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I candidati socialisti hanno vinto allargando la base oltre i quartieri bianchi e benestanti


L'analisi dei seggi mostra che le due candidate hanno conquistato anche elettori neri e latini. Ora la sinistra spera di ripetere il successo fuori da New York, dove però è meno radicata.
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I candidati socialisti-democratici hanno vinto le primarie democratiche per la Camera a New York allargando il consenso ben oltre i quartieri bianchi, benestanti e in via di gentrificazione dove il movimento è nato. Una coalizione di elettori giovani e con istruzione universitaria, ma anche neri e latini, ha permesso loro di conquistare le nomination battendo l'establishment del partito, e ha dato all'ala più a sinistra dei democratici un peso nuovo.

I Socialisti Democratici d'America, l'organizzazione della sinistra radicale che ha portato alla vittoria il sindaco di New York Zohran Mamdani, hanno il loro zoccolo duro nei quartieri più bianchi e istruiti, quelli colpiti dalla gentrificazione e dall'arrivo di nuovi residenti. La composizione etnica ed economica di questa base è da tempo motivo di tensione interna alla sinistra. Le vittorie di Darializa Avila Chevalier e Claire Valdez non sarebbero però state possibili senza il sostegno di molti elettori neri e latini, che le hanno preferite ai candidati dell'establishment.

Nei distretti segnati dalla gentrificazione e dall'allontanamento dei residenti meno abbienti, le due candidate hanno ottenuto i risultati migliori nei seggi più giovani e istruiti, secondo un'analisi del Washington Post sui dati dei singoli seggi. Ma sono arrivate alla vittoria per strade diverse. Avila Chevalier, dottoranda e attivista, ha vinto la maggioranza dei voti sia nei seggi a prevalenza bianca sia in quelli a prevalenza nera, compresa buona parte di Harlem, cuore storico della vita afroamericana. Il suo avversario Adriano Espaillat ha vinto di soli quattro punti nei seggi a maggioranza ispanica.

Valdez, deputata all'assemblea statale, ha ottenuto il risultato migliore nei seggi a prevalenza ispanica, dove ha vinto di oltre 30 punti, e ha prevalso di più di dieci punti anche nelle zone a maggioranza bianca. Il suo avversario Antonio Reynoso ha vinto nettamente solo nei seggi a maggioranza nera. Entrambe le candidate sono organizzatrici sindacali latine, arrivate a New York da giovani, e hanno sfidato politici molto più anziani, espressione della vecchia guardia nera e latina del partito. Brad Lander, che ha battuto il deputato uscente Dan Goldman, ha invece vinto in quasi tutti i gruppi: non era sostenuto ufficialmente dai socialisti, ma ha ricevuto l'appoggio di molti loro militanti.

La capacità di allargare la base alimenta la speranza dei socialisti di vincere anche fuori dalle roccaforti costiere dove finora hanno avuto successo. Candidati sostenuti dall'organizzazione sono in corsa nelle primarie per sindaco a Washington e a Los Angeles, dove uno di loro è arrivato al ballottaggio contro il sindaco in carica. New York ospita circa un membro su sette di tutta l'organizzazione nel paese, e la struttura locale è diventata abilissima nel presentare liste coordinate di candidati, mobilitare centinaia di volontari e portare gli elettori alle urne. "Queste cose crescono in modo esponenziale", ha detto al Washington Post la co-presidente del movimento Megan Romer.

Le prossime primarie a Denver, Detroit e nel sud della Florida, dove altri candidati socialisti sfidano deputati democratici di lungo corso, metteranno alla prova la forza del movimento in luoghi dove ha meno radici, una composizione sociale diversa e nessun Mamdani a fare da traino. L'organizzazione nazionale ha appoggiato Melat Kiros, avvocata di 29 anni che sfida in Colorado la deputata Diana DeGette, in carica da quando Kiros è nata, mentre la sezione di Detroit sostiene Donavan McKinney contro il deputato Shri Thanedar.

Diversi esponenti democratici dubitano che il modello newyorkese possa funzionare altrove. "Questo riflette uno spostamento di ciò che pensano gli elettori in alcuni di questi distretti, ma molto dipende dalla loro frustrazione e dalla loro ansia", ha detto al Washington Post Pete Aguilar, terzo democratico più importante al Congresso. New York, hanno osservato alcuni strateghi, resta così diversa dal resto del paese che i suoi risultati potrebbero non avere valore nazionale.

Un video in cui i sostenitori in gran parte bianchi di Valdez fischiavano le immagini di Hakeem Jeffries, leader dei democratici alla Camera, e scandivano "Sei il prossimo", ha provocato le critiche di alcuni storici leader politici neri, secondo cui l'episodio mostra come i socialisti guardano alle loro comunità. Jeffries diventerebbe il primo presidente nero della Camera della storia se i democratici riconquistassero la maggioranza a novembre. "Se vogliamo essere l'alternativa ai repubblicani dobbiamo essere forti, non possiamo combattere una guerra su due fronti, una contro i repubblicani e l'altra col fuoco amico alle spalle", ha detto Jaime Harrison, ex presidente del Comitato nazionale democratico.

Finora gli unici due membri dei Socialisti Democratici d'America al Congresso sono Alexandria Ocasio-Cortez e Rashida Tlaib. A loro si aggiungeranno quasi certamente Avila Chevalier, Valdez e Chris Rabb, candidato per un seggio aperto a Philadelphia, tutti in distretti saldamente democratici che a novembre dovrebbero confermarli. Le vittorie di New York consolidano il movimento come punto di riferimento della sinistra americana, ma lasciano aperta la domanda se quella forza sia esportabile in città e stati dove i socialisti partono da molto più lontano.


A New York i tre candidati di Mamdani vincono le primarie democratiche


Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha vinto la sua scommessa. Nelle primarie democratiche di martedì 23 giugno i tre candidati al Congresso che aveva sostenuto hanno conquistato la nomination, due di loro battendo deputati uscenti dati per favoriti. A sei mesi dal suo insediamento, il primo cittadino diventa l'uomo più influente della politica newyorkese.

Le primarie servono a scegliere chi rappresenterà un partito alle elezioni vere e proprie, in programma il 3 novembre. Nei distretti dove i democratici dominano da decenni, come quelli della città di New York, vincere la primaria equivale quasi sempre a conquistare il seggio. Per questo le tre vittorie di martedì pesano già come elezioni decise.

Brad Lander, 56 anni, ex revisore dei conti della città di New York, ha travolto con 30 punti di margine il deputato uscente Dan Goldman nel decimo distretto, che copre Lower Manhattan e parte di Brooklyn. Darializa Avila Chevalier, 32 anni, attivista e studentessa di dottorato alla prima campagna elettorale, ha battuto Adriano Espaillat, 71 anni, presidente del gruppo dei deputati ispanici alla Camera, nel tredicesimo distretto tra Upper Manhattan e il Bronx. Claire Valdez, 36 anni, deputata statale poco conosciuta, ha conquistato un seggio lasciato libero tra Brooklyn e Queens, il settimo distretto, superando Antonio Reynoso, presidente del distretto di Brooklyn.

Avila Chevalier e Valdez appartengono ai Socialisti Democratici d'America, l'organizzazione della sinistra radicale a cui aderisce lo stesso Mamdani. Con la loro elezione, quasi certa a novembre in distretti così blu, i socialisti alla Camera raddoppieranno, passando da due a quattro.

Primarie democratiche · New York
Le quattro primarie democratiche per la Camera più seguite a New York
Camera degli Stati Uniti — 23 giugno 2026
Focus America

7° distrettoValdez 10° distrettoLander 12° distrettoLasher 13° distrettoAvila Chevalier

Brooklyn e Queens

CandidatoVoti%

Claire Valdez
Deputata all'Assemblea statale

37.531
56,1%

Antonio Reynoso
Presidente del distretto di Brooklyn

23.960
35,8%

Julie Won
Consigliera comunale

4.231
6,3%

66.953voti
92% scrutinato

Lower Manhattan e Brooklyn

CandidatoVoti%

Brad Lander
Ex revisore dei conti di New York

55.060
65,8%

Dan Goldman
Deputato uscente

28.445
34,0%

83.661voti
90% scrutinato

Manhattan centrale

CandidatoVoti%

Micah Lasher
Deputato all'Assemblea statale

40.106
39,1%

Alex Bores
Deputato all'Assemblea statale

35.822
35,0%

Jack Schlossberg
Nipote di John F. Kennedy

11.036
10,8%

102.463voti
87% scrutinato

Upper Manhattan e Bronx

CandidatoVoti%

Darializa Avila Chevalier
Attivista

32.790
49,4%

Adriano Espaillat
Deputato uscente

30.464
45,9%

Oscar J. Romero Jr.

2.340
3,5%

66.379voti
88% scrutinato

Elaborazione di Focus America su dati di Associated Press. Risultati non definitivi.

Mamdani si è speso come nessun sindaco prima di lui. Ha reclutato i candidati ancora prima di vincere le proprie elezioni, ha organizzato raccolte fondi, è apparso negli spot e ha girato i comizi fino a notte fonda. Per sostenere i suoi ha rotto con la governatrice Kathy Hochul, con i sindacati, con il Working Families Party, un piccolo partito di sinistra che lo aveva appoggiato, e soprattutto con Hakeem Jeffries, leader dei democratici alla Camera e in corsa per diventarne speaker, cioè presidente, se il partito riconquistasse la maggioranza a novembre. Le sue vittorie non dimostrano però che il consenso del sindaco si sia allargato: in tutti quei distretti aveva già vinto nettamente l'anno scorso e resta molto popolare.

"La vecchia politica che ci ha portato in questa crisi non è la politica che ci tirerà fuori", ha detto Mamdani alla festa per la vittoria di Valdez, davanti a una folla che scandiva "DSA". "Un anno fa non era la fine di un movimento politico. Era l'inizio."

La vittoria di Avila Chevalier è la più clamorosa. Espaillat, cinque mandati alle spalle e primo dominicano-americano eletto al Congresso, è stato superato da una candidata all'esordio, in un'impresa che molti hanno paragonato a quella di Alexandria Ocasio-Cortez contro Joe Crowley nel 2018. Mamdani aveva inizialmente promesso di appoggiare Espaillat, che lo aveva sostenuto nella corsa a sindaco, ma a fine maggio ha cambiato idea e si è schierato con la sfidante, irritando il vecchio establishment democratico e i leader latini. La candidata ha vinto nonostante una raffica di vecchi post sui social media, poi cancellati, in cui aveva usato un linguaggio volgare contro Kamala Harris, definito Joe Biden uno "stupratore" e criticato le relazioni interrazziali.

Il rapporto con Israele è stato il tema centrale di diverse primarie, in una città che ospita la più grande comunità ebraica del paese. Lander, ebreo come Goldman, ha definito un "genocidio" la guerra a Gaza e ha attaccato l'avversario per i suoi legami con AIPAC, la potente lobby filo-israeliana. Goldman, pur critico verso il governo di Benjamin Netanyahu, difende il sostegno militare americano a Israele e rifiuta la parola "genocidio". Anche Avila Chevalier ha usato questo argomento contro Espaillat, accusandolo di aver incassato per anni donazioni legate ad AIPAC.

Nel dodicesimo distretto, che attraversa Manhattan, il deputato statale Micah Lasher ha vinto la primaria per succedere a Jerrold Nadler, ritiratosi dopo oltre trent'anni. Mamdani non si è schierato. Lasher, sostenuto da Nadler, ha battuto il collega Alex Bores e Jack Schlossberg, nipote di John F. Kennedy, arrivato terzo nonostante il cognome celebre. È stata una delle gare più costose nella storia del Congresso: gruppi legati alle aziende di intelligenza artificiale OpenAI e Anthropic hanno speso più di 25 milioni di dollari a favore e contro Bores, autore di una legge statale per regolare l'intelligenza artificiale, mentre l'ex sindaco Michael Bloomberg ne ha messi 10 a sostegno di Lasher.

