Oggi è il compleanno di Umberto Galimberti, filosofo e psicoanalista.
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#experimentalMusic #music #musica #PersianSurgeryDervishes #TerryRiley
Profitez des vidéos et de la musique que vous aimez, mettez en ligne des contenus originaux, et partagez-les avec vos amis, vos proches et le monde entier.Caucasus ArtMag (YouTube)
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Il disegno del carattere. 1460–2014 (libro)
@libri - I caratteri tipografici hanno una loro vita
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youtu.be/Gh5bAie2pHw
#LetThereBeMoreLight #PinkFloyd
Profitez des vidéos et de la musique que vous aimez, mettez en ligne des contenus originaux, et partagez-les avec vos amis, vos proches et le monde entier.BlueSoul (YouTube)
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A2A v1: comunicazione cross-platform tra agenti AI nel Microsoft Agent Framework per .NET
#tech
spcnet.it/a2a-v1-comunicazione…
@informatica
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Mercato italiano del lavoro: osservando la variazione annuale, che permette di evitare di prendere il dato mensile e scagliarlo nella stratosfera, i numeri sono eloquenti:
Occupati: - 30k
Disoccupati: - 304k
Inattivi: + 351k
E' così che il tasso di disoccupazione scende.
istat.it/comunicato-stampa/occ…
A marzo 2026 occupazione in calo (-0,1%). Cala anche il tasso di disoccupazione al 5,2% (-0,1 p.p.)Antonella Carbone (Istat)
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Buongiorno, inauguro oggi le mie
Come sapete, da alcuni mesi sono stato bannato da una community a causa di fantomatici "commenti tossici". Ci scherzo spesso su.
Infatti la cosa divertente è che per mesi non mi sono accorto del ban perché quella community proprio non la citavo mai, né la seguivo. Sono passati sei lunghi mesi prima che qualcuno mi soprendesse chiedendomi per quale diavolo di motivo pesasse sulla mia testa un ban.
Non ricordo appunto di averla mai citata, ma forse ho incidentalmente risposto in modo un po' deciso a un qualche post che la citava. Altrimenti non riuscirei a spiegarmi il ban.
Per evitare ulteriori incidenti ho silenziato con un filtro tutto ciò che cita il server Lemmy in cui tale community si trova.
§
Ora rifletto. A che cosa serve seguire da Mastodon una community? Quali vantaggi si hanno nel citarla?
Seguire da Mastodon una community su un certo argomento ci permette di vedere post su quello stesso argomento da parte di account perfino eventualmente non visibili dalla nostra istanza, viceversa citarla permette al nostro post di essere visto da chiunque la segua, anche da chi si trovi in un'istanza che non ci vede. Questo è il vantaggio che le community danno rispetto al semplice uso degli hashtag.
Nella prossima "riflessione tossica" parlerò più diffusamente degli hashtag. Oggi, per intossicare un po' chi sta leggendo, dirò soltanto che, almeno per me che scrivo in italiano, non penso che in realtà ci siano grosse differenze tra la citazione delle community e l'uso degli hashtag.
Cioè non credo che citare una community mi renda molto più visibile che usare direttamente un hashtag. Per questo, dopo avere provato le community Lemmy per qualche settimana, ho smesso e sono tornato ai cari vecchi hashtag.
Usando gli hashtag ho un grosso vantaggio: evito di trovarmi di nuovo bannato, senza saperlo, da un moderatore ipersensibile.
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Da Donatella Dolma (post su fb di Marco Bussoletti)
🇱🇧🇮🇱 La giornalista Amal Khalil era stata minacciata dal Mossad al telefono: “Ti tagliamo la testa se non smetti di filmare”
Uccisa perché si è rifiutata di tacere. La collega sopravvissuta racconta l’agguato e l’agonia dall’ospedale di Beirut (Haaretz- al-Jazeera - Associated Press)
Da almeno due anni Amal Khalil riceveva minacce sui suoi dispositivi cellulari. In una recente intervista, ha raccontato d’aver ricevuto una chiamata da un agente del Mossad che minacciava di decapitarla se non la smetteva di filmare il Libano meridionale. Conoscevano dettagli intimi della sua vita e volevano che sapesse d’essere “sotto sorveglianza”. Qualche giorno fa, un portavoce dell’IDF aveva pubblicato su X un video di Khalil definendola “media-terrorista”. L’aveva messa ufficialmente nel mirino.
