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Facebook e Instagram inaspriscono le regole di censura per chi usa il termine "Antifa".

Le nuove regole di Meta consentono di bannare gli utenti o sopprimere i commenti che includono la parola "antifa" insieme a "segnali di minaccia a livello di contenuto".

theintercept.com/2026/04/14/fa…

@pirati@feddit.it

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in reply to Pirati.io

evidentemente i morti americani(non solo)nella seconda guerra mondiale non sono bastati.
ma si rendono conto che con questo ostracismo già solo alla parola antifascista uccidono per la seconda volta tutti quelli che hanno combattuto e perso la vita per sconfiggere nazifascismo,non solo loro ma anche tutte le vittime dei campi di concentramento compreso l'Olocausto degli ebrei cui adesso gli USA d Europa permettono di fare a Gaza anche se con proporzioni diverse la stessa cosa!?
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"Siamo la Commissione UE: ogni resistenza è inutile!". La nostra regina Borg ci regala l'app per la verifica dell’età online

Per i cittadini non c'è più scampo le grandi piattaforme digitali “non ci sono più scuse”. Parola di Ursula von der Leyen, che annuncia il nuovo sistema europeo per la verifica dell’età degli utenti online

wired.it/article/app-europea-v…

@Privacy Pride

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Il passaggio del robo-cone: In Ucraina, per la prima volta nella storia, i robot hanno conquistato una postazione nemica

Zelensky annuncia un’operazione senza fanteria né perdite ma solo con l'uso di sistemi senza equipaggio e droni. È il risultato della svolta tecnologica voluta da Kyiv. E il ministro Fedorov spinge per la trasformazione dell’esercito in chiave robotica

ilfoglio.it/esteri/2026/04/14/…

@informatica

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Trump vede la religione come strumento di potere


Il presidente attacca il pontefice sui social media, poi pubblica un'immagine di sé stesso come figura cristologica. Un episodio che rivela, secondo l'Atlantic, come Trump concepisca la fede: utile quando serve, priva di obblighi quando limita

Lo scontro tra Donald Trump e papa Leone XIV si è consumato domenica sera su Truth Social. Il presidente ha definito il pontefice "debole sul crimine e terribile in politica estera", irritato dalle critiche papali all'attacco contro il Venezuela e alla guerra in Iran. Ha poi rivendicato di fare esattamente ciò per cui è stato eletto e ha accusato Leone XIV di assecondare la "sinistra radicale". Quarantasei minuti dopo, Trump ha pubblicato un'illustrazione che lo ritraeva come una figura simile a Gesù Cristo nell'atto di guarire un uomo malato, circondato da bandiere americane, aquile e aerei militari. L'immagine, che circolava da mesi, ha provocato accuse di blasfemia anche da parte di alcuni alleati abituali del presidente. Trump l'ha poi cancellata, spiegando ai giornalisti di aver creduto che lo raffigurasse come un medico.

Ma al di là della cronaca dell'ennesimo scontro, è l'analisi proposta da David A. Graham sull'Atlantic a meritare attenzione. Secondo Graham, l'episodio è rivelatore di come Trump concepisca la religione: uno strumento che può servirlo, ma che non gli impone alcun obbligo. Il presidente pretende che il papa rinunci alla politica, ma allo stesso tempo lo attacca sulle sue posizioni politiche in materia di criminalità. Rifiuta l'intromissione della Chiesa negli affari di governo, ma non ha alcun problema a mescolare religione e politica quando gli conviene, come dimostra l'immagine cristologica e la retorica aggressivamente religiosa usata dal segretario alla Difesa Pete Hegseth a proposito della guerra.

La risposta di Leone XIV è arrivata in volo verso l'Algeria, parlando con i giornalisti. Il papa ha detto di non avere paura "né dell'amministrazione Trump né di parlare ad alta voce del messaggio del Vangelo". E ha aggiunto, a proposito di Truth Social, una battuta: "È ironico, il nome stesso del sito. Non aggiungo altro". Leone XIV ha difeso il diritto della Chiesa di intervenire sulle questioni sociali citando le parole di Gesù sui "costruttori di pace", separando però con chiarezza il proprio ruolo da qualsiasi coinvolgimento nella politica elettorale nel senso inteso da Trump.

Graham ricostruisce le radici della visione religiosa del presidente, individuandole nel pensiero di Norman Vincent Peale, un popolare pastore protestante della metà del Novecento. Peale, autore del libro The Power of Positive Thinking, attrasse tra i suoi fedeli la famiglia Trump con una versione del cristianesimo che enfatizzava la felicità e la ricchezza materiale, chiedendo forse meno ai propri seguaci rispetto a quanto i Vangeli effettivamente richiedano.

Da adulto, scrive Graham, Trump ha mostrato pochi segni di religiosità o di familiarità con le Scritture, anche mentre corteggiava l'elettorato cristiano nella campagna del 2016. Dopo essere sopravvissuto a un tentativo di assassinio nel 2024, il presidente ha adottato toni più apertamente religiosi e ha parlato pubblicamente delle proprie possibilità di entrare in paradiso. Ma questa retorica, osserva l'editorialista dell'Atlantic, non è stata accompagnata da alcun cambiamento visibile nel comportamento, da una ricerca di perdono per i peccati passati o da una maggiore frequentazione delle chiese.

L'episodio si inserisce in un contesto di crescente tensione tra una parte della destra legata al movimento MAGA e la Chiesa cattolica. Nell'amministrazione Trump ci sono cattolici devoti come il segretario di Stato Marco Rubio e il vicepresidente J.D. Vance, anche se alcuni di loro hanno talvolta espresso disaccordo con la Santa Sede. Il Free Press ha riportato la settimana scorsa che il Pentagono aveva convocato un funzionario vaticano, un incontro senza precedenti noti. L'incontro non sarebbe andato bene: i funzionari dell'amministrazione avrebbero evocato il papato di Avignone, il periodo nel quattordicesimo secolo in cui la corona francese dominò il ruolo pontificio. Entrambe le parti hanno ridimensionato la notizia, ma gli attacchi di Trump rendono difficile ignorare l'attrito.

Il punto centrale dell'analisi di Graham è che le questioni di pace, povertà e privilegio sono al cuore del cristianesimo, e qualsiasi leader politico che professa questa fede deve confrontarsi con esse. Trump, secondo l'editorialista, comprende bene il potere iconografico e organizzativo del cristianesimo, ma sembra rifiutare l'idea che la fede possa creare vincoli al proprio operato. Dopo essersi brevemente presentato come costruttore di pace in cerca del premio Nobel, il presidente ha abbracciato l'avventura militare, ha ignorato le turbolenze economiche e ha respinto le preoccupazioni dei leader religiosi sulla sua politica di immigrazione.

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Trump è perplesso dal funzionario della FEMA che dice di essersi teletrasportato


Gregg Phillips, numero tre dell'agenzia per le emergenze, racconta da anni episodi soprannaturali. Trump, informato dalla CNN, ha chiesto spiegazioni

Gregg Phillips è il terzo funzionario più importante della FEMA, l'agenzia federale che gestisce le emergenze negli Stati Uniti. Da anni racconta in vari podcast di destra di essersi teletrasportato in un ristorante Waffle House in Georgia, di aver parlato con Satana durante un'escursione in Spagna e di aver ricevuto la visita di una fidanzata morta che avrebbe sollevato la sua auto per evitare un incidente. Queste affermazioni stanno ora creando scompiglio all'interno del governo federale.

Il presidente Trump, raggiunto al telefono dalla CNN giovedì mattina, ha reagito con perplessità. "Che vuol dire teletrasportarsi? Stava scherzando?", ha chiesto. Quando i giornalisti gli hanno spiegato che Phillips non stava scherzando, Trump ha risposto: "Non so nulla del teletrasporto. Sembra un po' strano, ma non ne so niente, né di lui. Però lo scoprirò subito".

Dopo che la CNN ha pubblicato per la prima volta a marzo la notizia sulle affermazioni di teletrasporto di Phillips, la Casa Bianca ha contattato il Dipartimento per la Sicurezza Interna, l'ente da cui dipende la FEMA, chiedendo di rimuovere Phillips o almeno di tenerlo lontano dalla visibilità pubblica. "Il pensiero di tutti era: 'Ma che diavolo è questa storia? Questo deve andarsene'", ha detto un funzionario della Casa Bianca alla CNN.

Phillips non se n'è andato, e nel frattempo ha continuato a insistere pubblicamente di essersi teletrasportato. Nel giro di pochi giorni dal primo articolo della CNN, è stato però escluso da un'audizione programmata al Congresso. Da allora è stato progressivamente emarginato da alcune operazioni della FEMA, secondo diverse fonti interne all'agenzia. Gli è stato anche ordinato di smettere di pubblicare post sul teletrasporto su Truth Social.

Phillips, secondo le fonti della CNN, ha reagito con rabbia. È convinto che i funzionari dell'amministrazione Trump alla FEMA e al Dipartimento per la Sicurezza Interna stiano manovrando contro di lui, e nelle ultime settimane è diventato sempre più agitato e sospettoso. La settimana scorsa, quando il neo-confermato segretario alla Sicurezza Interna Markwayne Mullin si è recato nel North Carolina occidentale, dove le comunità stanno ancora cercando di riprendersi dai danni dell'uragano Helene del 2024, Phillips non è stato incluso nella delegazione, nonostante il suo ruolo di supervisore delle operazioni di risposta ai disastri e nonostante si fosse recato nella regione dopo la tempesta. Mullin ha portato con sé la direttrice ad interim della FEMA Karen Evans e un'altra funzionaria politica dell'agenzia, lodando Evans durante una tavola rotonda. Phillips non è stato nemmeno menzionato.

Le affermazioni soprannaturali di Phillips emergono da una revisione dei suoi interventi in podcast, dirette streaming e interviste degli ultimi cinque anni condotta dalla CNN. Phillips ha detto di aver vissuto queste esperienze così spesso che un amico lo chiamava scherzosamente "lo zombie di Dio", convinto che fosse "mezzo dentro e mezzo fuori" dal paradiso. "In realtà sono morto", ha dichiarato Phillips nell'aprile 2025. "Ma sono qui a fare le cose di Dio". Phillips ha raccontato che molte di queste esperienze sono avvenute mentre era in cura per un cancro osseo metastatico, per il quale ha scelto di non sottoporsi a chemioterapia, preferendo un trattamento autonomo a base di ivermectina e fenbendazolo, farmaci antiparassitari usati normalmente per la sverminazione degli animali.

Gli episodi di teletrasporto della CNN hanno messo in evidenza anche i podcast "Onward" co-condotti da Catherine Engelbrecht, un'attivista conservatrice che collabora con Phillips nella promozione di affermazioni false e non provate su frodi elettorali diffuse. Gli episodi in cui Phillips parlava di teletrasporto sembrano essere stati rimossi dalle piattaforme pubbliche dopo le inchieste della CNN.

Il caso Phillips ha creato una situazione paradossale all'interno della FEMA. Nonostante il suo passato controverso e le dichiarazioni bizzarre, diversi funzionari di carriera dell'agenzia lo considerano il nominato politico più ragionevole e affidabile all'interno dell'ente. Phillips, secondo queste fonti, è stato uno dei pochi disposti a opporsi ai tagli imposti dall'ex segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem e dal suo vice Corey Lewandowski, avvertendo che quelle misure mettevano a rischio gli americani. "È kafkiano", ha detto un alto funzionario della FEMA alla CNN. "È difficile fidarsi del giudizio di qualcuno che dice di essersi teletrasportato e poi insiste", ha aggiunto un altro, "ma sembra davvero preoccuparsi delle persone e della preparazione alla stagione degli uragani".

La direttrice ad interim Evans, al contrario, è vista come strettamente allineata alla linea di Noem e Lewandowski. Ha avuto un ruolo chiave nei tagli radicali e nei rigidi processi di approvazione che hanno bloccato le funzioni dell'agenzia, lasciando miliardi di dollari in sussidi e aiuti per i disastri arretrati alla FEMA, con la frustrazione di parlamentari, funzionari statali e personale dell'agenzia.

La FEMA, secondo i funzionari interni, non è più l'agenzia che Trump ha ereditato quindici mesi fa. Le riduzioni di personale, l'esodo dei dirigenti e l'incertezza sul futuro dell'ente hanno lasciato molti a temere che l'amministrazione non sia preparata per un grande disastro che coinvolga più Stati.

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L'Europa prepara un piano di emergenza per una NATO senza gli Stati Uniti


La svolta della Germania, da sempre contraria a un approccio autonomo, accelera i piani per una difesa europea. Il presidente finlandese Stubb tra i protagonisti dell'iniziativa

L'Europa sta lavorando a un piano di emergenza per garantire la propria difesa attraverso le strutture militari della NATO nel caso in cui gli Stati Uniti decidano di ritirarsi dall'alleanza. A rivelare i dettagli dell'iniziativa è il Wall Street Journal, che descrive un progetto in fase avanzata sostenuto da un gruppo crescente di Paesi europei e accelerato da una svolta storica della Germania.

Il piano, che alcuni funzionari chiamano informalmente "NATO europea", prevede che gli europei assumano ruoli di comando e controllo oggi occupati da ufficiali americani e che sostituiscano con mezzi propri gli asset militari statunitensi. L'obiettivo non è creare un'alleanza rivale, ma preservare la capacità di deterrenza contro la Russia, la continuità operativa e la credibilità nucleare anche nel caso in cui Washington ritiri le proprie forze dal continente o rifiuti di intervenire in sua difesa.

L'idea è nata l'anno scorso, ma ha ricevuto un impulso decisivo dopo che il presidente Trump ha minacciato di annettere la Groenlandia, territorio della Danimarca, Paese membro della NATO. Una nuova urgenza è arrivata nelle ultime settimane con lo scontro tra Europa e Stati Uniti sulla guerra in Iran, che gli alleati europei si rifiutano di sostenere. Trump ha definito gli alleati europei "codardi" e ha chiamato la NATO una "tigre di carta", aggiungendo, in riferimento a Vladimir Putin: "Putin lo sa anche lui". All'inizio di aprile il presidente ha minacciato di lasciare la NATO, dichiarando che la decisione era ormai "oltre ogni riconsiderazione". Un ritiro formale richiederebbe l'approvazione del Congresso, ma Trump potrebbe comunque spostare truppe e mezzi fuori dall'Europa o negare il proprio sostegno in qualità di comandante in capo delle forze armate.

L'elemento politico più rilevante è il cambio di posizione di Berlino. Per decenni la Germania ha resistito alle pressioni della Francia per una maggiore autonomia europea nella difesa, preferendo mantenere gli Stati Uniti come garante ultimo della sicurezza del continente. Questa posizione sta cambiando sotto la guida del cancelliere Friedrich Merz, secondo fonti vicine al suo entourage citate dal Wall Street Journal. Merz ha iniziato a riconsiderare l'approccio tradizionale tedesco dopo aver concluso che Trump era pronto ad abbandonare l'Ucraina, confondendo vittima e aggressore nel conflitto, e che non esistevano più valori chiari a guidare la politica americana all'interno della NATO. Il cancelliere non voleva mettere pubblicamente in discussione l'alleanza, ma ha ritenuto necessario che gli europei assumessero un ruolo maggiore, lasciando idealmente gli Stati Uniti nell'alleanza ma con il grosso della difesa sulle spalle europee.

Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha dichiarato al Wall Street Journal che le discussioni interne alla NATO "non sono sempre facili", ma che eventuali decisioni concrete rappresenterebbero un'opportunità per l'Europa. "La NATO deve diventare più europea per restare transatlantica", ha affermato.

La svolta tedesca ha sbloccato un consenso più ampio che ora include Regno Unito, Francia, Polonia, i Paesi nordici e il Canada, configurando il piano come una coalizione dei volenterosi all'interno della NATO. Tra i protagonisti dell'iniziativa c'è il presidente finlandese Alexander Stubb, uno dei pochi leader europei ad aver mantenuto un rapporto stretto con Trump. "Il messaggio ai nostri amici americani è che dopo tutti questi decenni è ora che l'Europa si assuma più responsabilità per la propria sicurezza e difesa", ha dichiarato Stubb al Wall Street Journal. Subito dopo la minaccia di Trump di abbandonare la NATO, Stubb ha chiamato il presidente per informarlo dei piani europei di rafforzamento della difesa. La Finlandia ha l'esercito più forte del continente e il confine più lungo con la Russia.

Solo dopo il cambio di rotta di Berlino la pianificazione è passata dalle discussioni politiche alle questioni militari pratiche: chi gestirà le difese antimissile della NATO, i corridoi di rinforzo verso la Polonia e gli Stati baltici, le reti logistiche e le grandi esercitazioni regionali se gli ufficiali americani dovessero ritirarsi. I funzionari coinvolti vogliono anche accelerare la produzione europea di equipaggiamenti in settori dove il continente è in ritardo rispetto agli Stati Uniti, dalla guerra antisommergibile alle capacità spaziali e di ricognizione, dal rifornimento in volo alla mobilità aerea. La Germania e il Regno Unito hanno annunciato il mese scorso un progetto congiunto per lo sviluppo di missili da crociera stealth e armi ipersoniche, citato come esempio della nuova iniziativa.

Le sfide restano enormi. L'intera struttura della NATO è costruita attorno alla leadership americana a quasi ogni livello, dalla logistica all'intelligence fino al comando militare supremo, che è sempre stato affidato a un americano. Nessun Paese europeo ha oggi la statura sufficiente per sostituire gli Stati Uniti come leader militare dell'alleanza, anche perché solo Washington può fornire l'ombrello nucleare su scala continentale che sostiene il principio fondante della deterrenza reciproca. L'ammiraglio americano in pensione James Foggo, che ha ricoperto incarichi di alto livello nella NATO, ha dichiarato al Wall Street Journal che gli europei "hanno la capacità" e "parte dell'hardware necessario", ma devono investire e sviluppare le proprie capacità più rapidamente.

Il nodo più delicato resta proprio la deterrenza nucleare. Nessun riassetto delle truppe può sostituire rapidamente i sistemi satellitari, di sorveglianza e di allerta missilistica americani che costituiscono la spina dorsale della credibilità della NATO. Per questo Francia e Regno Unito sono sotto pressione affinché espandano il proprio ruolo nucleare e di intelligence strategica. Dopo la minaccia di Trump sulla Groenlandia, Merz e il presidente francese Emmanuel Macron hanno avviato discussioni sulla possibilità di estendere la deterrenza nucleare francese ad altri Paesi europei, inclusa la Germania. Lo stesso Trump ha riconosciuto il ruolo della questione groenlandese: "Tutto è cominciato con la Groenlandia, se volete sapere la verità", ha detto a proposito della sua minaccia di lasciare la NATO. "Noi vogliamo la Groenlandia. Loro non ce la vogliono dare e io ho detto: ok, arrivederci".

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Gli Stati Uniti inviano altre migliaia di soldati in Medio Oriente


In arrivo portaerei e Marines nella regione. Il blocco navale imposto da Trump intercetta le prime navi. Teheran minaccia di bloccare il commercio nel Golfo Persico

Il Pentagono sta inviando migliaia di soldati aggiuntivi in Medio Oriente nei prossimi giorni, mentre l'amministrazione Trump cerca di spingere l'Iran verso un accordo che ponga fine al conflitto in corso da settimane. Come riporta il Washington Post, i vertici militari americani stanno anche valutando la possibilità di ulteriori attacchi o operazioni di terra nel caso in cui il fragile cessate il fuoco non regga.

Le forze in movimento verso la regione comprendono circa 6.000 soldati a bordo della portaerei USS George H.W. Bush e delle navi da guerra che la scortano. Altri 4.200 militari del Boxer Amphibious Ready Group e dell'11th Marine Expeditionary Unit dovrebbero arrivare verso fine mese. L'afflusso di forze andrà a sommarsi ai circa 50.000 militari già impegnati nelle operazioni contro l'Iran, secondo quanto dichiarato dal Pentagono. Con questi rinforzi, i comandanti americani disporranno di tre portaerei nella regione, ciascuna dotata di decine di caccia.

Il dispiegamento coinciderà con la scadenza del cessate il fuoco di due settimane, fissata per il 22 aprile. Il presidente Trump ha annunciato domenica un blocco navale del traffico marittimo in entrata e in uscita dai porti iraniani, con l'obiettivo di strangolare economicamente Teheran e spingerla a riaprire lo Stretto di Hormuz, un passaggio fondamentale per il trasporto del petrolio mediorientale attraverso il Golfo Persico. L'altro obiettivo è ottenere la fine del programma nucleare iraniano attraverso i negoziati guidati dal vicepresidente JD Vance. I colloqui si sono arenati nel fine settimana, ma Trump ha detto che potrebbero riprendere nel corso della settimana.

Mercoledì il presidente ha dichiarato a Fox Business di ritenere che la guerra in Iran potrebbe finire "molto presto" e che si aspetta un calo dei prezzi della benzina ai livelli precedenti al conflitto entro le elezioni di metà mandato, "a condizione" che gli Stati Uniti riescano a impedire all'Iran di ottenere un'arma nucleare.

La risposta di Teheran è stata dura. Il comandante militare, il generale Ali Abdollahi, ha dichiarato che l'Iran bloccherà importazioni ed esportazioni dal Golfo Persico, dal Golfo di Oman e dal Mar Rosso come ritorsione per il blocco americano. "L'Iran intraprenderà azioni potenti per difendere la propria sovranità nazionale e i propri interessi", ha affermato in dichiarazioni riportate dall'agenzia semi-ufficiale iraniana Tasnim.

Nelle prime 24 ore di operazioni, sei navi mercantili sono state intercettate dalle forze americane e tutte sono rientrate nei porti iraniani senza incidenti. Più di dodici navi da guerra della Marina statunitense sono posizionate nel Golfo di Oman e nel Mar Arabico per far rispettare il blocco, fermando le imbarcazioni all'uscita dallo Stretto di Hormuz. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato che Trump "ha saggiamente mantenuto tutte le opzioni sul tavolo nel caso in cui gli iraniani non rinuncino alle loro ambizioni nucleari".

L'ammiraglio in pensione James Foggo, responsabile del Center for Maritime Strategy in Virginia, ha spiegato al Washington Post che l'arrivo di ulteriori navi da guerra darà ai comandanti più opzioni in caso di fallimento dei negoziati. "Più strumenti hai a disposizione, maggiore è la varietà di opzioni", ha detto, definendo i rinforzi "una capacità di riserva, nel caso in cui le cose vadano male". Foggo vede delle possibilità nel blocco navale, data l'importanza delle esportazioni petrolifere attraverso lo Stretto di Hormuz per l'economia iraniana, ma ha anche ammesso che "i prezzi della benzina continueranno a salire, e questo è un problema per i nostri decisori politici".

L'operazione comporta rischi concreti per i militari americani. Un ex alto funzionario della difesa ha spiegato che le squadre di abbordaggio dei Navy SEALs, dei Marines o della Guardia Costiera sono addestrate a sequestrare navi, con o senza la cooperazione degli equipaggi, ma che i marinai a bordo potrebbero reagire e le forze iraniane potrebbero prendere di mira le squadre con droni o motovedette. Trump stesso ha riconosciuto questi rischi, avvertendo in un post sui social media che qualsiasi nave che si avvicini al blocco sarà "immediatamente eliminata".

Oltre al blocco navale, i funzionari militari stanno pianificando una possibile ulteriore escalation: operazioni di terra americane sul suolo iraniano. Secondo il Washington Post, i funzionari dell'amministrazione hanno discusso diverse opzioni, da una complessa missione delle forze speciali per estrarre materiale nucleare iraniano, allo sbarco di Marines su aree costiere e isole per proteggere lo stretto, fino alla conquista dell'isola di Kharg, un impianto di esportazione petrolifera iraniano nel Golfo Persico.

Mick Mulroy, ex Marine e ufficiale della CIA che ha lavorato al Pentagono durante la prima amministrazione Trump, ha dichiarato al Washington Post che mantenere un blocco prolungato sarà già molto difficile per le forze americane, ma qualsiasi operazione di terra sarebbe significativamente più rischiosa. Mulroy ha espresso la speranza che le due parti trovino un accordo, avvertendo però che una missione sul suolo iraniano "non sarà senza conseguenze. Ci saranno probabilmente vittime".

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Il blocco navale di Trump sull'Iran isola gli Stati Uniti: gli alleati si tirano indietro


A una settimana dal cessate il fuoco, lo Stretto di Hormuz resta paralizzato. Il blocco voluto dal presidente colpisce fertilizzanti, elio e petrolio, con ripercussioni su cibo, sanità e semiconduttori

Il blocco navale imposto dal presidente Trump ai porti iraniani sta producendo effetti a catena che vanno ben oltre il petrolio. Lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20% del greggio mondiale e il 20% del gas naturale liquefatto, resta di fatto chiuso al traffico commerciale nonostante il cessate il fuoco annunciato due settimane fa. E gli alleati europei, che Washington vorrebbe coinvolgere in una missione navale, non hanno alcuna intenzione di partecipare.

Secondo i dati della società di analisi Kpler, riportati dal Washington Post, dal cessate il fuoco transitano in media solo 9 navi al giorno nello stretto, contro le oltre 130 del periodo precedente al conflitto. "Di fatto, il cessate il fuoco non ha cambiato assolutamente nulla nella situazione dello stretto", ha dichiarato al Washington Post Lars Jensen di Vespucci Maritime, società di consulenza danese specializzata nel trasporto marittimo via container. Oltre 800 navi risultavano ancora bloccate nel Golfo Persico alla data di martedì scorso, secondo i dati di Windward.

La geografia dello stretto gioca a favore dell'Iran. Le acque poco profonde costringono le navi a transitare in due corsie larghe circa tre chilometri ciascuna, rendendole vulnerabili ad attacchi missilistici e con piccole imbarcazioni. L'Iran ha dichiarato di aver posizionato mine nel tratto e ha imposto alle navi di deviare attorno all'isola di Larak, lungo la costa iraniana, dove le forze militari controllano il passaggio e riscuotono un pedaggio. Trump ha definito queste richieste "un'estorsione". "La geografia dello stretto amplifica la capacità dell'Iran di negare l'accesso a costi contenuti", ha spiegato al Washington Post Basil Germond, professore di sicurezza internazionale alla Lancaster University.

Il rischio, più che qualsiasi chiusura formale, è ciò che tiene lontane le compagnie di navigazione. Un portavoce di Hapag-Lloyd, il colosso tedesco del trasporto marittimo, ha confermato al Washington Post che le sue navi continuano a non transitare nello stretto in attesa di garanzie sulla sicurezza e chiarimenti sui possibili pedaggi. Il sistema di pedaggio introdotto dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane aggiunge un ulteriore deterrente: le navi che pagano rischiano di violare le sanzioni statunitensi o europee contro l'Iran.

