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The world's most "Dangerous" AI, #Anthropic’s #Mythos, found only one flaw in #curl
securityaffairs.com/192029/hac…
#securityaffairs #hacking
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Google blocca un attacco basato su una zero-day scoperta da un LLM: è la prima volta


@Informatica (Italy e non Italy)
Il Google Threat Intelligence Group (GTIG) ha identificato per la prima volta un exploit zero-day che si ritiene essere stato sviluppato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Ecco perché il caso dell’AI che entra nel tratto più delicato

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Anti-ransomware day 2026: un mercato criminale attivo, misurabile e in evoluzione


@Informatica (Italy e non Italy)
In occasione dell’Anti-Ransomware Day, secondo un report, crescono gli attacchi estorsivi “senza crittografia”, l’adozione della crittografia post-quantistica da parte dei gruppi ransomware e l'uso di canali Telegram per distribuire dataset e

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G7, varate linee guida sulla trasparenza dell’AI. Si migliora tracciabilità, gestione delle vulnerabilità e sicurezza


@Informatica (Italy e non Italy)
Pubblicate le linee guida del G7 sul Software Bill of Materials per l’AI Nel momento in cui l’intelligenza artificiale (AI) entra sempre più profondamente nei processi produttivi, nelle

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Il primo zero-day costruito con l’AI: Google sventava un attacco di massa con exploit generato da LLM


@Informatica (Italy e non Italy)
Google Threat Intelligence Group ha documentato il primo caso confermato di zero-day sviluppato con AI: un bypass del 2FA in un tool open source di amministrazione web, costruito da un criminal threat actor che


Il primo zero-day costruito con l’AI: Google sventava un attacco di massa con exploit generato da LLM


Si parla di:
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Per la prima volta nella storia documentata della cybersecurity, un gruppo criminale ha utilizzato un modello di intelligenza artificiale per identificare una vulnerabilità zero-day sconosciuta e trasformarla in un exploit funzionante, pianificando di impiegarla in un evento di compromissione di massa. Google Threat Intelligence Group (GTIG) ha svelato la scoperta l’11 maggio 2026, descrivendo quella che potrebbe essere un punto di svolta nell’evoluzione delle capacità offensive dei threat actor.

La scoperta: un exploit scritto da un LLM


Il team GTIG di Google ha identificato uno script Python contenente un exploit per una vulnerabilità zero-day in un popolare strumento open source di amministrazione web. La falla, un bypass dell’autenticazione a due fattori (2FA), permetteva a un attaccante in possesso di credenziali valide di aggirare completamente il secondo fattore di autenticazione, aprendo la strada a un accesso non autorizzato su larga scala.

Ciò che ha immediatamente attirato l’attenzione degli analisti non era tanto la vulnerabilità in sé, quanto le caratteristiche stilistiche e strutturali del codice che la implementava. Lo script presentava una serie di indizi inequivocabili della sua origine artificiale:

  • Docstring educativi estremamente dettagliati: ogni funzione era accompagnata da commenti esplicativi esaustivi, in uno stile tipico degli output di Large Language Model addestrati su repository di codice open source e documentazione tecnica.
  • Un punteggio CVSS “allucinato”: lo script includeva una valutazione CVSS autogenerata ma non corrispondente a nessuna voce esistente nel National Vulnerability Database — un errore tipico di un modello che genera informazioni plausibili ma non verificate.
  • Formato Pythonic “da manuale”: la struttura pulita, la classe _C per i colori ANSI, i menu di aiuto dettagliati e la coerenza stilistica riflettono il pattern caratteristico degli output di modelli come GPT-4 o Gemini quando invitati a scrivere strumenti di sicurezza.

GTIG ha valutato con alta confidenza che un modello di AI sia stato utilizzato sia per scoprire la vulnerabilità che per costruire l’exploit, pur non avendo prove che il modello specifico impiegato fosse Gemini di Google.

La natura della vulnerabilità: logica semantica, non memoria


Uno degli aspetti più rilevanti della scoperta riguarda la tipologia della vulnerabilità stessa. Non si trattava di un classico bug di memory corruption (buffer overflow, use-after-free) né di un problema di input sanitization — le categorie che i fuzzer tradizionali e gli strumenti SAST (Static Application Security Testing) sono progettati per individuare.

La falla era invece un difetto logico semantico ad alto livello: un’assunzione di trust codificata nella logica di enforcement del 2FA, che permetteva a un flusso di autenticazione specifico di saltare la verifica del secondo fattore. Questo tipo di vulnerabilità richiede una comprensione profonda della logica applicativa e dei suoi presupposti impliciti — un dominio in cui i modelli di linguaggio di grandi dimensioni, addestrati su enormi corpus di codice e documentazione, mostrano capacità emergenti superiori agli strumenti di analisi statica convenzionali.

La scoperta conferma ciò che molti ricercatori ipotizzavano ma temevano di veder concretizzato: i modelli AI possono identificare classi di vulnerabilità che sfuggono sistematicamente agli strumenti automatizzati tradizionali.

L’evento pianificato: compromissione di massa sventata


Secondo GTIG, il threat actor aveva pianificato di utilizzare l’exploit in un mass exploitation event — un attacco opportunistico su larga scala verso tutti i sistemi vulnerabili esposti su internet. La proactive discovery da parte di Google ha permesso di interrompere la catena prima che l’exploit venisse utilizzato in produzione.

Google ha lavorato con il vendor del software colpito per la divulgazione responsabile della vulnerabilità e il rilascio di una patch correttiva, senza rivelare pubblicamente il nome dello strumento interessato per limitare il rischio di sfruttamento da parte di altri attori durante la finestra di patching.

Il quadro più ampio: AI e cybercrime state-sponsored


L’incidente non è isolato: il report GTIG del maggio 2026 documenta una tendenza sistematica all’adozione di strumenti AI da parte di gruppi APT nation-state. In particolare:

  • Cina: operatori state-linked stanno sperimentando sistemi AI per la vulnerability hunting automatizzata e il probing di target — essenzialmente automatizzando il processo di ricognizione e identificazione delle superfici di attacco.
  • Corea del Nord (APT45): il gruppo sta utilizzando AI per processare migliaia di exploit check in bulk e arricchire il proprio toolkit, accelerando significativamente i tempi di sviluppo di nuove capacità offensive.
  • Gruppi criminali non-state: come dimostrato da questo episodio, anche attori privi di risorse statali hanno ormai accesso a capacità di sviluppo exploit AI-assisted tramite modelli commerciali o open source.

Il democratizzazione degli strumenti AI abbassa significativamente la barriera tecnica per lo sviluppo di exploit sofisticati, storicamente appannaggio di gruppi con risorse e competenze elevate.

