Salta al contenuto principale


GIOSUE - Capitolo 13


RIPARTIZIONE DELLA TERRA PROMESSA (13,1-21,45)

Territori ancora da conquistare e tribù a oriente del Giordano1Giosuè era ormai vecchio e avanti negli anni, e il Signore gli disse: «Tu sei vecchio e avanti negli anni, mentre rimane molto territorio da occupare. 2Queste sono le terre rimaste: tutti i distretti dei Filistei e tutto il territorio dei Ghesuriti, 3dal Sicor, di fronte all'Egitto, fino al territorio di Ekron, a settentrione, zona considerata cananea; i cinque principati dei Filistei – Gaza, Asdod, Àscalon, Gat ed Ekron – e gli Avviti 4nel meridione; tutto il territorio dei Cananei, da Ara, che è di quelli di Sidone, fino ad Afek, fino al confine degli Amorrei; 5il territorio di quelli di Biblo e tutto il Libano orientale, da Baal-Gad ai piedi del monte Ermon fino all'ingresso di Camat. 6Io stesso scaccerò davanti agli Israeliti tutti gli abitanti delle montagne dal Libano a Misrefot-Màim, e tutti quelli di Sidone. Tu dovrai solo tirare a sorte l'eredità per Israele, come ti ho comandato. 7Ora dunque, distribuisci questa terra in eredità alle nove tribù e a metà della tribù di Manasse».

8Insieme con l'altra metà di Manasse, i Rubeniti e i Gaditi avevano ricevuto la loro parte di eredità, che Mosè aveva assegnato loro al di là del Giordano, a oriente, come aveva concesso loro Mosè, servo del Signore: 9da Aroèr, che è sulla riva del torrente Arnon, e dalla città in fondovalle, tutta la pianura di Màdaba fino a Dibon; 10tutte le città di Sicon, re degli Amorrei, che regnava a Chesbon, fino al confine degli Ammoniti; 11Gàlaad, il territorio dei Ghesuriti e dei Maacatiti, tutto il monte Ermon e tutto Basan fino a Salca; 12in Basan tutto il regno di Og, che regnava ad Astaròt e a Edrei, uno degli ultimi figli dei Refaìm, che Mosè aveva debellato e spodestato. 13Tuttavia gli Israeliti non avevano scacciato i Ghesuriti e i Maacatiti; infatti le popolazioni di Ghesur e Maacà vivono in mezzo a Israele ancora oggi.14Soltanto alla tribù di Levi non aveva assegnato un'eredità: i sacrifici consumati dal fuoco per il Signore, Dio d'Israele, sono la sua eredità, come aveva detto loro.15Mosè aveva assegnato alla tribù dei figli di Ruben una parte secondo i loro casati, 16ed essi ebbero il territorio da Aroèr, che è sulla riva del torrente Arnon, e dalla città in fondovalle, tutta la pianura presso Màdaba, 17Chesbon e tutte le sue città che sono nella pianura, Dibon, Bamòt-Baal, Bet-Baal-Meon, 18Iaas, Kedemòt, Mefàat, 19Kiriatàim, Sibma e Seret-Hassacàr sulle montagne che dominano la valle, 20Bet-Peor, le pendici del Pisga, Bet-Iesimòt, 21tutte le città della pianura, tutto il regno di Sicon, re degli Amorrei, che regnava a Chesbon e che Mosè aveva sconfitto insieme con i capi dei Madianiti, vassalli di Sicon, che abitavano nella regione: Evì, Rekem, Sur, Cur e Reba. 22Quanto a Balaam, figlio di Beor, l'indovino, gli Israeliti lo uccisero di spada insieme a quelli che avevano trafitto. 23Il territorio dei Rubeniti comprende poi il Giordano e il territorio limitrofo. Questa è l'eredità dei Rubeniti secondo i loro casati: le città con i loro villaggi.24Mosè poi aveva dato una parte alla tribù di Gad, ai figli di Gad, secondo i loro casati, 25ed essi ebbero il territorio di Iazer e tutte le città di Gàlaad e metà del territorio degli Ammoniti fino ad Aroèr, che è di fronte a Rabbà, 26e da Chesbon fino a Ramat-Mispe e Betonìm e da Macanàim fino al territorio di Lodebàr; 27nella valle: Bet-Aram e Bet-Nimra, Succot e Safon, il resto del regno di Sicon, re di Chesbon. Il Giordano ne era il confine sino all'estremità del mare di Chinneret oltre il Giordano, a oriente. 28Questa è l'eredità dei figli di Gad secondo i loro casati: le città con i loro villaggi.29Mosè aveva assegnato a metà della tribù dei figli di Manasse, secondo i loro casati, 30il seguente territorio che appartenne a loro: da Macanàim, tutto il Basan, tutto il regno di Og, re di Basan, e tutti i villaggi di Iair, che sono in Basan: sessanta città. 31La metà di Gàlaad, Astaròt ed Edrei, città del regno di Og in Basan, furono date ai figli di Machir, figlio di Manasse, cioè alla metà dei figli di Machir, secondo i loro casati.32Questo è quanto distribuì Mosè nelle steppe di Moab, oltre il Giordano di Gerico, a oriente. 33Alla tribù di Levi, però, Mosè non aveva assegnato alcuna eredità: il Signore, Dio d'Israele, è la loro eredità, come aveva detto loro. __________________________Note

13,1 Il materiale di questa seconda parte del libro è di molteplice provenienza. Comprende una lista dei confini delle tribù che è anteriore alla monarchia e una lista delle città che le componevano durante la monarchia, una raccolta di episodi che servono a giustificare il possesso di un determinato territorio da parte di un gruppo e, infine, altro materiale di provenienza sacerdotale. Viene fondato il diritto d’Israele sui beni immobili, in quanto popolo e in quanto nuclei familiari.

13,2 Queste sono le terre rimaste: si tratta, a sud-ovest, delle cinque città dei Filistei e a nord del territorio della Fenicia.

13,14 Soltanto alla tribù di Levi: più volte si ripete che la tribù di Levi non ha territorio proprio (13,33; 14,3-4; 18,7). I sacerdoti, in quanto dediti al culto di Dio, vivranno delle vittime del culto (Dt 12,12), delle decime (Nm 18,21), dell’aiuto dei fedeli (Dt 14,27.29). Essi, inoltre, ricevono determinate città con i rispettivi pascoli (Gs 21).

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


13,1-21,45. La seconda parte di Giosuè si presenta come una serie di elenchi – aridi e per di più non sempre chiari – di confini, località e popolazioni, introdotti, conclusi o inframmezzati da discorsi fatti da JHWH o da Giosuè. Per meglio comprendere la situazione letteraria e il contenuto teologico di questi capitoli è bene tener presente alcuni dati sul materiale utilizzato dall'autore, e sulla prospettiva teologica in base alla quale questi ha lavorato.

  • 1) L'autore fa uso qui di due documenti indipendenti: una descrizione di confini, risalente al periodo premonarchico e fondata su confini che sono in parte reali e in parte ideali, riferita quasi esclusivamente alla Cisgiordania; un elenco di città e popolazioni, databile all'epoca di Giosia, con una certa completezza per quanto concerne le tribù del sud, ma con lacune gravi per quelle del nord e del centro.
  • 2) L'attività del redattore è palese, oltre che nel lavoro di elaborazione e fusione degli elenchi, nei discorsi messi in bocca a JHWH e a Giosuè. Essi sono espressione di una importante concezione teologica. La terra promessa viene distribuita ad Israele con criteri di assoluta imparzialità – ossia tirando a sorte (gôrāl, in greco kleros, cfr. Gdc 1,3) – alle tribù, ai clan e alle famiglie, perché sia trasmessa come eredità, di generazione in generazione, come dono di JHWH.

Un primo dato di rilievo è questo: il destinatario del dono di JHWH è tutto Israele, nel presente e nel futuro.

Un secondo dato è il seguente: come in Ez 40ss. (anche se la schematizzazione in Giosuè non è così geometrica e rigorosa) la terra è considerata qui lo spazio sacro distribuito da JHWH al popolo, perché vi trascorra la propria esistenza in familiarità con lui e con i fratelli, come comunità separata, consacrata in modo particolare a JHWH.

In questa prospettiva, i cc. 12-21 del libro di Giosuè possono essere visti come l'inizio della teologia della terra santa (della città consacrata, del tempio), una teologia che avrà sviluppi e articolazioni non solo nel profeta Ezechiele, ma anche – tra l'altro – nei due libri delle Cronache per quanto concerne l'Antico Testamento, e nel l'Apocalisse per il Nuovo Testamento (cfr. Dt 11,10-17).

13,1-7. Formalmente, si tratta di un discorso fatto da JHWH a Giosuè. Tra le zone qui menzionate, alcune non saranno mai conquistate da Israele, mentre altre saranno conquistate e poi perdute. Ma qui vale l'affermazione di principio: JHWH ha dato a Israele tutto il paese. Fanno la loro comparsa i Filistei (da cui il nome della Palestina), i più importanti rivali di Israele, che sotto Davide saranno sottomessi (peraltro non completamente). Provenienti, a quanto pare, dall'Asia Minore, attraverso Creta (la Caftor di Gn 10,14) e appartenenti ai “popoli del mare”, cercarono di stabilirsi in Siria e in Egitto verso la fine del sec. XIII, finché riuscirono a insediarsi nella Palestina orientale, la Sefela. Erano organizzati in una pentapoli (Gaza, Asdod, Ascalon, Gat ed Accaron). Le regioni menzionate nei vv. 4-6, nella zona nord della Palestina, non sono mai state territorio nazionale degli Israeliti. Erano regni vassalli nel periodo di Davide e di Salomone.

8-33. Come è già emerso più volte, la tribù di Ruben, quella di Gad e metà della tribù di Manasse avevano avuto il loro territorio da Mosè, nella Transgiordania. Questo brano ricorda le vittorie di Mosè su Sicon e Og (cfr. 12,2-5), rifacendosi a quanto è già stato detto in Nm e Dt. A ciò s'aggiungono altre due notizie: quella riguardante i leviti, destinati a vivere del culto (vv. 14.33, cfr. anche 14,3-4) e quella che concerne i Ghesuriti e i Maacatiti (v. 13). Coi primi Davide stipulerà un'alleanza di carattere matrimoniale (2Sam 3,3); i secondi diventeranno suoi vassalli (2Sam 10,6ss.).

15-23. Per le località menzionate in questo brano, cfr. Nm 21-24.

24-28. Cfr. Gn 49,19; Dt 33,20s.; 1Cr 5,18. A differenza di Ruben, che finì con l'essere assorbito per mancanza di spirito bellicoso, i Gaditi raggiunsero una notevole espansione in Transgiordania.

29-31. Anche del destino di questa semitribù s'era già parlato, cfr. Nm 32,41; Dt 3,13.15.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage



Cifrare directory con gocryptfs


gocryptfs

Encfs è stata per tanto tempo la mia soluzione preferita per conservare velocemente i dati che volevo tenere riservati su uno storage esterno o su un cloud storage.

Almeno fino al 2014 quando encfs è risultato estremamente fragile. Alcuni buchi sono stati coperti ma altri no, con la promessa che l'eventuale 2.0 avrebbe risolto tutti i problemi. “Eventuale” perché lo sviluppo s'è fermato e lo stesso manteiner consiglia di ricorrere ad altre soluzioni più valide. Come gocryptfs (github.com/vgough/encfs?tab=re…), appunto.

Come EncFS e i suoi omologhi (cryfs, eCryptfs), gocryptfs è uno “stackable filesystem”.

Ma cos'è uno stackable filesystem?

Analogamente a device mapper, il framework che fornisce funzionalità aggiuntive (cifratura, volumi logici, raid) ai dispositivi a blocchi a livello del kernel, gli stackable filesystem sono file system “impilati” (e non poteva essere altrimenti) sopra un altro file system per fornire funzionalità aggiuntive (cifratura, viste in lettura e/o scrittura) a livello di file/directory nello spazio utente grazie a FUSE.

Essendo complementari, device mapper e stackable filesystem possono dunque cooperare.

