La giornalista Claudia Conte ammette: “Una relazione con il ministro Piantedosi? Sì, non posso negarla”


@Politica interna, europea e internazionale
Dopo il caso Sangiuliano relativo alla relazione con l’impenditrice Maria Rosaria Boccia, un nuovo caso di gossip, che coinvolge il ministro dell’Interno Piantedosi, rischia di provocare un terremoto politico nel governo Meloni. In un’intervista a

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Dopo il caso Sangiuliano relativo alla relazione con l’impenditrice Maria Rosaria Boccia, un nuovo caso di gossip, che coinvolge il ministro dell’Interno Piantedosi, rischia di provocare un terremoto politico nel governo Meloni. In un’intervista a

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Gallup, i repubblicani perdono consensi: mai così pochi dal 2015


Nel primo trimestre del 2026, il divario tra democratici e repubblicani ha raggiunto dieci punti percentuali, il più ampio da oltre un decennio. I dati Gallup mostrano un calo costante da quando Trump è tornato alla Casa Bianca.

Sempre meno americani si riconoscono nel Partito Repubblicano. Nel primo trimestre del 2026, solo il 39% degli americani si definisce repubblicano o indipendente con tendenza repubblicana, il livello più basso dal 2015. Il 49% si dice invece democratico o indipendente con tendenza democratica, raggiungendo i picchi già toccati tra fine 2020 e inizio 2021. Lo rileva il report trimestrale sulla affiliazione politica degli elettori preparato da Gallup.

Il cambiamento non è avvenuto di colpo. Quando Trump è tornato alla Casa Bianca, all'inizio del 2025, i due partiti erano in parità al 45%. Da allora le traiettorie si sono separate: i democratici sono saliti prima al 46%, poi al 48%, poi al 49%. I repubblicani hanno percorso il tragitto inverso, scendendo dal 45% al 43%, poi al 41%, al 40% e infine al 39% attuale. Un divario simile si era già visto all'inizio del 2021, quando Biden entrò alla Casa Bianca: 49% di democratici contro 40% di repubblicani. Un anno prima, all'inizio del 2020, le due forze erano ancora pari al 45%.

Dati Gallup
Identificazione partitica negli Stati Uniti (2015-2026)
L'evoluzione dell'affiliazione politica degli americani nell'ultimo decennio. I dati includono sia l'appartenenza dichiarata sia l'inclinazione ("leaner") dei cittadini indipendenti.

Con leaner Senza leaner

i "Leaner" indica gli indipendenti che dichiarano di propendere verso uno dei due partiti. Nei dati con inclinazione vengono sommati ai rispettivi partiti.

Fonte: Gallup — Quarterly Party Affiliation, rilevazioni trimestrali 2015-2026 · Elaborazione FocusAmerica

C'è però un elemento strutturale da tenere presente. La maggior parte degli americani si definisce indipendente, pur inclinando verso uno dei due partiti. Se si escludono questi indipendenti, il quadro si ridimensiona: il 30% si dice democratico, il 25% repubblicano, il 43% indipendente. I valori di entrambi i partiti sono rimasti relativamente stabili negli ultimi anni: i repubblicani avevano toccato il 32% nell'ultimo trimestre del 2022, i democratici il 31% più volte dal 2020.

I dati si basano su medie trimestrali di interviste telefoniche su campioni di oltre 3.000 cittadini adulti americani in tutti i 50 Stati, con un margine di errore di ±2 punti percentuali.

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Dopo il caso Sangiuliano relativo alla relazione con l’impenditrice Maria Rosaria Boccia, un nuovo caso di gossip, che coinvolge il ministro dell’Interno Piantedosi, rischia di provocare un terremoto politico nel governo Meloni. In un’intervista a

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Italia fuori dal Mondiale, il ministro Abodi contro Gravina: “Calcio va rifondato a partire dai vertici Figc, mi aspetto un sussulto di dignità”


@Politica interna, europea e internazionale
L’Italia è fuori dal Mondiale per la terza edizione consecutiva: un dramma sportivo che questa volta, però, è destinato a lasciare conseguenze, a partire dalle dimissioni del presidente della Figc Gabriele

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Gli Stati Uniti organizzano un summit internazionale contro il movimento antifa


Gli Stati Uniti vogliono creare una coalizione globale contro l'estremismo di sinistra. Ex funzionari criticano l'iniziativa: le risorse andrebbero concentrate sulla minaccia iraniana

L'amministrazione Trump sta organizzando un vertice internazionale dedicato al contrasto del movimento antifa e di altri gruppi di estrema sinistra. Lo rivela Reuters, citando tre fonti a conoscenza dei piani che hanno chiesto l'anonimato perché non autorizzate a parlare con la stampa. La conferenza, prevista in via preliminare per giugno o luglio, riunirà funzionari di diversi Paesi per discutere strategie comuni e favorire lo scambio di informazioni di intelligence.

L'iniziativa riflette il cambio di priorità nella politica antiterrorismo degli Stati Uniti nell'ultimo anno. Il presidente Trump ha descritto più volte antifa come una grave minaccia per il Paese. Tra gli organizzatori dell'evento c'è Thomas DiNanno, sottosegretario di Stato per il controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale. Sia la Casa Bianca sia il Dipartimento di Stato hanno descritto antifa come una preoccupazione di sicurezza prioritaria. Tommy Pigott, vicoportavoce principale del Dipartimento di Stato, ha dichiarato a Reuters che "gli anarchici, i marxisti e gli estremisti violenti di antifa hanno condotto una campagna di terrore negli Stati Uniti e nel mondo occidentale per decenni".

Il progetto ha suscitato critiche tra funzionari in carica e in pensione, che lo considerano una distrazione rispetto alle minacce più urgenti. Michael Jacobson, ex direttore della strategia dell'ufficio antiterrorismo del Dipartimento di Stato fino al 2025 e oggi ricercatore presso il Washington Institute for the Near East Policy, ha dichiarato a Reuters di essere scettico sulla necessità di destinare risorse limitate alla minaccia antifa proprio ora, "con tutto quello che sta succedendo, quando si vede il numero di complotti messi in piedi da Iran e Hezbollah". Un funzionario del Dipartimento di Stato ha risposto che l'amministrazione ha adottato "misure senza precedenti per combattere il terrorismo nel mondo", comprese azioni contro Hezbollah, Hamas, gli Houthi dello Yemen e vari cartelli della droga.

Molti dettagli restano indefiniti: non è chiaro quali Paesi siano stati invitati, le convocazioni formali non erano ancora state spedite la settimana scorsa e non è stata fissata una data ufficiale. Non è nemmeno chiaro se il vertice si concentrerà solo su chi si identifica con antifa o sull'estremismo di sinistra in senso più ampio. I funzionari dell'amministrazione usano spesso il termine antifa come sinonimo generico di estremismo di sinistra. Secondo una delle fonti, molti inviti dovrebbero essere destinati a governi europei. L'amministrazione spera di annunciare una coalizione globale contro antifa in occasione della conferenza. A novembre, il governo Trump ha designato quattro organizzazioni di sinistra in Germania, Italia e Grecia come organizzazioni terroristiche straniere ai sensi della legge statunitense. Sette persone collegate a uno di questi gruppi, noto come Antifa Ost, sono finite sotto processo in Germania a novembre con accuse che includono tentato omicidio.

Antifa, abbreviazione di "antifascista", non è un'organizzazione politica strutturata ma un movimento decentralizzato senza gerarchia, struttura di comando né leader, secondo un rapporto del 2020 del Congressional Research Service. Esperti di estremismo politico e l'ex direttore dell'FBI Christopher Wray hanno sostenuto che antifa andrebbe considerato più un'ideologia che un'entità coesa. Avvocati e associazioni per i diritti civili hanno espresso preoccupazione sul fatto che la persecuzione di antifa da parte di Trump equivalga a un tentativo di criminalizzare determinate opinioni politiche. Chi sostiene la linea dell'amministrazione fa notare che individui che si identificano come simpatizzanti antifa hanno commesso atti di violenza. A marzo una giuria federale a Fort Worth ha condannato nove persone, che i procuratori hanno descritto come operativi antifa, per accuse legate al terrorismo e al possesso di armi in relazione a un attacco a un centro di detenzione dell'Immigration and Customs Enforcement in Texas l'anno scorso.

La maggior parte dei funzionari antiterrorismo occidentali è attualmente concentrata sulla minaccia di attacchi sponsorizzati dall'Iran contro obiettivi statunitensi, europei e israeliani. Prima dell'attacco congiunto americano-israeliano contro l'Iran del 28 febbraio, l'FBI aveva avvertito le forze dell'ordine che Teheran avrebbe potuto rispondere con attacchi a sorpresa tramite droni in California, secondo un bollettino di sicurezza visionato da Reuters. Europol ha avvertito che il conflitto ha "ripercussioni immediate" sulla sicurezza dell'Unione Europea, con un aumento della minaccia terroristica nel continente. Negli ultimi anni, sia in patria sia all'estero, i funzionari statunitensi si sono concentrati più sull'estremismo di destra che su quello di sinistra.

Trump ha però fatto del contrasto ai gruppi di sinistra una priorità. Ha preso di mira antifa durante la campagna elettorale del 2024 e ha promesso di agire dopo l'omicidio dell'attivista conservatore Charlie Kirk a settembre. Le prove disponibili in quel caso non hanno collegato il presunto assassino Tyler Robinson ad antifa. Poco dopo l'omicidio, Trump ha firmato un ordine esecutivo che designa antifa come "organizzazione terroristica interna". Esperti di diritto hanno definito questa designazione giuridicamente e costituzionalmente dubbia, sollevando preoccupazioni sulla libertà di espressione.

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Trump valuta l'uscita degli Stati Uniti dalla NATO (ma non può farlo da solo): "Sono una tigre di carta"


Il presidente americano attacca i Paesi alleati per il rifiuto di partecipare alla guerra contro l'Iran. Il Segretario di Stato Rubio: "Dovremo riesaminare la nostra partecipazione". Intanto nei sondaggi l'approvazione di Trump crolla sotto il 40%.

Il presidente Donald Trump ha dichiarato oggi al Telegraph che sta valutando seriamente di ritirare gli Stati Uniti dalla NATO. Il presidente ha definito l'Alleanza atlantica "una tigre di carta" e ha detto che la questione è ormai "oltre ogni riconsiderazione". A scatenare lo strappo è stato il rifiuto degli alleati europei di inviare navi da guerra per riaprire lo Stretto di Hormuz, che l'Iran tiene chiuso da settimane.

Il j'accuse di Trump contro la NATO


"Non sono mai stato convinto dalla NATO. Ho sempre saputo che era una tigre di carta, e anche Putin lo sa", ha detto Trump al Telegraph. Il sostegno americano agli alleati, ha insistito il presidente, è sempre stato automatico, compreso quello all'Ucraina: "Noi ci siamo sempre stati per loro. Loro non ci sono mai stati per noi".

Trump ha anche attaccato direttamente il primo ministro britannico Keir Starmer, accusandolo di tenersi fuori dal conflitto. "Non avete nemmeno una Marina. Siete troppo vecchi e avete portaerei che non funzionano", ha detto, riferendosi allo stato della flotta britannica. In effetti, quattro dei sei cacciatorpediniere del Regno Unito erano fuori servizio all'inizio della guerra e Londra ha dovuto farsi prestare una nave dalla Germania per coprire i propri obblighi NATO nell'Oceano Atlantico. Starmer ha risposto alle accuse ribadendo il sostegno all'Alleanza, ma aggiungendo: "Questa non è la nostra guerra e non ci faremo trascinare".

In precedenza, anche il Segretario di Stato Marco Rubio aveva calcato la mano, definendo la NATO "una strada a senso unico" e accusando i partner di aver negato l'accesso alle proprie basi militari. Washington, ha dichiarato Rubio a Fox News, dovrà "riesaminare" la propria appartenenza all'Alleanza a guerra conclusa. Trump ha detto di essere "contento" delle sue parole.

Analisi
Trump, la NATO e il pantano iraniano
I numeri di un mese di guerra, lo strappo con gli alleati e il consenso interno in caduta libera

Guerra NATO Consenso Cronologia

Un mese di Operazione Epic Fury

~1
miliardo di $ al giorno
Costo stimato dell'operazione militare Usa contro l'Iran

11.000+
Obiettivi colpiti

L'Operazione Epic Fury ha colpito oltre 11.000 obiettivi in Iran, inclusi siti militari, infrastrutture e centri di comando.

850+
Tomahawk lanciati

Secondo il Washington Post le scorte sono già scese sotto i livelli di guardia. Il Pentagono ha chiesto 200 miliardi di $ per ricostituire i propri arsenali.

150+
Navi iraniane distrutte

Danneggiata o distrutta gran parte della flotta iraniana. Eliminata anche buona parte della leadership iraniana, incluso il Leader Supremo Ali Khamenei.

13
Soldati americani morti

Centinaia di feriti. 29 soldati colpiti in un singolo attacco missilistico iraniano su una base in Arabia Saudita. 13 basi nella regione sono ormai "quasi inabitabili" secondo il NYT.