Eppure, Khalil ha continuato a fare il suo lavoro fino alla fine, era il tipo di giornalista che Israele teme di più: che non si lascia intimidire o ridurre al silenzio. Non ci sono dubbi che l'esercito israeliano l'abbia presa di mira: ha colpito lei e la sua collega ripetutamente, uccidendo prima due accompagnatori delle giornaliste e poi bombardando la casa in cui si erano rifugiate, e successivamente, l’IDF ha impedito ai soccorsi di raggiungerle, attaccandoli con droni.
Erano a Bint Jbeil e Khalil stava filmando le macerie delle demolizioni israeliane quando sono state attaccate.
Haaretz e l’Associated Press hanno intervistato in ospedale la collega di Amal sopravvissuta agli attacchi, la fotografa freelance Zeinab Faraj.
Racconta che stava guidando seguendo l’auto di un suo parente nel villaggio di al-Tayri, a 8 chilometri dal confine con Israele, mercoledì, quando è cominciato l’attacco alle 14:30. Khalil teneva il suo telefono fuori dal finestrino per filmare gli abitati demoliti quando è esplosa l’auto che le precedeva con il cugino di Faraj e un altro uomo, uccisi sul colpo. Le giornaliste allora hanno abbandonato la loro auto, per accovacciandosi sul ciglio della strada mentre un drone volava sulle loro teste. Circa mezz’ora dopo, un secondo colpo ha distrutto l'auto di Khalil a pochi metri dalle due donne.
🟠 “Non lasciarmi sola”
Faraj è riuscita sollevare la saracinesca di un negozio e le giornaliste vi si sono rifugiate.
"Amal strisciava, era stata ferita dall’esplosione dell’auto alle gambe e alla testa e sanguinava dal naso” ricorda Faraj parlando con difficoltà per il viso gonfio.
Al riparo, le giornaliste hanno video chiamato colleghi e parenti. Faraj racconta che “Khalil si è sforzata di fare una faccia coraggiosa per cercare di rassicurare la famiglia dicendo che stavamo bene”.
“Quando le ho detto che avevo bisogno di addormentarmi, Amal si è avvicinata e mi ha abbracciata e mi ha detto: 'Zeinab, non lasciarmi sola'. Allora mi sono resa conto che non stava affatto bene, il colore del suo viso era cambiato e ho pensato che dovesse avere emorragie interne".
Nel frattempo era iniziato un fitto scambio di contatti tra la Croce Rossa, l'esercito , la forza di pace delle Nazioni Unite e l’IDF per garantire un passaggio sicuro dei soccorsi alle giornaliste.
“Ero mezza addormentata quando avvertii il suono di un missile che cadeva, ha colpito il nostro edificio”.
Faraj è stata sbalzata fuori dal negozio dall'impatto, mentre Khalil è rimasta intrappolata sotto le macerie.
"Ero incosciente, ho creduto che mio padre fosse venuto a prendermi e ho iniziato a chiamarlo: 'Papà, sono qui, vieni ad aiutarmi'", racconta Faraj.
L'esercito israeliano ha poi aperto il fuoco sulla Croce Rossa. Solo quattro ore più tardi una squadra di soccorso è stata in grado di soccorrere Faraj e di recuperare i corpi dei due uomini uccisi dal primo attacco. Ma è stata attaccata e allontanata di nuovo. La stessa ambulanza che trasportava Faraj all’ospedale di Beirut è stata attaccata da un drone con granate stordenti.
