April 18 is the founding day of Pirate Parties International


The following statement was prepared by our General Secretary Alexander Isavnin in honor of our 16th birthday. The original version of the statement in Russian is pasted below.

On April 18, 2010, a conference was held in Brussels where representatives of pirate parties from different countries agreed to create a shared international association. This was how Pirate Parties International, also known as the Pirate International, came into being.

The Pirate Party of Russia is a co-founder of the International and an integral part of the international pirate movement. This is enshrined in our Program and Charter.

From the very beginning of PPI’s existence, our representatives have held elected positions in its governing and oversight bodies. As of today, Nikolai Voronov, a member of the PPR Audit Commission, serves as an auditor; Grigory Dizer, a member of штаб, serves as a member of the Council (Board); and Alexander Isavnin, also a member of штаб, serves as General Secretary.

The PPR also actively participates in PPI events and, on behalf of PPI, in international activities. In 2013, we held an international pirate conference in Kazan, and in 2021, 2023, 2024, and 2025 we took part in the UN Internet Governance Forum.

In a world where states are increasingly trying to divide the internet into isolated segments, killing people, and dehumanizing others based on passport color, skin color, and other characteristics, international cooperation becomes essential. By its very nature, the internet erases borders, and our task is to preserve it that way: free, global, and open.

The pirate movement has always been built on the idea of dialogue. In times of crisis, it is especially important to keep talking, exchanging experience, and seeking common solutions, because freedom of information cannot exist in isolation.

That is why April 18 is not just a date, but a reminder that we share a common space of freedom which we continue to defend.

Join the Pirate Party of Russia, take part in international events, and make sure to organize them yourselves. Erase borders and build a just world together with us.

18 апреля – день основания Пиратского Интернационала


18 апреля 2010 года в Брюсселе прошла конференция, на которой представители пиратских партий из разных стран договорились о создании общего международного объединения. Так появился Пиратский Интернационал, также известный как Pirate Parties International.

Пиратская партия России является соучредителем Интернационала и неотъемлемой частью международного пиратского движения. Это зафиксировано в наших Программе и Уставе.

С самого начала существования ПИ наши представители занимают выборные должности в руководящих и контрольных органах. На сегодняшний день член контрольно-ревизионной комиссии ППР Николай Воронов является аудитором, член штаба Григорий Дизер – членом Совета (Борды), а член штаба Александр Исавнин – генеральным секретарём.

ППР также активно участвует в мероприятиях ПИ и от лица ПИ – в 2013 году мы провели международную пиратскую конференцию в Казани, а в 2021, 2023, 2024 и 2025 годах участвовали в Форуме ООН по управлению интернетом.

В мире, где государства всё чаще пытаются разделить интернет на изолированные сегменты, убивают людей, расчеловечивают других людей по цвету паспорта, кожи и другим признакам, именно международное сотрудничество становится ключевым. Интернет по своей природе стирает границы – и наша задача сохранить его таким: свободным, глобальным и открытым.

Пиратское движение всегда строилось на идее диалога. В кризисные времена особенно важно продолжать разговаривать, обмениваться опытом и искать общие решения – потому что свобода информации не может существовать в изоляции.

Именно поэтому 18 апреля – это не просто дата, а напоминание о том, что у нас есть общее пространство свободы, которое мы продолжаем защищать.

Вступайте в Пиратскую партию России, участвуйте в международных событиях и обязательно организуйте их сами. Стирайте границы и стройте справедливый мир вместе с нами.


pp-international.net/2026/04/f…

Gazzetta del Cadavere reshared this.

The Pirate Post ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Operation PowerOFF: 21 paesi coordinati smantellano 53 piattaforme DDoS-for-hire e identificano 75.000 cyberattaccanti
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/operat…


Operation PowerOFF: 21 paesi coordinati smantellano 53 piattaforme DDoS-for-hire e identificano 75.000 cyberattaccanti


Ventuno paesi hanno coordinato la più vasta azione globale mai condotta contro le piattaforme DDoS-for-hire: Operation PowerOFF, culminata il 13 aprile 2026 con il sequestro di 53 domini, l’arresto di 4 amministratori, l’emissione di 25 mandati di perquisizione e l’invio di comunicazioni di allerta a oltre 75.000 utenti identificati come clienti di servizi “booter”. Europol ha coordinato l’operazione insieme all’FBI, all’NCFTA e alle forze di polizia di Europa, America e Asia-Pacifico, acquisendo accesso a database con oltre 3 milioni di account criminali.

L’ecosistema dei booter: DDoS come servizio a 10 euro al mese


I servizi booter — chiamati anche stresser nel gergo del mercato underground — sono piattaforme commerciali che vendono potenza di fuoco DDoS a chiunque sia disposto a pagare una quota mensile, tipicamente tra i 10 e i 200 dollari. Il modello di business è quello di un SaaS criminale: interfacce web con dashboard intuitive, piani tariffari differenziati per banda e durata dell’attacco, e assistenza clienti. Le vittime sono target eterogenei — siti di e-commerce, server di gaming, infrastrutture governative locali, concorrenti aziendali — il denominatore comune è la disponibilità del pagante a causare interruzioni di servizio per denaro o vendetta.

Tecnicamente, i booter operano sfruttando due modelli di amplificazione: botnet di dispositivi IoT compromessi (router SOHO, telecamere IP, NAS) e reflection amplification tramite protocolli UDP vulnerabili — DNS, NTP, SSDP, memcached — che consentono di amplificare il traffico di attacco fino a 50.000x rispetto al volume inviato. La decentralizzazione e il frequente ricorso a frontend anonimi dietro CDN rendevano queste piattaforme particolarmente resilienti ai tentativi di takedown tradizionali.

Operazione PowerOFF: storia di un’escalation investigativa


PowerOFF non è nata il 13 aprile: è il risultato di anni di indagini parallele che Europol ha progressivamente coordinato in un’unica architettura operativa. La prima fase significativa risale al dicembre 2024, quando l’operazione aveva già portato al sequestro di 27 piattaforme — tra cui zdstresser.net, orbitalstress.net e starkstresser.net — con 3 arresti e l’identificazione di oltre 300 utenti. La seconda ondata, coordinata nell’aprile 2026, ha esteso la portata dell’operazione a livello globale, coinvolgendo per la prima volta paesi come Brasile, Thailandia e Giappone.

L’elemento innovativo della fase 2026 è stata l’approccio preventivo parallelo all’enforcement: mentre gli investigatori sequestravano server e domìni, un team specializzato lanciava una campagna di awareness mirata, rimuovendo oltre 100 URL pubblicitari dai risultati dei motori di ricerca che promuovevano servizi booter, e inviando messaggi di allerta direttamente sulle blockchain delle transazioni in criptovaluta usate per pagare i servizi — una tecnica nuova che segnala un’evoluzione nell’approccio investigativo alle piattaforme crypto-monetizzate.

75.000 allerte: la strategia della deterrenza scalabile


La novità più significativa di Operation PowerOFF 2026 non è il numero di domini sequestrati, ma la scelta strategica di non arrestare la stragrande maggioranza degli utenti identificati. Le autorità hanno inviato 75.000 comunicazioni personalizzate via email e posta ordinaria agli utenti dei servizi booter — molti dei quali sono giovani che non si percepiscono come criminali — spiegando le implicazioni legali delle loro azioni e le sanzioni previste. Questa strategia di deterrenza scalabile mira a modificare il comportamento prima che si consolidi in attività criminale conclamata.

L’accesso ai database con 3 milioni di account — ottenuto tramite le operazioni di sequestro dell’infrastruttura — ha permesso alle autorità di costruire un profilo dettagliato dell’ecosistema: età media degli utenti, distribuzione geografica, modelli di pagamento, target preferiti. Questi dati alimenteranno future indagini mirate sui soggetti recidivi o con profili di rischio elevato.

Paesi partecipanti e coordinamento internazionale


L’operazione ha visto la partecipazione di: Australia, Austria, Belgio, Brasile, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Giappone, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Svezia, Thailandia, Regno Unito e Stati Uniti. Il coordinamento tecnico è stato gestito dall’EC3 di Europol (European Cybercrime Centre), con supporto dell’Eurojust per gli aspetti giuridizionali delle richieste di mutua assistenza internazionale (MLA). Per la prima volta, paesi tradizionalmente assenti da operazioni cyber-enforcement come Brasile e Thailandia hanno contribuito con azioni di sequestro locali — segnale di una maturazione del quadro normativo e investigativo globale.

Piattaforme disrupted: infrastruttura tecnica

# Tipologie di servizi smantellati
- Booter/stresser con interfaccia web (SaaS DDoS-for-hire)
- Layer 4 flood: UDP amplification (DNS, NTP, SSDP, memcached)
- Layer 7 HTTP flood su infrastruttura botnet IoT
- Servizi di anonimizzazione del pagamento (crypto mixer integration)

# Esempi di piattaforme sequestrate in operazioni precedenti
zdstresser.net
orbitalstress.net  
starkstresser.net

# Indicatori da monitorare
- Traffico UDP anomalo su porte 53, 123, 1900, 11211
- Elevato numero di SYN senza ACK su range IP distribuiti
- Picchi di amplification ratio >100x in NetFlow/IPFIX
- Query DNS flood con domain randomization (NXDOMAIN storm)

Implicazioni per i difensori e gli operatori di rete


Il takedown di 53 piattaforme non risolve strutturalmente il problema — nuovi servizi emergeranno, spesso ospitati in giurisdizioni meno cooperative. La risposta efficace per chi gestisce infrastrutture è combinare scrubbing center upstream con BGP blackholing d’emergenza e accordi preventivi con il proprio upstream provider per la gestione di volumetric attack. La vera svolta di PowerOFF è l’approccio sistemico: colpire non solo le piattaforme, ma anche la domanda (gli utenti) e il canale di acquisizione (pubblicità sui motori di ricerca). Se l’ecosistema booter viene reso meno accessibile e percepito come più rischioso, la domanda si riduce — e con essa la viabilità economica dei servizi stessi. Per le organizzazioni esposte ad attacchi DDoS frequenti, il momento è propizio per negoziare con i provider uplink accordi di DDoS Protection Service Level Agreement, mentre il mercato dei booter attraversa una fase di disruption e riorganizzazione.


The Pirate Post ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Booking.com Data Breach Exposes Customer Reservation Details, Raising Phishing Risk for Travellers
#CyberSecurity
securebulletin.com/booking-com…
The Pirate Post ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

APT28 Deploys New PRISMEX Malware Suite Against Ukraine and NATO in Sophisticated Espionage Campaign
#CyberSecurity
securebulletin.com/apt28-deplo…

We Must Keep Our Eyes On and Our Hands Off Cuba


April 18

Cuba is facing what may be its worst humanitarian crisis in a generation, and the United States government is engineering it deliberately and openly, while most of us remain barely aware it is happening.

After the U.S. intervention in Venezuela removed Nicolás Maduro from power in January, the Trump Administration halted Cuban oil imports from Venezuela.

Cuba’s primary oil supplier since the early 2000s.

The administration then went further. On January 29, 2026, President Trump signed an executive order declaring a “national emergency” with respect to Cuba and establishing a tariff system that punishes any country that directly or indirectly supplies oil to the island.

The emergency, of course, being that Cuba has a government adversarial to U.S. foreign policy interests, or that said government is Marxist-Leninist and we haven’t shaken off that Cold War musk.

Even before the Cold War, the United States has always had its eyes on Cuba. Future Confederate President Jefferson Davis, as a U.S. Senator, advocate for Cuba’s annexation. U.S. interest in Cuba is nothing new.

In the shadow of the overthrows of other adversarial regimes, the positioning towards Cuba proves not only is this country not even trying to hide their imperial ambitions. Instead of trying to rebuild relationships with our neighbors, there continues to be this bastardization of the Monroe Doctrine (dubbed “Donroe”) and further trying to permanently strain our relationship with the rest of the Américan continent.

The results for ordinary Cubans have been swift and brutal. The island has already experienced three nationwide blackouts in March. Cuba’s government was forced to enact emergency measures to address widespread fuel shortages.