Due righe per i difensori


Questa scoperta accelera un dibattito che era rimasto per lungo tempo teorico: se gli attaccanti usano AI per trovare vulnerabilità, i difensori devono adottare gli stessi strumenti con ancora maggiore urgenza. Alcune considerazioni pratiche:

  • Rivedere i programmi di bug bounty per includere vulnerabilità logiche e di flusso che i tool tradizionali non rilevano, premiando i ricercatori umani e AI-assisted che identificano difetti semantici.
  • Implementare AI-assisted code review nel ciclo di sviluppo, in particolare per la logica di autenticazione e autorizzazione — le aree dove i difetti semantici sono più probabili e più gravi.
  • Monitorare i pattern di accesso MFA con particolare attenzione ai bypass del secondo fattore, anche in presenza di credenziali valide.
  • Aggiornare tempestivamente tutti gli strumenti di amministrazione web esposti su internet, indipendentemente dalla loro percezione come “strumenti minori”.

Il primo zero-day AI-generated documentato in natura non segna la fine di un’era, ma l’inizio di una nuova fase nella corsa agli armamenti digitali. Le organizzazioni che non integreranno AI nei propri processi di difesa si troveranno strutturalmente svantaggiate rispetto a avversari che già la impiegano sistematicamente per attaccare.


The History of Altec Lansing


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If you bought computer audio hardware a few decades ago, you may remember coming across products from Altec Lansing. That you probably haven’t thought of that name in some time doesn’t surprise us, the company has not fared well in recent years and has changed hands multiple times. [The Last Shift] tells the company’s history in a video you can watch below.

James Lansing started Lansing Manufacturing, offering high-end speakers for the fledgling “talkie” movie industry. It had some success, but the depression put them on shaky footing. Meanwhile, a company named All Technical Service Company, or Altec, was a large organization that serviced Western Electric movie theater equipment. Flush with cash, they merged with Lansing Manufacturing to form Altec Lansing. With a large infrastructure and Lansing’s engineering, they became a significant supplier to the military during World War II.

After the war, the company produced a landmark theater speaker system that became the gold standard in theater audio. However, Lansing didn’t like the big company environment and left to found a company that bore his full name, James B. Lansing, which you may know as JBL.

Altec Lansing continued to grow. However, a series of mergers and sales starting in 1969 caused the Altec Lansing company to decline. By the 1990s, Altec Lansing was making cheap PC speakers. A far cry from the gold-standard massive speakers made by the company during its heyday.

We love the history of technology and the people that drove them. Bing Crosby, for example. Or the lesser-known heroes like Edwin Armstrong.

youtube.com/embed/l1URAymcu6Y?…


hackaday.com/2026/05/12/the-hi…

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Quattordici metri a 30 km/h, ventinove a 50. La fisica che le città 30 conoscono e di cui nessuno vuole sapere nulla. Nuovo articolo sul blog: andare in bici è uno dei pochi gesti rimasti in cui si vede ancora il legame tra causa ed effetto.
pedalognigiorno.it/cio-che-fac…
@ambiente
citiverse@fiab-l-aquila
#citta30
in reply to Pedalognigiorno

In Italia, rispettare i limiti di velocità è visto come una cosa da coglioni, da scemi, da incapaci che non sanno guidare. Perché l'autista medio italiano, è la persona più importante al mondo, e quindi tutto, assolutamente tutto, li è permesso e concesso.

Basta vedere come se ti fanno una multa perché un autovelox ti ha preso a 90 in una zona di 50, la colpa è del bastardo che ha messo quel autovelox. O se ti fanno la multa per parcheggiare bloccando una striscia pedonale, maledetto il vigile che si poteva fare cazzi sua invece di farmi la multa.

Del resto meglio non parlare, perché basta mettersi un giorno alla guida e vedere come si guida qui:
Se posso saltare la coda e intasare tutta la seconda corsia perche voglio evitare la coda (pur bloccando il traffico della corsia che deve andare a dritto invece di girare), lo faccio. Il semaforo, se non ha fotored? È un'opinione. E i limiti di velocità si rispettano soltanto quando un autovelox lo dice, altrimenti... Di guardare il telefonino mentre si guida non ne parliamo, e di cose come un minimo di civismo in stile far passare i pedoni che aspettano sulle striscie anche meno.

Poi ci sarebbe da fare un capitolo a parte per i camionisti e un altro per quelli che guidano a due ruote, ma meglio fermarsi qui, che altrimenti scriverei un volume di 500 pagine.

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Mentre il Ministro degli Esteri greco Gerapetritis parla di “dovere umanitario”, le testimonianze raccolte da Fanpage.it disegnano uno scenario opposto: un coordinamento tattico tra Atene e Tel Aviv per permettere l’assalto alla “Global Sumud Flotilla” e il sequestro di attivisti in acque greche

#Globalsumudflottilla #Grecia #Israele

@politica

Così la Grecia ha dato una mano a Israele ad assaltare le navi della Flotilla: la ricostruzione
fanpage.it/politica/cosi-la-gr…

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La vicepresidente dell'europarlamento Pina Picierno ha denunciato un tentativo di violazione del suo account Signal

Secondo gli elementi tecnici raccolti sarebbe riconducibile a una campagna attribuita ai servizi russi dell’FSB.
Da mesi le autorità europee registrano campagne di phishing contro utenti di app di messaggistica cifrata, in particolare Signal e WhatsApp.

formiche.net/2026/05/signal-ne…

@informatica

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Eurovision e Israele, l'inchiesta del New York Times: un milione di dollari, l'EBU che non vuole vedere e la Rai che resta


Il governo Netanyahu ha speso almeno un milione di dollari in marketing Eurovision

Cinquanta interlocutori, documenti interni dell’European Broadcasting Union, dati di voto mai resi pubblici. Il dossier ricostruisce come il governo di Benjamin Netanyahu abbia trasformato la gara canora più vista del mondo, 166 milioni di spettatori, in uno strumento di soft power. E come l’EBU, l’ente organizzatore, abbia scelto, sistematicamente, di non guardare.


@musica

Il post di @giuliocavalli

giuliocavalli.substack.com/p/e…

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Attackers exploit #cPanel CVE-2026-41940 to deploy Filemanager #Backdoor
securityaffairs.com/192013/cyb…
#securityaffairs #hacking

This (Pseudo) Random Number Generator Does It With Neon


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The quest for true randomness has roots in cryptography and is a rabbit hole that gets surprisingly deep with alarmingly rapidity. Still, the generation of random-enough numbers is a popular hacker project. Part of the appeal is the way these devices strive to incorporate physical phenomena, and in [Joshua Coleman]’s case, his Neon Entropy (Pseudo) Random Number Generator uses a trio of vintage neon lamps.
Neon lamps discharge at rates that vary unpredictably. They’re also pretty to look at.
[Joshua] chose neon lamps in part because the discharge rate of an energized lamp is a variable, physical process that makes a good source of entropy. They also have an attractive visual appeal that fits the concept [Joshua] had in mind. Unlike random number generators that kick off by measuring radiation or some other imperceptible thing, it’s possible — at least in a sense — to see this one working.

