Donald Trump non ha mai smesso di occuparsi delle sue aziende mentre è presidente, nonostante dieci anni di dichiarazioni contrarie sue e dei suoi figli. Un'inchiesta di Forbes basata sulle testimonianze di chi ha lavorato con lui documenta che interviene sia sulle scelte più importanti, come vendere o meno una proprietà, sia sui dettagli operativi: la manutenzione dei campi da golf, gli alberi da abbattere, le pulizie di Mar-a-Lago e perfino il logo degli orologi che portano il suo nome. Parla di affari con i figli, con i suoi dipendenti, con i suoi soci e con i capi di stato che incontra.
A fine aprile il presidente ha preso l'Air Force One per il suo ventiseiesimo viaggio a Palm Beach da quando è tornato alla Casa Bianca. La destinazione era Mar-a-Lago, la sua residenza e circolo privato in Florida, dove quasi 300 possessori della sua memecoin, una criptovaluta senza alcun valore intrinseco, si riunivano per un evento riservato. La moneta, lanciata tre giorni prima dell'insediamento, gli ha fruttato circa 635 milioni di dollari nel primo anno di mandato. Tra gli ospiti c'erano il miliardario Tim Draper, l'investitrice Cathie Wood e il pugile Mike Tyson, ma l'attrazione principale era il presidente stesso, che a Mar-a-Lago ha passato circa 100 dei primi 560 giorni del secondo mandato.
Bill Zanker, l'imprenditore che ha organizzato l'evento e che da anni cura le linee di prodotti a marchio Trump, ha raccontato dal palco una telefonata ricevuta intorno a mezzanotte due mesi prima. "Ho guardato il logo dei nostri orologi Trump. Non credo sia un granché", gli avrebbe detto il presidente. "Penso che dobbiamo cambiare il logo per renderlo più moderno." La mattina dopo il nuovo logo era pronto e secondo Zanker gli orologi hanno cominciato a vendere ancora più in fretta.
Conflitti di interesse
Trump non ha mai lasciato il controllo delle sue aziende
Da dieci anni Donald Trump e i suoi figli ripetono che, da presidente, lui non si occupa più delle sue società. Un’inchiesta di Forbes racconta il contrario: Trump decide sul logo di un orologio come sulla vendita di un albergo da 375 milioni di dollari.
Grafica di FocusAmerica 6 agosto 2026
Quanto ha incassato nel primo anno del secondo mandato
Licenze sui prodotti
5 milioni
vs
Criptovalute
1,4 miliardi
Orologi, scarpe e profumi che portano il suo nome
Soprattutto la memecoin lanciata tre giorni prima dell’insediamento
5 milioni dalle licenze 1.400 milioni dalle criptovalute
Le criptovalute hanno reso 280 volte più delle licenze. Alla scala reale il segmento grigio sarebbe più sottile di un pixel: qui è stato ingrandito per restare visibile.
Tre modi di misurare lo stesso conflitto
1I soldi 2Il tempo 3Le decisioni
Come il nome Trump è diventato una macchina per generare miliardi
Le operazioni nate dopo il primo mandato e quanto hanno fruttato al presidente.
Il presidente che torna sempre a casa propria
Giorni di presenza in ciascuna proprietà durante il primo mandato.
Giorni a Mar-a-Lago Tutti gli altri giorni
Dal logo di un orologio ai 375 milioni per la vendita dell’albergo
Le scelte su cui il presidente è intervenuto, dal dettaglio di manutenzione all’operazione da centinaia di milioni.
Nel primo anno del secondo mandato le licenze sui prodotti a marchio Trump hanno reso circa 5 milioni di dollari e le criptovalute 1,4 miliardi, di cui 635 milioni dalla sola memecoin. Nel primo mandato il presidente ha passato 133 giorni a Mar-a-Lago, 99 in una proprietà del New Jersey, 85 in una della Virginia, 83 nel circolo di golf di Palm Beach e 28 nel suo albergo di Washington; nel secondo ha passato circa 100 dei primi 560 giorni a Mar-a-Lago.
La promessa e l’atto ufficiale
11 gennaio 2017, Trump Tower
Nove giorni prima del primo insediamento, il presidente eletto annuncia come si separerà dalle sue aziende: «Non avrò nulla a che fare con la gestione della società».
2025, registro delle imprese britannico
In un documento ufficiale la Trump Organization scrive che il presidente «ha il diritto di esercitare, o di fatto esercita, un’influenza o un controllo significativi» sul trust che possiede quasi tutto il suo patrimonio.
