Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

A me non è piaciuto niente di questa storia. Gli USA: nessuna azione giudiziaria, solo esecutiva, inappellabile.
Il blocco DNS. Attacco ai server.

Banca etica troppo solerte a chiudere il conto.
A/i troppo veloci a dare forfait e poi fare causa a banca etica.

Europa e Italia non pervenute.

Non mi è piaciuto nessuno.

#a/i #autisticiinventati #bancaetica #eurodigitale

Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)
in reply to cits

Ti capisco, è una storia brutta da ogni lato. Sul "troppo solerte": al webinar del 9 l'avvocato Felice (antiriciclaggio) ha spiegato che la licenza OFAC non è un via libera a operare fino al 25. Il wind-down si fa sospendendo subito e valutando operazione per operazione: continuare rischia di far scattare le sanzioni secondarie. Non zelo, gestione del rischio.
ofac.treasury.gov/recent-actio…
in reply to Cordon Bleu

@Cordon Bleu

C'ero anch'io al webinar e mi sono dannato l'anima per informare di questa cosa qui nel Fediverso ma niente, è passata la vulgata che BE si è arresa troppo presto.

Che poi mi piacerebbe sapere cosa avrebbero detto i pasdaran della disobbedienza agli USA se su BE ci fosse stato il LORO conto corrente e fossero stati LORO a rischiare di trovarsi da un giorno all'altro senza la possibilità di pagare mutui, affitti, bollette, spese sanitarie, spese scolastiche, ecc.

in reply to cits

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Su "Europa e Italia non pervenute" hai messo il dito nella piaga. La banca ha chiesto a MEF, ABI e Bankitalia cosa fare: nessuna risposta utile. E FEBEA, 32 banche etiche europee, ha scritto agli eurodeputati. A tacere è stata la politica. Il problema è lì, e nell'egemonia USA sui pagamenti.
valori.it/autistici-inventati-… febea.org/news/open-letter-mep…


Autistici/Inventati-Banca Etica: quello che (non) dicono le istituzioni


La questione di Autistici/Inventati, così come quella di Francesca Albanese, non riguarda solo Banca Etica. Se il collettivo che fornisce servizi informatici avesse avuto un conto corrente aperto presso qualsiasi altra banca, le procedure e le conseguenze sarebbero state le stesse. Se la Relatrice delle Nazioni Unite per la Palestina avesse tentato di aprire un conto corrente presso una qualsiasi altra banca, la situazione sarebbe stata identica.

Ciò significa che non si può essere al 100% etici nel quadro di questo sistema ultra-capitalista e turbo-liberista? La risposta è che lo si può essere in tutte le scelte sulle quali si ha autonomia decisionale. Non si può fare come si vuole, e come sarebbe giusto fare, su tutte le decisioni sulle quali è l’architettura stessa del “sistema” a impedirlo. A meno che non ci si voglia, semplicemente, immolare.

Il Pianeta nel quale viviamo è questo: è quello nel quale anche gli attivisti per il clima devono aver messo benzina nel serbatoio di una macchina, una volta nella vita, dando soldi alle compagnie delle fonti fossili. E pagato tasse a governi che le usano per dare sussidi a chi sfrutta carbone, petrolio e gas. Ciò non sminuisce però affatto il loro impegno, cruciale per le sorti dell’umanità intera, a favore della transizione ecologica.

Si conducono le battaglie con gli strumenti che il sistema ci mette a disposizione, o per lo meno ci concede. La vicenda di Autistici/Inventati è emblematica in questo senso. E a Banca Etica – esattamente come agli attivisti per l’ambiente, il clima, i diritti umani – va dato atto di aver provato a cercare qualsiasi tipo di soluzione possibile. Di aver interpellato esperti, giuristi, istituzioni, associazioni di categoria. Senza però aver trovato una soluzione tecnica che possa scongiurare la chiusura del rapporto bancario con il collettivo.

Abi, Banca d’Italia e ministero dell’Economia non indicano una via d’uscita


Valori.it ha provato a rivolgersi a istituzioni e associazioni di categoria. In queste ore la nostra redazione ha contattato, telefonicamente e per via scritta, a più riprese, il ministero dell’Economia e delle Finanze, Banca d’Italia e l’Associazione bancaria italiana (Abi). Da nessuno però è giunta una risposta alla seguente domanda: come deve comportarsi [strong]una banca in un caso come questo? [/strong]Deve rispettare la decisione del Tesoro degli Stati Uniti, per non mettere a rischio l’operabilità dei conti correnti, ma violare al contempo la direttiva europea 2015/849 e non rispettare la sentenza della Corte di giustizia europea? O viceversa deve rispettare il diritto dell’Unione europea e la sentenza della Corte, ma subire sanzioni secondarie da parte del Tesoro mettendo a rischio i servizi finanziari per i correntisti e la tenuta stessa dell’istituto di credito?

L’Abi ha spiegato che «per prassi non si pronuncia su vicende legate a singoli istituti di credito». Anche se in questo caso però il problema riguarda oggettivamente l’intero sistema bancario italiano e perfino europeo. Il ministero dell’Economia e delle Finanze al momento della pubblicazione di questo articolo non ha fornito alcuna risposta ufficiale, nonostante numerosi solleciti. Bankitalia fa sapere che non è in grado di risolvere il problema e che la decisione spetta al singolo istituto di credito.

Cosa rischierebbe Banca Etica ignorando l’inserimento di Autistici/Inventati nelle liste Ofac


È utile ribadire in questo senso cosa potrebbe comportare, concretamente, un’eventuale decisione di ignorare l’inserimento di Autistici/Inventati nelle liste Ofac da parte del Tesoro degli Stati Uniti. Le cosiddette “sanzioni secondarie” che Banca Etica subirebbe andrebbero dal taglio dei conti di corrispondenza all’inserimento nella lista Capta che elenca gli istituti soggetti a restrizioni. Il che renderebbe impossibile operare sul mercato in dollari. I correntisti perderebbero la possibilità di utilizzare tutte le carte di credito e di debito.

E solo in linea puramente teorica potrebbero ancora operare entro i confini italiani e/o europei. Il blocco delle transazioni potrebbe riguardare facilmente anche i trasferimenti in area cosiddetta “Target2”, il che impedirebbe anche le operazioni con importanti istituti di credito. Questi ultimi dovrebbero infatti osservare gli accordi stipulati con le autorità statunitensi, inclusi quelli relativi alle liste Ofac.

Per rendere il tutto ancor più chiaro: se Banca Etica non si adeguasse alla giustizia parallela, arbitraria, imposta di fatto da un governo straniero alle banche del mondo intero, diventerebbe un soggetto isolato. Anche gli altri istituti finanziari non potrebbero più lavorare con lei. Un qualunque bonifico di un qualunque correntista potrebbe dunque essere bloccato, non tanto sul nascere ma dal sistema stesso che gestisce le transazioni.

Le decisioni degli Stati Uniti possono paralizzare qualsiasi banca


«Parliamo – conferma Giuliana Scognamiglio, docente di Diritto bancario all’università Sapienza di Roma – di una questione molto poco esplorata ancora e molto inquietante. Banca Etica, così come qualsiasi altra banca, si potrebbe trovare effettivamente in una situazione di paralisi del proprio funzionamento se non si adeguasse alle decisioni del Tesoro americano. Il che dovrebbe interpellare le istituzioni, anche e soprattutto alla luce delle crisi geopolitiche che stiamo vivendo».

«In linea teorica – prosegue – potrebbe essere bloccata l’operatività di qualsiasi correntista di una banca che non si adegui alla decisione di Washington. È sufficiente che, al momento della ricezione ad esempio dell’ordine di un bonifico, questo transiti per un circuito statunitense o che rispetta le decisioni statunitensi. Se si considera che gli Stati Uniti dominano di fatto il settore, è chiaro che l’ipotesi di paralisi è assolutamente plausibile». Ma non è tutto. «Questi stessi correntisti – prosegue Scognamiglio – in linea teorica potrebbero poi cercare di rivalersi sulla banca, poiché una scelta del suo management avrebbe, di fatto, congelato i loro rapporti bancari. Banca Etica subirebbe a quel punto non solo le sanzioni americane ma anche le rivalse dei clienti».

Per averne la prova, basta tentare di utilizzare un sistema qualsiasi, come PayPal ad esempio, per effettuare un pagamento anche di un solo euro. Basta farlo tra due persone mai inserite nelle liste Ofac, con conti appoggiati a banche mai sanzionate dagli Stati Uniti. Basta scrivere nella causale della transazione il nome di una persona presente nelle liste affinché la transazione sia bloccata immediatamente. Dopo il primo test effettuato con Francesca Albanese, abbiamo provato a farlo in prima persona anche con il giudice della Corte penale internazionale Nicolas Guillou. Il pagamento è stato rifiutato immediatamente.

Newsletter

Iscriviti a Valori


Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile.


In mancanza di una soluzione tecnica, si rende necessaria una battaglia politica


La realtà, dunque, è che una soluzione tecnica probabilmente non esiste. D’altra parte, anche le altre banche d’Europa (etiche o meno) non hanno potuto aprire un conto corrente a Francesca Albanese. Siamo tutti, di fatto, sotto ricatto. Proprio per questo c’è però spazio per una battaglia politica. E anche in questo senso, a Banca Etica va dato atto di essersi immediatamente attivata in ogni sede.

«Banca Etica e il movimento della finanza etica – spiega Aldo Soldi, presidente dell’istituto di credito – non si arrendono di fronte a un sistema finanziario globale che consente a un governo autoritario di emettere arbitrariamente sanzioni che colpiscono clienti e banche Oltreoceano. Da più di un anno chiediamo alla politica italiana ed europea di introdurre strumenti normativi concreti per proteggere cittadini e organizzazioni dagli effetti extraterritoriali di queste iniziative statunitensi. È una questione che riguarda l’intero sistema finanziario. E per questo Banca Etica è impegnata nella costruzione di un coordinamento con i propri partner internazionali. Ma fa appello a un’assunzione di responsabilità di tutto il mondo bancario e delle istituzioni, affinché si trovi una risposta comune ed efficace in tempi ragionevoli».

Un circuito finanziario europeo per sottrarsi alle sanzioni statunitensi


In termini tecnici, il solo modo per uscire da questa situazione è la creazione di un circuito finanziario alternativo, totalmente europeo, gestito da europei e che risponda alle regole europee. «È la sola via d’uscita – conferma Scognamiglio –. Credo che la direzione di marcia non possa che essere questa. Mi sembra che si stia capendo che è pericolosissimo rimanere privi di sovranità finanziaria. Che occorre tagliare questi cordoni ombelicali che fino a qualche tempo fa non davano preoccupazioni, ma oggi mostrano tutta la loro pericolosità».

La speranza è che le vicende di Autistici/Inventati, Francesca Albanese e di giudici come Nicolas Guillou possano essere utili per aprire un ampio dibattito, che coinvolga il sistema bancario e, soprattutto, le istituzioni nazionali ed europee, i governi, i parlamenti. In gioco ci sono l’autonomia e la sovranità non soltanto dei nostri istituti finanziari ma anche dei nostri sistemi normativi e giudiziari.


reshared this

La lettera di Valditara agli studenti: “Il rispetto prima di tutto. Basta violenza e prevaricazioni”


@Politica interna, europea e internazionale
Il ministro dell’Istruzione Valditara scrive agli studenti in occasione dell’inizio scolastico. “Care ragazze e cari ragazzi, cari docenti, dirigenti, personale scolastico tutto, care famiglie, inizia un nuovo anno scolastico e vorrei cominciarlo con una

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Libraries are a lifeline, new research finds

Public libraries play a vital role in communities, helping people connect, access support and improve wellbeing through everyday interactions.

gla.ac.uk/news/headline_129082…

Books about Public libraries at PG:
gutenberg.org/ebooks/subject/1…

#books #literature #libraries

in reply to Light

@Light @Project Gutenberg Those in my area are a good place to chill, there are fresh newspapers and magazines and several pc's as so many books about anything. It is good they are still preserved how they are now and people quit many people visit them daily but Sunday. The bigger the city > the larger Library and possibility to even use DVD's, Podcasts and epub's as well with accommodated places to read quietly in a lounge fashion.
Questa voce è stata modificata (3 giorni fa)
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Sai l'assicurazione sanitaria per il personale scolastico?
Sai dove prendono i soldi?
Dai fondi per la scuola.
Non so come commentare.

“Per l'affidamento del servizio di copertura assicurativa integrativa delle spese sanitarie del personale della scuola è autorizzata la spesa di euro 65.000.000 per ciascuno degli anni 2026, 2027, 2028 e 2029. I criteri e le modalità di accesso al sistema di assistenza integrativa per il personale di cui al primo periodo sono definiti in sede di contrattazione collettiva integrativa a livello nazionale. Agli oneri derivanti dal presente comma si provvede, quanto a euro 50.000.000 per ciascuno degli anni 2026, 2027, 2028 e 2029, mediante corrispondente riduzione del Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche, di cui all'articolo 1, comma 601, della legge 27 dicembre 2006, n. 296

DECRETO-LEGGE 14 marzo 2025, n. 25, articolo 14, comma 6
normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn…

in reply to matz

Per far partire un servizio privato al posto di quello pubblico come fai ?
a) togli finanziamenti a quello pubblico,che così peggiora, la gente si lamenta perchè il servizio peggiora ecc.

b) contemporaneamente pubblicizi il privato, lo sovvenzioni per renderlo più abbordabile, lo aiuti a diffondersi (facciamolo provare a migliaia di insegnanti...)

c) a travaso ,finito togli lacci e lacciuoli e sovvenzioni, ed ecco che una semplice eco costa una fortuna che non tutti possono permettersi.

Voilà.

Ma fan veramente schifo.

Questa voce è stata modificata (3 giorni fa)

reshared this

in reply to Andre123

Non si parla del tempo impiegato per garantire le cure nell' art 32 della costituzione.
Il guadagno extra delle assicurazioni, andrebbe reinvestito nel potenziamento del SSN,proprio per garantire a tutti un accesso rapido ai servizi.

Articolo 32

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Anthropic und OpenAI sind mal wieder vom Tempo ihrer eigenen Entwicklung beunruhigt. Eindringlich warnen sie davor, dass generative KI außer Kontrolle geraten könnte. Der eigentliche Kontrollverlust droht aber, wenn Medien und Politik ins gleiche Horn blasen. Ein Kommentar von @spielkamp.

netzpolitik.org/2026/warnung-v…

in reply to netzpolitik.org

"Der eigentliche Kontrollverlust droht aber, wenn Medien und Politik ins gleiche Horn blasen."

Medien & Politik blasen nicht ins gleiche Horn: Aus dem Horn der Medien kommen Informationen über Probleme, aus dem Horn der Politik kommen Gesetze & Maßnahmen als Lösungsversuche.

Der Kontrollverlust bei der KI-Entwicklung entsteht, weil sie schneller voranschreitet, als ihre Regulierung; und weil die Entstehung einer unbeherrschbaren Superintelligenz droht.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Elektronisches Gesundheitsdossier (E-GD): Neuer Name, alte Probleme – Piratenpartei prüft Referendum


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Bundeshaus in Bern

In diesen Tagen berät der Nationalrat über das elektronische Gesundheitsdossier (E-GD) [1], den Nachfolger des bisherigen elektronischen Patientendossiers (EPD). Das EPD ist nach jahrelangen Bemühungen krachend gescheitert. Die Piratenpartei Schweiz (PPS) stellt fest: Trotz Rebranding zum E-GD liegt in der Vorlage noch einiges im Argen. Die Partei verfolgt die Debatte und die Beschlüsse der laufenden Session genau und wird basierend darauf entscheiden, ob sie das Referendum gegen das Gesetz ergreift.

Die fünf Forderungen der Piratenpartei im Überblick

  1. Sicherheit darf nicht verhandelbar sein: Ende-zu-Ende-Verschlüsselung mit dezentralen Schlüsseln.
  2. Echte Freiwilligkeit: Opt-in statt Opt-out.
  3. Vollständige Offenlegung des Quelltextes: Offen dokumentierte Schnittstellen und externes Codereview ohne NDA – Code soll der Allgemeinheit gehören.
  4. Granularer Zugang: Patienten können fallabhängig entscheiden, wer auf welche Daten zugreifen kann

1. Sicherheit
Gesundheitsdaten müssen besonders gut vor unberechtigtem Zugriff geschützt sein. Um dies zu gewährleisten, müssen die kryptographischen Schlüssel ausschliesslich unter Kontrolle der Patientinnen und Patienten sein. Eine im Auftrag des BAG erstellte Studie [2] beschreibt diese Möglichkeit inklusive einem dezentralen Wiederherstellungsdienst mit einem Notfallzugriff. Mit so einer Architektur sind die Patientenrechte gewährleistet – mit der aktuellen Gesetzesvorlage leider nicht.

Konkret braucht es dafür drei Dinge, die im Gesetz selbst verankert sein müssen, und nicht bloss in einer Verordnung oder als unverbindliche Absichtsbekenntnis:

  1. Zero Trust als Architekturprinzip: Kein Systemteil, keine Behörde und kein Akteur darf implizit als vertrauenswürdig gelten. Jeder Zugriff muss einzeln geprüft und autorisiert werden – auch innerhalb der Bundesinfrastruktur.
  2. Security by Design und Security by Default: Sicherheit darf nicht nachträglich aufgesetzt werden, sondern muss von der ersten Codezeile an mitgedacht sein. Die sicherste Einstellung muss dabei immer die Standardeinstellung sein, nicht eine Option, die aktiv gesucht und aktiviert werden muss.
  3. Echte Ende-zu-Ende-Verschlüsselung: Die Datenhoheit liegt bei der Patientin oder dem Patienten – nur sie besitzen den Schlüssel zur Entschlüsselung ihrer Gesundheitsdaten. Niemand sonst, auch nicht der Bund als Betreiber, darf technisch dazu in der Lage sein. Nur so ist ein Datenleck beim zentralen System kein Totalschaden für die betroffenen Personen.

Das Parlament muss diese Punkte von Beginn an verbindlich vorschreiben: Bei einem derart sensiblen System ist „wir schauen, was machbar ist“ der falsche Ansatz – hier muss das Sicherheitsniveau die Vorlage bestimmen, nicht umgekehrt. Die Piratenpartei wird die parlamentarischen Verhandlungen zu genau diesen Punkten deshalb mit besonderer Aufmerksamkeit verfolgen und sich für verbindliche, überprüfbare Vorgaben starkmachen.

Jorgo Ananiadis, Präsident der Piratenpartei Schweiz: „Ohne Ende-zu-Ende-Verschlüsselung unter Kontrolle der Patientinnen und Patienten bleibt jedes Versprechen von Datenschutz reine Behauptung. Der Bund darf technisch schlicht nicht in der Lage sein, auf die Gesundheitsdaten der Bevölkerung im Klartext zuzugreifen.“

2. Echte Freiwilligkeit
Opt-in statt Opt-out Mit dem vorgesehenen Opt-out-Modell ist die informationelle Selbstbestimmung – also eine echte Freiwilligkeit – nicht gewährleistet. Der Bund fürchtet offensichtlich bereits eine mangelnde Akzeptanz des E-GD bei Patientinnen und Patienten, weshalb alle genötigt werden ein Dossier zu eröffnen. Das Opt-Out-Verfahren ist durch ein Opt-In zu ersetzen. Ein gutes Produkt überzeugt die Menschen – Zwang ist kontraproduktiv.
„Mit Opt-Out verkommt das Elektronische Gesundheitsdossier auf das gleiche Zwangsniveau wie Newsletteranmeldungen oder die Nötigung bei Cookie-Bannern.“ sagt Jorgo Ananiadis.

3. Open Source Beim E-GD ist volle Transparenz unerlässlich: Nur einsehbarer Code lässt Schwachstellen erkennen, bevor sie missbraucht werden. Das EMBAG verpflichtet den Bund bereits zu Open Source (Art. 9) – diese Chance darf das E-GD nicht durch Sicherheits- oder Drittrechts-Ausnahmen unterlaufen. Offen dokumentierte Schnittstellen verhindern zudem neue Anbieter-Abhängigkeiten, wie sie beim gescheiterten EPD bestanden. Uneingeschränkt und frei zugängliche Codereviews ohne NDA sichern echte, unabhängige Kontrolle. Eine mit Steuergeldern finanzierte Software für ein derart kritisches System gehört der Allgemeinheit.

