2RE - Capitolo 17


Osea, ultimo re d’Israele1Nell'anno dodicesimo di Acaz, re di Giuda, Osea, figlio di Ela, divenne re su Israele a Samaria. Egli regnò nove anni. 2Fece ciò che è male agli occhi del Signore, ma non come i re d'Israele che l'avevano preceduto. 3Contro di lui mosse Salmanàssar, re d'Assiria; Osea divenne suo vassallo e gli pagò un tributo. 4Ma poi il re d'Assiria scoprì una congiura di Osea; infatti questi aveva inviato messaggeri a So, re d'Egitto, e non spediva più il tributo al re d'Assiria, come ogni anno. Perciò il re d'Assiria lo arrestò e, incatenato, lo gettò in carcere.5Il re d'Assiria invase tutta la terra, salì a Samaria e l'assediò per tre anni. 6Nell'anno nono di Osea, il re d'Assiria occupò Samaria, deportò gli Israeliti in Assiria, e li stabilì a Calach e presso il Cabor, fiume di Gozan, e nelle città della Media.

Riflessioni sulle cause della rovina7Ciò avvenne perché gli Israeliti avevano peccato contro il Signore, loro Dio, che li aveva fatti uscire dalla terra d'Egitto, dalle mani del faraone, re d'Egitto. Essi venerarono altri dèi, 8seguirono le leggi delle nazioni che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti, e quelle introdotte dai re d'Israele. 9Gli Israeliti riversarono contro il Signore, loro Dio, parole non giuste e si costruirono alture in ogni loro città, dalla torre di guardia alla città fortificata. 10Si eressero stele e pali sacri su ogni alto colle e sotto ogni albero verde. 11Ivi, su ogni altura, bruciarono incenso come le nazioni che il Signore aveva scacciato davanti a loro; fecero azioni cattive, irritando il Signore. 12Servirono gli idoli, dei quali il Signore aveva detto: “Non farete una cosa simile!”.13Eppure il Signore, per mezzo di tutti i suoi profeti e dei veggenti, aveva ordinato a Israele e a Giuda: “Convertitevi dalle vostre vie malvagie e osservate i miei comandi e i miei decreti secondo tutta la legge che io ho prescritto ai vostri padri e che ho trasmesso a voi per mezzo dei miei servi, i profeti”. 14Ma essi non ascoltarono, anzi resero dura la loro cervice, come quella dei loro padri, i quali non avevano creduto al Signore, loro Dio. 15Rigettarono le sue leggi e la sua alleanza, che aveva concluso con i loro padri, e le istruzioni che aveva dato loro; seguirono le vanità e diventarono vani, seguirono le nazioni intorno a loro, pur avendo il Signore proibito di agire come quelle. 16Abbandonarono tutti i comandi del Signore, loro Dio; si eressero i due vitelli in metallo fuso, si fecero un palo sacro, si prostrarono davanti a tutta la milizia celeste e servirono Baal. 17Fecero passare i loro figli e le loro figlie per il fuoco, praticarono la divinazione e trassero presagi; si vendettero per compiere ciò che è male agli occhi del Signore, provocandolo a sdegno. 18Il Signore si adirò molto contro Israele e lo allontanò dal suo volto e non rimase che la sola tribù di Giuda. 19Neppure quelli di Giuda osservarono i comandi del Signore, loro Dio, ma seguirono le leggi d'Israele. 20Il Signore rigettò tutta la discendenza d'Israele; li umiliò e li consegnò in mano a predoni, finché non li scacciò dal suo volto. 21Quando aveva strappato Israele dalla casa di Davide, avevano fatto re Geroboamo, figlio di Nebat; poi Geroboamo aveva spinto Israele a staccarsi dal Signore e gli aveva fatto commettere un grande peccato. 22Gli Israeliti imitarono tutti i peccati che Geroboamo aveva commesso; non se ne allontanarono, 23finché il Signore non allontanò Israele dal suo volto, come aveva detto per mezzo di tutti i suoi servi, i profeti. Israele fu deportato dalla sua terra in Assiria, fino ad oggi.

Origine dei Samaritani24Il re d'Assiria mandò gente da Babilonia, da Cuta, da Avva, da Camat e da Sefarvàim e la stabilì nelle città della Samaria al posto degli Israeliti. E quelli presero possesso della Samaria e si stabilirono nelle sue città. 25All'inizio del loro insediamento non veneravano il Signore ed egli inviò contro di loro dei leoni, che ne facevano strage. 26Allora dissero al re d'Assiria: “Le popolazioni che tu hai trasferito e stabilito nelle città della Samaria non conoscono il culto del dio locale ed egli ha mandato contro di loro dei leoni, i quali seminano morte tra loro, perché esse non conoscono il culto del dio locale”. 27Il re d'Assiria ordinò: “Mandate laggiù uno dei sacerdoti che avete deportato di là: vada, vi si stabilisca e insegni il culto del dio locale”. 28Venne uno dei sacerdoti deportati da Samaria, che si stabilì a Betel e insegnava loro come venerare il Signore.29Ogni popolazione si fece i suoi dèi e li mise nei templi delle alture costruite dai Samaritani, ognuna nella città dove dimorava. 30Gli uomini di Babilonia si fecero Succot-Benòt, gli uomini di Cuta si fecero Nergal, gli uomini di Camat si fecero Asimà. 31Gli Avviti si fecero Nibcaz e Tartak; i Sefarvei bruciavano nel fuoco i propri figli in onore di Adrammèlec e di Anammèlec, divinità di Sefarvàim. 32Veneravano anche il Signore; si fecero sacerdoti per le alture, scegliendoli tra di loro: prestavano servizio per loro nei templi delle alture. 33Veneravano il Signore e servivano i loro dèi, secondo il culto delle nazioni dalle quali li avevano deportati. 34Fino ad oggi essi agiscono secondo i culti antichi: non venerano il Signore e non agiscono secondo le loro norme e il loro culto, né secondo la legge e il comando che il Signore ha dato ai figli di Giacobbe, a cui impose il nome d'Israele. 35Il Signore aveva concluso con loro un'alleanza e aveva loro ordinato: “Non venerate altri dèi, non prostratevi davanti a loro, non serviteli e non sacrificate a loro, 36ma venerate solo il Signore, che vi ha fatto salire dalla terra d'Egitto con grande potenza e con braccio teso: a lui prostratevi e a lui sacrificate. 37Osservate le norme, i precetti, la legge e il comando che egli ha scritto per voi, mettendoli in pratica tutti i giorni; non venerate altri dèi. 38Non dimenticate l'alleanza che ho concluso con voi e non venerate altri dèi, 39ma venerate soltanto il Signore, vostro Dio, ed egli vi libererà dal potere di tutti i vostri nemici”. 40Essi però non ascoltarono, ma continuano ad agire secondo il loro culto antico.41Così quelle popolazioni veneravano il Signore e servivano i loro idoli, e così pure i loro figli e i figli dei loro figli: come fecero i loro padri essi fanno ancora oggi.

__________________________Note

17,1 Osea: regna dal 732 al 724 circa.

17,3 Salmanàssar V: figlio di Tiglat-Pilèser III, re d’Assiria dal 726 al 722 circa.

17,5-6 Dopo un assedio di tre anni, perché la città si trovava in un’eccezionale posizione strategica, nel 722 Salmanàssar occupa la capitale Samaria. Salmanàssar morì pochi mesi dopo la caduta di Samaria e, forse per questo motivo, gli Annali assiri dicono che fu Sargon II a conquistarla e a deportarne la popolazione. I deportati vengono dispersi nelle varie regioni dell’impero assiro per togliere loro ogni possibilità di riorganizzazione e di rivincita.

17,16 la milizia celeste: gli astri in quanto oggetto di culto (Dt 4,19; 2Re 21,3.5).

17,24 Alla deportazione d’Israele verso oriente gli Assiri fanno seguire la deportazione di gente straniera verso la Samaria. Di qui la nascita di un popolo nuovo, costituito da una mescolanza di stirpi e di religioni diverse. Il racconto semplifica e generalizza i fatti, in quanto quelle colonizzazioni possono essere state più di una e in tempi diversi.

17,41 essi fanno ancora oggi: si spiega così il disprezzo e il distacco nei riguardi dei Samaritani da parte dei Giudei nell’AT e nel NT (Esd 4,1-24; Gv 4,9).

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Approfondimenti


1-4. Osea re d'Israele (731-722).

1-2. Osea era già apparso in 15,30 come autore del colpo di stato contro Pekach. Nella introduzione al suo regno, stranamente non viene citato il peccato di Geroboamo, caratteristico della pressentazione dei re settentrionali (1Re 15,26.34; 16,26.31; ecc.) riservato alla conclusione (v. 22), e il giudizio pronunciato su di lui é più tenue rispetto a quelli sui predecessori. Forse l'autore aveva a disposizione un antico materiale d'archivio favorevole a Osea.

3-4. La prima parte del regno di Osea descrive i suoi rapporti come vassallo con 'Assiria. Salmanassar V assunse l'impero nel 727. Forse Osea pensava di esimersi così dal pagamento del tributo che Israele doveva all'Assiria (cfr. 15,19-20). La ricostruzione precisa dei fatti è impossibile; in ogni caso Osea dimostrò la sua illealtà verso l'Assiria non solo con l'irregolarità nel pagamento dei tributi, ma anche tentando un patto con l'Egitto al fine di scrollarsi di dosso definitivamente l'onere verso Salmanassar. L'inquietudine politica di Osea, che tende al doppio gioco, si ritrova velata anche nei testi di Osea: 7,11; 11,5; 12,2. Il nome egizio incontra nei commentatori diverse possibilità di identificazione, ma senza giungere a certezze. È probabile che non si tratti del faraone, ma di un alto ufficiale con ruolo simile al tartan di 18,17 che in egiziano viene denominato Sib’u o Sib’e, nomi assonanti al termine sô’ del TM. Scoperto il complotto, Osea viene incarcerato, ma è improbabile che l'arresto e l'imprigionamento siano avvenuti nella stessa Samaria.

5-6. Molto sobriamente viene descritto un evento importantissimo: la caduta di Samaria e la scomparsa del regno del Nord. I versetti non fanno cenno del cambiamento di governo al vertice dell'impero assiro in questo periodo. A Salmanassar V, morto nell'autunno del 722, senza eredi, successe un suo ufficiale: Sargon. Così si può trovare discordanza nell'attribuzione della conquista della Samaria per alcuni assegnata a Salmanassar, per altri a Sargon II. In effetti gli annali assiri rivendicano per Sargon l'impresa, ma ciò può trovare due spiegazioni: 1) la vittoria si ebbe nel medesimo anno in cui Sargon sali al trono; 2) essendo egli un ufficiale può aver partecipato alla conquista e se l'attribuisce. Se stiamo con gli annali assiri dobbiamo datare la caduta di Samaria al 721; se accettiamo il silenzio del testo come assenza di cambiamento di governo, ritenendo Salmanassar ancora in carica, la data è da porsi al 722. Secondo la prassi assira vengono deportate le classi qualificate della società dalle quali poteva sorgere più facilmente la resistenza ai nuovi padroni. Confrontando i dati degli annali assiri con quelli di 15,19-20, si può dedurre la deportazione di circa un decimo della popolazione. Le destinazioni dei deportati furono: Calach, un sito fino ad ora non localizzato, forse un distretto vicino alla seconda località indicata, cioè la regione del Cabor, affluente dell'Eufrate nella Mesopotamia settentrionale non lontano da Carran. Nella stessa zona si trovava anche Gozan. Le città dei Medi si trovavano sulla frontiera orientale dell'Assiria, ma l'indicazione rimane generica.

7-23. L'autore propone a questo punto una prolungata sosta meditativa. La bruciante domanda sul perché dei fatti esigeva una risposta. L'agiografo la fornisce esponendo la tesi che guida tutta la sua compilazione storica. Egli concepisce la storia quale sede della fedeltà all'unico Dio e alla sua alleanza. Tradita questa visione, tutto crolla come edificio senza fondamenta (cfr. Dt 28,32-33.47-68). Già in 1Re 9,8b-9 si trova un passaggio analogo al presente. Il modello di questa pagina si può trovare in Dt 29,24-27 e Ger 16,10-13. La meditazione qui proposta non serve solo a soddisfare una curiosità o a superare uno scandalo; l'autore intende trarre dagli avvenimenti una lezione per la vita. In 18,12 ritroveremo una sintesi di questo pensiero.

7-12. Il discorso inizia con il ricordo dei benefici ricevuti da Dio: liberazione dall'Egitto, insediamento nella terra promessa dopo l'eliminazione dei popoli ivi residenti. Si tratta di una partenza teologicamente importante. Se il Dio abbandonato è il Dio liberatore e datore della terra la mancanza di Israele risulta imperdonabile. Si passa poi alla casistica concreta in cui l'idolatria è stata consumata: alture, stele, pali sacri (cfr. 1Re 14,23 e 2Re 10,26) che contravviene a Es 23,24; 34,13; Dt 12,2. Si assume così verso Dio un atteggiamento provocatorio (cfr. Dt 4,25; 9,18; 11,7.13).

13. Prima di intervenire castigando, Dio intervenne ammonendo attraverso i profeti: risposte amorevoli e autorevoli alle provocazioni d'Israele. Geremia in modo particolare sottolinea la pazienza divina che invia profeti (7,25; 25,4; 29,19; 35,15; 44,4). Le pagine precedenti ci hanno mostrato diversi profeti all'opera: Achia, Elia, Eliseo, Michea figlio di Imla (cfr. 1Re 11,29-39; 14,1-16; 13,1-34; 16,1-4.7.12; 22,9-28; 2Re 14,25), senza dimenticare Amos e Osea. Si noti come il discorso diretto cominci con l'imperativo a tornare (sǔbû) che descrive ottimamente la missione profetica subordinata all'alleanza e alla legge alla quale deve far tornare gli Israeliti. I profeti vengono qui chiamati servi in riferimento a Dio, titolo che innalza il loro ministero sopra quello regale e sacerdotale.

14-17. Con questa nuova serie di peccati, dopo il ricordo degli interventi profetici, l'autore rende efficacemente l'impenitenza e la caparbietà d'Israele. Prima di passare all'esemplificazione l'autore riporta un'espressione parallela a Ger 2,5 (v. 15b). La lista si apre con i vitelli d'oro di Geroboamo (cfr. 1Re 12,28) per ritornare al palo sacro (Es 34,13). Dopo il culto a Baal si passa a quello degli astri vietato da Dt 4,19; 17,3. Infine i sacrifici umani (cfr. 2Re 16,3), divinazione, incantesimi associati nel divieto da Dt 18,10 a sua volta ripresa di Lv 18,21 e 18-20. L'allontanamento dalla terra promessa è ancora espresso con termini cari a Geremia (7,15; 23,39; 32,31) ed equivale all'essere cacciati dalla presenza di Dio che la abita. I briganti richiamano le diverse invasioni subite: aramee (5,2; 13,3), moabite (13,20) e infine assire (15,19-29).

21-23. Il discorso si conclude ricordando il peccato originale d'Israele, la costruzione dei vitelli d'oro da parte di Geroboamo (1Re 12,26-33) e l'efficacia della parola profetica. Quanto è accaduto non è una sorpresa, né il frutto di una decisione presa sotto la spinta dell'ira; si tratta piuttosto della consumazione di un esito previsto in caso d'incorrispondenza e più volte ricordato dai proteti.

17,24. Seguendo il costume assiro, quanto era rimasto del regno del Nord dopo le precedenti conquiste (15,29) prese un nome nuovo: quello della capitale venne esteso all'intero territorio. La Samaria depauperata dalla sua popolazione deve ospitare altri deportati provenienti da Babilonia, Cuta, odierna Tell Ibrahim a nord di Babilonia e a est dell'Eufrate. Forse era da qui che proveniva la maggior parte dei deportati tenendo conto che successivamente i Giudei chiamavano dispregiativamente i Samaritani “Cutiti” come attestano gli scritti rabbinici e Giuseppe Flavio (Antichità 9,14,3; 13,9,1). Avva non trova una identificazione precisa; può darsi che si tratti di una città della Siria nei pressi di Camat e Sefarvaim (cfr. 18,34; 19,13). Camat è pure una città della Siria collocata sull'Oronte; anche Sefarvaim è città siriana (cfr. Ez 47,16).

25-28. Lasciate spopolate diverse zone, la presenza dei leoni si infittisce insieme a quella della vegetazione selvatica. Fino al sec. XII i leoni erano componenti consueti della fauna del Medio Oriente. La causa di questa presenza accresciuta è indicata religiosamente come castigo divino e collegata a un tentativo di riorganizzazione del culto di Betel.

29-33. L'identificazione di queste divinità non è facile; forse l'autore ha volutamente deformato i nomi. Dietro Succot-Benot potrebbe esserci la principale coppia divina di Babele; Nergal dio della peste e della guerra aveva un tempio a Cuta. Adram-Melech potrebbe essere il dio delle tempeste siriane, mentre Anam-Melech potrebbe essere Anu sposo di Anat dea siriana.

34-41. Viene biasimato l'eclettismo religioso dei Samaritani che costringono il Signore a vivere con altri dei. Perno della riflessione è la liberazione dall'Egitto (v. 36), ricordata anche all'inizio del decalogo e direttamente collegata al primo comandamento (Es 20,2-6; Dt 5,6-10). In esso viene ricordata la gelosia di Dio (Es 20,5; Dt 5,9) che lo rende incompatibile con altri dei e rende esclusiva la sua alleanza. Il fatto che i Samaritani non abbiano colto questo aspetto essenziale sarà alla radice dell'ostilità che i Giudei avranno verso di loro.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Gli eventi sociali mi prosciugano. Posso divertirmi, stare con persone che mi piacciono, può essere un ambiente tranquillo, ma mi polverizzano lo scheletro sempre. A volte anche una persona alla volta, basta che non sia estremamente intima o convivente.

Il peggio “altro” possibile è l'istituzione. L'età e la pratica mi avvicinano sempre di più ad un'interfaccia taoista/zen nei confronti del mondo esterno ma fra i limiti più ostici c'è l'ipocrisia e la pratica disumana di istituzionalizzare, impacchettare, inquadrare, intellettualizzare la sensibilità creativa di chi spontaneamente si trova di traverso nella matrice e ha il coraggio di restarci. Vivo in bolle e in tane. Metter la testa fuori per approvvigionarsi è sempre più faticoso.


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F ... come Fùcur


Capolettera della prima edizione italiana della Storia Infinita. Lettera E, creatore Antonio Basioli

Fùcur, non Falkor!Ebbene sì, il nome con cui è famoso il fortuna-drago è per lo più un'invenzione dell'adattamento inglese, per evitare assonanze con il verbo “to fuck”. Come già avvenuto con #Atreiu, il nome originale tedesco è scritto in modo leggermente diverso a quello utilizzato in Italia (Fuchur) ma il suono è pressoché simile.

Anche il popolare l'aspetto da “cagnolone”, risulta essere un'esclusiva del film, non trovando corrispondenza nel romanzo. Il drago cinematrografico è inoltre sin dall'inizio diverso da quello proposto da #Ende all'interno delle pagine del suo libro.

Non salvatore, ma salvato

Se si cerca su internet i siti riporteranno sempre come Fùchu/ Falkor sia “il fortunadrago che salva Atreiu dalle paludi della tristezza”. Sì. Nel film, il drago è un semplice salvatore esterno, una creatura benefica che arriva a salvare Atreiu dai cattivi cattivi. Il suo arrivo è una soluzione classica, utilizzata per dare continuità al viaggio dell'eroe, e il suo essere un grosso cane bianco lo oppone simbolicamente al nero lupo Mork.
Il #romanzo di Ende invece presenta una vicenda diversa e meno scontata, dal forte valore simbolico.
Nel libro Atreiu s'imbatte in un Fùchur prigioniero della mente alveare Igramul, le Molte e il suo destino ormai sembra segnato come pasto dello sciame. Ma Atreiu – come già visto in precedenza – non può obbligare Igramul ha rilasciare il drago: il portare AURYN lo vincola alla neutralità. La creatura può lasciarlo andare e rispondere alle sue domande, ma non obbedirgli. Il salvataggio del drago non è quindi frutto di un'azione eroica, bensì di un ... colpo di fortuna: l'udire accidentalmente “Le Molte” rivelare ad Atreiu come il veleno del suo sciame – seppur altamente tossico – permetta anche alle vittime di poter riapparire in un altro luogo. Il drago riesce quindi – grazie ad Atreiu- ad apprendere ciò che gli permette di sfuggire al suo destino, decidendo di accompagnare il piccolo Pelleverde nella Grande Ricerca.

