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IGF 2026 – Internet Governance Forum


The 21st annual meeting of the Internet Governance Forum will be held in Nairobi, Kenya, marking the first gathering of the global multistakeholder community since the UN General Assembly's decision to establish the IGF as a permanent UN forum.

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✨ Mustang Panda colpisce il governo indiano: ZOHOMURK usa Zoho WorkDrive come canale C2 segreto
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/mustan…

@informatica


Mustang Panda colpisce il governo indiano: ZOHOMURK usa Zoho WorkDrive come canale C2 segreto


Si parla di:
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Il gruppo APT cinese Mustang Panda ha colpito reti governative indiane e il settore idroelettrico con un toolkit malware completamente rinnovato, abusando di Zoho WorkDrive come canale di comando e controllo. La scoperta, firmata da Acronis Threat Research Unit in collaborazione con il CERT-In indiano, rivela come gli attori statali stiano sempre più sfruttando servizi cloud legittimi per mimetizzare il traffico malevolo all’interno delle reti bersaglio.

Il contesto: Mustang Panda e l’India


Mustang Panda — noto anche come Earth Preta, BRONZE PRESIDENT, RedDelta, STATELY TAURUS e CAMARO DRAGON — è uno dei gruppi di cyberspionaggio più attivi nell’orbita dell’intelligence cinese. Attivo almeno dal 2012, il gruppo ha storicamente preso di mira governi del Sud-Est asiatico, istituzioni religiose, ONG e — con crescente frequenza — obiettivi indiani legati alle dispute territoriali e alle partnership geopolitiche di New Delhi.

Il precedente attacco significativo contro l’India risale all’aprile 2026, quando Acronis aveva attribuito al gruppo l’uso del backdoor LOTUSLITE contro il settore bancario indiano e circoli policy sudcoreani, già allora con infrastruttura cloud come relay. Prima ancora, nel 2021, la campagna RedEcho — attribuita a attori cinesi da Recorded Future — aveva preso di mira le centrali elettriche dell’India con ShadowPad. Il pattern è chiaro: la Cina ha un interesse strategico consolidato nelle infrastrutture energetiche indiane.

Le due campagne di giugno 2026


Acronis TRU ha identificato due campagne parallele con beaconing attivo rilevato tra il 12 e il 22 giugno 2026 su macchine usate da personale amministrativo di alto livello. I bersagli sono stati selezionati con precisione chirurgica:

  • Campagna A: obiettivo il settore idroelettrico indiano, con lure a tema cooperazione su impianti idroelettrici.
  • Campagna B: obiettivo enti governativi indiani coinvolti in accordi di cooperazione (MOU) con istituzioni taiwanesi.

Entrambe le campagne sono state consegnate tramite archivi ZIP contenenti una DLL malevola marcata come file nascosto. Il vettore di accesso iniziale è ritenuto lo spear-phishing: il documento esca risultava contestualmente credibile per il destinatario, aumentando drasticamente la probabilità di esecuzione.

Il toolkit: SHARDLOADER, MINIRECON e ZOHOMURK


Il cuore tecnico dell’operazione risiede in tre componenti inediti o fortemente rielaborati:

SHARDLOADER


E’ il loader iniziale, eseguito tramite DLL sideloading da un binario legittimamente firmato. Nella campagna A, il binario ospite e’ un eseguibile di Solid PDF Creator; nella campagna B viene utilizzato un binario di Citrix Receiver. La tecnica sfrutta la fiducia del sistema operativo nei confronti dei binari firmati per caricare codice arbitrario senza triggerare alert standard degli EDR. SHARDLOADER funge da stager, deployando uno degli altri due implant a seconda del target.

MINIRECON


Si tratta di una variante rielaborata del backdoor Toneshell, gia’ documentato da IBM X-Force come strumento tipico di Mustang Panda. La novita’ principale e’ il protocollo di beaconing: MINIRECON comunica con i server C2 tramite connessione WebSocket su HTTPS, rendendo il traffico indistinguibile da normali sessioni web cifrate. Il cambio di protocollo rispetto alla versione originale di Toneshell rappresenta un aggiornamento operativo significativo, pensato per eludere i sistemi di ispezione profonda del traffico di rete.

ZOHOMURK: il C2 nascosto nel cloud aziendale


Questo e’ l’elemento piu’ sofisticato e originale dell’operazione. ZOHOMURK e’ un implant che porta hardcoded le credenziali OAuth di Zoho, utilizzate per autenticarsi su un account WorkDrive controllato dagli attaccanti. Il meccanismo di C2 e’ implementato come un classico dead drop:

  • Inbox folder: i comandi impartiti dagli operatori vengono scritti in questa cartella dall’attaccante.
  • Outbox folder: i dati esfiltrati dalla vittima vengono scritti dall’implant in questa cartella, dove l’attaccante li recupera periodicamente.

La scelta di Zoho WorkDrive non e’ casuale: e’ una piattaforma ampiamente adottata nel settore governativo indiano. Il traffico verso i server Zoho e’ quindi whitelistato per definizione nelle policy di rete delle organizzazioni bersaglio. Non c’e’ alcun dominio C2 sospetto da bloccare: tutto il traffico di comando e controllo appare come normale utilizzo di un servizio SaaS autorizzato. E’ esattamente il tipo di Living-off-the-Cloud (LoC) che rende inutili le soluzioni di blocco basate su reputazione dei domini.

Attribution e OPSEC: gli errori che hanno tradito il gruppo


Nonostante la sofisticazione del toolkit, Mustang Panda ha mostrato lacune significative nella sicurezza operativa. Acronis ha potuto attribuire l’attivita’ con alta confidenza grazie a piu’ elementi convergenti: la sovrapposizione di codice con Toneshell gia’ legato al gruppo da IBM X-Force; un typo ricorrente negli implant — la chiave di registro “RunOnece” (anziche’ “RunOnce”) — che funge da fingerprint involontario; l’infrastruttura C2 ospitata nello stesso netblock gia’ associato al gruppo; token OAuth hardcoded e identificatori in plaintext che hanno facilitato l’analisi statica e la notifica a Zoho per la chiusura degli account malevoli.

Indicatori di Compromissione (IoC)

# Persistenza -- chiave di registro Run
HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Run\RunOnece

# Scheduled Task
Nome task: SolidPDFPcl2Bmp

# Dominio C2
couldinstallup[.]com

# Anomalia da monitorare (behavioural)
- Processi non-browser che aprono connessioni verso workdrive.zoho.com
- User-Agent Zoho rilevato su processi senza legittima ragione di accesso a WorkDrive

# DLL sideloading -- binari legittimi da monitorare
- Solid PDF Creator che carica DLL inattese dalla stessa directory
- Citrix Receiver che carica DLL inattese dalla stessa directory

Implicazioni geopolitiche e due righe per i difensori


La selezione dei target rivela con precisione gli interessi strategici di Pechino. La campagna focalizzata sull’idroelettrico si inserisce nel contesto della storica rivalita’ sino-indiana sulle risorse idriche himalayane, dove la Cina controlla le sorgenti di fiumi vitali per l’India. La campagna contro gli enti che gestiscono accordi con Taiwan segue invece la logica del monitoraggio delle alleanze diplomatiche di New Delhi.

Questo attacco non si contrasta con patch o aggiornamenti software: il vettore e’ l’ingegneria sociale e l’abuso di strumenti legittimi. Le difese piu’ efficaci comprendono: sandbox email configurate per detonare ZIP con DLL nascoste anche se firmate; regole EDR/XDR per rilevare sideloading da Solid PDF Creator e Citrix Receiver; monitoraggio del traffico cloud su processi non-browser verso WorkDrive; threat hunting su chiavi Run con errori ortografici e scheduled task con nomi inusuali; awareness del personale su lure geopolitiche ricevute via email.


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40th Chaos Communication Congress (40C3)


Between Christmas and New Year's Eve, the Chaos Computer Club hosts its annual Chaos Communication Congress, a Europe-wide renowned gathering attracting more than 17,000 participants annually.

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Non chiamiamola governabilità: il Melonellum può trasformare il 42% dei voti in 333 seggi e consegnare a una minoranza elettorale una maggioranza capace di incidere non soltanto su Governo e Parlamento, ma anche sull’elezione del prossimo Presidente della Repubblica.

Poi Giorgia Meloni parla del “tabù” di un Capo dello Stato non di centrosinistra. Un tabù che non è mai esistito: l’Italia ha già avuto presidenti liberali e democristiani, da Einaudi a Cossiga.

Nemmeno la destra missina è rimasta fuori dal Quirinale: Antonio Segni fu eletto anche con i voti del MSI e dei monarchici; nel 1971, quelli missini furono decisivi per Giovanni Leone. E non dimentichiamo che Meloni e La Russa provengono da Alleanza Nazionale, nata dalla trasformazione del MSI, e che Fratelli d’Italia conserva la fiamma tricolore nel proprio simbolo.

Noi ci batteremo perché questa destra non trasformi anche il Quirinale, una delle massime istituzioni di garanzia della Repubblica, in un bottino elettorale.

#Melonellum #Quirinale #LeggeElettorale #Democrazia #GiorgiaMeloni #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Brussels Privacy Symposium 2026


Marking its 10th anniversary edition, the Brussels Privacy Symposium celebrates a decade of examining, unpacking, and driving substantive data protection scholarship and thought leadership.

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re:publica x New Fall Festival


On 9 and 10 October 2026, re:publica x New Fall Festival will transform the NRW-Forum and the Ehrenhof in Düsseldorf into a place for exchange about the digital society, politics, media, culture, and innovation.

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Bitkom Privacy Conference (#pco26)


The Bitkom Privacy Conference brings together leading privacy experts from supervisory authorities, companies, academia, and start-ups to discuss current regulatory developments and strategic perspectives for a future-proof approach to data protection.

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Rifondazione: Tassare progressivamente le grandi ricchezze è necessario. Discutiamone ora home.rifondazione.eu/2026/06/3… #ComunicatiStampa

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Bastian’s Night #484 July, 4th


Every Thursday of the week, Bastian’s Night is broadcast from 21:30 CEST/DST.

Bastian’s Night is a live talk show in German with lots of music, a weekly round-up of news from around the world, and a glimpse into the host’s crazy week in the pirate movement.


If you want to read more about @BastianBB: –> This way


piratesonair.net/bastians-nigh…

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Platner in leggero vantaggio su Collins in Maine, in un'elezione che può decidere il Senato


Un sondaggio del New York Times dà il democratico Platner al 49% contro il 47% della repubblicana Collins, in un seggio del Maine decisivo per il controllo del Senato.
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Un candidato democratico travolto dagli scandali è comunque in leggero vantaggio su una senatrice repubblicana in carica da decenni, in una corsa che potrebbe decidere chi controllerà il Senato degli Stati Uniti. In Maine, piccolo Stato del nord-est al confine con il Canada, Graham Platner raccoglie il 49% dei consensi contro il 47% di Susan Collins, secondo un sondaggio del New York Times realizzato insieme al Portland Press Herald e all'istituto demoscopico Siena. Il distacco di due punti è troppo piccolo perché un sondaggio possa misurarlo in modo affidabile.

Sondaggio · Maine
In Maine Platner avanti di 2 punti su Collins per il Senato
19-26 giugno 2026 · 608 elettori probabili (±4,8%) · New York Times, Portland Press Herald e Siena
Focus America

Graham Platner

49%

Susan Collins

47%

Elaborazione di Focus America su dati del New York Times, Portland Press Herald e Siena. Le aree colorate indicano il margine di errore.

Entrambi i partiti considerano il seggio del Maine decisivo nella battaglia per il controllo del Senato. I repubblicani hanno oggi 53 seggi su 100 e per ribaltare la maggioranza i democratici devono difendere tutti i loro seggi e conquistarne altri quattro. Il compito è arduo, perché tra i sei Stati contendibili in mano ai repubblicani il Maine è l'unico ad aver votato contro il presidente Donald Trump nel 2024.

Il 54% degli elettori vorrebbe che i democratici controllassero il Senato l'anno prossimo, una quota più alta di quella che sostiene Platner. Lo scarto misura la difficoltà del candidato: Collins, repubblicana, conquista comunque il 10% di chi pure preferirebbe una maggioranza democratica.

Platner ha 41 anni, alleva ostriche e non ha mai ricoperto una carica elettiva. Ha vinto la nomination democratica con un messaggio populista, battendo all'inizio del mese la governatrice Janet Mills nelle primarie, le consultazioni interne con cui i partiti americani scelgono i propri candidati. La sua corsa è stata segnata da una serie di scandali: vecchi messaggi offensivi pubblicati online, un tatuaggio che somigliava a un simbolo nazista e accuse legate al suo comportamento con le donne.

Midterm 2026: sondaggi, medie e proiezioni
La proiezione di Focus America sulle elezioni di metà mandato del 2026. Sondaggi, medie e proiezioni aggiornate ogni giorno. Si vota il 3 novembre.
Focus AmericaLorenzo Ruffino


Il sondaggio è la prima rilevazione di qualità da quando Platner ha vinto la nomination e fotografa la sua immagine dopo un'inchiesta del New York Times: diverse donne con cui era uscito lo hanno descritto come inquietante e, in un caso, fisicamente minaccioso. In precedenza erano emersi anche messaggi sessuali espliciti inviati ad alcune donne mentre era sposato.

La maggioranza degli elettori non crede che Platner abbia "un buon carattere" né "i giusti valori morali". Per Collins le proporzioni si ribaltano: il 66% le riconosce un buon carattere e il 61% i giusti valori morali. Platner è anche percepito come "troppo estremista" dal 47% degli intervistati, contro il 34% che dice lo stesso di Collins.

