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Signal apre i test pubblici della verifica automatica delle chiavi


Con la beta 8.11 di Signal per Android arriva in test pubblico la verifica automatica delle chiavi crittografiche basata su key transparency. Ecco come funziona e quali sono i limiti.
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Verificare che una conversazione su Signal sia davvero cifrata end-to-end con la persona giusta finora ha richiesto un confronto manuale: incontrarsi di persona, confrontare i 60 numeri del safety number, oppure scansionare il QR code attraverso un canale alternativo fidato. Una procedura corretta in teoria, ma che non sempre è facile o si ha voglia di eseguire sul serio. Con la beta 8.11 di Signal per Android, in distribuzione in queste ore, lo stesso controllo inizia a essere automatico.

La funzione si chiama automatic key verification e si basa sulla key transparency, un meccanismo crittografico in sviluppo presso Signal da diverso tempo. Per provarla basta aprire il profilo di un contatto, toccare “View Safety Number” e premere il pulsante “Verify automatically”: se la verifica va a buon fine compare un segno verde con la dicitura “Encryption verified”.

Come funziona la key transparency


Il post di Signal che annuncia la feature si limita a dire che la verifica automatica è “un sistema di controlli continui effettuati da più parti, l’utente, l’interlocutore e auditor indipendenti di terze parti”. Non spiega in dettaglio cosa succede dietro le quinte. Per capire il funzionamento del sistema bisogna guardare al codice pubblicato da Signal su GitHub e alla bozza IETF di riferimento, scritta tra gli altri da un ingegnere di Signal.

Per cifrare i messaggi end-to-end, Signal deve associare a ciascun utente una chiave pubblica. Storicamente queste associazioni sono custodite sui server di Signal e fornite ai client quando serve. Il limite di questo approccio è noto: un server compromesso, o sotto pressione legale, potrebbe in teoria fornire una chiave diversa da quella reale e rendere possibile un attacco con un terzo interposto. L’app già oggi notifica all’utente i cambi di safety number, ma per capire se un cambio è legittimo, ad esempio una reinstallazione, oppure è un attacco, bisognava confrontare manualmente il numero con la controparte.

La key transparency interviene su questo punto. Dalla documentazione tecnica risulta che Signal continua a custodire le stesse informazioni di prima, ma in una struttura che non permette modifiche silenziose: ogni cambio di chiave viene aggiunto a un elenco in cui si possono solo accodare nuove voci, mai cancellare o riscrivere quelle vecchie. È come un libro contabile in cui ogni pagina è legata matematicamente a quelle precedenti, quindi strappare una pagina o riscriverla lascerebbe una traccia evidente.

A controllare che Signal non bari servono soggetti esterni, chiamati auditor. Signal ha pubblicato su GitHub il codice di un auditor di riferimento e Trail of Bits, società di sicurezza nota nel settore, ha pubblicato una propria implementazione indipendente. L’idea descritta nelle specifiche è che soggetti terzi possano scaricare in continuazione gli aggiornamenti del registro e accorgersi se i server di Signal provassero ad alterarlo o a mostrarne versioni diverse a utenti diversi.

Dal codice pubblico e dalla bozza IETF risulta che il registro non è una rubrica aperta consultabile da chiunque: la sua struttura è progettata in modo che gli auditor possano verificarne la correttezza matematica senza vedere in chiaro quali numeri sono iscritti e con quali chiavi. Chi conosce già un numero specifico può chiedere al server quale chiave gli è associata, come succede oggi quando si aggiunge un contatto a Signal, ma scaricare l’elenco completo degli iscritti non è possibile.

L’app esegue inoltre verifiche per conto proprio: controlla che la chiave del contatto sia effettivamente presente nel registro e che il registro stesso sia rimasto coerente nel tempo. Tutte queste verifiche insieme, secondo Signal, offrono la stessa garanzia di un confronto manuale del safety number, senza richiedere alcuna azione all’utente.

I limiti, e cosa succede quando non funziona


La verifica automatica non è disponibile in tutti i casi. Funziona soltanto se il client conosce il numero di telefono dell’altra parte, condizione che si verifica se la chat è stata iniziata tramite la funzione “Trova per numero”, se il contatto è in rubrica ed è raggiungibile per numero, oppure se l’interlocutore ha scelto di rendere il proprio numero visibile a tutti (l’impostazione predefinita lo nasconde a chiunque).

Anche quando funziona, può smettere di farlo per ragioni del tutto normali, come il cambio di numero della controparte. In quei casi, ricorda Signal, si torna al vecchio safety number da confrontare attraverso un canale alternativo fidato. La verifica automatica si affianca quindi al safety number manuale, non lo sostituisce del tutto.

Quando arriva in versione stabile


Per il momento la novità è confermata nel canale beta di Android. Sviluppo della key transparency è in corso da diverso tempo anche su iOS e Desktop, e la feature dovrebbe arrivare in test pubblico anche su quelle piattaforme nelle prossime settimane, anche se le release notes ufficiali delle rispettive beta in distribuzione non la menzionano esplicitamente. Signal chiede di segnalare nel forum eventuali casi in cui la verifica non risulta disponibile pur ricorrendo una delle tre condizioni descritte. Le beta servono proprio a questo prima del rilascio generale.