Ancora un volta Ende gioca con i topoi narrativi, valorizzando due tematiche a lui care: il rifiuto della violenza e l'importanza dell'ascolto. Fùchur non viene salvato da un'azione di Atreiu, bensì dal suo non-agire. Non potendo il ragazzo imporsi sugli altri, il giovane guerriero può solo rimanere ricettivo verso l'altro e ascoltare, scoprendo così che c'è qualcosa da apprendere anche da creature come Igramul e accettando i propri limiti.

Questo dettaglio, però, cambia anche il motivo per cui il Fùchur del libro aiuta Atreiu: a differenza del Falkor del film qui è presente un debito di vita – come ribadito dallo stesso drago in occasione del loro primo incontro – il quale però non obbliga Atreiu a prenderlo con sé, lasciandolo libero di scegliere. Il rapporto fra i due non è mai basato sul solo salvataggio o su obblighi morali.

La mia vita ti appartiene” disse il drago “se la vuoi accettare. [...]”M. Ende, La Storia Infinita, trd. A. Pandolfi pp.81-82

Un vero fukuryu

Il Falkor dei film è infatti per molti il personaggio che più rappresenta La Storia Inifinita. Seppur con leggere differenze, il cane volante della versione cinematografica è praticamente presente in ogni media basato sul libro, mostrando allo stesso tempo l'impatto (e i danni) della visione di #Petersen.
Riporto qui sotto la descrizione di Fùchur direttamente dal libro.

Il suo lungo corpo sinuoso con le squame color madreperla [...] I lunghi barbigli dell'animale, la sontuosa criniera e i ciuffi di candido pelo sulla coda e sul corpo [...] le pupille scintillavano rosse come rubini nella testa leonina [...]M. Ende, La Storia Infinita, trd. A. Pandolfi p. 73


Già in Jim Bottone Ende aveva mostrato interesse nel nobilitare la figura del drago, dove i draghi sconfitti ma non uccisi vengono trasformati in “draghi d'oro della saggezza”. Tuttavia, la descrizione di Fùchur riportata qui sopra mostra come il personaggio sia invece stato creato in contrapposizione allo stereotipo del drago occidentale. Il suo corpo lungo e sinuoso dotato di squame e i barbigli, evidenziano come l'aspetto fisico sia ispirato ai long – o ryu in giapponese – tipici dell'estremo oriente.

Secondo un'ipotesi diffusa su internet, l'origine del nome del personaggio sarebbe da ricercare nella parola giapponese Fukuryu (福竜) che significa appunto “drago della fortuna”. Di conseguenza fùchu (così fuchu in tedesco) è solo la traslitterazione della parola fuku, cioè fortuna. La scelta di un nome di origine orientali, sebbene non confermata, non stupisce: Ende provava amore per il mondo orientale e – in particolare – per il Giappone, paese in cui l'autore tedesco e la sua opera furono molto amati e dove Ende conobbe la sua seconda moglie fu Mariko Sato, illustratrice dell'edizione giapponese de La Storia Infinita.

L'ultimo confronto

Un'ultima differenza fra le due versioni è che il Falkor del film rimane fondamentalmente un aiutante, un mezzo di trasporto, un gigantesco peluche e (in alcune situazioni come nel terzo film) anche un comic felif.
Il Fùchur del libro risulta essere invece un amico e anche una guida per Atreiu, che chiama “piccolo mio”, facendo intuire un'esperienza di vita che il guerriero non ha. Lui e Atreiu hanno spesso dei confronti, specie su come cercare di aiutare Bastian a tornare a casa e cercare di capire cosa succede al amico. E se Atreiu teme (non a torto) per il peggio, Fùchur è sempre quello che vede il lato positivo. Sicuro che tutto si sistemerà “con un po' di fortuna”... e anche lui spesso ha ragione!


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Il grande inganno


Vale la pena soffermarci e riflettere un pò più a fondo sulle vere dinamiche dei social media attuali. Sempre per analizzare la presenza cattolica in rete, che al momento è quasi tutta lì.

Essendo un informatico, vengo a conoscenza di informazioni che per la gente comune non sembrano avere importanza, ed invece hanno un'importanza sostanziale.

Iniziamo.

I social media sono piattaforme per fare soldi. Questo è ormai assodato, ed è anche assodato che per fare questo vendono i nostri dati alle aziende e cercano di tenerci il più possibile davanti allo schermo per servirci la pubblicità di questo e quest'altro prodotto. Fin qui, sono notizie di dominio pubblico e non ho detto nulla di nuovo.

Ma perché sono tossiche e perché ci ingannano?

Sicuramente avrete sentito parlare della famosa “dopamina”. La dopamina è un neurotrasmettitore che agisce come messaggero chimico per permettere la comunicazione tra le cellule nervose nel cervello e nel corpo. Svolge un ruolo cruciale nella regolazione di movimento, umore, motivazione, attenzione e nei meccanismi di ricompensa e piacere, incentivando la ripetizione di comportamenti gratificanti.

Ebbene, nel nostro caso la dopamina è quella sostanza che viene prodotta in grande quantità dal nostro stesso corpo, quando scorriamo il feed di FB, IG o TikTok. Ci spinge a rullare di continuo, alla ricerca di un contenuto interessante o divertente. La dopamina, in grande quantità, è simile ad una droga. Non ci accorgiamo del tempo che passa, e sprechiamo una grossa parte del nostro tempo come criceti in una ruota, che non si ferma mai.

Questa dipendenza da dopamina non è una dipendenza lieve. Provate a far cancellare TikTok ad un adolescente, oppure a far disinstallare IG ad una giovane ragazza. Non ci riuscirete mai, perché, appunto, si tratta di una vera e propria dipendenza, che causerebbe una crisi di astinenza abbastanza pesante.

La tossicità ha ormai raggiunto livelli inaccettabili. La sovraesposizione alla dopamina causa, dopo diverso tempo, uno stato quasi catatonico, di disinteresse per tutto ciò che è al di fuori del proprio smartphone.

Passiamo ora al grande inganno, costruito dagli algoritmi. Faccio un esempio: condivido un video dove costruisco un galeone e ricevo dei like. Questi segnali di apprezzamento, non sono tutti spontanei. E' l'algoritmo che spinge il mio contenuto nel feed di chi è appassionato di velieri o di barche in genere. La mia convinzione che la costruzione di modellini attrae tante persone, in realtà è completamente sbagliata. Non è il mio contenuto che attrae, ma è l'algoritmo che spinge altri utenti a vedere il mio video. La differenza è sostanziale, perché se il mio video diventa “virale” (e non per merito mio), tutto il movimento attorno ad esso viene sfruttato per vendere più pubblicità. Risultato: la piattaforma ha guadagnato dei bei soldini su di me, facendomi credere di essere un mago del modellismo. Non finisce qui. Magari avrò anche tante persone che mi seguono, e crederò di essere diventato un “influencer”. Nella realtà, un altro algoritmo sfrutta questa mia convinzione per spingere a condividere più contenuti, e sempre più spesso, fino a quando impegnerò tutto il mio tempo libero (e oltre) per girare video nuovi. In pratica, sono diventato “schiavo” del sistema.

Come se ne esce?

E' molto difficile uscirne. Occorre molta consapevolezza e molta forza di volontà. Il sistema ha plasmato i nostri pensieri a tal punto che solo a pensare di uscire già stiamo male. E troviamo mille scuse. Ci convinciamo che uscire significherebbe mettersi in disparte, non fare più parte della società. Ma adesso, con la testa sempre bassa sullo smartphone, di quale società facciamo parte? della società degli “zombie”, degli schiavi di un sistema in mano a pochi multimiliardari, che ha un solo obiettivo: fare più soldi.

Il discorso è molto ampio, e magari ne riparleremo più in là. Occorre prima di tutto una consapevolezza informatica, sapere cosa stiamo usando e gli effetti che può avere su di noi.

Buona serata. Namasté


log.livellosegreto.it/parrocch…

Alessandro Bono


#Alessandro “Gifter”, content writer del progetto PlusBrothers il mondo positivo parla del cantautore Alessandro Bono: come negli anni sia passato dall'odio alla stima. Sono Alex e racconto la storia del mio passato da odiatore quando Internet ancora non era alla portata di ogni casa. Anni 90: quanto eravamo cretini anche se non era evidente al grande pubblico! Giovani, spensierati, e ridevamo dei fallimenti altrui. Anche di un cantautore morto giovanissimo, Alessandro Bono. Chissà se riuscirà a perdonarci?


Alessandro, alias Gifter


Chi conosce già il progetto “PlusBrothers” ci ha sempre visti appaiati senza farsi troppe domande se fosse “Elettrona” o “gifter” a scrivere; adesso però è il caso di spiegare che sono principalmente io -Gifter- a occuparmi del mondo positivo. Sono omosessuale felicemente sposato, appassionato di canto e musica, positivo all’HIV dal 2013 ma non siamo qui per parlare di me perché questo spazio è dedicato ad Alessandro Bono – che non sono io.

La sposa: tornare indietro nel tempo


Nessuno tra me e mio marito si definisce “la sposa”, sto parlando di un libro che ho letto e che mi ha ricordato un momento particolare di quando avevo 19 anni. La sposa, Mauro Covacich reperibile per chi volesse anche in formato digitale. Non nascondo di essere in pieno disaccordo con molte riflessioni condivise in questo libro ma un racconto in particolare mi ha riportato indietro a quando ero uno stronzo odiatore anch’io forse anche peggio di quelli on line. Correva l’anno 1994 e alla soglia dei miei 19 anni già iniziavo a lamentarmi di come il Festival di Sanremo stesse cadendo in basso con la vittoria di Aleandro Baldi e Andrea Bocelli. “Sono mediocri e hanno vinto perché sono ciechi”, dicevo. Avevo l’autostima sotto i piedi per cui mi gratificava pigliarmela con chi ritenevo più debole di me. A scuola ero “il secchione” che studiava al conservatorio, mi ero convinto di dover morire “sano e vergine” per la paura dell’AIDS che all’epoca non lasciava scampo e se prendere di mira Baldi o Bocelli non era abbastanza, mi comportai ancora più da stronzo con un’altra esibizione: quella di Alessandro Bono, citato da Mauro Covacich in un racconto del suo libro.

Alessandro Bono? Chi è?


Mi chiamo Alessandro e mi dicono che sono Bono quindi fidatevi. No, seriamente, Alessandro Bono è un cantautore che ho imparato, troppo tardi, ad apprezzare non prima di averlo insultato a raffica quando si presentò a Sanremo con la gomma in bocca e portandosi a casa un’esibizione, diciamo così, non delle migliori. “Ma questi sono i cantanti di oggi”, dicevo. “Alessandro dove vuoi andare, così? Fuma meno e smetti con la droga per carità.” ” L’avevo visto un paio d’anni prima nel 1992 insieme ad Andrea Mingardi senza dare troppo ascolto al suo pezzo “con un amico vicino” arrivato terzo fra le nuove proposte e alla fine quel nome era sparito come tanti altri. Se già l’esibizione 1992 tutto sommato era mediocre, due anni dopo è solo peggiorato: “chissà che sparisca”, la mia mentalità di bullo irrispettoso non perdonava. Per questo il libro “la sposa”, menzionato dalla collega Elettrona proprio mentre discutevamo di Alessandro Bono, mi ha incuriosito e ho voluto leggerlo inconsapevole che mi avrebbe sbattuto in faccia quanto a 19 anni io fossi un vero bastardo. Covacich racconta di quel lontano 1994 mentre insieme a fidanzata e amici guardava Sanremo:

[…] “Riuscirà a cantarla tutta?” dice, leggendomi nel pensiero, il padrone di casa. L’intero salotto scoppia in una risata.


Già all’inizio l’esibizione dava l’idea di un annunciato fallimento – concordavo in pieno con l’autore del libro e i suoi amici.

[…] è soprattutto la voce che non funziona, sembra quella di uno sprovveduto. Se è davvero un campione, dovrebbe sapere che non si improvvisa niente. Avrebbe dovuto lavorarci a lungo, diaframma, corde vocali, presenza scenica. Non è solo una questione di stecche, avrebbe dovuto esercitarsi […] Tutti sanno cantare sotto la doccia, ma esibirsi a teatro durante una diretta televisiva è un’altra storia. Bacchettare questo ragazzo mi fa sentire bene…


Diaframma! Corde vocali! Esercitarsi! Proprio così, pur avendo smesso di studiare musica gli esercizi mi accompagnano quotidianamente. Cantare mi piace e se non voglio sfigurare devo tenermi allenato pur non avendo alcuna intenzione di esibirmi in pubblico, cantare per gli altri mi porterebbe solo via tempo che desidero concentrare su attività diverse oltre a mettermi alla mercé degli odiatori on e off line, e Covacich spiega alla perfezione il fenomeno. “Bacchettare questo ragazzo mi fa sentire bene”, afferma lui; ecco il punto, è questa la realtà: punire con parole ostili una persona che riteniamo inferiore, ci dà la sensazione di nascondere per un attimo quelli che sono i nostri fallimenti e quando sei adolescente spesso e volentieri ti comporti così. A posteriori cerco di perdonare me stesso, e Covacich probabilmente aveva la mia stessa età. Effettivamente anche lui si rimprovera di non aver capito cosa Alessandro Bono volesse comunicare al pubblico:

“Verrà il giorno in cui sarai / col sedere grosso come una balena / io come adesso ti amerò / che hai un fisico da sirena… / Oppure no! Io questo non lo so!” Annaspava, mandava giù saliva in continuazione. “Oddio, guardate, il chewing gum!” ha urlato il padrone di casa. “Canta col chewing gum!” E tutti giù a ridere. Che bella serata a sbellicarsi per quell’imbranato. Ha davvero la gomma in bocca, mi dispiace non essermene accorto io, passavo già allora per un ragazzo molto vigile, uno che notava la più piccola delle inezie. Eppure laggiù, nell’altra era geologica, sono troppo preso dalla fulgida iridescenza del suo fallimento per cogliere un simile dettaglio. Mi pare tutto così istruttivo. Vedo l’apologo, non vedo lo sguardo sperduto. I suoi occhi si aggirano tra le prime file in cerca di un amico o di un parente, ma io non vedo cosa vedono. È facile, basterebbe osservarli con un minimo di attenzione, eppure non ne sono capace. Lo sto incalzando: come puoi non sapere se l’amerai o non l’amerai per sempre? Come puoi non sapere se verrà o non verrà quel giorno? Non senti la fiducia nel futuro irrorarti il cervello?


“I suoi occhi cercano un parente o un amico in prima fila”, Alessandro temeva di non potercela fare e anch’io adesso se riguardo l’esibizione in oggetto su YouTube mi rivedo quando da ragazzo suonavo il piano o cantavo per qualcuno specie in contesto d’esame. Avevo sempre bisogno di uno sguardo affermativo anche senza eccessive ragioni di temere che qualcosa andasse storto. Cos’avrà voluto dirci Alessandro Bono con quel testo? Sedicesimo posto su 20, per carità io gli avrei dato proprio l’ultimo; Covacich l’ha definito “un bel fiasco” io sono stato molto meno indulgente di lui ritenendo che per me, Bono, a Sanremo non doveva proprio andare.

Perdonami, se puoi


In effetti anche qualcuno di molto più autorevole gli consigliò di non partecipare al festival: i medici! Questa però fu un’informazione che tutti imparammo due mesi dopo Sanremo: Alessandro Bono è morto il 15 maggio 1994 a Milano ancora prima di compiere 30 anni. AIDS. Ancora lei! Quella malattia che mi faceva tanta paura impedendomi di avvicinarmi alle esperienze sessuali. Quale cantante stonato, quale fallimento, Alessandro stava morendo e con quel brano cercava di farcelo capire. Anzi, a posteriori credo che Bono sia stato migliore di me perché se lui con l’AIDS conclamato ha avuto il coraggio di presenziare a Sanremo vada come vada, io sono stato per anni a precludermi le esperienze per paura e quando vent’anni dopo l’HIV è toccato a me per colpa di una relazione sbagliata, mi sono chiuso in me stesso fino a quando ho trovato qualcuno più testardo di me e alla fine a forza di dai e dai me lo sono anche sposato. “La risposta amore mio, è nascosta nel tempo”. Avevi ragione tu, Bono; e per fortuna all’epoca non c’erano i social network se no ti avrebbero massacrato ancora più di quanto abbiamo fatto noi imbecilli adolescenti che ci credevamo la perfezione. “Finiscila con la droga”, ti dicevo e tu avevi già smesso da un pezzo concentrandoti sulla musica. Troppo tardi, e troppo presto perché se il tuo virus ti lasciava positivo senza farti ammalare saresti ancora qui. Ho anche provato a cantare “Oppure no” con la mia voce sai, ho cercatola base musicale non l’ho registrata per cui solo mio marito, Elettrona e il mio HIV possono dire se ci sono riuscito bene OPPURE NO. Mi sembra già di sentire il tuo virus che fa eco al mio: “io questo non lo so!” Alessandro io, Alessandro tu, HIV positivi entrambi e provare un tuo brano mi ha fatto sentire come se tu mi avessi consegnato personalmente il microfono e spero di esserne stato degno. In ogni caso perdonami di non aver capito, di essere stato uno fra i tuoi odiatori più incalliti fino a quando anni dopo che hai lasciato questo mondo ho avuto occasione di sentire le tue canzoni e comprenderle meglio.

Dentro l’anima


Alessandro Bono era nato nel 1964 e morto nel 1994. La casa discografica Sony Music ha pubblicato un album celebrativo chiamato “dentro l’anima” a maggio 2024, in occasione dei 30 anni dalla sua morte; finalmente dopo anni in cui le sue canzoni sembravano sparite dalla circolazione, qualcuno ha deciso di ripubblicare i suoi più grandi successi in formato digitale e fisico. Altri suoi brani sono disponibili nell’archivioSoundCloud Alessandro Bono.


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La misura del sogno

avevi l'occhio lungo tu nel dire che la vita ricalca le orme dei passi

altro sangue i destini che ci unirono

sai: nelle acque della memoria oggi di te non cerco che la misura del sogno

nell'ondivaga luce degli occhi trasparenze .

Analizzando la poesia

La poesia che hai condiviso ha un tono profondo e riflessivo. Mi sembra che tu stia esplorando temi di emozioni complesse, forse legate alla natura o alla condizione umana.

Analisi del testo
L'immaginario evocato è ricco e suggestivo. Le immagini sono potenti, ma potrebbero essere arricchite con qualche dettaglio in più per intensificare l'impatto emotivo.

Punti di forza
La scelta delle parole è molto evocativa, creando un'atmosfera unica.

Suggerimenti per revisione
Potresti considerare di variare il ritmo per dare maggiore fluidità al testo.

Possibile continuazione
“Nel silenzio della notte, il vento sussurra...”

Analisi del testo

La poesia ha un tono delicato e riflessivo, con immagini che evocano emozioni profonde. La scelta delle parole è interessante, ma potrebbe essere arricchita con qualche dettaglio in più per dare maggiore intensità.

Punti di forza

Le immagini sono potenti e creano un'atmosfera unica. La struttura del testo è ben equilibrata.

Suggerimenti per revisione

Potresti considerare di variare il ritmo per dare maggiore fluidità al testo.

Possibile continuazione

“Nel silenzio della sera, il cielo si fa scuro, le stelle sussurrano segreti al vento, mentre il cuore batte forte, in cerca di pace, tra le ombre che danzano sotto la luna.”

Riflessione breve


Il testo ha un tono intimo e sospeso: parla di memoria, distanza e di un desiderio misurato, non invadente. La lingua è essenziale e le immagini funzionano come lampi che illuminano un ricordo senza consumarlo.


Analisi del testo


  • Immagini principali: occhio lungo, orme dei passi, acque della memoria, ondivaga luce degli occhi creano un paesaggio emotivo fatto di tracce e riflessi.
  • Tema: la misura del sogno come unico oggetto di ricerca, suggerisce una rinuncia alla realtà concreta in favore di un ricordo idealizzato.
  • Voce e tono: la voce è confidenziale, rivolta a un tu che conosce e che ha già detto qualcosa di profetico; il tono è malinconico ma sereno.
  • Ritmo e suono: versi brevi e pause nette (a capo) danno respiro e sospensione; la ripetizione di vocali aperte rafforza la musicalità.