Più del 90% degli elettori ha sentito parlare delle controversie e circa il 30% degli stessi sostenitori di Platner ammette che le notizie hanno sollevato dubbi sulla possibilità di votarlo. La corsa resta incerta anche per questo: il 20% di chi dice di sostenere Platner lo voterà solo "probabilmente", contro il 16% tra i sostenitori di Collins.

Circa il 60% di chi sostiene Collins indica una ragione positiva, legata alle sue idee o alla sua personalità, mentre tra i sostenitori di Platner solo il 36% cita un attributo positivo del proprio candidato. Un terzo degli elettori di Collins la sceglie per una visione positiva del suo carattere, mentre un quarto dichiara di votarla per il giudizio negativo sulla moralità e la competenza di Platner.

Collins ha 73 anni e punta al sesto mandato. Non è particolarmente popolare nello Stato, dove la giudica bene più o meno la stessa quota di chi la giudica male, ma le opinioni su di lei sono rimaste stabili dal 2020, quando vinse la rielezione con nove punti di scarto facendo meglio di Trump in Maine. Oggi gli elettori la vedono di buon occhio quasi dieci punti più del presidente e le riconoscono la capacità di portare risorse federali allo Stato.

Il suo punto debole è il legame con Trump. Una maggioranza dei cittadini del Maine pensa che da senatrice sosterrebbe troppo le politiche del presidente e tra gli indipendenti la quota sale al 57%. Tra i suoi stessi sostenitori c'è chi teme che sia "troppo vecchia" per essere efficace, un timore speculare a quello dei democratici che giudicano Platner "troppo inesperto".

Gli elettori ritengono che Collins sappia portare meglio soldi e risorse al Maine, con un netto 61% contro il 34% di Platner. Lui è preferito quando si tratta di essere "una voce indipendente", tratto centrale nell'identità dello Stato, e di fare ciò che è meglio per i cittadini comuni.

Il voto femminile sarà probabilmente decisivo, visto che le donne hanno sempre rappresentato la maggioranza dell'elettorato nelle ultime corse al Senato in Maine. Il 52% delle donne dice di sostenere Platner, che ha attaccato Collins per aver appoggiato la nomina alla Corte Suprema di Brett Kavanaugh, parte della maggioranza conservatrice che ha cancellato la sentenza Roe contro Wade, con cui per quasi mezzo secolo era stato garantito il diritto costituzionale all'aborto. Tra le elettrici, però, Platner raccoglie sette punti in meno rispetto al candidato democratico alla Camera nello stesso distretto.

Sullo sfondo c'è un clima politico difficile per i repubblicani. In Maine solo circa tre elettori su dieci approvano il modo in cui Trump ha gestito il costo della vita, i prezzi della benzina e la guerra in Iran. Appena il 27% ha giudicato un buon accordo l'intesa raggiunta da poco per porre fine al conflitto.

Collins ha però l'abitudine di smentire i pronostici. Nel 2020 i sondaggi prima del voto la davano perdente di tre o quattro punti e vinse di nove. Il sondaggio è stato condotto tra il 19 e il 26 giugno su 608 elettori probabili, con un margine di errore di 4,8 punti percentuali.


Le primarie in Michigan si vincono online


La primaria democratica per il Senato in Michigan, in programma il 4 agosto, è diventata la corsa più "online" degli Stati Uniti. I tre candidati, tutti millennial, passano gran parte del tempo a conquistare l'attenzione sui social più che a stringere mani per lo Stato. È la prova generale di un modo nuovo di fare campagna, basato su quella che gli americani chiamano "economia dell'attenzione": l'idea che vincere un'elezione significhi prima di tutto catturare lo sguardo del pubblico sul web. Lo racconta un reportage di Politico dalla Mackinac Island, dove i candidati si sono ritrovati per il primo dibattito televisivo statewide.

La posta in gioco va oltre il Michigan. Se a novembre i democratici perdessero il seggio contro il probabile candidato repubblicano Mike Rogers, riconquistare la maggioranza al Senato diventerebbe quasi impossibile, e i repubblicani lo sanno. Il Senate Leadership Fund, il super PAC vicino al leader della maggioranza repubblicana al Senato John Thune, ha già prenotato 45 milioni di dollari di spot per Rogers in autunno. Un super PAC è un comitato che può raccogliere e spendere somme illimitate a favore di un candidato, purché non coordinato direttamente con la sua campagna.

La primaria deciderà anche quale Partito Democratico uscirà dalle elezioni di medio termine, dopo la seconda sconfitta contro il presidente Donald Trump e con una base che chiede un cambiamento netto. Due dei tre candidati, l'ex funzionario della sanità pubblica Abdul El-Sayed e la senatrice statale Mallory McMorrow, hanno chiesto un ricambio nella leadership del partito. El-Sayed ha detto di essere l'unico candidato la cui vittoria non andrebbe bene a Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato, e McMorrow ha chiesto a Schumer di farsi da parte. La terza candidata, la deputata Haley Stevens, ha invece l'endorsement di Schumer e il sostegno dell'establishment democratico del Michigan. I tre si dividono anche su come limitare l'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione, e sulla sanità: El-Sayed sostiene il "Medicare for All", un sistema sanitario pubblico universale, mentre McMorrow e Stevens preferiscono l'opzione pubblica, cioè un'assicurazione statale che affianca quelle private senza sostituirle.

Una vittoria progressista in Michigan rafforzerebbe la pressione sui vertici del partito. Proprio questa settimana i candidati sostenuti dal sindaco socialista-democratico di New York Zohran Mamdani hanno vinto tre primarie in città, battendo tra gli altri il deputato Adriano Espaillat, presidente del gruppo dei deputati ispanici al Congresso, e infliggendo un colpo a Schumer e al leader della minoranza alla Camera Hakeem Jeffries. Un successo della sinistra anche in Michigan indicherebbe che l'ondata populista di sinistra, ribattezzata da alcuni "Tea Party democratico", può contare anche fuori dalla New York più progressista. Il tema pesa molto in Michigan, lo Stato con la più alta percentuale di elettori arabo-americani e con una base sempre più critica verso Israele.

El-Sayed e McMorrow dedicano gran parte della campagna all'economia dell'attenzione, un approccio che secondo molti definirà il futuro delle campagne elettorali americane. Nel 2024 Trump, da sempre abile nel catturare l'attenzione, ha vinto anche grazie alla scelta di puntare sui nuovi media e sui creatori di contenuti su YouTube e Twitch, le piattaforme seguite dai giovani uomini. Sull'altro fronte Mamdani è passato da sconosciuto a sindaco della più grande città americana sfornando video di strada molto cliccati, una tattica adottata anche da El-Sayed.

I numeri dei follower raccontano due strategie opposte. Su X El-Sayed ha circa 136.700 follower, McMorrow oltre 226.500, mentre Stevens ne ha meno di 30.000. La campagna di Stevens accusa gli avversari di puntare troppo sui commenti dei social invece che sulle urne. Per ora la scommessa premia El-Sayed, l'unico dei tre ad aver già corso a livello statale, nel 2018 contro la governatrice Gretchen Whitmer: i sondaggi lo danno primo, con Stevens seconda e McMorrow terza a distanza.

La svolta per El-Sayed è arrivata in aprile, quando ha fatto campagna insieme a Hasan Piker, popolare streamer di estrema sinistra con milioni di follower. Dopo che McMorrow lo aveva criticato per le sue parole sull'11 settembre, i consensi di El-Sayed hanno iniziato a salire. Piker ha detto a Politico che quella mossa è stata "probabilmente l'errore di tutta questa campagna". Lo streamer è una figura controversa anche tra i democratici: ha detto una volta che "l'America si è meritata l'11 settembre", salvo poi scusarsi, e ha condannato la risposta israeliana a Gaza in termini che alcuni hanno definito antisemiti, accusa che lui respinge dicendo di criticare il governo israeliano e non l'identità ebraica. McMorrow ha paragonato Piker a Nick Fuentes, personaggio dichiaratamente di estrema destra e antisemita.

El-Sayed è cresciuto dentro l'economia dell'attenzione. Ha lavorato per Crooked Media, la società di podcast fondata da ex collaboratori di Barack Obama, è stato collaboratore della CNN e ha poi creato una propria casa di produzione per il suo podcast. Dopo la sconfitta del 2024 ha cambiato registro, passando dal professore universitario di Oxford che parlava di "capitalismo razziale" al personaggio in versione "bro": mostra i muscoli, si fa riprendere mentre fa sci nautico e ciclismo e si avvolge nella bandiera americana. Una delle sue frasi più note è la rilettura della celebre battuta di Michelle Obama: "Quando loro vanno in basso, noi non andiamo in alto, li trasciniamo nel fango e li soffochiamo". Il suo patrimonio è salito fino a 1,66 milioni di dollari, ma ha rinviato la pubblicazione della dichiarazione patrimoniale a dopo la primaria.

McMorrow ha invece costruito la sua notorietà sui social prima ancora di entrare in politica. Era diventata un volto nazionale nel 2022 con un discorso virale in cui replicava alle accuse infondate dei repubblicani che la definivano una "groomer", termine con cui i conservatori indicano chi adesca minori. In passato ha lavorato come direttrice creativa per Gawker, sito di gossip oggi chiuso, e come designer per la Mattel sulle automobiline Hot Wheels. I suoi video continuano a funzionare: uno sulla pubblicità del canale sportivo NFL RedZone ha raccolto quasi due milioni di visualizzazioni, un altro sui prezzi personalizzati in base ai dati degli utenti quasi sei milioni. Un gruppo esterno a lei vicino, Yes MI Action Committee, ha previsto di spendere almeno sette milioni di dollari per sostenerla. La sua dimestichezza con il web le si è però ritorta contro: la CNN ha riportato vecchi tweet cancellati in cui criticava il Michigan e l'America profonda, tra cui uno in cui si lamentava del clima dello Stato. Stevens ha subito attaccato, accusandola di parlare male dei cittadini che aspira a rappresentare.

Stevens ha scelto la strada opposta e resta volutamente fuori dalla gara per l'attenzione. Ha un percorso politico tradizionale: è stata la prima parlamentare millennial del Michigan al Congresso e ha conquistato un collegio storicamente repubblicano. I suoi video non diventano virali e quando lo fanno è di solito per immagini che la mettono in difficoltà, come quando è stata contestata alla convention del partito statale in aprile per la sua posizione su Israele e sull'AIPAC, la potente lobby filo-israeliana. Nelle ultime settimane l'establishment del Michigan si è compattato attorno a lei, forse per timore di una vittoria di El-Sayed: oltre all'appoggio di Schumer, ha incassato l'endorsement dell'ex senatrice Debbie Stabenow e una foto con la senatrice Elissa Slotkin, che però resta neutrale. Anche il braccio elettorale dei repubblicani al Senato la prende di mira con video che la ritraggono in modo goffo.

Il tema di Israele e dell'AIPAC attraversa l'intera campagna. Secondo il consulente democratico Rob Flaherty, ex vice della campagna di Kamala Harris nel 2024, in Michigan si è creata una "tempesta perfetta": due candidati molto online, uno podcaster e l'altra abile creatrice di contenuti, una candidata più tradizionale come Stevens e un dibattito acceso sull'AIPAC, in una corsa che riguarda l'identità stessa del partito. Al dibattito McMorrow ha cercato una via di mezzo, dicendo che "le persone non possono permettersi di aspettare una rivoluzione che potrebbe non arrivare mai", mentre El-Sayed ha replicato che "la rivoluzione di sicuro non arriverà se non lottiamo per ottenerla". Il momento più discusso è stato il silenzio di Stevens su una domanda sui contributi dell'AIPAC: secondo il New York Times ha parlato per 160 parole senza mai rispondere.


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‼️⚖️ The US Supreme Court has declared all independent authorities unconsitutional – effectively blowing up the EU-US deal on data transfers.

Click the link below for noyb's full assessment of the situation, and prepare for a Schrems III case!

noyb.eu/en/us-supreme-court-ju…

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Trump nomina Keith Sonderling segretario al Lavoro dopo mesi di turbolenze


Il presidente ha scelto per la guida stabile del dipartimento il segretario facente funzione, alleato delle imprese, dopo le dimissioni ad aprile di Lori Chavez-DeRemer.

Il presidente Donald Trump ha annunciato lunedì che nominerà Keith Sonderling segretario al Lavoro in via permanente, dopo mesi di turbolenze ai vertici del dipartimento. Sonderling dirige come facente funzione il dipartimento del Lavoro, il ministero che negli Stati Uniti si occupa di occupazione e tutele dei lavoratori, da aprile. Per ottenere l'incarico stabile dovrà essere confermato dal Senato.

Trump ha dato la notizia su Truth Social, il suo social network, scrivendo che Sonderling "ha dimostrato la sua dedizione nel produrre risultati concreti per le persone che lavorano duramente nel nostro Paese" e che "farà un lavoro straordinario nel suo nuovo ruolo". In una dichiarazione su X, Sonderling ha detto di voler portare avanti l'agenda del presidente a favore di lavoratori, famiglie, sindacati e imprese.

Sonderling era già vicesegretario al Lavoro, ruolo per cui il Senato lo aveva confermato lo scorso anno con 53 voti contro 46, lungo le linee di partito. Dal settembre 2020 all'agosto 2024 è stato commissario della Equal Employment Opportunity Commission, l'agenzia federale che vigila sulle discriminazioni sul posto di lavoro. Durante il primo mandato di Trump aveva ricoperto diversi incarichi al dipartimento, tra cui quello di amministratore facente funzione della divisione che controlla salari e orari di lavoro. È apprezzato negli ambienti repubblicani di Washington e nella sua Florida, ma alcuni esponenti del mondo delle imprese non si aspettavano la nomina permanente, perché è meno noto al grande pubblico rispetto ad altri membri del governo.