In February 2026, Cuba suspended refueling for airliners at its airports, stating it had exhausted the country’s fuel supply due to the U.S. blockade.

Garbage has been piling up in the streets of Havana because collection trucks have run out of fuel.

Cuba’s annual cigar festival, one of the island’s cultural touchstones, was cancelled due to “the complex economic situation.”

You tell me how this collective punishment is helping Cuba.

Our platform is explicit on where we stand: We advocate for ending the Cuban embargo and lifting sanctions, not tightening them into a stranglehold designed to collapse an entire society.

We believe the United States must be a good neighbor, and that the shift in the New World must be away from U.S. dominance and toward genuine collaboration.

What is happening to Cuba right now is the opposite of everything we stand for.

You can disagree with the government of Cuba, much like you may have in Venezuela, and still acknowledge what the United States is doing is generationally damaging.

This administration’s goal is regime change by the end of the year. They have said so openly, and they intend to get there by making life unbearable for eleven million people who had no say in their government’s policies.

Punishment because the United States wants a say in their government’s policies.

Empires forget. The people they squeeze do not.

The United States Pirate Party condemns the blockade of Cuba and calls for the immediate lifting of sanctions and the end of this manufactured humanitarian crisis.

Cuba’s people deserve food, medicine, electricity, and the right to self-determination, not to be starved into regime change on Washington’s schedule.

We must keep our eyes on, and our hands off, Cuba.


uspirates.org/we-must-keep-our…

Al reshared this.

The Pirate Post ha ricondiviso questo.

La newletter che ti dà il buongiorno #cyber insieme al caffè!
Alcuni giorni anche la buonanotte con l’edizione serale 😂

È online da pochi giorni, un breve briefing senza approfondimenti, con le news più salienti delle ultime ore

securitybriefing.substack.com/

The Pirate Post ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Visual Studio Code 1.117: agenti più potenti, permessi configurabili e nuove funzioni per gli sviluppatori
#tech
spcnet.it/visual-studio-code-1…
@informatica


Visual Studio Code 1.117: agenti più potenti, permessi configurabili e nuove funzioni per gli sviluppatori


Visual Studio Code continua la sua evoluzione rapida e la versione 1.117, rilasciata ad aprile 2026, porta con sé una serie di miglioramenti significativi soprattutto per chi lavora con agenti AI, gestisce sessioni di sviluppo automatizzato o vuole un controllo più fine sui permessi degli strumenti agentico. Ecco una panoramica tecnica di tutto ciò che cambia.

Agenti e strumenti AI: più controllo e precisione


La funzionalità Run VS Code Command Agent Tool è stata aggiornata con il supporto per l’allowlisting di comandi specifici. Questo significa che è ora possibile definire una lista esplicita di comandi che un agente è autorizzato ad eseguire, riducendo la superficie di rischio nelle automazioni. Le approvazioni sono ora più granulari: invece di dare un via libera generico all’agente, l’operatore può specificare esattamente cosa è consentito.

Anche la Agent Sessions View ha ricevuto attenzione: le sessioni possono ora essere ordinate per data di creazione o di aggiornamento. Chi gestisce molte sessioni parallele troverà questa funzione molto utile per navigare tra sessioni attive e recenti.

Un’altra aggiunta pratica riguarda i messaggi in coda nella chat: è ora possibile modificare un messaggio già accodato prima che venga elaborato, tramite una nuova voce “Edit” nel menu contestuale. Questo evita di dover annullare l’intera sequenza per correggere un messaggio inviato per errore.

Miglioramenti al terminale e all’output automatico


VS Code 1.117 introduce un cambiamento interessante nel modo in cui vengono gestiti i comandi terminale in background. Il completamento di un comando eseguito in background viene ora notificato come notifica di sistema, invece di apparire solo come testo inline nell’interfaccia. Questo migliora l’accessibilità e rende più evidenti i completamenti che avvengono mentre si lavora in altre finestre.

Un’altra miglioria riguarda l’integrazione agente-terminale: quando un agente invia input a un terminale, l’output del terminale viene ora incluso automaticamente nel risultato dopo un breve ritardo. In pratica, l’agente non ha più bisogno di un turno aggiuntivo per “leggere” l’output del comando — lo riceve direttamente nel flusso di risposta. Questo riduce il numero di round-trip necessari nei workflow automatizzati.

VS Code ora riconosce anche Copilot CLI, Claude Code e Gemini CLI come tipi di shell nativi, migliorando l’integrazione e il rilevamento automatico per chi utilizza questi strumenti nel terminale integrato.

Gestione dei permessi: tre modalità di auto-approvazione


Uno degli aggiornamenti più rilevanti per i team che usano VS Code in ambienti agentico è il nuovo sistema di gestione dei permessi. Vengono introdotte tre modalità di auto-approvazione nell’Agent Host:

  • Default Approvals: il comportamento standard, con richiesta esplicita di approvazione per ogni azione sensibile.
  • Bypass Approvals: le approvazioni vengono saltate per azioni considerate sicure nel contesto attuale.
  • Autopilot (Preview): modalità completamente automatica in cui l’agente opera senza interruzioni per l’approvazione.

La modalità Autopilot persiste tra le sessioni e può essere configurata come default tramite l’impostazione chat.permissions.default. Questa flessibilità permette agli sviluppatori di scegliere il livello di supervisione appropriato in base al contesto — più controllo in produzione, più automazione in ambienti di sviluppo controllati.

Supporto per sottoagenti e team di agenti


Il protocollo Agent Host ora supporta ufficialmente sottoagenti e team di agenti. Questo apre la strada a workflow multi-agente direttamente in VS Code, dove un agente orchestratore può delegare compiti specifici ad agenti specializzati. La funzionalità si integra con le sessioni worktree e git isolation a livello di sessione, garantendo che ogni sottoagente lavori in un ambiente isolato e riproducibile.

Copilot CLI aggiunge anche la generazione di nomi di branch significativi basati sul prompt dell’utente quando crea worktree per sessioni in background. Questo rende molto più semplice identificare a cosa corrisponde ogni branch nei workflow automatizzati.

Miglioramenti all’editor: JSDoc con immagini e hover su package.json


Sul lato editor, due aggiunte migliorano sensibilmente l’esperienza per gli sviluppatori JavaScript e TypeScript:

Le immagini nei commenti JSDoc, inclusi i tag HTML <img>, vengono ora renderizzate correttamente negli hover, nei dettagli di completamento e nell’aiuto alla firma. Chi documenta componenti con screenshot o diagrammi nei commenti apprezzerà questa miglioria.

Gli hover sulle dipendenze in package.json mostrano ora sia la versione attualmente installata che l’ultima versione pubblicata su npm. Questo rende immediato capire se un pacchetto è aggiornato senza dover uscire dall’editor.

Aggiornamenti per macOS


Su macOS, l’app Agents può ora aggiornarsi autonomamente (self-update), eliminando la necessità di intervento manuale per i rilasci futuri.

Conclusioni


VS Code 1.117 consolida e affina il modello di sviluppo agentico introdotto nelle versioni precedenti. Le novità più importanti riguardano la gestione granulare dei permessi, il supporto per team di agenti e i miglioramenti al flusso terminale, tutti elementi che migliorano la produttività nei workflow automatizzati. Se state usando VS Code come ambiente per sviluppo assistito da AI, questo aggiornamento è decisamente consigliato.


Fonte originale: Visual Studio Code 1.117 Release Notes (Visual Studio Code Team)


The Pirate Post ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Microsoft April 2026 Patch Tuesday: Actively Exploited SharePoint Zero-Day Among 167 Fixes
#CyberSecurity
securebulletin.com/microsoft-a…
The Pirate Post ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

CISA Adds Apache ActiveMQ CVE-2026-34197 to KEV Catalog as Active Exploitation Surges
#CyberSecurity
securebulletin.com/cisa-adds-a…

Estremismo capitalista: il problema della libertà.


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Questa visione trova nella libertà l'assenza della repressione delle pulsioni, una forma anarchica individualista della espressione della volontà di potenza nietszcheana, assimilabile all'Unico stirneriano. La libertà diviene quindi il massimo bene per l'individuo, indipendentemente dagli altri. Questa ideologia accomuna l'anarcocapitalismo dei libertariani reazionari statunitensi, alla Peter Thiel per capirci, con i fascisti storici dannunziani, innamorati dell'età del leone di cui parlò lo Zarathustra di Nietszche. La visione estetizzante di una libertà in cui l'eroico individuo trascende tutti i limiti imposti dalla società e, in un certo qual modo, dalla realtà stessa, si è diffusa grazie alla cultura di massa dopo i movimenti di protesta del 1968 per arrivare fino all'edonismo belusconiano. Continua a leggere→


Estremismo capitalista: il problema della libertà.


Babbo natale santo e hippye distribuisce doni mentre un palazzo neoclassico esplode.
img generata da IA – dominio pubblico

Articolo pubblicato in forma leggermente ridotta su Transform Italia il 8/04/2026

di M. Minetti

Libertà senza limiti.


Gran parte della sinistra attuale, abbandonate le rivendicazioni di classe, ha fatto proprie le rivendicazioni liberali radicali, ritenendo la mancanza di libertà e la limitazione dei diritti (anche umani), i principali ostacoli all’autodeterminazione degli individui.

Oggi mal tolleriamo qualunque limitazione alla nostra libertà personale, tanto siamo abituati a vivere in una società che la tutela. Ma osserviamo in cosa consiste questa libertà individuale che possiamo agire. Una libertà di movimento innanzi tutto. Possiamo muoverci e vivere in ogni paese dell’Unione Europea. Lo facciamo? Sicuramente sempre di più, dipendentemente dai nostri bisogni e dalle nostre possibilità economiche. Oltre al diritto, che tutti abbiamo di vivere, che so, a Parigi, dobbiamo avere i mezzi per mantenerci in quella città, notoriamente molto costosa dove per un monolocale di quaranta metri quadri possono chiedere tranquillamente più di duemila euro mensili. I poveri, infatti, a Parigi vivono nella cintura metropolitana (banlieue) e si recano ogni giorno in città per lavorare con il servizio ferroviario pubblico. Quindi neppure i francesi poveri possono vivere a Parigi. Per avere un lavoro in quella città bisogna anche presumibilmente parlarne la lingua e, facciamo l’esempio dell’Italia, questa lingua non fa parte del curricolo didattico di tutte le scuole, bisogna averla studiata privatamente. Questo per dire che, al diritto di vivere in qualsiasi città europea, non corrisponde poi per tutti la reale possibilità di poterlo fare, se non a prezzo di enormi sacrifici. Il concetto di diritto alla città, formulato ormai più di cinquanta anni fa da Henri Lefevbre, denunciava già l’allontanamento dei lavoratori dal centro delle città metropolitane più avanzate a causa di quella che abbiamo anche definito gentrification, imborghesimento. La libertà di movimento, invocata ad esempio anche per gli stranieri non europei, non garantisce a questi di poter effettivamente vivere dove desiderano in modo dignitoso.

Passiamo alla libertà di parola. Ognuno può dire quel che più gli aggrada con alcune limitazioni stabilite dalla legge, che riguardano principalmente l’apologia di reato, l’istigazione a compiere reati e la calunnia. Questa libertà di esprimere il proprio pensiero, con la parola o con lo scritto, garantisce che ci sia una pluralità di opinioni e un produttivo confronto fra queste, mirante ad accrescere le conoscenze di tutti? Si può tranquillamente scegliere di ripetere in gruppi di tifosi la stessa banale superficialità che si è ascoltata, ripetuta da canali di comunicazione privati e pubblici ma comunque in grado di raggiungere milioni di persone, mentre le opinioni e le conoscenze più raffinate circolano fra pochi esperti in cenacoli privati e sconosciuti alle masse. Essere liberi di pensare ciò che si vuole non è garanzia di poter raggiungere la conoscenza. L’antico proverbio: “puoi portare il cavallo alla fonte, ma non puoi costringerlo a bere” chiarisce come la possibilità non si trasforma necessariamente in atto. Inoltre sulla capacità di pensare, intesa come capacità di apprendere, elaborare pensieri e formulare delle proprie idee, influiscono anche le dotazioni genetiche e di contesto che non sono affatto egualitarie. Nessuno può pensare o addirittura parlare se non è entrato in contatto con stimoli adeguati in un periodo di crescita e adattamento sociale come l’infanzia e la gioventù. Anche l’accesso al pensiero complesso è quindi subordinato alle risorse di tempo, economiche, e alle opportunità di formazione, informazione e confronto con cui la persona cresce. La libertà di pensiero non garantisce quindi la possibilità del pensiero.