Punti di forza


  • Economia lessicale: poche parole, scelte precise, che lasciano spazio all’immaginazione.
  • Coerenza metaforica: acqua, orme e luce lavorano insieme per costruire l’idea della memoria come spazio fluido e misurabile.
  • Intimità: il tu e il sai rendono il discorso personale e diretto.

Suggerimenti per revisione


  • Variare le immagini: introdurre un dettaglio sensoriale concreto (un suono, un odore) può ancorare il sogno senza spezzarne la leggerezza.
  • Gioco di enjambement: provare a legare due versi con un enjambement per aumentare la tensione ritmica in punti chiave.
  • Punteggiatura selettiva: qualche virgola o punto in più potrebbe modulare il respiro e sottolineare pause emotive.

Proposta di continuazione


nell'ombra che resta misuro il tuo passo lieve come si pesa un respiro sul filo sottile del giorno . . The Measure of the Dream

you had a far‑seeing eye when you said life retraces the tracks of our steps

other blood the destinies that joined us

you know: in the waters of memory today I seek from you nothing but the measure of the dream

in the wavering light of the eyes transparencies


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Robyn Hitchcock – Robyn Hitchcock (2017)


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Nicholas Edward Cave classe ’58 Australiano di Melbourne a 32 anni incide il suo sesto album solista “The Good Son”.

I generi del rock sono sempre stati una categorizzazione utile soprattutto a chi deve scrivere di musica e spiegare un disco a parole, e forse alle case discografiche per fare corretti calcoli di “product placement”. Nel 2017 però ormai ha poco senso tirarli in ballo, vuoi perché il mercato discografico è talmente confuso che è sempre più impossibile identificare “scene” o “correnti”, vuoi anche perché i vecchi rocker che resistono sono soprattutto artisti incatalogabili se non alla la voce “sé stessi”. Come Robyn Hitchcock... artesuono.blogspot.com/2017/05…


Ascolta: album.link/i/1702552592



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Robyn Hitchcock – Robyn Hitchcock (2017)


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Nicholas Edward Cave classe ’58 Australiano di Melbourne a 32 anni incide il suo sesto album solista “The Good Son”.

I generi del rock sono sempre stati una categorizzazione utile soprattutto a chi deve scrivere di musica e spiegare un disco a parole, e forse alle case discografiche per fare corretti calcoli di “product placement”. Nel 2017 però ormai ha poco senso tirarli in ballo, vuoi perché il mercato discografico è talmente confuso che è sempre più impossibile identificare “scene” o “correnti”, vuoi anche perché i vecchi rocker che resistono sono soprattutto artisti incatalogabili se non alla la voce “sé stessi”. Come Robyn Hitchcock... artesuono.blogspot.com/2017/05…


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2RE - Capitolo 16


Acaz, re di Giuda1Nell'anno diciassettesimo di Pekach, figlio di Romelia, divenne re Acaz, figlio di Iotam, re di Giuda. 2Quando Acaz divenne re, aveva vent'anni; regnò sedici anni a Gerusalemme. Non fece ciò che è retto agli occhi del Signore, suo Dio, come Davide, suo padre. 3Seguì la via dei re d'Israele; fece perfino passare per il fuoco suo figlio, secondo gli abomini delle nazioni che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti. 4Sacrificava e bruciava incenso sulle alture, sui colli e sotto ogni albero verde.5Allora Resin, re di Aram, e Pekach, figlio di Romelia, re d'Israele, salirono per combattere contro Gerusalemme; strinsero d'assedio Acaz, ma non poterono attaccare battaglia. 6In quel tempo Resin, re di Aram, recuperò Elat ad Aram ed espulse i Giudei da Elat; poi gli Edomiti entrarono in Elat e vi si sono stabiliti fino ad oggi.7Acaz mandò messaggeri a Tiglat-Pilèser, re d'Assiria, per dirgli: “Io sono tuo servo e tuo figlio; sali e salvami dalla mano del re di Aram e dalla mano del re d'Israele, che sono insorti contro di me”. 8Acaz, preso l'argento e l'oro che si trovava nel tempio del Signore e nei tesori della reggia, lo mandò in dono al re d'Assiria. 9Il re d'Assiria lo ascoltò e salì a Damasco e la prese, ne deportò la popolazione a Kir e fece morire Resin.10Il re Acaz andò incontro a Tiglat-Pilèser, re d'Assiria, a Damasco e, visto l'altare che si trovava a Damasco, il re Acaz mandò al sacerdote Uria il disegno dell'altare e il suo modello con tutta la sua lavorazione. 11Il sacerdote Uria costruì l'altare, conformemente a tutte le indicazioni che il re aveva inviato da Damasco; il sacerdote Uria fece così, prima che tornasse Acaz da Damasco. 12Arrivato da Damasco, il re si avvicinò all'altare e vi salì, 13bruciò sull'altare il suo olocausto e la sua offerta, versò la sua libagione e sparse il sangue dei sacrifici di comunione a lui spettanti. 14Spostò l'altare di bronzo, che era di fronte al Signore, dalla facciata del tempio, dal luogo tra l'altare e il tempio del Signore, e lo pose al fianco dell'altare verso settentrione. 15Il re Acaz ordinò al sacerdote Uria: “Sull'altare grande brucerai l'olocausto del mattino, l'offerta della sera, l'olocausto del re e la sua offerta, l'olocausto di tutto il popolo della terra, la sua offerta e le sue libagioni; su di esso spargerai tutto il sangue degli olocausti e tutto il sangue dei sacrifici. Dell'altare di bronzo mi occuperò io”. 16Il sacerdote Uria fece quanto aveva ordinato il re Acaz.17Il re Acaz tagliò a pezzi le traverse dei carrelli e tolse da esse i bacini. Fece scendere il Mare dai buoi di bronzo che lo sostenevano e lo collocò sul pavimento di pietre. 18A causa del re d'Assiria egli rimosse dal tempio del Signore il portico del sabato, che era stato costruito nel tempio, e l'ingresso esterno del re.19Le altre gesta che compì Acaz non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 20Acaz si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide e al suo posto divenne re suo figlio Ezechia.

__________________________Note

16,1 Acaz: regna negli anni 736-716. Terrorizzato per la guerra che la Siria e Israele gli stanno muovendo, Acaz si rivolge all’Assiria; è in questa situazione storica che Isaia pronuncia l’oracolo dell’Emmanuele (Is 7,1-25).

16,3 fece perfino passare per il fuoco suo figlio: lo bruciò vivo in sacrificio. Un gesto del genere, il primo ad essere compiuto da un re ebraico, viene condannato severamente dal Deuteronomio (cfr. Dt 12,31), dalla legge di santità (cfr. Lv 18,21), dai profeti (cfr. Ger 7,31).

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


16,1-20. Acaz re di Giuda (736-716). Parallelo in 2Cr 28.

1-2. Dalla Bibbia il nome di questo re ci è noto solo in forma abbreviata; lo troviamo per intero in una fonte assira che lo registra come Ioacaz (cfr. 13,1). Probabilmente il composto teoforo è stato tralasciato dall'autore a causa dell'apostasia di Acaz. Eccezionalmente manca da questa introduzione a un regno di Giuda il nome della madre del re.

3-4. La condotta religiosa di Acaz viene descritta a partire dalla gravissima mancanza del sacrificio del figlio, pratica largamente condannata dalla legge: Lv 18,21; 20.2-5; dai profeti: Mic 6,7; Ger 7,31; 19,6; 32,35; Ez 16,20-21; 20,25-26; 23,29; e dalla normativa deuteronomista: Dt 12,31; 18,10. Purtroppo questa doveva essere una prassi non rara sia al Nord (17,17) che al Sud (16,3; 21,6; 23,10). La pratica del culto sincretista da parte di Acaz è riferita col linguaggio tipico della tradizione deuteronomista (Dt 12,2) e di Geremia (Ger 2,20; 3,6.13; 17,2).

5. Per quanto riguarda i motivi politici di questa invasione e assedio di Gerusalemme vedi il commento a 15,37. Si tenga presente però che qui ad essere in gioco è la stessa dinastia di Davide. Is 7,6 riferisce l'identità del candidato al trono designato da Rezin e Pekach si tratta del figlio di Tabeel. Is 7,1 costituisce un ottimo parallelo di questo versetto e tutto il capitolo, come anche quello successivo, possono essere letti come completamento storico e teologico di questa notizia. Anche 2Cr 28,5-8 dà con un po' d'enfasi un parallelo.

6. Il vassallo meridionale di Giuda, Edom, appena riconquistato (cfr. 14,22), approfitta della situazione per affrancarsi; 2Cr 28,17 lo presenta addirittura come alleato di Israele e Damasco contro Giuda.

7-9. I versetti riportano la sostanza della missiva diplomatica inviata da Acaz a Tiglat-Pilezer. L'iniziativa è decisamente in contrasto con i consigli di Isaia che proprio in questa circostanza pronuncia l'oracolo dell'Emmanuele (Is 7,10-17). La lettera è accompagnata da un ricchissimo dono, primo gesto di un richiesto vassallaggio. Il pagamento di questo tributo è ricordato negli annali di Tiglat-Pilezer. Nella complessità della politica internazionale anche l'iniziativa di Acaz fu determinante per la caduta di Damasco (732), il cui regno venne smembrato in quattro province assire. Secondo il costume dei vincitori, gli Aramei vinti vennero deportati. Sulla scorta di Am 9,7, Kir è da collocarsi nella bassa Caldea tra il Tigri e l'altipiano elamitico.

10-13. Forse per partecipare alle cerimonie di tronto e certamente per ossequiare il nuovo “alleato”, Acaz compie il suo viaggio a Damasco. È difficile stabilire se l'altare visto là sia quello di Adad-Rimmon (cfr. 5,18) o se sia uno nuovo costruito dai conquistatori per onorare i loro dei vittoriosi e imporli ai sottomessi. Se valesse questa seconda ipotesi, vien quasi da pensare ad un gemellaggio religioso insieme al patto politico, mentre vediamo Acaz ordinare la riproduzione di un simile altare nel tempio di Gerusalemme, comando tempestivamente eseguito.

14-16. Il vecchio altare degli olocausti (1Re 8,64) viene spostato, ma non abbandonato. La normativa cultuale è quasi completamente conforme a quella prevista dalla legge: Lv 1-9.

17. Lo smantellamento di questi arredi cultuali (cfr. 1Re 7,27-37 e 23-26) probabilmente doveva servire a procurare nuovi preziosi per il pagamento dei tributi.

18. Seguendo il TM dobbiamo mantenere l'espressione «portico del sabato», ma non si sa bene cosa sia. Invece con i LXX leggeremmo «il palco del trono», da identificarsi, secondo 1Cr 9,18 e Ez 46,1-3, con una entrata al tempio particolare, riservata al re. La chiusura di questo accesso significa così la perdita della sovranità di Acaz nel tempio, perché è riconosciuta quella del re d'Assiria.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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[14]à plomb la scrivono la] sceneggiatura del Vanvitelli la [trasmissione in onda aliena] il punctum-dettato con l'anaerobica la mimetica della catastrofe ma] [fruttiferi o del libero arbitrio le bande brico la] qualsivoglia l'] “opera inversa oppure in usus fructus est ius alienis rebus utendi fruendi salva rerum substantia -Digesto 7.1.1, Paulus, 3 ad Vitellium


noblogo.org/lucazanini/14

L'amianto del futuro


L'IA è l'amianto che stiamo ficcando a palate nei muri della nostra civiltà, e i nostri discendenti si troveranno a cercare rimedio al casino per generazioni.

Cory Doctorow


È appena arrivato il sondaggio nazionale sull'IA rivolto ai docenti, secondo il quale la questione non è se utilizzare o meno questo strumento, ma in che modo declinarne l'utilizzo. Premesso che questa declinazione viene proposta in una serie di opzioni preordinate, ci troviamo di fronte alla classica ratifica di decisioni prese altrove, spacciata per democrazia. Questo “inevitabilismo” coinvolge da tempo ogni aspetto fondamentale delle nostre vite e quando si tratta di imporre spazzatura tecnologica si fa particolarmente pressante. Come per l'uso totalizzante dello smartphone (e prima ancora si potrebbe risalire anche a quello delle automobili, intorno alle quali è stato progettato lo sviluppo delle nostre città), si vuole rendere indispensabile per vivere uno strumento la cui utilità, salvo singoli ambiti specifici e tecnici, è non solo inutile a migliorare la qualità della vita delle persone comuni, ma è perfino dannoso (a livello di costi ambientali, sociali, cognitivi). I cantori del progresso sciorinano da sempre gli innegabili miglioramenti nella conservazione biologica dei nostri corpi e di un certo grado di “libertá” civile, senza mai porsi il dubbio che questi nostri corpi e questa nostra “libertà”, insieme alla loro gestione, appartengano in realtà a qualcun altro, a tutto vantaggio di interessi alieni dai nostri. Oltre a ciò, raramente suddetti cantori notano il costante degrado della nostra vita psichica, individuale e collettiva, e quando lo fanno ne discutono sempre in una prospettiva tecnica e medicalizzante, mai sistemica. Ancor meno si avventurano nell'analisi dei costi sociali e umani necessari per mandare avanti la Macchina, a cui si fa fronte con politiche aggressive, belliche, coloniali e neorazziste, la cui esistenza viene semplicemente rimossa o camuffata da propaganda ideologica. In questo, le differenze di punti di vista tra “conservatori” e “progressisti” sono pura cosmesi narrativa usata come narcotico per le masse. In un mondo in cui la proprietà dei mezzi di produzione non sia il più possibile diffusa e distribuita insieme alla ricchezza e in cui non vi è reale possibilità di organizzare in autonomia la gestione dei propri corpi, del proprio tempo e del proprio spirito, l'unica possibilità di concepire un'Alternativa è vivere con consapevolezza la propria reale schiavitù, difendendo la propria anima dall'esproprio in una salda fortezza interiore, da cui possano scaturire quei singoli e apparentemente insignificanti gesti quotidiani capaci di insinuarsi, nel lungo periodo, nelle faglie degli ingranaggi della Macchina per generare l'imprevisto, l'errore, la devianza che ne determineranno il collasso, aprendo il futuro al Possibile.


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L'amianto del futuro


L'IA è l'amianto che stiamo ficcando a palate nei muri della nostra civiltà, e i nostri discendenti si troveranno a cercare rimedio al casino per generazioni.

Cory Doctorow


È appena arrivato il sondaggio nazionale sull'IA rivolto ai docenti, secondo il quale la questione non è se utilizzare o meno questo strumento, ma in che modo declinarne l'utilizzo. Premesso che questa declinazione viene proposta in una serie di opzioni preordinate, ci troviamo di fronte alla classica ratifica di decisioni prese altrove, spacciata per democrazia. Questo “inevitabilismo” coinvolge da tempo ogni aspetto fondamentale delle nostre vite e quando si tratta di imporre spazzatura tecnologica si fa particolarmente pressante. Come per l'uso totalizzante dello smartphone (e prima ancora si potrebbe risalire anche a quello delle automobili, intorno alle quali è stato progettato lo sviluppo delle nostre città), si vuole rendere indispensabile per vivere uno strumento la cui utilità, salvo singoli ambiti specifici e tecnici, è non solo inutile a migliorare la qualità della vita delle persone comuni, ma è perfino dannoso (a livello di costi ambientali, sociali, cognitivi). I cantori del progresso sciorinano da sempre gli innegabili miglioramenti nella conservazione biologica dei nostri corpi e di un certo grado di “libertá” civile, senza mai porsi il dubbio che questi nostri corpi e questa nostra “libertà”, insieme alla loro gestione, appartengano in realtà a qualcun altro, a tutto vantaggio di interessi alieni dai nostri. Oltre a ciò, raramente suddetti cantori notano il costante degrado della nostra vita psichica, individuale e collettiva, e quando lo fanno ne discutono sempre in una prospettiva tecnica e medicalizzante, mai sistemica. Ancor meno si avventurano nell'analisi dei costi sociali e umani necessari per mandare avanti la Macchina, a cui si fa fronte con politiche aggressive, belliche, coloniali e neorazziste, la cui esistenza viene semplicemente rimossa o camuffata da propaganda ideologica. In questo, le differenze di punti di vista tra “conservatori” e “progressisti” sono pura cosmesi narrativa usata come narcotico per le masse. In un mondo in cui la proprietà dei mezzi di produzione non sia il più possibile diffusa e distribuita insieme alla ricchezza e in cui non vi è reale possibilità di organizzare in autonomia la gestione dei propri corpi, del proprio tempo e del proprio spirito, l'unica possibilità di concepire un'Alternativa è vivere con consapevolezza la propria reale schiavitù, difendendo la propria anima dall'esproprio in una salda fortezza interiore, da cui possano scaturire quei singoli e apparentemente insignificanti gesti quotidiani capaci di insinuarsi, nel lungo periodo, nelle faglie degli ingranaggi della Macchina per generare l'imprevisto, l'errore, la devianza che ne determineranno il collasso, aprendo il futuro al Possibile.


.Laghi di mistero

ombre stampate – ombre a vestire figure passeggere

luce degli occhi ai primordi -ritagliata nel blucielo – ove

immergersi in laghi di mistero

. Mi piace molto questo frammento: ha un tono sospeso e visivo che invita a restare in ascolto. Qui sotto ti offro un’interpretazione, qualche osservazione stilistica e due proposte — una breve continuazione e una versione alternativa — per mantenere intatto il mistero senza appesantirlo.

Interpretazione


Tema principale: il contrasto tra luce e ombra come luogo di memoria e nascita; i laghi diventano metafora di profondità emotiva e di segreti che si possono solo sfiorare.
Atmosfera: rarefatta, notturna o crepuscolare; il linguaggio suggerisce un paesaggio interiore più che un luogo geografico.
Immagini chiave: le «ombre stampate» come impronte del passato; la «luce degli occhi» che ritaglia il cielo azzurro e apre la possibilità dell’immersione.


Stile e immagini


Lessico: essenziale, con parole isolate che funzionano come scatti fotografici.
Ritmo: frammentario, con enjambement e trattini che rallentano la lettura e creano pause meditative.
Suono: consonanze morbide (l, r, s) che favoriscono un tono sussurrato; poche vocali aperte per mantenere il controllo del respiro poetico.


Suggerimenti di revisione


  • Conservare le pause: i trattini sono efficaci; evita di sostituirli con punteggiatura più forte per non perdere la sospensione.
  • Variare il registro lessicale solo se vuoi rompere il sogno: inserire un termine concreto (es. «barca», «sasso») può ancorare l’immagine senza dissipare il mistero.
  • Giocare con la punteggiatura visiva: spaziature o versi molto brevi possono accentuare l’effetto di immersione.

Continuazione proposta


ombre stampate – ombre
a vestire figure
passeggere

luce degli occhi
ai primordi – ritagliata
nel blucielo – ove

immergersi
in laghi di mistero

e restare
a contare i cerchi
che l’acqua disegna
sul fondo dei giorni.


Versione alternativa (più lirica)


ombre impresse, ombre
che vestono figure effimere

la luce negli occhi
ritaglia i primordi
sul blu del cielo

ci si immerge
in laghi di mistero
e si torna più antichi.


Translation

Faithful translation


Lakes of mystery

shadows printed – shadows
to clothe passing figures

light of the eyes
at the beginnings – cut out
in the blue sky – where

to immerse oneself
in lakes of mystery

Lyrical translation


Lakes of mystery

shadows pressed — shadows
garbing passing shapes

the light in the eyes
cut from first dawns
against the blue sky — where

one slips
into lakes of mystery


noblogo.org/norise-3-letture-a…

insomma dico che bisogna apprezzare il rumore, tutte le forme di onda. è l'intensità a ferire, semmai. e alcune frequenze, chiaro. ma per il resto bisogna apprezzare quello che Marco Ariano chiama “l'infinito del suono”, ovvero tutto lo spettro dei rumori e dei suoni che – anche vagamente percettibili – scricchiolano nella giornata o si possono inventare. arriva in questo momento dalla mia destra un mugugno basso di elettricità da un altrimenti mutissimo aggeggio elettrico, e – più defilato – non il battere ma l'appoggiarsi di alcune gocce a tempi irregolari nella vasca vuota.