SOURCE:// community.signalusers.org
SOURCE:// community.signalusers.org
SOURCE:// github.com

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CVE-2025-14177: Malicious JPEG Files Expose PHP Heap Memory — Critical Flaws in getimagesize() and iptcembed() Patched
#CyberSecurity
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First Public macOS Kernel Exploit on Apple M5 Bypasses Hardware Memory Protection — Developed in Just Five Days With AI Assistance
#CyberSecurity
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Grafana Labs Security Breach: Hackers Steal GitHub Token, Download Private Codebase, and Demand Ransom
#CyberSecurity
securebulletin.com/grafana-lab…
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Pwn2Own Berlin 2026 Day 2: Exchange, Windows 11, and AI Coding Tools Fall to Zero-Days — $908,750 in Total Prizes
#CyberSecurity
securebulletin.com/pwn2own-ber…

Building a Working Replica of the Chernobyl Power Plant’s SKALA Display


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In a recent video by the [Chornobyl Family] it’s shown how they made the SKALA status display which was featured at the recent 40-year memorial exhibition of the Chornobyl Nuclear Power Plant (ChNPP) #4 reactor accident, along with the RBMK reactor control panel replica and SKALA console which they had made previously.

Detail of the SKALA display. (Credit: Chornobyl Family, YouTube)

We previously covered this SKALA control system of the ChNPP’s RBMK reactors, as well as its 1990s modernization. This SKALA status display is one of the original elements of the control room, providing a status overview of the entire control system at a glance, including its processors and peripheral devices.

The replica uses similar looking components, with a metal casing and LED lighting that invokes the aesthetics of the original electroluminescent mnemonic panels. Overall the goal was to keep the appearance as close to the original as possible — they even had operators of the ChNPP reactors look over the panel and give it their stamp of approval.

Some of the components like the error indicators had to be 3D printed, while the metal case was cut out of sheet metal. There’s also a very big speaker for the alarm, at the top right of the panel. Along with the LEDs for the electroluminescent-style indicators this meant a lot of addressable LEDs and a lot of wiring.

The full build plans are available via the [Chornobyl Family] Patreon, if you feel like building up your own RBMK-style reactor control room.

youtube.com/embed/80UTQHD2gVM?…


hackaday.com/2026/05/18/buildi…

#4
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#Chaotic #Eclipse discloses #MiniPlasma zero-day, suggesting a missing or undone 2020 #Windows security fix
securityaffairs.com/192325/hac…
#securityaffairs #hacking
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Experts warn of active exploitation of critical #NGINX flaw CVE-2026-42945
securityaffairs.com/192289/unc…
#securityaffairs #hacking
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313 – Pagheremo la spesa in modo diverso. Dipende da chi siamo camisanicalzolari.it/313-paghe…

A Status Screen For Bambu Labs Printers


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If you’ve got a Bambu Labs printer, it’s usually pretty straightforward to keep an eye on it via the onboard display or the various apps the company has released. However, if you want a dedicated display somewhere remote from your printer, you might like this build from [Keralots].

The project is based on an ESP32-S3 Super Mini, paired with a 1.54″ TFT display with a 240 x 240 resolution. It’s set up to talk to Bambu Labs printers over MQTT with TLS. It harvests status data and uses it to display a real-time dashboard with critical printer parameters display on arc gauges. There’s also plenty of live stats to pore over, as well as buzzer notifications if you want auditory alerts about what is going on. It’s possible to use with just about any Bambu Labs printer with a Bambu Cloud access token; otherwise, you can tinker with LAN Direct connections on certain models, but you might need to enable Developer Mode depending on your rig.

If you want to monitor your printer’s vital statistics at a glance, this project is a great way to do it. It breaks out the fundamental numbers in a clear and obvious fashion that’s a little easier to parse quickly compared to the interface of the official software. We’ve featured similar builds before, too. If you’re also paranoid about prints and using that to motivate you towards creating useful hardware, don’t hesitate to let us know on the tipsline.


hackaday.com/2026/05/17/a-stat…

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Texas contro la Cina: dispositivi medici sotto accusa per rischio cyber spionaggio

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/texas-con…

A cura di Carolina Vivianti

#redhotcyber #news #sicurezzainformatica #datimedici #partitocomunistacinese #texas #governatore

Turning a Junk Laptop Screen Into a Portable Monitor


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Sure, you can buy a portable monitor off your favorite e-tailer, but with perfectly fine displays in devices like laptops being tossed out every single day, why not repurpose those instead? That’s what [ScuffedBits] recently did with the panels pulled from some old laptops.

A good question with any such salvaged panel is just how practical it is to still use them, with disqualifying features being things like passive-matrix TFTs as well as the use of CCFL backlighting as with one of the three panels demonstrated in the video.

Looking up the model number of a panel on a site like panelook.com will tell you the display technology, resolution and other important details before you decide to commit to using it. If it’s using a LED backlight and at least Low-Voltage Differential Signaling (LVDS) but ideally eDP you can likely find a cheap driver board for it that has all the requisite inputs like HDMI and power.

The hardest part is probably the case for the panel, as they’re rather thin and fragile. Here [ScuffedBits] opted to 3D print two different types of cases, with the second variant probably being the best version as it protects most of the panel. Installing these is quite easy: slide the panel into the first half, then add the second half of the case to close it up. Permanently keeping the case in place was left as an exercise to a future [ScuffedBits], while demonstrating why it’s definitely the hardest part of repurposing an old laptop display.

youtube.com/embed/KKTylJXI4VE?…


hackaday.com/2026/05/17/turnin…

Hackaday Links: May 17, 2026


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Hackaday Links Column Banner

To start things off, we’d like to extend a special thanks to everyone who joined us for Hackaday Europe this weekend in Lecco, Italy. It was 48 hours of fascinating talks, incredible badge hacks, and some of the greatest company you could hope for. For those who couldn’t make it in person, we didn’t forget you — expect to hear more about what went down once we get a chance to catch our collective breath.

That’s not the only thing to keep an eye out for in the coming days. This is your reminder that Amazon will be officially ending support for older Kindles in a few days. After May 20th, any of the megacorp’s e-readers that were introduced before 2012 will be persona non grata, so you should plan accordingly.