4. Granularer Zugang
Es ist wichtig, dass die Kontrolle über die Daten immer bei der Patientin oder dem Patienten liegt. Es muss möglich sein, dass diese von Fall zu Fall entscheiden können, wem welche Daten zugänglich gemacht werden.

Die Piratenpartei steht zentralisierten Datensammlungen sowie automatischen respektive erzwungenen Verfahren zur Datennutzung grundsätzlich skeptisch gegenüber. Ihre langjährige Kritik an der Monopolisierung durch einen einzelnen privaten Anbieter wird mit dem E-GD nicht gelöst, sondern nur verlagert: An die Stelle eines privaten Monopols tritt neu ein zentrales, vom Bund betriebenes System. Aus Sicht von Datenschutz und Datensicherheit sind jedoch dezentrale Datenhaltungen bzw. Stammgemeinschaften grundsätzlich resilienter als eine einzige zentrale Struktur, die zum attraktiven Angriffsziel wird.

Renato Sigg, Vorstand der Piratenpartei Schweiz: „Das elektronische Gesundheitsdossier erweckt auch nach dem Namenswechsel den Eindruck einer Digitalisierung um jeden Preis. Immense Kosten bei kleinem Nutzen und gleichzeitig unkalkulierbare Risiken sind absehbar – genauso wie schon bei der E-ID oder dem E-Voting.“

Die Piratenpartei lehnt die aktuelle Vorlage nicht aus Digitalisierungsfeindlichkeit ab. Im Gegenteil: Digitalisierung im Gesundheitswesen darf und soll vorangetrieben werden – aber nicht auf Kosten der Grundrechte. Die kommenden Tage der Session werden zeigen, ob die geforderten Nachbesserungen bei Freiwilligkeit, Dezentralisierung und Verschlüsselung noch ins Gesetz einfliessen. Die Piratenpartei Schweiz wird die Beratungen bis zum Schluss begleiten und danach über die Ergreifung des Referendums entscheiden.
[1] parlament.ch/de/ratsbetrieb/su…
[2] parlament.ch/centers/documents…


piratenpartei.ch/2026/09/14/el…

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

I democratici stanno preparando le inchieste su Trump dopo le midterm


Affari di famiglia, immigrazione, grazie presidenziali, licenziamenti e politica estera: se riconquisteranno la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti, i democratici sono pronti ad aprire indagini a tutto campo sull'attuale Casa Bianca.

I deputati democratici stanno preparando una serie di inchieste parlamentari sul presidente Donald Trump, sulla sua Amministrazione e sulla sua famiglia, da avviare a partire dal prossimo gennaio se a novembre riconquisteranno la maggioranza alla Camera. Il Washington Post ha parlato con una decina tra deputati e collaboratori destinati a guidare le Commissioni: i principali dossier riguardano la ricchezza accumulata dal presidente durante il mandato, lo smantellamento dell'apparato federale e le iniziative giudiziarie contro gli avversari politici.

"C'è così tanta corruzione e tanto sfruttamento che servirà l'intera Camera dalla parte democratica per condurre le indagini in modo adeguato", ha detto al giornale Robert Garcia, deputato della California che, con una maggioranza democratica, finirebbe per guidare la Commissione Vigilanza. Nelle ultime settimane i suoi collaboratori si sono rivolti anche a organizzazioni esterne per ricevere indicazioni su come condurre indagini efficaci. Garcia ha già indicato pubblicamente il caso di Jeffrey Epstein e la gestione dell'ICE tra le prime inchieste che intende aprire.

Midterm 2026 · il piano dei democratici

Se i democratici riprendono la Camera, a gennaio si aprono le inchieste su Trump
Il Washington Post ha parlato con una decina di deputati e collaboratori destinati a guidare le commissioni. I dossier già pronti riguardano la ricchezza accumulata dal presidente durante il mandato, lo smantellamento dell’apparato federale e le cause contro gli avversari politici.
Grafica di FocusAmerica

Il conto della Commissione Vigilanza
Quanto ha guadagnato il presidente nel primo anno del secondo mandato
Il rapporto dei democratici della Vigilanza, pubblicato il 20 gennaio, distingue il denaro già incassato da quello che esiste soltanto sulla carta.

9,72mld $
Il totale stimato dai democratici Ma quasi tutto questo denaro il presidente non lo ha ancora incassato.

Ogni banconota vale un miliardo di dollari. La terza è divisa: solo un quarto è denaro davvero incassato. L’ultima esiste per meno di tre quarti, perché il conto non chiude su una cifra tonda.

2,25 mld $ già in tasca: due banconote e un quarto
7,47 mld $ che esistono solo sulla carta

Sono 7.470 milioni di dollari che il presidente non ha ancora in tasca: soprattutto criptovalute e asset digitali non ancora venduti. Il loro valore può cambiare da un giorno all’altro.

Chi indaga su che cosa
Cinque commissioni, cinque fronti già aperti
Con una maggioranza democratica sarebbero questi i deputati alla guida delle commissioni. Apri una riga per vedere i dossier che ciascuno ha già messo in agenda.

I conti da rifare
Quattro cifre che finiranno davanti alle commissioni

Il caso che apre il capitolo sulle grazie
Tre mesi scontati su trentasei

3 mesi scontati davvero in cella
33 mesi cancellati dalla grazia del 14 novembre

Joseph Schwartz, proprietario di una catena di case di riposo, aveva trattenuto ai dipendenti 38 milioni di dollari di contributi e imposte senza versarli al fisco. La grazia è arrivata sette mesi dopo la sentenza e ha cancellato anche l’obbligo di risarcire le vittime. È il modello di caso su cui i democratici della Commissione Giustizia vogliono aprire un’inchiesta.

Fonti: Washington Post; Commissione Vigilanza della Camera, rapporto del 20 gennaio 2026; ProPublica; Associated Press; Dipartimento di Giustizia. Dati aggiornati a settembre 2026.

I democratici della Commissione Vigilanza stimano in 2,25 miliardi di dollari i profitti già realizzati dal presidente nel primo anno del secondo mandato, e in 9,72 miliardi il totale comprendendo la ricchezza ancora teorica. I dossier pronti per gennaio:

  • Robert Garcia, Vigilanza: il caso Epstein, la gestione dell’ICE, i profitti della famiglia presidenziale.
  • Jamie Raskin, Giustizia: i fondi legati ai figli di Trump, l’accordo con l’IRS, le grazie ai condannati per frode, le cause contro gli avversari politici.
  • Jared Huffman, Risorse Naturali: gli accordi energetici e minerari, l’uscita pagata dall’eolico offshore.
  • Jim Himes, Intelligence: l’epurazione dei funzionari, i licenziamenti del DOGE, la chiusura di USAID.
  • Gregory Meeks, Esteri: la diplomazia affidata a Witkoff e Kushner, l’investimento emiratino nella società di criptovalute.


Gli affari della famiglia Trump e le grazie presidenziali


I democratici della Commissione di Vigilanza della Camera dei Rappresentanti hanno già avviato un monitoraggio continuativo dei profitti riconducibili alla famiglia presidenziale, con particolare attenzione alle criptovalute e agli affari con soggetti esteri. In un rapporto pubblicato il 20 gennaio, hanno stimato in 2,25 miliardi di dollari i guadagni già incassati dal presidente nel solo primo anno del secondo mandato attraverso pagamenti provenienti dall’estero, oligarchi e altri soggetti. La cifra salirebbe a 9,72 miliardi di dollari includendo anche gli incrementi patrimoniali ancora soltanto teorici, cioè non ancora realizzati.

Jamie Raskin, deputato del Maryland che guiderebbe la Commissione Giustizia in caso di vittoria democratica a novembre, ha già chiesto informazioni sugli investimenti di 1789 Capital e American Ventures, due fondi di venture capital legati a Donald Trump Jr. ed Eric Trump, per accertare se le aziende finanziate abbiano successivamente ottenuto contratti pubblici o decisioni favorevoli. Nel mirino figurano anche l'accordo con l'agenzia delle entrate statunitense, l'IRS, che mette la famiglia Trump e le sue imprese al riparo da futuri controlli fiscali, così come la vendita di un accesso anticipato ai post del presidente su Truth Social e gli affari del genero Jared Kushner.

Un secondo fronte di potenziali indagini riguarda le grazie concesse a persone condannate per frode che avevano finanziato in precedenza le campagne del presidente, anche perché molti dei beneficiari sono stati esonerati dall'obbligo di risarcire le vittime. Tra i casi segnalati c'è quello di Joseph Schwartz, dirigente di case di riposo che l'anno scorso ha speso quasi un milione di dollari in attività di lobbying per ottenere la grazia, arrivata poi 7 mesi dopo la condanna a 3 anni di carcere per aver trattenuto ai dipendenti 38 milioni di dollari in contributi e imposte senza versarli al fisco.

Jared Huffman, capogruppo democratico nella Commissione Risorse Naturali, punta invece agli accordi minerari ed energetici che avrebbero favorito sostenitori del presidente. L'Amministrazione Trump, ad esempio, ha offerto a una società energetica tedesca 1,2 miliardi di dollari perché rinunciasse alle concessioni per l'eolico offshore, imponendole di reinvestire quasi tutta la somma in un impianto di gas naturale liquefatto in Louisiana appartenente a un finanziatore di Trump. "Trump sta usando il fondo per i risarcimenti come un fondo nero", ha detto Huffman, definendo l'operazione uno spreco di denaro pubblico.

Immigrazione, apparato federale e intelligence


Sulla lotta all'immigrazione l'opinione pubblica si è raffreddata, soprattutto dopo l'operazione condotta dall'ICE a Minneapolis all'inizio dell'anno, nella quale sono morti alcuni cittadini americani. I democratici vogliono ora indagare sulle accuse di abusi rivolte agli agenti, sulla detenzione di immigrati regolari e cittadini statunitensi, sull'aumento dei decessi nei centri di detenzione, sull'invio della Guardia Nazionale nelle città governate dal centrosinistra e sulla gestione di spese e appalti da parte dell'ex Segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem.

Le Commissioni competenti sulle singole agenzie intendono inoltre verificare se uffici come quello che gestisce i prestiti agli studenti nel Dipartimento dell'Istruzione o quello responsabile della sicurezza sul lavoro nel Dipartimento del Lavoro stiano continuando a svolgere ancora le funzioni loro affidate dal Congresso.

Jim Himes, capogruppo democratico nella Commissione Intelligence, contesta, inoltre, l'epurazione dei funzionari che avevano contraddetto il presidente. Tra questi figurano gli autori di una valutazione che aveva messo in discussione le motivazioni usate per espellere presunti membri di una banda venezuelana senza garanzie processuali e quelli di un rapporto secondo cui i raid statunitensi contro i siti nucleari iraniani avevano provocato solo danni limitati.

"Andrò caso per caso a parlare con alcune di queste persone che hanno perso il lavoro", ha detto Himes. Nella lista dei suoi target rientrano anche i licenziamenti di massa del DOGE, la chiusura dell'Agenzia per la Cooperazione Internazionale USAID, lo smantellamento del Dipartimento dell'Istruzione, la riduzione del calendario vaccinale pediatrico e il blocco di fondi già stanziati dal Congresso.

Giustizia, pressioni sulle istituzioni e politica estera


I procedimenti giudiziari contro gli avversari politici costituiscono un capitolo a parte: dall'indagine contro l'ex direttore dell'FBI James Comey a quella contro la procuratrice generale di New York Letitia James, fino a quella contro i parlamentari democratici che a novembre avevano diffuso un video nel quale ricordavano ai militari la possibilità prevista dalla legge di rifiutare ordini illegittimi.

I democratici vogliono anche tornare sul fondo da 1,8 miliardi di dollari che Trump aveva tentato di creare per le vittime della cosiddetta persecuzione governativa. Il progetto era naufragato in estate, quando alcuni repubblicani avevano respinto l'ipotesi di risarcire i condannati per l'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021.

I democratici puntano inoltre a convocare i vertici delle istituzioni private che, a loro giudizio, hanno ceduto alle pressioni della Casa Bianca: vale a dire gli studi legali che hanno chiuso i programmi sulla diversità per evitare sanzioni, i dirigenti di Apple e Google, che hanno rimosso dalle loro piattaforme le applicazioni utilizzate per segnalare i controlli sull'immigrazione e David Ellison, accusato di aver spostato a destra l'informazione della CBS News e di aver posto fine al programma di Stephen Colbert pur di ottenere il via libera federale all'acquisto di Paramount.

Gregory Meeks, capogruppo democratico nella Commissione Esteri, vuole infine capire perché parte della diplomazia ufficiale americana sia stata affidata a privati cittadini, alcuni dei quali potrebbero trovarsi in conflitto d'interessi, invece che ai funzionari di carriera. Il riferimento è in particolare a Steve Witkoff e allo stesso Jared Kushner, coinvolti in ruoli di primo piano nei negoziati con Iran, Israele, Russia e Ucraina pur senza incarichi formali.

Meeks guarda anche all'investimento da 500 milioni di dollari con cui soggetti legati agli Emirati Arabi Uniti hanno acquistato una quota di una società di criptovalute guidata dai figli di Trump e di Witkoff pochi giorni prima dell'insediamento. "Che ruolo ha il Dipartimento di Stato in tutto questo?", si chiede Meeks. La Casa Bianca ha già risposto che Witkoff ha ceduto le proprie quote nella società di criptovalute e che le attività private dei due uomini non hanno alcun legame con i loro incarichi diplomatici.

Questa voce è stata modificata (3 giorni fa)

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Load average alle stelle, CPU inattiva: la guida completa alla diagnosi dell’I/O wait su Linux
#tech
spcnet.it/load-average-alle-st…
@informatica


Load average alle stelle, CPU inattiva: la guida completa alla diagnosi dell’I/O wait su Linux


Il sintomo che inganna: load average alto, CPU quasi ferma


Capita spesso a chi gestisce server Linux in produzione: il monitoraggio segnala un load average sopra 30 su una macchina con 24 core, gli utenti si lamentano di risposte lente, ma top mostra la CPU idle al 70%. Il riflesso istintivo è cercare il processo che “mangia CPU”, ma qui il colpevole non c’è da nessuna parte nella lista dei consumi di calcolo: il collo di bottiglia è l’I/O su disco, e la differenza tra i due scenari cambia completamente la strategia di intervento.

Il load average di Linux non misura solo i processi che vogliono la CPU: conta anche quelli bloccati in stato D (uninterruptible sleep), cioè in attesa che il kernel completi un’operazione di I/O. Un load di 30 con CPU libera significa quasi sempre che decine di thread sono in coda per il disco, non per il processore. Diagnosticare questo scenario richiede un metodo diverso da quello usato per un semplice sovraccarico di calcolo, e la differenza si vede negli strumenti da usare e nell’ordine in cui usarli.

Il metro di misura: I/O wait e perché da solo non basta


L’I/O wait (colonna wa in top) è la percentuale di tempo in cui la CPU è rimasta inattiva pur avendo almeno una richiesta di I/O ancora in sospeso. È un indicatore utile ma ingannevole: se il sistema ha altro lavoro da eseguire mentre il disco è lento, la CPU si tiene occupata e il valore di wa scende, anche se lo storage sottostante continua a rispondere altrettanto male. Per questo motivo l’I/O wait va sempre incrociato con metriche a livello di dispositivo, non usato come unico segnale.

Il flusso diagnostico corretto segue quattro passaggi in sequenza:

  1. Controllare load average e colonna wa in top (premendo 1 per espandere le statistiche per singolo core)
  2. Confermare il sospetto a livello di dispositivo con iostat -xz 1 o /proc/pressure/io
  3. Solo a questo punto, andare a caccia dei processi responsabili con atop e iotop
  4. Misurare in modo oggettivo con un benchmark reale (dd o fio), perché un numero concreto chiude ogni discussione


Passo 1 — Individuare i processi bloccati


Prima di aprire strumenti dedicati, un controllo rapido dei processi in stato “uninterruptible sleep” dà già un’indicazione:

ps -eo state,pid,comm | grep "^D"

Se questo comando restituisce più righe, ripetutamente, su un sistema che dovrebbe essere reattivo, l’ipotesi I/O-bound si rafforza. Il passo successivo è capire quanto è grave la situazione a livello di dispositivo di blocco.

Passo 2 — iostat: la vista a livello di dispositivo

iostat -xz 1

I flag hanno un significato preciso:
  • -x: statistiche estese, incluse le latenze medie di lettura e scrittura
  • -z: nasconde i dispositivi inattivi, per non affollare l’output con righe a zero
  • 1: intervallo di refresh in secondi

Le colonne da guardare con attenzione sono r_await e w_await, che esprimono in millisecondi il tempo medio di attesa per operazione di lettura e scrittura: su storage sano questi valori restano a una cifra; valori a due o tre cifre indicano un disco sotto stress severo. La colonna %util va invece presa con cautela sui dispositivi SSD/NVMe, dove può risultare fuorviante a causa del parallelismo interno dei controller moderni, che gestiscono più richieste contemporaneamente senza che questo si traduca in saturazione reale.

Un dettaglio pratico spesso ignorato: il primo report stampato da iostat va scartato, perché media tutte le statistiche dall’avvio del sistema e può “truccare” in positivo un disco che in realtà ha iniziato a comportarsi male solo poche ore prima.

Passo 3 — Pressure Stall Information: la metrica più moderna


Dai kernel 4.20 in poi è disponibile un meccanismo più sofisticato dell’I/O wait tradizionale: la Pressure Stall Information (PSI), esposta in /proc/pressure/io:

cat /proc/pressure/io

Un output tipico in condizioni di forte stress si presenta così:
some avg10=44.21 avg60=39.07 avg300=31.88 total=8814592211
full avg10=38.90 avg60=35.62 avg300=29.15 total=7913804412

La riga some indica la percentuale di tempo in cui almeno un task era bloccato in attesa di I/O; la riga full indica la percentuale di tempo in cui tutti i task non idle erano bloccati contemporaneamente — un segnale molto più grave, perché significa che l’intero sistema è fermo in attesa dello storage. Su alcune distribuzioni PSI richiede il parametro di avvio del kernel psi=1 per essere attivo; vale la pena verificarlo prima di fare affidamento su questi dati in produzione.

Passo 4 — Trovare il colpevole con atop e iotop


Una volta confermato che il collo di bottiglia è reale a livello di dispositivo, resta da capire quale processo lo sta generando.

atop mostra le statistiche di I/O per disco direttamente nella vista principale; premendo d durante l’esecuzione si passa alla vista dedicata ai processi che stanno consumando I/O. È utile anche per individuare thread kernel come flush-8:0 (il thread di writeback che scarica su disco le pagine sporche dalla cache) o jbd2/sda5-8 (il journaling di ext4), che spesso vengono scambiati per processi “misteriosi” da chi non li conosce.

iotop offre una vista più mirata:

iotop -oPa

  • -o (--only): mostra solo i processi che stanno effettivamente generando I/O in quel momento
  • -P (--processes): aggrega per processo invece di elencare ogni singolo thread
  • -a (--accumulated): mostra il totale di I/O accumulato dall’avvio dello strumento, utile per individuare pattern intermittenti

Un requisito spesso trascurato: dal kernel 5.14 il delay accounting è disabilitato di default, e senza di esso iotop non riesce a calcolare correttamente le statistiche per processo. Va abilitato con:

sudo sysctl kernel.task_delayacct=1

Per renderlo persistente ai riavvi è necessario aggiungere delayacct ai parametri di boot del kernel (tramite GRUB), oltre a impostare il sysctl in /etc/sysctl.d/.