Poco prima della mezzanotte, quando finalmente l'esercito libanese, la Croce Rossa e l’UNIFIL hanno ricevuto una autorizzazione formale dall’esercito occupante israeliano, il corpo di Khalil è stato estratto dalle macerie. Faraj crede che "se fossero arrivati da lei un po' prima, Amal sarebbe qui oggi".
Khalil, riportano Haaretz e l’Associated Press, già durante la guerra Israele-Hezbollah del 2024 riceveva messaggi minacciosi da un numero israeliano. L'esercito israeliano contattato da Haaretz non ha voluto commentare.
🟠 L’IDF apre la caccia da X
Pochi giorni prima della morte della giornalista, Avichay ❌Adraee🚩, portavoce dell'esercito israeliano, pubblica su X un video di Khalil che accarezza un gatto raccolto tra le macerie, Adraee la chiama “media-terrorista” scrivendo che la testata per cui lavora “parla a nome di Hezbollah, il diavolo". Era praticamente una dichiarazione di condanna a morte, il segnale che apriva la caccia alla giornalista.
Il Comitato internazionale per la protezione dei giornalisti, che parlò subito di “un chiaro incitamento all’odio, una vera e propria minaccia", oggi commenta: “Secondo il diritto umanitario internazionale, i giornalisti, in quanto civili, sono sempre protetti, in qualsiasi caso e circostanza durante lo svolgimento del proprio lavoro, da attacchi diretti e indiscriminati, indipendentemente dalle posizioni o dall'affiliazione politica dei loro media e non c’è una sola prova che ci dica che Khalil o Faraj abbiano direttamente partecipato alle ostilità militari tra Hezbollah e Israele”. Il Comitato ha chiesto una indagine internazionale per crimini di guerra. Richiesta ufficializzata dal primo ministro sunnita, il governo si rivolgerà alla CPI.
Amal era molto conosciuta e amata in tutto il Libano, il suo funerale ha visto una larga partecipazione di tutte le componenti sociali e religiose del paese.
🟠 Il “giornalisticidio”
Bint Jbeil, dove è morta la giornalista, è stata teatro di battaglie cruciali tra Israele e i combattenti di Hezbollah, è un luogo simbolico della resistenza: durante l'invasione del 2006 qui gli sciiti hanno respinto i tentativi di conquista israeliani.
L'assassinio di Amal Khalil ricorda quello della veterana corrispondente di Al Jazeera Shireen Abu Akleh🚩. Quattro anni fa, anche lei si trovava in un luogo simbolico della resistenza, Jenin, quando è stata colpita alla testa mentre cercava riparo dal fuoco israeliano insieme a un collega.
Dalla sua morte, oltre 250 giornalisti e operatori dei media sono stati uccisi, prevalentemente a Gaza. Molti di loro sono stati presi di mira mentre svolgevano il proprio lavoro, altri sono stati attaccati mentre erano a casa con le loro famiglie.
È il caso di Mohammed Abu Hatab🚩, ucciso insieme a ✔️11 membri della sua famiglia nel novembre 2023.
La persecuzione dei giornalisti palestinesi e libanesi è ben documentata, e l'uccisione di Khalil è l'ultimo episodio di una serie che ha reso questo conflitto sconfinato il più letale della storia per la stampa. Ma ciò che impressiona di questo primato sono le condizioni che lo hanno reso possibile.
❌L'impunità qui non è semplicemente un fallimento della giustizia a posteriori, ma una struttura di permissivismo che plasma ciò che i regimi credono di poter fare. Israele per primo percepisce che non esiste azione che gli costi il sostegno dei suoi alleati occidentali e ne trae conclusioni letali. La sua cifra è la sfrontatezza della sua violenza e questa è frutto dell'impunità. Questo regine non si preoccupa nemmeno più di mascherare le proprie azioni. Per la censura, i giornalisti vengono braccati e uccisi. E il mondo che afferma di dare valore alla libertà di stampa piangerà brevemente Amal, proprio come ha fatto con Shireen, per poi continuare a fornire la copertura che rende inevitabile il prossimo omicidio.