Fonte Forbes, inchiesta di Dan Alexander, 4 agosto 2026. I giorni del primo mandato sono conteggi NBC News ripresi da Forbes. Gli importi sono quelli riportati nell’inchiesta; per Truth Social la cifra è la capitalizzazione di mercato, non un ricavo.
La Casa Bianca continua a rispondere che "non ci sono conflitti di interesse". La vice portavoce Anna Kelly ha aggiunto di recente che "tutti i beni del presidente Trump sono detenuti in conti pienamente discrezionali gestiti da istituzioni finanziarie indipendenti", accusando poi la stampa di anni di menzogne. A parte il portafoglio di azioni e obbligazioni, però, i beni del presidente non sono gestiti da istituzioni terze. Messa davanti a questo, Kelly ha risposto: "Potete usare il resto della dichiarazione, se non volete usare la prima frase".
L'11 gennaio 2017, nove giorni prima del primo insediamento, Trump aveva convocato una conferenza stampa alla Trump Tower per spiegare come si sarebbe separato dalle sue aziende. Non le avrebbe vendute né affidate a un blind trust, un fondo cieco gestito da terzi in cui il proprietario non sa come vengono investiti i suoi soldi. Le avrebbe messe in un trust controllato dalla famiglia e dal suo direttore finanziario storico, Allen Weisselberg, che sarebbe poi finito in carcere due volte per una serie di reati tra cui frode fiscale, falsificazione di documenti aziendali e falsa testimonianza. "Non avrò nulla a che fare con la gestione dell'azienda", disse il presidente eletto, spiegando che la legge non glielo vietava ma che gli sembrava inopportuno.
Un mese dopo l'inizio del primo mandato Eric Trump disse a Forbes che il padre stava mantenendo la promessa e parlò di "una netta separazione tra chiesa e stato" presa "estremamente sul serio". Pochi istanti dopo, però, aggiunse che avrebbe aggiornato il presidente "probabilmente ogni tre mesi" sui conti della Trump Organization, sui "profitti e cose così".
Durante il primo mandato il presidente passò 133 giorni a Mar-a-Lago e 83 nel suo circolo di golf di Palm Beach, 99 in una proprietà in New Jersey e 85 in una in Virginia, oltre a 28 giorni nel suo hotel di Washington DC. Le visite non dimostravano di per sé che stesse gestendo le sue aziende, ma quando chiedeva qualcosa era impossibile distinguere se parlasse da cliente o da proprietario.
Sui campi da golf il presidente chiedeva pareri sull'abbattimento di certi alberi e continuava a chiederli finché non trovava qualcuno d'accordo con lui: l'albero veniva poi rimosso in fretta, di solito prima della visita successiva. A Mar-a-Lago indicava al dirigente che gestiva il circolo le macchie sul pavimento da pulire e i dettagli da sistemare, che venivano subito girati ai responsabili delle sale o al personale.
Quando venne a sapere che l'azienda aveva speso un paio di milioni di dollari per rifare i bunker di sabbia della proprietà di Bedminster, in New Jersey, il presidente si arrabbiò e riprese il figlio Eric e i dipendenti del circolo in vivavoce dal suo campo pratica in Virginia. Nello stesso periodo lo staff della Virginia cercava l'approvazione per una nuova area di allenamento: il presidente in carica valutò una spesa tra il mezzo milione e il milione di dollari e la bocciò perché non la riteneva conveniente. Il progetto sarebbe stato realizzato dopo il Covid, quando il boom nazionale del golf fece salire i profitti del circolo.
Nel 2017 Trump chiese notizie del suo progetto in Georgia, l'ex repubblica sovietica, quando incontrò il primo ministro del paese, secondo quanto riferito dai suoi soci. Nel 2020 disse al New York Post di aver valutato la vendita dell'hotel di Washington DC prima di rinunciare: "Mi piace. Va bene". L'albergo in realtà perdeva soldi, ma l'attesa si rivelò conveniente e nel 2022 la proprietà venne ceduta per una cifra stimata in 375 milioni di dollari.
Sette giorni dopo aver lasciato la Casa Bianca, nel gennaio 2021, Trump ricevette a Mar-a-Lago due ex concorrenti del suo programma televisivo The Apprentice. Da quella conversazione è nato il gruppo che controlla Truth Social, il social network del presidente, oggi quotato al Nasdaq con un valore di mercato di 2,8 miliardi di dollari (1,1 dei quali appartengono a lui).