Le conseguenze economiche si estendono all'agricoltura americana. Circa un terzo delle forniture globali di fertilizzanti transita dallo stretto. Con la stagione della semina già in corso, la carenza di materie prime come urea, ammoniaca, fosfati e zolfo colpisce direttamente gli agricoltori statunitensi. Anche nella migliore delle ipotesi, secondo Veronica Nigh, economista senior del Fertilizer Institute, i fertilizzanti impiegherebbero circa un mese per raggiungere gli Stati Uniti dopo la riapertura dello stretto. Altri esperti del settore stimano che il recupero completo della catena di approvvigionamento potrebbe richiedere anni.

L'amministrazione Trump ha sostenuto che l'80% degli agricoltori ha già acquistato il fertilizzante necessario per quest'anno. "La buona notizia è che circa l'80% dei nostri agricoltori ha bloccato i prezzi dei fertilizzanti lo scorso autunno", ha dichiarato la segretaria all'Agricoltura Brooke Rollins ai giornalisti alla Casa Bianca. Due lobbisti del settore agricolo, che hanno chiesto l'anonimato a Politico per poter criticare apertamente i messaggi dell'amministrazione, hanno però osservato che quel 20% di agricoltori rimasto scoperto include soprattutto i più giovani, quelli che non hanno le risorse per pagare i fertilizzanti con mesi di anticipo.

La National Corn Growers Association ha lanciato l'allarme: molti agricoltori stanno abbandonando il mais a favore della soia, che richiede meno fertilizzanti. Un sondaggio condotto da Farm Journal su mille coltivatori di mais ha rivelato che oltre il 30% è preoccupato per il prezzo e la disponibilità di fertilizzanti quest'anno, e quasi il 60% lo è ancora di più per il 2027. La riduzione della produzione di mais avrebbe ripercussioni a catena, dato che il mais è il mangime principale per bovini, pollame e mucche da latte, con possibili aumenti dei prezzi di carne e latticini. Con il prezzo della benzina già a 4,13 dollari al gallone, l'aumento dei costi alimentari rappresenta un problema politico per i repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato.

Non solo fertilizzanti. Anche le forniture globali di elio sono in crisi. Il Qatar, secondo produttore mondiale con il 35% della produzione globale, ha subito danni ad alcune strutture produttive durante il conflitto, e il ripristino potrebbe richiedere anni. I prezzi spot dell'elio sono più che raddoppiati dall'inizio della guerra. L'elio è essenziale per il raffreddamento dei macchinari per la risonanza magnetica e per la produzione di semiconduttori. "Anche se lo stretto riaprisse domani, servirebbero un paio di mesi per avvicinarsi alla normalità", ha dichiarato a Politico Anish Kapadia, amministratore delegato di AKAP Energy. Jeffrey Hoch, direttore di un centro di ricerca sulla biologia strutturale all'Università del Connecticut, ha raccontato a Politico che il suo laboratorio ha già perso un contratto con un fornitore qatariota e ha dovuto sostituire le forniture con un fornitore texano al doppio del costo. Un nuovo apparecchio appena arrivato dalla Germania resta inutilizzato perché i costi per metterlo in funzione sono raddoppiati.

Sul fronte diplomatico, gli alleati degli Stati Uniti mantengono le distanze. Secondo Bloomberg, Regno Unito e Francia non hanno fatto progressi significativi sulla formazione di una missione navale e non intendono schierare mezzi finché non ci sarà un cessate il fuoco permanente. I due Paesi non sono neppure d'accordo tra loro sulle modalità: Londra valuta l'impiego di sistemi autonomi per la bonifica delle mine, Parigi parla di un "sistema di scorta" per le navi. Il presidente francese Emmanuel Macron ha precisato che qualsiasi missione dovrebbe essere "strettamente difensiva" e coordinata con l'Iran, escludendo di fatto la partecipazione americana, che secondo diversi alleati renderebbe Teheran più ostile. Francia e Regno Unito concordano sulla necessità di un mandato delle Nazioni Unite, ma riconoscono che sarebbe difficile ottenerlo dato che Stati Uniti, Cina e Russia dovrebbero tutti approvarlo. Venerdì Macron e il primo ministro britannico Keir Starmer ospiteranno una videoconferenza da Parigi con la coalizione più ampia per discutere gli sviluppi. "Questa è una guerra voluta", ha osservato il presidente finlandese Alexander Stubb. "L'Iran ha molte carte in mano in questo momento".

La restrizione dello stretto resta uno degli ultimi strumenti di pressione di Teheran nel conflitto. Come ha sintetizzato Germond al Washington Post, finché l'Iran manterrà la capacità di minacciare il traffico commerciale, le compagnie di navigazione continueranno a evitare il passaggio, a prescindere dagli accordi sulla carta.

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L'Iran ha usato un satellite spia cinese per colpire le basi americane in Medio Oriente


Un'inchiesta del Financial Times rivela che i Guardiani della rivoluzione hanno acquisito segretamente un satellite costruito in Cina e lo hanno impiegato per guidare attacchi con droni e missili contro installazioni militari statunitensi durante la guerra di marzo

L'Iran ha acquisito segretamente un satellite spia costruito in Cina e lo ha utilizzato per individuare e colpire basi militari americane in tutto il Medio Oriente durante il recente conflitto. Lo rivela un'inchiesta del Financial Times basata su documenti militari iraniani trapelati, dati orbitali e immagini satellitari.

Il satellite, denominato TEE-01B, è stato acquistato dalla Forza Aerospaziale dei Guardiani della rivoluzione islamica alla fine del 2024, dopo il lancio in orbita dalla Cina. I documenti mostrano che i comandanti militari iraniani lo hanno impiegato per sorvegliare installazioni militari americane chiave, scattando immagini prima e dopo gli attacchi con droni e missili condotti nel marzo scorso. Il satellite è stato costruito e lanciato da Earth Eye Co, un'azienda cinese che offre un modello di esportazione poco conosciuto chiamato "consegna in orbita", con cui i satelliti lanciati dalla Cina vengono trasferiti a clienti stranieri una volta raggiunto lo spazio.

I registri analizzati dal Financial Times mostrano che il satellite ha catturato immagini della base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita il 13, 14 e 15 marzo. Il 14 marzo il presidente Trump ha confermato che aerei americani nella base erano stati colpiti: cinque aerei da rifornimento dell'aviazione militare statunitense sono stati danneggiati. Il satellite ha condotto operazioni di sorveglianza anche sulla base aerea Muwaffaq Salti in Giordania, su posizioni vicine alla base navale della Quinta Flotta americana a Manama, in Bahrain, e sull'aeroporto di Erbil, in Iraq, in concomitanza con attacchi rivendicati dai Guardiani della rivoluzione in quelle aree. Tra gli altri obiettivi sorvegliati risultano basi militari in Kuwait, la base americana Camp Lemonnier a Gibuti e l'aeroporto internazionale di Duqm in Oman. Il satellite ha monitorato anche infrastrutture civili del Golfo, tra cui un'area portuale e un impianto di dissalazione negli Emirati Arabi Uniti e uno dei più grandi stabilimenti di alluminio al mondo in Bahrain.

Il TEE-01B è in grado di catturare immagini con una risoluzione di circa mezzo metro, paragonabile a quella dei migliori satelliti commerciali occidentali. Si tratta di un salto tecnologico enorme rispetto alle capacità domestiche iraniane: il più avanzato satellite militare dei Guardiani della rivoluzione, il Noor-3, aveva una risoluzione stimata di circa 5 metri, insufficiente per identificare singoli aerei o monitorare l'attività nelle basi militari. Nicole Grajewski, esperta di Iran all'università Sciences Po, ha dichiarato al Financial Times che il satellite è chiaramente utilizzato per scopi militari, essendo gestito dalla Forza Aerospaziale dei Guardiani della rivoluzione e non dal programma spaziale civile iraniano, e che questa capacità fornita dall'estero permette ai Guardiani di identificare obiettivi in anticipo e verificare l'efficacia dei propri attacchi.

Secondo i documenti, nel settembre 2024 la Forza Aerospaziale dei Guardiani della rivoluzione ha firmato un accordo del valore di circa 250 milioni di renminbi (36,6 milioni di dollari) per acquisire il controllo del sistema satellitare. L'accordo, denominato in valuta cinese e firmato da un generale di brigata dei Guardiani, include i costi del satellite, del lanciatore, del supporto tecnico e dell'infrastruttura dati. Come parte dell'intesa, i Guardiani hanno ottenuto l'accesso alle stazioni di terra commerciali gestite da Emposat, un'azienda con sede a Pechino che fornisce servizi di controllo satellitare e trasmissione dati attraverso una rete globale che copre Asia, America Latina e altre regioni. Emposat fornisce ai Guardiani il software e la rete di terra per gestire il satellite, inviare comandi, ricevere telemetria e immagini, e dirigere le operazioni del satellite da qualsiasi parte del mondo.

Jim Lamson, ex analista della Central Intelligence Agency specializzato sull'Iran e ricercatore presso il James Martin Center for Nonproliferation Studies, ha spiegato al Financial Times che questa configurazione rappresenta una strategia di dispersione per gli asset spaziali iraniani. Le stazioni di terra iraniane, già colpite nel 2025 e nel 2026, possono essere facilmente distrutte con missili a lunga gittata, ma non è possibile colpire una stazione di terra cinese situata in un altro Paese. Lamson ha aggiunto che l'Iran dispone di risorse di intelligence umana nella regione che sorvegliano le basi americane, e combinare queste informazioni con quelle di un satellite come il TEE-01B e con le immagini satellitari russe rappresenta uno strumento molto potente per i pianificatori militari iraniani.

Il caso solleva questioni delicate per la Cina. Pechino è il principale partner commerciale dei Paesi del Golfo e il maggiore acquirente del loro petrolio. Emposat è stata identificata in un rapporto della commissione sulla Cina della Camera dei deputati americana come un'azienda con legami stretti con la Forza Aerospaziale dell'Esercito Popolare di Liberazione cinese. L'azienda è stata fondata da Richard Zhao, che ha lavorato per 15 anni presso l'Accademia cinese di tecnologia spaziale, un'organizzazione governativa. Diversi dirigenti e ingegneri di Earth Eye hanno a loro volta legami con università cinesi note come le "sette figlie della difesa nazionale" per la loro stretta collaborazione con l'esercito. Aidan Powers-Riggs, esperto del centro studi CSIS, ha dichiarato al Financial Times che Emposat è una stella nascente del settore spaziale commerciale cinese, ma resta un prodotto dell'establishment statale e militare, fondata da veterani del programma spaziale statale e finanziata da fondi legati alla fusione militare-civile nazionale.

La rivelazione si inserisce in un contesto più ampio di preoccupazione americana per il sostegno cinese all'Iran. Dennis Wilder, ex responsabile dell'analisi sulla Cina alla CIA, ha dichiarato al Financial Times che Pechino ha una storia di forniture di armi a Teheran come parte di una strategia pragmatica per influenzare la repubblica islamica su altre questioni. Secondo una fonte a conoscenza della situazione, gli Stati Uniti avrebbero rilevato segnali che la Cina starebbe considerando di fornire all'Iran missili portatili del tipo recentemente usato per abbattere un caccia americano F-15. L'ambasciata cinese a Washington ha respinto le accuse, definendole disinformazione speculativa, e ha ribadito che Pechino mantiene una posizione imparziale e si adopera per promuovere i negoziati di pace. La Casa Bianca non ha commentato specificamente il legame tra Emposat e i Guardiani della rivoluzione, ma ha fatto riferimento all'avvertimento del presidente Trump secondo cui la Cina avrebbe avuto "grossi problemi" se avesse fornito all'Iran sistemi di difesa aerea.

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Trump pensa che le bibite dietetiche uccidano il cancro


La bizzarra teoria del presidente rivelata dal suo stesso responsabile della sanità pubblica, Mehmet Oz, durante un podcast

Donald Trump è convinto che le bibite dietetiche facciano bene alla salute perché, versate sull'erba, la uccidono, e dunque dovrebbero uccidere anche le cellule tumorali nel corpo umano. A rivelare questa singolare teoria medica del presidente è stato Mehmet Oz, il medico e personaggio televisivo che guida i Centers for Medicare & Medicaid Services, l'agenzia federale che amministra i programmi sanitari pubblici americani.

Oz ha raccontato l'episodio durante il podcast "Triggered" di Donald Trump Jr., il figlio del presidente. Secondo la sua ricostruzione, Trump ha l'abitudine di mostrare le sue scorte di caramelle e premere il pulsante rosso sulla scrivania dello Studio Ovale per farsi portare una bibita dietetica durante le riunioni con Oz e con Robert F. Kennedy Jr., segretario alla Salute. "Bobby e io di solito andiamo insieme alle riunioni", ha raccontato Oz al podcast. "Poi arrivano le bibite dietetiche, e vostro padre sostiene che la bibita dietetica gli faccia bene perché uccide l'erba quando viene versata sull'erba, e quindi deve uccidere anche le cellule tumorali nel corpo".

La comunità medica considera le bevande dietetiche poco salutari. Alcune ricerche le associano all'aumento di peso e alla resistenza insulinica, che può portare al diabete di tipo 2. Kennedy e Oz sono i principali promotori del movimento Make America Healthy Again, che punta a convincere gli americani a evitare i cibi processati e migliorare le abitudini alimentari. I loro tentativi di cambiare la dieta del presidente, però, non hanno avuto successo.

Oz ha raccontato un altro episodio avvenuto sull'Air Force One, l'aereo presidenziale. "Entro perché vuole parlarmi di qualcosa e ha un'aranciata sulla scrivania", ha detto Oz, riferendosi a una Fanta. "Gli ho detto: ma stai scherzando". Secondo Oz, Trump ha risposto con un sorriso imbarazzato, ripetendo la sua teoria sulle cellule tumorali e aggiungendo che la bevanda era "spremuta fresca, quindi quanto può fare male?".

Donald Trump Jr. ha riso della teoria del padre, ma gli ha riconosciuto il merito di avere molta energia per un uomo quasi ottantenne. "Penso che anche se non segue una dieta perfetta, vuole che le persone abbiano almeno le informazioni", ha detto il figlio del presidente. Oz ha sostenuto che Trump è in buona salute, ricordando la visita medica che gli fece durante la campagna elettorale del 2016. "Era in perfetta salute. Il suo testosterone, francamente, era altissimo senza prendere alcun integratore", ha detto.

Il presidente è noto per le sue convinzioni mediche eccentriche. Secondo quanto riportato in passato, Trump riterrebbe che l'esercizio fisico possa essere dannoso perché le persone nascono con una quantità limitata di energia, una teoria nota come la sua teoria della "batteria". È anche un grande appassionato di fast food: lunedì ha ordinato McDonald's alla Casa Bianca tramite DoorDash, il servizio di consegna a domicilio. Poco dopo la vittoria elettorale del 2024, Trump posò sorridente accanto a un Kennedy dall'aria sconsolata con dei pasti di McDonald's a bordo del suo aereo privato. "Ha la costituzione di una divinità. Non so come sia ancora vivo", ha detto Kennedy al podcast "The Katie Miller Podcast" a proposito della dieta "folle" del presidente.

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L'Europa prepara una missione navale per riaprire Hormuz, senza gli Stati Uniti


Francia, Regno Unito e Germania lavorano a un piano per sminare lo stretto e scortare le navi commerciali dopo la fine del conflitto con l'Iran. Washington non è invitata

L'Europa sta pianificando una missione militare per riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico commerciale una volta terminata la guerra tra Stati Uniti e Iran, e lo fa escludendo proprio Washington. Il piano, rivelato dal Wall Street Journal, prevede operazioni di sminamento, scorte navali e sorveglianza per restituire fiducia alle compagnie di navigazione che attraversano il passaggio da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato martedì che la missione internazionale non includerà le parti "belligeranti", cioè Stati Uniti, Israele e Iran. Secondo diplomatici europei citati dal Wall Street Journal, le navi europee non opererebbero sotto comando americano. Venerdì Macron e il primo ministro britannico Keir Starmer terranno una riunione online con diverse decine di Paesi per discutere come garantire la sicurezza dello stretto alla fine delle ostilità. Starmer sarà presente di persona a Parigi, mentre gli altri parteciperanno in videoconferenza. Gli Stati Uniti non parteciperanno. Cina e India sono state invitate, ma non è chiaro se accetteranno.

La novità più rilevante è la probabile partecipazione della Germania, che finora si era mostrata riluttante a qualsiasi coinvolgimento militare. Secondo un alto funzionario tedesco, Berlino potrebbe annunciare il proprio impegno già giovedì. La partecipazione tedesca renderebbe la missione più consistente del previsto: la Germania dispone di maggiori risorse finanziarie rispetto a Francia e Regno Unito e possiede mezzi militari specifici per questo tipo di operazione, tra cui uno squadrone di circa dodici navi dragamine e unità di sommozzatori nella base di Kiel, sul Mar Baltico. La Germania potrebbe anche contribuire con la sorveglianza aerea, avendo almeno un velivolo già operativo a Gibuti nell'ambito della missione nel Mar Rosso. Tuttavia, Berlino dovrà superare ostacoli costituzionali importanti: qualsiasi dispiegamento all'estero richiede l'autorizzazione del parlamento e un mandato internazionale solido, che potrebbe essere una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu ai sensi del Capitolo IV, oppure un ampliamento del mandato della missione europea EUNAVFOR Aspides nel Mar Rosso.

Il piano si articola in tre fasi. La prima prevede la creazione della logistica necessaria per consentire l'uscita delle centinaia di navi attualmente bloccate nello stretto. La seconda è un'operazione di sminamento su larga scala: l'Iran ha minato parti della via d'acqua nei primi giorni del conflitto e la rimozione degli ordigni è indispensabile per riaprire il passaggio a un traffico più ampio. Su questo fronte l'Europa dispone di un vantaggio significativo rispetto agli Stati Uniti, che hanno in gran parte dismesso la propria flotta di dragamine, mentre le potenze europee contano oltre 150 unità. La terza fase prevede scorte militari regolari con fregate e cacciatorpediniere, oltre a operazioni di sorveglianza, per garantire alle compagnie di navigazione che il transito è sicuro.

Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha precisato martedì che la missione potrà essere dispiegata solo "una volta ristabilita la calma e cessate le ostilità", aggiungendo che la coalizione si coordinerà con i Paesi rivieraschi, inclusi Iran e Oman. Questo lascia intendere che nessuna operazione procederà senza il consenso di Teheran.

Tra gli europei restano divergenze da risolvere. I diplomatici francesi ritengono che qualsiasi coinvolgimento americano renderebbe la missione meno accettabile per l'Iran, mentre i funzionari britannici temono che escludere Washington possa irritare il presidente Trump e limitare la portata dell'operazione. Il dibattito riflette tensioni transatlantiche che si sono aggravate nell'ultimo anno: Trump ha imposto dazi sulle esportazioni europee, ha ritirato il sostegno all'Ucraina e ha minacciato di usare la forza militare per prendere la Groenlandia alla Danimarca, un alleato Nato. La guerra con l'Iran ha ulteriormente inasprito i rapporti, dato che la maggior parte dei leader europei la considera illegale e uno shock economico.

Trump ha chiesto per settimane agli alleati europei di inviare navi da guerra nel Golfo per riaprire lo stretto con la forza, ma gli europei hanno rifiutato. Macron ha definito questa opzione "irrealistica", sostenendo che richiederebbe tempi infiniti e esporrebbe le navi a minacce costiere e missili balistici. Il presidente americano ha poi chiesto all'Europa di partecipare al blocco navale dei porti iraniani, con l'obiettivo di infliggere danni economici sufficienti a costringere Teheran a riaprire lo stretto. Anche questa richiesta è stata respinta: Starmer e altri leader hanno detto che la priorità europea è liberare il traffico, non restringerlo ulteriormente. Trump ha criticato gli europei per la scarsa collaborazione, arrivando a mettere in discussione l'appartenenza degli Stati Uniti alla Nato.

Il modello di riferimento per la missione è l'operazione Aspides, lanciata dall'Unione Europea nel 2024 per scortare le navi commerciali nel Mar Rosso e proteggerle dagli attacchi degli Houthi. In quella missione, Francia, Italia, Germania e Grecia hanno fornito a rotazione fregate ed elicotteri, con circa tre navi operative in ogni momento. L'operazione era indipendente dalla missione americana Operation Prosperity Guardian, attiva nel Mar Rosso tra il 2023 e il 2025 e di scala molto maggiore, con portaerei e diversi cacciatorpediniere. Secondo Mujtaba Rahman, responsabile per l'Europa della società di analisi del rischio Eurasia Group, anche dopo un cessate il fuoco duraturo una presenza militare occidentale sarà indispensabile: le compagnie assicurative e gli armatori chiederanno un sistema di scorta o di convoglio per proteggere le navi.

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La rassegna stampa di mercoledì 15 aprile 2026


L'Amministrazione Trump sotto pressione: i procuratori di Pirro fanno irruzione alla Fed, il Dipartimento di Giustizia chiede l'annullamento delle condanne del 6 gennaio, mentre Swalwell e Gonzales si dimettono dal Congresso

Questa è la rassegna stampa di mercoledì 15 aprile 2026

I procuratori di Pirro fanno visita a sorpresa alla Fed tra le indagini sulla banca centrale


Due procuratori dell'ufficio di Jeanine Pirro si sono presentati senza preavviso martedì al cantiere per la ristrutturazione della sede della Federal Reserve, ma sono stati respinti. La visita rappresenta una nuova provocazione nell'indagine penale del Dipartimento di Giustizia sulla banca centrale, che minaccia di ritardare la conferma del prossimo presidente della Fed.

Fonti: Wall Street Journal, New York Times, Bloomberg

Il Dipartimento di Giustizia chiede l'annullamento delle condanne per cospirazione sediziosa del 6 gennaio


Il Dipartimento di Giustizia ha chiesto a una corte d'appello federale di annullare le condanne per cospirazione sediziosa dei leader dei Proud Boys e degli Oath Keepers per il loro ruolo nell'attacco del 6 gennaio 2021 al Campidoglio. La mossa includerebbe Stewart Rhodes, fondatore degli Oath Keepers, ed Ethan Nordean e Joseph Biggs dei Proud Boys.

Fonti: New York Times, The Hill, BBC News

Eric Swalwell e Tony Gonzales si dimettono dal Congresso per accuse di violenza sessuale


Il democratico Eric Swalwell e il repubblicano Tony Gonzales hanno rassegnato le dimissioni dalla Camera dei Rappresentanti martedì, ponendo fine bruscamente alle loro carriere politiche sotto la minaccia di espulsione per accuse di violenza sessuale. Una nuova accusatrice ha affermato che Swalwell l'ha aggredita sessualmente nel 2018 in un hotel di West Hollywood.

Fonti: The Guardian, New York Times, BBC News

Trump accenna a nuovi colloqui di pace con l'Iran nei prossimi giorni


Il presidente Trump ha suggerito che i colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran potrebbero riprendere a Islamabad nei prossimi due giorni, elogiando il lavoro del capo dell'esercito pakistano come mediatore. I colloqui del weekend sono falliti, portando Trump a imporre un blocco sui porti iraniani.

Fonti: The Guardian, Financial Times

Il Maine diventa il primo stato a vietare la costruzione di grandi data center


I legislatori del Maine hanno approvato un divieto sulla costruzione di data center di grandi dimensioni, diventando il primo stato a emanare tale misura mentre le comunità americane affrontano le conseguenze del boom dell'intelligenza artificiale. Il disegno di legge blocca i centri che consumano oltre 20 megawatt di energia fino alla fine del 2027.

Fonti: Financial Times, Wall Street Journal

L'Amministrazione Trump prevede di scegliere Erica Schwartz per guidare i CDC


L'Amministrazione Trump dovrebbe selezionare Erica Schwartz per guidare i Centers for Disease Control and Prevention, in attesa dell'approvazione del presidente Trump. L'agenzia sanitaria sta affrontando turbolenze nella leadership e controversie sulle linee guida sui vaccini.

Fonti: Wall Street Journal

Il vice presidente Vance dice che Papa Leo dovrebbe essere "attento" con le parole sull'Iran


Il vice presidente JD Vance, cattolico, ha respinto le critiche di Papa Leo XIV sulla guerra in Iran, affermando che i commenti del pontefice non erano basati sulla verità teologica e che dovrebbe essere "attento" con le sue parole sulla questione. Vance è stato anche contestato durante un evento di Turning Point USA da manifestanti contro la guerra.

Fonti: Bloomberg, New York Times

La governatrice Hochul propone una tassa sulle seconde case di New York da 5 milioni di dollari


La governatrice di New York Kathy Hochul sta sostenendo una nuova tassa sulle seconde case a New York City del valore di almeno 5 milioni di dollari come modo per raccogliere fondi per il bilancio in difficoltà della città. La misura genererebbe 500 milioni di dollari all'anno tassando i pied-à-terre e aiuterebbe a colmare un deficit di bilancio di 12 miliardi di dollari.

Fonti: Wall Street Journal, Bloomberg, New York Times

Amazon entra nella corsa spaziale con l'acquisizione di Globalstar per 11,6 miliardi


Il gigante dell'e-commerce Amazon ha concordato un accordo da 11,6 miliardi di dollari per acquisire il gruppo satellitare Globalstar, segnando il suo ingresso nella corsa spaziale commerciale. L'acquisizione rappresenta un significativo investimento di Amazon nel settore delle comunicazioni satellitari.

Fonti: Financial Times

Il FMI avverte di un rallentamento della crescita economica e dell'aumento dell'inflazione per la guerra in Iran


Il Fondo Monetario Internazionale ha emesso prospettive economiche cupe per aprile, citando preoccupazioni sull'aumento dell'inflazione a causa della guerra in Iran. Gli economisti avvertono che anche se il conflitto rimane limitato in durata e portata, la crescita globale dovrebbe rallentare al 3,1% quest'anno e al 3,2% nel 2027.

Fonti: The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

Questa voce è stata modificata (21 ore fa)

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Texas, il ballottaggio che potrebbe decidere il futuro del Senato


Il procuratore generale del Texas ha vinto i suoi ultimi due ballottaggi con margini superiori ai 25 punti. Ora sfida il senatore Cornyn per la nomination repubblicana al Senato, ma questa volta le condizioni sono diverse

Ken Paxton, procuratore generale del Texas, affronta il 26 maggio il senatore John Cornyn nel ballottaggio delle primarie repubblicane per il Senato degli Stati Uniti. La posta in gioco è alta e per capire cosa potrebbe succedere vale la pena guardare ai precedenti. Paxton ha già affrontato due ballottaggi nelle primarie repubblicane, nel 2014 e nel 2022, vincendoli entrambi con margini larghi. In un'analisi pubblicata sulla newsletter The Bellwether di Decision Desk HQ, il giornalista politico Patrick Svitek, veterano della politica texana, ripercorre quei precedenti per capire cosa possano dirci sulla sfida attuale.