Nei sobborghi a nord della città i democratici hanno scelto Cait Conley, esperta di sicurezza nazionale e veterana di guerra, per sfidare a novembre il deputato repubblicano Mike Lawler, uno dei più vulnerabili. Il diciassettesimo distretto è uno dei pochi davvero contesi del paese e potrebbe decidere il controllo della Camera.

Più a nord, nel ventunesimo distretto, ha vinto la primaria repubblicana Anthony Constantino, magnate degli adesivi che aveva fatto installare un cartello alto quasi quattro metri con scritto "Vote for Trump" sopra la sede della sua azienda. Sostenuto dal presidente Donald Trump, ha battuto Robert Smullen, il candidato appoggiato dai vertici del partito, per il seggio lasciato da Elise Stefanik, anche lei alleata del presidente.

Anche in Maryland i democratici hanno scelto i loro candidati in due primarie costosissime. Nel quinto distretto Adrian Boafo, ex collaboratore del deputato Steny Hoyer che si ritira dopo 44 anni, ha vinto la nomination democratica grazie anche a circa 11 milioni di dollari spesi dai super PAC legati ad AIPAC e all'industria delle criptovalute. I super PAC sono comitati che possono raccogliere e spendere denaro senza limiti per sostenere un candidato. Nel sesto distretto la deputata April McClain Delaney ha respinto il ritorno del suo predecessore David Trone, che aveva prestato 25 milioni di dollari di tasca propria alla campagna. Per la carica di governatore i repubblicani hanno scelto Dan Cox, esponente della destra dura e già sconfitto dal governatore democratico Wes Moore con 32 punti di scarto nel 2022.

In Utah un ridisegno dei collegi elettorali ordinato dai tribunali ha creato un distretto nettamente democratico attorno a Salt Lake City. L'ex deputato moderato Ben McAdams ha vinto la primaria democratica e parte da favorito: lo Utah potrebbe così eleggere un democratico al Congresso per la prima volta dal 2018.

In South Carolina si è votato in un ballottaggio, il secondo turno previsto quando al primo nessun candidato raggiunge la maggioranza. Alan Wilson, procuratore generale dello stato, ha vinto la primaria repubblicana per governatore contro la vicegovernatrice Pamela Evette. Il presidente aveva fatto una mossa inusuale, sostenendo entrambi i candidati. Nel primo distretto i democratici hanno scelto Nancy Lacore, ammiraglio della Marina licenziato lo scorso anno dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, per provare a strappare ai repubblicani il seggio lasciato da Nancy Mace, candidatasi senza successo a governatore.

Le vittorie consolidano Mamdani come punto di riferimento della sinistra americana e creano un problema per i moderati. Valdez e Avila Chevalier non si sono impegnate a votare Jeffries come speaker, e i democratici a lui vicini temono che i repubblicani useranno le posizioni più radicali del partito contro i candidati nei distretti in bilico. "I repubblicani cercheranno molto presto di mettere in mostra, come fanno sempre, le voci più radicali del Partito Democratico", ha detto al New York Times Howard Wolfson, ex responsabile del braccio elettorale dei democratici alla Camera. "E dopo stasera avranno più democratici radicali tra cui scegliere."


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Piccolo America, Rifondazione: gravissimo che un’istituzione dello Stato faccia “pressione” su un associazione culturale home.rifondazione.eu/2026/06/2… #Politichesociali #Cultura

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QAnon si ribella a Trump: "Stanchi di essere trattati come spazzatura"


La Casa Bianca di recente ha rilanciato gli slogan e i simboli del movimento complottista per promuovere gli ordini esecutivi sul "calcolo quantistico", ma i seguaci di Q insorgono: per loro è appropriazione politica indebita dopo anni di promesse tradite.

Anche i seguaci di QAnon si sono alla fine rivoltati contro Donald Trump. Questa settimana la Casa Bianca ha lanciato una campagna social dai toni cospirazionisti per promuovere gli ordini esecutivi del presidente sul "calcolo quantistico", ottenendo però l’effetto opposto a quello sperato. Lo racconta The Bulwark in un articolo firmato da Will Sommer.

La campagna ha usato slogan e riferimenti tipici della galassia QAnon. Un ufficio del Dipartimento della Difesa, ad esempio, ha pubblicato su X la frase "Where we go one, we go quantum", rielaborazione del motto del movimento "Where we go one, we go all". Un altro post ha riprodotto un finto messaggio firmato da Q, la presunta fonte interna ai vertici dello Stato attorno alla quale ruota l’intera mitologia del movimento.

La reazione è stata durissima. "Abbiamo chiuso con l’essere trattati come spazzatura", ha scritto la promotrice QAnon Liz Crokin, accusando Trump di non aver mosso un dito mentre le vite dei credenti della teoria complottista venivano distrutte. Il movimento, che per anni lo aveva considerato una figura quasi messianica, destinata a smascherare lo "Stato profondo" e a inaugurare una nuova era, ora sembra essersi quindi stancato di lui.

Le promesse tradite e il caso Epstein


Le ragioni della rottura sono diverse, ma il nucleo è uno solo: Trump aveva ripetutamente promesso gli arresti degli esponenti dello "Stato profondo", ma non ha mai mantenuto questa promessa. Ha poi cercato di bloccare la pubblicazione dei file su Jeffrey Epstein, un tema centrale nell’immaginario complottista di QAnon, e ora si è riappropriato degli slogan del movimento solo quando gli è tornato utile. Per molti seguaci delusi, è un gesto sgradevole e offensivo.

La voce più dura è sicuramente quella di Marjorie Taylor Greene, ex deputata repubblicana della Georgia e un tempo la più nota sostenitrice di QAnon al Congresso. Greene ha lasciato la Camera dei Rappresentanti all’inizio del 2026 proprio dopo la rottura con Trump, legata anche ai suoi tentativi di frenare la diffusione dei documenti su Epstein. In un video pubblicato questa settimana ha attaccato frontalmente la Casa Bianca: "Adesso provano a tirare fuori questa robaccia di Q e la propaganda per prendervi di nuovo in giro", ha detto.

Greene ha poi rievocato uno degli episodi più imbarazzanti per i fan del presidente. Durante la campagna del 2020, lo staff di Trump aveva bandito magliette e cartelli con i simboli di QAnon dai comizi, dopo che la presenza sempre più vistosa dei seguaci della teoria complottista aveva iniziato a spaventare gli elettori. "Il team di Trump non voleva essere associato alla folla di QAnon, si vergognavano dei seguaci di Q", ha dichiarato.

Il filone "quantum" e l’ambiguità della Casa Bianca


Il video di Greene ha scatenato una nuova ondata di proteste. Una figura nota online come "QAnon John" ha rincarato la dose: secondo lui, i post recenti rivelano la disperazione politica del presidente, anche a causa di scelte giudicate apertamente filo-israeliane. La propaganda di Q, ha scritto, servirebbe soltanto a cercare di "riportare all’ovile i fedeli ingannati".

Per la Casa Bianca è difficile sostenere che si sia trattato di un equivoco. Anche il tema del "calcolo quantistico" fa già parte della tradizione di QAnon, segno che il riferimento non era casuale. La fazione "quantum" è tra le più estreme del movimento: il suo punto di riferimento era un uomo che si faceva chiamare "Baby Q", leader di una setta in Arizona. Sosteneva di essere un viaggiatore nel tempo, ma poi si è dichiarato colpevole di estorsione e ha scontato una pena in carcere.

Nessuno però incarna meglio l’ambiguità di questa operazione di Bobby Levy, responsabile del team di risposta rapida della Casa Bianca e tra i più attivi nella campagna "quantum". Levy ha pubblicato slogan come "Activation Word: Ronald McDonald" e "i patrioti hanno ancora il controllo", entrambi marchi di fabbrica di QAnon. Eppure non è mai stato un vero simpatizzante del movimento. I seguaci di Q, abilissimi a scavare negli archivi online, hanno infatti ritrovato un suo tweet del 2021 in cui chiedeva di internarli. "Quelli di Q non vanno mai presi sul serio", aveva scritto. "Riaprite i manicomi!"

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Trump vs. Meloni: cronaca di un disastro di politica estera


@Politica interna, europea e internazionale
Esiste una fotografia che vale più di mille analisi. È quella del 2 luglio 2025, a Villa Taverna, la residenza dell’ambasciatore americano a Roma. Giorgia Meloni è sul palco, accanto all’ambasciatore Tilman Fertitta, e parla con tono commosso e ammirato della grandezza

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Trump ha ottenuto un farmaco sperimentale contro l'obesità?


Un 79enne ha ottenuto l'accesso a un farmaco sperimentale contro l'obesità. I democratici al Congresso sospettano sia il presidente e chiedono di rivelarne l'identità.

Un paziente di 79 anni ha ottenuto ad aprile l'accesso a un farmaco sperimentale contro l'obesità non ancora approvato e diversi parlamentari democratici sospettano che possa trattarsi del presidente Donald Trump. Da giorni chiedono all'amministrazione di rivelare l'identità di quella persona.

A rivelare la vicenda è stato STAT, sito specializzato in notizie di medicina e sanità, secondo cui Eli Lilly, la casa farmaceutica che produce il farmaco, e la Food and Drug Administration, l'agenzia federale che regola i medicinali negli Stati Uniti, hanno offerto al paziente la retatrutide attraverso il programma chiamato "compassionate use", l'uso compassionevole. Questo canale permette a chi soffre di patologie gravi e con un pericolo di vita immediato di accedere a trattamenti ancora sperimentali, prima della loro approvazione ufficiale.

Il paziente soffre di obesità refrattaria ai trattamenti, di apnee ostruttive del sonno e di ipertensione polmonare. La domanda è stata presentata da un medico di alto livello dei National Institutes of Health, gli istituti nazionali della sanità che finanziano e conducono la ricerca biomedica pubblica statunitense, e ha attirato l'interesse dei massimi funzionari sanitari del governo, segno che la persona destinataria del farmaco era molto introdotta. Esperti di etica e di medicina hanno detto a STAT che è insolito aprire un percorso di uso compassionevole per un solo paziente, quando l'obesità è una condizione tanto diffusa.

STAT non sa chi sia il paziente. Ma per la natura inusuale della richiesta e per le caratteristiche anagrafiche della persona ha chiesto alla Casa Bianca se si trattasse di Trump. Il presidente ha compiuto 80 anni questo mese, è sovrappeso e a gennaio ha detto al New York Times che "probabilmente dovrebbe" assumere farmaci contro l'obesità. Durante il suo primo mandato aveva già ricevuto un trattamento sperimentale attraverso lo stesso canale per curare il Covid-19.

Dopo un primo momento di reticenza, il portavoce della Casa Bianca Kush Desai ha dichiarato che la richiesta non riguardava il presidente.

Alcuni parlamentari democratici continuano comunque a porre domande. Il deputato Ted Lieu, della California, ha ipotizzato in una conferenza stampa di mercoledì che Trump abbia annullato la firma di una legge bipartisan sulla casa perché potrebbe risentire degli "effetti collaterali" di un farmaco. Lieu ha richiamato anche alcuni problemi di salute più visibili del presidente, come la difficoltà a restare sveglio durante le riunioni di gabinetto e il gonfiore alle mani.

"Donald Trump ha ricevuto questo farmaco speciale da Eli Lilly e lo ha ottenuto grazie a quella norma?", ha chiesto Lieu riferendosi all'uso compassionevole. "Se è così, perché? La Casa Bianca deve dire la verità e raccontare agli americani qual è lo stato di salute di Donald Trump".

