherib ha spostato l'accampamento più a sud presso Libna (cfr. 8,22), e Tiraca, al comando delle truppe egiziane, è uscito verso di lui. Questa mossa rende necessario sollecitare di nuovo la capitolazione di Gerusalemme, prima che i suoi alleati siano troppo vicini.

10-13. La lettera in aramaico inviata a Ezechia riprende il tema di 18,32b-35. Proprio per questo alcuni pensano che l'unità 9-28 sia una seconda versione dei fatti narrati in 18,17-19,7. Oltre ai luoghi già citati in 18,34, si ricordano Gozan e Carran (cfr. 17,6); Rezef sull'Eufrate, odierna Resafa a nord-est di Palmira; Eden, zona posta sul medio Eufrate.

14. Convinto della presenza del Signore nel tempio, Ezechia si reca da lui, srotola la lettera imperiale davanti ai suoi occhi affinché la legga.

15-19. I cherubini che ornavano il coperchio dell'arca (Es 25,16) erano il trono di Dio, il Dio dell'esodo e del creato. La preghiera di Ezechia è una professione di fede nel Dio vivente, Dio universale, in contrasto con l'idea di un Dio nazionale. Gli dei sono descritti col linguaggio del Deuteronomio e dei profeti: opera delle mani dell'uomo (Dt 4,28; 31,29; Os 14,4; Es 2,8; Ger 1,16; 2,28; 44,8). Prodotti di legno e di pietra (Dt 4,28; 28,36.64; Ger 2,27; 3,9; Es 20,32), non potevano né salvarsi, né salvare, ma lo può il Dio vivente di Giuda.

20-22. L'oracolo di Isaia viene accompagnato da un poema di scherno. In Is 10,5-10 si trova un altro esempio di sarcasmo contro l'Assiria. Un parallelo perfetto di 19,20-34 si trova in Is 37,21-35. Gerusalemme personificata (cfr. Is 23,10; 28,1; Lam 2,13) deride Sennacherib che ha insultato il Santo d'Israele, espressione tipica d'Isaia (cfr. Is 1,4; ecc.).

23-24. L'arroganza di Sennacherib risuona nel testo che fa l'elenco delle sue imprese.

25-26. Bruscamente il vanto del re assiro è interrotto da Dio che prende la parola. Sennacherib altro non ha fatto che eseguire il volere di Dio, da tempo progettato e a suo tempo realizzato (Is 41,22; 42,9; 46,10; 48,3; ecc.).

27-28. L'attività umana viene indicata nel linguaggio biblico con i binomi sedersi-alzarsi, entrare-uscire (Dt 31,2; Sal 139,2-3; Lam 3,63). Tutto quanto Sennacherib fa è noto a Dio che lo domerà come si doma un animale selvatico. L'anello al naso e il morso erano però una umiliazione che i re assiri infliggevano ai re da loro vinti. Ora questa sorte è annunciata a Sennacherib.

29-31. È il secondo oracolo che propone il «segno». Nel terzo anno, dopo un periodo di difficoltà dovuto proprio alle invasioni assire che impedivano il lavoro agricolo, si tornerà all'abbondanza del raccolto e alla normalità della vita che farà prosperare il “resto” di Giuda. Per questo tema vedi 19,4.

32-34. Il terzo oracolo annuncia che per amor suo e di Davide Dio lascerà incolume Gerusalemme. Anche se cinta d'assedio la battaglia non la penetrerà; l'assediante partirà senza entrarvi. Si può collegare Os 1,7 con il nostro passo che promette protezione amorosa.

35-37. Viene descritta la fine dell'assedio e dell'assediante in conformità alle profezie precedenti. La presenza dell'angelo del Signore fa pensare a una peste sterminatrice nell'accampamento assiro (cfr. 2Sam 24,15-17). La fuga probabilmente è dovuta anche alle notizie provenienti dall'Egitto (v. 9). Arrivato in patria, Sennacherib trova la morte proprio nel tempio del suo dio, fine ironica per chi ha disprezzato il Signore. L'episodio non è però da collocare immediatamente dopo la partenza da Gerusalemme; è infatti accertato che la morte di Sennacherib è avvenuta nel 681. Il prisma B di Assarhaddon conferma che l'assassinio è stato compiuto dai figli di Sennacherib, dei quali però non si danno i nomi; così non si può confermare i dati biblici. È anche impossibile definire quale sia la divinità in questione perché il suo nome è giunto deformato nel testo; è confermato invece il nome dell'erede.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Ignoranza atomica


Prima di parlare di centrali nucleari sì o no in Italia si deve avere alcune conoscenze di base condivise da cui partire per intavolare una discussione civile, razionale, scientifica e soprattutto realistica.

L'IEA, l'International Energy Agency, massima autorità mondiale in materia di energia, pubblica ogni anno l'Energy Outlook, nel quale descrive la situazione energetica presente a livello mondiale e illustra gli scenari futuri. Tutto questo, ovviamente, sulla base di dati reali e ufficiali.

Dal 2019 l'IEA ogni anno ribadisce nel suo documento che al 2050 il 90% dell'intero fabbisogno mondiale di energia elettrica potrà essere soddisfatto dalle energie rinnovabili. Questo è lo scenario Net Zero Emissions, che fonda la sua previsione sulla assoluta necessità della riduzione delle emissioni antropiche climalteranti, che sono la causa del cambiamento climatico, la principale minaccia esistenziale che pende sulla testa del genere umano; più di una possibile guerra nucleare.

Invece, nello scenario STEPS (Stated Policies Scenario) basato sugli impegni e obiettivi dichiarati dagli Stati di tutto il mondo, in considerazione dello stato di avanzamento attuale e prevedibile nel rispettarli e raggiungerli e dell'evoluzione del sistema energetico globale e normativo nei prossimi decenni, IEA assegna alle rinnovabili il 65-67% di copertura della domanda globale di energia elettrica entro il 2050.

In entrambi gli scenari, NZE e STEPS, in considerazione dell'evoluzione tecnologica, politica, economica e finanziaria (costi di sviluppo, installazione e produzione, gli stessi presi in considerazione per le stime sulle rinnovabili), l'IEA assegna all'energia nucleare una percentuale di copertura della domanda di energia elettrica globale intorno al 9% al 2050. L'IEA dice in pratica che nei prossimi decenni le nuove centrali nucleari costruite andranno semplicemente a sostituire quelle vecchie dismesse, con un conseguente bilancio netto pari a 0.

IEA ridimensiona quindi tutto l'hype montato ad arte sui “miracolosi” SMR, Small Modular Reactors. I piccoli reattori nucleari pompati esageratamente dalla propaganda mainstream, senza alcun fondamento tecnico e scientifico, che dovrebbero limitare uno dei principali problemi delle centrali nucleari odierne e adeguarsi all'evoluzione del sistema energetico mondiale: la modularità e la scalabilità.

Proprietà che le grandi e rigide centrali nucleari non hanno e che invece saranno condizioni indispensabili richieste dal sistema energetico planetario e dalle moderne reti elettriche, già oggi passate da un modello centralizzato e rigido a un modello dinamico, flessibile e predittivo.

Come sempre sono i modelli determinare il cosa, il come, il dove e il quando. Il modello di sviluppo della nostra civiltà va cambiato, per una questione di mera sopravvivenza, quindi va cambiato anche il modello di produzione, di gestione e di utilizzo dell'energia.

Gli impianti di rinnovabili sono scalabili, distribuiti e decentralizzati (e più democratici visto che sole e vento non sono di proprietà di nessuno), perciò garantiscono una grande flessibilità e una maggiore capacità di risposta alle fluttuazioni della domanda e, non secondariamente, garantiscono maggiore sicurezza e continuità in caso di disastri naturali o guerre e conflitti.

Tutto ciò manda in pensione il concetto di base load (carico minimo di base) che richiedeva grandi centrali (nucleari o a carbone) sempre accese per coprire i consumi minimi costanti.

Se sentite uno pseudo-esperto, o un Calenda qualunque, tirare fuori ancora il concetto di base load ditegli di fare un update al XXI secolo, oppure di andare da un'altra parte a fare lobby per le grandi utilities, che gli pagano il tozzo di pane.

Veniamo ai costi di installazione, rapidamente:

  • Fotovoltaico (su grande scala): 650-750 euro per kW
  • Eolico a terra: circa 1500 euro/kW
  • Eolico off-shore: 3000-3500 euro/kW
  • Nucleare (grandi reattori di terza gen.) 8000-11.000 euro/kW
  • Piccoli Reattori Modulari (SMR): circa 14.000 euro/kW (livello di prototipo, non c'è ancora standardizzazione).

Il confronto dei costi medi di produzione di energia elettrica (LCOE) sono ancora più impietosi:

  • Fotovoltaico (grandi impianti) + accumulo : da 70 a 120 euro/MWh
  • Eolico a terra: da 40 a 80 euro/MWh
  • Eolico off-shore: 50-100 euro/MWh (a seconda della tecnologia e dei siti di costruzione)
  • Nucleare (grandi reattori di terza gen.) da 140 a 190 euro/MWh

Appare chiaro, considerando anche all'elevato tasso di evoluzione tecnologica e innovazione delle energie rinnovabili e dei sistemi di accumulo, rispetto a quello dell'energia nucleare, che questo divario di costi non potrà che aumentare.

Inoltre, riguardo il nucleare si deve prendere in considerazione anche altri fattori, per essere razionali e pragmatici, e non ideologici come i fanatici del nuke ad ogni costo e condizione:

  • tempi di costruzione lunghi e spesso incerti del nucleare (minimo 10-15 anni per una singola centrale nucleare);
  • forti resistenze dell'opinione pubblica, un po' in tutti i Paesi, alla costruzione di una nuova centrale nel proprio territori;
  • la fragilità intrinseca di alcuni territori rispetto ad altri, che fa aumentare i rischi e soprattutto i costi di assicurazione: il territorio italiano purtroppo è molto fragile e a rischio diversamente da quello francese o spagnolo;
  • elevati costi di gestione delle scorie e del “fine vita” (decomissioning, cioè smantellamento);
  • la costruzione richiede ingenti sussidi e finanziamenti pubblici. Per questo motivo nessun capitale privato oggi si assume da solo i costi e i rischi finanziari di costruzione di una centrale nucleare. Le rinnovabili, già oggi, si ripagano da sole.

Stando tutto questo, io arrivo sempre alla stessa conclusione: in attesa della **fusione a e dell'idrogeno verde** e in considerazione dell'urgenza dovuta alla spaventosa accelerazione del cambiamento climatico, ogni singolo euro che l'Italia spenderà in politica energetica andrà messo nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione di energie rinnovabili.

Now playing:“Like a stone”Audioslave – Audioslave – 2003


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Il tempo è fermo

“Il tempo è un'illusione” Albert Einstein

sono dell'uomo le convenzioni: tu passi - il tempo è fermo

albe e notti s'alternano il sole compie il suo giro

fermo è il tempo o sogno: davanti all'eternità è apparenza

28.11.25

Riflessione sulla poesia

La poesia che hai condiviso è davvero interessante! C'è una bellezza nelle parole che trasmette emozioni forti. Mi piace come hai usato il linguaggio per evocare immagini vivide.

Interpretazione

Il tema centrale sembra essere la riflessione sulla solitudine e la ricerca di significato. Le immagini evocano un senso di introspezione profonda.

Punti di forza

La scelta delle parole è potente, e il ritmo scorre bene. La metafora centrale è molto suggestiva.

Suggerimenti

Potresti considerare di aggiungere qualche variazione nel ritmo per dare più dinamismo alla lettura.

Se vuoi, posso aiutarti a rifinire ulteriormente il ritmo o la metrica.

Riflessione sulla poesia

La poesia esplora temi profondi come il tempo, l'illusione e le convenzioni umane, con un forte senso di eternità. Le immagini sono potenti e evocative.