The small variations in the three neon lamps are measured optically by three TEPT4400 ambient light sensors (isolated from the neon lamps themselves) and turned into analog signals. A Raspberry Pi Pico W reads these signals, then uses them in a process that culminates in SHA-256 64-bit values that can be used as random seeds.

There’s also a web dashboard that shows everything live, furthering the “watch it work” concept [Joshua] is aiming for. The video below shows the project in action if you want to see how the sausage gets made.

Earlier we mentioned how random number generators are popular projects among hackers, and here are a few selected ones. Don’t miss the stylish glow and slick enclosure of this Nixie tube RNG, or the lava lamp RNG which is in fact not a gimmick. And while it is commonly understood that meaningful randomness must come from outside a digital chip, uninitialized internal volatile RAM — if accessed correctly — can be a remarkably good source of entropy.

youtube.com/embed/FoSpGV7inyA?…


hackaday.com/2026/05/12/this-p…

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Il Texas ha fatto causa a Netflix per uso illecito dei dati degli utenti dal 2022, quando introdusse gli spot negli abbonamenti più economici.

Netflix avrebbe raccolto dati come la posizione, il dispositivo utilizzato, i termini inseriti nella barra di ricerca e altro, e li avrebbe venduti a società specializzate nella raccolta e nell’aggregazione di dati senza il consenso informato dell’utente.

ilpost.it/2026/05/11/texas-cau…

@informatica

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Le soluzioni per aggirare il riconoscimento biometrico sono in vendita su Telegram


@Informatica (Italy e non Italy)
Una rete globale di criminali utilizza strumenti sofisticati venduti su Telegram per aggirare sistemi di riconoscimento facciale delle banche, alimentando il mercato del riciclaggio
L'articolo Le soluzioni per aggirare il riconoscimento biometrico sono in vendita su Telegram proviene da

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#WannaCry, the #ransomware attack that changed the history of cybersecurity
securityaffairs.com/192015/mal…
#securityaffairs #hacking
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GhostLock: New Attack Technique Locks Enterprise Files Like Ransomware — Without Any Encryption
#CyberSecurity
securebulletin.com/ghostlock-n…
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Operation SilentCanvas: Hackers Hide PowerShell Malware in Fake JPEG to Deploy Trojanized ScreenConnect Backdoor
#CyberSecurity
securebulletin.com/operation-s…
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Hackers Deploy AI-Generated Zero-Day Exploit to Bypass 2FA — Google GTIG Q2 2026 Report
#CyberSecurity
securebulletin.com/hackers-dep…
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ShinyHunters Breaches Canvas LMS: Student Data from 9,000 Schools Exposed in Extortion Campaign
#CyberSecurity
securebulletin.com/shinyhunter…
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Dietro il successo di Farage in UK il solito schema: i soldi (anzi, le crypto) dei miliardari sociopatici per conquistare i voti del popolo incazzato (e tradito dalla "sinistra")

Il ruolo centrale di Christopher Harborne, principale finanziatore di Farage, socio miliardario di #Tether e di Bitfinex. I precedenti di Mercer che fu decisivo per lanciare Trump, e di Thiel per Vance

@eticadigitale

markliera.substack.com/p/dietr…

Another Gift To The World From CERN: Their Entire Set Of KiCad Libraries


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As the foremost boffins of Europe toil deep underneath the border between Switzerland and France in their never-ending quest to truly understand the fabric of the Universe, they rely on a vast amount of electronics. The PCB layout team at the particle accelerator thus work with a huge array of parts, for which of course they create KiCad libraries. Now the folks at CERN have made those libraries available as open source, so you can benefit from their work.

The libraries themselves can be found in a GitLab repository, and at the moment are offered only for KiCad version 9.x. We tried installing it in our KiCad 10.0 installation and it refused complaining of a missing JSON file, but we’re assuming that with more time and effort we could have made it happen. We’re told official 10.x compatibility is on the way.

Browsing the repository shows what a multiplicity of parts are included, so we can see this becoming a standard install for many people and the CERN footprints turning up in many projects featured here.

Thanks [Daniel] for the tip!


hackaday.com/2026/05/12/anothe…

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L’algoritmo del trauma: Batman e il costo nascosto dell’eccellenza

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/lalgoritm…

A cura di Daniela Farina

#redhotcyber #news #solitudine #vuotointrospettivo #crisidesiderio #bisognodiamore

State of ransomware in 2026


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With International Anti-Ransomware Day taking place on May 12, Kaspersky presents its annual report on the evolving global and regional ransomware cyberthreat landscape.

Ransomware remains one of the most persistent and adaptive cyberthreats. In 2026:

  • New families continue to emerge, adopting post-quantum cryptography ciphers.
  • As ransom payments drop, some groups implement encryptionless extortion attacks.
  • In a constantly changing ecosystem of threat actors, initial access brokers maintain a relevant role in this market, showing increased focus on access to RDWeb as the preferred method of remote access.


Ransomware attacks decline but remain a major threat


According to Kaspersky Security Network, the share of organizations affected by ransomware decreased in 2025 across all regions compared to 2024.

Percentage of organizations affected by ransomware attacks by region, 2025 (download)

Despite the formal decrease, organizations across all sectors continue to face a high likelihood of attack, as ransomware operators refine their tactics and scale their operations with increasing efficiency. Kaspersky and VDC Research have found that in the manufacturing sector alone, ransomware attacks may have caused over $18 billion in losses in the first three quarters of the year.

The continued rise of EDR killers and defense evasion tooling


In 2026, ransomware operators increasingly prioritize neutralizing endpoint defenses before executing their payloads. Tools commonly referred to as “EDR killers” have become a standard component of attack playbooks. This reflects a continuing trend toward more deliberate and methodical intrusions.

Attackers attempt to terminate security processes and disable monitoring agents, often by exploiting trusted components such as signed drivers. This technique is called Bring Your Own Vulnerable Driver (BYOVD) and allows adversaries to blend into legitimate system activity while gradually degrading defensive visibility.

Thus, evasion is no longer an opportunistic step but a planned and repeatable phase of the attack lifecycle. As a result, organizations are increasingly challenged not just to detect ransomware but also to maintain control in environments where security controls themselves are actively targeted.