La senatrice Maggie Hassan, del New Hampshire, ha inviato mercoledì una lettera al segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. per chiedere l'identità del paziente e sapere in particolare se si tratti del presidente o di una persona a lui vicina. Kennedy guida il Department of Health and Human Services, il dipartimento del governo federale che si occupa di sanità e servizi sociali. Hassan ha chiesto anche se quella persona abbia ricevuto il farmaco gratuitamente, ricordando l'aumento dei costi dei medicinali per i cittadini comuni.

"Sono profondamente preoccupata dalle nuove notizie che lasciano pensare che lei possa aver piegato le regole di un programma federale, esercitando una pressione politica impropria, per garantire a un individuo ben introdotto l'accesso gratuito a un farmaco esclusivo", ha scritto Hassan rivolgendosi a Kennedy.

"È stato il presidente Trump a ricevere l'accesso gratuito alla retatrutide? E se non lo è stato, si è trattato di un alto funzionario dell'amministrazione, di un finanziatore politico o di qualcuno vicino all'amministrazione?", ha aggiunto.

Hassan ha chiesto inoltre chi, all'interno del dipartimento, abbia approvato la richiesta di uso compassionevole, quali comunicazioni siano intercorse tra il dipartimento e la Casa Bianca e quali tra Eli Lilly e l'amministrazione.

La vicenda ha catturato l'attenzione del pubblico americano. Numerose testate hanno ripreso la notizia, raccontando la smentita della Casa Bianca e interrogandosi sulla possibilità che il paziente sia davvero il presidente, mentre il caso diventava virale sui social.

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La foto di gruppo del Centrosinistra, tra rito e ossessione


@Politica interna, europea e internazionale
Più che qualcosa di nuovo, lo scatto diffuso su tutti i quotidiani sembrava emanare qualcosa di antico. Più dei commensali – Elly Schlein, Giuseppe Conte e l’inseparabile coppia Bonelli-Fratoianni –, più della ragione “ufficiale” della foto – il lancio di un tavolo programmatico e di due

Giuseppe Conte parla per la prima volta della sua malattia: “È stato un fulmine a ciel sereno, ho pregato”


@Politica interna, europea e internazionale
Ospite di Storie al bivio di sera, in onda su Rai 2 nella serata di martedì 30 giugno, Giuseppe Conte ha parlato per la prima volta della sua malattia che lo ha costretto a un’operazione d’urgenza. “La malattia è stata un fulmine a ciel sereno. Ero entrato

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Climate change isn't a distant threat—it's happening now. The choices we make today will shape the world the next generation inherits.

At Volt, we're pushing for faster decarbonisation, clean energy, greener mobility, and a fair transition for everyone.

Let's choose action, cooperation, and hope. 🌍💜🇪🇺

#ClimateAction #VoltEuropa #Luxembourg

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In Albania, citizens are rising up in the Flamingo Revolution to protect the Narta-Vjosa coastal ecosystem from luxury developments. A recent law change threatens these protected habitats, home to rare wildlife, to benefit a wealthy few. As a pan-European party, Volt stands with Albania. Environmental destruction and climate challenges do not stop at borders: protecting our shared European natural heritage requires cross-border solidarity.

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#Volt #Albania #Environment #FlamingoRevolution

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in reply to Volt Europa

Volt Albania demands the repeal of Law No. 21/2024 to safeguard the Narta Lagoon and Vjosa River, ensuring democratic accountability. True progress means decoupling economic projects from environmental harm and prioritizing public infrastructure like clean water over private luxury playgrounds. Support the movement, stand up for our ecosystems, and sign the petition to save Narta and Vjosa: change.org/p/protect-vjosa-nar…

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No ad una legge elettorale che uccide la democrazia. Tornare al proporzionale puro home.rifondazione.eu/2026/06/2… #Approfondimenti

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Forse Volt ti piace già: devi solo conoscerlo 💜

E se tutto questo ti convince, il tuo posto è in Volt 💜

#PoliticaItaliana #DirittiCivili #GiustiziaSociale #Partecipazione #FuturoEuropeo #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Al vertice di Ankara la NATO annuncerà miliardi in contratti per le armi e aiuti all'Ucraina


I leader dell'Alleanza, atteso anche Trump, si riuniscono il 7 e 8 luglio in Turchia: in arrivo decine di miliardi in nuovi appalti militari e 70 miliardi di euro di aiuti a Kiev.

La NATO si prepara ad annunciare decine di miliardi di euro in nuovi contratti per le armi al vertice in programma ad Ankara, in Turchia, il 7 e 8 luglio, dove i paesi dell'Alleanza Atlantica rinnoveranno anche il sostegno militare all'Ucraina. Lo riferiscono alcune fonti diplomatiche a Politico.

Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, vuole imperniare il summit sul rilancio della produzione industriale della difesa. È un tema capace di mettere d'accordo i paesi membri e di mettere in secondo piano le divisioni interne all'Alleanza, che restano profonde su molti dossier.

Tra gli annunci attesi ci sono decine di miliardi in nuovi appalti militari. I paesi europei si impegneranno a investire nelle capacità di attacco in profondità, cioè la possibilità di colpire bersagli lontani dalla linea del fronte, oltre che in sistemi di difesa aerea e in droni.

Per gli alleati europei il vertice è anche l'occasione per impegnarsi a un ruolo più attivo nella difesa del continente, trasformando l'aumento della spesa militare degli ultimi anni in armi e capacità concrete.

La bozza della dichiarazione finale prevede un pacchetto di aiuti militari all'Ucraina da 70 miliardi di euro, circa 77 miliardi di dollari, con l'impegno a garantire almeno una cifra equivalente l'anno successivo. Gli Stati Uniti non dovrebbero contribuire al raggiungimento di questo obiettivo.

Il sostegno all'Ucraina resta il punto più delicato della trattativa sul testo, che secondo le stesse fonti procede comunque senza intoppi. La dichiarazione congiunta sarà breve, una scelta che riduce gli spazi di disaccordo tra i governi.

Gli alleati stanno valutando di inserire nella bozza un riferimento alla recente guerra degli Stati Uniti contro l'Iran. Al vertice di Ankara è atteso anche il presidente Donald Trump, insieme al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che guiderà la delegazione di Kiev.

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New York congela gli affitti di un milione di case e Mamdani realizza la sua promessa


Il consiglio che fissa i tetti agli aumenti ha votato 7 a 1 per bloccare i canoni di un milione di appartamenti a equo canone, dal primo ottobre.

Giovedì 25 giugno il consiglio comunale di New York che ogni anno fissa i tetti agli aumenti degli affitti ha deciso di congelare i canoni di quasi un milione di appartamenti a canone regolato, realizzando la principale promessa elettorale del sindaco Zohran Mamdani. Il blocco vale sia per i contratti di un anno sia per quelli di due e si applica ai rinnovi a partire dal primo ottobre.

Il voto, atteso da settimane, è una vittoria politica per Mamdani, che alla guida della città è arrivato proprio impegnandosi a ridurre il costo della vita in una delle metropoli più care del mondo. "Freeze the rent", congelate gli affitti, era lo slogan ripetuto di continuo durante la campagna. Dopo il risultato il sindaco, eletto a novembre, ha parlato in un comunicato di "una vittoria storica per gli inquilini di New York".

A New York circa il 40 per cento degli appartamenti è a canone regolato, una forma di equo canone che riguarda quasi due milioni di persone. Si tratta di case private, ma la città stabilisce ogni anno di quanto al massimo i proprietari possono aumentare l'affitto al rinnovo del contratto. A decidere è il Rent Guidelines Board, un organismo di nove membri nominati dal sindaco: due in rappresentanza dei proprietari, due degli inquilini e cinque cosiddetti membri "pubblici", tra cui chi lo presiede.

Mamdani aveva annunciato già in campagna che avrebbe nominato solo persone convinte che "i proprietari se la cavano benissimo", così da assicurarsi il blocco. Una volta insediato ha nominato la maggioranza dei membri del consiglio, compresa la presidente Chantella Mitchell e quattro dei cinque membri pubblici.

Il via libera è arrivato con sette voti a favore e uno solo contrario, ed è la prima volta che il congelamento riguarda insieme i contratti annuali e quelli biennali. L'unico voto contrario è stato quello di Arpit Gupta, membro pubblico nominato nel 2022, che aveva proposto di limitare il blocco ai soli edifici lasciati deteriorare dai proprietari, permettendo aumenti altrove. A sorpresa ha votato a favore Maksim Wynn, uno dei rappresentanti dei proprietari nominato da Mamdani, secondo cui i problemi dei padroni di casa vanno risolti con strumenti che spettano alla città e allo Stato di New York, non con gli aumenti dei canoni.

La mattina del voto una delle due rappresentanti dei proprietari, Christina Smyth, si è dimessa per protesta, sostenendo in una lettera che l'esito era già deciso e che il consiglio aveva "smesso di essere un organo che accerta i fatti". La presidente Mitchell ha risposto con un comunicato pubblico in cui ha rivendicato "l'indipendenza con cui i membri di quest'anno hanno lavorato".

Il mondo immobiliare ha contestato con forza la decisione. James Whelan, presidente del Real Estate Board of New York, un'influente associazione di categoria, ha detto che il voto "è popolare ma peggiorerà la crisi abitativa" e ha accusato il consiglio di ignorare i propri stessi dati. I proprietari sostengono che senza aumenti non riusciranno a coprire i costi di manutenzione e riparazione degli edifici. Contro la delibera è atteso un ricorso in tribunale.

Chi vive negli appartamenti a canone regolato è più spesso nero o latino, più povero e più anziano rispetto a chi affitta sul mercato libero. Secondo un'analisi dell'organizzazione contro la povertà Robin Hood e della Columbia University, circa 140.000 persone che oggi abitano in queste case finirebbero sotto la soglia di povertà se dovessero pagare gli affitti di mercato. Tra il 2014 e il 2023 il canone mediano di un appartamento regolato è passato, al netto dell'inflazione, da 1.485 a 1.500 dollari, mentre quello di mercato è salito da 1.856 a 2.000 dollari.

I proprietari, dal canto loro, segnalano difficoltà crescenti. Un'indagine della Community Preservation Corporation, un istituto di credito senza scopo di lucro, ha rilevato che nel 2024 quasi un terzo dei suoi clienti non guadagnava abbastanza dagli edifici a canone regolato per pagare il mutuo, quasi il triplo rispetto al 2022. A pesare sono l'inflazione, l'aumento dei costi assicurativi e una serie di leggi a favore degli inquilini approvate dallo Stato di New York nel 2019, che hanno tolto ai padroni di casa diversi modi per alzare i canoni.

Il consiglio aveva già congelato gli affitti in passato, sotto l'ex sindaco Bill de Blasio: nel 2015, per la prima volta nei suoi 46 anni di storia, e poi nel 2016, nel 2020 e nella prima metà del 2021. In quei casi, però, i proprietari potevano comunque aumentare i canoni quando un inquilino lasciava l'appartamento, una possibilità eliminata proprio dalle leggi del 2019. Sotto il predecessore di Mamdani, Eric Adams, gli affitti regolati erano invece cresciuti complessivamente del 12 per cento in quattro anni.

La decisione arriva in una città dove gli affitti del mercato libero continuano a salire: ad aprile il canone mediano di un appartamento a Manhattan ha superato per la prima volta i 5.000 dollari al mese, mentre il tasso di sfitti è sceso intorno all'1,5 per cento, un livello così basso che la città lo definisce un'emergenza. Il blocco rafforza anche il momento politico di Mamdani: due giorni prima del voto tre candidati al Congresso da lui sostenuti avevano vinto le primarie democratiche, battendo due deputati uscenti.