Suggerimenti

Potresti considerare di modificare leggermente la punteggiatura e le pause per migliorare il ritmo. Ad esempio, “sono dell'uomo le convenzioni” potrebbe diventare “sono convenzioni dell'uomo”, mantenendo comunque la tua voce.

Chiusura alternativa

Un possibile finale potrebbe essere: “Eppure, l'eternità rimane.”

.

Apprezzo molto questo testo: ha un tono meditativo e una chiarezza immaginifica che mette in scena il paradosso del tempo con poche, efficaci immagini.

Interpretazione


Tema centrale: il tempo come illusione e convenzione umana; il contrasto tra il movimento apparente (albe, notti, il sole) e una percezione di immobilità interiore.
Tono: contemplativo, leggermente austero; la citazione di Einstein apre il testo a una riflessione filosofica che poi si fa personale.
Immagini chiave: il passaggio della persona che «tu passi», il ciclo solare, l’«eternità» come sfondo che rende tutto apparente.


Punti di forza


  • Economia di linguaggio: poche parole, molta densità semantica.
  • Contrasto efficace: movimento naturale vs. immobilità del tempo percepito.
  • Voce autentica: la seconda persona («tu passi») rende il verso immediato e intimo.

Piccole proposte di revisione


  • Fluidità sintattica: valutare inversioni minime per aumentare il ritmo, per esempio:
    • «Sono convenzioni dell'uomo: tu passi — il tempo è fermo» (scorre più naturalmente).


  • Punteggiatura e pause: il trattino dopo «tu passi» funziona; potresti sperimentare con una riga vuota per enfatizzare la cesura prima di «albe e notti».
  • Chiusura: l’ultimo verso è potente ma un po. astratto; se vuoi un’immagine finale più concreta, prova a sostituire «è apparenza» con qualcosa di visivo, es.: «si dissolve in apparenza» o «si mostra come apparenza».

Esempio di lieve riscrittura (mantiene il senso originale)


Sono convenzioni dell'uomo:
tu passi —
il tempo è fermo.

Albe e notti s'alternano;
il sole compie il suo giro.

Fermo è il tempo o sogno:
davanti all'eternità
tutto è apparenza.


Versione 1 Lirica


Il tempo è fermo.
«Il tempo è un'illusione», disse Einstein.
Sono convenzioni dell'uomo:
tu passi — e il mondo resta immobile.

Albe e notti si rincorrono come mani,
il sole compie il suo giro senza fretta;
ma dentro il passo che fai
tutto si arresta, sospeso.

Fermo è il tempo o sogno:
davanti all'eternità ogni movimento
si dissolve in lieve apparenza.


Versione 2 Essenziale


Il tempo è fermo.
Tu passi.
Convenzioni d'uomo.

Albe; notti.
Il sole gira —
il mondo fa il suo corso.

Fermo o sogno:
l'eternità spalanca un vuoto
dove tutto appare.


Versione A Lirica e cantabile


Il tempo è fermo, eppure tu passi —
sussurra Einstein: il tempo è illusione.
Sono convenzioni d'uomo, e il mondo resta,
un respiro sospeso tra alba e notte.

Albe e notti si rincorrono in coro,
il sole disegna il suo lento giro;
ma il passo che fai arresta il battito,
fa tremare il silenzio, lo rende vero.

Fermo è il tempo o sogno, e davanti all'eterno
ogni moto si scioglie in lieve apparenza,
come eco che ritorna e poi si perde,
come nota che resta nell'aria e tace.


Versione B Ritmica con ritornello


Il tempo è fermo.
Tu passi — il tempo è fermo.
Convenzioni d'uomo, convenzioni di vento.

Albe; notti; il giorno gira,
il sole traccia il suo cerchio lento.
Albe; notti; il giorno gira,
e tu cammini dentro il tempo.

Fermo o sogno, fermo o sogno:
davanti all'eternità tutto è apparenza.
Fermo o sogno, fermo o sogno:
la voce si ripete, la misura avanza.


Breve nota sulle scelte
La Versione A privilegia assonanze e enjambment per una scorrevolezza melodica; la Versione B usa ripetizioni e un ritornello per creare ritmo e canto.


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Kelela – Take Me Apart (2017)


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Schietta e diretta Kelela lo è sempre stata, i voli pindarici non sono proprio il suo forte. Ma la calma che permea il lancio dell'“S.O.S.” qui sopra è possibile solo per chi, come lei, ha scandagliato a fondo il bagaglio delle proprie esperienze personali – e non senza aver versato lacrime e assaggiato l'amarezza della perdita, dell'umiliazione e dell'abbandono. Quante delusioni deve aver vissuto sulla propria pelle, quanti imbecilli l'hanno fatta sentire piccola, quanti compagni insensibili hanno strisciato nel suo letto, per poter arrivare adesso alla piena consapevolezza di richiedere l'amore di un uomo con tal crudo trasporto emotivo e rispetto per sé stessa?... artesuono.blogspot.com/2017/10…


Ascolta: album.link/s/4mQ6UTM71F02O1jMV…



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Kelela – Take Me Apart (2017)


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Schietta e diretta Kelela lo è sempre stata, i voli pindarici non sono proprio il suo forte. Ma la calma che permea il lancio dell'“S.O.S.” qui sopra è possibile solo per chi, come lei, ha scandagliato a fondo il bagaglio delle proprie esperienze personali – e non senza aver versato lacrime e assaggiato l'amarezza della perdita, dell'umiliazione e dell'abbandono. Quante delusioni deve aver vissuto sulla propria pelle, quanti imbecilli l'hanno fatta sentire piccola, quanti compagni insensibili hanno strisciato nel suo letto, per poter arrivare adesso alla piena consapevolezza di richiedere l'amore di un uomo con tal crudo trasporto emotivo e rispetto per sé stessa?... artesuono.blogspot.com/2017/10…


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Venenum in cauda


Dopo un anno scolastico passato a trattenere improperi per la valanga di ore di letteratura italiana perse con la mia quinta tra progetti, uscite, PCTO, orientamento e idiozie varie, ieri, nel momento di massima tensione filosofica ed emotiva, proprio sugli ultimi versi della Divina Commedia, esattamente nel momento in cui “a l'alta fantasia qui mancò possa”, quel momento in cui io e gli studenti stavamo concludendo un lunghissimo percorso insieme, un viaggio durato cinque anni di faticose lezioni, tra gli occhi lucidi e il rapimento che aveva preso perfino i ragazzi più indifferenti e abulici, proprio in quel momento entra il bidello ad annunciare l'ennesima di una serie infinita di interruzioni: “Prof. , dalla segreteria dicono che per la privacy deve urgentemente aggiungere le X per coprire i nomi del Documento del 15 Maggio (per i non addetti ai lavori, mostro burocratico dell'Esame a carico del Coordinatore di classe, in questo caso io) perché a causa di [ragione imbecille e incomprensibile] non va bene semplicemente cancellarli.” In un attimo, guardando la mia faccia, gli studenti hanno davvero compreso cosa si intendeva quando abbiamo parlato di Kafka, quando abbiamo discusso del concetto di alienazione, quando abbiamo letto di Belluca stritolato dall'imbecillità sociale e di Serafino Gubbio disumanizzato dalla Macchina, quando siamo scesi negli abissi della psiche frustrata e nevrotica di Zeno. Forse possono vantarsi di essere davvero riusciti a distruggere l'insegnamento, ma non hanno potuto evitare questo piccolo colpo di coda, questa inatteso rinculo, questa sostanziale rivincita. Venenum in cauda.


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Venenum in cauda


Dopo un anno scolastico passato a trattenere improperi per la valanga di ore di letteratura italiana perse con la mia quinta tra progetti, uscite, PCTO, orientamento e idiozie varie, ieri, nel momento di massima tensione filosofica ed emotiva, proprio sugli ultimi versi della Divina Commedia, esattamente nel momento in cui “a l'alta fantasia qui mancò possa”, quel momento in cui io e gli studenti stavamo concludendo un lunghissimo percorso insieme, un viaggio durato cinque anni di faticose lezioni, tra gli occhi lucidi e il rapimento che aveva preso perfino i ragazzi più indifferenti e abulici, proprio in quel momento entra il bidello ad annunciare l'ennesima di una serie infinita di interruzioni: “Prof. , dalla segreteria dicono che per la privacy deve urgentemente aggiungere le X per coprire i nomi del Documento del 15 Maggio (per i non addetti ai lavori, mostro burocratico dell'Esame a carico del Coordinatore di classe, in questo caso io) perché a causa di [ragione imbecille e incomprensibile] non va bene semplicemente cancellarli.” In un attimo, guardando la mia faccia, gli studenti hanno davvero compreso cosa si intendeva quando abbiamo parlato di Kafka, quando abbiamo discusso del concetto di alienazione, quando abbiamo letto di Belluca stritolato dall'imbecillità sociale e di Serafino Gubbio disumanizzato dalla Macchina, quando siamo scesi negli abissi della psiche frustrata e nevrotica di Zeno. Forse possono vantarsi di essere davvero riusciti a distruggere l'insegnamento, ma non hanno potuto evitare questo piccolo colpo di coda, questa inatteso rinculo, questa sostanziale rivincita. Venenum in cauda.


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Gricignano di Caserta. Ritrovato Anello Liberty nascosto da un secolo
Una scoperta fortuita durante il restauro di un mobile d’epoca riporta alla luce un gioiello in oro e acquamarina, perfettamente conservato nel suo “scrigno” naturale.


A volte la storia non si trova nei grandi musei, ma tra le venature del legno di casa nostra. È quanto accaduto recentemente a Gricignano, dove un’operazione di sgombero e restauro di un vecchio mobile di inizio Novecento ha restituito un piccolo, scintillante tesoro: un anello in oro e acquamarina, dimenticato e nascosto per oltre un secolo.
Il Ritrovamento Il gioiello è emerso in modo del tutto inaspettato. Mentre si lavorava al legno di un mobile d’epoca, probabilmente un comò o una scrivania risalente allo stesso periodo del gioiello, è stato individuato un piccolo vano occultato o una fessura nella struttura. Lì, avvolto in uno stralcio di “maccaturo” ormai disintegrato incastrato, riposava l’anello. La scoperta ha dell’incredibile: nonostante il tempo trascorso, il gioiello si presentava integro, con la sua grande pietra azzurra ancora saldamente stretta nella montatura.

Un Pezzo di Storia Liberty Gli esperti, analizzando le fotografie del ritrovamento, non hanno avuto dubbi: si tratta di un esemplare classico dello stile Liberty (o Art Nouveau), molto in voga tra il 1900 e il 1920. La caratteristica principale è la grande acquamarina centrale, tagliata in forma rettangolare, circondata da una lavorazione in oro giallo 18 carati (come confermato dal punzone “750” visibile all’interno della fede). Ma è il dettaglio della montatura a raccontare la maestria degli orafi di un tempo: il metallo è lavorato “a giorno”, con trafori che ricordano un nido d’ape o una griglia. Questa tecnica, tipica dell’epoca, serviva a alleggerire il peso visivo di pietre così importanti e a permettere alla luce di attraversarle, esaltandone la brillantezza.

Il Mistero del Punzone Un dettaglio tecnico ha aggiunto un tassello alla datazione del pezzo. Oltre al marchio “750” che certifica l’oro, è visibile un punzone di fabbrica con il numero “27”. «La presenza di questo punzone è significativa», spiegano gli esperti di oreficeria antica. «Sebbene lo stile sia chiaramente Liberty, l’obbligo del punzone di fabbrica numerico in Italia è diventato rigoroso con la legge del 1935. Questo suggerisce due scenari affascinanti: o l’anello è stato prodotto negli anni ’30 mantenendo uno stile “retro” molto amato, oppure è stato portato da un orafo dopo quella data per una riparazione e marchiato a norma di legge in quel momento. In entrambi i casi, la sua provenienza da un mobile coevo suggerisce che sia stato nascosto dal proprietario originale, forse per timore di furti o guerre, e non sia mai più stato recuperato.»