Chiudere la discussione con un numero: dd e fio


Quando la diagnosi è fatta, spesso serve convincere qualcun altro (un cliente, un team infrastrutturale, un fornitore di storage) che il problema è reale. Un test rapido e riproducibile con dd:

dd if=/dev/zero of=diskbench bs=1M count=1024 conv=fdatasync

Il flag conv=fdatasync è essenziale: forza la sincronizzazione dei dati su disco prima che dd riporti il tempo trascorso, altrimenti si misurerebbe solo la velocità della cache di scrittura del kernel. Un risultato come “1073741824 bytes (1.1 GB) copiati, 46.0156 s, 23.3 MB/s” su uno storage che dovrebbe erogare centinaia di MB/s parla da solo, ed è molto più difficile da contestare di un’opinione: un host può discutere con la vostra opinione, molto più difficilmente lo farà con 23,3 MB/s misurati.

Per un quadro più completo, che tenga conto anche di IOPS e latenza sotto carico concorrente (lo scenario tipico di un database o di un server web sotto traffico reale), lo strumento di riferimento è fio, che permette di simulare pattern di accesso realistici con più job paralleli, dimensioni di blocco configurabili e miscele di letture/scritture.

Il caso reale: quando il disco lento innesca un effetto domino


Un caso concreto che vale la pena analizzare riguarda un server con un’istanza MySQL configurata con max_connections=2000, un valore decisamente eccessivo per l’hardware disponibile. Ogni connessione MySQL alloca buffer per-thread; moltiplicando la memoria per singolo thread per il numero massimo di connessioni e sommando i buffer globali, il calcolo della memoria potenzialmente necessaria superava ampiamente la RAM installata.

Finché il traffico restava basso, il problema non si manifestava. Ma con un disco già lento (a causa di I/O wait elevato) e un picco di connessioni concorrenti, le richieste si sono accumulate in coda, la pressione di memoria è salita rapidamente, e l’OOM killer del kernel è intervenuto terminando processi critici. Un problema di storage, in altre parole, si è propagato fino a diventare un incidente di memoria e disponibilità.

Buone pratiche per prevenire il problema


Alcune misure pratiche riducono sensibilmente il rischio di trovarsi in questa situazione:

  • Ridurre la frequenza di scrittura dei log di Nginx/Apache in scenari ad alto traffico, dove i log di accesso possono generare un volume di I/O sorprendentemente alto
  • Spostare la cache in memoria (ad esempio su tmpfs) invece che su disco durante i picchi di concorrenza, per eliminare completamente la latenza di storage dal percorso critico
  • Dimensionare correttamente pm.max_children in PHP-FPM: un valore troppo basso rifiuta traffico legittimo, uno troppo alto amplifica la pressione su disco e memoria nello stesso momento
  • Valutare l’hardware: il salto da storage a rotazione a SSD, e da SSD a NVMe, cambia le soglie di r_await/w_await di un ordine di grandezza
  • Introdurre un livello di caching come Varnish davanti all’applicazione, una volta che la cache è “primed” e può assorbire la maggior parte delle richieste senza toccare il backend


Conclusione


Un load average alto con CPU libera non è un paradosso: è un sintomo preciso che indica dove guardare. Il metodo — top per una prima ipotesi, iostat e PSI per confermarla a livello di dispositivo, atop/iotop per individuare il processo responsabile, e un benchmark con dd o fio per quantificare il problema in modo indiscutibile — si applica a qualunque stack, dai database ai server web, ed evita di perdere tempo a ottimizzare la CPU quando il vero collo di bottiglia sta girando a 23 MB/s su un disco che dovrebbe farne dieci volte tanto.

Fonte originale: Linux server performance: Is disk I/O slowing your application? – LinuxBlog.io


Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Dell ObjectScale CVSS 10 Flaw Exposes Enterprise Storage to Remote Takeover
#CyberSecurity
securebulletin.com/dell-object…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Exploited Zero-Days and Perimeter Flaws Put Patch Triage Under Pressure
#CyberSecurity
securebulletin.com/exploited-z…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Fraudulent Government Request Exposes Revolut KYC Records and Transaction Histories
#CyberSecurity
securebulletin.com/fraudulent-…
in reply to DataKnightmare

@DataKnightmare @informapirata @chainofflowers @redhotcyber Domandina: se il tutto è stato causato da un incidente di sicurezza interno ad un'agenzia governativa (la mailbox fraudolenta), come mai esso non è stato comunicato? Si sa che in USA basta sventolare la parola terrorismo per ottenere qualsivoglia data (a meno che non si tratti del Trombetta e dei suoi compagni di merende).
in reply to Buccia

@BucciaBuccia revolut.com/en-US/legal/biomet…

3. Archiviaz. e sicurezza dei dati:

Le tue informazioni biometriche saranno archiviate in modo sicuro e crittografato sui nostri server e saranno conservate per il tempo necessario al raggiungimento delle finalità per cui sono state raccolte, o come richiesto dalla legge applicabile. Adottiamo rigorose misure di sicurezza per proteggere le tue informazioni biometriche da accessi non autorizzati, divulgazione o perdita

@chainofflowers @DataKnightmare @nuke

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Bentornata Rifondazione alla Fête de l’Humanité di Parigi home.rifondazione.eu/2026/09/1… #ComunicatiStampa #Internazionale

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

StyleSmuggler Zero-Day Leaves Every Current Magento and Adobe Commerce Store Exposed to Takeover
#CyberSecurity
securebulletin.com/stylesmuggl…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

📅 Gli eventi della settimana

Log Out @ Roma

🕒 17 settembre, 18:30 - 17 settembre, 21:30
📍 Via delle Palme, Roma, Lazio
🔗 mobilizon.it/events/e762d2c6-f…


Log Out @ Roma
Inizia: Giovedì Settembre 17, 2026 @ 6:30 PM GMT+02:00 (Europe/Rome)
Finisce: Giovedì Settembre 17, 2026 @ 9:30 PM GMT+02:00 (Europe/Rome)

Giovedì 17 settembre torniamo con il Logout di TWC Roma, il ritrovo per tech workers che vogliono incontrarsi dopo lavoro: un'occasione per socializzare, conoscersi, parlare del nostro lavoro e come organizzarci nei prossimi mesi!

Ci vediamo giovedì 17 settembre, alle 18.30, da Shah Mat a Centocelle!

Unisciti al Gruppo telegram!


reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Die Kriminalitätsbelastung in #Berlin ist problematisches Herrschaftswissen und spiegelt nicht unbedingt die Anzahl der angezeigten Delikte wider. Schon gar nicht, wenn es sich um eher linke Orte handelt.

@netzpolitik_feed hat da etwas füe euch netzpolitik.org/2026/kriminali…

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Age verification is having a moment in the EU. But we should ask why scrolling is so hard to stop rather than for whom 👀

Our 🇵🇹 member D3 has brought the first class-action lawsuits vs. Facebook, Instagram, TikTok & YouTube for their “addictive design”.

👏🏾 A bold & timely action! The attention economy has all of us in sight, we urgently need to tackle the business models & design practices that exploit vulnerabilities & manipulate behaviour.

More info ⤵️


Oh, btw, we sued Facebook, Instagram, TikTok & YouTube.

Reuters: Portuguese group D3 sues Meta, TikTok and YouTube over addictive design

reuters.com/business/portugues…


Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Rubio dice di non avere "piani al momento" per candidarsi alla presidenza nel 2028


Il segretario di Stato non chiude la porta, ma in privato ha escluso una corsa nel 2028 e ripete che sosterrebbe Vance, favorito nei sondaggi tra i repubblicani.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha detto di non avere "piani al momento" per candidarsi alla presidenza nel 2028, ma non ha escluso di farlo in futuro. "Non so cosa riservi il futuro, ma al momento non ho piani", ha dichiarato martedì all'emittente colombiana RCN, durante il viaggio in America Latina. "Non sono candidato a nulla in questo momento. Sono concentrato al cento per cento sul mio lavoro e devo esserlo, perché ho due lavori", ha aggiunto Rubio, che oltre a guidare la diplomazia americana è anche consigliere per la sicurezza nazionale ad interim del presidente Donald Trump.

Le parole pubbliche di Rubio coincidono con quello che ha detto in privato. Secondo NBC News, negli ultimi mesi ha confidato ad almeno una persona di non voler correre nel 2028. "Rubio ama fare il segretario di Stato e si sta godendo il ruolo", ha detto questa persona. "Il presidente si fida di lui e gli ha affidato molte competenze. È ancora giovane ed è capace sia nelle politiche pubbliche sia nella politica. Tiene aperte le sue opzioni per il futuro". Se gli si chiedesse delle elezioni del 2032 o del 2036, ha aggiunto la stessa fonte, "probabilmente direbbe di sì".

Mentre il Partito Repubblicano guarda a un futuro senza Trump alla guida, le ipotesi sulla successione si sono concentrate soprattutto su due figure dell'amministrazione: Rubio e il vicepresidente JD Vance. Un passo indietro di Rubio lascerebbe a Vance ancora più spazio. Una persona vicina al vicepresidente ha detto a NBC News che Vance comincerà a riflettere su una candidatura dopo le elezioni di metà mandato di novembre, senza che questo significhi prendere o annunciare subito una decisione. Nessuno dei due ha finora confermato pubblicamente l'intenzione di candidarsi.

Trump ha detto più volte di apprezzare entrambi. A maggio del 2025, intervistato da "Meet the Press" di NBC News su cosa gli desse fiducia nel futuro del movimento MAGA dopo la fine del suo mandato, aveva citato proprio Rubio e Vance, definendo quest'ultimo "fantastico". Da mesi il presidente sonda informalmente il pubblico dei suoi eventi. L'11 maggio, durante una cerimonia nel Rose Garden della Casa Bianca, ha chiesto ai presenti chi preferisse tra Vance e Rubio, ottenendo applausi per entrambi. Poi ha ipotizzato un ticket comune: "Credo che sia una squadra da sogno", ha detto, precisando però che questo "non significa che abbiate il mio sostegno in nessun caso".

Rubio ripete da tempo che sosterrebbe Vance se il vicepresidente decidesse di candidarsi. "Se JD Vance si candida alla presidenza sarà il nostro candidato e io sarò tra i primi a sostenerlo", aveva detto l'anno scorso a Vanity Fair. Le persone vicine a entrambi sostengono che i due siano diventati amici e chi lavora con Rubio riconosce a Vance una sorta di diritto di precedenza sulla nomination, sia per il ruolo di vicepresidente sia per i sondaggi che lo danno più forte tra gli elettori repubblicani. "Non passerebbe mai davanti a JD", ha detto la persona informata sui fatti. "Non vorrebbe mai dividere la base, soprattutto quando ci saranno molte lotte interne tra i democratici. La priorità è che nel 2028 vinca un repubblicano".

Pochi grandi istituti indipendenti hanno misurato una ipotetica primaria repubblicana per il 2028, ma i sondaggi disponibili vedono Vance regolarmente in vantaggio di oltre dieci punti su qualsiasi possibile sfidante. Ci sono invece molti più dati sull'opinione degli elettori verso i due. In un sondaggio Reuters/Ipsos condotto tra il 29 luglio e il 3 agosto, l'80 per cento dei repubblicani aveva un'opinione favorevole di Vance, contro il 70 per cento per Rubio. Secondo un sondaggio della Quinnipiac University realizzato a fine luglio, l'85 per cento dei repubblicani approva il lavoro di Vance e l'81 per cento quello di Rubio.

Rubio, figlio di immigrati cubani, è stato eletto senatore della Florida nel 2010 ed è rimasto in carica fino al 2025, quando il Senato lo ha confermato segretario di Stato con 99 voti a favore e nessuno contrario. Nel 2016 aveva già corso per la presidenza, ma si era ritirato dopo essere arrivato secondo dietro Trump nelle primarie del suo stato, per poi sostenerlo. Anche da segretario di Stato le voci su una nuova candidatura non si sono mai spente, alimentate a volte dalle sue stesse parole. A maggio, rispondendo a una domanda nella sala stampa della Casa Bianca, aveva detto di sperare che l'America resti "il posto dove chiunque, da qualunque luogo, può ottenere qualsiasi cosa".

In passato Rubio ha già cambiato idea su una candidatura. Nel 2016, dopo la sconfitta alle primarie, aveva annunciato che si sarebbe ricandidato al Senato nonostante avesse sempre detto il contrario. "In politica ammettere di aver cambiato idea non è una cosa che piace fare alla maggior parte delle persone", aveva detto allora. "Ma eccomi qui".

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

☕ CYBERBRIEFING MATTUTINO — Lunedì 14 settembre 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
ilpuntocyber.rfeed.it/article.…

#newsletter #cybersecurity
@informatica

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Al-Qaeda sta ricostruendo la sua rete in Afghanistan


Negli ultimi tre anni sono comparsi almeno otto nuovi siti di addestramento. L'ONU parla di un "ambiente permissivo" per la rinascita della rete terrorista sotto il nuovo regime dei Talebani.

Al-Qaeda e i gruppi a essa affiliati hanno aperto almeno 8 nuovi siti di addestramento in Afghanistan negli ultimi 3 anni, approfittando del ritorno dei talebani al potere a Kabul e del vuoto di sicurezza lasciato dal ritiro militare statunitense del 2021. Lo scrive il Washington Post, citando funzionari dei servizi d'intelligence americani ed europei e i rapporti dell'organismo delle Nazioni Unite incaricato di monitorare le reti terroristiche.

Anche altre organizzazioni terroriste hanno aperto nuovi campi, tra cui una filiale dello Stato Islamico, principale rivale di al-Qaeda. Nel complesso, i gruppi jihadisti sono oggi presenti in almeno 14 delle 34 province afghane, contro le 12 indicate nei rapporti dell'anno precedente. Un rapporto delle Nazioni Unite attribuisce questa espansione all'"ambiente permissivo" garantito dal rinnovato regime dei Talebani, che avrebbe consentito ad al-Qaeda di consolidarsi "con la presenza di case sicure e campi di addestramento in tutto l'Afghanistan".

Afghanistan · Rapporti ONU
Nell'Afghanistan dei talebani i campi jihadisti sono tornati in quattordici province

Dal ritiro americano del 2021 al-Qaeda ha aperto otto nuovi campi di addestramento. Oggi le province afghane che ospitano strutture del gruppo o dei suoi alleati sono quattordici su trentaquattro: un anno fa erano dodici. Nei campi, accanto ad armi ed esplosivi, si insegnano crittografia, intelligenza artificiale e uso dei droni.
Grafica di FocusAmerica 12 settembre 2026

Province afghane con campi di al-Qaeda o dei gruppi alleati

14 su 34

Febbraio 2025
L'ultimo conteggio del gruppo di monitoraggio delle Nazioni Unite.


Kabul
Tarnak Farms

Campi di al-Qaeda Campi del TTP e di Jamaat Ansarullah Nessun campo segnalato

Prima del 2024Pre-20246 province prov. Gennaio 2024Gen 202410 province prov. Luglio 2024Lug 202412 province prov. Febbraio 2025Feb 202514 province prov.

Febbraio 2025
I talebani pachistani del TTP e i tagiki di Jamaat Ansarullah aprono campi propri, anche in Khost e Paktika. Le province coinvolte salgono a quattordici.

Scorri le quattro date per vedere come si è allargata la rete; tocca una provincia colorata per sapere chi la usa. Rivedi

Dentro la rete
IChi si addestra IICosa si insegna IIICome si è arrivati quiLe tappe

Le forze in campo
Il gruppo che insegna è il più piccolo di tutti
I quadrati hanno un'area proporzionale al numero di combattenti. Il nucleo storico di al-Qaeda non guida più le operazioni: fornisce consulenza e addestramento agli altri.

7.000 Tehrik-e-Taliban Pakistan Vuole rovesciare il governo di Islamabad. Ha campi in almeno quattro province afghane.
2.000 Stato Islamico del Khorasan Rivale di al-Qaeda. Usa il nord del Paese per addestrare e per pianificare operazioni in tutta l'Asia centrale.
100 Nucleo storico di al-Qaeda Un centinaio di militanti o meno, secondo l'ONU. Insegna agli altri gruppi le operazioni clandestine e la sicurezza delle informazioni.

Il nucleo di al-Qaeda conta un settantesimo degli uomini del TTP, ma è quello che addestra gli altri: nella provincia di Kunar ha preparato gli attentatori suicidi dei talebani pachistani.

Il programma dei campi
Le stesse armi degli anni Novanta, più tre materie nuove
Il vecchio programma è rimasto intatto. Le aggiunte riguardano strumenti che venticinque anni fa contavano molto meno.

Anni Novanta
I campi che prepararono gli attentati dell'11 settembre.
Uso delle armi
Esplosivi
Tattiche di guerriglia

Oggi
Gli stessi insegnamenti, con tre aggiunte.
Uso delle armi
Esplosivi
Tattiche di guerriglia
Crittografia
Intelligenza artificiale
Impiego dei droni

Cambia anche chi entra nei campi. Negli anni Novanta al-Qaeda attirava migliaia di combattenti stranieri: quindici dei diciannove dirottatori dell'11 settembre venivano dall'Arabia Saudita. Oggi il reclutamento è quasi soltanto afghano e regionale, mentre i simpatizzanti occidentali sono invitati a restare dove sono e ad agire da soli.

Trent'anni negli stessi luoghi
Dove nacque l'11 settembre si torna ad addestrare
Tocca una data per leggere che cosa è successo.
1996L'idea degli aerei dirottatiSecondo la Commissione d'inchiesta sull'11 settembre, Khalid Sheikh Mohammed propone a bin Laden di usare aerei di linea contro edifici americani. Bin Laden approva l'operazione nei pressi di Kandahar. 2001Tutti e diciannove i dirottatori passano dall'AfghanistanPrima degli attentati, ognuno di loro transita per un campo di addestramento o una casa sicura nel Paese. 2021Il ritiro americano e il ritorno dei talebaniCon la partenza delle truppe si riduce anche la presenza della CIA. Un rapporto dell'ONU parla di un «ambiente permissivo» che permette ad al-Qaeda di riorganizzarsi. Luglio 2022Un drone uccide Ayman al-Zawahiri a KabulIl successore di bin Laden viene colpito nella capitale: gli Stati Uniti dimostrano di saper ancora individuare e colpire gli obiettivi di primo piano. 2024 – 2025La rete passa da sei a quattordici provinceIn poco più di un anno i rapporti del gruppo di monitoraggio dell'ONU registrano otto nuovi campi di al-Qaeda e le prime strutture autonome del TTP e di Jamaat Ansarullah. OggiIl ritorno a Tarnak Farms resta una voceFunzionari dell'ONU e dei servizi occidentali hanno preso in esame le voci su un rientro di al-Qaeda nel complesso vicino all'aeroporto di Kandahar, usato dal gruppo prima dell'11 settembre. L'analisi delle immagini satellitari non mostra però segni di nuove attività.

Fonte Washington Post, su rapporti del gruppo di monitoraggio delle Nazioni Unite (comitato 1267), giugno 2023 – febbraio 2025, e colloqui con funzionari d'intelligence americani ed europei. Confini amministrativi: Natural Earth. Settembre 2026.

Una rete concentrata soprattutto sui conflitti regionali


I gruppi che si addestrano oggi in Afghanistan sembrano però concentrati sui conflitti regionali più che sulla preparazione di nuovi attentati contro gli Stati Uniti o i loro alleati. I Talebani cercano inoltre di contenerne le ambizioni, per evitare di attirare nuovamente la reazione delle grandi potenze, e nessuna delle organizzazioni dispone oggi di una figura con la capacità di mobilitazione che ebbe a suo tempo Osama bin Laden.

"Non stanno seguendo lo schema pre-11 settembre per cercare di colpire il nemico lontano", ha spiegato al Washington Post Bruce Hoffman, esperto di antiterrorismo della Georgetown University. Secondo Hoffman, questi gruppi sperano che i successi locali e regionali consentano loro in futuro di ricostruire slancio e capacità: "Non si sono dimenticati di noi".

Nei nuovi campi si insegnano quindi l'uso delle armi e degli esplosivi e le tattiche di guerriglia, come negli anni Novanta, ma anche crittografia, intelligenza artificiale e impiego dei droni, strumenti che venticinque anni fa avevano un ruolo estremamente più marginale.