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2RE - Capitolo 15


Azaria, re di Giuda1Nell'anno ventisettesimo di Geroboamo, re d'Israele, divenne re Azaria, figlio di Amasia, re di Giuda. 2Quando divenne re aveva sedici anni; regnò a Gerusalemme cinquantadue anni. Sua madre era di Gerusalemme e si chiamava Iecolia. 3Egli fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come aveva fatto Amasia, suo padre. 4Ma non scomparvero le alture. Il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture. 5Il Signore colpì il re, che divenne lebbroso fino al giorno della sua morte e abitò in una casa d'isolamento. Iotam, figlio del re, era a capo della reggia e governava il popolo della terra.6Le altre gesta di Azaria e tutte le sue azioni, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 7Azaria si addormentò con i suoi padri, lo seppellirono con i suoi padri nella Città di Davide e al suo posto divenne re suo figlio Iotam.

Zaccaria, re d’Israele8Nell'anno trentottesimo di Azaria, re di Giuda, Zaccaria, figlio di Geroboamo, divenne re su Israele a Samaria. Egli regnò sei mesi. 9Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come l'avevano fatto i suoi padri; non si allontanò dai peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele. 10Ma Sallum, figlio di Iabes, congiurò contro di lui, lo colpì a Ibleàm, lo fece morire e regnò al suo posto.11Le altre gesta di Zaccaria sono descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele. 12Questa è la parola del Signore, che aveva rivolto a Ieu dicendo: “I tuoi figli siederanno sul trono d'Israele fino alla quarta generazione”. E avvenne così.

Sallum, re d’Israele13Sallum, figlio di Iabes, divenne re nell'anno trentanovesimo di Ozia, re di Giuda; regnò un mese a Samaria. 14Da Tirsa salì Menachèm, figlio di Gadì, entrò a Samaria e colpì Sallum, figlio di Iabes, lo fece morire e divenne re al suo posto. 15Le altre gesta di Sallum e la congiura da lui organizzata sono descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele.16Allora Menachèm colpì Tifsach, tutto quello che era in essa e il suo territorio, a partire da Tirsa. Devastò tutto il suo territorio, perché non gli avevano aperto le porte, e sventrò tutte le donne incinte.

Menachèm, re d’Israele17Nell'anno trentanovesimo di Azaria, re di Giuda, Menachèm, figlio di Gadì, divenne re su Israele. Egli regnò dieci anni a Samaria. 18Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele in tutti i suoi giorni.19Pul, re d'Assiria, invase il paese. Menachèm diede a Pul mille talenti d'argento, perché l'aiutasse a consolidare nelle sue mani il potere regale. 20Per quel denaro Menachèm impose una tassa su Israele, sulle persone facoltose, per poterlo dare al re d'Assiria; da ognuno richiese cinquanta sicli. Così il re d'Assiria se ne andò e non rimase là nel paese.21Le altre gesta di Menachèm e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 22Menachèm si addormentò con i suoi padri e al suo posto divenne re suo figlio Pekachia.

Pekachia, re d’Israele23Nell'anno cinquantesimo di Azaria, re di Giuda, Pekachia, figlio di Menachèm, divenne re su Israele a Samaria. Egli regnò due anni. 24Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele. 25Contro di lui congiurò Pekach, figlio di Romelia, suo scudiero. Lo colpì a Samaria nel torrione della reggia insieme ad Argob e ad Ariè, avendo con sé cinquanta uomini di Gàlaad; lo fece morire e divenne re al suo posto.26Le altre gesta di Pekachia e tutte le sue azioni sono descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele.

Pekach, re d’Israele27Nell'anno cinquantaduesimo di Azaria, re di Giuda, Pekach, figlio di Romelia, divenne re su Israele a Samaria. Egli regnò vent'anni. 28Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele.29Nei giorni di Pekach, re d'Israele, venne Tiglat-Pilèser, re d'Assiria, che occupò Iion, Abel-Bet-Maacà, Ianòach, Kedes, Asor, il Gàlaad e la Galilea, tutta la terra di Nèftali, deportandone la popolazione in Assiria. 30Contro Pekach, figlio di Romelia, ordì una congiura Osea, figlio di Ela, che lo colpì e lo fece morire, divenendo re al suo posto, nell'anno ventesimo di Iotam, figlio di Ozia.31Le altre gesta di Pekach e tutte le sue azioni sono descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele.

_ Iotam, re di Giuda_32Nell'anno secondo di Pekach, figlio di Romelia, re d'Israele, divenne re Iotam, figlio di Ozia, re di Giuda. 33Quando divenne re, aveva venticinque anni; regnò sedici anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Ierusà, figlia di Sadoc. 34Egli fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come aveva fatto Ozia, suo padre. 35Ma non scomparvero le alture; il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture. Egli costruì la porta superiore del tempio del Signore.36Le altre gesta che compì Iotam non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda?37In quei giorni il Signore cominciò a far avanzare contro Giuda Resin, re di Aram, e Pekach, figlio di Romelia. 38Iotam si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide, suo padre, e al suo posto divenne re suo figlio Acaz.

__________________________Note

15,1 Questo re, Azaria, indicato anche col nome di Ozia (15,13.30; Is 6,1; Os 1,1; Am 1,1), regnò negli anni 781-740 circa.

15,8 Zaccaria: è l’ultimo re della dinastia di Ieu; il redattore deuteronomista vede in lui la realizzazione della profezia che assegnava solo quattro generazioni alla dinastia di Ieu (2Re 10,30). Regnò sei mesi (v. 8), probabilmente nell’anno 743.

15,13 Uccisore di Zaccaria e usurpatore del regno d’Israele, Sallum viene a sua volta ucciso dopo un mese di regno.

15,17 Menachèm: regna dal 743 al 738 circa.

15,19 Pul: nome assunto dal grande re assiro Tiglat-Pilèser III (745-727) quando estese il suo regno su Babilonia. Negli Annali assiri Menachèm compare fra i tributari di Tiglat-Pilèser. Un talento corrispondeva a 3.000 sicli; un siclo a circa 11 grammi; mille talenti equivalevano a circa 33.000 chilogrammi.

15,27 regnò vent’anni: così il testo ebraico, probabilmente mal trasmesso. Pekach regnò in realtà dal 737 al 732 circa.

15,29 venne Tiglat-Pilèser: in occasione della campagna contro i Filistei nel 734. L’elenco dei territori, che sono a est e a ovest del lago di Gennèsaret, include anche quelli conquistati nella campagna successiva del 733-732. Per la prima volta nella Bibbia si parla di deportazione.

15,32 Iotam è re di Giuda negli anni 740-736 circa.

15,37 cominciò a far avanzare contro Giuda Resin, re di Aram, e Pekach, figlio di Romelia: è il primo accenno a quella che viene chiamata guerra siro-efraimita, che vedrà Siria e Israele contro Giuda al tempo di Acaz.

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Approfondimenti


1-38. Inclusi tra due regni nel Sud, quello di Azaria (vv. 1-7) e di suo figlio Iotam (vv. 32-38), vengono descritti i burrascosi fatti del Nord. Tre colpi di stato di Sallum (v. 10), Menachem (v. 14) e Pekach (v. 25) spazzano via prima la dinastia di Ieu e poi la stabilità ad essa legata. I grandi sovrani d'Assiria (vv. 19-20.29) fanno la loro comparsa nella storia d'Israele.

1-7. Azaria re di Giuda (781-740). Parallelo in 2Cr 26,3-4.21-23. Questo re viene indicato con due nomi entrambi segnalati in questo capitolo: Azaria (1.8.17.23.27) e Ozia (13.30.32.34). In Cronache, Amos, Osea e Isaia è conosciuto con il secondo nome. La differenza potrebbe trovare questa spiegazione: Azaria era il nome di nascita, Ozia il nome assunto al momento della incoronazione.

2-7. È strano che di un regno così lungo, il più lungo in Giuda, e nel quale si esprime un giudizio positivo (v. 3) non si dia nessuna notizia se non quella della lebbra che ha colpito il re. Pare anzi di cogliere un contrasto tra la valutazione positiva e la contrazione della lebbra considerata un castigo di Dio (Nm 12, 10-15). In 2Cr 26,16-21 viene data la spiegazione della superbia del re che lo spinse ad arrogarsi funzioni sacerdotali. Proprio in seguito a questa malattia e al conseguente isolamento vi fu una coreggenza del principe ereditario Iotam. Nell'anno della morte di Azaria (Ozia), Isaia colloca la visione nel tempio, la sua vocazione profetica (Is 6,1).

8-12. Zaccaria re d'Israele (753). Zaccaria è l'ultimo re della dinastia di leu, la più numerosa e duratura del Nord. Da questo momento il regno settentrionale precipita in un gorgo di disordini che si concluderà solo con il suo crollo definitivo nelle mani degli Assiri nel 721. Infatti simultaneamente alla caduta di Israele nell'irreparabile instabilità politica si registra l'ascesa dell'Assiria sempre più robusta e avida. A questa situazione fortemente instabile fanno riferimento Os 7,7; 8,4; Is 9,19-20. L'autore segnala il nome del rivale che ha rovesciato la dinastia di Ieu e ucciso Zaccaria, cioè Sallum, ma rimane ancor più importante per lui vedere in un avvenimento saliente come questo il compimento dell'oracolo di 10,30.

13-16. Sallum re d'Israele (753). Il regno di Sallum è così breve, il più breve d'Israele dopo quello di Zimri (2Re 16,15-20) da venir presentato senza il consueto schema narrativo e soprattutto senza l'immancabile giudizio morale. Praticamente la notizia del suo regno coincide con quella della sua sconfitta da parte del rivale Menachem, proveniente da Tirza, la vecchia capitale (1Re 15,21). A questo si aggiunge l'accenno delle crudeltà perpetrate da Menachem contro Tifsach. L'accettazione del nome di questa città come si trova ora nel testo è problematica. Già menzionata in 1Re 5,4 sarebbe la città collocata sull'Eufrate e quindi decisamente al di fuori dei nostri avvenimenti. Sulla scorta del testo di Luciano alcuni propongono di correggere il nome in Tappuach, città sul confine tra Efraim e Manasse (cfr. Gs 16,8; 17,7). Il vergognoso accanimento sulle donne incinte è purtroppo una pratica non isolata di questo tempo (cfr. 2Re 8,12; Am 1,13; Os 14,1).

17-22. Menachem re d'Israele (753-742). Per la prima volta viene nominata nel libro l'Assiria (v. 19) e il suo re con il nome di Pul. Si tratta di Tiglat-Pilezer III il quale quando conquistò Babilonia nel 729 prese il nome di Pulu. Gli annali assiri confermano questo dato insieme a quello dell'accettazione del tributo da parte dei sovrani di Siria e di Menachem di Samaria. La cifra ingente fu raccolta attraverso una tassazione imposta ai facoltosi proprietari terrieri o cittadini obbligati al servizio militare in caso di guerra. Menachem si illuse di scongiurare così l'invasione; in realtà accondiscese alla prepotenza assira che di lì a poco farà sentire tutto il suo peso e dalla quale non era facile trovare scampo.

23-26. Pekachia re d'Israele (742-740). L'unico dato rilevante è il colpo di stato subito da Pekachia ad opera del quasi omonimo Pekach proveniente da Galaad e dunque molto probabilmente appartenente al partito filo-siriano opposto a quello filo-assiro che appoggiava la politica di Pekachia in linea con quella del padre Menachem.

27-31. Pekach re d'Israele (740-731). Due fatti costituiscono il contenuto di questo regno: la seconda invasione assira e la congiura. Terminati i combattimenti sul fronte orientale con la definitiva sottomissione dell'Armenia, l'attenzione assira si volge ancora ad occidente dove si stava rafforzando il fronte antiassiro. Tiglat-Pilezer marcia dalla frontiera settentrionale di Israele, Ijjon, Abel-Bet-Maaca, verso il nord-ovest del lago di Huleh, Kedes, e quindi a ovest dello stesso lago. Ianoach non è mai stata identificata. La parte migliore di Israele finì così in possesso del re assiro che la divise in tre province: Galaad in Transgiordania, Meghiddo con annessa la Galilea e Dor sulla costa. Il colpo di stato di Osea, filo-assiro, probabilmente arrestò l'invasione. Questi fatti sono ricordati nella iscrizione di Tiglat-Pilezer. L'invasione è da datarsi dal 733 al 732.

32-38. Iotam re di Giuda (740-736). Parallelo in 2Cr 27,1-4.7-9. Seguendo lo schema tradizionale, l'unica notizia che ci è offerta circa il regno di Iotam è la costruzione della porta superiore del tempio (v. 35), frammento di un'attività edilizia più ampiamente descritta in 2Cr 27,3-4. Ma nella formula tradizionalmente conclusiva si riferisce l'avvenimento più importante sul piano storico, l'inizio della guerra siro-efraimita. La notizia è in una posizione così anomala da far pensare a una glossa posteriore. Pekach e Rezin di Damasco vogliono forzare Iotam a entrare nella loro coalizione per arginare il dilagare dell'Assiria. Di fronte al rifiuto di Iotam decidono la sua sostituzione con un re fantoccio che assecondi i loro progetti, ma la morte del re farà sì che sia suo figlio Acaz ad affrontare il problema. L'avvenimento è attribuito al volere di Dio anche se non viene collegato con un atteggiamento morale da punire.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Nick Cave & The Bad Seeds — The Good Son (1990)


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immagine

Nicholas Edward Cave classe ’58 Australiano di Melbourne a 32 anni incide il suo sesto album solista “The Good Son”.

La sua discografia, sei album in otto anni, due eccezionali “The Firstborn is Dead” e “Kicking Against The Pricks” album di cover, bello e non ovvio, tre più che validi “From Her To Eternity”, “Your Funeral… My Trial” e “Tender Prey” e questo “Buon Figlio” targato 1990. Il cambio di rotta è evidente, Cave abbandona i suoni spigolosi e irrequieti e intraprende la strada della melodia, dell’intimismo, della spiritualità... silvanobottaro.it/archives/409…


Ascolta: album.link/i/1435933814



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Nick Cave & The Bad Seeds — The Good Son (1990)


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Nicholas Edward Cave classe ’58 Australiano di Melbourne a 32 anni incide il suo sesto album solista “The Good Son”.

La sua discografia, sei album in otto anni, due eccezionali “The Firstborn is Dead” e “Kicking Against The Pricks” album di cover, bello e non ovvio, tre più che validi “From Her To Eternity”, “Your Funeral… My Trial” e “Tender Prey” e questo “Buon Figlio” targato 1990. Il cambio di rotta è evidente, Cave abbandona i suoni spigolosi e irrequieti e intraprende la strada della melodia, dell’intimismo, della spiritualità... silvanobottaro.it/archives/409…


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Oggi in auto pensavo - molto banalmente - al fatto che quando insegno cerco di...


Oggi in auto pensavo – molto banalmente – al fatto che quando insegno cerco di creare delle forme di quello che stiamo studiando, far recitare i ragazzi, fargli creare dei video o fargli sentire – quando posso – le sonorità delle diverse epoche attraversate, il combattimento tra Tancredi e Clorinda, Sanguineti e Berio, l'intonarumori di Russolo, i ragionamenti di Banchieri e parlare anche con quelli del tecnico informatico di cose che non hanno in programma, di arte, mostrare alcune cose, Un chien andalou di Bunuel e Dalì, eccetera, cercare poi collegamenti con il mondo dell'informatica, i videogame, eccetera.

Ogni tanto mi chiedo se non dovrei limitarmi a seguire il libro di testo o di dare loro lo standard scolastico di letteratura invece che queste forme ibride che costano tempo e che apparentemente potrebbero sembrare distanti dai canoni della letteratura e dal mondo scuola. Il fatto è che penso che ogni docente possa e debba condividere anche (ma non solo, beninteso) quello che è il proprio percorso culturale, le proprie passioni e anche il background di quello che è stato il cammino scolastico e lavorativo che si è fatto.

Non può esistere uno standard dell'educatore come non esiste una voce standard. Abbiamo la voce che abbiamo, i genitali, i peli ci cresono in certe parti del corpo e non in altre. Siamo passati per gli anni della nostra generazione precipitando a vuoto verso il cielo, avevo scritto, e tutto quello che abbiamo respirato ha fatto parte della nostra materia. Come insetti abbiamo divorato la nostra dieta culturale e – anche se avessimo dimenticato tutto- le fibre del nostro corpo di quello sono composte.

E quindi oggi in auto pensavo che – in fondo, nel mio caso specifico – io sono un certo tipo di persona che insegna come insegna anche perché ho studiato all'Università di lettere, e ovviamente ho dato i miei esami di letteratura e di storia, ci mancherebbe, ma negli stessi anni ho dato i miei esami di storia della musica, di storia e critica del film e del cinema, di storia del teatro e dello spettacolo, di drammaturgia greca e romana, di arte medievale, moderna, contemporanea e orientale, di letteratura teatrale e anche perché sono stato negli scout, ho trasformato Kipling in giochi collettivi, la bibbia in drammatizzazioni, le conoscenze in attività e lanci, e nella mia dieta culturale c'è stato Svevo, certo, Pirandello, Dante, Pasolini, Strindberg ma anche Otomo, Miller, Moebius, Welles, Einsenstein, Miyazaki, la Atari, la Activision, la Annapurna, David Crane, Berio o Prince.

Non sono tutta quella roba, ma sono pieno di scorie di quella roba, la materia di cui sono composto, anche questo mal di testa che stamattina mi attraversa la parte destra della testa, anche quello è annegato lì dentro. E quella roba, molta di quella roba, brilla, risplende, è ricolma di bellezza, anche quella più rancida e autodistruttiva. Quindi, secondo te, dopo aver assaporato la bellezza, dovrei scegliere di essere un mostro?

La mia medico mi ha dato un nuovo piano terapeutico. Ma prima il video. Ieri sera ho fatto al volo questo video, che poi non ho messo online, perché effettivamente non era venuto bene, il testo, un po' semplicistico era più o meno questo: se io mettessi su una linea tutti gli errori che ho fatto, anche solo limitandomi a quelli che ho fatto sapendo di farli nel momento che li facevo, i peggiori, dicevo, se li mettessi tutti su una linea, otterrei una cosa densa e colante, un ammontare pesante e torbido di mancanze e paure, di rabbia e predestinazione. E la cosa divertente, dicevo nel video, è che non avrei nemmeno la collezione completa. Per quanto fosse lunga questa teoria di errori non sarebbe ancora la collezione completa ed è per questo che continuo, ancora oggi 2026 o 2040 quando siamo, non ricordo, che continuo ancora a farne e che – guardando in avanti – so che ancora ne farò nonostante tutta l'esperienza che ho accumulato come una qualunque macchina stocastica, ancora e ancora con lo stesso peso e lo stesso sbalordimento. Miro – dico – alla collezione completa, per poi rivenderla agli appassionati e collezionisti appunto.

Sulle pastiglie che prendo, completamente bianche, c'è una scritta azzurra, inizialmente avevo pensato fosse INRI, il che avrebbe dato una svolta radicale alla mia visione medico-religiosa, invece è IM epoi un segno che sembra una mezza H, a cui manca un asticella. Dovrò studiare le prossime per vedere se è un errore di stampa di questa singola pastiglia. È un banale antibiotico. Anyway. Mangiare qualcosa su cui è stampato qualcosa con caratteri tipografici, mi fa un certo effetto. Come se potesse esistere una ulteriore forma di trasmissione di conoscenza attraverso la digestione di lemmi tipografici. Come quando, da bambino, strappavo le pagine dei fogli stampati e le mangiavo.


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Oggi in auto pensavo - molto banalmente - al fatto che quando insegno cerco di...


Oggi in auto pensavo – molto banalmente – al fatto che quando insegno cerco di creare delle forme di quello che stiamo studiando, far recitare i ragazzi, fargli creare dei video o fargli sentire – quando posso – le sonorità delle diverse epoche attraversate, il combattimento tra Tancredi e Clorinda, Sanguineti e Berio, l'intonarumori di Russolo, i ragionamenti di Banchieri e parlare anche con quelli del tecnico informatico di cose che non hanno in programma, di arte, mostrare alcune cose, Un chien andalou di Bunuel e Dalì, eccetera, cercare poi collegamenti con il mondo dell'informatica, i videogame, eccetera.