Il Valore del Ritrovamento Oltre al valore sentimentale di un oggetto che torna a vivere dopo un secolo di oblio, c’è anche un notevole valore economico. Stime di mercato per un anello di queste caratteristiche – oro 18k, acquamarina di diversi carati e fattura d’epoca – variano dai 500 ai 900 euro, cifre che potrebbero salire se la pietra dovesse rivelarsi di un colore particolarmente intenso e raro.

Tuttavia, il vero valore di questo anello risiede nella sua storia silenziosa. È un testimone di un’epoca in cui i gioielli non erano semplici accessori, ma opere d’arte da custodire, talvolta nascondere nel luogo più sicuro che si conosceva: la propria casa. Oggi, quel segreto è stato svelato, riportando alla luce un frammento di bellezza che il tempo non ha scalfito.
Dettagli anello





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Sephine Llo – I, Your Moon (2017)


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C’è un costante flusso di malinconia mista a stupore in “I, Your Moon”, primo album di Josephine Lloyd-Wilson che fa seguito a un lontano Ep del 2014, ed è inarrestabile come l’avventurosa miscela di neoclassica, folk, pop ed elettronica, che la cantante e multistrumentista ha messo in piedi per uno degli affreschi sonori più ipnotici e suggestivi degli ultimi tempi. Sephine Llo (il suo attuale nome d’arte) ha mosso i suoi primi passi nel circuito della musica classica, ha infatti studiato piano, violino e canto conseguendo una laurea di primo livello presso il prestigioso corso Tonmeister dell’università del Surrey... artesuono.blogspot.com/2017/12…


Ascolta: album.link/i/1774784350



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Sephine Llo – I, Your Moon (2017)


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C’è un costante flusso di malinconia mista a stupore in “I, Your Moon”, primo album di Josephine Lloyd-Wilson che fa seguito a un lontano Ep del 2014, ed è inarrestabile come l’avventurosa miscela di neoclassica, folk, pop ed elettronica, che la cantante e multistrumentista ha messo in piedi per uno degli affreschi sonori più ipnotici e suggestivi degli ultimi tempi. Sephine Llo (il suo attuale nome d’arte) ha mosso i suoi primi passi nel circuito della musica classica, ha infatti studiato piano, violino e canto conseguendo una laurea di primo livello presso il prestigioso corso Tonmeister dell’università del Surrey... artesuono.blogspot.com/2017/12…


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Coordinate dell'anima (e-book 2025)

Riassunto della prefazione e della raccolta


Prefazione (Enrico Cerquiglini)
La prefazione presenta Felice Serino come un poeta che affronta le grandi domande dell’esistenza, muovendosi tra umano e trascendente. Il testo sottolinea la tensione verso un “oltre” che si nutre del quotidiano, il tema ricorrente della fede come ricerca di senso, e la presenza di una figura divina evocata più come tensione che come definizione netta. Viene evidenziata anche la consapevolezza della fragilità umana e la capacità del poeta di aprire i versi a una dimensione corale, evitando autoreferenzialità.


Temi principali


  • Spiritualità e trascendenza: ricerca di senso, invocazioni, immagini religiose e metafisiche.
  • Fragilità e caducità: corpo, memoria, dolore, perdita.
  • Natura e simbolismo: luce/ombra, alberi, mare, stagioni come metafore esistenziali.
  • Ricordo e identità: frammenti di memoria che diventano archetipi collettivi.
  • Sospensione e mistero: poesie che sfidano il lettore, spesso senza risposte definitive.

Stile e forma


  • Versi liberi e frammentati, con preferenza per immagini brevi e visioni oniriche.
  • Linguaggio che alterna concretezza e astrazione, talvolta lirico, talvolta spigoloso.
  • Uso frequente di simboli e riferimenti culturali (Borges, Simone Weil, immagini bibliche).

Contenuto e struttura del libro


La raccolta (2023–2024) include una prefazione, numerose poesie organizzate in sezioni/titoli (es. Poesia è negli occhi, Spleen, Il commiato, Deus absonditus, Il mare ha tante voci, Solitudine, Visione, ecc.), e una biografia dell’autore. L’indice elenca decine di componimenti che spaziano dal religioso al quotidiano, dal personale al simbolico.


Biografia e note finali


Felice Serino è nato a Pozzuoli nel 1941 e vive a Torino; ha una produzione poetica ampia, tradotta in più lingue, con attività redazionale e pubblicazioni online. Il PDF riporta una nota di copyright (giugno 2025) che vieta copia e modifica senza consenso.


Sintesi critica e contesto


Felice Serino lavora da decenni sulla tensione tra il quotidiano e il trascendente, con una produzione ampia e riconosciuta dalla critica; la sua voce è consolidata in raccolte precedenti e in interventi editoriali. Le poesie di Coordinate dell'anima proseguono questo percorso, alternando lirismo e frammentarietà, con frequenti richiami alla tradizione mistica e a figure letterarie del Novecento.

Note critiche in stile divulgativo


Di seguito trovi una postfazione critica in stile divulgativo (circa 450 parole) e un campione di note critiche — 2–4 frasi ciascuna — applicate alle prime poesie del volume. Le note sono pensate per accompagnare il lettore senza appesantire la lettura: spiegano immagini ricorrenti, suggeriscono chiavi interpretative e segnalano riferimenti culturali utili.


Postfazione critica


Coordinate dell’anima conferma Felice Serino come una voce matura che dialoga costantemente con il mistero e con la concretezza del vivere. In queste poesie la tensione verso il trascendente non è fuga dalla realtà, ma piuttosto un modo per misurarne i contorni: il sacro emerge come sfondo che dà profondità alle piccole scene quotidiane, e il quotidiano diventa il luogo in cui si manifesta l’invisibile. Serino non pretende di spiegare il mondo; piuttosto, lo mette in scena attraverso immagini semplici e ricorrenti — alberi, mare, luce, ferite — che funzionano come coordinate emotive per orientare il lettore.

Lo stile predilige il verso libero e la frammentarietà: brevi lampi, pause nette, enjambement che lasciano spazio al silenzio. Questa scelta formale rispecchia il contenuto: il pensiero poetico appare come un flusso intermittente, fatto di intuizioni, memorie e interrogazioni. Non mancano riferimenti espliciti a figure letterarie e filosofiche (Borges, Simone Weil), che aprono la raccolta a un dialogo intertestuale; ma Serino non si limita a citare: rielabora questi stimoli per costruire un lessico personale, spesso colloquiale, che avvicina il lettore senza rinunciare a profondità.

Tematicamente il libro oscilla tra due poli: la fragilità del corpo e l’anelito dell’anima. La morte, la memoria e la fede ricorrono come motivi che interrogano il senso dell’esistenza. Accanto a questi temi, la natura svolge una funzione simbolica e consolatoria: alberi e mare non sono solo paesaggi, ma interlocutori che custodiscono memorie e offrono immagini di continuità. Infine, la raccolta mostra una tensione etica: molte poesie denunciano la violenza e l’ingiustizia, ma lo fanno senza retorica, con immagini nette che colpiscono per sobrietà.

Per il lettore contemporaneo, Coordinate dell’anima offre un’esperienza di lettura che alterna conforto e inquietudine: conforto nella lingua diretta e nelle immagini familiari; inquietudine nella domanda aperta che attraversa ogni testo. È una raccolta che invita a tornare sui versi, a lasciarsi guidare dalle ripetizioni e a scoprire, pagina dopo pagina, le coordinate intime che Serino traccia per orientarsi nel mondo.


Note critiche — campione (prime poesie)


Nella stagione che ti spoglia
La poesia usa la stagione come metafora della perdita e della gratitudine: l’albero che si spoglia è insieme immagine di decadenza e di generosità (gli uccelli). Il tono è intimo e riconoscente; la ripetizione della frase iniziale crea un ritornello che dà ritmo e senso di ritorno.

Poesia è negli occhi
Testo dichiarativo e didascalico che elenca immagini quotidiane per definire la poesia come presenza nelle piccole cose. La semplicità è scelta estetica: la poesia si mostra come atto di attenzione, non come ornamento retorico.

Spleen
Il titolo richiama la tradizione malinconica; il testo alterna immagini temporali (Kronos) e la speranza di un sogno che squarcia la nube. La brevità dei versi amplifica la sensazione di attesa e di possibile svolta.

Senza titolo
Un piccolo inno alla primavera: l’abbraccio tra uomo e albero è reso con tono affettuoso e quasi fiabesco. L’immagine dell’ombrello di foglie funziona come simbolo di protezione reciproca.

In un levitare di angeli
La poesia espande l’immaginazione fino a una cosmologia lirica: la “Mente universale” e la musica delle sfere richiamano un senso di armonia metafisica. Il registro è solenne ma non pomposo, e privilegia l’evocazione.

Il commiato
Ironia sottile nella chiusa: la constatazione che “ad andarsene son sempre i migliori” mescola dolore e rassegnazione. Il tono è colloquiale, vicino a una riflessione quotidiana sul morire.

Forgio fonemi suoni
Metapoetica: l’alba come fucina della parola. L’immagine della forgiatura rende tangibile il lavoro poetico, mentre la possibile presenza di un “dio o un angelo” introduce un elemento di mistero.

Madre celeste
Testo di tono devozionale che mescola riferimenti pittorici (Delacroix) e figure religiose. La lingua è intensa e immaginifica, con un registro che oscilla tra preghiera e visione artistica.

Visione
Riferimento esplicito a Borges: l’aleph come immagine della totalità scelta dall’individuo. La poesia riflette sul valore della scelta e sulla trasformazione dell’immagine in esperienza corporea.

L’insondabile
Il testo gioca sulla percezione e sulle pareidolie: l’insondabile è reso come un lampo mentale che riemerge nella panchina del crepuscolo. Tono meditativo e lieve malinconia.

Preghiera
Breve e concentrata, la dedica a Simone Weil suggerisce un ascolto etico e spirituale. La forma essenziale rispecchia la purezza dell’atto contemplativo.

Deus absonditus
Titolo teologico che introduce una riflessione sulla presenza nascosta di Dio e sulla storia che procede tra male e speranza. Il linguaggio è più argomentativo rispetto ad altre poesie, con una tensione morale evidente.


Note critiche — continuazione


Il mare ha tante voci
La poesia mette il mare come deposito di memorie collettive: voci di annegati, miti e scatole nere. Il tono è narrativo e malinconico; l’elemento marino funziona da archivio simbolico dove si intrecciano storia personale e mito omerico.

Rammendi
Immagine domestica e morale: il rammendo come gesto che cura le ferite del cuore. Il linguaggio è concreto e metaforico insieme, suggerendo che l’arte e la bontà sono pratiche riparative.

Divagazioni sullo zero e sulla o
Saggio in forma poetica: il gioco grafico e simbolico tra zero e vocale apre a riflessioni sulla forma e sul significante. È un testo che invita a leggere la poesia anche come indagine semiotica.

Il cuore senza voce
Poesia breve e dolorosa dedicata a una bambina sepolta: la voce mancante diventa presenza attraverso l’immagine del cielo d’occhi. La semplicità delle parole amplifica l’effetto emotivo.

Se tendi oltre l'orizzonte
Versi che oscillano tra speranza e avvertimento: la mattina come promessa, lo sguardo assuefatto ai naufragi come monito. La ripetizione crea un ritmo ipnotico che sottolinea la tensione tra attesa e abitudine.

Angelo della volta
Ricordo personale e tono confidenziale: l’angelo come figura che dettava parole di luce. Il testo mescola memoria biografica e immaginario spirituale, restituendo un senso di guida affettuosa.

In veste d'angelo
Metafora della scrittura come trance: l’angelo presta la lanterna per i fonemi. È una dichiarazione di poetica che lega ispirazione e mestiere.