Alla società disciplinare, che punisce i messaggi e i comportamenti non conformi, è subentrata da almeno cinquanta anni la società del controllo, la quale tende soltanto a rendere il conflitto e la devianza stili di vita digeribili dalla complessità post-capitalista, attraverso meccanismi di seduzione per il consumo. Criminali, tossicodipendenti, psicotici, prostitute, clochard, mendicanti, diventano nicchie di mercato e utenti per servizi sociali privatizzati, come anche sponsor del bisogno di sicurezza. Le opposizioni politiche collaborano rendendo il sistema più adattivo alle emergenze con cui si confronta: immigrazione, transizione energetica, esclusione sociale, degrado ambientale, arretratezza culturale ed economica, dipendenze, abusi, violenze. Maggiore libertà per i liberali di sinistra significa maggiore integrazione nel sistema sociale ed economico, traducibile in: “più soldi per i poveri”, ma non una trasformazione delle relazioni sociali basate sulla disponibilità di denaro.

Esiste l’individuo?


L’individuo non è sempre esistito come lo pensiamo oggi (Romano 2019, p. 145). Parallelamente ogni persona assume alcune caratteristiche proprie solo dopo un percorso di individuazione psichica che dura diversi anni.

Il tema dell’individuazione antropologica è stato studiato, a partire dal XVIII secolo, con i pregiudizi razionalisti ed eurocentrici dei primi illuministi, che massicciamente permangono fino a oggi, perché su quelle definizioni si basa, ancora oggi, l’idea dei Diritti Umani.

La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo esordisce “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. Molto bello, peccato che non sia affatto vero.

Quando nasciamo abbiamo una dimensione tra i trenta e i cinquanta centimetri di lunghezza, fra i due e i sei chilogrammi di peso, non siamo in grado di vedere, non sappiamo camminare e neppure parlare e non sappiamo di essere distinti dalla madre che ci ha appena generato. Per acquisire la coscienza di individui separati e autonomi, responsabili delle nostre azioni, con quella dignità e diritti completi di cittadini, dovremo raggiungere almeno i diciotto anni di età, in alcuni paesi ventuno ( ma non eravamo uguali?) e alcune persone quei diritti non li avranno mai.

Una formulazione più onesta e meno ipocrita dovrebbe essere: ” Vorremmo che Tutti gli esseri umani diventino liberi ed eguali in dignità e diritti. Ci impegnamo con tutti i mezzi a sviluppare tra noi ragione e coscienza per agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. Però siamo disposti a fare molto poco perché ciò accada“.

Il liberalismo naturalista degli illuministi poneva la libertà umana come già esistente nella creazione divina, per contrastare il principio del diritto divino, formulato dalla chiesa, su cui si basava il potere assoluto delle coeve monarchie. Era un artificio retorico per fondare su un passato originario (come già la Genesi biblica) un progetto che si voleva attuare. Esattamente lo stesso artificio usato per la redazione degli articoli della dichiarazione dei diritti dell’uomo.

Una volta definito l’obiettivo da raggiungere, ovvero la libertà umana, bisogna definire il percorso attraverso cui la si vuole raggiungere. Perché, se ai diritti umani non corrispondono doveri umani, e se la comunità politica non è in grado di garantire i primi e far rispettare i secondi, possiamo parlare solo di bei proclami, equivalenti ad una vibrante enciclica del Papa di Roma, in cui il bene deve prevalere sul male ma, forse, solo con la potenza dello Spirito. Per la maggior parte delle persone quella retorica, di duecento anni fa e oltre, è ancora efficace, perché si avvalgono delle capacità analitiche e delle conoscenze di base limitate alla gestione quotidiana della vita e a un uso del pensiero magico e analogico ancora preponderante. Basta che una persona autorevole dica qualcosa che concorda con un senso comune ormai stratificato da secoli di propaganda, che appare incontrovertibilmente vero. Pensiamo all’attuale seguito che hanno ancora le religioni in tutto il mondo, al consenso di cui godono ideologie suprematiste, al successo di pratiche spiritualiste anche nelle società più ricche e avanzate tecnologicamente. Le persone hanno bisogno di credere e di aggrapparsi a dei valori radicati nella identità dei gruppi sociali di appartenenza. Sono la colla delle comunità, la possibilità di fare un discorso comune all’interno di narrazioni unificanti, riconoscendosi come appartenenti a quel destino condiviso.

Grazie all’evoluzione culturale attuatasi nell’ultimo secolo, i principi ideali universali, siano la divinità, la Natura, l’Energia vitale degli elementi, lo Spirito dei popoli, apparentemente autonomi rispetto alla produzione culturale storicamente e socialmente determinata, non possono più essere considerati come soggetti storici da persone con una formazione culturale di tipo scientifico e storico sociale. Possono essere però considerati come elementi valoriali, diffusi da centri di elaborazione culturale, e percepiti come narrazioni unificanti per gruppi sociali molto ampi, anche di centinaia di milioni di persone. Sono individui quelle persone? Nel senso di elementi numerabili di un insieme più ampio sì. Ma nel senso di individuo autonomo che opera scelte libere in base alla propria ragione e coscienza, no. Il credente o il cittadino è una persona che si conforma a un ambiente culturale e valoriale assumendo una identità comune a molti altri e condividendone un destino, inteso nel senso di una serie di condizioni situate in quel momento storico.

Di fronte al destino che stiamo vivendo, noi, in quanto individui, non abbiamo la minima esistenza. Anche per Karl Marx “la vita umana individuale e la vita della specie non sono cose differenti”(Marx 1968, p. 114). Se è vero che potremmo teoricamente associarci, coordinarci e collaborare per esprimere una volontà condivisa, nella pratica non abbiamo né il tempo, né mezzi materiali, né gli strumenti culturali per poterlo fare, quindi non ne abbiamo l’effettiva possibilità se non all’interno dei gruppi sociali già costituiti. Noi non possiamo fermare le guerre in corso così come non possono fermarle le popolazioni che le vivono sulla propria pelle. Come durante le monarchie dell’ancien règime, le aristocrazie decidono i destini delle popolazioni dimostrando che non siamo tutti uguali, che non abbiamo gli stessi diritti, tanto meno gli stessi doveri. Il nostro destino è accomunato da molti fattori, principalmente di nascita, per luogo ed estrazione sociale, mentre ciò che pensa, dice e fa l’individuo singolo è piuttosto ininfluente.

Tre idee della libertà.


Vi sono grossomodo tre macro categorie in cui possiamo definire la libertà.

La prima è quella storicamente precedente della libertà dai vincoli servili, ovvero il godimento dei diritti di cittadinanza. L’uomo libero, molto raramente la donna, era comunque gravato di innumerevoli doveri e obblighi, verso la famiglia, il clan, la città e lo Stato. La vergogna era lo stigma riservato a chi non era in grado di sostenere i propri doveri sociali, tanto che la morte o l’esilio erano considerati mali minori.

La seconda categoria è quella illuminista dell’autonomia razionale dell’individuo, che trova in sé stesso la propria regola morale. Il più alto teorico della libertà come autonomia è stato senza dubbio Immanuel Kant, interpretando anche il senso religioso della colpa, reso possibile dal libero arbitrio. Lui stesso era costretto ad ammettere che la maggior parte delle azioni umane non rispondono all’agire morale e quindi libero, in quanto non sono governate dalla razionalità bensì dalle passioni, dalla paura o da un acritico rispetto delle norme (Kant 1993 p.89). Tenuto conto della estrema difficoltà di agire secondo ragione, i filosofi liberali successivi (Bentham, Stuart Mill, Russell) si attestarono sul criterio del bene come massima utilità. Criterio che, in quanto valutabile solo a posteriori e in effetti non verificabile, si presta ad una concezione negativa della libertà, come possibilità di agire senza creare danno (limitare la libertà) agli altri.

La terza categoria racchiude una visione novecentesca, radicalmente individualista, nata dalla crisi dei valori tradizionali e moderni. Questa visione trova nella libertà l’assenza della repressione delle pulsioni, una forma anarchica individualista della espressione della volontà di potenzanietszcheana, assimilabile all’Unicostirneriano. La libertà diviene quindi il massimo bene per l’individuo, indipendentemente dagli altri.

Quest’ultima accomuna l’anarcocapitalismo dei libertariani reazionari statunitensi, alla Peter Thiel per capirci, con i fascisti storici dannunziani, innamorati dell’età del leone di cui parlò lo Zarathustra di Nietszche. La visione estetizzante di una libertà in cui l’eroico individuo trascende tutti i limiti imposti dalla società e, in un certo qual modo, dalla realtà stessa, si è diffusa grazie alla cultura di massa dopo i movimenti di protesta del 1968 per arrivare fino all’edonismo belusconiano (Perniola 2023, p. 7). Il godimento totale, immediato, permesso dall’uso delle droghe, dalla rottura delle convenzioni della monogamia e dell’eterosessualità, il superamento dell’etica del lavoro e del sacrificio, hanno costituito quella estetica ribelle e individualista delle controculture giovanili. La diffusione al livello mondiale di musica, film, riviste, romanzi e programmi televisivi ha portato alla globalizzazione della società dei consumi e del modello di vita dei giovani libertari, statunitensi ed europei. La virtualità delle esistenze digitalizzate sulla rete e gli aspetti di integrazione cyborg tra umano e macchinico, chimico e informazionale, permettono di superare altri limiti imposti dalla corporeità delle relazioni, superando la barriera fra l’Ego e le sue soddisfazioni pulsionali. Il corpo e la personalità sono vissuti come assemblaggi, di cui scegliere a piacimento gli innumerevoli optional offerti dal mercato: chirurgia, palestra, formazione, esperienze, letture, dispositivi, trattamenti estetici, luogo di abitazione e comunità di prossimità, stimoli sensoriali, abbigliamento e accessori, tatuaggi e piercing. Oggi la libertà viene declinata secondo quella possibilità di scegliere per elezione i simboli da ostentare e i riti di appartenenza a cui partecipare, avendo il tempo e il denaro per goderne.

Peccato che le scelte individuali, o forse a questo punto dovremmo dire dividuali (Baranzani- Vignola 2015, p. 8), ricadano curiosamente in fasce di mercato per cui esiste una offerta globale e ben segmentata, con una visibilità mediatica supportata da campagne di marketing, settoriali fino a livello di quartiere.

Denaro e dipendenza.


Nel momento in cui i limiti fisici del corpo vengono superati, questi diventano indifferenti alla stratificazione sociale. Essere forti, deboli, maschi, femmine, giovani, anziani, bianchi, neri, grassi, magri, non cambia tanto le condizioni di vita quanto essere ricchi.

Grazie alla ricchezza e al denaro i ruoli sociali tradizionali possono essere superati e invertiti. Chi ha particolari doti fisiche, talento o conoscenza le potrà “affittare” a chi ha denaro ma manca di quel “capitale umano”. Attraverso le vetrine sociali, coloro che si vendono e quelli che comprano possono incontrarsi e stabilire patti reciprocamente vantaggiosi. Chi è povero dovrà necessariamente vendersi, sia nel mondo fisico che nella realtà informazionale asincrona e ubiqua.