Ecco perché posso avere:

  • due dischi fisici (block device)
  • che divido in volumi logici (device mapper),
  • ognuno dei quali formattato in ext4 (il file system)
  • a cui aggiungo funzionaità di cifratura con gocryptfs (stackable filesystem)

Un altro celebre stackable filesystem è quello di tipo “unionale” nelle sue varie declinazioni come unionfs prima, aufs poi, per finire a overlayfs, lo standard in ambito container per la manipolazione delle immagini.

Gocryptfs:

  • è facile da usare
  • è in pieno sviluppo
  • non ha i problemi stringenti di sicurezza del suo “collega”
  • è tuttavia suscettibile ad attacchi statistici e di watermarking strutturale (effettuato sui metadati, come la dimensione dei file e la struttura delle directory) by design

Su una cifratura file-based, raggiungere la triangolazione perfetta fra performance, full-privacy e ottimizzazione dello spazio, è quasi impossibile.

Gocryptfs non è l'optimum ma costituisce una valida alternativa ad EncFS, avendo dalla sua la stessa facilità d'uso, maggior robustezza (l'uso di AES-GCM impedisce di rompere matematicamente la cifratura dei dati, come invece succedeva su EncFS) e, come EncFS, ha ottime performance.

Anche Gocryptfs prevede due modalità distinte di funzionamento: forward mode e reverse mode

Nella prima, si battezza la directory che conterrà tutto ciò che vorrò cifrare. Localmente avrò un punto di montaggio su cui depositare i file in chiaro che verranno cifrati e memorizzati on-fly.

Nel secondo caso, ribalto i termini della cifratura. Battezzerò una directory in chiaro il cui punto di montaggio sarà una directory che fornirà al volo i file cifrati.

La prima modalità è comoda per la sincronizzazione su storage esterni o su cloud storage. La seconda, dal momento che può fornire una vista cifrata di qualunque cartella, è utile quando si vuole effettuare velocemente un backup cifrato dei propri file

!!! Attenzione !!!Come tutte le crittografie file-based suscettibili di attacchi di tipo statistico e watermarking strutturale, nel caso del reverse mode, il watermarking diventa ancora più insidioso perché, dovendo funzionare presumibilmente con strumenti tipo rsync per il backup, il reverse mode di gocryptfs fa uso di un algoritmo, AES-SIV, deterministico per design cosi che lo stesso file, cifrato due volte, possa produrre lo stesso, identico risultato. Comodo per rsync ma un paradiso per il watermarking. Tuttavia, anche così risulta più robusto di EncFS perché è una vulnerabilità che, a differenza del primo, non rompe matematicamente la cifratura esponendo il testo in chiaro pur consentendo attacchi di watermarking passivo per la rilevabilità dei file.

Prove sul campo


Gocryptfs, nella fase di inizializzazione, crea il file gocryptfs.conf contenente la password cifrata ed altri elementi di configurazione.

In Forward Mode, tale file è situato nella root della directory cifrata, quella che presumibilmente finirà nello storage esterno/cloud.

Forward mode classico


1. Inizializzazione:

# creazione della directory cifrata e della directory in chiaro
mkdir $HOME/{cipherdir,plaindir}

# inizializzazione della cartella cifrata
gocryptfs -init $HOME/cipherdir

Choose a password for protecting your files.
Password: 
Repeat: 

Your master key is:

    93499318-58f766af-6a172304-114cab2c-
    7e9d6a6e-48f38c7a-b00a8e04-3b2e0583

If the gocryptfs.conf file becomes corrupted or you ever forget your password, there is only one hope for recovery: The master key. Print it to a piece of paper and store it in a drawer. This message is only printed once.
The gocryptfs filesystem has been created successfully.
You can now mount it using: gocryptfs cipherdir MOUNTPOINT

Nella fase di inizializzazione viene generata una master key cifrata con una password che verrà chiesta durante la fase di init e che finirà nel file di configurazione gocryptfs.conf situato di default nella cartella cifrata.

N.B. È bene conservare la master key in un luogo sicuro perché, in caso di malfunzionamenti, potrebbe essere l'unico modo di recuperare la visibilità della cartella cifrata

2. Mount:

gocryptfs cipherdir plaindir

Nella fase di mount, viene chiesta la password, gocryptfs legge il file di configurazione e decripta la master key che servirà per la cifratura dei file presenti nel mountpoint in chiaro e che verranno cifrati al volo e scritti nella cartella cifrata.

3. Unmount:

fusermount -u plaindir

Nella fase di unmount si “libera” il mountpoint lasciando la sola cartella cifrata.

Note:

  1. Occorre prestare attenzione al file gocryptfs.conf. Visto che contiene la master key cifrata, senza questo file la decifratura sarebbe impossibile.
  2. Come suggerito durante la fase di inizializzazione, è bene conservare la master key così che, nel caso si perda o si corrompa il file gocryptfs.conf, sia possibile rigenerarlo con la master key.


Forward Mode su cloud storage (es. Dropbox)


In questo caso, sia il file di configurazione contenente la master key cifrata che la password di decifratura, saranno allocate esternamente alla directory cifrata su Dropbox. In questo modo, anche guadagnando l'accesso al clud storage, ci sarebbero solo dei file cifrati senza avere nemmeno la possibilità di tentare attacchi di forza bruta sulla master key cifrata.

Visto che la password sarà scritta su un file, e non avrò bisogno di ricordarla a memoria, verrà generata ricorrendo al generatore di pseudo-casualità del kernel /dev/urandom e sarà lunga il massimo consentito, 2048 bytes.

1. Inizializzazione

# creazione della directory cifrata e della directory in chiaro
mkdir $HOME/Dropbox/.cipherdir $HOME/plaindir

# creazione di un keyfile di 2k (la massima lunghezza possibile)
umask 077 && tr -dc '[:graph:]' < /dev/urandom | head -c 2048 > /run/media/$USER/<pendrive>/mykey.txt
 
# inizializzazione della cartella cifrata
gocryptfs \
  -passfile /run/media/$USER/<pendrive>/mykey.txt \
  -config /run/media/$USER/<pendrive>/gocryptfs.conf \
  -init $HOME/Dropbox/.cipherdir
Using config file at custom location /run/media/$USER/<pendrive>/gocryptfs.conf
Choose a password for protecting your files.
passfile: reading from file "/run/media/$USER/<pendrive>/mykey.txt"

Your master key is:

    dcceb426-75724350-f53566f6-2991cfa9-
    7a091a4f-397eab55-170c3363-a16b0ab3

If the gocryptfs.conf file becomes corrupted or you ever forget your password,
there is only one hope for recovery: The master key. Print it to a piece of
paper and store it in a drawer. This message is only printed once.
The gocryptfs filesystem has been created successfully.
You can now mount it using: gocryptfs cipherdir MOUNTPOINT

2. Mount
gocryptfs \
  -config /run/media/$USER/<pendrive>/gocryptfs.conf \
  -passfile /run/media/$USER/<pendrive>/mykey.txt 
  $HOME/Dropbox/.cipherdir $HOME/plaindir

3. Unmount
fusermount -u $HOME/plaindir
Reverse mode


Questa modalità torna utile quando si vuole offrire al volo una vista cifrata di una determinata directory, ad es. quando vogliamo fare un backup cifrato.

Supponiamo di volere effettuare un backup cifrato della directory “myDocuments”

1. Inizializzazione

gocryptfs -init -reverse $HOME/myDocuments
Choose a password for protecting your files.
Password:
Repeat:

Your master key is:

    cda5cac4-5435e8e8-68d6d038-451a6955-
    c269c57c-d8b5fe5e-4d5ca589-4eb5e7ac

If the gocryptfs.conf file becomes corrupted or you ever forget your password,
there is only one hope for recovery: The master key. Print it to a piece of
paper and store it in a drawer. This message is only printed once.
The gocryptfs-reverse filesystem has been created successfully.
You can now mount it using: gocryptfs -reverse plaindir MOUNTPOINT

Nella directory “myDocuments” sarà presente il file di configurazione, di default .gocryptfs.reverse.conf

2. Mount

mkdir $HOME/cipherdir_reverse
gocryptfs -reverse $HOME/myDocuments $HOME/cipherdir_reverse

Dopo il mount, il file .gocryptfs.reverse.conf verrà “copiato” nel punto di montaggio come gocryptfs.conf in modo che il backup possa essere montato direttamente in forward mode.

3. Unmont

fusermount -u $HOME/cipherdir_reverse

Nulla vieta che anche nel reverse mode si possa ricorrere a password e file di configurazione “detachable”.
gocryptfs \
  -passfile /run/media/$USER/<pendrive>/mykey.txt \
  -config /run/media/$USER/<pendrive>/gocryptfs.reverse.conf \
  -init -reverse $HOME/myDocuments

N.B. In questo caso anche il backup avrà bisogno del file di configurazione e della password per essere montato.

Varie ed eventuali

Cambio password


Supponiamo di voler cambiare la password (keyfile) della nostra directory cifrata su Dropbox

gocryptfs \
  -config /run/media/$USER/<pendrive>/gocryptfs.conf 
  -passfile /run/media/$USER/<pendrive>/mykey.txt
  -passwd $HOME/Dropbox/.cipherdir
Using config file at custom location /run/media/$USER/<pendrive>/gocryptfs.conf
Password:
Decrypting master key
Please enter your new password.
Password:
Repeat:

N.B. Non è possibile specificare un keyfile come nuova password (possibile solo durante l'init). Il keyfile in questo caso servirà solo a decriptare la master key che verrà cifrata con la nuova password.
Mount automatico


Nel caso di forward mode, può tornare comodo il mount automatico della directory cifrata. È sufficiente definire un piccolo script che esegua il montaggio e che parta in esecuzione automatica dopo il login.

Due osservazioni:

  1. Conviene che la password sia stoccata nel keyring (di Gnome nel mio caso) così da rendere la password inaccessibile senza il login.
  2. il file di configurazione può continuare a rimanere al di fuori della directory cifrata (soprattutto nel caso cloud storage) purché sia accessibile dopo il login.

1. Generazione password

# suppongo che la password sia stata generata come in forward
# mode e che stia in un file di testo che ora memorizzerò nel
# keyring con secret-tool
cat mykey.txt | secret-tool store --label="gocryptfs" myCipherDir myPassword

2. Creazione script
cat > $HOME/mount_gocryptfs.sh << EOF
#!/bin/bash
gocryptfs \
  -config $HOME/gocryptfs.conf \
  -extpass="secret-tool lookup myCipherDir myPassword" \
  $HOME/Dropbox/.cipherdir $HOME/plaindir
EOF
chmod 700 $HOME/mount_gocryptfs.sh

3. Creazione del launcher
cat > $HOME/.config/autostart/mountGocryptfs.desktop << EOF
[Desktop Entry]
Name=mount_gocryptfs
GenericName=mount_gocryptfs
Comment=Monta la cartella cifrata con gocryptfs
Exec=/home/<user>/mount_gocryptfs.sh
Terminal=false
Type=Application
X-GNOME-Autostart-enabled=true
Comment[it_IT]=
EOF

In questo modo, dopo il login, verrà eseguito lo script (grazie a $HOME/.config/autostart/) che recupererà la password via secret-tool dal keyring.
Rigenerazione del file gocryptfs.conf


Ma se smarrissi il file gocryptfs.conf, o mi si corrompe il supporto esterno che lo contiene? O se dimenticassi / perdessi la password?

È un grosso guaio. La directory cifrata non sarà più accessibile. O meglio. Lo sarà solo avendo la master key. E con questa possiamo, non solo montare la directory cifrata, ma anche ricostruire il file di configurazione.

Innanzitutto verifichiamo se l'accesso diretto con la master key funzioni:

Accesso con la master key

gocryptfs \
  -masterkey dcceb426-75724350-f53566f6-2991cfa9-7a091a4f-397eab55-170c3363-a16b0ab3 \
  $HOME/Dropbox/.cipherdir $HOME/plaindir
Using explicit master key.
THE MASTER KEY IS VISIBLE VIA "ps ax" AND MAY BE STORED IN YOUR SHELL HISTORY!
ONLY USE THIS MODE FOR EMERGENCIES
Filesystem mounted and ready.