#Gaza #genocide #genocidio #Palestine #Palestina #warcrimes #sionismo #zionism #iof #idf #colonialism #sionisti #izrahell #israelterroriststate #invasion #israelcriminalstate #israelestatocriminale #massacri #deportazione #concentramento #AmalKhaled
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Di tutti gli artisti che si sono esibiti ne conosco solo due 😢
rainews.it/maratona/2026/05/co…
Conducono Arisa, BigMama e Pierpaolo Spollon. Chiusura con l'Orchestra della Notte della TarantaRedazione di Rainews (RaiNews)
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solidarietà a #SigfridoRanucci e al suo team di #ReportRAI3 sempre sotto assedio:
ilfattoquotidiano.it/2026/04/3…
L'azienda striglia il conduttore di "Report" per le sue dichiarazioni a "È sempre Cartabianca"Redazione Politica (Il Fatto Quotidiano)
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da leggere #AlessandroMantovani l'inviato del #FattoQuotidiano , che viaggia sulla #GlobalSumudFlotilla:
ilfattoquotidiano.it/in-edicol…
Leggi su Il Fatto Quotidiano l'articolo in edicola "Flotilla, l’assalto dei “pirati” di Netanyahu. 175 catturati vicino a Creta: “C’è il rischio che qualcuno venga trattenuto dagli israeliani”" pubblicato il 1 Maggio 2026 a firma di Alessandro Mantov…Alessandro Mantovani (Il Fatto Quotidiano)
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Buon #PrimoMaggio, cari lettori!
A tutti i lavoratori (senza distinzione) sfruttati, massacrati sul luogo di lavoro, nell'inazione delle istituzioni italiane
ilfattoquotidiano.it/2026/04/2…
Turni di 15 ore, insulti e schiaffi: così l'autotrasportatore è stato spinto al suicidio secondo l'accusaRedazione Giustizia (Il Fatto Quotidiano)
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Il nuovo post di universita-it: Come funziona la vita da studente in Irlanda?
Qui il post completo: universita.it/category/studiar…
Com’è la vita da studente in Irlanda tra costi, casa, spostamenti e abitudini quotidiane? Tutto quello che devi sapere prima di partireLuca Testa (Università.it)
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Prima le martellate alla statua di Cristo, adesso le botte alla suora, dai che forse qualche reazione europea arriva.
Vabbè radere al suolo città, affamare e uccidere decine di migliaia di persone ma qui si esagera...
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Panormus likes this.
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Quando riusciremo a fare qualcosa di onesto intellettualmente in Italia?
Beh, onestamente, finché non passerà questo governo imbarazzante anche per i bassissimi standard della politica italiana, non nutrirei grandi speranze, eh... 😅
Nel Mediterraneo esistono emissioni naturali di gas dai fondali 🌊
A Panarea sono intense e ricche di CO₂ di origine vulcanica. Nel Golfo di Trieste, invece, sono più deboli ma dominate dal metano prodotto nei sedimenti.
Nell’ambito del progetto MEFISTO, coordinato dall’OGS con la collaborazione di INGV, sono state studiate l’area idrotermale di Panarea, nelle Eolie, e il Golfo di Trieste.
MEFISTO indaga le emissioni di metano dai vulcani sottomarini e dai sistemi idrotermali nel Mediterraneo per comprenderne il ruolo cruciale nel cambiamento climaticoteam INGVambiente (INGVambiente)
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PowerToys 0.99: Grab And Move, Power Display e miglioramenti a Command Palette
#tech
spcnet.it/powertoys-0-99-grab-…
@informatica
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18 estensioni browser AI come RAT e Spyware: Unit 42 smonta la facciata dei tool GenAI per la produttività
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/18-est…
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Buon #1maggio a tutti*! 🛠️💪🏽
In occasione della #FestaDeiLavoratori, ricondividiamo questo articolo che ripensa lo #SfruttamentoLavorativo oltre la narrazione della “moderna schiavitù”, che riduce il fenomeno all'individuo. Attraverso il concetto di regime di controllo del lavoro, evidenzia una coercizione più ampia, prodotta da una pluralità di processi, per ripensare in modo più efficace le strategie di contrasto.