Stretto di Hormuz

~20%
Del greggio mondiale transitava da Hormuz

Paralizzato
Chiuso dagli attacchi iraniani

"Il regime non si è destabilizzato, la minaccia nucleare resta irrisolta"
Il bilancio strategico dopo un mese

Lo strappo con la NATO

"Non sono mai stato convinto dalla NATO. Ho sempre saputo che era una tigre di carta, e anche Putin lo sa"
Donald Trump — Intervista di oggi al Telegraph

Le posizioni

Trump
Presidente americano

Valuta seriamente il ritiro dalla NATO, accusando gli alleati europei di non aver inviato navi da guerra per riaprire lo Stretto di Hormuz. Definisce l'Alleanza "una tigre di carta".

Rubio
Segretario di Stato

Definisce la NATO "una strada a senso unico". Accusa i Paesi alleati di aver negato agli Stati Uniti l'accesso alle proprie basi. Paradosso: nel 2023 co-firmò la legge che vieta al presidente di lasciare la NATO senza il voto del Congresso.

Starmer
Premier britannico

Ribadisce sostegno alla NATO, ma tiene le distanze dal conflitto. "Questa non è la nostra guerra e non ci faremo trascinare." Trump lo attacca: 4 dei 6 cacciatorpediniere UK erano fuori servizio.

Il Congresso
Potere di veto

Legge del dicembre 2023 (Sez. 1250A, NDAA 2024): il presidente degli Stati Uniti non può lasciare la NATO senza il voto dei ⅔ del Senato o una legge del Congresso. Possibili contestazioni legali.

Approvazione del presidente


<40%

Approvazione complessiva
Per la prima volta nel secondo mandato, sotto il 40%. Oltre il 60% degli americani disapprova la gestione del conflitto (Pew Research Center).

Erosione del consenso tra gli elettori di Trump

Prima della guerra 93%

Oggi (YouGov/Economist, 27-30 mar) 76%

−17
Punti percentuali persi tra i propri elettori

>60%
Americani contro la gestione della guerra (Pew)

I costi della guerra

Tomahawk — livello scorte vs. soglia di guardia Sotto soglia

Nuovi fondi richiesti dal Pentagono ~200 mld $

"Nessuno sa cosa stia davvero pensando"
Un alto consigliere, parlando di Trump, secondo Axios

Tocca un evento per i dettagli

Fine febbraio 2026
L'operazione Epic Fury inizia contro l'Iran

Campagna aerea e missilistica su vasta scala. Oltre 11.000 obiettivi colpiti, 150+ navi distrutte, leadership iraniana decimata incluso Khamenei.

Marzo 2026
L'Iran chiude lo Stretto di Hormuz

Teheran risponde paralizzando il transito del 20% del greggio mondiale. Shock energetico globale, rischio recessione. Trump chiede alle marine dei Paesi europei di intervenire.

Marzo 2026
L'Iran colpisce una base Usa in Arabia Saudita

29 soldati americani feriti. L'attacco arriva il giorno dopo che il Segretario alla Difesa Hegseth aveva dichiarato l'esercito iraniano come "neutralizzato".

31 Marzo
Trump minaccia il ritiro dalla NATO

In un'intervista al Telegraph, Trump definisce la NATO "una tigre di carta" e accusa i Paesi europei di non aver inviato navi per riaprire lo Stretto di Hormuz. Ma il Congresso detiene il potere di veto sull'uscita.

Stasera
Discorso alla nazione annunciato da Trump

Il presidente ha dichiarato che il conflitto potrebbe concludersi in "2, forse 3 settimane". I suoi stessi consiglieri ammettono di non conoscere il piano reale.

6 Aprile
Scadenza per la riapertura di Hormuz

Data fissata da Trump. Se l'Iran non riaprirà lo Stretto per allora, i suoi consiglieri parlano di un ultimo bombardamento massiccio contro infrastrutture e siti nucleari iraniani, seguito dal ritiro.

Fonti: The Telegraph, New York Times, Washington Post, Axios, Pew Research, YouGov/Economist · 1 aprile 2026

Trump non può decidere da solo l’uscita dalla NATO


Un eventuale ritiro degli Stati Uniti richiederebbe, comunque, il via libera del Congresso. Nel 2023 è stata., infatti, approvata una legge che impedisce al presidente di sospendere o terminare l'appartenenza americana all'Alleanza senza il voto delle Camere. La proposta di legge era stata co-presentata in aula dallo stesso Marco Rubio.

Cosa dice la legge americana sul ritiro dalla NATO?

La Costituzione degli Stati Uniti non prevede una procedura esplicita per il ritiro da un Trattato internazionale di questa rilevanza. L'Articolo II stabilisce che il presidente può stipulare Trattati con il parere e il consenso del Senato, ma non dice nulla su come uscirne. Questa ambiguità ha alimentato per decenni un braccio di ferro tra Casa Bianca e Congresso.

Nel 2020, l'Office of Legal Counsel del Dipartimento di Giustizia ha pubblicato un parere secondo cui il potere di recedere dai Trattati spetta esclusivamente al presidente, senza bisogno di specifica autorizzazione legislativa, ma il Congresso ha respinto questa interpretazione 3 anni dopo.

Nel dicembre 2023, la Sezione 1250A del National Defense Authorization Act per l'anno fiscale 2024 ha, infatti, introdotto un divieto esplicito: il presidente non può sospendere, denunciare o ritirare gli Stati Uniti dal Trattato del Nord Atlantico senza il voto favorevole dei due terzi del Senato oppure di una legge approvata dal Congresso. Se un presidente tentasse di procedere lo stesso senza autorizzazione congressuale, la legge prevede il divieto dell'uso di fondi federali per attuare il ritiro e autorizza il Congresso a impugnare la decisione del presidente in tribunale.

La norma è stata promossa dai senatori Tim Kaine, democratico della Virginia, e Marco Rubio, all'epoca senatore repubblicano della Florida, ed oggi Segretario di Stato nell'amministrazione Trump. Rubio dichiarò all'epoca che qualsiasi decisione di lasciare l'Alleanza "dovrebbe essere rigorosamente dibattuta e valutata dal Congresso con il contributo del popolo americano".

La legge, tuttavia, resta esposta a possibili contestazioni. Alcuni giuristi ritengono, infatti, che un presidente potrebbe invocare i propri poteri costituzionali di comandante in capo per aggirare il vincolo legislativo, aprendo un conflitto tra poteri dello Stato che finirebbe davanti alla Corte Suprema. Resta inoltre aperta la questione della legittimazione a ricorrere: la clausola che autorizzava automaticamente un'azione legale del Congresso in caso di forzatura da parte del presidente è stata eliminata dalla versione finale della legge.

Il bilancio aggiornato dell'Operazione Epic Fury


La nuova frattura con gli alleati arriva mentre la guerra in Iran, a un mese dall'inizio, presenta un bilancio sempre più contraddittorio. Sul piano tattico, l'operazione Epic Fury ha colpito oltre 11.000 obiettivi, danneggiato o distrutto più di 150 navi iraniane ed eliminato gran parte della leadership militare del Paese, compreso il leader supremo Ali Khamenei. Ma ai risultati militari non corrispondono quelli strategici: il regime non si è destabilizzato, la minaccia nucleare resta irrisolta e Trump sta valutando un'operazione di terra ad alto rischio per sequestrare le scorte iraniane di uranio arricchito.

I costi intanto, sono già pesanti. Almeno 13 soldati americani sono morti, centinaia sono rimasti feriti e la spesa operativa si aggira intorno a un miliardo di dollari al giorno. In 4 settimane gli Stati Uniti hanno lanciato più di 850 missili cruise Tomahawk, secondo il Washington Post, con scorte già scese sotto i livelli previsti di guardia. Il Pentagono ha chiesto al Congresso circa 200 miliardi di dollari per ricostituire i propri arsenali, ma l'approvazione di questi nuovi fondi è incerta. Il giorno dopo che il Segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva dichiarato l'esercito iraniano "neutralizzato", missili iraniani hanno colpito una base in Arabia Saudita, ferendo 29 soldati americani. Secondo il New York Times, molte delle 13 basi americane nella regione sono ormai "quasi inabitabili".

La chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui prima della guerra transitava circa il 20% del petrolio mondiale, ha intanto provocato uno shock energetico che minaccia una recessione globale e sta erodendo il consenso del presidente anche in patria. Per la prima volta nel corso del suo secondo mandato, l'approvazione media di Trump è scesa sotto il 40%. Oltre il 60% degli americani disapprova la gestione del conflitto, secondo il Pew Research Center, e anche tra chi lo ha votato nel 2024 il consenso è calato dal 93% al 76%, secondo un nuovissimo sondaggio YouGov/Economist del 27-30 marzo.

Proprio in questo contesto, Trump ha annunciato un discorso alla nazione per questa sera e ieri ha dichiarato che il conflitto potrebbe concludersi in "2, forse 3 settimane". Ma i suoi stessi consiglieri, secondo Axios, ammettono di non conoscere il piano reale. "Nessuno sa cosa stia davvero pensando", ha detto un alto consigliere. Alcuni funzionari ritengono che, se la scadenza del 6 aprile per riaprire lo Stretto dovesse passare senza un accordo con l'Iran, il presidente ordinerà un ultimo bombardamento massiccio contro infrastrutture e impianti nucleari iraniani prima di ritirarsi.

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Trump firma un nuovo decreto per limitare il voto per posta


Il presidente ordina di inviare le schede solo a elettori verificati e di creare un database federale dei cittadini. Esperti e giuristi: è incostituzionale

Il presidente Donald Trump ha firmato martedì 31 marzo un nuovo decreto esecutivo che punta a restringere il voto per corrispondenza negli Stati Uniti, a sette mesi dalle elezioni di metà mandato di novembre. Il provvedimento ordina al Dipartimento della Sicurezza interna, insieme alla Social Security Administration, di compilare un elenco dei cittadini americani in età di voto in ogni Stato e di condividerlo con i funzionari elettorali statali. Il servizio postale federale (United States Postal Service) dovrebbe poi inviare le schede elettorali solo agli elettori presenti in quella lista. Il decreto impone anche che tutte le schede spedite per posta siano inserite in buste dotate di codici a barre per il tracciamento.

Si tratta di un'escalation significativa nel tentativo di Trump di esercitare un controllo presidenziale sulle elezioni, la cui gestione spetta agli Stati secondo la Costituzione americana. Il Congresso può stabilire standard nazionali, ma il presidente non ha autorità unilaterale sulle modalità di voto. Già un anno fa Trump aveva firmato un decreto simile, che imponeva agli Stati di richiedere una prova di cittadinanza per registrarsi al voto: i tribunali federali lo avevano bloccato, stabilendo che il presidente aveva ecceduto le proprie prerogative.

Trump ha dichiarato ai giornalisti nello Studio Ovale di ritenere il decreto "a prova di contestazione legale", aggiungendo: "Non vedo come possa essere impugnato. Potreste trovare un giudice disonesto, ce ne sono molti, persone pessime. Ma è l'unico modo in cui potrebbe essere modificato, e speriamo di vincere in appello". Per anni il presidente ha sostenuto, senza alcuna prova, che il voto per corrispondenza sia fonte di frodi diffuse, un'accusa che ha usato anche per non riconoscere la sconfitta alle presidenziali del 2020 contro Joe Biden.

La reazione di giuristi, esperti elettorali e funzionari democratici è stata immediata. Wendy Weiser, vicepresidente del Brennan Center for Justice della New York University, ha dichiarato al Washington Post che "il decreto è palesemente non autorizzato e illegale. Il presidente non ha il potere di regolamentare le elezioni. Ha tentato qualcosa di simile un anno fa, noi e altri abbiamo fatto causa e abbiamo vinto. Ci aspettiamo lo stesso risultato". Rick Hasen, professore di diritto elettorale alla UCLA, ha scritto sul suo blog che il decreto è probabilmente incostituzionale e che, in ogni caso, "i tempi rendono praticamente impossibile la sua attuazione in vista delle elezioni di novembre. Sembra altamente improbabile che qualcosa di tutto questo possa essere implementato per il 2026, anche se non venisse bloccato dai tribunali". Il Brennan Center ha definito il provvedimento il risultato della combinazione tra "liste di cittadinanza incomplete e inaccurate" e un servizio postale "sovraccarico e inadeguato".

Marc Elias, uno dei più noti avvocati democratici in materia elettorale, ha annunciato sui social media l'intenzione di fare causa: "Se Trump firma un decreto incostituzionale per prendere il controllo del voto, faremo causa. Non bluffo e di solito vinco". Anche Adrian Fontes, segretario di Stato democratico dell'Arizona, ha promesso di opporsi in tribunale, definendo il decreto "una prevaricazione disgustosa del governo federale".

Il provvedimento si inserisce in un contesto più ampio. Il Dipartimento di Giustizia ha fatto causa a 29 Stati e al Distretto di Columbia per ottenere copie delle liste elettorali contenenti dati sensibili come numeri di patente e codici fiscali parziali. Circa una dozzina di Stati ha fornito i dati volontariamente, ma la maggioranza si oppone in tribunale. Tre giudici federali hanno finora respinto le richieste del Dipartimento. La settimana scorsa un funzionario del Dipartimento di Giustizia ha ammesso in tribunale che i dati elettorali sarebbero condivisi con il Dipartimento della Sicurezza interna per verificare la cittadinanza degli iscritti attraverso il sistema informatico SAVE, un programma che può verificare lo status di cittadinanza ma che, secondo quanto riportato da NPR, ha erroneamente segnalato anche cittadini americani come potenziali non aventi diritto.