The biggest change is that these older devices won’t be able to buy digital books from Amazon, but you can still use them offline, and the fantastic Calibre makes it a breeze to load up content from other sources. To be perfectly honest, we’d advise any Kindle user to decouple their device from the Amazon mothership by using Calibre or even jailbreaking it and installing KOReader, so the end of official support is fine by us. In fact, if a surge of unsupported Kindles brings more attention and users to those projects, that suits us just fine.

We’ve also heard that Microsoft is removing the “Together” feature from Teams on June 30th. We actually had to look this one up — apparently, it was a mode added during the pandemic that made it look like you and the other people in the call were all sitting together in a virtual conference room of sorts. Sounds an awful lot like a dystopian nightmare to us, but to be fair, things got kinda weird there when we were all sheltering in place, so it’s hard to judge. In any event, we don’t think too many people will miss this particular feature in 2026.

While on the subject of products the world seems to have forgotten about, Electrek reports that Tesla has all but given up on their once promising solar roof tiles. The company won’t say just how many installations they’ve completed since the camouflaged panels hit the market in 2016, but estimates suggest the number may be as low as 3,000. It will probably come as little surprise to find that cost seems to be the biggest factor: a roof full of Tesla’s swanky tiles could run you six-figures, while traditional panels are only getting cheaper every year.

From end-of-life to the latest and greatest, today also marks the release of Linux 7.1-rc4. If you’re in the business of running release candidate kernels, you probably don’t need to be told what’s new, but for everyone else, Phoronix has a rundown on some of the changes. Highlights include improvements to hardware support (including a fix for the Framework Laptop 13 Pro), security fixes, and new guidance about the use of AI-generated code.

Finally, if you want a time-waster, there’s Halupedia. According to the site’s GitHub: An infinite, hallucinated encyclopedia. Every link leads to an entry that does not exist yet — until you click it, at which point an LLM pretends it has always existed and writes it for you, in the deadpan register of a 19th-century scholarly press. For example, you can read about “The Ministry of Slightly Wrong Maps,” or, if you prefer, “The Ministry of Terribly Wrong Maps.”


See something interesting that you think would be a good fit for our weekly Links column? Drop us a line, we’d love to hear about it.


hackaday.com/2026/05/17/hackad…

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La popolarità di Trump è ora più del doppio negativa rispetto al primo mandato! (17 maggio)


Non si arresta la caduta dell'approvazione di Trump che precipita ulteriormente nel burrone, scendendo sotto al 40% e toccando il -20 di net rating, senza che si intraveda il benché minimo segnale di una possibile risalita.

Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Come ormai da diverso tempo a questa parte, prosegue il periodo horror per Trump, con la popolarità che continua a subire ingenti perdite dall'inizio della guerra in Iran.

La situazione per il tycoon è estremamente drammatica, ed è difficile trovare dei dati così negativi nella storia recente della politica americana.

Il net rating ha ormai raggiunto la cifra record di -20, con il tasso di approvazione che resta abbastanza stabilmente sotto al 40% (con punte molto negative) e la disapprovazione non lontana dal 60%.

Sono numeri terrificanti, che non erano mai stati toccati nemmeno nei momenti peggiori del primo mandato e fino a dieci punti inferiori rispetto a prima della guerra in Iran.

Per il tycoon sarà difficile rialzarsi da questa situazione: soprattutto qualora dovesse riprendere la guerra o dovessero perdurare il caos e la paralisi della situazione, i numeri potrebbero scivolare ulteriormente verso il basso.

Il dato è peggiore di quattro punti rispetto alla media di Joe Biden nel maggio 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di qualunque presidente fino al giorno d’oggi dopo sedici mesi di presidenza, e la distanza col suo predecessore si è notevolmente ampliata. Arriva addirittura a oltre undici punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Tutte le medie registrano una discesa di circa un punto rispetto a sette giorni fa, con Focus America e Silver che toccano il -20, mentre RCP si mantiene qualche punto più alta.

Come già accennato, dopo più di sedici mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca sotto rispetto ai primi sedici mesi del suo primo mandato e di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 481 giorni di presidenza (-20 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, indietro come detto anche rispetto al suo primo mandato, in cui era ben più del doppio, a -8,7.

Anche Joe Biden, comunque, con il suo -16,1 non brillava particolarmente dopo sedici mesi di presidenza.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 38% e il 40%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 57%-59%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno ulteriori ripercussioni sui numeri con gli sviluppi della tregua con l’Iran.

Di seguito pubblichiamo una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Di fianco alla casa sondaggistica scriviamo due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
6 rilevazioni di 6 istituti — 17 maggio 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

RV

Registered Voters · 1 sondaggio
Elettori registrati al voto

A

Adults · 5 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
RVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 17 maggio 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,5% (-0,3) - 58,3% (+0,5). In totale un net approval arrotondato di -19,8 (-0,8).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 40,1% (-0,4) - 56,9% (+0,6). In totale un rating di -16,8 (-1).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 38,5% (-0,5) - 58,5% (+1,1), con in totale un rating di -20 (-1,6). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump

NFC Record Player Promotes Intentional Listening


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Streaming services have enabled many of us to have easy access to the world’s media library at the touch of a screen, but [Coconauts] thinks we’ve lost something along the way. To bring some intentionality back to the listening experience, they built an NFC record player called Minilos.

Like a normal record player, Minilos requires the user to select an album to play on the machine. These were originally decorative coasters with records printed on them, so they are much smaller than even a 45. Each one features an NFC tag that instructs ESP32 microcontroller hidden in the device to play the requested song. Once placed on the record player, it will then play through that album and come to a stop.