The appearance of new families adopting post-quantum cryptography


We predicted that quantum-resistant ransomware would appear in 2025. Looking back at the previous year, we see that advanced ransomware groups indeed started using post-quantum cryptography as quantum computing evolved. The encryption techniques used by this quantum-proof ransomware could be used to resist decryption attempts from both classical and quantum computers, making it nearly impossible for victims to decrypt their data without having to pay a ransom.

One example is the appearance of the PE32 ransomware family (link in Russian); it leverages the cutting-edge ML-KEM (Module-Lattice-Based Key-Encapsulation Mechanism) standard to secure its AES keys. This specific cryptographic framework was recently selected by NIST as the primary standard for post-quantum defense.

Within the PE32 ransomware architecture, this is realized through the Kyber1024 algorithm, a robust mechanism providing Level 5 security, roughly equivalent in strength to AES-256. Its primary function is the secure generation and transmission of shared secrets between parties, specifically engineered to withstand future quantum computing attacks. This shift toward post-quantum readiness is part of a broader industry trend; for instance, TLS 1.3 and QUIC protocols have already adopted the X25519Kyber768 hybrid model, which fuses classical encryption with quantum-resistant security.

The shift to encryptionless extortion


In 2025, the share of ransoms paid dropped to 28%. As a response to this, one of the developments in the 2026 landscape is the growing prevalence of extortion incidents in which no file encryption takes place at all. Instead, attackers leave out the “ware” in “ransomware” and focus on extracting sensitive data and leveraging the threat of public disclosure as their primary means of extortion. ShinyHunters is an excellent example of such a group, using a data leak site to publicize its victims.

By avoiding encryption, attackers may aim at reducing the likelihood of immediate detection, shortening the duration of the attack, and eliminating dependencies on stable encryption routines. Often, this model is used alongside traditional tactics in so-called double extortion schemes, but an increasing number of campaigns rely exclusively on data theft.

For victims, this shift fundamentally changes the nature of the risk. While backups remain effective against encryption-based disruption, they provide no protection against data exposure, regulatory consequences, and reputational damage. Ransomware is therefore evolving from a business continuity issue into a broader data security and compliance challenge.

Industrialization of initial access (Access-as-a-Service)


The ransomware ecosystem continues to evolve toward a highly industrialized and specialized model, with initial access remaining as one of its most critical components. In 2026, many ransomware operators keep relying on IABs (initial access brokers), a network of intermediaries who supply pre-compromised access to corporate environments, aiming to no longer perform full intrusions themselves.

This “access-as-a-service” model is fueled by credential theft operations, and the widespread availability of compromised accounts harvested through infostealers and phishing campaigns.

The primary access vectors offered for sale have not changed: RDP, VPN, and RDWeb are still the top access vectors. Consequently, remote access infrastructure remains the primary attack surface for initial access sales. In response to the measures against public exposure of RDP access points to the internet, attackers are now targeting RDWeb portals, which are frequently vulnerable and occasionally inadequately safeguarded.

The result is a threat landscape where unauthorized access is increasingly commoditized, and the barrier to launching ransomware attacks declines. This means that preventing initial compromise is only part of the challenge; equal emphasis must be placed on detecting misuse of legitimate credentials and limiting lateral movement within already-breached environments.

Ransomware developments on the dark web


Telegram channels and underground forums increasingly function as platforms for the distribution and sale of compromised datasets and access credentials including those that were obtained as a result of ransomware attacks.

Advertisements posted on these resources typically include the nature of the access, a description of the exfiltrated or compromised data, price terms, and contact information for prospective buyers. In addition, some malicious actors mention their collaboration with other ransomware groups. Lesser-known gangs can use this name-dropping to promote themselves

Multiple threat actors not related to ransomware groups distribute datasets downloaded from ransomware blogs on underground forums and Telegram. By re-publishing download links and files, they spread compromised data as well as information on the ransomware attack within the community.

The ransomware itself is also sold or offered for subscription on the dark web platforms. The sellers underscore the uniqueness of their malware, as well as its encryption and defense evasion features.


Law enforcement actions


Law enforcement agencies are actively shutting down dark web platforms and ransomware data leak sites. A major underground forum, RAMP, which also functioned as a platform for threat actors to advertise their ransomware services and publish service‑related updates, was seized by authorities in January 2026. Another underground forum, LeakBase, where malicious actors distributed exfiltrated and compromised data, was seized in March 2026. In 2025, law enforcement agencies seized well-known forums like Nulled, Cracked, and XSS. Also in 2025, the DLSs of BlackSuit and 8Base ransomware groups were seized. These takedowns cause inconvenience to ransomware coordination, specifically for initial access brokers and affiliates, though similar forums are expected to fill the void over time.


Top ransomware groups in 2025


RansomHub’s sudden dormancy in 2025 marked a shift, and Qilin became the dominant player from Q2 onward. According to Kaspersky research, Qilin was the most active group executing targeted attacks in 2025.

Each group’s share of victims according to its data leak site (DLS) as a percentage of all reported victims of all groups during the period under review (download)

Qilin stands out as one of the fastest-growig and dominant RaaS platforms. Its combination of high-volume operations and structured affiliate model positions it as a central player in the current ecosystem.

Clop, the second most active group in 2025, is distinguished through its large-scale, supply-chain-style attacks, exploiting widely used file transfer and enterprise software to compromise hundreds of victims simultaneously. This one-to-many approach sets it apart from more traditional, single-target campaigns.

Third place is occupied by Akira, which remains notable for its consistency and operational stability, maintaining a steady stream of victims without major disruption. Its ability to sustain activity over time makes it one of the most reliable indicators of baseline ransomware threat levels.

Although no longer active, RansomHub stands out for its rapid rise and equally rapid disappearance in 2025, highlighting the volatility of the RaaS market. Its shutdown created a vacuum that significantly reshaped affiliate distribution across other groups.

DragonForce is also notable – not just for its own operations, but for its broader influence within the ransomware ecosystem, including reported involvement in infrastructure conflicts and possible links to the disruption of competing groups. Thus, the group claims that RansomHub “has moved to their infrastructure.” This positions it as more than just an operator and potentially an ecosystem-level actor.


New actors in 2026


While emerging actors generally operate on a smaller scale, they provide insight into the continuous churn and low barrier to entry within the ransomware ecosystem.

The Gentlemen group caught our attention in early 2026, as they managed to attack a significant number of victims over a short time. This actor is also notable for reflecting a broader shift toward professionalization and controlled operations within the ransomware ecosystem. Unlike many emerging groups that rely on opportunistic attacks and inconsistent leak activity, The Gentlemen demonstrate a more deliberate approach: structured intrusion workflows, selective targeting, and measured communication with victims. This signals a move away from chaotic, high-noise campaigns toward predictable, business-like execution models that are easier to scale and harder to disrupt. Their TTPs include the massive exploitation of hardware very common on big corporations, such as FortiOS/FortiProxy, SonicWall VPN, and Cisco ASA appliances. The group might be comprised of professional cybercriminals who left other prominent groups.

