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Qualcuno sa se ci sono #problemi di #server per #noblogs . org, oggi? Il mio #sito differx gira e gira ma non si aggiorna.

#noblogsorg #autisticiinventati #siti

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dal 10 luglio a roma, all’accademia di san luca: living! julian beck pittore


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#AccademiaDiSanLuca #art #arte #dipinti #JulianBeck #living #LivingTheatre #pittura

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Nonostante ci fosse una maggioranza di europarlamentari che ha votato contro, oggi è stata emendata la proposta per Chat Control.

Internet è sempre meno sicuro.

In Italia ci sono molti che non ne hanno capito la sostanza

dariofadda.it/blog/post.php?sl…

#StopChatcontrol
@politica

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È possibile essere più fascisti di Vannacci? Popolari e parte dei socialisti europei ci sono riusciti. La democrazia dell'Unione europea è, peraltro, una democrazia finta, con un parlamento che si chiama parlamento ma non ha potere di iniziativa legislativa.


Il dettaglio italiano della votazione odierna sulla Proposta di rifiuto di Chat Control.

Dovremo ricordarci sempre di tutte le persone che ci rappresentano a favore di questa porcheria (quindi contrarie al rifiuto)

dariofadda.it/chat-control/202…

#stopchatcontrol


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Proposta killer della UE sui diritti del lavoro
pressenza.com/it/2026/07/propo…
Un recente rapporto dell’ETUI, il Centro Studi della Confederazione Europea dei Sindacati, ha lanciato un sonoro allarme su una proposta presentata il 18 marzo a Bruxelles e in discussione nel silenzio generale. Si chiama “28esimo regime” e rappresenta uno degli…
Redazione Italia
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Il dettaglio italiano della votazione odierna sulla Proposta di rifiuto di Chat Control.

Dovremo ricordarci sempre di tutte le persone che ci rappresentano a favore di questa porcheria (quindi contrarie al rifiuto)

dariofadda.it/chat-control/202…

#stopchatcontrol

in reply to N_{Dario Fadda}

È online il progetto italiano di protesta civica digitale stopchatcontrol.it - documentazione ufficiale e percezione del pericolo per informare, informarsi come cittadino e votare consapevolmente quando servirà.

Seguiamo tutte le tappe perché l’attività non è terminata con queste proroga “ordinaria” c’è ancora tanto da combattere e la partita è ancora lunga anche per il ChatControl2.0.

Nella sezione Partecipa, ho messo a disposizione anche un forum per eventuali discussioni

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Chat Control 1.0 has passed, a shameful affair, literally every scientist or expert can explain why this is a bad idea. The next step is clear , everybody should move to E2EE applications where possible. Also check if the provider uses opensource, is transparant.
#chatcontrol #eu #privacy
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#ChatControl 1.0 HAS PASSED - despite a majority voting against it (314:276) 🚨

After the EU parliament has rejected it TWICE in the past, it has been pushed as an urgent procedure for a new plenary vote. The EU has simply continued to put the vote on the agenda to get the outcome they've wanted since the start.

This is not democratic‼️

📸 Roberta Metsola (EPP) who revived Chat Control 1.0 shaking hands with Mark Zuckerberg. Taken from EP_President posted May 27, 2026 on X.

in reply to Tuta

This is only the first step #Europe needs to stifle its own citizens!

After losing your right of free speech by basically implementing #chatcontrol people will not feel open to speak freely online #observereffect

Then they will implement a thing called #prebunking and actively start #censorship your chats, or #shadowban your conversation without you knowing.

They will implemend a #cbdc #euro and follow every monetary transaction, they will map your entire life!

When you become a problem to #Europe #dictatorship they can freeze all your assets *without* a legal court order, under the council regulation (EU) 2024/2642 ( October 8 2024) ask former retired Swiss colonel #JacquesBaud

You're unable to chat, unable to travel, unable to afford housing, unable to buy food.

They can basically erase your excistence from society with a click of a button!

You will own nothing and be happy!
#KlausSchwab #wef

Questa voce è stata modificata (2 giorni fa)
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In queste ore non stiamo vivendo un bel momento per i diritti civili, Internet e le libertà digitali.

Spero di sbagliarmi

#StopChatControl

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❗ Sul mio sito ho esposto una dashboard che evidenzia i risultati della votazione del 7 luglio 2026 in parlamento europeo sul tema #ChatControl.

Un tema che tocca profondamente le libertà digitali e distorce il senso di esistenza di Internet, per tante ragioni e nessuna di queste serve per combattere la pedo-pornografia.

Ecco come è andata per i partiti italiani sul tema Chat Control

Qui la dashboard completa:

dariofadda.it/chat-control/202…

#StopChatControl

in reply to alephoto85

@alephoto85 Perchè il sito fightchatcontrol.eu/ non fa una estrazione dei dati da ogni votazione, esprime solo l'intenzione del singolo.

Quest'analisi riprende invece i dati della votazione del 7 luglio e l'intenzione e di ripeterla anche per quella che avverrà oggi

Oblomov reshared this.

in reply to Oblomov

puoi vedere tutto sia sul sito di @nuke che sul sito fightchatcontrol.eu/ (qui trovi anche i dati degli altri paesi, non solo italianз).
Questa voce è stata modificata (4 giorni fa)
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Sapienza lancia doppie lauree in Palestina con Bethlehem e Al-Quds: nuovi percorsi per gli studenti

@scuola

corriereuniv.it/sapienza-doppi…

Il Senato Accademico approva la proposta di Academic Framework Agreement con il sostegno filantropico di Khair Inc.: alta formazione, infrastrutture accademiche e diplomazia scientifica perle nuove generazioni

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📢 La prima edizione italiana del DevConf si è conclusa!

Se volete visionare alcuni scatti fotografici di entrambe le giornate, potete farlo al link sottostante.

Ringraziamo:

❤️ L'Università di Pavia per la location
❤️ l'ostello UniHo per la convenzione
❤️ gli sponsor tutti
❤️ i relatori presenti

per averci permesso di creare qualcosa di unico!

pixelfed.uno/c/980743000520435…

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La povera Félicette, l'unica gatta nello spazio


È solo una delle tante gatte randagie di Parigi quando viene catturata e venduta al centro di ricerche di medicina aeronautica, ma il suo destino è diverso da quello di tutte le altre. Non finirà in un laboratorio, ma dove nessun altro gatto è stato prima o dopo di lei. È Félicette, l’unica gatta ad aver viaggiato nello spazio.