Il decreto arriva mentre al Senato è bloccato il SAVE America Act, un disegno di legge sostenuto dai repubblicani che richiederebbe a ogni elettore di presentare documenti come passaporto o certificato di nascita per registrarsi al voto. Il provvedimento è fermo per l'opposizione democratica e il meccanismo dell'ostruzionismo parlamentare. Trump ha chiesto ai repubblicani di aggiungere al testo anche restrizioni sul voto per corrispondenza, con eccezioni per militari, malati e persone in viaggio.

Va notato che lo stesso Trump ha votato per corrispondenza la settimana scorsa in un'elezione speciale in Florida, pur trovandosi a Palm Beach durante il periodo del voto anticipato in presenza. Il presidente ha giustificato la scelta con i suoi impegni istituzionali: "Ho usato una scheda per corrispondenza perché sono il presidente degli Stati Uniti".

Il Brookings Institution, centro studi di orientamento centrista, ha esaminato i dati elettorali raccolti dalla Heritage Foundation, un centro studi conservatore, e ha trovato solo 39 casi di frode su oltre 100 milioni di schede in tre decenni. La Corte Suprema, che a metà marzo ha discusso della legittimità dei voti per corrispondenza ricevuti dopo il giorno delle elezioni purché timbrati entro quella data, dovrebbe pronunciarsi entro fine giugno, in tempo per le elezioni di novembre.

David Becker, direttore del Center for Election Innovation & Research ed ex funzionario del Dipartimento di Giustizia, ha commentato sui social media con ironia: "È chiaramente incostituzionale, sarà bloccato immediatamente e l'unico risultato sarà rendere più ricchi gli avvocati progressisti. Avrebbe potuto anche firmare un decreto che vieta la gravità".

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Un giudice blocca la sala da ballo della Casa Bianca voluta da Trump


Il presidente ha demolito l'Ala Est per costruire un edificio da 400 milioni di dollari con fondi privati, ma un tribunale federale ha ordinato lo stop: serve l'approvazione del Congresso

Un giudice federale ha ordinato al presidente Donald Trump di fermare la costruzione della nuova sala da ballo della Casa Bianca, il progetto da 400 milioni di dollari per cui è stata demolita la storica Ala Est. Il giudice Richard Leon ha stabilito che i lavori non possono proseguire senza l'approvazione del Congresso, infliggendo il primo colpo significativo ai piani del presidente per ridisegnare la residenza presidenziale e l'intera Washington.

Leon, nominato dal presidente repubblicano George W. Bush, ha accolto la richiesta di ingiunzione preliminare presentata dal National Trust for Historic Preservation, un'organizzazione non profit istituita dal Congresso per tutelare gli edifici storici americani. In una sentenza di 35 pagine, il giudice ha scritto che nessuna legge federale "si avvicina nemmeno" a conferire al presidente l'autorità di demolire l'Ala Est e costruire una sala da ballo con fondi privati. "Il presidente degli Stati Uniti è il custode della Casa Bianca per le generazioni future. Non ne è, però, il proprietario!", ha scritto Leon nella sua ordinanza.

L'amministrazione Trump ha reagito con durezza. Poche ore dopo la sentenza, il dipartimento di Giustizia ha presentato appello alla Corte d'appello del Distretto di Columbia. Trump ha definito il National Trust un gruppo di "pazzi" di sinistra in un post su Truth Social e ha insistito che il progetto procede "sotto il budget previsto, in anticipo sui tempi, senza un centesimo dei contribuenti". In un intervento nello Studio Ovale, il presidente ha sostenuto che l'approvazione del Congresso non è necessaria per costruire una sala da ballo, ricordando che molti lavori alla Casa Bianca nel corso della storia non l'hanno richiesta. Il giudice, però, ha respinto questo argomento, esprimendo frustrazione per i tentativi del governo di equiparare un progetto di questa portata a ristrutturazioni minori del passato, come l'aggiunta di una piscina o di un padiglione da tennis.

Il progetto prevede una struttura di circa 8.400 metri quadrati al posto dell'Ala Est, demolita a ottobre, con una capienza di 999 persone. Trump lo ha presentato come necessario per ospitare cene di Stato, vertici internazionali e grandi eventi al coperto, evitando di ricorrere a strutture temporanee sul prato sud. Il costo è raddoppiato rispetto al budget iniziale di 200 milioni, e il presidente dichiara di aver raccolto oltre 350 milioni di dollari da sostenitori personali e da una ventina di aziende dei settori tecnologico, delle criptovalute e della difesa. Secondo un rapporto del gruppo Public Citizen, due terzi dei donatori aziendali identificati pubblicamente avevano ottenuto contratti governativi per un valore complessivo superiore a 275 miliardi di dollari.

Leon ha sospeso l'efficacia della sua ordinanza per 14 giorni, riconoscendo che bloccare un cantiere in corso solleva questioni logistiche. Ha inoltre esentato dal provvedimento i lavori necessari a garantire la sicurezza della Casa Bianca, incluse le strutture sotterranee militari. Trump ha sottolineato proprio questo aspetto, elencando le misure di sicurezza in fase di realizzazione: tetti a prova di drone, vetri antiproiettile, sistemi di biodefesa, telecomunicazioni sicure, bunker e strutture mediche. Il presidente ha rivelato anche che i militari stanno costruendo un "enorme complesso" sotterraneo sotto la sala da ballo.

Il progetto è stato lanciato la scorsa estate e ha proceduto a ritmo accelerato, senza attendere il parere preventivo delle commissioni federali competenti. Trump ha licenziato tutti i commissari della Commission of Fine Arts prima che esaminasse il progetto, e il nuovo panel, composto interamente da suoi nominati, ha approvato il design a febbraio con voto unanime. La National Capital Planning Commission, l'ultimo organismo federale che deve pronunciarsi, è chiamata a votare giovedì, e il suo portavoce ha confermato che la sentenza del giudice non modifica il calendario previsto.

Due giorni prima della sentenza, Trump ha mostrato ai giornalisti sull'Air Force One dei rendering aggiornati della sala da ballo, dopo che un articolo del New York Times aveva evidenziato criticità nel progetto rilevate da esperti di architettura. Le modifiche includono la rimozione di una grande scalinata sul lato sud, ritenuta priva di funzione, e l'aggiunta di un portico. Il presidente ha descritto la nuova struttura come "quasi un gemello della Casa Bianca", con altezza e stile analoghi all'edificio centrale. Queste revisioni, però, potrebbero complicare il voto della commissione di giovedì, che dovrebbe esprimersi su piani ormai superati. Un portavoce della commissione ha dichiarato che lo staff stava lavorando con la Casa Bianca per comprendere gli aggiornamenti. Architetti e organizzazioni per la tutela del patrimonio hanno avvertito che la sala da ballo sovrasterà la residenza presidenziale per dimensioni e altererà l'asse simbolico tra il Campidoglio e la Casa Bianca previsto nel piano urbanistico originale del 1791.

La sala da ballo si inserisce in un programma più ampio con cui Trump intende lasciare un'impronta sulla capitale: tra i progetti ci sono un arco cerimoniale alto 76 metri vicino al Lincoln Memorial, la ristrutturazione del Kennedy Center, che chiuderà per due anni, e interventi su diversi campi da golf nell'area di Washington. Il giudice Leon ha detto più volte agli avvocati coinvolti nel caso di ritenere che la questione sarà risolta dalla Corte Suprema.

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La Corte Suprema boccia il divieto di terapia di conversione per i minori


La decisione, presa con 8 voti a 1, mette in discussione le leggi di oltre 20 Stati. L'unica dissenziente avverte: si apre una stagione di cure mediche meno sicure

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che il divieto della "terapia di conversione" per i minori, in vigore in Colorado dal 2019, viola con ogni probabilità il diritto alla libertà di parola garantito dal Primo emendamento della Costituzione. La decisione, approvata con 8 voti favorevoli e 1 contrario, coinvolge non solo il Colorado ma potenzialmente oltre 20 Stati che hanno approvato leggi simili per impedire ai terapeuti di tentare di cambiare l'orientamento sessuale o l'identità di genere dei minori.

Il caso nasce dalla causa intentata nel 2022 da Kaley Chiles, una consulente di Colorado Springs, che sosteneva di voler offrire ai suoi pazienti minorenni una terapia basata sulla conversazione, senza farmaci né interventi fisici, per aiutarli a ridurre attrazioni omosessuali indesiderate o a sentirsi più a proprio agio con il proprio corpo. Secondo Chiles, la legge del Colorado le impediva di esercitare liberamente la sua professione. Il caso è arrivato alla Corte Suprema dopo che una corte d'appello federale aveva respinto le sue richieste, applicando il livello di scrutinio giudiziario più basso, il cosiddetto rational basis test.

Il giudice Neil Gorsuch, autore dell'opinione di maggioranza in 23 pagine, ha scritto che la legge del Colorado "censura il discorso in base al punto di vista espresso" e che i tribunali inferiori avrebbero dovuto applicare il livello di scrutinio più rigoroso, lo strict scrutiny, che richiede al governo di dimostrare che una restrizione alla libertà di espressione sia strettamente necessaria per tutelare un interesse pubblico fondamentale. È un test che le leggi raramente superano. La Corte ha rinviato il caso ai tribunali inferiori, ma il messaggio è chiaro: la legge del Colorado difficilmente sopravviverà a questa forma di controllo più severa.

Gorsuch ha insistito sul fatto che la terapia praticata da Chiles consiste esclusivamente in conversazioni, e che il Colorado non stava regolando una condotta medica ma il contenuto stesso delle parole pronunciate dalla terapeuta. "Il Primo emendamento rappresenta uno scudo contro qualsiasi tentativo di imporre un'ortodossia nel pensiero o nel discorso in questo Paese", ha scritto. La sentenza rappresenta anche una vittoria per l'amministrazione Trump, che aveva sollecitato la Corte a dichiarare incostituzionale il divieto del Colorado.

L'aspetto più significativo della decisione è l'ampiezza della maggioranza: alla componente conservatrice della Corte si sono unite le giudici progressiste Elena Kagan e Sonia Sotomayor. Kagan, in un'opinione concorrente separata, ha definito il caso di Chiles un esempio "da manuale" di discriminazione basata sul punto di vista. Ha però aggiunto una precisazione importante: una legge che vietasse in modo neutrale qualsiasi terapia legata all'orientamento sessuale o all'identità di genere, senza privilegiare una posizione rispetto a un'altra, porrebbe una questione costituzionale diversa e più complessa. Il difetto della legge del Colorado, secondo Kagan, è che permetteva alcune forme di consulenza sull'identità di genere e ne vietava altre. Steve Vladeck, analista della Corte Suprema per la CNN e professore alla Georgetown University, ha spiegato alla stessa CNN che l'opinione concorrente di Kagan rappresenta un indizio importante sui limiti della sentenza: almeno alcuni giudici non sono contrari in linea di principio alla regolamentazione della parola dei professionisti sanitari, purché avvenga in modo neutrale.

L'unica voce contraria è stata quella della giudice Ketanji Brown Jackson, nominata dall'ex presidente Joe Biden, che ha letto parti del suo dissenso di 35 pagine direttamente dal banco, un gesto riservato ai casi ritenuti più gravi. Jackson ha sostenuto che la Corte stava pericolosamente minando la capacità degli Stati di regolamentare le cure mediche. "Chiles non parla nel vuoto: sta fornendo terapia a minori in qualità di professionista sanitaria abilitata", ha scritto. La giudice ha avvertito che la decisione "apre un vaso di Pandora pericoloso" e potrebbe condurre a uno scenario in cui vari professionisti sanitari rivendicheranno un diritto costituzionale a fornire cure al di sotto degli standard.

La terapia di conversione è da tempo screditata dalle principali organizzazioni mediche e psicologiche americane. L'American Medical Association respinge l'idea che l'attrazione per lo stesso sesso o l'identità di genere non conforme siano disturbi mentali. I critici di queste pratiche sostengono che possano causare danni emotivi, problemi di salute mentale e un aumento del rischio di suicidio. Secondo un rapporto del 2023 del Trevor Project, oltre 1.300 professionisti negli Stati Uniti offrono ancora questo tipo di terapia. Kelley Robinson, presidente della Human Rights Campaign, ha dichiarato che la decisione farà soffrire più minori americani, mentre il procuratore generale del Colorado Phil Weiser l'ha definita un passo indietro nella protezione dei bambini da pratiche sanitarie dannose e screditate.

La sentenza arriva in un periodo di crescente tensione sui diritti delle persone transgender e omosessuali davanti alla Corte Suprema. Lo scorso anno la Corte ha confermato una legge del Tennessee che vieta la somministrazione di bloccanti della pubertà e terapie ormonali ai minori transgender. Nel 2023 aveva dato ragione a una web designer cristiana che si rifiutava di creare siti per matrimoni omosessuali. Entro la fine di giugno sono attese altre sentenze su due casi relativi al divieto per le studentesse transgender di partecipare a squadre sportive femminili, casi in cui la maggioranza dei giudici ha già lasciato intendere di voler confermare i divieti.