The group is also notable for its emphasis on data-centric extortion strategies, often prioritizing exfiltration and leverage over purely disruptive encryption. This aligns with one of the defining trends of 2026: ransomware evolving into a form of data breach monetization rather than just system denial. By focusing on controlled pressure and reputational risk instead of immediate operational damage, The Gentlemen exemplify how attackers are adapting to lower ransom payment rates and improved backup practices among victims.
Some other groups to take note of in 2026:

  • Devman appears to be an emerging actor with limited but growing activity, likely leveraging existing tooling rather than developing custom capabilities.
  • MintEye hasn’t been very active yet, with just five known victims, suggesting opportunistic campaigns without a consistent operational tempo.
  • DireWolf is associated with small-scale, targeted attacks, though its overall footprint remains relatively limited compared to larger RaaS groups.
  • NightSpire demonstrates characteristics of an amateur group, such as mistakes during its operations, uncommon communication channels with the victims, and sometimes giving them insufficient time to pay up. Although they both encrypt and leak data, they prioritize publication rather than encryption.
  • Vect shows low-volume activity. It is yet unclear whether they use a completely new codebase or are rather a rebrand of an existing group.
  • Tengu is a less prominent actor, with limited public reporting and no clear distinguishing tactics beyond standard extortion models.
  • Kazu appears to be created by ransomware operators previously engaged with multiple other groups. As of now, they don’t stand out for scale or technique.

Although there is little to say about these groups at the time of writing this report, each of them may be equally likely to disappear from the threat landscape or grow into a prominent threat. That’s why it’s important to track them from their early days. Moreover, collectively, these groups illustrate how dynamic the ransomware landscape is, with new entrants constantly replenishing it.

Conclusion and protection recommendations


Despite the growing effort by law enforcement agencies across the globe to seize and disrupt dark web platforms and threat actor infrastructures, ransomware operations remain stable, with new groups quickly taking the place of those who went silent. In 2026, we see a shift towards encryptionless extortion, with data leaks increasingly becoming the main threat to target organizations. At the same time, data encryption is also upgrading to the next level with the emergence of post-quantum ransomware.

To resist the evolving threat, Kaspersky recommends organizations:

Prioritize proactive prevention through patching and vulnerability management. Many ransomware attacks exploit unpatched systems, so organizations should implement automated patch management tools to ensure timely updates for operating systems, software, and drivers. For Windows environments, enabling Microsoft’s Vulnerable Driver Blocklist is critical to thwarting BYOVD attacks. Regularly scan for vulnerabilities and prioritize high-severity flaws, especially in widely used software.

Strengthen remote access: RDP and RDWeb connections should never be directly exposed to the internet, only through VPN or ZTNA (Zero Trust Network Access). It’s highly recommended to adopt multi-factor authentication on everything; the architecture may require continuous authentication for access, as one valid credential captured is enough to cause a breach. Monitoring the underground for stolen employee credentials is essential. Audit open ports across the entire attack surface. The adoption of the “Principle of Least Privilege” (PoLP), where users, systems, or processes are granted only the minimum access rights, such as read, write, or execute permissions, necessary to perform their specific job functions, is highly recommended.

Strengthen endpoint and network security with advanced detection and segmentation. Deploy robust endpoint detection and response solutions such as Kaspersky NEXT EDR to monitor for suspicious activity like driver loading or process termination. Network segmentation is equally important. Limit lateral movement by isolating critical systems and using firewalls to restrict traffic. Complete and immediate offboarding for employees is necessary as well as periodic permission reviews, with automatic revocation of unused access. Sessions with complete logging for privileged accounts are more than necessary. Monitoring the traffic divergence to new sites or even to legitimate endpoints can help the defenders to spot a new insider threat.

Invest in backups, training, and incident response planning. Maintain offline or immutable backups that are tested regularly to ensure rapid recovery without paying a ransom. Backups should cover critical data and systems and be stored in air-gapped environments to resist encryption or deletion. User education is essential to combatting phishing, which remains one of the top attack vectors. Conduct simulated phishing exercises and train employees to recognize AI-crafted emails. Kaspersky Global Emergency Response Team (GERT) can help develop and test an incident response plan to minimize potential downtime and costs.

The recommendation to avoid paying a ransom remains robust, especially given the risk of unavailable keys due to dismantled infrastructure, affiliate chaos, or malicious intent. By investing in backups, incident response, and preventive measures like patching and training, organizations can avoid funding criminals and mitigate the impact.

Kaspersky also offers free decryptors for certain ransomware families. If you get hit by ransomware, check to see if there’s a decryptor available for the ransomware family used against you.


securelist.com/state-of-ransom…

DK 10x30 - Fanfaroni e cantori


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Manifesti, e "costituzioni" sono fanfaronate di chi essendosi arricchito vuole anche sentirsi importante. E come sempre non c'è carenza di cantori che diano a questi ignoranti una dignità culturale.
Da oggi, lo script dell'episodio su dk.dataknightmare.eu!


dk.dataknightmare.eu/dk-10x30-…


DK10x30 - Fanfaroni e cantori


Ascolta l'episodio su Spreaker.com

Prima di tutto una notiziola di servizio. Dopo anni mi sono deciso a mettere online gli script di DataKnightmare. C'è voluto un po', per trovare un software e un provider che dipendessero il minimo possibile dagli Stati Uniti. Soprattutto se siete come me e, se non siete incazzati, l'inutilità di tutto vi fa perdere d'animo. Non esattamente l'atteggiamento per un marketing vincente.

Per fortuna c'è Elena Rossini, che si è posta lo stesso problema e ha condiviso con me la sua soluzione. Quindi, da oggi, se DataKnightmare ha finalmente una casa testuale su dk.dataknightmare.eu, lo dobbiamo anche a Elena. Per ora ho caricato due stagioni in inglese e l'ultima in italiano. Ci vorrà un po', ma non altri dieci anni.

Veniamo a noi. Nel rumore infernale delle novità inutili che escono ogni quarto d'ora, mi è sembrato di cogliere qualcosa di interessante.

Avrete letto e straletto del cosiddetto "manifesto di Palantir", quella ventina di punti su Twitter che riassumono il libro di Alex Karp, CEO di Palantir. E avrete letto e straletto della cosiddetta "intervista a Claude" fatta nientemeno che da Walter Veltroni sul Corriere.

