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I padri fondatori avrebbero già rimosso Trump


In un'analisi sul Los Angeles Times l'editorialista conservatore sostiene che l'accordo da 1,776 miliardi mostra un presidente che si comporta come giudice di sé stesso

Il presidente Donald Trump ha chiuso lunedì una causa da 10 miliardi di dollari che aveva intentato lui stesso contro il fisco americano, l'Internal Revenue Service, accusato di aver fatto trapelare illegalmente le sue dichiarazioni dei redditi durante il primo mandato. L'accordo prevede la creazione di un fondo da 1.776.000.000 di dollari, una cifra in cui il "1776" richiama l'anno della dichiarazione di indipendenza alla vigilia del 250° anniversario degli Stati Uniti, che sarà controllato dallo stesso Trump e servirà soprattutto a risarcire i rivoltosi del 6 gennaio già graziati in massa dal presidente. Per l'editorialista conservatore Jonah Goldberg, direttore della rivista Dispatch, in un'analisi pubblicata sul Los Angeles Times, l'operazione è la prova più nitida del fatto che il presidente stia esercitando un potere arbitrario, esattamente quello che i padri costituenti americani avevano cercato di impedire.

Il principio in gioco, scrive Goldberg, è quello formulato dallo statista britannico Edmund Burke: "nessun uomo dovrebbe essere giudice della propria causa". Madison lo richiama nel Federalist 10, in un passaggio sulla separazione dei poteri: "A nessun uomo è permesso di essere giudice della propria causa, perché il suo interesse condizionerebbe certamente il suo giudizio e, non improbabilmente, corromperebbe la sua integrità". Alexander Hamilton lo cita nel Federalist 80 come la ragione per cui le controversie tra Stati federati devono essere risolte dai tribunali federali e non dai giudici locali, esposti al rischio di parzialità.

L'idea che il presidente non possa essere arbitro di sé stesso è alla base, per Goldberg, di tutti i poteri del Congresso: l'autorità esclusiva su tasse e spesa pubblica, il diritto di dichiarare guerra, l'advice and consent sulle nomine, l'impeachment. I presidenti non sono sovrani arbitrari, ma amministratori con poteri definiti e limitati.

La storia dell'impeachment come rimedio risale alla convenzione di ratifica della Costituzione tenuta in Virginia nel 1788. Il delegato George Mason, autore della costituzione virginiana, sollevò il timore che il potere di grazia potesse essere abusato dal presidente: cosa sarebbe successo, si chiese, se avesse "graziato spesso crimini che lui stesso aveva consigliato"? Madison rispose che esisteva una garanzia: "se il presidente è collegato in modo sospetto con qualcuno e ci sono motivi per credere che lo proteggerà, la Camera può metterlo in stato d'accusa e rimuoverlo se trovato colpevole". Trump è stato sottoposto a impeachment dopo i fatti del 6 gennaio ma non è stato condannato, un esito che Goldberg considera un errore.

Il presidente ha detto di recente che, se la Cina invadesse Taiwan, sarebbe lui a decidere se gli Stati Uniti dovrebbero difendere l'isola: "Io. Sono l'unico che decide". L'estate scorsa Trump aveva dichiarato all'Atlantic che la differenza fra il primo e il secondo mandato è che oggi non ha più nessuno nella sua amministrazione capace di frenarlo. "Gestisco il paese e il mondo", ha detto, presentando Congresso e tribunali come irrilevanti.

Dopo che il presidente, scrive Goldberg, ha rimosso unilateralmente con la forza il presidente del Venezuela sostituendolo con un satrapo compiacente e senza l'approvazione del Congresso, il New York Times gli ha chiesto se ci fossero limiti alla sua volontà. "Sì, una cosa. La mia morale. La mia mente. È l'unica cosa che può fermarmi", ha risposto Trump.

Per avviare l'impeachment di un presidente, scrive Goldberg richiamando Hamilton nel Federalist 65, non serve che abbia commesso un reato. L'impeachment riguarda "la cattiva condotta degli uomini pubblici" e "l'abuso o la violazione di una pubblica fiducia". Si tratta di uno strumento di natura politica, che si attiva quando la condotta del presidente danneggia "la società stessa".

Potrebbe perfino essere legale che il presidente faccia da giudice nella propria causa e crei un fondo finanziato dai contribuenti per ricompensare alleati e collaboratori, ammette Goldberg. È già chiaro che gli inquilini della Casa Bianca possono iniziare guerre senza che il Congresso o i tribunali si frappongano in modo efficace. Ma per l'editorialista è difficile immaginare scenari più adatti a far apparire fondata, agli occhi di Madison e dei suoi contemporanei, la rassicurazione che l'impeachment sarebbe stato il rimedio in caso di abusi presidenziali, una rassicurazione che oggi appare mal riposta.

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La tua auto ti sta spiando? In che modo le forze dell’ordine e le agenzie di intelligence sfruttano i dati dei veicoli connessi e cosa potrebbe essere divulgato dall’auto

"quando scegli un’auto nuova, chiedi al concessionario non solo il numero di stelle nei test di sicurezza NCAP, la potenza del motore o il risparmio di carburante, ma anche le tecnologie di sicurezza informatica utilizzate nel veicolo"

kaspersky.it/blog/the-car-that…

@privacypride@feddit.it

in reply to Tech Story & More

@tsm
Vero.
Anche se installare software open su un'auto....salvo che l'azienda non rilasci dati ecc. potrebbe esser rischioso.
Non sarebbe solo un software che si pianta, ma magari letteralmente un'auto che non risponde ai comandi ?
Non mi fiderei a fare da beta tester...

(ho una Tesla model 3 e, oltre a Musk, l'aspetto che meno mi piace dell'auto è proprio il software chiuso e invasivo, per il resto va benone)

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L’umanità di fronte alla sfida dell’anti-Logos onnisciente e onnipotente – Solo sussidiarietà, corresponsabilità e comunione rendranno Magnifica l’Humanitas

Disarmare l’IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva. Disarmare vuol dire rompere l’equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare. Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano
informapirata.it/2026/05/25/lu…

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Al Festival dell’Economia di Trento, Enrico Letta ha posto una questione decisiva: l’Unione Europea deve conquistare una vera autonomia strategica.
Non per chiudersi al mondo, ma per non restare esposta alle decisioni degli altri su energia, difesa, tecnologia, industria e finanza.
È lo stesso nodo indicato dal rapporto Letta sul mercato unico europeo: senza integrazione nei settori strategici, l’Unione Europea resta troppo frammentata per competere e proteggere cittadini, imprese e democrazia.
Per Volt la strada è chiara da sempre: superare i veti nazionali, costruire una difesa comune europea, investire insieme e trasformare l’Unione Europea in una vera Europa federale.
Ma non bastano le dichiarazioni: occorre trasferire poteri reali a istituzioni comuni, democraticamente elette e responsabili davanti ai cittadini europei.
Questo è ciò che Volt chiede da quando esiste.
Non è un’utopia.
È una necessità strutturale.

#EuropaFederale #AutonomiaStrategica #DifesaEuropea #UnioneEuropea #FestivalEconomia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Negli Stati Uniti i prezzi della benzina allargano il divario tra ricchi e poveri


Per le famiglie con redditi sotto i 40.000 dollari il costo del carburante per andare al lavoro pesa il 4% del reddito, contro meno dell'1% per chi guadagna oltre 100.000.
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Negli Stati Uniti l'aumento dei prezzi della benzina pesa molto più sui redditi bassi che su quelli alti. Il divario fra le due fasce si è ampliato da marzo, quando è cominciata la guerra americana contro l'Iran e si sono bloccate le spedizioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Per il quarto più povero delle famiglie americane, quelle con un reddito intorno o sotto i 40.000 dollari l'anno, il costo del carburante per andare al lavoro assorbe in media circa il 4% del reddito. Per il quarto più ricco, con redditi sopra i 100.000 dollari, lo stesso costo è inferiore all'1%.

Il calcolo è del Washington Post, che ha incrociato i prezzi mensili della benzina diffusi dall'AAA, l'associazione automobilistica americana, con i dati del censimento sui redditi e quelli federali sulle distanze medie percorse per recarsi al lavoro dalle diverse fasce di reddito.

I lavoratori a basso reddito vivono in media più lontano dai luoghi di lavoro, in zone con poco o nessun trasporto pubblico, guidano auto più vecchie e meno efficienti nei consumi e raramente possono lavorare da casa. Quando il prezzo del carburante sale, i loro margini di adattamento sono minimi: ridurre l'uso dell'auto significa rinunciare a raggiungere il posto di lavoro, il medico o i parenti, non risparmiare su spese accessorie.
Costo del pendolarismo per quartile di reddito

Economia
Il prezzo della benzina colpisce gli americani più poveri
Costo del carburante per il pendolarismo come quota del reddito familiare, per il 25% più povero e il 25% più ricco degli americani
Focus America

Elaborazione di Focus America su dati del Washington Post

I prezzi alla pompa sono saliti di oltre il 40% rispetto a un anno fa per effetto della guerra, raggiungendo a maggio una media nazionale di 4,50 dollari al gallone, contro i 3,18 di maggio 2025. Il presidente Donald Trump ha messo sul tavolo varie opzioni per contenere il rincaro, fra cui la sospensione dell'accisa federale sui carburanti. Allo stesso tempo ha minimizzato l'impatto economico della guerra sugli americani, sostenendo che la priorità è impedire all'Iran l'accesso ad armi nucleari. Sui prezzi alla pompa, martedì scorso, ha detto che sono "noccioline", espressione inglese per indicare un costo irrisorio.

Gli esperti di finanza personale raccomandano di non spendere più del 10% del reddito netto per gli spostamenti pendolari, includendo rate dell'auto, assicurazione, pedaggi e parcheggi. Il solo carburante che arriva al 4% del reddito basta a far saltare il bilancio domestico, perché lascia margini molto stretti per coprire tutte le altre voci.

Il peso del rincaro è più alto nelle contee rurali del Sud profondo, dell'Appalachia e delle Grandi Pianure. In quelle aree i prezzi alla pompa tendono a essere sotto la media nazionale, ma redditi bassi e tragitti lunghi si sommano. Nella contea di Owsley in Kentucky, la più povera fra quelle analizzate dal Washington Post, il reddito mediano è di circa 22.000 dollari l'anno e il solo carburante ne assorbe quasi il 19%. Nella contea di Suffolk, nello Stato di New York, il reddito mediano è di 130.000 dollari, ma nelle sacche di povertà di comunità come Brentwood e Central Islip i redditi tipici scendono a 47.000 dollari e il carburante si mangia quasi il 10% di quel reddito.

Una ricerca degli economisti della Federal Reserve di New York mostra come le famiglie reagiscono al rincaro. Quando i prezzi dell'energia sono saliti dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran in marzo, le famiglie con redditi sotto i 40.000 dollari hanno ridotto il consumo di benzina di circa il 7%. Le famiglie con redditi più alti non hanno praticamente cambiato comportamento, segno che il costo del carburante ridisegna la mobilità soprattutto in fondo alla scala dei redditi.