Finchè vivevamo solo nella realtà dei bisogni materiali dei nostri corpi, c’erano cose che il denaro non poteva comprare. E in effetti è ancora così. Ma nel mondo immateriale dei flussi informativi, il denaro può comprare tutto, persino la gioventù, l’amore e l’immortalità, o comunque dei simulacri credibili per il pubblico spettatore. Pertanto oggi la libertà è la possibilità di disporre di somme di denaro via via crescenti all’aumentare dei bisogni, i quali, una volta soddisfatti, creano ulteriori bisogni da soddisfare. Questa libertà ai livelli assoluti è ovviamente riservata a delle minoranze qualificate che assumono la forma di aristocrazie del denaro, solo in minima parte costituite da persone che hanno reso servigi corrispondenti alla comunità che le alimenta. Nella massima parte i miliardari godono di rendite di posizione, ereditate in base a una fortunata discendenza o a servizi efficaci di estrazione del denaro dalle transazioni del mercato. Abbiamo restaurato la timocrazia, condizione tipica dei tempi di pace e abbondanza.

La disparità di libertà offerta dal denaro, fra i molti che si sostentano e i pochi che non conoscono limiti alle proprie pulsioni desideranti, porta gran parte della classe media a identificare come un obiettivo di giustizia la diffusione generalizzata delle ricchezze destinate ai pochi. Come se ridurre le diseguaglianze potesse rendere tutti ricchi.

Ridurre le diseguaglianze può soltanto rendere tutti meno poveri, ma a condizioni di separare la percezione della felicità dall’idea di benessere consumista (Latouche 2022, p 25).

La ricchezza non è il denaro.


Siamo così abituati a misurare la ricchezza in quantità di denaro che abbiamo perso la cognizione di cosa sia il valore della ricchezza.

Il denaro è una misura, peraltro poco stabile, del valore con cui una proprietà può essere scambiata in un certo momento, ma non è il valore stesso. Per l’economia marginalista, ovvero neoliberista, invece il valore è solo il prezzo che si è disposti a pagare. Il valore è quindi solo una convenzione sociale variabile in base alla situazione specifica (Mazuccato 2018).

Facciamo un esempio. La proprietà privata di un palazzo ci da la possibilità di disporne a piacimento, utilizzandolo, affittandolo o vendendolo. Il valore di questo palazzo è dato dall’utilità, ovvero dalla possibilità di utilizzarlo ma lo misuriamo con la quantità di denaro che qualcun’altro sarebbe disposto a pagarlo per avere questa possibilità, come prezzo di vendita o rendita da affitto.

Se a causa di una forte crisi economica nessuno fosse disposto a comprare il palazzo se non a un prezzo irrisorio, quel palazzo avrebbe quel valore monetario irrisorio, ma la possibilità di utilizzarlo sarebbe sempre la stessa, poniamo per fornire un riparo vitale a duecento persone che non pagano affitto (un enorme valore pratico). Eppure il bene immobile avrà anche un valore di rendita pari a zero. In questo caso la ricchezza è goduta dai duecento occupanti e il valore è l’uso che ne fanno, mentre è nullo per la proprietà. Il palazzo non costituirebbe ricchezza solo se fosse distrutto, quindi inagibile.

In senso più ampio la ricchezza totale è l’insieme delle risorse naturali, dei beni, dei servizi e delle conoscenze che permettono di soddisfare bisogni umani.

Anche le risorse naturali sono ricchezza ma finché non vengono privatizzate (private, sottratte al comune) non hanno un prezzo corrispettivo in denaro. Il denaro è uno strumento che usiamo per scambiare le ricchezze, misurandone quindi il valore al momento dello scambio, ma non è la ricchezza stessa. Il denaro in sé non soddisfa quasi nessun bisogno, se non quello di sentirsi ricchi, e la sua accumulazione ha comunque un costo. Se aumento la quantità di denaro circolante non aumento affatto la quantità di beni, servizi e conoscenze che possono essere acquistati. Questi aumentano soltanto grazie alla produzione umana, sempre di più supportata dall’uso di macchine fisiche e informazionali.

Moltiplicare il denaro in circolazione, quindi, non moltiplica la ricchezza, riduce semplicemente il valore della moneta con l’inflazione, indirizzandone i flussi verso altri soggetti economici. Questo è il ruolo delle politiche monetarie degli Stati, delle banche e della borsa, che riescono a produrre nuovo denaro dal denaro, senza dover produrre beni o servizi. A quelle forme finanziarie ormai consolidate del post-capitalismo si sono affiancate abbastanza recentemente le criptovalute speculative, in cui la creazione di moneta non è legata a nessun valore concreto, se non all’energia necessaria a calcolarne e immagazzinarne l’informazione. Proprio perché instabile e rischioso, ma anche poco tracciabile, il mondo delle transazioni in criptovaluta si presta ad aggirare la fiscalità e le restrizioni legali alla vendita di beni e servizi. Una possibilità in più che i ricchi hanno per superare i limiti imposti dalle legislazioni nazionali.

La libertà positiva


L’idea di una libertà attiva deriva dal concetto di uguaglianza sostanziale, presente nelle costituzioni più avanzate che prevedono un ruolo attivo delle istituzioni, nel garantire ai cittadini l’effettivo godimento dei diritti civili, attraverso i diritti sociali (Mazzetti 1992, p. 174). Tutte quelle parti della Costituzione Italiana e dell’ordinamento amministrativo che promuovono l’inclusione sociale e lo sviluppo delle piene potenzialità della persona, possono essere definite come forme di un godimento di una libertà verticale (Romano 2019, p. 65), possibile solo in quanto si è parte integrata di una comunità organizzata. Il diritto all’abitazione, alla salute, al cibo, all’istruzione, alla sicurezza, possono essere goduti in modo davvero egualitario solo se l’istituzione politica si fa carico della loro attuazione. A quei diritti sociali corrispondono i doveri di tutti i cittadini di provvedere, in proporzione alle proprie capacità, alla possibilità di garantirli. In primis con la tassazione progressiva, ma anche con forme di lavoro sociale, rispetto delle norme di sicurezza, ambientali e del lavoro. Altre forme non obbligatorie di partecipazione alla attuazione della libertà positiva sono le attività di volontariato e di mutualismo all’interno delle comunità locali, cittadine o di quartiere. La libertà positiva per essere goduta ha bisogno del superamento dell’egoismo, tipico della libertà negativa borghese, che pretende soltanto diritti senza i doveri corrispettivi, considerandoli come ingiuste vessazioni e limitazioni della libertà individuale. In sostanza ha bisogno del superamento dell’individuo che si considera individuo, riconoscendosi parte di un destino comune.

Oltre il denaro.


Il sistema economico in cui ci troviamo, anche se presenta livelli di sviluppo differenti e stratificazioni di relazioni economiche anche negli stessi ambienti (Braudel 1981, p.73), ha generalizzato in tutto il mondo l’uso della moneta come mezzo di scambio. Quasi ovunque i dollari o altre valute vengono accettati in cambio di beni e servizi. Anche i paesi cosiddetti “comunisti” hanno integrato un uso del denaro nelle proprie economie, su cui però mantengono un controllo politico molto forte, ovvero la sovranità monetaria e l’indisponibilità di alcune ricchezze al mercato. Ormai ovunque gli sforzi umani sono maggiormente diretti ad aumentare il valore monetario delle merci vendute (e tra queste anche il denaro) piuttosto che ad aumentare la ricchezza totale disponibile per l’umanità. Arrivati al punto in cui i bisogni primari sono stati soddisfatti per la stragrande maggioranza della popolazione mondiale, il capitalismo entra in crisi perché cerca soltanto di far aumentare artificialmente i prezzi di quei beni oramai abbondanti e disponibili, attraverso una scarsità indotta. La guerra permette di distruggere merci costosissime (le armi) per distruggere ricchezze (edifici, veicoli, persone, capacità produttive, materie prime, infrastrutture) aumentando il valore monetario (prezzo) delle ricchezze residue, creandone la scarsità. La crisi, che alza i prezzi la chiamiamo neocolonialismo, competizione commerciale, imperialismo, protezionismo o libero mercato, a seconda che ci convenga vendere o comprare. Era già la tesi de L’accumulazione del capitale di Rosa Luxemburg più di cento anni fa, solo che si limitava a considerare economie non ancora globalizzate, in procinto di scatenare la Prima Guerra Mondiale.

Tornando all’assunto di partenza per cui il denaro è oggi la misura della libertà degli individui, dobbiamo prendere atto che ci troviamo di fronte ad una scelta radicale.

Se vogliamo una società in cui le persone siano generalmente più libere, dobbiamo decidere se vogliamo che acquisiscano questa nuova libertà attraverso una maggiore disponibilità di denaro o no.

Questa scelta non è volontaristica e dovrebbe scaturire da una analisi scientifica della praticabilità delle due opzioni. Ma le prospettive di riforma all’interno di uno stabile sistema di riferimento, in cui la ricchezza individuale, e pertanto la libertà, si misura nella forma del denaro, rispetto alle prospettive trasformative, chiamiamole rivoluzionarie, in cui la ricchezza e le opportunità non sono strettamente legate alla disponibilità di denaro, non sono opposte (Mazzetti 1992, p. 183). Possono convivere e procedere parallelamente, purché abbiano soggetti politici ed economici in grado di perseguirle entrambe.

La prima opzione racchiude le tante accezioni del libero mercato in cui capitalismo etico, liberalismo di sinistra, e socialismo democratico significano una mitigazione delle diseguaglianze prodotte dalla proprietà privata della ricchezza, senza alcuna rottura del paradigma economico.

La seconda opzione, presente come sotto strato pubblico in tutte le economie, anche in quelle più deregolamentate, è quello di una distribuzione della ricchezza che limiti fortemente l’uso del denaro e che quindi veda una preponderante azione politica e pianificatoria del pubblico sull’economia. Storicamente questa seconda opzione è stata chiamata socialismo, economia pianificata o comunismo, ma anche mutualismo e municipalismo se attuata su scala locale.

Questa scelta è presente come discriminante anche nella nostra idea di “sinistra politica”, in cui una parte progressista e anche estremamente radicale vorrebbe una attuazione compiuta del capitalismo in cui non vi siano altre disparità fra esseri umani che la capacità di spesa, resa peraltro disponibile per tutte e tutti (reddito universale).

La parte restante, e decisamente minoritaria, comprende tutti quegli oppositori della uguaglianza di fronte al mercato, i quali vorrebbero impedire che gran parte della ricchezza possa essere venduta, per goderne collettivamente (beni comuni) o distribuirla in base a criteri politici, ovvero di utilità sociale, senza la mediazione del denaro.

Negli ultimi sessanta anni la prima opzione, quella riformista, praticata attraverso le forme democratiche dell’associazionismo politico e sindacale, ha portato enormi benefici alla popolazione europea, ma ha anche incontrato la controriforma neoliberista nel momento di crisi dello stato sociale keynesiano. L’attuale rottura del precedente equilibrio ci pone oggi di fronte a sfide che non possono più essere affrontate con gli strumenti abituali (governance e sussidiarietà) degli agenti privati nel mercato. La crisi, anche internazionale viene proprio dalla impossibilità di riprodurre questo sistema di estrazione del denaro dal mercato in stallo, o drogato dal debito, che non produce più ricchezza ma al contrario distruzione di ricchezza.

I settori più avanzati del capitalismo tecnologico e finanziario hanno capito che il paradigma del “libero” mercato va distrutto e superato, così come hanno superato la democrazia liberale. Intanto, la sinistra politica fatica ancora a realizzare che la prospettiva trasformativa attuale è diventata nostalgica di un capitalismo “dal volto umano”, liberale o libertario, che non esisterà mai più con quelle caratteristiche.

Una “revisione” del riformismo appare quindi necessaria così come una “rifondazione” del comunismo in base alle nuove condizioni sociali che iniziamo a sperimentare.