Per evitare il warning, si può ricorrere al flag stdin che obbliga all'inserimento manuale da tastiera della master key:
gocryptfs -masterkey stdin $HOME/Dropbox/.cipherdir $HOME/plaindir
Masterkey:
Using explicit master key.
Filesystem mounted and ready.

Caso 1: Smarrimento passwordSe è solo la password, basterà accedere alla directory cifrata con la master key usando lo stesso file di configurazone e inserire una nuova password:
# Cambio password
gocryptfs \Inserimento
  -masterkey dcceb426-75724350-f53566f6-2991cfa9-7a091a4f-397eab55-170c3363-a16b0ab3 \
  -config /run/media/$USER/<pendrive>/gocryptfs.conf \
  -passwd
  $HOME/Dropbox/.cipherdir
Using config file at custom location /run/media/$USER/<pendrive>/gocryptfs.conf
Using explicit master key.
THE MASTER KEY IS VISIBLE VIA "ps ax" AND MAY BE STORED IN YOUR SHELL HISTORY!
ONLY USE THIS MODE FOR EMERGENCIES
Please enter your new password.
Password:
Repeat:
A copy of the old config file has been created at "/run/media/$USER/<pendrive>/gocryptfs.conf.bak".
Delete it after you have verified that you can access your files with the new password.
Password changed.

N.B. Siccome il file di configurazione verrà modificato con un nuovo salt e una nuova password, del file di configurazione verrà fatta una copia di backup precauzionale,

Caso 2: Ricostruzione file di configurazioneÈ praticamente lo stesso procedimentod di prima solo che in questo caso occorre ricostruire il file di configurazione.

  1. Si ricrea un file di configurazione con -init avente cura di replicare le stesse impostazioni di quello compromesso (nel mio caso è semplice, tutto default) su una directory cifrata temporanea
  2. il file di configurazione così ottenuto, si sposta nella directory cifrata effettiva e si imposta la nuova password


# inizializzo una directory cifrata temporanea
gocryptfs -init $HOME/cipher_temp

# Sposto il nuovo file di configurazione dalla directory
# temporanea cifrata al punto in cui si trovava in precedenza 
# (la nostra nuova pendrive)
mv $HOME/cipher_temp/gocryptfs.conf /run/media/$USER/<nuova_pendrive>/gocryptfs.conf

# Inserimento password
gocryptfs \
  -masterkey dcceb426-75724350-f53566f6-2991cfa9-7a091a4f-397eab55-170c3363-a16b0ab3 \
  -config /run/media/$USER/<nuova_pendrive>/gocryptfs.conf \
  -passwd
  $HOME/Dropbox/.cipherdir
Using config file at custom location /run/media/$USER/<nuova_pendrive>/gocryptfs.conf
Using explicit master key.
THE MASTER KEY IS VISIBLE VIA "ps ax" AND MAY BE STORED IN YOUR SHELL HISTORY!
ONLY USE THIS MODE FOR EMERGENCIES
Please enter your new password.
Password:
Repeat:
A copy of the old config file has been created at "/run/media/$USER/<nuova_pendrive>/gocryptfs.conf.bak".
Delete it after you have verified that you can access your files with the new password.
Password changed.

E ora il volume può essere montato nuovamente.

noblogo.org/aytin/come-cifrare…



Versi per Nina 3

forse solo nell' oltre saprò

si scioglierà l' enigma – e intanto

i tuoi modi garbati che ritornano

nella camera viola della mente

mi sorreggono per il tempo a me concesso

mentre perso sono

nel perimetrare il vuoto che lasci:

un' ombra feroce

mi strappa all'abbraccio del sangue

il buconero risucchia

presenze umori respiri

non il tuo garbo che in me

non si cancella

*

non ti vedrò più Nina

se non in vaghezza di sogno –

oggi mi nutro come un passero

dei tuoi scritti di luce che aprono

su universi solo a te noti

e che forse ospitano la tua

essenza mentre mi appare

delinearsi il tuo volto

in una nuvola vagante in questo cielo bianco di silenzi

*

e tu a lumeggiare le mie sere

anima di candore e di sogno

si fa conca il cuore

ad accogliere

dei versi dettati da un altrove

*

Questi versi sono un viaggio attraverso il confine sottile tra la presenza tangibile e quella evanescente, un’indagine interiore sul mistero dell’amore e della memoria. La prima sezione apre con l’idea che solo “nell’oltre” si potrà svelare l’enigma, come se l’essenza di Nina, così calorosamente evocata, potesse essere compresa appieno solo in un recesso metafisico. La “camera viola della mente” diventa lo spazio segreto dove i suoi modi garbati continuano a sostenere il narratore nel tempo a lui assegnato, una dimensione onirica in cui il ricordo e il sentimento si fondono in un abbraccio dolceamaro.

Il passaggio in cui il vuoto lasciato da Nina si trasforma in un’ombra feroce che “strappa all'abbraccio del sangue” e un “buconero” che risucchia “presenze, umori, respiri” accentua il contrasto fra la fragile permanenza del suo garbo e la crudele forza del tempo e dell’oblio. Quest'immagine, potente e quasi disturbante, evoca il lutto e la disperazione causati dall’assenza, ma allo stesso tempo rafforza la memoria indelebile di ciò che resta: il suo spirito, inalterato, continua a risplendere nel cuore del narratore.

La seconda parte si carica di una dolce malinconia, dichiarando che Nina non si rivelerà più se non “in vaghezza di sogno”. Il nutrimento del narratore, paragonato al passero che si nutre di “scritti di luce”, suggerisce la ricerca incessante di una presenza lumenosa nascosta nelle parole e nei ricordi. Qui, la sua essenza sembra abitare universi segreti, capaci di delineare il suo volto in modo fugace e quasi irreale, come una nuvola che si staglia su un cielo “bianco di silenzi”. Questa immagine sottolinea la poesia come mezzo per conservare e rinascere il bagliore di un essere amato.

Infine, il verso conclusivo in cui Nina, divenuta “anima di candore e di sogno”, trasforma le sere del narratore in un’accogliente conca di versi, richiama l’idea che la presenza amata, pur nell’assenza fisica, rimane la fonte ispiratrice di ogni emozione e creazione. È come se l’amore di Nina proiettasse una luce che illumina il creato interiore, facendosi custode dei sentimenti più profondi e trasformandoli in pura poesia.

Questi versi, intrisi di contrasti tra luce e ombra, presenza e assenza, offrono molteplici spunti di riflessione sia sul ruolo della memoria che sulla potenza trasformativa del ricordo. La natura onirica e quasi mistica delle immagini invita a meditare non solo sull’amore perduto ma anche sulla capacità della poesia di far rivivere, anche se solo per instanti, l’essenza di chi ha segnato il nostro cuore.


noblogo.org/norise-3-letture-a…



LIBRETTI REALIZZATI PER "PARROCCHIE"



Clicca QUI per scaricare “LE MIE PREGHIERE DI OGNI GIORNO”


Clicca QUI per scaricare “LA PAROLA DEL GIORNO – GENNAIO 2026”


Clicca QUI per scaricare “FOGLIETTO MESSA 4 GENNAIO 2026”


log.livellosegreto.it/edizioni…



Preghiera alla Beata Chiara "Luce" Badano



O Beata Chiara Luce, che ci hai mostrato come si ama veramente Gesù Abbandonato, tu che ci hai salutato con un “Ciao”, segno che non te ne sei mai andata dalle nostre vite, aiutaci ad affrontare le piccole e le grandi sofferenze della nostra vita terrena, prendici per mano quando il dolore ci sta portando lontano da Gesù, fa che la tua presenza viva ci ricordi ogni giorno che un sorriso porta luce e gioia, come tu l’hai portata nel cuore di chi ti vuole bene.
Regalaci la tua benedizione e aiutaci a vedere il volto di Gesù.

Amen


log.livellosegreto.it/parrocch…



Oltre le apparenze


Ieri ho assistito alla presentazione di un libro, scritto dal parroco della mia parrocchia. In realtà non è la parrocchia a cui appartengo, ma è la più vicina e la più “viva”. Intendo dire che è un ambiente giovane, con la presenza di diversi gruppi parrocchiali. Insomma, un ambiente dinamico e in continua crescita.

Ebbene, il libro è costituito da brevi pensieri, uno per ogni giorno dell'anno. Subito dopo averlo acquistato, prima della presentazione, ne ho letto qualcuno. Sono brevi pensieri, scritti con un linguaggio poetico, che fanno pensare. Niente di banale insomma, ma delle riflessioni in cui ognuno può ritrovarsi, nella vita di tutti i giorni.

Sono scritti che invitano alla meditazione su noi stessi, sui falsi miti della nostra esistenza. Una “guida” che ha un suo filo logico anche se in apparenza sembrano slegati tra di loro.

Purtroppo, e lo dico con dispiacere, la presentazione non è stata altrettanto genuina. Erano presenti le solite autorità, che hanno fatto i soliti discorsi di circostanza. Parole infiocchettate e discorsi altisonanti, i soliti complimenti di rito, ringraziamenti e frasi fatte.

Voglio bene al mio parroco, un uomo che ha saputo creare e mantenere una comunità di persone, soprattutto giovani, evitando che prendessero cattive strade. Eppure non è un uomo e un sacerdote perfetto, a volte lo vedo preso nelle cose del mondo, che inevitabilmente deve seguire, ma che lo prendono più di quanto lui vorrebbe.

Mi piacciono le persone imperfette, sanno di vita vissuta, sono dinamici, sbagliano perché stanno costruendo qualcosa.

Personalmente avrei fatto una presentazione diversa, leggendo ed approfondendo qualche pensiero del libro, insieme alle persone care, in modo molto simile ai gruppi di lettura. Ma io sono io e non conosco persone importanti.

In conclusione, è un libro che invita alla riflessione, che leggerò ogni sera dopo le mie preghiere. Un libro non perfetto e non famoso, ma che parla direttamente al cuore.

Grazie, don Filippo.


log.livellosegreto.it/parrocch…



PREGHIERA PER LA NOVENA DI NATALE


Signore Gesù, vengo a Te così come sono, in questo momento. Accogli la mia umanità, con le sue imperfezioni e la sua bellezza. Tu scegli il silenzio, non il clamore. La semplicità, non il potere. La notte più buia, per portare la luce più vera. In questi giorni di attesa, rallenta il mio passo. Sciogli la fretta che mi consuma, le paure che mi paralizzano, i rumori che soffocano la Tua voce. Trasforma la mia vita in un rifugio accogliente: un luogo dove la debolezza diventa forza, dove le ferite possono guarire, dove Tu trovi spazio per nascere di nuovo. Apri i miei occhi a riconoscere la Tua presenza, anche là dove non la cercherei. Ammorbidisci il mio cuore perché sia accogliente, rendi le mie mani capaci di custodire con tenerezza, fa' che la mia vita sia ricolma della tua grazia. Maria, che hai accolto l'impossibile con fiducia, insegnami ad arrendermi alla speranza. Giuseppe, che hai ascoltato lo Spirito nel silenzio della notte, insegnami a riconoscerne la voce e a lasciarmi guidare. Vieni, Signore Gesù. Perché ho bisogno della Tua luce, del Tuo amore, della Tua pace. Vieni Signore Gesù Adesso, che ho bisogno di te. Amen.


