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Unity abbandona Mono per CoreCLR: cosa cambia con .NET 10 e C# 14
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@informatica


Unity abbandona Mono per CoreCLR: cosa cambia con .NET 10 e C# 14


Da Mono a CoreCLR: la fine di un’era per Unity


Se sviluppate in C# ma non toccate Unity, la notizia potrebbe sembrarvi di nicchia. Non lo è. Con la release di Unity 6.8, prevista entro la fine del 2026, il motore di gioco più diffuso al mondo abbandona definitivamente il proprio fork custom di Mono in favore di CoreCLR, il runtime “vero” del .NET moderno, con supporto a .NET 10 e C# 14. Per anni Unity è rimasto ostaggio di un’architettura di scripting congelata a metà del decennio scorso, mentre il resto dell’ecosistema .NET correva avanti tra top-level statements, pattern matching avanzato, source generator e miglioramenti di performance del JIT. Il cambio di runtime non è solo un aggiornamento di versione: è un caso di studio interessante per chiunque lavori con .NET, anche fuori dal game dev, perché racconta come si affronta la migrazione di un’applicazione legacy da AppDomain a un modello di isolamento moderno.

Domain Reload: il problema che ogni sviluppatore Unity conosce a memoria


Chi lavora su progetti Unity di dimensioni consistenti conosce fin troppo bene il Domain Reload: si salva uno script, si torna nell’editor, e parte una barra di progresso che su progetti grandi può durare decine di secondi. Il motivo è architetturale: ogni ricompilazione degli script comporta lo scaricamento completo dell’AppDomain e il suo ricaricamento da zero in memoria, un’operazione “a tappeto” pensata per un modello di isolamento vecchio di vent’anni.

Con CoreCLR, Unity abbandona il concetto di AppDomain in favore degli AssemblyLoadContext (ALC), il meccanismo di isolamento e caricamento assembly introdotto nel .NET moderno fin dai tempi di .NET Core. Invece di ricaricare tutto lo stato applicativo, il runtime può scaricare e ricaricare selettivamente solo gli assembly effettivamente modificati.

AssemblyLoadContext: un concetto utile ben oltre Unity


Per chi non l’avesse mai usato fuori da un contesto plugin-system, un AssemblyLoadContext è essenzialmente un contenitore isolato in cui caricare assembly .NET, che può essere scaricato indipendentemente dal resto dell’applicazione. È lo stesso meccanismo che sta dietro a scenari come plugin dinamici, hot reload di parti di un’applicazione server, o sandboxing di codice di terze parti. Un esempio minimale, applicabile a qualunque applicazione .NET moderna:

using System.Reflection;
using System.Runtime.Loader;

var alc = new AssemblyLoadContext("PluginContext", isCollectible: true);

Assembly plugin = alc.LoadFromAssemblyPath(@"C:\plugins\MyPlugin.dll");
// ... usa il plugin tramite reflection o interfacce condivise ...

alc.Unload(); // richiede la garbage collection per liberare davvero la memoria
GC.Collect();
GC.WaitForPendingFinalizers();

Il dettaglio da tenere presente, sia in Unity sia in un’applicazione .NET qualsiasi, è che uno scaricamento “leaked” è possibile: se un riferimento a un tipo caricato nell’ALC sopravvive fuori dal suo scope (una closure, un evento sottoscritto, un campo statico), l’assembly non può essere effettivamente liberato dal garbage collector. Non a caso, nel forum ufficiale Unity gli sviluppatori hanno confermato che il motore segnalerà esplicitamente all’utente quando un AssemblyLoadContext non riesce a essere scaricato correttamente, un problema di leak molto simile a quello che chi scrive plugin system in .NET conosce già.

Cosa cambia in pratica, oltre al Domain Reload


La migrazione a CoreCLR porta con sé una serie di conseguenze pratiche per chi sviluppa con Unity:

  • ECS più integrato: gli Instance ID passano da 32 a 64 bit, permettendo a GameObject “classici” ed entità ECS (Data-Oriented Technology Stack) di condividere lo stesso spazio di identificatori. Un nuovo metodo GetEntityId() collega direttamente gli oggetti di scena al mondo ECS, riducendo la frizione tra i due paradigmi.
  • Serializzazione nativa dei dizionari: Dictionary<TKey, TValue> sarà finalmente serializzabile nativamente dall’Inspector, eliminando i workaround basati su liste parallele di chiavi e valori o su ISerializationCallbackReceiver. In parallelo, Unity rimuove il datato e insicuro BinaryFormatter.
  • IL2CPP resta, ma diventa opzionale: per le piattaforme non coperte da NativeAOT (che CoreCLR usa per la compilazione ahead-of-time), IL2CPP continuerà a essere il backend di scripting necessario. Su piattaforme compatibili, però, sarà possibile scegliere CoreCLR come backend alternativo già a partire da una preview tecnica prevista intorno a Unity 6.7.
  • MiMalloc come allocatore di memoria: l’integrazione dell’allocatore ad alte prestazioni di Microsoft riduce i problemi di lock contention nei carichi multithread, con benefici diretti per chi usa il C# Job System in scenari data-oriented.


Perché la cosa interessa anche chi non fa game dev


Il percorso di Unity da Mono a CoreCLR è, in piccolo, lo stesso tipo di migrazione che molte software house con applicazioni .NET Framework legacy dovranno affrontare prima o poi: passare da un modello di isolamento basato su AppDomain (o peggio, da un fork custom del runtime) a un’architettura moderna basata su ALC, con tutti i vantaggi in termini di performance, ma anche le insidie legate alla gestione del ciclo di vita degli assembly caricati dinamicamente. Se lavorate su plugin system, hosting di codice di terze parti o architetture a moduli scaricabili a runtime, vale la pena studiare da vicino come Unity gestisce concretamente i leak di ALC: è un problema che, presto o tardi, si incontra in qualunque applicazione .NET che provi a fare hot-reload o isolamento dinamico.

Conclusione


Con Unity 6.8, il motore smette di essere un’isola separata dall’ecosistema .NET e si allinea finalmente al runtime moderno, portando in dote C# 14, prestazioni migliori e un developer loop molto più rapido. Per chi sviluppa giochi è una notizia enorme; per chi sviluppa in .NET in generale è un promemoria utile su come affrontare, con gli strumenti giusti, la migrazione da architetture di isolamento legacy a AssemblyLoadContext.

Fonte: DZone, con dettagli tecnici dal thread ufficiale Path to CoreCLR, 2026: Upgrade Guide su Unity Discussions.


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Perché la popolarità di Trump sta collassando


Nell'analisi del sondaggista G. Elliott Morris chi lo ha votato nel 2024 lo approva di 61 punti, i democratici lo bocciano di 88. A questo punto del mandato solo Nixon stava peggio

Il presidente Donald Trump è sceso al 36% di approvazione contro il 61% di giudizi negativi, con un saldo negativo di 25 punti tra tutti gli adulti americani. Nell'ultima settimana ha stabilito un nuovo minimo storico per sei giorni di fila. I numeri arrivano da un'analisi del sondaggista e giornalista G. Elliott Morris, pubblicata sulla sua newsletter Strength In Numbers, che si basa sulla media dei sondaggi curata dal sito FiftyPlusOne.

Tra gli istituti più affidabili che hanno diffuso rilevazioni nell'ultima settimana, il risultato migliore per il presidente è stato il 35% di approvazione tra gli adulti. A questo punto del mandato nessun altro presidente moderno era così in basso, né al primo né al secondo mandato, con l'unica eccezione di Richard Nixon, che si dimise nell'agosto del 1974. Con un saldo negativo di 25 punti Trump sta peggio anche di George W. Bush nello stesso periodo del 2006, quando il consenso del presidente era schiacciato dalle conseguenze dell'uragano Katrina, dagli scandali e dal logoramento della guerra in Iraq.

Il 1° agosto Trump ha scritto sui social che i suoi "veri numeri nei sondaggi sono i più alti di sempre". Due giorni dopo ha attribuito le rilevazioni ai "pazzi della sinistra radicale" che a suo dire le truccano.

Il consenso del presidente

Trump è al minimo storico e a staccarsi sono anche i suoi elettori


La media dei sondaggi lo dà al 36% di approvazione contro il 61% di giudizi negativi. Chi lo contesta è più determinato di chi lo ha votato: è questo che rende probabile una sconfitta pesante dei repubblicani alle elezioni di novembre.

Grafica di FocusAmerica

Media dei sondaggi · 4 agosto 2026

Approva
36%

−25
Saldo

Disapprova
61%

Gli adulti americani che approvano il presidente.
Quelli che lo bocciano: mai così tanti.

La linea tratteggiata segna il 50%. In mezzo resta il 3% che non si esprime.

Nell’ultima settimana Trump ha battuto il proprio record negativo per sei giorni di fila. A questo punto del mandato nessun altro presidente moderno era sceso così in basso, né al primo né al secondo mandato: l’unica eccezione è Richard Nixon, che si dimise nell’agosto del 1974.


1Il crollo 2La morsa 3Verso novembre

Chi sta abbandonando il presidente

Trump perde pezzi dentro la sua stessa base


Con i repubblicani che rappresentano circa il 40% degli elettori americani, un’approvazione del 36% sarebbe quasi impossibile senza crepe nella base repubblicana. Tre rilevazioni diverse le misurano tutte.

Repubblicani che approvano il presidente
85%→76%

0%100%

Sondaggio Quinnipiac, dal 24 giugno alla fine di luglio. Nello stesso periodo i repubblicani che lo disapprovano salgono dal 9% al 12%.

Repubblicani che non si riconoscono nel movimento MAGADi quanti punti chi approva Trump supera chi lo disapprova
+84→+12

All’inizio del mandato, in questo gruppo, chi approvava il presidente era 84 punti più numeroso di chi lo bocciava. La settimana scorsa il vantaggio si era ridotto a soli 12 punti. Rilevazione dell’Economist e YouGov.

Elettori di Trump del 2024 che si dicono pentiti del proprio voto
19%→23%

Istituto Navigator: dalla fine di giugno a oggi. Qui il valore sale invece di scendere, ma per il presidente il segnale è lo stesso.

Trump nega tutto: il 1° agosto ha scritto che i suoi «veri numeri nei sondaggi sono i più alti di sempre», due giorni dopo ha attribuito le rilevazioni ai «pazzi della sinistra radicale» che a suo dire le truccano. Tra le rilevazioni degli istituti più affidabili uscite nell’ultima settimana, il suo risultato migliore è il 35%.

Le due spinte contrapposte

Chi lo contesta è più compatto di chi ancora lo appoggia


Da una parte i democratici, dall’altra chi ha votato Trump nel 2024. Ogni barra misura quanto il gruppo è schierato: la distanza in punti tra chi sta da un lato e chi sta dall’altro. Il numero accanto alla domanda è il divario tra i due gruppi. Tocca una riga per il dettaglio.

Democratici
Elettori 2024 di Trump

Approvazione di Trump+ 27 punti
88

61

I democratici bocciano il presidente con 88 punti di scarto, i suoi elettori lo promuovono con 61. Sono 27 punti di differenza nell’intensità: la base democratica è molto più arrabbiata con Trump di quanto i suoi stessi elettori gli siano fedeli.


Voto per il Congresso+ 8 punti
92

84

Alla domanda su quale partito votare per la Camera, senza fare il nome dei candidati, i democratici scelgono il proprio partito con 92 punti di scarto, gli elettori 2024 di Trump i repubblicani con 84.


Il tema più importante per sé+ 15 punti
87

72

Su quale partito sappia gestire meglio il tema che ciascuno considera più importante per sé, i democratici si fidano del proprio schieramento con 87 punti di scarto, gli elettori di Trump del proprio con 72.


Restano gli indipendenti puri, quelli senza alcuna inclinazione di partito. Su tutte e tre le domande si collocano circa 20 punti più vicini ai democratici di quanto sarebbero se fossero davvero equidistanti.

Il sondaggista G. Elliott Morris descrive un presidente messo all'angolo da entrambi i lati dello schieramento politico: perde allo stesso tempo sia gli elettori in bilico che quelli che dovrebbero essergli più fedeli.

La previsione

I democratici stanno meglio di come stavano nel 2018


Il modello di FiftyPlusOne assegna oggi 230 seggi alla Camera, gli stessi che assegnava nel 2018 a 92 giorni dal voto. Ma la forbice dei risultati possibili si è ristretta, e molte più simulazioni superano la maggioranza assoluta per i democratici.

2018, a 92 giorni dal voto
218, la soglia della maggioranza assoluta


Da 201 a 264 seggi democratici · previsione centrale 230

2026, oggi


Da 211 a 253 seggi democratici · previsione centrale 230

76%
La probabilità che il modello dava ai democratici nel 2018, allo stesso punto del calendario del ciclo elettorale.

85%
La probabilità che il modello assegna loro oggi di conquistare la Camera.

Cambia anche la geografia: ci sono più seggi repubblicani che i democratici possono strappare e meno seggi democratici a rischio. E le elezioni sono più polarizzate, quindi il modello ha meno margine di incertezza.

Le tre ondate più recenti

Seggi persi alla Camera dal partito al governo. Le barre partono dallo zero, la linea verticale a destra, e crescono verso sinistra: in rosso le perdite repubblicane, in blu quelle democratiche.

0
2006 −30 seggi
2010 −63 seggi
2018 −41 seggi

Un’ondata democratica nel 2026 non è automatica. Ma quando un presidente sta 25 punti sotto e chi gli è ostile appare più determinato di chi lo ha eletto, il partito al governo di solito paga lo scotto.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su dati di Strength In Numbers e Verasight, media dei sondaggi FiftyPlusOne al 4 agosto 2026, Quinnipiac University (24 giugno e 23-27 luglio 2026), The Economist e YouGov, Navigator Research. Previsione dei seggi e probabilità: modello FiftyPlusOne del 3 agosto 2026.

Con i livelli di polarizzazione della politica americana un dato del genere dovrebbe essere quasi impossibile, visto che i repubblicani sono circa il 40% degli americani e ci si aspetterebbe che restino compatti dietro al loro presidente. Secondo Morris la spiegazione è che due gruppi di ex sostenitori si stanno staccando, mentre un terzo, la base democratica, è mobilitato contro il partito repubblicano.

Il sondaggio Quinnipiac misurava a giugno l'approvazione di Trump tra i repubblicani all'85% contro il 9%, scesa al 76 contro 12 a fine luglio. La rilevazione dell'Economist e YouGov ha registrato la settimana scorsa un saldo positivo di 12 punti tra i repubblicani che non si riconoscono nel movimento MAGA, contro gli 84 punti dell'inizio del mandato. Lo stesso sondaggio dà agli indipendenti il peggior giudizio di sempre sulla presidenza di Trump. L'istituto Navigator ha rilevato che il 23% di chi ha votato Trump nel 2024 oggi dice di pentirsi di quel voto, contro il 19% di fine giugno.

I dati raccolti da Strength In Numbers con l'istituto Verasight confermano la tendenza su tre misure diverse: l'approvazione del presidente, l'intenzione di voto per il Congresso e la fiducia su quale partito sappia gestire meglio il tema che ogni elettore considera più importante per sé. L'intenzione di voto per il Congresso è la domanda in cui si chiede a quale partito si darebbe il voto per la Camera senza fare il nome dei candidati. Le risposte sono divise in tre gruppi: chi ha votato Trump nel 2024, gli indipendenti puri senza alcuna inclinazione di partito e i democratici, compresi quelli che si dichiarano indipendenti ma propendono per il partito.

Gli elettori di Trump del 2024 lo approvano con uno scarto di 61 punti, mentre i democratici lo bocciano con uno scarto di 88. Sono 27 punti di differenza nell'intensità: la base democratica è molto più arrabbiata con il presidente di quanto i suoi stessi elettori gli siano fedeli. L'opinione degli indipendenti è molto più vicina a quella dei democratici che a quella dei repubblicani.

Sull'intenzione di voto per il Congresso gli elettori di Trump scelgono i repubblicani con 84 punti di scarto, i democratici scelgono il proprio partito con 92. Sul tema che ciascuno indica come più importante, gli elettori di Trump si fidano dello schieramento del presidente con 72 punti di scarto, i democratici del proprio con 87. Su tutte e tre le domande gli indipendenti sono circa 20 punti più vicini ai democratici di quanto dovrebbero essere se fossero davvero equidistanti. Morris descrive un presidente "schiacciato da entrambi i lati", che perde insieme gli elettori in bilico e quelli che dovrebbero essergli più fedeli.

Il modello elettorale pubblicato da FiftyPlusOne assegna oggi ai democratici una probabilità di conquistare la Camera più alta di quella che avrebbe dato loro nello stesso punto del calendario del 2018, a 92 giorni dal voto, quando sarebbe stata del 76%. Il 2018 è il ciclo elettorale considerato l'"onda blu" per eccellenza, quello in cui i democratici tornarono in maggioranza alla Camera. Anche allora il partito era avanti di circa 6 punti nei sondaggi come oggi. Il modello prevedeva 230 seggi, esattamente come adesso.

La differenza rispetto al 2018 è la geografia della competizione: ci sono più seggi che pendono verso i repubblicani e che i democratici possono strappare e meno seggi che pendono verso i democratici e che rischiano di perdere. La previsione ha anche meno incertezza, perché le elezioni sono più polarizzate. Nel 2018, allo stesso punto, il modello vedeva un ventaglio di risultati compreso tra 201 e 264 seggi democratici, oggi la forbice è tra 211 e 253, con molte più simulazioni in cui i democratici superano i 218 seggi che servono per la maggioranza alla Camera.

Il partito che controlla la Casa Bianca (quest'anno quello repubblicano) tende storicamente a restare a casa alle elezioni di metà mandato e questo consegna un vantaggio di partecipazione al partito di opposizione. È quello che si vede anche nei sondaggi di Strength In Numbers e Verasight sull'entusiasmo degli elettori.

Le ondate elettorali recenti hanno avuto tutte la stessa struttura. Nel 2006 i repubblicani persero 30 seggi alla Camera perché gli indipendenti si voltarono contro il partito di George W. Bush. Nel 2010 i democratici ne persero 63, con gli indipendenti spostati a destra e la propria base rimasta a casa. Nel 2018 i repubblicani ne persero 41, travolti dalla mobilitazione democratica e dalla rivolta dei sobborghi.

Un'ondata democratica nel 2026 non è automatica, avverte Morris, ma i dati aiutano a capire perché una sconfitta pesante dei repubblicani a novembre sia così probabile. Quando un presidente è 25 punti sotto, il problema non è solo che è impopolare: è che chi gli è ostile appare più determinato di chi lo ha eletto, mentre gli indipendenti si allontanano dalla destra.


Nuovo tracollo per Trump che è ora il presidente più impolare di sempre! (02 agosto)


Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Questa settimana segna una svolta per la (im)popolarità di Trump: il net rating raggiunge il punto più basso del mandato, con tutte le medie analizzate che vanno in una direzione concorde e registrano una diminuzione netta fino a 3,5 punti percentuali.

I numeri tornano a precipitare all’improvviso e toccano uno dei livelli più bassi di sempre per un presidente in carica, con il tasso di approvazione che scende sotto al 40% in tutte le medie, mentre per la prima volta una di esse (Focus America) segnala una disapprovazione sopra al 60%.

Tutte le rilevazioni sono pessime per Trump, con picchi negativi nei sondaggi di Quinnipiac University, di AP/NORC, di YouGov e della CNN.

I numeri sono peggiorati notevolmente dall’inizio della guerra in Iran, e non si intravedono spiragli positivi considerando lo stallo delle trattative di pace.

La situazione per il tycoon peggiora sempre più, scavalcando ora Joe Biden nella classifica dei presidenti più impopolari a questo punto del mandato.

Il dato attuale, infatti, è peggiore rispetto alla già catastrofica media di Joe Biden nell’agosto 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo oltre diciotto mesi di presidenza. È di circa tredici punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie registrano trend identici, con Focus America e il sito di Silver che restano complessivamente più bassi rispetto a RCP.

Come già accennato, dopo più di diciotto mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciotto mesi del suo primo mandato e a quello di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 558 giorni di presidenza (-22,7 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, peggiore di Biden che con il suo -22 attraversava comunque un periodo di grande sofferenza.

Risulta molto indietro, come detto, anche rispetto al suo primo mandato, in cui era più del doppio più popolare, a -9,5.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 37% e il 39%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 59%-60%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri con gli sviluppi dei negoziati di pace con Teheran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
11 rilevazioni di 11 istituti — 2 agosto 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 1 sondaggio
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 5 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 5 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 2 agosto 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,2% (-0,8) - 58,8% (+0,9). In totale un net approval arrotondato di -20,6 (-1,7).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 39,2% (-1,9) - 58,8% (+1,6). In totale un net rating di -19,6 (-3,5).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 37,3% (-1,5) - 60,1% (+1,9), con un net rating complessivo di -22,8 (-3,4). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump


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Trump avrebbe criticato Hegseth sulle scorte di missili: "Pensavo che il problema fosse risolto"


Secondo Washington Post e NBC News, il presidente avrebbe affrontato il Segretario alla Difesa a Camp David dopo aver scoperto che la guerra con l'Iran ha prosciugato parte degli arsenali americani. La Casa Bianca e il Pentagono smentiscono categoricamente il retroscena.

Donald Trump avrebbe chiesto conto al Segretario alla Difesa Pete Hegseth della carenza di munizioni che rischia di limitare le opzioni militari degli Stati Uniti contro l'Iran. Il confronto sarebbe avvenuto venerdì a Camp David, la residenza presidenziale nel Maryland, a margine di una riunione di gabinetto. Secondo due persone a conoscenza del colloquio, citate dal Washington Post, il presidente si sarebbe lamentato perché riteneva che il problema "fosse già stato risolto".

Hegseth avrebbe attribuito la responsabilità al suo vice Stephen Feinberg, sia per l'insufficienza degli arsenali sia per non aver tenuto informato il presidente. Trump avrebbe poi telefonato allo stesso Feinberg per chiedergli come il Pentagono intendesse ricostituire le scorte e avrebbe perfino ipotizzato di licenziarlo, riferiscono quattro fonti citate da NBC News. Venerdì sera il numero due del Dipartimento della Difesa avrebbe convocato i vertici militari in quella che è stata descritta come una riunione di crisi e, da allora, starebbe coordinando il piano per ricostituire gli arsenali.

Gli arsenali sotto pressione


La guerra con l'Iran, iniziata il 28 febbraio, è entrata nel sesto mese e, secondo diverse ricostruzioni, l'esercito americano avrebbe ormai impiegato "praticamente tutti" i missili superficie-superficie ATACMS e i più recenti PrSM, sistemi di precisione a lungo raggio che costano oltre un milione di dollari ciascuno. Fonti a conoscenza dei dati riferiscono inoltre a Reuters che gli Stati Uniti avrebbero consumato quasi metà delle scorte mondiali di missili da crociera Tomahawk, proprio quelle che molti analisti considerano decisive in un eventuale conflitto con la Cina.

La scarsità di munizioni sarebbe stata una delle ragioni che hanno spinto Trump a rinunciare ai nuovi attacchi contro l'Iran negli ultimi giorni. Sabato sera il presidente ha annunciato di aver cancellato l'operazione e, il giorno successivo, ha spiegato di aver accolto le richieste di Teheran e degli alleati del Golfo, mentre prende forma un'intesa sullo Stretto di Hormuz. L'operazione sarebbe stata "il più grande attacco dalla Seconda guerra mondiale", ha dichiarato domenica ai giornalisti a bordo dell'Air Force One.

Secondo un rapporto del Center for Strategic and International Studies (CSIS), pubblicato a fine luglio, gli intercettori Patriot sarebbero passati da 2.330, prima della guerra, a un livello compreso fra 759 e 827, mentre quelli del sistema THAAD sarebbero scesi da 452 a una forbice tra 234 e 278. Il think tank stima che saranno necessari poco più di tre anni per riportare gli arsenali ai livelli precedenti al conflitto. Anche l'Ucraina, nel frattempo, continua a soffrire una grave carenza di sistemi di difesa aerea.