⬇In #OpenAccess qui: riviste.unimi.it/index.php/soc…
This paper argues for a reconceptualisation of gangmastering and labour exploitation that differs from the dominant narrative inspired by the “modern slavery” paradigm, which narrows the focus on the intersubjective victim-perpetrator relationship of…riviste.unimi.it
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#music #musica #ObscuredByClouds #PinkFloyd
Profitez des vidéos et de la musique que vous aimez, mettez en ligne des contenus originaux, et partagez-les avec vos amis, vos proches et le monde entier.naskivik (YouTube)
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[/td][/tr][/table][/td][/tr][/table][/td][/tr][/table]
| [table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td]InSalaZa 2026 INCONTRI IN BIBLIOTECA Martedì 5 maggio – Ore 17:30 Presentazione del libro Veguastampa fabbrica occupata (1969–1972). Memorie e testimonianze di Berardino Nisii (Edizioni Nuova Prhomos, Città di Castello, 2026) Intervengono: Berardino Nisii autore del libro ed ex operaio della Veguastampa Riccardo Catini ex operaio della Veguastampa e componente del Comitato di agitazione Alexander Höbel storico e ricercatore Gino Melis ex operaio della Veguastampa e componente del Comitato di agitazione Giulia Zitelli Conti docente di Storia Orale Università Roma Tre Paola Scarnati fondatrice dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico introduce e modera Roberta Tucci – antropologa AAMOD – Sala Zavattini Via Ostiense 106 – Roma Ingresso libero |
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| [table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td]Si terrà martedì 5 maggio 2026 alle ore 17:30, presso la Sala Zavattini dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD), la presentazione del volume Veguastampa fabbrica occupata (1969–1972). Memorie e testimonianze di Berardino Nisii (Edizioni Nuova Prhomos, Città di Castello, 2026). L’iniziativa si inserisce nell’ambito del ciclo “InSalaZa”, promosso dall’AAMOD in collaborazione con la Biblioteca di cinema e storia Ėsfir’ Šub. Il libro ripercorre, attraverso una ricca e articolata documentazione archivistica, la vicenda dell’occupazione della tipografia Veguastampa di Pomezia, portata avanti dalle maestranze contro la dismissione dello stabilimento e in difesa dei diritti sindacali. Un’esperienza di lotta lunga e significativa, durata tre anni, dal novembre 1969 all’inizio del 1972, che rappresenta una pagina importante della storia del movimento operaio italiano. Autore del volume è Berardino Nisii, protagonista diretto di quella vicenda: entrato giovanissimo in fabbrica, prese parte all’occupazione e nel corso degli anni ha conservato un ampio patrimonio di materiali – volantini, ritagli di giornale, documenti sindacali, comunicati – con l’intento di preservarne la memoria. Il libro restituisce così non solo la cronaca degli eventi, ma anche il clima umano e politico di quei mesi, segnati da momenti di grande intensità dentro e fuori la fabbrica, e dalla solidarietà diffusa che sostenne la lotta degli operai. L’opera si inserisce nel filone della storiografia dal basso, dando voce a protagonisti spesso rimasti ai margini delle narrazioni ufficiali. Attraverso uno stile chiaro e attento alle fonti, Nisii intreccia dimensione individuale e collettiva, offrendo uno sguardo partecipe e documentato su un’esperienza capace di illuminare processi storici più ampi. L’incontro sarà introdotto e moderato dall’antropologa Roberta Tucci e vedrà la partecipazione dell’autore Berardino Nisii, ex operaio della Veguastampa, insieme a Riccardo Catini e Gino Melis, anch’essi ex operai dello stabilimento e compo L’ingresso è libero fino a esaurimento posti |
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| [table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td]ARCHIVIO AUDIOVISIVO DEL MOVIMENTO OPERAIO E DEMOCRATICO ETS +39 06 57305447 – eventi Sito web: aamod.it |
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LA FLOTILLA è STATA ATTACCATA!
