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LiteBox: il Library OS open source di Microsoft che ridefinisce il sandboxing su Linux e Windows

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LiteBox è il Library OS open source di Microsoft che migliora sicurezza e sandboxing riducendo la superficie di

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Cosa ci insegna davvero Chernobyl.


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A quarant'anni di distanza Chernobyl influenza ancora le nostre vite.


Cosa ci insegna davvero Chernobyl.


Chernobyl mostra i limiti dei sistemi complessi senza trasparenza e responsabilità politica.

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Nota: il post risulta abbastanza lungo, ma ho inteso approfondire un “minimo” un argomento così importante, seppur trattato innumerevoli volte.

Il 26 aprile 1986, nella centrale nucleare di #Chernobyl, allora parte dell’Unione Sovietica, un test condotto in condizioni inadeguate provocò l’esplosione del reattore numero 4. È rimasto uno dei più gravi disastri nucleari della storia contemporanea. Ma ridurlo a incidente tecnico significa non comprenderne davvero la portata: né allora, né oggi.

Il reattore coinvolto, di tipo “RBMK”, presentava caratteristiche strutturali problematiche: instabilità a bassa potenza e assenza di un adeguato contenimento. Questi limiti erano noti in ambito tecnico, ma non vennero affrontati con la necessaria trasparenza. Il sistema sovietico tendeva a compartimentare le informazioni, limitandone la circolazione anche tra specialisti.

Come ricorda lo storico ucraino Serhij Plochiy, il reattore era nato anche per produrre plutonio militare, e la conoscenza dei difetti non arrivò mai del tutto a chi lo gestiva ogni giorno.La cultura politica giocò un ruolo decisivo. La priorità era dimostrare efficienza e rispettare obiettivi produttivi stabiliti centralmente. Segnalare criticità significava esporsi a conseguenze professionali e politiche. La sicurezza, pur formalmente centrale, veniva spesso subordinata ad altre esigenze.

Il Politburo di Gorbačëv riconobbe internamente che le responsabilità andavano divise tra errori umani e difetti di progettazione, ma in pubblico la colpa fu scaricata quasi interamente sugli operatori. Gli operatori che quella notte portarono avanti il test agirono in un quadro rigido, con informazioni incomplete e istruzioni contraddittorie. Alcuni sistemi di sicurezza furono disattivati per rispettare il protocollo sperimentale.

In un ambiente dove il dissenso era scoraggiato, la possibilità di fermare la procedura si ridusse drasticamente. “Aggirare” le regole era diventato prassi per tenere il passo con gli obiettivi di produzione, in un sistema che puniva l’allarme più del rischio. Dopo l’esplosione, la gestione dell’emergenza seguì la stessa logica. Le autorità locali e centrali evitarono di diffondere informazioni immediate e complete. La città di Pripyat, a pochi chilometri dalla centrale, non fu evacuata subito: per ore, decine di migliaia di persone rimasero esposte senza saperlo. Solo quando le rilevazioni di radioattività in altri paesi europei resero impossibile negare l’accaduto, l’Unione Sovietica iniziò a fornire comunicazioni ufficiali, comunque parziali e controllate.

Le conseguenze immediate furono drammatiche: incendi, esposizione acuta alle radiazioni, morti tra i soccorritori e tra il personale della centrale. Nei giorni successivi, centinaia di migliaia di persone furono evacuate e intere aree furono dichiarate inabitabili. Eppure, a quarant’anni di distanza, il numero delle vittime ufficialmente riconosciute resta poco superiore alle quaranta, cioè coloro che morirono per sindrome acuta da radiazioni: tutto il resto – malattie, decessi prematuri, impatto sulla salute mentale, rimane largamente sotto‑stimato. Gli effetti a lungo termine sono difficili da quantificare, ma non meno rilevanti.Ancora oggi, ampie zone tra Ucraina, Bielorussia e Russia risultano contaminate. Isotopi come il cesio-137 e lo stronzio-90 persistono nel suolo per decenni, entrando nella catena alimentare e richiedendo monitoraggi continui. Uno degli impatti più documentati è l’aumento dei tumori alla tiroide, soprattutto tra chi era bambino all’epoca dell’incidente. A questo si aggiungono altre patologie e conseguenze psicologiche: ansia, stigma sociale, perdita di radicamento.

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L’impatto sociale fu profondo. Le evacuazioni non furono solo spostamenti logistici, ma rotture definitive: comunità disperse, economie locali distrutte, territori trasformati in zone di esclusione. La memoria del disastro continua a influenzare la percezione del rischio nucleare in tutta Europa. L’idea che “un Chernobyl da qualche parte è un Chernobyl ovunque” ha pesato sulle scelte energetiche di diversi paesi, dall’Italia alla Germania.