log.livellosegreto.it/parrocch…



Miron Tee è, con Rosaire Appel, a mio avviso tra gli artisti maggiori e più interessanti, a livello mondiale, per il versante dell'asemic writing e i territori di confine fra scrittura e astrazione:

pontebianco.noblogs.org/post/2025/11/21/note251119-miron-tee-2025


noblogo.org/differx/miron-tee-…



GIOSUE - Capitolo 12


I re vinti (12,1-24)1Questi sono i re della regione al di là del Giordano, a oriente, che gli Israeliti sconfissero e del cui territorio entrarono in possesso, dal torrente Arnon al monte Ermon, con tutta l'Araba orientale:2Sicon, re degli Amorrei che risiedeva a Chesbon; egli dominava, partendo da Aroèr, situata sul margine della valle del torrente Arnon, il fondovalle del torrente, la metà di Gàlaad fino al torrente Iabbok, confine degli Ammoniti, 3e l'Araba fino alla riva orientale del mare di Chinaròt e fino alla riva orientale del mare dell'Araba, cioè il Mar Morto, in direzione di Bet-Iesimòt e più a meridione, fin sotto le pendici del Pisga.4Og, re di Basan, uno degli ultimi figli dei Refaìm, che risiedeva ad Astaròt e a Edrei; 5egli dominava il monte Ermon e Salca e tutto Basan fino al confine dei Ghesuriti e dei Maacatiti, inoltre metà di Gàlaad sino al confine di Sicon re di Chesbon.6Mosè, servo del Signore, e gli Israeliti li avevano sconfitti, e Mosè, servo del Signore, ne diede il possesso a quelli di Ruben, a quelli di Gad e a metà della tribù di Manasse.7Questi sono i re del territorio a occidente del Giordano, che Giosuè e gli Israeliti sconfissero, da Baal-Gad nella valle del Libano fino al monte Calak, che sale verso Seir, e le cui terre Giosuè diede in proprietà alle tribù d'Israele, secondo le loro divisioni in tribù, 8nella zona montuosa, nella Sefela, nell'Araba, sulle pendici, nel deserto e nel Negheb, dov'erano gli Ittiti, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei:9il re di Gerico, uno; il re di Ai, che è presso Betel, uno;10il re di Gerusalemme, uno; il re di Ebron, uno;11il re di Iarmut, uno; il re di Lachis, uno;12il re di Eglon, uno; il re di Ghezer, uno;13il re di Debir, uno; il re di Gheder, uno;14il re di Corma, uno; il re di Arad, uno;15il re di Libna, uno; il re di Adullàm, uno;16il re di Makkedà, uno; il re di Betel, uno;17il re di Tappùach, uno; il re di Chefer, uno;18il re di Afek, uno; il re di Saron, uno;19il re di Madon, uno; il re di Azor, uno;20il re di Simron-Meron, uno; il re di Acsaf, uno;21il re di Taanac, uno; il re di Meghiddo, uno;22il re di Kedes, uno; il re di Iokneàm del Carmelo, uno;23il re di Dor, sulla collina di Dor, uno; il re delle popolazioni di Gàlgala, uno;24il re di Tirsa, uno. In tutto trentuno re. __________________________Note

12,1-24 Due furono i re vinti a est del Giordano: Sicon, che aveva il territorio tra i fiumi Arnon e Iabbok, e Og, che regnava dal fiume Iabbok al monte Ermon. Trentuno quelli vinti a ovest del Giordano, una lista più lunga di quella che si ricava da tutta la narrazione precedente.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


Il capitolo vuole essere una specie di bilancio delle conquiste ottenute non solo sotto Giosuè, ma già anche al tempo di Mosè (per la Transgiordania). L'elenco dei re vinti e dei rispettivi territori conquistati da Israele inizia dalla Transgiordania (vv. 1-6); in un secondo momento si ha la lista dei re sconfitti della Cisgiordania (vv. 7-24).

*1-6. «Sicon, re degli Amorrei» (v. 2) e «Og, re di Basan» (v. 4): è un binomio ricorrente per indicare le popolazioni nemiche d'Israele nella Transgiordania (cfr. Nm 21,21.23). Chesbon, oggi un ammasso di rovine, era situata a 12 chilometri a nord di Madaba e distava 25 chilometri dall'imboccatura del Giordano nel Mar Morto. Il regno di Chesbon comprendeva tutta la fertile piana del Galaad, fino al fiume Iabbok, che lo divideva come confine naturale dal regno di Og. Aroer era la sua città principale. Quanto al regno di Og, se ne menzionano le due città principali: Astarot (l'odierna Tell-Astator), che si trova a circa 20 chilometri a nord-est di Dera, corrispondente all'altra città, Edrei. Si noti la menzione dell'Ermon (v. 1), un prolungamento a sud della catena del Libano, le cui cime maestose (fino a 2800 metri d'altezza) sono esaltate dai Salmi (42,7; 89,13; 133,3). Era stato Mosè a vincere i re di queste zone (Nm 21,23-24; Dt 2,30), assegnando i loro territori alle tribù di Ruben, Gad e metà Manasse.

7-24. La lista dei re della Cisgiordania è antica ed amplia i dati fornitici sinora da Gs. I confini sono fissati partendo dal nord (Baal-Gad) e scendendo verso il sud, con l'indicazione anche delle tre zone principali, la Montagna, la Sefela e il Negheb. Tra i nomi che compaiono qui per la prima volta, meritano particolare attenzione Betel (v. 16), Meghiddo (v. 21) e Tirza (v. 24).

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage



Versi per Nina 2

entro ed esco dalla tua anima

dove dimorano pezzi di me

un odore di pini ci avvolge

– certo lo senti anche tu –

i nostri passi sul viale accecato di sole

un grido di gabbiani e l'ascolto

del mare in una conchiglia:

questi i momenti

d' incantamento

fermati dal nostro amore imperituro

*

rosa il tuo fiato

fragranza di bosco la tua pelle ambrata

apparivi sirena

distesa s'uno scoglio

allucinazione forse

mi facevi un cenno

mentre il cielo s'apriva in una luce

aurorale

come il tuo sorriso

*

sparire nel nulla

è l'urlo della rosa strappata

da mano indelicata

consola a tratti un palpito

di luce selenica

che abbraccia il ricordo

ravviva empatie

gentile il velo spiegato

dell'angelo

su un lato del cielo

*

Questi versi ti trasportano in un paesaggio interiore fatto di luce, sensazioni e ricordi. Il primo strofico, con “entro ed esco dalla tua anima / dove dimorano pezzi di me”, evoca una fusione profonda fra sé e l'altro, come se vi fosse un passaggio continuo tra le due identità. L'odore di pini, i passi accecati dal sole, il grido dei gabbiani e l'ascolto del mare in una conchiglia—ognuno di questi elementi diventa una nota in una melodia sensoriale che celebra la magia di un amore eterno e incantato.

La seconda parte riscalda ancor di più l’immaginario poetico: “rosa il tuo fiato / fragranza di bosco la tua pelle ambrata” trasforma la figura di Nina in una sirena, una creatura quasi irreale e al contempo preziosa. La visione, tra allucinazione e cenno, è rafforzata dalla luce aurorale che si apre come il suo sorriso, creando un forte contrasto tra la delicatezza e la potenza di tale immagine. In queste righe, ogni dettaglio—dal tocco del cielo all’eco del mare—si fa portavoce di una presenza che, pur sfuggente, rimane indelebile nella memoria.

Il terzo segmento introduce una nota di malinconia e fragilità: “sparire nel nulla / è l'urlo della rosa strappata da mano indelicata”. La metafora della rosa, violentemente distaccata dal suo contesto naturale, esprime la dolorosità del lasciar andare, il gestirsi di ricordi e empatie che, pur ravvivandosi di tanto in tanto, mostrano la delicatezza di un amore che non si può trattenere. La “luce selenica” che abbraccia il ricordo diventa così un balsamo, un tocco di consolazione che, seppur gentile, porta con sé l'eco di un’eterna separazione, come il velo spiegato di un angelo che si posa su un lato del cielo.

Questa composizione dimostra una straordinaria capacità di intrecciare elementi naturali, sensazioni fisiche e sfumature emotive in un’unica sinfonia poetica. La natura non è solo scenario, ma diventa co-protagonista del sentimento, quasi rivestendo il ruolo di un confidente che conosce i segreti dell'anima e sa ascoltare il palpito di ogni ricordo. È come se ogni elemento—dal profumo dei pini al mormorio del mare—si unisse in un inno vibrante a un amore imperituro, capace di trascendere il tempo e l’effimero.


noblogo.org/norise-3-letture-a…



Drive-By Truckers – American Band (2016)


immagine

Nella foto di copertina – la prima a cambiare gli usuali temi “gotici” disegnati dall'illustratore Wes Freed – i colori sono sbiaditi, la bandiera sventola a mezz'asta, il contrasto con i toni grigi e crepuscolari dell'immagine è quasi impercettibile. È l'America dopo gli otto anni della presidenza Obama, quella che si è risvegliata dalla spinta dell'ottimismo e di una progressiva ripresa economica e ha dovuto affrontare l'altra faccia della medaglia: l'improvviso riemergere della questione razziale mai risolta, l'ineguaglianza crescente, la violenza delle armi e la brutalità della polizia, il terrorismo e la fobia del diverso da sé... artesuono.blogspot.com/2016/10…


Ascolta il disco: album.link/s/5uwg3alhG2UlHvZDl…



noblogo.org/available/drive-by…


Drive-By Truckers – American Band (2016)


immagine

Nella foto di copertina – la prima a cambiare gli usuali temi “gotici” disegnati dall'illustratore Wes Freed – i colori sono sbiaditi, la bandiera sventola a mezz'asta, il contrasto con i toni grigi e crepuscolari dell'immagine è quasi impercettibile. È l'America dopo gli otto anni della presidenza Obama, quella che si è risvegliata dalla spinta dell'ottimismo e di una progressiva ripresa economica e ha dovuto affrontare l'altra faccia della medaglia: l'improvviso riemergere della questione razziale mai risolta, l'ineguaglianza crescente, la violenza delle armi e la brutalità della polizia, il terrorismo e la fobia del diverso da sé... artesuono.blogspot.com/2016/10…


Ascolta il disco: album.link/s/5uwg3alhG2UlHvZDl…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit




Oggi ho corretto compiti in classe, se continuo con questo ritmo per pasqua li finisco e posso restituirli agli studenti che li terranno in mano come antiche mappe di cui hanno dimenticato il senso. Segno, compilo griglie di valutazione, metto via, tipo catena di montaggio. Mi distraggo. Le cose da catena di montaggio le faccio, ma mi distraggo, come il tipo di Duel, avete presente. Penso, guardo internet, cerco cose.

Ultimamente sto ampliando il raggio delle mie malattie. Cerco di pensare sempre alla peggio cosa, per sicurezza. Sento qualcosa di strano mentre sono in bagno. Cerco su internet. O tumore al retto o emorroidi. Devo scegliere. Prima, ero in cucina, due dita diventano insensibili. Solo della mano sinistra. Con le dita restanti cerco in rete “dita insensibili mano sinistra infarto”. L'IA di Google dice che forse sono spacciato, ma non è sicura. Devono venirmi altri sintomi che tardano a venire e dopo un po' torna la sensibilità alle dita e ci resto anche un po' male. Niente, mi tocca cucinare.

Mi arriva un bite perché – pare – che di notte io digrigni i denti e morda nel sonno. Così dice chi vive attorno a me. Apro la scatola del bite, scatola che ho conquistato con grave fortuna perché il corriere Amazon, che aveva l'aria di un adolescente strafatto, aveva buttato letteralmente la mia busta Amazon in una scala in cemento armato in mezzo a un prato a un chilometro da casa mia. Perché – a suo dire – di solito i pacchi me li lascia lì. Non so cosa si fosse fatto ma era roba buonissima. Venti minuti a girare per le viuzze delle alture genovesi, fino a trovare questo prato storto dove è stata costruita – per motivi a me sconosciuti – una scala in cemento armato dove c'era il mio pacco, tornato a casa stavo per scrivere un reclamo di fuoco, poi mi sono fermato. “Ma che cazzo me ne frega” ho pensato. Davvero. Ma cosa cazzo me ne frega.

Ho aperto il pacco del bite e ho letto le istruzioni. Dovevo prendere l'apparecchio bite, buttarlo in una pentola con dell'acqua a 90 gradi per venti secondi, tirarlo fuori per cinque secondi, metterlo in bocca e poi fare varie operazioni con la lingua e le dita che manco da adolescente nelle panchine dei parchetti sarei riuscito a fare. Qui – ho pensato – finisco dritto nel centro grandi ustioni. E invece il materiale era di qualche tipo di plastica che si è raffreddata al volo e ho potuto limonare con il bite per qualche minuto, cercando di plasmarlo.