Prima che smettiate di ascoltare vi dico subito che non ho nessuna intenzione di entrare nel dettaglio dell'una né dell'altra. I tweet di Palantir li ho letti di sfuggita, e l'intervista di Veltroni, qualsiasi cosa contenga, non la valuto il tempo che mi ci vorrebbe per leggerla.

E quindi?

E quindi voglio parlare non dell'una o dell'altra cosa, perché sono chiaramente due stupidate, ma di quello che rappresentano, che invece secondo me è interessante.

Partiamo da lontano.

La mia generazione ha portato l'informatica in azienda. Siccome non ho combattuto a Waterloo, l'automazione in azienda c'era già, ma è la mia generazione che ha visto sparire macchine per scrivere e fax e arrivare prima Wordstar, Word e poi tutto il cucuzzaro.

Sono stati decenni tumultuosi durante i quali è stato digitalizzato tutto il digitalizzabile, alcune volte bene, altre così così, altre ancora, citando René Ferretti, a cazzo di cane.

È stato un periodo in cui ognuno ha sognato una propria versione della mitologica "organizzazione piatta" su cui le varie business school scrivevano interi scaffali di trattati.

Ma il punto è che un'organizzazione non è una struttura tecnologica. È una struttura socio-tecnica complessa, in cui la tecnologia gioca una parte. Il risultato è che il semplice arrivo di una tecnologia non determina cambiamenti automatici nei processi e nella struttura sociale dell'organizzazione, per via delle interazioni e delle retroazioni fra tutte le componenti del sistema.

Detto in termini più diretti: qualsiasi cosa ne pensino i tecnologi, non ci sono soluzioni esclusivamente tecnologiche ai problemi di un sistema socio-tecnico.

Una delle dimostrazioni più lampanti può essere per esempio "il superamento della carta", tema sul quale personalmente ho speso molti anni e molto sangue. Credo che possiamo essere tutti d'accordo sul fatto che non c'è mai stata tanta carta negli uffici da quando i documenti sono diventati digitali.

E siccome i documenti sono diventati digitali, ne esistono innumerevoli versioni, tutte sottilmente incompatibili tra loro, che continuano la loro vita indipendente in diverse parti dell'organizzazione.

Per fare un esempio semplice, una volta esisteva la carta intestata (spoiler alert, esiste ancora, ma solo per i contratti firmati dai megadirettori); oggi ogni singola sede locale, e ogni ufficio dentro quella, ha la propria versione "ufficiale" della carta intestata, con una specifica versione del logo, diversa da tutte le altre.

Se invece vi sentite troppo tecnologici per la carta intestata, possiamo parlare di processi, software, API e della relativa documentazione, di cui esistono tante versioni quanti sono i gruppi di developer.

Ogni incompatibilità che emerge durante un progetto viene risolta ad hoc, e a volte documentata, dai diversi gruppi che devono collaborare, con il solo risultato che alla fine esisterà un'altra versione in più del codice, e a volte anche della documentazione. E non venitemi a raccontare che il vostro Confluence o il vostro github sono in ordine.

Quello che è successo con i documenti è successo con tutto, ovviamente. Processi, mansioni, gerarchie.

La questione della gerarchia è interessante. Dicevamo prima che tutti hanno sognato una propria versione della mitologica "organizzazione piatta" che le business school ci assicuravano essere il futuro.

Per me e per quelli come me, organizzazione piatta significava un vertice che avrebbe dettato le linee strategiche, e subito sotto una linea di operativi ad altissima competenza con completa autonomia, eliminando ogni intromissione del top management nelle decisioni tecniche e liberandosi dell'inutile terzo del middle management.

Per il middle management, "organizazione piatta" significava automatizzare o esternalizzare, ma comunque eliminare l'inutile terzo degli operativi, con la loro fissazione di avere obiezioni tecniche alle direttive strategiche del vertice e alle loro interpretazioni da parte del middle management.

Per i vertici, "organizzazione piatta" significava eliminare l'inutile terzo degli operativi e interfacciarsi esclusivamente con il middle management, così da superare finalmente il bisogno di considerare i cosiddetti "dettagli tecnici".

Se vi guardate attorno oggi, non è difficile capire chi ha vinto. I vertici sono ancora tutti lì, e il middle management ha ranghi più pieni che mai. L'appiattimento delle organizzazioni, se c'è stato, ha significato estromettere ed esternalizzare perlopiù le competenze tecniche.

Allo stesso tempo, c'è stata una evoluzione notevole nei ruoli apicali. Con l'avvento del venture capital dagli anni 2000 in poi, le figure apicali sono passate dall'essere figure gestionali ad essere figure sempre più performative. In nessun ruolo questo è più evidente che nel ruolo del CEO. Oggi, il CEO è sopratuttto qualcuno in grado di intessere una narrazione convincente della propria visione del futuro, per poter raccogliere, sul mercato o da investitori privati, i finanziamenti necessari a costruirlo.

Che quel futuro abbia tecnicamente o economicamente senso, che sia perfino possibile, o che abbia una qualche relazione col futuro raccontato nell'ultimo esercizio, non ha alcuna importanza.

Quello che conta è che la figura del CEO, e la narrazione che propone per questo semestre, continui a ispirare la fiducia degli investitori. Null'altro conta.

Il CEO oggi non deve essere capace di "fare", e nemmeno più di dirigere. Deve solo saper convincere. Incessamente, cambiando storia ogni volta che serve senza battere ciglio. Le sue qualità distintive sono la testardaggine e un'inflazionato senso del proprio valore, che purtroppo sono caratteristiche distintive anche del narcisista patologico.

Pensate a Zuckerberg, partito con l'idea geniale di fare un social dove i suoi compagni di corso potevano votare la scopabilità delle studentesse, fortuna che poi è arrivata Sheryl Sandberg a fargli fare davvero i soldi; poi ha cercato di reinventare il denaro (ricordate Libra?), poi ha venduto il metaverso, e adesso è in coda al carrozzone dell'AI dopo il disastroso esordio con chiusura in 72 ore di Galactica.

Pensate a Musk, che ha l'immaginario di un adolescente mediocre nel 1975, e alle puttanatein serie su macchine a guida autonoma, colonizzazione di Marte, e megacostellazioni di satelliti.

Pensate al migliore di tutti, Sam Altman, un altro che scrive un blog e sembra che Giovanni Evangelista abbia dato alle stampe una versione aggiornata. Altman ha imbonito l'intero mondo del venture capital con l'unica promessa di bruciare tutti i soldi degli investitori per poi raccoglierne ancora di più.

Da una fanfaronata alla successiva, tutti loro pensano che il proprio successo non sia frutto di fortuna, conoscenze, contratti pubblici e monopolio, ma del loro essere speciali e visionari. Quando Taleb ci insegna che mentre un buon successo si spiega con capacità e impegno, un successo travolgente si spiega con la varianza.