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Megalodon Campaign Backdoors 5,500+ GitHub Repositories in Six-Hour CI/CD Blitz
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Hackers Exploit End-of-Life F5 BIG-IP as Enterprise Entry Point, Pivoting to Active Directory via Confluence RCE
#CyberSecurity
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CVE-2026-9256 “nginx-poolslip”: Critical NGINX Flaw Enables Unauthenticated DoS and Code Execution
#CyberSecurity
securebulletin.com/cve-2026-92…
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Supply Chain Attack Backdoors 233 Laravel-Lang Package Versions Across 700 GitHub Repositories
#CyberSecurity
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Ogni notte sull’Ucraina cadono missili, droni e bombe.
Non per errore, non per rappresaglia: per spezzare una popolazione civile e costringerla alla resa.
Questo è il metodo di Putin.
Davanti al terrorismo di Stato russo, l’Unione Europea non può limitarsi a condannare: deve colpire Mosca dove fa più male e dare all’Ucraina tutto ciò che le serve per difendersi.
Serve una difesa comune europea, al più presto.

#Ucraina #Kyiv #Russia #Putin #DifesaEuropea #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Ocasio-Cortez si prepara per il 2028


La deputata di New York non ha ancora deciso se candidarsi nel 2028, ma ha avviato un tour nazionale e moltiplicato le tappe negli Stati chiave delle primarie democratiche.

Alexandria Ocasio-Cortez ripete di non aver ancora deciso se candidarsi alla presidenza nel 2028, ma negli ultimi mesi ha avviato un tour nazionale che non chiama tour e ha moltiplicato le tappe negli Stati chiave delle primarie democratiche.

La deputata di New York è uno dei principali fattori di incertezza nella corsa per la nomination democratica. Operatori del partito stimano che, se decidesse di candidarsi, riuscirebbe a raccogliere almeno cento milioni di dollari solo da piccoli donatori, mobilitando la base che aveva sostenuto le campagne del senatore del Vermont Bernie Sanders e attirando un livello di attenzione mediatica che pochi altri candidati possono garantire.

Solo nel mese di maggio Ocasio-Cortez ha tenuto un comizio a Philadelphia in sostegno di un candidato al Congresso della sinistra impegnato in una primaria competitiva, ha parlato a Montgomery, in Alabama, sul diritto di voto e ha pronunciato un discorso alla storica Ebenezer Baptist Church di Atlanta insieme al senatore della Georgia Raphael Warnock. Warnock, che della chiesa è pastore principale, non concede sempre la parola ai politici in visita: l'ex segretario ai trasporti Pete Buttigieg era passato dalla chiesa a marzo senza intervenire dal pulpito.

Sempre ad Atlanta, Ocasio-Cortez ha incontrato Bernice King, figlia di Martin Luther King, presso il King Center per discutere di data center e di accesso al voto e ha visitato la Morehouse School of Medicine per parlare di salute materna nella popolazione afroamericana. Ha inoltre annunciato una serie di appoggi a candidati in varie elezioni nel Paese. Questa settimana volerà a Missoula, in Montana, per sostenere il candidato al Congresso Sam Forstag, un pompiere paracadutista e sindacalista già apparso lo scorso anno sullo stesso palco con Ocasio-Cortez e Sanders.

Ad aprile la deputata aveva partecipato al Power Rising Summit di Chicago, un evento che si presenta come uno spazio in cui le donne afroamericane definiscono un'agenda da portare nelle proprie comunità e a livello nazionale. Il summit è stato fondato dall'operatrice politica democratica Leah Daughtry. La frequentazione di questi ambienti, che riuniscono figure influenti dell'apparato del partito, segnala un'ambizione politica più ampia rispetto al collegio di New York City che la deputata rappresenta.

A Philadelphia Ocasio-Cortez ha citato con approvazione un attivista secondo cui "MAGA è l'ultimo respiro morente della Confederazione" e ha definito il momento attuale come uno di "liberazione, abolizione e rinascita dei valori che rendono davvero grande questo Paese". Ha richiamato l'idea, presente nella fondazione degli Stati Uniti, che "tutte le persone sono state create uguali". Alla Ebenezer Baptist Church ha portato in piedi i fedeli affermando: "siamo qui insieme e non torneremo indietro". Ha proseguito spiegando che "ciò che succede in Georgia succede a New York, ciò che succede in Tennessee succede in California, ciò che succede in Louisiana succede a tutti noi, perché questa è l'America". Sono temi che vanno oltre il perimetro del distretto di New York City che rappresenta al Congresso.

Ocasio-Cortez ha respinto la lettura di chi vede in questi movimenti la preparazione di una corsa alla Casa Bianca. Sostiene che la sua "ambizione non è posizionale" e che il suo obiettivo è "cambiare il Paese". Una persona vicina alla deputata ha dichiarato ad Axios che la decisione è ancora aperta, che resta in valutazione anche una candidatura al Senato nel 2028 e che il criterio sarà capire dove possa avere maggiore impatto politico. La stessa fonte aggiunge che Ocasio-Cortez tende a essere scettica sui primi sondaggi sulle primarie del 2028, compreso uno di questo mese che la vede in testa fra i possibili candidati.

La storia politica americana mostra che il diniego pubblico spesso precede la candidatura. Nel gennaio 2006 l'allora senatore dell'Illinois Barack Obama aveva detto che avrebbe completato i suoi sei anni di mandato e che non si sarebbe candidato né alla presidenza né alla vicepresidenza nel 2008. Dieci mesi dopo ammise di averci pensato. Nel 1990 il governatore dell'Arkansas Bill Clinton aveva promesso di restare in carica per quattro anni e aveva detto che solo "un incidente aereo o qualcosa di simile" lo avrebbe fermato. Dopo un tour di ascolto attraverso l'Arkansas nel 1991 cambiò idea e nel 1992 vinse le elezioni presidenziali.

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Una legge di iniziativa popolare per una imposta sui grandi patrimoni home.rifondazione.eu/2026/05/2… #Approfondimenti

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Prima la Groenlandia, poi il Venezuela, poi l’Iran e adesso anche Cuba.

Signore e signori, il pazzo Trump non ha freni. Dobbiamo fermarlo con l’indipendenza europea.

Video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente di Volt Europa.

#Trump #Cuba #Iran #Venezuela #PoliticaEstera #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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L'amministrazione Trump stringe anche sull'immigrazione legale


Il dipartimento per la Sicurezza interna obbliga chi chiede la green card a lasciare il paese durante l'attesa. Sospesi anche i visti lunghi da 75 paesi e la lotteria.

L'amministrazione del presidente Donald Trump ha cominciato a stringere anche sull'immigrazione legale dopo che i sondaggi hanno mostrato l'impopolarità delle operazioni più aggressive condotte nelle ultime settimane contro gli immigrati irregolari nelle città di Chicago e Minneapolis. Da mesi i funzionari della Casa Bianca descrivono il sistema dei visti regolari come pieno di abusi e di frodi, sostenendo che vada riformato dalla base. Venerdì 22 maggio il dipartimento per la Sicurezza interna ha annunciato la misura più visibile di questa nuova linea: la maggior parte degli immigrati che chiedono la green card dovrà lasciare gli Stati Uniti durante i lunghi tempi di attesa della pratica.

La green card è il documento che riconosce lo status di residente permanente, il passo immediatamente precedente alla cittadinanza, e viene rilasciata dopo una serie di controlli del governo. La nuova policy ha colto di sorpresa gli avvocati che si occupano di pratiche di immigrazione, perché interviene su una procedura che fino a oggi era rimasta fuori dal mirino dell'amministrazione.

La stretta sulle green card arriva dopo una serie di provvedimenti che hanno ridotto l'ingresso di stranieri negli Stati Uniti per vie regolari. L'amministrazione ha sospeso il programma di lotteria che ogni anno assegnava più di 50.000 visti a livello internazionale, ha bloccato il rilascio dei visti permanenti dai cittadini di 75 paesi e ha congelato le pratiche di immigrazione presentate negli Stati Uniti da chi proviene dai paesi inseriti in una lista di restrizioni ai viaggi, che oggi conta più di 35 nazioni. In questo modo i cittadini di quei paesi che vivono già negli Stati Uniti faticano a ottenere documenti per restare in modo temporaneo o stabile.

"Non vedono la loro agenda sull'immigrazione legale come una cosa separata da quella sull'immigrazione irregolare", ha detto al New York Times David J. Bier, direttore degli studi sull'immigrazione del CATO Institute, un think tank di orientamento libertario. "L'agenda sull'immigrazione legale è un'estensione di quella sull'immigrazione irregolare."

La Casa Bianca ha difeso la linea sostenendo che il presidente sta lavorando per gli americani e che le restrizioni ai viaggi servono a bloccare gli ingressi da paesi con governi instabili. "L'agenda comprende anche garantire agli americani l'accesso a lavori ben pagati in patria e impedire agli stranieri di sfruttare e abusare del nostro sistema di immigrazione", ha dichiarato Abigail Jackson, portavoce della Casa Bianca. "È l'agenda di buon senso che gli americani hanno scelto di far attuare al presidente."

Nel discorso sullo stato dell'Unione del 2019 il presidente aveva sostenuto pubblicamente l'immigrazione legale, definendo gli immigrati regolari una fonte di arricchimento per la nazione e auspicando l'arrivo del numero più alto di stranieri regolari di sempre. Nel 2024, durante la campagna presidenziale, intervistato in un popolare podcast del settore tecnologico, aveva proposto di assegnare automaticamente la green card agli stranieri che si laureano in un'università americana, compresi i college biennali.

Un sondaggio dell'Associated Press e del centro NORC pubblicato lo scorso settembre ha registrato che quasi il 60 per cento degli americani considera gli immigrati legali un beneficio importante per l'economia e circa la metà ritiene che portino competenze specializzate alle aziende statunitensi. La nuova stretta sull'immigrazione regolare rischia quindi di rivelarsi politicamente fragile. Il presidente aveva già ritirato gli agenti dell'immigrazione da Minneapolis dopo che i sondaggi avevano mostrato la stanchezza degli americani per le operazioni più dure, in particolare dopo la morte di due cittadini americani che protestavano contro la stretta federale.

Mark Krikorian, alla guida del Center for Immigration Studies, un'organizzazione che sostiene politiche migratorie più restrittive, ha minimizzato il rischio politico per la Casa Bianca. "I sondaggi mostrano che gli americani sostengono l'immigrazione legale in modo generico e poco definito", ha detto al New York Times, aggiungendo che il sistema è considerato così pieno di falle che l'opinione pubblica non si opporrebbe a interventi volti a chiudere scappatoie e a colpire le frodi.

Amanda Baran, ex funzionaria del dipartimento per la Sicurezza interna sotto l'amministrazione Biden con competenza in immigrazione legale, ha dato una lettura opposta. "Concentrarsi sull'immigrazione irregolare è stata una bugia per nascondere il vero obiettivo, ridurre l'immigrazione di qualsiasi tipo, e ora stiamo vedendo quella visione diventare realtà", ha detto al New York Times. La decisione di venerdì sulle pratiche per la green card, che potrebbe separare famiglie costringendo i coniugi ad aspettare all'estero, chiarisce secondo lei la nuova direzione dell'amministrazione.

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Francesco Luciani, assessore comunale di Roseto degli Abruzzi per Volt, ospite di Fuori dal Comune su TRSP, ribadisce che dare spazio ai giovani non significa chiedere loro di realizzare idee decise da altri: significa metterli nelle condizioni di scegliere, proporre e costruire comunità.

In un Abruzzo dove troppi talenti sono costretti a partire per lavoro, stipendi bassi e costi sempre più alti, investire in cultura, politiche giovanili e sociale è una scelta politica concreta e radicale.

Perché quando i giovani diventano protagonisti, quello che nasce può restare. E durare.