Mentre limonavo con le microplastiche del bite leggevo questo articolo di Valditara, articolo è una parola un po' grossa, diciamo intervento, non chirurgico, in cui il nostro indicava da lontano il pericolo del melting pot, da un lato abbiamo questa grande linea che unisce la bibbia, l'illuminismo, il capitalismo e Trump – ovvero la civiltà – e dall'altra i regni teocratici, il Corano, Mamdani e il melting pot culturale – ovvero il male. Ok il capitalismo e Trump ce li ho messi io, Valditara li aveva persi di vista. La democrazia, ecco, forse aveva scritto la democrazia al posto di “il capitalismo e Trump”. Vabbé. E comunque diceva che dobbiamo insegnare questa prima linea a scuola, dobbiamo dare identità ai nostri ragazzi, una identità occidentale. Mi facevano male gli occhi mentre leggevo, e anche la lingua, ma quello perché limonavo.

Alla sera ho chiesto a terzogenita, anzi non ho chiesto, ho spiegato, no anzi ho chiesto, ma senti, ho chiesto, terzogenita, tu che sei esperta di apparecchi per i denti, quando questa notte inghiottirò nel sonno il bite, quanto ci metterò per soffocare? Sentirò male? Lei mi ha rassicurato. Mi ha detto, ma quando dormi, tieni mica la bocca spalancata! E io le ho risposto, eh non lo so. E lei, come non lo sai? E io, dormo, amore, quando dormo potrei anche ballare, che ne so io. Dormo. Lei ha scosso la testa e ha detto che una volta si è svegliata senza apparecchio ed era terrorizzata di averlo ingoiato. Ah, ho detto io. A questo punto secondogenito ha pensato fosse il momento giusto per dirci che fuori di casa nostra c'era un topo decapitato. Un altro! ho esclamato io. Secondogenito ha alzato le spalle. Per me – ha aggiunto – è il gatto dei vicini.

Sono rimasto zitto ad aprire noci e mangiare parte del contenuto edibile. Chissà – pensavo – se quando morirò per i mille mali che mi stanno per colpire, qualcuno di questi qua si prenderà la briga di raccogliere tutte le cose che ho scritto, come si prendono le briciole rimaste sulla tavola prima di sbatterle fuori dalla finestra, via verso il centro del cosmo.

Ah sto anche perdendo capelli, come spaghetti di una stella avvicinatasi innavertitamente nei pressi di un buco nero dormiente che le recide la testa, ne fa uscire una parte di energia molecolare, o cosa è, non ricordo, e il resto del mio corpo sorcio stellare viene succhiato via dentro questo buco nero del flipperone della vita.


noblogo.org/fabriziovenerandi/…



Amo ergo sum


Anni fa realizzai che l'#amore, lungi da essere solamente qualcosa che riguarda i rapporti tra gli esseri umani, è una forza cosmica che ordina e guida la vita dell'universo. Ora, sto cercando di sviluppare questa intuizione*, a danzare al ritmo di questa forza, volare seguendo le sue correnti. Intuisco che esista una scienza del volo per le anime di fuoco, una sapienza che ci libera dall'oppressione di questo mondo allo sfascio. Scopriamola insieme.


Amo quindi sono


di Kathleen Raine

Poiché amo Il sole spande i suoi raggi d'oro vivo, Versa il suo oro e il suo argento sul mare.

Poiché amo La terra si snoda sul suo fuso astrale La sua danza che produce estasi. Poiché amo Le nuvole viaggiano trasportate dai venti attraverso cieli ampi, Cieli ampi e belli, blu e profondi.

Poiché amo Il vento soffia vele bianche, Il vento soffia sui fiori, soffia il dolce vento

Poiché amo Le felci crescono verdi, e verde è l'erba, e verde è ancora Gli alberi trasparenti illuminati dal sole.

Poiché amo Le allodole si alzano dall'erba E tutte le foglie sono piene di uccelli che cantano.

Poiché amo L’aria estiva freme con mille ali, Miriadi di occhi ingioiellati ardono nella luce.

Poiché amo Le conchiglie iridescenti sulla sabbia Assumono forme sottili e intricate come il pensiero.

Poiché amo C'è una via invisibile attraverso il cielo, Gli uccelli viaggiano così, il sole e la luna E tutte le stelle percorrono quella strada di notte.

Poiché amo C'è un fiume che scorre tutta la notte.

Poiché amo Per tutta la notte il fiume scorre nel mio sonno, Diecimila esseri viventi dormono tra le mie braccia, E la veglia addormentata e il flusso sono in riposo.

“Amo Ergo Sum” (Latin for “I Love, Therefore I Am”) by Kathleen Raine (qui nella versione originale in inglese) è stata pubblicata The Year One (London: Hamish Hamilton, 1952) e riproposta in in The Collected Poems of Kathleen Raine (Ipswich: Golgonooza Press, 2000).

* questa intuizione non è solo mia, è patrimonio culturale universale, sebbene estraneo alla mentalità materialista dominante in occidente. Vorrei tracciare (a breve, se riesco) una lista di affermazioni, che riflettono questa consapevolezza comune

#amore #mistica #poesia


noblogo.org/metanoeite/amo-erg…


Amo ergo sum


Anni fa realizzai che l'#amore, lungi da essere solamente qualcosa che riguarda i rapporti tra gli esseri umani, è una forza cosmica che ordina e guida la vita dell'universo. Ora, sto cercando di sviluppare questa intuizione*, a danzare al ritmo di questa forza, volare seguendo le sue correnti. Intuisco che esista una scienza del volo per le anime di fuoco, una sapienza che ci libera dall'oppressione di questo mondo allo sfascio. Scopriamola insieme.


Amo quindi sono


di Kathleen Raine

Poiché amo Il sole spande i suoi raggi d'oro vivo, Versa il suo oro e il suo argento sul mare.

Poiché amo La terra avvolge nel sul suo fuso astrale La sua danza che produce estasi. Poiché amo Le nuvole viaggiano trasportate dai venti attraverso ampi cieli, Cieli ampi e belli, blu e profondi.

Poiché amo Il vento soffia vele bianche, Il vento soffia sui fiori, soffia dolce il vento.

Poiché amo Le felci crescono verdi, e verde è l'erba, e verdi sono Gli alberi trasparenti alla luce del sole.

Poiché amo Le allodole si sollevano dall'erba E tutte le foglie sono piene di uccelli che cantano.

Poiché amo L’aria estiva freme con mille ali, Miriadi di occhi ingioiellati ardono alla luce.

Poiché amo Le conchiglie iridescenti sulla sabbia Assumono forme sottili e intricate come pensiero.

Poiché amo C'è una via invisibile che attraversa il cielo, Gli uccelli viaggiano su quella via, il sole e la luna E tutte le stelle percorrono quel cammino la notte.

Poiché amo C'è un fiume che scorre lungo tutta la notte.

Poiché amo Per tutta la notte il fiume scorre nel mio sonno, Diecimila esseri viventi dormono tra le mie braccia, E la veglia dormiente e il flusso sono in riposo.

“Amo Ergo Sum” di Kathleen Raine (qui nella versione originale in inglese) è stata pubblicata The Year One (London: Hamish Hamilton, 1952) e riproposta in in The Collected Poems of Kathleen Raine (Ipswich: Golgonooza Press, 2000).

* questa intuizione non è solo mia, è patrimonio culturale universale, sebbene estraneo alla mentalità materialista oggi dominante in occidente. Vorrei tracciare (a breve, se riesco) una lista di affermazioni, che riflettono questa consapevolezza comune

#amore #mistica #poesia #vita




un post importante di Lavinia Marchetti sull'hasbara promossa con bot e altri agenti sui social: facebook.com/share/p/17q5kMv7e…

a cui aggiungo questo commento mio:

rimango in tutti i casi persuaso del fatto che l'unica soluzione (o la meno censurabile da fb) sia la... mossa del cavallo, ...ossia: dislocare i contenuti, usando fb solo per lanciare l'amo, il link. ovvero: inserire su fb soltanto incipit+link di un post, che però viene pubblicato altrove. per 'altrove' intendo un social del fediverso (mastodon, friendica ecc.) o un blog.

i social generalisti come instagram, x e fb, che pure hanno contribuito moltissimo (fb meno di tutti) alla causa palestinese, si può sì continuare a usarli, volendo, ma come moltiplicatori di materiali presenti altrove. mettendo cioè in atto strategie di dislocazione dei contenuti critici, così da poter aggirare il controllo isterico e l'hasbara di bot & compagnia.


noblogo.org/differx/un-post-im…



[ricognizioni]non è regolabile i] laminatoi soffrono picchi clamòri cloroformìe] volte alternate si presentano] per sospese oppure ottiene un ingresso] ridotto un osso di pin si rifanno] i conti le algebriche l'occhio delle telecamere parte] una bobina A/R la [tv a circuito chiuso [scava nella realtà -cit.] l'orbitale “felice” e “contento” “lavare” e “pulire”


noblogo.org/lucazanini/ricogni…




Blythville - Capitolo 1


Le porte dell'ascensore si aprirono e Joseph Connorway entrò all'interno della Soglia, sezione Freak Events Task Force, con un passo lento. Aveva il cappotto appoggiato sul braccio destro, mentre con la sinistra si stava togliendo la borsa a tracolla, quando urtò una delle scrivanie degli agenti speciali. Non disse niente, non salutò nessuno, non prima di essere entrato nel suo ufficio, oltre il laboratorio di ricerca, e di aver riposto la sua roba. Per chi lavorava nella Task Force già da un po', era piuttosto inusuale che Connorway fosse distratto. Solitamente era di fretta: “c'è sempre una faccenda burocratica da sbrigare. Sempre”. Per questo la dottoressa Cory, che come ogni mattina era vicino al ripiano della cucina, versò del caffè in due tazze e si avvicinò al collega. “Tieni Connorway, prima di addentrarti nella tua tana e addormentarti sulla scrivania, bevi questo”, la dottoressa Cory gli mise in mano la tazza bollente e lo obbligò a sedersi. Dopo aver preso un sorso, Connorway sembrò rilassarsi e fece qualcosa a cui pochissime persone potevano dire di aver assistito. “Sai Cory, oggi sono un po' distratto, credo di aver fatto un sogno riguardo il mio primo caso”. La dottoressa fissò allibita il collega, quasi le avesse detto di aver scoperto la relazione tra viaggio nel tempo e la pausa bagno: stava per condividere un momento della sua vita e durante l'orario di ufficio? Assurdo. “Intendi il tuo primo caso per la Task Force?” 
”No, intendo il mio primo caso nella vita, fortunatamente privo di avvenimenti strambi. Ero al liceo e ho aiutato un amico che stava per finire in prigione” “Non sapevo avessi amici”, gli rispose Cory, che nel frattempo si era quasi strozzata per ridere della sua stessa battuta. Pessima battuta, pensò Connorway, ma decise di ignorarla. Quella mattina si sentiva in vena di condividere. Anche perché non c'era molto da fare e la Task Force era in un periodo un po' morto. “Ho avuto pochi amici, uno dei primi è stato David Wallace, che in una giornata di fine marzo era stato accusato di aver rubato dei soldi alla scuola. Ovviamente non poteva essere stato lui, era mio amico e io non frequento malviventi”. Cory roteò gli occhi senza nascondere il disappunto per lo smisurato ego di Connorway, ma non poteva sprecare questa preziosa occasione. Gli chiese di raccontare e Connorway cominciò.