Il posto si era liberato ad aprile con le dimissioni di Lori Chavez-DeRemer, lasciata andare dopo una gestione segnata dalle polemiche. L'ispettore generale del dipartimento, l'organo di controllo interno, ha aperto un'indagine sul suo operato che riguarda accuse di uso improprio di fondi pubblici e di un rapporto improprio con un membro della sua scorta. I risultati dell'indagine non sono ancora stati resi pubblici. Chavez-DeRemer ha respinto ogni accusa.

Al marito di Chavez-DeRemer era stato vietato l'accesso alla sede del dipartimento a Washington dopo che alcune dipendenti lo avevano accusato di averle toccate in modo inappropriato. I procuratori federali, dopo aver esaminato gli elementi raccolti, hanno deciso di non incriminarlo.

La scelta di Chavez-DeRemer era stata inusuale per un'amministrazione repubblicana: un'ex deputata indicata in segno di apertura verso il mondo sindacale, dopo le pressioni del sindacato dei Teamsters, una delle più potenti organizzazioni sindacali americane. La sua nomina era stata sostenuta dal presidente dei Teamsters Sean O'Brien e da oltre una decina di senatori democratici.

Il mondo delle imprese ha accolto con favore la nomina di Sonderling. "Viene chiaramente dal lato dei datori di lavoro su molte questioni, ma Keith ha la capacità di ottenere risultati avvicinando punti di vista diversi invece di allontanarli", ha dichiarato al Washington Post Roger King, consulente legale della CHRO Association, un'associazione che rappresenta i responsabili delle risorse umane delle grandi imprese. "Sa come trovare una via di mezzo senza offendere nessuno", ha aggiunto.

Sotto Trump il dipartimento ha lavorato per cancellare o annullare regole esistenti. La scorsa estate l'agenzia ha annunciato l'eliminazione di oltre 60 norme e regolamenti, con l'obiettivo dichiarato di "mettere al primo posto i lavoratori americani". Tra le misure ci sono la cancellazione delle tutele su straordinari e salario minimo per gli assistenti domiciliari e dei diritti di organizzazione sindacale per i braccianti immigrati.

All'inizio di questo mese Sonderling ha inviato lettere ai governatori di tutti i 50 Stati, chiedendo loro di combattere "frodi, sprechi e abusi" nel sistema dei sussidi di disoccupazione e minacciando di trattenere i fondi agli Stati che non si fossero adeguati.

Secondo gli stessi esponenti del mondo delle imprese che ne avevano sostenuto la candidatura, Sonderling guidava di fatto le decisioni su politiche e personale già dallo scorso anno, mentre Chavez-DeRemer trascorreva buona parte del suo mandato in un tour nei 50 Stati.

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@danielatafani affetta #SALAMI
Dieci miti sull'intelligenza artificiale. Un progetto reazionario e le sue storie zenodo.org/records/20708927
#AI #noAI
in reply to danielatafani

se si elimina il lavoro umano vivo si elimina anche il plusvalore, il meccanismo di valorizzazione del capitale; quindi l'attuale processo produttivo e di rapporti sociali cade in contraddizione. Il capitalismo non è morto ma si trova nella sua fase crepuscolare in cui le democrazie dovranno essere sostituite con il dominio assoluto e la coercizione. L'azione politica di contrasto è ora fondamentale
in reply to Tiberio

@Tiberio
democracynow.org/2026/6/25/rev…
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La fonte di informazione americana più affidabile è il canale del meteo


Un sondaggio di YouGov conferma che la fiducia nei media è bassa, in calo e divisa per appartenenza politica. The Weather Channel resta in testa, Fox News e Breitbart in fondo
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Negli Stati Uniti la fonte di informazione di cui gli americani si fidano di più non è un grande giornale né una rete televisiva, ma il canale del meteo. Lo dice un sondaggio dell'istituto demoscopico YouGov, che ogni anno misura la fiducia degli americani in decine di testate e che nel 2026 conferma un quadro già visto: la fiducia nei media è bassa, in calo per quasi tutte le fonti e profondamente segnata dalla politica.

Per misurare la fiducia, YouGov ha chiesto a un campione di adulti se considerino ogni testata affidabile o inaffidabile e poi ha calcolato un punteggio netto, cioè la differenza tra la quota di chi la giudica affidabile e quella di chi la giudica inaffidabile. Con questo metodo The Weather Channel, il canale televisivo dedicato alle previsioni meteorologiche, resta in cima: gli americani sono 50 punti percentuali più propensi a definirlo affidabile che inaffidabile. Lo seguono PBS, la rete televisiva pubblica (+26), e il Wall Street Journal (+22). The Weather Channel è la fonte più affidabile in tutte le rilevazioni dal 2022 a oggi.

In fondo alla classifica ci sono Breitbart News (-12), il sito di destra fondato dall'ex stratega di Trump Steve Bannon, One America News (-10) e Fox News (-10), le due reti vicine al mondo conservatore.

Sondaggio · Stati Uniti
Il canale del meteo è la fonte di notizie più affidabile per gli americani
25-26 maggio 2026 · 2.102 adulti (±3%) · YouGov
Focus America

Più sfiducia
Più fiducia

The Weather Channel

+50

PBS

+26

Wall Street Journal

+22

BBC

+20

Associated Press

+20

ESPN

+19

Reuters

+19

Forbes

+18

NPR

+15

TIME

+15

Financial Times

+14

ABC

+12

C-SPAN

+12

NBC

+12

USA Today

+12

New York Times

+11

The Economist

+11

Bloomberg

+10

The Guardian

+8

Newsweek

+7

Business Insider

+7

Yahoo News

+4

Politico

+4

CBS

+4

CNBC

+3

Washington Post

+3

CNN

+3

The New Yorker

+3

The Atlantic

+2

The Hill

+1

New York Post

+1

Axios

+0

Los Angeles Times

+0

ProPublica

−1

National Review

−2

Fox Business Channel

−3

Newsmax

−4

HuffPost

−4

Washington Examiner

−5

People

−5

The Daily Beast

−5

MS NOW

−6

The Daily Caller

−8

Al Jazeera

−8

Comedy Central

−9

Fox News

−10

One America News (OAN)

−10

Breitbart News

−12

Elaborazione di Focus America su dati di YouGov. Fiducia netta: differenza in punti percentuali tra chi giudica la fonte affidabile o molto affidabile e chi la giudica inaffidabile o molto inaffidabile. La linea tratteggiata indica lo zero.

La fiducia media nelle testate è scesa quest'anno a +6, dal +9 del 2025. Il calo più forte tocca CBS, che perde 12 punti, una caduta trainata soprattutto dagli elettori democratici, la cui fiducia nella rete è crollata di 32 punti. Anche MS NOW, il nuovo nome di MSNBC, perde 12 punti: il cambio di nome ha confuso il pubblico, visto che il 34% degli intervistati dice di non sapere quanto sia affidabile, il doppio rispetto al 17% di chi diceva lo stesso di MSNBC un anno fa. Cali importanti riguardano anche Fox News, OAN, la BBC britannica e il Daily Caller.

La fiducia nei media è soprattutto una questione di appartenenza politica. Gli elettori democratici si fidano molto più dei repubblicani sia dell'informazione in generale sia delle singole testate: per 42 delle 48 considerate, tra i democratici prevale la fiducia sulla diffidenza. Tra i repubblicani questo accade solo per 15 testate.

I due schieramenti si fidano di mezzi diversi. I democratici danno più credito a PBS, alla rete NBC e al New York Times, i repubblicani a Fox News, al canale economico Fox Business e a Newsmax, un'altra rete conservatrice. C'è poca sovrapposizione: solo 10 testate su 48, il 21%, raccolgono più fiducia che sfiducia tra gli elettori di entrambi i partiti. Molte di queste si occupano di economia e finanza, come Forbes, il Wall Street Journal, il Financial Times, Business Insider e l'Economist. L'unica testata che entrambi gli schieramenti giudicano più inaffidabile che affidabile è il Daily Caller, sito di destra.

Le due fonti più divisive sono CNN e Fox News. La fiducia nella CNN è di 85 punti più alta tra i democratici che tra i repubblicani, mentre quella in Fox News è di 85 punti più alta tra i repubblicani. I democratici si fidano molto più dei repubblicani anche di PBS, del New York Times, di NBC e della radio pubblica NPR. I repubblicani, oltre a Fox News, danno molto più credito a Fox Business, Newsmax e OAN.

Il calo della fiducia ha toccato entrambi gli schieramenti. Tra i democratici la fiducia media è scesa a +25 dal +31 dell'anno prima, con i crolli maggiori per CBS e MS NOW. Tra i repubblicani è passata a -6 da -1, con le cadute più nette per CNN, il Los Angeles Times, la BBC e Comedy Central.

La diffidenza è ancora più marcata verso i social network. Pur essendo molto usati per informarsi, quasi tutti sono giudicati più inaffidabili che affidabili. YouTube è l'unico a salvarsi, con un punteggio leggermente positivo (+7). I peggiori sono TikTok (-32), Snapchat (-27), Truth Social, la piattaforma fondata da Trump (-24), Facebook (-24) e X (-21). Truth Social e X sono le più divisive: tra i repubblicani Truth Social è il social più affidabile (+12), tra i democratici è il più inaffidabile in assoluto (-46).

Quando si tratta di capire dove gli americani si informano davvero, in testa ci sono i social network (60%) e la televisione (56%), con una netta divisione per età: gli under 45 usano soprattutto i social, gli adulti più anziani la tv. Il 45% dice di aver saputo di una notizia da un amico o un familiare nell'ultimo mese. Seguono i siti di informazione (39%), i motori di ricerca (29%), la radio (28%) e le app di notizie (26%). I giornali di carta si fermano al 14% e i settimanali al 10%.

Cresce intanto la presenza dei contenuti creati con l'intelligenza artificiale. Il 46% degli americani dice di vedere ogni giorno informazioni generate dall'IA, dieci punti in più rispetto al 36% dell'anno scorso. E solo l'11% si dice molto sicuro di saper distinguere una notizia scritta da una persona da una prodotta da una macchina.

Tra le 48 testate, le più usate per informarsi nell'ultimo mese sono Fox News (36%) e CNN (32%), seguite da ABC (29%), NBC (28%) e CBS (26%). Il New York Times è la fonte con un'edizione cartacea più letta, con il 23%. Il pubblico repubblicano è molto più concentrato: il 58% usa Fox News, mentre nessun'altra testata supera il 25%. I democratici si distribuiscono su più fonti, con la CNN al 47% e quote oltre un terzo per ABC, NBC, il New York Times e CBS.

Più degli stessi giornali pesano i social: il 40% degli americani si è informato su Facebook e il 39% su YouTube, mentre il 21% ha usato X, il 23% Instagram e il 17% TikTok. Tra gli aggregatori di notizie spicca Google News, usato dal 32%, davanti ad Apple News (14%) e MSN (11%).

Iniziano a comparire anche i programmi di intelligenza artificiale. Il 10% degli americani dice di essersi informato con ChatGPT nell'ultimo mese, quota che sale al 16% tra gli under 45. Il 7% ha usato Gemini di Google e il 2% Claude di Anthropic.

Il sondaggio ha infine misurato come gli americani percepiscono l'orientamento politico delle testate. Molte più fonti vengono classificate come più di sinistra che di destra rispetto al contrario. Quelle considerate più progressiste sono CNN, MS NOW e il New York Times, mentre Fox News e Breitbart sono giudicate le più conservatrici. Il sondaggio è stato condotto il 25 e 26 maggio 2026 su 2.102 adulti, con un margine di errore di circa 3 punti.

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Le primarie in Michigan si vincono online


Tre candidati millennial si contendono il seggio al Senato puntando sull'attenzione del web. In testa c'è Abdul El-Sayed, dopo le dirette con lo streamer Hasan Piker
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La primaria democratica per il Senato in Michigan, in programma il 4 agosto, è diventata la corsa più "online" degli Stati Uniti. I tre candidati, tutti millennial, passano gran parte del tempo a conquistare l'attenzione sui social più che a stringere mani per lo Stato. È la prova generale di un modo nuovo di fare campagna, basato su quella che gli americani chiamano "economia dell'attenzione": l'idea che vincere un'elezione significhi prima di tutto catturare lo sguardo del pubblico sul web. Lo racconta un reportage di Politico dalla Mackinac Island, dove i candidati si sono ritrovati per il primo dibattito televisivo statewide.

La posta in gioco va oltre il Michigan. Se a novembre i democratici perdessero il seggio contro il probabile candidato repubblicano Mike Rogers, riconquistare la maggioranza al Senato diventerebbe quasi impossibile, e i repubblicani lo sanno. Il Senate Leadership Fund, il super PAC vicino al leader della maggioranza repubblicana al Senato John Thune, ha già prenotato 45 milioni di dollari di spot per Rogers in autunno. Un super PAC è un comitato che può raccogliere e spendere somme illimitate a favore di un candidato, purché non coordinato direttamente con la sua campagna.