Chernobyl ebbe anche un impatto politico rilevante. L’incidente contribuì a incrinare la fiducia nell’Unione Sovietica, sia tra i cittadini sia a livello internazionale. La gestione opaca dell’emergenza rese evidente la distanza tra la narrazione ufficiale e la realtà, accelerando dinamiche di sfiducia già presenti. Sempre Plochiy sottolinea che, fra i fattori del crollo dell’Urss, Chernobyl fu almeno importante quanto la guerra in Afghanistan, perché mostrò ai cittadini i limiti strutturali del sistema.

Il nodo, quindi, non è solo tecnologico. È politico e culturale: riguarda il rapporto tra potere, informazione e responsabilità. Quando chi decide non è tenuto a rispondere, la gestione del rischio diventa opaca e più pericolosa.

E qui Chernobyl smette di essere solo storia. Le condizioni che resero possibile quel disastro (concentrazione del potere, controllo dell’informazione, repressione del dissenso) non appartengono solo al passato sovietico. Quarant’anni dopo, la sua eredità attraversa la storia dell’Ucraina indipendente e arriva fino alla guerra iniziata nel 2022, quando le truppe russe hanno occupato nuovamente il sito della centrale lungo la loro avanzata verso Kyiv.

Nella Russia di oggi, molte di quelle dinamiche sono tornate visibili: media indipendenti ridotti o chiusi, opposizione marginalizzata o repressa, gestione del potere sempre più verticale. In parallelo, in Ucraina la memoria di Chernobyl, insieme a quella dell’Holodomor (la carestia avvenuta durante il regime di Stalin nell'Ucraina sovietica dal 1932 al 1933), è diventata uno dei pilastri dell’identità nazionale, e l’occupazione del 2022 è letta come una nuova tappa di una storia di aggressione e resistenza.

Durante quell’occupazione, il personale ucraino della centrale ha cercato di mantenere il controllo tecnico dell’impianto, imponendo ai soldati russi regole minime di sicurezza per evitare un nuovo incidente. Oggi il rischio nucleare non riguarda solo la tecnologia, ma anche l’uso politico e militare degli impianti: centrali occupate, infrastrutture energetiche trasformate in obiettivi militari, minacce di “ricatto atomico” come strumento di pressione.

Chernobyl, da questo punto di vista, non è solo memoria: è un precedente concreto di cosa accade quando sistemi complessi sono gestiti da poteri non controllati. Ricorda che gli effetti di un incidente nucleare non si fermano ai confini di uno Stato e che, di fronte a questi rischi, trasparenza, controllo indipendente e responsabilità politica non sono un di più, ma una condizione minima di sicurezza.

#Chernobyl #Russia #UnioneSovietica #Ucraina #EnergiaAtomica #Blog #Opinioni

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A Chernobyl 40 anni fa il più grave incidente nucleare

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Gli errori e le esplosioni. Oggi la zona rossa regno di specie selvatiche

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Un nuovo grande cratere sulla Luna, se ne forma uno ogni secolo

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Evento raro documentato da immagini in Hd scattate prima e dopo dalla sonda Lro della Nasa

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Kronos Quartet – Folk Songs (2017)


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Ad ogni nuova uscita discografica del Kronos Quartet si può star certi che meta e ispirazione porteranno sempre altrove. D’altronde in oltre quarant’anni d’onorata e pluripremiata carriera il leggendario ensemble tascabile ha esplorato ogni scibile sonoro e omaggiato l’opera dei più valenti e straordinari (alcuni non necessariamente popolari) artisti e compositori... Leggi e ascolta...


Kronos Quartet – Folk Songs (2017)


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Ad ogni nuova uscita discografica del Kronos Quartet si può star certi che meta e ispirazione porteranno sempre altrove. D’altronde in oltre quarant’anni d’onorata e pluripremiata carriera il leggendario ensemble tascabile ha esplorato ogni scibile sonoro e omaggiato l’opera dei più valenti e straordinari (alcuni non necessariamente popolari) artisti e compositori. L’ultimissimo “Folk Songs” grida la sua inequivocabile identità sin dal titolo, una selezione assai personale di “traditional folk” plurisecolari di origine irlandese, britannica, francese e americana... artesuono.blogspot.com/2017/07…


Ascolta: album.link/s/2ZSxyiSmqmpeC5I2D…


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Zed introduce agenti paralleli e gestione avanzata dei thread per sviluppatori Linux

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Zed introduce agenti paralleli e sidebar thread per gestire workflow AI e sviluppo su Linux in modo avanzato.
L'articolo Zed introduce agenti

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Da Assopacepalestina
Consigli di lettura

La Brigata ebraica è stata l’unità militare dell’esercito britannico che inquadrava degli ebrei di Palestina. Fondata nel 1944, combatté per appena trenta giorni. Caduta per anni nel dimenticatoio della storia, in tempi recenti è stata recuperata come veicolo per imporre la presenza dei filoisraeliani negli ambienti antifascisti. In occasione delle manifestazioni del 25 aprile, è spesso motivo di scontro con chi è davvero contrario ad ogni forma di fascismo. Questo libro cerca di fare la necessaria chiarezza sulla sua controversa storia. La prefazione è di Moni Ovadia.