I militanti appartenenti al nucleo originario di al-Qaeda sarebbero probabilmente un centinaio o meno, secondo Colin Smith, coordinatore del gruppo di monitoraggio delle Nazioni Unite che segue la minaccia terroristica e l'applicazione delle sanzioni internazionali. Quel nucleo non dirige più direttamente le operazioni. "Abbiamo visto al-Qaeda agire come un servizio di consulenza per altri gruppi", ha spiegato Smith, fornendo "consigli e addestramento su aspetti come le operazioni clandestine e la sicurezza delle informazioni".

Il principale beneficiario di tutto questo sarebbe il Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP), un gruppo militante che punta a rovesciare il governo di Islamabad e a instaurare un altro Stato islamico fondamentalista. Il gruppo avrebbe fino a 7.000 combattenti in Afghanistan e avrebbe allestito campi in almeno 4 province afghane "con il coinvolgimento di al-Qaeda e dei Talebani", secondo i rapporti delle Nazioni Unite, che gli attribuiscono centinaia di attacchi transfrontalieri contro avamposti militari pachistani.

Un rapporto del 2024 riferiva inoltre che membri di al-Qaeda nella provincia di Kunar stavano "addestrando attentatori suicidi per il TTP". Gli analisti delle Nazioni Unite hanno indicato come responsabile di quei corsi Abu Ikhlas al-Masri, veterano egiziano di al-Qaeda detenuto per anni nella prigione statunitense di Bagram e liberato dopo la riconquista del potere da parte dei Talebani.

Lo Stato Islamico del Khorasan, la filiale che prende il nome dalla regione storica del Khorasan, avrebbe attirato invece circa 2.000 reclute e sta utilizzando il nord dell'Afghanistan come sua principale base per l'addestramento e la pianificazione di operazioni in tutta l'Asia centrale. Le due organizzazioni terroriste restano però forti rivali e si contendono la leadership del movimento jihadista.

Entrambe reclutano soprattutto in Afghanistan e nei Paesi vicini, a differenza degli anni Novanta, quando al-Qaeda attirava migliaia di combattenti stranieri dall'Arabia Saudita — Paese di provenienza di 15 dei 19 dirottatori dell'11 settembre — e da altri Stati del Medio Oriente.

"Quello che ho visto nei media di al-Qaeda suggerisce che in questo momento non stiano cercando altri combattenti stranieri", ha spiegato Sara Harmouch, esperta di terrorismo della George Washington University che studia la propaganda del gruppo. "Non vogliono gli occhi puntati addosso mentre cercano di ricostruire queste capacità".

Meno intelligence americana sul terreno


Per Washington, tuttavia, osservare ciò che accade in Afghanistan è diventato più difficile. La riduzione del personale della CIA e degli altri strumenti d'intelligence seguita al ritiro del 2021 ha limitato la capacità di sorvegliare i nuovi campi, mentre parte delle risorse è stata dirottata sulla guerra con l'Iran. L'uccisione di Ayman al-Zawahiri, diretto successore di bin Laden, in un attacco con drone a Kabul nel luglio 2022 ha però dimostrato che gli Stati Uniti conservano la capacità di individuare e colpire obiettivi di alto profilo.

Al-Qaeda è oggi considerata guidata de facto dall'egiziano Saif al-Adel, arrivato in Afghanistan nel 1988 e per anni responsabile dei campi di addestramento, che si ritiene continui a nascondersi nel vicino Iran.

I controlli sui viaggiatori introdotti dopo il 2001 renderebbero inoltre immediatamente sospetto chiunque si recasse nei campi afghani. Anche per questo al-Qaeda e lo Stato Islamico puntano soprattutto sul reclutamento online, incoraggiando i simpatizzanti nei Paesi occidentali a rimanere dove si trovano e ad agire autonomamente. Molti di questi progetti sono stati sventati: il mese scorso una donna di 35 anni è stata arrestata ad Albany, nello Stato di New York, e incriminata dal Dipartimento di Giustizia per un piano di attentato "ispirato all'ISIS" contro l'Assemblea statale.

Il ritorno nei luoghi in cui nacque l'11 settembre


Gli attentati del 2001 furono pianificati negli stessi luoghi in cui oggi i gruppi jihadisti stanno tornando ad addestrarsi. Secondo la Commissione d'inchiesta sull'11 settembre, il pianificatore degli attacchi Khalid Sheikh Mohammed propose per la prima volta già nel 1996 l'idea di utilizzare aerei dirottati contro edifici americani, durante un incontro con bin Laden in Afghanistan. Osama bin Laden approvò successivamente l'operazione nei pressi di Kandahar. Tutti e 19 i dirottatori passarono inoltre per campi di addestramento o case sicure in Afghanistan.

Funzionari dell'ONU e di altri servizi d'intelligence hanno verificato di recente anche le voci secondo cui al-Qaeda intenderebbe tornare a Tarnak Farms, il complesso vicino all'aeroporto di Kandahar utilizzato dal gruppo prima dell'11 settembre e dove uno dei primi voli di sorveglianza dei droni Predator della CIA riprese proprio bin Laden. L'analisi delle immagini satellitari condotta dal Washington Post, tuttavia, non ha rilevato segni visibili di nuove attività nel sito in questione.

Questa voce è stata modificata (4 giorni fa)

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

La rassegna stampa di lunedì 14 settembre 2026


Il dibattito sul rallentamento dell'intelligenza artificiale entra nella politica americana, Trump chiede tassi più bassi e promette assegni da 5.000 dollari, mentre dall'Irlanda arrivano il sostegno alla riunificazione e nuove tensioni sull'energia

Questa è la rassegna stampa di lunedì 14 settembre 2026

Il dibattito sul rallentamento dell'intelligenza artificiale entra nella politica americana


L'appello dell'amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, a rallentare lo sviluppo dell'intelligenza artificiale ha spostato al centro del confronto politico statunitense i timori sulla sicurezza della tecnologia. Il presidente Trump ha respinto le richieste di regolamentazione, parlando di "forze negative", mentre al Congresso lo speaker Mike Johnson ha evocato i rischi competitivi con la Cina e il leader della minoranza Hakeem Jeffries ha chiesto di avviare subito un confronto sulle regole.

Fonti: Financial Times, New York Times, New York Times

Trump chiede tassi ai minimi mondiali mentre la Fed si prepara ad alzarli


Il presidente Trump ha affermato che i tassi di interesse statunitensi dovrebbero essere i più bassi al mondo, aumentando la pressione sul presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, a pochi giorni da una riunione in cui la banca centrale è attesa invece a un rialzo. Lo scontro arriva mentre gli investitori scommettono su una stretta monetaria per contrastare l'inflazione, alimentata dalla guerra con l'Iran e dalla crisi energetica.

Fonti: Semafor, Financial Times

Trump promette assegni da 5.000 dollari agli americani, ma servirà il Congresso


Il presidente Trump ha ribadito che gli assegni da 5.000 dollari agli americani "si faranno al 100 per cento" se i repubblicani manterranno la maggioranza al Congresso dopo le elezioni di metà mandato. Lo speaker della Camera Mike Johnson ha però precisato che la misura richiederebbe il via libera del Congresso, mentre gli economisti avvertono dei rischi per il deficit e l'inflazione, con un costo stimato fino a 1.300 miliardi di dollari.

Fonti: The Hill, Axios

In visita in Irlanda, Trump appoggia la riunificazione e cancella i dazi sul whiskey irlandese


Durante una visita di due giorni in Irlanda, il presidente Trump ha ribadito il suo sostegno a una riunificazione dell'isola, rompendo con la tradizionale neutralità dei presidenti americani sulla questione e scatenando le critiche degli unionisti nordirlandesi e di Londra. Nella stessa occasione ha annunciato a sorpresa la cancellazione dei dazi sul whiskey irlandese, l'ultimo di una serie di aggiustamenti alla sua politica commerciale.

Fonti: Axios, New York Times, Financial Times

Trump chiede all'Ucraina di fermare gli attacchi alle raffinerie russe per il caro diesel


Il presidente Trump ha invitato l'Ucraina a sospendere i suoi attacchi contro le raffinerie petrolifere russe, sostenendo che stiano facendo salire i prezzi del diesel e "danneggiando il mondo". Kyiv aveva colpito diversi impianti nel fine settimana; Trump ha attribuito a questi raid, e non alla guerra da lui condotta contro l'Iran, i livelli record raggiunti dal gasolio.

Fonti: Semafor, The Hill, Financial Times

Balzo del prezzo del petrolio dopo l'attacco con droni a un oleodotto saudita


I prezzi del petrolio sono saliti e i futures azionari hanno segnato un lieve calo per i timori sulle forniture energetiche dal Golfo Persico. L'Arabia Saudita ha chiuso il suo cruciale oleodotto Est-Ovest dopo una serie di attacchi con droni, aumentando la pressione sulle esportazioni di energia della regione.

Fonti: New York Times, Semafor

L'Agenzia per l'ambiente cancella i limiti alle emissioni delle centrali elettriche


L'Agenzia per la protezione dell'ambiente (Epa) eliminerà i limiti all'inquinamento climatico prodotto dalle centrali elettriche. La produzione di elettricità è la seconda fonte di anidride carbonica e di altri gas serra negli Stati Uniti.

Fonti: New York Times

In Pennsylvania muore una donna non vaccinata per complicazioni da morbillo


Una donna di 40 anni non vaccinata è morta in Pennsylvania per complicazioni legate al morbillo, il terzo decesso collegato alla malattia nello Stato in meno di tre settimane. Le autorità sanitarie statali stanno seguendo il caso mentre cresce la preoccupazione per il calo delle coperture vaccinali.

Fonti: The Hill, NPR

La Casa Bianca accetta nuove norme etiche nella legge sulle criptovalute


La Casa Bianca ha accettato di inserire nuove disposizioni etiche nel Clarity Act, la legge sulla regolamentazione delle criptovalute attesa a un voto chiave al Senato. La norma vieterebbe ai funzionari pubblici di emettere o promuovere asset digitali e potrebbe essere fatta rispettare dai procuratori generali degli Stati e dal Dipartimento di Giustizia.

Fonti: The Hill, ABC News

Vandalizzata a Phoenix la statua di Charlie Kirk davanti alla sede di Turning Point Usa


La statua dell'attivista conservatore Charlie Kirk, installata la scorsa settimana davanti al quartier generale di Turning Point Usa a Phoenix per il primo anniversario della sua morte, è stata imbrattata con vernice rossa. La polizia della città ha aperto accertamenti sull'atto vandalico, che ha colpito anche un memoriale nelle vicinanze.

Fonti: The Hill, The Guardian, Fox News

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Al Franken e altri ebrei americani si schierano con Abdul El-Sayed in Michigan


Una lettera aperta difende il candidato democratico al Senato dalle critiche sulle sue posizioni su Israele, mentre cresce il sostegno della comunità ebraica al candidato repubblicano Mike Rogers.

L'ex senatore del Minnesota Al Franken e più di venti altri ebrei americani di primo piano hanno firmato una lettera aperta a sostegno di Abdul El-Sayed, candidato democratico in Michigan per il seggio al Senato lasciato libero da Gary Peters. Le dure critiche di El-Sayed a Israele hanno suscitato preoccupazione in una parte degli elettori e dei leader ebrei. La lettera è stata anticipata dal Washington Post.

La lettera a sostegno di El-Sayed


I firmatari riconoscono che le posizioni di El-Sayed su Israele "sono state motivo di preoccupazione per molti", ma sostengono che siano meno distanti dalle opinioni prevalenti di quanto lasci intendere il dibattito sulla sua candidatura. Alcuni, scrivono, possono non condividere la sua opposizione agli aiuti militari statunitensi a Israele, ma riconoscono che il candidato l'ha sempre presentata come parte di un impegno più ampio ad applicare a tutti i Paesi gli stessi standard in materia di diritti umani e diritto internazionale.

L'iniziativa è partita da Eric Schwartz, ex funzionario del Dipartimento di Stato durante l'Amministrazione Obama. Tra i firmatari figurano l'ex deputato Andy Levin, che aveva già sostenuto Abdul El-Sayed alle primarie, e diversi ex funzionari di Amministrazioni democratiche, tra cui Mort Halperin, Michael Posner, Josh Gotbaum e Barnett Rubin. Schwartz ha scritto al Washington Post di aver promosso la lettera perché convinto che l'idea, diffusa, secondo cui la maggior parte degli ebrei diffiderebbe di El-Sayed sia sbagliata, "o almeno non racconti tutta la storia".

Le tensioni con la comunità ebraica


Nei giorni scorsi un gruppo di leader ebrei del Michigan e di altri Stati aveva promosso una petizione chiedendo a Abdul El-Sayed di assumere diversi impegni, tra cui quello di sostenere la "sovranità ebraica in Israele". El-Sayed in passato ha definito un genocidio le azioni di Israele a Gaza, ha duramente criticato l'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), la principale organizzazione di lobbying filoisraeliana negli Stati Uniti, accusandola di aver speso ingenti somme per sconfiggerlo, e ha fatto campagna elettorale con un commentatore che in passato aveva pronunciato dichiarazioni incendiarie sugli ebrei americani.

Più di 400 ebrei del Michigan hanno così firmato una lettera a sostegno del suo avversario repubblicano, l'ex deputato Mike Rogers. Negli ultimi giorni, El-Sayed ha cercato di ricucire i rapporti con la comunità ebraica dello Stato, composta da circa 100.000 persone, e di recente si è scusato per alcuni suoi passati commenti relativi a un attacco contro una sinagoga del Michigan. Il voto del 3 novembre è considerato una delle sfide decisive per il controllo del Senato.

Questa voce è stata modificata (4 giorni fa)

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

CRS: "la chiusura di Autistici/Inventati non chiude la partita "

Proviamo a immaginare l’inverso della situazione denunciata da AISA. Soggetti pubblici della più diversa natura come le università, le amministrazioni pubbliche locali, le imprese di pubblica utilità, o soggetti associativi nazionali come ad esempio i sindacati, che invece di affidarsi alle Big Tech, riconoscono la necessità della disponibilità di servizi ‘pubblici’ con le caratteristiche di quelli che erano offerti da AI. E per farlo vengono progettati e realizzati luoghi possibili di collaborazione tra questi pezzi di ‘settore pubblico’ e la capacità e la competenza di soggetti come A/I (e ce ne sono molti in Italia e in Europa).



Qualche tempo fa abbiamo scelto di usare per la nostra mailing list1 il servizio offerto gratuitamente da Autistici/Inventati. Per noi era una questione di coerenza: da tempo sosteniamo che una ricerca scientifica aperta – aperta nel senso di libera – può essere qualcosa di diverso da un adempimento amministrativo a scopo di sfruttamento e sorveglianza dei ricercatori solo se si basa su un’infrastruttura libera, rispettosa della privacy, decentrata, volontariamente federata. Un’università pubblica, se vuole restare portatrice di un punto di vista indipendente, deve avere spazi propri, aperti a tutti: questa idea – lo ricordava, nel 2021, la rettrice pro tempore dell’università di Amsterdam – ha una storia lunga, dalla biblioteca di Alessandria, ai monasteri e agli atenei medioevali, fino alla riforma di Wilhelm von Humboldt, attuata solo parzialmente e a intermittenza e smantellata dall’Unione Europea tramite il cosiddetto Bologna Process. Essere vittime coatte – grazie alla bibliometria di stato – di un’editoria di sorveglianza significa non solo perdere la privacy che è diritto di ognuno, ma anche l’autonomia delle proprie scelte istituzionali, come notato nel 2019 non da un attivista radicale, bensì da Claudio Aspesi, analista finanziario ingaggiato da SPARC. Sulla base di queste considerazioni, Autistici/Inventati ci era sembrato molto più sicuro delle nostre università ed enti di ricerca, per lo più colonizzati da Microsoft e Google perfino per un’infrastruttura fondamentale come la posta elettronica. La scienza aperta parla liberale, ma nel suo senso antico e non politico: criticare il tecnofeudalesimo e la sorveglianza amministrativa, statale e no, ma continuare a farsi usare da Big Tech, rimanendo passivi rispetto alla sudditanza dei propri atenei,2 è come e forse peggio che stare in silenzio.

A/I è stato oggetto di una sanzione amministrativa da parte del potere esecutivo degli Stati Uniti d’America – sanzione che, proprio mentre scrivevamo questo comunicato, l’ha condotta alla chiusura. Gli aspetti legali e politici dell’intera operazione sono già ben spiegati nelle pagine a cui rinviamo. Non ci soffermeremo sulle omissioni3 di chi, a partire dall’Unione Europea, ha preferito cedere, né sugli attestati di solidarietà di organizzazioni ben più importanti della nostra. La scienza aperta, però, è toccata da questa censura, resa possibile, nel metodo e nel merito, non solo dalla prepotenza ma anche dall’acquiescenza.

1. Il metodo: la forma del dispotismo


1. Anche se è vero che basta una firma di Trump per cancellarci della rete, la storia non si esaurisce in un presidente statunitense idiosincratico: l’ordine esecutivo applicato contro A/I, l’13244, è stato firmato da George W. Bush il 23 settembre 2001 ed è parte di una guerra infinita cominciata ben prima.

2. Queste misure draconiane, che condannano le loro vittime alla morte finanziaria e telematica e puniscono chi cerca di aiutarle, sono facilitate da un sistema economico, finanziario e telematico non solo interconnesso, ma oligopolistico e oligarchico, essendo sostenuto da stati imperiali e dai loro vassalli a seguire.

3. L’azione statale non ha luogo tramite il potere giudiziario, bensì tramite il potere esecutivo, il quale non commina pene, che richiederebbero, in uno stato almeno formalmente di diritto, notifiche, difese, processi e tribunali, bensì prende provvedimenti amministrativi rappresentati – nel corso di guerre vere e inventate, contro terroristi più o meno rigorosamente definiti – come dettati da insindacabili motivi di sicurezza.

4. L’UE, che a qualcuno piaceva rappresentare come un giardino, non solo sta diventando sempre più allergica alla libertà di pensiero e di parola, ma è capace di prendere provvedimenti paragonabili, vale a dire sanzioni,4 inflitte promiscuamente dal Consiglio dell’Unione europea5 a enti e a persone. Sono per esempio sanzionati dall’UE, in modo simile a quelli in cui Francesca Albanese è sanzionata dagli USA, gli svizzeri Jacques Baud e Nathalie Yamb e il giornalista tedesco Hüseyin Doğru, che si sono limitati a esercitare la libertà di espressione, garantita non solo dall’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali della stessa Unione, ma anche dall’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani.6

Sulle due sponde dell’Atlantico poteri esecutivi ipertrofici aggirano la discussione pubblica e le garanzie del potere giudiziario e calpestano diritti costituzionalmente garantiti, con la giustificazione – o il pretesto? – della guerra infinita. Come scrive Wu Ming, non sono atti distopici: sono atti, in quanto violano la divisione dei poteri, dispotici. Il dispotismo – anche la libertà dell’arte, della scienza e dell’insegnamento sono diritti costituzionalmente tutelati – è stato già applicato con successo, tramite la valutazione di stato, nel piccolo mondo della ricerca.7 Entro un generale regime di censura, una guerra infinita ha bisogno di una ricerca specificamente assoggettata,8 anche nell’ambito delle scienze sociali e umane: scienza aperta e istituzione della pace sono unite in un nesso non accidentale.

2. Il merito: spionaggio, censura e autocensura


La questione del metodo negli stati non dispotici o non colonizzati da despoti è preliminare: parlare del merito senza aver criticato il metodo espone al rischio di prendere sul serio accuse strutturalmente ingiuste. Conviene, però, riportare le parole del capitolo italiano dell’Internet Society, a proposito della immediata disabilitazione, da parte del Public Internet Registry, del dominio autistici.org:9

While we do not condone terrorism, we note that no evidence currently exists that the registrant has engaged in or supported terrorist activities. The designation apparently stems from the actions of some users of the registrant’s services and from the registrant’s clear political connotations. Both factors are disturbing: the idea that any email or web service provider could be labelled a terrorist organisation because of the actions of one of its users, or that a group’s political ideas could result in them being removed from the internet globally without any judicial review, should be of immediate and utmost concern to anyone who believes in an open and free internet. (corsivi aggiunti)


E vanno anche menzionati i termini di servizio di A/I, ispirati alla minimizzazione della raccolta di dati personali. Questi termini ci avevano indotto a preferirla per la nostra mailing list, non tanto perché abbiamo qualcosa da nascondere, quanto perché, come sostenitori della scienza aperta, abbiamo molto da dire, ma a farlo vogliamo essere noi e non l’elaborazione dei nostri dati da parte di algoritmi altrui. La chiusura obbligata di A/I suggerisce invece che non ci devono essere alternative, perché tutti si accomodino nelle piattaforme oligarchiche di Big Tech per farsi sorvegliare, profilare, censurare, se non anche venir trasformati in bersagli non solo pubblicitari.