La primaria deciderà anche quale Partito Democratico uscirà dalle elezioni di medio termine, dopo la seconda sconfitta contro il presidente Donald Trump e con una base che chiede un cambiamento netto. Due dei tre candidati, l'ex funzionario della sanità pubblica Abdul El-Sayed e la senatrice statale Mallory McMorrow, hanno chiesto un ricambio nella leadership del partito. El-Sayed ha detto di essere l'unico candidato la cui vittoria non andrebbe bene a Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato, e McMorrow ha chiesto a Schumer di farsi da parte. La terza candidata, la deputata Haley Stevens, ha invece l'endorsement di Schumer e il sostegno dell'establishment democratico del Michigan. I tre si dividono anche su come limitare l'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione, e sulla sanità: El-Sayed sostiene il "Medicare for All", un sistema sanitario pubblico universale, mentre McMorrow e Stevens preferiscono l'opzione pubblica, cioè un'assicurazione statale che affianca quelle private senza sostituirle.

Una vittoria progressista in Michigan rafforzerebbe la pressione sui vertici del partito. Proprio questa settimana i candidati sostenuti dal sindaco socialista-democratico di New York Zohran Mamdani hanno vinto tre primarie in città, battendo tra gli altri il deputato Adriano Espaillat, presidente del gruppo dei deputati ispanici al Congresso, e infliggendo un colpo a Schumer e al leader della minoranza alla Camera Hakeem Jeffries. Un successo della sinistra anche in Michigan indicherebbe che l'ondata populista di sinistra, ribattezzata da alcuni "Tea Party democratico", può contare anche fuori dalla New York più progressista. Il tema pesa molto in Michigan, lo Stato con la più alta percentuale di elettori arabo-americani e con una base sempre più critica verso Israele.

El-Sayed e McMorrow dedicano gran parte della campagna all'economia dell'attenzione, un approccio che secondo molti definirà il futuro delle campagne elettorali americane. Nel 2024 Trump, da sempre abile nel catturare l'attenzione, ha vinto anche grazie alla scelta di puntare sui nuovi media e sui creatori di contenuti su YouTube e Twitch, le piattaforme seguite dai giovani uomini. Sull'altro fronte Mamdani è passato da sconosciuto a sindaco della più grande città americana sfornando video di strada molto cliccati, una tattica adottata anche da El-Sayed.

I numeri dei follower raccontano due strategie opposte. Su X El-Sayed ha circa 136.700 follower, McMorrow oltre 226.500, mentre Stevens ne ha meno di 30.000. La campagna di Stevens accusa gli avversari di puntare troppo sui commenti dei social invece che sulle urne. Per ora la scommessa premia El-Sayed, l'unico dei tre ad aver già corso a livello statale, nel 2018 contro la governatrice Gretchen Whitmer: i sondaggi lo danno primo, con Stevens seconda e McMorrow terza a distanza.

La svolta per El-Sayed è arrivata in aprile, quando ha fatto campagna insieme a Hasan Piker, popolare streamer di estrema sinistra con milioni di follower. Dopo che McMorrow lo aveva criticato per le sue parole sull'11 settembre, i consensi di El-Sayed hanno iniziato a salire. Piker ha detto a Politico che quella mossa è stata "probabilmente l'errore di tutta questa campagna". Lo streamer è una figura controversa anche tra i democratici: ha detto una volta che "l'America si è meritata l'11 settembre", salvo poi scusarsi, e ha condannato la risposta israeliana a Gaza in termini che alcuni hanno definito antisemiti, accusa che lui respinge dicendo di criticare il governo israeliano e non l'identità ebraica. McMorrow ha paragonato Piker a Nick Fuentes, personaggio dichiaratamente di estrema destra e antisemita.

El-Sayed è cresciuto dentro l'economia dell'attenzione. Ha lavorato per Crooked Media, la società di podcast fondata da ex collaboratori di Barack Obama, è stato collaboratore della CNN e ha poi creato una propria casa di produzione per il suo podcast. Dopo la sconfitta del 2024 ha cambiato registro, passando dal professore universitario di Oxford che parlava di "capitalismo razziale" al personaggio in versione "bro": mostra i muscoli, si fa riprendere mentre fa sci nautico e ciclismo e si avvolge nella bandiera americana. Una delle sue frasi più note è la rilettura della celebre battuta di Michelle Obama: "Quando loro vanno in basso, noi non andiamo in alto, li trasciniamo nel fango e li soffochiamo". Il suo patrimonio è salito fino a 1,66 milioni di dollari, ma ha rinviato la pubblicazione della dichiarazione patrimoniale a dopo la primaria.

McMorrow ha invece costruito la sua notorietà sui social prima ancora di entrare in politica. Era diventata un volto nazionale nel 2022 con un discorso virale in cui replicava alle accuse infondate dei repubblicani che la definivano una "groomer", termine con cui i conservatori indicano chi adesca minori. In passato ha lavorato come direttrice creativa per Gawker, sito di gossip oggi chiuso, e come designer per la Mattel sulle automobiline Hot Wheels. I suoi video continuano a funzionare: uno sulla pubblicità del canale sportivo NFL RedZone ha raccolto quasi due milioni di visualizzazioni, un altro sui prezzi personalizzati in base ai dati degli utenti quasi sei milioni. Un gruppo esterno a lei vicino, Yes MI Action Committee, ha previsto di spendere almeno sette milioni di dollari per sostenerla. La sua dimestichezza con il web le si è però ritorta contro: la CNN ha riportato vecchi tweet cancellati in cui criticava il Michigan e l'America profonda, tra cui uno in cui si lamentava del clima dello Stato. Stevens ha subito attaccato, accusandola di parlare male dei cittadini che aspira a rappresentare.

Stevens ha scelto la strada opposta e resta volutamente fuori dalla gara per l'attenzione. Ha un percorso politico tradizionale: è stata la prima parlamentare millennial del Michigan al Congresso e ha conquistato un collegio storicamente repubblicano. I suoi video non diventano virali e quando lo fanno è di solito per immagini che la mettono in difficoltà, come quando è stata contestata alla convention del partito statale in aprile per la sua posizione su Israele e sull'AIPAC, la potente lobby filo-israeliana. Nelle ultime settimane l'establishment del Michigan si è compattato attorno a lei, forse per timore di una vittoria di El-Sayed: oltre all'appoggio di Schumer, ha incassato l'endorsement dell'ex senatrice Debbie Stabenow e una foto con la senatrice Elissa Slotkin, che però resta neutrale. Anche il braccio elettorale dei repubblicani al Senato la prende di mira con video che la ritraggono in modo goffo.

Il tema di Israele e dell'AIPAC attraversa l'intera campagna. Secondo il consulente democratico Rob Flaherty, ex vice della campagna di Kamala Harris nel 2024, in Michigan si è creata una "tempesta perfetta": due candidati molto online, uno podcaster e l'altra abile creatrice di contenuti, una candidata più tradizionale come Stevens e un dibattito acceso sull'AIPAC, in una corsa che riguarda l'identità stessa del partito. Al dibattito McMorrow ha cercato una via di mezzo, dicendo che "le persone non possono permettersi di aspettare una rivoluzione che potrebbe non arrivare mai", mentre El-Sayed ha replicato che "la rivoluzione di sicuro non arriverà se non lottiamo per ottenerla". Il momento più discusso è stato il silenzio di Stevens su una domanda sui contributi dell'AIPAC: secondo il New York Times ha parlato per 160 parole senza mai rispondere.


A New York i tre candidati di Mamdani vincono le primarie democratiche


Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha vinto la sua scommessa. Nelle primarie democratiche di martedì 23 giugno i tre candidati al Congresso che aveva sostenuto hanno conquistato la nomination, due di loro battendo deputati uscenti dati per favoriti. A sei mesi dal suo insediamento, il primo cittadino diventa l'uomo più influente della politica newyorkese.

Le primarie servono a scegliere chi rappresenterà un partito alle elezioni vere e proprie, in programma il 3 novembre. Nei distretti dove i democratici dominano da decenni, come quelli della città di New York, vincere la primaria equivale quasi sempre a conquistare il seggio. Per questo le tre vittorie di martedì pesano già come elezioni decise.

Brad Lander, 56 anni, ex revisore dei conti della città di New York, ha travolto con 30 punti di margine il deputato uscente Dan Goldman nel decimo distretto, che copre Lower Manhattan e parte di Brooklyn. Darializa Avila Chevalier, 32 anni, attivista e studentessa di dottorato alla prima campagna elettorale, ha battuto Adriano Espaillat, 71 anni, presidente del gruppo dei deputati ispanici alla Camera, nel tredicesimo distretto tra Upper Manhattan e il Bronx. Claire Valdez, 36 anni, deputata statale poco conosciuta, ha conquistato un seggio lasciato libero tra Brooklyn e Queens, il settimo distretto, superando Antonio Reynoso, presidente del distretto di Brooklyn.

Avila Chevalier e Valdez appartengono ai Socialisti Democratici d'America, l'organizzazione della sinistra radicale a cui aderisce lo stesso Mamdani. Con la loro elezione, quasi certa a novembre in distretti così blu, i socialisti alla Camera raddoppieranno, passando da due a quattro.

Primarie democratiche · New York
Le quattro primarie democratiche per la Camera più seguite a New York
Camera degli Stati Uniti — 23 giugno 2026
Focus America

7° distrettoValdez 10° distrettoLander 12° distrettoLasher 13° distrettoAvila Chevalier

Brooklyn e Queens

CandidatoVoti%

Claire Valdez
Deputata all'Assemblea statale

37.531
56,1%

Antonio Reynoso
Presidente del distretto di Brooklyn

23.960
35,8%

Julie Won
Consigliera comunale

4.231
6,3%

66.953voti
92% scrutinato

Lower Manhattan e Brooklyn

CandidatoVoti%

Brad Lander
Ex revisore dei conti di New York

55.060
65,8%

Dan Goldman
Deputato uscente

28.445
34,0%

83.661voti
90% scrutinato

Manhattan centrale

CandidatoVoti%

Micah Lasher
Deputato all'Assemblea statale

40.106
39,1%

Alex Bores
Deputato all'Assemblea statale

35.822
35,0%

Jack Schlossberg
Nipote di John F. Kennedy

11.036
10,8%

102.463voti
87% scrutinato

Upper Manhattan e Bronx

CandidatoVoti%

Darializa Avila Chevalier
Attivista

32.790
49,4%

Adriano Espaillat
Deputato uscente

30.464
45,9%

Oscar J. Romero Jr.

2.340
3,5%

66.379voti
88% scrutinato

Elaborazione di Focus America su dati di Associated Press. Risultati non definitivi.

Mamdani si è speso come nessun sindaco prima di lui. Ha reclutato i candidati ancora prima di vincere le proprie elezioni, ha organizzato raccolte fondi, è apparso negli spot e ha girato i comizi fino a notte fonda. Per sostenere i suoi ha rotto con la governatrice Kathy Hochul, con i sindacati, con il Working Families Party, un piccolo partito di sinistra che lo aveva appoggiato, e soprattutto con Hakeem Jeffries, leader dei democratici alla Camera e in corsa per diventarne speaker, cioè presidente, se il partito riconquistasse la maggioranza a novembre. Le sue vittorie non dimostrano però che il consenso del sindaco si sia allargato: in tutti quei distretti aveva già vinto nettamente l'anno scorso e resta molto popolare.

"La vecchia politica che ci ha portato in questa crisi non è la politica che ci tirerà fuori", ha detto Mamdani alla festa per la vittoria di Valdez, davanti a una folla che scandiva "DSA". "Un anno fa non era la fine di un movimento politico. Era l'inizio."

La vittoria di Avila Chevalier è la più clamorosa. Espaillat, cinque mandati alle spalle e primo dominicano-americano eletto al Congresso, è stato superato da una candidata all'esordio, in un'impresa che molti hanno paragonato a quella di Alexandria Ocasio-Cortez contro Joe Crowley nel 2018. Mamdani aveva inizialmente promesso di appoggiare Espaillat, che lo aveva sostenuto nella corsa a sindaco, ma a fine maggio ha cambiato idea e si è schierato con la sfidante, irritando il vecchio establishment democratico e i leader latini. La candidata ha vinto nonostante una raffica di vecchi post sui social media, poi cancellati, in cui aveva usato un linguaggio volgare contro Kamala Harris, definito Joe Biden uno "stupratore" e criticato le relazioni interrazziali.

Il rapporto con Israele è stato il tema centrale di diverse primarie, in una città che ospita la più grande comunità ebraica del paese. Lander, ebreo come Goldman, ha definito un "genocidio" la guerra a Gaza e ha attaccato l'avversario per i suoi legami con AIPAC, la potente lobby filo-israeliana. Goldman, pur critico verso il governo di Benjamin Netanyahu, difende il sostegno militare americano a Israele e rifiuta la parola "genocidio". Anche Avila Chevalier ha usato questo argomento contro Espaillat, accusandolo di aver incassato per anni donazioni legate ad AIPAC.

Nel dodicesimo distretto, che attraversa Manhattan, il deputato statale Micah Lasher ha vinto la primaria per succedere a Jerrold Nadler, ritiratosi dopo oltre trent'anni. Mamdani non si è schierato. Lasher, sostenuto da Nadler, ha battuto il collega Alex Bores e Jack Schlossberg, nipote di John F. Kennedy, arrivato terzo nonostante il cognome celebre. È stata una delle gare più costose nella storia del Congresso: gruppi legati alle aziende di intelligenza artificiale OpenAI e Anthropic hanno speso più di 25 milioni di dollari a favore e contro Bores, autore di una legge statale per regolare l'intelligenza artificiale, mentre l'ex sindaco Michael Bloomberg ne ha messi 10 a sostegno di Lasher.

Nei sobborghi a nord della città i democratici hanno scelto Cait Conley, esperta di sicurezza nazionale e veterana di guerra, per sfidare a novembre il deputato repubblicano Mike Lawler, uno dei più vulnerabili. Il diciassettesimo distretto è uno dei pochi davvero contesi del paese e potrebbe decidere il controllo della Camera.