Il 3 marzo scorso, alla chiusura delle primarie, nessuno dei due candidati ha ottenuto la maggioranza necessaria per vincere al primo turno. Paxton, arrivato secondo per un margine ridotto, ha subito evocato i suoi successi passati. "Non ho mai vinto con meno di 30 punti di scarto e non ho intenzione di cominciare adesso", ha detto nel suo discorso la sera delle primarie. Si è paragonato al senatore Ted Cruz, che nel 2012 arrivò secondo nelle primarie per il Senato prima di ribaltare il risultato nel ballottaggio contro il favorito dell'establishment, il vicegovernatore David Dewhurst.

Nel 2014 Paxton si candidò per la prima volta a procuratore generale, una carica rimasta vacante dopo che il titolare Greg Abbott aveva deciso di correre per la carica di governatore. Paxton, all'epoca senatore statale e figura di punta del movimento tea party, sconfisse il deputato statale Dan Branch con 26 punti di scarto, il 63% contro il 37%. Vinse nonostante uno svantaggio finanziario significativo: Branch aveva raccolto 2,8 milioni di dollari contro gli 1,9 milioni di Paxton. Elemento decisivo fu il quasi-endorsement di Ted Cruz, che in un discorso pubblico elogiò Paxton senza definirlo formalmente un endorsement. Quelle parole finirono comunque in diversi spot elettorali. Durante la campagna emerse anche un primo problema legale: il Texas State Securities Board sanzionò Paxton con una multa da mille dollari per aver sollecitato clienti per investimenti senza essere registrato. Branch provò a sfruttare l'episodio con uno spot dedicato, ma senza successo. L'affluenza, già bassa nelle primarie con il 9,4% degli elettori registrati, scese ulteriormente al 5,4% nel ballottaggio.

Otto anni dopo, nel 2022, Paxton cercava il terzo mandato da procuratore generale. Questa volta i suoi guai legali erano più gravi: era sotto accusa per frode sui titoli finanziari e l'FBI stava indagando su presunte irregolarità legate a un donatore. Ciononostante, poteva contare sull'endorsement di Donald Trump, arrivato già nel luglio 2021. L'avversario nel ballottaggio fu George P. Bush, commissario per le terre demaniali e ultimo membro della famiglia Bush ancora in carica. Lo scontro si rivelò impari: Paxton vinse il 68% contro il 32%, un margine di 36 punti. Ancora una volta l'affluenza calò drasticamente dal primo turno, passando dall'11,2% al 5,4%. E ancora una volta Paxton vinse nonostante avesse raccolto meno fondi dell'avversario. Bush faticò a capitalizzare sugli scandali di Paxton perché era lui stesso impopolare: secondo un sondaggio dell'Università del Texas dell'aprile 2022, un repubblicano su quattro aveva un'opinione negativa di Bush, contro appena il 7% che la pensava così di Paxton.

Svitek individua alcuni elementi ricorrenti nei successi di Paxton. Il primo è la capacità di ottenere endorsement di alto profilo che aiutano gli elettori a guardare oltre i suoi problemi legali: Cruz nel 2014, Trump nel 2022. Il secondo è l'abilità nel trovarsi di fronte avversari che offrono un contrasto netto. Nel 2022 il suo team lavorò attivamente per assicurarsi che fosse Bush, e non la giudice della Corte Suprema statale Eva Guzman, ad arrivare al ballottaggio. In queste primarie Paxton ha adottato la stessa strategia, lanciando un'ondata di spot negativi contro il deputato Wesley Hunt quando sembrava poter raggiungere il ballottaggio. Hunt, che aveva credenziali pro-Trump più solide di Cornyn, sarebbe stato un avversario più insidioso.

Ma la sfida del 2026 presenta differenze importanti. Per la prima volta Paxton arriva al ballottaggio da secondo classificato e da sfidante, non da titolare uscente della carica per cui compete. Cornyn scommette su due fattori. Il primo è che l'elettorato repubblicano texano non ha ancora visto una campagna pubblicitaria ben finanziata che metta in fila tutti gli scandali di Paxton. "Il giorno del giudizio sta arrivando", ha detto Cornyn la sera delle primarie. Il secondo è un'affluenza più alta del solito, trainata dalla presenza di numerosi altri ballottaggi, nove solo sul lato repubblicano per seggi al Congresso. "C'è troppo in gioco perché gli elettori texani restino a casa, e non mi aspetto che restino a casa", ha dichiarato.

La variabile più importante resta però Donald Trump. Il presidente ha detto il giorno dopo le primarie che avrebbe annunciato il suo endorsement "presto", ma a distanza di settimane non si è ancora pronunciato. La prospettiva di un endorsement sembra essersi allontanata dopo che i repubblicani hanno iniziato ad attaccare il candidato democratico, James Talarico, descrivendolo come troppo liberal per il Texas. Questo indebolisce l'argomento principale di Cornyn, cioè di essere il candidato con le migliori possibilità di battere Talarico alle elezioni generali. Il 22 marzo Trump ha scritto sui social media di ritenere che "qualsiasi essere umano" candidato contro Talarico vincerebbe.

Cornyn ha già speso decine di milioni di dollari in spot contro Paxton, in particolare sulla presunta infedeltà coniugale, costringendo Paxton a rispondere con spot positivi in cui compariva sua figlia. Eppure la popolarità di Paxton tra gli elettori repubblicani è rimasta stabile. Secondo i sondaggi dell'Università del Texas, la percentuale di elettori repubblicani con un'opinione negativa di Paxton è scesa dal 22% di dicembre 2025 al 18% di febbraio 2026. Un dato che suggerisce come gli attacchi di Cornyn non abbiano ancora prodotto l'effetto sperato.

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Trump contro Meloni, le reazioni. Schlein: “Ferma condanna per attacco alla premier”. Renzi: “Scaricata dal suo guru”


@Politica interna, europea e internazionale
Dopo il durissimo attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni, arrivano le prime reazioni del mondo politico. La leader del Pd, Elly Schlein, ha preso la parola alla Camera per difendere la premier “dopo i gravissimi attacchi del presidente americano

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Gli alleati di Trump lo accusano di essere troppo morbido sulle espulsioni


I falchi dell'immigrazione chiedono almeno un milione di rimpatri all'anno e lanciano la "Fase 2", ma la Casa Bianca frena in vista delle elezioni di metà mandato

La promessa elettorale più rumorosa di Donald Trump rischia di trasformarsi nel suo tallone d'Achille, e l'attacco non arriva dall'opposizione ma dalla sua stessa base. Un gruppo di conservatori radicali accusa il presidente di tradire l'impegno sulle espulsioni di massa, quello che alla convention repubblicana del 2024 aveva trasformato la platea in un mare di cartelli con la scritta "Mass Deportation Now".

A guidare la rivolta interna è la Mass Deportation Coalition, un coordinamento che riunisce think tank del Partito Repubblicano come la Heritage Foundation, gruppi di pressione più recenti come l'Immigration Accountability Project e diversi circoli di giovani repubblicani. A capo c'è Mike Howell, dell'Oversight Project ed ex funzionario del dipartimento della Sicurezza interna durante il primo mandato di Trump. "Il presidente ha ricevuto pressioni solo per abbassare i toni sull'applicazione delle regole", ha dichiarato Howell ad Axios. "La verità è che il primo anno non è stato un anno di espulsioni di massa. Si è deciso consapevolmente di andare prima dietro ai casi peggiori, il che è stata una deviazione dalla promessa centrale della campagna elettorale".

La coalizione chiede ora il passaggio a quella che chiama "Fase 2", con un obiettivo minimo di un milione di espulsioni all'anno. Secondo i dati citati dal gruppo, l'agenzia federale per l'immigrazione (Immigration and Customs Enforcement) ha eseguito circa 350.000 rimpatri nell'anno fiscale 2025, contro i 271.400 dell'ultimo anno dell'amministrazione Biden. Un aumento modesto, sostengono, considerando le enormi risorse impiegate. Non esistono cifre ufficiali su quante persone Trump abbia effettivamente espulso nel primo anno: il dipartimento della Sicurezza interna ha diffuso comunicati in cui rivendica oltre due milioni di "auto-espulsioni", ma l'agenzia non ha ancora presentato al Congresso il rapporto annuale. L'ufficio statistico del dipartimento, peraltro, non aggiorna il proprio sito dalla presidenza Biden, quando pubblicava i dati sui rimpatri ogni mese.

Il fronte interno repubblicano, secondo la coalizione, è spaccato. Stephen Miller, vice capo di gabinetto della Casa Bianca, è considerato un alleato naturale del gruppo, anche se i membri dichiarano di non averlo ancora incontrato. Alcuni parlamentari, come il deputato Chip Roy del Texas e il senatore Mike Lee dello Utah, vengono indicati come ancora allineati alla linea dura. Anche parte del personale del dipartimento della Sicurezza interna parteciperebbe a riunioni informali con la coalizione. Gli avversari, secondo Howell, sono quelli legati ai lobbisti e agli ex lobbisti nell'amministrazione, anche se ha preferito non fare nomi.

Mark Morgan, ex direttore dell'agenzia per l'immigrazione e della protezione doganale e delle frontiere, ha spiegato ad Axios la strategia: "L'obiettivo della coalizione è fornire a Trump quello che chiamiamo un fianco destro, per dirgli: signor presidente, sta ascoltando le persone sbagliate". A preoccupare i falchi è il sospetto che la Casa Bianca stia ammorbidendo la retorica sulle espulsioni di massa in vista delle elezioni di metà mandato, cedendo alle pressioni dei grandi donatori e dei gruppi industriali che preferiscono mantenere manodopera a basso costo. "Se Trump avesse detto in campagna elettorale quello che voleva l'industria, cioè 'terrò qui gli irregolari così avrete lavoro a buon mercato', non sarebbe alla Casa Bianca", ha sostenuto Howell.

La portavoce della Casa Bianca Abigail Jackson ha respinto le accuse con una dichiarazione ad Axios: nessuno sta cambiando l'agenda sull'immigrazione e tutto il team del presidente è sulla stessa linea nell'applicazione delle sue politiche. La coalizione, dal canto suo, ha già iniziato a presentare le proprie ragioni ai parlamentari, all'amministrazione e alle agenzie competenti, e ha pubblicato un documento programmatico per il potere esecutivo con oltre una dozzina di proposte per intensificare i controlli. Morgan ha anche riferito che il numero di persone che attraversano il confine senza essere intercettate, i cosiddetti "got aways", è stato l'anno scorso tra 25.000 e 30.000, ma anche in questo caso mancano dati ufficiali della polizia di frontiera.

Lo scontro riflette una frattura profonda nel mondo conservatore americano. Da un lato i militanti della base, dall'altro i vertici del partito e i finanziatori. Howell l'ha sintetizzata così: "Le persone che alla convention tenevano i cartelli in platea, quelle sono la mia gente. Quelli nei palchi, no. È contro di loro che combattiamo".

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Trump contro Meloni: “Scioccato dalla premier, pensavo avesse coraggio”. Poi attacca ancora il Papa: “Dovrebbe tacere sulla guerra in Iran, non capisce”


@Politica interna, europea e internazionale
È un Donald Trump senza freni quello che parla al Corriere della Sera a cui ha concesso una breve intervista in esclusiva. Il presidente Usa scarica Giorgia Meloni che aveva definito “inaccettabili” le dichiarazioni

Franc Mac reshared this.

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Trump attacca Meloni: "Sono scioccato, non vuole aiutarci"


Il presidente americano critica la premier italiana sulla crisi iraniana e la Nato, poi colpisce papa Leone e difende Orbán sull'immigrazione

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato la premier Giorgia Meloni in un'intervista telefonica esclusiva rilasciata al Corriere della Sera, accusandola di non voler collaborare con Washington nella crisi legata al programma nucleare iraniano. "Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo", ha dichiarato Trump alla corrispondente da New York Viviana Mazza, in una conversazione durata sei minuti e pubblicata il 14 aprile.

Trump ha aperto la telefonata rivolgendo lui stesso una domanda al Corriere, senza attendere quelle dei giornalisti: "Vi piace il fatto che la vostra presidente non stia facendo nulla per ottenere il petrolio?". Il presidente americano ha poi chiarito il motivo della sua irritazione: Meloni avrebbe comunicato che l'Italia non intende essere coinvolta nella questione iraniana, nonostante dipenda dal petrolio che transita dallo stretto di Hormuz. "Pensa che l'America dovrebbe fare il lavoro per lei", ha aggiunto Trump.

Trump ha rivelato al Corriere di non parlare con Meloni "da molto tempo" e ha spiegato il motivo del silenzio: "Perché non vuole aiutarci con la Nato, non vuole aiutarci a sbarazzarci dell'arma nucleare. È molto diversa da quello che pensavo". Alla domanda sul fatto che Meloni abbia definito "inaccettabili" le sue parole sul Papa, Trump ha replicato: "È lei che è inaccettabile, perché non le importa se l'Iran ha un'arma nucleare e farebbe saltare in aria l'Italia in due minuti se ne avesse la possibilità". Il presidente americano ha anche rilanciato le critiche alla Nato: quando il Corriere gli ha chiesto se avesse domandato all'Italia l'invio di dragamine, Trump ha risposto di aver chiesto "di inviare tutto quello che vogliono, ma non vogliono perché la Nato è una tigre di carta".

L'intervista contiene anche un nuovo attacco a papa Leone XIV. Trump ha respinto l'appello del pontefice per la pace sostenendo che il Papa "non capisce e non dovrebbe parlare di guerra, perché non ha idea di quello che sta succedendo". Ha poi aggiunto: "Non capisce che in Iran hanno ucciso 42mila manifestanti lo scorso mese".

Trump ha infine allargato il discorso all'Europa intera, tornando sul tema dell'immigrazione. "L'immigrazione sta uccidendo l'Italia e tutta l'Europa", ha dichiarato, aggiungendo che il continente sta "distruggendo se stesso dall'interno" con le politiche migratorie e quelle energetiche. Commentando la sconfitta elettorale del primo ministro ungherese Viktor Orbán, Trump lo ha definito "un brav'uomo" che "ha fatto un buon lavoro sull'immigrazione" e che "non ha lasciato che la gente venisse a rovinare il suo paese come ha fatto l'Italia".

Le dichiarazioni di Trump arrivano in una giornata in cui Meloni, intervenendo al Vinitaly di Verona, aveva già preso diverse posizioni di rilievo. La premier aveva annunciato la sospensione dell'accordo di difesa con Israele, un memorandum del 2005 che regola la cooperazione militare tra i due paesi e si rinnova automaticamente ogni cinque anni. "In considerazione della situazione attuale, il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell'accordo di difesa con Israele", ha detto Meloni. La sospensione è stata formalizzata con una lettera del ministro della difesa Guido Crosetto al suo omologo israeliano Israel Katz. Il governo israeliano ha minimizzato, sostenendo che il memorandum "non ha mai avuto un contenuto concreto".

Dal Vinitaly Meloni aveva anche risposto alle critiche di chi la accusa di subalternità verso Washington, proprio a proposito delle sue parole contro gli attacchi di Trump a papa Leone XIV: "Penso di essere stata molto chiara. Non so quanti altri leader le abbiano espresse. Ecco, questo per quelli che dicono che ci sarebbe una sudditanza".

La premier ha poi chiesto la sospensione del patto di stabilità europeo, avvertendo che sarebbe "un enorme errore di valutazione" sottovalutare l'impatto della crisi. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si era però detta contraria, invitando gli Stati a non peggiorare i livelli di deficit. La situazione dei conti pubblici italiani è complicata: l'Italia è in procedura di infrazione e si è impegnata a rientrare sotto il 3% di deficit, un obiettivo che secondo i dati Istat rischia di essere mancato per un solo punto decimale. Una sospensione del patto consentirebbe ai governi di fare ulteriore debito per finanziare sussidi e aiuti all'economia, ma indebolirebbe l'impalcatura delle politiche di bilancio europee.

Meloni si è mostrata scettica anche sulla possibilità di tornare al gas russo come soluzione alla crisi energetica, sostenendo che "la pressione sulla Russia è l'arma più efficace per costruire pace". Una posizione diversa da quella del presidente dell'Eni Claudio Descalzi, favorevole a riaprire le forniture da Mosca, e del vicepremier Matteo Salvini, anch'egli presente al Vinitaly e schierato per la riapertura dei rubinetti russi.

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Trump è l'anticristo? Il mondo MAGA si rivolta contro il presidente


Dopo un'immagine in cui si raffigura come Gesù e gli attacchi al Papa, commentatori conservatori e pastori evangelici si rivoltano contro il presidente

Il fronte più fedele a Donald Trump si sta spaccando su un terreno inatteso: la religione. Come spiega Wired, nell'arco di pochi giorni, figure di primo piano dell'universo mediatico MAGA sono passate dal difendere il presidente come "l'eletto di Dio" all'accusarlo di essere l'anticristo, la figura che nella teologia cristiana si oppone a Cristo e la cui comparsa, secondo molti credenti, potrebbe annunciare la fine dei tempi.

Il punto di rottura è arrivato domenica sera, quando Trump ha pubblicato su Truth Social un'immagine generata con l'intelligenza artificiale che lo ritraeva vestito con una tunica bianca e una fascia rossa, mentre posava una mano irradiante luce dorata su un uomo in un letto d'ospedale. L'immagine, che evocava in modo esplicito Gesù Cristo, è stata cancellata dopo circa 14 ore, ma ha scatenato reazioni durissime tra gli stessi sostenitori del presidente. Durante una conferenza stampa lunedì, Trump ha negato che l'immagine lo ritraesse come Gesù, dicendo ai giornalisti che si trattava di una raffigurazione di sé stesso come medico.

L'ex deputata Marjorie Taylor Greene, una delle voci più note del movimento MAGA, ha scritto su X: "È più che una blasfemia. È uno spirito dell'Anticristo". Clint Russell, conduttore del podcast di destra Liberty Lockdown, ha aggiunto: "In 18 mesi sono passato dal votare Trump con esitazione a pensare che ci sia una buona probabilità che sia l'anticristo". Joel Webbon, pastore evangelico del Texas vicino all'estrema destra, ha scritto su X di credere che Trump sia "posseduto da un demone" e poche ore dopo ha condotto una diretta intitolata "Donald Trump è l'Anticristo?". Anche l'ordine dei Cavalieri Templari, organizzazione cristiana ispirata all'ordine militare medievale, ha condannato il post e chiesto scuse pubbliche.

La frattura non nasce dal nulla. Da oltre un decennio Trump e i suoi sostenitori usano retorica e immagini esplicitamente religiose per mobilitare la base elettorale. Ma nelle ultime settimane una serie di azioni del presidente ha accelerato lo strappo. Il commentatore conservatore Tucker Carlson, in un monologo di 43 minuti nel suo programma della scorsa settimana, ha suggerito che la guerra dell'amministrazione in Iran fosse anche una guerra contro la fede cristiana. Il video era una risposta a un post di Trump su Truth Social pubblicato il giorno di Pasqua, in cui il presidente minacciava di distruggere infrastrutture strategiche iraniane con un linguaggio volgare, chiudendo con la frase "Sia lode ad Allah". Carlson non ha mai pronunciato la parola "anticristo", ma molti, dal conduttore complottista Alex Jones agli utenti del subreddit DonaldTrump666, hanno interpretato il suo intervento come un'allusione diretta.

Si tratta di un cambio di rotta significativo per Carlson, che pur essendo diventato più critico verso l'amministrazione negli ultimi mesi, ha a lungo usato un linguaggio religioso a favore di Trump. Alla convention repubblicana del 2024 aveva attribuito la sopravvivenza del presidente all'attentato di Butler, in Pennsylvania, a un "intervento divino".

Lo scontro si è esteso anche ai rapporti con il Vaticano. Poche ore prima di pubblicare l'immagine che lo ritraeva come Gesù, Trump aveva attaccato Papa Leone XIV su Truth Social, definendolo "debole sul crimine e terribile in politica estera" e aggiungendo di non volere "un Papa che pensa sia giusto che l'Iran abbia un'arma nucleare". Il Papa non ha mai detto di volere un Iran nucleare, ma ha criticato duramente le azioni americane nel paese, definendo la guerra "atroce" e dichiarando che i leader responsabili del conflitto hanno "le mani piene di sangue".

Le tensioni con il Vaticano si erano già intensificate nei giorni precedenti, dopo la notizia di un incontro avvenuto a gennaio tra funzionari dell'amministrazione e il nunzio apostolico negli Stati Uniti, il cardinale Christophe Pierre. Durante la riunione, il sottosegretario alla Difesa Elbridge Colby avrebbe detto a Pierre che il Vaticano doveva allinearsi alle ambizioni militari di Trump o affrontarne le conseguenze, con un riferimento ad Avignone che suggeriva pressioni dirette sul Papa. La notizia è stata pubblicata dal Free Press. Il Dipartimento della Difesa ha confermato l'incontro ma ha definito i resoconti "esagerati e distorti". Anche l'ufficio stampa vaticano ha dichiarato che alcuni dettagli riportati erano "falsi", precisando che la riunione al Pentagono si era svolta nell'ambito della regolare missione del rappresentante pontificio.

Non è la prima volta che Trump irrita i cattolici con immagini generate dall'intelligenza artificiale. L'anno scorso, dopo la morte di Papa Francesco, il presidente aveva condiviso un'immagine che lo ritraeva come pontefice. Ma questa volta il contesto è diverso: i sondaggi di gradimento sono ai minimi storici e i repubblicani sono preoccupati per le elezioni di metà mandato.

Robert Jones, presidente e fondatore del Public Religion Research Institute, ha dichiarato a Wired che le ripetute autorappresentazioni messianiche di Trump hanno portato il movimento MAGA a un punto di rottura. Jones ha anche avvertito che si tratta di una mossa politicamente rischiosa: alle elezioni in cui Trump era candidato, circa sei cattolici bianchi su dieci hanno votato per lui. Alienare questi elettori, molti dei quali suoi sostenitori, potrebbe avere conseguenze serie.

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Il blocco navale americano rischia di peggiorare l'economia mondiale


Il petrolio sale, le fabbriche rallentano in Asia, l'Europa frena. I Paesi del Golfo affrontano la crisi peggiore da decenni. E secondo le previsioni i prezzi dell'energia non torneranno ai livelli pre-bellici prima della fine del 2027

Il blocco navale imposto dagli Stati Uniti ai porti iraniani sta trasformando un conflitto regionale in uno shock finanziario globale che potrebbe rivelarsi più devastante della guerra stessa. A sostenerlo è il Wall Street Journal. Il blocco, che impedisce alle navi di entrare e uscire dai porti dell'Iran, drena ulteriore petrolio da un mercato già sotto pressione, prolunga la stretta sulle materie prime che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz e inietta un'incertezza significativa nell'economia mondiale.

I prezzi del petrolio sono saliti lunedì. L'alluminio ha raggiunto il massimo da quattro anni per il timore di una stretta prolungata sulle forniture provenienti da una regione che produce quasi un decimo dell'offerta mondiale di questo metallo industriale.

Lo shock petrolifero si sta già propagando in Asia. Alcune fabbriche hanno ridotto la produzione, un numero crescente di stazioni di servizio raziona il carburante e gli aeroporti della regione scarseggiano di cherosene senza soluzioni rapide all'orizzonte. Compagnie come Asiana Airlines, il secondo vettore sudcoreano, hanno sospeso temporaneamente oltre una dozzina di voli andata e ritorno verso Cina e Cambogia fino a maggio. Anche Vietnam Airlines ha tagliato i collegamenti. Il parlamento sudcoreano ha approvato nel fine settimana un pacchetto di emergenza da oltre 17 miliardi di dollari, che include sussidi in contanti fino a circa 400 dollari per i cittadini a basso reddito.

In Giappone, il colosso dei sanitari Toto ha bloccato lunedì gli ordini per unità da bagno prefabbricate a causa della carenza di nafta, un prodotto petrolchimico derivato dal greggio. Il Giappone, tra i primi Paesi colpiti dalla crisi della nafta, vede le onde d'urto raggiungere anche gli ospedali, dove i dirigenti sanitari chiedono con urgenza scorte nazionali di materie plastiche per uso medico, tra cui guanti chirurgici e siringhe per dialisi. La prima ministra Sanae Takaichi ha dichiarato di aver incaricato un gruppo di ministri di affrontare le carenze, ma ha negato una crisi grave, sostenendo che il Giappone dispone ancora di almeno quattro mesi di scorte di nafta. Le interruzioni nella fornitura di elio, intanto, potrebbero colpire l'industria dei semiconduttori in Corea del Sud e Malaysia.

Per i Paesi del Golfo il danno si preannuncia il peggiore da decenni. Molti esportatori di energia della regione non riescono a far arrivare le proprie forniture sui mercati. Il Qatar ha subito danni gravi ai suoi impianti di gas naturale liquefatto e le riparazioni potrebbero richiedere fino a cinque anni. La società di consulenza Rystad Energy stima che la ricostruzione delle infrastrutture energetiche danneggiate nell'intero Golfo potrebbe costare oltre 25 miliardi di dollari. Secondo Capital Economics, il prodotto interno lordo del Qatar si contrarrà del 13% quest'anno, quello degli Emirati Arabi Uniti dell'8% e quello dell'Arabia Saudita del 6,6%. Per avere un termine di paragone, durante la pandemia del 2020 il Pil del Qatar era sceso del 3,6%. La reputazione della regione come polo globale per affari e turismo ha subito un duro colpo: nelle ultime settimane sono stati cancellati eventi che andavano dalle conferenze finanziarie e sulle criptovalute alle gare di Formula Uno. Anche le infrastrutture tecnologiche strategiche, compresi data center di Amazon, sono state colpite.

In Europa, la crescita economica, già debole, sta rallentando ulteriormente. La Germania, la maggiore economia del continente, avrebbe dovuto registrare quest'anno la prima vera ripresa dalla pandemia grazie alla spesa finanziata dal debito. I principali istituti di previsione tedeschi hanno però tagliato le stime di crescita allo 0,6% dall'1,3%. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato lunedì che la chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz è "enormemente dannosa" per l'Europa. L'Unione Europea sta lavorando a misure come l'allentamento temporaneo delle regole sugli aiuti di Stato e il coordinamento degli acquisti di gas tra gli Stati membri.

Gli Stati Uniti, in quanto esportatori netti di energia, difficilmente subiranno carenze, ma l'aumento dei prezzi alla pompa colpisce i consumatori. Il presidente Trump ha ammesso domenica che i prezzi dell'energia potrebbero non scendere a breve e potrebbero essere ancora alti quando gli americani andranno a votare per le elezioni di metà mandato in autunno. La banca pubblica tedesca KfW ha avvertito in una nota recente che i prezzi del greggio probabilmente non torneranno ai livelli pre-bellici prima della fine del 2027.