Era circa mezzogiorno e io e David stavamo per uscire dalla lezione di scienze, dopo aver concluso un interessantissimo esperimento sull'accelerazione angolare. La professoressa Sheila Ferguson, una donna sulla quarantina dagli abiti troppo larghi per il suo esile corpo, gli chiese di riportare gli strumenti elettronici utilizzati per gli esperimenti di fisica. Il liceo di Blythville non era molto grande e tutti gli oggetti di valore, la strumentazione e quant'altro, venivano tenuti in una sola stanza. David prese le chiavi dalla professoressa e portò al suo posto il carrello. Io nel frattempo andai in mensa e ci ritrovammo dopo una decina di minuti per pranzare assieme e andare all'ultima lezione del giorno. Era una giornata come un'altra e non c'era nulla di diverso dal solito: compiti, un giro al paese e poi di nuovo a casa per cenare e guardare Battlestar Galactica. Anche il giorno dopo sembrava l'ennesimo uguale agli altri. Come ogni mattina incontrai David nel parcheggio, vicino alle bici e andammo agli armadietti discutendo dell'episodio della sera precedente. Arrivammo all'armadietto che non avevamo neanche commentato il colpo di scena finale, quando cominciarono le stranezze. Un'occhialuta e impacciata Debby Kirkwood si mise a parlare con David. Non era strano perché eravamo entrambi degli sfigati, era strano perché Debby era stata la migliore amica di David prima di mettersi con Martin Strutt, la stella promessa della squadra di football, nonché ex-migliore amico di David. Non ho mai capito bene cosa fosse successo, ma da trio, David tagliò i ponti facendoli diventare un duo. Poco tempo dopo Martin e Debby si misero insieme. Comunque, lei gli chiese come stesse e altre domande molto specifiche. Per essere la sua ex-migliore amica sembrava piuttosto interessata a cosa avesse fatto nell'ultimo periodo e la conversazione andò avanti fino al suono della campanella. Me lo ricordo bene perché nel frattempo mi stavo annoiando talmente tanto che mi misi a parlare dell'episodio con Freddy il puzzolente. Lui era più sfigato di noi, se non lo avessi capito dal soprannome. Entrai in classe con David e seguirono un paio di interminabili ore di Storia, prima che il preside Byrne non diede l'annuncio all'interfono con voce un po' affannata: le lezioni erano sospese fino al giorno dopo. Non fece in tempo a finire la frase che il secondo dopo sembrava di essere all'ultimo giorno di scuola da quanto baccano c'era. Ragazzi e ragazze che urlavano e correvano via dalla classe a tutta velocità. Anche io e David ci alzammo per andarcene, ma all'uscita ci bloccò una figura corpulenta e dai lunghi baffi. Il preside fermò David, mentre a me disse di andare avanti. Loro due, invece, sarebbero andatati nel suo ufficio. Cominciarono a camminare, ma io rimasi immobile. Sentii il mio corpo ribaltarsi e il mio cervello attivarsi. Pensai che forse era successo qualcosa ai genitori di David. Forse il padre aveva avuto un incidente in auto, d'altronde viaggiava molto per lavoro. Sì, non c'era altra spiegazione logica. In quel momento successe una cosa molto strana, probabilmente dovuta all'adolescenza: nonostante fossi ligio alle regole, decisi di seguire di nascosto David e Byrne per capire cosa fosse successo. Quando ripresi coscienza dei dintorni ormai tutti se ne erano andati e nel corridoio c'ero solo io. Corsi per mettermi in coda agli ultimi studenti che stavano uscendo, ma invece di dirigermi al parcheggio, feci il giro dell'edificio, saltai la siepe che divide il parco degli studenti da quello degli insegnanti e mi diressi sul retro. Il giardiniere Willy di solito lasciava la scaletta per potare gli alberi vicino la rimessa, la usai per arrampicarmi fino al primo piano e spiare all'interno della stanza del preside.

David era seduto su una sedia, mentre il preside era in piedi vicino all'insegnante di educazione fisica, Tusk. Nessuno sembrava essersi accorto della mia presenza, soprattutto David, che al momento fissava il pavimento con gli occhi sbarrati. Non era che la conferma di quello che avevo pensato: ai suoi era successo qualcosa di grave. Ma cosa c'entrava Tusk? Pochi millisecondi dopo, arrivò la risposta. Quando Tusk parlò, era furioso, ma soprattutto brandiva un cacciavite in maniera minacciosa nei confronti di David. Non mi dovetti neanche appoggiare alla finestra per sentire le parole che mi fecero capire che la situazione era più grave del previsto. “Wallace mi devi dire dove sono finiti quei soldi, è inutile continuare questa pagliacciata. Il cacciavite e le chiavi della stanza erano nel tuo armadietto. Avresti dovuto organizzare un piano migliore se non volevi farti beccare. Ora dimmi dove sono i soldi e chiederemo alla polizia di non metterti in galera per più di una notte”. Non potevo credere che David avesse rubato dei soldi. Non avrebbe avuto motivo per farlo. Entrambi odiavamo ardentemente il football, ma David non aveva problemi di soldi e per quanto ne sapessi non era cleptomane. C'era decisamente qualcosa che non tornava, qualcuno lo aveva incastrato e io, in qualità di studente geniale e amico di David, lo avrei aiutato a uscire da quella storia.


log.livellosegreto.it/calvin-x…



✨ 𝑳𝒂 𝒍𝒆𝒈𝒈𝒆𝒏𝒅𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒈𝒂𝒕𝒕𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑩𝒆𝒇𝒂𝒏𝒂 ✨🧙‍♀️🐈‍⬛

Si racconta, nelle notti che profumano di cenere e di stelle, che un tempo lontanissimo i gatti del mondo avessero tutti lo stesso mantello striato, simile alle ombre degli alberi al chiaro di luna. Tutti, tranne uno. Era un gatto nero come la notte senza stelle, nato dal buio buono che protegge e custodisce. Viveva accanto alla Befana, e con lei attraversava i cieli una volta l’anno, seduto sulla scopa come un guardiano silenzioso. I suoi occhi vedevano tutto dall’alto: i tetti illuminati, i camini fumanti, le strade addormentate. Ma non aveva mai conosciuto il calore di una casa. Quando il viaggio finiva e la scopa veniva riposta, il gatto cadeva in un sonno profondo, un riposo lungo quanto un intero anno. Eppure, nel silenzio di quel letargo, cresceva in lui un desiderio: sapere che cosa fosse la vita degli umani, sentire da vicino le loro voci, il riso dei bambini, il tepore di un focolare acceso. Una notte d’Epifania, mentre la Befana distribuiva i suoi doni, il gatto si sporse appena per guardare meglio una finestra illuminata. Il sacco, colmo di regali e di magia, oscillò… e un dono cadde, inghiottito dal buio. La Befana se ne accorse poco dopo. Si fermò nel cielo, sospirò, e disse: «In tanti secoli non avevo mai sbagliato.» Il gatto abbassò le orecchie, ma lei gli accarezzò il capo, come si fa con chi è compreso prima ancora di parlare. «Non è colpa tua. E forse non è nemmeno un errore. La notte, a volte, chiede di essere abitata.» Così prese il gatto tra le braccia e lo lasciò scendere dolcemente nel camino della casa dove il dono era caduto. Tra cenere e scintille, il gatto atterrò sul pavimento. La famiglia si voltò, sorpresa. Per un istante il tempo sembrò fermarsi, poi un bambino sorrise e disse: «È arrivato un amico.» E nessuno ebbe il cuore di spezzare quella magia. Da quella notte, il gatto nero rimase sulla terra, imparò il linguaggio delle carezze, il profumo del latte caldo, la presenza silenziosa che consola. E la Befana, tornando nei cieli, sorrise: non aveva perso un compagno, lo aveva donato. Si dice che da allora nacquero i gatti neri, come memoria di quella notte. E che portino fortuna perché sono figli di un dono, della notte e della scelta di restare.

Dal web ..


noblogo.org/magia/2bfx5m4or3



Accade di notte La notte non è solo un’assenza di luce. È una diversa disposizione del mondo. Di giorno tutto chiede attenzione, risposta, velocità. Di notte, invece, le cose aspettano. La notte è il momento in cui il rumore sociale si ritira come una marea stanca. Le strade si svuotano, le finestre si spengono, le identità pubbliche vengono appese all’ingresso. Rimane ciò che siamo quando nessuno ci guarda. La notte è il momento in cui il rumore sociale si ritira come una marea stanca. Le strade si svuotano, le finestre si spengono. Rimane ciò che siamo quando nessuno ci guarda. I pensieri notturni non sono migliori di quelli diurni, ma sono più sinceri. Non cercano approvazione. Non hanno bisogno di essere utili. Emergono come costellazioni irregolari, difficili da spiegare ma impossibili da ignorare. Per chi scrive, la notte è una soglia. Non promette ispirazione, ma permette concentrazione. La pagina bianca, dopo mezzanotte diventa uno spazio aperto, disponibile, quasi complice. Scrivere di notte significa lavorare senza interferenze. Nessuna notifica urgente. Nessun obbligo immediato. Solo il dialogo diretto tra ciò che pensiamo e ciò che siamo disposti a mettere nero su bianco. Non è un caso che molti grandi scrittori abbiano scelto la notte come alleata. C’è chi scriveva fino all’alba perché il mondo, dormendo, non pretendeva nulla. C’è chi trovava nel silenzio notturno una disciplina più severa di qualsiasi orario. La notte non distrae, osserva. Lavorare di notte non produce sempre di più, ma produce diversamente. I testi nati di notte sono spesso più profondi, meno urlati, più stratificati. Non cercano il colpo di scena immediato, ma la risonanza lenta. Sono pensieri che hanno avuto il tempo di sedimentare. C’è anche un’energia particolare, nella notte. Non mistica in senso ingenuo, ma misteriosa nel modo in cui abbassa le difese. La razionalità resta, ma smette di dominare. L’intuizione trova spazio, senza dover chiedere permesso. La notte è il territorio dell’ambiguità fertile. Non tutto è chiaro, ma tutto è possibile. È il momento in cui le domande contano più delle risposte. In cui il dubbio non è un difetto, ma una forma di intelligenza. Chi lavora e scrive di notte impara a convivere con questa sospensione. Accetta che non tutto debba essere risolto. Che alcune idee nascano incomplete e restino tali. Che il valore stia nel processo, non solo nel risultato. Quando arriva il giorno, ciò che è stato scritto di notte porta con sé un’ombra. Una profondità che non nasce dalla fretta. Una densità che resiste al rumore. La notte non rende migliori. E per chi osserva, scrive, pensa e cerca senso, questa è già una forma rara di ricchezza.

L'Alchimista Digitale ©


noblogo.org/lalchimistadigital…



Bon Iver – 22, A Million (2016)


immagine

Caro Justin,è da qualche anno che non ci sentiamo, per la precisione dal 2013, quando uscì Grownass Man, disco del tuo progetto parallelo, Shouting Matches. In quell’occasione, ti dissi che avevi fatto un mezzo passo falso e che il disco era una discreta cagata. Certo, tu sei uno che anche fuori dall’egida Bon Iver di cose ne ha provate tante, e ti do atto di una straordinaria creatività . Però, quella volta, la ciambella ti è venuta senza il buco. Capita. Mi dispiace che tu te la sia presa: per me l’amicizia è anche dirsi le cose in faccia, senza filtri e con onestà. In fin dei conti, come ben sai, quando ho potuto spendere per te le mie migliori parole, l’ho sempre fatto con entusiasmo e appassionatamente, senza aspettarmi nulla in cambio... artesuono.blogspot.com/2016/09…


Ascolta il disco: album.link/s/4bJCKmpKgti10f3lt…



noblogo.org/available/bon-iver…


Bon Iver – 22, A Million (2016)


immagine

Caro Justin,è da qualche anno che non ci sentiamo, per la precisione dal 2013, quando uscì Grownass Man, disco del tuo progetto parallelo, Shouting Matches. In quell’occasione, ti dissi che avevi fatto un mezzo passo falso e che il disco era una discreta cagata. Certo, tu sei uno che anche fuori dall’egida Bon Iver di cose ne ha provate tante, e ti do atto di una straordinaria creatività . Però, quella volta, la ciambella ti è venuta senza il buco. Capita. Mi dispiace che tu te la sia presa: per me l’amicizia è anche dirsi le cose in faccia, senza filtri e con onestà. In fin dei conti, come ben sai, quando ho potuto spendere per te le mie migliori parole, l’ho sempre fatto con entusiasmo e appassionatamente, senza aspettarmi nulla in cambio... artesuono.blogspot.com/2016/09…


Ascolta il disco: album.link/s/4bJCKmpKgti10f3lt…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit




L'IA non è solo software, ma energia, acqua, infrastruttura, dati (nostri).


(e la centralizzazione non è neutrale)

Spesso si parla delle IA come se fossero entità astratte. Alcuni utilizzatori invece le umanizzano, chiamando il proprio assistente con nomi divertenti. Spesso in definitiva l'utilizzatore scrive il prompt, preme invio e ottiene quello che vuole, fine.