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Trump verso il ritiro dall’Iran, ma la “vittoria” resta in dubbio


Il presidente fissa una tabella di marcia di due o tre settimane per porre fine alla guerra in Iran. Le scorte di uranio iraniano restano intatte, mentre i prezzi del petrolio continuano a salire e la Casa Bianca studia misure d'emergenza.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato ieri che le forze americane lasceranno l’Iran nelle prossime 2 o 3 settimane. L’annuncio è arrivato alla Casa Bianca durante la firma di un ordine esecutivo per imporre nuove restrizioni al voto via posta, in risposta a una domanda di un giornalista sull’aumento del prezzo della benzina. "Tutto quello che devo fare è lasciare l’Iran", ha detto il presidente. "Lo faremo molto presto, e i prezzi crolleranno". Poche ore dopo, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha annunciato su X che Trump terrà un discorso alla nazione in serata per un "aggiornamento importante" sull’Iran.

TUNE IN: Tomorrow night at 9PM ET, President Trump will give an Address to the Nation to provide an important update on Iran.
— Karoline Leavitt (@PressSec) March 31, 2026


Trump dichiara vittoria sul nucleare, ma mancano le prove


Il punto più delicato resta il programma nucleare iraniano, che era stato la principale giustificazione per avviare la guerra il 28 febbraio. Donald Trump ha dichiarato di aver centrato il suo obiettivo: "Non avranno un’arma nucleare, e quell’obiettivo è stato raggiunto". Tuttavia, non esistono prove a supporto di questa affermazione. Già a giugno dello scorso anno Trump aveva definito "annientato" il programma nucleare iraniano, salvo poi dover intervenire militarmente di nuovo pochi mesi dopo per lo stesso apparente motivo.

Il punto centrale è che né gli Stati Uniti né Israele hanno rimosso o distrutto le scorte iraniane di uranio altamente arricchito. Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, ha dichiarato di non aver visto alcuna prova che il materiale abbia lasciato il sito di Isfahan, dove prima della guerra di giugno si concentrava la maggior parte delle riserve di uranio arricchito. I raid hanno senza dubbio ridotto le capacità nucleari iraniane, ha riconosciuto Grossi, ma al termine del conflitto rimarranno questioni irrisolte. Se Trump si ritirasse senza ottenere la consegna del materiale fissile, l’Iran finirebbe infatti per conservare circa 440 kg di uranio altamente arricchito, sufficienti per costruire fino a dieci bombe atomiche.

L’Amministrazione Trump aveva valutato di inviare forze speciali a Isfahan per sequestrare le scorte, ma l’operazione è stata giudicata troppo rischiosa. Il sito si trova nell’entroterra, a centinaia di km dalla costa, ed è presidiato dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.

Scenari di guerra
Il ritiro americano dall'Iran: i conti che restano aperti
Obiettivi dichiarati vs raggiunti, costi e domande senza risposta — aprile 2026

Ritiro Nucleare Energia Obiettivi

2–3
settimane al ritiro annunciato
Trump: "Tutto quello che devo fare è lasciare l'Iran. I prezzi crolleranno."

Forze Usa ancora in campo

3
Gruppi da battaglia con portaerei

L'USS George H.W. Bush è salpata da Norfolk verso il Medio Oriente. Terzo carrier strike group inviato nella regione dall'inizio del conflitto.

~20%
Petrolio mondiale transita via Hormuz

Lo Stretto resta paralizzato dall'inizio del conflitto. Nessun Paese alleato tranne gli Emirati Arabi Uniti ha offerto sostegno attivo per riaprirlo.

Cronologia recente

28 Feb 2026
Inizio della guerra Usa-Iran

Gli Usa avviano le operazioni militari contro l'Iran. La giustificazione principale è il programma nucleare iraniano.

Mar 2026
Iran chiude lo Stretto di Hormuz

Teheran risponde con attacchi su tutta la regione. Il transito petrolifero dallo Stretto si paralizza.

Martedì
Trump annuncia il ritiro in 2-3 settimane

Annuncio durante la firma di un ordine esecutivo sul voto via posta. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt rende noto che Trump terrà un discorso alla nazione questa sera.

Prossime 2 sett.
Atteso vuoto nell'approvvigionamento petrolifero

Tutte le navi partite prima del conflitto avranno raggiunto le loro destinazioni. Previsti nuovi rincari in arrivo su diesel, carburante aereo e trasporti.

La questione irrisolta

Uranio arricchito ancora in Iran
~440 kg

Nessuna scorta rimossa o distrutta Fonte: AIEA

Materiale sufficiente per costruire fino a 10 bombe nucleari

Perché il sequestro è fallito

Sito di Isfahan
Obiettivo giudicato troppo rischioso

Il sito è nell'entroterra, a centinaia di km dalla costa, presidiato dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. L'operazione con Forze Speciali è stata valutata ma scartata.

Il vuoto nel rapporto AIEA

Nessuna prova
Che l'uranio abbia lasciato Isfahan

Capacità ridotte
Ma questioni irrisolte a fine conflitto

Impatto sui mercati energetici

Brent — scenari di prezzo al barile

Pre-guerra

~$60

Attuale
+70%

~$102

Scenario estremo

$200

Effetti interni negli Stati Uniti

$4+
Benzina al gallone negli Usa

Superata per la prima volta dall'agosto 2022 la soglia dei 4 dollari. Trump ha legato il ritiro dall'Iran proprio al calo dei prezzi.

2 settimane
Prima che il vuoto di offerta colpisca

Le navi partite prima del conflitto avranno raggiunto le loro destinazioni. Nuovi rincari attesi su diesel, carburante aereo e trasporti. Una "tassa massiccia" sulle famiglie più povere.

Stretto di Hormuz — la frattura con gli alleati

Paralizzato
Stretto bloccato dall'inizio del conflitto

Emirati Arabi Uniti
Unico paese del Golfo disponibile a una forza navale

Bahrain
Lavora a una risoluzione ONU per lo sblocco dello Stretto

Cina ed altri
Trump scarica la responsabilità dello sblocco dello Stretto sui Paesi consumatori

Obiettivi dichiarati vs. risultati

Eliminare il materiale fissile
~440 kg di uranio arricchito restano a Isfahan. Né Usa né Israele li hanno rimossi. Il direttore AIEA conferma: nessuna prova che il materiale abbia lasciato il sito.

Degradare le capacità militari
Trump: "Non hanno più Marina, Aeronautica, telecomunicazioni, antiaerea." Capacità nucleari ridotte secondo l'AIEA, ma risultato non verificabile in modo indipendente.

Riaprire lo Stretto di Hormuz
Lo Stretto resta bloccato. Nessun Paese alleato tranne gli Emirati Arabi Uniti si è per ora offerto di contribuire a riaprirlo con una azione militare. Il Brent è salito del 70% rispetto a prima della guerra.

Ottenere un accordo con Teheran
L'Iran conferma contatti con Witkoff, ma nega qualsiasi trattativa. Ora lo stesso Trump ammette che il ritiro può avvenire senza intesa con l'Iran.

Contenere i costi interni
Benzina salita oltre $4/gallone. Il Dipartimento del Tesoro avverte: prezzi sopra $100 al barile per un periodo prolungato. Scenario estremo: $200, mai raggiunti nella storia.

La ridefinizione della vittoria

Obiettivo nucleare scomparso
Rubio elenca 4 priorità senza più citare il programma nucleare iraniano

Hegseth inquadra la missione come negoziato: "Il nostro compito è convincere l'Iran che è in posizione migliore se accetta un accordo." Gli obiettivi di guerra sono stati progressivamente ridimensionati.

Fonti: New York Times, CBS News, Fox News, Axios, AIEA · aprile 2026

Ridefinire il concetto di vittoria


Con il ritiro delle forze americane all’orizzonte, i collaboratori più stretti di Donald Trump hanno progressivamente ristretto il perimetro degli obiettivi di guerra. In un’intervista a Fox News, il Segretario di Stato Marco Rubio ha di recente elencato 4 priorità senza più menzionare il programma nucleare. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha invece inquadrato la missione in termini negoziali: "Il nostro compito è convincere l’Iran che si trova in una posizione migliore se accetta un accordo".

Trump ha però chiarito ai giornalisti che il ritiro potrebbe avvenire anche senza un’intesa con Teheran: "Non importa se si siedono al tavolo o meno. Li abbiamo riportati indietro di 15–20 anni. Non hanno più una Marina, non hanno più una Aeronautica, non hanno più telecomunicazioni, non hanno sistemi antiaerei. E i loro leader sono scomparsi". Da Teheran, il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha confermato contatti diretti con l’inviato americano Steve Witkoff, precisando però che "non significa che siamo in trattative". L’Iran, ha aggiunto, non ripone alcuna fiducia in Washington.

Hormuz e la frattura con i Paesi alleati


Lo stretto di Hormuz, attraverso cui prima della guerra transitava ogni giorno circa il 20% del petrolio e del gas mondiale, resta bloccato, e all’orizzonte non si intravede una soluzione condivisa. È su questo punto che si è aperta la frattura più visibile tra Washington e i suoi alleati: nessuno di loro ha contribuito a riaprire lo Stretto, e Trump non ha nascosto la sua irritazione. "La Cina andrà lì a fare rifornimento alle sue navi e si prenderà cura di sé," ha detto nell'Ufficio Ovale, aggiungendo di non vedere ragione per cui siano gli Stati Uniti a farsi carico della situazione.

La frustrazione del presidente si estende anche alla NATO. Rubio ha dichiarato che Washington dovrà "rivalutare il valore" dell'Alleanza Atlantica al termine del conflitto, un segnale che le tensioni accumulate durante la crisi potrebbero avere conseguenze durature sui rapporti transatlantici. Nel Golfo, la risposta degli alleati regionali è stata altrettanto tiepida: l'unico Paese ad aver dichiarato disponibilità a partecipare a una forza navale per riaprire lo Stretto sono gli Emirati Arabi Uniti. Il Bahrain si limita a lavorare a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU per ottenere un mandato formale in questo senso.

Nel frattempo, la Marina americana ha fatto salpare da Norfolk un terzo gruppo da battaglia con portaerei, la USS George H.W. Bush, verso il Medio Oriente: un segnale che, nonostante il preannuncio del ritiro delle forze americane, l'opzione di un'ulteriore escalation resta sul tavolo.

I conti che non tornano


Intanto, il conflitto ha già prodotto danni economici evidenti. Il prezzo del greggio di riferimento Brent è salito di circa il 70% dall’inizio della guerra e la benzina negli Stati Uniti ha superato stabilmente, per la prima volta dall’agosto 2022, i 4 dollari al gallone. Secondo Axios, alla Casa Bianca si è iniziato a discutere di scenari in cui il petrolio potrebbe arrivare stabilmente a 150 dollari al barile. Il Tesoro avrebbe informato Donald Trump che i prezzi dell’energia rimarranno probabilmente sopra i 100 dollari per un periodo prolungato anche dopo il ritiro americano, con alcune fonti interne che indicano come scenario estremo i 200 dollari, una soglia mai raggiunta prima. Sul tavolo ci sarebbe anche l’uso di poteri d’emergenza.

Il peggio, però, potrebbe non essere ancora arrivato. L’analista energetico Rory Johnston, autore della newsletter Commodity Context, spiega che le navi cariche di petrolio partite prima dello scoppio del conflitto hanno ormai raggiunto le loro destinazioni, ma nelle prossime 2 settimane il vuoto nell’approvvigionamento inizierà a farsi sentire anche negli Stati Uniti, con nuovi rincari su diesel, carburante aereo e trasporti. "Sarà di fatto una tassa massiccia che eroderà il reddito disponibile, colpendo in modo sproporzionato le famiglie più povere", ha detto Johnston.

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La rassegna stampa di mercoledì 1 aprile 2026


Trump parteciperà alle udienze della Corte Suprema sulla cittadinanza per nascita mentre la guerra con l'Iran entra nella fase decisiva. Un giudice ferma la costruzione della sala da ballo della Casa Bianca

Questa è la rassegna stampa di mercoledì 1 aprile 2026

Trump parteciperà alle udienze della Corte Suprema sulla cittadinanza per nascita


Il presidente Trump diventerà il primo presidente in carica a partecipare alle argomentazioni orali presso la Corte Suprema, presenziando mercoledì all'udienza sul caso della cittadinanza per nascita. L'ordine esecutivo di Trump mira a limitare la cittadinanza automatica per i figli di immigrati irregolari, una misura che ha suscitato forti controversie costituzionali.

Fonti: The Hill, Bloomberg

La guerra con l'Iran si avvia verso la conclusione mentre i mercati rimbalzano


Il presidente Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti lasceranno l'Iran "entro due-tre settimane", segnalando una possibile fine del conflitto che dura da cinque settimane. I mercati azionari hanno registrato la migliore giornata degli ultimi 10 mesi sulla speranza di una rapida conclusione della guerra, mentre i prezzi del petrolio rimangono elevati a 105 dollari al barile.

Fonti: The Hill, Financial Times, New York Times

Un giudice blocca la costruzione della sala da ballo da 400 milioni di dollari alla Casa Bianca


Un giudice federale ha ordinato l'interruzione dei lavori per il progetto di sala da ballo di 90.000 piedi quadrati che Trump aveva avviato dopo aver demolito l'ala est storica della Casa Bianca. Il giudice ha stabilito che Trump è un "custode" della Casa Bianca, non il proprietario, rappresentando la prima battuta d'arresto significativa per il progetto.