Bibliografia


S. Baranzoni – P. Vignola, Cosa potrebbe un corpo? Il dividuale e l’individuazione della filosofia contemporanea, in: La Deleuziana, CRISI DELLE BIOPOLITICHE EUROPEE, n.1 2015.
F. Braudel, La dinamica del capitalismo, il Mulino, 1981.
A. Heller, La teoria dei bisogni in Marx, Feltrinelli, 1974.
I. Kant, Critica della ragion pratica, Rusconi, 1993.
P. Kropotkin, Il mutuo appoggio fattore dell’evoluzione, Lib. internaz. di avanguardia, 1950.
S. Latouche, L’abbondanza frugale come arte di vivere, Bollati Boringhieri, 2022.
H. Lefebvre, Spazio e politica. Diritto alla città II, Ombre Corte, 2018.
R. Luxemburg, L’accumulazione del capitale (1913), Einaudi, 1967.
K. Marx,Manoscritti economico – filosofici del 1844, Einaudi, 1968.
G. Mazzetti, Dalla crisi del comunismo all’agire comunitario, Editori Riuniti, 1992.
M. Mazzucato, Il valore di tutto, Laterza, 2018.
M. Perniola, Berlusconi o il ’68 realizzato, Mimesis, 2023.
O. Romano, La libertà verticale, Meltemi, 2019.
B. Russell, Un’etica per la politica, Laterza, 1986.
Y. Varoufakis, Tecnofeudalesimo. Cosa ha ucciso il capitalismo, La nave di Teseo, 2023.
#68 #borghesia #capitalismo #comunismo #consumismo #denaro #diritti #filosofia #liberalismo #libertà #punk #superuomo #valore #vogliamoTutto


The Pirate Post ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Operation Masquerade: l’FBI smantella la rete di router compromessi dall’intelligence militare russa APT28 per il furto di credenziali Microsoft 365
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/operat…


Operation Masquerade: l’FBI smantella la rete di router compromessi dall’intelligence militare russa APT28 per il furto di credenziali Microsoft 365


Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato lo smantellamento di una vasta rete di router domestici e aziendali compromessi dall’Unità 26165 del GRU russo — il gruppo noto come APT28, Forest Blizzard e Fancy Bear. L’operazione, denominata Operation Masquerade, ha neutralizzato un’infrastruttura che al picco contava oltre 18.000 indirizzi IP distribuiti in 120 paesi, utilizzata per intercettare credenziali Microsoft 365 di obiettivi militari, governativi e infrastrutture critiche.

Chi è APT28: l’unità fantasma del GRU


APT28 — conosciuto anche come Forest Blizzard, Fancy Bear, Sofacy Group, Pawn Storm e Sednit — è il braccio cyber dell’85° Centro Principale dei Servizi Speciali del GRU (sigla interna: 85th GTsSS), identificato dai servizi di intelligence occidentali come Unità 26165. Attivo almeno dal 2004, il gruppo ha condotto alcune delle campagne di cyberspionaggio più audaci della storia recente: dall’interferenza nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016 all’attacco al Bundestag tedesco, dal DNC all’Olimpiade invernale di Pyeongchang. La caratteristica distintiva di APT28 è la capacità di operare “below the radar”, sfruttando infrastrutture di terzi per rendere l’attribuzione più complessa.

La campagna: come APT28 ha trasformato router domestici in armi di spionaggio


La campagna documentata nell’advisory FBI (PSA260407) si articola in tre fasi distinte. Il punto di ingresso iniziale ha sfruttato una botnet criminale preesistente chiamata MooBot, già attiva su centinaia di router Ubiquiti EdgeRouter con credenziali di fabbrica predefinite (ubnt/ubnt). Successivamente, nel 2025, la campagna si è espansa verso i router TP-Link attraverso lo sfruttamento della vulnerabilità CVE-2023-50224. Nella fase di picco — dicembre 2025 — oltre 18.000 indirizzi IP unici in 120 paesi comunicavano attivamente con l’infrastruttura APT28.

Fase 1: Compromissione del router


Una volta ottenuto accesso ai dispositivi — tramite credenziali predefinite o vulnerabilità note — gli operatori di APT28 installavano un malware persistente capace di sopravvivere ai riavvii del dispositivo (richiedendo un factory reset completo per la rimozione). Il router compromesso veniva quindi arruolato come nodo proxy nell’infrastruttura C2 del gruppo.

Fase 2: DNS Hijacking e Adversary-in-the-Middle


Il cuore tecnico della campagna è il DNS hijacking a livello di router — una tecnica che opera al di sotto del layer applicativo, dove gli strumenti di endpoint security tipicamente non possono intervenire. APT28 modificava le impostazioni DHCP/DNS dei router compromessi, reindirizzando le query DNS verso resolver controllati dagli attori. Un sistema di filtraggio automatizzato analizzava le richieste DNS in transito: per i target di interesse, il resolver GRU restituiva record DNS fraudolenti — in particolare per domini che emulano Microsoft Outlook Web Access — equipaggiati con certificati SSL validi per non triggerare warning nel browser della vittima.

Fase 3: Furto di credenziali M365 e NTLMv2


Le vittime che tentavano di autenticarsi su Microsoft 365 venivano reindirizzate su pagine di phishing ad alta fedeltà. Script Python personalizzati sui router compromessi validavano le credenziali in tempo reale contro i server Microsoft. Il gruppo raccoglieva password in chiaro, token di autenticazione e NTLMv2 digest — particolarmente preziosi per attacchi di pass-the-hash e relay. Parallelamente, APT28 sfruttava anche CVE-2023-23397 (vulnerabilità di Outlook per la divulgazione di hash NTLM) contro obiettivi selezionati.

Target colpiti: militare, governo, infrastrutture critiche


Secondo le agenzie di intelligence coinvolte nell’advisory congiunto — FBI, NSA, NCSC britannico e omologhi europei — i settori primariamente presi di mira includono organizzazioni governative, militari, contractor della difesa e aziende tecnologiche. I paesi con obiettivi confermati includono Repubblica Ceca, Italia, Lituania, Polonia, Ucraina, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti. La presenza dell’Italia nella lista conferma l’interesse persistente del GRU verso obiettivi NATO nell’Europa meridionale.

Operation Masquerade: la risposta dell’FBI


Il Dipartimento di Giustizia ha ottenuto un’autorizzazione giudiziaria (court order) per condurre un’operazione tecnica sui router compromessi negli Stati Uniti. L’FBI ha sviluppato una serie di comandi inviati direttamente ai dispositivi per: raccogliere evidenze forensi sull’attività GRU, reimpostare le configurazioni DNS ai valori legittimi, e disabilitare i meccanismi di accesso non autorizzato. Si tratta di una delle poche operazioni di law enforcement in cui l’FBI ha utilizzato autorizzazioni legali per accedere attivamente a dispositivi privati compromessi — una strategia già impiegata nella disruption di Volt Typhoon e della botnet Qakbot.

Indicatori di Compromissione (IoC)

# Vulnerabilità sfruttate
CVE-2023-50224  - TP-Link Router - Arbitrary Code Execution
CVE-2023-23397  - Microsoft Outlook - NTLM Hash Disclosure

# Hardware primariamente compromesso
- Ubiquiti EdgeRouter (credenziali default: ubnt/ubnt)
- TP-Link SOHO Routers (vari modelli)

# Indicatori comportamentali
- Modifiche DNS/DHCP non autorizzate sulle interfacce LAN
- Traffico DNS verso resolver non configurati dall'utente
- Certificati SSL unexpected per domini M365/OWA
- Connessioni NTLMv2 verso IP non aziendali
- Presenza di script Python su filesystem router (via SSH/Telnet)

# Tecniche MITRE ATT&CK
T1584.001  - Compromise Infrastructure: Domains
T1557.003  - Adversary-in-the-Middle: DHCP Spoofing  
T1040     - Network Sniffing
T1110.001  - Brute Force: Password Guessing
T1566.002  - Phishing: Spearphishing Link

Cosa devono fare i difensori


La natura della minaccia — che opera a livello di infrastruttura di rete anziché su endpoint — la rende particolarmente insidiosa per le organizzazioni che non monitorano attivamente il traffico DNS. Le contromisure prioritarie includono: aggiornare il firmware di tutti i dispositivi SOHO, cambiare immediatamente le credenziali predefinite, disabilitare la gestione remota esposta a Internet, e implementare il DNS-over-HTTPS (DoH) o DNSSEC per resistere a manomissioni DNS. Per le organizzazioni con accesso remoto, è fondamentale imporre MFA phishing-resistant (FIDO2/passkey) su tutti i servizi M365, poiché token e password rubati tramite AitM diventano inutilizzabili senza il secondo fattore hardware. Il monitoraggio di anomalie NTLM — in particolare tentativi di autenticazione verso IP esterni — dovrebbe essere prioritario nei SIEM aziendali.


The Pirate Post ha ricondiviso questo.

„Für Zukunft ist hoffentlich später Zeit, jetzt geht es darum, das Schlimmste zu verhindern. Sich dem Hype zu verweigern, das Fortschrittsversprechen zu hinterfragen, bestimmte Entwicklungen auch ganz abzulehnen und Widerstand zu organisieren – das ist vielleicht nicht die visionärste Antwort auf Big Tech. Aber es könnte genau die Antwort sein, die es jetzt braucht.“

Noch ein 🎯Artikel von @roofjoke bei @netzpolitik_feed netzpolitik.org/2026/konferenz…

#cablesofresistance

The Pirate Post ha ricondiviso questo.

Il Garante privacy sanziona Eni per 96mila euro. Online atto di citazione con i dati personali di 12 firmatari insieme a Greenpeace


Una sanzione di 96mila euro è stata irrogata dal Garante privacy a Eni spa per aver pubblicato sul proprio sito web un atto di citazione integrale con i nominativi di dodici cittadini firmatari insieme a Greenpeace Onlus e ReCommon APS, comprensivo di data e luogo di nascita, codice fiscale e indirizzo di residenza. Un trattamento di dati dichiarato illecito dall’Autorità perché effettuato in violazione dei principi di liceità, correttezza e trasparenza del Regolamento europeo e in assenza di una valida base giuridica.

garanteprivacy.it/web/guest/ho…

@Privacy Pride

10 Years Since the Publication of the Panama Papers


The Slovenian Pirate Party released a statement on April 3rd, 2026, marking the 10th anniversary of the Panama Papers.

Today marks 10 years since the publication of the Panama Papers.


One of the most extensive journalistic investigations in history uncovered millions of documents from the Panamanian law firm Mossack Fonseca. It revealed that numerous politicians, billionaires, and corporations around the world were hiding their assets in tax havens.

Hiding actual ownership through shell companies and channeling funds into tax havens does not serve only tax evasion, but also fraud. Transferring assets to such companies can lead to the defrauding of creditors.

Today, 10 years later, not much has changed. While the majority of people pay their taxes in full, those with the most influence still have the opportunity to game the system. In 2024, judges in Panama even acquitted all employees of Mossack Fonseca of the charges against them.

In the December episode of the Slovenian investigative show Tarča (Target), in which the Pirates also participated, the Slovenian public was able to see how the Mayor of Ljubljana, his family, and his influential circle enjoy luxurious lives despite the multi-million debts created by their past business machinations.

All of this has been made possible precisely by the system that allows the transfer of assets abroad and the concealment of actual company ownership in Slovenia.

The Pirates will continue to consistently advocate for full transparency of company ownership and for restrictions on the transfer of assets to tax havens. It is time to hold the elite accountable and put an end to double standards.

https://piratskastranka.si/mineva-10-let-od-objave-panamskih-dokumentov/


pp-international.net/2026/04/p…

The Pirate Post ha ricondiviso questo.

Ein Rückblick auf die Woche von @annskaja über Sinnloskeit, die fassungslos macht: netzpolitik.org/2026/kw-16-die…

reshared this

The Pirate Post ha ricondiviso questo.

Zur „ersten Bewegungskonferenz gegen Big Tech“ in Berlin kamen 750 Menschen zusammen. Bei „Cables of Resistance“ ging es um Protest, Betriebsräte und Widerstand gegen Rechenzentren. Die vielleicht radikalste Antwort der Aktivist:innen auf die Macht der Tech-Konzerne: Verweigerung.

netzpolitik.org/2026/konferenz…

reshared this

The Pirate Post ha ricondiviso questo.

Aziende fallite che vendono vecchie chat di Slack e archivi di email per addestrare l'intelligenza artificiale

Secondo un nuovo rapporto, le startup fallite starebbero cedendo le conversazioni dei loro ex dipendenti a prezzi che possono arrivare fino a 100.000 dollari.

gizmodo.com/failed-companies-a…

@aitech

IntelligenzaArtificiale

The Pirate Post ha ricondiviso questo.

L'Europa non dovrebbe "muoversi in fretta e rompere gli schemi" in materia di diritti fondamentali.