Non divaghiamo. Oggi un CEO del digitale deve poter sentenziare:

“Guidiamo l’evoluzione sinergica del nostro ecosistema valoriale attraverso un approccio olistico e data-driven, abilitando paradigmi scalabili di innovazione sostenibile orientata alla centralità del cambiamento.”


e farlo con un'aria di profonda convinzione. È ovviamente solo aria fritta, ma chi si mette a ridere o pensa che la frase non abbia alcun senso, non sarà mai un C-level, e non otterrà mai un'intervista.

Di pari passo con la virata performativa di CEO e founder, anche il sistema mediatico si è adattato. Con fallimenti, ristrutturazioni, acquisizioni, oggi i media sono, con poche eccezioni, marketing esternalizzato in mano agli stessi industriali che i media dovrebbero tenere sotto indagine. Intendiamoci, ogni potente ha sempre avuto sicofanti e agiografi in ogni testata, ma oggi ai media viene richiesto di limitarsi a dare risonanza alla narrazione aziendale.

A questo ha contribuito, e non poco, anche una certa lettura mitica, molto statunitense, del settore digitale e dei suoi attori. Dai "cowboy della tastiera" di William Gibson, agli "eroi della frontiera digitale" di Steven Levy, si è fatto ogni sforzo per riproporre il mito fondativo della frontiera, con tutto il suo bagaglio tossico, in salsa digitale.

Il risultato è che oggi sono gli stessi protagonisti a vedere se stessi in termini mitici. E d'altronde non potrebbe essere altrimenti, nessuno vuole pensare di essere soltanto un fortunato raccontatore di favolette semestrali, per quanto bravo.

No, sono invece tutti "visionari", "costruttori del futuro" quando non addirittura "rivoluzionari", ovviamente nel senso capitalistico del termine, ovvero distruttori di industrie e comunità a esclusivo vantaggio proprio e dei propri investitori.

Questo ci porta finalmente a Palantir e a Karp. Che non si accontenta di aver fondato un'azienda che si ingrassa di commesse militari, perché ai capitalisti lo Stato piace ridotto ai minimi termini tranne che come cliente, ma propone la propria immagine mitica di difensore di un occidente convenientemente assediato soltanto da quei problemi che i suoi prodotti dichiarano di affrontare.

E non, per dire, da una disparità economica e sociale senza precedenti, da mutamenti sociali e climatici globali e da una casta di miliardari esentasse in fregola oligarchica. Di nuovo, assistiamo alle fanfaronate di qualcuno che non ha un'idea originale in testa e per questo ha fatto fortuna.

Che Karp, come tutti gli altri miliardari amichetti suoi, ritenga di avere una "visione" da comunicare al pubblico, al di là della trimestrale di cassa, non stupisce. E non stupisce nemmeno che ribadisca i temi del libro in una serie di tweet, forse per compensare vendite meno che travolgenti: tutti, alla fine, vogliono essere visti.

Ma se si gratta appena la superficie delle narrazioni dei CEO, ci si accorge che la Silicon Valley produce soltanto variazioni sul tema di chi l'ha creata e finanziata da sempre: il Pentagono della Guerra Fredda.

Leggete fin che volete Amodei, Altman, Karp, Zuckerberg, Thiel. Ci troverete sempre supremazia statunitense attraverso la tecnologia, esportazione dei valori del capitalismo a stelle e strisce, controllo sociale, contenimento dello sviluppo di qualsiasi potenza concorrente sulla placca euroasiatica.

Roba che non è cambiata di una virgola dal 1946, scritta e sistematizzata da fior di cervelli come Bush (Vannevar, consigliere scientifico di Roosevelt e Truman, omonimo ma non parente dei successivi presidenti George Bush e George Bush il Minore), Kissinger, Brzezinski, Cheney, gente che ha guidato la politica statunitense per decenni mentre i presidenti di turno facevano i fighi in TV recitando le parole chiave di stagione.

Questo non significa che i deliri oligarchici di Karp e compagnia siano innocui, tutt'altro. Ma non sono geni del male. Sono solo attori che, fuori dal teatro, credono ancora di essere Giulio Cesare.

Questi finti campioni della libera iniziativa con i soldi pubblici questo autonominati "inventori del futuro", stanno solo scimmiottando le parole chiave di chi li ha fatti nascere e li mantiene.

Ora, il potere attira servi e sicofanti, l'ho già detto. Ma non si accontenta di quelli, che in fondo disprezza. Ogni potente, e a maggior ragione ogni fanfarone arricchito, ha bisogno di sentirsi validato da qualcuno di cui segretamente invidia la statura, sociale o culturale.

Ed ecco arrivare il cantore. Quello che nel XX secolo si chiamava "intellettuale organico", il cui compito è di usare la propria cultura per dare un po' di densità e di smalto alle narrazioni del potente di turno. Il cantore è più astuto del sicofante, e si può perfino permettere un atteggiamento superficialmente critico, perché il suo ruolo non è confermare punto per punto la narrazione del potente, quello lo fanno già servi e sicofanti, ma validarla dandola completamente per scontata, e distrarre l'attenzione dai problemi con una discussione molto colta su qualche dettaglio insignificante.

Così, mentre gli AI bro imboniscono gli investitori con favole di macchine senzienti e di eliminazione dei lavoratori, pardon, superamento del lavoro, il cantore non si abbassa a entrare nel merito, ma intervista l'intelligenza artificiale. Da Veltroni mi sarei aspettato, se non più dignità, almeno più tempismo. L'intervista con l'Intelligenza Artificiale fa tanto autunno-inverno 2023.

Il cantore è più subdolo del sicofante, perché non si spende pro o contro. Si limita a includere la narrazione del potente nel dibattito "colto".

Se il potente di turno parla di nucleare di nuova generazione, il servo griderà ai quattro venti che il solare e l'eolico sono superati, il sicofante farà notare che l'area verde attorno alla centrale è l'ideale per un picnic con la famiglia.

Il cantore, invece, si mette a discorrere di come le torri di raffreddamento possano rappresentare l'evoluzione dei cipressi del Carducci che "van da San Vito in duplice filar".

Il cantore del digitale, con tutta la sua cultura, non ha niente da dire di specifico, ma lo dice con parole ricercate e citazioni altisonanti. Il suo compito non è discutere o confutare la narrazione del potente, ma tagliare le gambe a ogni dibattito serio dandola per scontata e costruendo una apparente discussione dotta su dettagli completamente marginali.