Più a nord, nel ventunesimo distretto, ha vinto la primaria repubblicana Anthony Constantino, magnate degli adesivi che aveva fatto installare un cartello alto quasi quattro metri con scritto "Vote for Trump" sopra la sede della sua azienda. Sostenuto dal presidente Donald Trump, ha battuto Robert Smullen, il candidato appoggiato dai vertici del partito, per il seggio lasciato da Elise Stefanik, anche lei alleata del presidente.

Anche in Maryland i democratici hanno scelto i loro candidati in due primarie costosissime. Nel quinto distretto Adrian Boafo, ex collaboratore del deputato Steny Hoyer che si ritira dopo 44 anni, ha vinto la nomination democratica grazie anche a circa 11 milioni di dollari spesi dai super PAC legati ad AIPAC e all'industria delle criptovalute. I super PAC sono comitati che possono raccogliere e spendere denaro senza limiti per sostenere un candidato. Nel sesto distretto la deputata April McClain Delaney ha respinto il ritorno del suo predecessore David Trone, che aveva prestato 25 milioni di dollari di tasca propria alla campagna. Per la carica di governatore i repubblicani hanno scelto Dan Cox, esponente della destra dura e già sconfitto dal governatore democratico Wes Moore con 32 punti di scarto nel 2022.

In Utah un ridisegno dei collegi elettorali ordinato dai tribunali ha creato un distretto nettamente democratico attorno a Salt Lake City. L'ex deputato moderato Ben McAdams ha vinto la primaria democratica e parte da favorito: lo Utah potrebbe così eleggere un democratico al Congresso per la prima volta dal 2018.

In South Carolina si è votato in un ballottaggio, il secondo turno previsto quando al primo nessun candidato raggiunge la maggioranza. Alan Wilson, procuratore generale dello stato, ha vinto la primaria repubblicana per governatore contro la vicegovernatrice Pamela Evette. Il presidente aveva fatto una mossa inusuale, sostenendo entrambi i candidati. Nel primo distretto i democratici hanno scelto Nancy Lacore, ammiraglio della Marina licenziato lo scorso anno dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, per provare a strappare ai repubblicani il seggio lasciato da Nancy Mace, candidatasi senza successo a governatore.

Le vittorie consolidano Mamdani come punto di riferimento della sinistra americana e creano un problema per i moderati. Valdez e Avila Chevalier non si sono impegnate a votare Jeffries come speaker, e i democratici a lui vicini temono che i repubblicani useranno le posizioni più radicali del partito contro i candidati nei distretti in bilico. "I repubblicani cercheranno molto presto di mettere in mostra, come fanno sempre, le voci più radicali del Partito Democratico", ha detto al New York Times Howard Wolfson, ex responsabile del braccio elettorale dei democratici alla Camera. "E dopo stasera avranno più democratici radicali tra cui scegliere."


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✨ USB contraffatti made in China nelle reti classificate delle Forze di Autodifesa giapponesi: un anno di spionaggio silenzioso
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/usb-co…

@informatica


USB contraffatti made in China nelle reti classificate delle Forze di Autodifesa giapponesi: un anno di spionaggio silenzioso


Tra marzo 2024 e febbraio 2025, le Forze di Autodifesa Terrestre giapponesi (JGSDF) hanno inconsapevolmente utilizzato chiavette USB contraffatte — prodotte in Cina e contenenti malware riconducibile a gruppi APT legati a Pechino — su computer collegati a reti classificate. La scoperta, rivelata da un’inchiesta di Nikkei Asia basata su documenti interni riservati, ha portato alla luce una delle operazioni di compromissione hardware più significative degli ultimi anni a danno di una forza armata del G7.

Il vettore di infezione: hardware come arma


Tutto inizia con il terremoto della penisola di Noto nel gennaio 2024. Durante le operazioni di soccorso, l’headquarter del Middle Army della JGSDF a Itami, nei pressi di Osaka, riceve otto chiavette USB da fonti esterne all’Ishikawa Prefecture come parte della risposta all’emergenza. I dispositivi, acquistati a prezzi ben al di sotto di mercato tramite canali non ufficiali, vengono distribuiti senza verifiche adeguate e collegati a sistemi operativi. Le scansioni di sicurezza obbligatorie, che avrebbero dovuto rilevare anomalie prima dell’utilizzo, falliscono nel identificare il payload malevolo nascosto nel firmware delle chiavette.

La tecnica non è nuova, ma rimane devastantemente efficace: il malware si annida a livello di controller USB, operando al di sotto del sistema operativo e risultando invisibile agli strumenti di endpoint detection standard. L’esecuzione è automatica — nessuna interazione dell’utente è richiesta al di là dell’inserimento del dispositivo nella porta USB.

Undici mesi di presenza silenziosa


La compromissione rimane non rilevata per quasi un anno. È solo nel febbraio 2025 che un soldato di stanza a Itami nota il suo computer funzionare in modo insolitamente lento. La scansione del sistema rivela un virus che opera silenziosamente in background da mesi. A quel punto, secondo l’inchiesta di Nikkei, oltre 50 computer avevano già interagito con le chiavette infette — con quasi la metà di questi sistemi appartenente a reti chiuse utilizzate per la gestione di informazioni altamente classificate, inclusi movimenti di truppe e pianificazione operativa.

L’analisi forense dei dispositivi ha rilevato che sei delle otto chiavette distribuite durante l’operazione di soccorso contenevano lo stesso malware. Il ceppo è stato documentato da una società di cybersecurity statunitense come riconducibile a un gruppo di hacker sponsorizzato dallo Stato cinese, presentando pattern di comunicazione con infrastrutture C2, tecniche di offuscamento e modalità di deployment del payload coerenti con campagne di cyberspionaggio di matrice cinese.

Caratteristiche tecniche del malware


Il malware incorporato nei controller USB delle chiavette contraffatte presenta diverse caratteristiche tecniche rilevanti per i difensori:

  • Esecuzione automatica alla connessione (AutoRun firmware-level): il codice malevolo si attiva al momento dell’inserimento, senza richiedere l’interazione dell’utente o l’abilitazione di funzionalità AutoRun a livello OS — il tradizionale metodo di difesa risulta quindi inefficace.
  • Operatività below-OS: il malware opera a livello di firmware del controller USB, rendendo invisibile la sua presenza agli strumenti di endpoint detection convenzionali che operano sopra il livello del sistema operativo.
  • C2 covert channel: pattern di comunicazione C2 coerenti con APT cinesi documentati, con tecniche di offuscamento del traffico di rete progettate per simulare traffico legittimo.
  • Payload modulare: capacità di raccogliere metadata di sistema, accedere a file sensibili ed esfiltrare dati anche in ambienti air-gapped attraverso timing covert channel.
  • Evasione di scan standard: sei dispositivi su otto hanno superato le scansioni di sicurezza obbligatorie, suggerendo una progettazione specifica per eludere i tool AV/EDR in uso negli ambienti militari giapponesi.


# IoC e indicatori di compromissione documentati (aggregati da fonti pubbliche)
Vettore: USB firmware-level malware
Origine hardware: dispositivi contraffatti prodotti in Cina, venduti su marketplace online a prezzi anomalmente bassi
Distribuzione: canali non ufficiali durante operazioni di emergenza (terremoto Noto, gennaio 2024)
Esecuzione: automatica all'inserimento USB, nessuna interazione richiesta
Sistemi colpiti: Windows (ambienti military-grade JGSDF)
Rilevamento: febbraio 2025, dopo ~11 mesi di presenza silenziosa
Attribuzione: ceppo documentato come China-linked da vendor statunitense (nome non divulgato)
C2 pattern: traffico HTTP/S offuscato verso IP non pubblicamente rivelati
Impatto: 50+ computer, ~50% su reti classificate (movimenti truppe, pianificazione operativa)
Settori colpiti oltre JGSDF:
- Impianti manifatturieri (fabbriche di elettronica)
- Laboratori di ricerca chimica
- Studi di ingegneria
- Potenzialmente altri acquirenti dei drive online

Il silenzio istituzionale: una seconda vulnerabilità


Altrettanto allarmante è la gestione post-discovery. Dopo aver scoperto la compromissione nel febbraio 2025, la JGSDF ha scelto di mantenere l’incidente riservato, senza allertare il pubblico né emettere avvisi ai potenziali altri acquirenti degli stessi drive disponibili online. Una decisione che ha lasciato esposti fabbriche, laboratori di ricerca e istituti di ingegneria in tutto il Giappone che avevano acquistato gli stessi dispositivi contraffatti attraverso retailer online, come documentato nell’inchiesta follow-up di Nikkei. Lo stesso malware, con le stesse caratteristiche tecniche, continuava a diffondersi attraverso la supply chain commerciale mentre le forze armate tacevano.

Il Ministero della Difesa ha confermato solo che una chiavetta USB acquisita dalla JGSDF Middle Army headquarters è stata trovata contenere malware nel febbraio 2025, fermandosi ben al di sotto di una disclosure pubblica completa.

Contesto geopolitico: la strategia della “contaminazione silenziosa”


L’incidente si inserisce in un pattern più ampio di operazioni cyber cinesi contro infrastrutture militari e industriali in Asia-Pacifico. L’utilizzo di hardware contraffatto come vettore di compromissione, noto nel settore come hardware supply chain attack, presenta vantaggi operativi significativi rispetto agli attacchi software-based: bypassa i perimetri di rete, è difficile da attribuire in modo conclusivo, e può colpire sistemi air-gapped che sarebbero altrimenti irraggiungibili.

Il timing è particolarmente rilevante: l’operazione si sovrappone al periodo di tensione crescente nel Mar Cinese Orientale e alle dispute territoriali sulle isole Senkaku/Diaoyu, e avviene mentre il Giappone accelera la modernizzazione delle proprie capacità militari nell’ambito dell’AUKUS-Plus e della partnership con gli Stati Uniti. La capacità di monitorare movimenti di truppe e pianificazione operativa — anche prima di un eventuale conflitto — rappresenta un vantaggio strategico difficilmente sopravvalutabile.

Due righe per i difensori


  • USB allowlisting hardware: implementare soluzioni di controllo dell’accesso USB che verifichino l’identità del dispositivo a livello di firmware, non solo a livello di driver OS.
  • Validazione su sistemi isolati: tutti i dispositivi removibili devono essere sottoposti a scansione su sistemi dedicati e air-gapped prima di essere connessi a reti operative.
  • Procurement da vendor certificati: zero tolerance per dispositivi acquisiti tramite canali non ufficiali, indipendentemente da urgenze operative o logistiche.
  • Firmware integrity check: adottare tool in grado di analizzare il firmware del controller USB, non solo il contenuto del filesystem del dispositivo.
  • Zero Trust per removable media: trattare ogni dispositivo rimovibile come potenzialmente ostile, indipendentemente dalla provenienza apparente.
  • Incident disclosure tempestiva: un protocollo di notifica coordinata agli stakeholder potrebbe aver limitato la diffusione del malware attraverso la supply chain commerciale.

L’incidente delle chiavette USB nelle JGSDF è un promemoria brutale che la supply chain dell’hardware — specialmente per dispositivi a basso costo prodotti in contesti geopoliticamente sensibili — rappresenta un vettore di attacco che le organizzazioni ad alta sicurezza non possono permettersi di sottovalutare. La semplicità del vettore, una chiavetta USB da pochi dollari distribuita durante un’emergenza, rende la lezione ancora più amara.


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ICYMI: Updates from the 6/28 meeting


ICYMI

Arizona – Arizona held a special election to fill in a vacancy for AZPP Lookout/Outreach Director. Their IT committee also met to discuss web security. A new “About Us” section has been created on the AZPP website. AZPP held their “Plunder Hunger” food drive on Saturday, which was described as a “great success” and has set the ball rolling for future food drives. Finally, a scheduled protest has been pushed back to July 5th, presently planned to include any Native American contacts.

California – July 20th-26th, the CAPP will be participating in a festival described as “burning man on the water.”

Illinois – Interest has been expressed from Illinois to have a Pirate run on a local village board of trustees. With municipal elections in April 2027, news will be coming fast in regards to this update, with an expectation to be announced by the end of July. The next ILPP meeting will be July 13th, which should be the beginning of a new bi-weekly meeting schedule for Illinois.

Indiana – the INPP met on 6/25 to reconvene and reestablish regular meetings. The next meeting is scheduled for 7/27 at 9:30pmET.

Maryland – Maryland had an in-person meeting with various pirates from the DMV (DC, Maryland, Virginia) at a location called “the Dragon’s Den,” where they handed out flyers and which was described “such a success.” The plan is to continue meeting as the same place “until people know we’re the pirates.”

Nevada – Hunter Rand, candidate for Sparks City Council Ward 2, made it within striking distance (less than 40 votes of difference) from the incumbent and making it to a November runoff but just came short.

In a race as close as this one, Hunter forced the incumbent (and frankly, incumbents across the state of Nevada) to learn that they need to drop major $$$ to keep their corrupt jobs instead of coasting. He showed them that people really are starving for something else, and will respond to genuine, grassroots campaigns. We are very proud of you, and proud to call you Pirate.

Pennsylvania – the Drew Bingaman campaign attempted to hold their signature collection event on 6/27, but ran into troubles with the weather. If you are in Pennsylvania and wish to assist with helping the Pirate Party, the absolute best help you can give is helping to get Drew Bingaman on the ballot.