Le smentite della Casa Bianca e del Pentagono


La Casa Bianca e il Pentagono hanno respinto con decisione queste ricostruzioni. La portavoce Karoline Leavitt ha scritto su X di essere stata presente a Camp David insieme a Trump e Hegseth e che l'episodio "non è mai accaduto". Secondo Leavitt, la vicenda sarebbe stata proposta a diverse testate da una fonte intenzionata a screditare il Segretario alla Difesa.

I was at Camp David with President Trump and Secretary Hegseth. This literally never happened, and we told the Washington Post that repeatedly. This B.S. story was shopped to many outlets by someone clearly out to disparage the Secretary, for whatever reason. Unfortunately for… t.co/BUwn11nC52
— Karoline Leavitt (@PressSec) August 6, 2026


Anche il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha negato che Hegseth abbia nascosto al presidente la situazione delle scorte o abbia scaricato le responsabilità su Feinberg, definendo altrettanto infondate le indiscrezioni sugli arsenali svuotati e sui contrasti interni. Nella stessa occasione, a Camp David, Hegseth aveva invece elogiato pubblicamente Trump per il "coraggio" dimostrato nel lanciare l'operazione Epic Fury contro il regime iraniano.

Anche Trump è intervenuto su Truth Social dopo la mezzanotte. Il presidente ha sostenuto che gli Stati Uniti dispongono di quantità "enormi" di munizioni e che l'industria della difesa sta costruendo il maggior numero di stabilimenti della sua storia. "I responsabili delle fughe di queste dichiarazioni traditrici sono braccati. Si chiederanno lunghe pene detentive", ha scritto.

Le difficoltà, tuttavia, erano già emerse il 21 luglio, quando Hegseth aveva testimoniato davanti alla Commissione Bilancio del Senato. In quell'occasione il Segretario aveva attribuito il problema all'Amministrazione Biden e chiesto altri 67 miliardi di dollari di finanziamenti per la Difesa, affermando che fino a quel momento il conflitto era costato 37,5 miliardi. Un'analisi del Telegraph stima invece un costo complessivo di circa 151,3 miliardi di dollari, mentre NBC News riferisce di una valutazione interna del Pentagono compresa tra 80 e 100 miliardi.

Nel tentativo di fermare le continue fughe di notizie, il Pentagono ha già reso obbligatori per il personale gli accordi di riservatezza e i test con la macchina della verità. Già a giugno, però, quindici funzionari ed ex funzionari avevano raccontato alla CNN che queste misure avevano alimentato un clima di sfiducia e sospetto, con possibili effetti negativi sul processo decisionale.

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È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale


@Politica interna, europea e internazionale
È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Il magazine, disponibile già da ora nella versione digitale sulla nostra App, e da domani, venerdì 7 agosto, in tutte le edicole, propone ogni due settimane inchieste e approfondimenti sugli affari e il

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Das Digitalministerium will Staat und Verwaltung digitalisieren. Doch Minister Wildberger wiederholt bekannte Fehler im Prestige-Projekt. Das zeigt ein Bericht des Bundesrechnungshofs, den wir veröffentlichen. Noch immer fehlen Standards und ein Projektmanagement-Tool. netzpolitik.org/2026/verwaltun…
in reply to netzpolitik.org

Die digitale Transformation ist eine der wichtigsten, die es zu tun gibt. Da ist es sehr befremdlich, wenn sowas von Anfang an wie ein Hobbyprojekt angegangen wird.

Mit dieser Frickelei ist das Ergebnis bereits absehbar: die Timeline wird stark überschritten, die Kosten laufen aus dem Ruder, die Ziele (wahrsch. deshalb nicht richtig definiert) werden nicht erfüllt, Konsequenzen Fehlanzeige

Diese Unprofessionalität kann sich Deutschland nicht länger leisten!

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La Bidenomics è stata più di successo di quello che si pensa


Uno studio di Leah C. Stokes, pubblicato sull'Atlantic, stima che le fabbriche di tecnologie pulite abbiano dato a Harris 1,5 punti in 234 collegi. L'autrice ha lavorato per far approvare la legge.

Le fabbriche di pannelli solari, batterie e veicoli elettrici nate con la legge sul clima di Joe Biden hanno spostato voti verso Kamala Harris alle presidenziali del 2024. Lo sostiene Leah C. Stokes in un'analisi pubblicata sull'Atlantic, che si basa su un suo studio ancora in forma di working paper. Stokes ha partecipato alla battaglia politica per far approvare quella legge e ci ha scritto sopra un libro, quindi il pezzo è una tesi d'autore e non un resoconto neutrale.

L'Inflation Reduction Act non era soltanto una legge sul clima. Era anche una scommessa su una precisa teoria politica: approvare una norma che crea fabbriche e lavori ben pagati nelle comunità di tutto il paese e vedersi premiare dagli elettori, fino a rendere la legge troppo popolare per essere abrogata. Il pilastro di quella scommessa era un grande credito d'imposta per la produzione industriale di tecnologie pulite, che entro il giorno del voto aveva contribuito ad attrarre annunci di investimenti privati per 185 miliardi di dollari.

L'opinione prevalente oggi è che la scommessa sia fallita. Secondo questa lettura i miliardi sono finiti in territori lasciati indietro senza cambiare nulla e nel 2024 gli elettori hanno respinto i Democratici. Persino Lordstown, in Ohio, che grazie agli incentivi ha ottenuto una nuova fabbrica di batterie, si è spostata verso Donald Trump. Poi il presidente, tornato alla Casa Bianca con un Congresso repubblicano, ha smontato una parte della legge.

I primi studi sul tema non avevano trovato quasi nessun premio elettorale, ma avevano due limiti. Guardavano ai risultati per contea, unità che vanno da poche centinaia di abitanti a molti milioni di persone: una contea grande può contenere una decina di collegi della Camera e una fabbrica costruita in una contea come quella di Los Angeles (dieci milioni di abitanti) sparisce nella media. Mettevano inoltre insieme le fabbriche, che danno lavoro a una comunità, con altri investimenti come impianti di generazione, reti di trasmissione e sistemi di accumulo, che non erano mai stati presentati come un vantaggio elettorale.

Stokes e il collega Denis Lomov hanno individuato 234 collegi della Camera in cui negli anni di Biden sono state annunciate 523 fabbriche di tecnologie pulite e li hanno confrontati con collegi simili per composizione demografica ma senza fabbriche in arrivo. Nelle quattro elezioni presidenziali precedenti i due gruppi si erano mossi allo stesso modo, salendo e scendendo con le tendenze nazionali. Nel 2024 si sono separati.

La nuova industria delle tecnologie pulite ha portato a Harris circa 1,5 punti percentuali in più, pari a 2,5 milioni di voti nei 234 collegi. Trump ha vinto il voto popolare nazionale per 2,3 milioni di voti. L'effetto cresceva con la dimensione dell'investimento e non c'è stata nessuna reazione contraria, nemmeno nei collegi più conservatori.

In Michigan, dove ogni singolo collegio ha avuto almeno una fabbrica annunciata, lo scostamento stimato è più grande dell'intero margine con cui Trump ha vinto lo Stato. Senza quegli impianti, secondo le stime dei due autori, Harris avrebbe perso il Michigan con uno scarto tre volte più ampio. Il Michigan è uno dei tre Stati, insieme a Pennsylvania e Wisconsin, che Trump ha conquistato con meno di due punti di margine e che hanno deciso il collegio elettorale, il meccanismo per cui il presidente non viene eletto dal voto popolare nazionale ma dai grandi elettori assegnati Stato per Stato.

I politologi chiamano questo fenomeno policy feedback: una legge che porta una fabbrica di batterie in un collegio cambia la politica di quel territorio e dà al deputato che lo rappresenta un motivo per difenderla. Più del 70 per cento degli investimenti annunciati nella produzione di tecnologie pulite è andato in collegi vinti da Trump nel 2020. Nel marzo dell'anno scorso, mentre il Congresso si preparava a votare la grande legge fiscale voluta dal presidente, 21 deputati repubblicani hanno firmato una lettera contro l'abrogazione dei crediti d'imposta per l'energia pulita e il mese dopo li hanno seguiti quattro senatori. Le aziende del settore hanno fatto pressione dietro le quinte e diversi senatori hanno lavorato per togliere i tagli più duri prima che il testo passasse.

La legge fiscale di Trump ha cancellato i programmi di finanziamento a fondo perduto per le comunità svantaggiate e i crediti d'imposta per i consumatori, che davano uno sconto su pannelli solari da tetto, veicoli elettrici e pompe di calore. I crediti per la produzione industriale invece sono rimasti, proprio come prevedeva la teoria del policy feedback: delle 523 fabbriche censite dallo studio solo 37 erano state cancellate ad aprile, quando la ricerca è stata chiusa.

Per i crediti destinati alla costruzione di impianti solari ed eolici il Congresso ha accorciato la finestra temporale invece di eliminarli. Una scadenza vicina tende ad anticipare i progetti, non a fermarli. Nella prima metà di quest'anno gli sviluppatori hanno aperto i cantieri di corsa per rientrare nel limite di luglio, assicurandosi i finanziamenti per impianti che entreranno in funzione entro il 2030. La capacità solare americana dovrebbe raddoppiare nei prossimi cinque anni e anche le installazioni eoliche cresceranno molto quest'anno.

Restano in piedi anche i crediti per le batterie a uso commerciale. Con queste misure in vigore gli Stati Uniti sono avviati verso la più grande espansione di capacità di generazione elettrica della loro storia, per il 93 per cento da fonti pulite. Il motivo di fondo è che la legge ha reso l'energia pulita più economica: da quando è stata approvata il prezzo delle batterie è sceso di circa un terzo. Un credito d'imposta si può abrogare, un calo dei prezzi no. I dazi decisi dal presidente però alzano il costo dei componenti e fanno pagare agli americani più che al resto del mondo le stesse tecnologie.

Per decenni gli economisti hanno indicato nel prezzo del carbonio la soluzione migliore per ridurre le emissioni, ma nella pratica quella strada si è rivelata perdente sul piano politico. L'Australia ha approvato una tassa sulle emissioni e l'ha abrogata in due anni. Il tentativo francese ha contribuito a far esplodere le proteste dei gilet gialli e il governo ha fatto marcia indietro. Il primo ministro canadese, un ex banchiere centrale che quella soluzione l'aveva sostenuta, ha cancellato la tassa sui consumatori il primo giorno in carica. Gli elettori non gradiscono le politiche che rendono l'energia più cara e la legge americana ha retto meglio perché puntava a renderla più economica.

Le aziende hanno annunciato le nuove fabbriche pochi mesi dopo l'approvazione della legge e alcuni cantieri erano già aperti, così il giorno del voto gli elettori vedevano qualcosa muoversi vicino a casa. I finanziamenti a fondo perduto sono andati in modo diverso. Una banca verde da 20 miliardi di dollari creata dalla legge si è mossa così lentamente che i soldi erano ancora fermi sui conti quando Trump si è insediato e il presidente li ha potuti congelare. Una politica che non viene mai attuata non produce nessun effetto sul voto.

Niente di tutto questo significa che la legge sul clima abbia salvato i Democratici. Il partito ha perso nel 2024 come quasi tutte le forze al governo in quell'anno, travolto dall'ondata di inflazione globale che ha fatto cadere esecutivi in mezzo mondo, una sconfitta su cui i Democratici continuano a discutere. Le fabbriche, secondo l'analisi, hanno soltanto reso il risultato meno pesante di quanto sarebbe stato altrimenti.

Gli Stati Uniti restano lontani dagli obiettivi di riduzione delle emissioni fissati per il 2030 e sotto questa presidenza hanno perso altro terreno, anche per una serie di ordini esecutivi. La lezione che Stokes propone ai legislatori per la prossima legge sul clima è che gli elettori rispondono ai benefici che riescono a vedere con i propri occhi e che quei benefici devono arrivare prima dell'elezione successiva.


Prosegue il dramma dei Dem americani su come hanno perso le elezioni del 2024


L'uomo che ha scritto l'autopsia del Partito Democratico sulla sconfitta del 2024 accusa il partito di aver tenuto fuori il capitolo più scomodo del suo lavoro, quello che metteva in discussione la scelta di Joe Biden di ricandidarsi e descriveva una classe di consulenti diventata "generazionalmente ricca grazie alla politica". Paul Rivera ha consegnato quel capitolo al New York Times e ha parlato in pubblico per la prima volta di come i Democratici hanno analizzato la propria sconfitta.

Il Comitato nazionale democratico (Democratic National Committee), l'organo che dirige il partito a livello federale, aveva pubblicato la bozza dell'autopsia lo scorso maggio dopo mesi di resistenze, dicendo di diffondere il documento incompleto "nella sua interezza" per trasparenza. In quella bozza il capitolo intitolato "Cosa è successo nel 2024" era segnalato come in attesa, con una nota in cui si leggeva "Questa sezione non è stata fornita dall'autore".

"C'è un singolo punto di rottura per il 2024? Forse è la decisione del presidente di cercare la rielezione invece di passare il testimone", si legge nel capitolo conteso. Il testo analizzava poi la perdita di consensi tra gli elettori ispanici, neri, asiatici-americani e nativi americani, quasi assente dalla versione diffusa a maggio. Il terzo tema era il profilo economico degli stessi strateghi democratici, definiti "finanziariamente sicuri" e per questo lontani dalle difficoltà della maggior parte degli americani.

Rivera non faceva i nomi di chi si era arricchito, ma scriveva che i Democratici che chiedono un cambiamento continuano a sbattere la testa contro un sistema che si è dimostrato rigido e capace di arricchire se stesso. "È quindi possibile che le persone che erano nella stanza ai livelli più alti delle decisioni del 2024 abbiano frainteso l'umore e i problemi pratici dell'America di tutti i giorni", si legge nel capitolo.

Ken Martin, presidente del Comitato nazionale democratico, ha respinto la ricostruzione. "È falso", ha detto in una dichiarazione scritta. "Questa presunta sezione del rapporto non era in nessun raccoglitore che ho esaminato". E ha aggiunto: "Se l'avessimo avuta a maggio, l'avremmo pubblicata insieme al resto del rapporto".

Martin ha detto che se il partito avesse avuto materiali contro i consulenti che si arricchiscono li avrebbe inclusi e ha ricordato di essersi candidato alla guida dei Democratici proprio per chiedere conto al complesso industriale dei consulenti e per fare in modo che il partito paghi solo il lavoro che aiuta a vincere.

"Se sia stata una decisione consapevole da parte loro di seppellire la sezione per nascondere un paragrafo, non lo so", ha detto Rivera. "Quella è una domanda per loro. Quello che posso dire è che ce l'avevano e hanno deciso di non pubblicarla".

Martin era stato eletto alla guida del partito nel febbraio 2025 e aveva promesso una revisione degli errori del 2024, rifiutando la parola autopsia perché il partito "non è morto" e preferendo la formula "revisione a posteriori". Aveva affidato il lavoro a Rivera, un consulente democratico che aveva lavorato alla Casa Bianca con Bill Clinton e che non seguiva una corsa presidenziale dal 2004, ma che era un suo vecchio amico.

Rivera ha preso il progetto part-time e senza compenso. Ha avuto accesso ai dati interni del partito e insieme allo staff ha intervistato dirigenti democratici di tutto il paese.

A novembre il rapporto aveva superato le scadenze interne. Dieci giorni dopo le nette vittorie democratiche alle elezioni per i governatori di Virginia e New Jersey, Martin lo ha chiamato. "La richiesta in quel momento era: puoi mandare quello che hai, in qualunque condizione sia?", ha raccontato Rivera. Secondo la sua ricostruzione Martin gli disse anche che non voleva più pubblicare un'autopsia ma una sintesi ridotta. Martin lo nega e dice che la decisione di non pubblicare è arrivata solo a metà dicembre, mentre lui e il suo staff continuavano a chiedere all'autore le sezioni mancanti e le fonti.

Rivera ha mandato i documenti a pezzi, con sei o sette email in un mese. Il partito li ha poi assemblati in una bozza di 192 pagine. Alla sede democratica i dirigenti hanno giudicato il lavoro di qualità scadente, pieno di frasi fatte e di dati senza fonte. Le annotazioni finite nel documento pubblicato erano sprezzanti: "I numeri sembrano inesatti rispetto ai dati pubblici". In cima a ogni pagina un avvertimento in rosso spiegava che il comitato non aveva ricevuto le fonti, le interviste o i dati a supporto di molte delle affermazioni contenute nel testo e che quindi non poteva verificarle in modo indipendente.

Rivera dice che alcune sezioni erano rimaste in bianco di proposito perché contava di completarle insieme ai dirigenti del comitato, conversazioni che a suo dire non ci sono mai state. Le interviste erano state registrate e trascritte con la promessa ai partecipanti che i file sarebbero stati cancellati alla chiusura del rapporto. Quando a novembre Martin gli ha detto che il rapporto finale non ci sarebbe stato, Rivera ha cancellato da solo tutti quei file dal server del partito. "Non serviva il loro permesso per registrare, non serviva il permesso per cancellare", ha detto.

Il 18 dicembre Martin ha annunciato in pubblico che non ci sarebbe stata nessuna autopsia.

A gennaio ha detto a Rivera che aveva "consegnato un prodotto scadente" e i due si sono incontrati un sabato per sei ore. Durante quell'incontro, racconta Rivera, ha capito che al presidente del partito non era stato messo davanti il documento completo, così ne ha stampato una versione e gliel'ha consegnata il 20 gennaio, 173 pagine dentro un raccoglitore ad anelli. Era più corta della bozza uscita a maggio perché non conteneva la sezione sugli Stati in bilico.

Che l'incontro sia avvenuto e che un raccoglitore sia passato di mano non è in discussione. Il disaccordo riguarda cosa ci fosse dentro.

I documenti forniti al New York Times risultano modificati per l'ultima volta poco prima dell'incontro del 20 gennaio ed erano ancora una bozza grezza, tanto che il titolo del capitolo mancante è scritto male in parte del nome del file. Rivera dice di aver mandato in precedenza una versione del capitolo per posta elettronica a un altro dirigente, ma le email del partito vengono cancellate dopo trenta giorni per motivi di sicurezza e non ne resta traccia. Altri tre dirigenti che avevano lavorato con lui hanno detto di non aver mai visto quel documento.

Nel capitolo Rivera sosteneva che le vittorie democratiche alle elezioni di metà mandato del 2022 avessero nascosto le fragilità del partito e dello stesso Biden. "Quelle vittorie hanno portato i Democratici a credere di essere più forti di quanto fossero. Il presidente Biden, vedendo quei risultati, ha preso la decisione di cercare la rielezione anche quando gli americani stavano già mandando un segnale molto forte: erano scontenti dello status quo", si legge nel testo.

Martin sostiene che nel raccoglitore non ci fosse materiale nuovo ma solo testi già consegnati e che il lavoro fatto con Rivera a gennaio riguardasse le lezioni da trarre dalla sconfitta, da condividere poi con alleati e donatori. Dice di ricevere almeno dieci raccoglitori a settimana con materiali informativi e di non ricordare che quello sia rimasto in suo possesso più di qualche settimana. Il partito ha cercato il raccoglitore e ha passato al setaccio i file digitali senza trovare nulla.

Ad aprile Martin era ancora sotto pressione per l'autopsia mai uscita. Dopo un passaggio teso al podcast progressista "Pod Save America", nel quale ha ripetuto più volte che non c'era nessuna prova schiacciante, sono circolati molto i video dei suoi tentativi di spiegare perché il rapporto non fosse stato pubblicato. Poco dopo la CNN si è presentata al comitato con nuovi dettagli sul contenuto e il partito ha deciso di consegnarle la bozza integrale, uscita il 21 maggio.

Nello stesso momento Martin ha chiamato Rivera per avvisarlo. È stata l'ultima volta che i due si sono parlati.

La disputa arriva a meno di cento giorni dalle elezioni di metà mandato di novembre, quando i Democratici sperano che i pessimi indici di gradimento del presidente Donald Trump li aiutino a conquistare la Camera e forse il Senato. Martin è già sotto accusa per la gestione di un partito che ha dichiarato oltre 2 milioni di dollari di debiti, mentre il Comitato nazionale repubblicano ne aveva 128,5 milioni in cassa.

Le domande sulla sua leadership vanno oltre i conti. A inizio luglio ha lanciato il telefono sulla scrivania di un giovane collaboratore, episodio finito in una segnalazione alle risorse umane.

Rivera, la cui reputazione è stata danneggiata dalle annotazioni in rosso del partito, ha detto di essere andato allo scoperto perché ritiene che servano cambiamenti profondi e discussioni schiette che non vede arrivare. Nel frattempo ha finito una sua revisione del 2024 di 564 pagine, intitolata "Blue by 2032" (blu entro il 2032, dal colore del partito), che si apre con una nota in cui racconta la sua versione dei fatti. Propone cambiamenti su organizzazione, raccolta fondi e comunicazione, dall'investire prima sul territorio alla stretta sui comitati elettorali che raccolgono soldi con l'inganno, fino alla critica ai tecnici dei fogli di calcolo che a suo dire hanno costruito un marchio debole per i Democratici.

"C'è un ecosistema molto comodo che trarrà grandi profitti dal fatto che non cambi nulla", ha detto Rivera. "In ogni altro aspetto della vita professionale, quando fallisci, guardi indietro per capire cosa è andato storto: non in politica e di sicuro non in questo partito".


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Ceuta dimostra cosa accade quando l’Europa lascia la migrazione alla propaganda e agli interessi nazionali: circa 72.000 persone hanno attraversato in una settimana il confine tra il Marocco e l’enclave spagnola; il sindaco di Ceuta parla di circa 100 morti.
In risposta, il governo Meloni ha reintrodotto per un mese controlli selettivi sulle persone non UE in arrivo dalla Spagna, spostando l’attenzione da una frontiera esterna ai confini interni di Schengen.

In plenaria a Strasburgo, Anna Strolenberg, europarlamentare di Volt, indica una strada diversa: applicare davvero il Patto europeo su migrazione e asilo, far funzionare il meccanismo di solidarietà e gestire insieme registrazione, accoglienza, richieste di asilo, rimpatri e canali legali.

Rincorrere l’estrema destra con misure sempre più dure non rende l’Europa più sicura: la rende più debole, divisa e disumana e, soprattutto, rafforza proprio l’estrema destra.

L’Unione europea non deve importare il modello repressivo visto negli Stati Uniti, ma costruire una politica migratoria comune, efficace e rispettosa dei diritti.

Meno propaganda nazionalista. Più Europa federale 🇪🇺

#Migrazione #Schengen #ParlamentoEuropeo #DirittiUmani #PoliticaEuropea #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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6/8/2026 - versione 0.8.12

Su about.openb.app/getting-starte… è disponibile l'installer rapido per la ver 0.8.12 di Openbook appena rilasciata.

Grazie a @skeyby ci sono una marea di FIX importanti e alcune novità introdotte, ovviamente su Github si trova il CHANGELOG.md completo, qui riporto le novità di versione:CHANGELOG.md completo, qui riporto le novità di versione:

  • Pulsante + in header/FAB: fuori dalla home apre un dialog con lo stesso
    composer della home (layout e opzioni identici); alla pubblicazione si
    va al dettaglio del post. In home resta lo scroll/focus sul composer
    inline.
  • Voce Copia link nel menu di ogni post: copia l'URL locale del post
    negli appunti.
  • Impostazione admin Mostra amministrazione sulla home: rende
    visibile o nasconde il blocco guest con amministratori e moderatori
    dell'istanza (default: visibile).
  • Pannello admin Database (/admin/database): dimensioni e righe
    eliminabili per tabelle operative (inbox grezzo, job falliti, cache,
    sessioni, token reset); pulizia singola o totale con retention di 24 ore
    (le voci inbox pending non vengono mai eliminate).
  • Pulizia database automatica in openbook:cron (openbook:purge-database):
    al massimo una volta ogni 24 ore, stessa retention del pannello admin.
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Tucker Carlson presenta un manifesto in dieci punti e alimenta le voci su un terzo partito


L'ex conduttore di Fox News ha esposto in diretta la visione dei MAGA delusi dal presidente, senza annunciare la nascita di un partito. I suoi alleati vorrebbero candidarlo nel 2028.