In [Coconauts]’s current setup, the ESP32 is connected to a Home Assistant server which then instructs a Google Speaker to play the requested song via Spotify, although we could easily imagine this being used to play music directly from an SD card or other digital storage device instead.

If you want complete control over your music listening while still keeping that authentic vinyl experience, you could always look into cutting your own records with a laser.


hackaday.com/2026/05/17/nfc-re…

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thestateofbrand.com/news/ai-su… mi sa che per parecchi un certo giorno sarà un brutto risveglio

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L’UE e le “conversion therapy”: tra tutela dei diritti e retorica propagandistica
#PoliticalNotes

ilglobale.it/2026/05/lue-e-le-…
@politica

CGA As You Have Never Seen It Before


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An old-style graphics system as found on many 8-bit computers and on early PC graphics cards drew its characters by retrieving their bitmaps from a ROM. With a little sideways thinking, [GloriousCow] has exploited this process to make a CGA card perform graphical tricks it was never designed to do.

The CGA card clocks its character ROM continuously across the whole screen, even at the edges where nothing would normally be displayed. By placing the ROM in tandem with a Raspberry Pi Pico 2 they were able to use this ROM clocking as a synchronization signal, and inject whatever pixel data they chose.

The result is a CGA card that can display 60 Hz high-res graphics in text mode, albeit with a very retro one bit color depth. It can overlay the text and the graphics too, because the ROM is still present. One fun result of this is a bouncing DVD logo screensaver, on a DOS PC.

There’s a PCB and a promise of more, meanwhile we suggest you take a look at an impossible feat using a similar technique: NES Doom.


hackaday.com/2026/05/17/cga-as…

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Francesca Romana D’Antuono, copresidente di Volt Europa, lo sa bene: l’umanità è in pericolo. Non per la crisi climatica, le guerre, il costo della vita o i salari bassi. No: siamo invasi dagli alieni di Plutone.

Per questo Volt lancia “Negozio Umano”: l’adesivo per riconoscere negozi, botteghe e attività ancora gestite da esseri umani.

Una parodia? Certo. Ma dietro iniziative come “Negozio Italiano”, promosse nell’area di Roberto Vannacci e arrivate anche in Emilia-Romagna, c’è qualcosa di molto serio: l’idea che una vetrina debba diventare un confine, che il commercio locale si difenda dividendo le persone tra “noi” e “loro”.

Noi pensiamo l’opposto: negozi, artigiani e botteghe si sostengono con affitti sostenibili, accesso al credito, rigenerazione urbana, meno burocrazia e servizi nei quartieri.

Non con bollini identitari.

Il problema non sono gli alieni di Plutone. È chi vede nemici dove ci sono persone.

#NegozioUmano #SatiraPolitica #CommercioLocale #NoAlRazzismo #Vannacci #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

in reply to Volt Italia

@Volt Italia

Quegli adesivi sono utilissimi invece, spero arrivino anche a Firenze.

Mi aiuterebbero a scegliere in quali negozi entrare e in quali no e ad evitare che i miei soldi finiscano in mano ad un razzista.

Finalmente Vannacci ne ha fatta una giusta 😁

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E se domani gli USA spegnessero il cloud? KDE riceve 1,3 milioni dalla Germania

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/e-se-doma…

A cura di Marcello Filacchioni

#redhotcyber #news #europa #opensource #kde #sovreigntechfund #sicurezzainformatica

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E noi amiamo la vita se troviamo la via per viverla

Lunedì 25 maggio alle ore 18:00, Centro Studi Sereno Regis, via Garibaldi 13, #Torino.

Mahmud Darwish
Incontro sulla #Palestina tra il dolore e la #Poesia.

Con Martina Marchiò, vicepresidente di #MediciSenzaFrontiere; Tareq Aljabr, poeta e traduttore; Marica Tarantino e Mirca Leccese, di Torino per Gaza.

Proiezione del cortometraggio vincitore del #NazraFilmFestival 2023: Vibration from #Gaza.

serenoregis.org/evento/e-noi-a…

@serenoregis @torino


E noi amiamo la vita se troviamo la via per viverla


E noi amiamo la vita se troviamo la via per viverla
Inizia: Lunedì Maggio 25, 2026 @ 6:00 PM GMT+02:00 (Europe/Rome)
Finisce: Lunedì Gennaio 01, 0001 @ 12:00 AM GMT+00:00 (UTC)

Mahmud Darwish

Incontro sulla Palestina tra il dolore e la Poesia

Proiezione del corto "Vibration from Gaza", di Rehab Nazzal (vincitrice del Nazra festival 2023)

Martina Marchiò, vice presidente di Medici Senza Frontiere - Italia e operatrice umanitaria;
Tareq Aljabr, poeta e traduttore di Mahmud Darwish;
dialogano con Marica Tarantino e Mirca Leccese del Coordinamento Torino per Gaza,
con la partecipazione del comitato Un aiuto per la Palestina


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Mozilla alle autorità di regolamentazione del Regno Unito: le VPN sono strumenti essenziali per la privacy e la sicurezza e non dovrebbero essere compromesse

Le VPN rappresentano strumenti essenziali per la privacy e la sicurezza degli utenti di tutte le età. Nascondendo gli indirizzi IP degli utenti’, le VPN aiutano a proteggere la posizione degli utenti’, ridurre il tracciamento ed evitare la profilazione basata su IP. Le persone utilizzano le VPN per molti motivi diversi: per connettersi da remoto alla rete della propria scuola o del proprio datore di lavoro, per evitare la censura o semplicemente per proteggere la propria privacy e sicurezza online. Sebbene poter accedere alle VPN sia particolarmente importante per i gruppi vulnerabili come attivisti, dissidenti o giornalisti, le VPN migliorano la protezione di base di tutti online.

blog.mozilla.org/netpolicy/202…

@Privacy Pride

Qualcomm’s New QCC74x Appears to Target the ESP32 MCUs


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These days wireless microcontrollers featuring built-in WiFi and Bluetooth are all the rage, with Espressif’s range of ESP32 MCUs being the default option for commercial and hobbyist projects alike. This makes Qualcomm’s recently released QCC74x MCU rather interesting, as specification-wise it would seem to be placed firmly in ESP32 territory.