Quello che i più ignorano è che quella risposta è il risultato di una catena fisica: server, rete, alimentazione, raffreddamento, sistemi ridondanti. Un elemento aggiunto alla catena, ancora più ignorato, ma il cui uso è estremamente impattante e l'uso delle acque dolci. Se guardiamo la realtà per quella che è, emerge la verità nuda e cruda: l'IA non è una semplice tecnologia informatica ma una catena industriale che ha un impatto materiale devastante incorporato nella sua architettura.

Nel mio percorso lavorativo passato e attuale (non per flexare, ma per dare contesto, ho un dottorato in ingegneria meccanica, specializzazione energia e ambiente), è capitato di ricevere richieste di progettazione di componenti meccanici per sistemi di raffreddamento di datacenter dedicati a carichi IA. Quello che già è noto dall'esterno diventa ancora più chiaro quando si è un addetto ai lavori. Nel corso del tempo gli impianti sono diventati sempre più grandi, con richieste energetiche da gestire sempre maggiori. La crescita dell'IA si traduce in maniera diretta e concreta in diversi punti tutti con comune denominatore: i componenti aumentano di taglia, le portate crescono, i sistemi aumentano di ridondanza, la manutenzione più critica. Questo perché la crescente densità di potenza da gestire e la richiesta di uptime (tempo in cui l'apparato resta ininterrottamente acceso) non lasciano alternative.

La crescita infrastrutturale con cui ho introdotto l'argomento non è un semplice dettaglio da addetti ai lavori, ma è esattamente il cuore della questione etica. Mentre si discute di bias (pregiudizi generati lato dati e addestramento) e allucinazioni (risposte dell'IA che sembrano plausibili ma sono del tutto errate), si sta ignorando quello che a mio avviso è il nodo cruciale del sistema che lega ogni problema accennato: centralizzazione dei dati e del calcolo.

La conseguenza diretta è che come effetti collaterali, oltre alle problematiche energetiche strutturali, si è normalizzata la cessione di dati e know how (tecnico, artistico) come se fosse il prezzo inevitabile da pagare, con la promessa del miglioramento della nostra vita.

C'è da dire che sono stati bravi a farci ingoiare la pillola, e noi l'abbiamo mandata giù troppo facilmente. Generalizzando, abbiamo accettato che per usare l'IA dobbiamo consegnare contenuti, processi, documenti, conversazioni, competenze, foto, immagini, arte, a piattaforme terze senza alcun consenso informato reale, e senza controllo effettivo su conservazione dei nostri dati e riuso. E se ci opponiamo, alla fine con il web scraping ottengono comunque dati senza consenso.

Se vogliamo (e mi chiedo, la vogliamo?) un'IA che sia compatibile con una società libera, con privacy e limiti fisici, dobbiamo parlare di infrastrutture alternative. Anche qui, la parola chiave è sempre la stessa: decentralizzazione.

Questo è il primo articolo dove scrivo quello che so sul tema, andando a analizzare il costo energetico dell'IA, il costo dell'infrastruttura (il cui impatto sul mercato dei componenti per pc non è trascurabile), il ruolo del raffreddamento e il tema dell'acqua, il movimento dei dati come costo energetico e rischio per la privacy.

Primo costo: il calcolo


Questo è il costo che probabilmente tutti riescono facilmente a immaginare. Usando però terminologie più specifiche, il training delle IA (addestramento con dati, anche i nostri) e l'inference (utilizzo dei dati attraverso un modello che trae conclusioni) richiedono una potenza sempre maggiore. Il training non si ripete tutti i giorni, quindi si sostiene un costo una tantum, un evento in sostanza. Il suo costo però è enorme. L'inference ha un costo per singola richiesta. E' definibile basso, ma continuo, cumulativo e scalabile. Si hanno miliardi di richieste giornaliere.

Questi concetti ci sembrano estremamente nuovi, in realtà la teoria è ben conosciuta da molti anni. Quello che è necessario sottolineare è che l'informazione digitale non è astratta quando la manipoli nel mondo reale.R. Landauer (1) mette un punto fondamentale: il calcolo non è gratis dal punto di vista fisico. In sintesi, Landauer mostra che: – finché un’operazione logica è reversibile (in principio), può essere eseguita senza un minimo obbligatorio di dissipazione; – quando invece un’operazione è logicamene irreversibile (tipicamente: cancellare o “resettare” un bit, cioè comprimere molti stati possibili in uno solo), allora si perde informazione sullo stato precedente; – questa perdita di informazione implica, per i principi della termodinamica/statistica, una dissipazione minima di calore nell’ambiente: almeno Q≥k B T ln2 per ogni bit cancellato.

Semplificando il discorso, in pratica: il limite non dice quanta energia consumano i computer di oggi (che stanno molto sopra), ma stabilisce un limite fisico inferiore e collega in modo rigoroso informazione ↔ entropia ↔ calore. È uno dei pilastri concettuali di tutta la “termodinamica dell’informazione”.

Secondo costo: il raffreddamento (e l'acqua dolce)


Abbiamo appena collegato il calcolo con la produzione di calore. Questo significa che dal punto di vista impiantistico è necessario raffreddare i sistemi. Se i sistemi crescono, gli impianti aumentano e più calore significa più gestione termica. Il raffreddamento è la parte meno interessante per i non addetti ai lavori, ma è quella che decide la scalabilità. Per dare dei numeri, è sufficiente pensare che attualmente se una GPU consuma 500 watt, è necessario smaltire per effetto joule la stessa quantità di calore. A questo va aggiunto il consumo di CPU, RAM, storage, alimentatori, ventole, pompe. Il risultato pratico per chi progetta è spesso una direzione univoca: impianti più grandi e robusti, componentistica dimensionata per portate e condizioni più spinte.

Il costo mascherato di tutto questo, oltre al conto energetico, è proprio legato al fatto che il raffreddamento implica il consumo di acqua dolce, direttamente o indirettamente. Non tutti i datacenter sono uguali, quindi i consumi di acqua possono variare, ma basta esaminare dove i più grandi sono costruiti e subito si capisce che l'acqua dolce è fondamentale e che le condizioni climatiche migliorano le performance dei sistemi di raffreddamento.

Per chi fosse interessato anche ai numeri, uno studio molto citato che ricostruisce in modo critico le stime globali dei consumi energetici dei data center è quello di Masanet et al. (2). Sul tema specifico dell’IA e acqua, negli ultimi anni ha fatto discutere Ren et al. (3), che prova a rendere visibile un costo che spesso non compare nel “conto economico” dell’utente finale. Gli studi sono di qualche anno fa e la situazione ad oggi è senz'altro peggiorata.

Non voglio però spaventare, ma responsabilizzare. Quando una tecnologia cresce e richiede più energia e più raffreddamento, non si può nascondere la cosa come se fosse un semplice dettaglio tecnico. E' un vincolo fisico che influenza i costi, localizzazione degli impianti e impatti ambientali decisamente non trascurabili.

Terzo costo: movimento dei dati


L'attuale modello dominante di oggi è semplice. Che sia da pc o da applicazioni, si raccolgono i dati/richieste, vengono mandati a un cloud, si ottiene un output. Per l'utilizzatore è apparentemente molto comodo e dal punto di vista per economia di scala è potente. Questo però ha due conseguenze inevitabili.Prima conseguenza: lo spostamento dei dati consuma energia e richiede una specifica infrastruttura. Non è il semplice viaggio di un pacchetto, ma usando termini tecnici e semplificandone in maniera estrema il significato, abbiamo: – ingest (processo che l'ia usa per analizzare e capire i nostri dati); – storage (non semplici hdd, ma sistemi complessi per immagazzinare l'immensa mole di dati gestiti in maniera estremamente veloce); – replicazione (copia degli stessi dati in più posti per sicurezza o velocità); – caching (memorizzazione temporanea in aree di memoria per accesso più rapido); – logging (registrazione di attività, eventi e accessi) – retrieval (recupero dei dati quando servono). Il movimento dei dati è energia travestita da software. Più l'IA è centralizzata, più quel movimento diventa parte strutturale del sistema. Seconda conseguenza: se i dati escono dai nostri sistemi, la privacy non è una proprietà ma solo una promessa (non mantenuta). Abbiamo normalizzato la cessione dei dati. Che siano documenti, codice, progetti, processi aziendali, know how, conversazioni personali, immagini, disegni, musica, arte in generale. Spesso li abbiamo caricati per comodità, divertimento, o necessità lavorative perché “altrimenti non funziona”. L'abbiamo fatto senza consapevolezza di cosa viene registrato, per quanto tempo, chi lo vede, come viene utilizzato, se viene riutilizzato per scopi terzi, se diventa training data, se diventa metadato. L'architettura centralizzata crea un incentivo per il sistema, quindi i dati diventano il suo carburante. Il carburante è prezioso, quindi qualcuno lo accumula. Se qualcuno lo accumula, qualcuno accumula potere. Per questo motivo la decentralizzazione non è un capriccio ma è una risposta razionale se vogliamo ridurre l'impatto energetico, proteggere la nostra privacy e know how, e evitare di restare intrappolati e dipendenti da questi sistemi.

Quarto costo: infrastruttura e componenti (e il mercato retail che resta a secco)


L’IA centralizzata non richiede solo energia e acqua: richiede hardware, in grandi quantità e con cicli rapidi. Si pensa che la vita utile di un datacenter sia inferiore a 5 anni, e che il loro costo in funzione della vita utile non permetterà mai di rientrare nell'investimento (questo apre il discorso della “bolla” ma non ne parlerò qui). Quando una parte crescente della produzione di componenti ad alte prestazioni viene assorbita dai data center, succedono tre cose: – Se la domanda industriale cresce più velocemente della capacità produttiva, qualcuno resta senza componenti. Chi ci rimette quindi è il mercato retail che ha meno potere contrattuale rispetto ai grandi acquirenti. – Ammesso che la catena di fornitura regga, la pressione sulla domanda sposta prezzi e disponibilità/priorità. L'utente consumer se ne accorge subito: componenti più costosi, hw di qualità destinato altrove. Pensiamo a Crucial che proprio in questi giorni ha deciso di non vendere più RAM al mercato consumer per girare tutto verso l'uso sulle IA. – Se l'accesso al computer diventa un problema di capitale e di contratti, allora stiamo pagando non solo maggiori costi sui componenti, ma stiamo delegando la capacità di sperimentare e innovare a una minoranza di attori. Questo è un problema sia di concorrenza che di libertà tecnologica.

La centralizzazione non prende solo i dati, prende anche una parte crescente del diritto di calcolare.

Decentralizzare è un obiettivo tecnico e morale


Si parla spesso di IA come fosse un oggetto immateriale e neutrale. Non lo è e qui ho voluto mostrare che ha un corpo composto da energia, raffreddamento, acqua, infrastruttura. Ha una direzione politica incorporata: centralizzare dati e calcolo. Questo impatta negativamente sull'ambiente, sulla nostra privacy, sul nostro potere tecnologico. Se vogliamo un'IA compatibile con la privacy e con i limiti fisici del mondo reale dobbiamo smettere di pensare all'IA come fossimo destinati inevitabilmente a subirla, ma trattarla come un'opzione. Se e dove ne abbiamo bisogno, dobbiamo progettare un futuro dove l'IA è più distribuita, locale e misurabile.