#brigataebraica #robertoFazolo #moniOvadia
@libri
@politica

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RRF Focus La campagna di Grecia. La più grande farsa del fascismo in guerra avrebbe da insegnare a Putin e Trump.


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RRF Focus La campagna di Grecia. La più grande farsa del fascismo in guerra avrebbe da insegnare a Putin e Trump. podbean.com/eas/pb-27sur-1aaa2…

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RRF Focus. Terremoto nel calcio. Indagato Rocchi designatore arbitrale e VAR_condizionato


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RRF Focus. Terremoto nel calcio. Indagato Rocchi designatore arbitrale e VAR_condizionato podbean.com/eas/pb-m8hsw-1aaa2…

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Orange Grow Up: diventare grandi, ma con i finestrini abbassati

Gli Orange sono tornati.

Dopo quindici anni, Francesco Mandelli ed Enrico Buttafuoco pubblicano “Grow Up”, singolo prodotto da Ivan Rossi per Waddafuzz Records: due minuti e ventuno di garage rock diretto, ruvido, luminoso, con l’organo di Alberto Bazzoli dei Baustelle a spingere tutto verso una specie di estate senza programma.

Non un ritorno nostalgico, ma una canzone che parte, corre e lascia addosso la voglia di muoversi.

iyezine.com/orange-grow-up/

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xauxau dodô – bandos e cardumes

Un disco al guinzaglio che tira prima verso il jazz, poi verso l'afrobeat, poi verso comizi politici e a feste di paese, imprevedibile e necessario, che costringe a uscire di casa (anche se piove).

iyezine.com/xauxau-dodo-bandos…

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The Queen Is Dead Volume 203 – Azken Auzi, Bekor Qilish, Dionysiaque

Azken Auzi, Bekor Qilish, Dionysiaque: metal estremo

Azken Auzi, Bekor Qilish e Dionysiaque protagonisti di tre dischi tra #SludgeDoom, #AvantgardeMetal e #DoomMetal: oscuri, radicali e imperdibili.

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FRONTIERE SONORE 24

Conducono in studio: Federico "Il Deca" De Caroli e Simone Benerecetti.

Regia: Massimo Rocca.

Oggi Ascoltiamo: Clive Neal Lukover, The Spitters, DeeAnn, Linda Perry, Louis Fontaine, Felt, Denifurula, Quentin Elmi, Applicators, Red Kite.

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The Queen Is Dead Volume 202 – Dawn Of Ashes, Dark Ride, Jah Wobble & Jon Klein

Dawn Of Ashes, Dark Ride e Jah Wobble & Jon Klein: album

Tre recensioni tra #ElettronicaOscura, #HorrorPunk e #PostPunk: Dawn Of Ashes, Dark Ride e Jah Wobble & Jon Klein raccontano tenebre, groove e visioni sonore.

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Riccardo Berti – Teutonic Thrashing Madness L’epoca d’oro del thrash metal tedesco 1982 1992

Riccardo Berti - Teutonic Thrashing Madness L’epoca d’oro del thrash metal tedesco 1982 1992
Una delle migliori letture musicali dell’ultimo periodo, scritto in maniera incredibile, sembra un film musicale che scorre davanti ai nostri occhi e dentro le nostre orecchie, scritto da un vero appassionato di musica e anche di storia, e queste due coordinate ci guidano per tutto il libro che si fa leggere benissimo.

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Wide Hips 69 It Won’t Be Nice

Wide Hips 69 It Won't Be Nice
Si comincia con Not For Me ed io, che ho sempre veduto in loro una parentela con i Bellrays, non posso che riscontrarla ancor più vivida in questo brano di puro soul-punk. E che dire di Peackock Flight?

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The Queen Is Dead Volume 201 – Borrower, Estinzione, Power Paladin

The Queen Is Dead Volume 201 - Borrower, Estinzione, Power Paladin
Tre dischi non comuni per tre grandi gruppi, il primo è heavy prog metal, il secondo grindcore e powerviolence dal vivo, il terzo power metal islandese.

#iyezine #inyoureyesezine #iyezine.com #thequeenisdead#borrower #estinzione #powerpaladin #heavyprogmetal #grindcore #powermetal

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“Colla a caldo” il nuovo singolo di Africa Unite e Circus Punk.