Poco meno di due mesi fa, Massimo Carboni del Garr scriveva:

Quella rete che sembrava un luogo neutro e paritario non esiste più da tempo. Il 98% dei dati mondiali viaggia attraverso cavi sottomarini, infrastrutture fisiche che attraversano oceani, controllate da soggetti sempre più privati, al centro di campagne geopolitiche che nulla hanno a che fare con i valori fondativi della rete aperta.

Chi conosce le mappe dei cavi telegrafici dell’impero britannico riconosce la geometria del potere: controllare le infrastrutture significa controllare la comunicazione, e quindi la libertà. Oggi non è diverso. La resilienza di queste infrastrutture è diventata uno degli elementi critici della nostra sicurezza collettiva, eppure continuiamo a farne gestione ordinaria, come se si trattasse di un problema tecnico anziché strategico.


Questo “problema strategico” è vitale per l’uso pubblico della ragione: il compito di chi sostiene la scienza aperta intendendola come libera rimane quello di praticare e pretendere alternative – come chiedeva a suo tempo Karen Maex – e di far riconoscere e adottare quelle già esistenti. Lavorare per lo stato e lavorare per il pubblico non sono – non sono mai stati – la stessa cosa.


  1. I servizi di Autistici/Inventati sono gratuiti, ma hanno bisogno di essere sostenuti da donazioni. Per non gravare il bilancio di AISA, la donazione viene fatta personalmente dal presidente. ↩︎
  2. La negoziazione di molti contratti ICT è centralizzata presso la Crui. Ecco per esempio i contratti con Microsoft e Google in essere. ↩︎
  3. Si vedano per esempio i commenti di Emilio De Capitani a questo articolo.↩︎
  4. La legittimità generale delle sanzioni, in quanto misure unilaterali con effetti extraterritoriali, e la loro proporzionalità, così come la loro effettiva capacità di colpire i responsabili e non invece persone e paesi terzi, è discutibile e discussa. ↩︎
  5. Che ne spiega il senso pedagogico qui. ↩︎
  6. In passato la Corte di giustizia europea, nel caso Kadi (2008), a proposito di sanzioni imposte dal Consiglio di sicurezza dell’ONU tramite la Commissione, il Consiglio e alcuni stati membri dell’Unione Europea è stata capace di riconoscere il valore costituzionale di diritti fondamentali quali quello alla tutela giurisdizionale e della proprietà, indipendentemente dalla valutazione di merito delle sanzioni. ↩︎
  7. E prima che gli studiosi-funzionari applicati alla valutazione di stato imparassero a parlare in modo curiale, la funzione di delegittimare e neutralizzare i dissidenti veniva accettata e illustrata esplicitamente. ↩︎
  8. Sulla generale strumentalizzazione della ricerca si veda per esempio Alessandra Algostino. «L’università inquieta della costituzione e l’università neoliberale», Il Ponte 1 (26), 2026. ↩︎
  9. Il dominio .org è tipicamente usato da imprese sociali, organizzazioni non a scopo di lucro e blog.↩︎


- The post’s content. aisa.sp.unipi.it/autistici-inv…


Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

cavallette» Blog Archive » Andate e moltiplicatevi! 10 100 1000 server nascano — Go forth and multiply! May 10 – 100 – 1000 servers spark up
cavallette.noblogs.org/2026/09…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Kudos to Mark Huskisson and Johan Rooryck (@johanrooryck) for this excellent article:

"How to Build a Sovereign Global Knowledge Commons."
katinamagazine.org/content/art…

I've argued for a similar vision, but not as comprehensively. We must build (actually, finish building) this essential infrastructure to protect against commercial enclosure, government censorship, and technical failure. It's attainable and urgent. I'd be happy to say more, but better to hear it from Huskisson and Rooryck.

#Censorship #DigitalSovereignty #Enclosure #Infrastructure #OpenInfrastructure #Preservation

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Prima espulsione negli Stati Uniti decisa dal tribunale speciale antiterrorismo


Una cittadina afghana con regolare permesso di soggiorno è stata rimpatriata dopo un procedimento basato anche su prove riservate. È il primo caso in trent'anni davanti all'Alien Terrorist Removal Court.

Il Dipartimento di Giustizia ha ottenuto la prima espulsione nella storia dell'Alien Terrorist Removal Court, ovvero il tribunale federale istituito dal Congresso nel 1996 per allontanare dagli Stati Uniti cittadini stranieri qualificati come terroristi anche sulla base di informazioni riservate. In trent'anni nessuna Amministrazione aveva mai portato un caso del genere davanti alla corte.

La giudice Joan N. Ericksen ha disposto il 20 agosto l'espulsione di Nazira Haji Zada, 47 anni, cittadina afghana residente a Fort Worth, in Texas, e titolare di un permesso di soggiorno permanente. L'ordine è stato reso pubblico l'11 settembre, proprio nel venticinquesimo anniversario degli attentati del 2001, dopo che la donna era già stata rimpatriata in Afghanistan. Haji Zada ha accettato di essere qualificata, ai fini del procedimento, come "alien terrorist" e ha rinunciato all'appello, perdendo così lo status di residente permanente. Non potrà più rientrare negli Stati Uniti.

Il governo la accusa di aver sostenuto il piano del figlio e del genero, che avrebbero progettato una sparatoria di massa ispirata all’ISIS per il giorno delle elezioni presidenziali del 2024. I due furono arrestati il 7 ottobre di quell’anno, dopo aver acquistato armi e munizioni da un agente dell’FBI sotto copertura. Il figlio, Abdullah Haji Zada, aveva 17 anni al momento dell’arresto, ma è stato processato come adulto: dopo essersi dichiarato colpevole, è stato condannato a 15 anni di carcere. Il genero, Nasir Ahmad Tawhedi, 28 anni, si è invece dichiarato colpevole di due reati legati al terrorismo ed è ancora in attesa della sentenza. Nazira Haji Zada, tuttavia, non è mai stata formalmente incriminata.

Le prove classificate e le critiche al procedimento


La sintesi non classificata depositata agli atti descrive Haji Zada come una sostenitrice dell’ISIS che avrebbe contribuito alla radicalizzazione della propria famiglia. Il Dipartimento di Giustizia sostiene di aver dimostrato, sulla base di informazioni classificate, che la donna rientrava nella definizione legale di “alien terrorist” e di aver messo a disposizione sua e dei suoi avvocati circa mezzo terabyte di documenti a sostegno del caso. Una parte del materiale resta tuttavia riservata: secondo il governo, la sua divulgazione potrebbe aiutare le organizzazioni terroristiche a eludere i sistemi di prevenzione oppure compromettere fonti e metodi dell’intelligence.

Il Procuratore Generale Todd Blanche, che aveva certificato la richiesta di espulsione, ha definito il successo del caso come una vittoria per la sicurezza nazionale e per lo stato di diritto, oltre che una dimostrazione della volontà del Dipartimento di usare "ogni strumento a sua disposizione" per proteggere il Paese. I difensori d'ufficio Mary Petras e Matthew Farley hanno invece dichiarato ad Axios che il consenso della loro assistita all'espulsione non deve essere interpretato come un riconoscimento della legittimità del tribunale.

Secondo i due avvocati, sottoporre a un procedimento di questo tipo anche residenti permanenti senza consentire loro o ai loro legali di esaminare tutte le prove utilizzate contro di loro viola le garanzie del giusto processo.

L'Alien Terrorist Removal Court opera infatti secondo regole diverse da quelle di un normale processo penale. La legge consente al governo di utilizzare informazioni classificate senza mostrarle integralmente alla persona sottoposta al procedimento: è però prevista la presentazione una sintesi non classificata che il giudice deve ritenere sufficiente a consentire la preparazione della difesa. Anche lo standard probatorio è inferiore a quello previsto nei normali procedimenti penali, nei quali la colpevolezza deve essere dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio.

Un precedente destinato a essere riutilizzato


Jess Dawgert, ex legale del Dipartimento di Giustizia e oggi socia fondatrice di uno studio legale specializzato nel contenzioso federale sull'immigrazione, ritiene probabile che l'Amministrazione ricorra nuovamente a questo strumento dopo aver ottenuto un risultato positivo in tempi relativamente rapidi. L'avvocato Eric Lee considera invece preoccupante che il primo procedimento si sia concluso senza che la costituzionalità del tribunale venisse sottoposta a un vero esame giudiziario. A suo giudizio, non si può dare per scontato che l'uso di questo tipo di corte resterà limitato, soprattutto alla luce della tendenza dell'Amministrazione Trump ad ampliare il ricorso alla definizione di terrorismo in diversi ambiti.

Di segno opposto la valutazione di Aram Gavoor, ex consigliere per la sicurezza nazionale della divisione civile del Dipartimento di Giustizia, che studia da tempo l'Alien Terrorist Removal Court e considera il suo primo utilizzo una prova del funzionamento del sistema. La corte, sostiene, non è stata concepita per gestire grandi numeri e non dovrebbe farlo. I cinque giudici che la compongono sono nominati dal presidente della Corte Suprema degli Stati Uniti.

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Legge elettorale, Acerbo (Prc): domani presidio davanti al Senato home.rifondazione.eu/2026/09/1… #ComunicatiStampa

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

I primi 600 giorni di Trump coincidono con il punto più basso del mandato: popolarità a picco (13 settembre)


Nonostante la convention, nessuna buona notizia per il tycoon, che dopo una leggera ripresa torna a sprofondare: ritoccato il punto più basso di popolarità di questo secondo mandato, mentre si allarga il divario nel confronto con Biden.

Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Dopo i primi 600 giorni di mandato, la popolarità subisce un nuovo improvviso tonfo, vanificando i progressi recenti e andando a ritoccare al ribasso il livello minimo del mandato.

Il quadro generale è di nuovo estremamente preoccupante: il tasso di approvazione rimane inferiore al 40% e scende per la prima volta sotto al 37% nella media di Focus America; la disapprovazione, invece, torna ad avvicinarsi al 60%.

La convention di Dallas, per ora, non pare aver sortito effetti sull’opinione pubblica, con il panorama che è ancora dominato dal prezzo del petrolio e del gas alle stelle, dall’inflazione, dalla guerra in Iran.

Si tratta di una situazione drastica per il tycoon, che resta abbondantemente il presidente più impopolare di sempre a questo punto del mandato.

Il dato attuale, infatti, è decisamente peggiore rispetto alla media di Joe Biden nel settembre 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo quasi venti mesi di presidenza. È di circa dieci punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

Seguici anche su WhatsApp

Questa settimana le medie si muovono verso il basso, ma non in maniera uniforme: si va dal modesto calo di Silver (-1,2) a quello più ampio di RCP (-1,9), mentre Focus America registra una discesa senza mezze misure (-3,7).

Come già accennato, dopo oltre diciannove mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciannove mesi del suo primo mandato e a quello di Biden; il divario con l’ultimo inquilino democratico è andato allargandosi radicalmente in queste ultime settimane, passando da una situazione di parità a un distacco di circa nove punti.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 600 giorni di presidenza (-21,8 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, peggiore di Biden che con il suo -13 attraversava un periodo di netta ripresa.

Risulta molto indietro, come detto, anche rispetto al suo primo mandato, in cui era decisamente più popolare, a -11,4. Andando molto a ritroso, anche Harry Truman veleggiava su numeri deficitari (-19,2).

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 37% e il 39%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 58%-59%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri, considerando il difficile equilibrio tra le promesse della convention e il sostanziale stallo nei negoziati con Teheran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
6 rilevazioni di 6 istituti — 13 settembre 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 1 sondaggio
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 3 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 2 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,2% (-0,6) - 58,1% (+0,6). In totale un net approval arrotondato di -19,9 (-1,2).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 39,2% (-0,7) - 57,6% (+1,2). In totale un net rating di -18,4 (-1,9).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 36,8% (-2) - 58,6% (+1,7), con un net rating complessivo di -21,8 (-3,7). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump

Questa voce è stata modificata (4 giorni fa)

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

I repubblicani non hanno più tempo per evitare l'onda blu di novembre


Dopo la convention di Dallas Quinnipiac dà il presidente al 33 per cento di approvazione e i democratici avanti di 11 punti sul voto per la Camera dei rappresentanti.

A due mesi dal voto di novembre il Partito Repubblicano non ha più il tempo di recuperare i pezzi della coalizione che aveva portato il presidente Donald Trump alla vittoria nel 2024. È la conclusione di un'analisi pubblicata sul Bulwark, il sito fondato da ex consiglieri e commentatori conservatori critici verso Trump, secondo cui la convention di Dallas ha certificato che il partito non ha un piano per riportare a casa gli elettori delusi e non ha nulla da offrire agli americani che nel frattempo hanno visto salire i prezzi.

Il ragionamento di Andrew Egger parte dalle elezioni locali dello scorso anno, quando i democratici andarono molto meglio delle attese. Da allora il tempo era la risorsa scarsa dei repubblicani e ogni settimana passata senza riconquistare quegli elettori era una settimana persa. La convention, scrive Egger, ha invece messo in scena le due condizioni che pesano sul partito: un presidente che continua a parlare per ore delle stesse cose e una campagna elettorale che ormai si regge tutta sul convincere gli americani che quel presidente sia ancora all'altezza dell'incarico.

Nessuno a Dallas ha detto no al presidente. Trump ha parlato per quasi due ore mercoledì sera e poi è tornato sul palco giovedì per ripetere gli stessi passaggi, davanti a uno stadio pieno a metà che lui ha descritto come esaurito fino all'ultima fila. "Il nostro Paese non è mai andato meglio", ha detto, sostenendo che gli Stati Uniti stanno incassando "migliaia di miliardi" come nessun altro Paese al mondo. Ha promesso un assegno da 5.000 dollari a ogni adulto americano in caso di vittoria e ha guidato la platea in un giuramento collettivo sul voto, avvertendo che chi non andrà alle urne "andrà all'inferno".

La promessa dell'assegno si è sgonfiata già il giorno dopo in un'intervista a Fox News. Quando Laura Ingraham gli ha chiesto perché, se i soldi ci sono, non dare subito quei 5.000 dollari, il presidente ha risposto che sono i democratici a non poterlo fare, perché con loro la crescita è negativa. La proposta, che secondo i conti degli economisti costerebbe oltre mille miliardi di dollari, resta senza una copertura chiara.

Nella stessa intervista il presidente ha anche ridimensionato l'allarme che costituisce il cuore della sua campagna. Dopo mesi passati a dire che una vittoria democratica al Congresso porterebbe gli Stati Uniti verso una rivoluzione comunista, ha detto che in fondo se la caverebbe: "Bloccherò tutte le loro cose brutte per due anni. Non sarà la stessa cosa, ma farò da blocco e probabilmente riuscirò a fare accordi con loro". Poi ha aggiunto che la situazione "non è così grave" e subito dopo che "forse è così grave".

La scelta di affidare al vicepresidente JD Vance il discorso di chiusura è stata letta come il segnale che il gruppo dirigente repubblicano sta già guardando a chi dovrà tenere insieme l'elettorato di Trump quando lui non ci sarà più. Vance ha attaccato i democratici con gli stessi toni del presidente, arrivando a insinuare che il deputato texano James Talarico abbia interessi sessuali verso i minori transgender. Ma secondo l'analisi del Bulwark gli manca la qualità che ha permesso a Trump di farsi perdonare tutto e soprattutto non ha nulla di nuovo da proporre.

Il passaggio più significativo del discorso di Vance è stato quello rivolto agli elettori repubblicani contrari alla guerra con l'Iran. Il vicepresidente si è costruito una carriera sulla linea non interventista e il suo entourage lascia regolarmente filtrare alla stampa che lui aveva forti riserve sul conflitto. A Dallas però non ha potuto offrire altro che l'invito a votare comunque per il partito, in nome di Charlie Kirk e del rischio di lasciare il potere agli avversari.

I numeri usciti poche ore prima del discorso del presidente hanno confermato quanto sia difficile la posizione repubblicana. Secondo una rilevazione Quinnipiac, il 33 per cento degli elettori approva il modo in cui Trump sta facendo il presidente e il 59 per cento lo disapprova. Ad aprile lo stesso istituto lo dava al 38 per cento di approvazione e al 55 di disapprovazione, a gennaio al 40 e al 54. La discesa è costante da nove mesi.

Sempre secondo Quinnipiac, il 49 per cento degli elettori vuole che siano i democratici a conquistare il controllo della Camera dei rappresentanti, contro il 38 per cento che preferisce lasciarlo ai repubblicani. Undici punti di distanza su una domanda che di solito, nelle elezioni di metà mandato, misura bene il clima nazionale. William Kristol, che ha fondato il Bulwark, ha scritto che questo scarto è la risposta alla richiesta che Trump ha fatto ai suoi dal palco di Dallas: "Fate finta che io sia sulla scheda. Non sono sulla scheda. Dovete fare finta che io sia sulla scheda". Gli elettori stanno facendo esattamente questo e voteranno contro di lui.

Il tema di novembre, secondo Kristol, è se il Congresso dei prossimi due anni sarà un timbro nelle mani del presidente o un contrappeso. Su questo gli americani non sono disposti a fingere che il secondo mandato stia funzionando, che l'inflazione sia sotto controllo o che la guerra in Iran stia andando bene.

Le condizioni materiali non lasciano sperare in un miglioramento prima del voto. I prezzi dei carburanti sono tornati a correre per effetto degli scontri tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz e dell'attivismo degli Houthi nel Mar Rosso e il diesel ha superato per la prima volta nella storia la media nazionale di 6 dollari al gallone. Gli automobilisti non lo comprano, ma lo pagano lo stesso: "I prezzi record del diesel avranno un effetto su ogni carico, ogni spedizione, ogni consegna che gli americani ricevono, ed è probabile che riaccendano l'inflazione lungo tutta la catena di fornitura", ha scritto Patrick De Haan, responsabile dell'analisi petrolifera di GasBuddy. De Haan ha aggiunto che la stagione delle feste rischia di essere più cara del solito, perché i prezzi del diesel salgono tradizionalmente in questo periodo dell'anno.

La Corte Suprema è intervenuta due volte questa settimana sui collegi del Missouri. I repubblicani avevano ridisegnato i confini per passare da una mappa che assegnava 6 seggi su 8 al partito a una che ne assegnava 7. In entrambi i casi il verdetto è stato lo stesso: lo Stato deve andare al voto con la mappa precedente, un po' più favorevole ai democratici. Gli ordini, firmati dal giudice Brett Kavanaugh, sono arrivati senza motivazione, ma sembrano seguire il principio Purcell, la regola per cui i tribunali federali devono evitare di modificare le procedure elettorali quando il voto è ormai vicino. In pratica la Corte Suprema ha corretto un tribunale federale di grado inferiore che voleva rimettere in piedi la mappa più favorevole ai repubblicani, lasciando valere la decisione della Corte Suprema del Missouri, che aveva dato ragione a chi contestava i nuovi confini.

Il partito, conclude l'analisi del Bulwark, si è legato a una singola figura più di quanto sia mai accaduto nella storia politica americana e ora non ha una via d'uscita. La convention di Dallas doveva essere il momento in cui provare a cambiare rotta ed è diventata la conferma che quella rotta non si può più cambiare.