Poco dopo Bill Zanker, coautore con Trump di un libro del 2007, propose di vendere immagini caricaturali del presidente come carte da collezione digitali, i cosiddetti NFT, certificati di proprietà registrati su una blockchain. Durante il primo mandato Trump aveva detto che il valore delle criptovalute era "basato sul nulla", ma il giorno prima del lancio raccolse i pareri dei suoi consiglieri, che gli dissero tutti di rinunciare perché sarebbe stato un suicidio politico, ma decise comunque di procedere. "Mi piacciono quelle immagini di me. Come supereroe, come cacciatore. Facciamolo", disse secondo il racconto di Zanker. Le 45mila carte andarono esaurite in meno di un giorno e generarono 4 milioni di dollari.
Alle carte digitali sono seguiti orologi, scarpe e profumi a marchio Trump. Circa un mese prima del voto del 2024 il presidente ha fondato con i figli la società di criptovalute World Liberty Financial e poco prima dell'insediamento ha lanciato la memecoin. Nel primo anno del secondo mandato le licenze sui prodotti hanno fruttato circa 5 milioni di dollari e le criptovalute 1,4 miliardi.
Nell'aprile 2025 l'avvocato che assisteva la Trump Organization sulle questioni etiche accettò un incarico in una causa che riguardava l'università di Harvard. Il presidente chiese su Truth Social che venisse licenziato o costretto a dimettersi e nel giro di poche ore l'avvocato non c'era più.
Il mese successivo Trump partì per il primo viaggio importante all'estero del secondo mandato, non verso un alleato vicino come Canada o Messico ma in Medio Oriente, dove la sua azienda aveva una serie di affari nuovi, alcuni dei quali mai resi pubblici. A Riyad partecipò a un pranzo con funzionari pubblici e soci privati e in serata visitò una città storica il cui piano di sviluppo è seguito dal principe ereditario. "Si è rivelato un colpo di fortuna e forse una mossa un po' astuta dire: proviamo a parlargli da costruttore", ha detto al New York Times Jerry Inzerillo, il dirigente che guida quel progetto. Mesi dopo la Trump Organization ha creato una società per fare affari in Arabia Saudita, con l'80% delle quote al presidente e il 20% ai familiari. Un portavoce dell'azienda ha detto che l'accordo non ha nulla a che vedere con le scelte del governo.
In Qatar la Trump Organization aveva appena annunciato un progetto dentro un grande piano di sviluppo sostenuto dallo stato e il presidente incontrò tra gli altri i vertici del fondo sovrano del paese e della sua controllata immobiliare, Qatari Diar, responsabile di quel piano. Da quell'accordo Trump ha incassato personalmente 5 milioni di dollari l'anno scorso. Ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, una società che agisce per conto del presidente aveva appena creato due nuove entità, che gli hanno portato altri 5 milioni. Due mesi dopo la visita un suo rappresentante ne ha registrate altre due, i cui nomi indicano un affare non ancora annunciato in un'altra zona di sviluppo legata alle autorità locali.
Un ex diplomatico con lunga esperienza nella regione ha detto a Forbes che i leader del Golfo sanno perfettamente che quegli accordi riguardano il presidente e li ha definiti uno sfruttamento palese della carica pubblica. La Casa Bianca ha respinto le critiche, dicendo che l'unico interesse che guida le decisioni del governo è quello degli americani e rivendicando i recenti accordi economici con Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti.
Poco dopo il viaggio in Medio Oriente il presidente è volato in Scozia, dove possiede due resort di golf. Li ha visitati entrambi, mostrando al primo ministro britannico la lavorazione delle finestre di Turnberry e alla presidente della Commissione europea la sala da ballo, prima di una tappa di un giorno nella proprietà dell'Aberdeenshire. Insieme a Don Jr. ed Eric, che continuano a definirsi vicepresidenti esecutivi della Trump Organization, ha tagliato il nastro di un nuovo campo da golf come se fosse ancora il presidente dell'azienda.
Un documento depositato l'anno scorso dalla Trump Organization presso le autorità britanniche chiarisce come è organizzata la proprietà. La comunicazione, che serve a indicare le persone che esercitano un controllo significativo su una società, spiega che il presidente ha "il diritto di esercitare, o di fatto esercita, un'influenza o un controllo significativi sulle attività di un trust". Il trust attraverso cui Trump possiede la proprietà scozzese controlla anche quasi tutto il resto del suo patrimonio: in un atto ufficiale l'azienda ha quindi ammesso quello che non dice agli americani, cioè che il presidente ha dato l'autorità ai figli ma ne ha tenuta anche per sé.