Fonti: BBC, Financial Times, The Guardian

Trump firma un ordine esecutivo per limitare il voto per corrispondenza


Il presidente ha firmato un ordine esecutivo che richiede la creazione di un elenco federale di cittadini verificati autorizzati al voto e nuove restrizioni sui voti per corrispondenza. Gli esperti elettorali e i funzionari democratici hanno definito l'ordine legalmente invalido e probabilmente incostituzionale, con Arizona e Oregon che promettono di impugnarlo immediatamente.

Fonti: New York Times, The Guardian, Bloomberg

Hegseth revoca le sospensioni per i piloti dell'esercito coinvolti nel sorvolo di Kid Rock


Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha annullato le sospensioni imposte ai piloti di due elicotteri Apache che avevano sorvolato la proprietà del cantante Kid Rock in Tennessee durante il weekend. Hegseth ha scritto sui social media "Nessuna punizione. Nessuna indagine", poche ore dopo che i militari avevano annunciato la sospensione dei piloti.

Fonti: The Hill, The Guardian, BBC

Trump intensifica le tensioni con gli alleati europei sulla guerra in Iran


Il presidente ha lanciato una dura critica contro i paesi europei, in particolare Regno Unito e Francia, che si sono rifiutati di unirsi alla guerra contro l'Iran. Su Truth Social, Trump ha detto ai governi preoccupati per i prezzi del carburante di "andare a prendere il vostro petrolio" con la forza dal Golfo, commenti che hanno fatto salire ulteriormente i prezzi del petrolio.

Fonti: The Guardian, The Hill

Un giudice federale blocca l'ordine di Trump per eliminare i finanziamenti a NPR e PBS


Citando il Primo Emendamento, un giudice federale ha bloccato permanentemente l'amministrazione Trump dall'implementare una direttiva presidenziale per porre fine ai finanziamenti federali per National Public Radio e Public Broadcasting Service. Il giudice ha stabilito che l'ordine esecutivo del presidente è illegale e inapplicabile.

Fonti: The Guardian

Tiger Woods si allontana dal golf per cercare cure dopo l'arresto per guida in stato di ebbrezza


Tiger Woods ha annunciato che si allontanerà dal golf professionale per "cercare cure e concentrarsi sulla salute" dopo il suo arresto per guida sotto l'influenza di sostanze a seguito di un incidente automobilistico vicino alla sua casa in Florida. Woods si è dichiarato non colpevole e ha richiesto un processo con giuria.

Fonti: The Guardian, BBC

Un giudice ordina all'Università della Pennsylvania di fornire un elenco di dipendenti ebrei


Un giudice federale ha ordinato all'Università della Pennsylvania di consegnare documenti sui dipendenti ebrei del campus a un'agenzia federale come parte di un'indagine sulla discriminazione antisemita. L'amministrazione Trump sostiene che l'elenco fa parte di un'indagine della Commissione per le Pari Opportunità di Lavoro, anche se i dipendenti possono rifiutarsi di partecipare.

Fonti: The Guardian

L'economia globale si dimostra più resiliente del previsto nonostante la guerra


Secondo il Financial Times, l'economia globale ha mostrato una resistenza maggiore di quella temuta, poiché i dazi di Trump non hanno portato al tipo di azioni ritorsive che molti si aspettavano. Tuttavia, la California sta affrontando carenze critiche di benzina e carburante per jet dall'Asia a causa del conflitto iraniano, mentre i paesi asiatici si rivolgono al petrolio russo per sostituire le forniture interrotte del Golfo.

Fonti: Financial Times, Financial Times, Financial Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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La corsa al Senato nel Maine che divide i Dem


Mills contro Platner: la primaria più combattuta delle elezioni di metà mandato oppone l'establishment del partito a un outsider con un passato controverso

Graham Platner, allevatore di ostriche e veterano delle guerre in Iraq e Afghanistan, è primo nei sondaggi delle primarie democratiche nel Maine nonostante una serie di scandali che in altri tempi avrebbero distrutto qualsiasi candidatura. La sua sfidante, la governatrice Janet Mills, 78 anni, fatica a recuperare terreno malgrado il sostegno dell'intero establishment del partito. La posta in gioco è grande: il seggio della senatrice repubblicana Susan Collins è considerato tra le migliori opportunità per i democratici di riconquistare il Senato nelle elezioni di metà mandato del 2026.

Tutti i sondaggi disponibili danno Platner in vantaggio nelle primarie, ma con margini molto diversi: un'indagine della University of New Hampshire lo colloca avanti di 38 punti, Emerson gli attribuisce un vantaggio di 27, mentre Quantus Insights e Pan Atlantic indicano un distacco più contenuto, rispettivamente di 5 e 7 punti. Quasi un elettore su cinque, secondo Quantus, resta indeciso. La primaria è fissata per il 9 giugno.

Platner è in testa in tutti i sondaggi

IstitutoDataJanet MillsGraham PlatnerMargine Platner
Emerson21/3 – 23/328%55%+27
Quantus Insights3/3 – 5/338%43%+5
Pan Atlantic13/2 – 2/339%46%+7
University of New Hampshire12/2 – 16/226%64%+38

Sondaggi raccolti dal New York Times

La candidatura di Platner è anche un test su cosa i democratici considerino ancora inaccettabile. Il Washington Post ha rivelato lo scorso ottobre che il candidato aveva scritto su Reddit, nel 2013, commenti in cui minimizzava la violenza sessuale, sostenendo che le donne avrebbero potuto evitare lo stupro se non si fossero ubriacate. CNN e Politico hanno poi portato alla luce altri post in cui si definiva socialista, usava insulti omofobi, definiva la polizia con termini offensivi e suggeriva che la violenza potesse essere necessaria per combattere il fascismo. A questo si aggiunge un tatuaggio sul petto con un simbolo nazista, che Platner ha detto di aver coperto dopo averne appreso il suo significato. Il candidato ha anche una condanna per guida in stato di ebbrezza nel 2011, come riporta il New York Times.

Platner ha attribuito quei commenti a un periodo difficile dopo il servizio militare, segnato da disturbo post-traumatico e depressione. "Non vorrei essere giudicato per la cosa più stupida che ho scritto su internet 12 anni fa", ha dichiarato al Washington Post. "Posso dire onestamente che non sapevo di che diavolo stessi parlando". In un'intervista al New York Times ha aggiunto: "Siamo al cento per cento in una nuova era. Ci siamo lasciati alle spalle un'era di politica elitaria e performativa".

La campagna di Mills ha lanciato una serie di spot pubblicitari aggressivi che mostrano i commenti di Platner sullo stupro, letti da elettrici del Maine, e si chiudono con l'immagine del tatuaggio nazista. È una strategia deliberata: la campagna della governatrice ritiene che la maggior parte degli elettori non conosca ancora il passato del rivale. "I votanti meritano di sapere cosa ha detto e cosa ha fatto", ha dichiarato Mills al New York Times. In un passaggio che sembra un riferimento diretto alle giustificazioni di Platner, ha aggiunto: "Anche le vittime di violenza sessuale soffrono di disturbo post-traumatico".

Lo scontro ha assunto i tratti di una battaglia per l'anima del partito. Mills, governatrice moderata con due mandati alle spalle, rappresenta la continuità e ha il sostegno del leader dei democratici al Senato Chuck Schumer e del braccio elettorale del partito, il Democratic Senatorial Campaign Committee. Platner incarna la rivolta della base: si presenta come un antipolitico pronto a portare una rivoluzione operaia a Washington, sulla scia dei senatori Bernie Sanders ed Elizabeth Warren, che lo hanno entrambi sostenuto pubblicamente.

Il mondo sindacale si è schierato in larga parte con Platner. Come ha rivelato NBC News, il presidente della United Auto Workers Shawn Fain ha chiamato Schumer per chiedergli di non intervenire nella primaria. L'International Brotherhood of Electrical Workers ha scritto una lettera al DSCC sollecitandolo a restare fuori dalla competizione. David Sullivan, vicepresidente generale dell'International Association of Machinists and Aerospace Workers, ha descritto il rapporto tra Mills e i sindacati come "conflittuale" e ha dichiarato a NBC News: "Se per qualche miracolo Mills dovesse battere Platner, probabilmente vedrete molti sindacati sostenere Collins".

Sulla carta, i numeri delle elezioni generali sembrano favorire Platner. Secondo il sondaggio di Quantus Insights, in un ipotetico confronto diretto Collins batte Mills di un punto e mezzo, 44,6% a 43%, mentre Platner supera Collins di quasi sette punti, 48,6% a 41,8%. Questi dati potrebbero essere ingannevoli in quanto Platner beneficia di una minore notorietà, che per ora limita l'opposizione nei suoi confronti. In un'elezione reale, i repubblicani hanno già annunciato un investimento di 42 milioni di dollari per difendere Collins, e i suoi punti deboli verrebbero martellati senza sosta.

Il punto cruciale riguarda le donne over 45. L'elettorato del Maine è tra i più anziani del paese: in un'elezione di metà mandato, circa il 70% dei votanti potrebbe avere più di 45 anni. Collins vinse nel 2020 proprio grazie alle donne più anziane, e Mills nel 2022 conquistò quasi due terzi di quello stesso gruppo nella sua rielezione a governatrice. I commenti di Platner sulla violenza sessuale e il tatuaggio nazista potrebbero risultare particolarmente tossici con queste elettrici. Jessica Mackler, presidente di EMILY's List, ha dichiarato a Bloomberg che sarebbe "incredibilmente rischioso e sciocco" affidare un seggio così cruciale a qualcuno con "negatività così uniche e squalificanti proprio tra gli elettori di cui hai bisogno".

Un'analisi pubblicata dalla testata The Argument solleva un altro dubbio sulla narrazione di Platner come candidato della classe operaia. I dati delle primarie mostrano che Platner va meglio tra i democratici bianchi con istruzione universitaria e reddito alto, mentre Mills ottiene risultati migliori tra i democratici senza laurea nel nord rurale dello stato. In altre parole, Platner non sarebbe il candidato della classe lavoratrice ma quello di elettori benestanti che idealizzano un'estetica operaia.

Mills porta con sé le sue debolezze. Un sondaggio di Morning Consult la colloca tra le governatrici meno popolari del paese, con un indice di gradimento netto di +8 (51% favorevoli, 43% contrari), il più basso tra i governatori del New England. La sua età e il suo legame con l'establishment rappresentano un problema in un momento in cui la base democratica chiede un rinnovamento generazionale.

La posta in gioco va oltre il Maine. Collins è un caso unico nella politica americana: è l'unica senatrice di entrambi i partiti che occupa un seggio in uno stato che ha votato contro il proprio partito in tutte e tre le elezioni presidenziali a cui ha partecipato Trump. Se i democratici non dovessero riuscire a conquistare questo seggio in uno stato così favorevole a livello presidenziale, le possibilità di riprendere il Senato nel 2026 si ridurrebbero drasticamente.

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Trump accusa gli alleati europei: "Riprendetevi lo Stretto di Hormuz da soli"


Francia, Spagna e Italia hanno negato basi o spazio aereo agli Stati Uniti. Intanto il prezzo della benzina alla pompa ha superato i 4 dollari al gallone per la prima volta dal 2022.

Donald Trump ha lanciato oggi un messaggio inequivocabile agli alleati europei: gli Stati Uniti potrebbero chiudere la guerra contro l’Iran senza riaprire lo Stretto di Hormuz, lasciando ad altri il compito di garantire il transito del petrolio. È la terza volta in pochi giorni che il presidente lo afferma pubblicamente.

"A tutti quei Paesi che non riescono a ottenere carburante per i jet a causa dello Stretto di Hormuz, come il Regno Unito, che si è rifiutato di partecipare alla 'decapitazione' dell’Iran, dico: comprate dagli Stati Uniti, ne abbiamo in abbondanza. Altrimenti andate a prendervi lo Stretto", ha scritto su Truth Social. Gli alleati, ha aggiunto, dovranno "imparare a combattere da soli". Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha ribadito il concetto, senza indicare la riapertura dello Stretto come una priorità per Washington: "Altri Paesi dovrebbero prestare attenzione quando parla il presidente".

Pochi minuti dopo, Trump ha anche attaccato la Francia per aver negato il transito nel proprio spazio aereo a un volo militare americano diretto in Israele con un carico di munizioni. "La Francia è stata MOLTO INUTILE. Gli Stati Uniti se ne ricorderanno". Il segretario di Stato Marco Rubio aveva già sollevato la questione con il suo omologo francese al G7 di venerdì, ricevendo un rifiuto.

L'Alleanza Atlantica sotto pressione


Da quando Stati Uniti e Israele hanno avviato le operazioni militari contro l’Iran il 28 febbraio scorso, i Paesi della NATO si sono divisi al proprio interno lungo linee che riflettono calcoli politici interni e diverse sensibilità sul diritto internazionale. Il caso più netto è quello della Spagna, che ha chiuso il proprio spazio aereo ai voli militari americani e bloccato l’uso delle basi statunitensi sul territorio nazionale. Il primo ministro Pedro Sánchez ha definito la guerra americana "illegale" ed è diventato uno dei critici più duri di Trump in Europa.

Alleanze e conseguenze
NATO divisa, benzina a 4 dollari: il conto della guerra all'Iran
Alleati spaccati, Hormuz bloccato, prezzi in salita — marzo 2026

Alleati Benzina Opinione

Spettro delle posizioni Nato

Blocco Pieno appoggio

Tocca un paese per i dettagli

Spagna
Blocco totale

Spazio aereo chiuso ai voli militari americani, basi bloccate. Il premier Sánchez ha definito la guerra americana "illegale". Critico più duro di Trump in Europa.