MOBILITAZIONE PERMANENTE IN TUTTA ITALIA
2 di 2
#APARTHEID #PALESTINA #osservatoriorepressione #PALESTINALIBERA #DismantleApartheidIsrael #banchecomplici #BDSitalia #IMPUNITA #criminidiguerra #blocktheboat #MilitaryEmbargo #genocidiogaza
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Chiusure storiche
@giornalismo - Tiscali News ha chiuso, così come la Libero Community
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Ora la procura di Roma indaga anche per tortura per quanto accaduto agli attivisti della Flotilla
https://www.ilpost.it/2026/04/15/global-sumud-flotilla-inchiesta-tortura/?utm_source=flipboard&utm_medium=activitypub
Pubblicato su News @news-ilPost
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Max - Poliverso 🇪🇺🇮🇹 likes this.
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Alla #Biennale di #Venezia è in atto una vergognosa censura.
Ma nessuno protesta, perché tra un escamotage e l'altro il governo russo è finalmente riuscito a riprendersi lo spazio. Ho scritto il GOVERNO perché la CULTURA russa è la vittima della censura del suo governo ANCHE in Italia.
Nel 2022 il padiglione fu chiuso non perché sottoposto a sanzioni ma per protesta degli artisti russi contro la guerra.
Quest'anno le Pussy Riot avevano proposto un padiglione dell'arte dissidente, dedicato agli artisti in carcere.
Niente da fare. La Russia vuole promuoversi al mondo con la faccia delle sue colonie: Argentina (dove aveva sede la Wagner), Brasile, Messico, Mali, Buriazia. Che non sembri strano quindi vedere africani, asiatici e latini in uniforme russa partire all'assalto in #Ucraina.
E la "cultura russa"?
SEGUE>>
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La cultura russa, quella di governo, ispirata ovviamente ai "valori tradizionali", viene rappresentata dal gruppo folkloristico (in tutti i sensi) Toloka (ТОЛОКА). Se cercate su google "толока россия 1" troverete come primo risultato una eloquente video-reaction dal titolo "ЭТО ПОЛНЫЙ ТРЕШ!" (eto polnyj tresh) che possiamo tradurre con "PURA SPAZZATURA".
Ma intanto sono tra i pochi artisti disposti a benedire i carri armati che vanno in Ucraina...
youtube.com/watch?v=ZB7DXmq_6r…
Profitez des vidéos et de la musique que vous aimez, mettez en ligne des contenus originaux, et partagez-les avec vos amis, vos proches et le monde entier.Карина Жарова (YouTube)
Nel 2024 la Russia aveva ceduto alla #Bolovia il suo padiglione. Anche in quel caso un'azione di promozione politica. A rappresentarle avrebbe dovuto esserci Inés Fontenla, che di fatto venne esclusa perché considerata troppo "pacifista".
Qui ripercorre la sua esperienza e solo come una autentica (perché libera) artista può fare, parla del rapporto tra arte e politica e la vicenda del padiglione russo nell'edizione 2026
artribune.com/arte-contemporan…
L’artista Inés Fontenla ripercorre la vicenda del padiglione della Bolivia negli spazi della Russia alla Biennale Arte di VeneziaInes Fontenla (Artribune)
"#Palantir e i suoi alleati - nonostante le retoriche su crescita e benessere - non stanno progettando il futuro per l'umanità, stanno piuttosto recintando il presente per trasformarci da cittadini a utenti da cui estrarre valore."
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LAPSUS$ colpisce Checkmarx: 95 GB di codice sorgente su dark web e la supply chain dei tool di sicurezza nel mirino
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/__tras…
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Buongiorno.