On the radio side you get 1×1 WiFi 6, Bluetooth 5.4, and IEEE 802.15.4 (e.g. Thread and Zigbee), coupled with a single-core 352 MHz RISC-V CPU with FPU and DSP features and 484 kB of SRAM. The SDK for this MCU is hosted on Codelinaro, featuring the typical FreeRTOS-based stack, though confusingly Bluetooth and Zigbee support are currently marked as ‘not supported’. This might still be in progress.

Where the competition with Espressif feels clear is in the pricing, with the highest-performance evaluation board (QCC748M EVK, pictured above) listed for $13 (before taxes/tariffs). This gets you 8 MB of PSRAM built-in with unspecified link speed, but likely the same QSPI as used for the NOR Flash. USB support is available on this higher-end tier, while absent on the QCC743. Development documentation is also available, and looks fairly complete based on first glance.

Overall the QCC74x looks to be an upgrade to the older and significantly less powerful QCC730 MCU. Depending on software support and final pricing it could make for an interesting competitor to some of Espressif’s modules like its ESP32-C series or ESP32-S2, though the upcoming ESP32-S31 would seem to have it matched or beat on all metrics.


hackaday.com/2026/05/17/qualco…

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SECURITY AFFAIRS #MALWARE #NEWSLETTER ROUND 97
securityaffairs.com/192278/sec…
#securityaffairs #hacking
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Security Affairs #newsletter Round 577 by Pierluigi Paganini – INTERNATIONAL EDITION
securityaffairs.com/192269/sec…
#securityaffairs #hacking
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Attackers exploit Funnel Builder bug to inject e-skimmers into e-stores
securityaffairs.com/192260/cyb…
#securityaffairs #hacking #WordPress
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MCP, A2A e AG-UI: lo stack dei protocolli per agenti AI nel 2026
#tech
spcnet.it/mcp-a2a-e-ag-ui-lo-s…
@informatica


MCP, A2A e AG-UI: lo stack dei protocolli per agenti AI nel 2026


Nel 2026, chi sviluppa agenti AI si trova inevitabilmente a fare i conti con tre acronimi: MCP, A2A e AG-UI. La domanda più comune è: sono standard in competizione tra loro? Devo usarli tutti e tre? Quale mi serve davvero?

La risposta breve è che non competono affatto — si completano. Ciascuno risolve un problema diverso a un livello diverso dell’architettura degli agenti. Un’analogia utile: pensateli come TCP, HTTP e HTML nel web — protocolli che operano a strati diversi e insieme rendono possibile il funzionamento del sistema.

Il quadro d’insieme


Prima di entrare nel dettaglio, ecco una tabella riassuntiva:

ProtocolloCreato daConnetteRisponde alla domanda
MCPAnthropicAgente ↔ Strumenti e dati“Come fa il mio agente a usare i tool?”
A2AGoogle / Linux FoundationAgente ↔ Agente“Come parlano gli agenti tra di loro?”
AG-UICopilotKitAgente ↔ Interfaccia utente“Come comunica il mio agente con l’utente?”

MCP — Il layer degli strumenti

Il problema che risolve


Il vostro agente deve fare cose concrete: interrogare un database, chiamare un’API, leggere un file, cercare sul web. Prima di MCP, ogni integrazione era custom: codice ad hoc per ogni strumento, ogni framework, ogni modello. MCP standardizza tutto questo in un unico protocollo.

Come funziona


MCP usa un’architettura client-server basata su JSON-RPC 2.0. Il server MCP espone:

  • Tools: funzioni che il modello può invocare, con nome, descrizione e schema tipizzato degli input
  • Resources: dati in sola lettura che l’agente può consultare (schemi DB, file di configurazione)
  • Prompts: template riutilizzabili

Il client MCP — tipicamente integrato nel framework dell’agente — scopre queste capacità e le invoca per conto del modello. I transport sono flessibili: stdio per tool locali (subprocess), Streamable HTTP per deployment remoti in produzione.

Quando usarlo


Usate MCP ogni volta che il vostro agente deve interagire con sistemi esterni: database, API REST, file system, servizi cloud. Se state wrappando un’API esistente per renderla accessibile agli agenti, MCP è il protocollo giusto. L’ecosistema è già maturo: AWS fornisce server MCP open source per S3, DynamoDB, CloudWatch; sono disponibili server per GitHub, Slack, PostgreSQL e decine di altri servizi.

Quando NON usarlo


MCP non è pensato per la comunicazione tra agenti, né per aggiornare interfacce utente. Se avete un agente che deve delegare sotto-task a un altro agente specializzato, quello è territorio di A2A.

A2A — Il layer di collaborazione tra agenti

Il problema che risolve


Avete costruito più agenti specializzati: uno per la ricerca, uno per la generazione di codice, uno per la gestione dei deployment. Come farli collaborare su task complessi senza condividere stato interno, tool o prompt? A2A standardizza come gli agenti si scoprono, delegano task e si scambiano risultati.

Come funziona


A2A usa un modello client-server su HTTP con JSON-RPC 2.0 (e opzionalmente gRPC dalla v0.3). Il principio chiave è l’opacità: gli agenti non espongono i propri internals, pubblicizzano solo ciò che sanno fare.