Tucker Carlson ha presentato mercoledì sera una visione dell'America in dieci punti che mette nero su bianco la piattaforma del mondo MAGA in rotta con il presidente Donald Trump. L'ex conduttore di Fox News ha parlato in una diretta annunciata da giorni, alle 18 della costa est (mezzanotte in Italia), senza però annunciare la nascita di un partito. Ha presentato il documento come la base di "qualunque cosa venga dopo", un nuovo ordine politico che secondo lui potrà "trovare ogni tipo di espressione".

Il mese scorso Carlson aveva promesso di voler "aiutare a costruire un terzo partito" e nel fine settimana ha ospitato nella sua casa nel Maine i dissidenti del movimento, che sabato hanno annunciato la nascita del loro movimento e hanno provato a convincerlo a candidarsi alla presidenza nel 2028. Carlson ha detto che qualsiasi cosa succeda al posto del sistema politico americano, che considera in crisi, deve partire da un'idea condivisa di quello che il paese "dovrebbe essere". I dieci punti sono la sua risposta.

Il manifesto dei MAGA in rotta di collisione con Trump

Tucker Carlson ha messo per iscritto in dieci parole per spiegare l’America che vorrebbe

Nella diretta di mercoledì sera l’ex conduttore di Fox News non ha annunciato la nascita di alcun partito. Ha però presentato dieci punti come la base di «qualunque cosa possa venire dopo»: tre di questi criticano direttamente scelte di Donald Trump da presidente.

Grafica di FocusAmerica 6 agosto 2026

L’America che Carlson vorrebbe, in dieci parole

Tre delle dieci parole attaccano una scelta di Donald Trump: il dossier Epstein, la guerra contro l’Iran e il nuovo Dipartimento della Guerra.

I dieci punti

Che cosa c’è scritto nel manifesto


Tocca ogni parola per leggere il punto. Il filtro separa i punti che colpiscono Trump da quelli che restano dentro l’agenda MAGA.

Tutti i punti 10 Contro Trump 3 Agenda condivisa 7


  • Giusta · Sovrana · Produttiva · Bella · Sana · Onesta · Ottimista · Saggia · Perbene · Unita

Attacca una scelta di Trump Resta dentro l’agenda MAGA

Chi c’è dietro

Il gruppo che ha cenato a casa di Carlson, nel Maine


Accusano il presidente di aver abbandonato l’agenda America First con la guerra all’Iran, il caso Epstein e il peso di Israele sulle scelte americane.

La Casa Bianca ha liquidato il gruppo come un’«accozzaglia di traditori piagnucolosi» e ha definito Trump come il leader indiscusso del Partito Repubblicano.

Che cosa manca

Un manifesto senza partito, senza candidato e senza accesso al voto


I tre passaggi che separano il documento di Carlson da diventare una forza politica vera e propria.

Per il giornalista conservatore Mark Halperin, un Carlson candidato sarebbe la rovina del Partito Repubblicano, ma costruire un terzo partito resta quasi impossibile. Megyn Kelly ribatte che dieci o venti milioni di voti restano dieci o venti milioni di voti, e che nessun partito può permettersi di perderli.

Fonte Diretta di Tucker Carlson del 5 agosto 2026; sintesi dei dieci punti nella ricostruzione di Axios. Dichiarazioni di Joe Kent al podcast The Young Turks, di Mark Halperin e Megyn Kelly al podcast di Megyn Kelly, di Marjorie Taylor Greene sui social. La distinzione tra punti che attaccano Trump e punti in continuità con l’agenda MAGA è un’elaborazione di FocusAmerica.

Il primo riguarda l'uguaglianza davanti alla legge: le stesse regole devono valere per i presidenti, per gli agenti federali e per le élite come Jeffrey Epstein. La sua impunità è per Carlson il simbolo di una "classe Epstein" che si arricchisce grazie a un sistema corrotto. Il secondo punto è la sovranità nazionale: Carlson ha sostenuto che Israele ha spinto gli Stati Uniti nella guerra contro l'Iran con "corruzione o minacce o entrambe" e ha descritto le lobby straniere, il controllo delle aziende sul governo e il debito ad alto interesse come forme di "schiavitù".

Carlson chiede poi un paese "produttivo", che ricostruisca agricoltura, industria manifatturiera e artigianato. L'America dovrebbe rifiutare un'economia dominata dalla finanza, dalla speculazione immobiliare, dai sistemi di sorveglianza e dalle armi. Un altro punto è dedicato alla bellezza: secondo Carlson gli urbanisti hanno imbruttito di proposito le città americane e l'architettura brutalista, i graffiti, il consumo di droga in strada e i reati violenti sono attacchi deliberati contro i cittadini.

Nel punto sulla salute Carlson ha fatto propria l'agenda alimentare di Robert F. Kennedy Jr, ha chiesto la sobrietà per tutti e ha detto che l'uso diffuso di farmaci come Xanax, Adderall e gli antidepressivi ha lasciato gli americani "mezzi intontiti". Sull'onestà ha chiesto che i funzionari pubblici siano puniti quando mentono ai cittadini e che venga aperta la maggior parte degli archivi segreti, compresi quelli sull'assassinio di John Fitzgerald Kennedy e sull'11 settembre.

Avere figli è per Carlson un imperativo biologico e la base di qualsiasi ragionamento di lungo periodo, mentre le élite anziane e senza figli sono responsabili di scelte che ignorano le generazioni future. Sulla scuola ha chiesto che si insegni come funziona davvero il mondo fisico e quelle che ha chiamato verità immutabili sulla natura umana, comprese le differenze innate tra uomini e donne, al posto dei titoli di studio, degli schermi e delle mode tecnologiche.

Carlson ha chiesto anche che gli Stati Uniti si scusino e paghino risarcimenti per l'uccisione di civili e che venga annullato il cambio di nome del Dipartimento della Difesa in Dipartimento della Guerra deciso da Trump. Il Paese dovrebbe inoltre smettere di finanziare gli alleati che a suo giudizio commettono un genocidio, ha detto citando Israele. Sull'immigrazione ha chiesto di fermare gli ingressi finché non saranno chiari gli effetti dell'intelligenza artificiale, di eliminare i sussidi per gli immigrati irregolari e di rendere l'inglese l'unica lingua dei documenti federali e delle schede elettorali.
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Carlson è diventato il punto di riferimento intellettuale di un gruppo piccolo ma rumoroso di ex sostenitori di Trump, che accusano il presidente di aver abbandonato l'agenda "America First" lanciando la guerra contro l'Iran, gestendo male i documenti su Epstein e permettendo a Israele di condizionare troppo la politica americana. Ne fanno parte l'ex deputata Marjorie Taylor Greene, il deputato Thomas Massie e Joe Kent, che a marzo si è dimesso da capo dell'antiterrorismo dell'Amministrazione Trump per protestare contro la guerra. Divisioni analoghe hanno già investito la Heritage Foundation, il centro studi conservatore che ha scritto il programma Project 2025.

La Casa Bianca ha liquidato il gruppo come una "imbarazzante accozzaglia di traditori per lo più piagnucolosi che sopravvalutano enormemente la propria influenza e rilevanza". Nella stessa risposta ha definito Trump "leader indiscusso" del Partito Repubblicano.

Joe Kent ha raccontato martedì nel podcast "The Young Turks" che tutti i partecipanti alla cena nel Maine hanno provato a convincere Carlson a candidarsi e che lui ha sempre risposto pubblicamente di no. "Gli abbiamo esposto tutti le nostre ragioni per cui dovrebbe correre e spero che un giorno si svegli e dica che lo farà", ha detto Kent al conduttore Cenk Uygur.

Il giornalista conservatore Mark Halperin ha detto mercoledì nel podcast di Megyn Kelly che una candidatura di Carlson sarebbe "la rovina del Partito Repubblicano. Inequivocabilmente", se riuscisse ad arrivare sulle schede delle elezioni generali e sul palco dei dibattiti televisivi. Halperin ritiene però improbabile che accada e ha ricordato quanto sia difficile costruire una campagna da terzo partito negli Stati Uniti, "quasi impossibile nel nostro sistema", nonostante ci siano "decine di milioni di persone" che condividono quel punto di vista.

Far comparire il proprio nome sulle schede è il primo ostacolo, perché negli Stati Uniti l'accesso al voto si conquista Stato per Stato con regole e scadenze diverse. Anche definire un metodo per scegliere il proprio candidato è complicato, ha detto Halperin, che ha aggiunto di non sapere per cosa sia quel gruppo: ha molte lamentele ed è contro molte cose, ma non si fonda un partito senza qualcosa da rappresentare. Megyn Kelly ha replicato che dieci o venti milioni di voti restano dieci o venti milioni di voti e che nessun partito può permettersi di perderli in un'elezione generale.

Marjorie Taylor Greene ha scritto sabato che il gruppo aveva detto "niente più guerre all'estero" e che aveva sostenuto Donald Trump perché aveva fatto quella promessa. "Ma ci ha traditi tutti", ha aggiunto, dicendo che l'impegno del nuovo movimento è "America First per tutti gli americani, di destra, di sinistra e di centro". "Il movimento è cominciato", ha concluso.


Marjorie Taylor Greene e Tucker Carlson preparano un nuovo partito contro Trump


Marjorie Taylor Greene e Tucker Carlson stanno lavorando alla nascita di un nuovo partito costruito intorno allo slogan America First e all'opposizione alla guerra con l'Iran. L'iniziativa riunisce alcuni ex alleati del presidente Donald Trump che hanno lasciato il Partito Repubblicano o sono entrati in conflitto con lui. Il gruppo non ha ancora presentato una struttura formale, ma Greene ha annunciato che "il movimento è cominciato" e Carlson ha già detto di voler contribuire alla creazione di un terzo partito.

Greene ha pubblicato il 1° agosto una foto della riunione. Carlson siede a capotavola, accanto al deputato del Kentucky Thomas Massie e a Joe Kent, ex direttore del National Counterterrorism Center, il Centro nazionale antiterrorismo. Al tavolo ci sono anche Greene e Brian Glenn, il giornalista conservatore che ha sposato pochi giorni prima. La scena, con biscotti al cioccolato e latte davanti ai partecipanti, mostra per la prima volta insieme il nucleo politico del progetto.

Greene ha legato direttamente l'iniziativa alla politica estera del presidente. "Avevamo detto basta guerre all'estero, facevamo sul serio e abbiamo sostenuto Donald Trump perché aveva fatto quella promessa. Ma ci ha traditi tutti", ha scritto su X. L'ex deputata della Georgia ha definito l'impegno del gruppo "America First per tutti gli americani, di destra, di sinistra e di centro". Il tentativo è quindi quello di presentare l'opposizione alla guerra come una causa capace di superare i confini tradizionali tra Repubblicani e Democratici.

Greene parlava già apertamente di un nuovo partito prima della foto. Il 30 giugno aveva detto a Piers Morgan che un gruppo di esponenti della destra e della sinistra avrebbe potuto unirsi per creare un partito concentrato sugli interessi americani, senza cadere nelle trappole dei due schieramenti. L'ex deputata si era dimessa dal Congresso a gennaio dopo essersi detta stanca dei Repubblicani e aveva scelto di non affrontare una primaria ostile dopo gli attacchi pubblici del presidente.

Carlson aveva assunto una posizione simile. A giugno l'ex conduttore di Fox News aveva detto che non avrebbe più votato per i Repubblicani perché, a suo giudizio, il partito non era fedele agli Stati Uniti e metteva gli interessi di un paese straniero davanti a quelli dei cittadini americani. Il riferimento era a Israele. A luglio ha poi dichiarato alla Columbia Journalism Review: "Ci sarà un terzo partito e farò tutto quello che posso per contribuire a farlo nascere". Per Carlson, Repubblicani e Democratici dedicano troppa attenzione agli affari internazionali mentre peggiorano le condizioni di vita degli americani.

La guerra con l'Iran ha trasformato lo slogan America First nel principale terreno di scontro tra il presidente e il gruppo. Greene, Carlson, Massie e Kent sostengono che il conflitto, iniziato a febbraio, contraddica la promessa di porre fine alle "guerre senza fine". Kent si è dimesso a marzo dall'incarico di capo dell'antiterrorismo perché non poteva, come ha scritto, sostenere in coscienza una guerra contro un paese che a suo giudizio non rappresentava una minaccia imminente per gli Stati Uniti. Ha accusato inoltre Israele e la sua lobby americana di aver spinto Washington verso il conflitto.

Massie ha portato la stessa opposizione dentro il Congresso. Alla fine di luglio è stato tra i Repubblicani che hanno votato una risoluzione sui poteri di guerra per limitare l'autorità del presidente nella conduzione del conflitto con l'Iran. La Camera l'ha approvata con 214 voti favorevoli e 208 contrari. Il deputato aveva già rotto con il presidente sul caso Jeffrey Epstein e a maggio ha perso le primarie repubblicane del Kentucky contro Ed Gallrein, un ex militare sostenuto da Trump. Il suo mandato termina a gennaio.

Anche Greene e Massie si erano opposti al presidente sulla pubblicazione dei documenti del dipartimento della Giustizia relativi a Jeffrey Epstein. Entrambi avevano votato per costringere l'amministrazione a diffondere tutti i file. Greene aveva poi annunciato le dimissioni dal Congresso dopo che Trump l'aveva attaccata e aveva spiegato di non voler affrontare una primaria che considerava personale e distruttiva. La rottura sull'Iran ha quindi consolidato un rapporto politico già segnato da altri scontri con la Casa Bianca.

Trump ha risposto con attacchi personali contro i suoi ex alleati. Ha definito Greene una "traditrice", Kent una "persona spregevole", Carlson una "persona con un basso quoziente intellettivo" e Massie "debole e patetico". Il presidente ha difeso la guerra sostenendo che serva a impedire all'Iran di ottenere un'arma nucleare. Ha respinto anche l'accusa di essersi lasciato trascinare da Israele e ha affermato che, semmai, sarebbe stato lui a forzare la mano del governo israeliano.

Il nuovo movimento nasce mentre diversi sondaggi mostrano che la maggioranza degli americani è contraria alla guerra con l'Iran, nella quale sono morti 18 militari statunitensi e migliaia di iraniani. Questo dissenso non elimina gli ostacoli elettorali. Nessun candidato esterno ai due grandi partiti ha vinto la presidenza nell'era moderna e solo pochi membri del Congresso non sono affiliati ai Repubblicani o ai Democratici.

Greene e Carlson puntano a separare l'idea di America First dalla fedeltà personale al presidente. La loro proposta unisce il rifiuto delle guerre all'estero, la critica al peso di Israele nelle scelte di Washington e il malcontento verso entrambi i grandi partiti. La foto del 1° agosto non equivale ancora alla fondazione di una nuova organizzazione politica, ma rende visibile un gruppo che dichiara di voler trasformare la frattura interna al movimento trumpiano in un progetto autonomo.


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Rifondazione: con l’Assemblea NO PONTE, in piazza a Messina l’8 agosto home.rifondazione.eu/2026/08/0… #Ambiente-Benicomuni #Calabria #Sicilia

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Amazon rilancia su Melania Trump: in autunno una docuserie sulla First Lady


Il nuovo progetto arriverà sei mesi dopo il documentario costato complessivamente 75 milioni di dollari e fermatosi a 16,6 milioni d’incassi in tutto il mondo. Non è chiaro se si tratti della serie già annunciata nel 2025 o di una produzione diversa.

Amazon Prime trasmetterà in autunno una docuserie dedicata a Melania Trump. Il nuovo progetto arriverà circa sei mesi dopo il primo documentario sulla First Lady, costato complessivamente 75 milioni di dollari e capace di incassarne appena 16,6 al botteghino mondiale. L’annuncio è arrivato martedì da Marc Beckman, consigliere della moglie del presidente, durante un’intervista con Eric Bolling su Real America’s Voice.

I 75 milioni investiti da Amazon comprendono due voci: i 40 milioni pagati da Amazon MGM Studios per acquisire i diritti, la cifra più alta mai spesa per un documentario, e altri 35 milioni destinati alla campagna promozionale. Il film, intitolato Melania e diretto da Brett Ratner, è uscito nelle sale il 30 gennaio, debuttando con circa 7 milioni di dollari: il miglior risultato ottenuto nell’ultimo decennio da un documentario non musicale né naturalistico. Dopo l’esordio, tuttavia, la corsa al botteghino si è rapidamente arrestata.

Dal ritorno alla Casa Bianca all’inizio del secondo mandato


Il precedente documentario raccontava i venti giorni precedenti l’insediamento del gennaio 2025, seguendo Melania Trump tra New York, Palm Beach e Washington e offrendo uno sguardo sulla sua vita privata, sul matrimonio e sulla famiglia. La First Lady figurava anche tra i produttori esecutivi. La nuova docuserie in arrivo dovrebbe invece concentrarsi sull’avvio del secondo mandato di Donald Trump.

Secondo Beckman, offrirà agli spettatori "un assaggio di ciò che accade proprio all’inizio della nuova Amministrazione, la quarantasettesima", attraverso "uno sguardo completamente diverso sul suo mondo". Il consigliere ha assicurato che la serie sarà girata in modo differente, racconterà un’altra storia e rappresenterà "un’esperienza completamente nuova per gli spettatori". Beckman ha inoltre definito Melania Trump "la First Lady più incisiva della storia".

I dubbi sul progetto e la difesa di Bezos


Nell’ottobre 2025, annunciando la data di uscita del primo film, Amazon MGM Studios aveva già comunicato la produzione di una docuserie in tre episodi destinata ad accompagnarlo. All’epoca, però, la società aveva spiegato che anche la serie avrebbe raccontato i venti giorni precedenti l’insediamento. Beckman la presenta ora come un racconto dell’inizio della nuova Amministrazione. Non è quindi chiaro se si tratti dello stesso progetto, successivamente rielaborato, oppure di una produzione completamente nuova.

Il 20 maggio, intervistato da Andrew Ross Sorkin durante Squawk Box sulla CNBC, Jeff Bezos ha respinto l’ipotesi che l’operazione fosse servita a ingraziarsi il presidente, definendola una falsità che continua ostinatamente a circolare. Il fondatore di Amazon ha negato di aver avuto un ruolo nella decisione e ha smentito che l’accordo fosse nato durante una cena a Mar-a-Lago. Quanto all’entità dell’investimento, si è limitato ad affermare che "a quanto pare è stata una buona decisione commerciale", attribuendo la scelta ai dirigenti di Amazon. Secondo Bezos, il documentario avrebbe ottenuto buoni risultati nelle sale e risultati ancora migliori in streaming.

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Drei Monate nach Beginn des Social-Media-Verbots für unter 16-Jährige hat die australische Regierung die Effekte per Umfrage ermittelt. Demnach haben die meisten jungen Menschen weiterhin ihre Accounts. Andere weichen auf Angebote ohne Altersgrenzen aus. Die Übersicht.

netzpolitik.org/2026/australie…

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Drei Monate nach Beginn des Social-Media-Verbots für unter 16-Jährige hat die australische Regierung die Effekte per Umfrage ermittelt. Hier sind die fünf wichtigsten Lehren daraus:

🤡 Die meisten Minderjährigen sind noch online
🤏 Plattformen kontrollieren wohl nur punktuell
🦘 Einige weichen bereits auf andere Angebote aus
🎭 Einige tricksen die Kontrollen bereits aus
🧞‍♂️ Die australische Regierung hofft aufs Gelingen

netzpolitik.org/2026/australie…

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Trump non ha mai smesso di gestire le sue aziende mentre è presidente


Per dieci anni la famiglia ha detto che era separato dai suoi affari. Interviene invece su vendite, campi da golf e logo degli orologi, mentre incassa 1,4 miliardi di dollari dalle criptovalute.

Donald Trump non ha mai smesso di occuparsi delle sue aziende mentre è presidente, nonostante dieci anni di dichiarazioni contrarie sue e dei suoi figli. Un'inchiesta di Forbes basata sulle testimonianze di chi ha lavorato con lui documenta che interviene sia sulle scelte più importanti, come vendere o meno una proprietà, sia sui dettagli operativi: la manutenzione dei campi da golf, gli alberi da abbattere, le pulizie di Mar-a-Lago e perfino il logo degli orologi che portano il suo nome. Parla di affari con i figli, con i suoi dipendenti, con i suoi soci e con i capi di stato che incontra.

A fine aprile il presidente ha preso l'Air Force One per il suo ventiseiesimo viaggio a Palm Beach da quando è tornato alla Casa Bianca. La destinazione era Mar-a-Lago, la sua residenza e circolo privato in Florida, dove quasi 300 possessori della sua memecoin, una criptovaluta senza alcun valore intrinseco, si riunivano per un evento riservato. La moneta, lanciata tre giorni prima dell'insediamento, gli ha fruttato circa 635 milioni di dollari nel primo anno di mandato. Tra gli ospiti c'erano il miliardario Tim Draper, l'investitrice Cathie Wood e il pugile Mike Tyson, ma l'attrazione principale era il presidente stesso, che a Mar-a-Lago ha passato circa 100 dei primi 560 giorni del secondo mandato.

Bill Zanker, l'imprenditore che ha organizzato l'evento e che da anni cura le linee di prodotti a marchio Trump, ha raccontato dal palco una telefonata ricevuta intorno a mezzanotte due mesi prima. "Ho guardato il logo dei nostri orologi Trump. Non credo sia un granché", gli avrebbe detto il presidente. "Penso che dobbiamo cambiare il logo per renderlo più moderno." La mattina dopo il nuovo logo era pronto e secondo Zanker gli orologi hanno cominciato a vendere ancora più in fretta.

Conflitti di interesse

Trump non ha mai lasciato il controllo delle sue aziende

Da dieci anni Donald Trump e i suoi figli ripetono che, da presidente, lui non si occupa più delle sue società. Un’inchiesta di Forbes racconta il contrario: Trump decide sul logo di un orologio come sulla vendita di un albergo da 375 milioni di dollari.

Grafica di FocusAmerica 6 agosto 2026

Quanto ha incassato nel primo anno del secondo mandato

Licenze sui prodotti
5 milioni

vs

Criptovalute
1,4 miliardi

Orologi, scarpe e profumi che portano il suo nome
Soprattutto la memecoin lanciata tre giorni prima dell’insediamento

5 milioni dalle licenze 1.400 milioni dalle criptovalute

Le criptovalute hanno reso 280 volte più delle licenze. Alla scala reale il segmento grigio sarebbe più sottile di un pixel: qui è stato ingrandito per restare visibile.

Tre modi di misurare lo stesso conflitto
1I soldi 2Il tempo 3Le decisioni

Come il nome Trump è diventato una macchina per generare miliardi


Le operazioni nate dopo il primo mandato e quanto hanno fruttato al presidente.

Il presidente che torna sempre a casa propria


Giorni di presenza in ciascuna proprietà durante il primo mandato.

Giorni a Mar-a-Lago Tutti gli altri giorni

Dal logo di un orologio ai 375 milioni per la vendita dell’albergo


Le scelte su cui il presidente è intervenuto, dal dettaglio di manutenzione all’operazione da centinaia di milioni.


Nel primo anno del secondo mandato le licenze sui prodotti a marchio Trump hanno reso circa 5 milioni di dollari e le criptovalute 1,4 miliardi, di cui 635 milioni dalla sola memecoin. Nel primo mandato il presidente ha passato 133 giorni a Mar-a-Lago, 99 in una proprietà del New Jersey, 85 in una della Virginia, 83 nel circolo di golf di Palm Beach e 28 nel suo albergo di Washington; nel secondo ha passato circa 100 dei primi 560 giorni a Mar-a-Lago.

La promessa e l’atto ufficiale

11 gennaio 2017, Trump Tower

Nove giorni prima del primo insediamento, il presidente eletto annuncia come si separerà dalle sue aziende: «Non avrò nulla a che fare con la gestione della società».