Francia
Spazio aereo negato

Negato il transito aereo a un volo militare americano diretto in Israele carico di munizioni. Rubio aveva sollevato la questione al G7, ricevendo un rifiuto. Trump: "La Francia è stata MOLTO INUTILE".

Italia
Atterraggio negato

Negato l'atterraggio a un velivolo militare americano diretto in Medio Oriente nella base siciliana di Sigonella. Roma parla di "problema tecnico". Il governo assicura: "Relazioni con gli Stati Uniti restano solide".

Polonia
Patriot rifiutati

Varsavia ha comunicato di non avere in programma lo spostamento delle proprie batterie Patriot verso il Medio Oriente, nonostante le pressioni di Washington.

Portogallo
Solo transito

Base di Lajes (Azzorre) autorizzata solo per rifornimento e transito, escluse missioni offensive. Il Ministro degli Esteri: "Il Portogallo non parteciperà a questo conflitto".

Germania
Ramstein aperta, ma critica

Non ha vietato l'uso della base di Ramstein, hub principale militare americano in Europa, protetta da accordi del dopoguerra. Ma il cancelliere Merz: "Quella di Trump non è de-escalation, ma una massiccia escalation dall'esito incerto".

Romania
Pieno appoggio

Unico Paese Nato ad aver messo a disposizione le proprie basi senza riserve. Il premier Bolojan: "Un divorzio politico tra UE e Stati Uniti d'America sarebbe una catastrofe per il mondo occidentale".

"Se la NATO significa solo che noi difendiamo l'Europa quando viene attaccata, ma loro ci negano le basi quando ne abbiamo bisogno, allora non è un accordo vantaggioso per noi"
Marco Rubio, Segretario di Stato americano — intervista ad Al Jazeera

Impatto alla pompa di benzina

Un mese fa
$0
al gallone

+35%

Oggi
$0
al gallone

Causa: Stretto di Hormuz bloccato

~20%
Del greggio mondiale transitava da Hormuz prima della guerra

100++
Dollari al barile: prezzo del greggio

"Comprate dagli Stati Uniti, ne abbiamo in abbondanza. Altrimenti andate a prendervi lo Stretto"
Donald Trump su Truth Social rivolto agli alleati europei

Cosa pensano gli americani

Si aspettano ulteriori rincari 87%

Già colpiti nel bilancio familiare >50%

Ritengono Trump responsabile dei rincari 48%

Contesto storico

Agosto 2022
L'ultima volta che la benzina negli Stati Uniti superò i $4/gallone, dopo l'invasione russa dell'Ucraina

"Quello che sta facendo Trump non è de-escalation, ma una massiccia escalation dall'esito incerto"
Friedrich Merz, cancelliere tedesco

Fonti: AAA, Morning Consult, Reuters/Ipsos, Associated Press · marzo 2026

L’Italia ha negato l’atterraggio a velivoli americani diretti in Medio Oriente in una base in Sicilia, ma Roma ha spiegato che si è trattato di un problema tecnico: l’aereo era già in volo quando è arrivata la richiesta, senza tempo per una valutazione. "Le relazioni con gli Stati Uniti restano solide", ha dichiarato il governo italiano. La Polonia, nel frattempo, ha fatto sapere di non avere in programma lo spostamento delle proprie batterie Patriot verso il Medio Oriente, nonostante le pressioni americane.

Portogallo e Germania hanno adottato posizioni intermedie. Lisbona ha autorizzato l’uso della base di Lajes, nelle Azzorre, ma solo per rifornimento e transito, escludendo missioni offensive. "Il Portogallo non parteciperà a questo conflitto", ha dichiarato il Ministro degli Esteri Paulo Rangel.

Berlino non ha vietato l’uso della base di Ramstein, il principale hub americano in Europa, che un accordo del dopoguerra rende disponibile agli Stati Uniti finché le operazioni non violano il diritto vigente. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, pur mantenendo aperta la base, ha però criticato apertamente l’offensiva americana: "Quello che sta facendo Trump non è de-escalation, ma una massiccia escalation dall’esito incerto".

La Romania è, fino ad ora, l’unico Paese ad aver messo a disposizione le proprie basi senza riserve. "Un divorzio politico tra Unione Europea e America sarebbe una catastrofe per l’intero mondo occidentale", ha dichiarato il primo ministro rumeno Ilie Bolojan al quotidiano francese Le Figaro.

La tensione con gli alleati ha spinto il Segretario di Stato Marco Rubio a mettere in discussione il futuro dell’Alleanza Atlantica. Intervistato da Al Jazeera, Rubio ha avvertito che Washington potrebbe "riconsiderare" il proprio rapporto con la NATO a guerra finita. "Se la NATO significa solo che noi difendiamo l’Europa quando viene attaccata, ma loro ci negano le basi quando ne abbiamo bisogno, non è un accordo vantaggioso per noi", ha detto.

Benzina a 4 dollari al gallone


Le conseguenze del conflitto, intanto, si fanno sentire sempre di più anche nelle tasche degli americani. Secondo i dati dell’AAA, il prezzo medio della benzina ha superato stabilmente i 4 dollari al gallone, con un aumento del 35% rispetto a un mese fa, quando era a 2,98 dollari. Non accadeva dal 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, che il prezzo superasse questa soglia.

La causa principale di questo aumento è, ovviamente, proprio la chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% dell’offerta mondiale di petrolio. Il blocco ha spinto il greggio oltre i 100 dollari al barile. Secondo un sondaggio di Morning Consult, il 48% degli americani ritiene Trump responsabile dell’aumento dei prezzi. L’87% degli intervistati da Reuters/Ipsos si aspetta ulteriori rincari se la guerra continuerà, e più della metà afferma che i prezzi alla pompa di benzina hanno già inciso sul proprio bilancio familiare.

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Mi pento del patto di sangue che ho stretto con le foto di iCloud

«A volte, non mi accorgo di una trappola finché non ci sono già dentro. Le foto su iCloud sono uno di questi casi.»

pxlnv.com/blog/i-regret-the-bl…

@informatica

in reply to Pirati.io

A suo tempo io mi sono molto pentito per il patto di sangue con Google Photo.

Se vuoi valutare Ksuite (suite di Infomaniak simile a Office), puoi seguire questa guida per importare massivamente le immagini da iCloud a Ksuite:

infomaniak.com/it/assistenza/f…

Però c'è da notare che le funzioni nominate valgono solo per il piano Business, Enterprise, Team e Pro.

Non so bene quale sia la cosa che ingabbia in iCloud (non l'ho mai avuto), ma posso dire che ksuite non mi sembra una gabbia.

Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)

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in reply to ilsimoneviaggiatore

@ilsimoneviaggiatore non ho mai usato nulla di Apple, ma il "giardino recintato" di Apple è oggettivamente un piccolo paradiso terrestre e i suoi utenti sono ben lieti di viverci e per lo più non hanno alcuna voglia di emanciparsi.
Il problema, come al solito, è che via via ne dipendi sempre di più e a quel punto, se vuoi emanciparti ti rendi conto che è impossibile qualsiasi "portabilità"
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Il muro di Trump divide il Texas e mette in difficoltà i repubblicani


Il piano per costruire una barriera d'acciaio in una delle zone più remote e meno attraversate del confine messicano ha unito ambientalisti, allevatori e donatori conservatori in una protesta bipartisan

Il governo federale vuole costruire un muro di acciaio alto circa nove metri in una delle aree più remote e meno attraversate dell'intero confine tra Stati Uniti e Messico: la regione del Big Bend, nell'estremo ovest del Texas. Il piano, rivelato senza preavviso il mese scorso, ha provocato una reazione che ha unito repubblicani e democratici texani in una rara opposizione comune alla Casa Bianca. Lo racconta il New York Times in un lungo reportage dalla zona.

La regione del Big Bend si estende per centinaia di chilometri lungo il Rio Grande, tra montagne aride, canyon profondi e temperature che oscillano tra i 35 gradi di giorno e lo zero di notte. Per generazioni, gli agenti di frontiera hanno considerato questa zona una priorità bassa, affidandosi proprio all'inospitalità del territorio come deterrente naturale contro gli attraversamenti illegali. I numeri confermano questa valutazione: quest'anno la polizia di frontiera ha registrato una media di sei attraversamenti al giorno nell'intera regione. "È il settore meno attivo lungo il confine tra Stati Uniti e Messico", ha dichiarato al New York Times Thaddeus Cleveland, sceriffo repubblicano della contea di Terrell ed ex agente della Border Patrol.

Nonostante la promessa del presidente Trump di completare il muro lungo tutto il confine meridionale, il piano ha colto di sorpresa il Texas occidentale. Il mese scorso i proprietari terrieri lungo il fiume hanno ricevuto lettere dal governo federale che offrivano 2.500 o 5.000 dollari per l'accesso ai loro terreni e l'avvio dei lavori per "infrastrutture di sicurezza al confine". Non ci sono stati annunci pubblici né incontri con le comunità locali. Molti abitanti hanno appreso della costruzione dal Big Bend Sentinel, il giornale locale. Altri hanno ricevuto telefonate da imprese edili in cerca di terreni per allestire campi di alloggio per gli operai, dato che gran parte della zona lungo il fiume si trova lontano da qualsiasi struttura ricettiva.

Per i leader repubblicani del Texas, il piano ha creato un dilemma politico. Nessuno si è espresso a favore del muro fisico, ma un'opposizione pubblica rischiava di irritare l'amministrazione Trump e alienare gli elettori che considerano la sicurezza al confine una priorità. La soluzione è stata agire dietro le quinte: alti funzionari texani e alcuni facoltosi donatori repubblicani hanno trasmesso la loro contrarietà ai funzionari dell'amministrazione Trump in colloqui privati, secondo quanto riferito al New York Times da due persone informate sui contatti che hanno chiesto l'anonimato. La loro proposta alternativa: sostituire la barriera fisica con tecnologie di rilevamento degli attraversamenti.

La pressione ha funzionato, almeno in parte. Senza alcun annuncio ufficiale, all'inizio di marzo la mappa online della Customs and Border Protection, l'agenzia doganale e di protezione dei confini, è stata modificata per rimuovere i piani di una barriera fisica nel Big Bend National Park. Il capo della Border Patrol, Mike Banks, ha comunicato al governatore Greg Abbott che non ci sarebbe stato alcun muro né nel parco nazionale né nel Big Bend Ranch State Park. "Stiamo sospendendo i lavori di costruzione nelle aree adiacenti ai terreni del dipartimento parchi del Texas e al Big Bend National Park", ha scritto Paul Enriquez, funzionario della Border Patrol responsabile delle infrastrutture, in una email del 6 marzo ottenuta dal New York Times tramite una richiesta di accesso agli atti.

La vittoria, però, è parziale. In riunioni a porte chiuse con i funzionari locali, i rappresentanti federali hanno confermato che un muro lungo circa 280 chilometri verrà comunque costruito dal parco statale attraverso le contee di Presidio e Hudspeth. "Lo faranno", ha dichiarato al New York Times José Portillo Jr., il giudice della contea di Presidio che ha partecipato all'incontro. "La battaglia non è finita".

Portillo ha anche avvertito che l'esenzione per il parco nazionale rischia di dividere la coalizione di oppositori e ridurre la pressione per fermare la costruzione nel resto della regione. I piani prevedono ancora il muro attraverso la città di Presidio, una comunità di frontiera di 5.000 abitanti. I residenti temono di essere separati fisicamente e psicologicamente da Ojinaga, la città messicana dall'altra parte del fiume dove vanno abitualmente per fare acquisti e svago.

Una barriera fisica taglierebbe l'accesso al fiume, minaccerebbe coltivazioni e allevamenti e interromperebbe le rotte migratorie della fauna selvatica, secondo i critici del progetto. La prospettiva della costruzione ha avvicinato ambientalisti, ex funzionari del parco nazionale, guide fluviali, turisti e ricchi proprietari di ranch, tutti uniti nel sostenere la sorveglianza tecnologica come alternativa al muro. "Zone impervie e isolate come il Big Bend sono ottime opportunità per impiegare la tecnologia a supporto della sicurezza al confine", ha detto un portavoce del governatore Abbott. Molte parti del confine dispongono già di questa tecnologia, e residenti e proprietari terrieri hanno dichiarato di non opporsi a un'espansione di questo approccio nella regione.

L'unica fonte di informazione ufficiale per la maggior parte degli abitanti resta la mappa online della Customs and Border Protection, dove una linea colorata traccia il percorso del cosiddetto "muro intelligente". I colori indicano se verrà costruita una barriera fisica o installato un sistema virtuale con "tecnologia di rilevamento". Ma la mappa è cambiata più volte senza preavviso, generando confusione e incertezza tra i proprietari terrieri che ancora non sanno se il muro passerà attraverso le loro terre. Un portavoce della Customs and Border Protection non ha risposto alle domande del New York Times sul piano.

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Riusciranno i media di servizio pubblico europei a sopravvivere agli attacchi dell'estrema destra?