Le ripercussioni politiche si fanno già sentire. In Irlanda agricoltori inferociti hanno bloccato strade, terminali di carburante e una raffineria per protestare contro il caro-energia. In India l'aumento del prezzo del gas da cucina ha aggravato il malcontento operaio: dopo che migliaia di lavoratori a contratto hanno protestato davanti alle fabbriche in uno Stato del nord, il governo locale ha aumentato il salario minimo del 35%, e presto le proteste si sono estese allo Stato confinante. In Ungheria gli elettori hanno inflitto domenica una vittoria schiacciante all'opposizione, ponendo fine a 16 anni di governo del primo ministro Viktor Orbán.

Le prospettive dipendono dalla durata della chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transitava un quinto del petrolio mondiale. Secondo UBS, se il transito resta limitato per altri due mesi la crescita globale si indebolirà e tornerà al trend precedente solo alla fine del 2028. Una chiusura più lunga sottrarrebbe un punto percentuale intero alla crescita mondiale e potrebbe provocare una recessione lieve negli Stati Uniti. L'impennata dei prezzi sta già alimentando l'inflazione, e probabilmente spingerà le banche centrali ad alzare i tassi di interesse. Tra i pochi vincitori potrebbe esserci la Russia, dove petrolio e gas rappresentano circa un quarto delle entrate pubbliche.

Hamzeh Al Gaaod, economista specializzato nella regione del Golfo, ha sottolineato che un Iran ostile resterà un rischio costante anche dopo la fine della guerra, un fattore che le imprese dovranno incorporare nei loro calcoli. Mujtaba Rahman, responsabile per l'Europa della società di analisi del rischio Eurasia Group, ha dichiarato al Wall Street Journal che le implicazioni sono "di portata molto ampia", perché il regime iraniano uscirà dal conflitto "temprato dalla battaglia e più radicale di quello precedente".

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Il comportamento di Trump riapre il dibattito sulla sua stabilità mentale


Ex alleati lo definiscono "pazzo" e "chiaramente insano". I sondaggi mostrano che la maggioranza degli americani lo ritiene sempre più instabile, ma la Casa Bianca respinge ogni critica

Le minacce di cancellare l'Iran, l'attacco al papa, le dichiarazioni sconnesse e le sfuriate notturne sui social media hanno riacceso con forza senza precedenti il dibattito sulla stabilità mentale del presidente Trump. A sollevare dubbi non sono più soltanto i democratici o i commentatori televisivi, ma ex collaboratori, ex alleati della destra e perfino generali in pensione, come ricostruisce il New York Times in un'analisi di Peter Baker pubblicata in prima pagina.

Marjorie Taylor Greene, ex deputata repubblicana della Georgia e fino a poco tempo fa sostenitrice del presidente, ha invocato il 25° Emendamento per rimuoverlo dall'incarico, dichiarando alla CNN che la minaccia di distruggere la civiltà iraniana "non è retorica dura, è follia". Candace Owens, podcaster di estrema destra, lo ha definito "un pazzo genocida". Alex Jones, il fondatore di Infowars noto per le sue teorie del complotto, ha detto che Trump "farfuglia e sembra che il cervello non funzioni granché bene".

Tra le voci critiche ci sono anche persone che hanno lavorato con Trump alla Casa Bianca. Ty Cobb, avvocato della Casa Bianca durante il primo mandato, ha dichiarato al giornalista Jim Acosta che il presidente è "un uomo chiaramente insano" e che la serie di post aggressivi pubblicati nel cuore della notte "evidenzia il livello della sua follia". Stephanie Grisham, ex portavoce della Casa Bianca di Trump, ha scritto sui social che "chiaramente non sta bene".

Trump ha risposto con un lungo post furioso sui social media, definendo i suoi critici "persone stupide" con "un basso quoziente intellettivo" e "PAZZI, ATTACCABRIGHE". Una replica che, nota il New York Times, non trasmetteva esattamente calma e stabilità.

I sondaggi confermano un'erosione della fiducia degli americani nelle capacità cognitive del presidente, che si avvicina agli 80 anni come il più anziano presidente mai insediato. Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos di febbraio, il 61 per cento degli americani ritiene che Trump sia diventato più instabile con l'età e solo il 45 per cento lo considera "mentalmente lucido e in grado di affrontare le sfide", in calo rispetto al 54 per cento del 2023. Un sondaggio YouGov di settembre ha rilevato che il 49 per cento degli americani lo giudica troppo anziano per la presidenza, contro il 34 per cento di febbraio 2024.

La Casa Bianca ha respinto ogni critica. Il portavoce Davis Ingle ha dichiarato al New York Times che "la lucidità del presidente Trump, la sua energia senza pari e la sua accessibilità storica sono in netto contrasto con ciò che abbiamo visto negli ultimi quattro anni", riferendosi al declino fisico e mentale di Biden. I sostenitori del presidente inquadrano il suo comportamento come strategia, non come psicosi. Liz Peek, editorialista del Hill, ha scritto che "Trump sa esattamente cosa sta facendo" e che usa la pressione diplomatica e militare massimalista per contrastare l'Iran.

Trump, che nel primo mandato si definì "un genio molto stabile", ha liquidato le critiche rispondendo a un giornalista: "Non ne ho sentito parlare. Ma se è così, avrete bisogno di più persone come me, perché il nostro Paese veniva derubato sul commercio e su tutto finché non sono arrivato io".

Secondo il New York Times, nel secondo mandato Trump appare ancora meno contenuto. Usa più volgarità, parla più a lungo e fa affermazioni regolarmente scollegate dalla realtà. Continua a dire che suo padre è nato in Germania, quando in realtà nacque nel Bronx. Ha confuso la Groenlandia con l'Islanda. Si è più volte vantato di aver posto fine a una guerra inesistente tra Cambogia e Azerbaijan, due Paesi separati da quasi 6.400 chilometri, intendendo probabilmente Armenia e Azerbaijan. Ha dichiarato che il "nuovo presidente dell'Iran" è meno radicale dei predecessori, quando in realtà il presidente iraniano non è cambiato.

Prima dell'attacco a papa Leone XIV di domenica sera, seguito dalla pubblicazione e successiva cancellazione di un'immagine che lo ritraeva come Gesù, Trump aveva già suscitato sconcerto con le sue reazioni ai critici. Accusa chi lo contrasta di sedizione, un reato punibile con la morte. Ha affermato che il regista Rob Reiner, presunto ucciso dal figlio, sarebbe morto "a causa della rabbia provocata" dalla sua opposizione a Trump. Alla morte di Robert Mueller, ex direttore dell'FBI, ha commentato: "Bene, sono contento che sia morto".

Julian Zelizer, storico di Princeton, ha spiegato al New York Times che, a parte Nixon, "non c'è mai stato questo livello di preoccupazione nel tempo" sulla stabilità mentale di un presidente. Ma la situazione attuale supera anche il caso Nixon perché "tutto si svolge in pubblico" grazie ai social media e alla televisione via cavo. "Come presidente che ignora qualsiasi limite o senso del decoro, Trump si sente molto più libero, anche più di Nixon, di scatenare la sua rabbia interiore e di agire d'impulso".

Una differenza fondamentale rispetto al primo mandato è l'assenza di figure interne disposte a frenare il presidente. John Kelly, il suo capo di gabinetto più longevo nel primo mandato, arrivò perfino a comprare un libro scritto da 27 specialisti della salute mentale intitolato "The Dangerous Case of Donald Trump" per capire il suo capo, concludendo che era malato di mente. Oggi, osserva Zelizer, "quando fa quello che fa, tutti intorno a lui tengono gli occhi a terra e non dicono nulla. A differenza del primo mandato, non sembrano nemmeno manovrare dietro le quinte per fermarlo".

Il dissenso sulla destra, tuttavia, non ha raggiunto il Congresso, dove i repubblicani restano pubblicamente leali al presidente, né il gabinetto, che dovrebbe approvare qualsiasi invocazione del 25° Emendamento, rendendo questa ipotesi irrealizzabile. Ma secondo Zelizer esiste uno spazio politico per questo stile di leadership nella base repubblicana: "Cosa c'è di più anti-establishment di qualcuno che è disposto a essere fuori controllo?".

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Iran, Vaticano e Ungheria: Vance cerca di limitare i danni su tutti i fronti di Trump


Il numero due della Casa Bianca difende i negoziati di Islamabad, minimizza lo scontro con il Vaticano e giustifica il sostegno al premier ungherese sconfitto

Il vicepresidente JD Vance ha affrontato in un'unica intervista a Fox News i tre dossier più delicati della settimana per l'amministrazione Trump: lo stallo nei negoziati con l'Iran, lo scontro con papa Leone XIV e la sconfitta elettorale di Viktor Orbán in Ungheria. Su tutti e tre i fronti, Vance ha cercato di contenere i danni e rilanciare l'iniziativa della Casa Bianca.

Sul fronte iraniano, Vance ha respinto le ricostruzioni secondo cui i colloqui di pace tenuti nel fine settimana a Islamabad si sarebbero conclusi con un fallimento. "La palla è nel campo degli iraniani", ha detto il vicepresidente a Bret Baier. "Abbiamo fatto molti progressi. Si sono mossi nella nostra direzione, per questo diciamo che ci sono stati segnali positivi. Ma non si sono mossi abbastanza". Vance ha spiegato che il team negoziale iraniano presente in Pakistan non aveva l'autorità per chiudere un accordo e ha dovuto tornare a Teheran per ottenere l'approvazione della guida suprema o di altri vertici del regime.

Il nodo centrale dei negoziati resta la riapertura dello Stretto di Hormuz, la rotta petrolifera più importante al mondo che l'Iran ha di fatto bloccato durante il conflitto. Gli Stati Uniti hanno risposto con un'escalation: il presidente Trump ha annunciato un blocco navale di tutti i porti iraniani, ordinando alla marina di identificare e segnalare qualsiasi nave affiliata all'Iran che transiti nello Stretto. "Se gli iraniani vogliono praticare terrorismo economico, noi applicheremo un principio semplice: nessuna nave iraniana uscirà", ha dichiarato Vance. Il vicepresidente ha aggiunto che Washington mantiene il vantaggio sia militare che economico e che le due condizioni non negoziabili restano la rimozione dell'uranio arricchito dall'Iran e un sistema di verifiche per impedire che Teheran ottenga armi nucleari.

Nella stessa intervista, Vance si è trovato a gestire lo scontro esploso tra Trump e papa Leone XIV. Domenica il presidente aveva pubblicato su Truth Social un lungo attacco al pontefice, definendolo "debole sul crimine e pessimo per la politica estera". Trump aveva anche condiviso un'immagine generata dall'intelligenza artificiale che lo ritraeva come Gesù, salvo poi rimuoverla sostenendo di aver pensato che lo raffigurasse come un medico. Vance, convertito al cattolicesimo nel 2019, ha cercato di minimizzare. "Penso che in alcuni casi sarebbe meglio che il Vaticano si occupasse di questioni morali e di ciò che accade nella Chiesa cattolica, e lasciasse al presidente degli Stati Uniti la politica americana", ha detto. Sull'immagine, ha sostenuto che Trump "stava pubblicando una battuta" e l'ha rimossa quando ha capito che la gente non coglieva il suo umorismo. Papa Leone ha risposto ai giornalisti con toni ben diversi, come riportato dal New York Times: "Non ho paura dell'amministrazione Trump, né di parlare a voce alta del messaggio del Vangelo, che è ciò per cui credo di essere qui". Il pontefice ha aggiunto che continuerà a schierarsi contro la guerra, riferendosi al conflitto che coinvolge Stati Uniti e Israele contro l'Iran.

Lo scontro con il Vaticano ha messo in luce anche alcune gaffe del vicepresidente. Come ha riportato il Free Press, alti funzionari del Pentagono hanno convocato a gennaio il cardinale Christophe Pierre, diplomatico vaticano, per comunicargli che gli Stati Uniti hanno il potere militare di fare "ciò che vogliono" e che Leone "farebbe meglio a schierarsi dalla loro parte". La settimana scorsa Vance ha ammesso di non sapere chi fosse Pierre, salvo poi correggersi quando un giornalista gli ha spiegato che si trattava dell'ambasciatore del Papa negli Stati Uniti.

Sul terzo fronte, Vance ha commentato per la prima volta la sconfitta di Orbán in Ungheria, ponendo fine a sedici anni di governo del premier nazionalista. Il vicepresidente si era recato a Budapest la settimana precedente per un comizio al fianco di Orbán, e Trump stesso aveva partecipato telefonicamente. "Non siamo andati perché ci aspettavamo una vittoria facile", ha detto Vance. "Siamo andati perché era giusto sostenere una persona che ci ha sostenuto per molto tempo". Ha definito l'eredità di Orbán "trasformativa", lodandolo come uno dei pochi leader europei disposti a sfidare la burocrazia di Bruxelles.

La sconfitta ungherese ha però aperto un dibattito sulla tenuta del movimento populista-nazionalista a livello globale. Johan Norberg, ricercatore del Cato Institute, ha commentato a Politico che il risultato "è imbarazzante e in un certo senso devastante" per l'amministrazione Trump. "Gran parte dell'attrattiva di questo movimento populista di destra era l'idea di avere il popolo dalla propria parte. Orbán rieletto più volte ne era il simbolo più potente. La sua cacciata con la maggioranza più ampia nella storia democratica dell'Ungheria è un colpo devastante a tutta quella narrazione". Steve Bannon, ex consigliere di Trump, ha scritto in un messaggio che la sconfitta di Orbán "dovrebbe essere un segnale d'allarme per novembre", in vista delle elezioni di metà mandato. Il senatore Mitch McConnell ha criticato apertamente l'amministrazione per aver investito il proprio prestigio in un'elezione parlamentare in un piccolo Paese dell'Europa centrale, scrivendo in un editoriale su Fox News che è "difficile capire come alcuni a destra pensassero che questo significasse mettere gli interessi dell'America al primo posto".

Un alleato politico di Vance, rimasto anonimo, ha dichiarato a Politico che il vicepresidente "deve essere consapevole dei parallelismi" tra le circostanze che hanno portato alla caduta di Orbán e un'America dove i sondaggi di Trump sono calati nelle ultime settimane, mentre la guerra con l'Iran ha fatto salire i prezzi dell'energia.

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I deputati Swalwell e Gonzales si dimettono dal Congresso


I due deputati, uno democratico e uno repubblicano, hanno annunciato le dimissioni per evitare un voto di espulsione bipartisan. La Camera mantiene gli stessi equilibri

Eric Swalwell, deputato democratico della California, e Tony Gonzales, deputato repubblicano del Texas, hanno annunciato lunedì che lasceranno il Congresso. Entrambi erano sul punto di affrontare un voto di espulsione dopo accuse di cattiva condotta sessuale che hanno travolto le rispettive carriere politiche nel giro di pochi giorni.

Swalwell, 45 anni, eletto per la prima volta nel 2012, ha comunicato la decisione con un post sui social media in cui ha negato le accuse di violenza sessuale definendole "false", ma si è scusato per "errori di giudizio". "Espellere chiunque dal Congresso senza un giusto processo, a pochi giorni da un'accusa, è sbagliato. Ma è anche sbagliato che i miei elettori mi vedano distratto dai miei doveri. Perciò intendo dimettermi", ha scritto. La settimana scorsa il San Francisco Chronicle e la CNN avevano pubblicato le accuse di una ex collaboratrice secondo cui Swalwell l'avrebbe aggredita sessualmente in più occasioni, anche quando era troppo ubriaca per acconsentire. La CNN aveva raccolto anche le testimonianze di altre tre donne che descrivevano diverse forme di cattiva condotta, incluso l'invio di foto intime non richieste. Swalwell non ha indicato una data precisa per le dimissioni. Con la sua uscita dal Congresso, l'indagine della commissione Etica della Camera, aperta proprio lunedì, si chiuderà automaticamente perché l'organismo ha giurisdizione solo sui membri in carica.

Poco più di un'ora dopo l'annuncio di Swalwell, Gonzales ha comunicato che intende depositare la propria lettera di dimissioni quando il Congresso tornerà in sessione, martedì. "C'è una stagione per ogni cosa e Dio ha un piano per ognuno di noi", ha scritto su X. Il deputato texano aveva già rinunciato il mese scorso alla candidatura per la rielezione dopo aver ammesso una relazione sentimentale con la sua collaboratrice Regina Santos-Aviles, che si è poi tolta la vita. Anche nel suo caso la commissione Etica aveva avviato un'indagine. Gonzales non ha specificato se lascerà il suo seggio già martedì o in un momento successivo. Secondo Politico, la deputata democratica del New Mexico Teresa Leger Fernandez ha fatto sapere che presenterà comunque una risoluzione di espulsione nei confronti di Gonzales se non si dimetterà con effetto immediato.

L'uscita simultanea di un democratico e un repubblicano non altera l'equilibrio della Camera, dove i repubblicani mantengono una maggioranza risicata. Questo dettaglio non è secondario: come ha riportato il Washington Post, la dirigenza repubblicana aveva evitato fino a quel momento di chiedere a Gonzales di dimettersi anche perché il suo seggio texano è considerato più competitivo per il partito. L'eventuale elezione suppletiva in Texas sarà indetta dal governatore repubblicano Greg Abbott. Il candidato repubblicano alle prossime elezioni generali è Brandon Herrera, attivista per i diritti sulle armi. Per i democratici corre l'avvocata e ex insegnante Katy Padilla Stout, che il partito ritiene abbia possibilità di vittoria nel distretto.

In California, il governatore Gavin Newsom avrà 14 giorni dalla data effettiva del seggio vacante per indire un'elezione suppletiva. Secondo la legge statale californiana, però, se il seggio si libera dopo la chiusura del periodo per le candidature, il governatore può decidere di non convocare un'elezione suppletiva. Il termine per le candidature era il 6 marzo, perciò Newsom potrebbe scegliere di non indirla. L'ufficio del governatore ha dichiarato che sta valutando la situazione.

La caduta di Swalwell è stata rapida. Appena una settimana fa, durante un evento pubblico a Sacramento, aveva negato con decisione qualsiasi accusa di comportamento sessuale inappropriato. Dopo la pubblicazione degli articoli venerdì, ha perso in poche ore il sostegno di colleghi che lo appoggiavano nella corsa a governatore della California, per la quale era tra i favoriti nel campo democratico. Ha sospeso la campagna domenica e annunciato le dimissioni dal Congresso lunedì. Il senatore dell'Arizona Ruben Gallego, suo amico, ha raccontato al New York Times di averlo chiamato subito dopo la pubblicazione dell'articolo del Chronicle per chiedergli di ritirarsi: "Quando leggi quell'articolo è molto chiaro, queste donne sono state vittime. Doveva uscire, doveva dimettersi". L'ex speaker della Camera Nancy Pelosi, che durante il suo mandato aveva affidato a Swalwell ruoli di primo piano, ha definito le dimissioni "una decisione intelligente" durante un evento alla George Washington University, aggiungendo di non aver mai saputo delle accuse prima della pubblicazione dei reportage.

Il caso Swalwell e Gonzales non è isolato. Come ha riportato Politico, alcuni deputati hanno proposto di forzare anche il voto per espellere la deputata democratica della Florida Sheila Cherfilus-McCormick e il deputato repubblicano Cory Mills, anch'essi della Florida, coinvolti in controversie etiche di natura diversa. Cherfilus-McCormick è l'unica deputata già formalmente riconosciuta colpevole di violazione delle regole etiche della Camera, in seguito a un'indagine sull'uso di fondi legati alla pandemia per favorire la propria campagna elettorale. La commissione Etica si riunirà il 21 aprile per decidere se debba essere espulsa, censurata o sottoposta ad altra sanzione. Mills è sotto indagine per una serie di accuse che includono violazioni nel finanziamento della campagna, irregolarità finanziarie e cattiva condotta sessuale. Entrambi negano le accuse.

La deputata repubblicana della Florida Anna Paulina Luna, che aveva guidato lo sforzo per espellere sia Swalwell che Gonzales, ha commentato su X: "Questa settimana abbiamo prosciugato parte della palude con le dimissioni di due membri del Congresso molto corrotti". La deputata repubblicana del Colorado Lauren Boebert ha scritto, sempre su X, che "niente di questa storia mi rende felice. Sono inorridita dal fatto che sua moglie e i suoi figli debbano affrontare tutto questo".

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La rassegna stampa di martedì 14 aprile 2026


Gli Stati Uniti avviano il blocco navale dello Stretto di Hormuz per fare pressione sull'Iran, mentre dimissioni per scandali sessuali scuotono il Congresso e Trump si scontra con Papa Leone XIV

Questa è la rassegna stampa di martedì 14 aprile 2026

Gli Stati Uniti iniziano il blocco dello Stretto di Hormuz per fare pressione sull'Iran


L'amministrazione Trump ha dato il via al controverso blocco navale dello Stretto di Hormuz come strategia per aumentare la pressione economica sull'Iran e costringere Teheran a negoziare un accordo di pace. Il blocco mira anche a colpire gli alleati dell'Iran come la Cina, che dipendono dalle esportazioni petrolifere iraniane, mentre i mercati energetici globali mostrano crescente preoccupazione per le forniture.

Fonti: Semafor, WSJ, The Hill

Due membri del Congresso si dimettono per scandali sessuali


Il democratico Eric Swalwell della California e il repubblicano Tony Gonzales del Texas hanno annunciato lunedì le loro dimissioni dal Congresso in seguito ad accuse di cattiva condotta sessuale. Swalwell era candidato governatore della California prima di sospendere la campagna, mentre Gonzales aveva ammesso una relazione extraconiugale con un'assistente che si è poi suicidata.

Fonti: Bloomberg, The Hill, NYT

Trump si scontra con Papa Leone XIV e posta un'immagine controversa


Il presidente Trump ha attaccato Papa Leone XIV chiamandolo "debole sulla criminalità" e accusandolo di essere influenzato da Barack Obama, dopo che il pontefice ha criticato pubblicamente la guerra in Iran. Trump ha anche pubblicato e poi cancellato un'immagine generata dall'IA che lo ritraeva come una figura simile a Gesù Cristo, scatenando le critiche dei suoi sostenitori cristiani conservatori.

Fonti: WSJ, The Hill, NYT

Gli Stati Uniti e l'Iran valutano nuovi colloqui dopo il fallimento di Islamabad


Washington e Teheran stanno discutendo la possibilità di tenere un altro round di negoziati faccia a faccia per un cessate il fuoco a lungo termine, dopo che i colloqui a Islamabad guidati dal vicepresidente JD Vance non sono riusciti a produrre una svolta. L'amministrazione Trump ha proposto una "sospensione" di 20 anni di tutte le attività nucleari iraniane, anche se il presidente richiede garanzie che l'Iran non possa mai costruire un'arma nucleare.

Fonti: Bloomberg, NYT

Il primo ministro canadese Carney ottiene la maggioranza parlamentare


Il primo ministro canadese Mark Carney ha ottenuto un governo di maggioranza dopo che il suo Partido Liberale ha vinto due elezioni suppletive chiave, dando alla sua amministrazione la capacità di accelerare un'agenda economica incentrata sull'espansione delle esportazioni energetiche. La vittoria arriva in un momento critico per il Canada, che cerca di ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti mentre le tensioni commerciali globali aumentano.

Fonti: Bloomberg, NYT

Wall Street affronta difficoltà nelle operazioni di fusione e acquisizione


Goldman Sachs ha avvertito che la sua pipeline di accordi si è ridotta, segnalando difficoltà per le prospettive di fusioni e acquisizioni nel mercato statunitense. Gli analisti si aspettano tuttavia che i profitti aziendali americani saranno sostenuti dal dollaro debole e dai piani fiscali e di spesa dell'amministrazione Trump, nonostante la guerra in Iran.

Fonti: Financial Times, Financial Times

Il segretario al Tesoro Bessent suggerisce prudenza sui tassi di interesse


Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che gli Stati Uniti dovrebbero "aspettare e vedere" prima di abbassare i tassi di interesse, affermando che la Federal Reserve sta "facendo la cosa giusta sedendosi e guardando" la guerra in Iran. Bessent ha anche confermato che un ordine esecutivo che richiede alle banche di raccogliere informazioni sulla cittadinanza dei loro clienti è "in corso".

Fonti: Semafor, Bloomberg

Gli investitori di OpenAI mettono in discussione la valutazione di 852 miliardi di dollari


Gli investitori di OpenAI stanno questionando la valutazione record dell'azienda di intelligenza artificiale da 852 miliardi di dollari mentre il CEO Sam Altman riorienta la strategia aziendale e Anthropic testa la sua leadership iniziale. Nel frattempo, un uomo del Texas è stato accusato di tentato omicidio per aver lanciato una molotov contro la casa di Altman a San Francisco.

Fonti: Financial Times, WSJ

Il governatore del Texas Abbott minaccia di tagliare 110 milioni di dollari alla polizia di Houston


Il governatore texano Greg Abbott ha minacciato di tagliare 110 milioni di dollari di finanziamenti alla polizia di Houston a causa di una disputa politica sull'ICE (Immigration and Customs Enforcement). L'ufficio di Abbott vuole che la città smetta di applicare una nuova ordinanza che governa come i suoi agenti si relazionano con l'agenzia federale per l'immigrazione.

Fonti: NYT

La Cina rafforza i controlli sulle esportazioni e limita le catene di approvvigionamento


Nuove regole cinesi stanno ostacolando le aziende straniere dal trasferire le catene di approvvigionamento fuori dalla Cina, con le multinazionali preoccupate che i regolamenti potrebbero permettere alle autorità di penalizzare le aziende e i dirigenti. La Cina ha triplicato l'uso di controlli sulle esportazioni negli ultimi cinque anni, sottolineando il potere di Pechino su catene di approvvigionamento cruciali, mentre le aziende cinesi stanno dominando le industrie high-tech globali.

Fonti: NYT, Financial Times, Financial Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Trump avrà un quarto giudice alla Corte Suprema?


Il giudice conservatore Samuel Alito, 76 anni, non ha rivelato le sue intenzioni nemmeno agli amici più stretti. Il calendario elettorale pesa sulla decisione

Il futuro della Corte Suprema americana potrebbe decidersi nei prossimi mesi, e ruota attorno a una domanda a cui nessuno sa rispondere: il giudice Samuel Alito ha intenzione di ritirarsi?