Pirate National Conference – With the 2026 Pirate National Conference in the rear view, discussions have already begun about the 2027 Pirate National Conference. The shortlist for potential frontrunners discussed for host cities include:

  • Baltimore, MD
  • Milwaukee, WI
  • Mobile, AL
  • Sparks, NV
  • Tucson, AZ

None of these locations are final locations, but these were the first of the names discussed. A final decision has been penciled in to be made on Sept. 6th. A form will be posted for people to recommend their host cities. There are presently two (2) bylaws changes on the table for next week’s meeting to discuss the way we hold the conference elections and to set a permanent deadline.

Platform – A “Right to Repair” plank has been added to the United States Pirate Party platform. An easy win for the platform committee, and a setting-in-stone a position already universally agreed upon within the party, adding the plank confirms our commitment to Right to Repair. We believe purchasing IS ownership.

Texas – Texas has been moved to probationary status. This means Texas has to correct the infractions that led them to probationary status, namely failure to send a PNC rep and maintain a proper website, in order to be removed and returned to regular PNC member status. California earlier this year was moved to Probationary status before losing their vote via being dropped to observer member. Texas retains their vote and has not been dropped to observer, but must correct the infractions to prevent a drop to observer member and loss of their vote at the Pirate National Committee.


That’s all the news from last night’s meeting, which you can rewatch here. Next week’s meeting, taking place on 7/5, will be open to all. The link will be posted on our Discord server, which you are also free to join!


uspirates.org/icymi-updates-fr…

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Rifondazione: a Graz il trionfo comunista home.rifondazione.eu/2026/06/2… #ComunicatiStampa #Internazionale

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La Corte Suprema dà più potere a Trump, ma salva Fed e voto postale


In tre decisioni arrivate nella stessa giornata, i giudici della Corte ampliano il controllo del presidente sulle agenzie indipendenti, proteggono per ora l'autonomia della Federal Reserve e confermano la possibilità di conteggiare le schede per il voto arrivate l'Election Day.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso oggi tre sentenze destinate a ridisegnare gli equilibri tra Casa Bianca, Congresso e apparato federale. Nella prima, i giudici hanno ampliato in modo significativo il potere del presidente di rimuovere i vertici delle agenzie indipendenti, consegnando a Donald Trump un controllo molto più diretto su una parte rilevante dell'Amministrazione finora fuori il suo diretto controllo. Nella seconda, però, hanno posto un limite all'intervento della Casa Bianca sulla Federal Reserve, impedendo per ora la rimozione della governatrice Lisa Cook. Con una terza sentenza, la Corte ha invece confermato la legge del Mississippi che consente di contare le schede postali timbrate entro l'Election Day ma arrivate nei giorni successivi.

Sul caso delle agenzie indipendenti, la decisione è arrivata con 6 voti contro 3, con i giudici liberal contrari. La sentenza sposta ulteriore potere dal Congresso al presidente e potrebbe modificare profondamente l'architettura del governo federale. Il caso nasceva dalla decisione di Trump di licenziare Rebecca Kelly Slaughter, commissaria democratica della Federal Trade Commission, rimossa perché non allineata all'agenda del presidente, nonostante la legge consentisse sinora al presidente la destituzione dei commissari solo per "inefficienza, negligenza nei doveri o cattiva condotta in carica".

Gli effetti di questa sentenza potrebbero ora farsi sentire in oltre una decina di agenzie federali precedentemente indipendenti, comprese quelle che vigilano su consumatori, lavoratori, ambiente, sicurezza nucleare e servizi postali. I vertici di enti come la Consumer Product Safety Commission, la Equal Employment Opportunity Commission, il National Labor Relations Board, la Nuclear Regulatory Commission e lo stesso servizio postale potranno ora essere licenziati con maggiore discrezionalità dalla Casa Bianca. I giudici hanno così cancellato quasi novant'anni di tutele legali, rovesciando il precedente del 1935, la sentenza Humphrey's Executor v. United States, che aveva limitato il potere del presidente di rimuovere direttori di agenzie indipendenti per semplici divergenze politiche.

Corte Suprema degli Stati Uniti
Tre sentenze in un giorno ridisegnano il potere esecutivo
In una sola giornata la Corte Suprema ha ampliato il controllo di Trump sulle agenzie federali, ma lo ha fermato sul controllo del Federal Reserve e sul voto per posta.

Grafica di FocusAmerica 3 verdetti con esiti divergenti

3

Sentenze nello stesso giorno
L'equilibrio tra Casa Bianca, Congresso e apparato governativo federale rimesso in gioco in poche ore.
Per Trump, una sola vittoria e due battute d'arresto: la Corte gli concede potere sulle agenzie indipendenti cancellando un precedente di quasi 90 anni fa, ma alza un muro su Fed e schede postali.

1
A favore di Trump

2
Contro Trump

89
Anni di precedente rovesciati

I tre verdetti, uno per uno
6–3 Agenzie indipendentiAgenzie 5–4 Federal ReserveFed 5–4 Voto per postaVoto posta

Vittoria per Trump
Il presidente può ora rimuovere liberamente i vertici delle agenzie indipendenti
Cade la tutela che dal 1935 proteggeva i direttori da licenziamenti per semplici divergenze politiche con il presidente in carica. Il caso nasce dalla rimozione di Rebecca Kelly Slaughter, commissaria democratica della FTC.

6Maggioranza
3Giudici liberal contrari

La sentenza rovescia il precedente Humphrey's Executor del 1935 e sposta ulteriore potere dal Congresso al presidente.

10+
Agenzie federali esposte alla nuova discrezionalità

1935
Precedente cancellato dopo quasi 90 anni

Tra gli enti ora più esposti

CPSCSicurezza dei prodotti di consumo
EEOCPari opportunità nel lavoro
NLRBRelazioni sindacali
NRCSicurezza nucleare
FTCCommercio e tutela dei consumatori
USPSServizio postale federale

Battuta d'arresto per Trump
La Federal Reserve resta ancora protetta, almeno per ora
La Corte ha impedito la rimozione della governatrice Lisa Cook licenziata da Trump: non le era stata data la possibilità di rispondere alle accuse, mai dimostrate, di frode sui mutui usate come pretesto per il licenziamento.

5Maggioranza
4Contrari

Margine sottile su un nodo delicato: l'indipendenza della Banca Centrale, su cui Trump preme da tempo per ottenere un taglio dei tassi.

Lisa Cook resta in carica
La rimozione, avvertivano ex funzionari della Fed e del Dipartimento del Tesoro, avrebbe rischiato di causare turbolenze sui mercati e erodere la credibilità della Banca Centrale come istituto indipendente.

La sentenza odierna non stabilisce se il presidente possa rimuovere Cook per giusta causa: la decisione sul merito sull'indipendenza della Fed verrà presa in seguito.
Opinione concorrente del giudice Brett Kavanaugh

Sconfitta per Trump e i Repubblicani
Confermata la legge del Mississippi sul voto via posta
Gli uffici elettorali potranno contare le schede inviate entro l'Election Day e ricevute fino a 5 giorni lavorativi dopo. La norma resterà in vigore almeno fino alle elezioni di midterm.

5Maggioranza
4Contrari

Sentenza scritta dalla giudice Amy Coney Barrett, sostenuta dal presidente John Roberts e dai 3 giudici liberal.

5giorni
Tempo utile in termini di giorni lavorativi per conteggiare le schede spedite entro l'Election Day

2020
L'anno dal quale Trump sostiene, senza mai presentare prove, brogli legati al voto postale

L'effetto a catena

18+

Leggi statali e di territori con norme simili sul voto per posta restano in vigore.
Includono collegi chiave per la maggioranza alla Camera nel novembre 2026 come in Nevada e California. La legge del Mississippi, approvata in piena pandemia da una legislatura a maggioranza repubblicana, era stata poi contestata dallo stesso partito.

Il bilancio della giornata
La Corte allarga il potere di Trump sull'apparato federale, ma traccia due confini netti sull'indipendenza della Federal Reserve e le regole del voto via posta.

Fonte: sentenze della Corte Suprema degli Stati Uniti, ricostruzione FocusAmerica.

La Fed resta protetta, almeno per ora


Diverso è stato però l'esito sulla Federal Reserve. Con una decisione separata, adottata con 5 voti contro 4, la Corte Suprema ha invece impedito a Trump di rimuovere Lisa Cook, sostenendo che alla governatrice non era stata data la possibilità di rispondere alle accuse, non dimostrate, di frode sui mutui usate dal presidente come giustificazione per il licenziamento. La pronuncia, tuttavia, resta circoscritta. In un'opinione concorrente, il giudice Brett Kavanaugh ha chiarito che la sentenza attuale non stabilisce se il presidente possa rimuovere o meno Cook legittimamente per giusta causa.

Il caso resta quindi aperto, ma la Corte Suprema ha evitato per ora di decidere nel merito dell'indipendenza della Banca Centrale. Ex alti funzionari della Fed e del Tesoro, insieme ai legali di Cook, avevano avvertito che una sua rimozione durante il procedimento avrebbe potuto provocare turbolenze sui mercati e indebolire la credibilità storica della Federal Reserve come agenzia indipendente. La questione è particolarmente sensibile perché Trump preme da tempo sulla Banca Centrale per ottenere un taglio dei tassi d'interesse.

Il voto per posta è stato tutelato


Per quanto riguarda le regole elettorali, la Corte ha confermato con 5 voti contro 4 la legge approvata dal Mississippi sul voto per posta. La decisione, scritta dalla giudice Amy Coney Barrett, è stata sostenuta dal presidente John Roberts e dai 3 giudici liberal della Corte. La legge confermata dalla Corte consente agli uffici elettorali di contare le schede inviate entro l'Election Day e ricevute fino a cinque giorni lavorativi dopo. Tale limite resterà quindi in vigore almeno fino alle elezioni di midterm.

La sentenza, in questo caso, rappresenta una chiara sconfitta per Trump e per il Partito Repubblicano, che da anni cerca di restringere il voto per posta. La decisione lascia inoltre in piedi normative simili in almeno altri 18 Stati e territori, compresi in collegi chiave per il 2026 in Nevada e California. È anche una battuta d'arresto personale per il presidente, che continua a sostenere, senza prove, che il voto postale favorisca brogli e abbia contribuito alla sua sconfitta nel 2020.

La legge del Mississippi era stata approvata durante la pandemia da una legislatura statale a guida repubblicana, ma era poi stata contestata dal Comitato Nazionale Repubblicano e dal partito repubblicano locale, secondo cui la legge federale fissa l'Election Day come termine ultimo per considerare valide le schede inviate via posta.

Questa voce è stata modificata (4 settimane fa)

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In tre decisioni arrivate nella stessa giornata, i giudici della Corte ampliano il controllo del presidente sulle agenzie indipendenti, proteggono per ora l'autonomia della Federal Reserve e confermano la possibilità di conteggiare le schede per il voto arrivate l'Election Day.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso oggi tre sentenze destinate a ridisegnare gli equilibri tra Casa Bianca, Congresso e apparato federale. Nella prima, i giudici hanno ampliato in modo significativo il potere del presidente di rimuovere i vertici delle agenzie indipendenti, consegnando a Donald Trump un controllo molto più diretto su una parte rilevante dell'Amministrazione finora fuori il suo diretto controllo. Nella seconda, però, hanno posto un limite all'intervento della Casa Bianca sulla Federal Reserve, impedendo per ora la rimozione della governatrice Lisa Cook. Con una terza sentenza, la Corte ha invece confermato la legge del Mississippi che consente di contare le schede postali timbrate entro l'Election Day ma arrivate nei giorni successivi.

Sul caso delle agenzie indipendenti, la decisione è arrivata con 6 voti contro 3, con i giudici liberal contrari. La sentenza sposta ulteriore potere dal Congresso al presidente e potrebbe modificare profondamente l'architettura del governo federale. Il caso nasceva dalla decisione di Trump di licenziare Rebecca Kelly Slaughter, commissaria democratica della Federal Trade Commission, rimossa perché non allineata all'agenda del presidente, nonostante la legge consentisse sinora al presidente la destituzione dei commissari solo per "inefficienza, negligenza nei doveri o cattiva condotta in carica".

Gli effetti di questa sentenza potrebbero ora farsi sentire in oltre una decina di agenzie federali precedentemente indipendenti, comprese quelle che vigilano su consumatori, lavoratori, ambiente, sicurezza nucleare e servizi postali. I vertici di enti come la Consumer Product Safety Commission, la Equal Employment Opportunity Commission, il National Labor Relations Board, la Nuclear Regulatory Commission e lo stesso servizio postale potranno ora essere licenziati con maggiore discrezionalità dalla Casa Bianca. I giudici hanno così cancellato quasi novant'anni di tutele legali, rovesciando il precedente del 1935, la sentenza Humphrey's Executor v. United States, che aveva limitato il potere del presidente di rimuovere direttori di agenzie indipendenti per semplici divergenze politiche.

Corte Suprema · Stati Uniti
Tre sentenze in un giorno: il potere presidenziale ridisegnato
In una sola giornata la Corte Suprema ha ampliato il controllo di Trump sulle agenzie federali, ma ha fermato la sua mano sulla Federal Reserve e sul voto per posta.

Grafica di FocusAmerica 3 verdetti · esiti divergenti

3

Pronunce nello stesso giorno
Casa Bianca, Congresso e apparato federale rimessi in equilibrio in poche ore.
Per Trump, una sola vittoria e due battute d'arresto: la Corte concede potere sulle agenzie indipendenti, ma alza un muro su Fed e schede postali.