Zanker intanto sta preparando altri eventi come quello di Palm Beach e sa a chi tocca approvarli. "Sto cercando di convincere il presidente", ha detto dal palco ad aprile, "a farlo ogni sei mesi".
WASHINGTON — President Trump on Thursday confirmed that he had considered selling his hotel in Washington, DC, after spending more than $250 million renovating the iconic Beltway building …
Ebony Bowden (New York Post)
La macchina da soldi di Trump: 800 milioni raccolti dalle aziende in un anno e mezzo
Quasi ogni sera Donald Trump telefona dalla Casa Bianca a Meredith O'Rourke, la responsabile della sua raccolta fondi, per sapere chi abbia pagato e chi no. Le domanda quali aziende abbiano staccato un assegno e per quale cifra, le indica persone da contattare, spesso incontrate poche ore prima, e non di rado le ordina di alzare la richiesta: cinque milioni di dollari a un donatore, cinquanta a un altro. A ricostruire questo sistema è stato il Wall Street Journal, che ha intervistato decine di donatori, dirigenti, lobbisti e collaboratori del presidente.
"È molto importante per il presidente. Mi ha chiesto di chiamarla e di sollecitare questa donazione", dice O'Rourke quando telefona alle aziende. In alcune conversazioni si è riferita a Trump semplicemente come "il capo": "Il capo vuole questi soldi". Lui, invece, la chiama "la principessa delle tenebre" e la descrive come una "killer" con i donatori.
La macchina dei soldi
Il presidente che ogni sera controlla chi ha pagato
Donald Trump ha raccolto oltre 800 milioni di dollari da aziende e miliardari per i suoi progetti personali. Il Wall Street Journal ha ricostruito il sistema: telefonate quasi quotidiane alla sua fundraiser, richieste al rialzo e donatori con interessi diretti nelle decisioni del governo.
Grafica di FocusAmerica Dati: Wall Street Journal
Raccolti dal ritorno alla Casa Bianca
oltre
800.000.000
dollari
Nessun presidente in carica aveva mai accumulato somme simili per progetti personali, né seguito la raccolta con un coinvolgimento tanto diretto.
«Il capo vuole questi soldi»
Meredith O’Rourke, responsabile della raccolta fondi, al telefono con le aziende. Trump la chiama «la principessa delle tenebre».
Il registro dei donatori
Chi ha pagato, e per che cosa
Contributi delle grandi aziende ai progetti personali e politici del presidente, in milioni di dollari.
SoftBank50 mln $
Biblioteca presidenziale
Chevronrichiesti 50 mln $
Ha versato una cifra molto più bassa di quella richiesta (la barra indica la richiesta)
Metaoltre 32 mln $
Comitato pro-Trump, sala da ballo e 22 mln alla biblioteca dopo l’accordo sulla causa per gli account sospesi
Applecirca 25 mln $
Sala da ballo della Casa Bianca
Lockheed Martinoltre 15 mln $
250° anniversario degli Stati Uniti ed eliporto della Casa Bianca — il caso qui sotto
Microsoftcirca 10 mln $
Progetti presidenziali
Amazoncirca 5 mln $
Progetti presidenziali
Totale a registrooltre 137 mln $
Somma delle sole cifre note versate dalle aziende elencate; esclusa Chevron
Il denaro confluisce in non profit, super PAC e comitati che nella maggior parte dei casi non devono rendere pubblici i donatori. A diversi lobbisti di Washington è stato chiesto di raccogliere almeno altri 50 milioni tra i propri clienti.
Il caso Lockheed Martin
Un assegno piccolo così, un contratto 2.300 volte più grande
La sequenza ricostruita dal Wall Street Journal, in tre date.
Fine 2025 – inizio 2026
Versa oltre 10 mln $ per il 250° anniversario degli Stati Uniti
24 giugno 2026
Il Pentagono le assegna un contratto fino a 35 mld $ sugli intercettori THAAD
Poche settimane dopo
Trump annuncia che pagherà circa 5 mln $ per l’eliporto della Casa Bianca
Contratto THAAD
fino a 35 miliardi $
Sette anni, per ricostituire le scorte consumate nella guerra con l’Iran
Le donazioni: oltre 15 mln $
il quadratino rosso, in scala
Le donazioni di Lockheed Martin
oltre 15 milioni $
250° anniversario ed eliporto della Casa Bianca. Ora guardate il contratto.