Dall'Italia alla Francia, dalla Germania all'Ungheria, governi e politici di estrema destra prendono di mira i media con lo stesso schema.
L'inchiesta di Jon Henley a Parigi, Angela Giuffrida a Roma, Deborah Cole a Berlino e Jakub Krupa

theguardian.com/world/ng-inter…

@giornalismo

Beppe Grillo vuole riprendersi il Movimento 5 Stelle: avviata azione legale per il simbolo del partito


@Politica interna, europea e internazionale
Beppe Grillo vuole riprendersi il simbolo del Movimento 5 Stelle: il comico, co-fondatore del partito insieme a Gianroberto Casaleggio, ha avviato un’azione legale al Tribunale di Roma per rivendicarne la titolarità del nome e del simbolo “MoVimento

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L'aeroporto di Palm Beach in Florida è stato intitolato a Trump


Il governatore DeSantis ha firmato la legge per rinominare lo scalo. Il cambio di nome, previsto per luglio, attende il via libera dell'aviazione federale. Intanto la Trump Organization ha depositato i marchi

L'aeroporto internazionale di Palm Beach, in Florida, si chiamerà President Donald J. Trump International Airport. Il governatore Ron DeSantis ha firmato lunedì la legge approvata il mese scorso dalla Camera e dal Senato statali, entrambi a maggioranza repubblicana. Il cambio di nome è previsto per il primo luglio, ma resta subordinato all'approvazione della Federal Aviation Administration (FAA), l'agenzia federale per l'aviazione civile. La FAA, in una nota diffusa lunedì sera, ha precisato di non avere il compito di approvare i cambi di nome degli aeroporti, che considera una questione locale, ma di dover completare alcune operazioni amministrative come l'aggiornamento delle carte di navigazione e dei database.

Lo scalo di Palm Beach è quello da cui il presidente parte e atterra quando si reca nella sua residenza di Mar-a-Lago, a pochi chilometri di distanza. Oltre al nome, cambierà anche il codice dell'aeroporto: da PBI a DJT, le iniziali di Donald John Trump. La legge prevede inoltre che tutti i documenti governativi ufficiali, comprese le mappe, adottino la nuova denominazione.

DeSantis ha firmato la legge in privato, senza cerimonia pubblica, una scelta insolita per il governatore, che di solito organizza eventi per le firme di provvedimenti di rilievo. Una portavoce ha fatto sapere che una cerimonia si terrà in una data successiva. Il figlio del presidente, Eric Trump, che dirige anche la Trump Organization, ha ringraziato DeSantis e gli altri repubblicani della Florida in un post sui social media: "L'aeroporto internazionale di Palm Beach è ora ufficialmente il President Donald J. Trump International Airport! Orgoglioso di aver avuto un piccolo ruolo in tutto questo".

La questione dei marchi ha sollevato qualche polemica. La Trump Organization ha depositato presso l'ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti le domande per i nomi President Donald J. Trump International Airport, Donald J. Trump International Airport e la sigla DJT, oltre a richiedere l'uso dei nomi in collegamento con merchandising a tema aeroportuale. L'azienda ha dichiarato che il presidente e la sua famiglia non riceveranno "alcun compenso, licenza o corrispettivo economico" dal cambio di nome, e ha descritto le domande di marchio come una mossa per proteggere il nome Trump da eventuali violazioni. Non è chiaro se la Trump Organization intenda vendere autonomamente merchandising a marchio Trump, come valigie o altri prodotti, sul proprio sito.

I democratici della Florida hanno criticato l'operazione. Fentrice Driskell, capogruppo democratica alla Camera statale, ha dichiarato che i repubblicani hanno dato priorità al cambio di nome rispetto ai problemi economici dei cittadini. I democratici stimano che l'operazione costerà alle autorità locali circa cinque milioni di dollari. "I vostri soldi vengono usati male per celebrare l'uomo che ha fatto salire il prezzo della benzina sopra i quattro dollari al gallone, ha fatto schizzare i costi della spesa e aumentare quelli della sanità", ha detto Driskell in una nota. "I repubblicani sono fuori dal mondo quando si tratta dei problemi reali dei cittadini della Florida".

Sempre lunedì, Trump ha pubblicato sui social media un video con quelli che sembrano i rendering digitali della sua futura biblioteca presidenziale. Il video, accompagnato da musica drammatica, mostra un grattacielo nello skyline di Miami con la scritta "Trump" in evidenza. Le immagini includono vedute esterne e interne della torre: nell'atrio compare un jet presidenziale accanto a una scala mobile dorata simile a quella che Trump scese nel 2015 per annunciare la sua candidatura. Tra gli altri ambienti si vedono una grande sala da ballo, una replica dello Studio Ovale, giardini sul tetto e una grande statua dorata del presidente. Il progetto porta la firma dello studio Bermello Ajamil, con sede a Miami. Trump ha pubblicato il video senza spiegazioni, allegando solo il link a un nuovo sito della biblioteca, che al momento riporta la scritta "coming soon" e un link per le donazioni. La Casa Bianca non ha risposto alle domande sul progetto.

Il terreno per la biblioteca, un'area di quasi un ettaro e mezzo nel centro di Miami valutata oltre 67 milioni di dollari, è stato donato dal Miami Dade College. A dicembre un giudice ha respinto un ricorso che contestava la donazione, sostenendo che il consiglio di amministrazione del college non avesse dato sufficiente preavviso pubblico.

Il cambio di nome dell'aeroporto si inserisce in una tendenza più ampia. Da quando è tornato alla Casa Bianca, Trump ha cercato di associare il proprio nome a numerose istituzioni americane: dall'United States Institute of Peace al Kennedy Center for the Performing Arts, fino alla valuta nazionale, su cui il Dipartimento del Tesoro ha annunciato la settimana scorsa l'aggiunta della firma del presidente. Anche il tratto di strada che collega l'aeroporto di Palm Beach a Mar-a-Lago è stato rinominato Donald J. Trump Boulevard.

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Trump potrebbe chiedere agli Stati del Golfo di pagare la guerra con l'Iran


La portavoce della Casa Bianca ha aperto alla possibilità. Gli alleati regionali subiscono i danni maggiori delle ritorsioni iraniane

La Casa Bianca ha evocato la possibilità che il presidente Trump chieda agli Stati del Golfo Persico di contribuire ai costi della guerra che Stati Uniti e Israele stanno combattendo contro l'Iran. La portavoce Karoline Leavitt, rispondendo lunedì a una domanda dei giornalisti su un eventuale coinvolgimento finanziario di Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, ha dichiarato: "Credo sia qualcosa che il presidente sarebbe piuttosto interessato a chiedergli di fare. Non voglio anticiparlo, ma è un'idea che so che ha e credo che ne sentirete parlare di più".

Il precedente evocato è quello della prima guerra del Golfo del 1990-91, quando le monarchie del Golfo, insieme a Giappone, Germania e Corea del Sud, contribuirono in modo sostanziale a coprire le spese dell'intervento militare americano contro l'Iraq di Saddam Hussein, che aveva invaso il Kuwait. Allora gli Stati Uniti guidarono una coalizione internazionale che costrinse Baghdad a ritirarsi.

Il contesto attuale è però diverso. Gli Stati Uniti hanno avviato il conflitto con l'Iran contro il parere degli stessi Stati del Golfo, i cui leader temevano di dover sopportare il peso delle conseguenze economiche. Secondo gli analisti, ciascuno di questi Paesi ha subito milioni di dollari di danni strutturali e mancati ricavi a causa degli attacchi ritorsivi di Teheran. La Casa Bianca non ha voluto aggiungere commenti. Fonti a conoscenza dei colloqui tra l'amministrazione e gli Stati del Golfo hanno riferito al Financial Times che il presidente non ha ancora sollevato la questione direttamente con i leader della regione.

La guerra, iniziata il 28 febbraio, ha provocato forti turbolenze sui mercati energetici globali. L'Iran ha bloccato lo Stretto di Hormuz, il passaggio attraverso cui transita il petrolio della regione. Trump aveva giustificato l'intervento militare con la necessità di eliminare "minacce imminenti dal regime iraniano" e di "assicurare che l'Iran non ottenga un'arma nucleare". Con il passare delle settimane, l'aumento dei prezzi della benzina ha spinto il presidente a esprimere una crescente irritazione verso la Nato e gli alleati europei, accusati di rifiutarsi di contribuire alla riapertura dello stretto, attraverso cui transita normalmente un quinto del petrolio mondiale.

Leavitt ha dichiarato lunedì che gli Stati Uniti hanno colpito oltre 11.000 obiettivi in Iran nelle quattro settimane dall'inizio del conflitto. Le sue dichiarazioni sono arrivate dopo che Trump aveva minacciato su Truth Social di attuare una "punizione" contro l'Iran distruggendo "tutte le centrali elettriche, i pozzi petroliferi e l'isola di Kharg, e possibilmente tutti gli impianti di desalinizzazione", nel caso in cui Teheran non avesse accettato le richieste americane e riaperto lo stretto alla navigazione.

Interpellato domenica dai giornalisti su un eventuale coinvolgimento militare degli Stati del Golfo, Trump ha risposto che questi "stanno combattendo" e ne ha lodato gli sforzi, senza tuttavia specificare in che forma.

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Quanto può ancora scendere la popolarità di Trump?


Nate Silver analizza le cause del calo: il peso della guerra in Iran, la benzina a 4 dollari e le promesse elettorali tradite erodono il consenso anche tra la base repubblicana
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L'indice di gradimento di Donald Trump è sceso per la prima volta sotto la soglia del 40 per cento nel suo secondo mandato. Secondo la media dei sondaggi elaborata da Nate Silver sul suo sito Silver Bulletin, il presidente si attesta al 39,7 per cento di approvazione, con un saldo netto (la differenza tra chi approva e chi disapprova) di -17,4 punti, il livello più basso dall'insediamento del 20 gennaio 2025. Il calo è stato rapido: circa 5 punti di saldo netto persi in poche settimane.

Silver, analista statistico noto per le sue previsioni elettorali, individua nella guerra in Iran, iniziata il 28 febbraio, il fattore determinante della discesa recente. Non tanto per il conflitto in sé, quanto per le sue conseguenze economiche. Il prezzo della benzina ha raggiunto i 4 dollari al gallone a livello nazionale, con un aumento di oltre un dollaro nell'ultimo mese, causato dalle interruzioni nelle forniture di petrolio nel Golfo Persico. Per un presidente eletto in larga parte sulla promessa di combattere l'inflazione, si tratta di un problema politico enorme. Nelle elezioni del 2024, il 40 per cento degli elettori aveva indicato il caro vita come il fattore più importante nel decidere il proprio voto, e questi elettori avevano scelto Trump con un margine di due a uno.

Secondo l'analisi di Silver, l'avvio del conflitto con l'Iran non ha prodotto il tradizionale effetto di compattamento attorno al presidente che si osserva di solito all'inizio di un'azione militare. Il sondaggio specifico sulla guerra registra un saldo netto di -15,3, un dato insolito rispetto ai conflitti recenti, che in genere partivano con un maggiore sostegno pubblico. Silver osserva che "il danno politico dell'Iran probabilmente non è finito", perché "i conflitti militari in questa parte del mondo sono un gioco molto più complicato dei dazi o dello shutdown". Anche se la guerra finisse domani, nota l'analista, gli effetti sui prezzi della benzina richiederebbero tempo per esaurirsi.

Un altro elemento dell'analisi riguarda le ferite che Silver definisce "autoinflitte". La Casa Bianca ha gestito male diverse crisi: la dichiarazione che il caso Epstein fosse "chiuso" si è ritorta contro il presidente; la risposta all'uccisione di due cittadini americani da parte di agenti di frontiera a Minneapolis, a gennaio, è stata giudicata inadeguata dagli elettori moderati; il taglio ai sussidi alimentari durante lo shutdown del governo è stato un errore politico. "Tante di queste ferite politiche sono state autoinflitte", scrive Silver, aggiungendo che Trump "è stato in realtà fortunato a non avere avuto più problemi", considerando l'assenza di grandi disastri naturali e il sostegno del boom degli investimenti nell'intelligenza artificiale ai mercati azionari.

Silver dedica una parte della sua analisi alla fragilità strutturale della posizione di Trump. Il primo problema è la qualità dei consiglieri: Pete Hegseth è definito "radicalmente sottqualificato" come segretario alla Difesa, Stephen Miller ha "posizioni radicali sull'immigrazione che vanno ben oltre qualsiasi mandato elettorale ricevuto da Trump". Il secondo problema è l'età del presidente, che secondo Silver potrebbe manifestarsi non tanto in incoerenze quotidiane quanto in una ridotta capacità di gestire crisi simultanee e di resistere a pessimi consigli. "La combinazione del declino legato all'età e di cattivi consiglieri potrebbe essere peggiore di ciascuno dei due fattori preso singolarmente", scrive l'analista: "puoi ritrovarti spinto a fare cose da persone che non hanno a cuore il tuo interesse".

Il terzo fattore è la dinamica tipica dei secondi mandati. Silver confronta la traiettoria di Trump con quella di altri presidenti al secondo mandato: per Truman, Johnson, Nixon e George W. Bush il consenso è sceso in modo costante. In media, i presidenti al secondo mandato hanno perso altri 12 punti di saldo netto tra il marzo del secondo anno e il marzo del terzo anno. Se Trump seguisse questa traiettoria, si ritroverebbe intorno al 33 per cento di approvazione fra un anno. Un segnale rilevante, secondo Silver, è il comportamento del vicepresidente JD Vance, che sta facendo filtrare alla stampa il proprio dissenso sulla guerra in Iran, un atteggiamento che "suggerisce che la presa di Trump sul partito si sta indebolendo".