#RosetoDegliAbruzzi #Abruzzo #PoliticheGiovanili #GiovaniProtagonisti #FuturoInComune #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Trump rischia di regalare il Texas ai Democratici


L'analisi di Nate Silver: il presidente ha scelto il candidato peggiore al momento peggiore. La sfida con il democratico Talarico è ora un testa a testa.

Martedì in Texas si vota il ballottaggio della primaria repubblicana per il Senato federale, tra il senatore uscente John Cornyn e il procuratore generale dello stato Ken Paxton. Il presidente Donald Trump ha annunciato il proprio appoggio a Paxton solo nell'ultima settimana di campagna, definendolo un "true MAGA Warrior". Come ha spiegato lo statistico Nate Silver su Silver Bulletin, l'endorsement è arrivato al momento peggiore e su un candidato che rischia di far perdere ai repubblicani un seggio in uno stato storicamente rosso.

I democratici hanno bisogno di conquistare quattro seggi a novembre per prendere il controllo del Senato. I due più alla portata sono in Maine e in North Carolina. Per gli altri due servono Stati più difficili e mettere il Texas in gioco amplierebbe in modo significativo le combinazioni possibili.

A marzo, alla vigilia delle primarie, Trump aveva appoggiato tutti e tre i principali candidati repubblicani in corsa: Cornyn, Paxton e Wesley Hunt. Una scelta che ha vanificato il valore dell'endorsement come segnale agli elettori. Nessuno ha superato la soglia del 50 percento necessaria a evitare il ballottaggio: Cornyn ha ottenuto il 41,9 percento, Paxton il 40,7 percento e Hunt il 13,5 percento.

Secondo l'analisi di Silver, un endorsement solitario a inizio campagna avrebbe probabilmente portato uno dei due candidati oltre quella soglia, evitando il ballottaggio. Trump non è nuovo a interventi anticipati: aveva appoggiato Herschel Walker otto mesi prima delle primarie repubblicane in Georgia nel 2022. In Texas invece il presidente ha aspettato fino all'ultima settimana, dopo che il termine per ritirarsi dal ballottaggio era passato il 17 marzo. Sui mercati di previsione le quotazioni di Paxton sono salite dal 60 al 95 percento dopo l'annuncio.

Il modello del Silver Bulletin indica il Texas come un R +4 a novembre con candidati "generici", quindi favorevole ai repubblicani. Ma Paxton non è un candidato generico. I dati storici mostrano che gli scandali pesano in media intorno a cinque punti percentuali e Paxton è il detentore del record regionale per scandali. Applicando questa penalità, un vantaggio repubblicano di quattro punti si trasforma in un pareggio o addirittura in un D +1.

Il candidato democratico è James Talarico, deputato della Camera dello stato del Texas, che ha vinto la primaria senza bisogno di ballottaggio battendo Jasmine Crockett, considerata dai repubblicani la sfidante preferita. I mercati di previsione danno la sfida tra Paxton e Talarico come un testa a testa. I sondaggi più recenti mostrano Talarico in vantaggio in media di tre punti su Paxton, mentre prima della chiusura della primaria democratica era Paxton a essere avanti di un punto.

La primaria repubblicana per il Senato in Texas è stata la più costosa di sempre per una corsa di partito al Senato federale. Secondo un'analisi di News From The States basata su dati AdImpact, le due campagne repubblicane e i gruppi collegati hanno speso oltre 20 milioni di dollari in pubblicità solo per il ballottaggio. Paxton ha speso più nel ballottaggio che nella primaria stessa. Un endorsement anticipato avrebbe permesso ai donatori nazionali e al National Republican Senatorial Committee di risparmiare quelle risorse e dirottarle su stati più contesi come Maine, Iowa, Florida, Alaska o Ohio.

Dopo l'endorsement, Paxton ha accettato di sospendere gli spot negativi nell'ultima settimana di campagna. Cornyn ha rifiutato. In un messaggio pubblico ha scritto: "So che sei disperato per evitare di rendere conto delle tue azioni, Ken. Ci servono ancora qualche giorno per ricordare che hai patteggiato per uno stupratore di minori, offrendogli un solo giorno di prigione e nessuna iscrizione al registro degli autori di reati sessuali, come favore all'avvocato di Nate Paul". Mentre i due repubblicani si attaccano, Talarico raccoglie fondi da donatori facoltosi e conduce di fatto la campagna generale.

Talarico non è un candidato senza punti deboli. Il suo incarico più alto è quello di deputato statale, il livello più basso nella scala dell'esperienza politica usata dal modello del Silver Bulletin. Nel 2021 ha dichiarato che "Dio è non binario", una frase che potrà essere usata contro di lui in uno stato tra i più religiosi degli Stati Uniti. Il Texas non elegge un democratico al Senato federale dal 1988, quando vinse Lloyd Bentsen.

Il bilancio elettorale di Paxton resta mediocre. Nel 2018 vinse la corsa per la procura generale del Texas con appena tre punti di margine, molto meno dei tredici punti con cui Greg Abbott conquistò la corsa per il governatore lo stesso anno. Cornyn ha invece vinto le sue ultime quattro elezioni al Senato federale con un margine medio di quindici punti. Per l'analisi di Nate Silver, se il 4 novembre i repubblicani si sveglieranno con il Senato in mano ai democratici e il Texas tra le sconfitte, dovranno ringraziare il presidente.

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Flottila, Antonella Bundu a TPI: “Mi hanno messo le catene, rinchiusa in una gabbia e derisa. Ma ai palestinesi accade da decenni”


@Politica interna, europea e internazionale
Partiamo dall’inizio. Che cosa è successo prima della vostra intercettazione? “Noi eravamo arrivati dopo, perché eravamo partiti il giorno successivo. Prima dell’intercettazione avevamo già vissuto

Flottila, Antonella Bundu a TPI: “Mi hanno messo le catene, rinchiusa in una gabbia e derisa. Ma ai palestinesi accade da decenni”


@Politica interna, europea e internazionale
Partiamo dall’inizio. Che cosa è successo prima della vostra intercettazione? “Noi eravamo arrivati dopo, perché eravamo partiti il giorno successivo. Prima dell’intercettazione avevamo già vissuto

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📅 Gli eventi della settimana

2° Meeting nazionale TWC Italia

🕒 13 giugno, 00:00 - 14 giugno, 00:00
📍 Casale Falchetti, Roma, Lazio
🔗 mobilizon.it/events/1f53f993-b…


2° Meeting nazionale TWC Italia
Inizia: Sabato Giugno 13, 2026 @ 12:00 AM GMT+02:00 (Europe/Rome)
Finisce: Domenica Giugno 14, 2026 @ 12:00 AM GMT+02:00 (Europe/Rome)

Incontriamoci. Confrontiamoci. Organizziamoci.

🌍 LSA100Celle - Roma

📍13 e 14 giugno ci vediamo a #Roma per il secondo Meeting nazionale di Tech Workers Coalition Italia. Un'occasione per discutere delle criticità del settore tech italiano e globale e mettere in rete le pratiche di mobilitazione.Un grande log out nazionale per costruire l'alternativa possibile nei nostri luoghi di lavoro. Non lasciamoci deformare dalla tecnologia.

Sostieni il meeting su OpenCollective e segui tutti gli aggiornamenti sul programma sul nostro sito.


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Come la presidente del Venezuela è diventata trumpiana


Cinque mesi dopo la cattura di Nicolás Maduro, la presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodríguez è diventata partner indispensabile di Washington ed evita elezioni libere.

Cinque mesi dopo la cattura di Nicolás Maduro a opera di commandos statunitensi, la presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodríguez si è trasformata da avversaria sanzionata da Washington in partner indispensabile dell'amministrazione Trump e nel frattempo continua a rinviare elezioni libere.

Avvocato formato in Gran Bretagna e in Francia, Rodríguez riceve quasi ogni settimana funzionari della Casa Bianca e dirigenti dell'industria petrolifera americana nel palazzo presidenziale di Miraflores, a Caracas. Li accoglie con sacchetti regalo blu marchiati con il suo nome, contenenti rum venezuelano per gli uomini e borse di paglia e cioccolato per le donne. I funzionari pubblicano poi le foto sui social con l'hashtag #SelfieByDelcy. Al termine di uno di questi incontri, attraverso un interprete, Rodríguez ha chiesto agli ospiti di riferire al presidente che "anche qui ci sono uomini e donne d'azione" e di assicurare a Washington la volontà di costruire "fondamenta solide per un rapporto di lungo periodo".

L'alleanza con gli Stati Uniti sta dando alla presidente ad interim risorse finanziarie, legittimità internazionale e tempo per consolidare il potere ereditato da Maduro, secondo una ricostruzione del Wall Street Journal basata su fonti dell'amministrazione, diplomatici e oppositori venezuelani. L'amministrazione Trump non vuole alterare l'equilibrio: secondo funzionari della Casa Bianca, Rodríguez si dimostra collaborativa, mantiene calmo il Paese ed è disposta a fare affari. Le elezioni in Venezuela non sono fra le priorità del presidente, ha riferito al giornale un alto funzionario, anche perché la guerra con l'Iran ha rafforzato l'idea che il petrolio venezuelano sia un'assicurazione contro le turbolenze sui mercati energetici globali.

Da gennaio gli Stati Uniti controllano milioni di barili di greggio venezuelano. Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che i proventi delle vendite sono depositati in conti bancari a New York e che la società di revisione KPMG verifica le spese prima che il denaro torni in Venezuela per pagare gli stipendi di insegnanti, polizia e altri dipendenti pubblici, allo scopo di limitare la corruzione in un Paese percepito come uno dei più corrotti al mondo. "La ricchezza del Paese sta effettivamente andando a beneficio dei venezuelani", ha detto Rubio. Nessuno dei due governi ha però precisato l'entità dei trasferimenti finora avvenuti.

Una delle poche misurazioni indipendenti dell'economia venezuelana è la quantità di dollari che gli americani stanno iniettando nel Paese, frenando la svalutazione del bolivar. Almeno 4 miliardi di dollari sono entrati nel mercato dei cambi, ha dichiarato al giornale Tamara Herrera, economista della società di consulenza bancaria Sintesis Financiera di Caracas. L'iniezione di valuta ha sostenuto il bolivar e fatto rallentare l'inflazione mensile, che è scesa dal 32% di gennaio a circa il 10% di aprile, anche se su base annua resta vicina al 600%.

A inizio anno Rodríguez ha lanciato un sito chiamato Sovereign Transparency che dovrebbe permettere ai cittadini di seguire la spesa pubblica. Finora il portale mostra movimenti relativi a una sola giornata: il 13 marzo, quando 300 milioni di dollari sono entrati e usciti dal fondo destinato agli aumenti di salari e pensioni.

Secondo i critici, il riassetto interno è più cosmetico che strutturale. Rodríguez ha sostituito alcune figure chiave dell'apparato di sicurezza ereditato da Maduro, ha rimpiazzato quasi metà del governo, ma ha mantenuto il proprio fratello a capo del parlamento. Il sostegno del presidente americano le ha portato anche una riabilitazione internazionale: Trump ha revocato le sanzioni personali a Rodríguez e ha spinto altri Paesi e istituzioni a riavviare i rapporti con Caracas. Questo mese la presidente ad interim ha visitato i Paesi Bassi ed è stata invitata al vertice ibero-americano di Madrid nonostante l'Unione Europea continui ad averla sanzionata. Rubio ha annunciato personalmente che Rodríguez si recherà in India entro fine mese per discutere di vendite di petrolio venezuelano.