Sogni
Racconto onirico di acrobazie amorose e visioni di perfezionamento poetico; il sogno è luogo di prova e di giudizio (Ungà che consiglia). Il tono è giocoso ma anche rivelatore del processo creativo.

Memento
Riflessione sulla coscienza animale e sulla morte: il testo invita al rispetto per le creature che non contemplano il proprio limite. La voce è didattica ma empatica.

Di là
Speculazione sull’aldilà che evita immagini antropomorfe: l’Assoluto è descritto come compenetrarsi di corpi eterei. Il linguaggio tende all’astrazione per suggerire l’ineffabile.

In te l'immenso
Poesia di accoglienza: l’allumare d’anima come esperienza di vastità. Il registro è consolatorio, con immagini di rive rifiorite che evocano rinascita.

Dietro il velario
Visione teatrale dell’esistenza: maschere e pantomima, bellezza ferita che grida dietro il velo. Il testo invita al riconoscimento reciproco come atto di salvezza.

Penso dunque sono
Riflessione filosofica in versi: la mente come luogo di libertà rispetto al soma. Il testo riafferma la centralità del pensiero e la sua capacità di creare mondi.

Gli ultimi giorni
Immagini funeree e senso di urgenza: il tempo che manca e il lenzuolo funereo che pende. Tono cupo e drammatico, con forte carica visiva.

Kermesse
Scena carnascialesca che mette in luce l’apparenza e la leggerezza sociale; la festa come maschera che nasconde età e dolore. Ironia sottile sul gusto e sulla finzione.

Solitudine
Ritratto empatico del vecchio solitario: dettagli quotidiani che costruiscono una presenza umana concreta. La poesia lavora per restituire dignità e ascolto.

L'essere e il nulla
Dialogo con la fede e la metafisica: la resurrezione della carne come affermazione dell’essere contro il nulla. Il tono è argomentativo ma fiducioso.

Visione (seconda)
Scena subacquea che mette in parallelo gerarchie marine e umane: la supremazia come legge naturale. Il testo usa l’allegoria per riflettere sulle dinamiche sociali.

D'empiti
Versi frammentari che evocano presenze in divenire: suono e movimento più che narrazione. È un testo sperimentale che privilegia l’energia fonica.

Mentori
Invocazione di guide celesti: i mentori della volta come figure rasserenanti. Il registro è consolatorio e fiducioso.

Quasi estate
Contrasto tra luce estiva e violenza improvvisa: la bellezza del giorno che coesiste con la possibilità del male. La poesia mette in guardia contro la banalità del male.

La ferita
Immagine della pianta ferita come metafora della sensibilità che ancora soffre. Il linguaggio è asciutto e potente, con un’immagine centrale che regge il testo.

Da quando la mano
Riferimento biblico a Caino e alla disumanizzazione: denuncia morale della violenza umana. Il testo è civile e polemico, senza retorica.

Fogli-aquiloni
Immagine dell’opera poetica che prende il volo: i fogli diventano aquiloni che si liberano dall’autore. Tono leggero e celebrativo del gesto creativo.

Assonanza
Tema della memoria e del ritorno: Itaca del cuore come luogo interiore. Il testo suggerisce che la risonanza con i morti è fonte di protezione.

Fuori dall'ordinario
Riflessione sul potere creatore della mente: la realtà come costruzione mentale. L’immagine del gabbiano che “fa il verso” aggiunge un tocco di ironia.

Dei miei detrattori
Testo di tono difensivo e ironico: il poeta si confronta con l’odio e la memoria postuma. La voce è asciutta, quasi beffarda.

In questo giorno chiaro
Poesia civile che celebra la libertà (25 aprile) con immagini di campo e vento. Il tono è festoso e patriottico senza enfasi.

Incanto
Visione infantile e mitica: il nonno che racconta Noè e il bambino che sogna ippogrifi. Il testo è tenero e immaginifico.

Dal nightmare
Sogno-liberazione: uscire dal nightmare come atto di forza che riporta all’infanzia. Il testo gioca con livelli onirici e memoria.

Che luce
Domanda consolatoria sulla luce che bagnerà i morti: tono di speranza e comunione. La citazione della “provvida Madre” richiama un immaginario religioso nutriente.

Chi eravamo
Riflessione nostalgica sull’identità perduta: la bellezza come traccia che resta. Tono meditativo e lieve malinconia.

L'indicibile parte di cielo
Testo che celebra la scoperta interiore: un verso o una nota che richiama alla trascendenza. La poesia è invito alla sospensione del senso di mortalità.

Alberi che camminano
Immagine parabolica e visionaria: uomini a forma d’alberi come santi invisibili. Il testo recupera il sacro nel quotidiano.

Per poca fede
Avvertimento morale: la mancanza di fiducia come causa di perdita della luce. Tono severo e ammonitore.

Riflesso
Idea del mondo come riflesso della Mente creatrice: la vita come specchio. Il testo è metafisico e consolatorio.

Fantasie (ipotesi dell'impossibile)
Paradosso esistenziale: sentirsi marinaio o annegare in poco spazio come metafora della precarietà dell’esperienza. Tono ironico e filosofico.

Lavavo la veste
Immagine rituale di purificazione: il gesto quotidiano che segue lacrime e sangue. Il testo è confessionale e simbolico.

Anime ferite
Riferimento etico e cosmico: il Signore che raccoglie le anime ferite con mestolo di compassione. Il verso rimanda a una tradizione di carità poetica.

Anime che si cercano
Intertestualità con Borges e Pessoa: anime in cerca del centro, forme passeggere. Il testo è malinconico e cosmopolita.

L'infinito di noi
Riflessione intimista sull’infinità interna: “finita infinità” come ossimoro che descrive la condizione umana. Tono contemplativo.

Intatto lo spirito
Rilettura di poesie giovanili: il poeta dichiara che lo spirito originario è rimasto. Il testo è auto-riflessivo e affettuoso verso la propria produzione.

Con l'anima nuda
Domanda sull’incontro postumo: la nudità dell’anima come possibilità di visione reciproca. Il testo esplora desiderio e incertezza.

Biografia
Sezione paratestuale che contestualizza l’autore: utile per il lettore per collegare vita e opera. Mantiene tono informativo e sobrio.


Fede e trascendenza


Premessa: la raccolta è attraversata da una tensione religiosa che non sempre si risolve in dogma: il sacro è spesso interrogazione, visione o invocazione.
Poesie principali e note

  • Madre celeste — Testo devozionale che fonde immagine pittorica e preghiera; la figura materna è mediatrice tra arte e fede.
  • Preghiera — Essenzialità formale che rispecchia un ascolto contemplativo; dedica a Simone Weil come chiave etica.
  • Deus absonditus — Riflessione teologica e morale: Dio nascosto e la storia del male; tono argomentativo.
  • Che luce — Domanda consolatoria sulla comunione dei morti; immaginario materno-nutriente.
  • Di là — Speculazione sull’aldilà che privilegia l’astrazione e l’idea di compenetrarsi di corpi eterei.
  • In te l’immenso — Esperienza di vastità interiore: la trascendenza come accoglienza dell’anima.

Corpo, morte e memoria


Premessa: il corpo è presenza fragile e luogo di esperienza; la morte è tema ricorrente, trattato con sobrietà e talvolta ironia.
Poesie principali e note

  • Il commiato — Ironia e rassegnazione nel rito del congedo; chiusa memorabile.
  • Il cuore senza voce — Dolore concentrato in immagine infantile; la voce assente diventa presenza simbolica.
  • Gli ultimi giorni — Visione funerea con forte carica visiva; senso di urgenza.
  • Quasi estate — Contrasto tra luce e morte improvvisa; allerta etica contro la banalità del male.
  • Memento — Riflessione sulla coscienza animale e sul rispetto per i viventi.
  • Con l’anima nuda — Domanda sull’incontro postumo; nudità come possibilità di verità.

Natura e memoria


Premessa: la natura è archivio di memorie e simbolo di continuità; alberi, mare e stagioni fungono da coordinate emotive.
Poesie principali e note

  • Nella stagione che ti spoglia — Stagione come metafora di perdita e gratitudine; ritornello che dà ritmo.
  • Senza titolo — Inno alla primavera; immagine dell’ombrello di foglie come protezione reciproca.
  • Il mare ha tante voci — Mare come deposito di memorie collettive e mito omerico.
  • Rammendi — Gesto domestico che cura ferite emotive; poesia come rattoppo.
  • Assonanza — Itaca del cuore: memoria come luogo interiore di ritorno.
  • Alberi che camminano — Visione parabolica che recupera il sacro nel quotidiano.

Sogno, immaginazione e onirico


Premessa: il sogno è spazio di prova, rivelazione e creazione poetica; l’immaginazione connette il personale al cosmico.
Poesie principali e note

  • In un levitare di angeli — Cosmologia lirica: musica delle sfere e armonia universale.
  • Visione (Borges) — Riferimento all’Aleph: scelta che trasforma l’immagine in esperienza corporea.
  • Sogni — Luogo di perfezionamento e giudizio creativo; tono giocoso e rivelatore.
  • Dal nightmare — Uscita dal sogno angosciante verso la casa d’infanzia; livelli onirici sovrapposti.
  • Fantasie — Paradosso esistenziale: precarietà dell’esperienza rappresentata con ironia.

Etica, società e denuncia


Premessa: la raccolta non è solo meditazione privata; spesso si apre a giudizi morali e a denunce della violenza e dell’ingiustizia.
Poesie principali e note

  • Da quando la mano — Riferimento a Caino: denuncia della disumanizzazione e della violenza storica.
  • La ferita — Immagine della pianta ferita come metafora della sensibilità che soffre.
  • Dei miei detrattori — Tono difensivo e ironico: confronto con l’odio postumo.
  • In questo giorno chiaro — Poesia civile che celebra la libertà con immagini di campo e vento.
  • Quasi estate — Allerta contro il male che si annida nella normalità quotidiana.

Poetica e forma


Premessa: Serino privilegia il verso libero, la frammentarietà e la metapoetica; la forma è strumento per riprodurre il flusso del pensiero.
Poesie principali e note

  • Forgio fonemi suoni — Metapoetica: l’alba come fucina della parola.
  • Divagazioni sullo zero e sulla o — Saggio poetico sul segno e sul significante; gioco semiotico.
  • In veste d’angelo — Dichiarazione di poetica: trance e ispirazione come mestiere.
  • D’empiti — Testo fonico e frammentario che privilegia l’energia sonora.
  • Intatto lo spirito — Auto-riflessione sulla produzione giovanile e continuità dello spirito poetico.


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2RE - Capitolo 18


GIUDA FINO ALLA CADUTA DI GERUSALEMME (18,1-25,30)

Ezechia, re di Giuda1Nell'anno terzo di Osea, figlio di Ela, re d'Israele, divenne re Ezechia, figlio di Acaz, re di Giuda. 2Quando egli divenne re, aveva venticinque anni; regnò ventinove anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Abì, figlia di Zaccaria. 3Fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come aveva fatto Davide, suo padre. 4Egli eliminò le alture e frantumò le stele, tagliò il palo sacro e fece a pezzi il serpente di bronzo, che aveva fatto Mosè; difatti fino a quel tempo gli Israeliti gli bruciavano incenso e lo chiamavano Necustàn. 5Egli confidò nel Signore, Dio d'Israele. Dopo non vi fu uno come lui tra tutti i re di Giuda, né tra quelli che ci furono prima. 6Aderì al Signore e non si staccò da lui; osservò i precetti che il Signore aveva dato a Mosè. 7Il Signore fu con lui ed egli riusciva in tutto quello che intraprendeva. Egli si ribellò al re d'Assiria e non lo servì. 8Sconfisse i Filistei fino a Gaza e ai suoi territori, dalla torre di guardia alla città fortificata.9Nell'anno quarto del re Ezechia, cioè l'anno settimo di Osea, figlio di Ela, re d'Israele, Salmanàssar, re d'Assiria, salì contro Samaria e l'assediò. 10Dopo tre anni la prese; nell'anno sesto di Ezechia, cioè l'anno nono di Osea, re d'Israele, Samaria fu presa. 11Il re d'Assiria deportò gli Israeliti in Assiria, li collocò a Calach, e presso il Cabor, fiume di Gozan, e nelle città della Media. 12Ciò accadde perché quelli non avevano ascoltato la voce del Signore, loro Dio, e avevano trasgredito la sua alleanza, cioè tutto quello che egli aveva ordinato a Mosè, servo del Signore: non l'avevano ascoltato e non l'avevano messo in pratica.