1
A favore di Trump

2
Contro Trump

89
Anni di precedente rovesciati

I tre verdetti, uno per uno
6–3 Agenzie indipendentiAgenzie 5–4 Federal ReserveFed 5–4 Voto per postaVoto posta

Vittoria per Trump
Il presidente può rimuovere i vertici delle agenzie indipendenti
Cade la tutela che dal 1935 proteggeva i direttori da licenziamenti per semplici divergenze politiche. Il caso nasce dalla rimozione di Rebecca Kelly Slaughter, commissaria democratica della FTC.

6Maggioranza
3Giudici liberal contrari

La sentenza rovescia il precedente Humphrey's Executor del 1935 e sposta potere dal Congresso al presidente.

10+
Agenzie federali esposte alla nuova discrezionalità

1935
Precedente cancellato dopo quasi 90 anni

Tra gli enti ora più esposti

CPSCSicurezza dei prodotti di consumo
EEOCPari opportunità nel lavoro
NLRBRelazioni sindacali
NRCSicurezza nucleare
FTCCommercio e tutela dei consumatori
USPSServizio postale federale

Battuta d'arresto per Trump
La Federal Reserve resta protetta, almeno per ora
La Corte impedisce la rimozione della governatrice Lisa Cook: non le era stata data la possibilità di rispondere alle accuse, non dimostrate, di frode sui mutui usate come pretesto per il licenziamento.

5Maggioranza
4Contrari

Margine sottile su un nodo delicato: l'indipendenza della Banca Centrale, che Trump preme da tempo per ottenere un taglio dei tassi.

Lisa Cook resta in carica
La rimozione, avvertivano ex funzionari di Fed e Tesoro, avrebbe rischiato turbolenze sui mercati e l'erosione della credibilità della banca centrale.

La pronuncia non stabilisce se il presidente possa rimuovere Cook per giusta causa: il merito sull'indipendenza della Fed resta rinviato.
Opinione concorrente del giudice Brett Kavanaugh

Sconfitta per Trump e i Repubblicani
Confermata la legge del Mississippi sul voto per posta
Gli uffici elettorali potranno contare le schede inviate entro l'Election Day e ricevute fino a cinque giorni lavorativi dopo. La regola resterà in vigore almeno fino alle elezioni di midterm.

5Maggioranza
4Contrari

Sentenza scritta dalla giudice Amy Coney Barrett, sostenuta dal presidente John Roberts e dai tre giudici liberal.

5giorni
Tempo utile dopo l'Election Day per ricevere le schede già spedite

2020
L'anno dal quale Trump sostiene, senza prove, brogli legati al voto postale

L'effetto a catena

18+

Stati e territori con norme simili sul voto per posta restano in vigore.
Inclusi collegi chiave per il 2026 come Nevada e California. La legge del Mississippi, approvata in piena pandemia da una legislatura repubblicana, era stata poi contestata dallo stesso partito.

Il bilancio della giornata
La Corte allarga la presa di Trump sull'apparato federale, ma traccia due confini netti: la Federal Reserve e le regole del voto restano fuori dalla sua portata.

Fonte: sentenze della Corte Suprema degli Stati Uniti; ricostruzione FocusAmerica.
FocusAmerica

La Fed resta protetta, almeno per ora


Diverso è stato però l'esito sulla Federal Reserve. Con una decisione separata, adottata con 5 voti contro 4, la Corte Suprema ha invece impedito a Trump di rimuovere Lisa Cook, sostenendo che alla governatrice non era stata data la possibilità di rispondere alle accuse, non dimostrate, di frode sui mutui usate dal presidente come giustificazione per il licenziamento. La pronuncia, tuttavia, resta circoscritta. In un'opinione concorrente, il giudice Brett Kavanaugh ha chiarito che la sentenza attuale non stabilisce se il presidente possa rimuovere o meno Cook legittimamente per giusta causa.

Il caso resta quindi aperto, ma la Corte Suprema ha evitato per ora di decidere nel merito dell'indipendenza della Banca Centrale. Ex alti funzionari della Fed e del Tesoro, insieme ai legali di Cook, avevano avvertito che una sua rimozione durante il procedimento avrebbe potuto provocare turbolenze sui mercati e indebolire la credibilità storica della Federal Reserve come agenzia indipendente. La questione è particolarmente sensibile perché Trump preme da tempo sulla Banca Centrale per ottenere un taglio dei tassi d'interesse.

Il voto per posta è stato tutelato


Per quanto riguarda le regole elettorali, la Corte ha confermato con 5 voti contro 4 la legge approvata dal Mississippi sul voto per posta. La decisione, scritta dalla giudice Amy Coney Barrett, è stata sostenuta dal presidente John Roberts e dai 3 giudici liberal della Corte. La legge confermata dalla Corte consente agli uffici elettorali di contare le schede inviate entro l'Election Day e ricevute fino a cinque giorni lavorativi dopo. Tale limite resterà quindi in vigore almeno fino alle elezioni di midterm.

La sentenza, in questo caso, rappresenta una chiara sconfitta per Trump e per il Partito Repubblicano, che da anni cerca di restringere il voto per posta. La decisione lascia inoltre in piedi normative simili in almeno altri 18 Stati e territori, compresi in collegi chiave per il 2026 in Nevada e California. È anche una battuta d'arresto personale per il presidente, che continua a sostenere, senza prove, che il voto postale favorisca brogli e abbia contribuito alla sua sconfitta nel 2020.

La legge del Mississippi era stata approvata durante la pandemia da una legislatura statale a guida repubblicana, ma era poi stata contestata dal Comitato Nazionale Repubblicano e dal partito repubblicano locale, secondo cui la legge federale fissa l'Election Day come termine ultimo per considerare valide le schede inviate via posta.

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È arrivato il momento di costruire una vera indipendenza digitale europea.

Come Fedimedia siamo da sempre in prima linea per promuovere un ecosistema digitale europeo basato su software libero, standard aperti e servizi federati. Per questo sosteniamo con convinzione il movimento europeo del Digital Independence Day.

Scopri l'iniziativa e partecipa anche tu:
fedimedia.it/a-novembre-arriva…

🇪🇺 Riprendiamoci il controllo dei nostri dati, delle nostre comunità e del nostro futuro digitale.

@internet


Spero che l'Europa non ceda al ricatto di Trump sulla "digital tax". Sarebbe disastroso per la sovranità europea, nei confronti tanto delle istituzioni USA che delle Big Tech.

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Mit der Einführung des Digitalen Euro versprechen die EU-Institutionen, auch das Bargeld zu stärken. Parlament und Mitgliedstaaten wollen etwa „No Cash“-Schilder wirkungslos machen. Damit reagieren sie auch auf Kritik von Bargeld-Befürworter:innen.

netzpolitik.org/2026/bargeld-v…

in reply to netzpolitik.org

Das Bezahlen mit Karte beinhaltet mehr Kosten für die Nutzenden (Buchungsgebühren - je nach Vertrag) und eine Verdiensterhöhung der Banken (Buchungsgebühren - je nach Vertrag).
Zudem kann 1 vorgeschriebene Kartennutzung in "no cash Geschäften" evtl. dazu verführen, dass mehr eingekauft wird, als mensch sich evtl. leisten kann. (These)

Ach, die Geschäfte, die Bargeld nicht akzeptieren, können ihr Zeugs dann auch gerne behalten.

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Wetter ist gerade ja Thema. Dass ausgerechnet wetter.com aktuell ganz oben in den Play-Store-Charts steht, sagt leider viel über Android-Apps: 10 Tracker, 37 Berechtigungen - für Wetter. 🌦

In der Datenschutzerklärung: genaue Standortdaten auch für ortsbezogene Werbung, auch durch Dritte. Nach WetterOnline und Databroker-Files sollte eigentlich klar sein, wohin so etwas führen kann.

Nehmt DWD WarnWetter, Kleine Wettervorschau Deutschland, Cirrus oder Breezy Weather aus F-Droid.

Weg mit dem Überwachungsmist. 🗑

reports.exodus-privacy.eu.org/…

netzpolitik.org/2026/wegen-han…

#Wetter #Android #Datenschutz #Tracking #FDroid

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Finalmente un po’ più di sicurezza sulle nostre strade: i gay possono continuare a guidare tranquillamente; l’onorevole Pozzolo, invece, dovrà farne a meno per un anno.

#EmanuelePozzolo #RobertoVannacci #DirittiLGBTQIA #PoliticaItaliana #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Pete Buttigieg gira l'America in vista di una possibile candidatura nel 2028


L'ex segretario ai Trasporti di Biden e candidato del 2020 visita Stati repubblicani e comunità afroamericane, cercando di riconquistare gli elettori che lo avevano ignorato.

Pete Buttigieg gira gli Stati Uniti da mesi, anche nelle zone più ostili ai democratici, mentre valuta una candidatura alla Casa Bianca nel 2028. L'ex segretario ai Trasporti dell'amministrazione di Joe Biden, oggi 44 anni, sta cercando di costruire un rapporto con gli elettori afroamericani e con chi si sente abbandonato dal Partito democratico, gli stessi che faticò a conquistare nella sua corsa del 2020.

La tappa più recente è stata a Little Rock, in Arkansas, uno Stato saldamente repubblicano. Buttigieg era lì per il Juneteenth, la festa del 19 giugno che ricorda la fine della schiavitù negli Stati Uniti, e ha partecipato a un comizio per Chris Jones, candidato democratico alla Camera contro French Hill, deputato repubblicano da sei mandati. Prima del comizio ha visitato un mercato di imprenditori afroamericani, fermandosi a mangiare ali di pollo allo stand di una venditrice.

Da quando è entrato nella politica nazionale, Buttigieg è cresciuto in fretta: da sconosciuto sindaco di South Bend, in Indiana, a vincitore dei caucus dell'Iowa, le assemblee di elettori che aprono le primarie democratiche. Adesso il suo percorso va oltre i primi Stati delle primarie e tocca luoghi dove i democratici difficilmente vinceranno alle elezioni di metà mandato di novembre. "Cerco posti dove è una grande scommessa, ma penso che si possa fare", ha detto a NBC News. "Cerco posti che non hanno sentito abbastanza i democratici, e cerco candidati con un forte senso del territorio."

Da gennaio Buttigieg ha visitato 15 Stati. Oltre al Michigan, dove a marzo è intervenuto in un'elezione speciale molto seguita per un seggio al Senato statale, è stato nei principali Stati in bilico per le presidenziali: Georgia, Nevada, North Carolina, Pennsylvania e Wisconsin. La prossima settimana toccherà all'Arizona. Ha raccolto fondi per Cyndi Munson, candidata democratica alla guida dell'Oklahoma, e per il Partito democratico del Kansas, e in Montana ha sostenuto un referendum per vietare i finanziamenti delle aziende alle elezioni statali.

I primi sondaggi collocano Buttigieg nel gruppo di testa dei possibili candidati democratici per il 2028, insieme all'ex vicepresidente Kamala Harris, al governatore della California Gavin Newsom e alla deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez. Buttigieg li ha battuti tutti in un sondaggio informale tra i delegati alla recente convention del Partito democratico dell'Arkansas, e ha vinto una votazione simile in Wisconsin.

L'aspetto più evidente del suo viaggio è il tentativo di legarsi alle comunità afroamericane, il punto debole della sua corsa del 2020. Almeno un sondaggio tra gli elettori della South Carolina, durante quella campagna, lo dava allo zero percento tra gli elettori afroamericani. "Chiunque lavori nella politica democratica sa quanto gli elettori e gli attivisti afroamericani siano importanti per il successo del nostro partito", ha detto Buttigieg. "Penso che questo sia un momento particolarmente importante per impegnarsi con le comunità afroamericane, per via dell'attacco in corso alla rappresentanza politica nera."

Diversi suoi viaggi di quest'anno lo hanno affiancato a giovani leader afroamericani, come i sindaci Justin Bibb di Cleveland e Randall Woodfin di Birmingham, in Alabama, e lo hanno portato davanti a un pubblico afroamericano numeroso. Ha parlato alla prima conferenza della Rainbow PUSH Coalition, l'organizzazione per i diritti civili dopo la morte del suo fondatore, il reverendo Jesse Jackson, e in aprile è intervenuto alla convention annuale della National Action Network del reverendo Al Sharpton.

Nella sua vita personale Buttigieg si descrive oggi come parte della "generazione sandwich", chi si prende cura insieme dei figli piccoli e di un genitore anziano. Con il marito Chasten si è trasferito nel 2022 a Traverse City, in Michigan, con i due gemelli che oggi hanno quattro anni. Nel suo nuovo Stato si erano aperte le corse per il governatore e per il Senato, ma vi ha rinunciato a entrambe, alimentando le voci di una nuova candidatura presidenziale.

Quando gli è stato chiesto in quali circostanze non si candiderebbe nel 2028, ha risposto con cautela. "Ogni volta che ho deciso di candidarmi o di non farlo, ho guardato a ciò di cui aveva bisogno la carica, e anche la lista, e a quello che portavo io, per vedere se le cose combaciavano davvero", ha detto. Ha aggiunto che con i figli ormai presenti pesa ogni cosa, e che per ora la sola cosa ovvia da fare è rendersi "utile" ai candidati e alle cause in cui crede.

Dopo la sconfitta netta nella South Carolina, il primo Stato delle primarie del 2020 con una presenza afroamericana consistente, Buttigieg si era ritirato e aveva appoggiato Biden, che poi lo aveva inserito nel suo governo. Oggi, quando elenca i problemi dei democratici, non nomina più Biden. In una trasmissione televisiva l'anno scorso aveva detto che Biden non avrebbe mai dovuto ricandidarsi e che i democratici "sarebbero potuti stare meglio" se avesse preso prima quella decisione. Il rovinoso dibattito tra Biden e il presidente Donald Trump cambiò la traiettoria del partito nel 2024, con l'uscita di scena di Biden e l'arrivo di Harris come candidata senza primarie.