Alito, che ha compiuto 76 anni questo mese, è il secondo giudice più anziano della Corte dopo Clarence Thomas, 77 anni. Da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, le speculazioni su un suo possibile pensionamento si sono intensificate. Il presidente ha già nominato tre giudici nel suo primo mandato, e un'eventuale quarta nomina consoliderebbe la supermajoranza conservatrice per gli anni a venire. Le domande si sono fatte più pressanti nelle ultime settimane, man mano che i sondaggi di Trump sono peggiorati e la possibilità che i Democratici conquistino il Senato a novembre è cresciuta.

Secondo quanto riporta il New York Times, amici, ex colleghi e collaboratori del giudice sanno che Alito è consapevole del calendario politico e preferirebbe che fosse un presidente repubblicano a scegliere il suo successore. Nessuno di loro, però, è in grado di dire cosa farà. Parlando in forma anonima, le persone più vicine al giudice hanno detto al giornale che Alito non ha rivelato le sue intenzioni nemmeno agli amici, e che potrebbe non aver ancora preso una decisione definitiva.

A fine marzo, più di cento persone si sono riunite al National Constitution Center di Filadelfia per una cena formale in onore dei vent'anni di Alito alla Corte Suprema. Tra gli invitati c'erano ex collaboratori, accademici e una serie di giudici federali conservatori considerati possibili candidati a succedergli. Secondo diversi partecipanti, nessuno ha sollevato in pubblico la questione del pensionamento. La serata è però finita con un colpo di scena: Alito si è sentito male durante la cena ed è stato portato in ospedale, dove è stato curato per disidratazione. Il lunedì successivo era di nuovo al suo posto, tra i giudici più attivi nelle udienze sul tentativo dell'amministrazione Trump di limitare il diritto di cittadinanza per nascita.

Il calcolo politico dietro un'eventuale decisione è chiaro. I Repubblicani controllano 53 seggi al Senato, sufficienti per confermare un nuovo giudice. Se i Democratici dovessero vincere la maggioranza a novembre, Trump avrebbe serie difficoltà a far passare una nomina prima della fine del mandato. E se un Democratico vincesse le presidenziali, Alito sarebbe ultraottantenne prima che un altro repubblicano possa tornare alla Casa Bianca per scegliere il suo sostituto.

Molti osservatori vedono un precedente ammonitore nella scelta della giudice progressista Ruth Bader Ginsburg di non ritirarsi prima delle elezioni del 2016, quando il presidente Obama avrebbe potuto nominare il suo successore. Ginsburg morì in carica nel 2020 e Trump nominò al suo posto la conservatrice Amy Coney Barrett.

Ed Whelan, commentatore giuridico conservatore, aveva previsto il giorno dopo la rielezione di Trump nel 2024 che Alito si sarebbe ritirato nella primavera del 2025 e Thomas l'anno successivo. Ha detto al New York Times che le sue previsioni hanno suscitato forti obiezioni da parte degli alleati dei due giudici, e che ora sarebbe sorpreso se ci fosse un posto vacante quest'anno. Il motivo, secondo Whelan: ci sono molti casi importanti in corso e Alito ha "la possibilità di trovarsi in maggioranza in un modo che non poteva dare per scontato nei suoi primi dodici anni" alla Corte.

Nominato da George W. Bush, Alito è entrato alla Corte nel 2005 al posto della moderata Sandra Day O'Connor. Il suo contributo più significativo è stato la sentenza Dobbs v. Jackson Women's Health Organization del 2022, di cui ha scritto l'opinione di maggioranza: la decisione che ha ribaltato Roe v. Wade ed eliminato il diritto all'aborto a livello nazionale.

Chi cerca indizi sulle intenzioni del giudice osserva diversi segnali. Alito non ha ancora assunto il numero completo di quattro collaboratori per il prossimo anno, anche se è noto per finalizzare le assunzioni più tardi rispetto ai colleghi. Il suo primo libro, "So Ordered: An Originalist's View of the Constitution, the Court and Our Country", uscirà la prima settimana di ottobre, il giorno dopo l'inizio del nuovo anno giudiziario. Una tempistica che renderebbe complicato promuovere il volume restando in carica. Il columnist Elie Mystal ha scritto su The Nation che sembra proprio che "Alito non preveda di avere un vero lavoro il martedì in cui esce il suo libro". Le persone che lo conoscono bene, però, hanno detto al New York Times di non riuscire a immaginare il riservato giudice impegnato in un grande tour promozionale.

C'è anche il fattore familiare. La moglie Martha-Ann Alito non ha mai amato Washington, e nel 2024 disse che avrebbe avuto maggiore libertà di esprimere le proprie opinioni quando il marito si fosse "liberato di queste sciocchezze", in una registrazione fatta di nascosto da un documentarista alla cena annuale della Supreme Court Historical Society. Non è chiaro se si riferisse al possibile pensionamento del marito.

Akhil Reed Amar, professore alla Yale Law School e amico degli Alito, ha detto al New York Times di sperare che il giudice non si ritiri. "Penso che abbia ancora molto da offrire", ha dichiarato, aggiungendo però: "Potrebbe farlo".

Per quanto riguarda Clarence Thomas, la domanda è meno aperta: il giudice più anziano ha escluso nel corso degli anni l'ipotesi del pensionamento, dichiarando di voler restare in carica per decenni. Se mantenesse la parola, batterebbe il record di giudice più longevo nella storia della Corte Suprema entro la primavera del 2028.

L'amministrazione Trump non ha voluto commentare, ma Robert Luther III, professore alla Antonin Scalia Law School che contribuì alla selezione dei candidati giudiziari nel primo mandato, ha detto che l'ufficio del consigliere legale della Casa Bianca si prepara sempre a questa eventualità. "È un argomento ricorrente tra gli avvocati dell'amministrazione", ha dichiarato. Anche le organizzazioni progressiste si stanno attrezzando: Demand Justice sta pianificando una campagna multimilionaria per opporsi a eventuali nomine di Trump alla Corte Suprema.

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Difendiamo la Corte Penale Internazionale!
Domani parte il “satyagraha” in difesa della Corte . Sarò in digiuno di dialogo con Von der Leyen, e manifesteremo con Eumans alle 13 a Bruxelles davanti alla Commissione europea per chiedere di bloccare le sanzioni di Trump contro la Corte. Il 16 sarò alla manifestazione di Milano.

Oltre 100 persone parteciperanno al digiuno a staffetta da qui fino al 17 luglio, e ci saranno presidi in tantissime città europee.

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Trump cancella il post con immagine generata dall’IA che lo ritraeva come Cristo


Il presidente ha rimosso l'immagine da Truth Social dopo le proteste dei suoi sostenitori conservatori e cristiani, che hanno definito il post "disgustoso" e "blasfemo". L'episodio arriva mentre Trump è in aperta polemica con Papa Leone XIV.

Donald Trump ha prima pubblicato un’immagine generata con l’intelligenza artificiale in cui appare come Gesù Cristo, poi l‘ha cancellata dopo una pioggia di critiche, arrivate anche dai suoi stessi sostenitori che l’hanno definita come blasfema.

Il post, condiviso su Truth Social e rimosso nel giro di un giorno, mostrava l’ex presidente mentre compiva un miracolo: davanti a lui un uomo malato su un letto d’ospedale, dalle sue mani una luce divina. Alle sue spalle, però, incombeva una figura demoniaca con le corna.

Si tratta di un dettaglio che non c’era nella versione originale. La stessa immagine era infatti circolata già a inizio febbraio su X, pubblicata dal commentatore conservatore Nick Adams. In quel caso, però, sullo sfondo compariva un soldato americano. Nella versione rilanciata da Trump, quel soldato era stato trasformato in una presenza demoniaca.

Le reazioni sono state immediate e durissime, soprattutto da parte di esponenti conservatori e religiosi. Riley Gaines ha scritto di non riuscire a capire il senso del post: “Cerca una reazione? Lo pensa davvero?”. Poi l’affondo: “Un po’ di umiltà gli farebbe bene. Dio non deve essere deriso”.

Ancora più netta Megan Basham, del Daily Wire, che ha definito l’immagine “vergognosa e blasfema”, chiedendo a Trump di rimuoverla e di chiedere perdono. Isabel Brown ha parlato di contenuto “disgustoso e inaccettabile”, accusando l’ex presidente di non comprendere un Paese che sta vivendo un ritorno alla fede cristiana. Steve Deace, volto di BlazeTV, ha liquidato tutto con una sola parola: “No”.

Le critiche non si sono fermate ai commentatori. Anche su Truth Social, piattaforma dove il dissenso nei confronti di Trump è estremamente raro, molti utenti hanno contestato la scelta.

Il caso esplode in un momento già teso per Donald Trump, impegnato in uno scontro aperto con Papa Leone XIV, il primo Papa americano della storia.

Il Pontefice, pur senza nominarlo direttamente, aveva parlato di una “illusione di onnipotenza” nella politica estera degli Stati Uniti, con riferimento chiaro alla guerra con l’Iran. Trump aveva replicato definendolo “debole sulla criminalità” e accusandolo di assecondare la sinistra radicale.

Da parte sua, Papa Leone XIV ha risposto, parlando con i giornalisti italiani, di non temere l’Amministrazione Trump e ha promesso di continuare a esporsi contro la guerra.

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Trump parla di guerra, non di economia: i repubblicani temono per le elezioni di metà mandato


I dati di Politico mostrano che il presidente ha drasticamente ridotto i riferimenti al costo della vita nei suoi discorsi, mentre i democratici attaccano sui prezzi della benzina

Il presidente Trump doveva vendere agli americani la promessa di una nuova "età dell'oro" economica. La guerra con l'Iran ha stravolto i piani.

Un'analisi di Politico sui discorsi pubblici e i post su Truth Social del presidente, dal primo gennaio al 9 aprile, rivela un'inversione netta nelle priorità comunicative della Casa Bianca. A gennaio Trump parlava del costo della vita quattro volte più spesso di quanto parlasse di guerra e azioni militari. Da marzo, dopo l'inizio del conflitto con l'Iran il 28 febbraio, il rapporto si è ribaltato: i riferimenti alla guerra superano di oltre il doppio quelli all'economia. Prima della guerra, il costo della vita occupava circa il 10 percento dei discorsi presidenziali. Oggi è meno della metà.

Nessuno pretende che un presidente in tempo di guerra parli solo del prezzo delle uova. Ma i repubblicani erano preoccupati già prima del conflitto iraniano: troppi viaggi all'estero, troppo poco spazio ai temi che interessano il portafoglio degli elettori. Quando gli indici di approvazione di Trump hanno continuato a scendere, in gran parte per le preoccupazioni economiche, il presidente e il suo entourage avevano annunciato una serie settimanale di discorsi sul paese per risollevare l'umore degli americani, a partire da un evento in Iowa.

I dirigenti del partito temono ora che la guerra, con il suo effetto collaterale sull'aumento dei prezzi della benzina, abbia inflitto un danno permanente al messaggio economico del presidente. Quel messaggio era, a loro giudizio, l'unico argomento vincente con gli elettori. E il tempo per rimediare è quasi esaurito, anche se la tregua di due settimane con l'Iran dovesse reggere. Secondo gli strateghi repubblicani, il partito ha perso tre mesi cruciali prima delle elezioni di metà mandato, mesi in cui il presidente avrebbe dovuto parlare di un'economia che i suoi consiglieri speravano diventasse il tema portante di questa fase.

Il portavoce della Casa Bianca Kush Desai ha risposto a Politico elencando alcuni provvedimenti recenti, tra cui due ordini esecutivi sulla casa e il lancio del programma di farmaci a prezzo scontato TrumpRx. "Anche mentre agiva per neutralizzare la minaccia terroristica iraniana, il presidente Trump non ha mai perso di vista l'obiettivo di rimettere soldi nelle tasche degli americani che lavorano", ha dichiarato Desai, aggiungendo che l'amministrazione "continuerà a fare entrambe le cose contemporaneamente".

I democratici la vedono diversamente. Anche se negano che Trump stesse guadagnando terreno sul tema dell'economia prima della guerra, sostengono che il caos economico globale scatenato dal conflitto in Medio Oriente offre loro un argomento chiaro per attribuire al presidente la responsabilità dei prezzi alti. Lo stratega democratico James Carville ha detto a Politico che si tratta di un'opportunità rara in politica: il nesso tra le azioni del presidente e l'aumento dei prezzi è diretto e visibile. Secondo Carville, Trump ha preso decisioni che hanno limitato l'offerta di petrolio, facendo salire i prezzi.

L'analisi di Politico ha esaminato 86 tra discorsi e interventi pubblici e 1.287 post su Truth Social. I testi sono stati classificati con l'ausilio dell'intelligenza artificiale, distinguendo i riferimenti al costo della vita, che include prezzi al consumo, tasse, potere d'acquisto, costo delle assicurazioni, e quelli alla guerra e alle azioni militari, inclusi il conflitto con l'Iran e la rimozione di Nicolás Maduro in Venezuela.

La legislazione repubblicana chiamata "One Big Beautiful Bill" era stata progettata con cura: alcune delle misure più popolari, come l'esenzione fiscale su mance, straordinari e pensioni, sarebbero entrate in vigore in primavera, proprio quando gli americani avrebbero iniziato a prestare attenzione alle elezioni di metà mandato. La prossima settimana scade il termine per la dichiarazione dei redditi: i rimborsi fiscali sono aumentati di circa l'11 percento rispetto all'anno scorso, eppure gli americani sono più pessimisti che mai sull'economia. Secondo un sondaggio di Politico del mese scorso, il costo della vita è la preoccupazione principale per quasi la metà degli elettori.

Il fronte più difficile per il messaggio economico del presidente è l'Ovest del paese, dove la benzina costa più che altrove. In Nevada il prezzo è di circa 5 dollari al gallone, in Arizona di 4,72. Sono stati in cui Trump ha in programma eventi la prossima settimana. Lo stratega repubblicano dell'Arizona Barrett Marson ha spiegato a Politico che in una società dove l'auto è indispensabile, come quella dell'Arizona, chi riempie il serbatoio due o tre volte a settimana vede azzerato in uno o due mesi il risparmio fiscale ottenuto dalla riforma.

I democratici hanno colto l'occasione. Il comitato elettorale del partito alla Camera sta diffondendo annunci digitali contro i repubblicani per l'aumento dei prezzi, con geolocalizzazione vicino ai distributori di benzina in tutti i 44 distretti nel mirino. Sulle pompe di benzina del paese sono comparsi adesivi con il volto di Trump e la scritta "L'ho fatto io", un richiamo diretto agli adesivi che i repubblicani usavano contro Biden.

La settimana prossima Trump andrà in Nevada, lo stato che ispirò la sua promessa di eliminare le tasse sulle mance, in quello che potrebbe segnalare un tentativo di riportare il discorso sull'economia. Ma non è chiaro se ci sia ancora tempo. Una fonte vicina alla Casa Bianca ha detto a Politico che gli elettori formano la loro opinione sull'economia di solito a luglio dell'anno elettorale. Mancano tre mesi.

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I sondaggi fatti con l'intelligenza artificiale non sono veri sondaggi


Aziende come Aaru, valutata un miliardo di dollari, usano chatbot al posto di persone reali per simulare l'opinione pubblica. Per i sondaggisti è un approccio inaffidabile.

I sondaggi fatti con l'intelligenza artificiale non sono veri sondaggi: usano chatbot al posto di persone reali per simulare l'opinione pubblica, ma non producono dati nuovi e non possono sostituire le indagini tradizionali. È la tesi di Eli McKown-Dawson, analista del Silver Bulletin, la newsletter di Nate Silver dedicata a elezioni, sondaggi e previsioni, in un'analisi approfondita su una tendenza che sta prendendo piede nel mondo delle ricerche di mercato e dei sondaggi politici: l'uso di modelli linguistici di grandi dimensioni, gli stessi che alimentano ChatGPT e Claude, per simulare le risposte di cittadini reali ai sondaggi d'opinione.

Il meccanismo, chiamato synthetic sampling o silicon sampling, funziona così: si prende un modello di intelligenza artificiale, gli si assegna un profilo demografico (per esempio una donna bianca laureata che vive nello Utah e guadagna 70 mila dollari l'anno) e gli si chiede di rispondere a una domanda di sondaggio. Si ripete il processo migliaia di volte con profili diversi e si ottiene un campione di risposte sintetiche. Le aziende specializzate, come Aaru e Electric Twin, usano versioni più sofisticate di questo sistema, arricchendo i profili con informazioni sulle abitudini di consumo mediatico o con dati proprietari sui clienti.

McKown-Dawson riconosce che la tecnica può replicare i risultati principali dei sondaggi reali in modo rapido ed economico, ma sostiene che questo non basta a farne un sostituto dei sondaggi tradizionali. Il motivo è concettuale prima che tecnico: un sondaggio raccoglie dati nuovi su ciò che le persone pensano, mentre il sampling sintetico è un modello predittivo che elabora informazioni già esistenti per stimare cosa direbbe un sondaggio. "Amiamo i modelli", scrive McKown-Dawson, "ma i modelli non sono sondaggi".

La distinzione non è solo accademica. La sondaggista Natalie Jackson, vicepresidente di GQR Insights, ha dichiarato a McKown-Dawson che "la politica dovrebbe tenersi alla larga" da questa tecnica perché l'obiettivo dei sondaggi è "rappresentare la voce delle persone". Il sondaggista democratico John Hagner si è detto "incredibilmente scettico" e ha aggiunto: "non credo sia ricerca. A quel punto stai chiedendo alla macchina di dirti quello che già credi".

Il problema dell'affidabilità emerge con chiarezza quando si guardano i risultati concreti. Il modello di Aaru, per le elezioni presidenziali del 2024, dava Kamala Harris in vantaggio in Michigan, Nevada, Pennsylvania e Wisconsin alla vigilia del voto, e le attribuiva il 50,5 per cento di probabilità di vittoria. Dopo la sconfitta di Harris, il cofondatore Cameron Fink ha detto a Semafor di essere soddisfatto perché i risultati rientravano nel "margine di errore", un concetto che McKown-Dawson definisce privo di significato quando applicato a un campione di agenti artificiali. Per confronto, il modello del Silver Bulletin assegnava a Harris il 48,2 per cento nello stesso periodo.

La ricerca accademica conferma i limiti della tecnica. Secondo McKown-Dawson, la maggior parte degli studi mostra che i modelli linguistici producono troppo poche risposte "non so", sovrastimano la popolarità di politici come Trump e Harris e non riescono a riprodurre le differenze di opinione tra gruppi demografici: il divario tra democratici e repubblicani, per esempio, risulta troppo piccolo. Hagner ha segnalato un problema simile: "gli esperimenti iniziali non riescono a far sì che i rispondenti sintetici siano altrettanto razzisti, sessisti o negativi quanto quelli umani".

Ben Warner, cofondatore di Electric Twin, ha offerto a McKown-Dawson una prospettiva più sfumata. Ha paragonato sondaggi e campioni sintetici a strumenti diversi nella stessa cassetta degli attrezzi e ha ammesso che il sampling sintetico "non è una sfera di cristallo". Alla domanda se il suo sistema sia più accurato di un sondaggio tradizionale nel prevedere il voto, Warner ha risposto "probabilmente no", ma ha sostenuto che può essere utile per la modellazione dell'affluenza alle urne.

Nonostante lo scetticismo degli esperti, il settore cresce. Aaru ha raggiunto una valutazione di un miliardo di dollari e lavora con clienti come EY e McDonald's. Anche grandi società di sondaggi come Qualtrics e Ipsos stanno sviluppando pannelli di dati sintetici. Axios ha già pubblicato a marzo risultati di Aaru senza specificare che i "cittadini" intervistati erano in realtà modelli di intelligenza artificiale. McKown-Dawson segnala anche un rischio parallelo: gli agenti artificiali potrebbero infiltrarsi nei sondaggi online reali, compromettendone l'integrità. La maggior parte dei sondaggi usa filtri per prevenirlo, ma le prove sulla loro efficacia sono contrastanti.

Nate Silver, che nel 2024 aveva definito il sampling sintetico "forse il peggior caso d'uso dell'intelligenza artificiale che abbia mai sentito", ha aggiunto una nota all'articolo del suo collaboratore. La sua tesi è che, paradossalmente, più l'intelligenza artificiale rende economica l'inferenza statistica, più aumenta il valore della raccolta di dati originali. Se gestisse una campagna elettorale, ha scritto Silver, investirebbe di più nel raggiungere campioni rappresentativi di elettori reali difficili da contattare, e poi userebbe analisti quantitativi, magari aiutati dall'intelligenza artificiale, per interpretare quei dati.

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Gretchen Whitmer, da icona anti-Trump a governatrice conciliante


La democratica del Michigan, un tempo simbolo della resistenza anti-Trump, ha scelto la collaborazione con il presidente. Una strategia che divide il partito in vista delle elezioni del 2028

Gretchen Whitmer non vuole più litigare con Donald Trump. La governatrice del Michigan, che durante la pandemia divenne un'icona della resistenza democratica al punto da stampare su una maglietta gli insulti del presidente, ha cambiato radicalmente approccio nel secondo mandato di Trump. Ora cerca la collaborazione, evita lo scontro diretto e parla del presidente con cautela quasi chirurgica. Una trasformazione che divide i democratici e solleva interrogativi sul suo futuro politico, compresa una possibile candidatura alla Casa Bianca nel 2028.

A raccontare questa metamorfosi è un lungo ritratto pubblicato dall'Atlantic, firmato da Elaine Godfrey, che ha incontrato Whitmer tre volte negli ultimi mesi. Già dal primo incontro, lo scorso autunno, la governatrice evitava di pronunciare il nome di Trump, chiamandolo solo "il presidente". La critica più dura che si è concessa è stata lamentare che "questo caos costante sui dazi sta davvero danneggiando la nostra economia".

Il contrasto con il passato è netto. Quando nel 2020 Trump la liquidò come "la donna del Michigan", Whitmer trasformò l'insulto in slogan e lo indossò in televisione. Su Etsy si vendevano candele votive con il suo volto. Joe Biden la prese in seria considerazione come vicepresidente. Il soprannome "Big Gretch", nato da un rapper di Detroit, divenne sinonimo di grinta democratica. Oggi quella grinta sembra scomparsa, almeno in superficie.

La svolta è arrivata dopo la vittoria di Trump nel 2024, che in Michigan ha riportato i repubblicani al potere e posto fine alla maggioranza democratica nello Stato. Whitmer ha raccontato all'Atlantic di aver fatto un'analisi lucida della situazione: "Questo presidente è stato appena rieletto. Il mio stesso Stato lo ha rimandato alla Casa Bianca. Ho due anni. Cosa faccio con questi due anni?". Il giorno dell'insediamento di Trump, la governatrice gli ha scritto una lettera di congratulazioni, ha elogiato le sue parole sull'industria automobilistica e ha allegato il proprio numero di cellulare personale.

Da allora Whitmer ha incontrato Trump alla Casa Bianca tre volte, contro una sola volta durante l'intero primo mandato. Ha discusso di aiuti d'emergenza dopo una tempesta di ghiaccio, di un impianto di semiconduttori e di nuovi caccia per la base della Guardia Nazionale di Selfridge, in Michigan. Ma la visita dell'aprile 2025 si è trasformata in un episodio imbarazzante: attesa per un incontro privato, Whitmer si è ritrovata nell'Ufficio Ovale pieno di giornalisti, seduta accanto a Trump mentre firmava ordini esecutivi legati alle sue false accuse di brogli elettorali nel 2020. Quando una telecamera si è girata verso di lei, la governatrice si è coperta il volto con due cartelline blu. La foto ha fatto il giro del paese.

"È stata trascinata in una trappola", ha detto all'Atlantic Tommy Stallworth, consigliere di Whitmer ed ex parlamentare democratico. Ma per molti democratici quell'immagine è diventata il simbolo della risposta debole del partito a Trump. Un importante stratega democratico nazionale ha dichiarato all'Atlantic che l'episodio dimostra che Whitmer "non è la dura con un grande istinto politico che vi hanno fatto credere". Mark Brewer, ex presidente del Partito Democratico del Michigan, ha aggiunto: "Adoro Gretchen Whitmer. Ma mio Dio".

La distanza rispetto ad altri governatori democratici è evidente. J. B. Pritzker dell'Illinois e Gavin Newsom della California hanno passato l'ultimo anno ad attaccare apertamente il presidente. Anche Josh Shapiro della Pennsylvania, il cui Stato ha un profilo politico simile al Michigan, ha criticato l'amministrazione Trump con durezza, definendo J. D. Vance "profondamente e pateticamente debole". Whitmer, invece, ha mantenuto commenti vaghi e morbidi. Al Salone dell'Auto di Detroit ha difeso l'accordo commerciale Stati Uniti-Messico-Canada senza nominare Trump. Non ha rilasciato dichiarazioni dopo che un agente dell'Immigration and Customs Enforcement ha ucciso Renee Good a Minneapolis. "Non devo emettere un comunicato ufficiale su ogni singola cosa che accade", ha spiegato all'Atlantic.

Un ex collaboratore senior della governatrice, che ha chiesto l'anonimato, ha riferito all'Atlantic che alcuni democratici la vedono ormai come qualcuno che "quasi si umilia" e "trattiene i colpi" con Trump. Durante una riunione con il gruppo parlamentare democratico dello Stato, un deputato ha elogiato Whitmer per essere "Big Gretch" e una forte oppositrice di Trump. La governatrice ha respinto il complimento, definendo il soprannome una "persona" che altri le hanno cucito addosso.

Dietro questo cambiamento c'è anche una storia personale drammatica. Nell'estate 2020, un gruppo di uomini legati a una milizia chiamata Wolverine Watchmen pianificò di rapirla e forse ucciderla a causa delle restrizioni anti-Covid. Per settimane gli agenti federali monitorarono il gruppo mentre sorvegliava le residenze della governatrice. Il marito ricevette così tante minacce nel suo studio dentistico da dover andare in pensione anticipata. Le figlie adolescenti si rifiutarono di tornare nella casa estiva di famiglia. Lo scorso maggio Trump ha persino ventilato la possibilità di graziare alcuni dei responsabili del complotto. Whitmer ha raccontato all'Atlantic di averlo chiamato: "Ho detto: 'No, signor presidente, hanno avuto dei processi, ed è una cosa molto seria'". Per ora Trump non ha proceduto, ma "nulla è scritto nella pietra", ha ammesso la governatrice.

La strategia conciliante ha prodotto alcuni risultati concreti: il presidente ha concesso aiuti d'emergenza al Michigan e nuovi aerei per Selfridge, la Guardia Nazionale non è stata schierata a Detroit, e le operazioni dell'Immigration and Customs Enforcement nello Stato non sono state particolarmente aggressive. Dopo gli incontri alla Casa Bianca, il gradimento di Whitmer è salito. Ma l'impianto di semiconduttori tanto desiderato è saltato a causa dei dazi e di un cambio nella politica federale. "Non credo che abbia funzionato", ha detto Brewer all'Atlantic. "Ci ha dato qualche contentino".