L'ambasciata americana di Caracas, chiusa dal 2019, sta riaprendo a ritmo serrato: gli operai puliscono la muffa, stendono nuova moquette e installano nuovi condizionatori, mentre i funzionari hanno avviato l'assunzione di oltre cento dipendenti locali. La Casa Bianca ha promosso la ripresa dei voli diretti Miami-Caracas, il primo dopo sette anni, e il presidente ha firmato le prime pagine dei giornali che celebravano il volo inaugurale per consegnarle ai propri collaboratori. Trump ha detto che in Venezuela "ballano per strada perché stanno arrivando un sacco di soldi". Il consigliere energetico della Casa Bianca Jarrod Agen ha scritto "Drill, Baby, Drill!" sul libro degli ospiti VIP durante una recente visita a Caracas e ha sostenuto che i cambiamenti procedono "alla velocità di Trump".

L'indice di gradimento di Rodríguez è sceso a circa il 30% in tre sondaggi privati condotti il mese scorso, mentre i venezuelani continuano a fare i conti con iperinflazione, alta disoccupazione e blackout. Un sondaggio dell'istituto Meganalisis ha rilevato che il 46% dei venezuelani è grato al presidente americano per i cambiamenti nel Paese, in netto calo rispetto al 92% di gennaio. I sindacati hanno manifestato per aumenti di salari e pensioni, i dissidenti chiedono la liberazione dei prigionieri politici e alcuni ex alleati del partito socialista al governo accusano Rodríguez di essersi piegata a quello che chiamano "imperialismo yankee". L'Osservatorio venezuelano del conflitto sociale ha documentato 1.926 proteste contro il governo nei primi tre mesi del 2026, con un aumento del 144% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

L'ex ambasciatore statunitense in Venezuela James Story ha detto al giornale che Rodríguez "non ha alcuna intenzione di lasciare il potere in tempi brevi" e ha paragonato il sistema alla "Cosa Nostra". Enrique Márquez, politico d'opposizione ed ex prigioniero politico invitato dal presidente al discorso sullo stato dell'Unione a febbraio, ha aggiunto di non vedere "elezioni nel breve periodo, perché non c'è la volontà dei due attori principali: gli Stati Uniti e il governo di Delcy". Una parte dei repubblicani della Florida, vicini al presidente, inizia a essere preoccupata: il senatore Rick Scott ha definito Rodríguez "una persona terribile" e ha detto ai giornalisti che servono elezioni in tempi rapidi.

Rodríguez ha fatto sapere a Washington che, pur sostenendo elezioni "a un certo punto", chiede prima la rimozione del complesso sistema di sanzioni sul Venezuela per far ripartire i flussi di entrate e riparare le infrastrutture danneggiate, secondo una persona a conoscenza dei colloqui. Quando di recente alcuni giornalisti le hanno chiesto, davanti a funzionari statunitensi, quando si terranno le elezioni, ha sorriso a disagio. "Non lo so", ha risposto con un cenno della mano uscendo dalla stanza. "Prima o poi".

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Bastian’s Night #478 May, 28th


Every Thursday of the week, Bastian’s Night is broadcast from 21:30 CEST/DST.

Bastian’s Night is a live talk show in German with lots of music, a weekly round-up of news from around the world, and a glimpse into the host’s crazy week in the pirate movement.


If you want to read more about @BastianBB: –> This way


piratesonair.net/bastians-nigh…

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Trump attacca i critici dei negoziati con l'Iran: "Non faccio accordi cattivi"


Il presidente difende su Truth Social l'intesa in via di definizione e definisce "losers" gli scettici. Tra le voci critiche i senatori repubblicani Ted Cruz e Lindsey Graham.

Donald Trump ha attaccato i critici dei negoziati in corso con l'Iran in un messaggio pubblicato domenica 24 maggio su Truth Social, definendo "losers" chi muove obiezioni a un accordo che non è stato ancora finalizzato. "Non faccio accordi cattivi", ha scritto il presidente, sostenendo che chi commenta dovrebbe "aspettare e vedere quale sarà l'intesa prima di stroncarla". Lo stesso giorno, in un post precedente, Trump aveva descritto il rapporto fra Washington e Teheran come diventato "molto più professionale e produttivo", precisando però che l'Iran "deve capire di non poter sviluppare o procurarsi un'arma nucleare".

Il presidente contrappone il negoziato in corso a quello concluso da Barack Obama nel 2015, denunciato dallo stesso Trump nel 2018 durante il primo mandato alla Casa Bianca. "Il nostro accordo è l'esatto opposto" di quello di Obama, ha scritto sul social, accusando l'intesa precedente di aver consegnato all'Iran "enormi quantità di contanti" e una "via chiara e aperta verso un'arma nucleare". La nuova trattativa, sostiene Trump, garantirebbe invece che Teheran non abbia accesso al nucleare militare.

I termini concreti dell'accordo restano riservati. Secondo uno scoop del New York Times, l'intesa prevederebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz, il braccio di mare tra il Golfo Persico e il Golfo dell'Oman attraverso cui transita una quota rilevante del greggio mondiale. La firma non è però attesa nell'immediato: secondo quanto riferito dal giornalista Barak Ravid su Axios, restano "diversi dettagli" da chiudere e nessun annuncio era previsto per la giornata di domenica. Lo stesso Trump ha riconosciuto che l'intesa "non è ancora stata negoziata fino in fondo".

Le obiezioni più rumorose arrivano dall'interno del Partito Repubblicano. I senatori Ted Cruz, del Texas, e Lindsey Graham, della South Carolina, hanno espresso scetticismo sulla trattativa. Trump non ha citato nominalmente nessun critico, ma il bersaglio del suo affondo è apparso chiaro: chi attacca un'intesa "di cui nessuno conosce i contenuti". Il presidente ha aggiunto che a suo avviso furono proprio i predecessori alla Casa Bianca a "dover risolvere questo problema molti anni fa".

Sabato, alla vigilia dell'attacco agli scettici, il presidente aveva preannunciato che l'intesa sarebbe arrivata "a breve", dopo colloqui con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e con i leader di diversi paesi a maggioranza musulmana coinvolti nel dossier iraniano. L'accordo, ha promesso, sarà "buono e adeguato".

Trump ha aperto anche allo scenario di un ingresso dell'Iran negli Accordi di Abramo, l'intesa di normalizzazione tra Israele e alcuni paesi arabi avviata nel 2020 durante il primo mandato del presidente. "Chissà, forse anche la Repubblica Islamica dell'Iran vorrà unirsi", ha scritto su Truth Social, ringraziando "tutti i paesi del Medio Oriente" per il sostegno e la cooperazione, che a suo dire saranno "ulteriormente rafforzati" proprio dall'eventuale allargamento del perimetro degli accordi.

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La rassegna stampa di lunedì 25 maggio 2026


Trump verso un accordo con l'Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz tra le critiche dei falchi repubblicani, il greggio scende ma la benzina resta cara, nuova stretta sulle Green Card, l'Ebola riemerge in Congo e una cisterna chimica minaccia 50.000 californiani

Questa è la rassegna stampa di lunedì 25 maggio 2026

Trump vicino a un'intesa con l'Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz


L'Amministrazione statunitense sta negoziando un accordo che prevede un cessate il fuoco di 60 giorni e la riapertura dello Stretto di Hormuz, anche se il presidente Trump ha invitato i suoi negoziatori a "non avere fretta". L'intesa lascerebbe però fuori i nodi più complessi: scorte nucleari, arricchimento dell'uranio e missili iraniani non sono stati ancora affrontati.

Fonti: New York Times, BBC, Semafor

I falchi repubblicani attaccano l'accordo emergente con Teheran


L'intesa che si profila con l'Iran sta incassando critiche durissime dall'ala più intransigente del Partito repubblicano, compresi alcuni alleati storici del presidente, che la definiscono un disastro e mettono in dubbio le ragioni stesse della guerra. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha respinto le critiche definendole "assurde" e ha ribadito che l'opzione preferita resta quella diplomatica.

Fonti: New York Times, ABC News, The Hill

I prezzi del greggio scendono sulle attese di un'intesa, ma il portafoglio degli americani resta sotto pressione


Il Brent è tornato sotto i 100 dollari al barile dopo le indiscrezioni sull'accordo, con un calo di circa il 4,6% rispetto alla chiusura di venerdì. Il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti resta però intorno a 4,55 dollari al gallone, oltre 1,5 dollari in più rispetto a prima della guerra, e la fine degli sgravi fiscali di Trump rischia di comprimere ulteriormente i consumi delle famiglie americane.

Fonti: Axios, Financial Times, The Hill

In California una cisterna chimica rischia l'esplosione, evacuate 50.000 persone


Una cisterna contenente sostanze chimiche infiammabili in uno stabilimento aerospaziale di Garden Grove, vicino a Disneyland, continua a surriscaldarsi e potrebbe cedere. Il governatore ha dichiarato lo stato di emergenza e 50.000 persone sono sotto ordine di evacuazione; una crepa apparsa nelle ultime ore, secondo le autorità, potrebbe ridurre la pressione e abbassare il rischio di una grande esplosione.

Fonti: NPR, The Guardian, Wall Street Journal

Confusione e timori dopo la stretta dell'Amministrazione Trump sulle Green Card


Una nuova regola dell'Amministrazione obbliga chi richiede la Green Card a presentare domanda dal proprio Paese d'origine, lasciando immigrati e avvocati a interpretare le conseguenze del provvedimento. In visita a Nuova Delhi, il Segretario di Stato Marco Rubio ha rassicurato che la stretta "non è rivolta contro l'India", uno dei Paesi con il maggior numero di richiedenti.

Fonti: New York Times, Semafor

L'Ebola riemerge in Congo, la risposta americana è indebolita dai tagli


L'epidemia di Ebola che si sta diffondendo in Africa centrale è il primo grande focolaio dopo lo smantellamento dei programmi sanitari globali decisi dall'Amministrazione lo scorso anno. Pur inviando esperti e risorse, gli Stati Uniti scontano un'assenza di leadership: né i Centers for Disease Control né la Food and Drug Administration hanno oggi un direttore confermato.

Fonti: The Hill, New York Times

Sparatoria vicino alla Casa Bianca, un passante è grave


Un uomo ha aperto il fuoco contro un posto di blocco del Secret Service vicino alla Casa Bianca ed è stato ucciso dagli agenti. Un passante è stato colpito durante lo scambio di colpi ed è in condizioni serie dopo essere stato operato; la polizia di Washington sta indagando per stabilire da quale arma sia partito il proiettile e quanti colpi siano stati esplosi.

Fonti: New York Times, ABC News, The Hill

I democratici corteggiano Elizabeth Warren in vista del 2028, anche AOC si muove


La senatrice Elizabeth Warren è al centro delle manovre dei potenziali candidati democratici alla Casa Bianca nel 2028, dai governatori Andy Beshear e Gavin Newsom alla deputata Alexandria Ocasio-Cortez, che a sua volta ha avviato un tour nazionale tra Filadelfia, Atlanta e l'Alabama senza ancora chiamarlo tale. Le mosse confermano la spinta dell'ala progressista, mentre i moderati temono uno spostamento eccessivo a sinistra.

Fonti: Axios

Trump vuole liste federali di cittadini per decidere chi può votare


L'Amministrazione Trump sta lavorando a elenchi di cittadini divisi per Stato per stabilire chi abbia diritto al voto, pur ammettendo che i dati raccolti rischiano di essere inaffidabili. Gli esperti elettorali avvertono che il progetto potrebbe portare a depennamenti di massa basati su informazioni errate ed entrare in conflitto con la competenza degli Stati in materia elettorale.