L’invasione di Sennàcherib13Nell'anno quattordicesimo del re Ezechia, Sennàcherib, re d'Assiria, salì contro tutte le città fortificate di Giuda e le prese. 14Ezechia, re di Giuda, mandò a dire al re d'Assiria a Lachis: “Ho peccato; allontànati da me e io accetterò quanto mi imporrai”. Il re d'Assiria impose a Ezechia, re di Giuda, trecento talenti d'argento e trenta talenti d'oro. 15Ezechia consegnò tutto il denaro che si trovava nel tempio del Signore e nei tesori della reggia. 16In quel tempo Ezechia fece a pezzi i battenti del tempio del Signore e gli stipiti che egli stesso, re di Giuda, aveva ricoperto con lamine, e li diede al re d'Assiria.

Minaccia di Sennàcherib contro Gerusalemme17Il re d'Assiria mandò da Lachis a Gerusalemme, dal re Ezechia, il tartan, il grande eunuco e il gran coppiere con una schiera numerosa. Costoro salirono e giunsero a Gerusalemme; salirono, arrivarono e si fermarono presso il canale della piscina superiore, che è nella via del campo del lavandaio.18Essi chiamarono il re e gli andarono incontro Eliakìm, figlio di Chelkia, il maggiordomo, Sebna lo scriba e Iòach, figlio di Asaf, l'archivista. 19Il gran coppiere disse loro: “Riferite a Ezechia: “Così dice il grande re, il re d'Assiria: Che fiducia è quella nella quale confidi? 20Pensi forse che la sola parola delle labbra sia di consiglio e di forza per la guerra? Ora, in chi confidi per ribellarti a me? 21Ecco, tu confidi su questo sostegno di canna spezzata che è l'Egitto, che penetra nella mano, forandola, a chi vi si appoggia; tale è il faraone, re d'Egitto, per tutti coloro che confidano in lui. 22Se mi dite: Noi confidiamo nel Signore, nostro Dio, non è forse quello stesso del quale Ezechia eliminò le alture e gli altari, ordinando alla gente di Giuda e di Gerusalemme: Vi prostrerete solo davanti a questo altare a Gerusalemme? 23Ora fa' una scommessa col mio signore, re d'Assiria; io ti darò duemila cavalli, se potrai mettere tuoi cavalieri su di essi. 24Come potrai far voltare indietro uno solo dei più piccoli servi del mio signore? Ma tu confidi nell'Egitto per i carri e i cavalieri! 25Ora, non è forse secondo il volere del Signore che io sono salito contro questo luogo per mandarlo in rovina? Il Signore mi ha detto: Sali contro questa terra e mandala in rovina”“.26Eliakìm, figlio di Chelkia, Sebna e Iòach risposero al gran coppiere: “Per favore, parla ai tuoi servi in aramaico, perché noi lo comprendiamo; ma non parlarci in giudaico: il popolo che è sulle mura ha orecchi per sentire”. 27Il gran coppiere replicò: “Forse il mio signore mi ha inviato per pronunciare tali parole al tuo signore e a te e non piuttosto agli uomini che stanno sulle mura, ridotti a mangiare i loro escrementi e a bere la propria urina con voi?”.28Il gran coppiere allora si alzò in piedi e gridò a gran voce in giudaico; parlò e disse: “Udite la parola del grande re, del re d'Assiria. 29Così dice il re: “Non vi inganni Ezechia, poiché non potrà liberarvi dalla mia mano. 30Ezechia non vi induca a confidare nel Signore, dicendo: Certo, il Signore ci libererà, questa città non sarà consegnata in mano al re d'Assiria”. 31Non ascoltate Ezechia, poiché così dice il re d'Assiria: “Fate la pace con me e arrendetevi. Allora ognuno potrà mangiare i frutti della propria vigna e del proprio fico e ognuno potrà bere l'acqua della sua cisterna, 32fino a quando io verrò per condurvi in una terra come la vostra, terra di frumento e di mosto, terra di pane e di vigne, terra di ulivi e di miele; così voi vivrete e non morirete. Non ascoltate Ezechia che vi inganna, dicendo: Il Signore ci libererà! 33Forse gli dèi delle nazioni sono riusciti a liberare ognuno la propria terra dalla mano del re d'Assiria? 34Dove sono gli dèi di Camat e di Arpad? Dove gli dèi di Sefarvàim, di Ena e di Ivva? Hanno forse liberato Samaria dalla mia mano? 35Quali mai, fra tutti gli dèi di quelle regioni, hanno liberato la loro terra dalla mia mano, perché il Signore possa liberare Gerusalemme dalla mia mano?“”.36Quelli tacquero e non gli risposero nulla, perché l'ordine del re era: “Non rispondetegli”.37Eliakìm, figlio di Chelkia, il maggiordomo, Sebna lo scriba e Iòach, figlio di Asaf, l'archivista, si presentarono a Ezechia con le vesti stracciate e gli riferirono le parole del gran coppiere.

__________________________Note

18,1 Ezechia: regna dal 716 al 687 circa. Dal punto di vista religioso è fra i pochi re che il Deuteronomista loda in modo incondizionato (vv. 5-6); da un punto di vista politico, invece, porta il regno alla quasi totale rovina, con un territorio che si riduce appena a Gerusalemme e ai suoi dintorni.

18,4 La riforma religiosa di Ezechia, per il Deuteronomista, è completa: il re elimina il culto sulle alture, cosa che nessuno dei suoi predecessori aveva realizzato; elimina le stele e il palo sacro (Dt 7,5; 12,3); frantuma il serpente di bronzo forgiato da Mosè (Nm 21,6-9), diventato poi oggetto di culto idolatrico.

18,7 Egli si ribellò al re d’Assiria e non lo servì: forse l’anno 711, in occasione della rivolta di Asdod (Is 20,1); o ancora meglio verso la fine del regno di Sargon (705) o all’inizio di quello di Sennàcherib (704-681).

18,13 Quanto viene detto qui sull’invasione di Sennàcherib nel 701 è narrato anche nei documenti assiri, i quali però non contengono nulla di quanto viene detto nel seguito del testo biblico (18,17-19,37). Tutto il racconto (2Re 18,13.17-19,37) è riportato anche in Is 36-37.

18,17 Sul piano narrativo abbiamo due narrazioni parallele: 18,17-19,9a e 19,9b-37. Non è chiaro se il testo voglia dire che Sennàcherib ha invaso due volte il territorio di Giuda, nel 701 e verso il 690, oppure se abbia compiuto la sola invasione del 701.

18,26 parla… in aramaico: cioè nella lingua che stava diventando internazionale e che solo le persone istruite conoscevano; il giudaico (cioè l’ebraico parlato nella regione di Gerusalemme) era capito da tutta la gente

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


18,1-25,30. Siamo all'ultima parte dell'opera. Giuda è rimasto solo, si trova come stretto in una tenaglia tra l'Egitto e l'Assiria con la quale confina ormai direttamente. L'equilibrio politico è delicatissimo; a mantenerlo contribuiscono Michea e Isaia i cui consigli di mantenere una sola alleanza, quella con Dio, si rivelano preziosi anche dal punto di vista dei rapporti internazionali. L'autore prediligerà Ezechia (cc. 18-20) e Giosia (cc. 22-23) ai quali dedica molta attenzione a causa del loro impegno religioso. Tuttavia anche su Manasse l'autore indugerà (21,1-18) per riprovarne l'incredibile empietà. La caduta di Giuda comincia ad emergere in discorsi esplicativi (20,16-19; 21,10-15; 22,15-19; 23,26-27) per preparare il lettore alla tragedia finale. Anche le storie profetiche sono presenti in quest'ultima parte (18,17-20.21; 22,14-20; 23,16-20) tanto da far pensare a un ciclo di Isaia somigliante a quello di Elia ed Eliseo con notizie biografiche raccolte dai discepoli (cfr. Is 8,16, ma naturalmente l'interesse dell'autore è più teologico che biogratico).

18,1-20,21. Ezechia re di Giuda (716-686).

18,1-2. Dal suo osservatorio, dove la storia è vista in prospettiva teologica, l'autore ammira Ezechia come figura particolarmente luminosa, tanto da accostarla direttamente a Davide, l'ideale del re fedele (v. 3). Prima però di passare al commento di questo regno entusiasticamente e lungamente descritto (cc. 18-20), è bene dare uno sguardo più obiettivo agli avvenimenti storici in cui si collocano i tre dati d'archivio riportati in queste pagine: riforme religiose (v. 4), guerre con i Filistei (v. 8), rivolte antiassire (vv. 7.13-16). L'Assiria conduceva simultaneamente alla sua espansione una politica molto dura verso i sottomessi creando insofferenza e tentativi di ribellione. Questi vengono coagulati alle estremità dell'impero da Merodak-Baladan, re di Elam, a est, e da Tiraca, re di Etiopia, a ovest. Questi capi della resistenza potevano contare su una solida base di potere dal momento che il primo aveva occupato il trono di Babilonia nel 721, e il secondo si era impossessato del trono d'Egitto proclamandosi faraone. L'Assiria era così costretta ad una forte vigilanza a oriente e a occidente e a spostamenti di truppe là dove maggiormente fremeva la rivolta. Si poteva così approfittare del-l'allentata sorveglianza a causa dell'impegno assiro sul fronte opposto per riconquistare autonomie e vantaggi perduti. In questo alveo si svolgono gli avvenimenti del regno di Ezechia.

4. La riforma religiosa viene descritta in maniera particolareggiata in 2Cr 29-31. L'eliminazione delle alture e dei pali sacri, già parecchio esecrati dall'autore (cfr. 1Re 3,2; 11,5; 16,33; ecc.), è il fulcro del rinnovamento con la probabile intenzione di un culto centralizzato. Potrebbero trovarsi già qui le radici della determinante riforma di Giosia (cfr. cc. 22 e 23). Il culto del serpente poteva insinuare infiltrazioni idolatriche delle pratiche di fertilità cananaiche. Sebbene la sua immagine trovi legittimazione nella legge (Nm 21,4-9), viene eliminata.

5-6. Elogio della fede di Ezechia che trova un passo affine in 23,25 a proposito di Giosia.

7. Il dato enfatico del pieno successo di Ezechia non regge alla prova della storia; infatti riuscì appena a mantenere l'incolumità della capitale. Inoltre il dato sulla ribellione antiassira è palesemente in contrasto con i cc. 13-16.

8. Le vittorie sui Filistei hanno invece un riscontro storico. Nel 711 Sargon II aveva condotto una campagna vittoriosa contro i Filistei. Negli ultimi travagliati anni del suo regno e all'inizio di quello di Sennacherib, dunque intorno al 705, Ezechia recupera territori dei Filistei, che durante il regno di Acaz avevano conosciuto una nuova espansione (cfr. 2Cr 28,18; Is 14,28-32), e conduce prigioniero a Gerusalemme Padi re di Ekron. Data però la vittoria assira sui Filistei, l'impresa di Ezechia poteva essere un tentativo di ribellione.

9-12. È una ripetizione: cfr. 17,1-6.