Siamo all’inizio degli anni Sessanta. Il programma missilistico francese Véronique, lontanamente derivato dai razzi tedeschi V-2 della seconda guerra mondiale, viene applicato alle ricerche biologiche. Nel 1961 il Paese di De Gaulle diventa il terzo al mondo a inviare animali oltre la linea di Kármán con il ratto Hector, seguito da altri animali della stessa specie. Il programma decide poi di passare a un mammifero più grande e la scelta ricade sul gatto, sia perché la neurofisiologia felina è ben documentata in letteratura, sia perché la ridotta capacità di carico impedisce di passare ad animali più grandi.

Nel 1963 il centro di medicina aeronautica di Parigi acquista quattordici gatte femmine, scelte per il temperamento più tranquillo. Gli animali non ricevono alcun nome, soltanto delle sigle, per evitare che il personale si affezioni a loro. Vengono sottoposti a una dura serie di prove che comprende centrifuga per le forti accelerazioni, sedia a tre assi, esposizione a rumori di lancio simulati, prove di confinamento nel contenitore e di tolleranza al telo di contenzione. Ogni gatta subisce l'impianto chirurgico permanente di elettrodi nel cranio per misurare l'attività neurologica.

Il 17 ottobre 1963 viene scelta per il lancio una piccola gatta bianca e nera di due chili e mezzo, sigla C341, selezionata per la calma e la massa ridotta, con una candidata di riserva pronta a sostituirla in caso di necessità. Nove elettrodi le sono stati impiantati nel cranio, mentre altri sono fissati al corpo per monitorare l'attività cardiaca e due microfoni ne sorvegliano la respirazione.

Il volo avviene il giorno successivo dalla base di Hammaguir, nell’Algeria che da appena un anno è diventata indipendente. Durante l’ascesa la gatta subisce un’accelerazione di 9,5 g, più del doppio di quella sperimentata dagli astronauti del programma Apollo. La traiettoria supera i 150 km, ampiamente al di sopra del confine convenzionale con lo spazio, posto a 100 km di quota. Il volo dura meno di un quarto d’ora e poco dopo la gatta viene recuperata viva e illesa. Soltanto dopo il successo della missione la stampa, scambiandola per un maschio, la battezza “Félix”, come il famoso gatto bianco e nero dei cartoni animati. Il suo nome verrà poi corretto con la versione femminile.

Qui inizia la parte peggiore del racconto. Due mesi dopo il volo Félicette viene soppressa per studiarne il cervello. Una crudeltà inutile, perché i risultati scientifici si rivelano molto inferiori al previsto. Sei giorni più tardi viene lanciata una seconda gatta, rimasta anonima, che però muore a causa di una traiettoria errata. Non sono più fortunate le altre gatte del programma, che vengono soppresse, tranne una, adottata con il nome di Scoubidou come mascotte del laboratorio.

Quella di Félicette non è una delle pagine più gloriose nella storia dello spazio e infatti rimane pressoché dimenticata per più di mezzo secolo: soltanto nel 2017 il pubblicitario londinese Matthew Serge Guy la scopre e lancia una campagna Kickstarter intitolata "Una statua per Félicette". L'iniziativa raccoglie circa 40.000 sterline e la scultrice Gill Parker realizza una statua in bronzo alta circa un metro e settanta centimetri che raffigura Félicette seduta sul globo terrestre, con lo sguardo rivolto verso il cielo. Dopo varie difficoltà nel trovare una collocazione permanente, la statua viene infine inaugurata nel dicembre 2019 presso l'International Space University, nei pressi di Strasburgo, dove si trova ancora oggi.

@astronomia


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oggi, 9 luglio, a roma, in camera verde: presentazione di “capo horn”, di vincenzo ostuni


installazione sonora - presentazione di 'capo horn' - sezione del 'faldone', di vincenzo ostuni - 9 lug 2026 la camera verde
cliccare per ingrandire

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#AndreaSemerano #audio #CameraVerde #CapoHorn #Faldone #Gians #GiovanniAndreaSemerano #installazioneSonora #laCameraVerde #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #VincenzoOstuni

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🚨 URGENTE

L'ultima edizione di #NINAsec arriva come Call to Action, perchè oggi si vota il Chat Control.

La situazione è grave per tutti i diritti di libertà di Internet, facciamo in modo che non si trasformi in un pericoloso sistema di controllo
ninasec.substack.com/p/lultimo…

@politica

Questa voce è stata modificata (5 giorni fa)
in reply to N_{Dario Fadda}

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Ecco come è andata per i partiti italiani sul tema Chat Control

Qui la dashboard completa:
dariofadda.it/chat-control/202…

#stopchatcontrol

Questa voce è stata modificata (4 giorni fa)
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☕ CYBERBRIEFING — Giovedì 9 luglio 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
ilpuntocyber.rfeed.it/article.…

#newsletter #cybersecurity
@informatica

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Avevo un po' di roba in canna e in 'sti giorni mi son deciso a riprendere qualche bozza. Fediverso e moderazione, via, olé!

cantina.ragnate.la/la-moderazi…


La moderazione sul Fediverso


Argomento leggero, carino e coccoloso che fa seguito a un post altrettanto leggero. Regà, di 'sti tempi va così, va bene? Accolliamocelo.

Comunque, dicevo, moderazione sul Fediverso. L'altro giorno nella timeline di Phanpy (best client per Mastodon raga, Cape ti voglio molto bene) mi son trovato "back to back" due toot un po'... contrastanti. Uno veniva da Livello Segreto e chiedeva per favore di nascondere i toot politici sotto CW (Content Warning, tipo spoiler così da evitare che chi non volesse non ne vedesse il contenuto) e l'altro (di un'altra istanza) che si lamentava di gente che usa il CW anche per pubblicare foto di cibo.

Ora, se c’è una delle caratteristiche che ci distinguono (noi di Livello Segreto intendo) da altre istanze nel panorama di Mastodon/Fediverso, è la nostra "linea editoriale" (madonna no, che schifo detta così) rigida sui Content Warning (CW).

E ha senso parlarne un attimo ogni tanto.

Intanto, non giriamoci intorno e diciamolo: su Livello Segreto siamo rompiscatole su 'sta cosa: se un toot tocca la politica, la cronaca nera, le guerre o le catastrofi assortite, pretendiamo che venga coperto e facciamo periodi (specialmente in concomitanza dell'arrivo di numerose persone o di avvenimenti particolarmente "tosti") dove la moderazione risponde a raffica con una sorta di copia/incolla del "have you tried PUTTING THAT THING UNDER CW?".
Vabbeh non così cattivi, ma il senso è quello.

Ogni tanto però arriva puntuale come un orologio svizzero il discorso del "Eh, ma tutto è politica!" / "Coprire la realtà è censura" / "Facile lavarsi le mani di ciò che succede per stare nella vostra bolla!" (e variazioni sul tema, tra cui non ricordo chi agli inizi mi aveva pure dato del filorusso: capolavoro).

Il paradosso del "Tutto è politica"


Smontiamo subito l'equivoco ed esplicitiamo l'ovvio qualora ce ne fosse in qualche modo bisogno: sì, tutto è politica. È politica decidere dove (e cosa) mangiare, è politica decidere di usare software libero, è politica fare self-hosting, è politica scegliere che lavoro fare, è politica scegliere come usare il proprio tempo, è politica decidere se guardare o meno quel film di cui chiunque parla, ma con dentro un attore condannato per cose grottesche.

Tutto è politica: grazie Osho per il tuo contributo fondamentale a questa discussione.

Il problema vero (ed è qui che la discussione si fa spigolosa, ma anche più interessante) è che nei social network tradizionali, quelli commerciali da cui molti di noi stanno scappando per preservare un briciolo di salute mentale, la tragedia è diventata il core business. Esattamente come per i telegiornali, le news e quasi qualunque cosa ci circonda, pure i discorsi al bar.

Gli algoritmi di Meta o X non ti sbattono in faccia l'orrore di una guerra o l'ennesimo fatto di cronaca nera per renderti una creatura migliore, consapevole o informato di tutto ciò che succede attorno a te. Lo fanno perché l’indignazione genera engagement. E pure questa è una banalità, ma una banalità che ha molto senso aver presente quando si tratta di questo argomento: la rabbia ti tiene incollato allo schermo e ti costringe a fare doomscrolling compulsivo con il fegato marcio mentre loro monetizzano la tua disperazione.

Ma vabbeh non stiamo parlando di questo e pure questo è un comportamento che anche i sassi conoscono, IL PUNTO È siamo talmente abituati a quella cosa che ora (specialmente su X) l'assenza di qualunque tipo di controllo di contenuto viene visto come l'esaltazione del free speech e Elon Musk come paladino della libertà.

Dai, su.

Trasportare questa dinamica speculativa (concentrata principalmente solo su attenzione, engagement e "gamification" del "ho preso un botto di like sono un capolavoro") all'interno del Fediverso, convinti che trasformare la timeline pubblica in un bollettino di guerra continuo sia "attivismo puro", è una stronzata di proporzioni galattiche. E pensare che trasportare quel concetto di "libertà" sul Fediverso senza la dinamica tossica sia possibile è, a mio avviso, qualcosa da cui siamo ancora molto, molto, molto lontani.

È cambiato il protocollo, ma la testa (finché non ci si ripulisce per bene da alcune meccaniche) rimane schiava dello stesso identico meccanismo di dipendenza.

Nascondere un post dietro un CW non significa dire "questa cosa non esiste", significa dire: "Ti restituisco l'intenzionalità e il controllo della tua attenzione". Come si dice sempre con Cape e Vi: il CW è una forma di consenso.

E se non la si capisce in questo modo, c'è davvero poco altro che secondo me possa spiegarlo a dovere.

Empatia


In tutto questo discorso c'è poi un'ipocrisia di fondo in chi pretende che l'internet sia uno specchio costante della sofferenza umana (perché queste persone sono anche quelle convinte che vivere sia sofferenza, ma questo è un discorso troppo generico e mi sto mettendo a fare quello che giudica quindi NO SPE FAMO UN PASSO INDIETRO).

L'idea che l'empatia sia una risorsa infinita e sempre disponibile è una vaccata. L'empatia è un muscolo ed esattamente come tutti i muscoli se lo carichi con un peso spropositato 24 ore su 24 senza un briciolo di recupero, alla fine si spiezza in due.

'sta cosa ha pure un nome tra l'altro: compassion fatigue.

A forza di subire passivamente immagini di disastri infiniti alternati ai meme scemi del giorno e a quel che sta facendo l'amico dall'altra parte del globo, il cervello si difende come può: si anestetizza. Diventiamo più freddi, cinici e indifferenti. E non perché ci stiamo tappando le orecchie da quel che succede fuori, ma perché bombardandoci costantemente di eventi drammatici si finisce per non riuscire più a provare empatia verso di essi.

QUINDI.

Quindi tracciare dei confini non è un atto di censura o di isolamento nella propria bolla, ma l'unico modo rimasto per allenare e proteggere la propria empatia (e pure la propria sanità mentale che secondo me è strettamente collegata).

Quando decidi di cliccare sul bottoncino "mostra", lo fai perché in quel momento hai le risorse mentali ed emotive per accogliere quella notizia, comprenderla e non per subirla passivamente. Quando non lo fai, non stai nascondendo la sabbia da ciò che accade attorno a te, ma stai tutelando la tua salute per evitare che la notizia che leggerai rientri nell'ennesimo secchio di cose a cui ti sei abituato e anestetizzato.

Insomma, mettete 'sto CW e allenate 'sto muscolo che ce n'è sempre tanto bisogno.


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Assunzioni docenti e immissioni in ruolo 2026-2027: le novità

@scuola

corriereuniv.it/assunzioni-doc…

Nonostante i progressi registrati nell’ultimo anno scolastico, il ricorso ai contratti a termine continua a rappresentare uno dei principali punti deboli del sistema di istruzione italiano. All’inizio delle lezioni dello scorso

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Venisti spuntando dalla notte
E recavi in mano fiori,
Ora uscirai dalla folla confusa,
da un tumulto di frasi che ti riguardano.

Io che ti ho visto
Tra le cose primarie,
Mi adirai quando sentii il tuo nome
Pronunciato in luoghi comuni.
Avrei voluto che le onde fredde
Scorressero sulla mia testa,
Che il mondo inaridisse
Come foglia morta, o come
Una bacca di dente di leone,
e fosse spazzato via
Per poterti ritrovare
Sola.

#ezrapound
#francesca
#nome
#francescawoodman

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#fediChiedi di #arte e #letteratura
Esiste in italiano un termine o un'espressione che indichi tutte le forme artistiche che raccontano una storia, indipendentemente dalla loro forma? (Quindi mettendo insieme la narrativa nel senso letterario, teatro, film, fumetto etc)
Potrei dire “narrativa in senso lato” ma bleah.
in reply to Oblomov

Dipende da qual è il contesto. Se per esempio tu insegni a strutturare storie, indipendentemente dalla forma letteraria o teatrale o disegnata ecc che assumeranno, in genere dici che insegni sceneggiatura. Ma "sceneggiatura" in qualsiasi altro contesto significa un'altra cosa.

Altrimenti puoi dire "narrazione", come giustamente propone @kappazeta

Una volta si usava "affabulazione" (treccani.it/vocabolario/affabu…) ma se sei d'accordo direi che suona un po' affettato, e poi >

Oblomov reshared this.

in reply to Andrea Sciuto

@kappazeta
> anche quello negli ultimi tempi ha assunto un altro significato, meno tecnico.

Ormai tutti i vocabolari anche italiani comunque accolgono la voce "storytelling", che però rispetto a quello che chiedi non ha la limitazione riferita a "forme artistiche" (nel senso che posso organizzare in forma di storytelling anche narrazioni che non hanno un intento artistico, qualunque cosa ciò significhi).

Oblomov reshared this.

in reply to Andrea Sciuto

@andrsci grazie. Il contesto sarebbe l'applicabilità del test di Bechdel.
Curiosità: la WP inglese parla di «in film and other fiction» mentre quella italiana dice «opere di finzione» (credo che qui la differenza delle due versioni sia dovuto al fatto che la WP EN evidenzia il campo originario e quella IT no).

E si, «opere di finzione» risponde alla mia domanda ma non mi piace nemmeno

cc @kappazeta @zeppe @NicholasLaney

in reply to pepsy

@pepsy aggiungevo la specifica perché @zeppe aveva sollevato il punto secondo cui le narrazioni potrebbero includere anche articoli di cronaca, documentari e biografie... quindi forse volevo scrivere "narrazioni di finzione"...XD secondo me narrazioni/opere di finzione rimangono le espressioni migliori. @oblomov @andrsci @NicholasLaney
in reply to Oblomov

Sensitive content

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Quando alcuni esperti affermano che le mascherine non funzionano
Esistono due tipi di professionisti sanitari: i rivoluzionari che fanno progredire la scienza e coloro che deridono i primi.

autodifesasanitaria.substack.c…

Tempo fa, una revisione Cochrane, che valuta sistematicamente molteplici studi clinici randomizzati e controllati, ha fatto notizia dopo aver affermato che non vi erano prove che le mascherine prevengano la trasmissione di molti virus respiratori. “Non ci sono prove che facciano alcuna differenza“, ha dichiarato l’autore principale in un’intervista ai media. Ciò ha provocato un’insolita reazione da parte del caporedattore della Cochrane Library, il quale ha affermato che “non rappresentava accuratamente i risultati della revisione”.

Nonostante decenni di prove della loro efficacia, parte del disaccordo deriva da alcuni all’interno dello stesso ambito medico, che abusano della scienza e mettono a rischio vite umane.

Non è la prima volta che accade qualcosa del genere. Alla fine dello scorso anno, uno studio clinico randomizzato e controllato ha affermato che le mascherine N95 non erano migliori delle mascherine chirurgiche per gli operatori sanitari. Mentre scienziati, ingegneri ed esperti di salute e sicurezza sul lavoro hanno evidenziato delle lacune nello studio (vedi la sezione commenti), questi due episodi sollevano una questione più fondamentale: se questo tipo di studi sia appropriato per valutare l’efficacia di interventi fisici come le mascherine nel ridurre la trasmissione virale.

Oggi le mascherine sono ciò che un tempo era il lavaggio delle mani: un progresso che salva vite umane.

Nel 1847, l’ostetrico ungherese Ignaz Semmelweis osservò che le pazienti ostetriche morivano di febbre puerperale con una frequenza molto maggiore rispetto a quelle curate dalle levatrici. Basandosi su osservazioni e ricerche, suggerì ai suoi colleghi di lavarsi le mani con una soluzione di calce clorata prima di visitare le pazienti e le neomamme. La sua idea fu derisa e ignorata. Le pazienti continuarono a soffrire di malattie e morti inutili fino a quando la conferma sperimentale della teoria dei germi di Louis Pasteur, nel 1861, non fu diffusa e accettata dalla comunità medica.

Oggi, il lavaggio delle mani è un pilastro della protezione medica e dell’igiene di base, ben oltre l’ambito medico.

La storia si è ripetuta con il medico John Snow, che studiò la trasmissione del colera e che fu anch’egli rifiutato e ignorato per anni.

È evidente che sia Ignaz Semmelweis che John Snow incarnano l’esistenza di due tipi di professionisti della sanità: i rivoluzionari che fanno progredire la scienza e coloro che li deridono.

Le mascherine sono oggi il lavaggio delle mani ai tempi di Ignaz Semmelweis e la purificazione dell’acqua ai tempi di John Snow.

Affermare che le mascherine non impediscano la trasmissione di aerosol (come COVID, influenza o infezioni da tubercolosi) è come dire che i preservativi non proteggano dalle malattie sessualmente trasmissibili.

Questi “esperti” mettono sullo stesso piano le mascherine chirurgiche e i respiratori di qualità (FFP2), ignorando la tenuta delle mascherine e l’effetto moltiplicatore. Giudicano non solo in modo errato, ma anche senza considerare le sfumature. Una mascherina che aderisce bene al viso non è la stessa cosa di una che non aderisce bene; una mascherina chirurgica con tre filtri non è la stessa cosa di un respiratore con cinque; e cambiarla frequentemente non è la stessa cosa di indossarla per ore e ore senza considerare il limite di filtraggio.

Le pretese mediche di “possedere” la scienza delle mascherine utilizzati durante una pandemia ignorano il fatto che essi rappresentano una soluzione ingegneristica ben consolidata, con decenni di utilizzo diffuso e di successo alle spalle. Le richieste di sminuire queste prove riflettono una mancanza di riconoscimento e di rispetto per le competenze interdisciplinari che hanno minato la risposta globale alla pandemia.

Dare priorità agli studi randomizzati rispetto ad altri tipi di ricerca, come gli studi osservazionali, di laboratorio e di modellizzazione, ha ostacolato la risposta al COVID. Un approccio basato su studi randomizzati che permette a pochi studi di prevalere su una vasta mole di ricerche provenienti da altre discipline è scientificamente infondato.

Porre questi studi in primo piano nel processo decisionale medico è nato con le migliori intenzioni. Negli anni ‘80, gli esperti desideravano integrare meglio le conoscenze scientifiche nella medicina. All’epoca, le decisioni variavano notevolmente tra i medici, sulla base di letture, esperienze e formazione eterogenee. Il perfezionamento del processo decisionale medico, al fine di renderlo più ripetibile, coerente e basato sull’evidenza, ha segnato la lodevole nascita del movimento della medicina basata sull’evidenza.

Questo sforzo ha incluso la definizione di una “gerarchia delle prove“, ovvero l’idea che alcuni tipi di prove siano più utili di altri per chi prende decisioni in ambito medico. Alla base della piramide si trovano le opinioni degli esperti e gli studi osservazionali, al centro gli studi randomizzati, e al vertice le revisioni sistematiche di questi studi, in cui i ricercatori raccolgono e analizzano i risultati di vari studi clinici per formulare affermazioni più ampie e conclusive, come in una revisione Cochrane.

Gli studi randomizzati sono alla base di gran parte della ricerca medica perché il corpo umano è imprevedibile. Una sostanza chimica efficace in laboratorio o su un modello animale può rivelarsi inutile, o addirittura dannosa, una volta all’interno del corpo umano, o solo in alcune persone, a seconda della genetica, dell’ambiente o di patologie preesistenti. La randomizzazione dei partecipanti allo studio permette di mediare queste variabili e di ridurre i bias. Confrontando i risultati del trattamento tra gruppi selezionati casualmente, si può sperare di isolare gli effetti, rendendo questi studi un “gold standard” nella ricerca medica. Tuttavia, spesso richiedono tempo, molti partecipanti (soprattutto se le differenze attese sono minime) e budget ingenti. Anche gli studi più rigorosi non possono affermare con certezza se un trattamento sarebbe stato efficace con un protocollo diverso. Ad esempio, un test sulle cinture di sicurezza negli incidenti aerei non può stabilire se funzionerebbero anche nelle automobili.

Poiché questi studi hanno un focus così ristretto (e potrebbero non essere concordi), le raccolte e le revisioni sistematiche come quelle prodotte dall’organizzazione Cochrane possono rendere il processo decisionale medico più rapido e semplice. Affidarsi a tali revisioni, ovviamente, sacrifica la comodità a favore del rigore necessario per analizzare ogni singolo studio e acquisire conoscenze reali; questo è un aspetto che preoccupa gli autori.

Nel caso delle mascherine, gli studi randomizzati sono un metodo appropriato per valutare un sistema di sicurezza di base? Non ci affidiamo a test di questo tipo per le cinture di sicurezza, i caschi da bicicletta o i giubbotti di salvataggio, e il tanto citato studio randomizzato sui paracadute è una vecchia barzelletta. Perché è così divertente? Cosa sanno gli ingegneri che i medici non sanno?

In molte discipline scientifiche, i metodi di sperimentazione randomizzata sono fondamentalmente inappropriati, un po’ come usare un bisturi per tagliare l’erba. Se qualcosa può essere misurato direttamente o modellato con precisione e accuratezza, non c’è bisogno di sperimentazioni complesse e inefficienti che mettono a rischio i partecipanti.

L’ingegneria, forse la disciplina più “realistica”, non conduce sperimentazioni randomizzate. Le conoscenze necessarie sono ben consolidate. Tutto, dalle autostrade ai sistemi di ventilazione, tutto ciò che ci permette di muoverci, purifica l’aria e l’acqua e mette i satelliti in orbita, funziona senza di esse. Questo vale anche per molti dispositivi medici. Quando si verificano guasti, come un incidente aereo o il crollo catastrofico di un ponte, questi vengono sistematicamente riconosciuti e analizzati per garantire che non si ripetano.

“Una mascherina mi protegge dai virus aerosolizzati?” o “Questa cintura di sicurezza mi impedisce di essere sbalzato fuori dal finestrino in caso di incidente?” Ci sono domande ben diverse da “L’aspirina riduce il tasso di mortalità dopo un infarto?”. Relegare l’ingegneria e le scienze naturali in fondo alla gerarchia delle prove (allo stesso livello del parere degli esperti) è un errore. Come per le cinture di sicurezza, è importante che le persone indossino correttamente le mascherine, ma nessuno studio randomizzato ha mai concluso che le cinture di sicurezza “non funzionano”. Nella migliore delle ipotesi, un simile studio sarebbe un metodo davvero inefficace per valutare istruzioni specifiche e incentivi per indurre le persone a usarle correttamente.

La protezione delle vie respiratorie, una tecnologia consolidata, è stata validata per decenni, con standard (NIOSH negli Stati Uniti, CSA in Canada) che codificano la protezione contro virus e batteri. L’industria mineraria, la ricerca biomedica, la lavorazione chimica, la produzione farmaceutica e molti altri settori si attengono a queste leggi e standard in tutto il mondo. Senza esagerare, milioni di persone si affidano all’efficacia scientifica delle mascherine nella “vita reale”, senza bisogno di studi clinici randomizzati.

#MaskUp #WearAMask #CovidRealist #CovidIsAirbone #LongCovidItalia #Mascherina #IndossaLaMascherina #AutoDifesaSanitaria

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Nigel Farace contro Count Binface

Nigel Farage, accusato di ricevere finanziamenti diciamo "dubbi", ha fatto la sua mossa populista: dimettersi e ricandidarsi alle elezioni suppletive nello stesso collegio elettorale, in modo che la gggente gli dia ragione. Ma a quanto pare c'è un piccolo problema: gli altri principali partiti hanno affermato che non si presenteranno alle elezioni, per non legittimarlo. Potremmo allora avere un risultato interessante: Count Binface, wp.me/phh2yV-9Ov

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9 anni di "carcere preventivo": Giuliano Naria

post su fb di Maurizio Frare

Giuliano Naria, 29 anni di Genova, ex operaio licenziato dall'Ansaldo nonché ex-membro della segreteria genovese di Lotta Continua, viene arrestato il 27 luglio 1976 a Gaby (Val d'Aosta), dove si trova con la sua compagna Rosella Simone. A suo carico un mandato di cattura emesso il 9 giugno 1976 per il sequestro lampo del 23 ottobre 1975 ad opera delle BR del capo personale Ansaldo Vincenzo Casabona, responsabile del suo licenziamento. Anche se da questo fatto Naria verrà presto prosciolto in istruttoria, ha inizio da qui la sua incredibile odissea che lo porterà a scontare oltre 9 anni di carcere preventivo nei più duri penitenziari speciali dell’epoca e dai quali uscirà talmente debilitato da contrarre in seguito un tumore che lo condurrà alla morte a soli 50 anni, il 27 giugno 1997.
Ripercorriamo questa agghiacciante vicenda degli “anni della emergenza”. Il 10 giugno 1976, due giorni dopo l’omicidio del Giudice Coco e della sua scorta, il "Corriere Mercantile" di Genova era uscito con un titolo a nove colonne: "Ecco il volto della belva che ha compiuto il massacro" sotto al quale compariva una foto di Giuliano Naria. Come mai ? Due presunti testimoni, si scoprirà dopo, avevano rilasciato dichiarazioni alquanto contraddittorie alla polizia e riadattato i primi identikit alla foto di Giuliano Naria mostrata loro. Il primo è un certo "Tony lo slavo", vero nome Grbelja Zoran sospettato di sfruttamento della prostituzione all'Angiporto e privo di documenti e permesso di soggiorno, il quale avrebbe riferito che al momento dell’attentato si sarebbe trovato in un bar nelle vicinanze, dal quale tuttavia (secondo quanto successivamente dichiarato dal proprietario e da altri avventori) non era possibile vedere proprio nulla, ma ciò nonostante riconosce nella foto di Naria l'uomo che avrebbe freddato l’agente Deiana. L'altro teste è tale Leonardi, noto contrabbandiere, già ricercato per furto, che sostiene di essere passato in autobus vicino al luogo dell'agguato ed anche lui riconosce la foto di Naria, ma non già come di quello che avrebbe sparato a Deiana, bensì di quello che “gli copriva le spalle”. Una terza testimone oculare, l'adolescente Teresa Maggio invece non riconosce Naria e così viene portata a Torino e sottoposta a sfibranti interrogatori, al termine dei quali si dichiara testimone inattendibile perché svenuta durante l'attentato. Il 6 ottobre 1976 a carico di Naria viene emesso ulteriore mandato di cattura per l'omicidio di Coco. Frattanto Giuliano Naria trascorre più di ottanta giorni di isolamento totale (prima a Milano, poi a Genova).A settembre, Giuliano Naria scrive al Soccorso Rosso: ”da più di un mese vengo sequestrato nel più assoluto isolamento e sottoposto a "grande sorveglianza". Non entro nei particolari di ciò che questo significa perché penso lo sappiate bene anche voi. Non solo: sono stato ripetutamente minacciato di morte specialmente durante un trasferimento per il famoso confronto con i testimoni. La pattuglia dei carabinieri che mi ha gentilmente accompagnato era comandata da un maresciallo che dopo aver dichiarato di essere intimo amico della guardia del corpo di Coco, tra un plauso e l'altro a Mussolini e al fascismo, ha cominciato a pronunciare frasi di questo genere: "Sarebbe meglio ucciderli tutti", "se questo tenta la fuga, il problema sarebbe risolto" e altre amenità del genere. Questi sono i nostri democratici tutori dell'ordine! Vi ho parlato di questo perché in perfetto stato di salute dichiaro di non aver nessuna intenzione di suicidarmi. Anzi, anche dietro le mura del carcere, proseguirò la lotta insieme a tutti gli altri compagni. Saluti comunisti, Giuliano Naria.” Il 5 ottobre 1976 Naria viene tolto dall'isolamento, ma poco tempo dopo, a seguito di una ennesima provocazione delle guardie presso il carcere di Marassi cui ad un certo punto partecipa anche il Giudice Sossi, la Procura di Genova emette un terzo mandato di cattura contro Naria per minacce e insulti a magistrato, da cui nuovi titoli a tutta pagina sulla stampa: “Giuliano Naria, in carcere per aver ucciso Coco, aggredisce un altro giudice”. Il 20 dicembre 1976 Giuliano Naria viene trasferito a Torino al carcere delle Nuove (che in realtà è fatiscente e invaso dai topi), dove viene messo in un'ala abbandonata, completamente solo. L'indomani gli altri detenuti lo vengono a sapere, e pretendono che sia sistemato in una cella normale. La sua cella viene regolarmente perquisita e messa a soqquadro, le guardie spaccano le sue bottiglie d'acqua e rovesciano i posacenere sul suo letto, il suo compagno di cella viene picchiato, e chiunque parli con lui viene minacciato. Nonostante il clima pesantissimo, Naria forma un gruppo di studio sul marxismo, ma nel marzo 1977 viene tradotto a Saluzzo (CN) senza preavviso, alle cinque del mattino, trascinato via dal letto seminudo, nonostante il freddo. Alla sua scorta non vengono consegnati né gli effetti personali, né i soldi, né la cartella medica. Ai genitori arrivati a Torino per il colloquio, verrà detto semplicemente che Giuliano è stato trasferito. Lo stesso avviene al notaio giunto per sbrigare le pratiche di matrimonio. A Saluzzo Naria viene subito rinchiuso in cella di segregazione, una specie di loculo senza finestre né piani di appoggio, nonché senza possibilità di spegnere l'abbagliante luce al neon. Per tenerlo ermeticamente isolato dagli altri detenuti gli impediscono persino di andare alle docce. Il 6 marzo 1977 scoppia una rivolta dei detenuti contro le bestiali condizioni di vita. Una delle prime richieste è quella di togliere dalle celle di segregazione i detenuti che vi sono rinchiusi. Alle celle c'è un solo detenuto: Giuliano Naria. Nonostante tutti i tentativi di tenerlo nascosto, gli altri prigionieri hanno scoperto che Giuliano Naria è a Saluzzo, e stanno cercando di salvargli la vita. La protesta è relativamente pacifica. Non fidandosi del direttore del carcere Ortoleva, i detenuti chiedono di parlare con il presidente della Regione. All'alba del giorno dopo, al posto del direttore arrivano i carabinieri di Dalla Chiesa, che irrompono nel carcere e danno inizio a un massacro: un detenuto perde un occhio, sangue dappertutto, non si contano le ossa fratturate. La stampa nemmeno ne parla. Nessun dottore visita i feriti, che vengono chiusi tutti insieme in un'unica sezione, senza ricambio d'aria, per tre interminabili giorni. Giuliano Naria riceve i propri effetti personali da Torino. Qualche guardia gli ha rubato la radio e la scacchiera. I genitori riescono a ottenere il permesso di visita. Sono scortati dentro il carcere da molte guardie, e i due anziani devono percorrere un corridoio di secondini schierati, e il colloquio avviene alla presenza di altre guardie. Il 15 marzo 1977 un altro notaio si reca in carcere per le pratiche del matrimonio ma, ancora una volta, Giuliano è stato trasferito il giorno prima e "parcheggiato" a Genova, in attesa di essere tradotto a Porto Azzurro, sull'Isola d'Elba. Il giorno di pasqua arrivano i genitori e il solito notaio ma per l'ennesima volta, Naria è appena stato tradotto e così il 10 aprile 1977 arriva all'Elba dove dieci giorni dopo un notaio riesce finalmente a visitarlo e viene "celebrato" il matrimonio, seppure a distanza. Durante l'estate viene approntato il circuito delle carceri speciali e Naria viene trasferito a Fossombrone, ma il 9 ottobre 1977 Naria viene trasferito all'Asinara con un elicottero con mani e piedi incatenati al pavimento. Per i parenti raggiungere l'Asinara è quasi impossibile, sia per i costi sia perché le condizioni del mare sono un ottimo pretesto per impedire le visite: per ben due volte la moglie Rosella impiega soldi e tre giorni di viaggio per attraccare all'Asinara senza che il direttore del carcere dott. Cardullo la lasci scendere per vedere suo marito. Il 2 ottobre 1979 scoppia la rivolta contro i citofoni e i colloqui col vetro antiproiettile, contro le crescenti restrizioni della socialità interna e soprattutto contro l'annientamento e siccome Giuliano Naria è tra gli insorti questo gli costerà l'ennesimo mandato di cattura con capi d'accusa pesantissimi (danneggiamento aggravato, detenzione illecita di esplosivo e punteruoli, tentato omicidio di cinque guardie). Frattanto nel febbraio 1978 erano stati depositati per la prima volta gli atti istruttori e Naria viene rinviato a giudizio giusto dieci giorni prima della decorrenza dei termini di carcerazione preventiva con ordinanza del 19 luglio 1978. Il processo si aprirà a Torino solo il 18 marzo 1980, quasi quattro anni dopo l'arresto, e i due super-testi non si presentano: pare che Tony lo slavo sia in carcere a Marsiglia, mentre Leonardi è irreperibile. A quel punto “spunta” Patrizio Peci, il primo "pentito" delle Br, che presso la caserma di Cambiano aveva riferito nell’aprile del 1980 di avere saputo dal suo ex-compagno di colonna torinese Raffaele Fiore che il commando che aveva ucciso Coco sarebbe stato composto da militanti a lui noti e "forse" da altri tra cui anche Giuliano Naria. Fiore scrive una immediata lettera di smentita e chiede inutilmente un confronto con Peci ma il processo viene rinviato e Naria rimane in carcere. Per avere fatto da telefonista durante la rivolta al supercarcere di Trani del dicembre 1980 nell’ottobre 1984 viene condannato a 17 anni e a quel punto, dopo oltre 8 anni di carcere speciale senza che sia intervenuta una sentenza definitiva di condanna, inizia lo sciopero della fame e si ammala di anoressia. La sua situazione “smuove” la pubblica presa di posizione di molte persone, tra cui anche Stefano Rodotà ed Enzo Tortora, finchè nell’agosto 1985, ormai ridotto quasi ad uno scheletro che pesa meno di 30 kg ottiene gli arresti domiciliari per motivi di salute dopo 9 anni e 16 giorni di carcere preventivo. Nel novembre 1985 viene assolto in appello per la rivolta di Trani, nel gennaio 1986 ottiene la libertà provvisoria per scadenza termini massimi custodiali e quello stesso anno viene assolto anche dalla accusa di avere ucciso il Giudice Coco. Nel febbraio 1991 infine viene assolto anche dalla accusa di insurrezione armata contro i poteri dello Stato, per cui in tutto, a fronte di una condanna a 5 anni per partecipazione a banda armata, risulta avere scontato quasi il doppio di carcerazione. Nel 1995 gli viene diagnosticato un tumore alla bocca ed il 27 giugno 1997 Giuliano Naria muore a 50 anni all'Istituto dei Tumori di Milano curato dalla sua nuova moglie che aveva sposato solo qualche mese prima. Sul Manifesto del 1 luglio Ovidio Bompressi così commenterà la morte di Giuliano Naria: "Naria ha pagato come pochi altri il prezzo delle leggi speciali anti-terrorismo, e per giunta da perfetto innocente: la sua morte, se non è bastata la sua lunga agonia, dovrebbe fare tremare molte buone coscienze". Nel 2014 la casa editrice Milieu ha ristampato “La casa del nulla” ai tempi scritto con Rossella Simone che lo ha recentemente presentato anche alla Libreria Calusca di Milano, mentre sul sito polvere da sparo di Valentina Baruda Perniciaro compaiono alcune poesie da lui scritte in carcere, la prima delle quali si intitola “Contro i mangiatori di doni” (da Trani) e che comincia coi seguenti versi: “Disprezzare ciò che è lento è già un donare. Essere nei gesti delle parole è ricevere doni da te. Soltanto quando il cielo sbucherà dai soffitti potrai vedere i miei doni per te. Non compatisco i mangiatori di doni perché non sanno ricevere. E non potranno fare a meno di ricevere quello che meno vogliono. E dovranno accettare doni che non sono fatti per loro. E non saranno doni d’amore quelli che dovranno ricevere. Superare il tempo in velocità è il mio primo dono d’amore per te. Vedere nel futuro questo presente è il mio secondo dono per te. Conficcare nell’immagine non l’immaginazione soltanto ma le parole e i gesti e i gesti delle parole e poi palpare e palparne gli occhi di sole, con il sole negli occhi, addentando il prossimo quanto il remoto, è il mio ottavo dono per te”.

#carcere #leggispeciali #moriredistato #repressione

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Riflessioni tossiche sul Fediverso.

Settima puntata.


Proseguo questi monologhi che raccontano, quasi come un diario, la mia esperienza nel Fediverso.

Oggi proseguirò la mia riflessione sul Fediverso che sogno.

§

«Costruiamo noi il Fediverso che ci piace», ho scritto qualche tempo fa, e facciamolo innanzitutto scegliendo un'istanza che ci somigli. Ho raccontato come, proprio in quest'ottica, oltre a questo account in Poliversity.it in cui rifletto su giornalismo, didattica e Fediverso, per i miei post più personali ho scelto di creare un secondo account nella nuova istanza generalista Social.Umoja.it.

L'esperienza di questi giorni in Umoja mi sta facendo maturare il desiderio di un'ideale evoluzione del Fediverso in direzione di tante nuove istanze medio / piccole, senza che le attuali istanze enormi crescano ulteriormente.

Ecco, questa è l'idea di Fediverso che mi si va formando: una miriade d'istanze che abbiano al massimo un paio di centinaia di utenti. Istanze monoutenti, istanze con qualche decina di utenti, una collezione di piccole e medie istanze Mastodon come la lussuosa Poliversity, la romana Puntarella, la serissima Cisti, e poi Devianze, Stereodon, e che meraviglia Bologna.one, e poi che amore Snowfan.it, che carina Senigallia.one, eccetera... fino alla neonata Umoja.

§

Dimentico qualcuno? La mia tossicità mi sta facendo volutamente dimenticare le istanze enormi. C'è chi invece mi fa notare che le istanze enormi, quelle che possono sciorinare numeri a quattro o più cifre, quelle che costa caro mantenere e che di conseguenza chiedono continuamente offerte, non potranno mai mancare. Infatti, proprio come avviene nelle città, esistono persone che impazzirebbero se dovessero rinunciare a cemento, smog, movida, locali notturni illuminati a giorno, bar diurni ombrosi e asettici. Se a queste persone proponi una tranquilla vita in provincia, ti vedono come un pazzo.

Proprio come un pazzo, io qui nella “provincia” mi trovo bene. Da qui riesco a lavorare a un'idea di Fediverso che è molto differente rispetto a quella dei cultori delle “grandi città”.

Pazzo sono io, e pazzo è probabilmente @juliandv, in quanto ha fatto la pazzia di scegliere me, account bannato perché tossico, e promuovermi a moderatore della sua Umoja della quale mi sto appassionando.

È ancora piccola Umoja, ma crescerà, chissà, forse perfino un po' con il mio aiuto.

§

Come sempre concludo con gli hashtag che voglio appiccicare a questo post: #riflessionitossiche, #Fediverso, #Umoja. E cito la comunità @fediverso perché è moderata dallo stesso admin dell'istanza in cui mi trovo.

Arrivederci alla prossima Riflessione Tossica.

Questa voce è stata modificata (5 giorni fa)
in reply to emoxⒶ

@emox
È sempre una questione soggettiva ed è importante... e credo che il bello del fediverso sia proprio la varietà e la possibilità di cambiare istanza (a volte anche software o piattaforma) e mantenere i contatti e i rapporti.
Può bastare un account?
Si
Ma si possono avere più account per seguire o confrontarsi con chi, magari o purtroppo, non può interagire causa policy o regole varie.

@amministratore @juliandv @Trames @lorenzo

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A recap of my last 24 hours. Dead-tired after a sleepless night, but I talked to a customer anyways.
Then, having discussed of Obsidian in another situation, I discovered I misunderstood the term "vault" on @quillforall translation, because the term has two meanings in two different contexts. Credential vault is one thing, the vault used on QUILL is kind of organization where files reside and connect with each other.
I sent another pull request with the fix, and it returned 12/13 tests passed. Compiling and checking were all smooth, who knows what happens!
Then, I struggled with WordPress Full Site Editing and MultiSite network but I'll talk about it in another day. I think it's time to say that the world could turn upside-down now, and I won't hear it at all!

#obsidian #quill #translation #vault #WordPress

Questa voce è stata modificata (5 giorni fa)
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La rappresentazione mediatica dell’IA in Italia, nell'ultimo report di Hermes Center

Dallo studio emerge un quadro chiaro: prevale una narrazione tecno-ottimista, che presenta l’IA come una trasformazione inevitabile e soprattutto come un’opportunità economica. Il punto di vista dominante è quello di imprese, startup e big tech, mentre trovano poco spazio lavoratori, società civile e persone colpite dalle applicazioni più invasive e nocive dei sistemi IA

hermescenter.org/iniziative/la…

@eticadigitale

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la scomparsa di salvatore vendittelli


Da un post del teatroinscatola su fb:

Grande dispiacere per la scomparsa di Salvatore Vendittelli… tanti i suoi spettacoli memorabili, tra cui quelli con Carmelo Bene dal 1961 al 1971.

Sabato i funerali al tempietto egizio, al Verano, alle ore 11.


La notizia della sua mostra organizzata dal teatroinscatola nel 2022: slowforward.net/2022/08/29/mos…

L’intervista realizzata in quella occasione:
slowforward.net/2022/08/03/sal…

#Bene #CarmeloBene #cb #SalvatoreVendittelli #scenografia #scenografo #teatro #Teatroinscatola #Vendittelli

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New published paper by Yale's Digital Ethics Center:
The Artificial in “Artificial Intelligence”: How Imagination Shapes AI Regulation
International Journal for the Semiotics of Law - Revue internationale de Sémiotique juridique
link.springer.com/article/10.1…
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I recommend this article by the American journalist #JackPoulson on the military contractor behind #GazaHumanitarianFoundation (exposed by the whistleblower #AnthonyAguilar)

jackpoulson.substack.com/p/ame…

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#DevConf si è chiuso poco fa: ecco come rivedere le registrazioni delle quattro sessioni del 7 e dell'8 luglio del @devconf


Ci auguriamo che abbiate apprezzato la #MastoDiretta che abbiamo fatto ieri su @informapirata e oggi sul nostro account.

Chi si fosse perso gli interventi, potrà rivederli ai link seguenti:

Grazie a tutti i partecipanti e gli organizzatori: @redflegias @lorenzodm @adriano_morselli @signorina37 @inmarvinwetrust Leonardo Tamiano @storiespettinate @skariko Fabrizio Balliano @stefano Chiara Masci @giuseppe_aceto @fabio Gianluca Aurelio @alternativalinux @iusondemand @italovignoli DNDG Srl @macfranc & @akesiseli @kenobit @BoostMediaAPS e @ufficiozero

@devconf@citiverse.it

youtube.com/@BoostMediaAPS/str…

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Solo coinvolgendo le persone vere, di tutte le età, di tutte le estrazioni potremmo portare al successo il nostro assalto alle piattaforme! Fabio Bortolotti aka @kenobit al @devconf


"Da quando ho iniziato a promuovere il libro ho iniziato a spostare la mia vita dallo streaming al #Fediverso. Con la nostra nuova band abbiamo deciso di non creare una pagina sulle piattaforme ma stiamo esplorando tutte le possibili alternative promozionali. Ebbene, malgrado il timore di ridurre la "portata", abbiamo notato una crescita delle relazioni vere, le persone che poi possiamo incontrare davvero ai concerti. Una presenza concreta e reale che mi ha portato una maggiore felicità personale e una maggiore felicità artistica"


@devconf@citiverse.it

youtube.com/live/gWPlkwk22kA

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I was just looking at my Fediverse profile. In Facebook I managed to get 600+ contacts in about 8 years. Here I got 619 follower in less than a year. Data are publicly visible on my profile. WTF!
I'd never go back to commercial platforms. #succks