Per il 2028 la questione è aperta. Un'organizzazione no-profit che la sostiene ha raccolto milioni di dollari e assunto ex collaboratori. Whitmer ha partecipato a eventi in Florida e Wisconsin, ha lanciato una newsletter su Substack e ha parlato alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, anche se è apparsa impreparata sulle domande di politica estera. Il consulente democratico James Carville ha dichiarato all'Atlantic che tra due anni Trump sarà "l'ultima persona di cui il paese vorrà sentir parlare" e che gli elettori premieranno chi, come Whitmer, ha privilegiato i risultati concreti sull'ideologia.

Il problema è che oggi i democratici cercano combattenti, non mediatori. Secondo un sondaggio del 2025 del Pew Research Center, una larga maggioranza degli elettori democratici ritiene che i propri leader non stiano lottando abbastanza contro Trump. Il sondaggista democratico Adam Carlson ha detto all'Atlantic che in una primaria affollata Whitmer "partirà in svantaggio, puntando molto sul proprio bilancio, e non so se basterà quando la gente è così rabbiosamente anti-Trump". Un importante consigliere di donatori democratici ha sintetizzato così all'Atlantic: "Non c'è più nessuna energia da dura in Gretchen Whitmer".

Alla domanda se si senta ancora a suo agio con il soprannome Big Gretch, la governatrice ha risposto con una punta di esasperazione: "Io sono Big Gretch. Big Gretch sono io. Mi farò sempre avanti per la gente del Michigan, anche quando il costo ricade su di me".

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Swalwell sospende la campagna per il governatore della California dopo le accuse di violenza sessuale


Il democratico Eric Swalwell si è ritirato dalla corsa per il prossimo governatore della California meno di 3 giorni dopo le prime accuse di aggressione sessuale. Nega le accuse ma ammette "errori di giudizio". Cresce la pressione bipartisan perché lasci anche il seggio al Congresso.

Il deputato democratico Eric Swalwell ha annunciato ieri la sospensione della sua campagna per diventare governatore della California, poco più di 48 ore dopo le prime rivelazioni su presunte aggressioni sessuali ai danni di una sua ex collaboratrice. Fino a quel momento, Swalwell era considerato uno dei favoriti nella corsa alla guida dello Stato.

"Ho deciso di sospendere la mia campagna da candidato governatore", ha scritto in un messaggio pubblicato su X. "Alla mia famiglia, al mio staff, agli amici e ai sostenitori chiedo profondamente scusa per gli errori di giudizio che ho commesso in passato. Combatterò le gravi e false accuse che mi sono state rivolte, ma questa è la mia battaglia, non quella di una campagna elettorale".

I am suspending my campaign for Governor.

To my family, staff, friends, and supporters, I am deeply sorry for mistakes in judgment I’ve made in my past.

I will fight the serious, false allegations that have been made — but that’s my fight, not a campaign’s.
— Eric Swalwell (@ericswalwell) April 13, 2026


Le prime rivelazioni erano arrivate venerdì, quando il San Francisco Chronicle aveva riportato che Swalwell avrebbe aggredito sessualmente una sua ex collaboratrice nel 2019 e nel 2024, in entrambi i casi quando la donna era troppo sotto effetto di alcool per prestare consenso. Anche la CNN ha poi riferito di 4 donne che accusavano Swalwell di molestie sessuali, tra cui una che lo accusava di stupro. Swalwell aveva respinto con decisione tutte le accuse, definendole "false". "Sono assolutamente false. Non è mai accaduto", aveva detto in un video pubblicato su X venerdì. Secondo la CNN, il legale del deputato aveva inoltre inviato lettere di diffida a diverse donne che lo accusavano di comportamenti scorretti.

Le smentite, però, non sono bastate a fermare quello che nel giro di pochi giorni si è trasformato in un rapido collasso della sua candidatura. Entro poche ore dalle rivelazioni del Chronicle e della CNN, entrambi i co-presidenti della sua campagna, i deputati Adam Gray e Jimmy Gomez, avevano chiesto a Swalwell di ritirarsi dalla corsa.

Anche Nancy Pelosi, figura di primo piano della politica californiana e nazionale, aveva affermato che Swalwell avrebbe dovuto farsi da parte, chiedendo che le accuse fossero "indagate in modo appropriato, con piena trasparenza e responsabilità". Alcuni membri dello staff del Congresso di Swalwell e della sua campagna elettorale avevano inoltre diffuso una lettera anonima in cui definivano i resoconti delle accuse "orribili, indegni di chi ricopre cariche pubbliche e un tradimento della fiducia di tutti i californiani", secondo quanto riportato da Politico.

Intanto, il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale ha fatto sapere di stare indagando sul deputato anche per una presunta assunzione illegale di una tata, mentre l’ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan, guidato da Alvin Bragg, ha annunciato l’apertura di un’indagine sulle accuse di aggressione sessuale.

Prima delle nuove rivelazioni, Swalwell era considerato il favorito nelle primarie per la carica di governatore, grazie anche al sostegno ricevuto da parte di importanti organizzazioni sindacali. Dopo l’emergere delle accuse, gruppi come la California Teachers Association e la California Medical Association hanno annunciato il ritiro immediato del loro endorsement. "Il consiglio democraticamente eletto della CTA ha votato all’unanimità per ritirare il nostro sostegno al deputato Eric Swalwell nella sua campagna per governatore della California. Ritiriamo tutto il supporto", ha scritto la California Teachers Association su X.

CTA’s democratically elected board has voted unanimously to rescind our endorsement of Representative Eric Swalwell in his campaign for Governor of California. We withdraw all support.
— California Teachers Association (@WeAreCTA) April 11, 2026


Secondo diversi strateghi democratici, la corsa per il governatorato è ora tornata completamente aperta. Alcuni ritengono che il miliardario Tom Steyer e l’ex deputata Katie Porter possano beneficiare della nuova situazione, mentre altri, sentiti da The Hill, sottolineano come l’evoluzione della competizione resti altamente imprevedibile. Le primarie si terranno il 2 giugno.

Resta infine aperta anche la questione della permanenza di Swalwell al Congresso. Oltre al ritiro dalla corsa per il governatorato, il deputato sta affrontando richieste bipartisan di dimissioni dal suo seggio alla Camera. La deputata repubblicana Anna Paulina Luna ha già annunciato nel fine settimana che presenterà una mozione per espellerlo. Per approvare l’espulsione è però necessario il voto favorevole di due terzi della Camera, una soglia che richiede un consenso molto ampio.

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Stretto di Hormuz, gli Usa avviano il blocco dei porti iraniani e Trump valuta nuovi attacchi


Dopo il fallimento dei colloqui di Islamabad, Washington alza la pressione su Teheran. Intanto il programma nucleare iraniano resta intatto e i Paesi del Golfo cercano sistemi di difesa alternativi contro la minaccia dei droni iraniani.

Gli Stati Uniti hanno avviato il blocco navale di tutti i porti iraniani nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman. L'operazione, annunciata dal Comando Centrale americano (CENTCOM), è scattata il 13 aprile e colpisce le navi di qualsiasi nazionalità in entrata e in uscita dalle zone costiere dell'Iran. Le imbarcazioni non iraniane e non dirette verso porti iraniani possono, invece, continuare a transitare nello Stretto di Hormuz.

La decisione arriva dopo il fallimento dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, l'11 aprile. Le due delegazioni hanno negoziato per 21 ore senza raggiungere un accordo. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha precisato che i negoziati si sono concentrati sullo Stretto di Hormuz, sul programma nucleare, sulle riparazioni di guerra e sulla revoca delle sanzioni. L'Iran ha attribuito il fallimento al rifiuto americano di ridimensionare le proprie richieste. Il braccio di ferro sullo stretto si trascina dall'8 aprile, quando Trump ha annunciato un cessate il fuoco di due settimane a condizione che Teheran riaprisse la rotta marittima. L'Iran ha rifiutato e a Islamabad la delegazione iraniana ha ribadito che lo Stretto resterà chiuso fino a un accordo complessivo per porre fine alla guerra.

Crisi nel Golfo Persico
Blocco navale Usa: l'assedio all'Iran e la corsa agli armamenti nel Golfo
Porti chiusi, negoziati falliti e arsenali svuotati — 13 aprile 2026

Blocco Nucleare Difese Cronologia

Il blocco in numeri

Golfo Persico
+ Golfo di Oman
Aree sotto blocco navale Usa

Tutti i porti iraniani sono bloccati. Solo le navi non iraniane e non dirette verso l'Iran possono ancora transitare nello Stretto di Hormuz.

21 ore
Durata dei colloqui falliti a Islamabad

Negoziati tenuti l'11 aprile su Hormuz, nucleare, riparazioni di guerra e revoca delle sanzioni. Nessun accordo raggiunto.

~20%
del greggio mondiale transitava da Hormuz

Lo Stretto resta chiuso a causa degli attacchi iraniani. L'Iran rifiuta di riaprirlo senza un accordo complessivo per porre fine alla guerra.

5 sett.
di guerra Usa-Israele contro l'Iran

Cinque settimane di bombardamenti hanno distrutto laboratori, centri di ricerca e impianti di arricchimento dell'uranio. Gli arsenali di difesa aerea regionali sono stati svuotati.

Temi sul tavolo a Islamabad
Stretto di Hormuz Programma nucleare Riparazioni di guerra Revoca sanzioni

Arsenale nucleare iraniano

~450 kg
Uranio arricchito al 60%

Vicino al grado bellico. Metà sepolto in un tunnel sotto il complesso nucleare di Isfahan. L'AIEA conferma che il materiale non è stato spostato da giugno 2025.

60%
Livello di arricchimento

A febbraio l'Iran aveva offerto di diluire dal 60% al 20%, allungando di qualche settimana i tempi per raggiungere il grado bellico. Ora le richieste iraniane potrebbero diventare più alte.

Siti e capacità sopravvissute

Isfahan — tunnel sotterraneo

Sito mai ispezionato. Contiene circa metà dell'uranio arricchito al 60%. Sepolto sotto un tunnel del complesso nucleare.

Montagna del Piccone — Natanz

Complesso di tunnel fortificati fuori dalla portata delle armi più potenti degli americani. Ospita centrifughe potenzialmente ancora operative.

Fordow e Natanz — già colpiti

Colpiti da bombe penetranti Usa nella guerra dei 12 giorni (giugno 2025). Laboratori e impianti di arricchimento distrutti, ma il know-how e parte delle centrifughe restano intatti.

La richiesta americana

Consegna dell'uranio arricchito
Priorità assoluta dei negoziatori Usa secondo la Casa Bianca

Vance: "Dobbiamo ancora vedere un impegno chiaro da parte iraniana a non cercare un'arma nucleare". L'Iran rifiuta, sostenendo che il suo programma nucleare ha scopi pacifici. Dopo aver resistito ai bombardamenti, Teheran alza le richieste.

Corsa agli armamenti nel Golfo

23 mld $
Vendite di armi Usa approvate per Emirati, Kuwait e Giordania

~20 Paesi
Già dotati di Patriot, ma le scorte sono state drenate dalla guerra in Ucraina

Chi compra da chi

لا إله إلا اللهمحمد رسول الله
Arabia Saudita

Contatta la Corea del Sud per il sistema M-SAM e il Giappone per intercettori Patriot. Ha firmato un accordo di cooperazione militare con l'Ucraina per droni intercettori e guerra elettronica.

Qatar

Ha firmato un accordo di cooperazione militare con l'Ucraina per droni e guerra elettronica, come Riyadh.

Emirati Arabi Uniti

Hanno chiesto a Seul ulteriori missili. Tra i destinatari del pacchetto da 23 miliardi di dollari approvato dall'Amministrazione Trump.

Regno Unito

Vertice d'emergenza vicino a Buckingham Palace. Il Ministro Pollard alle aziende presenti: "Cosa potete consegnare entro 30, 60 e 90 giorni?". Offerta di piccoli missili anti-drone della Cambridge Aerospace.

Soluzioni d'emergenza
M-SAM Patriot Droni intercettori Cambridge Aerospace Gatling Phalanx

Tocca un evento per i dettagli

Giu 2025
Guerra dei 12 giorni: Usa colpiscono Fordow e Natanz

Bombe penetranti americane su due siti nucleari. Circa 450 kg di uranio arricchito restano sotto le macerie. Israele colpisce strutture militari a Parchin e scienziati del programma nucleare.

Feb 2026
L'Iran offre di diluire l'uranio dal 60% al 20%

Proposta che avrebbe allungato solo di qualche settimana i tempi per il grado bellico. Gli esperti ritengono insufficiente la concessione.

Feb-Mar 2026
Inizio campagna militare Usa-Israele. Hormuz chiuso

Cinque settimane di bombardamenti su laboratori, centri di ricerca e impianti. L'Iran risponde chiudendo lo Stretto e attaccando la regione. Arsenali di difesa aerea svuotati.

8 Apr 2026
Trump propone cessate il fuoco di 2 settimane

Condizione: riapertura di Hormuz. L'Iran rifiuta, dichiarando che lo Stretto resterà chiuso fino a un accordo globale sulla guerra.

11 Apr 2026
Colloqui di Islamabad: 21 ore senza accordo

Negoziati su Hormuz, nucleare, riparazioni e sanzioni. L'Iran accusa gli Usa di non ridimensionare le proprie richieste. La priorità americana era la consegna dell'uranio arricchito.

13 Apr
Scatta il blocco navale Usa contro tutti i porti iraniani

Operazione annunciata dal CENTCOM. Colpisce navi di qualsiasi nazionalità in entrata e uscita. Trump: "Non permetteremo all'Iran di imporre un pedaggio". Teheran promette una risposta.

Elaborazione di Focus America su dati del New York Times, Wall Street Journal, AP, Axios · 13 aprile 2026

Secondo fonti citate dal Wall Street Journal, Trump sta valutando la ripresa di attacchi militari limitati contro l'Iran. Alla Casa Bianca si discute anche di attacchi su vasta scala, ma le fonti li considerano meno probabili per il rischio di destabilizzare ulteriormente la regione. Funzionari della Casa Bianca hanno dichiarato che il presidente sta "valutando tutte le opzioni aggiuntive" per fare pressione su Teheran, pur restando aperto a una soluzione diplomatica. Trump ha giustificato il nuovo blocco sostenendo che gli Stati Uniti non potevano permettere all'Iran di imporre una sorta di pedaggio sulle navi in transito, e ha annunciato che le Forze Armate americane bonificheranno lo Stretto dalle mine e risponderanno a qualsiasi attacco. Teheran ha risposto dichiarando che i tentativi americani sono "destinati al fallimento" e ha promesso l'impiego di "capacità finora inesplorate" delle proprie forze armate.

Il nodo più difficile resta però il programma nucleare. Cinque settimane di bombardamenti americani e israeliani hanno distrutto laboratori, centri di ricerca e impianti di arricchimento dell'uranio. Israele ha colpito strutture militari a Parchin e ucciso scienziati che si occupavano del programma nucleare. Gli Stati Uniti avevano già sganciato bombe penetranti sui siti di Fordow e Natanz durante la guerra di dodici giorni dello scorso anno. Eppure l'Iran conserva ancora gran parte di ciò che serve per costruire un'arma atomica: centrifughe, un sito sotterraneo a Isfahan mai ispezionato e circa 450 kg di uranio arricchito al 60%, vicino al grado bellico, metà dei quali sepolti in un tunnel sotto il complesso nucleare della stessa città. L'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica conferma che il materiale non risulta spostato dallo scorso giugno. Teheran dispone anche di un complesso di tunnel fortificati nella cosiddetta Montagna del Piccone, vicino a Natanz, fuori dalla portata delle armi più potenti degli americani.

Anche il vicepresidente J.D. Vance ha indicato il nucleare come il cuore della disputa. "Dobbiamo ancora vedere un impegno chiaro da parte iraniana a non cercare un'arma nucleare e a non dotarsi degli strumenti per costruirla rapidamente", ha dichiarato dopo i colloqui falliti di Islamabad. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt aveva precisato che ottenere la consegna dell'uranio altamente arricchito era la priorità assoluta dei negoziatori americani. L'Iran ha sempre rifiutato di rinunciare al proprio programma, sostenendo che ha scopi pacifici.

A febbraio, secondo persone coinvolte nei negoziati, Teheran aveva offerto di diluire l'uranio dal 60% al 20%, allungando in questo modo di qualche settimana i tempi per raggiungere il grado bellico. Ma ora le richieste iraniane saranno più alte, ha spiegato al Wall Street Journal Eric Brewer, ex funzionario della Casa Bianca che ha lavorato sul dossier Iran durante la prima Amministrazione Trump: Teheran ha resistito ai bombardamenti e sa di avere ancora le carte in mano. Gli esperti ritengono quasi certo che l'Iran non abbia mai costruito una testata nucleare e che farlo senza essere scoperto sarebbe oggi molto difficile, data la penetrazione dell'intelligence americana e israeliana nel programma.

Le cinque settimane di guerra hanno però anche svuotato gli arsenali di difesa aerea di tutto il Medio Oriente. Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti cercano con urgenza sistemi alternativi a quelli americani, le cui consegne richiedono anni. Riyadh ha contattato la Corea del Sud per accelerare l'ordine del sistema missilistico M-SAM e si è rivolta al Giappone per i missili intercettori Patriot. Sia l'Arabia Saudita sia il Qatar hanno firmato accordi di cooperazione militare con l'Ucraina per droni intercettori e guerra elettronica. Gli Emirati hanno chiesto a Seul ulteriori missili.

L'Amministrazione Trump ha approvato vendite di armi per 23 miliardi di dollari a Emirati, Kuwait e Giordania, ma alcune forniture richiederanno anni. Il sistema anti aereo Patriot è, infatti, in dotazione a quasi 20 Paesi e le scorte sono già state drenate dalla guerra in Ucraina. Per tamponare l'emergenza, i Paesi del Golfo stanno così guardando anche a soluzioni più semplici e rapide: cannoni Gatling Phalanx, armi a proiettile montate su camion e piccoli missili della britannica Cambridge Aerospace progettati per abbattere droni. Al vertice organizzato il mese scorso in una caserma vicino a Buckingham Palace, il Ministro della Difesa britannico Luke Pollard ha chiesto alle aziende presenti: "Cosa potete consegnare entro 30, 60 e 90 giorni?".

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Trump attacca papa Leone XIV e pubblica una immagine IA che lo ritrae come Gesù Cristo


Il presidente accusa il pontefice americano di essere troppo liberale e si attribuisce il merito della sua elezione. Il papa aveva condannato la guerra in Iran come frutto di un "delirio di onnipotenza".
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Il presidente Trump ha lanciato domenica sera un attacco senza precedenti contro papa Leone XIV, accusandolo di essere "debole sul crimine" e "disastroso in politica estera", in un lungo messaggio pubblicato sul suo social network Truth Social. Lo scontro tra i due americani più potenti del mondo segna un'escalation nel conflitto tra Casa Bianca e Vaticano sulla guerra in Iran.

Trump, di ritorno in aereo dalla Florida dove aveva assistito a un incontro di arti marziali miste a Miami, ha scritto di non volere "un papa che pensa sia accettabile che l'Iran abbia un'arma nucleare" e di non volere "un papa che critichi il presidente degli Stati Uniti". Sceso dall'Air Force One, ha ribadito ai giornalisti: "Non sono un fan di papa Leone. È una persona molto liberale". Poi ha aggiunto che il pontefice "a quanto pare approva il crimine".

L'attacco è arrivato dopo che Leone XIV, nel corso di una veglia di preghiera per la pace nella Basilica di San Pietro sabato sera, aveva pronunciato una delle sue più dure condanne della guerra condotta dagli Stati Uniti e da Israele in Iran e in Libano. Il papa aveva dichiarato che la fede è necessaria "per affrontare insieme questo momento drammatico della Storia" e aveva chiesto ai leader mondiali di sedersi "al tavolo del dialogo e della mediazione, e non al tavolo dove si pianifica il riarmo e si decidono azioni omicide". Leone XIV non aveva nominato Trump né gli Stati Uniti, ma il tono e il contenuto del suo discorso apparivano diretti al presidente americano e ai funzionari della sua amministrazione, che hanno giustificato la guerra anche in termini religiosi.

Nel suo messaggio, Trump è andato ben oltre la questione iraniana. Ha accusato il papa di essersi opposto all'operazione militare americana in Venezuela, dove l'amministrazione ha destituito il presidente Nicolás Maduro a gennaio. Si è poi attribuito il merito dell'elezione stessa di Leone XIV, scrivendo: "Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano". Secondo Trump, la Chiesa avrebbe scelto un papa americano, nato Robert Francis Prevost a Chicago, solo perché riteneva fosse il modo migliore per gestire i rapporti con il presidente. Trump ha anche elogiato il fratello del papa, Louis, per il suo sostegno al movimento MAGA, e ha concluso chiedendo a Leone XIV di "smetterla di corteggiare la sinistra radicale" e di "concentrarsi sull'essere un grande papa, non un politico".

Lo scontro tra i due si è intensificato nelle ultime settimane. Il 7 aprile, quando Trump aveva minacciato attacchi massicci contro centrali elettriche e infrastrutture iraniane dichiarando che "un'intera civiltà morirà stanotte", il papa aveva definito quelle parole "inaccettabili" e contrarie al diritto internazionale. A marzo, il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva invitato gli americani a pregare per la vittoria "nel nome di Gesù Cristo". Leone XIV aveva risposto avvertendo che Gesù "non ascolta le preghiere di chi fa la guerra, ma le respinge", e che "persino il Santo Nome di Dio, il Dio della vita, viene trascinato nei discorsi di morte".

Dopo l'attacco del presidente, diversi cardinali e alti prelati americani hanno preso le difese del pontefice. L'arcivescovo Paul Coakley, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, ha dichiarato di essere "amareggiato" dalle parole del presidente, sottolineando che "il papa non è un suo rivale, né è un politico. È il Vicario di Cristo". Il cardinale Robert McElroy, intervenuto alla trasmissione 60 Minutes della CBS, aveva definito il regime iraniano "abominevole", aggiungendo però che quella in Iran è "una guerra di scelta" e che gli Stati Uniti rischiano di entrare in un ciclo di "guerra dopo guerra dopo guerra". Il gesuita americano James Martin, scrittore ed editorialista per la rivista America, ha commentato sui social media che l'attacco di Trump è "senza freni, senza carità e anticristiano".

Secondo il Monde, anche i vescovi americani più conservatori, vicini ai valori del movimento MAGA, si sono mostrati critici sulla guerra in Iran e in Libano. La preghiera per la pace del papa è stata seguita da numerose diocesi e parrocchie americane, nonostante la maggioranza dei cattolici praticanti abbia votato per Trump nel 2024. Secondo i dati AP VoteCast, il presidente aveva ottenuto il 55% del voto cattolico.

Le tensioni tra Casa Bianca e Vaticano hanno anche un risvolto diplomatico. Secondo quanto riportato da diversi media americani, il sottosegretario alla Difesa Elbridge Colby avrebbe convocato il nunzio apostolico Christophe Pierre al Pentagono per spiegargli che la Chiesa cattolica dovrebbe schierarsi con gli Stati Uniti, avvertendo che il suo "paese ha il potere militare di fare ciò che vuole". Sia Washington che Roma hanno smentito la natura ostile dell'incontro, ma fonti anonime citate da diversi media ne confermano i toni aspri. Il vicepresidente JD Vance, cattolico, ha detto di non essere a conoscenza dell'incontro. Alcuni esponenti del clero americano sperano che la fede cattolica di Vance e del segretario di Stato Marco Rubio li renda più ricettivi ai messaggi del papa.

Christopher White, ricercatore associato all'università di Georgetown, ha spiegato che Leone XIV non si pone come un "anti-Trump": "La Chiesa non ha un esercito né un potere economico. Tutto ciò che ha è il suo potere morale". Come ha osservato padre James Martin, sempre al Monde, il fatto che papa Leone sia americano cambia le dinamiche: "Non si può più dire, come alcuni facevano con papa Francesco, che non capisce gli Stati Uniti. Quella scusa per non ascoltarlo non è più valida".

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Orbán sconfitto dopo 16 anni, un colpo per Trump e Putin


Il partito Tisza di Péter Magyar conquista una supermaggioranza di due terzi in parlamento. Affluenza record, reazioni entusiaste dall'Europa. Un colpo per Trump e per il Cremlino.

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha perso le elezioni parlamentari di domenica, ponendo fine a 16 anni consecutivi al potere. A sconfiggerlo è stato Péter Magyar, 45 anni, ex membro dello stesso partito di Orbán, Fidesz, che nel 2024 aveva rotto con il premier e aveva trasformato il partito Tisza in una forza politica capace di raccogliere consensi trasversali.

Con il 98,7% dei voti scrutinati, Tisza ha ottenuto circa il 53% dei consensi contro il 38% di Fidesz, conquistando 138 dei 199 seggi parlamentari. Si tratta di una supermaggioranza di due terzi che consente a Magyar di modificare la Costituzione e le leggi fondamentali, riscrivendo potenzialmente le regole che Orbán aveva plasmato a proprio vantaggio durante i suoi mandati. Fidesz ottiene 55 seggi e diventa il principale partito di opposizione, mentre il partito di estrema destra Mi Hazánk entra in parlamento con 6 seggi. La Coalizione Democratica, di centrosinistra, non ha superato la soglia di sbarramento del 5% e la sua leader Klára Dobrev ha annunciato le dimissioni.
Ungheria 2026 — Fine dell'era Orbán

Elezioni · Ungheria
Crollo di Orbán, Magyar conquista i due terzi
Risultati delle elezioni parlamentari — 12 aprile 2026

Parlamento Partiti Confronto Cronologia

199
seggi totali

Tisza 138

Fidesz 55

Mi Hazánk 6

Maggioranza semplice 100
Super-maggioranza ⅔ 133

79,6%
Affluenza record

8,1 mln
Aventi diritto

+5
Seggi Tisza oltre i ⅔

Tocca un partito per i dettagli

Tisza
Péter Magyar

138

53,07%
Voti di lista

138
Seggi vinti

Partito di centrodestra fondato nel 2024 da Péter Magyar, 45 anni, ex membro dell'entourage di Orbán. Ha conquistato la super-maggioranza dei due terzi, sufficiente a modificare la Costituzione. Primo viaggio all'estero: Varsavia, poi Bruxelles per sbloccare i fondi Ue.

Fidesz-KDNP
Viktor Orbán

55

38,43%
Voti di lista

55
Seggi vinti

Sconfitta storica dopo 16 anni al potere. Orbán ha definito il risultato "chiaro e doloroso" e ha promesso di servire il Paese dall'opposizione. Ha ringraziato i 2,5 milioni di elettori rimasti fedeli.