Mentre lo aggiornavo, ho involontariamente rimosso il quinto elenco dei #consiglidifollow, suddivisi per argomento.
Non è un elenco esaustivo: condivido gli account che mi è capitato d'incontrare per caso e che mi piacciono.
Riecco dunque il
@404mediaco
@albertoefabio
@AgenziaAnsa
@Agenzia_Italia
@Argo
@arstechnica
@BBCNews
@Bellingcat
@bolts
@cinema_serietv
@GQItalia
@domani
@EuronewsCulture
@euronews
@Flipboard
@forbes
@Free_Press
@futuroprossimo
@gazzettadelcadavere
@globalistIT
@goodnewsrobot
@ilmitteberlino
@ilPost
@IlSole24Ore
@informatica
@italia-ilPost
@KnowableMag
@LaStampa
@liberoreporter
@MOI
@n_margiotta
@news
@newyorktimes
@nordicnews
@OpenGiornale
@pirati
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@pressenza_italia
@privacypost
@ProPublica
@quotidianopiem
@rsiinfo
@science-news-theverge
@sciencefocus
@SkyTG24
@TheConversationUS
@theverge
@time
@USAToday
@valigiablu
@verge
@WIRED
@WiredItalia
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Mini Shai-Hulud: TeamPCP compromette i pacchetti npm ufficiali di SAP in un attacco supply chain enterprise
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/mini-s…
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Trames Venenosus
Unknown parent • • •Sai benissimo, @elettrona, che una vera ricerca globale degli hashtag nel Fediverso richiederebbe una struttura contraria alla filosofia su cui si basa il suo funzionamento.
Hai una conoscenza tecnica molto superiore alla mia; la mia basa le proprie conclusioni sull'intuito e vale forse per chi si trovi in istanze di dimensioni simili alla nostra o più grandi.
Non intendevo convincerti a non usare le community, solo appena accennare ai motivi per cui io personalmente abbia deciso di non usarle più.
Come promesso, in futuro metterò giù qualche riflessione su come si comportino gli hashtag nel Fediverso, così farò altre affermazioni discutibili e ci divertiremo a dialogare su quelli che tu chiami limiti e io, forse sbagliando, chiamo punti di forza.
Oblomov
Unknown parent • • •Trames Venenosus
in reply to Oblomov • • •@oblomov La mia idea è che, se vuoi a tutti i costi riprodurre certe caratteristiche, allora stai sbagliando la scelta del social in cui stare.
@elettrona @snow
Oblomov
in reply to Trames Venenosus • • •Trames Venenosus
Unknown parent • • •Trames Venenosus
Unknown parent • • •Ti do perfettamente ragione. Tuttavia:
Trames Venenosus
Unknown parent • • •@elettrona
Esatto.
Non sono d'accordo. Mi dispiace ripetermi, ma la mia opinione, che ho già espresso, è che, in un server delle dimensioni di quello in cui ci troviamo e in una situazione come quella delle istanze in lingua italiana, la differenza dalle community sia trascurabile. È un'opinione basata su deduzioni solo intuitive, per cui eviterò di essere perentorio e rifuggirò inorridito ogni tentazione di convincerti.
@oblomov @snow
Oblomov
Unknown parent • • •Trames Venenosus reshared this.
Trames Venenosus
in reply to Oblomov • • •@oblomov Il canto delle sirene è irresistibile anche nel Fediverso, per questo vediamo certe tendenze piuttosto che altre.
@elettrona @snow
Oblomov
in reply to Oblomov • • •Trames Venenosus
in reply to Oblomov • • •@oblomov Il metodo indirizzo.istanza/tags/nomeDelTag purtroppo non dà solo le occorrenze dell'istanza stessa ma tutte quelle che l'istanza vede al momento dell'interrogazione.