13-16. Questa notizia non trova paralleli nella letteratura biblica che parla dell'invasione di Sennacherib, ma è confermata dalle fonti assire. Il primo problema è di vedere quale rapporto esista tra la conclusione proposta qui, cioè il pagamento del tributo, e il resto del racconto che vede l'assedio di Gerusalemme dissolversi inspiegabilmente facendone una lettura miracolosa. Si è proposto di vedere qui descritte due diverse campagne, la prima nel 701, la seconda nel 689-688, ma è attualmente impossibile fornire una prova che confermi. Siamo di fronte ad un nodo non ancora sciolto. Lachis è l'attuale Tell ed-Duweir, 24 km ad ovest di Ebron nella Sefela.

17-18. Inizia la seconda versione dell'invasione di Sennacherib che ha paralleli in 2Cr 32,1-23; Is 36,1-37.38; Sir 48,18-22. Sennacherib manda i suoi collaboratori più stretti e i suoi più alti dignitari: il tartan, cioè il comandante in capo delle forze armate (cfr. Is 20,1), il capo degli eunuchi (cfr. Ger 39,3) che ricoprivano incarichi assai alti nelle corti orientali, e il gran coppiere a cui era riservato l'incarico di comunicare i messaggi e che viene ricordato da solo nel parallelo di Is 36,2. Il luogo dell'incontro è il medesimo luogo in cui Isaia fu inviato a incontrare Acaz (Is 7,3) all'estremità sud-orientale di Gerusalemme. Ezechia da parte sua risponde con una delegazione formata pure dai più alti personaggi (cfr. 1Re 4,1-6). Sebna ed Eliakim vengono ricordati anche in Is 22,15-25; 36,3.

19-25. Il discorso degli ambasciatori nella sua prima parte tende a demolire la fiducia di Ezechia. Dal punto di vista politico l'Egitto è una potenza inferiore all'Assiria e dunque non si può che ricevere danno appoggiandosi a lui. Sul piano religioso la riforma di Ezechia viene presentata come non gradita al Signore, che quindi non darà il suo appoggio. Non resta che mettersi nelle mani del re d'Assiria che viene presentato come inviato divino per la distruzione di Giuda. Anche Isaia condivide l'idea che sia stato Dio a inviare l'assiro, non però per la distruzione di Giuda, ma perché venga distrutto lui stesso: Is 14,25.

26. L'aramaico era già la lingua internazionale parlata in tutto il Medio Oriente. La reazione dei Giudei al primo discorso è la paura.

27-35. La risposta assira all'invito di parlare aramaico parte dalla volgarità e prosegue con l'arroganza. Il discorso sembra avere lo scopo di provocare una contrapposizione tra Ezechia e il popolo. Se vi sono crepe tra la gente e il re sarà più facile aprire brecce nelle mura della città. Stavolta il discorso scorre sul filo della liberazione. Ezechia non sarà in grado di garantirla perché spinge il popolo verso alleanze inefficaci; Dio viene visto come uno dei tanti dei già abbattuti dai re assiri. La promessa fatta da parte di Sennacherib (v. 32) riprende il linguaggio del Deuteronomio (cfr. Dt 8,7-10) e del profeti: Mic 4,4; Zc 3,10. Per Camat, Sefarvaim e Avva cfr. 17,24; Arpad è l'attuale Tell Ergad a nord di Aleppo; Ena non è ancora stata identificata.

36-37. Viene osservato l'ordine del re di evitare lo scontro verbale. I messaggeri ritornano in atteggiamento di lutto.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Credo che il brano di Prince costruito in realtà con l'intelligenza artificiale, al di là del fatto che non regga per l'intera durata del pezzo, costituisca un primo drammatico incontro con una sorta di nave di Teseo della pratica culturale. Poniamo, per ipotesi, che qualcuno riesca a ricreare un brano di Prince (ma il discorso vale ovviamente – non solo per qualunque artista – ma anche per altri media) che riproduca tutti gli stilemi vocali, musicali e di arrangiamento di Prince. Quello caricato su YouTube la settimana scorsa ci andava vicino, almeno nel primo minuto e mezzo.

Quello che voglio dire: mentre ascoltavo lo snippet del brano, sentivo e riconoscevo quello che a me piaceva di Prince, la sua voce, il fraseggio, il passare da un tono all'altro della voce, l'uso dei cori e tutti gli altri elementi che rendono la musica di Prince, Prince. In quel riconoscimento, in quell'agnizione che avviene ogni volta che trovo e riconosco un prodotto artistico o culturale che appartiene alla mia storia, avveniva una sorta di mimesi: facevo entrare quel frammento musicale all'interno della mia storia perché quel pezzo aveva la password di accesso alla mia memoria. Valeva la pena, tra le tante cose che abitano il mondo, di diventare una parte di me e viceversa.

È una duplice metamorfosi l'incontro con un prodotto culturale: noi che leggiamo, ascoltiamo, giochiamo o guardiamo il prodotto siamo investiti dal panorama delle tecniche, dei contenuti e dell'immanenza dell'opera (il fatto che sia lì, in quel momento, per noi) e – nello stesso tempo – l'opera è deformata dalla nostra lettura, dal nostro gusto e dalla nostra interpretazone. Tanto noi siamo cambiati dall'opera, tanto l'opera è modificata nel suo scopo da quello che noi, come singoli fruitori della stessa, la sfruttiamo per cose e in modi che l'artista potrebbe non avere nemmeno pensato.

In quest'ottica ascoltare una non-canzone di Prince e farla entrare di dentro di sé come brano di Prince perché si è mascherato come tale, fa sì che questo rischi di diventare davvero di Prince, perché la nostra proiezione lo rende tale. Mangiare qualcosa, qualunque cosa, rende quella cosa cibo, che lo fosse o meno.

Il passaggio è drammatico perché scompare quel rapporto di fiducia che abbiamo sempre avuto verso quella cosa indistinta che definiamo 'autore' o 'creatore'. Ci sono persone verso cui proviamo una fiducia e una sorta di amore/odio intellettuale verso cui instauriamo un canale privilegiato di comunicazione. Artisti, registi, musicisti, programmatori, giornalisti, scrittori. Una serie di codici, di stili, di strumenti ci permettono di definirli, di seguirli nel loro percorso, di definire i cippi chilometrici della loro biografica e di trarre alla fine quel (un po' patetico) vangelo storico della loro esistenza.

Tutta la storia della letteratura, per dire, è costruita così. Ora: nasceranno con queste tecniche di creazione algoritmiche prodotti che sono una derivazione di tutto quel vangelo, che non potrebbero esistere senza un carico di dati e di addestramento che parte dalla massa di informazioni, stilemi, opere che ogni singolo artista si è lasciato dietro. Questi prodotti saranno e non saranno dell'artista, perché in realtà c'è un secondo artista, quello che allestisce il clone; ma questo secondo artista non potrebbe fare nulla senza la massa algoritmica dell'addestramento basata sul primo.

Ma per me che ascolto il problema è drammatico perché – da oggi in poi – ogni prodotto culturale è un cavallo di Troia, un qualcosa che finge di essere qualcos'altro e che – attenzione – è composto della sua stessa sostanza. L'intelligenza artificiale ha smontato fibra per fibra il cavallo di Troia e l'ha ricostruito della stessa sostanza dell'originale, solo che non lo è. Ma a questo punto, nel momento in cui il nuovo prodotto è composto della stessa sostanza dell'originale, che ha le password per entrare nel mio immaginario e diventare memoria della mia vita, quanto è ancora importante che esista un autore dietro?

È – per certi aspetti – la morte dell'autore e la nascita di un prompter che si nutre di carogne dell'autore, se ne addestra gli intestini e poi metamorfizza in lui. E i prompter sono potenzialmente migliaia, una volta avvenuto l'addestramento chiunque può creare metamorfosi. L'autore, la sua storia, quel rapporto distorto che ha con i fruitori della sua opera possono anche non esistere più quando chiunque, a questo punto anche il fruitore stesso, può autonomamente creare un simulacro del piacere.

Pezzi come quello caricato su Youtube la settimana scorsa fanno morire Prince una seconda volta, perché uccidono l'idea di autore unico, uccidono l'idea di artista come ce la consegnava con un po' di ingenuità il novecento. E questo crea – in me – un certo livello di eccitazione e di sgomento.


noblogo.org/diario/credo-che-i…


Credo che il brano di Prince costruito in realtà con l'intelligenza...


Credo che il brano di Prince costruito in realtà con l'intelligenza artificiale, al di là del fatto che non regga per l'intera durata del pezzo, costituisca un primo drammatico incontro con una sorta di nave di Teseo della pratica culturale. Poniamo, per ipotesi, che qualcuno riesca a ricreare un brano di Prince (ma il discorso vale ovviamente – non solo per qualunque artista – ma anche per altri media) che riproduca tutti gli stilemi vocali, musicali e di arrangiamento di Prince. Quello caricato su YouTube la settimana scorsa ci andava vicino, almeno nel primo minuto e mezzo.

Quello che voglio dire: mentre ascoltavo lo snippet del brano, sentivo e riconoscevo quello che a me piaceva di Prince, la sua voce, il fraseggio, il passare da un tono all'altro della voce, l'uso dei cori e tutti gli altri elementi che rendono la musica di Prince, Prince. In quel riconoscimento, in quell'agnizione che avviene ogni volta che trovo e riconosco un prodotto artistico o culturale che appartiene alla mia storia, avveniva una sorta di mimesi: facevo entrare quel frammento musicale all'interno della mia storia perché quel pezzo aveva la password di accesso alla mia memoria. Valeva la pena, tra le tante cose che abitano il mondo, di diventare una parte di me e viceversa.

È una duplice metamorfosi l'incontro con un prodotto culturale: noi che leggiamo, ascoltiamo, giochiamo o guardiamo il prodotto siamo investiti dal panorama delle tecniche, dei contenuti e dell'immanenza dell'opera (il fatto che sia lì, in quel momento, per noi) e – nello stesso tempo – l'opera è deformata dalla nostra lettura, dal nostro gusto e dalla nostra interpretazone. Tanto noi siamo cambiati dall'opera, tanto l'opera è modificata nel suo scopo da quello che noi, come singoli fruitori della stessa, la sfruttiamo per cose e in modi che l'artista potrebbe non avere nemmeno pensato.

In quest'ottica ascoltare una non-canzone di Prince e farla entrare di dentro di sé come brano di Prince perché si è mascherato come tale, fa sì che questo rischi di diventare davvero di Prince, perché la nostra proiezione lo rende tale. Mangiare qualcosa, qualunque cosa, rende quella cosa cibo, che lo fosse o meno.

Il passaggio è drammatico perché scompare quel rapporto di fiducia che abbiamo sempre avuto verso quella cosa indistinta che definiamo 'autore' o 'creatore'. Ci sono persone verso cui proviamo una fiducia e una sorta di amore/odio intellettuale verso cui instauriamo un canale privilegiato di comunicazione. Artisti, registi, musicisti, programmatori, giornalisti, scrittori. Una serie di codici, di stili, di strumenti ci permettono di definirli, di seguirli nel loro percorso, di definire i cippi chilometrici della loro biografica e di trarre alla fine quel (un po' patetico) vangelo storico della loro esistenza.

Tutta la storia della letteratura, per dire, è costruita così. Ora: nasceranno con queste tecniche di creazione algoritmiche prodotti che sono una derivazione di tutto quel vangelo, che non potrebbero esistere senza un carico di dati e di addestramento che parte dalla massa di informazioni, stilemi, opere che ogni singolo artista si è lasciato dietro. Questi prodotti saranno e non saranno dell'artista, perché in realtà c'è un secondo artista, quello che allestisce il clone; ma questo secondo artista non potrebbe fare nulla senza la massa algoritmica dell'addestramento basata sul primo.