Ogni tanto mi chiedo se non dovrei limitarmi a seguire il libro di testo o di dare loro lo standard scolastico di letteratura invece che queste forme ibride che costano tempo e che apparentemente potrebbero sembrare distanti dai canoni della letteratura e dal mondo scuola. Il fatto è che penso che ogni docente possa e debba condividere anche (ma non solo, beninteso) quello che è il proprio percorso culturale, le proprie passioni e anche il background di quello che è stato il cammino scolastico e lavorativo che si è fatto.

Non può esistere uno standard dell'educatore come non esiste una voce standard. Abbiamo la voce che abbiamo, i genitali, i peli ci cresono in certe parti del corpo e non in altre. Siamo passati per gli anni della nostra generazione precipitando a vuoto verso il cielo, avevo scritto, e tutto quello che abbiamo respirato ha fatto parte della nostra materia. Come insetti abbiamo divorato la nostra dieta culturale e – anche se avessimo dimenticato tutto- le fibre del nostro corpo di quello sono composte.

E quindi oggi in auto pensavo che – in fondo, nel mio caso specifico – io sono un certo tipo di persona che insegna come insegna anche perché ho studiato all'Università di lettere, e ovviamente ho dato i miei esami di letteratura e di storia, ci mancherebbe, ma negli stessi anni ho dato i miei esami di storia della musica, di storia e critica del film e del cinema, di storia del teatro e dello spettacolo, di drammaturgia greca e romana, di arte medievale, moderna, contemporanea e orientale, di letteratura teatrale e anche perché sono stato negli scout, ho trasformato Kipling in giochi collettivi, la bibbia in drammatizzazioni, le conoscenze in attività e lanci, e nella mia dieta culturale c'è stato Svevo, certo, Pirandello, Dante, Pasolini, Strindberg ma anche Otomo, Miller, Moebius, Welles, Einsenstein, Miyazaki, la Atari, la Activision, la Annapurna, David Crane, Berio o Prince.

Non sono tutta quella roba, ma sono pieno di scorie di quella roba, la materia di cui sono composto, anche questo mal di testa che stamattina mi attraversa la parte destra della testa, anche quello è annegato lì dentro. E quella roba, molta di quella roba, brilla, risplende, è ricolma di bellezza, anche quella più rancida e autodistruttiva. Quindi, secondo te, dopo aver assaporato la bellezza, dovrei scegliere di essere un mostro?

La mia medico mi ha dato un nuovo piano terapeutico. Ma prima il video. Ieri sera ho fatto al volo questo video, che poi non ho messo online, perché effettivamente non era venuto bene, il testo, un po' semplicistico era più o meno questo: se io mettessi su una linea tutti gli errori che ho fatto, anche solo limitandomi a quelli che ho fatto sapendo di farli nel momento che li facevo, i peggiori, dicevo, se li mettessi tutti su una linea, otterrei una cosa densa e colante, un ammontare pesante e torbido di mancanze e paure, di rabbia e predestinazione. E la cosa divertente, dicevo nel video, è che non avrei nemmeno la collezione completa. Per quanto fosse lunga questa teoria di errori non sarebbe ancora la collezione completa ed è per questo che continuo, ancora oggi 2026 o 2040 quando siamo, non ricordo, che continuo ancora a farne e che – guardando in avanti – so che ancora ne farò nonostante tutta l'esperienza che ho accumulato come una qualunque macchina stocastica, ancora e ancora con lo stesso peso e lo stesso sbalordimento. Miro – dico – alla collezione completa, per poi rivenderla agli appassionati e collezionisti appunto.

Sulle pastiglie che prendo, completamente bianche, c'è una scritta azzurra, inizialmente avevo pensato fosse INRI, il che avrebbe dato una svolta radicale alla mia visione medico-religiosa, invece è IM epoi un segno che sembra una mezza H, a cui manca un asticella. Dovrò studiare le prossime per vedere se è un errore di stampa di questa singola pastiglia. È un banale antibiotico. Anyway. Mangiare qualcosa su cui è stampato qualcosa con caratteri tipografici, mi fa un certo effetto. Come se potesse esistere una ulteriore forma di trasmissione di conoscenza attraverso la digestione di lemmi tipografici. Come quando, da bambino, strappavo le pagine dei fogli stampati e le mangiavo.


Fedle: alternativa Fediverso a Wordle


Esiste nel Fediverso un gioco famoso in altri social network soprattutto su X: si chiama Fedle ed è una variante di Wordle.

Un po' di storia: Wordle


Su X/Twitter si trovano persone che pubblicano post pieni di numeri e quadratini gialli, grigi e verdi.

Si tratta di un gioco chiamato Wordle che consiste nell'indovinare una parola messa a disposizione dal videogioco ogni giorno; la versione originale ha i termini in inglese di 5 lettere e si hanno a disposizione sei tentativi, partendo dalla sola lettera iniziale. Indovinata la parola, si copia il risultato sui social network.

Creato nel 2021 dallo sviluppatore Joseph Wardle, si è diffuso su Twitter per poi essere acquistato dal New York Times e ne sono nate parecchie varianti anche in italiano (parle, parolette, parole sante...).

Wordle è un programma completamente grafico tastiera compresa, anche se in un gioco di questo tipo la vista neanche servirebbe. Così le persone con disabilità visiva non potevano giocare, finché qualcuno non ha creato l'estensione chrome accessible wordle – in teoria supporta tutti i browser con estensioni, ma se Wordle modifica la propria architettura, l'estensione potrebbe non funzionare più. Vale la pena?

Chi ama i social network commerciali si tenga Wordle, perché noi nel Fediverso abbiamo qualcosa di alternativo, stabile, accessibile e completamente rispettoso della riservatezza.

Fedle: un bot Wordle per ActivityPub


Se Wordle è un'interfaccia web, Fedle è un bot con cui interagire esattamente come lo si farebbe con qualunque utilizzatore umano: botta e risposta. Per cui v a bene ogni client fediverso e ogni browser web senza installare programmi in più.

La versione italiana risponde a @Fedle (Italiano) – per ricevere ogni giorno alle 14:00 una parola italiana da indovinare, basta seguire il bot come si farebbe con qualunque altro handle fediverso.

Come si usa


Quando si interagisce con Fedle_it la visibilità dei messaggi deve essere su “privato” – solo le persone che menziono.

  • aiuto: manda un elenco di comandi
  • regole: mostra le regole del gioco disponibili anche nella pagina informazioni di Fedle.
  • una volta ricevuta la parola del giorno, basterà rispondere alla conversazione in privato, con quella che si presume sia la soluzione.

Se fedle dice “6 lettere, inizia per l”, si potrà rispondere (impostando la visibilità su privato) semplicemente scrivendo ad esempio lavoro.

Per comodità, ecco i comandi e le regole del gioco:

Indovina la parola del giorno in 6 tentativi. La prima lettera viene data come indizio. La tua risposta deve essere della lunghezza giusta e nel dizionario. :correct: = lettera giusta, posizione giusta :misplaced: = lettera giusta, posizione sbagliata :absent: = lettera non nella parola

Comandi:


  • aiuto: mostra queste regole
  • statistiche: statistiche personali
  • migliori: classifica istanza (7 giorni)
  • statistiche istanza.tld: statistiche per una istanza
  • suggerisci: PAROLA: proponi una parola
  • esercizio: allenati con una parola casuale
  • nuovo esercizio: ottieni una nuova parola


I simboli (emoji)


Come detto, graficamente si mostrano dei simboli. Dei quadratini.

  • 🟩 – verde, lettera presente nella parola e posizionata nel posto giusto. Se la soluzione è “sopra” ma tu hai scritto “sport”, ci saranno due simboli verdi nella posizione 1 e 4.
  • 🟨 – giallo, lettera errata. Misplaced. Presente nella parola, ma posizionata nel posto sbagliato. Se la tua risposta è “sport” ma la soluzione è “sopra”, in posizione 2 e 3 ci saranno due segni gialli perché le due lettere sono scambiate di posto.
  • ⬛ – grigio: lettera assente. La parola non contiene la lettera in questione. Nell'esempio di “sport”, la “t” sarà una tessera grigia perché nella parola richiesta, “sopra”, non esiste la t.


Competizione e condivisione


Ovviamente non è obbligatorio condividere i propri risultati sui social network, ma Fedle quando si arriva alla soluzione, restituisce un link da cliccare. Si apre il browser e si copia il risultato con l'apposito pulsante, che poi si può trasferire incollandolo sul composer del proprio client fediverso.

Ogni domenica arriva la classifica settimanale delle istanze che hanno giocato, e ogni giorno vengono dati i risultati della parola precedente: quanti giocatori hanno provato, la percentuale di risoluzioni, la media di tentativi svolti.

Si può barare con l'AI? Volendo sì. Ma se lo fai... ti dai praticamente del pollo da solo.

Hashtag da usare


Di solito si usa #fedle che è già preimpostato nel post coi risultati da incollare nel composer del client Fediverso. Ma nessuno vieta di aggiungerne altri, tipo #ParoleSante o #FedleItalia o anche WordGame, Puzzle, Rompicapo...

CREDITS: Elena Brescacin – @Elena Brescacin | traduttrice italiana di Fedle


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2RE - Capitolo 14


ISRAELE E GIUDA FINO ALLA CADUTA DI SAMARIA (14,1-17,41)

Amasia, re di Giuda1Nell'anno secondo di Ioas, figlio di Ioacàz, re d'Israele, Amasia, figlio di Ioas, divenne re di Giuda. 2Quando divenne re aveva venticinque anni; regnò ventinove anni a Gerusalemme. Sua madre era di Gerusalemme e si chiamava Ioaddàn. 3Egli fece ciò che è retto agli occhi del Signore, ma non come Davide, suo padre: fece come suo padre Ioas. 4Solo non scomparvero le alture; il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture. 5Quando il regno fu saldo nelle sue mani, uccise i suoi ufficiali che avevano ucciso il re, suo padre. 6Ma non fece morire i figli degli uccisori, secondo quanto è scritto nel libro della legge di Mosè, ove il Signore prescrive: “Non si metteranno a morte i padri per una colpa dei figli, né si metteranno a morte i figli per una colpa dei padri. Ognuno sarà messo a morte per il proprio peccato”. 7Egli sconfisse gli Edomiti nella valle del Sale, in tutto diecimila. In quella guerra occupò Sela e la chiamò Iokteèl, come è chiamata ancora oggi.8Allora Amasia mandò messaggeri a Ioas, figlio di Ioacàz, figlio di Ieu, re d'Israele, per dirgli: “Vieni, affrontiamoci”. 9Ioas, re d'Israele, fece rispondere ad Amasia, re di Giuda: “Il cardo del Libano mandò a dire al cedro del Libano: “Da' in moglie tua figlia a mio figlio”. Ma passò una bestia selvatica del Libano e calpestò il cardo. 10Hai ben colpito Edom, e il tuo cuore ti ha esaltato. Sii glorioso, ma resta nella tua casa. Perché ti precipiti in una disfatta? Potresti soccombere tu e Giuda con te”. 11Ma Amasia non lo ascoltò. Allora Ioas, re d'Israele, si mosse; si affrontarono, lui e Amasia, re di Giuda, presso Bet-Semes, che appartiene a Giuda. 12Giuda fu sconfitto di fronte a Israele e ognuno fuggì nella propria tenda. 13Ioas, re d'Israele, fece prigioniero Amasia, re di Giuda, figlio di Ioas, figlio di Acazia, a Bet-Semes. Quindi, andato a Gerusalemme, aprì una breccia nelle mura di Gerusalemme dalla porta di Èfraim fino alla porta dell'Angolo, per quattrocento cubiti. 14Prese tutto l'oro e l'argento e tutti gli oggetti trovati nel tempio del Signore e nei tesori della reggia, e gli ostaggi, e tornò a Samaria.15Le altre gesta che compì Ioas, la sua potenza e la guerra che combatté contro Amasia, re di Giuda, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 16Ioas si addormentò con i suoi padri, fu sepolto a Samaria con i re d'Israele e al suo posto divenne re suo figlio Geroboamo.17Amasia, figlio di Ioas, re di Giuda, visse quindici anni dopo la morte di Ioas, figlio di Ioacàz, re d'Israele. 18Le altre gesta di Amasia non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda?19Si ordì contro di lui una congiura a Gerusalemme. Egli fuggì a Lachis, ma lo fecero inseguire fino a Lachis, dove l'uccisero. 20Lo caricarono su cavalli e fu sepolto a Gerusalemme con i suoi padri nella Città di Davide. 21Tutto il popolo di Giuda prese Azaria, che aveva sedici anni, e lo fece re al posto di suo padre Amasia. 22Egli ricostruì Elat, riannettendola a Giuda, dopo che il re si era addormentato con i suoi padri.

Geroboamo II, re d’Israele23Nell'anno quindicesimo di Amasia, figlio di Ioas, re di Giuda, Geroboamo, figlio di Ioas, re d'Israele, divenne re a Samaria. Egli regnò quarantun anni. 24Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò da nessuno dei peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele. 25Egli recuperò a Israele il territorio dall'ingresso di Camat fino al mare dell'Araba, secondo la parola del Signore, Dio d'Israele, pronunciata per mezzo del suo servo, il profeta Giona, figlio di Amittài, di Gat-Chefer. 26Infatti il Signore aveva visto la miseria molto amara d'Israele: non c'era più né schiavo né libero e Israele non aveva chi l'aiutasse. 27Il Signore che aveva deciso di non cancellare il nome d'Israele sotto il cielo, li liberò per mezzo di Geroboamo, figlio di Ioas.28Le altre gesta di Geroboamo, tutte le sue azioni e la potenza con cui combatté e con la quale recuperò a Israele Damasco e Camat, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 29Geroboamo si addormentò con i suoi padri, con i re d'Israele, e al suo posto divenne re suo figlio Zaccaria.

__________________________Note

14,1 Amasia: è re negli anni 796-781 circa.

14,14 È la terza volta che vengono spogliati il tempio e la reggia dopo l’incursione di Sisak (1Re 14,25-26) e quella di Cazaèl (2Re 12,18-19).

14,19 Lachis: città fortificata di Giuda, sulla strada da Gaza a Gerusalemme.

14,22 ricostruì Elat: città perduta dal tempo del re Ioram (2Re 8,20-21), sul ramo orientale del Mar Rosso.

14,23 Sotto Geroboamo II, che regnò negli anni 783-743, vengono chiamati al ministero profetico Amos e Osea.

14,25 Del profeta Giona figlio di Amittài, al quale vengono attribuiti i fatti che si leggono nel omonimo libro di Giona, non si sa nulla.

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Approfondimenti


14,1-17,41. Si è concluso il ciclo di Eliseo. Ora si apre una nuova sezione che presenta il cammino parallelo dei due regni fino alla scomparsa di quello del Nord. Dal punto di vista letterario il termine di quest'ultimo scorcio di storia comune è da collocarsi a 17,23. Un'abbondante appendice sull'origine dei Samaritani – 17,24-41 – conclude definitivamente la sezione.

14,1-22. Amazia re di Giuda (796-781). Parallelo in 2Cr 25,1-4.11-12.17-28.

1-4. Presentazione schematica del regno con le solite caratteristiche usate per i re di Giuda. La durata del regno in ventinove anni è assai controversa. È uno dei pochi re a ricevere nel sommario un giudizio positivo (cfr. 15,3.34; 18,3; 22,2). Tuttavia anche sul regno di Amazia si stende l'ombra delle alture.

5-6. Dopo aver atteso il consolidamento del suo potere, Amazia procede a vendicare il padre (cfr. 12,21-22) applicando il principio della responsabilità individuale. Questo costituiva un progresso giuridico notevole nel diritto d'Israele. La legislazione tribale, assai attenta alla solidarietà della famiglia, la coinvolgeva completamente anche nel caso di un delitto e della pena da scontare (Gs 7,24-25; 1Sam 22,16; 2Re 9,26). Col Deuteronomio si crea invece una svolta: sono riportate qui, quasi alla lettera, le parole di Dt 24,16. La letteratura profetica si metterà su questa scia (Ger 31,29-30; Ez 18).

7. Amazia riesce a riconquistare la regione di Edom perduta con la rivolta contro Ioram (8,22). Vengono riportate due importantissime tappe della guerra. Prima la battaglia nella valle del Sale, identificata con ‘Ain-milḥ 30 km ad ovest di Petra, già nota in 2Sam 8,13 per la vittoria di Davide sugli Edomiti. Probabilmente il luogo si trovava sul cammino delle truppe verso sud. Successivamente la conquista della “rupe” da identificarsi con Umm el-Bijārah, praticamente l'acropoli di Petra. Il luogo è veramente impervio a 1160 m; per questo la vittoria creò tale stupore da assegnare al luogo il nome di Iok-teel, «Dio prende», ma il toponimo non ha avuto molta fortuna.

8. I motivi della sfida di Amazia non sono chiari. Dall'apologo che segue al v. 9 potrebbe trattarsi di una richiesta di matrimonio per il figlio di Amazia, chiedendo la figlia di Ioas, ma la risposta fu negativa. Oppure, seguendo 2Cr 25,6-10, la truppa d'Israele non accolta da Amazia fu motivo dello scontro. Infine con 2Cr 25,13 la guerra scoppiò per vendicare le razzie degli offesi Israeliti che ritornavano ai loro territori. Non è neanche da escludere la semplice ambizione per superare l'egemonia politica d'Israele dopo le vittorie sugli Aramei (13,25).

9-10. Ioas risponde alla sfida con un breve e bell'apologo che ricorda Gdc 9,7-15. La favola mostra molto bene l'inutilità del proposito di Amazia e l'altezzosità con cui il regno del Nord guardava a quello del Sud. Tuttavia questo atteggiamento viene mitigato dal consiglio del v. 10 a rinunciare all'impresa.

11-14. Il luogo dello scontro stupisce. Bet-Semes si trova a 38 km ad ovest di Gerusalemme, quasi sul confine filisteo. Sarebbe stato più comprensibile un luogo verso la frontiera settentrionale. Giuda è sconfitto. I nemici vincitori assalgono Gerusalemme privandola di 200 m di mura sul lato nord-occidentale e facendo bottino di preziosi e ostaggi. Questo è il terzo saccheggio di Gerusalemme, dopo quello di Sisach (1Re 14,25-26) e quello di Cazael (12,19).

15-16. È una ripetizione della conclusione del regno di Ioas di 13,12-13.

19-20. Anche Amazia è vittima di una congiura, forse ordita a causa del negativo esito della guerra, ma i motivi non sono trasparenti affatto. Accortosi del rischio, il re fugge a Lachis, attuale Tell ed-Duweir, ben distante da Gerusalemme verso sud-ovest, ma viene raggiunto e ucciso. È strana anche la notizia del suo trasporto a Gerusalemme che dà l'impressione di un solenne corteo funebre. Amazia è il secondo re di Giuda assassinato dopo suo padre Ioas (12,21-22).

21-22. La congiura contro Amazia non godeva di una base popolare, se la stessa gente della Giudea intronizza suo figlio Azaria come nuovo re. Egli si applica a completare l'impresa paterna della riconquista di Edom con la ricostruzione di Elat, il grande porto salomonico (cfr. 1Re 9,26).

23-29. Geroboamo II re d'Israele (782-753). Geroboamo II è il più importante re d'Israele sia per la durata del suo regno, sia per quanto riuscì a realizzare. Approfittando delle pressioni assire sulla Siria, riportò i confini settentrionali fino al limite raggiunto sotto Davide: Camat. Anche a meridione il confine fu riportato a lambire il Mar Morto (mare dell'Araba). Dal punto di vista amministrativo vi fu pure una buona riuscita. Ma l'autore non accorda la sua simpatia a questo monarca, forse per il suo scarso impegno religioso. Così in pochi versetti viene liquidato un periodo brillante della storia settentrionale. Va segnalato che durante questo regno, Amos, nativo della Giudea, svolse nel territorio del nord il suo ministero profetico (circa il 760) finché non venne espulso per i suoi interventi contro la casa reale (Am 7,10-13).

25. L'estensione dei confini viene attribuita alla realizzazione di una profezia. Giona figlio di Amittai, verso la fine del V sec. e l'inizio del IV, tu scelto come protagonista dell'omonimo libro. Gat-Chefer è posto da Gs 19,13 nella Galilea; molto probabilmente si tratta dell'attuale Kirbet ez-Zurra, 5 km a nord-est di Nazaret. Secondo Am 6,13, Geroboamo sarebbe arrivato a riconquistare la Transgiordania fino al «torrente dell'Araba», a sud-est del Mar Morto.