“Colla a caldo”, il nuovo singolo di Africa Unite + Circus Punk

Un incontro nato per caso, diventato necessità. Un backstage a Bergamo, dopo un concerto, si trasforma nel punto di partenza di una connessione autentica: vibrazioni condivise, energia pura, stima reciproca. Da lì prende forma “Colla a caldo”, il nuovo singolo firmato da Africa Unite e Circus Punk.

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One Step Beyond (Prince Buster) COVER POLKA

@musica

youtube.com/watch?v=ioXgKm6iGp… 🔥

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:: ACUFENI :: FASTIDI AURICOLARI CONTEMPORANEI #46

Ci sono periodi particolarmente tristi, come quelli festivi di questo inizio di Aprile, in cui non riusciamo a trovare le parole per alienare le negatività delle celebrazioni eucaristiche. Per cui prendete questi cinque dischi e fateli vostri. Per voi, e solo per voi, ecco Deeper Graves, Domhain, Maria BC, Monosphere, e Rise of Mercury.
#iyezine #inyoureyesezine #iyezine.com #metal

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LeMadonne – Segreti di Fu! – Recensione ed intervista

LeMadonne - Segreti di Fu! - Recensione ed intervista
“Segreti di Fu!” prodotto da Setola di Maiale è il nuovo lavoro de LeMadonne, un trio composto da Riccardo Komesar, Marcello Bellina e Bruno Cabrini, per un lavoro incentrato tutto sull’improvvisazione e sulla ricerca della libertà sonora. Riccardo Komesar alle chitarre e al synth, lo abbiamo già incontrato sulle nostre pagine, anche per le collaborazioni con Davide Cedolin, musicista poliedrico e esploratore del suono, sempre in viaggio ed in ricerca.

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Night Terror – La calligrafia del ferro e l’impatto dell’abisso

Night Terror: l'hardcore punk travolgente di "Non t'arrabbiare"
Al varo della scena hardcore punk italica, i Night Terror arrivano senza chiedere permesso. Un esordio che trasforma il rumore in una ferita calligrafica, dove il basso nervoso di Massimiliano Bertagna, la voce roca di Riccardo Motosi e la batteria incessante di Stefano Giannotti dettano il ritmo di una danza di guerra.

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FRONTIERE SONORE 23

Frontiere Sonore 23: Podcast con Mauro Pinzone e Soul R&B
Disponibile il podcast di #FrontiereSonore23! In questa puntata ospitiamo in studio il cantautore Mauro Pinzone per un’intervista e due brani live in acustico.
Scopriamo insieme anche la musica di Jalen Ngonda, Ian Harper, Sebastian Zawadzki e Lucky Break. Un viaggio tra #Soul, #Indie e sonorità d'avanguardia condotto da Federico “il Deca” De Caroli e Simone Benerecetti.

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The Oneiric Tide Endlings

The Oneiric Tide - Endlings
“Endlings” è un disco che può colpire al cuore tanti amanti di molti differenti gruppi musicali, da chi ama il metal moderno, a chi ha sempre in cuffia il post hardcore nelle sue diverse forme, questo lavoro è aperto a tutto.

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In Between – Cosima Olu

Egoisticamente, la cantante svedese Cosima Olu fa un disco per sé stessa, per curare il lutto e darci un assaggio di una normalità che, nonostante sconvolta, rimane normalità. Vi si nasconde una musica raffinata ed elegante, senza pretese se non quella di eessere una medicina.

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The Queen Is Dead Volume 200 – Fuzzing Nation, RedRedRed, Imperi De Tenebra

The Queen Is Dead Volume 200 - Fuzzing Nation, RedRedRed, Imperi De Tenebra
Siamo arrivati al numero 200, grazie a tutti quelli che ci leggono e lasciamo la parola come al solito alla musica, con un gran disco di stoner desert dalla Grecia, poi un bel disco heavy rock dalla Francia e si chiude con raw black metal medioevale in antico catalano.

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Inner sounds – Nell’orbita del jazz e della musica libera

Claudio Fasoli: Inner Sounds tra jazz e libertà

Claudio Fasoli raccontato in Inner Sounds: un viaggio nel jazz come esperienza di vita, tra sperimentazione, libertà e riflessione culturale e sociale. #ClaudioFasoli #InnerSounds #JazzItaliano #MusicaLibera

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Conducono in studio: Federico “il Deca” De Caroli e Simone Benerecetti.
Regia: Massimo Rocca.

Ascoltiamo: BURN & STEINER, POISON SUCKERS, COLD CLUSTER, DÄLEK, DANIELE BRUSASCHETTO, RADIO DAYS, LAURENT LOMBARD, MICROWAVES, MATTHEW COSGROVE, MINIMO VITALE

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