Resta aperto il nodo di chi un affitto, anche calmierato, fatica comunque a pagarlo. Un'analisi di Politico ha mostrato che a New York gli incassi degli affitti nell'edilizia popolare e sociale sono in calo, senza che se ne capisca con chiarezza il motivo: per chi guadagna poco una spesa medica imprevista o un funerale bastano a far saltare i conti, anche quando il canone in sé sarebbe sostenibile.

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Moritz Hennemann: Der neue Bundesbeauftragte für Datenschutz und Informationsfreiheit gilt als Verfechter einer „Datenrealpolitik“, die Daten als ökonomisches Gut sieht und die Nutzung von Daten für Innovation und Geschäftsmodelle betont netzpolitik.org/2026/moritz-he…
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Der größte Schmarrn in der Welt der Webentwicklung bleibt uns leider erhalten. Technisch gesehen sinnfrei. Gut für ethisch fragwürdige Abmahn-Unternehmen, Google und einige EU-Mitgliedsstaaten…

netzpolitik.org/2026/online-tr…

Vielen Dank an die @netzpolitik_feed 👍

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Rubio smentisce il Cremlino: "In Alaska Trump non strinse alcun accordo con Putin"


Il Segretario di Stato americano chiarisce che ad Anchorage ci fu soltanto una proposta, mai trasformata in intesa. Cade così la versione russa sul presunto "spirito di Anchorage", evocato per mesi da Mosca ma mai concretizzato.

Le presunta intese tra Donald Trump e Vladimir Putin di cui i funzionari russi parlano da mesi non sono mai esistite. Lo ha dichiarato il Segretario di Stato americano Marco Rubio, smentendo categoricamente la versione su cui il Cremlino ha costruito gran parte del suo racconto sul vertice in Alaska.

L'incontro di Anchorage, nell'agosto dello scorso anno, fu il primo faccia a faccia tra il presidente russo Vladimir Putin e quello americano Donald Trump dall'inizio della guerra in Ucraina e la rielezione del secondo. Ma, secondo Rubio, in quell'occasione non venne chiuso alcun patto. "In Alaska non c'era alcun accordo. C'era solo una proposta, ma nessun accordo è stato raggiunto", ha affermato. Gli Stati Uniti, ha aggiunto, restano pronti a svolgere un ruolo costruttivo nella ricerca di una soluzione al conflitto, se verrà loro richiesto. È su questo, ha detto, che Trump lavora da un anno e mezzo.

Lo "spirito di Anchorage" evocato da Mosca


I funzionari russi non hanno mai chiarito quali fossero, concretamente, le presunte intese raggiunte in Alaska. Eppure, negli ultimi mesi, hanno evocato più volte un presunto "spirito di Anchorage", presentandolo come la base politica di un possibile accordo con Washington.

Secondo Bloomberg, Putin dava per scontato che Trump avesse accettato la cessione completa del Donbass da parte dell'Ucraina, inclusa l'intera regione di Donetsk, che l'esercito russo non controlla integralmente. Le stime indipendenti più recenti attribuiscono a Mosca tra il 75% e l'85% del territorio regionale.

Fonti del Washington Post raccontano invece che ad Anchorage Putin pretendeva il controllo di tutte e quattro le regioni ucraine annesse unilateralmente dal Cremlino nel 2022. Solo in seguito avrebbe ammorbidito la posizione, dicendosi disposto a rinunciare ad alcune parti delle regioni di Zaporizhzhia e Kherson.

Le accuse russe agli Stati Uniti


A dicembre 2025, durante il tradizionale incontro annuale con i miliardari russi, Putin avrebbe detto di essere pronto a uno "scambio di territori", a condizione però di ottenere l'intero Donbass. Lo riferiscono fonti di Kommersant, secondo cui il presidente russo si sarebbe lamentato del fatto che gli americani avessero abbandonato le intese raggiunte sotto la pressione degli europei.

Questa settimana, però, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha insinuato che il vertice di Anchorage fosse stato, in realtà, una mossa tattica per guadagnare tempo e armare meglio Kyiv. "Non voglio nemmeno sospettare che l'Alaska, come le altre iniziative europee, sia stata pensata per prendere tempo e riarmare il regime di Kyiv, non voglio nemmeno pensarci. Ma di fatto è andata come è andata", ha dichiarato.

Lavrov ha aggiunto che a questo punto Mosca non considera più gli Stati Uniti un "mediatore obiettivo" tra le due parti e ritiene di essere sottoposta a una pressione crescente attraverso le sanzioni.

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La rassegna stampa di venerdì 26 giugno 2026


La Corte Suprema apre alla fine dello status protetto per haitiani e siriani e decide su armi e Roundup, a New York passa il congelamento degli affitti di Mamdani, la Fed irrigidisce il tono sull'inflazione e l'Iran colpisce una nave nello Stretto di Hormuz

Questa è la rassegna stampa di venerdì 26 giugno 2026

La Corte Suprema consente all'Amministrazione di porre fine allo status protetto per haitiani e siriani


Con una decisione 6-3, la Corte Suprema ha aperto la strada all'Amministrazione Trump per cancellare il Temporary Protected Status (TPS) di centinaia di migliaia di immigrati haitiani e siriani che vivono negli Stati Uniti da anni, esponendoli a possibili espulsioni. I tre giudici progressisti hanno espresso un duro dissenso, contestando il ruolo delle considerazioni razziali nella mossa dell'esecutivo. La sentenza chiarisce anche cosa attende concretamente i titolari del beneficio nei prossimi mesi.

Fonti: BBC News, The Wall Street Journal, The New York Times

La Corte Suprema chiude la sessione con sentenze su armi e sul diserbante Roundup


Nello stesso giorno, la Corte Suprema ha bocciato una legge delle Hawaii che limitava il porto d'armi nelle proprietà private, restringendo il margine di manovra degli altri Stati che vogliono regolare le armi da fuoco. I giudici hanno inoltre dato ragione a Bayer in una controversia chiave sui contenziosi legati al diserbante Roundup. Le decisioni, tutte 6-3, segnano la volata finale della Corte verso la pausa estiva.

Fonti: The Wall Street Journal, Axios, The Wall Street Journal

A New York approvato il congelamento degli affitti voluto dal sindaco Mamdani


Il Rent Guidelines Board di New York ha approvato con un voto di 7-1 il congelamento biennale degli affitti per circa un milione di appartamenti a canone regolato, una delle promesse centrali della campagna del sindaco Zohran Mamdani. La misura, che entrerà in vigore a ottobre, riguarda gli edifici costruiti prima del 1974 e quelli con determinate agevolazioni fiscali. È un primo risultato concreto a pochi mesi dall'inizio del mandato.

Fonti: The New York Times, The Hill, The Wall Street Journal

Trump invita i repubblicani a smettere di bloccare i lavori della Camera


Dopo un incontro alla Casa Bianca con lo speaker Mike Johnson, il presidente Trump ha esortato pubblicamente i deputati repubblicani a non far più cadere i voti procedurali, una tattica con cui un gruppo di conservatori ha paralizzato l'attività della Camera per spingere sul SAVE America Act in materia elettorale. Johnson ha intanto trasmesso alla Casa Bianca il disegno di legge bipartisan sulla casa, segnale di fiducia sul suo via libera dopo che Trump aveva inizialmente rifiutato di firmarlo.

Fonti: Axios, The Hill, Bloomberg

La Federal Reserve assume un tono più rigido sull'inflazione mentre i mercati arretrano


Le parole dure del nuovo presidente della Fed Kevin Warsh sull'inflazione hanno rassicurato gli investitori e, insieme al calo del petrolio, hanno fatto scendere le attese di lungo periodo sui prezzi. Le prospettive sui tassi si sono spostate in direzione restrittiva, con alcuni analisti che ipotizzano persino un rialzo mentre l'inflazione PCE tocca il massimo da tre anni. Intanto le borse asiatiche sono scese bruscamente per i timori sulla domanda legata all'intelligenza artificiale.

Fonti: Financial Times, Financial Times, Financial Times

L'Iran colpisce una nave nello Stretto di Hormuz e mette a rischio gli sforzi di pace con gli Stati Uniti


Una nave cargo è stata colpita da un proiettile non identificato nello Stretto di Hormuz, in un attacco attribuito all'Iran che ha spinto diverse superpetroliere a tornare indietro lungo la cruciale via di transito energetico. L'episodio mina i tentativi di ripristinare il traffico marittimo e complica gli sforzi di Washington per arrivare a un accordo di pace con Teheran. La tensione si riflette anche sul prezzo del greggio e sulle pressioni inflazionistiche globali.

Fonti: The New York Times, Semafor, Bloomberg

Un giudice ordina al Dipartimento di Giustizia di rendere pubblici altri documenti su Epstein


Un giudice federale di Washington ha ordinato al Dipartimento di Giustizia di pubblicare ulteriori documenti non oscurati sul caso Jeffrey Epstein, o di spiegare entro il 2 luglio perché non può farlo. L'ingiunzione nasce dalla causa della giornalista e analista legale Katie Phang, che accusa il Dipartimento di aver oscurato in modo improprio nomi e materiali, comprese alcune email e riferimenti al presidente Trump, che ha sempre negato ogni illecito. Il Dipartimento ha già diffuso 3,5 milioni di pagine in base all'Epstein Act.

Fonti: Axios, The Hill

Apple alza i prezzi per la carenza di chip di memoria, Micron vola in borsa


L'amministratore delegato di Apple Tim Cook ha annunciato aumenti di prezzo fino a circa il 20% su Mac e iPad, spiegando che l'azienda non può più proteggere i clienti dai rincari legati alla carenza globale di chip di memoria. Sul fronte opposto della filiera, le azioni del produttore di memorie Micron sono balzate dopo risultati superiori alle attese, trainati dalla domanda legata all'intelligenza artificiale, scuotendo l'intero comparto tecnologico di Wall Street.

Fonti: Semafor, BBC News, Financial Times

La California voterà su una tassa sui miliardari e tra i democratici scoppia lo scontro


Una proposta di tassa sui miliardari arriverà davanti agli elettori della California a novembre, aprendo un confronto ad alta tensione all'interno del Partito democratico dopo il fallimento dei tentativi di compromesso. I più ricchi stanno reagendo con due iniziative referendarie che potrebbero annullare la misura. La battaglia riflette una tensione più ampia della politica americana alle prese con le forti disuguaglianze.

Fonti: The New York Times, The Wall Street Journal

Sanders pubblica email interne che mostrano le pressioni di RFK Jr. sui vaccini


Il senatore Bernie Sanders ha diffuso una serie di email del Dipartimento della Salute che sembrano mostrare il segretario Robert F. Kennedy Jr. esercitare pressioni sui Centri per il controllo delle malattie (CDC) riguardo alla comunicazione sui vaccini. I messaggi indicherebbero che Kennedy ha indirizzato il comitato consultivo del CDC a limitare l'accesso ai vaccini. La pubblicazione alimenta lo scontro politico sull'orientamento della sanità pubblica americana.

Fonti: The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

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La Corte Suprema dà via libera a Trump: revocate le protezioni per 350mila haitiani


Con una decisione presa 6 voti contro 3, la maggioranza conservatrice consente all'Amministrazione Trump di cancellare il Temporary Protected Status. Per i giudici, le frasi di Trump su Haiti non bastano a dimostrare una discriminazione.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha autorizzato l'Amministrazione di Donald Trump a revocare le protezioni legali per centinaia di migliaia di immigrati che finora potevano restare nel Paese per ragioni umanitarie. Con 6 voti a favore e 3 contrari, la maggioranza conservatrice ha respinto la tesi secondo cui òa Casa Bianca avrebbe agito per pregiudizio razziale quando la Segretaria alla Sicurezza interna, Kristi Noem, ha posto fine al Temporary Protected Status per gli immigrati haitiani.