Trump chiude la Convention repubblicana con un giuramento per il voto a novembre


Il presidente Donald Trump ha chiuso giovedì 10 settembre la prima Convention di metà mandato nella storia del Partito repubblicano facendo alzare la mano destra al pubblico dell’American Airlines Center di Dallas, in Texas, e guidandolo in un giuramento: andare a votare alle elezioni del 3 novembre. “Il giorno delle elezioni, il 3 novembre, dovete farmi un favore. Dovete andare a votare e dovete fingere che io sia sulla scheda, perché in un certo senso lo sono”, ha detto.

Il giuramento, che la sala ha ripetuto frase per frase, iniziava così: “Giuro al più grande presidente nella storia degli Stati Uniti, che ci ama così tanto da non riuscire nemmeno a respirare”. Trump vi ha poi inserito un riferimento alle frodi elettorali di cui accusa da tempo gli avversari: “Andrò con la mia famiglia, i miei amici, lo farò comunque, non mi importa se sono registrato o no, cercherò di barare più che posso, come fanno anche loro”.

Trump: So Please raise your right hand: I pledge to the greatest president in the history of the United States

Crowd: I pledge to the greatest president in the history of the United States…

Trump: I'm going to try and cheat like hell like they do. pic.twitter.com/umehtVKUr7
— Acyn (@Acyn) September 11, 2026


Pochi minuti prima il presidente aveva nuovamente accusato i democratici di voler favorire i brogli: “Non vogliono l’obbligo di mostrare un documento d’identità per votare. Perché? Perché vogliono barare”. I repubblicani sostengono da tempo l’introduzione di requisiti federali più rigidi, tra cui l’obbligo di un documento d’identità ai seggi e la prova documentale della cittadinanza per registrarsi alle elezioni federali. Negli Stati Uniti, con l’eccezione del North Dakota, per votare è necessario essere iscritti alle liste elettorali, anche se tempi e modalità di registrazione variano da Stato a Stato.

Il giuramento si è chiuso con la formula “che Dio mi aiuti”. “Se volete potete votare democratico, ma non credo ci sia una sola persona in questa sala che lo farà”, ha detto Trump, spiegando che non era necessario precisare per chi votare. Poi ha aggiunto: “Sapete cosa succede se non votate? Andate all’inferno. E non voglio che vi succeda, quindi per favore andate a votare”. La sala ha risposto scandendo in coro “vote”, cioè “votate”.

After having his supporters take pledge to vote, he tells them that if they don’t vote, they will go to hell. pic.twitter.com/0gvqL5HgpX
— Acyn (@Acyn) September 11, 2026


Il “dividendo Trump” da 5.000 dollari


Il discorso di ieri sera, durato circa 25 minuti, è stato molto più breve di quello pronunciato mercoledì sera, durato quasi due ore, durante il quale Trump aveva promesso un assegno da 5.000 dollari a ogni cittadino adulto se i repubblicani manterranno la maggioranza sia alla Camera dei Rappresentanti che al Senato.

“Se vinceremo le elezioni di metà mandato daremo un, chiamiamolo così, dividendo Trump: 5.000 dollari per ogni cittadino adulto del nostro Paese”, ha ripetuto stanotte. “E possiamo farlo perché il nostro Paese non è mai andato meglio. Stiamo incassando migliaia di miliardi di dollari”.

La proposta ha già suscitato critiche in entrambi i partiti. Il governatore repubblicano della Florida Ron DeSantis ha sostenuto che una spesa del genere produrrebbe soltanto altro debito e altra inflazione. Il deputato democratico della California Robert Garcia ha ricordato che non si sono mai concretizzati neppure i dividendi promessi in passato sui dazi e sui risparmi del DOGE, l’iniziativa per l’efficienza governativa.

Con circa 240 milioni di cittadini adulti, un assegno da 5.000 dollari a testa costerebbe intorno ai 1.200 miliardi di dollari. Trump non ha spiegato nel dettaglio come intenda finanziarlo. La misura richiederebbe comunque l’approvazione del Congresso.

Trump punta sulla mobilitazione della base


I repubblicani devono difendere maggioranze ristrette alla Camera e al Senato in elezioni nelle quali, storicamente, il partito del presidente in carica tende a perdere seggi, soprattutto in presenza di un presidente così impopolare nel sondaggi.

Non meraviglia dunque il fatto che il calo del gradimento di Trump e il malcontento per l’economia sembrano pesare sui candidati repubblicani anche nel generic ballot, il sondaggio che chiede agli elettori quale partito intendano sostenere per il Congresso senza indicare i nomi dei candidati. Nella media di Silver Bulletin, il sito dell’analista Nate Silver, i democratici sono avanti di 6,6 punti. Trump e i suoi alleati hanno quindi deciso di puntare sulla mobilitazione della sua base elettorale per provare a smentire la tendenza storica.

In un’intervista registrata e trasmessa ieri sera da Fox News a The Ingraham Angle, il programma di Laura Ingraham, Trump ha anche promesso che, se i democratici dovessero riconquistare il Congresso, farà da argine: “Finirò per fare da blocco. Bloccherò tutte le loro iniziative cattive per due anni. Non sarà la stessa cosa, ma farò da blocco. Che cosa posso dirvi? E probabilmente riuscirò anche a fare accordi con loro”.

Ma nonostante tutta la retorica espressa alla Convention, alla domanda diretta su se condurrà la campagna elettorale più intensa di sempre per fermare una possibile vittoria democratica, Trump ha risposto di no. La più dura, ha spiegato, è stata quella del 2024, quando doveva vincere personalmente la presidenza: “Quattro mesi, nessun giorno vuoto, nessuna ora vuota”.

Quando Ingraham gli ha chiesto se il voto di novembre sia importante quanto le presidenziali, anche per la sua eredità politica, Trump ha risposto: “Non è così importante. Sto facendo campagna per altre persone”.

Il 2 settembre, durante una cena con i parlamentari repubblicani nel Giardino delle Rose della Casa Bianca, Trump aveva annunciato che avrebbe dedicato gli ultimi 30 giorni prima del voto alle circa 35 sfide che considera decisive per il controllo del Congresso.

Fra le tappe indicate c’è l’Alaska, dove il senatore repubblicano uscente Dan Sullivan cerca di ottenere il suo terzo mandato contro l’ex deputata democratica Mary Peltola, in una delle sfide più combattute per il Senato. Nelle primarie “giungla” di agosto Peltola ha preceduto Sullivan, mentre i sondaggi sulla sfida di novembre indicano una battaglia all’ultimo voto.


Questa voce è stata modificata (4 giorni fa)

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Kushner: "Se Kyiv fa un passo indietro, l'accordo sull'Ucraina è pronto"


Secondo il genero del presidente Donald Trump e di recente suo inviato a Mosca assieme a Steve Wiktoff, gran parte dell'intesa è pronta, ma Kyiv rifiuta ancora di ritirarsi dalla regione di Donetsk.

Il nodo territoriale resta il principale ostacolo a un accordo per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina. Lo ha detto Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump e uno degli inviati statunitensi impegnati nel negoziato, intervenendo in collegamento video l'11 settembre al forum Yalta European Strategy di Kyiv. Secondo Kushner, Washington ha ormai definito gran parte della cornice di una possibile intesa, comprese le garanzie di sicurezza e i meccanismi destinati a impedire una ripresa dei combattimenti.

Durante i colloqui di Mosca, il presidente russo Vladimir Putin ha illustrato agli americani le proprie richieste territoriali. "Se l'Ucraina accettasse di arretrare fino a quella linea, il resto dell'accordo sarebbe sostanzialmente pronto. Ma al momento l'Ucraina non intende farlo", ha specificato Kushner. La richiesta russa riguarda in particolare il ritiro delle forze ucraine dalla parte della regione di Donetsk che resta sotto il controllo di Kyiv. L'Ucraina continua a escludere un ritiro dei suoi soldati da quei territori.

Washington intende cercare quindi, nelle parole di Kushner, una "soluzione creativa" che non contrasti con gli obiettivi ucraini e che, allo stesso tempo, possa convincere la Russia a fermare la guerra. L'inviato ha invitato le parti a guardare anche alle opportunità di sviluppo economico che potrebbero aprirsi dopo il conflitto e ha espresso la speranza che nelle prossime settimane possano essere annunciati nuovi passi. L'obiettivo immediato americano è quantomeno quello di riportare Russia e Ucraina allo stesso tavolo insieme agli Stati Uniti.

Mosca non considera chiuso il resto dell'accordo


Il Cremlino, però, da parte sua non conferma che tutti gli altri punti dell'intesa siano già stati definiti. Anzi proprio dopo il colloquio del 5 settembre, il consigliere di Putin per la politica estera Yuri Ushakov aveva riferito che il presidente russo ha ribadito la necessità di affrontare quelle che Mosca definisce le "cause profonde" del conflitto e che gli inviati americani avevano presentato una serie di proposte sui possibili percorsi verso un accordo.

Il 9 settembre Ushakov ha inoltre detto di non avere ancora visto la "roadmap" americana per la soluzione della guerra, pur confermando che durante i colloqui con Kushner e Steve Witkoff era stata discussa anche la possibilità di riprendere i contatti con Kyiv in un formato trilaterale con gli Stati Uniti.

Putin punta ancora sull'offensiva


Witkoff e Kushner sono stati a Mosca il 5 settembre e il giorno successivo a Kyiv. Per entrambi era la prima visita nella capitale ucraina nel ruolo di negoziatori statunitensi. I colloqui non hanno prodotto alcuna svolta negoziale, ma Washington sostiene che dalle due tappe sia emerse nuove idee da poter eventualmente sviluppare in un eventuale nuovo round trilaterale.

Tuttavia, sul campo di battaglia non sono emersi segnali di un cambiamento nella strategia del Cremlino. Secondo fonti citate da Bloomberg dopo l'incontro con gli inviati americani, Putin resta infatti fortemente intenzionato a proseguire la guerra e punta a conquistare l'intera regione di Donetsk, nella convinzione che l'esercito russo possa raggiungere questo obiettivo nei prossimi sei mesi, dopo aver spostato in avanti questa scadenza per la sedicesima volta dall'inizio dell'invasione su larga scala.

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Cloud and SaaS Resilience Starts With Identity, Dependency Mapping and Tested Recovery
#CyberSecurity
securebulletin.com/cloud-and-s…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Plesk Backup Restore Race Opens a Path From Customer Access to Linux Root
#CyberSecurity
securebulletin.com/plesk-backu…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

AI Infrastructure Needs Automatic Containment as Attacks Accelerate Beyond Human Response
#CyberSecurity
securebulletin.com/ai-infrastr…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Nginx e TLS: le ottimizzazioni che abbattono davvero il TTFB
#tech
spcnet.it/nginx-e-tls-le-ottim…
@informatica


Nginx e TLS: le ottimizzazioni che abbattono davvero il TTFB


Perché il TLS handshake è ancora il vostro nemico nascosto del TTFB


Il 95% del traffico web oggi viaggia su HTTPS, ma la maggior parte delle configurazioni Nginx in produzione usa ancora i parametri di default che erano ragionevoli cinque anni fa e oggi lasciano sul tavolo decine di millisecondi di Time To First Byte. La buona notizia è che si tratta quasi sempre di ottimizzazioni “una tantum”: si toccano poche direttive, si ricarica Nginx e il guadagno resta lì, per ogni richiesta, per sempre.

In questo articolo vediamo come intervenire su cache di sessione, cifrari, buffer TLS, HTTP/3 e header di sicurezza, con un occhio a cosa è cambiato di recente (OCSP stapling è ormai carta straccia con Let’s Encrypt, HTTP/3 con 0-RTT richiede OpenSSL aggiornato) e cosa invece continua a essere un mito da sfatare.

Il conto salato dell’handshake TLS ripetuto


Ogni nuova connessione TLS 1.2 costa un round trip aggiuntivo rispetto a una connessione già “nota” al server; TLS 1.3 lo riduce a un solo round trip nel caso normale, e a zero con il resumption. Il problema è che di default la session cache di Nginx è minuscola e la sua durata troppo breve per traffico reale distribuito su più server.

ssl_session_cache shared:SSL:10m;
ssl_session_timeout 1d;
ssl_session_tickets on;

Un dettaglio che quasi nessuno controlla: 1 MB di cache condivisa contiene circa 4.000 sessioni. Con 10m si arrivano a 40.000 sessioni attive, un valore ragionevole per un sito di media grandezza ma da ricalcolare se avete decine di migliaia di client concorrenti (osservate ssl_session_cache statistiche via nginx -V con modulo stub_status compilato, oppure strumentate a livello di access log).

Se gestite un parco di più server dietro un load balancer, i session ticket devono usare la stessa chiave su tutte le istanze, altrimenti ogni volta che il bilanciatore sposta il client su un nodo diverso l’handshake riparte da zero, vanificando il resumption. La chiave va generata una volta e distribuita in modo sicuro (es. tramite un secret manager), non rigenerata ad ogni deploy.

Cifrari: meno scelta, meno lavoro per la CPU


Su TLS 1.3 il set di cifrari è già ristretto e sicuro per design, ma su TLS 1.2 — che va ancora mantenuto attivo per compatibilità con client legacy su siti pubblici — vale la pena essere espliciti ed escludere tutto ciò che non è AEAD (GCM o ChaCha20-Poly1305):

ssl_protocols TLSv1.2 TLSv1.3;
ssl_prefer_server_ciphers off;
ssl_ciphers 'ECDHE-ECDSA-AES128-GCM-SHA256:ECDHE-RSA-AES128-GCM-SHA256:
ECDHE-ECDSA-AES256-GCM-SHA384:ECDHE-RSA-AES256-GCM-SHA384:
ECDHE-ECDSA-CHACHA20-POLY1305:ECDHE-RSA-CHACHA20-POLY1305';

Nota sul ssl_prefer_server_ciphers off: con TLS 1.3 e client moderni è il client a scegliere in modo sensato, quindi forzare l’ordine lato server (utile in epoca TLS 1.0/1.1 per evitare cifrari deboli) oggi aggiunge solo complessità. Se avete ancora bisogno di forzare l’ordine per policy di compliance, impostatelo su on e mantenete la lista sopra come riferimento.

Per non reinventare la ruota ogni volta, usate il generatore di configurazione SSL di Mozilla, che tiene aggiornati i profili “modern”, “intermediate” e “old” in base alle CVE e al supporto browser corrente.

Il buffer TLS che nessuno ridimensiona


Una delle ottimizzazioni meno note e più efficaci riguarda ssl_buffer_size. Di default Nginx usa un buffer da 16 KB per i record TLS, pensato per massimizzare il throughput su file di grandi dimensioni. Per pagine HTML, API JSON e asset piccoli — cioè la stragrande maggioranza del traffico applicativo — questo significa che il client deve attendere di ricevere l’intero buffer prima di poter iniziare a renderizzare qualsiasi cosa.

ssl_buffer_size 4k;

Riducendo il buffer a 4 KB il primo record TLS utile arriva prima, con un impatto misurabile sul TTFB percepito (tipicamente nell’ordine di 30-50ms su connessioni con latenza medio-alta). Il compromesso è un overhead leggermente maggiore per trasferimenti di grandi file per via del maggior numero di record; per questo motivo, se servite prevalentemente download di file di grandi dimensioni da un host dedicato, vale la pena valutare un buffer intermedio (es. 8k) o configurazioni separate per server block diversi.

OCSP stapling: una direttiva ormai innocua


Per anni la configurazione “corretta” includeva l’OCSP stapling per evitare che il browser dovesse contattare l’authority per verificare la revoca del certificato:

ssl_stapling on;
ssl_stapling_verify on;
ssl_trusted_certificate /path/to/full_chain.pem;
resolver 8.8.8.8 8.8.4.4 valid=300s;
resolver_timeout 5s;

Se usate Let’s Encrypt, sappiate che questa configurazione oggi non fa più nulla: dal 6 agosto 2025 Let’s Encrypt ha terminato il supporto agli endpoint OCSP, spostandosi esclusivamente su Certificate Revocation List (CRL) a corto raggio. Non è un errore lasciare le direttive nella configurazione (sono semplicemente inerti), ma se il vostro certificato proviene da un’altra CA verificate lo stato del suo servizio OCSP prima di considerarle superflue.

HTTP/3 e QUIC: attenzione al firewall, non solo a Nginx


HTTP/3 è disponibile in mainline Nginx dalla versione 1.25.0 e nei pacchetti binari ufficiali di nginx.org; l’adozione globale è ancora intorno al 21% contro il 50%+ di HTTP/2, ma per applicazioni con utenti su reti mobili o ad alta latenza il guadagno di QUIC (0-RTT, niente head-of-line blocking a livello di trasporto) è reale.

listen 443 ssl;
listen 443 quic reuseport;
http2 on;
add_header Alt-Svc 'h3=":443"; ma=86400';

Due avvertenze pratiche, spesso trascurate:
  • reuseport deve comparire su una sola direttiva listen, altrimenti Nginx non parte o bilancia male tra i worker.
  • QUIC viaggia su UDP: se la porta 443/UDP non è aperta sul firewall, il fallimento è silenzioso. Il browser prova QUIC, non riceve risposta e ricade automaticamente su HTTP/2 senza loggare alcun errore visibile lato client. Verificate esplicitamente con ufw allow 443/udp (o l’equivalente per il vostro firewall) e controllate con curl --http3 o la colonna “Protocol” di Chrome DevTools.

Per il 0-RTT (early data) su QUIC serve OpenSSL 3.5.1 o successivo: con versioni precedenti HTTP/3 funziona comunque, semplicemente senza questa ottimizzazione aggiuntiva sul primo round trip.

Header di sicurezza che costano zero millisecondi


Non influenzano il TTFB ma sono ormai lo standard minimo per qualunque endpoint HTTPS in produzione:

add_header Strict-Transport-Security "max-age=63072000; includeSubdomains; preload";
add_header X-Frame-Options sameorigin;
add_header X-Content-Type-Options nosniff;

Da notare: X-XSS-Protection va rimosso, non aggiunto — i browser moderni lo ignorano e in alcuni casi storici introduceva vulnerabilità XSS reflected invece di prevenirle.

Il limite di questa ottimizzazione: dove il TLS tuning non arriva


Vale la pena essere onesti su un punto: il tuning TLS riduce l’overhead del trasporto sicuro, ma non corregge un’applicazione lenta. Se il vostro TTFB è dominato da query database non indicizzate, da un backend PHP-FPM sottodimensionato o dall’assenza di una cache applicativa, i millisecondi guadagnati qui sono nell’ordine del rumore statistico rispetto ai secondi persi altrove. Il tuning TLS va trattato come l’ultimo 10% dell’ottimizzazione, da applicare dopo aver sistemato caching, query e CDN — non come sostituto.

Procedura di verifica


Dopo ogni modifica, il ciclo è sempre lo stesso:

nginx -t
nginx -s reload

nginx -t valida la sintassi prima del reload, evitando downtime per un errore di battitura in produzione. Per validare l’effetto reale, misurate il TTFB prima e dopo con strumenti come curl -w "%{time_starttransfer}\n" -o /dev/null -s https://vostro-sito.tld ripetuto più volte, oppure con WebPageTest per una view completa lato client reale.

Conclusione


Nessuna di queste modifiche richiede un downtime pianificato o un cambio architetturale: sono direttive di configurazione che si testano e si applicano in pochi minuti. Il ritorno, moltiplicato per milioni di richieste al mese, è tutt’altro che trascurabile — ed è uno di quei rari casi in cui “ottimizzazione infrastrutturale” non significa comprare più hardware, ma semplicemente smettere di lasciare Nginx sui default di cinque anni fa.

Fonte originale: Nginx tuning tips: HTTPS/TLS – Turbocharge TTFB/Latency, LinuxBlog.io. Approfondimenti aggiuntivi su HTTP/3 in produzione: Serving HTTP/2 and HTTP/3 with Nginx in 2026.


Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Crafted PNGs and RTSP Playlists Expose VLC Users to Memory Corruption and Data Leaks
#CyberSecurity
securebulletin.com/crafted-png…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Hai seguito il Festival del Cinema di Venezia 2026?
Qual è il look che ti è piaciuto di più? 👀

#FestivalDiVenezia #Venezia83 #RedCarpet #DirittiSociali #PoliticaEuropea #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Raoul Hedebouw (PTB): Di fronte a un sistema che sta crollando, la solidarietà fa nascere la speranza home.rifondazione.eu/2026/09/1… #Internazionale

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Trump promette di nuovo: la guerra con l'Iran finirà dopo le elezioni di midterm


Il presidente prevede ancora una volta un crollo del prezzo del petrolio non appena finirà il conflitto, accusa Teheran per l'attacco all'oleodotto saudita e critica nuovamente la NATO per il mancato sostegno nello Stretto di Hormuz.

La guerra con l'Iran finirà poco dopo le elezioni di metà mandato di novembre e il prezzo del petrolio crollerà. Lo ha detto il presidente Donald Trump ai giornalisti a Farmleigh House, a Dublino, accanto al primo ministro irlandese Micheál Martin, nel giorno in cui la presidente Catherine Connolly lo ha ricevuto nella sua residenza ufficiale.

"Penso molto presto. Probabilmente subito dopo le elezioni di metà mandato. Stanno cercando di resistere il più a lungo possibile per complicare il voto, ma penso che la gente se ne sia accorta", ha detto Trump. "Quando succederà, i prezzi del petrolio crolleranno". Alla domanda se ciò potesse contribuire a sbloccare il traffico mercantile attraverso lo Stretto di Hormuz, il presidente ha risposto che "andrà tutto bene".

Le domande dei giornalisti sono arrivate dopo i rapidi progressi dei ribelli Houthi in Yemen e l'attacco con droni contro l'oleodotto saudita Est-Ovest, che può trasportare fino a 7 milioni di barili al giorno dai giacimenti del Golfo ai terminali sul Mar Rosso e rappresenta per Riyadh la principale via alternativa allo Stretto conteso dall'Iran.

Trump ha attribuito a Teheran la responsabilità dell'attacco, rispondendo "probabilmente sì" a chi gli chiedeva se dietro ci fosse Teheran. Ha poi riferito di avere parlato al telefono con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, definito un "buon amico". Sugli Houthi, Trump ha detto che il gruppo "ci ha chiamato e non vuole combatterci", aggiungendo che i ribelli preferirebbero non avere gli Stati Uniti "fra i piedi" e che stanno lasciando passare la maggior parte delle navi. "C'è solo un Paese con cui non sono contenti, e sistemeremo anche questa cosa", ha affermato.

Il presidente ha quindi criticato la NATO e i Paesi europei, definiti "molto deludenti sotto molti aspetti". "La NATO non ci ha voluto aiutare con lo Stretto, anche se noi non prendiamo petrolio da lì", ha detto. Trump ha quindi sostenuto che in Iran "tutti hanno visto il dominio dei mezzi militari americani" e che gli Stati Uniti hanno eliminato tutte le mine dalle acque dello Stretto.

Teheran si muove verso una intesa con i Paesi del Golfo


Lunedì i Ministri degli Esteri dei Paesi arabi si riuniranno a Muscat, in Oman, per sottoscrivere un'intesa per istituire una rotta congiunta tra Oman e Iran nello Stretto di Hormuz, da notificare all'Organizzazione Marittima Internazionale (IMO). Lo ha confermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, secondo cui all'incontro parteciperanno anche "i Paesi i cui territori sono stati usati dagli Stati Uniti per lanciare attacchi contro di noi".

Teheran ha però fatto sapere che riaprirà lo Stretto quando Washington porrà fine al blocco e agli attacchi, come ha ribadito Pezeshkian. "Non sono riusciti a raggiungere i loro obiettivi con la guerra, per questo sono passati alla pressione economica, ma noi non ci fermeremo", ha dichiarato. "Le rotte marittime non sono certo qualcosa da cui dipende la nostra sopravvivenza".

Il Bahrein, invece, ha fatto sapere che non parteciperà ad alcuna riunione che includa l'Iran prima del pieno ripristino delle relazioni diplomatiche fra i due Paesi. In una nota, il Ministero degli Esteri del Bahrein ha citato gli attacchi subiti e quello contro l'oleodotto saudita, osservando che la ripresa del dialogo "non può ignorare i fatti". Qualsiasi accordo su Hormuz, ha aggiunto, dovrà garantire il diritto di transito a tutte le navi "senza discriminazioni, tariffe o permessi".


Gli Houthi conquistano Perim e arrivano allo Stretto di Bab el-Mandeb


Gli Houthi, la milizia yemenita sostenuta dall'Iran, hanno conquistato venerdì l'isola strategica di Perim, conosciuta anche come Mayun, che si trova nel cuore dello Stretto di Bab el-Mandeb. La notizia è stata riferita dalla CNN sulla base di due fonti del governo yemenita e poi confermata da Reuters, che cita quattro fonti governative. Le forze fedeli al governo riconosciuto a livello internazionale si sono ritirate dall'isola.

Contemporaneamente gli Houthi hanno preso anche il controllo di Dhubab, la cittadina costiera che si trova direttamente di fronte a Perim. Il controllo dei due punti mette per la prima volta il movimento in una posizione molto più favorevole per esercitare pressione sullo Stretto di Bab el-Mandeb, uno dei principali colli di bottiglia del commercio mondiale. Perim si trova infatti all'interno dello Stretto, ad appena 3,5 km dalla costa yemenita.

L'avanzata arriva appena un giorno dopo la conquista di Mokha, la città portuale sul Mar Rosso che le forze del governo yemenita avevano abbandonato al termine di un'offensiva terrestre durata diversi giorni. La caduta della città era stata riferita inizialmente al New York Times da due funzionari yemeniti. Gli Houthi hanno inoltre preso il controllo delle isole Hanish, un arcipelago che comprende anche Zuqar. In pochi giorni il gruppo ha quindi compiuto la sua più importante espansione territoriale da anni lungo la strategica costa occidentale dello Yemen.

Gli Houthi non hanno necessariamente la capacità di "chiudere" completamente il Bab el-Mandeb, ma ora controllano posizioni su entrambe le sponde yemenite del tratto più sensibile dello Stretto e possono aumentare in modo significativo la pressione militare sulla navigazione commerciale. Bab el-Mandeb collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e, attraverso il Canale di Suez, costituisce una delle principali rotte tra Asia ed Europa. Prima dell'attuale escalation vi transitava circa il 7% della produzione petrolifera mondiale. La sua importanza è cresciuta ulteriormente dall'inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, che ha fortemente ridotto il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz.

L'Arabia Saudita ha infatti aumentato l'utilizzo dell'oleodotto East-West, che trasporta il greggio dai giacimenti orientali ai terminal sul Mar Rosso, proprio per aggirare Hormuz. Il controllo Houthi di Perim e Dhubab minaccia ora anche questa via alternativa e offre indirettamente a Teheran una leva su entrambi i principali passaggi marittimi ai lati della penisola arabica. Secondo Reuters, l'offensiva degli ultimi giorni è stata condotta con la guida diretta di esponenti dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, anche se ufficialmente Teheran nega invece di aver impartito ordini militari agli Houthi.

Le tensioni hanno avuto un impatto immediato sui mercati energetici. Dopo essere salito oltre i 105 dollari al barile giovedì e aver toccato venerdì i massimi da metà maggio, il Brent ha poi ripiegato intorno ai 104 dollari sulle notizie di possibili contatti diplomatici per attenuare le restrizioni alla navigazione attraverso Hormuz. Nonostante il calo, il petrolio resta avviato verso un rialzo settimanale superiore all'8%.

Yemen, gli Houthi sullo Stretto
Dopo Mokha, gli Houthi arrivano a Perim, al centro di Bab el-Mandeb

Con Hormuz semiparalizzato dalla guerra con l'Iran, l'Arabia Saudita esporta il suo greggio dal Mar Rosso. Ma quella rotta di riserva esce da Bab el-Mandeb: in due giorni gli Houthi hanno preso Mokha e Dhubab e, secondo fonti del governo yemenita, sono sbarcati sull'isola che divide lo Stretto.
Grafica di FocusAmerica11 settembre 2026

Le due porte del petrolio arabo
Rotte marittime Oleodotto Est-Ovest Spessore proporzionale ai barili al giorno

1Hormuz 2Yanbu 3Bab el-Mandeb

Hormuz. Prima della guerra passavano dallo Stretto 20,9 milioni di barili al giorno, un quinto dei consumi mondiali. Mercoledì lo hanno attraversato 7 navi, la metà della media.
Yanbu. Per aggirare Hormuz, Riyadh pompa il greggio per 1.200 km fino al Mar Rosso: l'oleodotto porta al massimo 7 milioni di barili al giorno, un terzo di ciò che passava dallo Stretto.
Bab el-Mandeb. Le petroliere dirette in Asia escono dal Mar Rosso da qui. In due giorni gli Houthi sono scesi per 75 km da Mokha fino all'isola di Perim, al centro dello Stretto.

Rotte e oleodotto hanno un tracciato indicativo. Flussi negli Stretti: media del primo semestre 2025 (EIA). Oleodotto: capacità massima dichiarata da Aramco.

Da Mokha allo Stretto
In due giorni gli Houthi sono scesi da Mokha fino all'isola al centro dello Stretto
Tocca un luogo sulla mappa o nell'elenco per leggere che cosa è successo.

Mokha: presa dagli Houthi il 10 settembre. Zuqar: presa dagli Houthi secondo AFP. Isole Hanish: raggiunte dagli Houthi. Dhubab e Perim: prese dagli Houthi l'11 settembre, secondo fonti del governo yemenita.

Avanzata degli Houthi, 10–11 settembre

Il traffico di mercoledì
Mercoledì a Hormuz è passata metà delle navi, a Bab el-Mandeb il traffico reggeva ancora
Transiti di mercoledì 9 settembre, prima della caduta di Mokha e di Perim, e media dei dieci giorni precedenti. Per Bab el-Mandeb si contano le navi che trasportano materie prime; le navi con il transponder spento sfuggono al conteggio.

Stretto di Hormuz
7

Bab el-Mandeb
28

navi, contro una media di 14: la metà
navi, contro una media di 27

Transito di mercoledìTransito mancante rispetto alla mediaOltre la media

Il precedente. Gli Houthi hanno già dimezzato una volta il traffico di Bab el-Mandeb: dopo gli attacchi alle navi iniziati a fine 2023, il petrolio in transito è sceso a meno della metà.

I mercati
Il Brent ha superato i 107 dollari, il livello più alto da maggio
Prezzo del greggio di riferimento internazionale nella giornata del 10 settembre.

107,40$
dollari al barile
+6,1% in un giorno

Circa 101 dollari prima della notizia, 105,40 dopo la caduta di Mokha, 107,40 più tardi nella giornata.

Il punto
Con Perim gli Houthi non si affacciano più sullo Stretto: ci sono dentro. L'asse guidato dall'Iran può ora minacciare insieme le due uscite del petrolio arabo, proprio mentre Riyadh sposta il suo greggio dall'una all'altra.

Fonte EIA (flussi di petrolio negli Stretti, 2023–primo semestre 2025); Aramco e IEA (oleodotto Est-Ovest); Reuters su dati di tracciamento navale (transiti del 9 settembre); The National e CNN (Brent, 10 settembre); Reuters, AFP, CNN e AP (situazione sul terreno, 10–11 settembre). Mappe: Natural Earth.

MBS chiede a Trump di intervenire


La gravità della situazione aveva già spinto il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman a chiedere direttamente agli Stati Uniti di entrare in azione. Secondo Axios, che cita due funzionari statunitensi, giovedì MBS ha telefonato due volte al presidente Donald Trump mentre gli Houthi avanzavano su Mokha. Nella prima conversazione lo ha informato del rapido deterioramento della situazione; alcune ore dopo lo ha richiamato chiedendogli di ordinare attacchi americani contro il movimento yemenita. Trump ha rifiutato.

Secondo i funzionari statunitensi citati da Axios, per il momento l'Amministrazione Trump non intende aprire un nuovo fronte con un intervento militare diretto contro gli Houthi in quanto la priorità resta concentrare le forze americane sull'Iran e sullo Stretto di Hormuz. Washington ha tuttavia deciso di aumentare il sostegno a Riyadh, fornendo informazioni di intelligence sugli Houthi e dati utili all'individuazione degli obiettivi. Circa 200 militari statunitensi si trovano già in Arabia Saudita con compiti di supporto non operativo.

Giovedì anche l'ammiraglio Brad Cooper, comandante dello U.S. Central Command, si è recato nel regno per riunioni urgenti di coordinamento, secondo Axios. La richiesta di MBS segna un netto cambiamento rispetto a luglio. All'inizio della nuova escalation, il principe ereditario aveva chiesto a Trump soltanto un sostegno politico per un attacco saudita all'aeroporto di Sanaa, precisando che Riyadh non aveva bisogno di assistenza militare americana. All'epoca Trump aveva dato il proprio assenso.

Dopo l'ulteriore avanzata degli Houthi, l'Arabia Saudita ha però intensificato direttamente la propria risposta. Venerdì l'aviazione saudita ha colpito l'aeroporto di Mokha, appena conquistato dal gruppo militante, secondo Associated Press. Non sono stati immediatamente segnalati morti o danni significativi. Le forze del governo yemenita hanno inoltre annunciato di voler impiegare armi e velivoli in una controffensiva per riconquistare le zone perdute lungo il Mar Rosso e hanno invitato i civili a evitare la strada tra Taiz e Mokha.

La nuova fase del confronto era iniziata dopo che, a luglio, l'Arabia Saudita aveva impedito l'atterraggio a Sanaa di un aereo iraniano che trasportava alti dirigenti Houthi di ritorno dai funerali dell'ex Guida Suprema iraniana Ali Khamenei. Gli Houthi avevano reagito colpendo petroliere saudite nel Mar Rosso e successivamente impianti energetici del regno. Riyadh e i suoi alleati yemeniti avevano successivamente risposto con raid aerei e fallimentari offensive terrestri.

Un alto funzionario dell'Amministrazione Trump ha spiegato ad Axios che Washington intende ora proteggere i propri interessi essenziali, a partire dalla libertà di navigazione nel Mar Rosso, lasciando però agli alleati regionali la guida della risposta alla crisi. Gli Stati Uniti, ha aggiunto, mantengono un dialogo continuo con l'Arabia Saudita e con il governo della Repubblica dello Yemen.

Il corridoio petrolifero saudita sempre più sotto pressione


Per l'Arabia Saudita e i suoi alleati yemeniti, la perdita di Mokha, Dhubab e Perim rappresenta un colpo molto più grave di quanto apparisse soltanto ventiquattr'ore prima. Farea Al-Muslimi, esperto di Yemen di Chatham House, aveva già detto al New York Times che la conquista di Mokha avrebbe messo Stati Uniti, sauditi e loro alleati "in una situazione molto più difficile di quella in cui già si trovano". La successiva caduta di Perim rende ancora più concreto quel rischio.

Le conseguenze dell'escalation sul settore energetico saudita sono già rilevanti. Secondo l'ultimo rapporto dell'International Energy Agency, pubblicato oggi, l'offerta saudita di greggio è scesa ad agosto di 2,3 milioni di barili al giorno, fino a 6 milioni: il livello più basso da oltre trent'anni. L'IEA attribuisce il calo anche agli attacchi contro navi in transito proprio nello Stretto di Bab el-Mandeb, così come contro infrastrutture energetiche saudite, tra cui la raffineria di Jazan e il traffico marittimo nell'area di Yanbu.

Le immagini satellitari analizzate da Reuters hanno inoltre mostrato giovedì del fumo nei pressi dell'oleodotto East-West a sud di Medina. Non è stato possibile stabilire la causa e né il governo saudita né Saudi Aramco avevano confermato un incidente. L'infrastruttura è diventata essenziale dall'inizio della guerra perché consente di trasferire il petrolio dalla costa orientale saudita ai terminal del Mar Rosso evitando Hormuz.

Fino alla sua caduta, Mokha era controllata dalle forze del generale Tareq Saleh, nipote dell'ex presidente Ali Abdullah Saleh e vicepresidente del Consiglio presidenziale che guida il governo yemenita. Saleh ha annunciato di aver ordinato alle proprie truppe di riorganizzarsi e di istituire un centro di comando alternativo in un luogo sicuro, d'intesa con la coalizione militare guidata da Riyadh.

Il Ministero degli Esteri legato agli Houthi ha sostenuto che la navigazione resta "sicura" e che il movimento non intende rappresentare una minaccia al traffico commerciale. Ha inoltre affermato di essere disposto a partecipare a un sistema regionale per la sicurezza della navigazione, chiedendo alla comunità internazionale di fare pressione su Riyadh perché interrompa gli attacchi contro lo Yemen. Le dichiarazioni contrastano però con i ripetuti attacchi Houthi contro petroliere, navi commerciali e infrastrutture saudite delle ultime settimane.

Mohammed al-Bukhaiti, dirigente politico degli Houthi, ha detto al New York Times che l'obiettivo del gruppo è ora ripristinare la piena sovranità dello Yemen e affrontare "il nemico saudita", non ampliare il territorio sotto il proprio controllo. L'avanzata fino a Perim mostra però quanto rapidamente il conflitto yemenita, rimasto relativamente congelato dopo la tregua del 2022, sia tornato a intrecciarsi con la guerra regionale tra Iran e Stati Uniti.

Gli Houthi controllano Sanaa dal 2014. Poco dopo, una coalizione guidata dall'Arabia Saudita intervenne militarmente nel tentativo di riportare al potere il governo riconosciuto a livello internazionale. Dopo anni di combattimenti e una fragile tregua raggiunta nel 2022, il fronte era rimasto sostanzialmente stabile. La fulminea offensiva di questa settimana e la conquista di posizioni direttamente affacciate sullo Stretto di Bab el-Mandeb rischiano ora di riaprire pienamente la guerra civile e, allo stesso tempo, di trasformare uno dei passaggi marittimi più importanti del mondo in un nuovo fronte della guerra tra Washington e Teheran.


Questa voce è stata modificata (4 giorni fa)

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Un vecchio Pixel 7 diventa un mini computer per l’IA offline: il 3B gira in locale senza cloud


Anche uno smartphone di quattro anni fa può ritagliarsi un ruolo nell'era dell'intelligenza artificiale, a patto di reinventarne l'uso. Un utente ha trasformato un Google Pixel 7 in un piccolo computer portatile capace di eseguire un modello di IA da 3 miliardi di parametri interamente in locale, senza bisogno di connessione a internet né di appoggiarsi a servizi cloud. Un cyberdeck fai da te costruito attorno al Pixel 7 Il progetto, ribattezzato "cyberdeck" dal suo creatore, consiste in […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Anche uno smartphone di quattro anni fa può ritagliarsi un ruolo nell’era dell’intelligenza artificiale, a patto di reinventarne l’uso. Un utente ha trasformato un Google Pixel 7 in un piccolo computer portatile capace di eseguire un modello di IA da 3 miliardi di parametri interamente in locale, senza bisogno di connessione a internet né di appoggiarsi a servizi cloud.

Un cyberdeck fai da te costruito attorno al Pixel 7


Il progetto, ribattezzato “cyberdeck” dal suo creatore, consiste in una scocca personalizzata stampata in 3D che racchiude il Pixel 7 trasformandolo in un dispositivo dall’aspetto di un piccolo computer portatile. Per progettare la struttura è stato utilizzato Claude Code, lo strumento a riga di comando basato su intelligenza artificiale, mentre nella parte inferiore del case trova posto una batteria esterna che estende l’autonomia rispetto al solo smartphone.

Sullo schermo del dispositivo viene mostrato un terminale in stile Linux, dal quale è possibile richiamare direttamente gli strumenti da riga di comando di Claude Code, rendendo l’esperienza d’uso molto simile a quella di un vero e proprio computer portatile compatto.

Qwen2.5 da 3 miliardi di parametri, tutto sul dispositivo


Il modello scelto per l’esperimento è Qwen2.5-abliterate:3b, una versione da 3 miliardi di parametri privata dei filtri di sicurezza originali. Il punto centrale del progetto è che l’intero processo di inferenza avviene sul dispositivo: nessun dato viene inviato a server esterni e il modello può essere utilizzato anche in totale assenza di connettività, una caratteristica che lo rende interessante per chi vuole sperimentare con l’IA locale mantenendo il pieno controllo sulla privacy dei propri dati.