I concetti fondamentali:

  • Agent Cards: documenti JSON ospitati su /.well-known/agent.json che descrivono nome, capacità (“skills”), tipi di input/output supportati e requisiti di autenticazione. Un biglietto da visita machine-readable.
  • Tasks: l’unità di lavoro. Un client invia un messaggio al remote agent, che crea un task con lifecycle: submitted → working → completed (o failed, canceled).
  • Interaction patterns: sincrono per task semplici, SSE (Server-Sent Events) per streaming su task lunghi, webhook per workflow veramente asincroni.


Quando usarlo


A2A brilla nei sistemi multi-agente dove gli agenti non devono condividere stato interno. Pattern comuni:

  • Un agente supervisor che delega a specialisti
  • Collaborazione cross-organizzazione (il vostro agente che interagisce con quello del vendor)
  • Setup multi-framework: un agente LangGraph che coordina un agente CrewAI — grazie all’opacità, non importa cosa c’è “dentro”


Quando NON usarlo


Per agenti singoli che devono solo chiamare tool, A2A aggiunge overhead non necessario. Se avete bisogno di accoppiamento stretto tra agenti (condivisione di memoria o stato), A2A non è lo strumento giusto.

AG-UI — Il layer dell’interfaccia utente

Il problema che risolve


I vostri agenti hanno bisogno di comunicare con gli utenti in tempo reale: messaggi incrementali, aggiornamenti di stato, handoff per l’approvazione umana. Prima di AG-UI, ogni team implementava questo in modo proprietario — WebSocket custom, polling, SSE artigianali.

Come funziona


AG-UI è un protocollo a eventi strutturati che collega il backend dell’agente con il frontend. Definisce un insieme standard di eventi (message chunks, tool calls, state updates, human-in-the-loop requests) che qualsiasi UI può consumare. È leggero — basato su SSE — e disaccoppiato dal framework dell’agente.

Quando usarlo


Ogni volta che il vostro agente ha una UI interattiva: chatbot, assistenti embedded, dashboard con feedback in tempo reale. Se invece l’agente è un job in background senza interazione utente (elaborazione batch, task schedulati), AG-UI aggiunge complessità inutile.

Come si combinano in pratica


Lo stack completo per un sistema agente enterprise tipico appare così:

┌─────────────────────────────────────┐
│           Interfaccia Utente        │
│         (React, Vue, ecc.)          │
└─────────────┬───────────────────────┘
              │ AG-UI (SSE events)
┌─────────────▼───────────────────────┐
│         Agente Principale           │
│    (LangGraph / CrewAI / custom)    │
│                                     │
│  ┌──────────┐    ┌───────────────┐  │
│  │  MCP     │    │     A2A       │  │
│  │ (tools)  │    │ (subagenti)   │  │
│  └──────────┘    └───────────────┘  │
└─────────────────────────────────────┘
         │                 │
    DB, API, File    Agenti Specializzati


Un agente principale riceve l’input dell’utente via AG-UI, chiama tool esterni tramite MCP (database, API), e se il task è complesso delega a sotto-agenti specializzati tramite A2A — che a loro volta possono usare MCP per i propri tool.

Lo stato dell’ecosistema nel 2026


MCP ha vinto il layer dei tool: è supportato da praticamente tutti i framework principali (LangChain, LlamaIndex, AutoGen, Semantic Kernel) e ha un ecosistema di centinaia di server pre-costruiti. A2A sta emergendo come standard per il layer di coordinamento e la Linux Foundation ne gestisce ora la governance insieme a MCP. AG-UI è più giovane ma sta guadagnando terreno rapidamente grazie all’integrazione con CopilotKit e framework React.

La combinazione dei tre è sempre più considerata il baseline atteso per deployment agente enterprise — come HTTP, TLS e OAuth sono diventati il baseline per i servizi web.

Conclusione


Se state iniziando a costruire agenti AI, ecco un percorso pragmatico:

  1. Iniziate con MCP — è maturo, ha un ecosistema enorme e copre la maggior parte dei casi d’uso con un singolo agente
  2. Aggiungete A2A quando avete più agenti specializzati che devono collaborare
  3. Integrate AG-UI solo se l’agente ha una UI interattiva che richiede aggiornamenti in tempo reale

La buona notizia è che questi protocolli sono progettati per coesistere: adottarli incrementalmente è la strategia giusta.


Fonte originale: The Agent Protocol Stack: MCP vs. A2A vs. AG-UI (DZone) — approfondito con ulteriori riferimenti da Dev.to e subhadipmitra.com.


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Zombie API: il rischio nascosto nelle tue vecchie integrazioni (e come eliminarlo)
#tech
spcnet.it/zombie-api-il-rischi…
@informatica


Zombie API: il rischio nascosto nelle tue vecchie integrazioni (e come eliminarlo)


Tre anni fa il vostro team ha costruito un’integrazione di pagamento. Funzionava perfettamente. Poi siete passati a una soluzione migliore, avete rilasciato la nuova versione e tutti si sono dedicati al progetto successivo. Nessuno ha aperto un ticket formale per disattivare il vecchio endpoint. Nessuno ci ha nemmeno pensato.

Quell’endpoint probabilmente sta ancora girando adesso. Benvenuti nel problema delle Zombie API.

Cosa sono le Zombie API


Una Zombie API è un’interfaccia applicativa che rimane accessibile ma che l’organizzazione non monitora più, non aggiorna e non supporta ufficialmente. Continua a funzionare in background, risponde alle richieste, restituisce dati — ma nessuno la presidia. Può trattarsi di:

  • Un’API versione 1 dimenticata dopo il lancio della v2
  • Un endpoint di test mai rimosso dall’ambiente di produzione
  • Un’integrazione con un sistema esterno deprecato ma mai formalmente chiusa
  • Un servizio interno esposto durante uno sprint e poi lasciato lì

La differenza rispetto alle Shadow API è sottile ma importante: le Shadow API sono endpoint mai documentati ufficialmente (spesso creati da sviluppatori senza seguire i processi aziendali); le Zombie API sono endpoint che erano ufficiali, ma sono sopravvissute alla loro utilità.