2025, registro delle imprese britannico

In un documento ufficiale la Trump Organization scrive che il presidente «ha il diritto di esercitare, o di fatto esercita, un’influenza o un controllo significativi» sul trust che possiede quasi tutto il suo patrimonio.

Fonte Forbes, inchiesta di Dan Alexander, 4 agosto 2026. I giorni del primo mandato sono conteggi NBC News ripresi da Forbes. Gli importi sono quelli riportati nell’inchiesta; per Truth Social la cifra è la capitalizzazione di mercato, non un ricavo.

La Casa Bianca continua a rispondere che "non ci sono conflitti di interesse". La vice portavoce Anna Kelly ha aggiunto di recente che "tutti i beni del presidente Trump sono detenuti in conti pienamente discrezionali gestiti da istituzioni finanziarie indipendenti", accusando poi la stampa di anni di menzogne. A parte il portafoglio di azioni e obbligazioni, però, i beni del presidente non sono gestiti da istituzioni terze. Messa davanti a questo, Kelly ha risposto: "Potete usare il resto della dichiarazione, se non volete usare la prima frase".

L'11 gennaio 2017, nove giorni prima del primo insediamento, Trump aveva convocato una conferenza stampa alla Trump Tower per spiegare come si sarebbe separato dalle sue aziende. Non le avrebbe vendute né affidate a un blind trust, un fondo cieco gestito da terzi in cui il proprietario non sa come vengono investiti i suoi soldi. Le avrebbe messe in un trust controllato dalla famiglia e dal suo direttore finanziario storico, Allen Weisselberg, che sarebbe poi finito in carcere due volte per una serie di reati tra cui frode fiscale, falsificazione di documenti aziendali e falsa testimonianza. "Non avrò nulla a che fare con la gestione dell'azienda", disse il presidente eletto, spiegando che la legge non glielo vietava ma che gli sembrava inopportuno.

Un mese dopo l'inizio del primo mandato Eric Trump disse a Forbes che il padre stava mantenendo la promessa e parlò di "una netta separazione tra chiesa e stato" presa "estremamente sul serio". Pochi istanti dopo, però, aggiunse che avrebbe aggiornato il presidente "probabilmente ogni tre mesi" sui conti della Trump Organization, sui "profitti e cose così".

Durante il primo mandato il presidente passò 133 giorni a Mar-a-Lago e 83 nel suo circolo di golf di Palm Beach, 99 in una proprietà in New Jersey e 85 in una in Virginia, oltre a 28 giorni nel suo hotel di Washington DC. Le visite non dimostravano di per sé che stesse gestendo le sue aziende, ma quando chiedeva qualcosa era impossibile distinguere se parlasse da cliente o da proprietario.

Sui campi da golf il presidente chiedeva pareri sull'abbattimento di certi alberi e continuava a chiederli finché non trovava qualcuno d'accordo con lui: l'albero veniva poi rimosso in fretta, di solito prima della visita successiva. A Mar-a-Lago indicava al dirigente che gestiva il circolo le macchie sul pavimento da pulire e i dettagli da sistemare, che venivano subito girati ai responsabili delle sale o al personale.

Quando venne a sapere che l'azienda aveva speso un paio di milioni di dollari per rifare i bunker di sabbia della proprietà di Bedminster, in New Jersey, il presidente si arrabbiò e riprese il figlio Eric e i dipendenti del circolo in vivavoce dal suo campo pratica in Virginia. Nello stesso periodo lo staff della Virginia cercava l'approvazione per una nuova area di allenamento: il presidente in carica valutò una spesa tra il mezzo milione e il milione di dollari e la bocciò perché non la riteneva conveniente. Il progetto sarebbe stato realizzato dopo il Covid, quando il boom nazionale del golf fece salire i profitti del circolo.

Nel 2017 Trump chiese notizie del suo progetto in Georgia, l'ex repubblica sovietica, quando incontrò il primo ministro del paese, secondo quanto riferito dai suoi soci. Nel 2020 disse al New York Post di aver valutato la vendita dell'hotel di Washington DC prima di rinunciare: "Mi piace. Va bene". L'albergo in realtà perdeva soldi, ma l'attesa si rivelò conveniente e nel 2022 la proprietà venne ceduta per una cifra stimata in 375 milioni di dollari.

Sette giorni dopo aver lasciato la Casa Bianca, nel gennaio 2021, Trump ricevette a Mar-a-Lago due ex concorrenti del suo programma televisivo The Apprentice. Da quella conversazione è nato il gruppo che controlla Truth Social, il social network del presidente, oggi quotato al Nasdaq con un valore di mercato di 2,8 miliardi di dollari (1,1 dei quali appartengono a lui).

Poco dopo Bill Zanker, coautore con Trump di un libro del 2007, propose di vendere immagini caricaturali del presidente come carte da collezione digitali, i cosiddetti NFT, certificati di proprietà registrati su una blockchain. Durante il primo mandato Trump aveva detto che il valore delle criptovalute era "basato sul nulla", ma il giorno prima del lancio raccolse i pareri dei suoi consiglieri, che gli dissero tutti di rinunciare perché sarebbe stato un suicidio politico, ma decise comunque di procedere. "Mi piacciono quelle immagini di me. Come supereroe, come cacciatore. Facciamolo", disse secondo il racconto di Zanker. Le 45mila carte andarono esaurite in meno di un giorno e generarono 4 milioni di dollari.

Alle carte digitali sono seguiti orologi, scarpe e profumi a marchio Trump. Circa un mese prima del voto del 2024 il presidente ha fondato con i figli la società di criptovalute World Liberty Financial e poco prima dell'insediamento ha lanciato la memecoin. Nel primo anno del secondo mandato le licenze sui prodotti hanno fruttato circa 5 milioni di dollari e le criptovalute 1,4 miliardi.

Nell'aprile 2025 l'avvocato che assisteva la Trump Organization sulle questioni etiche accettò un incarico in una causa che riguardava l'università di Harvard. Il presidente chiese su Truth Social che venisse licenziato o costretto a dimettersi e nel giro di poche ore l'avvocato non c'era più.

Il mese successivo Trump partì per il primo viaggio importante all'estero del secondo mandato, non verso un alleato vicino come Canada o Messico ma in Medio Oriente, dove la sua azienda aveva una serie di affari nuovi, alcuni dei quali mai resi pubblici. A Riyad partecipò a un pranzo con funzionari pubblici e soci privati e in serata visitò una città storica il cui piano di sviluppo è seguito dal principe ereditario. "Si è rivelato un colpo di fortuna e forse una mossa un po' astuta dire: proviamo a parlargli da costruttore", ha detto al New York Times Jerry Inzerillo, il dirigente che guida quel progetto. Mesi dopo la Trump Organization ha creato una società per fare affari in Arabia Saudita, con l'80% delle quote al presidente e il 20% ai familiari. Un portavoce dell'azienda ha detto che l'accordo non ha nulla a che vedere con le scelte del governo.

In Qatar la Trump Organization aveva appena annunciato un progetto dentro un grande piano di sviluppo sostenuto dallo stato e il presidente incontrò tra gli altri i vertici del fondo sovrano del paese e della sua controllata immobiliare, Qatari Diar, responsabile di quel piano. Da quell'accordo Trump ha incassato personalmente 5 milioni di dollari l'anno scorso. Ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, una società che agisce per conto del presidente aveva appena creato due nuove entità, che gli hanno portato altri 5 milioni. Due mesi dopo la visita un suo rappresentante ne ha registrate altre due, i cui nomi indicano un affare non ancora annunciato in un'altra zona di sviluppo legata alle autorità locali.

Un ex diplomatico con lunga esperienza nella regione ha detto a Forbes che i leader del Golfo sanno perfettamente che quegli accordi riguardano il presidente e li ha definiti uno sfruttamento palese della carica pubblica. La Casa Bianca ha respinto le critiche, dicendo che l'unico interesse che guida le decisioni del governo è quello degli americani e rivendicando i recenti accordi economici con Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti.

Poco dopo il viaggio in Medio Oriente il presidente è volato in Scozia, dove possiede due resort di golf. Li ha visitati entrambi, mostrando al primo ministro britannico la lavorazione delle finestre di Turnberry e alla presidente della Commissione europea la sala da ballo, prima di una tappa di un giorno nella proprietà dell'Aberdeenshire. Insieme a Don Jr. ed Eric, che continuano a definirsi vicepresidenti esecutivi della Trump Organization, ha tagliato il nastro di un nuovo campo da golf come se fosse ancora il presidente dell'azienda.

Un documento depositato l'anno scorso dalla Trump Organization presso le autorità britanniche chiarisce come è organizzata la proprietà. La comunicazione, che serve a indicare le persone che esercitano un controllo significativo su una società, spiega che il presidente ha "il diritto di esercitare, o di fatto esercita, un'influenza o un controllo significativi sulle attività di un trust". Il trust attraverso cui Trump possiede la proprietà scozzese controlla anche quasi tutto il resto del suo patrimonio: in un atto ufficiale l'azienda ha quindi ammesso quello che non dice agli americani, cioè che il presidente ha dato l'autorità ai figli ma ne ha tenuta anche per sé.

Zanker intanto sta preparando altri eventi come quello di Palm Beach e sa a chi tocca approvarli. "Sto cercando di convincere il presidente", ha detto dal palco ad aprile, "a farlo ogni sei mesi".


La macchina da soldi di Trump: 800 milioni raccolti dalle aziende in un anno e mezzo


Quasi ogni sera Donald Trump telefona dalla Casa Bianca a Meredith O'Rourke, la responsabile della sua raccolta fondi, per sapere chi abbia pagato e chi no. Le domanda quali aziende abbiano staccato un assegno e per quale cifra, le indica persone da contattare, spesso incontrate poche ore prima, e non di rado le ordina di alzare la richiesta: cinque milioni di dollari a un donatore, cinquanta a un altro. A ricostruire questo sistema è stato il Wall Street Journal, che ha intervistato decine di donatori, dirigenti, lobbisti e collaboratori del presidente.

"È molto importante per il presidente. Mi ha chiesto di chiamarla e di sollecitare questa donazione", dice O'Rourke quando telefona alle aziende. In alcune conversazioni si è riferita a Trump semplicemente come "il capo": "Il capo vuole questi soldi". Lui, invece, la chiama "la principessa delle tenebre" e la descrive come una "killer" con i donatori.

La macchina dei soldi

Il presidente che ogni sera controlla chi ha pagato


Donald Trump ha raccolto oltre 800 milioni di dollari da aziende e miliardari per i suoi progetti personali. Il Wall Street Journal ha ricostruito il sistema: telefonate quasi quotidiane alla sua fundraiser, richieste al rialzo e donatori con interessi diretti nelle decisioni del governo.

Grafica di FocusAmerica Dati: Wall Street Journal

Raccolti dal ritorno alla Casa Bianca
oltre
800.000.000
dollari

Nessun presidente in carica aveva mai accumulato somme simili per progetti personali, né seguito la raccolta con un coinvolgimento tanto diretto.

«Il capo vuole questi soldi»
Meredith O’Rourke, responsabile della raccolta fondi, al telefono con le aziende. Trump la chiama «la principessa delle tenebre».

Il registro dei donatori

Chi ha pagato, e per che cosa


Contributi delle grandi aziende ai progetti personali e politici del presidente, in milioni di dollari.

SoftBank50 mln $

Biblioteca presidenziale

Chevronrichiesti 50 mln $

Ha versato una cifra molto più bassa di quella richiesta (la barra indica la richiesta)

Metaoltre 32 mln $

Comitato pro-Trump, sala da ballo e 22 mln alla biblioteca dopo l’accordo sulla causa per gli account sospesi

Applecirca 25 mln $

Sala da ballo della Casa Bianca

Lockheed Martinoltre 15 mln $

250° anniversario degli Stati Uniti ed eliporto della Casa Bianca — il caso qui sotto

Microsoftcirca 10 mln $

Progetti presidenziali

Amazoncirca 5 mln $

Progetti presidenziali

Totale a registrooltre 137 mln $
Somma delle sole cifre note versate dalle aziende elencate; esclusa Chevron

Il denaro confluisce in non profit, super PAC e comitati che nella maggior parte dei casi non devono rendere pubblici i donatori. A diversi lobbisti di Washington è stato chiesto di raccogliere almeno altri 50 milioni tra i propri clienti.

Il caso Lockheed Martin

Un assegno piccolo così, un contratto 2.300 volte più grande


La sequenza ricostruita dal Wall Street Journal, in tre date.

Fine 2025 – inizio 2026
Versa oltre 10 mln $ per il 250° anniversario degli Stati Uniti

24 giugno 2026
Il Pentagono le assegna un contratto fino a 35 mld $ sugli intercettori THAAD

Poche settimane dopo
Trump annuncia che pagherà circa 5 mln $ per l’eliporto della Casa Bianca

Contratto THAAD
fino a 35 miliardi $
Sette anni, per ricostituire le scorte consumate nella guerra con l’Iran

Le donazioni: oltre 15 mln $
il quadratino rosso, in scala

Le donazioni di Lockheed Martin
oltre 15 milioni $
250° anniversario ed eliporto della Casa Bianca. Ora guardate il contratto.

A valori massimi, il contratto vale circa 2.300 volte le donazioni note

Aree in proporzione reale. Ogni cella del reticolo vale quanto tutte le donazioni.

Rivedi il confronto

La produzione di intercettori THAAD

96

400

unità l’anno
finora

unità l’anno
l’obiettivo del contratto

Produzione ×4

Il copione non è isolato: a maggio, dopo un incontro nel golf club di Trump, i produttori di tabacco hanno versato milioni ai comitati del presidente; poco dopo la FDA ha revocato le restrizioni su alcuni prodotti aromatizzati. La Casa Bianca sostiene che le decisioni sanitarie seguano solo le prove scientifiche.

Prima e dopo

Dalla palude alla «mangiatoia»


Dalla promessa del candidato al sistema descritto oggi da donatori e analisti.

2015
«I comitati di azione politica? Una truffa»
Trump candidato sostiene di autofinanziarsi per non dipendere dai grandi donatori e promette di «prosciugare la palude».

2026
«Al libero mercato si sta sostituendo il mercato dei favori del presidente»
Blair Levin, analista finanziario. Le aziende ormai la chiamano la «tassa di transazione Trump»: un costo aggiuntivo rispetto ai normali costi d’impresa.

Fonte: Wall Street Journal, agosto 2026. Le cifre sono stime e ricostruzioni del quotidiano, basate su interviste a decine di donatori, dirigenti, lobbisti e collaboratori del presidente; molte organizzazioni beneficiarie non sono tenute a rendere pubblica l’identità dei donatori.

Chi ha pagato e quanto


Dal ritorno di Trump alla Casa Bianca sono stati raccolti più di 800 milioni di dollari, secondo un'analisi aggiornata del giornale. Nessun presidente in carica aveva mai accumulato somme simili per progetti personali, né aveva mai seguito la raccolta con un coinvolgimento tanto diretto. Il denaro confluisce in organizzazioni non profit, super PAC e comitati dedicati alla promozione di specifiche cause politiche: strumenti che un presidente può utilizzare legalmente e che, nella maggior parte dei casi, non sono tenuti a rendere pubblica l'identità dei donatori.

SoftBank ha destinato 50 milioni di dollari alla futura biblioteca presidenziale; Apple circa 25 milioni alla sala da ballo che Trump sta facendo costruire alla Casa Bianca; Microsoft una decina di milioni e Amazon circa cinque. Meta ha versato 10 milioni a un comitato politico allineato al presidente, oltre a una donazione multimilionaria per la sala da ballo e a 22 milioni per la biblioteca. Quest'ultimo contributo è arrivato dopo l'accordo che ha chiuso la causa intentata da Trump per la sospensione dei suoi account. A Chevron ne sono stati chiesti 50, ma l'azienda ha versato una cifra molto più bassa. A diversi lobbisti di Washington è stato invece domandato di raccogliere almeno altrettanto tra i propri clienti.

Alcuni donatori, chiamati al telefono da Trump dopo avere già versato diversi milioni di dollari, si aspettavano un ringraziamento e si sono sentiti chiedere altro denaro. In un caso O'Rourke ha sollecitato a un dirigente un assegno da un milione di dollari pochi giorni dopo che questi aveva partecipato a una cena organizzata proprio per ringraziarlo di una donazione precedente.

"Trump sta facendo a pezzi tutti i paradigmi della raccolta fondi. La portata è sbalorditiva", ha spiegato al giornale Douglas Brinkley, storico alla Rice University. "Si parlava della camera da letto di Lincoln messa in vendita, ma qui siamo davanti a una mangiatoia di denaro su scala industriale", ha aggiunto, riferendosi alle accuse rivolte negli anni Novanta all'Amministrazione Clinton, sospettata di avere concesso pernottamenti alla Casa Bianca in cambio di contributi elettorali.

Nel 2015 Trump definiva i comitati di azione politica come una "truffa" e sosteneva di finanziare personalmente la propria campagna per non dipendere dai grandi donatori. "Una delle promesse che più entusiasmavano le folle nel 2016 era quella di prosciugare la palude", ha ricordato Marc Short, direttore degli Affari legislativi della Casa Bianca durante il primo mandato di Trump. Secondo Short, in quegli anni non avvenne nulla di paragonabile alle pressioni esercitate oggi sulle aziende e il presidente non sollecitava con altrettanta insistenza il denaro di soggetti con interessi diretti nelle decisioni del governo.

Il tabacco, la FDA e i missili di Lockheed Martin


A maggio, nel golf club del presidente a Jupiter, in Florida, O'Rourke ha assistito a un incontro tra Trump e i vertici dell'industria del tabacco. Il presidente ha promesso gran parte di ciò che gli era stato chiesto in materia di sigarette elettroniche e di Food and Drug Administration, l'agenzia federale che regola farmaci e alimenti, mentre i suoi comitati hanno ricevuto in cambio milioni di dollari. Poco dopo la FDA ha revocato le restrizioni su alcuni prodotti aromatizzati e il suo direttore lasciò l'incarico. La Casa Bianca ha sempre sostenuto che le decisioni sanitarie dell'Amministrazione fossero guidate esclusivamente dalla qualità delle prove scientifiche.

Tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026 Lockheed Martin ha versato più di 10 milioni di dollari per le celebrazioni del 250° anniversario degli Stati Uniti e per alcuni interventi nell'area di Washington. Il 24 giugno il Pentagono le ha assegnato un contratto settennale da un massimo di 35 miliardi di dollari per quadruplicare la produzione degli intercettori THAAD, da circa 96 a 400 unità l'anno, e ricostituire così le scorte consumate durante la guerra con l'Iran. Poche settimane dopo Trump ha annunciato che l'azienda avrebbe pagato circa cinque milioni per l'eliporto in costruzione alla Casa Bianca.

Durante una cena organizzata in ottobre nella East Room per i finanziatori della sala da ballo, Trump ha raccontato personalmente quanto fosse semplice raccogliere quelle somme: "Molti di voi sono stati davvero generosi. A un paio di voi, mentre ero seduto qui, ho chiesto: 25 milioni sarebbero una cifra appropriata? E mi hanno risposto: va bene". Poi ha osservato che non servono molti assegni da 25 milioni per raggiungere l'obiettivo. Le aziende hanno cominciato così a scambiarsi informazioni su quella che l'analista finanziario Blair Levin ha definito la "tassa di transazione Trump", un pagamento ormai aggiuntivo rispetto ai normali costi d'impresa. Al libero mercato, ha concluso Levin, si sta sostituendo il mercato dei favori del presidente.

Danielle Alvarez, portavoce di Trump e O'Rourke, ha risposto definendo il presidente come "il raccoglitore di fondi di maggior successo nella storia politica moderna" e ha spiegato che il denaro raccolto servirà a vincere le elezioni di metà mandato e a costruire un'infrastruttura politica duratura. "Una cosa non è mai cambiata: il presidente Trump non può essere comprato", ha aggiunto.


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Caso Delmastro, la Camera nega le chat: bagarre e accuse in Aula


@Politica interna, europea e internazionale
Con 206 voti a favore e 133 contrari, l’Assemblea della Camera ha approvato a Roma la relazione della Giunta per le Autorizzazioni, respingendo la richiesta di autorizzazione all’accesso alle chat che coinvolgono l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Il

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🟣 Il 7 e l’8 novembre 2026 Volt Italia si ritrova a Genova per la sua Assemblea Generale!

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Trump attacca il comunismo da Las Vegas


Il presidente ha dedicato diversi minuti del comizio in Nevada ad attaccare Abdul El-Sayed e Francesca Hong, definendo il comunismo la più grande minaccia della storia degli Stati Uniti.

Donald Trump è andato a Las Vegas mercoledì per un evento sulle tasse e sull'economia, ma ha dedicato diversi minuti del suo intervento ad attaccare il comunismo, definito la più grande minaccia della storia americana. "Il comunismo è la più grande minaccia per il nostro paese nella sua storia, comprese la Prima e la Seconda guerra mondiale, Pearl Harbor, l'11 settembre", ha detto il presidente. "Penso che sia la minaccia più grande."

Il comizio al Red Rock Casino è durato circa 75 minuti davanti a un pubblico di 500 persone, mentre centinaia di sostenitori sono rimasti fuori perché la sala aveva esaurito i posti. La Casa Bianca aveva presentato l'appuntamento come dedicato alla politica fiscale, ma il presidente si è allontanato più volte dal tema per attaccare i due protagonisti della settimana politica americana.

Il primo bersaglio è stato Abdul El-Sayed, che martedì ha vinto le primarie democratiche per il Senato in Michigan battendo la deputata moderata Haley Stevens per meno di un punto percentuale. A novembre affronterà il repubblicano Mike Rogers per il seggio lasciato libero dal senatore uscente Gary Peters. "Quando guardo Abdul, è pieno di stronzate", ha detto Trump, raccogliendo una delle reazioni più forti della serata.

La vittoria di El-Sayed conviene ai repubblicani, ha spiegato il presidente. "I sondaggi dicono che andiamo meglio contro i comunisti", ha detto. "Quindi ha vinto e quindi credo di esserne contento." È la strategia con cui il partito conta di sfruttare l'avanzata dei candidati di sinistra nelle primarie democratiche, alimentando la diffidenza verso il comunismo per allontanare gli elettori centristi dai progressisti.

Il secondo bersaglio è Francesca Hong, candidata alle primarie democratiche dell'11 agosto per il governatorato del Wisconsin. Hong siede nell'assemblea legislativa dello Stato ed è iscritta ai Democratic Socialists of America, l'organizzazione socialista americana. Nei giorni scorsi sono tornati a circolare suoi vecchi messaggi in cui diceva di detestare il Giorno del Ringraziamento, il Natale e Halloween. Alla vigilia del voto ha corretto il tiro dicendo a Politico che il Ringraziamento è in realtà la sua festa preferita.

Trump l'ha definita una "pazza" e ha ripreso le sue vecchie posizioni sull'abolizione della polizia, sostenendo che secondo Hong le forze dell'ordine servono solo a difendere la supremazia bianca. "Non possiamo lasciare che vadano al governo", ha detto. La campagna del deputato repubblicano Tom Tiffany, che sfida Hong a novembre, ha rilanciato i commenti dell'ufficio stampa della candidata.

I sondaggi davano Hong largamente in testa alla primaria e sostanzialmente in parità con Tiffany nel voto di novembre, ma le rilevazioni sul voto generale sono state condotte prima che i messaggi sul Ringraziamento tornassero a circolare. Sul socialismo il terreno resta favorevole ai repubblicani: un sondaggio Gallup del 2025 ha rilevato che i democratici sono l'unico gruppo di elettori a giudicare quell'ideologia più positivamente del capitalismo.

Il presidente ha descritto a modo suo cosa comporterebbero le politiche comuniste. "Volete una casa gratis? La prenderemo dal vostro vicino. Volete l'affitto gratis? Toglieremo il vostro palazzo al padrone di casa", ha detto. "Quello che non dicono è che alla fine dell'anno non avrete altro che morte, squallore, povertà." Ha citato il Venezuela come esempio di un paese ricco impoverito da quelle scelte e ha promesso di sconfiggere "comunismo, socialismo e marxismo" negli Stati Uniti.