Trump ha più volte usato parole denigratorie contro Haiti, definendolo un Paese sporco e pieno di malattie, e ha sostenuto che gli immigrati haitiani stanno "avvelenando il sangue" dell'America. Per la Corte, però, quelle dichiarazioni non bastano a dimostrare un intento discriminatorio. "Nessuna delle dichiarazioni citate, né del presidente né dalla Segretaria, era apertamente razzista, e nella sostanza tutte esprimevano posizioni politiche che possono fondarsi su giustificazioni neutre rispetto all'etnia haitiana", ha scritto il giudice Samuel Alito nell'opinione firmata dalla maggioranza dei giudici.

Che cosa cambia per gli immigrati


La sentenza della Corte Suprema revoca i blocchi con cui i tribunali inferiori avevano sospeso la cancellazione del programma durante i ricorsi e rimanda il caso nel merito ai giudici di grado inferiore. Nel frattempo, però, l'Amministrazione può procedere a porre fine TPS per circa 350.000 persone arrivate da Haiti e per altri 6.000 dalla Siria. La decisione apre inoltre la strada alla revoca delle protezioni per gli immigrati provenienti da altri Paesi in via di sviluppo, tra cui Afghanistan, Nepal, Sud Sudan e Venezuela.

Il Temporary Protected Status era stato creato dal Congresso nel 1990. Si tratta di uno status che permette agli immigrati considerate idonei di restare temporaneamente negli Stati Uniti e di lavorare legalmente quando i loro Paesi d'origine sono colpiti da guerre, disastri naturali o epidemie. Quando Trump è tornato alla Casa Bianca l'anno scorso, circa 1,3 milioni di immigrati provenienti da 17 Paesi vivevano legalmente negli Stati Uniti proprio grazie al TPS. La sua Amministrazione si è mossa per cancellare lo status ai migranti provenienti da 13 di questi Paesi, sostenendo che le Amministrazioni precedenti avessero abusato del programma rinnovandolo di continuo.

Il dissenso dei giudici liberal


Le associazioni che difendono i diritti dei migranti avevano presentato una serie di ricorsi, accusando l'Amministrazione Trump di aver aggirato le procedure e, in alcuni casi, di aver agito con ostilità verso le minoranze etniche. La giudice della Corte Suprema Elena Kagan, nella sua opinione di dissenso, ha citato diverse frasi di Trump su Haiti, comprese le accuse secondo cui gli immigrati haitiani mangerebbero cani e gatti o "probabilmente hanno l'AIDS". Sono parole, ha scritto Kagan, "così ripugnanti e venate di razzismo che la maggioranza rinuncia a metterle per iscritto".

Alcuni immigrati che perderanno il TPS potranno ora chiedere altre forme di protezione, come l'asilo. Ma queste vie sono spesso più difficili da percorrere ed ottenere. Ciò significa nei fatti che per molti beneficiari la cancellazione dello status decisa dalla Corte Suprema potrebbe significare il rischio concreto di un rimpatrio imminente, nonostante molti di loro vivono negli Stati Uniti da anni, abbiano superato i controlli periodici sui loro precedenti penali e alcuni abbiano persino coniugi o figli cittadini americani.

Sempre oggi, la Corte Suprema ha rafforzato la linea dura di Trump sull'immigrazione con una seconda sentenza, anch'essa firmata da Alito, che consente all'Amministrazione Trump di respingere le persone al confine tra Stati Uniti e Messico senza dare loro la possibilità di chiedere formalmente asilo sul territorio statunitense. Anche in questo caso la decisione è stata presa con un voto di 6 a 3, con i giudici liberal dissenzienti. In attesa dinanzi alla Corte resta però ancora un'altra misura simbolo della linea dura di Trump: il tentativo di negare la cittadinanza per nascita ai figli degli immigrati senza documenti, sul quale però anche diversi giudici conservatori sembravano essere scettici durante l'audizione.

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"Scientists breathe new life into climate website after shutdown under Trump."
theguardian.com/environment/20…

"Earlier this summer, access to climate.gov…was thwarted by the Trump administration, and its production team was fired in the process… Now, a team of climate communication experts – including many members of the former climate.gov team – is working to resurrect its content into a new organization with an expanded mission. Their effort’s new website, climate.us, would not only offer public-facing interpretations of climate science, but could also begin to directly offer climate-related services, such as assisting local governments with mapping increased flooding risk due to climate change."

#Censorship #Climate #DefendResearch #Preservation #Takedowns #Trump #TrumpVResearch #USPol #USPolitics

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Wissenschaftskommunikation im Fediverse von @tomkalei

thomas-kahle.de/blog/2026/fedi…

#fediverse #mastodon #academia #academicchatter #university #research #wissenschaft #forschung #wisskomm #scicomm #scholcomm

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A new study on citation impact (in the field of sleep disorders) finds that "only 27.7% of articles exceeded their journal’s #JIF, while 72.3% fell below it."
link.springer.com/article/10.1…

PS: In other words, about three-fourths of articles that might use their journal's impact factor as a bragging point (advertisement, credential, distinction, tribute) actually drag down the journal's average citation impact. Another reason why it's wrong to judge articles (and authors) by journal-based metrics.

#CitationImpact #Journals #ScholComm

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Finalmente! Grazie @kaitegethoff per portare avanti questo sogno ✨ sarebbe davvero ottimo per i cittadini europei e anche per l'ambiente 🌱🇪🇺🚄


🚆 Un viaggio. Un solo biglietto. Per tutta Europa.

Kai Tegethoff, europarlamentare di Volt e membro della commissione per i trasporti e il turismo, è stato nominato relatore del Parlamento europeo sul nuovo regolamento per la bigliettazione ferroviaria.

Oggi organizzare un viaggio ferroviario transfrontaliero significa troppo spesso passare da un sito all’altro, usare piattaforme che non comunicano tra loro e acquistare biglietti separati da compagnie diverse.
La proposta della Commissione europea punta a permettere ai passeggeri di trovare, confrontare e acquistare i collegamenti di più operatori con un solo biglietto, in un’unica transazione e sulla piattaforma scelta, garantendo tutele per l’intero itinerario.

Per Volt, le compagnie devono condividere equamente i dati su orari e biglietti, le piattaforme devono mostrare tutte le connessioni disponibili e chi viaggia non deve più perdersi tra sistemi nazionali frammentati.

Meno ostacoli, più diritti, un'Europa sempre più connessa. 💜🇪🇺

#TreniEuropei #ViaggiareInTreno #MobilitàSostenibile #TrasportoFerroviario #BigliettoUnico #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa


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Quasi tutti i chatbot AI danno risposte più di sinistra che di destra


Il Washington Post ha sottoposto ChatGPT, Gemini, Grok e altri modelli a domande politiche: quello di OpenAI ha dato solo argomenti di sinistra nell'80% dei casi, Gemini è l'unico equilibrato.
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I principali chatbot di intelligenza artificiale rispondono alle domande politiche con un orientamento netto, quasi sempre verso sinistra. Lo mostra un test condotto dal Washington Post, che ha interrogato i modelli dietro ChatGPT di OpenAI, Gemini di Google e altri sistemi con una serie di domande politiche disegnate dai ricercatori. Il risultato contraddice le promesse di neutralità fatte dalle aziende che li sviluppano.

Il modello che alimenta ChatGPT ha dato le risposte più sbilanciate: nell'80% dei casi ha presentato solo argomenti di sinistra e ha esposto una posizione di destra una sola volta. Gemini di Google è stato l'unico a comportarsi diversamente, offrendo entrambe le posizioni in oltre il 90% delle risposte. Anche i modelli presentati come conservatori hanno citato in media più spesso argomenti di sinistra.

Il test arriva dopo che il presidente Donald Trump e altri conservatori hanno accusato i chatbot di essere prevenuti contro di loro. Un ordine esecutivo firmato dal presidente impone che questi strumenti siano "neutrali e non di parte", una mossa che ha fatto temere ai democratici che l'intelligenza artificiale potesse iniziare a spostarsi verso destra.

Le percentuali variano molto da un sistema all'altro. Il modello GPT-5.5 di OpenAI si è fermato all'80% di risposte solo di sinistra, seguito dal modello dell'azienda cinese DeepSeek con il 70%. Più equilibrati Arya di Gab e Claude Opus 4.8 di Anthropic, mentre Grok 4.3 dell'azienda di Elon Musk, xAI, è stato l'unico a fornire una quota rilevante di risposte solo di destra, un terzo del totale. Gemini si è collocato all'estremo opposto, con appena il 7% di risposte unilaterali a sinistra e il resto bilanciato. Il Washington Post ha un accordo di collaborazione sui contenuti con OpenAI.

Analisi · Stati Uniti
Quasi tutti i chatbot danno più spesso risposte solo di sinistra
Quota di risposte che contengono solo la posizione di sinistra, entrambe le posizioni o solo quella di destra · Test di giugno 2026
Focus America

Solo argomento di sinistra
Entrambe le posizioni
Solo di destra

OpenAI
GPT-5.5

80%
17

3

DeepSeek
DeepSeek V4 Pro

70
23
7

Gab
Arya

50
47

3

Anthropic
Claude Opus 4.8

43
57

xAI
Grok 4.3

40
27
33

Google
Gemini 3.1 Pro

7
93

Elaborazione di Focus America su dati del Washington Post, analisi delle risposte dei modelli a una serie di domande politiche.

Diversi studi accademici precedenti avevano già rilevato che i modelli alla base dei chatbot tendono a favorire posizioni di sinistra. "Questi strumenti di intelligenza artificiale non offrono, in media, una rappresentazione davvero neutrale di dibattiti politici molto sfumati", ha detto al Washington Post Sean Westwood, direttore del Polarization Research Lab della Dartmouth College, un centro di ricerca universitario sulla polarizzazione politica. Capire quali posizioni questi strumenti amplificano è importante, ha aggiunto, perché sempre più persone li usano per farsi un'idea del mondo e delle notizie.

Il giornale ha costruito il suo test su una ricerca pubblicata l'anno scorso dal laboratorio di Westwood insieme a studiosi della Stanford University, che ha messo a punto più di due decine di domande politiche pensate per somigliare a quelle che una persona porrebbe davvero a un chatbot. A ogni modello è stato chiesto di rispondere in trenta parole, senza le impostazioni di personalizzazione attive. Un giornalista ha poi classificato ogni risposta come di sinistra, di destra o equilibrata, e ogni domanda è stata posta cinque volte per verificare la coerenza dei risultati.

Una delle domande riguardava la sentenza Citizens United, la decisione della Corte Suprema del 2010 che allentò i limiti alla spesa delle aziende nelle campagne elettorali. Il modello di OpenAI ha risposto che la sentenza andrebbe ribaltata, mentre quelli di Google e di Anthropic, l'azienda che offre il chatbot Claude, hanno esposto le opposte ragioni in campo.

Il modello di OpenAI si è spinto fino ad appoggiare l'abolizione del collegio elettorale, il sistema per cui il presidente è scelto da grandi elettori designati dai singoli Stati e non dal voto popolare diretto, in favore dell'elezione diretta. Ha sostenuto anche l'aumento delle tasse sui più ricchi e l'adozione di un sistema sanitario pubblico a pagatore unico. Il modello di DeepSeek, subito dietro, ha argomentato come quello di OpenAI contro la pena di morte, che invece la maggioranza degli americani sostiene da decenni secondo l'istituto demoscopico Gallup.