A valori massimi, il contratto vale circa 2.300 volte le donazioni note
Aree in proporzione reale. Ogni cella del reticolo vale quanto tutte le donazioni.
Rivedi il confronto
La produzione di intercettori THAAD
96
400
unità l’anno
finora
unità l’anno
l’obiettivo del contratto
Produzione ×4
Il copione non è isolato: a maggio, dopo un incontro nel golf club di Trump, i produttori di tabacco hanno versato milioni ai comitati del presidente; poco dopo la FDA ha revocato le restrizioni su alcuni prodotti aromatizzati. La Casa Bianca sostiene che le decisioni sanitarie seguano solo le prove scientifiche.
Prima e dopo
Dalla palude alla «mangiatoia»
Dalla promessa del candidato al sistema descritto oggi da donatori e analisti.
2015
«I comitati di azione politica? Una truffa»
Trump candidato sostiene di autofinanziarsi per non dipendere dai grandi donatori e promette di «prosciugare la palude».
2026
«Al libero mercato si sta sostituendo il mercato dei favori del presidente»
Blair Levin, analista finanziario. Le aziende ormai la chiamano la «tassa di transazione Trump»: un costo aggiuntivo rispetto ai normali costi d’impresa.
Fonte: Wall Street Journal, agosto 2026. Le cifre sono stime e ricostruzioni del quotidiano, basate su interviste a decine di donatori, dirigenti, lobbisti e collaboratori del presidente; molte organizzazioni beneficiarie non sono tenute a rendere pubblica l’identità dei donatori.
Chi ha pagato e quanto
Dal ritorno di Trump alla Casa Bianca sono stati raccolti più di 800 milioni di dollari, secondo un'analisi aggiornata del giornale. Nessun presidente in carica aveva mai accumulato somme simili per progetti personali, né aveva mai seguito la raccolta con un coinvolgimento tanto diretto. Il denaro confluisce in organizzazioni non profit, super PAC e comitati dedicati alla promozione di specifiche cause politiche: strumenti che un presidente può utilizzare legalmente e che, nella maggior parte dei casi, non sono tenuti a rendere pubblica l'identità dei donatori.
SoftBank ha destinato 50 milioni di dollari alla futura biblioteca presidenziale; Apple circa 25 milioni alla sala da ballo che Trump sta facendo costruire alla Casa Bianca; Microsoft una decina di milioni e Amazon circa cinque. Meta ha versato 10 milioni a un comitato politico allineato al presidente, oltre a una donazione multimilionaria per la sala da ballo e a 22 milioni per la biblioteca. Quest'ultimo contributo è arrivato dopo l'accordo che ha chiuso la causa intentata da Trump per la sospensione dei suoi account. A Chevron ne sono stati chiesti 50, ma l'azienda ha versato una cifra molto più bassa. A diversi lobbisti di Washington è stato invece domandato di raccogliere almeno altrettanto tra i propri clienti.
Alcuni donatori, chiamati al telefono da Trump dopo avere già versato diversi milioni di dollari, si aspettavano un ringraziamento e si sono sentiti chiedere altro denaro. In un caso O'Rourke ha sollecitato a un dirigente un assegno da un milione di dollari pochi giorni dopo che questi aveva partecipato a una cena organizzata proprio per ringraziarlo di una donazione precedente.
"Trump sta facendo a pezzi tutti i paradigmi della raccolta fondi. La portata è sbalorditiva", ha spiegato al giornale Douglas Brinkley, storico alla Rice University. "Si parlava della camera da letto di Lincoln messa in vendita, ma qui siamo davanti a una mangiatoia di denaro su scala industriale", ha aggiunto, riferendosi alle accuse rivolte negli anni Novanta all'Amministrazione Clinton, sospettata di avere concesso pernottamenti alla Casa Bianca in cambio di contributi elettorali.
Nel 2015 Trump definiva i comitati di azione politica come una "truffa" e sosteneva di finanziare personalmente la propria campagna per non dipendere dai grandi donatori. "Una delle promesse che più entusiasmavano le folle nel 2016 era quella di prosciugare la palude", ha ricordato Marc Short, direttore degli Affari legislativi della Casa Bianca durante il primo mandato di Trump. Secondo Short, in quegli anni non avvenne nulla di paragonabile alle pressioni esercitate oggi sulle aziende e il presidente non sollecitava con altrettanta insistenza il denaro di soggetti con interessi diretti nelle decisioni del governo.