El-Sayed si definisce capitalista e ha preso le distanze dai Democratic Socialists of America, anche se i repubblicani lo associano di continuo al movimento socialista-democratico. Sostenuto dal senatore Bernie Sanders e dalla deputata Alexandria Ocasio-Cortez, ha costruito la sua campagna sulla sanità pubblica per tutti, sull'uscita del denaro privato dalla politica e sulla fine degli aiuti militari americani a Israele.

Sull'economia Trump ha rivendicato le misure fiscali approvate l'anno scorso con la One Big Beautiful Bill Act: nessuna tassa sulle mance, nessuna tassa sugli straordinari e nessuna tassa sulla previdenza sociale. Ha ricordato che l'idea di esentare le mance gli era venuta proprio a Las Vegas parlando con una cameriera e ha portato sul palco una famiglia iscritta ai Trump Accounts, i conti di investimento per i bambini creati dalla stessa legge. Sui dazi è stato netto: "I dazi ci hanno reso ricchi." Ha accusato gli altri paesi di aver approfittato per anni degli Stati Uniti e ha definito "sgradevole" la leadership canadese.

In Nevada, ha sostenuto il presidente, sono stati creati oltre 40mila posti di lavoro e quasi 100mila persone sono uscite dal programma di buoni alimentari per le famiglie povere. Ha citato anche la corsa della borsa e la miniera di litio di Thacker Pass, in cui il governo federale ha preso una quota. Gli americani però giudicano sempre peggio lo stato dell'economia e l'indice di gradimento del presidente è sceso ai minimi del suo mandato.

Il governatore repubblicano del Nevada Joe Lombardo si è presentato a sorpresa sul palco, dopo aver disertato la precedente visita di Trump nello Stato. Lombardo, che affronta una delle sfide più incerte del paese, ha difeso i rapporti del presidente con i grandi imprenditori. "Quegli amici miliardari danno lavoro. E se non ti prendi cura di loro, quei posti di lavoro spariscono", ha detto. Ha poi attaccato la sinistra sul piano economico: "Il governo non ha la possibilità di distribuire quantità infinite di denaro. Non è così che funzionano le economie."

L'inizio del suo intervento è stato imbarazzante. Mentre ricordava Austin Abdelnabi, l'agente di polizia di trent'anni ucciso a colpi di arma da fuoco martedì durante il servizio, una persona dal pubblico ha fischiato, in apparenza perché il cognome somigliava a quello di El-Sayed. Lombardo ha subito richiamato la platea dicendo che non era il caso di fischiare e ha chiesto un minuto di silenzio.

Il procuratore generale dello Stato Aaron Ford, avversario democratico di Lombardo, ha criticato la partecipazione del governatore al comizio. Trump e Lombardo, ha detto in una nota, condividono un palco e cercano di ingannare gli elettori sulla realtà di un'economia che sta facendo aumentare i costi per i cittadini del Nevada.

L'applauso più forte della giornata è arrivato quando Trump ha promesso di far approvare il SAVE America Act, la proposta di legge che imporrebbe requisiti stringenti di identificazione per votare, compresa la prova documentale della cittadinanza. Il testo difficilmente passerà al Senato e i suoi oppositori temono che possa escludere dal voto chi non ha quei documenti.

Il presidente ha anche difeso il suo bilancio di endorsement, nonostante il candidato da lui sostenuto in un collegio della Camera in Michigan abbia perso contro un rivale che si era ritirato dalla corsa. Sul palco sono saliti prima di lui i candidati repubblicani al Congresso in Nevada, la senatrice statale Carrie Buck e il compositore di videogiochi Marty O'Donnell, mentre la candidata repubblicana alla carica di procuratore generale Adriana Guzmán Fralick ha guidato il giuramento di fedeltà alla bandiera.

Tra i repubblicani dello Stato mancava il deputato Mark Amodei, che rappresenta il nord del Nevada. Alla domanda sulla visita del presidente ha risposto al Nevada Independent che è bello che sia venuto, aggiungendo di fargli sapere come va a finire.


Abdul El-Sayed vince le primarie Dem per il Senato in Michigan


Abdul El-Sayed ha vinto le primarie del Partito Democratico per il Senato in Michigan. Era la corsa più attesa e più divisiva della stagione che porta alle elezioni di metà mandato di novembre, in cui si rinnovano la Camera e un terzo del Senato. L'emittente televisiva NBC gli ha assegnato la vittoria mentre lo spoglio era ancora in corso, come da prassi americana, in cui sono i media a proclamare i vincitori sulla base delle proiezioni. Al momento della proclamazione il vantaggio sulla deputata moderata Haley Stevens era di pochi punti percentuali e i numeri definitivi arriveranno nelle prossime ore. El-Sayed, 41 anni, ex funzionario della sanità pubblica e figlio di immigrati egiziani, correva da progressista contro la candidata dell'establishment del partito. Se a novembre vincesse anche le elezioni generali, diventerebbe il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti.

Il seggio è quello lasciato libero dal senatore democratico Gary Peters, che si ritira, ed è considerato decisivo per il controllo del Senato. A novembre El-Sayed affronterà il repubblicano Mike Rogers, un ex deputato sostenuto dal presidente Donald Trump che nel 2024 aveva perso la corsa per l'altro seggio del Michigan contro la democratica Elissa Slotkin.

El-Sayed era in vantaggio di quasi 30 punti nei primi risultati e ha visto il margine ridursi per tutta la notte, man mano che venivano conteggiati i voti per posta, nettamente favorevoli a Stevens. Lui ha vinto il voto in presenza con circa 25 punti di scarto, lei quello postale con un margine simile. L'affluenza ha stabilito i record per una primaria dello stato, con oltre 1,3 milioni di voti per posta e un voto anticipato in presenza cresciuto del 90% rispetto al 2024. I due candidati hanno parlato ai sostenitori dopo la mezzanotte locale (le sei del mattino in Italia), quando l'esito era ancora incerto.

Primarie democratiche · Michigan

El-Sayed batte Stevens per meno di due punti nella corsa per il Senato

La rete NBC ha assegnato la vittoria a El-Sayed quando lo spoglio era quasi completo. In palio c'è il seggio lasciato dal democratico Gary Peters: a novembre la sfida sarà con il repubblicano Mike Rogers.

Scrutinio in corso Grafica di Focus America 5 agosto 2026

CandidatoVoti%

Abdul El-Sayed Ex funzionario della sanità pubblica
700.272
48,9%

Haley Stevens Deputata al Congresso
675.350
47,1%

Mallory McMorrow Senatrice statale, ritirata
57.604
4,0%

1.433.226 voti conteggiati 91% scrutinato

Fonte New York Times, risultati non ufficiali. Primarie democratiche del 4 agosto 2026 per il seggio del Michigan al Senato degli Stati Uniti; la vittoria è stata assegnata dalla rete NBC. McMorrow si era ritirata a luglio, ma restava sulla scheda.

Sei gruppi esterni hanno speso 62 milioni di dollari a favore di Stevens, un vantaggio di nove a uno secondo i dati della società di monitoraggio pubblicitario AdImpact. Per El-Sayed, tra campagna e alleati, sono arrivati circa 7 milioni. Oltre la metà dei fondi pro-Stevens, circa 32 milioni, è arrivata dal super PAC di AIPAC, la principale lobby filo-israeliana degli Stati Uniti (i super PAC sono comitati che possono raccogliere e spendere somme illimitate, purché non si coordinino direttamente con i candidati). È la cifra più alta spesa da un singolo gruppo in una primaria democratica federale in questo ciclo elettorale. Secondo un'analisi del Washington Post, con oltre 97 milioni di dollari di spot televisivi la primaria del Michigan è stata la seconda più costosa del paese, dietro soltanto a quella del Texas. La provenienza del denaro è diventata il tema centrale della campagna. Nell'ultimo dibattito i due candidati hanno passato i primi quindici minuti a litigare su super PAC e gruppi che non rivelano i propri donatori.

Sulla guerra a Gaza i due candidati erano agli opposti. El-Sayed accusa il governo israeliano di aver commesso un genocidio e chiede di interrompere gli aiuti militari americani a Israele. Stevens si definisce una "orgogliosa democratica pro-Israele", sostiene il mantenimento degli aiuti senza condizioni e non ritiene che ci sia stato un genocidio. La distanza si è vista nelle urne di uno stato che ospita una delle più grandi comunità arabe d'America. A Dearborn, la città del Michigan con la più alta quota di residenti arabo-americani, El-Sayed ha vinto con oltre 57 punti di margine.

Stevens, 43 anni, deputata al quarto mandato, era la candidata dei vertici del partito. Il leader dei senatori democratici Chuck Schumer aveva chiesto ai donatori di finanziarla e la governatrice Gretchen Whitmer, che nel 2018 aveva sconfitto nettamente El-Sayed nelle primarie per la carica di governatore, l'aveva appoggiata pubblicamente. I sondaggi le attribuivano un ampio vantaggio tra gli elettori neri e tra gli over 60. El-Sayed è andato più forte tra i giovani, i laureati e gli indipendenti, che in Michigan possono partecipare al voto perché le primarie sono aperte, senza registrazione per partito. Lo hanno sostenuto Bernie Sanders, la deputata Alexandria Ocasio-Cortez e il sindacato dell'auto United Auto Workers.

La corsa era seguita da tutte le correnti democratiche perché era il primo scontro diretto dell'anno tra progressisti e centristi in una primaria per il Senato. E si è svolta in uno stato in bilico, non in roccaforti come New York o Denver, dove la sinistra ha già vinto quest'anno. Sullo sfondo c'è il 2028. Il partito ha collocato in via preliminare il Michigan al quinto posto nel calendario delle prossime primarie presidenziali (prima del Super Tuesday, il giorno in cui vota il blocco più numeroso di stati). Per entrambe le ali la sfida è stata una prova generale delle strategie con cui mobilitare le rispettive coalizioni.

Per la sinistra è arrivata un'altra vittoria dal settimo distretto del Michigan, quello della capitale Lansing. William Lawrence, un organizzatore di 35 anni che ha co-fondato il movimento ambientalista giovanile Sunrise Movement, ha superato due candidati moderati che si sono divisi il voto (insieme avevano ottenuto la maggioranza dei consensi). Lawrence, sostenuto da Sanders, ha fatto campagna contro i data center e per la sanità universale. A novembre sfiderà il repubblicano Tom Barrett in uno dei 18 seggi considerati contendibili dal Cook Political Report, l'istituto indipendente che valuta la competitività dei collegi. Sarà un test sulla capacità del populismo di sinistra di vincere in un distretto conteso.

In Missouri ha vinto invece l'establishment. Il deputato Wesley Bell, un moderato pro-Israele, ha respinto con oltre il 70% dei voti il tentativo di rientro di Cori Bush. L'ex deputata socialista-democratica, che lui stesso aveva battuto nel 2024, faceva parte della "Squad", il gruppo delle deputate più progressiste del Congresso. Anche in questa corsa il super PAC legato ad AIPAC ha speso milioni di dollari contro Bush. La sconfitta interrompe la serie di successi dei socialisti democratici, che a giugno avevano estromesso tre deputati in carica. Resta ancora aperta la sfida di Detroit tra il deputato Shri Thanedar e lo sfidante socialista-democratico Donavan McKinney.

Le primarie di martedì hanno definito anche la corsa per la successione della governatrice Whitmer, non più ricandidabile per i limiti di mandato. A novembre la democratica Jocelyn Benson, segretaria di Stato del Michigan (la carica che sovrintende alle elezioni), affronterà il deputato repubblicano John James, sostenuto da Trump. Benson ha difeso i risultati del 2020 dai tentativi di ribaltamento; James, se vincesse, diventerebbe il primo governatore nero dello stato.

Negli altri stati al voto, in Kansas i repubblicani hanno scelto Ty Masterson, il presidente del Senato statale sostenuto da Trump, per la successione della governatrice democratica Laura Kelly. Lo sfiderà la democratica populista Cindy Holscher, che ha vinto la sua primaria contro il candidato appoggiato dalla governatrice uscente. Gli elettori hanno inoltre bocciato il referendum promosso dai repubblicani per rendere elettivi i giudici della Corte Suprema statale, un tentativo di ribaltare la sentenza del 2019 che garantisce il diritto all'aborto nello stato. In Missouri sono state respinte sia la proposta che avrebbe reso molto più difficili i referendum costituzionali di iniziativa popolare sia quella per abolire l'imposta statale sul reddito. In Virginia i democratici hanno candidato l'ex deputata Elaine Luria, che sfiderà di nuovo la repubblicana Jen Kiggans dopo la sconfitta del 2022 in uno dei distretti più competitivi del paese. Nello stato di Washington, dove tutti i candidati corrono in un'unica primaria e i primi due passano al voto di novembre, la deputata democratica moderata Marie Gluesenkamp Perez affronterà John Braun, un repubblicano appoggiato da Trump.

Sempre martedì, in South Dakota il candidato democratico al Senato Julian Beaudion si è ritirato dalla corsa dopo aver denunciato minacce e un incendio nella sua casa, lasciando campo libero a un indipendente contro il senatore repubblicano Mike Rounds. È il terzo caso quest'anno dopo Nebraska e Idaho, una strategia che i democratici stanno ripetendo negli stati più conservatori per concentrare i voti dell'opposizione.


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L’FBI indagò su Trump come possibile agente russo dopo il licenziamento di Comey


La Casa Bianca ha declassificato il fascicolo segreto "Oxferd Comma", aperto nel 2017 e poi confluito nell’inchiesta Mueller specificando che non sono mai emerse prove a sostegno dell’ipotesi iniziale.

Mercoledì la Casa Bianca ha declassificato i documenti relativi a un'indagine aperta dall'FBI nel 2017 per accertare se il presidente Donald Trump avesse agito per conto della Russia quando licenziò il direttore dell'agenzia James Comey. Secondo un funzionario della Casa Bianca, non emerse però alcuna prova a sostegno di questa ipotesi.

L'inchiesta, denominata in codice Oxferd Comma, fu avviata il 16 maggio 2017, una settimana dopo il licenziamento di Comey: proprio la decisione di Trump di rimuovere il direttore dell'FBI ne costituì il punto di partenza. Il funzionario della Casa Bianca l'ha descritta come una diramazione di Crossfire Hurricane, l'indagine sui possibili legami tra la campagna presidenziale di Trump del 2016 e il governo russo, conosciuta in gergo giornalistico come Russiagate.

I documenti pubblicati dalla Government Transparency Task Force della Casa Bianca indicano invece che si trattava di un'indagine a pieno titolo, aperta direttamente sul presidente in carica. Il fascicolo fu classificato come sensibile, una procedura impiegata di norma per sottrarre un caso ai registri consultabili dagli altri agenti. Gli investigatori che ne disposero l'apertura sostennero che fosse il metodo meno invasivo per verificare quello che consideravano un grave rischio per la sicurezza nazionale.

Oxferd Comma confluì poi in seguito nell'inchiesta più ampia del procuratore speciale Robert Mueller e fu chiusa il 9 aprile 2019, poche settimane dopo la consegna del rapporto finale, senza che fossero emersi elementi a sostegno dell'ipotesi iniziale.

I documenti declassificati

L’FBI indagò se Trump avesse licenziato Comey per conto della Russia. Non trovò nulla


La Casa Bianca ha reso pubblici i fascicoli di «Oxferd Comma», l’indagine aperta nel maggio 2017 sul presidente in carica e chiusa due anni dopo senza prove a sostegno dell’ipotesi iniziale.

Grafica di FocusAmerica

Il fascicolo aperto dall’FBI il 16 maggio 2017

Federal Bureau of Investigation
Nome in codice
OXFERD COMMA

Oggetto: indagine a pieno titolo sul presidente in carica, aperta una settimana dopo il licenziamento di James Comey.
Classificazione: fascicolo sensibile, la procedura che lo sottrae ai registri consultabili dagli altri agenti.

DeclassificatoCasa Bianca – 5 agosto 2026

7
giorni
dal licenziamento di Comey all’apertura del fascicolo

693
giorni
la durata dell’indagine, dall’apertura alla chiusura

0
prove
trovate a sostegno dell’ipotesi iniziale

Atto 1L’indagine (2017–2019)

9 maggio 2017
Trump licenzia Comey
La Casa Bianca cita la gestione dell’indagine sulle email di Hillary Clinton. Secondo il rapporto Mueller, il presidente era irritato dal rifiuto di Comey di dichiarare in pubblico che Trump non era indagato.

16 maggio 2017
L’FBI apre Oxferd Comma
L’obiettivo è verificare se il presidente abbia agito «per conto del governo della Federazione Russa». Gli agenti che aprono il caso lo considerano il metodo meno invasivo per affrontare un grave rischio per la sicurezza nazionale.

17 maggio 2017
Rosenstein nomina Mueller
Il viceprocuratore generale affida al procuratore speciale l’indagine sulle interferenze russe nelle elezioni del 2016. Oxferd Comma confluirà in questa inchiesta.

9 aprile 2019
Il fascicolo si chiude senza prove
Poche settimane dopo la consegna del rapporto finale: Mueller non trova prove che la campagna di Trump abbia cospirato o coordinato le proprie azioni con Mosca, pur documentando diversi contatti con persone legate al governo russo.

Atto 2La resa dei conti (2025–2026)

15 maggio 2025
La foto delle conchiglie
Comey pubblica su Instagram un’immagine di conchiglie disposte a formare «86 47». L’amministrazione la legge come una minaccia al 47º presidente; lui la cancella e nega ogni intento violento.

Settembre 2025
Prima incriminazione, poi archiviata
Comey è incriminato per false dichiarazioni al Congresso. A novembre un giudice federale archivia il caso: la nomina della procuratrice era illegittima. Il Dipartimento di Giustizia ha fatto appello.

28 aprile 2026
Seconda incriminazione
Un gran giurì della Carolina del Nord incrimina Comey per minacce alla vita del presidente, sulla base della foto delle conchiglie. L’ex direttore denuncia un procedimento selettivo e vendicativo.

5 agosto 2026
La declassificazione
La Government Transparency Task Force della Casa Bianca pubblica i documenti di Oxferd Comma. Un funzionario: quasi tutto ciò che l’FBI aveva raccolto fino a quel momento smentiva la collusione con la Russia.

Fonte: documenti FBI declassificati dalla Casa Bianca (Government Transparency Task Force, 5 agosto 2026); rapporto Mueller; atti giudiziari federali. La durata di 693 giorni è un calcolo redazionale sulle date di apertura (16 maggio 2017) e chiusura (9 aprile 2019) del fascicolo.

Dal licenziamento di Comey all'inchiesta Mueller


"Non sapevo che l'ipotesi di ostruzione comprendesse anche la possibilità che Donald Trump stesse in qualche modo agendo per conto di Vladimir Putin", ha dichiarato il funzionario. "In sostanza, quasi tutto ciò che l'FBI aveva raccolto fino a quel momento aveva smentito o escluso l'esistenza di una collusione tra Trump, o la sua campagna, e la Russia".

Trump licenziò Comey nel maggio del 2017, pochi mesi dopo l'inizio del suo primo mandato. La Casa Bianca giustificò inizialmente la rimozione con la gestione, da parte del direttore dell'FBI, dell'indagine sulle email dell'ex segretaria di Stato Hillary Clinton. Il rapporto Mueller affermò invece che il presidente era irritato perché Comey si era rifiutato di dichiarare pubblicamente che Trump non fosse oggetto di un'indagine personale sui rapporti con la Russia.

Il 17 maggio, il giorno successivo all'apertura di Oxferd Comma, l'allora viceprocuratore generale Rod Rosenstein nominò Mueller procuratore speciale, affidandogli il compito di indagare sulle interferenze russe nelle elezioni presidenziali del 2016 e sugli eventuali legami con la campagna di Trump. Mueller non trovò prove che i suoi membri avessero "cospirato o coordinato" le proprie azioni con Mosca, pur documentando diversi contatti tra lo staff e persone legate al governo russo.

Lo scontro tra Trump e Comey continua nelle corti


Da anni Trump accusa l'FBI e le altre agenzie di intelligence di avere condotto indagini improprie sulle sue campagne elettorali e sulla sua presidenza, promettendo a sua volta nuove inchieste. Ha definito Comey un "poliziotto corrotto", mentre l'ex direttore dell'FBI ha descritto Trump come "moralmente inadatto" alla presidenza.

Nell'aprile di quest'anno Comey è stato incriminato con l'accusa di avere minacciato la vita del presidente, in seguito alla pubblicazione, nel maggio del 2025, di una fotografia che mostrava alcune conchiglie disposte in modo da formare i numeri "86 47". L'ex direttore FBI sostiene invece di essere vittima di un procedimento selettivo e dettato da intenti vendicativi, ricostruzione respinta dal Dipartimento di Giustizia dell'Amministrazione Trump.

L'anno scorso era già stato incriminato per false dichiarazioni al Congresso, ma nel novembre del 2025 un giudice federale aveva archiviato il caso senza pregiudizio, giudicando illegittima la nomina della procuratrice che aveva ottenuto l'incriminazione. Il Dipartimento di Giustizia ha presentato appello contro questa decisione.

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Bastian’s Night #488 August, 6th


Every Thursday of the week, Bastian’s Night is broadcast from 21:30 CEST/DST.

Bastian’s Night is a live talk show in German with lots of music, a weekly round-up of news from around the world, and a glimpse into the host’s crazy week in the pirate movement.


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El-Sayed vince di misura in Michigan, Trump grida già ai brogli


Il progressista ha superato la rivale Haley Stevens al termine di una primaria da oltre 60 milioni di dollari. A novembre affronterà Mike Rogers in una sfida decisiva per il controllo del Senato.
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Abdul El-Sayed ha vinto le primarie democratiche per il Senato in Michigan con meno di 15.000 voti di vantaggio su oltre 1,5 milioni: circa il 49% contro il 47% di Haley Stevens. Questa mattina la deputata ha telefonato al rivale per riconoscere la sconfitta, al termine di una delle competizioni interne più seguite del Paese. A novembre, quindi, El-Sayed affronterà il repubblicano Mike Rogers, ex deputato alla Camera. Se vincesse, diventerebbe così il primo musulmano eletto al Senato degli Stati Uniti.

Il presidente Donald Trump è intervenuto mentre lo scrutinio era ancora in corso. Alle 9:28 del mattino a Washington, vale a dire le 15:28 in Italia, mezz'ora prima che l'Associated Press assegnasse la vittoria a El-Sayed, ha scritto su Truth Social che la contea di Wayne, dove si trova Detroit, è "una delle aree di voto più corrotte degli Stati Uniti, se non del mondo" e "puro Terzo Mondo". Senza fornire prove, ha aggiunto che lì "accadono miracoli, comprese molte più schede depositate di quanti siano gli elettori".

Trump ha poi definito El-Sayed, senza nominarlo, "il comunista, che a Detroit non piace". Ha evocato "tutte quelle schede postali false che compariranno a sorpresa all'ultimo momento" e invitato i suoi sostenitori a prepararsi a "un'altra elezione truccata". Infine ha chiesto ai repubblicani di votare Rogers a novembre per rendere il margine in Michigan "troppo grande per essere truccato". Alle 10:10 ora locale ha di nuovo commentato la vittoria ufficiale di El-Sayed definendola "una grande notizia per il Partito Repubblicano".

Il candidato progressista e il peso dei finanziamenti esterni


Nato in Michigan da genitori egiziani, El-Sayed si era candidato senza successo a governatore dello Stato nel 2018 e in seguito ha guidato il dipartimento sanitario della contea di Wayne. Durante la recente campagna elettorale ha sostenuto il Medicare for All, cioè l'estensione a tutti i cittadini della copertura sanitaria pubblica oggi riservata soprattutto agli anziani, così come la riforma del finanziamento della politica e soprattutto la fine degli aiuti militari a Israele. Stevens ha invece concentrato la propria candidatura sulla manifattura, sull'economia e sulla capacità di conquistare i collegi più contesi.