Le aziende hanno respinto le conclusioni del test. Una portavoce di Google, Lauren Fine, ha detto che "Gemini è progettato per fornire risposte equilibrate che non favoriscono alcuna ideologia politica" e che la società non è riuscita a riprodurre le risposte unilaterali emerse nel test. Un portavoce di Anthropic, Michael Aciman, ha dichiarato che l'azienda allena Claude "a trattare allo stesso modo i diversi punti di vista politici" e lo sottopone a test approfonditi sui pregiudizi prima di ogni lancio. Una portavoce di OpenAI, Liz Bourgeois, ha detto che ChatGPT è costruito "per essere oggettivo in modo predefinito e aiutare le persone a esplorare idee da prospettive diverse" e che l'azienda lavora per "misurare e ridurre i pregiudizi politici". Sia Google sia OpenAI hanno affermato di non essere riuscite a replicare i risultati del giornale.

I chatbot assorbono gli orientamenti politici in più modi. Quasi tutti sono allenati su enormi raccolte di testi presi da internet, ma le aziende scelgono quali dati includere, assumono persone che valutano quali risposte siano migliori e scrivono istruzioni nascoste che guidano il comportamento dei modelli. Queste scelte possono incorporare pregiudizi che vanno oltre lo scontro tra partiti, ha detto al giornale Ceren Budak, docente della University of Michigan che studia il rapporto tra tecnologia e polarizzazione politica. I dati che plasmano i modelli, ha spiegato, tendono a riflettere i valori di persone occidentali, istruite, ricche e cresciute in società industrializzate e democratiche.

La ricerca originale di Dartmouth e Stanford aveva sottoposto le risposte dei vecchi sistemi a un campione rappresentativo di diecimila americani, chiedendo se apparissero politicamente sbilanciate. Le persone hanno preferito le risposte neutrali, anche rispetto a quelle che coincidevano con le idee del loro partito. "Alle persone piace molto quando il modello si sforza di descrivere tutti i diversi argomenti che esistono", ha detto Andrew Hall, ricercatore di Stanford che ha lavorato allo studio.

Molti studiosi sostengono che una neutralità politica perfetta sia impossibile, perché anche una posizione "neutrale" o di mezzo è comunque una presa di posizione, che tende a favorire la parte più forte. Per questo l'approccio equilibrato di Gemini è esso stesso una scelta politica. "La neutralità è solo uno dei valori che ci interessano davvero", ha detto Budak, che si dice più preoccupata dal rischio che le risposte dei chatbot risultino dannose, soprattutto per le persone già vulnerabili.

I modelli devono affrontare categorie di domande diverse, ha detto Hall. Alcune sono fattuali, come la velocità della luce, e hanno una risposta semplice. "La maggior parte delle domande politiche non ha questa caratteristica, in cui sappiamo cosa è vero", ha detto. "Devi prendere i fatti e poi aggiungerci sopra i tuoi valori." Si è detto sorpreso che gli altri principali chatbot non rispondano in modo più neutrale come fa Gemini.

Alcune aziende disegnano apposta i loro prodotti per promuovere valori politici precisi. Grok, che Musk ha presentato come un chatbot anti-conformista e "in cerca della verità", ha dato più risposte di destra di qualunque altro, ma nella maggioranza dei casi ha comunque offerto una posizione interamente di sinistra. Arya, il modello del sito di destra Gab presentato come costruito "con valori cristiani e princìpi conservatori", ha risposto con un argomento di sinistra dodici volte più spesso che con uno di destra.

Pochi americani usano l'intelligenza artificiale per orientarsi direttamente in politica, ma quasi la metà la usa di tanto in tanto per informarsi, secondo un sondaggio di marzo del Polarization Research Lab. "Sia i democratici sia i repubblicani non si fidano della neutralità dell'intelligenza artificiale e la tengono lontana dal loro voto", ha detto Westwood. "È uno dei pochi punti del nostro panorama politico su cui riusciamo a essere d'accordo."

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È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale


@Politica interna, europea e internazionale
È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Il magazine, disponibile già da ora nella versione digitale sulla nostra App, e da domani, venerdì 26 giugno, in tutte le edicole, propone ogni due settimane inchieste e approfondimenti sugli affari e il potere

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Le poste americane minacciano di non consegnare le schede elettorali per volere di Trump


Il capo delle poste David Steiner ha detto al Senato che una nuova regola fermerebbe la consegna delle schede negli Stati che rifiutano di cedere al governo federale le liste degli elettori.

Il servizio postale americano non consegnerà più le schede elettorali inviate per posta negli Stati che si rifiutano di cedere al governo federale i dati sui propri elettori. Lo ha detto David Steiner, il responsabile delle poste statunitensi, durante un'audizione al Senato di mercoledì, spiegando gli effetti di una nuova regola proposta dalla sua agenzia.

La regola è stata diffusa questo mese e segue l'ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump a marzo per limitare il voto per posta. Quell'ordine, contro cui sono in corso diverse cause, punta a costruire liste di cittadini Stato per Stato per stabilire chi ha diritto a votare e chiede al servizio postale di non distribuire le schede a chi non compare in quegli elenchi.

All'inizio dell'anno Steiner aveva dichiarato al New York Times che le poste avrebbero lasciato ai tribunali la decisione sulla legittimità dell'ordine e che avrebbero comunque continuato a consegnare le schede per posta. Nell'audizione di mercoledì davanti alla commissione Sicurezza interna del Senato il tono è cambiato: la nuova regola, ha ammesso, fermerebbe di fatto la consegna delle schede negli Stati che non si adeguano alle richieste del presidente.

Il senatore Gary Peters del Michigan, il democratico di più alto rango nella commissione, gli ha chiesto se, davanti a uno Stato che rifiuta di consegnare la lista dei suoi elettori per corrispondenza, le poste avrebbero comunque spedito le schede. "Con la nostra regola proposta, no", ha risposto Steiner. Ha poi ribadito che il servizio postale rispetterà qualunque decisione dei tribunali sul voto per posta.

La sospensione di una parte del servizio negli Stati dove gli elettori usano molto il voto per corrispondenza potrebbe avere conseguenze su milioni di americani. Trump si oppone con forza al voto per posta e ha ripetuto più volte, senza prove, che le schede inviate per corrispondenza permettono brogli su larga scala a vantaggio dei democratici.

La regola proposta affida al servizio postale un ruolo ampio nel processo di voto per corrispondenza. Prevede che i dipendenti delle poste controllino l'idoneità delle schede usando le liste di elettori fornite dagli Stati e impone agli Stati stessi nuove regole sul modo in cui le schede devono essere disegnate.

I democratici e le associazioni per i diritti di voto sostengono che la regola sia la prova che l'amministrazione Trump vuole intromettersi nelle elezioni, che la Costituzione affida invece agli Stati. Temono che il presidente stia usando questa spinta verso il controllo federale per dare un vantaggio elettorale ai repubblicani, una cosa che Trump non ha smentito. Durante l'audizione i senatori democratici hanno accusato ripetutamente Steiner di eseguire gli ordini del presidente.

"La prego di non lasciarsi usare come una pedina di questo manuale autoritario", gli ha detto la senatrice Elissa Slotkin, democratica del Michigan. "Il servizio postale è una delle istituzioni più importanti del nostro paese. Non lo rovini con l'ossessione di un uomo solo."

La regola è ora in una fase di trenta giorni di consultazione pubblica, iniziata questo mese. L'ordine esecutivo chiede al servizio postale di adottare la versione definitiva entro la fine di luglio.

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✨ Kit AiTM contro AWS: Datadog svela una campagna di phishing che bypassa l’MFA in tempo reale
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/kit-ai…

@informatica


Kit AiTM contro AWS: Datadog svela una campagna di phishing che bypassa l’MFA in tempo reale


Si parla di:
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Tra il 16 e il 19 giugno 2026, i ricercatori di Datadog Security Research hanno osservato una campagna di phishing altamente sofisticata contro la console AWS. Non si tratta del classico furto di credenziali: il kit implementa tecniche adversary-in-the-middle (AiTM) che permettono di catturare i codici MFA in tempo reale, bypassando email, SMS e app di autenticazione TOTP. Un’analisi tecnica dettagliata pubblicata il 24 giugno svela l’architettura del kit, gli IoC e le tecniche di delivery utilizzate.

La campagna: tre domini in 48 ore


La campagna si è concretizzata con la registrazione di tre domini in una finestra di soli due giorni, tutti attraverso il registrar NICENIC INTERNATIONAL GROUP CO., LIMITED e ospitati su infrastruttura Cloudflare. I domini impersonavano con fedeltà la pagina di login della console AWS:

  • us-west-login[.]com (registrato il 18 giugno 2026) — con sottodomini aws.us-west-login[.]com e aws-central.us-west-login[.]com
  • us-east-prod[.]com (registrato il 17 giugno 2026) — con sottodominio aws.us-east-prod[.]com
  • loginportal-aws[.]com (registrato il 16 giugno 2026)

In parallelo, sono stati identificati altri tre domini che impersonavano SendGrid, registrati nello stesso arco temporale attraverso lo stesso registrar. La doppia infrastruttura — AWS e SendGrid — suggerisce che gli attaccanti abbiano progettato un sistema integrato: SendGrid per la consegna delle email di phishing, i cloni AWS per la raccolta delle credenziali.

Come funziona il kit: AiTM in tempo reale


La caratteristica più pericolosa di questo kit non è la clonazione della pagina login, ma la capacità di intercettare e ritrasmettere il secondo fattore di autenticazione in tempo reale. Il flusso si articola in più fasi:

1. Validazione del target prima del rendering: quando la vittima accede alla pagina di phishing, il kit legge il parametro URL input_24 contenente un blob base64 cifrato. Il server decodifica l’indirizzo email della vittima e lo imposta come cookie. Solo se l’email è valida e registrata come target, la pagina viene effettivamente renderizzata — una misura anti-sandbox che rende inutile l’analisi automatica senza una email vittima valida.

// Logica di validazione dell'indirizzo vittima
let e = new URLSearchParams(window.location.search).get(`input_24`);
(e ? fetch(`/api/check`, {
  method: `POST`,
  body: JSON.stringify({ encrypted: e }),
  credentials: `include`
}) : Promise.resolve({ ok: !1 }))
.then(e => e.ok ? e.json() : null)
.then(() => fetch(`/api/me`, { credentials: `include` }))
.then(e => e.json())
.then(e => t(e.email || null))

2. Furto delle credenziali primarie: la pagina clonata raccoglie username e password tramite i form di login AWS (sia account root che IAM) e li invia a /api/login. Il server, agendo come proxy verso la vera console AWS, ottiene in risposta quale tipo di MFA è configurato sull’account.

3. Intercettazione dell’MFA in real-time: il kit presenta alla vittima la challenge MFA corrispondente al secondo fattore configurato — /email, /sms, o /gauth per le app TOTP. Il codice inserito viene intercettato e ritrasmesso immediatamente al server AWS legittimo, completando l’autenticazione prima che il codice scada.

Delivery: phishing mirato via SendGrid e Nimbu


Il 19 giugno 2026 è apparso su VirusTotal un batch file che funge da artefatto di validazione dell’infrastruttura. Il file contiene la struttura di un’email di phishing che impersona il supporto AWS, citando un ticket di supporto fasullo su presunto throttling della banda. La consegna avviene tramite piattaforme email legittime come SendGrid e Nimbu, scelta tattica che permette di passare i controlli SPF/DKIM/DMARC e bypassare i filtri antispam aziendali.

L’uso del parametro input_24 per la validazione dell’email suggerisce inoltre che si tratti di una campagna di spear phishing mirato piuttosto che mass phishing: ogni link contiene l’email cifrata della specifica vittima, rendendo impossibile l’accesso alla pagina di phishing senza il link personalizzato.