Perché le Zombie API sono pericolose

1. Controlli di sicurezza obsoleti


Le Zombie API nascono in un’epoca diversa. Possono ancora utilizzare meccanismi di autenticazione deboli come API key in plaintext, HTTP Basic Auth senza HTTPS, o sessioni senza scadenza. Non hanno mai ricevuto le patch per le vulnerabilità scoperte negli anni successivi alla loro creazione. I framework e le librerie che usano sono datati, spesso con CVE note e non risolte.

# Esempio: vecchio endpoint con autenticazione debole
GET /api/v1/payments?user_id=1234&token=abc123
# Nessuna validazione token server-side, nessun rate limiting,
# nessun log di accesso attivo


2. Assenza di monitoraggio


Gli endpoint zombie non compaiono nei dashboard di osservabilità, non generano alert, non vengono inclusi nei penetration test periodici. Eppure continuano a restituire dati: record di clienti, token di sessione, informazioni di sistema. Le violazioni che li coinvolgono possono passare inosservate per mesi.

3. Superficie di attacco invisibile


Dal punto di vista del team di sicurezza, l’endpoint non esiste. Dal punto di vista di un attaccante, invece, è perfettamente raggiungibile. Gli scanner automatici — e nel 2026 sempre più spesso gli agenti AI autonomi — individuano questi endpoint attraverso pattern comuni: /api/v1/, /api/legacy/, file Swagger dimenticati, entry in file robots.txt.

4. Il vettore degli agenti AI


Una dimensione nuova nel 2026: i sistemi agentic AI che chiamano autonomamente API per completare task possono scoprire e interagire con endpoint zombie che il team di sicurezza umano non ha mai pensato di inventariare. Un agente che esegue fuzzing automatico o che segue link nei file di documentazione può “risvegliare” endpoint che nessuno controllava da anni.

Come identificare le Zombie API nel vostro ambiente

Inventario tramite discovery automatica


Il primo passo è vedere ciò che non si riesce a vedere. Strumenti come OWASP ZAP, Burp Suite, o soluzioni enterprise come Noname Security, Salt Security e Traceable AI possono scansionare il traffico di rete per identificare endpoint che ricevono richieste ma non compaiono nella documentazione ufficiale.

# Con curl e grep: cerca pattern di API versionate nei log
grep -E "/api/v[0-9]+/" /var/log/nginx/access.log |   awk '{print $7}' | sort | uniq -c | sort -rn | head -50


Analisi del codice sorgente


Una scansione statica del codice può estrarre tutti i route definiti nell’applicazione e confrontarli con quelli registrati nel gateway API. La differenza è la lista candidata di zombie (o shadow).

# Esempio con grep per trovare route Express.js
grep -rE "app\.(get|post|put|delete|patch)\s*\(" ./src   | grep -oP "(?

Analisi del traffico reale


Anche se un endpoint non viene più mantenuto, potrebbe ancora ricevere traffico — da client legacy, da integrazioni di partner non aggiornate, o da attaccanti che lo scandagliano. Analizzare i log di accesso degli ultimi 90-180 giorni rivela endpoint “morti” che in realtà rispondono ancora.

Come mitigare il rischio

Governance del ciclo di vita delle API


La soluzione strutturale è implementare un API lifecycle management formale, con quattro fasi chiare:

  1. Active: l’API è in produzione, monitorata e manutenuta
  2. Deprecated: l’API funziona ancora ma è stata annunciata la dismissione. I client ricevono header Deprecation e Sunset in ogni risposta
  3. Sunset: la data di dismissione è imminente, le richieste restituiscono warning espliciti
  4. Retired: l’endpoint è stato disattivato, risponde con 410 Gone


# Header HTTP di deprecazione (RFC 8594)
HTTP/1.1 200 OK
Deprecation: Sat, 31 Dec 2025 23:59:59 GMT
Sunset: Sat, 30 Jun 2026 23:59:59 GMT
Link: <https://api.example.com/v2/payments>; rel="successor-version"


Applicate il principio del minimo privilegio anche alle API


Le API che non sono più in uso attivo non dovrebbero avere accesso ai sistemi di produzione. Prima di decommissionare formalmente, rimuovete le credenziali, revocate i token di accesso e isolate l’endpoint dalla rete interna.

Automatizzate il testing di sicurezza su tutto l’inventario


Il penetration test periodico deve includere anche gli endpoint “vecchi”. Configurate scanner DAST (Dynamic Application Security Testing) per coprire l’intero inventario API, non solo gli endpoint documentati nella versione corrente.

# Esempio con OWASP ZAP via CLI
docker run -t owasp/zap2docker-stable zap-api-scan.py   -t https://api.example.com/api/v1/openapi.yaml   -f openapi   -r zap-report.html


Risk scoring degli endpoint


Non tutti gli endpoint zombie hanno lo stesso livello di rischio. Prioritizzate in base a:

  • Metodo di autenticazione (nessuna > API key > OAuth 2.0)
  • Sensibilità dei dati esposti (PII, dati finanziari, credenziali)
  • Esposizione a traffico esterno vs. solo interno
  • Presenza di vulnerabilità note nel framework usato
  • Volume e origine del traffico recente


Un piano d’azione in tre settimane


Per team che vogliono affrontare il problema in modo pragmatico:

Settimana 1 — Discovery: Eseguite una scansione completa del traffico degli ultimi 90 giorni. Estraete tutti gli endpoint dal codice sorgente. Confrontate con il registro ufficiale dell’API gateway.