Ma per me che ascolto il problema è drammatico perché – da oggi in poi – ogni prodotto culturale è un cavallo di Troia, un qualcosa che finge di essere qualcos'altro e che – attenzione – è composto della sua stessa sostanza. L'intelligenza artificiale ha smontato fibra per fibra il cavallo di Troia e l'ha ricostruito della stessa sostanza dell'originale, solo che non lo è. Ma a questo punto, nel momento in cui il nuovo prodotto è composto della stessa sostanza dell'originale, che ha le password per entrare nel mio immaginario e diventare memoria della mia vita, quanto è ancora importante che esista un autore dietro?

È – per certi aspetti – la morte dell'autore e la nascita di un prompter che si nutre di carogne dell'autore, se ne addestra gli intestini e poi metamorfizza in lui. E i prompter sono potenzialmente migliaia, una volta avvenuto l'addestramento chiunque può creare metamorfosi. L'autore, la sua storia, quel rapporto distorto che ha con i fruitori della sua opera possono anche non esistere più quando chiunque, a questo punto anche il fruitore stesso, può autonomamente creare un simulacro del piacere.

Pezzi come quello caricato su Youtube la settimana scorsa fanno morire Prince una seconda volta, perché uccidono l'idea di autore unico, uccidono l'idea di artista come ce la consegnava con un po' di ingenuità il novecento. E questo crea – in me – un certo livello di eccitazione e di sgomento.


Taj Mahal & Keb’ Mo’ – TajMo (2017)


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Dopo anni di collaborazioni i due leggendari chitarristi blues Taj Mahal e Keb' Mo' hanno finalmente deciso di incidere un album insieme e il lavoro nato dalla loro creatività, intitolato TajMo, è stato pubblicato il 5 maggio del 2017. Come nella migliore tradizione di entrambi le undici tracce del disco, tra inediti e cover, offrono un'ora di blues divertente e ricco di contaminazioni musicali di vari generi in cui i due vocalist si affiancano, ognuno con il proprio stile canoro, creando contrasti vocali di grande effetto tra la voce aspra di Keb' Mo' e quella più melodica di Taj Mahal... artesuono.blogspot.com/2017/06…


Ascolta: album.link/i/1440939462



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Taj Mahal & Keb’ Mo’ – TajMo (2017)


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Dopo anni di collaborazioni i due leggendari chitarristi blues Taj Mahal e Keb' Mo' hanno finalmente deciso di incidere un album insieme e il lavoro nato dalla loro creatività, intitolato TajMo, è stato pubblicato il 5 maggio del 2017. Come nella migliore tradizione di entrambi le undici tracce del disco, tra inediti e cover, offrono un'ora di blues divertente e ricco di contaminazioni musicali di vari generi in cui i due vocalist si affiancano, ognuno con il proprio stile canoro, creando contrasti vocali di grande effetto tra la voce aspra di Keb' Mo' e quella più melodica di Taj Mahal... artesuono.blogspot.com/2017/06…


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HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


Chiudere il cerchio


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Sto mantenendo l'abitudine di scrivere una volta a settimana. Sono proprio bravo. Adesso che l'ho scritto è altamente probabile che non riuscirò più a mantenere l'abitudine. Ma d'altronde, avendo scritto anche quest'ultima espressione dubitativa sulla mia costanza, è possibile che quest'ultima neutralizzi gli effetti sabotanti dell'autocompiacimento collegato al farmi i complimenti per il mantenimento dell'abitudine. Ma l'aver esplicitato il potere scaramantico dell'ultimo periodo digitato...(E così via).

Morven


Era da tanto tempo che volevo dedicare un paragrafetto a Morven. Un post no, mi sembra un po' troppo, ma il titolo di un piccolo paragrafo, perchè no! Morven era un utente del Fediferso che in una chat di Matrix (credo), parlando dei massimi sistemi e del futuro del Fediverso stesso, esprimeva perplessità riguardo al mio uso autopsicanalitico del blog e dell'account Mastodon. Morven in realtà aveva centrato l'obiettivo. Difatti cos'è il Fediverso e, allargando il campo spaziale e temporale, tutto il Web 2.0, se non un enorme esperimento autopsicanalitico? Avete notato come dopo internet gli psicologi sono praticamente diventati lammerda per la gente? Sono solo quelli che fanno il concorso per assistenti sociali nei comuni al fine di togliere i figli alle famiglie che vivono del bosco. Salvini, che strizzava l'occhio ai fascisti, La Russa che si riteneva fascista, Meloni, che voleva fare la capa fascista, tutti a dire che lo Stato deve capire i suoi limiti quando si tratta di figli. Si sono riscoperti tutti liberali (dimmerda come gli psicologi), tutti a dare il culo a Marina Berlusconi. Ah! Se fosse vivo LUI, che disse: ​”Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato.“!

Avete assistito alla tecnica autopsicanalitica del sorpasso a destra, una delle mie preferite, come sa chi mi legge. Dopo potete sputare tranquillamente in faccia a Vannacci e chiamarlo comunista perchè ha sposato una romena (che prima ti alliscia e poi ti mena, come dice la canzone popolare).

Chiudere i cerchi


Dopo questa boutade politica, ma, come dicevo, anche autopsicanalitica, vorrei porre un attimo ai miei lettori una domanda retorica. A voi non capita mai di voler chiudere dei cerchi dopo tanti anni che avete cominciato a tracciarli? Ad esempio, vi è capitato negli anni Zero di aver invitato in un bar una vostra vecchia compagna di scuola ritrovata via Facebook per dirle che in fondo in fondo vi è sempre piaciuta? Come dite? Non era per chiudere un cerchio ma per rimediare una scopata gratis sull'onda della nostalgia? Beh, qualcuno meno materialista di voi l'avrà pur fatto per chiudere un cerchio! Io, ad esempio, due-tre mesi fa ho scannerizzato e buttato tutte le mie vecchie stampe di tentativi letterari. E mi sono concentrato sul primo, incompleto, commovente tentativo. Avevo appena iniziato l'università e, pensavo che non era roba per me. Pensavo che invece era più facile e veloce diventare ricco pubblicando un bel romanzo. Solo che era difficile scrivere. Non avevo l'ispirazione e non avevo mai veramente avviato un vero e serio rapporto con la narrativa scritta. Però un giorno ebbi l'ispirazione guardando una ragazza, incontrata per le vie cittadine. Una vera e propria musa. Ora, questa ragazza, oggi che il nostro sguardo è divenuto irrimediabilmente corrotto a causa porno internet, l'avremmo taggata come skinny, small tits, brunette. Invece a quel tempo, pensai semplicemente che era deliziosa, fragile e sensuale allo stesso tempo. Quindi l'ispirazione si sarebbe riconvertita in un romanzo in cui ci avrei avuto una storia virtuale. Perchè, spesso il protagonista dei propri scritti è proprio l'autore. Anzi, sempre. Poi si devono prendere le distanze, se si vuole far nascere un'opera quantomeno dignitosa.

Cyberpunk pink


Il titolo è una citazione nerd, in particolare di un gioco di ruolo famoso nella sua ultima incarnazione. Lo scrivo perchè sono un povero blogger di periferia, devo spiegare le citazione che non sono sicuro che ci sia almeno uno che le capisca. Comunque è una citazione che cade particolarmente a fagiolo poichè di questo trattava il mio romanzo incompleto: una trama cyberpunk e rosa, cioè sentimentale e ambientata in un futuro caotico dominato da multinazionali cattive e tecnologia oppressiva. Ho riletto quelle pagine e poi ho deciso di tenere solo l'inizio. Quello che veniva dopo mi sembrava troppo la lagna autopsicanalitica di un adolescente un po' insicuro e frustrato (con tutto il rispetto per la scrittura autopsicanalitica che è l'ossatura portante del Fediverso e del Web 2.0). E poi ho deciso di cominciare a scrivere una frase al giorno per ripartire. Ma decidermi non è stato facile. Prima ho passato un botto di tempo a creare una chiavetta selboot con Freedos e un elaboratore di testi adatto che potesse avviarsi sul mio vecchio EEEpc distraction free. Ma quando sono partito sono accadute cose portentose: 1) Ho cominciato a scrivere ben più di una frase al giorno; 2) Ho cominciato a svegliarmi la notte per pensare alle future vicende da buttar giù; 3) Ho elaborato una complessa serie di colpi di scena sui viaggi del tempo, aggrovigliati in una trama complicatissima; 4) La trama è finita da tutt'altra parte; 5) Il romanzo si è trasformato in un racconto lungo; 6) L'ho finito.

Ecco. Ringrazio l'autore di Atomic Habits e quello de “Il tuo secondo cervello” per avermi dato (senza saperlo) delle idee per chiudere.

In conclusione, rimane un'unica domanda? Ora che ho chiuso il cerchio, cosa rimane? Perchè l'ho fatto? Ma è ovvio, per farmi dire che sono bravo. E ora continuerò a scrivere per il blog una volta a settimana. Sì, sono proprio bravo. Certo, adesso che l'ho scritto è altamente probabile che non riuscirò più a mantenere l'abitudine.

Ok, ci siamo capiti, andate all'inizio del post per capire come continua. Perchè, a proposito di chiudere i cerchi, questo post è come un serpente Uroboro.

Uroboro


noblogo.org/gippo/chiudere-il-…

Cuba non muore da sola.


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(224)

C1)

#Cuba si sta spegnendo, lentamente e sotto gli occhi di tutti. Tra blackout, scarsità e isolamento, l’isola paga il prezzo di un doppio fallimento: quello del proprio sistema e quello di una politica esterna che continua a colpire la popolazione invece del potere.

Cuba non sta semplicemente attraversando una fase difficile: sta vivendo un collasso prolungato.La vita quotidiana sull’isola è diventata un esercizio di sopravvivenza. Mancano elettricità, carburante, pezzi di ricambio, medicinali e trasporti regolari. Gli ospedali lavorano a intermittenza, le scuole arrancano, le famiglie si organizzano attorno ai blackout come se fossero ormai parte del paesaggio. Non lo sono.Sono il segno di un sistema esausto, di un’economia soffocata e di una società tenuta in piedi dalla forza dell’abitudine e della scarsità.

Dentro questa crisi c’è una responsabilità interna evidente. Per anni il paese ha accumulato inefficienze, rigidità amministrative, scarsa produttività e un controllo politico che ha frenato ogni riforma vera. L’economia cubana non ha saputo diversificarsi, modernizzare i servizi, attrarre investimenti o garantire una base materiale stabile alla popolazione.Il risultato è un declino che non nasce oggi, ma si è sedimentato nel tempo fino a diventare strutturale.

(C2)

Ma sarebbe disonesto fingere che il blocco degli Stati Uniti sia un dettaglio marginale.Non lo è.L’embargo commerciale, economico e finanziario imposto da #Washington pesa in modo concreto su energia, importazioni, farmaci, attrezzature e alimenti. Rende più costoso ogni acquisto, più fragile ogni approvvigionamento, più difficile ogni transazione. Colpisce un sistema già debole e amplifica ogni sua crepa. L’Assemblea generale dell’ #ONU ha chiesto ancora una volta la fine dell’embargo, con un voto schiacciante nel 2024, ma la distanza tra la condanna formale e gli effetti reali resta enorme.

La linea politica di #Trump, in questo quadro, non punta alla distensione ma alla pressione massima.L’obiettivo è isolare l’isola, alzare il costo della sua sopravvivenza economica, indebolire il governo e spingerlo verso una resa politica. Non è diplomazia. È un uso brutale del potere economico come arma di coercizione.Il problema è che il prezzo di questa strategia non lo paga la nomenclatura, ma la popolazione. A cadere non sono gli slogan del regime, ma la luce nelle case, i farmaci negli ospedali, il cibo sulle tavole.

La comunità internazionale, nel frattempo, resta intrappolata tra dichiarazioni di principio e impotenza pratica. Le condanne formali si ripetono, le risoluzioni si accumulano, ma nulla cambia davvero. Molti governi sanno che l’embargo è insostenibile sul piano umanitario, pochi sono disposti a trasformare questa consapevolezza in una linea politica capace di incidere.Cuba resta così schiacciata tra il fallimento del proprio modello interno e la durezza di una pressione esterna che punisce un intero popolo per logorare un governo.