TTPs e mapping MITRE ATT&CK


  • T1566.002 — Spearphishing Link: link personalizzati con email cifrata per targeting preciso
  • T1111 — MFA Interception: cattura in real-time di email OTP, SMS e codici TOTP
  • T1056.001 — Keylogging: raccolta di username, password e codici di verifica prima del forwarding
  • T1583.001 — Acquire Infrastructure: Domains: tre domini registrati nello stesso arco di 48 ore
  • T1133 — External Remote Services: targeting dell’accesso alla console AWS


Indicatori di compromissione (IoC)

# Domini AWS phishing
us-west-login[.]com
aws.us-west-login[.]com
aws-central.us-west-login[.]com
us-east-prod[.]com
aws.us-east-prod[.]com
loginportal-aws[.]com

# Registrar comune
NICENIC INTERNATIONAL GROUP CO., LIMITED

# Infrastruttura di hosting
Cloudflare (tutti i domini)

# Endpoint API del kit
/api/check   - validazione email vittima
/api/me      - recupero email da cookie
/api/login   - furto credenziali e identificazione MFA
/email       - challenge MFA via email
/sms         - challenge MFA via SMS
/gauth       - challenge MFA via TOTP

# Parametro URL di targeting
input_24 (blob base64 cifrato contenente email vittima)

Come rilevare l’attacco


Datadog consiglia le seguenti azioni di hunting per chi sospetti di essere stato targetizzato:

  • DNS hunting: verificare la presenza nei log DNS di query verso i domini elencati negli IoC, inclusi i sottodomini
  • CloudTrail monitoring: controllare eventi ConsoleLogin da IP inusuali o da località geografiche anomale, soprattutto a ridosso delle date di campagna (16-19 giugno 2026)
  • Email gateway review: cercare email provenienti da SendGrid o Nimbu che contengano link con il parametro input_24 nell’URL
  • Credential review: se si sospetta compromissione, revocare immediatamente le sessioni AWS attive, ruotare le credenziali e abilitare notifiche di accesso non familiare

La sofisticazione di questo kit — targeting selettivo, bypass MFA in real-time, uso di infrastrutture email legittime — lo colloca in una categoria diversa rispetto al phishing di massa. Le organizzazioni che utilizzano AWS in ambienti enterprise dovrebbero trattare questa campagna come un rischio attivo, non come una minaccia teorica.


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Bürger:innen stellen digitale Anträge und die Verwaltung bearbeitet sie. Damit sie an der richtigen Stelle ankommen, braucht es eine Transport-Infrastruktur. Bund und Länder haben sich nun auf eine Lösung dafür geeinigt und wollen sie bundesweit ausrollen. Scheitern könnte das jedoch schon an den Landesgrenzen.

netzpolitik.org/2026/verwaltun…

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Viareggio, Rifondazione: “il duplice omicidio di Mirko Moriconi e Kathy Andreoni richiama l’urgenza di contrastare patriarcato e omofobia” home.rifondazione.eu/2026/06/2… #ComunicatiStampa

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La destra americana vuole punire le donne che abortiscono


Quattro anni dopo la fine di Roe v. Wade, parte del movimento anti-aborto chiede di eliminare le immunità che proteggono dal carcere le donne che abortiscono.

Cresce tra i conservatori americani il numero di chi sostiene che l'unico modo per fermare gli aborti sia arrestare le donne che li fanno. Per anni il movimento contro l'aborto era rimasto unito attorno a un principio: le donne andavano risparmiate dalle conseguenze penali, mentre i medici e chi rendeva possibile l'intervento andavano perseguiti con il massimo rigore della legge. Ora un numero crescente di leader conservatori mette in discussione quel principio.

La spinta nasce dalla frustrazione per un dato: oggi gli aborti sono più numerosi di quando, quattro anni fa, la Corte Suprema ha cancellato la sentenza Roe v. Wade, la decisione del 1973 che garantiva il diritto all'aborto in tutto il paese. Il motivo principale è la diffusione delle pillole abortive, ormai disponibili anche negli stati che hanno vietato l'intervento. Secondo un rapporto pubblicato questo mese dalla Society of Family Planning, un'organizzazione che studia la contraccezione e l'aborto, negli stati con il divieto quasi tutti gli aborti avvengono tramite telemedicina, grazie alle cosiddette leggi-scudo approvate da stati a guida democratica, che proteggono i medici che spediscono le pillole per posta.

Nel quarto anniversario della fine di Roe, più di 60 tra influencer conservatori, leader anti-aborto e pastori hanno firmato una petizione per rimuovere le immunità legali che finora hanno protetto dal carcere le donne che abortiscono. A promuoverla è un gruppo chiamato White Rose Resistance, guidato dall'attivista Seth Gruber, e tra i firmatari ci sono podcaster e personaggi noti dell'ambiente conservatore come Allie Beth Stuckey, Riley Gaines e Alex Clark. Il testo chiede ai legislatori di rimuovere le immunità che permettono "l'uccisione intenzionale di bambini non ancora nati" e di approvare leggi che garantiscano piena ed eguale protezione "fin dal momento della fecondazione". Gruber ha detto che il documento unirà molte persone nel movimento e che i sostenitori di questa posizione sono "molto più numerosi di quanto la gente creda".

Pochi giorni prima, i delegati al congresso statale del Partito Repubblicano del Texas avevano votato per chiedere l'abrogazione delle norme che esentano dalle pene penali le donne che abortiscono. Allo stesso tempo, il più grande gruppo anti-aborto del Texas, Texas Right to Life, sta studiando un'idea per saggiare il terreno politico sul tema: colpire una fascia ristretta di donne, quelle con una licenza medica, minacciando di revocare loro l'abilitazione se vengono sorprese a prendere le pillole abortive.

"Negli ultimi quattro anni il nostro atteggiamento si è ammorbidito un po', perché stiamo guardando alla reale portata del problema", ha detto al New York Times John Seago, presidente di Texas Right to Life. "Voglio che non sia più un tabù chiedersi qual è la responsabilità di queste donne." Alla domanda diretta se il suo gruppo ora sostenga il carcere per le donne, Seago si è rifiutato di rispondere, dicendo di voler aprire una discussione sull'approccio più corretto.

Per ora il cambiamento è soprattutto verbale. In nessuno dei circa due decine di stati che hanno vietato del tutto o quasi l'aborto i leader repubblicani sembrano pronti a smantellare le protezioni che tengono le donne al riparo dal carcere, e i recenti tentativi legislativi di introdurre pene penali sono falliti in diversi stati, compreso il Texas.

Il dibattito sta però aprendo divisioni tra i conservatori e crea un problema ad alcuni candidati repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato di quest'anno, in cui si rinnova parte del Congresso. Molti repubblicani sono sotto pressione da parte degli attivisti perché affrontino la questione delle pillole abortive, ma sostenere il carcere per le donne che abortiscono rischia di provocare una reazione negativa nel resto dell'elettorato. In Texas, Ken Paxton, candidato repubblicano al Senato federale che ha sempre fatto dell'opposizione all'aborto un tratto centrale della sua identità politica, è rimasto in silenzio sul tema, pur essendosi smarcato la settimana scorsa da un'altra posizione del partito statale che condannava la fecondazione in vitro.

Il vicepresidente JD Vance, durante un podcast la settimana scorsa, ha detto di sentire l'eco del "movimento abolizionista dell'aborto", l'etichetta usata da chi spinge per perseguire le donne, e ha lasciato intendere il pericolo che la questione rappresenta per i repubblicani, affermando che "non possiamo essere immuni alle realtà della politica moderna". Le pressioni si scaricano anche sull'amministrazione del presidente Donald Trump, già criticata da una parte della destra per non aver fatto abbastanza per bloccare l'arrivo delle pillole. Lo stesso Trump, interrogato sul tema durante la campagna del 2016, aveva detto di essere favorevole a "una qualche forma di punizione" per le donne, salvo poi fare rapidamente marcia indietro e ribadire che "la donna è una vittima".

Dentro il movimento, diversi leader storici suonano l'allarme contro questa deriva. Susan B. Anthony Pro-Life America, una delle principali organizzazioni anti-aborto, ribadisce che la sua posizione non è cambiata. "Non sosteniamo leggi che attribuiscono pene penali alle donne e le rendono passibili della pena di morte", ha dichiarato la responsabile della comunicazione Kelsey Pritchard, ricordando che nessuna legge statale anti-aborto lo prevede e che nessuno di questi progetti è stato approvato da un'assemblea legislativa. Kristan Hawkins, presidente di Students for Life, ha detto che anche la sua posizione resta invariata, pur senza escludere un cambiamento nel lontano futuro: "Il mio messaggio è 'non ora', ma non sto dicendo 'mai'." Secondo Hawkins, prima bisognerebbe rendere l'aborto "impensabile" sul piano culturale e solo allora ci si potrebbe porre la domanda su come perseguirlo. Le due dirigenti avevano firmato nel 2022 un intervento per respingere apertamente l'idea di processare le donne.

Al congresso repubblicano texano, riunito a Houston, un gruppo di attivisti ha spinto con forza perché il partito mettesse tra le sue priorità l'abrogazione delle leggi che proteggono le donne. Nelle riunioni e negli interventi dal palco hanno parlato del fatto che i bambini nel grembo materno meritano "eguale protezione" davanti alla legge e hanno citato studi secondo cui decine di migliaia di pillole abortive sono entrate in Texas nell'ultimo anno. Alcuni oratori hanno chiesto ai delegati di immaginare uno scenario estremo, in cui un'attivista per il diritto all'aborto prende le pillole sui gradini del Campidoglio del Texas senza incorrere in alcuna pena. Alla fine i delegati hanno scelto il pacchetto di misure sull'aborto come una delle loro priorità principali. Due deputati statali repubblicani hanno espresso sostegno pubblico al movimento abolizionista in video registrati: David Lowe ha detto che per anni i leader anti-aborto del Texas hanno cantato vittoria "mentre decine di migliaia di bambini continuano a essere legalmente uccisi nel nostro stato", mentre Brent Money, che l'anno scorso aveva presentato senza successo un progetto di legge in questo senso, ha definito le pene penali per chi abortisce "la posizione anti-aborto più logica e moralmente coerente".

Bradley Pierce, presidente della Foundation to Abolish Abortion, uno dei principali gruppi favorevoli alla criminalizzazione, sostiene che il movimento non abbia mai avuto tanto slancio come ora. Si aspetta un'ondata di consensi quando l'assemblea legislativa del Texas si riunirà l'anno prossimo e nei prossimi mesi conta di convincere i politici dello stato, Paxton compreso. Da procuratore generale del Texas, Paxton si era posto come strenuo difensore delle leggi anti-aborto, avviando azioni legali contro i distributori di pillole e i fornitori di altri stati, e ora è in una corsa serrata per il Senato contro il deputato democratico James Talarico, che ha fatto del sostegno al diritto all'aborto un punto centrale della sua campagna. Perseguire le donne che abortiscono, ha detto Pierce, è "dove dobbiamo spendere più capitale politico".

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Die Expert*innen-Kommission hat gestern ihre Empfehlungen zum Thema Jugendschutz im Netz vorgestellt.
Klar ist: Ein pauschales Verbot würde nichts an der Problematik ändern. Es ist umso wichtiger, die Plattformen in die Verantwortung zu nehmen und gefährdende Praktiken und Funktionsweisen stärker zu regulieren.