Settimana 2 — Triage: Per ogni endpoint non documentato, determinate se è un’API shadow (mai documentata) o zombie (precedentemente documentata). Applicate il risk scoring. Identificate i proprietari originali tramite git blame o cronologia dei ticket.

Settimana 3 — Remediation: Gli endpoint ad alto rischio vanno disabilitati immediatamente. Per quelli con traffico ancora attivo, notificate i client e stabilite una data di sunset. Implementate il processo di governance per prevenire il problema in futuro.

Conclusione


Le Zombie API non sono un problema teorico. Sono un debito tecnico e di sicurezza reale, spesso invisibile, che cresce silenziosamente ad ogni rilascio. Con l’aumento dei sistemi agentic AI che interagiscono autonomamente con le API, il rischio di “risvegliare” questi endpoint aumenta ulteriormente.

La buona notizia è che il problema è risolvibile con processi ben definiti: discovery sistematico, governance del ciclo di vita, e testing automatizzato su tutto l’inventario — non solo sulla versione corrente dell’API.

Non aspettate che sia un attaccante a scoprire cosa avete dimenticato.


Fonte originale: The “Zombie API” Attack: Why Your Old Integrations Are Your Biggest Security Risk (DZone) — approfondito con riferimenti da Salt Security, GetAstra e Checkmarx.


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Extract 3D Video Game Content By Firing Up Photo Mode


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Here’s a pretty clever method [Dung3onlord] used to capture 3D scenes from a PlayStation 5 without needing any specialized software. All that’s needed is a series of high-resolution screenshots, and a few software tools.
The process is essentially photogrammetry, it just uses screenshots as the input instead of photographs.
Instead of sneakily yanking 3D assets from the runtime, he fires up the game’s photo mode on his PS5. By capturing an orbiting video of a static scene (making sure to hide the game’s user interface, something photo mode in games is good for) he ends up with a video file whose content — essentially a series of screenshots — can be used to reconstruct the original 3D scene. The workflow [Dung3onlord] uses has rather more steps, but conceptually that’s all there is to it.

The whole process is remarkably similar to photogrammetry, a method of turning a bunch of photographs from different angles into a 3D point cloud. We’ve seen photogrammetry used to digitize objects because point clouds can be turned into 3D models, essentially allowing one to 3D scan an object using little more than a digital camera.

In [Dung3onlord]’s case, once the point cloud is cleaned up and background removed, the scene is used to generate a gaussian splat which is then viewed through a VR headset.

Gaussian splats are especially well-suited to displaying colorful, organic 3D scenes that look pretty fantastic from any angle and are computationally simple to view. Want to see for yourself? [Dung3onlord]’s resulting scene is available to be viewed online.

It’s pretty cool stuff, but using photo mode as a way to capture game content, then reconstructing that content with tools intended for use with photos is an inspired solution. Be sure to check out the video overview of the process below.

Capture and view PS5 characters on a Quest (link and quick guide in the comment)
byu/Dung3onlord inOculusQuest

hackaday.com/2026/05/17/extrac…

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I pionieri dell’astronautica come Robert #Goddard furono i primi a concepire i viaggi spaziali come una possibilità concreta. Molte delle loro visioni si sono avverate; altre attendono ancora, e forse non si compiranno mai. Ma ci saranno sempre esploratori pronti a spingere più avanti i confini dell’immaginabile.

Running Windows CE on the Nintendo 64


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Although Windows CE doesn’t use the NT kernel, it’s similarly designed to run on a wide variety of system architectures. Since the Nintendo 64 uses a MIPS CPU it should basically just run either kernel. You might assume that the N64’s rather limited specs are a bit of a problem, but fortunately Windows CE is designed to run on a digital potato, and requires only a MB of RAM. Since that just so happens to be what the N64 has under the hood, [Throaty Mumbo] was optimistic about getting Windows CE running on the 1990s game console.

The idea for this project came when [Throaty] was tinkering with an IBM Workpad Z50 laptop that uses almost the same CPU as the N64 and also runs Windows CE. Although said laptop is probably a lot more practical of a platform to run Windows on, this didn’t mean that it wouldn’t be a fun challenge.

Since CE was intended to be customized by companies for their own embedded hardware this means that you can use an official SDK, such as Microsoft Windows CE 2.11 Platform Builder. Making Windows CE 2.11 run on an N64 thus involves creating a board-specific configuration and compile that against said SDK.

If you want to give it a shot yourself, the entire project is available on GitHub which is where you find most of the technical details as well. When using a flash cart such as the EverDrive, you can also put applications on the SD card and run them from within the Windows GUI. You’ll still be limited by the N64 hardware, but otherwise the experience is very smooth as the video below demonstrates.

youtube.com/embed/eGS9su_inBY?…


hackaday.com/2026/05/17/runnin…

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Gli hacker puntano l’acqua potabile: è allarme rosso in Polonia!

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/gli-hacke…

A cura di Carolina Vivianti

#redhotcyber #news #sicurezzainformatica #hacking #attacchiinformatici #cybersecurity #malware

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Studenti, hacker etici e professionisti in arrivo a Roma anche dall’altra parte del mondo: la RHC Conference è iniziata

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/studenti-…

A cura di Marcello Filacchioni

#redhotcyber #news #cybersecurity #sicurezzainformatica #rhcconference

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312 – Intervistare un’AI è una dichiarazione di ignoranza camisanicalzolari.it/312-inter…
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Basta un singolo byte errato per accedere a milioni di server di posta elettronica

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/basta-un-…

A cura di Bajram Zeqiri

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