Fonti: New York Times

Trump scende in campo per Ken Paxton contro Cornyn alle primarie del Texas


Il presidente ha rilanciato l'endorsement al procuratore generale del Texas Ken Paxton, in corsa per il Senato contro il senatore in carica John Cornyn, definendolo "il migliore del Paese" e promettendo agli elettori texani che "non vi deluderà mai". L'appoggio segnala la volontà di Trump di estromettere i repubblicani considerati meno fedeli, in una primaria che si annuncia tra le più aspre del ciclo elettorale.

Fonti: The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

Questa voce è stata modificata (5 giorni fa)

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Cambridge Votes to End ShotSpotter!


On Monday, May 18th, the Cambridge City Council voted 5 to 2 in support of a policy order directing the City Manager to end its ShotSpotter contract and remove the microphones from Cambridge neighborhoods. We want to thank our supporters and everyone else who spoke in favor of this policy order. Cambridge will be a safer city once ShotSpotter is removed.

This victory was because of years of organizing, testimony, research, and community pressure. The campaign to end ShotSpotter surveillance devices in Cambridge was led by the Stop ShotSpotter Camberville Coalition made up of The Black Response, SURJ Boston, Defund Somerville PD, BDS Boston and the Massachusetts Pirate Party. The campaign received vital support from:

and research support from the Community Resource Hub, Law for Black Lives, Tufts University Tisch College Community Research Center, and Boston University Spark!

We encourage community members to thank Councillors Ayah Al-Zubi, Jivan Sobrinho-Wheeler, Marc McGovern, Patty Nolan, and Mayor Sumbul Siddiqui for voting to get rid of ShotSpotter. Councillors Tim Flaherty and E. Denise Simmons opposed it; Councillor Cathie Zusy and Vice Mayor Burhan Azeem abstained.

This effort is not over. We still need to pressure the City Manager to terminate the contract and ensure that the microphones are removed. If you see any ShotSpotters, see the image above for what they look like, be sure to email us where it is so we can map them and verify that they are removed.


masspirates.org/blog/2026/05/2…

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CISA Flags Actively Exploited Langflow Flaw CVE-2025-34291 — AI Workflow Deployments at Risk
#CyberSecurity
securebulletin.com/cisa-flags-…
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2026 FIFA World Cup Phishing Fraud Triples in Scope: 222 Fake Domains, Four Criminal Clusters
#CyberSecurity
securebulletin.com/2026-fifa-w…
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Fine dell’autenticazione CBA diretta per Exchange ActiveSync: guida alla migrazione verso Microsoft Entra ID
#tech
spcnet.it/fine-dellautenticazi…
@informatica


Fine dell’autenticazione CBA diretta per Exchange ActiveSync: guida alla migrazione verso Microsoft Entra ID


L’8 maggio 2026, il team di Exchange Online di Microsoft ha annunciato la deprecazione dell’autenticazione basata su certificati (CBA) diretta per Exchange ActiveSync (EAS). Entro la fine del 2026, qualsiasi client EAS che utilizza certificati per autenticarsi direttamente contro Exchange Online dovrà migrare al nuovo metodo basato su Microsoft Entra ID, pena l’interruzione del servizio email mobile.

Se la tua organizzazione ha configurato l’accesso alle email mobili tramite certificati client, questo articolo ti guida attraverso tutto ciò che devi sapere: perché Microsoft sta effettuando questo cambiamento, chi è interessato e — soprattutto — come completare la migrazione prima della scadenza.

Cos’è l’autenticazione CBA diretta per Exchange ActiveSync?


Exchange ActiveSync (EAS) è il protocollo che permette ai dispositivi mobili (smartphone, tablet) di sincronizzare email, calendari e contatti con Exchange Online. L’autenticazione basata su certificati (Certificate-Based Authentication, CBA) rappresenta un approccio passwordless: invece di inserire credenziali, il dispositivo presenta un certificato X.509 per autenticarsi.

Nel flusso legacy attuale, il funzionamento è il seguente:

  1. I certificati client vengono distribuiti ai dispositivi mobili durante la configurazione MDM
  2. Quando l’app email si connette, invia il certificato direttamente a Exchange Online
  3. Exchange Online riceve il certificato e ne gestisce internamente la validazione
  4. L’accesso viene concesso senza che il client ottenga mai un token OAuth standard

Questo approccio, sebbene sicuro a livello crittografico, è classificato da Azure AD come autenticazione legacy: il client non ottiene mai un token OAuth moderno, ma si affida a un meccanismo interno ad alta privilegio all’interno di Exchange Online.

Perché Microsoft sta eliminando questo metodo?


Il problema centrale è che la CBA diretta verso Exchange bypassa il moderno ecosistema di autenticazione di Microsoft Entra ID. Le conseguenze pratiche per gli amministratori sono significative:

  • Incompatibilità con le Conditional Access Policy: le policy che bloccano l’autenticazione legacy in Azure AD bloccano anche la CBA diretta su EAS, creando un dilemma “tutto o niente” per chi vuole applicare controlli di sicurezza moderni senza interrompere l’accesso email mobile
  • Mancanza di token OAuth: senza un token OAuth standard, non è possibile applicare controlli granulari come la durata della sessione, la revoca in tempo reale o l’integrazione con Identity Protection
  • Superficie di attacco interna: Exchange Online si affida a un meccanismo interno ad alta privilegio per validare i certificati, introducendo una complessità architetturale non necessaria

Il nuovo flusso con Entra ID risolve tutti questi problemi:

  1. Il client invia il certificato a Microsoft Entra ID per la validazione
  2. Entra ID valida il certificato e restituisce un token OAuth al client
  3. Il client presenta il token OAuth a Exchange Online per l’autenticazione

In questo modo, la CBA diventa un metodo di autenticazione moderno a tutti gli effetti, integrato nel flusso OAuth standard e soggetto a tutte le Conditional Access Policy configurate nel tenant.

Chi è interessato da questa modifica?


È importante chiarire cosa non è interessato da questa deprecazione:

  • Outlook Mobile (usa già Modern Authentication)
  • Exchange Server on-premises
  • Altri client Exchange Online che non usano EAS con CBA
  • Organizzazioni che non hanno mai configurato EAS CBA

La modifica riguarda esclusivamente i client Exchange ActiveSync (tipicamente le app email native di iOS e Android) configurati per usare certificati client come metodo di autenticazione verso Exchange Online.

Come verificare se la tua organizzazione è interessata:

  1. Controlla la configurazione MDM: se il tipo di autenticazione nei profili email è impostato su “Certificate” anziché “OAuth”, probabilmente stai usando la CBA legacy
  2. Verifica i log di sign-in di Entra ID: accedi all’Azure Portal → Microsoft Entra ID → Sign-in logs → filtra per “Client App: Exchange ActiveSync”. Se in “Authentication Details” vedi “Certificate” come metodo di autenticazione, sei impattato


Guida alla migrazione verso Entra-Based CBA


La buona notizia è che l’infrastruttura PKI e le CA (Certificate Authority) utilizzate per EAS CBA sono fondamentalmente le stesse richieste per Entra CBA. Questo semplifica notevolmente la transizione.

Step 1: Abilitare Microsoft Entra CBA nel tenant


Accedi al portale Azure e naviga in Microsoft Entra ID → Protection → Authentication methods → Certificate-based authentication. Configura le tue Certificate Authority:

  • Almeno una CA root deve essere configurata in Entra ID, insieme a tutte le CA intermedie
  • Ogni CA deve avere una Certificate Revocation List (CRL) accessibile da un URL pubblico su Internet
  • Gli utenti devono avere accesso a un certificato emesso da una PKI attendibile

Per verificare la configurazione via PowerShell (Microsoft Graph PowerShell):

# Recupera le CA di autenticazione configurate nel directory
Get-MgOrganizationCertificateBasedAuthConfiguration -OrganizationId (Get-MgOrganization).Id

# Oppure con il modulo AzureAD (legacy)
Get-AzureADTrustedCertificateAuthority

Step 2: Verificare i certificati utente


Per Exchange ActiveSync, i certificati client devono contenere l’indirizzo email routable dell’utente nel campo Subject Alternative Name (SAN), in uno dei seguenti formati:

  • Principal Name: user@domain.com
  • RFC822 Name: user@domain.com (Entra ID lo mappa all’attributo Proxy Address)

I certificati già usati per la CBA diretta su EAS soddisfano quasi certamente questo requisito. Verifica semplicemente la presenza dell’email aziendale nel campo SAN del certificato.

Step 3: Aggiornare la configurazione dei dispositivi


Questa è la parte più operativa della migrazione. I profili email sui dispositivi mobili devono essere aggiornati per eseguire l’autenticazione certificato contro Entra ID invece che direttamente verso Exchange. In pratica:

  • Se usi Microsoft Intune: aggiorna i profili di configurazione email per usare OAuth + certificati come metodo di autenticazione. Consulta la documentazione Intune per le specifiche della configurazione per iOS e Android
  • Se usi soluzioni MDM di terze parti (VMware Workspace ONE, JAMF, MobileIron, ecc.): consulta il vendor per le istruzioni specifiche sull’abilitazione dell’autenticazione Entra con certificati

I nuovi endpoint dedicati per la CBA su EAS sono:

  • Multi-tenant worldwide: outlook-cba.office365.com
  • GCC-High: outlook-cba.office365.us
  • DoD: outlook-dod-cba.office365.us


Step 4: Test e monitoraggio


Prima del rollout globale, testa il nuovo flusso Entra CBA con un gruppo pilota di dispositivi e utenti. Monitora i log di sign-in di Entra ID e i report sui dispositivi Exchange ActiveSync per identificare eventuali dispositivi che ancora usano il metodo legacy.

Timeline e pianificazione


I punti chiave da tenere a mente:

  • Immediato: blocco per i nuovi tenant — non possono più configurare la CBA legacy
  • Prossime settimane: Microsoft invierà comunicazioni Message Center ai tenant impattati
  • Fine 2026: la CBA diretta verso Exchange Online verrà disabilitata per tutti i tenant esistenti

Microsoft raccomanda di completare la migrazione ben prima della scadenza di fine 2026 per evitare interruzioni del servizio. Considerando i tempi tipici di test, approvazione e deployment nei dispositivi mobili aziendali, è consigliabile iniziare la pianificazione adesso.

Conclusione


La deprecazione della CBA diretta per Exchange ActiveSync è parte del percorso di Microsoft verso la modernizzazione completa dell’autenticazione su Exchange Online, sulla scia dell’eliminazione di Basic Auth avvenuta negli anni scorsi. Il nuovo flusso basato su Entra ID offre sicurezza equivalente — passwordless, resistente al phishing, basato su certificati — con una ben migliore integrazione nell’ecosistema moderno di autenticazione e la piena compatibilità con le Conditional Access Policy.

Se la tua organizzazione usa EAS con CBA, il momento di iniziare la pianificazione della migrazione è adesso: la runway fino a fine 2026 è sufficiente per una transizione ordinata, ma non illimitata.


Fonte: Microsoft Tech Community — Exchange Team Blog (8 maggio 2026) | 4sysops.com


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art-template npm Package Backdoored to Deliver iOS Browser Exploit Kit via Supply Chain Attack
#CyberSecurity
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Liquibase: gestione delle modifiche al database e automazione CI/CD
#tech
spcnet.it/liquibase-gestione-d…
@informatica


Liquibase: gestione delle modifiche al database e automazione CI/CD


La gestione delle modifiche allo schema di un database è uno degli aspetti più delicati e sottovalutati nei progetti software moderni. Script SQL sparsi, modifiche manuali non documentate, disallineamenti tra ambienti di sviluppo, staging e produzione: questi problemi sono comuni in quasi ogni team di sviluppo. Liquibase risolve questi problemi portando il controllo di versione al database, proprio come Git fa con il codice sorgente.