Mi Hazánk
László Toroczkai

6

5,83%
Voti di lista

6
Seggi vinti

Formazione di estrema destra, unico altro partito a superare la soglia di sbarramento del 5% e a entrare nell'Assemblea nazionale.

Percentuali di voto (liste nazionali)

Tisza Péter Magyar
53,07%

3.103.500 voti

Fidesz-KDNP Viktor Orbán
38,43%

2.247.606 voti

Mi Hazánk Toroczkai
5,83%

341.050 voti

Affluenza storica

2026

Record storico · 5.984.617 votanti

79,56%

2022

Ultima vittoria di Orbán

69,53%

1990

Prime elezioni libere

65,09%

Tocca un evento per i dettagli

Feb 2024
Lo scandalo che spacca Fidesz

Il caso del perdono concesso a un uomo coinvolto in abusi su minori travolge l'ex ministra Judit Varga. Magyar rompe pubblicamente con Orbán.

Giu 2024
Tisza conquista il 30% alle Europee

A pochi mesi dalla fondazione, il partito di Magyar ottiene un risultato storico alle elezioni europee, segnando il primo vero scossone all'egemonia di Fidesz.

Apr 2026
Affluenza record: 79,6%, mai così dal 1990

Alle 17 aveva già votato il 74,2%, superando l'affluenza totale del 2022 (69,5%). Lunghe file ai seggi di Budapest. Diversi partiti di opposizione si ritirano per favorire Tisza.

12 Apr, sera
Orbán ammette la sconfitta

"Il risultato è chiaro e doloroso". Il premier chiama Magyar per congratularsi della sua vittoria. Promette di servire il Paese dall'opposizione.

12 Apr, notte
Magyar: "Abbiamo liberato l'Ungheria"

Dal palco di piazza Batthyány a Budapest: "Gli ungheresi hanno detto sì all'Europa". Annuncia primo viaggio a Varsavia, poi Bruxelles per sbloccare i fondi Ue.

Entro maggio
Nuovo primo ministro entro 30 giorni

Il presidente Sulyok avvierà le consultazioni con i partiti eletti. Magyar è il candidato naturale alla guida del governo con la super-maggioranza dei due terzi.

Elaborazione di Focus America su dati dell'Ufficio elettorale nazionale ungherese · Risultati con il 98,93% delle schede scrutinate · 13 aprile 2026

Orbán ha ammesso la sconfitta a meno di tre ore dalla chiusura dei seggi, definendo il risultato "doloroso ma inequivocabile". "Ho fatto le congratulazioni al partito vincitore", ha detto ai suoi sostenitori a Budapest. "Serviremo la nazione ungherese e la nostra patria anche dall'opposizione".

L'affluenza ha raggiunto livelli senza precedenti: quasi l'80%, la più alta nella storia post-comunista dell'Ungheria. Il dato riflette sia la stanchezza verso Orbán sia la capacità di Magyar di mobilitare in particolare i giovani. Secondo un sondaggio citato dal Guardian, il 65% degli elettori sotto i 30 anni intendeva votare contro Orbán. Magyar ha costruito una coalizione che ha attratto sia conservatori delusi da Fidesz sia elettori tradizionalmente legati all'opposizione.

La campagna elettorale è stata aspra. Il governo Orbán ha utilizzato cartelloni pubblicitari generati con l'intelligenza artificiale per ritrarre Magyar come un pericolo per il Paese e un agente dell'Unione europea e del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy. Ci sono state accuse di frodi, interferenze straniere, deepfake e persino un'operazione di compromissione in stile Cremlino ai danni di Magyar, secondo quanto riportato da Axios.

La sconfitta di Orbán ha un significato che va ben oltre Budapest. Il premier ungherese era l'alleato più stretto di Vladimir Putin all'interno dell'Unione europea, aveva ripetutamente bloccato o ritardato gli aiuti europei all'Ucraina e, più di recente, aveva posto il veto su un prestito da 90 miliardi di euro a Kiev. Secondo rivelazioni recenti citate dalla CBC, un alto esponente del governo Orbán condivideva regolarmente con Mosca il contenuto delle discussioni riservate dell'Ue. Bloomberg ha inoltre riferito che Orbán avrebbe telefonato a Putin nell'ottobre 2025 per offrirgli aiuto "in qualsiasi modo" nella guerra in Ucraina.

Il risultato è anche un colpo diretto per il presidente Trump, che aveva investito capitale politico nella rielezione di Orbán. Il vicepresidente JD Vance era volato a Budapest la settimana prima del voto per partecipare a un comizio in suo sostegno, definendo Orbán "uno dei pochi veri statisti in Europa" e chiedendo agli ungheresi di sostenerlo alle urne. Trump stesso era intervenuto telefonicamente durante l'evento, dichiarando: "Amo l'Ungheria e amo Viktor". Venerdì, il presidente aveva scritto su Truth Social promettendo di usare "tutta la potenza economica degli Stati Uniti" per rafforzare l'economia ungherese in caso di vittoria di Orbán. Dopo la visita di Vance, i mercati predittivi avevano peraltro ridotto le probabilità di una vittoria di Orbán, come riportato dal Daily Beast.

Il deputato democratico Hakeem Jeffries, leader della minoranza alla Camera, ha commentato: "L'autoritario di estrema destra Viktor Orbán ha perso le elezioni. I prossimi saranno i sostenitori di Trump al Congresso a novembre".

Magyar ha promesso di riparare i rapporti con l'Unione europea, combattere la corruzione e investire nei servizi pubblici trascurati. Nel suo discorso di vittoria, davanti a decine di migliaia di sostenitori lungo le rive del Danubio, ha dichiarato: "Stasera la verità ha prevalso sulle menzogne". Ha annunciato che il suo primo viaggio all'estero sarà a Varsavia, seguito da Vienna e Bruxelles, per sbloccare i fondi europei congelati, circa 17 miliardi di euro che Bruxelles aveva sospeso per le preoccupazioni sullo stato di diritto. Ha inoltre chiesto le dimissioni dei vertici della Corte suprema, della procura generale, dell'autorità per i media e dell'ufficio per la concorrenza, definendoli strumenti del potere orbániano.

Le reazioni europee sono state immediate e univoche. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha scritto su X: "L'Ungheria ha scelto l'Europa. L'Unione diventa più forte". Il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron si sono congratulati con Magyar e hanno espresso il desiderio di collaborare. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha accolto il risultato con un messaggio che includeva la frase in ungherese "Ruszkik haza" ("Russi, andatevene"), uno slogan che risale alla rivolta del 1956 contro i sovietici. Anche la premier italiana Giorgia Meloni si è congratulata con Magyar, ringraziando al contempo "l'amico Viktor Orbán per l'intensa collaborazione negli anni".

Dalibor Rohac, ricercatore dell'American Enterprise Institute, ha dichiarato al Guardian che il messaggio delle elezioni è chiaro: "Il progetto ideologico di Orbán, e di Trump, ha avuto un test di 16 anni ed è stato un fallimento politico, economico e sociale spettacolare". Péter Krekó, direttore del think tank Political Capital di Budapest, ha avvertito che le aspettative saranno "enormi e sarà difficile mantenere alcune promesse elettorali a causa dei vincoli fiscali", ma ha sottolineato che Tisza ha vinto "contro ogni pronostico: l'aiuto degli Stati Uniti e della Russia, una massiccia macchina di disinformazione statale e tutte le istituzioni dello Stato a favore di Fidesz". Botond Feledy, analista geopolitico ungherese con sede a Bruxelles, ha detto al Guardian che il risultato rappresenta una lezione per gli altri leader populisti europei: "Non è così facile fare promesse alla gente quando il sistema non produce nulla, ed è impossibile costruire una realtà virtuale così lontana dalla realtà".

La transizione non sarà immediata. Fino alla formazione del nuovo parlamento a maggio, Orbán e Fidesz resteranno come governo provvisorio. Gli analisti avvertono che il cambiamento sarà probabilmente lento: in 16 anni Fidesz ha piazzato fedelissimi nella pubblica amministrazione, nella magistratura, nei media e nel settore imprenditoriale. Come risponderanno queste strutture al nuovo governo resta una domanda aperta.

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La rassegna stampa di lunedì 13 aprile 2026


Trump annuncia il blocco dello Stretto di Hormuz dopo il fallimento dei negoziati con l'Iran, attacca Papa Leone XIV mentre Orban perde le elezioni ungheresi

Questa è la rassegna stampa di lunedì 13 aprile 2026

Trump annuncia il blocco navale dello Stretto di Hormuz dopo il fallimento dei negoziati con l'Iran


Il presidente Trump ha annunciato che la Marina americana inizierà lunedì mattina il blocco dello Stretto di Hormuz dopo il fallimento dei colloqui di pace con l'Iran in Pakistan. La decisione arriva dopo 21 ore di negoziati infruttuosi e minaccia di espandere il conflitto alle acque internazionali, con i prezzi del petrolio che hanno superato i 100 dollari al barile.

Fonti: The Hill, Bloomberg, Financial Times

Trump attacca Papa Leone XIV per le critiche alla guerra in Iran


Il presidente Trump ha lanciato un attacco senza precedenti contro Papa Leone XIV sui social media, definendolo "troppo liberale" e "debole sul crimine" dopo le critiche del pontefice alla guerra in Iran. L'attacco mostra l'assenza di limiti nelle persone che Trump potrebbe prendere di mira, incluso il leader di 1,4 miliardi di cattolici nel mondo.

Fonti: New York Times, Bloomberg, Financial Times

Viktor Orban sconfitto dopo 16 anni al potere in Ungheria


Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha concesso la sconfitta elettorale a Peter Magyar, ponendo fine al suo regno di 16 anni. La vittoria schiacciante dell'opposizione potrebbe ridefinire i rapporti dell'Ungheria con l'Unione Europea, la Russia e l'amministrazione Trump, oltre ad allentare le tensioni con Bruxelles.

Fonti: New York Times, Bloomberg, Semafor

Eric Swalwell sospende la campagna per governatore della California per accuse di aggressioni sessuali


Il deputato democratico Eric Swalwell ha sospeso la sua campagna per governatore della California dopo che quattro donne lo hanno accusato di cattiva condotta sessuale e aggressioni. Il frontrunner democratico aveva ricevuto il sostegno di influenti gruppi politici nelle settimane precedenti alle accuse pubbliche.

Fonti: New York Times, The Guardian, The Hill

Trump minaccia la Cina con dazi del 50% se aiuta militarmente l'Iran


Il presidente Trump ha minacciato di imporre dazi "sconvolgenti" del 50% alla Cina se fornisce assistenza militare all'Iran, aumentando le tensioni tra le due maggiori economie mondiali. La minaccia arriva nel contesto del crescente sostegno cinese alle capacità energetiche dell'Iran durante il conflitto in Medio Oriente.

Fonti: Semafor

I prezzi del petrolio superano i 100 dollari mentre i mercati asiatici calano


I futures del petrolio hanno superato i 100 dollari al barile mentre i mercati asiatici sono in calo in vista del blocco americano dello Stretto di Hormuz. Il West Texas Intermediate ha raggiunto i 104 dollari, mentre il Brent ha seguito l'andamento al rialzo a causa delle crescenti tensioni geopolitiche.

Fonti: The Hill, Financial Times

L'ex direttore della CIA dice che il 25° Emendamento "è stato scritto pensando a Trump"


L'ex direttore della CIA John Brennan ha dichiarato che crede il 25° Emendamento "sia stato scritto pensando a Donald Trump", commentando le intense minacce del presidente verso l'Iran. I suoi commenti arrivano dopo che diversi democratici hanno spinto per la rimozione di Trump a seguito delle sue dichiarazioni bellicose.

Fonti: The Hill

Trump dice che i prezzi della benzina potrebbero non scendere prima delle elezioni di medio termine


Il presidente Trump ha inviato messaggi contrastanti su quanto tempo si aspetta che i costi rimangano alti, evidenziando i pericoli per il Partito Repubblicano alle prossime elezioni di medio termine. Alcuni membri del suo partito hanno espresso nuove preoccupazioni dopo i suoi commenti di domenica sui prezzi della benzina.

Fonti: New York Times

Bernie Sanders avverte che "il peggio deve ancora venire" in un discorso contro i miliardari


Il senatore Bernie Sanders ha lanciato un allarme sull'economia americana, avvertendo che "il peggio deve ancora venire" a meno che i lavoratori non superino una "classe dirigente" di miliardari. Sanders ha parlato a un raduno a Manhattan insieme al sindaco di New York Zohran Mamdani, che ha messo in guardia contro l'intelligenza artificiale che "sta arrivando per i posti di lavoro umani".

Fonti: The Guardian

La Federal Reserve potrebbe ridurre il suo bilancio per diminuire l'influenza sui mercati


Stanno arrivando numerosi suggerimenti su come la banca centrale americana può ridurre la sua influenza nei mercati finanziari attraverso la riduzione del bilancio. Le proposte mirano a limitare il ruolo della Fed nei mercati mentre l'istituzione cerca di normalizzare la politica monetaria dopo anni di interventi straordinari.

Fonti: Financial Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Popolarità Trump, piccolo rimbalzo ma la situazione rimane critica (12 aprile)


Fisiologico respiro per l'approvazione di Trump, dopo un periodo nero; il dato è ora simile a quello di Biden, ma le nubi all'orizzonte sono ancora cupe.

Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Nella settimana che segna la tregua della guerra in medioriente, la popolarità di Trump gode di un piccolo rimbalzo, sebbene i sondaggi non tengano ancora conto degli ultimi sviluppi. Ad ogni modo, la situazione complessiva non cambia: siamo sempre ai livelli minimi della sua seconda presidenza ed ad uno dei punti più bassi di sempre per un presidente nella storia recente della politica americana.

Questo piccolo recupero va a compensare solo in minima parte quanto perso dall'inizio dell’operazione militare, ovvero circa 5 punti di net rating.

Il tasso di approvazione rimane pericolosamente intorno al 40%, con picchi negativi al 35%; bisogna risalire fino al 2017 per ritrovare una media simile. Nel mentre, il tasso di disapprovazione è schizzato al 57% circa, un livello record.

Nonostante la settimana sia contraddistinta dal segno "più", per il tycoon non sarà facile rialzarsi da questa situazione: dopo un fisiologico riassestamento, potrebbe tornare a scivolare ulteriormente in basso.

Il dato è lievemente peggiore rispetto alla media di Joe Biden nell’aprile 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di qualunque presidente fino al giorno d’oggi dopo quasi quindici mesi di presidenza, ma la distanza col suo predecessore si è nuovamente affievolita.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Tutte le tre medie registrano un miglioramento rispetto a una settimana fa, con Focus America che rileva un dato più robusto rispetto ai pochi decimali di RCP e Silver.

Come già accennato, dopo quasi quindici mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca sotto rispetto ai primi quindici mesi del suo primo mandato e di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 446 giorni di presidenza (-14,5 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, indietro come detto anche rispetto al suo primo mandato, in cui era a -12.

Anche Joe Biden, comunque, con il suo -14,2 non brillava particolarmente dopo quindici mesi di presidenza.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 40% e il 41%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 55%-57%, cifre vicine ai minimi del mandato di Joe Biden.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno ulteriori ripercussioni sui numeri con gli sviluppi della tregua con l’Iran.

Di seguito pubblichiamo una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso delle ultime due settimane. Di fianco alla casa sondaggistica scriviamo due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
11 rilevazioni di 10 istituti — 12 aprile 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Net ApprovalData fine

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 1 sondaggio
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 4 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 6 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 12 aprile 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 39,6% (+0,2) - 56,6% (-0,3). In totale un net approval di -17 (+0,5).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 41,5% (+0,6) - 56,6% (-0,3). In totale un rating di -15,1 (+0,9).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 40,7% (+0,8) - 55,3% (-1,6), con in totale un rating di -14,5 (+2,4). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

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Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump

Questa voce è stata modificata (3 giorni fa)

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Come Biden, Trump accusa gli americani di non apprezzare i suoi risultati


Il presidente insiste sul fatto che l'economia va meglio di quanto i cittadini pensino, mentre il gradimento crolla al 37 per cento dopo il peggior dato sull'inflazione del suo secondo mandato

Il peggior rapporto sull'inflazione del secondo mandato di Donald Trump ha costretto la Casa Bianca a una difesa a tutto campo. Il presidente e i suoi collaboratori hanno cercato di spostare l'attenzione su singoli miglioramenti, come il calo dei prezzi di alcuni beni, i tagli fiscali e la riduzione del costo dei farmaci, sostenendo che i critici guardano nella direzione sbagliata. È un copione che gli americani conoscono bene, perché lo stesso argomento ha accompagnato gli ultimi mesi della presidenza di Joe Biden, scrive il Washington Post.

Il parallelismo tra i due leader è sorprendente, considerato che hanno passato oltre un decennio ad attaccarsi a vicenda sulle rispettive politiche e sulla capacità di governare. Eppure entrambi condividono la stessa frustrazione: la convinzione che il pubblico americano non riconosca i risultati ottenuti. Trump ha ripetuto questo concetto in diversi discorsi in stile elettorale e apparizioni alla Casa Bianca nel corso dell'anno. "In un anno abbiamo preso un Paese morto e paralizzato", ha detto in un discorso alla nazione la settimana scorsa, aggiungendo di aver trasformato gli Stati Uniti nel "Paese più attraente del mondo". In un intervento a Clive, Iowa, a gennaio ha accusato i media di ignorare i suoi risultati più importanti: "Ho ottenuto la più grande riduzione di prezzo nella storia sui farmaci. Non riesco a far parlare questi di questo".

Biden usava lo stesso registro. Nell'ultimo mese della sua presidenza ha cercato di migliorare il giudizio della storia sul proprio mandato, insistendo sul fatto che il problema non fossero le politiche in sé, ma la capacità degli americani di percepirne i benefici. "So che per molti americani è stato difficile da vedere, e lo capisco", ha dichiarato il 4 dicembre 2024 alla Brookings Institution. "Ma credo fosse la cosa giusta da fare, non solo per tirare fuori gli americani dalla crisi economica causata dalla pandemia, ma per mettere l'America su un percorso più solido per il futuro".

Il fenomeno ha radici che vanno oltre le singole personalità. Tevi Troy, storico delle presidenze ed ex funzionario dell'amministrazione di George W. Bush, ha spiegato al Washington Post che i presidenti di ogni schieramento si sono sempre lamentati di non ricevere il giusto riconoscimento per politiche i cui benefici si manifestano lentamente. La novità, secondo Troy, è che l'opinione pubblica oggi si muove molto meno in risposta ai risultati concreti. In una nazione sempre più polarizzata, i grandi risultati legislativi o economici tendono a consolidare le opinioni esistenti anziché cambiarle. Per i presidenti, questo significa che un principio fondamentale della politica americana moderna si è incrinato: l'idea che i risultati, una volta ottenuti, vengano premiati. "Il motore dell'economia non è il governo", ha detto Troy. "Quello che succede sul campo detta l'andamento dell'economia, e un presidente non può controllarlo, e questo li frustra". Troy ha ricordato come i collaboratori di George H.W. Bush fossero convinti che Bill Clinton avesse incassato i meriti di una ripresa economica avviata dalle decisioni difficili del suo predecessore.

Trump ha anche rivendicato il merito a lungo termine dell'azione militare contro le ambizioni nucleari dell'Iran, ma quell'operazione ha avuto un costo pesante. I leader iraniani hanno bloccato lo Stretto di Hormuz, il traffico delle petroliere si è ridotto drasticamente, i mercati energetici globali sono stati sconvolti e gli alleati degli Stati Uniti si sono irritati. Un cessate il fuoco è stato dichiarato nei giorni scorsi, ma mostra già segni di fragilità. Le conseguenze economiche sono state gravi: l'inflazione è cresciuta al ritmo mensile più rapido degli ultimi quattro anni, alimentata dall'impennata dei prezzi della benzina. Per un presidente che ha promesso di abbassare i costi, si tratta di un problema politico serio, soprattutto con le elezioni di metà mandato di novembre all'orizzonte.

Le rivendicazioni di Trump non si fermano ai confini nazionali. Ha criticato il comitato del Nobel per la Pace per non avergli assegnato il premio, ha detto che il Canada "dovrebbe essere grato" per la protezione che deriva dalla vicinanza agli Stati Uniti e ha criticato a lungo gli altri membri della Nato per non aver contribuito abbastanza all'alleanza. Biden, dal canto suo, cercava più riconoscimento per aver guidato il Paese fuori dalla pandemia di Covid-19 e per aver evitato una recessione che molti economisti consideravano inevitabile.

I numeri raccontano una storia simile per entrambi. Il gradimento di Biden non è mai uscito dalla fascia bassa, nemmeno dopo l'approvazione del pacchetto di aiuti per la pandemia e di una legge bipartisan sulle infrastrutture. Trump non sta andando meglio: secondo una media dei sondaggi del Washington Post da marzo in poi, il 37 per cento degli americani approva il suo operato, mentre il 60 per cento lo disapprova, un livello vicino al punto più basso di entrambi i suoi mandati.

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Come il pedaggio nello Stretto di Hormuz ridisegna il commercio mondiale


La guerra con l'Iran ha infranto il principio della libera navigazione. Navi bloccate, pedaggi in yuan e criptovalute, e un precedente che la Cina potrebbe sfruttare nel Mar Cinese Meridionale

In sei settimane di guerra, l'Iran ha fatto ciò che nessuno era riuscito a fare in oltre un secolo: chiudere una delle rotte marittime più importanti del pianeta e imporre un pedaggio per attraversarla. Lo Stretto di Hormuz, largo appena 50 chilometri, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale, è diventato il simbolo di un nuovo disordine globale. Mentre la marina americana osserva senza intervenire, Teheran decide quali navi possono passare e a quale prezzo. Il Wall Street Journal ricostruisce in un'ampia inchiesta come il sistema della libera navigazione, costruito dagli Stati Uniti nell'arco di un secolo, si stia sgretolando.

Più di 700 navi sono bloccate nei pressi dell'Iran, con decine di miliardi di dollari di merci a bordo e circa 20.000 marinai intrappolati in mare. Anche tre giorni dopo l'annuncio del cessate il fuoco da parte del presidente Trump, condizionato alla completa riapertura dello Stretto, l'Iran lasciava passare solo un rivolo di imbarcazioni: due al giorno. La selezione avviene secondo una lista di amicizie geopolitiche di Teheran, e i pedaggi possono arrivare fino a 2 milioni di dollari. La marina iraniana ha trasmesso via radio un messaggio chiaro: qualsiasi nave che tenti il transito senza autorizzazione sarà distrutta.

Le conseguenze economiche si estendono ben oltre la regione. Se l'Iran continuerà a far pagare le petroliere, il costo aggiuntivo si trasferirà direttamente sul prezzo della benzina per i consumatori di tutto il mondo. I Guardiani della Rivoluzione potrebbero anche bloccare del tutto il flusso, provocando il caos sui mercati energetici. I prezzi del carburante navale e delle assicurazioni di guerra sono già aumentati, le rotte sono state deviate, gli equipaggi hanno dato le dimissioni. Come in un ingorgo stradale, anche un piccolo blocco in una singola rotta marittima può propagarsi a lungo dopo che l'ostacolo è stato rimosso.

Il cosiddetto "casello di Teheran" ha implicazioni che vanno oltre l'economia. Navi e equipaggi cercano soluzioni disperate: alcune imbarcazioni cambiano bandiera per assumere quella di Paesi amici dell'Iran, altre si trasformano in "navi fantasma", assumendo l'identità di navi demolite o dismesse, in violazione delle regole marittime delle Nazioni Unite. Alcuni equipaggi implorano i porti di farli sbarcare da navi che hanno esaurito cibo e verdure fresche, dopo 41 giorni di prigionia di fatto. Alcuni marinai hanno pensato al suicidio, con i capitani e i rappresentanti sindacali che svolgono il ruolo di consulenti psicologici.

Il dato più allarmante, secondo analisti navali e storici intervistati dal Wall Street Journal, è il precedente che l'Iran sta creando. Gli alleati degli Stati Uniti temono che altri attori possano replicare il modello, come facevano gli imperi del XVII secolo, quando la dinastia Qing cinese, gli Ottomani e i Portoghesi tassavano le navi di passaggio. Il precedente riguarda in particolare la Cina, che rivendica la sovranità sul Mar Cinese Meridionale, un passaggio attraverso cui transita più di un quarto del commercio globale. "Se il mondo accetta di pagare pedaggi per lo Stretto di Hormuz, come gestiamo la pretesa della Cina che l'intero Mar Cinese Meridionale sia acque territoriali cinesi?", ha dichiarato al Wall Street Journal il vice ammiraglio in pensione della marina americana John Miller. "Se controllano il Mar Cinese Meridionale, controllano di fatto l'economia globale".

Gli Stati Uniti hanno spostato risorse militari dall'Asia orientale al Medio Oriente, dando alla Cina maggiore libertà d'azione senza però riuscire a liberare Hormuz. Washington si è mostrata meno decisa nell'opporsi alla costruzione di un'isola artificiale cinese nel Mar Cinese Meridionale rispetto ai progetti precedenti, tutti considerati potenziali minacce alla navigazione nella regione e a Taiwan.

Le ripercussioni toccano anche il dollaro americano, la cui posizione come valuta indiscussa del commercio marittimo consente agli Stati Uniti di mantenere le tasse basse e i deficit alti. L'Iran riscuote i pedaggi in yuan cinesi o in criptovalute, un segnale che mina il primato del biglietto verde. Nemmeno è chiaro come gli armatori possano pagare il pedaggio iraniano senza violare le sanzioni americane. Un consigliere di un governo asiatico, normalmente alleato stretto degli Stati Uniti, ha raccontato di aver negoziato con l'ambasciatore iraniano locale per capire se le proprie navi potessero acquistare un passaggio sicuro in criptovalute o yuan.

Il sistema della libera navigazione, oggi dato per scontato, ha radici profonde nella storia americana. Nacque dal capitalismo dell'Età dorata di fine Ottocento e dal pensiero di Alfred Thayer Mahan, che considerava la libertà commerciale dei mari fondamentale per la prosperità e la potenza navale degli Stati Uniti. Dopo la Seconda guerra mondiale la marina americana divenne la forza di polizia marittima globale, garantendo la libera circolazione delle merci. Il commercio mondiale esplose, anche se la cantieristica navale americana si atrofizzò e la flotta passò da 7.000 navi alla fine della Seconda guerra mondiale a circa 300 oggi. Già dopo la guerra Iran-Iraq degli anni Ottanta, quando navi civili furono affondate nello Stretto di Hormuz, i funzionari navali americani calcolarono che la marina sarebbe stata in grado di scortare solo una manciata di navi civili al giorno, una frazione del traffico regolare.