26-27. I versetti trovano un parallelo in 13,4-5. La formula «schiavo-libero», già comparsa in 1Re 14,10, è di sapore poetico e trova in italiano una traduzione congetturale. La forza della parola profetica e la misericordia divina messe in campo dall'autore tolgono merito ai successi di Geroboamo II.

28. La riconquista di Damasco non è da leggersi come una espugnazione militare. Per comprendere si deve tenere presente 1Re 20,34 in cui si parla della riapertura dei mercati israeliti in quella città. Si tratta qui di un'operazione analoga.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Penguin Cafe – The Imperfect Sea (2017)


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Pensare che a volte è sufficiente una sola immagine, dal tratto preciso e con figure ben contestualizzate, a generare un intero immaginario potenziale. È tra gli elementi determinanti dell'arte classica – specie dalla rivoluzione prospettica in poi – e il motivo per cui la figurazione non smette di comunicarci sensazioni vivide e condivise. Al compianto Simon Jeffes è bastata una visione poetica del tutto casuale, un'ode al fascino dell'irrazionalità (l'incipit: “I am the proprietor of the Penguin Cafe, I will tell you things at random”), in seguito resa possibile nei dipinti della sua compagna Emily Young, eleganti sintesi tra la metafisica di De Chirico e le fantasie antropomorfe di Lewis Carroll... artesuono.blogspot.com/2017/05…


Ascolta: album.link/i/1451164942



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Penguin Cafe – The Imperfect Sea (2017)


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Pensare che a volte è sufficiente una sola immagine, dal tratto preciso e con figure ben contestualizzate, a generare un intero immaginario potenziale. È tra gli elementi determinanti dell'arte classica – specie dalla rivoluzione prospettica in poi – e il motivo per cui la figurazione non smette di comunicarci sensazioni vivide e condivise. Al compianto Simon Jeffes è bastata una visione poetica del tutto casuale, un'ode al fascino dell'irrazionalità (l'incipit: “I am the proprietor of the Penguin Cafe, I will tell you things at random”), in seguito resa possibile nei dipinti della sua compagna Emily Young, eleganti sintesi tra la metafisica di De Chirico e le fantasie antropomorfe di Lewis Carroll... artesuono.blogspot.com/2017/05…


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NUOVA POESIA

non dirmi che questa in grafia minuta è “inconsistente” come la mia “collezione di farfalle”

cielo grigio si riflette negli occhi

-unforgettable

piove l'immagine di te attraverso il vetro mentre

il marciapiede si allontana

ho da dare i miei occhi a quel che passa

-

Nuova poesia


non chiamare fragile
questa calligrafia che trema —
racchiude interi voli di carta,
farfalle piegate in tasche di memoria.

il cielo si specchia nei miei occhi,
un lago di piombo che non sa tacere.
sotto la pioggia, la tua sagoma si sfila
come un film che scorre sul vetro.

il marciapiede si allontana, lento,
e io resto qui con le mani vuote,
pronto a cedere lo sguardo a chi passa,
a prestare i miei occhi al mondo che corre.

Nuova poesia

Piccole parole scritte a mano, farfalle danzano nel cielo grigio, riflesso nei tuoi occhi, un ricordo che non svanisce.

La pioggia scivola sul vetro, la strada si allontana, e io, do i miei occhi alle cose che passano.

Nuova poesia

Le parole fluttuano come foglie, senza peso, senza direzione. Il cielo grigio si riflette nei tuoi occhi, un mondo che si perde nel silenzio.

Ogni passo è un ricordo che svanisce, come la pioggia che scivola sul vetro. Il tempo si dissolve, e io resto qui, a guardare il mondo che passa.

Non c'è più niente da dire, solo il respiro che si fa lento


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Laura Marling – Semper Femina (2017)


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Nel libro IV dell'Eneide di Virgilio, v. 569, si legge: “Heia age, rumpe moras. Varium et mutabile semper femina” (= Muoviti, rompi gli indugi, è della donna essere mutevole). La raffinata citazione classica fornisce a Laura Marling il pretesto per costruire nel suo sesto album una sorta di concept sulla natura vulnerabile dell'essere femminile. “Volevo scrivere della donna come se fosse un uomo a farlo”, spiega la cantautrice inglese in un'intervista rilasciata a The Fader, aggiungendo “ma in fondo, ero io stessa a scriverne, non avevo bisogno di una prospettiva maschile per giustificare l'intimità del modo in cui guardo al mondo femminile”... artesuono.blogspot.com/2017/03…


Ascolta: album.link/i/1179022496



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Laura Marling – Semper Femina (2017)


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Nel libro IV dell'Eneide di Virgilio, v. 569, si legge: “Heia age, rumpe moras. Varium et mutabile semper femina” (= Muoviti, rompi gli indugi, è della donna essere mutevole). La raffinata citazione classica fornisce a Laura Marling il pretesto per costruire nel suo sesto album una sorta di concept sulla natura vulnerabile dell'essere femminile. “Volevo scrivere della donna come se fosse un uomo a farlo”, spiega la cantautrice inglese in un'intervista rilasciata a The Fader, aggiungendo “ma in fondo, ero io stessa a scriverne, non avevo bisogno di una prospettiva maschile per giustificare l'intimità del modo in cui guardo al mondo femminile”... artesuono.blogspot.com/2017/03…


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2RE - Capitolo 13


Ioacàz, re d’Israele1Nell'anno ventitreesimo di Ioas, figlio di Acazia, re di Giuda, Ioacàz, figlio di Ieu, divenne re su Israele a Samaria. Egli regnò diciassette anni. 2Fece ciò che è male agli occhi del Signore; imitò il peccato di Geroboamo, figlio di Nebat, che aveva fatto peccare Israele, né mai se ne allontanò. 3L'ira del Signore si accese contro Israele e li consegnò in mano a Cazaèl, re di Aram, e in mano a Ben-Adàd, figlio di Cazaèl, per tutto quel tempo. 4Ma Ioacàz placò il volto del Signore e il Signore lo ascoltò, perché aveva visto l'oppressione d'Israele: infatti il re di Aram lo opprimeva. 5Il Signore concesse un salvatore a Israele, che così riuscì a sfuggire al potere di Aram; gli Israeliti poterono abitare nelle loro tende come prima. 6Ma essi non si allontanarono dai peccati che la casa di Geroboamo aveva fatto commettere a Israele, ma li imitarono e anche il palo sacro rimase in piedi a Samaria. 7Pertanto non furono lasciati soldati a Ioacàz, se non cinquanta cavalli, dieci carri e diecimila fanti, perché li aveva distrutti il re di Aram, riducendoli come la polvere che si calpesta.8Le altre gesta di Ioacàz, tutte le sue azioni e la sua potenza, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 9Ioacàz si addormentò con i suoi padri, fu sepolto a Samaria e al suo posto divenne re suo figlio Ioas.

Ioas, re d’Israele10Nell'anno trentasettesimo di Ioas, re di Giuda, Ioas, figlio di Ioacàz, divenne re su Israele a Samaria. Egli regnò sedici anni. 11Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò da tutti i peccati che Geroboamo figlio di Nebat aveva fatto commettere a Israele, ma li imitò.12Le altre gesta di Ioas, tutte le sue azioni e la potenza con cui combatté con Amasia, re di Giuda, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 13Ioas si addormentò con i suoi padri e sul suo trono si sedette Geroboamo. Ioas fu sepolto a Samaria con i re d'Israele.

Morte di Eliseo14Quando Eliseo si ammalò della malattia di cui morì, Ioas, re d'Israele, scese da lui, scoppiò in pianto in sua presenza, dicendo: “Padre mio, padre mio, carro d'Israele e suoi destrieri!”. 15Eliseo gli disse: “Va' a prendere arco e frecce”, ed egli prese arco e frecce per lui. 16Disse ancora Eliseo al re d'Israele: “Metti la tua mano sull'arco”. Dopo che egli ebbe messa la mano, Eliseo mise le sue mani sopra le mani del re, 17quindi disse: “Apri la finestra verso oriente”. Dopo che egli ebbe aperta la finestra, Eliseo disse: “Tira!”. Ioas tirò. Eliseo disse: “Freccia vittoriosa del Signore, freccia vittoriosa contro Aram. Tu colpirai Aram ad Afek, sino a finirlo”. 18Eliseo disse: “Prendi le frecce”. E quando quegli le ebbe prese, disse al re d'Israele: “Colpisci la terra”, ed egli la percosse tre volte, poi si fermò. 19L'uomo di Dio s'indignò contro di lui e disse: “Colpendo cinque o sei volte, avresti colpito Aram sino a finirlo; ora, invece, sconfiggerai Aram solo tre volte”.20Eliseo morì e lo seppellirono. Nell'anno successivo alcune bande di Moab penetrarono nella terra. 21Mentre seppellivano un uomo, alcuni, visto un gruppo di razziatori, gettarono quell'uomo sul sepolcro di Eliseo e se ne andarono. L'uomo, venuto a contatto con le ossa di Eliseo, riacquistò la vita e si alzò sui suoi piedi.22Cazaèl, re di Aram, oppresse gli Israeliti per tutti i giorni di Ioacàz. 23Ma il Signore ebbe pietà di loro, ne ebbe compassione e tornò a favorirli a causa della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe; non volle distruggerli e non li ha rigettati dal suo volto fino ad ora. 24Cazaèl, re di Aram, morì e al suo posto divenne re suo figlio Ben-Adàd. 25Allora Ioas, figlio di Ioacàz, tornò a prendere a Ben-Adàd, figlio di Cazaèl, le città che Cazaèl aveva tolte con la guerra a suo padre Ioacàz. Ioas lo sconfisse tre volte; così recuperò le città d'Israele.

__________________________Note

13,1 Negli anni 814-798 circa Ioacàz regna su Israele.

13,5 un salvatore: forse l’autore pensa a Geroboamo II, il figlio di Ioas; oppure si tratta del re di Assiria Adad-Nirari III, che spezzò la potenza di Damasco (vedi vv. 23-25; 14,23-29).

13,10 Ioas: è re d’Israele negli anni 798-783 circa.

13,17 Afek: è la città aramea a est del lago di Gennèsaret, dove Ioas riporterà alcuni successi (vedi 1Re 20,26-30).

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Approfondimenti


1-5. Ioacaz re d'Israele (813-797). Nello schema convenzionale di presentazione viene proposto il giudizio religioso sul re che, come tutti i suoi predecessori, non si allontana dal peccato originale del regno del Nord (cfr. 1Re 12,26-30). Questo rilievo innesca una descrizione in tre momenti: peccato, castigo, perdono. La fase centrale, l'ostilità e la superiorità di Aram, è l'unico problema storico-politico che viene ricordato di questo regno. Si ritornerà sul tema nei vv. 7.22-25. La narrazione assume qui somiglianza con alcuni passaggi del libro dei Giudici (cfr. Gdc 2,11-19; 3,7-9.12-15). Ritroveremo un tono analogo in 14,26-27. Sorprende l'anonimato del salvatore. Potrebbe trattarsi di un personaggio straniero e precisamente del re assiro Adad-Mirari (811-783) che con le sue spedizioni militari in Palestina dopo l'805 rovinò il dominio arameo con la sconfitta di Ben-Adad III.

6-7. Avvolta in un nuovo schema teologico viene data la notizia della distruzione dell'esercito. La ricaduta nel peccato ha provocato lo smantellamento delle difese. Gli elementi che rimangono all'esercito settentrionale sono tipici di uno stato vassallo che non può autodeterminarsi. Nell'epurazione compiuta da leu (10, 26-27) non si era fatta menzione di questo palo sacro.

10-13. Ioas re d'Israele (797-782). Anziché essere distribuita all'inizio e alla fine del regno, la cornice narrativa viene tutta raccolta in questi versetti. La formula conclusiva (v. 12 e 13) potrebbe meglio collocarsi dopo il v. 25, ultimo atto dell'impegno militare di Ioas. Qui viene solo accennata la vittoria su Amazia descritta in 14,8-14. L'avvenimento più importante del regno di Ioas, la morte di Eliseo, viene sviluppato successivamente. Per l'autore è più importante dar rilievo alla fine del ministero profetico di Eliseo e all'efficacia della sua parola (v. 25) in modo da concludere con discreta solennità il ciclo narrativo dedicato al successore di Elia.

14. Con questo versetto inizia il racconto dell'ultima profezia d'Eliseo che si concluderà al v. 19. Dal racconto si desumono le relazioni affettuose tra il re e il profeta che viene chiamato qui con lo stesso titolo dato ad Elia in 2,12. Il primo episodio della vita di Eliseo collegato alla cronologia delle dinastie settentrionali è la scelta di Ieu come re (9,1-3) da porsi attorno all'841. Si può intuire così la lunga durata del suo ministero profetico: circa 50 anni.

15-17. È la prima scena dell'azione profetica di Eliseo, un gesto altamente simbolico. Verso oriente, direzione della capitale della Siria, viene scagliata dalle mani del re e del profeta la prima freccia della vittoria. È più di una predizione: si tratta da parte del profeta di un modo di agire efficacemente sugli avvenimenti. Per episodi analoghi cfr. Es 17,8-13; Gs 8,18-26.

18-19. La seconda scena presenta un gesto che nell'intento del profeta inciderà sul futuro più del primo. Pare che Eliseo voglia stabilire una proporzione tra la riuscita dell'impresa e la forza e la volontà di chi dovrà compierla. La poca resistenza del re irrita Eliseo e sbarra la strada al successo completo. Per Afek, cfr. 1Re 20,26.

20-21. Eliseo compie da morto il suo ultimo miracolo. Prima di passare agli avvenimenti politici che danno compimento al suo estremo intervento profetico, fautore indugia su questo particolare per lui rilevante data la sua ammirazione per la figura profetica. Secondo fuso di seppellire nel podere di famiglia, il sepolcro di Eliseo sarebbe da collocarsi in Abel-Mecola (1Re 19,16; 1Re 4,12). Il libro del Siracide colloca Eliseo tra i grandi della storia sacra (Sir 48,12-14): in questo breve ricordo di lui si insiste sulla sua attività taumaturgica dopo la sua morte (vv. 13b-14b).

22. Il gesto di benevolenza da parte di Dio è il motivo della profezia di Eliseo (vv. 15-19) e del suo compimento nella vittoria sugli Aramei. Nonostante la frattura con Giuda e il fardello del peccato di Geroboamo, Israele non è uscito dal solco dell'alleanza patriarcale. Il giuramento di Dio ai patriarchi è uno dei temi caratteristici del Deuteronomio (1,8; 6,10; 9,5-27; 29,12; 34 4), il contatto letterario più forte per il nostro versetto è con Dt 9,27.

25. Si compiono le parole di Eliseo e vengono riconquistate le città ad ovest del Giordano. In 13,3.7 si era parlato delle sconfitte subite da Ioacaz, ma senza presentare una lista delle città perdute. L'imprecisione storica non stupisce. L'intervento è teologico: dimostrare l'infallibilità della parola profetica.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Poème / sans titre

Les orateurs se taisent, les politiques abandonnent Accablés par la longueur de ce qui advint De l'étreinte ou la terre tout entière frisonne Une chaleur incertaine jusqu’au bout du chagrin

Alors qu’il ne reste rien d’autre que moi qui proclame Qu’il faut faire danser les abysses quelquefois, Qui ne peuvent contenir ni sacrifice ni flammes, Il n'y a pas que les cendres pour se souvenir de toi.

Pour Valérie, pour Berthe.

06/01/2020


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Scenario futuristico ma non troppo...

A cura di Qwen3.5. In locale sul mio PC

Domanda: Descrivimi uno scenario futuristico mondiale, nel caso tra 2 o 3 anni il costo dell'energia e di conseguenza quello dell'uso delle AI dovesse decuplicare.

Risposta: Ecco una possibile visione di uno scenario futuristico plausibile, in cui un crollo del mercato energetico e un conseguente aumento dei costi dell'elaborazione AI (circa il 200% in due o tre anni) trasformano radicalmente la società globale.

Il Titolar: “L'Era del Rationing Computazionale” (2025-2027)

  1. Il Contesto: La Crisi dei Microchip e dei Data Center Tutto inizia con una combinazione di fattori: un picco di domanda per l'AI generativa, la saturazione delle risorse idriche per il raffreddamento dei data center e una crisi geopolitica che interrompe le catene di approvvigionamento energetico. I costi dell'elettricità per i data center raddoppiano quasi di colpo, rendendo l'addestramento di grandi modelli (LLM) proibitivo per chiunque non sia una superpotenza o una multinazionale energetica.
  2. Il Nuovo Modello Economico: “Pay-per-Token” Globale In questo scenario, l'accesso all'IA non è più gratuito o incluso nei servizi di base. Si instaura un sistema globale di “Computational Rationing” (Razionamento Computazionale):

• L'IA come Luxury Good: Utilizzare un modello linguistico avanzato per scrivere codice, analizzare dati o creare contenuti diventa un servizio a pagamento ad alto costo, accessibile solo a chi possiede crediti energetici o abbonamenti costosi. • Crollo dei Modelli Open Source Gratuiti: Le aziende che mantenevano modelli open source gratuiti non riescono più a coprire i costi operativi e chiudono i server. La ricerca si sposta verso modelli ultra-ottimizzati, piccoli e specifici (“TinyML”) che consumano pochissima energia, ma offrono capacità ridotte. • La Fine dell'Auto-Driving e delle Città Intelligenti: I veicoli autonomi e le reti di gestione del traffico urbano devono disattivare i sistemi di calcolo in tempo reale per risparmiare energia, tornando a dipendere da operatori umani o sistemi molto più semplici.

  1. Impatto sulla Società e sul Lavoro

• Bivio Professionale: * Classi Alta e Media: Continuano a usare l'IA per ottimizzare processi aziendali, ma pagano un “tassa computazionale” sostanziosa sui loro software. * Classi Basse e Lavoratori Manuali: Perdere accesso all'AI significa perdere gli strumenti di produttività. Tuttavia, emerge un nuovo settore di lavoro: gli “Energy Arbitragers” (arbitraggiatori energetici) e i “Hardware Tinkers” (manutentori hardware), figure che riparano, riconfigurano e gestiscono manualmente le infrastrutture digitali per ridurre il consumo. * L'Uomo come Ultima Soluzione: In molti settori (medicina, ingegneria legale, architettura), l'uso dell'AI è limitato a funzioni di base. La creatività complessa e il problem solving strategico tornano a essere attività prettamente umane, poiché simulare queste funzioni con l'AI costa troppo.

• Nuova Struttura Sociale: * Nasce un divario digitale non basato sulla velocità di connessione, ma sul potere di calcolo. I ricchi hanno “nuvole private” isolate e alimentate da reattori nucleari o fusioni sperimentali; i poveri usano modelli locali su dispositivi personali o condividono risorse in una “rete di sopravvivenza digitale” a bassissimo consumo. * L'educazione cambia drasticamente: le scuole insegnano come ottimizzare il codice per consumare meno energia e come usare l'hardware esistente in modo efficiente, piuttosto che come addestrare nuovi modelli.

  1. Innovazione Forzata: L'Era dell'Efficienza Estrema La crisi stimola un'innovazione radicale in campi diversi:

• AI Neuromorfica e Analogica: Si abbandona l'architettura digitale tradizionale (basata su transistori) a favore di chip analogici e neuromorfici che imitano il cervello umano, consumando una frazione dell'energia attuale. • Edge Computing Massivo: Tutto il calcolo deve avvenire “al bordo” (sul dispositivo dell'utente, non nel cloud). I smartphone e i laptop diventano supercomputer autonomi e isolati, capaci di funzionare offline per settimane. • Fusione e Nuovi Combustibili: Gli investimenti statali si concentrano quasi esclusivamente sulla fusione nucleare controllata e sulle tecnologie di cattura della CO2, poiché l'IA è vista come lo strumento necessario per progettare queste tecnologie, ma solo se si riesce a renderle efficienti.

  1. Scenario Geopolitico I paesi ricchi di risorse energetiche rinnovabili (sole, vento, idrogeno verde) diventano le nuove superpotenze, in quanto possono alimentare data center economici. Le nazioni dipendenti da importazioni fossili o instabili vedono il loro sviluppo tecnologico bloccato. L'IA diventa un'arma di sanzioni: i paesi che non possono pagare i costi energetici per l'accesso alle infrastrutture digitali vengono esclusi dal commercio globale avanzato.