@Privacy Pride

Le proposte del Digital Omnibus, presentate come "semplificazione", rischiano di indebolire le garanzie essenziali del GDPR, della Direttiva ePrivacy e dell'AI Act. Riducendo le tutele e posticipando gli obblighi per i sistemi ad alto rischio, introducono una logica che ricorda l'approccio "muoviti velocemente e rompi le cose" tipico dell'industria tecnologica. Nelle infrastrutture digitali basate sull'elaborazione di grandi quantità di dati e su processi decisionali automatizzati, tuttavia, gli errori non scompaiono semplicemente. Diventano parte integrante del sistema. Per questo motivo, la regolamentazione è fondamentale per tutelare i diritti delle persone.

Il post di @EDRi

edri.org/our-work/europe-shoul…

Free journalist Ahmed Shihab-Eldin


Dear Friend of Press Freedom:

Threats against the press are coming from all angles: immigration courts, corporate transactions, bad bills, and digital surveillance, to name a few. Read on for the latest, but before you do, use our action center to tell Congress not to reauthorize Section 702 of FISA without real privacy reforms that protect journalists and all Americans.

#FreeAhmed: U.S. journalist Ahmed Shihab-Eldin detained in Kuwait


American-born journalist Ahmed Shihab-Eldin has been detained in Kuwait for the past six weeks, apparently for reposting footage of a U.S. fighter jet crash in that country. You can sign a petition from the Committee to Protect Journalists to help free the award-winning reporter.

Freedom of the Press Foundation (FPF) Deputy Director of Advocacy Adam Rose was once Shihab-Eldin’s colleague at HuffPost. Rose told MS Now, “While we can’t claim the mantle of leadership right now, the U.S. can try to reclaim some dignity if the State Department fights for the immediate release of Ahmed Shihab-Eldin from detention in Kuwait.”


Meet the immigration judge who didn’t get fired


The Trump administration’s laundry list of attacks on the free press grows longer almost every day. But its attempted deportation of Rümeysa Öztürk continues to stand out. Öztürk — who has now opted to self-deport — co-wrote an op-ed the administration didn’t like and in response, it sent masked officers to abduct her off the street and throw her in jail. It doesn’t get more blatant than that.

Last week, the Justice Department fired the immigration judge who tossed out that bogus case, along with another immigration judge who had the nerve to uphold the First Amendment. But one judge’s job is safe: Blake Doughty, who issued an appalling and constitutionally clueless opinion ordering the deportation of photojournalist Ya’akub Vijandre. FPF Chief of Advocacy Seth Stern wrote for The Guardian about how the administration is making immigration judges choose between the constitution and their jobs.


Time for the press to follow Hollywood’s lead


Paramount’s pending merger with Warner Bros. Discovery would harm both the entertainment industry and journalists by steering even more control of the content Americans consume to the Ellison family — which has proven itself ready and willing to censor journalists and others to appease President Donald Trump.

But only one industry is making its voice heard and it’s not the press. Thousands of actors, directors, and others have signed a letter objecting to the transaction and the harm it would cause. Journalists should do the same. As Stern said, “There’s nothing biased or partisan about standing up for the First Amendment and the public’s right to know.”


Stop ‘kids safety’ censorship bills


The Kids Online Safety Act and other bills mandating age verification online purport to protect children’s safety, but in reality they enable censorship by forcing both children and adults to share sensitive personal information, undermining online privacy and anonymous speech.

These laws can easily be used to silence the press and whistleblowers by encouraging removal of news content and making anonymous posting harder, stunting the growth of upstart platforms on which journalists share their work. Use our action center to urge lawmakers to stop taking the bait whenever a censorship bill is disguised as kids safety.


VPN surveillance: Time for transparency and limits on spy powers


Journalists and plenty of other people use virtual private networks to bypass censorship, to protect their location information, and to defend their traffic against network eavesdropping.

This is why we need more government transparency about how U.S. intelligence agencies monitor users of these tools. Are they effectively making an end run around Americans’ right to be free from warrantless surveillance?

It’s also why we need stronger protections for Americans whose communications can be swept up in our government’s foreign spying, starting with reforms of Section 702 of FISA.


What we're reading


Paramount pulls ads from The Ankler after Rushfield boosts ‘Block the Merger’ movement at CinemaCon

The Wrap
Is Paramount trying to make the case against its own merger? If the Ellisons are already punishing news outlets, imagine if they owned CNN and their buddy Trump calls in a favor.


Trump DOJ continues to withhold FISA Section 702 noncompliance records

Cato Institute
The Justice Department and FBI missed a court deadline in a Freedom of Information Act lawsuit about abuse of Section 702 and released heavily redacted records right before Congress was set to vote on the law’s renewal. What are they hiding?


DOJ accuses Biden administration of weaponizing abortion access law

The Washington Post
Good to see the Justice Department cracking down on President Joe Biden’s abuse of the Freedom of Access to Clinic Entrances Act, like that time he had journalists arrested for covering a protest at a church. Oops, no, that was Trump going after journalists like Georgia Fort and Don Lemon.


A journalist filmed an ICE protest at a Minnesota church. Then federal agents showed up at her door

The Guardian
The chilling effect in action: After her arrest, Georgia Fort says she’s “refrained from going to report” when she’s received tips about other actions where there may be civil disobedience.


freedom.press/issues/free-jour…

The Pirate Post ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Chime Faces Class Action Lawsuit Over April 2026 Data Breach: Complaint Claims It ‘Could Have Been Prevented’
#CyberSecurity
securebulletin.com/chime-faces…
The Pirate Post ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Laptop farm DPRK smantellata: 9 anni a Kejia Wang, infiltrati in oltre 100 aziende USA e rubato codice ITAR a un defense contractor
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/laptop…


Laptop farm DPRK smantellata: 9 anni a Kejia Wang, infiltrati in oltre 100 aziende USA e rubato codice ITAR a un defense contractor


Si parla di:
Toggle


Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha inflitto il 15 aprile 2026 le prime pene detentive significative per un operatore interno del cosiddetto schema “IT worker” nordcoreano: Kejia “Tony” Wang, 42 anni, è stato condannato a 108 mesi di reclusione; Zhenxing “Danny” Wang, 39 anni, a 92 mesi. I due newjerseyani hanno facilitato l’infiltrazione di lavoratori remoti DPRK in oltre 100 aziende americane — molte Fortune 500 — utilizzando identità rubate di almeno 80 cittadini statunitensi e gestendo dal proprio territorio decine di laptop aziendali per mascherare la geolocalizzazione dei tecnici di Pyongyang. Bottino complessivo per il regime: oltre 5 milioni di dollari, più il furto di file ITAR-controlled a un fornitore militare californiano.

L’architettura dello schema: shell company, KVM e laptop farm


La sentenza chiude una delle indagini più significative sulla campagna nordcoreana di generazione di valuta pregiata via lavoro IT remoto, un filone operativo che analisti e Tesoro USA tracciano almeno dal 2018 e che dopo la pandemia ha trovato nel “Great Remote Work” il proprio vettore ideale. Lo schema gestito dai due Wang si articolava su tre piani.

Piano uno: identità sintetica “domestica”. I cospiratori hanno registrato tre shell company statunitensi — Tony WKJ LLC, Hopana Tech LLC e Independent Lab LLC — con relativi siti web e conti bancari, per proiettare verso le aziende clienti l’illusione di un fornitore o candidato domestico legittimo. A questo si sommano le identità rubate: dati anagrafici, SSN e documenti di 80+ cittadini americani, usati per creare CV, profili LinkedIn e verifiche I-9 superficialmente credibili. Gli stipendi netti venivano incassati sui conti delle shell company e riciclati verso la Corea del Nord attraverso una catena di bonifici e criptovalute.

Piano due: laptop farm fisicamente residente negli USA. La vera innovazione operativa è qui. Le aziende vittima spedivano i computer aziendali all’indirizzo del finto dipendente statunitense. Zhenxing Wang ha ospitato decine di questi laptop nella propria abitazione nel New Brunswick, collegandoli a switch KVM-over-IP o soluzioni simili che consentivano ai lavoratori DPRK reali — fisicamente in Nord Corea, Cina o Russia — di controllarli da remoto come se stessero digitando davanti alla macchina. Dal punto di vista dei controlli aziendali, il traffico usciva da un ISP residenziale del New Jersey, l’IP VPN risultava US-based, gli orari di lavoro corrispondevano al fuso orientale: nessuno degli allarmi standard su geo-velocity o impossibile travel scattava. Kejia Wang ha supervisionato l’operazione gestendo la rete complessiva di laptop farm.

Piano tre: monetizzazione e spionaggio opportunistico. Oltre allo stipendio, i lavoratori DPRK sottraevano proprietà intellettuale quando l’occasione si presentava. In un caso documentato dalla procura, gli operativi nordcoreani hanno esfiltrato source code coperto dalle International Traffic in Arms Regulations (ITAR) da un defense contractor californiano — trattamento normativo riservato a tecnologie militari sensibili il cui trasferimento all’estero è soggetto a controllo federale. Un passaggio che trasforma uno schema di frode sul lavoro in un episodio di controspionaggio tecnologico.

Cifre, pene e recuperi


  • Pena Kejia Wang: 108 mesi (9 anni). Guilty plea settembre 2025.
  • Pena Zhenxing Wang: 92 mesi (7 anni e 8 mesi). Guilty plea gennaio 2026.
  • Capi d’imputazione: cospirazione per frode telematica e cospirazione per riciclaggio di denaro.
  • Periodo dell’operazione: 2021 – ottobre 2024.
  • Aziende colpite: oltre 100, distribuite in 27 Stati e District of Columbia; fra queste, diverse Fortune 500.
  • Identità rubate: almeno 80 cittadini USA.
  • Ricavo generato per la DPRK: oltre 5 milioni di dollari.
  • Danni economici alle aziende vittime: oltre 3 milioni di dollari in costi legali, investigazioni forensi e remediation.
  • Compenso incassato dai facilitator USA: 696.000 dollari complessivi.
  • Confisca ordinata: 600.000 dollari (due terzi già versati).

Nove ulteriori co-cospiratori risultano latitanti. Il Dipartimento di Stato ha emesso una taglia da 5 milioni di dollari per informazioni che portino all’identificazione e all’arresto dei soggetti fuggiti.

Perché questa sentenza è uno spartiacque


La campagna IT worker DPRK non è una novità per chi segue la threat intel: FBI, Treasury OFAC, Mandiant, SentinelOne, DTEX, Unit 42 e diversi ricercatori indipendenti ne parlano da anni. Ma le condanne in doppia cifra di anni di carcere, combinate alla confisca e alla ricompensa statale per i latitanti, segnano una discontinuità rispetto alla fase precedente, nella quale il ciclo tipico era identificazione → sanzione OFAC → rimozione da piattaforme freelance. Ora il DOJ sta dimostrando la capacità di smontare anche il nodo domestico — i facilitator americani senza i quali l’intera catena di laptop farm crolla.

Come ha sintetizzato Michael Barnhart, investigatore di DTEX che da anni traccia la materia, «non tutti gli IT worker nordcoreani sono hacker, ma ogni hacker nordcoreano è stato, o può essere, un IT worker». La frase coglie la funzione strategica dello schema: non semplice fraud, ma un bacino di accessi privilegiati ai sistemi target che, al momento opportuno, può essere riconvertito in operazioni di cyberspionaggio o di sabotaggio. Il furto ITAR al fornitore della difesa californiano ne è l’esempio paradigmatico.

Segnali operativi per HR, IT e SOC


Il modello DPRK costringe le aziende a ripensare i controlli di assunzione remota. Diverse segnalazioni convergenti di FBI e vendor di threat intel delineano pattern ricorrenti che i team di HR security e IT dovrebbero codificare:

  • Video interview con volto non chiaro, ritardi audio anomali, rifiuto di accendere camera, uso di filtri AI di beauty/avatar.
  • Indirizzi di consegna laptop in zone residenziali con elevata densità di precedenti indirizzi di altre assunzioni remote (pattern “laptop farm”).
  • Orari di attività incoerenti con il fuso orario dichiarato, accessi VPN che sembrano US ma con fingerprint di sistema (timezone locale, lingua UI, layout tastiera) non coerenti.
  • Utilizzo sistematico di VDI personali, RMM o sessioni RDP nidificate che introducono un hop aggiuntivo tra l’IP endpoint e il sistema aziendale.
  • Richieste anomale di consegna del laptop a indirizzi diversi da quello di assunzione nei primi giorni.
  • Pattern di pagamento verso piattaforme crypto o intermediari esteri anziché conti bancari personali.