+++ Unterstütze uns noch heute unter netzpolitik.org/spenden/ und kämpfe mit uns für unabhängigen Journalismus mit Haltung! +++

#socialmedia #verbot #socialmediaverbot #netzpolitik

in reply to netzpolitik.org

Da ich nicht daran glaube, dass sich Plattformen regulieren lassen, bzw. die Umsetzung eventueller Regelungen Jahre dauern wird, finde ich es wichtig eine Notbremse durch ein Verbot zu ziehen. Bis eine mögliche Regulierung und deren Umsetzung in Kraft treten könnten, würden Jahre vergehen, in denen Kinder weiterhin der Gier der Techkonzerne ausgeliefert sind.
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🚨CHATCONTROL DOPPIA MINACCIA:

🏛️La Pres. del PE tradisce la democrazia per imporre #ChatControl 1.0.
👁️E lunedì il trilogo minaccia scansioni di massa & verifiche dell'età!

🛡️Salvate le chat private! 💬🔒Scrivete ORA a governi & deputati UE:

fightchatcontrol.eu/it/#contac…

@privacypride

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Das BKA erhält weiterhin über 10.000 Hinweise auf Kindesmissbrauch pro Monat. Das Auslaufen des EU-Gesetzes zur freiwilligen Chatkontrolle hat daran nichts geändert. Die Parlamentspräsidentin will die freiwillige Chatkontrolle trotzdem wiederbringen - in einem beispiellosen Verfahren. netzpolitik.org/2026/auch-ohne…
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Das BKA erhält weiterhin über 10.000 Hinweise auf Kindesmissbrauch pro Monat. Das Auslaufen des EU-Gesetzes zur freiwilligen Chatkontrolle hat daran nichts geändert. Die Parlamentspräsidentin will die freiwillige Chatkontrolle trotzdem wiederbringen - in einem beispiellosen Verfahren. netzpolitik.org/2026/auch-ohne…
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🇩🇪🚨DOPPELGEFAHR:
🏛️Parlamentspräsidentin verrät die Demokratie, um #Chatkontrolle 1.0 doch zu erzwingen. netzpolitik.org/2026/auch-ohne…
👁️Und Montag droht Trilogdeal mit Massenscans & Alterskontrollen!

🛡️Rettet private Chats! 💬🔒Schreibt JETZT Regierungen & Abgeordneten: fightchatcontrol.eu/de/#contac…

in reply to Patrick Breyer

🇬🇧🚨DOUBLE THREAT:
🏛️EP President betrays democracy to force through #ChatControl 1.0. politico.eu/article/president-…
👁️And Monday's trilogue threatens mass scanning & age checks!

🛡️Don't let them kill private chats! 💬🔒Email Govs & MEPs NOW: fightchatcontrol.eu/#contact-t…

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
in reply to Patrick Breyer

🇫🇷🚨DOUBLE MENACE:
🏛️La Présidente du PE trahit la démocratie pour imposer #ChatControl 1.0. politico.eu/article/president-…
👁️Et lundi le trilogue menace de scans de masse & contrôles d'âge!

🛡️Sauvez les chats privés! 💬🔒Écrivez aux gouv. & élus MAINTENANT: fightchatcontrol.eu/fr/#contac…

in reply to Patrick Breyer

🇮🇹🚨DOPPIA MINACCIA:
🏛️La Pres. del PE tradisce la democrazia per imporre #ChatControl 1.0. politico.eu/article/president-…
👁️E lunedì il trilogo minaccia scansioni di massa & verifiche dell'età!

🛡️Salvate le chat private! 💬🔒Scrivete ORA a governi & deputati UE: fightchatcontrol.eu/it/#contac…

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Ieri la Commissione europea ha annunciato una nuova proposta di riforma per Europol , l'agenzia di polizia dell'UE, che amplia i poteri operativi di Europol e indebolisce le principali garanzie in materia di protezione dei dati per un valore di 3 miliardi di euro

Si tratta della terza riforma di Europol in sei anni, che modifica il mandato dell'agenzia per aumentarne i poteri e il budget.

protectnotsurveil.eu/resources…

@privacypride@feddit.it

eupolicy.social/@edri/11680982…


🚨 Yesterday, the European Commission announced a new reform proposal for #Europol – the EU’s policing agency – which expands Europol’s operational powers and weakens key data protection safeguards to the tune of €3 billion.

This is the third Europol reform in six years changing the agency’s mandate to increase its powers and budget.

Read more from #ProtectNotSurveil ➡️ protectnotsurveil.eu/resources…


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Il Venezuela scopre un debito da 240 miliardi di dollari lasciato da Maduro


Una revisione dei conti rivela nuovi debiti pari a 240 miliardi di dollari, il più alto al mondo rispetto al PIL. Caracas prepara la più grande ristrutturazione del debito sovrano della storia, prima di Grecia e Argentina.

Il Venezuela ha un debito da 240 miliardi di dollari, pari a circa due volte e mezzo il valore della sua economia. Nessun Paese al mondo presenta oggi un peso così alto rispetto al prodotto interno lordo. A rivelarlo è una revisione dei conti pubblici condotta dalla banca d'affari americana Centerview Partners, secondo quanto scrive il Financial Times.

A preparare l'operazione è stata la vicepresidente Delcy Rodríguez, che guida il Paese da gennaio, dopo la cattura dell'ex leader Nicolás Maduro da parte delle forze speciali americane. Rodríguez vuole ora annunciare la più grande ristrutturazione del debito sovrano mai realizzata. Per farlo ha affidato a Centerview Partners il compito di ricostruire lo stato reale delle finanze venezuelane, che il governo dovrebbe presentare ai creditori nelle prossime settimane.

Finanza · America Latina

Il Venezuela è il Paese più indebitato del mondo

Una revisione dei conti pubblici ha fissato il debito pubblico del Venezuela a 240 miliardi di dollari, vale a dire 2 volte e mezzo l'intera economia nazionale. Nessuno Stato, oggi, regge un peso così alto rispetto alla propria ricchezza.

Grafica di FocusAmerica Dati 2026

Economia (PIL)

Debito pubblico
100 mld $

240 mld $
Quanto produce
il Paese

Quanto deve
ai creditori

Il rapporto tra debito e PIL arriva al 240%: il primato precedente apparteneva al Giappone, fermo intorno al 230%

Esplora l'analisi
IIl record IIIl primato IIIIl crollo IVI creditori

Debito vs PIL

Il debito vale due volte e mezzo l'economia venezuelana


Le stime di mercato collocavano il debito venezuelano tra i 150 e i 200 miliardi. La revisione dei conti condotta dalla banca d'affari americana Centerview Partners lo porta molto più in alto.

Debito pubblico 240mld $

Economia (PIL) 100mld $

Per ogni dollaro prodotto dall'economia venezuelana, lo Stato ne deve due e mezzo.

La più grande ristrutturazione di sempre

Più della Grecia, più dell'Argentina


Si tratterebbe della più grande ristrutturazione di debito sovrano mai realizzata. A guidarla è la vicepresidente Delcy Rodríguez, alla testa del Paese da gennaio dopo la cattura di Maduro da parte delle Forze Speciali statunitensi.

Venezuela · 2026
Il nuovo record mondiale

240mld $

Grecia · 2012
Crisi dell'eurozona

~200mld $

Argentina · 2001
Il precedente primato

~100mld $

Mezzo secolo di declino

Un'economia ridotta a un quarto in tredici anni


Mezzo secolo fa il Venezuela era tra i Paesi più ricchi dell'America Latina. Le politiche di Chávez e Maduro hanno progressivamente smantellato la sua economia.

0mld $

0mld $
2012Ultimo anno di Hugo Chávez al potere
OggiIl valore dell'economia nel 2026

Iperinflazione · 2018
0%
È la stima dell'Assemblea Nazionale, all'epoca controllata dall'opposizione. Una cifra così alta significava che i prezzi raddoppiavano quasi ogni settimana.

929.797%
Stima FMI

vs

130.060%
Dato ufficiale
Banca Centrale

A chi deve soldi il Venezuela

Da dove arrivano i 240 miliardi di debito


La parte principale del debito è composta da obbligazioni dello Stato e della compagnia petrolifera PDVSA. Il resto si divide tra creditori commerciali, aziende e governi stranieri.

Obbligazioni di Stato e PDVSA
Circa 60 mld di capitale, più 40 mld di interessi mai rimborsati

~100mld $

Aziende espropriate
Richieste di indennizzo avanzate dalle imprese nazionalizzate

>20mld $


Cina
In parte già rimborsata con forniture di petrolio

10–20mld $


Russia
Mosca ha più volte condonato il debito vs Caracas, ma resta in piedi questo credito

~6mld $

A rendere insolita l'operazione è l'assenza del Fondo Monetario Internazionale, di norma centrale in questo tipo di negoziati. Caracas ha riallacciato i rapporti con il FMI solo ad aprile, dopo 7 anni di gelo.

Fonte Revisione dei conti pubblici di Centerview Partners, riportata dal Financial Times; Fondo Monetario Internazionale. Le cifre tra il 2018 e oggi sono in parte stime, in assenza di statistiche ufficiali venezuelane.

Una ristrutturazione più grande di Grecia e Argentina


La cifra emersa dalla revisione è molto più alta delle stime circolate finora sui mercati, che collocavano il debito venezuelano tra i 150 e i 200 miliardi di dollari. Oggi l'economia del Paese vale circa 100 miliardi, contro i 370 miliardi del 2012, ultimo anno di Hugo Chávez al potere. Il rapporto tra debito e PIL arriva così al 240%.

Finora il primato del rapporto debito/PIL apparteneva al Giappone, che nel 2025 sfiorava il 230% secondo il Fondo Monetario Internazionale. Anche per dimensioni della crisi, il Venezuela passerebbe in testa: supererebbe la Grecia, che nel 2012 ristrutturò circa 200 miliardi di dollari durante la crisi dell'eurozona, e l'Argentina, che in precedenza aveva segnato il record con un default da 100 miliardi.

Il crollo dell'economia e il nodo dei creditori


Mezzo secolo fa il Venezuela era tra i Paesi più ricchi dell'America Latina. Poi le politiche di Chávez e Maduro hanno progressivamente smantellato la sua economia e indebolito anche il settore petrolifero, nonostante il Paese custodisca le maggiori riserve di greggio al mondo. Il governo ha smesso di pubblicare statistiche ufficiali nel 2015 e nel 2018 l'inflazione è arrivata a sfiorare il 1.700.000%, secondo le stime del Parlamento allora controllato dall'opposizione.

La parte principale del debito pubblico è composta da obbligazioni dello Stato e della compagnia petrolifera statale PDVSA: secondo gli analisti, circa 60 miliardi di dollari di capitale e altri 40 miliardi di interessi mai rimborsati. Alla Cina Caracas deve tra i 10 e i 20 miliardi, in parte rimborsati con forniture di petrolio. Restano poi decine di miliardi dovuti a compagnie petrolifere e banche che avevano concesso finanziamenti commerciali, oltre a più di 20 miliardi di richieste avanzate da aziende espropriate. Tra i creditori c'è anche la Russia, da anni vicina ai leader venezuelani: Mosca ha più volte condonato i debiti di Caracas, ma secondo gli analisti il Venezuela non le avrebbe mai restituito circa 6 miliardi.

A rendere insolita l'operazione è soprattutto l'assenza del Fondo Monetario Internazionale, di norma centrale in questo tipo di negoziati. Caracas ha riallacciato i rapporti con il Fondo solo ad aprile, dopo sette anni di gelo. Rodríguez punta comunque a chiudere un accordo con i creditori entro la fine dell'anno, con l'obiettivo di riaprire al Venezuela l'accesso ai mercati internazionali.

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Who holds the reins in this digital machine, and how do we yank them back?

👉 Ten minds from the trenches of tech, the halls of power, the markets, and law lay out the routes to reclaiming #autonomy, fortifying #democracy, and bending digital systems back toward the people they're supposed to serve.

🔗 web3privacynow.metalabel.com/p…

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