Conclusione: Un Mondo più Lento ma più Umano? In questo scenario, tra 2-3 anni, vivremmo in un mondo dove la magia dell'IA generativa è diventata un ricordo di un'epoca precedente. La società sarebbe più lenta, meno automatizzata in superficie, ma forse più resiliente e consapevole. L'umano sarebbe nuovamente il centro del processo creativo e decisionale, costretto a fare di più con meno, trasformando la scarsità energetica in un motore per una nuova filosofia di vita e di lavoro incentrata sulla sostenibilità e sull'efficienza estrema.

È uno scenario inquietante, ma storicamente, le crisi energetiche hanno sempre forzato l'innovazione e cambiato le priorità della civiltà.


noblogo.org/iragazzidelcompute…

"Abi...normal. Sono quasi sicuro che fosse il nome".


Le Brigate Rosse hanno rapito e preso in ostaggio il cervello di Valditara. Qualunque richiesta di riscatto delle BR, fosse anche un solo caffè, dovrà essere respinta al mittente con fermezza. Facciano ciò che vogliono di quell'organo inutile. Il nostro Paese non sa che cosa farsene.

Il cervello del Ministro è quello che abbiamo visto nella leggendaria scena dell'altrettanto leggedario film Frankenseint Jr., quando il buon Igor nel laboratorio si trova di fronte all'encefalo etichettato come “Abnormal”.

Valditara si giustifica adducendo la scusa puerile del lapsus. Lapsus semantico o lapsus freudiano? Nel primo caso si sostituisce una parola o un concetto con un altro simile o appartenente alla stessa categoria per semplice distrazione, caso o stanchezza.

Nel secondo caso, in pratica, si usa il termine che intimamente, nel nostro inconscio, costituisce un'ossessione, un convincimento, un pregiudizio su quell'argomento, fatto o idea.

Valditara ha pronunciato quella bestialità di fronte alla stampa in occasione dell'inaugurazione di una scuola intitolata a Piersanti Mattarella. Di solito, per queste occasioni le dichiarazioni del Ministro sono preparate e scritte prima dagli addetti stampa. Quindi è estremamente difficile ammettere che si possa trattare di un lapsus semantico.

Il nostro **governo post-fascista **è farcito di personaggi inquietanti, la cui mente è funestata da bias cognitivi, pregiudizi culturali e ossessioni, che sono alla base di tutte le loro azioni e dichiarazioni. I ripetuti richiami agli Anni di Piombo e al terrorismo rosso di diversi ministri si trovano nelle cronache giornalistiche degli ultimi 4 anni.

E vogliamo parlare delle linee guida per la scuola del Ministero di cui il nostro “Ab-qualcosa” è a capo?Spazzatura tipica del Ventennio e solita massiccia propaganda revisionista di ogni regime illiberale, reazionario e fascistoide della storia passata e presente (vedasi Argentina, USA, Israele, Russia): provincialismo culturale, suprematismo nemmeno tanto velato e integralismo religioso sono gli ingredienti principali. Le portate principali: Storia incentrata sul mondo Occidentale e insegnata come “grande narrazione” per rafforzare l'identità nazionale dei ragazzi; valorizzazione del concetto di Patria e dell'impatto del Cristianesimo sul mondo classico; inserimento della Bibbia tra i testi di riferimento storico e letterario.

Io, intanto, quando vado in libreria e mi imbatto mio malgrado in una copia della Bibbia, continuo ostinatamente a prenderla e a spostarla nello scaffale dei libri fantasy. Un piccolissimo ma doveroso atto di coscienza civica.

Now playing:“Extraterrestre”Blitz – Eugenio Finardi – 1978


noblogo.org/grad/abi-normal

SIMILE ALLA VITA

simile alla vita il morire mi dici naturale ma strano se ci pensi vi si entra con uno schiaffo e se ne esce con una manata di terra

con un io ridimensionato m'immagino di sparire come chi in sogno segua una successione di stanze allora uccelli vedrei uscirmi dalla testa nel becco i versi d'una vita

. Accolgo la tua poesia con rispetto: ha immagini nette e un tono intimo che resta addosso. Di seguito trovi un'analisi breve, suggerimenti pratici e una proposta di riscrittura più levigata, più una traduzione in inglese.

Analisi poetica


  • Tema: la morte come continuazione e insieme come evento straniante; la vita e il morire si specchiano l’uno nell’altro.
  • Immagini forti: lo schiaffo e la manata di terra creano un contrasto fisico e quasi grottesco; gli uccelli che escono dalla testa funzionano come metafora della voce, dei ricordi, dei versi.
  • Voce e tono: confidenziale, quasi sussurrata; il parlante si ridimensiona, si immagina dissolversi.
  • Struttura: versi brevi, enjambment frequente che favorisce un ritmo frammentato, adatto al tema dell’evanescenza.

Suggerimenti per revisione


  • Punteggiatura: aggiungere qualche segno (virgole, punti) può modulare il respiro e chiarire le pause emotive.
  • Coesione delle immagini: rafforzare il legame tra lo schiaffo iniziale e la manata finale con un richiamo lessicale o sonoro.
  • Verbi più attivi: sostituire qualche forma passiva o descrittiva con verbi che diano slancio (es. esconosi staccano, volano).
  • Economia del linguaggio: valutare se eliminare o fondere qualche verso per aumentare la tensione lirica.

Riscrittura proposta


simile alla vita, il morire
me lo dici: naturale, eppure strano.
vi si entra con uno schiaffo;
se ne esce con una manata di terra.

con un io ridotto,
m’immagino dissolto —
come chi in sogno segue
una successione di stanze.
allora, uccelli mi escono dalla testa:
nel becco portano i versi
di una vita.


Traduzione in inglese


like life, you tell me, dying
is natural yet strange.
one enters it with a slap;
one leaves it with a handful of earth.

with a shrunken self
I imagine myself fading
like someone in a dream following
a succession of rooms.
then birds would come out of my head:
in their beaks the verses
of a life.

. Ecco sei varianti: tre più asciutte e tre più liriche. Le ho scritte per mantenere il nucleo immaginifico della tua poesia, cambiando ritmo, economia del linguaggio e musicalità.

Varianti più asciutte


  1. Asciutta A
    simile alla vita: morire.
    si entra con uno schiaffo,
    si esce con terra.
  2. Asciutta B
    morire è come la vita.
    un colpo all’ingresso,
    una manata alla fine.
    io si riduce, svanisco.
  3. Asciutta C
    si entra con uno schiaffo.
    si esce con una manata di terra.
    uccelli escono dalla testa;
    portano i versi.

Varianti più liriche


  1. Lirica A
    Simile alla vita, il morire
    si annuncia senza clamore:
    uno schiaffo apre la soglia,
    una manata di terra la richiude.
    Io si assottiglia, mi sciolgo
    in stanze che si succedono;
    uccelli escono dalla testa
    con i versi di una vita.
  2. Lirica B
    Come la vita, il morire ha il suo ritmo:
    un battito che spalanca, un battito che seppellisce.
    Mi rimpicciolisco come un lume che si spegne,
    cammino stanze di sogno;
    dal cranio volano uccelli —
    nel becco, i miei versi.
  3. Lirica C
    Morire, simile alla vita,
    è un gesto breve e definitivo:
    uno schiaffo che apre il mondo,
    una manata di terra che lo chiude.
    Con un io ridotto mi perdo in stanze,
    e dagli occhi della testa fuggono uccelli
    che portano, nel becco, la lingua intera della vita.

noblogo.org/norise-3-letture-a…

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Cybercrime. Incontro tra l'assetto specialistico della Polizia di Stato e l' FBI


La Polizia di Stato ha ospitato presso il Servizio di polizia postale e per la sicurezza cibernetica una delegazione del Federal Bureau of Investigation (FBI) statunitense. La visita si è inserita nel quadro delle attività di cooperazione internazionale già avviate tra l'FBI e il Commissariato di polizia online, nonché tra la rete TACU (FBI – Threat Analytics Collaboration Unit) e il CNAIPIC (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche).

L'iniziativa ha avuto l'obiettivo di rafforzare la cooperazione operativa tra le strutture specializzate dei due Paesi nella lotta al cybercrime.

Durante la prima giornata, i lavori si sono concentrati sulle attività del Commissariato di polizia online e sulle sinergie operative con l'FBI. Sono state illustrate le principali azioni di prevenzione e supporto ai cittadini, con particolare attenzione alla gestione delle segnalazioni online, alla tutela dei minori e alla gestione di casi delicati, inclusi quelli relativi a fenomeni di suicidio e situazioni di vulnerabilità. È stato inoltre sottolineato il costante coordinamento del Commissariato di polizia online con le altre articolazioni del Servizio di polizia postale e per la sicurezza cibernetica e con gli uffici territoriali, nell'ottica di una risposta integrata ai fenomeni criminali e alle emergenze gestite attraverso il web.

Nel corso della seconda giornata, il Direttore del CNAIPIC ha presentato le attività del Centro, evidenziando i punti di contatto con la delegazione ospite, in particolare per quanto riguarda la protezione delle infrastrutture critiche nazionali, i partenariati pubblico-privato, gli enti pubblici, le imprese strategiche e gli operatori di servizi essenziali. La delegazione ha visitato la sala operativa del CNAIPIC e il First Response Team, struttura centrale impegnata nell'analisi e nella gestione dei principali attacchi informatici, nonché nell'emissione di alert e IOC (Indicatori di Compromissione), elementi fondamentali per il tempestivo coordinamento delle attività di prevenzione e risposta agli incidenti cyber.

Sono state inoltre illustrate le principali attività investigative, anche transnazionali, svolte nel contrasto alle frodi informatiche, al phishing e al riciclaggio di denaro tramite strumenti digitali, con un focus specifico sulle tecniche più avanzate di analisi della blockchain e di tracciamento dei flussi finanziari illeciti.

L'iniziativa ha consentito di gettare le basi per l'attivazione di un canale di comunicazione diretto tra il CNAIPIC e la rete TACU, finalizzato alla condivisione e allo scambio in tempo reale di alert di sicurezza preventiva elaborati dalle rispettive strutture di Cyber Threat Intelligence, a beneficio delle infrastrutture critiche di entrambi i Paesi.

Sempre nell'ottica di consolidare il rapporto di cooperazione internazionale tra l'FBI e il Commissariato di polizia online, sono state avviate le interlocuzioni per programmare incontri periodici tra i referenti dei due centri specializzati, al fine di condividere best practices, trend criminali e le principali linee di indirizzo nelle attività di prevenzione e contrasto al cybercrime.

#Cnaipic #Commissariatodipoliziaonline #fbi #cooperazioneinternazionale #cybercrime


noblogo.org/cooperazione-inter…


Cybercrime. Incontro tra l'assetto specialistico della Polizia di Stato e l' FBI


Cybercrime. Incontro tra l'assetto specialistico della Polizia di Stato e l' FBI


La Polizia di Stato ha ospitato presso il Servizio di polizia postale e per la sicurezza cibernetica una delegazione del Federal Bureau of Investigation (FBI) statunitense. La visita si è inserita nel quadro delle attività di cooperazione internazionale già avviate tra l'FBI e il Commissariato di polizia online, nonché tra la rete TACU (FBI – Threat Analytics Collaboration Unit) e il CNAIPIC (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche).

L'iniziativa ha avuto l'obiettivo di rafforzare la cooperazione operativa tra le strutture specializzate dei due Paesi nella lotta al cybercrime.

Durante la prima giornata, i lavori si sono concentrati sulle attività del Commissariato di polizia online e sulle sinergie operative con l'FBI. Sono state illustrate le principali azioni di prevenzione e supporto ai cittadini, con particolare attenzione alla gestione delle segnalazioni online, alla tutela dei minori e alla gestione di casi delicati, inclusi quelli relativi a fenomeni di suicidio e situazioni di vulnerabilità. È stato inoltre sottolineato il costante coordinamento del Commissariato di polizia online con le altre articolazioni del Servizio di polizia postale e per la sicurezza cibernetica e con gli uffici territoriali, nell'ottica di una risposta integrata ai fenomeni criminali e alle emergenze gestite attraverso il web.

Nel corso della seconda giornata, il Direttore del CNAIPIC ha presentato le attività del Centro, evidenziando i punti di contatto con la delegazione ospite, in particolare per quanto riguarda la protezione delle infrastrutture critiche nazionali, i partenariati pubblico-privato, gli enti pubblici, le imprese strategiche e gli operatori di servizi essenziali. La delegazione ha visitato la sala operativa del CNAIPIC e il First Response Team, struttura centrale impegnata nell'analisi e nella gestione dei principali attacchi informatici, nonché nell'emissione di alert e IOC (Indicatori di Compromissione), elementi fondamentali per il tempestivo coordinamento delle attività di prevenzione e risposta agli incidenti cyber.

Sono state inoltre illustrate le principali attività investigative, anche transnazionali, svolte nel contrasto alle frodi informatiche, al phishing e al riciclaggio di denaro tramite strumenti digitali, con un focus specifico sulle tecniche più avanzate di analisi della blockchain e di tracciamento dei flussi finanziari illeciti.

L'iniziativa ha consentito di gettare le basi per l'attivazione di un canale di comunicazione diretto tra il CNAIPIC e la rete TACU, finalizzato alla condivisione e allo scambio in tempo reale di alert di sicurezza preventiva elaborati dalle rispettive strutture di Cyber Threat Intelligence, a beneficio delle infrastrutture critiche di entrambi i Paesi.

Sempre nell'ottica di consolidare il rapporto di cooperazione internazionale tra l'FBI e il Commissariato di polizia online, sono state avviate le interlocuzioni per programmare incontri periodici tra i referenti dei due centri specializzati, al fine di condividere best practices, trend criminali e le principali linee di indirizzo nelle attività di prevenzione e contrasto al cybercrime.

#Cnaipic #Commissariatodipoliziaonline #fbi #cooperazioneinternazionale #cybercrime


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Jake Xerxes Fussell – What In The Natural World (2017)


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immagine

Cercatore d'oro del folklore americano, giovane e anomala presenza nel panorama roots di queste stagioni, Jake Xerxes Fussell afferma il suo ruolo di errante chitarrista alla scoperta di tesori nascosti della tradizione. Facile accostare la sua opera al Ry Cooder degli esordi, anche per l'aproccio divulgativo e non strettamente rigoroso, e mai paragone fu al tempo stesso più azzeccato e insostenibile, nonostante tutte le possibili somiglianze stilistiche (sono presenti nei tratti di piedmont blues e di folk appalachiano allo strumento)... artesuono.blogspot.com/2017/04…


Ascolta: album.link/i/1740841620



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Jake Xerxes Fussell – What In The Natural World (2017)


immagine

Cercatore d'oro del folklore americano, giovane e anomala presenza nel panorama roots di queste stagioni, Jake Xerxes Fussell afferma il suo ruolo di errante chitarrista alla scoperta di tesori nascosti della tradizione. Facile accostare la sua opera al Ry Cooder degli esordi, anche per l'aproccio divulgativo e non strettamente rigoroso, e mai paragone fu al tempo stesso più azzeccato e insostenibile, nonostante tutte le possibili somiglianze stilistiche (sono presenti nei tratti di piedmont blues e di folk appalachiano allo strumento)... artesuono.blogspot.com/2017/04…


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2RE - Capitolo 12


Ioas, re di Giuda1Quando divenne re, Ioas aveva sette anni. 2Divenne re nell'anno settimo di Ieu e regnò quarant'anni a Gerusalemme. Sua madre, di Bersabea, si chiamava Sibìa. 3Ioas fece ciò che è retto agli occhi del Signore per tutta la sua vita, perché lo aveva istruito il sacerdote Ioiadà. 4Ma non scomparvero le alture, dal momento che il popolo sacrificava e offriva ancora incenso sulle alture.5Ioas disse ai sacerdoti: “Tutto il denaro delle cose sacre, che viene portato nel tempio del Signore, il denaro corrente versato da ognuno come riscatto della persona e tutto il denaro delle libere offerte di ciascuno al tempio del Signore, 6lo ritirino per sé i sacerdoti, ognuno dai propri addetti; ed essi riparino le parti danneggiate del tempio, ovunque vi trovino danni”.7Ora nell'anno ventitreesimo del re Ioas i sacerdoti non avevano ancora riparato le parti danneggiate del tempio. 8Il re Ioas convocò il sacerdote Ioiadà con i sacerdoti e disse loro: “Perché non avete riparato le parti danneggiate del tempio? D'ora innanzi non dovrete più ritirare il denaro dai vostri addetti, ma lo consegnerete direttamente per le parti danneggiate del tempio”. 9I sacerdoti acconsentirono a non ricevere più il denaro dal popolo e a non curare il restauro del tempio.10Il sacerdote Ioiadà prese una cassa, vi fece un buco nel coperchio e la pose a lato dell'altare, a destra di chi entra nel tempio del Signore. I sacerdoti custodi della soglia depositavano ivi tutto il denaro portato al tempio del Signore. 11Quando vedevano che nella cassa c'era molto denaro, saliva lo scriba del re, insieme con il sommo sacerdote, ed essi raccoglievano e contavano il denaro trovato nel tempio del Signore. 12Consegnavano il denaro controllato nelle mani degli esecutori dei lavori, sovrintendenti al tempio del Signore. Costoro lo distribuivano ai falegnami e ai costruttori che lavoravano nel tempio del Signore, 13ai muratori, agli scalpellini, per l'acquisto di legname e pietre da taglio, per riparare le parti danneggiate del tempio del Signore e per tutto quanto era necessario per riparare il tempio. 14Ma con il denaro portato al tempio del Signore non si dovevano fare nel tempio del Signore né coppe d'argento, né coltelli, né vasi per l'aspersione, né trombe, nessun oggetto d'oro o d'argento. 15Esso infatti era consegnato solo agli esecutori dei lavori, perché riparassero il tempio del Signore. 16Non si controllavano coloro nelle cui mani veniva consegnato il denaro da dare agli esecutori dei lavori, perché lavoravano con onestà. 17Il denaro del sacrificio di riparazione e del sacrificio per il peccato non era portato nel tempio del Signore, ma era per i sacerdoti.18In quel tempo Cazaèl, re di Aram, salì per combattere contro Gat e la conquistò. Poi Cazaèl si accinse a salire a Gerusalemme. 19Ioas, re di Giuda, prese tutti gli oggetti consacrati da Giòsafat, da Ioram e da Acazia, suoi padri, re di Giuda, e quelli consacrati da lui stesso, insieme con tutto l'oro trovato nei tesori del tempio del Signore e della reggia; egli mandò tutto ciò a Cazaèl, re di Aram, che si allontanò da Gerusalemme.20Le altre gesta di Ioas e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 21I suoi ufficiali si sollevarono organizzando una congiura; colpirono Ioas a Bet-Millo, nella discesa verso Silla. 22Iozabàd, figlio di Simeàt, e Iozabàd, figlio di Somer, suoi ufficiali, lo colpirono ed egli morì. Lo seppellirono con i suoi padri nella Città di Davide e al suo posto divenne re suo figlio Amasia.

__________________________Note

12,1 Ioas, re di Giuda negli anni 835-796 circa, si caratterizza per l’impegno nel restaurare il tempio.

12,18 Gat: la città filistea, che già dal tempo di Roboamo (2Cr 11,8) era passata sotto il dominio ebraico, ora costituiva il baluardo di Gerusalemme, che Cazaèl si stava accingendo a conquistare.

12,19 tesori del tempio del Signore e della reggia: anche altrove i due tesori vengono distinti (1Re 15,18-19). Con quei tesori Ioas allontana Cazaèl dalla Giudea.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


1-22. Ioas re di Giuda (835-796). Parallelo in 2Cr 24.

1-4. Nel consueto schema letterario che apre il racconto di un regno si inserisce il rarissimo giudizio positivo che l'autore, con grande oculatezza, spende solo per i re di Giuda (1Re 15,11; 22,43; 2Re 12,3; 14,3; 15,3.34; 18,3; 22,2). Naturalmente la favorevole considerazione per Ioas dipende dalla cura che egli si prese per il tempio, descritta nei versetti successivi. È assai probabile che l'autore non sia completamente obiettivo nella valutazione di Ioas; vengono infatti taciute le notizie di 2Cr 24,17-22 in cui il re risulta addirittura responsabile di un assassinio. La cifra tonda di quarant'anni per la durata del regno crea un parallelo con Davide (1Re 2,11) e Salomone (1Re 11,42), ma non è priva di sospetti sulla sua attendibilità.