Dal lato SOC, conviene integrare regole di detection che confrontino la geolocalizzazione IP dell’endpoint corporate con la timezone effettiva del sistema operativo e con i pattern di input (ritmo di digitazione, layout tastiera attiva): molte laptop farm sono state smascherate proprio da anomalie fra rete e sistema, non dalla sola analisi di rete.

Implicazioni per il mercato europeo


La giurisdizione della condanna è americana, ma il modello è globale. Diverse società europee — inclusi fornitori italiani di servizi IT — hanno già ammesso di aver assunto, in buona fede, lavoratori remoti che rispondevano al profilo DPRK. Il quadro regolatorio UE (NIS2, DORA per il finanziario) non prevede ancora controlli specifici sul rischio “insider nordcoreano”, ma le raccomandazioni FBI e del CISA restano applicabili anche al di qua dell’Atlantico e il CERT italiano ha già diffuso alert generici sul tema. Chi opera con infrastrutture critiche o tecnologie dual-use dovrebbe considerare la due diligence sui contractor remoti un controllo non negoziabile, al pari della verifica antimafia per i subappaltatori fisici.


The Pirate Post ha ricondiviso questo.

„„Rechenzentren sind Vampire, die unseren Gemeinschaften Strom, Wasser, Land und Rohstoffe entziehen.“ Als physische Manifestation des KI-Hypes würden sie sich hervorragend für Mobilisierung eignen, […]. Plötzlich hätten Menschen das abstrakte Thema KI direkt vor der eigenen Haustür.“

🔥Artikel von @roofjoke + Timur bei @netzpolitik_feed zur internationalen Vernetzung auf #cablesofresistance für Widerstand gegen Rechenzentren und „KI“: netzpolitik.org/2026/rechenzen…

Questa voce è stata modificata (3 mesi fa)

reshared this

The Pirate Post ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Sei italiano, ma hai scelto un'istanza straniera? Vieni su poliversity.it è un server Mastodon senza limiti di caratteri, con possibilità praticamente illimitate


Qui puoi anche formattare il testo in grassetto, corsivo, grassetto-corsivo, sottolineato,, monospaziato, riferimento ipertestuale e infine puoi scrivere

  • elenchi
  • puntati
  1. elenchi
  2. numerati


Titoli


e testo citato


#Mastodon #Scuola #Università #Giornalismo @fediverso


Come trasferire un account Mastodon su Poliversity.it?

Siccome alcuni utenti ci chiedono come fare per trasferire il loro account mastodon tradizionale sulla nostra istanza potenziata, abbiamo scritto delle brevi note esplicative
informapirata.it/2026/03/18/co…


Questa voce è stata modificata (3 mesi fa)
The Pirate Post ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Azure MCP in Visual Studio 2022: 230+ strumenti Azure direttamente nell’IDE
#tech
spcnet.it/azure-mcp-in-visual-…
@informatica


Azure MCP in Visual Studio 2022: 230+ strumenti Azure direttamente nell’IDE


Addio alle estensioni: Azure MCP è ormai integrato in VS2022


Fino a poco tempo fa, usare gli strumenti Azure MCP in Visual Studio 2022 richiedeva di cercare un’estensione dal Marketplace, installare un file VSIX, riavviare Visual Studio, e sperare che tutto funzionasse. Se qualcosa andava storto, dovevi disinstallare e reinstallare completamente.

Oggi, Microsoft ha integrato nativamente Azure MCP come parte del workload Azure in Visual Studio 2022. Niente più estensioni separate da gestire, niente più problemi di versione mismatch, un unico percorso di aggiornamento. Se hai già il workload Azure installato, accedi a 230+ strumenti Azure con un semplice click.

Cosa è cambiato realmente


La differenza è fondamentale: prima avresti visto questo flusso:

  1. Aprire Visual Studio Marketplace
  2. Cercare “GitHub Copilot for Azure (VS 2022)”
  3. Scaricare e installare l’estensione VSIX
  4. Riavviare Visual Studio
  5. Sperare che tutto funzioni

Ora il flusso è semplicemente:

  1. Avere il workload Azure installato (già incluso in tante installazioni di VS2022)
  2. Abilitare il server Azure MCP una volta in Copilot Chat
  3. Usare 230+ strumenti Azure direttamente nel tuo IDE


I vantaggi di questa integrazione

1. Zero attrito


Nessun passo di installazione aggiuntivo. Azure MCP arriva automaticamente quando aggiorni Visual Studio, esattamente come gli altri componenti del tuo IDE.

2. Aggiornamenti sincronizzati


La versione di Azure MCP Server viene aggiornata insieme a Visual Studio durante i rilasci regolari. Non ci sono più versioni non allineate tra l’estensione e l’IDE.

3. 230+ strumenti per 45 servizi Azure


Gli strumenti Azure MCP coprono praticamente l’intero ecosistema Azure, da servizi core come Compute e Storage a soluzioni avanzate come Cognitive Services e Machine Learning.

Cosa puoi fare con Azure MCP Tools

Imparare


Chiedi a Copilot Chat informazioni su servizi Azure, best practices, e pattern architetturali direttamente nell’IDE:

// In Copilot Chat:
"Come architettare un'applicazione scalabile su Azure per 1 milione di utenti?"
"Qual è la differenza tra Azure Service Bus e Azure Queue Storage?"

Progettare e sviluppare


Ricevi raccomandazioni su quali servizi Azure usare e genera configurazioni pronte per il tuo codice:

// Copilot suggerisce:
// "Per una web app ad alta concorrenza, consiglio Azure App Service con SQL Database
// e Redis Cache. Vuoi che generi il bicep template?"

Deployare


Provisiona risorse Azure e distribuisci l’applicazione senza lasciare Visual Studio:

// "Crea un'App Service su eastus con auto-scaling da 2 a 10 istanze"
// Copilot esegue i comandi Azure CLI direttamente

Troubleshooter


Accedi a log, verifica lo stato delle risorse, e diagnostica problemi in produzione:

// "Controlla gli ultimi errori nella mia Function App 'MyProcessorApp'"
// Copilot legge i log da Application Insights

Come iniziare

Prerequisiti


  • Visual Studio 2022 (versione recente)
  • Workload Azure installato
  • GitHub Copilot Chat abilitato
  • Credenziali Azure configurate localmente


Passaggi


  1. Apri GitHub Copilot Chat in Visual Studio
  2. Cerca la sezione “Tools” (Strumenti)
  3. Abilita “Azure MCP Server”
  4. Inizia a scrivere prompt relativi ad Azure


Casi d’uso reali per sviluppatori italiani


Startup e PMI con risorse IT limitate: Usare Copilot + Azure MCP elimina la necessità di un DevOps engineer separato per compiti di infrastruttura semplici.

Team già in Azure: Se usi già servizi come Azure App Service, SQL Database, o Azure Functions, gli strumenti MCP ti permettono di gestirli senza alternare tra Visual Studio e il portale Azure.

Development in Cloud: Con Azure MCP integrato, puoi debuggare, deployare, e troubleshootare applicazioni cloud interamente dall’IDE, migliorando la produttività.

Conclusione


L’integrazione nativa di Azure MCP in Visual Studio 2022 è un esempio di come Microsoft continua a eliminare frizioni dai workflow degli sviluppatori. Non è una feature entusiasmante sulla carta, ma nella pratica quotidiana risparmia tempo e riduce la complessità gestionale. Per qualsiasi team che sviluppa su Azure, abilitare Azure MCP in Copilot Chat dovrebbe essere una delle prime cose da fare.

Fonte: Microsoft Visual Studio Blog – Azure MCP Tools Now Ship Built Into Visual Studio 2022


The Pirate Post ha ricondiviso questo.

Die Justizministerin hat das lange erwartete Gesetz zum Schutz vor digitaler Gewalt vorgelegt. Betroffene sollen mutmaßliche Täter*innen leichter verklagen können. Für sexualisierte Deepfakes drohen bis zu zwei Jahre Haft. Im Entwurf steckt aber auch die Neuauflage der Speicherung von IP-Adressen.

netzpolitik.org/2026/deepfakes…

reshared this

The Pirate Post ha ricondiviso questo.

Der Bau von Rechenzentren boomt, in Deutschland und weltweit. Dadurch werden Strom und Wasser knapp, sagen Aktivist*innen und organisieren lokale Proteste. Auf der Konferenz „Cables of Resistance“ trafen sie sich zur Vernetzung. netzpolitik.org/2026/rechenzen…
The Pirate Post ha ricondiviso questo.

Im Namen des Jugendschutzes: Mit steigendem Tempo steuert die EU auf eine Ausweispflicht im Netz zu. Der französische Präsident Emmanuel Macron schwört die EU auf #Alterskontrollen ein – und liegt auch dem Bundeskanzler in den Ohren.

Dabei entsteht eine gefährliche Infrastruktur. Nur zwei Updates könnten den Überwachungs-Apparat scharfstellen.

Ich verfolge das Thema zwar seit zwei Jahren. Trotzdem finde ich diese Dynamik einfach nur krass. Aber lest selbst.

netzpolitik.org/2026/mit-merz-…

reshared this

The Pirate Post ha ricondiviso questo.

Der französische Präsident Emmanuel Macron schwört die EU auf Alterskontrollen ein. Dafür liegt er unter anderem Kommissionspräsidentin von der Leyen und Bundeskanzler Merz in den Ohren. Mit steigendem Tempo steuert die EU auf eine Ausweispflicht im Netz zu.

netzpolitik.org/2026/mit-merz-…

reshared this

in reply to netzpolitik.org

Weiterhin wird mal wieder nicht thematisiert, dass ALLE diese Apps auf Smartphones laufen, die unter der Kontrolle des jetzt schon faschistoiden Silicon Valley stehen.
Ist das so unwichtig? Diese Konzerne haben dann ebenfalls die Kontrolle und die Möglichkeiten zur vollständigen Überwachung aller Menschen, noch mehr als jetzt schon.
Palantir fasst dann alle Daten zusammen und wir haben den komplett gläsernen Menschen, der GAR NICHT mehr unkontrolliert handeln kann.
Questa voce è stata modificata (3 mesi fa)
The Pirate Post ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Kong RAT: la nuova campagna di SEO poisoning con dropper NativeAOT .NET 10 che prende di mira gli sviluppatori cinesi
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/kong-r…


Kong RAT: la nuova campagna di SEO poisoning con dropper NativeAOT .NET 10 che prende di mira gli sviluppatori cinesi


Si parla di:
Toggle


Una nuova campagna di SEO poisoning documentata da eSentire TRU sta prendendo di mira sviluppatori e professionisti IT di lingua cinese con Kong RAT, un impianto modulare distribuito attraverso installer contraffatti di strumenti molto diffusi nell’ecosistema sinofono: FinalShell, Xshell, QuickQ e Clash. La catena di infezione, articolata in sei stadi, abusa di Alibaba Cloud OSS per ospitare i payload di prima fase e combina tecniche di evasione avanzate — da PEB masquerading al bypass UAC tramite CMSTPLUA COM — che la pongono in una fascia qualitativa superiore rispetto alle classiche campagne Gh0st/kkRAT viste nel 2025.