Cos’è Liquibase e perché usarlo


Liquibase è uno strumento non open source rilasciato con licenza FSL con disponibilità del codice sorgente, per il database schema change management. Permette di definire, versionare e distribuire le modifiche allo schema del database tramite file di configurazione (chiamati changelog), supportando oltre 30 database diversi: Oracle, MySQL, PostgreSQL, SQL Server, DB2 e molti altri.

Il problema che Liquibase risolve è semplice ma critico: applicare modifiche al database con script SQL tradizionali è un processo manuale, error-prone e difficile da tracciare. Questi script spesso mancano di versioning, rendendo quasi impossibile sapere quale versione dello schema è in produzione rispetto allo sviluppo. Liquibase standardizza questo processo tramite file di configurazione versionati, tracciamento automatico via checksum MD5 e supporto nativo al rollback.

Concetti fondamentali


Prima di entrare nell’implementazione, è essenziale comprendere i quattro pilastri architetturali di Liquibase:

Changelog: è il file principale che contiene tutte le modifiche al database, organizzate in sequenza. Può essere in formato XML, YAML, JSON o SQL puro. Tipicamente si usa un file master che include sotto-changelog organizzati per release o sprint.

ChangeSet: è l’unità atomica di modifica, identificata univocamente da una coppia id + author. Ogni changeset viene eseguito una sola volta e tracciato nella tabella DATABASECHANGELOG. Una regola fondamentale: non modificare mai un changeset già eseguito; crea sempre un nuovo changeset per le correzioni.

Preconditions: verifiche condizionali che devono passare prima dell’esecuzione di un changeset. Permettono di rendere sicure le migrazioni anche in scenari complessi (es. verificare che una colonna non esista già prima di aggiungerla).

Contexts e Labels: meccanismi di filtraggio per controllare quali changeset vengono eseguiti in quale ambiente (dev, staging, prod). Indispensabili per gestire dati di test o configurazioni ambiente-specifiche.

Struttura base di un changelog YAML


Ecco un esempio pratico di changelog in formato YAML per la creazione di una tabella transazioni con supporto al rollback:

databaseChangeLog:
  - changeSet:
      id: create-payment-table
      author: devops.team
      changes:
        - createTable:
            tableName: payment_transaction
            columns:
              - column:
                  name: id
                  type: varchar(50)
                  constraints:
                    primaryKey: true
                    nullable: false
              - column:
                  name: amount
                  type: decimal(15,2)
                  constraints:
                    nullable: false
              - column:
                  name: currency_code
                  type: char(3)
                  constraints:
                    nullable: false
              - column:
                  name: transaction_date
                  type: timestamp
                  defaultValueComputed: CURRENT_TIMESTAMP
              - column:
                  name: status
                  type: varchar(20)
                  constraints:
                    nullable: false
      rollback:
        - dropTable:
            tableName: payment_transaction

Il blocco rollback è fondamentale: definisce esplicitamente come annullare la modifica, rendendo ogni deployment reversibile in modo prevedibile.

Configurazione per ambienti multipli


Un file liquibase.properties separato per ogni ambiente permette di gestire connessioni e contesti in modo sicuro:

# liquibase-dev.properties
changeLogFile=db/changelog.yaml
url=jdbc:postgresql://localhost:5432/devdb
username=dev_user
password=${DB_PASSWORD}
contexts=dev,test
defaultSchemaName=DEV_SCHEMA
logLevel=DEBUG

Nota importante: le credenziali non devono mai essere committate nel repository. Usa variabili d’ambiente, HashiCorp Vault, AWS Secrets Manager o Kubernetes Secrets per la gestione dei segreti.

Precondizioni per deployment sicuri


Le precondizioni rendono Liquibase robusto in ambienti dove lo schema potrebbe trovarsi in stati intermedi. Questo esempio in SQL nativo verifica che una colonna non esista prima di aggiungerla:

--liquibase formatted sql

--changeset devops.team:add-merchant-id
--preconditions onFail:MARK_RAN onError:HALT
--precondition-sql-check expectedResult:0 SELECT COUNT(*) FROM information_schema.columns WHERE table_name = 'payment_transaction' AND column_name = 'merchant_id'

ALTER TABLE payment_transaction 
ADD COLUMN merchant_id VARCHAR(50);

--rollback ALTER TABLE payment_transaction DROP COLUMN merchant_id;

Il comportamento onFail:MARK_RAN istruisce Liquibase a segnare il changeset come già eseguito (senza eseguirlo) se la precondizione fallisce — comportamento ideale quando la colonna esiste già per altri motivi.

Integrazione in pipeline CI/CD


La vera potenza di Liquibase emerge quando viene integrato in una pipeline di deployment automatizzato. Ecco un esempio completo con Jenkins:

pipeline {
    agent any
    
    stages {
        stage('Validate') {
            steps {
                sh 'liquibase validate'
            }
        }
        
        stage('Deploy Staging') {
            steps {
                sh 'liquibase --contexts=staging update'
            }
        }
        
        stage('Deploy Production') {
            when { 
                branch 'main' 
            }
            steps {
                input 'Deploy to Production?'
                sh 'liquibase --contexts=prod update'
            }
        }
    }
    
    post {
        failure {
            sh 'liquibase rollbackCount 1'
        }
    }
}

Il blocco post { failure } garantisce il rollback automatico dell’ultimo changeset in caso di errore — un salvagente fondamentale in produzione.

Pattern Kubernetes: Init Container


Per architetture cloud-native, il pattern degli init container è ideale: Liquibase viene eseguito come container di inizializzazione prima dell’avvio dell’applicazione, garantendo che lo schema sia sempre aggiornato prima che il servizio inizi a ricevere traffico:

apiVersion: apps/v1
kind: Deployment
metadata:
  name: payment-service
spec:
  template:
    spec:
      initContainers:
      - name: liquibase-migration
        image: liquibase/liquibase:4.25.0
        command:
        - liquibase
        - --url=jdbc:postgresql://$(DB_HOST):5432/$(DB_NAME)
        - --username=$(DB_USER)
        - --password=$(DB_PASSWORD)
        - update
        env:
        - name: DB_HOST
          valueFrom:
            secretKeyRef:
              name: db-credentials
              key: host
      containers:
      - name: payment-service
        image: payment-service:latest
        ports:
        - containerPort: 8080

Best practice per ambienti enterprise


Alcune regole fondamentali per adottare Liquibase in contesti di produzione:

  • Principio del minimo privilegio: l’utente Liquibase deve avere solo i permessi DDL necessari, mai privilegi DBA completi.
  • Revisione obbligatoria: ogni modifica al changelog deve passare per una Pull Request con review da un secondo sviluppatore prima del merge.
  • Test su dati realistici: prima del deployment in produzione, eseguire le migrazioni in un ambiente staging con volumi di dati simili a quelli di produzione per individuare problemi di performance.
  • Mai modificare changeset già eseguiti: il checksum MD5 rileverei la modifica e bloccherebbe il deployment. Crea sempre un nuovo changeset per le correzioni.
  • Crea indici dopo i bulk insert: creare indici prima di caricare grandi quantità di dati aumenta enormemente il tempo di migrazione senza benefici pratici.


Monitoraggio con Prometheus e Grafana


Per ambienti enterprise, integrare le metriche Liquibase in un sistema di osservabilità permette di rilevare problemi prima che impattino la produzione. Le metriche chiave da tracciare includono:

  • Durata per changeset: identifica migrazioni lente che potrebbero causare downtime
  • Lock contention: conflitti sulla tabella DATABASECHANGELOGLOCK in ambienti multi-istanza
  • Checksum failures: modifica non autorizzata a changeset già eseguiti
  • Rollback rate: indicatore di qualità del processo di testing prima del deployment


# Esempio metriche Prometheus esportate da Liquibase
liquibase_deployment_success_total{environment="prod"} 145
liquibase_changeset_duration_seconds_bucket{id="1",database="prod",le="0.5"} 120
liquibase_rollback_total{environment="prod"} 3
liquibase_deployment_failure_total{environment="prod",reason="validation_error"} 2

Conclusione


Liquibase trasforma la gestione del database da processo manuale e rischioso a pratica ingegneristica controllata e auditabile. L’integrazione con i sistemi CI/CD permette di applicare agli schemi database gli stessi standard di qualità già applicati al codice applicativo: versionamento, review, test automatizzati e rollback prevedibile.

Per team che adottano DevOps o pratiche di continuous delivery, Liquibase non è un’opzione ma una necessità: è il tassello mancante tra il deployment del codice e quello del database.

Fonte: Liquibase: Database Change Management and Automated Deployments — DZone


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AI Discovers 10,000+ Zero-Days: Anthropic’s Claude Mythos Preview Transforms Cybersecurity Defense
#CyberSecurity
securebulletin.com/ai-discover…
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Megalodon: 5.561 repository GitHub compromessi in sei ore con workflow CI/CD malevoli
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/megalo…


Megalodon: 5.561 repository GitHub compromessi in sei ore con workflow CI/CD malevoli


In sei ore, tra le 11:36 e le 17:48 UTC del 18 maggio 2026, una campagna automatizzata denominata Megalodon ha iniettato 5.718 commit malevoli in 5.561 repository GitHub, esfiltrandone segreti CI/CD, credenziali cloud, chiavi SSH e token API verso un server di comando e controllo. È l’attacco alla supply chain dello sviluppo software più rapido e capillare mai documentato, e fa parte di un’ondata più ampia che sta ridisegnando il panorama delle minacce per sviluppatori e team DevOps.

Come funziona Megalodon: l’automazione al servizio del compromesso di massa


I ricercatori di SafeDep e StepSecurity hanno analizzato la campagna in dettaglio. L’attaccante ha utilizzato account GitHub usa-e-getta con username alfanumerici casuali di 8 caratteri (es. rkb8el9r, bhlru9nr, lo6wt4t6), configurando git per falsificare l’identità dell’autore con nomi plausibili — build-bot, auto-ci, ci-bot, pipeline-bot — e indirizzi email automatizzati come build-system@noreply.dev. Questi nomi mimano la normale attività di automazione CI/CD, riducendo drasticamente la probabilità che un commit sospetto venga rilevato durante una code review.

Il payload iniettato è un workflow GitHub Actions contenente uno script bash codificato in Base64. Una volta che il proprietario del repository accetta il pull request o effettua un push, il workflow si attiva nella pipeline CI/CD e procede all’esfiltrazione massiva di dati verso il C2 all’indirizzo 216.126.225[.]129:8443.