Proprio il giudizio su Israele, duramente criticato da El-Sayed per la condotta della guerra a Gaza, ha diviso l'elettorato, come già nel 2024, quando molti elettori musulmani contestarono Kamala Harris per questo motivo. Stavolta Stevens ha beneficiato di decine di milioni di dollari spesi dal super PAC dell'American Israel Public Affairs Committee, il più influente gruppo filoisraeliano degli Stati Uniti, e del sostegno dell'apparato democratico, a partire dal leader della minoranza democratica al Senato Chuck Schumer. In Michigan, la spesa complessiva dei gruppi esterni ha superato i 60 milioni di dollari, stabilendo un record per una primaria democratica al Senato.

Un seggio decisivo per il controllo del Senato


Molti elettori musulmani hanno interpretato il risultato come la prova di aver conquistato finalmente uno spazio nella politica americana, riferisce il New York Times, soprattutto nel Michigan orientale, dove le comunità arabe e musulmane sono radicate da tempo. Aber Kawas, vincitrice quest'anno delle primarie per il Senato dello Stato di New York, si è recata in Michigan proprio per sostenere El-Sayed. Ma il risultato, ha spiegato al quotidiano, nasce soprattutto dalla capacità del candidato di rivolgersi a tutti gli elettori del Michigan alle prese con il costo della vita, musulmani e non.

Il seggio lasciato libero dal democratico Gary Peters, che non si ricandiderà, potrebbe ora rivelarsi decisivo per il controllo del Senato. Il Cook Political Report considera incerto l'esito della sfida di novembre. Mercoledì il National Republican Senatorial Committee, l'organizzazione che coordina le campagne repubblicane per il Senato, ha diffuso uno spot digitale che descrive El-Sayed come "il candidato al Senato più radicale d'America" e ne scandisce il nome completo, Abdulrahman Mohamed El-Sayed. In vista del voto, il filmato sembra anticipare quella che sarà una campagna elettorale molto aggressiva: diversi candidati repubblicani in Texas, Tennessee e Alabama hanno già adottato toni ostili nei confronti dei musulmani.


Abdul El-Sayed vince le primarie Dem per il Senato in Michigan


Abdul El-Sayed ha vinto le primarie del Partito Democratico per il Senato in Michigan. Era la corsa più attesa e più divisiva della stagione che porta alle elezioni di metà mandato di novembre, in cui si rinnovano la Camera e un terzo del Senato. L'emittente televisiva NBC gli ha assegnato la vittoria mentre lo spoglio era ancora in corso, come da prassi americana, in cui sono i media a proclamare i vincitori sulla base delle proiezioni. Al momento della proclamazione il vantaggio sulla deputata moderata Haley Stevens era di pochi punti percentuali e i numeri definitivi arriveranno nelle prossime ore. El-Sayed, 41 anni, ex funzionario della sanità pubblica e figlio di immigrati egiziani, correva da progressista contro la candidata dell'establishment del partito. Se a novembre vincesse anche le elezioni generali, diventerebbe il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti.

Il seggio è quello lasciato libero dal senatore democratico Gary Peters, che si ritira, ed è considerato decisivo per il controllo del Senato. A novembre El-Sayed affronterà il repubblicano Mike Rogers, un ex deputato sostenuto dal presidente Donald Trump che nel 2024 aveva perso la corsa per l'altro seggio del Michigan contro la democratica Elissa Slotkin.

El-Sayed era in vantaggio di quasi 30 punti nei primi risultati e ha visto il margine ridursi per tutta la notte, man mano che venivano conteggiati i voti per posta, nettamente favorevoli a Stevens. Lui ha vinto il voto in presenza con circa 25 punti di scarto, lei quello postale con un margine simile. L'affluenza ha stabilito i record per una primaria dello stato, con oltre 1,3 milioni di voti per posta e un voto anticipato in presenza cresciuto del 90% rispetto al 2024. I due candidati hanno parlato ai sostenitori dopo la mezzanotte locale (le sei del mattino in Italia), quando l'esito era ancora incerto.

Primarie democratiche · Michigan

El-Sayed batte Stevens per meno di due punti nella corsa per il Senato

La rete NBC ha assegnato la vittoria a El-Sayed quando lo spoglio era quasi completo. In palio c'è il seggio lasciato dal democratico Gary Peters: a novembre la sfida sarà con il repubblicano Mike Rogers.

Scrutinio in corso Grafica di Focus America 5 agosto 2026

CandidatoVoti%

Abdul El-Sayed Ex funzionario della sanità pubblica
700.272
48,9%

Haley Stevens Deputata al Congresso
675.350
47,1%

Mallory McMorrow Senatrice statale, ritirata
57.604
4,0%

1.433.226 voti conteggiati 91% scrutinato

Fonte New York Times, risultati non ufficiali. Primarie democratiche del 4 agosto 2026 per il seggio del Michigan al Senato degli Stati Uniti; la vittoria è stata assegnata dalla rete NBC. McMorrow si era ritirata a luglio, ma restava sulla scheda.

Sei gruppi esterni hanno speso 62 milioni di dollari a favore di Stevens, un vantaggio di nove a uno secondo i dati della società di monitoraggio pubblicitario AdImpact. Per El-Sayed, tra campagna e alleati, sono arrivati circa 7 milioni. Oltre la metà dei fondi pro-Stevens, circa 32 milioni, è arrivata dal super PAC di AIPAC, la principale lobby filo-israeliana degli Stati Uniti (i super PAC sono comitati che possono raccogliere e spendere somme illimitate, purché non si coordinino direttamente con i candidati). È la cifra più alta spesa da un singolo gruppo in una primaria democratica federale in questo ciclo elettorale. Secondo un'analisi del Washington Post, con oltre 97 milioni di dollari di spot televisivi la primaria del Michigan è stata la seconda più costosa del paese, dietro soltanto a quella del Texas. La provenienza del denaro è diventata il tema centrale della campagna. Nell'ultimo dibattito i due candidati hanno passato i primi quindici minuti a litigare su super PAC e gruppi che non rivelano i propri donatori.

Sulla guerra a Gaza i due candidati erano agli opposti. El-Sayed accusa il governo israeliano di aver commesso un genocidio e chiede di interrompere gli aiuti militari americani a Israele. Stevens si definisce una "orgogliosa democratica pro-Israele", sostiene il mantenimento degli aiuti senza condizioni e non ritiene che ci sia stato un genocidio. La distanza si è vista nelle urne di uno stato che ospita una delle più grandi comunità arabe d'America. A Dearborn, la città del Michigan con la più alta quota di residenti arabo-americani, El-Sayed ha vinto con oltre 57 punti di margine.

Stevens, 43 anni, deputata al quarto mandato, era la candidata dei vertici del partito. Il leader dei senatori democratici Chuck Schumer aveva chiesto ai donatori di finanziarla e la governatrice Gretchen Whitmer, che nel 2018 aveva sconfitto nettamente El-Sayed nelle primarie per la carica di governatore, l'aveva appoggiata pubblicamente. I sondaggi le attribuivano un ampio vantaggio tra gli elettori neri e tra gli over 60. El-Sayed è andato più forte tra i giovani, i laureati e gli indipendenti, che in Michigan possono partecipare al voto perché le primarie sono aperte, senza registrazione per partito. Lo hanno sostenuto Bernie Sanders, la deputata Alexandria Ocasio-Cortez e il sindacato dell'auto United Auto Workers.

La corsa era seguita da tutte le correnti democratiche perché era il primo scontro diretto dell'anno tra progressisti e centristi in una primaria per il Senato. E si è svolta in uno stato in bilico, non in roccaforti come New York o Denver, dove la sinistra ha già vinto quest'anno. Sullo sfondo c'è il 2028. Il partito ha collocato in via preliminare il Michigan al quinto posto nel calendario delle prossime primarie presidenziali (prima del Super Tuesday, il giorno in cui vota il blocco più numeroso di stati). Per entrambe le ali la sfida è stata una prova generale delle strategie con cui mobilitare le rispettive coalizioni.

Per la sinistra è arrivata un'altra vittoria dal settimo distretto del Michigan, quello della capitale Lansing. William Lawrence, un organizzatore di 35 anni che ha co-fondato il movimento ambientalista giovanile Sunrise Movement, ha superato due candidati moderati che si sono divisi il voto (insieme avevano ottenuto la maggioranza dei consensi). Lawrence, sostenuto da Sanders, ha fatto campagna contro i data center e per la sanità universale. A novembre sfiderà il repubblicano Tom Barrett in uno dei 18 seggi considerati contendibili dal Cook Political Report, l'istituto indipendente che valuta la competitività dei collegi. Sarà un test sulla capacità del populismo di sinistra di vincere in un distretto conteso.

In Missouri ha vinto invece l'establishment. Il deputato Wesley Bell, un moderato pro-Israele, ha respinto con oltre il 70% dei voti il tentativo di rientro di Cori Bush. L'ex deputata socialista-democratica, che lui stesso aveva battuto nel 2024, faceva parte della "Squad", il gruppo delle deputate più progressiste del Congresso. Anche in questa corsa il super PAC legato ad AIPAC ha speso milioni di dollari contro Bush. La sconfitta interrompe la serie di successi dei socialisti democratici, che a giugno avevano estromesso tre deputati in carica. Resta ancora aperta la sfida di Detroit tra il deputato Shri Thanedar e lo sfidante socialista-democratico Donavan McKinney.

Le primarie di martedì hanno definito anche la corsa per la successione della governatrice Whitmer, non più ricandidabile per i limiti di mandato. A novembre la democratica Jocelyn Benson, segretaria di Stato del Michigan (la carica che sovrintende alle elezioni), affronterà il deputato repubblicano John James, sostenuto da Trump. Benson ha difeso i risultati del 2020 dai tentativi di ribaltamento; James, se vincesse, diventerebbe il primo governatore nero dello stato.

Negli altri stati al voto, in Kansas i repubblicani hanno scelto Ty Masterson, il presidente del Senato statale sostenuto da Trump, per la successione della governatrice democratica Laura Kelly. Lo sfiderà la democratica populista Cindy Holscher, che ha vinto la sua primaria contro il candidato appoggiato dalla governatrice uscente. Gli elettori hanno inoltre bocciato il referendum promosso dai repubblicani per rendere elettivi i giudici della Corte Suprema statale, un tentativo di ribaltare la sentenza del 2019 che garantisce il diritto all'aborto nello stato. In Missouri sono state respinte sia la proposta che avrebbe reso molto più difficili i referendum costituzionali di iniziativa popolare sia quella per abolire l'imposta statale sul reddito. In Virginia i democratici hanno candidato l'ex deputata Elaine Luria, che sfiderà di nuovo la repubblicana Jen Kiggans dopo la sconfitta del 2022 in uno dei distretti più competitivi del paese. Nello stato di Washington, dove tutti i candidati corrono in un'unica primaria e i primi due passano al voto di novembre, la deputata democratica moderata Marie Gluesenkamp Perez affronterà John Braun, un repubblicano appoggiato da Trump.

Sempre martedì, in South Dakota il candidato democratico al Senato Julian Beaudion si è ritirato dalla corsa dopo aver denunciato minacce e un incendio nella sua casa, lasciando campo libero a un indipendente contro il senatore repubblicano Mike Rounds. È il terzo caso quest'anno dopo Nebraska e Idaho, una strategia che i democratici stanno ripetendo negli stati più conservatori per concentrare i voti dell'opposizione.


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La rassegna stampa di giovedì 6 agosto 2026


El-Sayed conquista le primarie democratiche in Michigan e divide il partito, mentre il Senato vota sull'oltraggio a Fauci; il Marine One di Trump sfiora un aereo di linea e il costo delle espulsioni di massa riaccende il dibattito sulle priorità di spesa

Questa è la rassegna stampa di giovedì 6 agosto 2026

Abdul El-Sayed vince le primarie democratiche in Michigan


Il progressista Abdul El-Sayed ha battuto di misura la deputata centrista Haley Stevens nelle primarie democratiche per il Senato in Michigan, conquistando la nomination per una corsa considerata cruciale in vista delle elezioni di metà mandato. La vittoria, più risicata di quanto indicassero i sondaggi, alimenta lo scontro interno tra l'ala insorgente della sinistra e i moderati del partito. Il presidente Donald Trump ha reagito attaccando duramente il candidato, mentre l'organizzazione filoisraeliana AIPAC valuta un nuovo intervento contro di lui nelle elezioni generali.

Fonti: The Wall Street Journal, The New York Times, Bloomberg

Fauci verso il voto sull'oltraggio al Congresso


Una commissione del Senato è pronta a votare giovedì se dichiarare Anthony Fauci in oltraggio al Congresso e deferirlo al Dipartimento di Giustizia, dopo il suo rifiuto di rispondere alle domande in un'audizione della scorsa settimana sulla gestione della pandemia. Nel frattempo la stessa commissione ha ottenuto una copia del telefono dell'ex consigliere sanitario, potenzialmente in grado di fornire ulteriori documenti. I democratici sostengono che l'ex funzionario non possa essere punito per essersi avvalso della facoltà di non rispondere.

Fonti: The New York Times, The Wall Street Journal, The Hill

L'elicottero di Trump sfiora un aereo di linea a Washington


Il Marine One, l'elicottero che trasporta il presidente, è passato a meno di un miglio da un volo di linea dell'Envoy Air martedì nello spazio aereo congestionato di Washington. Le autorità federali dell'aviazione hanno aperto un'indagine su quella che l'NTSB ha definito una "perdita di separazione" tra i due velivoli. La FAA ha precisato che il presidente non è mai stato in pericolo e che i due aerei si sono subito allontanati.

Fonti: The New York Times, Axios, Fox News

Il deputato Chuck Edwards si ritira e lascia i repubblicani in affanno


Il deputato repubblicano Chuck Edwards ha annunciato a sorpresa il ritiro dalla corsa per la rielezione nell'11° distretto della North Carolina, dopo che la commissione etica della Camera ne ha raccomandato la censura per molestie sessuali verso alcune collaboratrici. L'abbandono costringe i repubblicani a cercare in fretta un sostituto a pochi mesi dal voto, in un seggio ormai considerato in bilico. I repubblicani dello Stato si stanno orientando verso il senatore statale Tim Moffitt come possibile candidato.

Fonti: Axios, The New York Times

Il costo delle espulsioni di massa e la revoca dello status agli haitiani


Secondo una stima dell'Economic Policy Institute, il piano di espulsioni di massa dell'Amministrazione Trump costerà ai contribuenti americani circa 2.358 dollari a testa, per un totale di quasi 269 miliardi di dollari nell'arco del mandato. Il dato riaccende il dibattito su come quelle risorse potrebbero altrimenti finanziare aiuti alimentari, sanità o alloggi pubblici. Parallelamente, oltre un milione di haitiani temono l'espulsione dopo la decisione dell'Amministrazione di revocare lo status di protezione umanitaria.

Fonti: Axios, Financial Times

La CIA crea una task force segreta su Cuba


La CIA ha istituito una task force segreta dedicata a Cuba, mentre l'Amministrazione Trump aumenta la pressione su L'Avana. Il gruppo consentirà all'agenzia di spionaggio di indirizzare più rapidamente risorse finanziarie, umane e tecniche verso l'isola. L'obiettivo dichiarato è creare fratture all'interno dell'élite politica cubana.

Fonti: The New York Times

Tucker Carlson presenta un manifesto e alimenta le voci su un terzo partito


L'ex conduttore di Fox News Tucker Carlson ha usato una diretta molto pubblicizzata per svelare una visione in dieci punti per l'America, definendo l'orizzonte di una fazione MAGA sempre più in rotta con Trump. Carlson non ha annunciato un partito, ma ha presentato il manifesto come base per "ciò che verrà", dopo aver detto il mese scorso di voler contribuire a costruire una terza forza politica. La Casa Bianca ha liquidato i dissidenti come un gruppo di "voltagabbana lamentosi" che sopravvalutano la propria influenza.

Fonti: Axios

Le corazzate a propulsione nucleare di Trump costeranno 275 miliardi


La nuova classe di corazzate voluta da Trump, destinata a fare da perno alla cosiddetta "Golden Fleet" della Marina statunitense, costerà circa 275 miliardi di dollari, secondo un rapporto del Congressional Budget Office diffuso mercoledì. La prima delle quindici navi previste, la USS Defiant, è stimata in circa 23,4 miliardi di dollari, con un costo per le unità successive di poco inferiore. Il documento alimenta gli interrogativi sulla sostenibilità del programma di riarmo navale.

Fonti: The Hill

Un fondo saudita guida l'acquisizione del colosso dei videogiochi EA


Un fondo sovrano saudita ha guidato il buyout di Electronic Arts, il gigante statunitense dei videogiochi, in quella che viene descritta come forse la più grande operazione di acquisizione a debito della storia. L'accordo segna un ulteriore passo dell'espansione degli investitori del Golfo nell'intrattenimento americano. L'operazione conferma il crescente interesse dei capitali sauditi verso l'industria del gaming.

Fonti: Semafor

Bessent dichiara "morto" il divario tra ricchi e poveri, ma l'inflazione pesa


Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha sostenuto che la cosiddetta economia "a K", segnata dall'allargarsi della distanza tra ricchi e poveri, non esiste più, nonostante i dati indichino il contrario. Il messaggio arriva mentre diversi economisti avvertono che l'inflazione persistente sta erodendo il potere d'acquisto degli americani rimasti nello stesso impiego. Il tema del carovita si conferma centrale nel dibattito politico in vista delle elezioni di metà mandato.

Fonti: The New York Times, Bloomberg

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

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Chi controlla l'informazione in Italia? Spionaggio e potere con Francesco Cancellato - L'intervista di @marcocappato


Ho incontrato Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.it, e insieme abbiamo parlato della trasformazione del sistema dei media, del suo impatto sulla libertà di informazione e sulla tenuta delle istituzioni democratiche.

Siamo partiti dal caso Paragon, lo spionaggio che Cancellato ha subito tramite lo spyware Graphite, una vicenda che – pur avendo una gravità accertata diversa – mi ha ricordato quella che ho vissuto io, quando mi è arrivata notizia di essere spiato dai servizi segreti italiani

Da lì abbiamo parlato della vulnerabilità dei cittadini e dei giornalisti di fronte all'uso incontrollato di strumenti di sorveglianza militare, toccando poi altri argomenti: il ruolo degli editori indipendenti all'interno di un mercato dominato dalle piattaforme Big Tech, i rischi legati alla disinformazione generata dall'intelligenza artificiale e le trasformazioni della partecipazione politica di fronte alle grandi crisi globali, prima fra tutte la lotta al cambiamento climatico.


@giornalismo

video.marcocappato.it/w/8B6LXN…


Chi controlla l'informazione in Italia? Spionaggio e potere con Francesco Cancellato


Ho incontrato Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.it, e insieme abbiamo parlato della trasformazione del sistema dei media, del suo impatto sulla libertà di informazione e sulla tenuta delle istituzioni democratiche.

Siamo partiti dal caso Paragon, lo spionaggio che Cancellato ha subito tramite lo spyware Graphite, una vicenda che – pur avendo una gravità accertata diversa – mi ha ricordato quella che ho vissuto io, quando mi è arrivata notizia di essere spiato dai servizi segreti italiani (youtu.be/KpPrKNUExeE).

Da lì abbiamo parlato della vulnerabilità dei cittadini e dei giornalisti di fronte all'uso incontrollato di strumenti di sorveglianza militare, toccando poi altri argomenti: il ruolo degli editori indipendenti all'interno di un mercato dominato dalle piattaforme Big Tech, i rischi legati alla disinformazione generata dall'intelligenza artificiale e le trasformazioni della partecipazione politica di fronte alle grandi crisi globali, prima fra tutte la lotta al cambiamento climatico.

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18:58 - L'impatto dell'Intelligenza Artificiale sui media e sulla democrazia
23:47 - Il ruolo della regolamentazione e il valore dei dati pubblici
30:28 - La crisi della democrazia rappresentativa
39:01 - Crisi globali e politica nazionale
46:51 - Economia, beni comuni e costo sociale delle emissioni
53:58 - È la fine del populismo?
1:02:24 - Domanda trappola


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Il piano di Elissa Slotkin per salvare i Democratici comincia dal Midwest


La senatrice del Michigan gira gli Stati del centro del paese con una strategia che chiama perdere meglio e prepara il 2028. Martedì la primaria che deciderà chi corre per il seggio al Senato.

Elissa Slotkin, senatrice democratica del Michigan, passa da mesi più tempo in Kansas, in Ohio, in Indiana e in Iowa che a Washington. Il messaggio che porta al suo partito è che i Democratici hanno molto da imparare dagli Stati del centro del paese. "Credo che ai Democratici servirebbe un po' di istruzione sul centro del paese", ha detto nel novembre 2025 davanti a quasi cinquecento persone a Overland Park, in Kansas. "Un po' di istruzione sul fatto che tra New York e la California c'è qualcosa".

In Michigan martedì si vota la primaria democratica, cioè la consultazione con cui gli elettori del partito scelgono il proprio candidato, per il seggio al Senato lasciato libero dal senatore uscente Gary Peters. Si sfidano il progressista Abdul El-Sayed, ex responsabile della sanità pubblica di Detroit, e la deputata moderata Haley Stevens.

Slotkin non ha appoggiato nessuno dei due. "Non mi immischierò nella corsa al Senato", ha detto a Politico. Stevens ha comunque pubblicato una foto insieme a lei che una parte dei Democratici del Michigan ha letto come un appoggio implicito, mentre la governatrice Gretchen Whitmer si è schierata apertamente con Stevens nella fase finale della campagna.

Chi vince martedì affronterà a novembre Mike Rogers, ex deputato ed ex agente dell'FBI, la polizia federale americana. Slotkin lo ha battuto per circa 20.000 voti nella corsa al Senato del 2024, mentre nello stesso giorno il presidente Donald Trump vinceva il Michigan. Se i Democratici perdono martedì l'occasione di ricompattarsi, lei rischia di restare l'unica democratica del suo Stato al Senato.

Seduta dietro la casa di famiglia a Holly, un paese del Michigan (5.906 abitanti), la senatrice ha ammesso che il giro nel Midwest serve anche a preparare una candidatura alla presidenza. "Sto cercando di fare qualcosa di diverso, non lo stesso piano che usano tutti quando provano a correre per una carica più alta", ha detto. "Sinceramente non so dove andrà a finire, ma voglio di sicuro essere nel gioco".

La strategia che propone al partito la chiama "perdere meglio". Invece di limitarsi a gonfiare i margini nelle roccaforti democratiche come Detroit e Ann Arbor, si tratta di ridurre lo svantaggio nei territori repubblicani. Nel 2024 Slotkin ha ottenuto risultati migliori di Kamala Harris in 68 contee su 83. Il comitato nazionale del partito l'ha indicata come esempio nella sua analisi della sconfitta, uscita ancora incompleta questa primavera: "Le solide credenziali operaie di Slotkin e la sua presenza nelle comunità manifatturiere l'hanno aiutata a contenere le perdite in territorio di Trump".

"Mi piace la matematica e la matematica dice che devi vincere negli Stati in bilico", ha detto la senatrice. "È così che Donald Trump ci ha asfaltati nel 2024. Quindi mi interessa vincere negli Stati in bilico e mi interessa far crescere nuove voci nel Midwest".

Nei suoi eventi Slotkin apre con un numero da cabaret. In Kansas ha elencato un test rapido per capire di essere nel Midwest: sapere cos'è il picnic nel parcheggio dello stadio prima della partita, trovare normale che qualcuno ti passi una birra alle dieci del mattino se si gioca, aver fatto la spesa da Bass Pro o Tractor Supply, catene di articoli per la caccia e per la campagna.

Non sempre funziona: a Indianapolis, davanti a circa 2.000 elettori democratici, ha improvvisato una battuta sulla geografia dell'Indiana e ha sbagliato.