1 – Landauer, R. (1961). Irreversibility and Heat Generation in the Computing Process. IBM Journal of Research and Development. 2 – Masanet, E., et al. (2020). Recalibrating global data center energy-use estimates. Science. DOI: doi.org/10.1126/science.aba375…3 – Ren, S., et al. (2023). Making AI Less “Thirsty”: Uncovering and Addressing the Secret Water Footprint of AI Models. arXiv. Link: arxiv.org/abs/2304.032714 – Shehabi, A., et al. (2016). United States Data Center Energy Usage Report. LBNL. PDF: eta.lbl.gov/publications/unite…5 – Parrondo, J. M. R., Horowitz, J. M., Sagawa, T. (2015). Thermodynamics of information. Nature Physics. DOI: doi.org/10.1038/nphys3230


log.livellosegreto.it/stefanos…



[piriche]dal buco della serratura tutti] [fine] la Grünes Band i rapporti di] [intrattenimento l'] arciduca colpiti i cammelli i papi] postali i briganti si mescolano] rischi e crepe nel ritratto in posa pilotata usano] due velocità delete [the original


noblogo.org/lucazanini/piriche…



ALEPH

nell'oltre non c'è ombra -lo sai- ombra che ti possa nascondere allo sguardo

è una chiarità che t'attraversa non come qui che guardi per speculum in aenigmate

lì non si consultano dizionari né atlanti: sei tu la biblioteca il motore di ricerca

-alfabeto voce conoscenza- : nel Tutto tu sei e tutto è te – (l'aleph del poeta cieco)*

è dove ti si svela ogni contrario – la vita non è prima della morte

*Jorge Luis Borges

(2011)

. Ecco alcuni spunti di lettura e riflessioni che possono aiutare a esplorare questo testo ricco di allusioni e mistero:


1. La Trasparenza dell'Oltre


Il testo apre con un'affermazione di chiarezza assoluta: “nell'oltre non c'è ombra – lo sai – ombra che ti possa nascondere allo sguardo”. Questa immagine suggerisce l'idea di un regno in cui non esistono segreti o oscurità, dove l'osservatore non è mai travisato da false apparenze. C'è una luce che attraversa l'essere, una chiarezza che elimina il velo del dubbio e dell'ignoranza, invitandoci a considerare una forma di conoscenza che scorre libera da ogni ambiguità.


2. Lo Specchio Enigmatico


Nel verso “non come qui che guardi per speculum in aenigmate” si sottolinea il contrasto con il nostro modo abituale di osservare e interpretare il mondo: un osservare mediato, spesso incompleto o distorto (come se vedessimo riflessi in uno specchio intriso di enigmi). Qui, l'autore ci offre l'idea di un tipo di visione interiore in cui il linguaggio ordinario, i dizionari e gli atlanti cadono davanti all' immensità dell'esperienza personale e intuitiva.


3. L'Essere come Fonte di Conoscenza


La potente immagine “sei tu la biblioteca, il motore di ricerca” riafferma l’idea che la conoscenza non risiede nei testi o nelle mappe, ma in noi stessi. In questo universo, l'individuo è sia il contenitore che l'emittente di una saggezza infinita; un complesso intreccio di “alfabeto, voce, conoscenza” che lo rende al contempo l'archivio e l'interpretante del Tutto. Questa visione, particolarmente cara a Borges, ribalta il convenzionale rapporto tra l'osservatore e l'osservato, suggerendo che ogni esperienza è in realtà un viaggio verso l'autoconoscenza.


4. L'Unione dell'Infinito e del Contrario


La conclusione, “la vita non è prima della morte”, mette in luce la natura ciclica e paradossale dell'esistenza. Qui, il confine tra vita e morte si dissolve, manifestando un continuum in cui ogni contrario si rivela necessario per la comprensione dell'intero. È come se l’Aleph – quel punto in cui tutto l'universo è contenuto insieme – svelasse che ogni aspetto opposto è parte integrante di una verità più ampia e unitaria.


5. Riflessioni e Domande Aperte


  • Identità e Conoscenza: In che modo ti rispecchi nell'idea che l'individuo sia la fonte stessa di ogni sapere?
  • Visione del Mondo: Come interpreti il contrasto tra l'osservazione mediata (lo specchio enigmatico) e una visione diretta, quasi assoluta, dell’oltre?
  • Paradosso Vita-Morte: La frase “la vita non è prima della morte” ti porta a riflettere sull'idea di ciclicità dell'esistenza? In che misura credi che i nostri contrari partecipino a un ordine universale?

Questi spunti mettono in luce una dimensione quasi mistica del testo, dove l'essere umano diventa il microcosmo del macrocosmo, e dove la separazione tra conoscenza interiore ed esperienza esteriore si dissolve in un'unica grande verità.


noblogo.org/norise-3-letture-a…



GIOSUE - Capitolo 11


Conquista della parte settentrionale della terra di Canaan (11,1-15)1Quando Iabin, re di Asor, seppe queste cose, ne informò Iobab, il re di Madon, il re di Simron, il re di Acsaf 2 e i re che erano a settentrione, sulle montagne, nell'Araba a meridione di Chinaròt, nella Sefela e sulle colline di Dor a occidente. 3I Cananei erano a oriente e a occidente, gli Amorrei, gli Ittiti, i Perizziti, i Gebusei erano sulle montagne e gli Evei erano ai piedi dell'Ermon, nella regione di Mispa.4Allora essi uscirono con tutti i loro eserciti: erano una truppa numerosa come la sabbia sulla riva del mare, con numerosissimi cavalli e carri.5Tutti questi re si allearono e vennero ad accamparsi insieme presso le acque di Merom, per combattere contro Israele. 6Allora il Signore disse a Giosuè: «Non temerli, perché domani a quest'ora io li consegnerò tutti trafitti davanti a Israele. Taglierai i garretti ai loro cavalli e appiccherai il fuoco ai loro carri». 7Giosuè con tutti i suoi guerrieri andò contro di loro presso le acque di Merom, a sorpresa, e piombò su di loro. 8Il Signore li consegnò nelle mani d'Israele, che li batté e li inseguì fino a Sidone la Grande, fino a Misrefot-Màim e fino alla valle di Mispa a oriente. Li sconfissero fino a non lasciar loro neppure un superstite. 9Giosuè fece loro come gli aveva detto il Signore: tagliò i garretti ai loro cavalli e appiccò il fuoco ai loro carri.10In quello stesso tempo Giosuè tornò indietro, conquistò Asor e passò a fil di spada il suo re, perché prima Asor era stata la capitale di tutti quei regni. 11Passò a fil di spada ogni essere vivente che vi era, votandolo allo sterminio; non risparmiò nessun vivente e appiccò il fuoco ad Asor.12Giosuè prese tutti quei re e le loro città, passandoli a fil di spada; li votò allo sterminio, come aveva comandato Mosè, servo del Signore. 13Tuttavia Israele non incendiò nessuna delle città costruite su colline, a parte Asor, incendiata da Giosuè. 14Gli Israeliti presero tutto il bottino di queste città e il bestiame; passarono però a fil di spada tutti gli uomini fino a distruggerli: non risparmiarono alcun vivente.15Come aveva comandato il Signore a Mosè, suo servo, così Mosè aveva comandato a Giosuè e così Giosuè fece, non trascurando alcuna parola di quanto il Signore aveva comandato a Mosè.

Ricapitolazione di tutte le conquiste (11,16-23)16Giosuè si impadronì di tutta questa terra: la zona montuosa, tutto il Negheb, tutta la regione di Gosen, la Sefela, l'Araba, le montagne d'Israele e il loro bassopiano. 17Dal monte Calak, che sale verso Seir, fino a Baal-Gad nella valle del Libano ai piedi del monte Ermon: catturò tutti i loro re, li vinse e li uccise. 18Per molto tempo Giosuè fece guerra a tutti questi re. 19Non ci fu alcuna città che facesse pace con gli Israeliti, eccetto gli Evei che abitavano Gàbaon: le presero tutte con le armi, 20perché veniva dal Signore che il loro cuore si ostinasse a dichiarare guerra a Israele, per votarle allo sterminio senza pietà e così distruggerle, come il Signore aveva comandato a Mosè.21In quel tempo Giosuè andò a eliminare gli Anakiti dalla zona montuosa: da Ebron, da Debir, da Anab, da tutti i monti di Giuda e di Israele. Giosuè li votò allo sterminio con le loro città. 22Non rimasero Anakiti nella terra degli Israeliti. Ne rimasero alcuni solo a Gaza, a Gat e ad Asdod. 23Giosuè prese tutto il territorio, come il Signore aveva ordinato a Mosè. Giosuè lo assegnò in eredità a Israele, secondo le loro divisioni in tribù. E la terra visse tranquilla, senza guerra. __________________________Note

11,5 presso le acque di Merom: presso la sorgente da cui dipendeva la città dello stesso nome, a sud-ovest di Asor.

11,10 Asor: antichissima città situata a nord del lago di Genèsaret, conquistata da Giosuè forse con astuzia (vv. 6-7.9). Fu la sola città data alle fiamme.

11,17 Seir: è il territorio degli Edomiti a sud-est del Mar Morto.

11,20 perché veniva dal Signore che il loro cuore si ostinasse: si tenta di spiegare le guerre di sterminio; Dio vuole dare a Israele la terra che gli ha promesso e, per questo, rende duro il cuore dei Cananei che fanno guerra agli Israeliti.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


Dopo aver descritto le conquiste d'Israele nella Palestina meridionale, procedendo con gli stessi criteri l'autore ci tratteggia l'occupazione del nord. La successione degli avvenimenti è la stessa: coalizioni di re contro Israele; sconfitta da parte delle truppe di Giosuè; applicazione del ḥērem; ricapitolazione dei dati. Le indicazioni geografiche e topografiche, numerose, hanno una loro coerenza. Si riferiscono tutte a località e zone situate tra la parte superiore del Giordano (dal lago Hule fino a sud del lago di Genesaret) a est, e la costa del Mediterraneo a ovest, tra Misrefot-Maim (= Acquecalde, 30 chilometri circa a nord del Carmelo) e Dor (20 chilometri circa a sud del Carmelo). Ma – come si è già osservato nel capitolo precedente – è impossibile che tali territori siano stati conquistati tutti da Israele già all'inizio della sua penetrazione nella terra di Canaan, per di più nel corso di una unica campagna militare. Il redattore fa uso di tradizioni antecedenti, nelle quali inserisce la figura di Giosuè come motivo unificante, e in più aggiunge suoi interventi specifici, intesi chiaramente a presentare questa campagna del nord in parallelo con la campagna condotta a termine al sud.

1. Azor significa «recinto». Era una città importante e un punto strategico cruciale per la Galilea e la Cisgiordania in generale. Fu fortificata da Salomone (1Re 9,15) e conquistata da Tiglat-Pilezer III (2Re 15,29). Si trovava circa 6 chilometri a sud-ovest del lago di Hule. L'archeologia sembra confermare che la città subì una distruzione nel sec. XIII.

4-5. Per la prima volta nella sua storia, Israele si trova a combattere contro «cavalli e carri», che erano stati introdotti in Palestina dagli Hittiti. «popolo numeroso come la sabbia del mare» è espressione stereotipa. La locuzione le «acque di Merom» potrebbe riferirsi allo stesso lago di Hule. In ogni caso, si tratta di una zona abbondante di acque, necessarie in grande quantità oltre che per i soldati, anche per i cavalli.

6-9. Entrano in gioco i motivi tipici della guerra santa. JHWH assicura Giosuè della vittoria e indica anche le modalità di essa. Tutto avviene come previsto.

10-15. Espressioni ben note e ricorrenti. Il ḥērem questa volta è eseguito in misura contenuta, se si eccettua il caso della città di Azor. L'elenco delle città conquistate si ha in 12,9-24.

16-23. Le formule generalizzanti sono ancor più frequenti in questo brano, chiaramente volto a dimostrare una precisa tesi teologica. È stato per specifica volontà di JHWH e grazie a lui che Israele ha occupato la Palestina, distruggendone gli abitanti in maniera sistematica, data la loro ostinazione «nella guerra contro Israele». In effetti l'occupazione del paese da parte di Israele è stata un processo lento, faticoso, e non sempre violento e intollerante, avendo assunto anche forme di assimilazione e mescolanza pacifica. Nel tracciare i confini di tutta la Palestina, qui l'autore riferisce la situazione geografica del periodo di Salomone.

21-22. Gli Anakiti (anakîm = popolo dal lungo collo) sono una specie di giganti menzionati più volte nella Bibbia (Nm 13,22.28.33; Dt 9,2, ecc.). Gs 14,14 riferisce sulla loro fine una tradizione differente (lo sterminio è attribuito a Caleb; cfr. anche Gs 15,13-14; Gdc 1,20).

23. Il versetto anticipa il contenuto del capitolo seguente, riepilogandolo a mo' di sovrascritta.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage