Creare una moda, che diventa un'abitudine collettiva, significa creare un bisogno che non c'era (che non aveva ragione d'essere), rendendolo un aspetto irrinunciabile della vita di tutti. E allora cercare di liberarsene diventa un'impresa.
Ho sentito poco fa in televisione una ragazza ventenne affermare che essere antifascista oggi è una fatica, che comporta molta più vigilanza che in passato perché le nostre libertà, le nostre conquiste sono sempre più minacciate.
Mi è piaciuta, ovviamente, tantissimo. Poi ho pensato che, con ogni probabilità, anche lei stasera aprirà Instagram e scorrerà qualche video, o seguirà i suoi personaggi di riferimento su X.
Quando si inizia un percorso di terapia, il primo scoglio è vedere, riconoscere. Acquisire consapevolezza del problema. Me lo ricordo bene, mi ci sono voluti diversi anni.
Io stasera sento tante persone di buona volontà che dicono cose meravigliose sulla lotta, sul fatto che in tempi come questi bisogna essere pronti a muoversi dal divano, a rinunciare all'inerzia, a mettersi in una posizione scomoda. Verissimo.
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Oggi ho letto un commento (stavolta era nel Fediverso) di un utente che aveva provato un'app alternativa alle solite mainstream per fare qualcosa e che lamentava che l'app era scadente e non ancora pronta a un uso quotidiano: a caricarsi ci aveva messo ben 5 secondi!
Eh sì, è proprio una fatica.
#25aprile
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informapirata ⁂
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Alex 🐰
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