Il punto, alla fine, è questo: un paese non si rimette in piedi affamando la sua popolazione. E una politica che trasforma la sofferenza civile in leva diplomatica porta con sé una responsabilità morale pesantissima.

#Blog #Cuba #USA #DirittiUmani #DirittiCivili #Embargo #Geopolitica #DirittoInternazionale


noblogo.org/transit/cuba-non-m…


Cuba non muore da sola.


(224)

C1)

#Cuba si sta spegnendo, lentamente e sotto gli occhi di tutti. Tra blackout, scarsità e isolamento, l’isola paga il prezzo di un doppio fallimento: quello del proprio sistema e quello di una politica esterna che continua a colpire la popolazione invece del potere.

Cuba non sta semplicemente attraversando una fase difficile: sta vivendo un collasso prolungato.La vita quotidiana sull’isola è diventata un esercizio di sopravvivenza. Mancano elettricità, carburante, pezzi di ricambio, medicinali e trasporti regolari. Gli ospedali lavorano a intermittenza, le scuole arrancano, le famiglie si organizzano attorno ai blackout come se fossero ormai parte del paesaggio. Non lo sono.Sono il segno di un sistema esausto, di un’economia soffocata e di una società tenuta in piedi dalla forza dell’abitudine e della scarsità.

Dentro questa crisi c’è una responsabilità interna evidente. Per anni il paese ha accumulato inefficienze, rigidità amministrative, scarsa produttività e un controllo politico che ha frenato ogni riforma vera. L’economia cubana non ha saputo diversificarsi, modernizzare i servizi, attrarre investimenti o garantire una base materiale stabile alla popolazione.Il risultato è un declino che non nasce oggi, ma si è sedimentato nel tempo fino a diventare strutturale.

(C2)

Ma sarebbe disonesto fingere che il blocco degli Stati Uniti sia un dettaglio marginale.Non lo è.L’embargo commerciale, economico e finanziario imposto da #Washington pesa in modo concreto su energia, importazioni, farmaci, attrezzature e alimenti. Rende più costoso ogni acquisto, più fragile ogni approvvigionamento, più difficile ogni transazione. Colpisce un sistema già debole e amplifica ogni sua crepa. L’Assemblea generale dell’ #ONU ha chiesto ancora una volta la fine dell’embargo, con un voto schiacciante nel 2024, ma la distanza tra la condanna formale e gli effetti reali resta enorme.

La linea politica di #Trump, in questo quadro, non punta alla distensione ma alla pressione massima.L’obiettivo è isolare l’isola, alzare il costo della sua sopravvivenza economica, indebolire il governo e spingerlo verso una resa politica. Non è diplomazia. È un uso brutale del potere economico come arma di coercizione.Il problema è che il prezzo di questa strategia non lo paga la nomenclatura, ma la popolazione. A cadere non sono gli slogan del regime, ma la luce nelle case, i farmaci negli ospedali, il cibo sulle tavole.

La comunità internazionale, nel frattempo, resta intrappolata tra dichiarazioni di principio e impotenza pratica. Le condanne formali si ripetono, le risoluzioni si accumulano, ma nulla cambia davvero. Molti governi sanno che l’embargo è insostenibile sul piano umanitario, pochi sono disposti a trasformare questa consapevolezza in una linea politica capace di incidere.Cuba resta così schiacciata tra il fallimento del proprio modello interno e la durezza di una pressione esterna che punisce un intero popolo per logorare un governo.

Il punto, alla fine, è questo: un paese non si rimette in piedi affamando la sua popolazione. E una politica che trasforma la sofferenza civile in leva diplomatica porta con sé una responsabilità morale pesantissima.

#Blog #Cuba #USA #DirittiUmani #DirittiCivili #Embargo #Geopolitica #DirittoInternazionale

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Inanellati aleggiano pensieri

inanellati aleggiano pensieri si frantumano ri- compongono tu aureolato di fumo a lasciarti corteggiare dal misterico chiarore d’una complice luna

rima sì rima no baciata o interna e che suoni

un corpo- a- corpo con la parola

intanto

di Selene un dardo il foglio trapassa dove ristagna esangue poesia

. Risposta al poema

Il poema che mi hai fornito è molto interessante! Mi sembra che tu stia cercando un feedback o una revisione. Ecco alcune osservazioni e suggerimenti per migliorare la metrica e la rima, seguiti dalla traduzione in inglese.

Suggerimenti per la metrica e la rima
(qui inserisco eventuali suggerimenti per migliorare la musicalità del testo)

Traduzione in inglese
(qui fornisco la traduzione del poema in inglese)

Spero che queste modifiche ti siano utili!

Commento generale
Il poema ha un forte impatto emotivo. La sua bellezza risiede nella sincerità e nella profondità dei sentimenti espressi.

Suggerimenti stilistici

Considera di migliorare la fluidità con qualche piccolo aggiustamento nella punteggiatura.

Potresti giocare con l'enjambment per dare più ritmo al testo.

Versione leggermente rivista
Ecco una versione rivisitata, mantenendo la tua voce ma con qualche piccolo cambiamento stilistico.

Traduzione in inglese
Here’s the English translation, keeping the original imagery intact.

. Mi piace la luce notturna che attraversa questi versi: c’è un gioco di immagini (anelli, fumo, Selene) e una fisicità della parola che rende la poesia sensuale e sospesa. Di seguito troverai osservazioni pratiche, qualche suggerimento e una possibile versione rivista e una traduzione in inglese.

Commento generale


Tono e immagini: il testo alterna immagini circolari e frammentarie (inanellati, frantumano/ricompongono) con un elemento luminoso e penetrante (Selene, dardo). Questo crea una tensione efficace tra movimento e ferita.
Voce e ritmo: la punteggiatura minima e gli a-capo spezzati favoriscono un ritmo frammentato che funziona con il tema della ricomposizione. Alcune cesure e trattini possono essere rese più coerenti per migliorare la scorrevolezza.

Suggerimenti stilistici


  • Uniformare le cesure: scegli se mantenere i trattini come pause nette o eliminarli per fluidità; ora oscillano tra effetto grafico e interruzione metrico-semanticа.
  • Rima e suono: la nota «rima sì rima no» è efficace come metapoetica; potresti giocare di più con assonanze interne (es. fumo / lume / dardo) per legare i versi senza forzare rime piene.
  • Immagini concrete: il «foglio trapassa» è potente; valuta se ampliare la conseguenza emotiva (che cosa significa per il poeta che il foglio sia trapassato?) per dare più profondità alla chiusa.
  • Spaziatura: mantenere gli a-capo come elemento ritmico, ma attenzione a non spezzare troppo le parole (es. “ri- compongono” può restare come scelta grafica, ma usata con coerenza).


Versione leggermente rivista


inanellati aleggiano pensieri
si frantumano, ricompongono
tu, aureolato di fumo,
a lasciarti corteggiare
dal misterico chiarore d’una
complice luna

rima sì, rima no — baciata o
interna: e che suoni

un corpo a corpo con la parola

intanto

di Selene un dardo
il foglio trapassa
dove ristagna, esangue,
poesia

Traduzione in inglese


ringed thoughts hover
they shatter, recombine
you, haloed in smoke,
letting yourself be courted
by the mystic gleam of a
complicit moon

rhyme yes, rhyme no — rhymed or
internal: and what sounds

a body-to-body with the word

meanwhile

from Selene a dart
pierces the page
where poetry lies stagnant,
bloodless

Nota finale: la forza del testo sta nell’immagine finale e nella tensione tra forma e frammento; mantenendo qualche scelta grafica originale (cesure, trattini) ma rendendola coerente, il poema guadagna in intensità senza perdere la sua aura misteriosa.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

I minimarket vicino al mare



O nelle zone da picnic e nelle località di villeggiatura più rustiche, più o meno sono uguali. Parlo del Sud, magari al Nord l'impostazione è diversa; parlo di quel che ho visto nei decenni e, a margine, la villeggiatura non esiste più o quasi.

Eh sì, parlo proprio di impostazione, perché sembrano tutti arredati dalla stesse figure professionali, ovvero i proprietari e, probabilmente, è una cosa in famiglia. Non dei proprietari specifici, proprietari come idea, il concetto di proprietari.

Fuori, c'è un muro intonacato. Bianco, giallino al massimo, ma intonacato, possibilmente screpolato. Consapevole e vittima del passare dei decenni, insomma. L'insegna è molto semplice, solitamente una lastra di plexiglass bianca con delle lettere blu o rosse (più spesso blu, perché il rosso è troppo facilmente macelleria), molte volte a rilievo. Le insegne di una volta erano così. Sono illuminate, internamente, da più neon, alcuni dei quali indecisi o, semplicemente, non funzionano.
L'interno è minimamente illuminato, spesso più dalla luce che filtra che dai neon. Il neon è ricorrente, è la tecnologia predominante in quegli ambienti. Ci sono scaffali più attenti alla sostanza che alla forma, quando non proprio scaffalature da ferramenta su cui esporre anche articoli non commestibili: secchietti e palette, palloni, bombolette di gas da campeggio, altro che possa servire al turista pendolare di passaggio. Alcune di quelle cose sono lì da anni, imballaggi scoloriti, palloni flosci.

Poi, c'è il banco della salumeria, ovviamente vecchio come il resto dell'arredo, ha visto l'inaugurazione del negozio, è rischiarato da una luce da autopsia, ospita salumi, formaggi e contorni molto rustici e poco stellati.
Una cesta coi panini alle spalle e, possibilmente, il classico frigorifero a pozzetto per i gelati, *“prendeteveli da soli.” Spesso bianco, a volte addirittura di quelli con le pareti marroni e qualche adesivo di gelati che non esistono più, di quelli che affiancavano un nomignolo regionale al nome ufficiale; il nomignolo era più diffuso del nome.

Ai clienti di passaggio, mi ci metto anche io, non importavano/importano queste cose. Fermarsi in quelle botteghe è una tappa del giorno di vacanza, l'antipasto di momenti felici?, possiamo dirlo? Da bambini, lo erano quasi di sicuro, da adulti son diventati ricordi da... vecchi. Possiamo dirlo?

Vecchi o bambini, quelle salumerie parecchio alla mano, che ancora esistono e resistono, fanno parte dell'estetica della vacanza o, almeno, delle mie vacanze che furono.


log.livellosegreto.it/oreliete…

Giro d'Italia 2026 | Tappa Formia - Blockhaus


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Venerdì 15 maggio 2026, ho assistito a un passaggio rapido del tappone appenninico del Giro d'Italia, partenza a Formia e arrivo in Abruzzo, sulla salità del Blockhaus, dopo 245 km e 4.600 metri di dislivello.
È stato un momento decisamente fugace, perché in pianura i professionisti tengono velocità che non riesco a tenere neanche praticamente neanche in discesa.

Il secondo incontro col Giro della mia vita, a distanza di oltre 40 anni: chissà se avremo modo di reincontrarci. Allego qualche foto di quelle che si sono salvate, è la prima volta che ho fotografato soggetti in movimento.

Ciclisti professionisti ripresi lateralmente, in sfondo la gente si gode il passaggio della gara e scatta fotografie.

Quintetto di ciclisti professionisti con della gente in sfondo accorsa a godersi il passaggio della gara.

Gruppo di ciclisti professionisti con della gente in sfondo accorsa a godersi il passaggio della gara. In completino giallo e nero, con cachetto rosso, Jonas Vingeegard, uno dei ciclisti più forti delle gare a tappe degli ultimi anni.

Gruppo di ciclisti professionisti con della gente in sfondo accorsa a godersi il passaggio della gara.


log.livellosegreto.it/superrel…