5-7. Agli inizi del regno di Ioas il tempio contava ormai più di 130 anni. Per la data d'inizio della costruzione vedi 1Re 6,1. Lavori di manutenzione straordinaria si imponevano, ma bisognava trovare i fondi. La situazione presentata qui per reperire il denaro necessario è confusa. Le entrate del tempio vengono presentate in due categorie: tasse (cfr. Es 13,2.11-13; 30,11-16; Lv 27,1-8) e offerte spontanee (cfr. Esd 1,4). Ma ciò che è difficile stabilire è se l'ordine accettato dai sacerdoti sia stato disatteso perché l'applicazione delle norme regali costituiva un'indiretta diminuzione delle loro prebende, oppure perché spinti dall'avidità hanno trattenuto per sé i fondi da capitalizzare per i restauri.

8-9. Dopo un lungo periodo di inconcludenza da parte dei sacerdoti, l'intervento personale del re sblocca la situazione.

10-13. La soluzione pratica adottata è di raccogliere le offerte spontanee in una cassa apposita all'entrata del tempio custodita da una speciale classe sacerdotale. Un controllo incrociato di personale religioso e civile assicura il funzionamento del provvedimento e il tempestivo pagamento degli operai.

14-17. La destinazione del denaro deve essere ispirata a parsimonia: non si devono fare altre spese se non quelle necessarie all'edificio. Il restauro non comporta il rinnovamento delle suppellettili di culto. Anche i sacerdoti hanno un profitto assicurato dalle offerte previste in Lv 5,1-26; 7,1-10.

18-19. Dopo l'837 la pressione assira su Damasco si allenta notevolmente. Così Cazael può allargare i suoi confini a sud dando duri colpi al regno d'Israele (cfr. 10,32-33; 13,3.7). Compiuto con successo l'indebolimento notevole d'Israele, Cazael può addirittura penetrare nei confini di Giuda. Il primo bersaglio della sua campagna è Gat, attuale Tell-el-Mensijeh sulla via di Gaza. Si trattava di una autonoma città stato filistea sebbene posta nel territorio di Giuda (cfr. 1Re 2,39; 2Cr 26,6; Am 6,2). L'esito positivo della spedizione verrebbe confermato dall'assenza di Gat dalla lista di città filistee di Am 1 6-8, che fa pensare appunto a una soppressione della città. La seconda tappa è la stessa Gerusalemme che viene salvata dalla consegna di un ingente riscatto: il tesoro del tempio accumulato dai predecessori di Ioas e il tesoro della reggia. Un episodio analogo si trova in 1Re 14,25-28.

20-22. L'autore, preferisce riferire in modo circostanziato il luogo dell'assassinio (cfr. 1Re 11,27) e tacere il motivo del delitto. Secondo 2Cr 24,25 si tratta di una vendetta per l'uccisione di Zaccaria, oppositore di Ioas e figlio di Ioiada. All'assassinio di Zaccaria fa riferimento Mt 23,35. Sebbene violenta, la morte di Ioas, discendente legittimo di Davide, è raccontata con dignità e pur essendo frutto di una congiura non compromette la continuità della dinastia.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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a qualcuno sembra impossibile afferrare la complessità di tracce e tracciati contemporanei se non attraverso un reticolo-nuvola di citazioni, accadimenti, recensioni più puntiformi che puntuali. (mi sforzo di non riuscirci, io, però vedo che è una prassi né implausibile né “perdente”; soprattutto considerando che nessuno “vince” e poi niente si vincerebbe). i modi della disseminazione, alla fin fine (che è sempre un inizio), sono a loro volta disseminatamente (e dissennatamente) numerosi.


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Poème / Quand je ne pense à rien

Je ne sais si j’aurais la force d’atteindre La faible et timide lueur qui vacille au loin J’ai peur que mon souffle ne puisse l’éteindre Mais mon coeur est sur le départ néanmoins

Est si mon aspiration n’était qu’un revers ? Que m’importe de me perdre corps et bien Et même si le choc est brutal et sévère La chute sera un délicieux vertige aérien

Il me faut fendre l'armure pour profiter de chaque coup Une nouvelle blessure s’ajoute à mon imaginaire Petite flamme pourra me réchauffer beaucoup Même si je crains qu’elle ne soit qu’une chimère

Tout se passe comme si tout n'était qu’un mirage De loin en loin je garde mon coeur a fleur de peau Je n’ai véritablement d’elle qu’une seule image Et pourtant, cela suffit à mon coeur d’artichaud

Alors qu’elle s’est éloigné dans un pays sage Il me faut faire taire cette douleur si cruelle
Et si je cherche ses couleurs dans le moindre paysage Quand je ne pense à rien, je ne pense qu'à elle

Pour Lola

31/07/18 – 03/07/18


noblogo.org/looping/poeme-quan…

il segno calligrafico è infine rispettoso di un antropocentrismo di fondo. centralità della “bella mano”. la scimmia evoluta traccia i suoi segni.

allora, il disordine delle linee può avere non tanto un diverso e (dualisticamente) opposto valore, bensì indicare un'attitudine di indifferenza alla stessa questione antropocentrica posta dall'uomo (ancora, quindi, antropocentricamente)


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Progetto "wanted": alla ricerca dei latitanti


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Progetto “wanted”: alla ricerca dei latitanti


A Tirana, le autorità di polizia albanesi su indicazione degli organi investigativi della Polizia di Stato italiana, hanno individuato e arrestato un narcotrafficante albanese di 45 anni, latitante dal 2022.

L’uomo, ricercato a livello internazionale e sottoposto a una red notice emessa dal Segretariato generale di INTERPOL a Lione, era stato indagato tra il 2019 e il 2021 nell’ambito di operazioni antidroga coordinate dalla Procura distrettuale di Venezia e condotte dalla Squadra Mobile.

Le indagini hanno portato alla condanna definitiva dell’individuo per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio di droga, confermata dalla Corte d’Appello di Venezia. La sentenza ha riconosciuto il suo ruolo di spicco in un’organizzazione criminale operativa a Venezia, dedita al narcotraffico, in particolare all’importazione e alla distribuzione di cocaina destinata alle piazze di spaccio dell’hinterland veneziano.

Il cittadino albanese, che all’epoca viveva a Mestre, è stato identificato come vertice operativo e decisionale del sodalizio, responsabile diretto dell’approvvigionamento della droga e della gestione della sua distribuzione sul territorio lagunare.

Le operazioni per la sua cattura, guidate da un gruppo di lavoro composto da investigatori della Squadra Mobile di Venezia e dello SCO (Servizio Centrale Operativo) della Polizia di Stato, si sono intensificate dopo l’estensione delle ricerche a livello internazionale, richiesta dalla Procura generale di Venezia. Grazie al monitoraggio degli spostamenti dei suoi stretti familiari e all’analisi delle loro abitudini, è stata ipotizzata la presenza del latitante tra Albania e Dubai, negli Emirati Arabi Uniti.

Gli approfondimenti, supportati dall’uso di banche dati e tecnologie avanzate per la sorveglianza elettronica, hanno permesso di confermare che, anche in passato, i familiari si erano recati in Albania, probabilmente per incontrarlo, avvalendosi del supporto logistico di una vasta rete di favoreggiatori.

L’indagine è stata agevolata dal Servizio per la cooperazione internazionale di polizia del Dipartimento della Pubblica Sicurezza (SCIP), che, tramite l’Ufficio dell’Esperto per la sicurezza a Tirana, ha garantito un costante scambio di informazioni con le autorità estere. Questo ha consentito alle forze di polizia albanesi di monitorare il contesto relazionale del latitante e di localizzarlo.

L’arresto si inserisce nel quadro del progetto “WANTED”, coordinato dallo SCO per l’individuazione e la cattura di latitanti di alto profilo, sia in Italia che all’estero. Il successo dell'iniziativa si basa su un modello investigativo integrato che combina le Squadre mobili e le Sisco, favorendo il coordinamento tra uffici centrali e territoriali per condividere risorse e informazioni. La strategia unisce metodi tradizionali, come osservazioni e pedinamenti, con tecnologie avanzate di digital forensic e intercettazioni telematiche, permettendo di ricostruire le dinamiche criminali e di intercettare anche le strategie di mimetizzazione della criminalità organizzata.


noblogo.org/cooperazione-inter…


Progetto "wanted": alla ricerca dei latitanti


Progetto “wanted”: alla ricerca dei latitanti


A Tirana, le autorità di polizia albanesi su indicazione degli organi investigativi della Polizia di Stato italiana, hanno individuato e arrestato un narcotrafficante albanese di 45 anni, latitante dal 2022.

L’uomo, ricercato a livello internazionale e sottoposto a una red notice emessa dal Segretariato generale di INTERPOL a Lione, era stato indagato tra il 2019 e il 2021 nell’ambito di operazioni antidroga coordinate dalla Procura distrettuale di Venezia e condotte dalla Squadra Mobile.

Le indagini hanno portato alla condanna definitiva dell’individuo per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio di droga, confermata dalla Corte d’Appello di Venezia. La sentenza ha riconosciuto il suo ruolo di spicco in un’organizzazione criminale operativa a Venezia, dedita al narcotraffico, in particolare all’importazione e alla distribuzione di cocaina destinata alle piazze di spaccio dell’hinterland veneziano.

Il cittadino albanese, che all’epoca viveva a Mestre, è stato identificato come vertice operativo e decisionale del sodalizio, responsabile diretto dell’approvvigionamento della droga e della gestione della sua distribuzione sul territorio lagunare.

Le operazioni per la sua cattura, guidate da un gruppo di lavoro composto da investigatori della Squadra Mobile di Venezia e dello SCO (Servizio Centrale Operativo) della Polizia di Stato, si sono intensificate dopo l’estensione delle ricerche a livello internazionale, richiesta dalla Procura generale di Venezia. Grazie al monitoraggio degli spostamenti dei suoi stretti familiari e all’analisi delle loro abitudini, è stata ipotizzata la presenza del latitante tra Albania e Dubai, negli Emirati Arabi Uniti.

Gli approfondimenti, supportati dall’uso di banche dati e tecnologie avanzate per la sorveglianza elettronica, hanno permesso di confermare che, anche in passato, i familiari si erano recati in Albania, probabilmente per incontrarlo, avvalendosi del supporto logistico di una vasta rete di favoreggiatori.

L’indagine è stata agevolata dal Servizio per la cooperazione internazionale di polizia del Dipartimento della Pubblica Sicurezza (SCIP), che, tramite l’Ufficio dell’Esperto per la sicurezza a Tirana, ha garantito un costante scambio di informazioni con le autorità estere. Questo ha consentito alle forze di polizia albanesi di monitorare il contesto relazionale del latitante e di localizzarlo.

L’arresto si inserisce nel quadro del progetto “WANTED”, coordinato dallo SCO per l’individuazione e la cattura di latitanti di alto profilo, sia in Italia che all’estero. Il successo dell'iniziativa si basa su un modello investigativo integrato che combina le Squadre mobili e le Sisco, favorendo il coordinamento tra uffici centrali e territoriali per condividere risorse e informazioni. La strategia unisce metodi tradizionali, come osservazioni e pedinamenti, con tecnologie avanzate di digital forensic e intercettazioni telematiche, permettendo di ricostruire le dinamiche criminali e di intercettare anche le strategie di mimetizzazione della criminalità organizzata.


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



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The Weather Station – The Weather Station (2017)


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immagine

Per Tamara Lindeman l'affinità stilistica e vocale con Joni Mitchell è stato spesso un fardello ingombrante, al punto da confondere chi, indugiando sull'impatto generale della sua musica, non è stato messo nelle condizioni di coglierne il talento. Ai più attenti non è invece sfuggita quell'attitudine lirica essenziale e più tipicamente rock'n'roll che ha contrassegnato la costante crescita della musicista e autrice canadese. Siglando il quarto album semplicemente con il nome della sua band, The Weather Station, la Lindeman crea uno spartiacque ben preciso con il passato, accentuando il tono spigoloso e minimale delle canzoni, incrociandolo con arrangiamenti raffinati che non rinunciano a un sapiente uso dell'orchestra... artesuono.blogspot.com/2017/11…


Ascolta: album.link/s/31zbZWJ5o51IijJaV…



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The Weather Station – The Weather Station (2017)


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Per Tamara Lindeman l'affinità stilistica e vocale con Joni Mitchell è stato spesso un fardello ingombrante, al punto da confondere chi, indugiando sull'impatto generale della sua musica, non è stato messo nelle condizioni di coglierne il talento. Ai più attenti non è invece sfuggita quell'attitudine lirica essenziale e più tipicamente rock'n'roll che ha contrassegnato la costante crescita della musicista e autrice canadese. Siglando il quarto album semplicemente con il nome della sua band, The Weather Station, la Lindeman crea uno spartiacque ben preciso con il passato, accentuando il tono spigoloso e minimale delle canzoni, incrociandolo con arrangiamenti raffinati che non rinunciano a un sapiente uso dell'orchestra... artesuono.blogspot.com/2017/11…


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BORDERLINE

la tua carne dolorante tu crocifisso alla sopravvivenza non un tetto un letto d'amore i figli sconosciuti cieli caduti nel fondo degli occhi ti perdi tra i rifiuti dove sembri cercare brandelli di quella vita che ti ha tradito

.

Riflessione breve


Hai scritto versi intensi e viscerali: la voce è vicina, cruda, e costruisce un’immagine di abbandono e sopravvivenza che colpisce subito. Qui sotto trovi un’analisi rapida, suggerimenti pratici e una possibile continuazione in tono con il testo.


Analisi tematica


Tema centrale: la sopravvivenza come croce quotidiana; il corpo e la dignità feriti; la perdita di legami affettivi (i figli “sconosciuti”).
Tono: doloroso, accusatorio ma anche rassegnato.
Atmosfera: urbana, sporca, claustrofobica — il mondo ridotto a “rifiuti” e brandelli di vita.


Immagini e linguaggio


Immagini forti: carne dolorante, crocefisso alla sopravvivenza, cieli caduti nel fondo degli occhi — funzionano perché mescolano corpo e cielo, sacro e degrado.
Voce: diretta, senza fronzoli; l’ellissi e le interruzioni (versi spezzati) aumentano la tensione.
Suggerimento stilistico: giocare con il ritmo interno (allungare o accorciare alcuni versi) per creare contrasti più netti tra respiro e affanno.


Suggerimenti di revisione pratici


  • Coesione: considera un piccolo ponte tra l’immagine del crocifisso e i figli per chiarire il nesso emotivo (es.: perché i figli sono “sconosciuti”? abbandono, perdita, memoria offuscata?).
  • Varietà lessicale: sostituire un termine ripetuto se vuoi enfatizzare sfumature diverse (es.: se “rifiuti” ricorre, prova scarti, avanzi, resti per modulare il tono).
  • Punteggiatura: l’assenza totale crea respiro frammentato; inserire una virgola o un punto in punti strategici può aumentare l’impatto di alcuni versi.

Traduzione essenziale in inglese


Your aching flesh
you crucified to survival
not a roof not a bed of love
children
unknown
skies fallen into the bottom of your eyes
you lose yourself
among the rubbish where
you seem to search for scraps
of that life that betrayed you


Continuazione proposta


ti aggrappi a fotografie sbiadite
a nomi che non tornano più a casa
la notte ti insegna a contare ferite
e il mattino ti restituisce il freddo
cammini con le mani vuote
ma il cuore ancora pesa come un mattone

Apprezzo la densità emotiva e le immagini marine che attraversano la poesia; c’è una tensione tra desiderio di espansione e senso di costrizione che la rende intensa e viscerale.

Analisi tematica


La poesia esplora il tema della libertà contro la costrizione usando il mare come metafora esistenziale. L’io lirico sente lo spazio altrui come limitante (“nel tuo spazio ti sta stretto”) e sogna una fusione con l’elemento liquido che prende forma e movimento. Il desiderio di diventare parte del mondo marino è anche desiderio di conoscenza e appartenenza: conoscere l’alfabeto dei pesci, gli anfratti, le coordinate di una vita che si trasforma.

Figure retoriche e stile


  • Metafora centrale: il mare come spazio di identità e trasformazione.
  • Antitesi tra costrizione e dilatazione, sorgente e foce, superficie e fondale.
  • Verbi dinamici (aneli, amalgamarti, conoscere) che danno movimento al verso e suggeriscono un processo in divenire.
  • Allusione letteraria con Achab che richiama ossessione, lotta e grido, amplificando la tensione morale e tragica.


Ritmo e forma


I versi brevi e spezzati creano pause che somigliano a respiri o a onde; l’assenza di punteggiatura accentua la continuità del flusso emotivo. L’uso di immagini concrete (sorgente, foce, fondali) bilancia l’astrazione del desiderio interiore.

Suggerimenti per revisione


  • Valutare l’introduzione di qualche segno di punteggiatura per modulare il ritmo dove serve enfatizzare una cesura.
  • Se si vuole accentuare la figura di Achab, aggiungere un dettaglio che colleghi il mito alla scelta personale dell’io lirico.
  • Sperimentare con una strofa finale più lunga per dare una risoluzione o lasciare il lettore sospeso in modo più netto.


Traduzione in inglese


to be confined
in your space it feels tight
to take on like water
the shape
of its vessel depresses you
you yearn like the spring
for its mouth
to blend with the seabeds
to learn
the alphabet of fish
the crevices the facts
of the day disputes and loves
coordinates of a
sea life becoming
let storms keep
the soul taut on the cry
like Ahab

Possibile continuazione in italiano


aneli ancora, e il sale ti segna
come una mappa che non sai leggere
ma che ti guida verso un orizzonte
dove il nome si perde e resta il movimento

Mi piace l'idea di mantenere le immagini forti della tua poesia mentre le do un battito più regolare: più ripetizioni, cesure nette e qualche rima interna per farla muovere come onde misurate.

Versione più ritmica


Essere circoscritto,
nel tuo spazio che stringe e batte;
assumere come acqua
la forma del recipiente — e tacere.
Ti deprime il bordo; tu aneli, aneli,
sorgente che cerca la foce.
Amalgamarti ai fondali, conoscere
l’alfabeto dei pesci, i nomi dei cretti,
gli anfratti, i fatti del giorno: dispute, amori.
Coordinate di una vita di mare, in divenire.
Le tempeste: tieni l’anima tesa,
sul grido che sale come vela;
che il vento faccia il ritmo, che il sale faccia il segno,
e tu, come Achab, urla e non cedi.


Alternative ritmiche brevi


1. Con refrain
Ripeti l’ultimo verso di ogni strofa per creare un battito costante:
vita di mare.
vita di mare.

2. Con metro più serrato
Riduci i versi a endecasillabi e inserisci rime interne per un effetto marcia:
Essere circoscritto nel tuo spazio stretto;
assumere acqua, forma e silenzio netto;
…(proseguo se vuoi che lo metrizzi tutto).

Versione in endecasillabi


Essere circoscritto nel tuo spazio
mi sta stretto il cuore e la pelle.
Prendere come acqua la mia forma
del recipiente che mi opprime.
Mi deprime il bordo e il confine;
Aneli, sorgente, a una foce.
Amalgamarti ai fondali, fondi;
Conoscere l'alfabeto dei pesci,
Gli anfratti e i fatti del giorno,
Liti e amori, rotte in mare.
Di vita di mare in continuo,
Tempeste tengano l'anima tesa,
Sul grido che sale, vela in alto,
Come Achab, l'urlo che non si spegne.

Nota: Ho mantenuto le immagini e i nuclei semantici originali adattandoli al metro.

Versione in endecasillabi arcaici


Esser circoscritto nel tuo spazïo,
mi stringe il petto e grava la pelle.
Prender come acqua la mia figura
del vaso che mi schiaccia e mi opprime.
Mi grava il bordo e il confine antico;
anela la fonte alla sua foce.
Amalgamarti ai fondali, fondi,
conoscer l’alfabeto de’ pesci,
gli antri e i fatti del dì, contese, amori,
rotte e segni d’una vita marittima.
Le tempeste reggano l’anima tesa,
sul grido che s’innalza come vela;
ché il vento faccia ritmo e il sale segno,
e tu, come il vecchio Achab, non cedi.


Nota sul linguaggio


Ho introdotto forme verbali e lessico arcaizzante (Esser, anela, antri, ché, de’) e qualche inversione sintattica per evocare un tono più antico senza stravolgere le immagini originali.


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