@elettrona @snow
Oblomov
in reply to Trames Venenosus • • •Oblomov
Unknown parent • • •Oblomov
Unknown parent • • •@elettrona @snow
qui però stiamo coprendo problemi molto diversi tra loro: (1) come fanno le istanze “minori” o piú in generale isolae a farsi “conoscere” (2) i tag come struttura gerarchica, e (3) la ricerca degli account (che è un problema separato dalla questione dei tag, anche se con alcune similitudini).
Comunque nessuna di questa ha bisogno della centralizzazione di un servizio per essere risolto.
(Scusa il thread lungo che segue ma sono su un'istanza con i soliti limiti)
0/n
Oblomov
in reply to Oblomov • • •@elettrona @snow
1/n (1) il problema di come fanno le istanze minori/isolate a farsi conoscere finora si è posto poco perché l'uso principale del protocollo è stato per microblogging, e generalmente chi si iscrive sul fediverso su una istanza singola non ci arriva “da zero” ma comunque con già una rete di contatti da cui “nascono” le prime connessioni (es quando finalmente io avrò la mia instanza personale, mi porterò tutti i contatti che ho sviluppato finora).
Oblomov
in reply to Oblomov • • •@elettrona @snow
2/n
ovviamente per un WordPress questo è piú un problema, perché chiaramente un account WordPress generalmente non _segue_ nessuno, è solo seguíto, e quindi non andrà a “cercare” altri e quindi (reciprocamente) a farsi conoscere; al momento gli unici modi che esistono per sapere che un blog WP è federato è
o l'annuncio da parte del blogger, che ha già un account nel fediverso, o, piú raramente l'uso di qualche strumento “laterale” come StreetPass.
Oblomov
in reply to Oblomov • • •@elettrona @snow
3/n
Questo è obiettivamente un problema, per il quale una soluzione provvisoria è che quando Elena Brescacin fa il blog al pollivendolo poi lo annuncia anche sul fediverso 😉 (scherzi a parte, so che funziona per esperienza personale: ho aiuto un blog di informazione di amici ad entrare nel Fediverso ed ovviamente io sono stato il primo a seguirlo da qui, ma so che col tempo hanno raccolto altra gente).
Oblomov
in reply to Oblomov • • •@elettrona @snow
4/n
una soluzione migliore (ma da sviluppare) sarebbe un meccanismo per cui le istanze potessero annunciare la loro esistenza ad una manciata di istanze iniziali (configurabili) da cui l'informazione si potrebbe propagare sempre con un meccanismo tipo DHT non dissimile da quello che avevo inizialmente proposto per i tag.
(2) Il problema dei tag gerarchici a mio parere non ha una vera soluzione, ma perché il problema è di tipo linguistico/sociale prima che tecnico.
Oblomov
in reply to Oblomov • • •@elettrona @snow
5/n in questo senso piú che ad una soluzione tecnica mirerei ad una soluzione di tipo “contenutistico-educativa”: sta all'autore del blog dell'allevatore (lui stesso, o suo nipote social media manager) di mettere tutti i tag rilevanti.
Penso che questo sia essenziale perché non è detto che tutti usino un tag nello stesso contesto, e chi va a cercarsi foto di cavalli gloriosamente scorrazzanti potrebbe non gradire foto di polpette dalle macellerie di via del Plebiscito.
Oblomov
in reply to Oblomov • • •@elettrona @snow
6/6 per finire, la questione account è simile a quella degli hashtag, e si potrebbe risolvere anche qui con una DHT, senza bisogno di motori esterni, ma con una semantica diversa (ricerca per nome, handle, descrizione profilo, tag profilo).
Un problema a parte è quella delle discrepanze tra diverse piattaforme (PixelFed vs Mastodon), ma questo metirerebbe un discorso *ancora* piú lungo 😉
Oblomov
Unknown parent • • •Trames Venenosus
Unknown parent • • •@elettrona Grazie per avere compreso e accettato lo spirito di questi post che vorrei scrivere con cadenza irregolare: vale sempre la pena di discutere...
...facendo attenzione a non coinvolgere community con moderatori impressionabili.
@oblomov @snow
Domenico
in reply to Trames Venenosus • • •