Dati esfiltrati: una lista completa


La lista di informazioni sottratte dalla campagna Megalodon è particolarmente estesa e rivela quanto profondamente il workflow malevolo si radichi nell’ambiente di esecuzione CI/CD:

  • Variabili d’ambiente CI, /proc/*/environ e ambiente del processo PID 1
  • Credenziali AWS (access key, secret key, session token)
  • Access token Google Cloud Platform
  • Credenziali di ruolo IAM ottenute via AWS IMDSv2, GCP metadata server e Azure IMDS
  • Chiavi private SSH
  • Configurazioni Docker e Kubernetes
  • Vault token (HashiCorp Vault)
  • Terraform credentials
  • Shell history
  • Chiavi API, stringhe di connessione a database, JWT, chiavi PEM private
  • GITHUB_TOKEN, token GitLab CI/CD e Bitbucket
  • File .env, credentials.json, service-account.json e altri file di configurazione sensibili
  • GitHub Actions OIDC token (URL + token)


# Indicatori di Compromissione - Megalodon
# C2 server
216.126.225.129:8443
# Account attaccante (pattern)
Username: 8 caratteri alfanumerici casuali (es. rkb8el9r, bhlru9nr, lo6wt4t6)
Author forged: build-bot, auto-ci, ci-bot, pipeline-bot
Email forged: build-system@noreply.dev, ci-bot@automated.dev
# Varianti payload
SysDiag          - Workflow su ogni push/pull_request (mass variant)
Optimize-Build   - Workflow su workflow_dispatch (targeted variant, backdoor dormante)
# Pacchetto npm compromesso
@tiledesk/tiledesk-server versioni 2.18.6 - 2.18.12
# Finestra temporale dell'attacco
18 maggio 2026, 11:36 - 17:48 UTC
5.718 commit su 5.561 repository in ~6 ore
# Pacchetti npm malevoli (Polymarket drainer - campagna correlata)
polymarket-trading-cli, polymarket-terminal, polymarket-trade
polymarket-auto-trade, polymarket-copy-trading, polymarket-bot
polymarket-claude-code, polymarket-ai-agent, polymarket-trader
Endpoint esfiltrazione: hxxps://polymarketbot.polymarketdev.workers[.]dev/v1/wallets/keys

Due varianti per due obiettivi


L’analisi tecnica ha identificato due varianti del payload con finalità diverse. La variante SysDiag è quella di massa: aggiunge un workflow attivato da ogni push e pull request, massimizzando le opportunità di esecuzione. La variante Optimize-Build è più chirurgica: sostituisce i workflow esistenti con trigger workflow_dispatch, creando backdoor dormienti che l’attaccante può attivare on-demand tramite le API di GitHub. Nel caso di @tiledesk/tiledesk-server è stata utilizzata la variante targeted, che colpisce i CI/CD runner ma non si attiva quando il pacchetto npm viene semplicemente installato dagli utenti finali.

“Il compromesso di GitHub da parte di TeamPCP era solo l’inizio”, ha dichiarato Moshe Siman Tov Bustan di OX Security. “Quello che arriverà è un’ondata infinita, uno tsunami di attacchi cyber contro sviluppatori in tutto il mondo.”

Il contesto: TeamPCP e l’ecosistema open source sotto attacco


Megalodon si inserisce in una serie di attacchi orchestrati dal gruppo TeamPCP, che ha sfruttato la natura interconnessa della supply chain software per compromettere centinaia di progetti open source in modalità worm-like. Tra le vittime precedenti: TanStack, Grafana Labs, OpenAI, Mistral AI e ora GitHub direttamente. Il gruppo ha stabilito partnership con BreachForums e crew di estorsione come LAPSUS$ e VECT, combinando motivazioni finanziarie con possibili interessi geopolitici: è stato documentato il deployment di wiper malware su macchine localizzate in Iran e Israele.

La risposta di npm all’ondata di attacchi è stata drastica: invalidazione di tutti i token di accesso granulare con write access che bypassano l’autenticazione a due fattori. NPM ha anche raccomandato il passaggio a Trusted Publishing per ridurre la dipendenza da questi token. Come ha sottolineato Socket, però, l’intervento compra tempo ma non chiude la vulnerabilità sottostante: finché il worm è attivo, continuerà a raccogliere nuovi token non appena i maintainer ne genereranno di nuovi.

Due righe per i difensori


La campagna Megalodon evidenzia debolezze strutturali nella sicurezza delle pipeline CI/CD. I team DevSecOps dovrebbero adottare le seguenti contromisure:

  • Abilitare il pinning dei workflow: configurare i GitHub Actions workflow per usare SHA commit espliciti invece di tag mutabili (es. uses: actions/checkout@abc1234 invece di @v3), rendendo impossibile la sostituzione silenziosa dei workflow
  • Implementare policy di branch protection: richiedere review obbligatorie per ogni push su branch principali, con particolare attenzione alle modifiche a file .github/workflows/
  • Monitorare le credenziali con secret scanning: strumenti come GitHub Secret Scanning, Trufflehog o Gitleaks possono rilevare credenziali accidentalmente incluse nei commit
  • Adottare Trusted Publishing: su npm e PyPI, il Trusted Publishing elimina la necessità di token statici che possono essere rubati
  • Revisione dei permessi GITHUB_TOKEN: limitare i permessi del token al minimo necessario per il workflow specifico, usando permissions: nel file YAML
  • Audit degli accessi OIDC: implementare policy rigorose per i token OIDC usati per l’accesso a cloud provider da pipeline CI
  • Alerting su deployment key e PAT: monitorare l’uso di Personal Access Token e deploy key, revocando immediatamente quelli non più in uso

Megalodon rappresenta un punto di svolta nella storia degli attacchi alla supply chain: la capacità di compromettere oltre 5.500 repository in meno di sei ore, utilizzando tecniche di evasione che mimano il normale traffico CI/CD, suggerisce un livello di automazione e pianificazione che andrà oltre i singoli episodi. La domanda non è più se una pipeline subirà un tentativo di compromissione, ma quando — e se l’organizzazione ha le visibility necessarie per accorgersene in tempo.


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La popolarità di Trump continua a oscillare intorno ai -20 punti (24 maggio)


Mentre proseguono i negoziati per arrivare a un accordo di pace in medioriente, sul fronte interno le nuove rilevazioni confermano il momento estremamente negativo per Trump, che veleggia sui livelli più bassi mai raggiunti da un presidente in carica.

Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

In attesa degli sviluppi nei negoziati per l'accordo di pace con l'Iran, questa settimana è stata pubblicata una grande quantità di sondaggi e da un punto di vista numerico non si segnalano scostamenti di rilievo, con la popolarità di Trump che continua a galleggiare intorno a livelli horror.

La situazione per il tycoon è estremamente drammatica, ed è difficile trovare dei dati così negativi nella storia recente della politica americana.

Il net rating ha ormai raggiunto la cifra record di -20, con il tasso di approvazione che ora è sotto al 40% in tutte le medie analizzate e con la disapprovazione non lontana dal 60%.

Sono numeri terrificanti, che non erano mai stati toccati nemmeno nei momenti peggiori del primo mandato e fino a dieci punti inferiori rispetto a prima della guerra in Iran.

Per il tycoon sarà difficile rialzarsi da questa situazione: soprattutto qualora non si arrivasse a una pace duratura o dovessero perdurare il caos e la paralisi della situazione, i numeri potrebbero scivolare ulteriormente verso il basso.

Il dato è peggiore di tre punti rispetto alla già catastrofica media di Joe Biden nel maggio 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di qualunque presidente fino al giorno d’oggi dopo sedici mesi di presidenza, e la distanza col suo predecessore si è notevolmente ampliata. Arriva addirittura a quasi dodici punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie registrano segni opposti rispetto a sette giorni fa, con RCP che segnala un brusco calo, mentre Focus America e Silver rilevano piccoli scostamenti; in questo modo le tre medie vanno a riallinearsi su numeri simili.

Come già accennato, dopo più di sedici mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca sotto rispetto ai primi sedici mesi del suo primo mandato e di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 488 giorni di presidenza (-20,3 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, indietro come detto anche rispetto al suo primo mandato, in cui era ben più del doppio, a -8,5.

Anche Joe Biden, comunque, con il suo -17,2 non brillava particolarmente dopo sedici mesi di presidenza.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 38% e il 40%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 58%-59%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno ulteriori ripercussioni sui numeri con gli sviluppi dei negoziati con l’Iran.

Di seguito pubblichiamo una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Di fianco alla casa sondaggistica scriviamo due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
16 rilevazioni di 16 istituti — 24 maggio 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 3 sondaggi
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 8 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 5 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 24 maggio 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,9% (+0,4) - 58,1% (-0,2). In totale un net approval arrotondato di -19,2 (+0,6).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 39,8% (-0,3) - 58,3% (+1,4). In totale un rating di -18,5 (-1,7).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 38,4% (-0,1) - 58,7% (+0,2), con in totale un rating di -20,3 (-0,3). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump

Questa voce è stata modificata (5 giorni fa)

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Alla Camera dei Deputati, nel 40° anniversario della morte di Altiero Spinelli, Francesca Romana D'Antuono, copresidente di Volt Europa, racconta il metodo paneuropeo di Volt: vivere l’Unione Europea ogni giorno, anche nelle sfide italiane e internazionali.

#AltieroSpinelli #CameraDeiDeputati #UnioneEuropea #PoliticaEuropea #FederalismoEuropeo #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Per il 4 luglio, la Casa Bianca prepara uno spettacolo da 860.000 fuochi d'artificio


Lo show sul National Mall durerà 40 minuti, il doppio del solito, e punta al record Guinness. I fuochi sono cinquanta volte quelli di un normale 4 luglio a Washington.

I festeggiamenti ufficiali per il 250esimo anniversario degli Stati Uniti del 4 luglio 2026 a Washington si chiuderanno con uno spettacolo pirotecnico da oltre 860.000 fuochi d'artificio. L'obiettivo della Casa Bianca, come ha rivelato il Washington Post, è battere il Guinness dei primati per il più grande spettacolo di fuochi d'artificio della storia.

Il numero supera di gran lunga quello dei tradizionali festeggiamenti del 4 luglio a Washington, che di solito prevedono tra i 17.000 e i 20.000 fuochi. Negli ultimi anni il servizio dei parchi nazionali aveva quantificato il costo di quegli spettacoli intorno ai 270.000 dollari, per una durata di 17-20 minuti. Quello di quest'anno durerà invece circa 40 minuti, il doppio del normale.

L'attuale record mondiale appartiene a uno spettacolo di Capodanno organizzato a Manila nel 2016, con circa 809.000 fuochi lanciati nel corso di poco più di un'ora sotto una pioggia battente, secondo il Guinness World Records.

A organizzare l'evento sul National Mall è Freedom 250, una partnership pubblico-privata lanciata dalla Casa Bianca lo scorso dicembre. Un portavoce dell'iniziativa ha detto che la pianificazione è ancora in corso e che il costo finale dei fuochi non è ancora disponibile. La società che si occupa di realizzare lo spettacolo è la Pyrotecnico, con sede in Pennsylvania, che in una dichiarazione inviata venerdì al Washington Post ha promesso "uno spettacolo patriottico che capita una sola volta in una generazione e un momento storico nella storia della pirotecnica". La portavoce della società non ha risposto alle richieste di chiarimento sul costo dell'operazione.

Per portare i fuochi a Washington serviranno oltre 50 camion e a gestire lo spettacolo ci sarà una squadra di circa 60 persone, secondo la stessa Pyrotecnico. I lanci partiranno dalla vasca riflettente del Lincoln Memorial, dal West Potomac Park e da otto chiatte sul fiume Potomac.

Sulle dimensioni dello spettacolo pesano alcune perplessità, in particolare per l'impatto sulla qualità dell'aria nel distretto di Washington. Il meteo può inoltre influire molto sulla riuscita: nel 2019 un'inversione termica, ossia uno strato di aria calda sopra uno strato di aria fredda al suolo, aveva intrappolato il fumo dei fuochi negli strati bassi dell'atmosfera. L'assenza di vento aveva peggiorato la situazione e la vista dei fuochi era stata in gran parte oscurata dalla densa nube di fumo. Molte persone presenti sul Mall avevano riferito bruciore agli occhi e attacchi di tosse.

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Dieci anni del GDPR: i tuoi dati, i tuoi diritti

Il 24 maggio 2026 ricorre il decimo anniversario dell'entrata in vigore del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR). Questa legge storica ha conferito per la prima volta ai cittadini europei un reale controllo sui propri dati personali, cambiando per sempre la vita online.

commission.europa.eu/news-and-…

@privacypride@feddit.it

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La Cina cancella i dazi sull'Africa per contrastare Trump


Dal primo maggio Pechino ha eliminato i dazi sui beni di 53 paesi africani su 54, mentre l'amministrazione Trump impone tariffe e taglia gli aiuti al continente

La Cina ha cancellato dal primo maggio tutti i dazi sui beni provenienti da 53 dei 54 paesi africani, in un'iniziativa con cui Pechino punta a rafforzare la propria influenza sul continente mentre l'amministrazione del presidente Donald Trump alza le barriere doganali e taglia gli aiuti all'Africa. L'unica eccezione è il piccolo regno dell'Eswatini, l'unico stato africano che mantiene relazioni diplomatiche con Taiwan. Dal vino ai semi di sesamo alla lana, qualsiasi prodotto può ora entrare in Cina a dazio zero da Algeria, Sudafrica, Nigeria, Kenya o Repubblica Democratica del Congo.

La Cina è già il primo partner commerciale dell'Africa. Il nuovo provvedimento si appoggia a una decisione del 2024 con cui Pechino aveva concesso l'accesso senza dazi ai 33 paesi meno sviluppati del continente. Secondo gli analisti, l'estensione a quasi tutta l'Africa potrebbe spingere oltre un miliardo di persone ed enormi riserve di materie prime ulteriormente nell'orbita cinese.

"L'immagine che questa decisione restituisce è politicamente astuta", ha dichiarato al Wall Street Journal Ronak Gopaldas, direttore della società di consulenza Signal Risk, specializzata sull'Africa. "Rafforza l'immagine di Pechino come partner stabile e affidabile per l'Africa, soprattutto se messa a confronto con la postura più erratica e transazionale che ha caratterizzato Washington negli ultimi anni".

L'apertura cinese può garantire a Pechino l'accesso a catene di approvvigionamento essenziali per minerali critici come cobalto, rame e coltan, e apre più spazio per le aziende cinesi che lavorano con i governi africani su infrastrutture, logistica e progetti manifatturieri che necessitano del finanziamento di Pechino.

Il vicepresidente del Kenya Kithure Kindiki ha detto a marzo, durante un forum economico a Nairobi, che l'accordo a dazio zero offre al Kenya un'occasione per ridurre il deficit commerciale con la Cina, oggi attorno ai 4 miliardi di dollari. Tra i prodotti agricoli che potrebbero beneficiarne ha citato caffè, tè, noci di macadamia e avocado.

Lo stesso Gopaldas ha avvertito che nel breve periodo la misura difficilmente cambierà la struttura del rapporto commerciale tra Africa e Cina, oggi caratterizzato dall'export di materie prime africane verso la Cina e da quello di prodotti finiti cinesi verso l'Africa. Cobus van Staden, responsabile della ricerca del China-Global South Project, ha aggiunto che l'iniziativa "non affronta le molte barriere non tariffarie che frenano gli scambi", come i severi requisiti fitosanitari per le esportazioni agricole verso la Cina e la debolezza della logistica e dei trasporti in molti paesi africani.

L'ex ministro del Commercio del Lesotho Mokhethi Shelile, il cui paese ha accesso senza dazi al mercato cinese dalla fine del 2024 in quanto stato meno sviluppato, ha spiegato che per sfruttare davvero l'accordo il Lesotho dovrà investire in capacità produttiva, lavorare i beni localmente, migliorare la logistica e costruire un'industria competitiva. "Se il Lesotho riesce a farlo, il mercato cinese può diventare un grande motore di crescita. Se no, i benefici resteranno limitati e concentrati sull'export di materie prime grezze", ha detto Shelile.

La mossa cinese contrasta nettamente con l'approccio dell'amministrazione Trump verso quelli che il presidente ha definito "shithole countries", paesi di merda. L'anno scorso gli Stati Uniti hanno colpito il Sudafrica, la maggiore economia del continente, con dazi del 30 per cento e la Repubblica Democratica del Congo, ricca di minerali, con dazi del 15 per cento. Trump ha poi imposto dazi generalizzati del 10 per cento su tutti i paesi del mondo, la cui legittimità resta al vaglio dei tribunali.

Trump aveva minacciato il Lesotho, definito pubblicamente come un posto "di cui nessuno ha mai sentito parlare", con dazi del 50 per cento, una delle aliquote più alte mai proposte per un singolo paese, devastando l'industria tessile locale. Il presidente ha accusato anche la Nigeria di non fermare un presunto "genocidio" cristiano da parte di insorti islamisti e il governo del Sudafrica di compiere un "genocidio" contro la minoranza bianca del paese.

Nelle prime settimane del secondo mandato Trump ha chiuso l'Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, per decenni protagonista degli aiuti americani in Africa. Il futuro dell'African Growth and Opportunity Act, la legge dell'era Clinton che garantisce l'accesso al mercato americano senza dazi per alcuni prodotti dei paesi subsahariani, è rimasto in bilico. Decine di posti di ambasciatore nel continente restano vuoti.

La nuova politica cinese potrebbe servire a Pechino per recuperare terreno in Africa. Per decenni la Cina ha riversato sul continente prestiti destinati soprattutto a finanziare porti, aeroporti, ferrovie e altre infrastrutture costruite da aziende cinesi. Gli impegni di prestito cinese verso l'Africa tra il 2000 e il 2024 hanno raggiunto i 181 miliardi di dollari, secondo i ricercatori della Boston University. Pechino ha però accumulato critiche per opere a volte di scarsa qualità e per condizioni dei prestiti onerose. Di fronte al rallentamento della propria economia ha ridotto i finanziamenti al continente, e l'accesso senza dazi rappresenta ora uno strumento alternativo per allargare la presenza economica cinese.

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Francesca Romana D’Antuono, copresidente di Volt Europa, spiega che nel 2026, in Italia, puoi avere un lavoro e restare comunque povero.
Secondo Istat, oltre 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta e, tra le famiglie con una persona di riferimento occupata, l’incidenza arriva all’8,7% se è lavoratore dipendente e al 15,6% se è operaio o assimilato.
Nel frattempo, 22 Stati dell’Unione Europea hanno un salario minimo nazionale. L’Italia no.
Il governo Meloni ha svuotato la proposta sul salario minimo, togliendo proprio la soglia legale sotto cui non si dovrebbe scendere.
Ma una retribuzione dignitosa non è un privilegio: è il minimo per vivere, pagare affitto, bollette e spesa senza restare schiacciati.
Chi lavora non deve restare povero.
Serve un salario minimo.
Serve una politica che stia dalla parte di chi vive del proprio lavoro.

#SalarioMinimo #LavoroPovero #PovertàLavorativa #DirittiDelLavoro #Italia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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PER UN VOTO COMUNISTA E ANTIFASCISTA home.rifondazione.eu/2026/05/2… #Approfondimenti

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Francesca Romana D’Antuono, copresidente di Volt Europa: basta violenza politica.
A Lecco, le parole violente di Debora Piazza contro Elly Schlein non sono un episodio isolato: sono il risultato di un clima d’odio alimentato anche da chi ha responsabilità pubbliche.

#OdioPolitico #EllySchlein #Lega #PoliticaItaliana #Lecco #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Un accordo sull'energia al Congresso sta saltando a causa di Trump


Democratici e repubblicani lavorano a un'intesa per snellire i permessi a rinnovabili e fossili, ma le mosse della Casa Bianca contro eolico e solare erodono i numeri.

La riforma delle autorizzazioni per i nuovi progetti energetici è una delle priorità legislative su cui democratici e repubblicani al Congresso degli Stati Uniti hanno trovato un terreno comune. Secondo un articolo pubblicato da Politico, l'intesa rischia però di saltare a causa degli attacchi del presidente Donald Trump alle energie rinnovabili, che stanno facendo evaporare i numeri necessari per approvare la legge.

Un accordo sulle autorizzazioni servirebbe a ridurre la burocrazia per i progetti sia di energie rinnovabili sia di combustibili fossili, limitare le cause delle associazioni ambientaliste e rafforzare la rete elettrica nazionale, oggi sotto pressione per l'aumento di domanda e prezzi.

Al Senato i negoziati sono guidati da quattro parlamentari. Per i democratici lavorano Sheldon Whitehouse e Martin Heinrich. Per i repubblicani la presidente della commissione Ambiente e Lavori Pubblici Shelley Moore Capito, del West Virginia, e il presidente della commissione Energia e Risorse Naturali Mike Lee, dello Utah. Lunedì i quattro si sono incontrati a una cena organizzata dal senatore democratico del Colorado John Hickenlooper, anche lui sostenitore della riforma.

Il problema è che l'amministrazione Trump continua a colpire l'eolico e il solare. Secondo le associazioni di settore citate dall'articolo, il dipartimento della Difesa sta tenendo fermi da mesi i pareri sulla sicurezza nazionale per oltre cento progetti terrestri in tutto il paese. La Casa Bianca sta inoltre lavorando contro l'eolico in mare aperto. A inizio mese il segretario all'Interno Doug Burgum ha annunciato che il suo dipartimento farà ricorso contro una sentenza che gli vietava un controllo più stringente sui progetti di rinnovabili. Lo stesso Burgum aveva però dichiarato in un'audizione di aprile che "questo è il momento" per la riforma delle autorizzazioni.

La diffidenza dei democratici è il principale ostacolo. Whitehouse ha dichiarato a Politico che il suo partito voterà nel gruppo parlamentare prima di muoversi su qualsiasi disegno di legge: "Se nessuno del nostro gruppo crede che l'amministrazione Trump sia affidabile, allora buona fortuna a chiudere la trattativa". Il senatore democratico delle Hawaii Brian Schatz, membro della leadership del partito al Senato, ha aggiunto di essere "più che aperto a un accordo", ma di non poter raccogliere i voti per nessuna legge finché la Casa Bianca non smetterà di "fare violenza" ai progetti solari ed eolici.

La Casa Bianca ha provato a tenere aperto il dialogo. La portavoce Taylor Rogers ha dichiarato che il presidente ha realizzato "riforme straordinarie" per modernizzare il processo autorizzativo, ma servono interventi legislativi per sbloccare i progetti energetici critici. Anche i repubblicani che stanno conducendo i negoziati ammettono però che gli attacchi del presidente alle rinnovabili rendono il loro lavoro più difficile, e si chiedono quanto la Casa Bianca sia davvero impegnata a chiudere un'intesa.

Trump potrebbe non gradire una legge che gli leghi le mani sulle rinnovabili. Lo scorso anno alla Camera un gruppo di deputati conservatori e contrari all'eolico in mare aperto aveva ostacolato un disegno di legge sulle autorizzazioni proprio per consentire al presidente di continuare a colpire questo settore. Lo "SPEED Act" del presidente della commissione Risorse Naturali della Camera Bruce Westerman, dell'Arkansas, è poi passato con alcune modifiche, ma una clausola di certezza delle autorizzazioni resta un obiettivo per entrambi i partiti.

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