Lo Stretto di Hormuz non è un caso isolato. Il sistema della libera navigazione è sotto pressione in almeno sei vie d'acqua. Nel Mar Baltico, la Russia trasporta petrolio e gas violando le sanzioni internazionali con una "flotta ombra" che spesso non rispetta i requisiti di sicurezza. Nel Mar Nero, i porti ucraini subiscono attacchi missilistici russi. Il traffico nel Mar Rosso non si è ripreso dall'affondamento della Rubymar nel 2024 da parte dei ribelli Houthi, il primo cargo civile perso in guerra dalla guerra Iran-Iraq. "Il concetto dell'autostrada blu sta scomparendo", ha dichiarato al Wall Street Journal Salvatore Mercogliano, ex ufficiale di marina e professore associato di storia alla Campbell University in North Carolina. "Abbiamo creato un sistema oceanico pensato per volume e velocità, e quello a cui stiamo assistendo è come schiantarsi contro un muro a 160 chilometri all'ora".

Hunter Stires, che ha servito come stratega marittimo per il Segretario della Marina fino a quest'anno, ha usato un paragone diretto: "Come i gangster di quartiere, Iran e Cina cercano di imporre un racket di protezione sulle navi civili, in violazione del diritto internazionale. La mafia lo chiama pizzo, l'Iran lo chiama pedaggio". Jason Chuah, professore di diritto commerciale e marittimo alla City Law School dell'Università di Londra, ha aggiunto al Wall Street Journal: "Una volta che si ha una grande violazione, le altre seguono e si precipita rapidamente nel caos giuridico. Il diritto internazionale sembra essere a un punto di rottura nel Golfo Persico".

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Trump annuncia il blocco navale dello Stretto di Hormuz


Il vicepresidente Vance ha lasciato Islamabad senza accordo dopo 21 ore di colloqui diretti. Teheran rifiuta di rinunciare alle ambizioni nucleari e al controllo dello Stretto
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Il presidente Trump ha annunciato che la Marina americana bloccherà "tutte le navi che tentano di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz", dopo il collasso dei negoziati di pace con l'Iran a Islamabad. Lo ha scritto su Truth Social poche ore dopo che il vicepresidente JD Vance aveva lasciato il Pakistan senza un accordo, al termine di colloqui durati 21 ore. Trump ha anche minacciato che le forze armate americane "finiranno quel poco che resta dell'Iran" al momento opportuno.

I colloqui di Islamabad, mediati dal Pakistan, sono stati i più importanti tra Stati Uniti e Iran dalla rivoluzione islamica del 1979. Vance ha guidato la delegazione americana, affiancato dall'inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner, genero del presidente. La delegazione iraniana era guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi e dal falco Ali Bagheri Kani, noto oppositore dell'accordo nucleare del 2015. I negoziati sono iniziati sabato mattina e proseguiti per tutta la notte, con Trump consultato tra le sei e le dodici volte nel corso delle discussioni.

Il nodo centrale che ha fatto saltare l'intesa è stato il programma nucleare iraniano. Vance ha dichiarato in conferenza stampa a Islamabad che la delegazione americana non ha ottenuto dall'Iran "un impegno fondamentale a non sviluppare un'arma nucleare, non solo ora, non solo tra due anni, ma nel lungo periodo". Trump ha confermato che "la maggior parte dei punti era stata concordata", ma che "l'unico punto che contava davvero, il NUCLEARE, non lo è stato". L'Iran ha sempre rivendicato il diritto di arricchire l'uranio per scopi civili. Ghalibaf ha risposto che gli Stati Uniti "non sono riusciti a guadagnare la fiducia della delegazione iraniana" e ha attribuito la diffidenza alle "due guerre precedenti".

L'altro grande punto di frizione è stato lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. L'Iran ha imposto un sistema di pedaggi di fatto sulle navi in transito, con tariffe fino a 2 milioni di dollari per le superpetroliere. Teheran insiste sul proprio controllo dello Stretto e rifiuta quelle che definisce "pretese eccessive" degli americani. Il vicepresidente del Parlamento iraniano Haji Babaei ha dichiarato che lo Stretto "è completamente nelle mani dell'Iran" e che "i pedaggi devono essere pagati in rial". Nel frattempo, sabato due cacciatorpediniere americani hanno attraversato lo Stretto per la prima volta dall'inizio del conflitto, in una missione descritta come operazione per la libertà di navigazione e per il dragaggio delle mine. L'Iran ha negato il transito e ha avvertito che qualsiasi tentativo di passaggio da parte di navi militari riceverà "una risposta ferma e decisa".

Prima del collasso dei negoziati, l'Iran aveva posto precondizioni che hanno complicato l'avvio stesso delle discussioni. Ghalibaf aveva chiesto lo sblocco dei fondi iraniani congelati all'estero, in quello che sembrava un riferimento ai 6 miliardi di dollari di ricavi petroliferi parcheggiati in Qatar dall'autunno 2023, e un cessate il fuoco in Libano, dove Israele continua le operazioni militari contro Hezbollah. Nei giorni precedenti ai colloqui, Trump aveva chiesto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di ridimensionare gli attacchi in Libano per non compromettere la tregua con l'Iran, come riportato dal Wall Street Journal. Netanyahu ha risposto che "non c'è alcun cessate il fuoco in Libano" e che Israele continua a colpire Hezbollah "con tutta la forza".

L'Iran ha dispiegato forze speciali della Marina lungo la costa meridionale per contrastare "qualsiasi possibile infiltrazione nemica nel territorio del Paese", secondo i media di Stato. Gli Stati Uniti hanno inviato migliaia di Marines e paracadutisti in Medio Oriente, inclusi 1.500-2.000 soldati della 82esima divisione aviotrasportata. L'arsenale missilistico iraniano è stato dimezzato rispetto all'inizio del conflitto, secondo valutazioni americane e israeliane, ma Teheran conserva ancora oltre mille missili balistici a medio raggio e capacità di fuoco. La guerra ha causato oltre 3.300 morti in Iran secondo le autorità di Teheran, tra cui centinaia di bambini. Il Pentagono ha dichiarato 13 militari americani uccisi e 390 feriti. Il costo complessivo del conflitto è stimato tra 25 e 35 miliardi di dollari, secondo l'analisi di Elaine McCusker, ex alta funzionaria del bilancio del Pentagono, per l'American Enterprise Institute.

Sul fronte diplomatico, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha detto che nessuno si aspettava un accordo "in una singola sessione" e che "la diplomazia non finisce mai". Vance ha lasciato quella che ha definito "la nostra offerta finale e migliore", aggiungendo: "Vedremo se gli iraniani la accetteranno". Il Pakistan ha chiesto a entrambe le parti di mantenere il cessate il fuoco, in vigore ancora per dieci giorni. L'ex ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ha scritto su X che "non è troppo tardi" perché gli Stati Uniti imparino che "non si possono dettare condizioni all'Iran". La BBC ha riferito che contatti indiretti tra le due parti attraverso il Pakistan sono proseguiti anche dopo la partenza di Vance, anche se né Washington né Teheran lo hanno confermato ufficialmente. Analisti ed ex funzionari sono divisi sulle prospettive. Karim Sadjadpour, del Carnegie Endowment for International Peace, ha scritto sull'Atlantic che l'Iran vede in Vance "la voce anti-guerra nel movimento MAGA" e che un eventuale accordo firmato dal vicepresidente avrebbe più forza in vista di una sua possibile candidatura presidenziale. Ilan Goldenberg, ex responsabile del dossier Iran al Pentagono, ha dichiarato al Wall Street Journal che "non esiste una zona di accordo tra Stati Uniti e Iran" sulla base delle posizioni attuali. L'annuncio del blocco navale dello Stretto di Hormuz da parte di Trump indica che la Casa Bianca ha scelto, almeno per ora, la strada dell'escalation.

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La leva negoziale di Trump con l'Iran peggiora


I dati economici di marzo sono i peggiori dall'insediamento del presidente. L'inflazione sale del 3,3% su base annua, la benzina segna un rincaro record del 21,2% e la fiducia dei consumatori tocca il minimo storico dal 1952. I negoziati di Islamabad falliscono dopo 21 ore
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La settimana del presidente Donald Trump è iniziata con la minaccia di porre fine a "un'intera civiltà" ed è finita con il fallimento dei negoziati di Islamabad. È la parabola descritta da un'analisi della CNN firmata da Aaron Blake, la cui tesi centrale, scritta mentre il vicepresidente JD Vance era ancora in volo verso il Pakistan, è stata confermata dagli eventi: Trump sta perdendo la leva negoziale con l'Iran, e i dati economici spiegano perché.

I numeri diffusi venerdì disegnano un quadro allarmante. L'inflazione a marzo è salita dello 0,9% in un solo mese, l'aumento mensile più alto degli ultimi quattro anni. Su base annua il tasso ha raggiunto il 3,3%, il livello più elevato dall'insediamento di Trump. Il prezzo della benzina è cresciuto del 21,2% in un mese, un record assoluto. L'indice di fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan, uno dei più seguiti dagli analisti, ha toccato il minimo storico da quando esiste la rilevazione, cioè dal 1952. A provocare questi numeri è lo shock petrolifero causato dal blocco dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transita il 20% del petrolio mondiale.

L’inflazione negli Stati Uniti sale al livello più alto in due anni
I prezzi della benzina sono aumentati del 21,2% in un solo mese, il rialzo mensile più grande dal 1967. Il sentiment dei consumatori è crollato al minimo storico
Focus AmericaRedazione


Il dato più preoccupante per la Casa Bianca, osserva Blake, è che la situazione potrebbe peggiorare. Lo shock petrolifero rischia di alimentare l'inflazione per mesi, anche nel caso in cui la guerra finisse rapidamente e lo Stretto venisse riaperto. Uno scenario economico cupo che si avvicinerebbe alle elezioni di metà mandato di novembre, nelle quali i repubblicani partono già in una posizione difficile per mantenere il controllo della Camera.

È in questo contesto che si sono svolti i negoziati di Islamabad, il più alto livello di contatto diretto tra Stati Uniti e Iran dalla rivoluzione islamica del 1979. Ventuno ore di colloqui, mediati dal Pakistan, si sono concluse senza alcun accordo nella notte tra sabato e domenica. Vance si è presentato davanti alla stampa alle 6:30 del mattino ora locale per annunciare il fallimento delle trattative. "Hanno scelto di non accettare le nostre condizioni", ha detto in una breve conferenza stampa all'hotel Serena prima di ripartire per Washington. Secondo due funzionari iraniani citati dal New York Times, i punti di blocco erano tre: la riapertura dello Stretto di Hormuz, il destino di circa 400 chili di uranio arricchito al 60% e la richiesta iraniana di sbloccare circa 27 miliardi di dollari di fondi congelati all'estero.

Sono già falliti i negoziati tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, Vance lascia il Pakistan
Il vicepresidente americano annuncia che Teheran ha rifiutato le condizioni di Washington sul nucleare. Restano irrisolti i nodi sullo Stretto di Hormuz e sull’uranio arricchito
Focus AmericaLorenzo Ruffino


Il fallimento dei negoziati conferma lo squilibrio descritto dall'analisi della CNN. Per tutta la settimana, è stata l'amministrazione Trump a mostrarsi più ansiosa di raggiungere un accordo. Dopo il cessate il fuoco annunciato martedì, le due parti avevano offerto versioni divergenti sulle condizioni della tregua, dal controllo dello Stretto al ruolo degli attacchi israeliani contro Hezbollah in Libano. L'Iran è il principale sostenitore di Hezbollah, a cui fornisce assistenza finanziaria e militare. Washington aveva risposto a ogni problema cercando di minimizzare. Vance aveva definito il disaccordo sul Libano un semplice "malinteso". Trump aveva contattato personalmente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per appianare la situazione. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, interrogata sul traffico quasi inesistente nello Stretto, aveva risposto che "in privato" avevano registrato un "aumento" e che ci sarebbe voluto "tempo".

Il comportamento iraniano a Islamabad ha seguito la stessa logica. Teheran ha rifiutato di rinunciare al blocco dello Stretto, quella che considera la sua principale leva negoziale, dichiarandosi disponibile a riaprirlo solo dopo un accordo di pace definitivo. Ha inoltre chiesto riparazioni di guerra per i danni subiti durante sei settimane di bombardamenti, richiesta respinta dagli americani. L'agenzia di stampa Fars, vicina ai servizi di sicurezza iraniani, ha citato un funzionario anonimo secondo cui "l'Iran non ha fretta" e la situazione nello Stretto non cambierà finché gli Stati Uniti non accetteranno "un accordo ragionevole". A Islamabad gli iraniani si aspettavano una pausa prima di riprendere i colloqui domenica, come riportato da Le Monde. Vance ha invece annunciato la partenza immediata, lasciando sul tavolo quella che ha definito "la nostra offerta finale e migliore". Un funzionario pakistano citato dal Washington Post ha riferito che Vance ha lasciato il Paese senza piani per ulteriori contatti.

Trump, nel frattempo, si trovava a Miami per assistere a un incontro di arti marziali miste. Parlando con i giornalisti prima di partire dalla Casa Bianca, aveva minimizzato l'importanza dei negoziati: "Che si arrivi a un accordo o meno, non mi interessa. Abbiamo vinto". Venerdì aveva scritto sui social che gli iraniani "non hanno carte da giocare, a parte un'estorsione a breve termine del mondo attraverso le vie d'acqua internazionali". Ma come osserva Blake, se davvero l'Iran non avesse carte, il comportamento dell'amministrazione Trump racconterebbe una storia diversa.

La ragione dello squilibrio, secondo l'analisi, è strutturale. L'Iran ha subito danni militari pesanti, con almeno 1.701 vittime civili di cui 254 bambini secondo la Human Rights Activists News Agency. Ma la sua capacità di bloccare lo Stretto di Hormuz gli conferisce un vantaggio economico e un deterrente strategico contro futuri attacchi. Negli Stati Uniti la guerra ha sempre avuto poco sostegno popolare, in parte perché Trump non si è mai impegnato a costruire un consenso. Il sostegno è calato ulteriormente con il peggioramento dei dati economici e i repubblicani temono le conseguenze alle elezioni del 2026.

La posta in gioco ora è altissima. Il cessate il fuoco scade il 21 aprile. Vali Nasr, professore ed esperto di Iran alla Johns Hopkins University, ha dichiarato al New York Times che la delegazione iraniana di oltre settanta persone indicava la serietà con cui Teheran affrontava i colloqui. David Sanger, corrispondente del New York Times dalla Casa Bianca, ha osservato che entrambe le parti ritengono di aver prevalso nel primo round: gli Stati Uniti per la potenza militare dispiegata, l'Iran per essere sopravvissuto. "Nessuna delle due parti sembra incline al compromesso", ha scritto. Le minacce straordinarie di inizio settimana non hanno prodotto il risultato sperato, e il tempo gioca contro Trump.


L'inflazione negli Stati Uniti sale al livello più alto in due anni


L'inflazione negli Stati Uniti è salita al 3,3% annuo a marzo, il livello più alto da quasi due anni, trainata dall'impennata dei prezzi dell'energia provocata dalla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il dato, diffuso venerdì dal Bureau of Labor Statistics, segna un balzo netto rispetto al 2,4% di febbraio e rappresenta la variazione mensile più significativa dal 2022, quando l'economia globale affrontava lo shock energetico causato dall'invasione russa dell'Ucraina.

Il motore principale dell'accelerazione è stato il prezzo della benzina, aumentato del 21,2% da febbraio a marzo: il rialzo mensile più grande da quando il governo ha iniziato a raccogliere questi dati, nel 1967. I prezzi del gasolio da riscaldamento sono cresciuti di oltre il 30%, il balzo più consistente dal 2000. La chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per circa un quinto del petrolio mondiale, ha fatto schizzare il prezzo del greggio americano dai circa 70 dollari al barile di fine febbraio, quando il conflitto è scoppiato, a oltre 110 dollari nelle settimane successive.

L'impatto sulla vita quotidiana dei consumatori è immediato. Il prezzo medio di un gallone di benzina negli Stati Uniti ha raggiunto i 4,15 dollari, secondo l'American Automobile Association. In California la situazione è ancora più pesante, con una media di 5,93 dollari al gallone. L'aumento dei prezzi della benzina ha rappresentato da solo quasi tre quarti della crescita complessiva dell'inflazione tra febbraio e marzo.
Come cresce l'inflazione negli Stati Uniti

Inflazione
Come cresce l'inflazione negli Stati Uniti
Variazione percentuale annua del CPI-U (tutti i beni, non destagionalizzato)
Ultimo aggiornamento: 11 aprile 2026

Elaborazione Focus America su dati del U.S. Bureau of Labor Statistics

Le conseguenze si estendono anche ad altri settori. I biglietti aerei sono aumentati del 14,9% su base annua, l'abbigliamento dell'1% nel solo mese di marzo, i giocattoli del 2,3%. Questi rincari riflettono sia l'aumento dei costi energetici sia l'effetto persistente dei dazi, che le aziende continuano a trasferire sui consumatori. Le principali compagnie aeree americane, tra cui American Airlines, Delta, JetBlue, Southwest e United, hanno già aumentato i costi per i bagagli da stiva per compensare il caro-carburante.

I prezzi alimentari sono rimasti stabili a marzo, ma gli analisti prevedono aumenti nei prossimi mesi, perché i costi più alti del diesel si trasferiranno sui trasporti e quindi sugli scaffali dei supermercati. Samuel Tombs, capo economista di Pantheon Macroeconomics per gli Stati Uniti, ha spiegato alla CNN che i prezzi alimentari impiegano in genere dai tre ai sei mesi per assorbire uno shock energetico.

Un segnale di allarme arriva dal sentiment dei consumatori. L'indice dell'Università del Michigan è crollato ad aprile a 47,6, il livello più basso mai registrato dal 1952, inferiore a qualsiasi lettura durante la Grande Recessione, la pandemia e la successiva ondata inflazionistica. Joanne Hsu, direttrice dell'indagine, ha dichiarato che molti consumatori attribuiscono i cambiamenti negativi dell'economia al conflitto in Iran. Le aspettative di inflazione a un anno sono salite al 4,8%, rispetto al 3,8% del mese precedente.

L'inflazione "core", che esclude i prezzi di energia e alimentari ed è considerata un indicatore più affidabile delle tendenze di fondo, è salita solo dello 0,2% su base mensile e del 2,6% su base annua, leggermente al di sotto delle attese. Questo dato ha fornito un moderato sollievo ad alcuni analisti. Adam Schickling, economista di Vanguard, ha osservato che sotto la superficie l'inflazione di fondo continua a muoversi nella direzione giusta. Ma Bernd Weidensteiner di Commerzbank ha avvertito che l'impatto limitato sui prezzi non energetici è destinato a cambiare presto.

Per la Federal Reserve la situazione è particolarmente delicata. I verbali della riunione di marzo, pubblicati questa settimana, rivelano che alcuni membri del comitato hanno discusso la possibilità di un rialzo dei tassi se l'inflazione dovesse restare sopra l'obiettivo. Il presidente Jerome Powell ha dichiarato che la Fed tende a "guardare oltre" gli shock dal lato dell'offerta, e che la sua reazione dipenderà dalle aspettative di inflazione a medio-lungo termine degli americani. I mercati si aspettano tassi invariati nelle prossime due riunioni, previste a fine aprile e a giugno, ma la possibilità di un rialzo non è più esclusa. Steven Blitz, capo economista di GlobalData TS Lombard, ha detto al Financial Times che la Fed non può tagliare i tassi ora perché non conosce la durata dello shock sui carburanti, e che comunque vada il cessate il fuoco, ci sarà un premio di rischio sui prezzi dell'energia che prima della guerra non esisteva.

La Casa Bianca ha cercato di contenere l'allarme. Il portavoce Kush Desai ha sottolineato su X il calo dei prezzi di uova, farmaci con ricetta e altri beni essenziali, attribuendolo alle politiche dell'amministrazione. Le uova sono effettivamente scese del 44,7% in un anno, dopo l'epidemia di influenza aviaria che ne aveva fatto lievitare i prezzi. Ma secondo Andy Lipow, presidente di Lipow Oil Associates, l'aumento annuo dei prezzi della benzina costerà alle famiglie circa 190 dollari in più al mese. Il presidente Trump ha definito il rincaro energetico temporaneo, respingendo le preoccupazioni sui rischi per l'economia.

Sul fronte diplomatico, i negoziati tra Stati Uniti e Iran in programma a Islamabad nel fine settimana restano incerti. Il vicepresidente JD Vance ha detto di aspettarsi colloqui "positivi", ma nel giro di poche ore Mohammad Bagher Ghalibaf, uno dei principali leader iraniani, ha dichiarato su X che Teheran non parteciperà a meno che Israele non accetti di fermare gli attacchi contro Hezbollah in Libano e gli Stati Uniti non scongelino gli asset iraniani all'estero. La fragile tregua di due settimane raggiunta in settimana è già sotto pressione per una serie di disaccordi, tra cui il destino delle riserve iraniane di uranio altamente arricchito. Secondo Goldman Sachs, le esportazioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz sono scese all'8% del livello normale.

Anche se il cessate il fuoco dovesse reggere e lo Stretto riaprisse, gli analisti avvertono che i prezzi al consumo resteranno elevati per mesi. I prezzi della benzina scendono più lentamente di quanto salgano, perché il greggio meno caro impiega tempo per essere raffinato, stoccato e distribuito alle stazioni di servizio. La direttrice del Fondo Monetario Internazionale Kristalina Georgieva ha avvertito che non ci sarà un ritorno ordinato alla situazione precedente, anche se la tregua dovesse tenere. Bernard Yaros, capo economista per gli Stati Uniti di Oxford Economics, ha dichiarato alla CBS che la lettura dell'inflazione di aprile sarà "scomodamente alta" e che la variabile chiave resta la durata e l'intensità della guerra in Iran.


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I lavori della sala da ballo della Casa Bianca possono riprendere


I giudici danno tempo fino al 17 aprile. Il progetto da oltre 300 milioni di dollari divide la politica tra sicurezza nazionale, tutela storica e poteri del Congresso

Una corte d'appello federale ha stabilito sabato che i lavori per la costruzione della nuova sala da ballo della Casa Bianca possono proseguire almeno fino al 17 aprile, sospendendo temporaneamente l'ordine di un giudice che ne aveva imposto lo stop. La decisione, presa con un voto di 2 a 1, dà all'amministrazione Trump il tempo per rivolgersi alla Corte Suprema.

Il caso ruota attorno a un progetto che il presidente ha avviato lo scorso ottobre, quando ha fatto demolire l'Ala Est della Casa Bianca per costruire al suo posto una sala da ballo neoclassica da circa 90 mila piedi quadrati, capace di ospitare mille persone. Il costo stimato supera i 300 milioni di dollari, finanziati in larga parte con donazioni private da parte di alleati politici e aziende. I Democratici e gruppi di interesse pubblico hanno sollevato preoccupazioni sui conflitti di interesse, dato che molti donatori hanno rapporti d'affari con il governo federale.

Il giudice distrettuale Richard Leon, nominato dall'ex presidente George W. Bush, aveva ordinato a fine marzo la sospensione dei lavori fino a quando il Congresso non avesse autorizzato il completamento del progetto. Leon aveva però previsto un'eccezione per gli interventi "strettamente necessari a garantire la sicurezza della Casa Bianca", per evitare rischi legati a un cantiere aperto accanto alla residenza presidenziale.

L'amministrazione Trump si è aggrappata a questa eccezione, sostenendo che l'intero progetto ha finalità di sicurezza nazionale. In un documento depositato giovedì, gli avvocati del governo hanno scritto che le modifiche all'Ala Est prevedono colonne in acciaio resistenti ai missili, tetti anti-drone, vetri antiproiettile e anti-esplosione, oltre a bunker, strutture mediche e installazioni militari riservate. Il presidente stesso ha dichiarato ai giornalisti che la sala da ballo sarebbe solo una "tettoia" sopra un grande complesso militare sotterraneo, descritto come il sostituto del Presidential Emergency Operations Center, il bunker costruito sotto la Casa Bianca nell'era Roosevelt.

I due giudici di maggioranza del pannello d'appello, Patricia Millett, nominata da Obama, e Bradley Garcia, nominato da Biden, hanno però rilevato che l'amministrazione ha introdotto "considerevole confusione" nel caso. La corte ha osservato che il governo non ha spiegato in che modo l'ingiunzione interferisca con i piani di sicurezza esistenti per le restanti parti della Casa Bianca durante i lavori. Le recenti affermazioni sulla centralità del bunker, hanno scritto i giudici, sollevano "serie questioni di fatto sul rapporto" tra la sala da ballo in superficie e il complesso sotterraneo. Il pannello ha quindi chiesto al giudice Leon di chiarire la portata della sua ordinanza e dell'eccezione per la sicurezza.

La giudice Neomi Rao, nominata da Trump, ha espresso un'opinione dissenziente, sostenendo che i lavori avrebbero dovuto proseguire senza interruzioni durante l'appello. Rao ha scritto che il governo ha presentato "prove credibili di vulnerabilità di sicurezza in corso alla Casa Bianca che sarebbero prolungate dall'interruzione della costruzione".

La causa è stata avviata a dicembre dal National Trust for Historic Preservation, un'organizzazione istituita dal Congresso per la tutela del patrimonio storico, secondo cui il presidente ha rifiutato qualsiasi forma di confronto e controllo, in violazione della legge. La presidente dell'organizzazione, Carol Quillen, ha dichiarato in un comunicato che il National Trust attenderà i chiarimenti del giudice Leon, ribadendo l'impegno a tutelare il significato storico della Casa Bianca.

Prima di presentare un progetto architettonico, Trump ha sostituito i membri della Commission of Fine Arts e della National Capital Planning Commission, gli organismi che per legge devono approvare i grandi interventi edilizi nella capitale. La commissione per la pianificazione, ora controllata da persone vicine al presidente, ha approvato il progetto questo mese nonostante decine di migliaia di commenti negativi ricevuti durante il processo di revisione. Phil Mendelson, presidente del Consiglio del Distretto di Columbia, ha espresso l'unico voto contrario, contestando le dimensioni previste della sala da ballo e osservando che il progetto sembra essere cambiato rispetto alla versione presentata inizialmente.

Il bilancio della Casa Bianca pubblicato questo mese prevede circa 377 milioni di dollari per le modifiche al complesso quest'anno e altri 174 milioni per il prossimo. Trump ha sempre sostenuto che le donazioni private gli permettono di realizzare un progetto necessario senza costi per i contribuenti, e che il Congresso non ha voce in capitolo quando non si usano fondi pubblici. Il National Trust ha replicato che il finanziamento privato è stato concepito proprio per aggirare il Congresso e impedire ai parlamentari di bloccare i fondi.

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