Il panorama: SEO poisoning come vettore strategico verso la Cina


Il SEO poisoning è diventato negli ultimi diciotto mesi uno dei vettori preferiti dagli attori di lingua cinese per colpire il mercato domestico, quasi sempre perché il Great Firewall rende difficile l’accesso ai canali di distribuzione occidentali e spinge utenti e sviluppatori a cercare software tecnici tramite motori di ricerca locali, dove il ranking manipolato porta a domini typosquatted praticamente indistinguibili dagli originali. La telemetria pubblica degli ultimi mesi ha mostrato HiddenGh0st, Winos/ValleyRAT, FatalRAT e kkRAT diffusi con lo stesso schema, con landing page clone di DeepL, Chrome, Signal, Telegram e WPS Office. Kong RAT rappresenta il naturale salto di qualità: un impianto custom scritto ex-novo, non derivato da Gh0st, con un proprio protocollo C2 e un’architettura modulare a plug-in.

La scelta dei “software-esca” è particolarmente chirurgica. FinalShell e Xshell sono client SSH/terminale ampiamente utilizzati da sysadmin e DevOps cinesi; QuickQ e Clash sono utility di rete comunemente associate ad ambienti tecnici. Compromettere questi utenti significa posizionare la backdoor esattamente dove serve: su macchine che hanno credenziali verso server di produzione, bastion host, reti aziendali.

La kill chain in sei stadi


La catena di esecuzione è quella che distingue Kong RAT dalle precedenti campagne di SEO poisoning sinofone. eSentire ha ricostruito sei stadi distinti, ognuno progettato per ridurre la superficie di rilevamento al passaggio successivo:

  1. SEO poisoning e landing page contraffatte (finalshell-ssh.com, xshell-cn.com, quickq-cn.com, clash-cn.com) posizionate in cima ai risultati di ricerca tramite tecniche di manipolazione del ranking.
  2. Dropper NativeAOT in .NET 10.0. Il Setup.exe iniziale è compilato con NativeAOT, la modalità di compilazione ahead-of-time introdotta con .NET 10: il risultato è un binario privo delle tipiche strutture metadata IL del CLR, quindi non analizzabile con gli strumenti classici per .NET (dnSpy, ILSpy, de4dot). È una scelta che spezza la pipeline di reverse engineering di molti analisti.
  3. Orchestratore DLL in-memory che risolve e carica i componenti successivi senza mai toccare il disco.
  4. DLL sideloading su rc.exe, il Microsoft Resource Compiler firmato, che carica una rcdll.dll malevola.
  5. Shellcode loader tramite callback di EnumWindows: lo shellcode viene eseguito come callback dell’API di enumerazione finestre, aggirando i monitor che agganciano CreateThread/NtCreateThreadEx.
  6. Kong RAT eseguibile: l’impianto finale, con C2 TCP proprietario su MPK1, compressione LZ4 e meccanismo di plug-in.


Tecniche di evasione: il dettaglio che conta


Gli operatori di Kong RAT dimostrano familiarità con la moderna superficie di detection EDR. Quattro punti meritano particolare attenzione.

PEB masquerading come explorer.exe. Prima di eseguire le routine malevole, il loader riscrive le strutture del Process Environment Block per far apparire il processo come explorer.exe. Molti prodotti di rilevamento ragionano su liste di processi “attesi” o su reputation: mascherarsi da explorer.exe riduce il segnale verso il SOC.

UAC bypass silente via CMSTPLUA COM. L’abuso dell’interfaccia COM CMSTPLUA è noto dal 2019 ma resta efficace: la shell malevola ottiene privilegi elevati senza prompt grazie all’auto-elevation dell’oggetto COM, senza dover ricorrere a UAC bypass più rumorosi come fodhelper.exe.

Shellcode tramite EnumWindows. Utilizzare una callback API come dispatcher di shellcode è una tecnica di living-off-the-land meno comune delle più note indirizzazioni (QueueUserAPC, SetWindowsHookEx) e aggira l’instrumentation di molti EDR che vigilano sulle primitive di creazione thread.

Persistenza via RPC diretto. Invece di invocare schtasks.exe — che molti SOC monitorano come marker comportamentale — Kong RAT registra task pianificati chiamando direttamente le RPC del Task Scheduler, con nomi del pattern SimpleActivityScheduleTimer_{GUID}. La configurazione finisce in HKCU\Software\KongClient.

Post-exploitation e telemetria raccolta


Una volta insediato, Kong RAT attiva un keylogger basato su GetAsyncKeyState che scrive in chiaro su C:\ProgramData\KongKeylogger.txt, esegue enumerazioni WMI per mappare i prodotti di sicurezza installati e preleva dati di geolocalizzazione via CDN LeTV. Il payload è modulare: plug-in aggiuntivi possono essere caricati dinamicamente dal C2 tramite il protocollo MPK1 su porta TCP 5947, e la configurazione dei plug-in è persistita in registro sotto HKCU\Software\KongClient\Plugins. Il framework supporta anche C2 migration, una caratteristica che aumenta la resilienza dell’infrastruttura contro takedown parziali.

Attribuzione e contesto


Il percorso PDB di alcuni sample contiene il riferimento all’utente 52pojie, nickname riconducibile alla nota community cinese di reverse engineering 52pojie.cn. È un indizio debole — potrebbe essere una false flag — ma coerente con la targeting cinese e con la lingua delle landing page. L’infrastruttura C2 (x.x-x[.]icu:5947, risolta su 45.192.208.126, ASN Antbox Networks Hong Kong) e l’uso di Alibaba Cloud OSS di Hong Kong come stage server rafforzano l’ipotesi di un attore radicato nell’ecosistema APAC, presumibilmente non direttamente state-sponsored ma al servizio di finalità di raccolta credenziali e accesso iniziale rivendibile.

Indicatori di compromissione

# Domini di distribuzione
finalshell-ssh.com
xshell-cn.com
quickq-cn.com
clash-cn.com

# Infrastruttura C2
x.x-x[.]icu:5947
45.192.208.126 (Antbox Networks, Hong Kong)

# URL di stage
kkwinapp.oss-cn-hongkong.aliyuncs.com/dow/zj.mp4

# SHA-256
Setup.exe  D6620D753E746E63B59E1E47943BE5093F24FD3F82E994115CADEEA3720F1AEA
rcdll.dll  2B7D31A83FF817BE7BDD6E9CF92DEA438CA97DC93EA84CBF048F8656F7DD57DD

# Persistenza
%LOCALAPPDATA%\Programs\Bvasted
HKCU\Software\KongClient\LoginPermanent
HKCU\Software\KongClient\Plugins
C:\ProgramData\KongKeylogger.txt
Scheduled Task: SimpleActivityScheduleTimer_{GUID}

Raccomandazioni per i difensori


La campagna Kong RAT ha tre implicazioni concrete per i team di sicurezza, anche al di fuori del perimetro sinofono. Primo: il DLL sideloading su rc.exe è un pattern che qualunque regola EDR dovrebbe coprire, insieme al monitoraggio delle registrazioni task scheduler via RPC anziché via processo schtasks. Secondo: i binari compilati con NativeAOT in .NET 10 renderanno obsoleti i playbook di reverse basati sul CLR classico — gli analisti devono attrezzarsi con strumenti di disassembly nativo (Ghidra, IDA Pro, Binary Ninja) e familiarizzare con le convenzioni di chiamata di NativeAOT. Terzo: il monitoraggio di GetAsyncKeyState in combinazione con scritture in C:\ProgramData continua a essere un indicatore comportamentale molto efficace, ma solo se integrato nei playbook di hunting e non delegato alla sola signature.

Sul fronte preventivo, le organizzazioni con dipendenti o fornitori cinesi dovrebbero considerare block-list dei quattro domini sopra citati e verificare che nessuno abbia scaricato installer di FinalShell/Xshell/QuickQ/Clash al di fuori dei mirror ufficiali. Per i CERT italiani con controparti manifatturiere in Asia, la campagna rappresenta un vettore realistico di compromissione della supply chain attraverso il laptop di un consulente o di un partner locale.


The Pirate Post ha ricondiviso questo.

I know a lot of people, in software and otherwise, who are feeling things along these lines.

Hold on, whatever tools you’re using, just hold on to your sense of purpose and meaning. There are a lot of forces at work in this world that want to rob you of that. Your feeling of losing that is not recognition of some new fact of our reality; it is you experiencing a psychological weapon.

Questa voce è stata modificata (3 mesi fa)
The Pirate Post ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

BLACKWATER Ransomware Debuts with Devastating Strike on Major Turkish Hospital Network, Claims 3.3 TB Stolen
#CyberSecurity
securebulletin.com/blackwater-…
The Pirate Post ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

CVE-2026-39987: Marimo RCE Zero-Day Exploited Within 10 Hours of Disclosure — 662 Attacks Recorded
#CyberSecurity
securebulletin.com/cve-2026-39…
The Pirate Post ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

CERT-UA Exposes APT Malware Campaign Targeting Eastern European Governments and Municipal Hospitals
#CyberSecurity
securebulletin.com/cert-ua-exp…
The Pirate Post ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Visual Studio Debugger Agent: l’IA che caccia i bug per te
#tech
spcnet.it/visual-studio-debugg…
@informatica


Visual Studio Debugger Agent: l’IA che caccia i bug per te


Introduzione: fine della ricerca manuale dei bug


Uno dei compiti più frustranti per uno sviluppatore è ricevere una segnalazione di bug vaga come “L’app si blocca a volte” senza passi per riprodurlo. La maggior parte del mattino finisce per essere dedicata a un’indagine forense: posizionare breakpoint a caso, leggere call stack, e cercare di capire cosa stava pensando l’utente originale.

Microsoft sta rivoluzionando questo processo con il nuovo Debugger Agent in Visual Studio 2022, che trasforma il debug da attività manuale e incerta in un processo guidato e interattivo.

Come funziona il debugger agent


A differenza degli strumenti di debugging tradizionali che si limitano a visualizzare il codice, il nuovo Debugger Agent integrato con Copilot Chat diventa un vero partner interattivo, connesso direttamente al runtime della tua applicazione.

Il flusso di lavoro è semplice:

  1. Apri Visual Studio con la tua soluzione
  2. Attiva la modalità Debugger in Copilot Chat
  3. Descrivi il problema con una URL di GitHub/ADO oppure semplicemente: “L’app si blocca quando salvo un file”


Il processo di debug guidato: quattro fasi intelligenti


Una volta che avvii il debugger, l’agente segue un processo strutturato e in tempo reale:

1. Ipotesi e preparazione


L’agente analizza il problema e propone una causa radice. Se il ragionamento è solido, posiziona automaticamente breakpoint intelligenti e prepara il lancio del progetto.

// Se il progetto non si avvia automaticamente,
// avvia manualmente il codice, collega il debugger,
// e comunica all'agente che sei pronto

2. Riproduzione attiva


L’agente rimane “in linea” mentre tu esegui i passi per riprodurre il bug. Monitora lo stato runtime mentre avanzi attraverso i passaggi.

3. Validazione in tempo reale


Quando gli breakpoint vengono raggiunti, l’agente valuta le variabili, i valori locali e il contesto della stack. Non è solo un osservatore passivo, ma un partecipante attivo che costruisce una mappa mentale del fallimento.

4. Identificazione della causa radice


Sulla base dei dati raccolti durante l’esecuzione, l’agente identifica la causa radice e propone correzioni specifiche con spiegazioni dettagliate.

Vantaggi pratici per sviluppatori


Risparmio di tempo: Da 2-3 ore di debug manuale a pochi minuti con il Debugger Agent.

Meno incertezza: L’agente ha accesso ai dati runtime reali, non deduce da codice statico.

Apprendimento: Mentre risolve il problema, l’agente spiega il ragionamento, e impari come affrontare bug simili in futuro.

Supporto per team: Quando ricevi una segnalazione vaga, puoi delegare il debug iniziale all’agente e concentrarti su nuove features.

Conclusione


Il Debugger Agent in Visual Studio 2022 rappresenta un cambio di paradigma nel modo in cui sviluppiamo e risolviamo i problemi. Non è solo un chatbot nel tuo IDE: è un partner intelligente che legge il tuo codice, monitora l’esecuzione, e ti guida attraverso una struttura logica verso la soluzione. Per sviluppatori .NET e C# che spendono ore in debugging manuale, questa è una feature che ripagherà il tempo investito nel primo giorno di utilizzo.

Fonte: Microsoft Visual Studio Blog – Stop Hunting Bugs: Meet the New Visual Studio Debugger Agent