E in questo, Veltroni ha fatto il suo lavoro. Il fatto stesso di "intervistare" (si sentono le virgolette?) un generatore automatico di testo, e scegliere di farlo su questioni che sarebbero profonde se l'interlocutore fosse un essere umano e non uno specchio retorico, è quanto di più devastante si possa mettere in campo a supporto dei deliri millenaristici dei fanfaroni del digitale.

Se ha ancora un senso l'intellettuale pubblico, il pezzo di Veltroni è il completo tradimento di quel ruolo, l'asservimento della cultura alle ragioni di chi cultura non ne ha nessuna, ma ha soldi a valanghe.

Mentre da sempre chi ha competenza sul tema fa notare quanto sia dannoso, e quali interessi sostenga, antropomorfizzare una tecnologia come la cosiddetta Intelligenza Artificiale, Veltroni arriva bel bello e l'Intelligenza Artificiale te la intervista sul senso dell'esistenza. Non importa che non abbia nulla da dire al riguardo, perché non ce l'ha. Importa solo che un generatore di testo improvvisamente passa per qualcosa con cui si può addirittura "parlare" del senso della vita.

Veltroni avrebbe potuto fare davvero l'intellettuale, e parlare di che senso abbia un'Europa che vuole rincorrere gli Stati Uniti in una bolla speculativa. Avrebbe potuto parlare dei problemi dell'uso dell'Intelligenza Artificiale nelle professioni, nei media, nell'istruzione.

Avrebbe perfino potuto fare l'intellettuale di sinistra e parlare di oligopoli e rendite di posizione, di tecnofeudalesimo, del ruolo politico dell'Intelligenza Artificiale nella demolizione del potere contrattuale del lavoro.

Avrebbe potuto parlare di tutto questo e di molto altro.

Invece ha scelto di fare il cantore dei fanfaroni arricchiti e, facendolo, credo abbia stabilito quale sia il suo posto nella gerarchia in cui Sciascia annoverava uomini, mezz'uomini, ominicchi, pigliainculo e quaqquaraqquà.

Io un'idea ce l'ho.


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#Android banking #Trojan #TrickMo evolves using TON network for C2
securityaffairs.com/192003/mal…
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Sfida Dewey: un gioco da bibliotecari/e – ossessioni e contaminazioni by francesco mazzetta
ossessionicontaminazioni.com/2…
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307 – Vi spiego come l’AI legge le nostre parole camisanicalzolari.it/307-vi-sp…

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Esce Astra Linux 1.8.5: Miglioramenti e Nuove Funzionalità di Sicurezza

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A cura di Carolina Vivianti

#redhotcyber #news #astraLinux #linux #sistemOperativi #cybersecurity #sicurezzaInformatica

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🚀 Gli speaker della RHC Conference 2026

📍𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼: Martedì 19 Maggio con ingresso dalle ore 8:45
📍𝗗𝗼𝘃𝗲: Teatro Italia, Via Bari 18, Roma (Metro Piazza Bologna)
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📍𝗜𝘀𝗰𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 conferenza di Martedì 19 Maggio: rhc-conference-2026.eventbrite…

#redhotcyber #rhcconference #conferenza #informationsecurity #ethicalhacking

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Il 12 maggio 2017 il mondo cambiò per sempre.

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/la-storia…

#redhotcyber #CyberSecurity #WannaCry #Ransomware #ThreatIntelligence #CyberThreats

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Sei FOBO? La paura di essere rimpiazzati da un prompt inizia a farsi sentire!

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/sei-fobo-…

A cura di Carolina Vivianti

#redhotcyber #news #intelligenzaartificiale #aziendecognitiva #efficiente #lavorodiroutine

Reverse-Engineering and Documenting the Fisher Price Pixter


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Between 2000 and 2002 the Fisher Price Pixter was sold to children as an educational handheld toy with a touch screen that enabled drawing and listening to music in addition to cartridge-based games and more. It was followed up by multiple new iterations of the system, but as an ecosystem didn’t last beyond 2007. This has left much of the system in obscurity, with people like [Dmitry] doing their best to reverse-engineer, dump and document what they can, such as recently for the entire range of Pixter devices and most of the games.

One of the reasons why [Dmitri] got interested in the second-generation Pixter Color originally was as a potential PalmOS porting target, which gives somewhat of an idea of how these devices were meant to be used.

With absolutely no remaining known official documentation on how to develop software for the hardware reverse-engineering posed somewhat of a challenge. Fortunately this was made somewhat easier by the Pixter Color using the ARM-based LH7541, but worse by just how much of a minimal ARM7 implementation the SoC is. This was meant to go into a cheap-ish kid’s toy after all.

Where things got wild was that the firmware implements a 16-bit stack-based virtual machine, possibly due to initially having selected a completely different SoC. From here things get even crazier with how audio output is implemented, with [Dmitry] descending into a long-winded rant on this and all the weird things encountered during reverse-engineering.

After the Color Pixter its Multimedia sibling with slightly better SoC was also reverse-engineered, as well as the Classic device that started it all. This particular device uses an 8-bit VM, but a black-blob 6502 processor, which is rather astounding for a 2000-era device, but then again it was meant to be a toy.

In addition to getting a lot of reverse-engineering woes off his chest, [Dmitri] also details how he reverse-engineered and dumped the cartridges, as well as writing emulators to ensure that the Pixter legacy will endure, for better or worse.

Top image: Pixter with opened case. (Credit: Raimond Spekking, Wikimedia)


hackaday.com/2026/05/11/revers…

The Walls Don’t Have Ears, But Fiber Optic Does


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You normally think of fiber optic as something used in network cables. However, scientists employ dedicated fibers to detect earthquakes. In simple terms, they fire a laser down the fiber and watch reflections caused by imperfections. When vibrations hit the cable, it changes the defects, which show up in the return pattern. However, with the right techniques, those vibrations could just as easily be from people speaking near the cable.

If you are alarmed, there’s good news and bad news. The good news is that the technique seems to be limited to coils of fiber that are not buried, and you have to be within about 5 meters of the fiber. The bad news is that there is plenty of dark cable all over the place. Besides, if researchers can do this successfully, you would imagine three-letter agencies around the world could do it even better.

There have been several recent papers about the same topic. Of course, you can also read laser bounces from windows. Noisy keyboards can also give you away.

Title image from [Compare Fibre] via Unsplash.


hackaday.com/2026/05/11/the-wa…

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Can Someone Please Explain Whether Cloudflare Blackmailed Canonical? flyingpenguin.com/can-someone-…

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in reply to Fi 🏳️‍⚧️

Now, whether or not cloudflare can be actually punished -for- racketeering, given they "just" "host" the service instead of running it directly? prrrobably not under this administration.

But y'know.

en.wikipedia.org/wiki/Racketee…

It's pretty obvious that this is a racket.