I limiti dell’hardware: circa 5 token al secondo


Va detto che le prestazioni non sono all’altezza di un modello recente: il Tensor G2 e gli 8 GB di RAM del Pixel 7 permettono di generare testo a una velocità di circa 5 token al secondo, un ritmo tutt’altro che elevato che si traduce in tempi di attesa piuttosto lunghi quando si richiedono risposte più articolate. Un limite prevedibile, considerando che si tratta di un chip pensato principalmente per la fotografia computazionale e non per carichi di lavoro di questo tipo.

  • Dispositivo: Google Pixel 7 con chip Tensor G2 e 8 GB di RAM
  • Modello IA: Qwen2.5-abliterate:3b, 3 miliardi di parametri
  • Velocità di generazione: circa 5 token al secondo
  • Elaborazione interamente offline, senza invio di dati al cloud
  • Case stampato in 3D progettato con l’aiuto di Claude Code


Una seconda vita per gli smartphone Android più datati


Al di là della velocità limitata, l’esperimento dimostra che uno smartphone Android di alcuni anni fa può ancora avere un impiego pratico: quello di terminale dedicato per l’IA locale. Poter eseguire un modello linguistico senza connessione e senza condividere dati con servizi esterni è un vantaggio non da poco per chi ha a cuore la privacy, e apre la strada a un possibile riutilizzo dei tanti Pixel e telefoni Android che finiscono dimenticati in un cassetto. Con modelli sempre più leggeri e ottimizzati, iniziative come questa potrebbero diventare sempre più comuni tra gli appassionati.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Il Canada vorrebbe diventare parte dell'Unione Europea


Il primo ministro vuole agganciare il Canada al mercato unico europeo su energia, difesa e tecnologia dopo il fallimento dei negoziati commerciali con gli Stati Uniti

Il primo ministro canadese Mark Carney sta cercando di trasformare il Canada in un "membro associato dell'Unione Europea". Lo ha rivelato il Wall Street Journal, che ha parlato con funzionari di dodici governi coinvolti nei colloqui. Carney ha proposto il titolo direttamente ai leader europei e l'Unione, di solito rigida sulle regole di adesione, si è detta aperta all'idea. La mossa arriva mentre i negoziati commerciali con gli Stati Uniti sono falliti e i due paesi sono coinvolti nella peggiore guerra commerciale della loro storia recente, con nuovi dazi annunciati dopo il Labor Day.

Da mesi Carney parla in privato con quasi tutti i principali leader europei, dalla Francia all'Italia, dalla Germania ai paesi scandinavi. Ha chiesto al suo inviato speciale per l'Europa, il diplomatico John Hannaford, di individuare le soluzioni più ambiziose possibili senza arrivare all'adesione piena all'Unione o al suo mercato comune. I dettagli sono ancora affidati a gruppi di lavoro tecnici. Ai suoi collaboratori Carney ha spiegato che l'obiettivo è riorientare un'economia e una società che da mezzo secolo dipendono dagli Stati Uniti.

L'idea è agganciare il Canada, e i suoi 41 milioni di abitanti, al mercato unico europeo, che vale 21.000 miliardi di dollari, in alcuni settori strategici: energia, intelligenza artificiale, minerali critici per batterie e semiconduttori e soprattutto difesa. In pratica beni, servizi e lavoratori canadesi di questi comparti potrebbero muoversi senza ostacoli tra il Canada e l'Europa. Nei colloqui con la Francia, il cui presidente Emmanuel Macron sente spesso Carney, si è parlato anche di permettere ai canadesi di vivere e lavorare in Europa senza visto.

Sul tavolo ci sono anche cavi sottomarini tra le due sponde dell'Atlantico, data center, servizi cloud e reti satellitari costruiti insieme e fuori dalla portata dei colossi tecnologici americani. Carney vuole costruire i gasdotti necessari a dirottare verso l'Europa il gas canadese che oggi va negli Stati Uniti, aiutando i paesi europei che faticano ancora a sostituire l'energia russa. Nei suoi piani le navi rompighiaccio aprirebbero una rotta artica lungo il Passaggio a nord-ovest per portare in Europa i fertilizzanti canadesi. Il Canada punta inoltre a collegare le proprie università e i centri di ricerca con quelli europei, per competere con il sistema universitario americano. Chiede di entrare nel programma europeo di scambi per gli studenti.

Alla Casa Bianca la portata dei colloqui è passata quasi inosservata. Il Canada vende agli Stati Uniti due terzi delle sue esportazioni e Washington scommette che questa dipendenza costringerà Ottawa a tornare al tavolo delle trattative con delle concessioni. Carney, che ha studiato in Europa, ha conosciuto la moglie nel Regno Unito e ha guidato per sette anni la Banca d'Inghilterra, scommette invece di poter riportare il paese verso il Vecchio continente. "Non sarebbe bello se il Canada fosse il 28° Stato dell'Unione Europea invece del 51° degli Stati Uniti?", ha detto il presidente finlandese Alexander Stubb, che parla regolarmente con Carney.

Gli ostacoli sono molti. Carney oggi è molto popolare, ma il consenso potrebbe calare quando i canadesi capiranno le conseguenze di un simile cambiamento. Con i separatisti attivi in Alberta e in Quebec, il governo potrebbe essere restio a cedere parte della sovranità. I paesi che commerciano liberamente con l'Unione di solito contribuiscono al suo bilancio, accettano i lavoratori europei e ne seguono le regole. L'economia europea inoltre cresce alla metà del ritmo di quella americana e difficilmente potrebbe sostituire il commercio con gli Stati Uniti. Dieci paesi europei non hanno ancora ratificato l'accordo commerciale con il Canada firmato dieci anni fa.

Anche a Bruxelles c'è cautela. I funzionari europei hanno cercato di capire se i canadesi li stiano usando come leva nei negoziati con Washington. Dopo la Brexit l'Unione non può offrire condizioni tanto generose da spingere altri paesi membri a uscire per chiedere un accordo simile. Alcuni funzionari però vedono nel Canada un banco di prova per capire se l'Unione possa offrire forme di adesione più flessibili alle democrazie che cercano partner affidabili. Nei giorni scorsi alti funzionari europei hanno spiegato agli ambasciatori dei paesi membri che, se i colloqui andranno a buon fine, il Canada diventerà il paese extraeuropeo più vicino all'Unione.

Giovedì Carney parlerà al Parlamento europeo per illustrare il suo progetto. Subito dopo un vertice tra Canada e Unione Europea annuncerà nuovi gruppi di lavoro per trasformare le idee in progetti concreti. Secondo il Wall Street Journal alcuni funzionari di entrambe le parti hanno smesso di usare piattaforme americane come Gmail e WhatsApp. "È un cambiamento tettonico fatto da gruppi di lavoro e burocrazia. Terribilmente poco attraente ma terribilmente importante", ha detto al quotidiano un funzionario canadese coinvolto nei colloqui.

Per il Canada si tratta di un ritorno al passato. Alla vigilia della Seconda guerra mondiale il paese commerciava più con l'Europa che con gli Stati Uniti. Dopo la guerra le imprese canadesi guardarono a sud e nel 1950 il 65 per cento delle esportazioni andava già negli Stati Uniti e solo il 15 per cento nel Regno Unito. Quando Richard Nixon impose dazi del 10 per cento su tutte le importazioni, il primo ministro Pierre Trudeau promise di aumentare gli scambi con il mercato comune europeo, ma con pochi risultati. Il suo successore conservatore Brian Mulroney avviò con Ronald Reagan il percorso che portò al Nafta, l'accordo di libero scambio nordamericano, che ha legato ancora di più i due paesi.

Carney è diventato governatore della Banca del Canada nel 2008. La crisi finanziaria lo convinse che l'economia mondiale dipendeva troppo dagli Stati Uniti e dal dollaro e da governatore della Banca d'Inghilterra sostenne che i paesi di medie dimensioni dovessero trovare un'alternativa alla valuta americana. Quando si è candidato alla guida del governo, il suo Partito liberale era sotto di 25 punti nei sondaggi. La situazione si è ribaltata quasi subito dopo che il presidente ha iniziato a minacciare di trasformare il Canada nel 51° Stato americano. La settimana scorsa Trump ha pubblicato un'immagine generata con l'intelligenza artificiale in cui si trova in piedi sopra Carney con una mazza da hockey e la scritta "get up Governor!". Carney ha definito lo scontro con Washington "una rottura, non una transizione". Per Norman Hillmer, tra i principali studiosi dei rapporti tra Stati Uniti e Canada, è "la fine della storia" di oltre cento anni di stretta collaborazione tra i due paesi.

Pochi giorni dopo l'insediamento, lo staff di Carney ha studiato gli accordi che Regno Unito, Norvegia, Svizzera e Georgia hanno con l'Unione senza esserne membri. Ha stilato un elenco di 36 funzioni che i paesi svolgono l'uno per l'altro, come lo scambio di informazioni di intelligence o la condivisione delle regole. Poi ha segnato quelle in cui Europa e Canada possono collaborare di più. Alcune idee sono nate anche da un club del libro di Ottawa, frequentato da figure di spicco della finanza e della politica, molte delle quali hanno vissuto in Europa. Carney non ha più tempo di partecipare, ma alcuni membri sono diventati suoi consiglieri informali.

All'inizio l'Europa è stata lenta. Dopo la nomina di Hannaford, lo scorso ottobre, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha impiegato più di due mesi per nominare la sua controparte, l'olandese Joost Korte. Diversi leader, tra cui la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e il primo ministro britannico Keir Starmer, temevano di irritare gli Stati Uniti. Il tentativo di Trump di prendere il controllo della Groenlandia e la guerra contro l'Iran hanno convinto più leader europei. Meloni all'inizio era prudente, ma ha cambiato linea dopo che a maggio il presidente ha pubblicato un'immagine di sé vestito da papa e ha poi sostenuto che lei lo avesse pregato di farsi una foto con lui. Secondo funzionari europei oggi Meloni parla con Carney più spesso che con Trump.

In estate i contatti si sono moltiplicati. A Tolosa, a margine delle riunioni preparatorie del G7, funzionari canadesi ed europei hanno individuato 11 punti su cui collaborare per ridurre la dipendenza da tecnologie, armamenti e commercio americani. Prima del vertice del G7 di Evian, Carney ha incontrato Macron a Parigi e i funzionari francesi sono rimasti colpiti dalla velocità con cui il Canada voleva procedere. Carney sente spesso anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz, con cui ha chiuso l'acquisto di sottomarini tedeschi per 25 miliardi di dollari, presentato a luglio al vertice NATO di Ankara. Dopo il fallimento dei negoziati con gli Stati Uniti, mentre Trump firmava un ordine esecutivo per rinominare il lago Ontario "Lake America", i diplomatici canadesi erano a Berlino per una giornata di incontri sulla difesa.


Trump apre un nuovo fronte commerciale contro il Canada


Gli Stati Uniti vieteranno dal 29 settembre l'importazione dal Canada della maggior parte delle bevande alcoliche, di alcuni prodotti lattiero-caseari, di motociclette e ciclomotori e di diversi tipi di melassa. La Casa Bianca lo ha annunciato martedì sera con tre distinti ordini esecutivi, che prevedono anche un dazio del 50% su un'altra serie di merci, dai materassi ai motoscafi fino ai golf cart, a partire dal 15 settembre.

Tra i prodotti colpiti dal divieto figurano birra in lattina e in bottiglia, whisky di segale, numerosi vini, concentrati di siero di latte e motociclette con cilindrata superiore a 800 centimetri cubici. Negli atti Trump giustifica le misure con quella che definisce una discriminazione canadese ai danni dei prodotti caseari, dei veicoli e degli alcolici statunitensi.

Le nuove restrizioni sono state annunciate nello stesso giorno in cui sono entrati in vigore i contro-dazi canadesi su 20 miliardi di dollari di merci americane, circa il 6% dei 333,6 miliardi esportati dagli Stati Uniti in Canada lo scorso anno. Le aliquote, comprese tra il 15% e il 50%, colpiscono centinaia di prodotti, tra cui acciaio, alluminio, formaggi, elettrodomestici, abbigliamento, cosmetici e macchinari agricoli. Ottawa aveva deciso la ritorsione dopo che Washington, il 22 agosto, aveva imposto dazi del 50% su circa il 5% delle importazioni canadesi.

Trump ha esteso lo scontro anche agli appalti pubblici, incaricando la General Services Administration, l'agenzia federale che gestisce gli acquisti del governo, di dichiarare i prodotti canadesi non ammissibili ai grandi contratti di lungo periodo finché Ottawa non garantirà "piena e leale reciprocità" alle merci statunitensi. Secondo il presidente, si tratta di appalti per oltre 50 miliardi di dollari l'anno.

Resta inoltre la minaccia di raddoppiare dal 25% al 50% i dazi sulle automobili canadesi dal 1° gennaio. Lunedì Trump aveva anche minacciato di ostacolare le vendite di Bombardier se il costruttore aeronautico del Quebec non trasferirà parte della produzione negli Stati Uniti. I due senatori repubblicani del Kansas hanno fatto sapere di aver portato alla Casa Bianca le proprie preoccupazioni per i circa 1.200 posti di lavoro che l'azienda sostiene nel loro Stato.

Guerra commerciale USA–Canada
Washington chiude la porta al Canada: divieto di importazione dal 29 settembre

Il giorno in cui entrano in vigore i contro-dazi canadesi su 20 miliardi di dollari di merci americane, la Casa Bianca risponde con divieti totali e nuovi dazi al 50%. In gioco c’è uno scambio da oltre 700 miliardi di dollari l’anno.
Grafica di FocusAmerica 10 settembre 2026

La bilancia dell’escalation
Pari in dollari, non in peso
Le merci colpite dai dazi reciproci valgono quasi lo stesso. Misurate sulla dipendenza commerciale di ciascun Paese, il piatto pende da una parte sola.
Colpo su colpo Il peso reale

Stati Uniti
20mld $

Canada
circa19mld $

di merci americane colpite dai contro-dazi canadesi
di merci canadesi colpite dai dazi USA al 50%

Ottawa ha risposto dollaro per dollaro: 20 miliardi contro circa 19. Sulla carta, il conflitto è in equilibrio.

Il calendario
Tre settimane di colpi e risposte, e altri in arrivo

Le misure americane
Che cosa colpisce Washington
Divieto dal 29 settembreDivieto 29/9 Dazio 50% dal 15 settembreDazio 50% 15/9 Appalti e autoAppalti e auto

Stopingresso vietato
Non un dazio ma un divieto totale: dal 29 settembre queste merci canadesi non potranno più entrare negli Stati Uniti. La base legale è la Sezione 338 del Tariff Act del 1930, che consente di escludere i prodotti di Paesi accusati di discriminare il commercio americano.

Il divieto sostituisce i dazi al 50% già in vigore su questi prodotti. Motivazione ufficiale: discriminazione canadese ai danni di alcolici, latticini e veicoli statunitensi.

50per cento di dazio
Dal 15 settembre la lista dei prodotti canadesi tassati al 50% si allunga di un’altra serie di merci, mentre due voci escono dall’elenco.

Escono dalla lista il salgemma e il cemento: la Casa Bianca parla di misura per alleggerire il peso sui produttori americani.

50miliardi di dollari l’anno
È il valore degli appalti federali da cui Trump vuole escludere i prodotti canadesi, secondo le sue stesse cifre. L’incarico va alla General Services Administration, l’agenzia che gestisce gli acquisti del governo, finché Ottawa non garantirà «piena e leale reciprocità».

Prossima mossa annunciata: dal 1° gennaio i dazi sulle automobili canadesi potrebbero raddoppiare dal 25% al 50%.

La risposta di Ottawa
Carney non arretra e cerca sponde in Europa

I contro-dazi colpiscono centinaia di prodotti americani: acciaio, alluminio, formaggi, elettrodomestici, abbigliamento, cosmetici e macchinari agricoli.

Il punto
Nessuno dei due governi vuole sembrare ansioso di tornare al tavolo. Con un consenso interno sopra il 70%, Carney può permettersi di aspettare; Trump alza il prezzo dell’attesa con divieti che, a differenza dei dazi, chiudono del tutto il mercato.


Attiva JavaScript per vedere grafici e calendario. In sintesi: dal 29 settembre gli Stati Uniti vietano l’importazione dal Canada di alcolici, siero di latte, melasse e moto oltre 800 cc; dal 15 settembre nuovi dazi al 50% su materassi, motoscafi e golf cart; contro-dazi canadesi dal 15% al 50% su 20 miliardi di dollari di merci USA in vigore dall’8 settembre; pacchetto di sostegno di Ottawa da 7,5 miliardi di dollari canadesi.

Fonte Casa Bianca, proclami dell’8 settembre 2026; USTR e BEA, scambi di beni 2025 (export USA totale 2.197,5 miliardi di dollari, di cui 333,6 verso il Canada); Global Affairs Canada, quota USA sull’export canadese 2025; Governo del Canada; Reuters. Contro-dazi canadesi: 27,6 miliardi di dollari canadesi, pari a circa 20 miliardi di dollari USA. Pacchetto di sostegno: 7,5 miliardi di dollari canadesi, circa 5,4 miliardi USA.

Carney: "Il Canada deve cambiare direzione"


Il primo ministro Mark Carney non ha fatto marcia indietro. In un videomessaggio ha sostenuto che il Canada dispone di tutto ciò che serve per cambiare direzione e prosperare, riconoscendo che questa trasformazione avrà un costo, ma inferiore a quello dell'immobilismo. Ha inoltre difeso i contro-dazi come uno strumento necessario per proteggere lavoratori, imprese e comunità canadesi.

Secondo Carney, le richieste avanzate dagli Stati Uniti durante i negoziati falliti il 21 agosto avrebbero reso il Canada ancora più dipendente da Washington, anziché costruire una vera collaborazione economica tra i due Paesi. Il primo ministro ha affermato che le condizioni poste dagli americani comprendevano anche limiti alle tutele della lingua francese e della cultura del Quebec, un'influenza sui futuri accordi commerciali di Ottawa e misure che avrebbero indebolito i settori dell'auto, dell'acciaio e del legname.

La sfida per Ottawa resta enorme. Oltre il 70% delle esportazioni canadesi è diretto negli Stati Uniti e quasi il 60% delle importazioni proviene dal mercato americano. Carney sostiene tuttavia che le vendite verso gli altri Paesi stiano crescendo rapidamente e possano raddoppiare nel prossimo decennio. Il governo ha inoltre varato un pacchetto di sostegno a imprese e lavoratori da 7,5 miliardi di dollari canadesi, pari a circa 5,4 miliardi di dollari statunitensi.

Ottawa guarda all'Europa mentre i negoziati restano fermi


Il Canada sta intanto valutando un rapporto più stretto con l'Unione Europea, che potrebbe spingersi poco al di sotto dell'adesione. Tra le ipotesi allo studio figurano un ampliamento degli accordi esistenti, un nuovo trattato o altre forme di cooperazione. Il governo ha già avviato consultazioni con province, territori e sindacati, ma non ha ancora scelto un modello.

Carney sarà a Strasburgo il 16 settembre per assistere al discorso sullo stato dell'Unione della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e il giorno successivo interverrà al Parlamento Europeo.

Il Ministro canadese responsabile del Commercio con gli Stati Uniti, Dominic LeBlanc, ha detto che il governo sta valutando le nuove misure e resta in contatto con il Rappresentante del Commercio degli Stati Uniti Jamieson Greer. Un alto funzionario dell'Amministrazione Trump ha definito "costruttive" le conversazioni tra le due parti e ha riferito che sono previsti nuovi contatti nei prossimi giorni.

Secondo Wendy Cutler, ex funzionaria del Dipartimento del Commercio statunitense, il consenso di cui gode Carney, oggi superiore al 70%, gli lascia poche ragioni per affrettare la ripresa dei negoziati. Nessuna delle due parti, ha osservato, vuole apparire troppo ansiosa di tornare al tavolo e dare così un'impressione di debolezza.


reshared this