L'aspetto forse più significativo dell'analisi riguarda l'erosione della base elettorale. Silver segnala che solo il 22,4 per cento degli americani approva "fortemente" l'operato di Trump, mentre il 47,2 per cento lo disapprova "fortemente". Il saldo tra queste due categorie è di -24,7 punti. "Invece di una base che tiene mentre gli elettori oscillanti si spostano contro di lui, sta accadendo l'opposto: il suo sostegno forte è calato leggermente più del sostegno complessivo", osserva Silver. Le promesse tradite pesano: Trump aveva fatto campagna contro le "guerre infinite", per la benzina a basso costo e per la pubblicazione della lista dei clienti di Epstein. "Di solito le persone leali a una causa non mollano al primo segnale di difficoltà", scrive Silver. "Accumulano riserve in silenzio. Cominciano a mormorare tra loro. Forse si girano per individuare dov'è l'uscita, nel caso le cose peggiorino".

Silver precisa di non prevedere che Trump raggiunga un saldo di -25 o -30, ma aggiunge di "non vedere alcuna legge ferrea che dica che non possa accadere". L'immigrazione lungo il confine messicano è diminuita in modo significativo e la Casa Bianca ha portato avanti la sua agenda contro le politiche di diversità e inclusione, ma la domanda che si fanno sempre più americani, conclude l'analista, è se questi risultati valgano la benzina a 4 dollari.

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Lo Stato di Washington approva una tassa del 9,9% sui milionari


La "millionaires tax" del 9,9% colpirà i redditi sopra il milione di dollari dal 2028. I repubblicani preparano ricorsi e un referendum per abrogarla

Lo Stato di Washington ha approvato una tassa del 9,9% sui redditi superiori a un milione di dollari, la prima imposta sul reddito personale nella storia dello Stato. Il governatore democratico Bob Ferguson ha firmato la legge lunedì 30 marzo, dopo una maratona legislativa durata 25 ore, durante la quale i repubblicani hanno tentato di bloccarne l'approvazione. La tassa entrerà in vigore nel 2028, con i primi pagamenti previsti nel 2029, e dovrebbe generare almeno 3 miliardi di dollari l'anno.

Lo Stato di Washington è uno dei nove Stati americani che non tassano salari e stipendi dei cittadini. La nuova legge rappresenta quindi una svolta radicale. Ferguson ha presentato il provvedimento come una questione di equità fiscale: le famiglie con redditi nel 20% più basso pagano il 13,8% del loro reddito totale in tasse statali e locali, mentre i più ricchi versano una percentuale molto inferiore. Il governatore ha accusato i tagli fiscali del presidente Trump a favore dei più abbienti di aver aggravato questa disparità.

I proventi della tassa finanzieranno pasti gratuiti per tutti gli studenti dall'asilo alla fine delle superiori, programmi di assistenza all'infanzia, crediti fiscali per le famiglie a basso reddito e agevolazioni per le piccole imprese. Lo Stato eliminerà anche l'imposta sulle vendite di pannolini, farmaci da banco e prodotti per l'igiene personale. Secondo quanto dichiarato da Ferguson al Wall Street Journal, il Working Families Tax Credit, un programma che invia assegni tra 300 e 1.300 dollari alle famiglie sotto certe soglie di reddito, sarà esteso a 460.000 famiglie in più. Le agevolazioni fiscali raggiungeranno anche 138.000 piccole imprese.

Gli oppositori non hanno perso tempo. Jackson Maynard, direttore esecutivo del Citizen Action Defense Fund, un'organizzazione guidata in parte dall'ex procuratore generale Rob McKenna, ha dichiarato a FOX 13 Seattle che la tassa è chiaramente incostituzionale. Secondo Maynard, la Costituzione dello Stato di Washington tratta il reddito come proprietà, e le tasse sulla proprietà devono essere applicate in modo uniforme a tutti i cittadini con un tetto dell'1%. La legge appena firmata non rispetta nessuno di questi requisiti. Il gruppo intende presentare ricorso entro pochi giorni, e il caso potrebbe arrivare rapidamente alla Corte Suprema dello Stato.

Sul fronte politico, Brian Heywood, fondatore del comitato conservatore Let's Go Washington, ha già avviato una raccolta firme per un referendum abrogativo alle elezioni generali di quest'anno. Per arrivare al voto serviranno circa 340.000 firme valide entro l'inizio di luglio. I leader repubblicani avvertono che la tassa potrebbe estendersi in futuro oltre i redditi milionari. Drew Stokesbary, capogruppo repubblicano alla Camera dello Stato, ha detto al Wall Street Journal che la tassa rischia di scoraggiare l'imprenditorialità che ha reso Washington uno Stato di successo. Ryan Frost, del Washington Policy Center, ha spiegato a FOX 13 Seattle che la struttura della legge prevede un'esenzione per il primo milione di dollari, ma questa soglia può essere abbassata o alzata in qualsiasi momento con una semplice maggioranza legislativa.

Lo Stato di Washington non è un caso isolato. Il Massachusetts ha introdotto nel 2023 una sovrattassa del 4% sui redditi annui sopra il milione di dollari, che nell'anno fiscale 2025 ha generato quasi 3 miliardi di dollari. La California applica una sovrattassa dell'1% sui redditi personali superiori al milione, destinata al sistema sanitario. A New York il sindaco Zohran Mamdani sta spingendo per una sovrattassa del 2% sui redditi alti. In Colorado si discute di abolire la tassa piatta sul reddito per introdurre un sistema progressivo, con aliquote più alte per chi guadagna oltre 500.000 dollari l'anno. In California un sindacato dei lavoratori dei servizi promuove un referendum per una tassa una tantum del 5% sul patrimonio dei residenti con un patrimonio netto superiore a un miliardo di dollari, una proposta che il governatore Gavin Newsom avversa.

Lo scenario negli Stati a guida repubblicana è opposto. Mississippi e Oklahoma hanno avviato percorsi per eliminare l'imposta sul reddito personale. South Carolina punta a ridurre l'aliquota massima all'1,99%. In Missouri i cittadini potrebbero votare a novembre per un piano che eliminerebbe gradualmente le imposte sul reddito e permetterebbe di ampliare le imposte sulle vendite. Il contrasto tra le due traiettorie fiscali, democratica e repubblicana, riflette una delle fratture più profonde nella politica americana.

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L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base aerea di Sigonella per alcuni aerei diretti in Medio Oriente


@Politica interna, europea e internazionale
L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base aerea di Sigonella per l’atterraggio di alcuni aerei statunitensi diretti in Medio Oriente, presumibilmente per contribuire alle operazioni militari in corso nel

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Gli hackerspace sono spazi fisici gestiti dalla comunità, dove le persone possono incontrarsi e lavorare ai propri progetti. Ecco la mappa di quelli italiani!

hackerspaces.org è una Wiki dedicata a chiunque desideri condividere le proprie esperienze e domande relative agli hackerspace con la comunità globale degli hackerspace.

Costruire! Unire! Moltiplicare!!

@Pirati Europei

wiki.hackerspaces.org/Italy

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Le persone si stanno pericolosamente affezionando all'intelligenza artificiale che dice loro sempre che hanno ragione.

Secondo i ricercatori, i bot adulatori inducono gli utenti a comportamenti egoistici e antisociali, e a loro piace.

theregister.com/2026/03/27/syc…

@aitech

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Al referendum su cittadinanza e lavoro ha votato il 30,5%. A quello sulla giustizia il 55,72%.
La differenza di partecipazione non sta nei temi, ma in un'altra cosa molto importante. Ne parlo nella mia nuova newsletter che uscirà domattina. Per iscriversi: substack.com/@marcocappato

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La Russa: “Mai stati contro i giudici, forse non ci siamo spiegati bene. Santanché? Resterà una risorsa per il partito”


@Politica interna, europea e internazionale
Dalla sconfitta al referendum alle dimissioni di Daniela Santanché: il presidente del Senato Ignazio La Russa ripercorre gli ultimi travagliati giorni del governo Meloni in un’intervista al Corriere della Sera. Sulla consultazione

Resa dei conti anche in Forza Italia dopo il referendum: Gasparri si dimette da capogruppo al Senato


@Politica interna, europea e internazionale
Dopo la sconfitta al referendum parte la resa dei conti anche in Forza Italia: il primo a farne le spese è Maurizio Gasparri, che si è dimesso da capogruppo del partito al Senato. Il tutto verrà formalizzato nel pomeriggio, nella riunione delle 16.30

Lo sfogo di Daniela Santanchè dopo le dimissioni: “Siamo diventati giustizialisti in 24 ore”


@Politica interna, europea e internazionale
È una Daniela Santanché piuttosto amareggiata quella che ha rassegnato le dimissioni quasi 24 ore dopo il pressing di Palazzo Chigi. Secondo un retroscena del quotidiano La Repubblica, infatti, l’ormai ex ministra del Turismo si sarebbe sfogata con gli amici

Il compagno di Daniela Santanché: “Ha fatto bene a dimettersi anche se non se lo aspettava. Le ho comprato le rose rosse”


@Politica interna, europea e internazionale
Daniela Santanché ha fatto bene a dimettersi: lo afferma il suo compagno Dimitri Kunz d’Asburgo Lorena in un’intervista al Corriere della Sera. L’imprenditore, tuttavia, ammette che non si aspettavano questo epilogo: “Già eravamo

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🇩🇪Sie haben es durchgedrückt: Morgen 11 Uhr entscheidende Wiederholungsabstimmung des EU-Parlaments zu #Chatkontrolle-Massenscans! SPD gespalten: mepwatch.eu/10/vote.html?v=189…
Morgen früh könnt ihr noch anrufen und nachfragen:
👉 fightchatcontrol.de #StopScanningMe
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Daniela Santanchè si è dimessa: accolta la richiesta di Meloni. La lettera alla premier: “Lascio come hai auspicato. Io penalmente immacolata”


@Politica interna, europea e internazionale
Daniela Santanchè si è dimessa. Dopo ore di resistenza, la ministra del Turismo ha dato seguito alla richiesta di fare un passo indietro arrivata (quasi) pubblicamente dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La

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GIÙ LE MANI DALLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE

Con Eumans abbiamo bisogno di chiunque creda nella difesa della Corte Penale Internazionale.

Stiamo preparando una mobilitazione in tutta Europa, per chiedere a Von Der Leyen di proteggere i giudici e le ONG che lavorano con la Corte penale internazionale.

Se volete aiutarci a organizzare un presidio nella vostra città domani alle 18:30 abbiamo organizzato una call italiana per affrontare aspetti operativi.

Qui il link: us06web.zoom.us/meeting/regist…

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“Libera”, 55enne toscana affetta da sclerosi multipla, è morta a casa sua, oggi, a seguito della autosomministrazione di un farmaco letale tramite dispositivo con comando oculare che era stato appositamente predisposto dal Cnr, per consentirle di azionare l'infusione endovenosa del farmaco per il fine vita. È la 14esima persona in Italia ad aver avuto accesso al suicidio medicalmente assistito e la seconda in Toscana seguita dall'Associazione Luca Coscioni che dà notizia della sua morte. (ANSA)
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🤔SONDAGGIO SUI GRUPPI ACTIVITYPUB ITALIANI🇮🇹

👥 Lo sai che esistono gruppi tematici nel #Fediverso?

🌐 Sono i gruppi Activitypub e sono gestiti da software come #Lemmy, #NodeBB, #Friendica, #Piefed o #Mbin; ma la cosa bella è che possono esssere utilizzati anche da chi ha un account #Mastodon!

⁉️ E tu utilizzi i gruppi Activitypub? E su quali istanze italiane?

  • Gruppi tematici di feddit.it (68%, 39 votes)
  • Gruppi cittadini di citiverse.it (50%, 29 votes)
  • Gruppi di diggita.com (40%, 23 votes)
  • Gruppi Friendica di poliverso.org (19%, 11 votes)
57 voters. Poll end: 2 settimane fa

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📢 Il convegno nazionale Dev. Conference Italia prende il via.

Abbiamo già definito il programma, che verrà reso pubblico nei prossimi giorni sul sito web ufficiale.

Tanti i temi trattati:
❤️ Open Source & Linux
❤️ Sicurezza
❤️ Didattica & Informatica
❤️ Sviluppo di software
❤️ Software in ambito medicale
❤️ Sovranità digitale
❤️ Fediverso

@devconf@citiverse.it

devconf.it

#devconfita #boostmedia #opensource #conference #security #devconf

Meloni in pressing, ma Santanchè non si dimette


@Politica interna, europea e internazionale
Daniela Santanchè non si dimette, almeno per ora. La ministra del Turismo si è trincerata dietro il silenzio, ma da quanto filtra è decisa a non accogliere la sollecitazione di Giorgia Meloni, che l’ha (quasi) pubblicamente invitata a fare un passo indietro. Nella serata di ieri, martedì 24 marzo,

Governo, si dimettono Delmastro e Bartolozzi


@Politica interna, europea e internazionale
Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, rispettivamente sottosegretario e capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, si sono dimessi. La notizia è arrivata nel tardo pomeriggio di oggi, martedì 24 marzo, all’indomani della sconfitta del Governo Meloni al referendum sulla riforma della