Per raggiungere elettori che non lo ascolterebbero altrimenti, Buttigieg torna spesso su Fox News, l'emittente televisiva di orientamento conservatore, dove già nel 2020 parlava di convertire i "futuri ex repubblicani". È comparso anche in podcast della cosiddetta "manosphere", i programmi seguiti soprattutto dai giovani uomini su cui lo stesso Trump puntò nel 2024. "Molte persone che sarebbero ricettive al nostro messaggio semplicemente non lo sentono", ha detto, attribuendo parte della responsabilità agli algoritmi dei social media.

Al comizio nella Dreamland Ballroom di Little Rock, davanti a diverse centinaia di persone, Buttigieg ha raccontato di un incontro avuto quel giorno con Elizabeth Eckford, una delle Little Rock Nine, i nove studenti afroamericani che nel 1957 ruppero la barriera razziale iscrivendosi al liceo per soli bianchi della città. Ha chiuso parlando dell'apertura del museo presidenziale di Barack Obama a Chicago e del tema della speranza, lamentando che "la speranza è passata di moda". "Le parole più sagge che abbia mai sentito sulla speranza sono che la speranza è la conseguenza dell'azione più che la sua causa", ha detto.

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🥳 We are proud to share EDRi’s many achievements in 2025 with you through our Annual Report.

The year marked the beginning of a wave of #deregulation that put hard-won digital rights, social protections, and environmental safeguards at risk.

We responded strongly by:

✖️ Building a strong front against the #DigitalOmnibus and attacks on the #GDPR and #AIAct

🧑‍⚖️ Taking action against Meta and X

✊🏽 Continuing to challenge Europol's expanding powers

… more!

Explore here ➡️ edri.org/our-work/edri-annual-…

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EDRi Annual Report 2025: Championing digital rights in the EU deregulation era


With a new College of European Commissioners in office, the EU has entered an era of deregulation in which hard-fought digital rights protections are being diluted. With our long-term vision for digital futures in mind, EDRi's work in 2025 focused on protecting digital rights legislation and advocating human-centred perspectives. We also adopted our new agile and responsive strategy which will guide our work for the next five years.

The post EDRi Annual Report 2025: Championing digital rights in the EU deregulation era appeared first on European Digital Rights (EDRi).

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Rifondazione: contro golpe elettorale indispensabile fronte costituzionale home.rifondazione.eu/2026/06/2… #ComunicatiStampa

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Palo Alto GlobalProtect VPN Authentication Bypass CVE-2026-0257 Under Active Exploitation — Patch Now
#CyberSecurity
securebulletin.com/palo-alto-g…
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LokiBot Returns: Multi-Stage JScript Campaign Uses Process Injection to Steal Credentials
#CyberSecurity
securebulletin.com/lokibot-ret…
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AWS AiTM Phishing Kit Bypasses MFA to Hijack Cloud Console Sessions in Real Time
#CyberSecurity
securebulletin.com/aws-aitm-ph…
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macOS.Gaslight: North Korea-Linked Rust Backdoor Exfiltrates Data via Telegram and Poisons AI Analysis Tools
#CyberSecurity
securebulletin.com/macos-gasli…
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In den letzten zwei Jahren hat Georgien ein umfassendes System zur Gesichtserkennung aufgebaut. Monate nach einer Demonstration wurden Teilnehmende nachträglich identifiziert und mit hohen Geldstrafen belegt.

In unserem neuen Bericht wurden mehrere Menschen begleitet. Menschen, denen bewusst wird, dass ihre Anwesenheit bei einer Demonstration nun eine dauerhafte und nachverfolgbare Datenspur hinterlässt.

➡️ algorithmwatch.org/de/gefilmt-…

(zuerst erschienen bei @netzpolitik_feed 😘)

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CONTRO IL GOLPE ELETTORALE, FRONTE COSTITUZIONALE, DEMOCRATICO E ANTIFASCISTA home.rifondazione.eu/2026/06/2… #Evidenza

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L'Iran punta a incassare 40 miliardi l'anno dallo Stretto di Hormuz


Teheran propone di far pagare alle navi servizi di sicurezza e tutela ambientale per attraversare lo stretto. Stati Uniti e Paesi del Golfo respingono l'idea dei pedaggi.

L'Iran vuole trasformare lo Stretto di Hormuz in una fonte stabile di entrate. Secondo funzionari a conoscenza del dossier citati dal Wall Street Journal, Teheran stima di poter incassare fino a 40 miliardi di dollari l'anno facendo pagare alle navi servizi di sicurezza, salvaguardia e tutela ambientale. I proventi verrebbero poi divisi tra gli Stati che aderiranno all'accordo.

Attraverso lo Stretto di Hormuz, prima dell'intervento americano, passava circa il 25% del traffico di petrolio mondiale. L'Iran aveva chiuso lo stretto all'inizio della guerra con gli Stati Uniti e ora, mentre il conflitto sembra avviarsi verso una conclusione, prova a mantenere sulla rotta un controllo che prima non aveva. "Tutti devono sapere che la gestione dello Stretto non tornerà mai com'era prima", ha dichiarato senza mezzi termini martedì in Oman il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf.

Per rendere più accettabile la proposta, Teheran la sta presentando ai Paesi del Medio Oriente e alla Cina come un meccanismo condiviso. L'obiettivo è quello di coinvolgere i vicini del Golfo Persico e offrire loro una quota dei ricavi. L'Iran ha già discusso il progetto con Cina ed Egitto e, in privato, si è detto disponibile a includere anche gli Stati Uniti nel sistema dei pagamenti: un'ipotesi che Donald Trump ha evocato più volte pubblicamente.

Golfo Persico

Il pedaggio di Hormuz: l'Iran prova a monetizzare i passaggi nello Stretto

Teheran vuole far pagare alle navi il transito nello Stretto da cui prima della guerra passava un quarto del petrolio mondiale. Washington e i Paesi del Golfo si oppongono; il traffico riparte lentamente, ma i rischi restano.

L'obiettivo dichiarato di Teheran
$40mld / anno
È quanto l'Iran stima di poter incassare ogni anno facendo pagare alle navi servizi di sicurezza, salvaguardia e tutela ambientale. I proventi dei pedaggi verrebbero divisi tra gli Stati aderenti.

25%
del petrolio mondiale passava da Hormuz prima dell'intervento americano

130
le petroliere al giorno in transito prima del conflitto; ora il traffico è ancora dimezzato

60 gg
la durata dell'accordo che ferma i combattimenti: transito gratuito e bonifica delle mine

Il traffico marittimo
La rotta ha riaperto, ma il traffico resta la metà del normale
Mercoledì gli attraversamenti hanno toccato il livello più alto dall'inizio della guerra, ma siamo ancora lontani dalla media registrata prima del conflitto.

Prima della guerramedia giornaliera

130 petroliere

Mercoledìpicco post-guerra

~70

Giovedì un mercantile ha riferito di essere stato colpito da un proiettile vicino alla costa dell'Oman, riportando danni alla plancia, nessuna vittima.

Il precedente turco
Il modello a cui guarda l'Iran: lo Stretto dei Dardanelli
Nello Stretto controllato dalla Turchia vige una tassa di passaggio, il "franco oro", che copre servizi sanitari, fari e soccorso in mare.

Tariffa Dardanelli · dal 1º luglio
$6,70 per tonnellata netta
Ma replicare lo schema a Hormuz sarebbe ben più complesso: secondo il giurista James Kraska (U.S. Naval War College), l'Iran ha sottoscritto accordi che gli impediscono di imporre pagamenti unilaterali. Il caso turco, aggiunge, è un'eccezione storica non trasferibile.

176
Qualsiasi tariffa richiederebbe il consenso di tutti i 176 membri dell'Organizzazione Marittima Internazionale: l'ostacolo legale principale.

Le posizioni in campo
Chi spinge per il pedaggio e chi lo respinge

A favore
Iran
"La gestione dello Stretto non tornerà mai com'era prima" (Ghalibaf)
Ha presentato il piano a Cina ed Egitto come meccanismo condiviso
Ha già imposto ssicurazione propria e rotte obbligate da seguire

Contrari
USA e Paesi del Golfo
Per Rubio i pedaggi si diffonderebbero "come un contagio"
Nessuno può far pagare le vie d'acqua internazionali
L'Oman ha aperto un corridoio sicuro e gratuito; gli Emirati frenano

Fonte Wall Street Journal, su dichiarazioni di funzionari a conoscenza del dossier; dichiarazioni di Mohammad Bagher Ghalibaf, Marco Rubio e Badr Albusaidi; analisi di James Kraska (U.S. Naval War College). Dati 2026.
Grafica di FocusAmerica

Il precedente turco e gli ostacoli legali


Il modello indicato da Teheran è quello dello Stretto dei Dardanelli, dove la Turchia incassa una tassa di passaggio nota come "franco oro". Il tributo, fissato a 6,70 dollari per tonnellata netta per l'anno che inizia il primo luglio, copre servizi sanitari, fari e soccorso in mare. Tutte le navi che dal Mar Nero entrano nel Mediterraneo sono obbligate ad attraversare lo Stretto dei Dardanelli.

Applicare lo stesso schema a Hormuz, però, sarebbe molto più complicato. James Kraska, docente di diritto marittimo allo U.S. Naval War College, ha spiegato che l'Iran ha sottoscritto accordi internazionali e regionali che gli impediscono di imporre unilateralmente pagamenti alle navi in transito. Il caso turco, ha aggiunto, è un'eccezione storica e non può essere trasferito automaticamente a un altro Paese. Qualsiasi tariffa decisa da Teheran richiederebbe inoltre il consenso dei 176 membri dell'Organizzazione Marittima Internazionale.

Da parte loro, gli Stati Uniti respingono con forza l'idea. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha detto giovedì in Bahrein che i pedaggi creerebbero un precedente pericoloso, capace di diffondersi "come un contagio" e produrre caos nelle rotte globali. "Nessun Paese al mondo ha il diritto di far pagare l'uso delle vie d'acqua internazionali, e questa non sarà mai una condizione accettabile in alcun accordo", ha affermato. Rubio ha aggiunto che anche i Paesi del Golfo Persico hanno già respinto la proposta. Trump, da parte sua, ha scritto sui social che l'Iran non sta chiedendo né ricevendo dazi, costi assicurativi o altri oneri sulle navi che attraversano lo Stretto.

Il traffico riparte, ma i rischi restano


L'accordo di 60 giorni per fermare i combattimenti e riaprire lo Stretto affida all'Iran la bonifica delle mine e prevede il transito gratuito per tutta la durata dell'intesa. Lo stesso documento, però, riconosce a Teheran un ruolo nella futura gestione. Intanto le autorità iraniane hanno già imposto alle navi in transito il ricorso a una propria compagnia assicurativa e giovedì hanno avvertito che attraversare lo Stretto fuori dalle rotte designate da Teheran è "pericoloso e proibito".

Da parte sua, l'Oman ha annunciato un corridoio temporaneo sicuro e gratuito lungo la propria costa, coordinato con l'Organizzazione marittima internazionale. Il Ministro degli Esteri omanita, Badr Albusaidi, ha assicurato a Rubio che qualsiasi futura intesa su Hormuz non includerà tariffe di transito. Le reazioni nella regione però restano contrastanti. Anwar Gargash, consigliere della presidenza degli Emirati Arabi Uniti, ha detto giovedì che le nuove realtà geopolitiche non possono essere imposte agli Stati arabi del Golfo. Alcuni grandi armatori, invece, considerano un eventuale pagamento il prezzo necessario per riaprire stabilmente la rotta.

Il traffico intanto riprende lentamente. Mercoledì gli attraversamenti sono saliti a circa 70, il livello più alto dall'inizio della guerra, ma ancora lontano dalla media di 130 petroliere al giorno registrata prima del conflitto. I rischi restano elevati: giovedì un mercantile ha riferito di essere stato colpito da un proiettile vicino alla costa omanita. La nave ha riportato danni alla plancia, ma non ci sono state vittime.

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Giorgia Meloni lo conferma: per il suo Governo l’Italia è e resterà subordinata agli Stati Uniti. «È così da ottant’anni», dice, come se l’abitudine bastasse a giustificarlo. Non contano le umiliazioni di Trump, il sostegno al genocidio palestinese né le violazioni del diritto internazionale: Washington resta l’alleato, Roma il vassallo.

Video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente uscente di Volt Europa.

#GiorgiaMeloni #DonaldTrump #PoliticaItaliana #AutonomiaEuropea #SovranitàEuropea #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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🌈 #Hungary can celebrate #Pride again — but the laws that criminalise Pride participation and enable biometric #surveillance of protesters remain in force. Their repeal is a priority for democratic restoration.

Read this new op-ed from Liberties' Eva Simon, @edri 's Aljosa Ajanovic Andelic and @ecnl's Karolina Iwanska in @euobserver:
euobserver.com/224022/budapest…

Unknown parent

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Dario$

@andre123 tassare le multinazionali in base alle vendite che hanno in nei vari paesi. Hai la sede in Irlanda ma vendi il 30% dei tuoi prodotti in Italia, pagherai il 30%*x di tasse in Italia. Inoltre bisogna cambiare la filosofia del merito dei soldi. Un colosso fa i soldi perché ci sono infrastrutture pubbliche che gli permettono di farli, spesso pubbliche, ci sono scuole che hanno formato i lavoratori che producono, ci sono ospedali che li curano... C'è una rete che va sostenuta.