Il tabacco, la FDA e i missili di Lockheed Martin
A maggio, nel golf club del presidente a Jupiter, in Florida, O'Rourke ha assistito a un incontro tra Trump e i vertici dell'industria del tabacco. Il presidente ha promesso gran parte di ciò che gli era stato chiesto in materia di sigarette elettroniche e di Food and Drug Administration, l'agenzia federale che regola farmaci e alimenti, mentre i suoi comitati hanno ricevuto in cambio milioni di dollari. Poco dopo la FDA ha revocato le restrizioni su alcuni prodotti aromatizzati e il suo direttore lasciò l'incarico. La Casa Bianca ha sempre sostenuto che le decisioni sanitarie dell'Amministrazione fossero guidate esclusivamente dalla qualità delle prove scientifiche.
Tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026 Lockheed Martin ha versato più di 10 milioni di dollari per le celebrazioni del 250° anniversario degli Stati Uniti e per alcuni interventi nell'area di Washington. Il 24 giugno il Pentagono le ha assegnato un contratto settennale da un massimo di 35 miliardi di dollari per quadruplicare la produzione degli intercettori THAAD, da circa 96 a 400 unità l'anno, e ricostituire così le scorte consumate durante la guerra con l'Iran. Poche settimane dopo Trump ha annunciato che l'azienda avrebbe pagato circa cinque milioni per l'eliporto in costruzione alla Casa Bianca.
Durante una cena organizzata in ottobre nella East Room per i finanziatori della sala da ballo, Trump ha raccontato personalmente quanto fosse semplice raccogliere quelle somme: "Molti di voi sono stati davvero generosi. A un paio di voi, mentre ero seduto qui, ho chiesto: 25 milioni sarebbero una cifra appropriata? E mi hanno risposto: va bene". Poi ha osservato che non servono molti assegni da 25 milioni per raggiungere l'obiettivo. Le aziende hanno cominciato così a scambiarsi informazioni su quella che l'analista finanziario Blair Levin ha definito la "tassa di transazione Trump", un pagamento ormai aggiuntivo rispetto ai normali costi d'impresa. Al libero mercato, ha concluso Levin, si sta sostituendo il mercato dei favori del presidente.
Danielle Alvarez, portavoce di Trump e O'Rourke, ha risposto definendo il presidente come "il raccoglitore di fondi di maggior successo nella storia politica moderna" e ha spiegato che il denaro raccolto servirà a vincere le elezioni di metà mandato e a costruire un'infrastruttura politica duratura. "Una cosa non è mai cambiata: il presidente Trump non può essere comprato", ha aggiunto.
Achim
in reply to netzpolitik.org • • •... und ein Projektmanagement-Tool.
Post-Its müßen einfach reichen.
Immer dieses #Neuland Zeugs.
Spart auch Steuern.
Clu | #RipNatenom 🕯
in reply to netzpolitik.org • • •Man könnte fast glauben, das Credo der CDU, insbesondere Linnemanns, „Einfach mal machen“, sei gar nicht so gut geeignet.
Aber nur fast 🤡
@netzpolitik_feed
Isu 🐲
in reply to netzpolitik.org • • •Tja, das sind sie halt, die CEOs dieser Welt, kochen auch nur mit Wasser.
Schnell, schnell irgendwas umsetzen, Hauptsache irgendwas Vorzeigbares, damit man nicht wie der letzte Vollidiot dasteht. Interessiert später doch eh niemanden mehr, ob man in logisch sinnvoller Reihenfolge eine digitale Infrastruktur für die nächsten 20 Jahre aufgebaut hat, also lieber direkt reinscheißen und schön mit der Quartalsdenke aus der Wirtschaft weitermachen.
NightDice
in reply to netzpolitik.org • • •Huppi Fluppi
in reply to netzpolitik.org • • •Die digitale Transformation ist eine der wichtigsten, die es zu tun gibt. Da ist es sehr befremdlich, wenn sowas von Anfang an wie ein Hobbyprojekt angegangen wird.
Mit dieser Frickelei ist das Ergebnis bereits absehbar: die Timeline wird stark überschritten, die Kosten laufen aus dem Ruder, die Ziele (wahrsch. deshalb nicht richtig definiert) werden nicht erfüllt, Konsequenzen Fehlanzeige
Diese Unprofessionalität kann sich Deutschland nicht länger leisten!
Alper Çuğun-Gscheidel
in reply to netzpolitik.org • • •> ein Projektmanagement-Tool
Klar. Ohne Linesr geht nichts.