Slotkin è entrata in politica nel 2018, strappando ai repubblicani un collegio del Michigan sud-orientale che era stato di Rogers fino al 2015. Prima era stata analista della CIA (l'agenzia di intelligence americana per l'estero) e aveva lavorato nell'intelligence sotto i presidenti George W. Bush e Barack Obama.

Arrivata al Senato l'anno scorso, è stata scelta dal capogruppo democratico Chuck Schumer per la replica del partito al primo discorso di Trump davanti al Congresso del secondo mandato. L'ha pronunciata da Wyandotte, cittadina operaia del Michigan che avevano vinto sia lei sia il presidente. Si è concentrata su economia e sicurezza nazionale, evitando in larga parte i temi culturali.

Nell'aprile 2025 ha diffuso un "piano di guerra" per "contenere e sconfiggere Donald Trump", che andava dalla garanzia di "elezioni libere e corrette nel 2026" fino all'invito ai Democratici a farsi contagiare dall'energia dell'allenatore dei Detroit Lions, la squadra di football della città.

Il suo profilo è cresciuto ancora a novembre, quando insieme ad altri cinque parlamentari democratici, tra cui il senatore Mark Kelly, ha diffuso un video di novanta secondi in cui ricordava ai militari che possono "rifiutare ordini illegali". Il video ha raccolto quasi 19 milioni di visualizzazioni su X e Trump ha replicato parlando di "comportamento sedizioso, punibile con la morte".

Nel settimo collegio del Michigan, quello che l'ha portata in politica otto anni fa e che Trump ha vinto, Slotkin è invece intervenuta. Contro il socialista-democratico William Lawrence, che sta crescendo nella primaria, ha appoggiato Matt Maasdam, l'uomo che per Obama portava la valigetta con i codici per l'ordine di attacco nucleare.

L'endorsement ha probabilmente cambiato la traiettoria della corsa e ora i repubblicani stanno spendendo 1,6 milioni di dollari per fermare Maasdam.

Con la sinistra del partito i rapporti sono tesi. Interrogata sul fatto che lo streamer di estrema sinistra Hasan Piker facesse campagna per El-Sayed, Slotkin ha risposto: "Mi dà della stupida praticamente una settimana sì e una no. Quale essere umano normale sceglierebbe di andare in un programma dove ti danno dello stupido ogni dieci giorni?".

La linea di frattura vera, per lei, non passa tra progressisti e moderati, ma tra chi ha messaggi vaghi e chi propone piani ambiziosi. "I messaggi che arrivano dalle persone, democratici, repubblicani e indipendenti, dicono in sostanza che vogliono una nuova leadership e idee coraggiose", ha detto. "C'è un vuoto e a riempirlo sono le persone più a sinistra dello schieramento. Non gliene faccio una colpa: rispondono a un desiderio generale".

La sua amica Mikie Sherrill, governatrice del New Jersey, la descrive come una che non perde tempo con le sciocchezze e che spesso questo significa tener testa a gente del proprio partito.

Il comitato nazionale democratico ha appena tolto all'Iowa il posto nella finestra iniziale delle primarie presidenziali del 2028, la sequenza dei primi Stati a votare che di fatto seleziona i candidati in corsa. Il Michigan voterà quinto, mentre a guadagnarci sono stati il Sud e gli Stati delle Montagne Rocciose. Slotkin era passata dall'Iowa proprio durante il suo giro.

Nel 2024 Kamala Harris aveva scelto come vice il governatore del Minnesota Tim Walz puntando sulla sua immagine da uomo del Midwest e la cosa non aveva funzionato. Slotkin ha risposto che quella campagna era stata breve e anomala. "Non funziona tornare in questa regione all'ultimo momento e pensare di convincere le persone con messaggi e candidati cresciuti in provetta a Washington", ha detto.

La senatrice teme che a novembre Trump mandi militari in uniforme o agenti federali ai seggi e ha partecipato a esercitazioni su come reagire. Ha presentato una proposta di legge che lo vieterebbe, che però i repubblicani difficilmente prenderanno in considerazione in un anno elettorale. "Oltre ad aiutare a eleggere democratici alla Camera, al Senato e nel mio Stato, da qui alle elezioni il mio unico obiettivo è smascherare i suoi tentativi di alterare queste elezioni e preparare l'opinione pubblica americana", ha detto. "Non dico queste cose alla leggera".

Quello che la preoccupa di più, però, è un'eventuale buona prestazione democratica a novembre. "Temo che se andremo bene alle elezioni di metà mandato, cosa che ovviamente voglio, la gente lo interpreterà come un ritorno di simpatia per i Democratici, quando in realtà è una misurazione della temperatura sul partito al governo e alle urne va un elettorato completamente diverso, soprattutto in uno Stato in bilico", ha detto.

Slotkin è diventata una specie di autopsia ambulante degli errori del suo partito nel 2024. Aveva definito i Democratici "deboli e woke" già nell'aprile dell'anno scorso e sostiene che il partito debba smettere di ignorare gli elettori di Trump che si sono raffreddati verso il presidente. A gennaio ha portato all'insediamento presidenziale l'amministratore del comune di Holly, che lei definisce un grande tifoso di Trump.

A chi le fa notare che il suo giro potrebbe servire solo a candidarsi come vice, o a ottenere la Difesa o la CIA, risponde ribaltando la domanda: "Vado in Kansas perché voglio fare il direttore della CIA? Questa è la critica?". La sua spiegazione è un'altra: "La minaccia esistenziale per il paese non arriva dall'estero, non è l'Iran e non è la Cina. È la minaccia alla classe media. Non riusciremo a prendere decisioni cruciali per il nostro paese e non saremo una guida all'estero finché non capiremo come tenere in piedi una classe media in America".

Il metodo sembra funzionare almeno per lei. Un sondaggio riservato commissionato da un altro candidato del Michigan le attribuisce un gradimento dell'84% tra gli elettori democratici, contro il 13% di giudizi negativi.


I socialisti americani riscrivono il programma sotto i riflettori delle midterm


I Democratic Socialists of America hanno riscritto il proprio programma mentre i Repubblicani cercano di trasformare l'organizzazione socialista nel volto dell'intero Partito Democratico in vista delle elezioni di metà mandato. I DSA hanno ormai superato i 120.000 iscritti e sono al centro di un'attenzione nazionale senza precedenti. Il nuovo testo attenua alcune posizioni sull'immigrazione, si sposta più a sinistra sulle istituzioni e lascia ai candidati sostenuti dall'organizzazione un ampio margine per prendere le distanze dalle proposte più difficili da difendere.

La versione del 2024 appoggiava la "libertà di movimento", cioè la possibilità per gli immigrati di attraversare i confini per vivere e lavorare e chiedeva la fine di ogni detenzione ed espulsione. Il programma aggiornato, intitolato Workers Deserve More, propone invece di abolire l'ICE, l'agenzia federale che applica le leggi sull'immigrazione, rendere legale la migrazione e concedere un'amnistia agli immigrati già presenti negli Stati Uniti. È scomparsa la richiesta di eliminare tutte le espulsioni.

Sulla struttura della democrazia americana i DSA hanno compiuto il movimento opposto. Il nuovo programma chiede di abolire il Senato, considerato antidemocratico perché assegna a ogni Stato due seggi indipendentemente dalla popolazione. Nel 2024 l'organizzazione si limitava a proporre la fine del filibuster, la pratica parlamentare che al Senato permette alla minoranza di prolungare il dibattito e che, nella maggior parte dei casi, obbliga la maggioranza a raccogliere 60 voti per approvare una misura.

Le modifiche arrivano prima del Socialists Summit di Chicago e riflettono una doppia esigenza. Secondo il Semafor, la più grande organizzazione socialista della storia americana vuole sfruttare l'interesse dei media per diffondere le proprie idee. Allo stesso tempo permette agli iscritti candidati alle elezioni di beneficiare dell'organizzazione dei gruppi locali senza dover accettare ogni punto del programma nazionale. Il vertice ha accreditato 15 testate e aperto ai giornalisti dieci blocchi del programma.

I Repubblicani presentano le midterm come una scelta tra "God Bless the USA" e "L'Internazionale" e interrogano i candidati democratici sui punti più radicali del programma socialista. Tra questi ci sono la proprietà pubblica delle maggiori imprese, le riparazioni per le vittime della schiavitù e del colonialismo e l'abbandono graduale dei combustibili fossili. Anche esponenti democratici di centrosinistra descrivono i DSA come una forza esterna al vero Partito Democratico e li attaccano soprattutto per il peso acquisito dai socialisti critici di Israele.

Francesca Hong, parlamentare statale del Wisconsin, potrebbe diventare la prima iscritta ai DSA a ottenere la candidatura democratica a governatrice di uno Stato. La campagna l'ha costretta a rispondere sia dei propri messaggi del 2020 a favore del taglio dei fondi alla polizia e dell'abolizione del Giorno del Ringraziamento sia del programma nazionale. Hong ha detto a Semafor che quel programma non è il suo e che il suo obiettivo è far funzionare il governo del Wisconsin. Ha inoltre respinto la proposta di abolire il Senato, nonostante nel 2021 avesse sostenuto la stessa posizione dopo l'assoluzione del presidente Donald Trump nel suo secondo processo di impeachment. Ha spiegato di non pensarla più così.

Oliver Larkin, iscritto ai DSA dal 2020 e candidato contro il deputato democratico Jared Moskowitz nelle primarie della Florida per la Camera, considera invece il programma una rappresentazione corretta dell'organizzazione. Non ha chiesto l'appoggio nazionale e si è concentrato sui gruppi della South Florida, ma ritiene che i Repubblicani e i media tradizionali sottovalutino il consenso per un socialismo dichiarato e per cambiamenti costituzionali profondi. A suo giudizio, il ritorno del presidente Trump alla Casa Bianca ha reso più deboli molte posizioni che fino al 2024 erano considerate normali.

I candidati vicini ai DSA ricevono attenzione da due ambienti mediatici opposti. I nuovi media progressisti offrono loro interviste nelle quali possono presentare senza scuse le proprie idee, conquistando un pubblico democratico che ha perso fiducia nei media tradizionali dopo la vittoria del presidente Trump nel 2024. Le televisioni conservatrici li sottopongono invece a domande puntuali sulle singole proposte dell'organizzazione. Questa esposizione amplia la notorietà dei candidati ma li obbliga a scegliere quali parti del programma rivendicare e quali rifiutare.

Rachel Ventura, senatrice statale dell'Illinois iscritta ai DSA, ha respinto anche l'idea di togliere fondi alla polizia. Per Ventura, tagliare un servizio pubblico non impedisce gli abusi di potere ed è l'opposto del socialismo democratico, che dovrebbe far funzionare i servizi pubblici per tutti. Le sue parole mostrano la flessibilità sulla quale l'organizzazione sta costruendo la propria crescita: un programma nazionale riconoscibile e radicale, affiancato dalla libertà per i candidati di adattarlo alle proprie campagne.


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The ‘Free State of Florida’ is watching — and withholding


Florida’s leaders are fond of calling our sunny corner of the country the “Free State of Florida.” But that freedom becomes an exercise in Orwellian doublespeak when the government watches its critics, shields its decisions from public scrutiny, and treats dissent as a potential security threat.

While no single recent episode proves that Florida has abandoned its commitment to free expression and open government, taken together, the pattern is hard to dismiss.

The most immediate warning is a new Florida law that gives the state’s chief of domestic security, with the approval of the governor and Cabinet, power to designate organizations as domestic or foreign terrorist groups.

A designation can trigger dissolution of a corporation, loss of public funding and benefits, penalties for defined forms of material support, and serious consequences for students and campus groups accused of promoting a named group.

A companion law allows information connected with the designation process to be withheld on security grounds. Whatever one thinks of the first organizations targeted, the precedent should trouble everyone. Today it may be a group you despise. Tomorrow it may be yours.

The law took effect July 1, and Gov. Ron DeSantis has identified organizations he wants to label as terrorist groups. But the state told a federal court it would wait to make formal designations until the Florida Department of Law Enforcement completes the required rules.

That pause came amid litigation over the governor’s earlier executive order targeting the Council on American-Islamic Relations and the Muslim Brotherhood — an order a federal judge preliminarily enjoined on March 4 on First Amendment and other constitutional grounds.

The pause has not prevented the chill. At a Florida university with prominent activist groups, a student journalist told the First Amendment Foundation, of which I am the executive director, that organizations now refuse to be covered or quoted for fear of attracting state scrutiny. Other outlets are trying to figure out if writing about banned groups might be considered “promotion” under the law.

The dynamic recalls machinery once used by Southern states to intimidate civil rights organizations by treating dissent and association as threats to public order. In its landmark 1958 ruling in NAACP v. Alabama, the U.S. Supreme Court recognized how compelled disclosure of an organization’s membership could expose its members to economic reprisal, hostility, and coercion.

Today, people seeking government information increasingly encounter delay, denial, excessive charges, or silence.

Florida was once celebrated for having some of the nation’s strongest public records and open meetings laws. Today, people seeking government information increasingly encounter delay, denial, excessive charges, or silence. More than 1,200 exemptions now riddle Florida’s public records laws. During the 2026 legislative session, lawmakers introduced more than 50 bills that would further limit access, although fewer than 10 ultimately passed.

Those numbers reveal a deeper cultural shift. Disclosure is increasingly treated as an inconvenience to be managed rather than a constitutional obligation.

That shift was evident in the transfer of valuable Miami Dade College land for President Donald Trump’s proposed presidential library. After a judge found that a challenge to the college’s inadequately noticed vote had a substantial likelihood of success, Attorney General James Uthmeier joined the college’s defense, called the lawsuit “bogus,” and supported an interpretation under which Florida’s Sunshine Law required little more than logistical notice of a meeting — not meaningful notice of the public business to be decided.

The dispute was ultimately rendered moot after the college held a new, more specifically noticed meeting and voted again. However, it did not erase the troubling choice by Florida’s chief legal officer to argue for a narrower public right to know.

Those who gather news or criticize public officials are now also under pressure.

In November 2025, photojournalist Dave Decker was covering a protest outside the Krome immigration detention center in Miami-Dade County. He was arrested by sheriff’s deputies even though he wore press credentials and repeatedly identified himself as a journalist.

Decker was charged with trespassing after warning and resisting an officer without violence. All charges were dismissed on December 16 after press freedom organizations, including the First Amendment Foundation and Freedom of the Press Foundation (FPF), protested the arrest. The dismissal did not erase the warning: A journalist documenting official action was treated as part of the opposition because his camera was pointed in the government’s direction.

Those who gather news or criticize public officials are now also under pressure.

Then there is the postcard.

Florida resident James O’Gara mailed state Chief Financial Officer Blaise Ingoglia a postcard in August 2025 containing three words: “You lack values.” On September 15, the Department of Financial Services opened a threat assessment. Two weeks later, armed investigators from its Criminal Investigations Division arrived at O’Gara’s home in Largo wearing tactical vests emblazoned with “Police.”

When they first appeared, the investigators did not introduce themselves or tell O’Gara’s wife Cathy, who answered the door, which agency they represented. The family learned days later, with help from Largo police, that their visitors worked for the Department of Financial Services. The agency eventually said the investigation found no credible threat, that James O’Gara was not in trouble, and that there was nothing unlawful about his postcard.

The visit nevertheless conveyed a message. When armed state agents appear at someone’s home over clearly political criticism — without initially saying who they are or what agency sent them — most citizens do not need to be arrested to feel intimidated.

More recently, the Florida Fish and Wildlife Conservation Commission acknowledged that employees used the state’s Driver and Vehicle Information Database to retrieve sensitive personal information about agency critics. Reporting has since identified nearly two dozen people whose records were searched, some repeatedly. The commission defended the inquiries as security-related, pointing in part to threats surrounding contentious public meetings. That rationale raises its own concern: Attending a government meeting and criticizing an agency are core democratic activities and cannot, on their own, justify quietly searching a restricted law enforcement database.

Florida is also investing heavily in systems capable of expanding surveillance. In June, the governor and Cabinet approved $87 million in immigration enforcement grants, including requests for AI-enabled vehicle cameras and software that combines dispatch records, agency files, and license-plate-reader data in a single system. Without strict limits, audits, and transparency, such tools give the government unprecedented power to map people’s movements, associations, and activities.

The state Legislature has already shown where this machinery could lead. Introduced during the 2026 session, House Bill 945 would have created a statewide counterintelligence and counterterrorism unit empowered to examine people and organizations whose “actions, views, or opinions” were considered threatening or inimical to Florida or the United States. That language would have placed political belief within reach of a domestic intelligence service. The bill advanced through three committees before dying in the House State Affairs Committee on March 13. Its failure was welcome, but a proposal that traveled that far should not be regarded as gone for good.

Freedom is measured by whether critics can speak, journalists can document, citizens can assemble, and the public can discover what its government is doing.

By that measure, the “Free State of Florida” is falling dangerously short of its name — and becoming considerably more secret.


freedom.press/issues/the-free-…

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Gli Stati Uniti hanno scorte di petrolio per appena 43 giorni


Le riserve sono al livello più basso degli ultimi 45 anni, mentre la crisi con l'Iran continua a limitare l'offerta mondiale. I mercati scommettono su un accordo imminente per riaprire lo Stretto di Hormuz.

Le scorte di greggio degli Stati Uniti sono scese al livello più basso degli ultimi 45 anni. Secondo un'analisi di Bank of America Global Research, diffusa a metà luglio e basata su dati Bloomberg, il Paese dispone infatti di appena 43 giorni di copertura, conteggiando anche la Strategic Petroleum Reserve, la riserva strategica federale. La media di lungo periodo è invece di circa 65 giorni.

Questo margine di sicurezza si è ridotto mentre il presidente Donald Trump prosegue il tira e molla contro l'Iran e sui mercati cresce il timore di un'ulteriore stretta dell'offerta. Il 28 febbraio Stati Uniti e Israele hanno colpito insieme la Repubblica islamica. Teheran ha subito reagito dichiarando chiuso lo Stretto di Hormuz e attaccando le navi in transito, bloccando una rotta dalla quale passava circa il 20% del petrolio mondiale.

Il calo delle scorte non implica tuttavia una carenza immediata, ma lascia al mercato sempre meno strumenti per assorbire nuove interruzioni impreviste dell'offerta. Il West Texas Intermediate, che all'inizio del 2026 valeva 57 dollari al barile, ha raggiunto i 113 dollari in aprile. Martedì il Brent ha chiuso a 79,36 dollari, in calo del 5,3%, per poi risalire mercoledì di circa l'1%, verso gli 80 dollari; il WTI si è attestato intorno ai 75 dollari.

Scorte strategiche

Agli Stati Uniti restano 43 giorni di petrolio


Contando anche la riserva strategica federale, le scorte americane coprono 43 giorni di consumi: è il livello più basso degli ultimi 45 anni. La media di lungo periodo è di 65 giorni.

Grafica di FocusAmerica


1 Il serbatoio

Il margine di sicurezza si è ridotto di un terzo

43 giorni

Quanto durerebbero le scorte americane di greggio ai consumi di oggi.

22 giorni in meno rispetto alla media di lungo periodo, ferma a 65.

Il conteggio comprende le scorte commerciali e la Strategic Petroleum Reserve, la riserva federale d'emergenza. Scorte più basse non significano una carenza immediata: lasciano però al mercato meno spazio per assorbire nuove interruzioni delle forniture.

2 Il prezzo

Da 57 a 113 dollari al barile, e ritorno


Il WTI, il greggio di riferimento americano, ha quasi raddoppiato il prezzo nei due mesi successivi all'attacco del 28 febbraio. Le voci di accordo lo hanno poi riportato sotto gli 80 dollari.

WTI in dollari al barile: 57 il 2 gennaio, 65,95 il 23 febbraio, 113 il 7 aprile (massimo del 2026), 82,59 il 17 aprile, 92,19 il 23 luglio, 75,77 il 4 agosto.

Prezzi di chiusura selezionati, in dollari al barile. Tocca i punti per leggere data e valore. Nei mesi di guerra il greggio ha oscillato più volte tra i due estremi.

3 La strozzatura

Da Hormuz passava un barile su cinque


Fino al 28 febbraio dallo Stretto transitava circa un quinto del petrolio scambiato nel mondo. Poi Teheran lo ha dichiarato chiuso e ha iniziato ad attaccare le navi in transito: le petroliere che risalgono il Golfo di Oman non entrano più nel Golfo Persico.

Mappa dello Stretto di Hormuz, tra Iran a nord e penisola arabica a sud: il passaggio è chiuso dal 28 febbraio. Prima della guerra vi transitava circa il 20% del petrolio mondiale.

Rotta delle petroliere Tratto bloccato dalla chiusura

4 La trattativa

Sul tavolo c'è un'intesa di 60 giorni

Da febbraio le trattative si sono interrotte e riaperte più volte: finora non è stato firmato nessun accordo duraturo.
Fonte: Bank of America Global Research su dati Bloomberg (scorte); CNBC, EIA e Trading Economics (prezzi del greggio). Dati aggiornati al 5 agosto 2026.

L'impatto sull'economia e le speranze di un accordo


Il rincaro del greggio ha alimentato un'inflazione già elevata. L'aumento del prezzo della benzina si è trasmesso ai costi di trasporto e, di conseguenza, a quelli di un'ampia gamma di prodotti. In questo contesto la Federal Reserve, ora guidata da Kevin Warsh, ha mantenuto il tasso di riferimento nell'intervallo fra il 3,50% e il 3,75%. Alla riunione di luglio, però, tre membri del Consiglio Direttivo hanno votato a favore di un rialzo di un quarto di punto e Wall Street si attende almeno un aumento entro la fine del 2026.

Tuttavia, i consumi delle famiglie continuano a reggere, nonostante il rincaro di beni essenziali come carburanti e generi alimentari. Anche il mercato del lavoro resta uno dei punti di forza dell'economia americana, sebbene la crescita stia rallentando.

Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato alla CNBC che i negoziati con l'Iran sono in corso e che un accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz potrebbe essere raggiunto nel giro di uno o due giorni. Oggi Trump ha ribadito che l'intesa potrebbe arrivare entro domani. Iran e Oman stanno infatti mettendo a punto la bozza di un accordo sul transito delle navi commerciali e, secondo Axios, l'annuncio di un'intesa della durata di 60 giorni potrebbe arrivare a breve. Da febbraio, tuttavia, le trattative si sono interrotte e riaperte più volte.

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Michigan, il candidato di Trump perde contro un rivale che si era ritirato


Amir Hassan si ferma al 33,2% nelle primarie repubblicane dell'ottavo distretto. Vince Thomas J. Smith, che aveva sospeso la campagna tre settimane prima del voto e invitato i suoi sostenitori a scegliere un altro candidato.
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Amir Hassan, il candidato sostenuto dal presidente Donald Trump nell'ottavo distretto congressuale del Michigan, ha perso le primarie repubblicane contro un rivale che aveva sospeso la campagna tre settimane prima del voto. Con il 99% delle schede scrutinate, le stime dell'Associated Press assegnano a Thomas J. Smith il 50,4% dei consensi, contro il 33,2% di Hassan e il 16,4% di Al Lemmo. Smith ha oltre 10.600 voti di vantaggio, più delle schede che si stima restino da scrutinare: se il calcolo è corretto, quindi, Hassan non può più recuperare.

Primarie repubblicane · Michigan
Michigan, primarie repubblicane
Thomas J. Smith vince con il 50,4%. Corsa assegnata da Associated Press, ultimi risultati delle 10:47 ET
Focus America

CandidatoVoti%

Thomas J. Smith
Vincitore

31.149
50,4%

Amir Hassan

20.506
33,2%

Al Lemmo

10.115
16,4%

61.770voti totali
>95% scrutinato

Elaborazione di Focus America su dati dell'Associated Press. Risultati non definitivi.

Ingegnere in pensione della General Motors e piccolo imprenditore, Smith si era ritirato il 17 luglio e aveva invitato i repubblicani a compattarsi su Lemmo, al quale aveva promesso il suo "appoggio totale e completo". Il giorno successivo aveva pubblicato su Facebook un video in cui, indossando il cappello della campagna del rivale, esortava gli elettori a votare per lui. Lemmo si era detto "onorato" di ricevere quel sostegno e grato per la "dedizione" di Smith al distretto. Il nome del candidato ritirato, tuttavia, era rimasto sulla scheda e gli elettori hanno continuato a sceglierlo, fino a portarlo nettamente in testa.

La battuta d'arresto per Trump


Trump aveva annunciato il proprio sostegno a Hassan a giugno e lo aveva ribadito su Truth Social fino a lunedì. Il candidato godeva anche dell'appoggio del National Republican Congressional Committee, l'organizzazione che finanzia le campagne repubblicane per la Camera, come ha riferito il Detroit News. Smith si è ora detto "onorato" di essere stato scelto dagli elettori repubblicani per "portare la battaglia" contro Kristen McDonald Rivet. Ha aggiunto di voler collaborare con lo Speaker della Camera Johnson per "ampliare la maggioranza" repubblicana e portare avanti l'agenda "America First" di Trump, con l'obiettivo di ridurre i costi per le famiglie.

Hassan, nato a Flint, ha prestato servizio nella Marina e ha poi lavorato per undici anni come agente federale nei Dipartimenti della Difesa, della Sicurezza interna e dei Trasporti. Durante la campagna, secondo il Detroit News, Lemmo lo aveva definito un "cavallo di Troia" e un democratico di lunga data. Lemmo, attivista contro l'aborto e per oltre trent'anni dipendente di un centro di ricerca dell'esercito a Warren, ha concluso la corsa al terzo posto.

Un seggio conteso, ma i democratici partono favoriti


L'ottavo distretto rappresenta una delle migliori opportunità per i repubblicani di strappare un seggio ai democratici, anche se il Cook Political Report considera questi ultimi favoriti. Il collegio è attualmente rappresentato da Kristen McDonald Rivet, eletta per la prima volta nel 2024 in un territorio che, nello stesso giorno, aveva votato per Trump alle presidenziali. Martedì la deputata non aveva avversari nelle primarie democratiche.

McDonald Rivet ha raccolto oltre 5,6 milioni di dollari e, a metà luglio, disponeva ancora di circa 4,25 milioni. Hassan aveva invece raccolto circa 727.000 dollari e conservava poco più di 104.000 dollari sul conto della campagna. Il distretto comprende una parte del Michigan centrale, incluse le città di Flint, Saginaw, Bay City, Midland e le località circostanti.

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Trump ha già perso gli elettori che aveva conquistato nel 2024


L'approvazione del presidente è tra il 32 e il 34% nei sondaggi. Il 72% degli elettori tra i 23 e i 29 anni lo boccia e tra gli ispanici i repubblicani sono dati tra il 27 e il 35%

Gli elettori giovani, ispanici e neri che nel 2024 si erano spostati verso Donald Trump lo hanno già abbandonato. Meno di due anni dopo il voto che aveva fatto parlare di un riallineamento permanente della politica americana, questi gruppi bocciano il presidente più della media del paese e il suo gradimento complessivo è ai minimi. Lo scrive David A. Graham in un'analisi pubblicata sull'Atlantic.

Tre sondaggi diffusi nelle ultime settimane collocano l'approvazione del presidente tra il 32 e il 34%. La CNN lo misura al 34%, lo stesso minimo toccato dopo l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. AP-NORC lo dà al 33%, un punto sopra il minimo del 2017. Quinnipiac University arriva al 32%, il valore più basso mai registrato in quella rilevazione. Altri sondaggi diffusi nei giorni scorsi lo avevano già collocato sui minimi storici.

Il riallineamento era stato dedotto da un risultato in realtà molto stretto. Nel 2024 il presidente aveva ottenuto 312 grandi elettori (i delegati che assegnano formalmente la Casa Bianca) contro i 306 di Joe Biden nel 2020, ma aveva raccolto meno voti in valore assoluto e una percentuale più bassa. Per la prima volta in tre candidature era comunque arrivato davanti a tutti nel voto popolare e aveva rafforzato la presa sulla classe operaia bianca, ottenendo risultati storici tra i giovani uomini e tra gli elettori ispanici.

Il sondaggista Patrick Ruffini aveva sostenuto nel maggio 2025 sulla stessa rivista che era cominciata una nuova era politica, in cui il presidente aveva rotto la presa dei democratici sulle minoranze. "Il riallineamento della classe operaia, che ha aiutato Trump a vincere nel 2016, non si sarebbe fermato agli elettori bianchi. Nel 2020 e nel 2024 il riallineamento è arrivato agli elettori non bianchi", aveva scritto. "In un'epoca di politica nazionalizzata e di polarizzazione crescente, la base sociale delle maggioranze democratiche appare sempre più fragile."

Kamala Harris nel 2024 aveva vinto tra i giovani di stretta misura, molto meno dei 25 punti di vantaggio che Biden aveva avuto quattro anni prima. Lo Yale Youth Poll, la rilevazione dell'università sui giovani elettori, ha misurato a maggio che il 68% degli elettori tra i 18 e i 22 anni e il 72% di quelli tra i 23 e i 29 anni disapprovano il presidente. Secondo Echelon Insights la sua approvazione tra i giovani è scesa del 37% dall'inizio del mandato ed è più bassa che nel resto della popolazione. L'Institute of Politics dell'Università di Harvard ha rilevato che i giovani sono particolarmente diffidenti verso l'espansione dei poteri presidenziali e verso il ricorso alle "emergenze nazionali", due strumenti centrali del modo di governare di Trump.

Il calo tra i giovani dipende soprattutto dagli uomini sotto i 30 anni. La spiegazione più diffusa del loro spostamento a destra era stata che un Partito Democratico femminilizzato e woke li avesse allontanati, spingendoli verso il presidente e verso una galassia di influencer maschili, la cosiddetta manosphere. Quello spostamento è durato poco: questi elettori restano diffidenti verso i democratici, ma si sono raffreddati anche verso Trump, come ha raccontato l'Economist. Lo Yale Youth Poll ha rilevato che gli uomini sotto i 30 anni sono uno dei due gruppi che si sono allontanati di più dal presidente dall'autunno scorso. Anche gli influencer che lo sostengono stanno perdendo pubblico.

Nel 2024 il presidente aveva conquistato quasi metà degli elettori ispanici, mentre oggi i sondaggi danno i repubblicani tra il 27 e il 35% in vista delle elezioni di metà mandato, il risultato peggiore con quel gruppo dal 2018 (l'anno dell'onda democratica). Equis, un istituto di sondaggi specializzato nell'elettorato ispanico, misura l'approvazione di Trump tra questi elettori più bassa che nel resto del paese. Una rilevazione di maggio ha trovato che un quarto degli ispanici che lo hanno votato nel 2024 oggi non lo rifarebbe. Il calo riguarda anche gli elettori neri e in entrambi i gruppi colpisce soprattutto gli uomini.

Il giudizio degli elettori bianchi della classe operaia sulla gestione dell'economia sta peggiorando rapidamente, secondo un'analisi dei dati dei sondaggi pubblicata a giugno dal New York Times. Nei primi due anni del primo mandato questi elettori valutavano il presidente meglio della media della popolazione, oggi lo valutano molto peggio. Nel febbraio 2016 Trump si era vantato del sostegno di chi aveva studiato meno dicendo "amo i poco istruiti", ma secondo Echelon la sua approvazione tra chi ha al massimo il diploma è ora scesa al 41%.

L'Institute for the Study of Modern Authoritarianism, un centro di ricerca che studia le derive autoritarie, ha rilevato una base di sostegno in contrazione e un legame personale con Trump più debole, un problema serio per un movimento costruito attorno alla figura del leader. Secondo il Washington Post gli strateghi repubblicani temono ora che a novembre non vadano a votare nemmeno gli elettori repubblicani più fedeli.

Diverse spiegazioni convincenti della vittoria del 2024 non chiamavano in causa alcun riallineamento, come ha elencato l'analista di sondaggi G. Elliott Morris: gli effetti residui della pandemia, l'ostilità verso i governi in carica diffusa in tutto il mondo e le circostanze particolari della candidatura di Biden e del suo ritiro tardivo, su cui i democratici litigano ancora oggi. La ragione principale era però l'inflazione. Gli americani erano arrabbiati con il Partito Democratico per i prezzi rimasti alti a lungo e oggi il presidente sta perdendo consenso per lo stesso motivo. L'inflazione non è finita, come Trump aveva promesso: a giugno era al 3,5% e le sue decisioni, la guerra con l'Iran soprattutto, hanno spinto i prezzi ancora più in alto.

Jonathan Rauch, studioso della Brookings Institution, un centro studi di Washington, aveva concluso il 9 novembre 2024 che il risultato non rappresentava "un riallineamento pro-MAGA né un rifiuto totale dei democratici" e che si era trattato di "un'elezione ordinaria". Aveva aggiunto che i repubblicani, pur avendo vinto chiaramente, avrebbero potuto essere tentati di rivendicare un mandato più forte di quello che gli elettori intendevano dare, rispondendo "con politiche più estreme e dirompenti di quanto il pubblico voglia o si aspetti".


Nuovo tracollo per Trump che è ora il presidente più impolare di sempre! (02 agosto)


Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Questa settimana segna una svolta per la (im)popolarità di Trump: il net rating raggiunge il punto più basso del mandato, con tutte le medie analizzate che vanno in una direzione concorde e registrano una diminuzione netta fino a 3,5 punti percentuali.

I numeri tornano a precipitare all’improvviso e toccano uno dei livelli più bassi di sempre per un presidente in carica, con il tasso di approvazione che scende sotto al 40% in tutte le medie, mentre per la prima volta una di esse (Focus America) segnala una disapprovazione sopra al 60%.

Tutte le rilevazioni sono pessime per Trump, con picchi negativi nei sondaggi di Quinnipiac University, di AP/NORC, di YouGov e della CNN.

I numeri sono peggiorati notevolmente dall’inizio della guerra in Iran, e non si intravedono spiragli positivi considerando lo stallo delle trattative di pace.

La situazione per il tycoon peggiora sempre più, scavalcando ora Joe Biden nella classifica dei presidenti più impopolari a questo punto del mandato.

Il dato attuale, infatti, è peggiore rispetto alla già catastrofica media di Joe Biden nell’agosto 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo oltre diciotto mesi di presidenza. È di circa tredici punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie registrano trend identici, con Focus America e il sito di Silver che restano complessivamente più bassi rispetto a RCP.

Come già accennato, dopo più di diciotto mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciotto mesi del suo primo mandato e a quello di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 558 giorni di presidenza (-22,7 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, peggiore di Biden che con il suo -22 attraversava comunque un periodo di grande sofferenza.

Risulta molto indietro, come detto, anche rispetto al suo primo mandato, in cui era più del doppio più popolare, a -9,5.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 37% e il 39%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 59%-60%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri con gli sviluppi dei negoziati di pace con Teheran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
11 rilevazioni di 11 istituti — 2 agosto 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 1 sondaggio
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 5 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 5 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 2 agosto 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,2% (-0,8) - 58,8% (+0,9). In totale un net approval arrotondato di -20,6 (-1,7).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 39,2% (-1,9) - 58,8% (+1,6). In totale un net rating di -19,6 (-3,5).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 37,3% (-1,5) - 60,1% (+1,9), con un net rating complessivo di -22,8 (-3,4). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump


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Nel 2018 Giorgia Meloni impazziva all’idea che qualcuno pensasse che «abbiamo bisogno degli immigrati».

Oggi il governo più a destra che l’Italia abbia mai avuto (finora) programma 949.550 ingressi regolari di lavoratori non comunitari tra il 2023 e il 2028.

La realtà, anche stavolta, ha bussato alla porta, ed è quella che Volt indica da sempre: servono canali sicuri e legali e una politica europea comune capace di governare gli ingressi, rispondere ai bisogni reali, e sottrarre finalmente l’immigrazione alla propaganda, al lavoro nero e allo sfruttamento.

#GiorgiaMeloni #Immigrazione #DecretoFlussi #PoliticaItaliana #LavoratoriStranieri #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Rifondazione: Allarme qualcuno spieghi al governo cos’è l’area Schengen home.rifondazione.eu/2026/08/0… #Immigrazione

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I Dem sostenuti da AIPAC, AI e crypto vanno peggio


Un esperimento di Data for Progress su 1.207 probabili elettori: chi accetta soldi da AIPAC perde 6,2 punti rispetto a un democratico che rifiuta ogni finanziamento esterno

I candidati democratici finanziati da AIPAC, l'American Israel Public Affairs Committee che è la principale lobby filoisraeliana del paese, dalle aziende di intelligenza artificiale, dalle società di criptovalute o dall'industria farmaceutica vanno peggio contro un avversario repubblicano di un democratico che rifiuta ogni finanziamento esterno. Lo dice un esperimento dell'istituto di sondaggi Data for Progress, condotto tra il 17 e il 19 luglio su 1.207 probabili elettori americani.

Ogni intervistato ha visto sette confronti tra un candidato A e un candidato B, uno democratico e uno repubblicano, con la fonte di finanziamento assegnata a caso tra undici possibilità: dieci gruppi esterni più l'opzione di un candidato che rinuncia a ogni sostegno di gruppi industriali e PAC. I PAC, i political action committee, sono comitati che raccolgono e spendono denaro per sostenere o attaccare un candidato senza far parte formalmente della sua campagna, mentre i super PAC possono raccogliere somme illimitate a patto di non coordinarsi con lui. Chi rispondeva doveva sceglierne uno e non poteva astenersi.

Ripetendo la scelta molte volte con abbinamenti casuali si isola l'effetto della singola fonte di finanziamento sul voto. La misura si chiama effetto marginale medio e dice quanto una caratteristica del candidato sposta la probabilità che venga scelto, lasciando fermo tutto il resto. Come termine di paragone i ricercatori hanno usato il democratico che rifiuta ogni finanziamento esterno.

Rispetto a quel termine di paragone il democratico sostenuto da AIPAC perde 6,2 punti nella sfida con il repubblicano. Lo stesso calo, statisticamente significativo, colpisce i democratici finanziati dalle aziende di intelligenza artificiale, dalle società di criptovalute e dall'industria farmaceutica.

Nessun effetto misurabile hanno invece i soldi della National Rifle Association, l'associazione americana dei possessori di armi, dell'industria del petrolio e del gas, dei costruttori immobiliari, dei sindacati di polizia, dei sindacati degli infermieri e di Planned Parenthood, l'organizzazione che gestisce le cliniche per la salute riproduttiva. Un democratico appoggiato da questi gruppi non va né meglio né peggio di chi rinuncia del tutto ai finanziamenti esterni.

I ricercatori hanno poi confrontato ogni fonte di finanziamento con tutte le altre, non solo con il candidato che rifiuta i PAC. Un democratico sostenuto da AIPAC va peggio, in modo statisticamente significativo, di un democratico sostenuto da Planned Parenthood o dai sindacati degli infermieri, oltre che di chi rinuncia ai soldi esterni.

La spesa complessiva del ciclo elettorale dovrebbe raggiungere 10,8 miliardi di dollari, il record per elezioni di metà mandato americane, con il voto ormai a meno di quattro mesi. Il denaro dei gruppi esterni è entrato nelle primarie democratiche come mai era successo prima, mentre sul fronte repubblicano i grandi comitati si sono già mossi per spingere l'affluenza.

Nel dodicesimo collegio di New York per la Camera i super PAC dell'intelligenza artificiale hanno riversato più di 27 milioni di dollari nelle primarie del 23 giugno. Nelle primarie per il Senato in Michigan AIPAC e i comitati collegati hanno speso quasi 30 milioni per sostenere Haley Stevens contro Abdul El-Sayed, il più grande investimento della loro storia in una singola corsa.

Le società di criptovalute, quelle di intelligenza artificiale, le grandi aziende tecnologiche e le piattaforme di scommesse online hanno messo insieme 294 milioni di dollari in questo ciclo elettorale, più della metà dei 517 milioni arrivati dalle imprese in totale. Le aziende hanno aumentato i versamenti alla politica americana anche fuori dalla campagna elettorale.

L'analisi si basa su una regressione dei minimi quadrati ponderata con i pesi del sondaggio e tiene conto di istruzione, genere, etnia, orientamento politico, reddito ed età di chi ha risposto, con intervalli di confidenza al 95%. Gli autori avvertono che i risultati non si trasferiscono in modo diretto alla cabina elettorale, dove chi vota considera molti altri fattori: un democratico finanziato da AIPAC non perderà sempre esattamente 6,2 punti contro un repubblicano. Le preferenze degli elettori su chi mette i soldi in una campagna sono comunque abbastanza forti da spostare qualche voto da un partito all'altro.


Musk riattiva America PAC per aumentare l'affluenza repubblicana alle midterm


Elon Musk tornerà a spendere per i repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre, quando gli americani rinnoveranno per intero la Camera e un terzo del Senato. Il miliardario riattiverà America PAC, il super PAC rimasto fermo dopo le presidenziali, con un grande investimento per aumentare l'affluenza degli elettori conservatori, ha rivelato Axios.

I super PAC sono comitati politici che possono raccogliere e spendere somme illimitate a sostegno dei candidati, purché non coordinino le spese direttamente con le campagne elettorali. Il Comitato punterà su porta a porta, pubblicità digitale e posta diretta per mobilitare la base conservatrice, compresi gli elettori che tendono a restare a casa quando non c'è un presidente da eleggere. I rappresentanti di Musk non hanno precisato quanto spenderà, ma la cifra dovrebbe essere alta viste le donazioni del passato.

Nel 2024 America PAC spese più di 260 milioni di dollari per l'elezione del presidente Donald Trump: quei versamenti resero Musk il più grande donatore politico individuale in un singolo ciclo elettorale nella storia degli Stati Uniti. Il denaro di Musk allargherà un vantaggio già ampio. I super PAC e i comitati repubblicani hanno oltre 300 milioni di dollari in più rispetto alle controparti democratiche. A questi si aggiungono i 400 milioni custoditi da MAGA Inc., il super PAC del presidente.

Midterm 2026 · Chi paga la mobilitazione

I repubblicani hanno già più soldi dei democratici. E ora torna Musk


Elon Musk riaccende America PAC, il comitato che nel 2024 spese più di 260 milioni di dollari per eleggere Donald Trump. Non ha detto quanto verserà stavolta, ma i repubblicani arrivano al voto di novembre con oltre 300 milioni in più dei democratici. Quei soldi non pagheranno gli spot: serviranno a portare alle urne gli elettori conservatori che, senza un presidente da eleggere, tendono a restare a casa.

Grafica di FocusAmerica30 luglio 2026

Presidenziali 2024

0
milioni
di dollari

Tanto spese America PAC per eleggere Trump. Quei versamenti fecero di Musk il maggior donatore individuale di un singolo ciclo elettorale nella storia degli Stati Uniti.

Midterm 2026

?
cifra non
comunicata

Il comitato era rimasto fermo dopo le presidenziali. Musk lo riaccende per il voto del 3 novembre, ma i suoi rappresentanti non hanno detto quanto spenderà.

L'arsenale

Il campo repubblicano arriva al voto con la cassa più piena


Tre cifre danno l'ordine di grandezza del divario. La quarta è l'incognita che Musk non ha ancora sciolto.

Ogni tacca vale 20 milioni di dollari

Le voci non sono omogenee — riserve in cassa, differenziali fra i due campi e spese già effettuate — ma sono riportate sulla stessa scala per rendere leggibile il rapporto fra le grandezze.

La macchina

I soldi di Musk non comprano spot, comprano chi bussa alle porte


Lasciando ad altri gruppi repubblicani il compito di pagare la televisione, America PAC si concentra sul lavoro di terra: convincere a votare chi normalmente resta a casa quando non c'è un presidente da eleggere.

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porte bussate nel 2024 in oltre sei stati in bilico, secondo i dati del comitato

Ogni porta vale 100.000 porte bussate
Rivedi la sequenza
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La parabola

Dalla guida del DOGE alla rottura, fino al ritorno

2025 · primi mesi
Musk guida il DOGE

Quattro mesi alla testa del dipartimento per l'efficienza governativa voluto da Trump.

2025
La rottura

Furioso per la spesa prevista dalla «big, beautiful bill», arriva a ipotizzare un terzo partito in funzione anti-repubblicana.

Fine 2025
Torna a donare

I rapporti con Trump si ricuciono in parte e il miliardario riprende a versare soldi al partito.

Gennaio 2026
Dieci milioni in Kentucky

Vanno a Nate Morris, candidato repubblicano al Senato, che poi lascia la corsa per un incarico nell'amministrazione.

29 luglio 2026
Riaccende America PAC

Il comitato torna operativo per i midterm. A guidarlo sarà Chris Young, principale consigliere politico di Musk.

Il contrappeso

I soldi non comprano il clima politico


Il gradimento di Trump resta basso, trascinato soprattutto dall'economia e dalla guerra con l'Iran. Il controllo repubblicano della Camera è a rischio, e forse anche quello del Senato: è la ragione per cui il partito spera che le risorse compensino un clima che oggi favorisce i democratici.

96
giorni al 3 novembre, quando gli americani rinnovano l'intera Camera e un terzo del Senato

Fonte Axios, 29 luglio 2026, su dati e dichiarazioni di America PAC e dei comitati repubblicani. Grafica aggiornata al 30 luglio 2026.


Le cifre in sintesi. MAGA Inc., il super PAC di Trump: 400 milioni di dollari in cassa. Vantaggio dei comitati repubblicani su quelli democratici: oltre 300 milioni. America PAC nelle presidenziali del 2024: più di 260 milioni spesi e oltre 10 milioni di porte bussate. America PAC per i midterm del 2026: cifra non comunicata.

I repubblicani sperano che le risorse compensino un clima politico che favorisce i democratici. Il basso gradimento di Trump, legato soprattutto all'economia e alla guerra con l'Iran, mette a rischio il controllo repubblicano della Camera e forse anche del Senato.

America PAC coordinerà il proprio lavoro con gli altri gruppi dell'ecosistema repubblicano e Musk ha discusso con la squadra del presidente su come contribuire alla campagna. Nel 2024, secondo i suoi dati, il comitato bussò a più di 10 milioni di porte in oltre sei stati in bilico. Concentrandosi sulla mobilitazione degli elettori, permetterà agli altri gruppi repubblicani di dedicare i fondi agli spot televisivi, mentre la guida dell'operazione andrà a Chris Young, il principale consigliere politico del miliardario.

Musk aveva rotto con Trump dopo i quattro mesi passati alla guida del DOGE, il dipartimento per l'efficienza governativa. Furioso per l'entità della spesa prevista dalla grande legge di bilancio voluta dal presidente (la "big, beautiful bill"), era arrivato a ipotizzare la creazione di un terzo partito in funzione anti-repubblicana. Nell'ultimo anno però i rapporti si sono in parte ricuciti e alla fine del 2025 Musk era tornato a donare al partito. A gennaio aveva versato 10 milioni di dollari a Nate Morris, candidato repubblicano al Senato in Kentucky, che poi si è ritirato dalla corsa per accettare un incarico nell'amministrazione Trump.

"America PAC è stato un partner essenziale della nostra storica operazione di mobilitazione degli elettori nel 2024 e il suo ritorno per il 2026 è una spinta enorme per i repubblicani di tutto il Paese", ha detto ad Axios James Blair, il principale consigliere politico del presidente. Per Andrew Romeo, portavoce di America PAC, la squadra politica di Trump e il resto dell'apparato repubblicano hanno costruito "un'operazione di primo livello che metterà i repubblicani in una posizione di forza per sfidare la storia e mantenere il controllo del Congresso" in autunno.


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EZB, Bundesbank und co erproben den Digitalen Euro. Für @netzpolitik_feed habe ich aufgeschrieben, wie dieser Pilot abläuft. Persönliches Learning: Einen Einfluss auf die Entscheidung des EZB-Rats wird der Pilot eher nicht haben.
Hier zu lesen: netzpolitik.org/2026/digitaler…